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      <title>Relazione di Germania (1708)</title>
      <author>Daniele Dolfin</author>
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      <publisher>Biblioteca Italiana</publisher>
      <pubPlace>Roma</pubPlace>
      <date>2005</date>
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        <title>Relazioni di ambasciatori veneti al Senato : tratte dalle migliori edizioni disponibili e ordinate cronologicamente</title>
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        <author>Firpo, Luigi</author>
        <publisher>Bottega d'Erasmo</publisher>
        <pubPlace>Torino</pubPlace>
        <date>1965</date>
        <note>Il volume quarto va dal 1658 al 1793.</note>
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                      responsabilità dell'autore dell'opera sono stati soppressi nella versione
                      digitale</p>
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<div1 n="Relazione di Germania (1708).">
<head>Relation des Daniel Dolfin. 1708.</head>
<opener><salute>Serenissimo Prencipe.</salute></opener>
<p>Soggiaciono alle vicende del tempo li genij de' Prencipi, le 
fortune de' Ministri, e gl'interessi de' stati. Con questo rifflesso 
prescrisse la publica maturità, che debbasi render conto 
degl'impieghi sostenuti nelle corti straniere, acciò si rinovi con 
frequenza la cognizione del temperamento de' Sovrani, dei talenti 
del Ministero, e della costituzione dei Regni. In me si fà più 
preciso l'obligo, mentre considerato il numero degl'Imperatori, il 
lungo corso degl'anni, le grandi revoluzioni, che sono occorse, 
posso dire d'avere portato in una, il peso di più Ambasciate.</p>
<p>Ho servito la Serenità Vostra in Vienna appresso due Regnanti 
Leopoldo e Giuseppe, padre, e figlio, e m'è toccato accompagnare 
l'uno alla barra, l' altro al soglio. Parerà a prima vista inutile 
il versare tra sepolcri, ma dalla relatione, ch' hanno le cose 
passate con le presenti, si conoscerà esservi bisogno di tali ombre 
per dar risalto alli colori, con li quali cercherò porre in vista 
il vero sistema di quella Corte. Viene tarda la gloria doppo le 
ceneri, pure non si può negar al primo giusta lode di pietà, e di 
clemenza. Avevano nel di lui cuore radice così profonda queste 
virtù, ch' alcuni arrivorono a desiderarle più moderate, acciò la 
Religione non si confondesse con la Politica, nè trovassero sempre 
impunità li delitti. In fatti l'orecchio non fù mai chiuso 
all'insinuazioni de' Religiosi, e rare volte si vidde notare la 
spada della giustizia. La memoria era felice nel raccogliere, 
l'intelletto aperto nel comprendere, la lingua pronta alle risposte, 
ma generali et inconcludenti, perchè fatalmente credeva più 
agl'altri, che a sè stesso, et amava più tosto errare coll' altrui 
consiglio, ch' accertare col proprio. Aveva apparenza di servitù il 
di lui commando, mentre non convenendo li sentimenti de' Ministri 
s'affaticava per comporre quando poteva decidere. Temendo 
gl'inciampi caminava lento, e se nasceva per accidente dalla 
dilazione alcun' vantaggio, se ne compiaceva, servendo il caso a 
giustificare il maggior diffetto. Era solito dire non essersi mai 
pentito d'avere sospese le deliberazioni. Dagl' altri però non si 
parlava di questo tuono, narrandosi occasioni perdute, e dissaggi 
sopravenuti per mancanza di prevenzione. Il peso di 63 anni al mio 
arrivo rendeva più tardo il moto, perchè geloso del decoro, e 
dell'auttorità, mai seppe risolversi di scaricarne alcuna parte nel 
Rè de' Romani. Non mancorono insinuazioni a favore dello stesso, 
acciò potesse istruirsi sotto la paterna dirrezione, e rendersi 
capace di reggere lo scettro, quando il Cielo lo avesse tramandato 
alla di lui mano. Fù applaudito iu apparenza il consiglio, e più 
volte lo destinò a pressieder alle conferenze, et acudir' 
all'essecuzioni. Ben presto però s'avidde, che gl'affari appoggiati 
al figlio incontravano scarsa fortuna, e molto ritardo, onde 
annoiato ritornò alle caccie, et alli piaceri, et il Padre 
continuò nella dirrezione dell'Imperio. Fù creduta suggestione 
delli due primarij Ministri Harrach e Menzfeldt, che passando trà 
loro di buon concerto cercavino mantenere in quello del Sovrano 
intiero il proprio potere. Quindi ne avenne, che sparrito il 
Pianeta, cessarono gl'influssi propizij, così che il primo seguì 
in pocchi mesi il destino del suo Signore, l'altro vive appartato 
con riputazione, ma senz' impiego.</p>
<p>Nell'anno 65 della sua età alli 3 di maggio passò Leopoldo 
dalla gloria terrena a quella del Cielo. Morì qual visse con tutti 
li segni di Christiana pietà, e con quella fermezza di cuore, con 
la quale un Cesare deve affacciarsi al sepolcro. Il Cancelliere 
Sailiers scrisse le finali disposizioni, ma salvi li legati della 
consorte e delle figlie proporzionati al loro mantenimento fù il 
resto tenuto occulto col più geloso scereto, acciò non si 
publicassero le dichiarazioni favorevoli all'Arciduca. Traspira che 
sia chiamato alla sovranità del Tirolo, Stiria, e Carintia quando 
non li riesca di conseguire più dilatato commando nella Monarchia 
contenziosa di Spagna.</p>
<p>Lasciò due figli, e trè Arciduchesse parti del terzo letto 
donati da Dio all'insigne pietà dell'Imperatrice Madalena Eleonora 
nata l'anno 1655, alli 6 di Gennajo nella casa 
Palatina, ornata di tanta virtù, che pare fatta più per l'Empireo, 
che per l'Impero. Non si vidde mai grandezza maggiore con minor 
fasto, moderazione trà l'opulenze, purità angelica trà le 
corrutelle del secolo. Non entrava ne' Consigli, ma era a parte 
d'ogn' arcano, nè cadeva cenno senza far impressione, e per lo più 
le grazie uscivano dalle sue mani. Fù creduto, che con la mancanza 
del marito sparrisse ogni lampo d'auttorità, perch' avendo voluto 
esercitare sopra il figlio con zelo trascendente quella di Madre si 
temè, che sciolto il freno venisse sprezzata la destra, che lo 
reggeva, e prevalesse l'irritamento all'amore. Trovasi bene spesso 
deluso chi giudica sinistramente del cuore de' grandi. Appena 
esalato lo spirito di Leopoldo le prime voci del nuovo Regnante 
furono, che si dovesse aver osservazione alla Genitrice. Vedendola 
perduta nell'afflizione riuscite inutili l'istanze li disse, che 
s'era lecito ad un figlio il commandar, alla Madre li commetteva di 
porsi a letto, come prontamente eseguì.</p>
<p>Con questi auspicij di filiale rassegnazione assunse la corona 
Imperiale nell'anno 27 delle sua età Giuseppe Primo. La statura 
è meno che mediocre, la taglia proporzionata con qualch' elevazione 
nel dorso non facile a scoprirsi. Il capelo è biondo, l'occhio 
inclina all'azzuro, la faccia rubiconda, e bene spesso inflaminata. 
Il sopraciglio marcato la rende talvolta severa all'eccesso, ma 
altretanto soave il riso, che comparisce sovente sopra le labra. 
Qualche trasporto nelle caccie o nel gioco destò in molti 
apprensione di gran rigore, e si dubbitò, che mancato il ritegno 
scoppiassero con impeto le passioni. Pure cedettero il campo alle 
virtù. Gran clemenza, generosità di cuore, liberalità di mano, 
amore della giustizia sono le doti naturali di questo Prencipe. 
Parla quattro lingue con possesso, come fossero native, comprende, 
matura, risolve, pronunzia con prudenza, e con grazia, agile nella 
danza, indeffesso nelle caccie, perito nella musica, disinvolto 
nelle conversazioni, in somma nel serio e nel giocoso egualmente 
perfetto. Il punto stà, ch' il genio è più portato alli piaceri 
ch' al negozio. Si cercano li divertimenti e si sfuggono gl' affari, 
e si dà alle ricreazioni quel tempo, che si doverebbe ai consigli. 
La più forte passione è la caccia, esce tutti li giorni che 
può senza riguardo a' tempi, a stagioni, a' pericoli. Più 
volte nelle corse violenti fù a cimento di perdersi. Anco li 
cortiggiani più arditi s'esimono di seguirlo e tal ora abbandonando 
le guardie si presenta solo, è con un compagno alle porte. La mano 
è così aperta alle grazie, che per lo più primo ottiene chi primo 
chiede, non sapendo risolversi a dar ripulse. Accade però sovente, 
che promettendosi a più d'uno conviene rivocare gl' impegni con 
discredito, e con dispiacere. Li Ministri insinuano maggior 
risserva, la conosce necessaria, ma non l'eseguisce. Se dominasse 
più Imperi, o vivesse più secoli l'economia sarà sempre infelice. 
Dona tutto a tutti senza riguardo e bene spesso si riduce tra le 
maggiori indigenze. Quando può sottrarsi all'occhio geloso della 
consorte si scorda volontieri della sua dignità, e cerca 
occultamente il diletto. E però vero, cha non prende impegni 
costanti, perchè ama e teme Dio, e con lacrime copiose di penitenza 
purga frequentemente gl'errori dell'umana fragilità.</p>
<p>Li soffre con molta pena la Regnante Imperatrice, che porta nel 
nome d'Amalia fortunati pressaggi agl' amori nuziali. Nacque nella 
Casa di Brunvich del Prencipe Giovan Federico, fù educata per molti 
anni in Parigi, ma estinto il Padre vivendo la genitrice e la 
sorella maggiore in quella di Modena, tutti gl' affetti sono rivolti 
alla medesima. L'età è, d'anni 35 compiti alli 21 d'Aprile, 
che cominciano ad apparire sul volto con pregiudizio del capitale
più prezioso delle donne, ch' è la bellezza. La statura è grande, 
perfetta la taglia, agile il piede, pronto e vivace lo spirito. Con 
questo ripara li diffetti della salute tormentata dall'uso di 
continui rimedij, e conserva intiera la stima, e la grazia del 
marito, che si confessa impotente a resister alle di lei istanze. 
Due piccole Arciduchesse Giuseppa, et Amaila, l'una d'anni 9 e 
l'altra di sette sono li frutti di questo letto. Dio le aveva dato 
anco un Arciduca, ma nel duo decimo mese finì la vita. La perdita 
fù ricevuta con molto senso da chi non lo conobbe. Alcune Dame 
della prima sfera, che lo ebbero più volte tra le braccia, m'hanno 
assicurato, ch' era stordito, et ottuso , senza voce, udito, ne 
cognizione, onde se si fosse preservato averebbe servito più 
d'imbarazzo, che di sostegno. Già corre l'anno settimo di 
sterilità sfortunata. Ogni rimedio s'è tentato, e si sono 
impegnati li sforzi maggiori dell'arte per superarla; tutt' 
inutilmente, anzi temesi pregiudicato il temperamento per promovere 
la fecondità. Frequentemente si lusinga il marito, e la Corte con 
speranze, che poi dileguano, e senz' una grazia particolare del 
Cielo è difficile, che si propaghi la casa d'Austria col di lei 
mezzo. Molte favole si sono sparse d'una nutrice Francese 
allontanatasi doppo l'ultimo parto, ma non hanno altro fondamento, 
che l'odio della Nazione. L'Imperatore Leopoldo soleva dire, che 
pocchi Cesari sono mancati con una sola moglie. Non v'è fedele 
interprete degl' arcani Divini. Presentemente tutta la confidenza 
viene riposta nell'Arciduca Carlo. Partì pocchi mesi doppo il mio 
arrivo, onde ebbi occasione di vederlo, non di trattarlo. Prencipe a 
cui la natura versò con larga mano li doni, e pare che la fortuna 
cospiri alla di lui esaltazione. La statura è grande, la faccia 
avenente, bruno il capelo et il ciglio, nobile il portamento, soave 
il tratto, lucido l'intelletto, indeffessa l'attenzione, innocente 
il costume.</p>
<p>Alcuni lo dipingono geloso della sua dignità, e non è facile a 
reggersi. Può dirsi in gran parte fabro della sua sorte, mentre 
prima che compisse gl'anni 19 passò il mare, mutò clima, 
impugnò l'armi, e s'espose alli più ardui cimenti. Ora s'avicina 
al termine delli 23 anni, e si trova unito alla Principessa 
Elisabetta Christina, che non eccede li 17, sortita dalli Prencipi 
di Brunsvik Wolfenbutel, dotata di bellezza, virtù e soavità in 
sommo grado. Ben formata nel corpo, meglio composta nell'animo e con 
le migliori apparenze per la bramata fecondità. Può sperare 
propizia la celeste prottezione, mentre purgata dagl'errori 
dell'eresia ha abbracciata con fervore la vera fede, e palesa 
sentimenti di Christiana pietà.</p>
<p>Spicca questa con perfezione nelle trè maggiori Arciduchesse 
inspirata dal Cielo, coltivata dalla Madre, promossa dal loro genio 
religioso e divoto. Elisabetta la prima già avanzata agl'anni 28 
ornata di bontà, più che di vaghezza credesi disposta a preservar 
illibato il fiore virginale. Mancando la genitrice v'è chi la 
suppone inclinata al ritiro ne' chiostri. Altri però sono persuasi, 
che trovandosi posto adeguato per sostenervisi con decoro non fosse 
per ricusarlo. La seconda, Maria Anna Regina di Portogallo, d'anni 
24 è privileggiata d'insigni prerogative di natura, di virtù, e 
di grazia.</p>
<p>Goderà con giustizia l'amore, e la stima del Rè Consorte, e 
doverebbe col di lei mezzo stringersi la corrispondenza tra la Casa 
d'Austria, e quella di Braganza, se nel cuore de' Prencipi non 
prevalesse ad ogn' altr' affetto il proprio interesse. Madalena la 
terza non eccede gl'anni 19, più tosto bella, di buona taglia, e 
capace di fecondare quel letto, al quale l'averà destinata il 
Cielo.
Non sparge sin ad ora altri rami l'albero di così cospicua 
Famiglia. Prima d'esaminarne le radici, e la consistenza credo mio 
debito dare conto del Ministero, che per l'accennata bontà, e 
distrazione del Sovrano ha gran parte nella dirrezione degl'affari.
Il primo grado di Maggiordorno è occupato dal Prencipe di Salm, ch' 
avendo in qualità d'Aio retta la più tenera gioventù, conserva 
certo predominio sopra il genio docile del Monarca. L'estrazione è 
Fiaminga, ma possede feudo qualificato nell'Impero con voto, e 
sessione nelle Diete. Ha studiato assai bene l'istorie Sacre e 
profane, e nell'età avanzata oltre l'anno sessantesimo ritiene 
ancora vive le prime impressioni. Intende gl'affari della Germania, 
et ha qualche tintura di quelli di guerra, avendo fatte alcune 
campagne nell'Ungheria, e nella Fiandra. Non essendo mai sortito 
dalli detti confini è scarsa la cognizione delle cose forastiere, e 
conserva nel tratto tutt' il rigore della Nazione. Di temperamento 
assai focoso presto s'accende, e dal calore passa alle punture, et 
alli trasporti. Se incontra fermezza si ravede, e cerca temperare 
con espressioni più soavi. Non v' è Ministro di Corte, col quale 
non abbia avute più risse assai caricate anco a vista del Sovrano, 
che mostra di compiacersene. S'è piccato più volte cogl' esteri 
con pericolo di gagliardi impegni. Il più cauto consiglio è di 
sfuggire il negozio e le contestazioni. Con questo mezzo è riuscito 
al loro Ministro mantener sempre buona corrispondenza, et in alcuni 
incontri l'ho trovato propenso alle facilità. Alieno della 
grandezza di Cesare, e del fasto Allemano sprezza li Prencipi, e le 
ilazioni remote. Se con maniere più blande avesse saputo 
conciliarsi stima, et affetto sarebbe divenuto primo Ministro, et 
averebbe regolato con dispotica auttorità l'Imperatore e l'Impero. 
Cesare lo soffre, lo rispetta, e pure non l'ama. Volontieri lo 
vedrebbe allontanato, ma non ha cuore di commandarlo. Più volte si 
fece intendere determinato di ritirarsi, e Sua Maestà aveva già 
prestato l'assenso. Le fazioni, e gl'intrichi di Corte lo ritennero. 
Voleva l'Imperatore sostituire alla primaria dirrezione il 
Cardinal Lambergh, avendo tutto l'affetto per il Prencipe 
nipote Cavallerizzo Maggiore, e molta stima per il Zio. Le due 
Imperatrici averse alla detta Casa vi opposero col più forte 
impegno di ragioni, d'istanze, e di lacrime, et appogiando il 
partito del Conte Trauzem Camerier Maggiore confusero di tal modo il 
Sovrano, ch' egli stesso desiderò la permanenza del Salm, e si 
ridusse a chiedere ciò ch' abborriva. Varie condizioni furono 
esibite al Cardinale per fermarlo in Corte, ma tutto fù ricusato, 
costante nella massima di non fissarvi il piede fin che il Prencipe 
non lo ritira. Sarebbe fortunato per Vostra Serenità il 
cambiamento, non potendo bramarsi più parziale il genio, nè più 
distinto l'ossequio di questo Porporato verso la Serenissima 
Republica. Ho cercato di coltivarlo, et accrescerlo, e mi lusingo 
d'esservi riuscito con buona sorte, mentre nel tempo del di lui 
soggiorno in Vienna onorò sempre con la più obligante confidenza 
il loro Ministro.</p>
<p>Sostiene l'impiego di Camerier Maggiore il Conte Trauzem, che 
parimente ha goduta la fortuna di servire la Maestà Sua nelli primi 
anni, e con l'assiduità, et attenzione s'è conciliata tutta la 
benevolenza del Sovrano. Il genio è religioso, inclinato al giusto, 
serio, discreto, avido della pace, nemico delle frodi e delle 
violenze. L'ho sempre scoperto propenso a favorire gl'interessi di 
Vostre Eccellenze, et in alcuni incontri s'impegnò con buon 
successo nel superare le difficoltà promosse da altri Ministri.</p>
<p>L'incombenze della Cancellaria, che prima erano appoggiate al Conte 
Buzzoleni, ora sono ripartite tra il Baron Saillers, et il Conte 
Sinzindorff. Il primo insignito di pietà esemplare, di grand' 
integrità, superiore ad ogni interesse, è creatore della Casa 
Palatina, alla quale ha servito per lungo tempo in varie Corti, ch' 
ha poi rivedute come Imperiale Ministro. La grand' esperienza unita 
allo studio lo rende versato negl' affari. Non si distingue però la 
vivacità dello spirito, e s'interna nelle cognizioni più tosto con 
la fatica, che con l'acume. Avendo ricevuti li primi documenti in 
Padova, vorrebbe esalarvi gl' ultimi respiri, prefferendo ad ogn' 
altro quel celebre consortio di letterati. Era il Commissario del 
loro Ambasciatore così attento a promovere li vantaggi, e le 
sodisfazioni di Vostre Eccellenze, che non andò esente nelle 
conferenze da rimproveri di parzialità. L'Ambasciator Ercolani lo 
attaccò apertamente accusandolo con ingiustizia di secreta 
corrispondenza con la Serenissima Republica. Non fece alcuna 
impressione nell'animo dell'Imperatore, che lo conosce, e ne fa gran 
capitale, ma penetrò così al vivo nel di lui cuore, che non vi fù 
più modo di persuaderlo a porre mano negl'interessi del detto 
Ministro, nè in quelli di Vostra Serenità. </p>
<p>Fù sostituito il Sinzindorff, giovane, di temperamento placido, e 
soave, di talento mediocre, ma di salute imperfetta. Ha servito per 
alcuni anni in qualità d'Inviato nella Corte di Francia, et 
imbevutosi di quell'idee vorrebbe, che rifformandosi gl'usi antichi 
si accommodasse tutto allo stesso esemplare. Il di lui sentimento è 
negl'affari portato alla facilità, ma non ardisce prendersi 
arbitrio, nè essendo molto felice la memoria ho scoperto più 
volte, che le publiche ragioni arrivano dimezzate alla Conferenza.</p>
<p>Doppo la morte del Conte Kaunitz, fù surrogato dall'elettore di 
Magonza nel posto di Vice Cancelliere d'Imperio il nipote Conte di 
Chiamborn. L' età è fresca, ma lo spirito pronto, e vivace, il 
cuore nobile, e sincero, e ben disposto per la Serenissima Patria.</p>
<p>E' Gran Cancelliere di Boemia il Conte Kinski, fratello dell'altro, 
che con molta fama sostenne il grado di primo Ministro appresso 
l'Imperatore Leopoldo. Anche nella sua avanzata età conserva molto 
foco, parla libero, nè cuopre l'interne passioni, inquietandolo 
assai la parzialità e la stima, che mostra Cesare verso l'emolo 
Conte Vratislau, Cancelliere dello stesso Regno.</p>
<p>Questo presentemente è il Ministro più accetto, e più adoperato 
negl'affari importanti. Non eccede gl'anni 35, ma è pingue 
all'eccesso; tormentato dalla podagra con tardo moto, et infelice 
temperamento. Li diffetti del corpo sono riparati dalla vivacità 
dello spirito, pronto nel comprendere, maturo nel deliberare, attivo 
nell'eseguire. Avendo sostenuto il carrattere d'Inviato alla 
corte Brittannica passano per le sue mani tutti gl'interessi 
degl'Anglollandi, che attirrano la maggior parte di ciò, che 
concerne alla guerra. Restò prescielto a maneggiar quelli 
dell'Ungheria, e della Svezia, e se bene in ambidue è riuscito con 
pocca fortuna fù attribuita la colpa alla materia contumace, non 
alla mano, e con insolito esempio l'Imperatore lo regalò col suo 
ritratto arricchito di preziosi diamanti. Quando avesse ad aprirsi 
un congresso di pace, tutti accordano nel crederlo prefferito ad 
ogn' altro. Se bene non entra in molte conferenze, come si dirà ad 
altro passo, viene creduto, che Sua Maestà non prenda risoluzione 
importante senz' udir il suo parere. Appena chiede l'audienza, che 
la portiera è aperta, sapendo meglio d'ogn' altro incontrar il 
genio del Sovrano. Mi confidò egli medesimo, che scoprendolo pocco 
inclinato al serio piega al giocoso, nè mai entra in alcun negozio 
senza che prima li sia accordato il tempo necessario per deffinirlo. 
Con queste arti cresce sempre nella stima, e nell'affetto del 
Regnante, e col progresso del tempo può fare gran figura nella 
Corte Cesarea. Ho procurato blandirlo a tutto potere et in alcuni 
incontri l'ho provato propizio, in altri più severo, regolandosi 
con l'impressione, che riceve, e spiegando il proprio sentimento 
senza risserva.</p>
<p>Reggeva il Maresciallato di Corte il Conte di Waldsteyn, che fù 
Ambasciatore in Portogallo, e priggione in Francia. Pare abbia 
ritenuta l'aria di Spagna, che pocco s'accomoda al Clima Alemanno, 
onde non gode molto favorevole il genio del Prencipe, nè l'aura 
della Corte. Entra nelle Conferenze, di Spagna, per altro non pone 
mano negl'affari, et è bene, perchè il suo voto sarebbe sempre 
portato al difficile, et all'austero. Ora è stato promosso al grado 
di Maggiordomo dell'Imperatrice e nelle sue veci rimane sostituito 
il Conte Massimiliano Martiniz, fratello di quello, che sostenne 
l'Ambasciata di Roma con molto strepito, e fù impiegato nella 
spedizione di Napoli. Vive appartato sopra li suoi beni nella 
Boemia, pocco sodisfatto della Corte, e della sua presente fortuna.</p>
<p>Questi sono li Ministri, che hanno parte nel politico. Al Consiglio 
di stato, resta il solo titolo di decoro, e l'esame d'alcune 
materie, nelle quali si cerca il giusto, e si da luogo 
all'istanze, et alle ragioni de' particolari. Le cose di maggior 
peso si dibattono col mezzo delle conferenze. Pressiede a tutte il 
Prencipe, di Salm, quando la salute lo permette, e v'hanno sempre 
aperto l'adito il Camerier Maggiore, e li due Cancellieri di Corte. 
Gl'altri vanno alternando a misura dei negozij, e della relazione, 
che tengono con li loro impieghi. Prima d'unir il Congresso si fanno 
passar in giro le carte credute necessarie per illuminare li 
Consultori. Poi cadauno spiega il suo parere. Un referendario lo 
raccoglie, e con la dirrezione de' Cancellieri, et approvazione del 
primo Pressidente si fa l'estesa chiamata <foreign lang="lat">Referatur</foreign>, e si 
presenta all'Imperatore, che con la sua firma la corrobora, quando 
non trova motivo di regolare, o di commandar nuovo esame.</p>
<p>Nelle materie più gravi interviene egli stesso, sente li voti, e 
decide, o pure si risserva a spiegare doppo qualche rifflesso la sua 
volontà. Segue però per lo più l'essempio dei Padre col 
rapportarsi a quella degl'altri. Nelle cose appartenenti 
all'Ungheria è ammesso sempre il Cardinale di Sassonia come Primate 
del Regno, molto stimato da Cesare per le doti di pietà, zelo, e 
soavità, che l'adornano. Entrano in quelle di Boemia li due 
Cancellieri, nell'altre del Paese il Maresciallo Conte Traum 
avanzato negl'anni, ma di genio cortese. A misura degl'interessi 
variano tal volta le deputazioni; nelle Conferenze però d'Italia 
sono costanti Salm, Trauzem, li due Cancellieri di Corte, et il 
Conte Stharemberg, Pressidente della Camera.</p>
<p>A questo è appoggiata l'economia, che dirrigge con talento et 
attività. Con tutto ciò non ha modo di farne pompa per la qualità 
della materia, per li tempi infelici, e per le ragioni, che 
additterò ad altro passo.</p>
<p>Ho lasciato il luoco più degno al militare, perchè giustamente li 
competisce, essendo il forte della Nazione. Nel Prencipe Eugenio si 
trovano unite le due primarie cariche di Luogotenente Generale, e 
Pressidente di guerra. Le sostiene con approvazione dell'Imperatore, 
con stima, et applauso di tutti. Parla delle di lui azioni la 
fama, nè minor lode si deve alla sua moderazione, ed al suo 
valore. Se vi fosse modo di stabilirlo in grado di sovranità, la 
Casa d'Austria vi darebbe la mano, et averebbe per isposa 
un'Arciduchessa. Tiene l'occhio attento al Ducato di Mantova, ma è 
combattuto da gravi opposizioni il dissegno. Non lascierà il 
governo di Milano conferitoli dall'Arciduca fin che non li resti 
assegnato posto migliore.</p>
<p>Nell'absenza del Prencipe occupa il primo grado nel Conseglio di 
guerra col titolo di Vice Pressidente il Maresciallo Erbestheim, ch' 
ebbe il commando dell'armi Cesaree nel campo d'Ostiglia. Tutto 
pietà, e devozione pare nato più per li chiostri, che per 
l'Armate. Non potendo soffrire le licenze militari ha appese l'armi 
al tempio, nè v'è apparenza che le ripigli, quando non si presenti 
l'occasione di maneggiarle contro l'inimico commune. Il genio è 
modesto, e soave. Contento di sua fortuna non aspira a maggior 
elevazione.</p>
<p>Così non può dirsi del General Commissario Conte Slik, dotato di 
grande vivacità, prontezza di spirito et acume d'intelletto. 
Conosce la forza del suo talento, e cerca teatro per comparire. Era 
in altri tempi unito al Prencipe di Salm, e correva voce, che lo 
reggesse, ma averso al Marchese di Priè sostenuto dal Prencipe 
mutò partito e s'accostò al Prencipe Eugenio, et al Cognato Conte 
Vratislau, che caminano con ottimo concerto. Per rimetter il credito 
alquanto pregiudicato tra l'armi da qualche incontro sinistro avuto 
nella Baviera, e nell'Ungheria è andato a fare la campagna in 
Fiandra. Avendo sostenuto il grado di secondo Plenipotenziario nel 
famoso Congresso di Carlowitz, passano per le sue mani gl'interessi 
della Porta. Può molto influir in quelli di Vostra Signoria e 
gioverà mantenerlo, ben inclinato, come l'ho scoperto in tutt' il 
caso del mio debole Ministero.</p>
<p>Il Generalato dell'Artiglieria et il Governo di Vienna sono 
appoggiati al Marchese Ferdinando degl'Obizzi benemerito per la
diffesa di quella Capitale, et accurato nell'essercizio di sue 
incombenze. Non esce però dalla sua sfera, ne prende parte in altre 
materie.</p>
<p>Nato in Padova suddito di Vostra Serenità, conserva ossequio e 
venerazione per il publico nome, e cerca farlo apparir' ad ogn' 
incontro verso quelli, che rappresentano la Serenissima Patria.</p>
<p>Due sono li Cardinali della Nazione Lamberg e Sassonia. Del 
primo ho già dato qualche motivo a Vostre Eccellenze. Non è ignoto 
il di lui nome avendo avuto alcun maneggio in Venezia. Parmi 
sodisfatto, e mantiene stima e parzialità, e se dalla Plenipotenza, 
ch' ora sostiene per l'Imperatore nella Dieta di Ratisbona passasse 
alla primaria dirrezione dei Ministero, potrebbe dirsi assicurata la 
buona corrispondenza con la Corte Cesarea.</p>
<p>L'altro nacque tra Prencipi di Sassonia e tra le tenebre 
dell'eresia. Dio gl'ha dato lume bastante per dissiparle, gettarsi 
alla vera fede et abbracciare lo stato ecclesiastico. 
Coll'esortazioni e coll'esempio persuase il Re Augusto a prender' il 
più sano partito, se pur li lampi d'una Corona non hanno influito 
per rischiararlo, e con questo merito fù prommosso dal Pontefice 
alla Porpora e da Cesare al grado cospicuo di Primate nell'Ungheria. 
Alla Santità del costume unisce la soavità del tratto, che li 
concilia l'amore universale.</p>
<p>Con l'avanzamento del Conte d'Harrach alla coadiutoria di Salzburg 
vacò nel tempo del mio soggiorno la Chiesa di Vienna. Fù 
prefferito ad ogn'altro in segno di gratitudine Monsignore Rumel, 
ch' ebbe l'onore d'assistere et istruire Sua Maestà in qualità di 
precettore. È moderato il talento, e viene creduto, che se si fosse 
applicata mano più esperta alla grand' opera, sarebbe riuscito di 
maggior perfezione il lavoro.</p>
<p>È confessore d'ambedue le Regnanti il Padre Piscoff, Giesuita di 
Religione, non di finezza. Buon Allemano in tutto, e di quella 
tempra, che doverebbero essere li prescielti a reggere le conscienze 
de' Prencipi, quanto basta per conoscere e porgare le colpe, non per 
entrare negl'affari di stato. Tutti però prendono l'ardimento di 
parlare con libertà al Sovrano, che ascolta con patienza, e 
risponde con benignità, ma non riceve impressione, lasciando 
regolare le cose dalle Conferenze.</p>
<p>Già ho accennata la propensione di Cesare verso il Prencipe di 
Lambergh. Avendo sostenuto per lunghi anni l'impiego di Cacciator 
Maggiore il più aggradito da Sua Maestà ha avuto il modo di 
insignar il genio et introdurre la confidenza. È quest' 
arrivata a tale grado, che si profondono le grazie a vantaggio della 
Famiglia prediletta e s'insinua a parlare di tutto senza riguardo. 
Ha molta disinvoltura e soavità di tratto, ma il talento non è per 
gl'affari di maggior peso, e prevale l'interesse alla gloria. Restò 
elevato al grado di cavallerizzo doppo la morte del Prencipe di 
Diectristheim, che viveva segregato dalla Corte, oppresso di gravi 
indisposizioni, sostituito alla dirrezione delle Caccie il giovane 
Conte di Paar.</p>
<p>Da queste note è presentemente regolata con ripartite incombenze 
la vasta mole. Sopra quelle, che più non girano sarebbe inutile 
ogni rifflesso. Rendesi osservabile il movimento sempre discorde. 
Divisi in partiti viene prefferito lo sfogo delle private passioni 
al publico bene, e pure che non si sturbino le caccie, o si 
divertiscano li piaceri, il tutto passa impunemente.</p>
<p>Non può essere maggiore lo sconcerto dell'economia. Doverebbe aver 
l'Imperatore circa 14 millioni di fiorini di rendita ordinaria, ma 
usurpati in parte da ribelli, o distratti dalle assegnazioni non 
può contare sopra quattro. Si va supplendo alla giornata con 
imposizioni estraordinarie, che assorbono la maggior parte 
dell'entrate particolari, e ridducono li popoli all'inopia, et alla 
disperazione. Pure soffrono con la speranza di pronto sollievo, e 
per il terrore di severe essecuzioni.</p>
<p>Gran denaro s'è ricavato dalla Baviera oppressa con giogo pesante, 
e spogliata de' più preziosi capitali. La minor parte è però 
entrata nell'erario di Sua Maestà. Isterilito il terreno ora è 
più scarso il provento ristretto a due millioni, dove prima se ne 
ricavavano sopra cinque. Immenso è stato lo spoglio delle gioie, et 
altre doviziose suppelletili, e quantunque l'Elettore con le vicende 
de' tempi ricuperasse li stati, non vi sarà modo d'applicarvi 
compenso. Tutto si getta in una voraggine, che non ha termine, 
perchè se ben è grande l'attenzione nel raccogliere, è assai 
maggiore la prodigalità nel dissipare. Non possono spiegarsi a 
sufficienza le angustie della Camera e della Corte. Mancano li 
salarij alli serventi, le mercedi agl'operarij, il pane ai soldati. 
Pure tutti vivono, perchè non è colpa il procacciarsi con qual si 
sia arte l'alimento. Per supplir all'urgenze si vendono cariche, si 
promettono aspettanze, s'accordano titoli, s'aderisce ad 
alienazioni, e s'acconsente a censi eccedenti sino di 20 e 24 
per cento. Ogn' offerta di denaro sarebbe ammessa a qual si sia 
condizione.</p>
<p>Non è presentemente grave il peso dell'armi, perchè l'Italia 
porta il suo, nè riceve sussidij dalla Germania, et all'Armate, che 
militano nell'Imperio, somministra lo stesso la sussistenza. Il 
maggior aggravio nasce dall'Ungheria, dove niente si ricava e molto 
si spende, disolato il paese da' ribelli e ridotto alle sole piazze 
il dominio di Cesare.</p>
<p>Con Capitali così scarsi mantengonsi numerose truppe, ascendendo 
il piede delli Reggimenti Cesarci a circa 40 mila Fanti e 20 
mila Cavalli, ma così dispersi e ripartiti in varie incombenze 
ch'il maggior corpo è quello, che si numera nell'Italia.</p>
<p>La facilità di sostenerle nasce dal commodo de' quartieri molesto 
alli sudditi e profficuo al soldato assegnandosi tali porzioni, ch' 
unite a quelle si usurpa indebitamente supplisce al bisogno della 
campagna. Vengono somministrate le reclute dalli paesi, ch' 
abbondano di gente, cavalli, et armi, e di tutto ciò, che può 
rendersi necessario alla guerra. Nella bassa plebe si conserva 
ancora quella stolida ferocia, che dai più celebri attori venne 
attribuita ne' primi secoli alla Nazione Germana. Deriva dalla 
medesima lo dispreggio de' pericoli, e la sofferenza de' dissaggi, 
che la rende stimata e temuta nell'essercizio militare. Con evidenza 
si conosce, ch' il valore è dono più della natura, che dell'arte, 
mentre li Boemi nati et allevati con dura servitù prevagliono a 
tutti gl'altri nella fanteria, et appena impugnata la spada, entra 
ne' loro animi unito alla libertà l'ardire. Sono confinanti al 
detto Regno li Sassoni, e pure passano per li più vili, grande la 
disparità del talento, e del cuore dall'una all'altra Provincia. 
Riuscirebbe troppo tediosa all'Eccellentissimo Senato la descrizione 
accurata del costume, e del genio de' popoli, onde mi restringerò 
all'esame delle forze, degl' interessi, dell' inclinationi de 
Prencipi. Vastissimo è per sè stesso il Corpo Germanico, e se 
fosse unito darebbe legge al mondo. Il destino, che non ammette tale 
predominio v'ha seminata la discordia, e la diffidenza. Si è 
studiato ripararvi con certe regole, che tendono, il publico bene. E 
superfluo l'esporle con maggior certezza, perchè si leggono 
registrate in molti auttori. Nella Dieta di Ratisbona si discutono 
degl'affari. L'Imperatore la dirigge col mezzo d'un 
Plenipotentiario, e li due Collegij Elettorale e de' Prencipi 
la compongono. Ogn' atto della medesima deve corroborarsi con la 
Cesarea approvazione. Senza questa tutto è nullo. Può impedir' e 
sospendere, ma non commandare. Quando una guerra è dichiarata 
d'Imperio tutti devono contribuire milizia e danaro a proporzione 
del loro contingente. Ascendono le Milizie a 120 mila Combattenti. 
Il contante si regola col bisogno.</p>
<p>Molti però negligono è ritardono l'adempimento dell'obligo. La 
Pace di Vestfalia ha indebolito il temperamento, lasciando a 
Prencipi libertà di collegarsi cogl'esteri et esimendoli dalle 
contribuzioni, quando siano divertiti da alcun impegno di guerra. 
Dalla diversità della Religione nasce il maggior fomento delle 
dissensioni. Benchè li falsi riti di Lutero e Calvino siano tra 
loro assai discrepanti, pure convengono nell'odio e nell'animosità 
contro li Cattolici. La massima principale de' Protestanti è 
d'impedire l'aggrandimento della Casa d'Austria Germanica, temendo 
ch' unita la forza all'auttorità cospiri all'oppressione. Se 
mancasse la detta linea s'esporebbero ad ogni cimento per conseguire 
la successione o l'alternativa alla Corona Imperiale. Il loro 
braccio è più vigoroso del Cattolico, ma non agisce di buon 
concerto perchè la Divina Providenza soffre il contrasto, non la 
rovina della sua Fede. Grandi tuttavia sono li ragiri e l'idee, che 
mirano a tale scopo. Piace l'impegno dell'Arciduca in parte remota, 
e non è forse stata l'ultima ragione, ch' abbia persuase molte 
Potenze a dichiarare causa, e guerra dell'Imperio la riunione della 
Monarchia di Spagna. Quando li riesca di fissar' il piede sopra 
altro soglio, e che Dio li doni più figli, il secondo genito sarà 
spedito, et educato nella Corte di Vienna. Non assentirà però mai 
l'Imperatore, che sia nominato Rè de' Romani fin che ritiene 
lusinga di successìone con questa o con altre mogli. Così in fatti 
giova, e conviene ad ambidue le linee, perchè nascendo un Arciduca 
doppo la coronazione del cugino il primo averebbe li stati senz' il 
nome decoroso di Cesare, l'altro il diadema senza sudditi, senza 
rendite, e residenza, costretto a mendicare l'alimento dalle 
contribuzioni dell'Imperio destinate a tali incombenze. Alcuno 
averebbe in vista di far seguire un'elezione condizionata, così che 
donando il Cielo a Cesare un figlio maschio s'intendesse irrita, e 
nulla.</p>
<p>È novità non più intesa contraria alle disposizioni 
dell'Aurea Bolla, e difficile a conseguirsi per l'opposizione aperta 
de' Protestanti. Si pretende, che passino tra loro secreti maneggi 
nella grave materia. Il Dirrettor principale è l'Elettore di 
Brandemburgh, che non contento del Reggio titolo accordatoli con 
poco aveduto consiglio dalla Corte di Vienna aspira all'Imperiale. 
Ha però molti renitenti nel suo medesimo partito, che se ben 
conviene nella massima di togliere la Corona Cesarea alli Cattolici, 
discorda però nella scielta del capo, sopra il quale abbia a 
collocarsi il prezioso deposito. Gl'Anglollandi ritengono attento 
l'occhio, pronti a sostenerlo, quando si presenti l'occasione, e 
credano favorevole la congiontura. In altro tempo se avesse dovuto 
uscire dagl'Austriaci, e restare tra li seguaci del vero culto, la 
Casa Palatina di Baviera veniva considerata sopra ogn' altra. Ora 
esule, profugo l'Ettore, armato contro l'Imperio deve pensar a 
redimersi, non ad elevarsi. Essendo fresca l'età e vigoroso il 
temperamento dell'Imperatore può confidarsi remoto il caso et alla 
sola mente Divina risservata la cognizione del grand' arcano.</p>
<p>Per quant' è permesso all'umana di penetrare nelle caligini 
dell'avenire si deve temer una guerra feroce di religione, nella 
quale prenderebbe interesse la maggior parte dell'Europa. Ancor più 
fondato è il supposto di non veder affidati ad una sola destra li 
scettri dell'Imperio e di Spagna. Carlo V che li strinse ambidue si 
persuase di cederne uno al fratello, e l'altro al figlio. Il 
sentimento di quel saggio Monarca ripporta l'approvazione della 
Germania, e può dirsi del mondo tutto, che s'unirebbe per 
sostenerlo. Quando il Cielo chiamasse a se l'Imperatore Giuseppe 
senza figli, sarebbe costretto l'Arciduca ad abbandonare le Spagne, 
o a rinunziar alle speranze della Corona Imperiale.</p>
<p>L'oppinione de' più saggi è che preferisse all'elettiva 
l'ereditaria, mentre a quest' anderebbe congionto il godimento de' 
Stati, che per ragione di sangue appartengono alla Casa d'Austria. 
Non sarebbe facile la conservazione, poichè avezzi ad essere 
dirretti dalla stessa mano di Cesare sofrrirebbero con pena il 
commando de' subalterni, nè piacerebbe a così vasti Regni il far 
figura di Provincie. Alcuni sono di parere che scuotendo il giogo si 
mettessero in stato di libertà, et ho udito molti soggetti 
riguardevoli a parlarne senza risserva.</p>
<p>Già a vista dello stesso Regnante comparisce il genio torbido 
dell'Ungheria distinta da tutte la prerogative della natura, ma 
abitata dalli popoli più infelici. Pare che passi col sangue ne' 
discendenti la propensione al tumulto et alle rivolte. Pieni di 
fasto oddiano la servitù; con la violenza hanno estorti privileggi, 
che distruggono la sovranità, nè potendosi mantenerli da chi regge 
senza avilire l'auttorità et il decoro, suggeriscono ragioni 
all'indolenze e pretesti alla ribellione. Basti il dire averle 
accordato il Re Andrea di poter impugnare l'armi contro il Sovrano, 
quando non mantenga con fede li privileggi del Regno, si pretende, 
ch' abbiano a restare ne' Nazionali li benetizij ecclesiastici, e 
tutte le cariche, e con fatica dalli più devoti s'accorda la metà 
de'Pressidij Allemanni.</p>
<p>Così fù proposto, e sostenuto con vigore nella Dieta di Possonia, 
che pure deve considerarsi una semplice unione delli parziali e 
benefficati dalla Corte. Si chiamò incautamente per allettare li 
contumaci, e riddurli alla rassegnazione, per far comparire la 
clemenza Cesarea disposta a compensare con le grazie gl'insulti, e 
per mantenere l'impegno contratto al tempo della Coronazione. Li 
più saggi previddero, che senza l'appoggio dell'armi sarebbe 
riuscita non solo infruttuosa, ma pregiudiziale. In fatti da a 
conoscere l'esperienza, che per domare quelle dure cervici vi vuole 
il ferro, non la soavità. Il popolo statico dalli dissaggi, 
amerebbe la pace, ma li Capi per il loro particolar interesse 
bramano la guerra, e lo vanno deludendo col dolce nome di libertà 
ancorchè soffra la più barbara schiavitù. Insorse nel tempo 
stesso ch' io comparvi alla Corte la ribellione del Rakoczi e nel 
passaggio per Neustat mi toccò vedere squarciato et esposto a 
tenore degl'infedeli quell'uffiziale, che lasciatosi adescare dalla 
moglie del Prencipe, e dall'allettamento di piccioli doni diede mano 
alla fuga, e fomento alla rivolta. Vi s'ispirò la clemenza 
dell'Imperatore Leopoldo, perchè se ben lo avesse convinto d'alto 
tradimento e venisse sollecitato all'essecuzione della sentenza, mai 
seppe risolversi di commandarla. Alcuni vollero, che la ressistenza 
fosse prodotta da interno rimaso, mentre quello, che publicò le 
corrispondenze fù l'auttore della trama, e per lungo tempo ingannò 
il Prencipe, e regolò ogni passo coll'assenso, e cognizione di 
Cesare, onde il Rakoczi fù prima tradito, che traditore. Così egli 
medesimo sostiene con gran fermezza, protestandosi innocente 
sin' al tempo della sua priggionia. Confessa aver ascoltato, non 
aderito all'insinuazioni et alli proggetti di straniere Potenze. 
Tanto m'asserì il Signor di Stepneim, Inviato Brittanico passato 
più volte nell'Ungheria per mediare la pace, e divenuto così 
parziale del Prencipe, che con pocca risserva promoveva la sua 
ragione, e favoriva il di lui interesse. Se non è astretto dalla 
forza non si riddurà a depor l'armi, quando non li resti accordato 
il dominio della Transilvania. Amoreggia nel posto, come un asilo 
decoroso, e sicuro per lui, e per li suoi seguaci, et è certo, che 
diverrebbe il ricovero di tutti li mal contenti dell'Ungheria. La 
Corte Cesarea, che lo conosce, non sarà mai per prestarvi 
l'assenso, comprendendo il grave discapito, che soffrirebbe in 
occasione di guerra contro il Turco. Il dissegno della medesima è 
d'attendere la pace per opprimere l'Ungheria con la forza, 
abbattere, le teste più contumaci, rompere li privileggi, disarmare 
li popoli, obligarli alla collera, et al traffico, e riddurli alla 
condizione infelice della Boemia, che con dura servitù porta la 
pena d'equal delitto. Li mal contenti si lusingano di goder' in un 
congresso non solo il patrocinio delle due Corone, ma quello ancora 
degl'Anglollandi disposti a procurargli qualch' avantaggio in 
materia di religione. Doppo la morte del sodetto Ministro Britannico 
è però assai intepidito il fervore, col quale si riguardavano 
quegl' interessi, non seguendosi dall'attuale Medos l'esempio, et il 
genio del Precessore.</p>
<p>La lunga guerra fatta per la maggior parte a prezzo di sangue 
Vnghero, e con molto furore ha desolato A segno di tal maniera, che 
vi vorrà un mezzo secolo a rimetterlo nel primiero vigore; per 
altro era capace di mantener egli solo una grand' Armata, abbondando 
di tutto quello si rende necessario alla sussistenza. Con tutto che 
sia dotato delle miniere preziose di Creminitz vi scarseggia l'oro, 
perchè manca di traffico, nè era permesso sin' ora agl' Vngheri 
cercare l'esito delli frutti della terra nell'Austria. Quest' è uno 
de' capi delle loro querelle. Il maggior è però quello delle 
grand' estorsioni de' Commissarii militari, e camerali, che con 
immenso rigore doppo avere succhiato il più puro delle 
sostanze gl'hanno riddotti alla disperazione. Viene asserito, che 
per pagare le gravose contribuzioni si trovarono li padri obligati a 
vendere lì figli ai Turchi. Felice sterilità, che gl'assolveva da 
un tale delitto. Pure la pietà dell'Imperatore Leopoldo arrivò a 
tollerarlo, negletti li reclami per incuria, et accordata con empia 
clemenza l'impunità a colpe sì enormi. Era solito dire, che temeva 
li soli peccati d'ommissione, e ben può credersi che l'Ungheria ne 
suggerisse il motivo. </p>
<p>Porta il Regno di Boemia con le adiacenti Provincie della Moravia, 
e della Slesia il maggior peso della presente guerra, fornendo gran 
numero di copiose, e scielte recinte, e pagando imposte così 
pesanti, ch' assorbono la maggior parte delle rendite. Li popoli 
sono afflitti et internamente mal disposti, e se vi fosse mano 
accreditata, che gl'invitasse alla libertà accamperebbe in breve 
tempo un fuoco non inferiore a quello dell'Ungheria. Più volte fù 
temuto, ch' il Bavaro confinante vi portasse la pace, ma per quanto 
s'è veduto sin' ora la providenza Divina permette le agitazioni, 
non la rovina di Casa d'Austria. Si dubbitò in altro tempo, che la 
Svezia rompesse li ceppi, e li sollevasse dal duro giogo, ma 
contenta d'avere depressa la Catolica Religione nella Slesia infetta 
da molto numero di Protestanti, andò a sfogar il furore marziale in 
parti remote. Nella Boemia la Nobiltà regge, et il villico serve 
con tale dipendenza, che non li resta arbitrio nè pure sù la sua 
vita. Per altro abbonda di tutto e non è destituita di traffico, 
trasmettendo alli Paesi confinanti grani, lane, tele, e non pocchi 
capi di mercatura. È di grave pregiudizio per cotesta Dominante 
quello dei vetri lavorati con tale perfezione et a prezzi così 
discreti, che non solo provede al bisogno dell'Alemagna, ma ne 
rifonde gran copia all'Italia, dalla quale anteriormente li 
ritraeva. Lo stesso può dirsi de' cavalli accresciuti e migliorati 
notabilmente con l'introduzione di molte razze. Vi contribuisce la 
vastità delle campagne, ma vi concorre l'industria, che manca 
nell'altre Provincie se ben più favorite dalla natura.</p>
<p>L'Austrie hanno patito molto nella guerra passata per l'inondazione 
de' Turchi e nella presente per quella degl'Ungheri, e de' Bavari. 
Pure la superiore si va rimettendo con la quiete, che gode, e 
l'Inferiore col soggiorno costante della Corte, ch' attrae il 
concorso de' forastieri, e facilita l'esito dell'entrate. Vienna, 
che n'è il Capo, risente maggiore il beneffizio. Ne fà prova 
l'immensa quantità delle fabriche nuove, che giornalmente 
s'erigono nella Città, e ne' sobborghi cresciuti nel corso di 
pocchi anni con prodigiosa estensione. Il Partito preso nel tempo 
della mia permanenza di chiuderli con certe linee v'ha influito 
notabilinente. Ora vi si alloggia con sicurezza, o le gabelle hanno 
ricevuto grand' incremento, mentre prima la maggior copia delle 
merci restava nei borghi, o entrava occultamente nella Città con 
defraudo dei Dazij.</p>
<p>È superfluo il versare sopra le Provincie della Stiria, della 
Carintia, e del Tirolo, perchè sono in vista di Vostra Serenità, 
nè hanno patito alterazione nel tempo del mio soggiorno. L'ultimo 
diede gran prova della sua forza, e della sua fede, quando restò 
invaso dall'elettore di Baviera e dal Duca di Vandomo da ambe le 
parti. Deve però la sua preservazione al ritardo de' Francesi, che 
dovevano entrare per quello d'Italla, per altro se non mancava il 
concerto, era spesso il caso, e col Tirolo si perdeva l'Austria e 
l'Imperatore si trovava costretto a mendicar ad ogni prezzo la pace. 
Pende da un solo punto anco il destino dei Regni, volendo talvolta 
la Divina Providenza confondere l'umana imbecillità, e fare pompa 
del suo potere.</p>
<p>Quest' è il corpo principale de' stati, che domina la Casa 
d'Austria Germanica, potendosi considerare colle appendici la 
Croazia, il Cragno, li Contadi di Gorizia e Gradisca, alcune Piazze 
nell'Alsazia, e le poche spiaggie del Golfo. La natura che ci porta 
sempre a desiderar, ciò che manca, fà riguardare quest' ultime con 
molta parzialità. Frequenti sono li proggetti per introduzione di 
traffico, per stabilimento di porti, per armo di bastimenti. Più 
capace d'ogn' altro vien descritto quello di Porto Rè. Quando 
assunsi il Ministero trovai, che lo aveva visitato un Ingegnere 
Inglese di molto credito con dissegno d'introdurvi la Flotta, et 
aprirvi scala di comercio. Non s'è mancato d'attenzione per 
divertirlo. Il già nominato Stepneym ha il merito d'avere servito 
bene Vostra Serenità; senz' il denaro degl'Anglollandi necessario 
per eriggere li magazzeni, per appianare le strade, per facilitare 
le condotte, è difficile, che si venga all'essecuzione. Sono però 
in mano del Presidente della Camera molte proposte di speziosa 
apparenza. Me le communicò egli medesimo, ma nello stesso tempo 
promise d'impedirne l'effetto, come sin' ora è seguito felicemente. 
Continuerà sempre il fomento degl'abitanti Cesarei alle rive per 
interesse, e per animosità. Non è credibile quanto s'estenda 
contro li sudditi Veneti. Ad ogn'arresto di legno con sali o con 
ogli sono feroci li reclami sostenuti con vigore dal 
Reggimento di Gratz. Mi sono affaticato per blandir il genio, e 
togliere le sinistre impressioni dall'animo delli principali 
Soggetti, che lo dirrigono con occasione della loro comparsa alla 
Corte, e nel mio passaggio per quella Città, e mi lusingo d'averlo 
fatto con qualche frutto. Il Cancelliere Buzzoleni li secondava a 
tutto potere, il Saillers li sentiva con discredito, e quasi con 
sdegno, il Sinzindorff li riguarda con indifferenza. La prudenza di 
Vostra Serenità sapia tener misure adeguate per conservare la 
propria giurisdizione e divertire gl'iritamenti. Si scanseranno le 
novità e s'attraerà il traffico a questa Dominante più tosto 
coll'allettamento, che con la forza, e gioverà sempre coltivar la 
buona corrisporidenza tra confinanti. Può contribuir a tale oggetto 
la vendita de' sali d'Istria. Molti degl'Ecellentissimi Precessori 
hanno sudato con merito per incaminarla, ma alla desterità 
dell'Eccellentissimo Signor Podestà e Capo Foscarini è toccata la 
sorte di stabilirla con prezzo più vantaggioso di quello si era 
esibito per parte de' suddeti Veneti ne' tempi andati. Io v'ho 
prestato attenzione et obedienza. Trovai il Golfo infestato da legni 
di corso con danno del comercio, et offesa del publico decoro.</p>
<p>La maturità dell'Eccellentissimo Senato superò con la sua 
fermezza il disarmo, et il commando rilasciatomi d'avanzare 
l'impegno quanto fosse necessario per conseguire l'intento appianò 
in pocchi momenti ogn' opposizione. A loro dispetto convennero 
allontanarsi li rapaci Corsari, e soffrire la perdita della mezza 
galera, che navigava con tanto fasto. È molto profficua tal volta 
mia vigorosa risoluzione, quando la causa è giusta, la congiontura 
favorevole per sostenerla, e si fa comparire temperata dalla 
soavità e protteta dalla ragione. Così l'Eccellenze Vostre 
prescrissero et io obbedij. Nelli posteriori passaggi di Truppe 
verso le Spiaggie di Napoli fù violato il concerto, ma non in tutto 
il decoro, mentre venne eseguito con legni inermi, gente disarmata, 
e precedente cognizione di Vostra Serenità. Ora, ch' il detto Regno 
è ricaduto in potere di Casa d'Austria devono temersi frequenti 
tali tragetti, e si sveglierà con maggior avidità l'appetito del 
traffico per ha facilità nel praticarlo. L'attraere dall'una e 
dall'altra parte le merci in questa Dominante sarà il mezzo più 
salutare per divertirlo. Il mercante cerca il profitto, concorre 
dove lo trova, e lo prefferisce ad ogni riguardo.</p>
<p>Pesate le forze dell'Imperatore additterò brevemente quelle 
dell'Imperio. Precedono nella diguità li tre elettori 
ecclesiastici, ma sono di lunga mano inferiori agl'altri nel 
vigore. Magonza pressiede col titolo di Cancelliere a tutt' il 
Collegio elettorale. Nato nella Famiglia de' Conti Chiamborn con tre 
nepoti impiegati nel servitio di Sua Maestà, l'uno in grado di Vice 
Cancelliere, l'altro di Ressidente in Hamburg, il terzo di 
Collonello si dirigge intieramente con le massime, e cogl'interessi 
della Corte di Vienna. Il di lui voto ha molto peso nelle Diete, per 
altro non ha modo di mantener' al proprio soldo più di 4 mila 
combattenti.</p>
<p>Quello di Colonia Clemente di Baviera segue la condizione 
sfortunata del Fratello elettore esule, spogliato della dignità e 
del grado. Non s'è però passato sin' ora ad altra sostituzione, ma 
il Capitolo regge l'elettorato ripartendo le rendite in suo 
profitto, e nel sostenere li pesi della guerra, che si fa alle 
frontiere con molto danno del Paese. In altri tempi poteva unire 
sino 6 mila soldati.</p>
<p>Il più debole d'ogn' altro è l'elettore di Treviri. Scacciato 
dalla sua Capitale vive in età decrepita, con innocente costume et 
in figura assai modesta nella Città di Coblentz. Fù sempre teatro 
della guerra il di lui stato costretto a ricevere la legge dal 
vincitore. Quando fosse libero dall'agitazioni, potrebbe armare 
circa due mille uomini. Il di lui genio è propenso alla Casa 
d'Austria per l'interesse della Famiglia Urspech, nella quale è 
nato, potendo sperare molti avantaggi dalla Cesarea protezione.</p>
<p>Tra li secolari gode la preminenza il Re di Boemia. Sin' ora non 
ebbe altra parte, che di votare nell'elezione del Rè de' Romani. 
Ora ha conseguito voto, e sessione nell' Colleggio elettorale, e li 
di lui Ministri intervengono a tutte le conferenze. Il punto è 
d'alto rifflesso, perchè non solo si rinforza il credito, e 
l'autorità, ma serve a tenere gl'altri in soggezione, cosa sin' ora 
temuta, et abborrita dagl'elettori. L'accennata dipendenza 
degl'ecclesiastici, l'esclusione delli due fratelli Bavari, la 
cessione dell'alto Palatinato al Palatino del Reno, il commando 
dell'armi accordato all'elettore d'Hannover, le pratiche del 
Prencipe di Fyrstemberg col Rè Augusto, alcuni avantaggi 
particolari concessi all'elettore di Brandemburg sono stati il 
prezzo del grande acquisto.</p>
<p>Doppo il Rè di Boemia il primo grado appartiene alla casa 
Palatina. Col bando dell' elettore Rodolfo, ch' usurpò il detto 
Regno della Boemia, e viene denominato per derisione il Rè 
d'Inverno (perchè il suo commando non si dilatò oltre la detta 
stagione) fù trasportato dalla linea Rodolfina alla Guglielmina, 
quando per li noti trattati alla prima l'ultimo luoco con 
l'istituzione dell'ottavo elettorato. Ora coll'esilio del Bavaro 
ricuperò il posto nel colleggio, et il Palatinato superiore, che 
venne distratto in quell'occasione. Contenta del grand' acquisto 
procede di buon concerto con la casa d'Austria, alla quale è unita 
con vincoli così stretti di sangue, scorrendo nelle vene stesse di 
Cesare quello diramato dall'Imperatrice madre sorella dell'elettore. 
Possedendo oltre li due Palatinati anco il Ducato di Neoburg può 
sostenere circa 20 mila Combattenti. Presentemente il numero è 
superiore, ma cospira al mantenimento il soldo degl'Alleati. 
Ancorchè si contassero sette fratelli nella Famiglia manca sin' ad' 
ora di successione et è riddotta ad' un solo la speranza di 
conseguirla. Ha goduto l'honore di vedere coronate tre Sorelle, 
l'una col diadema Imperiale, l'altre con quelle di Spagna, e di 
Portogallo. L'eccedente copia di frutti è tal volta pressaggio di 
sterilità alle piante.</p>
<p>Nelle proprie sciagure ha ha Sassonia fatta pompa del suo potere. 
Doppo aver il Rè elettore consumati nella Poionia grandi tesori et 
immense Truppe, mantenne per il corso d'un anno intiero l'Armata 
poderosa di Svezia oltre le sue genti particolari, e quando si 
credeva desolato il paese, sono comparse le Milizie Sassone nella 
maggiore consistenza e la Corte nel maggior lusso. E però effetto 
del denaro ricavato dall'Ollanda con censi lucrosi e con l'impegno 
dei Stati. Ci vorrebbe una relazione diffusa per descrivere li 
successi della Polonia, la vile pace segnata con destra vittoriosa e 
li varij maneggi con l'Imperatore, col Czaro, e con la Svezia. Non 
avendo ardire d'abusarmi della sofferenza dell'Eccellentissimo 
Senato, nè declinare dal camino, che devo battere, accenerò solo 
essersi di raro veduto Prencipe più incostante nelle sue massime, e 
più confuso ne' suoi raggiri. Già addittai il felice passaggio 
dalla falsa alla vera e santa Religione premiato dal Cielo e dal 
Mondo col dono d'una Corona.</p>
<p>Certa libertà di vivere fece dubbitare delle più arcane 
intentioni; il figlio abbandonato alli primi errori accrebbe il 
sospetto, e lo rinforzò lo scettro cadutoli dalle mani. Tutttavia 
sussistono ancora alcune favorevoli apparenze. Mantiene secreta 
corrispondenza con la Corte di Roma ch' ha negl'ultimi tempi aperta 
una Chiesa assai nobile in Dresda, e lusinga con speranze di 
migliorare l'educazione del Prencipe elettorale. Sono così 
sfortunate le sue dirrezioni, che non li conciliano alcun' amico. La 
Svezia le osserva con gelosia, il Czaro con amarezza, la Corte di 
Vienna con diffidenza. S'è creduto per lungo tempo ch'aspiri di 
nuovo alla corona di Polonia. Il viaggio di Fiandra ha screditato il 
supposto come pure il sospetto di secrete intelligenze con la 
Francia. Può sostenere pocco meno di 20 mila soldati. Ora ne 
tiene egli pure molti al soldo di Cesare, e degl'Anglollandi, 
traffico, che può dirsi non solo farniliare, via commune a tutti li 
Prencipi dell'Allemagna.</p>
<p>Più d'ogn' altro lo essercita l'elettore di Brandemburg 
calcolandosi che tra la Catalogna, l'Italia, il Reno e la Fiandra 
militino sotto le di lui Insegne agl'altrui stipendij circa 40 mila 
combattenti.
L'estensione de' stati facilita le reclute e l'ambizione di comparir 
grande lo fa negliger' il sacrilizio de' popoli; è assai regolare 
nell'azioni militari tra le sue Truppe la disciplina, ma si corrompe 
dove presentasi l'occasione d'osservare la rapina, o d'avantaggiare 
l'interesse. Approfittando delle congiunture è arrivato a capir' il 
titolo Reggio di Prussia dalla Corte di Vienna, che troppo tardi 
conobbe il grand' errore, e se ne pentì! Tutta la Germania ha 
seguito l'esempio imitato parimente dalle Corone del Nort, 
dall'Inghilterra, dal Portogallo, dall'Ollanda e da tutti li 
Prencipi d'Italia, trattone il Pontefice, e Vostra Serenità. La 
Francia et il Re Filippo più volte lo esibirono con l'aggiunta di 
lucrose pensioni in prezzo della neutralità, ma l'oro delle due 
Potenze maritime, e la premura di non allontanarsi dal partito de' 
Protestanti prevalse ad haver riguardo. Quando si venga ad un 
trattato di pace è già fissato tra li Collegati l'impegno di 
chiedere nei prelliminari la di lui recognizione. Non devo tacere 
d'haver scoperto ne'suoi ministri gran senso per la ressistenza 
della Serenissima Republica. Ne' miei riverenti dispacci ho 
addittate l'istanze, e le premure, onde è risservato alla publica 
prudenza conoscer il tempo, e regolar le risoluzioni. Ad onta 
delle cose accennate non può esser più grande l'animosità e la 
diffidenza tra la Casa d'Austria, e quella del predetto elettore 
postosi col maggior potere in figura di Capo tra gl'Eretici et in 
aperta pretesa della Corona Imperiale. M'è toccato sentire più 
d'una volta alle tavole, e ne' circoli l'Inviato estraordinario 
Bertoldi Consigliere di stato del suo Sovrano spiegare arditamente 
non volersi soffrire per un palmo di terreno l'ingrandimento della 
Famiglia Austriaca di Germania, et essere giusto ch' un giorno la 
Corona Imperiale passi come accennai ad' onorare li Protesianti. Se 
vi fosse buona unione vi sarebbe da temer molto. Le vedute 
particolari confondono il commune interesse, non piacendo ad alcuno 
di loro veder il vicino elevato e prepotente. Per tale motivo fù 
sempre osservata con occhio geloso la Casa di Brandemburg da quella 
d'Hannover. Ora l'unione del Principe elettorale con la Principessa 
di Bransvich salva l'apparenza, e pare abbia introdotta amicizia e 
corrispondenza. Rimangono però sepolti, ma non estinti gl' antichi 
semi, e gl' affari del confine, e del Circolo suggeriscono frequenti 
l'occasioni di risvegliarli. Doppo il matrimonio del figlio è 
passato lo stesso elettore alle seconde nozze con una sorella del 
duca di Mekelburg riddotto con vincoli di sangue, e di secreti 
maneggi ad' un intiera dipendenza, con dispiacere della Corte 
Cesarea, che tardi s'avidde d'avere troppo negletto li riguardi di 
quel Prencipe, e di blandir il genio del Conte d'Hoorn, Ministro 
saggio, che lo regge.</p>
<p>Era la Famiglia d'Hannover e Bransvich divisa in tre rami. Con la 
morte del Duca di Cell, mancato nel tempo della mia permanenza in 
Vienna, si è ristretta in due riuscito il presente elettore un 
colpo assai fortunato d'unire nella sua testa li due Ducati 
d'Hannover, e di Cell. L'antiche disposizioni li vorrebbero 
disgiunti, quando vi siano più capi nella Fraterna, ma il Prencipe 
Massimiliano, che servì Vostra Serenità nel Levante, a cui 
apparteneva la successione, pressato dal bisogno, allettato 
dall'oblazioni di generosi assegnamenti, inclinato alla quiete et 
all'ozio ne ha fatta la rinunzia sempre negata con fermezza 
dal Prencipe Christiano perito tra li cimenti dell'armi. 
All'incremento delle forze s'aggionge il decoro del grado 
elettorale, superato a prezzo di gran dispendij e di lunghe fatiche. 
Ancorche dicchiarato da Cesare già molto tempo, solo in quest' 
ultimi anni ha potuto spuntare l'assenso della Dieta, e l'ingresso 
nel Colleggio. L'affare fù dibattuto con varietà d'interessi, e 
d'affetti, e con pericolo di violenti agitazioni. Dispiaceva alli 
Cattolici l'acquisto d'un voto a favore degl'Eretici, e senza la 
caduta della Casa di Baviera non era facile la riuscita del grand' 
impegno. Vi contribuì molto il forte appoggio dell'Inghilterra, che 
per li noti decreti del Parlamento venera in quella linea l'erede, 
et il successore della Corona Britannica. Ha vigore per mantenere 
sopra 25 mila combattenti, ma coll'aiuto dell'altrui soldo egli 
pure ne tiene sotto l'armi pocco meno di 40 mila occupati in varij 
luoghi per la maggior parte contro la Francia. E il primo degl' 
elettori Protestanti, ch'abbia commandato in capite l'Armate 
dell'Imperatore e dell'Imperio. Nell'ultima campagna non ripportò 
grand' applauso, mentre contento della diffesa ha preservato 
l'Impero, non dilalato il confine. Dalla unione del sangue con la 
Casa d'Austria deriva la confidenza, avendo con insolito esempio 
goduto il grand' onore di stringersi nello stesso tempo con doppio 
nodo ad ambidue li Fratelli. Gìà ho accennato esser uscita 
l'Arciduchessa dal ramo di questa Famiglia detta di Wolfembytel, che 
prende lustro e decoro da questa fortuna, mentre per altro 
passerebbe inosservata tra la folla de' molti PrencipÝ 
dell'Allemagna. Corre perfetta l'intelligenza tra queste due Corti e 
la Cesarea, se bene si sparse tal volta qualche seme di diffidenza 
per l'unione dei Rè di Svezia coll'elettore, ch' ho scoperto
sempre assai propenso a promuovere gl'interessi, e le sodisfazioni 
di Vostra Serenità. Giova il coltivare con la finzione di 
confidenza di questi Prencipi, potendo influir molto nell'assicurare 
la quiete, e divertire li disturbi, che fossero tentati da vicini 
prepotenti.</p>
<p>La Serenissima Republica ha perduto per ora un buon' amico 
nell'elettore di Baviera, a cui ho lasciato con dissegno l'ultimo 
luoco, perch' è incerto quale abbia ad essere il suo destino doppo 
la pace. Impegnerà tutti li sforzi l'Imperatore per escluderlo 
dall'Imperio, e per mantenersi nel possesso di stati vasti, et 
opulenti. Non mostrano però genio di soffrirlo quei Prencipi, 
ai quali, come ho additato, non piace l'incremento di Casa 
d'Austria. Faranno il loro potere per divertirlo le due Corone per 
interesse e per gratitudine, e pare, che siano per cospirare nello 
stesso sentimento anco gl'Anglollandi. Quando voglia evitar' il 
contrasto, e conciliarsi il favore della Corte Palatina del Reno 
sarà costretto rinunziar alle pretese dell'alto Palatinato, et alla 
motivata preminenza del grado elettorale. Alcuni credono, che possa 
ristabilirsi in Fiandra, dove è portata la di lui inclinazione, et 
è il più facile smembramento della Monarchia, al quale viene 
supposto possano aderire gli Alleati. Vivono li figli custoditi con 
gelosia, e ben educati in Clanfurt. Il Conte di Rosemberg Burgravio 
della Carintia, Cavaliere di gran merito, che ne ha la direzione, e 
la cura, esalta in sommo grado il talento, lo spirito, e la 
vivacità. Tutta la Germania li riguarda con tenerezza, e 
compatimento, e quando anco il Padre incontrasse difficoltà nel 
ricuperar' il perduto, molti sono persuasi, che fosse per riuscire 
meno infelice la condizione de' figli. Se questa Famiglia non avesse 
impugnate l'armi a favore della Francia contro l'Imperio, era 
sentimento commune, che venendo a mancare l'Austriaca, dovesse, come 
accennai, cadere tra le sue mani lo scettro Imperiale. Col progresso 
del tempo può mutarsi il presente sistema, e solo all'occhio divino 
è risservata la cognizione dell'avenire.</p>
<p>Ancorchè sia grande il numero, e non inferior il potere degl'altri 
Prencipi dell'Allemagna non mi credo in obligo d'attediare 
l'Eccellentissimo Senato con più minuto raguaglio, mentre nessuno 
di loro è capace di resister' alla volontà di Cesare, quando non 
venga appoggiato dalla forza superiore degl'elettori; o da quella 
delle Corone del Nort. Non sono di gran momento li stati, che le 
medesime possedono nella Germania, ma ricevendo calore dalli vicini 
Regni della Svezia e Danimarca, possono con facilità fare vigorose 
impressioni, come s'è frequentamente isperimentato ne' tempi 
remoti, e ne' più recenti. Sarrebbero assai più forti, e temute se 
convenissero tra loro, e darebbero gran peso al partito de' 
Protestanti. Dio, che lo conosce, v'ha sparso il seme della 
discordia in modo, che sembra irreconciliabile l'odio delle Nazioni, 
e fatto ereditario il livore. S'accordano solo presentemente nel 
mostrarsi pocco inclinate alla Casa d'Austria. La Svezia 
desume il pretesto dalla Religione, ma ancorchè non abbia mai 
voluto sposare apertamente la fortuna della Francia, nè promovere 
quella de' ribelli; è certo, che a questi porge secreto fomento, e 
con l'altra mantiene occulte corrispondenze. Credono li più saggi, 
che se fosse riuscito a quel Rè bellicoso di stabilire sopra il 
Trono della Polonia il nuovo eletto, e di liberarsi dal grand' 
impegno della Moscovia col negozio, o con la spada se ne sarebbe 
servito per esibire con mano armata agl'Alleati la pace. Giunto 
all'età di 26 anni col nome di Carlo XII tutto dedito all'armi, 
parco nel cibo, sprezzante del lusso, vigilante, indeffesso, ardito, 
neglige li riguardi della successione e ripieno di vaste idee ha 
sempre in vista l'azioni del grand' Alessandro, e nella saccocia 
Quinto Curtio. Essendoli sorto d'obligar il Rè Augusto a deporre lo 
scettro vorebbe sforzar il Czaro a seguir l'esempio.</p>
<p>Non v'è apparenza di facile riuscita, perchè incontrerà più 
vigorosa ressistenza, e miglior dirrezione. Fù sentimento de' più 
accreditati Ministri Svezzesi, che quella Corona dovesse prendere 
frequenti, ma brevi impegni con la Moscovia per tenerla depressa, e 
non agguerirla. </p>
<p>Questo giovane Prencipe spezza le antiche massime, e li più sani 
consigli. Qual sia per essere il fine, lo dirà il fatto. È certo 
che ne' moscoviti va introducendosi la militare disciplina, e la 
Fanteria vestita, armata e regolata all'uso Alemanno da Offiziali 
stranieri è ormai capace di star a fronte d'ogn' altra, avendo 
Sentito li primarij Generali dell' Impero a parlarne con molta lode. 
Non l'accordano egli che alla Cavalleria che resta ancora sol 
vecchio piede, pocco ben montata, mal istrutta, e peggio dirretta. 
Il Rè Svevo, che conosce il vantaggio, circa li cimenti con la 
medesima; ma il Czaro con arte eguale li sfugge, opponendo li fanti 
in siti opportuni e servendosi dell'abilità de' cavalli per 
incommodarlo con le corse e con le partite. Come sia per scioglersi 
quel nodo così implicato non v'è mente umana ch' arivi a 
penetrarlo. Pure può seguir in un punto con mezzi non conosciuti, 
perchè la bizzaria di quei diue Sovrani è incapace di dar luoco a 
ripieghi non preveduti dalla prudenza. Questo sospetto tiene in 
soggezione la Corte Imperiale così sfortunata da quella parte ne' 
suoi maneggi, ch' ha invitata la Moscovia col rifiuto della grande 
Alleanza e dell'Ambasciata senza obligare la Svezia. Restano nel 
cuore di Cesare e del Ministero altamente impressi gl'insulti, 
le violenze, li disprezzi praticati nella Slesia, e se vi fosse modo 
di vendicarli s'abbraccierebbe l'incontro con avidità e con 
piacere. Non s'è perduta dalla Germania la reminiscenza del famoso 
Gustavo. Quella grand' ombra inquieta sovente li suoi riposi, e non 
è debole l'apprensione di vederlo risorto nel Rè presente, che non 
ha genio men guerriero, e meno feroce. L'oro della Serenissima 
Republica acuì in altri tempi quel ferro e salvò l'Italia con li 
pericoli dell'Allemagna. È memoria da non negligersi, e quando in 
alcuna Corte s'uniscano li Ministri Veneti con li Svezzesi, gioverà 
sempre la coltura, e la buona corrispondenza.</p>
<p>Io l'hò fatto con studio fatto che l'Inviato Straleim si fermò in 
Vienna. Mi spiegò più volte sensi obliganti in nome del suo 
Sovrano, et arrivò a dirmi, che con molto compiacimento averebbe 
intrapresa la mediazione della pace di buon concerto con Vostra 
Serenità, lasciando all'Eccellenze Vostre la dirrezione degli 
affari d'Italia, e ritenendo in sè stesso quei dell'Imperio. La 
corsa d'alcun nobile Inviato appresso le Corone del Nort, e le 
principali Corti dell'Allemagna già introdotta, e praticata con 
vantaggio da tutti li Prencipi contribuirebbe forse non pocco a 
tempo opportuno, e lontano da ogni sospetto ad accrescere la stima, 
e risvegliare le antiche corrispondenze della Serenissima Patria. È 
vero, che li paesi sono disparati, e remoti, ma gl'interessi 
uniformi, e le massime consonanti.</p>
<p>La Danimarca ha flotte, ha truppe, ha denaro, non ha però cuore. 
Con prudente e ben regolata economia restano già saldate le piaghe 
aperte nell'ultima guerra. Avendo ella pure gustato l'oro 
degl'Anglollandi manda numerose squadre al mercenario sacrificio. 
Servono con valore, quando si presentano all'occasione, ma la 
sfuggono a tutto sforzo, stando oziose per quanto possono ne' 
quartieri con varij mendicati pretesti. Più volte fù creduto, che 
di concerto col Rè Augusto e col Czaro imbrandisse l'armi contro 
l'emola Potenza, e si valesse della congiontura per vendicare 
gl'oltraggi, et assicurare la quiete. Li turbini addensati sempre 
dileguarono senza tempesta, e con diversi ripieghi si sottrasse ai 
cimenti. Aspira ella pure all'onor della mediazione, ma pare, ch'il 
suo contegno non venga approvato nè dall'uno, nè dall'altro 
partito. Traspira, ch' il Rè di Francia siasi doluto che li faccia 
la guerra più da mercante, che da nemico, e gl'Alleati non 
pretendono obligo verso chi cerca la gloria per proffitto, e sparge 
il sangue per interesse. Restò amareggiata nel maneggio del 
Vescovato di Lubeka, nè mancarono disgusti per le milizie, che 
servivano all'Impevatore. L'Inviato Waiberg si tenne per qualche 
tempo lontano dalla Corte, minacciò di partire, ma poi non lo 
eseguì, e con il solito stile, diede luoco a temperamenti. Il Rè 
Federico quarto è in età fresca non eccedendo gl'anni 36, et il 
Ministero comparisce sin' ora più fortunato nella dirrezione delle 
cose interne, che dell'esterne.</p>
<p>Da tutto ciò l'Eccellenze Vostre possono distintamente comprendere 
la costituzione, la forza, l'inclinazioni del Corpo Germanico verso 
la Corte di Vienna. Ora additterò brevemente quelle della medesima 
per le Potenze straniere, restando l'ultimo luogo come il più degno 
alla Serenissima Patria.</p>
<p>È superfluo parlare del Papa, perchè li noti successi mostrano, 
sin' a qual termine s'estenda l'animosità. Io lasciai gl'animi 
concitati, e giù radicata la diffidenza, nè potevano che pullulare 
gravi sconcerti. Nelle relazioni del fù Ambasciator Conte Lamberg, 
di qualche Porporato, e di Monsignore Kaunitz comparve sempre 
dipinto come parziale della Francia. Le direzioni di Monsignore 
Davia, ultimo Nunzio (per altro soggetto di virtù e probità) lo 
accreditorono per tale, e sopra tutto le secrete insinuazioni del 
Duca di Modena, ch' amava di pescare nel torbido, o per meglio dire 
nelle valli di Comacchio, porsero il maggior fomento. Dispiacque 
agl'Anglollandi l'impegno contro il detto luoco, giudicandolo 
inopportuno, e pregiudiziale, e gl'Inviati Medos e Bruninx parlarono 
con senso delle prime mosse.
Non è mia parte entrare nell'esame degl'accidenti occorsi 
posteriormente, e nell'aggiri dell'altre Corti descritti con 
mirabile accuratezza, da chi ha l'onore di servire nelle medesime 
Vostra Serenità. Dirò solo che verso quella di Roma pare fatta 
quasi commune e naturale l'aversione dell'Allemagna o per le 
venefiche insinuazioni degl'eretici, o perchè nella depressione 
dell'autorità Pontificia si vorebbe esaltata quella de' Cesari, o 
perchè il titolo di Rè de' Romani porti seco unito certo 
rimprovero di soffrire con indecoro altro dominio in Roma. Il 
lungo corso di tanti secoli non è stato ancora bastante ad 
instupidir il senso prodotto dallo smembramento, e dalle donazioni 
di Costantino.</p>
<p>Negligendosi la divisione degl'Imperi, li possessi, li trattati, li 
privileggi si vorebbero da molti risvegliate l'antiche raggioni de' 
primi Imperatori, riddotto a servile dipendenza il Camauro, e 
ristretta al solo spirituale l'ecclesiastica giurisdizione. Se 
riuscisse il vasto dissegno essendo una spetie d'Idiope l'ambizione, 
potrebbe l'Italia patir importanti rivoluzioni. Dalla sua divisione 
nasce il suo pericolo, e prende fomento l'avidità degl'esteri per 
dominarla. Se fosse unita tutti procederebbero con risserva, perchè 
l'emolo partito veglierebbe sempre a diffesa della di lei libertà.</p>
<p>Sono le dirrezioni del Duca dì Savoia osservate con gelosia dalla 
Corte di Vienna. Ad onta degl'impegni, e dell'Alleanze non si 
sarebbe aderito alla consegna del Monferrato, e molto meno di così 
bella parte del Milanese, se non si fosse interessata a suo favore 
tutta l'autorità degl'Anglollandi con proteste risolute 
d'abbandono, e rissentimento. Vinto con generosi doni 
dall'avedutezza di quel Prencipe, che sà seminare per raccogliere, 
l'animo dei Duca di Mariboroug, li riuscì facile persuadere, che 
giovava a quelle Potenze indebolire la Casa d'Austria per invigorir 
il suo stato fatto credere e per genio, e per interesse dipendente 
dai loro arbitrij. Se ben il maggior numero de' Ministri Imperiali 
si mostra averso per dubbio ch' aspiri alla conquista di Milano, non 
manca però di partito ne' Consigli Cesarei, servendosi di tutte le 
arti per guadaguarli. Sperò, che per nome di Sua Maestà fossero 
pregate l'Eccellenze Vostre a facilitargli il Reggio titolo, ma 
penetratasi l'apertura d'alcun maneggio si rivolsero le premure a 
desiderarne lo scioglimento, non piacendo quell'unione, che quando 
fosse sincera sarebbe così salutare. Fa traspirare sovente a Vienna 
d'essere tentato dalla Francia con larghe offerte, et ha piacere, 
che si supponga sempre aperto un orecchio alli trattati. A Londra, 
et all'Haija si parla d'altro tenore, acciò siano generosi li 
sovegni, e costante il patrocinio e la tutella di quelle Potenze.</p>
<p>Non è contento l'Imperatore delle dirrezioni de' Genovesi. 
Dispiace l'oro profuso nella Francia. La risserva nel contribuirne 
all'Allemagna, il fasto sostenuto da pocca forza, la 
ressistenza alle gravose, et ingiuste, coritribuzioni. Pare quando 
volesse aprire la mano, facilmente guadagnerebbe il cuore, nè 
sarebbe difficile l'assicurare Savona sotto l'ombra dell'Acquile 
Imperiali. Nel passaggio della sposa dell'Arciduca s'accrebbe 
l'iritamento, e passò per temeraria e petulante la pretesa di 
seguire l'essempio di Vostra Serenità. </p>
<p>Non è minore l'aversione verso il Gran Duca giudicato parziale 
della Francia. Sarebbe trattato con rigore se corrispondesse il 
genio al potere. Pure l'hanno temperata in qualche parte li pesanti 
esborsi degl'ultimi anni, et ora si cerca d'occultarla con arte, 
acciò proceda con risserva nell'unirsi al Pontifice. Più volte 
s'è tentato di concitare gl'Anglollandi, e disporli ad insultare 
Livorno col mezzo delle loro Flotte, ma li riguardi del traffico, 
ch'appresso quelle Nazioni prevagliono a tutti gli altri, hanno 
divertiti gl'impegni.</p>
<p>Un'eccedente severità s'è praticata nel corso di questa guerra 
con il Duca di Parma. L'insegne Pontificie invece di preservarlo 
dagl'insulti gl'hanno provocati, dispiacendo la dipendenza, e la 
dichiarazione, ch' offende la pretesa sovranità dell'Impero. Già 
le stampe parlano accuratamente della materia. Se fosse conferente 
il promovere tale questione di cui godeva il possesso, lo dirà il 
tempo, e lo conoscerà la maturità dell'Eccellentissimo Senato. Dal 
Modenese sono venute sempre soggestioni contrarie a quel Prencipe. 
Rare volte tra confinanti si coltiva sincera corrispondenza. È 
rincresciuto, che li sudditi di Parma, benchè violentati abbiano 
posta mano nella demolizione di Bersel.</p>
<p>Con questo, e con altri titoli d'intiero spoglio, di lungo esilio, 
d'essaggerate desolazioni si fa risuonar alla Corte la sofferenza, 
et il merito del duca di Modena, ch' ha credito con l'Imperatrice e 
gode propenso il genio di Cesare, si cercano da tutte le parti 
compensi alle patite disaventure. Già ho addittato essere questa la 
più vera sorgente delle vessazioni di Comacchio. Non si perde di 
vista il Ferrarese, e quando succedesse la confiscazione della 
Mirandola, caderebbe in suo potere. Non sono occulte le pratiche per 
il Governo di Milano, e sempre che il Prencipe Eugenio se ne spogli, 
è facile, ch' egli ne sia investito. L' oggetto tende a rendersi 
con questo titolo più considerato. Sposati gl'interessi 
dell'Allemagna pare abbia rinunziati quelli dell'Italia, e sopra le 
rovine della medesima cerchi esaltare la sua fortuna. Non sono 
favorevoli ad alcun Prencipe di questa Provincia le di lui 
insinuazioni, perchè vorrebbe occupar egli solo tutti gl'affetti 
dell'Imperatore e far comparire profficua e necessaria la sua 
assistenza. È famiglia che nacque suddita, e sortì dallo stato di 
Vostra Serenità, in altri tempi assai parziale e benemerita. Anella 
parimente all'acquisto di quella parte del Mantovano vicina al suo 
confine, et è situata oltre Pò, ma non è facile lo smembramento 
doppo quello del Monferrato, e sono forti li competitori. Sopra chi 
abbia a cadere la sorte della successione di quel Ducato non v'è 
chi possa pressagirlo con sicurezza. La Germania amoreggia il posto, 
considerato come porta dell'Italia, e come piazza d'armi molto 
opportuna per estendere le conquiste, far valere la pretesa 
giurisdizione de' Feudi, e tener in soggezione li Prencipi. Per 
coprire la violente usurpazione si dichiara di custodirlo in 
qualità di deposito sin' che venga conosciuta la ragione de' 
pretendenti.</p>
<p>Se dovrà decidersi dal Consiglio Aulico non s'udirà così presto 
la sentenza, che spogli Cesare per investir' un altro Sovrano. Tutti 
comprendono, che la giustizia milita apertamente a favore del Duca 
di Guastalla, più prossimo e legitimo erede della famiglia. Il 
Prencipe Eugenio contrapone un gran merito lasciato sin' ora senza 
ricompense, che lo abilitino a propagare nella discendenza il 
proprio valore. Comprende il Duca di Lorena di non poter aver titolo 
per intavolare dimande, ma rinforzando le querelle per lo spoglio 
del Monferrato additta la facilità del risarcimento. S'è parlato 
anco d'unirlo al Milanese a compenso delle gravi perdite per 
consolare quei popoli afflitti, e per assicurarsi più facile la 
communicazione con la Germania, et è dissegno, che facilmente può 
riddursi alla pratica. Giova credere, che sia per essere uno de' 
punti più importanti, e più difficili del congresso di pace. 
Prenderà norma dalla positura, nella quale si troveranno costituiti 
gl'affari del mondo, e la fortuna dell'armi. Quando l'Imperatore non 
possa ritenerne il possesso, cercherà almeno con qualche ripiego di 
mantenervi un pressìdio, non curando il sacrifizio di molta gente, 
che si logora, e si consuma in quell'aria infelice. Di due 
mille, che ve n' erano al principio della campagna, non se ne 
contava la metà al termine della medesima, e questi pure per la 
maggior parte incapaci d'ogni fazione. Priva di nobilità, e 
popolazione non ritiene più Mantova ne pure un ombra del suo decoro 
ma la situazione è gelosa e deve essere sempre in vista e nel cuore 
di Vostra Serenità. </p>
<p>Piacque la risoluzione del Duca di Guastalla d'abbandonare lo 
stato, e ritirarsi nel grembo di questa Dominante più tosto che 
sottoporsi al predominio della Francia, onde nelle rivoluzioni della 
sorte ne riportò il premio con la ricupera del perduto, e con 
l'investitura di Sabioneta e di Castiglione. Sarebbe più generosa 
la mercede, se venisse dato luoco alle giuste ragioni, ch'ho già 
accennate sopra Mantova.</p>
<p>Non suggeriscono presentemente motivo d'alcun rifflesso il Regno di 
Napoli, et il Ducato di Milano, perchè posseduti da un fratello 
dell'Imperatore, donati con la famosa rinunzia, acquistati dall'armi 
Allemanne devono giudicarsi uniformi le massime, e non disuguali 
gl'interessi. Pure da indizij assai convincenti s'arguisce da molti, 
che cessato con la pace il bisogno dell'assistenze non sia la Corte 
di Barcellona per soffrire la dirrezione di quella di Vienna.</p>
<p>Verso la Francia è fatta quasi naturale l'animosità de' Tedeschi. 
Viene col sangue dai genitori, e nello stesso modo si dirama ne' 
discendenti. Le frequenti guerre acuiscono gl'odij, e si potrebbero 
dir' implacabili, se non li temperasse qualche rifflesso di 
Religione, avendomi detto più d'una volta il Prencipe di Salm, che 
se cadesse quella Corona, non vi sarebbe più mezzo d'opporsi al 
predominio de' Protestanti. Pure il lusso e la vanità superano 
l'aversione, mentre al giorno d'oggi, appresso la Città, la Corte, 
li stessi Regnanti pare che li vestiti, li cibi, li vini non abbiano 
stima, se non vengono estratti a caro prezzo dai loro nemici, e nel 
tempo medesimo che si promulgano decreti per impedirne l'uso col 
nome di Cesare, Cesare è il primo ad invitar col suo esempio alle 
trasgressioni et alle licenze.</p>
<p>Quando non fosse così stretto il nodo dell'Alleanza da gravi e 
particolari interessi cogl'Anglollandi, sarebbe disciolto già lungo 
tempo. È reciproca la gelosia per la Religione, e di mal' animo si 
tollera in Vienna la parzialità per li ribelli dell'Ungheria, e li 
continui rimproveri per le dispersioni inutili del contante, e le 
tarde mosse dell'armi. Predomina tuttavia in ambidue li 
partiti il desiderio di deprimere l'inimico commune, onde sopra 
questo punto vi sarà buona unione ne' trattati di pace, come s'è 
mantenuta sin' ora nell'essercizio della guerra. Quando però si 
dovesse sospenderla con un riparto della Monarchia contenziosa 
riusciranno inevitabili le gelosie, e l'amarezze.</p>
<p>Si muta verso la Polonia col genio del Rè, l'inclinazione 
degl'Allemanni. Li riguardi della Sacra Lega dovrebbero ispirare 
migliore corrispondenza, ma il confine dell'Ungheria, e l'aderenze, 
che vi tiene il Rakoczi sono continui semi di diffidenza. S'è 
riconosciuto per Rè Stanisiao Lenzischi, chiamato volgarmente, il 
nuovo Eletto, a motivo di compiacere la Svezia. Pure la dipendenza 
servile a quella Corona è abborrita da Cesarei, nè si vedrebbe di 
buon' occhio stabilito sul trono. Per altro non si prende parte ìn 
quei confusi raggiri, s'ama di sentirvi implicati li Suezesi, e solo 
cercasi con mezzi occulti di blandir il genio d'alcune principali 
famiglie fattesi conoscere sempre parziali di Casa d'Austria. 
Venendo il caso di nuova elezione s'appoggierà il partito del 
Prencipe Eugenio, benchè mi sia toccato di sentire più d'un 
Ministro a dichiararsi che li piacerebbe più tosto Generale di 
Cesare, che Rè confinante. Grande è l'unione del sangue per la 
Casa Sobieski, tuttavia prevale il sospetto della propensione alla 
Francia, e veramente si sono vedute carte, che lo rendono 
giustificato.</p>
<p>Gradirebbesi l'amicitia del Czaro, ma alquanto remota, stimandosi, 
e temendosi la sua potenza. Per questo si sono più volte rifiutati 
li soccorsi esibiti per la Transilvania, e per l'Ungheria.
Venerato da quei popoli il rito scismatico si dubbitò, che 
fissandovi il piede non fosse così facile a ritirarlo. Egli 
all'incontro anella alla più stretta corrispondenza. Per conseguir' 
un Arciduchessa si mostrava disposto, a far abbracciare il vero 
culto al figlio, et offeriva notabili avantaggi alla Religione. 
Tentò ogni mezzo per entrare nella grand' Alleanza contro la 
Francia, e sollecitò con premura anco quella contro il Turco. 
Li ragguardi accennati della Svezia persuasero ad escludere la prima 
offerta. Iritato dalla ripulsa, cessata l'apprensione delle mosse 
degli Ottomani si ritirò anche dall'ultima, alla quale per altro 
scoprivasi propenso l'Imperatore. È facile, che si ripigli la 
pratica, quando il Cielo accordi la benedizione della pace 
all'Europa.</p>
<p>Sciolto dal grand' impegno aspira Cesare al cadere delle tregue di 
ripigliare l'armi contro la Porta e di porsi egli medesimo alla 
testa di poderosa Armata per coronarsi di gloria, dilatar il confine 
et assicnrare l'Ungheria. Quest' è l'unico dissegno, che li sta 
fisso nel cuore, e che medita con piacere. Conosce necessario 
l'appoggio dell'Armate maritime di Vostra Serenità; comprende il 
proffitto della diversione, e per sè stesso si mostra inclinato a 
coltivare buona corrispondenza con la Serenissima Republica, ma non 
sono eguali le massime, nè le dirrezioni de' Ministri, che 
prefferiscono gl'oggetti presenti alli più remoti. Facilmente si 
svegliano l'ombre di parzialità per la Francia, o d'Alleanze tra 
Prencipi d'Italia, il confine assai dilatato, gl'arresti de' 
bastimenti, il giusto dominio di Vostra Serenità sopra il Golfo 
suggeriscono frequenti motivi d'iritamento. È fortuna publica, che 
quel Ministerio importante resti in congionture così difficili 
appoggiato alla vÝrtù, et esperienza dell'Eccellentissimo Signor 
Cavalier Ambasciator Tiepolo che ripportando universali gl'applausi 
per la sublimità del talento, per la soavità del tratto, e per la 
generosità della mano saprà mirabilmente riparare li miei difetti, 
e promovere l'interesse della Serenissima Patria. Più volte ho 
esposto ne' miei riverenti dispaccij, che gioverebbe sopire le 
differenze de' confini, piantare limiti certi, et assicurare la 
quiete. Me lo suggerì con apertura di cuore in atto di confidenza 
lo stesso Cancelliere Sailiers, accennando, che terminata la guerra 
e cadendo gl'affari sotto altra dirrezione, come è già seguito, 
potrebbero succedere molesti impegni. Pare, che non lo meriti il 
dominio di sterili sassi, o il pascolo di pocchi armenti. M'era 
sortito di superare la demolizione di Zonigrad, nè diffidavo di 
conseguire la restituzione, se per cause ignote, e superiori al mio 
povero intendimento non mi veniva rivocato quel commando, che portai 
meco espresso con grande efficacia tra le prime commissioni. Sarebbe 
parimente desiderabile, che quella Segnoria fosse meglio proveduta 
di lumi nella materia gelosa, e delicata del Golfo, perchè 
gl'Ambasciatori istrutti delle publiche ragioni e dei 
sentimenti dell'Eccellentissimo Senato avessero modo più facile di 
sostenerli a fronte di quei Ministri, ch' informati di ciò che 
giova al loro partito attaccano sovente con forza, e pongono in 
necessità di diffesa. Il Padre Paolo Servita famoso e benemerito 
Consultore, ha scritto meglio d'ogn' altro sopra tale soggetto, ma 
vi sono posteriori accidenti, che meritano esame, e ponderazione. È 
tollerato, non intieramente negletto l'arresto della mezza galera, 
che devesi creder' infracidita nel Mandraccio di Corfù. Più volte 
mi fù promossa l'istanza della consegna, ma avendo fatto conoscere, 
che doveva precedere quella degl'effetti rapiti da' Segnani a 
sudditi Veneti, si lasciò cader l'affare in silenzio. </p>
<p>Produce gran senso quello de' Quartieri, quando si pone in 
contingenza la parità con la Francia. Per altro è nota la 
prontezza, con la quale l'Imperatore Leopoldo fù il primo ad 
applauder alli giusti, e vigorosi decreti dell'Eccellentissimo 
Senato. Sussistono le dichiarazioni del Conte Berka, et è certo il 
concorso de' Cesarei ad ogni passo, purchè vi sia modo d'essiggere 
quello delle due Corone.</p>
<p>Non può ristabilirsi la tranquillità dell'Europa senza un 
Congresso, chiedendo un'accurata discussione gl'interessi di tanti 
Prencipi, e la disposizione di molti stati. Li punti di maggior peso 
saranno concertati ne' preliminari, ma vi sarà assai da sudare per 
chi avrà l'onore della mediazione. Pareva, che coll'esempio 
degl'ultimi trattati dovesse risserbarsi alla Svezia. Ora se la Casa 
d'Austria avrà modo d'escluderla senza pericolo di gagliardo 
rissentimento, lo farà certamente, inclinando più tosto alla 
Danimarca, che non sarà ammessa dalla Francia. Quando le cose di 
Roma non mutino aspetto, nè pure verrà concesso al Padre commune 
di sostener l'apparenze del suo Offizio Pastorale.</p>
<p>La più fedele neutralità è stata quella della Serenissima 
Republica. Doverebbero essere considerati con distinzione li danni 
sofferti, e li commodi somministrati ad ambidue li partiti. Pure se 
non offende, non obliga l'indifferenza, e tal volta tutti si dolgono 
di non aver conseguito ciò che desiderano.</p>
<p>Vi sarebbe motivo di versare lungamente sopra il commercio al quale 
ho tenuto sempre applicato l'occhio, promovendo a tutto potere 
l'interesse de' sudditi. E il maggiore, che l'Eccellenze Vostre 
abbiano per la parte di terra, e potrà farsi più lucroso, quando 
sia coltivato con attenzione. L'oro, che si rifonde supera di 
molto quello, che si ricava dalla Germania. Feci più volte 
conoscere al Presidente della Camera et ad altri principali 
Ministri, quanto fosse profficua e necessaria la corrispondenza con 
lo stato di Vostra Serenità, entrandovi dallo stesso più denaro in 
quelli di Cesare, ed unitamente da tutte le altre parti del mondo. 
Grandi sono li privileggi, che gode la Nazione Allemanna in questa 
Dominante, et all'incontro pesanti gl'aggravij delle merci Venete 
nell'Austriaco e nelle confinanti Provincie. Quello che più mi 
duole è che non sono eguali per l'altre parti, onde cresce il 
traffico passivo e si diminuisce l'attivo. La publica prudenza 
saprà addattarvi compenso ora particolarmente che grande Magistrato 
veglia sopra materia così importante con benemerito zelo. Si dia 
solo licenza al mio per un debole rifflesso, che forse non sarà 
trovato inutile al publico interesse. Ho fatto un calcolo assai 
fondato che nel giro di 50 anni, cioè a dire ai nostri giorni 
saranno usciti dalle vene di questo stato, e particolarmente dalla 
Dominante pocco meno di 30 millioni di ducati in soli animali, 
quando li Territorij di Vostra Serenità regolati con miglior ordine 
sarebbero capaci di provedere non solo al proprio alimento, ma di 
somministrarlo agl'esteri senza scemar punto la raccolta de' grani. 
Si soggiunga, che questo denaro và a cader tutto, o nell'erario di 
Cesare, o nel Kasnà del Gran Signore, e che succedendo disturbi con 
alcuna delle sopradette Potenze può mancar in momenti il nutrimento 
a questo popolo. Sospendo l'essagerazioni, perch' il fatto parla da 
sè stesso. Dalla publica auttorità dipende il rimedio al grave 
disordine, che non è difficile, e riuscirà profficuo, quando sia 
prommosso con vigore. Non è a proporzione meno pesante il danno, 
che l'Eccellenze Vostre soffrono ne' legnami, e ne' boschi. Li 
sostegni alle fabriche, li ripari agl'argini, l'alimento delle 
fiamme si ricavano dagl'esteri, e pure la natura ci ha proveduti di 
monti, che supplirebbero al bisogno di molti stati. Basta scorrere 
il canale detto del ferro, ch'è sù la strada della Germania per 
conoscere tale verità, e per deplorare tale sventura. Non è poi 
mia incombenza l'esaminare le moleste consequenze d'inondazioni e 
tempeste, che nè derivano, restringendomi al solo rifflesso, che se 
dalla parte del Tirolo, della Cargna, del Cadovrino, e 
dell'Istria restasse dagl'Austriaci interdetto questo 
commercio, si troverebbero l'Eccellenze Vostre constituite trà le 
maggiori indigenze.</p>
<p>Sono felici quei paesi che non hanno bisogno di ricercar il 
sostentamento dai loro vicini. Gran copia di tele, ferro, rame, 
pelami, cera viene dall'Allemagna; se ci fosse maggior industria ne' 
sudditi potrebbe aversi maggior provisione di queste merci dentro lo 
stato, minorar il consumo delle straniere, e ritenere l'oro nelle 
sue vene. Non è di pocco peso quello, ch' esce per il disordine 
delle monete. Se ne sparge con avedutezza dagl'Allemnni gran copia 
di bassa lega, e si ritirano con cambio lucroso le più perfette. Se 
non vi si pone riparo, crescerà il male, e riuscirà sempre più 
difficile il rimedio. Dio, che vede il cuore, conosce la purità del 
zelo, et il solo oggetto del ben publico. Chieggo riverente perdono, 
se sono uscito dalla mia sfera. È debito d'ogni Cittadino 
l'additare quello che crede giovevole, nè io potevo lasciar passar' 
inosservato ciò che impingua le finanze di Cesare et isterilisce 
quelle di Vostra Serenità. La grande maturità dell'Eccellentissimo 
Senato non sdegnerà compatire, e farne quell'uso, che giudicherà 
conferente.</p>
<p>Fù il primo a riparare li pregiudizij, che rissentiva il publico 
decoro nelia mia povera persona l'Eccellentissimo Signor Giovan 
Priuli <foreign lang="lat">quondam</foreign> Marc' Antonio, che con nobile comparsa, con 
tratto soave, con saggia condotta accrebbe lustro al carrattere 
Patrizio, e si conciliò tutta l'approvazione della Corte, non 
declinando punto da quel sentiere di gloria, e d'onore, che vanno 
segnando con tanto applauso, e benemerenza gl'eccellentissimi 
Fratelli.</p>
<p>Il Nobil Homo Lorenzo Pisani fù de' <foreign lang="lat">quondam</foreign> Francesco seguì 
l'esempio de' suoi, che nelle prime Corti d'Europa, e nelle azioni 
della guerra, e della pace hanno già fatta pompa di virtù e di 
generosità senza pari. Risuonando con giusti encomij in quella di 
Vienna fù accolto con la stima dovuta ad un merito particolare, e 
qualificato.</p>
<p>Molti soggetti, che nell'Armate di Vostra Serenità viddero le 
belle prove d'intrepidezza, e di cuore del Nobil Homo Giuseppe Maria 
Meli le ripetevano con frequenza, e con giustizia alla di lui 
comparsa.</p>
<p>Parimente diede motivo di risvegliare la fama, e le lodi della 
cospicua fainiglia Nani il Nobil Homo Giovan de' <foreign lang="lat">quondam</foreign> 
Giovan Battista, che pure si compiacque onorare la Casa di 
Vostra Serenità e far spiccare nel tempo del suo soggiorno le 
qualità, che lo adornano.</p>
<p>Coronò gl'ultimi periodi del Ministero con mia somma consolazione 
l'Eccellentissimo Signor Giovan Basadonna ammirato da tutti per 
l'insigni doti di matura prudenza, d'affabile soavità, di splendido 
trattamento, dando a conoscere di qual aurea tempra siano quei 
soggetti, che la Serenissima Patria degnamente esalta alli primi 
gradi del merito, e dell'onore.</p>
<p>Li due maggiori de' miei figli mi furono quasi per l'intiero 
periodo dell'Ambasciata compagni nelle fattiche. Ho voluto mostrarli 
io stesso la strada dell'obbedienza, che siano spettatori delle 
communi disaventure, et apprendano a mirar' a ciglio asciuto quelle 
piagge che s'aprono per il servizio della Patria adorata.</p>
<p>Sostenne per il corso di quattro anni e mezzo il peso della 
Segretaria, il fedelissimo Fabio Lio con tanta virtù, pontualità 
et attentione, che li conciliò tutta la stima degl'esteri, e 
l'universale approvazione. Visse con decoro, si regolò con 
prudenza, e col sacrifizio de' sudori e delle sostanze cercò 
meritarsi il benigno agradimento di Vostre Eccellenze. 
L'indisposizioni contratte ne' lunghi, e benemeriti impieghi del 
Levante accrebbero gl'incommodi di quel rigido Clima. Lottò per 
molto tempo il zelo con la natura illanguidita, et erano infelici li 
pressaggi de' medici. Vedendo imperversato il destino nel contender' 
a me il successore, a un respiro non ebbi cuore di lasciarlo esposto 
al cimento di perdersi, onde io medesimo facendo violenza al genio, 
m'avanzai ad' implorar quel sollievo, che li fù benignamente 
accordato dalla publica carità. Ora dall'autorità 
dell'Eccellentissimo Consiglio resta destinato a riassumere 
l'incarico della Segretaria appresso l'ambasciata est.ria et avendo 
preso vigore nell'aria nativa non li manca rassegnazione per 
umiliarsi alle Sovrane disposizioni, onde col merito de' servizij 
prestati, e con quelli, che ora prepara, s'è reso doppiamente degno 
delle solite generose benefficenze di Vostra Serenità. </p>
<p>Sottentrò con egual fervore nelle di lui veci il fedelissimo Marin 
Marino e sino al fine travagliò con fede, con assiduità, e con 
lode. Indeffesso nelle fatiche non sà trovar' altra quiete il di 
lui spirito, che nell'operare per il servizio di Vostre Eccellenze. 
Appena sciolto dal grand' impegno del sindicato di Morea passò alla 
Corte di Vienna, et il termine di quell'impiego fù principio della 
Secretaria di Dalmatia. Nel talento distinto del circospetto Gasparo 
di lui fratello l'Eccellentissimo Senato ha sempre in vista 
l'esemplare del suo coltivato con studio, e raffinato 
dall'esperienza.</p>
<p>Di me Serenissimo Prencipe, Eccellentissimi Padri non posso dir' 
altro, che d'avere consacrato di buon cuore, vigilie, sudori, e 
sostanze col solo oggetto dell'obbedienza. Figlio, marito e padre ho 
abbandonati li Genitori cadenti, la Consorte afflitta, la tenera 
prole. Dio m'ha levati li primi, et il fratello Cardinale nel lungo 
corso del Ministero. È facile il comprendere li pregiudizij di tali 
sconvoglimenti, e di tanti lutti. Ho servito in tempi calamitosi tra 
le rivoluzioni dell'Ungheria, ch'è la nutrice di Vienna, con 
alterazione de' prezzi, e notabile incremento di spesa.</p>
<p>Mi portai a quella Corte doppo avere sostenute successivamente due 
altre cariche trà li cimenti del contaggio, e dell'armi, lasciando 
dodeci innocenti figli privi d'assistenza, e dirrezione, mentre 
tutti li fratelli si trovavano occupati nel servir' a Dio, et alla 
Patria. Dall'agitazioni del mare ha dovuto uno de' medesimi passar' 
a quelle non meno moleste della Terra Ferma con gravose incombenze 
militari e politiche, e già s'avicina il termine dell'anno 40 di 
così pesante impiego. Ora la publica auttorità m'impone altro 
sacrifizio. M'è toccato vedere la comparsa magnifica 
dell'Ambasciata est.ria di Portogallo fatta a carico del Reggio 
erario e quella d'altri Ministri capitati per offerire li primi 
ossequj al nuovo Cesare. Non si deve negliger' il decoro della 
serenissima Patria a fronte dell'estere Nazioni. Nobile e 
qualificata Colleganza m'incoraggisce e consola. Non ricuserò 
d'aprire nuove piaghe, pure che vi sia parte sana capace di 
riceverne l'impressione, costante nella massima ereditata da 
maggiori et appressa da fratelli d'impegnare le fortune, il sangue e 
la vita stessa per le publiche glorie.</p>
<p>Nell'ultima Audienza di congedo l'Imperatore con espressioni molto 
benigne mi consegnò il suo ritratto adorno con diamanti. Il maggior 
prezzo è quello dell'imagine d'un tanto Prencipe. Qualunque egli 
sia lo deposito al piede di Vostra Serenità, nè si restituirà 
alla mia umilissima Casa, quando non divenga dono generoso della 
mano beneffica di Vostre Eccellenze, che per me è sola dispensiera 
di gratie.</p>
<closer><dateline>Data li 9 Decembre 1708.</dateline>
<signed>Daniel Dolfin.
Terzo Cavalier.</signed></closer></div1></body></text></TEI.2>
