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      <title>Rime di F. Petrarca con l'interpretazione di G. Leopardi</title>
      <author>Giacomo Leopardi</author>
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    <extent>1233 Kb in UTF-8</extent>
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      <publisher>Biblioteca Italiana</publisher>
      <pubPlace>Roma</pubPlace>
      <date>2004</date>
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              personale o scientifico. Ogni uso commerciale è vietato</p>
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      <title>Collezione BibIt</title>
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        <title>Tutte le opere</title>
        <author>Leopardi, Giacomo</author>
        <editor id="ed">Felici, Lucio</editor>
        <publisher>Lexis Progetti Editoriali</publisher>
        <pubPlace>Roma</pubPlace>
        <date>1998</date>
        <note>L'edizione elettronica fa riferimento al testo a cura di A. Noferi, Milano, Longanesi 1976.</note>
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                    <p>Tutti i materiali paratestuali della fonte cartacea non riconducibili alla
                      responsabilità dell'autore dell'opera sono stati soppressi nella versione
                      digitale</p>
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                      <p>Livello medio: controllo a video con collazione con edizione di
                      riferimento</p>
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                      <p>I simboli di citazione e di discorso diretto presenti sulla fonte cartacea
                        sono stati rappresentati sulla versione digitale</p>
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                      <p>I trattini di sillabazione a fine riga sono stati soppressi e le parole
                        ricomposte</p>
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        <term>851.1 - POESIA ITALIANA. ORIGINI-1375</term>
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<text>
<front>
<div1>
<head>MANIFESTO (1825)</head>
<p>Passiamo ora ad annunziare la prossima pubblicazione del <title>Canzoniere</title> del Petrarca, ch'è veramente il Poeta delle Donne gentili. Ogni canzone ed ogni sonetto saranno corredati d'una semplice interpretazione, nuda affatto d'ogni erudita disgressione, e tale da renderne ad un tempo facilissima l'intelligenza allo straniero poco esperto nel nostro idioma, più chiari molti passi all'Italiano non versato nei modi del dire antico, e fors'anche più luminose le bellezze a quegli stessi che delle letture dei nostri primi maestri non sono del tutto digiuni. Le Donne gentili poi, a cui la Natura e l'educazione diedero in supremo grado la squisitezza del sentire, non avranno a temere che sfugga loro il benchè minimo di quei tanti delicati concetti che uscivano spontanei dal cuor nobilissimo del Petrarca.</p>
</div1>
<div1>
<head>L'AUTORE DELL'INTERPRETAZIONE A CHI LEGGE (1826)</head>
<p>Nessuno oggi in Italia, fuori dei letterati (io voleva dir fuori di pochissimi letterati), conosce nè può intendere facilmente la lingua italiana antica. Nondimeno anche le donne italiane, e oltre di ciò un gran numero di stranieri, vogliono leggere il Petrarca, poeta molto difficile anche alle persone dotte ed esercitate nella lettura e nella lingua dei nostri scrittori classici. Or dunque poichè le donne e gli stranieri leggono il Petrarca, a me pare che non sarebbe mal fatto che l'intendessero: ma io so di certo che non l'intendono; perchè nè anche i letterati italiani lo possono intendere senza qualche comento; e i comenti che abbiamo sopra il Petrarca sono parte più oscuri del testo, e però inutili a tutti; parte lunghissimi, e però inutili alle donne e ad alcuni altri che non credono bene di spendere un'ora intorno ad un sonetto; e finalmente tutti passano sotto silenzio, quale un buon terzo, quale una buona metà, e quale almeno due terzi dei luoghi oscuri, e però sono inutili, se non altro, agli stranieri, alle donne e a tutti quegli uomini che hanno paura o non sono accostumati di andare al buio. Di più quantunque non tutti i comentatori del Petrarca conoscano la lingua italiana antica, nondimeno tutti presuppongono che i lettori la sappiano molto bene: di modo che anche per questa parte sono inutili agli stranieri, alle donne, e agl'italiani di oggidì, generalmente parlando.</p>
<p>L'intento di questa <title>Interpretazione</title> si è di fare che chiunque intende mediocremente la nostra lingua moderna, possa intendere il Petrarca, pon mica leggendo spensieratamente, perchè in questo secolo non si può far l'impossibile, ma ponendoci solamente quell'attenzione che si mette nel leggere l'articolo delle mode nei giornali. La chiamo <title>Interpretazione</title>, perch'ella non è un comento come gli altri, ma quasi una traduzione del parlare antico e oscuro in un parlar moderno e chiaro, benchè non barbaro, e si rassomiglia un poco a quelle <title>Interpretazioni</title> latine che si trovano nelle edizioni dei Classici dette <foreign lang="lat" rend="italic">in usum Delphini</foreign>. Non entro mai a disputare; ma dove i comentatori sono discordi, reco solamente quella interpretazione che mi par vera; o che io la tolga da qualcheduno di loro, o che io la immagini da me. Quando due o più interpretazioni o d'altri o mie proprie, o pur l'una mia l'una altrui, mi paiono esser parimente verisimili in un medesimo luogo, le reco brevemente tutte. Talvolta seguo un comentatore, talvolta un altro, spesso nessuno, sempre l'opinione mia. Non salto a piè pari nessuna difficoltà quando anche tutti i comentatori la saltino. Porgo in ristretto, ma chiaramente, tutte le notizie istoriche necessarie a intender bene il testo. In principio tengo dietro a spiegare certe minuzie che poi vengo tralasciando di mano in mano che io credo che il lettore debba con questa lettura medesima esser venuto acquistando un poco di conoscenza e di pratica della lingua antica e della maniera di dire del Petrarca. Intendo sempre di scrivere per le donne e per gli stranieri: se a caso avvenisse che gli uomini e i letterati italiani, per mezzo di questa interpretazioncella, arrivassero a intender bene e compiutamente qualche luogo fin qui o non inteso, o appena o anche male inteso, avranno occasione di ripetere <foreign lang="lat" rend="italic">ex ore infantium et lactentium</foreign>, o qualche altro detto di quel tenore.</p>
<p>Quanto al testo si è seguitata in ogni cosa la edizione del professor Marsand, eccetto solamente nella punteggiatura, la quale non si è voluta tòrre da nessuna edizione, ma farla in tutto nuova.</p>
</div1>
<div1>
<head>SCUSA DELL'INTERPRETE (1826)</head>
<p><quote><emph>Come va 'l mondo!</emph></quote> dice il nostro Petrarca, e dico ancor io seco. Condotta a fine un'opera piena di fatica e di noia tale, che <quote><emph>sol della memoria mi sgomento</emph></quote>, invece di esser ringraziato, mi tocca dimandar perdono ai lettori, che gli antichi, a dirlo per incidenza, chiamavano candidi. Bene; sia in buon'ora. A quelli che mi riprendono di non avere sviscerati i pensieri del Petrarca, domando perdono di non avere fatto mai lo svisceratore; di aver proposto e promesso di fare una interpretazione del Petrarca, e non altro; di non essere stato a chiedere il parer loro circa il genere di esposizione che mi convenisse meglio di eleggere, e di avere scelto quello che parve buono a me, e non quello che piace a loro; tenendo per certo che essi, se l'opera non fosse stata a loro proposito l'avrebbero lasciata stare; finalmente di essermi persuaso che spiegati con pazienza somma, con particolarità e chiarezza, i vocaboli e i sentimenti, e tra questi anche i più reconditi, i pensieri dovessero essere intesi da chiunque avesse intelletto, senza che io gli sventrassi. A chi mi dice che il Petrarca non è oscuro, domandando perdono rispondo che il sole non è chiaro, e prometto di provare il mio detto immantinente che egli avrà provato il suo. A quelli che si scandalizzano ch'io abbia chiamata antica la lingua del Petrarca, domando perdono dello scandalo, e soggiungo ch'ella era antica già più di trecento anni fa, ma oggi sarà forse ringiovanita, o forse alcuni moderni saranno invecchiati. A quelli che mi accusano di avere scritto per li fanciulli, e di aver voluto insegnar la grammatica, perchè talvolta noto i casi dei nomi, le persone dei verbi, e cose simili, a questi tali, oltre il solito perdono, domando licenza di ridere; e poi li prego a guardare ch'io noto queste cose, non per insegnar la grammatica, ma dove alla prima vista, e forse anche alla seconda, l'accusativo, per modo d'esempio, pare nominativo; la persona prima, persona terza; il verbo neutro, verbo attivo; o vero al contrario; e così discorrendo. In ultimo domando perdono a tutto l'esercito innumerabile dei pedanti d'ogni nome e d'ogni bandiera, e a tutto il piccolissimo numero dei loro contrari: a questi, di avere scritta una interpretazione, a quelli, di non averla scritta a lor modo. E a tutti, o che mi perdonino o no, desidero tanta sanità e contentezza, quanta costanza avranno nelle loro opinioni fino alla morte. Così sia.</p>
</div1>
<div1>
<head>L'AUTORE DELL'INTERPRETAZIONE A CHI LEGGE (Abbozzo)</head>
<p>In questo volume ci siamo discostati una volta dalla edizione del professore Marsand, e ciò è nell'infrascritto passo della tredicesima Canzone, che, nel genere elegiaco, forse è la più bella che abbia il Petrarca.</p>
<quote rend="block">
<lg>
<l>Poscia fra me pian piano:</l>
<l>Che sai tu lasso? forse in quella parte</l>
<l>Or di tua lontananza si sospira:</l>
<l>Ed in questo pensier l'alma respira.</l>
</lg>
</quote>
<p>Così leggono diverse edizioni antiche e forse la più parte delle moderne, e così leggiamo noi. Ma le tre edizioni seguite dal Marsand, in cambio di <emph>che sai</emph>, hanno <emph>che fai</emph>, lezione che, secondo me, in questo luogo non viene a dir nulla, e oltre di ciò nuoce incredibilmente alla bellezza del medesimo, e dissipa, si può dir, tutta la naturalezza, la proprietà, il candore e la tenerezza del sentimento e della espressione di esso.</p>
</div1>
<div1>
<head>PREFAZIONE DELL'INTERPRETE (1837)</head>
<p>Pubblicato questo Comento l'anno 1826 in Milano, alcuni l'accusarono d'inutilità, dicendo che il Petrarca è chiaro da se medesimo. Questi tali è credibile che non comperino Petrarchi con comenti, e però a loro non è dovuta alcuna risposta. Altri gli diedero lode di esattissima brevità, altri lo biasimarono di secchezza, altri di <emph>superflua prolissità</emph>. Molti stranieri mi ringraziarono non senza meraviglia di poter leggere un Poeta italiano coi medesimi sussidii che si hanno per leggere i latini e i greci. L'edizione di Milano fu venduta prestamente. Più ristampe ne sono state fatte in questi dieci anni: nessuna con saputa mia; tanto che ritengono insino agli errori della prima stampa. Richiesto di giovare, se potessi, all'edizione presente, pongo qui avanti alcune poche avvertenze.</p>
<p>In primo luogo questo Comento, che io chiamo più volentieri Interpretazione, si diversifica tanto dagli altri comenti che abbiamo sopra di Petrarca, quanto si assomiglia a quelli che gli antichi Greci e Latini fecero sopra gli autori loro. Per lo più non è altro che una traduzione dei versi o delle parole del Poeta in una prosa semplice e chiara quanto io ho saputo farla. Ogni volta che ad intendere il testo sono necessarie notizie storiche o mitologiche, si porgono brevemente. Non è passata in silenzio nessuna difficoltà della quale io mi sia accorto; e dovunque io non ho inteso, ho confessato espressamente di non intendere, acciocchè il lettore, non intendendo, non si credesse nè più ignorante nè meno acuto dell'interprete, come tutti gli altri comentatori vogliono che egli si tenga in tali occasioni. Quelli che mi riprendono di troppa abbondanza, non nell'esposizione di ciascun luogo o di ciascun vocabolo, ma nella quantità dei vocaboli e luoghi che io spiego, hanno ragione, se considerano questo Comento come fatto per loro: ma se lo considerano come fatto per tutti, anche per le donne, e, occorrendo, per li bambini, e finalmente per gli stranieri, non mi debbono biasimare di aver procurata a questi ogni comodità senza alcuno incomodo degli altri, i quali non sono mai sforzati di voltare gli occhi al Comento nei luoghi che intendono; e con sì piccolo dispendio di carta e d'inchiostro, che qui in Napoli, dove nel 1828, ristampando questa Interpretazione, vollero, come dissero elegantemente, <emph>spogliarla della sua superflua prolissità</emph>, appena di dieci o quindici piccolissime paginette lo poterono accorciare. Che se spesso m'avviene di dichiarare una stessa voce o maniera più e più volte, s'ha a considerare, fra l'altre cose, che il Petrarca non è di quegli scrittori che si leggono dal principio alla fine seguitamente; ma qua e là, per lo più a salti e senz'ordine; onde è conveniente che il lettore abbia a ciascun luogo tutto ciò che gli bisogna per intenderlo, e non sia costretto di andare alla ventura pescando in tutto il comento le dichiarazioni che gli occorrono.</p>
<p>Quanto al testo, ho seguitato alla cieca quello del professore Marsand, oggi usato universalmente; non che esso sia nè che io lo creda netto di lezioni false. Ma l'assunto del Marsand, che mi diceva egli stesso in Milano, non fu altro che di rappresentare fedelmente le tre edizioni antiche da lui citate nel suo proemio e giudicate ottime, lasciando altrui la critica di sì fatto testo; parte, si può dire, intatta non solo nel Petrarca, ma in tutti gli autori nostri antichi, quantunque così necessaria in questi come nei greci e nei latini. Ma non era della natura della mia interpretazioncella l'entrare in questo campo. Forse lo tenterò alcun giorno in un <title>Saggio di emendazioni critiche delle Rime del Petrarca</title>, la materia del quale ho da più anni in serbo; e forse, in compagnia di molti altri miei disegni, anche questo se ne andrà col vento. Ancora l'ordine dei componimenti del Petrarca sarebbe corretto in molta parte, e quello che è più, la forza intima, e la propria e viva natura loro, credo che verrebbero in una luce e che apparirebbero in un aspetto nuovo, se potessi scrivere la storia dell'amore del Petrarca conforme al concetto della medesima che ho nella mente: la quale storia, narrata dal Poeta nelle sue Rime, non è stata fin qui da nessuno intesa nè conosciuta come pare a me che ella si possa intendere e conoscere, adoperando a questo effetto non altra scienza che quella delle passioni e dei costumi degli uomini e delle donne. E tale storia, così scritta come io vorrei, stimo che sarebbe non meno piacevole a leggere e più utile che un romanzo.</p>
<p>In una cosa si discostano l'edizione di Milano e la presente da quella del Marsand; cioè nella punteggiatura; la quale io medesimo colla maggiore diligenza che mi fu possibile, volli fare del tutto nuova. Opera assai tediosa a fare, ma che può essere quasi un altro comento: perchè infiniti sono i luoghi del Petrarca e degli altri antichi, che punteggiati scarsamente o soverchiamente o male, appena si possono intendere, e punteggiati avvedutamente e con misura, diventano chiarissimi.</p>
<p>In questa nuova edizione ho cercato che fossero corretti gli errori tipografici della prima, ch'io aveva segnati accuratamente già da gran tempo, e che il Comento fosse migliorato con parecchie mutazioni ed aggiunte ch'io aveva in ordine. La lontananza e l'angustia del tempo non mi hanno consentito di più. Se avessi potuto a bell'agio rivedere il Comento dall'un capo all'altro, e paragonarlo col testo, avrei fatto molte altre innovazioni: e certamente avrei scancellato ogni parola che io per baldanza giovanile lasciai scorrere, poco riverente verso il Petrarca; la stima del quale di giorno in giorno, non ostante i suoi mancamenti che tutti sanno, cresce in me tanto, quanto ella scema in qualche imbrattatore di fogli che non mi degno di nominare. Anche avrei fatto uso della scelta, assai ricca, di annotazioni sopra il Petrarca pubblicata poco dopo la prima edizione di questo comento in Padova dal signor Carrer; opera che io non ho veduta, ma che stimo degna di menzione a rispetto sì del nome del compilatore, e sì di avere udito molto commendarla. Il comento che i Borghi e compagni aggiunsero al Petrarca che stamparono nel 1827 in Firenze, non è altro che una storpiatura del presente.</p>
</div1>
</front>
<body>
<div1>
<head>PARTE PRIMA</head>
<head>SONETTI E CANZONI IN VITA DI M. LAURA</head>
<div2>
<head>1 (RVF 1)</head>
<argument><p>Chiede perdono agli uomini di sua debolezza; e mostra quanto egli ne senta adesso vergogna.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Voi ch'ascoltate in rime sparse il suono</l>
<l>Di quei sospiri ond'io nudriva il core</l>
<l>In sul mio primo giovenile errore,</l>
<l>Quand'era in parte altr'uom da quel ch'i' sono;</l>
</lg>
<lg>
<l>Del vario stile in ch'io piango et ragiono</l>
<l>Fra le vane speranze e 'l van dolore,</l>
<l>Ove sia chi per prova intenda amore,</l>
<l>Spero trovar pietà, nonchè perdono.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma ben veggio or sì come al popol tutto</l>
<l>Favola fui gran tempo: onde sovente</l>
<l>Di me medesmo meco mi vergogno:</l>
</lg>
<lg>
<l>E del mio vaneggiar vergogna è 'l frutto,</l>
<l>E 'l pentirsi, e 'l conoscer chiaramente</l>
<l>Che quanto piace al mondo è breve sogno.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">Voi</hi>. O voi. Vocativo. <hi rend="italic">In rime sparse</hi>. In varj e brevi componimenti poetici. [v.2] <hi rend="italic">Onde</hi>. Dei quali. Coi quali. [v.3] Nel tempo degl'inganni della mia gioventù. [v.4] <hi rend="italic">Quand'era</hi>. Quand'io era. [v.5] <hi rend="italic">In che</hi>. In cui. [v.7] <hi rend="italic">Per prova</hi>. Per esperienza. <hi rend="italic">Intenda</hi>. Conosca. [v.8] <hi rend="italic">Pietà non che perdono</hi>. Non solamente perdono ma anche compassione. Questa quartina si intenderà più facilemente leggendola così: <hi rend="italic">Ove sia chi per prova intenda amore, Spero trovar pietà, non che perdono, Del vario stile</hi>, col resto. [vv.9-10] <hi rend="italic">Sì come</hi>. Che. <hi rend="italic">Al popol tutto Favola fui gran tempo</hi>. Per lungo tempo fui materia di discorso e di riso alla gente. [v.11] <hi rend="italic">Meco</hi>, fra me.</note>
</div2>
<div2>
<head>2 (RVF 2)</head>
<argument><p>Forte contro tante insidie di Amore, non potè difendersi da quest'ultima.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Per far una leggiadra sua vendetta,</l>
<l>E punir in un dì ben mille offese,</l>
<l>Celatamente Amor l'arco riprese,</l>
<l>Com'uom ch'a nocer luogo e tempo aspetta.</l>
</lg>
<lg>
<l>Era la mia virtute al cor ristretta,</l>
<l>Per far ivi e negli occhi sue difese,</l>
<l>Quando 'l colpo mortal laggiù discese,</l>
<l>Ove solea spuntarsi ogni saetta.</l>
</lg>
<lg>
<l>Però turbata nel primiero assalto,</l>
<l>Non ebbe tanto nè vigor nè spazio</l>
<l>Che potesse al bisogno prender l'arme,</l>
</lg>
<lg>
<l>Ovvero al poggio faticoso ed alto</l>
<l>Ritrarmi accortamente dallo strazio;</l>
<l>Del qual oggi vorrebbe, e non può aitarme.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.2] <hi rend="italic">Offese</hi>. Fatte ad Amore dal poeta, resistendogli e disprezzandolo. [v.3] <hi rend="italic">Celatamente</hi>. Di nascosto. [v.4] <hi rend="italic">Com'uom che</hi>. Come fa chi. [v.5] <hi rend="italic">Virtute</hi>. Forza. [v.6] <hi rend="italic">Far sue difese</hi>. Difendersi. [v.7] <hi rend="italic">Laggiù</hi>. Nel cuore. [v.8] Dove ogni assalto di Amore soleva riuscir vano. [v.9] <hi rend="italic">Però</hi>. Perchè Amore aveva ripreso l'arco e tratto il suo colpo di nascosto e come fa chi volendo nuocere altrui, aspetta luogo e tempo opportuno. <hi rend="italic">Turbata</hi>. La detta mia virtù, cioè la mia forza. <hi rend="italic">Nel primiero assalto</hi>. Fin sul principio dell'assalto. [v.10] Non ebbe tanto vigore nè tanto tempo. [v.11] <hi rend="italic">Potesse</hi>. La mia virtù. <hi rend="italic">Al bisogno</hi>. Come richiedeva il bisogno. [v.12] <hi rend="italic">Al poggio</hi> faticoso ed alto. Al monte, alla rocca, della virtù o della ragione o cosa simile. [v.13] <hi rend="italic">Ritrarmi</hi>. Il verbo <hi rend="italic">ritrarre</hi> qui è attivo, e dipende dalla parola <hi rend="italic">potesse</hi>, che sta nell'undecimo verso. [v.14] <hi rend="italic">Aitarme</hi>. Aiutarmi.</note>
</div2>
<div2>
<head>3 (RVF 3)</head>
<argument><p>Giudica Amor vile, che lo ferì in un giorno da non doverne sospettare.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Era 'l giorno ch'al Sol si scoloraro</l>
<l>Per la pietà del suo Fattore i rai,</l>
<l>Quand'i' fui preso, e non me ne guardai,</l>
<l>Che i be' vostr'occhi, Donna, mi legaro.</l>
</lg>
<lg>
<l>Tempo non mi parea da far riparo</l>
<l>Contra colpi d'Amor: però n'andai</l>
<l>Secur, senza sospetto: onde i miei guai</l>
<l>Nel comune dolor s'incominciaro.</l>
</lg>
<lg>
<l>Trovommi Amor del tutto disarmato,</l>
<l>Ed aperta la via per gli occhi al core;</l>
<l>Che di lagrime son fatti uscio e varco.</l>
</lg>
<lg>
<l>Però, al mio parer, non gli fu onore</l>
<l>Ferir me di saetta in quello stato,</l>
<l>Ed a voi armata non mostrar pur l'arco.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">Il giorno ch'al Sol</hi>. Il giorno nel quale al sole. Intende l'anniversario della morte di Cristo. [v.2] <hi rend="italic">Per la pietà del suo Fattore</hi>. Per la compassione che il sole sentiva del suo creatore. [v.4] <hi rend="italic">Che</hi>. Poichè. [vv.5-6] Essendo quel giorno santo e lugubre, non mi pareva tempo da temere assalti di Amore, e da starne in guardia. [v.7] <hi rend="italic">Secur</hi>. Sicuro. [v.8] <hi rend="italic">Nel comune dolor</hi>. Dei cristiani per la ricordanza della morte di Cristo. [v.9] <hi rend="italic">Del tutto</hi>. Affatto. [v.10] <hi rend="italic">Ed aperta</hi>. E trovò aperta. [v.11] <hi rend="italic">Che</hi>. I quali occhi. <hi rend="italic">Son fatti</hi>. Sono divenuti. [v.12] Ma, secondo me, non gli fece onore, non fu cosa da vantarsene. [v.13] <hi rend="italic">In quello stato</hi>. Così disarmato e sprovvisto come io era. [v.14] <hi rend="italic">Non mostrar pur</hi>. Nè pur mostrare.</note>
</div2>
<div2>
<head>4 (RVF 4)</head>
<argument><p>Forte contro tante insidie di Amore, non potè difendersi da quest'ultima.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Quel ch'infinita provvidenza ed arte</l>
<l>Mostrò nel suo mirabil magistero;</l>
<l>Che criò questo e quell'altro emispero,</l>
<l>E mansueto più Giove che Marte;</l>
</lg>
<lg>
<l>Venendo in terra a illuminar le carte</l>
<l>Ch'avean molt'anni già celato il vero,</l>
<l>Tolse Giovanni dalla rete e Piero,</l>
<l>E nel regno del Ciel fece lor parte.</l>
</lg>
<lg>
<l>Di se, nascendo, a Roma non fe grazia,</l>
<l>A Giudea sì: tanto sovr'ogni stato</l>
<l>Umiltate esaltar sempre gli piacque.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ed or di picciol borgo un Sol n'ha dato</l>
<l>Tal, che Natura e 'l luogo si ringratia</l>
<l>Onde sì bella donna al mondo nacque</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">Quel</hi>. Colui, cioè Dio. [v.2] <hi rend="italic">Nel suo mirabil magistero</hi>. Nella sua maravigliosa opera della creazione del mondo. [v.3] <hi rend="italic">Creò. Creò</hi>. Questo e quell'altro emispero. L'uno e l'altro emisfero. [v.4] E diede al pianeta detto Giove più benigni influssi che a quello di Marte. Opinione antica. [v.5] <hi rend="italic">A illuminar le carte</hi>. A rischiarar le scritture sacre. A svelare il senso delle scritture sacre. [v.8] E diede loro parte nel regno del cielo, cioè li fece partecipi del regno del cielo. [v.9] Non fece a Roma la grazia di nascer quivi. [vv.10-11] <hi rend="italic">Sovr'ogni stato Umiltate esaltar</hi>. Innalzare gli umili sopra ogni condizione umana. [vv.12-14] Ed ora da una picciola Terra ci ha fatto nascere un sole tale, che gli uomini ringraziano la Natura e il luogo che hanno prodotto sì bella donna, cioè Laura.</note>
</div2>
<div2>
<head>5 (RVF 5)</head>
<argument><p>Col nome stesso di Laura va ingegnosamente formando l'elogio di lei.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Quand'io movo i sospiri a chiamar voi,</l>
<l>E 'l nome che nel cor mi scrisse Amore,</l>
<l>LAUdando s'incomincia udir di fore</l>
<l>Il suon de' primi dolci accenti suoi.</l>
</lg>
<lg>
<l>Vostro stato REal che 'ncontro poi,</l>
<l>Raddoppia all'alta impresa il mio valore:</l>
<l>Ma, TAci, grida il fin, che farle onore</l>
<l>È d'altri omeri soma che da' tuoi.</l>
</lg>
<lg>
<l>Così LAUdare e REverire insegna</l>
<l>La voce stessa, pur ch'altri vi chiami,</l>
<l>O d'ogni reverenza e d'onor degna:</l>
</lg>
<lg>
<l>Se non che forse Apollo si disdegna</l>
<l>Ch'a parlar de' suoi sempre verdi rami</l>
<l>Lingua mortal presuntuosa vegna.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.2] <hi rend="italic">E 'l nome</hi>. Ed a chiamare, cioè a profferire, il nome. [vv.3-4] Il suono delle prime lettere di questo nome (cioè di <hi rend="italic">Laureta</hi>, che oggi si direbbe <hi rend="italic">Lauretta</hi> o pur <hi rend="italic">Loreta</hi>) s'incomincia a udire fuori delle labbra lodando, cioè non è altro che il suono della prima sillaba di <hi rend="italic">laudare</hi>; e però dice il poeta che chi profferisce il nome della sua donna, la incomincia a lodare col suono stesso delle prime lettere di tal nome. [v.5] La vostra condizione <hi rend="italic">REgia</hi> che trovo poi, cioè nella seconda sillaba della voce <hi rend="italic">Laureta</hi>. [v.6] <hi rend="italic">All'alta impresa</hi>. All'impresa di lodarvi. [vv.7-14] Ma l'ultima sillaba della voce <hi rend="italic">Laureta</hi>, cioè <hi rend="italic">ta</hi>, grida <hi rend="italic">TAci, perciocchè a lodarla si ricercano ben altre forze che non sono le tue</hi>. Per tanto, o donna degna di somma riverenza e di somma lode, il suono medesimo del vostro nome, purchè uno vi nomini, insegna a lodarvi e a riverirvi (la prima sillaba a <hi rend="italic">LAUdarvi</hi>, e la seconda a <hi rend="italic">REverirvi</hi>): ma forse Apollo si sdegna che una lingua mortale presuntuosa venga, cioè si metta, a parlare del lauro (che è la pianta di Apollo, e che secondo la consuetudine del poeta, significa Laura); e da ciò nasce che l'ultima sillaba del vostro nome comanda di tacere.</note>
</div2>
<div2>
<head>6 (RVF 6)</head>
<argument><p>Viva immagine del suo amore ardente, e della onestà costante di Laura.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Sì traviato è 'l folle mio desio</l>
<l>A seguitar costei che 'n fuga è volta,</l>
<l>E de' lacci d'amor leggiera e sciolta</l>
<l>Vola dinanzi al lento correr mio;</l>
</lg>
<lg>
<l>Che, quanto richiamando più l'invio</l>
<l>Per la secura strada, men m'ascolta;</l>
<l>Nè mi vale spronarlo o dargli volta,</l>
<l>Ch'Amor per sua natura il fa restio.</l>
</lg>
<lg>
<l>E poi che 'l fren per forza a se raccoglie,</l>
<l>I' mi rimango in signoria di lui,</l>
<l>Che mal mio grado a morte mi trasporta,</l>
</lg>
<lg>
<l>Sol per venir al Lauro onde si coglie</l>
<l>Acerbo frutto, che le piaghe altrui,</l>
<l>Gustando, affligge più, che non conforta.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.2] <hi rend="italic">Che 'n fuga è volta</hi>. Che si è data a fuggire. Che fugge. [vv.5-6] Che quanto più, richiamandolo, proccuro di rimetterlo in sulla strada sicura, tanto meno mi ascolta. [v.7] <hi rend="italic">Vale</hi>. Giova. <hi rend="italic">Dargli volta</hi>. Tirarlo colla briglia per voltarlo indietro. Qui l'autore rappresenta il suo <hi rend="italic">folle desio</hi> sotto la figura di un cavallo. [v.8] <hi rend="italic">Che</hi>. Poichè. Seguitando la metafora del cavallo, dice molto acconciamente che l'amore per sua natura lo fa restio. [v.9] E quando ha pigliato per forza il freno tra i denti. [v.10] <hi rend="italic">In signoria</hi>. In potere. <hi rend="italic">Di lui</hi>. Del mio folle desio. [v.11] <hi rend="italic">Mal mio grado</hi>. A mio mal grado. [v.12] <hi rend="italic">Al Lauro</hi>. A Laura. [v.14] <hi rend="italic">Gustando</hi>. Maniera tolta dai Latini. Vuol dire, quando è gustato.</note>
</div2>
<div2>
<head>7 (RVF 8)</head>
<argument><p>Conosce di esser incatenato più forte che augello tolto alla sua libertà.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>A piè de' colli ove la bella vesta</l>
<l>Prese delle terrene membra pria</l>
<l>La Donna che colui ch'a te ne 'nvia,</l>
<l>Spesso dal sonno lagrimando desta,</l>
</lg>
<lg>
<l>Libere in pace passavam per questa</l>
<l>Vita mortal, ch'ogni animal desia,</l>
<l>Senza sospetto di trovar fra via</l>
<l>Cosa ch'al nostr'andar fosse molesta.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma del misero stato ove noi semo</l>
<l>Condotte dalla vita altra serena,</l>
<l>Un sol conforto, e della morte, avemo:</l>
</lg>
<lg>
<l>Che vendetta è di lui, ch'a ciò ne mena;</l>
<l>Lo qual in forza altrui, presso all'estremo,</l>
<l>Riman legato con maggior catena.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">In questo Sonetto s'introducono a parlare certe bestioline prese nei contorni della Terra di Laura, e mandate dal poeta a regalare a un amico. [vv.1-14] Noi passavamo libere e in pace per questa vita caduca che ogni animale desidera, cioè vivevamo in libertà e in pace, senza timore d'insidie nè di sciagure, appiè dei colli dove prese la bella veste delle membra terrene, cioè dove nacque, colei che spesso desta dal sonno quello che ci manda a te in dono (cioè il poeta), e lo desta addolorato e piangente. Abbiamo un solo conforto sì di questo misero stato in cui siamo venute da quell'altra vita libera e dolce, e sì della morte vicina: e questo conforto si è l'essere vendicate di colui che è cagione della nostra calamità (cioè del poeta); il quale si trova in mano altrui (cioè di Laura), vicino all'estremo di sua vita, e in cattività più dura che la nostra.</note>
</div2>
<div2>
<head>8 (RVF 9)</head>
<argument><p>Cerca com'essendo Laura un Sole, ei non abbia a sentirne tutta la forza.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Quando 'l pianeta che distingue l'ore,</l>
<l>Ad albergar col Tauro si ritorna,</l>
<l>Cade virtù dall'infiammate corna</l>
<l>Che veste il mondo di novel colore,</l>
</lg>
<lg>
<l>E non pur quel che s'apre a noi di fore,</l>
<l>Le rive e i colli, di fioretti adorna,</l>
<l>Ma dentro, dove giammai non s'aggiorna,</l>
<l>Gravido fa di se il terrestro umore;</l>
</lg>
<lg>
<l>Onde tal frutto e simile si colga.</l>
<l>Così costei, ch'è tra le donne un Sole,</l>
<l>In me, movendo de' begli occhi i rai,</l>
</lg>
<lg>
<l>Cria d'amor pensieri, atti e parole.</l>
<l>Ma come ch'ella gli governi o volga,</l>
<l>Primavera per me pur non è mai.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[vv.1-4] Quando il pianeta che serve alla divisione e alla misura del tempo, cioè il sole, ritorna nella costellazione del toro (il che accade passata la metà di aprile), piove dalle corna del detto toro, infiammate dal sole, una virtù, cioè calore e luce, che veste la terra di color nuovo, cioè di nuove erbe e foglie e di nuovi fiori. [vv.5-6] E non solo adorna di fioretti quella parte della terra che sta esposta agli occhi, voglio dire le campagne e i colli. [v.7] Ma oltre di ciò, sotterra, in luoghi dove non si fa mai giorno, cioè non entra mai la luce del giorno. Qui, come spesso, il verbo <hi rend="italic">aggiornarsi</hi> è impersonale. [v.8] <hi rend="italic">Terrestro</hi>. Terrestre. [v.9] <hi rend="italic">Tal frutto</hi>. Quale è questo che io vi mando. Mandava il poeta, come si crede, insieme con questo Sonetto, alcuni tartufi a un amico. <hi rend="italic">E simile</hi>. Ed altri simili. [vv.11-12] Movendo i begli occhi, genera in me pensieri, opere e parole amorose. [v.13] <hi rend="italic">Come che</hi>. Comunque. In qualunque modo. <hi rend="italic">Gli</hi>. Li. Questo pronome si riferisce ai <hi rend="italic">rai de' begli occhi</hi>. [v.14] Nondimeno non è mai primavera per me. Cioè, benchè gli occhi di Laura facciano in me questi effetti, o vero, benchè il sole faccia primavera nella terra, tuttavia gli occhi di Laura non fanno mai primavera in me.</note>
</div2>
<div2>
<head>9 (RVF 11)</head>
<argument><p>Accortasi Laura dell'amore di lui, gli si fece tosto più severa che prima.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Lassare il velo o per Sole o per ombra,</l>
<l>Donna, non vi vid'io,</l>
<l>Poi che 'n me conosceste il gran desio</l>
<l>Ch'ogni altra voglia dentr'al cor mi sgombra.</l>
</lg>
<lg>
<l>Mentr'io portava i be' pensier celati</l>
<l>C'hanno la mente desiando morta,</l>
<l>Vidivi di pietate ornare il volto;</l>
<l>Ma poi ch'Amor di me vi fece accorta,</l>
<l>Fur i biondi capelli allor velati,</l>
<l>E l'amoroso sguardo in se raccolto.</l>
<l>Quel ch'i' più desiava in voi, m'è tolto:</l>
<l>Sì mi governa il velo,</l>
<l>Che per mia morte ed al caldo ed al gelo,</l>
<l>De' be' vostr'occhi il dolce lume adombra.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">Lassare</hi>. Lasciare. Deporre. [v.3] <hi rend="italic">Poi che</hi>. Dopo che. [v.4] <hi rend="italic">Dentr'al cor mi sgombra</hi>. Mi scaccia dal cuore. [v.5] <hi rend="italic">I be' pensier</hi>. I miei pensieri di amore verso di voi. [v.6] Che hanno col gran desiderio uccisa la mente mia, cioè annullate le mie facoltà mentali. [v.7] Vidi nel vostro volto qualche segno di compassione verso di me. [v.8] Ma dopo che Amore, che era in me, vi ebbe dato segno di quello che io pensava. [v.10] <hi rend="italic">In se</hi>. In se stesso. [v.11] <hi rend="italic">Quel ch'i' più desiava in voi</hi>. Cioè la vista degli occhi vostri. [vv.12-14] Così mi tratta quel velo che, per mia pena mortale, adombra sì al caldo e sì al gelo, cioè a tutte l'ore, il dolce lume dei vostri begli occhi.</note>
</div2>
<div2>
<head>10 (RVF 12)</head>
<argument><p>Spera nel tempo che, rendendo Laura men bella, gliela renderà più pietosa.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Se la mia vita dall'aspro tormento</l>
<l>Si può tanto schermire e dagli affanni,</l>
<l>Ch'i' veggia, per virtù degli ultim'anni,</l>
<l>Donna, de' be' vostr'occhi il lume spento,</l>
</lg>
<lg>
<l>E i cape' d'oro fin farsi d'argento,</l>
<l>E lassar le ghirlande e i verdi panni,</l>
<l>E 'l viso scolorir, che ne' miei danni</l>
<l>A lamentar mi fa pauroso e lento;</l>
</lg>
<lg>
<l>Pur mi darà tanta baldanza Amore,</l>
<l>Ch'i' vi discovrirò, de' miei martiri</l>
<l>Qua' sono stati gli anni e i giorni e l'ore.</l>
</lg>
<lg>
<l>E se 'l tempo è contrario ai be' desiri,</l>
<l>Non fia ch'almen non giunga al mio dolore</l>
<l>Alcun soccorso di tardi sospiri.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[vv.1-4] Se la mia vita potrà reggere al tormento e agli affanni di amore tanto che io vi vegga giunta in età provetta, e spento per virtù di questa il lume, cioè lo splendore, dei vostri occhi. [v.5] <hi rend="italic">I cape' d'oro fin</hi>. I capelli d'oro fino, cioè puro. <hi rend="italic">Farsi</hi>. Divenire. [v.6] <hi rend="italic">E lassar</hi>. E voi lasciare. <hi rend="italic">I verdi panni</hi>. Le vesti di color gaio. Le vesti da giovane. [vv.7-8] E scolorirsi quel viso che ora m'infonde tanta timidità che ne' miei mali appena ardisco di lamentarmi. [v.9] <hi rend="italic">Pur</hi>. Alla fine. <hi rend="italic">Baldanza</hi>. Ardire. Coraggio. [v.10] <hi rend="italic">Discovrirò</hi>. Discoprirò. Manifesterò. Narrerò. [v.11] <hi rend="italic">Qua'</hi>. Quali. [vv.12-14] E sebbene allora il tempo, cioè la nostra età provetta, sarà contrario ai bei desiderii, cioè all'amore; almeno il dolor mio sarà un poco alleggerito da qualche vostro tardo sospiro. <hi rend="italic">Non fia</hi> significa <hi rend="italic">non sarà, non avverrà, non potrà essere</hi>.</note>
</div2>
<div2>
<head>11 (RVF 13)</head>
<argument><p>È lieto e contento che l'amore di Laura il sollevi al Bene sommo.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Quando fra l'altre donne ad ora ad ora</l>
<l>Amor vien nel bel viso di costei;</l>
<l>Quanto ciascuna è men bella di lei,</l>
<l>Tanto cresce il desio che m'innamora.</l>
</lg>
<lg>
<l>I' benedico il loco e 'l tempo e l'ora</l>
<l>Che sì alto miraron gli occhi miei,</l>
<l>E dico: anima, assai ringraziar dei</l>
<l>Che fosti a tanto onor degnata allora.</l>
</lg>
<lg>
<l>Da lei ti vien l'amoroso pensiero</l>
<l>Che, mentre 'l segui, al sommo Ben t'invia,</l>
<l>Poco prezzando quel ch'ogni uom desia;</l>
</lg>
<lg>
<l>Da lei vien l'animosa leggiadria</l>
<l>Ch'al Ciel ti scorge per destro sentiero,</l>
<l>Sì ch'i' vo già della speranza altiero.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[vv.1-2] Quando Amore nel bel viso di costei viene ad ora ad ora tra le altre donne. Cioè quando costei viene tra le altre donne, e però ci viene Amore, che abita nel suo bel viso. <hi rend="italic">Ad ora ad ora</hi> vuol dire di quando in quando. [v.6] <hi rend="italic">Sì alto</hi>. Cioè sì nobile oggetto. [v.7] <hi rend="italic">Ringraziar</hi>. Ringraziare il Cielo o la Fortuna. <hi rend="italic">Dei</hi>. Devi. [v.8] <hi rend="italic">A tanto onor degnata</hi>. Fatta degna di tanto onore. Graziata di tanto onore. [v.10] <hi rend="italic">Mentre</hi>. Finchè. <hi rend="italic">T'invia</hi>. T'indirizza. Ti conduce. [v.11] <hi rend="italic">Prezzando</hi>. Apprezzando. Stimando. Questa voce si riferisce all'<hi rend="italic">anima</hi>, non all'<hi rend="italic">amoroso pensiero. Quel ch'ogni uom desia</hi>. I beni desiderati dalla moltitudine. [v.12] <hi rend="italic">L'animosa leggiadria</hi>. La bella e nobile franchezza. [v.13] <hi rend="italic">Ti scorge</hi>. Ti guida. Ti mena. <hi rend="italic">Destro</hi>. Buono. Acconcio. Diritto. [v.14] <hi rend="italic">Vo</hi>. Sono. Vivo. <hi rend="italic">Della speranza</hi>. Della speranza del Cielo.</note>
</div2>
<div2>
<head>12 (RVF 14)</head>
<argument><p>Lontano non la vedrà, che col pensiero, e però invita gli occhi a saziarsene.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Occhi miei lassi, mentre ch'io vi giro</l>
<l>Nel bel viso di quella che v'ha morti,</l>
<l>Pregovi, siate accorti;</l>
<l>Che già vi sfida Amore; ond'io sospiro.</l>
</lg>
<lg>
<l>Morte può chiuder sola a' miei pensieri</l>
<l>L'amoroso cammin che li conduce</l>
<l>Al dolce porto della lor salute.</l>
<l>Ma puossi a voi celar la vostra luce</l>
<l>Per meno obbietto; perchè meno interi</l>
<l>Siete formati, e di minor virtute.</l>
<l>Però dolenti, anzi che sian venute</l>
<l>L'ore del pianto, che son già vicine,</l>
<l>Prendete or alla fine</l>
<l>Breve conforto al sì lungo martiro.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">Lassi</hi>. Miseri, o vero, stanchi dal piangere. [v.2] <hi rend="italic">V'ha morti</hi>. Vi ha spenti. [v.3] <hi rend="italic">Siate accorti</hi>. Cioè studiatevi di bearvi in quella vista quanto più potete. Il poeta era per doversi partire dalla sua Laura. [v.4] <hi rend="italic">Che</hi>. Perocchè. <hi rend="italic">Vi sfida</hi>. A reggere al dolore della lontananza. [vv.5-10] I miei pensieri non possono essere impediti di giungere a Laura, se non dalla morte, cioè nulla, se non solamente la morte, mi può torre la facoltà di pensare a Laura; ma ben può un obbietto, cioè un ostacolo, minore della morte, nascondere a voi, occhi miei, la vostra luce, cioè privarvi di Laura; perchè voi siete per natura meno perfetti che i pensieri, e forniti di minor potenza. [v.11] <hi rend="italic">Dolenti</hi>. Infelici. Vocativo. <hi rend="italic">Anzi che</hi>. Prima che. [v.12] <hi rend="italic">L'ore del pianto</hi>. Cioè l'ore della lontananza. [v.13] <hi rend="italic">Alla fine</hi>. Per l'ultima volta avanti la partenza. [v.14] Un breve ristoro che vi aiuti a poter poi sostenere un dolor sì lungo.</note>
</div2>
<div2>
<head>13 (RVF 15)</head>
<argument><p>Irresoluto nel dilungarsi da Laura, descrive i varj affetti, da cui è agitato.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Io mi rivolgo indietro a ciascun passo</l>
<l>Col corpo stanco, ch'a gran pena porto;</l>
<l>E prendo allor del vostr'aere conforto,</l>
<l>Che 'l fa gir oltra, dicendo: oimè lasso.</l>
</lg>
<lg>
<l>Poi ripensando al dolce ben ch'io lasso,</l>
<l>Al cammin lungo ed al mio viver corto,</l>
<l>Fermo le piante sbigottito e smorto,</l>
<l>E gli occhi in terra lagrimando abbasso.</l>
</lg>
<lg>
<l>Talor m'assale in mezzo a' tristi pianti</l>
<l>Un dubbio, come posson queste membra</l>
<l>Dallo spirito lor viver lontane;</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma rispondemi Amor: non ti rimembra</l>
<l>Che questo è privilegio degli amanti,</l>
<l>Sciolti da tutte qualitati umane?</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">Il poeta componeva questo Sonetto nel tempo di un suo viaggio col quale si allontanava da Laura. [vv.3-4] E respirando dell'aria che viene dalla parte dove voi siete, prendo un poco di ristoro, confortato dal quale il mio corpo va innanzi, dicendo: misero me. [v.5] <hi rend="italic">Lasso</hi>. Lascio. [v.7] <hi rend="italic">Fermo le piante</hi>. Fermo il passo. [v.10] <hi rend="italic">Un dubbio, come posson</hi>. Un dubbio; e il dubbio è questo: come possono. [v.11] <hi rend="italic">Dallo spirito lor</hi>. Che è Laura. [v.12] <hi rend="italic">Non ti rimembra</hi>. Non ti sovviene. [v.13] <hi rend="italic">Questo</hi>. Cioè di poter vivere col corpo lontano dal suo spirito.</note>
</div2>
<div2>
<head>14 (RVF 16)</head>
<argument><p>Ansioso cerca da per tutto chi gli presenti le vere sembianze di Laura.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Movesi 'l vecchierel canuto e bianco</l>
<l>Del dolce loco ov'ha sua età fornita,</l>
<l>E dalla famigliuola sbigottita,</l>
<l>Che vede il caro padre venir manco:</l>
</lg>
<lg>
<l>Indi traendo poi l'antico fianco</l>
<l>Per l'estreme giornate di sua vita,</l>
<l>Quanto più può col buon voler s'aita,</l>
<l>Rotto dagli anni e dal cammino stanco.</l>
</lg>
<lg>
<l>E viene a Roma, seguendo 'l desio,</l>
<l>Per mirar la sembianza di colui</l>
<l>Ch'ancor lassù nel Ciel vedere spera.</l>
</lg>
<lg>
<l>Così, lasso, talor vo cercand'io,</l>
<l>Donna, quant'è possibile, in altrui</l>
<l>La desiata vostra forma vera.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.2] <hi rend="italic">Del</hi>. Dal. <hi rend="italic">Ov'ha sua età fornita</hi>. Dove ha passato la sua vita che è presso alla fine. [v.4] <hi rend="italic">Venir manco</hi>. Venir meno, cioè andar languendo, mancando, per la vecchiezza. [v.5] <hi rend="italic">Indi</hi>. Di là. [v.6] <hi rend="italic">Per le</hi>. Nelle. [v.7] <hi rend="italic">S'aita</hi>. S'aiuta. [v.8] <hi rend="italic">E dal cammino stanco</hi>. E stanco dal cammino. [v.9] <hi rend="italic">Seguendo 'l desio</hi>. Menato dal suo desiderio. [v.10] <hi rend="italic">La sembianza</hi>. L'immagine. Chiama immagine di Cristo il Papa. [v.13] <hi rend="italic">In altrui</hi>. In altri.</note>
</div2>
<div2>
<head>15 (RVF 17)</head>
<argument><p>Quale sia il suo stato quando Laura gli è presente, e quando da lui si diparte.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Piovonmi amare lagrime dal viso,</l>
<l>Con un vento angoscioso di sospiri,</l>
<l>Quando in voi adivien che gli occhi giri,</l>
<l>Per cui sola dal mondo i' son diviso.</l>
</lg>
<lg>
<l>Vero è che 'l dolce mansueto riso</l>
<l>Pur acqueta gli ardenti miei desiri,</l>
<l>E mi sottragge al foco de' martiri,</l>
<l>Mentr'io son a mirarvi intento e fiso:</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma gli spiriti miei s'agghiaccian poi</l>
<l>Ch'i' veggio, al dipartir, gli atti soavi</l>
<l>Torcer da me le mie fatali stelle.</l>
</lg>
<lg>
<l>Largata al fin con l'amorose chiavi</l>
<l>L'anima esce del cor per seguir voi;</l>
<l>E con molto pensiero indi si svelle.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.3] Quando avviene che io giri, cioè volga, gli occhi in voi, cioè a voi. [v.6] <hi rend="italic">Pur</hi>. A poco a poco. [v.8] <hi rend="italic">Mentre</hi>. Finchè. [vv.9-11] Ma il cuore e il sangue mi si agghiacciano quando nel separarci l'uno dall'altro, io veggo che le mie stelle, cioè gli occhi vostri, che per me sono fatali, cioè hanno influssi simili a quei delle stelle del cielo, ritirano da me i loro atti soavi; o vero, che voi con atti soavi licenziandovi, ritirate da me gli occhi vostri. [v.12] <hi rend="italic">Largata</hi>. Dischiusa. <hi rend="italic">Con l'amorose chiavi</hi>. Colle chiavi d'amore. [v.14] Si stacca da voi, e non senza molto pensiero di voi, ritorna in me.</note>
</div2>
<div2>
<head>16 (RVF 18)</head>
<argument><p>Per poter men amarla, fugge, ma inutilmente, dalla vista del suo bel volto.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Quand'io son tutto volto in quella parte</l>
<l>Ove 'l bel viso di Madonna luce;</l>
<l>E m'è rimasta nel pensier la luce</l>
<l>Che m'arde e strugge dentro a parte a parte;</l>
</lg>
<lg>
<l>I', che temo del cor che mi si parte,</l>
<l>E veggio presso il fin della mia luce,</l>
<l>Vommene in guisa d'orbo senza luce,</l>
<l>Che non sa ove si vada, e pur si parte.</l>
</lg>
<lg>
<l>Così davanti ai colpi della Morte</l>
<l>Fuggo; ma non sì ratto che 'l desio</l>
<l>Meco non venga, come venir sole.</l>
</lg>
<lg>
<l>Tacito vo; che le parole morte</l>
<l>Farian pianger la gente; ed i' desio</l>
<l>Che le lagrime mie si spargan sole.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">Volto</hi>. Rivolto col corpo e col pensiero, dopo essermi trovato con Laura. <hi rend="italic">In</hi>. Verso. [v.2] <hi rend="italic">Luce</hi>. Risplende. [v.3] <hi rend="italic">La luce</hi>. Del viso di Laura. [v.4] <hi rend="italic">A parte a parte</hi>. Tutto quanto. [v.5] Io, che temo a cagion del cuore che mi si divide, mi si spezza. [v.6] <hi rend="italic">E veggio presso</hi>. E veggo esser vicino. <hi rend="italic">Luce</hi>. Vita. [v.11] <hi rend="italic">Sole</hi>. Suole. [v.12] <hi rend="italic">Che</hi>. Perchè. <hi rend="italic">Parole morte</hi>. Parole disperate. Parole di dolore mortale. [v.14] <hi rend="italic">Sole</hi>. Senza compagnia di lagrime d'altri.</note>
</div2>
<div2>
<head>17 (RVF 19)</head>
<argument><p>Rassomiglia se stesso alla farfalla, ch'è arsa da quel lume che sì la diletta.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Son animali al mondo di sì altera</l>
<l>Vista, che 'ncontr'al Sol pur si difende;</l>
<l>Altri, però che 'l gran lume gli offende,</l>
<l>Non escon fuor se non verso la sera;</l>
</lg>
<lg>
<l>Ed altri, col desio folle, che spera</l>
<l>Gioir forse nel foco perchè splende,</l>
<l>Provan l'altra virtù, quella che 'ncende.</l>
<l>Lasso, il mio loco e 'n questa ultima schiera.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ch'i' non son forte ad aspettar la luce</l>
<l>Di questa donna, e non so fare schermi</l>
<l>Di luoghi tenebrosi o d'ore tarde.</l>
</lg>
<lg>
<l>Però con gli occhi lagrimosi e 'nfermi</l>
<l>Mio destino a vederla mi conduce:</l>
<l>E so ben ch'i' vo dietro a quel che m'arde.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">Son animali al mondo</hi>. Si trovano nel mondo alcuni animali. <hi rend="italic">Altera</hi>. Qui sta per forte, gagliarda. [v.2] <hi rend="italic">Incontr'al Sol</hi>. Contro, o pure di rincontro, al Sole. <hi rend="italic">Si difende</hi>. Regge. [v.3] <hi rend="italic">Altri</hi>. Altri animali. <hi rend="italic">Però che</hi>. Perciocchè. [v.6] <hi rend="italic">Gioir</hi>. Goder. [v.7] <hi rend="italic">L'altra virtù, quella che 'ncende</hi>. L'altra potenza del fuoco, voglio dir quella che abbrucia. [v.8] Tristo me, io sono del numero di questi ultimi animali. [vv.9-11] Perciocchè io non ho la vista tanto forte che regga alla luce di Laura, e però non sono del numero dei primi animali; nè anche mi so schermire, cioè riparare, dalla luce con tenermi in luoghi oscuri e non venir fuora se non al tardi, come fanno gli animali del secondo genere. [v.12] <hi rend="italic">Infermi</hi>. Deboli. [v.14] <hi rend="italic">I' vo dietro a quel che m'arde</hi>. Io cerco cosa che mi abbrucia.</note>
</div2>
<div2>
<head>18 (RVF 20)</head>
<argument><p>Tentò e ritentò più volte, ma indarno, di lodare le bellezze della sua Donna.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Vergognando talor ch'ancor si taccia,</l>
<l>Donna, per me vostra bellezza in rima,</l>
<l>Ricorro al tempo ch'i' vi vidi prima,</l>
<l>Tal che null'altra fia mai che mi piaccia.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma trovo peso non dalle mie braccia,</l>
<l>Nè ovra da polir con la mia lima:</l>
<l>Però l'ingegno, che sua forza estima,</l>
<l>Nell'operazion tutto s'agghiaccia.</l>
</lg>
<lg>
<l>Più volte già per dir le labbra apersi;</l>
<l>Poi rimase la voce in mezzo 'l petto.</l>
<l>Ma qual suon poria mai salir tant'alto?</l>
</lg>
<lg>
<l>Più volte incominciai di scriver versi;</l>
<l>Ma la penna e la mano e l'intelletto</l>
<l>Rimaser vinti nel premier assalto.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[vv.1-2] Vergognandomi talvolta che io non abbia ancora cantato della vostra bellezza. [v.3] <hi rend="italic">Ricorro al tempo</hi>. Richiamo alla memoria quel tempo. <hi rend="italic">Prima</hi>. La prima volta. [v.4] E vi vidi tale che mai non potrà essere che alcun'altra donna mi piaccia. [vv.5-6] Ma trovo che il cantare della vostra bellezza è peso non proporzionato alle mie forze, e opera, cioè lavoro da non poter essere polito colla mia lima. [v.7] <hi rend="italic">L'ingegno</hi>. Mio. <hi rend="italic">Che sua forza estima</hi>. Che misura le proprie forze e ne fa giudizio. [v.8] <hi rend="italic">Nell'operazion</hi>. Nel provarsi a celebrare la vostra bellezza. [v.10] <hi rend="italic">In mezzo 'l</hi>. In mezzo al. [v.11] <hi rend="italic">Qual suon</hi>. Qual voce. Notisi che il poeta nel primo terzetto parla del <hi rend="italic">dire</hi>, nel secondo dello <hi rend="italic">scrivere</hi>. <hi rend="italic">Poria</hi>. Potrebbe. <hi rend="italic">Salir tant'alto</hi>. Riuscir degno di argomento sì nobile. [v.12] <hi rend="italic">Di</hi>. A. [v.14] <hi rend="italic">Nel primier assalto</hi>. Alla prima prova.</note>
</div2>
<div2>
<head>19 (RVF 21)</head>
<argument><p>Dimostra che il suo cuore sta in pericolo di morire, se Laura nol soccorre.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Mille fiate, o dolce mia guerrera,</l>
<l>Per aver co' begli occhi vostri pace,</l>
<l>V'aggio profferto il cor; m'a voi non piace</l>
<l>Mirar sì basso con la mente altera:</l>
</lg>
<lg>
<l>E se di lui fors'altra donna spera,</l>
<l>Vive in speranza debile e fallace:</l>
<l>Mio, perchè sdegno ciò ch'a voi dispiace,</l>
<l>Esser non può giammai così com'era.</l>
</lg>
<lg>
<l>Or s'io lo scaccio, ed e' non trova in voi</l>
<l>Nell'esilio infelice alcun soccorso,</l>
<l>Nè sa star sol, nè gire ov'altri 'l chiama;</l>
</lg>
<lg>
<l>Poria smarrire il suo natural corso;</l>
<l>Che grave colpa fia d'ambeduo noi,</l>
<l>E tanto più di voi, quanto più v'ama.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">Guerrera</hi>. Guerriera. Nemica. Che mi fai guerra. [v.3] <hi rend="italic">Aggio</hi>. Ho. <hi rend="italic">Profferto</hi>. Offerto. <hi rend="italic">M'a</hi>. Ma a. [v.5] E se forse altra donna spera di aver questo cuore. [vv.7-8] Mio, come era prima, non può essere mai più (intendi, questo cuore), perchè io sdegno, cioè ho a schifo, quello che dispiace a voi. [vv.9-12] Dunque, se io lo scaccio da me, se tu non gli dai ricovero, se non sa nè star solo nè andare dove altri, cioè altre donne, lo chiamano, egli potrebbe perire. [v.13] <hi rend="italic">Che</hi>. Il che. <hi rend="italic">Fia</hi>. Sarà. [v.14] E la colpa vostra sarà tanto più grave della mia, quanto egli ama più voi che me.</note>
</div2>
<div2>
<head>20 (RVF 22)</head>
<argument><p>Espone la miseria del suo stato. Ne accusa Laura. La brama pietosa, e ne dispera.</p></argument>
<lg>
<l>A qualunque animale alberga in terra,</l>
<l>Se non se alquanti c'hanno in odio il sole,</l>
<l>Tempo da travagliare è quanto è 'l giorno;</l>
<l>Ma poi ch'il ciel accende le sue stelle,</l>
<l>Qual torna a casa, e qual s'annida in selva</l>
<l>Per aver posa almeno infin all'alba.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[vv.1-5] A tutti gli animali che vivono in terra, eccettuatone alquanti che odiano il sole, cioè gli animali notturni, è assegnato tanto tempo da travagliare quanto dura il giorno; ma quando si fa notte, alcuni di loro tornano a casa, ed altri si adagiano in qualche selva. [v.6] <hi rend="italic">Aver posa</hi>. Riposarsi.</note>
<lg>
<l>Ed io, da che comincia la bell'alba</l>
<l>A scuoter l'ombra intorno della terra</l>
<l>Svegliando gli animali in ogni selva,</l>
<l>Non ho mai triegua di sospir col sole:</l>
<l>Poi, quand'io veggio fiammeggiar le stelle,</l>
<l>Vo lagrimando e desiando il giorno.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.2] A discacciar l'ombra d'intorno alla terra. [v.4] <hi rend="italic">Col sole</hi>. Finchè dura il giorno.</note>
<lg>
<l>Quando la sera scaccia il chiaro giorno,</l>
<l>E le tenebre nostre altrui fann'alba,</l>
<l>Miro pensoso le crudeli stelle,</l>
<l>Che m'hanno fatto di sensibil terra,</l>
<l>E maledico il dì ch'i' vidi 'l sole:</l>
<l>Che mi fa in vista un uom nudrito in selva.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.2] <hi rend="italic">Altrui</hi>. A' nostri antipodi. [v.4] Che hanno voluto che io fossi fatto di materia che sente, cioè che fossi animal vivo e non creatura inanimata. [v.5] <hi rend="italic">Ch'i' vidi 'l sole</hi>. Ch'io nacqui. [v.6] <hi rend="italic">Che</hi>. Il che. Il qual modo di vita che io meno. <hi rend="italic">Mi fa in vista</hi>. Mi fa nell'apparenza. Mi fa parere. Fa ch'io paia. <hi rend="italic">Nudrito in selva</hi>. Silvestre. Selvatico.</note>
<lg>
<l>Non credo che pascesse mai per selva</l>
<l>Sì aspra fera, o di notte o di giorno,</l>
<l>Come costei ch'i' piango all'ombra e al sole,</l>
<l>E non mi stanca primo sonno, od alba;</l>
<l>Che, bench'i' sia mortal corpo di terra,</l>
<l>Lo mio fermo desir vien dalle stelle.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">Pascesse</hi>. Qui è verbo neutro. [v.2] <hi rend="italic">O di notte o di giorno</hi>. O la notte o il giorno. E vuol dire: fera, cioè animale notturno o diurno. [v.3] <hi rend="italic">Costei</hi>. Laura. <hi rend="italic">Ch'i' piango</hi>. Per la quale io piango. <hi rend="italic">All'ombra e al sole</hi>. Notte e giorno. [v.4] E dalla sera alla mattina non sono mai stanco di piangere. [v.5] <hi rend="italic">Che</hi>. Perocchè. [v.6] <hi rend="italic">Fermo</hi>. Costante. Durevole.</note>
<lg>
<l>Prima ch'i' torni a voi, lucenti stelle,</l>
<l>O tomi giù nell'amorosa selva</l>
<l>Lassando il corpo, che fia trita terra,</l>
<l>Vedess'io in lei pietà: ch'in un sol giorno</l>
<l>Può ristorar molt'anni, e 'nnanzi l'alba</l>
<l>Puommi arricchir dal tramontar del sole.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] Dice <hi rend="italic">tornare alle stelle</hi> per <hi rend="italic">morire</hi>, seguendo un'opinione platonica. [v.2] <hi rend="italic">Tomi</hi>. Cada. <hi rend="italic">Nell'amorosa selva</hi>. Nella selva dove, secondo Virgilio, dimorano le anime delle persone morte per cagion di amore. [v.3] <hi rend="italic">Lassando</hi>. Lasciando. <hi rend="italic">Fia</hi>. Sarà. Diverrà. <hi rend="italic">Trita terra</hi>. Polvere. [v.4] <hi rend="italic">Vedess'io</hi>. Maniera di dire desiderativa. <hi rend="italic">In lei</hi>. In Laura. [vv.5-6] Mi può compensar le pene di molti anni; e dal tramontar del sole prima che arrivi l'alba vegnente, mi può far beato.</note>
<lg>
<l>Con lei foss'io da che si parte il sole,</l>
<l>E non ci vedess'altri che le stelle;</l>
<l>Sol una notte; e mai non fosse l'alba;</l>
<l>E non si trasformasse in verde selva</l>
<l>Per uscirmi di braccia, come il giorno</l>
<l>Che Apollo la seguia quaggiù per terra.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">Foss'io</hi>. Forma desiderativa. <hi rend="italic">Da che si parte il sole</hi>. Dopo tramontato il sole. [v.3] <hi rend="italic">Non fosse</hi>. Non venisse. [v.4] <hi rend="italic">Non si trasformasse</hi>. Laura. <hi rend="italic">In verde selva</hi>. In lauro. [v.5] <hi rend="italic">Come il giorno</hi>. Come ella fece quel giorno. Confonde Laura con Dafne.</note>
<lg>
<l>Ma io sarò sotterra in secca selva,</l>
<l>E 'l giorno andrà pien di minute stelle,</l>
<l>Prima ch'a sì dolce alba arrivi il sole.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">In secca selva</hi>. Chiuso in legno secco, cioè in una cassa da morto. Dice <hi rend="italic">selva</hi> per <hi rend="italic">legno</hi> come dicono i Francesi e dissero anche i Latini. [v.2] E di giorno si vedranno le stelle. [v.3] Prima che spunti sì fortunato giorno.</note>
</div2>
<div2>
<head>21 (RVF 23)</head>
<argument><p>Perduta la libertà, servo di Amore, descrive e compiange il proprio stato.</p></argument>
<lg>
<l>Nel dolce tempo della prima etade,</l>
<l>Che nascer vide ed ancor quasi in erba</l>
<l>La fera voglia che per mio mal crebbe;</l>
<l>Perchè, cantando, il duol si disacerba,</l>
<l>Canterò com'io vissi in libertade,</l>
<l>Mentre Amor nel mio albergo a sdegno s'ebbe;</l>
<l>Poi seguirò siccome a lui ne 'ncrebbe</l>
<l>Troppo altamente, e che di ciò m'avvenne;</l>
<l>Di ch'io son fatto a molta gente esempio:</l>
<l>Benche 'l mio duro scempio</l>
<l>Sia scritto altrove sì che mille penne</l>
<l>Ne son già stanche, e quasi in ogni valle</l>
<l>Rimbombi 'l suon de' miei gravi sospiri,</l>
<l>Ch'acquistan fede alla penosa vita.</l>
<l>E se qui la memoria non m'aita,</l>
<l>Come suol fare, iscusinla i martiri,</l>
<l>Ed un pensier, che solo angoscia dalle</l>
<l>Tal, ch'ad ogni altro fa voltar le spalle,</l>
<l>E mi face obbliar me stesso a forza;</l>
<l>Che tien di me quel dentro, ed io la scorza.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[vv. 1-8] Canterò, perchè cantando si mitiga il dolore, come nel tempo della mia prima gioventù, nel qual tempo mi nacque e fu ancora quasi in erba, cioè bambina, la passion dell'amore, che è cresciuta poi per mio male; canterò, dico, come io vissi allora in libertà finchè sdegnai di dar luogo ad Amore nell'animo mio. Poi seguiterò dicendo come Amore fu punto vivamente di questo dispregio, e ciò che mi avvenne per virtù del suo sdegno. [v.9] <hi rend="italic">Di che</hi>. Onde, cioè per quel che mi avvenne. [v.10] <hi rend="italic">Benchè</hi>. Dipende dal <hi rend="italic">canterò</hi> del verso quinto e dal <hi rend="italic">seguirò</hi> del settimo. [v.12] <hi rend="italic">E quasi</hi>. E benchè quasi. [v.14] Che fanno fede della mia penosa vita. Che provano come sia misera la mia vita. [v.15] <hi rend="italic">Qui</hi>. Nel narrare i miei casi. [v.17] E la scusi altresì un pensiero, cioè il pensiero o desiderio di Laura, che da se solo le dà, cioè alla mia memoria, alla mia mente, un'angoscia tale che mi fa lasciar da parte ogni altro pensiero. Avanti <hi rend="italic">fa voltar le spalle</hi> si sottintenda il <hi rend="italic">mi</hi> che è nel verso seguente. [v.19] <hi rend="italic">Face</hi>. Fa. [v.20] Perocchè quel pensiero signoreggia il mio interno, ed io non posseggo altro di me che il di fuori.</note>
<lg>
<l>I' dico che dal dì che 'l primo assalto</l>
<l>Mi diede Amor, molt'anni eran passati,</l>
<l>Sì ch'io cangiava il giovenile aspetto;</l>
<l>E dintorno al mio cor pensier gelati</l>
<l>Fatto avean quasi adamantino smalto,</l>
<l>Ch'allentar non lassava il duro affetto;</l>
<l>Lagrima ancor non mi bagnava il petto</l>
<l>Nè rompea il sonno; e quel ch'in me non era,</l>
<l>Mi pareva un miracolo in altrui.</l>
<l>Lasso, che son? che fui?</l>
<l>La vita al fin, e 'l dì loda la sera.</l>
<l>Che, sentendo il crudel di ch'io ragiono,</l>
<l>Infin allor percossa di suo strale</l>
<l>Non essermi passato oltre la gonna,</l>
<l>Prese in sua scorta una possente donna,</l>
<l>Ver cui poco giammai mi valse o vale</l>
<l>Ingegno o forza o dimandar perdono.</l>
<l>Ei duo mi trasformaro in quel ch'i' sono,</l>
<l>Facendomi d'uom vivo un lauro verde,</l>
<l>Che per fredda stagion foglia non perde.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[vv.1-3] Dico dunque che da che io provai quel primo assalto di Amore che si prova all'entrare della giovanezza, erano passati molti anni, tanto che il mio aspetto giovenile non era più quel di prima. [v.4] <hi rend="italic">Pensier gelati</hi>. Pensieri gravi e severi. Studi ed occupazioni gravi. [v.5] <hi rend="italic">Adamantino smalto</hi>. Un riparo di acciaio. [v.6] Che non lasciava infievolire il mio rigido proposito di non amare. [v.7] <hi rend="italic">Lagrima</hi>. Di amore. [v.8] <hi rend="italic">Nè rompea</hi>. Nè mi rompea. <hi rend="italic">E quel ch'in me non era</hi>. Cioè gli affanni e le smanie d'amore. [v.9] <hi rend="italic">Un miracolo</hi>. Una maraviglia. Una cosa appena credibile. [v.10] <hi rend="italic">Che son? che fui</hi>? Quanto sono diverso da quel che fui! [v.11] Non lodar la vita prima della fine, nè il dì prima della sera. Modo proverbiale. Qui <hi rend="italic">loda</hi> è voce dell'imperativo di <hi rend="italic">lodare</hi>. [v.12] Perocchè avvedendosi Amore. [v.13] <hi rend="italic">Percossa di suo strale</hi>. Verun colpo di suo strale. [v.14] Non avermi passata la veste. Non avermi tocco nel vivo. [v.15] <hi rend="italic">Scorta</hi>. Aiuto. <hi rend="italic">Una possente donna</hi>. Laura. [v.16] Verso cui, cioè con cui, non mi giovò mai nè mi giova. [v.17] <hi rend="italic">Ingegno</hi>. Arte. <hi rend="italic">Perdono</hi>. Pietà. [v.18] <hi rend="italic">Ei duo</hi>. Questi due, cioè Amore e Laura. [vv.19-20] Cambiandomi di uomo vivo ch'io era, in un lauro verde, figura di Laura; il quale, non ostante la stagion fredda, non perde mai foglia. Vuol significare l'intensità e la costanza dell'amor suo; la prima dicendo di essere stato trasformato nella persona stessa della sua donna, l'altra dicendo che egli, come fa il lauro, non perde mai foglia.</note>
<lg>
<l>Qual mi fec'io quando primier m'accorsi</l>
<l>Della trasfigurata mia persona,</l>
<l>E i capei vidi far di quella fronde</l>
<l>Di che sperato avea già lor corona,</l>
<l>E i piedi in ch'io mi stetti e mossi e corsi,</l>
<l>(Com'ogni membro all'anima risponde)</l>
<l>Diventar due radici sovra l'onde,</l>
<l>Non di Peneo, ma d'un più altero fiume;</l>
<l>E 'n duo rami mutarsi ambe le braccia!</l>
<l>Nè meno ancor m'agghiaccia</l>
<l>L'esser coverto poi di bianche piume,</l>
<l>Allor che fulminato e morto giacque</l>
<l>Il mio sperar, che troppo alto montava.</l>
<l>Che, perch'io non sapea dove nè quando</l>
<l>Mel ritrovassi, solo, lagrimando,</l>
<l>Là 've tolto mi fu, dì e notte andava</l>
<l>Ricercando dal lato e dentro all'acque;</l>
<l>E giammai poi la mia lingua non tacque,</l>
<l>Mentre poteo, del suo cader maligno:</l>
<l>Ond'io presi col suon color d'un cigno.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">Qual mi fec'io</hi>. Qual divenni! Che pensai! Chi può dir quello che provò l'animo mio? <hi rend="italic">Quando primier</hi>. Quando prima. Tosto che. [v.2] Che la mia persona, cioè il mio corpo, era trasfigurato. [v.3] <hi rend="italic">Far</hi>. Farsi. Divenire. [v.4] Della qual fronde io aveva sperato che essi, cioè i miei capelli, dovessero una volta essere incoronati. [v.5] <hi rend="italic">In ch'io mi stetti e mossi</hi>. Nei quali, cioè in sui quali, io stetti ritto e mi mossi. [v.6] <hi rend="italic">Come</hi>. Perocchè. <hi rend="italic">All'anima</hi>. La quale nel poeta non era più d'uomo, ma di pianta. <hi rend="italic">Risponde</hi>. Corrisponde. [v.7] <hi rend="italic">Diventar</hi>. Vidi diventare. [v.8] <hi rend="italic">Di Peneo</hi>. Fiume della Tessaglia, sulle rive del quale si finge che accadesse la trasformazione di Dafne. <hi rend="italic">D'un più altero fiume</hi>. Della Sorga o del Rodano. [v.10] <hi rend="italic">Nè meno</hi>. E non meno. [v.11] Il ripensare come fui poscia coperto di bianche piume. Imitazione della favola di Fetonte e di Cigno re della Liguria, di qui fino a tutta la stanza. [v.13] <hi rend="italic">Il mio sperar</hi>. La mia speranza intorno a Laura. [v.14] <hi rend="italic">Che</hi>. Poichè. Narra perchè fosse poi trasformato in un cigno. [v.15] <hi rend="italic">Mel ritrovassi</hi>. Ritrovarlo, cioè il mio sperare. Io non sapea dove nè quando ritrovare, cioè ricuperare, la mia speranza perduta. [v.16] <hi rend="italic">Là 've</hi>. Là dove. <hi rend="italic">Tolto mi fu</hi>. Il mio sperare, che mi era stato ucciso. [v.17] <hi rend="italic">Dal lato</hi>. Di qua e di là. [vv.18-20] E da quell'ora in poi la mia lingua, finchè potè, non cessò mai di lamentarsi della infelice caduta della mia speranza: onde io presi la voce e colla voce il colore di un cigno. Quanto al colore del cigno, che è bianco, il poeta vuole accennare la sua canutezza, cominciata fino nella prima gioventù, come racconta esso medesimo nelle Opere latine.</note>
<lg>
<l>Così lungo l'amate rive andai;</l>
<l>Che volendo parlar, cantava sempre,</l>
<l>Mercè chiamando con estrania voce:</l>
<l>Nè mai in sì dolci o in sì soavi tempre</l>
<l>Risonar seppi gli amorosi guai,</l>
<l>Che 'l cor s'umiliasse, aspro e feroce.</l>
<l>Qual fu a sentir, che 'l ricordar mi coce?</l>
<l>Ma molto più di quel ch'è per innanzi,</l>
<l>Della dolce ed acerba mia nemica</l>
<l>È bisogno ch'io dica;</l>
<l>Benchè sia tal, ch'ogni parlare avanzi.</l>
<l>Questa, che col mirar gli animi fura,</l>
<l>M'aperse il petto, e 'l cor prese con mano,</l>
<l>Dicendo a me: di ciò non far parola.</l>
<l>Poi la rividi in altro abito sola,</l>
<l>Tal ch'i' non la conobbi (o senso umano!)</l>
<l>Anzi le dissi 'l ver pien di paura:</l>
<l>Ed ella nell'usata sua figura</l>
<l>Tosto tornando, fecemi, oimè lasso,</l>
<l>D'uom, quasi vivo e sbigottito sasso.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">L'amate rive</hi>. Del fiume che ha detto di sopra. [v.3] <hi rend="italic">Mercè chiamando</hi>. Chiedendo alla mia donna pietà. <hi rend="italic">Estrania</hi>. Non d'uomo ma di cigno. [v.4] <hi rend="italic">Tempre</hi>. Modi. [v.5] <hi rend="italic">Risonar</hi>. Esprimer cantando. [v.6] <hi rend="italic">Il cor</hi>. Di Laura. [v.7] Pensate voi quanta fosse la mia pena allora a sentirla, se mi crucia anche il ricordarmene. [vv.8-11] Ma bisogna che io dica di Laura una cosa molto maggiore, o pur cose molto maggiori, di quelle che ho dette innanzi; benchè questo che ho a dire sia tale che vinca ogni parlare, cioè non si possa ben dare ad intendere con parole. [v.12] <hi rend="italic">Questa</hi>. Laura. [vv.13-14] Accenna qualche dimostrazione di amore datagli da Laura con divieto di farne parola. [v.15] <hi rend="italic">In altro abito</hi>. Cioè in aspetto più benigno del consueto. [v.16] <hi rend="italic">Non la conobbi</hi>. Cioè la credetti meno altiera di prima. <hi rend="italic">O senso umano!</hi> Come sei fallace! O giudizio umano, come sei facilmente ingannato dalle apparenze! Come ci lasciamo ingannare dalla speranza! [v.17] Anzi cogliendo il tempo, perch'ella era sola e mi parea più cortese, tremando, le scopersi il mio desiderio. [vv.18-20] Ma ella ripigliando subito il solito suo rigore, mi cangiò di uomo in un sasso semivivo e sbigottito. Vuol significare quanto fosse grande la confusione e lo sbigottimento che provò per lo sdegno mostrato da Laura all'udire quella richiesta.</note>
<lg>
<l>Ella parlava sì turbata in vista,</l>
<l>Che tremar mi fea dentro a quella petra,</l>
<l>Udendo: i' non son forse chi tu credi.</l>
<l>E dicea meco: se costei mi spetra</l>
<l>Nulla vita mi fia noiosa e trista:</l>
<l>A farmi lagrimar, signor mio, riedi.</l>
<l>Come, non so; pur io mossi indi i piedi,</l>
<l>Non altrui incolpando, che me stesso,</l>
<l>Mezzo, tutto quel dì, tra vivo e morto.</l>
<l>Ma perchè 'l tempo è corto,</l>
<l>La penna al buon voler non può gir presso;</l>
<l>Onde più cose nella mente scritte</l>
<l>Vo trapassando, e sol d'alcune parlo,</l>
<l>Che maraviglia fanno a chi l'ascolta.</l>
<l>Morte mi s'era intorno al core avvolta;</l>
<l>Nè tacendo potea di sua man trarlo,</l>
<l>O dar soccorso alle virtuti afflitte:</l>
<l>Le vive voci m'erano interditte:</l>
<l>Ond'io gridai con carta e con inchiostro:</l>
<l>Non son mio, no; s'io moro, il danno è vostro.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">Turbata</hi>. Adirata. <hi rend="italic">In vista</hi>. Nell'aspetto. [v.2] <hi rend="italic">Fea</hi>. Faceva. <hi rend="italic">A quella petra</hi>. A quella pietra nella quale io era mutato. [v.3] <hi rend="italic">Udendo</hi>. Udendola io dire. <hi rend="italic">I' non son forse chi tu credi</hi>. Io non sono tale qual tu forse mi credi, cioè donna da prestare orecchio a tali dimande. [vv.4-6] E io diceva fra me: se costei mi libera da questo esser di pietra, cioè partito ch'io mi sia questa volta dalla sua presenza, ogni vita, per dura e misera che sia, mi parrà dolce a paragone dello smarrimento e del travaglio che provo adesso. Torna, Amore, a farmi piangere come soglio, cioè lasciami tornare alla mia vita trista, che pure è assai più comportabile di questo mio stato presente. [v.7] Io mi mossi pur di là, ed uscii di quell'esser di pietra, non so come. [v.8] Dando solo a me stesso la colpa di quel che m'era accaduto. [v.9] E tutto quel dì fui mezzo vivo e mezzo morto. [v.11] La penna non può scrivere tutto quel ch'io vorrei. [v.12] <hi rend="italic">Più cose</hi>. Molte cose. [v.13] <hi rend="italic">Trapassando</hi>. Passando in silenzio. [v.14] Che sono maravigliose, e però più notabili delle altre. [v.15] Io era in un affanno mortale. [v.16] <hi rend="italic">Potea</hi>. Io. <hi rend="italic">Di sua man</hi>. Di mano della morte. <hi rend="italic">Trarlo</hi>. Il mio cuore. [v.17] <hi rend="italic">Alle virtuti afflitte</hi>. Ai miei spiriti oppressi. [v.18] Il parlare a Laura presenzialmente, mi era interdetto, cioè impedito, perch'ella non mi voleva ascoltare. [vv.19-20] Dunque non potendo reggere se io taceva, nè anche potendo parlare a viva voce, mi diedi a scrivere e far versi, e in questi gridai: donna, io non sono più mio, ma vostro: per tanto, se muoio, è vostro il danno.</note>
<lg>
<l>Ben mi credea dinanzi agli occhi suoi</l>
<l>D'indegno far così di mercè degno;</l>
<l>E questa spene m'avea fatto ardito.</l>
<l>Ma talor umiltà spegne disdegno,</l>
<l>Talor l'enfiamma: e ciò sepp'io dappoi,</l>
<l>Lunga stagion di tenebre vestito;</l>
<l>Ch'a quei preghi il mio lume era sparito.</l>
<l>Ed io non ritrovando intorno intorno</l>
<l>Ombra di lei, nè pur de' suoi piedi orma;</l>
<l>Com'uom che tra via dorma,</l>
<l>Gittaimi stanco sopra l'erba un giorno.</l>
<l>Ivi, accusando il fuggitivo raggio,</l>
<l>Alle lagrime triste allargai 'l freno,</l>
<l>E lasciaile cader come a lor parve:</l>
<l>Nè giammai neve sott'al Sol disparve,</l>
<l>Com'io sentii me tutto venir meno,</l>
<l>E farmi una fontana a piè d'un faggio.</l>
<l>Gran tempo umido tenni quel viaggio.</l>
<l>Chi udì mai d'uom vero nascer fonte?</l>
<l>E parlo cose manifeste e conte.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[vv.1-2] Ben credeva io così, cioè con tali versi umili e supplichevoli, rendermi nella estimazione di Laura degno di perdono, da indegno che io n'era. <hi rend="italic">Mi credea far</hi> vuol dire <hi rend="italic">credea farmi</hi>, ed è maniera molto usata dagli antichi. [v.3] <hi rend="italic">Spene</hi>. Speme. Speranza. [v.5] <hi rend="italic">Enfiamma</hi>. Infiamma. <hi rend="italic">E ciò sepp'io dappoi</hi>. E di ciò m'avvidi io di poi. [vv.6-7] Essendo vissuto per lungo tempo in tenebre, perchè il mio lume, cioè Laura, per questo pregarla di perdono che io faceva in versi, era sparita, cioè non mi si lasciava più vedere. [v.8] <hi rend="italic">Intorno intorno</hi>. All'intorno. In alcun luogo. [v.10] Come viandante che per via si getti a dormire. [v.12] Ivi, dolendomi della mia luce, cioè della mia donna, che mi fuggiva. [v.14] <hi rend="italic">Parve</hi>. Piacque. [vv.15-16] Nè mai neve si liquefece al sole così compiutamente come io mi sentii tutto mancare e disfare. Dimostra il poeta con questa trasformazione come le sue lagrime fossero abbondanti e continue. [v.17] <hi rend="italic">E farmi</hi>. E divenire. [v.18] <hi rend="italic">Umido</hi>. Si riferisce al <hi rend="italic">viaggio</hi>, o più probabilmente al poeta. <hi rend="italic">Tenni quel viaggio</hi>. Andai trascorrendo, come fanno i fiumi. [v.19] Chi udì mai che d'uom vero nascesse un fonte? [v.20] E pur queste cose che io narro, sono verissime; anzi manifeste e note.</note>
<lg>
<l>L'alma, ch'è sol da Dio fatta gentile,</l>
<l>(Che già d'altrui non può venir tal grazia)</l>
<l>Simile al suo Fattor stato ritene:</l>
<l>Però di perdonar mai non è sazia</l>
<l>A chi col core e col sembiante umile,</l>
<l>Dopo quantunque offese a mercè vene:</l>
<l>E se contra suo stile ella sostene</l>
<l>D'esser molto pregata, in lui si specchia;</l>
<l>E fal, perchè 'l peccar più si pavente:</l>
<l>Che non ben si ripente</l>
<l>Dell'un mal chi dell'altro s'apparecchia.</l>
<l>Poi che Madonna, da pietà commossa,</l>
<l>Degnò mirarmi, e riconobbe e vide</l>
<l>Gir di pari la pena col peccato;</l>
<l>Benigna mi ridusse al primo stato.</l>
<l>Ma nulla è al mondo in ch'uom saggio si fide:</l>
<l>Ch'ancor poi, ripregando, i nervi e l'ossa</l>
<l>Mi volse in dura selce; e così scossa</l>
<l>Voce rimasi dell'antiche some,</l>
<l>Chiamando Morte e lei sola per nome.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] Quelle anime che Dio ha dotate di gentilezza. [v.2] <hi rend="italic"><hi rend="italic">D'altrui</hi></hi>. Da altri che da Dio. [v.3] Ha uno stato, un essere, somigliante a quello del suo creatore. [v.4] Però, come fa Iddio, non lascia mai di perdonare. [v.5] <hi rend="italic">Sembiante</hi>. Aspetto. [v.6] <hi rend="italic">Quantunque</hi>. Quante si voglia. <hi rend="italic">A mercè vene</hi>. Cioè viene. Implora pietà. [vv.7-8] E se alcune volte, contro il suo costume, ella, cioè l'alma gentile, innanzi di perdonare, si lascia pregar lungamente, anche in ciò imita lui, cioè Dio. [v.9] <hi rend="italic">Fal</hi>. Lo fa. <hi rend="italic">Perchè 'l peccar più si pavente</hi>. Acciocchè si tema il peccar più, cioè il tornare a peccare. [v.10] <hi rend="italic">Che</hi>. Perocchè. <hi rend="italic">Si ripente</hi>. Si pente. [v.11] <hi rend="italic">Dell'un mal</hi>. Di un peccato. <hi rend="italic">Chi dell'altro s'apparecchia</hi>. Chi si apparecchia di commetterne un altro. [v.12] <hi rend="italic">Poi che</hi>. Dopo che. Quando. [v.14] Che la quantità della pena che io aveva patita era già proporzionata alla mia colpa. [v.15] <hi rend="italic">Al primo stato</hi>. Di uomo. Vuol significare che Laura tornò a mostrarglisi cortese, e come egli ne fu consolato. [v.16] Ma l'uomo saggio non si dee fidare di cosa alcuna del mondo. [v.17] <hi rend="italic">Ripregando</hi>. Ripregandola io, cioè tornando a richiederla di amore. [vv.18-19] <hi rend="italic">Volse</hi>. Cangiò. <hi rend="italic">Scossa voce rimasi dell'antiche some</hi>. Rimasi una voce spogliata delle mie membra. Imitazione della favola d'Eco. [v.20] <hi rend="italic">Lei</hi>. Laura.</note>
<lg>
<l>Spirto doglioso, errante (mi rimembra),</l>
<l>Per spelunche deserte e pellegrine,</l>
<l>Piansi molt'anni il mio sfrenato ardire:</l>
<l>Ed ancor poi trovai di quel mal fine,</l>
<l>E ritornai nelle terrene membra,</l>
<l>Credo, per più dolor ivi sentire.</l>
<l>I' seguii tanto avanti il mio desire,</l>
<l>Ch'un dì, cacciando, siccom'io solea,</l>
<l>Mi mossi, e quella fera bella e cruda</l>
<l>In una fonte ignuda</l>
<l>Si stava, quando 'l Sol più forte ardea.</l>
<l>Io, perchè d'altra vista non m'appago,</l>
<l>Stetti a mirarla, ond'ella ebbe vergogna;</l>
<l>E per farne vendetta, o per celarse,</l>
<l>L'acqua nel viso con le man mi sparse.</l>
<l>Vero dirò (forse e' parrà menzogna);</l>
<l>Ch'i' sentii trarmi della propria immago;</l>
<l>Ed in un cervo solitario e vago</l>
<l>Di selva in selva, ratto mi trasformo;</l>
<l>Ed ancor de' miei can fuggo lo stormo.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">Spirto</hi>. Dice <hi rend="italic">spirto</hi> perchè era privato del corpo. <hi rend="italic">Mi rimembra</hi>. Mi sovviene. Mi ricordo. [v.2] <hi rend="italic">Pellegrine</hi>. Estranie. [v.3] <hi rend="italic">Ardire</hi>. L'ardire usato con Laura. [v.4] <hi rend="italic">Di quel mal fine</hi>. Fine di quel male. [vv.7-13] Io seguitando il mio desiderio, trascorsi tant'oltre, che un dì essendomi mosso cacciando, cioè posto ad andare a caccia, come io soleva, e trovata Laura ignuda in una fonte, io, perchè non mi contento, non mi diletto, di altra vista che della sua, stetti fermo a mirarla: della qual cosa ella si vergognò. Imitazione della favola di Atteone. [v.16] <hi rend="italic">Vero dirò</hi>. Dirò cosa vera. <hi rend="italic">E'</hi>. Egli, cioè questo <hi rend="italic">vero</hi> che io dirò. [v.17] Cioè dirò che io mi sentii spogliare della figura d'uomo. [v.18] <hi rend="italic">Vago</hi>. Errante. [v.19] <hi rend="italic">Di selva in selva</hi>. Dipende da <hi rend="italic">vago</hi>, o vero è inchiusa in questo verso la voce <hi rend="italic">correndo</hi>, o altra simile, sottintesa. <hi rend="italic">Mi trasformo</hi>. Cioè mi trasformai. [v.20] <hi rend="italic">Stormo</hi>. Frotta.</note>
<lg>
<l>Canzon, i' non fu' mai quel nuvol d'oro</l>
<l>Che poi discese in preziosa pioggia,</l>
<l>Sì che 'l foco di Giove in parte spense:</l>
<l>Ma fui ben fiamma, ch'un bel guardo accense;</l>
<l>E fui l'uccel che più per l'aere poggia,</l>
<l>Alzando lei, che ne' miei detti onoro.</l>
<l>Nè per nova figura il primo alloro</l>
<l>Seppi lassar; che pur la sua dolce ombra</l>
<l>Ogni men bel piacer del cor mi sgombra.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[vv.1-3] Accenna la favola di Danae, e vuole intendere da una parte che egli non fu mai ricco, dall'altra che Laura non consentì mai di soddisfare al suo desiderio. [v.4] <hi rend="italic">Un bel guardo</hi>. Due begli occhi. <hi rend="italic">Accense</hi>. Accese. [vv.5-6] E fui quell'uccello che sale su per l'aria più alto di tutti gli altri, cioè l'aquila, e come tale, portai Laura in cielo co' miei versi, non altrimenti che l'aquila portò Ganimede. [vv.7-9] Nè seppi mai, qualunque nuova figura io prendessi, lasciare quel lauro nel quale primieramente fui trasformato, cioè lasciar l'amore della mia donna; anzi eziandio la sola ombra di quell'alloro, mi scaccia dall'animo ogni piacere men bello.</note>
</div2>
<div2>
<head>22 (RVF 29)</head>
<argument><p>Lodando le bellezze di Laura, mette in questione se debba o no lasciarne l'amore.</p></argument>
<lg>
<l>Verdi panni, sanguigni, oscuri o persi</l>
<l>Non vestì donna unquanco,</l>
<l>Nè d'or capelli in bionda treccia attorse,</l>
<l>Sì bella come questa che mi spoglia</l>
<l>D'arbitrio, e dal cammin di libertade</l>
<l>Seco mi tira sì, ch'io non sostegno</l>
<l>Alcun giogo men grave.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">Sanguigni</hi>. Di color sanguigno. <hi rend="italic">Persi</hi>. Color misto di purpureo e di nero, ma il nero vince. [v.2] <hi rend="italic">Unquanco</hi>. Mai fino a ora. [v.3] <hi rend="italic">D'or capelli</hi>. Capelli d'oro. [v.4] <hi rend="italic">Sì bella</hi>. Si riferisce a <hi rend="italic">donna</hi>, che sta nel secondo verso. [v.5] <hi rend="italic">D'arbitrio</hi>. Del mio libero arbitrio. [vv.6-7] <hi rend="italic">Non sostegno alcun giogo men grave</hi>. Non consento di sottopormi al giogo di altra donna, che pur sarebbe più leggero: tanto amo questo di Laura.</note>
<lg>
<l>E se pur s'arma talor a dolersi</l>
<l>L'anima, a cui vien manco</l>
<l>Consiglio ove 'l martir l'adduce in forse;</l>
<l>Rappella lei dalla sfrenata voglia.</l>
<l>Subito vista; che del cor mi rade</l>
<l>Ogni delira impresa, ed ogni sdegno</l>
<l>Fa 'l veder lei soave.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.2] <hi rend="italic">L'anima</hi>. Mia. <hi rend="italic">Vien manco</hi>. Vien meno. [v.3] <hi rend="italic">Consiglio</hi>. Il senno. Il buon giudizio. <hi rend="italic">Ove</hi>. Quando. <hi rend="italic">L'adduce in forse</hi>. La riduce a temer della vita. [vv.4-7] Laura, subito vista, cioè subito che io la veggo, ritira lei, cioè l'anima mia, dalla sfrenata, cioè temeraria, volontà di dolersi; perocchè il veder lei, cioè Laura, mi scaccia dal cuore ogni pensiero di pazze risoluzioni, e volge in dolcezza ogni mio sdegno.</note>
<lg>
<l>Di quanto per amor giammai soffersi,</l>
<l>Ed aggio a soffrir anco</l>
<l>Fin che mi sani 'l cor colei che 'l morse,</l>
<l>Rubella di mercè, che pur l'envoglia,</l>
<l>Vendetta fia; sol che contra umiltade</l>
<l>Orgoglio ed ira il bel passo ond'io vegno</l>
<l>Non chiuda e non inchiave.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[vv.1-7] Io sarò vendicato di quanto ho sofferto per amore fin qui, e di quanto ho a sofferire finchè quella spietata che mi ha punto il cuore, e che pur l'invoglia, cioè l'innamora, non me lo risani essa medesima; sarò vendicato, dico, purchè orgoglio ed ira di Laura non chiudano incontro all'umiltà mia il bel passo, cioè varco, pel quale io vengo a lei, cioè non mi vietino di continuare a vederla di tempo in tempo, e conversare umilmente e onestamente seco. <hi rend="italic">Vendetta fia</hi>, cioè sarò vendicato, significa che il poeta tiene per fermo che Laura dovrà pur muoversi una volta a pietà di lui.</note>
<lg>
<l>Ma l'ora e 'l giorno ch'io le luci apersi</l>
<l>Nel bel nero e nel bianco</l>
<l>Che mi scacciar di là dov'Amor corse,</l>
<l>Novella d'esta vita che m'addoglia</l>
<l>Furon radice, e quella in cui l'etade</l>
<l>Nostra si mira, la qual piombo o legno</l>
<l>Vedendo è chi non pave.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[vv.1-7] Novella radice, cioè prima cagione, origine, di questa mia dolorosa vita, furono il giorno e l'ora ch'io vidi per la prima volta quel bel nero e quel bianco, cioè quei begli occhi e quel viso, che mi scacciarono di colà dove corse Amore, cioè scacciarono me dal cuor mio, che Amore occupò immantinente. Origine de' miei mali fu altresì quella donna che è specchio ed esempio del nostro secolo, la quale chi può vedere senza sbigottirsene, conviene che sia fatto di piombo o di legno.</note>
<lg>
<l>Lagrima adunque che dagli occhi versi</l>
<l>Per quelle che nel manco</l>
<l>Lato mi bagna chi primier s'accorse,</l>
<l>Quadrella, dal voler mio non mi svoglia;</l>
<l>Che 'n giusta parte la sentenzia cade:</l>
<l>Per lei sospira l'alma; ed ella è degno</l>
<l>Che le sue piaghe lave.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[vv.1-7] Adunque (cioè poichè il mio male è proceduto per gli occhi miei, che videro Laura) niuna lagrima che io versi da questi medesimi occhi per la pena che mi danno quelle saette che nel mio fianco sinistro bagna di sangue chi fu primo ad accorgersi del mio male, cioè il mio cuore; niuna lagrima, dico, mi svoglia dal mio volere, cioè mi rimuove dal proposito di amar questa donna; perocchè la sentenza, cioè la condanna, cade in quella parte di me che l'ha meritata, cioè quella parte di me che sostien la pena del lagrimare, sono gli occhi: per colpa di questa parte, cioè degli occhi, l'anima mia patisce: or dunque è ben giusto che quelli lavino le piaghe di questa.</note>
<lg>
<l>Da me son fatti i miei pensier diversi:</l>
<l>Tal già, qual io mi stanco,</l>
<l>L'amata spada in se stessa contorse.</l>
<l>Nè quella prego che però mi scioglia:</l>
<l>Che men son dritte al ciel tutt'altre strade;</l>
<l>E non s'aspira al glorioso regno</l>
<l>Certo in più salda nave.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[vv.1-7] I miei pensieri combattono meco medesimo. Io cangio pensiero ad ora ad ora. Una donna già, cioè Didone, travagliata da una battaglia simile a questa nella quale io mi stanco, rivolse contro se stessa l'amata spada, cioè si uccise colla spada di Enea. Contuttociò non prego Laura che mi ritorni in libertà, perchè tutti gli altri sentieri che menano al cielo sono men diritti di questo, cioè niuna via conduce così direttamente al cielo come l'amor di costei, e certo non si può veleggiare in cerca del paradiso con più salda nave, cioè più robusta e più soda, che questo amore.</note>
<lg>
<l>Benigne stelle che compagne fersi</l>
<l>Al fortunato fianco,</l>
<l>Quando 'l bel parto giù nel mondo scorse!</l>
<l>Ch'è stella in terra, e come in lauro foglia,</l>
<l>Conserva verde il pregio d'onestade;</l>
<l>Ove non spira folgore, nè indegno</l>
<l>Vento mai che l'aggrave.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">Benigne stelle</hi>. Esclamazione. E vuol dire, benigne furono quelle stelle. <hi rend="italic">Fersi</hi>. Si fecero. [v.2] <hi rend="italic">Fianco</hi>. Della madre di Laura. [v.3] Quando Laura scese in terra, cioè nacque. In questo verso e nei due precedenti il poeta vuol dire che Laura fu partorita in buon punto di stelle. [v.4] <hi rend="italic">Che</hi>. Cioè Laura. <hi rend="italic">Come in lauro foglia</hi>. Come la foglia del lauro si conserva sempre verde. [v.6] <hi rend="italic">Ove</hi>. Nella qual foglia o nel qual lauro. <hi rend="italic">Non spira folgore</hi>. Cioè non cade folgore. Così disse Virgilio: <hi rend="italic">fulminis afflavit ventis</hi>. Si dice che il lauro non sia percosso da fulmini. [v.7] <hi rend="italic">Aggrave</hi>. Aggravi.</note>
<lg>
<l>So io ben ch'a voler chiuder in versi</l>
<l>Sue laudi, fora stanco</l>
<l>Chi più degna la mano a scriver porse.</l>
<l>Qual cella è di memoria in cui s'accoglia</l>
<l>Quanta vede vertù, quanta beltade,</l>
<l>Chi gli occhi mira d'ogni valor segno,</l>
<l>Dolce del mio cor chiave?</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[vv.1-7] Io so bene che il più degno uomo che mai ponesse mano a scrivere, cioè il più degno scrittore che fosse mai, volendo chiudere in versi le lodi di Laura, cioè cantar pienamente di tutti i suoi pregi, fora, cioè sarebbe, stanco; si stancherebbe. In qual cella di memoria si può raccorre tanta virtù, tanta bellezza, quanta è pur quella che veggono coloro che mirano gli occhi di costei, segno, cioè centro, sede, di ogni valore, cioè di ogni pregio, e chiavi del cuor mio? Dice <hi rend="italic">qual cella di memoria</hi> seguitando l'opinione di alcuni filosofi che la facoltà della memoria risedesse in certi spartimenti che fossero nel cervello.</note>
<lg>
<l>Quanto 'l Sol gira, Amor più caro pegno,</l>
<l>Donna, di voi non ave.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[vv.1-2] O donna, in quanto gira il sole, cioè dentro il giro del sole, che vuol dire in tutta la terra, Amore non ha più cara gemma di voi.</note>
</div2>
<div2>
<head>23 (RVF 30)</head>
<argument><p>Benchè disperi di vedere Laura pietosa, protesta di amarla fino alla morte.</p></argument>
<lg>
<l>Giovane donna sott'un verde lauro</l>
<l>Vidi, più bianca e più fredda che neve</l>
<l>Non percossa dal Sol molti e molt'anni;</l>
<l>E 'l suo parlar e 'l bel viso e le chiome</l>
<l>Mi piacquen sì, ch'i' l'ho dinanzi agli occhi</l>
<l>Ed avrò sempre, ov'io sia, in poggio o 'n riva.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.3] Non mai percossa dal sole in molti e molti anni. [v.5] <hi rend="italic">Piacquen</hi>. Piacquero. [v.6] <hi rend="italic">Ed avrò</hi>. E l'avrò, cioè dinanzi agli occhi. <hi rend="italic">Ov'io sia</hi>. Dovunque, in qualunque luogo, io sia. <hi rend="italic">In poggio o 'n riva</hi>. In monte o in piano: e anche questo vuol dire, in qualunque luogo.</note>
<lg>
<l>Allor saranno i miei pensieri a riva,</l>
<l>Che foglia verde non si trovi in lauro:</l>
<l>Quand'avrò queto il cor, asciutti gli occhi,</l>
<l>Vedrem ghiacciar il foco, arder la neve.</l>
<l>Non ho tanti capelli in queste chiome,</l>
<l>Quanti vorrei quel giorno attender anni.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[vv.1-2] Allora avrò finito di pensare a lei, o vero allora sarò venuto a capo del mio desiderio, quando non si trovi più foglia verde in sui lauri. [v.3] Cioè quando il mio desiderio sarà stato appagato. O vero, quando io avrò finito di amar colei. [v.4] <hi rend="italic">Ghiacciar</hi>. Agghiacciarsi. [v.6] Quanti anni consentirei di aspettare quel giorno del mio contento, se io fossi certo che egli dovesse pur venire una volta. O vero, quanti anni vorrei che passassero innanzi che io lasciassi l'amor di Laura: cioè a dire che io non lo voglio lasciar mai.</note>
<lg>
<l>Ma perchè vola il tempo e fuggon gli anni,</l>
<l>Sì ch'alla morte in un punto s'arriva,</l>
<l>O con le brune o con le bianche chiome;</l>
<l>Seguirò l'ombra di quel dolce lauro</l>
<l>Per lo più ardente sole e per la neve,</l>
<l>Fin che l'ultimo dì chiuda quest'occhi.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[vv.1-6] Ma poichè non posso viver tanto, almeno andrò sempre amando e seguitando colei finch'io muoia.</note>
<lg>
<l>Non fur giammai veduti sì begli occhi</l>
<l>O nella nostra etade o ne' prim'anni;</l>
<l>Che mi struggon così come 'l Sol neve:</l>
<l>Onde procede lagrimosa riva;</l>
<l>Ch'Amor conduce a piè del duro lauro,</l>
<l>C'ha i rami di diamante, e d'or le chiome.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.2] <hi rend="italic">Ne' prim'anni</hi>. Al tempo antico. [v.3] <hi rend="italic">Che</hi>. I quali occhi. <hi rend="italic">Come 'l Sol neve</hi>. Come il sole strugge la neve. [vv.4-5] Dal che nasce un fiume di lagrime, che da Amore è condotto a' piedi della spietata Laura. [v.6] I rami di diamante, cioè candidissimi e preziosi, significano le membra di Laura; le chiome d'oro, i capelli.</note>
<lg>
<l>I' temo di cangiar pria volto e chiome,</l>
<l>Che con vera pietà mi mostri gli occhi</l>
<l>L'idolo mio scolpito in vivo lauro;</l>
<l>Che, s'al contar non erro, oggi ha sett'anni</l>
<l>Che sospirando vo di riva in riva</l>
<l>La notte e 'l giorno, al caldo ed alla neve.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">Cangiar volto e chiome</hi>. Invecchiare. [v.2] <hi rend="italic">Che</hi>. Dipende dal <hi rend="italic">pria</hi> del verso innanzi. [v.3] L'idolo mio, il quale è fatto di un lauro vivo, cioè il quale non è inanimato come gli altri idoli, ma è una donna viva, di nome Laura. [v.4] <hi rend="italic">S'al contar non erro</hi>. Se io non fallo nel conto. <hi rend="italic">Ha</hi>. Fa. Sono. [v.5] <hi rend="italic">Di riva in riva</hi>. Qua e là. Da luogo a luogo. [v.6] Di continuo e in ogni tempo.</note>
<lg>
<l>Dentro pur foco, e for candida neve,</l>
<l>Sol con questi pensier, con altre chiome,</l>
<l>Sempre piangendo andrò per ogni riva,</l>
<l>Per far forse pietà venir negli occhi</l>
<l>Di tal che nascerà dopo mill'anni;</l>
<l>Se tanto viver può ben culto lauro.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] Io, tutto fuoco dentro, e candida neve fuori, cioè scolorito e pallido. [v.2] Non con altri pensieri che questi che ho adesso, ma ben con altre chiome, cioè colle chiome alterate per la età. [v.3] <hi rend="italic">Per ogni riva</hi>. Per ogni dove. [v.4] <hi rend="italic">Pietà venir negli occhi</hi>. Piangere di pietà. [v.5] <hi rend="italic">Tal</hi>. Qualcuno. <hi rend="italic">Dopo mill'anni</hi>. Di qui a mille anni. [v.6] Se le lodi di Laura, scritte con cura e studio, possono durar tanto, cioè pervenire a quelli che nasceranno di qua a mill'anni.</note>
<lg>
<l>L'auro e i topazii al Sol sopra la neve</l>
<l>Vincon le bionde chiome presso agli occhi</l>
<l>Che menan gli anni miei sì tosto a riva.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[vv.1-3] Le bionde chiome di Laura presso a quegli occhi che mi conducono a morte immatura, vincono in isplendore e in bellezza l'oro e i topazii posti al sole sopra la neve.</note>
</div2>
<div2>
<head>24 (RVF 31)</head>
<argument><p>Laura, morendo, avrà certamente il seggio più alto della gloria del Cielo.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Quest'anima gentil, che si diparte,</l>
<l>Anzi tempo chiamata all'altra vita,</l>
<l>Se lassuso è, quant'esser de', gradita,</l>
<l>Terrà del ciel la più beata parte.</l>
</lg>
<lg>
<l>S'ella riman fra 'l terzo lume e Marte,</l>
<l>Fia la vista del sole scolorita;</l>
<l>Poich'a mirar sua bellezza infinita</l>
<l>L'anime degne intorno a lei fien sparte.</l>
</lg>
<lg>
<l>Se si posasse sotto 'l quarto nido,</l>
<l>Ciascuna delle tre saria men bella,</l>
<l>Ed essa sola avria la fama e 'l grido.</l>
</lg>
<lg>
<l>Nel quinto giro non abitrebb'ella:</l>
<l>Ma se vola più alto, assai mi fido</l>
<l>Che con Giove sia vinta ogni altra stella.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">Si diparte</hi>. Parte da questo mondo. Scriveva il poeta questo Sonetto in tempo che Laura era malata. [v.2] <hi rend="italic">Anzi tempo</hi>. Prima del tempo. [v.3] Se ella è gradita lassù in cielo quanto debbe essere. [v.4] <hi rend="italic">Terrà</hi>. Avrà. Abiterà. [v.5] <hi rend="italic">Il terzo lume</hi>. Il terzo pianeta, cioè Venere. [v.6] La vista, cioè l'aspetto, del sole perderà del suo colore, cioè sarà quasi velata dalla luce di quest'anima. Tra Venere e Marte sta il sole, secondo gli astronomi antichi. [v.7] <hi rend="italic">Sua</hi>. Dell'anima di Laura. [v.8] <hi rend="italic">Fien sparte</hi>. Saranno sparse. Si spargeranno. [v.9] <hi rend="italic">Si posasse</hi>. Si fermasse. Prendesse a soggiornare. Dimorasse. <hi rend="italic">Sotto 'l quarto nido</hi>. Sotto la casa del sole, cioè tra Marte e Venere. [v.10] <hi rend="italic">Delle tre</hi>. Delle tre stelle o pianeti che stanno di sotto al sole e più vicino a noi, cioè Venere, Mercurio e la luna. <hi rend="italic">Men bella</hi>. Dell'anima di Laura. [v.11] <hi rend="italic">La fama e 'l grido</hi>. Di bellezza. [v.12] Nel cerchio di Marte, pianeta fiero e maligno, certamente ella non vorrà stare. [vv.13-14] Ma se vola più su del cielo di Marte, so per fermo che ella vincerà di splendore il pianeta di Giove e tutte le altre stelle, cioè tutte le fisse.</note>
</div2>
<div2>
<head>25 (RVF 32)</head>
<argument><p>Non attende pace, nè disinganno del suo amore, se non che dalla morte.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Quanto più m'avvicino al giorno estremo,</l>
<l>Che l'umana miseria suol far breve,</l>
<l>Più veggio 'l tempo andar veloce e leve,</l>
<l>E 'l mio di lui sperar fallace e scemo.</l>
</lg>
<lg>
<l>I' dico a' miei pensier: non molto andremo</l>
<l>D'amor parlando omai; che 'l duro e greve</l>
<l>Terreno incarco, come fresca neve,</l>
<l>Si va struggendo; onde noi pace avremo:</l>
</lg>
<lg>
<l>Perchè con lui cadrà quella speranza</l>
<l>Che ne fe' vaneggiar sì lungamente,</l>
<l>E 'l riso e 'l pianto e la paura e l'ira.</l>
</lg>
<lg>
<l>Sì vedrem chiaro poi come sovente</l>
<l>Per le cose dubbiose altri s'avanza;</l>
<l>E come spesso indarno si sospira.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.2] Che presto termina le miserie umane. [v.3] <hi rend="italic">Più</hi>. Tanto più. [v.4] E il mio sperare di lui, cioè del tempo, essere ingannevole e privo di effetto. [vv.6-7] <hi rend="italic">Il duro e greve terreno incarco</hi>. Il mio corpo. <hi rend="italic">Fresca</hi>. Recente. Non ancora indurata. [v.9] <hi rend="italic">Con lui</hi>. Col mio corpo. [v.10] <hi rend="italic">Ne fe'</hi>. Ci fece. [v.12] <hi rend="italic">Sì</hi>. Così. <hi rend="italic">Come sovente</hi>. Quanto sovente. [v.13] Gli uomini camminano allo scuro e nella incertezza. [v.14] <hi rend="italic">Come spesso</hi>. Quanto spesso. <hi rend="italic">Indarno</hi>. Senza cagione. Per cagioni vane. O vero, senza profitto.</note>
</div2>
<div2>
<head>26 (RVF 33)</head>
<argument><p>Laura inferma gli apparisce in sogno, e lo assicura ch'ella ancor vive.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Già fiammeggiava l'amorosa stella</l>
<l>Per l'oriente, e l'altra che Giunone</l>
<l>Suol far gelosa, nel settentrione</l>
<l>Rotava i raggi suoi lucente e bella;</l>
</lg>
<lg>
<l>Levata era a filar la vecchierella,</l>
<l>Discinta e scalza, e desto avea 'l carbone;</l>
<l>E gli amanti pungea quella stagione</l>
<l>Che per usanza a lagrimar gli appella;</l>
</lg>
<lg>
<l>Quando mia speme, già condotta al verde,</l>
<l>Giunse nel cor, non per l'usata via;</l>
<l>Che 'l sonno tenea chiusa, e 'l dolor molle;</l>
</lg>
<lg>
<l>Quanto cangiata, oimè, da quel di pria!</l>
<l>E parea dir: perchè tuo valor perde?</l>
<l>Veder questi occhi ancor non ti si tolle.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">L'amorosa stella</hi>. Il pianeta di Venere. La diana. [vv.2-3] <hi rend="italic">E l'altra che Giunone suol far gelosa</hi>. Calisto cioè l'orsa maggiore. <hi rend="italic">E l'altra</hi>vuol dire, e quell'altra stella. [v.5] <hi rend="italic">Era</hi>. Erasi. [v.6] <hi rend="italic">Discinta e scalza</hi>. Mezzo vestita. <hi rend="italic">E desto avea 'l carbone</hi>. E avea suscitato il fuoco. [vv.7-8] E sopravveniva con dolor degli amanti quell'ora che suol chiamarli a lagrimare, o perchè gli sveglia dal sonno, e però dalla dimenticanza dei loro mali, o perchè gli sforza a partirsi dalle persone amate. [v.9] <hi rend="italic">Mia speme</hi>. Laura. <hi rend="italic">Condotta al verde</hi>. Ridotta presso all'estremo per la malattia. [vv.10-11] Mi si appresentò all'animo, non per la solita via, cioè non per la via degli occhi, che il sonno teneva chiusi e il dolore bagnati di pianto, ma per la via della immaginativa. [v.12] <hi rend="italic">Cangiata</hi>. Mutata. Laura per la infermità. <hi rend="italic">Da quel di pria</hi>. Dall'esser di prima. [v.13] <hi rend="italic">E parea dir</hi>. E parevami che mi dicesse. <hi rend="italic">Perchè tuo valor perde?</hi> Perchè il tuo coraggio va perdendo della sua forza, langue, cade, si scema? <hi rend="italic">Perde</hi> può anche esser detto qui poeticamente in luogo di <hi rend="italic">perdi</hi>. [v.14] Ancora non ti si toglie, cioè non ti è negato, di veder questi occhi. Cioè, io non sono ancora morta.</note>
</div2>
<div2>
<head>27 (RVF 34)</head>
<argument><p>Raffigura la sua Donna ad un lauro, e prega Apollo a difenderlo dalle tempeste.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Apollo, s'ancor vive il bel desio</l>
<l>Che t'infiammava alle tessaliche onde,</l>
<l>E se non hai l'amate chiome bionde,</l>
<l>Volgendo gli anni, già poste in obblio;</l>
</lg>
<lg>
<l>Dal pigro gelo e dal tempo aspro e rio,</l>
<l>Che dura quanto 'l tuo viso s'asconde,</l>
<l>Difendi or l'onorata e sacra fronde,</l>
<l>Ove tu prima, e poi fu' invescat'io;</l>
</lg>
<lg>
<l>E per virtù dell'amorosa speme</l>
<l>Che ti sostenne nella vita acerba,</l>
<l>Di queste impression l'aere disgombra.</l>
</lg>
<lg>
<l>Sì vedrem poi per meraviglia insieme</l>
<l>Seder la Donna nostra sopra l'erba</l>
<l>E far delle sue braccia a se stess'ombra.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[vv.1-2] Apollo, se ancor dura in te l'Amore di Dafne. [v.4] <hi rend="italic">Volgendo gli anni</hi>. Coll'andar degli anni. [v.6] <hi rend="italic">Quanto</hi>. Tanto tempo quanto. <hi rend="italic">Il tuo viso</hi>. Vuol dire il sole. [v.7] <hi rend="italic">L'onorata e sacra fronde</hi>. Il lauro, che significa a un medesimo tempo Dafne amata da Apollo, e Laura amata dal poeta. [v.8] <hi rend="italic">Invescato</hi>. Invischiato. [v.9] <hi rend="italic">Per virtù</hi>. In grazia. [v.10] Che ti fu conforto nella vita acerba che menasti in condizione di pastore. [v.11] Purifica l'aria da questi vapori. [v.12] Così, cioè rasserenato che tu abbi il cielo, noi due insieme staremo poi mirando per maraviglia, cioè come una maraviglia. [v.13] <hi rend="italic">La Donna nostra</hi>. Quella donna che in un medesimo tempo è a te Dafne, a me Laura. [v.14] E fare ombra a se stessa delle proprie braccia, cioè dei rami del lauro.</note>
</div2>
<div2>
<head>28 (RVF 35)</head>
<argument><p>Vive solitario, e si allontana da tutti, ma ha sempre Amore in sua compagnia.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Solo e pensoso i più deserti campi</l>
<l>Vo misurando a passi tardi e lenti;</l>
<l>E gli occhi porto, per fuggir, intenti,</l>
<l>Dove vestigio uman l'arena stampi.</l>
</lg>
<lg>
<l>Altro schermo non trovo che mi scampi</l>
<l>Dal manifesto accorger delle genti;</l>
<l>Perchè negli atti d'allegrezza spenti</l>
<l>Di fuor si legge com'io dentro avvampi:</l>
</lg>
<lg>
<l>Sì ch'io mi credo omai che monti e piagge</l>
<l>E fiumi e selve sappian di che tempre</l>
<l>Sia la mia vita, ch'è celata altrui.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma pur sì aspre vie nè sì selvagge</l>
<l>Cercar non so, ch'Amor non venga sempre</l>
<l>Ragionando con meco, ed io con lui.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[vv.1-2] <hi rend="italic">I più deserti campi vo misurando</hi>. Vo camminando per li campi più deserti. [vv.3-4] E tengo gli occhi intenti per fuggire ogni luogo segnato da piede umano. [vv.5-6] Così mi bisogna fare, perch'io non trovo altro modo d'impedire che le persone non si avveggano manifestamente del mio stato. [v.7] <hi rend="italic">D'allegrezza spenti</hi>. Nudi d'ogni allegrezza. [v.8] <hi rend="italic">Di fuor si legge</hi>. Si legge di fuori. [v.10] <hi rend="italic">Sappian</hi>. Poichè io vivo sempre con loro. <hi rend="italic">Di che tempre</hi>. Quale. Di che qualità. [v.11] <hi rend="italic">Ch'è celata altrui</hi>. Laddove gli altri uomini, o vero altri che i monti, le piagge, i fiumi e le selve, non sanno la qualità della mia vita. [v.13] <hi rend="italic">Che</hi>. Dipende dal <hi rend="italic">sì aspre</hi> e dal <hi rend="italic">sì selvagge</hi> del verso antecedente.</note>
</div2>
<div2>
<head>29 (RVF 36)</head>
<argument><p>Conosce che la morte nol può trarre d'affanno, e nondimeno, stanco, la invita.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>S'io credessi per morte essere scarco</l>
<l>Del pensier amoroso che m'atterra,</l>
<l>Con le mie mani avrei già posto in terra</l>
<l>Queste membra noiose e quello incarco.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma perch'io temo che sarebbe un varco</l>
<l>Di pianto in pianto e d'una in altra guerra,</l>
<l>Di qua dal passo ancor che mi si serra,</l>
<l>Mezzo rimango, lasso, e mezzo il varco.</l>
</lg>
<lg>
<l>Tempo ben fora omai d'avere spinto</l>
<l>L'ultimo stral la dispietata corda,</l>
<l>Nell'altrui sangue già bagnato e tinto.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ed io ne prego Amore, e quella sorda,</l>
<l>Che mi lassò de' suoi color dipinto,</l>
<l>E di chiamarmi a se non le ricorda.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[vv.1-14] Se io credessi che morte mi dovesse sgravare del peso di questo amore che mi opprime, mi sarei già ucciso di propria mano, e per tal modo avrei posto giù quel peso. Ma perch'io dubito che il morire non sarebbe altro che un passare da un pianto a un altro e da una a un'altra guerra, cioè che l'amor mio non si spegnerebbe per la mia morte, però, miserello che io sono, mi rimango ancora mezzo di qua dal passo di morte, che mi è serrato, e mezzo lo varco, cioè lo trapasso. In vero, oramai saria ben tempo che la spietata corda dell'arco di Amore avesse scoccata in me l'ultima freccia, cioè la freccia mortale, che è già bagnata e tinta nel sangue d'altri, cioè nel sangue di tanti amanti infelici. E io pur prego di ciò Amore, cioè che egli scocchi in me questa freccia, e ne prego altresì quella sorda, cioè Morte che non mi ascolta, la quale mi ha lasciato dipinto de' suoi colori (mostra di esser campato, forse poco innanzi, da una malattia mortale), e non per questo si ricorda di chiamarmi a se.</note>
</div2>
<div2>
<head>30 (RVF 37)</head>
<argument><p>Mesto per esser lontano da Laura, arde di sommo desiderio di rivederla.</p></argument>
<lg>
<l>Sì è debile il filo a cui s'attene</l>
<l>La gravosa mia vita,</l>
<l>Che, s'altri non l'aita,</l>
<l>Ella fia tosto di suo corso a riva:</l>
<l>Però che dopo l'empia dipartita</l>
<l>Che dal dolce mio bene</l>
<l>Feci, sol una spene</l>
<l>È stato infin a qui cagion ch'io viva;</l>
<l>Dicendo: perchè priva</l>
<l>Sia dell'amata vista,</l>
<l>Mantienti, anima trista:</l>
<l>Che sai s'a miglior tempo anco ritorni</l>
<l>Ed a più lieti giorni?</l>
<l>O se 'l perduto ben mai si racquista?</l>
<l>Questa speranza mi sostenne un tempo:</l>
<l>Or vien mancando, e troppo in lei m'attempo.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[vv.1-4] La mia dolorosa vita pende da sì debol filo, che se qualcuno non l'aiuta, ella finirà in breve. <hi rend="italic">Attene</hi> sta per attiene. [v.5] <hi rend="italic">L'empia dipartita</hi>. La spietata, la crudele partenza. [v.6] <hi rend="italic">Dal dolce mio bene</hi>. Da Laura. [v.8] <hi rend="italic">È stato</hi>. È stata. <hi rend="italic">Infin a qui</hi>. Fino a ora. [v.9] <hi rend="italic">Perchè</hi>. Benchè. [v.10] <hi rend="italic">Sia</hi>. Sii. [v.11] <hi rend="italic">Mantienti</hi>. Conservati. Attendi a vivere. [vv.12-14] Chi sa che tu non abbi ancora a tornare a tempi migliori e giorni più lieti, e a racquistare una volta il bene perduto? [v.15] <hi rend="italic">Un tempo</hi>. Per certo tempo. [v.16] <hi rend="italic">M'attempo</hi>. Duro. Aspetto. M'inoltro nell'età.</note>
<lg>
<l>Il tempo passa, e l'ore son sì pronte</l>
<l>A fornir il viaggio,</l>
<l>Ch'assai spazio non aggio</l>
<l>Pur a pensar com'io corro alla morte.</l>
<l>Appena spunta in oriente un raggio</l>
<l>Di Sol, ch'all'altro monte</l>
<l>Dell'avverso orizzonte</l>
<l>Giunto 'l vedrai per vie lunghe e distorte.</l>
<l>Le vite son sì corte,</l>
<l>Sì gravi i corpi e frali</l>
<l>Degli uomini mortali,</l>
<l>Che quand'io mi ritrovo dal bel viso</l>
<l>Cotanto esser diviso,</l>
<l>Col desio non possendo mover l'ali,</l>
<l>Poco m'avanza del conforto usato,</l>
<l>Nè so quant'io mi viva in questo stato.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.2] A compiere il loro viaggio. [v.3] Che io non ho tempo che basti. [v.4] <hi rend="italic">Pur</hi>. Nè pure. [vv.5-8] Appena è levato il sole in oriente, che tu lo vedi giungere per le lunghe ed oblique vie del zodiaco alle montagne dell'orizzonte opposto, cioè d'occidente. [vv.12-13] Che quando io penso di quanto grande intervallo io sono diviso da Laura. O vero, che poichè io mi trovo tanto discosto da Laura. [v.14] Non potendo io volare, come fa il mio desiderio, e così ritornar presso a Laura in un punto. [vv.15-16] Poco mi resta del mio solito conforto. Cioè quella mia speranza di riveder Laura, poco val più a confortarmi; perch'io mi trovo lontano da colei già da tanto tempo, e di tanto paese che non si può trapassare se non in molti giorni; e dall'altro canto la vita umana è così corta. Sicchè in questo stato, cioè senza conforto alcuno, non so quanto potrò vivere.</note>
<lg>
<l>Ogni loco m'attrista, ov'io non veggio</l>
<l>Que' begli occhi soavi</l>
<l>Che portaron le chiavi</l>
<l>De' miei dolci pensier, mentr'a Dio piacque:</l>
<l>E perchè 'l duro esilio più m'aggravi,</l>
<l>S'io dormo o vado o seggio,</l>
<l>Altro giammai non chieggio,</l>
<l>E ciò ch'i' vidi dopo lor, mi spiacque.</l>
<l>Quante montagne ed acque,</l>
<l>Quanto mar, quanti fiumi</l>
<l>M'ascondon que' duo lumi,</l>
<l>Che quasi un bel sereno a mezzo 'l die</l>
<l>Fer le tenebre mie,</l>
<l>Acciocchè 'l rimembrar più mi consumi,</l>
<l>E quant'era mia vita allor gioiosa,</l>
<l>M'insegni la presente aspra e noiosa.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.4] <hi rend="italic">Mentre</hi>. Finchè. [v.5] <hi rend="italic">Perchè</hi>. Acciocchè. <hi rend="italic">Esilio</hi>. Lontananza dagli occhi di Laura. [v.6] Cioè in qualunque tempo. [v.7] <hi rend="italic">Altro</hi>. Altro che di veder quegli occhi. [v.8] <hi rend="italic">Dopo lor</hi>. Dopo veduti quegli occhi. [vv.12-13] Che tramutarono le tenebre dove io mi trovava, in un bel sereno di mezzogiorno. [vv.14-16] E acciocchè la mia vita presente aspra e noiosa, mi dimostri quanto fosse dilettevole la vita d'allora.</note>
<lg>
<l>Lasso, se ragionando si rinfresca</l>
<l>Quell'ardente desio</l>
<l>Che nacque il giorno ch'io</l>
<l>Lassai di me la miglior parte addietro;</l>
<l>E s'Amor se ne va per lungo obblio;</l>
<l>Chi mi conduce all'esca</l>
<l>Onde 'l mio dolor cresca?</l>
<l>E perchè pria, tacendo, non m'impetro?</l>
<l>Certo, cristallo o vetro</l>
<l>Non mostrò mai di fore</l>
<l>Nascosto altro colore,</l>
<l>Che l'alma sconsolata assai non mostri</l>
<l>Più chiari i pensier nostri,</l>
<l>E la fera dolcezza ch'è nel core,</l>
<l>Per gli occhi, che di sempre pianger vaghi</l>
<l>Cercan dì e notte pur chi glien'appaghi.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.4] Mi divisi dalla miglior parte di me. [v.5] E se l'amore con lunga dimenticanza si spegne. [v.6] <hi rend="italic">All'esca</hi>. Cioè a ragionar di Laura. [v.7] <hi rend="italic">Onde</hi>. Per la quale. [v.8] E perchè piuttosto non eleggo di tacer sempre, se anche, a lungo andare, io dovessi perciò impietrire? [vv.9-16] Certo nè cristallo nè vetro mostrò mai di fuori così chiaramente alcun riposto colore, diverso da quello di esso cristallo o di esso vetro, o pur della loro superficie; che le anime sconsolate non mostrino assai più manifestamente i pensieri umani, e la crudele dolcezza che è nel cuore, cioè la dolorosa e tuttavia dolce voglia di rinfrescare e nutrire il proprio affanno; le quali cose si dimostrano dalle anime nostre per mezzo degli occhi, che essendo bramosi e pressochè innamorati di pianger sempre, cercano continuamente cosa che ne li soddisfaccia.</note>
<lg>
<l>Novo piacer che negli umani ingegni</l>
<l>Spesse volte si trova,</l>
<l>D'amar qual cosa nova</l>
<l>Più folta schiera di sospiri accoglia!</l>
<l>Ed io son un di quei che 'l pianger giova:</l>
<l>E par ben ch'io m'ingegni</l>
<l>Che di lagrime pregni</l>
<l>Sien gli occhi miei, siccome 'l cor di doglia;</l>
<l>E perchè a ciò m'invoglia</l>
<l>Ragionar de' begli occhi,</l>
<l>(Nè cosa è che mi tocchi,</l>
<l>O sentir mi si faccia così addentro),</l>
<l>Corro spesso e rientro</l>
<l>Colà, donde più largo il duol trabocchi,</l>
<l>E sien col cor punite ambe le luci,</l>
<l>Ch'alla strada d'amor mi furon duci.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[vv.1-4] Strana inclinazione, che pure si trova spesse volte nelle nature degli uomini, di amare qualunque si sia cosa nuova che dia più larga materia di sospirare! [v.5] <hi rend="italic">Che</hi>. Accusativo. <hi rend="italic">Giova</hi>. Diletta. [vv.6-8] E in vero par che io mi studi e mi affatichi perchè gli occhi miei sieno così pieni di lagrime come è pieno il cuore di affanno. [v.9] <hi rend="italic">A ciò</hi>. Al piangere. [v.10] Il ragionare dei begli occhi di Laura. [v.11] <hi rend="italic">Nè cosa è</hi>. E niuna cosa è. Nè si può trovar cosa. [v.12] <hi rend="italic">Così addentro</hi>. Dipende non meno da <hi rend="italic">mi tocchi</hi> che da <hi rend="italic">sentir mi si faccia</hi>. [vv.13-16] Ritorno ad ogni ora a quei ragionamenti dai quali abbia a sgorgare una maggior piena di affanno, e per li quali avvenga che siccome è travagliato il mio cuore, sieno anche puniti questi occhi per li quali Amore mi entrò nell'animo.</note>
<lg>
<l>Le trecce d'or, che devrien far il Sole</l>
<l>D'invidia molta ir pieno;</l>
<l>E 'l bel guardo sereno,</l>
<l>Ove i raggi d'amor sì caldi sono,</l>
<l>Che mi fanno anzi tempo venir meno;</l>
<l>E l'accorte parole,</l>
<l>Rade nel mondo o sole,</l>
<l>Che mi fer già di se cortese dono,</l>
<l>Mi son tolte: e perdono</l>
<l>Più lieve ogni altra offesa,</l>
<l>Che l'essermi contesa</l>
<l>Quella benigna angelica salute,</l>
<l>Che 'l mio cor a virtute</l>
<l>Destar solea con una voglia accesa:</l>
<l>Tal ch'io non penso udir cosa giammai</l>
<l>Che mi conforte ad altro ch'a trar guai.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">Devrien</hi>. Dovriano. Dovrebbero. [v.2] Esser pieno di molta invidia. [v.5] <hi rend="italic">Anzi tempo venir meno</hi>. Mancare, languire, appassire, venir quasi a morte, prima del tempo. [v.8] Che già mi fecero cortese dono di se. Che Laura cortesemente m'indirizzava. [vv.9-10] <hi rend="italic">E perdono più lieve ogni altra offesa</hi>. E sopporto più facilmente ogni altra offesa, e mi dolgo meno di ogni altra offesa, di ogni altro danno, fattomi dalla fortuna o da chi o che che sia. [v.11] <hi rend="italic">Contesa</hi>. Impedita. Tolta. [v.12] Cioè la vista salutare del benigno ed angelico volto di Laura. O vero, come alcuno spiega, il saluto, cioè le parole, di Laura. [v.14] <hi rend="italic">Destar</hi>. Muovere. Incitare. [v.15] <hi rend="italic">Tal che</hi>. Di modo che. Per la qual cosa. Laonde. Si riferisce alle parole <hi rend="italic">essermi contesa quella benigna angelica salute. Non penso</hi>. Non mi credo. Non mi aspetto. <hi rend="italic">Cosa</hi>. Cosa alcuna. [v.16] <hi rend="italic">Mi conforte</hi>. Mi conforti. Cioè m'inviti, m'induca. <hi rend="italic">A trar guai</hi>. A sospirare e lamentarmi.</note>
<lg>
<l>E per pianger ancor con più diletto;</l>
<l>Le man bianche sottili,</l>
<l>E le braccia gentili,</l>
<l>E gli atti suoi soavemente alteri,</l>
<l>E i dolci sdegni alteramente umili,</l>
<l>E 'l bel giovenil petto</l>
<l>Torre d'alto intelletto,</l>
<l>Mi celan questi luoghi alpestri e feri;</l>
<l>E non so s'io mi speri</l>
<l>Vederla anzi ch'io mora;</l>
<l>Però ch'ad ora ad ora</l>
<l>S'erge la speme, e poi non sa star ferma,</l>
<l>Ma ricadendo afferma</l>
<l>Di mai non veder lei che 'l Ciel onora,</l>
<l>Ove alberga onestate e cortesia,</l>
<l>E dov'io prego che 'l mio albergo sia.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] Queste parole son dette per modo di parentesi. [v.9] <hi rend="italic">S'io mi speri</hi>. Se io debba sperare. [v.10] <hi rend="italic">Anzi che</hi>. Prima che. [v.11] Perocchè tratto tratto. [v.14] <hi rend="italic">Di mai non veder lei</hi>. Che io non vedrò mai più colei. <hi rend="italic">Che</hi>. Accusativo. [v.15] <hi rend="italic">Ove</hi>. Nella quale. [v.16] E nella quale, cioè nell'animo della quale, io prego il Cielo che mi conceda di abitare.</note>
<lg>
<l>Canzon, s'al dolce loco</l>
<l>La Donna nostra vedi,</l>
<l>Credo ben che tu credi</l>
<l>Ch'ella ti porgerà la bella mano,</l>
<l>Ond'io son sì lontano.</l>
<l>Non la toccar; ma reverente a' piedi</l>
<l>Le di' ch'io sarò là tosto ch'io possa,</l>
<l>O spirto ignudo, od uom di carne e d'ossa.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">Al dolce loco</hi>. Nel dolce luogo. Intende semplicemente del luogo dove era Laura. [v.5] <hi rend="italic">Onde</hi>. Dalla qual mano. [v.6] <hi rend="italic">A' piedi</hi>. Stando a' piedi di Laura. [v.7] <hi rend="italic">Le di'</hi>. Dille. <hi rend="italic">Tosto ch'io possa</hi>. Subito che io potrò. [v.8] O in anima sola, cioè morto, o in corpo e in anima, cioè vivo.</note>
</div2>
<div2>
<head>31 (RVF 38)</head>
<argument><p>Si lagna del velo e della mano di Laura, che gli tolgon la vista de' suoi begli occhi.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Orso, e' non furon mai fiumi, nè stagni,</l>
<l>Nè mare, ov'ogni rivo si disgombra;</l>
<l>Nè di muro o di poggio o di ramo ombra;</l>
<l>Nè nebbia, che 'l ciel copra, e 'l mondo bagni;</l>
</lg>
<lg>
<l>Nè altro impedimento, ond'io mi lagni,</l>
<l>Qualunque più l'umana vista ingombra,</l>
<l>Quanto d'un vel che due begli occhi adombra,</l>
<l>E par che dica: or ti consuma e piagni.</l>
</lg>
<lg>
<l>E quel lor inchinar, ch'ogni mia gioia</l>
<l>Spegne, o per umiltate o per orgoglio,</l>
<l>Cagion sarà che 'nnanzi tempo i' moia.</l>
</lg>
<lg>
<l>E d'una bianca mano anco mi doglio,</l>
<l>Ch'è stata sempre accorta a farmi noia,</l>
<l>E contra gli occhi miei s'è fatta scoglio.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">Orso</hi>. Parla ad uno di nome Orso, che fu conte dell'Anguillara. <hi rend="italic">E'</hi>. Egli. Qui è parola riempitiva. [v.2] <hi rend="italic">Si disgombra</hi>. Si scarica. [vv.5-7] In somma non fu mai al mondo nessun ostacolo, fra tutti quelli che maggiormente impediscono la nostra vista, del quale io mi lagnassi tanto, quanto mi lagno di un velo. [v.8] Struggiti pure e piangi di desiderio e di dolore. [v.9] <hi rend="italic">Lor</hi>. Di quegli occhi. <hi rend="italic">Inchinar</hi>. Chinarsi. [v.10] <hi rend="italic">O per umiltate o per orgoglio</hi>. Dipende dal verbo <hi rend="italic">inchinar</hi> del verso precedente. [v.13] <hi rend="italic">Accorta</hi>. Desta e ingegnosa. <hi rend="italic">Noia</hi>. Dispiacere. [v.14] <hi rend="italic">S'è fatta</hi>. È divenuta.</note>
</div2>
<div2>
<head>32 (RVF 39)</head>
<argument><p>Rimproverato di aver tanto differito a visitarla, ne adduce le scuse.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Io temo sì de' begli occhi l'assalto,</l>
<l>Ne' quali Amore e la mia morte alberga,</l>
<l>Ch'i' fuggo lor come fanciul la verga;</l>
<l>E gran tempo è ch'io presi 'l primier salto.</l>
</lg>
<lg>
<l>Da ora innanzi faticoso od alto</l>
<l>Loco non fia, dove 'l voler non s'erga,</l>
<l>Per non scontrar chi i miei sensi disperga,</l>
<l>Lassando, come suol, me freddo smalto.</l>
</lg>
<lg>
<l>Dunque s'a veder voi tardo mi volsi,</l>
<l>Per non ravvicinarmi a chi mi strugge,</l>
<l>Fallir forse non fu di scusa indegno.</l>
</lg>
<lg>
<l>Più dico; che 'l tornare a quel ch'uom fugge,</l>
<l>E 'l cor che di paura tanta sciolsi,</l>
<l>Fur della fede mia non leggier pegno.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">Il poeta si scusa con Laura di essere stato lungo tempo senza visitarla.</note>
<space type="stacco-narrativo"/>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">Sì</hi>. Talmente. [v.3] <hi rend="italic">Lor</hi>. Quelli, cioè i detti occhi. [v.4] <hi rend="italic">Ch'io presi 'l primier salto</hi>. Che ho cominciato a fuggirli. [vv.5-8] E da ora innanzi per non incontrarmi con quello che disperge i miei sensi, cioè mi toglie l'uso dei sensi, lasciandomi stupido come un sasso, cioè per non incontrar quegli occhi, m'inerpicherò ancora, a un bisogno, su per qualunque luogo più difficile ed alto. Cioè fuggirò sempre quegli occhi a tutto potere. [v.9] <hi rend="italic">Voi</hi>. Voi, Laura. <hi rend="italic">Tardo mi volsi</hi>. Tardi sono tornato. [v.11] Questo non è stato forse un mancamento indegno di scusa. [v.12] <hi rend="italic">Più dico</hi>. E dico di più. <hi rend="italic">Che 'l tornare</hi>. Come ho fatto io. <hi rend="italic">Ch'uom fugge</hi>. Che si fugge. Che si teme. Che io fuggiva. [v.13] E l'avermi io, per tornare a vedervi, discacciata dal cuore quella tanta paura che io aveva degli occhi vostri. [v.14] Sono stati non piccolo segno della mia costanza in amarvi.</note>
</div2>
<div2>
<head>33 (RVF 41)</head>
<argument><p>Quando Laura parte, il cielo tosto si oscura, ed insorgono le procelle.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Quando dal proprio sito si rimove</l>
<l>L'arbor ch'amò già Febo in corpo umano,</l>
<l>Sospira e suda all'opera Vulcano,</l>
<l>Per rinfrescar l'aspre saette a Giove;</l>
</lg>
<lg>
<l>Il qual or tona, or nevica ed or piove,</l>
<l>Senza onorar più Cesare che Giano;</l>
<l>La terra piagne, e 'l Sol ci sta lontano,</l>
<l>Che la sua cara amica vede altrove.</l>
</lg>
<lg>
<l>Allor riprende ardir Saturno e Marte,</l>
<l>Crudeli stelle; ed Orione armato</l>
<l>Spezza a' tristi nocchier governi e sarte.</l>
</lg>
<lg>
<l>Eolo a Nettuno ed a Giunon, turbato,</l>
<l>Fa sentir, ed a noi, come si parte</l>
<l>Il bel viso dagli angeli aspettato.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[vv.1-2] Quando il lauro, cioè Laura, si parte dal suo luogo. La sostanza di questo Sonetto e del susseguente, che tutti e due, come ancora quello che viene appresso, hanno le medesime rime, si è che mentre Laura è lontana, l'aria è turbata e tempestosa, e che ella si racquieta e si rasserena quando quella ritorna. [v.3] <hi rend="italic">All'opera</hi>. Al lavoro. [v.4] <hi rend="italic">Rinfrescar</hi>. Rinnovare. <hi rend="italic">L'aspre saette</hi>. I fulmini. [v.6] Senza aver più rispetto al mese di luglio, chiamato così dal nome di Giulio Cesare, che a quel di gennaio, detto dal nome di Giano. [v.7] <hi rend="italic">Ci sta lontano</hi>. Sta lontano da noi. [v.8] <hi rend="italic">La sua cara amica</hi>. Dafne, cioè Laura. [v.10] <hi rend="italic">Crudeli stelle</hi>. Pianeti di maligno influsso. <hi rend="italic">Orione</hi>. Costellazione, chiamata da Virgilio nembosa e da Orazio infesta ai navigatori. <hi rend="italic">Armato</hi>. Di tempeste. [v.11] <hi rend="italic">Tristi</hi>. Miseri. <hi rend="italic">Governi</hi>. Timoni. [vv.12-14] I venti fanno sentire al mare, all'aria ed a noi che il bel viso di Laura, aspettato in cielo dagli angeli, si parte di qua.</note>
</div2>
<div2>
<head>34 (RVF 42)</head>
<argument><p>Al ritorno di Laura, si rasserena il Cielo, e si ricompone in placida calma.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Ma poi che 'l dolce riso umile e piano</l>
<l>Più non asconde sue bellezze nove;</l>
<l>Le braccia alla fucina indarno move</l>
<l>L'antiquissimo fabbro siciliano:</l>
</lg>
<lg>
<l>Ch'a Giove tolte son l'arme di mano</l>
<l>Temprate in Mongibello a tutte prove;</l>
<l>E sua sorella par che si rinnove</l>
<l>Nel bel guardo d'Apollo a mano a mano.</l>
</lg>
<lg>
<l>Del lito occidental si move un fiato</l>
<l>Che fa securo il navigar senz'arte</l>
<l>E desta i fior tra l'erba in ciascun prato.</l>
</lg>
<lg>
<l>Stelle noiose fuggon d'ogni parte,</l>
<l>Disperse dal bel viso innamorato;</l>
<l>Per cui lagrime molte son già sparte.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">Poi che</hi>. Quando. <hi rend="italic">Riso</hi>. Volto. [v.2] <hi rend="italic">Nove</hi>. Mirabili. Senza pari. [vv.3-4] Vulcano si affatica indarno. Cioè, il lavoro dei fulmini è vano. [v.5] <hi rend="italic">Che</hi>. Perocchè. [v.6] <hi rend="italic">In Mongibello</hi>. Nell'Etna. [vv.7-8] E pare che la sorella di Giove, cioè Giunone, che significa l'aria, si rinnuovi a poco a poco, cioè si ristori, si rifaccia, ai raggi del sole; che vuol dire che l'aria si rasserena. [v.9] <hi rend="italic">Del lito occidental</hi>. Da ponente. <hi rend="italic">Un fiato</hi>. Un venticello. [v.10] <hi rend="italic">Senz'arte</hi>. Eziandio senz'arte. Senza che vi bisogni usar l'arte. [v.12] <hi rend="italic">Noiose</hi>. Maligne. <hi rend="italic">D'ogni</hi>. Da ogni. [v.13] <hi rend="italic">Innamorato</hi>. Amoroso. Che innamora. [v.14] <hi rend="italic">Son già sparte</hi>. Sono state sparse.</note>
</div2>
<div2>
<head>35 (RVF 43)</head>
<argument><p>Infintantochè Laura è assente, il cielo rimane sempre torbido ed oscuro.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Il figliuol di Latona avea già nove</l>
<l>Volte guardato dal balcon sovrano</l>
<l>Per quella ch'alcun tempo mosse in vano</l>
<l>I suoi sospiri, ed or gli altrui commove.</l>
</lg>
<lg>
<l>Poi che cercando stanco non seppe ove</l>
<l>S'albergasse, da presso o di lontano;</l>
<l>Mostrossi a noi qual uom per doglia insano,</l>
<l>Che molto amata cosa non ritrove.</l>
</lg>
<lg>
<l>E così tristo standosi in disparte,</l>
<l>Tornar non vide il viso che laudato</l>
<l>Sarà, s'io vivo, in più di mille carte.</l>
</lg>
<lg>
<l>E pietà lui medesmo avea cangiato,</l>
<l>Sì che i begli occhi lagrimavan parte:</l>
<l>Però l'aere ritenne il primo stato.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[vv.1-2] Il sole si era già nove volte affacciato all'oriente, cioè levato. [vv.3-4] <hi rend="italic">Per quella</hi>. Per cercar quella, cioè Dafne, che qui è tutt'uno con Laura. <hi rend="italic">Ch'alcun tempo mosse in vano i suoi sospiri</hi>. Per la quale già, un tempo, egli sospirò in vano. <hi rend="italic">Gli altrui</hi>. Quelli di un altro. Cioè i miei. [v.6] <hi rend="italic">Da presso o di lontano</hi>. Se vicino o lontano. Laura passava tutto il giorno in casa di un suo parente infermo, e però il sole non la poteva vedere. [v.7] <hi rend="italic">Insano</hi>. Uscito di senno. [v.8] <hi rend="italic">Molto amata cosa</hi>. Cosa molto amata. [v.9] <hi rend="italic">E così</hi>. E però. <hi rend="italic">In disparte</hi>. Cioè coperto di nuvole. [v.10] <hi rend="italic">Tornar non vide il viso</hi>. Non si accorse quando Laura tornò fuori. [v.12] <hi rend="italic">Lui medesmo</hi>. Ancor lui. Intendi il bel viso. <hi rend="italic">Avea cangiato</hi>. Cioè fatto mesto: perocchè l'infermo era morto. [v.13] <hi rend="italic">I begli occhi</hi>. Di Laura. <hi rend="italic">Parte</hi>. Intanto. Insieme. [v.14] Cioè restò annuvolato come era prima che Laura tornasse fuori.</note>
</div2>
<div2>
<head>36 (RVF 44)</head>
<argument><p>Alcuni piansero i loro stessi nemici, e Laura nol degna neppur d'una lagrima.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Quel ch'in Tessaglia ebbe le man sì pronte</l>
<l>A farla del civil sangue vermiglia,</l>
<l>Pianse morto il marito di sua figlia,</l>
<l>Raffigurato alle fattezze conte:</l>
</lg>
<lg>
<l>E 'l pastor ch'a Golia ruppe la fronte,</l>
<l>Pianse la ribellante sua famiglia,</l>
<l>E sopra 'l buon Saul cangiò le ciglia;</l>
<l>Ond'assai può dolersi il fiero monte.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma voi, che mai pietà non discolora,</l>
<l>E ch'avete gli schermi sempre accorti</l>
<l>Contra l'arco d'Amor, che 'ndarno tira;</l>
</lg>
<lg>
<l>Mi vedete straziare a mille morti;</l>
<l>Nè lagrima però discese ancora</l>
<l>Da' be' vostr'occhi; ma disdegno ed ira.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">Quel</hi>. Intendi Giulio Cesare. [v.2] <hi rend="italic">Farla</hi>. Cioè la Tessaglia. [v.3] <hi rend="italic">Il marito di sua figlia</hi>. Pompeo, che era suo genero. [v.4] <hi rend="italic">Raffigurato</hi>. Riconosciuto. <hi rend="italic">Alle fattezze</hi>. Della sua testa, mandata a Cesare da Tolomeo re di Egitto. <hi rend="italic">Conte</hi>. Note a esso Cesare. [v.5] Cioè Davide. [v.6] <hi rend="italic">La ribellante sua famiglia</hi>. La morte di Assalonne suo figliuolo ribelle. [vv.7-8] E mostrò segni di cordoglio per la morte del valoroso Saulle; a cagione del qual cordoglio, bene ha di che dolersi l'infausto monte di Gelboe, che è il luogo dove Saulle si uccise. Accenna le imprecazioni dette da Davide a quel monte per questo caso. [v.10] <hi rend="italic">Gli schermi</hi>. I ripari. <hi rend="italic">Accorti</hi>. Apparecchiati. Pronti. [v.12] <hi rend="italic">A mille morti</hi>. Da mille morti. O piuttosto, fino a mille morti, con pena uguale a mille morti; come si dice <hi rend="italic">straziare a morte</hi>, cioè straziare mortalmente, fino a morte, fieramente. [v.13] <hi rend="italic">Nè lagrima però</hi>. Nè lagrima alcuna perciò.</note>
</div2>
<div2>
<head>37 (RVF 45)</head>
<argument><p>È lo specchio di Laura che gli fa soffrire il duro esilio dagli occhi suoi.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Il mio avversario, in cui veder solete</l>
<l>Gli occhi vostri, ch'Amore e 'l Ciel onora,</l>
<l>Con le non sue bellezze v'innamora,</l>
<l>Più che 'n guisa mortal soavi e liete.</l>
</lg>
<lg>
<l>Per consiglio di lui, Donna, m'avete</l>
<l>Scacciato del mio dolce albergo fora;</l>
<l>Misero esilio! avvegnach'io non fora</l>
<l>D'abitar degno ove voi sola siete.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma s'io v'era con saldi chiovi fisso,</l>
<l>Non devea specchio farvi per mio danno,</l>
<l>A voi stessa piacendo, aspra e superba.</l>
</lg>
<lg>
<l>Certo, se vi rimembra di Narcisso,</l>
<l>Questo e quel corso ad un termino vanno:</l>
<l>Benchè di sì bel fior sia indegna l'erba.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">Avversario</hi>. Rivale. Intende lo specchio. [v.3] <hi rend="italic">Non sue</hi>. Non sue ma vostre. [v.4] Dotate (intendi le non sue bellezze) di soavità e di giocondità più che umana. [v.5] <hi rend="italic">Per consiglio di lui</hi>. Cioè per l'orgoglio cagionatovi dallo specchio. [v.6] <hi rend="italic">Del mio dolce albergo fora</hi>. Fuori del cuor vostro. [v.7] <hi rend="italic">Avvegnachè</hi>. Sebbene. <hi rend="italic">Non fora</hi>. Non sarei. [v.8] Degno di abitare dove, cioè in quel cuore dove, non è altri che voi. Vuol dire che Laura non amava altri che se stessa. [v.9] <hi rend="italic">V'era</hi>. Nel vostro cuore. [v.10] <hi rend="italic">Non devea specchio</hi>. Non doveva uno specchio. [v.11] <hi rend="italic">A voi stessa piacendo</hi>. Piacendo voi a voi stessa. Con farvi compiacere di voi medesima. <hi rend="italic">Aspra e superba</hi>. Dipende dal <hi rend="italic">farvi</hi> del verso innanzi. [vv.12-14] Ricordatevi di Narcisso, e sappiate che questo vostro procedere e quello di colui conducono a uno stesso fine: benchè l'erba sia indegna di produrre e di albergare in se un sì bel fiore come sareste voi se vi trasformaste al modo di Narcisso.</note>
</div2>
<div2>
<head>38 (RVF 46)</head>
<argument><p>Si adira contro gli specchi, perchè la consigliano a dimenticarsi di lui.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>L'oro e le perle, e i fior vermigli e i bianchi,</l>
<l>Che 'l verno devria far languidi e secchi,</l>
<l>Son per me acerbi e velenosi stecchi,</l>
<l>Ch'io provo per lo petto e per li fianchi.</l>
</lg>
<lg>
<l>Però i dì miei fien lagrimosi e manchi;</l>
<l>Che gran duol rade volte avvien che 'nvecchi.</l>
<l>Ma più ne 'ncolpo i micidiali specchi,</l>
<l>Che 'n vagheggiar voi stessa avete stanchi.</l>
</lg>
<lg>
<l>Questi poser silenzio al signor mio,</l>
<l>Che per me vi pregava; ond'ei si tacque,</l>
<l>Veggendo in voi finir vostro desio.</l>
</lg>
<lg>
<l>Questi fur fabbricati sopra l'acque</l>
<l>D'abisso, e tinti nell'eterno obblio;</l>
<l>Onde 'l principio di mia morte nacque.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">La sostanza di questo Sonetto è che la cura che Laura poneva in adornarsi, e massimamente il suo specchiarsi di continuo, innamorandola sempre più di se stessa e facendola insuperbire, erano cagione di gravissimo danno al poeta.</note>
<space type="stacco-narrativo"/>
<note resp="aut" place="inter">[vv.1-2] L'oro e le perle di cui voi vi adornate, e quei fiori che vi procacciate anche fuor di stagione e in dispetto del verno. [v.4] <hi rend="italic">Provo</hi>. Sento. [v.5] <hi rend="italic">Però</hi>. Per cagion loro. <hi rend="italic">Fien</hi>. Saranno. <hi rend="italic">Manchi</hi>. Scemi. Vuol dire che la sua vita finirà innanzi tempo. [v.8] <hi rend="italic">In vagheggiar</hi>. Vagheggiando. <hi rend="italic">Stanchi</hi>. Stancati. [v.9] <hi rend="italic">Al signor mio</hi>. Ad Amore. [v.11] Veggendo che il vostro desiderio si terminava in voi stessa, cioè che voi non avevate altro amore che di voi medesima. [vv.12-13] <hi rend="italic">Questi</hi>. Gli specchi. <hi rend="italic">L'acque d'abisso</hi>. Gli stagni dell'inferno. <hi rend="italic">E tinti nell'eterno obblio</hi>. E bagnati nel fiume di Lete. [v.14] <hi rend="italic">Onde</hi>. Dai quali specchi. <hi rend="italic">Il principio</hi>. La cagione, che è la vostra alterigia.</note>
</div2>
<div2>
<head>39 (RVF 47)</head>
<argument><p>Timido e vergognoso nel rimirare gli occhi di lei, il desiderio gliene dà coraggio.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Io sentia dentr'al cor già venir meno</l>
<l>Gli spirti che da voi ricevon vita:</l>
<l>E, perchè naturalmente s'aita</l>
<l>Contra la morte ogni animal terreno,</l>
</lg>
<lg>
<l>Largai 'l desio, ch'i' tengo or molto a freno,</l>
<l>E misil per la via quasi smarrita;</l>
<l>Però che dì e notte indi m'invita,</l>
<l>Ed io contra sua voglia altronde 'l meno.</l>
</lg>
<lg>
<l>E' mi condusse vergognoso e tardo</l>
<l>A riveder gli occhi leggiadri, ond'io,</l>
<l>Per non esser lor grave, assai mi guardo.</l>
</lg>
<lg>
<l>Vivrommi un tempo omai; ch'al viver mio</l>
<l>Tanta virtute ha sol un vostro sguardo;</l>
<l>E poi morrò, s'io non credo al desio.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">Venir meno</hi>. Perchè da gran tempo io non era stato a vedervi. [v.3] <hi rend="italic">S'aita</hi>. S'aiuta. [v.4] <hi rend="italic">Terreno</hi>. Di questo mondo. [v.5] <hi rend="italic">Largai</hi>. Allargai. [v.6] E lo misi per la strada già quasi dimenticata, cioè m'incamminai per venir da voi. [v.7] <hi rend="italic">Però che</hi>. Assegna la ragione perchè quella via fosse quasi smarrita. <hi rend="italic">Indi m'invita</hi>. Il desiderio m'invita ad andare per colà, cioè per quella via. [v.8] <hi rend="italic">Altronde</hi>. Per altra via. Per altra parte. [v.9] <hi rend="italic">E'</hi>. Egli, cioè il desiderio. [vv.10-11] <hi rend="italic">Ond'io, per non esser lor grave, assai mi guardo</hi>. I quali occhi io schivo diligentemente, per non dar loro molestia. [vv.12-13] Ora che col rivedervi io mi sono ricreato, mi manterrò in vita per un tratto di tempo, perchè un vostro sguardo, eziandio solo, ha nel viver mio tanta potenza che basta a sostentarlo per qualche spazio. [v.14] <hi rend="italic">S'io non credo al desio</hi>. Se io non cedo al desiderio, che mi stimola a tornarvi a vedere.</note>
</div2>
<div2>
<head>40 (RVF 48)</head>
<argument><p>Fermo di voler palesare a Laura i suoi mali, ammutolisce dinanzi a lei.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Se mai foco per foco non si spense,</l>
<l>Nè fiume fu giammai secco per pioggia;</l>
<l>Ma sempre l'un per l'altro simil poggia,</l>
<l>E spesso l'un contrario l'altro accense;</l>
</lg>
<lg>
<l>Amor, tu ch'i pensier nostri dispense,</l>
<l>Al qual un'alma in duo corpi s'appoggia,</l>
<l>Perchè fa' in lei con disusata foggia</l>
<l>Men, per molto voler, le voglie intense?</l>
</lg>
<lg>
<l>Forse, siccome 'l Nil, d'alto caggendo,</l>
<l>Col gran suono i vicin d'intorno assorda;</l>
<l>E 'l Sol abbaglia chi ben fiso il guarda;</l>
</lg>
<lg>
<l>Così 'l desio, che seco non s'accorda,</l>
<l>Nello sfrenato obbietto vien perdendo;</l>
<l>E, per troppo spronar, la fuga è tarda?</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">Si maraviglia il Poeta come l'amor suo, per troppa veemenza, si rimanga quasi stupido e inetto a tentar cosa alcuna per conseguire il suo intento.</note>
<space type="stacco-narrativo"/>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] Se fuoco non fu giammai spento da fuoco, non si spense mai per aggiungimento di fuoco. [vv.3-4] Ma sempre che a una qualsivoglia cosa si aggiunge una sua simile, quella cresce; anzi spesse volte una cosa è accresciuta eziandio da un'altra che le è contraria, come per esempio il fuoco, versandovi su certi liquori, maggiormente si accende. Il verbo <hi rend="italic">poggiare</hi>, cioè <hi rend="italic">montare</hi>, qui è preso per <hi rend="italic">crescere</hi>. [v.5] <hi rend="italic">Dispense</hi>. Dispensi. Cioè amministri, governi. [v.6] Tu, sostegno di un'anima che vive in due corpi, cioè dell'anima dell'amante. [v.7] <hi rend="italic">Fa'</hi>. Fai. <hi rend="italic">In lei</hi>. Nella detta anima. <hi rend="italic">Con disusata foggia</hi>. In modo insolito. In istrana guisa. [v.8] Meno intense, cioè men vive, le voglie, cioè i desiderii, per lo stesso molto volere, cioè per la stessa veemenza del desiderare. [v.9] <hi rend="italic">Caggendo</hi>. Cadendo. [v.10] <hi rend="italic">D'intorno</hi>. Dintorno. All'intorno. [v.11] <hi rend="italic">Ben fiso</hi>. Molto fissamente. [v.12] <hi rend="italic">Che seco non s'accorda</hi>. Discorde, vario, da se medesimo. [v.13] Va perdendo della sua forza nello stesso sfrenato, cioè impetuoso, correre verso il proprio oggetto. [v.14] E il corso è lento per soverchio affrettarlo che fanno gli sproni.</note>
</div2>
<div2>
<head>41 (RVF 49)</head>
<argument><p>Alla presenza di Laura non può più parlare, nè piangere, nè sospirare.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Perch'io t'abbia guardato di menzogna</l>
<l>A mio podere, ed onorato assai,</l>
<l>Ingrata lingua, già però non m'hai</l>
<l>Renduto onor, ma fatto ira e vergogna:</l>
</lg>
<lg>
<l>Che quando più 'l tuo aiuto mi bisogna</l>
<l>Per dimandar mercede, allor ti stai</l>
<l>Sempre più fredda; e se parole fai,</l>
<l>Sono imperfette, e quasi d'uom che sogna.</l>
</lg>
<lg>
<l>Lagrime triste, e voi tutte le notti</l>
<l>M'accompagnate, ov'io vorrei star solo;</l>
<l>Poi fuggite dinanzi alla mia pace.</l>
</lg>
<lg>
<l>E voi sì pronti a darmi angoscia e duolo,</l>
<l>Sospiri, allor traete lenti e rotti.</l>
<l>Sola la vista mia del cor non tace.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">Perchè</hi>. Quantunque. <hi rend="italic">Di menzogna</hi>. Dal mentire. [v.2] <hi rend="italic">A mio podere</hi>. Quanto ho potuto. <hi rend="italic">Ed onorato assai</hi>. E quantunque io t'abbia onorato assai, cioè procacciato a te molto onore. [v.3] <hi rend="italic">Ingrata lingua</hi>. Parla alla lingua propria. <hi rend="italic">Già</hi>. Particella intensiva, cioè che aggiunge forza al parlare. <hi rend="italic">Però</hi>. Per questo. Contuttociò. [vv.5-7] <hi rend="italic">Che</hi>. Perocchè. <hi rend="italic">Quando più 'l tuo aiuto mi bisogna per dimandar mercede</hi>. Cioè quando io mi trovo alla presenza di Laura e in occasione da dimandarle pietà. <hi rend="italic">Allor ti stai sempre più fredda</hi>. Allora sempre ti stai più muta che mai. <hi rend="italic">Fai</hi>. Dici. Profferisci. [v.8] <hi rend="italic">Imperfette</hi>. Tronche. <hi rend="italic">E quasi d'uom che sogna</hi>. Perchè chi parla tra il sonno, parla con difficoltà e balbetta, e non profferisce le parole intere. [v.9] <hi rend="italic">Lagrime triste</hi>. Si volge alle proprie lagrime. <hi rend="italic">E voi</hi>. Similmente voi. [v.10] <hi rend="italic">M'accompagnate</hi>. Mi tenete compagnia. <hi rend="italic">Ov'io</hi>. Laddove allora io. O vero, nel qual tempo io. [v.11] <hi rend="italic">Dinanzi alla mia pace</hi>. Dalla presenza di Laura. [v.13] <hi rend="italic">Traete</hi>. Vi traete. O vero, spirate. [v.14] <hi rend="italic">La vista mia</hi>. L'aspetto mio. Il viso e gli atti miei. <hi rend="italic">Del cor non tace</hi>. Non lascia di esprimere lo stato del mio cuore.</note>
</div2>
<div2>
<head>42 (RVF 50)</head>
<argument><p>Tutti riposano dopo le lor fatiche, ed egli non ha mai tregua con Amore.</p></argument>
<lg>
<l>Nella stagion che 'l ciel rapido inchina</l>
<l>Verso occidente, e che 'l dì nostro vola</l>
<l>A gente che di là forse l'aspetta;</l>
<l>Veggendosi in lontan paese sola,</l>
<l>La stanca vecchierella pellegrina</l>
<l>Raddoppia i passi, e più e più s'affretta;</l>
<l>E poi così soletta,</l>
<l>Al fin di sua giornata</l>
<l>Talora è consolata</l>
<l>D'alcun breve riposo, ov'ella obblia</l>
<l>La noia e 'l mal della passata via.</l>
<l>Ma, lasso, ogni dolor che 'l dì m'adduce,</l>
<l>Cresce qualor s'invia</l>
<l>Per partirsi da noi l'eterna luce.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">Nella stagion che</hi>. Nell'ora nella quale. <hi rend="italic">Il ciel</hi>. Intende il sole, o segue l'antica opinione della solidità dei cieli. <hi rend="italic">Rapido</hi>. Rapidamente. <hi rend="italic">Inchina</hi>. Neutro. Declina. [v.3] Cioè ai nostri antipodi: e dice <hi rend="italic">forse</hi>, perchè le terre dell'emisfero occidentale non erano ancora scoperte. <hi rend="italic">Di là</hi> vuol dire, di là dall'occidente. [v.6] <hi rend="italic">Più e più</hi>. Ognora più. [v.8] Finita la sua giornata. [v.9] Trova talora il conforto. [v.12] <hi rend="italic">Lasso</hi>. Oimè. <hi rend="italic">Che</hi>. Accusativo. [vv.13-14] <hi rend="italic">Qualor</hi>. Ogni volta che. <hi rend="italic">S'invia per partirsi</hi>. È presso a partirsi. <hi rend="italic">L'eterna luce</hi>. Il sole.</note>
<lg>
<l>Come 'l Sol volge le 'nfiammate rote</l>
<l>Per dar luogo alla notte, onde discende</l>
<l>Dagli altissimi monti maggior l'ombra,</l>
<l>L'avaro zappador l'arme riprende,</l>
<l>E con parole e con alpestri note</l>
<l>Ogni gravezza del suo petto sgombra,</l>
<l>E poi la mensa ingombra</l>
<l>Di povere vivande,</l>
<l>Simili a quelle ghiande</l>
<l>Le qua' fuggendo tutto 'l mondo onora.</l>
<l>Ma chi vuol si rallegri ad ora ad ora;</l>
<l>Ch'i' pur non ebbi ancor, non dirò lieta,</l>
<l>Ma riposata un'ora</l>
<l>Nè per volger di ciel nè di pianeta.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">Come</hi>. Quando. [v.4] <hi rend="italic">Avaro</hi>. Avido. <hi rend="italic">L'arme</hi>. I suoi strumenti da lavorare. [v.5] E con voci e melodie rustiche. [v.6] Scaccia dal suo animo ogni pensiero molesto. [v.9] Semplici e rozze come erano quelle ghiande delle quali si dice che si cibassero gli uomini nel secol d'oro. [v.10] Le quali ghiande, cioè lo stato primitivo degli uomini, tutto il mondo fugge in un medesimo tempo e loda. [v.11] <hi rend="italic">Ma chi vuol si rallegri</hi>. Ma si conforti pur chi vuole, come fanno la vecchierella e il zappatore detti di sopra. <hi rend="italic">Ad ora ad ora</hi>. Di tempo in tempo. [v.12] <hi rend="italic">Ch'i'</hi>. Che, quanto a me, io. <hi rend="italic">Pur non ebbi</hi>. Nè pur ebbi. [v.14] Non ostante qualunque rivolgimento del cielo e degli astri.</note>
<lg>
<l>Quando vede 'l pastor calare i raggi</l>
<l>Del gran pianeta al nido ov'egli alberga,</l>
<l>E 'mbrunir le contrade d'oriente,</l>
<l>Drizzasi in piedi, e con l'usata verga,</l>
<l>Lassando l'erba e le fontane e i faggi,</l>
<l>Move la schiera sua soavemente;</l>
<l>Poi lontan dalla gente,</l>
<l>O casetta o spelunca</l>
<l>Di verdi frondi ingiunca:</l>
<l>Ivi senza pensier s'adagia e dorme.</l>
<l>Ahi, crudo Amor, ma tu allor più m'informe</l>
<l>A seguir d'una fera che mi strugge</l>
<l>La voce e i passi e l'orme;</l>
<l>E lei non stringi, che s'appiatta e fugge.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.2] <hi rend="italic">Del gran pianeta</hi>. Del sole. <hi rend="italic">Al nido</hi>. Alla stanza. Al ricetto. Dipende da <hi rend="italic">calare. Ov'egli alberga</hi>. Dove esso sole dimora durante la notte. Opinione dei Greci antichi e di alcuni Barbari. [v.3] E venirsi oscurando la parte orientale del cielo e delle campagne. [v.4] <hi rend="italic">Usata</hi>. Solita. [v.6] <hi rend="italic">La schiera sua</hi>. La greggia o l'armento. <hi rend="italic">Soavemente</hi>. Pianamente. [vv.7-9] Poi lungi dalla gente, cioè in luogo solitario, ingiunca, cioè sparge (in francese <hi rend="italic">jonche</hi>), di verdi fronde il terreno di qualche sua casetta o spelonca, e di quelle fronde si fa letto. [v.11] <hi rend="italic">Allor più</hi>. In quell'ora più che mai. <hi rend="italic">M'informe</hi>. M'informi. Cioè mi ammaestri e mi spingi. [v.12] <hi rend="italic">D'una fera</hi>. Cioè di Laura. [v.14] <hi rend="italic">Non stringi</hi>. Non allacci. Non prendi.</note>
<lg>
<l>E i naviganti in qualche chiusa valle</l>
<l>Gettan le membra poi che 'l Sol s'asconde,</l>
<l>Sul duro legno e sotto l'aspre gonne.</l>
<l>Ma io, perchè s'attuffi in mezzo l'onde,</l>
<l>E lassi Ispagna dietro alle sue spalle,</l>
<l>E Granata e Marrocco e le Colonne;</l>
<l>E gli uomini e le donne</l>
<l>E 'l mondo e gli animali</l>
<l>Acquetino i lor mali;</l>
<l>Fine non pongo al mio ostinato affanno:</l>
<l>E duolmi ch'ogni giorno arroge al danno;</l>
<l>Ch'i' son già pur crescendo in questa voglia</l>
<l>Ben presso al decim'anno;</l>
<l>Nè posso indovinar chi me ne scioglia.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">E</hi>. Similmente. <hi rend="italic">Chiusa valle</hi>. Seno di mare. [v.2] <hi rend="italic">Poi che</hi>. Quando. <hi rend="italic">S'asconde</hi>. Tramonta. [v.3] Questo verso dipende dalle parole <hi rend="italic">gettan le membra. L'aspre gonne</hi>. I ruvidi loro panni. [v.4] <hi rend="italic">Perchè</hi>. Benchè. <hi rend="italic">S'attuffi</hi>. Il sole. <hi rend="italic">L'onde</hi>. Alle onde. [v.5] <hi rend="italic">Lassi</hi>. Lasci. [v.6] <hi rend="italic">Le Colonne</hi>. Le colonne d'Ercole, cioè i monti di Calpe e d'Abila presso allo stretto di Gibilterra. Nomina il poeta in questo verso e nel precedente alcuni dei luoghi più occidentali di Europa e d'Affrica. [v.7] <hi rend="italic">E gli uomini</hi>. E perchè, cioè benchè, gli uomini. [v.11] <hi rend="italic">Duolmi</hi>. Mi duole, cioè mi dispiace. <hi rend="italic">Arroge al danno</hi>. Aggiunge, cioè reca qualche accrescimento, ai miei mali. [vv.12-13] Poichè io sono già presso bene al decimo anno, solamente crescendo in questa mia voglia. Cioè a dire, poichè egli è oramai ben dieci anni che io non fo altro che crescere, che io vo sempre crescendo, nell'amor di Laura. [v.14] E non so immaginar cosa che mi possa liberare da <hi rend="italic">questa voglia</hi>.</note>
<lg>
<l>E, perchè un poco nel parlar mi sfogo,</l>
<l>Veggio la sera buoi tornare sciolti</l>
<l>Dalle campagne e da' solcati colli.</l>
<l>I miei sospiri a me perchè non tolti</l>
<l>Quando che sia? perchè no 'l grave giogo?</l>
<l>Perchè dì e notte gli occhi miei son molli?</l>
<l>Misero me! che volli,</l>
<l>Quando primier sì fiso</l>
<l>Gli tenni nel bel viso,</l>
<l>Per iscolpirlo, immaginando, in parte</l>
<l>Onde mai nè per forza nè per arte</l>
<l>Mosso sarà, fin ch'i' sia dato in preda</l>
<l>A chi tutto diparte?</l>
<l>Nè so ben anco che di lei mi creda.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] Questo verso è come una parentesi, e il senso è: continuando a parlare, perchè parlando sfogo un poco il mio affanno. [v.4] <hi rend="italic">Non tolti</hi>. Non sono tolti. [v.5] <hi rend="italic">Quando che sia?</hi> Quando si sia. Alcuna volta. Mai. <hi rend="italic">Perchè no 'l grave giogo?</hi> Perchè non mi è tolto mai per alcun tempo il grave giogo di Amore, come a' buoi si toglie il loro giogo ciascuna sera? [v.6] <hi rend="italic">Molli</hi>. Bagnati. [vv.7-12] Misero me! che voglia, che intenzione, che pensiero fu il mio quando la prima volta li tenni, cioè tenni gli occhi, sì fitti nel bel viso di Laura, per iscolpirlo colla immaginazione in un luogo, cioè nel mio cuore, dal quale nè forza nè arte alcuna non lo potrà mai scancellare. [v.13] A quella che tutto scioglie, cioè alla morte. [v.14] E non so che cosa io mi debba credere anche della morte. Cioè non so se la stessa morte mi potrà levar dall'animo la immagine del viso di Laura.</note>
<lg>
<l>Canzon, se l'esser meco</l>
<l>Dal mattino alla sera</l>
<l>T'ha fatto di mia schiera,</l>
<l>Tu non vorrai mostrarti in ciascun loco;</l>
<l>E d'altrui loda curerai sì poco,</l>
<l>Ch'assai ti fia pensar di poggio in poggio</l>
<l>Come m'ha concio 'l foco</l>
<l>Di questa viva petra ov'io m'appoggio.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[vv.1-3] Canzone, se lo star continuamente meco, come tu sei stata fin qui, cioè mentre che io t'ho composta, ti ha fatto di quella schiera della quale io sono, cioè d'indole trista e inclinata al vivere solitario. [v.5] <hi rend="italic">Loda</hi>. Lode. <hi rend="italic">Curerai</hi>. Ti curerai. [v.6] Che ti basterà, che tu sarai contenta, di andare di monte in monte pensando. [v.7] <hi rend="italic">M'ha concio</hi>. Mi ha ridotto. <hi rend="italic">Concio</hi> sta per <hi rend="italic">conciato</hi>, participio del verbo <hi rend="italic">conciare</hi>. [v.8] <hi rend="italic">Di questa viva petra</hi>. Intende la sua donna, e la chiama pietra per significare come ella è dura e inesorabile. <hi rend="italic">Ov'io m'appoggio</hi>. Ch'è sostegno della mia vita.</note>
</div2>
<div2>
<head>43 (RVF 51)</head>
<argument><p>Brama d'essere cangiato in sasso, piuttosto che menar la vita in tanti affanni.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Poco era ad appressarsi agli occhi miei</l>
<l>La luce che da lunge gli abbarbaglia,</l>
<l>Che, come vide lei cangiar Tessaglia,</l>
<l>Così cangiato ogni mia forma avrei.</l>
</lg>
<lg>
<l>E s'io non posso trasformarmi in lei</l>
<l>Più ch'i' mi sia (non ch'a mercè mi vaglia),</l>
<l>Di qual pietra più rigida s'intaglia,</l>
<l>Pensoso nella vista oggi sarei;</l>
</lg>
<lg>
<l>O di diamante, o d'un bel marmo bianco</l>
<l>Per la paura forse, o d'un diaspro</l>
<l>Pregiato poi dal vulgo avaro e sciocco.</l>
</lg>
<lg>
<l>E sarei fuor del grave giogo ed aspro;</l>
<l>Per cu'i' ho invidia di quel vecchio stanco</l>
<l>Che fa con le sue spalle ombra a Marrocco.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[vv.1-14] Poco mancava ad approssimarsi, cioè per poco più che si fosse approssimata agli occhi miei quella luce che gli abbaglia anco da lontano, cioè Laura, io avrei cangiata ogni mia forma, come fece essa, cioè Dafne o Laura, in Tessaglia. E se io non mi posso trasformare in Laura più di quello che io sono, perchè già son divenuto una stessa persona seco (quantunque ciò non mi vaglia nulla per muoverla a pietà di me), io sarei al presente una statua in aspetto pensoso, e questa tale statua sarebbe di una pietra delle più dure che mai si possano tagliare, come, per esempio, di diamante, o forse di un bel marmo bianco per la paura, o vero d'un diaspro, sicchè sarei tenuto in gran pregio dalla moltitudine avara e sciocca. E per tal modo sarei libero dall'affanno di questa mia passione, il quale fa che io porto invidia a quel vecchio stanco (accenna la favola di Atlante) che trasformato in montagna, fa ombra colle sue spalle a Marocco.</note>
</div2>
<div2>
<head>44 (RVF 52)</head>
<argument><p>Solo al vederla bagnare un velo, diveniva tutto spasimato d'amore.</p></argument>
<lg>
<l>Non al suo amante più Diana piacque</l>
<l>Quando, per tal ventura, tutta ignuda</l>
<l>La vide in mezzo delle gelid'acque;</l>
<l>Ch'a me la pastorella alpestra e cruda,</l>
<l>Posta a bagnar un leggiadretto velo,</l>
<l>Ch'a l'aura il vago e biondo capel chiuda;</l>
<l>Tal che mi fece or quand'egli arde il cielo,</l>
<l>Tutto tremar d'un amoroso gelo.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">Al suo amante</hi>. Ad Atteone. [v.2] <hi rend="italic">Per tal ventura</hi>. Per un cotale accidente, cioè per caso. O vero, per fortuna simile a questa ch'è occorsa ora a me. [v.4] <hi rend="italic">Ch'a me</hi>. Di quello che piacque a me. Dipende dalla voce <hi rend="italic">più</hi> del primo verso. <hi rend="italic">La pastorella</hi>. Intende la sua donna, e la chiama così per quell'atto umile in cui la trovò. <hi rend="italic">Alpestra</hi>. Selvaggia. Aspra. [v.5] <hi rend="italic">Posta</hi>. Intenta. [v.7] <hi rend="italic">Or quando</hi>. Ora che. In questa presente stagione nella quale. <hi rend="italic">Egli</hi>. Parola riempitiva.</note>
</div2>
<div2>
<head>45 (RVF 54)</head>
<argument><p>Descrive un suo viaggio amoroso. I pericoli lo arrestano, e ritorna indietro.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Perch'al viso d'Amor portava insegna,</l>
<l>Mosse una pellegrina il mio cor vano;</l>
<l>Ch'ogni altra mi parea d'onor men degna.</l>
</lg>
<lg>
<l>E lei seguendo su per l'erbe verdi,</l>
<l>Udii dir alta voce di lontano:</l>
<l>Ahi quanti passi per la selva perdi.</l>
</lg>
<lg>
<l>Allor mi strinsi all'ombra d'un bel faggio,</l>
<l>Tutto pensoso; e rimirando intorno,</l>
<l>Vidi assai periglioso il mio viaggio;</l>
<l>E tornai 'ndietro quasi a mezzo il giorno.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[vv.1-2] Una pellegrina, cioè Laura (la chiama pellegrina perciocchè in questo Madrigale la vita umana è significata sotto la metafora di un viaggio), perchè portava nel viso insegna di Amore, cioè bellezza, o vero segni di animo inclinato ad amare, mosse, cioè allettò, il mio cuor vano, cioè leggero. [v.3] <hi rend="italic">Che</hi>. Perocchè. [v.4] <hi rend="italic">Su</hi>. Particella riempitiva, che i buoni scrittori ebbero molto in uso di porre avanti alla preposizione <hi rend="italic">per</hi> in casi simili a questo. [v.5] <hi rend="italic">Alta voce</hi>. Una voce alta. Intende la voce della ragione. [v.6] <hi rend="italic">Per la selva</hi>. Cioè tra gli errori e i vaneggiamenti dell'amore. <hi rend="italic">Perdi</hi>. Getti inutilmente. [v.9] Conobbi essere assai periglioso il seguire quella pellegrina. [v.10] <hi rend="italic">A mezzo il giorno</hi>. Cioè a mezzo il corso naturale della vita.</note>
</div2>
<div2>
<head>46 (RVF 55)</head>
<argument><p>Credevasi libero d'amore, e conosce d'essersene rinvescato sempre più.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Quel foco ch'io pensai che fosse spento</l>
<l>Dal freddo tempo e dall'età men fresca,</l>
<l>Fiamma e martir nell'anima rinfresca.</l>
</lg>
<lg>
<l>Non fur mai tutte spente, a quel ch'i' veggio,</l>
<l>Ma ricoperte alquanto le faville:</l>
<l>E temo no 'l secondo error sia peggio.</l>
<l>Per lagrime, ch'io spargo a mille a mille,</l>
<l>Conven che 'l duol per gli occhi si distille</l>
<l>Dal cor, c'ha seco le faville e l'esca,</l>
<l>Non pur qual fu, ma pare a me che cresca.</l>
</lg>
<lg>
<l>Qual foco non avrian già spento e morto</l>
<l>L'onde che gli occhi tristi versan sempre?</l>
<l>Amor (avvegna mi sia tardi accorto)</l>
<l>Vuol che tra duo contrari mi distempre;</l>
<l>E tende lacci in sì diverse tempre,</l>
<l>Che quand'ho più speranza che 'l cor n'esca,</l>
<l>Allor più nel bel viso mi rinvesca.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">Pensai</hi>. Credetti. [v.2] <hi rend="italic">Dal freddo tempo</hi>. Dagli anni maturi. [v.3] Rinnuova ora in me la sua fiamma e il mio tormento. [v.4] <hi rend="italic">A quel ch'i' veggio</hi>. Per quanto io veggo. Secondo che io veggo. [v.6] E temo che il secondo errore, cioè questo rinnovamento dell'amor mio, riesca peggiore del primo. [v.8] <hi rend="italic">Conven</hi>. Conviene. <hi rend="italic">Distille</hi>. Distilli. [v.9] <hi rend="italic">C'ha seco</hi>. Il qual cuore ha in se. O vero, il qual duolo ha seco. [v.10] La qual esca, o pure il qual duolo non è tanto solamente quanto era prima, ma pare a me che cresca. [v.13] <hi rend="italic">Avvegna</hi>. Avvegnachè. Cioè benchè. <hi rend="italic">Mi sia tardi accorto</hi>. Di ciò. [v.14] <hi rend="italic">Tra duo contrari</hi>. Il fuoco e le lagrime. <hi rend="italic">Mi distempre</hi>. Io mi distempri. Cioè mi liquefaccia, mi disfaccia, mi strugga. [v.15] <hi rend="italic">In sì diverse tempre</hi>. In sì varie guise. [v.16] <hi rend="italic">N'esca</hi>. Esca dai detti lacci. [v.17] <hi rend="italic">Mi rinvesca</hi>. M'invischia di nuovo.</note>
</div2>
<div2>
<head>47 (RVF 56)</head>
<argument><p>Tradito e deluso dalle promesse di Amore, mena la vita più dogliosa che prima.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Se col cieco desir, che 'l cor distrugge,</l>
<l>Contando l'ore non m'ingann'io stesso,</l>
<l>Ora, mentre ch'io parlo, il tempo fugge</l>
<l>Ch'a me fu insieme ed a mercè promesso.</l>
</lg>
<lg>
<l>Qual ombra è sì crudel che 'l seme adugge</l>
<l>Ch'al desiato frutto era sì presso?</l>
<l>E dentro dal mio ovil qual fera rugge?</l>
<l>Tra la spiga e la man qual muro è messo?</l>
</lg>
<lg>
<l>Lasso, nol so; ma sì conosco io bene</l>
<l>Che, per far più dogliosa la mia vita,</l>
<l>Amor m'addusse in sì gioiosa spene.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ed or di quel ch'i' ho letto mi sovvene;</l>
<l>Che 'nnanzi al dì dell'ultima partita</l>
<l>Uom beato chiamar non si convene.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">Questo Sonetto si finge composto in tempo che il Poeta stava aspettando Laura a un colloquio promessogli.</note>
<space type="stacco-narrativo"/>
<note resp="aut" place="inter">[vv.1-2] Se io medesimo nel contar le ore non m'inganno per quel cieco desiderio che mi consuma. [v.3] <hi rend="italic">Il tempo fugge</hi>. Passa quel tempo. [v.4] <hi rend="italic">Mercè</hi>. Pietà. [v.5] Qual è quella sì spietata ombra che aduggia ora il seme. <hi rend="italic">Adugge</hi> sta per <hi rend="italic">aduggi</hi>. <hi rend="italic">Aduggiare</hi> significa soffocare, danneggiare le piante coll'ombra. [v.6] <hi rend="italic">Al desiato frutto</hi>. A dare, a produrre il desiato frutto. [v.7] <hi rend="italic">Dentro dal mio ovil</hi>. Dentro allo stesso mio ovile, dove io credeva pur che la greggia stesse sicura. [v.9] <hi rend="italic">Sì</hi>. Particella affermativa. [v.11] Amore mi trasse in isperanza di quel colloquio. [v.12] <hi rend="italic">Sovvene</hi>. Sovviene. [v.13] <hi rend="italic">Partita</hi>. Partenza. Intende la morte. [v.14] Non si dee dar titolo di felice a nessuno. O vero, nessuno dee chiamar se stesso felice.</note>
</div2>
<div2>
<head>48 (RVF 57)</head>
<argument><p>Amore lo amareggia di troppo, e non può gustar più le sue rare dolcezze.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Mie venture al venir son tarde e pigre,</l>
<l>La speme incerta; e 'l desir monta e cresce;</l>
<l>Onde 'l lassar e l'aspettar m'incresce:</l>
<l>E poi al partir son più levi che tigre.</l>
</lg>
<lg>
<l>Lasso, le nevi fien tepide e nigre,</l>
<l>E 'l mar senz'onda, e per l'alpe ogni pesce;</l>
<l>E corcherassi 'l Sol là oltre ond'esce</l>
<l>D'un medesimo fonte Eufrate e Tigre;</l>
</lg>
<lg>
<l>Prima ch'i' trovi in ciò pace nè tregua,</l>
<l>O Amor o Madonna altr'uso impari;</l>
<l>Che m'hanno congiurato a torto incontra:</l>
</lg>
<lg>
<l>E s'i' ho alcun dolce, è dopo tanti amari,</l>
<l>Che per disdegno il gusto si dilegua.</l>
<l>Altro mai di lor grazie non m'incontra.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">Sonetto composto in occasione poco diversa da quella che diede materia al precedente.</note>
<space type="stacco-narrativo"/>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">Mie venture</hi>. Le mie fortune. Cioè le grazie che io ricevo da Laura. [v.2] <hi rend="italic">E 'l desir monta e cresce</hi>. Per la speranza. [v.3] Onde, cioè per questo accrescimento del desiderio, mi pesa parimente l'aspettar le grazie di Laura e il lasciar di aspettarle. [v.4] <hi rend="italic">Son</hi>. Le mie venture. <hi rend="italic">Levi</hi>. Veloci. Preste. [v.5] <hi rend="italic">Fien</hi>. Saranno. <hi rend="italic">Nigre</hi>. Nere. [v.6] <hi rend="italic">Senz'onda</hi>. Senza ondeggiamento. Senza moto. <hi rend="italic">E per l'alpe ogni pesce</hi>. E i pesci vivranno su per li monti. [vv.7-8] E il sole tramonterà in oriente. <hi rend="italic">Là oltre</hi> vuol dire verso colà, colà intorno, in quel dintorno. [v.10] <hi rend="italic">O Amor</hi>. O prima che Amore. <hi rend="italic">Madonna</hi>. Laura. [v.11] I quali, cioè Amore e Madonna, hanno congiurato a torto contro di me. [v.12] E se io ho talvolta un poco di dolce, questo viene dopo tanto amaro. [v.13] <hi rend="italic">Per disdegno</hi>. Pel dispetto ch'io ho di aver tanto aspettato, e patito. <hi rend="italic">Il gusto</hi>. Di quel dolce. <hi rend="italic">Si dilegua</hi>. Si riduce a nulla. [v.14] Altre grazie di Amore e di Laura, fuorchè queste tarde e brevi che ho dette, non mi toccano mai.</note>
</div2>
<div2>
<head>49 (RVF 59)</head>
<argument><p>Vorrà sempre amarla, benchè non vedesse mai più i suoi occhi, nè i suoi capelli.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Perchè quel che mi trasse ad amar prima,</l>
<l>Altrui colpa mi toglia,</l>
<l>Del mio fermo voler già non mi svoglia.</l>
</lg>
<lg>
<l>Tra le chiome dell'or nascose il laccio</l>
<l>Al qual mi strinse, Amore;</l>
<l>E da' begli occhi mosse il freddo ghiaccio</l>
<l>Che mi passò nel core</l>
<l>Con la virtù d'un subito splendore,</l>
<l>Che d'ogni altra sua voglia,</l>
<l>Sol rimembrando, ancor l'anima spoglia.</l>
</lg>
<lg>
<l>Tolta m'è poi di que' biondi capelli,</l>
<l>Lasso, la dolce vista;</l>
<l>E 'l volger di duo lumi onesti e belli</l>
<l>Col suo fuggir m'attrista:</l>
<l>Ma perchè ben morendo onor s'acquista,</l>
<l>Per morte nè per doglia</l>
<l>Non vo' che da tal nodo Amor mi scioglia.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[vv.1-3] Quantunque per colpa d'altri, cioè per crudeltà di Laura, mi sia tolto quello onde ebbe origine l'amor mio, cioè la vista delle chiome e degli occhi della medesima Laura, ciò non mi rimuove dal mio fermo proponimento di amar colei. [vv.4-5] Amore nascose tra quelle chiome d'oro il laccio al quale egli mi prese. [v.6] <hi rend="italic">Mosse</hi>. Neutro. Venne. <hi rend="italic">Il freddo ghiaccio</hi>. Il tremito e lo smarrimento dell'amore. [v.8] <hi rend="italic">Virtù</hi>. Potenza. <hi rend="italic">Splendore</hi>. Dei detti occhi. [vv.9-10] Che anche al presente spoglia l'anima mia d'ogni altra sua voglia, solo che ella, cioè l'anima mia, se ne ricordi, cioè si ricordi di quello splendore. [v.13] <hi rend="italic">E 'l volger</hi>. E il girare. <hi rend="italic">Lumi</hi>. Occhi. [vv.15-17] Ma siami pur tolta la vista di quelle chiome, e mi fuggano pur quegli occhi; che io per qualunque dolore ne debba ricevere, e se anche ne avessi a morire, non voglio perciò essere liberato di questo amor mio, perocchè il morire per una bella cagione è cosa onorata e gloriosa.</note>
</div2>
<div2>
<head>50 (RVF 60)</head>
<argument><p>Non abbia più privilegi quel Lauro, che di dolce e gentile gli si fece spietato.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>L'arbor gentil che forte amai molt'anni,</l>
<l>Mentre i bei rami non m'ebber a sdegno,</l>
<l>Fiorir faceva il mio debile ingegno</l>
<l>Alla sua ombra, e crescer negli affanni.</l>
</lg>
<lg>
<l>Poi che, securo me di tali inganni,</l>
<l>Fece di dolce se spietato legno,</l>
<l>I' rivolsi i pensier tutti ad un segno,</l>
<l>Che parlan sempre de' lor tristi danni.</l>
</lg>
<lg>
<l>Che porà dir chi per Amor sospira,</l>
<l>S'altra speranza le mie rime nove</l>
<l>Gli avesser data, e per costei la perde?</l>
</lg>
<lg>
<l>Nè poeta ne colga mai, nè Giove</l>
<l>La privilegi; ed al Sol venga in ira</l>
<l>Tal che si secchi ogni sua foglia verde.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">L'arbor gentil</hi>. Il lauro, cioè Laura. <hi rend="italic">Forte</hi>. Grandemente. [v.2] <hi rend="italic">Mentre</hi>. Finchè. [v.5] <hi rend="italic">Securo me</hi>. Essendo io sicuro. Non temendo io punto. [v.6] Il detto albero, di cortese legno che era, si fece spietato. [v.7] <hi rend="italic">Ad un segno</hi>. Cioè a dolermi. [v.8] <hi rend="italic">Che</hi>. I quali pensieri. [vv.9-11] Che potranno dire gli innamorati, gli amanti, se mai per quei versi nei quali io significava la benignità di Laura, avessero concepita qualche speranza di ricevere dalle loro donne un trattamento diverso da quello che oggi è fatto a me dalla mia, ed ora, sentendo la mutazione di costei, perderanno quella tale speranza? Non potranno dire altro se non quello che porta il terzetto seguente. <hi rend="italic">Porà</hi> sta per <hi rend="italic">potrà</hi>. [vv.12-13] <hi rend="italic">Nè Giove la privilegi</hi>. Nè Giove la faccia immune dall'esser tocca dal fulmine. Il pronome <hi rend="italic">la</hi> si riferisce ad <hi rend="italic">arbore</hi>, la qual voce può essere femminina e mascolina, e in questo Sonetto è femminina. <hi rend="italic">Venga in ira</hi>. Diventi odiosa.</note>
</div2>
<div2>
<head>51 (RVF 61)</head>
<argument><p>Benedice tutto ciò che fu cagione od effetto del suo amore verso di lei.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Benedetto sia 'l giorno e 'l mese e l'anno</l>
<l>E la stagione e 'l tempo e l'ora e 'l punto</l>
<l>E 'l bel paese e 'l loco ov'io fui giunto</l>
<l>Da duo begli occhi, che legato m'hanno:</l>
</lg>
<lg>
<l>E benedetto il primo dolce affanno</l>
<l>Ch'i' ebbi ad esser con Amor congiunto,</l>
<l>E l'arco e le saette ond'io fui punto,</l>
<l>E le piaghe ch'infin al cor mi vanno.</l>
</lg>
<lg>
<l>Benedette le voci tante ch'io,</l>
<l>Chiamando il nome di mia Donna, ho sparte,</l>
<l>E i sospiri e le lacrime e 'l desio;</l>
</lg>
<lg>
<l>E benedette sien tutte le carte</l>
<l>Ov'io fama le acquisto, e 'l pensier mio,</l>
<l>Ch'è sol di lei, sì ch'altra non v'ha parte.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.3] <hi rend="italic">Giunto</hi>. Colto. Preso. [v.6] <hi rend="italic">Ad esser</hi>. Per essere. Quando fui. Quando divenni. Quando fui costretto ad essere. <hi rend="italic">Con Amor congiunto</hi>. Cioè innamorato. [v.7] <hi rend="italic">Onde</hi>. Da cui. [v.9] <hi rend="italic">Le voci tante</hi>. Le tante voci. [v.10] <hi rend="italic">Sparte</hi>. Sparse. [v.13] <hi rend="italic">Le acquisto</hi>. Procaccio a lei, cioè alla mia donna. [v.14] <hi rend="italic">Ch'è sol di lei</hi>. Che non ha altro soggetto se non lei. Che non è mai rivolto se non a lei. <hi rend="italic">Altra</hi>. Altra donna. <hi rend="italic">Non v'ha parte</hi>. Non ha parte in esso mio pensiero.</note>
</div2>
<div2>
<head>52 (RVF 62)</head>
<argument><p>Avvedutosi delle sue follie, prega Dio che lo torni ad una vita migliore.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Padre del ciel, dopo i perduti giorni,</l>
<l>Dopo le notti vaneggiando spese</l>
<l>Con quel fero desio ch'al cor s'accese</l>
<l>Mirando gli atti per mio mal sì adorni;</l>
</lg>
<lg>
<l>Piacciati omai, col tuo lume, ch'io torni</l>
<l>Ad altra vita ed a più belle imprese;</l>
<l>Sì ch'avendo le reti indarno tese,</l>
<l>Il mio duro avversario se ne scorni.</l>
</lg>
<lg>
<l>Or volge, Signor mio, l'undecim'anno</l>
<l>Ch'i' fui sommesso al dispietato giogo,</l>
<l>Che sopra i più soggetti è più feroce.</l>
</lg>
<lg>
<l>Miserere del mio non degno affanno;</l>
<l>Riduci i pensier vaghi a miglior luogo;</l>
<l>Rammenta lor com'oggi fosti in croce.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.4] <hi rend="italic">Mirando</hi>. Mirando io. Pel mirar che io feci. Per avere io mirato. Dipende dalle parole <hi rend="italic">s'accese. Gli atti</hi>. I sembianti di Laura. <hi rend="italic">Adorni</hi>. Vaghi. [v.5] <hi rend="italic">Piacciati omai, col tuo lume</hi>. Piacciati omai di fare colla tua grazia. [vv.7-8] Sicchè il diavolo resti confuso e scornato di avermi tese le reti invano. [v.9] <hi rend="italic">Volge</hi>. Finisce. Era l'anniversario della morte di Cristo e dell'innamoramento del poeta. [v.10] <hi rend="italic">Sommesso</hi>. Sottoposto. <hi rend="italic">Giogo</hi>. D'Amore. [v.11] Vuol dir che Amore è più crudele verso quelli che lo servono più devotamente e con più fede. [v.12] <hi rend="italic">Miserere</hi>. Abbi misericordia. <hi rend="italic">Non degno</hi>. Non meritato da me, o non conveniente all'esser mio, o vero procedente da cose vane. [v.13] <hi rend="italic">Vaghi</hi>. Erranti. <hi rend="italic">Luogo</hi>. Via. Oggetto. [v.14] <hi rend="italic">Come</hi>. Che.</note>
</div2>
<div2>
<head>53 (RVF 63)</head>
<argument><p>Prova che la sua vita è nelle mani di Laura, da che potè dargliela con un saluto.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Volgendo gli occhi al mio novo colore,</l>
<l>Che fa di morte rimembrar la gente,</l>
<l>Pietà vi mosse; onde, benignamente</l>
<l>Salutando, teneste in vita il core.</l>
</lg>
<lg>
<l>La frale vita ch'ancor meco alberga,</l>
<l>Fu de' begli occhi vostri aperto dono</l>
<l>E della voce angelica soave.</l>
<l>Da lor conosco l'esser ov'io sono;</l>
<l>Che, come suol pigro animal per verga,</l>
<l>Così destaro in me l'anima grave.</l>
<l>Del mio cor, Donna, l'una e l'altra chiave</l>
<l>Avete in mano: e di ciò son contento,</l>
<l>Presto di navigar a ciascun vento;</l>
<l>Ch'ogni cosa da voi m'è dolce onore.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">Volgendo</hi>. Volgendo voi. [v.2] Che riduceva a mente la morte a chi lo vedeva. Cioè che pareva effetto di morte, che era simile al colore di un morto. [v.4] <hi rend="italic">Salutando</hi>. Salutandomi. [v.5] <hi rend="italic">Ch'ancor meco alberga</hi>. Che io conservo ancora. Che ancora mi rimane. [v.6] Fu manifestamente dono dei vostri begli occhi. [v.8] Dalla voce e dagli occhi vostri riconosco, alla voce e agli occhi vostri debbo lo stato in cui sono. [v.9] <hi rend="italic">Che</hi>. I quali occhi e la qual voce. <hi rend="italic">Come suol</hi>. Come suol destarsi. [v.10] <hi rend="italic">Destaro</hi>. Destarono. Cioè suscitarono, ravvivarono. <hi rend="italic">Grave</hi>. Oppressa. Languente. [v.11] <hi rend="italic">L'una e l'altra chiave</hi>. La chiave dell'allegrezza e quella della tristezza. Vuol dire il Poeta che Laura può a sua voglia rallegrarlo e attristarlo, ucciderlo e tornarlo in vita. [v.13] Pronto a vivere in ciascuno stato che a voi piaccia di darmi. [v.14] <hi rend="italic">Ogni cosa da voi</hi>. Ogni cosa che mi venga da voi.</note>
</div2>
<div2>
<head>54 (RVF 64)</head>
<argument><p>Persuade Laura a non voler odiare quel cuore, dond'ella non può più uscire.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Se voi poteste per turbati segni,</l>
<l>Per chinar gli occhi o per piegar la testa,</l>
<l>O per esser più d'altra al fuggir presta,</l>
<l>Torcendo 'l viso a' preghi onesti e degni,</l>
</lg>
<lg>
<l>Uscir giammai, ovver per altri ingegni,</l>
<l>Del petto, ove dal primo lauro innesta</l>
<l>Amor più rami; i' direi ben che questa</l>
<l>Fosse giusta cagione a' vostri sdegni:</l>
</lg>
<lg>
<l>Che gentil pianta in arido terreno</l>
<l>Par che si disconvenga; e però lieta</l>
<l>Naturalmente quindi si diparte.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma poi vostro destino a voi pur vieta</l>
<l>L'esser altrove, provvedete almeno</l>
<l>Di non star sempre in odiosa parte.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">Per turbati segni</hi>. Per dimostrazione di sdegno e dispetto. Con usarmi atti e maniere aspre e scortesi. [v.3] <hi rend="italic">D'altra</hi>. Di qualunque altra. D'ogni altra. [v.4] <hi rend="italic">A' preghi</hi>. A' miei preghi. [vv.5-8] Se voi poteste, dico, o coi sopraddetti o vero con altri modi, uscir giammai del mio cuore, dove si moltiplicano tutto dì gli affetti verso di voi, cioè trarmi dall'animo l'amor che io vi porto; in tal caso io confesserei che voi aveste buona ragione di trattarmi scortesemente come fate. [v.9] <hi rend="italic">Che</hi>. Perocchè. <hi rend="italic">Gentil pianta</hi>. Come siete voi. <hi rend="italic">In arido terreno</hi>. Come è il mio cuore. [vv.10-11] <hi rend="italic">E però lieta naturalmente quindi si diparte</hi>. E perciò naturalmente è volonterosa di partirsi di là, cioè dall'<hi rend="italic">arido terreno</hi>. [v.12] <hi rend="italic">Poi</hi>. Poichè. [v.13] <hi rend="italic">Provvedete</hi>. Procurate. [v.14] Cioè di non odiarmi, acciocchè voi non dobbiate star sempre in un cuore che voi abbiate in odio.</note>
</div2>
<div2>
<head>55 (RVF 65)</head>
<argument><p>Prega Amore di accender in essa quel foco, dalle cui fiamme ei non ha più scampo.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Lasso, che mal accorto fui da prima</l>
<l>Nel giorno ch'a ferir mi venne Amore,</l>
<l>Ch'a passo a passo e poi fatto signore</l>
<l>Della mia vita, e posto in sulla cima.</l>
</lg>
<lg>
<l>Io non credea, per forza di sua lima,</l>
<l>Che punto di fermezza o di valore</l>
<l>Mancasse mai nell'indurato core:</l>
<l>Ma così va chi sopra 'l ver s'estima.</l>
</lg>
<lg>
<l>Da ora innanzi ogni difesa è tarda</l>
<l>Altra che di provar s'assai o poco</l>
<l>Questi preghi mortali Amore sguarda.</l>
</lg>
<lg>
<l>Non prego già, nè puote aver più loco,</l>
<l>Che misuratamente il mio cor arda;</l>
<l>Ma che sua parte abbia costei del foco.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">Che</hi>. Quanto. <hi rend="italic">Da prima</hi>. In principio. [v.3] <hi rend="italic">A passo a passo</hi>. A grado a grado. A poco a poco. [v.4] <hi rend="italic">E posto in sulla cima</hi>. E si è collocato in sulla cima dell'animo mio, cioè mi tiene sottoposto al suo imperio. [vv.5-7] Io non credeva che per forza della lima, cioè dell'assidua operazione, di Amore nell'animo mio, esso animo già indurato (come il poeta ha detto nella seconda stanza della prima Canzone) dovesse mai perdere punto della sua fermezza o del suo valore. [v.8] <hi rend="italic">Così va chi</hi>. Così finisce chi. Così accade a chi. O vero, così accade quando uno. <hi rend="italic">Sopra 'l ver</hi>. Oltre il giusto. Più del giusto. <hi rend="italic">S'estima</hi>. Stima se medesimo. [vv.9-11] Oramai è tardo ogni altro rimedio, eccetto che di provar se Amore presta o non presta punto orecchio alle preghiere degli uomini. [v.12] <hi rend="italic">Nè puote</hi>. Nè ciò puote. Nè tal preghiera può. [v.13] <hi rend="italic">Misuratamente</hi>. Con misura. Non soverchiamente.</note>
</div2>
<div2>
<head>56 (RVF 66)</head>
<argument><p>Rassomiglia Laura all'inverno, e prevede che tale gli sarà sempre.</p></argument>
<lg>
<l>L'aere gravato, e l'importuna nebbia</l>
<l>Compressa intorno da rabbiosi venti,</l>
<l>Tosto conven che si converta in pioggia:</l>
<l>E già son quasi di cristallo i fiumi;</l>
<l>E 'n vece dell'erbetta, per le valli</l>
<l>Non si ved'altro che pruine e ghiaccio.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">Gravato</hi>. Carico, gravido, di vapori. Torbido. Nuvoloso. <hi rend="italic">Importuna</hi>. Fastidiosa. Molesta. [v.3] <hi rend="italic">Conven</hi>. Conviene. [v.6] <hi rend="italic">Pruine</hi>. Brine.</note>
<lg>
<l>Ed io nel cor via più freddo che ghiaccio,</l>
<l>Ho di gravi pensier tal una nebbia,</l>
<l>Qual si leva talor di queste valli</l>
<l>Serrate incontr'a gli amorosi venti</l>
<l>E circondate di stagnanti fiumi,</l>
<l>Quando cade dal ciel più lenta pioggia.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">Via più</hi>. Vie più. Molto più. [v.2] <hi rend="italic">Tal una nebbia</hi>. Una nebbia tale. [vv.3-4] <hi rend="italic">Di queste valli serrate incontr'a gli amorosi venti</hi>. Cioè da Valchiusa, dove il poeta si trovava e al cui nome allude, e dice che quelle valli erano chiuse da monti che contrastavano l'entrata alle aure amorose, cioè a quelle che spiravano dal luogo dove era Laura. [v.6] <hi rend="italic">Quando</hi>. Dipende dalle parole <hi rend="italic">si leva</hi> del terzo verso.</note>
<lg>
<l>In picciol tempo passa ogni gran pioggia;</l>
<l>E 'l caldo fa sparir le nevi e 'l ghiaccio,</l>
<l>Di che vanno superbi in vista i fiumi;</l>
<l>Nè mai nascose il ciel sì folta nebbia,</l>
<l>Che sopraggiunta dal furor de' venti</l>
<l>Non fuggisse dai poggi e dalle valli.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.3] <hi rend="italic">Di che</hi>. Di cui. Per cui. <hi rend="italic">Superbi in vista</hi>. Superbi a vedere. Con sembiante, con aspetto, superbo. [v.4] <hi rend="italic">Il ciel</hi>. Accusativo.</note>
<lg>
<l>Ma, lasso, a me non val fiorir di valli;</l>
<l>Anzi piango al sereno ed alla pioggia,</l>
<l>Ed a' gelati ed ai soavi venti:</l>
<l>Ch'allor fia un dì Madonna senza 'l ghiaccio</l>
<l>Dentro, e di for senza l'usata nebbia,</l>
<l>Ch'i' vedrò secco il mare e laghi e fiumi.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.4] <hi rend="italic">Fia</hi>. Sarà. Si riferisce a <hi rend="italic">Madonna</hi>. [v.5] <hi rend="italic">Di for</hi>. Di fuori. <hi rend="italic">L'usata nebbia</hi>. La solita nebbia. Cioè l'aspetto e i modi severi e sdegnosi. [v.6] <hi rend="italic">Che</hi>. Dipende dalla voce <hi rend="italic">allor</hi> del quarto verso, e vuol dir <hi rend="italic">quando</hi>.</note>
<lg>
<l>Mentre ch'al mar discenderanno i fiumi,</l>
<l>E le fere ameranno ombrose valli,</l>
<l>Fia dinanzi a' begli occhi quella nebbia,</l>
<l>Che fa nascer de' miei continua pioggia;</l>
<l>E nel bel petto l'indurato ghiaccio,</l>
<l>Che trae del mio sì dolorosi venti.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">Mentre che</hi>. Finchè. [v.4] <hi rend="italic">De' miei</hi>. Da' miei. [v.5] <hi rend="italic">E</hi>. E fia. [v.6] <hi rend="italic">Del mio</hi>. Dal mio petto. <hi rend="italic">Venti</hi>. Cioè sospiri.</note>
<lg>
<l>Ben debb'io perdonare a tutt'i venti</l>
<l>Per amor d'un che 'n mezzo di duo fiumi</l>
<l>Mi chiuse tra 'l bel verde e 'l dolce ghiaccio;</l>
<l>Tal ch'i' dipinsi poi per mille valli</l>
<l>L'ombra, ov'io fui; che nè calor nè pioggia,</l>
<l>Nè suon curava di spezzata nebbia.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.2] <hi rend="italic">Per amor</hi>. Per cagione. A contemplazione. <hi rend="italic">D'un</hi>. Cioè d'un vento, e vuol dire di Laura, il qual nome ha il medesimo suono che <hi rend="italic">l'aura</hi>. <hi rend="italic">In mezzo di duo fiumi</hi>. Tra Sorga e Druenza, o vero tra l'un di questi e Rodano. [v.3] Fece che io non mi sapeva partire da' bei prati e dalle acque fresche di questo luogo dove io l'aveva veduta. [vv.4-6] Onde io poscia, andando per mille valli, non curando nè caldo nè pioggia nè strepito di spezzate nubi, cioè tuoni, da per tutto dipinsi, cioè figurai colla fantasia, l'immagine di Laura. Le parole <hi rend="italic">ov'io fui</hi> dipendono da <hi rend="italic">mille valli</hi>.</note>
<lg>
<l>Ma non fuggio giammai nebbia per venti</l>
<l>Come quel dì, nè mai fiume per pioggia,</l>
<l>Nè ghiaccio quando 'l Sol apre le valli.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">Fuggio</hi>. Fuggì. [v.2] <hi rend="italic">Come quel dì</hi>. Così rapidamente come fuggì quel giorno che io vidi Laura in questo luogo. <hi rend="italic">Nè mai fiume per pioggia</hi>. Sottintendasi, fuggì così rapidamente. [v.3] <hi rend="italic">Nè ghiaccio</hi>. Sottintendasi come di sopra. <hi rend="italic">Quando 'l Sol apre le valli</hi>. Quando il sole apre il grembo alla terra. Intende di primavera.</note>
</div2>
<div2>
<head>57 (RVF 67)</head>
<argument><p>Caduto in un rio, dice che gli occhi non glieli può asciugare che Laura.</p></argument>
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<lg>
<l>Del mar tirreno alla sinistra riva,</l>
<l>Dove rotte dal vento piangon l'onde,</l>
<l>Subito vidi quell'altera fronde</l>
<l>Di cui conven che 'n tante carte scriva.</l>
</lg>
<lg>
<l>Amor, che dentro all'anima bolliva,</l>
<l>Per rimembranza delle trecce bionde</l>
<l>Mi spinse; onde in un rio che l'erba asconde,</l>
<l>Caddi, non già come persona viva.</l>
</lg>
<lg>
<l>Solo, ov'io era tra boschetti e colli,</l>
<l>Vergogna ebbi di me: ch'al cor gentile</l>
<l>Basta ben tanto; ed altro spron non volli.</l>
</lg>
<lg>
<l>Piacemi almen d'aver cangiato stile</l>
<l>Dagli occhi a' piè; se del lor esser molli</l>
<l>Gli altri asciugasse un più cortese aprile.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.3] <hi rend="italic">Subito</hi>. Improvvisamente. <hi rend="italic">Quell'altera fronde</hi>. Cioè un albero di alloro, figura di Laura. <hi rend="italic">Altera</hi> qui vale <hi rend="italic">onorata, nobile</hi>. [v.6] Facendomi risovvenire delle bionde chiome della mia donna. [v.7] <hi rend="italic">In un rio che l'erba asconde</hi>. In un rivoletto che era nascosto dall'erba. [v.8] <hi rend="italic">Non già come persona viva</hi>. Come persona non viva. Come corpo morto. [vv.9-14] Quantunque io mi trovassi solo, e tra boschetti e colli, che è come dire in luogo ritirato dalla gente, pure io mi vergognai per quella caduta; e la vergogna che ebbi fu di me stesso, cioè della presenza mia propria, che basta ben questa a un cor nobile, ed altro stimolo non ci volle a farmi vergognare. A ogni modo io sono contento di aver cangiato usanza, cioè dello aver bagnato i piedi in cambio degli occhi, se pure un più cortese aprile asciugasse questi occhi del loro esser molli, cioè delle loro lagrime. <hi rend="italic">Dice un più cortese aprile</hi> avendo riguardo sì all'essergli avvenuto in aprile il caso recitato in questo Sonetto, e sì agli altri mesi di aprile che esso aveva passati dolorosamente insino allora, da poi che pure in aprile si fu innamorato di Laura.</note>
</div2>
<div2>
<head>58 (RVF 68)</head>
<argument><p>È combattuto in Roma dai due pensieri, o di ritornarsene a Dio, o alla sua Donna.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>L'aspetto sacro della terra vostra</l>
<l>Mi fa del mal passato tragger guai,</l>
<l>Gridando: sta su, misero: che fai?</l>
<l>E la via di salir al ciel mi mostra.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma con questo pensier un altro giostra,</l>
<l>E dice a me: perchè fuggendo vai?</l>
<l>Se ti rimembra, il tempo passa omai</l>
<l>Di tornar a veder la Donna nostra.</l>
</lg>
<lg>
<l>I', che 'l suo ragionar intendo allora,</l>
<l>M'agghiaccio dentro in guisa d'uom ch'ascolta</l>
<l>Novella che di subito l'accora.</l>
</lg>
<lg>
<l>Poi torna il primo, e questo dà la volta.</l>
<l>Qual vincerà, non so; ma infino ad ora</l>
<l>Combattut'hanno, e non pur una volta.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">Della terra vostra</hi>. Della città di Roma. Il Poeta indirizzava questo Sonetto da Roma a un Romano. [v.2] <hi rend="italic">Del mal passato</hi>. De' miei passati vaneggiamenti amorosi. <hi rend="italic">Tragger guai</hi>. Sospirare e lamentarmi. <hi rend="italic">Traggere</hi> sta per <hi rend="italic">trarre</hi>. [v.3] <hi rend="italic">Sta su</hi>. Volgi l'animo a pensare e operare più degnamente. [v.6] <hi rend="italic">Fuggendo vai</hi>. Da Laura. [v.7] <hi rend="italic">Se ti rimembra</hi>. Se ti sovviene. Se ben ti ricordi. Sovvengati che. [v.8] <hi rend="italic">La Donna nostra</hi>. Laura. [v.12] <hi rend="italic">Il primo</hi>. Il primo pensiero. <hi rend="italic">Questo</hi>. Questo secondo pensiero. <hi rend="italic">Dà la volta</hi>. Volge le spalle. Si parte. Fugge via. [v.13] <hi rend="italic">Qual</hi>. Quale de' due pensieri. [v.14] <hi rend="italic">Combattut'hanno</hi>. Hanno combattuto insieme. <hi rend="italic">Non pur una volta</hi>. Non una volta sola. Più d'una volta.</note>
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<div2>
<head>59 (RVF 69)</head>
<argument><p>Destinato alla servitù di Amore, non potè liberarsene ne pur colla fuga.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Ben sapev'io che natural consiglio,</l>
<l>Amor, contra di te giammai non valse:</l>
<l>Tanti lacciuol, tante impromesse false,</l>
<l>Tanto provato avea 'l tuo fero artiglio.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma novamente (ond'io mi maraviglio)</l>
<l>Dirol, come persona a cui ne calse,</l>
<l>E che 'l notai là sopra l'acque salse,</l>
<l>Tra la riva toscana e l'Elba e 'l Giglio.</l>
</lg>
<lg>
<l>I' fuggia le tue mani, e per cammino,</l>
<l>Agitandom' i venti e 'l cielo e l'onde,</l>
<l>M'andava sconosciuto e pellegrino;</l>
</lg>
<lg>
<l>Quand'ecco i tuoi ministri (i' non so donde),</l>
<l>Per darmi a diveder ch'al suo destino</l>
<l>Mal chi contrasta e mal chi si nasconde.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">Natural consiglio</hi>. Accorgimento umano. Provvedimento, espediente umano; o vero prudenza, sagacità umana. [v.3] Accusativi dipendenti dalle parole <hi rend="italic">provato avea</hi> del verso seguente. <hi rend="italic">Lacciuol</hi> è detto per <hi rend="italic">lacciuoli, impromesse</hi> per <hi rend="italic">promesse</hi>. [v.5] <hi rend="italic">Novamente</hi>. Di nuovo. O pure in un nuovo modo. O pure per una fresca o vero straordinaria esperienza. <hi rend="italic">Onde</hi>. Del che. [vv.6-8] Dirollo, cioè dirò questa medesima cosa come uno che ci ho avuto interesse, e che la ho provata trovandomi in mare tra la riva di Toscana e le isolette dell'Elba e del Giglio. [v.11] <hi rend="italic">M'andava</hi>. Me ne andava. [v.12] Quand'ecco, non so donde venuti, mi sopraggiungono i tuoi ministri. Cioè rimembranze e pensieri di quell'amore che il poeta fuggiva, o vero amoretti nuovi, occasioni di nuovi amori. [v.13] <hi rend="italic">Al suo destino</hi>. Dipende dai verbi <hi rend="italic">contrasta</hi> e <hi rend="italic">si nasconde</hi> del verso seguente. [v.14] <hi rend="italic">Mal</hi>. Mal fa.</note>
</div2>
<div2>
<head>60 (RVF 70)</head>
<argument><p>Vorrebbe consolarsi col canto, ma per propria colpa e costretto a piangere.</p></argument>
<lg>
<l>Lasso me, ch'i' non so in qual parte pieghi</l>
<l>La speme, ch'è tradita omai più volte.</l>
<l>Che se non è chi con pietà m'ascolte,</l>
<l>Perchè sparger al ciel sì spessi preghi?</l>
<l>Ma s'egli avvien ch'ancor non mi si nieghi</l>
<l>Finir anzi 'l mio fine</l>
<l>Queste voci meschine,</l>
<l>Non gravi al mio Signor perch'io 'l ripreghi</l>
<l>Di dir libero un dì tra l'erba e i fiori:</l>
<l>«Drez et raison es qu'ieu ciant e m'demori».</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">Le stanze di questa Canzone, che sono cinque, si chiudono ciascuna col primo verso di cinque altre Canzoni; la prima di Arnaldo Daniello, poeta provenzale, la seconda di Guido Cavalcanti, la terza di Dante, la quarta di Cino da Pistoia, la quinta dello stesso Petrarca.</note>
<space type="stacco-narrativo"/>
<note resp="aut" place="inter">[vv.1-2] <hi rend="italic">Non so in qual parte pieghi la speme</hi>. Non so a che parte piegare, cioè volgere, la speranza. E vuol dire: non so in che sperare, con che fondamento sperare. <hi rend="italic">È tradita</hi>. È stata tradita. [v.3] <hi rend="italic">Non è chi</hi>. Non vi è, non ci ha, nessuno che. <hi rend="italic">Ascolte</hi>. Ascolti. [vv.5-10] Ma se pure ancora non mi è negato di finire una volta questi miei lamenti prima che io muoia, cioè se la mia presente infelicità non è destinata a durar sempre, non gravi, cioè non sia grave, non dispiaccia, ad Amore che io di nuovo lo preghi di potere un giorno dire allegramente tra l'erba e i fiori, cioè in luoghi di sollazzo e piacere: <hi rend="italic">diritto e ragione è che io canti e mi trastulli</hi>. Le parole <hi rend="italic">s'egli avvien che ancor non mi si nieghi</hi> sono un modo di parlare ridondante, e importano lo stesso che <hi rend="italic">se ancora non mi si niega</hi>.</note>
<lg>
<l>Ragion è ben ch'alcuna volta i' canti,</l>
<l>Però c'ho sospirato sì gran tempo;</l>
<l>Che mai non incomincio assai per tempo</l>
<l>Per adeguar col riso i dolor tanti.</l>
<l>E s'io potessi far ch'agli occhi santi</l>
<l>Porgesse alcun diletto</l>
<l>Qualche dolce mio detto,</l>
<l>O me beato sopra gli altri amanti!</l>
<l>Ma più quand'io dirò senza mentire:</l>
<l>«Donna mi prega; perch'io voglio dire».</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">Ragion</hi>. Ragionevole. Giusto. [v.2] <hi rend="italic">Però c'ho</hi>. Perocchè ho. [vv.3-4] Anzi se io incomincio ora a cantare, cioè a prendere un poco di spasso, io non incomincio già tanto presto quanto bisognerebbe perchè io potessi agguagliar col riso i tanti miei dolori, cioè sollazzarmi tanto quanto ho penato. [v.5] <hi rend="italic">Agli occhi santi</hi>. Di Laura. [v.6] <hi rend="italic">Porgesse</hi>. Recasse. [v.7] Qualche mia parola lieta che ella leggesse. Qualche mio verso allegro. [vv.9-10] Ma più beato se io potrò dire con verità: <hi rend="italic">una donna mi prega</hi>, cioè a parlare; <hi rend="italic">perchè</hi>, cioè per la qual cosa, <hi rend="italic">io voglio dire</hi>. E vuole intendere: ma beatissimo me se Laura non solo mi ascoltasse con qualche diletto, ma eziandio mi pregasse a parlare.</note>
<lg>
<l>Vaghi pensier, che così passo passo</l>
<l>Scorto m'avete a ragionar tant'alto,</l>
<l>Vedete che Madonna ha 'l cor di smalto</l>
<l>Sì forte, ch'io per me dentro nol passo.</l>
<l>Ella non degna di mirar sì basso,</l>
<l>Che di nostre parole</l>
<l>Curi; che 'l Ciel non vole;</l>
<l>Al qual pur contrastando i' son già lasso:</l>
<l>Onde, come nel cor m'induro e 'nnaspro,</l>
<l>«Così nel mio parlar voglio esser aspro».</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">Vaghi</hi>. Vagabondi. Leggeri. Vani. [v.2] <hi rend="italic">Scorto</hi>. Condotto. Menato. <hi rend="italic">A ragionar tant'alto</hi>. A presumer tanto di me stesso, cioè ad immaginare che Laura si muova a pregarmi che io parli. [v.3] <hi rend="italic">Vedete</hi>. Imperativo. Guardate. Avvertite. Sappiate. [v.4] <hi rend="italic">Sì forte</hi>. Sì duro. Si riferisce a <hi rend="italic">smalto</hi>. <hi rend="italic">Io per me dentro nol passo</hi>. Io quanto a me, cioè, non so degli altri, ma certamente io, non ho forza di penetrarlo. [v.5] <hi rend="italic">Non degna</hi>. Non si degna. [v.7] <hi rend="italic">Curi</hi>. Si curi. <hi rend="italic">Che</hi>. Perciocchè. <hi rend="italic">Vole</hi>. Vuole. [v.8] Contro il quale io ho già combattuto tanto che io ne sono stanco. [vv.9-10] Per tanto, come io divengo duro e aspro nel cuore per la fierezza di Laura, così voglio essere aspro e tristo nelle parole, in luogo di cantar lietamente, come io proponeva di sopra.</note>
<lg>
<l>Che parlo? o dove sono? e chi m'inganna</l>
<l>Altri ch'io stesso e 'l desiar soverchio?</l>
<l>Già, s'i trascorro il ciel di cerchio in cerchio,</l>
<l>Nessun pianeta a pianger mi condanna.</l>
<l>Se mortal velo il mio veder appanna,</l>
<l>Che colpa è delle stelle</l>
<l>O delle cose belle?</l>
<l>Meco si sta chi dì e notte m'affanna,</l>
<l>Poi che del suo piacer mi fe gir grave</l>
<l>«La dolce vista e 'l bel guardo soave».</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">Si ridice il poeta di quello che egli ha detto di sopra nell'altra stanza, che il cielo e la fierezza di Laura sono causa della sua infelicità. [v.2] <hi rend="italic">Altri che</hi>. Se non. Fuorchè. <hi rend="italic">Il desiar</hi>. Il desiderio. [v.3] <hi rend="italic">Già</hi>. Voce che serve a crescer forza alla negazione. <hi rend="italic">S'i' trascorro il ciel di cerchio in cerchio</hi>. Per quanto io voglia cercare tra tutte le sfere del cielo. [v.5] <hi rend="italic">Mortal velo</hi>. Cioè il corpo. <hi rend="italic"><hi rend="italic">Il mio veder appanna</hi></hi>. Mi appanna la vista, cioè mi offusca l'intelletto, e fa che io creda che il Cielo e Laura sieno cagione del mio male. [vv.6-7] Non è però che la colpa della mia infelicità sia veramente del Cielo o pur delle cose belle, tra le quali è Laura. [v.8] Cioè, la causa del mio travaglio non è cosa alcuna che sia fuori di me, ma ella dimora in me stesso, e non è altro se non che il mio desiderio. [vv.9-10] Da che il sembiante di Laura mi fece andar grave, cioè m'inebbriò, m'empiè il cuore, del suo piacere, cioè della sua dolcezza e del desiderio di esso.</note>
<lg>
<l>Tutte le cose di che 'l mondo è adorno,</l>
<l>Uscir buone di man del Mastro eterno:</l>
<l>Ma me, che così addentro non discerno,</l>
<l>Abbaglia il bel che mi si mostra intorno;</l>
<l>E s'al vero splendor giammai ritorno,</l>
<l>L'occhio non può star fermo;</l>
<l>Così l'ha fatto infermo</l>
<l>Pur la sua propria colpa, e non quel giorno</l>
<l>Ch'i' volsi inver l'angelica beltade</l>
<l>«Nel dolce tempo della prima etade».</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[vv.1-6] Tutte le cose belle del mondo furono da Dio create buone, e però Laura non può esser causa di male: ma io che non penetro collo intelletto così addentro, sono abbagliato dalla estrinseca bellezza di quella; e se alcuna volta mi riduco a mirare il vero splendore, cioè la interna bontà ed eccellenza di colei, l'occhio non vi può durare. [v.7] <hi rend="italic">Così</hi>. Tanto. Talmente. <hi rend="italic">Infermo</hi>. Debole. [v.8] <hi rend="italic">Pur</hi>. Solamente. [v.9] <hi rend="italic">Ch'i' volsi</hi>. Che io lo volsi, cioè volsi l'occhio. E forse il poeta scrisse: <hi rend="italic">chil volsi</hi>, cioè <hi rend="italic">ch'i' 'l volsi</hi>. <hi rend="italic">Inver</hi>. Verso. <hi rend="italic">L'angelica beltade</hi>. Di Laura.</note>
</div2>
<div2>
<head>61 (RVF 71)</head>
<argument><p>Grande elogio de' begli occhi di Laura è la difficoltà di saper lodarli.</p></argument>
<lg>
<l>Perchè la vita è breve,</l>
<l>E l'ingegno paventa all'alta impresa;</l>
<l>Nè di lui nè di lei molto mi fido;</l>
<l>Ma spero che sia intesa</l>
<l>Là dov'io bramo e là dov'esser deve</l>
<l>La doglia mia, la qual tacendo i' grido.</l>
<l>Occhi leggiadri, dov'Amor fa nido,</l>
<l>A voi rivolgo il mio debile stile,</l>
<l>Pigro da se, ma 'l gran piacer lo sprona;</l>
<l>E chi di voi ragiona,</l>
<l>Tien dal suggetto un abito gentile,</l>
<l>Che con l'ale amorose</l>
<l>Levando, il parte d'ogni pensier vile.</l>
<l>Con queste alzato vengo a dire or cose</l>
<l>C'ho portate nel cor gran tempo ascose.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">Questa Canzone e le due seguenti sono sopra gli occhi di Laura, e si chiamano le Canzoni degli occhi.</note>
<space type="stacco-narrativo"/>
<note resp="aut" place="inter">[v.2] E l'ingegno mio si spaventa della difficoltà del sublime assunto di lodare gli occhi di Laura. [v.3] <hi rend="italic">Di lui</hi>. Dell'ingegno mio. <hi rend="italic">Di lei</hi>. Della vita. [v.5] <hi rend="italic">Là dov'io bramo</hi>. Cioè dove io bramo che sia intesa. <hi rend="italic">E là dov'esser deve</hi>. E dove debbe essere intesa. [v.6] <hi rend="italic">La qual tacendo i' grido</hi>. La quale io grido anche tacendo. Dice il poeta che se bene egli si fida poco che la vita e l'ingegno gli bastino a parlar sufficientemente degli occhi di Laura, nondimeno spera che comunque egli ne parlerà, il dolore che cagionano a lui questi occhi, dovrà essere inteso dalla medesima Laura, poichè esso lo dà ad intendere eziandio tacendo. [v.8] Cioè, prendo a ragionar di voi. [v.9] <hi rend="italic">Da se</hi>. Quanto a se. Quanto alla natura sua. <hi rend="italic">Il gran piacer</hi>. Il gran desiderio che ha di lodarvi. [v.11] <hi rend="italic">Tien</hi>. Ha. <hi rend="italic">Dal suggetto</hi>. Dall'argomento del suo dire. <hi rend="italic">Un abito gentile</hi>. Una nobile disposizione d'animo. [v.12] <hi rend="italic">Con l'ale amorose</hi>. Colla forza del sentimento amoroso. [v.13] <hi rend="italic">Levando</hi>. Levandolo. Cioè innalzandolo. <hi rend="italic">Il parte</hi>. Lo divide. Lo allontana. [v.14] <hi rend="italic">Con queste</hi>. Cioè <hi rend="italic">con l'ale amorose</hi>.</note>
<lg>
<l>Non perch'io non m'avveggia</l>
<l>Quanto mia laude è ingiuriosa a voi;</l>
<l>Ma contrastar non posso al gran desio</l>
<l>Lo quale è in me dappoi</l>
<l>Ch'i' vidi quel che pensier non pareggia,</l>
<l>Non che l'agguagli altrui parlar o mio.</l>
<l>Principio del mio dolce stato rio,</l>
<l>Altri che voi so ben che non m'intende.</l>
<l>Quando agli ardenti rai neve divegno,</l>
<l>Vostro gentile sdegno</l>
<l>Forse ch'allor mia indegnitate offende.</l>
<l>O, se questa temenza</l>
<l>Non temprasse l'arsura che m'incende,</l>
<l>Beato venir men! che 'n lor presenza</l>
<l>M'è più caro il morir, che 'l viver senza.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] Non già che io non m'avvegga. Non fo già questo (cioè di pigliare a lodarvi) perchè io non conosca. [vv.4-6] <hi rend="italic">Dappoi ch'i' vidi</hi>. Insin dall'ora che io vidi. <hi rend="italic">Quel che pensier non pareggia, non che l'agguagli altrui parlar o mio</hi>. Quello che non solo non possiamo agguagliar con parole nè io nè altri, ma non si può pareggiare eziandio col pensiero. Intende di quegli occhi. [v.7] Vocativo. Occhi, autori del mio stato dolce e doloroso. [v.8] So ben che nessuno m'intende, altro che voi. [vv.9-11] Quando ai vostri raggi ardenti io divengo come neve al sole, e vuol dir quando io vi miro da vicino, forse allora la mia indegnità, cioè il mio essere indegno di mirarvi da presso, vi offende, e muove il vostro gentile sdegno. [v.12] <hi rend="italic">O</hi>. Oh. Interiezione. <hi rend="italic">Temenza</hi>. Timore. [vv.14-15] In tal caso io verrei meno, io mi disfarei, e beato me se ciò avvenisse! perocchè mi è più caro il morire in presenza loro, cioè di quegli occhi, che il vivere senza essa, cioè a dire lontano da essa presenza.</note>
<lg>
<l>Dunque, ch'i' non mi sfaccia,</l>
<l>Sì frale oggetto a sì possente foco,</l>
<l>Non è proprio valor che me ne scampi:</l>
<l>Ma la paura un poco,</l>
<l>Che 'l sangue vago per le vene agghiaccia,</l>
<l>Risalda 'l cor, perchè più tempo avvampi.</l>
<l>O poggi, o valli, o fiumi, o selve, o campi,</l>
<l>O testimon della mia grave vita,</l>
<l>Quante volte m'udiste chiamar Morte!</l>
<l>Ahi dolorosa sorte!</l>
<l>Lo star mi strugge, e 'l fuggir non m'aita.</l>
<l>Ma, se maggior paura</l>
<l>Non m'affrenasse, via corta e spedita</l>
<l>Trarrebbe a fin quest'aspra pena e dura:</l>
<l>E la colpa è di tal che non ha cura.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[vv.1-3] Dunque se io, che sono un oggetto così fragile, pure non mi distruggo a un fuoco così attivo, ciò non procede già da forza mia propria. [v.4] <hi rend="italic">Un poco</hi>. Dipende dal verbo <hi rend="italic">risalda</hi> del secondo verso dopo questo. [v.5] <hi rend="italic">Che</hi>. La qual paura. <hi rend="italic">Vago</hi>. Errante. [v.6] <hi rend="italic">Risalda</hi>. Rassoda. <hi rend="italic">Più tempo</hi>. Più lungamente. [v.8] <hi rend="italic">Testimon</hi>. Testimoni. <hi rend="italic">Grave</hi>. Misera. [v.11] <hi rend="italic">Lo star</hi>. Il fermarmi alla presenza di quegli occhi. <hi rend="italic">Non m'aita</hi>. Non mi giova. [vv.12-13] <hi rend="italic">Se maggior paura non m'affrenasse</hi>. Se non mi ritenesse la paura di una pena maggiore, cioè della pena dell'altra vita. <hi rend="italic">Via corta e spedita</hi>. Un modo breve e facile. Un mezzo pronto e speditivo. Cioè l'uccidermi da me stesso. [v.15] <hi rend="italic">Di tal che</hi>. Di una che. Intende della morte, o vero di Laura. <hi rend="italic">Non ha cura</hi>. Non si dà pensiero della mia infelicità, e non mi uccide, o vero non si muove a usarmi pietà.</note>
<lg>
<l>Dolor, perchè mi meni</l>
<l>Fuor di cammin a dir quel ch'i' non voglio?</l>
<l>Sostien ch'io vada ove 'l piacer mi spigne.</l>
<l>Già di voi non mi doglio,</l>
<l>Occhi sopra 'l mortal corso sereni,</l>
<l>Nè di lui ch'a tal nodo mi distrigne.</l>
<l>Vedete ben quanti color dipigne</l>
<l>Amor sovente in mezzo del mio volto,</l>
<l>E potrete pensar qual dentro fammi,</l>
<l>Là 've dì e notte stammi</l>
<l>Addosso col poder c'ha in voi raccolto,</l>
<l>Luci beate e liete;</l>
<l>Se non che 'l veder voi stesse v'è tolto:</l>
<l>Ma quante volte a me vi rivolgete,</l>
<l>Conoscete in altrui quel che voi siete.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.2] <hi rend="italic">Quel ch'i' non voglio</hi>. Cose aliene dal mio proposito. [v.3] <hi rend="italic">Sostien</hi>. Sopporta. Lascia. Imperativo. <hi rend="italic">Ch'io vada ove 'l piacer mi spigne</hi>. Ch'io parli degli occhi di Laura come io aveva incominciato. <hi rend="italic">Piacere</hi> qui, come sopra nella prima stanza, significa <hi rend="italic">desiderio, appetito</hi>. [v.5] <hi rend="italic">Sopra 'l mortal corso</hi>. Oltre l'uso mortale. Più del consueto tra mortali. [v.6] <hi rend="italic">Di lui</hi>. Di colui. Cioè d'Amore. <hi rend="italic">A tal nodo</hi>. Intende l'amore di quegli occhi. <hi rend="italic">Mi distrigne</hi>. Mi stringe. Mi tiene stretto, legato. [v.7] <hi rend="italic">Vedete ben</hi>. Guardate bene. Imperativo. [vv.9-15] E da quello che egli opera in me di fuori, potrete congetturare quale egli mi riduca dentro, dove mi sta sempre addosso, cioè attende continuamente a travagliarmi, con quella forza che egli prende da voi, occhi beati e lieti. Dico beati e lieti, eccetto che vi manca la beatitudine e la contentezza di veder voi medesimi. Ma ogni volta che vi rivolgete in me, potete conoscere in altrui, cioè dagli effetti che voi fate nell'aspetto mio, quello che voi siete. <hi rend="italic">Là 've</hi> sta per <hi rend="italic">là dove</hi>, cioè <hi rend="italic">dove</hi>.</note>
<lg>
<l>S'a voi fosse sì nota</l>
<l>La divina incredibile bellezza</l>
<l>Di ch'io ragiono, come a chi la mira,</l>
<l>Misurata allegrezza</l>
<l>Non avria 'l cor: però forse è remota</l>
<l>Dal vigor natural che v'apre e gira.</l>
<l>Felice l'alma che per voi sospira,</l>
<l>Lumi del ciel; per li quali io ringrazio</l>
<l>La vita, che per altro non m'è a grado.</l>
<l>Oimè, perchè sì rado</l>
<l>Mi date quel dond'io mai non son sazio?</l>
<l>Perchè non più sovente</l>
<l>Mirate qual Amor di me fa strazio?</l>
<l>E perchè mi spogliate immantenente</l>
<l>Del ben che ad ora ad or l'anima sente?</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">Sì</hi>. Così. Corrisponde al <hi rend="italic">come</hi> del terzo verso della stanza. [v.3] <hi rend="italic">Di che</hi>. Della quale. [vv.4-6] L'allegrezza che sentirebbe il cuore di Laura sarebbe smisurata e soverchia: e forse di qui è che la detta bellezza, cioè la bellezza di voi, occhi, è remota dalla potenza naturale che vi apre e gira, cioè non è sottoposta alla vostra facoltà naturale di vedere, non cade sotto alla vostra virtù visiva. [vv.8-9] <hi rend="italic">Lumi del ciel</hi>. Cioè, occhi celestiali. <hi rend="italic">Per li quali</hi>. Per rispetto dei quali. Per cagione della cui vista. <hi rend="italic">Io ringrazio la vita</hi>. Io sono contento di vivere. Io ho cara la vita. <hi rend="italic">Per altro</hi>. Quanto al resto. Quanto a ogni altra cosa. Per niun'altra cosa. <hi rend="italic">Non m'è a grado</hi>. Non mi aggrada. Non mi è cara. Mi è discara. [v.10] <hi rend="italic">Rado</hi>. Di rado. [v.11] Cioè mi consentite di vagheggiarvi, o vero vi rivolgete a mirarmi. <hi rend="italic">Donde</hi> qui vale <hi rend="italic">di che, di cui</hi>. [v.13] <hi rend="italic">Qual</hi>. Si riferisce a <hi rend="italic">strazio</hi>. [v.15] <hi rend="italic">Ad ora ad or</hi>. Di quando in quando. Alcune volte. Cioè qualora voi mi guardate. <hi rend="italic">L'anima</hi>. L'anima mia.</note>
<lg>
<l>Dico ch'ad ora ad ora</l>
<l>(Vostra mercede) i' sento in mezzo l'alma</l>
<l>Una dolcezza inusitata e nova,</l>
<l>La qual ogni altra salma</l>
<l>Di noiosi pensier disgombra allora,</l>
<l>Sì che di mille un sol vi si ritrova.</l>
<l>Quel tanto a me non più del viver giova.</l>
<l>E se questo mio ben durasse alquanto,</l>
<l>Nullo stato agguagliarse al mio potrebbe:</l>
<l>Ma forse altrui farebbe</l>
<l>Invido, e me superbo l'onor tanto:</l>
<l>Però, lasso, conviensi</l>
<l>Che l'estremo del riso assaglia il pianto;</l>
<l>E 'nterrompendo quelli spirti accensi,</l>
<l>A me ritorni, e di me stesso pensi.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.2] <hi rend="italic">Vostra mercede</hi>. Per grazia vostra. Per vostra cagione. <hi rend="italic">In mezzo l'alma</hi>. In mezzo all'alma. [v.3] <hi rend="italic">Nova</hi>. Straordinaria. Mirabile. [v.4] <hi rend="italic">Ogni altra salma</hi>. Ogni qualsivoglia soma, carico, peso. [v.5] <hi rend="italic">Disgombra</hi>. Discaccia dall'animo mio. [v.6] Tanto che di mille pensieri che erano nell'anima mia, un solo vi si ritrova, vi resta, cioè il pensiero di voi. [v.7] Quella sola parte, cioè quei soli momenti della vita, e non più, mi sono cari. [v.9] <hi rend="italic">Nullo</hi>. Nessuno. <hi rend="italic">Agguagliarse</hi>. Agguagliarsi. Pareggiarsi. Paragonarsi. [vv.10-11] Ma forse un onor così grande sarebbe cagione d'invidia agli altri, e a me di superbia. [v.12] <hi rend="italic">Lasso</hi>. Interiezione. Misero me. <hi rend="italic">Conviensi</hi>. È necessario. [v.13] Che l'estremità, cioè l'ultimo confine, del riso sia occupata dal pianto, cioè che succeda alla gioia il dolore. [vv.14-15] E che interrompendo voi, occhi, con ritirarvi da me, quegli spiriti accesi, cioè quei sentimenti caldissimi che io provo in quell'ora, o vero, che interrompendo io quei sentimenti caldissimi, io ritorni in me e pensi a me stesso.</note>
<lg>
<l>L'amoroso pensiero</l>
<l>Ch'alberga dentro, in voi mi si discopre</l>
<l>Tal che mi trae del cor ogni altra gioia:</l>
<l>Onde parole ed opre</l>
<l>Escon di me sì fatte allor, ch'i' spero</l>
<l>Farmi immortal, perchè la carne moia.</l>
<l>Fugge al vostro apparire angoscia e noia;</l>
<l>E nel vostro partir tornano insieme:</l>
<l>Ma perchè la memoria innamorata</l>
<l>Chiude lor poi l'entrata,</l>
<l>Di là non vanno delle parti estreme.</l>
<l>Onde s'alcun bel frutto</l>
<l>Nasce di me, da voi vien prima il seme.</l>
<l>Io per me son quasi un terreno asciutto,</l>
<l>Colto da voi; e 'l pregio è vostro in tutto.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.2] <hi rend="italic">Dentro</hi>. Nel cuor di Laura. [vv.4-6] Per la qual cosa escono allora di me parole ed opere così fatte, cioè tali, che io spero, per virtù di quelle, farmi immortale, quantunque il corpo abbia a morire. [v.8] <hi rend="italic">Insieme</hi>. Cioè, insieme col vostro partire. [v.9] <hi rend="italic">La memoria innamorata</hi>. La memoria piena di quello che io ho veduto e goduto in voi. [v.11] Cioè non passano oltre la superficie, non mi penetrano addentro. [v.12] <hi rend="italic">Alcun bel frutto</hi>. Qualche azione o pensiero o parola o scrittura degna. [v.14] <hi rend="italic">Per me</hi>. Quanto è a me. <hi rend="italic">Quasi</hi>. Come. Per così dire. <hi rend="italic">Asciutto</hi>. Arido. [v.15] <hi rend="italic">Colto</hi>. Coltivato. <hi rend="italic">Il pregio</hi>. Il merito di ogni bene che nasce da me. <hi rend="italic">In tutto</hi>. Del tutto. Interamente.</note>
<lg>
<l>Canzon, tu non m'acqueti, anzi m'infiammi</l>
<l>A dir di quel ch'a me stesso m'invola:</l>
<l>Però sia certa di non esser sola.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[vv.1-3] Canzone, tu non sei bastante a soddisfare il desiderio che io ho di ragionar di quegli occhi, che mi rubano a me stesso; anzi tu lo stimoli e infiammi: però sta sicura che tu non sarai sola. Vuol dire che il poeta intende di scrivere ancora altre canzoni sopra il medesimo soggetto: e tali sono le due seguenti.</note>
</div2>
<div2>
<head>62 (RVF 72)</head>
<argument><p>Dagli occhi di Laura viene innalzato a contemplare le vie del Cielo.</p></argument>
<lg>
<l>Gentil mia Donna, i' veggio</l>
<l>Nel mover de' vostr'occhi un dolce lume</l>
<l>Che mi mostra la via ch'al ciel conduce;</l>
<l>E per lungo costume,</l>
<l>Dentro là dove sol con Amor seggio,</l>
<l>Quasi visibilmente il cor traluce.</l>
<l>Quest'è la vista ch'a ben far m'induce,</l>
<l>E che mi scorge al glorioso fine;</l>
<l>Questa sola dal vulgo m'allontana:</l>
<l>Nè giammai lingua umana</l>
<l>Contar poria quel che le sue divine</l>
<l>Luci sentir mi fanno,</l>
<l>E quando il verno sparge le pruine,</l>
<l>E quando poi ringiovenisce l'anno,</l>
<l>Qual era al tempo del mio primo affanno.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.2] <hi rend="italic">Nel mover</hi>. Nel muoversi. Nel moto. [v.4] E per lunga consuetudine vostra, o vero per facoltà di conoscimento acquistata da me colla lunga usanza di mirare i vostri occhi. Altri vogliono che le parole di questo verso dipendano dal verbo <hi rend="italic">seggio</hi> del verso seguente. [v.5] Dentro ai vostri occhi, dove io ed Amore sediamo, cioè abitiamo, soli. O vero, dentro ai vostri occhi, il quale si è il solo luogo dove io abito, e meco Amore. <hi rend="italic">Seggio</hi> vuol dire <hi rend="italic">seggo</hi>. [v.8] <hi rend="italic">Mi scorge</hi>. Mi guida. <hi rend="italic">Al glorioso fine</hi>. All'acquisto del paradiso. [v.11] <hi rend="italic">Contar</hi>. Raccontare. <hi rend="italic">Poria</hi>. Potria. Potrebbe. [v.13] <hi rend="italic">Pruine</hi>. Brine. [v.14] <hi rend="italic">Ringiovenisce</hi>. Verbo neutro. [v.15] Siccome esso, cioè l'anno, faceva, cioè ringiovaniva, allora che io m'innamorai, che fu di primavera.</note>
<lg>
<l>Io penso: se lassuso,</l>
<l>Onde 'l Motor eterno delle stelle</l>
<l>Degnò mostrar del suo lavoro in terra,</l>
<l>Son l'altr'opre sì belle,</l>
<l>Aprasi la prigion ov'io son chiuso,</l>
<l>E che 'l cammino a tal vita mi serra.</l>
<l>Poi mi rivolgo alla mia usata guerra,</l>
<l>Ringraziando Natura e 'l dì ch'io nacqui,</l>
<l>Che reservato m'hanno a tanto bene,</l>
<l>E lei, ch'a tanta spene</l>
<l>Alzò 'l mio cor; che 'nsin allor io giacqui</l>
<l>A me noioso e grave:</l>
<l>Da quel dì innanzi a me medesmo piacqui,</l>
<l>Empiendo d'un pensier alto e soave</l>
<l>Quel core, ond'hanno i begli occhi la chiave.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">Lassuso</hi>. In paradiso. [v.3] Degnossi di mostrare in terra alcuna sua opera, cioè di creare le cose che noi veggiamo. [v.4] Le altre opere di Dio sono così belle come questi occhi. [v.5] Cioè muoia il mio corpo. [v.6] <hi rend="italic">A tal vita</hi>. Al vivere lassù in cielo tra cose tanto belle. [v.7] Poi mi rivolgo a pensare alla mia solita guerra, cioè alla mia passione amorosa. [v.9] <hi rend="italic">Reservato</hi>. Riserbato. <hi rend="italic">A tanto bene</hi>. Cioè a vedere ed amare gli occhi di Laura. [v.10] <hi rend="italic">Lei</hi>. Colei. Cioè Laura. <hi rend="italic">A tanta spene</hi>. A quella del <hi rend="italic">glorioso fine</hi> detto nell'altra stanza. O vero a quella di acquistarsi l'animo di Laura. [v.11] <hi rend="italic">Che</hi>. Poichè. [v.14] <hi rend="italic">Empiendo</hi>. Empiendo, non io, ma Laura, della quale si ripiglia a dire; e i due versi precedenti, colla metà dell'altro prossimo, sono una sorta di parentesi.</note>
<lg>
<l>Nè mai stato gioioso</l>
<l>Amor o la volubile Fortuna</l>
<l>Dieder a chi più fur nel mondo amici,</l>
<l>Ch'i' nol cangiassi ad una</l>
<l>Rivolta d'occhi, ond'ogni mio riposo</l>
<l>Vien, com'ogni arbor vien da sue radici.</l>
<l>Vaghe faville, angeliche, beatrici</l>
<l>Della mia vita, ove 'l piacer s'accende</l>
<l>Che dolcemente mi consuma e strugge;</l>
<l>Come sparisce e fugge</l>
<l>Ogni altro lume dove 'l vostro splende,</l>
<l>Così dello mio core,</l>
<l>Quando tanta dolcezza in lui discende,</l>
<l>Ogni altra cosa, ogni pensier va fore,</l>
<l>E sol ivi con voi rimansi Amore.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.3] <hi rend="italic">A chi più fur nel mondo amici</hi>. A quelli che essi amarono il più. A qualunque si voglia, a persona del mondo alla quale essi fossero maggiormente amici. [vv.4-6] Non diedero, dico, a chicchessia un qualsivoglia stato tanto gioioso che io non fossi per darlo volentieri in iscambio di un solo sguardo di occhi dai quali, cioè di occhi così fatti che da loro viene ogni mia quiete, come ogni albero viene dalle sue radici. [v.7] Vocativi. Rivolge il favellare agli occhi di Laura. [v.14] <hi rend="italic">Fore</hi>. Fuori.</note>
<lg>
<l>Quanta dolcezza unquanco</l>
<l>Fu in cor d'avventurosi amanti, accolta</l>
<l>Tutta in un loco, a quel ch'i' sento, è nulla,</l>
<l>Quando voi alcuna volta</l>
<l>Soavemente tra 'l bel nero e 'l bianco</l>
<l>Volgete il lume in cui Amor si trastulla:</l>
<l>E credo, dalle fasce e dalla culla</l>
<l>Al mio imperfetto, alla fortuna avversa</l>
<l>Questo rimedio provvedesse il Cielo.</l>
<l>Torto mi face il velo</l>
<l>E la man che sì spesso s'attraversa</l>
<l>Fra 'l mio sommo diletto</l>
<l>E gli occhi, onde dì e notte si rinversa</l>
<l>Il gran desio, per isfogar il petto,</l>
<l>Che forma tien del variato aspetto.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">Unquanco</hi>. Mai. In qualunque tempo. [vv.2-3] <hi rend="italic">Avventurosi</hi>. Fortunati. <hi rend="italic">Accolta tutta in un loco</hi>. Raccolta tutta insieme. Recata tutta in uno. A prenderla, a considerarla, tutta insieme. Se anche si aduna tutta insieme, si reca tutta in un cumulo. <hi rend="italic">A quel ch'i' sento, è nulla</hi>. È nulla a comparazione di quello che io sento. [v.4] <hi rend="italic">Quando</hi>. Dipende dalle parole <hi rend="italic">i' sento</hi> del verso superiore. [vv.5-6] Circonlocuzione che viene a dire, vi girate. [v.7] E credo che insino dalla mia infanzia. [v.8] <hi rend="italic">Al mio imperfetto</hi>. Alla mia imperfezione. <hi rend="italic">Alla fortuna avversa</hi>. Alla mia fortuna avversa. [v.9] <hi rend="italic">Rimedio</hi>. Compenso. Conforto. [v.10] <hi rend="italic">Torto mi face</hi>. Mi fa danno. Mi offende. [v.11] <hi rend="italic">S'attraversa</hi>. Si frappone. [v.12] <hi rend="italic">Il mio sommo diletto</hi>. Cioè a dire, la vista degli occhi di Laura. [v.13] <hi rend="italic">E gli occhi</hi>. Cioè gli occhi miei. <hi rend="italic">Onde</hi>. Dai quali occhi. <hi rend="italic">Si rinversa</hi>. Si versa. Trabocca. Cioè in lagrime. [v.14] <hi rend="italic">Isfogare</hi>. Verbo attivo. Alleviare. [v.15] Il qual petto, che vale a dire il cuore, l'animo, è variamente disposto, ha diverso stato, secondo che l'aspetto di Laura è dolce o vero aspro.</note>
<lg>
<l>Perch'io veggio (e mi spiace)</l>
<l>Che natural mia dote a me non vale,</l>
<l>Nè mi fa degno d'un sì caro sguardo;</l>
<l>Sforzomi d'esser tale,</l>
<l>Qual all'alta speranza si conface,</l>
<l>Ed al foco gentil ond'io tutt'ardo,</l>
<l>S'al ben veloce, ed al contrario tardo,</l>
<l>Dispregiator di quanto 'l mondo brama,</l>
<l>Per sollecito studio posso farme;</l>
<l>Potrebbe forse aitarme</l>
<l>Nel benigno giudicio una tal fama.</l>
<l>Certo il fin de' miei pianti,</l>
<l>Che non altronde il cor doglioso chiama,</l>
<l>Vien da' begli occhi al fin dolce tremanti,</l>
<l>Ultima speme de' cortesi amanti.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.2] Che io non ho doni naturali da meritare che Laura mi volga l'animo. [v.4] Procuro di supplire il difetto della natura collo studio, e di rendermi tale. [v.5] <hi rend="italic">All'alta speranza</hi>. Di piacere a Laura. <hi rend="italic">Si conface</hi>. Si confà. Si conviene. È corrispondente. [v.7] Se pronto al bene, ed al male restio. [v.9] <hi rend="italic">Per sollecito studio</hi>. Per mezzo di un sollecito, cioè diligente, studio. <hi rend="italic">Farme</hi>. Farmi. [v.10] <hi rend="italic">Aitarme</hi>. Aiutarmi. Cioè giovarmi, favorirmi. [v.11] <hi rend="italic">Nel benigno giudicio</hi>. Nel concetto di Laura. Nell'animo di Laura. <hi rend="italic">Una tal fama</hi>. Cioè quella di essere, come ha detto innanzi, <hi rend="italic">al ben veloce, ed al contrario tardo, e dispregiator di quanto 'l mondo brama</hi>. [v.13] <hi rend="italic">Che</hi>. Il qual fine. Accusativo. <hi rend="italic">Altronde</hi>. Da altra cosa. <hi rend="italic">Il cor</hi>. Il mio cuore. <hi rend="italic">Chiama</hi>. Chiede. [v.14] <hi rend="italic">Vien</hi>. Dee venire. Non può venire se non. <hi rend="italic">Da' begli occhi</hi>. Di Laura. <hi rend="italic">Dolce tremanti</hi>. Per amore. <hi rend="italic">Dolce</hi> qui vale <hi rend="italic">dolcemente</hi>.</note>
<lg>
<l>Canzon, l'una sorella è poco innanzi,</l>
<l>E l'altra sento in quel medesmo albergo</l>
<l>Apparecchiarsi; ond'io più carta vergo.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">L'una sorella</hi>. Cioè la Canzone antecedente, che pure è sopra gli occhi di Laura. <hi rend="italic">È poco innanzi</hi>. Cioè a dire, è venuta al mondo, è uscita in luce, poco dianzi. [v.2] <hi rend="italic">L'altra</hi>. Cioè la Canzone che segue. <hi rend="italic">In quel medesmo albergo</hi>. Cioè nella mia mente, o vero nella medesima parte della mia mente, o vero sopra la stessa materia. [v.3] <hi rend="italic">Ond'io più carta vergo</hi>. Sicchè io seguito a scrivere.</note>
</div2>
<div2>
<head>63 (RVF 73)</head>
<argument><p>Trova ogni bene negli occhi di Laura, e protesta che non finirà mai di lodarli.</p></argument>
<lg>
<l>Poi che per mio destino</l>
<l>A dir mi sforza quell'accesa voglia</l>
<l>Che m'ha sforzato a sospirar mai sempre,</l>
<l>Amor, ch'a ciò m'invoglia,</l>
<l>Sia la mia scorta e 'nsegnimi 'l cammino,</l>
<l>E col desio le mie rime contempre;</l>
<l>Ma non in guisa che lo cor si stempre</l>
<l>Di soverchia dolcezza; com'io temo</l>
<l>Per quel ch'i' sento ov'occhio altrui non giugne;</l>
<l>Che 'l dir m'infiamma e pugne;</l>
<l>Nè per mio ingegno (ond'io pavento e tremo),</l>
<l>Siccome talor sole,</l>
<l>Trovo 'l gran foco della mente scemo;</l>
<l>Anzi mi struggo al suon delle parole,</l>
<l>Pur com'io fossi un uom di ghiaccio al Sole.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.2] <hi rend="italic">Quell'accesa voglia</hi>. Nominativo. [v.4] <hi rend="italic">A ciò m'invoglia</hi>. Mi mette nell'animo questa voglia che mi sforza a parlare. [v.6] E faccia che i miei versi agguaglino il desiderio che io ho di verseggiare. <hi rend="italic">Contempre</hi> sta per <hi rend="italic">contemperi</hi>. [vv.7-13] Ma abbia riguardo però che in questo mio favellar di quegli occhi, il cuore non mi si stemperi per troppa dolcezza, come io temo che accada, considerato quello che io sento dentro di me, cioè che questo parlare mi riscalda e mi stimola tuttavia maggiormente, nè per ingegnarmi che io faccia a favellare, trovo però (cosa della quale mi spavento forte) che si scemi punto, come pur suole alcune volte, il gran fuoco dell'animo. [v.14] <hi rend="italic">Delle parole</hi>. Delle mie parole. [v.15] <hi rend="italic">Pur com'io fossi</hi>. Appunto come se io fossi.</note>
<lg>
<l>Nel cominciar credia</l>
<l>Trovar, parlando, al mio ardente desire</l>
<l>Qualche breve riposo e qualche tregua.</l>
<l>Questa speranza ardire</l>
<l>Mi porse a ragionar quel ch'i' sentia:</l>
<l>Or m'abbandona al tempo, e si dilegua.</l>
<l>Ma pur conven che l'alta impresa segua,</l>
<l>Continuando l'amorose note;</l>
<l>Sì possente è 'l voler che mi trasporta;</l>
<l>E la ragione è morta,</l>
<l>Che tenea 'l freno, e contrastar nol pote.</l>
<l>Mostrimi almen ch'io dica</l>
<l>Amor, in guisa che se mai percote</l>
<l>Gli orecchi della dolce mia nemica,</l>
<l>Non mia ma di pietà la faccia amica.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">Credia</hi>. Io credeva. [v.5] <hi rend="italic">Mi porse</hi>. Mi diede. [v.6] <hi rend="italic">Al tempo</hi>. Nel tempo che ella dovrebbe avere effetto. [v.7] <hi rend="italic">Conven</hi>. Conviene. <hi rend="italic">L'alta impresa</hi>. Di ragionar di quegli occhi. <hi rend="italic">Segua</hi>. Io segua, cioè prosegua. [v.8] <hi rend="italic">L'amorose note</hi>. Il mio canto amoroso. [v.9] <hi rend="italic">Il voler</hi>. La voglia. [vv.10-11] E la ragione, la quale già per l'addietro teneva il governo delle mie facoltà, o vero di quel <hi rend="italic">voler che mi trasporta</hi>, ora non può impedir questa cosa, o vero non può contrastare a esso <hi rend="italic">volere</hi>, perocchè ella è spenta. <hi rend="italic">Pote</hi> sta per <hi rend="italic">puote</hi>. [vv.12-15] M'insegni Amore, se non altro, di favellare in modo che se per avventura le mie parole vengono agli orecchi di Laura, la facciano amica non mia ma di pietà, cioè operino che ella, non dico mi usi cortesia, ma mi abbia compassione.</note>
<lg>
<l>Dico: se 'n quella etate</l>
<l>Ch'al vero onor fur gli animi sì accesi,</l>
<l>L'industria d'alquanti uomini s'avvolse</l>
<l>Per diversi paesi,</l>
<l>Poggi ed onde passando; e l'onorate</l>
<l>Cose cercando, il più bel fior ne colse;</l>
<l>Poi che Dio e Natura ed Amor volse</l>
<l>Locar compitamente ogni virtute</l>
<l>In quei be' lumi ond'io gioioso vivo,</l>
<l>Questo e quell'altro rivo</l>
<l>Non conven ch'i' trapasse e terra mute:</l>
<l>A lor sempre ricorro,</l>
<l>Come a fontana d'ogni mia salute;</l>
<l>E quando a morte desiando corro,</l>
<l>Sol di lor vista al mio stato soccorro.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">Dico</hi>. Cioè, seguitando dunque a ragionar di quegli occhi, dico. [v.2] Nella quale gli animi furono così dediti all'amore della vera gloria. [v.3] <hi rend="italic">S'avvolse</hi>. Si aggirò. Andò attorno. Andò pellegrinando. [v.5] <hi rend="italic">Poggi ed onde</hi>. Monti e mari. <hi rend="italic">Onorate</hi>. Pregevoli. Nobili. [v.7] Al presente, avendo voluto Iddio, la Natura ed Amore. <hi rend="italic">Volse</hi> è detto per <hi rend="italic">volle</hi>. [v.8] <hi rend="italic">Locar</hi>. Collocare. [v.9] <hi rend="italic">Onde</hi>. Per li quali. [v.11] <hi rend="italic">Non conven</hi>. Non fa di bisogno. <hi rend="italic">Trapasse</hi>. Trapassi. <hi rend="italic">E terra mute</hi>. E muti paese. [v.12] <hi rend="italic">A lor</hi>. A quei lumi, cioè occhi. [v.14] Cioè, quando desidero di morire. [v.15] Con solo mirar quegli occhi mi riconforto. Non prendo conforto da altro che dalla loro vista.</note>
<lg>
<l>Come a forza di venti</l>
<l>Stanco nocchier di notte alza la testa</l>
<l>A' duo lumi c'ha sempre il nostro polo,</l>
<l>Così nella tempesta</l>
<l>Ch'i' sostengo d'amor, gli occhi lucenti</l>
<l>Sono il mio segno e 'l mio conforto solo.</l>
<l>Lasso, ma troppo è più quel ch'io ne 'nvolo</l>
<l>Or quinci or quindi, com'Amor m'informa,</l>
<l>Che quel che vien da grazioso dono.</l>
<l>E quel poco ch'i' sono</l>
<l>Mi fa di loro una perpetua norma:</l>
<l>Poi ch'io li vidi in prima,</l>
<l>Senza lor a ben far non mossi un'orma:</l>
<l>Così gli ho di me posti in su la cima;</l>
<l>Che 'l mio valor per se falso s'estima.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[vv.1-2] <hi rend="italic">A forza di venti stanco nocchier</hi>. Nocchiero stanco a forza di venti, cioè per furia di venti. [v.3] Alle due Orse. <hi rend="italic">Il nostro polo</hi> vuol dire il polo antartico. [v.5] <hi rend="italic">Gli occhi lucenti</hi>. Di Laura. [v.7] Ma, oimè, troppo più è quel piacere ch'io piglio da quegli occhi di furto. [v.8] <hi rend="italic">Com'Amor m'informa</hi>. Secondo che Amore mi ammaestra, mi scaltrisce, m'insegna. [v.9] <hi rend="italic">Da grazioso dono</hi>. Da volontario dono che quelli mi facciano. [vv.10-11] E una perpetua norma di loro mi fa quel poco che io sono. Cioè, l'averli io di continuo per norma, mi fa essere quel poco che io sono, è causa che io sia tutto quel poco che io sono, di tutto quel poco valore che è in me. [v.12] Da quando io li vidi la prima volta. [v.13] <hi rend="italic">Un'orma</hi>. Un passo. [vv.14-15] E gli ho talmente fatti signori e moderatori di me, che mal si può giudicare del mio valore se egli si considera solo in se stesso, cioè in quanto a ciò che è veramente proprio mio. <hi rend="italic">Falso</hi> qui sta per <hi rend="italic">falsamente</hi>.</note>
<lg>
<l>I' non poria giammai</l>
<l>Immaginar non che narrar gli effetti</l>
<l>Che nel mio cor gli occhi soavi fanno.</l>
<l>Tutti gli altri diletti</l>
<l>Di questa vita ho per minori assai;</l>
<l>E tutt'altre bellezze indietro vanno.</l>
<l>Pace tranquilla, senz'alcuno affanno,</l>
<l>Simile a quella che nel ciel eterna,</l>
<l>Move dal lor innamorato riso.</l>
<l>Così vedess'io fiso</l>
<l>Com'Amor dolcemente gli governa,</l>
<l>Sol un giorno da presso,</l>
<l>Senza volger giammai rota superna;</l>
<l>Nè pensassi d'altrui nè di me stesso;</l>
<l>E 'l batter gli occhi miei non fosse spesso.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">Poria</hi>. Potrei. [v.2] <hi rend="italic">Immaginar non che narrar</hi>. Non dico narrare, ma nè anco immaginare. [v.6] <hi rend="italic">Tutt'altre</hi>. Tutte le altre. <hi rend="italic">Indietro vanno</hi>. Restano indietro, cedono, sono inferiori, alla bellezza di questi occhi. [v.8] <hi rend="italic">Eterna</hi>. Verbo. Rende eterni. [v.9] <hi rend="italic">Move</hi>. Nasce. Deriva. <hi rend="italic">Innamorato</hi>. Amoroso. Che innamora. [v.10] Piacesse a Dio che io potessi stare a mirar fissamente. [v.12] <hi rend="italic">Sol un giorno</hi>. Per ispazio solamente di un giorno. [v.13] Senza che mai si movesse veruna delle sfere celesti, di modo che quel giorno durasse sempre. [v.15] <hi rend="italic">Spesso</hi>. Aggettivo. Frequente.</note>
<lg>
<l>Lasso, che desiando</l>
<l>Vo quel ch'esser non puote in alcun modo;</l>
<l>E vivo del desir fuor di speranza.</l>
<l>Solamente quel nodo</l>
<l>Ch'Amor circonda alla mia lingua quando</l>
<l>L'umana vista il troppo lume avanza,</l>
<l>Fosse disciolto: i' prenderei baldanza</l>
<l>Di dir parole in quel punto sì nove</l>
<l>Che farian lagrimar chi le 'ntendesse.</l>
<l>Ma le ferite impresse</l>
<l>Volgon per forza il cor piagato altrove:</l>
<l>Ond'io divento smorto,</l>
<l>E 'l sangue si nasconde i' non so dove,</l>
<l>Nè rimango qual era; e sonmi accorto</l>
<l>Che questo è 'l colpo di che Amor m'ha morto.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.3] E vivo del solo desiderio senza alcuna speranza. [v.4] <hi rend="italic">Solamente</hi>. Se almeno. [v.5] <hi rend="italic">Che</hi>. Accusativo. <hi rend="italic">Circonda</hi>. Pone intorno. [v.6] Il troppo splendore di quegli occhi vince la potenza della mia vista debole, come quella che è vista umana. [v.7] <hi rend="italic">I' prenderei baldanza</hi>. Io prenderei ardimento. Io ardirei. [v.8] <hi rend="italic">Nove</hi>. Inusitate. Mirabili. [v.9] <hi rend="italic">Intendesse</hi>. Udisse. [vv.10-11] Ma le ferite che allora io ricevo nel cuore, mi distraggono per forza il pensiero dalle cose che io vorrei dire. [v.14] <hi rend="italic">Nè rimango qual era</hi>. E io non son più quello di prima. [v.15] Che questo privarmi in tali occasioni dell'uso della parola, si è il colpo col quale Amore mi ha ucciso, si è il maggior danno che Amore mi abbia fatto. <hi rend="italic">Di che</hi> vale <hi rend="italic">di cui</hi>, cioè <hi rend="italic">con cui</hi>; <hi rend="italic">morto</hi> sta per <hi rend="italic">ucciso</hi>.</note>
<lg>
<l>Canzone, i' sento già stancar la penna</l>
<l>Del lungo e dolce ragionar con lei,</l>
<l>Ma non di parlar meco i pensier miei.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">Stancar</hi>. Stancarsi. [v.3] Ma non però sento i miei pensieri stancarsi di parlar meco.</note>
</div2>
<div2>
<head>64 (RVF 74)</head>
<argument><p>Se non ragiona di Laura com'essa merita è colpa d'Amore che la fece sì bella.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Io son già stanco di pensar sì come</l>
<l>I miei pensier in voi stanchi non sono;</l>
<l>E come vita ancor non abbandono</l>
<l>Per fuggir de' sospir sì gravi some;</l>
</lg>
<lg>
<l>E come a dir del viso e delle chiome</l>
<l>E de' begli occhi, ond'io sempre ragiono,</l>
<l>Non è mancata omai la lingua e 'l suono,</l>
<l>Dì e notte chiamando il vostro nome;</l>
</lg>
<lg>
<l>E ch'e' piè miei non son fiaccati e lassi</l>
<l>A seguir l'orme vostre in ogni parte,</l>
<l>Perdendo inutilmente tanti passi;</l>
</lg>
<lg>
<l>Ed onde vien l'inchiostro, onde le carte</l>
<l>Ch'i' vo empiendo di voi; se 'n ciò fallassi,</l>
<l>Colpa d'amor, non già difetto d'arte.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[vv.1-2] Io sono già stanco di pensare come egli avvenga che i miei pensieri non sono ancora stanchi di raggirarsi dintorno a voi. [v.3] <hi rend="italic">Vita</hi>. La vita. [v.4] Per liberarmi dal peso di tanta miseria. [v.5] <hi rend="italic">A dir</hi>. A forza di dire, di favellare. [v.6] <hi rend="italic">Onde</hi>. Di cui. Delle quali cose. [v.7] <hi rend="italic">Non è mancata</hi>. Non mi è venuta meno. <hi rend="italic">E 'l suono</hi>. E la voce. [v.8] <hi rend="italic">Chiamando</hi>. Invocando. Profferendo. Gridando. [v.9] <hi rend="italic">E' piè</hi>. I piedi. <hi rend="italic">Fiaccati</hi>. Rotti, cioè spossati e vinti dalla fatica. [vv.12-14] E come fo io a trovare inchiostro e carte abbastanza per iscriver tante cose di voi: nel che se per avventura io facessi errore (cioè in questo scriver sempre di voi, come io fo, e non mai di altra materia), sarebbe colpa di amore, non già mancamento d'arte.</note>
</div2>
<div2>
<head>65 (RVF 75)</head>
<argument><p>Riconforta se stesso a non istancarsi nel lodare gli occhi della sua Donna.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>I begli occhi ond'i' fui percosso in guisa</l>
<l>Ch'e' medesmi porian saldar la piaga,</l>
<l>E non già virtù d'erbe, o d'arte maga,</l>
<l>O di pietra dal mar nostro divisa;</l>
</lg>
<lg>
<l>M'hanno la via sì d'altro amor precisa,</l>
<l>Ch'un sol dolce pensier l'anima appaga;</l>
<l>E se la lingua di seguirlo è vaga,</l>
<l>La scorta può, non ella, essere derisa.</l>
</lg>
<lg>
<l>Questi son que' begli occhi che l'imprese</l>
<l>Del mio Signor vittoriose fanno</l>
<l>In ogni parte, e più sovra 'l mio fianco.</l>
</lg>
<lg>
<l>Questi son que' begli occhi che mi stanno</l>
<l>Sempre nel cor con le faville accese;</l>
<l>Perch'io di lor parlando non mi stanco.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">Onde</hi>. Dai quali. [v.2] <hi rend="italic">Ch'e' medesimi</hi>. Che solo essi medesimi. <hi rend="italic">Porian</hi>. Potrieno. Potrebbero. <hi rend="italic">Saldar</hi>. Chiudere. Sanare. [v.4] <hi rend="italic">Dal mar nostro divisa</hi>. Lontana dal nostro mare. Oltramarina. [v.5] Mi hanno talmente tagliata la via di ogni altra voglia, cioè fatta impossibile ogni altra cura e studio. [v.7] <hi rend="italic">Vaga</hi>. Cupida. Vogliosa. [v.8] <hi rend="italic">La scorta</hi>. Cioè esso pensiero, che la lingua <hi rend="italic">è vaga di seguire</hi>. [v.9] <hi rend="italic">L'imprese</hi>. Accusativo. [v.10] <hi rend="italic">Del mio Signor</hi>. Di Amore. [v.11] <hi rend="italic">E più sovra 'l mio fianco</hi>. E massimamente nel mio cuore. [v.14] <hi rend="italic">Perchè</hi>. Per la qual cosa. <hi rend="italic">Di lor parlando non mi stanco</hi>. Non mi stanco mai di parlar di loro.</note>
</div2>
<div2>
<head>66 (RVF 76)</head>
<argument><p>La prigione di Amore lo lusinga sì forte, che, uscendo, sospira di ritornarvi.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Amor con sue promesse lusingando</l>
<l>Mi ricondusse alla prigione antica,</l>
<l>E diè le chiavi a quella mia nemica,</l>
<l>Ch'ancor me di me stesso tene in bando.</l>
</lg>
<lg>
<l>Non me n'avvidi, lasso, se non quando</l>
<l>Fu' in lor forza; ed or con gran fatica</l>
<l>(Chi 'l crederà, perchè giurando il dica?)</l>
<l>In libertà ritorno sospirando.</l>
</lg>
<lg>
<l>E come vero prigioniero afflitto,</l>
<l>Delle catene mie gran parte porto;</l>
<l>E 'l cor negli occhi e nella fronte ho scritto.</l>
</lg>
<lg>
<l>Quando sarai del mio colore accorto,</l>
<l>Dirai: s'i' guardo e giudico ben dritto,</l>
<l>Questi avea poco andare ad esser morto.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">Pare che questo Sonetto fosse composto in occasione di qualche sdegno nato fra il poeta e Laura, e fosse indirizzato ad un amico lontano.</note>
<space type="stacco-narrativo"/>
<note resp="aut" place="inter">[vv.1-2] <hi rend="italic">Lusingando mi ricondusse</hi>. Cioè, lusingandomi, mi ricondusse. Il pronome <hi rend="italic">mi</hi> serve in questo luogo a tutti e due i verbi, modo non insolito al nostro poeta. <hi rend="italic">Alla prigione antica</hi>. Accenna i suoi primi amori giovanili, uscito dei quali, visse in libertà fino a tanto che preso delle bellezze di Laura, tornò in servitù di Amore. [v.3] <hi rend="italic">Le chiavi</hi>. Della prigione. <hi rend="italic">A quella mia nemica</hi>. Cioè Laura. [v.4] <hi rend="italic">Me di me stesso tene in bando</hi>. Mi tiene in bando di me stesso, cioè a dire esule da me stesso. [vv.5-6] <hi rend="italic">Se non quando fu' in lor forza</hi>. Se non dopo che fui venuto in poter loro, cioè di quelle chiavi, o piuttosto di Amore e di Laura. [v.7] <hi rend="italic">Perchè giurando il dica</hi>. Benchè io l'affermi con giuramento. [v.8] <hi rend="italic">Sospirando</hi>. Cioè malvolentieri. [vv.9-10] E quantunque liberato dalla cattività, pur come un vero prigioniero, cioè come fossi ancora cattivo, porto meco una gran parte delle mie catene. [v.11] <hi rend="italic">Il cor</hi>. Cioè l'afflizione che ho nel cuore. <hi rend="italic">Ho scritto</hi>. Porto scritto. [v.12] Quando ti sarai accorto del mio colore. Cioè, veduto che abbi il mio colore. [v.13] <hi rend="italic">S'i' guardo e giudico ben dritto</hi>. Se io non m'inganno. <hi rend="italic">Dritto</hi> sta per <hi rend="italic">dirittamente</hi>. [v.14] Costui poteva star poco a morire. Costui è stato per morire. Se costui non usciva della prigione, poco poteva campare.</note>
</div2>
<div2>
<head>67 (RVF 77)</head>
<argument><p>Laura è sì bella, che Memmi non potea ben ritrarla se non che sollevandosi al Cielo.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Per mirar Policleto a prova fiso,</l>
<l>Con gli altri ch'ebber fama di quell'arte,</l>
<l>Mill'anni, non vedrian la minor parte</l>
<l>Della beltà che m'ave il cor conquiso.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma certo il mio Simon fu in paradiso,</l>
<l>Onde questa gentil donna si parte;</l>
<l>Ivi la vide, e la ritrasse in carte,</l>
<l>Per far fede quaggiù del suo bel viso.</l>
</lg>
<lg>
<l>L'opra fu ben di quelle che nel cielo</l>
<l>Si ponno immaginar, non qui fra noi,</l>
<l>Ove le membra fanno all'alma velo.</l>
</lg>
<lg>
<l>Cortesia fe; nè la potea far poi</l>
<l>Che fu disceso a provar caldo e gielo,</l>
<l>E del mortal sentiron gli occhi suoi.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">Questo Sonetto e il seguente sono intorno a un ritratto di Laura fatto da Simone Memmi.</note>
<space type="stacco-narrativo"/>
<note resp="aut" place="inter">[vv.1-4] Se Policleto e gli altri che furono famosi nell'arte di quello, cioè nell'arte del ritrarre e figurare il bello con opere della mano, stessero a gara mirando attentamente il volto di Laura ben mille anni, non iscorgerebbero però la minor parte della bellezza che mi ha vinto e soggiogato il cuore, e che a Simone è venuto fatto di esprimere. <hi rend="italic">Ave</hi> è detto per <hi rend="italic">ha</hi>. [v.6] <hi rend="italic">Si parte</hi>. Proviene. È venuta. [v.8] Per dare a conoscere in terra il suo bel viso. [v.9] <hi rend="italic">L'opra</hi>. Il ritratto, opera di Simone. <hi rend="italic">Ben</hi>. Certamente. [v.10] <hi rend="italic">Ponno</hi>. Possono. <hi rend="italic">Non qui fra noi</hi>. Ma non si possono immaginare qui tra i mortali. [vv.12-14] Simone fece atto grazioso e cortese a ritrarre siccome egli fece lassù in cielo, il volto di Laura per darlo a conoscere qui a noi; e non avrebbe potuto farlo dopo che ei fu disceso in terra e che gli occhi suoi sentirono del mortale, cioè sperimentarono lo stato mortale, o vero ebbero, tennero, parteciparono del mortale; perocchè in tal condizione essi non sarebbero stati atti a vedere e contemplare una bellezza celeste, come è quella di Laura, in guisa da potercela bene rappresentare.</note>
</div2>
<div2>
<head>68 (RVF 78)</head>
<argument><p>Niente più vorrebbe da Simone s'egli avesse potuto dar l'anima a quel ritratto.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Quando giunse a Simon l'alto concetto</l>
<l>Ch'a mio nome gli pose in man lo stile,</l>
<l>S'avesse dato all'opera gentile</l>
<l>Con la figura voce ed intelletto,</l>
</lg>
<lg>
<l>Di sospir molti mi sgombrava il petto,</l>
<l>Che ciò ch'altri han più caro, a me fan vile:</l>
<l>Però che 'n vista ella si mostra umile,</l>
<l>Promettendomi pace nell'aspetto:</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma poi ch'i' vengo a ragionar con lei,</l>
<l>Benignamente assai par che m'ascolte;</l>
<l>Se risponder savesse a' detti miei.</l>
</lg>
<lg>
<l>Pigmalion, quanto lodar ti dei</l>
<l>Dell'immagine tua, se mille volte</l>
<l>N'avesti quel ch'i' sol una vorrei!</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">Quando giunse a Simon</hi>. Quando venne, nacque, nell'animo di Simone. O vero quando fu indotto, eccitato, da me nell'animo di Simone, fu inspirato da me a Simone. <hi rend="italic">L'alto concetto</hi>. Il nobile e sublime pensiero, cioè il pensiero di ritrarre il volto di Laura. O vero la sublime invenzione, immaginazione, idea, cioè il pensiero di ritrarlo in quella tal maniera che egli lo ritrasse. [v.2] Che a mia instanza, a contemplazione mia, o vero da mia parte, lo persuase a intraprendere il ritratto di Laura. <hi rend="italic">Stile</hi> è preso per lo strumento usato da Simone in quell'opera, o fosse lo scalpello, come vogliono alcuni, o vero, come si crede comunemente, il pennello. [vv.3-4] Se come egli diede alla sua opera la figura, così le avesse dato voce e intelletto. [vv.5-6] Mi avrebbe sgomberato il petto di molto affanno, cioè mi avrebbe liberato di un desiderio affannosissimo, il quale mi fa parer vile quello di cui gli altri tengono il maggior conto. [v.7] <hi rend="italic">In vista</hi>. A vederla. <hi rend="italic">Ella</hi>. Cioè Laura nella effigie fatta da Simone. [v.8] E coll'atto del volto mi promette pace, cioè promette di contentarmi. [v.9] <hi rend="italic">Poi che</hi>. Quando. [v.10] <hi rend="italic">Ascolte</hi>. Ascolti. [v.11] Se non che ella non sa rispondere alle mie parole. <hi rend="italic">Savesse</hi> sta per <hi rend="italic">sapesse</hi>. [v.12] <hi rend="italic">Lodar ti dei</hi>. Devi chiamarti contento. [v.13] <hi rend="italic">Dell'immagine tua</hi>. Della statua che tu facesti, la quale convertita in una donna viva, corrispose all'amor tuo. <hi rend="italic">Se</hi>. Poichè. [v.14] Avesti da lei quello che io sarei contento di ottenere da questa immagine una volta sola, cioè dimostrazioni di amore.</note>
</div2>
<div2>
<head>69 (RVF 79)</head>
<argument><p>Se l'ardore amoroso cresce ancora sì forte, prevede di dover presto morire.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>S'al principio risponde il fine e 'l mezzo</l>
<l>Del quartodecim'anno ch'io sospiro,</l>
<l>Più non mi può scampar l'aura nè 'l rezzo;</l>
<l>Sì crescer sento 'l mio ardente desiro.</l>
</lg>
<lg>
<l>Amor, con cu'i pensier mai non han mezzo,</l>
<l>Sotto 'l cui giogo giammai non respiro,</l>
<l>Tal mi governa, ch'i' non son già mezzo,</l>
<l>Per gli occhi, ch'al mio mal sì spesso giro.</l>
</lg>
<lg>
<l>Così mancando vo di giorno in giorno</l>
<l>Sì chiusamente ch'i' sol me n'accorgo,</l>
<l>E quella che, guardando, il cor mi strugge.</l>
</lg>
<lg>
<l>Appena infin a qui l'anima scorgo;</l>
<l>Nè so quanto fia meco il suo soggiorno;</l>
<l>Che la morte s'appressa, e 'l viver fugge.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[vv.1-2] Se il mezzo e il fine di questo anno quattordicesimo de' miei sospiri, cioè della mia passione amorosa, il quale ora incomincia, corrispondono al suo principio. [v.3] Nè aria nè ombra non possono più giovarmi contro l'arsura che io provo. [v.4] <hi rend="italic">Sì</hi>. Talmente. Tanto. <hi rend="italic">Desiro</hi>. Desire. Desiderio. [v.5] <hi rend="italic">Non han mezzo</hi>. Non hanno misura, modo. Non osservano termine alcuno. [vv.7-8] Mi concia sì fattamente, fa tal governo di me, che io sono già ridotto a meno che la metà, cioè più che mezzo disfatto, a cagione del continuo struggermi in lagrime che io fo per gli occhi, i quali io volgo così spesso al mio male, cioè a Laura. [v.9] <hi rend="italic">Mancando</hi>. Disfacendomi. Consumandomi. [v.10] <hi rend="italic">Chiusamente</hi>. Celatamente. Insensibilmente. [v.11] <hi rend="italic">E quella</hi>. E se ne accorge quella. <hi rend="italic">Guardando</hi>. Guardandola io. A guardarla. Con esser mirata. [v.12] Appena ho condotto la vita insino a qui, cioè a gran fatica ho potuto conservar la vita insino al presente. [v.13] E non so quanto ella, cioè <hi rend="italic">l'anima</hi>, soggiornerà meco, cioè quanto potrò campare ancora. [v.14] <hi rend="italic">Che</hi>. Perocchè.</note>
</div2>
<div2>
<head>70 (RVF 80)</head>
<argument><p>Mal affidatosi alla fragil nave d'Amore, prega Dio che lo drizzi a buon porto.</p></argument>
<lg>
<l>Chi è fermato di menar sua vita</l>
<l>Su per l'onde fallaci e per li scogli,</l>
<l>Scevro da morte con un picciol legno,</l>
<l>Non può molto lontan esser dal fine:</l>
<l>Però sarebbe da ritrarsi in porto</l>
<l>Mentre al governo ancor crede la vela.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">Fermato</hi>. Risoluto. [v.2] <hi rend="italic">Su</hi>. Particella di ripieno, che serve a eleganza. [v.3] Separato, cioè distante, dalla morte sol di tanto intervallo quanta è la grossezza di una picciola barca. [v.4] <hi rend="italic">Dal fine</hi>. Dal perdersi. Da perire. [v.5] <hi rend="italic">Sarebbe da ritrarsi</hi>. Converrebbe ritirarsi. [v.6] <hi rend="italic">Mentre</hi>. Finchè. <hi rend="italic">Crede</hi>. Ubbidisce.</note>
<lg>
<l>L'aura soave a cui governo e vela</l>
<l>Commisi entrando all'amorosa vita</l>
<l>E sperando venire a miglior porto,</l>
<l>Poi mi condusse in più di mille scogli;</l>
<l>E le cagion del mio doglioso fine</l>
<l>Non pur d'intorno avea ma dentro al legno.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[vv.1-2] <hi rend="italic">L'aura</hi>. Allude al nome di Laura. <hi rend="italic">Governo e vela commisi</hi>. Affidai timone e vela, cioè a dire il governo della mia vita. <hi rend="italic">Entrando</hi>. Cioè, entrando io. [vv.5-6] E io mi trovava in mezzo a cose che mi recavano in pericolo di fare una fine infelice, e queste erano non solo dintorno al legno, ma eziandio dentro. Vuol dire che egli era combattuto, non solo dalle bellezze di Laura e da simili cose di fuori, ma eziandio dentro di se dai pensieri e dagli affetti propri.</note>
<lg>
<l>Chiuso gran tempo in questo cieco legno</l>
<l>Errai senza levar occhio alla vela,</l>
<l>Ch'anzi 'l mio dì mi trasportava al fine;</l>
<l>Poi piacque a lui che mi produsse in vita,</l>
<l>Chiamarmi tanto indietro dalli scogli,</l>
<l>Ch'almen da lunge m'apparisse il porto.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">Gran tempo</hi>. Si riferisce alla voce <hi rend="italic">errai</hi> del verso seguente. <hi rend="italic">In questo cieco legno</hi>. Cioè nel corpo, dentro al quale rinchiusa, fa l'anima dell'uomo il viaggio di questa vita. [v.3] Che, cioè la qual vela, mi trasportava alla morte prima del tempo. [v.4] <hi rend="italic">A lui che mi produsse in vita</hi>. Cioè a Dio. [v.5] <hi rend="italic">Chiamarmi</hi>. Colle sue inspirazioni.</note>
<lg>
<l>Come lume di notte in alcun porto</l>
<l>Vide mai d'alto mar nave nè legno,</l>
<l>Se non gliel tolse o tempestate o scogli;</l>
<l>Così di su dalla gonfiata vela</l>
<l>Vid'io le 'nsegne di quell'altra vita:</l>
<l>Ed allor sospirai verso 'l mio fine.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">Come</hi>. Cioè con quanta allegrezza. <hi rend="italic">Lume</hi>. Accusativo. <hi rend="italic">Di notte</hi>. Nottetempo. [v.2] <hi rend="italic">Nè</hi>. O. O vero. [v.3] <hi rend="italic">Se non gliel tolse</hi>. Se non glielo impedì, cioè di vedere sì fatto lume. [v.4] <hi rend="italic">Così</hi>. Cioè con altrettanta allegrezza. <hi rend="italic">Di su dalla gonfiata vela</hi>. Di sopra della gonfiata vela. Cioè dalla vedetta. [v.5] Cioè vidi ciò che mi diede segno che l'altra vita era vicina. Forse il poeta accenna qualche sua infermità di cui fu per morire. [v.6] <hi rend="italic">Sospirai verso 'l mio fine</hi>. Cioè desiderai di morire ed essere in cielo.</note>
<lg>
<l>Non perch'io sia securo ancor del fine;</l>
<l>Che volendo col giorno esser a porto,</l>
<l>È gran viaggio in così poca vita:</l>
<l>Poi temo, che mi veggo in fragil legno,</l>
<l>E, più ch'i' non vorrei, piena la vela</l>
<l>Del vento che mi pinse in questi scogli.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[vv.1-3] Sospirai, dico, verso il mio fine, cioè verso il cielo, non già che ancora io sia sicuro di giungervi, se bene io non sono ancora sicuro di giungervi; perocchè a volere essere, cioè arrivare, in porto col giorno, cioè prima di notte, egli ci è a fare un viaggio grande, rispetto alla brevità della giornata, che vale a dire della vita. Vuole intendere che l'ora della morte lo potrebbe sopraggiungere innanzi che egli fosse bastantemente apparecchiato a ben morire. <hi rend="italic">Perchè</hi> nel primo verso sta in vece di <hi rend="italic">che</hi>. [v.4] <hi rend="italic">Poi</hi>. Oltre di questo. <hi rend="italic">Che</hi>. Perchè. Atteso che. [vv.5-6] E perchè veggio piena, cioè gonfia, la vela più che non vorrei, di quel medesimo vento che mi spinse in questi scogli. Vuol dire che benchè ravveduto de' suoi portamenti passati, egli non è però ancora fuori dei pericoli di prima.</note>
<lg>
<l>S'io esca vivo de' dubbiosi scogli,</l>
<l>Ed arrive il mio esilio ad un bel fine,</l>
<l>Ch'i' sarei vago di voltar la vela.</l>
<l>E l'ancore gittar in qualche porto:</l>
<l>Se non ch'i' ardo come acceso legno:</l>
<l>Sì m'è duro a lassar l'usata vita.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">S'io esca</hi>. Così io esca. Forma desiderativa. [v.2] <hi rend="italic">Arrive</hi>. Arrivi. <hi rend="italic">Il mio esilio</hi>. Cioè la mia vita. [v.3] <hi rend="italic">Ch'i'</hi>. Come io. Come certamente io. Come egli è vero che io. <hi rend="italic">Vago</hi>. Desideroso. <hi rend="italic">Voltar la vela</hi>. Abbandonare la via tenuta fin qui. [v.5] <hi rend="italic">Se non che</hi>. Se non fosse che. Ma. [v.6] <hi rend="italic">Sì m'è duro a lassar</hi>. Tanto mi riesce difficile, o vero dispiacevole, di lasciare. <hi rend="italic">Usata</hi>. Consueta.</note>
<lg>
<l>Signor della mia fine e della vita,</l>
<l>Prima ch'i' fiacchi il legno tra li scogli,</l>
<l>Drizza a buon porto l'affannata vela.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] Tu, o Dio, che sei signore del mio fine e della mia vita, cioè nel cui arbitrio è posta la morte e la vita mia. [v.2] <hi rend="italic">Fiacchi</hi>. Rompa.</note>
</div2>
<div2>
<head>71 (RVF 81)</head>
<argument><p>Riconosce i propri errori, e invita se stesso ad ascoltar la voce di Dio.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Io son sì stanco sotto 'l fascio antico</l>
<l>Delle mie colpe e dell'usanza ria,</l>
<l>Ch'i' temo forte di mancar tra via,</l>
<l>E di cader in man del mio nemico.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ben venne a dilivrarmi un grande amico,</l>
<l>Per somma ed ineffabil cortesia;</l>
<l>Poi volò fuor della veduta mia</l>
<l>Sì ch'a mirarlo indarno m'affatico.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma la sua voce ancor quaggiù rimbomba:</l>
<l>O voi che travagliate, ecco il cammino;</l>
<l>Venite a me, se 'l passo altri non serra.</l>
</lg>
<lg>
<l>Qual grazia, qual amore o qual destino</l>
<l>Mi darà penne in guisa di colomba,</l>
<l>Ch'i' mi riposi, e levimi da terra?</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">Fascio</hi>. Soma. Carico. [v.2] <hi rend="italic">Usanza</hi>. Consuetudine. Abito. [v.3] <hi rend="italic">Forte</hi>. Grandemente. <hi rend="italic">Mancar</hi>. Venir meno. <hi rend="italic">Tra via</hi>. Per via. Prima di arrivare alla meta del mio cammino, cioè della mia vita. [v.4] <hi rend="italic">Del mio nemico</hi>. Del demonio. [v.5] <hi rend="italic">Ben venne</hi>. Vero è che venne. <hi rend="italic">Dilivrarmi</hi>. Liberarmi. <hi rend="italic">Un grande amico</hi>. Cioè il Redentore. [v.7] <hi rend="italic">Veduta</hi>. Vista. [v.11] <hi rend="italic">Altri</hi>. Cioè i vostri vizi e cose tali. <hi rend="italic">Non serra</hi>. Non vi chiude. [v.14] Sicchè io mi riposi dal travaglio che mi dà <hi rend="italic">il fascio delle mie colpe e dell'usanza ria</hi>, e così riposato, m'innalzi coll'animo verso il cielo. O vero, sicchè io m'innalzi collo spirito al cielo, e quivi mi riposi.</note>
</div2>
<div2>
<head>72 (RVF 82)</head>
<argument><p>Egli è quasi per abbandonarla, quand'ella non lasci d'essergli sì crudele.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Io non fu' d'amar voi lassato unquanco,</l>
<l>Madonna, nè sarò mentre ch'io viva;</l>
<l>Ma d'odiar me medesmo giunto a riva,</l>
<l>E del continuo lagrimar son stanco.</l>
</lg>
<lg>
<l>E voglio anzi un sepolcro bello e bianco,</l>
<l>Che 'l vostro nome a mio danno si scriva</l>
<l>In alcun marmo, ove di spirto priva</l>
<l>Sia la mia carne, che può star seco anco.</l>
</lg>
<lg>
<l>Però, s'un cor pien d'amorosa fede</l>
<l>Può contentarvi senza farne strazio,</l>
<l>Piacciavi omai di questo aver mercede.</l>
</lg>
<lg>
<l>Se 'n altro modo cerca d'esser sazio</l>
<l>Vostro sdegno, erra; e non fia quel che crede:</l>
<l>Di che Amor e me stesso assai ringrazio.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">Fu'</hi>. Fui. <hi rend="italic">Lassato</hi>. Stanco. <hi rend="italic">Unquanco</hi>. Mai. [v.2] <hi rend="italic">Nè sarò</hi>. Nè sarò lassato, cioè stanco, di amar voi. <hi rend="italic">Mentre che</hi>. Finchè. [vv.3-4] Ma bensì sono giunto all'estremo dell'odiar me medesimo, o vero sono giunto a un termine che io non posso più sopportare l'avere odio a me stesso, e sono stanco del continuo lagrimare. [vv.5-8] E voglio, quando io morrò, esser chiuso piuttosto in una sepoltura semplicemente bianca, di quello che il vostro nome si abbia a scrivere con mio danno in qualche marmo, cioè che una inscrizione che dica che io sono morto per cagion vostra si abbia a scolpire in qualche marmo, in cui sia chiuso il mio corpo privo dello spirito, col quale egli può ben rimanere ancora, cioè a dire, il qual corpo è in età da potere ancora vivere dell'altro tempo. Vuol dire in sostanza il poeta, che egli non intende di lasciarsi ridurre a morte dalla sua passione amorosa e dai rigori di Laura. [v.11] <hi rend="italic">Di questo</hi>. Del cuor mio, il quale è appunto <hi rend="italic">pieno di amorosa fede</hi> verso di voi. <hi rend="italic">Mercede</hi>. Pietà. [vv.12-14] Ma se il vostro sdegno cerca di saziarsi altrimenti, cioè se voi avete pure in animo di fare strazio del mio cuore e non avergli pietà, egli, cioè il vostro sdegno, s'inganna, e non avverrà quel che egli si crede, cioè il vostro sdegno non potrà saziarsi in tal guisa nè uccidermi perocchè io avrò forza di sottrarmi al vostro potere; della qual cosa ringrazio grandemente Amore e me stesso.</note>
</div2>
<div2>
<head>73 (RVF 83)</head>
<argument><p>Non mai sicuro dalle frecce d'Amore, sentesi però assai forte per rintuzzarle.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Se bianche non son prima ambe le tempie,</l>
<l>Ch'a poco a poco par che 'l tempo mischi,</l>
<l>Securo non sarò, bench'io m'arrischi</l>
<l>Talor ov'Amor l'arco tira ed empie.</l>
</lg>
<lg>
<l>Non temo già che più mi strazii o scempie,</l>
<l>Nè mi ritenga, perch'ancor m'invischi,</l>
<l>Nè m'apra il cor, perchè di fuor l'incischi</l>
<l>Con sue saette velenose ed empie.</l>
</lg>
<lg>
<l>Lagrime omai dagli occhi uscir non ponno,</l>
<l>Ma di gir infin là sanno il viaggio,</l>
<l>Sì ch'appena fia mai chi 'l passo chiuda.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ben mi può riscaldar il fiero raggio,</l>
<l>Non sì ch'i' arda; e può turbarmi il sonno</l>
<l>Ma romper no, l'immagine aspra e cruda.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">Se bianche non son prima</hi>. Finchè non saranno bianche. [v.2] <hi rend="italic">Mischi</hi>. Riduca di color mischio, cioè grigio, tra nero e bianco. O vero, mescoli di pel bianco. [vv.3-4] Io non sarò sicuro al tutto dalle percosse di Amore, benchè al presente io mi arrischi alcune volte di fermarmi dove egli tende l'arco e vi pone il dardo, cioè di stare alquanto con Laura o alla presenza di Laura. [v.5] <hi rend="italic">Che più mi strazii o scempie</hi>. Che per l'avanti esso Amore faccia strazio e scempio di me come per lo passato. <hi rend="italic">Scempie</hi> è detto in luogo di <hi rend="italic">scempii</hi>. [v.6] E quando anche m'invischi, cioè mi pigli al suo vischio, non temo che mi ritenga. [v.7] Nè temo che mi apra, cioè mi passi, mi ferisca profondamente, il cuore, posto eziandio che lo incischi, cioè lo frastagli, lo trinci, lo sforacchi, superficialmente. [v.8] <hi rend="italic">Empie</hi>. Spietate. [v.9] <hi rend="italic">Lagrime</hi>. Di amore. <hi rend="italic">Dagli occhi</hi>. Dagli occhi miei. [v.10] Ma sanno però ancor la via di andar fin là, cioè fino agli occhi. [v.11] <hi rend="italic">Fia</hi>. Vi sarà. <hi rend="italic">Chi 'l passo chiuda</hi>. Cosa alcuna che impedisca loro, cioè alle lagrime amorose, di giungere insino agli occhi. [v.12] <hi rend="italic">Il fiero raggio</hi>. Lo splendore degli occhi di Laura. [v.13] <hi rend="italic">Non sì</hi>. Ma non in modo. <hi rend="italic">Può</hi>. Il nome che regge questo verbo è <hi rend="italic">l'immagine</hi>, che sta nel verso seguente. [v.14] <hi rend="italic">Ma romper no</hi>. Ma non già romperlo, <hi rend="italic">L'immagine aspra e cruda</hi>. Di Laura.</note>
</div2>
<div2>
<head>74 (RVF 84)</head>
<argument><p>Cerca se per gli occhi o pel cuore entrato sia l'amore suo verso di Laura.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Occhi, piangete; accompagnate il core,</l>
<l>Che di vostro fallir morte sostene.</l>
<l>Così sempre facciamo; e ne convene</l>
<l>Lamentar più l'altrui che 'l nostro errore.</l>
</lg>
<lg>
<l>Già prima ebbe per voi l'entrata Amore</l>
<l>Là onde ancor, come in suo albergo, vene.</l>
<l>Noi gli aprimmo la via per quella spene</l>
<l>Che mosse dentro da colui che more.</l>
</lg>
<lg>
<l>Non son, com'a voi par, le ragion pari;</l>
<l>Che pur voi foste nella prima vista</l>
<l>Del vostro e del suo mal cotanto avari.</l>
</lg>
<lg>
<l>Or questo è quel che più ch'altro n'attrista;</l>
<l>Ch'e' perfetti giudicii son sì rari,</l>
<l>E d'altrui colpa altrui biasmo s'acquista.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">Dialogo del poeta e degli occhi suoi.

[v.2] <hi rend="italic">Di vostro fallir</hi>. Per vostro fallo. <hi rend="italic">Sostene</hi>. Sostiene. [v.3] <hi rend="italic">Così sempre facciamo</hi>. Cioè piangiamo sempre. Rispondono gli occhi. <hi rend="italic">Ne convene</hi>. Ci conviene. Ci bisogna. Siamo costretti. [v.4] Dolerci di un male che è più per colpa d'altri che nostra. [v.5] <hi rend="italic">Già</hi>. Soggiunge il poeta. <hi rend="italic">Prima</hi>. In principio. Primieramente. [v.6] <hi rend="italic">Là onde</hi>. Colà dove. Vuol dir nel cuore. Vene. <hi rend="italic">Viene</hi>. [v.7] <hi rend="italic">Noi</hi>. Tornano a parlare gli occhi. <hi rend="italic">Per quella spene</hi>. A causa di quella speranza. [v.8] <hi rend="italic">Mosse</hi>. Neutro. Venne. Provenne. Derivò. <hi rend="italic">Dentro</hi>. Internamente. <hi rend="italic">Da colui che more</hi>. Cioè dal cuore. [v.9] Non sono uguali le partite, come a voi pare, tra il cuore e voi. Parla il poeta. [v.10] <hi rend="italic">Nella prima vista</hi>. Nel primo veder Laura. [v.11] Tanto avidi del mal vostro e del suo, cioè di quello del cuore. [v.12] <hi rend="italic">Or</hi>. Conchiudono gli occhi. <hi rend="italic">Più ch'altro</hi>. Più d'ogni altra cosa. [v.13] <hi rend="italic">E'</hi>. I. [v.14] E uno ha il biasimo della colpa di un altro.</note>
</div2>
<div2>
<head>75 (RVF 85)</head>
<argument><p>Ama, ed amerà sempre il luogo, il tempo e l'ora in cui innamorossi di Laura.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Io amai sempre, ed amo forte ancora</l>
<l>E son per amar più di giorno in giorno,</l>
<l>Quel dolce loco ove piangendo torno</l>
<l>Spesse fiate quando Amor m'accora;</l>
</lg>
<lg>
<l>E son fermo d'amare il tempo e l'ora</l>
<l>Ch'ogni vil cura mi levar d'intorno,</l>
<l>E più colei lo cui bel viso adorno</l>
<l>Di ben far co' suoi esempi m'innamora.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma chi pensò veder mai tutti insieme</l>
<l>Per assalirmi 'l cor or quindi or quinci,</l>
<l>Questi dolci nemici ch'i' tant'amo?</l>
</lg>
<lg>
<l>Amor, con quanto sforzo oggi mi vinci!</l>
<l>E, se non ch'al desio cresce la speme,</l>
<l>I' cadrei morto ove più viver bramo.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">Sonetto composto in occasione che al poeta intervenne di tornare a veder Laura nello stesso luogo, tempo e ora che egli l'aveva veduta la prima volta.</note>
<space type="stacco-narrativo"/>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">Forte</hi>. Assai. [v.2] E amerò ciascun giorno più. [v.4] <hi rend="italic">M'accora</hi>. Mi stringe, mi opprime, mi travaglia il cuore. [v.5] <hi rend="italic">Fermo</hi>. Risoluto. [v.8] M'innamora, cioè m'invoglia, col suo esempio, di bene operare. [v.9] Ma chi avrebbe creduto, chi si aspettava, di dover mai vedere raccolti e congregati tutti insieme. [v.10] <hi rend="italic">Or quindi or quinci</hi>. Da questa e da quella banda. Da ogni lato. [v.11] <hi rend="italic">Questi dolci nemici</hi>. Cioè a dir Laura, e il luogo, il tempo e l'ora che io la vidi la prima volta. [v.12] <hi rend="italic">Con quanto sforzo</hi>. Con quante forze. Poichè Amore lo assaliva con tutti questi nemici a un tempo. [v.13] <hi rend="italic">Al desio</hi>. A proporzione del desiderio. A proporzione che cresce il desiderio. [v.14] <hi rend="italic">Ove più viver bramo</hi>. Quando, ora che ho maggior desiderio di vivere.</note>
</div2>
<div2>
<head>76 (RVF 86)</head>
<argument><p>Si adira contro di Amore, perchè non l'uccise dopo di averlo reso felice.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Io avrò sempre in odio la fenestra</l>
<l>Onde Amor m'avventò già mille strali,</l>
<l>Perch'alquanti di lor non fur mortali;</l>
<l>Ch'è bel morir mentre la vita è destra,</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma 'l sovrastar nella prigion terrestra,</l>
<l>Cagion m'è, lasso, d'infiniti mali:</l>
<l>E più mi duol che fien meco immortali;</l>
<l>Poi che l'alma dal cor non si scapestra.</l>
</lg>
<lg>
<l>Misera! che devrebbe esser accorta</l>
<l>Per lunga esperienza omai che 'l tempo</l>
<l>Non è chi 'ndietro volga o chi l'affreni.</l>
</lg>
<lg>
<l>Più volte l'ho con tai parole scorta:</l>
<l>Vattene, trista; che non va per tempo</l>
<l>Chi dopo lassa i suoi dì più sereni.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">La fenestra</hi>. Cioè gli occhi di Laura. [v.2] <hi rend="italic">Onde</hi>. Dalla quale. <hi rend="italic">M'avventò</hi>. Mi lanciò. [v.3] L'avrò, dico, in odio perchè, se non tutti, almeno alquanti di quelli non furono mortali, perchè nessuno di quelli fu mortale. [v.4] <hi rend="italic">Ch'è bel morir</hi>. Poichè bello è morire. <hi rend="italic">Destra</hi>. Seconda. Felice. [v.5] <hi rend="italic">Sovrastar</hi>. Restare ancora. <hi rend="italic">Nella prigion terrestra</hi>. Nel corpo. Cioè, in vita. <hi rend="italic">Terrestra</hi> è detto per <hi rend="italic">terrestre</hi>. [v.7] <hi rend="italic">Fien</hi>. Saranno. Cioè questi <hi rend="italic">infiniti mali</hi>. [v.8] Poichè l'anima non si scioglie, non si sprigiona dal cuore. Cioè, poichè con tutti questi mali, io non muoio. [v.9] <hi rend="italic">Devrebbe</hi>. Dovrebbe. <hi rend="italic">Esser accorta</hi>. Essersi accorta. Aver conosciuto. [v.11] Non puossi far tornare indietro nè ritardare o fermare. E però non si può far che i giorni de' miei contenti ritornino e restino. [v.12] <hi rend="italic">Scorta</hi>. Ammonita. Avvertita. [vv.13-14] Pàrtiti, poverella, che chi lascia addietro, cioè chi si trova aver già passati, i suoi dì più felici, non parte dal mondo per tempo, cioè troppo presto.</note>
</div2>
<div2>
<head>77 (RVF 87)</head>
<argument><p>Chiama suoi nemici gli occhi di Laura, che lo tengono in vita per tormentarlo.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Sì tosto come avvien che l'arco scocchi,</l>
<l>Buon sagittario di lontan discerne</l>
<l>Qual colpo è da sprezzare, e qual d'averne</l>
<l>Fede ch'al destinato segno tocchi.</l>
</lg>
<lg>
<l>Similmente il colpo de' vostr'occhi,</l>
<l>Donna, sentiste alle mie parti interne</l>
<l>Dritto passare; onde convien ch'eterne</l>
<l>Lagrime per la piaga il cor trabocchi.</l>
</lg>
<lg>
<l>E certo son che voi diceste allora:</l>
<l>Misero amante! a che vaghezza il mena!</l>
<l>Ecco lo strale ond'Amor vol ch'e' mora.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ora, veggendo come 'l duol m'affrena,</l>
<l>Quel che mi fanno i miei nemici ancora,</l>
<l>Non è per morte, ma per più mia pena.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[vv.1-4] Un buon saettatore, immantinente che egli ha scoccato il suo arco, conosce da lontano qual colpo è da disprezzare, cioè da credere che sia per andare a vuoto, e quale è da confidare che dia nel segno stabilito. [v.5] <hi rend="italic">Il colpo de' vostr'occhi</hi>. Il dardo uscito dei vostri occhi, o lanciatomi dai vostri occhi. [v.6] <hi rend="italic">Sentiste</hi>. Conosceste. Vi avvedeste. [v.8] <hi rend="italic">Trabocchi</hi>. Versi. [v.9] <hi rend="italic">E certo son</hi>. E io son certo. [v.10] <hi rend="italic">A che vaghezza il mena!</hi> A che è condotto egli dall'appetito, dalla sua voglia! [v.11] <hi rend="italic">Onde</hi>. Di cui. Per cui. <hi rend="italic">Vol</hi>. Vuole. [vv.12-14] Ora, se noi guardiamo al dolor che io patisco, manifesto è che ciò che ancora mi fanno, cioè questo dolore che mi cagionano, i miei nemici, cioè i vostri occhi, che se i vostri occhi mi fanno ancora male, non è per uccidermi, poichè già il primo colpo, come è detto di sopra, fu tale che Amor vuol che io ne muoia, ma solo è per maggiormente straziarmi. <hi rend="italic">Veggendo come</hi>, significa, considerato o considerando come, atteso come, quanto si è al modo nel quale, quanto si è al vedere che. <hi rend="italic">M'affrena</hi> vuol dire mi stringe, mi preme, o vero, è signore di me, è in me tanto forte che io sono al tutto in suo potere.</note>
</div2>
<div2>
<head>78 (RVF 88)</head>
<argument><p>Consiglia agli amanti la fuga d'Amore prima d'essere arsi dalle sue fiamme.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Poi che mia speme è lunga a venir troppo,</l>
<l>E della vita il trapassar sì corto,</l>
<l>Vorreimi a miglior tempo esser accorto,</l>
<l>Per fuggir dietro più che di galoppo:</l>
</lg>
<lg>
<l>E fuggo ancor così debile, e zoppo</l>
<l>Dall'un de' lati, ove 'l desio m'ha storto:</l>
<l>Securo omai; ma pur nel viso porto</l>
<l>Segni ch'io presi all'amoroso intoppo.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ond'io consiglio voi che siete in via:</l>
<l>Volgete i passi; e voi ch'Amore avvampa:</l>
<l>Non v'indugiate su l'estremo ardore.</l>
</lg>
<lg>
<l>Che, perch'io viva, di mille un non scampa,</l>
<l>Era ben forte la nemica mia;</l>
<l>E lei vid'io ferita in mezzo 'l core.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">Mia speme</hi>. Quello che io spero. Il soggetto, l'adempimento, l'effetto della mia speranza. <hi rend="italic">È lunga a venir troppo</hi>. Tarda troppo a venire. [v.2] <hi rend="italic">Il trapassar</hi>. Il corso. <hi rend="italic">Sì corto</hi>. È sì corto. [v.3] <hi rend="italic">Vorreimi</hi>. Mi vorrei. <hi rend="italic">A miglior tempo</hi>. Più per tempo. In età più fresca. <hi rend="italic">Esser accorto</hi>. Di ciò. [v.4] <hi rend="italic">Fuggir dietro</hi>. Fuggire indietro, cioè ritirarmi dall'amore. <hi rend="italic">Più che</hi>. Più velocemente che. [v.5] E, benchè tardi, fuggo quantunque debole e zoppo. [v.6] <hi rend="italic">Dall'un de' lati</hi>. Cioè dal lato del cuore. Queste parole dipendono dalla precedente, <hi rend="italic">zoppo. Ove</hi>. Dal qual lato. [v.8] Alcuni segni che io ho riportati dall'essere incorso nei lacci, nelle mani, di Amore. Vuol dir la tristezza, il pallore, la macilenza e simili. [v.9] <hi rend="italic">Che siete in via</hi>. Che siete inviati, incamminati, verso Amore. Cioè che siete disposti, inclinati, ad amare. [v.10] <hi rend="italic">Volgete i passi</hi>. Tornate addietro. <hi rend="italic">Avvampa</hi>. Arde. Attivo. [v.11] Non aspettate che l'ardore della vostra passione amorosa sia pervenuto all'estremo. [v.12] Perocchè, se bene io sono pur potuto scampare dalle mani di Amore e sono ancora vivo, sappiate che di mille non ne scampa uno appena. [v.13] <hi rend="italic">La nemica mia</hi>. I comentatori intendono in queste parole chi una cosa chi un'altra. Io per me credo che elle si debbano intender di Laura in questo luogo non meno che in tutti gli altri, e che nel verso seguente si accenni qualche passione amorosa che il poeta avesse scoperto nella sua donna. [v.14] <hi rend="italic">E</hi>. E pure. E ciò non ostante. <hi rend="italic">In mezzo 'l core</hi>. In mezzo al cuore.</note>
</div2>
<div2>
<head>79 (RVF 89)</head>
<argument><p>Fuggito dalla prigione di Amore, volle ritornarvi, e non può più uscirne.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Fuggendo la prigione ov'Amor m'ebbe</l>
<l>Molt'anni a far di me quel ch'a lui parve,</l>
<l>Donne mie, lungo fora a ricontarve</l>
<l>Quanto la nova libertà m'increbbe.</l>
</lg>
<lg>
<l>Diceami 'l cor che per se non saprebbe</l>
<l>Viver un giorno; e poi tra via m'apparve</l>
<l>Quel traditor in sì mentite larve,</l>
<l>Che più saggio di me ingannato avrebbe.</l>
</lg>
<lg>
<l>Onde più volte sospirando indietro,</l>
<l>Dissi: oimè, il giogo e le catene e i ceppi</l>
<l>Eran più dolci che l'andare sciolto.</l>
</lg>
<lg>
<l>Misero me! che tardo il mio mal seppi,</l>
<l>E con quanta fatica oggi mi spetro</l>
<l>Dell'error ov'io stesso m'era involto!</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">Fuggendo la prigione</hi>. Al tempo che io fuggiva dalla prigione. <hi rend="italic">M'ebbe</hi>. Mi tenne. [v.2] <hi rend="italic">A far</hi>. Facendo. E fece. <hi rend="italic">Parve</hi>. Piacque. [v.3] <hi rend="italic">Fora</hi>. Sarebbe. <hi rend="italic">Ricontarve</hi>. Raccontarvi. [v.4] <hi rend="italic">M'increbbe</hi>. Mi fu molesta, noiosa, grave. [v.5] <hi rend="italic">Per se</hi>. Da se. Senza amore. <hi rend="italic">Non saprebbe</hi>. Non avrebbe potuto. [v.6] <hi rend="italic">Tra via</hi>. Per la via. [v.7] <hi rend="italic">Quel traditor</hi>. Cioè Amore. <hi rend="italic">In sì mentite larve</hi>. Sì ben mascherato, travestito. [v.8] Che avrebbe ingannato un più savio, più avveduto, di me. [v.9] <hi rend="italic">Sospirando indietro</hi>. Sospirando il passato. Sospirando per desiderio del passato. [v.12] <hi rend="italic">Che tardo</hi>. Quanto tardi. <hi rend="italic">Il mio mal seppi</hi>. Conobbi come mi nocesse l'amor di Laura. [v.13] <hi rend="italic">Mi spetro</hi>. Mi stacco. Mi svelgo. Mi sviluppo. Usa questo traslato <hi rend="italic">mi spetro</hi> per dare ad intendere il grande sforzo che gli bisogna a uscir del suo errore.</note>
</div2>
<div2>
<head>80 (RVF 90)</head>
<argument><p>Dipinge le celesti bellezze della sua Donna, e protesta di amarla sempre.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Erano i capei d'oro a l'aura sparsi,</l>
<l>Che 'n mille dolci nodi gli avvolgea;</l>
<l>E 'l vago lume oltra misura ardea</l>
<l>Di quei begli occhi, ch'or ne son sì scarsi;</l>
</lg>
<lg>
<l>E 'l viso di pietosi color farsi,</l>
<l>Non so se vero o falso, mi parea:</l>
<l>I' che l'esca amorosa al petto avea,</l>
<l>Qual maraviglia se di subit'arsi?</l>
</lg>
<lg>
<l>Non era l'andar suo cosa mortale,</l>
<l>Ma d'angelica forma; e le parole</l>
<l>Sonavan altro che pur voce umana.</l>
</lg>
<lg>
<l>Uno spirto celeste, un vivo sole</l>
<l>Fu quel ch'i' vidi; e se non fosse or tale,</l>
<l>Piaga per allentar d'arco non sana.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">I capei d'oro</hi>. Di Laura. [v.2] <hi rend="italic">Che</hi>. La quale aura. [v.4] <hi rend="italic">Ch'or ne son sì scarsi</hi>. Sì poveri. O per malattia o per età. [v.5] <hi rend="italic">E 'l viso</hi>. Da Laura. [v.6] <hi rend="italic">Non so se vero o falso</hi>. Non so se con verità o per errore. O che così fosse veramente o che io m'ingannassi, [v.7] <hi rend="italic">Che l'esca amorosa al petto avea</hi>. Cioè che avea l'animo disposto ed apparecchiato ad accendersi di amore. [v.8] <hi rend="italic">Di subito</hi>. Subitamente. [v.9] <hi rend="italic">L'andar</hi>. L'andamento. [v.10] <hi rend="italic">Ma d'angelica forma</hi>. Ma era qual sarebbe quello di una forma, cioè di una figura, angelica. O vero, ma era di una qualità, di una maniera angelica. [v.11] Avevano altro suono che quello di una semplice voce umana. <hi rend="italic">Pur</hi> in questo luogo significa <hi rend="italic">puramente, semplicemente</hi>. [vv.13-14] <hi rend="italic">E se non fosse or tale, piaga per allentar d'arco non sana</hi>. E posto che Laura oggi, per età, o vero per malattia, non sia più quale io la vidi allora, non segue perciò che l'amor che io le presi in quella occasione, debba oggidì essere spento, perocchè lo allentare dell'arco non salda la piaga che esso arco avrà fatta. Il verbo <hi rend="italic">sanare</hi> qui è preso in significato neutro.</note>
</div2>
<div2>
<head>81 (RVF 93)</head>
<argument><p>Amore minaccioso e sdegnato contro di lui, lo condanna a pianger sempre.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Più volte Amor m'avea già detto: scrivi,</l>
<l>Scrivi quel che vedesti in lettre d'oro;</l>
<l>Sì come i miei seguaci discoloro,</l>
<l>E 'n un momento gli fo morti e vivi.</l>
</lg>
<lg>
<l>Un tempo fu che 'n te stesso 'l sentivi,</l>
<l>Volgare esempio all'amoroso coro:</l>
<l>Poi di man mi ti tolse altro lavoro;</l>
<l>Ma già ti raggiuns'io mentre fuggivi.</l>
</lg>
<lg>
<l>E s'e' begli occhi ond'io mi ti mostrai,</l>
<l>E là dov'era il mio dolce ridutto</l>
<l>Quando ti ruppi al cor tanta durezza,</l>
</lg>
<lg>
<l>Mi rendon l'arco ch'ogni cosa spezza;</l>
<l>Forse non avrai sempre il viso asciutto:</l>
<l>Ch'i' mi pasco di lagrime; e tu 'l sai.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">Già</hi>. Cioè prima che io ponessi a scrivere, come ora fo, queste rime amorose. [v.2] <hi rend="italic">Lettre</hi>. Lettere. [v.3] <hi rend="italic">Sì come</hi>. Scrivi, dico, come. [v.4] <hi rend="italic">In un momento</hi>. In un medesimo tempo. A un tratto. [vv.5-6] Accenna gli amori della prima gioventù del poeta. [v.7] <hi rend="italic">Altro lavoro</hi>. Altri studi. Veggasi la seconda stanza della prima Canzone. [v.9] <hi rend="italic">E' begli occhi</hi>. I begli occhi di Laura. <hi rend="italic">Onde</hi>. Dai quali. <hi rend="italic">Mi ti mostrai</hi>. Ti apparvi. [v.10] <hi rend="italic">Là dove</hi>. Dove. Nei quali. <hi rend="italic">Ridutto</hi>. Albergo. [v.11] Quando vinsi la durezza del tuo cuore. Cioè quando ti trassi all'amor di Laura. [v.12] Cioè, mi rendono quella potenza che io aveva da loro. Vuol dire, se gli occhi di Laura ripigliano quella vivezza e quello splendore che avevano al tempo che tu ne fosti preso, e che ora hanno perduto.</note>
</div2>
<div2>
<head>82 (RVF 94)</head>
<argument><p>Descrive lo stato di due amanti, ritornando col pensiero sopra se stesso.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Quando giugne per gli occhi al cor profondo</l>
<l>L'immagin donna, ogni altra indi si parte;</l>
<l>E le vertù che l'anima comparte,</l>
<l>Lascian le membra quasi immobil pondo.</l>
</lg>
<lg>
<l>E del primo miracolo il secondo</l>
<l>Nasce talor; che la scacciata parte,</l>
<l>Da se stessa fuggendo, arriva in parte</l>
<l>Che fa vendetta, e 'l suo esilio giocondo.</l>
</lg>
<lg>
<l>Quinci in duo volti un color morto appare;</l>
<l>Perchè 'l vigor che vivi gli mostrava,</l>
<l>Da nessun lato è più là dove stava.</l>
</lg>
<lg>
<l>E di questo in quel dì mi ricordava,</l>
<l>Ch'i' vidi duo amanti trasformare</l>
<l>E far qual io mi soglio in vista fare.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">Per gli occhi</hi>. Per la via degli occhi. <hi rend="italic">Al cor profondo</hi>. All'intimo del cuore. [v.2] <hi rend="italic">L'immagin donna</hi>. L'immagine sovrana. Vuol dir l'immagine della persona amata. <hi rend="italic">Indi</hi>. Dal cuore. [v.3] <hi rend="italic">Le vertù</hi>. Le virtù. Cioè le facoltà. <hi rend="italic">Comparte</hi>. Distribuisce alle membra. [v.4] <hi rend="italic">Pondo</hi>. Peso. [v.5] <hi rend="italic">Del primo miracolo</hi>. Che è quello che le virtù animali fuggano dal corpo dell'amante, lasciandolo <hi rend="italic">quasi immobil pondo</hi>. [v.6] <hi rend="italic">Che</hi>. E il secondo miracolo è questo, che. <hi rend="italic">La scacciata parte</hi>. Le virtù animali. [vv.7-8] Fuggendo dalla propria sede (cioè dal corpo dell'amante), viene in un luogo (che è il corpo della persona amata), nel quale (scacciando altresì da esso corpo le virtù animali di essa persona) fa vendetta dell'essere stata scacciata dalla sua sede, e (fermandosi in quel medesimo corpo, che le è sì caro) fa dolce e giocondo il proprio esilio, cioè il suo soggiorno fuori della propria sede. [v.9] <hi rend="italic">Quinci</hi>. Quindi. Perciò. Per tal cagione. <hi rend="italic">In duo volti</hi>. Cioè nel volto dell'amante e in quel della persona amata. [v.10] <hi rend="italic">Il vigor</hi>. Le virtù animali. <hi rend="italic">Che vivi gli mostrava</hi>. Che dava loro un color di vita. [v.11] <hi rend="italic">Da nessun lato</hi>. Nè da quel dell'amante, cioè nella persona amante, nè da quel dell'amata, cioè nella persona amata. <hi rend="italic">Là dove stava</hi>. Nella sua propria sede. [v.13] <hi rend="italic">Duo amanti</hi>. Non si sa di quali il poeta intenda. <hi rend="italic">Trasformare</hi>. Trasformarsi. Cioè mutarsi di colore e di aspetto. [v.14] <hi rend="italic">E far</hi>. E farsi. E divenire. <hi rend="italic">In vista</hi>. Nel sembiante.</note>
</div2>
<div2>
<head>83 (RVF 95)</head>
<argument><p>Duolsi di Laura, ch'ella non penetri con gli occhi nel fondo del suo cuore.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Così potess'io ben chiuder in versi</l>
<l>I miei pensier, come nel cor li chiudo;</l>
<l>Ch'animo al mondo non fu mai sì crudo,</l>
<l>Ch'i' non facessi per pietà dolersi.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma voi, occhi beati, ond'io soffersi</l>
<l>Quel colpo ove non valse elmo nè scudo,</l>
<l>Di for e dentro mi vedete ignudo,</l>
<l>Benchè 'n lamenti il duol non si riversi;</l>
</lg>
<lg>
<l>Poi che vostro vedere in me risplende,</l>
<l>Come raggio di Sol traluce in vetro.</l>
<l>Basti dunque il desio, senza ch'io dica.</l>
</lg>
<lg>
<l>Lasso, non a Maria, non nocque a Pietro</l>
<l>La fede ch'a me sol tanto è nemica:</l>
<l>E so ch'altri che voi nessun m'intende.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[vv.1-2] Piacesse a Dio che io potessi chiuder così bene in versi i miei pensieri come io li chiudo nel cuore, cioè dar pienamente e perfettamente ad intendere quello che io penso. [vv.3-4] Che non fu mai al mondo anima così cruda che io non fossi per muovere a pietà di me se potessi esprimere i miei pensieri nel modo che ho detto. [v.5] <hi rend="italic">Onde</hi>. Dai quali. <hi rend="italic">Soffersi</hi>. Cioè ricevetti, ebbi, riportai. [v.6] <hi rend="italic">Ove</hi>. Contro il quale. [v.7] <hi rend="italic">Di for</hi>. Di fuori. <hi rend="italic">Ignudo</hi>. Scoperto. [v.8] Cioè, benchè io non esprima quello che io sento. [vv.9-10] Cioè, poichè la vostra vista penetra in me come raggio di sole in vetro. [v.11] Vi basti dunque il desiderio, la volontà, che io avrei di perfettamente esprimere i miei pensieri senza, che io gli esprima in effetto. [vv.12-14] In questi versi il poeta parla copertamente, e accenna qualche cosa saputa ed intesa solo da esso e da Laura. <hi rend="italic">Non a Maria, non nocque a Pietro</hi> vuol dire: non fu di pregiudizio a Maria Maddalena nè a Pietro apostolo. <hi rend="italic">Nemica</hi> è preso qui per <hi rend="italic">dannosa</hi>.</note>
</div2>
<div2>
<head>84 (RVF 96)</head>
<argument><p>Non vorrebbe più amar quell'oggetto che, rivedendo, è forzato di riamare.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Io son dell'aspettar omai sì vinto</l>
<l>E della lunga guerra de' sospiri,</l>
<l>Ch'i' aggio in odio la speme e i desiri,</l>
<l>Ed ogni laccio onde 'l mio cor è avvinto.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma 'l bel viso leggiadro che dipinto</l>
<l>Porto nel petto, e veggio ove ch'io miri,</l>
<l>Mi sforza; onde ne' primi empi martiri</l>
<l>Pur son contra mia voglia risospinto.</l>
</lg>
<lg>
<l>Allor errai quando l'antica strada</l>
<l>Di libertà mi fu precisa e tolta:</l>
<l>Che mal si segue ciò ch'agli occhi aggrada.</l>
</lg>
<lg>
<l>Allor corse al suo mal libera e sciolta;</l>
<l>Or a posta d'altrui conven che vada</l>
<l>L'anima, che peccò sol una volta.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">Vinto</hi>. Stanco. [v.3] <hi rend="italic">Aggio</hi>. Ho. [v.6] <hi rend="italic">E veggio</hi>. E che io veggio. <hi rend="italic">Ove che</hi>. Ovunque. [v.7] <hi rend="italic">Ne' primi empi martiri</hi>. Nelle spietate pene di prima. Cioè nelle spietate pene mie solite. [vv.9-10] <hi rend="italic">Quando l'antica strada di libertà mi fu precisa e tolta</hi>. Cioè, quando mi lasciai tirare all'amor di Laura. <hi rend="italic">L'antica strada</hi> vuol dir, la strada che io teneva già un tempo. <hi rend="italic">Precisa</hi> vale <hi rend="italic">tagliata</hi>. [v.11] <hi rend="italic">Mal si segue</hi>. Cattiva cosa è il seguire. <hi rend="italic">Aggrada</hi>. È gradito. Piace. [vv.12-13] Allora elesse il suo male di proprio volere, al presente è necessitata di fare il volere altrui. [v.14] <hi rend="italic">Che peccò sol una volta</hi>. Solo per aver peccato una volta, cioè quando <hi rend="italic">corse al suo male</hi>.</note>
</div2>
<div2>
<head>85 (RVF 97)</head>
<argument><p>Deplora la libertà già perduta, e l'infelicità del suo stato presente.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Ahi, bella libertà, come tu m'hai,</l>
<l>Partendoti da me, mostrato quale</l>
<l>Era 'l mio stato quando 'l primo strale</l>
<l>Fece la piaga ond'io non guarrò mai!</l>
</lg>
<lg>
<l>Gli occhi invaghiro allor sì de' lor guai,</l>
<l>Che 'l fren della ragione ivi non vale;</l>
<l>Perc'hanno a schifo ogni opera mortale:</l>
<l>Lasso, così da prima gli avvezzai.</l>
</lg>
<lg>
<l>Nè mi lece ascoltar chi non ragiona</l>
<l>Della mia morte; che sol del suo nome</l>
<l>Vo empiendo l'aere che sì dolce suona.</l>
</lg>
<lg>
<l>Amor in altra parte non mi sprona;</l>
<l>Nè i piè sanno altra via, nè le man come</l>
<l>Lodar si possa in carte altra persona.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[vv.1-4] Cioè, oh come, dopo che io ho perduta la mia libertà, ho conosciuto quel che ella era, cioè a dir quanto era dolce! <hi rend="italic">Il primo strale</hi> significa la prima vista di Laura. <hi rend="italic">Guarrò</hi> sta per <hi rend="italic">guarirò</hi>. [v.5] <hi rend="italic">Invaghiro allor sì de' lor guai</hi>. S'invaghirono del loro proprio male si fattamente. [v.6] <hi rend="italic">Ivi</hi>. In loro, cioè negli occhi. O vero, in quella vaghezza che essi hanno dei loro guai. [v.7] <hi rend="italic">Ogni opera mortale</hi>. Ogni creatura mortale fuori di Laura. [v.8] <hi rend="italic">Da prima</hi>. Da principio. Da che ebbi veduto Laura. [vv.9-11] E non posso dare orecchio a chi non parla di Laura, ad altri che a chi favella di Laura, il cui solo nome, che sì dolcemente suona, vo di continuo proferendo e gridando. [v.12] <hi rend="italic">In altra parte</hi>. Verso altra parte che verso Laura. [v.13] <hi rend="italic">Nè le man come</hi>. Nè le mani sanno come.</note>
</div2>
<div2>
<head>86 (RVF 99)</head>
<argument><p>Mostra ad un amico qual sia la strada a tenersi; ma confessa ch'ei l'ha smarrita.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Poi che voi ed io più volte abbiam provato</l>
<l>Come 'l nostro sperar torna fallace,</l>
<l>Dietr'a quel sommo ben che mai non spiace</l>
<l>Levate 'l core a più felice stato.</l>
</lg>
<lg>
<l>Questa vita terrena è quasi un prato</l>
<l>Che 'l serpente tra fiori e l'erba giace;</l>
<l>E s'alcuna sua vista agli occhi piace,</l>
<l>È per lassar più l'animo invescato.</l>
</lg>
<lg>
<l>Voi dunque, se cercate aver la mente</l>
<l>Anzi l'estremo dì queta giammai,</l>
<l>Seguite i pochi, e non la volgar gente.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ben si può dire a me: frate, tu vai</l>
<l>Mostrando altrui la via dove sovente</l>
<l>Fosti smarrito, ed or se' più che mai.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">Voi</hi>. Scrive a un amico. [v.2] <hi rend="italic">Torna fallace</hi>. Riesce vano, ingannevole. [vv.3-4] Innalzate il cuore a un più felice stato, seguitando quel bene sommo che mai non viene a noia, cioè Dio. [v.6] <hi rend="italic">Che</hi>. Nel quale. <hi rend="italic">Tra fiori</hi>. Tra i fiori. [v.7] <hi rend="italic">Alcuna sua vista</hi>. Alcuna cosa che in essa vita si vegga, apparisca. [v.8] <hi rend="italic">È</hi>. Questo è. Ciò non è per altro che. <hi rend="italic">Più</hi>. Si riferisce a <hi rend="italic">invescato</hi>, che vale <hi rend="italic">invischiato</hi>. [v.10] <hi rend="italic">Anzi l'estremo dì</hi>. Avanti l'ultimo dì. Prima di morire. <hi rend="italic">Giammai</hi>. Una volta. [v.12] <hi rend="italic">Ben</hi>. Vero è che. È ben vero che. <hi rend="italic">Frate</hi>. Fratello. [v.14] <hi rend="italic">Se'</hi>. Cioè sei smarrito.</note>
</div2>
<div2>
<head>87 (RVF 100)</head>
<argument><p>Pensando alle varie cagioni del suo innamoramento, commovesi al pianto.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Quella fenestra ove l'un Sol si vede</l>
<l>Quando a lui piace, e l'altro in su la nona;</l>
<l>E quella dove l'aere freddo suona</l>
<l>Ne' brevi giorni, quando borea 'l fiede;</l>
</lg>
<lg>
<l>E 'l sasso ove a gran dì pensosa siede</l>
<l>Madonna, e sola seco si ragiona;</l>
<l>Con quanti luoghi sua bella persona</l>
<l>Coprì mai d'ombra o disegnò col piede;</l>
</lg>
<lg>
<l>E 'l fiero passo ove m'aggiunse Amore;</l>
<l>E la nova stagion che d'anno in anno</l>
<l>Mi rinfresca in quel dì l'antiche piaghe;</l>
</lg>
<lg>
<l>E 'l volto e le parole che mi stanno</l>
<l>Altamente confitte in mezzo 'l core;</l>
<l>Fanno le luci mie di pianger vaghe.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">Quella fenestra</hi>. Cioè l'una delle finestre della casa di Laura, volta a mezzogiorno. <hi rend="italic">L'un Sol</hi>. Cioè Laura. [v.2] <hi rend="italic">Quando a lui piace</hi>. Cioè a dire, quando piace a esso sole, cioè a Laura, di affacciarsi a essa finestra. <hi rend="italic">E l'altro in su la nona</hi>. E dove l'altro sole, cioè il sole vero, percuote, batte, in sull'ora della nona, cioè in sul mezzodì. [v.3] <hi rend="italic">E quella</hi>. Cioè un'altra delle finestre della casa di Laura, volta alla parte opposta, cioè a settentrione. [v.4] <hi rend="italic">Ne' brevi giorni</hi>. Nel tempo dell'inverno. <hi rend="italic">Fiede</hi>. Percuote. [v.5] E 'l sasso. Forse un sedile di pietra accanto all'uscio della casa di Laura. <hi rend="italic">A gran dì</hi>. Nel tempo della state. [v.6] <hi rend="italic">Seco si ragiona</hi>. Ragiona seco medesima, co' suoi pensieri. [v.7] E tutti quei luoghi, e ogni qual si sia luogo, che il suo bel corpo. [v.8] <hi rend="italic">Disegnò col piede</hi>. Segnò col piede, cioè impresse delle sue orme, calcò. [v.9] E l'acerbo luogo dove io fui colto, sopraggiunto da Amore, cioè, dove io vidi Laura e me ne accesi. [v.10] <hi rend="italic">La nova stagion</hi>. Il tempo di primavera. <hi rend="italic">D'anno in anno</hi>. Ciascun anno. [v.11] <hi rend="italic">Rinfresca</hi>. Rincrudisce. <hi rend="italic">In quel dì</hi>. Nel dì che <hi rend="italic">m'aggiunse Amore</hi>. Cioè nel sesto di Aprile, nel quale io vidi Laura la prima volta. [v.13] <hi rend="italic">Altamente</hi>. Profondamente.</note>
</div2>
<div2>
<head>88 (RVF 101)</head>
<argument><p>Sa quanto il mondo è vano. Combattè inutilmente finora; nondimeno spera di vincerlo.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Lasso, ben so che dolorose prede</l>
<l>Di noi fa quella ch'a null'uom perdona;</l>
<l>E che rapidamente n'abbandona</l>
<l>Il mondo, e picciol tempo ne tien fede.</l>
</lg>
<lg>
<l>Veggio a molto languir poca mercede;</l>
<l>E già l'ultimo dì nel cor mi tuona:</l>
<l>Per tutto questo, Amor non mi sprigiona,</l>
<l>Che l'usato tributo agli occhi chiede.</l>
</lg>
<lg>
<l>So come i dì, come i momenti e l'ore</l>
<l>Ne portan gli anni; e non ricevo inganno,</l>
<l>Ma forza assai maggior che d'arti maghe.</l>
</lg>
<lg>
<l>La voglia e la ragion combattut'hanno</l>
<l>Sette e sett'anni; e vincerà il migliore,</l>
<l>S'anime son quaggiù del ben presaghe.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.2] <hi rend="italic">Quella ch'a null'uom perdona</hi>. La morte. <hi rend="italic">Nullo</hi> significa <hi rend="italic">nessuno</hi>. [v.3] <hi rend="italic">N'abbandona</hi>. Ci abbandona. [v.4] <hi rend="italic">E picciol tempo ne tien fede</hi>. E che esso mondo non ci serba fede, non ci resta fedele, se non per poco tempo. [v.5] Veggo le molte pene sofferte per amore, essere scarsamente ricompensate. [v.7] <hi rend="italic">Per tutto questo</hi>. Con tutto questo. Tutto ciò non ostante. [v.8] <hi rend="italic">L'usato tributo</hi>. Il solito tributo, cioè quel delle lagrime. <hi rend="italic">Agli occhi</hi>. Agli occhi miei. [vv.10-11] <hi rend="italic">Ne portan gli anni</hi>. Cioè accumulati gli uni cogli altri, fanno presto gli anni. <hi rend="italic">E non ricevo inganno, ma forza assai maggior che d'arti maghe</hi>. E non sono già ingannato, e non manco di vedere la verità, ma ricevo forza, cioè mi è fatta forza, molto maggiore che non sarebbe quella di qualche arte magica. [v.12] <hi rend="italic">La voglia</hi>. L'appetito. <hi rend="italic">Combattut'hanno</hi>. Hanno combattuto tra loro. [v.13] <hi rend="italic">Sette e sett'anni</hi>. Per ispazio di quattordici anni. <hi rend="italic">Il migliore</hi>. La migliore delle due cose sopraddette, cioè la ragione. [v.14] Se egli è dato ad un'anima quaggiù in terra, di presentire con verità un ben futuro. Cioè, se il presentimento che io ho non è vano.</note>
</div2>
<div2>
<head>89 (RVF 102)</head>
<argument><p>Per nascondere alla gente le sue angosce amorose, ride, e finge allegrezza.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Cesare, poi che 'l traditor d'Egitto</l>
<l>Li fece il don dell'onorata testa,</l>
<l>Celando l'allegrezza manifesta,</l>
<l>Pianse per gli occhi fuor, siccome è scritto;</l>
</lg>
<lg>
<l>Ed Annibal, quand'all'imperio afflitto</l>
<l>Vide farsi fortuna sì molesta,</l>
<l>Rise fra gente lagrimosa e mesta,</l>
<l>Per isfogare il suo acerbo despitto:</l>
</lg>
<lg>
<l>E così avven che l'animo ciascuna</l>
<l>Sua passion sotto 'l contrario manto</l>
<l>Ricopre con la vista or chiara or bruna.</l>
</lg>
<lg>
<l>Però, s'alcuna volta i' rido o canto,</l>
<l>Facciol perch'i' non ho se non quest'una</l>
<l>Via da celare il mio angoscioso pianto.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">Poi che</hi>. Quando. <hi rend="italic">D'Egitto</hi>. Egiziano. [v.2] <hi rend="italic">Li</hi>. Gli. <hi rend="italic">Dell'onorata testa</hi>. Cioè della testa di Pompeo. [v.3] <hi rend="italic">Manifesta</hi>. Sensibile. Viva. O vero, manifesta all'intendimento altrui. [v.4] <hi rend="italic">Per gli occhi fuor</hi>. Esternamente per gli occhi. <hi rend="italic">Siccome è scritto</hi>. Come si narra dagli Storici. [v.5] <hi rend="italic">All'imperio</hi>. Di Cartagine. <hi rend="italic">Afflitto</hi>. Sbattuto. Malcondotto. Ridotto in cattivo stato. [v.6] <hi rend="italic">Farsi</hi>. Divenire. <hi rend="italic">Molesta</hi>. Aspra. Sinistra. [v.8] <hi rend="italic">Despitto</hi>. Dispetto. Sdegno. [v.9] <hi rend="italic">Avven</hi>. Avviene. [v.10] <hi rend="italic">Sotto 'l contrario manto</hi>. Sotto l'apparenza della passione contraria. [v.11] <hi rend="italic">Con la vista or chiara or bruna</hi>. Coll'aspetto or lieto or tristo. [vv.13-14] <hi rend="italic">Facciol</hi>. Lo fo. <hi rend="italic">Quest'una via</hi>. Questo solo modo.</note>
</div2>
<div2>
<head>90 (RVF 105)</head>
<argument><p>Oppresso da tanti affanni, delibera di volersi partire dell'amore di Laura.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Mai non vo' più cantar com'io soleva:</l>
<l>Ch'altri non m'intendeva, ond'ebbi scorno:</l>
<l>E puossi in bel soggiorno esser molesto.</l>
<l>Il sempre sospirar nulla rileva.</l>
<l>Già su per l'alpi neva d'ogn'intorno;</l>
<l>Ed è già presso al giorno; ond'io son desto.</l>
<l>Un atto dolce onesto è gentil cosa:</l>
<l>Ed in donna amorosa ancor m'aggrada</l>
<l>Che 'n vista vada altera e disdegnosa,</l>
<l>Non superba e ritrosa.</l>
<l>Amor regge suo imperio senza spada.</l>
<l>Chi smarrit'ha la strada, torni indietro:</l>
<l>Chi non ha albergo, posisi in sul verde:</l>
<l>Chi non ha l'auro o 'l perde,</l>
<l>Spenga la sete sua con un bel vetro.</l>
</lg>
<lg>
<l>I' die' in guardia a san Pietro; or non più, no:</l>
<l>Intendami chi può, ch'i' m'intend'io.</l>
<l>Grave soma è un mal fio a mantenerlo.</l>
<l>Quanto posso mi spetro, e sol mi sto.</l>
<l>Fetonte odo che 'n Po cadde, e morio;</l>
<l>E già di là dal rio passato è 'l merlo:</l>
<l>Deh venite a vederlo: or io non voglio.</l>
<l>Non è gioco uno scoglio in mezzo l'onde,</l>
<l>E 'ntra le fronde il visco. Assai mi doglio</l>
<l>Quand'un soverchio orgoglio</l>
<l>Molte virtuti in bella donna asconde.</l>
<l>Alcun è che risponde a chi nol chiama;</l>
<l>Altri, chi 'l prega, si dilegua e fugge;</l>
<l>Altri al ghiaccio si strugge;</l>
<l>Altri dì e notte la sua morte brama.</l>
</lg>
<lg>
<l>Proverbio, ama chi t'ama, è fatto antico.</l>
<l>I' so ben quel ch'io dico. Or lassa andare;</l>
<l>Che conven ch'altri impare alle sue spese.</l>
<l>Un'umil donna grama un dolce amico.</l>
<l>Mal si conosce il fico. A me pur pare</l>
<l>Senno a non cominciar tropp'alte imprese:</l>
<l>E per ogni paese è buona stanza.</l>
<l>L'infinita speranza occide altrui:</l>
<l>Ed anch'io fui alcuna volta in danza.</l>
<l>Quel poco che m'avanza,</l>
<l>Fia chi nol schifi, s'i' 'l vo' dare a lui.</l>
<l>I' mi fido in colui che 'l mondo regge</l>
<l>E ch'e' seguaci suoi nel bosco alberga,</l>
<l>Che con pietosa verga</l>
<l>Mi meni a pasco omai tra le sue gregge.</l>
</lg>
<lg>
<l>Forse ch'ogni uom che legge non s'intende;</l>
<l>E la rete tal tende che non piglia;</l>
<l>E chi troppo assottiglia si scavezza.</l>
<l>Non sia zoppa la legge ov'altri attende.</l>
<l>Per bene star si scende molte miglia.</l>
<l>Tal par gran maraviglia, e poi si sprezza.</l>
<l>Una chiusa bellezza è più soave.</l>
<l>Benedetta la chiave che s'avvolse</l>
<l>Al cor, e sciolse l'alma, e scossa l'ave</l>
<l>Di catena sì grave,</l>
<l>E 'nfiniti sospir del mio sen tolse.</l>
<l>Là dove più mi dolse, altri si dole;</l>
<l>E dolendo addolcisce il mio dolore;</l>
<l>Ond'io ringrazio Amore</l>
<l>Che più nol sento; ed è non men che suole.</l>
</lg>
<lg>
<l>In silenzio parole accorte e sagge,</l>
<l>E 'l suon che mi sottragge ogni altra cura,</l>
<l>E la prigion oscura ov'è 'l bel lume;</l>
<l>Le notturne viole per le piagge,</l>
<l>E le fere selvagge entr'alle mura,</l>
<l>E la dolce paura e 'l bel costume,</l>
<l>E di duo fonti un fiume in pace volto</l>
<l>Dov'io bramo, e raccolto ove che sia:</l>
<l>Amor e gelosia m'hanno 'l cor tolto:</l>
<l>E i segni del bel volto,</l>
<l>Che mi conducon per più piana via</l>
<l>Alla speranza mia, al fin degli affanni.</l>
<l>O riposto mio bene, e quel che segue,</l>
<l>Or pace or guerra or tregue,</l>
<l>Mai non m'abbandonate in questi panni.</l>
</lg>
<lg>
<l>De' passati miei danni piango e rido;</l>
<l>Perchè molto mi fido in quel ch'i' odo.</l>
<l>Del presente mi godo, e meglio aspetto;</l>
<l>E vo contando gli anni; e taccio, e grido;</l>
<l>E 'n bel ramo m'annido, ed in tal modo,</l>
<l>Ch'i' ne ringrazio e lodo il gran disdetto,</l>
<l>Che l'indurato affetto al fine ha vinto,</l>
<l>E nell'alma dipinto: i' sare' udito,</l>
<l>E mostratone a dito; ed hanne estinto.</l>
<l>Tanto innanzi son pinto,</l>
<l>Ch'i' 'l pur dirò: non fostu tanto ardito.</l>
<l>Chi m'ha 'l fianco ferito, e chi 'l risalda,</l>
<l>Per cui nel cor via più che 'n carte scrivo;</l>
<l>Chi mi fa morto e vivo;</l>
<l>Chi 'n un punto m'agghiaccia e mi riscalda.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">Questa Canzone (che che se ne fosse la causa) è scritta a bello studio in maniera che ella non s'intenda. Per tanto a noi basterà d'intenderne questo solo; e io non mi affannerò di ridurla in chiaro a dispetto del proprio autore.</note>
</div2>
<div2>
<head>91 (RVF 106)</head>
<argument><p>Allegoricamente descrive le circostanze del suo dolce innamoramento.</p></argument>
<lg>
<l>Nova angeletta sovra l'ale accorta</l>
<l>Scese dal cielo in su la fresca riva</l>
<l>Là 'nd'io passava sol per mio destino.</l>
<l>Poi che senza compagna e senza scorta</l>
<l>Mi vide, un laccio che di seta ordiva,</l>
<l>Tese fra l'erba ond'è verde il cammino.</l>
<l>Allor fui preso; e non mi spiacque poi;</l>
<l>Sì dolce lume uscia degli occhi suoi.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">Nova</hi>. Mirabile. Di forma, di natura, non più veduta fra noi. <hi rend="italic">Sovra l'ale accorta</hi>. Modo di dire significativo dell'avvedimento e della prontezza dello spirito di Laura rappresentata sotto figura di angeletta, e però alata. [v.2] <hi rend="italic">In su la fresca riva</hi>. Di Sorga. O vero intende generalmente le campagne e i luoghi abitati o frequentati da Laura, o pur questo mondo, questa vita. [v.3] <hi rend="italic">Là 'nd'io</hi>, cioè per dove, per la qual riva, io, per mio destino, passava solo. [v.4] <hi rend="italic">Compagna</hi>. Compagnia. <hi rend="italic">Scorta</hi>. Guida. [v.6] <hi rend="italic">Ond'è</hi>. Della quale, per la quale, era. [v.7] <hi rend="italic">Fui preso</hi>. Cioè, al laccio tesomi da quella angeletta, il quale significa le bellezze e le virtù di Laura. <hi rend="italic">Non mi spiacque poi</hi>. Di essere stato preso.</note>
</div2>
<div2>
<head>92 (RVF 107)</head>
<argument><p>Ama, teme, e vorrebbe fuggire dagli occhi di Laura, che poi vede da per tutto.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Non veggio ove scampar mi possa omai:</l>
<l>Sì lunga guerra i begli occhi mi fanno,</l>
<l>Ch'io temo, lasso, no 'l soverchio affanno</l>
<l>Distrugga 'l cor, che triegua non ha mai.</l>
</lg>
<lg>
<l>Fuggir vorrei; ma gli amorosi rai,</l>
<l>Che dì e notte nella mente stanno,</l>
<l>Risplendon sì, ch'al quintodecim'anno</l>
<l>M'abbaglian più che 'l primo giorno assai:</l>
</lg>
<lg>
<l>E l'immagini lor son sì cosparte,</l>
<l>Che volver non mi posso ov'io non veggia</l>
<l>O quella o simil, indi accesa, luce.</l>
</lg>
<lg>
<l>Solo d'un lauro tal selva verdeggia</l>
<l>Che 'l mio avversario con mirabil arte</l>
<l>Vago fra i rami, ovunque vuol, m'adduce.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">Ove scampar mi possa</hi>. Dove io mi possa salvare. Dove salvarmi. [vv.3-4] <hi rend="italic">No 'l soverchio affanno distrugga 'l cor</hi>. Che il troppo affanno non disfaccia, non uccida, non riduca al niente il mio cuore. [v.5] <hi rend="italic">Gli amorosi rai</hi>. Cioè gli occhi di Laura. [v.6] <hi rend="italic">Nella mente</hi>. Nella mia mente. [v.9] <hi rend="italic">Sì cosparte</hi>. Sì fattamente sparse per ogni dove. [v.10] <hi rend="italic">Volver</hi>. Volgere. <hi rend="italic">Ov'io non veggia</hi>. In parte alcuna nella quale io non vegga. Da niun lato sicchè io non vegga. [v.11] O la luce di quegli occhi, o altra luce simile, accesa e derivata da quella. [v.12] Un lauro solo, cioè Laura, produce una tal selva, cioè ha tante immagini e somiglianze di se. Tante immagini di Laura, tante cose atte a rappresentarmela al pensiero, alla fantasia sono sparse dintorno. [v.13] <hi rend="italic">Il mio avversario</hi>. Amore. [v.14] Dovunque gli piace, in qual si sia luogo, conduce tra i rami della detta selva me vago, cioè vagante, errante. Vuol dire: in qual si sia luogo e occasione mi riduce alla mente, mi suscita nella fantasia, la immagine di Laura.</note>
</div2>
<div2>
<head>93 (RVF 108)</head>
<argument><p>Volgesi lieto a salutar quel terreno dove Laura cortese lo salutò.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Avventuroso più d'altro terreno,</l>
<l>Ov'Amor vidi già fermar le piante,</l>
<l>Ver me volgendo quelle luci sante,</l>
<l>Che fanno intorno a se l'aere sereno;</l>
</lg>
<lg>
<l>Prima poria per tempo venir meno</l>
<l>Un'immagine salda di diamante,</l>
<l>Che l'atto dolce non mi stia davante,</l>
<l>Del qual ho la memoria e 'l cor sì pieno:</l>
</lg>
<lg>
<l>Nè tante volte ti vedrò giammai,</l>
<l>Ch'i' non m'inchini a ricercar dell'orme</l>
<l>Che 'l bel piè fece in quel cortese giro.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma se 'n cor valoroso Amor non dorme,</l>
<l>Prega, Sennuccio mio, quando 'l vedrai,</l>
<l>Di qualche lagrimetta o d'un sospiro</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">D'altro</hi>. D'ogni altro. [v.2] Quello dove io vidi Amore, cioè Laura, fermare il passo; o vero, dove io vidi Amore fermar le piante, cioè il passo, di Laura. [v.5] <hi rend="italic">Poria</hi>. Potrebbe. <hi rend="italic">Per tempo</hi>. Per lunghezza di tempo. Per corso di tempo. <hi rend="italic">Venir meno</hi>. Consumarsi. Disfarsi. [v.6] <hi rend="italic">Salda</hi>. Solida. [v.7] <hi rend="italic">Che</hi>. Prima, dico, che egli avvenga che. <hi rend="italic">L'atto dolce</hi>. Di Laura, detto di sopra. Cioè l'atto di fermarsi e volgere uno sguardo al poeta. [v.9] <hi rend="italic">Ti vedrò</hi>. Segue a parlare a quel terreno. [v.11] <hi rend="italic">Giro</hi>. Cioè tratto, spazio, circuito di terreno. O vero significa il movimento degli occhi o della persona di Laura in quella occasione. [v.12] <hi rend="italic">Valoroso</hi>. Nobile, egregio, quale è quello di Laura. [v.13] <hi rend="italic">Prega</hi>. Pregalo, cioè prega il cuor di Laura, che viene a dir, prega Laura. Un medesimo pronome, cioè il pronome <hi rend="italic">il</hi>, espresso in questo verso una volta sola, cioè davanti a <hi rend="italic">vedrai</hi>, serve in un tempo a due verbi, cioè alla voce <hi rend="italic">vedrai</hi> ed alla voce <hi rend="italic">prega. Sennuccio mio</hi>. Sennuccio Del Bene, nome di un amico del poeta.</note>
</div2>
<div2>
<head>94 (RVF 109)</head>
<argument><p>Se Amore lo turba, si rasserena pensando agli occhi e alle parole di Laura.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Lasso, quante fiate Amor m'assale,</l>
<l>Che fra la notte e 'l dì son più di mille,</l>
<l>Torno dov'arder vidi le faville</l>
<l>Che 'l foco del mio cor fanno immortale.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ivi m'acqueto: e son condotto a tale,</l>
<l>Ch'a nona, a vespro, all'alba ed alle squille</l>
<l>Le trovo nel pensier tanto tranquille</l>
<l>Che di null'altro mi rimembra o cale.</l>
</lg>
<lg>
<l>L'aura soave che dal chiaro viso</l>
<l>Move col suon delle parole accorte,</l>
<l>Per far dolce sereno ovunque spira;</l>
</lg>
<lg>
<l>Quasi un spirto gentil di paradiso,</l>
<l>Sempre in quell'aere par che mi conforte;</l>
<l>Sì che 'l cor lasso altrove non respira.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">Quante fiate</hi>. Tutte le volte che. [v.2] <hi rend="italic">Che</hi>. Le quali fiate. [v.3] <hi rend="italic">Dove</hi>. Forse accenna quel medesimo luogo di cui parla il Sonetto addietro. <hi rend="italic">Le faville</hi>. Intende degli occhi di Laura. [v.4] <hi rend="italic">Immortale</hi>. Perpetuo. [v.5] <hi rend="italic">Condotto a tale</hi>. Ridotto in grado, in termine, tale. [v.6] <hi rend="italic">A nona</hi>. A mezzodì. <hi rend="italic">Alle squille</hi>. All'ave maria. [v.7] <hi rend="italic">Nel pensier</hi>. Nel mio pensiero. [v.8] <hi rend="italic">Mi rimembra o cale</hi>. Mi ricordo o mi curo. [v.10] <hi rend="italic">Move</hi>. Neutro. Si muove. Viene. <hi rend="italic">Accorte</hi>. Prudenti. Sagge. Giudiziose. Spiritose. [v.11] <hi rend="italic">Ovunque spira</hi>. Ovunque essa aura spira. [v.13] <hi rend="italic">In quell'aere</hi>. Cioè in quel luogo. <hi rend="italic">Conforte</hi>. Conforti. [v.14] <hi rend="italic">Altrove non respira</hi>. Non respira, cioè non ha ristoro, non ha riposo, altrove che in detto luogo.</note>
</div2>
<div2>
<head>95 (RVF 110)</head>
<argument><p>Sopraggiuntagli Laura quando men l'aspettava, non ardì pur di parlarle.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Perseguendomi Amor al luogo usato,</l>
<l>Ristretto in guisa d'uom ch'aspetta guerra,</l>
<l>Che si provvede e i passi intorno serra,</l>
<l>De' mie' antichi pensier mi stava armato.</l>
</lg>
<lg>
<l>Volsimi, e vidi un'ombra che da lato</l>
<l>Stampava il sole, e riconobbi in terra</l>
<l>Quella che, se 'l giudicio mio non erra,</l>
<l>Era più degna d'immortale stato.</l>
</lg>
<lg>
<l>I' dicea fra mio cor: perchè paventi?</l>
<l>Ma non fu prima dentro il penser giunto,</l>
<l>Che i raggi ov'io mi struggo eran presenti.</l>
</lg>
<lg>
<l>Come col balenar tona in un punto,</l>
<l>Così fu' io da' begli occhi lucenti</l>
<l>E d'un dolce saluto insieme aggiunto.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">Perseguendomi</hi>. Spingendomi. <hi rend="italic">Al luogo usato</hi>. Forse al luogo detto di sopra, nel Sonetto settantesimosecondo. [v.2] <hi rend="italic">Ristretto</hi>. Suppliscasi, <hi rend="italic">io</hi>. [v.5] <hi rend="italic">Che</hi>. Accusativo. [v.6] <hi rend="italic">In terra</hi>. Cioè in quell'ombra stampata dal sole in terra. [v.8] Era più degna di esser di natura immortale che umana. [v.9] <hi rend="italic">Fra mio cor</hi>. Fra me stesso. <hi rend="italic">Paventi</hi>. Temi. [v.10] Ma non fu appena giunto, cioè a dir nato, questo pensiero dentro, cioè dentro di me. [v.11] <hi rend="italic">I raggi ov'io mi struggo</hi>. Cioè gli occhi di Laura. <hi rend="italic">Ove</hi> vuol dire <hi rend="italic">ai quali</hi>. [v.12] Come avviene talvolta che in un punto medesimo balena e tuona. [v.14] <hi rend="italic">D'un</hi>. Da un. <hi rend="italic">Insieme</hi>. In un medesimo tempo. <hi rend="italic">Aggiunto</hi>. Sopraggiunto.</note>
</div2>
<div2>
<head>96 (RVF 111)</head>
<argument><p>Il dolce e pietoso saluto della sua Donna lo rende estatico del piacere.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>La Donna che 'l mio cor nel viso porta,</l>
<l>Là dove sol fra bei pensier d'amore</l>
<l>Sedea, m'apparve; ed io per farle onore</l>
<l>Mossi con fronte reverente e smorta.</l>
</lg>
<lg>
<l>Tosto che del mio stato fussi accorta,</l>
<l>A me si volse in sì novo colore,</l>
<l>Ch'avrebbe a Giove nel maggior furore</l>
<l>Tolto l'arme di mano e l'ira morta.</l>
</lg>
<lg>
<l>I' mi riscossi; ed ella oltra, parlando,</l>
<l>Passò, che la parola i' non soffersi,</l>
<l>Nè 'l dolce sfavillar degli occhi suoi.</l>
</lg>
<lg>
<l>Or mi ritrovo pien di sì diversi</l>
<l>Piaceri, in quel saluto ripensando,</l>
<l>Che duol non sento, nè sentii ma' poi.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">Che 'l mio cor nel viso porta</hi>. Perchè il cuore del poeta si cangiava conforme al viso di Laura. [v.2] <hi rend="italic">Là dove</hi>. In luogo, nel luogo dove. [v.3] <hi rend="italic">Sedea</hi>. Persona prima. <hi rend="italic">Farle onore</hi>. Inchinarla. Farle riverenza. [v.4] <hi rend="italic">Mossi</hi>. Mi mossi. Mi rizzai. [v.5] <hi rend="italic">Fussi</hi>. Si fu. [v.6] <hi rend="italic">In sì novo colore</hi>. In sì celeste e maraviglioso aspetto. [v.8] <hi rend="italic">E l'ira morta</hi>. E spenta l'ira. [vv.9-10] Io mi commossi tutto, ed ella passò oltre parlandomi, in guisa che io non ebbi forza di sostenere le sue parole, cioè non ressi, mi smarrii, alla dolcezza di quelle. [v.13] <hi rend="italic">In</hi>. A. [v.14] <hi rend="italic">Ma' poi</hi>. Mai da indi in qua.</note>
</div2>
<div2>
<head>97 (RVF 112)</head>
<argument><p>Svela all'amico quali continuamente sieno stati, e sieno i pensieri suoi.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Sennuccio, i' vo' che sappi in qual maniera</l>
<l>Trattato sono, e qual vita è la mia.</l>
<l>Ardomi e struggo ancor com'io solia;</l>
<l>Laura mi volve; e son pur quel ch'i' m'era.</l>
</lg>
<lg>
<l>Qui tutta umile e qui la vidi altera;</l>
<l>Or aspra or piana, or dispietata or pia;</l>
<l>Or vestirsi onestate or leggiadria;</l>
<l>Or mansueta or disdegnosa e fera.</l>
</lg>
<lg>
<l>Qui cantò dolcemente, e qui s'assise;</l>
<l>Qui si rivolse, e qui rattenne il passo;</l>
<l>Qui co' begli occhi mi trafisse il core;</l>
</lg>
<lg>
<l>Qui disse una parola, e qui sorrise;</l>
<l>Qui cangiò 'l viso. In questi pensier, lasso,</l>
<l>Notte e dì tienmi il signor nostro Amore.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.3] <hi rend="italic">Ardomi e struggo</hi>. Mi brucio e mi struggo. <hi rend="italic">Com'io solia</hi>. Come io soleva. Cioè come per l'addietro. [v.4] <hi rend="italic">Mi volve</hi>. Mi agita. Mi governa a suo piacimento. <hi rend="italic">Pur</hi>. Puramente. Al tutto. <hi rend="italic">Quel ch'i' m'era</hi>. Quel che io era. Quello di prima. [v.6] <hi rend="italic">Piana</hi>. Affabile. Benigna. <hi rend="italic">Pia</hi>. Pietosa. [v.7] <hi rend="italic">Onestate</hi>. Di onestà. <hi rend="italic">Leggiadria</hi>. Di leggiadria.</note>
</div2>
<div2>
<head>98 (RVF 113)</head>
<argument><p>La sola vista di Valchiusa gli fa dimenticar tutt'i pericoli di quel viaggio.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Qui, dove mezzo son, Sennuccio mio,</l>
<l>(Così ci foss'io intero, e voi contento)</l>
<l>Venni fuggendo la tempesta e 'l vento</l>
<l>C'hanno subito fatto il tempo rio.</l>
</lg>
<lg>
<l>Qui son securo: e vovvi dir perch'io</l>
<l>Non, come soglio, il folgorar pavento;</l>
<l>E perchè mitigato, non che spento,</l>
<l>Nè mica trovo il mio ardente desio.</l>
</lg>
<lg>
<l>Tosto che, giunto all'amorosa reggia,</l>
<l>Vidi onde nacque Laura dolce e pura,</l>
<l>Ch'acqueta l'aere e mette i tuoni in bando;</l>
</lg>
<lg>
<l>Amor nell'alma, ov'ella signoreggia,</l>
<l>Raccese il foco, e spense la paura:</l>
<l>Che farei dunque gli occhi suoi guardando!</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">Qui</hi>. Cioè in Valchiusa. <hi rend="italic">Mezzo</hi>. Perocchè io ci sono senza di voi. [v.2] <hi rend="italic">Così</hi>. Particella desiderativa. <hi rend="italic">Intero</hi>. Cioè in compagnia vostra. <hi rend="italic">E voi</hi>. E voi ci foste. [v.3] Cioè, venni tra la tempesta e il vento. [v.4] <hi rend="italic">Subito</hi>. Improvvisamente. [v.5] <hi rend="italic">Qui son securo</hi>. Qui ho l'animo sicuro. Cioè, qui non sento paura della tempesta. <hi rend="italic">Vovvi dir</hi>. Voglio dirvi. [v.6] Non temo qui della tempesta, come io soglio. [v.7] <hi rend="italic">Mitigato, non che spento</hi>. Non dico spento, ma nè pur mitigato. [v.8] <hi rend="italic">Nè mica</hi>. Nè anche in una menoma parte. <hi rend="italic">Il mio ardende desio</hi>. Cioè la mia passione amorosa. [v.9] <hi rend="italic">All'amorosa reggia</hi>. Alla reggia di Amore. Vuol dire alla patria di Laura. [vv.10-11] <hi rend="italic">Onde nacque</hi>. Il luogo da cui, cioè che, nacque. <hi rend="italic">Laura dolce e pura, ch'acqueta l'aere e mette i tuoni in bando</hi>. Parla con senso doppio e facendo allusione al significato della voce <hi rend="italic">Laura</hi> divisa in due, cioè <hi rend="italic">l'aura</hi>. [v.12] <hi rend="italic">Nell'alma</hi>. Cioè nell'anima mia. [v.13] <hi rend="italic">E spense la paura</hi>. Della tempesta detta innanzi. [v.14] Or che sarebbe se io mirassi gli occhi di Laura, poichè il veder solo il luogo del suo natale, ha racceso in me il fuoco e spenta la paura!</note>
</div2>
<div2>
<head>99 (RVF 114)</head>
<argument><p>Tornato in Valchiusa, brama solo la pace con Laura, e l'onore del Colonnese.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Dell'empia Babilonia, ond'è fuggita</l>
<l>Ogni vergogna, ond'ogni bene è fori,</l>
<l>Albergo di dolor, madre d'errori,</l>
<l>Son fuggit'io per allungar la vita.</l>
</lg>
<lg>
<l>Qui mi sto solo, e, come Amor m'invita,</l>
<l>Or rime e versi, or colgo erbette e fiori,</l>
<l>Seco parlando, ed a' tempi migliori</l>
<l>Sempre pensando; e questo sol m'aita.</l>
</lg>
<lg>
<l>Nè del vulgo mi cal nè di fortuna</l>
<l>Nè di me molto nè di cosa vile,</l>
<l>Nè dentro sento nè di fuor gran caldo.</l>
</lg>
<lg>
<l>Sol due persone cheggio; e vorrei l'una</l>
<l>Col cor ver me pacificato e umile,</l>
<l>L'altro col piè, sì come mai fu, saldo.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">Dell'empia Babilonia</hi>. Così chiama Avignone, dove era a quel tempo la corte di Roma. [v.2] <hi rend="italic">Fori</hi>. Fuori. [v.4] <hi rend="italic">Per allungar la vita</hi>. Cioè per campare, per conservare, la vita; per non morir di rincrescimento e di cordoglio. [vv.7-8] <hi rend="italic">Seco</hi>. Cioè con Amore. <hi rend="italic">A' tempi migliori sempre pensando</hi>. Pascendomi continuamente della speranza, o vero della ricordanza, di tempi migliori. <hi rend="italic">M'aita</hi>. M'aiuta. Cioè mi conforta, mi sostiene. [v.9] Nè mi curo gran fatto, nè mi do molto pensiero, del volgo nè della fortuna nè di me medesimo nè di alcuna cosa bassa e degna di poca stima; e tanto per ciò che appartiene al mio intrinseco, quanto all'estrinseco, mi trovo in istato pressochè freddo e tranquillo. [v.12] <hi rend="italic">Cheggio</hi>. Chiedo. Cioè desidero. <hi rend="italic">L'una</hi>. Che è Laura. [v.13] <hi rend="italic">Ver</hi>. Verso. [v.14] L'altro (intende del cardinal Colonna suo amico e padrone) vorrei che fosse in istato di fortuna, o pur di animo, fermo e gagliardo quanto mai, più che mai.</note>
</div2>
<div2>
<head>100 (RVF 115)</head>
<argument><p>Voltasi Laura a salutarlo, il Sole per gelosia si ricoperse con una nube.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>In mezzo di duo amanti onesta altera</l>
<l>Vidi una donna, e quel signor con lei,</l>
<l>Che fra gli uomini regna e fra gli Dei;</l>
<l>E dall'un lato il sole, io dall'altr'era.</l>
</lg>
<lg>
<l>Poi che s'accorse chiusa dalla spera</l>
<l>Dell'amico più bello, agli occhi miei</l>
<l>Tutta lieta si volse; e ben vorrei,</l>
<l>Che mai non fosse inver di me più fera.</l>
</lg>
<lg>
<l>Subito in allegrezza si converse</l>
<l>La gelosia che 'n su la prima vista,</l>
<l>Per sì alto avversario, al cor mi nacque.</l>
</lg>
<lg>
<l>A lui la faccia lagrimosa e trista</l>
<l>Un nuviletto intorno ricoverse:</l>
<l>Cotanto l'esser vinto li dispiacque.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">Di duo amanti</hi>. L'uno il poeta e l'altro il sole, amante di Dafne, confusa qui, come altrove, con Laura. [v.2] <hi rend="italic">Una donna</hi>. Cioè Laura. <hi rend="italic">Quel signor</hi>. Cioè Amore. [vv.5-6] <hi rend="italic">Poi che s'accorse chiusa dalla spera dell'amico più bello</hi>. Poichè si accorse di esser chiusa dalla sfera, cioè circondata dai raggi, del più bello de' due amanti, cioè del sole. Vuol dire in sostanza: sentendosi abbagliare dalla luce del sole. [v.8] <hi rend="italic">Inver</hi>. Verso. <hi rend="italic">Più fera</hi>. Più aspra, più rigida, di quel che ella fu in quel punto. [v.9] <hi rend="italic">Si converse</hi>. Si convertì. Cioè si cangiò. [v.10] <hi rend="italic">In su la prima vista</hi>. Alla prima. A prima giunta. [v.11] <hi rend="italic">Avversario</hi>. Rivale. Intende del sole. [v.12] <hi rend="italic">A lui</hi>. Cioè al sole. [v.13] <hi rend="italic">Nuviletto</hi>. Nuvoletto. <hi rend="italic">Ricoverse</hi>. Ricoperse. Ricoprì. [v.14] <hi rend="italic">Lì</hi>. Gli.</note>
</div2>
<div2>
<head>101 (RVF 116)</head>
<argument><p>Non desidera, non contempla e non trova che la sola immagine della sua Donna.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Pien di quella ineffabile dolcezza</l>
<l>Che del bel viso trassen gli occhi miei</l>
<l>Nel dì che volentier chiusi gli avrei</l>
<l>Per non mirar giammai minor bellezza,</l>
</lg>
<lg>
<l>Lassai quel ch'i' più bramo; ed ho sì avvezza</l>
<l>La mente a contemplar sola costei,</l>
<l>Ch'altro non vede, e ciò che non è lei,</l>
<l>Già per antica usanza odia e disprezza.</l>
</lg>
<lg>
<l>In una valle chiusa d'ogni 'ntorno,</l>
<l>Ch'è refrigerio de' sospir miei lassi,</l>
<l>Giunsi sol con Amor, pensoso e tardo.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ivi non donne, ma fontane e sassi,</l>
<l>E l'immagine trovo di quel giorno</l>
<l>Che 'l pensier mio figura ovunqu'io sguardo.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.2] <hi rend="italic">Trassen</hi>. Trassero. [v.3] <hi rend="italic">Volentier chiusi gli avrei</hi>. Cioè, volentieri sarei morto o diventato cieco. [v.5] <hi rend="italic">Lassai quel ch'i' più bramo</hi>. Cioè, lasciai la vista di Laura, mi allontanai da Laura. [v.7] <hi rend="italic">Ciò che non è lei</hi>. Ciò che non è essa. Cioè, ogni qualsivoglia cosa fuorchè essa. [v.9] Cioè, in Valchiusa. [v.12] <hi rend="italic">Non donne, ma fontane e sassi</hi>. Queste parole dipendono dal verbo <hi rend="italic">trovo</hi>, che sta nel verso seguente. [v.13] <hi rend="italic">Di quel giorno</hi>. Del giorno detto qui di sopra nel terzo verso. [v.14] <hi rend="italic">Che</hi>. La quale immagine. Accusativo. <hi rend="italic">Figura</hi>. Verbo. Dipinge. <hi rend="italic">Sguardo</hi>. Verbo. Guardo. Miro. Volgo gli occhi.</note>
</div2>
<div2>
<head>102 (RVF 117)</head>
<argument><p>Se veder potesse la casa di Laura, i sospiri le giugnerebbero più spediti.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Se 'l sasso ond'è più chiusa questa valle,</l>
<l>Di che 'l suo proprio nome si deriva,</l>
<l>Tenesse volto, per natura schiva,</l>
<l>A Roma il viso ed a Babel le spalle;</l>
</lg>
<lg>
<l>I miei sospiri più benigno calle</l>
<l>Avrian per gire ove lor spene è viva:</l>
<l>Or vanno sparsi; e pur ciascuno arriva</l>
<l>Là dov'io 'l mando, che sol un non falle.</l>
</lg>
<lg>
<l>E son di là sì dolcemente accolti,</l>
<l>Com'io m'accorgo, che nessun mai torna:</l>
<l>Con tal diletto in quelle parti stanno.</l>
</lg>
<lg>
<l>Degli occhi è 'l duol; che tosto che s'aggiorna,</l>
<l>Per gran desio de' be' luoghi a lor tolti,</l>
<l>Danno a me pianto, ed a' piè lassi affanno.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[vv.1-6] Se quella montagna dalla quale principalmente è chiusa questa valle, dal che, cioè dall'essere così chiusa, deriva il suo nome di Valchiusa, tenesse il dosso rivolto ad Avignone, quasi avendo a schifo le sozzure di quella corte, e la fronte volta verso Roma, i miei sospiri avrebbero, per andare alla mia donna, una strada più agiata. Forse perchè il lato di fuori della detta montagna fosse meno aspro e malagevole, sicchè se esso fosse stato di dentro, il poeta fosse potuto salire in sulla cima del monte, e di là inviare i suoi sospiri verso Laura. [v.8] <hi rend="italic">Che</hi>. In guisa che. <hi rend="italic">Sol un</hi>. Nè pur uno. <hi rend="italic">Non falle</hi>. Non fallisce. Cioè, non erra il cammino, o vero non manca di arrivar colà. [v.9] <hi rend="italic">Di là</hi>. Di là dal monte. Là dove è Laura. [v.10] <hi rend="italic">Che</hi>. Dipende dalla voce <hi rend="italic">sì</hi> del verso precedente. [v.12] <hi rend="italic">Degli occhi è 'l duol</hi>. Gli occhi, cioè gli occhi miei, sono quelli che sopportano il danno di questa presente positura della montagna. <hi rend="italic">S'aggiorna</hi>. Si fa giorno. [v.13] <hi rend="italic">De' be' luoghi a lor tolti</hi>. Di vedere il luogo dove è Laura, il che essi non possono. [v.14] <hi rend="italic">Ed a' piè lassi affanno</hi>. Vuol dire che esso s'inerpicava pure quantunque invano, su per quella montagna, sforzandosi di salire in sulla cima per iscoprire il luogo dove era Laura.</note>
</div2>
<div2>
<head>103 (RVF 118)</head>
<argument><p>Benchè conosca d'essere infelice nel suo amore, è fermo di volerla amar sempre.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Rimansi addietro il sestodecim'anno</l>
<l>De' miei sospiri; ed io trapasso innanzi</l>
<l>Verso l'estremo; e parmi che pur dianzi</l>
<l>Fosse 'l principio di cotanto affanno.</l>
</lg>
<lg>
<l>L'amar m'è dolce; ed util il mio danno;</l>
<l>E 'l viver grave, e prego ch'egli avanzi</l>
<l>L'empia fortuna, e temo non chiuda anzi</l>
<l>Morte i begli occhi che parlar mi fanno.</l>
</lg>
<lg>
<l>Or qui son, lasso, e voglio esser altrove,</l>
<l>E vorrei più volere, e più non voglio,</l>
<l>E per più non poter fo quant'io posso.</l>
</lg>
<lg>
<l>E d'antichi desir lagrime nove</l>
<l>Provan com'io son pur quel ch'i' mi soglio,</l>
<l>Nè per mille rivolte ancor son mosso.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">Rimansi addietro</hi>. È passato, è compiuto già. [vv.3-4] <hi rend="italic">L'estremo</hi>. Il fine della mia vita. O vero, il mio ultimo anno. <hi rend="italic">Che pur dianzi fosse 'l principio di cotanto affanno</hi>. Che il mio tanto affanno sia cominciato poco dianzi. [vv.6-8] <hi rend="italic">Prego ch'egli avanzi l'empia fortuna</hi>. Cioè, desidero che la mia vita duri più lungamente che la mia mala fortuna. <hi rend="italic">E temo non chiuda anzi morte i begli occhi che parlar mi fanno</hi>. E temo che morte non chiuda quei begli occhi che mi danno materia di ragionare e di scrivere, anzi, cioè avanti, che il detto mio desiderio sia compiuto, che la mia mala fortuna abbia avuto fine. [v.9] <hi rend="italic">Qui</hi>. Cioè in tale stato. <hi rend="italic">Voglio</hi>. Desidero. <hi rend="italic">Altrove</hi>. In altro stato. [v.10] E vorrei aver più efficace volontà di essere altrove, cioè in altro stato, e non ne ho. [v.11] E fo quanto posso a fine di non poter da vantaggio, cioè a fine di non potere uscire di questo mio stato. [v.12] E le lagrime che io spargo al presente per forza di desiderii nati gran tempo addietro. [v.13] <hi rend="italic">Come</hi>. Che. <hi rend="italic">Quel ch'i' mi soglio</hi>. Quello che io soglio essere. Quello di questi tempi addietro. [v.14] <hi rend="italic">Per mille rivolte</hi>. Non ostante mille rivolgimenti, cioè mille vicende di fortuna e di vita, o vero mille sforzi fatti per uscire del mio stato amoroso. <hi rend="italic">Mosso</hi>. Mutato da quel di prima.</note>
</div2>
<div2>
<head>104 (RVF 121)</head>
<argument><p>Eccita Amore a far vendetta di Laura, che superba disprezza il suo regno.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Or vedi, Amor, che giovenetta donna</l>
<l>Tuo regno sprezza e del mio mal non cura,</l>
<l>E tra duo ta' nemici è sì secura.</l>
</lg>
<lg>
<l>Tu se' armato, ed ella in trecce e 'n gonna</l>
<l>Si siede e scalza in mezzo i fiori e l'erba,</l>
<l>Ver me spietata e contra te superba.</l>
</lg>
<lg>
<l>I' son prigion; ma se pietà ancor serba</l>
<l>L'arco tuo saldo, e qualcuna saetta;</l>
<l>Fa di te e di me, signor, vendetta.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">Che giovenetta donna</hi>. Quanto giovanetta, o vero qual giovanetta donna. [v.3] <hi rend="italic">Tra duo ta' nemici</hi>. Tra due tali nemici, che siamo tu ed io. [v.6] <hi rend="italic">Ver</hi>. Verso. [v.7] <hi rend="italic">I' son prigion</hi>. E però, in quanto a me, non posso far vendetta. <hi rend="italic">Pietà</hi>. Accusativo. [v.8] <hi rend="italic">Qualcuna saetta</hi>. Qualche saetta. Accusativi.</note>
</div2>
<div2>
<head>105 (RVF 122)</head>
<argument><p>L'abito non si lascia, benchè abbiasene danno. Propone se stesso in esempio.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Dicesett'anni ha già rivolto il cielo</l>
<l>Poi che 'n prima arsi e giammai non mi spensi;</l>
<l>Ma quando avven ch'al mio stato ripensi,</l>
<l>Sento nel mezzo delle fiamme un gelo.</l>
</lg>
<lg>
<l>Vero è 'l proverbio, ch'altri cangia il pelo</l>
<l>Anzi che 'l vezzo; e per lentar i sensi,</l>
<l>Gli umani affetti non son meno intensi:</l>
<l>Ciò ne fa l'ombra ria del grave velo.</l>
</lg>
<lg>
<l>Oimè lasso; e quando fia quel giorno</l>
<l>Che mirando 'l fuggir degli anni miei,</l>
<l>Esca del foco e di sì lunghe pene?</l>
</lg>
<lg>
<l>Vedrò mai 'l dì che pur quant'io vorrei</l>
<l>Quell'aria dolce del bel viso adorno</l>
<l>Piaccia a quest'occhi, e quanto si convene?</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.2] Da che io fui preso di questo amore, il quale in questi diciassett'anni non è stato mai spento per alcun tempo. [v.3] <hi rend="italic">Avven</hi>. Avviene. [v.4] <hi rend="italic">Un gelo</hi>. Per la considerazione del mio così lungo errore. [v.5] <hi rend="italic">Altri</hi>. L'uomo. La persona. Uno. [v.6] <hi rend="italic">Anzi che 'l vezzo</hi>. Prima che l'usanza, la consuetudine. <hi rend="italic">Per lentar i sensi</hi>. Per quanto i sensi si allentino, cioè s'indeboliscano colla età. [v.8] <hi rend="italic">Ne fa</hi>. Ci cagiona. <hi rend="italic">L'ombra ria del grave velo</hi>. Cioè il nostro esser congiunti col corpo. [v.11] <hi rend="italic">Esca</hi>. Io esca. [v.12] <hi rend="italic">Pur quant'io vorrei</hi>. Solo quanto io vorrei. Cioè in guisa puramente spirituale e nobile, e senza alcuna mescolanza di sensualità. [v.13] <hi rend="italic">Del bel viso adorno</hi>. Del viso di Laura. [v.14] <hi rend="italic">E quanto si convene</hi>. E solo quanto si conviene. Cioè, senza alcuno affetto sensuale.</note>
</div2>
<div2>
<head>106 (RVF 123)</head>
<argument><p>Laura impallidisce alla novella ch'egli debba da lei allontanarsi.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Quel vago impallidir che 'l dolce riso</l>
<l>D'un'amorosa nebbia ricoperse,</l>
<l>Con tanta maestade al cor s'offerse,</l>
<l>Che li si fece incontr'a mezzo 'l viso.</l>
</lg>
<lg>
<l>Conobbi allor sì come in paradiso</l>
<l>Vede l'un l'altro; in tal guisa s'aperse</l>
<l>Quel pietoso pensier, ch'altri non scerse,</l>
<l>Ma vidil'io, ch'altrove non m'affiso.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ogni angelica vista, ogni atto umile</l>
<l>Che giammai in donna ov'amor fosse, apparve,</l>
<l>Fora uno sdegno a lato a quel ch'i' dico.</l>
</lg>
<lg>
<l>Chinava a terra il bel guardo gentile,</l>
<l>E tacendo dicea (com'a me parve):</l>
<l>Chi m'allontana il mio fedele amico?</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">Sopra il rincrescimento mostrato da Laura al poeta per la novella che egli era per partirsi da lei.</note>
<space type="stacco-narrativo"/>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">Il dolce riso</hi>. Vuol dire il volto di Laura. [v.3] <hi rend="italic">Al cor</hi>. Al cuor mio. <hi rend="italic">S'offerse</hi>. Si appresentò. [v.4] Che esso mio cuore si fece incontro a quello impallidire di Laura a mezzo il mio viso, cioè mi corse al viso, o mi si dipinse in sul viso. Il pronome<hi rend="italic"> li</hi> sta per <hi rend="italic">gli</hi>. [vv.5-6] <hi rend="italic">Sì come in paradiso vede l'un l'altro</hi>. In che modo gli spiriti in paradiso si veggono e intendono l'un l'altro. <hi rend="italic">S'aperse</hi>. Si manifestò. Si diede a conoscere. [v.7] Quel pietoso sentimento dell'animo di Laura, che gli altri non iscorsero, di cui gli altri non si avvidero. [v.8] <hi rend="italic">Ch'altrove non m'affiso</hi>. Che non soglio fissar gli occhi in altro oggetto, cioè, non soglio mirare intentamente altro che il volto di Laura. [vv.9-11] Qualunque più angelico tenore di volto, qualunque più cortese atto che mai fino a ora si vedesse in donna che fosse tocca di amore, sarebbe quasi un atto di sdegno e una scortesia in comparazione di quell'atto che io dico.</note>
</div2>
<div2>
<head>107 (RVF 124)</head>
<argument><p>Amore, Fortuna e memoria del passato vietangli di sperare giorni felici.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Amor, fortuna, e la mia mente schiva</l>
<l>Di quel che vede, e nel passato volta,</l>
<l>M'affliggon sì, ch'io porto alcuna volta</l>
<l>Invidia a quei che son su l'altra riva.</l>
</lg>
<lg>
<l>Amor mi strugge 'l cor; fortuna il priva</l>
<l>D'ogni conforto; onde la mente stolta</l>
<l>S'adira e piagne: e così in pena molta</l>
<l>Sempre conven che combattendo viva.</l>
</lg>
<lg>
<l>Nè spero i dolci dì tornino indietro,</l>
<l>Ma pur di male in peggio quel ch'avanza:</l>
<l>E di mio corso ho già passato il mezzo.</l>
</lg>
<lg>
<l>Lasso, non di diamante ma d'un vetro,</l>
<l>Veggio di man cadermi ogni speranza,</l>
<l>E tutt'i miei pensier romper nel mezzo.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[vv.1-2] <hi rend="italic">Schiva di quel che vede, e nel passato volta</hi>. Mal soddisfatta del presente, e piena della ricordanza e del desiderio del passato. [v.4] <hi rend="italic">Su l'altra riva</hi>. Cioè morti. [v.8] <hi rend="italic">Viva</hi>. Io viva. [v.9] <hi rend="italic">Nè spero</hi>. Nè spero che. [v.10] Ma spero, cioè aspetto, pure, cioè solo, che quella parte che mi avanza del vivere, vada di male in peggio. [vv.12-13] Veggo, tristo che io sono, cadermi di mano ogni speranza, e disfarsi come cosa non di diamante ma di vetro. [v.14] <hi rend="italic">Romper nel mezzo</hi>. Rompersi nel mezzo. Cioè andar fallati, riuscire a nulla.</note>
</div2>
<div2>
<head>108 (RVF 125)</head>
<argument><p>Cerca ogni via di mitigar il suo affanno, ma vi rimane sempre più immerso.</p></argument>

<lg>
<l>Se 'l pensier che mi strugge,</l>
<l>Com'è pungente e saldo,</l>
<l>Così vestisse d'un color conforme,</l>
<l>Forse tal m'arde e fugge,</l>
<l>Ch'avria parte del caldo;</l>
<l>E desteriasi Amor là dov'or dorme:</l>
<l>Men solitarie l'orme</l>
<l>Foran de' miei piè lassi</l>
<l>Per campagne e per colli;</l>
<l>Men gli occhi ad ogni or molli;</l>
<l>Ardendo lei che come un ghiaccio stassi,</l>
<l>E non lassa in me dramma</l>
<l>Che non sia foco e fiamma.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">Il pensier</hi>. Il pensiero, il sentimento, amoroso. [v.3] <hi rend="italic">Vestisse d'un color conforme</hi>. Cioè potesse esser dato ad intendere con parole proporzionate alle sue qualità. [vv.4-6] Forse una tale che ora in un medesimo tempo m'arde e mi fugge, avrebbe parte dell'ardore che ella mi cagiona, e desterebbesi Amore colà dove esso ora dorme, cioè nel cuor di colei. [vv.7-9] Perchè io non cercherei, come ora, la solitudine. O vero, perchè Laura mi seguirebbe o verrebbe in mia compagnia. <hi rend="italic">Foran</hi> vuol dire <hi rend="italic">sarebbero</hi>. [v.10] <hi rend="italic">Ad ogni or</hi>. Ognora. Sempre. Di continuo. <hi rend="italic">Molli</hi>. Forano, cioè sarebbono, molli. [v.11] <hi rend="italic">Ardendo lei</hi>. Atteso che arderebbe, cioè sentirebbe amore, colei. [v.12] <hi rend="italic">Lassa</hi>. Lascia. <hi rend="italic">Dramma</hi>. Una menoma particella.</note>
<lg>
<l>Però ch'Amor mi sforza</l>
<l>E di saver mi spoglia,</l>
<l>Parlo in rim'aspre e di dolcezza ignude:</l>
<l>Ma non sempre alla scorza</l>
<l>Ramo, nè 'n fior, nè 'n foglia,</l>
<l>Mostra di fuor sua natural virtude,</l>
<l>Miri ciò che 'l cor chiude,</l>
<l>Amor e que' begli occhi</l>
<l>Ove si siede all'ombra.</l>
<l>Se 'l dolor che si sgombra,</l>
<l>Avven che 'n pianto o 'n lamentar trabocchi,</l>
<l>L'un a me noce, e l'altro</l>
<l>Altrui, ch'io non lo scaltro.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">Mi sforza</hi>. Mi priva di forza. [v.2] <hi rend="italic">Saver</hi>. Sapere. [v.3] <hi rend="italic">Ignude</hi>. Prive. [vv.4-6] Ma non sempre i rami degli alberi mostrano di fuori nella scorza o vero nei fiori o nelle foglie la loro virtù naturale. [vv.7-9] Non alle mie parole, ma sì bene a quello che io ho nell'animo, debbono mirare, cioè attendere, Amore e quei begli occhi all'ombra dei quali egli si siede, cioè gli occhi di Laura. [v.10] <hi rend="italic">Si sgombra</hi>. Si sfoga. [v.11] <hi rend="italic">Avven</hi>. Avviene. [vv.12-13] L'uno, cioè il pianto, è di travaglio e di molestia a me stesso, e l'altro, cioè il lamentare, è fastidioso ad altrui, cioè a Laura, perocchè io non lo scaltrisco, cioè non gli so dar grazia e piacevolezza.</note>
<lg>
<l>Dolci rime leggiadre</l>
<l>Che nel primiero assalto</l>
<l>D'Amor usai, quand'io non ebbi altr'arme;</l>
<l>Chi verrà mai che squadre</l>
<l>Questo mio cor di smalto,</l>
<l>Ch'almen, com'io solea, possa sfogarme?</l>
<l>Ch'aver dentr'a lui parme</l>
<l>Un che Madonna sempre</l>
<l>Dipinge e di lei parla:</l>
<l>A voler poi ritrarla</l>
<l>Per me non basto; e par ch'io me ne stempre:</l>
<l>Lasso, così m'è scorso</l>
<l>Lo mio dolce soccorso.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] Vocativi. [vv.2-3] <hi rend="italic">Nel primiero assalto d'Amor</hi>. Nel cominciamento della mia passione amorosa. <hi rend="italic">Altr'arme</hi>. Altra via di dare ad intendere a Laura il mio stato. [v.4] <hi rend="italic">Verrà</hi>. Avverrà. <hi rend="italic">Squadre</hi>. Squadri. Cioè riduca a squadra, assetti, dirozzi, polisca. E vuol dire, riduca atto a sapere esprimere i suoi sentimenti amorosi con dolcezza e leggiadria. [v.5] <hi rend="italic">Di smalto</hi>. Cioè durissimo. [v.6] In modo che almeno io mi possa sfogare come io faceva <hi rend="italic">nel primiero assalto d'Amore</hi>, quando io usava quelle <hi rend="italic">dolci rime leggiadre</hi>. [v.7] <hi rend="italic">A lui</hi>. Cioè al mio cuore. <hi rend="italic">Parme</hi>. Parmi. [v.8] <hi rend="italic">Un</hi>. Una persona. [vv.10-11] Volendola poi dipingere io stesso con parole, non riesco da tanto: e nondimeno pare che io me ne stemperi, cioè vi pongo ogni sforzo; o vero, e di questa mia insufficienza pare che io mi stemperi, cioè mi struggo; tanto dispiacere ne prendo. [v.12] <hi rend="italic">M'è scorso</hi>. Mi si è dileguato. Mi è fuggito di mano, mancato, venuto meno. [v.13] Cioè quello delle <hi rend="italic">dolci rime leggiadre</hi> che io usai da principio.</note>
<lg>
<l>Come fanciul ch'appena</l>
<l>Volge la lingua e snoda;</l>
<l>Che dir non sa, ma 'l più tacer gli è noia;</l>
<l>Così 'l desir mi mena</l>
<l>A dire; e vo' che m'oda</l>
<l>La mia dolce nemica anzi ch'io moia.</l>
<l>Se forse ogni sua gioia</l>
<l>Nel suo bel viso è solo,</l>
<l>E di tutt'altro è schiva;</l>
<l>Odil tu verde riva,</l>
<l>E presta a' miei sospir sì largo volo</l>
<l>Che sempre si ridica</l>
<l>Come tu m'eri amica.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.3] <hi rend="italic">Ma 'l più tacer gli è noia</hi>. Ma il silenzio oramai gli rincresce, e però favella pur come può. [vv.4-5] <hi rend="italic">Il desir mi mena a dire</hi>. Non ostante che io non sappia dire leggiadramente. <hi rend="italic">Vo'</hi>. Voglio. [v.6] <hi rend="italic">Anzi che</hi>. Prima che. [vv.7-13] Se per avventura Laura non prende piacere se non del suo proprio volto, ed ha ogni altra cosa a noia, tu o verde riva (che fosti calcata da' suoi piedi), ascolta il mio dire, e fa che esso si divulghi per modo, e prestagli tanta celebrità, che perpetuamente sia ricordato l'amore che io ti portai.</note>
<lg>
<l>Ben sai che sì bel piede</l>
<l>Non toccò terra unquanco,</l>
<l>Come quel di che già segnata fosti:</l>
<l>Onde 'l cor lasso riede</l>
<l>Col tormentoso fianco</l>
<l>A partir teco i lor pensier nascosti.</l>
<l>Così avestu riposti</l>
<l>De' bei vestigi sparsi</l>
<l>Ancor tra' fiori e l'erba;</l>
<l>Che la mia vita acerba</l>
<l>Lagrimando trovasse ove acquetarsi.</l>
<l>Ma come può s'appaga</l>
<l>L'alma dubbiosa e vaga.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.2] Viene a dire: non fu mai al mondo. [v.3] <hi rend="italic">Come</hi>. Dipende dalle parole del primo verso <hi rend="italic">sì bel. Quel</hi>. Cioè il piede di Laura. <hi rend="italic">Di che</hi>. Del quale. Cioè de' cui vestigi. [vv.4-6] Onde il mio cuore infelice e il fianco affannoso (col quale io, giacendo, ti premo) riedono, cioè tornano, qua tratto tratto, a divider teco i loro pensieri nascosti. [vv.7-11] E piacesse a Dio che tu serbassi ancora qualcuno degli sparsi vestigi di Laura, riposto tra i fiori e l'erba, sicchè la mia vita trista trovasse ove acquietarsi nelle sue pene. <hi rend="italic">Avestu</hi> vale <hi rend="italic">avessi tu</hi>. [v.13] <hi rend="italic">L'alma</hi>. Cioè l'alma mia. <hi rend="italic">Vaga</hi>. Errante. Dice <hi rend="italic">dubbiosa e vaga</hi> perchè egli non sa di certo quali sieno i luoghi stati tocchi dal piede della sua donna.</note>
<lg>
<l>Ovunque gli occhi volgo,</l>
<l>Trovo un dolce sereno,</l>
<l>Pensando: qui percosse il vago lume.</l>
<l>Qualunque erba o fior colgo,</l>
<l>Credo che nel terreno</l>
<l>Aggia radice, ov'ella ebbe in costume</l>
<l>Gir fra le piagge e 'l fiume,</l>
<l>E talor farsi un seggio</l>
<l>Fresco, fiorito e verde.</l>
<l>Così nulla sen perde:</l>
<l>E più certezza averne, fora il peggio.</l>
<l>Spirto beato, quale</l>
<l>Se', quando altrui fai tale?</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.3] <hi rend="italic">Qui percosse il vago lume</hi>. Questo o quest'altro tal luogo fu percosso dal lume delle pupille di Laura. [vv.4-7] Qualora io colgo qui un'erba o un fiore, credo che il terreno ove egli ha radice sia quello ove Laura costumò di andar camminando a diporto tra le sponde e il fiume. <hi rend="italic">Aggia</hi> vuol dire <hi rend="italic">abbia</hi>. [vv.10-11] In tal modo io non perdo nulla di quel che è stato tocco o pur mirato da Laura: e il sapere con più certezza se questa o quell'erba o fiore sia veramente o non sia stato tocco o nato nel terreno premuto da quella, e cose simili, non sarebbe per me se non peggio. [vv.12-13] <hi rend="italic">Spirto beato</hi>. Volge il parlare a Laura. <hi rend="italic">Quale se', quando altrui fai tale</hi>. Che divina cosa è da dire che sii tu stessa, poichè tu rendi così prezioso altrui, cioè a dir le cose fuori di te, con toccarle o mirarle!</note>
<lg>
<l>O poverella mia, come se' rozza!</l>
<l>Credo che tel conoschi:</l>
<l>Rimanti in questi boschi.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">O poverella mia</hi>. Parla alla Canzone. [v.2] <hi rend="italic">Che tel conoschi</hi>. Cioè che conoschi d'essere così rozza.</note>
</div2>
<div2>
<head>109 (RVF 126)</head>
<argument><p>Rivolgesi estatico a que' luoghi ove la vide, e dove fu, ed è beato in amarla.</p></argument>
<lg>
<l>Chiare, fresche e dolci acque,</l>
<l>Ove le belle membra</l>
<l>Pose colei che sola a me par donna;</l>
<l>Gentil ramo, ove piacque</l>
<l>(Con sospir mi rimembra)</l>
<l>A lei di fare al bel fianco colonna;</l>
<l>Erba e fior, che la gonna</l>
<l>Leggiadra ricoverse</l>
<l>Con l'angelico seno;</l>
<l>Aer sacro sereno,</l>
<l>Ov'Amor co' begli occhi il cor m'aperse;</l>
<l>Date udienza insieme</l>
<l>Alle dolenti mie parole estreme.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.2] <hi rend="italic">Ove</hi>. In riva alle quali. <hi rend="italic">Le belle membra</hi>. Suppliscasi <hi rend="italic">sue</hi>. [v.3] <hi rend="italic">Pose</hi>. Adagiò. [v.5] Non senza sospirare me ne ricordo. [v.6] <hi rend="italic">Di fare al bel fianco colonna</hi>. Cioè di appoggiare il fianco. [v.7] <hi rend="italic">Che</hi>. Accusativo. [v.8] <hi rend="italic">Ricoverse</hi>. Ricoperse. [v.9] <hi rend="italic">Con</hi>. E.</note>
<lg>
<l>S'egli è pur mio destino</l>
<l>(E 'l Cielo in ciò s'adopra)</l>
<l>Ch'Amor quest'occhi lagrimando chiuda,</l>
<l>Qualche grazia il meschino</l>
<l>Corpo fra voi ricopra,</l>
<l>E torni l'alma al proprio albergo ignuda.</l>
<l>La morte fia men cruda</l>
<l>Se questa speme porto</l>
<l>A quel dubbioso passo;</l>
<l>Che lo spirito lasso</l>
<l>Non poria mai in più riposato porto</l>
<l>Nè 'n più tranquilla fossa</l>
<l>Fuggir la carne travagliata e l'ossa.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.2] <hi rend="italic">In ciò s'adopra</hi>. Procura. Vuol dire: ed è piacer del Cielo. [v.3] Cioè, che io muoia d'amore infelice. La voce <hi rend="italic">lagrimando</hi> si riferisce agli occhi, non ad Amore. [vv.4-5] Cioè, qualche cortese persona, qualcuno per atto di grazia, sotterri il mio corpo qui tra voi. [v.6] <hi rend="italic">Al proprio albergo</hi>. Al cielo. Parla secondo i Platonici. <hi rend="italic">Ignuda</hi>. Cioè spogliata del corpo. [v.7] La <hi rend="italic">morte</hi>. La mia morte. [v.8] <hi rend="italic">Questa speme</hi>. Cioè d'essere sotterrato fra voi. <hi rend="italic">Porto</hi>. Porto meco. [v.9] <hi rend="italic">A quel dubbioso passo</hi>. Così chiama la morte. [v.10] <hi rend="italic">Che</hi>. Perocchè. <hi rend="italic">Lo spirito</hi>. Il mio spirito. [vv.11-13] Cioè, non potrebbe certo in niun modo, partendosi da questo corpo misero, lasciare esso corpo in più riposato porto nè in più tranquillo sepolcro che qui tra voi.</note>
<lg>
<l>Tempo verrà ancor forse,</l>
<l>Ch'all'usato soggiorno</l>
<l>Torni la fera bella e mansueta:</l>
<l>E là 'v'ella mi scorse</l>
<l>Nel benedetto giorno,</l>
<l>Volga la vista desiosa e lieta,</l>
<l>Cercandomi; ed, o pieta!</l>
<l>Già terra infra le pietre</l>
<l>Vedendo, Amor l'inspiri</l>
<l>In guisa che sospiri</l>
<l>Sì dolcemente che mercè m'impetre,</l>
<l>E faccia forza al Cielo,</l>
<l>Asciugandosi gli occhi col bel velo.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.2] <hi rend="italic">All'usato soggiorno</hi>. Cioè, a questo luogo che ella fu solita di praticare. [v.3] <hi rend="italic">La fera</hi>. Cioè Laura. [v.4] <hi rend="italic">Là 've</hi>. Là dove. [v.5] <hi rend="italic">Nel benedetto giorno</hi>. Cioè, in quel giorno che io la vidi qui seduta. [v.7] <hi rend="italic">O pietà!</hi> Oh pietà! Cioè, oh dolore! [v.8] <hi rend="italic">Già terra</hi>. Già divenuto terra. [v.9] <hi rend="italic">Vedendo</hi>. Vedendomi. Cioè vedendomi essa. [v.10] <hi rend="italic">Che sospiri</hi>. Che ella sospiri. [vv.11-12] <hi rend="italic">Mercè m'impetre, e faccia forza al Cielo</hi>. Cioè sforzi dolcemente il Cielo a usar pietà col mio spirito. <hi rend="italic">Impetre</hi> sta per <hi rend="italic">impetri</hi>.</note>
<lg>
<l>Da' be' rami scendea</l>
<l>(Dolce nella memoria)</l>
<l>Una pioggia di fior sovra 'l suo grembo;</l>
<l>Ed ella si sedea</l>
<l>Umile in tanta gloria,</l>
<l>Coverta già dell'amoroso nembo.</l>
<l>Qual fior cadea sul lembo,</l>
<l>Qual su le trecce bionde,</l>
<l>Ch'oro forbito e perle</l>
<l>Eran quel dì a vederle;</l>
<l>Qual si posava in terra e qual su l'onde;</l>
<l>Qual con un vago errore,</l>
<l>Girando, parea dir: qui regna Amore.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">Da' be' rami</hi>. Sotto ai quali ella era assisa. <hi rend="italic">Scendea</hi>. Nel giorno detto di sopra. [v.2] Dolce a ricordarmene. [v.6] <hi rend="italic">Coverta</hi>. Coperta. <hi rend="italic">Dell'amoroso nembo</hi>. Cioè di quella pioggia di fiori che le cadeva sopra. [v.7] <hi rend="italic">Sul lembo</hi>. Della sua veste. [v.11] <hi rend="italic">Su l'onde</hi>. Del fiume in sulla cui riva ella era assisa. [vv.12-13] <hi rend="italic">Con un vago errore girando</hi>. Cioè, vagando qua e là, o vero errando leggiadramente, e aggirandosi.</note>
<lg>
<l>Quante volte diss'io</l>
<l>Allor pien di spavento:</l>
<l>Costei per fermo nacque in paradiso!</l>
<l>Così carco d'obblio</l>
<l>Il divin portamento</l>
<l>E 'l volto e le parole e 'l dolce riso</l>
<l>M'aveano, e sì diviso</l>
<l>Dall'immagine vera,</l>
<l>Ch'i' dicea sospirando:</l>
<l>Qui come venn'io o quando?</l>
<l>Credendo esser in Ciel, non là dov'era.</l>
<l>Da indi in qua mi piace</l>
<l>Quest'erba sì, ch'altrove non ho pace.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.2] <hi rend="italic">Pien di spavento</hi>. Effetto del tormentoso desiderio cagionato in me da quella stupenda bellezza che io vedeva in Laura. [v.3] <hi rend="italic">Per fermo</hi>. Per certo. Certamente. [vv.4-9] Il divino portamento della persona, il volto, le parole e il soave riso di colei, m'avevano sì fattamente carco d'obblio, cioè confuso e tratto d'intendimento, e così diviso dalla immagine vera, cioè alienato dalla vera opinione, dal concetto vero, dal conoscimento di ciò che io vedeva, per modo, ch'io dicea sospirando. [v.11] <hi rend="italic">Credendo</hi>. Perocchè io mi credeva. <hi rend="italic">Dov'era</hi>. Dove io era veramente.</note>
<lg>
<l>Se tu avessi ornamenti quant'hai voglia,</l>
<l>Potresti arditamente</l>
<l>Uscir del bosco e gir infra la gente.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] Se tu fossi così bene acconcia e adorna come desidereresti di essere. Parla alla Canzone.</note>
</div2>
<div2>
<head>110 (RVF 127)</head>
<argument><p>Lontano da Laura, si riconforta trovando la sua bella immagine da per tutto.</p></argument>
<lg>
<l>In quella parte dov'amor mi sprona,</l>
<l>Conven ch'io volga le dogliose rime,</l>
<l>Che son seguaci della mente afflitta.</l>
<l>Quai fien ultime, lasso, e qua' fien prime?</l>
<l>Colui che del mio mal meco ragiona,</l>
<l>Mi lascia in dubbio; sì confuso ditta.</l>
<l>Ma pur quanto l'istoria trovo scritta</l>
<l>In mezzo 'l cor, che sì spesso rincorro,</l>
<l>Con la sua propria man, de' miei martiri,</l>
<l>Dirò; perchè i sospiri,</l>
<l>Parlando, han triegua, ed al dolor soccorro.</l>
<l>Dico che, perch'io miri</l>
<l>Mille cose diverse attento e fiso,</l>
<l>Sol una donna veggio e 'l suo bel viso.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[vv.1-3] Viene a dire: io mi trovo costretto a cantare, a prendere per materia delle mie rime, Laura e l'amor mio. [v.4] <hi rend="italic">Fien</hi>. Saranno. [v.5] Cioè Amore. [v.6] <hi rend="italic">Mi lascia in dubbio</hi>. Cioè, donde io debba incominciare e dove finire. <hi rend="italic">Confuso</hi>. Confusamente. <hi rend="italic">Ditta</hi>. Detta. Verbo. [vv.7-9] Ma nondimeno per quanto, secondo che, trovo nel cuor mio scritta colla propria mano di Amore, la istoria de' miei martirii, la quale io soglio riandare, rileggere, così spesso. [v.10] <hi rend="italic">Dirò</hi>. Parlerò. Canterò. <hi rend="italic">I sospiri</hi>. I miei sospiri. [v.11] <hi rend="italic">Ed al dolor soccorro</hi>. E perchè, parlando, io soccorro al dolore, cioè alleggerisco il mio dolore. [vv.12-13] <hi rend="italic">Dico</hi>. Dico adunque. <hi rend="italic">Perch'io miri mille cose diverse</hi>. Per quante cose diverse io miri. Per mirar che io faccia mille cose diverse.</note>
<lg>
<l>Poi che la dispietata mia ventura</l>
<l>M'ha dilungato dal maggior mio bene,</l>
<l>Noiosa, inesorabile e superba;</l>
<l>Amor col rimembrar sol mi mantene:</l>
<l>Onde s'io veggio in giovenil figura</l>
<l>Incominciarsi 'l mondo a vestir d'erba,</l>
<l>Parmi veder in quella etate acerba</l>
<l>La bella giovenetta, ch'ora è donna:</l>
<l>Poi che sormonta riscaldando il sole,</l>
<l>Parmi qual esser sole</l>
<l>Fiamma d'amor che 'n cor alto s'indonna:</l>
<l>Ma quando il dì si dole</l>
<l>Di lui che passo passo addietro torni,</l>
<l>Veggio lei giunta a' suoi perfetti giorni.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">Ventura</hi>. Fortuna. [v.2] <hi rend="italic">Dilungato</hi>. Allontanato. <hi rend="italic">Dal maggior mio bene</hi>. Cioè da Laura. [v.3] Questo verso si riferisce alla voce <hi rend="italic">ventura. Noiosa</hi> vale <hi rend="italic">travagliosa</hi>, <hi rend="italic">dispiacevole</hi>, <hi rend="italic">acerba</hi>. [v.4] <hi rend="italic">Col rimembrar sol mi mantene</hi>. Mi sostenta solo colle reminiscenze, colle rimembranze, cioè di Laura. <hi rend="italic">Mantene</hi> sta per <hi rend="italic">mantiene</hi>. [vv.5-14] Onde qualunque cosa che io vegga, come, per modo di esempio, la primavera, la state, l'autunno, mi richiama alla mente Laura e l'amor mio. Se io veggo il mondo, in sembianza giovanile, incominciarsi a vestir d'erba, cioè a dire se io veggo la primavera, parmi di veder colei, che ora è donna, dico di vederla ancor giovanetta e in quella etate acerba, cioè nella età immatura, verde. Quando il sole sormonta, cioè monta su via via, riscaldando (che è al tempo della state), io lo assomiglio a una fiamma di amore che a poco a poco s'indonna, cioè si fa signora, di un animo alto, cioè grande e nobile. E quando il giorno duolsi di quello, dico del sole, che tornando passo passo indietro, lasci lui vincere dalla notte, che è quanto dire in autunno, io veggo Laura giunta alla età matura. <hi rend="italic">Sole</hi> nel decimo verso sta per <hi rend="italic">suole</hi>.</note>
<lg>
<l>In ramo fronde, ovver viole in terra</l>
<l>Mirando alla stagion che 'l freddo perde,</l>
<l>E le stelle migliori acquistan forza;</l>
<l>Negli occhi ho pur le violette e 'l verde</l>
<l>Di ch'era nel principio di mia guerra</l>
<l>Amor armatò sì ch'ancor mi sforza,</l>
<l>E quella dolce leggiadretta scorza</l>
<l>Che ricopria le pargolette membra</l>
<l>Dov'oggi alberga l'anima gentile</l>
<l>Ch'ogni altro piacer vile</l>
<l>Sembrar mi fa; sì forte mi rimembra</l>
<l>Del portamento umile,</l>
<l>Ch'allor fioriva, e poi crebbe anzi gli anni,</l>
<l>Cagion sola e riposo de' mie' affanni.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.2] <hi rend="italic">Mirando</hi>. Cioè mirando io. <hi rend="italic">Alla</hi>. Nella. <hi rend="italic">Che</hi>. Nella quale. <hi rend="italic">Perde</hi>. Perde della sua forza. È vinto. [v.3] <hi rend="italic">Le stelle migliori</hi>. Le costellazioni e gli astri delle stagioni calde o temperate dell'anno. [vv.4-6] Mi par di vedere quelle violette e quel verde di che Amore nel cominciamento della mia passione era armato in guisa che anche oggi egli mi fa forza. Pare che voglia intendere dei fiorellini di cui Laura fosse solita di adornarsi nella sua prima giovinezza. [v.7] Intende le vesti colorate, o come altri vuole, la pelle dilicata e candida. [v.8] <hi rend="italic">Le pargolette membra</hi>. Cioè le tenere membra di Laura giovanetta. [v.11] <hi rend="italic">Sì forte mi rimembra</hi>. Sì viva e gagliarda ricordanza nasce allora in me. Si riferisce alle parole del quarto verso <hi rend="italic">negli occhi ho pur</hi>. [v.12] Di quella modestia del sembiante e degli atti di Laura. [v.13] <hi rend="italic">Allor</hi>. Cioè nella prima giovanezza di Laura e nel principio della mia passione amorosa. <hi rend="italic">Anzi agli anni</hi>. Più prestamente che a proporzione degli anni. [v.14] <hi rend="italic">Mie'</hi>. Miei.</note>
<lg>
<l>Qualor tenera neve per li colli</l>
<l>Dal Sol percossa veggio di lontano,</l>
<l>Come 'l Sol neve mi governa Amore,</l>
<l>Pensando nel bel viso più che umano,</l>
<l>Che può da lunge gli occhi miei far molli,</l>
<l>Ma da presso gli abbaglia, e vince il core;</l>
<l>Ove, fra 'l bianco e l'aureo colore,</l>
<l>Sempre si mostra quel che mai non vide</l>
<l>Occhio mortal, ch'io creda, altro che 'l mio;</l>
<l>E del caldo desio,</l>
<l>Ch'è quando, i' sospirando, ella sorride,</l>
<l>M'infiamma sì, che obblio</l>
<l>Niente apprezza, ma diventa eterno;</l>
<l>Nè state il cangia, nè lo spegne il verno.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">Qualor</hi>. Qualunque volta. Sempre che. Ogni volta che. [v.3] Amore mi governa come il sole la neve. Cioè fa di me quello che fa il sole della neve. Suppliscasi: dico fra me, [v.4] <hi rend="italic">Pensando</hi>. Cioè mi governa, pensando io. <hi rend="italic">Nel</hi>. Al. <hi rend="italic">Più che umano</hi>. Sovrumano. [v.5] <hi rend="italic">Da lunge</hi>. Cioè quando io non lo veggo. [vv.7-13] Nel qual viso, tra il color bianco della carne e il dorato dei capelli, sempre si mostra, cioè apparisce, quello che, per quanto io credo, non fu mai veduto da occhio mortale eccetto che il mio (vuol dire la bellezza interna, e le perfezioni dell'animo di Laura), quello, dico, che m'infiamma di un desiderio ardente; e ciò avviene allora che sospirando io, ella sorride; il qual desiderio è tale che niente apprezza obblio, cioè non teme di mancare, di venir meno, ma diventa eterno.</note>
<lg>
<l>Non vidi mai dopo notturna pioggia</l>
<l>Gir per l'aere sereno stelle erranti,</l>
<l>E fiammeggiar fra la rugiada e 'l gelo,</l>
<l>Ch'i' non avessi i begli occhi davanti,</l>
<l>Ove la stanca mia vita s'appoggia,</l>
<l>Qual'io gli vidi all'ombra d'un bel velo:</l>
<l>E siccome di lor bellezze il cielo</l>
<l>Splendea quel dì, così, bagnati ancora,</l>
<l>Li veggio sfavillar: ond'io sempr'ardo.</l>
<l>Se 'l Sol levarsi sguardo,</l>
<l>Sento il lume apparir che m'innamora;</l>
<l>Se tramontarsi al tardo,</l>
<l>Parmel veder quando si volge altrove,</l>
<l>Lassando tenebroso onde si move.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[vv.4-9] Che non mi paresse, senza che mi paresse, vedermi dinanzi quei begli occhi ai quali si appoggia la mia stanca vita, cioè a dire, che sono conforto e sostegno della mia vita misera; dico vedermeli dinanzi quali io li vidi una volta adombrati da un velo, che ricopriva il loro pianto. E parmi di vederli, quantunque così lagrimosi, sfavillare, nel modo che io vidi quella volta risplendere delle loro bellezze il cielo: del qual fulgore dei medesimi io ardo sempre. [v.10] <hi rend="italic">Sguardo</hi>. Miro. [v.11] Cioè, parmi vedere apparire gli occhi di Laura. [v.12] <hi rend="italic">Se tramontarsi</hi>. Se veggo il sole tramontare. <hi rend="italic">Al tardo</hi>. In sul tardi. A sera. [v.13] Parmi vedere <hi rend="italic">il lume che m'innamora</hi>, cioè gli occhi di Laura, volgersi altrove. [v.14] <hi rend="italic">Onde si move</hi>. Il luogo onde esso si ritira.</note>
<lg>
<l>Se mai candide rose con vermiglie</l>
<l>In vasel d'oro vider gli occhi miei,</l>
<l>Allor allor da vergine man colte;</l>
<l>Veder pensaro il viso di colei</l>
<l>Ch'avanza tutte l'altre maraviglie</l>
<l>Con tre belle eccellenzie in lui raccolte;</l>
<l>Le bionde trecce sopra 'l collo sciolte,</l>
<l>Ov'ogni latte perderia sua prova;</l>
<l>E le guance, ch'adorna un dolce foco.</l>
<l>Ma pur che l'ora un poco</l>
<l>Fior bianchi e gialli per le piagge mova,</l>
<l>Torna alla mente il loco</l>
<l>E 'l primo dì ch'i' vidi a l'aura sparsi</l>
<l>I capei d'oro; ond'io sì subit'arsi.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">Se mai</hi>. Se alcuna volta. Se talvolta. [v.3] <hi rend="italic">Allor allor</hi>. Pur allora. Pur dianzi. [v.4] <hi rend="italic">Veder pensaro</hi>. Credettero, s'immaginarono, di vedere. [v.5] <hi rend="italic">Che</hi>. Cioè il qual viso. <hi rend="italic">Avanza</hi>. Supera. <hi rend="italic">Maraviglie</hi>. Cose maravigliose. [v.6] <hi rend="italic">Con</hi>. Dipende dal verbo <hi rend="italic">avanza</hi>. [vv.7-9] Le tre eccellenze sono il biondo dei capelli, il bianco del collo e il vermiglio delle guance. <hi rend="italic">Ov'ogni latte perderia sua prova</hi> vuol dire: dal quale, cioè dal collo, ogni latte sarebbe vinto di bianchezza. [v.10] Ma per poco che l'aria. Ma solo che l'aria un poco. [v.11] <hi rend="italic">Mova</hi>. Agiti. [v.12] <hi rend="italic">Torna</hi>. Mi torna. [v.13] <hi rend="italic">A l'aura</hi>. È detto con sentimento doppio, e vale in un tempo <hi rend="italic">all'aria</hi> e<hi rend="italic"> a Laura</hi>.</note>
<lg>
<l>Ad una ad una annoverar le stelle,</l>
<l>E 'n picciol vetro chiuder tutte l'acque</l>
<l>Forse credea quando in sì poca carta</l>
<l>Novo pensier di ricontar mi nacque</l>
<l>In quante parti il fior dell'altre belle,</l>
<l>Stando in se stessa, ha la sua luce sparta,</l>
<l>Acciocchè mai da lei non mi diparta:</l>
<l>Nè farò io; e se pur talor fuggo,</l>
<l>In cielo e 'n terra m'ha racchiusi i passi;</l>
<l>Perchè agli occhi miei lassi</l>
<l>Sempre è presente, ond'io tutto mi struggo;</l>
<l>E così meco stassi,</l>
<l>Ch'altra non veggio mai, nè veder bramo,</l>
<l>Nè 'l nome d'altra ne' sospir miei chiamo.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[vv.1-14] Ma forse io ho creduto di potere annoverare, cioè contare, numerare, le stelle a una a una, e chiudere tutte le acque del mondo in un picciol vaso, quando mi è nato il nuovo, cioè strano, pensiero di raccontare con una breve canzone, in quante parti il fiore delle altre belle, cioè Laura, senza uscir di se stessa, ha sparsa la sua luce (che viene a dir, quante cose mi recano alla fantasia la immagine di Laura); il che ella ha fatto acciocchè io mai non mi parta dall'amor suo; cosa che io già non sono per fare; e se anche cerco talvolta di partirmene, ella (con avere sparsa la sua luce in tante parti) mi ha serrato i passi in cielo e in terra, cioè in ogni dove; perocchè ogni cosa me la rappresenta al pensiero, onde io mi disfaccio e consumo tutto; ed ella sta sempre meco per modo che io non veggo mai nè bramo vedere altra donna, nè chiamo ne' miei sospiri altro nome che il suo.</note>
<lg>
<l>Ben sai, Canzon, che quant'io parlo è nulla</l>
<l>Al celato amoroso mio pensero,</l>
<l>Che dì e notte nella mente porto;</l>
<l>Solo per cui conforto</l>
<l>In così lunga guerra anco non pero:</l>
<l>Che ben m'avria già morto</l>
<l>La lontananza del mio cor, piangendo;</l>
<l>Ma quinci dalla morte indugio prendo.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">Quant'io parlo</hi>. Tutto ciò che io dico. Ogni mio dire. [v.2] <hi rend="italic">Al</hi>. Rispetto al. A comparazione, a proporzione, del. [vv.4-5] Il qual pensiero, col conforto che egli mi porge, è sola cagione che in così lungo affanno e travaglio, ancora io non vengo meno. [v.6] <hi rend="italic">Che</hi>. Perocchè. <hi rend="italic">Ben</hi>. Certamente. <hi rend="italic">Morto</hi>. Ucciso. [v.7] <hi rend="italic">La lontananza del mio cor</hi>. Cioè la lontananza di Laura. <hi rend="italic">Piangendo</hi>. Cioè piangendo io. [v.8] Ma col detto conforto vengo ritardando il morire, cioè mantenendomi in vita.</note>
</div2>
<div2>
<head>111 (RVF 129)</head>
<argument><p>Nemico de' luoghi abitati, ama le solitudini per isfogarvi il suo cuore.</p></argument>
<lg>
<l>Di pensier in pensier, di monte in monte</l>
<l>Mi guida Amor; ch'ogni segnato calle</l>
<l>Provo contrario alla tranquilla vita.</l>
<l>Se 'n solitaria piaggia rivo o fonte,</l>
<l>Se 'n fra duo poggi siede ombrosa valle,</l>
<l>Ivi s'acqueta l'alma sbigottita;</l>
<l>E, com'Amor la 'nvita,</l>
<l>Or ride or piagne or teme or s'assicura;</l>
<l>E 'l volto che lei segue, ov'ella il mena,</l>
<l>Si turba e rasserena,</l>
<l>Ed in un esser picciol tempo dura;</l>
<l>Onde alla vista uom di tal vita esperto</l>
<l>Diria: questi arde, e di suo stato è incerto.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[vv.2-3] <hi rend="italic">Ch'ogni segnato calle provo contrario alla tranquilla vita</hi>. Perocchè ogni via praticata dagli uomini mi riesce contraria alla tranquillità della vita. Cioè a dire, io non trovo pace in alcun luogo praticato dagli uomini. [v.4] <hi rend="italic">Rivo o fonte</hi>. Il verbo al quale questi due nomi si riferiscono, è <hi rend="italic">siede</hi>, che sta nel verso seguente, se ben questa voce, rispetto al suo significato, appartiene più propriamente ad <hi rend="italic">ombrosa valle</hi>, a cui pure è congiunto. [v.6] <hi rend="italic">L'alma</hi>. Cioè l'alma mia. [v.7] E secondo che Amore le pone innanzi un pensiero o un altro. [v.9] <hi rend="italic">Il volto</hi>. Cioè il volto mio. <hi rend="italic">Che lei segue</hi>. Che segue l'anima. Cioè si conforma allo stato e ai movimenti dell'anima. [v.11] E poco dura in un medesimo stato. [v.12] <hi rend="italic">Alla vista</hi>. Al solo vedermi. <hi rend="italic">Uom di tal vita esperto</hi>. Uno che avesse esperienza di sì fatta vita, cioè di una vita come la mia.</note>
<lg>
<l>Per alti monti e per selve aspre trovo</l>
<l>Qualche riposo; ogni abitato loco</l>
<l>È nemico mortal degli occhi miei.</l>
<l>A ciascun passo nasce un pensier novo</l>
<l>Della mia donna, che sovente in gioco</l>
<l>Gira 'l tormento ch'i' porto per lei;</l>
<l>Ed appena vorrei</l>
<l>Cangiar questo mio viver dolce amaro,</l>
<l>Ch'i' dico: forse ancor ti serva Amore</l>
<l>Ad un tempo migliore;</l>
<l>Forse a te stesso vile, altrui se' caro:</l>
<l>Ed in questa trapasso sospirando:</l>
<l>Or potrebb'esser vero? or come? or quando?</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.4] <hi rend="italic">Nasce</hi>. Mi nasce. [v.5] <hi rend="italic">Della</hi>. Sopra la. Intorno alla. <hi rend="italic">Che</hi>. Il qual pensiero. [v.6] <hi rend="italic">Gira</hi>. Volge. <hi rend="italic">Porto</hi>. Ho. Sento. Patisco. [vv.7-13] E appena mi nasce un pensiero che mi consiglia di cangiare questa mia vita a un tempo dolce ed amara, che un altro pensiero sopravviene e mi dice: forse Amore ti riserba ancora a un tempo più lieto; forse mentre che tu stesso ti hai a vile, altri, cioè Laura, ti ama. E qui sospirando passo a pensare e dire tra me medesimo: or potrebbe ciò esser vero? e come? e quando?</note>
<lg>
<l>Ove porge ombra un pino alto od un colle,</l>
<l>Talor m'arresto, e pur nel primo sasso</l>
<l>Disegno con la mente il suo bel viso.</l>
<l>Poi ch'a me torno, trovo il petto molle</l>
<l>Della pietate; ed allor dico: ahi lasso,</l>
<l>Dove se' giunto, ed onde se' diviso!</l>
<l>Ma mentre tener fiso</l>
<l>Posso al primo pensier la mente vaga,</l>
<l>E mirar lei, ed obbliar me stesso,</l>
<l>Sento Amor sì da presso,</l>
<l>Che del suo proprio error l'alma s'appaga:</l>
<l>In tante parti e sì bella la veggio,</l>
<l>Che se l'error durasse, altro non cheggio.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.2] <hi rend="italic">E pur nel primo sasso</hi>. E nel primo sasso che a caso mi vien veduto. [v.3] <hi rend="italic">Suo</hi>. Di Laura. [vv.4-13] Quando da quella immaginazione ritorno in me stesso, trovo, per la tenerezza, il petto bagnato di lagrime; e allora dico: oh misero, dove sei tu ora, e donde, cioè da quanto cara e dolce immaginazione, sei tu partito. Ma finchè io posso tener fissa nel primo pensiero, cioè nella predetta immaginazione, la mia mente vaga, cioè instabile, e così mirar la mia donna obbliando me stesso, io sento per dir così, l'oggetto dell'amor mio così vicino, che l'anima mia s'appaga del suo proprio errore. E per questo così fatto modo io veggo Laura in tante cose, e veggola così bella, che se tali inganni del mio pensiero fossero durevoli, io non chiederei di più. <hi rend="italic">Cheggio</hi> nell'ultimo verso sta per <hi rend="italic">chiedo</hi>.</note>
<lg>
<l>I' l'ho più volte (or chi fia che mel creda?)</l>
<l>Nell'acqua chiara e sopra l'erba verde</l>
<l>Veduta viva, e nel troncon d'un faggio</l>
<l>E 'n bianca nube, sì fatta che Leda</l>
<l>Avria ben detto che sua figlia perde,</l>
<l>Come stella che 'l Sol copre col raggio:</l>
<l>E quanto in più selvaggio</l>
<l>Loco mi trovo e 'n più deserto lido,</l>
<l>Tanto più bella il mio pensier l'adombra.</l>
<l>Poi quando 'l vero sgombra</l>
<l>Quel dolce error, pur lì medesmo assido</l>
<l>Me freddo, pietra morta in pietra viva,</l>
<l>In guisa d'uom che pensi e pianga e scriva.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[vv.1-6] Più volte (chi mel crederà?) io ho veduta Laura nell'acqua chiara, sopra l'erba verde, nel tronco di un faggio, in una bianca nube; e l'ho veduta come viva, e sì fatta, cioè così bella, che Leda avrebbe confessato che sua figlia, cioè a dire Elena, è inferiore a colei di bellezza, ed è vinta al paragone, come una stella che sia coperta dalla luce del sole. [vv.7-8] E quanto è più selvaggio e deserto il luogo dove io mi trovo. [v.9] <hi rend="italic">L'adombra</hi>. La dipinge. La immagina. [v.10] <hi rend="italic">Sgombra</hi>. Discaccia via. [vv.11-12] <hi rend="italic">Pur lì medesmo</hi>. Quivi medesimo. In quello stesso luogo appunto nel quale io mi trovo. <hi rend="italic">Assido me</hi>. Mi assido. <hi rend="italic">In pietra viva</hi>. Cioè, sopra un sasso naturale.</note>
<lg>
<l>Ove d'altra montagna ombra non tocchi,</l>
<l>Verso 'l maggiore e 'l più spedito giogo,</l>
<l>Tirar mi suol un desiderio intenso:</l>
<l>Indi i miei danni a misurar con gli occhi</l>
<l>Comincio, e 'ntanto lagrimando sfogo</l>
<l>Di dolorosa nebbia il cor condenso,</l>
<l>Allor ch'i' miro e penso,</l>
<l>Quanta aria dal bel viso mi diparte,</l>
<l>Che sempre m'è sì presso e sì lontano:</l>
<l>Poscia fra me pian piano</l>
<l>Che fai tu lasso? forse in quella parte</l>
<l>Or di tua lontananza si sospira:</l>
<l>Ed in questo pensier l'alma respira.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[vv.1-3] Un desiderio intenso mi suol tirare, cioè indurre a salire, in sul giogo più alto e più libero, dove non tocchi, cioè non giunga, ombra di altra montagna. [v.4] <hi rend="italic">Indi</hi>. Di colà. Stando colà. <hi rend="italic">I miei danni</hi>. Vuol dir l'intervallo che è tra il luogo ove si trova egli e quello ove è Laura. [v.6] <hi rend="italic">Di dolorosa nebbia</hi>. Dipende da<hi rend="italic"> condenso. Condenso</hi>. Cioè pregno, ingombro. [v.8] <hi rend="italic">Quanta aria</hi>. Cioè quanto spazio. <hi rend="italic">Dal bel viso</hi>. Cioè da Laura. <hi rend="italic">Diparte</hi>. Divide. [v.9] <hi rend="italic">M'è sì presso e sì lontano</hi>. Mi è sì vicino per virtù del mio pensiero e della mia immaginativa, e sì lontano in effetto. [v.10] <hi rend="italic">Fra me</hi>. Suppliscasi: dico. [v.11] <hi rend="italic">In quella parte</hi>. Cioè colà, dove è Laura.</note>
<lg>
<l>Canzone, oltra quell'alpe,</l>
<l>Là dove 'l ciel è più sereno e lieto,</l>
<l>Mi rivedrai sovr'un ruscel corrente,</l>
<l>Ove l'aura si sente</l>
<l>D'un fresco ed odorifero laureto.</l>
<l>Ivi è 'l mio cor, e quella che 'l m'invola:</l>
<l>Qui veder puoi l'immagine mia sola.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.3] <hi rend="italic">Mi rivedrai</hi>. Cioè vedrai la mia vera persona, la quale non è qui, ma là, dove è Laura. <hi rend="italic">Sovra</hi>. In riva di. [vv.4-5] Modo di dire allegorico, che significa: ove sta Laura. [v.6] <hi rend="italic">Che 'l m'invola</hi>. Che me lo invola.</note>
</div2>
<div2>
<head>112 (RVF 130)</head>
<argument><p>Allontanatosi da Laura, piange, sospira, e si conforta colla sua immagine.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Poi che 'l cammin m'è chiuso di mercede,</l>
<l>Per disperata via son dilungato</l>
<l>Dagli occhi ov'era (i' non so per qual fato)</l>
<l>Riposto il guidardon d'ogni mia fede.</l>
</lg>
<lg>
<l>Pasco 'l cor di sospir, ch'altro non chiede;</l>
<l>E di lagrime vivo, a pianger nato:</l>
<l>Nè di ciò duolmi; perchè in tale stato</l>
<l>È dolce il pianto più ch'altri non crede:</l>
</lg>
<lg>
<l>E solo ad una immagine m'attegno,</l>
<l>Che fe non Zeusi o Prassitele o Fidia,</l>
<l>Ma miglior mastro e di più alto ingegno.</l>
</lg>
<lg>
<l>Qual Scizia m'assicura o qual Numidia,</l>
<l>S'ancor non sazia del mio esilio indegno,</l>
<l>Così nascosto mi ritrova invidia?</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] Poichè mi è impedito di ottener pietà. Poichè io non posso ottener pietà. [v.2] Disperatamente mi sono allontanato. [v.4] <hi rend="italic">Guidardon</hi>. Guiderdone. Premio. [v.8] <hi rend="italic">Ch'altri non crede</hi>. Che non si crede. [v.9] E non ho altro conforto e sostegno che una immagine. Vuol dir la immagine di Laura stampata nella sua mente. [v.10] <hi rend="italic">Che</hi>. Accusativo. [v.11] Intende di Amore. [v.12] <hi rend="italic">M'assicura</hi>. Mi potria far sicuro. [v.13] <hi rend="italic">Del mio esilio</hi>. Chiama esilio la sua lontananza da Laura. <hi rend="italic">Indegno</hi>. Non meritato.</note>
</div2>
<div2>
<head>113 (RVF 131)</head>
<argument><p>Spera che, aggiungendo nuova forza alle sue rime, ella gli sarà più pietosa.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Io canterei d'amor sì novamente,</l>
<l>Ch'al duro fianco il dì mille sospiri</l>
<l>Trarrei per forza, e mille alti desiri</l>
<l>Raccenderei nella gelata mente;</l>
</lg>
<lg>
<l>E 'l bel viso vedrei cangiar sovente,</l>
<l>E bagnar gli occhi, e più pietosi giri</l>
<l>Far, come suol chi degli altrui martiri</l>
<l>E del suo error, quando non val, si pente;</l>
</lg>
<lg>
<l>E le rose vermiglie infra la neve</l>
<l>Mover dall'ora, e discovrir l'avorio,</l>
<l>Che fa di marmo chi da presso 'l guarda;</l>
</lg>
<lg>
<l>E tutto quel perchè nel viver breve</l>
<l>Non rincresco a me stesso, anzi mi glorio</l>
<l>D'esser servato alla stagion più tarda.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">Io canterei</hi>. Io vorrei cantare. <hi rend="italic">Sì novamente</hi>. Sì mirabilmente. In maniera sì maravigliosa. [v.2] <hi rend="italic">Al duro fianco</hi>. Dal duro fianco di Laura. <hi rend="italic">Il dì mille sospiri</hi>. Mille sospiri il dì, cioè ciascun dì. [v.4] <hi rend="italic">Nella gelata mente</hi>. Di Laura. [v.5] <hi rend="italic">Cangiar</hi>. Cangiarsi. [v.6] <hi rend="italic">Bagnar</hi>. Bagnarsi. [v.8] <hi rend="italic">Quando non val</hi>. Troppo tardi. Quando il pentirsi è inutile. [v.9] <hi rend="italic">Le rose vermiglie</hi>. Le labbra. <hi rend="italic">La neve</hi>. Il candore del volto. [v.10] <hi rend="italic">Mover</hi>. Esser mosse. <hi rend="italic">Ora</hi>. Aura. Aria. Intende il fiato di Laura, e vuol dire che egli indurrebbe colei a favellargli. <hi rend="italic">L'avorio</hi>. I denti. [v.11] <hi rend="italic">Fa di marmo</hi>. Fa come impietrire. [vv.12-13] <hi rend="italic">E tutto quel perchè nel viver breve non rincresco a me stesso</hi>. E vedrei somiglianti effetti nascere in tutte quelle cose, cioè in tutte quelle parti di Laura, per le quali questa breve vita non mi viene a noia. [v.14] Di essere destinato a vivere in questo secolo tardo, cioè vecchio, che vuol dir tralignato e corrotto. Altri spiegano: di essere riserbato a vivere insino alla vecchiezza.</note>
</div2>
<div2>
<head>114 (RVF 132)</head>
<argument><p>Vorrebbe spiegare il perchè di tanti effetti contrarj in Amore, e nol sa.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>S'amor non è, che dunque è quel ch'i' sento?</l>
<l>Ma s'egli è amor, per Dio, che cosa e quale?</l>
<l>Se buona, ond'è l'effetto aspro mortale?</l>
<l>Se ria, ond'è sì dolce ogni tormento?</l>
</lg>
<lg>
<l>S'a mia voglia ardo, ond'è 'l pianto e 'l lamento?</l>
<l>S'a mal mio grado, il lamentar che vale?</l>
<l>O viva morte, o dilettoso male,</l>
<l>Come puoi tanto in me s'io nol consento?</l>
</lg>
<lg>
<l>E s'io 'l consento, a gran torto mi doglio.</l>
<l>Fra sì contrari venti, in frale barca</l>
<l>Mi trovo in alto mar, senza governo,</l>
</lg>
<lg>
<l>Sì lieve di saver, d'error sì carca,</l>
<l>Ch'i' medesmo non so quel ch'io mi voglio,</l>
<l>E tremo a mezza state, ardendo il verno.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] Che cosa è quello che io sento se non è amore? [v.2] <hi rend="italic">Che cosa e quale?</hi> Suppliscasi: <hi rend="italic">è</hi>. [v.5] <hi rend="italic">A mia voglia</hi>. Volontariamente. [v.6] <hi rend="italic">A mal mio grado</hi>. Mio mal grado. Contro mia voglia. [v.11] <hi rend="italic">Senza governo</hi>. Senza timone. Dipende dalla voce <hi rend="italic">barca</hi> del verso dietro. [v.12] Dipende da <hi rend="italic">barca. Saver</hi> è detto per <hi rend="italic">sapere</hi>, nome.</note>
</div2>
<div2>
<head>115 (RVF 133)</head>
<argument><p>Incolpa Amore delle miserie in cui è avvolto senza speranza di uscirne.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Amor m'ha posto come segno a strale,</l>
<l>Com'al Sol neve, come cera al foco</l>
<l>E come nebbia al vento; e son già roco,</l>
<l>Donna, mercè chiamando; e voi non cale.</l>
</lg>
<lg>
<l>Dagli occhi vostri uscio 'l colpo mortale,</l>
<l>Contra cui non mi val tempo, nè loco;</l>
<l>Da voi sola procede (e parvi un gioco)</l>
<l>Il sole e 'l foco e 'l vento ond'io son tale.</l>
</lg>
<lg>
<l>I pensier son saette, e 'l viso un sole,</l>
<l>E 'l desir foco; e 'nsieme con quest'arme</l>
<l>Mi punge Amor, m'abbaglia e mi distrugge;</l>
</lg>
<lg>
<l>E l'angelico canto, e le parole,</l>
<l>Col dolce spirto, ond'io non posso aitarme,</l>
<l>Son l'aura innanzi a cui mia vita fugge.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.3] <hi rend="italic">Son</hi>. Son divenuto. [v.4] <hi rend="italic">Mercè chiamando</hi>. A forza d'implorar pietà. <hi rend="italic">E voi non cale</hi>. E a voi non ne cale. E voi non ve ne date pensiero. <hi rend="italic">Voi</hi> qui, come in altri luoghi degli antichi, è terzo caso. [v.8] <hi rend="italic">Son tale</hi>. Sono nello stato che io dico. [v.10] <hi rend="italic">Insieme</hi>. A un tempo. [v.11] <hi rend="italic">Mi punge</hi>. Cioè colle saette, che sono i pensieri. <hi rend="italic">M'abbaglia</hi>. Col sole, ch'è il vostro viso. <hi rend="italic">Mi distrugge</hi>. Col fuoco, ch'è il desiderio. [v.13] <hi rend="italic">Spirto</hi>. Fiato. <hi rend="italic">Onde</hi>. Da cui. Contro a cui. <hi rend="italic">Aitarme</hi>. Aiutarmi. [v.14] <hi rend="italic">L'aura</hi>. Allude al nome di Laura. <hi rend="italic">Innanzi a cui mia vita fugge</hi>. Cioè, che mi riduce all'estremo, in pericolo della vita; che mi uccide.</note>
</div2>
<div2>
<head>116 (RVF 134)</head>
<argument><p>Richiama Laura a veder la crudele agitazione in cui essa sola lo ha posto.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Pace non trovo, e non ho da far guerra;</l>
<l>E temo e spero, ed ardo e son un ghiaccio;</l>
<l>E volo sopra 'l cielo, e giaccio in terra;</l>
<l>E nulla stringo, e tutto 'l mondo abbraccio.</l>
</lg>
<lg>
<l>Tal m'ha in prigion che non m'apre nè serra,</l>
<l>Nè per suo mi riten nè scioglie il laccio;</l>
<l>E non m'ancide Amor e non mi sferra,</l>
<l>Nè mi vuol vivo nè mi trae d'impaccio.</l>
</lg>
<lg>
<l>Veggio senz'occhi; e non ho lingua, e grido;</l>
<l>E bramo di perir, e cheggio aita;</l>
<l>Ed ho in odio me stesso, ed amo altrui:</l>
</lg>
<lg>
<l>Pascomi di dolor; piangendo rido;</l>
<l>Egualmente mi spiace morte e vita.</l>
<l>In questo stato son, Donna, per vui.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.4] <hi rend="italic">Tutto 'l mondo abbraccio</hi>. Colle mie speranze smisurate e folli. [v.5] <hi rend="italic">Tal m'ha in prigion che</hi>. Mi ha in prigione una tale che. [v.6] <hi rend="italic">Per suo</hi>. Come suo. <hi rend="italic">Riten</hi>. Ritiene. [v.7] <hi rend="italic">Ancide</hi>. Uccide. <hi rend="italic">Sferra</hi>. Scatena. [v.10] <hi rend="italic">Cheggio</hi>. Chiedo. [v.11] <hi rend="italic">Altrui</hi>. Cioè Laura. [v.14] <hi rend="italic">Per vui</hi>. Per voi. Cioè, per cagion vostra.</note>
</div2>
<div2>
<head>117 (RVF 135)</head>
<argument><p>Dimostra che l'infelicità del suo stato è una cosa straordinaria e nova.</p></argument>
<lg>
<l>Qual più diversa e nova</l>
<l>Cosa fu mai in qualche stranio clima,</l>
<l>Quella, se ben si stima,</l>
<l>Più mi rassembra; a tal son giunto, Amore.</l>
<l>Là onde 'l dì ven fore,</l>
<l>Vola un augel che sol, senza consorte,</l>
<l>Di volontaria morte</l>
<l>Rinasce, e tutto a viver si rinnova.</l>
<l>Così sol si ritrova</l>
<l>Lo mio voler, e così in su la cima</l>
<l>De' suoi alti pensieri al Sol si volve,</l>
<l>E così si risolve,</l>
<l>E così torna al suo stato di prima;</l>
<l>Arde, e more, e riprende i nervi suoi;</l>
<l>E vive poi con la fenice a prova.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">Qual</hi>. Qualunque. <hi rend="italic">Diversa e nova</hi>. Straordinaria e mirabile. [v.2] <hi rend="italic">Stranio</hi>. Straniero. Forestiero. [v.3] <hi rend="italic">Se ben si stima</hi>. Se rettamente si giudica. [v.4] <hi rend="italic">Mi rassembra</hi>. Mi si assomiglia. <hi rend="italic">A tal son giunto</hi>. In tale stato sono ridotto. [v.5] Colà donde nasce il sole. Cioè, nelle parti d'oriente. <hi rend="italic">Ven</hi> sta per <hi rend="italic">viene</hi>,<hi rend="italic"> fore</hi> per <hi rend="italic">fuori</hi>. [v.6] <hi rend="italic">Un augel</hi>. Cioè la fenice. <hi rend="italic">Senza consorte</hi>. Senz'altro augello della sua specie. Senza marito o moglie. [vv.9-12] Così la mia passione amorosa è unica al mondo; e di sulla cima de' suoi pensieri alti, cioè nobilissimi, o vero, che mirano ad un sublime oggetto, cioè ad ottener l'animo di Laura, essa mia passione, come la fenice dalla cima della sua pira, si volge al sole, cioè a Laura, e come la fenice medesimamente, si disfà e consuma. [v.5] <hi rend="italic">Con la fenice a prova</hi>. A gara colla fenice. Cioè non meno lungamente che la fenice.</note>
<lg>
<l>Una pietra è sì ardita</l>
<l>Là per l'indico mar, che da natura</l>
<l>Tragge a se il ferro, e 'l fura</l>
<l>Dal legno in guisa che i navigi affonde.</l>
<l>Questo prov'io fra l'onde</l>
<l>D'amaro pianto; che quel bello scoglio</l>
<l>Ha col suo duro orgoglio</l>
<l>Condotta ov'affondar conven mia vita:</l>
<l>Così l'alma ha sfornita</l>
<l>(Furando 'l cor, che fu già cosa dura,</l>
<l>E me tenne un, ch'or son diviso e sparso)</l>
<l>Un sasso a trar più scarso</l>
<l>Carne che ferro. O cruda mia ventura!</l>
<l>Che 'n carne essendo, veggio trarmi a riva</l>
<l>Ad una viva, dolce calamita.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">Una pietra è</hi>. Trovasi una pietra. Intende della calamita. [v.2] <hi rend="italic">Da natura</hi>. Per sua natura. [v.4] <hi rend="italic">I navigi</hi>. Le navi. <hi rend="italic">Affonde</hi>. Affondi. Mandi a fondo. [v.5] <hi rend="italic">Questo prov'io</hi>. Il simile provo io. Il simile accade a me. [v.6] <hi rend="italic">Quel bello scoglio</hi>. Cioè Laura. [v.8] Ridotta la mia vita in termine che le conviene affondare, cioè andare a fondo. [vv.9-13] Per tal modo un sasso più scarso a trar carne che ferro, cioè avido di trar carne in vece di ferro, solito di trarre a se non ferro ma carne, ha sguernita l'anima mia, rubando il cuore, il quale già un tempo, siccome è il ferro, fu cosa dura, cioè a dir saldo e freddo incontro ad amore, e come fa il ferro alle navi, mi tenne uno, cioè tenne le mie parti congiunte insieme, laddove ora io sono diviso e sparso, vivendo parte in me medesimo e parte in Laura. [v.14] <hi rend="italic">A riva</hi>. A fine. A morte. [v.15] <hi rend="italic">Ad</hi>. Da.</note>
<lg>
<l>Nell'estremo occidente</l>
<l>Una fera è soave e queta tanto,</l>
<l>Che nulla più; ma pianto</l>
<l>E doglia e morte dentro agli occhi porta:</l>
<l>Molto convene accorta</l>
<l>Esser qual vista mai ver lei si giri:</l>
<l>Pur che gli occhi non miri,</l>
<l>L'altro puossi veder securamente.</l>
<l>Ma io, incauto, dolente,</l>
<l>Corro sempre al mio male; e so ben quanto</l>
<l>N'ho sofferto e n'aspetto; ma l'ingordo</l>
<l>Voler, ch'è cieco e sordo,</l>
<l>Sì mi trasporta, che 'l bel viso santo</l>
<l>E gli occhi vaghi, fien cagion ch'io pera,</l>
<l>Di questa fera angelica, innocente.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.2] <hi rend="italic">Una fera è</hi>. Trovasi una fera. Cioè la catopleba, animale che fu detto essere in Etiopia, e cadere immantinente morto chiunque lo vegga negli occhi. [vv.5-6] <hi rend="italic">Molto convene accorta esser</hi>. Conviene che sia molto accorta. Cioè debbe aver molto riguardo. <hi rend="italic">Qual</hi>. Qualunque. [v.8] <hi rend="italic">L'altro</hi>. Il resto del corpo della fiera. [v.9] <hi rend="italic">Dolente</hi>. Misero. [v.10] <hi rend="italic">Al mio male</hi>. Vuol dir gli occhi e il viso di Laura. <hi rend="italic">Quanto</hi>. Ciò che. [v.11] <hi rend="italic">Ingordo</hi>. Avido. [v.12] <hi rend="italic">Voler</hi>. Appetito. [v.13] <hi rend="italic">Sì mi trasporta, che</hi>. Mi trasporta in guisa, che. [v.14] <hi rend="italic">Fien</hi>. Saranno. [v.15] <hi rend="italic">Di</hi>. Si riferisce al <hi rend="italic">bel viso santo</hi> e agli <hi rend="italic">occhi vaghi</hi>.</note>
<lg>
<l>Surge nel mezzogiorno</l>
<l>Una fontana, e tien nome del sole;</l>
<l>Che per natura sole</l>
<l>Bollir le notti, e 'n sul giorno esser fredda;</l>
<l>E tanto si raffredda;</l>
<l>Quanto 'l Sol monta e quanto è più da presso.</l>
<l>Così avven a me stesso,</l>
<l>Che son fonte di lagrime e soggiorno:</l>
<l>Quando 'l bel lume adorno,</l>
<l>Ch'è 'l mio Sol, s'allontana, e triste e sole</l>
<l>Son le mie luci, e notte oscura è loro;</l>
<l>Ardo allor: ma se l'oro</l>
<l>E i rai veggio apparir del vivo sole,</l>
<l>Tutto dentro e di for sento cangiarme,</l>
<l>E ghiaccio farme; così freddo torno.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">Surge</hi>. Sorge. Cioè scaturisce. <hi rend="italic">Nel mezzogiorno</hi>. Nelle parti del mezzogiorno. [v.2] <hi rend="italic">E tien nome del sole</hi>. E chiamasi fontana del sole. [v.3] <hi rend="italic">Che</hi>. La qual fontana. <hi rend="italic">Sole</hi>. Suole. [v.4] <hi rend="italic">In sul giorno</hi>. Il giorno. Di giorno. [v.5] <hi rend="italic">Tanto</hi>. Tanto maggiormente. [v.6] <hi rend="italic">Quanto</hi>. Quanto più. <hi rend="italic">Da presso</hi>. Vicino. [v.7] <hi rend="italic">Avven</hi>. Avviene. [vv.9-10] <hi rend="italic">Il bel lume adorno, ch'è 'l mio Sol</hi>. Cioè il viso di Laura. <hi rend="italic">Sole</hi>. Abbandonate. [v.11] <hi rend="italic">E notte oscura è loro</hi>. E per loro è notte buia. [v.12] <hi rend="italic">L'oro</hi>. Cioè i capelli. [v.13] <hi rend="italic">I rai</hi>. Cioè gli occhi. <hi rend="italic">Del vivo sole</hi>. Cioè di Laura. [v.14] <hi rend="italic">Di for</hi>. Di fuori. [v.15] <hi rend="italic">E ghiaccio farme</hi>. E mi sento divenir ghiaccio. <hi rend="italic">Torno</hi>. Divento.</note>
<lg>
<l>Un'altra fonte ha Epiro</l>
<l>Di cui si scrive ch'essendo fredda ella,</l>
<l>Ogni spenta facella</l>
<l>Accende, e spegne qual trovasse accesa.</l>
<l>L'anima mia, ch'offesa</l>
<l>Ancor non era d'amoroso foco,</l>
<l>Appressandosi un poco</l>
<l>A quella fredda ch'io sempre sospiro,</l>
<l>Arse tutta; e martiro</l>
<l>Simil giammai nè Sol vide nè stella;</l>
<l>Ch'un cor di marmo a pietà mosso avrebbe:</l>
<l>Poi che 'nfiammata l'ebbe,</l>
<l>Rispensela vertù gelata e bella.</l>
<l>Così più volte ha 'l cor racceso e spento:</l>
<l>I' 'l so che 'l sento, e spesso me n'adiro.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.4] <hi rend="italic">Qual</hi>. Cioè, ogni facella che. Accusativo. [v.8] <hi rend="italic">A quella fredda</hi>. Cioè a Laura. <hi rend="italic">Che</hi>. Per la quale. [vv.9-10] <hi rend="italic">Martiro simil</hi>. Accusativo. [vv.12-13] Poichè colei l'ebbe accesa, una virtù gelata e bella, cioè la castità di colei medesima, la tornò a spegnere. [v.14] <hi rend="italic">Ha</hi>. Cioè <hi rend="italic">quella fredda</hi>, che è Laura. <hi rend="italic">Il cor racceso e spento</hi>. Racceso e spento il mio cuore.</note>
<lg>
<l>Fuor tutt'i nostri lidi,</l>
<l>Nell'isole famose di Fortuna,</l>
<l>Due fonti ha: chi dell'una</l>
<l>Bee, mor ridendo; e chi dell'altra, scampa.</l>
<l>Simil fortuna stampa</l>
<l>Mia vita, che morir poria ridendo</l>
<l>Del gran piacer ch'io prendo,</l>
<l>Se nol temprassen dolorosi stridi.</l>
<l>Amor, ch'ancor mi guidi</l>
<l>Pur all'ombra di fama occulta e bruna,</l>
<l>Tacerem questa fonte, ch'ogni or piena,</l>
<l>Ma con più larga vena</l>
<l>Veggiam quando col Tauro il Sol s'aduna.</l>
<l>Così gli occhi miei piangon d'ogni tempo,</l>
<l>Ma più nel tempo che Madonna vidi.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">Fuor</hi>. Fuori di. Lontano da. <hi rend="italic">Lidi</hi>. Paesi. [v.2] Cioè nelle isole dette Fortunate. [v.3] <hi rend="italic">Ha</hi>. Avvi. [v.4] <hi rend="italic">Mor</hi>. Muore. [vv.5-6] <hi rend="italic">Stampa mia vita</hi>. Forma, qualifica, la mia vita. Dà forma e tenore alla mia vita. <hi rend="italic">Poria</hi>. Potria. [v.7] <hi rend="italic">Del</hi>. Per lo. A cagione del. <hi rend="italic">Ch'io prendo</hi>. Ch'io provo in amar Laura, in mirarla, e in simili cose. [v.8] Se il dolore che io provo altresì per le stesse cagioni, non temperasse questo piacere. [vv.9-10] Amore, che insino a qui non mi guidi se non dietro all'ombra di una fama incerta e oscura. Cioè, che insino a qui m'hai fatto ragionar solamente di cose lontane, dove io non ho seguitato altro che semplici voci e relazioni incerte. Così spiego io questo luogo, diversamente da tutti gli altri interpreti. <hi rend="italic">Pur</hi> qui vale <hi rend="italic">solamente</hi>. [vv.11-13] Poichè tu mi meni pur dietro alle cose lontane e conosciute solo per fama, taceremo dunque di questa fonte della Sorga presso la quale io mi trovo, e che noi veggiamo coi nostri occhi essere piena e copiosa d'acqua in ogni tempo, ma più copiosa e piena quando il sole si congiunge al segno del toro, cioè nel mese di Aprile. [v.14] <hi rend="italic">D'ogni tempo</hi>. In ogni tempo. [v.15] <hi rend="italic">Nel tempo che Madonna vidi</hi>. Cioè nel mese di Aprile, o nel tempo della primavera, quando io vidi Laura la prima volta.</note>
<lg>
<l>Chi spiasse, Canzone,</l>
<l>Quel ch'i' fo, tu puoi dir: sott'un gran sasso</l>
<l>In una chiusa valle, ond'esce Sorga,</l>
<l>Si sta; nè chi lo scorga</l>
<l>V'è, se no Amor, che mai nol lascia un passo,</l>
<l>E l'immagine d'una che lo strugge:</l>
<l>Che per se fugge tutt'altre persone.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">Chi</hi>. Se alcuno. <hi rend="italic">Spiasse</hi>. Ricercasse. [v.2] <hi rend="italic">Quel ch'i' fo</hi>. Che cosa io faccia. [v.3] <hi rend="italic">In una chiusa valle</hi>. Cioè in Valchiusa. [v.4] <hi rend="italic">Scorga</hi>. Vegga. [v.5] <hi rend="italic">Se no</hi>. Se non. [v.6] <hi rend="italic">L'immagine</hi>. Che esso porta scolpita nell'animo. [v.7] <hi rend="italic">Che</hi>. Perocchè. <hi rend="italic">Per se</hi>. Quanto è in lui. <hi rend="italic">Tutt'altre persone</hi>. Ogni altra persona.</note>
</div2>
<div2>
<head>118 (RVF 140)</head>
<argument><p>Non ha coraggio di dirle: Io ti amo; e però conchiude di amarla in silenzio.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Amor, che nel pensier mio vive e regna,</l>
<l>E 'l suo seggio maggior nel mio cor tene,</l>
<l>Talor armato nella fronte vene,</l>
<l>Ivi si loca ed ivi pon sua insegna.</l>
</lg>
<lg>
<l>Quella ch'amare e sofferir ne 'nsegna,</l>
<l>E vuol che 'l gran desio, l'accesa spene</l>
<l>Ragion, vergogna e reverenza affrene;</l>
<l>Di nostro ardir fra se stessa si sdegna.</l>
</lg>
<lg>
<l>Onde Amor paventoso fugge al core,</l>
<l>Lassando ogni sua impresa, e piagne e trema;</l>
<l>Ivi s'asconde e non appar più fore.</l>
</lg>
<lg>
<l>Che poss'io far, temendo il mio Signore,</l>
<l>Se non star seco infin all'ora estrema?</l>
<l>Che bel fin fa chi ben amando more.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.2] <hi rend="italic">Seggio</hi>. Sede. <hi rend="italic">Maggior</hi>. Principale. <hi rend="italic">Tene</hi>. Tiene. [vv.3-4] Cioè, alcune volte, fornitosi di coraggio, si ardisce a dar segno di se nel mio viso, e apparisce di fuori. <hi rend="italic">Vene</hi> sta per <hi rend="italic">viene; si loca</hi> vale <hi rend="italic">si colloca, si alluoga, si accampa</hi>. [v.5] Quella che in un medesimo tempo c'insegna ad amare e a sopportare in pace le pene dell'amore. Vuole intender Laura. [v.6] <hi rend="italic">Il gran desio, l'accesa spene</hi>. Accusativi. [v.7] <hi rend="italic">Affrene</hi>. Affreni. [v.8] <hi rend="italic">Nostro</hi>. Cioè d'Amore e mio. [v.9] <hi rend="italic">Paventoso</hi>. Pauroso. Spaventato. [v.10] <hi rend="italic">Lassando ogni sua impresa</hi>. Cioè, ritirandosi dalla intrapresa di scoprirsi e manifestarsi a Laura. [v.12] <hi rend="italic">Temendo il mio Signore</hi>. Poichè anco il Signor mio, cioè Amore, è impaurito e teme. [v.13] <hi rend="italic">Star seco</hi>. Stare con esso mio Signore. Cioè perseverar di amare. [v.14] <hi rend="italic">Che</hi>. Perocchè. <hi rend="italic">Bel fin fa</hi>. Fa bella fine.</note>
</div2>
<div2>
<head>119 (RVF 141)</head>
<argument><p>Paragona se stesso alla farfalla, che, volando negli occhi altrui, trova la morte.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Come talora al caldo tempo sole</l>
<l>Semplicetta farfalla al lume avvezza</l>
<l>Volar negli occhi altrui per sua vaghezza,</l>
<l>Ond'avven ch'ella more, altri si dole;</l>
</lg>
<lg>
<l>Così sempr'io corro al fatal mio sole</l>
<l>Degli occhi onde mi ven tanta dolcezza,</l>
<l>Che 'l fren della ragion Amor non prezza,</l>
<l>E chi discerne è vinto da chi vole.</l>
</lg>
<lg>
<l>E veggio ben quant'elli a schivo m'hanno;</l>
<l>E so ch'i' ne morrò veracemente;</l>
<l>Che mia vertù non può contra l'affanno:</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma sì m'abbaglia Amor soavemente,</l>
<l>Ch'i' piango l'altrui noia e no 'l mio danno;</l>
<l>E, cieca, al suo morir l'alma consente.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">Al</hi>. Nel. <hi rend="italic">Sole</hi>. Suole. [v.3] <hi rend="italic">Per sua vaghezza</hi>. Cioè, invaghita del lucido di essi occhi. [v.4] <hi rend="italic">Avven</hi>. Avviene. <hi rend="italic">More</hi>. È uccisa. <hi rend="italic">Altri</hi>. Cioè la persona alla quale ella era volata negli occhi. [v.6] <hi rend="italic">Degli occhi</hi>. Cioè degli occhi di Laura. <hi rend="italic">Ven</hi>. Viene. [v.7] <hi rend="italic">Il fren</hi>. Accusativo. <hi rend="italic">Non prezza</hi>. Disprezza. Non cura. [v.8] E l'intelletto è vinto dall'appetito. [v.9] <hi rend="italic">Elli</hi>. Essi. Cioè gli occhi di Laura. <hi rend="italic">A schivo</hi>. A schifo. A noia. In fastidio. [v.11] <hi rend="italic">Che</hi>. Perocchè. <hi rend="italic">Vertù</hi>. Virtù. Forza. <hi rend="italic">Non può</hi>. Non vale. Non è bastante. Non può reggere. [v.12] <hi rend="italic">Sì</hi>. Tanto. Si riferisce a <hi rend="italic">soavemente</hi>. [v.13] <hi rend="italic">L'altrui noia</hi>. Cioè, la noia che io do a Laura con questo mio correr sempre a mirarla. <hi rend="italic">No 'l mio</hi>. Non il mio.</note>
</div2>
<div2>
<head>120 (RVF 142)</head>
<argument><p>Narra la storia fedele del suo amore, e dice esser ben tempo di darsi a Dio.</p></argument>
<lg>
<l>Alla dolce ombra delle belle frondi</l>
<l>Corsi fuggendo un dispietato lume</l>
<l>Che 'nfin quaggiù m'ardea dal terzo cielo;</l>
<l>E disgombrava già di neve i poggi</l>
<l>L'aura amorosa che rinnova il tempo,</l>
<l>E fiorian per le piagge l'erbe e i rami.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">Delle belle frondi</hi>. Cioè, delle frondi d'un lauro; sotto l'allegoria del quale in tutta questa Sestina, come altrove, è significata Laura. [vv.2-3] <hi rend="italic">Fuggendo un dispietato lume che 'nfin quaggiù m'ardea dal terzo cielo</hi>. Vuol dire: spinto ad amare dai crudeli influssi del pianeta del terzo cielo, cioè del pianeta di Venere. [vv.4-6] Accenna la stagione della primavera, il quale fu il tempo che il poeta corse la prima volta all'ombra del lauro, cioè s'innamorò di Laura.</note>
<lg>
<l>Non vide il mondo sì leggiadri rami</l>
<l>Nè mosse 'l vento mai sì verdi frondi</l>
<l>Come a me si mostrar quel primo tempo:</l>
<l>Tal che temendo dell'ardente lume,</l>
<l>Non volsi al mio refugio ombra di poggi,</l>
<l>Ma della pianta più gradita in cielo.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.4] <hi rend="italic">Dell'ardente lume</hi>. Di quello del pianeta di Venere. [v.5] <hi rend="italic">Volsi</hi>. Volli.</note>
<lg>
<l>Un lauro mi difese allor dal cielo;</l>
<l>Onde più volte, vago de' bei rami,</l>
<l>Da po' son gito per selve e per poggi:</l>
<l>Nè giammai ritrovai tronco nè frondi</l>
<l>Tanto onorate dal superno lume,</l>
<l>Che non cangiasser qualitate a tempo.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">Dal cielo</hi>. Cioè dalla stella di Venere. [v.2] <hi rend="italic">Vago de' bei rami</hi>. Desideroso di piante simili a quella. [v.3] <hi rend="italic">Da po'</hi>. Di poi. [vv.4-6] Vuol dire che mai non trovò donna le cui qualità e condizioni col variar dei tempi non si cangiassero, come quelle di Laura non si cangiavano mai. <hi rend="italic">Dal superno lume</hi> significa <hi rend="italic">dal sole</hi> o<hi rend="italic"> dagli astri</hi> o<hi rend="italic"> dal cielo</hi>.</note>
<lg>
<l>Però più fermo ogni or di tempo in tempo</l>
<l>Seguendo ove chiamar m'udia dal cielo,</l>
<l>E scorto d'un soave e chiaro lume,</l>
<l>Tornai sempre devoto ai primi rami,</l>
<l>E quando a terra son sparte le frondi,</l>
<l>E quando 'l Sol fa verdeggiar i poggi.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">Più fermo ogni or di tempo in tempo</hi>. Con animo, nel progresso del tempo, ogni dì più costante e deliberato. <hi rend="italic">Ogni or</hi> vale<hi rend="italic"> ognora</hi>. [v.2] <hi rend="italic">Seguendo ove</hi>. Andando colà dove. [v.3] <hi rend="italic">Scorto</hi>. Guidato. <hi rend="italic">D'un</hi>. Da un. <hi rend="italic">Soave e chiaro lume</hi>. Cioè quello degli occhi di Laura. [vv.5-6] D'autunno e di primavera. O pur d'inverno e di state. Cioè in ogni tempo. <hi rend="italic">Sparte</hi> vuol dire <hi rend="italic">sparse</hi>.</note>
<lg>
<l>Selve, sassi, campagne, fiumi e poggi,</l>
<l>Quant'è creato, vince e cangia il tempo;</l>
<l>Ond'io cheggio perdono a queste frondi</l>
<l>Se, rivolgendo poi molt'anni il cielo,</l>
<l>Fuggir disposi gl'invescati rami</l>
<l>Tosto ch'incominciai di veder lume.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.3] <hi rend="italic">Cheggio</hi>. Chiedo. <hi rend="italic">A queste frondi</hi>. A questo lauro. [v.4] Se poscia, dopo molti anni. [v.5] <hi rend="italic">Fuggir disposi</hi>. Mi risolvetti a fuggire. <hi rend="italic">Gl'invescati rami</hi>. I suoi rami invischiati, cioè intrisi di vischio. [v.6] <hi rend="italic">Di veder lume</hi>. Cioè a conoscere il vero, a ravvedermi.</note>
<lg>
<l>Tanto mi piacque prima il dolce lume,</l>
<l>Ch'i' passai con diletto assai gran poggi</l>
<l>Per poter appressar gli amati rami:</l>
<l>Ora la vita breve e 'l loco e 'l tempo</l>
<l>Mostranmi altro sentier di gir al cielo,</l>
<l>E di far frutto, non pur fiori e frondi.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">Il dolce lume</hi>. Degli occhi di Laura. [v.2] Cioè sostenni con piacere molto grandi travagli. [v.3] <hi rend="italic">Appressar gli</hi>. Appressarmi agli. [v.4] <hi rend="italic">E 'l loco e 'l tempo</hi>. In cui mi trovo. Forse era nella settimana santa o altri giorni sacri. O vuole intendere della sua età provetta. [v.6] E di far frutti, e non fiori e frondi solamente.</note>
<lg>
<l>Altro amor, altre frondi ed altro lume,</l>
<l>Altro salir al ciel per altri poggi</l>
<l>Cerco (che n'è ben tempo) ed altri rami.</l>
</lg>
</div2>
<div2>
<head>121 (RVF 143)</head>
<argument><p>PSentendo parlar di Amore e di Laura, pargli di vedere e sentir Laura stessa.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Quand'io v'odo parlar sì dolcemente,</l>
<l>Com' Amor proprio a' suoi seguaci instilla,</l>
<l>L'acceso mio desir tutto sfavilla,</l>
<l>Tal che 'nfiammar devria l'anime spente.</l>
</lg>
<lg>
<l>Trovo la bella donna allor presente,</l>
<l>Ovunque mi fu mai dolce o tranquilla,</l>
<l>Nell'abito ch'al suon, non d'altra squilla,</l>
<l>Ma di sospir, mi fa destar sovente.</l>
</lg>
<lg>
<l>Le chiome a l'aura sparse, e lei conversa</l>
<l>Indietro veggio; e così bella riede</l>
<l>Nel cor, come colei che tien la chiave.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma 'l soverchio piacer che s'attraversa</l>
<l>Alla mia lingua, qual dentro ella siede,</l>
<l>Di mostrarla in palese ardir non ave.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">V'odo</hi>. Scrive a qualche amico. [v.2] <hi rend="italic">Amor proprio</hi>. Amore medesimo. Chi ha inteso qui <hi rend="italic">amor di se stesso</hi> non ha posto mente a quest'uso che fanno a ogni tratto i buoni scrittori, di <hi rend="italic">proprio</hi> per <hi rend="italic">edesimo</hi>, dicendo <hi rend="italic">io proprio, tu proprio, me proprio, il re proprio</hi> e simili. <hi rend="italic">Instilla</hi>. Inspira. [v.4] <hi rend="italic">Devria</hi>. Dovria. Dovrebbe. <hi rend="italic">Spente</hi>. Fredde. [v.5] <hi rend="italic">Trovo</hi>. Parmi vedere. [v.6] <hi rend="italic">Ovunque</hi>. Tale quale io la vidi ovunque. [v.7] <hi rend="italic">Nell'abito</hi>. Nella forma. Nell'atto. Nel portamento. <hi rend="italic">Squilla</hi>. Campana. [v.8] <hi rend="italic">Mi fa destar sovente</hi>. Rappresentandomisi alla immaginazione nel sonno. [vv.9-10] <hi rend="italic">Conversa indietro</hi>. Rivolta indietro, cioè verso me, come io la vidi talvolta. <hi rend="italic">Riede</hi>. Torna. [v.11] <hi rend="italic">Tien la chiave</hi>. Di esso cuore. [v.13] <hi rend="italic">Qual</hi>. Dipende dalle parole del verso seguente <hi rend="italic">mostrarla in palese. Dentro</hi>. Dentro al cuore. <hi rend="italic">Siede</hi>. Sta. Dimora. [v.14] <hi rend="italic">Mostrarla in palese</hi>. Cioè descriverla con parole. <hi rend="italic">Ave</hi>. Ha.</note>
</div2>
<div2>
<head>122 (RVF 144)</head>
<argument><p>Quai fossero le bellezze di Laura, quand'egli la prima volta se n'invaghì.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Nè così bello il Sol giammai levarsi</l>
<l>Quando 'l ciel fosse più di nebbia scarco,</l>
<l>Nè dopo pioggia vidi 'l celeste arco</l>
<l>Per l'aere in color tanti variarsi,</l>
</lg>
<lg>
<l>In quanti fiammeggiando trasformarsi</l>
<l>Nel dì ch'io presi l'amoroso incarco,</l>
<l>Quel viso al qual (e son nel mio dir parco)</l>
<l>Nulla cosa mortal pote agguagliarsi.</l>
</lg>
<lg>
<l>I' vidi Amor ch'e' begli occhi volgea</l>
<l>Soave sì, ch'ogni altra vista oscura</l>
<l>Da indi in qua m'incominciò apparere.</l>
</lg>
<lg>
<l>Sennuccio, il vidi, e l'arco che tendea,</l>
<l>Tal che mia vita poi non fu secura,</l>
<l>Ed è sì vaga ancor del rivedere.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.5] <hi rend="italic">In quanti</hi>. In quanti colori. <hi rend="italic">Trasformarsi</hi>. Suppliscasi <hi rend="italic">vidi</hi>. [v.6] <hi rend="italic">Presi l'amoroso incarco</hi>. Cioè innamorai di Laura. [v.8] <hi rend="italic">Nulla</hi>. Nessuna. <hi rend="italic">Pote</hi>. Puote. Può. <hi rend="italic">Agguagliarsi</hi>. Compararsi. [v.9] <hi rend="italic">Ch'e' begli occhi</hi>. Che i begli occhi. Cioè gli occhi di Laura. [vv.10-11] <hi rend="italic">Oscura da indi in qua m'incominciò apparere</hi>. Da indi in qua m'incominciò ad apparire, a parere, oscura. [v.12] <hi rend="italic">E l'arco</hi>. E vidi similmente l'arco.<hi rend="italic"> Che tendea</hi>. Che esso Amore tendeva. [v.13] <hi rend="italic">Poi</hi>. Da indi innanzi. [v.14] E nondimeno ella è ancora sì desiderosa di rivedere quella così fatta vista.</note>
</div2>
<div2>
<head>123 (RVF 145)</head>
<argument><p>In qualunque luogo o stato ei si trovi, vivrà sempre sospirando per Laura.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Ponmi ove 'l Sol occide i fiori e l'erba,</l>
<l>O dove vince lui 'l ghiaccio e la neve;</l>
<l>Ponmi ov'è 'l carro suo temprato e leve,</l>
<l>Ed ov'è chi cel rende o chi cel serba;</l>
</lg>
<lg>
<l>Ponm'in umil fortuna, od in superba,</l>
<l>Al dolce aere sereno, al fosco e greve;</l>
<l>Ponmi alla notte, al dì lungo ed al breve,</l>
<l>Alla matura etate od all'acerba;</l>
</lg>
<lg>
<l>Ponm'in cielo od in terra od in abisso,</l>
<l>In alto poggio, in valle ima e palustre,</l>
<l>Libero spirto od a' suoi membri affisso;</l>
</lg>
<lg>
<l>Ponmi con fama oscura o con illustre:</l>
<l>Sarò qual fui, vivrò com'io son visso,</l>
<l>Continuando il mio sospir trilustre.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">Ponmi</hi>. Mettimi. <hi rend="italic">Ove 'l Sol occide i fiori e l'erba</hi>. Nei climi arsi dal sole. <hi rend="italic">Occide</hi> sta per <hi rend="italic">uccide</hi>. [v.2] <hi rend="italic">Lui</hi>. Cioè il sole. [v.4] Vuol dire: o in oriente, donde il sole ci è come renduto la mattina; o in occidente, dove esso, durante la notte, ci è come serbato. [v.8] <hi rend="italic">Acerba</hi>. Verde. Immatura. [v.11] <hi rend="italic">Affisso</hi>. Cioè legato, congiunto. [v.13] <hi rend="italic">Visso</hi>. Vissuto.</note>
</div2>
<div2>
<head>124 (RVF 146)</head>
<argument><p>Loda le virtù e le bellezze di Laura, del cui nome vorrebbe riempier il mondo.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>O d'ardente virtute ornata e calda</l>
<l>Alma gentil, cui tante carte vergo;</l>
<l>O sol già d'onestate intero albergo,</l>
<l>Torre in alto valor fondata e salda;</l>
</lg>
<lg>
<l>O fiamma; o rose sparse in dolce falda</l>
<l>Di viva neve, in ch'io mi specchio e tergo;</l>
<l>O piacer, onde l'ali al bel viso ergo,</l>
<l>Che luce sovra quanti 'l Sol ne scalda;</l>
</lg>
<lg>
<l>Del vostro nome, se mie rime intese</l>
<l>Fossin sì lunge, avrei pien Tile e Battro,</l>
<l>La Tana, il Nilo, Atlante, Olimpo e Calpe.</l>
</lg>
<lg>
<l>Poi che portar nol posso in tutte quattro</l>
<l>Parti del mondo, udrallo il bel paese</l>
<l>Ch'Apennin parte e 'l mar circonda e l'Alpe.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.2] <hi rend="italic">Vergo</hi>. Scrivo. [v.3] O donna che già un tempo, cioè mentre eri donzella, fosti albergo solo, cioè singolare, di onestà intera. [v.6] <hi rend="italic">In che</hi>. In cui. [v.8] <hi rend="italic">Luce</hi>. Riluce. Splende. Verbo. <hi rend="italic">Sovra quanti</hi>. Più di quanti altri. [v.10] <hi rend="italic">Fossin</hi>. Fossero. <hi rend="italic">Pien</hi>. Empiuto. [v.14] Ch'è diviso in due dall'Appennino, e circondato dal mare e dalle Alpi. <hi rend="italic">Parte</hi> vuol dir <hi rend="italic">divide</hi>. Intende dell'Italia.</note>
</div2>
<div2>
<head>125 (RVF 147)</head>
<argument><p>I guardi dolci e severi di Laura, lo confortano timido, lo frenano ardito.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Quando 'l voler che con duo sproni ardenti</l>
<l>E con un duro fren mi mena e regge,</l>
<l>Trapassa ad or ad or l'usata legge</l>
<l>Per far in parte i miei spirti contenti;</l>
</lg>
<lg>
<l>Trova chi le paure e gli ardimenti</l>
<l>Del cor profondo nella fronte legge;</l>
<l>E vede Amor che sue imprese corregge,</l>
<l>Folgorar ne' turbati occhi pungenti:</l>
</lg>
<lg>
<l>Onde, come colui che 'l colpo teme</l>
<l>Di Giove irato, si ritragge indietro;</l>
<l>Che gran temenza gran desire affrena.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma freddo foco e paventosa speme</l>
<l>Dell'alma, che traluce come un vetro,</l>
<l>Talor sua dolce vista rasserena.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">Il voler</hi>. La passione amorosa. [v.3] Trasgredisce di quando in quando la solita legge. Cioè usa con Laura qualche ardimento maggiore del consueto. [v.5] <hi rend="italic">Chi</hi>. Intende di Laura. [v.7] <hi rend="italic">Sue imprese</hi>. Cioè, gli ardimenti di esso mio <hi rend="italic">volere</hi>. [v.8] <hi rend="italic">Ne' turbati occhi pungenti</hi>. Di Laura. [vv.9-10] <hi rend="italic">Il colpo di Giove irato</hi>. Il colpo del fulmine. [v.11] <hi rend="italic">Che</hi>. Perocchè. <hi rend="italic">Temenza</hi>. Timore. Paura. [v.13] <hi rend="italic">Dell'alma</hi>. Dell'alma mia. [v.14] <hi rend="italic">Sua</hi>. Di Laura. <hi rend="italic">Vista</hi>. Aspetto.</note>
</div2>
<div2>
<head>126 (RVF 148)</head>
<argument><p>Non sa scriver rime degne di Laura, che in riva di Sorga e all'ombra del lauro.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Non Tesin, Po, Varo, Arno, Adige e Tebro,</l>
<l>Eufrate, Tigre, Nilo, Ermo, Indo e Gange,</l>
<l>Tana, Istro, Alfeo, Garonna e 'l mar che frange,</l>
<l>Rodano, Ibero, Ren, Sena, Albia, Era, Ebro;</l>
</lg>
<lg>
<l>Non edra, abete, pin, faggio o ginebro</l>
<l>Poria 'l foco allentar che 'l cor tristo ange,</l>
<l>Quant'un bel rio ch'ad ogni or meco piange,</l>
<l>Con l'arboscel che 'n rime orno e celebro.</l>
</lg>
<lg>
<l>Quest'un soccorso trovo tra gli assalti</l>
<l>D'Amore, onde conven ch'armato viva</l>
<l>La vita, che trapassa a sì gran salti.</l>
</lg>
<lg>
<l>Così cresca 'l bel lauro in fresca riva;</l>
<l>E chi 'l piantò, pensier leggiadri ed alti</l>
<l>Nella dolce ombra, al suon dell'acque, scriva.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.3] <hi rend="italic">Che frange</hi>. Che si frange. [v.6] <hi rend="italic">Poria</hi>. Potria. <hi rend="italic">Allentar</hi>. Mitigare. <hi rend="italic">Il cor</hi>. Il mio cuore. <hi rend="italic">Ange</hi>. Tormenta. [v.7] <hi rend="italic">Quanto</hi>. Quanto può allentarlo. <hi rend="italic">Un bel rio</hi>. Cioè Sorga. <hi rend="italic">Ad ogni or</hi>. Ognora. Di continuo. [v.8] <hi rend="italic">Con</hi>. E quanto può allentarlo. <hi rend="italic">L'arboscel</hi>. Cioè Laura, figurata in un arboscello d'alloro. [v.9] <hi rend="italic">Quest'un</hi>. Questo solo. [v.10] <hi rend="italic">Onde</hi>. Per li quali assalti. O vero significa: <hi rend="italic">del qual soccorso</hi>, e dipende da<hi rend="italic"> armato. Conven</hi>. Conviene. <hi rend="italic">Viva</hi>. Io viva. [v.11] <hi rend="italic">La vita</hi>. Accusativo, che dipende da <hi rend="italic">viva</hi>. [v.12] <hi rend="italic">Così</hi>. Voce che significa desiderio. <hi rend="italic">Cresca 'l bel lauro</hi>. Cioè cresca Laura in onore e fama. [v.13] <hi rend="italic">Chi 'l piantò</hi>. Cioè, chi fu autore della fama e gloria di Laura. Intende di se stesso. [v.14] <hi rend="italic">Nella</hi>. Alla. <hi rend="italic">Dolce ombra</hi>. Del lauro sopraddetto. <hi rend="italic">Dell'acque</hi>. Cioè del predetto rivo.</note>
</div2>
<div2>
<head>127 (RVF 149)</head>
<argument><p>Bench'ella siagli men severa, egli non è contento e tranquillo nel core.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Di tempo in tempo mi si fa men dura</l>
<l>L'angelica figura e 'l dolce riso,</l>
<l>E l'aria del bel viso</l>
<l>E degli occhi leggiadri meno oscura.</l>
</lg>
<lg>
<l>Che fanno meco omai questi sospiri,</l>
<l>Che nascean di dolore,</l>
<l>E mostravan di fore</l>
<l>La mia angosciosa e disperata vita?</l>
<l>S'avven che 'l volto in quella parte giri</l>
<l>Per acquetar il core,</l>
<l>Parmi veder Amore</l>
<l>Mantener mia ragion e darmi aita.</l>
<l>Nè però trovo ancor guerra finita</l>
<l>Nè tranquillo ogni stato del cor mio;</l>
<l>Che più m'arde 'l desio,</l>
<l>Quanto più la speranza m'assicura.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">Di tempo in tempo</hi>. Coll'andar del tempo. <hi rend="italic">Dura</hi>. Aspra. Rigida. [v.4] <hi rend="italic">Meno oscura</hi>. Mi si fa meno oscura, cioè meno severa, sdegnosa. [v.7] <hi rend="italic">Fore</hi>. Fuori. [v.9] <hi rend="italic">S'avven</hi>. Se avviene. <hi rend="italic">In quella parte</hi>. Cioè verso Laura. <hi rend="italic">Giri</hi>. Io giri, cioè rivolga. [v.12] <hi rend="italic">Mantener mia ragion</hi>. Cioè patrocinar la mia causa appresso Laura. [v.14] <hi rend="italic">Nè tranquillo ogni stato</hi>. Nè tranquillo pienamente lo stato. [v.15] <hi rend="italic">Più</hi>. Tanto più. [v.16] <hi rend="italic">M'assicura</hi>. Mi dà cuore. Mi rincuora.</note>
</div2>
<div2>
<head>128 (RVF 150)</head>
<argument><p>Quasi certo dell'amore di Laura, pur non avrà pace finch'essa non gliel palesi.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Che fai, alma? che pensi? avrem mai pace?</l>
<l>Avrem mai tregua? od avrem guerra eterna?</l>
<l>Che fia di noi, non so; ma in quel ch'io scerna,</l>
<l>A' suoi begli occhi il mal nostro non piace.</l>
</lg>
<lg>
<l>Che pro, se con quegli occhi ella ne face</l>
<l>Di state un ghiaccio, un foco quando verna?</l>
<l>Ella non, ma colui che gli governa.</l>
<l>Questo ch'è a noi, s'ella sel vede e tace?</l>
</lg>
<lg>
<l>Talor tace la lingua, e 'l cor si lagna</l>
<l>Ad alta voce, e 'n vista asciutta e lieta</l>
<l>Piagne dove mirando altri nol vede.</l>
</lg>
<lg>
<l>Per tutto ciò la mente non s'acqueta,</l>
<l>Rompendo 'l duol che 'n lei s'accoglie e stagna;</l>
<l>Ch'a gran speranza uom misero non crede.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">Dialogo del poeta e della sua propria anima.</note>
<space type="stacco-narrativo"/>
<note resp="aut" place="inter">[v.3] Risponde l'anima. <hi rend="italic">In quel ch'io scerna</hi>. Per quanto io posso comprendere. [v.4] <hi rend="italic">Suoi</hi>. Di Laura. [v.5] Soggiunge il poeta. <hi rend="italic">Che pro</hi>. Che vale, che giova, questo. <hi rend="italic">Ne</hi>. Ci. Pronome, accusativo. <hi rend="italic">Face</hi>. Fa. [v.6] <hi rend="italic">Quando verna</hi>. Nel verno. [v.7] L'anima. <hi rend="italic">Ella non</hi>. Non ella. <hi rend="italic">Colui</hi>. Cioè Amore. <hi rend="italic">Gli</hi>. Li. Cioè quegli occhi. [v.8] Il poeta. <hi rend="italic">Ch'è a noi</hi>. Che fa, che monta, a noi. <hi rend="italic">Sel vede</hi>. Lo vede. Vede questa cosa, quello che ci è fatto da Amore. [v.9] L'anima. [v.10] <hi rend="italic">In vista</hi>. Sotto un viso. [v.11] <hi rend="italic">Dove mirando altri nol vede</hi>. Dove altri non vede quantunque vi miri. Cioè dentro. [v.12] Il poeta. <hi rend="italic">Per</hi>. Non ostante. <hi rend="italic">La mente</hi>. La mia mente. [v.13] <hi rend="italic">Rompendo</hi>. E non interrompe. <hi rend="italic">In lei</hi>. Cioè in essa mente. <hi rend="italic">S'accoglie</hi>. È raccolto. [v.14] <hi rend="italic">Che</hi>. Perocchè. <hi rend="italic">A gran speranza</hi>. Come è questa che tu, o anima, mi vorresti dare, cioè che Laura dentro di se si dolga del mio dolore, e mi ami.</note>
</div2>
<div2>
<head>129 (RVF 151)</head>
<argument><p>Gli occhi di Laura lo feriron d'amore, ma d'amor puro e guidato dalla ragione.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Non d'atra e tempestosa onda marina</l>
<l>Fuggio in porto giammai stanco nocchiero,</l>
<l>Com'io dal fosco e torbido pensiero</l>
<l>Fuggo ove 'l gran desio mi sprona e 'nchina.</l>
</lg>
<lg>
<l>Nè mortal vista mai luce divina</l>
<l>Vinse, come la mia quel raggio altero</l>
<l>Del bel dolce soave bianco e nero,</l>
<l>In che i suoi strali Amor dora ed affina.</l>
</lg>
<lg>
<l>Cieco non già, ma faretrato il veggo;</l>
<l>Nudo, se non quanto vergogna il vela;</l>
<l>Garzon con l'ali, non pinto, ma vivo.</l>
</lg>
<lg>
<l>Indi mi mostra quel ch'a molti cela:</l>
<l>Ch'a parte a parte entr'a begli occhi leggo</l>
<l>Quant'io parlo d'Amore e quant'io scrivo.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">D'atra</hi>. Da atra. [v.2] <hi rend="italic">Fuggio</hi>. Fuggì. [v.3] <hi rend="italic">Come</hi>. Così come. [v.4] <hi rend="italic">Fuggo ove</hi>. Fuggo colà ove. Vuol dire: ricorro alla vista di Laura. [v.6] <hi rend="italic">Come</hi>. Così come vince. <hi rend="italic">La mia</hi>. Cioè la mia vista. Accusativo. [v.7] Vuol dire: degli occhi di Laura. [v.8] <hi rend="italic">In che</hi>. In cui. [v.10] <hi rend="italic">Se non quanto vergogna il vela</hi>. Eccetto in quelle parti che il pudore vuol che si celino. [v.12] <hi rend="italic">Indi</hi>. Di là. Cioè da quegli occhi. [v.13] <hi rend="italic">Che</hi>. Perocchè. <hi rend="italic">A parte a parte</hi>. Parte per parte. Punto per punto. Capo per capo.</note>
</div2>
<div2>
<head>130 (RVF 152)</head>
<argument><p>Condotto a sperare e temer sempre, non ha più forza di vivere in tale stato.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Questa umil fera, un cor di tigre o d'orsa,</l>
<l>Che 'n vista umana e 'n forma d'angel vene,</l>
<l>In riso e 'n pianto, fra paura e spene</l>
<l>Mi rota sì, ch'ogni mio stato inforsa.</l>
</lg>
<lg>
<l>Se 'n breve non m'accoglie o non mi smorsa,</l>
<l>Ma pur, come suol far, tra due mi tene;</l>
<l>Per quel ch'io sento al cor gir fra le vene</l>
<l>Dolce veneno, Amor, mia vita è corsa.</l>
</lg>
<lg>
<l>Non può più la vertù fragile e stanca</l>
<l>Tante varietati omai soffrire;</l>
<l>Che 'n un punto arde, agghiaccia, arrossa e 'mbianca.</l>
</lg>
<lg>
<l>Fuggendo spera i suoi dolor finire;</l>
<l>Come colei che d'ora in ora manca:</l>
<l>Che ben può nulla chi non può morire.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">Fera</hi>. Fiera. Sostantivo. <hi rend="italic">Un cor</hi>. Che ha un cuore. Questo cuore. [v.2] Che ha sembianza umana e forma d'angelo. <hi rend="italic">Vene</hi> sta per <hi rend="italic">viene</hi>. L'uso di questo verbo nella presente locuzione, è tolto dal latino. <hi rend="italic">Gratior et pulchro veniens in corpore virtus</hi>. [v.4] <hi rend="italic">Ogni mio stato inforsa</hi>. Rende il mio stato al tutto incerto. [v.5] <hi rend="italic">Se 'n breve</hi>. Se presto. <hi rend="italic">Non m'accoglie</hi>. Non accetta l'amore mio. <hi rend="italic">Non mi smorsa</hi>. Non mi cava il morso. Non mi sfrena. Non mi scioglie. Non mi lascia libero. [v.6] <hi rend="italic">Ma pur</hi>. Ma solo. Ma tuttavia. <hi rend="italic">Tra due</hi>. Fra il sì e il no. <hi rend="italic">Tene</hi>. Tiene. [vv.7-8] Secondo che io giudico da quel dolce veleno che io mi sento andare per le vene al cuore, la mia vita, o Amore, è spacciata, è ita, è finita. [v.9] <hi rend="italic">La vertù</hi>. La mia forza. [v.11] <hi rend="italic">In un punto</hi>. In un tempo medesimo. <hi rend="italic">Arde, agghiaccia, arrossa e 'mbianca</hi>. Verbi neutri. Suppliscasi: essa virtù. [vv.12-14] Ella spera di finire i suoi dolori morendo: e bene a ragione spera di avere a morire, perocchè ella si sente essere in punto di venir meno: e poi, che potrebbe ella se non potesse pur morire? poichè chi non può questo, in verità non può nulla.</note>
</div2>
<div2>
<head>131 (RVF 153)</head>
<argument><p>Tenta di renderla pietosa coi sospiri e riguardandola in volto, lo spera.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Ite, caldi sospiri, al freddo core;</l>
<l>Rompete il ghiaccio che pietà contende;</l>
<l>E, se prego mortale al Ciel s'intende,</l>
<l>Morte o mercè sia fine al mio dolore.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ite, dolci pensier, parlando fore</l>
<l>Di quello ove 'l bel guardo non s'estende:</l>
<l>Se pur sua asprezza o mia stella n'offende,</l>
<l>Sarem fuor di speranza e fuor d'errore.</l>
</lg>
<lg>
<l>Dir si può ben per voi, non forse appieno,</l>
<l>Che 'l nostro stato è inquieto e fosco</l>
<l>Siccome 'l suo pacifico e sereno.</l>
</lg>
<lg>
<l>Gite securi omai, ch'Amor ven vosco;</l>
<l>E ria fortuna può ben venir meno,</l>
<l>S'ai segni del mio Sol l'aere conosco.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">Al freddo core</hi>. Di Laura. [v.2] <hi rend="italic">Che pietà contende</hi>. Che in quel cuore è ostacolo alla pietà. [v.3] <hi rend="italic">Al</hi>. Nel. <hi rend="italic">S'intende</hi>. Si ode. Si ascolta. [v.4] <hi rend="italic">Morte</hi>. Se Laura apertamente mi rigetterà. <hi rend="italic">Mercè</hi>. Pietà. Grazia. <hi rend="italic">Sia fine</hi>. Ponga fine. [v.5] <hi rend="italic">Fore</hi>. Fuori. [v.6] Di quello che i begli occhi di Laura non veggono. Cioè dello stato del mio cuore. [vv.7-8] Se l'asprezza di colei o vero il mio destino farà che ella mi rifiuti, almeno per tal modo usciremo di speranza e d'inganno. [v.9] <hi rend="italic">Dir si può ben per voi</hi>. Voi potete ben dire. <hi rend="italic">Per</hi> qui vale <hi rend="italic">da</hi>. <hi rend="italic">Non forse appieno</hi>. Benchè non possiate forse dirlo compiutamente. O vero, benchè il dir questo, cioè (come poi soggiunge) che lo stato nostro è inquieto e misero come il suo (cioè quello di Laura) è pacifico e lieto, non sia forse un dir tutto, per esser maggiore l'acerbità dello stato nostro che la giocondità di quello di Laura. [v.12] <hi rend="italic">Ven</hi>. Viene. <hi rend="italic">Vosco</hi>. Con voi. [vv.13-14] E ben potrebbe avvenire che la nostra mala fortuna avesse fine, se ai segni del mio sole io conosco l'aria, cioè se non è vana la congettura che io fo dai segni che veggo negli occhi di Laura, i quali mi paiono segni buoni.</note>
</div2>
<div2>
<head>132 (RVF 154)</head>
<argument><p>Laura sì bella sa infonder pensieri onesti? dunque la sua bellezza è somma.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Le stelle e 'l cielo e gli elementi a prova</l>
<l>Tutte lor arti ed ogni estrema cura</l>
<l>Poser nel vivo lume in cui Natura</l>
<l>Si specchia e 'l Sol, ch'altrove par non trova.</l>
</lg>
<lg>
<l>L'opra è sì altera, sì leggiadra e nova,</l>
<l>Che mortal guardo in lei non s'assicura:</l>
<l>Tanta negli occhi bei for di misura</l>
<l>Par ch'Amor e dolcezza e grazia piova.</l>
</lg>
<lg>
<l>L'aere percosso da' lor dolci rai</l>
<l>S'infiamma d'onestate, e tal diventa,</l>
<l>Che 'l dir nostro e 'l pensier vince d'assai.</l>
</lg>
<lg>
<l>Basso desir non è ch'ivi si senta,</l>
<l>Ma d'onor, di virtute. Or quando mai</l>
<l>Fu per somma beltà vil voglia spenta?</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">A prova</hi>. A gara. [v.3] <hi rend="italic">Nel vivo lume</hi>. Vuol dir negli occhi di Laura. [v.4] <hi rend="italic">Altrove par non trova</hi>. Non trova altra cosa che lo agguagli, se non quest'una, cioè gli occhi di Laura. <hi rend="italic">Par</hi> vale <hi rend="italic">pari</hi>. [v.5] <hi rend="italic">L'opra</hi>. Cioè quegli occhi. <hi rend="italic">Altera</hi>. Nobile. <hi rend="italic">Nova</hi>. Stupenda. [v.6] <hi rend="italic">Non s'assicura</hi>. Non ardisce di fermarsi. [v.7] <hi rend="italic">For</hi>. Fuori. [v.11] Che supera di gran lunga quanto da noi si possa dire e pensare. [v.12] <hi rend="italic">Ivi</hi>. In quell'<hi rend="italic">aere percosso da' dolci rai</hi> degli occhi di Laura. Vuol dire, in presenza di colei. [vv.13-14] <hi rend="italic">Or quando mai fu per somma beltà vil voglia spenta?</hi> Or qual è quella bellezza somma che spenga ogni desiderio ed affetto vile? Volendo dire: nessuna, se non questa.</note>
</div2>
<div2>
<head>133 (RVF 155)</head>
<argument><p>De' forti effetti che in lui produsse la vista di Laura commossa al pianto.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Non fur mai Giove e Cesare sì mossi</l>
<l>A fulminar colui, questo a ferire,</l>
<l>Che pietà non avesse spente l'ire,</l>
<l>E lor dell'usat'arme ambeduo scossi.</l>
</lg>
<lg>
<l>Piangea Madonna, e 'l mio Signor ch'io fossi</l>
<l>Volse a vederla e suoi lamenti a udire,</l>
<l>Per colmarmi di doglia e di desire</l>
<l>E ricercarmi le midolle e gli ossi.</l>
</lg>
<lg>
<l>Quel dolce pianto mi dipinse Amore,</l>
<l>Anzi scolpio, e que' detti soavi</l>
<l>Mi scrisse entr'un diamante in mezzo 'l core;</l>
</lg>
<lg>
<l>Ove con salde ed ingegnose chiavi</l>
<l>Ancor torna sovente a trarne fore</l>
<l>Lagrime rare e sospir lunghi e gravi.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">Mossi</hi>. Cioè in procinto. [v.3] <hi rend="italic">L'ire</hi>. Di Giove o di Cesare. [v.4] <hi rend="italic">Dell'usat'arme</hi>. Delle consuete armi. <hi rend="italic">Scossi</hi>. Spogliati. Dipende dalla voce <hi rend="italic">avesse</hi> del verso antecedente. [vv.5-6] <hi rend="italic">Il mio Signor</hi>. Amore. <hi rend="italic">Ch'io fossi volse a vederla</hi>. Volle che io mi trovassi a vederla in quell'atto. [v.8] <hi rend="italic">Ricercarmi</hi>. Scuotermi. Commuovermi. [vv.9-10] <hi rend="italic">Quel dolce pianto</hi>. Accusativi. <hi rend="italic">Mi dipinse Amore, anzi scolpio</hi>. Queste parole si riferiscono a quelle del verso appresso <hi rend="italic">in mezzo 'l core,</hi> non meno che il seguente <hi rend="italic">mi scrisse</hi>. [v.12] <hi rend="italic">Salde</hi>. Solide. [v.13] <hi rend="italic">Fore</hi>. Fuori. [v.14] <hi rend="italic">Rare</hi>. Poche.</note>
</div2>
<div2>
<head>134 (RVF 156)</head>
<argument><p>Il pianto di Laura fa invidia al Sole, e rende attoniti gli elementi.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>I' vidi in terra angelici costumi</l>
<l>E celesti bellezze al mondo sole;</l>
<l>Tal che di rimembrar mi giova e dole;</l>
<l>Che quant'io miro par sogni, ombre e fumi.</l>
</lg>
<lg>
<l>E vidi lagrimar que' duo bei lumi,</l>
<l>C'han fatto mille volte invidia al sole;</l>
<l>Ed udii sospirando dir parole</l>
<l>Che farian gir i monti e stare i fiumi.</l>
</lg>
<lg>
<l>Amor, senno, valor, pietate e doglia</l>
<l>Facean piangendo un più dolce concento</l>
<l>D'ogni altro che nel mondo udir si soglia:</l>
</lg>
<lg>
<l>Ed era 'l cielo all'armonia sì 'ntento,</l>
<l>Che non si vedea in ramo mover foglia;</l>
<l>Tanta dolcezza avea pien l'aere e 'l vento.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.2] <hi rend="italic">Sole</hi>. Uniche. [v.3] <hi rend="italic">Rimembrar</hi>. Rimembrarmene. <hi rend="italic">Mi giova</hi>. Mi diletta. [v.4] <hi rend="italic">Par</hi>. Cioè, a comparazione di quelle, pare. [v.8] <hi rend="italic">Gir</hi>. Muoversi. <hi rend="italic">Stare</hi>. Fermarsi. Star fermi. [vv.10-11] <hi rend="italic">Un più dolce concento d'ogni altro</hi>. Un concento più dolce d'ogni altro. [v.12] <hi rend="italic">Il cielo</hi>. Vuol dire l'aria. <hi rend="italic">All'armonia</hi>. A qual concento. [v.13] <hi rend="italic">Mover</hi>. Muoversi. [v.14] <hi rend="italic">Pien</hi>. Empiuto.</note>
</div2>
<div2>
<head>135 (RVF 157)</head>
<argument><p>Vorrebbe dipingerla qual egli la vide in quel giorno in cui essa piangea.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Quel sempre acerbo ed onorato giorno</l>
<l>Mandò sì al cor l'immagine sua viva,</l>
<l>Che 'ngegno o stil non fia mai che 'l descriva,</l>
<l>Ma spesso a lui con la memoria torno.</l>
</lg>
<lg>
<l>L'atto d'ogni gentil pietate adorno,</l>
<l>E 'l dolce amaro lamentar ch'i' udiva,</l>
<l>Facean dubbiar se mortal donna o diva</l>
<l>Fosse che 'l ciel rasserenava intorno.</l>
</lg>
<lg>
<l>La testa or fino, e calda neve il volto,</l>
<l>Ebeno i cigli, e gli occhi eran due stelle,</l>
<l>Ond'Amor l'arco non tendeva in fallo;</l>
</lg>
<lg>
<l>Perle e rose vermiglie, ove l'accolto</l>
<l>Dolor formava ardenti voci e belle;</l>
<l>Fiamma i sospir, le lagrime cristallo.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] Cioè quel giorno quando il poeta vide Laura piangente, del quale parlano i due Sonetti di sopra. [v.2] <hi rend="italic">Sì</hi>. Talmente. Sì fattamente. <hi rend="italic">Al cor</hi>. Al mio cuore. [v.7] <hi rend="italic">Dubbiar</hi>. Dubitare. [v.8] <hi rend="italic">Fosse che</hi>. Fosse quella che. [v.9] <hi rend="italic">Or</hi>. Oro. [v.10] <hi rend="italic">Ebeno</hi>. Ebano. [v.11] <hi rend="italic">Onde</hi>. Da cui. [v.12] <hi rend="italic">Perle e rose vermiglie, ove</hi>. Perle e rose vermiglie era quella parte ove. Cioè la bocca. <hi rend="italic">Accolto</hi>. Raccolto. Adunato.</note>
</div2>
<div2>
<head>136 (RVF 158)</head>
<argument><p>Ha sempre fitte negli occhi e nel cuore le belle lagrime della sua Laura.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Ove ch'i' posi gli occhi lassi o giri</l>
<l>Per quetar la vaghezza che gli spinge,</l>
<l>Trovo chi bella donna ivi dipinge</l>
<l>Per far sempre mai verdi i miei desiri.</l>
</lg>
<lg>
<l>Con leggiadro dolor par ch'ella spiri</l>
<l>Alta pietà che gentil core stringe:</l>
<l>Oltre la vista; agli orecchi orna e 'nfinge</l>
<l>Sue voci vive e suoi santi sospiri.</l>
</lg>
<lg>
<l>Amor e 'l ver fur meco a dir che quelle</l>
<l>Ch'i' vidi, eran bellezze al mondo sole,</l>
<l>Mai non vedute più sotto le stelle;</l>
</lg>
<lg>
<l>Nè sì pietose e sì dolci parole</l>
<l>S'udiron mai; nè lagrime sì belle</l>
<l>Di sì begli occhi uscir mai vide il sole;</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">Ove che</hi>. Ovunque. In qualunque luogo. <hi rend="italic">O giri</hi>. Cioè i detti occhi. [v.2] <hi rend="italic">La vaghezza</hi>. La smania del desiderio. [v.3] <hi rend="italic">Trovo chi</hi>. Cioè, trovo Amore che. O vero, trovo che il mio pensiero, la mia fantasia. <hi rend="italic">Ivi</hi>. Cioè in quel qualunque luogo ove io poso gli occhi o gli giro. [v.4] <hi rend="italic">Per far sempre mai verdi</hi>. Per tener sempre vivi e freschi. [v.6] <hi rend="italic">Gentil core</hi>. Accusativo. <hi rend="italic">Stringe</hi>. Tocca. Prende. [vv.7-8] Quello che in qualsivoglia luogo mi dipinge la mia donna piangente, oltre a ciò che esso mi rappresenta alla vista, mi porge ancora e mi finge vivamente all'udito le voci e i sospiri di Laura. [vv.9-11] Io giudicai, e medesimamente giudicò Amore, e fu giudizio conforme alla verità, che quelle bellezze che io vidi nella mia donna piangente, erano bellezze uniche al mondo, non vedute in terra mai più.</note>
</div2>
<div2>
<head>137 (RVF 159)</head>
<argument><p>Le virtù, le bellezze e le grazie di Laura non hanno esempio che nel Cielo.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>In qual parte del ciel, in quale idea</l>
<l>Era l'esempio onde Natura tolse</l>
<l>Quel bel viso leggiadro, in ch'ella volse</l>
<l>Mostrar quaggiù quanto lassù potea?</l>
</lg>
<lg>
<l>Qual ninfa in fonti, in selve mai qual Dea</l>
<l>Chiome d'oro sì fino a l'aurea sciolse?</l>
<l>Quand'un cor tante in se virtuti accolse?</l>
<l>Benchè la somma è di mia morte rea.</l>
</lg>
<lg>
<l>Per divina bellezza indarno mira</l>
<l>Chi gli occhi di costei giammai non vide,</l>
<l>Come soavemente ella gli gira.</l>
</lg>
<lg>
<l>Non sa com'Amor sana e come ancide,</l>
<l>Chi non sa come dolce ella sospira,</l>
<l>E come dolce parla e dolce ride.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] Accenna la dottrina platonica delle idee, cioè forme, immateriali e primitive delle cose. [v.2] <hi rend="italic">Esempio</hi>. Esemplare. [v.3] <hi rend="italic">In che</hi>. In cui. <hi rend="italic">Volse</hi>. Volle. [v.4] <hi rend="italic">Quaggiù</hi>. In terra. <hi rend="italic">Quanto lassù potea</hi>. Quanto ella possa colassù in cielo. [v.8] Se bene la principale delle virtù di Laura, cioè la castità, è rea della mia morte, cioè mi riduce in disperazione e mi mena all'estremo. [v.9] Cioè indarno procaccia di trovare altrove una bellezza divina. [v.11] <hi rend="italic">Gli</hi>. Li. [v.12] <hi rend="italic">Ancide</hi>. Uccide. [vv.13-14] <hi rend="italic">Dolce</hi>. Dolcemente.</note>
</div2>
<div2>
<head>138 (RVF 160)</head>
<argument><p>Parli, rida, guardi, sieda, cammini è cosa sovrumana ed incredibile.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Amor ed io sì pien di maraviglia</l>
<l>Come chi mai cosa incredibil vide,</l>
<l>Miriam costei, quand'ella parla o ride,</l>
<l>Che sol se stessa e null'altra simiglia.</l>
</lg>
<lg>
<l>Dal bel seren delle tranquille ciglia,</l>
<l>Sfavillan sì le mie due stelle fide,</l>
<l>Ch'altro lume non è ch'infiammi o guide</l>
<l>Chi d'amar altamente si consiglia.</l>
</lg>
<lg>
<l>Qual miracolo è quel, quando fra l'erba</l>
<l>Quasi un fior siede! ovver quand'ella preme</l>
<l>Col suo candido seno un verde cespo!</l>
</lg>
<lg>
<l>Qual dolcezza è nella stagione acerba</l>
<l>Vederla ir sola coi pensier suoi 'nsieme,</l>
<l>Tessendo un cerchio all'oro terso e crespo!</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[vv.1-2] <hi rend="italic">Sì pien di maraviglia come chi mai cosa incredibil vide</hi>. Così pieni di maraviglia come è chiunque mai vede alcuna cosa incredibile. Con tanta maraviglia quanta si è quella di chi vede cosa incredibile. [v.4] Che non s'assomiglia a niun'altra che a se stessa. [v.6] <hi rend="italic">Sì</hi>. Talmente. In guisa tale. [v.7] <hi rend="italic">Non è</hi>. Non v'ha. <hi rend="italic">Guide</hi>. Guidi. [v.8] Chi ha volontà, chi si risolve, di amare altamente, cioè con affetto sublime, nobile. [v.9] <hi rend="italic">Qual miracolo è quel</hi>. Qual maraviglia, qual cosa mirabile, è a vedere. [v.12] <hi rend="italic">Nella stagione acerba</hi>. Nella stagione immatura, verde. Vuol dir nella primavera. [v.13] <hi rend="italic">Coi pensier suoi 'nsieme</hi>. Insieme co' suoi pensieri. In compagnia de' propri pensieri. [v.14] <hi rend="italic">Un cerchio</hi>. Una ghirlanda. <hi rend="italic">All'oro terso e crespo</hi>. Cioè, a' suoi capelli biondi e ricciuti.</note></div2>
<div2>
<head>139 (RVF 161)</head>
<argument><p>Tutto ciò ch'ei fece, e lo indusse ad amarla, fu ed è in lui cagion di tormento.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>O passi sparsi, o pensier vaghi e pronti,</l>
<l>O tenace memoria, o fero ardore,</l>
<l>O possente desire, o debil core,</l>
<l>O occhi miei, occhi non già, ma fonti;</l>
</lg>
<lg>
<l>O fronde, onor delle famose fronti,</l>
<l>O sola insegna al gemino valore;</l>
<l>O faticosa vita, o dolce errore,</l>
<l>Che mi fate ir cercando piagge e monti;</l>
</lg>
<lg>
<l>O bel viso, ov'Amor insieme pose</l>
<l>Gli sproni e 'l fren, ond'e' mi punge e volve</l>
<l>Com'a lui piace, e calcitrar non vale;</l>
</lg>
<lg>
<l>O anime gentili ed amorose,</l>
<l>S'alcuna ha 'l mondo; e voi nude ombre e polve;</l>
<l>Deh restate a veder qual è 'l mio male.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">Passi</hi>. Miei. <hi rend="italic">Vaghi</hi>. Erranti. Instabili. [v.5] <hi rend="italic">O fronde</hi>. Vuol dire il lauro. [v.6] <hi rend="italic">Al gemino valore</hi>. Al valor militare e al poetico o letterario. [v.8] <hi rend="italic">Ir cercando piagge e monti</hi>. Andar vagando per piagge e per monti. [v.10] <hi rend="italic">Onde</hi>. Coi quali. <hi rend="italic">Volve</hi>. Volge. [v.11] <hi rend="italic">Non vale</hi>. Non giova. [v.13] <hi rend="italic">S'alcuna ha 'l mondo</hi>. Se alcuna ce n'ha ora al mondo. <hi rend="italic">Nude ombre e polve</hi>. Delle persone gentili ed amorose che furono al mondo in altri tempi. [v.14] <hi rend="italic">Restate</hi>. Fermatevi. <hi rend="italic">Qual</hi>. Di che sorta, e quanto grande.</note>
</div2>
<div2>
<head>140 (RVF 162)</head>
<argument><p>Invidia tutti quegli oggetti e que' luoghi che la veggono, toccano e ascoltano.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Lieti fiori e felici, e ben nate erbe,</l>
<l>Che Madonna, pensando, premer sole;</l>
<l>Piaggia ch'ascolti sue dolci parole,</l>
<l>E del bel piede alcun vestigio serbe;</l>
</lg>
<lg>
<l>Schietti arboscelli, e verdi frondi acerbe;</l>
<l>Amorosette e pallide viole;</l>
<l>Ombrose selve, ove percote il sole,</l>
<l>Che vi fa co' suoi raggi alte e superbe;</l>
</lg>
<lg>
<l>O soave contrada, o puro fiume,</l>
<l>Che bagni 'l suo bel viso e gli occhi chiari,</l>
<l>E prendi qualità dal vivo lume;</l>
</lg>
<lg>
<l>Quanto v'invidio gli atti onesti e cari!</l>
<l>Non fia in voi scoglio omai che per costume</l>
<l>D'arder con la mia fiamma non impari.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.2] <hi rend="italic">Pensando</hi>. Camminando pensierosa. <hi rend="italic">Sole</hi>. Suole. [v.4] <hi rend="italic">Serbe</hi>. Serbi. [v.5] <hi rend="italic">Acerbe</hi>. Tenere. Non ancora perfette e mature. [v.7] <hi rend="italic">Percote</hi>. Dà. Batte. <hi rend="italic">Il sole</hi>. Par che sia detto allegoricamente, e significhi il viso o gli occhi di Laura. [v.11] <hi rend="italic">Dal vivo lume</hi>. Di quegli occhi. [v.12] <hi rend="italic">Gli atti onesti e cari!</hi> Di Laura che vi preme, vi tocca e vi mira. [v.13] <hi rend="italic">Costume</hi>. Assuefazione. Consuetudine. [v.14] <hi rend="italic">D'arder con la mia fiamma</hi>. D'ardere come io ardo. Cioè, d'amar Laura come fo io, insieme con me.</note>
</div2>
<div2>
<head>141 (RVF 163)</head>
<argument><p>Soffrirà costante le pene di Amore, purchè Laura il vegga, e ne sia contenta.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Amor, che vedi ogni pensiero aperto</l>
<l>E i duri passi onde tu sol mi scorgi,</l>
<l>Nel fondo del mio cor gli occhi tuoi porgi,</l>
<l>A te palese, a tutt'altri coverto.</l>
</lg>
<lg>
<l>Sai quel che per seguirti ho già sofferto;</l>
<l>E tu pur via di poggio in poggio sorgi</l>
<l>Di giorno in giorno, e di me non t'accorgi</l>
<l>Che son sì stanco e 'l sentier m'è tropp'erto.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ben vegg'io di lontano il dolce lume</l>
<l>Ove per aspre vie mi sproni e giri;</l>
<l>Ma non ho, come tu, da volar piume.</l>
</lg>
<lg>
<l>Assai contenti lasci i miei desiri,</l>
<l>Pur che ben desiando i' mi consume,</l>
<l>Nè le dispiaccia che per lei sospiri.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">Che vedi ogni pensiero aperto</hi>. Al quale è palese ogni pensiero. [v.2] <hi rend="italic">Onde</hi>. Per cui. <hi rend="italic">Scorgi</hi>. Guidi. Meni. [v.3] <hi rend="italic">Porgi</hi>. Imperativo. [v.4] <hi rend="italic">A tutt'altri</hi>. A ogni altro. <hi rend="italic">Coverto</hi>. Coperto. [v.6] <hi rend="italic">Pur via</hi>. Tuttavia a mano a mano. [vv.7-8] <hi rend="italic">E di me non t'accorgi che</hi>. E non ti accorgi che io. [v.10] <hi rend="italic">Ove</hi>. A cui. Verso cui. [v.11] <hi rend="italic">Da volar piume</hi>. Ali da volare. [vv.12-13] <hi rend="italic">Assai contenti lasci i miei desiri, pur che</hi>. Senza che tu segua a travagliarmi in tal guisa, io sarò contento se tu mi concederai che. <hi rend="italic">Consume</hi>. Consumi.</note>
</div2>
<div2>
<head>142 (RVF 164)</head>
<argument><p>È sempre agitato, perchè Laura può farlo morir e rinascere ad ogni stante.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Or che 'l ciel e la terra e 'l vento tace,</l>
<l>E le fere e gli augelli il sonno affrena,</l>
<l>Notte 'l carro stellato in giro mena,</l>
<l>E nel suo letto il mar senz'onda giace;</l>
</lg>
<lg>
<l>Veggio, penso, ardo, piango; e chi mi sface</l>
<l>Sempre m'è innanzi per mia dolce pena:</l>
<l>Guerra è 'l mio stato, d'ira e di duol piena;</l>
<l>E sol di lei pensando ho qualche pace.</l>
</lg>
<lg>
<l>Così sol d'una chiara fonte viva</l>
<l>Move 'l dolce e l'amaro ond'io mi pasco;</l>
<l>Una man sola mi risana e punge.</l>
</lg>
<lg>
<l>E perchè 'l mio martir non giunga a riva,</l>
<l>Mille volte il dì moro e mille nasco;</l>
<l>Tanto dalla salute mia son lunge.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.2] <hi rend="italic">Fere</hi>. Fiere. <hi rend="italic">Affrena</hi>. Tien legati. [v.3] <hi rend="italic">Notte</hi>. Or che Notte. [v.4] <hi rend="italic">Senz'onda</hi>. Quieto. Non mosso dal vento. [v.5] <hi rend="italic">Veggio</hi>. Veglio. <hi rend="italic">Chi mi sface</hi>. Quella che mi disfà, mi distrugge. [v.6] <hi rend="italic">Innanzi</hi>. Presente al pensiero. [v.8] <hi rend="italic">Di lei</hi>. Di quella che <hi rend="italic">mi sface</hi>. [v.9] <hi rend="italic">Sol d'una</hi>. Da una stessa. [v.10] <hi rend="italic">Move</hi>. Deriva. Proviene. [v.12] <hi rend="italic">Perchè</hi>. Acciocchè. <hi rend="italic">Non giunga a riva</hi>. Cioè non abbia fine. [v.13] <hi rend="italic">Il dì</hi>. Ciascun dì. Ogni dì. Per dì.</note>
</div2>
<div2>
<head>143 (RVF 165)</head>
<argument><p>Il portamento di lei, gli sguardi, gli atti e le parole lo rendono estatico.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Come 'l candido piè per l'erba fresca</l>
<l>I dolci passi onestamente move,</l>
<l>Vertù che 'ntorno i fior apra e rinnove</l>
<l>Delle tenere piante sue par ch'esca.</l>
</lg>
<lg>
<l>Amor, che solo i cor leggiadri invesca,</l>
<l>Nè degna di provar sua forza altrove,</l>
<l>Da' begli occhi un piacer sì caldo piove</l>
<l>Ch'i' non curo altro ben nè bramo altr'esca,</l>
</lg>
<lg>
<l>E con l'andar e col soave sguardo</l>
<l>S'accordan le dolcissime parole,</l>
<l>E l'atto mansueto, umile e tardo.</l>
</lg>
<lg>
<l>Di tai quattro faville, e non già sole,</l>
<l>Nasce 'l gran foco di ch'io vivo ed ardo;</l>
<l>Che son fatto un augel notturno al Sole.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">Come</hi>. Quando. [v.3] <hi rend="italic">Vertù</hi>. Una virtù. <hi rend="italic">Rinnove</hi>. Rinnuovi. [v.5] <hi rend="italic">Invesca</hi>. Invischia. Prende al vischio. [v.6] <hi rend="italic">Degna</hi>. Si degna. [v.9] <hi rend="italic">L'andar</hi>. L'andamento. [v.11] <hi rend="italic">L'atto</hi>. Cioè l'attitudine e il portamento della persona, e i moti di essa, eccetto il camminare. <hi rend="italic">Tardo</hi>. Posato. [v.12] <hi rend="italic">Di</hi>. Da. <hi rend="italic">Tai quattro faville</hi>. Cioè l'andamento, lo sguardo, il favellare e il portamento di Laura. <hi rend="italic">E non già sole</hi>. Nè solo da queste. [v.13] <hi rend="italic">Di che</hi>. Di cui. [v.14] Che sono diventato come è un uccello notturno posto al sole, perchè gli effetti che Laura opera in me, sono tali che io non vi posso reggere più che un uccello notturno alla luce del dì.</note>
</div2>
<div2>
<head>144 (RVF 167)</head>
<argument><p>Va fuori di se nell'atto ch'essa, pria di cantare, abbassa gli occhi e sospira.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Quando Amor i begli occhi a terra inchina,</l>
<l>E i vaghi spirti in un sospiro accoglie</l>
<l>Con le sue mani, e poi in voce gli scioglie</l>
<l>Chiara, soave, angelica, divina;</l>
</lg>
<lg>
<l>Sento far del mio cor dolce rapina,</l>
<l>E sì dentro cangiar pensieri e voglie,</l>
<l>Ch'i' dico: or fien di me l'ultime spoglie,</l>
<l>Se 'l Ciel sì onesta morte mi destina.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma 'l suon, che di dolcezza i sensi lega,</l>
<l>Col gran desir d'udendo esser beata,</l>
<l>L'anima, al dipartir presta, raffrena.</l>
</lg>
<lg>
<l>Così mi vivo, e così avvolge e spiega</l>
<l>Lo stame della vita che m'è data,</l>
<l>Questa sola fra noi del ciel sirena.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">I begli occhi</hi>. Di Laura. [v.2] <hi rend="italic">I vaghi spirti</hi>. I vagabondi spiriti. Vuol dire il fiato di Laura. <hi rend="italic">Accoglie</hi>. Raccoglie. Aduna. [v.6] <hi rend="italic">E sì dentro cangiar</hi>. E sì fattamente cangiarsi dentro di me. [v.7] <hi rend="italic">Or fien di me l'ultime spoglie</hi>. Cioè, qui senza fallo io mi muoio. <hi rend="italic">Fien</hi> vale <hi rend="italic">saranno</hi>. [v.8] <hi rend="italic">Onesta</hi>. Onorata. Nobile. [v.9] <hi rend="italic">Il suon</hi>. Del sospirare e della favella di Laura. <hi rend="italic">I sensi</hi>. I miei sensi. [v.10] <hi rend="italic">Col</hi>. E il. <hi rend="italic">D'udendo esser beata</hi>. Di esser beata udendo. Di bearsi in quel suono. [v.11] Ritiene l'anima, che è già in punto per partirsi. [v.12] <hi rend="italic">Avvolge</hi>. Al fuso. <hi rend="italic">Spiega</hi>. Svolge dal fuso. [v.14] <hi rend="italic">Sola</hi>. Unica. <hi rend="italic">Del ciel</hi>. Celeste.</note>
</div2>
<div2>
<head>145 (RVF 168)</head>
<argument><p>Crede, discrede di veder Laura pietosa, ma sta sempre fermo nella speranza.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Amor mi manda quel dolce pensero,</l>
<l>Che secretario antico è fra noi due;</l>
<l>E mi conforta, e dice che non fue</l>
<l>Mai, com'or, presto a quel ch'i' bramo e spero.</l>
</lg>
<lg>
<l>Io, che talor menzogna e talor vero</l>
<l>Ho ritrovato le parole sue,</l>
<l>Non so s'il creda, e vivomi intra due,</l>
<l>Nè sì nè no nel cor mi sona intero.</l>
</lg>
<lg>
<l>In questa passa 'l tempo, e nello specchio</l>
<l>Mi veggio andar ver la stagion contraria</l>
<l>A sua impromessa ed alla mia speranza.</l>
</lg>
<lg>
<l>Or sia che può: già sol io non invecchio;</l>
<l>Già per etate il mio desir non varia.</l>
<l>Ben temo il viver breve che n'avanza.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">Pensero</hi>. Pensiero. [v.2] <hi rend="italic">Secretario</hi>. Cioè confidente, e consapevole dei nostri segreti. <hi rend="italic">Noi due</hi>. Cioè Amore e me. [vv.3-4] <hi rend="italic">E mi conforta, e dice</hi>. Cioè esso Amore per mezzo del detto pensiero, che è la speranza. <hi rend="italic">Che non fue mai, com'or, presto a quel</hi>. Che ora egli è, più che mai fosse, disposto ed apparecchiato a fare, a concedermi, quello. <hi rend="italic">Fue</hi> sta per <hi rend="italic">fu</hi>. [v.7] <hi rend="italic">S'il creda</hi>. Se io gli debba credere. <hi rend="italic">Intra due</hi>. In forse. In dubbio. [v.8] <hi rend="italic">Nel cor mi sona intero</hi>. Cioè mi persuade. [v.9] <hi rend="italic">In questa</hi>. Fra tanto. [v.10] <hi rend="italic">Ver</hi>. Verso. [v.11] <hi rend="italic">Impromessa</hi>. Promessa. [v.12] <hi rend="italic">Sia che può</hi>. Avvenga quel che può avvenire, quel che si voglia. <hi rend="italic">Sol io non invecchio</hi>. Non invecchio io solo. [v.14] Vuol dire: è ben vero che se bene il crescere della età non mi spaventa per altro, sì mi spaventa esso in quanto che rimanendo, così a me come a Laura, ogni dì meno spazio da vivere, temo che la morte non sopraggiunga innanzi che il mio desiderio e la mia speranza abbiano compimento.</note>
</div2>
<div2>
<head>146 (RVF 169)</head>
<argument><p>Trema al turbamento di Laura. Rasserenatasi, e' vorrebbe parlarle, e non osa.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Pien d'un vago pensier, che mi desvia</l>
<l>Da tutti gli altri e fammi al mondo ir solo,</l>
<l>Ad or ad or a me stesso m'involo,</l>
<l>Pur lei cercando che fuggir devria:</l>
</lg>
<lg>
<l>E veggiola passar sì dolce e ria,</l>
<l>Che l'alma trema per levarsi a volo;</l>
<l>Tal d'armati sospir conduce stuolo</l>
<l>Questa bella d'Amor nemica e mia.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ben, s'io non erro, di pietate un raggio</l>
<l>Scorgo fra 'l nubiloso altero ciglio,</l>
<l>Che 'n parte rasserena il cor doglioso:</l>
</lg>
<lg>
<l>Allor raccolgo l'alma, e poi ch'i' aggio</l>
<l>Di scovrirle il mio mal preso consiglio,</l>
<l>Tanto le ho a dir che 'ncominciar non oso.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[vv.1-2] <hi rend="italic">Vago</hi>. Cupido. <hi rend="italic">Mi desvia da tutti gli altri e fammi al mondo ir solo</hi>. Mi fa diverso da tutti gli altri uomini ed unico al mondo. <hi rend="italic">Desvia</hi> sta per <hi rend="italic">disvia</hi>, cioè <hi rend="italic">rimuove, allontana. Ir</hi>, in questo luogo, come anche in altri molti questo medesimo verbo e i verbi <hi rend="italic">andare</hi> e <hi rend="italic">gire</hi>, sta in vece di <hi rend="italic">essere</hi>. [vv.3-4] <hi rend="italic">Ad or ad or</hi>. Spesse volte. Tratto tratto. <hi rend="italic">A me stesso m'involo, pur lei cercando</hi>. Dimentico me stesso per cercar sola lei. <hi rend="italic">Che</hi>. Accusativo. <hi rend="italic">Devria</hi>. Io dovrei. [v.5] <hi rend="italic">Ria</hi>. Aspra. [v.6] <hi rend="italic">L'alma</hi>. L'alma mia. <hi rend="italic">Trema per levarsi a volo</hi>. Cioè si riduce in punto di fuggir via. [vv.7-8] Cioè, tanto affanno è cagionato in me dalla vista di costei. [v.9] <hi rend="italic">Ben</hi>. Vero è che. [v.11] <hi rend="italic">Il cor</hi>. Il mio cuore. [vv.12-13] <hi rend="italic">Raccolgo l'alma</hi>. Cioè ritengo l'anima, che era in procinto di fuggir via. <hi rend="italic">E poi ch'i' aggio di scovrirle il mio mal preso consiglio</hi>. E quando io mi sono deliberato, e deliberatomi, di scoprire a Laura il mio male. <hi rend="italic">Aggio</hi> vuol dire <hi rend="italic">ho</hi>.</note>
</div2>
<div2>
<head>147 (RVF 170)</head>
<argument><p>Col proprio esempio insegna agli amanti che il vero amor vuol silenzio.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Più volte già dal bel sembiante umano</l>
<l>Ho preso ardir con le mie fide scorte</l>
<l>D'assalir con parole oneste accorte</l>
<l>La mia nemica in atto umile e piano:</l>
</lg>
<lg>
<l>Fanno poi gli occhi suoi mio penser vano,</l>
<l>Perch'ogni mia fortuna, ogni mia sorte,</l>
<l>Mio ben, mio male, e mia vita e mia morte</l>
<l>Quei che solo il può far, l'ha posto in mano.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ond'io non pote' mai formar parola</l>
<l>Ch'altro che da me stesso fosse intesa;</l>
<l>Così m'ha fatto Amor tremante e fioco.</l>
</lg>
<lg>
<l>E veggi'or ben che caritate accesa</l>
<l>Lega la lingua altrui, gli spirti invola.</l>
<l>Chi può dir com'egli arde, è 'n picciol foco.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">Dal bel sembiante umano</hi>. Cioè, dal vedere nell'aspetto di Laura alquanto di benignità e dolcezza. [v.2] Cioè, ho preso animo di deliberarmi co' miei pensieri. [v.5] Ma poi la presenza di Laura e la vista degli occhi suoi, fanno che io non posso recare ad effetto il mio pensiero. [v.8] <hi rend="italic">Quei che solo il può far</hi>. Cioè porle tutte queste cose in mano. Intende di Amore. <hi rend="italic">L'ha</hi>. Le ha. Cioè a Laura. [v.9] <hi rend="italic">Onde</hi>. Cioè per la gran forza dell'amore che io ho per lei, la qual forza è tanta che l'ha fatta signora di tutto me e di ogni cosa che mi appartenga, come è detto di sopra <hi rend="italic">Non pote' mai</hi>. Cioè in presenza di Laura. <hi rend="italic">Pote'</hi> vale <hi rend="italic">potei</hi>. [v.10] Che fosse intesa da altri che da me stesso. [v.12 <hi rend="italic">Caritate</hi>. Amore. [v.13] <hi rend="italic">Altrui</hi>. All'uomo. Alla persona. [v.14] Chi può favellare alla persona amata dell'amor suo, ama freddamente.</note>
</div2>
<div2>
<head>148 (RVF 171)</head>
<argument><p>Siagli pur Laura severa, ch'e' non lascerà mai di amarla e sospirare per lei.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Giunto m'ha Amor fra belle e crude braccia,</l>
<l>Che m'ancidono a torto; e s'io mi doglio,</l>
<l>Doppia 'l martir: onde, pur com'io soglio,</l>
<l>Il meglio è ch'io mi mora amando e taccia:</l>
</lg>
<lg>
<l>Che poria questa il Ren, qualor più agghiaccia,</l>
<l>Arder con gli occhi, e rompre ogni aspro scoglio;</l>
<l>Ed ha sì egual alle bellezze orgoglio,</l>
<l>Che di piacer altrui par che le spiaccia.</l>
</lg>
<lg>
<l>Nulla posso levar io per mio 'ngegno</l>
<l>Del bel diamante ond'ell'ha il cor sì duro;</l>
<l>L'altro è d'un marmo che si mova e spiri:</l>
</lg>
<lg>
<l>Ned ella a me per tutto 'l suo disdegno</l>
<l>Torrà giammai, nè per sembiante oscuro,</l>
<l>Le mie speranze e i miei dolci sospiri.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">Giunto</hi>. Colto. Preso. [v.2] <hi rend="italic">Ancidono</hi>. Uccidono. [v.3] <hi rend="italic">Doppia</hi>. Raddoppia. <hi rend="italic">Pur come</hi>. Nè più nè meno come. [v.5] <hi rend="italic">Che</hi>. Perocchè. <hi rend="italic">Poria</hi>. Potrebbe. <hi rend="italic">Questa</hi>. Cioè Laura. <hi rend="italic">Qualor più agghiaccia</hi>. Quando egli è più ghiacciato. [v.6] <hi rend="italic">Rompre</hi>. Rompere. [v.9] <hi rend="italic">Per mio 'ngegno</hi>. Per molto che io m'ingegni. Per quanto io mi voglia ingegnare. Per artifizio o spediente ch'io adoperi. [v.10] <hi rend="italic">Del bel diamante</hi>. Dipende dalla voce <hi rend="italic">nulla</hi> del verso qui addietro. [v.11] <hi rend="italic">L'altro</hi>. Il resto della sua persona. <hi rend="italic">Spiri</hi>. Respiri. [v.12] <hi rend="italic">Ned</hi>. Nè. [v.13] <hi rend="italic">Oscuro</hi>. Torbido. Aspro. Accigliato.</note>
</div2>
<div2>
<head>149 (RVF 172)</head>
<argument><p>L'amerà costante, benchè siagli anche invidiosa del suo amore verso di lei.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>O invidia, nemica di virtute,</l>
<l>Ch'a' bei principii volentier contrasti,</l>
<l>Per qual sentier così tacita intrasti</l>
<l>In quel bel petto, e con qual arti il mute?</l>
</lg>
<lg>
<l>Da radice n'hai svelta mia salute:</l>
<l>Troppo felice amante mi mostrasti</l>
<l>A quella che miei preghi umili e casti</l>
<l>Gradì alcun tempo, or par ch'odii e refute.</l>
</lg>
<lg>
<l>Nè però che con atti acerbi e rei</l>
<l>Del mio ben pianga e del mio pianger rida,</l>
<l>Poria cangiar sol un de' pensier miei.</l>
</lg>
<lg>
<l>Non perchè mille volte il dì m'ancida,</l>
<l>Fia ch'io non l'ami e ch'i' non speri in lei:</l>
<l>Che s'ella mi spaventa, Amor m'affida.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.3] <hi rend="italic">Intrasti</hi>. Entrasti. [v.4] <hi rend="italic">Mute</hi>. Muti. [v.5] <hi rend="italic">Da radice</hi>. Dalla radice. <hi rend="italic">Ne</hi>. Cioè, da <hi rend="italic">quel bel petto</hi>. O è particella che ridonda. [v.6] <hi rend="italic">Mi mostrasti</hi>. Mi rappresentasti, per muoverla a invidiarmi. [v.8] <hi rend="italic">Refute</hi>. Rifiuti. Cioè rigetti. [v.9] <hi rend="italic">Nè</hi>. Ma non. <hi rend="italic">Però che</hi>. Perchè. Per quanto. [v.11] <hi rend="italic">Poria</hi>. Potrebbe. <hi rend="italic">Sol un</hi>. Un solo. Pur uno. [v.12] <hi rend="italic">Perchè</hi>. Cioè benchè. <hi rend="italic">Mille volte il dì</hi>. Mille volte per dì. <hi rend="italic">Ancida</hi>. Uccida. [v.13] <hi rend="italic">Fia</hi>. Avverrà. Seguirà. [v.14] <hi rend="italic">M'affida</hi>. Mi dà speranza ed animo.</note>
</div2>
<div2>
<head>150 (RVF 173)</head>
<argument><p>Starsi sempre tra le vie del dolce e dell'amaro, è la vita misera degli amanti.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Mirando 'l Sol de' begli occhi sereno,</l>
<l>Ov'è chi spesso i miei dipinge e bagna,</l>
<l>Dal cor l'anima stanca si scompagna</l>
<l>Per gir nel paradiso suo terreno.</l>
</lg>
<lg>
<l>Poi trovandol di dolce e d'amar pieno,</l>
<l>Quanto al mondo si tesse, opra d'aragna</l>
<l>Vede: onde seco e con Amor di lagna,</l>
<l>C'ha sì caldi gli spron, sì duro il freno.</l>
</lg>
<lg>
<l>Per questi estremi duo, contrari e misti,</l>
<l>Or con voglie gelate or con accese</l>
<l>Stassi così fra misera e felice.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma pochi lieti, e molti pensier tristi;</l>
<l>E 'l più si pente dell'ardite imprese:</l>
<l>Tal frutto nasce di cotal radice.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.2] <hi rend="italic">Chi</hi>. Intende di Amore. <hi rend="italic">Dipinge</hi>. Cioè, dipinge ne' miei occhi i moti che esso cagiona nell'animo. [v.3] <hi rend="italic">L'anima</hi>. L'anima mia. <hi rend="italic">Si scompagna</hi>. Si parte. [v.4] <hi rend="italic">Nel paradiso suo terreno</hi>. Cioè in Laura, o negli occhi di Laura. Veggasi il Sonetto sessantesimoterzo. [v.5] <hi rend="italic">Amar</hi>. Amaro. [v.6] <hi rend="italic">Aragna</hi>. Ragno. [v.7] <hi rend="italic">Vede</hi>. Suppliscasi <hi rend="italic">essere</hi>. [v.9] <hi rend="italic">Estremi duo</hi>. Due estremi. [v.11] <hi rend="italic">Stassi</hi>. L'anima mia. [v.12] <hi rend="italic">Ma</hi>. Suppliscasi <hi rend="italic">fra</hi>, voce che si trova nel verso antecedente, e che dipende anche qui dal medesimo verbo, cioè <hi rend="italic">stassi</hi>. <hi rend="italic">Pochi lieti e molti pensier tristi</hi>. Pochi pensieri lieti e molti tristi. [v.13] <hi rend="italic">Il più</hi>. Il più delle volte. Le più volte. [v.14] <hi rend="italic">Di cotal radice</hi>. Cioè dall'amore.</note>
</div2>
<div2>
<head>151 (RVF 174)</head>
<argument><p>Pensa nel suo dolore, ch'è meglio patire per Laura, che gioir d'altra donna.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Fera stella (se 'l cielo ha forza in noi</l>
<l>Quant'alcun crede) fu sotto ch'io nacqui,</l>
<l>E fera cuna dove nato giacqui,</l>
<l>E fera terra ov'e' piè mossi poi;</l>
</lg>
<lg>
<l>E fera donna che con gli occhi suoi</l>
<l>E con l'arco a cui sol per segno piacqui,</l>
<l>Fe la piaga ond'Amor teco non tacqui,</l>
<l>Che con quell'arme risaldar la puoi.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma tu prendi a diletto i dolor miei:</l>
<l>Ella non già; perchè non son più duri,</l>
<l>E 'l colpo è di saetta e non di spiedo.</l>
</lg>
<lg>
<l>Pur mi consola che languir per lei</l>
<l>Meglio è che gioir d'altra; e tu mel giuri</l>
<l>Per l'orato tuo strale, ed io tel credo.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">Fera</hi>. Fiera. <hi rend="italic">Il cielo</hi>. Cioè gli astri, e i moti celesti. [v.2] <hi rend="italic">Quant'alcun crede</hi>. Quanto si crede. <hi rend="italic">Fu sotto che</hi>. Fu quella sotto la quale. [v.4] <hi rend="italic">E'</hi>. I. [v.6] <hi rend="italic">A cui sol per segno piacqui</hi>. A cui piacqui solamente come bersaglio, e non altrimenti nè per altro. [v.7] <hi rend="italic">Fe</hi>. Fece. <hi rend="italic">Onde</hi>. Di cui. [v.8] <hi rend="italic">Che</hi>. Il quale. <hi rend="italic">Con quell'arme</hi>. Cioè con quegli stessi occhi. <hi rend="italic">Risaldar</hi>. Chiudere. Risanare. [vv.10-11] Ella non ne prende diletto, perchè non sono così aspri come ella vorrebbe, e perchè la ferita è solo di saetta, e non di spiedo; cioè a dir non è grande quanto vorrebbe ella. [v.12] <hi rend="italic">Mi consola che</hi>. Mi consola questo, che. [v.14] <hi rend="italic">Orato</hi>. Dorato.</note>
</div2>
<div2>
<head>152 (RVF 175)</head>
<argument><p>Ringiovanisce alla cara memoria del luogo e del tempo del suo primo amore.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Quando mi vene innanzi il tempo e 'l loco</l>
<l>Ov'io perdei me stesso, e 'l caro nodo</l>
<l>Ond'Amor di sua man m'avvinse in modo</l>
<l>Che l'amar mi fe dolce e 'l pianger gioco;</l>
</lg>
<lg>
<l>Solfo ed esca son tutto, e 'l cor un foco,</l>
<l>Da quei soavi spirti, i quai sempr'odo,</l>
<l>Acceso dentro sì, ch'ardendo godo,</l>
<l>E di ciò vivo, e d'altro mi cal poco.</l>
</lg>
<lg>
<l>Quel Sol, che solo agli occhi miei risplende,</l>
<l>Coi vaghi raggi ancor indi mi scalda</l>
<l>A vespro tal qual era oggi per tempo:</l>
</lg>
<lg>
<l>E così di lontan m'alluma e 'ncende,</l>
<l>Che la memoria ad ogni or fresca e salda</l>
<l>Pur quel nodo mi mostra e 'l loco e 'l tempo.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">Mi vene innanzi</hi>. Mi viene alla memoria. Mi si rappresenta al pensiero, alla fantasia. [v.2] <hi rend="italic">Perdei me stesso</hi>. Fui preso dell'amor di Laura. [v.3] <hi rend="italic">Onde</hi>. Di cui. Con cui. [v.4] <hi rend="italic">Amar</hi>. Amaro. Veggasi il quinto verso del Sonetto centesimo ventesimoprimo. <hi rend="italic">Fe</hi>. Fece. [v.5] <hi rend="italic">Un foco</hi>. È un fuoco. [v.6] <hi rend="italic">Da quei soavi spirti</hi>. Vuol dir le parole o i sospiri di Laura. [v.8] <hi rend="italic">Mi cal poco</hi>. Mi curo poco. Mi do poco pensiero. [v.9] <hi rend="italic">Solo</hi>. Nome aggettivo. [v.10] <hi rend="italic">Ancor</hi>. Anco al presente. Tuttavia. <hi rend="italic">Indi</hi>. Cioè dal pensiero e dalla immagine che mi viene alla mente, del tempo, del luogo e del nodo detti di sopra. [v.11] <hi rend="italic">A vespro</hi>. Nella età provetta. <hi rend="italic">Oggi per tempo</hi>. Questa mattina. Cioè nel fior della mia gioventù. [vv.12-13] <hi rend="italic">E così di lontan m'alluma e 'ncende, che</hi>. E da lontano m'illumina, o vero mi avvampa, e mi accende in maniera, che. <hi rend="italic">Ad ogni or</hi>. Sempre. [v.14] <hi rend="italic">Pur</hi>. Di continuo. Tuttavia.</note>
</div2>
<div2>
<head>153 (RVF 176)</head>
<argument><p>Col pensier in lei sempre fitto, passa intrepido e solo i boschi e le selve.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Per mezz'i boschi inospiti e selvaggi,</l>
<l>Onde vanno a gran rischio uomini ed arme,</l>
<l>Vo secur io; che non può spaventarme</l>
<l>Altri che 'l Sol c'ha d'Amor vivo i raggi.</l>
</lg>
<lg>
<l>E vo cantando (o penser miei non saggi!)</l>
<l>Lei che 'l Ciel non poria lontana farme;</l>
<l>Ch'i' l'ho negli occhi, e veder seco parme</l>
<l>Donne e donzelle, e sono abeti e faggi.</l>
</lg>
<lg>
<l>Parmi d'udirla, udendo i rami e l'ore</l>
<l>E le frondi, e gli augei lagnarsi, e l'acque</l>
<l>Mormorando fuggir per l'erba verde.</l>
</lg>
<lg>
<l>Raro un silenzio, un solitario orrore</l>
<l>D'ombrosa, selva mai tanto mi piacque;</l>
<l>Se non che del mio Sol troppo si perde.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">Passava il poeta, in tempo di guerra, dalla Germania in Avignone. [v.1] <hi rend="italic">Per mezz'i boschi</hi>. Per mezzo ai boschi. [v.2] <hi rend="italic">Onde</hi>. Per li quali. <hi rend="italic">A</hi>. Con. <hi rend="italic">Uomini ed arme</hi>. Uomini armati. [v.3] <hi rend="italic">Spaventarme</hi>. Spaventarmi. [v.4] Scherza colla opposizione del sole, detto allegoricamente per Laura, e della oscurità dei boschi, dicendo che solo quello gli può far paura, e non questa. [v.5] <hi rend="italic">O penser miei non saggi!</hi> Oh il pazzerello che io sono! <hi rend="italic">Penser</hi> vale <hi rend="italic">pensieri</hi>. [v.6] <hi rend="italic">Poria</hi>. Potrebbe. <hi rend="italic">Farme</hi>. Farmi. [v.7] <hi rend="italic">Che</hi>. Perocchè. <hi rend="italic">Parme</hi>. Parmi. [v.9] <hi rend="italic">Ore</hi>. Aure. [v.12] <hi rend="italic">Raro</hi>. Rare volte. [v.13] <hi rend="italic">Mai</hi>. Questa particella dipende dall'avverbio <hi rend="italic">raro</hi> del verso precedente, ed è presa nel significato suo primitivo di <hi rend="italic">magis, più</hi>; onde <hi rend="italic">raro mai</hi>, vale: rade volte più, cioè rade volte oltre questa. [v.14] <hi rend="italic">Del mio Sol troppo si perde</hi>. Vuol dire, troppo tempo io passo in luoghi lontani dalla mia Laura. E qui ancora con parlare allegorico, allude al toglier che fanno le selve colla loro ombra la luce del sole.</note>
</div2>
<div2>
<head>154 (RVF 177)</head>
<argument><p>La vista del bel paese di Laura gli fa dimenticar i pericoli del viaggio.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Mille piagge in un giorno e mille rivi</l>
<l>Mostrato m'ha per la famosa Ardenna</l>
<l>Amor, ch'a' suoi le piante e i cori impenna</l>
<l>Per farli al terzo ciel volando ir vivi.</l>
</lg>
<lg>
<l>Dolce m'è sol senz'arme esser stato ivi,</l>
<l>Dove armato fier Marte e non accenna;</l>
<l>Quasi senza governo e senza antenna</l>
<l>Legno in mar, pien di pensier gravi e schivi.</l>
</lg>
<lg>
<l>Pur giunto al fin della giornata oscura,</l>
<l>Rimembrando ond'io vegno e con quai piume,</l>
<l>Sento di troppo ardir nascer paura.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma 'l bel paese e 'l dilettoso fiume</l>
<l>Con serena accoglienza rassecura</l>
<l>Il cor già volto ov'abita il suo lume.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.2] <hi rend="italic">Per la famosa Ardenna</hi>. Cioè nel viaggio di cui parla il Sonetto qui addietro. Accenna il poeta la velocità usata da esso in quel cammino per l'ansietà di giungere là dove era Laura. [v.3] <hi rend="italic">A' suoi</hi>. A' suoi seguaci. <hi rend="italic">Le piante</hi>. I piedi. <hi rend="italic">Impenna</hi>. Fornisce di ali. [v.4] <hi rend="italic">Al terzo ciel</hi>. Al cielo del pianeta di Venere, che stimavasi il pianeta degli amanti. [v.5] Mi è dolce essere stato ivi solo e senz'armi. [v.6] <hi rend="italic">Fier Marte e non accenna</hi>. Marte ferisce, percuote, senza far cenno; o piuttosto, non minaccia solamente, non fa vista di voler ferire, ma ferisce in fatti. <hi rend="italic">Fier</hi> vale <hi rend="italic">fere</hi>, cioè ferisce, colpisce. [v.7] <hi rend="italic">Quasi</hi>. Dipende dalle parole <hi rend="italic">esser stato ivi</hi>. [v.10] <hi rend="italic">Onde</hi>. Da che luoghi. <hi rend="italic">Con quai piume</hi>. Con che ali. Cioè, in che modo. [v.11] Sento al troppo ardimento succedere la paura. [v.12] Significa la provincia di Avignone, dove era giunto. [v.14] <hi rend="italic">Il cor</hi>. Il mio cuore. <hi rend="italic">Ove</hi>. Al luogo ove. Verso colà dove. <hi rend="italic">Il suo lume</hi>. Cioè Laura.</note>
</div2>
<div2>
<head>155 (RVF 178)</head>
<argument><p>Tormentato da Amore, vuol frenarlo colla ragione e mal suo grado nol può.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Amor mi sprona in un tempo ed affrena,</l>
<l>Assecura e spaventa, arde ed agghiaccia,</l>
<l>Gradisce e sdegna, a se mi chiama e scaccia,</l>
<l>Or mi tene in speranza ed or in pena,</l>
</lg>
<lg>
<l>Or alto or basso il mio cor lasso mena;</l>
<l>Onde 'l vago desir perde la traccia,</l>
<l>E 'l suo sommo piacer par che li spiaccia;</l>
<l>D'error sì novo la mia mente è piena.</l>
</lg>
<lg>
<l>Un amico pensier le mostra il vado,</l>
<l>Non d'acqua che per gli occhi si risolva,</l>
<l>Da gir tosto ove spera esser contenta:</l>
</lg>
<lg>
<l>Poi, quasi maggior forza indi la svolva,</l>
<l>Conven ch'altra via segua, e mal suo grado</l>
<l>Alla sua lunga e mia morte consenta.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">Ed affrena</hi>. E mi affrena. [v.2] <hi rend="italic">Assecura</hi>. Mi assicura. Cioè m'innanima. [v.4] <hi rend="italic">Tene</hi>. Tiene. [v.6] <hi rend="italic">Vago</hi>. Errante. <hi rend="italic">Perde la traccia</hi>. Cioè perde la via, si smarrisce. [v.7] <hi rend="italic">Lì</hi>. Gli. [v.8] <hi rend="italic">Novo</hi>. Strano. [vv.9-11] Un amico pensiero mostra a lei, cioè alla mia mente, un guado, che non è guado di lagrime, pel quale ella può andar presto dove spera esser contenta, cioè alla felicità. Vuol dire: la ragione la consiglia di lasciar questo amore e volgersi a Dio. [v.12] <hi rend="italic">Maggior forza</hi>. Forza maggior della propria. <hi rend="italic">Indi la svolva</hi>. La svolga, cioè la ritragga, da ciò. [v.13] <hi rend="italic">Conven</hi>. Conviene. <hi rend="italic">Mal suo grado</hi>. Suo mal grado. [v.14] <hi rend="italic">Alla sua lunga e mia morte</hi>. Alla sua e mia lunga morte.</note>
</div2>
<div2>
<head>156 (RVF 179)</head>
<argument><p>Ei placa Laura colla sola umiltà, e così esorta un amico a far con la sua donna.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Geri, quando talor meco s'adira</l>
<l>La mia dolce nemica, ch'è sì altera,</l>
<l>Un conforto m'è dato, ch'i' non pera,</l>
<l>Solo per cui vertù l'alma respira.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ovunqu'ella, sdegnando, gli occhi gira,</l>
<l>Che di luce privar mia vita spera,</l>
<l>Le mostro i miei pien d'umiltà sì vera,</l>
<l>Ch'a forza ogni suo sdegno indietro tira.</l>
</lg>
<lg>
<l>Se ciò non fosse, andrei non altramente</l>
<l>A veder lei, che 'l volto di Medusa,</l>
<l>Che facea marmo diventar la gente.</l>
</lg>
<lg>
<l>Così dunque fa tu; ch'i' veggio esclusa</l>
<l>Ogni altr'aita; e 'l fuggir val niente</l>
<l>Dinanzi all'ali che 'l Signor nostro usa.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">Geri</hi>. Nome di uno che aveva indirizzato al poeta un Sonetto, al quale il presente risponde. [v.3] <hi rend="italic">Ch'i</hi>. Sicchè io. [v.4] <hi rend="italic">Solo per cui vertù</hi>. Il qual conforto è la sola cosa per cui virtù. [v.5] <hi rend="italic">Ovunque</hi>. Par che sia detto per <hi rend="italic">qualvolta</hi>, <hi rend="italic">sempre che</hi>, <hi rend="italic">ogni volta che</hi>. [v.7] <hi rend="italic">I miei</hi>. Cioè gli occhi miei. <hi rend="italic">Pien</hi>. Pieni. [v.10] <hi rend="italic">Che</hi>. Dipende da <hi rend="italic">non altramente</hi>. [vv.12-13] <hi rend="italic">Così dunque fa tu</hi>. Cioè colla tua donna. <hi rend="italic">Esclusa ogni altr'aita</hi>. Non esserci altro aiuto, altro rimedio, altro spediente, che questo. [v.14] Cioè, dinanzi ad Amore, che ci sa raggiunger sì tosto come ei vuole.</note>
</div2>
<div2>
<head>157 (RVF 180)</head>
<argument><p>Potrà bensì il Po allontanarlo da Laura col corpo, ma non collo spirito.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Po, ben puo' tu portartene la scorza</l>
<l>Di me con le tue possenti e rapid'onde,</l>
<l>Ma lo spirto ch'iv'entro si nasconde</l>
<l>Non cura nè di tua nè d'altrui forza.</l>
</lg>
<lg>
<l>Lo qual, senz'alternar poggia con orza,</l>
<l>Dritto per l'aure al suo desir seconde</l>
<l>Battendo l'ali verso l'aurea fronde,</l>
<l>L'acqua e 'l vento e la vela e i remi sforza.</l>
</lg>
<lg>
<l>Re degli altri, superbo, altero fiume,</l>
<l>Che 'ncontri 'l Sol quando e' ne mena il giorno,</l>
<l>E 'n Ponente abbandoni un più bel lume;</l>
</lg>
<lg>
<l>Tu te ne vai col mio mortal sul corno;</l>
<l>L'altro coverto d'amorose piume,</l>
<l>Torna volando al suo dolce soggiorno.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">Composto venendo il poeta in Italia da Provenza dove era Laura, e navigando in sul Po. [v.1] <hi rend="italic">Puo'</hi>. Puoi. <hi rend="italic">La scorza</hi>. Cioè il corpo. [v.4] <hi rend="italic">Non cura di</hi>. Non si cura di. Non ha rispetto a. [v.5] <hi rend="italic">Lo qual</hi>. Il quale spirito. <hi rend="italic">Senz'alternar poggia con orza</hi>. Senza piegare la barca quando dall'una parte quando dall'altra, per secondare il vento, come si fa navigando. <hi rend="italic">Poggia</hi> ed <hi rend="italic">orza</hi> sono termini de' navigatori. [v.6] <hi rend="italic">Dritto</hi>. Avverbio. <hi rend="italic">Seconde</hi>. Propizie. Favorevoli. [v.7] <hi rend="italic">L'aurea fronde</hi>. Vuol dir Laura. [v.8] Vince la forza dell'acqua, del vento, della vela e dei remi, che portano il mio corpo lungi da Laura. [v.9] <hi rend="italic">Degli altri</hi>. Cioè degli altri fiumi. [vv.10-11] Cioè, che corri a Levante, e ti parti da Ponente, dove è Laura. <hi rend="italic">Ne</hi> vale <hi rend="italic">a noi</hi>. [v.12] <hi rend="italic">Col mio mortal</hi>. Colla parte mortale di me. Col mio corpo. <hi rend="italic">Sul corno</hi>. Cioè sulle onde. [v.13] <hi rend="italic">L'altro</hi>. Il rimanente di me. Cioè il mio spirito. <hi rend="italic">Coverto</hi>. Coperto. [v.14] <hi rend="italic">Al suo dolce soggiorno</hi>. Cioè colà dove è Laura.</note>
</div2>
<div2>
<head>158 (RVF 181)</head>
<argument><p>Egli fu colto impensatamente nelle reti di Amore stese sotto un alloro.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Amor fra l'erbe una leggiadra rete</l>
<l>D'oro e di perle tese sott'un ramo</l>
<l>Dell'arbor sempre verde ch'i' tant'amo,</l>
<l>Benchè n'abbia ombre più triste che liete.</l>
</lg>
<lg>
<l>L'esca fu 'l seme ch'egli sparge e miete,</l>
<l>Dolce ed acerbo, ch'io pavento e bramo:</l>
<l>Le note non fur mai, dal dì ch'Adamo</l>
<l>Aperse gli occhi, sì soavi e quete:</l>
</lg>
<lg>
<l>E 'l chiaro lume che sparir fa 'l sole</l>
<l>Folgorava d'intorno: e 'l fune avvolto</l>
<l>Era alla man ch'avorio e neve avanza.</l>
</lg>
<lg>
<l>Così caddi alla rete, e qui m'han colto</l>
<l>Gli atti vaghi e l'angeliche parole</l>
<l>E 'l piacer e 'l desire e la speranza.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.3] Cioè del lauro. [vv.5-6] Intende <hi rend="italic">il piacer e 'l desire e la speranza</hi>, come mostra nell'ultimo verso. [v.7] <hi rend="italic">Le note</hi>. Vuol dire il canto dei richiami, e significa con quest'allegoria la voce e le parole di Laura. [v.9] <hi rend="italic">E 'l chiaro lume</hi>. Quello degli occhi di Laura. [v.11] <hi rend="italic">Avanza</hi>. Vince. [v.12] <hi rend="italic">Qui</hi>. Cioè in essa rete.</note>
</div2>
<div2>
<head>159 (RVF 182)</head>
<argument><p>Arde di amore per Laura, ma non è mai geloso, perchè la virtù di lei è somma.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Amor, che 'ncende 'l cor d'ardente zelo,</l>
<l>Di gelata paura il tien costretto,</l>
<l>E qual sia più, fa dubbio all'intelletto,</l>
<l>La speranza o 'l timor, la fiamma o 'l gielo.</l>
</lg>
<lg>
<l>Trem'al più caldo, ard'al più freddo cielo,</l>
<l>Sempre pien di desire e di sospetto;</l>
<l>Pur come donna in un vestire schietto</l>
<l>Celi un uom vivo, o sott'un picciol velo.</l>
</lg>
<lg>
<l>Di queste pene è mia propria la prima,</l>
<l>Arder dì e notte; e quanto è 'l dolce male,</l>
<l>Nè 'n pensier cape, non che 'n versi o 'n rima:</l>
</lg>
<lg>
<l>L'altra non già; che 'l mio bel foco è tale</l>
<l>Ch'ogni uom pareggia; e del suo lume in cima</l>
<l>Chi volar pensa, indarno spiega l'ale.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">Il</hi> cor. Il cuor dell'amante. <hi rend="italic">Zelo</hi>. Affetto. [v.2] <hi rend="italic">Di gelata paura</hi>. Di quella della gelosia. <hi rend="italic">Costretto</hi>. Stretto. [v.3] E fa dubbio, cioè dubbioso, all'intelletto dell'amante, qual sia maggiore. [v.5] <hi rend="italic">Trem'al</hi>. Trema al. Cioè l'amante. <hi rend="italic">Ard'al</hi>. Arde al. [vv.7-8] Accenna le strane immaginazioni degl'innamorati, che poco meno che non hanno sospetto e gelosia fino delle donne; dubitando che non sieno uomini travestiti. <hi rend="italic">Pur come</hi> vale <hi rend="italic">nè più nè meno come se</hi>. [vv.9-14] Di queste due pene degli altri amanti, che sono l'ardore del desiderio e il freddo della gelosia, la prima, cioè quella detta nel primo verso, che è l'arder dì e notte, è mia propria, cioè tocca a me ancora, ed ha luogo nell'amor mio. E quanto sia grande questo dolce male, cioè questa pena dell'ardore, non cape non solamente in versi o in rima, ma nè anche in pensiero, cioè non si può, non solo esprimere con parole, ma nè pur comprendere colla mente. L'altra pena, cioè della gelosia, non ha luogo in me, atteso che il mio bel fuoco, cioè la donna ch'io amo, pareggia ogni uomo, cioè ha tutti gli uomini per uguali, gli guarda d'uno stesso occhio, e non concede più all'uno che all'altro, e chi pensa volare in cima del suo lume, cioè chi spera e s'ingegna di farsi principale e signore nell'animo di quella spiega le ale, cioè spera e si affatica, invano.</note>
</div2>
<div2>
<head>160 (RVF 183)</head>
<argument><p>Se i dolci sguardi di lei lo tormentano a morte, che sarebbe se glieli negasse?</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Se 'l dolce sguardo di costei m'ancide,</l>
<l>E le soavi parolette accorte,</l>
<l>E s'Amor sopra me la fa sì forte</l>
<l>Sol quando parla ovver quando sorride,</l>
</lg>
<lg>
<l>Lasso, che fia se forse ella divide,</l>
<l>O per mia colpa o per malvagia sorte,</l>
<l>Gli occhi suoi da mercè, sì che di morte</l>
<l>Là dov'or m'assecura, allor mi sfide?</l>
</lg>
<lg>
<l>Però s'i' tremo e vo col cor gelato</l>
<l>Qualor veggio cangiata sua figura,</l>
<l>Questo temer d'antiche prove è nato.</l>
</lg>
<lg>
<l>Femmina è cosa mobil per natura;</l>
<l>Ond'io so ben ch'un amoroso stato</l>
<l>In cor di donna picciol tempo dura.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.5] <hi rend="italic">Che fia</hi>. Che sarà. <hi rend="italic">Se forse</hi>. Se mai per avventura. [vv.7-8] <hi rend="italic">Mercè</hi>. Pietà. <hi rend="italic">Sì che di morte, là dov'or m'assecura, allor mi sfide</hi>. In modo che allora co' suoi sguardi, ella mi sfidi a morte, cioè a dir proccuri di darmi morte, laddove ora me ne assicura, cioè m'aiuta che io non muoia, o vero, mi rassicura che io non tema di avere a morire. [v.10] <hi rend="italic">Figura</hi>. Cioè aspetto. [v.11] <hi rend="italic">Prove</hi>. Esperienze.</note>
</div2>
<div2>
<head>161 (RVF 184)</head>
<argument><p>Si addolora, e teme che l'infermità, in cui Laura si trova, le tolga la vita.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Amor, Natura e la bell'alma umile,</l>
<l>Ov'ogni alta virtute alberga e regna,</l>
<l>Contra me son giurati. Amor s'ingegna</l>
<l>Ch'i' mora affatto; e 'n ciò segue suo stile:</l>
</lg>
<lg>
<l>Natura tien costei d'un sì gentile</l>
<l>Laccio, che nullo sforzo è che sostegna:</l>
<l>Ella è sì schiva, ch'abitar non degna</l>
<l>Più nella vita faticosa e vile.</l>
</lg>
<lg>
<l>Così lo spirto d'or in or vien meno</l>
<l>A quelle belle care membra oneste,</l>
<l>Che specchio eran di vera leggiadria.</l>
</lg>
<lg>
<l>E s'a morte pietà non stringe il freno,</l>
<l>Lasso, ben veggio in che stato son queste</l>
<l>Vane speranze ond'io viver solia.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.3] <hi rend="italic">S'ingegna</hi>. Proccura. [v.4] <hi rend="italic">Stile</hi>. Costume. Usanza. [vv.5-6] Vuol dire: la complessione di Laura è così delicata che non regge a nessuno urto, a nessuna scossa. <hi rend="italic">Nullo</hi> sta per <hi rend="italic">niuno</hi>, <hi rend="italic">sostegna</hi> per <hi rend="italic">sostenga</hi>. [v.7] <hi rend="italic">Ella</hi>. Laura. <hi rend="italic">Degna</hi>. Verbo. [v.9] <hi rend="italic">D'or in or vien meno</hi>. Sta continuamente per mancare. [v.14] <hi rend="italic">Onde</hi>. Delle quali. <hi rend="italic">Solia</hi>. Solea</note>
</div2>
<div2>
<head>162 (RVF 185)</head>
<argument><p>Attribuisce a Laura le bellezze tutte, e le rare doti della Fenice.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Questa Fenice, dell'aurata piuma</l>
<l>Al suo bel collo candido gentile</l>
<l>Forma senz'arte un sì caro monile,</l>
<l>Ch'ogni cor addolcisce e 'l mio consuma:</l>
</lg>
<lg>
<l>Forma un diadema natural ch'alluma</l>
<l>L'aere d'intorno; e 'l tacito focile</l>
<l>D'Amor tragge indi un liquido sottile</l>
<l>Foco che m'arde alla più algente bruma.</l>
</lg>
<lg>
<l>Purpurea vesta, d'un ceruleo lembo</l>
<l>Sparso di rose i belli omeri vela;</l>
<l>Novo abito e bellezza unica e sola.</l>
</lg>
<lg>
<l>Fama nell'odorato e ricco grembo</l>
<l>D'arabi monti lei ripone e cela,</l>
<l>Che per lo nostro ciel sì altera vola.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">Dell'aurata piuma</hi>. Cioè, de' suoi capelli biondi. [v.5] <hi rend="italic">Alluma</hi>. Illumina, o accende. [v.7] <hi rend="italic">Indi</hi>. Da esso diadema. [v.8] <hi rend="italic">Alla più algente bruma</hi>. Alla più gelata brina. Cioè nel maggior freddo. [v.9] <hi rend="italic">Vesta</hi>. Veste. <hi rend="italic">D'un</hi>. Con un. Dipende dal verbo <hi rend="italic">vela</hi>. [v.11] <hi rend="italic">Novo</hi>. Straordinario. Non più veduto. [vv.12-14] Cioè, la fama porta che la Fenice viva nascosta nelle montagne dell'Arabia, quando ella in verità vive nelle nostre parti, e vola maestosamente per l'aria. Vuol dir che Laura è la vera fenice, e l'altra è una favola. <hi rend="italic">Che</hi> vuol dir <hi rend="italic">la quale</hi>, e dipende da <hi rend="italic">lei</hi>.</note>
</div2>
<div2>
<head>163 (RVF 186)</head>
<argument><p>I più famosi poeti non avrebber cantato che di Laura, se l'avesser veduta.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Se Virgilio ed Omero avessin visto</l>
<l>Quel sole il qual vegg'io con gli occhi miei,</l>
<l>Tutte lor forze in dar fama a costei</l>
<l>Avrian posto, e l'un stil con l'altro misto:</l>
</lg>
<lg>
<l>Di che sarebbe Enea turbato e tristo,</l>
<l>Achille, Ulisse e gli altri semidei,</l>
<l>E quel che resse anni cinquantasei</l>
<l>Sì bene il mondo, e quel ch'ancise Egisto.</l>
</lg>
<lg>
<l>Quel fior antico di virtuti e d'arme,</l>
<l>Come sembiante stella ebbe con questo</l>
<l>Novo fior d'onestate e di bellezze!</l>
</lg>
<lg>
<l>Ennio di quel cantò ruvido carme;</l>
<l>Di quest'altr'io: ed o pur non molesto</l>
<l>Gli sia 'l mio ingegno, e 'l mio lodar non sprezze!</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">Avessin</hi>. Avessero. [v.2] <hi rend="italic">Quel sole</hi>. Cioè Laura. [v.4] <hi rend="italic">E l'un stil con l'altro misto</hi>. E avrebbero mescolato insieme i due stili, cioè gli stili di loro due. [v.5] <hi rend="italic">Di che</hi>. Onde. Della qual cosa. Per la qual cosa. Cioè perchè Omero e Virgilio, occupati al tutto nelle lodi di Laura, non avrebbero cantato di loro. [vv.7-8] Cioè Augusto ed Agamennone. <hi rend="italic">Quel ch'ancise Egisto</hi> vuol dire <hi rend="italic">quel che fu ucciso da Egisto</hi>. [v.9] Cioè Scipione Affricano maggiore. [vv.10-11] <hi rend="italic">Come sembiante</hi> vuol dire <hi rend="italic">quanto somigliante; stella</hi> vale <hi rend="italic">destino, sorte; novo</hi> sta per <hi rend="italic">moderno</hi>, opposto all'<hi rend="italic">antico</hi> del verso nono. Il senso è: quanto fu somigliante la sorte di Scipione a quella di Laura! [v.13] <hi rend="italic">Di quest'altro</hi>. Suppliscasi <hi rend="italic">fiore</hi>. <hi rend="italic">Io</hi>. Suppliscasi <hi rend="italic">canto ruvido carme. O</hi>. Interiezione di desiderio. <hi rend="italic">Pur</hi>. Solamente. [v.14] <hi rend="italic">Sprezze</hi>. Sprezzi.</note>
</div2>
<div2>
<head>164 (RVF 187)</head>
<argument><p>Teme che le sue rime non sien atte a celebrar degnamente le virtù di Laura.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Giunto Alessandro alla famosa tomba</l>
<l>Del fero Achille, sospirando disse:</l>
<l>O fortunato, che sì chiara tromba</l>
<l>Trovasti e chi di te sì alto scrisse!</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma questa pura e candida colomba,</l>
<l>A cui non so s'al mondo mai par visse,</l>
<l>Nel mio stil frale assai poco rimbomba:</l>
<l>Così son le sue sorti a ciascun fisse.</l>
</lg>
<lg>
<l>Che d'Omero dignissima e d'Orfeo,</l>
<l>O del pastor ch'ancor Mantova onora,</l>
<l>Ch'andassen sempre lei sola cantando;</l>
</lg>
<lg>
<l>Stella difforme, e fato sol qui reo</l>
<l>Commise a tal che 'l suo bel nome adora,</l>
<l>Ma forse scema sue lode parlando.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.3] <hi rend="italic">Sì chiara tromba</hi>. Quella di Omero. [v.4] <hi rend="italic">Alto</hi>. Altamente. Nobilmente. [v.6] <hi rend="italic">Par</hi>. Pari. Alcun'altra uguale. [v.7] <hi rend="italic">Frale</hi>. Debole. <hi rend="italic">Assai</hi>. Si riferisce a <hi rend="italic">poco</hi>. [v.9] <hi rend="italic">Che</hi>. Perocchè. <hi rend="italic">Dignissima</hi>. Lei degnissima. Accusativo. [v.10] <hi rend="italic">Che</hi>. Accusativo. Intende di Virgilio. [v.11] <hi rend="italic">Andassen</hi>. Andassero. [v.12] <hi rend="italic">Stella</hi>. Nominativo. <hi rend="italic">Difforme</hi>. Discorde dalle altre che l'adornarono di tanti pregi. O vero, non corrispondente al suo merito. <hi rend="italic">Fato</hi>. Nominativo. <hi rend="italic">Sol qui</hi>. In ciò solo. [v.13] <hi rend="italic">Commise</hi>. Assegnò da celebrarla. <hi rend="italic">A tal</hi>. A uno. Intende di se stesso. [v.14] <hi rend="italic">Scema sue lode</hi>. Cioè nuoce alla sua gloria in cambio di giovarle. <hi rend="italic">Lode</hi> sta per <hi rend="italic">lodi</hi>.</note>
</div2>
<div2>
<head>165 (RVF 188)</head>
<argument><p>Prega il Sole a non privarlo della vista del beato paese di Laura.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Almo Sol, quella fronde ch'io sola amo,</l>
<l>Tu prima amasti: or sola al bel soggiorno</l>
<l>Verdeggia e senza par, poi che l'adorno</l>
<l>Suo male e nostro vide in prima Adamo.</l>
</lg>
<lg>
<l>Stiamo a mirarla: i' ti pur prego e chiamo,</l>
<l>O sole; e tu pur fuggi, e fai d'intorno</l>
<l>Ombrare i poggi, e te ne porti 'l giorno,</l>
<l>E fuggendo mi toi quel ch'i' più bramo.</l>
</lg>
<lg>
<l>L'ombra che cade da quell'umil colle,</l>
<l>Ove favilla il mio soave foco,</l>
<l>Ove 'l gran lauro fu picciola verga,</l>
</lg>
<lg>
<l>Crescendo mentr'io parlo, agli occhi tolle</l>
<l>La dolce vista del beato loco</l>
<l>Ove 'l mio cor con la sua donna alberga.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">Quella fronde</hi>. Cioè il lauro, allegoria di Laura e di Dafne. [v.2] <hi rend="italic">Or</hi>. Forse era in tempo d'inverno, quando non verdeggiano le altre piante. <hi rend="italic">Al bel soggiorno</hi>. Nel suo bel soggiorno. [vv.3-4] <hi rend="italic">Par</hi>. Pari. <hi rend="italic">Poi che</hi>. Da poi che. Da che. Da quando. <hi rend="italic">L'adorno suo male e nostro</hi>. Eva. Accusativo. Vuol significare che siccome l'alloro nel tempo dell'inverno verdeggia solo esso tra le altre piante, così non ci ha donna alcuna che si possa agguagliare a Laura, e mai non ce ne ebbe, dalla prima donna in qua. [v.5] <hi rend="italic">I' ti pur prego</hi>. Io ti prego pure. [v.7] <hi rend="italic">Ombrare</hi>. Dar ombra. [v.8] <hi rend="italic">Toi</hi>. Togli. <hi rend="italic">Quel ch'i' più bramo</hi>. Quello che è dichiarato negli ultimi due versi. [v.10] <hi rend="italic">Favilla</hi>. Sfavilla. [v.11] Dove già Laura fu bambina. [v.12] <hi rend="italic">Tolle</hi>. Toglie.</note>
</div2>
<div2>
<head>166 (RVF 189)</head>
<argument><p>Paragonasi ad una nave in tempesta, e che incomincia a disperare del porto.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Passa la nave mia colma d'obblio</l>
<l>Per aspro mare a mezza notte il verno</l>
<l>Infra Scilla e Cariddi; ed al governo</l>
<l>Siede 'l signor anzi 'l nemico mio.</l>
</lg>
<lg>
<l>A ciascun remo un pensier pronto e rio,</l>
<l>Che la tempesta e 'l fin par ch'abbi' a scherno:</l>
<l>La vela rompe un vento umido eterno</l>
<l>Di sospir, di speranze e di desio.</l>
</lg>
<lg>
<l>Pioggia di lagrimar, nebbia di sdegni</l>
<l>Bagna e rallenta le già stanche sarte,</l>
<l>Che son d'error con ignoranza attorto.</l>
</lg>
<lg>
<l>Celansi i duo miei dolci usati segni;</l>
<l>Morta fra l'onde è la ragion e l'arte:</l>
<l>Tal ch'incomincio a disperar del porto.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.2] <hi rend="italic">Aspro</hi>. Turbato. <hi rend="italic">Il verno</hi>. In tempo d'inverno. [v.3] <hi rend="italic">Al governo</hi>. Della nave. [v.4] <hi rend="italic">Il signor anzi 'l nemico mio</hi>. Amore. [v.5] <hi rend="italic">A ciascun remo</hi>. Suppliscasi <hi rend="italic">siede</hi> o <hi rend="italic">sta</hi>. [v.6] <hi rend="italic">Il fin</hi>. La morte. <hi rend="italic">Abbi' a</hi>. Abbia a. [v.7] <hi rend="italic">La vela</hi>. Accusativo. <hi rend="italic">Rompe</hi>. Fiede. Batte. Percuote. <hi rend="italic">Eterno</hi>. Continuo. Perenne. [v.11] <hi rend="italic">Che son</hi>. Che son fatte. [v.12] <hi rend="italic">I duo miei dolci usati segni</hi>. Le due mie consuete stelle. Vuol dir gli occhi di Laura. [v.14] <hi rend="italic">Del porto</hi>. Di giungere in porto. Di salvarmi.</note>
</div2>
<div2>
<head>167 (RVF 190)</head>
<argument><p>Contempla estatico Laura in visione, e predice, dolente, la morte di lei.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Una candida cerva sopra l'erba</l>
<l>Verde m'apparve, con duo corna d'oro,</l>
<l>Fra due riviere, all'ombra d'un alloro,</l>
<l>Levando 'l sole, alla stagion acerba.</l>
</lg>
<lg>
<l>Era sua vista sì dolce superba</l>
<l>Ch'i' lasciai per seguirla ogni lavoro;</l>
<l>Come l'avaro, che 'n cercar tesoro,</l>
<l>Con diletto l'affanno disacerba.</l>
</lg>
<lg>
<l>«Nessun mi tocchi», al bel collo d'intorno</l>
<l>Scritto avea di diamanti e di topazi;</l>
<l>«Libera farmi al mio Cesare parve».</l>
</lg>
<lg>
<l>Ed era 'l Sol già volto al mezzo giorno;</l>
<l>Gli occhi miei stanchi di mirar, non sazi;</l>
<l>Quand'io caddi nell'acqua, ed ella sparve.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.3] <hi rend="italic">Riviere</hi>. Fiumi. [v.4] <hi rend="italic">Levando 'l sole</hi>. In sul levar del sole. <hi rend="italic">Alla stagion acerba</hi>. In tempo di primavera. Veggasi il duodecimo verso del Sonetto centesimonono. [v.5] <hi rend="italic">Vista</hi>. Aspetto. [v.8] <hi rend="italic">Disacerba</hi>. Solleva. Tempera. [v.10] Portava scritto in caratteri di diamanti e di topazi. [v.11] <hi rend="italic">Parve</hi>. Piacque. Ha riguardo all'antico motto: <hi rend="italic">Coesaris sum: noli me tangere</hi>. [v.12] <hi rend="italic">Volto</hi>. Cioè vicino. [v.13] Suppliscasi <hi rend="italic">erano</hi>.</note>
</div2>
<div2>
<head>168 (RVF 191)</head>
<argument><p>Ripone tutta la sua felicità solo nel contemplar le bellezze di Laura.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Siccome eterna vita è veder Dio,</l>
<l>Nè più si brama, nè bramar più lice,</l>
<l>Così me, donna, il voi veder, felice</l>
<l>Fa in questo breve e frale viver mio.</l>
</lg>
<lg>
<l>Nè voi stessa, com'or, bella vid'io</l>
<l>Giammai, se vero al cor l'occhio ridice;</l>
<l>Dolce del mio pensier ora beatrice,</l>
<l>Che vince ogni alta speme, ogni desio.</l>
</lg>
<lg>
<l>E se non fosse il suo fuggir sì ratto,</l>
<l>Più non dimanderei: che s'alcun vive</l>
<l>Sol d'odore, e tal fama fede acquista;</l>
</lg>
<lg>
<l>Alcun d'acqua o di foco il gusto e 'l tatto</l>
<l>Acquetan, cose d'ogni dolzor prive;</l>
<l>I' perchè non della vostr'alma vista?</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">Eterna vita è veder Dio</hi>. Il veder Dio è vita eterna. [v.3] <hi rend="italic">Il voi veder</hi>. Il veder voi. [v.5] <hi rend="italic">Com'or, bella</hi>. Bella come ora. Così bella come vi veggo al presente. [v.7] <hi rend="italic">Del mio pensier ora beatrice</hi>. Aura beatrice del mio pensiero. [v.9] <hi rend="italic">Suo</hi>. Della detta ora, cioè aura. [v.10] <hi rend="italic">Alcun</hi>. Cioè alcuni animali. [v.11] <hi rend="italic">E tal fama fede acquista</hi>. E tal cosa è creduta per vera. [v.12] <hi rend="italic">Alcun</hi>. Alcuni animali. [v.13] <hi rend="italic">Acquetan</hi>. Appagano. Contentano. <hi rend="italic">Dolzor</hi>. Dolcezza. [v.14] <hi rend="italic">Perchè non</hi>. Perchè non potrei vivere ed appagarmi.</note>
</div2>
<div2>
<head>169 (RVF 192)</head>
<argument><p>Invita Amore a vedere il bell'andamento e gli atti dolci e soavi di Laura.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Stiamo, Amor, a veder la gloria nostra,</l>
<l>Cose sopra natura, altere e nove:</l>
<l>Vedi ben quanta in lei dolcezza piove;</l>
<l>Vedi lume che 'l cielo in terra mostra.</l>
</lg>
<lg>
<l>Vedi quant'arte dora e 'mperla e 'nnostra</l>
<l>L'abito eletto e mai non visto altrove;</l>
<l>Che dolcemente i piedi e gli occhi move</l>
<l>Per questa di bei colli ombrosa chiostra.</l>
</lg>
<lg>
<l>L'erbetta verde e i fior di color mille,</l>
<l>Sparsi sotto quell'elce antiqua e negra,</l>
<l>Pregan pur che 'l bel piè li prema o tocchi.</l>
</lg>
<lg>
<l>E 'l ciel di vaghe e lucide faville</l>
<l>S'accende intorno, e 'n vista si rallegra</l>
<l>D'esser fatto seren da sì begli occhi.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.2] <hi rend="italic">Altere e nove</hi>. Nobili e inusitate. [v.4] <hi rend="italic">Il cielo</hi>. Accusativo. [v.5] <hi rend="italic">Innostra</hi>. Imporpora. [v.7] <hi rend="italic">Che</hi>. Quanto. Veggasi il primo verso del Sonetto quarantesimosecondo. [v.13] <hi rend="italic">In vista</hi>. Nel sembiante. Visibilmente.</note>
</div2>
<div2>
<head>170 (RVF 193)</head>
<argument><p>Nulla può immaginarsi di più perfetto che veder Laura, e sentirla parlare.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Pasco la mente d'un sì nobil cibo,</l>
<l>Ch'ambrosia e nettar non invidio a Giove:</l>
<l>Che sol mirando, obblio nell'alma piove</l>
<l>D'ogni altro dolce, e Lete al fondo bibo.</l>
</lg>
<lg>
<l>Talor ch'odo dir cose e 'n cor describo,</l>
<l>Perchè da sospirar sempre ritrove,</l>
<l>Ratto per man d'Amor, nè so ben dove,</l>
<l>Doppia dolcezza in un volto delibo:</l>
</lg>
<lg>
<l>Che quella voce infin al ciel gradita,</l>
<l>Suona in parole sì leggiadre e care,</l>
<l>Che pensar nol poria chi non l'ha udita.</l>
</lg>
<lg>
<l>Allor insieme in men d'un palmo appare</l>
<l>Visibilmente, quanto in questa vita</l>
<l>Arte, ingegno e Natura e 'l Ciel può fare.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">D'un sì nobil cibo</hi>. Cioè del mirare e dell'ascoltar la sua Laura, come poi dichiara. [v.3] <hi rend="italic">Che</hi>. Perocchè. <hi rend="italic">Mirando</hi>. Cioè mirando io Laura. <hi rend="italic">Nell'alma</hi>. Nell'alma mia. [v.4] <hi rend="italic">Dolce</hi>. Dolcezza. <hi rend="italic">Al fondo</hi>. Insino al fondo. <hi rend="italic">Bibo</hi>. Beo. [v.5] <hi rend="italic">Odo dir cose</hi>. Cioè odo colei favellare. <hi rend="italic">Describo</hi>. Descrivo. Cioè le cose che odo. [v.6] Per le quali io trovi sempre materia di sospirare. [v.7] <hi rend="italic">Ratto</hi>. Rapito. <hi rend="italic">Dove</hi>. Cioè dove rapito. [v.8] <hi rend="italic">Doppia dolcezza</hi>. Cioè la dolcezza del vedere e quella dell'udire. <hi rend="italic">Delibo</hi>. Gusto. [v.11] <hi rend="italic">Pensar</hi>. Immaginare. <hi rend="italic">Poria</hi>. Potrebbe. [v.12] <hi rend="italic">In men d'un palmo</hi>. In meno spazio d'un palmo. Vuol dire nel volto di Laura.</note>
</div2>
<div2>
<head>171 (RVF 194)</head>
<argument><p>Avvicinandosi al paese di Laura, sente la forza del suo amore verso di lei.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>L'aura gentil che rasserena i poggi</l>
<l>Destando i fior per questo ombroso bosco,</l>
<l>Al soave suo spirto riconosco,</l>
<l>Per cui conven che 'n pena e 'n fama poggi.</l>
</lg>
<lg>
<l>Per ritrovar ove 'l cor lasso appoggi,</l>
<l>Fuggo dal mio natio dolce aere tosco;</l>
<l>Per far lume al pensier torbido e fosco,</l>
<l>Cerco 'l mio sole, e spero vederlo oggi.</l>
</lg>
<lg>
<l>Nel qual provo dolcezze tante e tali,</l>
<l>Ch'Amor per forza a lui mi riconduce;</l>
<l>Poi sì m'abbaglia, che 'l fuggir m'è tardo.</l>
</lg>
<lg>
<l>Io chiederei a scampar non arme, anzi ali:</l>
<l>Ma perir mi dà 'l Ciel per questa luce;</l>
<l>Che da lunge mi struggo, e da press'ardo.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">L'aura</hi>. L'aura del paese ove era la sua donna. [v.3] <hi rend="italic">Spirto</hi>. Fiato. [v.4] <hi rend="italic">Conven</hi>. Conviene. <hi rend="italic">Che 'n pena e 'n fama poggi</hi>. Che io monti, cioè cresca, di giorno in giorno in patimenti e in celebrità. [v.5] <hi rend="italic">Ove 'l cor lasso appoggi</hi>. Dove appoggiare il mio cuor lasso. [v.6] <hi rend="italic">Fuggo</hi>. Vo lontano. <hi rend="italic">Tosco</hi>. Toscano. [v.7] <hi rend="italic">Al pensier</hi>. Al mio pensiero. [v.11] <hi rend="italic">Sì</hi>. Sì fattamente. <hi rend="italic">M'abbaglia</hi>. Esso mio sole. <hi rend="italic">Che</hi>. Dipende dal <hi rend="italic">sì. Il fuggir m'è tardo</hi>. Non veggo l'ora di fuggire. [v.12] <hi rend="italic">A scampar</hi>. Per salvarmi. <hi rend="italic">Anzi</hi>. Ma. [v.13] Ma il Cielo mi ha destinato a perire per virtù di questa luce, cioè della luce del mio sole. [v.14] <hi rend="italic">Da press'ardo</hi>. Da presso ardo.</note>
</div2>
<div2>
<head>172 (RVF 195)</head>
<argument><p>Non può sanarsi la sua amorosa ferita, che, o dalla pietà di Laura, o dalla Morte.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Di dì in dì vo cangiando il viso e 'l pelo;</l>
<l>Nè però smorso i dolce inescati ami,</l>
<l>Nè sbranco i verdi ed invescati rami</l>
<l>Dell'arbor che nè Sol cura nè gielo.</l>
</lg>
<lg>
<l>Senz'acqua il mare, e senza stelle il cielo</l>
<l>Fia innanzi ch'io non sempre tema e brami</l>
<l>La sua bell'ombra, e ch'i' non odii ed ami</l>
<l>L'alta piaga amorosa che mal celo.</l>
</lg>
<lg>
<l>Non spero del mio affanno aver mai posa</l>
<l>Infin ch'i' mi disosso e snervo e spolpo,</l>
<l>O la nemica mia pietà n'avesse.</l>
</lg>
<lg>
<l>Esser può in prima ogn'impossibil cosa,</l>
<l>Ch'altri che morte od ella sani 'l colpo</l>
<l>Ch'Amor co' suoi begli occhi al cor m'impresse.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">Vo cangiando il viso e 'l pelo</hi>. Pel crescer della età. [v.2] <hi rend="italic">Smorso</hi>. Lascio di tener co' denti. <hi rend="italic">Dolce inescati</hi>. Guerniti di dolce esca. [v.3] <hi rend="italic">Sbranco</hi>. Lascio di tenere abbrancati. <hi rend="italic">Invescati</hi>. Invischiati. [v.4] Del lauro, allegoria di Laura. [v.6] <hi rend="italic">Innanzi che</hi>. Prima che. <hi rend="italic">Non sempre tema e brami</hi>. Non tema e brami sempre. [v.7] <hi rend="italic">Sua</hi>. Cioè del detto albero. [v.8] <hi rend="italic">Alta</hi>. Profonda. [v.10] <hi rend="italic">Mi disosso e snervo e spolpo</hi>. Cioè muoio. [v.11] <hi rend="italic">O</hi>. O infin che. <hi rend="italic">La nemica mia</hi>. Cioè Laura. <hi rend="italic">Pietà n'avesse</hi>. Cioè, avesse pietà <hi rend="italic">del mio affanno</hi>. Dice <hi rend="italic">avesse</hi>, e non <hi rend="italic">ha</hi> o <hi rend="italic">abbia</hi>, per significare la incertezza che ciò avvenga mai. [v.12] <hi rend="italic">In prima</hi>. Prima. [v.13] <hi rend="italic">Ch'altri</hi>. Dipende da <hi rend="italic">in prima. Ella</hi>. Cioè <hi rend="italic">la nemica mia</hi>. [v.14] <hi rend="italic">Suoi</hi>. Cioè della <hi rend="italic">nemica mia</hi>.</note>
</div2>
<div2>
<head>173 (RVF 196)</head>
<argument><p>Sin dal primo dì in ch'ei la vide, crebber in Laura le grazie, ed in esso l'amore.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>L'aura serena che, fra verdi fronde</l>
<l>Mormorando, a ferir nel volto viemme,</l>
<l>Fammi risovvenir quand'Amor diemme</l>
<l>Le prime piaghe sì dolci e profonde;</l>
</lg>
<lg>
<l>E 'l bel viso veder, ch'altri m'asconde,</l>
<l>Che sdegno o gelosia celato tiemme;</l>
<l>E le chiome, or avvolte in perle e 'n gemme,</l>
<l>Allora sciolte e sovra or terso bionde;</l>
</lg>
<lg>
<l>Le quali ella spargea sì dolcemente,</l>
<l>E raccogliea con sì leggiadri modi,</l>
<l>Che, ripensando, ancor trema la mente.</l>
</lg>
<lg>
<l>Torsele il tempo po' in più saldi nodi,</l>
<l>E strinse 'l cor d'un laccio sì possente</l>
<l>Che morte sola fia ch'indi lo snodi.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.2] <hi rend="italic">Ferir</hi>. Percuotere. <hi rend="italic">Viemme</hi>. Viemmi. Cioè mi viene. [v.3] <hi rend="italic">Quando</hi>. Del tempo quando. Ciò fu di primavera. <hi rend="italic">Diemme</hi>. Diemmi. [v.5] <hi rend="italic">E</hi>. E fammi. <hi rend="italic">Altri</hi>. Cioè sdegno e gelosia, come spiega nel verso seguente. [v.6] <hi rend="italic">Gelosia</hi>. Invidia che Laura ha del mio bene. Veggasi il Sonetto centoventesimo. <hi rend="italic">Tiemme</hi>. Tiemmi. Cioè mi tiene. [v.7] <hi rend="italic">E le chiome</hi>. E veder le chiome. [v.8] <hi rend="italic">Sovra</hi>. Più che. [v.12] Vuol dir che Laura cresciuta in età, non lasciava più i suoi capelli andare sciolti, come nella prima giovanezza. <hi rend="italic">Po'</hi> sta per <hi rend="italic">poi</hi>. [v.13] <hi rend="italic">Il cor</hi>. Il cuor mio. [v.14] <hi rend="italic">Indi</hi>. Cioè da esso laccio.</note>
</div2>
<div2>
<head>174 (RVF 197)</head>
<argument><p>La presenza di Laura lo trasforma, e la sola sua ombra lo fa impallidire.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>L'aura celeste che 'n quel verde lauro</l>
<l>Spira, ov'Amor ferì nel fianco Apollo,</l>
<l>Ed a me pose un dolce giogo al collo,</l>
<l>Tal che mia libertà tardi restauro;</l>
</lg>
<lg>
<l>Può quello in me che nel gran vecchio mauro</l>
<l>Medusa quando in selce trasformollo.</l>
<l>Nè posso dal bel nodo omai dar crollo,</l>
<l>Là 've 'l Sol perde, non pur l'ambra o l'auro:</l>
</lg>
<lg>
<l>Dico le chiome bionde e 'l crespo laccio,</l>
<l>Che sì soavemente lega e stringe</l>
<l>L'alma, che d'umiltate e non d'altr'armo.</l>
</lg>
<lg>
<l>L'ombra sua sola fa 'l mio core un ghiaccio,</l>
<l>E di bianca paura il viso tinge:</l>
<l>Ma gli occhi hanno virtù di farne un marmo.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[vv.1-3] Vuol dire il fiato e le parole di Laura, significata nell'alloro, che è figura altresì di Dafne. [v.4] In modo che io non posso ricuperare, o non sono più a tempo di ricuperare, la mia libertà. [v.5] <hi rend="italic">Può quello in me che</hi>. Può in me quello che potè. Ha in me quel potere che ebbe. <hi rend="italic">Nel gran vecchio mauro</hi>. In Atlante. [v.7] <hi rend="italic">Dar crollo</hi>. Muovermi pure un poco. Quel che si dice in francese <hi rend="italic">bouger</hi>. [v.8] <hi rend="italic">Là 've</hi>. Là ove. Dove. Cioè, al paragone del qual nodo; pel quale s'intendono i capelli di Laura. <hi rend="italic">Il Sol perde, non pur l'ambra o l'auro</hi>. È vinto, non dico l'ambra o l'oro, ma fino il sole. [v.11] <hi rend="italic">L'alma</hi>. L'alma mia. <hi rend="italic">D'altr'armo</hi>. D'altro armo. [v.12] <hi rend="italic">Sua</hi>. Dell'alloro, che vuol dir Laura; o vero del <hi rend="italic">crespo laccio</hi> detto nel nono verso, cioè della chioma di Laura. [v.14] <hi rend="italic">Gli occhi</hi>. Di Laura. <hi rend="italic">Farne</hi>. Cioè del mio cuore e del viso.</note>
</div2>
<div2>
<head>175 (RVF 198)</head>
<argument><p>Non può ridire gli effetti che in lui fanno gli occhi e le chiome di Laura.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>L'aura soave al sole spiega e vibra</l>
<l>L'auro ch'Amor di sua man fila e tesse:</l>
<l>Là da' begli occhi, e dalle chiome stesse</l>
<l>Lega 'l cor lasso, e i levi spirti cribra.</l>
</lg>
<lg>
<l>Non ho midolla in osso, o sangue in fibra,</l>
<l>Ch'io non senta tremar, pur ch'i' m'appresse</l>
<l>Dov'è chi morte e vita insieme spesse</l>
<l>Volte in frale bilancia appende e libra;</l>
</lg>
<lg>
<l>Vedendo arder i lumi, ond'io m'accendo,</l>
<l>E folgorar i nodi, ond'io son preso,</l>
<l>Or sull'omero destro ed or sul manco.</l>
</lg>
<lg>
<l>I' nol posso ridir; che nol comprendo;</l>
<l>Da ta' due luci è l'intelletto offeso,</l>
<l>E di tanta dolcezza oppresso e stanco.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.2] Cioè i capelli di Laura. [v.4] <hi rend="italic">Lega</hi>. Intendasi di Amore <hi rend="italic">Il cor</hi>. Il mio cuore. <hi rend="italic">I levi spirti</hi>. I miei lievi spiriti. <hi rend="italic">Cribra</hi>. Agita. Scuote. [v.6] <hi rend="italic">Pur che</hi>. Purchè. <hi rend="italic">Appresse</hi>. Appressi. [v.7] <hi rend="italic">Dove</hi>. Al luogo dove. <hi rend="italic">Chi</hi>. Vuol dir Laura. <hi rend="italic">Morte e vita</hi>. La morte e la vita mia. [v.8] <hi rend="italic">Appende</hi>. Sospende. [v.9] <hi rend="italic">Vedendo</hi>. Si riferisce alle parole del sesto verso <hi rend="italic">ch'io non senta tremar. I lumi</hi>. Cioè gli occhi di Laura. [v.10] <hi rend="italic">Folgorar</hi>. Risplendere. <hi rend="italic">I nodi</hi>. Cioè le trecce di Laura. [v.11] Dipende dal verbo <hi rend="italic">folgorare</hi>. [v.13] <hi rend="italic">Ta'</hi>. Tali.</note>
</div2>
<div2>
<head>176 (RVF 199)</head>
<argument><p>Rapitole un guanto, loda la sua bella mano, e duolsi di doverlo restituire.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>O bella man che mi distringi 'l core</l>
<l>E 'n poco spazio la mia vita chiudi;</l>
<l>Man ov'ogni arte e tutti loro studi</l>
<l>Poser Natura e 'l Ciel per farsi onore;</l>
</lg>
<lg>
<l>Di cinque perle oriental colore,</l>
<l>E sol nelle mie piaghe acerbi e crudi,</l>
<l>Diti schietti, soavi; a tempo ignudi</l>
<l>Consente or voi, per arricchirmi, Amore.</l>
</lg>
<lg>
<l>Candido, leggiadretto e caro guanto,</l>
<l>Che copria netto avorio e fresche rose;</l>
<l>Chi vide al mondo mai sì dolci spoglie?</l>
</lg>
<lg>
<l>Così avess'io del bel velo altrettanto.</l>
<l>O incostanza dell'umane cose!</l>
<l>Pur questo è furto; e vien ch'i' me ne spoglie.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">Distringi</hi>. Stringi. [vv.5-8] O diti schietti, soavi, simili per colore a cinque perle orientali, acerbi e crudi solo nelle mie piaghe, opportunamente permette Amore che voi rimanghiate ora ignudi, per arricchirmi, cioè delle vostre spoglie. Si aveva preso il poeta nascostamente un guanto di Laura. [v.14] <hi rend="italic">Pur questo è furto</hi>. Questo è pur furto. <hi rend="italic">Vien</hi>. Avviene. <hi rend="italic">Ch'i' me ne spoglie</hi>. Ch'io me ne spogli, cioè lo renda.</note>
</div2>
<div2>
<head>177 (RVF 200)</head>
<argument><p>Le ridà il guanto, e dice che non pur le mani, ma tutto è in Laura maraviglioso.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Non pur quell'una bella ignuda mano,</l>
<l>Che con grave mio danno si riveste,</l>
<l>Ma l'altra, e le duo braccia, accorte e preste</l>
<l>Son a stringer il cor timido e piano.</l>
</lg>
<lg>
<l>Lacci Amor mille, e nessun tende in vano</l>
<l>Fra quelle vaghe nove forme oneste,</l>
<l>Ch'adornan sì l'alt'abito celeste,</l>
<l>Ch'aggiunger nol può stil nè 'ngegno umano.</l>
</lg>
<lg>
<l>Gli occhi sereni e le stellanti ciglia;</l>
<l>La bella bocca angelica, di perle</l>
<l>Piena e di rose e di dolci parole,</l>
</lg>
<lg>
<l>Che fanno altrui tremar di maraviglia;</l>
<l>E la fronte e le chiome, ch'a vederle</l>
<l>Di state a mezzo dì vincono il sole.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">Non pur</hi>. Non solo. [v.2] <hi rend="italic">Si riveste</hi>. Cioè del guanto rendutole dal poeta. [vv.3-4] <hi rend="italic">Accorte e preste son</hi>. Sono accorte e preste, cioè pronte. <hi rend="italic">Piano</hi>. Umile. Facile. Che non resiste. [v.5] Amor tende mille lacci, e nessun d'essi invano. [v.7] <hi rend="italic">Sì</hi>. Talmente. <hi rend="italic">Abito</hi>. Cioè corpo, persona. [v.8] <hi rend="italic">Aggiunger</hi>. Arrivare, attivo. [vv.9-14] Dipendono questi versi dalla voce <hi rend="italic">fra</hi> del verso sesto.</note>
</div2>
<div2>
<head>178 (RVF 201)</head>
<argument><p>Si pente di aver restituito quel guanto ch'era per lui una delizia e un tesoro.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Mia ventura ed Amor m'avean sì adorno</l>
<l>D'un bell'aurato e serico trapunto,</l>
<l>Ch'al sommo del mio ben quasi era aggiunto,</l>
<l>Pensando meco, a chi fu quest'intorno.</l>
</lg>
<lg>
<l>Nè mi riede alla mente mai quel giorno,</l>
<l>Che mi fe ricco e povero in un punto,</l>
<l>Ch'i' non sia d'ira e di dolor compunto,</l>
<l>Pien di vergogna e d'amoroso scorno;</l>
</lg>
<lg>
<l>Che la mia nobil preda non più stretta</l>
<l>Tenni al bisogno, e non fui più costante</l>
<l>Contra lo sforzo sol d'un'angioletta;</l>
</lg>
<lg>
<l>O fuggendo, ale non giunsi alle piante,</l>
<l>Per far almen di quella man vendetta,</l>
<l>Che degli occhi mi trae lagrime tante.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.2] Cioè del guanto di Laura, trapunto o ricamato d'oro e di seta. [v.3] <hi rend="italic">Che</hi>. Dipende dal <hi rend="italic">sì</hi> del primo verso. <hi rend="italic">Al sommo del mio ben</hi>. Al colmo della mia beatitudine. <hi rend="italic">Era</hi>. Io era. <hi rend="italic">Aggiunto</hi>. Giunto. [v.4] <hi rend="italic">Meco</hi>. Fra me. <hi rend="italic">A chi fu quest'intorno</hi>. Intorno a chi, cioè intorno a qual mano, fu questo guanto. [v.5] <hi rend="italic">Riede</hi>. Torna. [v.6] <hi rend="italic">Fe</hi>. Fece. <hi rend="italic">Ricco e povero</hi>. Ricco per l'acquisto del guanto; povero, per averlo renduto. <hi rend="italic">In un punto</hi>. In un medesimo punto. [v.10] <hi rend="italic">Al bisogno</hi>. Come voleva il bisogno. [v.12] <hi rend="italic">Ale non giunsi alle piante</hi>. Non aggiunsi, non legai, non posi, ale a' miei piedi. [v.14] <hi rend="italic">Degli</hi>. Dagli.</note>
</div2>
<div2>
<head>179 (RVF 202)</head>
<argument><p>Arso e distrutto dalla fiamma amorosa, non ne incolpa che la propria sorte.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>D'un bel, chiaro, polito e vivo ghiaccio</l>
<l>Move la fiamma che m'incende e strugge,</l>
<l>E sì le vene e 'l cor m'asciuga e sugge,</l>
<l>Che 'nvisibilemente i' mi disfaccio.</l>
</lg>
<lg>
<l>Morte, già per ferire alzato 'l braccio,</l>
<l>Come irato ciel tona o leon rugge,</l>
<l>Va perseguendo mia vita che fugge;</l>
<l>Ed io, pien di paura, tremo e taccio.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ben poria ancor pietà con amor mista,</l>
<l>Per sostegno di me, doppia colonna</l>
<l>Porsi fra l'alma stanca e 'l mortal colpo:</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma io nol credo, nè 'l conosco in vista</l>
<l>Di quella dolce mia nemica e donna:</l>
<l>Nè di ciò lei, ma mia ventura incolpo.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] Vuol dir Laura. [v.2] <hi rend="italic">Move</hi>. Viene. Procede. Nasce. [v.3] <hi rend="italic">Sì</hi>. Sì fattamente. [v.7] <hi rend="italic">Perseguendo</hi>. Inseguendo. [v.9] <hi rend="italic">Poria</hi>. Potrebbe. <hi rend="italic">Pietà con amor</hi>. Che nascessero nel cuor di Laura. [v.11] <hi rend="italic">L'alma</hi>. L'alma mia. <hi rend="italic">E 'l mortal colpo</hi>. Che mi è minacciato da Morte. [vv.12-13] Ma io non credo che ciò sia per avvenire, e non ne veggo alcun segno nell'aspetto di Laura. <hi rend="italic">Donna</hi> qui sta per <hi rend="italic">signora</hi>. [v.14] <hi rend="italic">Ventura</hi>. Fortuna.</note>
</div2>
<div2>
<head>180 (RVF 203)</head>
<argument><p>L'amerà anche dopo morte. Essa nol crede, ed egli se ne rattrista.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Lasso, ch'i' ardo, ed altri non mel crede:</l>
<l>Sì crede ogni uom, se non sola colei</l>
<l>Che sovr'ogni altra e ch'i' sola vorrei:</l>
<l>Ella non par che 'l creda, e sì sel vede.</l>
</lg>
<lg>
<l>Infinita bellezza e poca fede,</l>
<l>Non vedete voi 'l cor negli occhi miei?</l>
<l>Se non fosse mia stella, i' pur devrei</l>
<l>Al fonte di pietà trovar mercede.</l>
</lg>
<lg>
<l>Quest'arder mio, di che vi cal sì poco,</l>
<l>E i vostri onori in mie rime diffusi,</l>
<l>Ne porian infiammar fors'ancor mille:</l>
</lg>
<lg>
<l>Ch'i' veggio nel pensier, dolce mio foco,</l>
<l>Fredda una lingua, e duo begli occhi chiusi</l>
<l>Rimaner dopo noi pien di faville.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.2] <hi rend="italic">Sì crede</hi>. Anzi veramente mel crede. [v.3] La quale più che ogni altra persona, anzi la qual sola io vorrei che mel credesse. [v.4] <hi rend="italic">E sì sel vede</hi>. E pure, e nondimeno, lo vede. [v.5] Vocativi. Cioè, o donna di bellezza infinita e di poca fede. [v.7] <hi rend="italic">Se non fosse mia stella</hi>. Se non fosse la mia sorte nemica, che lo impedisce. <hi rend="italic">Devrei</hi>. Dovrei. [v.8] <hi rend="italic">Al fonte di pietà</hi>. Che siete voi. [v.9] <hi rend="italic">Di che</hi>. Di cui. [v.11] Potrebbero infiammar di amore forse anco mille donne. [v.12] <hi rend="italic">Che</hi>. Perocchè. <hi rend="italic">Veggio nel pensier</hi>. Cioè preveggo col pensiero. <hi rend="italic">Dolce mio foco</hi>. Vocativo. [vv.13-14] Cioè, che voi, per virtù delle mie rime, vivrete nella memoria degli uomini ancor dopo morta. <hi rend="italic">Pien</hi> vale <hi rend="italic">pieni</hi>, e dipende da <hi rend="italic">rimanere</hi>.</note>
</div2>
<div2>
<head>181 (RVF 204)</head>
<argument><p>Propone Laura a se stesso come un modello di virtù a doversi imitare.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Anima, che diverse cose tante</l>
<l>Vedi, odi e leggi e parli e scrivi e pensi;</l>
<l>Occhi miei vaghi; e tu, fra gli altri sensi,</l>
<l>Che scorgi al cor l'alte parole sante;</l>
</lg>
<lg>
<l>Per quanto non vorreste o poscia od ante</l>
<l>Esser giunti al cammin che sì mal tiensi,</l>
<l>Per non trovarvi i duo bei lumi accensi,</l>
<l>Nè l'orme impresse dell'amate piante?</l>
</lg>
<lg>
<l>Or con sì chiara luce e con tai segni</l>
<l>Errar non dessi in quel breve viaggio</l>
<l>Che ne può far d'eterno albergo degni.</l>
</lg>
<lg>
<l>Sforzati al cielo, o mio stanco coraggio,</l>
<l>Per la nebbia entro de' suoi dolci sdegni</l>
<l>Seguendo i passi onesti e 'l divo raggio.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">Anima</hi>. Anima mia. <hi rend="italic">Diverse cose tante</hi>. Tante cose diverse. [v.3] <hi rend="italic">Vaghi</hi>. Cupidi. Bramosi. <hi rend="italic">E tu</hi>. Parla al senso dell'udito. [v.4] <hi rend="italic">Scorgi</hi>. Guidi. Conduci. <hi rend="italic">Al cor</hi>. Al mio cuore. <hi rend="italic">L'alte parole sante</hi>. Di Laura. [vv.5-8] Quanto gran prezzo non rifiutereste voi piuttosto che acconsentire di essere venuti al mondo o più presto o più tardi di questo tempo, in guisa che non aveste trovato nella vita costei? <hi rend="italic">Ante</hi> vale <hi rend="italic">avanti, prima</hi>. [v.9] <hi rend="italic">Con sì chiara luce</hi>. Quella de' <hi rend="italic">duo bei lumi accensi</hi>, cioè degli occhi di Laura. <hi rend="italic">Con tai segni</hi>. Cioè <hi rend="italic">l'orme impresse dell'amate piante</hi>, che vuol dire i vestigi di Laura. [v.10] <hi rend="italic">Dessi</hi>. Si dee. <hi rend="italic">In quel breve viaggio</hi>. Cioè nel viaggio della vita. [v.11] <hi rend="italic">Ne</hi>. Ci. [v.13] <hi rend="italic">Per la nebbia entro</hi>. Per entro la nebbia. [v.14] <hi rend="italic">I passi onesti</hi>. Le orme di Laura. <hi rend="italic">Divo</hi>. Divino. <hi rend="italic">Raggio</hi>. Degli occhi di Laura.</note>
</div2>
<div2>
<head>182 (RVF 205)</head>
<argument><p>Confortasi col pensiero che un dì gli sarà invidiata la sua fortuna.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Dolci ire, dolci sdegni e dolci paci,</l>
<l>Dolce mal, dolce affanno e dolce peso,</l>
<l>Dolce parlar e dolcemente inteso,</l>
<l>Or di dolce ora, or pien di dolci faci.</l>
</lg>
<lg>
<l>Alma, non ti lagnar, ma soffri e taci,</l>
<l>E tempra il dolce amaro che n'ha offeso,</l>
<l>Col dolce onor che d'amar quella hai preso</l>
<l>A cu'io dissi: tu sola mi piaci.</l>
</lg>
<lg>
<l>Forse ancor fia chi sospirando dica,</l>
<l>Tinto di dolce invidia: assai sostenne</l>
<l>Per bellissimo amor quest'al suo tempo.</l>
</lg>
<lg>
<l>Altri: o fortuna agli occhi miei nemica!</l>
<l>Perchè non la vid'io? perchè non venne</l>
<l>Ella più tardi, ovver io più per tempo?</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.4] Or pieno di dolce aura, cioè refrigerio, or di dolci faci, cioè di dolce ardore. [v.6] <hi rend="italic">Che n'ha offeso</hi>. Che ci ha travagliati. [v.7] <hi rend="italic">D'amar</hi>. Dall'amare. <hi rend="italic">Preso</hi>. Ricevuto. [v.8] <hi rend="italic">A cu'io</hi>. A cui io. [v.9] <hi rend="italic">Ancor fia chi</hi>. Ci sarà nell'avvenire qualcuno che. [v.10] <hi rend="italic">Sostenne</hi>. Sofferse. [v.11] <hi rend="italic">Quest'al</hi>. Questi, cioè il poeta, al. [v.12] <hi rend="italic">Altri</hi>. Altri forse dirà. [v.14] <hi rend="italic">Per tempo</hi>. Presto.</note>
</div2>
<div2>
<head>183 (RVF 206)</head>
<argument><p>La persuade esser falso ch'ei avesse detto di amare altra donna.</p></argument>
<lg>
<l>S'i' 'l dissi mai, ch'i' venga in odio a quella</l>
<l>Del cui amor vivo, e senza 'l qual morrei:</l>
<l>S'i' 'l dissi, ch'e' miei dì sian pochi e rei,</l>
<l>E di vil signoria l'anima ancella:</l>
<l>S'i' 'l dissi, contra me s'arme ogni stella,</l>
<l>E dal mio lato sia</l>
<l>Paura e gelosia,</l>
<l>E la nemica mia</l>
<l>Più feroce ver me sempre e più bella.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">S'i' 'l dissi mai</hi>. D'amare un'altra donna. [v.3] <hi rend="italic">Ch'e'</hi>. Che i. <hi rend="italic">Rei</hi>. Cattivi. Miseri. [v.4] <hi rend="italic">Di vil signoria</hi>. Cioè di vil passione, affetto. [v.5] <hi rend="italic">S'arme</hi>. Si armi. [v.8] <hi rend="italic">La nemica mia</hi>. Laura. [v.9] <hi rend="italic">Più feroce</hi>. Suppliscasi <hi rend="italic">sia. Ver</hi>. Verso.</note>
<lg>
<l>S'i' 'l dissi, Amor l'aurate sue quadrella</l>
<l>Spenda in me tutte, e l'impiombate in lei:</l>
<l>S'i' 'l dissi, cielo e terra, uomini e Dei</l>
<l>Mi sian contrari, ed essa ognor più fella:</l>
<l>S'i' 'l dissi, chi con sua cieca facella</l>
<l>Dritto a morte m'invia,</l>
<l>Pur come suol si stia,</l>
<l>Nè mai più dolce o pia</l>
<l>Ver me si mostri in atto od in favella.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">L'aurate sue quadrella</hi>. Le saette che producono amore. [v.2] <hi rend="italic">L'impiombate</hi>. Quelle che generano odio e freddezza. [v.4] <hi rend="italic">Fella</hi>. Aspra. Rigida. [v.5] <hi rend="italic">Chi</hi>. Colei che. Cioè Laura. <hi rend="italic">Cieca facella</hi>. Cioè face, fiamma che arde le intime e segrete parti dell'uomo. Chiusa, occulta, invisibile facella. Così Virgilio di Didone innamorata: <hi rend="italic">vulnus alit venis, et caeco carpitur igni</hi>. [v.6] <hi rend="italic">Dritto</hi>. Avverbio. [v.7] Si rimanga tale, nè più nè meno, quale ella suol essere. [v.8] <hi rend="italic">Più dolce o pia</hi>. Più dolce o pietosa di quel che ella suole. [v.9] <hi rend="italic">Ver</hi>. Verso. <hi rend="italic">In atto od in favella</hi>. In opere o in parole.</note>
<lg>
<l>S'i' 'l dissi mai, di quel ch'i' men vorrei,</l>
<l>Piena trovi quest'aspra e breve via:</l>
<l>S'i' 'l dissi, il fero ardor che mi desvia</l>
<l>Cresca in me, quanto 'l fier ghiaccio in costei:</l>
<l>S'i' 'l dissi, unqua non veggian gli occhi miei</l>
<l>Sol chiaro o sua sorella,</l>
<l>Nè donna nè donzella,</l>
<l>Ma terribil procella,</l>
<l>Qual Faraone in perseguir gli Ebrei.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.2] <hi rend="italic">Trovi</hi>. Io trovi. <hi rend="italic">Quest'aspra e breve via</hi>. Cioè la vita. [v.3] <hi rend="italic">Fero</hi>. Fiero. <hi rend="italic">Mi desvia</hi>. Mi disvia. Cioè mi trae della via, mi fa smarrire, mi toglie il senno. [v.5] <hi rend="italic">Unqua</hi>. Mai. [v.6] Sole chiaro nè luna chiara. [v.9] <hi rend="italic">Qual</hi>. Accusativo. Come quella che. <hi rend="italic">Faraone</hi>. Suppliscasi <hi rend="italic">vide. Perseguir</hi>. Inseguire.</note>
<lg>
<l>S'i' 'l dissi, coi sospir, quant'io mai fei,</l>
<l>Sia pietà per me morta e cortesia:</l>
<l>S'i' 'l dissi, il dir s'innaspri, che s'udia</l>
<l>Sì dolce allor che vinto mi rendei:</l>
<l>S'i' 'l dissi, io spiaccia a quella ch'io torrei,</l>
<l>Sol chiuso in fosca cella</l>
<l>Dal dì che la mammella</l>
<l>Lasciai fin che si svella</l>
<l>Da me l'alma, adorar: forse 'l farei.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[vv.1-2] <hi rend="italic">Coi sospir, quant'io mai fei, sia pietà per me morta e cortesia</hi>. Sieno morti, cioè perduti e gittati invano, i miei sospiri e quanto io feci mai; e con questo, e insieme, cioè medesimamente, sia morta per me ogni pietà e cortesia. [v.3] <hi rend="italic">Il dir</hi>. Cioè, le parole di Laura. <hi rend="italic">S'innaspri</hi>. Divenga aspro. [v.4] <hi rend="italic">Che vinto mi rendei</hi>. Cioè, che fui preso dell'amor di Laura. [v.5] <hi rend="italic">Torrei</hi>. Congiungasi questa voce col verbo <hi rend="italic">adorar</hi> dell'ultimo verso della stanza; e intendasi, <hi rend="italic">vorrei, sarei contento, di adorare</hi>.</note>
<lg>
<l>Ma s'io nol dissi, chi sì dolce apria</l>
<l>Mio cor a speme nell'età novella,</l>
<l>Regga ancor questa stanca navicella</l>
<l>Col governo di sua pietà natia,</l>
<l>Nè diventi altra, ma pur qual solia</l>
<l>Quando più non potei,</l>
<l>Che me stesso perdei,</l>
<l>Nè più perder devrei.</l>
<l>Mal fa chi tanta fe' sì tosto obblia.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">Chi</hi>. Colei che. [v.2] <hi rend="italic">Età</hi>. Età mia. [v.3] <hi rend="italic">Ancor</hi>. Anche ora. Anche in avvenire. Tuttavia. [v.4] <hi rend="italic">Governo</hi>. Timone. <hi rend="italic">Natia</hi>. Naturale. Ingenita. [v.5] <hi rend="italic">Ma pur qual solia</hi>. Ma sia quale ella soleva essere. [v.6] Suppliscasi <hi rend="italic">perdere, patire, sostenere, fare</hi>, o altro simile. O vero intendasi: <hi rend="italic">quando io non potei resistere</hi>. [v.8] <hi rend="italic">Devrei</hi>. Dovrei. [v.9] <hi rend="italic">Fe'</hi>. Fede.</note>
<lg>
<l>Io nol dissi giammai, nè dir poria</l>
<l>Per oro o per cittadi o per castella.</l>
<l>Vinca 'l ver dunque e si rimanga in sella,</l>
<l>E vinta a terra caggia la bugia.</l>
<l>Tu sai in me il tutto, Amor: s'ella ne spia,</l>
<l>Dinne quel che dir dei.</l>
<l>I' beato direi</l>
<l>Tre volte e quattro e sei</l>
<l>Chi devendo languir, si morì pria.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">Nè dir poria</hi>. Nè potrei dirlo. [v.3] <hi rend="italic">E si rimanga in sella</hi>. Metafora tolta dai giostratori. [v.4] <hi rend="italic">Caggia</hi>. Cada. [v.5] <hi rend="italic">Ne spia</hi>. Ne cerca. Ne dimanda. [v.6] <hi rend="italic">Dei</hi>. Devi. [v.7] Io direi: beato. [v.9] <hi rend="italic">Devendo</hi>. Dovendo. <hi rend="italic">Languir</hi>. Per amore. <hi rend="italic">Pria</hi>. Di languire.</note>
<lg>
<l>Per Rachel ho servito e non per Lia;</l>
<l>Nè con altra saprei</l>
<l>Viver; e sosterrei,</l>
<l>Quando 'l Ciel ne rappella,</l>
<l>Girmen con ella in sul carro d'Elia.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] Cioè, per Laura ho patito e non per un'altra donna. Ha riguardo al servizio prestato da Giacobbe a Labano per avere in isposa Rachele. [vv.3-5] <hi rend="italic">E sosterrei girmen</hi>. Ed avrei cuore di andarmene. <hi rend="italic">Ne rappella</hi>. Ci richiama a se.</note>
</div2>
<div2>
<head>184 (RVF 207)</head>
<argument><p>Non può vivere senza vederla, e non vorrebbe morire per poter amarla.</p></argument>
<lg>
<l>Ben mi credea passar mio tempo omai</l>
<l>Come passato avea quest'anni addietro,</l>
<l>Senz'altro studio e senza novi ingegni:</l>
<l>Or poi che da Madonna i' non impetro</l>
<l>L'usata aita, a che condotto m'hai,</l>
<l>Tu 'l vedi, Amor, che tal arte m'insegni.</l>
<l>Non so s'i' me ne sdegni;</l>
<l>Che 'n questa età mi fai divenir ladro</l>
<l>Del bel lume leggiadro,</l>
<l>Senza 'l qual non vivrei in tanti affanni.</l>
<l>Così avess'io i prim'anni</l>
<l>Preso lo stil ch'or prender mi bisogna;</l>
<l>Che 'n giovenil fallire è men vergogna.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">Mi credea</hi>. Io mi credeva. [v.3] <hi rend="italic">Ingegni</hi>. Artifizi. Astuzie. [vv.4-5] <hi rend="italic">Or poi che da Madonna i' non impetro l'usata aita</hi>. Vuol dire: ma poichè Laura non mi si lascia più vedere, o pur non mi volge più gli occhi, volontariamente. [v.6] <hi rend="italic">Tal arte</hi>. Cioè di procacciarmi la vista, o vero gli sguardi, di Laura come per furto. [v.10] Senza il quale, trovandomi, come mi trovo, in tanti affanni, io non potrei vivere. [v.11] <hi rend="italic">Così</hi>. Voce desiderativa. <hi rend="italic">I</hi>. Nei. [v.12] <hi rend="italic">Lo stil</hi>. L'usanza. L'arte detta di sopra. [v.13] <hi rend="italic">Che</hi>. Perocchè.</note>
<lg>
<l>Gli occhi soavi, ond'io soglio aver vita,</l>
<l>Delle divine lor alte bellezze</l>
<l>Furmi in sul cominciar tanto cortesi,</l>
<l>Che 'n guisa d'uom cui non proprie ricchezze,</l>
<l>Ma celato di for soccorso aita,</l>
<l>Vissimi; che nè lor nè altri offesi.</l>
<l>Or, bench'a me ne pesi,</l>
<l>Divento ingiurioso ed importuno;</l>
<l>Che 'l poverel digiuno</l>
<l>Vien ad atto talor che 'n miglior stato</l>
<l>Avria in altrui biasmato.</l>
<l>Se le man di pietà invidia m'ha chiuse,</l>
<l>Fame amorosa e 'l non poter mi scuse.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">Onde</hi>. Dai quali. [v.3] <hi rend="italic">In sul cominciar</hi>. Da principio. <hi rend="italic">Cortesi</hi>. Liberali. [v.5] <hi rend="italic">Di for soccorso</hi>. Soccorso che gli viene di fuori. Soccorso altrui. <hi rend="italic">Aita</hi>. Verbo. Aiuta. [v.6] <hi rend="italic">Altri</hi>. Vuol dir Laura. [v.10] <hi rend="italic">Atto</hi>. Azione. <hi rend="italic">Che</hi>. Che esso. [v.13] <hi rend="italic">Il non poter</hi>. Il non potere altrimenti. <hi rend="italic">Scuse</hi>. Scusi.</note>
<lg>
<l>Ch'i' ho cercate già vie più di mille</l>
<l>Per provar senza lor se mortal cosa</l>
<l>Mi potesse tener in vita un giorno:</l>
<l>L'anima, poi ch'altrove non ha posa,</l>
<l>Corre pur all'angeliche faville;</l>
<l>Ed io, che son di cera, al foco torno;</l>
<l>E pongo mente intorno,</l>
<l>Ove si fa men guardia a quel ch'i' bramo;</l>
<l>E come augello in ramo,</l>
<l>Ove men teme, ivi più tosto è colto,</l>
<l>Così dal suo bel volto</l>
<l>L'involo or uno ed or un altro sguardo;</l>
<l>E di ciò insieme mi nutrico ed ardo.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">Vie più di mille</hi>. Più di mille vie. [v.2] <hi rend="italic">Senza lor se</hi>. Se senza quegli occhi. [v.4] <hi rend="italic">L'anima</hi>. L'anima mia. [v.5] <hi rend="italic">All'angeliche faville</hi>. Cioè a quegli occhi. [v.7] <hi rend="italic">Pongo mente</hi>. Osservo. [v.12] <hi rend="italic">L'involo</hi>. Le involo. Involo a lei, cioè a Laura. [v.13] <hi rend="italic">Insieme</hi>. In un medesimo tempo.</note>
<lg>
<l>Di mia morte mi pasco e vivo in fiamme:</l>
<l>Stranio cibo e mirabil salamandra!</l>
<l>Ma miracol non è; da tal si vole.</l>
<l>Felice agnello alla penosa mandra</l>
<l>Mi giacqui un tempo; or all'estremo famme</l>
<l>E Fortuna ed Amor pur come sole:</l>
<l>Così rose e viole</l>
<l>Ha primavera, e 'l verno ha neve e ghiaccio.</l>
<l>Però, s'i' mi procaccio</l>
<l>Quinci e quindi alimenti al viver curto,</l>
<l>Se vol dir che sia furto,</l>
<l>Sì ricca donna deve esser contenta</l>
<l>S'altri vive del suo ch'ella nol senta.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.2] <hi rend="italic">Salamandra</hi>. Animale, che si dice che viva nel fuoco. [v.3] <hi rend="italic">Ma miracol non è</hi>. Ma non è cosa da farsene maraviglia. <hi rend="italic">Da tal</hi>. Intende da Amore. <hi rend="italic">Vole</hi>. Vuole. [vv.4-6] Cioè, io vissi felice già un tempo nella schiera degl'innamorati; ora in sull'ultimo, la Fortuna ed Amore mi trattano secondo la loro usanza, cioè mi danno pena e miseria. <hi rend="italic">Famme</hi> sta per <hi rend="italic">fammi, sole</hi> per <hi rend="italic">suole</hi>. [v.11] <hi rend="italic">Vol</hi>. Vuole. [v.13] <hi rend="italic">Ch'ella nol senta</hi>. In maniera che ella non perda però nulla, nè pur se ne avvegga.</note>
<lg>
<l>Chi nol sa di ch'io vivo e vissi sempre</l>
<l>Dal dì che prima que' begli occhi vidi,</l>
<l>Che mi fecer cangiar vita e costume?</l>
<l>Per cercar terra e mar da tutti lidi,</l>
<l>Chi può saver tutte l'umane tempre?</l>
<l>L'un vive, ecco, d'odor là sul gran fiume;</l>
<l>Io qui di foco e lume</l>
<l>Queto i frali e famelici miei spirti.</l>
<l>Amor (e vo' ben dirti)</l>
<l>Disconviensi a signor l'esser sì parco.</l>
<l>Tu hai li strali e l'arco:</l>
<l>Fa di tua man, non pur bramando, i' mora:</l>
<l>Ch'un bel morir tutta la vita onora.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">Di che</hi>. Di che cosa. [v.2] <hi rend="italic">Prima</hi>. Primieramente. La prima volta. [v.4] Cioè, se bene avesse corso, o corresse, tutte le terre e tutti i mari. [v.5] <hi rend="italic">Saver</hi>. Sapere. <hi rend="italic">L'umane tempre</hi>. Le nature degli uomini. [v.6] Ecco, alcuni là presso al Gange vivono di odore. Favola narrata da alcuni antichi. [v.8] <hi rend="italic">Queto</hi>. Verbo. Appago. [v.9] <hi rend="italic">E vo' ben dirti</hi>. E voglio pur dirtelo. [v.12] Fa ch'io muoia d'un tuo colpo, e non così consumandomi di fame e di desiderio a poco a poco.</note>
<lg>
<l>Chiusa fiamma è più ardente; e se pur cresce,</l>
<l>In alcun modo più non può celarsi:</l>
<l>Amor, i' 'l so, che 'l provo alle tue mani.</l>
<l>Vedesti ben quando sì tacito arsi:</l>
<l>Or de' miei gridi a me medesmo incresce;</l>
<l>Che vo noiando e prossimi e lontani.</l>
<l>O mondo o pensier vani!</l>
<l>O mia forte ventura a che m'adduce!</l>
<l>O di che vaga luce</l>
<l>Al cor mi nacque la tenace speme</l>
<l>Onde l'annoda e preme</l>
<l>Quella che con tua forza al fin mi mena!</l>
<l>La colpa è vostra, e mio 'l danno e la pena.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">Pur</hi>. Ancora. Tuttavia. [v.3] <hi rend="italic">Alle</hi>. Per le. Per opera delle. [v.5] Ora non posso più tacere; anzi son ridotto a gridar tanto, che le mie grida rincrescono a me medesimo. [v.6] <hi rend="italic">Prossimi</hi>. Vicini. [v.8] <hi rend="italic">Forte ventura</hi>. Fortuna nemica. <hi rend="italic">M'adduce</hi>. Mi conduce. [v.9] <hi rend="italic">Che</hi>. Quanto. <hi rend="italic">Luce</hi>. Vuol dir gli occhi di Laura. [v.11] <hi rend="italic">Onde</hi>. Con cui. [v.12] <hi rend="italic">Quella</hi>. Cioè Laura. <hi rend="italic">Tua</hi>. Di te, Amore. <hi rend="italic">Al fin</hi>. A morte. [v.13] <hi rend="italic">Vostra</hi>. Vuol dir d'Amore e di Laura.</note>
<lg>
<l>Così di bene amar porto tormento,</l>
<l>E del peccato altrui cheggio perdono;</l>
<l>Anzi del mio, che devea torcer gli occhi</l>
<l>Dal troppo lume, e di sirene al suono</l>
<l>Chiuder gli orecchi; ed ancor non men pento</l>
<l>Che di dolce veleno il cor trabocchi.</l>
<l>Aspett'io pur che scocchi</l>
<l>L'ultimo colpo chi mi diede il primo:</l>
<l>E fia, s'i' dritto estimo,</l>
<l>Un modo di pietate occider tosto,</l>
<l>Non essend'ei disposto</l>
<l>A far altro di me che quel che soglia;</l>
<l>Che ben mor chi morendo esce di doglia.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">Di ben amar</hi>. Per bene amare. Cioè a causa del mio bene amare. <hi rend="italic">Porto</hi>. Sostengo. Patisco. [v.2] <hi rend="italic">Cheggio</hi>. Chiedo. [v.3] <hi rend="italic">Devea</hi>. Dovea. Persona prima. [vv.5-6] <hi rend="italic">Ed ancor non men pento che</hi>. Ed ancora non mi pento, non mi dolgo, di questo, che. <hi rend="italic">Il cor</hi>. Il mio cuore. <hi rend="italic">Trabocchi</hi>. Ridondi. [v.8] <hi rend="italic">Chi</hi>. Cioè Amore. [v.9] <hi rend="italic">S'i' dritto estimo</hi>. Se io ben giudico. [vv.11-12] Quando egli, cioè Amore, non sia disposto a trattarmi altrimenti di ciò che suol fare.</note>
<lg>
<l>Canzon mia, fermo in campo</l>
<l>Starò, ch'egli è disnor morir fuggendo:</l>
<l>E me stesso riprendo</l>
<l>Di tai lamenti; sì dolce è mia sorte,</l>
<l>Pianto, sospiri e morte.</l>
<l>Servo d'Amor, che queste rime leggi,</l>
<l>Ben non ha 'l mondo che 'l mio mal pareggi.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.2] <hi rend="italic">Egli</hi>. Voce di ripieno. <hi rend="italic">Disnor</hi>. Disonore. [v.7] <hi rend="italic">Ben</hi>. Nome accusativo. <hi rend="italic">Che</hi>. Relativo di <hi rend="italic">ben. Pareggi</hi>. Agguagli.</note>
</div2>
<div2>
<head>185 (RVF 208)</head>
<argument><p>Prega il Rodano, che, scendendo al paese di Laura, le baci 'l piede, o la mano.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Rapido fiume, che d'alpestra vena,</l>
<l>Rodendo intorno, onde 'l tuo nome prendi,</l>
<l>Notte e dì meco desioso scendi</l>
<l>Ov'Amor me, te sol Natura mena;</l>
</lg>
<lg>
<l>Vattene innanzi: il tuo corso non frena</l>
<l>Nè stanchezza nè sonno: e pria che rendi</l>
<l>Suo dritto al mar, fiso, u' si mostri, attendi</l>
<l>L'erba più verde e l'aria più serena.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ivi è quel nostro vivo e dolce sole</l>
<l>Ch'adorna e 'nfiora la tua riva manca:</l>
<l>Forse (o che spero) il mio tardar le dole.</l>
</lg>
<lg>
<l>Baciale 'l piede, o la man bella e bianca:</l>
<l>Dille: il baciar sia 'n vece di parole:</l>
<l>Lo spirto è pronto, ma la carne è stanca.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">D'alpestra vena</hi>. Si riferisce al verbo <hi rend="italic">scendi</hi>, che sta nel terzo verso. [v.2] <hi rend="italic">Intorno</hi>. Cioè il terreno d'intorno. <hi rend="italic">Onde</hi>. Cioè dal rodere. <hi rend="italic">Il tuo nome</hi>. Di Rodano. [v.4] Cioè, verso colà dove è Laura. [v.6] <hi rend="italic">Che rendi</hi>. Che tu renda. [v.7] <hi rend="italic">Suo dritto</hi>. Il tributo delle tue acque. <hi rend="italic">Fiso, u' si mostri, attendi</hi>. Guarda fissamente, attentamente, ove sia. [v.9] <hi rend="italic">Quel nostro vivo e dolce sole</hi>. Cioè Laura. [v.10] Cioè, che abita sulla tua riva sinistra. [v.11] <hi rend="italic">O che spero</hi>. O certo, o per lo meno, io lo spero. <hi rend="italic">Dole</hi>. Dispiace. [v.14] <hi rend="italic">Lo spirto</hi>. Cioè del poeta. <hi rend="italic">Ma la carne è stanca</hi>. Vuol dire: ma il corpo non può giungere così tosto, e senza l'indugio di quel tempo che è necessario al viaggio, come vorrebbe lo spirito.</note>
</div2>
<div2>
<head>186 (RVF 209)</head>
<argument><p>Assente da Valchiusa col corpo, non fu, non è e non sarà mai collo spirito.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>I dolci colli ov'io lasciai me stesso</l>
<l>Partendo onde partir giammai non posso,</l>
<l>Mi vanno innanzi; ed emmi ogni or addosso</l>
<l>Quel caro peso ch'Amor m'ha commesso.</l>
</lg>
<lg>
<l>Meco di me mi maraviglio spesso,</l>
<l>Ch'i' pur vo sempre, e non son ancor mosso</l>
<l>Dal bel giogo più volte indarno scosso,</l>
<l>Ma com' più me n'allungo e più m'appresso.</l>
</lg>
<lg>
<l>E qual cervo ferito di saetta,</l>
<l>Col ferro avvelenato dentr'al fianco</l>
<l>Fugge, e più duolsi quanto più s'affretta;</l>
</lg>
<lg>
<l>Tal io con quello stral dal lato manco,</l>
<l>Che mi consuma e parte mi diletta,</l>
<l>Di duol mi struggo e di fuggir mi stanco.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">I dolci colli</hi>. I luoghi della dimora di Laura. [v.2] <hi rend="italic">Onde</hi>. Di là donde. <hi rend="italic">Partir</hi>. Cioè partir col pensiero e coll'animo. [v.3] <hi rend="italic">Mi vanno innanzi</hi>. Cioè alla fantasia. <hi rend="italic">Emmi</hi>. Mi è. Mi sta. <hi rend="italic">Ogni or</hi>. Ognora. [v.4] Cioè, il giogo che Amore mi ha posto. [v.5] <hi rend="italic">Meco</hi>. Fra me stesso. [v.6] <hi rend="italic">Ch'i' pur vo sempre</hi>. Ch'io vo pur continuamente oltre, allontanandomi da Laura. <hi rend="italic">Non son</hi>. Non mi sono. [v.8] Ma quanto più me ne allontano, più mi vi appresso. [v.11] <hi rend="italic">E più</hi>. E tanto più. [v.13] <hi rend="italic">Parte</hi>. Insieme. Al medesimo tempo.</note>
</div2>
<div2>
<head>187 (RVF 210)</head>
<argument><p>È novo ed unico il suo tormento, giacchè Laura, che n'è la cagion, non s'accorge.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Non dall'ispano Ibero all'indo Idaspe</l>
<l>Ricercando del mar ogni pendice,</l>
<l>Nè dal lito vermiglio all'onde caspe,</l>
<l>Nè 'n ciel nè 'n terra è più d'una fenice.</l>
</lg>
<lg>
<l>Qual destro corvo o qual manca cornice</l>
<l>Canti 'l mio fato? o qual Parca l'innaspe?</l>
<l>Che sol trovo pietà sorda com'aspe,</l>
<l>Misero onde sperava esser felice:</l>
</lg>
<lg>
<l>Ch'i' non vo' dir di lei; ma chi la scorge,</l>
<l>Tutto 'l cor di dolcezza e d'amor l'empie;</l>
<l>Tanto n'ha seco e tant'altrui ne porge:</l>
</lg>
<lg>
<l>E per far mie dolcezze amare ed empie,</l>
<l>O s'infinge o non cura o non s'accorge</l>
<l>Del fiorir queste innanzi tempo tempie.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[vv.1-4] Vuol dire: la mia donna è di perfezione unica al mondo. <hi rend="italic">Ibero</hi>. Nome di fiume. <hi rend="italic">Pendice</hi>. Costa. Riva. <hi rend="italic">Dal lito vermiglio</hi>. Dal lido del Mar rosso. <hi rend="italic">Caspe</hi>. Caspie. [vv.5-8] Vuol dire: or dunque per qual cagione avviene che essendo la mia donna così perfetta, io solo trovo lei, che è la stessa pietà, sorda come un aspide, e sono fatto misero da quello stesso per cui mi sperava di avere a esser felice? Il cantare del corvo da mano destra, e quello della cornacchia dalla sinistra, si prendono qui per augurii infausti. <hi rend="italic">Innaspe</hi> sta per <hi rend="italic">innaspi</hi>. [v.9] <hi rend="italic">Chi la scorge</hi>. Colui che la regge, la governa; o intenda di Amore o d'altro, chè l'oscurità di questo luogo e di tutto il Sonetto passa ogni termine. [v.10] <hi rend="italic">L'empie</hi>. Le empie. Empie a lei. [v.11] <hi rend="italic">Ne</hi>. Cioè di dolcezza e d'amore. <hi rend="italic">Seco</hi>. In se. [v.12] <hi rend="italic">Empie</hi>. Spietate. [v.13] <hi rend="italic">S'infinge</hi>. Dissimula. [v.14] Che le mie tempie fioriscono, cioè incanutiscono, prima del tempo.</note>
</div2>
<div2>
<head>188 (RVF 211)</head>
<argument><p>Come e quando egli sia entrato nel labirinto d'Amore, e come ora egli vi stia.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Voglia mi sprona, Amor mi guida e scorge,</l>
<l>Piacer mi tira, usanza mi trasporta,</l>
<l>Speranza mi lusinga e riconforta,</l>
<l>E la man destra al cor già stanco porge:</l>
</lg>
<lg>
<l>Il misero la prende, e non s'accorge</l>
<l>Di nostra cieca e disleale scorta:</l>
<l>Regnano i sensi, e la ragion è morta;</l>
<l>Dell'un vago desio l'altro risorge.</l>
</lg>
<lg>
<l>Virtute, onor, bellezza, atto gentile,</l>
<l>Dolci parole ai bei rami m'ha giunto,</l>
<l>Ove soavemente il cor s'invesca.</l>
</lg>
<lg>
<l>Mille trecento ventisette appunto,</l>
<l>Su l'ora prima, il dì sesto d'aprile</l>
<l>Nel labirinto intrai; nè veggio ond'esca.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.2] <hi rend="italic">Usanza</hi>. Abito. Assuefazione. [v.6] Come sia cieca e infedele la nostra guida. Cioè Amore o speranza, o vero ambedue. [v.8] <hi rend="italic">Dell'un</hi>. Dall'un. <hi rend="italic">Risorge</hi>. Rinasce. [v.10] <hi rend="italic">Ai bei rami</hi>. Del lauro, allegoria di Laura. <hi rend="italic">Giunto</hi>. Colto. Preso. [v.11] <hi rend="italic">S'invesca</hi>. S'invischia. [v.12] <hi rend="italic">Mille trecento ventisette</hi>. Nell'anno mille trecento ventisette. [v.14] <hi rend="italic">Intrai</hi>. Entrai. <hi rend="italic">Ond'esca</hi>. Donde, da che parte, uscire, potere uscire.</note>
</div2>
<div2>
<head>189 (RVF 212)</head>
<argument><p>Servo fedele di Amore per sì lungo tempo, non n'ebbe in premio, che lagrime.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Beato in sogno, e di languir contento,</l>
<l>D'abbracciar l'ombre e seguir l'aura estiva,</l>
<l>Nuoto per mar che non ha fondo o riva,</l>
<l>Solco onde, e 'n rena fondo, e scrivo in vento;</l>
</lg>
<lg>
<l>E 'l Sol vagheggio sì, ch'egli ha già spento</l>
<l>Col suo splendor la mia vertù visiva;</l>
<l>Ed una cerva errante e fuggitiva</l>
<l>Caccio con un bue zoppo e 'nfermo e lento.</l>
</lg>
<lg>
<l>Cieco e stanco ad ogni altro ch'al mio danno,</l>
<l>Il qual dì e notte palpitando cerco,</l>
<l>Sol Amor e Madonna e Morte chiamo.</l>
</lg>
<lg>
<l>Così vent'anni (grave e lungo affanno!)</l>
<l>Pur lagrime e sospiri e dolor merco:</l>
<l>In tale stella presi l'esca e l'amo.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.2] <hi rend="italic">Seguir l'aura estiva</hi>. Correr dietro al vento. [v.6] <hi rend="italic">Vertù</hi>. Virtù. Cioè facoltà, potenza. [v.9] <hi rend="italic">Ad ogni altro</hi>. Ad ogni altra cosa. Cioè verso ogni altra cosa, a rispetto di ogni altra cosa. [v.13] <hi rend="italic">Pur</hi>. Solo. Non altro che. <hi rend="italic">Merco</hi>. Procaccio. Guadagno. [v.14] In tal punto di stelle fui preso all'amo, cioè caddi in questa mia passione.</note>
</div2>
<div2>
<head>190 (RVF 213)</head>
<argument><p>Laura colle sue grazie fu per lui una vera incantatrice che lo trasformò.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Grazie ch'a pochi 'l Ciel largo destina;</l>
<l>Rara vertù, non già d'umana gente;</l>
<l>Sotto biondi capei canuta mente,</l>
<l>E 'n umil donna, alta beltà divina;</l>
</lg>
<lg>
<l>Leggiadria singulare e pellegrina,</l>
<l>E 'l cantar che nell'anima si sente,</l>
<l>L'andar celeste, e 'l vago spirto ardente,</l>
<l>Ch'ogni dur rompe ed ogni altezza inchina;</l>
</lg>
<lg>
<l>E que' begli occhi, che i cor fanno smalti,</l>
<l>Possenti a rischiarar abisso e notti,</l>
<l>E torre l'alme a' corpi e darle altrui;</l>
</lg>
<lg>
<l>Col dir pien d'intelletti dolci ed alti,</l>
<l>Coi sospir soavemente rotti:</l>
<l>Da questi magi trasformato fui.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">Largo</hi>. Liberale. [v.2] Virtù rara e più che umana. [v.3] <hi rend="italic">Capei</hi>. Capelli. [v.7] <hi rend="italic">L'andar</hi>. L'andamento. [v.8] <hi rend="italic">Ogni dur</hi>. Ogni duro. Cioè ogni durezza, ogni cosa dura. [v.9] <hi rend="italic">Che i cor fanno smalti</hi>. Che impietrano i cuori. [v.10] <hi rend="italic">Possenti</hi>. Dipende da <hi rend="italic">occhi</hi>. [v.12] <hi rend="italic">Intelletti</hi>. Concetti. Sentimenti.</note>
</div2>
<div2>
<head>191 (RVF 214)</head>
<argument><p>Storia del suo amore. Difficoltà di liberarsene. Invoca l'aiuto di Dio.</p></argument>
<lg>
<l>Anzi tre dì creata era alma in parte</l>
<l>Da por sua cura in cose altere e nove,</l>
<l>E dispregiar di quel ch'a molti è 'n pregio.</l>
<l>Quest'ancor dubbia del fatal suo corso,</l>
<l>Sola, pensando, pargoletta e sciolta,</l>
<l>Intrò di primavera in un bel bosco.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">Anzi tre dì</hi>. Già da tre giorni. Per giorni intende le età dell'uomo, e vuol dire che l'anima sua, quando ella s'innamorò di Laura, trovavasi aver passate le tre prime età della vita, infanzia, puerizia e gioventù. <hi rend="italic">Alma</hi>. Un'alma. Cioè l'anima del poeta. <hi rend="italic">In parte</hi>. In corpo, in persona sì fattamente disposta. [v.2] <hi rend="italic">Altere</hi>. Alte. Nobili. [v.3] <hi rend="italic">Ch'a molti è 'n pregio</hi>. Che da molti è pregiato. [v.4] Quest'anima, ancora incerta del corso a lei stabilito dal destino. [v.6] <hi rend="italic">Intrò</hi>. Entrò. <hi rend="italic">In un bel bosco</hi>. Nel bosco di Amore.</note>
<lg>
<l>Era un tenero fior nato in quel bosco</l>
<l>Il giorno avanti; e la radice in parte</l>
<l>Ch'appressar nol poteva anima sciolta:</l>
<l>Che v'eran di lacciuo' forme sì nove,</l>
<l>E tal piacer precipitava al corso,</l>
<l>Che perder libertate iv'era in pregio.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">Un tenero fior</hi>. Intende di Laura. <hi rend="italic">Nato</hi>. Dipende da <hi rend="italic">era</hi>. [v.2] <hi rend="italic">Il giorno avanti</hi>. Cioè un'età innanzi. <hi rend="italic">E la radice in parte</hi>. E la radice di questo fiore era in luogo tale, era di tal disposizione. [v.3] Che nessuna anima che si fosse appressata al medesimo fiore, poteva rimanere sciolta, cioè libera. Nessuna anima se gli poteva appressare che non vi restasse presa. [v.4] <hi rend="italic">Che</hi>. Perocchè. <hi rend="italic">Lacciuo'</hi>. Lacciuoli. [v.5] <hi rend="italic">Precipitava al corso</hi>. Induceva le anime a correre cupidissimamente a quel fiore. [v.6] <hi rend="italic">Iv'era</hi>. Ivi era. <hi rend="italic">In pregio</hi>. Cosa avuta in pregio.</note>
<lg>
<l>Caro, dolce, alto e faticoso pregio,</l>
<l>Che ratto mi volgesti al verde bosco,</l>
<l>Usato di sviarne a mezzo 'l corso,</l>
<l>Ed ho cerco poi 'l mondo a parte a parte,</l>
<l>Se versi o pietre o suco d'erbe nove</l>
<l>Mi rendesser un dì la mente sciolta.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">Pregio</hi>. Del perder la propria libertà intorno a quel fiore. [v.3] <hi rend="italic">Usato</hi>. Solito. Dipende da <hi rend="italic">bosco. Sviarne</hi>. Sviarci. Sviare gli uomini. <hi rend="italic">A mezzo 'l corso</hi>. Della vita. [v.4] <hi rend="italic">Cerco</hi>. Cercato. [v.5] <hi rend="italic">Se</hi>. Per vedere se. <hi rend="italic">Suco</hi>. Sugo. <hi rend="italic">Nove</hi>. Strane. Rare. [v.6] <hi rend="italic">Sciolta</hi>. Libera.</note>
<lg>
<l>Ma, lasso, or veggio che la carne sciolta</l>
<l>Fia di quel nodo ond'è 'l suo maggior pregio,</l>
<l>Prima che medicine antiche o nove</l>
<l>Saldin le piaghe ch'i' presi 'n quel bosco</l>
<l>Folto di spine; ond'i' ho ben tal parte,</l>
<l>Che zoppo n'esco, e 'ntraivi a sì gran corso.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[vv.1-2] <hi rend="italic">La carne</hi>. Il mio corpo. <hi rend="italic">Sciolta fia</hi>. Sarà sciolta. <hi rend="italic">Ond'è 'l suo maggior pregio</hi>. Da cui viene a essa carne il suo maggior pregio. Cioè, da quel nodo che la congiunge allo spirito. [v.3] <hi rend="italic">Antiche o nove</hi>. Usitate o insolite. [v.5] <hi rend="italic">Ho ben tal parte</hi>. Sono ridotto a tale. [v.6] <hi rend="italic">A sì gran corso</hi>. Correndo sì gagliardamente.</note>
<lg>
<l>Pien di lacci e di stecchi un duro corso</l>
<l>Aggio a fornire, ove leggera e sciolta</l>
<l>Pianta avrebbe uopo, e sana d'ogni parte.</l>
<l>Ma tu, Signor, c'hai di pietate il pregio,</l>
<l>Porgimi la man destra in questo bosco;</l>
<l>Vinca 'l tuo Sol le mie tenebre nove.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] Un duro corso pieno di lacci e di stecchi. [v.2] <hi rend="italic">Aggio</hi>. Ho. [v.3] <hi rend="italic">Pianta</hi>. Piede. <hi rend="italic">Avrebbe uopo</hi>. Sarebbe di bisogno. <hi rend="italic">D'ogni parte</hi>. Da ogni parte. Del tutto. [v.4] <hi rend="italic">Signor</hi>. Si volge a Dio. <hi rend="italic">Il pregio</hi>. Il vanto. La lode. [v.6] <hi rend="italic">Nove</hi>. Strane.</note>
<lg>
<l>Guarda 'l mio stato alle vaghezze nove,</l>
<l>Che 'nterrompendo di mia vita il corso,</l>
<l>M'han fatto abitator d'ombroso bosco:</l>
<l>Rendimi, s'esser può, libera e sciolta</l>
<l>L'errante mia consorte; e fia tuo 'l pregio</l>
<l>S'ancor teco la trovo in miglior parte.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] Guarda in che stato io sono ridotto alle bellezze, cioè per le bellezze, al mirar le bellezze stupende di questa donna. [v.2] Che sviandomi dal diritto cammino. [v.5] <hi rend="italic">L'errante mia consorte</hi>. Cioè l'anima mia. [v.6] <hi rend="italic">S'ancor</hi>. Se un dì nell'avvenire. <hi rend="italic">Teco la trovo in miglior parte</hi>. Vuol dire, la ritroverò in paradiso.</note>
<lg>
<l>Or ecco in parte le question mie nove:</l>
<l>S'alcun pregio in me vive o 'n tutto è corso,</l>
<l>O l'alma sciolta o ritenuta al bosco.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">Le question</hi>. I dubbi. [v.2] <hi rend="italic">Vive</hi>. Resta. <hi rend="italic">O 'n tutto</hi>. O del tutto. <hi rend="italic">Corso</hi>. Dileguato. Venuto meno. [v.3] Suppliscasi <hi rend="italic">è</hi> o <hi rend="italic">sarà</hi>.</note>
</div2>
<div2>
<head>192 (RVF 215)</head>
<argument><p>Virtù somme congiunte a bellezza somma formano il ritratto di Laura.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>In nobil sangue vita umile e queta,</l>
<l>Ed in alto intelletto un puro core;</l>
<l>Frutto senile in sul giovenil fiore,</l>
<l>E 'n aspetto pensoso anima lieta</l>
</lg>
<lg>
<l>Raccolto ha 'n questa donna il suo pianeta,</l>
<l>Anzi 'l re delle stelle; e 'l vero onore,</l>
<l>Le degne lode e 'l gran pregio e 'l valore</l>
<l>Ch'è da stancar ogni divin poeta.</l>
</lg>
<lg>
<l>Amor s'è in lei con onestate aggiunto;</l>
<l>Con beltà naturale abito adorno,</l>
<l>Ed un atto che parla con silenzio;</l>
</lg>
<lg>
<l>E non so che negli occhi che 'n un punto</l>
<l>Può far chiara la notte, oscuro il giorno,</l>
<l>E 'l mel amaro, ed addolcir l'assenzio.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.6] <hi rend="italic">E 'l vero onore</hi>. E similmente vi ha raccolto il vero onore. [v.7] <hi rend="italic">Lode</hi>. Lodi. Vanti. [v.8] <hi rend="italic">Ch'è</hi>. Che è tale. [v.9] <hi rend="italic">Aggiunto</hi>. Congiunto. [v.10] <hi rend="italic">Abito</hi>. Portamento. <hi rend="italic">Adorno</hi>. Aggraziato. Elegante. Leggiadro. [v.11] <hi rend="italic">Un atto</hi>. Un'attitudine. <hi rend="italic">Che parla con silenzio</hi>. Che parla tacendo. [v.12] <hi rend="italic">E non so che</hi>. E un non so che. <hi rend="italic">In un punto</hi>. A un medesimo tempo.</note>
</div2>
<div2>
<head>193 (RVF 216)</head>
<argument><p>Soffre in pace di pianger sempre, ma no che Laura siagli sempre crudele.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Tutto 'l dì piango; e poi la notte, quando</l>
<l>Prendon riposo i miseri mortali,</l>
<l>Trovom'in pianto e raddoppiarsi i mali:</l>
<l>Così spendo 'l mio tempo lagrimando.</l>
</lg>
<lg>
<l>In tristo umor vo gli occhi consumando,</l>
<l>E 'l cor in doglia; e son fra gli animali</l>
<l>L'ultimo sì, che gli amorosi strali</l>
<l>Mi tengon ad ogni or di pace in bando.</l>
</lg>
<lg>
<l>Lasso, che pur dall'uno all'altro sole</l>
<l>E dall'un'ombra all'altra ho già 'l più corso</l>
<l>Di questa morte che si chiama vita.</l>
</lg>
<lg>
<l>Più l'altrui fallo che 'l mio mal mi dole;</l>
<l>Che pietà viva e 'l mio fido soccorso</l>
<l>Vedem'arder nel foco e non m'aita.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.3] <hi rend="italic">E raddoppiarsi i mali</hi>. E trovo raddoppiarsi i miei mali. [vv.6-7] <hi rend="italic">E son fra gli animali l'ultimo</hi>. Cioè sono di condizione inferiore a quella degli altri animali, in peggior condizione che qualunque altro animale, perchè gli altri hanno pace almeno la notte. Veggansi le due prime stanze della prima Sestina. [v.8] <hi rend="italic">Ad ogni or</hi>. In ogni tempo. <hi rend="italic">Di pace in bando</hi>. Privo di pace. [vv.9-10] <hi rend="italic">Dall'uno all'altro sole e dall'un'ombra all'altra</hi>. Da giorno a giorno e da notte a notte. Vuol dire, andando oltre a grado a grado negli anni. <hi rend="italic">Ho già 'l più corso</hi>. Ho già trapassata la maggior parte. [v.12] <hi rend="italic">L'altrui fallo</hi>. Vuol dir la colpa di Laura. [v.13] <hi rend="italic">Che</hi>. Perocchè. <hi rend="italic">Pietà viva e 'l mio fido soccorso</hi>. Cioè, Laura, che è la pietà in persona, e dove è riposta ogni speranza ch'io ho di soccorso. [v.14] <hi rend="italic">Vedem'arder</hi>. Mi vede ardere. <hi rend="italic">Aita</hi>. Aiuta.</note>
</div2>
<div2>
<head>194 (RVF 217)</head>
<argument><p>Si pente d'essersi sdegnato verso di una bellezza che gli rende dolce anche la morte.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Già desiai con sì giusta querela</l>
<l>E 'n sì fervide rime farmi udire</l>
<l>Ch'un foco di pietà fessi sentire</l>
<l>Al duro cor ch'a mezza state gela;</l>
</lg>
<lg>
<l>E l'empia nube che 'l raffredda e vela,</l>
<l>Rompesse a l'aura del mi' ardente dire;</l>
<l>O fessi quell'altru'in odio venire</l>
<l>Ch'e' belli, onde mi strugge, occhi mi cela.</l>
</lg>
<lg>
<l>Or non odio per lei, per me pietate</l>
<l>Cerco; che quel non vo', questo non posso;</l>
<l>Tal fu mia stella e tal mia cruda sorte:</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma canto la divina sua beltate;</l>
<l>Che quand'i' sia di questa carne scosso,</l>
<l>Sappia 'l mondo che dolce è la mia morte.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">Già</hi>. Un tempo. [v.3] <hi rend="italic">Fessi</hi>. Facessi. [v.4] <hi rend="italic">Al duro cor</hi>. Al cuor di Laura. <hi rend="italic">Gela</hi>. Neutro. [v.6] <hi rend="italic">Rompesse</hi>. Si rompesse. [vv.7-8] O vero facessi venire in odio agli altri colei che mi nasconde i begli occhi con cui mi strugge. [v.9] <hi rend="italic">Odio</hi>. Dipende da <hi rend="italic">cerco</hi>, che sta nel verso seguente. <hi rend="italic">Per me pietate</hi>. Nè pietà per me. [v.10] <hi rend="italic">Quel</hi>. Cioè far venire in odio ad altrui la mia donna. <hi rend="italic">Questo</hi>. Cioè far sentire al cuor di Laura un fuoco di pietà. [v.13] <hi rend="italic">Che</hi>. Acciocchè. Sicchè. <hi rend="italic">Scosso</hi>. Spogliato. Nudo.</note>
</div2>
<div2>
<head>195 (RVF 218)</head>
<argument><p>Laura è un Sole. Tutto è bello finch'essa vive, e tutto si oscurerà alla sua morte.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Tra quantunque leggiadre donne e belle</l>
<l>Giunga costei, ch'al mondo non ha pare,</l>
<l>Col suo bel viso suol dell'altre fare</l>
<l>Quel che fa 'l dì delle minori stelle.</l>
</lg>
<lg>
<l>Amor par ch'all'orecchie mi favelle,</l>
<l>Dicendo: quanto questa in terra appare,</l>
<l>Fia 'l viver bello; e poi 'l vedrem turbare,</l>
<l>Perir virtuti, e 'l mio regno con elle.</l>
</lg>
<lg>
<l>Come Natura al ciel la luna e 'l sole,</l>
<l>All'aere i venti, alla terra erbe e fronde,</l>
<l>All'uomo e l'intelletto e le parole,</l>
</lg>
<lg>
<l>Ed al mar ritogliesse i pesci e l'onde;</l>
<l>Tanto e più fien le cose oscure e sole,</l>
<l>Se morte gli occhi suoi chiude ed asconde.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">Quantunque</hi>. Quanto si voglia. Quanto si sia. [v.2] <hi rend="italic">Pare</hi>. Pari. [v.5] <hi rend="italic">Favelle</hi>. Favelli. [v.6] <hi rend="italic">Quanto</hi>. Tanto tempo quanto. Insino a tanto che. <hi rend="italic">Questa</hi>. Questa donna, cioè Laura. [v.7] <hi rend="italic">Turbare</hi>. Turbarsi. Essere turbato. [v.8] <hi rend="italic">Elle</hi>. Esse. [v.9] <hi rend="italic">Come</hi>. Come se. Come avverrebbe se. [v.13] <hi rend="italic">Fien</hi>. Saranno. <hi rend="italic">Sole</hi>. Solitarie. Deserte. [v.14] <hi rend="italic">Suoi</hi>. Di costei, cioè di Laura.</note>
</div2>
<div2>
<head>196 (RVF 219)</head>
<argument><p>Levasi il Sole, e spariscono le stelle. Levasi Laura, e sparisce il Sole.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Il cantar novo e 'l pianger degli augelli</l>
<l>In sul dì fanno risentir le valli,</l>
<l>E 'l mormorar de' liquidi cristalli</l>
<l>Giù per lucidi freschi rivi e snelli.</l>
</lg>
<lg>
<l>Quella c'ha neve il volto, oro i capelli,</l>
<l>Nel cui amor non fur mai inganni nè falli,</l>
<l>Destami al suon degli amorosi balli,</l>
<l>Pettinando al suo vecchio i bianchi velli.</l>
</lg>
<lg>
<l>Così mi sveglio a salutar l'Aurora</l>
<l>E 'l Sol ch'è seco, e più l'altro ond'io fui</l>
<l>Ne' prim'anni abbagliato e sono ancora.</l>
</lg>
<lg>
<l>I' gli ho veduti alcun giorno ambedui</l>
<l>Levarsi insieme, e 'n un punto e 'n un'ora</l>
<l>Quel far le stelle e questo sparir lui.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">Novo</hi>. Cioè che si rinnuova, che ricomincia, in quell'ora. [v.2] <hi rend="italic">In sul dì</hi>. In sul far del dì. <hi rend="italic">Risentir</hi>. Destarsi. [v.3] <hi rend="italic">Il mormorar</hi>. Nominativo, come il <hi rend="italic">cantar e 'l pianger</hi> nel primo verso: e regge medesimamente il verbo <hi rend="italic">fanno</hi>, che sta nel verso precedente. [v.5] Vuol dir l'Aurora. [v.7] <hi rend="italic">Al suon degli amorosi balli</hi>. A quella, per così dir, festa che fa la natura in sul mattino. [v.8] <hi rend="italic">Al suo vecchio</hi>. A Titone. <hi rend="italic">Velli</hi>. Crini. Capelli. [v.10] <hi rend="italic">L'altro</hi>. Quell'altro sole. Cioè Laura. <hi rend="italic">Onde</hi>. Dal quale. [v.11] <hi rend="italic">Ne' prim'anni</hi>. Ne' miei primi anni. <hi rend="italic">E sono ancora</hi>. Cioè abbagliato. [v.12] <hi rend="italic">Ambedui</hi>. Cioè questo e quell'altro sole. [v.13] <hi rend="italic">Levarsi insieme</hi>. Comparire a uno stesso tempo. <hi rend="italic">E 'n un punto e 'n un'ora</hi>. E in un medesimo istante. [v.14] Cioè, il sole fare sparire le stelle, e Laura fare sparire il sole.</note>
</div2>
<div2>
<head>197 (RVF 220)</head>
<argument><p>Interroga Amore, ond'abbia tolte quelle tante grazie di cui Laura va adorna.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Onde tolse Amor l'oro e di qual vena,</l>
<l>Per far due trecce bionde? e 'n quali spine</l>
<l>Colse le rose, e 'n qual piaggia le brine</l>
<l>Tenere e fresche, e diè lor polso e lena?</l>
</lg>
<lg>
<l>Onde le perle in ch'ei frange ed affrena</l>
<l>Dolci parole oneste e pellegrine?</l>
<l>Onde tante bellezze e sì divine</l>
<l>Di quella fronte più che 'l ciel serena?</l>
</lg>
<lg>
<l>Da quali angeli mosse e di qual spera</l>
<l>Quel celeste cantar che mi disface</l>
<l>Sì che m'avanza omai da disfar poco?</l>
</lg>
<lg>
<l>Di qual Sol nacque l'alma luce altera</l>
<l>Di que' begli occhi ond'i' ho guerra e pace,</l>
<l>Che mi cuocono 'l cor in ghiaccio e 'n foco?</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.3] <hi rend="italic">Le brine</hi>. Figurano il candore della carnagione di Laura. [v.4] <hi rend="italic">Polso e lena</hi>. Cioè vita. [v.5] <hi rend="italic">Le perle</hi>. Significano i denti di Laura. [v.9] <hi rend="italic">Mosse</hi>. Neutro. Venne. <hi rend="italic">Di</hi>. Da. <hi rend="italic">Spera</hi>. Sfera. [v.11] In guisa che oramai poco resta di me da disfare. [v.12] <hi rend="italic">Di</hi>. Da. [v.13] <hi rend="italic">Onde</hi>. Da cui. [v.14] <hi rend="italic">Che</hi>. I quali occhi.</note>
</div2>
<div2>
<head>198 (RVF 221)</head>
<argument><p>Guardando gli occhi di lei si sente morire, ma non sa come staccarsene.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Qual mio destin, qual forza o qual inganno</l>
<l>Mi riconduce disarmato al campo</l>
<l>Là 've sempre son vinto; e s'io ne scampo,</l>
<l>Maraviglia n'avrò; s'i' moro, il danno?</l>
</lg>
<lg>
<l>Danno non già, ma pro; sì dolci stanno</l>
<l>Nel mio cor le faville e 'l chiaro lampo</l>
<l>Che l'abbaglia e lo strugge, e 'n ch'io m'avvampo;</l>
<l>E son già, ardendo, nel vigesim'anno.</l>
</lg>
<lg>
<l>Sento i messi di morte ove apparire</l>
<l>Veggio i begli occhi e folgorar da lunge;</l>
<l>Poi, s'avven ch'appressando a me li gire,</l>
</lg>
<lg>
<l>Amor con tal dolcezza m'unge e punge,</l>
<l>Ch'i' nol so ripensar, non che ridire;</l>
<l>Che nè 'ngegno nè lingua al vero aggiunge.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.2] <hi rend="italic">Al campo</hi>. Vuol dire alla presenza di Laura. [v.3] <hi rend="italic">Là 've</hi>. Dove. [v.6] <hi rend="italic">Lampo</hi>. Splendore. [v.7] <hi rend="italic">E 'n ch'io</hi>. E in cui io. [v.8] E corre già l'anno ventesimo da che io ardo nel detto fuoco. [v.9] <hi rend="italic">Messi</hi>. Nunzi. Forieri. <hi rend="italic">Ove</hi>. Quando. [v.11] <hi rend="italic">Avven</hi>. Avviene. <hi rend="italic">Appressando</hi>. Appressandosi. <hi rend="italic">Gire</hi>. Giri. Cioè volga. Sottintendasi Laura. [v.12] <hi rend="italic">M'unge e punge</hi>. Cioè m'empie di piacere e d'affanno. [v.13] <hi rend="italic">Ripensar, non che ridire</hi>. Non solo ridire, ma nè anche ripensare. [v.14] <hi rend="italic">Che</hi>. Perocchè. <hi rend="italic">Aggiunge</hi>. Arriva.</note>
</div2>
<div2>
<head>199 (RVF 222)</head>
<argument><p>Non trovandola colle sue amiche, ne chiede loro il perchè; ed esse il confortano.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Liete e pensose, accompagnate e sole</l>
<l>Donne, che ragionando ite per via;</l>
<l>Ov'è la vita, ov'è la morte mia?</l>
<l>Perchè non è con voi com'ella sole?</l>
</lg>
<lg>
<l>Liete siam per memoria di quel sole;</l>
<l>Dogliose per sua dolce compagnia</l>
<l>La qual ne toglie invidia e gelosia,</l>
<l>Che d'altrui ben, quasi suo mal, si dole.</l>
</lg>
<lg>
<l>Chi pon freno agli amanti, o dà lor legge?</l>
<l>Nessun all'alma; al corpo ira ed asprezza:</l>
<l>Questo ora in lei, talor si prova in noi.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma spesso nella fronte il cor si legge:</l>
<l>Sì vedemmo oscurar l'alta bellezza,</l>
<l>E tutti rugiadosi gli occhi suoi.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">Sole</hi>. Perchè prive della compagnia di Laura. [v.3] Cioè, dove è Laura? [v.4] <hi rend="italic">Sole</hi>. Suole. [v.5] Rispondono le donne. <hi rend="italic">Di quel sole</hi>. Cioè di Laura. [vv.6-7] <hi rend="italic">Per sua dolce compagnia la qual ne toglie invidia e gelosia</hi>. Perchè la sua dolce compagnia ci è tolta da invidia e da gelosia. [v.9] Soggiunge il poeta. E vuol dire: come può Laura, essendo amante, e niuna cosa potendo por freno a chi ama, essere impedita di trovarsi con voi? <hi rend="italic">Lor</hi>. Ad essi. [v.10] Rispondono le donne. <hi rend="italic">Ira ed asprezza</hi>. Dei parenti, dei mariti, o simili. [v.11] Questo avviene ora a lei, e talora a noi. Cioè avviene che ira ed asprezza ci pongon freno e dan legge. [v.13] <hi rend="italic">Oscurar</hi>. Oscurarsi. Cioè contristarsi e turbarsi per dispiacere di non potere essere seco noi. <hi rend="italic">L'alta bellezza</hi>. Di Laura. [v.14] <hi rend="italic">Rugiadosi</hi>. Cioè lagrimosi.</note>
</div2>
<div2>
<head>200 (RVF 223)</head>
<argument><p>Nella notte sospira per quella che sola nel dì può addolcirgli le pene.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Quando 'l Sol bagna in mar l'aurato carro,</l>
<l>E l'aer nostro e la mia mente imbruna,</l>
<l>Col cielo e con le stelle e con la luna</l>
<l>Un'angosciosa e dura notte innarro.</l>
</lg>
<lg>
<l>Poi, lasso, a tal che non m'ascolta narro</l>
<l>Tutte le mie fatiche ad una ad una,</l>
<l>E col mondo e con mia cieca fortuna,</l>
<l>Con Amor, con Madonna e meco garro.</l>
</lg>
<lg>
<l>Il sonno è 'n bando, e del riposo è nulla;</l>
<l>Ma sospiri e lamenti infin all'alba,</l>
<l>E lagrime che l'alma agli occhi invia.</l>
</lg>
<lg>
<l>Vien poi l'aurora, e l'aura fosca inalba;</l>
<l>Me no; ma 'l Sol che 'l cor m'arde e trastulla,</l>
<l>Quel può solo addolcir la doglia mia.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.4] <hi rend="italic">Innarro</hi>. Incaparro. Locuzione metaforica, cioè viene a dire, incomincio una trista notte. [v.5] <hi rend="italic">A tal</hi>. A una. Cioè a Laura. [v.6] <hi rend="italic">Fatiche</hi>. Miserie. Affanni. Patimenti. [v.8] <hi rend="italic">Garro</hi>. Garrisco. [v.12] <hi rend="italic">L'aura fosca</hi>. Accusativo. <hi rend="italic">Inalba</hi>. Imbianca. Rischiara. [v.13] <hi rend="italic">Il Sol</hi>. Vuol dir Laura. [v.14] <hi rend="italic">Quel può solo</hi>. Quello solo può. Cioè il detto sole, che è Laura.</note>
</div2>
<div2>
<head>201 (RVF 224)</head>
<argument><p>Se i tormenti che soffre lo condurranno a morte, ei ne avrà 'l danno, ma Laura la colpa.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>S'una fede amorosa, un cor non finto,</l>
<l>Un languir dolce, un desiar cortese;</l>
<l>S'oneste voglie in gentil foco accese;</l>
<l>S'un lungo error in cieco laberinto;</l>
</lg>
<lg>
<l>Se nella fronte ogni penser dipinto,</l>
<l>Od in voci interrotte appena intese,</l>
<l>Or da paura, or da vergogna offese;</l>
<l>S'un pallor di viola e d'amor tinto;</l>
</lg>
<lg>
<l>S'aver altrui più caro che se stesso;</l>
<l>Se lagrimar e sospirar mai sempre,</l>
<l>Pascendosi di duol, d'ira e d'affanno;</l>
</lg>
<lg>
<l>S'arder da lunge ed agghiacciar da presso,</l>
<l>Son le cagion ch'amando i' mi distempre;</l>
<l>Vostro, donna, il peccato, e mio fia 'l danno.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.4] <hi rend="italic">Un lungo error</hi>. Un lungo aggirarsi. [v.5] <hi rend="italic">Nella fronte</hi>. Dipende da <hi rend="italic">dipinto. Penser</hi>. Pensiero. [v.6] <hi rend="italic">Od in voci</hi>. O dipinto in voci. [v.7] <hi rend="italic">Offese</hi>. Turbate. Intraversate. Impacciate. [v.8] <hi rend="italic">Di viola e d'amor tinto</hi>. Tinto di viola e d'amore. [v.9] <hi rend="italic">Altrui</hi>. Cioè la persona amata. [v.13] <hi rend="italic">Distempre</hi>. Distemperi. Cioè distrugga, disfaccia.</note>
</div2>
<div2>
<head>202 (RVF 225)</head>
<argument><p>Chiama ben felice chi guidò quella barca e quel carro, su cui Laura sedeva cantando.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Dodici donne onestamente lasse,</l>
<l>Anzi dodici stelle, e 'n mezzo un sole</l>
<l>Vidi in una barchetta allegre e sole,</l>
<l>Qual non so s'altra mai onde solcasse.</l>
</lg>
<lg>
<l>Simil non credo che Giason portasse</l>
<l>Al vello ond'oggi ogni uom vestir si vole,</l>
<l>Nè 'l pastor di che ancor Troia si dole;</l>
<l>De' qua' duo tal romor al mondo fasse.</l>
</lg>
<lg>
<l>Poi le vidi in un carro trionfale,</l>
<l>E Laura mia con suoi santi atti schifi</l>
<l>Sedersi in parte e cantar dolcemente.</l>
</lg>
<lg>
<l>Non cose umane o vision mortale.</l>
<l>Felice Autumedon, felice Tifi</l>
<l>Che conduceste sì leggiadra gente!</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">Onestamente lasse</hi>. In atto e positura compostamente e leggiadramente abbandonata e negletta. [v.2] <hi rend="italic">E 'n mezzo</hi>. E in mezzo a loro. <hi rend="italic">Un sole</hi>. Vuol dir Laura. [v.4] <hi rend="italic">Qual</hi>. Cioè simile alla qual barchetta. <hi rend="italic">Altra</hi>. Altra barca. <hi rend="italic">Onde</hi>. Nome accusativo. [v.5] Non credo che fosse simile a questa barchetta quella nave che portò Giasone. [v.6] <hi rend="italic">Al vello</hi>. Cioè al vello d'oro. <hi rend="italic">Onde</hi>. Del qual vello. Cioè di drappi d'oro, di panni suntuosissimi. [v.7] <hi rend="italic">Di che</hi>. Di cui. [v.8] <hi rend="italic">De' qua' duo</hi>. Dei quali due. Cioè di Giasone e di Paride. <hi rend="italic">Fasse</hi>. Fassi. Si fa. [v.10] <hi rend="italic">Schifi</hi>. Verecondi e ritrosetti. [v.11] <hi rend="italic">In parte</hi>. Da un lato. [v.12] Cose sovrumane, e vista più che mortale. [v.13] Cioè felice te o cocchiero e te o piloto. <hi rend="italic">Automedonte</hi> fu nome del cocchiero di Achille, e <hi rend="italic">Tifi</hi> del piloto degli Argonauti.</note>
</div2>
<div2>
<head>203 (RVF 226)</head>
<argument><p>Tanto egli è misero nell'esser lontano da lei, quanto è felice il luogo che la possede.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Passer mai solitario in alcun tetto</l>
<l>Non fu quant'io, nè fera in alcun bosco;</l>
<l>Ch'i' non veggio 'l bel viso, e non conosco</l>
<l>Altro Sol, nè quest'occhi hann'altro obbietto.</l>
</lg>
<lg>
<l>Lagrimar sempre è 'l mio sommo diletto;</l>
<l>Il rider, doglia; il cibo, assenzio e tosco;</l>
<l>La notte, affanno; il ciel seren m'è fosco,</l>
<l>E duro campo di battaglia il letto.</l>
</lg>
<lg>
<l>Il sonno è veramente, qual uom dice,</l>
<l>Parente della morte, e 'l cor sottragge</l>
<l>A quel dolce pensier che 'n vita il tene.</l>
</lg>
<lg>
<l>Solo al mondo paese almo felice,</l>
<l>Verdi rive, fiorite ombrose piagge,</l>
<l>Voi possedete ed io piango 'l mio bene.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">Solitario</hi>. Dipende da <hi rend="italic">non fu</hi>. [v.2] <hi rend="italic">Nè fera</hi>. Nè fiera. Suppliscasi: fu mai tanto solitaria quanto sono io. [v.3] <hi rend="italic">Che</hi>. Perchè. [v.6] <hi rend="italic">Doglia</hi>. Mi è doglia. [v.9] <hi rend="italic">È veramente</hi>. È per me veramente. <hi rend="italic">Qual uom dice</hi>. Quello che si dice. Come si dice. Quale egli è detto. [v.10] <hi rend="italic">Il cor</hi>. Il mio cuore. [v.11] <hi rend="italic">Tene</hi>. Tiene. [vv.12-13] Parla al paese ove è Laura. [v.14] Voi possedete il mio bene, ed io lo piango.</note>
</div2>
<div2>
<head>204 (RVF 227)</head>
<argument><p>Invidia la sorte dell'aura che spira, e del fiume che scorre dintorno a lei.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Aura che quelle chiome bionde e crespe</l>
<l>Circondi e movi, e se' mossa da loro</l>
<l>Soavemente, e spargi quel dolce oro,</l>
<l>E poi 'l raccogli e 'n bei nodi 'l rincrespe;</l>
</lg>
<lg>
<l>Tu stai negli occhi ond'amorose vespe</l>
<l>Mi pungon sì, che 'nfin qua il sento e ploro;</l>
<l>E vacillando cerco il mio tesoro,</l>
<l>Com'animal che spesso adombre e 'ncespe:</l>
</lg>
<lg>
<l>Ch'or mel par ritrovar ed or m'accorgo</l>
<l>Ch'i' ne son lunge; or mi sollevo, or caggio:</l>
<l>Ch'or quel ch'i' bramo, or quel ch'è vero, scorgo.</l>
</lg>
<lg>
<l>Aer felice, col bel vivo raggio</l>
<l>Rimanti. E tu, corrente e chiaro gorgo,</l>
<l>Che non poss'io cangiar teco viaggio?</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">Componeva il poeta questo Sonetto in tempo che egli si allontanava da Laura. [v.2] <hi rend="italic">Se'</hi>. Sei. [v.4] <hi rend="italic">Rincrespe</hi>. Rincrespi. [v.5] <hi rend="italic">Amorose vespe</hi>. Modo di dire metaforico. [v.6] <hi rend="italic">Infin qua</hi>. Infin qua dove io sono, lungi da quegli occhi. <hi rend="italic">Ploro</hi>. Piango. [v.8] <hi rend="italic">Adombre</hi>. Adombri. Pigli ombra. <hi rend="italic">Incespe</hi>. Incespi. Inciampi. [v.9] <hi rend="italic">Mel par ritrovar</hi>. Parmi ritrovarlo. [v.10] <hi rend="italic">Caggio</hi>. Cado. [vv.12-13] <hi rend="italic">Col bel vivo raggio rimanti</hi>. Rimanti presso a quegli occhi. <hi rend="italic">E tu, corrente e chiaro gorgo</hi>. E quanto si è a te, ruscello chiaro e corrente, che vai verso colà dove è Laura. [v.14] <hi rend="italic">Che</hi>. Perchè.</note>
</div2>
<div2>
<head>205 (RVF 228)</head>
<argument><p>Essa, qual lauro, pose nel di lui cuor le radici; vi cresce, e l'ha con se da per tutto.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Amor con la man destra il lato manco</l>
<l>M'aperse, e piantovv'entro in mezzo 'l core</l>
<l>Un lauro verde sì, che di colore</l>
<l>Ogni smeraldo avria ben vinto e stanco.</l>
</lg>
<lg>
<l>Vomer di penna, con sospir del fianco,</l>
<l>E 'l piover giù dagli occhi un dolce umore</l>
<l>L'adornar sì, ch'al ciel n'andò l'odore,</l>
<l>Qual non so già se d'altre frondi unquanco.</l>
</lg>
<lg>
<l>Fama, onor e virtute e leggiadria,</l>
<l>Casta bellezza in abito celeste</l>
<l>Son le radici della nobil pianta.</l>
</lg>
<lg>
<l>Tal la mi trovo al petto ove ch'i' sia;</l>
<l>Felice incarco; e con preghiere oneste</l>
<l>L'adoro e 'nchino come cosa santa.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.2] <hi rend="italic">In mezzo 'l core</hi>. In mezzo al cuore. [v.3] <hi rend="italic">Verde sì</hi>. Sì fattamente verde. Di sì fatta verdezza. [v.5] <hi rend="italic">Vomer di penna</hi>. Il mio coltivar questo lauro colla penna, cioè il mio scriver di Laura. <hi rend="italic">Con sospir del fianco</hi>. E i sospiri del mio fianco. [v.8] <hi rend="italic">Qual</hi>. Cioè simile al quale odore. <hi rend="italic">Non so già se d'altre frondi</hi>. Suppliscasi: andasse al cielo. <hi rend="italic">Unquanco</hi>. Mai. [v.12] <hi rend="italic">La mi trovo al petto</hi>. Me la trovo al petto. La trovo nel mio petto. <hi rend="italic">Ove che</hi>. Ovunque.</note>
</div2>
<div2>
<head>206 (RVF 229)</head>
<argument><p>Benchè in mezzo agli affanni, ei pensa d'essere il più felice di tutti.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Cantai; or piango, e non men di dolcezza</l>
<l>Del pianger prendo, che del canto presi;</l>
<l>Ch'alla cagion, non all'effetto, intesi</l>
<l>Son i miei sensi vaghi pur d'altezza.</l>
</lg>
<lg>
<l>Indi e mansuetudine e durezza,</l>
<l>Ed atti feri ed umili e cortesi</l>
<l>Porto egualmente; nè mi gravan pesi;</l>
<l>Nè l'arme mie punta di sdegni spezza.</l>
</lg>
<lg>
<l>Tengan dunque ver me l'usato stile</l>
<l>Amor, Madonna, il mondo e mia fortuna;</l>
<l>Ch'i' non penso esser mai se non felice.</l>
</lg>
<lg>
<l>Arda o mora o languisca; un più gentile</l>
<l>Stato del mio non è sotto la luna:</l>
<l>Sì dolce è del mio amaro la radice.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">Dolcezza</hi>. Piacere. [v.2] <hi rend="italic">Che</hi>. Dipende da <hi rend="italic">non men</hi>. [vv.3-4] <hi rend="italic">Che</hi>. Perocchè. <hi rend="italic">Alla cagion, non all'effetto</hi>. Alla cagione, che è Laura, non all'effetto, o riso o pianto che egli sia. <hi rend="italic">Intesi son</hi>. Attendono. Riguardano. <hi rend="italic">Vaghi</hi>. Desiderosi. [v.5] <hi rend="italic">Indi</hi>. Però. [v.6] <hi rend="italic">Feri</hi>. Fieri. [v.7] <hi rend="italic">Porto egualmente</hi>. Cioè ricevo con egual disposizione d'animo. [v.9] <hi rend="italic">Ver</hi>. Verso. <hi rend="italic">L'usato stile</hi>. Il solito loro andamento. [v.11] <hi rend="italic">Penso</hi>. Credo. Aspetto. [vv.12-13] <hi rend="italic">Arda o mora o languisca</hi>. Voci di persona prima. <hi rend="italic">Un più gentile stato del mio</hi>. Uno stato più gentile del mio.</note>
</div2>
<div2>
<head>207 (RVF 230)</head>
<argument><p>Tristo, perchè lontano da lei, al rivederla si rasserena e ritorna in vita.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>I' piansi; or canto; che 'l celeste lume</l>
<l>Quel vivo sole agli occhi miei non cela,</l>
<l>Nel qual onesto Amor chiaro rivela</l>
<l>Sua dolce forza e suo santo costume:</l>
</lg>
<lg>
<l>Onde e' suol trar di lagrime tal fiume,</l>
<l>Per accorciar del mio viver la tela,</l>
<l>Che non pur ponte o guado o remi o vela,</l>
<l>Ma scampar non potiemmi ale nè piume.</l>
</lg>
<lg>
<l>Sì profond'era e di sì larga vena</l>
<l>Il pianger mio, e sì lungi la riva,</l>
<l>Ch'i' v'aggiungeva col pensier appena.</l>
</lg>
<lg>
<l>Non lauro o palma ma tranquilla oliva</l>
<l>Pietà mi manda, e 'l tempo rasserena,</l>
<l>E 'l pianto asciuga, e vuol ancor ch'i' viva.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">Che</hi>. Perocchè. <hi rend="italic">Il celeste lume</hi>. Il suo celeste lume. Accusativo. [v.2] <hi rend="italic">Quel vivo sole</hi>. Laura. [v.3] <hi rend="italic">Nel qual</hi>. Nel qual sole. <hi rend="italic">Chiaro</hi>. Avverbio. <hi rend="italic">Rivela</hi>. Manifesta. Dà a vedere. [v.5] <hi rend="italic">Onde</hi>. Dai quali occhi miei, detti qui di sopra nel secondo verso. [v.7] <hi rend="italic">Non pur</hi>. Non solo. [v.8] <hi rend="italic">Potiemmi</hi>. Poteanmi. Mi poteano. [v.11] <hi rend="italic">Aggiungeva</hi>. Giungeva. [v.12] <hi rend="italic">Non lauro o palma</hi>. Segni di vittoria. Accusativi. <hi rend="italic">Tranquilla oliva</hi>. Segno di pace o tregua. Accusativo. [v.13] <hi rend="italic">Pietà</hi>. Nata in cuor di Laura. <hi rend="italic">Il tempo</hi>. Accusativo. [v.14] <hi rend="italic">Il pianto</hi>. Il mio pianto. Accusativo.</note>
</div2>
<div2>
<head>208 (RVF 231)</head>
<argument><p>Trema che il male sopravvenuto a Laura negli occhi, lo privi della lor vista.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>I' mi vivea di mia sorte contento,</l>
<l>Senza lagrime e senza invidia alcuna;</l>
<l>Che s'altro amante ha più destra fortuna,</l>
<l>Mille piacer non vaglion un tormento.</l>
</lg>
<lg>
<l>Or que' begli occhi, ond'io mai non mi pento</l>
<l>Delle mie pene, e men non ne voglio una,</l>
<l>Tal nebbia copre, sì gravosa e bruna,</l>
<l>Che 'l Sol della mia vita ha quasi spento.</l>
</lg>
<lg>
<l>O Natura, pietosa e fera madre,</l>
<l>Onde tal possa e sì contrarie voglie</l>
<l>Di far cose e disfar tanto leggiadre?</l>
</lg>
<lg>
<l>D'un vivo fonte ogni poder s'accoglie.</l>
<l>Ma tu come 'l consenti, o sommo Padre,</l>
<l>Che del tuo caro dono altri ne spoglie?</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.2] <hi rend="italic">Senza invidia alcuna</hi>. Senza portare invidia ad alcuno. [v.3] <hi rend="italic">S'altro amante</hi>. Se qualche altro amante. <hi rend="italic">Più destra</hi>. Più benigna. Migliore. [vv.5-6] <hi rend="italic">Onde</hi>. Per cagion dei quali. <hi rend="italic">Non mi pento delle mie pene</hi>. Non ho a grave le mie pene. <hi rend="italic">E men non ne voglio una</hi>. E non ne vorrei una di meno. [v.7] <hi rend="italic">Tal nebbia</hi>. Accenna un'infermità di Laura. [v.8] <hi rend="italic">Il Sol</hi>. Accusativo. [v.9] <hi rend="italic">Fera</hi>. Fiera. [v.10] <hi rend="italic">Onde</hi>. Onde ti vengono. Onde hai tu. [v.11] <hi rend="italic">Di far cose e disfar</hi>. Di fare e disfar cose. [v.12] Risponde la Natura. Da un vivo fonte, che è Dio, deriva e si raccoglie in me ogni potere ch'io ho. [v.13] <hi rend="italic">Consenti</hi>. Permetti. [v.14] <hi rend="italic">Altri</hi>. Cioè una malattia. <hi rend="italic">Ne spoglie</hi>. Ci spogli.</note>
</div2>
<div2>
<head>209 (RVF 233)</head>
<argument><p>Gode di soffrire negli occhi suoi quel male medesimo da cui Laura guarì.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Qual ventura mi fu quando dall'uno</l>
<l>De' duo i più begli occhi che mai furo,</l>
<l>Mirandol di dolor turbato e scuro,</l>
<l>Mosse vertù che fe 'l mio infermo e bruno!</l>
</lg>
<lg>
<l>Send'io tornato a solver il digiuno</l>
<l>Di veder lei che sola al mondo curo,</l>
<l>Fummi 'l Ciel ed Amor men che mai duro,</l>
<l>Se tutte altre mie grazie insieme aduno.</l>
</lg>
<lg>
<l>Che dal destr'occhio, anzi dal destro sole</l>
<l>Della mia donna, al mio destr'occhio venne</l>
<l>Il mal, che mi diletta e non mi dole:</l>
</lg>
<lg>
<l>E pur come intelletto avesse e penne,</l>
<l>Passò, quasi una stella che 'n ciel vole;</l>
<l>E Natura e pietate il corso tenne.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">Essendo Laura inferma dell'occhio destro, il poeta, andato a vederla, infermò esso parimente dell'occhio ritto, e Laura guarì. [v.2] De' due occhi i più belli che mai furono al mondo. [v.3] <hi rend="italic">Mirandol</hi>. Mirandolo io. [v.4] <hi rend="italic">Mosse</hi>. Neutro. <hi rend="italic">Vertù</hi>. Una virtù. Un effluvio. [v.5] <hi rend="italic">Send'io</hi>. Essendo io. <hi rend="italic">Solver</hi>. Sciogliere. Rompere. [vv.7-8] Il Cielo ed Amore mi furono più cortesi che mi fossero stati mai, se anche si raccolgano insieme tutte le altre grazie ch'io ne ho ricevute fin qui, e così raccolte si paragonino a questa sola. [v.12] <hi rend="italic">Pur come</hi>. Appunto come se. [v.13] <hi rend="italic">Vole</hi>. Voli. [v.14] <hi rend="italic">Il corso tenne</hi>. Resse, diresse, indirizzò all'occhio mio destro, il suo corso cioè il corso del detto male.</note>
</div2>
<div2>
<head>210 (RVF 234)</head>
<argument><p>Non trovando conforto in se stesso e nella solitudine, lo cerca tra gli uomini.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>O cameretta, che già fosti un porto</l>
<l>Alle gravi tempeste mie diurne,</l>
<l>Fonte se' or di lagrime notturne,</l>
<l>Che 'l dì celate per vergogna porto.</l>
</lg>
<lg>
<l>O letticciuol, che requie eri e conforto</l>
<l>In tanti affanni, di che dogliose urne</l>
<l>Ti bagna Amor con quelle mani eburne</l>
<l>Solo ver me crudeli a sì gran torto!</l>
</lg>
<lg>
<l>Nè pur il mio secreto e 'l mio riposo</l>
<l>Fuggo, ma più me stesso e 'l mio pensero,</l>
<l>Che seguendol talor, levomi a volo.</l>
</lg>
<lg>
<l>Il vulgo, a me nemico ed odioso,</l>
<l>(Chi 'l pensò mai?) per mio refugio chero;</l>
<l>Tal paura ho di ritrovarmi solo.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">Già</hi>. Già un tempo. [v.3] <hi rend="italic">Se'</hi>. Sei. [v.6] <hi rend="italic">Di che dogliose urne</hi>. Cioè di che gran copia di lagrime. [v.7] <hi rend="italic">Con quelle mani eburne</hi>. Cioè colle mani di Laura; quasi che Laura versasse colle sue mani due urne piene di lagrime del poeta. Maniera di dir figurato. [v.8] <hi rend="italic">Ver</hi>. Verso. [v.9] <hi rend="italic">Nè pur</hi>. Nè solo. <hi rend="italic">Il mio secreto</hi>. Cioè il trovarmi solo. [v.10] <hi rend="italic">Pensero</hi>. Pensiero. [v.11] <hi rend="italic">Levomi a volo</hi>. Cioè, poco manca che io non mi parto da questa vita, per poco io non muoio. [v.13] <hi rend="italic">Chi 'l pensò mai?</hi> Chi l'avrebbe creduto? <hi rend="italic">Chero</hi>. Cerco.</note>
</div2>
<div2>
<head>211 (RVF 235)</head>
<argument><p>Rimirandola spesso, sa di annojarla; però se ne scusa incolpandone Amore.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Lasso, Amor mi trasporta ov'io non voglio;</l>
<l>E ben m'accorgo che 'l dever si varca,</l>
<l>Onde a chi nel mio cor siede monarca</l>
<l>Son importuno assai più ch'i' non soglio.</l>
</lg>
<lg>
<l>Nè mai saggio nocchier guardò da scoglio</l>
<l>Nave di merci preziose carca,</l>
<l>Quant'io sempre la debile mia barca</l>
<l>Dalle percosse del suo duro orgoglio.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma lagrimosa pioggia e fieri venti</l>
<l>D'infiniti sospiri or l'hanno spinta</l>
<l>(Ch'è nel mio mar orribil notte e verno)</l>
</lg>
<lg>
<l>Ov'altrui noie, a se doglie e tormenti</l>
<l>Porta, e non altro, già dall'onde vinta,</l>
<l>Disarmata di vele e di governo.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.2] <hi rend="italic">Che 'l dever si varca</hi>. Che il dovere si trapassa, si trasgredisce. Che io trapasso i termini del dovere. [v.3] <hi rend="italic">A chi</hi>. A quella che. Cioè a Laura. [v.5] <hi rend="italic">Guardò</hi>. Suppliscasi <hi rend="italic">tanto</hi>. [v.7] <hi rend="italic">Quant'io sempre</hi>. Suppliscasi <hi rend="italic">guardo</hi>. [v.8] <hi rend="italic">Suo</hi>. Cioè di Laura. [v.10] <hi rend="italic">L'hanno spinta</hi>. Cioè la <hi rend="italic">debile mia barca</hi>. [v.11] <hi rend="italic">Ch'è</hi>. Perocchè è. <hi rend="italic">Nel mio mar</hi>. Cioè nella mia vita. [v.12] <hi rend="italic">Ove</hi>. In luogo, in parte, ove. Dipende dalle parole del decimo verso <hi rend="italic">or l'hanno spinta</hi>. <hi rend="italic">Altrui</hi>. Dativo. Cioè a Laura. [v.13] <hi rend="italic">Porta</hi>. Essa mia barca. [v.14] <hi rend="italic">Governo</hi>. Timone.</note>
</div2>
<div2>
<head>212 (RVF 236)</head>
<argument><p>Se Amore è cagion di sue colpe, lo prega a far ch'ella 'l senta, e le perdoni a se stessa.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Amor, io fallo, e veggio il mio fallire;</l>
<l>Ma fo sì com'uom ch'arde e 'l foco ha 'n seno,</l>
<l>Che 'l duol pur cresce, e la ragion vien meno</l>
<l>Ed è già quasi vinta dal martire.</l>
</lg>
<lg>
<l>Solea frenare il mio caldo desire,</l>
<l>Per non turbar il bel viso sereno:</l>
<l>Non posso più; di man m'hai tolto il freno;</l>
<l>E l'alma, disperando, ha preso ardire.</l>
</lg>
<lg>
<l>Però, s'oltra suo stile ella s'avventa,</l>
<l>Tu 'l fai, che sì l'accendi e sì la sproni,</l>
<l>Ch'ogni aspra via per sua salute tenta:</l>
</lg>
<lg>
<l>E più 'l fanno i celesti e rari doni,</l>
<l>C'ha in se Madonna. Or fa 'lmen ch'ella il senta,</l>
<l>E le mie colpe a se stessa perdoni.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">Fallo</hi>. Pecco. Commetto errore. Opero contro il dovere. [v.2] <hi rend="italic">Sì come</hi>. Siccome. Come. [v.3] <hi rend="italic">Pur</hi>. Sempre. Tuttavia. Di continuo. [v.5] <hi rend="italic">Solea</hi>. Persona prima. [v.6] <hi rend="italic">Il bel viso sereno</hi>. Di Laura. [v.9] <hi rend="italic">Oltra suo stile</hi>. Fuori del suo costume. Contro il suo consueto. [v.10] <hi rend="italic">Tu 'l fai</hi>. Tu ne sei cagione. [v.11] <hi rend="italic">Ogni aspra via</hi>. Accusativo. [v.12] <hi rend="italic">E più 'l fanno</hi>. E anche più di te ne sono cagione. [v.13] <hi rend="italic">Fa 'lmen</hi>. Fa almeno. Imperativo. Fa tu, Amore. <hi rend="italic">Senta</hi>. Conosca.</note>
</div2>
<div2>
<head>213 (RVF 237)</head>
<argument><p>Dispera di poter liberarsi da que' tanti affanni in cui vedesi avvolto.</p></argument>
<lg>
<l>Non ha tanti animali il mar fra l'onde,</l>
<l>Nè lassù sopra 'l cerchio della luna</l>
<l>Vide mai tante stelle alcuna notte,</l>
<l>Nè tanti augelli albergan per li boschi,</l>
<l>Nè tant'erbe ebbe mai campo nè piaggia,</l>
<l>Quant'ha 'l mio cor pensier ciascuna sera.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.6] <hi rend="italic">Quant'ha 'l mio cor pensier</hi>. Quanti pensieri ha il mio cuore.</note>
<lg>
<l>Di dì in dì spero omai l'ultima sera,</l>
<l>Che scevri in me dal vivo terren l'onde,</l>
<l>E mi lasci dormir in qualche piaggia:</l>
<l>Che tanti affanni uom mai sotto la luna</l>
<l>Non sofferse, quant'io: sannolsi i boschi,</l>
<l>Che sol vo ricercando giorno e notte.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.2] Che divida, che separi, dal mio corpo il pianto. Cioè, che ponga fine al mio pianto. [v.3] <hi rend="italic">Dormir</hi>. Dormire il sonno dei morti. <hi rend="italic">Piaggia</hi>. È detto per <hi rend="italic">luogo</hi> in genere. [v.4] <hi rend="italic">Che</hi>. Poichè. [v.5] <hi rend="italic">Quant'io</hi>. Quanto io. <hi rend="italic">Sannolsi</hi>. Sel sanno. Il sanno. [v.6] <hi rend="italic">Che</hi>. I quali. <hi rend="italic">Sol</hi>. Avverbio.</note>
<lg>
<l>I' non ebbi giammai tranquilla notte,</l>
<l>Ma sospirando andai mattino e sera,</l>
<l>Poi ch'Amor femmi un cittadin de' boschi.</l>
<l>Ben fia, prima ch'i' posi, il mar senz'onde,</l>
<l>E la sua luce avrà 'l Sol dalla luna,</l>
<l>E i fior d'april morranno in ogni piaggia.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.3] <hi rend="italic">Poi che</hi>. Dappoichè. Da che. Da quando. <hi rend="italic">Femmi</hi>. Mi fece. <hi rend="italic">Cittadin</hi>. Cioè abitatore. [v.4] <hi rend="italic">Posi</hi>. Abbia pace. [v.5] <hi rend="italic">La sua luce</hi>. Accusativo. [v.6] <hi rend="italic">D'april</hi>. In aprile.</note>
<lg>
<l>Consumando mi vo di piaggia in piaggia</l>
<l>Il dì, pensoso; poi piango la notte;</l>
<l>Nè stato ho mai se non quanto la luna.</l>
<l>Ratto come imbrunir veggio la sera,</l>
<l>Sospir del petto, e degli occhi escon onde,</l>
<l>Da bagnar l'erbe e da crollare i boschi.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.3] <hi rend="italic">Stato</hi>. Stato fermo, durevole, quieto. <hi rend="italic">Quanto la luna</hi>. Che continuamente si muta. [v.4] <hi rend="italic">Ratto come</hi>. Tosto che. Immantinente che. [v.6] <hi rend="italic">Da</hi>. Tali da.</note>
<lg>
<l>Le città son nemiche, amici i boschi</l>
<l>A' miei pensier, che per quest'alta piaggia</l>
<l>Sfogando vo col mormorar dell'onde</l>
<l>Per lo dolce silenzio della notte:</l>
<l>Tal ch'io aspetto tutto 'l dì la sera,</l>
<l>Che 'l Sol si parta e dia luogo alla luna.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.2] <hi rend="italic">Che</hi>. I quali pensieri. Accusativo. [v.3] <hi rend="italic">Col mormorar</hi>. Cioè, al mormorare, accompagnando il mormorare. [v.4] <hi rend="italic">Per lo</hi>. Cioè nel.</note>
<lg>
<l>Deh or foss'io col vago della Luna</l>
<l>Addormentato in qualche verdi boschi;</l>
<l>E questa ch'anzi vespro a me fa sera,</l>
<l>Con essa e con Amor in quella piaggia</l>
<l>Sola venisse a stars'ivi una notte;</l>
<l>E 'l dì stesse e 'l Sol sempre nell'onde.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">Foss'io</hi>. Maniera significativa di desiderio. <hi rend="italic">Col vago della Luna</hi>. Coll'amante della Luna. Vuol dire, come Endimione. [v.2] <hi rend="italic">Addormentato</hi>. Dipende da <hi rend="italic">foss'io</hi>. [v.3] <hi rend="italic">Questa</hi>. Cioè Laura. <hi rend="italic">Ch'anzi vespro a me fa sera</hi>. Che mi mena a sera, cioè a morte, prima del tempo. [v.4] <hi rend="italic">Con essa</hi>. Colla luna. Cioè al lume della luna. <hi rend="italic">In quella piaggia</hi>. Nella quale io fossi addormentato. [v.5] <hi rend="italic">Sola</hi>. Si riferisce al pronome <hi rend="italic">questa</hi> del terzo verso, non al nome <hi rend="italic">piaggia</hi>. [v.6] E il giorno e il sole si stessero sempre nell'onde. Cioè, quella tal notte durasse sempre.</note>
<lg>
<l>Sovra dure onde al lume della luna,</l>
<l>Canzon, nata di notte in mezzo i boschi,</l>
<l>Ricca piaggia vedrai diman da sera.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] Dipende dalla voce <hi rend="italic">nata</hi> del verso seguente. <hi rend="italic">Sovra dure onde</hi>. Spiegano: in riva del fiume Druenza o Durenza. [v.3] <hi rend="italic">Ricca piaggia</hi>. Cioè il luogo ove è Laura. <hi rend="italic">Diman da sera</hi>. Dimani a sera. Trovavasi il poeta, quando componeva questa Sestina, circa a una giornata dal luogo dove era Laura.</note>
</div2>
<div2>
<head>214 (RVF 238)</head>
<argument><p>È tocco d'invidia nel veder chi per farle onore baciolla in fronte e negli occhi.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Real natura, angelico intelletto,</l>
<l>Chiar'alma, pronta vista, occhio cervero,</l>
<l>Provvidenza veloce, alto pensero,</l>
<l>E veramente degno di quel petto.</l>
</lg>
<lg>
<l>Sendo di donne un bel numero eletto</l>
<l>Per adornar il dì festo ed altero,</l>
<l>Subito scorse il buon giudicio intero</l>
<l>Fra tanti e sì bei volti il più perfetto.</l>
</lg>
<lg>
<l>L'altre maggior di tempo o di fortuna</l>
<l>Trarsi in disparte comandò con mano,</l>
<l>E caramente accolse a se quell'una.</l>
</lg>
<lg>
<l>Gli occhi e la fronte con sembiante umano</l>
<l>Baciolle sì, che rallegrò ciascuna;</l>
<l>Me empiè d'invidia l'atto dolce e strano.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">Sopra l'atto di un principe che tra le gentili donne che si trovavano a una festa, fece segno di maggiore onore a Laura. [vv.1-4] Lodi del detto principe. <hi rend="italic">Occhio cervero</hi>. Occhio di lupo cerviero, di lince. Cioè, occhio di vista acutissima. <hi rend="italic">Provvidenza</hi>. Provvedimento. Accorgimento. <hi rend="italic">Pensero</hi>. Pensiero. [v.5] <hi rend="italic">Sendo</hi>. Essendo. Essendo stato. <hi rend="italic">Eletto</hi>. Dipende da <hi rend="italic">sendo</hi>. [v.6] <hi rend="italic">Festo</hi>. Festivo. Destinato a festeggiar la presenza di esso principe. [v.7] <hi rend="italic">Scorse</hi>. Vide. Conobbe. <hi rend="italic">Il buon giudicio</hi>. Di quel principe. <hi rend="italic">Intero</hi>. Perfetto. [v.9] <hi rend="italic">Maggior</hi>. Maggiori.</note>
</div2>
<div2>
<head>215 (RVF 239)</head>
<argument><p>È sì sorda e crudele, che non si commove alle lagrime, e non cura rime nè versi.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Là ver l'aurora, che sì dolce l'aura</l>
<l>Al tempo novo suol mover i fiori,</l>
<l>E gli augelletti incominciar lor versi;</l>
<l>Sì dolcemente i pensier dentro all'alma</l>
<l>Mover mi sento a chi gli ha tutti in forza,</l>
<l>Che ritornar convienmi alle mie note.</l>
<l>[v.1] Là ver l'aurora. Verso l'aurora. In sull'aurora.</l>
<l>Che. Quando. [v.2] Al tempo novo. A primavera.</l>
<l>[v.5] A chi. Da quella che. Vuol dir da Laura. In</l>
<l>forza. In suo potere. [v.6] Note. Voci. Querele.</l>
<l>Canti lamentevoli. Suppliscasi consuete.</l>
</lg>
<lg>
<l>Temprar potess'io in sì soavi note</l>
<l>I miei sospiri, ch'addolcissen Laura,</l>
<l>Facendo a lei ragion, ch'a me fa forza.</l>
<l>Ma pria ha 'l verno la stagion de' fiori,</l>
<l>Ch'amor fiorisca in quella nobil alma,</l>
<l>Che non curò giammai rime nè versi.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">Potess'io</hi>. Forma desiderativa. [v.2] <hi rend="italic">Addolcissen</hi>. Addolcissero. [v.3] <hi rend="italic">Facendo a lei ragion, che</hi>. Cioè, movendo per ragione, per via di ragione, colei, che. [v.5] <hi rend="italic">Che</hi>. Dipende da <hi rend="italic">pria</hi>.</note>
<lg>
<l>Quante lagrime, lasso, e quanti versi</l>
<l>Ho già sparti al mio tempo! e 'n quante note</l>
<l>Ho riprovato umiliar quell'alma!</l>
<l>Ella si sta pur com'aspr'alpe a l'aura</l>
<l>Dolce, la qual ben move frondi e fiori,</l>
<l>Ma nulla può se 'ncontr'ha maggior forza.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.2] <hi rend="italic">Sparti</hi>. Sparsi. <hi rend="italic">Al mio tempo</hi>. In mia vita. O vero, nella mia gioventù. [v.3] <hi rend="italic">Ho riprovato</hi>. Ho provato più volte. [v.4] <hi rend="italic">Alpe</hi>. Monte. Rupe. Scoglio.</note>
<lg>
<l>Uomini e Dei solea vincer per forza</l>
<l>Amor, come si legge in prosa e 'n versi;</l>
<l>Ed io 'l provai in sul primo aprir de' fiori</l>
<l>Ora nè 'l mio Signor, nè le sue note,</l>
<l>Nè 'l pianger mio nè i preghi pon far Laura</l>
<l>Trarre o di vita o di martir quest'alma.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.3] <hi rend="italic">In sul primo aprir de' fiori</hi>. Cioè nel mese di aprile, quando m'innamorai di Laura. [v.4] <hi rend="italic">Il mio Signor</hi>. Cioè Amore. <hi rend="italic">Le sue note</hi>. Cioè i versi amorosi. [vv.5-6] <hi rend="italic">I preghi</hi>. I miei preghi. <hi rend="italic">Pon far Laura trarre</hi>. Possono fare che Laura tragga.</note>
<lg>
<l>All'ultimo bisogno, o miser'alma,</l>
<l>Accampa ogni tuo ingegno, ogni tua forza,</l>
<l>Mentre fra noi di vita alberga l'aura.</l>
<l>Null'al mondo è che non possano i versi;</l>
<l>E gli aspidi incantar sanno in lor note,</l>
<l>Non che 'l gielo adornar di novi fiori.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">All'ultimo bisogno</hi>. In questo bisogno estremo. [v.2] <hi rend="italic">Accampa</hi>. Metti in campo, cioè in opera. [v.3] <hi rend="italic">Mentre</hi>. Finchè. <hi rend="italic">Fra noi</hi>. Con noi, cioè te e me. [v.5] <hi rend="italic">Gli aspidi</hi>. Accusativo. <hi rend="italic">Sanno</hi>. I versi. <hi rend="italic">In lor note</hi>. Cioè colle loro note.</note>
<lg>
<l>Ridon or per le piagge erbette e fiori:</l>
<l>Esser non può che quell'angelic'alma</l>
<l>Non senta 'l suon dell'amorose note.</l>
<l>Se nostra ria fortuna è di più forza,</l>
<l>Lagrimando, e cantando i nostri versi,</l>
<l>E col bue zoppo andrem cacciando l'aura.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] Vuol dir che era il tempo della primavera. [v.4] <hi rend="italic">È di più forza</hi>. Può più che le <hi rend="italic">amorose note</hi>. [v.5] Dipende dalla voce <hi rend="italic">andrem</hi> del verso seguente. [v.6] Cioè, andremo procacciando una cosa impossibile. Veggasi la seconda quartina del Sonetto centesimo cinquantesimottavo. Dicendo <hi rend="italic">l'aura</hi>, allude al nome di Laura.</note>
<lg>
<l>In rete accolgo l'aura e 'n ghiaccio i fiori,</l>
<l>E 'n versi tento sorda e rigid'alma,</l>
<l>Che nè forza d'Amor prezza nè note.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.3] Che non prezza, cioè non cura, nè forza nè note d'Amore.</note>
</div2>
<div2>
<head>216 (RVF 240)</head>
<argument><p>La invita a trovar in se stessa il perchè egli non possa mai starsi senza di lei.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>I' ho pregato Amor, e nel riprego,</l>
<l>Che mi scusi appo voi, dolce mia pena,</l>
<l>Amaro mio diletto, se con piena</l>
<l>Fede, dal dritto mio sentier mi piego.</l>
</lg>
<lg>
<l>I' nol posso negar, donna, e nol nego,</l>
<l>Che la ragion, ch'ogni buon'alma affrena,</l>
<l>Non sia dal voler vinta; ond'ei mi mena</l>
<l>Talor in parte ov'io per forza il sego.</l>
</lg>
<lg>
<l>Voi, con quel cor che di sì chiaro ingegno,</l>
<l>Di sì alta virtute il cielo alluma,</l>
<l>Quanto mai piovve da benigna stella;</l>
</lg>
<lg>
<l>Devete dir pietosa e senza sdegno:</l>
<l>Che può questi altro? il mio volto 'l consuma:</l>
<l>Ei perchè ingordo ed io perchè sì bella.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">Nel</hi>. Ne lo. [v.2] <hi rend="italic">Appo</hi>. Appresso. [vv.3-4] <hi rend="italic">Con piena fede</hi>. Conservando nondimeno intera la mia fedeltà e lealtà verso di voi. [v.7] <hi rend="italic">Non sia dal voler vinta</hi>. Non sia vinta in me dall'appetito. <hi rend="italic">Ei</hi>. Cioè <hi rend="italic">il volere</hi>. [v.8] <hi rend="italic">In parte ov'io per forza il sego</hi>. A far cose che io non vorrei. Cioè, ad usar con voi più ardimento che non mi si converrebbe. <hi rend="italic">Sego</hi> sta per <hi rend="italic">seguo</hi>. [v.9] <hi rend="italic">Che</hi>. Accusativo. [v.10] <hi rend="italic">Alluma</hi>. Illumina. [v.11] <hi rend="italic">Quanto</hi>. Cioè, quanto ingegno e quanta virtù. [v.12] <hi rend="italic">Devete</hi>. Dovete. [v.13] <hi rend="italic">Che può questi altro?</hi> Che altro può far questi? Come potrebbe questi fare altrimenti? [v.14] <hi rend="italic">Ei</hi>. Suppliscasi: <hi rend="italic">dal dritto suo sentier si piega. Ed io</hi>. Suppliscasi: <hi rend="italic">il consumo</hi>.</note>
</div2>
<div2>
<head>217 (RVF 241)</head>
<argument><p>Il pianger ch'ei fa per Laura malata, non ammorza, ma cresce il suo incendio.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>L'alto signor dinanzi a cui non vale</l>
<l>Nasconder nè fuggir nè far difesa,</l>
<l>Di bel piacer m'avea la mente accesa</l>
<l>Con un ardente ed amoroso strale:</l>
</lg>
<lg>
<l>E benchè 'l primo colpo aspro e mortale</l>
<l>Fosse da se; per avanzar sua impresa,</l>
<l>Una saetta di pietate ha presa;</l>
<l>E quinci e quindi 'l cor punge ed assale.</l>
</lg>
<lg>
<l>L'una piaga arde, e versa foco e fiamma;</l>
<l>Lagrime l'altra, che 'l dolor distilla</l>
<l>Per gli occhi miei del vostro stato rio.</l>
</lg>
<lg>
<l>Nè per duo fonti sol una favilla</l>
<l>Rallenta dell'incendio che m'infiamma;</l>
<l>Anzi per la pietà cresce 'l desio.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">L'alto signor</hi>. Cioè Amore. [v.2] <hi rend="italic">Nasconder</hi>. Nascondersi. [v.3] <hi rend="italic">Piacer</hi>. Desiderio; come si vede dichiarato nell'ultimo verso. [v.5] <hi rend="italic">Il primo colpo</hi>. Cioè questo colpo di desiderio. [v.6] <hi rend="italic">Da se</hi>. Per se medesimo senza più. <hi rend="italic">Per avanzar sua impresa</hi>. Per far maggiore effetto. [v.7] <hi rend="italic">Di pietate</hi>. Che mi è cagionata dal veder Laura inferma. <hi rend="italic">Ha presa</hi>. Cioè <hi rend="italic">l'alto signore</hi> detto di sopra. [v.8] <hi rend="italic">Quinci e quindi</hi>. Cioè colla saetta del desiderio e con quella della pietà. <hi rend="italic">Il cor</hi>. Il mio cuore. [v.10] <hi rend="italic">Lagrime l'altra</hi>. L'altra piaga versa lagrime. <hi rend="italic">Che</hi>. Accusativo. Le quali lagrime. [v.11] <hi rend="italic">Del vostro stato rio</hi>. Dipende dal nome precedente, <hi rend="italic">il dolor</hi>. [v.12] <hi rend="italic">Nè per duo fonti</hi>. Nè per questo mio piangere. Nè con tutto il mio pianto. <hi rend="italic">Sol una</hi>. Pur una. Una sola. [v.13] <hi rend="italic">Rallenta</hi>. Verbo neutro. Si mitiga. <hi rend="italic">Dell'incendio</hi>. Dipende da <hi rend="italic">favilla</hi>.</note>
</div2>
<div2>
<head>218 (RVF 242)</head>
<argument><p>Dice al suo cuore di ritornarsene a Laura, e non pensa ch'è già seco lei.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Mira quel colle, o stanco mio cor vago:</l>
<l>Ivi lasciammo ier lei ch'alcun tempo ebbe</l>
<l>Qualche cura di noi e le ne 'ncrebbe,</l>
<l>Or vorria trar degli occhi nostri un lago.</l>
</lg>
<lg>
<l>Torna tu in là, ch'io d'esser sol m'appago;</l>
<l>Tenta se forse ancor tempo sarebbe</l>
<l>Da scemar nostro duol, che 'nfin qui crebbe,</l>
<l>O del mio mal partecipe e presago.</l>
</lg>
<lg>
<l>Or tu c'hai posto te stesso in obblio,</l>
<l>E parli al cor pur com'e' fosse or teco,</l>
<l>Misero e pien di pensier vani e sciocchi!</l>
</lg>
<lg>
<l>Ch'al dipartir del tuo sommo desio,</l>
<l>Tu te n'andasti, e' si rimase seco</l>
<l>E si nascose dentro a' suoi begli occhi.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.2] <hi rend="italic">Alcun tempo</hi>. Già un tempo. [v.3] <hi rend="italic">Le ne 'ncrebbe</hi>. Le increbbe di noi. Ci ebbe compassione. [v.5] <hi rend="italic">D'esser sol m'appago</hi>. Mi compiaccio, o pur mi contento, di star solo. [v.6] <hi rend="italic">Se forse ancor tempo sarebbe</hi>. Se fosse ancor tempo. [v.7] <hi rend="italic">Da scemar nostro duol</hi>. Rammorbidendo un poco l'animo di Laura. <hi rend="italic">Che 'nfin qui crebbe</hi>. Che fino a ora non ha fatto altro che crescere. [v.8] <hi rend="italic">O</hi>. O cuore. [v.9] <hi rend="italic">Or tu</hi>. Si volge il poeta a se stesso, riprendendosi. [v.10] <hi rend="italic">Pur com'e'</hi>. Nè più nè meno come se egli. [v.12] <hi rend="italic">Al dipartir</hi>. Al partirsi. O vero, al partirti. <hi rend="italic">Del tuo sommo desio</hi>. Di Laura. O vero, da Laura. [v.13] <hi rend="italic">E'</hi>. Il tuo cuore. <hi rend="italic">Seco</hi>. Cioè con Laura.</note>
</div2>
<div2>
<head>219 (RVF 243)</head>
<argument><p>Misero! ch'essendo per lei senza cuore, ella si ride se questo parli in suo pro.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Fresco, ombroso, fiorito e verde colle</l>
<l>Ov'or pensando ed or cantando siede,</l>
<l>E fa qui de' celesti spirti fede</l>
<l>Quella ch'a tutto 'l mondo fama tolle;</l>
</lg>
<lg>
<l>Il mio cor, che per lei lasciar mi volle,</l>
<l>E fe gran senno, e più se mai non riede,</l>
<l>Va or contando ove da quel bel piede</l>
<l>Segnata è l'erba e da quest'occhi molle.</l>
</lg>
<lg>
<l>Seco si stringe, e dice a ciascun passo:</l>
<l>Deh fosse or qui quel miser pur un poco,</l>
<l>Ch'è già di pianger e di viver lasso.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ella sel ride; e non è pari il gioco:</l>
<l>Tu paradiso, i' senza core un sasso,</l>
<l>O sacro, avventuroso e dolce loco.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.3] E rende testimonianza quaggiù in terra degli spiriti del cielo, cioè mostra in se un'immagine di quegli spiriti. [v.4] Cioè quella che vince, oscura, la fama di chicchessia. <hi rend="italic">Tolle</hi> sta per <hi rend="italic">toglie</hi>. [v.6] E fece molto saviamente, e anco più saviamente farà se non tornerà meco mai più. [v.7] <hi rend="italic">Contando</hi>. Cioè notando. <hi rend="italic">Ove</hi>. I luoghi ove. [v.8] <hi rend="italic">E da quest'occhi molle</hi>. E molle del pianto di questi occhi. [v.9] <hi rend="italic">Seco si stringe</hi>. Si stringe, cioè si fa presso, a colei. [v.10] <hi rend="italic">Quel miser</hi>. Cioè il poeta. [v.12] <hi rend="italic">Sel ride</hi>. Si ride di ciò. <hi rend="italic">Il gioco</hi>. Cioè il caso, la condizione, tua e la mia. [vv.13-14] Tu, o sacro, dolce e fortunato colle, sei un paradiso, per la presenza di Laura; io sono un sasso senza cuore.</note>
</div2>
<div2>
<head>220 (RVF 244)</head>
<argument><p>Ad un amico innamorato suo pari, non sa dar consiglio, che di alzar l'anima a Dio.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Il mal mi preme, e mi spaventa il peggio,</l>
<l>Al qual veggio sì larga e piana via,</l>
<l>Ch'i' son intrato in simil frenesia,</l>
<l>E con duro pensier teco vaneggio.</l>
</lg>
<lg>
<l>Nè so se guerra o pace a Dio mi cheggio;</l>
<l>Che 'l danno è grave e la vergogna è ria.</l>
<l>Ma perchè più languir? di noi pur fia</l>
<l>Quel ch'ordinato è già nel sommo seggio.</l>
</lg>
<lg>
<l>Bench'i' non sia di quel grande onor degno</l>
<l>Che tu mi fai; che te ne 'nganna Amore,</l>
<l>Che spesso occhio ben san fa veder torto;</l>
</lg>
<lg>
<l>Pur d'alzar l'alma a quel celeste regno</l>
<l>È 'l mio consiglio, e di spronare il core;</l>
<l>Perchè 'l cammin è lungo e 'l tempo è corto.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">Risposta a un Sonetto di Giovanni de' Dondi, che dicendo di esser quasi fuori di senno per una sua passione amorosa, dimandava consiglio al poeta. [v.1] <hi rend="italic">Il mal</hi>. Cioè il mal presente. <hi rend="italic">Mi preme</hi>. Mi grava. Mi opprime. <hi rend="italic">Il peggio</hi>. Che io temo. [v.3] <hi rend="italic">Intrato</hi>. Entrato. <hi rend="italic">In simil frenesia</hi>. In frenesia simile alla vostra. [v.5] <hi rend="italic">Mi cheggio</hi>. Io chiegga. Debba io chiedere. [v.6] <hi rend="italic">Il danno</hi>. Del continuar nella guerra, cioè nella mia passione. <hi rend="italic">La vergogna</hi>. Dell'abbandonar la guerra e la impresa. [v.7] <hi rend="italic">Pur</hi>. A ogni modo. [v.8] <hi rend="italic">Nel sommo seggio</hi>. Nella sede di Dio cioè in cielo. [v.10] <hi rend="italic">Te ne 'nganna</hi>. T'inganna di ciò, in ciò. <hi rend="italic">Amore</hi>. L'amore che tu mi porti. [v.11] <hi rend="italic">Che</hi>. Il quale amore. <hi rend="italic">San</hi>. Sano.</note>
</div2>
<div2>
<head>221 (RVF 245)</head>
<argument><p>S'allegra per le lusinghiere parole dettegli da un amico in presenza di Laura.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Due rose fresche, e colte in paradiso</l>
<l>L'altr'ier, nascendo, il dì primo di maggio,</l>
<l>Bel dono, e d'un amante antiquo e saggio</l>
<l>Tra duo minori egualmente diviso</l>
</lg>
<lg>
<l>Con sì dolce parlar e con un riso</l>
<l>Da far innamorar un uom selvaggio,</l>
<l>Di sfavillante ed amoroso raggio</l>
<l>E l'uno e l'altro fe cangiare il viso.</l>
</lg>
<lg>
<l>Non vede un simil par d'amanti il sole,</l>
<l>Dicea ridendo e sospirando insieme;</l>
<l>E stringendo ambedue, volgeasi attorno.</l>
</lg>
<lg>
<l>Così partia le rose e le parole:</l>
<l>Onde 'l cor lasso ancor s'allegra e teme.</l>
<l>O felice eloquenza! o lieto giorno!</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[vv.1-2] <hi rend="italic">Colte in paradiso l'altr'ier, nascendo, il dì primo di maggio</hi>. Colte in paradiso in sul loro nascere, l'altro ieri, che fu il primo di maggio. [v.3] <hi rend="italic">E d'un amante antiquo</hi>. E da un amante vecchio. Chi fosse costui, non si ha notizia. [v.4] <hi rend="italic">Tra duo minori</hi>. Tra due altri amanti, minori di età. Cioè tra Laura e me. <hi rend="italic">Egualmente diviso</hi>. Vuol dire che quel vecchio diede a ciascuno de' due una rosa. [v.5] <hi rend="italic">Con</hi>. Dipende dalla parola <hi rend="italic">diviso</hi> del verso precedente. [vv.7-8] Fece che l'uno e l'altro cangiarono il viso, si cangiarono in viso, il quale sfavillò di un raggio amoroso. [v.9] <hi rend="italic">Par</hi>. Paio. Coppia. Accusativo. [v.11] <hi rend="italic">Volgeasi attorno</hi>. Si volgeva ora all'uno e ora all'altro de' due. [v.12] <hi rend="italic">Partia</hi>. Compartia, dividea, tra noi due. [v.13] <hi rend="italic">Il cor</hi>. Il mio cuore. <hi rend="italic">Ancor</hi>. A ricordarsene.</note>
</div2>
<div2>
<head>222 (RVF 246)</head>
<argument><p>La morte di Laura sarà un danno pubblico, e brama perciò di morire prima di lei.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Laura, che 'l verde lauro e l'aureo crine</l>
<l>Soavemente sospirando move,</l>
<l>Fa con sue viste leggiadrette e nove</l>
<l>L'anime da' lor corpi pellegrine.</l>
</lg>
<lg>
<l>Candida rosa nata in dure spine!</l>
<l>Quando fia chi sua pari al mondo trove?</l>
<l>Gloria di nostra etate! O vivo Giove,</l>
<l>Manda, prego, il mio in prima che 'l suo fine;</l>
</lg>
<lg>
<l>Sì ch'io non veggia il gran pubblico danno,</l>
<l>E 'l mondo rimaner senza 'l suo sole,</l>
<l>Nè gli occhi miei, che luce altra non hanno;</l>
</lg>
<lg>
<l>Nè l'alma, che pensar d'altro non vole,</l>
<l>Nè l'orecchie, ch'udir altro non sanno,</l>
<l>Senza l'oneste sue dolci parole.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">Il verde lauro</hi>. Cioè la bella persona, le belle membra. [vv.3-4] Co' suoi portamenti ed atti leggiadri e maravigliosi fa le anime pellegrine dai loro corpi, cioè rapisce l'anima a chi li vede. [v.5] <hi rend="italic">In dure spine</hi>. Significa la rigida onestà di Laura. [v.6] <hi rend="italic">Chi</hi>. Alcuno che. <hi rend="italic">Trove</hi>. Trovi. [v.7] <hi rend="italic">O vivo Giove</hi>. O vero Giove. O Dio. [v.8] Fa che la mia morte avvenga prima che la sua. [v.9] <hi rend="italic">Il gran pubblico danno</hi>. Il danno della sua perdita. Il gran danno che riceverà il mondo per la morte di Laura. [v.10] <hi rend="italic">E</hi>. Suppliscasi: <hi rend="italic">io non veggia</hi>. [v.11] <hi rend="italic">Nè gli occhi miei</hi>. Nè vegga rimaner senza il loro sole gli occhi miei. [v.12] <hi rend="italic">Nè l'alma</hi>. Nè rimaner senza lei, o vero senza le <hi rend="italic">sue parole</hi>, l'anima mia. [v.13] <hi rend="italic">L'orecchie</hi>. L'orecchie mie. [v.14] <hi rend="italic">Senza</hi>. Rimaner senza.</note>
</div2>
<div2>
<head>223 (RVF 247)</head>
<argument><p>Perchè nessun dubiti di un eccesso nelle sue lodi, invita tutti a vederla.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Parrà forse ad alcun che 'n lodar quella</l>
<l>Ch'i' adoro in terra, errante sia 'l mio stile,</l>
<l>Facendo lei sovr'ogni altra gentile,</l>
<l>Santa, saggia, leggiadra, onesta e bella.</l>
</lg>
<lg>
<l>A me par il contrario; e temo ch'ella</l>
<l>Non abbi' a schifo il mio dir troppo umile,</l>
<l>Degna d'assai più alto e più sottile:</l>
<l>E chi nol crede, venga egli a vedella.</l>
</lg>
<lg>
<l>Sì dirà ben: quello ove questi aspira,</l>
<l>È cosa da stancar Atene, Arpino,</l>
<l>Mantova e Smirna, e l'una e l'altra lira.</l>
</lg>
<lg>
<l>Lingua mortale al suo stato divino</l>
<l>Giunger non pote: Amor la spinge e tira,</l>
<l>Non per elezion, ma per destino.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.7] <hi rend="italic">Degna</hi>. Dipende da <hi rend="italic">ella. D'assai più alto</hi>. D'un dire assai più alto. <hi rend="italic">Sottile</hi>. Fino. Squisito. [v.8] <hi rend="italic">Venga egli a vedella</hi>. Venga esso medesimo a vederla. [v.9] <hi rend="italic">Quello ove</hi>. Quella cosa a che, a cui. Cioè il lodar Laura degnamente, e quanto se le converrebbe. [vv.10-11] <hi rend="italic">Atene, Arpino, Mantova e Smirna</hi>. Cioè Demostene, Cicerone, Virgilio ed Omero. <hi rend="italic">E l'una e l'altra lira</hi>. E l'uno e l'altro poeta lirico. Cioè Orazio e Pindaro. [v.12] <hi rend="italic">Al suo stato divino</hi>. Ad agguagliare, a significar degnamente e compiutamente, le divine qualità di costei. [v.13] <hi rend="italic">Pote</hi>. Puote. Può. <hi rend="italic">La spinge e tira</hi>. Costringe la lingua del poeta a dir le lodi di Laura. [v.14] <hi rend="italic">Non per elezion</hi>. Perocchè il poeta non si sarebbe messo volontariamente a sì fatta impresa, conoscendosi non aver forze bastanti a condurla.</note>
</div2>
<div2>
<head>224 (RVF 248)</head>
<argument><p>Chiunque l'avrà veduta dovrà confessare che non si può mai lodarla abbastanza.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Chi vuol veder quantunque può Natura</l>
<l>E 'l Ciel tra noi, venga a mirar costei,</l>
<l>Ch'è sola un Sol, non pur agli occhi miei,</l>
<l>Ma al mondo cieco, che vertù non cura.</l>
</lg>
<lg>
<l>E venga tosto, perchè Morte fura</l>
<l>Prima i migliori, e lascia star i rei:</l>
<l>Questa aspettata al regno degli Dei</l>
<l>Cosa bella mortal passa e non dura.</l>
</lg>
<lg>
<l>Vedrà, s'arriva a tempo, ogni virtute,</l>
<l>Ogni bellezza, ogni real costume</l>
<l>Giunti in un corpo con mirabil tempre.</l>
</lg>
<lg>
<l>Allor dirà che mie rime son mute,</l>
<l>L'ingegno offeso dal soverchio lume:</l>
<l>Ma se più tarda, avrà da pianger sempre.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">Quantunque può</hi>. Quanto mai può fare. [v.2] <hi rend="italic">Tra noi</hi>. Cioè, quaggiù in terra. [v.3] <hi rend="italic">Non pur</hi>. Non solo. [v.5] <hi rend="italic">Fura</hi>. Ruba. Invola. [v.7] <hi rend="italic">Questa</hi>. Si riferisce al nome <hi rend="italic">cosa</hi>, che sta nel verso seguente. <hi rend="italic">Al regno degli Dei</hi>. In paradiso. [v.9] <hi rend="italic">Vedrà</hi>. Cioè <hi rend="italic">chi vuol veder quantunque può Natura</hi>. [v.11] <hi rend="italic">Giunti</hi>. Congiunti. Adunati. <hi rend="italic">Tempre</hi>. Modi. [v.12] <hi rend="italic">Che mie rime son mute</hi>. Cioè che le mie lodi sono come nulla, a comparazione del merito di costei. [v.13] <hi rend="italic">L'ingegno offeso</hi>. E che il mio ingegno è offeso, è vinto.</note>
</div2>
<div2>
<head>225 (RVF 249)</head>
<argument><p>Pensando a quel dì in cui lasciolla sì trista, teme della salute di lei.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Qual paura ho quando mi torna a mente</l>
<l>Quel giorno ch'i' lasciai grave e pensosa</l>
<l>Madonna e 'l mio cor seco! e non è cosa</l>
<l>Che sì volentier pensi e sì sovente.</l>
</lg>
<lg>
<l>I' la riveggio starsi umilemente</l>
<l>Tra belle donne, a guisa d'una rosa</l>
<l>Tra minor fior; nè lieta nè dogliosa,</l>
<l>Come chi teme, ed altro mal non sente.</l>
</lg>
<lg>
<l>Deposta avea l'usata leggiadria,</l>
<l>Le perle e le ghirlande e i panni allegri</l>
<l>E 'l riso e 'l canto e 'l parlar dolce umano.</l>
</lg>
<lg>
<l>Così in dubbio lasciai la vita mia:</l>
<l>Or tristi augurii e sogni e pensier negri</l>
<l>Mi danno assalto; e piaccia a Dio che 'n vano.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[vv.3-4] <hi rend="italic">E non è cosa che sì volentier pensi</hi>. E non ci è cosa alcuna alla quale io pensi così volentieri. [v.5] <hi rend="italic">I' la riveggio</hi>. Mi par di vederla, come la vidi quel giorno. [v.8] <hi rend="italic">Altro mal</hi>. Altro male che il timore. Vuol dir che Laura non era ancor veramente malata nè in pericolo alcuno, ma pur mostrava di stare in qualche timore. [v.14] <hi rend="italic">Che 'n vano</hi>. Che mi dieno assalto invano. Cioè che sieno vani, che ciò sia vano.</note>
</div2>
<div2>
<head>226 (RVF 250)</head>
<argument><p>Laura gli apparisce in sonno, e gli toglie la speranza di rivederla.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Solea lontana in sonno consolarme</l>
<l>Con quella dolce angelica sua vista</l>
<l>Madonna: or mi spaventa e mi contrista;</l>
<l>Nè di duol nè di tema posso aitarme:</l>
</lg>
<lg>
<l>Che spesso nel suo volto veder parme</l>
<l>Vera pietà con grave dolor mista,</l>
<l>Ed udir cose onde 'l cor fede acquista</l>
<l>Che di gioia e di speme si disarme.</l>
</lg>
<lg>
<l>Non ti sovven di quell'ultima sera,</l>
<l>Dic'ella, ch'i' lasciai gli occhi tuoi molli,</l>
<l>E sforzata dal tempo me n'andai?</l>
</lg>
<lg>
<l>I' non tel potei dir allor nè volli,</l>
<l>Or tel dico per cosa esperta e vera:</l>
<l>Non sperar di vedermi in terra mai.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.2] <hi rend="italic">Vista</hi>. Aspetto. [v.4] E non ho rimedio al dolore nè alla paura. E non posso far di non essere addolorato e di non temere. <hi rend="italic">Aitarme</hi> sta per <hi rend="italic">ajutarmi</hi>. [v.5] <hi rend="italic">Parme</hi>. Parmi. [vv.7-8] <hi rend="italic">Onde 'l cor fede acquista che di gioia e di speme si disarme</hi>. Per le quali il mio cuore si persuade di avere a por giù ogni allegrezza e ogni speranza. [v.9] <hi rend="italic">Sovven</hi>. Sovviene. [v.11] <hi rend="italic">Dal tempo</hi>. Dall'ora tarda. [v.13] <hi rend="italic">Per cosa esperta</hi>. Come cosa provata, conosciuta, certa. [v.14] <hi rend="italic">Mai</hi>. Mai più.</note>
</div2>
<div2>
<head>227 (RVF 251)</head>
<argument><p>Non può creder vera la morte di lei; ma se è, prega Dio di togliergli la vita.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>O misera ed orribil visione!</l>
<l>È dunque ver che 'nnanzi tempo spenta</l>
<l>Sia l'alma luce che suol far contenta</l>
<l>Mia vita in pene, ed in speranze bone?</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma com'è che sì gran romor non sone</l>
<l>Per altri messi, o per lei stessa il senta?</l>
<l>Or già Dio e Natura nol consenta,</l>
<l>E falsa sia mia trista opinione.</l>
</lg>
<lg>
<l>A me pur giova di sperare ancora</l>
<l>La dolce vista del bel viso adorno,</l>
<l>Che me mantene e 'l secol nostro onora.</l>
</lg>
<lg>
<l>Se per salir all'eterno soggiorno</l>
<l>Uscita è pur del bell'albergo fora,</l>
<l>Prego non tardi il mio ultimo giorno.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.5] <hi rend="italic">Sì gran romor</hi>. La fama di sì gran caso come sarebbe questo della morte di Laura. <hi rend="italic">Sone</hi>. Suoni. Risuoni. [v.6] <hi rend="italic">O per lei stessa il senta</hi>. O che io non lo intenda da lei medesima, cioè apparendomi ed avvisandomene essa in ispirito. [v.7] <hi rend="italic">Già</hi>. Particella che accresce forza alla negazione. <hi rend="italic">Consenta</hi>. Permetta. [v.11] <hi rend="italic">Mantene</hi>. Mantiene in vita. Sostenta. [v.13] <hi rend="italic">Del bell'albergo</hi>. Cioè del suo bel corpo. <hi rend="italic">Fora</hi>. Fuori. [v.14] Prego Dio che il mio ultimo giorno non tardi a venire.</note>
</div2>
<div2>
<head>228 (RVF 252)</head>
<argument><p>Il dubbio di non rivederla lo spaventa sì, che non riconosce più se medesimo.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>In dubbio di mio stato, or piango or canto;</l>
<l>E temo e spero; ed in sospiri e 'n rime</l>
<l>Sfogo 'l mio incarco: Amor tutte sue lime</l>
<l>Usa sopra 'l mio cor afflitto tanto.</l>
</lg>
<lg>
<l>Or fia giammai che quel bel viso santo</l>
<l>Renda a quest'occhi le lor luci prime?</l>
<l>(Lasso, non so che di me stesso estime)</l>
<l>O li condanni a sempiterno pianto?</l>
</lg>
<lg>
<l>E per prender il ciel debito a lui,</l>
<l>Non curi che si sia di loro in terra,</l>
<l>Di ch'egli è 'l sole, e non veggiono altrui?</l>
</lg>
<lg>
<l>In tal paura e 'n sì perpetua guerra</l>
<l>Vivo, ch'i' non son più quel che già fui;</l>
<l>Qual chi per via dubbiosa teme ed erra.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">In dubbio di mio stato</hi>. Vuol dire, incerto se Laura sia viva o morta. [v.3] <hi rend="italic">Incarco</hi>. Affanno. Travaglio. Sollecitudine d'animo. <hi rend="italic">Tutte sue lime</hi>. Cioè tutte le sue guise ed arti di tormentare. [v.6] <hi rend="italic">Le lor luci prime</hi>. La luce che essi godettero un tempo. [v.7] <hi rend="italic">Che di me stesso estime</hi>. Quello che io debba pensare, giudicare, di me stesso, della mia sorte. [v.9] <hi rend="italic">E</hi>. E <hi rend="italic">che quel bel viso santo. Prender il ciel</hi>. Entrare nel soggiorno del cielo. <hi rend="italic">Debito</hi>. Dovuto. [v.10] Non si dia pensiero di quel che sia per essere di questi occhi miei. [v.11] <hi rend="italic">Di che</hi>. Dei quali occhi. <hi rend="italic">E</hi>. E i quali occhi. <hi rend="italic">Altrui</hi>. Altro.</note>
</div2>
<div2>
<head>229 (RVF 253)</head>
<argument><p>Sospira quegli sguardi da cui, per suo gran danno, è costretto di allontanarsi.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>O dolci sguardi, o parolette accorte,</l>
<l>Or fia mai 'l dì ch'io vi riveggia ed oda?</l>
<l>O chiome bionde, di che 'l cor m'annoda</l>
<l>Amor, e così preso il mena a morte;</l>
</lg>
<lg>
<l>O bel viso, a me dato in dura sorte,</l>
<l>Di ch'io sempre pur pianga e mai non goda;</l>
<l>O dolce inganno ed amorosa froda,</l>
<l>Darmi un piacer che sol pena m'apporte:</l>
</lg>
<lg>
<l>E se talor da' begli occhi soavi,</l>
<l>Ove mia vita e 'l mio pensiero alberga,</l>
<l>Forse mi vien qualche dolcezza onesta;</l>
</lg>
<lg>
<l>Subito, acciò ch'ogni mio ben disperga</l>
<l>E m'allontane, or fa cavalli or navi</l>
<l>Fortuna, ch'al mio mal sempr'è sì presta.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.3] <hi rend="italic">Di che</hi>. Di cui. Con cui. [v.6] <hi rend="italic">Di ch'io</hi>. Del quale io. Acciocchè io per esso. <hi rend="italic">Pur</hi>. Solamente. [v.7] <hi rend="italic">Froda</hi>. Frode. [v.8] <hi rend="italic">Apporte</hi>. Apporti. [vv.12-14] Subito la fortuna che sempre è sì pronta e sollecita a farmi male, procaccia o cavalli o navi, cioè occasioni d'ogni maniera, per allontanarmi da Laura e dissipare ogni mio bene.</note>
</div2>
<div2>
<head>230 (RVF 254)</head>
<argument><p>Non udendo più novella di lei, teme sia morta, e sente vicino il proprio fine.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>I' pur ascolto, e non odo novella</l>
<l>Della dolce ed amata mia nemica,</l>
<l>Nè so che me ne pensi o che mi dica;</l>
<l>Sì 'l cor tema e speranza mi puntella.</l>
</lg>
<lg>
<l>Nocque ad alcuna già l'esser sì bella:</l>
<l>Questa più d'altra è bella e più pudica:</l>
<l>Forse vuol Dio tal di virtute amica</l>
<l>Torre alla terra, e 'n ciel farne una stella,</l>
</lg>
<lg>
<l>Anzi un sole: e se questo è, la mia vita,</l>
<l>I miei corti riposi e i lunghi affanni</l>
<l>Son giunti al fine. O dura dipartita,</l>
</lg>
<lg>
<l>Perchè lontan m'hai fatto da' miei danni?</l>
<l>La mia favola breve è già compita,</l>
<l>E fornito il mio tempo a mezzo gli anni.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">I' pur ascolto</hi>. Io sto di continuo ascoltando, coll'orecchio teso per udire. [v.3] <hi rend="italic">Che me ne pensi o che mi dica</hi>. Quello che io ne debba pensare o dire. Che pensarne o dirne. [v.4] <hi rend="italic">Sì</hi>. Talmente. In sì fatta guisa. <hi rend="italic">Il cor</hi>. Accusativo. <hi rend="italic">Tema</hi>. Nome. [v.6] <hi rend="italic">D'altra</hi>. Di qualunque altra. [v.9] <hi rend="italic">E se questo è</hi>. E se ciò è. E se così è. [vv.11-12] <hi rend="italic">O dura dipartita, perchè lontan m'hai fatto da' miei danni?</hi> Perchè mi è convenuto partirmi da Laura, e mi conviene ora trovarmi lontano da' miei danni, cioè non posso pure esser presente al suo transito? [v.13] <hi rend="italic">La mia favola</hi>. La mia rappresentazione scenica. Vuol dir, la mia vita. [v.14] <hi rend="italic">E fornito</hi>. Ed è finito. <hi rend="italic">A mezzo gli anni</hi>. Al mezzo degli anni.</note>
</div2>
<div2>
<head>231 (RVF 255)</head>
<argument><p>Brama l'aurora perchè lo acqueta, e gli mitiga gli affanni della notte.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>La sera desiar, odiar l'aurora</l>
<l>Soglion questi tranquilli e lieti amanti:</l>
<l>A me doppia la sera e doglia e pianti;</l>
<l>La mattina è per me più felice ora:</l>
</lg>
<lg>
<l>Che spesso in un momento apron allora</l>
<l>L'un sole e l'altro quasi duo levanti,</l>
<l>Di beltate e di lume sì sembianti,</l>
<l>Ch'anco 'l ciel della terra s'innamora;</l>
</lg>
<lg>
<l>Come già fece allor ch'e' primi rami</l>
<l>Verdeggiar, che nel cor radice m'hanno;</l>
<l>Per cui sempre altrui più che me stess'ami.</l>
</lg>
<lg>
<l>Così di me due contrarie ore fanno:</l>
<l>E chi m'acqueta è ben ragion ch'i' brami,</l>
<l>E tema ed odii chi m'adduce affanno.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.3] <hi rend="italic">Doppia</hi>. Verbo. Raddoppia. [vv.5-6] <hi rend="italic">In un momento</hi>. In un punto medesimo. <hi rend="italic">Apron allora l'un sole e l'altro quasi duo levanti</hi>. Aprono, per dir così, due orienti, cioè si levano, appariscono allora l'un sole e l'altro, cioè il sole e Laura. [v.7] Sì somiglianti tra se di bellezza e di lume. [v.8] Che il cielo s'innamora della terra per cagion di Laura, non meno che la terra s'innamora del cielo per cagion del sole. [v.9] Come già esso, cioè il cielo, s'innamorò della terra quando per la prima volta verdeggiò, cioè quando ebbe origine, quella pianta che mi ha radice nel cuore, cioè che ha radice nel mio cuore. Vuol dir la pianta dell'alloro, figura di Laura; ed accenna la trasformazione di Dafne. [v.11] Per li quali rami, o vero per la qual radice, avviene, conviene, che io ami sempre altra persona (che è Laura) più che me stesso. [v.12] <hi rend="italic">Così di me</hi>. Tale effetto in me. <hi rend="italic">Due contrarie ore</hi>. Cioè il mattino e la sera. [v.13] <hi rend="italic">Chi</hi>. Quell'ora che. Accusativo. Dipende da <hi rend="italic">brami. Ragion</hi>. Ragionevole. [v.14] <hi rend="italic">Chi</hi>. Quell'ora che. <hi rend="italic">M'adduce</hi>. Mi reca.</note>
</div2>
<div2>
<head>232 (RVF 256)</head>
<argument><p>Struggesi per lei; e sdegnato si maraviglia ch'ella ciò non vegga anche dormendo.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Far potess'io vendetta di colei</l>
<l>Che guardando e parlando mi distrugge,</l>
<l>E per più doglia poi s'asconde e fugge,</l>
<l>Celando gli occhi a me sì dolci e rei.</l>
</lg>
<lg>
<l>Così gli afflitti e stanchi spirti miei</l>
<l>A poco a poco consumando sugge;</l>
<l>E 'n sul cor, quasi fero leon, rugge</l>
<l>La notte, allor quand'io posar devrei</l>
</lg>
<lg>
<l>L'alma, cui Morte del suo albergo caccia,</l>
<l>Da me si parte; e di tal nodo sciolta,</l>
<l>Vassene pur a lei che la minaccia.</l>
</lg>
<lg>
<l>Maravigliomi ben s'alcuna volta,</l>
<l>Mentre le parla, e piange, e poi l'abbraccia,</l>
<l>Non rompe 'l sonno suo, s'ella l'ascolta.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">Potess'io</hi>. Forma desiderativa. [v.3] <hi rend="italic">Per più doglia</hi>. Per più mia doglia. [vv.7-8] E la notte, quando io mi dovrei riposare, la sua immagine mi turba e mi crucia. [v.9] <hi rend="italic">L'alma</hi>. L'anima mia. <hi rend="italic">Del suo albergo</hi>. Cioè dal suo corpo. [v.10] <hi rend="italic">Di tal nodo</hi>. Da quel nodo che la teneva congiunta al suo corpo. [v.11] <hi rend="italic">A lei</hi>. Cioè a Laura. [v.13] <hi rend="italic">Le parla</hi>. Cioè l'anima mia parla a Laura. [v.14] <hi rend="italic">Non rompe 'l sonno suo</hi>. Cioè l'anima mia non rompe il sonno di Laura. <hi rend="italic">Ella</hi>. Laura.</note>
</div2>
<div2>
<head>233 (RVF 257)</head>
<argument><p>La guarda fiso; ed ella copresi il volto. Qual novo diletto nel voler rivederlo!</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>In quel bel viso ch'i' sospiro e bramo,</l>
<l>Fermi eran gli occhi desiosi e 'ntensi,</l>
<l>Quand'Amor porse (quasi a dir: che pensi?)</l>
<l>Quell'onorata man che secondo amo.</l>
</lg>
<lg>
<l>Il cor preso ivi, come pesce all'amo,</l>
<l>Onde a ben far per vivo esempio viensi,</l>
<l>Al ver non volse gli occupati sensi,</l>
<l>O come novo augello al visco in ramo.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma la vista privata del suo obbietto,</l>
<l>Quasi sognando, si facea far via</l>
<l>Senza la qual il suo ben è imperfetto:</l>
</lg>
<lg>
<l>L'alma, tra l'una e l'altra gloria mia,</l>
<l>Qual celeste non so novo diletto</l>
<l>E qual strania dolcezza si sentia.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">Ch'i' sospiro e bramo</hi>. Per cui sospiro, cioè peno, e il quale bramo. [v.2] <hi rend="italic">Gli occhi</hi>. Gli occhi miei. <hi rend="italic">Intensi</hi>. Intesi. Tesi. Intenti. [v.3] Quando Amore, cioè quell'amorosa donna, quasi dicendomi: che pensi? porse, cioè pose innanzi al suo viso. [v.4] <hi rend="italic">Secondo</hi>. Avverbio. In secondo luogo. Cioè dopo il viso. [v.5] <hi rend="italic">Il cor</hi>. Il mio cuore. <hi rend="italic">Ivi</hi>. Cioè in quella mano. [v.6] Dipende da <hi rend="italic">ivi</hi>. La qual mano conduce con vivo esempio a bene operare. [v.7] Cioè non si accorse, non pose mente, che mi fosse tolta la vista del volto. [v.8] <hi rend="italic">O come</hi>. Si riferisce alle parole del quinto verso, <hi rend="italic">come pesce all'amo. Novo</hi>. Giovane. Inesperto. [v.9] <hi rend="italic">La vista</hi>. La mia vista. <hi rend="italic">Del suo obbietto</hi>. Cioè del viso di Laura. [vv.10-11] Distingue il poeta dal suo cuore agli occhi, e dice che quello, quasi colto e preso dalla mano di Laura, non ebbe luogo a darsi pensiero di ciò che essa toglieva agli occhi; ma questi, il cui bene, cioè la vista della mano, senza la vista del volto, era imperfetto, s'aiutarono della immaginativa in modo, che quasi per sogno, parve loro, non ostante la opposizione della mano, di continuare a mirare il viso. <hi rend="italic">Sì facea far via senza la qual</hi>. Si facea fare, si apriva, quella via senza la quale, la quale se non le è aperta. [v.12] <hi rend="italic">L'alma</hi>. L'anima mia. <hi rend="italic">L'una e l'altra gloria mia</hi>. Vuol dire il viso e la mano di Laura. [v.13] Non so qual diletto celeste e disusato. [v.14] <hi rend="italic">Strania</hi>. Strana. Straordinaria.</note>
</div2>
<div2>
<head>234 (RVF 258)</head>
<argument><p>La lieta accoglienza di Laura oltre 'l costume, fecelo quasi morir di piacere.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Vive faville uscian de' duo bei lumi</l>
<l>Ver me sì dolcemente folgorando,</l>
<l>E parte d'un cor saggio, sospirando,</l>
<l>D'alta eloquenza sì soavi fiumi;</l>
</lg>
<lg>
<l>Che pur il rimembrar par mi consumi</l>
<l>Qualor a quel dì torno, ripensando</l>
<l>Come venieno i miei spirti mancando</l>
<l>Al variar de' suoi duri costumi.</l>
</lg>
<lg>
<l>L'alma nudrita sempre in doglie e 'n pene,</l>
<l>(Quant'è 'l poter d'una prescritta usanza!)</l>
<l>Contra 'l doppio piacer sì inferma fue,</l>
</lg>
<lg>
<l>Ch'al gusto sol del disusato bene,</l>
<l>Tremando or di paura or di speranza,</l>
<l>D'abbandonarmi fu spesso intra due.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.2] <hi rend="italic">Ver</hi>. Verso. <hi rend="italic">Folgorando</hi>. Folgoranti. [v.3] <hi rend="italic">E parte</hi>. E insieme, e in quel medesimo tempo, e parimente, uscivano. <hi rend="italic">Sospirando</hi>. Sospirante. [v.5] <hi rend="italic">Pur il rimembrar</hi>. Solo il ricordarmene. <hi rend="italic">Par mi consumi</hi>. Pare che mi consumi. [v.6] <hi rend="italic">Qualor</hi>. Ogni volta che. <hi rend="italic">A quel dì torno</hi>. Colla memoria. [v.7] <hi rend="italic">Venieno</hi>. Venivano. [v.8] Cioè in quel giorno medesimo, al veder Laura così mutata, e di rigida e aspra divenuta benigna. [v.9] <hi rend="italic">L'alma</hi>. L'alma mia. [v.10] <hi rend="italic">Quant'è</hi>. Quanto è grande. <hi rend="italic">Prescritta usanza</hi>. Assuefazione inveterata. [v.11] <hi rend="italic">Contra 'l doppio piacer</hi>. A reggere a quel doppio piacere, cioè di quegli sguardi benigni e di quelle parole dolci. <hi rend="italic">Inferma</hi>. Debole. <hi rend="italic">Fue</hi>. Fu. [v.12] <hi rend="italic">Al gusto sol</hi>. Al solo assaggiare. <hi rend="italic">Del</hi>. Di quel. [v.14] Fu spesse volte in dubbio, in punto, di abbandonarmi.</note>
</div2>
<div2>
<head>235 (RVF 259)</head>
<argument><p>Nel pensar sempre a lei, gli dà pena di sovvenirsi anche del luogo dov'ella sta.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Cercato ho sempre solitaria vita</l>
<l>(Le rive il sanno e le campagne e i boschi)</l>
<l>Per fuggir quest'ingegni sordi e loschi,</l>
<l>Che la strada del ciel hanno smarrita:</l>
</lg>
<lg>
<l>E se mia voglia in ciò fosse compita,</l>
<l>Fuor del dolce aere de' paesi toschi</l>
<l>Ancor m'avria tra' suoi be' colli foschi</l>
<l>Sorga, ch'a pianger e cantar m'aita.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma mia fortuna, a me sempre nemica,</l>
<l>Mi risospinge al loco ov'io mi sdegno</l>
<l>Veder nel fango il bel tesoro mio.</l>
</lg>
<lg>
<l>Alla man ond'io scrivo, è fatta amica</l>
<l>A questa volta; e non è forse indegno:</l>
<l>Amor sel vide, e sal Madonna ed io.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.3] <hi rend="italic">Quest'ingegni sordi e loschi</hi>. Cioè i tristi e gli sciocchi. [v.5] Cioè, se io potessi in questa cosa fare a mio modo. [v.6] Cioè, lontano dalla mia patria. [v.7] <hi rend="italic">M'avria</hi>. Cioè mi vedrebbe dimorare. <hi rend="italic">Foschi</hi>. Ombrosi. [v.8] <hi rend="italic">Sorga</hi>. Fiume di Valchiusa. [v.10] <hi rend="italic">Al loco</hi>. Intende di Avignone, ove risedeva allora la corte di Roma. [v.11] <hi rend="italic">Veder</hi>. Di vedere. <hi rend="italic">Nel fango</hi>. Tra quei cortigiani vili e ribaldi. <hi rend="italic">Il bel tesoro mio</hi>. Cioè Laura. [vv.12-14] Luogo oscuro, che forse accenna copertamente qualche cosa che noi non sappiamo. Le interpretazioni dei comentatori non mi soddisfanno in modo alcuno. <hi rend="italic">Onde</hi>. Colla quale. <hi rend="italic">È fatta amica</hi>. È divenuta amica. Cioè la mia fortuna. <hi rend="italic">Sel vide</hi>. Lo vide. <hi rend="italic">Sal</hi>. Sallo. Lo sa.</note>
</div2>
<div2>
<head>236 (RVF 260)</head>
<argument><p>La bellezza di Laura è gloria di Natura; e però non v'ha donna a cui si pareggi.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>In tale stella duo begli occhi vidi,</l>
<l>Tutti pien d'onestate e di dolcezza,</l>
<l>Che presso a quei d'Amor leggiadri nidi</l>
<l>Il mio cor lasso ogni altra vista sprezza.</l>
</lg>
<lg>
<l>Non si pareggi a lei qual più s'apprezza</l>
<l>In qualch'etade, in qualche strani lidi;</l>
<l>Non chi recò con sua vaga bellezza</l>
<l>In Grecia affanni, in Troia ultimi stridi;</l>
</lg>
<lg>
<l>Non la bella Romana che col ferro</l>
<l>Aprì 'l suo casto e disdegnoso petto;</l>
<l>Non Polissena, Issifile ed Argia.</l>
</lg>
<lg>
<l>Questa eccellenzia è gloria (s'i' non erro)</l>
<l>Grande a Natura, a me sommo diletto;</l>
<l>Ma che? vien tardo e subito va via.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">In tale stella</hi>. In tal punto di stelle. [v.2] <hi rend="italic">Pien</hi>. Pieni. [v.3] <hi rend="italic">Presso a quei d'Amor leggiadri nidi</hi>. Cioè, a petto, a lato, a comparazione, di quegli occhi. [v.5] <hi rend="italic">Non si pareggi</hi>. Non sia pareggiata, cioè agguagliata, paragonata. <hi rend="italic">Qual</hi>. Qualunque donna. <hi rend="italic">Più s'apprezza</hi>. È maggiormente pregiata, stimata, celebrata. [v.6] <hi rend="italic">Qualch'etade</hi>. Qual si sia età. <hi rend="italic">Qualche strani lidi</hi>. Qualsivoglia paese straniero, lontano. [v.7] <hi rend="italic">Non</hi>. Non si pareggi a lei. <hi rend="italic">Chi</hi>. Quella che. Vuol dir Elena. [v.9] <hi rend="italic">La bella Romana</hi>. Lucrezia. [v.12] <hi rend="italic">Questa eccellenzia</hi>. La eccellente bellezza di Laura. [v.14] <hi rend="italic">Vien</hi>. Viene al mondo. <hi rend="italic">Tardo</hi>. Avverbio. Tardi.</note>
</div2>
<div2>
<head>237 (RVF 261)</head>
<argument><p>Le donne che vogliano imparar le virtù, mirino fise negli occhi di Laura.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Qual donna attende a gloriosa fama</l>
<l>Di senno, di valor, di cortesia,</l>
<l>Miri fiso negli occhi a quella mia</l>
<l>Nemica, che mia donna il mondo chiama.</l>
</lg>
<lg>
<l>Come s'acquista onor, come Dio s'ama,</l>
<l>Com'è giunta onestà con leggiadria,</l>
<l>Ivi s'impara, e qual è dritta via</l>
<l>Di gir al ciel, che lei aspetta e brama.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ivi 'l parlar che nullo stile agguaglia,</l>
<l>E 'l bel tacere, e quei santi costumi</l>
<l>Ch'ingegno uman non può spiegar in carte.</l>
</lg>
<lg>
<l>L'infinita bellezza, ch'altrui abbaglia,</l>
<l>Non vi s'impara; che quei dolci lumi</l>
<l>S'acquistan per ventura e non per arte.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">Qual</hi>. Qualunque. <hi rend="italic">Attende a</hi>. Cerca. [v.6] <hi rend="italic">Com'è giunta</hi>. Come si congiunge. [v.9] <hi rend="italic">Ivi</hi>. Ivi s'impara. <hi rend="italic">Che</hi>. Accusativo. <hi rend="italic">Nullo</hi>. Nessuno.</note>
</div2>
<div2>
<head>238 (RVF 262)</head>
<argument><p>Provando che l'onestà dee preferirsi alla vita, fa il bell'elogio di Laura.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Cara la vita, e dopo lei mi pare</l>
<l>Vera onestà che 'n bella donna sia.</l>
<l>L'ordine volgi: e' non fur, madre mia,</l>
<l>Senz'onestà mai cose belle o care.</l>
</lg>
<lg>
<l>E qual si lascia di suo onor privare,</l>
<l>Nè donna è più, nè viva; e se, qual pria,</l>
<l>Appare in vista, è tal vita aspra e ria</l>
<l>Via più che morte e di più pene amare.</l>
</lg>
<lg>
<l>Nè di Lucrezia mi maravigliai,</l>
<l>Se non come a morir le bisognasse</l>
<l>Ferro, e non le bastasse il dolor solo.</l>
</lg>
<lg>
<l>Vengan quanti filosofi fur mai</l>
<l>A dir di ciò: tutte lor vie fien basse;</l>
<l>E quest'una vedremo alzarsi a volo.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[vv.1-2] Pare che questi versi sieno in persona di una donna attempata che parli con Laura. In bella donna mi pare che innanzi ad ogni altra cosa sia cara la vita, e dopo la vita una vera onestà. [v.3] Pare che Laura risponda. <hi rend="italic">L'ordine volgi</hi>. Cioè di' piuttosto che l'onestà è cara sopra ogni cosa, e dopo l'onestà, la vita. <hi rend="italic">E'</hi>. Voce di ripieno. [v.5] <hi rend="italic">Qual</hi>. Qualunque donna. Ciascuna che. [vv.6-7] <hi rend="italic">E se, qual pria, appare in vista</hi>. E se bene, a vederla, ella par quella di prima, nondimeno. <hi rend="italic">È tal vita</hi>. La sua vita è. [v.8] <hi rend="italic">Via più</hi>. Vie più. Assai più. <hi rend="italic">Di più pene amare</hi>. Cioè più penosa che la morte. [v.9] <hi rend="italic">Mi maravigliai</hi>. Suppliscasi <hi rend="italic">mai</hi>, o vero intendasi: <hi rend="italic">mi soglio maravigliare</hi>. [v.12] Pare che qui entri a parlare il poeta in persona propria. [v.13] <hi rend="italic">Tutte lor vie fien basse</hi>. Vuol dire: tutti i loro discorsi resteranno di sotto a questo di Laura. [v.14] <hi rend="italic">Quest'una</hi>. Quest'una via. Cioè questo discorso di Laura. <hi rend="italic">Alzarsi a volo</hi>. Cioè superare ogni altra per nobiltà ed eccellenza.</note>
</div2>
<div2>
<head>239 (RVF 263)</head>
<argument><p>Laura spregia sì le vanità, che le 'ncrescerebbe esser bella, se non fosse casta.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Arbor vittoriosa trionfale,</l>
<l>Onor d'imperadori e di poeti,</l>
<l>Quanti m'hai fatto dì dogliosi e lieti</l>
<l>In questa breve mia vita mortale!</l>
</lg>
<lg>
<l>Vera donna, ed a cui di nulla cale</l>
<l>Se non d'onor, che sovr'ogni altra mieti;</l>
<l>Nè d'Amor visco temi o lacci o reti;</l>
<l>Nè 'nganno altrui contra 'l tuo senno vale.</l>
</lg>
<lg>
<l>Gentilezza di sangue, e l'altre care</l>
<l>Cose tra noi, perle e rubini ed oro,</l>
<l>Quasi vil soma, egualmente dispregi.</l>
</lg>
<lg>
<l>L'alta beltà, ch'al mondo non ha pare,</l>
<l>Noia t'è, se non quanto il bel tesoro</l>
<l>Di castità par ch'ella adorni e fregi.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[vv.1-2] Parla alla pianta del lauro, allegoria di Laura. [v.3] <hi rend="italic">Quanti m'hai fatto dì</hi>. Quanti dì m'hai fatti. [v.5] <hi rend="italic">Vera donna</hi>. Intendendo la voce <hi rend="italic">donna</hi> per signora, padrona. <hi rend="italic">Di nulla cale</hi>. Nulla sta a cuore. [v.6] <hi rend="italic">Che</hi>. Il quale. La qual cosa. Cioè onore. <hi rend="italic">Sovr'ogni altra</hi>. Più d'ogni altra donna. [vv.9-10] <hi rend="italic">Care cose tra noi</hi>. Cose pregiate tra noi, che tra noi sono in pregio. [v.11] <hi rend="italic">Soma</hi>. Peso. Egualmente. Tutte egualmente. [v.12] <hi rend="italic">L'alta beltà</hi>. L'alta tua beltà. <hi rend="italic">Pare</hi>. Pari. [v.13] <hi rend="italic">Quanto</hi>. In quanto che.</note>
</div2>
<div2>
<head>240 (RVF 264)</head>
<argument><p>Confessa le sue miserie, e vorrebbe liberarsene; ma, perchè non vuole, nol può.</p></argument>
<lg>
<l>I' vo pensando, e nel pensier m'assale</l>
<l>Una pietà sì forte di me stesso,</l>
<l>Che mi conduce spesso</l>
<l>Ad altro lagrimar ch'i' non soleva:</l>
<l>Che vedendo ogni giorno il fin più presso,</l>
<l>Mille fiate ho chieste a Dio quell'ale</l>
<l>Con le quai del mortale</l>
<l>Carcer nostr'intelletto al ciel si leva;</l>
<l>Ma infin a qui niente mi rileva</l>
<l>Prego o sospiro o lagrimar ch'io faccia:</l>
<l>E così per ragion convien che sia;</l>
<l>Che chi, possendo star, cadde tra via,</l>
<l>Degno è che mal suo grado a terra giaccia.</l>
<l>Quelle pietose braccia,</l>
<l>In ch'io mi fido, veggio aperte ancora;</l>
<l>Ma temenza m'accora</l>
<l>Per gli altrui esempi; e del mio stato tremo;</l>
<l>Ch'altri mi sprona, e son forse all'estremo.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">Nel pensier</hi>. Nel pensare. [v.4] A pianger per altra cagione che per quel che io soleva. Cioè a piangere, non per le pene dell'amore, ma per la considerazione del mio torto vivere e del mondo di là. [v.5] <hi rend="italic">Che</hi>. Perocchè. <hi rend="italic">Il fin</hi>. La morte. [v.6] <hi rend="italic">Quell'ale</hi>. Vuol dir la grazia divina. [v.7] <hi rend="italic">Del</hi>. Dal. [v.9] <hi rend="italic">Mi rileva</hi>. Mi vale. Mi giova. [v.11] <hi rend="italic">Per ragion</hi>. Ragionevolmente. Giustamente. [v.12] <hi rend="italic">Che</hi>. Perocchè. <hi rend="italic">Possendo</hi>. Potendo. <hi rend="italic">Star</hi>. Star su. Stare in piede. <hi rend="italic">Tra via</hi>. Per via. [v.13] <hi rend="italic">Mal suo grado</hi>. A suo mal grado. [v.14] Cioè le braccia di Cristo crocifisso, o vero della bontà divina. [v.15] <hi rend="italic">In che</hi>. In cui. <hi rend="italic">Mi fido</hi>. Confido. [v.16] <hi rend="italic">Temenza</hi>. Timore. [v.17] <hi rend="italic">Per gli altrui esempi</hi>. Per gli esempi di quelli che sono morti prima di venire a penitenza. [v.18] <hi rend="italic">Altri</hi>. Cioè i mali pensieri ed abiti, le male inclinazioni e passioni. <hi rend="italic">E son forse all'estremo</hi>. E forse questa è l'ultima ora della mia vita.</note>
<lg>
<l>L'un pensier parla con la mente, e dice:</l>
<l>Che pur agogni? onde soccorso attendi?</l>
<l>Misera, non intendi</l>
<l>Con quanto tuo disnore il tempo passa?</l>
<l>Prendi partito accortamente, prendi;</l>
<l>E del cor tuo divelli ogni radice</l>
<l>Del piacer che felice</l>
<l>Nol può mai fare, e respirar nol lassa.</l>
<l>Se, già è gran tempo, fastidita e lassa</l>
<l>Se' di quel falso dolce fuggitivo</l>
<l>Che 'l mondo traditor può dare altrui,</l>
<l>A che ripon più la speranza in lui,</l>
<l>Che d'ogni pace e di fermezza è privo?</l>
<l>Mentre che 'l corpo è vivo,</l>
<l>Hai tu 'l fren in balia de' pensier tuoi.</l>
<l>Deh stringilo or che puoi:</l>
<l>Che dubbioso è 'l tardar, come tu sai;</l>
<l>E 'l cominciar non fia per tempo omai.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.2] <hi rend="italic">Agogni</hi>. Desideri. <hi rend="italic">Onde</hi>. Da chi. Da che cosa. [v.4] <hi rend="italic">Disnore</hi>. Disonore. [v.5] <hi rend="italic">Accortamente</hi>. Prudentemente. Saviamente. [v.6] <hi rend="italic">Del</hi>. Dal. <hi rend="italic">Divelli</hi>. Svelli. [v.8] <hi rend="italic">Lassa</hi>. Lascia. [v.9] <hi rend="italic">Già è gran tempo</hi>. Già da gran tempo. <hi rend="italic">Fastidita</hi>. Infastidita. <hi rend="italic">Lassa</hi>. Stanca. Sazia. [v.10] <hi rend="italic">Se'</hi>. Sei. <hi rend="italic">Dolce</hi>. Nome sostantivo. Dolcezza. Piacere. [v.11] <hi rend="italic">Che</hi>. Accusativo. <hi rend="italic">Altrui</hi>. Agli uomini. [v.12] <hi rend="italic">Ripon</hi>. Riponi. <hi rend="italic">In lui</hi>. Cioè nel mondo. [v.14] <hi rend="italic">Mentre che</hi>. Fino a tanto che. [v.15] <hi rend="italic">In balia</hi>. Dipende da <hi rend="italic">hai. De' pensier tuoi</hi>. Dipende da <hi rend="italic">fren</hi>. [v.18] <hi rend="italic">Per tempo</hi>. Presto.</note>
<lg>
<l>Già sai tu ben quanta dolcezza porse</l>
<l>Agli occhi tuoi la vista di colei</l>
<l>La qual anco vorrei</l>
<l>Ch'a nascer fosse per più nostra pace.</l>
<l>Ben ti ricordi (e ricordar ten dei)</l>
<l>Dell'immagine sua, quand'ella corse</l>
<l>Al cor, là dove forse</l>
<l>Non potea fiamma intrar per altrui face.</l>
<l>Ella l'accese: e se l'ardor fallace</l>
<l>Durò molt'anni in aspettando un giorno,</l>
<l>Che per nostra salute unqua non vene,</l>
<l>Or ti solleva a più beata spene,</l>
<l>Mirando 'l ciel, che ti si volve intorno</l>
<l>Immortal ed adorno:</l>
<l>Che dove, del mal suo quaggiù sì lieta,</l>
<l>Vostra vaghezza acqueta</l>
<l>Un mover d'occhio, un ragionar, un canto;</l>
<l>Quanto fia quel piacer, se questo è tanto?</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[vv.3-4] <hi rend="italic">La qual anco vorrei ch'a nascer fosse</hi>. La quale vorrei che avesse ancora a nascere, che non fosse nata ancora. [v.5] <hi rend="italic">Ten dei</hi>. Te ne devi. [v.7] <hi rend="italic">Al cor, là dove</hi>. Al tuo cuore, nel quale. [v.8] Cioè non poteva nascere amore per cagion d'altra donna. [v.9] <hi rend="italic">L'accese</hi>. Accese il tuo cuore. [v.10] <hi rend="italic">Un giorno</hi>. Cioè il giorno che Laura acconsentisse a' tuoi desiderii. [v.11] <hi rend="italic">Per nostra salute</hi>. Per nostra buona fortuna. <hi rend="italic">Unqua</hi>. Mai. <hi rend="italic">Vene</hi>. Viene. [v.13] <hi rend="italic">Volve</hi>. Volge. [vv.15-17] Che se un muover d'occhio, un ragionare, un canto, acquieta, cioè appaga, la vostra vaghezza, cioè il vostro desiderio, sì lieta, cioè sì cupida, e amante, del suo male quaggiù in terra. [v.18] <hi rend="italic">Quanto</hi>. Quanto grande. <hi rend="italic">Quel piacer</hi>. Cioè il godimento celeste.</note>
<lg>
<l>Dall'altra parte un pensier dolce ed agro,</l>
<l>Con faticosa e dilettevol salma</l>
<l>Sedendosi entro l'alma,</l>
<l>Preme 'l cor di desio, di speme il pasce;</l>
<l>Che sol per fama gloriosa ed alma</l>
<l>Non sente quand'io agghiaccio o quand'io flagro,</l>
<l>S'i' son pallido o magro;</l>
<l>E s'io l'occido, più forte rinasce.</l>
<l>Questo d'allor ch'i' m'addormiva in fasce,</l>
<l>Venuto è di dì in dì crescendo meco;</l>
<l>E temo ch'un sepolcro ambeduo chiuda.</l>
<l>Poi che fia l'alma delle membra ignuda,</l>
<l>Non può questo desio più venir seco.</l>
<l>Ma se 'l Latino e 'l Greco</l>
<l>Parlan di me dopo la morte, è un vento:</l>
<l>Ond'io, perchè pavento</l>
<l>Adunar sempre quel ch'un'ora sgombre,</l>
<l>Vorre' il vero abbracciar, lassando l'ombre.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.2] <hi rend="italic">Salma</hi>. Peso. [v.5] <hi rend="italic">Sol per fama</hi>. Per solo amore di fama. [v.6] <hi rend="italic">Non sente</hi>. Non si accorge. <hi rend="italic">Flagro</hi>. Ardo. [v.7] <hi rend="italic">S'i' son</hi>. Nè sente se io sono. [v.8] <hi rend="italic">Occido</hi>. Uccido. [v.9] <hi rend="italic">D'allor che</hi>. Insin dall'ora che. Insin da quando. <hi rend="italic">M'addormiva</hi>. Mi addormentava. [v.11] <hi rend="italic">Ambeduo</hi>. Cioè questo pensiero e me. Vuol dir che egli teme che il desiderio di gloria non sia per essere spento in lui se non che alla morte. [v.12] <hi rend="italic">Poi che</hi>. Quando. [v.15] <hi rend="italic">Parlan</hi>. Parleranno. <hi rend="italic">È un vento</hi>. È cosa che non monta nulla. [vv.16-17] Onde io, che correndo dietro alla gloria mondana, temo non fare altro che venir continuamente adunando, cioè accumulando, quel che un'ora sgombri, cioè cose che all'ora della morte sieno per dispergersi e dileguarsi in un punto. [v.18] <hi rend="italic">Vorre'</hi>. Vorrei. <hi rend="italic">Lassando</hi>. Lasciando.</note>
<lg>
<l>Ma quell'altro voler, di ch'i' son pieno,</l>
<l>Quanti press'a lui nascon par ch'adugge;</l>
<l>E parte il tempo fugge</l>
<l>Che scrivendo d'altrui, di me non calme;</l>
<l>E 'l lume de' begli occhi, che mi strugge</l>
<l>Soavemente al suo caldo sereno,</l>
<l>Mi ritien con un freno</l>
<l>Contra cui nullo ingegno o forza valme.</l>
<l>Che giova dunque perchè tutta spalme</l>
<l>La mia barchetta, poi che 'nfra gli scogli</l>
<l>È ritenuta ancor da ta' duo nodi?</l>
<l>Tu che dagli altri che 'n diversi modi</l>
<l>Legano 'l mondo, in tutto mi disciogli,</l>
<l>Signor mio, che non togli</l>
<l>Omai dal volto mio questa vergogna?</l>
<l>Ch'a guisa d'uom che sogna,</l>
<l>Aver la morte innanzi gli occhi parme;</l>
<l>E vorrei far difesa, e non ho l'arme.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">Quell'altro voler</hi>. Intende della sua passione amorosa. [v.2] <hi rend="italic">Quanti</hi>. Quanti altri voleri. Tutti gli altri voleri che. <hi rend="italic">Press'a lui</hi>. Presso a lui. Vicino a lui. <hi rend="italic">Adugge</hi>. Aduggi. Uccida colla sua ombra. [vv.3-4] E parte che, cioè intanto che, scrivendo d'altrui, cioè di Laura, di me non calmi, cioè non mi cale di me, non ho cura di me stesso, il tempo fugge. [v.6] <hi rend="italic">Sereno</hi>. Nome sostantivo. [v.8] <hi rend="italic">Nullo</hi>. Nessuno. <hi rend="italic">Valme</hi>. Valmi. Mi vale. [vv.9-11] Che mi giova dunque ungere e racconciar da ogni parte la mia barchetta, se ella è ritenuta ancor tra gli scogli da tali due nodi, cioè dall'amor della fama e da quello di Laura? [v.12] <hi rend="italic">Tu</hi>. Si volge a Dio. <hi rend="italic">Dagli altri</hi>. Dagli altri nodi. [v.13] <hi rend="italic">In tutto</hi>. Del tutto. Totalmente. [vv.14-15] <hi rend="italic">Che non togli omai dal volto mio questa vergogna?</hi> Perchè non mi liberi omai dalla ignominia di esser così tenuto legato da questi due nodi? [v.17] <hi rend="italic">Parme</hi>. Parmi.</note>
<lg>
<l>Quel ch'i' fo, veggio; e non m'inganna il vero</l>
<l>Mal conosciuto, anzi mi sforza Amore,</l>
<l>Che la strada d'onore</l>
<l>Mai nol lassa seguir, chi troppo il crede;</l>
<l>E sento ad or ad or venirmi al core</l>
<l>Un leggiadro disdegno, aspro e severo,</l>
<l>Ch'ogni occulto pensero</l>
<l>Tira in mezzo la fronte, ov'altri 'l vede:</l>
<l>Che mortal cosa amar con tanta fede,</l>
<l>Quanta a Dio sol per debito conviensi,</l>
<l>Più si disdice a chi più pregio brama.</l>
<l>E questo ad alta voce anco richiama</l>
<l>La ragione sviata dietro ai sensi:</l>
<l>Ma perchè l'oda, e pensi</l>
<l>Tornare, il mal costume oltre la spigne,</l>
<l>Ed agli occhi dipigne</l>
<l>Quella che sol per farmi morir nacque,</l>
<l>Perch'a me troppo ed a se stessa piacque.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.2] <hi rend="italic">Anzi</hi>. Ma. [vv.3-4] Il quale, se uno gli dà troppo orecchio, non lascia mai che questo tale segua la strada d'onore. <hi rend="italic">Chi</hi> vale qui, come altrove, <hi rend="italic">se uno</hi>. [v.6] <hi rend="italic">Leggiadro</hi>. Nobile. Virtuoso. Lodevole. [vv.7-8] Cioè, che mi fa arrossire. [v.11] <hi rend="italic">Pregio</hi>. Estimazione. Onore. Lode. [v.12] <hi rend="italic">Questo</hi>. Questo disdegno. [v.14] <hi rend="italic">Perchè</hi>. Benchè. <hi rend="italic">L'oda</hi>. Suppliscasi: <hi rend="italic">la ragione</hi>. [v.15] <hi rend="italic">Tornare</hi>. Tornare indietro. <hi rend="italic">Il mal costume</hi>. La sua mala consuetudine. Il cattivo abito. [v.17] <hi rend="italic">Quella</hi>. Cioè Laura.</note>
<lg>
<l>Nè so che spazio mi si desse il Cielo</l>
<l>Quando novellamente io venni in terra</l>
<l>A soffrir l'aspra guerra</l>
<l>Che 'ncontra a me medesmo seppi ordire;</l>
<l>Nè posso il giorno che la vita serra</l>
<l>Antiveder per lo corporeo velo:</l>
<l>Ma variarsi il pelo</l>
<l>Veggio, e dentro cangiarsi ogni desire.</l>
<l>Or ch'i' mi credo al tempo del partire</l>
<l>Esser vicino o non molto da lunge;</l>
<l>Come chi 'l perder face accorto e saggio,</l>
<l>Vo ripensando ov'io lassai 'l viaggio</l>
<l>Dalla man destra, ch'a buon porto aggiunge;</l>
<l>E dall'un lato punge</l>
<l>Vergogna e duol, che 'ndietro mi rivolve;</l>
<l>Dall'altro non m'assolve</l>
<l>Un piacer per usanza in me sì forte,</l>
<l>Ch'a patteggiar n'ardisce con la morte.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">Che spazio mi si desse</hi>. Quanto tempo da vivere mi assegnasse. [v.4] <hi rend="italic">Incontra</hi>. Contro. [vv.5-6] E l'ingombro corporeo m'impedisce di prevedere il giorno che debbe esser l'ultimo della mia vita. [v.7] <hi rend="italic">Variarsi</hi>. Mutarsi di colore. [v.9] <hi rend="italic">Del partire</hi>. Cioè del morire. [v.10] <hi rend="italic">Da lunge</hi>. Lontano. [v.11] Come chi dalle proprie perdite è fatto accorto e saggio. O vero, come quello che son fatto accorto e saggio dalle mie perdite. <hi rend="italic">Face</hi> è detto per <hi rend="italic">fa</hi>. [vv.12-13] <hi rend="italic">Lassai</hi>. Lasciai. <hi rend="italic">Il viaggio dalla man destra</hi>. Vuol dir la strada del buono e diritto vivere. <hi rend="italic">Che</hi>. Il qual viaggio. <hi rend="italic">Aggiunge</hi>. Giunge. [v.14] <hi rend="italic">Punge</hi>. Mi punge. [v.15] <hi rend="italic">Rivolve</hi>. Rivolge. [vv.16-18] Dall'altro lato non mi scioglie, cioè non mi pone in libertà, non mi lascia libero, un piacere, cioè una vaghezza, una voglia, una passione, il quale per antico abito ha in me tanta forza, che egli si ardisce anco a voler venire a patti colla morte.</note>
<lg>
<l>Canzon, qui sono; ed ho 'l cor via più freddo</l>
<l>Della paura, che gelata neve,</l>
<l>Sentendomi perir senz'alcun dubbio;</l>
<l>Che pur deliberando, ho volto al subbio</l>
<l>Gran parte omai della mia tela breve:</l>
<l>Nè mai peso fu greve</l>
<l>Quanto quel ch'i' sostegno in tale stato;</l>
<l>Che con la morte a lato</l>
<l>Cerco del viver mio novo consiglio,</l>
<l>E veggio 'l meglio ed al peggior m'appiglio.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">Qui</hi>. In tale stato. <hi rend="italic">Via più</hi>. Vie più. [v.2] <hi rend="italic">Della</hi>. Dalla. Cioè per la. <hi rend="italic">Che</hi>. Dipende da <hi rend="italic">via più freddo</hi>. [v.3] <hi rend="italic">Sentendomi perir</hi>. Vedendo, conoscendo, che io pero. [vv.4-5] Perocchè, non facendo altro che andar deliberando, ho già consumata una gran parte della mia vita. [v.6] <hi rend="italic">Fu greve</hi>. Fu tanto greve. [v.7] <hi rend="italic">Sostegno</hi>. Sostengo. [v.8] <hi rend="italic">A lato</hi>. Imminente. [v.9] <hi rend="italic">Del viver mio</hi>. Circa il tenore della mia vita. <hi rend="italic">Consiglio</hi>. Partito.</note>
</div2>
<div2>
<head>241 (RVF 265)</head>
<argument><p>Laura gli è sì severa, che 'l farebbe morire, s'e' non isperasse di renderla pietosa.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Aspro core e selvaggio, e cruda voglia</l>
<l>In dolce, umile, angelica figura,</l>
<l>Se l'impreso rigor gran tempo dura,</l>
<l>Avran di me poco onorata spoglia:</l>
</lg>
<lg>
<l>Che quando nasce e mor fior, erba e foglia;</l>
<l>Quando è 'l dì chiaro e quando è notte oscura,</l>
<l>Piango ad ogni or. Ben ho di mia ventura,</l>
<l>Di Madonna e d'Amore onde mi doglia.</l>
</lg>
<lg>
<l>Vivo sol di speranza, rimembrando</l>
<l>Che poco umor già per continua prova</l>
<l>Consumar vidi marmi e pietre salde.</l>
</lg>
<lg>
<l>Non è sì duro cor che lagrimando,</l>
<l>Pregando, amando, talor non si smova;</l>
<l>Nè sì freddo voler che non si scalde.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">Voglia</hi>. Volontà. Proposito. Disposizione d'animo. [v.3] <hi rend="italic">L'impreso rigor</hi>. Il rigore che Laura ha preso ad usarmi. [v.4] Cioè, mi uccideranno, senza molto loro onore. [v.5] <hi rend="italic">Quando nasce e mor fior, erba e foglia</hi>. Cioè in ogni stagione. <hi rend="italic">Mor</hi> vale <hi rend="italic">muore</hi>. [vv.7-8] <hi rend="italic">Ad ogni or</hi>. Sempre. Di continuo. <hi rend="italic">Ben ho di mia ventura, di Madonna e d'Amore onde mi doglia</hi>. Ben ho cagion di dolermi della mia fortuna, della mia donna e d'Amore. [vv.10-11] Accenna il detto, che poca acqua, a lungo andare, logora le pietre. [v.12] <hi rend="italic">Non è sì duro cor</hi>. Non ci ha cuor sì duro. [v.14] <hi rend="italic">Scalde</hi>. Scaldi.</note>
</div2>
<div2>
<head>242 (RVF 266)</head>
<argument><p>Duolsi d'esser lontano da Laura e dal Colonna, i due soli oggetti dell'amor suo.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Signor mio caro, ogni pensier mi tira</l>
<l>Devoto a veder voi, cui sempre veggio;</l>
<l>La mia fortuna (or che mi può far peggio?)</l>
<l>Mi tene a freno e mi travolve e gira.</l>
</lg>
<lg>
<l>Poi quel dolce desio ch'Amor mi spira</l>
<l>Menami a morte ch'i' non me n'avveggio;</l>
<l>E mentre i miei duo lumi indarno cheggio,</l>
<l>Dovunque io son, dì e notte si sospira.</l>
</lg>
<lg>
<l>Carità di signore, amor di donna</l>
<l>Son le catene ove con molti affanni</l>
<l>Legato son, perch'io stesso mi strinsi.</l>
</lg>
<lg>
<l>Un Lauro verde, una gentil Colonna,</l>
<l>Quindici l'una, e l'altro diciott'anni</l>
<l>Portato ho in seno, e giammai non mi scinsi.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.2] <hi rend="italic">A veder voi</hi>. A venire a veder voi. <hi rend="italic">Cui sempre veggio</hi>. Colla mente. [v.4] <hi rend="italic">Tene</hi>. Tiene. <hi rend="italic">Travolve</hi>. Travolge. [v.5] <hi rend="italic">Poi</hi>. Oltre di ciò. <hi rend="italic">Che</hi>. Accusativo. <hi rend="italic">Spira</hi>. Inspira. [v.6] <hi rend="italic">Che</hi>. In guisa che. [v.7] <hi rend="italic">I miei duo lumi</hi>. Vuol dire il Colonna e Laura. <hi rend="italic">Cheggio</hi>. Chiedo. Desidero. [v.8] <hi rend="italic">Si sospira</hi>. Cioè sospiro. [v.9] <hi rend="italic">Carità</hi>. Cioè amore, ma senza appassionamento. [v.14] <hi rend="italic">E giammai non mi scinsi</hi>. E mai non mi discinsi, non mi spogliai. Vuol dire: e in tutto questo spazio di tempo non ho mai deposto per alcun tratto l'amore e il pensiero del Colonna e di Laura.</note>
</div2>
</div1>
<div1>
<head>PARTE SECONDA</head>
<head>SONETTI E CANZONI IN MORTE DI M. LAURA</head>
<div2>
<head>1 (RVF 267)</head>
<argument><p>Elogio di Laura nell'atto di sfogare l'acerbità del dolore per la morte di lei.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Oimè il bel viso, oimè il soave sguardo,</l>
<l>Oimè il leggiadro portamento altero,</l>
<l>Oimè 'l parlar ch'ogni aspro ingegno e fero</l>
<l>Faceva umile, ed ogni uom vil, gagliardo;</l>
</lg>
<lg>
<l>Ed oimè il dolce riso ond'uscio 'l dardo</l>
<l>Di che morte, altro bene omai non spero;</l>
<l>Alma real, dignissima d'impero,</l>
<l>Se non fossi fra noi scesa sì tardo;</l>
</lg>
<lg>
<l>Per voi conven ch'io arda e 'n voi respire:</l>
<l>Ch'i' pur fui vostro; e se di voi son privo,</l>
<l>Via men d'ogni sventura altra mi dole.</l>
</lg>
<lg>
<l>Di speranza m'empieste e di desire</l>
<l>Quand'io parti' dal sommo piacer vivo;</l>
<l>Ma 'l vento ne portava le parole.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.3] <hi rend="italic">Ingegno</hi>. Natura. Indole. [v.4] <hi rend="italic">Gagliardo</hi>. Animoso. Generoso. Prode. [v.5] <hi rend="italic">Uscio</hi>. Uscì. <hi rend="italic">Il dardo</hi>. Il colpo che m'innamorò. [v.6] Del qual colpo non mi aspetto più altro bene se non la morte. [v.8] <hi rend="italic">Sì tardo</hi>. Sì tardi. Cioè in secolo sì corrotto. [v.9] <hi rend="italic">Conven</hi>. Conviene. <hi rend="italic">Respire</hi>. Respiri. [v.11] D'ogni altra sventura mi duole assai meno. Cioè a dire, di ciò mi duole assai più che di qualunque altra sventura. <hi rend="italic">Via men</hi> vale <hi rend="italic">vie meno</hi>, cioè <hi rend="italic">assai meno</hi>. [v.13] Cioè quando l'ultima volta io presi commiato da Laura ancor viva. [v.14] Vuol dire: ma quella <hi rend="italic">speranza</hi> e quel <hi rend="italic">desire</hi> erano vani. <hi rend="italic">Ne portava</hi>. Se ne portava. Portava via. <hi rend="italic">Le parole</hi>. Di Laura e mie in quel nostro ultimo colloquio.</note>
</div2>
<div2>
<head>2 (RVF 268)</head>
<argument><p>La morte di Laura lo priva d'ogni conforto; e non vivrà che per cantar le sue lodi.</p></argument>
<lg>
<l>Che debb'io far? che mi consigli, Amore?</l>
<l>Tempo è ben di morire;</l>
<l>Ed ho tardato più ch'i' non vorrei.</l>
<l>Madonna è morta; ed ha seco 'l mio core;</l>
<l>E volendol seguire,</l>
<l>Interromper conven quest'anni rei:</l>
<l>Perchè mai veder lei</l>
<l>Di qua non spero; e l'aspettar m'è noia;</l>
<l>Poscia ch'ogni mia gioia,</l>
<l>Per lo suo dipartire, in pianto è volta,</l>
<l>Ogni dolcezza di mia vita è tolta.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[vv.5-6] E se io voglio andar dietro a esso mio cuore, conviene ch'io interrompa, cioè termini spontaneamente, questa mia vita misera. [v.8] <hi rend="italic">Di qua</hi>. In questo mondo. In terra. [v.9] <hi rend="italic">Poscia che</hi>. Posciachè. Perocchè. [v.10] <hi rend="italic">Per lo suo dipartire</hi>. Per la sua morte. <hi rend="italic">Volta</hi>. Cangiata. [v.11] <hi rend="italic">Ogni dolcezza</hi>. E poscia che ogni dolcezza.</note>
<lg>
<l>Amor, tu 'l senti, ond'io teco mi doglio,</l>
<l>Quant'è 'l danno aspro e grave;</l>
<l>E so che del mio mal ti pesa e dole.</l>
<l>Anzi del nostro; perch'ad uno scoglio</l>
<l>Avem rotto la nave,</l>
<l>Ed in un punto n'è scurato il sole.</l>
<l>Qual ingegno a parole</l>
<l>Poria agguagliar il mio doglioso stato?</l>
<l>Ahi orbo mondo ingrato!</l>
<l>Gran cagion hai di dever pianger meco;</l>
<l>Che quel ben ch'era in te, perdut'hai seco.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[vv.1-2] Amore, tu vedi e conosci quanto acerbo e grave è il danno di questa morte; onde è ch'io mi lamento teco, come quello che hai pieno senso e conoscimento della causa del mio dolore. [v.4] <hi rend="italic">Ad uno scoglio</hi>. Ad un medesimo scoglio. [v.5] <hi rend="italic">Avem</hi>. Abbiamo tu ed io. [v.6] <hi rend="italic">In un punto</hi>. In uno stesso punto. <hi rend="italic">N'è scurato</hi>. Si è oscurato ad ambedue noi. [vv.7-8] <hi rend="italic">A parole poria agguagliar</hi>. Potria pienamente esprimere con parole. [v.9] <hi rend="italic">Orbo</hi>. Orfano. Vedovo. O vero, cieco. [v.10] <hi rend="italic">Dever</hi>. Dovere. [v.11] Perocchè con lei, cioè perdendo Laura, hai perduto tutto il bene che avevi.</note>
<lg>
<l>Caduta è la tua gloria, e tu nol vedi:</l>
<l>Nè degno eri, mentr'ella</l>
<l>Visse quaggiù, d'aver sua conoscenza</l>
<l>Nè d'esser tocco da' suoi santi piedi;</l>
<l>Perchè cosa sì bella</l>
<l>Devea 'l ciel adornar di sua presenza.</l>
<l>Ma io, lasso, che senza</l>
<l>Lei, nè vita mortal nè me stess'amo,</l>
<l>Piangendo la richiamo:</l>
<l>Questo m'avanza di cotanta spene,</l>
<l>E questo solo ancor qui mi mantene.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.6] <hi rend="italic">Devea</hi>. Dovea. [v.11] <hi rend="italic">Qui</hi>. In terra. <hi rend="italic">Mi mantene</hi>. Mi sostenta.</note>
<lg>
<l>Oimè, terra è fatto il suo bel viso,</l>
<l>Che solea far del cielo</l>
<l>E del ben di lassù fede fra noi.</l>
<l>L'invisibil sua forma è in paradiso,</l>
<l>Disciolta di quel velo</l>
<l>Che qui fece ombra al fior degli anni suoi,</l>
<l>Per rivestirsen poi</l>
<l>Un'altra volta, e mai più non spogliarsi;</l>
<l>Quand'alma e bella farsi</l>
<l>Tanto più la vedrem, quanto più vale</l>
<l>Sempiterna bellezza che mortale.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">Fatto</hi>. Divenuto. [vv.2-3] <hi rend="italic">Far fede</hi>. Far testimonianza. Mostrare un'immagine. [v.4] <hi rend="italic">L'invisibil sua forma</hi>. L'anima di Laura. [v.6] <hi rend="italic">Al fior degli anni suoi</hi>. Accenna che Laura non visse se non giovane, cioè non giunse alla vecchiezza. [v.7] <hi rend="italic">Per</hi>. Si riferisce a <hi rend="italic">disciolta</hi>. [vv.9-10] <hi rend="italic">Alma e bella farsi tanto più la vedrem</hi>. La vedremo farsi, cioè divenire, tanto più alma, cioè nobile, eccellente, e tanto più bella di prima.</note>
<lg>
<l>Più che mai bella e più leggiadra donna</l>
<l>Tornami innanzi, come</l>
<l>Là dove più gradir sua vista sente.</l>
<l>Quest'è del viver mio l'una colonna.</l>
<l>L'altra è 'l suo chiaro nome,</l>
<l>Che sona nel mio cor sì dolcemente.</l>
<l>Ma tornandomi a mente</l>
<l>Che pur morta è la mia speranza viva</l>
<l>Allor ch'ella fioriva,</l>
<l>Sa ben Amor qual io divento, e (spero)</l>
<l>Vedel colei ch'è or sì presso al vero.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] In sembianza più bella e più leggiadra che mai. [vv.2-3] <hi rend="italic">Tornami</hi>. Cioè Laura. <hi rend="italic">Come là dove più gradir sua vista sente</hi>. Come a colui che ella conosce aver più cara e più grata la sua vista. Poichè ella sa e vede che io fra tutti sono quello a cui la vista è più grata. [v.4] <hi rend="italic">Del viver mio l'una colonna</hi>. L'uno de' due sostegni della mia vita. [vv.8-9] <hi rend="italic">Viva allor ch'ella fioriva</hi>. La quale era viva quando Laura era in fiore, viveva. [v.11] <hi rend="italic">Vedel</hi>. Il vede. <hi rend="italic">Al vero</hi>. Cioè a Dio.</note>
<lg>
<l>Donne, voi che miraste sua beltate</l>
<l>E l'angelica vita</l>
<l>Con quel celeste portamento in terra,</l>
<l>Di me vi doglia e vincavi pietate,</l>
<l>Non di lei, ch'è salita</l>
<l>A tanta pace, e m'ha lasciato in guerra</l>
<l>Tal che s'altri mi serra</l>
<l>Lungo tempo il cammin da seguitarla,</l>
<l>Quel ch'Amor meco parla,</l>
<l>Sol mi riten ch'io non recida il nodo:</l>
<l>Ma e' ragiona dentro in cotal modo:</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.3] <hi rend="italic">Con</hi>. E. [vv.4-5] <hi rend="italic">Di me vi doglia e vincavi pietate, non di lei</hi>. Doletevi e fatevi pietose di me, non di lei. [v.7] <hi rend="italic">Altri</hi>. Cioè il destino, il Cielo, la natura, o simile. [v.9] <hi rend="italic">Che</hi>. Accusativo. [v.10] <hi rend="italic">Riten</hi>. Ritiene. <hi rend="italic">Ch'io non recida il nodo</hi>. Ch'io non mi uccida. [v.11] <hi rend="italic">E'</hi>. Cioè Amore. <hi rend="italic">Dentro</hi>. Dentro di me.</note>
<lg>
<l>Pon freno al gran dolor che ti trasporta;</l>
<l>Che per soverchie voglie</l>
<l>Si perde 'l cielo, ove 'l tuo core aspira;</l>
<l>Dov'è viva colei ch'altrui par morta;</l>
<l>E di sue belle spoglie</l>
<l>Seco sorride, e sol di te sospira;</l>
<l>E sua fama che spira</l>
<l>In molte parti ancor per la tua lingua,</l>
<l>Prega che non estingua;</l>
<l>Anzi la voce al suo nome rischiari,</l>
<l>Se gli occhi suoi ti fur dolci nè cari.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.2] <hi rend="italic">Voglie</hi>. Cioè desiderii terreni, passioni. [v.6] <hi rend="italic">Seco</hi>. Fra se. [v.7] <hi rend="italic">Spira</hi>. Respira. Vive. [v.9] Ti prega di non estinguere. [v.11] <hi rend="italic">Nè</hi>. O. E.</note>
<lg>
<l>Fuggi 'l sereno e 'l verde,</l>
<l>Non t'appressar ove sia riso o canto,</l>
<l>Canzon mia, no, ma pianto.</l>
<l>Non fa per te di star fra gente allegra,</l>
<l>Vedova sconsolata in vesta negra.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.4] <hi rend="italic">Non fa per te</hi>. Non conviene a te. [v.5] Dipende dal pronome <hi rend="italic">te</hi> che è nel verso di sopra.</note>
</div2>
<div2>
<head>3 (RVF 269)</head>
<argument><p>Compiange se stesso per la doppia perdita e del suo Colonna e della sua Laura.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Rotta è l'alta colonna e 'l verde lauro</l>
<l>Che facean ombra al mio stanco pensero;</l>
<l>Perdut'ho quel che ritrovar non spero</l>
<l>Dal borea all'austro, o dal mar indo al mauro.</l>
</lg>
<lg>
<l>Tolto m'hai, Morte, il mio doppio tesauro,</l>
<l>Che mi fea viver lieto e gire altero;</l>
<l>E ristorar nol può terra nè impero,</l>
<l>Nè gemma oriental nè forza d'auro.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma se consentimento è di destino,</l>
<l>Che poss'io più se no aver l'alma trista,</l>
<l>Umidi gli occhi sempre e 'l viso chino?</l>
</lg>
<lg>
<l>O nostra vita, ch'è sì bella in vista,</l>
<l>Com' perde agevolmente in un mattino</l>
<l>Quel che 'n molt'anni a gran pena s'acquista!</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">L'alta colonna</hi>. Vuol dire il cardinal Colonna, amico suo, morto poco dopo Laura. [v.2] <hi rend="italic">Facean ombra</hi>. Cioè davano riposo, conforto. <hi rend="italic">Pensero</hi>. Pensiero. [v.7] <hi rend="italic">Ristorar</hi>. Compensare. [v.8] <hi rend="italic">Forza d'auro</hi>. Maniera latina. <hi rend="italic">Vis auri</hi>, cioè quantità, abbondanza, d'oro. [v.9] Ma se questa è la volontà del destino. Cioè ch'io sia privato del <hi rend="italic">mio doppio tesauro</hi>. [v.10] <hi rend="italic">Che poss'io più se no</hi>. Che altro posso io se non. [v.12] <hi rend="italic">In vista</hi>. Nell'apparenza. [v.13] <hi rend="italic">Com' perde</hi>. Come perde. <hi rend="italic">In un mattino</hi>. In un giorno. In un'ora.</note>
</div2>
<div2>
<head>4 (RVF 270)</head>
<argument><p>Se Amore non sa, nè può ridonarle la vita, ei non teme più di cader ne' lacci di lui.</p></argument>
<lg>
<l>Amor, se vuo' ch'i' torni al giogo antico,</l>
<l>Come par che tu mostri, un'altra prova</l>
<l>Maravigliosa e nova,</l>
<l>Per domar me, convienti vincer pria:</l>
<l>Il mio amato tesoro in terra trova,</l>
<l>Che m'è nascosto, ond'io son sì mendico;</l>
<l>E 'l cor saggio pudico,</l>
<l>Ove suol albergar la vita mia:</l>
<l>E s'egli è ver che tua potenza sia</l>
<l>Nel ciel sì grande come si ragiona,</l>
<l>E nell'abisso (perchè qui fra noi</l>
<l>Quel che tu vali e puoi,</l>
<l>Credo che 'l senta ogni gentil persona);</l>
<l>Ritogli a Morte quel ch'ella n'ha tolto,</l>
<l>E ripon le tue insegne nel bel volto.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">Vuo'</hi>. Vuoi. <hi rend="italic">Al giogo antico</hi>. Cioè alla tua soggezione, ad amare un'altra volta. [v.2] <hi rend="italic">Prova</hi>. Impresa. [v.9] <hi rend="italic">Egli</hi>. Voce che ridonda. [v.10] <hi rend="italic">Come</hi>. Dipende dal <hi rend="italic">sì. Si ragiona</hi>. Si dice. [v.14] <hi rend="italic">N'ha tolto</hi>. Ci ha tolto. [v.15] <hi rend="italic">Ripon</hi>. Riponi. Imperativo. <hi rend="italic">Le tue insegne</hi>. Vuol dir le bellezze, le grazie, gli allettamenti che già erano nel volto di Laura.</note>
<lg>
<l>Riponi entro 'l bel viso il vivo lume,</l>
<l>Ch'era mia scorta; e la soave fiamma,</l>
<l>Ch'ancor, lasso, m'infiamma</l>
<l>Essendo spenta; or che fea dunque ardendo?</l>
<l>E' non si vide mai cervo nè damma</l>
<l>Con tal desio cercar fonte nè fiume,</l>
<l>Qual io il dolce costume,</l>
<l>Ond'ho già molto amaro, e più n'attendo,</l>
<l>Se ben me stesso e mia vaghezza intendo:</l>
<l>Che mi fa vaneggiar sol del pensero,</l>
<l>E gir in parte ove la strada manca,</l>
<l>E con la mente stanca</l>
<l>Cosa seguir che mai giugner non spero.</l>
<l>Or al tuo richiamar venir non degno,</l>
<l>Che signoria non hai fuor del tuo regno.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.4] <hi rend="italic">Fea</hi>. Faceva. [v.5] <hi rend="italic">E'</hi>. Voce di ripieno. [v.7] <hi rend="italic">Qual</hi>. Cioè con qual desio. <hi rend="italic">Io</hi>. Suppliscasi <hi rend="italic">cercai</hi> o <hi rend="italic">cercava</hi>. <hi rend="italic">Il dolce costume</hi>. Vuol dir gli atti, il portamento, le parole, in breve la vista e il colloquio di Laura. [v.9] Se conosco bene me stesso e la mia vaghezza, cioè la mia voglia, il mio desiderio. [v.10] <hi rend="italic">Che</hi>. La qual vaghezza. <hi rend="italic">Sol del pensero</hi>. Cioè al solo pensare a Laura, senza più vederla nè udirla. [v.11] Cioè correr col pensiero dietro a Laura che è morta. [v.13] <hi rend="italic">Cosa seguir</hi>. Seguir cosa. <hi rend="italic">Giugner</hi>. <hi rend="italic">Arrivare</hi>. Attivo. [v.14] <hi rend="italic">Non degno</hi>. Non mi degno. [v.15] <hi rend="italic">Fuor del tuo regno</hi>. Il qual regno consisteva nelle bellezze di Laura.</note>
<lg>
<l>Fammi sentir di quell'aura gentile</l>
<l>Di fuor, siccome dentro ancor si sente;</l>
<l>La qual era possente,</l>
<l>Cantando, d'acquetar gli sdegni e l'ire;</l>
<l>Di serenar la tempestosa mente,</l>
<l>E sgombrar d'ogni nebbia oscura e vile;</l>
<l>Ed alzava 'l mio stile</l>
<l>Sovra di se, dov'or non poria gire.</l>
<l>Agguaglia la speranza col desire;</l>
<l>E poi che l'alma è in sua ragion più forte,</l>
<l>Rendi agli occhi, agli orecchi il proprio obbietto,</l>
<l>Senza 'l qual, imperfetto</l>
<l>È lor oprar, e 'l mio viver è morte.</l>
<l>Indarno or sopra me tua forza adopre,</l>
<l>Mentre 'l mio primo amor terra ricopre.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">Di quell'aura gentile</hi>. Vuol dir della voce di Laura. [v.2] <hi rend="italic">Di fuor</hi>. Dipende da <hi rend="italic">sentir. Dentro</hi>. Dentro di me. [v.3] <hi rend="italic">Era possente</hi>. Avea forza, virtù. [v.6] <hi rend="italic">Sgombrar</hi>. Sgombrarla. [v.8] <hi rend="italic">Poria</hi>. Potria. [v.9] <hi rend="italic">Agguaglia la speranza col desire</hi>. Riducendo in vita colei nella quale era posta tutta la mia speranza. [vv.10-11] Rendi agli occhi e agli orecchi il lor proprio oggetto, ch'è la vista e l'udito di Laura: dico agli occhi e agli orecchi, e non dico all'anima, perchè, essendo ella di sua natura più forte che i sensi, non fia mestieri che tu le renda il proprio oggetto, cioè il pensiero di Laura, del quale ella non può esser privata. [v.15] <hi rend="italic">Il mio primo amor</hi>. Accusativo.</note>
<lg>
<l>Fa ch'io riveggia il bel guardo, ch'un sole</l>
<l>Fu sopra 'l ghiaccio ond'io solea gir carco;</l>
<l>Fa ch'io ti trovi al varco</l>
<l>Onde senza tornar passò 'l mio core;</l>
<l>Prendi i dorati strali e prendi l'arco,</l>
<l>E facciamisi udir, siccome sole,</l>
<l>Col suon delle parole</l>
<l>Nelle quali io 'mparai che cosa è amore;</l>
<l>Movi la lingua ov'erano a tutt'ore</l>
<l>Disposti gli ami ov'io fui preso, e l'esca</l>
<l>Ch'i' bramo sempre; e i tuoi lacci nascondi</l>
<l>Fra i capei crespi e biondi,</l>
<l>Che 'l mio voler altrove non s'invesca;</l>
<l>Spargi con le tue man le chiome al vento;</l>
<l>Ivi mi lega, e puomi far contento.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[vv.3-4] Cioè, fa ch'io rivegga in quegli occhi per li quali il mio cuore, rapito dalla loro vista, passò a stare in Laura, donde non è tornato poi mai. [v.6] <hi rend="italic">E facciamisi udir</hi>. Cioè l'arco. <hi rend="italic">Sole</hi>. Suole. [v.13] <hi rend="italic">Il mio voler</hi>. Cioè l'affetto, l'animo mio. <hi rend="italic">Invesca</hi>. Invischia. [v.14] <hi rend="italic">Le chiome</hi>. Di Laura. [v.15] <hi rend="italic">Puomi</hi>. Mi puoi.</note>
<lg>
<l>Dal laccio d'or non ha mai chi mi scioglia,</l>
<l>Negletto ad arte, e 'nnanellato ed irto;</l>
<l>Nè dall'ardente spirto</l>
<l>Della sua vista dolcemente acerba,</l>
<l>La qual dì e notte, più che lauro o mirto,</l>
<l>Tenea in me verde l'amorosa voglia,</l>
<l>Quando si veste e spoglia</l>
<l>Di fronde il bosco e la campagna d'erba.</l>
<l>Ma poi che Morte è stata sì superba</l>
<l>Che spezzò 'l nodo ond'io temea scampare;</l>
<l>Nè trovar puoi, quantunque gira il mondo,</l>
<l>Di che ordischi 'l secondo;</l>
<l>Che giova, Amor, tuo' ingegni ritentare?</l>
<l>Passata è la stagion, perduto hai l'arme</l>
<l>Di ch'io tremava: omai che puoi tu farme?</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">Dal laccio d'or</hi>. Intende dei capelli di Laura. <hi rend="italic">Scioglia</hi>. Sciolga. [v.2] Dipende da <hi rend="italic">laccio. Irto</hi>. Scomposto, o vero disteso. [v.4] <hi rend="italic">Vista</hi>. Aspetto. [vv.7-8] Cioè, in ogni tempo. [v.10] <hi rend="italic">Onde</hi>. Dal quale. [v.11] <hi rend="italic">Quantunque gira il mondo</hi>. In quanto è il giro del mondo. In tutto il circuito, lo spazio, del mondo. [v.12] <hi rend="italic">Il secondo</hi>. Un altro nodo simile a quello. [v.13] <hi rend="italic">Tuo' ingegni</hi>. Le tue astuzie. I tuoi accorgimenti. [v.15] <hi rend="italic">Di che</hi>. Di cui. <hi rend="italic">Farme</hi>. Farmi.</note>
<lg>
<l>L'arme tue furon gli occhi onde l'accese</l>
<l>Saette uscivan d'invisibil foco,</l>
<l>E ragion temean poco,</l>
<l>Che contra 'l Ciel non val difesa umana;</l>
<l>Il pensar e 'l tacer, il riso e 'l gioco,</l>
<l>L'abito onesto e 'l ragionar cortese,</l>
<l>Le parole che 'ntese</l>
<l>Avrian fatto gentil d'alma villana;</l>
<l>L'angelica sembianza, umile e piana,</l>
<l>Ch'or quinci or quindi udia tanto lodarsi;</l>
<l>E 'l sedere e lo star, che spesso altrui</l>
<l>Poser in dubbio a cui</l>
<l>Devesse il pregio di più laude darsi.</l>
<l>Con quest'arme vincevi ogni cor duro:</l>
<l>Or se' tu disarmato, i' son securo.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.5] <hi rend="italic">Il pensar e 'l tacer</hi>. L'arme tue furono il pensare e il tacere di Laura. [v.6] <hi rend="italic">L'abito</hi>. Il portamento. [v.8] Avrebbero fatta gentile un'anima che fosse stata villana. [v.9] <hi rend="italic">Piana</hi>. Dimessa. [v.10] <hi rend="italic">Or quinci or quindi</hi>. Or di qua or di là. [v.11] <hi rend="italic">Lo star</hi>. Cioè lo stare in piede. <hi rend="italic">Altrui</hi>. La gente. Le persone. Accusativo. [v.12] <hi rend="italic">A cui</hi>. A qual de' due. Cioè se al sedere o allo stare. [v.13] <hi rend="italic">Devesse</hi>. Dovesse. [v.15] <hi rend="italic">Se'</hi>. Sei.</note>
<lg>
<l>Gli animi ch'al tuo regno il Cielo inchina</l>
<l>Leghi ora in uno ed or in altro modo:</l>
<l>Ma me sol ad un nodo</l>
<l>Legar potei; che 'l Ciel di più non volse.</l>
<l>Quell'uno è rotto; e 'n libertà non godo,</l>
<l>Ma piango, e grido: ahi nobil pellegrina,</l>
<l>Qual sentenza divina</l>
<l>Me legò innanzi, e te prima disciolse?</l>
<l>Dio, che sì tosto al mondo ti ritolse,</l>
<l>Ne mostrò tanta e sì alta virtute</l>
<l>Solo per infiammar nostro desio.</l>
<l>Certo omai non tem'io,</l>
<l>Amor, della tua man nove ferute.</l>
<l>Indarno tendi l'arco, a voto scocchi:</l>
<l>Sua virtù cadde al chiuder de' begli occhi.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.4] <hi rend="italic">Potei</hi>. Potevi. <hi rend="italic">Volse</hi>. Volle. [v.5] <hi rend="italic">Quell'uno</hi>. Suppliscasi <hi rend="italic">nodo</hi>. [v.6] <hi rend="italic">Ahi nobil pellegrina</hi>. Si volge all'anima di Laura. [v.8] <hi rend="italic">Legò</hi>. Legò al corpo. Fece venire al mondo. <hi rend="italic">Innanzi</hi>. Prima di te. <hi rend="italic">Prima</hi>. Prima di me. <hi rend="italic">Disciolse</hi>. Dal corpo. [v.10] <hi rend="italic">Ne</hi>. Ci. [v.13] <hi rend="italic">Ferute</hi>. Ferite. [v.15] <hi rend="italic">Sua virtù</hi>. La virtù del tuo arco. <hi rend="italic">Cadde</hi>. Venne meno. Perì. <hi rend="italic">Chiuder</hi>. Chiudersi.</note>
<lg>
<l>Morte m'ha sciolto, Amor, d'ogni tua legge:</l>
<l>Quella che fu mia donna, al cielo è gita,</l>
<l>Lasciando trista e libera mia vita.</l>
</lg>
</div2>
<div2>
<head>5 (RVF 271)</head>
<argument><p>PTentò Amore d'invescarlo di nuovo, ma la morte ne ruppe 'l nodo, e lo rese libero.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>L'ardente nodo ov'io fui d'ora in ora</l>
<l>Contando anni ventuno interi, preso,</l>
<l>Morte disciolse: nè giammai tal peso</l>
<l>Provai; nè credo ch'uom di dolor mora.</l>
</lg>
<lg>
<l>Non volendomi Amor perder ancora,</l>
<l>Ebbe un altro lacciuol fra l'erba teso,</l>
<l>E di nov'esca un altro foco acceso,</l>
<l>Tal ch'a gran pena indi scampato fora.</l>
</lg>
<lg>
<l>E se non fosse esperienza molta</l>
<l>De' primi affanni, i' sarei preso ed arso</l>
<l>Tanto più quanto son men verde legno.</l>
</lg>
<lg>
<l>Morte m'ha liberato un'altra volta,</l>
<l>E rotto 'l nodo, e 'l foco ha spento e sparso;</l>
<l>Contra la qual non val forza nè 'ngegno.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[vv.1-2] <hi rend="italic">D'ora in ora contando anni ventuno interi, preso</hi>. Cioè, stretto per ispazio d'anni ventuno interi, senza interrompimento alcuno, a contarli tutti ora per ora. [v.3] <hi rend="italic">Tal peso</hi>. Altrettanto dolore. Dolore uguale. [v.4] <hi rend="italic">Nè credo ch'uom di dolor mora</hi>. Non essendo io morto di un dolor così grande come fu quello. [v.5] <hi rend="italic">Non volendomi Amor perder ancora</hi>. Cioè non volendo ancora perdere la signoria di me. [vv.6-7] Parla di un nuovo amore in cui fu per incorrere dopo la morte di Laura. [v.8] <hi rend="italic">Fora</hi>. Sarei. [v.11] <hi rend="italic">Men verde legno</hi>. Cioè men giovane. [v.13] <hi rend="italic">E rotto</hi>. E ha rotto. <hi rend="italic">Il nodo</hi>. Il nuovo lacciuolo teso da Amore, come è detto nel sesto verso. [v.14] <hi rend="italic">La qual</hi>. Cioè morte.</note>
</div2>
<div2>
<head>6 (RVF 272)</head>
<argument><p>Morta Laura, il passato, il presente, il futuro, tutto gli è di tormento e di pena.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>La vita fugge e non s'arresta un'ora;</l>
<l>E la morte vien dietro a gran giornate;</l>
<l>E le cose presenti e le passate</l>
<l>Mi danno guerra e le future ancora;</l>
</lg>
<lg>
<l>E 'l rimembrar e l'aspettar m'accora</l>
<l>Or quinci or quindi sì, che 'n veritate,</l>
<l>Se non ch'i' ho di me stesso pietate,</l>
<l>I' sarei già di questi pensier fora.</l>
</lg>
<lg>
<l>Tornami avanti s'alcun dolce mai</l>
<l>Ebbe 'l cor tristo; e poi dall'altra parte</l>
<l>Veggio al mio navigar turbati i venti:</l>
</lg>
<lg>
<l>Veggio fortuna in porto, e stanco omai</l>
<l>Il mio nocchier, e rotte arbore e sarte,</l>
<l>E i lumi bei che mirar soglio, spenti.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.8] Cioè mi sarei già ucciso spontaneamente. <hi rend="italic">Fora</hi> sta per <hi rend="italic">fuori</hi>. [v.9] <hi rend="italic">Dolce</hi>. Nome sostantivo. [v.12] <hi rend="italic">Fortuna</hi>. Tempesta. [v.13] <hi rend="italic">Il mio nocchier</hi>. Cioè la ragione. [v.14] <hi rend="italic">I lumi bei</hi>. Cioè gli occhi di Laura.</note>
</div2>
<div2>
<head>7 (RVF 273)</head>
<argument><p>Invita la sua anima ad alzarsi a Dio, ed abbandonar le vanità di quaggiù.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Che fai? che pensi? che pur dietro guardi,</l>
<l>Nel tempo che tornar non pote omai,</l>
<l>Anima sconsolata? che pur vai</l>
<l>Giugnendo legne al foco ove tu ardi?</l>
</lg>
<lg>
<l>Le soavi parole e i dolci sguardi,</l>
<l>Ch'ad un ad un descritti e dipint'hai,</l>
<l>Son levati da terra; ed è (ben sai)</l>
<l>Qui ricercargli intempestivo e tardi.</l>
</lg>
<lg>
<l>Deh non rinnovellar quel che n'ancide;</l>
<l>Non seguir più pensier vago fallace,</l>
<l>Ma saldo e certo ch'a buon fin ne guide.</l>
</lg>
<lg>
<l>Cerchiamo 'l ciel, se qui nulla ne piace;</l>
<l>Che mal per noi quella beltà si vide,</l>
<l>Se viva e morta ne devea tor pace.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">Che pur</hi>. Perchè pure. [v.2] <hi rend="italic">Pote</hi>. Puote. Può. [v.3] <hi rend="italic">Che pur</hi>. Perchè pure. [v.4] <hi rend="italic">Giugnendo</hi>. Aggiungendo. [v.7] <hi rend="italic">Da terra</hi>. Da questo mondo. Da questa vita. [v.8] <hi rend="italic">Qui ricercargli</hi>. Il ricercarli qui in terra. [v.9] <hi rend="italic">ancide</hi>. Ci uccide. Uccide te e me. [v.10] <hi rend="italic">Vago</hi>. Errante. Instabile. [v.11] <hi rend="italic">Ne guide</hi>. Ci guidi. [v.12] <hi rend="italic">Se</hi>. Poichè. <hi rend="italic">Qui</hi>. In terra. <hi rend="italic">Ne</hi>. Ci. [v.13] <hi rend="italic">Quella beltà</hi>. Cioè Laura. [v.14] <hi rend="italic">Ne devea tor</hi>. Ci dovea togliere.</note>
</div2>
<div2>
<head>8 (RVF 274)</head>
<argument><p>Non può mai aver pace co' suoi pensieri; e la colpa è del cuore che li ricetta.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Datemi pace, o duri miei pensieri:</l>
<l>Non basta ben ch'Amor, Fortuna e Morte</l>
<l>Mi fanno guerra intorno e 'n su le porte,</l>
<l>Senza trovarmi dentro altri guerrieri?</l>
</lg>
<lg>
<l>E tu, mio cor, ancor se' pur qual eri,</l>
<l>Disleal a me sol; che fere scorte</l>
<l>Vai ricettando, e sei fatto consorte</l>
<l>De' miei nemici sì pronti e leggieri.</l>
</lg>
<lg>
<l>In te i secreti suoi messaggi Amore,</l>
<l>In te spiega Fortuna ogni sua pompa,</l>
<l>E Morte la memoria di quel colpo</l>
</lg>
<lg>
<l>Che l'avanzo di me conven che rompa;</l>
<l>In te i vaghi pensier s'arman d'errore:</l>
<l>Perchè d'ogni mio mal te solo incolpo.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[vv.2-4] Non basta che io, come una rocca assediata, sia combattuto dintorno, e fin sulle porte medesime, dall'amore, dalla fortuna e dalla morte, senza ch'io abbia a trovare anche dentro di me altri guerrieri che mi combattano, cioè a dir voi, <hi rend="italic">o duri miei pensieri</hi>. [vv.6-7] <hi rend="italic">Disleal</hi>. Infido. <hi rend="italic">Che</hi>. Perocchè. <hi rend="italic">Fere scorte vai ricettando</hi>. Cioè vai dando ricetto a genti del campo inimico. <hi rend="italic">Fatto</hi>. Divenuto. <hi rend="italic">Consorte</hi>. Confederato. Complice. [v.8] <hi rend="italic">Leggieri</hi>. Spediti, solleciti, a farmi male. [v.9] <hi rend="italic">I secreti suoi messaggi</hi>. Vuol dire i sentimenti, gli stimoli, le immaginazioni amorose, e cose tali. [v.10] <hi rend="italic">Ogni sua pompa</hi>. Cioè ogni suo tristo e crudele effetto. [v.11] <hi rend="italic">Di quel colpo</hi>. Intende di quel colpo che uccise Laura. [v.12] <hi rend="italic">L'avanzo di me</hi>. Quel che resta di me ora che per la morte di Laura, la mia miglior parte è venuta meno. [v.13] <hi rend="italic">I vaghi pensier</hi>. I miei vaghi, cioè instabili, irrequieti, pensieri. [v.14] <hi rend="italic">Perchè</hi>. Sicchè. Laonde.</note>
</div2>
<div2>
<head>9 (RVF 275)</head>
<argument><p>Rimproverato a torto da' suoi sensi, cerca d'acquetarli co' pensieri del Cielo.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Occhi miei, oscurato è 'l nostro sole;</l>
<l>Anzi è salito al cielo, ed ivi splende;</l>
<l>Ivi 'l vedremo ancor, ivi n'attende,</l>
<l>E di nostro tardar forse li dole.</l>
</lg>
<lg>
<l>Orecchie mie, l'angeliche parole</l>
<l>Suonano in parte ov'è chi meglio intende.</l>
<l>Piè miei, vostra ragion là non si stende</l>
<l>Ov'è colei ch'esercitar vi sole.</l>
</lg>
<lg>
<l>Dunque perchè mi date questa guerra?</l>
<l>Già di perder a voi cagion non fui</l>
<l>Vederla, udirla e ritrovarla in terra.</l>
</lg>
<lg>
<l>Morte biasmate; anzi laudate lui</l>
<l>Che lega e scioglie e 'n un punto apre e serra,</l>
<l>E dopo 'l pianto sa far lieto altrui</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.3] <hi rend="italic">N'attende</hi>. Ci attende. [v.4] <hi rend="italic">Li dole</hi>. Gli duole. [v.5] <hi rend="italic">L'angeliche parole</hi>. Di Laura. [v.6] <hi rend="italic">In parte</hi>. In un luogo. <hi rend="italic">Meglio</hi>. Meglio di voi e di me. [vv.7-8] <hi rend="italic">Vostra ragion là non si stende ov'è colei</hi>. Cioè, voi non avete facoltà di andar fin là dove è colei. <hi rend="italic">Ch'esercitar vi sole</hi>. Che suol farvi andare e correre attorno, cioè per cercarla. [v.9] Parla in comune agli occhi, agli orecchi e a' piedi. [vv.10-11] Non fui già io quello che feci perdere, che tolsi, a voi, occhi, la facoltà di vederla, a voi, orecchi, di udirla, a voi, piedi, di ritrovarla quaggiù in terra. [v.12] <hi rend="italic">Lui</hi>. Cioè Dio. [v.14] <hi rend="italic">Altrui</hi>. Gli uomini.</note>
</div2>
<div2>
<head>10 (RVF 276)</head>
<argument><p>Perduto l'unico rimedio ai mali di questa vita, desidera sol di morire.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Poi che la vista angelica serena,</l>
<l>Per subita partenza, in gran dolore</l>
<l>Lasciato ha l'alma e 'n tenebroso orrore,</l>
<l>Cerco, parlando, d'allentar mia pena.</l>
</lg>
<lg>
<l>Giusto duol certo a lamentar mi mena:</l>
<l>Sassel chi n'è cagion, e sallo Amore;</l>
<l>Ch'altro rimedio non avea 'l mio core</l>
<l>Contra i fastidi onde la vita è piena.</l>
</lg>
<lg>
<l>Quest'un, Morte, m'ha tolto la tua mano:</l>
<l>E tu che copri e guardi ed hai or teco,</l>
<l>Felice terra, quel bel viso umano;</l>
</lg>
<lg>
<l>Me dove lasci, sconsolato e cieco,</l>
<l>Poscia che 'l dolce ed amoroso e piano</l>
<l>Lume degli occhi miei non è più meco?</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.4] <hi rend="italic">Allentar</hi>. Mitigare. [v.5] <hi rend="italic">Certo</hi>. Certamente. [v.6] <hi rend="italic">Sassel</hi>. Sel sa. Lo sa. [v.7] <hi rend="italic">Altro rimedio</hi>. Cioè altro rimedio che la vista, il colloquio, l'amore, il pensiero di Laura viva. [v.8] <hi rend="italic">Onde</hi>. Di cui. [v.9] <hi rend="italic">Quest'un</hi>. Quest'un rimedio. [v.13] <hi rend="italic">Piano</hi>. Umile. Mansueto.</note>
</div2>
<div2>
<head>11 (RVF 277)</head>
<argument><p>Non ha più speranza di rivederla; e però si conforta coll'immaginarsela in Cielo.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>S'Amor novo consiglio non n'apporta,</l>
<l>Per forza converrà che 'l viver cange:</l>
<l>Tanta paura e duol l'alma trista ange,</l>
<l>Che 'l desir vive e la speranza è morta:</l>
</lg>
<lg>
<l>Onde si sbigottisce e si sconforta</l>
<l>Mia vita in tutto, e notte e giorno piange,</l>
<l>Stanca, senza governo in mar che frange,</l>
<l>E 'n dubbia via senza fidata scorta.</l>
</lg>
<lg>
<l>Immaginata guida la conduce;</l>
<l>Che la vera è sotterra; anzi è nel cielo,</l>
<l>Onde più che mai chiara al cor traluce;</l>
</lg>
<lg>
<l>Agli occhi no, ch'un doloroso velo</l>
<l>Contende lor la desiata luce,</l>
<l>E me fa sì per tempo cangiar pelo.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.2] <hi rend="italic">Che 'l viver cange</hi>. Ch'io cangi il vivere. Ch'io cangi la vita colla morte. Ch'io muoia. [v.3] <hi rend="italic">Ange</hi>. Affanna. Travaglia. [v.6] <hi rend="italic">In tutto</hi>. Del tutto. Affatto. [v.7] <hi rend="italic">Che frange</hi>. Che si frange. Agitato. Turbato. [v.8] <hi rend="italic">Fidata</hi>. Fida. Sicura. [v.9] <hi rend="italic">Immaginata guida</hi>. Cioè l'immagine, il pensiero, di Laura. [v.10] <hi rend="italic">La vera</hi>. La vera guida, cioè Laura stessa. [v.13] <hi rend="italic">Contende lor</hi>. Impedisce loro di vedere. Toglie loro. [v.14] <hi rend="italic">Sì per tempo</hi>. Sì presto. <hi rend="italic">Cangiar pelo</hi>. Cioè incanutire.</note>
</div2>
<div2>
<head>12 (RVF 278)</head>
<argument><p>Brama morir senza indugio, onde seguirla coll'anima, come fa col pensiero.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Nell'età sua più bella e più fiorita,</l>
<l>Quand'aver suol Amor in noi più forza,</l>
<l>Lasciando in terra la terrena scorza,</l>
<l>È Laura mia vital da me partita,</l>
</lg>
<lg>
<l>E viva e bella e nuda al ciel salita:</l>
<l>Indi mi signoreggia, indi mi sforza.</l>
<l>Deh perchè me del mio mortal non scorza</l>
<l>L'ultimo dì, ch'è primo all'altra vita?</l>
</lg>
<lg>
<l>Che come i miei pensier dietro a lei vanno,</l>
<l>Così leve, espedita e lieta l'alma</l>
<l>La segua, ed io sia fuor di tanto affanno.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ciò che s'indugia è proprio per mio danno,</l>
<l>Per far me stesso a me più grave salma.</l>
<l>O che bel morir era oggi è terz'anno!</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.2] <hi rend="italic">Quando</hi>. Nella quale età. [v.4] <hi rend="italic">Mia vital</hi>. È come dir, vita mia. [v.5] <hi rend="italic">Nuda</hi>. Cioè spogliata del corpo. [vv.7-8] <hi rend="italic">Perchè me del mio mortal non scorza l'ultimo dì</hi>. Perchè l'ultimo dì non mi scorza, cioè spoglia, del mio mortale, cioè della mia parte mortale, della mia carne? [v.9] <hi rend="italic">Che</hi>. Sicchè. Di modo che. [v.12] <hi rend="italic">Ciò che s'indugia</hi>. Cioè il tempo che la morte indugia a venire. <hi rend="italic">Proprio</hi>. Propriamente. Veramente. [v.13] Per farmi più grave a me stesso. <hi rend="italic">Salma</hi> vale <hi rend="italic">soma, carico</hi>. [v.14] <hi rend="italic">O che bel morir era</hi>. Oh che bel morire avrei fatto se fossi morto. <hi rend="italic">Oggi è terz'anno</hi>. Oggi ha tre anni. Oggi si compie il terzo anno. Potrebbe anche significare: oggi entra, incomincia, il terz'anno; che sarebbe quanto dire: oggi ha due anni.</note>
</div2>
<div2>
<head>13 (RVF 279)</head>
<argument><p>Dovunque si trovi gli par di vederla, e quasi di sentirla parlare.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Se lamentar augelli, o verdi fronde</l>
<l>Mover soavemente a l'aura estiva,</l>
<l>O roco mormorar di lucid'onde</l>
<l>S'ode d'una fiorita e fresca riva</l>
</lg>
<lg>
<l>Là 'v'io seggia d'amor pensoso, e scriva;</l>
<l>Lei che 'l Ciel ne mostrò, terra n'asconde,</l>
<l>Veggio ed odo ed intendo, ch'ancor viva</l>
<l>Di sì lontano a' sospir miei risponde.</l>
</lg>
<lg>
<l>Deh perchè innanzi tempo ti consume?</l>
<l>Mi dice con pietate: a che pur versi</l>
<l>Degli occhi tristi un doloroso fiume?</l>
</lg>
<lg>
<l>Di me non pianger tu; ch'e' miei dì fersi,</l>
<l>Morendo, eterni; e nell'eterno lume,</l>
<l>Quando mostrai di chiuder, gli occhi apersi.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">Lamentar</hi>. Lamentarsi. [v.2] <hi rend="italic">Mover</hi>. Muoversi. [v.4] <hi rend="italic">D'una</hi>. Da una. [v.5] <hi rend="italic">Là 'v'io</hi>. Dove, in sulla qual riva, io. <hi rend="italic">Seggia</hi>. Sieda. [v.6] <hi rend="italic">Che</hi>. Accusativo. <hi rend="italic">Ne</hi>. Ci. [v.9] <hi rend="italic">Innanzi tempo</hi>. Prima del tempo. <hi rend="italic">Consume</hi>. Consumi. [v.12] <hi rend="italic">E' miei dì</hi>. I miei dì. Cioè la mia vita. <hi rend="italic">Fersi</hi>. Si fecero. Divennero. [vv.13-14] <hi rend="italic">E nell'eterno lume quando mostrai di chiuder, gli occhi apersi</hi>. Ed apersi gli occhi nell'eterno lume quando mostrai di chiuderli, cioè quando parve che io li chiudessi.</note>
</div2>
<div2>
<head>14 (RVF 280)</head>
<argument><p>Rammenta in solitudine gli antichi suoi lacci d'Amore, e sprezza i novelli.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Mai non fu' in parte ove sì chiar vedessi</l>
<l>Quel che veder vorrei, poi ch'io nol vidi;</l>
<l>Nè dove in tanta libertà mi stessi,</l>
<l>Nè 'mpiessi 'l ciel di sì amorosi stridi;</l>
</lg>
<lg>
<l>Nè giammai vidi valle aver sì spessi</l>
<l>Luoghi da sospirar riposti e fidi;</l>
<l>Nè credo già ch'Amor in Cipro avessi,</l>
<l>O in altra riva, sì soavi nidi.</l>
</lg>
<lg>
<l>L'acque parlan d'amore e l'ora e i rami</l>
<l>E gli augelletti e i pesci e i fiori e l'erba,</l>
<l>Tutti insieme pregando ch'i' sempr'ami.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma tu, ben nata, che dal ciel mi chiami,</l>
<l>Per la memoria di tua morte acerba</l>
<l>Preghi ch'i' sprezzi 'l mondo e suoi dolci ami.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">Composto, a quel che pare, in Valchiusa. [v.1] <hi rend="italic">Fu'</hi>. Fui. <hi rend="italic">In parte</hi>. In luogo. <hi rend="italic">Chiar</hi>. Chiaro. <hi rend="italic">Vedessi</hi>. Colla immaginativa. [v.2] <hi rend="italic">Quel che veder vorrei</hi>. Cioè Laura. <hi rend="italic">Poi che</hi>. Da che. Dipende, non dal mezzo verso precedente, ma dal verso di sopra. [v.6] <hi rend="italic">Riposti</hi>. Nascosti. Segreti. [v.7] <hi rend="italic">Avessi</hi>. Avesse. [v.8] <hi rend="italic">Riva</hi>. È detto per paese in genere. [v.9] <hi rend="italic">Ora</hi>. Aura. [v.11] <hi rend="italic">Pregando</hi>. Pregandomi. [v.14] <hi rend="italic">Preghi</hi>. Mi preghi.</note>
</div2>
<div2>
<head>15 (RVF 281)</head>
<argument><p>Videla in Valchiusa sotto varie figure, ed in atto di compassione verso di lui.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Quante fiate al mio dolce ricetto,</l>
<l>Fuggendo altrui e, s'esser può, me stesso,</l>
<l>Vo, con gli occhi bagnando l'erba e 'l petto,</l>
<l>Rompendo co' sospir l'aere da presso!</l>
</lg>
<lg>
<l>Quante fiate sol, pien di sospetto,</l>
<l>Per luoghi ombrosi e foschi mi son messo,</l>
<l>Cercando col pensier l'alto diletto,</l>
<l>Che Morte ha tolto, ond'io la chiamo spesso!</l>
</lg>
<lg>
<l>Or in forma di ninfa o d'altra diva,</l>
<l>Che del più chiaro fondo di Sorga esca,</l>
<l>E pongasi a seder in su la riva;</l>
</lg>
<lg>
<l>Or l'ho veduta su per l'erba fresca</l>
<l>Calcar i fior com'una donna viva,</l>
<l>Mostrando in vista che di me le 'ncresca.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">Composto pure in Valchiusa. [v.1] <hi rend="italic">Al mio dolce ricetto</hi>. Intende, credo io, di quel luogo già frequentato da Laura, di cui parla nella prima Parte, Canzone undecima e altrove. [v.4] <hi rend="italic">L'aere da presso</hi>. L'aria vicina. [v.7] <hi rend="italic">L'alto diletto</hi>. Vuol dir Laura. [v.8] <hi rend="italic">La chiamo</hi>. Cioè chiamo, invoco, la morte. [v.9] <hi rend="italic">Or</hi>. Suppliscasi: <hi rend="italic">l'ho veduta</hi>, parole che stanno più sotto nel duodecimo verso. [v.12] <hi rend="italic">Su</hi>. Particella che ridonda elegantemente. [v.14] <hi rend="italic">In vista</hi>. Nell'aspetto. <hi rend="italic">Che di me le 'ncresca</hi>. Di aver compassione di me.</note>
</div2>
<div2>
<head>16 (RVF 282)</head>
<argument><p>La ringrazia che di quando in quando torni a racconsolarlo con la sua presenza.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Alma felice, che sovente torni</l>
<l>A consolar le mie notti dolenti</l>
<l>Con gli occhi tuoi, che Morte non ha spenti,</l>
<l>Ma sovra 'l mortal modo fatti adorni;</l>
</lg>
<lg>
<l>Quanto gradisco ch'e' miei tristi giorni</l>
<l>A rallegrar di tua vista consenti!</l>
<l>Così incomincio a ritrovar presenti</l>
<l>Le tue bellezze a' suoi usati soggiorni,</l>
</lg>
<lg>
<l>Là 've cantando andai di te molt'anni,</l>
<l>Or, come vedi, vo di te piangendo;</l>
<l>Di te piangendo no, ma de' miei danni.</l>
</lg>
<lg>
<l>Sol un riposo trovo in molti affanni;</l>
<l>Che, quando torni, ti conosco e 'ntendo</l>
<l>All'andar, alla voce, al volto, a' panni.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.4] <hi rend="italic">Sovra 'l mortal modo</hi>. In modo più che mortale. Di bellezza superiore alla mortale. <hi rend="italic">Fatti</hi>. Ha fatti. [v.5] <hi rend="italic">E'</hi>. I. [v.8] <hi rend="italic">A' suoi usati soggiorni</hi>. Cioè, in quei luoghi dove io ti solea veder viva. <hi rend="italic">Suoi</hi> sta per <hi rend="italic">loro</hi>, e si riferisce a <hi rend="italic">bellezze</hi>. [v.9] <hi rend="italic">Là 've</hi>. Dove. Nei quali soggiorni.</note>
</div2>
<div2>
<head>17 (RVF 283)</head>
<argument><p>I pietosi apparimenti di Laura gli danno un soccorso nel suo dolore.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Discolorato hai, Morte, il più bel volto</l>
<l>Che mai si vide, e i più begli occhi spenti;</l>
<l>Spirto più acceso di virtuti ardenti,</l>
<l>Del più leggiadro e più bel nodo hai sciolto.</l>
</lg>
<lg>
<l>In un momento ogni mio ben m'hai tolto:</l>
<l>Posto hai silenzio a' più soavi accenti</l>
<l>Che mai s'udiro; e me pien di lamenti.</l>
<l>Quant'io veggio m'è noia e quant'io ascolto.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ben torna a consolar tanto dolore</l>
<l>Madonna, ove pietà la riconduce:</l>
<l>Nè trovo in questa vita altro soccorso.</l>
</lg>
<lg>
<l>E se com'ella parla e come luce</l>
<l>Ridir potessi, accenderei d'amore,</l>
<l>Non dirò d'uom, un cor di tigre o d'orso.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.2] <hi rend="italic">Spenti</hi>. Hai spenti. [v.3] <hi rend="italic">Spirto più acceso</hi>. Lo spirito il più acceso. [v.4] <hi rend="italic">Del più leggiadro e più bel nodo</hi>. Cioè dal suo legame corporeo. [v.7] <hi rend="italic">Pien</hi>. Hai pieno, cioè empiuto. [v.9] <hi rend="italic">Ben</hi>. È ben vero che. [v.12] <hi rend="italic">Luce</hi>. Verbo. Splende. [v.14] Un cuore, non dico d'uomo, ma eziandio di tigre o d'orso.</note>
</div2>
<div2>
<head>18 (RVF 284)</head>
<argument><p>Gode di averla presente col pensiero: ma trova poi scarso un tale conforto.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Sì breve è 'l tempo e 'l pensier sì veloce</l>
<l>Che mi rendon Madonna così morta,</l>
<l>Ch'al gran dolor la medicina è corta;</l>
<l>Pur, mentr'io veggio lei, nulla mi noce.</l>
</lg>
<lg>
<l>Amor, che m'ha legato e tienmi in croce,</l>
<l>Trema quando la vede in su la porta</l>
<l>Dell'alma, ove m'ancide ancor si scorta,</l>
<l>Sì dolce in vista e sì soave in voce.</l>
</lg>
<lg>
<l>Come donna in suo albergo, altera vene,</l>
<l>Scacciando dell'oscuro e grave core</l>
<l>Con la fronte serena i pensier tristi.</l>
</lg>
<lg>
<l>L'alma, che tanta luce non sostene,</l>
<l>Sospira, e dice: o benedette l'ore</l>
<l>Del dì che questa via con gli occhi apristi!</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[vv.1-3] Sì breve è quel tempo nel quale io, per virtù della immaginativa, riveggo la donna mia benchè morta, e quel pensiero che me la rappresenta dinanzi, è così fugace, che questo sì fatto rimedio è scarso al mio gran dolore. <hi rend="italic">Così</hi> sta per <hi rend="italic">benchè</hi>, come in molti luoghi di molti scrittori antichi, e in alcuni altri dello stesso Petrarca. [v.6] <hi rend="italic">Trema</hi>. Si scuote, si commuove tutto, per la dolcezza, la tenerezza e simili. [v.7] <hi rend="italic">Ancide</hi>. Uccide. <hi rend="italic">Scorta</hi>. Accorta. [v.9] <hi rend="italic">Come donna in suo albergo</hi>. Come una padrona verrebbe a un suo proprio albergo. <hi rend="italic">Vene</hi>. Viene. [v.10] <hi rend="italic">Dell'oscuro</hi>. Dall'oscuro. <hi rend="italic">Core</hi>. Cuor mio. [v.12] <hi rend="italic">L'alma</hi>. L'alma mia. <hi rend="italic">Tanta luce non sostene</hi>. Non può reggere a tanta luce. <hi rend="italic">Sostene</hi> sta per <hi rend="italic">sostiene</hi>. [v.14] <hi rend="italic">Questa via con gli occhi apristi</hi>. Mirando costui, cioè il poeta, e introducendogli nel pensiero la tua sembianza, ti apristi la via di tornargli, come ora fai, nella immaginazione.</note>
</div2>
<div2>
<head>19 (RVF 285)</head>
<argument><p>Scend'ella dal Cielo per consigliarlo alla virtù, e levar tosto l'anima a Dio.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Nè mai pietosa madre al caro figlio,</l>
<l>Nè donna accesa al suo sposo diletto</l>
<l>Diè con tanti sospir, con tal sospetto</l>
<l>In dubbio stato sì fedel consiglio;</l>
</lg>
<lg>
<l>Come a me quella che 'l mio grave esiglio</l>
<l>Mirando dal suo eterno alto ricetto,</l>
<l>Spesso a me torna con l'usato affetto;</l>
<l>E di doppia pietate ornata il ciglio,</l>
</lg>
<lg>
<l>Or di madre or d'amante, or teme or arde</l>
<l>D'onesto foco; e nel parlar mi mostra</l>
<l>Quel che 'n questo viaggio fugga o segua,</l>
</lg>
<lg>
<l>Contando i casi della vita nostra,</l>
<l>Pregando ch'a levar l'alma non tarde:</l>
<l>E sol quant'ella parla ho pace o tregua.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.3] <hi rend="italic">Sospetto</hi>. Cioè timor di male che potesse avvenire al figlio o allo sposo. [v.7] <hi rend="italic">Usato</hi>. Consueto. Solito. [v.11] <hi rend="italic">In questo viaggio</hi>. In questa vita. <hi rend="italic">Fugga o segua</hi>. Io debba fuggire o cercare. [v.13] <hi rend="italic">Pregando</hi>. Pregandomi. <hi rend="italic">Levar</hi>. Innalzare a Dio. <hi rend="italic">Non tarde</hi>. Io non tardi. [v.14] <hi rend="italic">Quanto</hi>. Mentre. Intanto che. Finchè.</note>
</div2>
<div2>
<head>20 (RVF 286)</head>
<argument><p>Torna pietosa a riconfortarlo co' suoi consigli; ed ei non può non piegarvisi.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Se quell'aura soave de' sospiri</l>
<l>Ch'i' odo di colei che qui fu mia</l>
<l>Donna, or è in cielo, ed ancor par qui sia,</l>
<l>E viva e senta e vada ed ami e spiri,</l>
</lg>
<lg>
<l>Ritrar potessi; o che caldi desiri</l>
<l>Movrei parlando! sì gelosa e pia</l>
<l>Torna ov'io son, temendo non fra via</l>
<l>Mi stanchi, o 'ndietro o da man manca giri.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ir dritto, alto m'insegna: ed io che 'ntendo</l>
<l>Le sue caste lusinghe e i giusti preghi</l>
<l>Col dolce mormorar pietoso e basso;</l>
</lg>
<lg>
<l>Secondo lei conven mi regga e pieghi,</l>
<l>Per la dolcezza che del suo dir prendo,</l>
<l>Ch'avria vertù di far piangere un sasso.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.3] <hi rend="italic">Donna</hi>. Signora. <hi rend="italic">Par qui sia</hi>. Par che sia qui, cioè in terra. [v.5] <hi rend="italic">Ritrar</hi>. Esprimere con parole. [v.6] <hi rend="italic">Movrei</hi>. Moverei. Cioè in chi mi ascoltasse. <hi rend="italic">Gelosa</hi>. Paurosa del mio male. <hi rend="italic">Pia</hi>. Pietosa. [vv.7-8] <hi rend="italic">Non fra via mi stanchi</hi>. Che io non mi stanchi per via. [v.9] <hi rend="italic">Ir dritto, alto m'insegna</hi>. M'insegna di andar dritto e all'alto. <hi rend="italic">Intendo</hi>. Odo. Ascolto. [v.11] <hi rend="italic">Col dolce</hi>. E il suo dolce. [v.12] <hi rend="italic">Secondo lei</hi>. A suo modo. Secondo gl'insegnamenti suoi. <hi rend="italic">Conven</hi>. Conviene, è forza, che. <hi rend="italic">Mi regga e pieghi</hi>. Cioè mi governi e proceda. [v.13] <hi rend="italic">La dolcezza</hi>. Il piacere. <hi rend="italic">Prendo</hi>. Ricevo. [v.14] <hi rend="italic">Avria vertù</hi>. Avrebbe forza.</note>
</div2>
<div2>
<head>21 (RVF 287)</head>
<argument><p>Morto Sennuccio, lo prega di far sapere a Laura l'infelicità del suo stato.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Sennuccio mio, benchè doglioso e solo</l>
<l>M'abbi lasciato, i' pur mi riconforto,</l>
<l>Perchè del corpo, ov'eri preso e morto,</l>
<l>Alteramente se' levato a volo.</l>
</lg>
<lg>
<l>Or vedi insieme l'uno e l'altro polo,</l>
<l>Le stelle vaghe e lor viaggio torto;</l>
<l>E vedi 'l veder nostro quanto è corto:</l>
<l>Onde col tuo gioir tempro 'l mio duolo.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma ben ti prego che 'n la terza spera</l>
<l>Guitton saluti e messer Cino e Dante,</l>
<l>Franceschin nostro, e tutta quella schiera.</l>
</lg>
<lg>
<l>Alla mia donna puoi ben dire in quante</l>
<l>Lagrime i' vivo; e son fatto una fera,</l>
<l>Membrando 'l suo bel viso e l'opre sante.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.3] <hi rend="italic">Del</hi>. Dal. <hi rend="italic">Preso</hi>. Prigioniero. <hi rend="italic">Morto</hi>. Dà ad intendere che quel che si chiama vita, è più veramente una morte. [v.4] <hi rend="italic">Se' levato</hi>. Ti sei levato, cioè alzato. [v.6] <hi rend="italic">Vaghe</hi>. Erranti. [v.8] <hi rend="italic">Col tuo gioir</hi>. Col pensiero de' tuoi godimenti. [v.9] <hi rend="italic">In la terza spera</hi>. Nella sfera di Venere, pianeta degli amanti. [v.11] <hi rend="italic">Quella schiera</hi>. Delle anime amorose. [v.13] <hi rend="italic">Fatto</hi>. Diventato. <hi rend="italic">Una fera</hi>. Un animale salvatico. [v.14] <hi rend="italic">Membrando</hi>. Rimembrando. <hi rend="italic">E l'opre</hi>. E le sue opere.</note>
</div2>
<div2>
<head>22 (RVF 288)</head>
<argument><p>Mirando là, dov'ella nacque e morì, va sfogando co' sospiri l'acerba sua pena.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>I' ho pien di sospir quest'aer tutto,</l>
<l>D'aspri colli mirando il dolce piano</l>
<l>Ove nacque colei ch'avendo in mano</l>
<l>Mio cor in sul fiorire e 'n sul far frutto,</l>
</lg>
<lg>
<l>È gita al cielo, ed hammi a tal condutto</l>
<l>Col subito partir, che di lontano</l>
<l>Gli occhi miei stanchi lei cercando in vano,</l>
<l>Presso di se non lassan loco asciutto.</l>
</lg>
<lg>
<l>Non è sterpo nè sasso in questi monti,</l>
<l>Non ramo o fronda verde in queste piagge,</l>
<l>Non fior in queste valli o foglia d'erba;</l>
</lg>
<lg>
<l>Stilla d'acqua non vien di queste fonti,</l>
<l>Nè fiere han questi boschi sì selvagge,</l>
<l>Che non sappian quant'è mia pena acerba.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">Pien</hi>. Empiuto. [v.2] <hi rend="italic">D'aspri colli</hi>. Da aspri colli. Dalle cime, dalle alture, di aspri colli. [v.4] <hi rend="italic">In sul fiorire e 'n sul far frutto</hi>. Cioè nella mia età giovanile e nella matura. [v.5] <hi rend="italic">Ed hammi a tal condutto</hi>. E mi ha condotto a tale, cioè in tale stato. [v.6] <hi rend="italic">Subito</hi>. Repentino. <hi rend="italic">Partir</hi>. Cioè morire. Suppliscasi <hi rend="italic">suo. Che</hi>. Dipende dalla voce <hi rend="italic">tale. Di lontano</hi>. Cioè da questo mondo. [v.8] <hi rend="italic">Lassan</hi>. Lasciano. [v.13] <hi rend="italic">Fiere</hi>. Accusativo.</note>
</div2>
<div2>
<head>23 (RVF 289)</head>
<argument><p>Adesso e' conosce quant'ella era saggia nel dimostrarsi severa verso di lui.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>L'alma mia fiamma oltra le belle bella,</l>
<l>Ch'ebbe qui 'l Ciel sì amico e sì cortese,</l>
<l>Anzi tempo per me nel suo paese</l>
<l>È ritornata ed alla par sua stella.</l>
</lg>
<lg>
<l>Or comincio a svegliarmi, e veggio ch'ella</l>
<l>Per lo migliore al mio desir contese,</l>
<l>E quelle voglie giovenili accese</l>
<l>Temprò con una vista dolce e fella.</l>
</lg>
<lg>
<l>Lei ne ringrazio e 'l suo alto consiglio,</l>
<l>Che col bel viso e co' soavi sdegni</l>
<l>Fecemi, ardendo, pensar mia salute.</l>
</lg>
<lg>
<l>O leggiadre arti e lor effetti degni:</l>
<l>L'un con la lingua oprar, l'altra col ciglio,</l>
<l>Io gloria in lei ed ella in me virtute!</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">Oltra</hi>. Più che. Fra. [v.2] <hi rend="italic">Qui</hi>. In terra. [v.3] <hi rend="italic">Anzi tempo per me</hi>. Cioè troppo presto per me. <hi rend="italic">Nel suo paese</hi>. Cioè nel cielo. [v.4] <hi rend="italic">Alla par sua stella</hi>. Alla stella sua pari. Segue un'opinione dei Platonici. Vuol dire al pianeta di Venere. [v.6] <hi rend="italic">Contese</hi>. Contrastò. Resistette. [v.7] <hi rend="italic">Quelle voglie</hi>. Quelle mie voglie. [v.8] <hi rend="italic">Una vista</hi>. Un aspetto. <hi rend="italic">Dolce e fella</hi>. Or benigna or aspra. [v.9] <hi rend="italic">Consiglio</hi>. Provvedimento. [v.11] <hi rend="italic">Ardendo</hi>. Ardendo io. Bench'io ardessi d'amore. <hi rend="italic">Mia salute</hi>. Alla mia salute. [vv.13-14] Questi effetti sono, che io acquistai gloria a lei, ed ella produsse virtù in me; l'uno, cioè io, colla lingua, l'altra, cioè Laura, cogli occhi.</note>
</div2>
<div2>
<head>24 (RVF 290)</head>
<argument><p>Chiamava crudele quella che guidavalo alla virtù. Si pente, e la ringrazia.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Come va 'l mondo! or mi diletta e piace</l>
<l>Quel che più mi dispiacque; or veggio e sento</l>
<l>Che per aver salute ebbi tormento,</l>
<l>E breve guerra per eterna pace.</l>
</lg>
<lg>
<l>O speranza o desir sempre fallace,</l>
<l>E degli amanti più ben per un cento!</l>
<l>O quant'era 'l peggior farmi contento</l>
<l>Quella ch'or siede in cielo e 'n terra giace!</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma 'l cieco Amor e la mia sorda mente</l>
<l>Mi traviavan sì, ch'andar per viva</l>
<l>Forza mi convenia ove morte era.</l>
</lg>
<lg>
<l>Benedetta colei ch'a miglior riva</l>
<l>Volse 'l mio corso, e l'empia voglia ardente,</l>
<l>Lusingando, affrenò, perch'io non pera.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.2] <hi rend="italic">Quel che più mi dispiacque</hi>. Cioè il rigore usatomi da Laura in sua vita. [v.6] E cento volte, a cento doppi, più fallace che mai, la speranza e il desiderio degli amanti! [v.7] <hi rend="italic">Quant'era 'l peggior</hi>. Quanto peggio sarebbe stato. <hi rend="italic">Farmi contento</hi>. Se mi avesse fatto contento, cioè avesse soddisfatto, compiaciuto, a' miei desiderii. [vv.10-11] <hi rend="italic">Andar ove morte era</hi>. Cioè cercar quello che avrebbe dato morte all'anima mia. [v.12] <hi rend="italic">Riva</hi>. Termine. [v.13] <hi rend="italic">L'empia voglia</hi>. L'empia mia voglia.</note>
</div2>
<div2>
<head>25 (RVF 291)</head>
<argument><p>Tristo 'l dì e la notte, in sull'aurora gli par di vederla, e gli si doppia la pena.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Quand'io veggio dal ciel scender l'Aurora</l>
<l>Con la fronte di rose e co' crin d'oro,</l>
<l>Amor m'assale; ond'io mi discoloro,</l>
<l>E dico sospirando: ivi è Laura ora.</l>
</lg>
<lg>
<l>O felice Titon! tu sai ben l'ora</l>
<l>Da ricovrare il tuo caro tesoro;</l>
<l>Ma io che debbo far del dolce alloro?</l>
<l>Che se 'l vo' riveder conven ch'io mora.</l>
</lg>
<lg>
<l>I vostri dipartir non son sì duri;</l>
<l>Ch'almen di notte suol tornar colei</l>
<l>Che non ha a schifo le tue bianche chiome:</l>
</lg>
<lg>
<l>Le mie notti fa triste e i giorni oscuri</l>
<l>Quella che n'ha portato i penser miei,</l>
<l>Nè di se m'ha lasciato altro che 'l nome.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.4] <hi rend="italic">Ivi</hi>. Cioè in cielo. [v.6] <hi rend="italic">Da ricovrare</hi>. Da ricuperare. Nella quale ricupererai. <hi rend="italic">Il tuo caro tesoro</hi>. Cioè la tua donna, che è l'Aurora. [v.7] <hi rend="italic">Del dolce alloro</hi>. Vuol dir di Laura. [v.8] <hi rend="italic">Vo'</hi>. Voglio. <hi rend="italic">Conven</hi>. Conviene. [v.9] <hi rend="italic">I vostri dipartir</hi>. Le vostre separazioni. Cioè di te e dell'Aurora. [v.13] <hi rend="italic">N'ha portato</hi>. Si ha portato seco. <hi rend="italic">Penser</hi>. Pensieri</note>
</div2>
<div2>
<head>26 (RVF 292)</head>
<argument><p>Mette fine a parlar di quelle grazie e di quelle bellezze che già non son più.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Gli occhi di ch'io parlai sì caldamente,</l>
<l>E le braccia e le mani e i piedi e 'l viso</l>
<l>Che m'avean sì da me stesso diviso</l>
<l>E fatto singular dall'altra gente;</l>
</lg>
<lg>
<l>Le crespe chiome d'or puro lucente,</l>
<l>E 'l lampeggiar dell'angelico riso</l>
<l>Che solean far in terra un paradiso,</l>
<l>Poca polvere son, che nulla sente.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ed io pur vivo; onde mi doglio e sdegno,</l>
<l>Rimaso senza 'l lume ch'amai tanto,</l>
<l>In gran fortuna e 'n disarmato legno.</l>
</lg>
<lg>
<l>Or sia qui fine al mio amoroso canto:</l>
<l>Secca è la vena dell'usato ingegno,</l>
<l>E la cetera mia rivolta in pianto.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">Di che</hi>. Di cui. [v.3] <hi rend="italic">Sì</hi>. Sì fattamente. <hi rend="italic">Da me stesso diviso</hi>. Rapito a me stesso. Tratto fuor di me stesso. [v.11] <hi rend="italic">Fortuna</hi>. Tempesta. [v.13] <hi rend="italic">Usato</hi>. Consueto.</note>
</div2>
<div2>
<head>27 (RVF 293)</head>
<argument><p>Tardi conosce quanto piacessero le sue rime d'amore. Vorria più limarle, e nol può.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>S'io avessi pensato che sì care</l>
<l>Fossin le voci de' sospir miei in rima,</l>
<l>Fatte l'avrei dal sospirar mio prima</l>
<l>In numero più spesse, in stil più rare.</l>
</lg>
<lg>
<l>Morta colei che mi facea parlare,</l>
<l>E che si stava de' pensier miei in cima,</l>
<l>Non posso (e non ho più sì dolce lima)</l>
<l>Rime aspre e fosche far soavi e chiare.</l>
</lg>
<lg>
<l>E certo ogni mio studio in quel temp'era</l>
<l>Pur di sfogare il doloroso core</l>
<l>In qualche modo, non d'acquistar fama.</l>
</lg>
<lg>
<l>Pianger cercai, non già del pianto onore.</l>
<l>Or vorrei ben piacer; ma quella altera,</l>
<l>Tacito, stanco, dopo se mi chiama.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[vv.1-4] Se io avessi creduto che le voci de' miei sospiri in rima, cioè queste mie rime amorose, fossero per essere nell'universale così gradite, io le avrei fatte insin da principio più spesse di numero e più rare di stile, cioè ne avrei scritta più quantità, e postovi più studio e più arte. [v.10] <hi rend="italic">Pur</hi>. Solamente. [v.12] <hi rend="italic">Non già del pianto onore</hi>. Non già di ritrarre onore e celebrità dal mio pianto. [v.13] <hi rend="italic">Quella altera</hi>. Cioè Laura. <hi rend="italic">Altera</hi> sta per <hi rend="italic">nobile, alta</hi> e simili. [v.14] <hi rend="italic">Dopo se</hi>. Dietro a se. A seguitarla.</note>
</div2>
<div2>
<head>28 (RVF 294)</head>
<argument><p>Morta Laura, ei perdette ogni bene, e nulla più gli avanza, che sospirare.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Soleasi nel mio cor star bella e viva,</l>
<l>Com'alta donna in loco umile e basso:</l>
<l>Or son fatt'io per l'ultimo suo passo,</l>
<l>Non pur mortal ma morto; ed ella è diva.</l>
</lg>
<lg>
<l>L'alma d'ogni suo ben spogliata e priva,</l>
<l>Amor della sua luce ignudo e casso</l>
<l>Devrian della pietà romper un sasso:</l>
<l>Ma non è chi lor duol riconti o scriva.</l>
</lg>
<lg>
<l>Che piangon dentro, ov'ogni orecchia è sorda,</l>
<l>Se non la mia, cui tanta doglia ingombra,</l>
<l>Ch'altro che sospirar, nulla m'avanza.</l>
</lg>
<lg>
<l>Veramente siam noi polvere ed ombra;</l>
<l>Veramente la voglia è cieca e 'ngorda;</l>
<l>Veramente fallace è la speranza.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.3] <hi rend="italic">Son fatt'io</hi>. Io son divenuto. <hi rend="italic">Per l'ultimo suo passo</hi>. Per la sua morte. [v.4] <hi rend="italic">Non pur</hi>. Non solo. [v.5] <hi rend="italic">L'alma</hi>. L'alma mia. [v.6] <hi rend="italic">Casso</hi>. Cioè privo. [v.7] <hi rend="italic">Devrian</hi>. Dovriano. <hi rend="italic">Della</hi>. Per la. [v.8] <hi rend="italic">Non è chi</hi>. Non ci ha niuno che. <hi rend="italic">Riconti</hi>. Racconti. [vv.9-10] <hi rend="italic">Che</hi>. Perocchè. <hi rend="italic">Dentro</hi>. Cioè dentro di me. <hi rend="italic">Ov'ogni orecchia è sorda, se non la mia, cui</hi>. Dove non possono essere uditi da alcuno, se non da me, il quale. [v.11] Che non mi resta niente altro che sospirare, e però non posso nè raccontare nè scrivere il <hi rend="italic">lor duolo</hi>. [v.13] <hi rend="italic">La voglia</hi>. L'appetito umano.</note>
</div2>
<div2>
<head>29 (RVF 295)</head>
<argument><p>S'egli non pensava che a lei, spera ch'or essa volgerà lo sguardo verso di lui.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Soleano i miei pensier soavemente</l>
<l>Di lor obbietto ragionar insieme:</l>
<l>Pietà s'appressa, e del tardar si pente:</l>
<l>Forse or parla di noi o spera o teme.</l>
</lg>
<lg>
<l>Poi che l'ultimo giorno e l'ore estreme</l>
<l>Spogliar di lei questa vita presente,</l>
<l>Nostro stato dal ciel vede, ode e sente:</l>
<l>Altra di lei non è rimaso speme.</l>
</lg>
<lg>
<l>O miracol gentile! o felice alma!</l>
<l>O beltà senza esempio altera e rara,</l>
<l>Che tosto è ritornata ond'ella uscio!</l>
</lg>
<lg>
<l>Ivi ha del suo ben far corona e palma</l>
<l>Quella ch'al mondo sì famosa e chiara</l>
<l>Fe la sua gran virtute e 'l furor mio.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">Soleano</hi>. Al tempo che Laura era in vita. [v.3] E solevano dire: Laura è per muoversi a pietà, e si pente di essersi indugiata fino a ora ad usarla. [v.6] Cioè privarono di lei questo mondo, la tolsero a questa vita. [v.7] <hi rend="italic">Nostro stato</hi>. Il mio stato. [v.8] <hi rend="italic">Altra</hi>. Altra che questa, cioè ch'ella veda, oda e senta il mio stato. <hi rend="italic">Non è rimaso</hi>. Non mi è rimasta. Credo che il poeta scrivesse: <hi rend="italic">non n'è rimaso</hi>. [v.11] <hi rend="italic">Ond'ella uscio</hi>. Colà ond'ella uscì. Cioè al cielo. [v.12] <hi rend="italic">Del suo ben far corona e palma</hi>. Premio del suo bene operare, delle sue buone opere. [v.13] <hi rend="italic">Che</hi>. Accusativo. [v.14] <hi rend="italic">Fe</hi>. Fece. <hi rend="italic">Furor</hi>. Insania amorosa. Amor veementissimo.</note>
</div2>
<div2>
<head>30 (RVF 296)</head>
<argument><p>Doleasi a torto di amarla; ed ora è pur contento di morire infelice per lei.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>I' mi soglio accusare; ed or mi scuso,</l>
<l>Anzi mi pregio, e tengo assai più caro</l>
<l>Dell'onesta prigion, del dolce amaro</l>
<l>Colpo ch'i' portai già molt'anni chiuso.</l>
</lg>
<lg>
<l>Invide Parche, sì repente il fuso</l>
<l>Troncaste ch'attorcea soave e chiaro</l>
<l>Stame al mio laccio, e quell'aurato e raro</l>
<l>Strale onde morte piacque oltra nostr'uso!</l>
</lg>
<lg>
<l>Che non fu d'allegrezza a' suoi dì mai,</l>
<l>Di libertà, di vita alma sì vaga,</l>
<l>Che non cangiasse 'l suo natural modo,</l>
</lg>
<lg>
<l>Togliendo anzi per lei sempre trar guai,</l>
<l>Che cantar per qualunque; e di tal piaga</l>
<l>Morir contenta, e viver in tal nodo.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">I' mi soglio accusare</hi>. Io soglio dir male di me, e riprendermi della mia passione. [v.2] <hi rend="italic">E tengo</hi>. E mi tengo. <hi rend="italic">Più caro</hi>. Più caro che non mi terrei altrimenti. [vv.3-4] <hi rend="italic">Dell'onesta prigion</hi>. Per l'onorata prigione ov'io fui. <hi rend="italic">Del dolce amaro colpo</hi>. Cioè della mia piaga amorosa. <hi rend="italic">Chiuso</hi>. Celato. [vv.7-8] <hi rend="italic">Al mio laccio</hi>. Al mio legame. Vuol dire a Laura. <hi rend="italic">E quell'aurato e raro strale</hi>. Vuol dir medesimamente Laura. Suppliscasi <hi rend="italic">troncaste</hi>, cioè spezzaste. <hi rend="italic">Onde morte piacque oltra nostr'uso</hi>. Vuol dire: in cui, fuor dell'uso naturale, la morte parve bella ed amabile. [vv.9-14] Mi scuso, dico, della mia passione amorosa, anzi me ne pregio, perocchè non ci fu mai anima così vaga, cioè cupida, a' suoi dì, cioè al tempo ch'ella visse, di allegrezza, di libertà e di vita, che conosciuta Laura, non avesse cangiato natura e costume, eleggendosi di sempre trar guai, cioè piangere e sospirare, per lei, piuttosto che cantare, cioè vivere in allegrezza, per qualunque altra; e di menar la vita in tal nodo, cioè nell'amor di Laura, e di questo amore morir volentieri.</note>
</div2>
<div2>
<head>31 (RVF 297)</head>
<argument><p>Farà immortal quella donna in cui l'Onestà e la Bellezza si stavano in pace.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Due gran nemiche insieme erano aggiunte,</l>
<l>Bellezza ed Onestà, con pace tanta</l>
<l>Che mai rebellion l'anima santa</l>
<l>Non sentì poi ch'a star seco fur giunte;</l>
</lg>
<lg>
<l>Ed or per morte son sparse e disgiunte:</l>
<l>L'una è nel ciel, che se ne gloria e vanta;</l>
<l>L'altra sotterra; ch'e' begli occhi ammanta</l>
<l>Ond'uscir già tante amorose punte.</l>
</lg>
<lg>
<l>L'atto soave, e 'l parlar saggio umile,</l>
<l>Che movea d'alto loco; e 'l dolce sguardo,</l>
<l>Che piagava 'l mio core (ancor l'accenna),</l>
</lg>
<lg>
<l>Sono spariti: e s'al seguir son tardo,</l>
<l>Forse avverrà che 'l bel nome gentile</l>
<l>Consacrerò con questa stanca penna.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">Erano</hi>. Si erano. <hi rend="italic">Aggiunte</hi>. Congiunte. [v.2] <hi rend="italic">Con pace tanta</hi>. Con tanta concordia scambievole. [v.3] <hi rend="italic">Rebellion</hi>. Accusativo. [v.4] <hi rend="italic">Poi che</hi>. Da che. Da poi che. [v.6] <hi rend="italic">L'una</hi>. Cioè Onestà. [v.7] <hi rend="italic">L'altra</hi>. Cioè Bellezza. <hi rend="italic">Sotterra, che</hi>. Sotto terra, la quale. <hi rend="italic">E'</hi>. I. <hi rend="italic">Ammanta</hi>. Cuopre. [v.8] <hi rend="italic">Onde</hi>. Dai quali occhi. <hi rend="italic">Punte</hi>. Saette. [v.10] <hi rend="italic">Che movea d'alto loco</hi>. Cioè che procedeva da alto intelletto. [v.11] <hi rend="italic">Ancor l'accenna</hi>. Il qual core porta ancora i segni di quelle piaghe. [v.12] <hi rend="italic">S'al seguir son tardo</hi>. Se io tarderò a seguirli. Cioè se avrò ancora spazio di vita. [v.14] <hi rend="italic">Consacrerò</hi>. Renderò sacro e immortale.</note>
</div2>
<div2>
<head>32 (RVF 298)</head>
<argument><p>Riandando la sua vita passata si riscuote, e conosce la propria miseria.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Quand'io mi volgo indietro a mirar gli anni</l>
<l>C'hanno, fuggendo, i miei pensieri sparsi,</l>
<l>E spento 'l foco ov'agghiacciando i' arsi,</l>
<l>E finito 'l riposo pien d'affanni;</l>
</lg>
<lg>
<l>Rotta la fè degli amorosi inganni,</l>
<l>E sol due parti d'ogni mio ben farsi,</l>
<l>L'una nel cielo e l'altra in terra starsi;</l>
<l>E perduto 'l guadagno de' miei danni;</l>
</lg>
<lg>
<l>I' mi riscuoto, e trovomi sì nudo</l>
<l>Ch'i' porto invidia ad ogni estrema sorte:</l>
<l>Tal cordoglio e paura ho di me stesso.</l>
</lg>
<lg>
<l>O mia stella, o fortuna, o fato, o morte,</l>
<l>O per me sempre dolce giorno e crudo,</l>
<l>Come m'avete in basso stato messo!</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.2] <hi rend="italic">Hanno i miei pensieri sparsi</hi>. Hanno dissipate, sparse al vento, le mie cure e le mie speranze. [v.5] Suppliscasi: <hi rend="italic">quand'io mi volgo indietro a mirar</hi>. <hi rend="italic">Rotta la fè degli amorosi inganni</hi>. Cioè dileguate le mie illusioni amorose. [v.7] <hi rend="italic">L'una</hi>. Cioè l'anima di Laura. <hi rend="italic">L'altra</hi>. Il corpo di Laura. [v.8] <hi rend="italic">Il guadagno de' miei danni</hi>. Il frutto delle mie pene amorose. [v.9] <hi rend="italic">Mi riscuoto</hi>. Mi commuovo tutto. <hi rend="italic">Sì nudo</hi>. Cioè d'ogni bene. [v.10] Che ogni più misero stato mi par da anteporre al mio. [v.11] <hi rend="italic">Di</hi>. Cioè per. [v.13] Vuol dire il giorno in cui fu preso dell'amor di Laura.</note>
</div2>
<div2>
<head>33 (RVF 299)</head>
<argument><p>Somma è la perdita di Laura, perchè rare e somme erano le bellezze di lei.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Ov'è la fronte che con picciol cenno</l>
<l>Volgea 'l mio core in questa parte e 'n quella?</l>
<l>Ov'è 'l bel ciglio e l'una e l'altra stella</l>
<l>Ch'al corso del mio viver lume denno?</l>
</lg>
<lg>
<l>Ov'è 'l valor, la conoscenza e 'l senno,</l>
<l>L'accorta, onesta, umil, dolce favella?</l>
<l>Ove son le bellezze accolte in ella,</l>
<l>Che gran tempo di me lor voglia fenno?</l>
</lg>
<lg>
<l>Ov'è l'ombra gentil del viso umano,</l>
<l>Ch'ora e riposo dava all'alma stanca,</l>
<l>E là 've i miei pensier scritti eran tutti?</l>
</lg>
<lg>
<l>Ov'è colei che mia vita ebbe in mano?</l>
<l>Quanto al misero mondo e quanto manca</l>
<l>Agli occhi miei, che mai non fieno asciutti?</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.3] <hi rend="italic">Stella</hi>. Cioè pupilla. [v.4] <hi rend="italic">Denno</hi>. Diedero. [v.5] <hi rend="italic">La conoscenza</hi>. L'intendimento. La scienza. Il sapere. [v.7] <hi rend="italic">Accolte</hi>. Raccolte. Adunate. [v.8] <hi rend="italic">Di me lor voglia fenno</hi>. Fecero di me quel che vollero, quel che a lor piacque. [v.10] <hi rend="italic">Ora</hi>. Aura. Cioè refrigerio. <hi rend="italic">All'alma</hi>. All'alma mia. [v.11] <hi rend="italic">E là 've</hi>. E dove, cioè nel qual viso. <hi rend="italic">I miei pensier scritti eran tutti</hi>. Perchè tale era lo stato dell'animo mio, quale era quel viso, o sereno o turbato. [v.13] <hi rend="italic">Quanto al misero mondo</hi>. Suppliscasi <hi rend="italic">manca</hi>. [v.14] <hi rend="italic">Fieno</hi>. Saranno.</note>
</div2>
<div2>
<head>34 (RVF 300)</head>
<argument><p>Invidia alla terra, al Cielo e alla Morte quel bene, senza cui e' non può vivere.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Quanta invidia io ti porto, avara terra,</l>
<l>Ch'abbracci quella cui veder m'è tolto,</l>
<l>E mi contendi l'aria del bel volto,</l>
<l>Dove pace trovai d'ogni mia guerra!</l>
</lg>
<lg>
<l>Quanta ne porto al ciel, che chiude e serra</l>
<l>E sì cupidamente ha in se raccolto</l>
<l>Lo spirto dalle belle membra sciolto,</l>
<l>E per altrui sì rado si disserra!</l>
</lg>
<lg>
<l>Quanta invidia a quell'anime che 'n sorte</l>
<l>Hann'or sua santa e dolce compagnia,</l>
<l>La qual io cercai sempre con tal brama!</l>
</lg>
<lg>
<l>Quant'alla dispietata e dura Morte,</l>
<l>Ch'avendo spento in lei la vita mia,</l>
<l>Stassi ne' suoi begli occhi e me non chiama!</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.3] <hi rend="italic">Mi contendi</hi>. Mi contrasti. Mi togli. [v.5] <hi rend="italic">Quanta ne porto</hi>. Cioè quanta invidia porto. [v.8] <hi rend="italic">Per altrui</hi>. Per le altre anime. <hi rend="italic">Sì rado si disserra</hi>. Piccolo essendo il numero degli eletti. <hi rend="italic">Rado</hi> vale <hi rend="italic">rare volte</hi>. [v.9] <hi rend="italic">Quanta invidia</hi>. Suppliscasi <hi rend="italic">porto</hi>. [v.12] <hi rend="italic">Quanta</hi>. Quanta invidia porto.</note>
</div2>
<div2>
<head>35 (RVF 301)</head>
<argument><p>Rivede Valchiusa, che i suoi occhi riconoscono quella stessa, ma non il suo cuore.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Valle che de' lamenti miei se' piena,</l>
<l>Fiume che spesso del mio pianger cresci,</l>
<l>Fere silvestre, vaghi augelli, e pesci</l>
<l>Che l'una e l'altra verde riva affrena;</l>
</lg>
<lg>
<l>Aria de' miei sospir calda e serena,</l>
<l>Dolce sentier che si amaro riesci,</l>
<l>Colle che mi piacesti, or mi rincresci,</l>
<l>Ov'ancor per usanza Amor mi mena;</l>
</lg>
<lg>
<l>Ben riconosco in voi l'usate forme,</l>
<l>Non, lasso, in me, che da sì lieta vita</l>
<l>Son fatto albergo d'infinita doglia.</l>
</lg>
<lg>
<l>Quinci vedea 'l mio bene; e per quest'orme</l>
<l>Torno a veder ond'al ciel nuda è gita,</l>
<l>Lasciando in terra la sua bella spoglia.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">Se'</hi>. Sei. [vv.3-4] <hi rend="italic">Fere silvestre</hi>. Fiere silvestri. <hi rend="italic">Vaghi</hi>. Vagabondi. <hi rend="italic">Pesci che l'una e l'altra verde riva affrena</hi>. Pesci contenuti tra le due rive, cioè nelle acque, del fiume. [v.5] <hi rend="italic">De'</hi>. Cioè per li. [v.8] <hi rend="italic">Usanza</hi>. Assuefazione. Consuetudine. Abito fatto. [v.10] <hi rend="italic">Da</hi>. Cioè dopo. [v.12] <hi rend="italic">Quinci</hi>. Di qui. <hi rend="italic">Vedea</hi>. Vedeva io. <hi rend="italic">Per quest'orme</hi>. Cioè per questo sentiero calcato già in altri tempi da Laura e da me. [v.13] <hi rend="italic">Onde</hi>. Il luogo onde.</note>
</div2>
<div2>
<head>36 (RVF 302)</head>
<argument><p>Levossi col pensiero al Cielo. La vide, l'udì e, beato, là quasi rimase.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Levommi il mio pensier in parte ov'era</l>
<l>Quella ch'io cerco e non ritrovo in terra:</l>
<l>Ivi, fra lor che 'l terzo cerchio serra,</l>
<l>La rividi più bella e meno altera.</l>
</lg>
<lg>
<l>Per man mi prese e disse: in questa spera</l>
<l>Sarai ancor meco, se 'l desir non erra:</l>
<l>I' son colei che ti die' tanta guerra,</l>
<l>E compie' mia giornata innanzi sera.</l>
</lg>
<lg>
<l>Mio ben non cape in intelletto umano:</l>
<l>Te solo aspetto e quel che tanto amasti,</l>
<l>E laggiuso è rimaso, il mio bel velo.</l>
</lg>
<lg>
<l>Deh perchè tacque ed allargò la mano?</l>
<l>Ch'al suon de' detti sì pietosi e casti</l>
<l>Poco mancò ch'io non rimasi in cielo.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">Levommi</hi>. Alzommi. <hi rend="italic">In parte</hi>. A un luogo. Vuol dire il cielo. [v.3] <hi rend="italic">Fra lor che 'l terzo cerchio serra</hi>. Fra le anime che stanno nella sfera di Venere, che è la sfera degli amanti. [v.5] <hi rend="italic">Spera</hi>. Sfera. [v.6] <hi rend="italic">Ancor</hi>. Un'altra volta, come fosti già in terra. Uso della voce <hi rend="italic">ancora</hi> proprio e familiare al nostro poeta. <hi rend="italic">Se 'l desir non erra</hi>. Se il mio desiderio non m'inganna. [v.7] <hi rend="italic">Die'</hi>. Diedi. <hi rend="italic">Tanta guerra</hi>. Tanto travaglio. [v.8] Cioè uscii di vita immaturamente. [v.9] La mia felicità non può esser compresa da mente umana. [v.11] <hi rend="italic">E</hi>. E che. <hi rend="italic">Laggiuso</hi>. Laggiù in terra. <hi rend="italic">Velo</hi>. Cioè corpo. [v.13] <hi rend="italic">Che</hi>. Perocchè.</note>
</div2>
<div2>
<head>37 (RVF 303)</head>
<argument><p>Sfoga 'l suo dolore con tutti que' che furono testimonj della sua passata felicità.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Amor, che meco al buon tempo ti stavi</l>
<l>Fra queste rive a' pensier nostri amiche,</l>
<l>E per saldar le ragion nostre antiche,</l>
<l>Meco e col fiume ragionando andavi;</l>
</lg>
<lg>
<l>Fior, frondi, erbe, ombre, antri, onde, aure soavi,</l>
<l>Valli chiuse, alti colli e piagge apriche,</l>
<l>Porto dell'amorose mie fatiche,</l>
<l>Delle fortune mie tante e sì gravi;</l>
</lg>
<lg>
<l>O vaghi abitator de' verdi boschi,</l>
<l>O ninfe, e voi che 'l fresco erboso fondo</l>
<l>Del liquido cristallo alberga e pasce;</l>
</lg>
<lg>
<l>I dì miei fur sì chiari, or son sì foschi</l>
<l>Come morte, che 'l fa. Così nel mondo</l>
<l>Sua ventura ha ciascun dal dì che nasce.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">Al buon tempo</hi>. Cioè quando Laura viveva. [v.2] <hi rend="italic">Fra</hi>. In. [v.3] <hi rend="italic">Saldar le ragion nostre antiche</hi>. Pareggiare i nostri conti vecchi del dare e dell'avere, cioè delle tue promesse e de' miei patimenti dall'una parte, e dall'altra dei contenti e dei beni da te provenutimi. [v.8] <hi rend="italic">Fortune</hi>. Tempeste. [v.9] Intende degli uccelli. <hi rend="italic">Vaghi</hi> sta per <hi rend="italic">vagabondi</hi>. [v.10] <hi rend="italic">E voi</hi>. Vuol dire i pesci. <hi rend="italic">Che</hi>. Accusativo. I quali. [vv.12-13] <hi rend="italic">Sì foschi come morte, che 'l fa</hi>. Così foschi come è fosca la morte, che è causa di ciò. [v.14] <hi rend="italic">Ventura</hi>. Sorte destinata. Accusativo. <hi rend="italic">Dal dì</hi>. Insin dal dì.</note>
</div2>
<div2>
<head>38 (RVF 304)</head>
<argument><p>S'ella non fosse morta sì giovane, e' avria cantato più degnamente le lodi di lei.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Mentre che 'l cor dagli amorosi vermi</l>
<l>Fu consumato, e 'n fiamma amorosa arse,</l>
<l>Di vaga fera le vestigia sparse</l>
<l>Cercai per poggi solitari ed ermi.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ed ebbi ardir, cantando, di dolermi</l>
<l>D'Amor, di lei, che sì dura m'apparse:</l>
<l>Ma l'ingegno e le rime erano scarse</l>
<l>In quella etate a' pensier novi e 'nfermi.</l>
</lg>
<lg>
<l>Quel foco è morto, e 'l copre un picciol marmo:</l>
<l>Che se col tempo fosse ito avanzando,</l>
<l>Come già in altri, infino alla vecchiezza;</l>
</lg>
<lg>
<l>Di rime armato, ond'oggi mi disarmo,</l>
<l>Con stil canuto avrei fatto, parlando,</l>
<l>Romper le pietre e pianger di dolcezza.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">Mentre che</hi>. Finchè. <hi rend="italic">Il cor</hi>. Il mio cuore. <hi rend="italic">Dagli amorosi vermi</hi>. Dalle pene dell'amore. Dalla passione amorosa. [v.3] <hi rend="italic">Fera</hi>. Fiera. Intende di Laura. [v.4] <hi rend="italic">Ermi</hi>. Romiti. [v.6] <hi rend="italic">M'apparse</hi>. Mi parve. Mi si dimostrò. [v.8] <hi rend="italic">Novi e 'nfermi</hi>. Giovanili e deboli. [v.10] <hi rend="italic">Avanzando</hi>. Crescendo. [v.11] <hi rend="italic">In altri</hi>. In altri amanti. [v.12] <hi rend="italic">Ond'oggi mi disarmo</hi>. Le quali oggi abbandono. [v.13] <hi rend="italic">Canuto</hi>. Senile. E vuol dir maturato e perfezionato dal tempo. [v.14] <hi rend="italic">Romper</hi>. Rompersi.</note>
</div2>
<div2>
<head>39 (RVF 305)</head>
<argument><p>La prega che almen di lassù gli rivolga tranquillo e pietoso lo sguardo.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Anima bella, da quel nodo sciolta</l>
<l>Che più bel mai non seppe ordir Natura,</l>
<l>Pon dal ciel mente alla mia vita oscura,</l>
<l>Da sì lieti pensieri a pianger volta.</l>
</lg>
<lg>
<l>La falsa opinion dal cor s'è tolta</l>
<l>Che mi fece alcun tempo acerba e dura</l>
<l>Tua dolce vista: omai tutta secura</l>
<l>Volgi a me gli occhi, e i miei sospiri ascolta.</l>
</lg>
<lg>
<l>Mira 'l gran sasso donde Sorga nasce,</l>
<l>E vedravi un che sol tra l'erbe e l'acque</l>
<l>Di tua memoria e di dolor si pasce.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ove giace 'l tuo albergo e dove nacque</l>
<l>Il nostro amor, vo' ch'abbandoni e lasce,</l>
<l>Per non veder ne' tuoi quel ch'a te spiacque.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.2] <hi rend="italic">Che</hi>. Di cui. [v.3] <hi rend="italic">Pon dal ciel mente</hi>. Poni mente dal cielo. Cioè volgi dal cielo l'animo, il pensiero. [vv.5-7] <hi rend="italic">La falsa opinion dal cor s'è tolta che mi fece alcun tempo acerba e dura tua dolce vista</hi>. Si è dileguato dall'animo tuo quel falso sospetto circa all'onestà de' miei desiderii, che un tempo ti fu cagione di mostrarmiti dura e sdegnosa. <hi rend="italic">Tutta secura</hi>. Senza sospetto alcuno. [v.10] <hi rend="italic">Vedravi</hi>. Vi vedrai. [vv.12-14] Voglio che tu abbandoni e lasci, cioè non voglio, non chieggo, che tu miri, il luogo dove è la tua casa e dove nacque il nostro amore; acciocchè tu non abbi a veder ne' tuoi (o cittadini o parenti) quel che in tua vita ti spiacque, cioè la poca nobiltà della patria, o forse la corruttela dei costumi o altra cosa simile.</note>
</div2>
<div2>
<head>40 (RVF 306)</head>
<argument><p>Dolente, la cerca; e non trovandola, conchiude esser ella dunque salita al Cielo.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Quel Sol che mi mostrava il cammin destro</l>
<l>Di gire al ciel con gloriosi passi,</l>
<l>Tornando al sommo sole, in pochi sassi</l>
<l>Chiuse 'l mio lume e 'l suo carcer terrestro:</l>
</lg>
<lg>
<l>Ond'io son fatto un animal silvestro,</l>
<l>Che co' piè vaghi, solitari e lassi</l>
<l>Porto 'l cor grave, e gli occhi umidi e bassi</l>
<l>Al mondo, ch'è per me un deserto alpestro.</l>
</lg>
<lg>
<l>Così vo ricercando ogni contrada</l>
<l>Ov'io la vidi; e sol tu che m'affligi,</l>
<l>Amor, vien meco, e mostrimi ond'io vada.</l>
</lg>
<lg>
<l>Lei non trov'io; ma suoi santi vestigi,</l>
<l>Tutti rivolti alla superna strada,</l>
<l>Veggio, lunge da' laghi averni e stigi.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">Quel Sol</hi>. Cioè Laura. <hi rend="italic">Destro</hi>. Vero. Diritto. [v.3] <hi rend="italic">Tornando al sommo sole</hi>. Tornando a Dio. Cioè morendo. [v.4] <hi rend="italic">Carcer terrestro</hi>. Cioè corpo. <hi rend="italic">Terrestro</hi> è detto per <hi rend="italic">terrestre</hi>. [v.5] <hi rend="italic">Silvestro</hi>. Silvestre. [v.6] <hi rend="italic">Vaghi</hi>. Erranti. [v.7] <hi rend="italic">Grave</hi>. Carico, colmo, di tristezza. [v.8] <hi rend="italic">Al</hi>. Nel. <hi rend="italic">Alpestro</hi>. Alpestre. [v.11] <hi rend="italic">Vien</hi>. Vieni. <hi rend="italic">Ond'io vada</hi>. Per dove io debba andare. [v.13] <hi rend="italic">Alla superna strada</hi>. Alla strada del cielo. [v.14] <hi rend="italic">Lunge da' laghi averni e stigi</hi>. E lontani dalla via dell'inferno.</note>
</div2>
<div2>
<head>41 (RVF 307)</head>
<argument><p>Ella era sì bella, ch'ei si reputa indegno di averla veduta, non che di lodarla.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Io pensava assai destro esser su l'ale,</l>
<l>Non per lor forza ma di chi le spiega,</l>
<l>Per gir, cantando, a quel bel nodo eguale</l>
<l>Onde Morte m'assolve, Amor mi lega.</l>
</lg>
<lg>
<l>Trovaimi all'opra via più lento e frale</l>
<l>D'un picciol ramo cui gran fascio piega;</l>
<l>E dissi: a cader va chi troppo sale;</l>
<l>Nè si fa ben per uom quel che 'l Ciel nega.</l>
</lg>
<lg>
<l>Mai non poria volar penna d'ingegno,</l>
<l>Non che stil grave o lingua, ove Natura</l>
<l>Volò tessendo il mio dolce ritegno.</l>
</lg>
<lg>
<l>Seguilla Amor con sì mirabil cura</l>
<l>In adornarlo, ch'i' non era degno</l>
<l>Pur della vista; ma fu mia ventura;</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[vv.1-4] Io mi credeva avere ingegno bastante (non per la sua propria forza, ma per virtù di chi lo inspira, cioè di Amore o di Laura) a poter, cantando, andare eguale a quel bel nodo, cioè agguagliare, esprimere degnamente, quelle bellezze e quei pregi de' cui nodi la morte dall'un lato mi scioglie, dall'altro Amore mi lega. <hi rend="italic">Assai</hi> nel primo verso vale <hi rend="italic">abbastanza</hi>. [v.5] <hi rend="italic">All'opra</hi>. Alla prova. Messomi all'opera. <hi rend="italic">Via</hi>. Vie. Assai. [v.6] <hi rend="italic">Fascio</hi>. Peso. [v.8] <hi rend="italic">Per</hi>. Da. [v.9] <hi rend="italic">Poria</hi>. Potria. <hi rend="italic">Penna</hi>. Ala. [vv.10-11] <hi rend="italic">Grave</hi>. Tardo. <hi rend="italic">Ove Natura volò tessendo il mio dolce ritegno</hi>. Fino a quel punto a cui si sollevò la Natura fabbricando il mio dolce legame, che è Laura. [v.12] <hi rend="italic">Seguilla</hi>. Cioè seguì la Natura. [v.13] <hi rend="italic">In adornarlo</hi>. In adornare <hi rend="italic">il mio dolce ritegno</hi>, cioè Laura. Dipende da <hi rend="italic">seguilla</hi>. [v.14] <hi rend="italic">Pur della vista</hi>. Nè pur di vederlo. Cioè di veder Laura. <hi rend="italic">Ma fu mia ventura</hi>. E se io la vidi e l'amai, fu solo per mia fortuna, e non per mio merito.</note>
</div2>
<div2>
<head>42 (RVF 308)</head>
<argument><p>Tentò di pinger le bellezze di lei, ma non ardisce di farlo delle virtù.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Quella per cui con Sorga ho cangiat'Arno,</l>
<l>Con franca povertà serve ricchezze;</l>
<l>Volse in amaro sue sante dolcezze,</l>
<l>Ond'io già vissi, or me ne struggo e scarno.</l>
</lg>
<lg>
<l>Da poi più volte ho riprovato indarno</l>
<l>Al secol che verrà, l'alte bellezze</l>
<l>Pinger cantando, acciocchè l'ame e prezze;</l>
<l>Nè col mio stile il suo bel viso incarno.</l>
</lg>
<lg>
<l>Le lode mai non d'altra, e proprie sue,</l>
<l>Che 'n lei fur, come stelle in cielo, sparte,</l>
<l>Pur ardisco ombreggiare or una or due:</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma poi ch'i' giungo alla divina parte,</l>
<l>Ch'un chiaro e breve sole al mondo fue,</l>
<l>Ivi manca l'ardir, l'ingegno e l'arte.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">Con Sorga ho cangiat'Arno</hi>. Ho cangiato le rive d'Arno con quelle di Sorga. Cioè ho lasciato il soggiorno di Toscana per quel di Valchiusa. [v.2] E ho cangiate le serve ricchezze che io poteva acquistare alla corte, con una libera povertà. [v.3] <hi rend="italic">Volse</hi>. Cangiò. Cioè morendo. [v.4] <hi rend="italic">Onde</hi>. Delle quali. [v.5] <hi rend="italic">Da poi</hi>. Di poi. <hi rend="italic">Riprovato</hi>. Ritentato. [v.6] <hi rend="italic">Al secol che verrà</hi>. Ai futuri. Alla posterità. <hi rend="italic">L'alte bellezze</hi>. Di Laura. [v.7] <hi rend="italic">L'ame e prezze</hi>. Ami e pregi (cioè <hi rend="italic">il secol che verrà</hi>) le dette bellezze. [v.8] <hi rend="italic">Incarno</hi>. Cioè arrivo a ben colorire, a figurare al vivo. [v.9] <hi rend="italic">Le lode</hi>. Le lodi. Cioè i pregi. <hi rend="italic">Mai non d'altra</hi>. Che non furono mai proprie d'altra donna. [v.10] <hi rend="italic">Sparte</hi>. Sparse. [v.11] <hi rend="italic">Ombreggiare</hi>. Vuol dire, disegnar grossamente, abbozzare. [v.12] <hi rend="italic">Poi che</hi>. Quando. <hi rend="italic">Alla divina parte</hi>. Vuol dire alle bellezze dell'animo di Laura. [v.13] <hi rend="italic">Breve</hi>. Perchè Laura ebbe vita corta. <hi rend="italic">Fue</hi>. Fu. [v.14] <hi rend="italic">Manca</hi>. Mi manca. Mi vien meno.</note>
</div2>
<div2>
<head>43 (RVF 309)</head>
<argument><p>Laura è un miracolo; e però gli è impossibile descriverne l'eccellenze.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>L'alto e novo miracol ch'a' dì nostri</l>
<l>Apparve al mondo, e star seco non volse;</l>
<l>Che sol ne mostrò 'l Ciel, poi sel ritolse</l>
<l>Per adornarne i suoi stellanti chiostri;</l>
</lg>
<lg>
<l>Vuol ch'i' dipinga a chi nol vide, e 'l mostri,</l>
<l>Amor, che 'n prima la mia lingua sciolse,</l>
<l>Poi mille volte indarno all'opra volse</l>
<l>Ingegno, tempo, penne, carte e 'nchiostri.</l>
</lg>
<lg>
<l>Non son al sommo ancor giunte le rime:</l>
<l>In me 'l conosco; e proval ben chiunque</l>
<l>È 'nfin a qui che d'amor parli o scriva.</l>
</lg>
<lg>
<l>Chi sa pensare il ver, tacito estime</l>
<l>Ch'ogni stil vince, e poi sospire: adunque</l>
<l>Beati gli occhi che la vider viva!</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">L'alto e novo miracol</hi>. Cioè Laura. Accusativo, che dipende dal verbo <hi rend="italic">dipinga</hi> del verso quinto. [v.2] <hi rend="italic">Star seco</hi>. Cioè restar nel mondo lungo tempo. <hi rend="italic">Volse</hi>. Volle. [v.3] <hi rend="italic">Che</hi>. Accusativo. <hi rend="italic">Sol</hi>. Solamente. <hi rend="italic">Ne</hi>. Ci. [v.5] <hi rend="italic">Vuol</hi>. Dipende da <hi rend="italic">Amor</hi>, che sta nel verso seguente. <hi rend="italic">Dipinga a chi nol vide, e 'l mostri</hi>. Dipinga e mostri a chi nol vide. [v.9] Vuol dire: l'arte poetica non è ancora pervenuta a potere esprimere le cose somme, grandissime. [v.10] <hi rend="italic">E proval ben</hi>. E lo prova bene in se, e ben lo conosce in se per prova, come io lo conosco in me. [v.11] <hi rend="italic">Infin a qui</hi>. Fino a ora. [v.12] <hi rend="italic">Estime</hi>. Lo estimi. Immagini esso vero, cioè la bellezza e la perfezione di Laura. [v.13] <hi rend="italic">Che</hi>. Perocchè. <hi rend="italic">Ogni stil vince</hi>. Esso vero vince ogni facoltà di parole. <hi rend="italic">Sospire</hi>. Sospiri. Cioè sospirando dica.</note>
</div2>
<div2>
<head>44 (RVF 310)</head>
<argument><p>Primavera, lieta per tutti, il rattrista nel ricordargli il grave suo danno.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Zefiro torna, e 'l bel tempo rimena,</l>
<l>E i fiori e l'erbe, sua dolce famiglia,</l>
<l>E garrir Progne e pianger Filomena,</l>
<l>E primavera candida e vermiglia.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ridono i prati, e 'l ciel si rasserena;</l>
<l>Giove s'allegra di mirar sua figlia;</l>
<l>L'aria e l'acqua e la terra è d'amor piena;</l>
<l>Ogni animal d'amar si riconsiglia.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma per me, lasso, tornano i più gravi</l>
<l>Sospiri, che del cor profondo tragge</l>
<l>Quella ch'al ciel se ne portò le chiavi:</l>
</lg>
<lg>
<l>E cantar augelletti, e fiorir piagge,</l>
<l>E 'n belle donne oneste atti soavi,</l>
<l>Sono un deserto, e fere aspre e selvagge.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">Rimena</hi>. Riconduce. [v.2] Chiama l'erbe e i fiori, famiglia di Zefiro, volendo significare che essi sono da lui quasi generati e allevati. [v.3] E rimena il garrir della rondine e il piangere del rosignuolo. [v.4] <hi rend="italic">Candida e vermiglia</hi>. Ha riguardo al vario color de' fiori di primavera. [v.6] <hi rend="italic">Sua figlia</hi>. Venere, Dea della primavera, che è la stagione dell'amore. Altri intendono in questo verso la positura e l'aspetto reciproco dei pianeti di Giove e di Venere in tempo di primavera. [v.8] <hi rend="italic">Si riconsiglia</hi>. Riprende partito. [vv.9-10] <hi rend="italic">Tornano i più gravi sospiri</hi>. Perchè in primavera io presi ad amar Laura, e in primavera ella è morta. <hi rend="italic">Del cor profondo</hi>. Dall'intimo del mio cuore. [v.11] <hi rend="italic">Ne</hi>. Cioè del mio cuore. [v.14] <hi rend="italic">Sono</hi>. Suppliscasi <hi rend="italic">per me</hi>, parole che stanno di sopra nel verso nono. <hi rend="italic">Fere</hi>. Fiere.</note>
</div2>
<div2>
<head>45 (RVF 311)</head>
<argument><p>Il pianto dell'usignolo rammentagli quella ch'e' non credeva mai di perdere.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Quel rosigniuol che sì soave piagne</l>
<l>Forse suoi figli o sua cara consorte,</l>
<l>Di dolcezza empie il cielo e le campagne</l>
<l>Con tante note sì pietose e scorte;</l>
</lg>
<lg>
<l>E tutta notte par che m'accompagne</l>
<l>E mi rammente la mia dura sorte:</l>
<l>Ch'altri che me non ho di cui mi lagne;</l>
<l>Che 'n Dee non credev'io regnasse Morte.</l>
</lg>
<lg>
<l>O che lieve è ingannar chi s'assecura!</l>
<l>Que' duo bei lumi, assai più che 'l Sol chiari,</l>
<l>Chi pensò mai veder far terra oscura?</l>
</lg>
<lg>
<l>Or conosch'io che mia fera ventura</l>
<l>Vuol che vivendo e lagrimando impari</l>
<l>Come nulla quaggiù diletta e dura.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">Soave</hi>. Soavemente. [v.4] <hi rend="italic">Pietose</hi>. Compassionevoli. Che muovono a pietà. <hi rend="italic">Scorte</hi>. Accorte. Cioè artificiose. [v.5] <hi rend="italic">Accompagne</hi>. Accompagni. [v.6] <hi rend="italic">Rammente</hi>. Rammenti. [v.7] <hi rend="italic">Lagne</hi>. Lagni. [v.9] <hi rend="italic">O che lieve</hi>. O quanto lieve, cioè facile. <hi rend="italic">Chi s'assecura</hi>. Chi non ha sospetto alcuno. [v.11] <hi rend="italic">Pensò</hi>. Credette. Si aspettò. <hi rend="italic">Far</hi>. Farsi. Divenire. [v.12] <hi rend="italic">Fera</hi>. Fiera. Crudele. <hi rend="italic">Ventura</hi>. Fortuna. Sorte. [v.13] <hi rend="italic">Impari</hi>. Suppliscasi <hi rend="italic">io</hi>.</note>
</div2>
<div2>
<head>46 (RVF 312)</head>
<argument><p>Nulla v'ha più, che lo riconforti, se non desiderar di morire per rivederla.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Nè per sereno ciel ir vaghe stelle,</l>
<l>Nè per tranquillo mar legni spalmati,</l>
<l>Nè per campagne cavalieri armati,</l>
<l>Nè per bei boschi allegre fere e snelle;</l>
</lg>
<lg>
<l>Nè d'aspettato ben fresche novelle,</l>
<l>Nè dir d'amore in stili alti ed ornati,</l>
<l>Nè tra chiare fontane e verdi prati</l>
<l>Dolce cantare oneste donne e belle;</l>
</lg>
<lg>
<l>Nè altro sarà mai ch'al cor m'aggiunga;</l>
<l>Sì seco il seppe quella seppellire</l>
<l>Che sola agli occhi miei fu lume e speglio.</l>
</lg>
<lg>
<l>Noia m'è 'l viver sì gravosa e lunga,</l>
<l>Ch'i' chiamo 'l fine per lo gran desire</l>
<l>Di riveder cui non veder fu 'l meglio.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.9] <hi rend="italic">M'aggiunga</hi>. Mi giunga. [v.10] <hi rend="italic">Sì</hi>. Talmente. Sì fattamente. [v.11] <hi rend="italic">Speglio</hi>. Specchio. [v.13] <hi rend="italic">Il fine</hi>. La morte. [v.14] <hi rend="italic">Cui</hi>. Quella cui. <hi rend="italic">Non veder</hi>. Non veder mai. Non aver veduta mai. <hi rend="italic">Fu</hi>. Cioè sarebbe stato.</note>
</div2>
<div2>
<head>47 (RVF 313)</head>
<argument><p>Brama unirsi a colei che, privandolo d'ogni bene, gli tolse anche il cuore.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Passato è 'l tempo omai, lasso, che tanto</l>
<l>Con refrigerio in mezzo 'l foco vissi:</l>
<l>Passato è quella di ch'io piansi e scrissi;</l>
<l>Ma lasciato m'ha ben la penna e 'l pianto.</l>
</lg>
<lg>
<l>Passato è 'l viso sì leggiadro e santo;</l>
<l>Ma, passando, i dolci occhi al cor m'ha fissi,</l>
<l>Al cor già mio, che seguendo, partissi,</l>
<l>Lei, ch'avvolto l'avea nel suo bel manto.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ella 'l se ne portò sotterra e 'n cielo,</l>
<l>Ov'or trionfa ornata dell'alloro</l>
<l>Che meritò la sua invitta onestate.</l>
</lg>
<lg>
<l>Così, disciolto dal mortal mio velo,</l>
<l>Ch'a forza mi tien qui, foss'io con loro,</l>
<l>Fuor de' sospir, fra l'anime beate.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[vv.1-2] <hi rend="italic">Che</hi>. Nel quale. Durando il quale. <hi rend="italic">Tanto con refrigerio</hi>. Costrutto di maniera latina. Con tanto refrigerio. [v.6] <hi rend="italic">Al cor m'ha fissi</hi>. Cioè m'ha lasciati impressi nel cuore. [vv.7-8] <hi rend="italic">Che seguendo, partissi, lei</hi>. Che partissi seguendo lei. [v.12] <hi rend="italic">Così</hi>. Voce di desiderio. [v.13] <hi rend="italic">Con loro</hi>. Cioè con Laura e il cuor mio.</note>
</div2>
<div2>
<head>48 (RVF 314)</head>
<argument><p>Duolsi di non aver presagiti i suoi danni nell'ultimo dì in ch'ei la vide.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Mente mia, che presaga de' tuoi danni,</l>
<l>Al tempo lieto già pensosa e trista,</l>
<l>Sì intentamente nell'amata vista</l>
<l>Requie cercavi de' futuri affanni;</l>
</lg>
<lg>
<l>Agli atti, alle parole, al viso, ai panni,</l>
<l>Alla nova pietà con dolor mista,</l>
<l>Potei ben dir se del tutto eri avvista:</l>
<l>Quest'è l'ultimo dì de' miei dolci anni.</l>
</lg>
<lg>
<l>Qual dolcezza fu quella, o miser'alma!</l>
<l>Come ardevamo in quel punto ch'i' vidi</l>
<l>Gli occhi i quai non devea riveder mai!</l>
</lg>
<lg>
<l>Quando a lor, come a duo amici più fidi,</l>
<l>Partendo, in guardia la più nobil salma,</l>
<l>I miei cari pensieri e 'l cor lasciai.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.6] <hi rend="italic">Alla nova pietà</hi>. Che apparia nel viso di Laura l'ultima volta che io la vidi. <hi rend="italic">Nova</hi> vale <hi rend="italic">insolita</hi>. [v.7] <hi rend="italic">Potei</hi>. Potevi. <hi rend="italic">Eri</hi>. Ti eri. Ti fossi. [v.11] <hi rend="italic">Devea</hi>. Dovea. Persona prima. [v.12] <hi rend="italic">Più</hi>. I più. [v.13] <hi rend="italic">La più nobil salma</hi>. Il più nobil peso, cioè le più preziose robe, ch'io avessi.</note>
</div2>
<div2>
<head>49 (RVF 315)</head>
<argument><p>Morte gliela rapì, quando senza sospetti poteva intertenersi con esso lei.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Tutta la mia fiorita e verde etade</l>
<l>Passava; e 'ntepidir sentia già 'l foco</l>
<l>Ch'arse 'l mio cor; ed era giunto al loco</l>
<l>Ove scende la vita, ch'al fin cade.</l>
</lg>
<lg>
<l>Già incominciava a prender securtade</l>
<l>La mia cara nemica a poco a poco</l>
<l>De' suoi sospetti; e rivolgeva in gioco</l>
<l>Mie pene acerbe sua dolce onestade.</l>
</lg>
<lg>
<l>Presso era 'l tempo dov'Amor si scontra</l>
<l>Con Castitate, ed agli amanti è dato</l>
<l>Sedersi insieme e dir che lor incontra.</l>
</lg>
<lg>
<l>Morte ebbe invidia al mio felice stato,</l>
<l>Anzi alla speme; e feglisi all'incontra</l>
<l>A mezza via, come nemico armato.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.2] <hi rend="italic">Passava</hi>. Persona terza. <hi rend="italic">Sentia</hi>. Persona prima. [vv.3-4] <hi rend="italic">Al loco ove scende la vita</hi>. A quel punto in cui la vita comincia a declinare. <hi rend="italic">Ch'al fin cade</hi>. Che poi all'ultimo manca, si estingue. [v.5] <hi rend="italic">A prender securtade</hi>. A rassicurarsi. [v.6] <hi rend="italic">La mia cara nemica</hi>. Cioè Laura. [v.7] <hi rend="italic">De' suoi sospetti</hi>. Dipende da <hi rend="italic">securtade</hi>. [v.9] <hi rend="italic">Dove</hi>. Nel quale. <hi rend="italic">Si scontra</hi>. Si riconcilia e s'accompagna. [v.11] <hi rend="italic">Che lor incontra</hi>. Quello che loro accade. Che cosa avvenga loro. I lor casi. [v.13] <hi rend="italic">Alla speme</hi>. Di esso felice stato, che in verità non era per anco presente, ma solo vicino. <hi rend="italic">Feglisi all'incontra</hi>. Gli si fece incontro per impedirlo.</note>
</div2>
<div2>
<head>50 (RVF 316)</head>
<argument><p>S'ella or vivesse, e' potrebbe liberamente sospirare, e ragionar seco lei.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Tempo era omai da trovar pace o tregua</l>
<l>Di tanta guerra; ed erane in via forse;</l>
<l>Se non ch'e' lieti passi indietro torse</l>
<l>Chi le disagguaglianze nostre adegua.</l>
</lg>
<lg>
<l>Che, come nebbia al vento si dilegua,</l>
<l>Così sua vita subito trascorse</l>
<l>Quella che già co' begli occhi mi scorse,</l>
<l>Ed or conven che col penser la segua.</l>
</lg>
<lg>
<l>Poco aveva a 'ndugiar; che gli anni e 'l pelo</l>
<l>Cangiavano i costumi; onde sospetto</l>
<l>Non fora il ragionar del mio mal seco.</l>
</lg>
<lg>
<l>Con che onesti sospiri l'avrei detto</l>
<l>Le mie lunghe fatiche, ch'or dal cielo</l>
<l>Vede, son certo, e duolsene ancor meco!</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.2] <hi rend="italic">Ed erane in via forse</hi>. E forse io ne era in via. Vuol dire: e forse io non era lontano dal trovar pace o tregua del mio travaglio. [v.3] <hi rend="italic">Se non che</hi>. Ma. <hi rend="italic">E' lieti passi</hi>. I miei lieti passi. Cioè quelli che mi menavano verso il conseguimento di detta pace o tregua. [v.4] <hi rend="italic">Chi</hi>. Quella che. Vuol dir la morte. <hi rend="italic">Adegua</hi>. Agguaglia. [v.5] <hi rend="italic">Che</hi>. Perocchè. [v.6] <hi rend="italic">Sua vita</hi>. Accusativo, che dipende da <hi rend="italic">trascorse</hi>. [v.7] <hi rend="italic">Scorse</hi>. Guidò. [v.8] <hi rend="italic">Conven</hi>. Conviene. <hi rend="italic">Penser</hi>. Pensiero. <hi rend="italic">La segua</hi>. Suppliscasi <hi rend="italic">io</hi>. Non potendo più esser guidato da' suoi occhi, mi convien seguitarla solo col pensiero. [v.9] <hi rend="italic">Poco aveva a 'ndugiar</hi>. Bastava che la morte, o pur Laura, si fosse indugiata solo un poco. [v.10] <hi rend="italic">Cangiavano i costumi</hi>. Suppliscasi <hi rend="italic">in noi</hi>, cioè in Laura e in me. <hi rend="italic">Sospetto</hi>. Nome aggettivo. [v.11] <hi rend="italic">Non fora</hi>. Non sarebbe stato. [v.13] <hi rend="italic">Fatiche</hi>. Pene. Affanni. [v.14] <hi rend="italic">Vede</hi>. Ella vede.</note>
</div2>
<div2>
<head>51 (RVF 317)</head>
<argument><p>Perdette in un punto quella cara pace che doveva esser frutto de' suoi amori.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Tranquillo porto avea mostrato Amore</l>
<l>Alla mia lunga e torbida tempesta</l>
<l>Fra gli anni dell'età matura onesta,</l>
<l>Che i vizii spoglia, e vertù veste e onore.</l>
</lg>
<lg>
<l>Già traluceva a' begli occhi 'l mio core,</l>
<l>E l'alta fede non più lor molesta.</l>
<l>Ahi, Morte ria, come a schiantar se' presta</l>
<l>Il frutto di molt'anni in sì poche ore!</l>
</lg>
<lg>
<l>Pur vivendo veniasi ove deposto</l>
<l>In quelle caste orecchie avrei, parlando,</l>
<l>De' miei dolci pensier l'antica soma;</l>
</lg>
<lg>
<l>Ed ella avrebbe, a me forse risposto</l>
<l>Qualche santa parola, sospirando,</l>
<l>Cangiati i volti e l'una e l'altra coma.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.3] <hi rend="italic">Fra gli anni</hi>. Negli anni. Dipende dal primo verso. [v.4] Che si spoglia dei vizi e si veste di virtù e di onore. [v.5] <hi rend="italic">A' begli occhi</hi>. Di Laura. [v.6] E la ferma mia fedeltà, che già non era più molesta a quegli occhi. [v.9] <hi rend="italic">Pur vivendo veniasi ove</hi>. Solo che la vita ci fosse durata, noi giungevamo a un tempo nel quale. [v.14] <hi rend="italic">L'una e l'altra coma</hi>. La sua chioma e la mia.</note>
</div2>
<div2>
<head>52 (RVF 318)</head>
<argument><p>Ha nel cuore sì viva l'immagin di Laura, che 'nfino ei la chiama quasi gli fosse presente.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Al cader d'una pianta, che si svelse</l>
<l>Come quella che ferro o vento sterpe,</l>
<l>Spargendo a terra le sue spoglie eccelse,</l>
<l>Mostrando al Sol la sua squallida sterpe;</l>
</lg>
<lg>
<l>Vidi un'altra, ch'Amor obbietto scelse,</l>
<l>Subbietto in me Calliope ed Euterpe;</l>
<l>Che 'l cor m'avvinse e proprio albergo felse,</l>
<l>Qual per tronco o per muro edera serpe.</l>
</lg>
<lg>
<l>Quel vivo Lauro, ove solean far nido</l>
<l>Gli alti pensieri e i miei sospiri ardenti,</l>
<l>Che de' bei rami mai non mossen fronda;</l>
</lg>
<lg>
<l>Al ciel traslato, in quel suo albergo fido</l>
<l>Lasciò radici, onde con gravi accenti</l>
<l>È ancor chi chiami, e non è chi risponda.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">D'una pianta</hi>. Cioè di Laura viva. [v.2] <hi rend="italic">Che</hi>. Accusativo. <hi rend="italic">Sterpe</hi>. Sterpi. Estirpi. Sradichi. [v.4] <hi rend="italic">Sterpe</hi>. Stirpe. Radice. [v.5] <hi rend="italic">Un'altra</hi>. Un'altra pianta, cioè Laura immaginata, la memoria di Laura. <hi rend="italic">Che</hi>. Accusativo. <hi rend="italic">Obbietto scelse</hi>. Scelse per nuovo oggetto che io avessi ad amare. [v.6] E che le muse scelsero per soggetto delle mie rime. [v.7] <hi rend="italic">Felse</hi>. Sel fece. [v.8] <hi rend="italic">Qual</hi>. Come. <hi rend="italic">Serpe</hi>. Verbo. Serpeggia. [v.9] <hi rend="italic">Quel vivo Lauro</hi>. Cioè la vera Laura. [v.11] Vuol dire: che mai non piegarono l'animo di Laura a' miei desiderii. <hi rend="italic">Mossen</hi> sta per <hi rend="italic">mossero</hi>. [v.12] <hi rend="italic">Traslato</hi>. Trasportato. <hi rend="italic">In quel suo albergo fido</hi>. In quello che è detto nel sesto verso, cioè nel mio cuore. [v.13] <hi rend="italic">Radici</hi>. Cioè la memoria di se. <hi rend="italic">Onde</hi>. Per forza delle quali radici. Per la qual cosa. <hi rend="italic">Gravi</hi>. Lamentevoli. Dolorosi. [v.14] Vuol dire: io chiamo pur tuttavia la mia donna, ma ella non mi risponde.</note>
</div2>
<div2>
<head>53 (RVF 319)</head>
<argument><p>Tanto più s'innamora di Laura nel Cielo, quanto meno ei dovea amarla quaggiù.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>I dì miei più leggier che nessun cervo,</l>
<l>Fuggir com'ombra; e non vider più bene</l>
<l>Ch'un batter d'occhio e poche ore serene,</l>
<l>Ch'amare e dolci nella mente servo.</l>
</lg>
<lg>
<l>Misero mondo, instabile e protervo!</l>
<l>Del tutto è cieco chi 'n te pon sua spene:</l>
<l>Che 'n te mi fu 'l cor tolto; ed or sel tene</l>
<l>Tal ch'è già terra e non giunge osso a nervo</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma la forma miglior, che vive ancora</l>
<l>E vivrà sempre su nell'alto cielo,</l>
<l>Di sue bellezze ogni or più m'innamora.</l>
</lg>
<lg>
<l>E vo, sol in pensar, cangiando 'l pelo,</l>
<l>Qual ella è oggi e 'n qual parte dimora;</l>
<l>Qual a vedere il suo leggiadro velo.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">Leggier</hi>. Veloci. [vv.2-3] <hi rend="italic">Più bene ch'un batter d'occhio</hi>. Bene che durasse più d'un batter d'occhio. [v.4] Delle quali serbo nella mente la ricordanza dolce ed amara. [v.7] <hi rend="italic">Tene</hi>. Tiene. [v.8] <hi rend="italic">Tal che</hi>. Una che. <hi rend="italic">Non giunge osso a nervo</hi>. Non congiunge osso a nervo. Non ha osso che sia congiunto con nervo. [v.9] <hi rend="italic">La forma miglior</hi>. Cioè lo spirito di Laura. [v.11] <hi rend="italic">Ogni or</hi>. Ognora. Sempre. [v.12] E vo cangiando il pelo, cioè invecchio, solo in pensare, cioè pensando solamente, sempre. [v.14] Qual è a vedere, cioè quale è divenuto, il suo corpo che già un tempo fu sì leggiadro.</note>
</div2>
<div2>
<head>54 (RVF 320)</head>
<argument><p>Rivede Valchiusa. Tutto gli parla di lei. Pensa al passato, e se ne rattrista.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Sento l'aura mia antica, e i dolci colli</l>
<l>Veggio apparir onde 'l bel lume nacque</l>
<l>Che tenne gli occhi miei mentr'al Ciel piacque</l>
<l>Bramosi e lieti, or li tien tristi e molli.</l>
</lg>
<lg>
<l>O caduche speranze! o pensier folli!</l>
<l>Vedove l'erbe, e torbide son l'acque,</l>
<l>E voto e freddo 'l nido in ch'ella giacque,</l>
<l>Nel qual io vivo e morto giacer volli,</l>
</lg>
<lg>
<l>Sperando al fin dalle soavi piante</l>
<l>E da' begli occhi suoi, che 'l cor m'hann'arso,</l>
<l>Riposo alcun delle fatiche tante.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ho servito a signor crudele e scarso;</l>
<l>Ch'arsi quanto 'l mio foco ebbi davante;</l>
<l>Or vo piangendo il suo cenere sparso.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.2] <hi rend="italic">Il bel lume</hi>. Vuol dir Laura. [v.3] <hi rend="italic">Mentre</hi>. Finchè. [v.6] <hi rend="italic">L'erbe</hi>. Quest'erbe. <hi rend="italic">L'acque</hi>. Queste acque. [v.7] <hi rend="italic">Il nido</hi>. Il luogo di cui si parla nella Canzone undecima della prima Parte. Suppliscasi <hi rend="italic">è. In che</hi>. In cui. [v.8] <hi rend="italic">Volli</hi>. Desiderai. Veggasi la seconda stanza della Canzone detta di sopra. [v.9] <hi rend="italic">Dalle soavi piante</hi>. Dai piedi di Laura, che ritornando colà, premessero quel terreno sotto al quale io fossi sepolto. Veggasi la terza stanza della detta Canzone. [v.12] <hi rend="italic">A signor</hi>. Intende di Amore. <hi rend="italic">Scarso</hi>. Avaro. Parco rimuneratore. [v.13] <hi rend="italic">Che</hi>. Perocchè. <hi rend="italic">Quanto</hi>. Fino a tanto che. <hi rend="italic">Il mio foco</hi>. Cioè Laura. <hi rend="italic">Davante</hi>. Presente. In vita.</note>
</div2>
<div2>
<head>55 (RVF 321)</head>
<argument><p>La vista della casa di Laura gli ricorda quant'ei fu felice, e quanto è misero.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>È questo 'l nido in che la mia fenice</l>
<l>Mise l'aurate e le purpuree penne;</l>
<l>Che sotto le sue ali il mio cor tenne,</l>
<l>E parole e sospiri anco ne elice?</l>
</lg>
<lg>
<l>O del dolce mio mal prima radice,</l>
<l>Ov'è 'l bel viso onde quel lume venne,</l>
<l>Che vivo e lieto, ardendo, mi mantenne?</l>
<l>Sola eri in terra; or se' nel ciel felice.</l>
</lg>
<lg>
<l>E m'hai lasciato qui misero e solo,</l>
<l>Tal che pien di duol sempre al loco torno</l>
<l>Che per te consecrato onoro e colo;</l>
</lg>
<lg>
<l>Veggendo a' colli oscura notte intorno,</l>
<l>Onde prendesti al ciel l'ultimo volo,</l>
<l>E dove gli occhi tuoi solean far giorno.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">In che</hi>. In cui. [v.2] <hi rend="italic">L'aurate e le purpuree penne</hi>. Vuol significare i colori e le bellezze dei capelli e delle guance di Laura. [v.3] <hi rend="italic">Che</hi>. La qual fenice. [v.4] <hi rend="italic">Anco</hi>. Ancora. Anche oggi. <hi rend="italic">Elice</hi>. Trae. [v.7] <hi rend="italic">Ardendo</hi>. Cioè ardendo io. [v.8] <hi rend="italic">Sola</hi>. Singolare. Senza pari. <hi rend="italic">Se'</hi>. Sei. [v.11] <hi rend="italic">Per te</hi>. Da te. Dalla tua presenza. <hi rend="italic">Consecrato</hi>. Fatto sacro. <hi rend="italic">Colo</hi>. Venero. [v.12] <hi rend="italic">A' colli</hi>. Dipende da <hi rend="italic">intorno</hi>. [v.13] <hi rend="italic">Onde</hi>. Dai quali colli. <hi rend="italic">Al ciel</hi>. Verso il cielo.</note>
</div2>
<div2>
<head>56 (RVF 323)</head>
<argument><p>Allegoricamente descrive le virtù di lei, e ne piange la morte immatura.</p></argument>
<lg>
<l>Standomi un giorno, solo, alla fenestra,</l>
<l>Onde cose vedea tante e sì nove</l>
<l>Ch'era sol di mirar quasi già stanco,</l>
<l>Una fera m'apparve da man destra</l>
<l>Con fronte umana da far arder Giove,</l>
<l>Cacciata da duo veltri, un nero un bianco,</l>
<l>Che l'uno e l'altro fianco</l>
<l>Della fera gentil mordean sì forte</l>
<l>Che 'n poco tempo la menaro al passo</l>
<l>Ove chiusa in un sasso</l>
<l>Vinse molta bellezza acerba morte;</l>
<l>E mi fe sospirar sua dura sorte.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">Allegorie significative della vita e della morte di Laura. [v.2] <hi rend="italic">Nove</hi>. Straordinarie. [v.5] <hi rend="italic">Fronte</hi>. Figura. Sembianza. <hi rend="italic">Da</hi>. Tale, sì bella, da. <hi rend="italic">Far arder</hi>. Innamorare. [v.6] <hi rend="italic">Cacciata</hi>. Inseguita. Dipende da <hi rend="italic">fera. Da duo veltri, un nero un bianco</hi>. Intendono per questi due cani il tempo, pigliando il can bianco pel giorno, e il nero per la notte. [v.11] <hi rend="italic">Molta bellezza</hi>. Accusativo. [v.12] E la sua dura sorte mi fece sospirare.</note>
<lg>
<l>Indi per alto mar vidi una nave</l>
<l>Con le sarte di seta e d'or la vela,</l>
<l>Tutta d'avorio e d'ebeno contesta;</l>
<l>E 'l mar tranquillo e l'aura era soave,</l>
<l>E 'l ciel qual è se nulla nube il vela;</l>
<l>Ella carca di ricca merce onesta.</l>
<l>Poi repente tempesta</l>
<l>Oriental turbò sì l'aere e l'onde,</l>
<l>Che la nave percosse ad uno scoglio.</l>
<l>O che grave cordoglio!</l>
<l>Breve ora oppresse e poco spazio asconde</l>
<l>L'alte ricchezze a null'altre seconde.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.3] Dipende da <hi rend="italic">nave. Ebeno</hi> sta per <hi rend="italic">ebano, contesta</hi> per <hi rend="italic">fabbricata</hi>. [v.5] <hi rend="italic">E 'l ciel</hi>. Suppliscasi <hi rend="italic">era. Nulla</hi>. Nessuna. [v.6] <hi rend="italic">Ella</hi>. Ella era. <hi rend="italic">Onesta</hi>. Onorata. Preziosa. [v.8] <hi rend="italic">Sì</hi>. Talmente. [v.11] <hi rend="italic">Oppresse</hi>. Sommerse. [v.12] <hi rend="italic">A null'altre</hi>. A nessune altre.</note>
<lg>
<l>In un boschetto novo i rami santi</l>
<l>Fiorian d'un lauro giovenetto e schietto,</l>
<l>Ch'un degli arbor parea di paradiso;</l>
<l>E di sua ombra uscian sì dolci canti</l>
<l>Di vari augelli, e tanto altro diletto,</l>
<l>Che dal mondo m'avean tutto diviso.</l>
<l>E mirandol io fiso,</l>
<l>Cangioss'il ciel intorno, e tinto in vista,</l>
<l>Folgorando 'l percosse, e da radice</l>
<l>Quella pianta felice</l>
<l>Subito svelse: onde mia vita è trista;</l>
<l>Che simil ombra mai non si racquista.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">Novo</hi>. Giovane. [v.2] <hi rend="italic">Schietto</hi>. Dritto e senza nodi. [v.8] <hi rend="italic">Tinto in vista</hi>. Cioè annerito, offuscato. [v.10] <hi rend="italic">Quella pianta felice</hi>. Accusativo. [v.11] <hi rend="italic">Subito</hi>. In un subito.</note>
<lg>
<l>Chiara fontana in quel medesmo bosco</l>
<l>Sorgea d'un sasso, ed acque fresche e dolci</l>
<l>Spargea, soavemente mormorando:</l>
<l>Al bel seggio riposto, ombroso e fosco</l>
<l>Nè pastori appressavan nè bifolci,</l>
<l>Ma ninfe e muse, a quel tenor cantando.</l>
<l>Ivi m'assisi; e quando</l>
<l>Più dolcezza prendea di tal concento</l>
<l>E di tal vista, aprir vidi uno speco,</l>
<l>E portarsene seco</l>
<l>La fonte e 'l loco: ond'ancor doglia sento,</l>
<l>E sol della memoria mi sgomento.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.2] <hi rend="italic">Sorgea</hi>. Scaturiva. <hi rend="italic">D'un</hi>. Da un. [v.4] <hi rend="italic">Seggio</hi>. Cioè luogo, sito. <hi rend="italic">Riposto</hi>. Segreto. Nascosto. Ritirato. [v.5] <hi rend="italic">Appressavan</hi>. Si appressavano. [v.6] <hi rend="italic">A quel tenor</hi>. Al tenore del mormorar di quella fontana. [v.8] <hi rend="italic">Dolcezza</hi>. Piacere. <hi rend="italic">Prendea</hi>. Riceveva. Sentiva. Persona prima. [v.9] <hi rend="italic">Aprir</hi>. Aprirsi. [v.12] <hi rend="italic">Sol della memoria</hi>. A ricordarmene solamente.</note>
<lg>
<l>Una strania fenice, ambedue l'ale</l>
<l>Di porpora vestita e 'l capo d'oro,</l>
<l>Vedendo per la selva, altera e sola,</l>
<l>Veder forma celeste ed immortale</l>
<l>Prima pensai, fin ch'allo svelto alloro</l>
<l>Giunse, ed al fonte che la terra invola.</l>
<l>Ogni cosa alfin vola:</l>
<l>Che mirando le frondi a terra sparse</l>
<l>E 'l troncon rotto, e quel vivo umor secco,</l>
<l>Volse in se stessa il becco</l>
<l>Quasi sdegnando; e 'n un punto disparse:</l>
<l>Onde 'l cor di pietate e d'amor m'arse.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">Una strania fenice</hi>. Accusativo. <hi rend="italic">Strania</hi> è detto per <hi rend="italic">maravigliosa, singolare</hi>, o vero per <hi rend="italic">forestiera</hi>. [v.3] <hi rend="italic">Vedendo</hi>. Vedendo io. <hi rend="italic">Altera e sola</hi>. Dipende da <hi rend="italic">fenice</hi>. [v.5] <hi rend="italic">Pensai</hi>. Credetti. Mi parve. [v.6] <hi rend="italic">Che la terra invola</hi>. Ingoiato dalla terra, come è detto nella stanza di sopra. [v.11] <hi rend="italic">Sdegnando</hi>. Sdegnandosi.</note>
<lg>
<l>Al fin vid'io per entro i fiori e l'erba</l>
<l>Pensosa ir sì leggiadra e bella donna,</l>
<l>Che mai nol penso ch'i' non arda e treme;</l>
<l>Umile in se, ma 'ncontr'Amor superba:</l>
<l>Ed avea in dosso sì candida gonna,</l>
<l>Sì testa, ch'oro e neve parea insieme:</l>
<l>Ma le parti supreme</l>
<l>Erano avvolte d'una nebbia oscura.</l>
<l>Punta poi nel tallon d'un picciol angue,</l>
<l>Come fior colto langue,</l>
<l>Lieta si dipartio, non che secura.</l>
<l>Ahi null'altro che pianto al mondo dura!</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">Per entro</hi>. Fra. [v.6] <hi rend="italic">Sì testa</hi>. Sì fattamente intessuta. [v.7] <hi rend="italic">Le parti supreme</hi>. Le parti superiori della detta donna. [v.9] <hi rend="italic">D'un</hi>. Da un. [v.11] Non solo tranquilla e sicura, ma lieta, se ne morì. [v.12] <hi rend="italic">Dura</hi>. Verbo.</note>
<lg>
<l>Canzon, tu puoi ben dire:</l>
<l>Queste sei visioni al signor mio</l>
<l>Han fatto un dolce di morir desio.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.2] <hi rend="italic">Al signor</hi>. Cioè all'autore. [v.3] <hi rend="italic">Fatto</hi>. Cagionato.</note>
</div2>
<div2>
<head>57 (RVF 324)</head>
<argument><p>Gli è mitigato il dolore di dover sopravvivere a lei, perch'ella il conosce.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Amor, quando fioria</l>
<l>Mia spene e 'l guidardon d'ogni mia fede,</l>
<l>Tolta m'è quella ond'attendea mercede.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ahi dispietata morte! ahi crudel vita!</l>
<l>L'una m'ha posto in doglia,</l>
<l>E mie speranze acerbamente ha spente:</l>
<l>L'altra mi ten quaggiù contra mia voglia;</l>
<l>E lei che se n'è gita,</l>
<l>Seguir non posso, ch'ella nol consente:</l>
<l>Ma pur ogni or presente</l>
<l>Nel mezzo del mio cor Madonna siede,</l>
<l>E qual è la mia vita ella sel vede.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[vv.1-2] <hi rend="italic">Quando fioria mia spene e 'l guidardon d'ogni mia fede</hi>. In sul più bel fiore della mia speranza e del premio di tutta la mia fedeltà passata. Cioè in sull'appressarsi del tempo nel quale io avrei potuto senza sospetti, e senza pregiudizio della onestà, ragionar colla mia donna dell'amor mio, come è detto nei Sonetti quarantesimosettimo, quarantesimottavo e quarantesimonono di questa seconda Parte. [v.3] <hi rend="italic">Onde</hi>. Dalla quale. <hi rend="italic">Attendea</hi>. Persona prima. [v.5] <hi rend="italic">L'una</hi>. Cioè la morte. [v.7] <hi rend="italic">L'altra</hi>. La vita. <hi rend="italic">Ten</hi>. Tiene. [v.8] <hi rend="italic">Lei</hi>. Colei, cioè Laura. [v.9] <hi rend="italic">Ella</hi>. Cioè la vita. <hi rend="italic">Consente</hi>. Permette. [v.10] <hi rend="italic">Ogni or</hi>. Ognora.</note>
</div2>
<div2>
<head>58 (RVF 325)</head>
<argument><p>Rammemora quelle grazie ch'e' scorse in Laura sin dal primo dì in ch'ei la vide.</p></argument>
<lg>
<l>Tacer non posso, e temo non adopre</l>
<l>Contrario effetto la mia lingua al core,</l>
<l>Che vorria far onore</l>
<l>Alla sua donna che dal ciel n'ascolta.</l>
<l>Come poss'io se non m'insegni, Amore,</l>
<l>Con parole mortali agguagliar l'opre</l>
<l>Divine e quel che copre</l>
<l>Alta umiltate in se stessa raccolta?</l>
<l>Nella bella prigione, ond'or è sciolta,</l>
<l>Poco era stata ancor l'alma gentile</l>
<l>Al tempo che di lei prima m'accorsi;</l>
<l>Onde subito corsi</l>
<l>(Ch'era dell'anno e di mi' etate aprile)</l>
<l>A coglier fiori in quei prati d'intorno,</l>
<l>Sperando agli occhi suoi piacer sì adorno.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">Non adopre</hi>. Che non faccia. [v.2] <hi rend="italic">Contrario effetto</hi>. Accusativo. <hi rend="italic">Al core</hi>. A quello che vorrebbe il cuore. Dipende da <hi rend="italic">contrario</hi>. [v.3] <hi rend="italic">Che</hi>. Il qual core. [v.4] <hi rend="italic">N'ascolta</hi>. Ci ascolta. [v.7] <hi rend="italic">Che</hi>. Accusativo. [v.9] <hi rend="italic">Nella bella prigione</hi>. Vuol dir nel corpo. <hi rend="italic">Onde</hi>. Dalla quale. [v.11] Quando io la vidi la prima volta. [v.14] Vuol dire, a far versi amorosi, pigliando colei per soggetto.</note>
<lg>
<l>Muri eran d'alabastro e tetto d'oro,</l>
<l>D'avorio uscio e fenestre di zaffiro,</l>
<l>Onde 'l primo sospiro</l>
<l>Mi giunse al cor, e giugnerà l'estremo.</l>
<l>Indi i messi d'Amor armati usciro</l>
<l>Di saette e di foco: ond'io di loro,</l>
<l>Coronati d'alloro,</l>
<l>Pur com'or fosse, ripensando tremo.</l>
<l>D'un bel diamante quadro e mai non scemo</l>
<l>Vi si vedea nel mezzo un seggio altero,</l>
<l>Ove sola sedea la bella donna.</l>
<l>Dinanzi una colonna</l>
<l>Cristallina, ed iv'entro ogni pensero</l>
<l>Scritto, e fuor tralucea sì chiaramente</l>
<l>Che mi fea lieto e sospirar sovente.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[vv.1-2] Descrive allegoricamente le membra, i capelli, i denti e gli occhi di Laura. [vv.3-4] Cioè quel corpo che fu cagione de' miei primi sospiri amorosi, e sarà cagione altresì degli ultimi. [v.5] <hi rend="italic">Indi</hi>. Di là. Cioè da tal corpo. [v.6] <hi rend="italic">Di saette e di foco</hi>. Dipende da <hi rend="italic">armati</hi>. [v.7] Allude al nome di Laura. [v.8] <hi rend="italic">Pur com'or fosse</hi>. Come se io li vedessi uscire appunto ora. [v.9] Dipende dalle parole <hi rend="italic">un seggio</hi>, che stanno nel verso appresso. [v.10] <hi rend="italic">Vi si vedea nel mezzo</hi>. Nel mezzo di quell'edifizio, che è figura del corpo di Laura. <hi rend="italic">Un seggio</hi>. Vuol dire il cuore. <hi rend="italic">Altero</hi>. Nobile. [vv.12-13] <hi rend="italic">Dinanzi</hi>. Dinanzi a questo seggio vi si vedeva. <hi rend="italic">Una colonna cristallina</hi>. Vuol dire il viso di Laura. <hi rend="italic">Iv'entro</hi>. Cioè in questa colonna. Suppliscasi <hi rend="italic">si vedea. Pensero</hi>. Pensiero. [v.14] <hi rend="italic">Tralucea</hi>. Cioè ogni pensiero. [v.15] Che spesso mi faceva lieto e spesso tristo.</note>
<lg>
<l>Alle pungenti, ardenti e lucid'arme,</l>
<l>Alla vittoriosa insegna verde,</l>
<l>Contra cu'in campo perde</l>
<l>Giove ed Apollo e Polifemo e Marte;</l>
<l>Ov'è 'l pianto ogni or fresco e si rinverde,</l>
<l>Giunto mi vidi: e non possendo aitarme,</l>
<l>Preso lasciai menarme</l>
<l>Ond'or non so d'uscir la via nè l'arte.</l>
<l>Ma siccom'uom talor che piange e parte</l>
<l>Vede cosa che gli occhi e 'l cor alletta,</l>
<l>Così colei perch'io son in prigione,</l>
<l>Standosi ad un balcone,</l>
<l>Che fu sola a' suoi dì cosa perfetta,</l>
<l>Cominciai a mirar con tal desio</l>
<l>Che me stesso e 'l mio mal posi in obblio.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[vv.1-2] Al veder quell'armi, cioè le saette e il fuoco, detti nel sesto verso della stanza qui dietro, e quella insegna verde, cioè l'alloro, detto nel verso seguente della medesima stanza. [v.3] <hi rend="italic">Contra cui</hi>. Contro le quali armi e la quale insegna. [v.4] Cioè qual si sia più potente, più saggio, più fiero o più coraggioso uomo. [vv.5-6] <hi rend="italic">Ov'è 'l pianto ogni or fresco e si rinverde, giunto mi vidi</hi>. Conobbi di esser giunto a termine che io non poteva schifar di cadere in un affanno amoroso che avrebbe avuto a esser continuo e insanabile. <hi rend="italic">Rinverde</hi> è il medesimo che <hi rend="italic">rinverdisce. Possendo</hi>. Potendo. <hi rend="italic">Aitarme</hi>. Aiutarmi. [v.7] <hi rend="italic">Menarme</hi>. Menarmi. [v.8] <hi rend="italic">Onde</hi>. In luogo onde. In una prigione da cui. <hi rend="italic">D'uscir la via nè l'arte</hi>. La via nè l'arte di uscire. [v.9] <hi rend="italic">Parte</hi>. Insieme. Al medesimo tempo. [v.11] <hi rend="italic">Colei</hi>. Accusativo, che dipende dalle parole<hi rend="italic"> cominciai a mirar</hi> del verso penultimo della stanza. <hi rend="italic">Perch'io</hi>. Per la quale io. [v.12] <hi rend="italic">Standosi</hi>. Cioè standosi ella. <hi rend="italic">Ad un balcone</hi>. Vuol dir, lontana da me, in luogo dove io non poteva altro che mirarla. [v.13] Dipende dal pronome <hi rend="italic">colei</hi> dell'undecimo verso.</note>
<lg>
<l>I' era in terra, e 'l cor in paradiso,</l>
<l>Dolcemente obbliando ogni altra cura;</l>
<l>E mia viva figura</l>
<l>Far sentia un marmo e 'mpier di maraviglia:</l>
<l>Quand'una donna assai pronta e secura,</l>
<l>Di tempo antica e giovene del viso,</l>
<l>Vedendomi sì fiso</l>
<l>All'atto della fronte e delle ciglia,</l>
<l>Meco, mi disse, meco ti consiglia,</l>
<l>Ch'i' son d'altro poder che tu non credi;</l>
<l>E so far lieti e tristi in un momento,</l>
<l>Più leggiera che 'l vento;</l>
<l>E reggo e volvo quanto al mondo vedi.</l>
<l>Tien pur gli occhi, com'aquila, in quel sole;</l>
<l>Parte da' orecchi a queste mie parole.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">E 'l cor</hi>. E il mio cuore era. [v.3] <hi rend="italic">Figura</hi>. Persona. [v.4] <hi rend="italic">Far</hi>. Farsi. Divenire. <hi rend="italic">Sentia</hi>. Persona prima. <hi rend="italic">E 'mpire</hi>. Ed empiersi. [v.5] <hi rend="italic">Una donna</hi>. Per questa donna intendono, chi la Fortuna, chi la Natura. [v.6] <hi rend="italic">Giovene</hi>. Giovane. [v.10] <hi rend="italic">D'altro poder</hi>. Di ben maggior potere. [v.13] <hi rend="italic">Volvo</hi>. Volgo. Aggiro. [v.14] <hi rend="italic">In quel sole</hi>. Cioè in Laura. [v.15] <hi rend="italic">Parte</hi>. E insieme. E nel medesimo tempo.</note>
<lg>
<l>Il dì che costei nacque, eran le stelle</l>
<l>Che producon fra voi felici effetti,</l>
<l>In luoghi alti ed eletti,</l>
<l>L'una ver l'altra con amor converse:</l>
<l>Venere e 'l padre con benigni aspetti</l>
<l>Tenean le parti signorili e belle;</l>
<l>E le luci empie e felle</l>
<l>Quasi in tutto del ciel eran disperse.</l>
<l>Il Sol mai sì bel giorno non aperse:</l>
<l>L'aere e la terra s'allegrava, e l'acque</l>
<l>Per lo mar avean pace e per li fiumi.</l>
<l>Fra tanti amici lumi,</l>
<l>Una nube lontana mi dispiacque;</l>
<l>La qual temo che 'n pianto si risolve,</l>
<l>Se pietate altramente il ciel non volve.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.4] <hi rend="italic">Ver</hi>. Verso. <hi rend="italic">Converse</hi>. Rivolte. [v.5] <hi rend="italic">E 'l padre</hi>. E il padre di Venere. Vuol dire il pianeta di Giove. [v.6] Cioè stavano nelle parti principali del cielo. [v.7] Cioè le stelle e i pianeti di maligni influssi. [v.8] <hi rend="italic">In tutto</hi>. Del tutto. <hi rend="italic">Disperse</hi>. Dileguate. [v.11] <hi rend="italic">Per lo mar</hi>. Cioè nel mare. <hi rend="italic">Avean pace</hi>. Erano in calma, senza vento, senza tempesta. <hi rend="italic">Per li fiumi</hi>. Cioè ne' fiumi. [v.12] <hi rend="italic">Lumi</hi>. Astri. [v.14] <hi rend="italic">Risolve</hi>. Risolva. [v.15] <hi rend="italic">Volve</hi>. Volge.</note>
<lg>
<l>Com'ella venne in questo viver basso,</l>
<l>Ch'a dir il ver, non fu degno d'averla,</l>
<l>Cosa nova a vederla,</l>
<l>Già santissima e dolce, ancor acerba,</l>
<l>Parea chiusa in or fin candida perla:</l>
<l>Ed or carpone, or con tremante passo</l>
<l>Legno, acqua, terra o sasso</l>
<l>Verde facea, chiara, soave, e l'erba</l>
<l>Con le palme e coi piè fresca e superba,</l>
<l>E fiorir co' begli occhi le campagne,</l>
<l>Ed acquetar i venti e le tempeste</l>
<l>Con voci ancon non preste</l>
<l>Di lingua che dal latte si scompagne;</l>
<l>Chiaro mostrando al mondo sordo e cieco</l>
<l>Quanto lume del ciel fosse già seco.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">Come</hi>. Poichè. [v.3] <hi rend="italic">Nova</hi>. Straordinaria. Disusata. [v.4] <hi rend="italic">Ancor acerba</hi>. Benchè ancor tenera e bambina. [v.5] <hi rend="italic">In or fin</hi>. In oro fino. [v.7] <hi rend="italic">Legno, acqua, terra o sasso</hi>. Che ella toccasse. [v.9] <hi rend="italic">Fresca e superba</hi>. Facea fresca e superba. [v.10] <hi rend="italic">E fiorir</hi>. Suppliscasi <hi rend="italic">facea</hi>. [v.11] <hi rend="italic">Acquetar</hi>. Acquetarsi. [v.13] <hi rend="italic">Che dal latte si scompagne</hi>. Cioè appena spoppata. <hi rend="italic">Scompagne</hi> in vece di <hi rend="italic">scompagni</hi>.</note>
<lg>
<l>Poi che crescendo in tempo ed in virtute,</l>
<l>Giunse alla terza sua fiorita etate,</l>
<l>Leggiadria nè beltate</l>
<l>Tanta non vide il Sol, credo, giammai.</l>
<l>Gli occhi pien di letizia e d'onestate,</l>
<l>E 'l parlar di dolcezza e di salute.</l>
<l>Tutte lingue son mute</l>
<l>A dir di lei quel che tu sol ne sai.</l>
<l>Sì chiaro ha 'l volto di celesti rai,</l>
<l>Che vostra vista in lui non può fermarse:</l>
<l>E da quel suo bel carcere terreno</l>
<l>Di tal foco hai 'l cor pieno,</l>
<l>Ch'altro più dolcemente mai non arse.</l>
<l>Ma parmi che sua subita partita</l>
<l>Tosto ti fia cagion d'amara vita.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.2] <hi rend="italic">Alla terza sua fiorita etate</hi>. Cioè alla gioventù. [v.5] <hi rend="italic">Pien</hi>. Eran pieni. [v.6] <hi rend="italic">Di dolcezza e di salute</hi>. Suppliscasi <hi rend="italic">era pieno</hi>. [vv.7-8] <hi rend="italic">Mute a dir</hi>. Inette a dire, a significar degnamente. [v.9] <hi rend="italic">Di</hi>. Cioè per. [v.10] <hi rend="italic">Fermarse</hi>. Fermarsi. [v.11] <hi rend="italic">Da</hi>. Per. A cagione di. <hi rend="italic">Quel suo bel carcere terreno</hi>. Vuol dire il suo corpo. [v.13] <hi rend="italic">Altro</hi>. Altro cuore. [v.14] <hi rend="italic">Partita</hi>. Partenza. Cioè morte.</note>
<lg>
<l>Detto questo alla sua volubil rota</l>
<l>Si volse, in ch'ella fila il nostro stame;</l>
<l>Trista e certa indovina de' miei danni:</l>
<l>Che dopo non molt'anni,</l>
<l>Quella per ch'io ho di morir tal fame,</l>
<l>Canzon mia, spense Morte acerba e rea,</l>
<l>Che più bel corpo occider non potea.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">Volubil</hi>. Girevole. [v.2] <hi rend="italic">In che</hi>. Nella qual ruota. <hi rend="italic">Il nostro stame</hi>. Intende la nostra vita. [v.3] <hi rend="italic">De' miei danni</hi>. Delle mie calamità future. [v.5] <hi rend="italic">Quella</hi>. Accusativo. <hi rend="italic">Per che</hi>. Per cui. Per cagion della quale. <hi rend="italic">Fame</hi>. Desiderio.</note>
</div2>
<div2>
<head>59 (RVF 326)</head>
<argument><p>Potè ben Morte privarlo delle bellezze di Laura, ma non della memoria di sue virtù.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Or hai fatto l'estremo di tua possa,</l>
<l>O crudel Morte, or hai 'l regno d'Amore</l>
<l>Impoverito, or di bellezza il fiore</l>
<l>E 'l lume hai spento, e chiuso in poca fossa;</l>
</lg>
<lg>
<l>Or hai spogliata nostra vita e scossa</l>
<l>D'ogni ornamento e del sovran suo onore:</l>
<l>Ma la fama e 'l valor, che mai non more,</l>
<l>Non è in tua forza: abbiti ignude l'ossa;</l>
</lg>
<lg>
<l>Che l'altro ha 'l cielo, e di sua chiaritate,</l>
<l>Quasi d'un più bel Sol, s'allegra e gloria;</l>
<l>E fia 'l mondo de' buon sempre in memoria.</l>
</lg>
<lg>
<l>Vinca 'l cor vostro in sua tanta vittoria,</l>
<l>Angel novo, lassù di me pietate,</l>
<l>Come vinse qui 'l mio vostra beltate.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.5] Ora hai spogliata e scossa, cioè privata, la nostra vita. [v.6] <hi rend="italic">Sovran</hi>. Sommo. Primo. Maggiore. [v.8] <hi rend="italic">In tua forza</hi>. In tuo potere. In tua mano. [v.9] <hi rend="italic">L'altro</hi>. Il resto, cioè lo spirito di Laura. Accusativo. <hi rend="italic">Sua</hi>. Cioè dello spirito di Laura. [v.11] <hi rend="italic">E fia 'l mondo de' buon</hi>. Ed esso spirito di Laura sarà al mondo de' buoni. [vv.12-14] O Laura, novello angelo, sia vinto, cioè sia preso, sia tocco, lassù in cielo il cuor vostro, in tanto suo trionfo, da alcuna pietà di me, siccome il cuor mio fu vinto quaggiù in terra dalla vostra bellezza.</note>
</div2>
<div2>
<head>60 (RVF 327)</head>
<argument><p>S'acqueta nel suo dolore vedendola beata in Cielo, ed immortal su la terra.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>L'aura e l'odore e 'l refrigerio e l'ombra</l>
<l>Del dolce lauro, e sua vista fiorita,</l>
<l>Lume e riposo di mia stanca vita,</l>
<l>Tolto ha colei che tutto 'l mondo sgombra.</l>
</lg>
<lg>
<l>Come a noi 'l Sol, se sua soror l'adombra,</l>
<l>Così l'alta mia luce a me sparita,</l>
<l>Io cheggio a Morte incontr'a Morte aita;</l>
<l>Di sì scuri pensieri Amor m'ingombra.</l>
</lg>
<lg>
<l>Dormito hai, bella donna, un breve sonno:</l>
<l>Or se' svegliata fra gli spirti eletti,</l>
<l>Ove nel suo Fattor l'alma s'interna.</l>
</lg>
<lg>
<l>E, se mie rime alcuna cosa ponno,</l>
<l>Consecrata fra i nobili intelletti,</l>
<l>Fia del tuo nome qui memoria eterna.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.2] <hi rend="italic">Vista</hi>. Forma. Aspetto. [v.4] <hi rend="italic">Colei</hi>. Vuol dir la morte. [v.5] <hi rend="italic">A noi 'l Sol</hi>. Suppliscasi <hi rend="italic">sparisce. Sua soror</hi>. Sua sorella. Cioè la luna. [v.6] <hi rend="italic">Sparita</hi>. Essendo sparita. [v.7] Cioè chieggo di morire per essere libero dal cordoglio in cui vivo per la morte di Laura. [v.11] <hi rend="italic">Ove</hi>. In luogo ove. Colà dove. Nel cielo ove. Fra i quali spiriti. [v.12] <hi rend="italic">Ponno</hi>. Possono.</note>
</div2>
<div2>
<head>61 (RVF 328)</head>
<argument><p>Nell'ultimo dì in ch'ei la vide, tristo presagì a se stesso grandi sventure.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>L'ultimo, lasso, de' miei giorni allegri,</l>
<l>Che pochi ho visto in questo viver breve,</l>
<l>Giunt'era; e fatto 'l cor tepida neve,</l>
<l>Forse presago de' dì tristi e negri.</l>
</lg>
<lg>
<l>Qual ha già i nervi e i polsi e i pensier egri</l>
<l>Cui domestica febbre assalir deve,</l>
<l>Tal mi sentia, non sapend'io che leve</l>
<l>Venisse 'l fin de' miei ben non integri.</l>
</lg>
<lg>
<l>Gli occhi belli, ora in ciel chiari e felici</l>
<l>Del lume onde salute e vita piove,</l>
<l>Lasciando i miei qui miseri e mendici,</l>
</lg>
<lg>
<l>Dicean lor con faville oneste e nove:</l>
<l>Rimanetevi in pace, o cari amici,</l>
<l>Qui mai più no, ma rivedrenne altrove.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.2] <hi rend="italic">Che</hi>. Dei quali. [v.3] <hi rend="italic">E fatto 'l cor</hi>. E divenuto il mio cuore. Suppliscasi <hi rend="italic">era</hi>. [v.5] <hi rend="italic">Qual</hi>. Come. <hi rend="italic">Egri</hi>. Infermi. [v.6] <hi rend="italic">Cui</hi>. Quegli cui. <hi rend="italic">Domestica febbre</hi>. Febbre consueta, cioè quotidiana o terzana o quartana. [vv.7-8] <hi rend="italic">Mi sentia</hi>. Io mi sentiva. <hi rend="italic">Leve venisse</hi>. Venisse spedito, sollecito. Cioè fosse vicino. <hi rend="italic">Non integri</hi>. Non interi. Imperfetti. [vv.9-10] <hi rend="italic">Chiari e felici del lume onde</hi>. Fatti risplendenti e felici da quel lume da cui. [v.12] <hi rend="italic">Lor</hi>. Cioè agli occhi miei. [v.14] <hi rend="italic">Rivedrenne</hi>. Ci rivedremo.</note>
</div2>
<div2>
<head>62 (RVF 329)</head>
<argument><p>Cieco non conobbe che gli sguardi di lei in quel dì doveano essere gli ultimi.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>O giorno, o ora, o ultimo momento,</l>
<l>O stelle congiurate a 'mpoverirme!</l>
<l>O fido sguardo, or che volei tu dirme</l>
<l>Partend'io per non esser mai contento?</l>
</lg>
<lg>
<l>Or conosco i miei danni, or mi risento:</l>
<l>Ch'i' credeva (ahi credenze vane e 'nfirme!)</l>
<l>Perder parte, non tutto, al dipartirme.</l>
<l>Quante speranze se ne porta il vento!</l>
</lg>
<lg>
<l>Che già 'l contrario era ordinato in cielo;</l>
<l>Spegner l'almo mio lume ond'io vivea;</l>
<l>E scritto era in sua dolce amara vista.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma 'nnanzi agli occhi m'era posto un velo,</l>
<l>Che mi fea non veder quel ch'i' vedea,</l>
<l>Per far mia vita subito più trista.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.2] <hi rend="italic">A 'mpoverirme</hi>. A impoverirmi. [v.3] <hi rend="italic">Sguardo</hi>. Di Laura. <hi rend="italic">Volei</hi>. Volevi. <hi rend="italic">Dirme</hi>. Dirmi. [v.4] <hi rend="italic">Partend'io</hi>. Da te. <hi rend="italic">Mai</hi>. Mai più. [v.5] <hi rend="italic">Mi risento</hi>. Ripiglio il sentimento, il senno. Ritorno in me stesso. [v.6] <hi rend="italic">Infirme</hi>. Inferme. [v.7] <hi rend="italic">Al dipartirme</hi>. Al partirmi. [v.9] <hi rend="italic">Ordinato</hi>. Stabilito. [v.11] <hi rend="italic">E scritto era</hi>. E ciò era altresì scritto. <hi rend="italic">Sua</hi>. Del mio lume, cioè di Laura. <hi rend="italic">Vista</hi>. Aspetto. [v.12] <hi rend="italic">M'era posto</hi>. Mi stava. [v.13] <hi rend="italic">Fea</hi>. Facea. [v.14] <hi rend="italic">Subito più trista</hi>. Tanto più trista quanto che la morte di Laura mi sarebbe riuscita improvvisa.</note>
</div2>
<div2>
<head>63 (RVF 330)</head>
<argument><p>E' doveva antiveder il suo danno all'insolito sfavillare degli occhi di lei.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Quel vago, dolce, caro, onesto sguardo</l>
<l>Dir parea: to' di me quel che tu puoi;</l>
<l>Che mai più qui non mi vedrai da poi</l>
<l>Ch'arai quinci 'l piè mosso a mover tardo.</l>
</lg>
<lg>
<l>Intelletto veloce più che pardo,</l>
<l>Pigro in antiveder i dolor tuoi,</l>
<l>Come non vedestu negli occhi suoi</l>
<l>Quel che ved'ora, ond'io mi struggo ed ardo?</l>
</lg>
<lg>
<l>Taciti, sfavillando oltra lor modo,</l>
<l>Dicean: o lumi amici, che gran tempo</l>
<l>Con tal dolcezza feste di noi specchi,</l>
</lg>
<lg>
<l>Il Ciel n'aspetta: a voi parrà per tempo;</l>
<l>Ma chi ne strinse qui, dissolve il nodo;</l>
<l>E 'l vostro, per farv'ira, vuol che 'nvecchi.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.2] <hi rend="italic">To'</hi>. Togli. Cioè prendi. <hi rend="italic">Quel</hi>. Cioè quel piacere. [v.3] <hi rend="italic">Qui</hi>. In terra. <hi rend="italic">Da poi</hi>. Dopo. [v.4] <hi rend="italic">Arai</hi>. Avrai. <hi rend="italic">Quinci</hi>. Di qua. <hi rend="italic">Mover</hi>. Muoversi. [v.5] <hi rend="italic">Veloce</hi>. Che pur sei di tua natura veloce. [v.7] <hi rend="italic">Vedestu</hi>. Vedesti tu. [v.8] <hi rend="italic">Ved'ora</hi>. Vedi ora. <hi rend="italic">Onde</hi>. Dipende da <hi rend="italic">quel</hi>, che vuol dire la morte di Laura. [v.9] <hi rend="italic">Oltra lor modo</hi>. Più del loro usato. [v.10] <hi rend="italic">Dicean</hi>. Agli occhi miei. <hi rend="italic">Lumi</hi>. Occhi. [v.11] <hi rend="italic">Feste di noi specchi</hi>. Vi faceste di noi, due specchi. [v.12] <hi rend="italic">Ne</hi>. Ci. <hi rend="italic">Per tempo</hi>. Troppo presto. [v.13] Vuol dire: ma colui che ci ha posti in terra, cioè Dio, ora ce ne ritoglie. [v.14] E per farvi ira, vuole che il vostro nodo invecchi, cioè che voi rimanghiate in vita lungo tempo.</note>
</div2>
<div2>
<head>64 (RVF 331)</head>
<argument><p>Visse lieto, e non visse che per lei. E' dovea dunque saper morire a suo tempo.</p></argument>
<lg>
<l>Solea dalla fontana di mia vita</l>
<l>Allontanarme, e cercar terre e mari,</l>
<l>Non mio voler, ma mia stella seguendo;</l>
<l>E sempre andai (tal Amor diemmi aita),</l>
<l>In quelli esilii, quanto e' vide, amari,</l>
<l>Di memoria e di speme il cor pascendo.</l>
<l>Or, lasso, alzo la mano, e l'arme rendo</l>
<l>All'empia e violenta mia fortuna,</l>
<l>Che privo m'ha di sì dolce speranza.</l>
<l>Sol memoria m'avanza;</l>
<l>E pasco 'l gran desir sol di quest'una:</l>
<l>Onde l'alma vien men, frale e digiuna.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">Solea</hi>. Persona prima. <hi rend="italic">Dalla fontana di mia vita</hi>. Da Laura. [v.3] <hi rend="italic">Mia stella</hi>. Il mio destino. [v.4] <hi rend="italic">Andai</hi>. Si riferisce alla voce <hi rend="italic">pascendo</hi>, che sta due versi più sotto. <hi rend="italic">Tal Amor diemmi aita</hi>. Tale aiuto mi diede Amore. [v.7] <hi rend="italic">Alzo la mano, e l'arme rendo</hi>. Cedo. Mi rendo per vinto. [v.8] <hi rend="italic">Empia</hi>. Spietata. [v.9] <hi rend="italic">Di sì dolce speranza</hi>. Di quella detta di sopra nel sesto verso, cioè di riveder Laura. [v.10] <hi rend="italic">M'avanza</hi>. Mi resta. [v.11] <hi rend="italic">Sol di quest'una</hi>. Cioè della memoria sola. Dipende da <hi rend="italic">pasco</hi>.</note>
<lg>
<l>Come a corrier tra via se 'l cibo manca,</l>
<l>Conven per forza rallentar il corso,</l>
<l>Scemando la virtù che 'l fea gir presto;</l>
<l>Così, mancando alla mia vita stanca</l>
<l>Quel caro nutrimento, in che di morso</l>
<l>Diè chi 'l mondo fa nudo e 'l mio cor mesto,</l>
<l>Il dolce acerbo, e 'l bel piacer molesto</l>
<l>Mi si fa d'ora in ora: onde 'l cammino</l>
<l>Sì breve non fornir spero e pavento.</l>
<l>Nebbia o polvere al vento,</l>
<l>Fuggo per più non esser pellegrino.</l>
<l>E così vada s'è pur mio destino.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">Tra via</hi>. Per via. [v.2] <hi rend="italic">Conven</hi>. Conviene. [v.3] <hi rend="italic">Scemando</hi>. Verbo neutro. <hi rend="italic">Virtù</hi>. Forza. <hi rend="italic">Fea</hi>. Facea. [vv.5-6] <hi rend="italic">Quel caro nutrimento</hi>. Cioè la vista di Laura, o la speranza di essa vista. <hi rend="italic">In che di morso diè chi 'l mondo fa nudo e 'l mio cor mesto</hi>. In cui diede di morso quella che fa nudo il mondo (cioè privo del suo più bello ornamento, che era Laura) e mesto il cuor mio. Vuol dire: che mi fu tolto dalla morte. [vv.7-9] <hi rend="italic">Il dolce acerbo, e 'l bel piacer molesto mi si fa d'ora in ora</hi>. Il dolce mi diviene acerbo, e il piacer noioso ogni giorno più. <hi rend="italic">Onde 'l cammino sì breve non fornir spero e pavento</hi>. Onde io dubito di non arrivare a compiere il corso naturale della vita umana, che è così breve; e questo mio dubbio da un lato è una speranza, perchè la vita m'è in odio, dall'altro è una paura, perocchè la morte è un passo pericoloso e terribile, ed io ho che temere assai del mio stato nella vita futura. [vv.10-11] Io fuggo, cioè corro, così rapidamente come si vede fuggir la nebbia o la polvere cacciata dal vento, per non esser più pellegrino, cioè verso il termine della mia pellegrinazione terrena. [v.12] <hi rend="italic">E così vada</hi>. E così sia, cioè che io corra così prestamente al mio fine, e che io non compia il corso naturale della nostra vita.</note>
<lg>
<l>Mai questa mortal vita a me non piacque</l>
<l>(Sassel Amor, con cui spesso ne parlo)</l>
<l>Se non per lei che fu 'l suo lume e 'l mio.</l>
<l>Poi che 'n terra morendo, al ciel rinacque</l>
<l>Quello spirto ond'io vissi, a seguitarlo</l>
<l>(Licito fosse) è 'l mio sommo desio.</l>
<l>Ma da dolermi ho ben sempre perch'io</l>
<l>Fui mal accorto a provveder mio stato,</l>
<l>Ch'Amor mostrommi sotto quel bel ciglio,</l>
<l>Per darmi altro consiglio:</l>
<l>Che tal morì già tristo e sconsolato,</l>
<l>Cui poco innanzi era 'l morir beato.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.2] <hi rend="italic">Sassel</hi>. Sel sa. Lo sa. [v.3] <hi rend="italic">Suo</hi>. Cioè di questa mortal vita. [v.6] <hi rend="italic">Licito fosse</hi>. Maniera significativa di desiderio. <hi rend="italic">Licito</hi> sta per <hi rend="italic">lecito</hi>. <hi rend="italic">È</hi>. È volto. [v.8] <hi rend="italic">A provveder mio stato</hi>. Cioè a prevedere la mia presente miseria, e ripararla. [v.9] <hi rend="italic">Che</hi>. Il quale stato. Accusativo. <hi rend="italic">Sotto quel bel ciglio</hi>. Cioè negli occhi di Laura. Veggasi il Sonetto precedente. [v.10] Cioè per consigliarmi di lasciar la vita innanzi che mi avvenisse questa disavventura che poi mi è sopraggiunta. [vv.11-12] Perocchè non mancano di quelli che sono morti miseri e sconsolati, i quali se fossero usciti del mondo un poco innanzi, avrebbero fatta una morte lieta.</note>
<lg>
<l>Negli occhi ov'abitar solea 'l mio core,</l>
<l>Fin che mia dura sorte invidia n'ebbe,</l>
<l>Che di sì ricco albergo il pose in bando,</l>
<l>Di sua man propria avea descritto Amore,</l>
<l>Con lettre di pietà, quel ch'avverrebbe</l>
<l>Tosto del mio sì lungo ir desiando.</l>
<l>Bello e dolce morire era allor quando,</l>
<l>Morend'io, non moria mia vita insieme,</l>
<l>Anzi vivea di me l'ottima parte:</l>
<l>Or mie speranze sparte</l>
<l>Ha Morte, e poca terra il mio ben preme;</l>
<l>E vivo; e mai nol penso ch'i' non treme.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.5] <hi rend="italic">Lettre</hi>. Lettere. [v.10] <hi rend="italic">Sparte</hi>. Sparse. Disperse. Annullate. [v.12] <hi rend="italic">Ch'i' non treme</hi>. Senza tremare. <hi rend="italic">Treme</hi> sta per <hi rend="italic">tremi</hi>.</note>
<lg>
<l>Se stato fosse il mio poco intelletto</l>
<l>Meco al bisogno, e non altra vaghezza</l>
<l>L'avesse, desviando, altrove volto,</l>
<l>Nella fronte a Madonna avrei ben letto:</l>
<l>Al fin se' giunto d'ogni tua dolcezza</l>
<l>Ed al principio del tuo amaro molto.</l>
<l>Questo intendendo, dolcemente sciolto</l>
<l>In sua presenza del mortal mio velo</l>
<l>E di questa noiosa e grave carne,</l>
<l>Potea innanzi lei andarne</l>
<l>A veder preparar sua sedia in cielo:</l>
<l>Or l'andrò dietro omai con altro pelo.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.2] <hi rend="italic">Meco</hi>. Dipende da <hi rend="italic">stato fosse. Al bisogno</hi>. In quel bisogno. Allora che bisognava. Come voleva il bisogno. In quella occasione. <hi rend="italic">Vaghezza</hi>. Voglia. [v.3] <hi rend="italic">Desviando</hi>. Disviandolo. [v.6] <hi rend="italic">Amaro</hi>. Nome sostantivo. [v.12] <hi rend="italic">L'andrò dietro</hi>. Le andrò dietro. Andrò dietro a lei. <hi rend="italic">Con altro pelo</hi>. Cioè con pel canuto.</note>
<lg>
<l>Canzon, s'uom trovi in suo amor viver queto,</l>
<l>Di': muor mentre se' lieto:</l>
<l>Che morte al tempo è non duol, ma refugio;</l>
<l>E chi ben può morir, non cerchi indugio.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">S'uom trovi in suo amor viver queto</hi>. Se trovi alcuno che viva riposatamente amando. [v.2] <hi rend="italic">Muor</hi>. Muori. Imperativo. [v.3] <hi rend="italic">Al tempo</hi>. A suo tempo. A tempo opportuno. <hi rend="italic">Refugio</hi>. Porto sicuro contro i mali che, vivendo, potrebbero sopravvenire. [v.4] <hi rend="italic">Ben può morir</hi>. Può morir bene, cioè in istato felice.</note>
</div2>
<div2>
<head>65 (RVF 332)</head>
<argument><p>Misero, tanto più brama la morte, quanto più sa ch'ei fu contento e felice.</p></argument>
<lg>
<l>Mia benigna fortuna e 'l viver lieto,</l>
<l>I chiari giorni e le tranquille notti,</l>
<l>E i soavi sospiri, e 'l dolce stile</l>
<l>Che solea risonar in versi e 'n rime,</l>
<l>Volti subitamente in doglia e 'n pianto</l>
<l>Odiar vita mi fanno e bramar morte.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.5] <hi rend="italic">Volti</hi>. Convertiti. Cangiati.</note>
<lg>
<l>Crudele, acerba, inesorabil Morte,</l>
<l>Cagion mi dai di mai non esser lieto,</l>
<l>Ma di menar tutta mia vita in pianto,</l>
<l>E i giorni oscuri e le dogliose notti.</l>
<l>I miei gravi sospir non vanno in rime;</l>
<l>E 'l mio duro martir vince ogni stile.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.5] <hi rend="italic">Non vanno in rime</hi>. Non sono cose da porsi in rima, cose da poesia. [v.6] <hi rend="italic">Vince ogni stile</hi>. Non può esser dato ad intendere con parole.</note>
<lg>
<l>Ov'è condotto il mio amoroso stile?</l>
<l>A parlar d'ira, a ragionar di morte.</l>
<l>U' sono i versi, u' son giunte le rime</l>
<l>Che gentil cor udia pensoso e lieto?</l>
<l>Ov'è 'l favoleggiar d'amor le notti?</l>
<l>Or non parl'io nè penso altro che pianto.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">Ov'è condotto</hi>. A che è ridotto. [v.3] <hi rend="italic">U' sono</hi>. Ove son giunti. [v.4] <hi rend="italic">Che</hi>. Accusativo. <hi rend="italic">Gentil cor</hi>. Vuol dir Laura, o vero generalmente le persone gentili. [v.5] <hi rend="italic">Il favoleggiar d'amor le notti</hi>. Il passar le notti in ragionamenti d'amore.</note>
<lg>
<l>Già mi fu col desir sì dolce il pianto</l>
<l>Che condia di dolcezza ogni agro stile,</l>
<l>E vegghiar mi facea tutte le notti:</l>
<l>Or m'è 'l pianger amaro più che morte,</l>
<l>Non sperando mai 'l guardo onesto e lieto,</l>
<l>Alto soggetto alle mie basse rime.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.5] <hi rend="italic">Il guardo onesto e lieto</hi>. Di Laura.</note>
<lg>
<l>Chiaro segno Amor pose alle mie rime</l>
<l>Dentro a' begli occhi; ed or l'ha posto in pianto,</l>
<l>Con dolor rimembrando il tempo lieto:</l>
<l>Ond'io vo col penser cangiando stile,</l>
<l>E ripregando te, pallida Morte,</l>
<l>Che mi sottragghi a sì penose notti.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">Segno</hi>. Vuol dir soggetto. [v.3] <hi rend="italic">Rimembrando</hi>. Rimembrando io. [v.4] <hi rend="italic">Col penser cangiando stile</hi>. Cangiando lo stile come è in me cangiato il pensiero, cioè lo stato dell'animo, fatto tristo e dolente, di lieto che egli era.</note>
<lg>
<l>Fuggito è 'l sonno alle mie crude notti,</l>
<l>E 'l suono usato alle mie roche rime,</l>
<l>Che non sanno trattar altro che morte:</l>
<l>Così è 'l mio cantar converso in pianto.</l>
<l>Non ha 'l regno d'Amor sì vario stile;</l>
<l>Ch'è tanto or tristo, quanto mai fu lieto.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.2] <hi rend="italic">Usato</hi>. Consueto. [v.4] <hi rend="italic">Converso</hi>. Mutato. [vv.5-6] Vuol dire: nessun seguace di Amore ebbe mai uno stile così vario e discorde da se medesimo come è il mio, che tanto è doloroso e tristo al presente, quanto fu mai lieto in altro tempo.</note>
<lg>
<l>Nessun visse giammai più di me lieto;</l>
<l>Nessun vive più tristo e giorni e notti:</l>
<l>E doppiando 'l dolor, doppia lo stile,</l>
<l>Che trae del cor sì lagrimose rime.</l>
<l>Vissi di speme; or vivo pur di pianto,</l>
<l>Nè contra Morte spero altro che Morte.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.3] <hi rend="italic">Doppiando</hi>. Raddoppiandosi. <hi rend="italic">Doppia lo stile</hi>. Si raddoppia il mio stile, cioè il mio dire. Ha riguardo al raddoppiamento della presente Sestina, la quale ha dodici stanze, dove le altre ne hanno sei. [v.4] <hi rend="italic">Del cor</hi>. Dal mio cuore. [v.5] <hi rend="italic">Pur</hi>. Solamente.</note>
<lg>
<l>Morte m'ha morto; e sola può far Morte</l>
<l>Ch'i' torni a riveder quel viso lieto,</l>
<l>Che piacer mi facea i sospiri e 'l pianto,</l>
<l>L'aura dolce e la pioggia alle mie notti;</l>
<l>Quando i pensieri eletti tessea in rime,</l>
<l>Amor alzando il mio debile stile.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">Morto</hi>. Ucciso. [v.4] <hi rend="italic">L'aura dolce e la pioggia</hi>. Chiama aura dolce i suoi sospiri, e pioggia il suo pianto, detti nel verso di sopra. <hi rend="italic">Alle</hi>. Nelle. Dipende da <hi rend="italic">piacer mi facea</hi>. [v.5] <hi rend="italic">Tessea</hi>. Io tessea.</note>
<lg>
<l>Or avess'io un sì pietoso stile</l>
<l>Che Laura mia potesse torre a Morte,</l>
<l>Com'Euridice Orfeo sua senza rime:</l>
<l>Ch'i' viverei ancor più che mai lieto.</l>
<l>S'esser non può, qualcuna d'este notti</l>
<l>Chiuda omai queste due fonti di pianto.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">Avess'io</hi>. Forma desiderativa. <hi rend="italic">Pietoso</hi>. Tenero. Atto a muover pietà. [v.3] <hi rend="italic">Com'Euridice Orfeo sua</hi>. Come Orfeo tolse a morte Euridice sua. [v.5] <hi rend="italic">S'esser non può</hi>. Se questo è impossibile. <hi rend="italic">D'este</hi>. Di queste. [v.6] Cioè ponga fine alla mia vita. <hi rend="italic">Queste due fonti di pianto</hi>. Cioè questi occhi.</note>
<lg>
<l>Amor, i' ho molti e molt'anni pianto</l>
<l>Mio grave danno in doloroso stile;</l>
<l>Nè da te spero mai men fere notti;</l>
<l>E però mi son mosso a pregar Morte</l>
<l>Che mi tolla di qui, per farme lieto</l>
<l>Ov'è colei ch'io canto e piango in rime.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.2] <hi rend="italic">Mio grave danno</hi>. Cioè la morte di Laura. [v.3] <hi rend="italic">Fere</hi>. Fiere. Crudeli. Acerbe. [v.5] <hi rend="italic">Tolla</hi>. Tolga. O vero alzi. <hi rend="italic">Di qui</hi>. Da questa terra. <hi rend="italic">Farme</hi>. Farmi. [v.6] <hi rend="italic">Ove</hi>. Colà ove. Dipende dalle parole <hi rend="italic">mi tolla</hi>.</note>
<lg>
<l>Se sì alto pon gir mie stanche rime,</l>
<l>Ch'aggiungan lei ch'è fuor d'ira e di pianto,</l>
<l>E fa 'l ciel or di sue bellezze lieto;</l>
<l>Ben riconoscerà 'l mutato stile,</l>
<l>Che già forse le piacque, anzi che Morte</l>
<l>Chiaro a lei il giorno, a me fesse atre notti.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">Pon</hi>. Ponno. Possono. [v.2] <hi rend="italic">Ch'aggiungan lei</hi>. Che giungano fino a colei. Dipende da <hi rend="italic">sì alto</hi>. [v.4] <hi rend="italic">Riconoscerà</hi>. Suppliscasi <hi rend="italic">ella. Il mutato stile</hi>. Il mio stile mutato, per la sua morte, di lieto in doloroso. [v.5] <hi rend="italic">Anzi che</hi>. Prima che. [v.6] <hi rend="italic">Chiaro a lei il giorno</hi>. Suppliscasi <hi rend="italic">facesse. Fesse</hi>. Facesse.</note>
<lg>
<l>O voi che sospirate a miglior notti,</l>
<l>Ch'ascoltate d'Amore o dite in rime,</l>
<l>Pregate non mi sia più sorda Morte,</l>
<l>Porto delle miserie e fin del pianto;</l>
<l>Muti una volta quel suo antico stile,</l>
<l>Ch'ogni uom attrista, e me può far sì lieto.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] O amanti che sospirate in più liete notti, cioè in istato più felice del mio. O vero, che andate sospirando una sorte migliore di quel che è la vostra al presente. [v.2] <hi rend="italic">O dite</hi>. Suppliscasi <hi rend="italic">d'amore</hi>. [v.3] <hi rend="italic">Non</hi>. Che non. [v.5] <hi rend="italic">Una volta</hi>. Per una volta. Per questa volta. <hi rend="italic">Quel suo antico stile</hi>. Quel suo antico costume. Cioè di far tutti tristi.</note>
<lg>
<l>Far mi può lieto in una o 'n poche notti:</l>
<l>E 'n aspro stile e 'n angosciose rime.</l>
<l>Prego che 'l pianto mio finisca Morte.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">In una o 'n poche notti</hi>. Cioè uccidendomi con malattia di uno o pochi più giorni. O vero semplicemente, tra uno o pochi più giorni. [v.3] <hi rend="italic">Il pianto mio</hi>. Accusativo.</note>
</div2>
<div2>
<head>66 (RVF 333)</head>
<argument><p>Invia sue rime al sepolcro di lei, perchè la preghino di chiamarlo seco.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Ite, rime dolenti, al duro sasso</l>
<l>Che 'l mio caro tesoro in terra asconde;</l>
<l>Ivi chiamate chi dal ciel risponde,</l>
<l>Benchè 'l mortal sia in loco oscuro e basso.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ditele ch'i' son già di viver lasso,</l>
<l>Del navigar per queste orribili onde;</l>
<l>Ma ricogliendo le sue sparte fronde,</l>
<l>Dietro le vo pur così passo passo,</l>
</lg>
<lg>
<l>Sol di lei ragionando viva e morta,</l>
<l>Anzi pur viva ed or fatta immortale,</l>
<l>Acciocchè 'l mondo la conosca ed ame.</l>
</lg>
<lg>
<l>Piacciale al mio passar esser accorta,</l>
<l>Ch'è presso omai; siami a l'incontro, e quale</l>
<l>Ella è nel cielo, a se mi tiri e chiame.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.3] <hi rend="italic">Chi</hi>. Quella che. Cioè l'anima di Laura. [v.4] <hi rend="italic">Il mortal</hi>. Il suo mortale. Cioè la sua parte mortale, il suo corpo. [v.7] <hi rend="italic">Ricogliendo le sue sparte fronde</hi>. Cioè rammemorandomi le sue bellezze e virtù. Dice <hi rend="italic">fronde</hi> per allusione alla pianta dell'alloro, ch'è allegoria di Laura. <hi rend="italic">Sparte</hi> in vece di <hi rend="italic">sparse</hi>. [v.9] <hi rend="italic">Viva e morta</hi>. Parte viva e parte morta. [v.10] <hi rend="italic">Pur</hi>. Solamente. Del tutto. <hi rend="italic">Fatta</hi>. Divenuta. [v.11] Dipende dalla parola <hi rend="italic">ragionando</hi> del verso nono. [v.12] <hi rend="italic">Al mio passar esser accorta</hi>. Por mente quando io passerò di questa vita. [vv.13-14] <hi rend="italic">Ch'è presso omai</hi>. Dipende dalle parole <hi rend="italic">al mio passar. Siami a l'incontro</hi>. Vengami, facciamisi incontro. <hi rend="italic">E quale ella è nel cielo, a se mi tiri e chiame</hi>. E mi tiri e chiami a se, fatto tale, quale ella è nel cielo, cioè immortale e beato.</note>
</div2>
<div2>
<head>67 (RVF 334)</head>
<argument><p>Or ch'ella sa ch'ei fu onesto nell'amor suo, vorrà al fin consolarlo pietosa.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>S'onesto amor può meritar mercede,</l>
<l>E se pietà ancor può quant'ella suole,</l>
<l>Mercede avrò, che più chiara che 'l sole</l>
<l>A Madonna ed al mondo è la mia fede.</l>
</lg>
<lg>
<l>Già di me paventosa, or sa, nol crede,</l>
<l>Che quello stesso ch'or per me si vole,</l>
<l>Sempre si volse; e s'ella udia parole</l>
<l>O vedea 'l volto, or l'animo e 'l cor vede.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ond'i' spero che 'nfin dal ciel si doglia</l>
<l>De' miei tanti sospiri: e così mostra,</l>
<l>Tornando a me sì piena di pietate.</l>
</lg>
<lg>
<l>E spero ch'al por giù di questa spoglia,</l>
<l>Venga per me con quella gente nostra,</l>
<l>Vera amica di Cristo e d'onestate.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.2] <hi rend="italic">Può</hi>. Ha tanta forza. [v.5] <hi rend="italic">Di me paventosa</hi>. Cioè sospettosa, dubbia, della onestà de' miei desiderii. <hi rend="italic">Sa, nol crede</hi>. Non solamente crede ma sa. [vv.6-7] <hi rend="italic">Quello stesso ch'or per me si vole, sempre si volse</hi>. I miei desiderii furono sempre così onesti come sono ora. <hi rend="italic">Per</hi> vale <hi rend="italic">da, volse</hi> sta per <hi rend="italic">volle</hi>. [v.11] <hi rend="italic">Tornando a me</hi>. In sogno o in visione. [v.12] <hi rend="italic">Al por giù di questa spoglia</hi>. Al mio partir di questo corpo. Nell'ora della mia morte. <hi rend="italic">Por giù</hi> vale <hi rend="italic">deporre</hi>. [v.13] <hi rend="italic">Per me</hi>. Verso me. Incontro a me. Per condurmi in cielo. <hi rend="italic">Con quella gente nostra</hi>. Vuol dir colle anime degli amanti onesti.</note>
</div2>
<div2>
<head>68 (RVF 335)</head>
<argument><p>Videla in immagine quale spirito celeste. E' voleva seguitarla; ed ella sparì.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Vidi fra mille donne una già tale,</l>
<l>Ch'amorosa paura il cor m'assalse,</l>
<l>Mirandola in immagini non false</l>
<l>Agli spirti celesti in vista eguale.</l>
</lg>
<lg>
<l>Niente in lei terreno era o mortale,</l>
<l>Siccome a cui del ciel, non d'altro, calse.</l>
<l>L'alma, ch'arse per lei sì spesso ed alse,</l>
<l>Vaga d'ir seco, aperse ambedue l'ale.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma tropp'era alta al mio peso terrestre:</l>
<l>E poco poi m'uscì 'n tutto di vista;</l>
<l>Di che pensando, ancor m'agghiaccio e torpo.</l>
</lg>
<lg>
<l>O belle ed alte e lucide fenestre</l>
<l>Onde colei che molta gente attrista</l>
<l>Trovò la via d'entrare in sì bel corpo!</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] Vidi già fra mille donne una donna tale. [v.3] <hi rend="italic">In immagini non false</hi>. Cioè, non per inganno della mia immaginativa, ma veramente. [v.4] <hi rend="italic">In vista</hi>. A vederla. In sembianza. [v.6] Come quella che non altro ebbe a cuore che il cielo. [v.7] <hi rend="italic">L'alma</hi>. Cioè l'anima mia. <hi rend="italic">Alse</hi>. Agghiacciò. Patì freddo e gelo. [v.8] <hi rend="italic">Vaga</hi>. Bramosa. <hi rend="italic">D'ir seco</hi>. Cioè di pareggiarla nelle virtù. [v.9] <hi rend="italic">Era</hi>. Cioè quella donna. <hi rend="italic">Al</hi>. Rispetto al. [v.10] <hi rend="italic">Poco poi</hi>. Poco appresso. Indi a poco. <hi rend="italic">M'uscì 'n tutto di vista</hi>. Morendo. [v.11] <hi rend="italic">Di che</hi>. Della qual cosa. <hi rend="italic">Torpo</hi>. Irrigidisco. [v.12] Intende degli occhi di Laura. [v.13] <hi rend="italic">Onde</hi>. Per le quali. <hi rend="italic">Colei</hi>. Cioè la morte.</note>
</div2>
<div2>
<head>69 (RVF 336)</head>
<argument><p>Gli sta sì fisa nel cuor e negli occhi, ch'e' giunge talvolta a crederla viva.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Tornami a mente, anzi v'è dentro, quella</l>
<l>Ch'indi per Lete esser non può sbandita,</l>
<l>Qual io la vidi in su l'età fiorita,</l>
<l>Tutta accesa de' raggi di sua stella.</l>
</lg>
<lg>
<l>Sì nel mio primo occorso onesta e bella</l>
<l>Veggiola in se raccolta e sì romita,</l>
<l>Ch'i' grido: ell'è ben dessa; ancora è in vita:</l>
<l>E 'n don le cheggio sua dolce favella.</l>
</lg>
<lg>
<l>Talor risponde e talor non fa motto.</l>
<l>I', com'uom ch'erra e poi più dritto estima,</l>
<l>Dico alla mente mia: tu se' 'ngannata:</l>
</lg>
<lg>
<l>Sai che 'n mille trecento quarantotto,</l>
<l>Il dì sesto d'aprile, in l'ora prima,</l>
<l>Del corpo uscio quell'anima beata.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.2] <hi rend="italic">Indi</hi>. Cioè dalla mia mente. <hi rend="italic">Lete</hi>. Fiume dell'obblivione. [v.3] <hi rend="italic">Qual</hi>. Dipende dalle parole <hi rend="italic">tornami a mente</hi>. [v.4] Cioè tutta splendente dei raggi della stella di amore, che è l'astro di Venere, creduto aver forza e signoria sopra le persone amorose. [v.5] <hi rend="italic">Sì</hi>. Tanto. <hi rend="italic">Nel mio primo occorso</hi>. Nel mio primo scontrarla colla immaginazione. O vero, quale io la vidi la prima volta <hi rend="italic">in su l'età fiorita</hi>. [v.8] <hi rend="italic">Cheggio</hi>. Chiedo. <hi rend="italic">Sua dolce favella</hi>. Qualche sua parola. Che mi faccia udir la sua voce. [v.10] <hi rend="italic">Più dritto estima</hi>. Più dirittamente, veramente, sanamente, giudica. Riconosce il vero. [v.11] <hi rend="italic">Se' 'ngannata</hi>. T'inganni. [v.12] <hi rend="italic">Che 'n mille trecento quarantotto</hi>. Che nell'anno mille trecento quarantotto. [v.13] <hi rend="italic">In l'ora</hi>. Nell'ora. [v.14] <hi rend="italic">Uscio</hi>. Uscì.</note>
</div2>
<div2>
<head>70 (RVF 350)</head>
<argument><p>Natura, oltr'al costume, riunì in lei ogni bellezza, ma fecela tosto sparire.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Questo nostro caduco e fragil bene,</l>
<l>Ch'è vento ed ombra ed ha nome beltate,</l>
<l>Non fu giammai, se non in questa etate,</l>
<l>Tutto in un corpo; e ciò fu per mie pene.</l>
</lg>
<lg>
<l>Che Natura non vol, nè si convene,</l>
<l>Per far ricco un, por gli altri in povertate:</l>
<l>Or versò in una ogni sua largitate:</l>
<l>Perdonimi qual è bella, o si tene.</l>
</lg>
<lg>
<l>Non fu simil bellezza antica o nova;</l>
<l>Nè sarà, credo: ma fu sì coverta,</l>
<l>Ch'appena se n'accorse il mondo errante.</l>
</lg>
<lg>
<l>Tosto disparve: onde 'l cangiar mi giova</l>
<l>La poca vista a me dal Cielo offerta</l>
<l>Sol per piacer alle sue luci sante.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.4] <hi rend="italic">Ciò</hi>. Che esso nella nostra età si ritrovasse tutto in un corpo. [v.5] <hi rend="italic">Che</hi>. Perocchè. Si riferisce alle parole <hi rend="italic">non fu giammai tutto in un corpo. Vol</hi>. Vuole. [v.7] <hi rend="italic">Or</hi>. Ma questa volta. <hi rend="italic">Versò</hi>. Cioè la Natura. <hi rend="italic">In una</hi>. Cioè in Laura. <hi rend="italic">Largitate</hi>. Liberalità. [v.8] <hi rend="italic">Qual</hi>. Qualunque donna. <hi rend="italic">Si tene</hi>. Si tiene, cioè si reputa, bella. [vv.9-10] Non ci ebbe mai al mondo, o vogliasi ai tempi moderni o vogliasi in antico, e non ci avrà, credo, mai, una bellezza simile a questa (cioè alla bellezza di Laura): ma ella visse sì ritirata e nascosta. <hi rend="italic">Coverta</hi> sta per <hi rend="italic">coperta</hi>. [vv.12-14] <hi rend="italic">Onde 'l cangiar mi giova la poca vista a me dal Cielo offerta sol per piacere alle sue luci sante</hi>. Onde, cioè per esser sparita dal mondo quella bellezza, io sono contento di venir perdendo per la età la debole e imperfetta vista che il Cielo mi avea conceduta acciò solamente che io vedessi gli occhi di Laura, e procacciassi di piacer loro.</note>
</div2>
<div2>
<head>71 (RVF 355)</head>
<argument><p>Disingannato dell'amor suo di quaggiù, rivolgesi ad amarla nel Cielo.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>O tempo o ciel volubil, che fuggendo</l>
<l>Inganni i ciechi e miseri mortali;</l>
<l>O dì veloci più che vento e strali,</l>
<l>Or ab esperto vostre frodi intendo.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma scuso voi, e me stesso riprendo:</l>
<l>Che Natura a volar v'aperse l'ali;</l>
<l>A me diede occhi: ed io pur ne' miei mali</l>
<l>Li tenni; onde vergogna e dolor prendo.</l>
</lg>
<lg>
<l>E sarebbe ora, ed è passata omai,</l>
<l>Da rivoltarli in più secura parte,</l>
<l>E poner fine agl'infiniti guai.</l>
</lg>
<lg>
<l>Nè dal tuo giogo, Amor, l'alma si parte,</l>
<l>Ma dal suo mal; con che studio, tu 'l sai:</l>
<l>Non a caso è virtute, anzi è bell'arte.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">Volubil</hi>. Girevole. Rotante. [v.2] <hi rend="italic">I ciechi e miseri mortali</hi>. Che non si accorgono del vostro fuggir così ratto, e par che si aspettino di avere a viver sempre. [v.4] <hi rend="italic">Ab esperto</hi>. Per esperienza. Per prova. [vv.7-8] <hi rend="italic">Pur ne' miei mali li tenni</hi>. Vuol dire: non attesi ad altro che a cose nocevoli all'anima mia. <hi rend="italic">Pur</hi> vale <hi rend="italic">solamente</hi>. [v.10] Vuol dir, di pensare agli affari della salute eterna. [v.11] <hi rend="italic">Poner</hi>. Porre. [v.12] <hi rend="italic">L'alma</hi>. L'alma mia. [vv.13-14] Ma solo si parte da Laura, e questo ancora, tu sai con che studio ella il fa, cioè sai che ella non si parte da Laura per alcuna propria diligenza o per alcuno sforzo, ma per necessità e per caso, cioè per esser colei partita dal mondo. Or la virtù non si acquista già per caso, ma per volontà e per disciplina.</note>
</div2>
<div2>
<head>72 (RVF 337)</head>
<argument><p>Ben a ragion e' teneasi felice in amarla, se Dio se la tolse come cosa sua.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Quel che d'odore e di color vincea</l>
<l>L'odorifero e lucido oriente,</l>
<l>Frutti, fiori, erbe e frondi; onde 'l ponente</l>
<l>D'ogni rara eccellenzia il pregio avea,</l>
</lg>
<lg>
<l>Dolce mio lauro, ov'abitar solea</l>
<l>Ogni bellezza, ogni virtute ardente,</l>
<l>Vedeva alla sua ombra onestamente</l>
<l>Il mio Signor sedersi e la mia dea.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ancor io il nido di pensieri eletti</l>
<l>Posi in quell'alma pianta; e 'n foco e 'n gielo</l>
<l>Tremando, ardendo, assai felice fui.</l>
</lg>
<lg>
<l>Pieno era 'l mondo de' suoi onor perfetti;</l>
<l>Allor che Dio, per adornarne il cielo,</l>
<l>La si ritolse: e cosa era da lui.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">Quel</hi>. Quel dolce mio lauro. Veggasi il verso quinto. [v.2] <hi rend="italic">Odorifero</hi>. Perchè i paesi orientali producono copia grande e squisite qualità di odori. <hi rend="italic">Lucido</hi>. Perchè dalle parti dell'oriente viene il giorno. [v.3] <hi rend="italic">Frutti, fiori, erbe e frondi</hi>. Cioè dell'oriente. Dipende da <hi rend="italic">vincea</hi>. <hi rend="italic">Il ponente</hi>. Essendo nata Laura in paese occidentale. [v.4] <hi rend="italic">Il pregio</hi>. Il maggiore, il primo, il principal vanto. [v.8] <hi rend="italic">Il mio Signor</hi>. Amore. <hi rend="italic">La mia dea</hi>. Laura. [v.14] <hi rend="italic">La si ritolse</hi>. Se la riprese. <hi rend="italic">Cosa era da lui</hi>. Era cosa da lui, cioè degna del cielo.</note>
</div2>
<div2>
<head>73 (RVF 338)</head>
<argument><p>Ei sol, che la piange, e 'l Cielo, che la possiede, la conobbero mentre visse.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Lasciato hai, Morte, senza sole il mondo</l>
<l>Oscuro e freddo, Amor cieco ed inerme,</l>
<l>Leggiadria ignuda, le bellezze inferme,</l>
<l>Me sconsolato ed a me grave pondo,</l>
</lg>
<lg>
<l>Cortesia in bando ed onestate in fondo:</l>
<l>Dogliom'io sol, nè sol ho da dolerme;</l>
<l>Che svelt'hai di virtute il chiaro germe.</l>
<l>Spento il primo valor, qual fia il secondo?</l>
</lg>
<lg>
<l>Pianger l'aer e la terra e 'l mar devrebbe</l>
<l>L'uman legnaggio, che senz'ella, è quasi</l>
<l>Senza fior prato, o senza gemma anello.</l>
</lg>
<lg>
<l>Non la conobbe il mondo mentre l'ebbe:</l>
<l>Conobbil'io, ch'a pianger qui rimasi,</l>
<l>E 'l Ciel, che del mio pianto or si fa bello.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.4] <hi rend="italic">Ed a me grave pondo</hi>. E grave peso a me stesso. [v.6] <hi rend="italic">Nè sol</hi>. Nè solo io. <hi rend="italic">Ho da dolerme</hi>. Ho cagion di dolermi. [v.7] <hi rend="italic">Che</hi>. Perocchè. <hi rend="italic">Svelt'hai</hi>. Hai svelto. [v.9] <hi rend="italic">Pianger</hi>. Compiangere. <hi rend="italic">Devrebbe</hi>. Dovrebbe. [v.14] <hi rend="italic">E 'l Ciel</hi>. E conobbela il Cielo. <hi rend="italic">Del mio pianto</hi>. Per la cagione del mio pianto, che è la morte di Laura, volata a far bello il cielo.</note>
</div2>
<div2>
<head>74 (RVF 339)</head>
<argument><p>Si scusa di non averla lodata com'ella merita, perchè gli era impossibile.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Conobbi, quanto il Ciel gli occhi m'aperse,</l>
<l>Quanto studio ed Amor m'alzaron l'ali,</l>
<l>Cose nove e leggiadre, ma mortali,</l>
<l>Che 'n un soggetto ogni stella cosperse.</l>
</lg>
<lg>
<l>L'altre tante, sì strane e sì diverse</l>
<l>Forme altere, celesti ed immortali,</l>
<l>Perchè non furo all'intelletto eguali,</l>
<l>La mia debile vista non sofferse.</l>
</lg>
<lg>
<l>Onde quant'io di lei parlai nè scrissi,</l>
<l>Ch'or per lodi anzi a Dio preghi mi rende,</l>
<l>Fu breve stilla d'infiniti abissi:</l>
</lg>
<lg>
<l>Che stilo oltra l'ingegno non si stende;</l>
<l>E per aver uom gli occhi nel Sol fissi,</l>
<l>Tanto si vede men, quanto più splende.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[vv.1-2] <hi rend="italic">Quanto</hi>. Per quanto. In quanto. [v.4] <hi rend="italic">Che</hi>. Accusativo. Le quali cose. <hi rend="italic">In un soggetto ogni stella cosperse</hi>. Tutte le stelle, tutti i cieli, cosparsero, cioè congiuntamente sparsero, posero, in un soggetto solo, cioè in Laura. [vv.5-6] Vuol dir le bellezze spirituali ed immortali di Laura. [v.7] <hi rend="italic">All'intelletto eguali</hi>. Cioè atte ad esser comprese dal mio intendimento. [v.9] <hi rend="italic">Nè</hi>. O. E. [v.10] <hi rend="italic">Che</hi>. Dipende da <hi rend="italic">lei</hi>, che sta nel verso antecedente. <hi rend="italic">Per lodi anzi a Dio preghi mi rende</hi>. Mi contraccambia le lodi che io le porsi, pregando per me innanzi a Dio. [v.11] <hi rend="italic">Breve</hi>. Picciola. [v.12] Perocchè lo stile, la penna, non può più di quello che portano le facoltà dell'ingegno. [v.13] <hi rend="italic">Per aver uom</hi>. Per quanto uno abbia, tenga. [v.14] <hi rend="italic">Splende</hi>. Cioè il sole.</note>
</div2>
<div2>
<head>75 (RVF 340)</head>
<argument><p>La prega di consolarlo almen con la dolce e cara vista della sua ombra.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Dolce mio caro e prezioso pegno,</l>
<l>Che Natura mi tolse e 'l Ciel mi guarda,</l>
<l>Deh come è tua pietà ver me sì tarda,</l>
<l>O usato di mia vita sostegno?</l>
</lg>
<lg>
<l>Già suo' tu far il mio sonno almen degno</l>
<l>Della tua vista, ed or sostien ch'i' arda</l>
<l>Senz'alcun refrigerio: e chi 'l ritarda?</l>
<l>Pur lassù non alberga ira nè sdegno;</l>
</lg>
<lg>
<l>Onde quaggiuso un ben pietoso core</l>
<l>Talor si pasce degli altrui tormenti,</l>
<l>Sì ch'egli è vinto nel suo regno Amore.</l>
</lg>
<lg>
<l>Tu che dentro mi vedi, e 'l mio mal senti,</l>
<l>E sola puoi finir tanto dolore,</l>
<l>Con la tua ombra acqueta i miei lamenti.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.2] <hi rend="italic">Guarda</hi>. Custodisce. Serba. [v.3] <hi rend="italic">Ver</hi>. Verso. [v.4] <hi rend="italic">Usato</hi>. Consueto. [v.5] <hi rend="italic">Suo' tu far</hi>. Tu suoli fare. Tu facevi. [v.6] <hi rend="italic">Sostien</hi>. Sostieni. Soffri. Lasci. [v.7] <hi rend="italic">Chi 'l ritarda?</hi> Cioè, chi ritarda il mio refrigerio? [v.9] <hi rend="italic">Onde</hi>. Per le quali passioni d'ira e di sdegno. <hi rend="italic">Quaggiuso</hi>. Quaggiù in terra. <hi rend="italic">Un ben pietoso core</hi>. Una donna amata, che sia pur d'animo pietoso. [v.10] <hi rend="italic">Altrui</hi>. Cioè dell'amante. [v.11] <hi rend="italic">Egli</hi>. Voce di ripieno. <hi rend="italic">Nel suo regno</hi>. Cioè nel cuor dell'amata, la quale resiste all'amore per mostrarsi dura e sdegnosa all'amante. [v.12] <hi rend="italic">Senti</hi>. Conosci. [v.14] <hi rend="italic">Ombra</hi>. Cioè immagine che mi apparisca nel sonno.</note>
</div2>
<div2>
<head>76 (RVF 341)</head>
<argument><p>È rapito fuori di se, contento e beato di averla veduta, e sentita parlare.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Deh qual pietà, qual angel fu sì presto</l>
<l>A portar sopra 'l cielo il mio cordoglio?</l>
<l>Ch'ancor sento tornar pur come soglio</l>
<l>Madonna in quel suo atto dolce onesto</l>
</lg>
<lg>
<l>Ad acquetar il cor misero e mesto,</l>
<l>Piena sì d'umiltà, vota d'orgoglio,</l>
<l>E 'n somma tal, ch'a Morte i' mi ritoglio,</l>
<l>E vivo, e 'l viver più non m'è molesto.</l>
</lg>
<lg>
<l>Beata s'è, che può beare altrui</l>
<l>Con la sua vista, ovver con le parole</l>
<l>Intellette da noi soli ambedui.</l>
</lg>
<lg>
<l>Fedel mio caro, assai di te mi dole;</l>
<l>Ma pur per nostro ben dura ti fui,</l>
<l>Dice, e cos'altre d'arrestar il Sole.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">Deh</hi>. Interiezione di maraviglia. [v.2] <hi rend="italic">A portar sopra 'l cielo</hi>. Ad annunziare a Laura. <hi rend="italic">Il mio cordoglio</hi>. Quello significato nel Sonetto antecedente, cioè dell'esser privo della visione di Laura in sogno. [v.3] <hi rend="italic">Che</hi>. Poichè. <hi rend="italic">Ancor</hi>. Di nuovo. Un'altra volta. <hi rend="italic">Tornar</hi>. In sogno. [v.5] <hi rend="italic">Ad acquetar</hi>. Dipende dal verbo <hi rend="italic">tornar</hi>, che sta nel terzo verso. <hi rend="italic">Il cor</hi>. Il mio cuore. [v.6] <hi rend="italic">Piena sì</hi>. Sì piena. <hi rend="italic">Vota</hi>. Sì vota. [v.7] <hi rend="italic">Ritoglio</hi>. Ritolgo. [v.9] <hi rend="italic">Beata s'è</hi>. Beata si è. È beata. [v.11] <hi rend="italic">Intellette</hi>. Intese. <hi rend="italic">Ambedui</hi>. Ambedue. [v.13] <hi rend="italic">Pur</hi>. Solo. [v.14] <hi rend="italic">Cos'altre</hi>. Altre cose. <hi rend="italic">D'arrestar</hi>. Da arrestare. Tali, sì dolci, da arrestare.</note>
</div2>
<div2>
<head>77 (RVF 342)</head>
<argument><p>Mentr'ei piange, essa accorre ad asciugargli le lagrime, e lo riconforta.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Del cibo onde 'l Signor mio sempre abbonda,</l>
<l>Lagrime e doglia, il cor lasso nudrisco;</l>
<l>E spesso tremo e spesso impallidisco,</l>
<l>Pensando alla sua piaga aspra e profonda.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma chi nè prima, simil nè seconda</l>
<l>Ebbe al suo tempo, al letto in ch'io languisco,</l>
<l>Vien tal ch'appena a rimirar l'ardisco,</l>
<l>E pietosa s'asside in su la sponda.</l>
</lg>
<lg>
<l>Con quella man che tanto desiai,</l>
<l>M'asciuga gli occhi, e col suo dir m'apporta</l>
<l>Dolcezza ch'uom mortal non sentì mai.</l>
</lg>
<lg>
<l>Che val, dice, a saver, chi si sconforta?</l>
<l>Non pianger più; non m'hai tu pianto assai?</l>
<l>Ch'or fostu vivo com'io non son morta.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">Onde</hi>. Di cui. <hi rend="italic">Il Signor mio</hi>. Amore. [v.2] <hi rend="italic">Lagrime e doglia</hi>. Il qual cibo sono lagrime e doglia. [v.4] <hi rend="italic">Sua</hi>. Cioè del cuore. [v.5] <hi rend="italic">Chi</hi>. Quella che. Cioè Laura. <hi rend="italic">Nè prima, simil</hi>. Nè prima, nè simile. [v.8] <hi rend="italic">In su la sponda</hi>. Del letto. [v.12] Che giova, dice, il sapere, la sapienza, se uno nell'avversità si sconforta, cioè si dà tutto in preda, si lascia trasportare, al dolore, e non sa confortarsi? [v.13] <hi rend="italic">Assai</hi>. Abbastanza. [v.14] <hi rend="italic">Che</hi>. Perocchè. <hi rend="italic">Fostu vivo com'io non son morta</hi>. Fossi tu veramente vivo, come io in verità non son morta. Cioè vivessi tu di quella vita vera e immortale che io vivo. Forma desiderativa.</note>
</div2>
<div2>
<head>78 (RVF 343)</head>
<argument><p>E' morrebbe di dolore, s'ella talvolta nol consolasse co' suoi apparimenti.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Ripensando a quel, ch'oggi il cielo onora,</l>
<l>Soave sguardo, al chinar l'aurea testa,</l>
<l>Al volto, a quella angelica modesta</l>
<l>Voce, che m'addolciva ed or m'accora;</l>
</lg>
<lg>
<l>Gran maraviglia ho com'io viva ancora:</l>
<l>Nè vivrei già, se chi tra bella e onesta,</l>
<l>Qual fu più, lasciò in dubbio, non sì presta</l>
<l>Fosse al mio scampo là verso l'aurora.</l>
</lg>
<lg>
<l>O che dolci accoglienze e caste e pie!</l>
<l>E come intentamente ascolta e nota</l>
<l>La lunga istoria delle pene mie!</l>
</lg>
<lg>
<l>Poi che 'l dì chiaro par che la percota,</l>
<l>Tornasi al ciel, che sa tutte le vie;</l>
<l>Umida gli occhi e l'una e l'altra gota.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[vv.1-2] <hi rend="italic">A quel, ch'oggi il cielo onora, soave sguardo</hi>. A quel soave sguardo, ch'oggi onora il cielo. <hi rend="italic">L'aurea testa</hi>. Dell'aurea, cioè bionda, testa. [vv.6-8] <hi rend="italic">Chi tra bella e onesta, qual fu più, lasciò in dubbio</hi>. Colei che lasciò in dubbio se fosse più bella o più onesta, se avesse più di bellezza o più di onestà. <hi rend="italic">Non sì presta fosse al mio scampo là verso l'aurora</hi>. Non fosse sì presta, cioè attenta, sollecita, a darmi soccorso, apparendomi in sogno là in sul far dell'aurora. [v.9] <hi rend="italic">Accoglienze</hi>. Cioè saluti e cose tali. <hi rend="italic">Pie</hi>. Pietose. [v.12] <hi rend="italic">Poi che</hi>. Quando. [v.13] <hi rend="italic">Tutte le vie</hi>. Di andare al cielo. Ha riguardo alle virtù avute ed esercitate da Laura in sua vita.</note>
</div2>
<div2>
<head>79 (RVF 344)</head>
<argument><p>Il dolore di averla perduta è sì forte, che niente più varrà a mitigarglielo.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Fu forse un tempo dolce cosa amore</l>
<l>(Non perch'io sappia il quando); or è sì amara</l>
<l>Che nulla più. Ben sa 'l ver chi l'impara,</l>
<l>Com'ho fatt'io con mio grave dolore.</l>
</lg>
<lg>
<l>Quella che fu del secol nostro onore,</l>
<l>Or è del ciel che tutto orna e rischiara,</l>
<l>Fe mia requie a' suoi giorni e breve e rara;</l>
<l>Or m'ha d'ogni riposo tratto fore.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ogni mio ben crudel Morte m'ha tolto;</l>
<l>Nè gran prosperità il mio stato avverso</l>
<l>Può consolar di quel bel spirto sciolto.</l>
</lg>
<lg>
<l>Piansi e cantai; non so più mutar verso,</l>
<l>Ma dì e notte il duol nell'alma accolto,</l>
<l>Per la lingua e per gli occhi sfogo e verso.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.2] <hi rend="italic">Non perch'io sappia il quando</hi>. Non già che io sappia quando ciò fosse. [v.6] <hi rend="italic">Or è</hi>. Suppliscasi <hi rend="italic">onore. Del ciel che tutto orna e rischiara</hi>. Intendono del terzo cielo, cioè del cielo di Venere. [v.7] <hi rend="italic">Fe</hi>. Fece. <hi rend="italic">A' suoi giorni</hi>. In sua vita. Mentre ella visse. [v.8] <hi rend="italic">Fore</hi>. Fuori. [v.9] <hi rend="italic">Crudel</hi>. Si riferisce a Morte. [vv.10-11] Nè la gran prosperità di quel bello spirito sciolto, cioè libero dai legami del corpo, può consolare il mio stato avverso. [v.12] Fu già un tempo che io venni talvolta piangendo e talvolta cantando; ora io non so più mutar verso, cioè modo, stile; non so fare altro che lamentarmi. [v.13] <hi rend="italic">Accolto</hi>. Raccolto.</note>
</div2>
<div2>
<head>80 (RVF 345)</head>
<argument><p>Pensando che Laura è in Cielo, si pente del suo dolor eccessivo, e si acqueta.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Spinse amor e dolor ove ir non debbe,</l>
<l>La mia lingua avviata a lamentarsi,</l>
<l>A dir di lei per ch'io cantai ed arsi,</l>
<l>Quel che, se fosse ver, torto sarebbe;</l>
</lg>
<lg>
<l>Ch'assai 'l mio stato rio quetar devrebbe</l>
<l>Quella beata, e 'l cor racconsolarsi</l>
<l>Vedendo tanto lei domesticarsi</l>
<l>Con colui che, vivendo, in cor sempr'ebbe.</l>
</lg>
<lg>
<l>E ben m'acqueto e me stesso consolo;</l>
<l>Nè vorrei rivederla in questo inferno;</l>
<l>Anzi voglio morire e viver solo:</l>
</lg>
<lg>
<l>Che più bella che mai, con l'occhio interno,</l>
<l>Con gli angeli la veggio alzata a volo</l>
<l>A' piè del suo e mio Signore eterno.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">Palinodia del precedente [v.3] <hi rend="italic">Per ch'io</hi>. Per la quale io. [v.4] <hi rend="italic">Quel</hi>. Cioè che la <hi rend="italic">gran prosperità di quel bel spirto sciolto non può consolar il mio stato avverso</hi>, parole del Sonetto qui dietro. <hi rend="italic">Torto</hi>. Ingiusto. Sconvenevole. Biasimevole. [v.5] <hi rend="italic">Assai</hi>. Abbastanza. <hi rend="italic">Devrebbe</hi>. Dovrebbe. [v.6] <hi rend="italic">Quella beata</hi>. Cioè la beatitudine di colei. <hi rend="italic">E 'l cor</hi>. E il mio cuore dovrebbe. [v.8] <hi rend="italic">Colui</hi>. Cioè Dio. <hi rend="italic">Che</hi>. Accusativo. Il quale ella. [v.9] <hi rend="italic">E ben</hi>. E veramente. E in effetto. [v.10] <hi rend="italic">Rivederla in questo inferno</hi>. Rivederla viva in questa misera terra. [v.11] <hi rend="italic">Solo</hi>. Cioè senza lei.</note>
</div2>
<div2>
<head>81 (RVF 346)</head>
<argument><p>Erge tutt'i suoi pensieri al Cielo, dove Laura lo cerca, lo aspetta e lo invita.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Gli angeli eletti e l'anime beate</l>
<l>Cittadine del cielo, il primo giorno,</l>
<l>Che Madonna passò, le fur intorno</l>
<l>Piene di maraviglia e di pietate.</l>
</lg>
<lg>
<l>Che luce è questa, e qual nova beltate?</l>
<l>Dicean tra lor; perch'abito sì adorno</l>
<l>Dal mondo errante a quest'alto soggiorno</l>
<l>Non salì mai in tutta questa etate.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ella contenta aver cangiato albergo,</l>
<l>Si paragona pur coi più perfetti;</l>
<l>E parte ad or ad or si volge a tergo</l>
</lg>
<lg>
<l>Mirando s'io la seguo, e par ch'aspetti:</l>
<l>Ond'io voglie e pensier tutti al ciel ergo;</l>
<l>Perch'io l'odo pregar pur ch'i' m'affretti.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.3] <hi rend="italic">Passò</hi>. Passò di questa vita. [v.8] <hi rend="italic">In tutta questa etate</hi>. In tutto questo secolo depravato. Da gran tempo in qua. [v.9] <hi rend="italic">Aver</hi>. Di avere. [v.11] <hi rend="italic">E parte</hi>. E parimente. E insieme.</note>
</div2>
<div2>
<head>82 (RVF 347)</head>
<argument><p>Chiede in premio dell'amor suo, ch'ella gli ottenga di vederla ben presto.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Donna, che lieta col principio nostro</l>
<l>Ti stai, come tua vita alma richiede,</l>
<l>Assisa in alta e gloriosa sede,</l>
<l>E d'altro ornata che di perle o d'ostro;</l>
</lg>
<lg>
<l>O delle donne altero e raro mostro,</l>
<l>Or nel volto di lui, che tutto vede,</l>
<l>Vedi 'l mio amore e quella pura fede,</l>
<l>Per ch'io tante versai lagrime e 'nchiostro;</l>
</lg>
<lg>
<l>E senti che ver te il mio core in terra</l>
<l>Tal fu qual ora è in cielo, e mai non volsi</l>
<l>Altro da te che 'l Sol degli occhi tuoi.</l>
</lg>
<lg>
<l>Dunque per ammendar la lunga guerra,</l>
<l>Per cui dal mondo a te sola mi volsi,</l>
<l>Prega ch'i' venga tosto a star con voi.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">Col principio nostro</hi>. Cioè con Dio. [v.2] <hi rend="italic">Come tua vita alma richiede</hi>. Come si conviene, come è dovuto, alla santa vita che tu menasti. [v.5] <hi rend="italic">Mostro</hi>. È detto <hi rend="italic">per prodigio</hi>. [v.8] <hi rend="italic">Per che</hi>. Per cui. [v.9] <hi rend="italic">Senti</hi>. Conosci. <hi rend="italic">Ver</hi>. Verso. <hi rend="italic">In terra</hi>. Quando tu eri in terra. [v.10] <hi rend="italic">Qual ora è in cielo</hi>. Qual è ora che tu sei nel cielo. <hi rend="italic">Volsi</hi>. Volli. [v.12] <hi rend="italic">Ammendar</hi>. Ricompensare. <hi rend="italic">La lunga guerra</hi>. La lunga e travagliosa passione. [v.14] <hi rend="italic">Con voi</hi>. Con Dio e con te. O vero, con voi Beati.</note>
</div2>
<div2>
<head>83 (RVF 348)</head>
<argument><p>Privo d'ogni conforto, spera ch'ella gl'impetri di rivederla nel Cielo.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Da' più begli occhi e dal più chiaro viso</l>
<l>Che mai splendesse, e da' più bei capelli</l>
<l>Che facean l'oro e 'l Sol parer men belli;</l>
<l>Dal più dolce parlar e dolce riso;</l>
</lg>
<lg>
<l>Dalle man, dalle braccia che conquiso,</l>
<l>Senza moversi, avrian quai più rebelli</l>
<l>Fur d'Amor mai; da' più bei piedi snelli;</l>
<l>Dalla persona fatta in paradiso,</l>
</lg>
<lg>
<l>Prendean vita i miei spirti: or n'ha diletto</l>
<l>Il Re celeste, i suoi alati corrieri;</l>
<l>Ed io son qui rimaso ignudo e cieco.</l>
</lg>
<lg>
<l>Sol un conforto alle mie pene aspetto;</l>
<l>Ch'ella, che vede tutt'i miei pensieri,</l>
<l>M'impetre grazia ch'i' possa esser seco.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.5] <hi rend="italic">Conquiso</hi>. Cioè vinto, domo. [vv.6-7] <hi rend="italic">Quai più rebelli fur d'Amor mai</hi>. I più ribelli ad Amore, cioè i più alieni dall'amore, che mai fossero al mondo. [v.10] <hi rend="italic">I suoi alati corrieri</hi>. Gli angeli. [v.14] <hi rend="italic">Impetre</hi>. Impetri.</note>
</div2>
<div2>
<head>84 (RVF 349)</head>
<argument><p>Spera e crede già vicino quel dì in ch'ella a se 'l chiami per volarsene a lei.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>E' mi par d'or in ora udire il messo</l>
<l>Che Madonna mi mande a se chiamando:</l>
<l>Così dentro e di for mi vo cangiando,</l>
<l>E sono in non molt'anni sì dimesso,</l>
</lg>
<lg>
<l>Ch'appena riconosco omai me stesso:</l>
<l>Tutto 'l viver usato ho messo in bando.</l>
<l>Sarei contento di sapere il quando:</l>
<l>Ma pur devrebbe il tempo esser da presso.</l>
</lg>
<lg>
<l>O felice quel dì che, del terreno</l>
<l>Carcere uscendo, lasci rotta e sparta</l>
<l>Questa mia grave e frale e mortal gonna;</l>
</lg>
<lg>
<l>E da sì folte tenebre mi parta,</l>
<l>Volando tanto su nel bel sereno,</l>
<l>Ch'i' veggia il mio Signore e la mia donna!</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">E'</hi>. Voce di ripieno. [v.2] <hi rend="italic">Mande</hi>. Mandi. [v.3] <hi rend="italic">For</hi>. Fuori. [v.4] <hi rend="italic">Dimesso</hi>. Dismesso. Mutato. [v.6] <hi rend="italic">Usato</hi>. Consueto. [v.7] <hi rend="italic">Il quando</hi>. Cioè quando sarà che Laura mi chiami a se. [v.8] <hi rend="italic">Devrebbe</hi>. Dovrebbe. <hi rend="italic">Da presso</hi>. Vicino. [v.10] <hi rend="italic">Lasci</hi>. Io lasci. <hi rend="italic">Sparta</hi>. Sparsa. Cioè distesa in terra. [v.11] <hi rend="italic">Gonna</hi>. Veste. Cioè carne. [v.13] <hi rend="italic">Tanto su</hi>. Tanto in alto. <hi rend="italic">Nel bel sereno</hi>. Nell'etere puro. Negli spazi del cielo.</note>
</div2>
<div2>
<head>85 (RVF )</head>
<argument><p>Le parla in sonno de' suoi mali. Ella s'attrista. Ei vinto dal dolore si sveglia.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>L'aura mia sacra al mio stanco riposo</l>
<l>Spira sì spesso, ch'i' prendo ardimento</l>
<l>Di dirle il mal ch'i' ho sentito e sento;</l>
<l>Che vivend'ella, non sarei stato oso.</l>
</lg>
<lg>
<l>Io incomincio da quel guardo amoroso,</l>
<l>Che fu principio a sì lungo tormento;</l>
<l>Poi seguo, come misero e contento,</l>
<l>Di dì in dì, d'ora in ora, Amor m'ha roso.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ella si tace, e di pietà dipinta</l>
<l>Fiso mira pur me; parte sospira</l>
<l>E di lagrime oneste il viso adorna:</l>
</lg>
<lg>
<l>Onde l'anima mia dal dolor vinta,</l>
<l>Mentre piangendo allor seco s'adira,</l>
<l>Sciolta dal sonno a se stessa ritorna.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[vv.1-2] <hi rend="italic">L'aura mia sacra al mio stanco riposo spira sì spesso</hi>. Vuol dir che Laura gli apparisce sì frequentemente nel sonno. <hi rend="italic">Stanco</hi> vale <hi rend="italic">travagliato, affannoso, inquieto</hi>. [v.4] <hi rend="italic">Non sarei stato oso</hi>. Non avrei ardito. Cioè <hi rend="italic">di dirle il mal ch'i' ho sentito</hi> per lei. [v.7] <hi rend="italic">Poi seguo, come</hi>. Poi seguito dicendo come. [v.10] <hi rend="italic">Pur</hi>. Solo. Parte. Insieme. A un medesimo tempo. Eziandio. [v.12] <hi rend="italic">Dal dolor</hi>. Di veder Laura a piangere. [v.13] <hi rend="italic">Seco</hi>. Seco medesima <hi rend="italic">S'adira</hi>. Di essere stata cagione a Laura di farla piangere.</note>
</div2>
<div2>
<head>86 (RVF 357)</head>
<argument><p>Brama la morte che Cristo sostenne per lui, e che Laura pure in quello sostenne.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Ogni giorno mi par più di mill'anni,</l>
<l>Ch'i' segua la mia fida e cara duce,</l>
<l>Che mi condusse al mondo, or mi conduce</l>
<l>Per miglior via a vita senza affanni.</l>
</lg>
<lg>
<l>E non mi posson ritener gl'inganni</l>
<l>Del mondo, ch'il conosco: e tanta luce</l>
<l>Dentr'al mio core infin dal ciel traluce,</l>
<l>Ch'i' 'ncomincio a contar il tempo e i danni.</l>
</lg>
<lg>
<l>Nè minacce temer debbo di Morte,</l>
<l>Che 'l Re sofferse con più grave pena,</l>
<l>Per farme a seguitar costante e forte;</l>
</lg>
<lg>
<l>Ed or novellamente in ogni vena</l>
<l>Intrò di lei che m'era data in sorte;</l>
<l>E non turbò la sua fronte serena.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.2] <hi rend="italic">Duce</hi>. Guida. Vuol dir Laura. [v.3] <hi rend="italic">Mi condusse</hi>. Mi guidò. Mi fu scorta. [v.6] <hi rend="italic">Che</hi>. Perocchè. [v.8] <hi rend="italic">Il tempo</hi>. Che ho male o inutilmente speso. <hi rend="italic">E i danni</hi>. Che ho fatti all'anima mia. [v.10] <hi rend="italic">Che</hi>. La quale. Accusativo. <hi rend="italic">Il Re</hi>. Cristo. [v.11] <hi rend="italic">Farme</hi>. Farmi. Seguitar. Seguitarlo. [v.12] <hi rend="italic">Ed or</hi>. E che ora. <hi rend="italic">Novellamente</hi>. Testè. Poco addietro. Non ha molto. [v.13] <hi rend="italic">Intrò</hi>. Entrò. <hi rend="italic">Di lei</hi>. Cioè di Laura. [v.14] <hi rend="italic">Non turbò</hi>. Essa morte. <hi rend="italic">Sua</hi>. Cioè di Laura.</note>
</div2>
<div2>
<head>87 (RVF 358)</head>
<argument><p>Dacch'ella morì, ei non ebbe più vita. Disprezza dunque ed affronta la Morte.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Non può far Morte il dolce viso amaro;</l>
<l>Ma 'l dolce viso, dolce può far Morte.</l>
<l>Che bisogna a morir ben altre scorte?</l>
<l>Quella mi scorge ond'ogni ben imparo.</l>
</lg>
<lg>
<l>E quei che del suo sangue non fu avaro,</l>
<l>Che col piè ruppe le tartaree porte,</l>
<l>Col suo morir par che mi riconforte.</l>
<l>Dunque vien, Morte; il tuo venir m'è caro.</l>
</lg>
<lg>
<l>E non tardar, ch'egli è ben tempo omai;</l>
<l>E se non fosse, e' fu 'l tempo in quel punto</l>
<l>Che Madonna passò di questa vita.</l>
</lg>
<lg>
<l>D'allor innanzi un dì non vissi mai:</l>
<l>Seco fu' in via, e seco al fin son giunto;</l>
<l>E mia giornata ho co' suoi piè fornita</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">Il dolce viso</hi>. Di Laura. [v.3] Che bisogno c'è, che bisogno ho io, d'altre scorte, cioè d'altre guide, di altri esempi ed aiuti, a ben morire? [v.4] <hi rend="italic">Scorge</hi>. Guida. <hi rend="italic">Onde</hi>. Dalla quale. [v.7] <hi rend="italic">Riconforte</hi>. Riconforti. [v.8] <hi rend="italic">Vien</hi>. Vieni. Imperativo. [v.10] E se non fosse ancor tempo, a ogni modo io sono già morto in quel punto. [v.12] <hi rend="italic">Un dì non vissi mai</hi>. Non vissi pure un giorno. [v.13] <hi rend="italic">Fu' in via</hi>. Cioè vissi. <hi rend="italic">Al fin</hi>. Cioè al termine della vita.</note>
</div2>
<div2>
<head>88 (RVF 359)</head>
<argument><p>Gli riapparisce; e cerca, più che mai pietosa, di consolarlo ed acquetarlo.</p></argument>
<lg>
<l>Quando il soave mio fido conforto,</l>
<l>Per dar riposo alla mia vita stanca,</l>
<l>Ponsi del letto in su la sponda manca</l>
<l>Con quel suo dolce ragionare accorto;</l>
<l>Tutto di pieta e di paura smorto,</l>
<l>Dico: onde vien tu ora, o felice alma?</l>
<l>Un ramoscel di palma</l>
<l>Ed un di lauro trae del suo bel seno;</l>
<l>E dice: dal sereno</l>
<l>Ciel empireo e di quelle sante parti</l>
<l>Mi mossi, e vengo sol per consolarti.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">Il soave mio fido conforto</hi>. Cioè Laura. [v.3] <hi rend="italic">Ponsi</hi>. Si pone. Cioè apparendomi in sogno. <hi rend="italic">Del letto</hi>. Del mio letto. [v.5] <hi rend="italic">Pieta</hi>. Pietà. [v.6] <hi rend="italic">Vien</hi>. Vieni. [v.10] <hi rend="italic">Di</hi>. Da.</note>
<lg>
<l>In atto ed in parole la ringrazio</l>
<l>Umilemente, e poi domando: or donde</l>
<l>Sai tu 'l mio stato? Ed ella: le trist'onde</l>
<l>Del pianto, di che mai tu non se' sazio,</l>
<l>Con l'aura de' sospir, per tanto spazio</l>
<l>Passano al cielo e turban la mia pace.</l>
<l>Sì forte ti dispiace</l>
<l>Che di questa miseria sia partita,</l>
<l>E giunta a miglior vita?</l>
<l>Che piacer di devria, se tu m'amasti</l>
<l>Quanto in sembianti e ne' tuo' dir mostrasti.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.2] <hi rend="italic">Or donde</hi>. Ma da che, da che cosa, come. [v.5] <hi rend="italic">Per tanto spazio</hi>. Cioè varcando tutto lo spazio che è tra la terra e il cielo. [v.7] <hi rend="italic">Sì forte</hi>. Tanto. [v.8] <hi rend="italic">Sia</hi>. Io sia. [v.10] <hi rend="italic">Che</hi>. La qual cosa. <hi rend="italic">Devria</hi>. Dovria. [v.11] <hi rend="italic">In sembianti</hi>. In quel che appariva. <hi rend="italic">Ne' tuo' dir</hi>. Ne' tuoi detti. Nelle tue parole.</note>
<lg>
<l>Rispondo: io non piango altro che me stesso,</l>
<l>Che son rimaso in tenebre e 'n martire,</l>
<l>Certo sempre del tuo al ciel salire</l>
<l>Come di cosa ch'uom vede da presso.</l>
<l>Come Dio e Natura avrebben messo</l>
<l>In un cor giovenil tanta virtute,</l>
<l>Se l'eterna salute</l>
<l>Non fosse destinata al suo ben fare?</l>
<l>O dell'anime rare,</l>
<l>Ch'altamente vivesti qui fra noi,</l>
<l>E che subito al ciel volasti poi!</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.3] <hi rend="italic">Del tuo al ciel salire</hi>. Che tu sei salita al cielo. [v.4] Come uno è certo di cosa ch'ei vegga da vicino. [v.5] <hi rend="italic">Avrebben</hi>. Avrebbero. [v.9] O anima del numero delle rare. O anima rara. [v.10] <hi rend="italic">Altamente</hi>. Nobilmente. Virtuosamente. Santamente.</note>
<lg>
<l>Ma io che debbo altro che pianger sempre,</l>
<l>Misero e sol, che senza te son nulla?</l>
<l>Ch'or foss'io spento al latte ed alla culla,</l>
<l>Per non provar dell'amorose tempre!</l>
<l>Ed ella: a che pur piangi e ti distempre?</l>
<l>Quant'era meglio alzar da terra l'ali;</l>
<l>E le cose mortali</l>
<l>E queste dolci tue fallaci ciance</l>
<l>Librar con giusta lance;</l>
<l>E seguir me, s'è ver che tanto m'ami,</l>
<l>Cogliendo omai qualcun di questi rami!</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">Che debbo altro che</hi>. Che altro debbo se non. Che debbo fare, altro che. [v.3] Cioè fossi morto nella infanzia, subito nato. Forma desiderativa. [v.4] <hi rend="italic">Dell'amorose tempre</hi>. Cioè lo stato amoroso. [v.5] <hi rend="italic">Ti distempre</hi>. Ti distempri. Ti struggi. [v.9] <hi rend="italic">Librar</hi>. Pesare. <hi rend="italic">Lance</hi>. Bilancia. [v.11] <hi rend="italic">Cogliendo</hi>. Dipende dalle parole <hi rend="italic">seguir me. Di questi rami</hi>. Di quelli detti nei versi settimo e ottavo della prima stanza.</note>
<lg>
<l>I' volea dimandar, rispond'io allora,</l>
<l>Che voglion importar quelle due frondi.</l>
<l>Ed ella: tu medesmo ti rispondi,</l>
<l>Tu la cui penna tanto l'una onora.</l>
<l>Palma è vittoria; ed io, giovene ancora,</l>
<l>Vinsi 'l mondo e me stessa: il lauro segna</l>
<l>Trionfo, ond'io son degna,</l>
<l>Mercè di quel Signor che mi diè forza.</l>
<l>Or tu, s'altri ti sforza,</l>
<l>A lui ti volgi, a lui chiedi soccorso;</l>
<l>Sì che siam seco al fine del tuo corso.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.2] <hi rend="italic">Importar</hi>. Significare. <hi rend="italic">Quelle due frondi</hi>. Cioè quei due rami. [v.3] <hi rend="italic">Ti rispondi</hi>. Imperativo. [v.4] <hi rend="italic">L'una</hi>. L'una di queste due frondi. Cioè il lauro. [v.5] <hi rend="italic">Giovene</hi>. Giovane. [v.6] <hi rend="italic">Segna</hi>. Significa. Dinota. [v.7] <hi rend="italic">Onde</hi>. Di che. Della qual cosa. [v.9] <hi rend="italic">Altri</hi>. Cioè il mondo, le passioni e simili. <hi rend="italic">Ti sforza</hi>. Ti fa forza. [v.11] <hi rend="italic">Sì che</hi>. Acciocchè. <hi rend="italic">Del tuo corso</hi>. Della tua vita.</note>
<lg>
<l>Son questi i capei biondi e l'aureo nodo,</l>
<l>Dico io, ch'ancor mi stringe, e quei begli occhi</l>
<l>Che fur mio Sol? Non errar con li sciocchi,</l>
<l>Nè parlar, dice, o creder a lor modo.</l>
<l>Spirito ignudo sono, e 'n ciel mi godo:</l>
<l>Quel che tu cerchi, è terra già molt'anni:</l>
<l>Ma per trarti d'affanni,</l>
<l>M'è dato a parer tale. Ed ancor quella</l>
<l>Sarò, più che mai bella,</l>
<l>A te più cara, sì selvaggia e pia</l>
<l>Salvando insieme tua salute e mia.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.5] <hi rend="italic">Mi</hi>. Voce che ridonda. [v.6] <hi rend="italic">Quel che tu cerchi</hi>. Cioè il mio corpo. <hi rend="italic">Già molt'anni</hi>. Già da più anni. [vv.8-11] <hi rend="italic">M'è dato a parer</hi>. Mi è conceduto di parere. <hi rend="italic">Tale</hi>. Cioè vestita di corpo. Ed ancora, cioè un'altra volta (e vuol dire, dopo la risurrezione della carne), sarò quella sì selvaggia e pia, cioè quella donna sì dura ad un tempo e sì pietosa, ch'io fui già per salvare la tua salute e la mia; e sarò più bella e a te più cara che mai.</note>
<lg>
<l>I' piango; ed ella il volto</l>
<l>Con le sue man m'asciuga; e poi sospira</l>
<l>Dolcemente; e s'adira</l>
<l>Con parole che i sassi romper ponno:</l>
<l>E dopo questo, si parte ella e 'l sonno.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.4] <hi rend="italic">Ponno</hi>. Possono.</note>
</div2>
<div2>
<head>89 (RVF 360)</head>
<argument><p>Amore accusato forma, nel discolparsi, il più splendido elogio di Laura.</p></argument>
<lg>
<l>Quell'antiquo mio dolce empio signore</l>
<l>Fatto citar dinanzi alla reina</l>
<l>Che la parte divina</l>
<l>Tien di nostra natura e 'n cima sede,</l>
<l>Ivi, com'oro che nel foco affina,</l>
<l>Mi rappresento carco di dolore,</l>
<l>Di paura e d'orrore,</l>
<l>Quasi uom che teme morte e ragion chiede;</l>
<l>E 'ncomincio: Madonna, il manco piede</l>
<l>Giovenetto pos'io nel costui regno:</l>
<l>Ond'altro ch'ira e sdegno</l>
<l>Non ebbi mai; e tanti e sì diversi</l>
<l>Tormenti ivi soffersi,</l>
<l>Ch'al fine vinta fu quella infinita</l>
<l>Mia pazienza, e 'n odio ebbi la vita.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] Cioè Amore. <hi rend="italic">Antiquo</hi>. Antico. <hi rend="italic">Empio</hi>. Spietato. [v.2] <hi rend="italic">Fatto citar</hi>. Essendo da me stato fatto citare. <hi rend="italic">Alla reina</hi>. Vuol dir la ragione. [v.4] <hi rend="italic">In cima</hi>. Di nostra natura. <hi rend="italic">Sede. Siede</hi>. [v.5] <hi rend="italic">Ivi</hi>. Cioè innanzi alla Ragione. <hi rend="italic">Affina</hi>. Si affina. [v.6] <hi rend="italic">Mi rappresento</hi>. Mi appresento. Comparisco. [v.8] <hi rend="italic">Ragion</hi>. Giustizia. [v.10] <hi rend="italic">Pos'io</hi>. Posi io. <hi rend="italic">Nel costui regno</hi>. Nel regno di costui. [v.11] <hi rend="italic">Onde</hi>. Dalla qual cosa. Per la qual cosa. O vero, dal quale, cioè da costui. [v.13] <hi rend="italic">Ivi</hi>. Nel regno di costui.</note>
<lg>
<l>Così 'l mio tempo infin qui trapassato</l>
<l>È in fiamma e 'n pene; e quante utili oneste</l>
<l>Vie sprezzai, quante feste,</l>
<l>Per servir questo lusinghier crudele!</l>
<l>E qual ingegno ha sì parole preste</l>
<l>Che stringer possa 'l mio infelice stato;</l>
<l>E le mie d'esto ingrato</l>
<l>Tante e sì gravi e sì giuste querele?</l>
<l>O poco mel, molto aloè con fele!</l>
<l>In quanto amaro ha la mia vita avvezza</l>
<l>Con sua falsa dolcezza,</l>
<l>La qual m'attrasse all'amorosa schiera!</l>
<l>Che, s'i' non m'inganno, era</l>
<l>Disposto a sollevarmi alto da terra:</l>
<l>E' mi tolse di pace e pose in guerra.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">Infin qui</hi>. Fino a ora. [v.3] <hi rend="italic">Vie</hi>. Cioè occupazioni, studi. <hi rend="italic">Quante feste</hi>. Quanti godimenti. [v.5] <hi rend="italic">Ha sì parole preste</hi>. Ha parole sì apparecchiate, sì spedite. [v.6] <hi rend="italic">Stringer</hi>. Dir pienamente con brevità. [v.7] <hi rend="italic">D'esto</hi>. Di questo. [v.9] <hi rend="italic">Fele</hi>. Fiele. [v.10] <hi rend="italic">Amaro</hi>. Nome sostantivo. <hi rend="italic">Avvezza</hi>. Avvezzata. [v.13] <hi rend="italic">Era</hi>. Io era. [v.15] <hi rend="italic">E pose</hi>. E mi pose.</note>
<lg>
<l>Questi m'ha fatto men amare Dio</l>
<l>Ch'i' non devea, e men curar me stesso:</l>
<l>Per una donna ho messo</l>
<l>Egualmente in non cale ogni pensero.</l>
<l>Dio ciò m'è stato consiglier sol esso,</l>
<l>Sempr'aguzzando il giovenil desio</l>
<l>All'empia cote ond'io</l>
<l>Sperai riposo al suo giogo aspro e fero.</l>
<l>Misero! a che quel chiaro ingegno altero,</l>
<l>E l'altre doti a me date dal Cielo?</l>
<l>Che vo cangiando 'l pelo,</l>
<l>Nè cangiar posso l'ostinata voglia:</l>
<l>Così in tutto mi spoglia</l>
<l>Di libertà questo crudel ch'i' accuso,</l>
<l>Ch'amaro viver m'ha volto in dolce uso.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.2] <hi rend="italic">Che</hi>. Dipende da <hi rend="italic">men. Devea</hi>. Dovea. [vv.3-4] <hi rend="italic">Ho messo egualmente in non cale</hi>. Ho trascurato ad un modo. <hi rend="italic">Pensero</hi>. Pensiero. [v.6] <hi rend="italic">Il giovenil desio</hi>. Suppliscasi <hi rend="italic">mio</hi>. [v.7] <hi rend="italic">All'empia cote</hi>. Vuol dir la speranza. [v.8] <hi rend="italic">Al suo giogo</hi>. Al travaglio, del travaglio, cagionatomi dalla sua tirannide. [v.9] <hi rend="italic">A che</hi>. Suppliscasi: <hi rend="italic">mi sono giovati e mi giovano. Altero</hi>. Alto. Nobile. Egregio. [v.11] <hi rend="italic">Che</hi>. Poichè. <hi rend="italic">Cangiando 'l pelo</hi>. Cioè invecchiando. [v.13] <hi rend="italic">In tutto</hi>. Del tutto. [v.15] <hi rend="italic">Volto</hi>. Convertito. <hi rend="italic">Uso</hi>. Abito. Consuetudine. Assuefazione.</note>
<lg>
<l>Cercar m'ha fatto deserti paesi,</l>
<l>Fiere e ladri rapaci, ispidi dumi,</l>
<l>Dure genti e costumi,</l>
<l>Ed ogni error ch'e' pellegrini intrica;</l>
<l>Monti, valli, paludi e mari e fiumi;</l>
<l>Mille lacciuoli in ogni parte tesi;</l>
<l>E 'l verno in strani mesi,</l>
<l>Con pericol presente e con fatica:</l>
<l>Nè costui nè quell'altra mia nemica</l>
<l>Ch'i' fuggia, mi lasciavan sol un punto:</l>
<l>Onde, s'i' non son giunto</l>
<l>Anzi tempo da morte acerba e dura,</l>
<l>Pietà celeste ha cura</l>
<l>Di mia salute; non questo tiranno,</l>
<l>Che del mio duol si pasce e del mio danno.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.4] <hi rend="italic">E'</hi>. I. [v.6] <hi rend="italic">Mille lacciuoli</hi>. Cioè mille insidie, mille pericoli. Dipende da <hi rend="italic">cercar</hi>. [v.7] E mi ha fatto cercare il verno in mesi insoliti. Cioè m'ha condotto in paesi dove il tempo del verno si stende più che fra noi. [v.9] <hi rend="italic">Quell'altra mia nemica</hi>. Laura. [v.10] <hi rend="italic">Sol un punto</hi>. Un solo momento. [v.11] <hi rend="italic">Non son giunto</hi>. Non sono stato giunto, cioè sopraggiunto. [v.12] <hi rend="italic">Anzi tempo</hi>. Prima del tempo.</note>
<lg>
<l>Poi che suo fui, non ebbi ora tranquilla,</l>
<l>Nè spero aver; e le mie notti il sonno</l>
<l>Sbandiro, e più non ponno</l>
<l>Per erbe o per incanti a se ritrarlo.</l>
<l>Per inganni e per forza è fatto donno</l>
<l>Sovra miei spirti; e non sonò poi squilla,</l>
<l>Ov'io sia in qualche villa,</l>
<l>Ch'i' non l'udissi: ei sa che 'l vero parlo:</l>
<l>Che legno vecchio mai non rose tarlo</l>
<l>Come questi 'l mio core, in che s'annida,</l>
<l>E di morte lo sfida.</l>
<l>Quinci nascon le lagrime e i martiri,</l>
<l>Le parole e i sospiri,</l>
<l>Di ch'io mi vo stancando e forse altrui.</l>
<l>Giudica tu, che me conosci e lui.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.3] <hi rend="italic">Ponno</hi>. Possono. [v.5] <hi rend="italic">È fatto</hi>. Si è fatto. È divenuto. Suppliscasi <hi rend="italic">costui</hi>, cioè Amore. <hi rend="italic">Donno</hi>. Signore. [v.6] <hi rend="italic">Poi</hi>. Cioè poichè egli fu <hi rend="italic">fatto donno sovra miei spirti. Squilla</hi>. Campana. Segno delle ore. [v.7] <hi rend="italic">Ov'io sia</hi>. Dove che; dovunque, io mi trovassi. <hi rend="italic">Qualche</hi>. Qualunque. <hi rend="italic">Villa</hi>. Terra. Città. [v.8] <hi rend="italic">Ch'i' non l'udissi</hi>. Vuol dir che esso, da che Amore si fu insignorito dell'animo suo, passava tutte le notti vegliando. <hi rend="italic">Ei</hi>. Cioè Amore. [v.9] <hi rend="italic">Legno vecchio</hi>. Accusativo. [v.10] <hi rend="italic">Come questi 'l mio core</hi>. Suppliscasi <hi rend="italic">rose e tuttavia rode. In che</hi>. In cui. [v.11] <hi rend="italic">Di morte</hi>. A morte. [v.12] <hi rend="italic">Quinci</hi>. Di qui. Da ciò. [v.14] <hi rend="italic">Di che</hi>. Di cui. Con cui. <hi rend="italic">Mi vo stancando e forse altrui</hi>. Vo stancando me stesso e forse anco gli altri. [v.15] <hi rend="italic">Tu</hi>. Tu, o Ragione.</note>
<lg>
<l>Il mio avversario con agre rampogne</l>
<l>Comincia: o donna, intendi l'altra parte,</l>
<l>Che 'l vero, onde si parte</l>
<l>Quest'ingrato, dirà senza difetto.</l>
<l>Questi in sua prima età fu dato all'arte</l>
<l>Da vender parolette, anzi menzogne:</l>
<l>Nè par che si vergogne,</l>
<l>Tolto da quella noia al mio diletto,</l>
<l>Lamentarsi di me, che puro e netto</l>
<l>Contra 'l desio, che spesso il suo mal vole,</l>
<l>Lui tenni, ond'or si dole,</l>
<l>In dolce vita, ch'ei miseria chiama,</l>
<l>Salito in qualche fama</l>
<l>Solo per me, che 'l suo intelletto alzai</l>
<l>Ov'alzato per se non fora mai.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">Il mio avversario</hi>. Amore. [v.2] <hi rend="italic">Intendi</hi>. Ascolta. <hi rend="italic">L'altra parte</hi>. Cioè l'accusato, che sono io. [v.3] <hi rend="italic">Che</hi>. La qual parte. <hi rend="italic">Onde si parte</hi>. Dal quale si allontana. [vv.5-6] <hi rend="italic">All'arte da vender parolette, anzi menzogne</hi>. Vuol dire, all'arte degli avvocati. [v.7] <hi rend="italic">Vergogne</hi>. Vergogni. [v.8] <hi rend="italic">Tolto</hi>. Essendo stato tolto, cioè trasferito. [v.9] <hi rend="italic">Lamentarsi</hi>. Di lamentarsi. Dipende dalle parole <hi rend="italic">si vergogne. Puro e netto</hi>. Si riferisce al pronome <hi rend="italic">lui</hi>, che sta nel secondo verso dopo questo. [v.10] <hi rend="italic">Suo</hi>. Proprio. <hi rend="italic">Vole</hi>. Vuole. [v.12] <hi rend="italic">In dolce vita</hi>. Dipende da <hi rend="italic">tenni</hi>. [v.15] <hi rend="italic">Non fora</hi>. Non si sarebbe.</note>
<lg>
<l>Ei sa che 'l grande Atride e l'alto Achille</l>
<l>Ed Annibal al terren vostro amaro,</l>
<l>E di tutti il più chiaro</l>
<l>Un altro e di virtute e di fortuna,</l>
<l>Com'a ciascun le sue stelle ordinaro,</l>
<l>Lasciai cader in vil amor d'ancille:</l>
<l>Ed a costui di mille</l>
<l>Donne elette eccellenti n'elessi una</l>
<l>Qual non si vedrà mai sotto la luna,</l>
<l>Benchè Lucrezia ritornasse a Roma;</l>
<l>E sì dolce idioma</l>
<l>Le diedi ed un cantar tanto soave,</l>
<l>Che pensier basso o grave</l>
<l>Non potè mai durar dinanzi a lei.</l>
<l>Questi fur con costui gl'inganni miei.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.2] <hi rend="italic">Al terren vostro</hi>. All'Italia. <hi rend="italic">Amaro</hi>. Dipende da <hi rend="italic">Annibal</hi>. [vv.3-4] E un altro più chiaro di tutti per virtù e per fortuna. Intende di Scipione Affricano maggiore. [v.6] <hi rend="italic">Ancille</hi>. Ancelle. [v.9] <hi rend="italic">Qual</hi>. Cioè tale, che una simile a lei. [v.10] <hi rend="italic">Benchè</hi>. Se anche. Quando pure. [v.11] <hi rend="italic">Sì dolce idioma</hi>. Un dire, un favellar, sì dolce. [v.13] <hi rend="italic">Grave</hi>. Molesto. Spiacevole.</note>
<lg>
<l>Questo fu il fel, questi gli sdegni e l'ire,</l>
<l>Più dolci assai che di null'altra il tutto.</l>
<l>Di buon seme mal frutto</l>
<l>Mieto: e tal merito ha chi 'ngrato serve.</l>
<l>Sì l'avea sotto l'ali mie condutto,</l>
<l>Ch'a donne e cavalier piacea 'l suo dire;</l>
<l>E sì alto salire</l>
<l>Il feci, che tra' caldi ingegni ferve</l>
<l>Il suo nome, e de' suoi detti conserve</l>
<l>Si fanno con diletto in alcun loco:</l>
<l>Ch'or saria forse un roco</l>
<l>Mormorador di corti, un uom del vulgo:</l>
<l>I' l'esalto e divulgo</l>
<l>Per quel ch'egli 'mparò nella mia scola</l>
<l>E da colei che fu nel mondo sola.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">Fel</hi>. Fiele. [v.2] <hi rend="italic">Che di null'altra il tutto</hi>. Che l'intiero godimento di qualunque altra donna. <hi rend="italic">Null'altra</hi> sta per <hi rend="italic">niun'altra</hi>. [v.4] <hi rend="italic">Merito</hi>. Premio. <hi rend="italic">Chi 'ngrato serve</hi>. Chi fa bene a un ingrato. [v.5] Cioè, io l'aveva sì fattamente educato. [v.8] <hi rend="italic">Ferve</hi>. Vuol dire, è famoso. [vv.9-10] <hi rend="italic">De' suoi detti conserve si fanno</hi>. Cioè si raccolgono e serbansi a memoria o in iscritture i suoi detti. [v.13] <hi rend="italic">E divulgo</hi>. E lo rendo famoso. [v.14] <hi rend="italic">Per quel</hi>. Per mezzo, per virtù, di quello. [v.15] <hi rend="italic">Sola</hi>. Senza pari.</note>
<lg>
<l>E per dir all'estremo il gran servigio,</l>
<l>Da mill'atti inonesti l'ho ritratto;</l>
<l>Che mai per alcun patto</l>
<l>A lui piacer non poteo cosa vile,</l>
<l>Giovene schivo e vergognoso in atto</l>
<l>Ed in pensier, poi che fatt'era uom ligio</l>
<l>Di lei, ch'alto vestigio</l>
<l>L'impresse al core, e fecel suo simile.</l>
<l>Quanto ha del pellegrino e del gentile,</l>
<l>Da lei tene e da me, di cui si biasma.</l>
<l>Mai notturno fantasma</l>
<l>D'error non fu sì pien, com'ei ver noi;</l>
<l>Ch'è in grazia, da poi</l>
<l>Che ne conobbe, a Dio ed alla gente:</l>
<l>Di ciò il superbo si lamenta e pente.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] E per dire in somma il gran benefizio che gli ho fatto. [v.2] <hi rend="italic">Atti</hi>. Azioni. [v.3] <hi rend="italic">Patto</hi>. Modo. [v.4] <hi rend="italic">Poteo</hi>. Potè. [v.6] <hi rend="italic">Poi che fatt'era</hi>. Divenuto che fu. <hi rend="italic">Ligio</hi>. Devoto. [vv.7-8] <hi rend="italic">Alto vestigio l'impresse al core</hi>. Cioè gli si stampò profondamente nel cuore. [vv.9-10] Quanto egli ha di raro e di gentile, tutto lo ha da quella donna e da me, dei quali si biasima, cioè si querela. <hi rend="italic">Tene</hi> sta per <hi rend="italic">tiene</hi>. [v.12] <hi rend="italic">Com'ei ver noi</hi>. Come egli è pieno di errore verso noi, cioè nel giudizio che fa di noi. [vv.13-14] Che solo da poi che ci ha conosciuti, è in grazia, cioè accetto e gradito, a Dio ed agli uomini. [v.15] <hi rend="italic">E pente</hi>. E si duole. E gliene dispiace.</note>
<lg>
<l>Ancor (e questo è quel che tutto avanza)</l>
<l>Da volar sopra 'l ciel gli avea dat'ali</l>
<l>Per le cose mortali,</l>
<l>Che son scala al Fattor, chi ben l'estima.</l>
<l>Che mirando ei ben fiso quante e quali</l>
<l>Eran virtuti in quella sua speranza,</l>
<l>D'una in altra sembianza</l>
<l>Potea levarsi all'alta cagion prima:</l>
<l>Ed ei l'ha detto alcuna volta in rima.</l>
<l>Or m'ha posto in obblio con quella donna</l>
<l>Ch'i' li die' per colonna</l>
<l>Della sua frale vita. A questo, un strido</l>
<l>Lagrimoso alzo, e grido:</l>
<l>Ben me la diè, ma tosto la ritolse.</l>
<l>Risponde: io no, ma chi per se la volse.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">Ancor</hi>. Di più. Oltracciò. <hi rend="italic">E questo è quel che tutto avanza</hi>. E questo è il più. E questa è la cosa principale. [vv.2-4] Io gli aveva date ali da volare al cielo, innalzandosi per via delle cose mortali, che a ben giudicarle, sono scala da salire al creatore. [vv.5-6] <hi rend="italic">Che</hi>. Perocchè. <hi rend="italic">Quante e quali eran virtuti</hi>. Quante e quali virtù si trovavano. <hi rend="italic">In quella sua speranza</hi>. In Laura. [vv.7-8] Poteva, salendo su per le cose visibili, da una ad un'altra, innalzarsi fino a Dio. [v.10] Ora egli si è dimenticato di me e di quella donna. [v.11] <hi rend="italic">Li die'</hi>. Gli diedi. [v.12] <hi rend="italic">A questo</hi>. Qui. [v.14] <hi rend="italic">Ben</hi>. Vero è che. [v.15] <hi rend="italic">Chi per se la volse</hi>. Chi la volle per se. Cioè Dio.</note>
<lg>
<l>Al fin ambo conversi al giusto seggio,</l>
<l>Io con tremanti, ei con voci alte e crude,</l>
<l>Ciascun per se conchiude:</l>
<l>Nobile donna, tua sentenza attendo.</l>
<l>Ella allor sorridendo:</l>
<l>Piacemi aver vostre questioni udite;</l>
<l>Ma più tempo bisogna a tanta lite.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">Conversi</hi>. Rivolti. <hi rend="italic">Al giusto seggio</hi>. Al tribunale della Ragione. [v.2] <hi rend="italic">Con tremanti</hi>. Suppliscasi <hi rend="italic">voci</hi>. [v.3] <hi rend="italic">Ciascun</hi>. Ciascuno de' due. <hi rend="italic">Per se</hi>. Per la sua parte. Dalla sua parte. <hi rend="italic">Conchiude</hi>. Conchiude dicendo. [v.7] <hi rend="italic">A tanta lite</hi>. A sciorre, a decidere, tanta lite, cioè lite sì difficile e di tanto momento.</note>
</div2>
<div2>
<head>90 (RVF 361)</head>
<argument><p>La sua grave età e i saggi consigli di lei lo fanno rientrare in se stesso.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Dicemi spesso il mio fidato speglio,</l>
<l>L'animo stanco e la cangiata scorza</l>
<l>E la scemata mia destrezza e forza:</l>
<l>Non ti nasconder più; tu se' pur veglio.</l>
</lg>
<lg>
<l>Obbedir a Natura in tutto è il meglio;</l>
<l>Ch'a contender con lei il tempo ne sforza.</l>
<l>Subito allor, com'acqua il foco ammorza,</l>
<l>D'un lungo e grave sonno mi risveglio:</l>
</lg>
<lg>
<l>E veggio ben che 'l nostro viver vola,</l>
<l>E ch'esser non si può più d'una volta;</l>
<l>E 'n mezzo 'l cor mi sona una parola</l>
</lg>
<lg>
<l>Di lei ch'è or dal suo bel nodo sciolta,</l>
<l>Ma ne' suoi giorni al mondo fu sì sola,</l>
<l>Ch'a tutte, s'i' non erro, fama ha tolta.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">Fidato</hi>. Fido. <hi rend="italic">Speglio</hi>. Specchio. [v.2] <hi rend="italic">Scorza</hi>. Cioè corpo. [v.4] <hi rend="italic">Non ti nasconder più</hi>. A te stesso. Non dissimular più il vero a te medesimo. [v.5] <hi rend="italic">In tutto</hi>. Onninamente. Dipende dalle parole <hi rend="italic">è il meglio</hi>, non da <hi rend="italic">obbedir</hi>. [v.6] Che il tempo ci toglie le forze da poter contrastare a lei, cioè alla Natura. [v.10] <hi rend="italic">Esser</hi>. Cioè al mondo. Vivere. [v.11] <hi rend="italic">Una parola</hi>. Intende di qualche documento o ricordo morale datogli da Laura. [v.12] <hi rend="italic">Dal suo bel nodo</hi>. Cioè dai lacci del corpo. [v.13] <hi rend="italic">Ne' suoi giorni</hi>. Mentre visse. <hi rend="italic">Sola</hi>. Singolare. Senza pari.</note>
</div2>
<div2>
<head>91 (RVF 362)</head>
<argument><p>Ha sì fiso in Laura il pensiero, che gli par d'esser in Cielo, e di parlar seco lei.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Volo con l'ali de' pensieri al cielo</l>
<l>Sì spesse volte, che quasi un di loro</l>
<l>Esser mi par c'hann'ivi il suo tesoro,</l>
<l>Lasciando in terra lo squarciato velo.</l>
</lg>
<lg>
<l>Talor mi trema 'l cor d'un dolce gelo,</l>
<l>Udendo lei per ch'io mi discoloro,</l>
<l>Dirmi: amico, or t'am'io ed or t'onoro</l>
<l>Perch'hai costumi variati e 'l pelo.</l>
</lg>
<lg>
<l>Menami al suo Signor: allor m'inchino,</l>
<l>Pregando umilemente che consenta</l>
<l>Ch'i' sti' a veder e l'uno e l'altro volto.</l>
</lg>
<lg>
<l>Risponde: egli è ben fermo il tuo destino:</l>
<l>E per tardar ancor vent'anni o trenta,</l>
<l>Parrà a te troppo, e non fia però molto.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.2] <hi rend="italic">Di loro</hi>. Di coloro. [v.3] <hi rend="italic">C'hann'ivi</hi>. Che hanno ivi. Dipende da <hi rend="italic">loro. Il suo tesoro</hi>. Il lor tesoro, che è Dio. [v.4] <hi rend="italic">Lasciando</hi>. Cioè avendo lasciato. <hi rend="italic">Lo squarciato velo</hi>. Cioè il loro corpo morto. [v.6] <hi rend="italic">Per ch'io</hi>. Per cagion della quale io. [v.7] <hi rend="italic">T'am'io</hi>. Ti amo io. [v.8] Perchè hai variati, cioè cangiati, i costumi e il pelo. [v.9] <hi rend="italic">Menami</hi>. Mi mena. Persona terza. <hi rend="italic">Al suo Signor</hi>. Dinanzi a Dio. [v.10] <hi rend="italic">Pregando</hi>. Pregando lui, cioè Dio. <hi rend="italic">Consenta</hi>. Permetta. Conceda. [v.11] <hi rend="italic">Sti'</hi>. Cioè mi fermi, rimanga, in cielo. <hi rend="italic">L'uno e l'altro volto</hi>. Cioè il volto di Dio e quel di Laura. [v.12] <hi rend="italic">Egli</hi>. Voce che soprabbonda. <hi rend="italic">Fermo</hi>. Fermato. Stabilito. <hi rend="italic">Il tuo destino</hi>. Cioè che tu venghi a star quassù in cielo. [v.13] <hi rend="italic">E per tardar</hi>. E se questo tuo destino, cioè l'adempimento di esso, tarderà. [v.14] <hi rend="italic">Parrà</hi>. Suppliscasi <hi rend="italic">questo spazio di tempo, questa tardanza</hi>, o cosa simile.</note>
</div2>
<div2>
<head>92 (RVF 363)</head>
<argument><p>Sciolto da' lacci d'Amore, infastidito e stanco di sua vita, ritornasi a Dio.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Morte ha spento quel Sol ch'abbagliar suolmi,</l>
<l>E 'n tenebre son gli occhi interi e saldi;</l>
<l>Terra è quella ond'io ebbi e freddi e caldi;</l>
<l>Spenti son i miei lauri, or querce ed olmi</l>
</lg>
<lg>
<l>(Di ch'io veggio 'l mio ben; e parte duolmi);</l>
<l>Non è chi faccia e paventosi e baldi</l>
<l>I miei pensier, nè chi gli agghiacci e scaldi,</l>
<l>Nè chi gli empia di speme e di duol colmi.</l>
</lg>
<lg>
<l>Fuor di man di colui che punge e molce,</l>
<l>Che già fece di me sì lungo strazio,</l>
<l>Mi trovo in libertate amara e dolce.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ed al signor ch'i' adoro e ch'i' ringrazio,</l>
<l>Che pur col ciglio il ciel governa e folce,</l>
<l>Torno stanco di viver, non che sazio.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">Abbagliar suolmi</hi>. Mi suole abbagliare. Vuol dir, m'abbagliava. [v.2] <hi rend="italic">Gli occhi interi e saldi</hi>. Gli occhi puri e costanti. Cioè gli occhi di Laura. [v.3] <hi rend="italic">E freddi e caldi</hi>. Nomi sostantivi. [v.4] <hi rend="italic">Or querce ed olmi</hi>. Cioè divenuti querce ed olmi, alberi rozzi. [v.5] <hi rend="italic">Di ch'io veggio 'l mio ben</hi>. Della qual cosa io veggo il mio bene, cioè veggo l'utile spirituale che me ne segue. <hi rend="italic">Parte</hi>. Insieme. Al medesimo tempo. <hi rend="italic">Duolmi</hi>. Me ne duole. [v.6] <hi rend="italic">Non è</hi>. Non ci ha. <hi rend="italic">E paventosi e baldi</hi>. Or paurosi ora arditi. [v.8] <hi rend="italic">Colmi</hi>. Li colmi. [v.9] <hi rend="italic">Di colui</hi>. Cioè d'Amore. [v.12] <hi rend="italic">Al signor</hi>. Vuol dire a Dio. [v.13] <hi rend="italic">Pur</hi>. Solo. Semplicemente. <hi rend="italic">Folce</hi>. Regge. Sostiene. [v.14] <hi rend="italic">Stanco di viver, non che sazio</hi>. Non pur sazio ma stanco di vivere.</note>
</div2>
<div2>
<head>93 (RVF 364)</head>
<argument><p>Conosce i suoi falli; se ne duole; e prega Dio di salvarlo dall'eterna pena.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Tennemi Amor anni ventuno ardendo</l>
<l>Lieto nel foco, e nel duol pien di speme;</l>
<l>Poi che Madonna e 'l mio cor seco insieme</l>
<l>Saliro al ciel, dieci altri anni piangendo.</l>
</lg>
<lg>
<l>Omai son stanco, e mia vita riprendo</l>
<l>Di tanto error, che di virtute il seme</l>
<l>Ha quasi spento; e le mie parti estreme,</l>
<l>Alto Dio, a te devotamente rendo,</l>
</lg>
<lg>
<l>Pentito e tristo de' miei sì spesi anni;</l>
<l>Che spender si deveano in miglior uso,</l>
<l>In cercar pace ed in fuggir affanni.</l>
</lg>
<lg>
<l>Signor, che 'n questo carcer m'hai rinchiuso,</l>
<l>Trammene salvo dagli eterni danni;</l>
<l>Ch'i' conosco 'l mio fallo, e non lo scuso.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.3] <hi rend="italic">Seco insieme</hi>. Insieme con lei. [v.4] <hi rend="italic">Dieci altri anni piangendo</hi>. Suppliscasi: <hi rend="italic">tennemi Amor</hi>. [v.5] <hi rend="italic">Riprendo</hi>. Sgrido. Biasimo. [v.7] <hi rend="italic">Ha quasi spento</hi>. Suppliscasi <hi rend="italic">in me</hi>. <hi rend="italic">Le mie parti estreme</hi>. L'ultima parte della mia vita. [v.9] <hi rend="italic">Sì spesi</hi>. Così spesi. [v.10] <hi rend="italic">Deveano</hi>. Doveano. [v.12] <hi rend="italic">In questo carcer</hi>. Cioè in questo corpo.</note>
</div2>
<div2>
<head>94 (RVF 365)</head>
<argument><p>Si umilia dinanzi a Dio, e, piangendo, ne implora la grazia al punto di morte.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>I' vo piangendo i miei passati tempi</l>
<l>I quai posi in amar cosa mortale,</l>
<l>Senza levarmi a volo, avend'io l'ale</l>
<l>Per dar forse di me non bassi esempi.</l>
</lg>
<lg>
<l>Tu, che vedi i miei mali indegni ed empi,</l>
<l>Re del cielo, invisibile, immortale,</l>
<l>Soccorri all'alma disviata e frale,</l>
<l>E 'l suo difetto di tua grazia adempi:</l>
</lg>
<lg>
<l>Sì che, s'io vissi in guerra ed in tempesta,</l>
<l>Mora in pace ed in porto; e se la stanza</l>
<l>Fu vana, almen sia la partita onesta.</l>
</lg>
<lg>
<l>A quel poco di viver che m'avanza</l>
<l>Ed al morir degni esser tua man presta.</l>
<l>Tu sai ben che 'n altrui non ho speranza.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.2] <hi rend="italic">Posi</hi>. Spesi. [vv.3-4] <hi rend="italic">Avend'io l'ale per dar forse di me non bassi esempi</hi>. Bench'io avessi indole e disposizioni tali da poter forse fare opere non ignobili. [v.7] <hi rend="italic">All'alma</hi>. All'alma mia. [v.8] E supplisci il suo difetto colla tua grazia. [v.10] <hi rend="italic">La stanza</hi>. Cioè la mia dimora in terra. [v.11] <hi rend="italic">Vana</hi>. Senza utilità. <hi rend="italic">La partita</hi>. La mia partenza dal mondo. Cioè la morte. <hi rend="italic">Onesta</hi>. Onorevole. [v.13] <hi rend="italic">Al morir</hi>. Al morir mio. Alla mia morte. <hi rend="italic">Degni</hi>. Si degni. <hi rend="italic">Esser presta</hi>. Esser pronta. Cioè porgere aiuto. [v.14] <hi rend="italic">In altrui</hi>. In altri che in te.</note>
</div2>
<div2>
<head>95 (RVF 351)</head>
<argument><p>Ei deve la propria salvezza alla virtuosa condotta di Laura verso di lui.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Dolci durezze e placide repulse,</l>
<l>Piene di casto amore e di pietate;</l>
<l>Leggiadri sdegni, che le mie infiammate</l>
<l>Voglie tempraro (or me n'accorgo) e 'nsulse;</l>
</lg>
<lg>
<l>Gentil parlar, in cui chiaro refulse</l>
<l>Con somma cortesia somma onestate;</l>
<l>Fior di virtù, fontana di beltate,</l>
<l>Ch'ogni basso pensier del cor m'avulse;</l>
</lg>
<lg>
<l>Divino sguardo, da far l'uom felice,</l>
<l>Or fiero in affrenar la mente ardita</l>
<l>A quel che giustamente si disdice,</l>
</lg>
<lg>
<l>Or presto a confortar mia frale vita;</l>
<l>Questo bel variar fu la radice</l>
<l>Di mia salute, ch'altramente era ita.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.4] <hi rend="italic">Insulse</hi>. Stolte. [v.5] <hi rend="italic">Chiaro</hi>. Avverbio. <hi rend="italic">Refulse</hi>. Risplendette. [v.8] <hi rend="italic">Del</hi>. Dal. <hi rend="italic">Avulse</hi>. Svelse. [v.9] <hi rend="italic">Da</hi>. Tale da. [v.10] <hi rend="italic">La mente</hi>. La mia mente. [v.11] <hi rend="italic">A quel</hi>. A far quello. Verso quello. Dipende da <hi rend="italic">ardita. Si disdice</hi>. Sconviene. Sta male. [v.12] <hi rend="italic">Presto</hi>. Pronto. Sollecito. [v.13] <hi rend="italic">La radice</hi>. Il principio. La causa. [v.14] <hi rend="italic">Ita</hi>. Spacciata. Perduta.</note>
</div2>
<div2>
<head>96 (RVF 352)</head>
<argument><p>Era sì piena di grazie, che, in sua morte, partirsi del mondo Cortesia, ed Amore.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Spirto felice, che sì dolcemente</l>
<l>Volgei quegli occhi più chiari che 'l sole,</l>
<l>E formavi i sospiri e le parole</l>
<l>Vive ch'ancor mi sonan nella mente,</l>
</lg>
<lg>
<l>Già ti vid'io d'onesto foco ardente</l>
<l>Mover i piè fra l'erbe e le viole,</l>
<l>Non come donna ma com'angel sole,</l>
<l>Di quella ch'or m'è più che mai presente;</l>
</lg>
<lg>
<l>La qual tu poi, tornando al tuo Fattore,</l>
<l>Lasciasti in terra, e quel soave velo</l>
<l>Che per alto destin ti venne in sorte.</l>
</lg>
<lg>
<l>Nel tuo partir partì del mondo Amore</l>
<l>E Cortesia, e 'l Sol cadde del cielo,</l>
<l>E dolce incominciò farsi la Morte.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.2] <hi rend="italic">Volgei</hi>. Volgevi. [v.5] <hi rend="italic">D'onesto foco ardente</hi>. Si riferisce al pronome <hi rend="italic">io</hi>. [v.7] <hi rend="italic">Sole</hi>. Suole. Vuol dire in atto e in sembianza non umana ma angelica. [v.8] <hi rend="italic">Di quella</hi>. Dipende dalle parole del sesto verso, <hi rend="italic">mover i piè</hi>. [v.10] <hi rend="italic">E quel soave velo</hi>. Cioè quel bel corpo. Supliscasi: <hi rend="italic">lasciasti in terra</hi>. [v.11] <hi rend="italic">Ti venne</hi>. Ti toccò. [vv.12-13] <hi rend="italic">Del</hi>. Dal. [v.14] <hi rend="italic">Farsi</hi>. A farsi. A divenire.</note>
</div2>
<div2>
<head>97 (RVF 354)</head>
<argument><p>Rivolgesi ad Amore perchè lo ajuti a cantar degnamente le lodi di Laura.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Deh porgi mano all'affannato ingegno,</l>
<l>Amor, ed allo stile stanco e frale,</l>
<l>Per dir di quella ch'è fatta immortale</l>
<l>E cittadina del celeste regno.</l>
</lg>
<lg>
<l>Dammi, Signor, che 'l mio dir giunga al segno</l>
<l>Delle sue lode, ove per se non sale;</l>
<l>Se vertù, se beltà non ebbe eguale</l>
<l>Il mondo, che d'aver lei non fu degno.</l>
</lg>
<lg>
<l>Risponde: quanto 'l Ciel ed io possiamo</l>
<l>E i buon consigli e il conversar onesto,</l>
<l>Tutto fu in lei di che noi Morte ha privi.</l>
</lg>
<lg>
<l>Forma par non fu mai dal dì ch'Adamo</l>
<l>Aperse gli occhi in prima: e basti or questo.</l>
<l>Piangendo il dico; e tu piangendo scrivi.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">All'affannato ingegno</hi>. Suppliscasi <hi rend="italic">mio</hi>. [v.3] <hi rend="italic">Fatta</hi>. Divenuta. [vv.5-6] <hi rend="italic">Al segno delle sue lode</hi>. Cioè a pareggiare i suoi pregi. <hi rend="italic">Lode</hi> sta per <hi rend="italic">lodi. Ove per se non sale</hi>. Al qual segno egli, cioè il mio dire, non sale, cioè non può salire, non arriva, da per se stesso. [vv.7-8] Se il mondo, che non fu degno di aver lei, non ebbe mai virtù nè beltà uguale alla sua. [vv.9-10] Risponde Amore: quante doti e qualità eccellenti possiamo dare il Cielo ed io, e quante si acquistano per buoni consigli, cioè per buona educazione, per senno e cose tali, e per conversazione onesta. [v.11] <hi rend="italic">Di che</hi>. Delle quali cose. <hi rend="italic">Privi</hi>. Privati. [v.12] <hi rend="italic">Forma par</hi>. Bellezza uguale. <hi rend="italic">Non fu mai</hi>. Non fu mai al mondo. [v.14] <hi rend="italic">Scrivi</hi>. Imperativo.</note>
</div2>
<div2>
<head>98 (RVF 353)</head>
<argument><p>Il mesto canto d'un augelletto gli rammenta i propri e più gravi affanni.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Vago augelletto che cantando vai,</l>
<l>Ovver piangendo il tuo tempo passato,</l>
<l>Vedendoti la notte e 'l verno a lato,</l>
<l>E 'l dì dopo le spalle e i mesi gai;</l>
</lg>
<lg>
<l>Se come i tuoi gravosi affanni sai,</l>
<l>Così sapessi il mio simile stato,</l>
<l>Verresti in grembo a questo sconsolato</l>
<l>A partir seco i dolorosi guai.</l>
</lg>
<lg>
<l>I' non so se le parti sarian pari;</l>
<l>Che quella cui tu piangi è forse in vita,</l>
<l>Di ch'a me Morte e 'l Ciel son tanto avari:</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma la stagione e l'ora men gradita,</l>
<l>Col membrar de' dolci anni e degli amari,</l>
<l>A parlar teco con pietà m'invita.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[vv.3-4] Cioè veggendo sopravvenir la notte e il verno, e veggendoti dietro le spalle, cioè trapassato, il giorno e la bella stagione. <hi rend="italic">Gai</hi> vale <hi rend="italic">lieti</hi>. [v.8] <hi rend="italic">Partir</hi>. Dividere. <hi rend="italic">Guai</hi>. Lamenti. [v.9] <hi rend="italic">Le parti</hi>. Cioè la mia condizione e la tua. [v.10] <hi rend="italic">Quella</hi>. Cioè la tua compagna. [v.11] <hi rend="italic">Di che</hi>. Della qual cosa. Vuol dire: laddove quella ch'io piango, è morta. [vv.12-13] Ma la presente stagione ed ora poco grata, cioè la stagione del verno e l'ora della sera; e insieme la rimembranza degli anni miei dolci e di quelli amari.</note>
</div2>
<div2>
<head>99 (RVF 91)</head>
<argument><p>La morte di Laura lo consiglia a meditar seriamente su la vita avvenire.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>La bella donna che cotanto amavi,</l>
<l>Subitamente s'è da noi partita</l>
<l>E, per quel ch'io ne speri, al ciel salita;</l>
<l>Sì furon gli atti suoi dolci soavi.</l>
</lg>
<lg>
<l>Tempo è da ricovrare ambe le chiavi</l>
<l>Del tuo cor, ch'ella possedeva in vita,</l>
<l>E seguir lei per via dritta e spedita:</l>
<l>Peso terren non sia più che t'aggravi.</l>
</lg>
<lg>
<l>Poi che se' sgombro della maggior salma,</l>
<l>L'altre puoi giuso agevolmente porre,</l>
<l>Salendo quasi un pellegrino scarco.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ben vedi omai siccome a morte corre</l>
<l>Ogni cosa creata, e quanto all'alma</l>
<l>Bisogna ir leve al periglioso varco.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">A un amico, in morte di donna amata da quello. [v.3] <hi rend="italic">Per quel ch'io ne speri</hi>. Secondo che io ne spero. <hi rend="italic">Al ciel salita</hi>. Suppliscasi <hi rend="italic">è</hi>. [v.4] <hi rend="italic">Sì</hi>. Tanto. Talmente. [v.5] <hi rend="italic">Ricovrare</hi>. Ricuperare. [v.7] <hi rend="italic">E seguir lei</hi>. E da seguir lei, andando verso il cielo. <hi rend="italic">Spedita</hi>. Libera. Senza impedimenti. Senza intoppi. [v.8] <hi rend="italic">Peso terren</hi>. Cioè cura terrena, mondana. [v.9] <hi rend="italic">Sgombro</hi>. Libero. Scarico. <hi rend="italic">Della maggior salma</hi>. Del maggior peso. Della cura maggiore. Cioè della tua passione amorosa, del giogo d'Amore. [v.10] <hi rend="italic">L'altre</hi>. L'altre salme. <hi rend="italic">Giuso agevolmente porre</hi>. Por giù, cioè depor, facilmente. [v.11] <hi rend="italic">Salendo</hi>. Verso il cielo. <hi rend="italic">Quasi</hi>. Come. [v.12] <hi rend="italic">Siccome</hi>. Che. [v.14] <hi rend="italic">Leve</hi>. Lieve. Leggera. Cioè scarica di cure mondane. <hi rend="italic">Al periglioso varco</hi>. A quel della morte.</note>
</div2>
<div2>
<head>100 (RVF 366)</head>
<argument><p>Pentito, invoca Maria, e la scongiura a voler soccorrerlo in vita ed in morte.</p></argument>
<lg>
<l>Vergine bella, che di Sol vestita,</l>
<l>Coronata di stelle, al sommo Sole</l>
<l>Piacesti sì, che 'n te sua luce ascose;</l>
<l>Amor mi spinge a dir di te parole:</l>
<l>Ma non so 'ncominciar senza tu' aita,</l>
<l>E di colui ch'amando in te si pose.</l>
<l>Invoco lei che ben sempre rispose</l>
<l>Chi la chiamò con fede.</l>
<l>Vergine, s'a mercede</l>
<l>Miseria estrema dell'umane cose</l>
<l>Giammai ti volse, al mio prego t'inchina;</l>
<l>Soccorri alla mia guerra;</l>
<l>Bench'i' sia terra, e tu del ciel regina.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">Alla Vergine Maria. [v.2] <hi rend="italic">Al sommo Sole</hi>. Cioè a Dio. [v.3] <hi rend="italic">In te sua luce ascose</hi>. Prendendo carne nel tuo grembo. [v.5] <hi rend="italic">Tu' aita</hi>. Aiuto tuo. [v.6] <hi rend="italic">E di colui</hi>. E senz'aita di colui. Cioè di Cristo. [v.7] <hi rend="italic">Invoco lei che</hi>. Invoco quella che. Invoco una che. Vuol dire: invoco te, che sei una che. [v.8] <hi rend="italic">Chi</hi>. Se uno. Se alcuno. <hi rend="italic">Chiamò</hi>. Invocò. [vv.9-11] <hi rend="italic">S'a mercede miseria estrema dell'umane cose giammai ti volse</hi>. Se mai alcuna estrema infelicità umana ti mosse a pietà. <hi rend="italic">Al mio prego</hi>. Alla mia preghiera. [v.13] <hi rend="italic">E tu</hi>. E tu sii.</note>
<lg>
<l>Vergine saggia, e del bel numero una</l>
<l>Delle beate vergini prudenti,</l>
<l>Anzi la prima e con più chiara lampa;</l>
<l>O saldo scudo dell'afflitte genti</l>
<l>Contra colpi di Morte e di Fortuna,</l>
<l>Sotto 'l qual si trionfa, non pur scampa;</l>
<l>O refrigerio al cieco ardor ch'avvampa</l>
<l>Qui fra mortali sciocchi,</l>
<l>Vergine, que' begli occhi,</l>
<l>Che vider tristi la spietata stampa</l>
<l>Ne' dolci membri del tuo caro figlio,</l>
<l>Volgi al mio dubbio stato,</l>
<l>Che sconsigliato a te vien per consiglio.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">E del bel numero una</hi>. E una del bel numero. [v.2] Accenna la parabola evangelica delle cinque vergini sagge e delle altrettante stolte. [v.3] <hi rend="italic">La prima</hi>. La principale di loro. <hi rend="italic">E con più chiara lampa</hi>. E quella che ha più chiara lampada o lucerna. [v.6] Sotto il quale scudo, non solo si scampa, cioè si sta o si viene in salvo, ma si trionfa. [v.7] <hi rend="italic">Al cieco ardor</hi>. Dell'amore. <hi rend="italic">Avvampa</hi>. Arde. [v.10] <hi rend="italic">Stampa</hi>. Vuol dir segni stampati, piaghe. [v.13] <hi rend="italic">Sconsigliato</hi>. Non avendo consiglio. <hi rend="italic">Per</hi>. Per avere.</note>
<lg>
<l>Vergine pura, d'ogni parte intera,</l>
<l>Del tuo parto gentil figliuola e madre,</l>
<l>Ch'allumi questa vita e l'altra adorni;</l>
<l>Per te il tuo figlio e quel del sommo Padre,</l>
<l>O fenestra del ciel lucente, altera,</l>
<l>Venne a salvarne in su gli estremi giorni;</l>
<l>E fra tutt'i terreni altri soggiorni</l>
<l>Sola tu fosti eletta,</l>
<l>Vergine benedetta,</l>
<l>Che 'l pianto d'Eva in allegrezza torni.</l>
<l>Fammi, che puoi, della sua grazia degno,</l>
<l>Senza fine o beata,</l>
<l>Già coronata nel superno regno.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">D'ogni parte</hi>. Da ogni parte. Del tutto. <hi rend="italic">Intera</hi>. Perfetta, o vero immacolata. [v.2] <hi rend="italic">Parto</hi>. Figlio. [v.3] <hi rend="italic">Allumi</hi>. Illumini. <hi rend="italic">L'altra</hi>. L'altra vita. [vv.4-6] Per te, o finestra del cielo, per te come per finestra del cielo, il figliuol tuo e del divin Padre, venne a salvarci nell'ultima età del mondo. Gli antichi scrittori cristiani dividevano la durazione del mondo in sei età, l'ultima delle quali stabilivano dalla venuta di Cristo al giudizio finale. [v.10] <hi rend="italic">Torni</hi>. Volgi. [v.11] <hi rend="italic">Che puoi</hi>. Che ben lo puoi. <hi rend="italic">Sua</hi>. Cioè del tuo figlio. [v.12] O beata senza fine.</note>
<lg>
<l>Vergine santa, d'ogni grazia piena,</l>
<l>Che per vera ed altissima umiltate</l>
<l>Salisti al ciel, onde miei preghi ascolti;</l>
<l>Tu partoristi il fonte di pietate,</l>
<l>E di giustizia il Sol, che rasserena</l>
<l>Il secol pien d'errori oscuri e folti:</l>
<l>Tre dolci e cari nomi ha' in te raccolti,</l>
<l>Madre, figliuola e sposa;</l>
<l>Vergine gloriosa,</l>
<l>Donna del Re che nostri lacci ha sciolti,</l>
<l>E fatto 'l mondo libero e felice;</l>
<l>Nelle cui sante piaghe,</l>
<l>Prego ch'appaghe il cor, vera beatrice.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.7] <hi rend="italic">Ha'</hi>. Hai. [v.10] <hi rend="italic">Donna</hi>. Signora. [v.11] <hi rend="italic">E fatto</hi>. E che ha fatto. [v.13] <hi rend="italic">Ch'appaghe il cor</hi>. Che tu appaghi il mio cuore.</note>
<lg>
<l>Vergine sola al mondo, senza esempio;</l>
<l>Che 'l Ciel di tue bellezze innamorasti;</l>
<l>Cui nè prima fu, simil nè seconda;</l>
<l>Santi pensieri, atti pietosi e casti</l>
<l>Al vero Dio sacrato e vivo tempio</l>
<l>Fecero in tua virginità feconda.</l>
<l>Per te può la mia vita esser gioconda,</l>
<l>S'a' tuoi preghi, o Maria,</l>
<l>Vergine dolce e pia,</l>
<l>Ove 'l fallo abbondò la grazia abbonda.</l>
<l>Con le ginocchia della mente inchine</l>
<l>Prego che sia mia scorta,</l>
<l>E la mia torta via drizzi a buon fine.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.3] A cui niuna fu prima, cioè superiore di eccellenza, nè simile nè seconda. Che non avesti nè prima nè simile nè seconda. Veggasi il quinto e sesto verso del Sonetto settantesimo di questa seconda Parte. [v.4] Ripetasi <hi rend="italic">cui</hi>, e prendasi per accusativo. <hi rend="italic">Atti</hi>. Cioè azioni, opere. <hi rend="italic">Pietosi</hi>. Pii. [v.5] Dipende da <hi rend="italic">fecero</hi>, che sta nel verso seguente. <hi rend="italic">Al</hi>. Del. <hi rend="italic">Sacrato</hi>. Sacro. [v.8] <hi rend="italic">S'a' tuoi preghi</hi>. Se per li tuoi preghi. [v.9] <hi rend="italic">Pia</hi>. Pietosa. [v.10] <hi rend="italic">Ove</hi>. Cioè in me ove. <hi rend="italic">La grazia</hi>. La grazia divina. [v.11] Un moderno crede che il poeta scrivesse: <hi rend="italic">con le ginocchia e con la mente</hi>. Certo, scrivendo così, avrebbe scritto meglio. Ma veggiamo (come mi ha fatto notare in Bologna il conte Marchetti, dell'amicizia del quale mi tengo molto onorato) che nel suo testamento esso poeta adoperò la medesima non lodevole traslazione che qui si legge, dicendo <hi rend="italic">flexis animae genibus</hi>; benchè fosse sano del corpo, e però avesse potuto piegare anche le ginocchia effettive se avesse voluto. <hi rend="italic">Inchine</hi>. Chinate. Piegate. [v.12] <hi rend="italic">Che sia</hi>. Che tu sii. <hi rend="italic">Scorta</hi>. Guida. [v.13] <hi rend="italic">Via</hi>. Cioè viaggio, cammino.</note>
<lg>
<l>Vergine chiara e stabile in eterno,</l>
<l>Di questo tempestoso mare stella,</l>
<l>D'ogni fedel nocchier fidata guida;</l>
<l>Pon mente in che terribile procella</l>
<l>I' mi ritrovo, sol, senza governo,</l>
<l>Ed ho già da vicin l'ultime strida.</l>
<l>Ma pur in te l'anima mia sì fida;</l>
<l>Peccatrice, i' nol nego,</l>
<l>Vergine; ma ti prego</l>
<l>Che 'l tuo nemico del mio mal non rida:</l>
<l>Ricorditi che fece il peccar nostro</l>
<l>Prender Dio, per scamparne,</l>
<l>Umana carne al tuo virginal chiostro.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.2] <hi rend="italic">Di questo tempestoso mare</hi>. Cioè della vita umana. [v.3] <hi rend="italic">Fidata</hi>. Fida. [v.4] <hi rend="italic">Pon mente</hi>. Mira. Attendi. [v.6] Ed ho già vicino il naufragio, la perdizione. [v.10] <hi rend="italic">Il tuo nemico</hi>. Il diavolo. [vv.11-13] Sovvengati che i nostri peccati fecero che Dio, per salvarci, prese carne umana nel tuo chiostro, cioè utero, verginale.</note>
<lg>
<l>Vergine; quante lagrime ho già sparte,</l>
<l>Quante lusinghe e quanti preghi indarno</l>
<l>Pur per mia pena e per mio grave danno!</l>
<l>Da poi ch'i' nacqui in su la riva d'Arno,</l>
<l>Cercando or questa ed or quell'altra parte,</l>
<l>Non è stata mia vita altro ch'affanno.</l>
<l>Mortal bellezza, atti e parole m'hanno</l>
<l>Tutta ingombrata l'alma.</l>
<l>Vergine sacra ed alma,</l>
<l>Non tardar, ch'i' son forse all'ultim'anno.</l>
<l>I dì miei più correnti che saetta,</l>
<l>Fra miserie e peccati,</l>
<l>Sonsen andati, e sol Morte n'aspetta.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">Sparte</hi>. Sparse. [v.3] <hi rend="italic">Pur</hi>. Solo. Non per altro che. [v.5] Cioè andando or qua or là, da un paese a un altro. [v.11] <hi rend="italic">Correnti</hi>. Fugaci. Veloci. [v.13] <hi rend="italic">Sonsen</hi>. Se ne sono. <hi rend="italic">N'aspetta</hi>. Ci aspetta. Cioè m'aspetta.</note>
<lg>
<l>Vergine, tale è terra e posto ha in doglia</l>
<l>Lo mio cor, che vivendo in pianto il tenne;</l>
<l>E di mille miei mali un non sapea;</l>
<l>E per saperlo, pur quel che n'avvenne,</l>
<l>Fora avvenuto; ch'ogni altra sua voglia</l>
<l>Era a me morte ed a lei fama rea.</l>
<l>Or tu, Donna del ciel, tu nostra dea</l>
<l>(Se dir lice e conviensi),</l>
<l>Vergine d'alti sensi,</l>
<l>Tu vedi il tutto; e quel che non potea</l>
<l>Far altri, è nulla alla tua gran virtute,</l>
<l>Por fine al mio dolore;</l>
<l>Ch'a te onore ed a me fia salute.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[vv.1-13] Vergine, è divenuta terra e mi ha lasciato il cuore in affanno una che vivendo lo tenne similmente in pianto; e che dei mali che io sosteneva per lei, non sapeva appena uno di mille; e quando più ne avesse saputo, non sarebbe però stata verso di me altra da quel che ella fu, che il trattarmi ella altrimenti, non sarebbe potuto essere senza morte dell'anima mia nè senza infamia sua propria. Or tu, Signora del cielo, tu nostra dea, se egli è lecito e conveniente di così chiamarti, Vergine d'alto sentimento, tu vedi ogni cosa; e quello che colei non poteva fare, io dico il por fine al dolor mio, egli è come nulla a rispetto della tua gran potenza; e questo atto, in cambio di far nocumento o disonore ad alcuno, sarà di onore a te, a me di salute.</note>
<lg>
<l>Vergine, in cui ho tutta mia speranza</l>
<l>Che possi e vogli al gran bisogno aitarme,</l>
<l>Non mi lasciare in su l'estremo passo:</l>
<l>Non guardar me, ma chi degnò crearme;</l>
<l>No 'l mio valor, ma l'alta sua sembianza</l>
<l>Ch'è in me, ti mova a curar d'uom sì basso.</l>
<l>Medusa e l'error mio m'han fatto un sasso</l>
<l>D'umor vano stillante:</l>
<l>Vergine, tu di sante</l>
<l>Lagrime e pie adempi 'l mio cor lasso;</l>
<l>Ch'almen l'ultimo pianto sia devoto,</l>
<l>Senza terrestro limo,</l>
<l>Come fu 'l primo non d'insania voto.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.2] <hi rend="italic">Al gran bisogno</hi>. Nel mio gran bisogno. <hi rend="italic">Aitarme</hi>. Aiutarmi. [v.3] <hi rend="italic">In su l'estremo passo</hi>. Vicino all'estremo della vita. [v.4] <hi rend="italic">Crearme</hi>. Crearmi. [v.5] <hi rend="italic">L'alta sua sembianza</hi>. Cioè l'immagine, la similitudine, di chi degnò crearme. [v.6] <hi rend="italic">Curar</hi>. Aver cura. [v.7] <hi rend="italic">Medusa</hi>. Vuol dir Laura. [v.8] Stillante d'umor vano. Cioè di lagrime stolte. [v.10] <hi rend="italic">Adempi</hi>. Empi. Riempi. [v.11] <hi rend="italic">Che</hi>. Sicchè. Acciocchè. [v.12] Cioè senza affetto mondano. <hi rend="italic">Terrestro</hi> per <hi rend="italic">terrestre</hi>. [v.13] Come il primo, cioè il primo mio pianto, non fu vòto d'insania, cioè di follia.</note>
<lg>
<l>Vergine umana e nemica d'orgoglio,</l>
<l>Del comune principio amor t'induca;</l>
<l>Miserere d'un cor contrito, umile:</l>
<l>Che se poca mortal terra caduca</l>
<l>Amar con sì mirabil fede soglio,</l>
<l>Che devrò far di te, cosa gentile?</l>
<l>Se dal mio stato assai misero e vile</l>
<l>Per le tue man resurgo,</l>
<l>Vergine, i' sacro e purgo</l>
<l>Al tuo nome e pensieri e 'ngegno e stile,</l>
<l>La lingua e 'l cor, le lagrime e i sospiri.</l>
<l>Scorgimi al miglior guado;</l>
<l>E prendi in grado i cangiati desiri.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.2] <hi rend="italic">Del comune principio</hi>. Del nostro comune creatore. <hi rend="italic">T'induca</hi>. Ad esaudire la mia preghiera. [v.3] <hi rend="italic">Miserere</hi>. Abbi misericordia. [v.4] <hi rend="italic">Poca mortal terra caduca</hi>. Cioè un corpo umano. [v.6] <hi rend="italic">Devrò</hi>. Dovrò. [v.8] <hi rend="italic">Resurgo</hi>. Risorgo. [v.12] Guidami alla miglior via. [v.13] <hi rend="italic">Prendi in grado</hi>. Aggradisci. <hi rend="italic">I cangiati desiri</hi>. L'aver io cangiato desiderii, volgendomi dalle cose di quaggiù alle celesti.</note>
<lg>
<l>Il dì s'appressa e non pote esser lunge;</l>
<l>Sì corre il tempo e vola,</l>
<l>Vergine unica e sola;</l>
<l>E 'l cor or conscienza or morte punge.</l>
<l>Raccomandami al tuo figliuol, verace</l>
<l>Uomo e verace Dio,</l>
<l>Ch'accolga 'l mio spirto ultimo in pace.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">Il dì</hi>. L'ultimo mio dì. <hi rend="italic">Pote</hi>. Puote. Può. [v.2] <hi rend="italic">Sì</hi>. Sì fattamente. [v.4] <hi rend="italic">E 'l cor</hi>. E il mio cuore. [v.7] <hi rend="italic">Spirto</hi>. Respiro.</note>
</div2>
</div1>
<div1>
<head>PARTE TERZA</head>
<head>TRIONFI IN VITA E IN MORTE DI M. LAURA</head>
<div2>
<head>ARGOMENTO GENERALE DE' TRIONFI</head>
<p>Lo scopo del Poeta nel comporre questi <title>Trionfi</title> è quello stesso ch'egli ebbe nel Canzoniere, cioè di ritornare di quando in quando col pensiero or al principio, or al progresso, ed or al fine del suo innamoramento, pigliando poi frequente occasione di tributar lodi ed onori all'unico e sublime oggetto dell'amor suo.</p>
<p>Onde giungere a quello scopo, immaginò di descrivere l'uomo ne' varj suoi stati, e prender quindi ben naturale argomento di parlar di se stesso e della sua Laura.</p>
<p>L'uomo nel primiero suo stato di giovinezza è vinto dagli appetiti, che possono tutti comprendersi sotto il vocabolo generico di amore, o di amor di se stesso.</p>
<p>Ma, fatto senno, vedendo egli la disconvenienza di tale suo stato, colla ragione e col consiglio lotta contro quegli appetiti, e li vince col mezzo della castità, tenendosi cioè lontano dal soddisfargli.</p>
<p>Tra questi combattimenti e queste vittorie sopraggiunge la morte, che, rendendo eguali i vinti e i vincitori, li toglie tutti dal mondo.</p>
<p>Ma non perciò ella ha tanta forza di disperdere anche la memoria di quell'uomo, che colle sue illustri ed onorate azioni cerca di sopravvivere alla stessa sua morte. E vive egli infatti per una lunga serie di secoli colla sua fama.</p>
<p>Se non che il tempo giunge a cancellar anche ogni memoria di quest'uomo, il quale in fine non trova di poter esser sicuro di viver sempre, se non godendo in Dio e con Dio della sua beata eternità.</p>
<p>Quindi l'Amore trionfa dell'uomo; la Castità trionfa di Amore; la Morte trionfa di ambidue; la Fama trionfa della Morte; il Tempo trionfa della Fama; e l'Eternità trionfa del Tempo.</p>
</div2>
<div2>
<head>Trionfo d'Amore 1</head>
<argument><p>In questo primo capitolo riferisce un sogno, in cui vide Amore trionfante, e parte de' prigioni di lui; introducendo un amico a significargliene i nomi.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Nel tempo che rinnova i miei sospiri</l>
<l>Per la dolce memoria di quel giorno</l>
<l>Che fu principio a sì lunghi martiri,</l>
</lg>
<lg>
<l>Scaldava il Sol già l'uno e l'altro corno</l>
<l>Del Tauro, e la fanciulla di Titone</l>
<l>Correa gelata al suo antico soggiorno.</l>
</lg>
<lg>
<l>Amor, gli sdegni e 'l pianto e la stagione</l>
<l>Ricondotto m'aveano al chiuso loco</l>
<l>Ov'ogni fascio il cor lasso ripone.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ivi fra l'erbe, già del pianger fioco,</l>
<l>Vinto dal sonno, vidi una gran luce,</l>
<l>E dentro assai dolor con breve gioco.</l>
</lg>
<lg>
<l>Vidi un vittorioso e sommo duce,</l>
<l>Pur com'un di color che 'n Campidoglio</l>
<l>Trionfal carro a gran gloria conduce.</l>
</lg>
<lg>
<l>Io che gioir di tal vista non soglio,</l>
<l>Per lo secol noioso in ch'io mi trovo,</l>
<l>Voto d'ogni valor, pien d'ogni orgoglio;</l>
</lg>
<lg>
<l>L'abito altero, inusitato e novo</l>
<l>Mirai, alzando gli occhi gravi e stanchi:</l>
<l>Ch'altro diletto che 'mparar, non provo.</l>
</lg>
<lg>
<l>Quattro destrier via più che neve bianchi;</l>
<l>Sopr'un carro di foco un garzon crudo</l>
<l>Con arco in mano e con saette a' fianchi,</l>
</lg>
<lg>
<l>Contra le qua' non val elmo nè scudo:</l>
<l>Sopra gli omeri avea sol due grand'ali</l>
<l>Di color mille, e tutto l'altro ignudo:</l>
</lg>
<lg>
<l>D'intorno innumerabili mortali,</l>
<l>Parte presi in battaglia e parte uccisi,</l>
<l>Parte feriti di pungenti strali.</l>
</lg>
<lg>
<l>Vago d'udir novelle, oltra mi misi</l>
<l>Tanto ch'io fui nell'esser di quegli uno</l>
<l>Ch'anzi tempo ha di vita Amor divisi.</l>
</lg>
<lg>
<l>Allor mi strinsi a rimirar s'alcuno</l>
<l>Riconoscessi nella folta schiera</l>
<l>Del re sempre di lagrime digiuno.</l>
</lg>
<lg>
<l>Nessun vi riconobbi: e s'alcun v'era</l>
<l>Di mia notizia, avea cangiato vista</l>
<l>Per morte, o per prigion crudele e fera.</l>
</lg>
<lg>
<l>Un'ombra alquanto men che l'altre trista</l>
<l>Mi si fe incontro, e mi chiamò per nome,</l>
<l>Dicendo: questo per amar s'acquista.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ond'io, maravigliando, dissi: or come</l>
<l>Conosci me, ch'io te non riconosca?</l>
<l>Ed ei: questo m'avvien per l'aspre some</l>
</lg>
<lg>
<l>De' legami ch'io porto; e l'aria fosca</l>
<l>Contende agli occhi tuoi: ma vero amico</l>
<l>Ti sono; e teco nacqui in terra tosca.</l>
</lg>
<lg>
<l>Le sue parole e 'l ragionar antico</l>
<l>Scoperson quel che 'l viso mi celava:</l>
<l>E così n'ascendemmo in luogo aprico;</l>
</lg>
<lg>
<l>E cominciò: gran tempo è ch'io pensava</l>
<l>Vederti qui fra noi; che da prim'anni</l>
<l>Tal presagio di te tua vista dava.</l>
</lg>
<lg>
<l>E' fu ben ver; ma gli amorosi affanni</l>
<l>Mi spaventar sì ch'io lasciai l'impresa;</l>
<l>Ma squarciati ne porto il petto e i panni:</l>
</lg>
<lg>
<l>Così diss'io; ed ei, quand'ebbe intesa</l>
<l>La mia risposta, sorridendo disse:</l>
<l>O figliuol mio, qual per te fiamma è accesa!</l>
</lg>
<lg>
<l>Io non l'intesi allor; ma or sì fisse</l>
<l>Sue parole mi trovo nella testa,</l>
<l>Che mai più saldo in marmo non si scrisse.</l>
</lg>
<lg>
<l>E per la nova età, ch'ardita e presta</l>
<l>Fa la mente e la lingua, il dimandai:</l>
<l>Dimmi per cortesia, che gente è questa?</l>
</lg>
<lg>
<l>Di qui a poco tempo tu 'l saprai</l>
<l>Per te stesso, rispose, e serai d'elli;</l>
<l>Tal per te nodo fassi, e tu nol sai.</l>
</lg>
<lg>
<l>E prima cangerai volto e capelli,</l>
<l>Che 'l nodo di ch'io parlo si discioglia</l>
<l>Dal collo e da' tuo' piedi ancor ribelli.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma per impir la tua giovenil voglia,</l>
<l>Dirò di noi, e prima del maggiore,</l>
<l>Che così vita e libertà ne spoglia.</l>
</lg>
<lg>
<l>Quest'è colui che 'l mondo chiama Amore;</l>
<l>Amaro, come vedi, e vedrai meglio</l>
<l>Quando fia tuo, come nostro signore;</l>
</lg>
<lg>
<l>Mansueto fanciullo e fiero veglio:</l>
<l>Ben sa chi 'l prova; e fiati cosa piana</l>
<l>Anzi mill'anni; e 'nfin ad or ti sveglio.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ei nacque d'ozio e di lascivia umana;</l>
<l>Nudrito di pensier dolci e soavi;</l>
<l>Fatto signor e dio da gente vana.</l>
</lg>
<lg>
<l>Qual è morto da lui, qual con più gravi</l>
<l>Leggi mena sua vita aspra ed acerba,</l>
<l>Sotto mille catene e mille chiavi.</l>
</lg>
<lg>
<l>Quel che 'n sì signorile e sì superba</l>
<l>Vista vien prima, è Cesar, che 'n Egitto</l>
<l>Cleopatra legò tra' fiori e l'erba.</l>
</lg>
<lg>
<l>Or di lui si trionfa: ed è ben dritto,</l>
<l>Se vinse il mondo ed altri ha vinto lui,</l>
<l>Che del suo vincitor si glorie il vitto.</l>
</lg>
<lg>
<l>L'altro è 'l suo figlio: e pur amò costui</l>
<l>Più giustamente: egli è Cesar Augusto,</l>
<l>Che Livia sua, pregando, tolse altrui.</l>
</lg>
<lg>
<l>Neron è 'l terzo, dispietato e 'ngiusto:</l>
<l>Vedilo andar pien d'ira e di disdegno:</l>
<l>Femmina 'l vinse; e par tanto robusto.</l>
</lg>
<lg>
<l>Vedi 'l buon Marco d'ogni laude degno,</l>
<l>Pien di filosofia la lingua e 'l petto:</l>
<l>Pur Faustina il fa qui star a segno.</l>
</lg>
<lg>
<l>Que' duo pien di paura e di sospetto,</l>
<l>L'un è Dionisio e l'altro è Alessandro:</l>
<l>Ma quel del suo temer ha degno effetto.</l>
</lg>
<lg>
<l>L'altro è colui che pianse sotto Antandro</l>
<l>La morte di Creusa, e 'l suo amor tolse</l>
<l>A quel che 'l suo figliuol tolse ad Evandro.</l>
</lg>
<lg>
<l>Udito hai ragionar d'un che non volse</l>
<l>Consentir al furor della matrigna,</l>
<l>E da' suoi preghi per fuggir si sciolse:</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma quella intenzion casta e benigna</l>
<l>L'uccise; sì l'amor in odio torse</l>
<l>Fedra amante terribile e maligna:</l>
</lg>
<lg>
<l>Ed ella ne morio; vendetta forse</l>
<l>D'Ippolito, di Teseo e d'Adrianna,</l>
<l>Ch'amando, come vedi, a morte corse.</l>
</lg>
<lg>
<l>Tal biasma altrui che se stesso condanna;</l>
<l>Che chi prende diletto di far frode,</l>
<l>Non si de' lamentar s'altri l'inganna.</l>
</lg>
<lg>
<l>Vedi 'l famoso, con tante sue lode,</l>
<l>Preso menar fra due sorelle morte:</l>
<l>L'una di lui, ed ei dell'altra gode.</l>
</lg>
<lg>
<l>Colui ch'è seco, è quel possente e forte</l>
<l>Ercole, ch'Amor prese; e l'altro è Achille,</l>
<l>Ch'ebbe in suo amor assai dogliosa sorte.</l>
</lg>
<lg>
<l>Quell'altro è Demofonte, e quella è Fille:</l>
<l>Quell'è Giason, e quell'altra è Medea,</l>
<l>Ch'Amor e lui seguì per tante ville,</l>
</lg>
<lg>
<l>E quanto al padre ed al fratel fu rea,</l>
<l>Tanto al suo amante più turbata e fella;</l>
<l>Che del suo amor più degna esser credea.</l>
</lg>
<lg>
<l>Isifile vien poi; e duolsi anch'ella</l>
<l>Del barbarico amor che 'l suo gli ha tolto.</l>
<l>Poi vien colei c'ha 'l titol d'esser bella.</l>
</lg>
<lg>
<l>Seco ha 'l pastor che mal il suo bel volto</l>
<l>Mirò sì fiso; ond'uscir gran tempeste,</l>
<l>E funne il mondo sottosopra volto.</l>
</lg>
<lg>
<l>Odi poi lamentar fra l'altre meste</l>
<l>Enone di Paris, e Menelao</l>
<l>D'Elena; ed Ermion chiamare Oreste,</l>
</lg>
<lg>
<l>E Laodamia il suo Protesilao,</l>
<l>Ed Argia Polinice, assai più fida</l>
<l>Che l'avara moglier d'Anfiarao.</l>
</lg>
<lg>
<l>Odi i pianti e i sospiri, odi le strida</l>
<l>Delle misere accese che gli spirti</l>
<l>Rendero a lui che 'n tal modo le guida.</l>
</lg>
<lg>
<l>Non poria mai di tutti il nome dirti:</l>
<l>Che non uomini pur, ma Dei, gran parte</l>
<l>Empion del bosco degli ombrosi mirti.</l>
</lg>
<lg>
<l>Vedi Venere bella e con lei Marte,</l>
<l>Cinto di ferri i piè, le braccia e 'l collo;</l>
<l>E Plutone e Proserpina in disparte.</l>
</lg>
<lg>
<l>Vedi Giunon gelosa, e 'l biondo Apollo,</l>
<l>Che solea disprezzar l'etate e l'arco</l>
<l>Che gli diede in Tessaglia poi tal crollo.</l>
</lg>
<lg>
<l>Che debb'io dir? in un passo men varco:</l>
<l>Tutti son qui prigion gli Dei di Varro;</l>
<l>E di lacciuoli innumerabil carco,</l>
</lg>
<lg>
<l>Vien catenato Giove innanzi al carro.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">Questi Trionfi non sono altro che Visioni rappresentative dei casi di Laura e di esso poeta, secondo che nell'uno o nell'altra in diversi tempi trionfarono, cioè signoreggiarono, l'Amore, la Castità, la Morte, lo studio della Fama, il pensiero della fiacchezza e vanità delle fatiche e delle opere umane incontro alla potenza del Tempo, e in ultimo la religione della Divinità. Delle cose istoriche o favolose, toccate dal poeta in questi Trionfi, non mi fermerò ad esporre distintamente se non le più pellegrine, voglio dir quelle delle quali io giudicherò che si abbia o poca o niuna notizia comunemente. [v.1] Cioè nel tempo di primavera. [v.3] <hi rend="italic">A sì lunghi martiri</hi>. Cioè alla mia passione amorosa. [v.5] <hi rend="italic">Del Tauro</hi>. Segno celeste. <hi rend="italic">La fanciulla di Titone</hi>. La giovane donna di Titone. L'Aurora. [v.6] Cioè trascorreva il cielo. Vuol dir che era l'ora del mattino: e dice <hi rend="italic">gelata</hi> avendo riguardo al fresco che si prova in sul far del giorno. [v.8] <hi rend="italic">Al chiuso loco</hi>. Vuol dire a Valchiusa. [v.9] <hi rend="italic">Fascio</hi>. Carico. Peso. <hi rend="italic">Il cor</hi>. Il mio cuore. [v.10] <hi rend="italic">Fra l'erbe</hi>. Dipende dalle parole <hi rend="italic">vinto dal sonno</hi>, che stanno nel verso appresso. [v.12] <hi rend="italic">Dentro</hi>. Dentro a questa luce. <hi rend="italic">Assai dolor</hi>. Molto dolore. <hi rend="italic">Con breve gioco</hi>. Con poco piacere. [v.13] <hi rend="italic">Un vittorioso e sommo duce</hi>. Cioè Amore. [v.14] <hi rend="italic">Pur come</hi>. Appunto come. Propriamente come. Nè più nè meno come. <hi rend="italic">Che</hi>. Accusativo. [v.15] <hi rend="italic">A</hi>. Con. <hi rend="italic">Conduce</hi>. Suol condurre. Conduceva. [v.16] <hi rend="italic">Gioir</hi>. Godere. <hi rend="italic">Di tal vista</hi>. Di sì fatti spettacoli di trionfi. [v.9] <hi rend="italic">L'abito</hi>. Vuol dire universalmente la forma di quello spettacolo. [v.20] <hi rend="italic">Gravi</hi>. Gravati. [v.22] <hi rend="italic">Quattro destrier</hi>. Suppliscasi <hi rend="italic">mirai</hi> o <hi rend="italic">vidi</hi> o cosa tale. <hi rend="italic">Via più</hi>. Vie più. [v.25] <hi rend="italic">Le qua'</hi>. Le quali. [v.27] <hi rend="italic">E tutto l'altro</hi>. E tutto il resto del corpo. Suppliscasi <hi rend="italic">avea</hi>. [v.31] <hi rend="italic">Vago</hi>. Desideroso. Cupido. [v.32] <hi rend="italic">Nell'esser di quegli uno</hi>. Uno dell'essere, cioè della condizione di quelli. [v.33] <hi rend="italic">Anzi tempo</hi>. Prima del tempo. <hi rend="italic">Di</hi>. Da. Dalla. [v.36] Cioè d'Amore. <hi rend="italic">Digiuno</hi>. Sitibondo. Avido. Insaziabile. [v.38] <hi rend="italic">Notizia</hi>. Conoscenza. <hi rend="italic">Vista</hi>. Aspetto. [v.42] <hi rend="italic">Questo per amar s'acquista</hi>. Questo, cioè lo stato in cui tu ci vedi, è il frutto dell'amore. Questo è quel che si guadagna ad amare. [v.44] <hi rend="italic">Ch'io te non riconosca</hi>. Senza che io riconosca te. [v.45] <hi rend="italic">Questo</hi>. Che tu non mi riconoschi. [v.47] <hi rend="italic">Contende agli occhi tuoi</hi>. Cioè ti vieta di potermi riconoscere. [v.48] <hi rend="italic">Tosca</hi>. Toscana. [v.49] <hi rend="italic">Antico</hi>. Già noto a me in altro tempo, ovvero da gran tempo. [v.50] <hi rend="italic">Scoperson</hi>. Mi scopersero. Il <hi rend="italic">mi</hi> che viene appresso, serve a due verbi. <hi rend="italic">Quel che 'l viso mi celava</hi>. Cioè chi egli si fosse. Non si trova detto poi mai dal poeta il nome di questo amico, e non è facile indovinarlo. [v.51] <hi rend="italic">Ne</hi>. Particella riempitiva. <hi rend="italic">Aprico</hi>. Cioè alto ed aperto, da poter bene scorgere tutta quella gente. [v.52] <hi rend="italic">Pensava</hi>. Credeva. Mi aspettava. [v.53] <hi rend="italic">Qui fra noi</hi>. Cioè servo di Amore. <hi rend="italic">Da prim'anni</hi>. Infino da' tuoi primi anni. [v.54] <hi rend="italic">Tal presagio</hi>. Accusativo. [v.55] Risponde il poeta. [v.56] <hi rend="italic">L'impresa</hi>. Vuol dir la sequela di Amore. [v.63] Che mai non si scrisse, non fu scritta parola alcuna più saldamente in marmo. [vv.64-65] E per quell'ardire e quella prestezza di mente e di lingua che suole essere in giovani come io era, lo interrogai. [v.68] <hi rend="italic">Per te stesso</hi>. Da te stesso. Per propria esperienza. <hi rend="italic">Serai d'elli</hi>. Sarai di loro, uno del loro numero. [v.69] <hi rend="italic">Fassi</hi>. Si fa. Si prepara. [v.70] <hi rend="italic">Cangerai</hi>. Per vecchiezza. [v.71] <hi rend="italic">Che</hi>. Dipende dalla voce <hi rend="italic">prima</hi> del verso addietro. [v.72] <hi rend="italic">Dal collo</hi>. Dal tuo collo. <hi rend="italic">Ancor ribelli</hi>. Fin qui ribelli ad Amore. [v.73] Ma per soddisfare al tuo giovanile desiderio, cioè di saper che gente sia questa. <hi rend="italic">Impir</hi> per <hi rend="italic">empir</hi>. [v.74] <hi rend="italic">Prima</hi>. Primieramente. <hi rend="italic">Del maggiore</hi>. Del nostro principe. Cioè di Amore. [v.75] <hi rend="italic">Vita e libertà ne spoglia</hi>. Ci spoglia di vita e di libertà. [v.76] <hi rend="italic">Che</hi>. Accusativo. [v.78] Quando egli sarà signore di te come è già signore di noi. [v.79] Cioè dolce in principio, ed acerbo in progresso e in fine. <hi rend="italic">Veglio</hi>. Vecchio. [v.80] <hi rend="italic">Ben sa</hi>. Ben lo sa. <hi rend="italic">E fiati cosa piana</hi>. E ciò ti sarà manifesto. <hi rend="italic">Fiati</hi> vale <hi rend="italic">ti fia</hi>. [v.81] <hi rend="italic">Anzi mill'anni</hi>. Prima di mille anni. Avanti che sieno passati mille anni. Modo di dire, che vale <hi rend="italic">di qua a non molto. Infin ad or</hi>. Infin da ora. <hi rend="italic">Ti sveglio</hi>. Ti ammonisco, ti avviso, acciocchè ti abbi l'occhio, ti tenghi in guardia. [v.85] <hi rend="italic">Qual</hi>. Chi. Alcuno. <hi rend="italic">Morto</hi>. Ucciso. [v.89] <hi rend="italic">Vista</hi>. Aspetto. <hi rend="italic">Prima</hi>. Avanti agli altri. <hi rend="italic">Che</hi>. Accusativo. [v.90] <hi rend="italic">Legò tra' fiori e l'erba</hi>. Cioè fece servo con lusinghe e piaceri. [v.91] <hi rend="italic">Di lui si trionfa</hi>. Cioè Amore trionfa di lui. <hi rend="italic">È ben dritto</hi>. È ben ragione, ragionevole, giusto. [v.92] <hi rend="italic">Altri</hi>. Cioè Amore. [v.93] Che il vinto, cioè il mondo, si glorii del suo vincitore, cioè si rallegri della rotta di costui. [v.96] <hi rend="italic">Altrui</hi>. Al marito Tiberio Nerone. [v.100] <hi rend="italic">Marco</hi>. Marco Aurelio. [v.102] <hi rend="italic">Il fa qui star a segno</hi>. Cioè lo tien soggetto. [v.103] <hi rend="italic">Pien</hi>. Pieni. [v.104] <hi rend="italic">Dionisio</hi>. Tiranno di Siracusa. <hi rend="italic">Alessandro</hi>. Tiranno di Fera in Tessaglia. [v.105] <hi rend="italic">Quel</hi>. Intende di Alessandro, ucciso per opera della moglie, stanca de' colui sospetti. [v.106] <hi rend="italic">Colui</hi>. Vuol dire Enea. <hi rend="italic">Antandro</hi>. Città della Misia appiè del monte Ida. [v.107] <hi rend="italic">Il suo amor</hi>. Lavinia. Il pronome <hi rend="italic">suo</hi> si riferisce a Turno, accennato nel verso seguente. [v.108] <hi rend="italic">A quel</hi>. Cioè a Turno. <hi rend="italic">Che 'l suo figliuol tolse ad Evandro</hi>. Cioè che uccise Pallante, figliuolo d'Evandro. [v.109] <hi rend="italic">D'un</hi>. Cioè d'Ippolito. <hi rend="italic">Volse</hi>. Volle. [v.110] <hi rend="italic">Al furor</hi>. All'amor forsennato e furioso. <hi rend="italic">Della matrigna</hi>. Cioè di Fedra. [v.111] <hi rend="italic">Per fuggir si sciolse</hi>. Si liberò fuggendo. [v.112] <hi rend="italic">Quella</hi>. Quella sua. <hi rend="italic">Intenzion</hi>. Deliberazione di non consentire alla matrigna e di fuggirsene. [v.113] <hi rend="italic">Sì</hi>. Sì fattamente. <hi rend="italic">L'amor</hi>. Accusativo. <hi rend="italic">Torse</hi>. Cangiò. [v.115] <hi rend="italic">Morio</hi>. Morì. <hi rend="italic">Vendetta</hi>. In vendetta. A vendetta. [v.116] <hi rend="italic">D'Adrianna</hi>. D'Arianna, abbandonata già da Teseo, per amor di Fedra. [v.117] <hi rend="italic">Come vedi</hi>. Poichè ella è qui fra noi. [v.118] Alcuni, biasimando altrui, vengono a condannar se stessi. [v.119] <hi rend="italic">Di far frode</hi>. Come fece Teseo ad Arianna. [v.120] <hi rend="italic">De'</hi>. Dee. Debbe. <hi rend="italic">S'altri l'inganna</hi>. Come accadde a Teseo, ingannato da Fedra. [v.121] <hi rend="italic">Il famoso</hi>. Cioè Teseo. <hi rend="italic">Con</hi>. Non ostante. <hi rend="italic">Lode</hi>. Lodi. Cioè virtù e fatti eroici. [v.122] <hi rend="italic">Menar</hi>. Esser qui menato da Amore in trionfo.<hi rend="italic"> Due sorelle</hi>. Arianna e Fedra. [v.123] L'una, cioè Arianna, è invaghita, è spasimata di lui, ed esso dell'altra, cioè di Fedra. [v.125] <hi rend="italic">Che</hi>. Accusativo. [v.129] <hi rend="italic">Lui</hi>. Cioè Giasone. <hi rend="italic">Ville</hi>. Terre. Città. [v.130] <hi rend="italic">Quanto</hi>. Quanto più. [vv.131-132] Tanto più fu corrucciata e crudele con Giasone quando egli l'ebbe abbandonata, perocchè ella si pensava di esser tanto più degna dell'amor suo, quanto più iniquamente e spietatamente si era portata col padre e col fratello proprio, per salvare e seguitar lui. [v.134] Cioè dell'amor di Medea, donna di nazione barbara, per la quale Isifile fu abbandonata dall'amor suo, cioè da Giasone. [v.135] <hi rend="italic">Colei</hi>. Vuol dire Elena. <hi rend="italic">C'ha 'l titol d'esser bella</hi>. Cioè, che ha fama di beltà principale, la principal fama di bellezza. [v.136] <hi rend="italic">Il pastor</hi>. Paride. <hi rend="italic">Mal</hi>. Infelicemente. [v.139] <hi rend="italic">Lamentar</hi>. Lamentarsi. [v.140] <hi rend="italic">Di Paris</hi>. Di Paride. Dipende da <hi rend="italic">lamentar</hi>. [v.144] <hi rend="italic">L'avara moglier d'Anfiarao</hi>. Erifile. [vv.146-147] <hi rend="italic">Accese</hi>. Innamorate. <hi rend="italic">Gli spirti rendero a lui</hi>. Rendettero l'anima ad Amore. Vuol dir, morirono per amore. [v.148] <hi rend="italic">Poria</hi>. Potrei. [v.149] <hi rend="italic">Pur</hi>. Solo. [v.150] <hi rend="italic">Del bosco degli ombrosi mirti</hi>. Del bosco di Amore. [v.155] <hi rend="italic">L'etate e l'arco</hi>. Cioè l'età fanciullesca e l'arco di Amore. [v.156] <hi rend="italic">Tal crollo</hi>. Cioè tal colpo. Accenna l'amore di Apollo verso Dafne. [v.157] <hi rend="italic">In un passo men varco</hi>. Vuol dire: stringerò il tutto in due parole. <hi rend="italic">Men</hi> vale <hi rend="italic">me ne</hi>. [v.158] <hi rend="italic">Prigion</hi>. Prigioni. <hi rend="italic">Gli Dei di Varro</hi>. Gli Dei menzionati da Varrone in una sua opera della genealogia degli Dei. [v.159] <hi rend="italic">Innumerabil</hi>. Innumerabili. [v.160] <hi rend="italic">Catenato</hi>. Incatenato. <hi rend="italic">Al carro</hi>. Di Amore.</note>
</div2>
<div2>
<head>Trionfo d'Amore 2</head>
<argument><p>Narra un ragionamento avuto con Massinissa e con Sofonisba; dopo il quale ne rapporta un altro tenuto con Seleuco. Appresso per una comparazione dimostra la grande moltitudine degli amanti ch'egli non riconobbe; e conchiude nominandone alcuni che raffiguro.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Stanco già di mirar, non sazio ancora,</l>
<l>Or quinci or quindi mi volgea, guardando</l>
<l>Cose ch'a ricordarle è breve l'ora.</l>
</lg>
<lg>
<l>Giva 'l cor di pensier in pensier, quando</l>
<l>Tutto a se 'l trasser duo ch'a mano a mano</l>
<l>Passavan dolcemente ragionando.</l>
</lg>
<lg>
<l>Mossemi 'l lor leggiadro abito strano,</l>
<l>E 'l parlar peregrin, che m'era oscuro,</l>
<l>Ma l'interprete mio mel fece piano.</l>
</lg>
<lg>
<l>Poi ch'io seppi chi eran, più securo</l>
<l>M'accostai lor; che l'un spirito amico</l>
<l>Al nostro nome, l'altro era empio e duro.</l>
</lg>
<lg>
<l>Fecimi al primo: o Massinissa antico,</l>
<l>Per lo tuo Scipione e per costei,</l>
<l>Cominciai, non t'incresca quel ch'io dico.</l>
</lg>
<lg>
<l>Mirommi, e disse: volentier saprei</l>
<l>Chi tu se' innanzi, da poi che sì bene</l>
<l>Hai spiati amboduo gli affetti miei.</l>
</lg>
<lg>
<l>L'esser mio, gli risposi, non sostene</l>
<l>Tanto conoscitor; che così lunge</l>
<l>Di poca fiamma gran luce non vene.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma la tua fama real per tutto aggiunge,</l>
<l>E tal che mai non ti vedrà nè vide,</l>
<l>Col bel nodo d'amor teco congiunge.</l>
</lg>
<lg>
<l>Or dimmi, se colu' in pace vi guide</l>
<l>(E mostrai 'l duca lor), che coppia è questa,</l>
<l>Che mi par delle cose rare e fide?</l>
</lg>
<lg>
<l>La lingua tua al mio nome sì presta,</l>
<l>Prova, diss'ei, che 'l sappi per te stesso:</l>
<l>Ma dirò per sfogar l'anima mesta.</l>
</lg>
<lg>
<l>Avendo in quel somm'uom tutto 'l cor messo,</l>
<l>Tanto ch'a Lelio ne do vanto appena,</l>
<l>Ovunque fur sue insegne fui lor presso.</l>
</lg>
<lg>
<l>A lui fortuna fu sempre serena;</l>
<l>Ma non già quanto degno era 'l valore,</l>
<l>Del qual più ch'altro mai, l'alma ebbe piena.</l>
</lg>
<lg>
<l>Poi che l'arme romane a grand'onore</l>
<l>Per l'estremo occidente furon sparse,</l>
<l>Ivi n'aggiunse e ne congiunse Amore.</l>
</lg>
<lg>
<l>Nè mai più dolce fiamma in duo cor arse,</l>
<l>Nè sarà, credo: oimè, ma poche notti</l>
<l>Fur a tanti desir e brevi e scarse.</l>
</lg>
<lg>
<l>Indarno a marital giogo condotti;</l>
<l>Che del nostro furor scuse non false,</l>
<l>E i legittimi nodi furon rotti.</l>
</lg>
<lg>
<l>Quel che sol più che tutto il mondo valse,</l>
<l>Ne dipartì con sue sante parole;</l>
<l>Che de' nostri sospir nulla gli calse.</l>
</lg>
<lg>
<l>E benchè fosse onde mi dolse e dole,</l>
<l>Pur vidi in lui chiara virtute accesa;</l>
<l>Che 'n tutto è orbo chi non vede il sole.</l>
</lg>
<lg>
<l>Gran giustizia agli amanti è grave offesa:</l>
<l>Però di tanto amico un tal consiglio</l>
<l>Fu quasi un scoglio all'amorosa impresa.</l>
</lg>
<lg>
<l>Padre m'era in onor, in amor figlio,</l>
<l>Fratel negli anni; ond'ubbidir convenne,</l>
<l>Ma col cor tristo e con turbato ciglio.</l>
</lg>
<lg>
<l>Così questa mia cara a morte venne:</l>
<l>Che vedendosi giunta in forza altrui,</l>
<l>Morir innanzi che servir sostenne.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ed io del mio dolor ministro fui:</l>
<l>Che 'l pregator e i preghi fur sì ardenti,</l>
<l>Ch'offesi me per non offender lui;</l>
</lg>
<lg>
<l>E mandale 'l venen con sì dolenti</l>
<l>Pensier, com'io so bene, ed ella il crede,</l>
<l>E tu, se tanto o quanto d'amor senti.</l>
</lg>
<lg>
<l>Pianto fu il mio di tanta sposa erede:</l>
<l>In lei ogni mio ben, ogni speranza</l>
<l>Perder elessi per non perder fede.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma cerca omai se trovi in questa danza</l>
<l>Mirabil cosa; perchè 'l tempo è leve,</l>
<l>E più dell'opra che del giorno avanza.</l>
</lg>
<lg>
<l>Pien di pietate er'io, pensando il breve</l>
<l>Spazio al gran foco di duo tali amanti;</l>
<l>Pareami al Sol aver il cor di neve:</l>
</lg>
<lg>
<l>Quando udii dir su nel passare avanti:</l>
<l>Costui certo per se già non mi spiace;</l>
<l>Ma ferma son d'odiarli tutti quanti.</l>
</lg>
<lg>
<l>Pon, dissi, 'l cor, o Sofonisba, in pace;</l>
<l>Che Cartagine tua per le man nostre</l>
<l>Tre volte cadde; ed alla terza giace.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ed ella: altro vogl'io che tu mi mostre:</l>
<l>S'Africa pianse, Italia non ne rise:</l>
<l>Domandatene pur l'istorie vostre.</l>
</lg>
<lg>
<l>Intanto il nostro e suo amico si mise,</l>
<l>Sorridendo, con lei nella gran calca;</l>
<l>E fur da lor le mie luci divise.</l>
</lg>
<lg>
<l>Com'uom che per terren dubbio cavalca,</l>
<l>Che va restando ad ogni passo, e guarda,</l>
<l>E 'l pensier dell'andar molto diffalca;</l>
</lg>
<lg>
<l>Così l'andata mia dubbiosa e tarda</l>
<l>Facean gli amanti; di che ancor m'aggrada</l>
<l>Saper quanto ciascun e 'n qual foco arda.</l>
</lg>
<lg>
<l>I' vidi un da man manca fuor di strada,</l>
<l>A guisa di chi brami e trovi cosa</l>
<l>Onde poi vergognoso e lieto vada,</l>
</lg>
<lg>
<l>Donar altrui la sua diletta sposa:</l>
<l>O sommo amor, o nova cortesia!</l>
<l>Tal ch'ella stessa lieta e vergognosa</l>
</lg>
<lg>
<l>Parea del cambio: e givansi per via</l>
<l>Parlando insieme de' lor dolci affetti,</l>
<l>E sospirando il regno di Soria.</l>
</lg>
<lg>
<l>Trassimi a quei tre spirti, che ristretti</l>
<l>Erano per seguir altro cammino,</l>
<l>E dissi al primo: i' prego che m'aspetti.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ed egli al suon del ragionar latino,</l>
<l>Turbato in vista, si ritenne un poco;</l>
<l>E poi, del mio voler quasi indovino,</l>
</lg>
<lg>
<l>Disse: io Seleuco son, e questi è Antioco</l>
<l>Mio figlio, che gran guerra ebbe con voi;</l>
<l>Ma ragion contra forza non ha loco.</l>
</lg>
<lg>
<l>Questa, mia prima, sua donna fu poi;</l>
<l>Che per scamparlo d'amorosa morte</l>
<l>Gli diedi; e 'l don fu licito fra noi.</l>
</lg>
<lg>
<l>Stratonica è 'l suo nome; e nostra sorte,</l>
<l>Come vedi, è indivisa; e per tal segno</l>
<l>Si vede il nostro amor tenace e forte.</l>
</lg>
<lg>
<l>Fu contenta costei lasciarmi il regno,</l>
<l>Io 'l mio diletto, e questi la sua vita,</l>
<l>Per far via più che se, l'un l'altro degno.</l>
</lg>
<lg>
<l>E se non fosse la discreta aita</l>
<l>Del fisico gentil, che ben s'accorse,</l>
<l>L'età sua in sul fiorir era fornita.</l>
</lg>
<lg>
<l>Tacendo, amando, quasi a morte corse:</l>
<l>E l'amar forza, e 'l tacer fu virtute;</l>
<l>La mia, vera pietà, ch'a lui soccorse.</l>
</lg>
<lg>
<l>Così disse; e com'uom che voler mute,</l>
<l>Col fin delle parole i passi volse,</l>
<l>Ch'appena gli potei render salute.</l>
</lg>
<lg>
<l>Poi che dagli occhi miei l'ombra si tolse,</l>
<l>Rimasi grave, e sospirando andai;</l>
<l>Che 'l mio cor dal suo dir non si disciolse;</l>
</lg>
<lg>
<l>Infin che mi fu detto: troppo stai</l>
<l>In un pensier alle cose diverse;</l>
<l>E 'l tempo, ch'è brevissimo ben sai.</l>
</lg>
<lg>
<l>Non menò tanti armati in Grecia Serse,</l>
<l>Quant'ivi erano amanti ignudi e presi:</l>
<l>Tal che l'occhio la vista non sofferse.</l>
</lg>
<lg>
<l>Vari di lingue e vari di paesi,</l>
<l>Tanto che di mille un non seppi 'l nome,</l>
<l>E fanno istoria que' pochi ch'io 'ntesi.</l>
</lg>
<lg>
<l>Perseo era l'uno, e volli saper come</l>
<l>Andromeda gli piacque in Etiopia,</l>
<l>Vergine bruna i begli occhi e le chiome.</l>
</lg>
<lg>
<l>E quel vano amator che la sua propia</l>
<l>Bellezza desiando, fu distrutto;</l>
<l>Povero sol per troppo averne copia;</l>
</lg>
<lg>
<l>Che divenne un bel fior senz'alcun frutto:</l>
<l>E quella che, lui amando, in viva voce,</l>
<l>Fecesi 'l corpo un duro sasso asciutto.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ivi quell'altro al mal suo sì veloce</l>
<l>Ifi, ch'amando altrui, in odio s'ebbe;</l>
<l>Con più altri dannati a simil croce;</l>
</lg>
<lg>
<l>Gente cui per amar viver increbbe:</l>
<l>Ove raffigurai alcun moderni,</l>
<l>Ch'a nominar perduta opra sarebbe.</l>
</lg>
<lg>
<l>Quei duo che fece Amor compagni eterni,</l>
<l>Alcione e Ceice, in riva al mare</l>
<l>Far i lor nidi a' più soavi verni:</l>
</lg>
<lg>
<l>Lungo costor pensoso Esaco stare,</l>
<l>Cercando Esperia, or sopr'un sasso assiso,</l>
<l>Ed or sott'acqua, ed or alto volare:</l>
</lg>
<lg>
<l>E vidi la crudel figlia di Niso</l>
<l>Fuggir volando; e correr Atalanta,</l>
<l>Di tre palle d'or vinta, e d'un bel viso;</l>
</lg>
<lg>
<l>E seco Ippomenes, che fra cotanta</l>
<l>Turba d'amanti e miseri cursori,</l>
<l>Sol di vittoria si rallegra e vanta.</l>
</lg>
<lg>
<l>Fra questi favolosi e vani amori</l>
<l>Vidi Aci e Galatea, che 'n grembo gli era,</l>
<l>E Polifemo farne gran romori;</l>
</lg>
<lg>
<l>Glauco ondeggiar per entro quella schiera,</l>
<l>Senza colei cui sola par che pregi,</l>
<l>Nomando un'altra amante acerba e fera;</l>
</lg>
<lg>
<l>Carmente e Pico, un già de' nostri regi,</l>
<l>Or vago augello; e chi di stato il mosse,</l>
<l>Lasciogli 'l nome e 'l real manto e i fregi.</l>
</lg>
<lg>
<l>Vidi 'l pianto d'Egeria; e 'n vece d'osse</l>
<l>Scilla indurarsi in petra aspra ed alpestra,</l>
<l>Che del mar siciliano infamia fosse;</l>
</lg>
<lg>
<l>E quella che la penna da man destra,</l>
<l>Come dogliosa e disperata scriva,</l>
<l>E 'l ferro ignudo tien dalla sinestra;</l>
</lg>
<lg>
<l>Pigmalion con la sua donna viva;</l>
<l>E mille che 'n Castalia ed Aganippe</l>
<l>Vidi cantar per l'una e l'altra riva;</l>
<l>E d'un pomo beffata al fin Cidippe.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.2] <hi rend="italic">Or quinci or quindi</hi>. Or di qua or di là. [v.3] <hi rend="italic">È breve l'ora</hi>. Il tempo mi mancherebbe. [v.5] <hi rend="italic">Il trasser</hi>. Trassero il mio cuore, cioè il mio spirito. <hi rend="italic">A mano e mano</hi>. Insieme. A paro. Di pari. [v.7] <hi rend="italic">Abito</hi>. Portamento. [v.9] <hi rend="italic">L'interprete mio</hi>. Quello spirito detto nel verso quarantesimo e nei susseguenti del Capitolo di sopra. [v.11] <hi rend="italic">Che</hi>. Dei quali. [v.12] <hi rend="italic">Al nostro nome</hi>. Al nome italiano. <hi rend="italic">Era empio e duro</hi>. Cioè nemico. Suppliscasi <hi rend="italic">al</hi> nostro nome. [v.13] <hi rend="italic">Fecimi</hi>. Mi accostai. [v.14] <hi rend="italic">Costei</hi>. Cotesta tua compagna. [v.15] <hi rend="italic">Non t'incresca quel ch'io dico</hi>. Non ti spiacciano le mie parole. [v.17] <hi rend="italic">Innanzi</hi>. Prima che tu mi dica altro. Dipende da <hi rend="italic">saprei. Da poi che</hi>. Poichè. [v.18] <hi rend="italic">Spiati</hi>. Cioè conosciuti. <hi rend="italic">Amboduo</hi>. Ambedue. <hi rend="italic">Gli affetti miei</hi>. Cioè l'amor che io porto a Scipione e a questa compagna. [vv.19-21] Vuol dire: io non son degno, risposi, che tu conoschi l'esser mio, cioè che tu sappi già chi io mi sia; perocchè da poca fiamma non può venir molta luce così lontano, cioè il mio piccolo nome non può esser giunto insino a te. <hi rend="italic">Sostene</hi>. Sostiene. <hi rend="italic">Vene</hi>. Viene. [v.22] <hi rend="italic">Per tutto</hi>. Da per tutto. In ogni luogo. <hi rend="italic">Aggiunge</hi>. Giunge. [vv.23-24] E congiunge a te con bel nodo di amore anche tali, anche di quelli, che mai non ti hanno veduto nè ti vedranno. [v.25] <hi rend="italic">Se</hi>. Così. Voce di desiderio. <hi rend="italic">Guide</hi>. Guidi. [v.26] <hi rend="italic">Il duca lor</hi>. Il duce loro. Cioè Amore. <hi rend="italic">Che coppia è questa</hi>. Cioè chi siete voi due. [v.28] <hi rend="italic">Al mio nome</hi>. Al profferire il mio nome, come tu hai fatto. [v.29] <hi rend="italic">Per</hi>. Da. [v.31] <hi rend="italic">In quel somm'uom</hi>. Intende di Scipione Affricano maggiore. <hi rend="italic">Tutto 'l cor</hi>. Cioè tutto l'amor mio. [v.32] Tanto che appena io cedo a Lelio, suo famoso amico, il vanto di avere amato <hi rend="italic">quel sommo uomo</hi> più di me. [v.33] <hi rend="italic">Lor</hi>. A quelle insegne. [v.36] <hi rend="italic">Ch'altro</hi>. Ch'altro uomo. [v.37] <hi rend="italic">A</hi>. Con. [v.39] <hi rend="italic">N'aggiunse e ne congiunse</hi>. Sopraggiunse e strinse insieme noi due, cioè questa mia compagna e me. [v.43] <hi rend="italic">Condotti</hi>. Suppliscasi <hi rend="italic">fummo</hi>. [vv.44-45] Perocchè le scuse non false, cioè le buone ragioni, del nostro furore, cioè dell'amor nostro, furono rotte, cioè avute per nulla, e rotti i nostri legittimi nodi. [v.46] <hi rend="italic">Quel</hi>. Cioè Scipione. [v.47] <hi rend="italic">Ne dipartì</hi>. Ci disgiunse. [v.48] <hi rend="italic">Nulla gli calse</hi>. Cioè non fece conto alcuno. [v.49] E benchè questo suo dipartirci fosse cosa di cui mi dolse e duole. [v.51] <hi rend="italic">In tutto</hi>. Del tutto. [v.54] <hi rend="italic">All'amorosa impresa</hi>. Suppliscasi <hi rend="italic">di noi due</hi>. [v.55] <hi rend="italic">Padre</hi>. Cioè superiore. <hi rend="italic">In onor</hi>. In dignità. [v.59] <hi rend="italic">Forza</hi>. Potere. <hi rend="italic">Altrui</hi>. Cioè de' Romani. [v.60] <hi rend="italic">Innanzi</hi>. Piuttosto. [v.62] <hi rend="italic">Il pregator</hi>. Cioè Scipione. [v.64] <hi rend="italic">Mandale</hi>. Le mandai. [v.65] <hi rend="italic">Come</hi>. Dipende dalla particella <hi rend="italic">sì</hi> del verso di sopra. [v.66] <hi rend="italic">Se tanto o quanto d'amor senti</hi>. Se hai punto di conoscenza d'amore, di sentimento d'amore. [v.67] <hi rend="italic">Il mio di tanta sposa erede</hi>. Spiegano: il mio essere erede, cioè la eredità ch'io ebbi, di tanta sposa. [v.69] <hi rend="italic">Per non perder fede</hi>. Per non mancar di fede a Scipione. [v.70] <hi rend="italic">In questa danza</hi>. Vuol dire, tra questa gente che va dintorno al carro di Amore. [v.71] <hi rend="italic">Mirabil cosa</hi>. Qualche cosa mirabile da vedere. <hi rend="italic">Leve</hi>. Veloce. [v.72] Vuol dire: ed è più quel che ti resta a vedere, che non è lo spazio del giorno che ci rimane. [v.74] <hi rend="italic">Spazio</hi>. Tempo. Suppliscasi <hi rend="italic">conceduto</hi> o cosa simile. [v.75] Cioè, il mio cuore si stemperava per compassione e struggevasi come fa la neve al sole. [v.76] <hi rend="italic">Udii dir</hi>. Dalla compagna di Massinissa, cioè da Sofonisba. <hi rend="italic">Su nel</hi>. In sul. [v.78] <hi rend="italic">Ferma</hi>. Risoluta. <hi rend="italic">D'odiarli tutti quanti</hi>. D'odiar tutti i Latini. [v.79] <hi rend="italic">Pon</hi>. Poni. Imperativo. [v.82] <hi rend="italic">Mostre</hi>. Mostri. [v.85] <hi rend="italic">Nostro</hi>. Cioè dei Latini. Vuol dir Massinissa. [v.87] <hi rend="italic">Le mie luci</hi>. I miei occhi. [v.89] <hi rend="italic">Restando</hi>. Fermandosi. [v.90] E il sospetto, il timore, che egli ha, diffalca molto dell'andare, cioè toglie molto alla prestezza dell'andare, ritarda molto l'andare. [v.92] <hi rend="italic">Gli amanti</hi>. Le ombre degli amanti che io scontrava per via. <hi rend="italic">Di che</hi>. Dei quali. [v.94] <hi rend="italic">Un</hi>. Seleuco re di Siria, il quale scoperta la cagione della infermità del figliuolo Antioco, e conosciuta non essere altro che l'amore che questi aveva conceputo di Stratonica, moglie di esso Seleuco e matrigna di Antioco, di buona voglia, per campar la vita del figliuolo, si privò della donna esso, e donogliela. [v.96] <hi rend="italic">Onde</hi>. Della quale. Per la quale. [v.99] <hi rend="italic">Ella stessa</hi>. La sposa. [v.102] <hi rend="italic">Il regno di Soria</hi>. Conquistato dai Romani. [v.104] <hi rend="italic">Altro cammino</hi>. Andavano, come ha detto di sopra, <hi rend="italic">da man manca fuor di strada</hi>. [v.107] <hi rend="italic">Si ritenne</hi>. Si fermò. [v.108] <hi rend="italic">Del mio voler</hi>. Del mio desiderio, che era di saper chi fossero essi. [v.110] <hi rend="italic">Con voi</hi>. Cioè coi Latini. [v.111] <hi rend="italic">Non ha loco</hi>. Non vale. [v.114] <hi rend="italic">Licito</hi>. Lecito. <hi rend="italic">Fra noi</hi>. Per le leggi e le usanze nostre. [v.118] <hi rend="italic">Lasciarmi il regno</hi>. Cioè di lasciare il titolo di regina. [v.119] <hi rend="italic">Io</hi>. Suppliscasi: <hi rend="italic">fui contento lasciare. Questi</hi>. Antioco. Suppliscasi: <hi rend="italic">fu contento lasciare</hi>, cioè disposto, pronto, a lasciare. [v.120] Perchè ciascuno di noi faceva assai più conto dell'altro che di se stesso. <hi rend="italic">Via più</hi>. Vie più. Assai più. [v.121] <hi rend="italic">Fosse</hi>. Fosse stata. <hi rend="italic">Discreta</hi>. Avveduta. Saggia. [v.122] <hi rend="italic">Fisico</hi>. Medico. <hi rend="italic">S'accorse</hi>. Da che procedesse il male di Antioco. [v.123] <hi rend="italic">Fornita</hi>. Finita. [v.125] <hi rend="italic">Forza</hi>. Necessità. [v.126] <hi rend="italic">La mia</hi>. Suppliscasi <hi rend="italic">fu</hi>. [v.127] <hi rend="italic">Mute</hi>. Muti. [v.129] <hi rend="italic">Che</hi>. In guisa che. <hi rend="italic">Salute</hi>. Il saluto. [v.131] <hi rend="italic">Grave</hi>. Pensieroso. [v.133] <hi rend="italic">Mi fu detto</hi>. Dall'ombra mia compagna, detta di sopra. <hi rend="italic">Troppo stai</hi>. Troppo tempo ti fermi. [v.134] <hi rend="italic">Alle cose diverse</hi>. Rispetto alla moltitudine e diversità delle cose che hai da vedere. [v.135] E ben sai che il tempo è brevissimo. [v.137] <hi rend="italic">Presi</hi>. Prigioni. [v.138] <hi rend="italic">La vista non sofferse</hi>. Cioè non potè comprendere tanta moltitudine. [v.141] <hi rend="italic">Fanno istoria</hi>. Cioè sarebbero materia bastante a volumi intieri. [v.142] <hi rend="italic">Era l'uno</hi>. Era uno di <hi rend="italic">que' pochi</hi>. [v.145] <hi rend="italic">E</hi>. Un altro di <hi rend="italic">que' pochi</hi> era. <hi rend="italic">Quel vano amator</hi>. Narcisso. [v.149] <hi rend="italic">E quella</hi>. Cioè la ninfa Eco. <hi rend="italic">In viva voce</hi>. Suppliscasi <hi rend="italic">cangiata</hi>. [v.150] <hi rend="italic">Fecesi 'l corpo</hi>. Divenne il suo corpo. [v.151] <hi rend="italic">Ivi</hi>. Suppliscasi <hi rend="italic">era</hi>. [v.153] <hi rend="italic">Croce</hi>. Pena. Sventura. [v.154] <hi rend="italic">Viver increbbe</hi>. Dispiacque, venne in odio, la vita; e però si uccisero essi medesimi. [v.155] <hi rend="italic">Alcun</hi>. Alcuni. [v.157] <hi rend="italic">Che</hi>. Accusativo. [v.159] <hi rend="italic">Far</hi>. Suppliscasi <hi rend="italic">vidi</hi>, che sta nel verso quarto dopo il presente. [v.160] <hi rend="italic">Lungo</hi>. Cioè presso. <hi rend="italic">Stare</hi>. Suppliscasi <hi rend="italic">vidi</hi>. [v.161] <hi rend="italic">Esperia</hi>. Nome della donna amata da Esaco. [v.163] <hi rend="italic">La crudel figlia di Niso</hi>. Scilla, trasformata in lodola. [v.165] <hi rend="italic">Di</hi>. Da. <hi rend="italic">D'or</hi>. D'oro. <hi rend="italic">D'un</hi>. Da un. [v.173] <hi rend="italic">Colei</hi>. Scilla figlia di Forco. [v.174] Chiamando crudele e fiera un'altra amante di lui, cioè Circe, la quale per gelosia trasformò Scilla in sasso o vero in mostro marino. [v.175] <hi rend="italic">De' nostri regi</hi>. Degli antichi re d'Italia. [v.176] <hi rend="italic">Vago</hi>. Vagabondo. <hi rend="italic">E chi di stato il mosse</hi>. E quella che trasformollo, che fu Circe. [v.177] <hi rend="italic">Il nome</hi>. Il suo nome di Pico. <hi rend="italic">E 'l real manto e i fregi</hi>. Ha riguardo alla bellezza delle penne di quell'uccello che in latino si chiama <hi rend="italic">picus</hi> e in italiano <hi rend="italic">picchio</hi>. [v.178] <hi rend="italic">Osse</hi>. Ossa. [v.179] <hi rend="italic">Alpestra</hi>. Alpestre. [v.181] <hi rend="italic">Quella</hi>. Canace. <hi rend="italic">Che la penna</hi>. Suppliscasi <hi rend="italic">tien</hi>, che sta nell'ultimo verso della terzina. [v.182] <hi rend="italic">Come</hi>. In atto di chi. [v.183] <hi rend="italic">Sinestra</hi>. Sinistra. [v.184] <hi rend="italic">Con la sua donna viva</hi>. Cioè colla sua statua cangiata in donna. [v.187] <hi rend="italic">D'un</hi>. Da un.</note>
</div2>
<div2>
<head>Trionfo d'Amore 3</head>
<argument><p>Accenna prima due impedimenti che gli toglievano il poter domandare chi fosse una nuova schiera d'amanti, e poi come l'amico suo gliene diede contezza. Appresso prende cagione di raccontare come egli s'innamorò, e di chi; soggiugnendo gli effetti di questo innamoramento. Poscia distendesi nel significare come Laura innamorata non fosse, e quali fossero le bellezze di lei. Da ultimo manifesta partitamente quali cose egli, per esperienza, sappia intorno la vita degli amanti.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Era sì pieno il cor di maraviglie,</l>
<l>Ch'io stava come l'uom che non può dire,</l>
<l>E tace, e guarda pur ch'altri 'l consiglie:</l>
</lg>
<lg>
<l>Quando l'amico mio: che fai? che mire?</l>
<l>Che pensi? disse; non sai tu ben ch'io</l>
<l>Son della turba e mi convien seguire?</l>
</lg>
<lg>
<l>Frate, risposi, e tu sai l'esser mio,</l>
<l>E l'amor di saper, che m'ha sì acceso,</l>
<l>Che l'opra è ritardata dal desio.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ed egli: i' t'avea già tacendo inteso:</l>
<l>Tu vuoi saper chi son quest'altri ancora:</l>
<l>I' tel dirò, se 'l dir non m'è conteso.</l>
</lg>
<lg>
<l>Vedi quel grande il quale ogni uomo onora;</l>
<l>Egli è Pompeo, ed ha Cornelia seco,</l>
<l>Che del vil Tolomeo si lagna e plora.</l>
</lg>
<lg>
<l>L'altro più di lontan quell'è 'l gran Greco:</l>
<l>Nè vede Egisto e l'empia Clitennestra:</l>
<l>Or puoi veder Amor s'egli è ben cieco.</l>
</lg>
<lg>
<l>Altra fede, altro amor: vedi Ipermestra;</l>
<l>Vedi Piramo e Tisbe insieme all'ombra;</l>
<l>Leandro in mare ed Ero alla finestra.</l>
</lg>
<lg>
<l>Quel sì pensoso, è Ulisse, affabil ombra,</l>
<l>Che la casta mogliera aspetta e prega,</l>
<l>Ma Circe, amando, gliel ritiene e 'ngombra.</l>
</lg>
<lg>
<l>L'altr'è 'l figliuol d'Amilcar: e nol piega</l>
<l>In cotant'anni Italia tutta e Roma;</l>
<l>Vil femminella in Puglia il prende e lega.</l>
</lg>
<lg>
<l>Quella che 'l suo signor con breve chioma</l>
<l>Va seguitando, in Ponto fu reina:</l>
<l>Come in atto servil se stessa doma!</l>
</lg>
<lg>
<l>L'altra è Porzia, che 'l ferro al foco affina:</l>
<l>Quell'altra è Giulia; e duolsi del marito</l>
<l>Ch'alla seconda fiamma più s'inchina.</l>
</lg>
<lg>
<l>Volgi in qua gli occhi al gran padre schernito,</l>
<l>Che non si pente e d'aver non gl'incresce</l>
<l>Sette e sett'anni per Rachel servito.</l>
</lg>
<lg>
<l>Vivace amor, che negli affanni cresce!</l>
<l>Vedi 'l padre di questo, e vedi l'avo</l>
<l>Come di sua magion sol con Sarra esce.</l>
</lg>
<lg>
<l>Poi guarda come Amor crudele e pravo</l>
<l>Vince David e sforzalo a far l'opra</l>
<l>Onde poi pianga in luogo oscuro e cavo.</l>
</lg>
<lg>
<l>Simile nebbia par ch'oscuri e copra</l>
<l>Del più saggio figliuol la chiara fama,</l>
<l>E 'l parta in tutto dal signor di sopra.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ve' l'altro, che 'n un punto ama e disama:</l>
<l>Vedi Tamar, ch'al suo frate Absalone</l>
<l>Disdegnosa e dolente si richiama.</l>
</lg>
<lg>
<l>Poco dinanzi a lei vedi Sansone,</l>
<l>Via più forte che saggio, che per ciance</l>
<l>In grembo alla nemica il capo pone.</l>
</lg>
<lg>
<l>Vedi qui ben fra quante spade e lance</l>
<l>Amor e 'l sonno ed una vedovetta</l>
<l>Con bel parlar e sue pulite guance</l>
</lg>
<lg>
<l>Vince Oloferne; e lei tornar soletta</l>
<l>Con un'ancilla e con l'orribil teschio,</l>
<l>Dio ringraziando a mezza notte in fretta.</l>
</lg>
<lg>
<l>Vedi Sichen, e 'l suo sangue, ch'è meschio</l>
<l>Della circoncision e della morte;</l>
<l>E 'l padre colto e 'l popolo ad un veschio:</l>
</lg>
<lg>
<l>Questo gli ha fatto il subito amar forte.</l>
<l>Vedi Assuero; e 'l suo amor in qual modo</l>
<l>Va medicando acciocchè 'n pace il porte.</l>
</lg>
<lg>
<l>Dall'un si scioglie e lega all'altro nodo:</l>
<l>Cotale ha questa malizia rimedio,</l>
<l>Come d'asse si trae chiodo con chiodo.</l>
</lg>
<lg>
<l>Vuoi veder in un cor diletto e tedio,</l>
<l>Dolce ed amaro? or mira il fero Erode,</l>
<l>Ch'amor e crudeltà gli han posto assedio.</l>
</lg>
<lg>
<l>Vedi com'arde prima, e poi si rode,</l>
<l>Tardi pentito di sua feritate,</l>
<l>Marianne chiamando che non l'ode.</l>
</lg>
<lg>
<l>Vedi tre belle donne innamorate,</l>
<l>Procri, Artemisia, con Deidamia;</l>
<l>Ed altrettante ardite e scellerate,</l>
</lg>
<lg>
<l>Semiramis e Bibli e Mirra ria;</l>
<l>Come ciascuna par che si vergogni</l>
<l>Della lor non concessa e torta via.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ecco quei che le carte empion di sogni,</l>
<l>Lancillotto, Tristano e gli altri erranti,</l>
<l>Onde conven che 'l vulgo errante agogni.</l>
</lg>
<lg>
<l>Vedi Ginevra, Isotta e l'altre amanti,</l>
<l>E la coppia d'Arimino, che 'nsieme</l>
<l>Vanno facendo dolorosi pianti.</l>
</lg>
<lg>
<l>Così parlava: ed io, com'uom che teme</l>
<l>Futuro male e trema anzi la tromba,</l>
<l>Sentendo già dov'altri ancor nol preme;</l>
</lg>
<lg>
<l>Avea color d'uom tratto d'una tomba:</l>
<l>Quand'una giovenetta ebbi da lato,</l>
<l>Pura assai più che candida colomba.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ella mi prese; ed io ch'arei giurato</l>
<l>Difendermi da uom coperto d'arme,</l>
<l>Con parole e con cenni fui legato.</l>
</lg>
<lg>
<l>E come ricordar di vero parme,</l>
<l>L'amico mio più presso mi si fece,</l>
<l>E con un riso, per più doglia darme,</l>
</lg>
<lg>
<l>Dissemi entro l'orecchie: omai ti lece</l>
<l>Per te stesso parlar con chi ti piace,</l>
<l>Che tutti siam macchiati d'una pece.</l>
</lg>
<lg>
<l>Io era un di color cui più dispiace</l>
<l>Dell'altrui ben che del suo mal, vedendo</l>
<l>Chi m'avea preso, in libertate e 'n pace.</l>
</lg>
<lg>
<l>E, come tardi dopo 'l danno intendo,</l>
<l>Di sue bellezze mia morte facea,</l>
<l>D'amor, di gelosia, d'invidia ardendo.</l>
</lg>
<lg>
<l>Gli occhi dal suo bel viso non volgea,</l>
<l>Com'uom ch'è infermo e di tal cosa ingordo</l>
<l>Ch'al gusto è dolce, alla salute è rea.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ad ogni altro piacer cieco era e sordo,</l>
<l>Seguendo lei per sì dubbiosi passi,</l>
<l>Ch'i' tremo ancor qualor me ne ricordo.</l>
</lg>
<lg>
<l>Da quel tempo ebbi gli occhi umidi e bassi,</l>
<l>E 'l cor pensoso, e solitario albergo</l>
<l>Fonti, fiumi, montagne, boschi e sassi.</l>
</lg>
<lg>
<l>Da indi in qua cotante carte aspergo</l>
<l>Di pensieri, di lagrime e d'inchiostro;</l>
<l>Tante ne squarcio, n'apparecchio e vergo.</l>
</lg>
<lg>
<l>Da indi in qua so che si fa nel chiostro</l>
<l>D'Amor; e che si teme e che si spera,</l>
<l>A chi sa legger, nella fronte il mostro.</l>
</lg>
<lg>
<l>E veggio andar quella leggiadra e fera,</l>
<l>Non curando di me nè di mie pene,</l>
<l>Di sua virtute e di mie spoglie altera.</l>
</lg>
<lg>
<l>Dall'altra parte, s'io discerno bene,</l>
<l>Questo Signor, che tutto 'l mondo sforza,</l>
<l>Teme di lei; ond'io son fuor di spene:</l>
</lg>
<lg>
<l>Ch'a mia difesa non ho ardir nè forza;</l>
<l>E quello in ch'io sperava, lei lusinga,</l>
<l>Che me e gli altri crudelmente scorza.</l>
</lg>
<lg>
<l>Costei non è chi tanto o quanto stringa;</l>
<l>Così selvaggia e ribellante suole</l>
<l>Dall'insegne d'Amor andar solinga.</l>
</lg>
<lg>
<l>E veramente è fra le stelle un sole</l>
<l>Un singular suo proprio portamento,</l>
<l>Suo riso, suoi disdegni e sue parole;</l>
</lg>
<lg>
<l>Le chiome accolte in oro o sparse al vento;</l>
<l>Gli occhi, ch'accesi d'un celeste lume,</l>
<l>M'infiamman sì, ch'io son d'arder contento.</l>
</lg>
<lg>
<l>Chi poria 'l mansueto alto costume</l>
<l>Agguagliar mai parlando e la virtute,</l>
<l>Ov'è 'l mio stil quasi al mar picciol fiume?</l>
</lg>
<lg>
<l>Nove cose e giammai più non vedute,</l>
<l>Nè da veder giammai più d'una volta,</l>
<l>Ove tutte le lingue sarian mute.</l>
</lg>
<lg>
<l>Così preso mi trovo ed ella sciolta;</l>
<l>E prego giorno e notte (o stella iniqua!)</l>
<l>Ed ella appena di mille uno ascolta.</l>
</lg>
<lg>
<l>Dura legge d'Amor! ma benchè obliqua,</l>
<l>Servar conviensi; però ch'ella aggiunge</l>
<l>Di cielo in terra, universale, antiqua.</l>
</lg>
<lg>
<l>Or so come da se il cor si disgiunge,</l>
<l>E come sa far pace, guerra e tregua,</l>
<l>E coprir suo dolor quand'altri 'l punge.</l>
</lg>
<lg>
<l>E so come in un punto si dilegua</l>
<l>E poi si sparge per le guance il sangue,</l>
<l>Se paura o vergogna avvien che 'l segua.</l>
</lg>
<lg>
<l>So come sta tra' fiori ascoso l'angue;</l>
<l>Come sempre fra due si vegghia e dorme;</l>
<l>Come senza languir si more e langue.</l>
</lg>
<lg>
<l>So della mia nemica cercar l'orme,</l>
<l>E temer di trovarla; e so in qual guisa</l>
<l>L'amante nell'amato si trasforme.</l>
</lg>
<lg>
<l>So fra lunghi sospiri e brevi risa</l>
<l>Stato, voglia, color cangiare spesso;</l>
<l>Viver, stando dal cor l'alma divisa.</l>
</lg>
<lg>
<l>So mille volte il dì ingannar me stesso;</l>
<l>So, seguendo 'l mio foco ovunqu' e' fugge,</l>
<l>Arder da lunge ed agghiacciar da presso.</l>
</lg>
<lg>
<l>So com'Amor sopra la mente rugge,</l>
<l>E com'ogni ragione indi discaccia;</l>
<l>E so in quante maniere il cor si strugge.</l>
</lg>
<lg>
<l>So di che poco canape s'allaccia</l>
<l>Un'anima gentil, quand'ella è sola,</l>
<l>E non è chi per lei difesa faccia.</l>
</lg>
<lg>
<l>So com'Amor saetta e come vola;</l>
<l>E so com'or minaccia ed or percote;</l>
<l>Come ruba per forza e come invola;</l>
</lg>
<lg>
<l>E come sono instabili sue rote;</l>
<l>Le speranze dubbiose e 'l dolor certo;</l>
<l>Sue promesse di fè come son vote;</l>
</lg>
<lg>
<l>Come nell'ossa il suo foco coperto</l>
<l>E nelle vene vive occulta piaga,</l>
<l>Onde morte è palese e 'ncendio aperto.</l>
</lg>
<lg>
<l>In somma so com'è incostante e vaga,</l>
<l>Timida, ardita vita degli amanti;</l>
<l>Ch'un poco dolce molto amaro appaga:</l>
</lg>
<lg>
<l>E so i costumi e i lor sospiri e canti</l>
<l>E 'l parlar rotto e 'l subito silenzio</l>
<l>E 'l brevissimo riso e i lunghi pianti,</l>
</lg>
<lg>
<l>E qual è 'l mel temprato con l'assenzio.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">Il cor</hi>. Il mio cuore. [v.3] <hi rend="italic">Consiglie</hi>. Consigli. [v.4] <hi rend="italic">L'amico mio</hi>. Cioè quell'ombra mia compagna, detta di sopra. <hi rend="italic">Mire</hi>. Miri. [v.6] <hi rend="italic">Seguire</hi>. Seguitare il cammino. [v.7] <hi rend="italic">Frate</hi>. Fratello. [v.9] <hi rend="italic">L'opra</hi>. Di guardare e di andar oltre. <hi rend="italic">Dal desio</hi>. Di sapere. [v.10] <hi rend="italic">Tacendo</hi>. Tacendo tu. [v.12] <hi rend="italic">Conteso</hi>. Impedito. [v.13] <hi rend="italic">Il quale</hi>. Accusativo. [v.15] <hi rend="italic">Plora</hi>. Piange. [v.16] <hi rend="italic">Il gran Greco</hi>. Agamennone. [v.20] <hi rend="italic">All'ombra</hi>. Del gelso. [v.23] <hi rend="italic">Che</hi>. Accusativo. [v.24] <hi rend="italic">Amando</hi>. Amandolo. <hi rend="italic">Ingombra</hi>. Impedisce. [v.25] <hi rend="italic">Il figliuol d'Amilcar</hi>. Annibale. <hi rend="italic">Nol piega</hi>. Cioè nol doma. [v.28] <hi rend="italic">Quella</hi>. Isicratea. <hi rend="italic">Il suo signor</hi>. Mitridate suo marito. <hi rend="italic">Con breve chioma</hi>. Colla chioma tagliata, a uso di schiava. [v.30] <hi rend="italic">In atto servil</hi>. In figura ed opere da serva. [v.31] <hi rend="italic">Porzia</hi>. Moglie di Marco Bruto. <hi rend="italic">Che 'l ferro al foco affina</hi>. Pigliano il <hi rend="italic">che</hi> per accusativo, e spiegano le altre parole in questo modo: <hi rend="italic">il rasoio dispone, prepara, ai carboni ardenti</hi>, avendo riguardo che Porzia, per amor del marito, si ferì una volta con un rasoio, e che avuta notizia della morte di Bruto, si uccise ingoiando carboni ardenti. Veggansi gli Storici. [v.32] <hi rend="italic">Giulia</hi>. Moglie di Pompeo. [v.33] <hi rend="italic">Alla seconda fiamma</hi>. Intende di Cornelia, seconda moglie di Pompeo. [v.34] <hi rend="italic">Al gran padre</hi>. Al patriarca Giacobbe. <hi rend="italic">Schernito</hi>. Deluso da Labano. [v.35] <hi rend="italic">E d'aver non gl'incresce</hi>. E non gli duole di avere. [v.38] <hi rend="italic">Di questo</hi>. Di Giacobbe. [v.39] <hi rend="italic">Di sua magion</hi>. Della terra d'Aran. [v.41] <hi rend="italic">L'opra</hi>. Cioè l'adulterio di Bersabea. [v.42] <hi rend="italic">Onde</hi>. Di cui. Per cui. [v.43] <hi rend="italic">Simile nebbia</hi>. Cioè la passione dell'amore. [v.44] <hi rend="italic">Del più saggio figliuol</hi>. Cioè di Salomone. [v.45] <hi rend="italic">Parta</hi>. Disgiunga. Allontani. Alieni. <hi rend="italic">Dal signor di sopra</hi>. Da Dio. [v.46] <hi rend="italic">Ve'</hi>. Vedi. <hi rend="italic">L'altro</hi>. Ammone, figlio altresì di Davide. [v.47] <hi rend="italic">Frate</hi>. Fratello. [v.48] <hi rend="italic">Si richiama</hi>. Si querela di Ammone. [v.50] <hi rend="italic">Via</hi>. Vie. Assai. [v.55] <hi rend="italic">E lei tornar</hi>. Suppliscasi <hi rend="italic">vedi</hi>. [v.56] <hi rend="italic">Ancilla</hi>. Ancella. [v.58] <hi rend="italic">Meschio</hi>. Mescolato. Misto. [v.60] <hi rend="italic">E 'l padre</hi>. Emor, padre di Sichen. <hi rend="italic">Ad un veschio</hi>. Ad un vischio. A uno stesso laccio. A una medesima astuzia. Veggasi la Scrittura. [v.61] <hi rend="italic">Questo</hi>. Accusativo. <hi rend="italic">Fatto</hi>. Cagionato. <hi rend="italic">Il subito amar forte</hi>. L'essersi subitamente e gagliardamente innamorato della figliuola di Giacobbe, di nome Dina. [v.62] <hi rend="italic">Il suo amor</hi>. Accusativo. [v.63] <hi rend="italic">Acciocchè 'n pace il porte</hi>. Per portarlo in pace. <hi rend="italic">Porte</hi> in vece di <hi rend="italic">porti</hi>. [v.64] Si scioglie dall'un nodo, cioè ripudia Vasti, e si lega all'altro, cioè si congiunge in matrimonio ad Ester. [v.65] <hi rend="italic">Questa malizia</hi>. Questo male, cioè dell'amore. [v.68] <hi rend="italic">Dolce ed amaro</hi>. Nomi sostantivi. [v.75] <hi rend="italic">Ed altrettante</hi>. E tre altre. [v.77] <hi rend="italic">Come</hi>. Dipende da <hi rend="italic">vedi</hi>, che sta quattro versi più sopra. <hi rend="italic">Ciascuna</hi>. Ciascuna di queste tre ultime. [v.78] Dei loro amori e piaceri nefandi. [vv.79-80] Intende dei cavalieri erranti, gran materia di favole e di romanzi. [v.81] Credo che voglia significare: per li quali esempi e per le quali novelle e storie frivole e favolose, conviene che il volgo, il quale non è meno errante dell'intelletto, di quel che tali cavalieri fossero erranti della persona, s'inclini agli amori, alle concupiscenze e alle lascivie. [v.83] <hi rend="italic">La coppia d'Arimino</hi>. Francesca e Paolo da Rimini, cantati da Dante. [v.86] <hi rend="italic">Anzi la tromba</hi>. Prima del segno della battaglia. Prima del pericolo. [v.87] <hi rend="italic">Dove</hi>. Quando. <hi rend="italic">Altri</hi>. Alcuno. <hi rend="italic">Preme</hi>. Assale. Incalza. [v.89] <hi rend="italic">Una giovenetta</hi>. Vuol dir Laura. [v.91] <hi rend="italic">Arei</hi>. Avrei. [v.92] <hi rend="italic">Difendermi</hi>. Di potermi difendere. [v.94] E come mi par veramente di ricordarmi. [v.96] <hi rend="italic">Darme</hi>. Darmi. [v.97] <hi rend="italic">Ti lece</hi>. Ti lice. Ti è lecito. Puoi. [v.98] <hi rend="italic">Con chi ti piace</hi>. Con qualunque vuoi di costoro. [v.99] Vuol dire: poichè sei divenuto dei nostri, cioè servo d'Amore come siamo noi. [v.102] <hi rend="italic">Chi</hi>. Colei che. Cioè Laura. <hi rend="italic">In libertate e 'n pace</hi>. Si riferisce a <hi rend="italic">vedendo</hi>. [v.104] <hi rend="italic">Facea</hi>. Persona prima. [v.111] <hi rend="italic">Qualor</hi>. Ogni volta che. [v.117] <hi rend="italic">Vergo</hi>. Scrivo. [v.118] <hi rend="italic">Che si fa</hi>. Quello che si fa. [v.123] <hi rend="italic">Altera</hi>. Dipende dal verbo <hi rend="italic">andar</hi>, che sta nel primo verso della terzina. [v.125] <hi rend="italic">Questo Signor</hi>. Amore. [v.128] <hi rend="italic">Quello</hi>. Cioè Amore. <hi rend="italic">In che</hi>. In cui. [v.129] <hi rend="italic">Che</hi>. Il quale. Cioè <hi rend="italic">quello in ch'io sperava. Scorza</hi>. Sbuccia. Scorteccia. Scortica. [v.130] Nessuno ci ha che tanto o quanto, cioè punto, stringa, cioè tocchi di amore, costei. [v.136] <hi rend="italic">Accolte</hi>. Raccolte. [v.139] <hi rend="italic">Poria</hi>. Potria. [v.141] <hi rend="italic">Ove</hi>. Rispetto alla quale. <hi rend="italic">Quasi al mar picciol fiume</hi>. Come un picciolo fiume rispetto al mare. [v.144] <hi rend="italic">Tutte le lingue</hi>. Qualunque lingua che volesse lodarle o descriverle. <hi rend="italic">Sarian mute</hi>. Parrebbero come mute. [v.147] <hi rend="italic">Di mille</hi>. Cioè di mille preghi. [v.148] <hi rend="italic">Dura legge d'Amor!</hi> Intende delle leggi e degli ordini del governo di Amore in genere. <hi rend="italic">Obliqua</hi>. Torta. Ingiusta. [v.149] <hi rend="italic">Servar conviensi</hi>. Conviene osservarla, sottostarvi. <hi rend="italic">Però che</hi>. Perocchè. <hi rend="italic">Aggiunge</hi>. Arriva. Si stende. [v.154] <hi rend="italic">In un punto</hi>. In un medesimo punto. <hi rend="italic">Si dilegua</hi>. Fugge dalle guance. [v.156] <hi rend="italic">Segua</hi>. Insegua. [v.158] <hi rend="italic">Fra due</hi>. Fra due affetti o pensieri contrari. Fra il sì e il no. [v.159] <hi rend="italic">Senza languir</hi>. Per malattia corporale. [v.162] <hi rend="italic">Trasforme</hi>. Trasformi. [v.167] <hi rend="italic">Il mio foco</hi>. Cioè la donna ch'io amo. [v.170] <hi rend="italic">Indi</hi>. Cioè dalla mente. [v.172] Vuol dire: so quanto poco si richiede, quanto poco basta, a fare innamorare. [v.173] <hi rend="italic">Sola</hi>. Cioè senza la guardia della ragione. [v.174] <hi rend="italic">Non è</hi>. Non ci ha. [v.177] <hi rend="italic">Invola</hi>. Cioè ruba di nascosto. [v.178] Attribuisce ad Amore la ruota, come sogliono i poeti attribuirne alla Fortuna. [v.180] <hi rend="italic">Fè</hi>. Fede. [v.183] <hi rend="italic">Aperto</hi>. Manifesto. [v.184] <hi rend="italic">Vaga</hi>. Instabile. Mutabile. [v.185] <hi rend="italic">Vita</hi>. La vita. [v.186] <hi rend="italic">Un poco dolce</hi>. Un poco di dolce. <hi rend="italic">Amaro</hi>. Nome sostantivo. <hi rend="italic">Appaga</hi>. Ricompensa. [v.187] <hi rend="italic">I costumi</hi>. I loro costumi. [v.190] E come il loro mele, cioè il piacere che essi hanno, è temperato coll'assenzio.</note>
</div2>
<div2>
<head>Trionfo d'Amore 4</head>
<argument><p>Notifica che come fu innamorato, si dimesticò subito con tutti gli altri consorti suoi, de' quali conobbe le pene e i casi; e che vide alcuni poeti amorosi di varie nazioni. Quindi, côlta opportunità, piagne la morte di Tommaso da Messina; e commenda Lelio e Socrate, suoi amicissimi. Poi ritorna alla sua materia, narrando per quali vie e a qual luogo egli e i suoi compagni prigioni fossero menati in trionfo.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Poscia che mia fortuna in forza altrui</l>
<l>M'ebbe sospinto, e tutti incisi i nervi</l>
<l>Di libertate ov'alcun tempo fui;</l>
</lg>
<lg>
<l>Io, ch'era più salvatico ch'e' cervi,</l>
<l>Ratto domesticato fui con tutti</l>
<l>I miei infelici e miseri conservi:</l>
</lg>
<lg>
<l>E le fatiche lor vidi e' lor lutti,</l>
<l>Per che torti sentieri e con qual arte</l>
<l>All'amorosa greggia eran condutti.</l>
</lg>
<lg>
<l>Mentre ch'io volgea gli occhi in ogni parte,</l>
<l>S'i' ne vedessi alcun di chiara fama</l>
<l>O per antiche o per moderne carte,</l>
</lg>
<lg>
<l>Vidi colui che sola Euridice ama,</l>
<l>E lei segue all'inferno, e per lei morto,</l>
<l>Con la lingua già fredda la richiama.</l>
</lg>
<lg>
<l>Alceo conobbi, a dir d'amor sì scorto;</l>
<l>Pindaro; Anacreonte, che rimesse</l>
<l>Avea sue muse sol d'Amore in porto.</l>
</lg>
<lg>
<l>Virgilio vidi; e parmi intorno avesse</l>
<l>Compagni d'alto ingegno e da trastullo,</l>
<l>Di quei che volentier già 'l mondo elesse.</l>
</lg>
<lg>
<l>L'un era Ovidio, e l'altr'era Tibullo,</l>
<l>L'altro Properzio, che d'amor cantaro</l>
<l>Fervidamente, e l'altr'era Catullo.</l>
</lg>
<lg>
<l>Una giovene greca a paro a paro</l>
<l>Coi nobili poeti gia cantando;</l>
<l>Ed avea un suo stil leggiadro e raro.</l>
</lg>
<lg>
<l>Così or quinci or quindi rimirando,</l>
<l>Vidi in una fiorita e verde piaggia</l>
<l>Gente che d'amor givan ragionando.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ecco Dante e Beatrice; ecco Selvaggia;</l>
<l>Ecco Cin da Pistoia; Guitton d'Arezzo,</l>
<l>Che di non esser primo par ch'ira aggia.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ecco i duo Guidi, che già furo in prezzo;</l>
<l>Onesto Bolognese; e i Siciliani,</l>
<l>Che fur già primi, e quivi eran da sezzo;</l>
</lg>
<lg>
<l>Sennuccio e Franceschin, che fur sì umani</l>
<l>Com'ogni uom vide: e poi v'era un drappello</l>
<l>Di portamenti e di volgari strani.</l>
</lg>
<lg>
<l>Fra tutti il primo Arnaldo Daniello,</l>
<l>Gran maestro d'amor; ch'alla sua terra</l>
<l>Ancor fa onor col suo dir novo e bello.</l>
</lg>
<lg>
<l>Eranvi quei ch'Amor sì leve afferra,</l>
<l>L'un Pietro e l'altro; e 'l men famoso Arnaldo;</l>
<l>E quei che fur conquisi con più guerra,</l>
</lg>
<lg>
<l>I' dico l'uno e l'altro Raimbaldo,</l>
<l>Che cantò pur Beatrice in Monferrato;</l>
<l>E 'l vecchio Pier d'Alvernia con Giraldo;</l>
</lg>
<lg>
<l>Folchetto, ch'a Marsiglia il nome ha dato,</l>
<l>Ed a Genova tolto, ed all'estremo</l>
<l>Cangiò per miglior patria abito e stato;</l>
</lg>
<lg>
<l>Gianfrè Rudel, ch'usò la vela e 'l remo</l>
<l>A cercar la sua morte; e quel Guglielmo</l>
<l>Che per cantar ha 'l fior de' suoi dì scemo;</l>
</lg>
<lg>
<l>Amerigo, Bernardo, Ugo ed Anselmo;</l>
<l>E mille altri ne vidi, a cui la lingua</l>
<l>Lancia e spada fu sempre e scudo ed elmo.</l>
</lg>
<lg>
<l>E poi convien che 'l mio dolor distingua,</l>
<l>Volsimi a' nostri, e vidi 'l buon Tomasso,</l>
<l>Ch'ornò Bologna, ed or Messina impingua.</l>
</lg>
<lg>
<l>O fugace dolcezza! o viver lasso!</l>
<l>Chi mi ti tolse sì tosto dinanzi,</l>
<l>Senza 'l qual non sapea mover un passo?</l>
</lg>
<lg>
<l>Dove se' or, che meco eri pur dianzi?</l>
<l>Ben è 'l viver mortal, che sì n'aggrada,</l>
<l>Sogno d'infermi e fola di romanzi.</l>
</lg>
<lg>
<l>Poco era fuor della comune strada,</l>
<l>Quando Socrate e Lelio vidi in prima:</l>
<l>Con lor più lunga via convien ch'io vada.</l>
</lg>
<lg>
<l>O qual coppia d'amici! che nè 'n rima</l>
<l>Poria nè 'n prosa assai ornar nè 'n versi,</l>
<l>Se, come de', virtù nuda si stima.</l>
</lg>
<lg>
<l>Con questi duo cercai monti diversi,</l>
<l>Andando tutti tre sempre ad un giogo;</l>
<l>A questi le mie piaghe tutte apersi.</l>
</lg>
<lg>
<l>Da costor non mi può tempo nè luogo</l>
<l>Divider mai (siccome spero e bramo)</l>
<l>Infin al cener del funereo rogo.</l>
</lg>
<lg>
<l>Con costor colsi 'l glorioso ramo</l>
<l>Onde forse anzi tempo ornai le tempie</l>
<l>In memoria di quella ch'i' tant'amo.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma pur di lei che 'l cor di pensier m'empie,</l>
<l>Non potei coglier mai ramo nè foglia;</l>
<l>Sì fur le sue radici acerbe ed empie.</l>
</lg>
<lg>
<l>Onde benchè talor doler mi soglia,</l>
<l>Com'uom ch'è offeso, quel che con quest'occhi</l>
<l>Vidi, m'è un fren che mai più non mi doglia.</l>
</lg>
<lg>
<l>Materia da coturni, e non da socchi,</l>
<l>Veder preso colui ch'è fatto Deo</l>
<l>Da tardi ingegni, rintuzzati e sciocchi.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma prima vo' seguir che di noi feo:</l>
<l>Poi seguirò quel che d'altrui sostenne;</l>
<l>Opra non mia, ma d'Omero e d'Orfeo.</l>
</lg>
<lg>
<l>Seguimmo il suon delle purpuree penne</l>
<l>De' volanti corsier per mille fosse,</l>
<l>Fin che nel regno di sua madre venne:</l>
</lg>
<lg>
<l>Nè rallentate le catene o scosse,</l>
<l>Ma straziati per selve e per montagne,</l>
<l>Tal che nessun sapea in qual mondo fosse.</l>
</lg>
<lg>
<l>Giace oltra ove l'Egeo sospira e piagne,</l>
<l>Un'isoletta delicata e molle</l>
<l>Più ch'altra che 'l Sol scalde o che 'l mar bagne.</l>
</lg>
<lg>
<l>Nel mezzo è un ombroso e verde colle</l>
<l>Con sì soavi odor, con sì dolci acque,</l>
<l>Ch'ogni maschio pensier dell'alma tolle.</l>
</lg>
<lg>
<l>Quest'è la terra che cotanto piacque</l>
<l>A Venere, e 'n quel tempo a lei fu sacra,</l>
<l>Che 'l ver nascoso e sconosciuto giacque.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ed anco è di valor sì nuda e macra,</l>
<l>Tanto ritien del suo primo esser vile,</l>
<l>Che par dolce a' cattivi, ed a' buoni acra.</l>
</lg>
<lg>
<l>Or quivi trionfò 'l Signor gentile</l>
<l>Di noi e d'altri tutti, ch'ad un laccio</l>
<l>Presi avea dal mar d'India a quel di Tile.</l>
</lg>
<lg>
<l>Pensier in grembo, e vanitate in braccio;</l>
<l>Diletti fuggitivi, e ferma noia;</l>
<l>Rose di verno, a mezza state il ghiaccio;</l>
</lg>
<lg>
<l>Dubbia speme davanti e breve gioia,</l>
<l>Penitenza e dolor dopo le spalle,</l>
<l>Qual nel regno di Roma o 'n quel di Troia.</l>
</lg>
<lg>
<l>E rimbombava tutta quella valle</l>
<l>D'acque e d'augelli, ed eran le sue rive</l>
<l>Bianche, verdi, vermiglie, perse e gialle:</l>
</lg>
<lg>
<l>Rivi correnti di fontane vive;</l>
<l>E 'l caldo tempo, su per l'erba fresca,</l>
<l>E l'ombra folta e l'aure dolci estive:</l>
</lg>
<lg>
<l>Poi, quando 'l verno l'aer si rinfresca,</l>
<l>Tepidi Soli e giochi e cibi ed ozio</l>
<l>Lento, ch'e' simplicetti cori invesca.</l>
</lg>
<lg>
<l>Era nella stagion che l'equinozio</l>
<l>Fa vincitor il giorno, e Progne riede,</l>
<l>Con la sorella, al suo dolce negozio.</l>
</lg>
<lg>
<l>O di nostra fortuna instabil fede!</l>
<l>In quel loco, in quel tempo ed in quell'ora</l>
<l>Che più largo tributo agli occhi chiede,</l>
</lg>
<lg>
<l>Trionfar volse quel che 'l vulgo adora:</l>
<l>E vidi a qual servaggio ed a qual morte</l>
<l>Ed a che strazio va chi s'innamora.</l>
</lg>
<lg>
<l>Errori, sogni ed immagini smorte</l>
<l>Eran d'intorno al carro trionfale;</l>
<l>E false opinioni in su le porte;</l>
</lg>
<lg>
<l>E lubrico sperar su per le scale;</l>
<l>E dannoso guadagno, ed util danno;</l>
<l>E gradi ove più scende chi più sale;</l>
</lg>
<lg>
<l>Stanco riposo, e riposato affanno;</l>
<l>Chiaro disnor, e gloria oscura e nigra;</l>
<l>Perfida lealtate, e fido inganno;</l>
</lg>
<lg>
<l>Sollicito furor, e ragion pigra;</l>
<l>Carcer ove si vien per strade aperte,</l>
<l>Onde per strette a gran pena si migra;</l>
</lg>
<lg>
<l>Ratte scese all'intrar, all'uscir erte.</l>
<l>Dentro, confusion turbida, e mischia</l>
<l>Di doglie certe e d'allegrezze incerte.</l>
</lg>
<lg>
<l>Non bollì mai Vulcan, Lipari od Ischia,</l>
<l>Stromboli o Mongibello in tanta rabbia.</l>
<l>Poco ama se chi 'n tal gioco s'arrischia.</l>
</lg>
<lg>
<l>In così tenebrosa e stretta gabbia</l>
<l>Rinchiusi fummo; ove le penne usate</l>
<l>Mutai per tempo e le mie prime labbia.</l>
</lg>
<lg>
<l>E 'ntanto, pur sognando libertate,</l>
<l>L'alma, che 'l gran desio fea pronta e leve,</l>
<l>Consolai con veder le cose andate.</l>
</lg>
<lg>
<l>Rimirando, er'io fatto al Sol di neve,</l>
<l>Tanti spirti e sì chiari in carcer tetro;</l>
<l>Quasi lunga pittura in tempo breve,</l>
</lg>
<lg>
<l>Che 'l piè va innanzi, e l'occhio torna indietro.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">In forza</hi>. In potere. [v.2] <hi rend="italic">Incisi</hi>. Tagliati. Suppliscasi <hi rend="italic">ebbe</hi>. [v.3] <hi rend="italic">Ove</hi>. Nella quale. <hi rend="italic">Alcun tempo</hi>. Già un tempo. [v.4] <hi rend="italic">E'</hi>. I. [v.5] <hi rend="italic">Ratto</hi>. Avverbio. Prestamente. [v.6] <hi rend="italic">Conservi</hi>. Di Amore. [v.7] <hi rend="italic">E'</hi>. E i. [v.9] <hi rend="italic">Eran condutti</hi>. Erano stati condotti. [vv.11-12] Cercando se mi venisse veduto alcun famoso scrittore antico o moderno. [v.16] <hi rend="italic">A dir d'amor sì scorto</hi>. Sì buono, sì valoroso, poeta di amore. [v.17] <hi rend="italic">Rimesse</hi>. Messe in terra. [v.18] <hi rend="italic">Sol d'Amore in porto</hi>. Vuol dire che Anacreonte non cantò altro che di materie amorose. [v.19] <hi rend="italic">Parmi</hi>. Parmi che. [v.20] <hi rend="italic">Da trastullo</hi>. Cioè scrittori di versi leggeri e da passatempo. [v.21] <hi rend="italic">Che</hi>. Cioè la cui lettura. [v.25] <hi rend="italic">Una giovene greca</hi>. Saffo. <hi rend="italic">Giovene</hi> sta per <hi rend="italic">giovane</hi>. [v.28] <hi rend="italic">Or quinci or quindi</hi>. Or di qua or di là. [v.31] <hi rend="italic">Selvaggia</hi>. Amata da Cino da Pistoia. [v.33] <hi rend="italic">Primo</hi>. Principale de' poeti italiani. <hi rend="italic">Aggia</hi>. Abbia. [v.34] <hi rend="italic">I duo Guidi</hi>. Guido Cavalcanti e Guido Guinicelli, versificatori. <hi rend="italic">Prezzo</hi>. Riputazione. [v.35] <hi rend="italic">I Siciliani</hi>. I versificatori siciliani. [v.36] <hi rend="italic">Primi</hi>. In riputazione. <hi rend="italic">Da sezzo</hi>. Da ultimo. Nell'ultimo luogo. Ultimi. [v.37] <hi rend="italic">Sennuccio e Franceschin</hi>. Stati amici del poeta. [v.38] <hi rend="italic">Un drappello</hi>. Intende dei versificatori provenzali. [v.39] <hi rend="italic">Volgari</hi>. Idiomi. <hi rend="italic">Strani</hi>. Forestieri. [v.43] <hi rend="italic">Leve</hi>. Di leggeri. Agevolmente. [v.44] <hi rend="italic">L'un Pietro e l'altro</hi>. Pietro Vidal e Pietro Negeri. <hi rend="italic">E 'l men famoso Arnaldo</hi>. Dice <hi rend="italic">il men famoso</hi> rispetto all'altro Arnaldo mentovato più sopra. [v.45] <hi rend="italic">Conquisi</hi>. Cioè domi, vinti, da Amore. <hi rend="italic">Con più guerra</hi>. Cioè più difficilmente che i due Pietri e il minore Arnaldo, i quali, come ha detto di sopra, <hi rend="italic">Amor sì leve afferra</hi>. [vv.49-51] Folchetto, il quale essendo di nascita genovese, illustrò colla propria fama Marsiglia, dove abitò, e che in ultimo prese abito monacale. [vv.52-53] <hi rend="italic">Ch'usò la vela e 'l remo a cercar la sua morte</hi>. Imbarcatosi per andare a trovar la Contessa di Tripoli, della quale era innamorato, infermò per via, e giunto colà dove era indirizzato, tratto della nave, spirò nelle braccia della Contessa. [v.54] <hi rend="italic">Scemo</hi>. Scemato. Abbreviato. Dipende dalla voce <hi rend="italic">ha</hi>. Veggasi la trentesimanona novella del Decamerone. [v.57] Cioè arme di cui si valsero negli assalti di Amore. Veggasi la decima Canzone della prima Parte, in principio della terza stanza. [v.58] E poi, cioè poichè convien pure che io distingua, cioè specifichi ed esponga distintamente, il mio dolore, cioè la mia disavventura (che è la morte di quel Tomasso che è nominato qui sotto), dirò che io. [v.59] <hi rend="italic">A' nostri</hi>. Alle ombre degl'Italiani. [v.60] <hi rend="italic">Messina impingua</hi>. Vuol dire, è sepolto in Messina. [v.62] <hi rend="italic">Chi mi ti tolse</hi>. Parla al detto Tomasso. [v.63] <hi rend="italic">Senza 'l qual</hi>. Dipende dal pronome <hi rend="italic">ti</hi> del verso precedente. <hi rend="italic">Non sapea</hi>. Io non sapeva. [v.65] <hi rend="italic">Ben</hi>. In verità. <hi rend="italic">Sì</hi>. Tanto. <hi rend="italic">Ne</hi>. Ci. [v.67] Poco tempo era che io aveva lasciate le vane occupazioni della moltitudine, e preso a seguire i buoni studi. [v.68] <hi rend="italic">Socrate e Lelio</hi>. Accenna sotto questi nomi due amici suoi, di cui non sappiamo i nomi veri. <hi rend="italic">In prima</hi>. La prima volta. [v.69] Vuol dire che egli è vissuto con questi due amici (i quali a me pare che fossero ancora in vita quando l'autore scriveva) più lungo tempo che col predetto Tomasso. [v.70] <hi rend="italic">Che</hi>. Accusativo. [v.71] <hi rend="italic">Poria</hi>. Potrei. <hi rend="italic">Assai ornar</hi>. Lodare abbastanza. [v.72] <hi rend="italic">De'</hi>. Dee. Debbe. <hi rend="italic">Nuda</hi>. Sincera. Schietta. Senza artifizi. O vero senza altre doti, procedenti dalla fortuna o simili. [v.73] <hi rend="italic">Monti diversi</hi>. Pare che sia parlar figurato, e voglia significare diverse scienze e dottrine. [v.74] <hi rend="italic">Ad un giogo</hi>. Ad una sola e medesima cima. Cioè alla sapienza e alla virtù. [v.75] <hi rend="italic">Le mie piaghe</hi>. Cioè i miei travagli, o i miei difetti. <hi rend="italic">Apersi</hi>. Scopersi. Palesai. [vv.79-81] Accenna la corona di lauro che gli fu posta in Campidoglio. <hi rend="italic">Anzi tempo</hi>. Prima del tempo. Troppo presto. [vv.82-83] Vuol dir che Laura non s'indusse mai a soddisfare in alcuna parte ai desiderii di lui. [v.84] <hi rend="italic">Sì</hi>. Tanto. <hi rend="italic">Empie</hi>. Spietate. [v.85] <hi rend="italic">Onde</hi>. Della qual cosa. [vv.86-87] <hi rend="italic">Quel che con quest'occhi vidi</hi>. Cioè la vittoria che Laura riportò di Amore, la quale si narra nel Capitolo susseguente. <hi rend="italic">Che mai</hi>. Sicchè mai. [v.88] Argomento degno di tragedia e non di commedia, cioè di poema alto e magnifico e non di versi umili e piani. [v.89] <hi rend="italic">Colui</hi>. Cioè Amore. <hi rend="italic">Deo</hi>. Dio. [v.90] <hi rend="italic">Rintuzzati</hi>. Contrario di <hi rend="italic">acuti</hi>. Ottusi. [vv.91-93] Ma prima voglio seguitare a dire quello che costui fece di noi; appresso seguiterò dicendo quello che egli ebbe a sostenere, cioè a patire, da altri, cioè da Laura e dalle compagne, benchè questa sia materia che eccede il mio poco ingegno, e che vorrebbe piuttosto un Omero o un Orfeo. [v.95] <hi rend="italic">De' volanti corsier</hi>. Di quelli del carro di Amore. [v.96] <hi rend="italic">Venne</hi>. Cioè Amore. [v.97] Suppliscasi <hi rend="italic">ci furono. Scosse</hi>. Tolte. [v.98] <hi rend="italic">Ma straziati</hi>. Suppliscasi <hi rend="italic">fummo</hi>. [v.99] <hi rend="italic">Nessun</hi>. Nessun di noi. [v.100] <hi rend="italic">Oltra ove</hi>. Oltre colà ove. Colà oltre, dove. [v.101] <hi rend="italic">Un'isoletta</hi>. Intende dell'isola di Cipro. [v.102] <hi rend="italic">Ch'altra</hi>. Che qualunque altra. <hi rend="italic">Scalde</hi>. Scaldi. <hi rend="italic">Bagne</hi>. Bagni. [v.105] <hi rend="italic">Dell'alma tolle</hi>. Toglie dall'animo. [vv.107-108] <hi rend="italic">E 'n quel tempo a lei fu sacra, che</hi>. E fu sacra a lei in quel tempo che. Vuol dire nel tempo del gentilesimo. [v.109] <hi rend="italic">Anco</hi>. Ancora. Anche oggi. <hi rend="italic">Macra</hi>. Magra. Cioè povera. [v.110] <hi rend="italic">Esser</hi>. Stato. Condizione. [v.111] <hi rend="italic">Acra</hi>. Agra. Spiacevole. [v.112] <hi rend="italic">Il Signor gentile</hi>. Amore. [v.113] <hi rend="italic">D'altri tutti</hi>. Di tutti gli altri. <hi rend="italic">Ad un laccio</hi>. Ad uno stesso laccio. [v.115] <hi rend="italic">In grembo</hi>. Dentro. <hi rend="italic">E vanitate in braccio</hi>. Vuol dir che gli amanti non istringono altro che ombre e cose vane. [v.116] <hi rend="italic">Ferma</hi>. Stabile. Durevole. <hi rend="italic">Noia</hi>. Dispiacere. Travaglio. [v.119] <hi rend="italic">Penitenza</hi>. Pentimento. <hi rend="italic">Dopo</hi>. Dietro. [v.120] Come fu nel re Tarquinio per l'amor di Lucrezia, e in Paride per quello di Elena. [v.124] Suppliscasi <hi rend="italic">erano</hi> o <hi rend="italic">sono quivi. Di</hi>. Da. [vv.125-126] E nel tempo caldo evvi su per l'erba fresca l'ombra di alberi folti e il venticello dolce di state. [v.127] <hi rend="italic">Il verno</hi>. Nel verno. [v.128] <hi rend="italic">Tepidi Soli</hi>. Sonovi, hannovi, Soli tepidi. [v.129] <hi rend="italic">Lento</hi>. Pigro. <hi rend="italic">Invesca</hi>. Invischia. [v.130] <hi rend="italic">Era nella stagion che</hi>. Era la stagione in cui. <hi rend="italic">L'equinozio</hi>. Di primavera. [v.131] <hi rend="italic">Vincitor</hi>. Cioè più lungo della notte. <hi rend="italic">Progne</hi>. Cioè la rondine. <hi rend="italic">Riede</hi>. Ritorna. [v.132] <hi rend="italic">Con la sorella</hi>. Con Filomena. Cioè coll'usignuolo. <hi rend="italic">Al suo dolce negozio</hi>. Alla cura del nido. [v.133] Così esclama mosso dal tornargli alla mente che in quella stagione ebbe principio l'amor suo, e che in quella medesima la sua donna passò di vita. [v.134] <hi rend="italic">In quell'ora</hi>. Nell'ora del levar del sole. Veggansi il settimo e l'ottavo verso del Sonetto ventesimo della prima Parte. [v.135] <hi rend="italic">Tributo</hi>. Di lagrime. [v.136] <hi rend="italic">Volse</hi>. Volle. <hi rend="italic">Quel</hi>. Colui. Cioè Amore. <hi rend="italic">Che</hi>. Accusativo. [v.139] <hi rend="italic">Smorte</hi>. Pallide. Cioè oscure, confuse. [v.141] <hi rend="italic">In su le porte</hi>. Del palagio d'Amore. [v.142] <hi rend="italic">Lubrico sperar</hi>. Speranza sdrucciolevole. Cioè pericolosa o instabile. [v.143] <hi rend="italic">Dannoso</hi>. Cioè all'anima. <hi rend="italic">Util</hi>. All'anima. [v.144] <hi rend="italic">Gradi</hi>. Gradini. Scaglioni. [v.146] <hi rend="italic">Disnor</hi>. Disonore. <hi rend="italic">Nigra</hi>. Nera. [v.147] <hi rend="italic">Perfida</hi>. Infida. [v.148] <hi rend="italic">Sollicito furor</hi>. Insania operosa. [v.149] <hi rend="italic">Aperte</hi>. Larghe. [v.150] <hi rend="italic">Onde</hi>. E dal quale. <hi rend="italic">Per strette</hi>. Suppliscasi <hi rend="italic">strade. Si migra</hi>. Si esce. Si parte. [v.151] <hi rend="italic">Scese</hi>. Nome sostantivo. <hi rend="italic">Intrar</hi>. Entrare. <hi rend="italic">Erte</hi>. Nome sostantivo. Salite. [v.152] <hi rend="italic">Turbida</hi>. Torbida. <hi rend="italic">Mischia</hi>. Mischiata. Mista. [v.154] <hi rend="italic">Vulcan</hi>. Isola vicina alla Sicilia. [v.155] <hi rend="italic">In</hi>. Con. [v.156] <hi rend="italic">Ama se</hi>. Ama se stesso. [v.157] <hi rend="italic">Gabbia</hi>. Cioè prigione. [vv.158-159] <hi rend="italic">Le penne usate mutai</hi>. Vuol dire incanutii. Dice <hi rend="italic">le penne</hi> piuttosto che <hi rend="italic">il pelo</hi>, continuando la metafora degli uccelli <hi rend="italic">rinchiusi in gabbia</hi>. <hi rend="italic">Per tempo</hi>. Immaturatamente. Prima del tempo. <hi rend="italic">Le mie prime labbia</hi>. Vuol dire <hi rend="italic">il giovenile aspetto</hi>, come dice nella prima Parte, Canzone prima, stanza seconda. [v.161] <hi rend="italic">L'alma</hi>. L'alma mia. <hi rend="italic">Che</hi>. Accusativo. <hi rend="italic">Fea</hi>. Facea. <hi rend="italic">Leve</hi>. Leggera. Spedita. [v.162] <hi rend="italic">Le cose andate</hi>. Le cose passate. Cioè i casi degli amanti più antichi. [v.163] Io era divenuto di neve al sole, cioè mi struggea come neve al sole, rimirando. [v.164] <hi rend="italic">Chiari</hi>. Famosi. <hi rend="italic">In carcer tetro</hi>. Nel carcere dove io era, cioè in quello di Amore. [v.165] Rimirandoli, dico, come chi mira in tempo breve una lunga tela dipinta. [v.166] <hi rend="italic">Che</hi>. Nel mirar la qual pittura in tempo breve.</note>
</div2>
<div2>
<head>Trionfo della Castità</head>
<argument><p>Primieramente si consola del non essere egli stato risparmiato da Amore, veggendo che non lo furono nè gl'Iddii, nè gli uomini grandissimi; e appresso si conforta dell'essere stata da lui risparmiata Laura, scorgendo che Amore non ha ciò fatto di volontà, ma per più non potere. Poi descrive l'assalto d'Amore e di Laura, dimostrando la fierezza di quello per alcune comparazioni; e racconta la vittoria avuta da Laura sopra il nemico, e la confusione di esso. Indi nomina alcune donne che assistettero al trionfo di Laura, e segna il luogo dov'ella trionfò; e narra come parimente Scipione l'accompagnasse infino a Roma al tempio della Pudicizia, al quale ella consacrò le spoglie della vittoria, e diede Amore prigione in guardia al toscano Spurina e ad altri.</p></argument>
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<l>Quando ad un giogo ed in un tempo quivi</l>
<l>Domita l'alterezza degli Dei,</l>
<l>E degli uomini vidi al mondo divi;</l>
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<l>I' presi esempio de' lor stati rei,</l>
<l>Facendomi profitto l'altrui male</l>
<l>In consolar i casi e dolor miei:</l>
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<l>Che s'io veggio d'un arco e d'uno strale</l>
<l>Febo percosso e 'l giovine d'Abido,</l>
<l>L'un detto Dio, l'altr'uom puro mortale;</l>
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<l>E veggio ad un lacciuol Giunone e Dido,</l>
<l>Ch'amor pio del suo sposo a morte spinse,</l>
<l>Non quel d'Enea com'è 'l pubblico grido;</l>
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<l>Non mi debbo doler s'altri mi vinse</l>
<l>Giovine, incauto, disarmato e solo.</l>
<l>E se la mia nemica Amor non strinse,</l>
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<l>Non è ancor giusta assai cagion di duolo:</l>
<l>Che in abito il rividi ch'io ne piansi;</l>
<l>Sì tolte gli eran l'ali e 'l gire a volo.</l>
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<l>Non con altro romor di petto dansi</l>
<l>Duo leon fieri, e duo folgori ardenti,</l>
<l>Ch'a cielo e terra e mar dar loco fansi,</l>
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<l>Ch'i' vidi Amor con tutti suo' argomenti</l>
<l>Mover contra colei di ch'io ragiono,</l>
<l>E lei più presta assai che fiamma o venti.</l>
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<l>Non fan sì grande e sì terribil suono</l>
<l>Etna qualor da Encelado è più scossa,</l>
<l>Scilla e Cariddi quand'irate sono,</l>
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<l>Che via maggior in su la prima mossa</l>
<l>Non fosse del dubbioso e grave assalto,</l>
<l>Ch'i' non credo ridir sappia nè possa.</l>
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<l>Ciascun per se si ritraeva in alto</l>
<l>Per veder meglio; e l'orror dell'impresa</l>
<l>I cori e gli occhi avea fatti di smalto.</l>
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<l>Quel vincitor che prima era all'offesa,</l>
<l>Da man dritta lo stral, dall'altra l'arco,</l>
<l>E la corda all'orecchia avea già tesa.</l>
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<l>Non corse mai sì levemente al varco</l>
<l>Di fuggitiva cerva un leopardo</l>
<l>Libero in selva, o di catene scarco,</l>
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<l>Che non fosse stato ivi lento e tardo;</l>
<l>Tanto Amor venne pronto a lei ferire</l>
<l>Con le faville al volto ond'io tutt'ardo.</l>
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<l>Combattea in me con la pietà il desire:</l>
<l>Che dolce m'era sì fatta compagna;</l>
<l>Duro a vederla in tal modo perire.</l>
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<l>Ma virtù che da' buon non si scompagna</l>
<l>Mostrò a quel punto ben com'a gran torto</l>
<l>Chi abbandona lei, d'altrui si lagna.</l>
</lg>
<lg>
<l>Che giammai schermidor non fu sì accorto</l>
<l>A schifar colpo, nè nocchier sì presto</l>
<l>A volger nave dagli scogli in porto;</l>
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<l>Come uno schermo intrepido ed onesto</l>
<l>Subito ricoperse quel bel viso</l>
<l>Dal colpo, a chi l'attende, agro e funesto.</l>
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<l>I' era al fin con gli occhi attento e fiso,</l>
<l>Sperando la vittoria ond'esser sole;</l>
<l>E per non esser più da lei diviso,</l>
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<l>Come chi smisuratamente vole,</l>
<l>C'ha scritto, innanzi ch'a parlar cominci,</l>
<l>Negli occhi e nella fronte le parole,</l>
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<l>Volea dir io: Signor mio, se tu vinci,</l>
<l>Legami con costei s'io ne son degno;</l>
<l>Nè temer che giammai mi scioglia quinci:</l>
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<l>Quand'io 'l vidi pien d'ira e di disdegno</l>
<l>Sì grave, ch'a ridirlo sarian vinti</l>
<l>Tutti i maggior, non che 'l mio basso ingegno:</l>
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<lg>
<l>Che già in fredda onestate erano estinti</l>
<l>I dorati suoi strali accesi in fiamma</l>
<l>D'amorosa beltate e 'n piacer tinti.</l>
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<l>Non ebbe mai di vero valor dramma</l>
<l>Camilla e l'altre andar use in battaglia</l>
<l>Con la sinistra sola intera mamma;</l>
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<l>Non fu sì ardente Cesare in Farsaglia</l>
<l>Contra 'l genero suo, com'ella fue</l>
<l>Contra colui ch'ogni lorica smaglia.</l>
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<l>Armate eran con lei tutte le sue</l>
<l>Chiare virtuti (o gloriosa schiera!)</l>
<l>E teneansi per mano a due a due.</l>
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<l>Onestate e Vergogna alla front'era;</l>
<l>Nobile par delle virtù divine,</l>
<l>Che fan costei sopra le donne altera:</l>
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<l>Senno e Modestia all'altre due confine;</l>
<l>Abito con Diletto in mezzo 'l core;</l>
<l>Perseveranza e Gloria in su la fine:</l>
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<lg>
<l>Bell'Accoglienza, Accorgimento fore;</l>
<l>Cortesia intorno intorno e Puritate,</l>
<l>Timor d'infamia e sol Desio d'onore,</l>
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<l>Pensier canuti in giovenil etate,</l>
<l>E (la concordia ch'è sì rara al mondo)</l>
<l>V'era con Castità somma Beltate.</l>
</lg>
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<l>Tal venia contr'Amor, e 'n sì secondo</l>
<l>Favor del Cielo e delle ben nate alme,</l>
<l>Che della vista ei non sofferse il pondo.</l>
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<l>Mille e mille famose e care salme</l>
<l>Torre gli vidi, e scotergli di mano</l>
<l>Mille vittoriose e chiare palme.</l>
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<l>Non fu 'l cader di subito sì strano</l>
<l>Dopo tante vittorie ad Anniballe</l>
<l>Vinto alla fin dal giovine Romano;</l>
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<l>Nè giacque sì smarrito nella valle</l>
<l>Di Terebinto quel gran Filisteo</l>
<l>A cui tutto Israel dava le spalle,</l>
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<l>Al primo sasso del garzon ebreo;</l>
<l>Nè Ciro in Scizia, ove la vedov'orba</l>
<l>La gran vendetta e memorabil feo.</l>
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<l>Com'uom ch'è sano e 'n un momento ammorba,</l>
<l>Che sbigottisce e duolsi; o colto in atto</l>
<l>Che vergogna con man dagli occhi forba;</l>
</lg>
<lg>
<l>Cotal er'egli, ed anco a peggior patto;</l>
<l>Che paura e dolor, vergogna ed ira</l>
<l>Eran nel volto suo tutti ad un tratto.</l>
</lg>
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<l>Non freme così 'l mar quando s'adira,</l>
<l>Non Inarime allor che Tifeo piagne,</l>
<l>Non Mongibel s'Encelado sospira.</l>
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<l>Passo qui cose gloriose e magne</l>
<l>Ch'io vidi e dir non oso: alla mia Donna</l>
<l>Vengo ed all'altre sue minor compagne.</l>
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<l>Ell'avea in dosso il dì candida gonna;</l>
<l>Lo scudo in man che mal vide Medusa:</l>
<l>D'un bel diaspro era ivi una colonna,</l>
</lg>
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<l>Alla qual, d'una in mezzo Lete infusa</l>
<l>Catena di diamanti e di topazio,</l>
<l>Che s'usò fra le donne, oggi non s'usa,</l>
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<l>Legar il vidi; e farne quello strazio</l>
<l>Che bastò ben a mill'altre vendette,</l>
<l>Ed io per me ne fui contento e sazio.</l>
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<l>Io non poria le sacre benedette</l>
<l>Vergini ch'ivi fur, chiuder in rima;</l>
<l>Non Calliope e Clio con l'altre sette.</l>
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<l>Ma d'alquante dirò che 'n su la cima</l>
<l>Son di vera onestate; infra le quali</l>
<l>Lucrezia da man destra era la prima,</l>
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<l>L'altra Penelopè: queste gli strali,</l>
<l>E la faretra e l'arco avean spezzato</l>
<l>A quel protervo, e spennacchiate l'ali.</l>
</lg>
<lg>
<l>Virginia appresso il fiero padre armato</l>
<l>Di disdegno, di ferro e di pietate;</l>
<l>Ch'a sua figlia ed a Roma cangiò stato,</l>
</lg>
<lg>
<l>L'un' e l'altra ponendo in libertate:</l>
<l>Poi le Tedesche che con aspra morte</l>
<l>Servar la lor barbarica onestate.</l>
</lg>
<lg>
<l>Giudit ebrea, la saggia, casta e forte;</l>
<l>E quella Greca che saltò nel mare</l>
<l>Per morir netta e fuggir dura sorte.</l>
</lg>
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<l>Con queste e con alquante anime chiare</l>
<l>Trionfar vidi di colui che pria</l>
<l>Veduto avea del mondo trionfare.</l>
</lg>
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<l>Fra l'altre la vestal vergine pia</l>
<l>Che baldanzosamente corse al Tibro,</l>
<l>E per purgarsi d'ogn'infamia ria</l>
</lg>
<lg>
<l>Portò dal fiume al tempio acqua col cribro;</l>
<l>Poi vidi Ersilia con le sue Sabine,</l>
<l>Schiera che del suo nome empie ogni libro.</l>
</lg>
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<l>Poi vidi, fra le donne peregrine,</l>
<l>Quella che per lo suo diletto e fido</l>
<l>Sposo, non per Enea, volse ir al fine:</l>
</lg>
<lg>
<l>Taccia 'l vulgo ignorante: i' dico Dido;</l>
<l>Cui studio d'onestate a morte spinse,</l>
<l>Non vano amor com'è 'l pubblico grido.</l>
</lg>
<lg>
<l>Al fin vidi una che si chiuse e strinse</l>
<l>Sopr'Arno per servarsi; e non le valse;</l>
<l>Che forza altru' il suo bel pensier vinse.</l>
</lg>
<lg>
<l>Era 'l trionfo dove l'onde salse</l>
<l>Percoton Baia; ch'al tepido verno</l>
<l>Giunse a man destra, e 'n terra ferma salse.</l>
</lg>
<lg>
<l>Indi fra monte Barbaro ed Averno,</l>
<l>L'antichissimo albergo di Sibilla</l>
<l>Passando, se n'andar dritto a Linterno.</l>
</lg>
<lg>
<l>In così angusta e solitaria villa</l>
<l>Era 'l grand'uom che d'Affrica s'appella</l>
<l>Perchè prima col ferro al vivo aprilla.</l>
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<lg>
<l>Qui dell'ostile onor l'alta novella,</l>
<l>Non scemato con gli occhi, a tutti piacque;</l>
<l>E la più casta era ivi la più bella.</l>
</lg>
<lg>
<l>Nè 'l trionfo d'altrui seguire spiacque</l>
<l>A lui che, se credenza non è vana</l>
<l>Sol per trionfi e per imperii nacque.</l>
</lg>
<lg>
<l>Così giugnemmo alla città soprana</l>
<l>Nel tempio pria che dedicò Sulpizia</l>
<l>Per spegner della mente fiamma insana.</l>
</lg>
<lg>
<l>Passammo al tempio poi di Pudicizia,</l>
<l>Ch'accende in cor gentil oneste voglie,</l>
<l>Non di gente plebea ma di patrizia.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ivi spiegò le gloriose spoglie</l>
<l>La bella vincitrice, ivi depose</l>
<l>Le sue vittoriose e sacre foglie:</l>
</lg>
<lg>
<l>E 'l giovine toscan che non ascose</l>
<l>Le belle piaghe che 'l fer non sospetto,</l>
<l>Del comune nemico in guardia pose</l>
</lg>
<lg>
<l>Con parecchi altri; e fummi 'l nome detto</l>
<l>D'alcun di lor, come mia scorta seppe,</l>
<l>Ch'avean fatto ad Amor chiaro disdetto;</l>
</lg>
<lg>
<l>Fra' quali vidi Ippolito e Gioseppe.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">Quivi</hi>. Nella prigione di Amore. [v.2] <hi rend="italic">Domita</hi>. Doma. [v.3] <hi rend="italic">Divi</hi>. Divini. [v.4] <hi rend="italic">De'</hi>. Dai. <hi rend="italic">Rei</hi>. Miseri. [vv.5-6] Servendomi il male degli altri a consolarmi delle disavventure e delle pene mie. [v.7] <hi rend="italic">D'un arco e d'uno strale</hi>. D'un medesimo arco e strale. Cioè dall'arco e dallo strale di Amore. [v.8] <hi rend="italic">Il giovine d'Abido</hi>. Leandro. [v.10] <hi rend="italic">Ad un lacciuol</hi>. A uno stesso lacciuolo. Suppliscasi <hi rend="italic">prese. Dido</hi>. Didone. [v.11] <hi rend="italic">Che</hi>. Accusativo. <hi rend="italic">Del suo sposo</hi>. Di Sicheo. [v.12] Non l'amore di Enea, come generalmente si dice. [v.13] <hi rend="italic">Altri</hi>. Cioè Amore. [v.14] Dipende dal pronome <hi rend="italic">mi</hi> del verso di sopra. [vv.15-17] E se Amore non recò in sua soggezione la mia nemica, cioè Laura, nè anche questa è ragion bastante di lamentarmi; che io lo rividi poi sì malconcio per averla voluta assalire, e ridotto in abito, cioè in istato, tale, che io ne ebbi a piangere di compassione. [v.18] <hi rend="italic">Sì</hi>. Talmente. Sì fattamente. [v.19] <hi rend="italic">Di petto dansi</hi>. Si danno di petto. Cioè, si avventano l'un contro l'altro, si vanno a scontrare, a urtare. [v.21] Che si fanno dar luogo dall'aria, dalla terra e dal mare. [v.22] <hi rend="italic">Che</hi>. Dipende dal pronome <hi rend="italic">altro</hi>, che sta nel principio della terzina antecedente. <hi rend="italic">Argomenti</hi>. Arnesi. Strumenti. Armi. Macchine. Ingegni. [v.23] <hi rend="italic">Mover</hi>. Verbo neutro. [v.24] <hi rend="italic">E lei</hi>. Suppliscasi <hi rend="italic">vidi muovere</hi>. [v.26] <hi rend="italic">Qualor</hi>. Qualvolta. Qualunque volta. [v.28] <hi rend="italic">Via</hi>. Vie. Assai. [v.29] <hi rend="italic">Non fosse</hi>. Suppliscasi <hi rend="italic">il suono</hi>. [v.30] Il quale io non mi credo saper nè poter dare ad intendere. [v.31] <hi rend="italic">Ciascun per se</hi>. Ciascuno dei circostanti per la sua parte. [v.34] <hi rend="italic">Quel vincitor</hi>. Cioè Amore. <hi rend="italic">Che prima era all'offesa</hi>. Vuol dir, che era l'assalitore. [v.35] Suppliscasi <hi rend="italic">avea</hi>, che sta nel verso seguente. [v.37] <hi rend="italic">Levemente</hi>. Velocemente. <hi rend="italic">Varco</hi>. Passo. [v.42] <hi rend="italic">Onde</hi>. Delle quali. Per le quali. [v.48] <hi rend="italic">Lei</hi>. Cioè essa virtù. [v.50] <hi rend="italic">Schifar</hi>. Schivare. [v.52] <hi rend="italic">Schermo</hi>. Riparo. [v.54] <hi rend="italic">Agro</hi>. Acerbo. [v.55] <hi rend="italic">Al fin</hi>. All'esito, al successo, della battaglia. [v.56] Sperando che la vittoria sarebbe da quella parte dalla quale ella suole essere, cioè dalla parte di Amore. [v.58] <hi rend="italic">Vole</hi>. Vuole. Brama. [v.59] <hi rend="italic">C'ha scritto</hi>. Che porta, che mostra, scritte. [v.63] <hi rend="italic">Mi scioglia</hi>. Io mi sciolga. <hi rend="italic">Quinci</hi>. Di qui. Dalle tue catene. Dalla tua servitù. [vv.65-66] <hi rend="italic">Ch'a ridirlo sarian vinti tutti i maggior, non che 'l mio basso ingegno</hi>. Che non solo il mio ingegno piccolo e basso, ma qualunque altro si voglia dei più eccelsi e più grandi, non lo arriverebbe a ridire. [v.70] Suppliscasi <hi rend="italic">a comparazion di costei. Dramma</hi>. Punto. [v.71] <hi rend="italic">E l'altre</hi>. Vuol dir le altre amazzoni. <hi rend="italic">Andar use</hi>. Use, cioè solite, di andare. [v.72] Vuol dire, colla destra mammella tagliata. <hi rend="italic">Mamma</hi>. Mammella. [v.74] <hi rend="italic">Il genero suo</hi>. Pompeo. <hi rend="italic">Fue</hi>. Fu. Cioè ardente. [v.75] Cioè contro Amore. [v.80] <hi rend="italic">Par</hi>. Paio. [v.81] <hi rend="italic">Sopra le donne altera</hi>. Sublime sopra le altre donne. [v.82] <hi rend="italic">All'altre due confine</hi>. Erano confini, cioè vicine, alle altre due cioè ad Onestà e Vergogna dette di sopra. O vero, come alcuni intendono, confini alle altre due virtù dette teologali, cioè Giustizia e Fortezza. [v.83] <hi rend="italic">In mezzo 'l core</hi>. Suppliscasi <hi rend="italic">erano</hi>. [v.85] <hi rend="italic">Fore</hi>. Erano di fuori. [vv.89-90] E v'era somma Bellezza con Castità, due condizioni che sì rare volte si trovano congiunte insieme. [v.91] <hi rend="italic">Venia</hi>. Veniva colei. <hi rend="italic">E 'n sì secondo</hi>. E con sì secondo, cioè propizio, prospero. [v.92] <hi rend="italic">Delle ben nate alme</hi>. Di quelle che si diranno appresso. [v.93] <hi rend="italic">Della vista</hi>. Della vista di lei. <hi rend="italic">Ei</hi>. Amore. <hi rend="italic">Non sofferse</hi>. Non potè sostenere. <hi rend="italic">Pondo</hi>. Peso. [v.94] <hi rend="italic">Salme</hi>. Spoglie. [v.95] <hi rend="italic">Torre gli vidi</hi>. Cioè vidi Laura torre ad Amore. [vv.97-99] Non riuscì sì strano ad Annibale, dopo tante vittorie, il cadere alla fine subitamente vinto dal giovane Scipione. [v.101] <hi rend="italic">Quel gran Filisteo</hi>. Il gigante Golia. [v.102] <hi rend="italic">Dava</hi>. Volgeva fuggendo. [v.103] Dipende dal verbo <hi rend="italic">giacque</hi> del principio della terzina qui dietro. [v.104] <hi rend="italic">Nè Ciro</hi>. Suppliscasi <hi rend="italic">giacque sì smarrito. La vedova</hi>. Cioè la regina Tomiri. <hi rend="italic">Orba</hi>. Del figlio, uccisole da' Persiani. [v.105] <hi rend="italic">Feo</hi>. Fece. [v.106] <hi rend="italic">Ammorba</hi>. Ammala. Inferma. Verbo neutro. [v.107] <hi rend="italic">O colto</hi>. O come uomo colto. [v.108] <hi rend="italic">Che</hi>. Tale che egli. Per cui egli. <hi rend="italic">Forba</hi>. Forbisca. [v.109] <hi rend="italic">Egli</hi>. Cioè Amore. <hi rend="italic">A peggior patto</hi>. In peggiore stato. [v.113] <hi rend="italic">Inarime</hi>. L'isola detta oggi d'Ischia. <hi rend="italic">Tifeo</hi>. Gigante, che i poeti finsero imprigionato nella detta isola. [v.114] <hi rend="italic">Mongibel</hi>. Etna. [v.115] <hi rend="italic">Passo</hi>. Lascio. Passo in silenzio. <hi rend="italic">Magne</hi>. Grandi. [v.116] <hi rend="italic">E dir non oso</hi>. Perchè vincono il mio ingegno. [v.118] <hi rend="italic">Il dì</hi>. Quel dì. [v.119] <hi rend="italic">Lo scudo</hi>. Quello dato da Pallade, cioè dalla Sapienza, a Perseo. Suppliscasi <hi rend="italic">avea. Che</hi>. Accusativo. [vv.121-126] Alla qual colonna io vidi lui, cioè Amore, esser legato, cioè da Laura e dalle compagne, con una catena di diamanti e di topazio (simboli di costanza e di castità), infusa in mezzo al fiume di Lete, la quale fu in uso tra le donne già un tempo, ma oggi non si usa più; e vidi la medesima Laura e quelle altre donne far di lui tale strazio, che bastò per vendetta di mille altri offesi da esso, ed io per la parte mia me ne tenni vendicato compiutamente. [v.127] <hi rend="italic">Poria</hi>. Potrei. [v.128] <hi rend="italic">Chiuder</hi>. Cioè annoverar tutte. [v.129] <hi rend="italic">Non</hi>. Non lo potrebbono. <hi rend="italic">Con l'altre sette</hi>. Colle altre sette muse. [v.135] <hi rend="italic">A quel protervo</hi>. Cioè ad Amore. [v.136] <hi rend="italic">Virginia</hi>. Suppliscasi <hi rend="italic">era</hi> o <hi rend="italic">v'era. Appresso il</hi>. Presso al. [v.138] <hi rend="italic">Che</hi>. Dipende dal nome <hi rend="italic">padre</hi>. [v.141] <hi rend="italic">Servar</hi>. Serbarono. Ciò fu dopo la vittoria che Mario ebbe dei mariti. [v.143] <hi rend="italic">E quella Greca</hi>. Ippo. [v.145] <hi rend="italic">Chiare</hi>. Famose. [v.146] <hi rend="italic">Trionfar vidi</hi>. Suppliscasi <hi rend="italic">Laura</hi>. <hi rend="italic">Che</hi>. Accusativo. [v.147] <hi rend="italic">Avea</hi>. Persona prima. [v.148] <hi rend="italic">Fra l'altre</hi>. Suppliscasi <hi rend="italic">vidi. La vestal vergine pia</hi>. Tuzia. [v.149] <hi rend="italic">Baldanzosamente</hi>. Confidentemente. Sicuramente. Francamente. <hi rend="italic">Tibro</hi>. Tevere. [v.150] <hi rend="italic">D'ogn'infamia ria</hi>. Del peccato appostole d'incontinenza. [v.154] <hi rend="italic">Peregrine</hi>. Straniere. Non italiane. [v.156] <hi rend="italic">Volse</hi>. Volle. <hi rend="italic">Ir al fine</hi>. Morire. [v.158] <hi rend="italic">Studio</hi>. Amore. Cura. [v.159] Veggasi la quarta terzina di questo Trionfo. [v.160] <hi rend="italic">Una</hi>. Piccarda da Firenze, cantata da Dante. <hi rend="italic">Si chiuse e strinse</hi>. Vuol dire, si fece monaca. [v.161] <hi rend="italic">Sopr'Arno</hi>. In riva all'Arno. <hi rend="italic">Per servarsi</hi>. Per serbarsi casta. <hi rend="italic">Valse</hi>. Bastò. Giovò. [v.162] <hi rend="italic">Che</hi>. Perocchè. <hi rend="italic">Il suo bel pensier</hi>. La sua lodevole intenzione. [v.163] <hi rend="italic">Il trionfo</hi>. La pompa trionfale di Laura. <hi rend="italic">Dove</hi>. Nel luogo ove. [vv.164-165] <hi rend="italic">Ch'al tepido verno giunse a man destra, e 'n terra ferma salse</hi>. Finge che la pompa trionfale di Laura dall'isola di Cipro, dove Amore dalla medesima Laura era stato vinto e preso (veggasi il verso centesimo coi seguenti del Trionfo d'Amore, Capitolo ultimo), passasse per mare a Baia, a man destra della detta isola, e dice che la stagione era un inverno tepido, volendo significare la temperata freddezza dell'animo di Laura e di quelle altre donne caste. <hi rend="italic">Salse</hi> vuol dire <hi rend="italic">saltò</hi>, cioè <hi rend="italic">sbarcò</hi>, come in altri esempi ha notato molto bene il Monti nella Proposta, sotto la voce <hi rend="italic">salire</hi>. [v.169] Cioè in quella di Linterno. [v.170] <hi rend="italic">Il grand'uom</hi>. Cioè Scipione Affricano maggiore. <hi rend="italic">Che d'Affrica s'appella</hi>. Che ha nome dall'Affrica. [v.171] <hi rend="italic">Prima</hi>. Per la prima volta. [v.172] <hi rend="italic">Dell'ostile onor</hi>. Cioè del trionfo di Laura. [v.173] <hi rend="italic">Non scemato con gli occhi</hi>. Vuol dire che quel trionfo non riuscì meno maraviglioso a vederlo, di quel che n'avea portato la fama. [v.174] Intende di Laura. [v.175] <hi rend="italic">Il trionfo</hi>. Accusativo. [v.176] <hi rend="italic">A lui</hi>. Cioè a Scipione Affricano maggiore. [v.178] <hi rend="italic">Alla città soprana</hi>. Alla città sovrana, suprema. Cioè a Roma. [v.179] <hi rend="italic">Che</hi>. Accusativo. [v.183] Due tempii della Pudicizia erano in Roma, l'uno de' plebei, l'altro dei patrizi. [v.187] <hi rend="italic">Il giovine toscan</hi>. Spurina, che per levare il sospetto e il timore che gli altri avevano di lui per la sua gran bellezza, si guastò di sua mano il viso con alcune ferite. Accusativo. [v.188] <hi rend="italic">Fer</hi>. Fecero. [v.189] <hi rend="italic">Del comune nemico</hi>. Cioè di Amore prigione. [vv.190-191] <hi rend="italic">E fummi 'l nome detto d'alcun di lor, come mia scorta seppe</hi>. Cioè, la mia scorta (che è quell'ombra di cui si parla in principio del Trionfo d'Amore) mi disse il nome di alcuni di questi tali, per quanto ella ne seppe. [v.192] <hi rend="italic">Che</hi>. I quali. Dipende da <hi rend="italic">parecchi altri. Chiaro</hi>. Famoso. <hi rend="italic">Disdetto</hi>. Cioè contraddizione, ripulsa, rifiuto, contrasto. <hi rend="italic">Far disdetto</hi> vale <hi rend="italic">dir di no, contraddire, sconsentire, repugnare</hi>. [v.193] <hi rend="italic">Ippolito</hi>. Figlio di Teseo. <hi rend="italic">Gioseppe</hi>. Figlio di Giacobbe.</note>
</div2>
<div2>
<head>Trionfo della morte 1</head>
<argument><p>In questo capitolo racchiude il Petrarca la descrizione del ritorno da Roma in Provenza di Laura vittoriosa; lo scontro della Morte in lei: il ragionamento della Morte e di Laura; una sua digressione contro la vanità delle cose mondane, presa cagione dalla moltitudine de' morti potenti; la morte di Laura, amplificata dalle persone presenti, dal modo d'uccidere della Morte, dagli atti e dalle parole degli astanti, dal tempo, dall'assenza de' demonj, e dalla qualità piacevole del morire.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Questa leggiadra e gloriosa donna,</l>
<l>Ch'è oggi nudo spirto e poca terra,</l>
<l>E fu già di valor alta colonna,</l>
</lg>
<lg>
<l>Tornava con onor dalla sua guerra,</l>
<l>Allegra, avendo vinto il gran nemico</l>
<l>Che con suo' inganni tutto 'l mondo atterra,</l>
</lg>
<lg>
<l>Non con altr'arme che col cor pudico,</l>
<l>E d'un bel viso e di pensieri schivi,</l>
<l>D'un parlar saggio e d'onestate amico.</l>
</lg>
<lg>
<l>Era miracol novo a veder quivi</l>
<l>Rotte l'arme d'Amor, arco e saette;</l>
<l>E quai morti da lui, quai presi vivi.</l>
</lg>
<lg>
<l>La bella donna e le compagne elette,</l>
<l>Tornando dalla nobile vittoria,</l>
<l>In un bel drappelletto ivan ristrette.</l>
</lg>
<lg>
<l>Poche eran, perchè rara è vera gloria;</l>
<l>Ma ciascuna per se parea ben degna</l>
<l>Di poema chiarissimo e d'istoria.</l>
</lg>
<lg>
<l>Era la lor vittoriosa insegna,</l>
<l>In campo verde un candido armellino,</l>
<l>Ch'oro fino e topazii al collo tegna.</l>
</lg>
<lg>
<l>Non uman veramente, ma divino</l>
<l>Lor andar era e lor sante parole:</l>
<l>Beato è ben chi nasce a tal destino!</l>
</lg>
<lg>
<l>Stelle chiare pareano, in mezzo un sole</l>
<l>Che tutte ornava e non togliea lor vista,</l>
<l>Di rose incoronate e di viole.</l>
</lg>
<lg>
<l>E come gentil cor onore acquista,</l>
<l>Così venia quella brigata allegra:</l>
<l>Quand'io vidi un'insegna oscura e trista.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ed una donna involta in vesta negra,</l>
<l>Con un furor qual io non so se mai</l>
<l>Al tempo de' giganti fosse a Flegra,</l>
</lg>
<lg>
<l>Si mosse, e disse: o tu, donna, che vai</l>
<l>Di gioventute e di bellezze altera,</l>
<l>E di tua vita il termine non sai;</l>
</lg>
<lg>
<l>Io son colei che sì importuna e fera</l>
<l>Chiamata son da voi e sorda e cieca,</l>
<l>Gente a cui si fa notte innanzi sera.</l>
</lg>
<lg>
<l>I' ho condott'al fin la gente greca</l>
<l>E la troiana, all'ultimo i Romani,</l>
<l>Con la mia spada, la qual punge e seca,</l>
</lg>
<lg>
<l>E popoli altri barbareschi e strani;</l>
<l>E giungendo quand'altri non m'aspetta,</l>
<l>Ho interrotti mille pensier vani.</l>
</lg>
<lg>
<l>Or a voi, quand'il viver più diletta,</l>
<l>Drizzo 'l mio corso, innanzi che Fortuna</l>
<l>Nel vostro dolce qualche amaro metta.</l>
</lg>
<lg>
<l>In costor non hai tu ragione alcuna,</l>
<l>Ed in me poca; solo in questa spoglia:</l>
<l>Rispose quella che fu nel mondo una.</l>
</lg>
<lg>
<l>Altri so che n'arà più di me doglia,</l>
<l>La cui salute dal mio viver pende;</l>
<l>A me fia grazia che di qui mi scioglia.</l>
</lg>
<lg>
<l>Qual è chi 'n cosa nova gli occhi intende,</l>
<l>E vede ond'al principio non s'accorse;</l>
<l>Sì ch'or si maraviglia, or si riprende;</l>
</lg>
<lg>
<l>Tal si fe quella fera: e poi che 'n forse</l>
<l>Fu stata un poco, ben le riconosco,</l>
<l>Disse, e so quando 'l mio dente le morse.</l>
</lg>
<lg>
<l>Poi col ciglio men torbido e men fosco,</l>
<l>Disse: tu che la bella schiera guidi,</l>
<l>Pur non sentisti mai mio duro tosco.</l>
</lg>
<lg>
<l>Se del consiglio mio punto ti fidi,</l>
<l>Che sforzar posso, egli è pur il migliore</l>
<l>Fuggir vecchiezza e suoi molti fastidi.</l>
</lg>
<lg>
<l>I' son disposta farti un tal onore</l>
<l>Qual altrui far non soglio, e che tu passi</l>
<l>Senza paura e senz'alcun dolore.</l>
</lg>
<lg>
<l>Come piace al signor che 'n cielo stassi,</l>
<l>Ed indi regge e tempra l'universo,</l>
<l>Farai di me quel che degli altri fassi:</l>
</lg>
<lg>
<l>Così rispose. Ed ecco da traverso</l>
<l>Piena di morti tutta la campagna,</l>
<l>Che comprender nol può prosa nè verso.</l>
</lg>
<lg>
<l>Da India, dal Cataio, Marocco e Spagna</l>
<l>Il mezzo avea già pieno e le pendici</l>
<l>Per molti tempi quella turba magna.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ivi eran quei che fur detti felici,</l>
<l>Pontefici, regnanti e 'mperatori;</l>
<l>Or sono ignudi, poveri e mendici.</l>
</lg>
<lg>
<l>U' son or le ricchezze? u' son gli onori</l>
<l>E le gemme e gli scettri e le corone</l>
<l>E le mitre con purpurei colori?</l>
</lg>
<lg>
<l>Miser chi speme in cosa mortal pone!</l>
<l>(Ma chi non ve la pone?) e s'ei si trova</l>
<l>Alla fine ingannato, è ben ragione.</l>
</lg>
<lg>
<l>O ciechi, il tanto affaticar che giova?</l>
<l>Tutti tornate alla gran madre antica,</l>
<l>E 'l nome vostro appena si ritrova.</l>
</lg>
<lg>
<l>Pur delle mille un'utile fatica,</l>
<l>Che non sian tutte vanità palesi;</l>
<l>Chi 'ntende i vostri studi, sì mel dica.</l>
</lg>
<lg>
<l>Che vale a soggiogar tanti paesi</l>
<l>E tributarie far le genti strane</l>
<l>Con gli animi al suo danno sempre accesi?</l>
</lg>
<lg>
<l>Dopo l'imprese perigliose e vane,</l>
<l>E col sangue acquistar terra e tesoro,</l>
<l>Via più dolce si trova l'acqua e 'l pane</l>
</lg>
<lg>
<l>E 'l vetro e 'l legno, che le gemme e l'oro.</l>
<l>Ma per non seguir più sì lungo tema,</l>
<l>Temp'è ch'io torni al mio primo lavoro.</l>
</lg>
<lg>
<l>I' dico che giunt'era l'ora estrema</l>
<l>Di quella breve vita gloriosa,</l>
<l>E 'l dubbio passo di che 'l mondo trema.</l>
</lg>
<lg>
<l>Er'a vederla un'altra valorosa</l>
<l>Schiera di donne non dal corpo sciolta,</l>
<l>Per saper s'esser può Morte pietosa.</l>
</lg>
<lg>
<l>Quella bella compagna er'ivi accolta</l>
<l>Pur a veder e contemplar il fine</l>
<l>Che far conviensi, e non più d'una volta.</l>
</lg>
<lg>
<l>Tutte sue amiche, e tutte eran vicine.</l>
<l>Allor di quella bionda testa svelse</l>
<l>Morte con la sua mano un aureo crine.</l>
</lg>
<lg>
<l>Così del mondo il più bel fiore scelse;</l>
<l>Non già per odio, ma per dimostrarsi</l>
<l>Più chiaramente nelle cose eccelse.</l>
</lg>
<lg>
<l>Quanti lamenti lagrimosi sparsi</l>
<l>Fur ivi, essendo quei begli occhi asciutti,</l>
<l>Per ch'io lunga stagion cantai ed arsi!</l>
</lg>
<lg>
<l>E fra tanti sospiri e tanti lutti</l>
<l>Tacita e lieta sola si sedea,</l>
<l>Del suo bel viver già cogliendo i frutti.</l>
</lg>
<lg>
<l>Vattene in pace, o vera mortal Dea,</l>
<l>Diceano: e tal fu ben; ma non le valse</l>
<l>Contra la Morte in sua ragion sì rea.</l>
</lg>
<lg>
<l>Che fia dell'altre, se quest'arse ed alse</l>
<l>In poche notti e si cangiò più volte?</l>
<l>O umane speranze cieche e false!</l>
</lg>
<lg>
<l>Se la terra bagnar lagrime molte</l>
<l>Per la pietà di quell'alma gentile,</l>
<l>Chi 'l vide il sa; tu 'l pensa che l'ascolte.</l>
</lg>
<lg>
<l>L'ora prim'era e 'l dì sesto d'aprile,</l>
<l>Che già mi strinse, ed or, lasso, mi sciolse:</l>
<l>Come Fortuna va cangiando stile!</l>
</lg>
<lg>
<l>Nessun di servitù giammai si dolse,</l>
<l>Nè di morte, quant'io di libertate,</l>
<l>E della vita ch'altri non mi tolse.</l>
</lg>
<lg>
<l>Debito al mondo e debito all'etate</l>
<l>Cacciar me innanzi ch'era giunto in prima,</l>
<l>Nè a lui torre ancor sua dignitate.</l>
</lg>
<lg>
<l>Or qual fusse 'l dolor, qui non si stima;</l>
<l>Ch'appena oso pensarne, non ch'io sia</l>
<l>Ardito di parlarne in versi o 'n rima.</l>
</lg>
<lg>
<l>Virtù morta è, bellezza e cortesia</l>
<l>(Le belle donne intorno al casto letto</l>
<l>Triste diceano); omai di noi che fia?</l>
</lg>
<lg>
<l>Chi vedrà mai in donna atto perfetto?</l>
<l>Chi udirà il parlar di saper pieno</l>
<l>E 'l canto pien d'angelico diletto?</l>
</lg>
<lg>
<l>Lo spirto per partir di quel bel seno,</l>
<l>Con tutte sue virtuti in se romito,</l>
<l>Fatt'avea in quella parte il ciel sereno.</l>
</lg>
<lg>
<l>Nessun degli avversari fu sì ardito</l>
<l>Ch'apparisse giammai con vista oscura</l>
<l>Fin che Morte il suo assalto ebbe fornito.</l>
</lg>
<lg>
<l>Poi che, deposto il pianto e la paura,</l>
<l>Pur al bel viso era ciascuna intenta,</l>
<l>E per desperazion fatta secura;</l>
</lg>
<lg>
<l>Non come fiamma che per forza è spenta,</l>
<l>Ma che per se medesma si consume,</l>
<l>Se n'andò in pace l'anima contenta;</l>
</lg>
<lg>
<l>A guisa d'un soave e chiaro lume</l>
<l>Cui nutrimento a poco a poco manca;</l>
<l>Tenendo al fin il suo usato costume.</l>
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<l>Pallida no, ma più che neve bianca,</l>
<l>Che senza vento in un bel colle fiocchi,</l>
<l>Parea posar come persona stanca.</l>
</lg>
<lg>
<l>Quasi un dolce dormir ne' suoi begli occhi,</l>
<l>Essendo 'l spirto già da lei diviso,</l>
<l>Era quel che morir chiaman gli sciocchi.</l>
</lg>
<lg>
<l>Morte bella parea nel suo bel viso.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.7] <hi rend="italic">Non con altr'arme</hi>. Dipende dalle parole <hi rend="italic">avendo vinto</hi>. [v.8] <hi rend="italic">E d'un bel viso</hi>. E coll'arme di un bel viso. [v.10] <hi rend="italic">Miracol novo</hi>. Maraviglia non più veduta. <hi rend="italic">A veder</hi>. Il vedere. [v.12] <hi rend="italic">Morti</hi>. Uccisi. [v.20] <hi rend="italic">In campo verde</hi>. Il color verde del campo della insegna è figura della gioventù. [v.21] <hi rend="italic">Tegna</hi>. Tenga. [v.23] <hi rend="italic">Andar</hi>. Andamento. [v.26] <hi rend="italic">Non togliea</hi>. Cioè non impediva agli altri. [vv.28-29] Vuol dire che quelle donne dimostravano di fuori il piacer che sentivano dell'onore acquistato. [v.31] <hi rend="italic">Una donna</hi>. Cioè la Morte. [v.32] <hi rend="italic">Qual</hi>. Cioè, simile al quale. [v.36] <hi rend="italic">Di tua vita il termine</hi>. Cioè qual sia il termine destinato alla tua vita, quando abbia a finir la tua vita. [v.38] <hi rend="italic">Da voi</hi>. Da voi mortali. [v.39] Vuol dir gente sciocca, di corta veduta, di poco intendimento, di giudizio torto. Dipende da <hi rend="italic">voi. Innanzi sera</hi>. Prima di sera. [v.41] <hi rend="italic">All'ultimo</hi>. Finalmente. [v.42] <hi rend="italic">Seca</hi>. Taglia. [v.43] <hi rend="italic">E popoli altri</hi>. Ed altri popoli. Dipende dalle parole della terzina precedente, <hi rend="italic">i' ho condott'al fin</hi>. [v.44] <hi rend="italic">Altri</hi>. La gente. [v.46] <hi rend="italic">Diletta</hi>. Verbo. Ripetasi <hi rend="italic">a voi</hi>. [v.48] <hi rend="italic">Dolce</hi>. Nome sostantivo. <hi rend="italic">Amaro</hi>. Sostantivo. [v.49] <hi rend="italic">In costor</hi>. In queste mie compagne già morte. <hi rend="italic">Ragione</hi>. Diritto. Potestà. [v.50] <hi rend="italic">In questa spoglia</hi>. Cioè nel mio corpo. [v.51] <hi rend="italic">Una</hi>. Unica. Singolare. [v.52] So che altri (il poeta intende qui di se stesso) avrà di questa cosa, cioè della mia fine, maggior dolore di quello che n'avrò io. [v.53] <hi rend="italic">La cui salute</hi>. Dipende da <hi rend="italic">altri. Pende</hi>. Dipende. [v.54] Io avrò per grazia, a me sarà caro, che tu mi sciolga di qui, cioè mi liberi da questa prigione terrena. [v.55] <hi rend="italic">Intende</hi>. Fissa. [v.56] <hi rend="italic">Onde</hi>. Cosa di cui. [v.58] <hi rend="italic">Si fe</hi>. Si fece. Divenne. <hi rend="italic">Quella fera</hi>. La Morte. [v.59] <hi rend="italic">Le riconosco</hi>. Cioè coteste tue compagne. [v.63] <hi rend="italic">Pur</hi>. Sola tra le altre di questa schiera. [v.65] <hi rend="italic">Che</hi>. La quale. Dipende dal pronome <hi rend="italic">mio</hi>, che vale <hi rend="italic">di me. Sforzar posso</hi>. Ti potrei, se volessi, sforzare, in cambio di consigliarti. <hi rend="italic">Egli</hi>. Voce che ridonda. <hi rend="italic">Il migliore</hi>. Il meglio. Il miglior partito. [v.68] <hi rend="italic">Altrui</hi>. Agli altri. <hi rend="italic">E che tu passi</hi>. Sono disposta, dico, a fare che tu passi di questa vita. [v.71] <hi rend="italic">Indi</hi>. Di lassù. [v.73] <hi rend="italic">Ed ecco</hi>. Suppliscasi <hi rend="italic">io vidi</hi>. [v.75] <hi rend="italic">Che</hi>. In guisa che. <hi rend="italic">Comprender</hi>. Abbracciare. Esporre compiutamente. [vv.76-78] Cioè dalla estremità orientale della terra alla estremità occidentale, quella gran moltitudine di gente morta in lunga successione di tempo, aveva già empiuto il mezzo, cioè il tratto interposto, e le pendici, cioè le rive, i contorni. <hi rend="italic">Pieno</hi>. Empiuto. <hi rend="italic">Magna</hi>. Grande. [v.82] <hi rend="italic">U'</hi>. Dove. [v.87] <hi rend="italic">Ragione</hi>. Ragionevole. [v.88] <hi rend="italic">Affaticar</hi>. Verbo neutro. [v.89] <hi rend="italic">Alla gran madre antica</hi>. Alla terra. [vv.91-93] Vuol dire: chi ha diritta cognizione dei vostri studi, cioè delle vostre cure ed occupazioni, mi dica se in mille vostre fatiche ce ne ha una sola utile, sicchè non sieno tutte quante vanità manifeste. [v.94] <hi rend="italic">Vale</hi>. Giova. <hi rend="italic">A soggiogar</hi>. Di soggiogare. Il soggiogare. [v.95] <hi rend="italic">Strane</hi>. Straniere. [v.96] <hi rend="italic">Al suo danno</hi>. Al proprio danno. A procacciare il proprio danno. [v.98] E dopo gli acquisti di terre e di ricchezze fatti col sangue. [v.99] <hi rend="italic">Via</hi>. Vie. Assai. [v.101] <hi rend="italic">Sì lungo tema</hi>. Argomento che vorrebbe tante parole. [v.102] <hi rend="italic">Temp'è</hi>. È tempo. <hi rend="italic">Lavoro</hi>. Proposito. [v.104] Cioè della vita di Laura. [v.105] <hi rend="italic">Il dubbio passo</hi>. Cioè il passo della morte. <hi rend="italic">Di che</hi>. Di cui. [v.106] <hi rend="italic">Er'a vederla</hi>. Era quivi presente a vederla, cioè a veder Laura. [v.107] <hi rend="italic">Non dal corpo sciolta</hi>. Cioè ancora in vita. [v.108] Dipende dalle parole <hi rend="italic">er'a vederla</hi>. [v.109] <hi rend="italic">Compagna</hi>. Compagnia. <hi rend="italic">Accolta</hi>. Raccolta. [v.110] <hi rend="italic">Pur</hi>. Solo. [v.111] <hi rend="italic">Che far conviensi</hi>. Che a tutti i mortali bisogna fare. [v.112] <hi rend="italic">Tutte sue amiche</hi>. Suppliscasi <hi rend="italic">erano</hi>. [v.115] <hi rend="italic">Del mondo il più bel fiore scelse</hi>. Si tolse la più eccellente creatura del mondo, cioè Laura. [v.116] <hi rend="italic">Dimostrarsi</hi>. Dimostrare la sua potenza. [v.117] <hi rend="italic">Nelle cose eccelse</hi>. Qual era Laura. [v.119] <hi rend="italic">Essendo quei begli occhi asciutti</hi>. Senza che apparisse però una lagrima in quei begli occhi. [v.120] <hi rend="italic">Per che</hi>. Per li quali occhi. <hi rend="italic">Lunga stagion</hi>. Lungo tempo. [v.123] Cioè godendo in quel punto di una sicurtà d'animo e di una pace che erano frutti della sua bella vita. [v.125] <hi rend="italic">Diceano</hi>. Cioè quelle donne. <hi rend="italic">E tal fu ben; ma non le valse</hi>. E tale fu ella veramente; ma ciò non le valse. [v.126] <hi rend="italic">In sua ragion sì rea</hi>. Cioè sì dura esattrice de' suoi diritti. [v.127] <hi rend="italic">Dell'altre</hi>. Delle altre donne mortali. <hi rend="italic">Arse ed alse</hi>. Patì ardore e gelo. [v.128] <hi rend="italic">In poche notti</hi>. Cioè nel breve tempo dell'ultima infermità. [v.132] <hi rend="italic">Tu 'l pensa che l'ascolte</hi>. Tu che lo ascolti, te lo immagina. [v.134] <hi rend="italic">Che già mi strinse</hi>. Vuol dire, nel qual giorno e nella quale ora io già m'innamorai. [v.136] <hi rend="italic">Si dolse</hi>. Suppliscasi <hi rend="italic">tanto</hi>. [v.137] <hi rend="italic">Quant'io</hi>. Suppliscasi <hi rend="italic">mi dolsi</hi> o <hi rend="italic">mi dolgo</hi>. [v.138] Vuol dire: e che la Morte non abbia spento ancor me. [v.139] <hi rend="italic">Debito</hi>. Era dovuto. [v.140] <hi rend="italic">Cacciar</hi>. Dal mondo. <hi rend="italic">Innanzi</hi>. Cioè prima di Laura. <hi rend="italic">Che</hi>. Dipende da <hi rend="italic">me. Giunto</hi>. Al mondo. <hi rend="italic">In prima</hi>. Prima di Laura. [v.141] <hi rend="italic">A lui</hi>. Cioè al mondo. <hi rend="italic">Sua dignitate</hi>. Il suo maggior pregio ed ornamento, che consisteva in Laura. [v.142] <hi rend="italic">Fusse</hi>. Fosse. <hi rend="italic">Qui</hi>. Cioè, da me in questo luogo. <hi rend="italic">Non si stima</hi>. Non si misura. Non si determina. [vv.143-144] Che non solo io non ardisco di ragionarne, ma eziandio appena oso pensarlo. [v.148] <hi rend="italic">Mai</hi>. Mai più da ora innanzi. [v.149] <hi rend="italic">Di saper pieno</hi>. Pieno di sapere. [v.151] <hi rend="italic">Lo spirto</hi>. Di Laura. <hi rend="italic">Per partir</hi>. Per la sua partenza. Essendosi partito. Col suo partirsi. <hi rend="italic">Di</hi>. Da. [v.152] <hi rend="italic">Romito</hi>. Raccolto. Ristretto. [v.153] <hi rend="italic">In quella parte</hi>. In quella parte alla quale aveva indirizzato il suo volo. [v.154] <hi rend="italic">Degli avversari</hi>. Degli spiriti maligni. [v.155] <hi rend="italic">Vista</hi>. Sembianza. [v.156] <hi rend="italic">Fornito</hi>. Finito. [v.158] <hi rend="italic">Pur</hi>. Solo. <hi rend="italic">Ciascuna</hi>. Delle donne circostanti. [v.159] Suppliscasi <hi rend="italic">era</hi>. [v.161] <hi rend="italic">Per</hi>. Da. <hi rend="italic">Consume</hi>. Consumi. [v.165] <hi rend="italic">Tenendo al fin</hi>. Mantenendo insino alla fine. <hi rend="italic">Usato</hi>. Consueto. [v.168] <hi rend="italic">Posar</hi>. Riposarsi. [v.169] Dipende dal verbo <hi rend="italic">era</hi>, che sta nell'ultimo verso della terzina. <hi rend="italic">Quasi</hi>. Come.</note>
</div2>
<div2>
<head>Trionfo della Morte 2</head>
<argument><p>Infino a qui il Petrarca narrò un sogno, in cui gli parve di scorgere, come se fosse desto, il trionfo d'Amore, della Castità e della Morte, con tutte le maraviglie da lui descritte; ma al presente significa come gli sembrava, sognando, di vedere Laura che lo consolasse del dolore sentito per la sua morte, e di ragionare con esso lei.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>La notte che seguì l'orribil caso</l>
<l>Che spense 'l Sol, anzi 'l ripose in cielo,</l>
<l>Ond'io son qui com'uom cieco rimaso,</l>
</lg>
<lg>
<l>Spargea per l'aere il dolce estivo gelo,</l>
<l>Che con la bianca amica di Titone</l>
<l>Suol de' sogni confusi torre il velo;</l>
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<lg>
<l>Quando donna sembiante alla stagione,</l>
<l>Di gemme orientali incoronata,</l>
<l>Mosse ver me da mille altre corone;</l>
</lg>
<lg>
<l>E quella man già tanto desiata</l>
<l>A me, parlando e sospirando, porse;</l>
<l>Ond'eterna dolcezza al cor m'è nata.</l>
</lg>
<lg>
<l>Riconosci colei che prima torse</l>
<l>I passi tuoi dal pubblico viaggio,</l>
<l>Come 'l cor giovenil di lei s'accorse?</l>
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<l>Così, pensosa, in atto umile e saggio</l>
<l>S'assise e seder femmi in una riva</l>
<l>La qual ombrava un bel lauro ed un faggio.</l>
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<l>Come non conosch'io l'alma mia Diva?</l>
<l>Risposi in guisa d'uom che parla e plora:</l>
<l>Dimmi pur, prego, se sei morta o viva.</l>
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<lg>
<l>Viva son io, e tu sei morto ancora,</l>
<l>Diss'ella, e sarai sempre, fin che giunga</l>
<l>Per levarti di terra l'ultim'ora.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma 'l tempo è breve, e nostra voglia è lunga:</l>
<l>Però t'avvisa, e 'l tuo dir stringi e frena,</l>
<l>Anzi che 'l giorno, già vicin, n'aggiunga.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ed io: al fin di quest'altra serena</l>
<l>C'ha nome vita, che per prova 'l sai,</l>
<l>Deh dimmi se 'l morir è sì gran pena.</l>
</lg>
<lg>
<l>Rispose: mentre al vulgo dietro vai,</l>
<l>Ed all'opinion sua cieca e dura,</l>
<l>Esser felice non puo' tu giammai.</l>
</lg>
<lg>
<l>La morte è fin d'una prigione oscura</l>
<l>Agli animi gentili; agli altri è noia,</l>
<l>C'hanno posto nel fango ogni lor cura.</l>
</lg>
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<l>Ed ora il morir mio che sì t'annoia,</l>
<l>Ti farebbe allegrar, se tu sentissi</l>
<l>La millesima parte di mia gioia.</l>
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<lg>
<l>Così parlava; e gli occhi ave'al ciel fissi</l>
<l>Divotamente: poi mise in silenzio</l>
<l>Quelle labbra rosate, insin ch'io dissi:</l>
</lg>
<lg>
<l>Silla, Mario, Neron, Gaio e Mezenzio;</l>
<l>Fianchi, stomachi, febbri ardenti fanno</l>
<l>Parer la morte amara più ch'assenzio.</l>
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<lg>
<l>Negar, disse, non posso che l'affanno</l>
<l>Che va innanzi al morir, non doglia forte,</l>
<l>Ma più la tema dell'eterno danno:</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma pur che l'alma in Dio si riconforte,</l>
<l>E 'l cor, che 'n se medesmo forse è lasso;</l>
<l>Che altro ch'un sospir breve è la morte?</l>
</lg>
<lg>
<l>I' avea già vicin l'ultimo passo,</l>
<l>La carne inferma, e l'anima ancor pronta;</l>
<l>Quand'udi' dir in un suon tristo e basso:</l>
</lg>
<lg>
<l>O misero colui ch'e' giorni conta,</l>
<l>E pargli l'un mill'anni, e 'ndarno vive,</l>
<l>E seco in terra mai non si raffronta!</l>
</lg>
<lg>
<l>E cerca 'l mar e tutte le sue rive,</l>
<l>E sempre un stile ovunqu'e' fosse tenne;</l>
<l>Sol di lei pensa, o di lei parla o scrive.</l>
</lg>
<lg>
<l>Allora in quella parte onde 'l suon venne,</l>
<l>Gli occhi languidi volgo; e veggio quella</l>
<l>Ch'ambo noi, me sospinse e te ritenne.</l>
</lg>
<lg>
<l>Riconobbila al volto e alla favella;</l>
<l>Che spesso ha già 'l mio cor racconsolato,</l>
<l>Or grave e saggia, allor onesta e bella.</l>
</lg>
<lg>
<l>E quand'io fui nel mio più bello stato,</l>
<l>Nell'età mia più verde, a te più cara,</l>
<l>Ch'a dir ed a pensar a molti ha dato;</l>
</lg>
<lg>
<l>Mi fu la vita poco men che amara</l>
<l>A rispetto di quella mansueta</l>
<l>E dolce morte, ch'a' mortali è rara:</l>
</lg>
<lg>
<l>Che 'n tutto quel mio passo er'io più lieta</l>
<l>Che qual d'esilio al dolce albergo riede;</l>
<l>Se non che mi stringea sol di te pieta.</l>
</lg>
<lg>
<l>Deh, Madonna, diss'io, per quella fede</l>
<l>Che vi fu, credo, al tempo manifesta,</l>
<l>Or più nel volto di chi tutto vede,</l>
</lg>
<lg>
<l>Creovvi Amor pensier mai nella testa</l>
<l>D'aver pietà del mio lungo martire,</l>
<l>Non lasciando vostr'alta impresa onesta?</l>
</lg>
<lg>
<l>Ch'e' vostri dolci sdegni e le dolc'ire,</l>
<l>Le dolci paci ne' begli occhi scritte,</l>
<l>Tenner molt'anni in dubbio il mio desire.</l>
</lg>
<lg>
<l>Appena ebb'io queste parole ditte,</l>
<l>Ch'i' vidi lampeggiar quel dolce riso</l>
<l>Ch'un Sol fu già di mie virtuti afflitte.</l>
</lg>
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<l>Poi disse sospirando: mai diviso</l>
<l>Da te non fu 'l mio cor, nè giammai fia:</l>
<l>Ma temprai la tua fiamma col mio viso.</l>
</lg>
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<l>Perchè a salvar te e me, null'altra via</l>
<l>Era alla nostra giovenetta fama:</l>
<l>Nè per ferza è però madre men pia.</l>
</lg>
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<l>Quante volte diss'io meco: questi ama,</l>
<l>Anzi arde: or sì convien ch'a ciò provveggia;</l>
<l>E mal può provveder chi teme o brama.</l>
</lg>
<lg>
<l>Quel di fuor miri, e quel dentro non veggia.</l>
<l>Questo fu quel che ti rivolse e strinse</l>
<l>Spesso, come caval fren che vaneggia.</l>
</lg>
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<l>Più di mille fiate ira dipinse</l>
<l>Il volto mio, ch'Amor ardeva il core;</l>
<l>Ma voglia, in me, ragion giammai non vinse.</l>
</lg>
<lg>
<l>Poi se vinto te vidi dal dolore,</l>
<l>Drizzai 'n te gli occhi allor soavemente,</l>
<l>Salvando la tua vita e 'l nostro onore.</l>
</lg>
<lg>
<l>E se fu passion troppo possente,</l>
<l>E la fronte e la voce a salutarti</l>
<l>Mossi or timorosa ed or dolente.</l>
</lg>
<lg>
<l>Questi fur teco mie' ingegni e mie arti;</l>
<l>Or benigne accoglienze ed ora sdegni:</l>
<l>Tu 'l sai, che n'hai cantato in molte parti.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ch'i' vidi gli occhi tuoi talor sì pregni</l>
<l>Di lagrime, ch'io dissi: questi è corso</l>
<l>A morte, non l'aitando; i' veggio i segni.</l>
</lg>
<lg>
<l>Allor provvidi d'onesto soccorso.</l>
<l>Talor ti vidi tali sproni al fianco,</l>
<l>Ch'i' dissi: qui convien più duro morso.</l>
</lg>
<lg>
<l>Così caldo, vermiglio, freddo e bianco,</l>
<l>Or tristo or lieto infin qui t'ho condutto</l>
<l>Salvo (ond'io mi rallegro), benchè stanco.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ed io, Madonna, assai fora gran frutto</l>
<l>Questo d'ogni mia fe', pur ch'io 'l credessi,</l>
<l>Dissi tremando e non col viso asciutto.</l>
</lg>
<lg>
<l>Di poca fede! or io, se nol sapessi,</l>
<l>Se non fosse ben ver, perchè 'l direi?</l>
<l>Rispose, e 'n vista parve s'accendessi.</l>
</lg>
<lg>
<l>S'al mondo tu piacesti agli occhi miei,</l>
<l>Questo mi taccio; pur quel dolce nodo</l>
<l>Mi piacque assai ch'intorno al cor avei;</l>
</lg>
<lg>
<l>E piacemi 'l bel nome (se 'l ver odo)</l>
<l>Che lunge e presso col tuo dir m'acquisti:</l>
<l>Nè mai 'n tuo amor richiesi altro che modo.</l>
</lg>
<lg>
<l>Quel mancò solo; e mentre in atti tristi</l>
<l>Volei mostrarmi quel ch'io vedea sempre,</l>
<l>Il tuo cor chiuso a tutto 'l mondo apristi.</l>
</lg>
<lg>
<l>Quinci 'l mio gelo, ond'ancor ti distempre:</l>
<l>Che concordia era tal dell'altre cose,</l>
<l>Qual giunge Amor, pur ch'onestate il tempre.</l>
</lg>
<lg>
<l>Fur quasi eguali in noi fiamme amorose,</l>
<l>Almen poi ch'io m'avvidi del tuo foco;</l>
<l>Ma l'un l'appalesò, l'altro l'ascose.</l>
</lg>
<lg>
<l>Tu eri di mercè chiamar già roco,</l>
<l>Quand'io tacea, perchè vergogna e tema</l>
<l>Facean molto desir parer sì poco.</l>
</lg>
<lg>
<l>Non è minor il duol perch'altri 'l prema,</l>
<l>Nè maggior per andarsi lamentando;</l>
<l>Per fizion non cresce il ver nè scema.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma non si ruppe almen ogni vel, quando,</l>
<l>Sola i tuoi detti, te presente, accolsi,</l>
<l>«Dir più non osa il nostro amor» cantando?</l>
</lg>
<lg>
<l>Teco era 'l cor; a me gli occhi raccolsi:</l>
<l>Di ciò, come d'iniqua parte, duolti,</l>
<l>Se 'l meglio e 'l più ti diedi, e 'l men ti tolsi.</l>
</lg>
<lg>
<l>Nè pensi che perchè ti fosser tolti</l>
<l>Ben mille volte, e più di mille e mille</l>
<l>Renduti e con pietate a te fur volti.</l>
</lg>
<lg>
<l>E state foran lor luci tranquille</l>
<l>Sempre ver te, se non ch'ebbi temenza</l>
<l>Delle pericolose tue faville.</l>
</lg>
<lg>
<l>Più ti vo' dir, per non lasciarti senza</l>
<l>Una conclusion ch'a te fia grata</l>
<l>Forse d'udir in su questa partenza:</l>
</lg>
<lg>
<l>In tutte l'altre cose assai beata,</l>
<l>In una sola a me stessa dispiacqui,</l>
<l>Che 'n troppo umil terren mi trovai nata.</l>
</lg>
<lg>
<l>Duolmi ancor veramente ch'io non nacqui</l>
<l>Almen più presso al tuo fiorito nido:</l>
<l>Ma assai fu bel paese ond'io ti piacqui.</l>
</lg>
<lg>
<l>Che potea 'l cor del qual sol io mi fido,</l>
<l>Volgersi altrove, a te essendo ignota;</l>
<l>Ond'io fora men chiara e di men grido.</l>
</lg>
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<l>Questo no, rispos'io, perchè la rota</l>
<l>Terza del ciel m'alzava a tanto amore,</l>
<l>Ovunque fosse, stabile ed immota.</l>
</lg>
<lg>
<l>Or che si sia, diss'ella, i' n'ebbi onore,</l>
<l>Ch'ancor mi segue: ma per tuo diletto</l>
<l>Tu non t'accorgi del fuggir dell'ore.</l>
</lg>
<lg>
<l>Vedi l'Aurora dell'aurato letto</l>
<l>Rimenar a' mortali il giorno; e 'l sole</l>
<l>Già fuor dell'Oceano infino al petto.</l>
</lg>
<lg>
<l>Questa vien per partirci; onde mi dole:</l>
<l>S'a dir hai altro, studia d'esser breve,</l>
<l>E col tempo dispensa le parole.</l>
</lg>
<lg>
<l>Quant'io soffersi mai, soave e leve,</l>
<l>Dissi, m'ha fatto il parlar dolce e pio;</l>
<l>Ma 'l viver senza voi mi è duro e greve.</l>
</lg>
<lg>
<l>Però saper vorrei, Madonna, s'io</l>
<l>Son per tardi seguirvi, o se per tempo.</l>
<l>Ella, già mossa, disse: al creder mio,</l>
</lg>
<lg>
<l>Tu stara' in terra senza me gran tempo.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[vv.1-2] Cioè la notte che venne dopo la morte di Laura. [v.3] Onde io sono rimaso qui, cioè in terra, come uomo cieco, essendo privato del mio sole. [v.4] <hi rend="italic">Spargea</hi>. Dipende dal nome <hi rend="italic">la notte</hi>. [v.5] <hi rend="italic">Con la bianca amica di Titone</hi>. Coll'aurora. In sull'alba. [v.6] Suol rischiarare i sogni. Suole apportare i sogni veri. Stimarono gli antichi che i sogni che si veggono in sul mattino, fossero più conformi alla verità che gli altri. [v.7] <hi rend="italic">Sembiante alla stagione</hi>. Somigliante a quell'ora. Vuol dir, somigliante all'Aurora. [v.8] Dipende dal nome <hi rend="italic">donna</hi>. [v.9] <hi rend="italic">Mosse</hi>. Si mosse. Venne. <hi rend="italic">Ver</hi>. Verso. <hi rend="italic">Da mille altre corone</hi>. Da una compagnia di mille altre anime medesimamente incoronate. Vuol dire, dal paradiso. [vv.13-14] <hi rend="italic">Torse i passi tuoi dal pubblico viaggio</hi>. Ti ritrasse dalla comune strada, dalla volgare usanza, del vivere. [v.15] <hi rend="italic">Come</hi>. Tosto che. <hi rend="italic">Il cor</hi>. Il tuo cuore. [v.17] <hi rend="italic">Femmi</hi>. Mi fece. [v.18] <hi rend="italic">La qual</hi>. Accusativo. <hi rend="italic">Ombrava</hi>. Adombrava. [v.20] <hi rend="italic">Plora</hi>. Piange. [v.21] <hi rend="italic">Pur</hi>. Solamente. <hi rend="italic">Prego</hi>. Ti prego. [v.23] <hi rend="italic">E sarai sempre</hi>. Cioè morto. [v.25] Ma il tempo che ora ci è conceduto da stare insieme, è breve, e noi abbiamo gran quantità di cose che ci vorremmo dire. [v.26] <hi rend="italic">T'avvisa</hi>. Avverti. Sta avvertito. Ti regola. <hi rend="italic">Stringi</hi>. Riduci in poche parole. [v.27] <hi rend="italic">Anzi</hi>. Prima. <hi rend="italic">N'aggiunga</hi>. Ci sopraggiunga. Ci arrivi. [vv.28-30] Ed io soggiunsi: deh dimmi, poichè tu il sai per prova, se al fine di quest'altra sirena che si chiama vita, il morire è così gran pena come si crede. Chiama la vita <hi rend="italic">altra serena</hi>, cioè quarta sirena, da aggiungersi alle tre della favola. [v.31] <hi rend="italic">Mentre</hi>. Finchè. [v.32] <hi rend="italic">Dura</hi>. Pertinace. [v.33] <hi rend="italic">Puo'</hi>. Puoi. [v.35] <hi rend="italic">Noia</hi>. Pena. Affanno. [v.36] <hi rend="italic">C'hanno</hi>. I quali hanno. [v.37] <hi rend="italic">T'annoia</hi>. Ti pesa. Ti duole. Ti addolora. [v.40] <hi rend="italic">Ave'al ciel fissi</hi>. Avea, tenea, fissi nel cielo. [v.43] Vuol dire: i tormenti che i tiranni fanno patire. <hi rend="italic">Gaio</hi>. Caio Caligola. [v.44] <hi rend="italic">Fianchi, stomachi</hi>. Mali di fianco o di stomaco. [v.47] <hi rend="italic">Doglia</hi>. Dolga. <hi rend="italic">Forte</hi>. Avverbio. [v.49] <hi rend="italic">Pur che</hi>. Purchè. <hi rend="italic">Riconforte</hi>. Riconforti. Rinvigorisca. [v.50] <hi rend="italic">Che 'n se medesmo</hi>. Che per se medesimo. Che quanto a se. <hi rend="italic">Lasso</hi>. Debole. [v.51] <hi rend="italic">Che altro che</hi>. Che altro se non. [v.54] <hi rend="italic">Udi'</hi>. Udii. [v.55] <hi rend="italic">Colui</hi>. Intendasi il poeta. <hi rend="italic">E' giorni conta</hi>. Conta i giorni, cioè quelli, passati i quali, esso si crede di avere a riveder la sua Laura. [v.56] <hi rend="italic">E pargli l'un mill'anni</hi>. E ogni giorno gli par mill'anni. [v.57] Vuol dire: e mai non entra, non si riduce, in terra, cioè in sua vita, a pensar di proposito a se medesimo e a' casi suoi. [v.58] Cioè va errando per cento parti. [v.59] <hi rend="italic">Un stile</hi>. Una stessa usanza. Uno stesso andamento. Cioè quello che è significato nel verso appresso. [v.60] <hi rend="italic">Di lei</hi>. Cioè di Laura. [v.62] <hi rend="italic">Quella</hi>. Alcuni intendono la Morte, altri la nutrice o vero un'amica di Laura. [v.71] <hi rend="italic">A rispetto</hi>. A paragone. A comparazione. [v.73] <hi rend="italic">Quel mio passo</hi>. Cioè il passo della morte. [v.74] <hi rend="italic">Qual</hi>. Qualunque. Chiunque. Chi. [v.75] <hi rend="italic">Pieta</hi>. Pietà. Compassione. [v.76] <hi rend="italic">Fede</hi>. Fedeltà mia. [v.77] <hi rend="italic">Al tempo</hi>. A suo tempo. In vostra vita. [v.78] <hi rend="italic">Or più</hi>. Ed ora vi è maggiormente manifesta. <hi rend="italic">Di chi tutto vede</hi>. Di Dio. [v.81] Senza partirvi però dal proposito di serbar la vostra onestà. [v.82] <hi rend="italic">E'</hi>. I. [v.85] <hi rend="italic">Ditte</hi>. Dette. [v.87] <hi rend="italic">Virtuti</hi>. Facoltà. Potenze. <hi rend="italic">Afflitte</hi>. Abbattute. [v.90] <hi rend="italic">Col mio viso</hi>. Colla varia attitudine del mio viso, or severo or benigno. [v.91] <hi rend="italic">Null'altra</hi>. Nessun'altra. [v.93] Nè una madre è però meno amante e meno pietosa, perchè ella usi coi figliuoli la sferza. [v.95] <hi rend="italic">Provveggia</hi>. Io provvegga. [v.97] Vuol dire: vegga costui, cioè il poeta, l'attitudine del mio volto, e non vegga il cuore. [v.99] <hi rend="italic">Caval</hi>. Accusativo. <hi rend="italic">Fren</hi>. Nominativo. <hi rend="italic">Che</hi>. Relativo di <hi rend="italic">caval</hi>. [v.101] <hi rend="italic">Che</hi>. Si riferisce a <hi rend="italic">mille fiate. Il core</hi>. Il mio cuore. [v.106] <hi rend="italic">Passion</hi>. La passione. [vv.113-114] <hi rend="italic">Questi è corso a morte, non l'aitando</hi>. Questi se ne muore se io non l'aiuto. <hi rend="italic">Veggio</hi>. Ne veggio. [v.115] <hi rend="italic">D'onesto soccorso</hi>. Di darti onestamente soccorso. [v.116] <hi rend="italic">Ti vidi tali sproni al fianco</hi>. Cioè vidi i tuoi desiderii essere in tal gagliardia. [v.119] <hi rend="italic">Condutto</hi>. Condotto. [v.120] <hi rend="italic">Onde</hi>. Di che. Della qual cosa. [v.121] <hi rend="italic">Assai fora gran frutto</hi>. Frutto abbastanza grande sarebbe. [v.122] <hi rend="italic">Pur ch'io</hi>. Purchè io. [v.124] <hi rend="italic">Di poca fede!</hi> Uomo di poca fede. [v.126] <hi rend="italic">In vista</hi>. Cioè in viso. <hi rend="italic">S'accendessi</hi>. Che si accendesse. [v.129] <hi rend="italic">Che</hi>. Relativo di <hi rend="italic">nodo. Avei</hi>. Avevi. [v.130] <hi rend="italic">Il bel nome</hi>. La bella fama. [v.132] <hi rend="italic">Modo</hi>. Moderazione. Misura. [v.133] <hi rend="italic">Tristi</hi>. Dolorosi. [v.134] <hi rend="italic">Volei</hi>. Volevi. <hi rend="italic">Quel ch'io vedea sempre</hi>. Cioè l'amore che mi portavi. [v.135] Desti a vedere a tutto il mondo quel che tu avevi nel cuore. [v.136] Di qui, da ciò, nacque quel mostrarmiti così fredda; cosa di cui tu ti struggi anco al presente. <hi rend="italic">Distempre</hi>. Distemperi. [vv.137-138] Perocchè nelle altre cose era tra noi due tal concordia, tal conformità, quale è quella che suole esser giunta, congiunta, prodotta, da amore temperato da onestà. <hi rend="italic">Pur che</hi>. Purchè. <hi rend="italic">Tempre</hi>. Temperi. [v.141] <hi rend="italic">L'appalesò</hi>. Le appalesò. <hi rend="italic">L'ascose</hi>. Le ascose. [v.142] <hi rend="italic">Di mercè chiamar</hi>. Di chieder pietà. [v.143] <hi rend="italic">Quand'io</hi>. Ed io al contrario. [v.144] Suppliscasi <hi rend="italic">in me</hi>. [v.145] <hi rend="italic">Perch'altri 'l prema</hi>. Perchè uno lo tenga celato, come faceva io. [v.146] <hi rend="italic">Per andarsi lamentando</hi>. Se uno si va lamentando. [v.149] Ricevetti le tue parole d'amore sola, essendo tu presente, cioè non come io soleva ricevere i tuoi versi, in iscritto e per altre persone, ma dalla tua propria bocca. [v.150] <hi rend="italic">Dir più non osa il nostro amor</hi>. Pare che fossero parole di qualche canzonetta amorosa, che a quei tempi sarà stata cognita, o vero di qualche componimento dello stesso poeta. <hi rend="italic">Cantando</hi>. Alcuni intendono: cantando tu. E questo credo che sia il meglio. Pure può anche intendersi ragionevolmente che alle parole d'amore del poeta, Laura, per torre se d'impaccio e non torre lui di speranza, rispondesse cantando. Che Laura non fosse insolita di cantare vedesi dalla prima terzina del Sonetto Settantesimosesto della prima Parte, e dalla terza stanza della seconda Canzone della Parte seconda. [v.152] <hi rend="italic">Come d'iniqua parte</hi>. Come di parte ingiusta. Cioè come se, avendo io dato a te il cuore e raccolti a me gli occhi, avessi fatto le parti in maniera ingiusta. [v.153] <hi rend="italic">Il meglio e 'l più</hi>. Cioè il mio cuore. <hi rend="italic">Il men</hi>. Cioè gli occhi. [v.154] <hi rend="italic">Che perchè ti fosser tolti</hi>. Che se anche ti furon tolti. Cioè gli occhi miei. [vv.155-156] <hi rend="italic">E più di mille e mille renduti</hi>. Essi occhi ti furono altresì renduti più di mille e mille volte. [v.157] <hi rend="italic">Foran</hi>. Sarebbero. [v.158] <hi rend="italic">Ver</hi>. Verso. <hi rend="italic">Se non che</hi>. Se non fosse stato che. [v.159] Che il tuo pericoloso ardore non ci conducesse a qualche mal passo. [v.163] <hi rend="italic">Assai</hi>. Abbastanza. [v.165] Che ebbi troppo oscura patria. [v.167] <hi rend="italic">Al tuo fiorito nido</hi>. Alla bella Firenze tua patria. Dice <hi rend="italic">fiorito</hi> per allusione alla voce <hi rend="italic">Fiorenza</hi>. [v.168] Ma abbastanza bello fu quel paese dal quale, nel quale, io ti piacqui. [v.169] <hi rend="italic">Che</hi>. Perocchè, per essere io nata così lungi dalla tua patria. Si riferisce a' due primi versi della terzina di sopra. <hi rend="italic">Il cor</hi>. Cioè il tuo cuore. <hi rend="italic">Del qual sol io mi fido</hi>. Nel qual solo è riposta ogni mia confidenza. [v.170] <hi rend="italic">Altrove</hi>. Cioè ad altro amore. <hi rend="italic">Essendo</hi>. Essendo io. [v.171] <hi rend="italic">Fora</hi>. Sarei. <hi rend="italic">Chiara</hi>. Famosa. <hi rend="italic">Grido</hi>. Celebrità. Rinomanza. [vv.172-173] <hi rend="italic">La rota terza del ciel</hi>. La terza sfera del cielo. Cioè quella di Venere. [v.174] <hi rend="italic">Ovunque fosse</hi>. Ove che ciò si fosse. [v.175] <hi rend="italic">Che si sia</hi>. Che che sia. Sia quel che si voglia. [v.176] <hi rend="italic">Per tuo diletto</hi>. A causa del piacer che tu provi. [v.178] <hi rend="italic">Dell'aurato letto</hi>. Dal suo talamo d'oro. [v.181] <hi rend="italic">Questa</hi>. Cioè l'Aurora. <hi rend="italic">Partirci</hi>. Dividerci. Separarci. <hi rend="italic">Onde</hi>. Della qual cosa. [v.182] <hi rend="italic">Studia</hi>. Procura. Ingègnati. [v.183] Cioè, proporziona la quantità delle tue parole a quella del tempo. [v.184] <hi rend="italic">Leve</hi>. Lieve. [v.185] <hi rend="italic">Il parlar</hi>. Il tuo parlare. <hi rend="italic">Pio</hi>. Pietoso. [v.188] Sono per seguitarvi, cioè morrò, tardi o presto. [v.189] <hi rend="italic">Già mossa</hi>. Già mossa per partirsi. <hi rend="italic">Al creder mio</hi>. Per quel che io credo.</note>
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<head>Trionfo della Fama 1</head>
<argument><p>Continuando il suo sogno, del quale parlò nel primo capitolo del Trionfo d'Amore, notifica come, dopo la partita della Morte, sopraggiunse la Fama trionfante; e descrivendo le persone famigerate che la seguitavano, ne fa tre schiere: una de' Romani o per armi o per altra opera chiari, eccettochè per lettere; una de' forestieri medesimamente celebri per altra via, che per lettere; e una de' Romani e de' forestieri illustri per lettere. In questo capitolo, che va congiunto col primo del Trionfo della Morte, pone la prima schiera.</p></argument>
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<l>Da poi che Morte trionfò nel volto</l>
<l>Che di me stesso trionfar solea,</l>
<l>E fu del nostro mondo il suo Sol tolto;</l>
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<l>Partissi quella dispietata e rea,</l>
<l>Pallida in vista, orribile, e superba</l>
<l>Che 'l lume di beltate spento avea:</l>
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<l>Quando, mirando intorno su per l'erba,</l>
<l>Vidi dall'altra parte giunger quella</l>
<l>Che trae l'uom del sepolcro, e 'n vita il serba.</l>
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<l>Quale in sul giorno l'amorosa stella</l>
<l>Suol venir d'oriente innanzi al sole,</l>
<l>Che s'accompagna volentier con ella;</l>
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<l>Cotal venia. Ed or di quali scole</l>
<l>Verrà 'l maestro che descriva appieno</l>
<l>Quel ch'i' vo' dir in semplici parole?</l>
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<l>Era d'intorno il ciel tanto sereno,</l>
<l>Che per tutto 'l desio ch'ardea nel core,</l>
<l>L'occhio mio non potea non venir meno.</l>
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<l>Scolpito per le fronti era 'l valore</l>
<l>Dell'onorata gente; dov'io scorsi</l>
<l>Molti di quei che legar vidi Amore.</l>
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<l>Da man destra, ove prima gli occhi porsi,</l>
<l>La bella donna avea Cesare e Scipio;</l>
<l>Ma qual più presso, a gran pena m'accorsi.</l>
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<l>L'un di virtute e non d'amor mancipio,</l>
<l>L'altro d'entrambi: e poi mi fu mostrata,</l>
<l>Dopo sì glorioso e bel principio,</l>
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<l>Gente di ferro e di valor armata,</l>
<l>Siccome in Campidoglio al tempo antico</l>
<l>Talora per via Sacra o per via Lata.</l>
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<l>Venian tutti in quell'ordine ch'i' dico,</l>
<l>E leggeasi a ciascuno intorno al ciglio</l>
<l>Il nome al mondo più di gloria amico.</l>
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<l>I' era intento al nobile bisbiglio,</l>
<l>Al volto, agli atti: e di que' primi due</l>
<l>L'un seguiva il nipote e l'altro il figlio,</l>
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<l>Che sol, senz'alcun par, al mondo fue;</l>
<l>E quei che volser a' nemici armati</l>
<l>Chiuder il passo con le membra sue,</l>
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<l>Duo padri, da tre figli accompagnati;</l>
<l>L'un giva innanzi, e duo ne venian dopo;</l>
<l>E l'ultim'era 'l primo tra' laudati.</l>
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<l>Poi fiammeggiava a guisa di un piropo</l>
<l>Colui che col consiglio e con la mano</l>
<l>A tutta Italia giunse al maggior uopo:</l>
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<l>Di Claudio dico, che notturno e piano,</l>
<l>Come 'l Metauro vide, a purgar venne</l>
<l>Di ria semenza il buon campo romano.</l>
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<l>Egli ebbe occhi al veder, al volar penne:</l>
<l>Ed un gran vecchio il secondava appresso,</l>
<l>Che con arte Anniballe a bada tenne.</l>
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<l>Un altro Fabio, e duo Caton con esso;</l>
<l>Duo Paoli, duo Bruti e duo Marcelli;</l>
<l>Un Regol ch'amò Roma e non se stesso;</l>
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<l>Un Curio ed un Fabrizio, assai più belli</l>
<l>Con la lor povertà che Mida o Crasso</l>
<l>Con l'oro, ond'a virtù furon ribelli;</l>
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<l>Cincinnato e Serran, che solo un passo</l>
<l>Senza costor non vanno; e 'l gran Cammillo</l>
<l>Di viver prima, che di ben far, lasso;</l>
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<l>Perch'a sì alto grado il Ciel sortillo,</l>
<l>Che sua chiara virtute il ricondusse</l>
<l>Ond'altrui cieca rabbia dipartillo.</l>
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<l>Poi quel Torquato che 'l figliuol percusse,</l>
<l>E viver orbo per amor sofferse</l>
<l>Della milizia, perch'orba non fusse.</l>
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<l>L'un Decio e l'altro, che col petto aperse</l>
<l>Le schiere de' nemici: o fiero voto,</l>
<l>Che 'l padre e 'l figlio ad una morte offerse!</l>
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<l>Curzio con lor venia, non men devoto,</l>
<l>Che di se e dell'arme empiè lo speco</l>
<l>In mezzo 'l foro orribilmente voto.</l>
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<l>Mummio, Levino, Attilio; ed era seco</l>
<l>Tito Flaminio, che con forza vinse,</l>
<l>Ma assai più con pietate, il popol greco.</l>
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<l>Eravi quel che 'l re di Siria cinse</l>
<l>D'un magnanimo cerchio, e con la fronte</l>
<l>E con la lingua a suo voler lo strinse;</l>
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<l>E quel ch'armato, sol, difese il monte,</l>
<l>Onde poi fu sospinto; e quel che solo</l>
<l>Contra tutta Toscana tenne il ponte;</l>
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<l>E quel ch'in mezzo del nemico stuolo</l>
<l>Mosse la mano indarno, e poscia l'arse,</l>
<l>Sì seco irato che non sentì 'l duolo;</l>
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<lg>
<l>E chi 'n mar prima vincitor apparse</l>
<l>Contr'a' Cartaginesi; e chi lor navi</l>
<l>Fra Sicilia e Sardigna ruppe e sparse.</l>
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<l>Appio conobbi agli occhi, e a' suoi, che gravi</l>
<l>Furon sempre e molesti all'umil plebe:</l>
<l>Poi vidi un grande con atti soavi;</l>
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<l>E se non che 'l suo lume all'estremo ebe,</l>
<l>Fors'era 'l primo; e certo fu fra noi</l>
<l>Qual Bacco, Alcide, Epaminonda a Tebe:</l>
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<l>Ma 'l peggio è viver troppo: e vidi poi</l>
<l>Quel che dell'esser suo destro e leggero</l>
<l>Ebbe 'l nome, e fu 'l fior degli anni suoi;</l>
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<l>E quanto in arme fu crudo e severo,</l>
<l>Tanto quel che 'l seguiva era benigno,</l>
<l>Non so se miglior duce o cavaliero.</l>
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<l>Poi venia quel che 'l livido maligno</l>
<l>Tumor di sangue, bene oprando, oppresse;</l>
<l>Volumnio nobil, d'alta laude digno.</l>
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<l>Cosso, Filon, Rutilio; e dalle spesse</l>
<l>Luci in disparte tre Soli ir vedeva,</l>
<l>E membra rotte, e smagliate arme e fesse;</l>
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<l>Lucio Dentato e Marco Sergio e Sceva;</l>
<l>Quei tre folgori, e tre scogli di guerra:</l>
<l>Ma l'un rio successor di fama leva.</l>
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<l>Mario poi, che Giugurta e i Cimbri atterra,</l>
<l>E 'l tedesco furor; e Fulvio Flacco,</l>
<l>Ch'agl'ingrati troncar, a bel studio erra;</l>
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<lg>
<l>E 'l più nobile Fulvio; e sol un Gracco</l>
<l>Di quel gran nido garrulo e inquieto,</l>
<l>Che fe 'l popol roman più volte stracco;</l>
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<l>E quel che parve altrui beato e lieto,</l>
<l>Non dico fu, che non chiaro si vede</l>
<l>Un chiuso cor in suo alto secreto:</l>
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<l>Metello dico; e suo padre, e suo rede;</l>
<l>Che già di Macedonia e de' Numidi</l>
<l>E di Creta e di Spagna addusser prede.</l>
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<l>Poscia Vespasian col figlio vidi,</l>
<l>Il buono e 'l bello, non già 'l bello e 'l rio;</l>
<l>E 'l buon Nerva e Traian, principi fidi;</l>
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<l>Elio Adriano e 'l suo Antonin Pio;</l>
<l>Bella successione infino a Marco;</l>
<l>Ch'ebber almeno il natural desio.</l>
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<l>Mentre che, vago, oltra con gli occhi varco,</l>
<l>Vidi 'l gran fondator, e i regi cinque:</l>
<l>L'altr'era in terra di mal peso carco,</l>
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<l>Come adiviene a chi virtù relinque.</l>
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<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">Da poi che</hi>. Poichè. Posciachè. [v.3] <hi rend="italic">Del nostro mondo</hi>. Da questa terra. <hi rend="italic">Suo</hi>. Cioè d'esso mondo. [v.4] <hi rend="italic">Quella dispietata e rea</hi>. Cioè la Morte. [v.8] <hi rend="italic">Quella</hi>. Cioè la Fama. [v.9] <hi rend="italic">Del</hi>. Dal. [v.10] <hi rend="italic">In sul giorno</hi>. In sul far del giorno. <hi rend="italic">L'amorosa stella</hi>. Il pianeta di Venere. La diana. [v.13] <hi rend="italic">Di</hi>. Da. <hi rend="italic">Scole</hi>. Scuole di arte rettorica o poetica. [v.14] <hi rend="italic">Maestro</hi>. Dicitore eccellente. [v.17] <hi rend="italic">Per tutto 'l desio</hi>. Con tutto, non ostante, il gran desiderio di rimirare. <hi rend="italic">Nel core</hi>. Nel mio cuore. [v.18] <hi rend="italic">Non venir meno</hi>. Non essere abbagliato dalla gran luce. [v.19] <hi rend="italic">Per le</hi>. Cioè nelle. [v.20] <hi rend="italic">Dell'onorata gente</hi>. Che veniva in compagnia della Fama. <hi rend="italic">Dove</hi>. Tra la quale. [v.21] <hi rend="italic">Che legar vidi Amore</hi>. Ch'io vidi esser legati da Amore. [v.22] <hi rend="italic">Ove</hi>. Alla qual parte. <hi rend="italic">Porsi</hi>. Volsi. [v.23] <hi rend="italic">La bella donna</hi>. La Fama. [v.24] <hi rend="italic">Qual</hi>. Qual di questi due. Accusativo. <hi rend="italic">Più presso</hi>. Suppliscasi <hi rend="italic">ella avesse</hi>. [v.25] <hi rend="italic">L'un</hi>. Cioè Scipione. <hi rend="italic">Mancipio</hi>. Schiavo. [v.26] <hi rend="italic">L'altro</hi>. Cesare. [v.29] <hi rend="italic">Siccome</hi>. Suppliscasi <hi rend="italic">si vedeva</hi> o <hi rend="italic">veniva</hi> o altra cosa tale. [v.30] <hi rend="italic">Per via Sacra o per via Lata</hi>. Strade trionfali di Roma. [v.31] <hi rend="italic">Ch'i' dico</hi>. Che io sto dicendo. Che io sono per dire. [v.32] <hi rend="italic">Intorno al ciglio</hi>. Presso al ciglio. Cioè nella fronte, come ha detto sopra. [v.33] <hi rend="italic">Più</hi>. Massimamente. Sopra gli altri. <hi rend="italic">Di gloria amico</hi>. Dipende da <hi rend="italic">nome</hi>. [v.35] <hi rend="italic">Di que' primi due</hi>. Scipione e Cesare. [v.36] <hi rend="italic">L'un</hi>. Scipione. Accusativo. <hi rend="italic">Il nipote</hi>. Scipione Affricano minore. <hi rend="italic">L'altro</hi>. Cesare. Accusativo. <hi rend="italic">Il figlio</hi>. Ottaviano Augusto. [v.37] <hi rend="italic">Par</hi>. Pari. <hi rend="italic">Fue</hi>. Fu. [v.38] <hi rend="italic">Quei</hi>. Publio e Gneo Scipioni; quegli padre di Scipione Affricano maggiore e di Scipione Asiatico, questi di Scipione Nasica. <hi rend="italic">Volser</hi>. Vollero. [v.40] <hi rend="italic">Duo padri</hi>. I suddetti Publio e Gneo. <hi rend="italic">Da tre figli</hi>. Dall'Affricano maggiore, dall'Asiatico e da Nasica. [v.41] <hi rend="italic">L'un</hi>. L'Affricano maggiore. <hi rend="italic">Duo</hi>. L'Asiatico e Nasica. [v.42] <hi rend="italic">L'ultimo</hi>. Nasica. <hi rend="italic">Il primo tra' laudati</hi>. Il più lodato, per la bontà dei costumi. [v.45] <hi rend="italic">Uopo</hi>. Bisogno. [v.46] <hi rend="italic">Claudio</hi>. Claudio Nerone. <hi rend="italic">Notturno e piano</hi>. Cioè, di nottetempo e quetamente. [v.47] <hi rend="italic">Come 'l Metauro vide</hi>. Veduto che ebbe il Metauro. Giunto al Metauro. [v.48] <hi rend="italic">Di ria semenza</hi>. Cioè de' Cartaginesi. <hi rend="italic">Il buon campo romano</hi>. Il paese romano. L'Italia. [v.50] <hi rend="italic">Un gran vecchio</hi>. Fabio Massimo dittatore. <hi rend="italic">Il secondava appresso</hi>. Cioè veniva subito dopo lui. [v.52] <hi rend="italic">Un altro Fabio</hi>. Fabio Rutiliano. [v.53] <hi rend="italic">Duo Paoli</hi>. I due Paoli Emili, padre e figlio. <hi rend="italic">Duo Marcelli</hi>. Padre e figlio. [v.57] <hi rend="italic">Onde</hi>. Per cui. [vv.58-59] <hi rend="italic">Che solo un passo senza costor non vanno</hi>. Che non si discostano un punto da Fabrizio e da Curio. Vuol dire: che nei loro costumi e fatti furono somigliantissimi a questi due. [v.60] <hi rend="italic">Di ben far</hi>. Di far bene, cioè alla sua patria. [v.63] <hi rend="italic">Onde</hi>. Colà onde. Vuol dir, dall'esilio in patria. [v.64] <hi rend="italic">Percusse</hi>. Percosse. Vuol dir condannò a morte. [vv.65-66] E sofferse di viver orbo, cioè privo del figlio, per amore della milizia, acciocchè ella non fosse orba, cioè a dir priva della buona disciplina. [vv.67-68] <hi rend="italic">Col petto aperse le schiere de' nemici</hi>. Si scagliò in mezzo ai nemici per essere ucciso. [v.69] <hi rend="italic">Ad una morte offerse</hi>. Recò ad una medesima qualità di morte. [v.70] <hi rend="italic">Non men devoto</hi>. Medesimamente, cioè come i Deci, devoto, cioè sacro per voto, agli Dei d'inferno, in pro della patria. [v.73] <hi rend="italic">Attilio</hi>. Attilio Calatino. [v.76] <hi rend="italic">Quel</hi>. Gneo Pompilio. <hi rend="italic">Il re di Siria</hi>. Antioco. [v.78] <hi rend="italic">A suo voler</hi>. A fare il suo volere. <hi rend="italic">Strinse</hi>. Costrinse. [v.79] <hi rend="italic">Quel</hi>. Manlio Capitolino. <hi rend="italic">Il monte</hi>. Del Campidoglio. [v.80] <hi rend="italic">Onde poi fu sospinto</hi>. Dal quale poi fu precipitato. <hi rend="italic">Quel</hi>. Orazio Coclite. [v.81] <hi rend="italic">Tenne</hi>. Difese. [v.82] <hi rend="italic">Quel</hi>. Muzio Scevola. [v.83] <hi rend="italic">Mosse la mano indarno</hi>. Cioè, volendo uccider Porsena, sbagliò il colpo. [v.84] <hi rend="italic">Che</hi>. Dipende da <hi rend="italic">sì</hi>. [v.85] E colui che riportò la prima vittoria navale. Vuol dir Caio Duillio. [v.86] <hi rend="italic">Chi</hi>. Colui che. Cioè Lutazio Catulo. [v.88] <hi rend="italic">Appio</hi>. Appio Claudio cieco. <hi rend="italic">Agli occhi, e a' suoi</hi>. Cioè dalla sua cecità e dalla compagnia di quelli della sua famiglia. [v.90] <hi rend="italic">Un grande</hi>. Pompeo magno. [v.91] <hi rend="italic">Se non che</hi>. Se non fosse che. <hi rend="italic">All'estremo</hi>. In sull'ultimo. <hi rend="italic">Ebe</hi>. Langue. [v.92] <hi rend="italic">Fra noi</hi>. Fra gl'Italiani. [v.95] <hi rend="italic">Quel</hi>. Papirio Cursore. <hi rend="italic">Dell'esser suo destro e leggero</hi>. Dalla sua destrezza ed agilità. [v.96] <hi rend="italic">Ebbe 'l nome</hi>. Di Cursore. <hi rend="italic">Degli anni suoi</hi>. Cioè degli uomini del suo tempo. [v.98] <hi rend="italic">Quel che 'l seguiva</hi>. Intendono chi Valerio Corvino, chi altri. [v.100] <hi rend="italic">Che</hi>. Accusativo. [v.101] <hi rend="italic">Tumor di sangue</hi>. Vuol dire Appio Claudio, gonfio della nobiltà della sua stirpe. <hi rend="italic">Bene oprando</hi>. Bene operante. Riferiscasi a Volunnio. [v.102] <hi rend="italic">Digno</hi>. Degno. [vv.103-104] <hi rend="italic">Dalle spesse luci in disparte</hi>. Cioè in disparte da quella moltitudine di valorosi ed illustri. <hi rend="italic">Vedeva</hi>. Io vedeva. [v.108] Ma l'uno di essi, cioè Marco Sergio, è levato, cioè privato, di fama, da un malvagio discendente, cioè da Sergio Catilina. [v.111] Che erra a bella posta per troncar la vita agl'ingrati. Fulvio Flacco avute lettere del senato romano, immaginando che esse, come era vero, facessero grazia della vita a quelli di Capua, indugiò di leggerle insin dopo che ebbe fatto troncar la testa ai colpevoli. [v.112] <hi rend="italic">Il più nobile Fulvio</hi>. Fulvio Nobiliore. <hi rend="italic">E sol un Gracco</hi>. Pone tra i famosi un solo della casa dei Gracchi, cioè il padre di Tiberio e di Caio. [v.113] <hi rend="italic">Di quel gran nido</hi>. Cioè di quella insigne famiglia. [v.114] <hi rend="italic">Fe</hi>. Fece. [v.118] <hi rend="italic">Metello</hi>. Quinto Metello Felice. <hi rend="italic">Rede</hi>. Erede. Figlio. [v.122] Dico col figlio Tito, e non già con Domiziano. [v.125] Bella successione di principi; Nerva, Traiano, Adriano, Antonino Pio e Marco Aurelio. [v.126] <hi rend="italic">Il natural desio</hi>. La rettitudine e la virtù naturale e morale, se non ebbero la teologica. [v.127] <hi rend="italic">Vago</hi>. Cupido. <hi rend="italic">Oltra con gli occhi varco</hi>. Varco, cioè, passo oltre cogli occhi. [v.128] Vidi Romolo e i cinque re che vennero dopo, lui. [v.129] <hi rend="italic">L'altro</hi>. Il settimo ed ultimo re, cioè Tarquinio Superbo. <hi rend="italic">Di mal peso carco</hi>. Cioè carico di catene, o cosa tale. [v.130] <hi rend="italic">Adiviene</hi>. Avviene. <hi rend="italic">Relinque</hi>. Abbandona.</note>
</div2>
<div2>
<head>Trionfo della Fama 2</head>
<argument><p>In questo prima significa come trapassasse dalla vista de' Romani, già mentovati, a' forestieri; poi nomina i forestieri, molti con piena lode, e molti con iscemamento di essa.</p></argument>
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<lg>
<l>Pien d'infinita e nobil maraviglia</l>
<l>Presi a mirar il buon popol di Marte,</l>
<l>Ch'al mondo non fu mai simil famiglia.</l>
</lg>
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<l>Giugnea la vista con l'antiche carte,</l>
<l>Ove son gli alti nomi e i sommi pregi,</l>
<l>E sentia nel mio dir mancar gran parte.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma disviarmi i peregrini egregi:</l>
<l>Annibal primo, e quel cantato in versi</l>
<l>Achille, che di fama ebbe gran fregi:</l>
</lg>
<lg>
<l>I duo chiari Troiani e i duo gran Persi;</l>
<l>Filippo e 'l figlio, che da Pella agl'Indi</l>
<l>Correndo vinse paesi diversi.</l>
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<l>Vidi l'altr'Alessandro non lunge indi,</l>
<l>Non già correr così, ch'ebb'altro intoppo.</l>
<l>Quanto del vero onor, Fortuna, scindi!</l>
</lg>
<lg>
<l>I tre Teban ch'io dissi, in un bel groppo;</l>
<l>Nell'altro, Aiace, Diomede e Ulisse,</l>
<l>Che desiò del mondo veder troppo:</l>
</lg>
<lg>
<l>Nestor, che tanto seppe e tanto visse;</l>
<l>Agamennon e Menelao, che 'n spose</l>
<l>Poco felici, al mondo fer gran risse.</l>
</lg>
<lg>
<l>Leonida, ch'a' suoi lieto propose</l>
<l>Un duro prandio, una terribil cena,</l>
<l>E 'n poca piazza fe mirabil cose.</l>
</lg>
<lg>
<l>Alcibiade, che sì spesso Atena</l>
<l>Come fu suo piacer volse e rivolse</l>
<l>Con dolce lingua e con fronte serena.</l>
</lg>
<lg>
<l>Milciade, che 'l gran giogo a Grecia tolse;</l>
<l>E 'l buon figliuol, che con pietà perfetta</l>
<l>Legò se vivo, e 'l padre morto sciolse:</l>
</lg>
<lg>
<l>Temistocle e Teseo con questa setta;</l>
<l>Aristide, che fu un greco Fabrizio:</l>
<l>A tutti fu crudelmente interdetta</l>
</lg>
<lg>
<l>La patria sepoltura; e l'altrui vizio</l>
<l>Illustra lor; che nulla meglio scopre</l>
<l>Contrari duo con picciol interstizio.</l>
</lg>
<lg>
<l>Focion va con questi tre di sopre,</l>
<l>Che di sua terra fu scacciato e morto;</l>
<l>Molto diverso il guidardon dall'opre.</l>
</lg>
<lg>
<l>Com'io mi volsi, il buon Pirro ebbi scorto,</l>
<l>E 'l buon re Massinissa; e gli era avviso,</l>
<l>D'esser senza i Roman, ricever torto.</l>
</lg>
<lg>
<l>Con lui, mirando quinci e quindi fiso,</l>
<l>Ieron siracusan conobbi, e 'l crudo</l>
<l>Amilcare da lor molto diviso.</l>
</lg>
<lg>
<l>Vidi, qual uscì già del foco, ignudo</l>
<l>Il re di Lidia, manifesto esempio</l>
<l>Che poco val contra Fortuna scudo.</l>
</lg>
<lg>
<l>Vidi Siface pari a simil scempio;</l>
<l>Brenno, sotto cui cadde gente molta,</l>
<l>E poi cadd'ei sotto 'l famoso tempio.</l>
</lg>
<lg>
<l>In abito diversa, in popol folta</l>
<l>Fu quella schiera: e mentre gli occhi alti ergo,</l>
<l>Vidi una parte tutta in se raccolta:</l>
</lg>
<lg>
<l>E quel che volse a Dio far grande albergo</l>
<l>Per abitar fra gli uomini, era 'l primo;</l>
<l>Ma chi fe l'opra, gli venia da tergo:</l>
</lg>
<lg>
<l>A lui fu destinato; onde da imo</l>
<l>Perdusse al sommo l'edificio santo,</l>
<l>Non tal dentro architetto, com'io stimo.</l>
</lg>
<lg>
<l>Poi quel ch'a Dio familiar fu tanto</l>
<l>In grazia, a parlar seco a faccia a faccia,</l>
<l>Che nessun altro se ne può dar vanto:</l>
</lg>
<lg>
<l>E quel che, come un animal s'allaccia,</l>
<l>Con la lingua possente legò il sole,</l>
<l>Per giugner de' nemici suoi la traccia.</l>
</lg>
<lg>
<l>O fidanza gentil! chi Dio ben cole,</l>
<l>Quanto Dio ha creato, aver suggetto,</l>
<l>E 'l ciel tener con semplici parole!</l>
</lg>
<lg>
<l>Poi vidi 'l padre nostro, a cui fu detto</l>
<l>Ch'uscisse di sua terra e gisse al loco</l>
<l>Ch'all'umana salute era già eletto:</l>
</lg>
<lg>
<l>Seco 'l figlio e 'l nipote, a cui fu 'l gioco</l>
<l>Fatto delle due spose; e 'l saggio e casto</l>
<l>Giosef dal padre lontanarsi un poco.</l>
</lg>
<lg>
<l>Poi, stendendo la vista quant'io basto,</l>
<l>Rimirando ove l'occhio oltra non varca,</l>
<l>Vidi 'l giusto Ezechia e Sanson guasto.</l>
</lg>
<lg>
<l>Di qua da lui chi fece la grand'arca,</l>
<l>E quel che cominciò poi la gran torre,</l>
<l>Che fu sì di peccato e d'error carca.</l>
</lg>
<lg>
<l>Poi quel buon Giuda, a cui nessun può torre</l>
<l>Le sue leggi paterne, invitto e franco</l>
<l>Com'uom che per giustizia a morte corre.</l>
</lg>
<lg>
<l>Già era il mio desir presso che stanco,</l>
<l>Quando mi fece una leggiadra vista</l>
<l>Più vago di veder ch'io ne foss'anco.</l>
</lg>
<lg>
<l>Io vidi alquante donne ad una lista:</l>
<l>Antiope ed Oritia armata e bella;</l>
<l>Ippolita, del figlio afflitta e trista,</l>
</lg>
<lg>
<l>E Menalippe; e ciascuna sì snella</l>
<l>Che vincerle fu gloria al grande Alcide,</l>
<l>Che l'una ebbe, e Teseo l'altra sorella:</l>
</lg>
<lg>
<l>La vedova, che sì secura vide</l>
<l>Morto 'l figliuol, e tal vendetta feo</l>
<l>Ch'uccise Ciro, ed or sua fama uccide.</l>
</lg>
<lg>
<l>Però vedendo ancora il suo fin reo,</l>
<l>Par che di novo a sua gran colpa moia;</l>
<l>Tanto quel dì del suo nome perdeo.</l>
</lg>
<lg>
<l>Poi vidi quella che mal vide Troia;</l>
<l>E fra queste una vergine latina</l>
<l>Ch'in Italia a' Troian fe tanta noia.</l>
</lg>
<lg>
<l>Poi vidi la magnanima reina,</l>
<l>Con una treccia avvolta e l'altra sparsa,</l>
<l>Corse alla babilonica ruina.</l>
</lg>
<lg>
<l>Poi vidi Cleopatra: e ciascun'arsa</l>
<l>D'indegno foco: e vidi in quella tresca</l>
<l>Zenobia, del suo onor assai più scarsa.</l>
</lg>
<lg>
<l>Bell'era; e nell'età fiorita e fresca:</l>
<l>Quanto in più gioventute e 'n più bellezza,</l>
<l>Tanto par ch'onestà sua laude accresca.</l>
</lg>
<lg>
<l>Nel cor femmineo fu tanta fermezza,</l>
<l>Che col bel viso e con l'armata coma</l>
<l>Fece temer chi per natura sprezza:</l>
</lg>
<lg>
<l>I' parlo dell'imperio alto di Roma,</l>
<l>Che con arme assalio; bench'all'estremo</l>
<l>Fosse al nostro trionfo ricca soma.</l>
</lg>
<lg>
<l>Fra i nomi che 'n dir breve ascondo e premo,</l>
<l>Non fia Giudit, la vedovetta ardita,</l>
<l>Che fe 'l folle amador del capo scemo.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma Nino, ond'ogn'istoria umana è ordita,</l>
<l>Dove lasc'io? e 'l suo gran successore,</l>
<l>Che superbia condusse a bestial vita?</l>
</lg>
<lg>
<l>Belo dove riman, fonte d'errore,</l>
<l>Non per sua colpa? dov'è Zoroastro,</l>
<l>Che fu dell'arte magica inventore?</l>
</lg>
<lg>
<l>E chi de' nostri duci che 'n duro astro</l>
<l>Passar l'Eufrate, fece 'l mal governo,</l>
<l>All'italiche doglie fiero impiastro?</l>
</lg>
<lg>
<l>Ov'è 'l gran Mitridate, quell'eterno</l>
<l>Nemico de' Roman, che sì ramingo</l>
<l>Fuggì dinanzi a lor la state e 'l verno?</l>
</lg>
<lg>
<l>Molte gran cose in picciol fascio stringo.</l>
<l>Ov'è 'l re Artù; e tre Cesari Augusti,</l>
<l>Un d'Affrica, un di Spagna, un Loteringo?</l>
</lg>
<lg>
<l>Cingean costu'i suoi dodici robusti:</l>
<l>Poi venia solo il buon duce Goffrido,</l>
<l>Che fe l'impresa santa e i passi giusti.</l>
</lg>
<lg>
<l>Questo (di ch'io mi sdegno e 'ndarno grido)</l>
<l>Fece in Gierusalem con le sue mani</l>
<l>Il mal guardato e già negletto nido.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ite superbi, o miseri Cristiani,</l>
<l>Consumando l'un l'altro, e non vi caglia</l>
<l>Che 'l sepolcro di Cristo è in man di cani.</l>
</lg>
<lg>
<l>Raro o nessun ch'in alta fama saglia</l>
<l>Vidi dopo costui (s'io non m'inganno),</l>
<l>O per arte di pace o di battaglia.</l>
</lg>
<lg>
<l>Pur, com'uomini eletti ultimi vanno,</l>
<l>Vidi verso la fine il Saracino</l>
<l>Che fece a' nostri assai vergogna e danno.</l>
</lg>
<lg>
<l>Quel di Luria seguiva il Saladino:</l>
<l>Poi 'l duca di Lancastro, che pur dianzi</l>
<l>Er'al regno de' Franchi aspro vicino.</l>
</lg>
<lg>
<l>Miro, com'uom che volentier s'avanzi,</l>
<l>S'alcuno vi vedessi qual egli era</l>
<l>Altrove agli occhi miei veduto innanzi;</l>
</lg>
<lg>
<l>E vidi duo che si partir iersera</l>
<l>Di questa nostra etate e del paese:</l>
<l>Costor chiudean quell'onorata schiera:</l>
</lg>
<lg>
<l>Il buon Re sicilian, ch'in alto intese,</l>
<l>E lunge vide, e fu verament'Argo:</l>
<l>Dall'altra parte il mio gran Colonnese,</l>
</lg>
<lg>
<l>Magnanimo, gentil, costante e largo.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.2] <hi rend="italic">Il buon popol di Marte</hi>. Cioè il popolo romano. [vv.4-6] Io congiungeva, cioè a dir confrontava, le cose che io vedeva cogli antichi libri, dove sono descritti i nomi, le virtù e le opere di quella gente; e mi accorgeva che in sì fatto discorso della mia memoria mancava gran parte del vero, cioè che le cose scritte nei libri erano di gran lunga inferiori alle vere. [v.7] <hi rend="italic">Disviarmi</hi>. Mi disviarono, mi distolsero, da questi pensieri. <hi rend="italic">I peregrini</hi>. Gli stranieri. [v.10] <hi rend="italic">I duo chiari Troiani</hi>. Ettore ed Enea. <hi rend="italic">I duo gran Persi</hi>. Intendo di Ciro e di Cambise. [v.11] <hi rend="italic">Il figlio</hi>. Alessandro magno. <hi rend="italic">Pella</hi>. Metropoli della Macedonia. [v.13] <hi rend="italic">L'altr'Alessandro</hi>. L'epirota. <hi rend="italic">Indi</hi>. Di là. [v.14] <hi rend="italic">Ebb'altro intoppo</hi>. Ebbe a fare con ben altra gente che quella che fu soggiogata da Alessandro magno. [v.15] Vuol dire che questo Alessandro si avrebbe acquistato gloria pari al macedone, se non fosse stata la diversità della fortuna. <hi rend="italic">Scindi</hi>. Tagli. Levi. [v.16] <hi rend="italic">I tre Teban</hi>. Bacco, Ercole, Epaminonda. Suppliscasi <hi rend="italic">vidi. Ch'io dissi</hi>. Nel novantesimoterzo verso del Capitolo precedente. [v.17] <hi rend="italic">Nell'altro</hi>. In un altro groppo. [vv.20-21] <hi rend="italic">In spose poco felici</hi>. Poco felici nelle mogli. <hi rend="italic">Fer</hi>. Fecero. <hi rend="italic">Risse</hi>. Cioè guerre. [v.22] <hi rend="italic">A' suoi</hi>. A' suoi trecento soldati. [v.23] Disse alla sua gente: pranzate, compagni, che avete a cenar questa sera tra i morti. <hi rend="italic">Prandio</hi>. Pranzo. [v.24] <hi rend="italic">In poca piazza</hi>. In piccolo spazio. In luogo angusto. Cioè nello stretto delle Termopile. [v.25] <hi rend="italic">Atena</hi>. Atene. [v.26] <hi rend="italic">Come fu suo piacer</hi>. A suo piacer. Come a lui piacque. [v.28] Milziade, che salvò la Grecia dalla servitù de' Persiani. [v.29] <hi rend="italic">E 'l buon figliuol</hi>. Cimone. [v.30] Perchè il corpo del padre, morto in prigione, non fosse privato di sepoltura, consentì di star prigione esso. [v.31] <hi rend="italic">Con questa setta</hi>. Con questa schiera. Cioè con Alcibiade e Milziade detti di sopra, e con Aristide e Focione che si diranno appresso, tutti Ateniesi trattati dai lor cittadini sconoscentemente. [v.34] <hi rend="italic">L'altrui vizio</hi>. La perversità dei loro cittadini. [vv.35-36] <hi rend="italic">Nulla meglio scopre contrari duo con picciol interstizio</hi>. Qui l'errore della lezione nuoce al senso in modo, che contro l'usato da me in questo Comento, e contro il detto nella Prefazione, non posso astenermi di emendarlo. Questo passo, letto così, non ha senso: ma diverrà chiarissimo purchè in vece di <hi rend="italic">con</hi> si legga <hi rend="italic">ch'un</hi>. Il poeta scrisse congiuntamente, secondo l'uso de' tempi suoi <hi rend="italic">chun</hi>; o forse, con ortografia rozza, <hi rend="italic">chon</hi>; o forse anche <hi rend="italic">con</hi>, per <hi rend="italic">c'on</hi>, cioè <hi rend="italic">c'un</hi>. I copisti più moderni, e gli editori, non seppero distinguere le due parole. Vuol dire dunque: nulla fa meglio apparire due cose contrarie, che il trovarsi esse a poco intervallo l'una dall'altra. [v.37] <hi rend="italic">Con questi tre</hi>. Aristide, Teseo e Temistocle. <hi rend="italic">Di sopre</hi>. Detti di sopra. [v.38] <hi rend="italic">Terra</hi>. Città. <hi rend="italic">Morto</hi>. Ucciso. [v.40] <hi rend="italic">Come</hi>. Quando. Tosto che. <hi rend="italic">Ebbi scorto</hi>. Ebbi veduto. Vidi. [v.41] <hi rend="italic">E gli era avviso</hi>. E parevagli. E stimava. [v.42] Che gli fosse fatto torto, non trovandosi, per non trovarsi, in quel trionfo in compagnia de' Romani, da lui seguitati in sua vita con tanta fede e amicizia. [v.43] <hi rend="italic">Con lui</hi>. Presso a lui. In sua compagnia. Allato a lui. Dipende dalle parole del verso seguente, <hi rend="italic">Ieron siracusan conobbi</hi>, e significa che Ierone era in compagnia di Massinissa. <hi rend="italic">Quinci e quindi</hi>. Di qua e di là. [v.45] Ripetasi <hi rend="italic">conobbi. Da lor</hi>. Da Ierone e da Massinissa, l'uno e l'altro amici dei Romani. <hi rend="italic">Diviso</hi>. Lontano. Dà ad intendere il grande odio portato da Amilcare ai Romani, al contrario di Ierone e di Massinissa. [v.47] <hi rend="italic">Il re di Lidia</hi>. Creso. [v.49] Vidi Siface similmente straziato dalla fortuna. <hi rend="italic">Pari</hi> vuol dir, pari a Creso, o rispetto alla condizione regia, o rispetto alla disavventura, nel qual caso la susseguente preposizione <hi rend="italic">a</hi> varrebbe <hi rend="italic">per</hi>; altrimenti ella si dee pigliare per <hi rend="italic">in</hi>, e riferire a <hi rend="italic">vidi. Pari</hi> si potrebbe anche intendere, a paro con Creso; allato a Creso; in un paio, in una coppia, con Creso. [v.51] <hi rend="italic">Sotto 'l famoso tempio</hi>. Appresso, davanti, al tempio di Delfo. [v.52] <hi rend="italic">In popol folta</hi>. Vuol dir molta di numero. [v.54] <hi rend="italic">Una parte</hi>. Di quella schiera compagna della Fama. [vv.55-56] Intende di Davide. <hi rend="italic">Volse</hi> vuol dir <hi rend="italic">volle, ebbe intenzione</hi>. [v.57] <hi rend="italic">Chi</hi>. Colui che. Cioè Salomone. <hi rend="italic">Fe l'opra</hi>. Fece veramente il tempio, recando ad effetto la intenzione del padre. <hi rend="italic">Da tergo</hi>. Dietro. [v.58] <hi rend="italic">A lui fu destinato</hi>. Il <hi rend="italic">far grande albergo a Dio. Da imo</hi>. Dalle fondamenta. [v.59] <hi rend="italic">Perdusse</hi>. Condusse. <hi rend="italic">Sommo</hi>. Sostantivo. [v.60] Se bene egli a parer mio, non fu tale architetto, non fece così bello edifizio, dentro, cioè nel cuor suo. Accenna i trascorsi di Salomone. [v.61] <hi rend="italic">Quel</hi>. Mosè. [v.62] <hi rend="italic">A parlar</hi>. Da parlare. Che egli parlava. Fino a parlare. Dipende da <hi rend="italic">tanto</hi>. [v.63] Cosa di cui nessun altro si può vantare. [v.64] <hi rend="italic">Quel</hi>. Giosuè. [v.66] Per avere agio di raggiungere i suoi nemici. [v.67] <hi rend="italic">O fidanza gentil!</hi> Oh potere della confidenza che si abbia in Dio! <hi rend="italic">Cole</hi>. Onora. [v.68] <hi rend="italic">Suggetto</hi>. Soggetto. In sua soggezione. [v.69] <hi rend="italic">E 'l ciel tener</hi>. E fermare il cielo. [v.70] <hi rend="italic">Il padre nostro</hi>. Il padre dei credenti. Abramo. [v.72] <hi rend="italic">All'umana salute</hi>. Al nascimento, al soggiorno e alla morte del Salvatore. [vv.73-74] <hi rend="italic">Fu 'l gioco fatto</hi>. Fu fatto, cioè da Labano, il giuoco. [v.75] <hi rend="italic">Lontanarsi</hi>. Vidi allontanarsi. [v.76] <hi rend="italic">Basto</hi>. Posso. [v.77] <hi rend="italic">Ove l'occhio oltra non varca</hi>. Fino al termine che l'occhio non oltrapassa, oltre a cui l'occhio non passa. [v.78] <hi rend="italic">Guasto</hi>. Corrotto, depravato, dalla passione dell'amore. [v.79] <hi rend="italic">Chi</hi>. Vidi colui che. Vuol dir Noè. [v.80] <hi rend="italic">Quel</hi>. Nembrotte. [v.81] <hi rend="italic">Sì</hi>. Sì fattamente. Tanto. [vv.82-83] <hi rend="italic">Giuda</hi>. Il Maccabeo. <hi rend="italic">A cui nessun può torre le sue leggi paterne</hi>. Che nessuno può costringere a lasciar l'osservanza delle sue leggi patrie. [v.85] <hi rend="italic">Il mio desir</hi>. Di vedere e conoscere. <hi rend="italic">Presso che</hi>. Quasi. [v.87] <hi rend="italic">Più vago</hi>. Più cupido. Dipende da <hi rend="italic">mi fece. Ch'io ne foss'anco</hi>. Ch'io ne fossi stato ancora, insino allora. Di quel ch'io era stato prima. Dipende da <hi rend="italic">più</hi>. [v.88] <hi rend="italic">Alquante donne</hi>. Guerriere. <hi rend="italic">Ad una lista</hi>. In una fila. In una schiera. [v.90] <hi rend="italic">Del figlio</hi>. Della sventura del figlio Ippolito. [v.91] <hi rend="italic">Sì snella</hi>. Sì destra in armi. [v.93] Ercole ebbe Menalippe e Teseo Ippolita. [v.94] <hi rend="italic">La vedova</hi>. Tomiri. <hi rend="italic">Secura</hi>. Cioè imperturbata, senza perdersi d'animo. [v.95] <hi rend="italic">Feo</hi>. Fece. [v.96] <hi rend="italic">Sua</hi>. Di Ciro, sconfitto e morto da una femmina. [v.97] Però lo spirito di Ciro, anche oggi, vedendo il brutto fine che fece la sua vita al mondo. [v.98] <hi rend="italic">A</hi>. Con. <hi rend="italic">Moia</hi>. Per la vergogna. [v.99] <hi rend="italic">Quel dì</hi>. In quel dì. <hi rend="italic">Del suo nome</hi>. Della sua gloria. Dipende da <hi rend="italic">tanto. Perdeo</hi>. Perdette. [v.100] <hi rend="italic">Quella</hi>. Pentesilea. <hi rend="italic">Mal</hi>. Mal per se. [v.101] <hi rend="italic">Una vergine latina</hi>. Cammilla. [v.102] <hi rend="italic">Fe</hi>. Fece. <hi rend="italic">Noia</hi>. Cioè danno. [v.103] <hi rend="italic">La magnanima reina</hi>. Semiramide. [vv.104-105] Levatisi a romore i Babilonesi in tempo che ella stava allo specchio acconciandosi il capo, corse coi capelli parte annodati e parte sciolti, e compose la sedizione. Innanzi a questi due versi sottintendasi il relativo <hi rend="italic">la quale</hi>. [v.106] <hi rend="italic">Ciascuna</hi>. L'una e l'altra. Cioè Semiramide e Cleopatra. [v.107] <hi rend="italic">Foco</hi>. Cioè amore. <hi rend="italic">Tresca</hi>. Schiera di donne trionfanti. [v.108] <hi rend="italic">Scarsa</hi>. Avara. Gelosa. [v.110] Quanto ella era più bella e più giovane. [v.112] <hi rend="italic">Nel cor femmineo</hi>. Di Zenobia. [v.113] <hi rend="italic">Coma</hi>. Chioma. [v.116] <hi rend="italic">Che</hi>. Accusativo. <hi rend="italic">Assalio</hi>. Assalì. <hi rend="italic">All'estremo</hi>. All'ultimo. Alla fine. [v.117] Vuol dir, fosse vinta dai Romani e menata in trionfo. [v.118] Fra i nomi che io tralascio per brevità. [v.120] Che troncò il capo al suo folle amatore, cioè ad Oloferne. [v.121] <hi rend="italic">Ond'ogn'istoria umana è ordita</hi>. Dal quale hanno incominciamento le storie umane. Dice <hi rend="italic">umana</hi> volendo escludere la storia mosaica. [v.122] <hi rend="italic">E 'l suo gran successore</hi>. Nabucodonosor. [v.123] <hi rend="italic">Che</hi>. Accusativo. [v.124] <hi rend="italic">Fonte d'errore</hi>. Dicesi che Belo fosse il primo uomo che dopo morte avesse onori divini. [vv.127-128] E dove è colui, cioè Surenate re dei Parti, che diede la famosa sconfitta ai capitani romani, che in mal punto di stelle passarono l'Eufrate? [v.129] Vuol dire accrescimento, giunta, ai mali che travagliavano l'Italia a quei tempi. [v.133] <hi rend="italic">In picciol fascio</hi>. In poche parole. [v.135] Severo, Teodosio primo e Carlo magno. [v.136] <hi rend="italic">I suoi dodici robusti</hi>. I dodici paladini. [v.138] <hi rend="italic">Fe</hi>. Fece. [vv.139-141] Questi, cioè Goffredo, fondò in Palestina il regno dei Cristiani, mal guardato e ora già negletto dai successori, cosa di che io mi sdegno e grido senza alcun frutto. [v.143] <hi rend="italic">Non vi caglia</hi>. Non vi dia pensiero. Non vi curate. [v.144] <hi rend="italic">Di cani</hi>. Cioè d'infedeli. [v.145] <hi rend="italic">Saglia</hi>. Salga. [v.146] <hi rend="italic">Costui</hi>. Goffredo. [v.147] <hi rend="italic">Di battaglia</hi>. Di guerra. [v.148] <hi rend="italic">Come</hi>. Atteso che. Perocchè. <hi rend="italic">Ultimi vanno</hi>. Nelle pompe. [v.149] <hi rend="italic">Verso la fine</hi>. Di quella pompa che veniva in compagnia della Fama da mano ritta. <hi rend="italic">Il Saracino</hi>. Vuol dire, come dimostra nella terzina vegnente, il Saladino. [v.150] <hi rend="italic">A' nostri</hi>. Ai Cristiani. <hi rend="italic">Assai</hi>. Molta. Grande. [v.151] <hi rend="italic">Quel di Luria</hi>. Intendono Norandino re turco. [v.152] <hi rend="italic">Il duca di Lancastro</hi>. Vuol dire il Conte d'Uni, cugino di Eduardo sesto, re d'Inghilterra. <hi rend="italic">Pur dianzi</hi>. Testè. Poco fa. [vv.154-156] Poi, come uomo che desideri andar sempre più là (o voglia dir nel diletto, o vero nell'indagare e nel conoscere), mi pongo a mirare se io vedessi quivi alcuno che io avessi già per l'addietro veduto altrove, cioè in vita. [v.157] <hi rend="italic">Iersera</hi>. Cioè poco dianzi. [v.158] Dal nostro secolo e dal nostro paese. Dipende dalle parole <hi rend="italic">si partir</hi>. Dà ad intendere che questi due illustri uomini, morti poco dianzi, erano italiani. [v.160] Dichiara chi fossero quei due. <hi rend="italic">Il buon Re sicilian</hi>. Roberto re di Napoli. <hi rend="italic">Ch'in alto intese</hi>. Che mirò a cose alte, nobili. [v.162] <hi rend="italic">Il mio gran Colonnese</hi>. Il cardinal Colonna, padrone ed amico del poeta. [v.163] <hi rend="italic">Largo</hi>. Liberale.</note>
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<head>Trionfo della Fama 3</head>
<argument><p>In questo ripone coloro che per nobiltà di letteratura si sono renduti celebri, non facendo menzione se non de' Greci e de' Romani.</p></argument>
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<l>Io non sapea da tal vista levarme;</l>
<l>Quand'io udii: pon mente all'altro lato;</l>
<l>Che s'acquista ben pregio altro che d'arme.</l>
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<l>Volsimi da man manca, e vidi Plato,</l>
<l>Che 'n quella schiera andò più presso al segno</l>
<l>Al qual aggiunge a chi dal Cielo è dato.</l>
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<l>Aristotele poi, pien d'alto ingegno;</l>
<l>Pitagora, che primo umilemente</l>
<l>Filosofia chiamò per nome degno;</l>
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<l>Socrate e Senofonte; e quell'ardente</l>
<l>Vecchio a cui fur le Muse tanto amiche,</l>
<l>Ch'Argo e Micena e Troia se ne sente.</l>
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<l>Questi cantò gli errori e le fatiche</l>
<l>Del figliuol di Laerte e della Diva;</l>
<l>Primo pittor delle memorie antiche.</l>
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<l>A man a man con lui cantando giva</l>
<l>Il Mantoan, che di par seco giostra;</l>
<l>Ed uno al cui passar l'erba fioriva.</l>
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<l>Quest'è quel Marco Tullio, in cui si mostra</l>
<l>Chiaro quant'ha eloquenza e frutti e fiori:</l>
<l>Questi son gli occhi della lingua nostra.</l>
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<l>Dopo venia Demostene, che fuori</l>
<l>È di speranza omai del primo loco,</l>
<l>Non ben contento de' secondi onori:</l>
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<l>Un gran folgor parea tutto di foco:</l>
<l>Eschine il dica che 'l potè sentire</l>
<l>Quando presso al suo tuon parve già roco.</l>
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<l>Io non posso per ordine ridire</l>
<l>Questo o quel dove mi vedessi o quando,</l>
<l>E qual innanzi andar e qual seguire;</l>
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<l>Che cose innumerabili pensando,</l>
<l>E mirando la turba tale e tanta,</l>
<l>L'occhio il pensier m'andava desviando</l>
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<l>Vidi Solon, di cui fu l'util pianta</l>
<l>Che, s'è mal culta, mal frutto produce;</l>
<l>Con gli altri sei di cui Grecia si vanta.</l>
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<l>Qui vid'io nostra gente aver per duce</l>
<l>Varrone, il terzo gran lume romano,</l>
<l>Che quanto 'l miro più, tanto più luce.</l>
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<l>Crispo Salustio; e seco a mano a mano</l>
<l>Uno che gli ebbe invidia e videl torto</l>
<l>Cioè 'l gran Tito Livio padoano.</l>
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<l>Mentr'io mirava, subito ebbi scorto</l>
<l>Quel Plinio veronese suo vicino,</l>
<l>A scriver molto, a morir poco accorto.</l>
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<lg>
<l>Poi vidi 'l gran platonico Plotino,</l>
<l>Che credendosi in ozio viver salvo,</l>
<l>Prevento fu dal suo fiero destino,</l>
</lg>
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<l>Il qual seco venia dal matern'alvo,</l>
<l>E però provvidenza ivi non valse:</l>
<l>Poi Crasso, Antonio, Ortensio, Galba, e Calvo</l>
</lg>
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<l>Con Pollion, che 'n tal superbia salse,</l>
<l>Che contra quel d'Arpino armar le lingue</l>
<l>Ei duo, cercando fame indegne e false.</l>
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<l>Tucidide vid'io, che ben distingue</l>
<l>I tempi e i luoghi e loro opre leggiadre,</l>
<l>E di che sangue qual campo s'impingue.</l>
</lg>
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<l>Erodoto, di greca istoria padre,</l>
<l>Vidi; e dipinto il nobil geometra</l>
<l>Di triangoli e tondi e forme quadre;</l>
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<l>E quel che 'nver di noi divenne petra,</l>
<l>Porfirio, che d'acuti sillogismi</l>
<l>Empiè la dialettica faretra,</l>
</lg>
<lg>
<l>Facendo contra 'l vero arme i sofismi;</l>
<l>E quel di Coo, che fe via miglior l'opra,</l>
<l>Se ben intesi fosser gli aforismi.</l>
</lg>
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<l>Apollo ed Esculapio gli son sopra,</l>
<l>Chiusi, ch'appena il viso gli comprende;</l>
<l>Sì par che i nomi il tempo limi e copra.</l>
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<lg>
<l>Un di Pergamo il segue; e da lui pende</l>
<l>L'arte guasta fra noi, allor non vile,</l>
<l>Ma breve e oscura; ei la dichiara e stende.</l>
</lg>
<lg>
<l>Vidi Anasarco intrepido e virile;</l>
<l>E Senocrate più saldo ch'un sasso;</l>
<l>Che nulla forza il volse ad atto vile.</l>
</lg>
<lg>
<l>Vidi Archimede star col viso basso;</l>
<l>E Democrito andar tutto pensoso,</l>
<l>Per suo voler di lume e d'oro casso.</l>
</lg>
<lg>
<l>Vid'Ippia, il vecchierel che già fu oso</l>
<l>Dir: i' so tutto; e poi di nulla certo,</l>
<l>Ma d'ogni cosa Archesilao dubbioso.</l>
</lg>
<lg>
<l>Vidi in suoi detti Eraclito coperto;</l>
<l>E Diogene cinico, in suoi fatti,</l>
<l>Assai più che non vuol vergogna, aperto;</l>
</lg>
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<l>E quel che lieto i suoi campi disfatti</l>
<l>Vide e deserti, d'altra merce carco,</l>
<l>Credendo averne invidiosi patti.</l>
</lg>
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<l>Iv'era il curioso Dicearco;</l>
<l>Ed in suoi magisteri assai dispari</l>
<l>Quintiliano e Seneca e Plutarco.</l>
</lg>
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<l>Vidivi alquanti ch'han turbati i mari</l>
<l>Con venti avversi ed intelletti vaghi;</l>
<l>Non per saper ma per contender chiari;</l>
</lg>
<lg>
<l>Urtar come leoni, e come draghi</l>
<l>Con le code avvinchiarsi: or, che è questo,</l>
<l>Ch'ognun del suo saper par che s'appaghi?</l>
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<lg>
<l>Carneade vidi in suoi studi sì desto,</l>
<l>Che parland'egli, il vero e 'l falso appena</l>
<l>Si discernea; così nel dir fu presto.</l>
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<l>La lunga vita e la sua larga vena</l>
<l>D'ingegno pose in accordar le parti</l>
<l>Che 'l furor litterato a guerra mena.</l>
</lg>
<lg>
<l>Nè 'l poteo far: che come crebber l'arti,</l>
<l>Crebbe l'invidia; e col sapere insieme</l>
<l>Ne' cuori enfiati i suoi veneni sparti.</l>
</lg>
<lg>
<l>Contra 'l buon Sire che l'umana speme</l>
<l>Alzò, ponendo l'anima immortale,</l>
<l>S'armò Epicuro (onde sua fama geme),</l>
</lg>
<lg>
<l>Ardito a dir ch'ella non fosse tale</l>
<l>(Così al lume fu famoso e lippo),</l>
<l>Con la brigata al suo maestro eguale;</l>
</lg>
<lg>
<l>Di Metrodoro parlo e d'Aristippo.</l>
<l>Poi con gran subbio e con mirabil fuso</l>
<l>Vidi tela sottil tesser Crisippo.</l>
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<l>Degli Stoici 'l padre alzato in suso,</l>
<l>Per far chiaro suo dir, vidi Zenone</l>
<l>Mostrar la palma aperta e 'l pugno chiuso;</l>
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<l>E per fermar sua bella intenzione,</l>
<l>La sua tela gentil tesser Cleante,</l>
<l>Che tira al ver la vaga opinione.</l>
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<l>Qui lascio, e più di lor non dico avante.</l>
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<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">Levarme</hi>. Levarmi. [v.2] <hi rend="italic">Pon mente</hi>. Imperativo. <hi rend="italic">Attendi</hi>. Fa avvertenza. [v.3] Perocchè ci ha bene altre vie d'acquistar gloria, oltre la via delle armi. La via delle armi seguitata da quei famosi che tu hai veduti fin qui, non è la sola via che meni alla gloria. [v.5] <hi rend="italic">In quella schiera</hi>. In quella che andava da man manca, che era la schiera dei sapienti. [v.6] <hi rend="italic">Aggiunge</hi>. Giunge. <hi rend="italic">A chi</hi>. Colui al quale. <hi rend="italic">È dato</hi>. È conceduto di giungervi. [v.7] <hi rend="italic">Aristotele poi</hi>. Suppliscasi <hi rend="italic">vidi</hi>. [vv.8-9] Dicesi che Pitagora fosse il primo che trovasse il nome di filosofo, cioè amatore della sapienza e con questo nome chiamasse gli studiosi delle cose naturali e della verità, i quali prima erano chiamati meno modestamente sofi, cioè saggi. <hi rend="italic">Per</hi>. Con. [vv.10-11] <hi rend="italic">Quell'ardente vecchio</hi>. Omero. [v.12] <hi rend="italic">Se ne sente</hi>. Vuol dir se ne avveggono, per la fama che hanno in virtù de' suoi versi; o pure si sentono, cioè sono nominate e famose, per la sua poesia. [v.13] <hi rend="italic">Gli errori</hi>. Cioè le varie peregrinazioni. [v.14] <hi rend="italic">E della Diva</hi>. E del figliuolo di Teti. [v.16] <hi rend="italic">A man a man con lui</hi>. A paro con lui. Allato a lui. [v.17] <hi rend="italic">Il Mantoan</hi>. Virgilio. <hi rend="italic">Che di par seco giostra</hi>. Che giostra con lui di pari. Vuol dir, che lo pareggia in valor poetico. [v.19] <hi rend="italic">Si mostra</hi>. Apparisce. [v.21] <hi rend="italic">Questi</hi>. Virgilio e Cicerone. [vv.22-24] Pospone Demostene a Cicerone nel pregio della eloquenza. [v.26] <hi rend="italic">Che 'l potè sentire</hi>. Che se ne potè avvedere. [v.27] <hi rend="italic">Presso al suo tuon</hi>. Cioè appetto alla eloquenza di Demostene suo avversario. <hi rend="italic">Già</hi>. Un tempo. [v.29] Dove o quando io vedessi il tale o il tal altro. [v.30] <hi rend="italic">E qual</hi>. Suppliscasi <hi rend="italic">vedessi</hi>. [v.33] <hi rend="italic">Desviando</hi>. Disviando. [v.34] <hi rend="italic">L'util pianta</hi>. Vuol dir le leggi. [v.35] <hi rend="italic">Culta</hi>. Coltivata. <hi rend="italic">Mal frutto</hi>. Cattivo frutto. [v.36] <hi rend="italic">Con gli altri sei</hi>. Coi restanti dei sette savi. [v.37] <hi rend="italic">Qui vid'io nostra gente</hi>. Vidi la gente latina che era in questa schiera da mano manca della Fama. [v.38] <hi rend="italic">Terzo</hi>. Cioè dopo Cicerone e Virgilio. [v.39] <hi rend="italic">Luce</hi>. Verbo. [v.41] <hi rend="italic">Torto</hi>. Con occhio torto. [v.43] <hi rend="italic">Scorto</hi>. Veduto. Conosciuto. [v.44] <hi rend="italic">Suo vicino</hi>. Vicino di patria a Tito Livio. [v.45] Molto avveduto e saggio in iscrivere, poco in morire. Morì per troppa curiosità di veder gli effetti del Vesuvio. [v.47] <hi rend="italic">In ozio</hi>. In istato quieto e solitario. [v.48] Vuol dire, fu colto da morte non aspettata. <hi rend="italic">Prevento</hi>. Prevenuto. [v.49] <hi rend="italic">Alvo</hi>. Ventre. [v.50] <hi rend="italic">Provvidenza</hi>. Usata da esso Plotino. [v.53] <hi rend="italic">Quel d'Arpino</hi>. Cicerone. <hi rend="italic">Armar</hi>. Armarono. [v.54] <hi rend="italic">Ei duo</hi>. Essi due. Cioè Calvo e Pollione. [v.55] <hi rend="italic">Distingue</hi>. Cioè nota e dichiara distintamente. [v.56] <hi rend="italic">Loro</hi>. Cioè fatte in quelli. [v.57] Vuol dire: e i luoghi delle battaglie, e le genti che le fecero. <hi rend="italic">Impingue</hi>. Impingui. [v.59] <hi rend="italic">Il nobil geometra</hi>. Euclide. [v.60] Dipende dalla voce <hi rend="italic">dipinto</hi> del verso innanzi. <hi rend="italic">Tondi</hi>. Circoli. [v.61] <hi rend="italic">Che 'nver di noi divenne petra</hi>. Che fu ai Cristiani quasi uno scoglio. O vero, che si ostinò contro i Cristiani. <hi rend="italic">Inver</hi> significa <hi rend="italic">inverso</hi>, cioè <hi rend="italic">verso, petra</hi> sta per <hi rend="italic">pietra</hi>. [v.65] E Ippocrate, la cui opera degli aforismi, o vero le cui opere, riuscirebbero assai migliori che non riescono, farebbero assai più giovamento di quel che fanno. O pure: il qual fece opera assai migliore che Porfirio. <hi rend="italic">Fe</hi>. Fece. <hi rend="italic">Via</hi>. Vie. Assai. [v.66] Punge l'ignoranza dei medici de' tempi suoi. [vv.67-68] Apollo ed Esculapio, medici antichissimi, gli andavano innanzi, chiusi, cioè coperti, in maniera che l'occhio appena li poteva discernere. <hi rend="italic">Che</hi>. Talmente che. <hi rend="italic">Il viso</hi>. La vista. <hi rend="italic">Gli</hi>. Li. [v.69] <hi rend="italic">Sì</hi>. Sì fattamente. [v.70] <hi rend="italic">Un di Pergamo</hi>. Galeno. <hi rend="italic">Il segue</hi>. Vien dietro a Ippocrate. <hi rend="italic">Da lui pende</hi>. Come da suo principalissimo lume. [v.71] <hi rend="italic">L'arte</hi>. Cioè l'arte medica. <hi rend="italic">Fra noi</hi>. A' nostri tempi. [v.72] <hi rend="italic">Stende</hi>. Amplifica. Accresce. [v.75] <hi rend="italic">Nulla</hi>. Nessuna. [v.76] <hi rend="italic">Col viso basso</hi>. Pensieroso. O vuole accennar quell'atto in cui fu trovato Archimede quando i Romani espugnarono Siracusa. [v.78] Casso, cioè privo, d'oro e di lume, cioè della vista, per suo proprio volere. Narrano che Democrito si accecasse spontaneamente, e donasse ogni suo avere a' suoi cittadini. [v.79] <hi rend="italic">Fu oso</hi>. Fu ardito. Osò. Ardì. [v.82] <hi rend="italic">In suoi detti coperto</hi>. Scrittore oscuro. [vv.83-84] <hi rend="italic">In suoi fatti, assai più che non vuol vergogna, aperto</hi>. Faceva pubblicamente quello che la vergogna vuol che si celi. [vv.85-87] Anassagora da Clazomene, tornato dalla Grecia in patria <hi rend="italic">d'altra merce carco</hi>, cioè ricco di sapienza e veduti i suoi poderi devastati e incolti, ne prese piacere, credendo fuggir la invidia che gli sarebbe stata partorita dalle ricchezze. <hi rend="italic">Averne invidiosi patti</hi>. Cioè non poterli possedere se non a patto, a condizione, d'essere invidiato, sotto pena d'invidia. [vv.89-90] E Quintiliano, Seneca e Plutarco, molto differenti nei lor magisteri. Il primo fu maestro di Domiziano, il secondo di Nerone, il terzo di Nerva. <hi rend="italic">Magisteri</hi> può anche esser detto per <hi rend="italic">professioni</hi>, e il poeta aver voluto accennare che Quintiliano fu rettorico, Seneca filosofo e Plutarco istorico. [vv.91-96] Parla de' dialettici, e di quelli che fecero professione di disputar sottilmente. <hi rend="italic">Avversi</hi>. Opposti. Parla per via di metafora. <hi rend="italic">Vaghi</hi>. Erranti. <hi rend="italic">Non per saper ma per contender chiari</hi>. Famosi non per sapienza ma per contese. <hi rend="italic">Urtar</hi>. Urtarsi. Dipende da <hi rend="italic">vidivi. Avvinchiarsi</hi>. Avvincersi. [v.97] <hi rend="italic">Desto</hi>. Accorto. [v.99] <hi rend="italic">Presto</hi>. Pronto. Perito. [v.101] <hi rend="italic">Pose</hi>. Spese. Adoperò. Cioè Carneade. <hi rend="italic">Le parti</hi>. Vuol dire le diverse sette di filosofi. [v.102] <hi rend="italic">Litterato</hi>. Letterario. [v.103] <hi rend="italic">Nè 'l poteo far</hi>. Nè gli venne fatto, nè gli riuscì, di accordarle. <hi rend="italic">Poteo</hi> per <hi rend="italic">potè. Come</hi>. A mano a mano che. A proporzione che. <hi rend="italic">L'arti</hi>. Le dottrine. [v.104] <hi rend="italic">E col sapere insieme</hi>. E insieme col sapere. [v.105] Suppliscasi <hi rend="italic">crebbero. Ne' cuori</hi>. Dei dotti. <hi rend="italic">Enfiati</hi>. D'orgoglio. <hi rend="italic">Suoi</hi>. Della invidia. <hi rend="italic">Sparti</hi>. Sparsi. [v.106] <hi rend="italic">Il buon Sire</hi>. Il buon Signore. Cioè Dio. Alcuni intendono Platone. [v.109] <hi rend="italic">Ella</hi>. Cioè l'anima. <hi rend="italic">Tale</hi>. Cioè immortale. [v.110] <hi rend="italic">Al lume</hi>. Della verità. [v.111] <hi rend="italic">Con la brigata</hi>. De' suoi discepoli. [v.114] <hi rend="italic">Crisippo</hi>. Filosofo stoico, che usò una dialettica sottilissima e scrisse oscuro oltremodo. [v.115] <hi rend="italic">Degli Stoici 'l padre</hi>. Dipende dalle parole del verso seguente, <hi rend="italic">vidi Zenone. Alzato in suso</hi>. Per fare quell'atto che si dice nell'ultimo verso della terzina. [vv.116-117] Zenone volendo dare ad intendere la differenza che è dalla rettorica alla dialettica, per essere l'una abbondante e larga nell'espressione de' concetti, e l'altra al contrario; soleva mostrare la palma della mano aperta, come figura della prima, e il pugno chiuso per figura della seconda. <hi rend="italic">Per far chiaro suo dir</hi>, vale, per aiutare con quei segni visibili le sue parole intorno alla detta differenza. [v.118] E per dare stabilità e compimento all'opera incominciata da Zenone, cioè alla filosofia stoica. Dipende dalle parole del verso seguente, <hi rend="italic">la sua tela gentil tesser</hi>. [v.119] Suppliscasi <hi rend="italic">vidi. Cleante</hi>. Successore di Zenone nella scuola stoica. [v.120] <hi rend="italic">Che</hi>. La qual tela. Cioè gli scritti e la filosofia di Cleante. <hi rend="italic">Vaga</hi>. Errante. Incerta. Che va qua e là. [v.121] <hi rend="italic">E più di lor non dico avante</hi>. E non dico più avanti, cioè non dico altro, di loro.</note>
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<div2>
<head>Trionfo del Tempo</head>
<argument><p>In questo Trionfo, per significare che la fama degli uomini perisce in breve, sopraffatta dal Tempo che la distrugge, il Petrarca introduce il Sole, rappresentante il Tempo, a querelarsi della Fama e a vendicarsene, raddoppiando, per annientarla più tosto, la propria velocità. Dal che egli prende argomento, prima di sprezzare la vita umana perchè cortissima, e di biasimare coloro che fondano le loro speranze in essa; e appresso, di redarguir quelli ancora, che credono di vivere eternamente per fama dopo la loro morte.</p></argument>
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<l>Dell'aureo albergo, con l'Aurora innanzi,</l>
<l>Sì ratto usciva 'l Sol cinto di raggi,</l>
<l>Che detto aresti: e' si corcò pur dianzi.</l>
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<l>Alzato un poco, come fanno i saggi,</l>
<l>Guardoss'intorno; ed a se stesso disse:</l>
<l>Che pensi? omai convien che più cura aggi.</l>
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<l>Ecco, s'un uom famoso in terra visse,</l>
<l>E di sua fama per morir non esce,</l>
<l>Che sarà della legge che 'l Ciel fisse?</l>
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<l>E se fama mortal morendo cresce,</l>
<l>Che spegner si doveva in breve, veggio</l>
<l>Nostra eccellenzia al fine; onde m'incresce.</l>
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<l>Che più s'aspetta, o che pote esser peggio?</l>
<l>Che più nel ciel ho io, che 'n terra un uomo,</l>
<l>A cui esser egual per grazia cheggio?</l>
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<l>Quattro cavai con quanto studio como,</l>
<l>Pasco nell'Oceano, e sprono e sferzo!</l>
<l>E pur la fama d'un mortal non domo.</l>
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<l>Ingiuria da corruccio e non da scherzo,</l>
<l>Avvenir questo a me; s'io foss'in cielo,</l>
<l>Non dirò primo, ma secondo o terzo.</l>
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<l>Or conven che s'accenda ogni mio zelo,</l>
<l>Sì ch'al mio volo l'ira addoppi i vanni:</l>
<l>Ch'io porto invidia agli uomini, e nol celo:</l>
</lg>
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<l>De' quali veggio alcun, dopo mill'anni</l>
<l>E mille e mille, più chiari che 'n vita</l>
<l>Ed io m'avanzo di perpetui affanni.</l>
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<l>Tal son qual era anzi che stabilita</l>
<l>Fosse la terra; dì e notte rotando</l>
<l>Per la strada rotonda ch'è infinita.</l>
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<l>Poi che questo ebbe detto, disdegnando</l>
<l>Riprese il corso più veloce assai</l>
<l>Che falcon d'alto a sua preda volando.</l>
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<l>Più dico; nè pensier poria giammai</l>
<l>Seguir suo volo, non che lingua o stile;</l>
<l>Tal che con gran paura il rimirai.</l>
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<l>Allor tenn'io il viver nostro a vile</l>
<l>Per la mirabil sua velocitate,</l>
<l>Via più ch'innanzi nol tenea gentile:</l>
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<l>E parvemi mirabil vanitate</l>
<l>Fermar in cose il cor che 'l Tempo preme,</l>
<l>Che mentre più le stringi, son passate.</l>
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<l>Però chi di suo stato cura o teme,</l>
<l>Proveggia ben, mentr'è l'arbitrio intero,</l>
<l>Fondar in loco stabile sua speme:</l>
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<l>Che quant'io vidi 'l Tempo andar leggero</l>
<l>Dopo la guida sua, che mai non posa,</l>
<l>I' nol dirò, perchè poter nol spero.</l>
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<l>I' vidi 'l ghiaccio, e lì presso la rosa;</l>
<l>Quasi in un punto il gran freddo e 'l gran caldo;</l>
<l>Che pur udendo par mirabil cosa.</l>
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<l>Ma chi ben mira col giudicio saldo,</l>
<l>Vedrà esser così: che nol vid'io;</l>
<l>Di che contra me stesso or mi riscaldo.</l>
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<l>Seguii già le speranze e 'l van desio;</l>
<l>Or ho dinanzi agli occhi un chiaro specchio</l>
<l>Ov'io veggio me stesso e 'l fallir mio;</l>
</lg>
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<l>E quanto posso, al fine m'apparecchio,</l>
<l>Pensando 'l breve viver mio, nel quale</l>
<l>Sta mane era un fanciullo ed or son vecchio.</l>
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<l>Che più d'un giorno è la vita mortale,</l>
<l>Nubilo, breve, freddo e pien di noia;</l>
<l>Che può bella parer, ma nulla vale?</l>
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<l>Qui l'umana speranza e qui la gioia;</l>
<l>Qu' i miseri mortali alzan la testa;</l>
<l>E nessun sa quanto si viva o moia.</l>
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<l>Veggio la fuga del mio viver presta,</l>
<l>Anzi di tutti; e nel fuggir del sole,</l>
<l>La ruina del mondo manifesta.</l>
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<l>Or vi riconfortate in vostre fole,</l>
<l>Giovani, e misurate il tempo largo;</l>
<l>Che piaga antiveduta assai men dole.</l>
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<l>Forse che 'ndarno mie parole spargo;</l>
<l>Ma io v'annunzio che voi sete offesi</l>
<l>Di un grave e mortifero letargo:</l>
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<l>Che volan l'ore, i giorni e gli anni e i mesi;</l>
<l>E 'nsieme, con brevissimo intervallo,</l>
<l>Tutti avemo a cercar altri paesi.</l>
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<l>Non fate contra 'l vero al core un callo,</l>
<l>Come sete usi; anzi volgete gli occhi</l>
<l>Mentr'emendar potete il vostro fallo.</l>
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<l>Non aspettate che la Morte scocchi,</l>
<l>Come fa la più parte; che per certo</l>
<l>Infinita è la schiera degli sciocchi.</l>
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<l>Poi ch'i' ebbi veduto e veggio aperto</l>
<l>Il volar e 'l fuggir del gran pianeta,</l>
<l>Ond'i' ho danni e 'nganni assai sofferto;</l>
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<lg>
<l>Vidi una gente andarsen queta queta,</l>
<l>Senza temer di Tempo o di sua rabbia;</l>
<l>Che gli avea in guardia istorico o poeta.</l>
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<l>Di lor par più che d'altri invidia s'abbia;</l>
<l>Che per se stessi son levati a volo,</l>
<l>Uscendo for della comune gabbia.</l>
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<lg>
<l>Contra costor colui che splende solo,</l>
<l>S'apparecchiava con maggiore sforzo,</l>
<l>E riprendeva un più spedito volo.</l>
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<lg>
<l>A' suoi corsier raddoppiat'era l'orzo;</l>
<l>E la reina di ch'io sopra dissi,</l>
<l>Volea d'alcun de' suoi già far divorzo.</l>
</lg>
<lg>
<l>Udi' dir, non so a chi, ma 'l detto scrissi:</l>
<l>In questi umani, a dir proprio, ligustri,</l>
<l>Di cieca obblivione oscuri abissi,</l>
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<lg>
<l>Volgerà 'l Sol, non pur anni, ma lustri</l>
<l>E secoli, vittor d'ogni cerebro;</l>
<l>E vedra' il vaneggiar di questi illustri.</l>
</lg>
<lg>
<l>Quanti fur chiari tra Peneo ed Ebro,</l>
<l>Che son venuti o verran tosto meno!</l>
<l>Quant'in sul Xanto e quant'in val di Tebro!</l>
</lg>
<lg>
<l>Un dubbio verno, un instabil sereno</l>
<l>E vostra fama; e poca nebbia il rompe;</l>
<l>E 'l gran tempo a' gran nomi è gran veneno.</l>
</lg>
<lg>
<l>Passan vostri trionfi e vostre pompe,</l>
<l>Passan le signorie, passano i regni;</l>
<l>Ogni cosa mortal Tempo interrompe;</l>
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<l>E ritolta a' men buon, non dà a' più degni:</l>
<l>E non pur quel di fuori il Tempo solve,</l>
<l>Ma le vostr'eloquenze e i vostri ingegni.</l>
</lg>
<lg>
<l>Così fuggendo, il mondo seco volve;</l>
<l>Nè mai si posa nè s'arresta o torna,</l>
<l>Fin che v'ha ricondotti in poca polve.</l>
</lg>
<lg>
<l>Or perchè umana gloria ha tante corna,</l>
<l>Non è gran maraviglia s'a fiaccarle</l>
<l>Alquanto oltra l'usanza si soggiorna.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma cheunque si pensi il vulgo o parle,</l>
<l>Se 'l viver nostro non fosse sì breve,</l>
<l>Tosto vedreste in polve ritornarle.</l>
</lg>
<lg>
<l>Udito questo (perchè al ver si deve</l>
<l>Non contrastar, ma dar perfetta fede),</l>
<l>Vidi ogni nostra gloria, al Sol, di neve.</l>
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<l>E vidi 'l Tempo rimenar tal prede</l>
<l>De' vostri nomi, ch'i' gli ebbi per nulla:</l>
<l>Benchè la gente ciò non sa nè crede;</l>
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<l>Cieca, che sempre al vento si trastulla,</l>
<l>E pur di false opinion si pasce,</l>
<l>Lodando più 'l morir vecchio, che 'n culla.</l>
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<l>Quanti felici son già morti in fasce!</l>
<l>Quanti miseri in ultima vecchiezza!</l>
<l>Alcun dice: beato è chi non nasce.</l>
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<l>Ma per la turba a' grandi errori avvezza,</l>
<l>Dopo la lunga età sia 'l nome chiaro:</l>
<l>Che è questo però che sì s'apprezza?</l>
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<l>Tanto vince e ritoglie il Tempo avaro;</l>
<l>Chiamasi Fama, ed è morir secondo;</l>
<l>Nè più, che contra 'l primo è alcun riparo.</l>
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<l>Così 'l Tempo trionfa i nomi e 'l mondo.</l>
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</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.2] <hi rend="italic">Sì ratto</hi>. Sì tosto. Vuol significare la rapidità del tempo. [v.3] <hi rend="italic">Aresti</hi>. Avresti. <hi rend="italic">Pur dianzi</hi>. Pur ora. Testè. [v.4] <hi rend="italic">Alzato un poco</hi>. Levato che si fu alquanto sopra l'orizzonte. <hi rend="italic">Come fanno i saggi</hi>. Si riferisce alle parole susseguenti, <hi rend="italic">guardoss'intorno</hi>. [v.5] <hi rend="italic">Ed a se stesso disse</hi>. E veduto quel trionfo della Fama, disse a se medesimo. [v.6] <hi rend="italic">Aggi</hi>. Abbi. [v.9] <hi rend="italic">Della legge</hi>. Che tutte le creature periscano. O vero che tutti gli uomini muoiano. <hi rend="italic">Che</hi>. Accusativo. [v.10] <hi rend="italic">Mortal</hi>. Di creatura mortale. <hi rend="italic">Morendo</hi>. Cioè morendo l'uomo. [vv.11-12] <hi rend="italic">Veggio nostra eccellenzia al fine</hi>. Veggo che la natura mia e degli altri corpi celesti non sarà più superiore alla natura mortale. <hi rend="italic">Onde m'incresce</hi>. Del che mi duole. [v.13] <hi rend="italic">Che pote esser peggio?</hi> Che può sopravvenir di peggio? <hi rend="italic">Pote</hi> per <hi rend="italic">puote</hi>. [v.14] Che cosa ho io nel cielo più di quel che ha un uomo in terra? [v.15] <hi rend="italic">Cheggio</hi>. Chiedo. Perocchè, se la fama dell'uomo è immortale, la mia condizione viene a essere inferiore a quella di lui, come si dimostra appresso. [v.16 <hi rend="italic">Cavai</hi>. Cavalli. <hi rend="italic">Como</hi>. Pettino. Liscio. Netto. [v.19] <hi rend="italic">Corruccio</hi>. Ira. [v.20] <hi rend="italic">S'io fossi</hi>. Se bene, se anche, quando anche, io fossi. [v.21] <hi rend="italic">Non dirò primo</hi>. Come sono in effetto. [v.22] <hi rend="italic">Conven</hi>. Conviene. <hi rend="italic">Zelo</hi>. Gelosia. [v.23] <hi rend="italic">I vanni</hi>. Le ale. [v.26] <hi rend="italic">Chiari</hi>. Illustri. Celebrati. <hi rend="italic">Che 'n vita</hi>. Di quel che essi furono in vita. [v.27] <hi rend="italic">M'avanzo</hi>. Vo innanzi. <hi rend="italic">Di</hi>. Con. In. Tra. [vv.28-29] <hi rend="italic">Tal son qual era anzi che stabilita fosse la terra</hi>. Io son tale adesso quale io era prima che la terra fosse formata. Vuol dire: da che io fui creato, la mia condizione non si è avvantaggiata di nulla. [v.30] <hi rend="italic">Per la strada</hi>. Del cielo. <hi rend="italic">Rotonda</hi>. Circolare. [v.32] <hi rend="italic">Riprese</hi>. Ricominciò. [v.33] <hi rend="italic">D'alto</hi>. Dall'alto. [vv.34-35] Dico più veloce; e non pur la lingua e l'arte del dire, ma il pensiero medesimo non potrebbe seguire il suo volo, cioè significare compiutamente la velocità del suo corso. <hi rend="italic">Poria</hi>. Potrebbe. [vv.37-39] Allora, vedendo quella sua maravigliosa velocità, io tenni a vile, cioè in bassa estimazione, la nostra vita, assai più che io non l'aveva tenuta, cioè reputata, gentile, cioè nobile, assai più che io non l'aveva pregiata, innanzi, cioè per lo passato. [v.41] <hi rend="italic">Fermar in cose il cor</hi>. Por la sua cura e l'affetto in cose. <hi rend="italic">Preme</hi>. Spinge. Caccia. Incalza. [v.43] <hi rend="italic">Cura</hi>. Verbo. [v.44] Procuri studiosamente finch'egli ha libero arbitrio di se medesimo. [v.45] <hi rend="italic">In loco stabile</hi>. Cioè in cose durevoli. [v.46] <hi rend="italic">Leggero</hi>. Veloce. [v.47] <hi rend="italic">Dopo</hi>. Dietro. <hi rend="italic">La guida sua</hi>. Cioè il sole. <hi rend="italic">Non posa</hi>. Non si riposa. Non si ferma. [v.48] <hi rend="italic">Poter nol spero</hi>. Non ho speranza di poterlo dare ad intendere. [v.49] <hi rend="italic">Il ghiaccio</hi>. Vuol dir l'inverno. <hi rend="italic">Lì presso</hi>. Cioè vicino al ghiaccio. <hi rend="italic">La rosa</hi>. Vuol dir la primavera. [v.51] <hi rend="italic">Che</hi>. Il che. <hi rend="italic">Pur udendo</hi>. Non dico a vederlo, come lo vidi io, ma solamente a udirlo. [v.52] <hi rend="italic">Saldo</hi>. Sano. Intero. [v.53] <hi rend="italic">Che nol vid'io</hi>. Il che non aveva veduto io insino allora. [v.54] <hi rend="italic">Di che</hi>. Della qual cosa. <hi rend="italic">Mi riscaldo</hi>. Mi adiro. [v.58] <hi rend="italic">Al fine</hi>. Alla morte. [v.59] <hi rend="italic">Pensando 'l breve viver mio</hi>. Pensando alla brevità della mia vita. [v.60] <hi rend="italic">Sta mane</hi>. Questa mattina. Poco fa. [v.62] <hi rend="italic">Nubilo</hi>. Nuvoloso. <hi rend="italic">Noia</hi>. Travaglio. Molestia. [v.63] <hi rend="italic">Che</hi>. La qual vita mortale. [v.64] <hi rend="italic">Qui</hi>. In questa sì fatta vita è riposta. <hi rend="italic">La gioia</hi>. Ripetasi <hi rend="italic">umana</hi>. [v.65] <hi rend="italic">Qu' i</hi>. Qui i. [v.66] <hi rend="italic">Quanto si viva o moia</hi>. Quanto esso sia per vivere e quando abbia a morire. [v.68] <hi rend="italic">Di tutti</hi>. Del viver di tutti. [v.69] Veggo manifesta la fine del mondo. [vv.70-72] Parlare ironico. <hi rend="italic">Largo</hi>. È detto in maniera avverbiale. <hi rend="italic">Che</hi>. Perocchè. Vuole intendere: se bene in verità; e non vogliate considerare che. [v.74] <hi rend="italic">Sete</hi>. Siete. <hi rend="italic">Offesi</hi>. Cioè ammalati. [v.76] <hi rend="italic">Che</hi>. Io v'annunzio che. [vv.77-78] E tutti insieme, salvo pochissimo intervallo di tempo tra questo e quell'altro, abbiamo a passare in un altro mondo. <hi rend="italic">Avemo</hi>. Abbiamo. [v.80] <hi rend="italic">Sete</hi>. Siete. <hi rend="italic">Usi</hi>. Soliti. <hi rend="italic">Anzi</hi>. Ma. [v.81] <hi rend="italic">Mentre</hi>. Finchè. Ora che. [v.82] <hi rend="italic">Scocchi</hi>. Il suo dardo. [v.83] <hi rend="italic">Come fa la più parte</hi>. Come fanno, cioè come aspettano, i più. <hi rend="italic">Per certo</hi>. Certamente. [v.85] <hi rend="italic">Aperto</hi>. Manifestamente. [v.86] <hi rend="italic">Del gran pianeta</hi>. Del sole. [v.87] <hi rend="italic">Onde</hi>. Del qual volare e fuggire del sole. Cioè della velocità del tempo, della quale io non mi era avveduto prima. <hi rend="italic">Assai</hi>. Molti. [v.90] <hi rend="italic">Che</hi>. Perocchè. <hi rend="italic">In guardia</hi>. In sua tutela. [v.91] <hi rend="italic">Par</hi>. Pare che. [v.92] <hi rend="italic">Per se stessi</hi>. Da se medesimi. Cioè per loro propria virtù ed opera. <hi rend="italic">Son</hi>. Si sono. [v.93] <hi rend="italic">For</hi>. Fuori. <hi rend="italic">Della comune gabbia</hi>. Sèguita la metafora degli uccelli, incominciata nelle parole <hi rend="italic">son levati a volo</hi>. Vuol dir, della oscura condizione dei più. [v.94] <hi rend="italic">Colui che splende solo</hi>. Cioè solo tra i pianeti. O vero più che qualunque altro corpo celeste. Vuol dire il sole. [v.96] <hi rend="italic">Riprendeva</hi>. Ricominciava. <hi rend="italic">Spedito</hi>. Rapido. [v.97] <hi rend="italic">Corsier</hi>. Corsieri. Cavalli. [v.98] <hi rend="italic">La reina</hi>. Cioè la Fama. <hi rend="italic">Di ch'io sopra dissi</hi>. Della quale ho detto di sopra. [v.99] <hi rend="italic">D'alcun</hi>. Da alcuno. <hi rend="italic">Far divorzo</hi>. Far divorzio. Separarsi. Vuol significare che per la velocissima fuga del tempo, il nome di alcuni famosi già cominciava a oscurarsi. [v.100] <hi rend="italic">Udi'</hi>. Udii. [vv.101-105] Sopra questi, contro questi, per parlar propriamente, ligustri umani, cioè contro questi uomini, o vero contro le opere di questi uomini, caduche come ligustri, oscuri abissi di obblio, il sole rivolgerà, non solo anni, ma lustri e secoli, vincitore di ogni cervello, cioè d'ogn'ingegno; e tu vedrai il vaneggiare, cioè la vanità, la fiacchezza, di questi famosi, o vero, come questi famosi abbiano vaneggiato credendo e procacciando di farsi immortali. [v.106] <hi rend="italic">Chiari</hi>. Famosi. <hi rend="italic">Tra Peneo ed Ebro</hi>. Vuol dire tra i greci. [v.107] <hi rend="italic">Che</hi>. I quali. Cioè i cui nomi. Dipende da <hi rend="italic">quanti</hi>. [v.108] <hi rend="italic">Quant'in sul Xanto</hi>. Cioè quanti Troiani. Suppliscasi <hi rend="italic">fur chiari. In val di Tebro</hi>. In valle di Tevere. Intende dei Romani. [v.109] Un'incerta e instabile serenità invernale. [v.110] <hi rend="italic">Rompe</hi>. Interrompe. Finisce. [v.111] <hi rend="italic">Il gran tempo</hi>. Il lungo tempo. La lunghezza del tempo. <hi rend="italic">A' gran nomi</hi>. Alle grandi celebrità. [v.114] <hi rend="italic">Ogni cosa mortal</hi>. Accusativo. <hi rend="italic">Interrompe</hi>. Distrugge. Consuma. Manda in perdizione. [v.115] E ritolta, cioè ogni cosa mortale, ai tristi, non la concede però ai buoni. [v.116] <hi rend="italic">Non pur</hi>. Non solo. <hi rend="italic">Quel di fuori</hi>. Il corpo e le opere materiali. Accusativo. <hi rend="italic">Solve</hi>. Scioglie. Disfa. [v.118] <hi rend="italic">Il mondo</hi>. Accusativo. <hi rend="italic">Volve</hi>. Volge. [v.119] <hi rend="italic">Si posa</hi>. Si riposa. [vv.121-126] Luogo di oscurità portentosa e barbara, quantunque, secondo il solito, dissimulata da tutti i comentatori. Mi proverò a dichiararlo, senza alcuna certezza di buon successo. La gloria umana dura veramente qualche poco più che i corpi e le altre cose degli uomini, perch'ella ha tante corna (cioè, come a dir, tante teste, quasi un'idra) che non è gran maraviglia se a fiaccarle, cioè romperle, si soggiorna, cioè si tarda, alquanto più dell'usato, cioè a dire, ci bisogna un poco più di tempo che a disfar le altre cose. Ma che pensi o dica la moltitudine (la quale si persuade che la gloria umana sia o possa essere eterna o di gran durata), se la vita dell'uomo non fosse così breve come ella è, se voi poteste vivere un poco più, voi medesimi vedreste le corna della gloria umana essere tosto ritornate, cioè ridotte, in polvere. <hi rend="italic">Cheunque</hi>. Che che. <hi rend="italic">Parle</hi>. Parli. <hi rend="italic">Se 'l viver nostro</hi>. Io credo che il poeta scrivesse: <hi rend="italic">se 'l viver vostro</hi>. [v.129] <hi rend="italic">Al Sol, di neve</hi>. Essere come neve al sole. [v.130] <hi rend="italic">Rimenar</hi>. Riportare. <hi rend="italic">Tal</hi>. Tali. [v.131] <hi rend="italic">De' vostri nomi</hi>. Delle vostre riputazioni, o mortali. <hi rend="italic">Ch'i' gli ebbi per nulla</hi>. Ch'io non ebbi più i vostri nomi, cioè le vostre riputazioni, in veruna stima. [v.134] <hi rend="italic">Pur</hi>. Solo. O vero continuamente, tuttavia. [v.136] Quanti già nel passato sono morti felici in fasce. [vv.139-144] Ma concedasi per vero al volgo, assuefatto ai grandi errori, che la fama di alcuni uomini duri dopo lunga età, cioè fino a un lungo spazio di tempo: or che gran cosa è poi questa, di cui si fa tanta stima? Il Tempo avaro, cioè ingordo, vince e ritoglie tanto, cioè medesimamente, nè più nè meno, questa sì fatta cosa; la quale ha nome di fama, e non è veramente altro che un morir di nuovo; nè a questa seconda morte si trova alcun riparo più che alla prima. [v.145] <hi rend="italic">I nomi e 'l mondo</hi>. Dei nomi e del mondo.</note>
</div2>
<div2>
<head>Trionfo della Divinità</head>
<argument><p>In questo Trionfo, che dovrebbe intitolarsi piuttosto dell'Eternità, sbigottito il Petrarca dalla caducità di tutte le cose terrene, protesta di non confidare che in Dio: accenna la distruzione di tutto il mondo presente, e l'eternità di un altro; si rallegra cogli eletti alla gloria di questo nuovo mondo, e commisera gli esclusi da essa; finalmente spera di esser egli presto tra i primi, e di beatificarsi rivedendo Laura in Cielo.</p></argument>
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<lg>
<l>Da poi che sotto 'l ciel cosa non vidi</l>
<l>Stabile e ferma, tutto sbigottito</l>
<l>Mi volsi, e dissi: guarda; in che ti fidi?</l>
</lg>
<lg>
<l>Risposi: Nel Signor che mai fallito</l>
<l>Non ha promessa a chi si fida di lui:</l>
<l>Ma veggio ben che 'l mondo m'ha schernito;</l>
</lg>
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<l>E sento quel ch'io sono e quel ch'i' fui;</l>
<l>E veggio andar, anzi volar il tempo;</l>
<l>E doler mi vorrei, nè so di cui:</l>
</lg>
<lg>
<l>Che la colpa è pur mia, che più per tempo</l>
<l>Dove' aprir gli occhi, e non tardar al fine:</l>
<l>Ch'a dir il vero, omai troppo m'attempo.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma tarde non fur mai grazie divine:</l>
<l>In quelle spero che 'n me ancor faranno</l>
<l>Alte operazioni e pellegrine.</l>
</lg>
<lg>
<l>Così detto e risposto; or se non stanno</l>
<l>Queste cose che 'l ciel volge e governa,</l>
<l>Dopo molto voltar, che fine aranno?</l>
</lg>
<lg>
<l>Questo pensava: e mentre più s'interna</l>
<l>La mente mia, veder mi parve un mondo</l>
<l>Novo, in etate immobile ed eterna;</l>
</lg>
<lg>
<l>E 'l sole e tutto 'l ciel disfare a tondo</l>
<l>Con le sue stelle; ancor la terra e 'l mare;</l>
<l>E rifarne un più bello e più giocondo.</l>
</lg>
<lg>
<l>Qual maraviglia ebb'io quando restare</l>
<l>Vidi in un piè colui che mai non stette,</l>
<l>Ma discorrendo suol tutto cangiare!</l>
</lg>
<lg>
<l>E le tre parti sue vidi ristrette</l>
<l>Ad una sola; e quell'una esser ferma:</l>
<l>Sì che, come solea, più non s'affrette!</l>
</lg>
<lg>
<l>E quasi in terra d'erba ignuda ed erma,</l>
<l>Nè fia nè fu nè mai v'era, anzi o dietro,</l>
<l>Ch'amara vita fanno, varia e 'nferma.</l>
</lg>
<lg>
<l>Passa 'l pensier sì come sole in vetro,</l>
<l>Anzi più assai, però che nulla il tene:</l>
<l>O qual grazia mi fia, se mai l'impetro,</l>
</lg>
<lg>
<l>Ch'i' veggia ivi presente il sommo Bene,</l>
<l>Non alcun mal, che solo il tempo mesce,</l>
<l>E con lui si diparte e con lui vene!</l>
</lg>
<lg>
<l>Non avrà albergo il Sol in Tauro o 'n Pesce;</l>
<l>Per lo cui variar, nostro lavoro</l>
<l>Or nasce or more, ed or scema ed or cresce.</l>
</lg>
<lg>
<l>Beat'i spirti che nel sommo coro</l>
<l>Si troveranno o trovano in tal grado,</l>
<l>Che fia in memoria eterna il nome loro!</l>
</lg>
<lg>
<l>O felice colui che trova il guado</l>
<l>Di questo alpestro e rapido torrente</l>
<l>C'ha nome vita, ch'a molti è sì a grado!</l>
</lg>
<lg>
<l>Misera la volgare e cieca gente,</l>
<l>Che pon qui sue speranze in cose tali</l>
<l>Che 'l tempo le ne porta sì repente!</l>
</lg>
<lg>
<l>O veramente sordi, ignudi e frali,</l>
<l>Poveri d'argomento e di consiglio,</l>
<l>Egri del tutto e miseri mortali!</l>
</lg>
<lg>
<l>Quel che 'l mondo governa pur col ciglio;</l>
<l>Che conturba ed acqueta gli elementi;</l>
<l>Al cui saper non pur io non m'appiglio,</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma gli angeli ne son lieti e contenti</l>
<l>Di veder delle mille parti l'una,</l>
<l>Ed in ciò stanno desiosi e 'ntenti.</l>
</lg>
<lg>
<l>O mente vaga, al fin sempre digiuna!</l>
<l>A che tanti pensieri? un'ora sgombra</l>
<l>Quel che 'n molt'anni appena si raguna.</l>
</lg>
<lg>
<l>Quel che l'anima nostra preme e 'ngombra,</l>
<l>Dianzi, adesso, ier, diman, mattino e sera,</l>
<l>Tutti in un punto passeran com'ombra.</l>
</lg>
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<l>Non avrà loco fu, sarà, nè era;</l>
<l>Ma è solo, in presente, e ora, e oggi,</l>
<l>E sola eternità raccolta e 'ntera.</l>
</lg>
<lg>
<l>Quanti spianati dietro e innanzi poggi,</l>
<l>Ch'occupavan la vista! e non fia in cui</l>
<l>Nostro sperar e rimembrar s'appoggi:</l>
</lg>
<lg>
<l>La qual varietà fa spesso altrui</l>
<l>Vaneggiar sì, che 'l viver pare un gioco,</l>
<l>Pensando pur: che sarò io? che fui?</l>
</lg>
<lg>
<l>Non sarà più diviso a poco a poco,</l>
<l>Ma tutto insieme; e non più state o verno,</l>
<l>Ma morto 'l tempo, e variato il loco.</l>
</lg>
<lg>
<l>E non avranno in man gli anni 'l governo</l>
<l>Delle fame mortali; anzi chi fia</l>
<l>Chiaro una volta, fia chiaro in eterno.</l>
</lg>
<lg>
<l>O felici quell'anime che 'n via</l>
<l>Sono o saranno di venir al fine</l>
<l>Di ch'io ragiono, qualunqu'e' si sia!</l>
</lg>
<lg>
<l>E tra l'altre leggiadre e pellegrine,</l>
<l>Beatissima lei che Morte ancise</l>
<l>Assai di qua dal natural confine!</l>
</lg>
<lg>
<l>Parranno allor l'angeliche divise,</l>
<l>E l'oneste parole, e i pensier casti,</l>
<l>Che nel cor giovenil Natura mise.</l>
</lg>
<lg>
<l>Tanti volti che 'l Tempo e Morte han guasti,</l>
<l>Torneranno al suo più fiorito stato;</l>
<l>E vedrassi ove, Amor, tu mi legasti;</l>
</lg>
<lg>
<l>Ond'io a dito ne sarò mostrato:</l>
<l>Ecco chi pianse sempre, e nel suo pianto</l>
<l>Sopra 'l riso d'ogni altro fu beato.</l>
</lg>
<lg>
<l>E quella di cui ancor piangendo canto,</l>
<l>Avrà gran maraviglia di se stessa,</l>
<l>Vedendosi fra tutte dar il vanto.</l>
</lg>
<lg>
<l>Quando ciò fia, nol so; sassel propri'essa:</l>
<l>Tanta credenza ha più fidi compagni:</l>
<l>A sì alto secreto chi s'appressa?</l>
</lg>
<lg>
<l>Credo che s'avvicini: e de' guadagni</l>
<l>Veri e de' falsi si farà ragione;</l>
<l>Che tutte fieno allor opre di ragni.</l>
</lg>
<lg>
<l>Vedrassi quanto in van cura si pone,</l>
<l>E quanto indarno s'affatica e suda;</l>
<l>Come sono ingannate le persone.</l>
</lg>
<lg>
<l>Nessun secreto fia chi copra o chiuda;</l>
<l>Fia ogni conscienza, o chiara o fosca,</l>
<l>Dinanzi a tutto il mondo aperta e nuda;</l>
</lg>
<lg>
<l>E fia chi ragion giudichi e conosca:</l>
<l>Poi vedrem prender ciascun suo viaggio,</l>
<l>Come fiera cacciata si rimbosca;</l>
</lg>
<lg>
<l>E vederassi in quel poco paraggio</l>
<l>Che vi fa ir superbi, oro e terreno,</l>
<l>Essere stato danno e non vantaggio;</l>
</lg>
<lg>
<l>E 'n disparte color che sotto 'l freno,</l>
<l>Di modesta fortuna ebbero in uso,</l>
<l>Senz'altra pompa, di godersi in seno.</l>
</lg>
<lg>
<l>Questi cinque Trionfi in terra giuso</l>
<l>Avem veduti, ed alla fine il sesto,</l>
<l>Dio permettente, vederem lassuso;</l>
</lg>
<lg>
<l>E 'l Tempo disfar tutto e così presto;</l>
<l>E Morte in sua ragion cotanto avara:</l>
<l>Morti saranno insieme e quella e questo.</l>
</lg>
<lg>
<l>E quei che fama meritaron chiara,</l>
<l>Che 'l Tempo spense; e i bei visi leggiadri,</l>
<l>Che 'mpallidir fe 'l Tempo e Morte amara;</l>
</lg>
<lg>
<l>L'obblivion, gli aspetti oscuri ed adri,</l>
<l>Più che mai bei tornando, lasceranno</l>
<l>A Morte impetuosa i giorni ladri.</l>
</lg>
<lg>
<l>Nell'età più fiorita e verde aranno</l>
<l>Con immortal bellezza eterna fama.</l>
<l>Ma innanzi a tutti ch'a rifar si vanno,</l>
</lg>
<lg>
<l>È quella che piangendo il mondo chiama</l>
<l>Con la mia lingua e con la stanca penna;</l>
<l>Ma 'l ciel pur di vederla intera brama.</l>
</lg>
<lg>
<l>A riva un fiume che nasce in Gebenna,</l>
<l>Amor mi diè per lei sì lunga guerra,</l>
<l>Che la memoria ancor il core accenna.</l>
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<l>Felice sasso che 'l bel viso serra!</l>
<l>Che poi ch'avrà ripreso il suo bel velo,</l>
<l>Se fu beato chi la vide in terra,</l>
</lg>
<lg>
<l>Or che fia dunque a rivederla in cielo?</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">Da poi che</hi>. Posciachè. Poichè. <hi rend="italic">Cosa</hi>. Cosa alcuna. [vv.4-5] <hi rend="italic">Fallito non ha promessa</hi>. Non è mancato di promessa. [v.7] <hi rend="italic">Sento</hi>. Conosco. [v.9] <hi rend="italic">Di cui</hi>. Di chi. [v.10] <hi rend="italic">Pur</hi>. Solamente. <hi rend="italic">Per tempo</hi>. Presto. [v.11] <hi rend="italic">Al fine</hi>. Fino all'estremo della vita. [v.12] <hi rend="italic">M'attempo</hi>. Indugio. Veggasi nella prima Parte la Canzone terza, stanza prima, verso ultimo. [v.13] Ma le grazie divine, in qualunque tempo sopravvengano, non giungono mai troppo tardi. [v.15] <hi rend="italic">Pellegrine</hi>. Rare. Egregie. [v.16] <hi rend="italic">Così detto e risposto</hi>. Detto e risposto che ebbi a me stesso così. <hi rend="italic">Non stanno</hi>. Non hanno stato durevole, stabilità. [v.17] Cioè le cose terrene, mortali. [v.18] <hi rend="italic">Voltar</hi>. Voltarsi. Esser voltate. <hi rend="italic">Aranno</hi>. Avranno. [v.19] <hi rend="italic">Questo</hi>. Accusativo. <hi rend="italic">Pensava</hi>. Io pensava. <hi rend="italic">S'interna</hi>. In questo pensiero. [v.22] <hi rend="italic">E 'l sole</hi>. E parvemi vedere il sole. <hi rend="italic">Disfare</hi>. Esser disfatto. <hi rend="italic">A tondo</hi>. Intorno intorno. D'ogn'intorno. Da ogni parte. [v.23] <hi rend="italic">Ancor</hi>. E parimente disfare. [v.24] <hi rend="italic">Rifarne</hi>. Esserne rifatto. [vv.25-26] <hi rend="italic">Restare in un piè</hi>. Cioè fermarsi, o star fermo. <hi rend="italic">Colui</hi>. Cioè il Tempo. <hi rend="italic">Non stette</hi>. Non istette fermo. [v.27] <hi rend="italic">Discorrendo</hi>. Scorrendo. [v.28] <hi rend="italic">Le tre parti sue</hi>. Le tre parti del Tempo, cioè il passato, il presente e il futuro. [v.29] <hi rend="italic">Ad una sola</hi>. Cioè al presente. [v.30] In maniera che non possa più affrettarsi, come soleva. Intendasi, questa parte (cioè il presente), o vero il Tempo. <hi rend="italic">Affrette</hi>. Affretti. [vv.31-33] E come in una terra secca e deserta, la quale è tutta di una sembianza, nè questa tal sembianza si cambia per variar di stagioni; similmente in quel nuovo Tempo, che è a dire l'eternità, non trovavasi nè sarà, nè fu, nè mai, nè prima, nè dopo, cose che fanno amara, varia ed inferma la vita dei mortali. [v.34] <hi rend="italic">Passa 'l pensier</hi>. Cioè passa oltre il mio pensiero. O pur si dee sottintendere: in quel nuovo Tempo e stato, cioè della eternità. [v.35] <hi rend="italic">Tene</hi>. Tiene. Rattiene. [v.38] <hi rend="italic">Non alcun mal</hi>. Non vedendo, e non veggia, senza vedere, alcun male. <hi rend="italic">Che</hi>. Accusativo. <hi rend="italic">Mesce</hi>. Cioè porge. Metafora tolta da chi versa altrui da bere. [v.39] <hi rend="italic">E</hi>. E che. <hi rend="italic">Con lui</hi>. Col Tempo. <hi rend="italic">Si diparte</hi>. Parte. <hi rend="italic">Vene</hi>. Viene. [v.41] <hi rend="italic">Cui</hi>. Del quale, cioè del sole. O vero, dei quali, cioè dei segni celesti che il sole va scorrendo. [v.44] <hi rend="italic">O trovano</hi>. O si trovano. <hi rend="italic">Grado</hi>. Stato. [v.46] <hi rend="italic">Il guado</hi>. Cioè il luogo da guadare. [v.47] <hi rend="italic">Alpestro</hi>. Alpestre. Montano. [v.48] <hi rend="italic">A grado</hi>. Gradita. [v.50] <hi rend="italic">Qui</hi>. In questa vita. [v.51] <hi rend="italic">Che</hi>. Dipende da <hi rend="italic">tali. Le ne porta</hi>. Le porta via. <hi rend="italic">Repente</hi>. Subitamente. [v.53] <hi rend="italic">D'argomento</hi>. Di mezzi. Di accorgimenti. <hi rend="italic">Di consiglio</hi>. Di senno. Di cognizion del partito da prendere. Di spedienti. [v.54] <hi rend="italic">Egri</hi>. Infermi. [v.55] <hi rend="italic">Quel</hi>. Cioè Dio. Se questo sia nominativo o accusativo, che verbo regga o da che verbo sia retto, che parola o che parole ci si debbano sottintendere, io per me non lo so indovinare. <hi rend="italic">Pur col ciglio</hi>. Col ciglio solo. Col solo muovere delle ciglia. [vv.57-59] Al cui sapere, non solo non mi avvicino io, che son uomo, ma gli angeli medesimi sono contenti di vederne delle mille parti una sola, cioè di vederne la millesima parte. [v.61] <hi rend="italic">Vaga</hi>. Errante. Instabile. Inquieta. <hi rend="italic">Al fin sempre digiuna</hi>. E sempre in ultimo priva dell'intento tuo, dell'oggetto de' tuoi desiderii. [v.62] <hi rend="italic">Sgombra</hi>. Spazza via. Disperde. [v.63] <hi rend="italic">Raguna</hi>. Raduna. Raccoglie. Accumula. [v.64] <hi rend="italic">L'anima nostra</hi>. Accusativo. [v.65] Nominativi. [v.67] <hi rend="italic">Fu, sarà, nè era</hi>. Nomi. [v.68] Ma solamente avrà luogo è, al presente, ora, oggi. [vv.70-72] Quanti poggi, cioè quante eminenze (e vuol dir quanti ostacoli), che ingombravano la vista dietro e innanzi, cioè la vista delle cose passate e delle future, saranno spianati! e venuto meno il passato e il futuro, non ci sarà più luogo a speranza nè a rimembranza. [v.73] <hi rend="italic">La qual varietà</hi>. Dello sperare e del rimembrare. <hi rend="italic">Altrui</hi>. Gli uomini. Le persone. [vv.76-78] Il tempo non sarà più diviso a poco a poco, cioè in piccole parti (come a dire in mesi, in giorni, in ore), ma sarà tutto insieme, cioè tutto uno; e non ci sarà state nè verno, cioè varietà di stagioni; anzi il tempo sarà morto, cioè immobile, e il luogo delle creature, del mondo, non sarà quello di prima. [v.81] <hi rend="italic">Chiaro</hi>. Famoso. [vv.82-84] Oh felici quelle anime che sono o saranno in via di giungere a quel fine del quale io parlo, qualunque egli si sia! Cioè, quelle anime che sono incamminate o che s'incammineranno per quelle strade che conducono alla beatitudine eterna, qualunque ella si sia (dovendo esser diversa secondo i meriti; o vero, non potendo noi comprendere la sua qualità), o forse, qualunque morte elle sieno per fare. [v.85] <hi rend="italic">Pellegrine</hi>. Rare. [v.86] <hi rend="italic">Lei</hi>. Cioè Laura. <hi rend="italic">Che</hi>. Accusativo. <hi rend="italic">Ancise</hi>. Uccise. [v.87] Assai prima del termine naturale della vita umana. [v.88] <hi rend="italic">Parranno</hi>. Appariranno. Si vedranno. <hi rend="italic">Allor</hi>. Cioè nell'eternità. <hi rend="italic">Divise</hi>. Cioè sembianze, maniere, e simili. [v.90] <hi rend="italic">Nel cor giovenil</hi>. Di Laura. [v.91] <hi rend="italic">Che</hi>. Accusativo. [v.92] <hi rend="italic">Suo</hi>. Loro. [v.93] <hi rend="italic">Ove</hi>. Quel volto ove. [v.95] <hi rend="italic">Ecco</hi>. Suppliscasi: <hi rend="italic">sarà detto di me. Chi</hi>. Colui che. [v.96] <hi rend="italic">Sopra 'l riso d'ogni altro</hi>. Più che qualunque altro nel riso. [v.100] <hi rend="italic">Sassel</hi>. Sel sa. Il sa. <hi rend="italic">Propri'essa</hi>. Proprio essa. Cioè propriamente essa, essa medesima. [vv.101-102] Versi composti dal poeta, (come anche universalmente questi ultimi due Trionfi) per provare, cred'io, se avesse mai potuto far gittar via le sue Rime e la pazienza ai lettori e agl'interpreti. Pare che vogliano dire: questa gran verità, cioè la fine di questo mondo visibile e l'avvenimento del mondo immateriale ed eterno, è creduta da più, cioè da molti, fedeli; ma qual uomo ancor vivo e mortale può saper sì alto secreto, cioè il quando si ridurranno ad effetto le dette cose? [vv.103-104] <hi rend="italic">Che s'avvicini</hi>. Che ciò s'avvicini. Che quello che ho detto debba esser presto. <hi rend="italic">De' guadagni veri e de' falsi</hi>. Dei veri e dei falsi beni procacciati dagli uomini. <hi rend="italic">Ragione</hi>. Diritto giudizio. [v.105] Che tutte le opere umane saranno allora come tele di ragno. <hi rend="italic">Fieno</hi>. Saranno. [v.106] <hi rend="italic">Quanto in van cura si pone</hi>. Quante cure si usano invano, per niente, senza alcun frutto. [v.107] <hi rend="italic">S'affatica</hi>. Si fatica. [v.108] Come s'ingannano gli uomini. [v.109] Non ci sarà cosa che cuopra o chiuda alcun secreto. [vv.110-111] Ogni coscienza, o netta o sozza, sarà manifesta e nuda in cospetto di tutto il mondo. [v.112-113] E ci sarà chi giudichi e dia sentenza secondo i meriti: poi vedremo ciascuno andare al luogo assegnatogli dalla sentenza. [v.114] <hi rend="italic">Cacciata</hi>. Inseguita da cacciatori. [v.115] <hi rend="italic">In quel poco paraggio</hi>. In quel breve confronto che sarà fatto di voi altri mortali dinanzi al sommo giudice. [v.116] Ciò che vi fa esser superbi, come a dir l'oro e le terre. [vv.118-119] <hi rend="italic">E 'n disparte</hi>. Suppliscasi <hi rend="italic">vedransi. Sotto 'l freno, di modesta fortuna</hi>. Cioè colla temperanza e la costumatezza che sogliono esser compagne della fortuna mediocre. <hi rend="italic">Ebbero in uso</hi>. Costumarono. [v.120] Di goder seco stessi, da se medesimi, in vita privata, domestica, solitaria, e senza alcuna pompa. [v.121] <hi rend="italic">Questi cinque Trionfi</hi>. D'Amore, della Castità, della Morte, della Fama e del Tempo. <hi rend="italic">In terra giuso</hi>. Quaggiù in terra. [v.122] <hi rend="italic">Avem</hi>. Abbiamo. <hi rend="italic">Il sesto</hi>. Il Trionfo della Divinità. [v.123] <hi rend="italic">Dio permettente</hi>. Permettendolo Iddio. Piacendo a Dio. <hi rend="italic">Lassuso</hi>. In cielo. [v.124] Il Biagioli vorrebbe leggere: <hi rend="italic">e 'l Tempo a disfar tutto così presto</hi>; alla quale opinione io m'accosterei volentieri. [v.125] <hi rend="italic">In sua ragion cotanto avara</hi>. Veggasi il primo Capitolo, verso centoventesimosesto del Trionfo della Morte. [v.128] <hi rend="italic">Che</hi>. La qual fama. Accusativo. [v.129] <hi rend="italic">Fe</hi>. Fece. [vv.130-132] Se leggiamo col Castelvetro <hi rend="italic">ai giorni ladri</hi>, questo luogo si vuole intender così: tornando più che mai belli, lasceranno l'obblivione e le sembianze oscure ed adre, cioè atre, alla Morte impetuosa e al Tempo rapace. [v.133] <hi rend="italic">Nell'età più fiorita e verde</hi>. Suppliscasi <hi rend="italic">ritornati. Aranno</hi>. Avranno. [v.135] <hi rend="italic">Ch'a rifar si vanno</hi>. Cioè che hanno a risorgere a vita e bellezza immortale. [v.136] <hi rend="italic">Quella</hi>. Cioè Laura. <hi rend="italic">Che</hi>. Accusativo. [v.137] <hi rend="italic">E con la stanca penna</hi>. Ripetasi <hi rend="italic">mia</hi>. [v.138] <hi rend="italic">Intera</hi>. Cioè in anima e in corpo insieme. [v.139] Cioè in riva del Rodano. [v.140] <hi rend="italic">Guerra</hi>. Travaglio. [v.141] Che il cuor mio ne porta ancora i segni. [v.142] <hi rend="italic">Sasso</hi>. Quel sasso. [v.143] <hi rend="italic">Che</hi>. La quale. Cioè Laura. <hi rend="italic">Velo</hi>. Cioè corpo. [v.145] Cioè, quanto sarà dolce il tornare a vederla in cielo.</note>
</div2>
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<head>PARTE QUARTA</head>
<head>SONETTI E CANZONI SOPRA VARI ARGOMENTI</head>
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<head>1 (RVF 7)</head>
<argument><p>Rincora un amico allo studio delle lettere e all'amore della filosofia.</p></argument>
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<lg>
<l>La gola e 'l sonno e l'oziose piume</l>
<l>Hanno del mondo ogni vertù sbandita;</l>
<l>Ond'è dal corso suo quasi smarrita</l>
<l>Nostra natura, vinta dal costume:</l>
</lg>
<lg>
<l>Ed è sì spento ogni benigno lume</l>
<l>Del ciel, per cui s'informa umana vita,</l>
<l>Che per cosa mirabile s'addita</l>
<l>Chi vuol far d'Elicona nascer fiume.</l>
</lg>
<lg>
<l>Qual vaghezza di lauro? qual di mirto?</l>
<l>Povera e nuda vai filosofia,</l>
<l>Dice la turba al vil guadagno intesa.</l>
</lg>
<lg>
<l>Pochi compagni avrai per l'altra via:</l>
<l>Tanto ti prego più, gentile spirto.</l>
<l>Non lassar la magnanima tua impresa</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">Conforta un amico a perseverare negli studi delle lettere e della filosofia. [v.1] <hi rend="italic">L'oziose piume</hi>. Il sedere scioperatamente. L'ozio. [v.2] <hi rend="italic">Del mondo</hi>. Dal mondo. <hi rend="italic">Vertù</hi>. Virtù. [v.3] <hi rend="italic">È dal corso suo quasi smarrita</hi>. Ha quasi smarrita la sua strada. È quasi al tutto sviata. [v.4] <hi rend="italic">Dal costume</hi>. Dalla consuetudine. Dalla mala usanza. [vv.5-8] E ogni benigno influsso degli astri, dai quali la vita umana riceve qualità e forma, è venuto meno in guisa, che si suol mostrare a dito come cosa mirabile, chi si sforza di far frutto nelle buone lettere. [v.9] <hi rend="italic">Qual vaghezza</hi>. Qual desiderio. Suppliscasi: <hi rend="italic">si trova, si vede, a questi tempi. Di lauro e di mirto</hi> vagliono <hi rend="italic">di gloria poetica e letteraria</hi>. [v.10] <hi rend="italic">Vai</hi>. Cioè sei. [v.11] <hi rend="italic">La turba</hi>. La moltitudine. <hi rend="italic">Al vil guadagno intesa</hi>. Intenta ai vili guadagni. Occupata da basse voglie. [v.12] <hi rend="italic">Per l'altra via</hi>. Cioè per la via de' buoni studi. [v.13] <hi rend="italic">Tanto ti prego più</hi>. Tanto più ti prego. [v.14] Cioè non lasciar l'onorato cammino che hai preso.</note>
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<head>2 (RVF 10)</head>
<argument><p>A Stefano Colonna il vecchio, ch'era già stato in Avignone, e si dipartiva.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Gloriosa Colonna, in cui s'appoggia</l>
<l>Nostra speranza e 'l gran nome latino;</l>
<l>Ch'ancor non torse dal vero cammino</l>
<l>L'ira di Giove per ventosa pioggia;</l>
</lg>
<lg>
<l>Qui non palazzi, non teatro o loggia,</l>
<l>Ma 'n lor vece un abete, un faggio, un pino</l>
<l>Tra l'erba verde e 'l bel monte vicino,</l>
<l>Onde si scende poetando e poggia,</l>
</lg>
<lg>
<l>Levan di terra al ciel nostr'intelletto;</l>
<l>E 'l rosigniuol, che dolcemente all'ombra</l>
<l>Tutte le notti si lamenta e piagne,</l>
</lg>
<lg>
<l>D'amorosi pensieri il cor ne 'ngombra:</l>
<l>Ma tanto ben sol tronchi e fai imperfetto</l>
<l>Tu che da noi, Signor mio, ti scompagne.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">A uno dei Colonna. [vv.3-4] Accenna la persecuzione fatta dal Pontefice Bonifazio ottavo alla casa Colonna. <hi rend="italic">Che</hi>. Accusativo. <hi rend="italic">Non torse dal vero cammino</hi>. Non rimosse dalla buona strada, dal diritto procedere. [v.5] <hi rend="italic">Qui</hi>. Dove io mi trovo ora e ti scrivo. [v.8] <hi rend="italic">E poggia</hi>. E onde, cioè per cui, si poggia, cioè si sale, poetando. [v.9] <hi rend="italic">Nostr'intelletto</hi>. Cioè il mio intelletto. [v.10] <hi rend="italic">All'ombra</hi>. Tra i rami degli alberi. [v.12] <hi rend="italic">Ne 'ngombra</hi>. C'ingombra. Cioè m'ingombra. [v.14] <hi rend="italic">Ti scompagne</hi>. Ti scompagni. Cioè, sei lontano.</note>
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<head>3 (RVF 24)</head>
<argument><p>Risponde a Stramazzo da Perugia, che lo invitava a poetare.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Se l'onorata fronde che prescrive</l>
<l>L'ira del ciel quando 'l gran Giove tona,</l>
<l>Non m'avesse disdetta la corona</l>
<l>Che suole ornar chi poetando scrive;</l>
</lg>
<lg>
<l>I' era amico a queste vostre Dive,</l>
<l>Le qua' vilmente il secolo abbandona:</l>
<l>Ma quella ingiuria già lunge mi sprona</l>
<l>Dall'inventrice delle prime olive;</l>
</lg>
<lg>
<l>Che non bolle la polver d'Etiopia</l>
<l>Sotto 'l più ardente Sol, com'io sfavillo</l>
<l>Perdendo tanto amata cosa propia.</l>
</lg>
<lg>
<l>Cercate dunque fonte più tranquillo;</l>
<l>Che 'l mio d'ogni liquor sostene inopia;</l>
<l>Salvo di quel che lagrimando stillo.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">Risposta a un sonetto di Stramazzo da Perugia. [vv.1-2] <hi rend="italic">L'onorata fronde</hi>. Il lauro. Allegoria di Laura. <hi rend="italic">Prescrive l'ira del ciel</hi>. Pon limite all'ira del cielo. Accenna la proprietà, che si credeva, del lauro, di non esser tocco dal fulmine. [vv.3-4] Cioè non mi avesse co' suoi mali trattamenti e sdegni, e col travaglio che me ne segue, renduto incapace di guadagnarmi la gloria poetica. <hi rend="italic">Disdetta</hi>. Negata. [v.5] <hi rend="italic">A queste vostre Dive</hi>. Alle muse. [v.6] <hi rend="italic">Le qua'</hi>. Le quali. <hi rend="italic">Il secolo</hi>. Il nostro secolo. [vv.7-8] Ma i mali trattamenti di Laura mi alienano da Minerva, cioè dalla scienza. [v.10] <hi rend="italic">Come</hi>. Cioè così come, tanto quanto. <hi rend="italic">Sfavillo</hi>. Di dolore e di sdegno. [v.11] <hi rend="italic">Tanto amata cosa propia</hi>. Cioè la gloria poetica, che mi sarebbe stata dovuta, che io sperava e anzi già reputava per cosa propria. [v.13] <hi rend="italic">Sostene inopia</hi>. Sostiene povertà. È povero. [v.14] <hi rend="italic">Salvo</hi>. Eccetto. <hi rend="italic">Di quel</hi>. Di quel liquore.</note>
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<head>4 (RVF 25)</head>
<argument><p>Si consola coll'amico Boccaccio di vederlo sciolto dagl'intrighi amorosi.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Amor piangeva, ed io con lui talvolta</l>
<l>(Dal qual miei passi non fur mai lontani),</l>
<l>Mirando, per gli effetti acerbi e strani,</l>
<l>L'anima vostra de' suoi nodi sciolta.</l>
</lg>
<lg>
<l>Or ch'al dritto cammin l'ha Dio rivolta,</l>
<l>Col cor levando al cielo ambe le mani</l>
<l>Ringrazio lui, ch'e' giusti preghi umani</l>
<l>Benignamente, sua mercede, ascolta.</l>
</lg>
<lg>
<l>E se tornando all'amorosa vita,</l>
<l>Per farvi al bel desio volger le spalle,</l>
<l>Trovaste per la via fossati o poggi;</l>
</lg>
<lg>
<l>Fu per mostrar quant'è spinoso calle,</l>
<l>E quanto alpestra e dura la salita,</l>
<l>Onde al vero valor conven ch'uom poggi.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">Si congratula a Giovanni Boccaccio che sia tornato a vita amorosa. [v.2] Dal quale Amore io non mi sono mai dilungato, come è convenuto a te di fare. [v.3] <hi rend="italic">Effetti</hi>. Avvenimenti. Casi. [v.5] <hi rend="italic">Al dritto cammin</hi>. Vuol dire al cammino amoroso. <hi rend="italic">Rivolta</hi>. Volta, indirizzata, di nuovo. [v.6] Levando al cielo il cuore e le mani. [v.7] <hi rend="italic">Lui</hi>. Cioè Dio. <hi rend="italic">E'</hi>. I. [v.8] <hi rend="italic">Sua mercede</hi>. Per sua bontà. Per sua grazia. [vv.10-11] Trovaste per la via qualche difficoltà e qualche ostacolo atto a rimuovervi dal vostro proposito. [vv.12-14] Ciò fu solamente acciocchè voi conosceste quanto è spinoso il sentiero e quanto è scoscesa e difficile la salita per cui conviene che l'uomo poggi, cioè ascenda, al vero valore. <hi rend="italic">Alpestra</hi>. Alpestre. <hi rend="italic">Conven</hi>. Conviene.</note>
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<head>5 (RVF 26)</head>
<argument><p>Rallegrasi che il Boccaccio siasi ravveduto della sua vita licenziosa.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Più di me lieta non si vede a terra</l>
<l>Nave dall'onde combattuta e vinta,</l>
<l>Quando la gente di pietà dipinta,</l>
<l>Su per la riva a ringraziar s'atterra;</l>
</lg>
<lg>
<l>Nè lieto più del carcer si disserra</l>
<l>Chi 'ntorno al collo ebbe la corda avvinta,</l>
<l>Di me, veggendo quella spada scinta</l>
<l>Che fece al Signor mio sì lunga guerra.</l>
</lg>
<lg>
<l>E tutti voi ch'Amor laudate in rima,</l>
<l>Al buon testor degli amorosi detti</l>
<l>Rendete onor, ch'era smarrito in prima:</l>
</lg>
<lg>
<l>Che più gloria è nel regno degli eletti</l>
<l>D'un spirito converso, e più s'estima,</l>
<l>Che di novantanove altri perfetti.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">Ad uno che avendo scritto in biasimo dell'amore, cangiato stile, si era volto a far componimenti amorosi. [v.3] <hi rend="italic">Di pietà dipinta</hi>. Cioè con un colore e un aspetto che fa pietà. [v.4] <hi rend="italic">A ringraziar s'atterra</hi>. Si prostra a ringraziar Dio. [v.7] <hi rend="italic">Di me</hi>. Dipende dalle parole del quinto verso, <hi rend="italic">nè lieto più. Veggendo</hi>. Vedendo io. <hi rend="italic">Quella spada scinta</hi>. Discinta, deposta, quella spada, cioè la spada vostra. Locuzione metaforica. [v.8] <hi rend="italic">Al Signor mio</hi>. Ad Amore. [v.10] <hi rend="italic">Testor</hi>. Tessitore. Cioè scrittore. [v.11] <hi rend="italic">Che</hi>. Il qual testore. <hi rend="italic">Smarrito</hi>. Come la pecora del Vangelo. <hi rend="italic">In prima</hi>. Per lo passato. [v.12] <hi rend="italic">Più gloria è</hi>. Più festa si fa. [v.13] <hi rend="italic">Converso</hi>. Convertito. <hi rend="italic">S'estima</hi>. Si stima.</note>
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<div2>
<head>6 (RVF 27)</head>
<argument><p>Ai Signori d'Italia, onde prendano parte nella crociata di papa Giovanni XXII.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Il successor di Carlo, che la chioma</l>
<l>Con la corona del suo antico adorna,</l>
<l>Prese ha già l'arme per fiaccar le corna</l>
<l>A Babilonia, e chi da lei si noma.</l>
</lg>
<lg>
<l>E 'l vicario di Cristo, con la soma</l>
<l>Delle chiavi e del manto, al nido torna;</l>
<l>Sì che, s'altro accidente nol distorna,</l>
<l>Vedrà Bologna, e poi la nobil Roma.</l>
</lg>
<lg>
<l>La mansueta vostra e gentil agna</l>
<l>Abbatte i fieri lupi: e così vada</l>
<l>Chiunque amor legittimo scompagna.</l>
</lg>
<lg>
<l>Consolate lei dunque, ch'ancor bada,</l>
<l>E Roma, che del suo sposo si lagna;</l>
<l>E per Gesù cingete omai la spada.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">Ai principi d'Italia. Per la crociata bandita a quel tempo dal Papa contro i Maomettani. È indirizzato ai principi d'Italia, come dicono i comentatori, ma veramente ad un solo, o al più ad una famiglia, come dirò qui appresso sopra il primo terzetto. [v.1] <hi rend="italic">Il successor di Carlo</hi>. Cioè Carlo quarto, imperatore. <hi rend="italic">Di Carlo</hi> vuol dire, di Carlo magno. [v.2] <hi rend="italic">Del suo antico</hi>. Del suo predecessore. Cioè di Carlo magno. [v.3] <hi rend="italic">Fiaccar</hi>. Rompere. [v.4] <hi rend="italic">E chi da lei si noma</hi>. E a chi ha nome da lei. E a' suoi soggetti e confederati. [vv.5-6] Cioè, il Papa ritorna da Avignone a Roma, a riporvi la sede pontificale, e però dice: <hi rend="italic">con la soma delle chiavi e del manto</hi>, volendo significare che l'andata del Papa a Roma, sarà con intenzione di risedervi, e non di fermarcisi solo un poco. [v.7] <hi rend="italic">S'altro accidente</hi>. Se qualche accidente. <hi rend="italic">Nol distorna</hi>. Nol disvia da questo proposito. Non gli dà impedimento. [v.9] Vuol dire i buoni cittadini, le buone fazioni, d'Italia; la parte che ama la pace. <hi rend="italic">Agna</hi>. Agnella. [vv.10-11] <hi rend="italic">I fieri lupi</hi>. Cioè i cittadini perversi, le fazioni malvage, la parte inquieta, sediziosa, amatrice della discordia. Così spiegano i comentatori e così ancor io nella prima edizione del presente comento. Ma quest'agna e questi lupi non sono altro che due case nobili romane, significate così per allusione alle loro armi gentilizie. La fazione di una delle quali case, cioè di quella dell'agna, aveva di fresco riportata una vittoria sopra la fazione della casa dei lupi. I nomi di queste due case non mi occorrono al presente, e non ho agio di ricercarli nelle storie di quei tempi: ma tengo per fermo che debba essere molto facile a ritrovarli. <hi rend="italic">Gentil</hi> qui è preso in senso doppio, cioè di piacevole, benigna, e di nobile, patrizia, o vero di gentilizia. La casa dei lupi è nominata dal poeta anche nella seconda Canzone di questa quarta Parte, stanza sesta, verso primo. <hi rend="italic">E così vada chiunque</hi>. E così, ed altrettanto, avvenga a chiunque. <hi rend="italic">Amor legittimo scompagna</hi>. Spiegano: disgiunge e pone in discordia gli animi de' nazionali, dei cittadini, dei parenti. [v.12] <hi rend="italic">Lei</hi>. Colei. Vuol dire l'Italia. <hi rend="italic">Bada</hi>. Aspetta. S'indugia. [v.13] <hi rend="italic">Del suo sposo</hi>. Cioè dell'assenza del Papa.</note>
</div2>
<div2>
<head>7 (RVF 28)</head>
<argument><p>A Giacomo Colonna, perchè secondi l'impresa del Re di Francia contro gl'infedeli.</p></argument>
<lg>
<l>O aspettata in ciel, beata e bella</l>
<l>Anima, che di nostra umanitade</l>
<l>Vestita vai, non, come l'altre, carca;</l>
<l>Perchè ti sian men dure omai le strade,</l>
<l>A Dio diletta, obediente ancella,</l>
<l>Onde al suo regno di quaggiù si varca;</l>
<l>Ecco novellamente alla tua barca,</l>
<l>Ch'al cieco mondo ha già volte le spalle</l>
<l>Per gir a miglior porto,</l>
<l>D'un vento occidental dolce conforto,</l>
<l>Lo qual per mezzo questa oscura valle,</l>
<l>Ove piangiamo il nostro e l'altrui torto,</l>
<l>La condurrà de' lacci antichi sciolta</l>
<l>Per drittissimo calle</l>
<l>Al verace oriente, ov'ella è volta.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">Indirizza il poeta questa Canzone ad un monaco letterato di santa vita (cosa non saputa vedere fin qui dai comentatori), esortandolo ad aiutar con parole e con iscritti la crociata che si preparava. [vv.1-3] Esprime in questi tre primi versi, e nel quinto, la santità della vita, e lo stato religioso, della persona a cui scrive. [v.4] <hi rend="italic">Dure</hi>. Difficili. Faticose. [v.6] <hi rend="italic">Onde</hi>. Per le quali. Dipende dal nome <hi rend="italic">strade</hi> del quarto verso. <hi rend="italic">Suo</hi>. Di Dio. <hi rend="italic">Di quaggiù</hi>. Da questa terra. <hi rend="italic">Si varca</hi>. Si passa. Si va. [v.7] <hi rend="italic">Alla tua barca</hi>. Cioè, alla tua vita. [v.8] <hi rend="italic">Ha già volte le spalle</hi>. Abbracciando lo stato monastico. [v.10] Dipende da <hi rend="italic">ecco</hi>, che sta nel settimo verso. <hi rend="italic">Occidental</hi>. Cioè prospero a chi naviga, come dice di poi, verso oriente. [v.11] <hi rend="italic">Lo qual</hi>. Il quale. <hi rend="italic">Per mezzo</hi>. Per mezzo a. <hi rend="italic">Questa oscura valle</hi>. Del mondo. [v.12] <hi rend="italic">Il nostro e l'altrui torto</hi>. Gli effetti dei peccati nostri e di quello di Adamo. [v.13] <hi rend="italic">La condurrà</hi>. Cioè condurrà la tua barca. <hi rend="italic">De' lacci antichi sciolta</hi>. Vuol significare che la crociata sarà occasione a quello a cui scrive di acquistare tanto merito, che l'anima sua sarà liberata da ogni reliquia delle colpe passate. [v.15] <hi rend="italic">Al verace oriente</hi>. Cioè al paradiso: e lo chiama vero oriente per rispetto all'oriente terreno, cioè alle contrade d'oriente, alle quali erano volti allora gli animi dei Cristiani, per la crociata. <hi rend="italic">Ove</hi>. Al quale.</note>
<lg>
<l>Forse i devoti e gli amorosi preghi</l>
<l>E le lagrime sante de' mortali</l>
<l>Son giunte innanzi alla pietà superna;</l>
<l>E forse non fur mai tante nè tali,</l>
<l>Che per merito lor punto si pieghi</l>
<l>Fuor di suo corso la giustizia eterna;</l>
<l>Ma quel benigno Re che 'l ciel governa,</l>
<l>Al sacro loco ove fu posto in croce,</l>
<l>Gli occhi per grazia gira;</l>
<l>Onde nel petto al novo Carlo spira</l>
<l>La vendetta, ch'a noi tardata noce,</l>
<l>Sì che molt'anni Europa ne sospira:</l>
<l>Così soccorre alla sua amata sposa;</l>
<l>Tal che sol della voce</l>
<l>Fa tremar Babilonia e star pensosa.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">I devoti e gli amorosi</hi>. I devoti ed amorosi. [v.4] <hi rend="italic">E forse</hi>. O forse. O piuttosto. O più veramente. [v.8] Alla Palestina. A Gerusalemme. [v.9] <hi rend="italic">Per grazia</hi>. Per semplice grazia, e non per merito delle lagrime e delle preghiere dei mortali. <hi rend="italic">Gira</hi>. Volge. [v.10] <hi rend="italic">Al novo Carlo</hi>. A Carlo quarto, imperatore. Dice <hi rend="italic">novo</hi> per rispetto a Carlo magno. <hi rend="italic">Spira</hi>. Inspira. [v.11] <hi rend="italic">La vendetta</hi>. Di quel sacro luogo e dei Cristiani, contro agl'infedeli. <hi rend="italic">Ch'a noi tardata noce</hi>. L'indugio della quale è dannoso ai Cristiani. [v.12] <hi rend="italic">Molt'anni</hi>. Già da molti anni. Già per molti anni. [v.13] <hi rend="italic">Soccorre</hi>. Cioè Cristo. <hi rend="italic">Alla sua amata sposa</hi>. Alla sua Chiesa. [v.14] <hi rend="italic">Sol della voce</hi>. Della semplice fama delle preparazioni di questa impresa. [v.15] <hi rend="italic">Babilonia</hi>. Vuol dir generalmente i potentati maomettani.</note>
<lg>
<l>Chiunque alberga tra Garonna e 'l monte</l>
<l>E 'ntra 'l Rodano e 'l Reno e l'onde salse,</l>
<l>Le 'nsegne Cristianissime accompagna;</l>
<l>Ed a cui mai di vero pregio calse</l>
<l>Dal Pireneo all'ultimo orizzonte,</l>
<l>Con Aragon lassarà vota Ispagna:</l>
<l>Inghilterra con l'isole che bagna</l>
<l>L'Oceano intra 'l Carro e le Colonne</l>
<l>Infin là dove sona</l>
<l>Dottrina del santissimo Elicona,</l>
<l>Varie di lingue e d'arme e delle gonne,</l>
<l>All'alta impresa caritate sprona.</l>
<l>Deh qual amor sì licito o sì degno,</l>
<l>Qua' figli mai, quai donne</l>
<l>Furon materia a sì giusto disdegno?</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[vv.1-2] Vuol dire: tutta la gioventù francese. <hi rend="italic">Il monte</hi>. Le Alpi e i Pirenei. <hi rend="italic">L'onde salse</hi>. Il mare. [v.3] <hi rend="italic">Cristianissime</hi>. Del re Cristianissimo. Del re di Francia. [v.4] E chiunque ebbe mai desiderio, e qualunque spagnuolo è desideroso, di vera gloria. [v.5] <hi rend="italic">All'ultimo orizzonte</hi>. Agli ultimi lidi occidentali di Europa. [v.6] Lascerà vota l'Aragona e la Spagna, per andare alla impresa di Terra Santa. [v.7] <hi rend="italic">Inghilterra con l'isole</hi>. Inghilterra e le isole. Accusativi, che dipendono dal verso duodecimo della stanza. [v.8] <hi rend="italic">Intra 'l Carro e le Colonne</hi>. Tra l'Orsa, cioè il polo settentrionale, e le Colonne d'Ercole, cioè lo stretto di Gibilterra. [vv.9-10] Insin dove si stende la dottrina evangelica, la religione di Cristo. [v.11] <hi rend="italic">Varie</hi>. Cioè isole varie, diverse. <hi rend="italic">Gonne</hi>. Vesti. [vv.13-15] Vuol dire: quale altro sdegno, nato da qualunque più acconcia causa, da qualsivoglia più lecito e più convenevole amore, o di patria o di figli o di donne o di che che sia; fu mai così degno e ragionevole come è questo che spinge ora i Cristiani a muover guerra agl'infedel</note>
<lg>
<l>Una parte del mondo è che si giace</l>
<l>Mai sempre in ghiaccio ed in gelate nevi,</l>
<l>Tutta lontana dal cammin del sole.</l>
<l>Là, sotto i giorni nubilosi e brevi,</l>
<l>Nemica naturalmente di pace,</l>
<l>Nasce una gente a cui 'l morir non dole.</l>
<l>Questa se più devota che non sole,</l>
<l>Col tedesco furor la spada cigne;</l>
<l>Turchi, Arabi e Caldei,</l>
<l>Con tutti quei che speran nelli Dei</l>
<l>Di qua dal mar che fa l'onde sanguigne,</l>
<l>Quanto sian da prezzar, conoscer dei:</l>
<l>Popolo ignudo, paventoso e lento,</l>
<l>Che ferro mai non strigne,</l>
<l>Ma tutt'i colpi suoi commette al vento.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[vv.1-3] Vuol dir la Germania. <hi rend="italic">È</hi>. Avvi. <hi rend="italic">Che si giace</hi>. La quale giace. <hi rend="italic">Mai sempre</hi>. Significa lo stesso che <hi rend="italic">sempre</hi>, ma con più forza. [vv.7-15] Se questa gente, fuori del suo costume, che è di far guerra ai Cristiani piuttosto che agl'infedeli, prende questa volta cogli altri l'impresa di Terra Santa, e vi si mette coll'audacia e colla bravura sua naturale, tu puoi bene stimare, ben vedi, che conto si debba fare, che paura si possa avere, dei Turchi, degli Arabi, de' Caldei, e di tutti gl'infedeli di qua dal Mar rosso; genti non vestite di ferro, paurose, infingarde, che non si ardiscono mai di combattere da vicino, ma solamente da lungi, colle saette. <hi rend="italic">Sole</hi>. Suole. <hi rend="italic">Col tedesco furor</hi>. Col furore proprio dei Tedeschi. Col furore, coll'impeto, che le è proprio. <hi rend="italic">Cigne</hi>. Cinge. <hi rend="italic">Prezzar</hi>. Apprezzare. Stimare. <hi rend="italic">Conoscer dei</hi>. Conoscer devi.</note>
<lg>
<l>Dunque ora è 'l tempo da ritrarre il collo</l>
<l>Dal giogo antico, e da squarciar il velo</l>
<l>Ch'è stato avvolto intorno agli occhi nostri;</l>
<l>E che 'l nobile ingegno che dal Cielo</l>
<l>Per grazia tien' dell'immortale Apollo,</l>
<l>E l'eloquenza sua vertù qui mostri</l>
<l>Or con la lingua, or con laudati inchiostri:</l>
<l>Perchè d'Orfeo leggendo e d'Anfione,</l>
<l>Se non ti maravigli,</l>
<l>Assai men fia ch'Italia co' suoi figli</l>
<l>Si desti al suon del tuo chiaro sermone,</l>
<l>Tanto che per Gesù la lancia pigli:</l>
<l>Che, s'al ver mira questa antica madre,</l>
<l>In nulla sua tenzone</l>
<l>Fur mai cagion sì belle e sì leggiadre.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.4] <hi rend="italic">Che</hi>. Accusativo. Il quale tu. [v.5] Tieni, cioè hai ricevuto, per grazia del vero Apollo, cioè di Dio. [v.6] <hi rend="italic">E l'eloquenza</hi>. E l'eloquenza che tu <hi rend="italic">tieni dal Cielo</hi>. <hi rend="italic">Sua vertù</hi>. Accusativo. [v.7] <hi rend="italic">Laudati inchiostri</hi>. Cioè scritti egregi. [vv.8-12] Perocchè se non ti pare incredibile che Orfeo ed Anfione, come si legge, movessero con loro canti e suoni le fiere, i sassi e le piante; assai minor cosa, assai meno maraviglioso e incredibile, sarà, assai più facilmente avverrà, che gl'Italiani alle tue nobili parole si sollevino dal loro ozio, e piglino le armi per liberare il sepolcro di Cristo. [v.13] <hi rend="italic">S'al ver mira</hi>. Se ben considera. <hi rend="italic">Questa antica madre</hi>. Cioè l'Italia. [vv.14-15] Niuna guerra ch'ella intraprendesse finora in alcun tempo, ebbe mai cagioni così belle e onorate come avrebbe questa.</note>
<lg>
<l>Tu, c'hai, per arricchir d'un bel tesauro,</l>
<l>Volte l'antiche e le moderne carte,</l>
<l>Volando al ciel con la terrena soma;</l>
<l>Sai, dall'imperio del figliuol di Marte</l>
<l>Al grande Augusto, che di verde lauro</l>
<l>Tre volte, trionfando, ornò la chioma,</l>
<l>Nell'altrui ingiurie del suo sangue Roma</l>
<l>Spesse fiate quanto fu cortese.</l>
<l>Ed or perchè non fia,</l>
<l>Cortese no, ma conoscente e pia</l>
<l>A vendicar le dispietate offese</l>
<l>Col figliuol glorioso di Maria?</l>
<l>Che dunque la nemica parte spera</l>
<l>Nell'umane difese,</l>
<l>Se Cristo sta dalla contraria schiera?</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">Arricchir</hi>. Arricchirti. <hi rend="italic">Tesauro</hi>. Tesoro. Cioè di dottrina e di sapienza. [v.3] Sollevando l'intelletto ad alte cognizioni e ad alti pensieri, non ostante la soma, cioè l'incarico, delle membra. [vv.4-8] Sai quanto liberale del proprio sangue fu Roma spesse volte, da Romolo insino ad Augusto, per vendicare le ingiurie fatte ad altri. [v.9] <hi rend="italic">Non fia</hi>. Cioè Roma. [v.10] <hi rend="italic">Conoscente</hi>. Riconoscente. [v.11] <hi rend="italic">Le dispietate offese</hi>. Fattegli da' Maomettani. [v.12] <hi rend="italic">Col</hi>. Verso il. Dipende da <hi rend="italic">conoscente e pia</hi>. [v.15] <hi rend="italic">Dalla contraria schiera</hi>. Cioè dalla parte nostra, per noi.</note>
<lg>
<l>Pon mente al temerario ardir di Serse,</l>
<l>Che fece, per calcar i nostri liti,</l>
<l>Di novi ponti oltraggio alla marina;</l>
<l>E vedrai nella morte de' mariti</l>
<l>Tutte vestite a brun le donne Perse,</l>
<l>E tinto in rosso il mar di Salamina.</l>
<l>E non pur questa misera ruina</l>
<l>Del popolo infelice d'oriente</l>
<l>Vittoria ten promette,</l>
<l>Ma Maratona, e le mortali strette</l>
<l>Che difese il Leon con poca gente,</l>
<l>Ed altre mille c'hai scoltate e lette.</l>
<l>Perchè inchinar a Dio molto convene</l>
<l>Le ginocchia e la mente,</l>
<l>Che gli anni tuoi riserva a tanto bene.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">Pon mente al</hi>. Volgi la mente al. Recati a mente il. Sovvengati del. [v.2] <hi rend="italic">Per calcar i nostri liti</hi>. Per passare in Europa. [v.3] <hi rend="italic">Novi</hi>. Insoliti. Non più veduti. [v.4] <hi rend="italic">Nella</hi>. Per la. [v.5] <hi rend="italic">Perse</hi>. Persiane. [v.6] <hi rend="italic">Il mar di Salamina</hi>. Dove l'armata di Serse fu rotta dalla greca. [v.7] <hi rend="italic">Pur</hi>. Solo. <hi rend="italic">Questa misera ruina</hi>. Che è la disfatta di Serse. [v.9] Ti promette vittoria di detto popolo. <hi rend="italic">Ten</hi>. Te ne. [v.10] <hi rend="italic">Ma</hi>. Ma te ne promettono vittoria altresì. <hi rend="italic">Le mortali strette</hi>. Lo stretto delle Termopile. [v.11] <hi rend="italic">Il Leon</hi>. Vuol dir Leonida. [v.12] <hi rend="italic">Ed altre mille</hi>. Ed altre <hi rend="italic">mille ruine del popolo d'oriente</hi>, cioè degl'imperi e delle nazioni orientali. <hi rend="italic">Scoltate</hi>. Ascoltate. [v.13] <hi rend="italic">Perchè</hi>. Per la qual cosa. Laonde. <hi rend="italic">Inchinar a Dio</hi>. Per ringraziarlo. <hi rend="italic">Convene</hi>. Conviene. [v.15] <hi rend="italic">Che</hi>. Il quale. Cioè Dio. <hi rend="italic">A tanto bene</hi>. Vuol dire: a veder la liberazione di Terra Santa.</note>
<lg>
<l>Tu vedra' Italia e l'onorata riva,</l>
<l>Canzon, ch'agli occhi miei cela e contende,</l>
<l>Non mar, non poggio o fiume,</l>
<l>Ma solo Amor, che del suo altero lume</l>
<l>Più m'invaghisce dove più m'incende:</l>
<l>Nè natura può star contra 'l costume.</l>
<l>Or movi; non smarrir l'altre compagne:</l>
<l>Che non pur sotto bende</l>
<l>Alberga Amor, per cui si ride e piagne.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[vv.1-9] Canzone, tu vedrai l'Italia e la gloriosa riva del Tevere, e Roma, dove io sono impedito di andare, come vorrei, non già da mari, da montagne o da fiumi, ma solo da Amore, che qui dove io mi trovo, tanto più m'invaghisce del suo altero lume, cioè della donna che io amo, quanto maggiormente ella, essendo presente, mi abbrucia: nè la natura e la inclinazione buona può utilmente contrastare all'assuefazione contraria. Or va; non ismarrire le tue compagne, cioè accompagnati colle altre mie Canzoni; perocchè colui del quale esse parlano, che è Amore, fonte di gioia e di pena, non abita pure, cioè solamente, sotto bende, cioè non è sempre cieco e non ci punge solo per donne, ma eziandio per la patria, per la vera gloria e per altri soggetti degni, come sono cotesti di cui tu ragioni.</note>
</div2>
<div2>
<head>8 (RVF 40)</head>
<argument><p>Prega un amico a volergli imprestare le opere del Padre santo Agostino.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>S'Amore o Morte non dà qualche stroppio</l>
<l>Alla tela novella ch'ora ordisco,</l>
<l>E s'io mi svolvo dal tenace visco</l>
<l>Mentre che l'un con l'altro vero accoppio;</l>
</lg>
<lg>
<l>I' farò forse un mio lavor sì doppio</l>
<l>Tra lo stil de' moderni e 'l sermon prisco,</l>
<l>Che (paventosamente a dirlo ardisco)</l>
<l>Infin a Roma n'udirai lo scoppio.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma però che mi manca, a fornir l'opra,</l>
<l>Alquanto delle fila benedette,</l>
<l>Ch'avanzaro a quel mio diletto padre;</l>
</lg>
<lg>
<l>Perchè tien verso me le man sì strette</l>
<l>Contra tua usanza? i' prego che tu l'opra;</l>
<l>E vedrai riuscir cose leggiadre.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">Chiede a un amico che è in Roma, non so quale opera di Sant'Agostino, che gli bisogna a condurre a fine una sua scrittura.</note>
<space type="stacco-narrativo"/>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">Stroppio</hi>. Impedimento. [v.3] <hi rend="italic">Svolvo</hi>. Svolgo. Sviluppo. <hi rend="italic">Visco</hi>. Vischio della mia passione amorosa. [v.4] <hi rend="italic">L'un con l'altro vero</hi>. Cioè quello insegnato dai sapienti del gentilesimo, colle verità cristiane. [v.5] <hi rend="italic">Sì doppio</hi>. Cioè talmente misto. Dice <hi rend="italic">doppio</hi> seguitando la metafora, usata di sopra, della tela. [v.7] <hi rend="italic">Paventosamente</hi>. Paurosamente. Non senza paura di dir troppo, di parere arrogante. [v.8] <hi rend="italic">A Roma</hi>. Dove tu sei. <hi rend="italic">Lo scoppio</hi>. Il romore. Il grido. La fama. [v.9] <hi rend="italic">Però che</hi>. Perocchè. Poichè. <hi rend="italic">Fornir</hi>. Finire. [vv.10-11] Alquanto di quella sacra materia che soprabbondò al padre sant'Agostino, di cui sant'Agostino ebbe più che abbastanza. Dice <hi rend="italic">delle fila</hi> seguitando ancora la metafora del tessere una tela. [v.12] <hi rend="italic">Tien</hi>. Tieni. [v.13] <hi rend="italic">Contra tua usanza</hi>. Contro il tuo solito. <hi rend="italic">Prego</hi>. Ti prego. <hi rend="italic">L'opra</hi>. Le apra. Cioè apra le mani. [v.14] <hi rend="italic">Riuscir</hi>. Cioè dalla mia penna.</note>
</div2>
<div2>
<head>9 (RVF 53)</head>
<argument><p>A Cola di Rienzo, pregandolo di restituire a Roma l'antica sua libertà.</p></argument>
<lg>
<l>Spirto gentil che quelle membra reggi</l>
<l>Dentro alle qua' peregrinando alberga</l>
<l>Un signor valoroso, accorto e saggio;</l>
<l>Poi che se' giunto all'onorata verga</l>
<l>Con la qual Roma e suoi erranti correggi,</l>
<l>E la richiami al suo antico viaggio,</l>
<l>Io parlo a te, però ch'altrove un raggio</l>
<l>Non veggio di vertù, ch'al mondo è spenta,</l>
<l>Nè trovo chi di mal far si vergogni.</l>
<l>Che s'aspetti non so nè che s'agogni</l>
<l>Italia, che suoi guai non par che senta,</l>
<l>Vecchia, oziosa e lenta.</l>
<l>Dormirà sempre e non fia chi la svegli?</l>
<l>Le man l'avess'io avvolte entro capegli.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">A Cola di Rienzo, fatto tribuno del popolo romano. [v.1] <hi rend="italic">Reggi</hi>. Governi. [v.2] <hi rend="italic">Qua'</hi>. Quali. <hi rend="italic">Peregrinando</hi>. In questa vita mortale. [v.3] Cioè lo stesso Cola di Rienzo. [v.4] <hi rend="italic">All'onorata verga</hi>. Cioè a cotesta autorità del tribunato. [v.5] <hi rend="italic">Suoi erranti</hi>. I suoi cittadini erranti. [v.6] <hi rend="italic">Viaggio</hi>. Strada di virtù e di onore. [v.7] <hi rend="italic">Però che</hi>. Perocchè. Perchè. <hi rend="italic">Altrove</hi>. In altri che in te. [v.9] <hi rend="italic">Di mal far si vergogni</hi>. Si vergogni di far male opere. [v.10] Non so che cosa aspetti o desideri. [v.12] <hi rend="italic">Lenta</hi>. Pigra. Infingarda. [v.13] <hi rend="italic">Non fia chi</hi>. Non ci avrà niuno che. [v.14] Vuol dire: avessi io in lei, cioè nell'Italia, qualche potestà, come hai tu in Roma, sicchè io potessi svegliar quella, come tu puoi svegliar questa, secondo che si dice nella stanza seguente. Forma desiderativa. <hi rend="italic">L'avessi</hi> vale <hi rend="italic">avessi a lei</hi>: quelli che qui pigliano il pronome <hi rend="italic">le</hi> per accusativo plurale, che si riferisca a <hi rend="italic">man</hi>, cioè <hi rend="italic">mani</hi>, e che intendono le parole <hi rend="italic">entro capegli</hi> per <hi rend="italic">entro i miei capelli</hi>, introducono in questo luogo un sentimento sconcio, puerile, anzi stolto (chi vietava al poeta di porsi le mani nei capelli a suo agio?), ed oltre a ciò alienissimo da tutto il resto, in modo che verrebbe a star come in aria; e non fanno avvertenza a quei versi della stanza seguente: <hi rend="italic">Pon man in quella venerabil chioma / Securamente e nelle trecce sparte</hi> (cioè nella chioma e nelle trecce di Roma, e non già nelle tue), nei quali versi il poeta prega Cola di Rienzo di fare a Roma quello che esso poeta vorrebbe ma non può fare all'Italia. <hi rend="italic">Entro capegli</hi>. Entro i capelli.</note>
<lg>
<l>Non spero che giammai dal pigro sonno</l>
<l>Mova la testa, per chiamar ch'uom faccia;</l>
<l>Sì gravemente è oppressa e di tal soma.</l>
<l>Ma non senza destino alle tue braccia,</l>
<l>Che scuoter forte e sollevarla ponno,</l>
<l>È or commesso il nostro capo Roma.</l>
<l>Pon man in quella venerabil chioma</l>
<l>Securamente e nelle trecce sparte,</l>
<l>Sì che la neghittosa esca del fango.</l>
<l>I', che dì e notte del suo strazio piango,</l>
<l>Di mia speranza ho in te la maggior parte:</l>
<l>Che se 'l popol di Marte</l>
<l>Devesse al proprio onor alzar mai gli occhi,</l>
<l>Parmi pur ch'a' tuoi dì la grazia tocchi.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.2] <hi rend="italic">Per chiamar ch'uom faccia</hi>. Per molto che, per quanto, altri la chiami. [v.3] <hi rend="italic">E di tal soma</hi>. Cioè da sì alto sonno. [vv.4-6] Ma non senza alto disegno dei fati, Roma, che è il nostro capo, è ora commessa, cioè confidata, alle tue braccia, che possono scuoterla gagliardamente e sollevarla. [v.7] <hi rend="italic">Pon</hi>. Poni. Imperativo. [v.8] <hi rend="italic">Securamente</hi>. Animosamente. Francamente. <hi rend="italic">Sparte</hi>. Sparse. Sciolte. Scomposte. [v.12] <hi rend="italic">Il popol di Marte</hi>. Il popolo romano. [v.13] Dovesse, dee pure, dee per avventura, ridestarsi una volta ad opere onorate. [v.14] Parmi che questa felicità non possa toccare ad altro tempo che al tuo, che a quello del tuo tribunato.</note>
<lg>
<l>L'antiche mura ch'ancor teme ed ama,</l>
<l>E trema 'l mondo quando si rimembra</l>
<l>Del tempo andato e 'ndietro si rivolve;</l>
<l>E i sassi dove fur chiuse le membra</l>
<l>Di ta' che non saranno senza fama</l>
<l>Se l'universo pria non si dissolve;</l>
<l>E tutto quel ch'una ruina involve,</l>
<l>Per te spera saldar ogni suo vizio.</l>
<l>O grandi Scipioni, o fedel Bruto,</l>
<l>Quanto v'aggrada, se gli è ancor venuto</l>
<l>Romor laggiù del ben locato offizio!</l>
<l>Come cre' che Fabbrizio</l>
<l>Si faccia lieto udendo la novella!</l>
<l>E dice: Roma mia sarà ancor bella.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">L'antiche mura</hi>. Di Roma. [v.3] <hi rend="italic">Andato</hi>. Passato. <hi rend="italic">Rivolve</hi>. Rivolge. [v.4] <hi rend="italic">Chiuse</hi>. Sepolte. [v.5] <hi rend="italic">Di ta'</hi>. Di tali. Di certi. Di persone. Intende degl'illustri Romani. [v.6] <hi rend="italic">Non si dissolve</hi>. Non viene in dissoluzione, in disfacimento. Non perisce. [v.7] Vuol dire: e tutte generalmente le rovine e gli avanzi della grandezza romana. [v.8] Spera essere da te, per opera tua, ristorato e reintegrato. <hi rend="italic">Saldar</hi>. Sanare. [v.9] <hi rend="italic">Fedel</hi>. Cioè fedele alla patria. [vv.10-11] Se pur colaggiù sotterra dove voi siete, è giunta ancora la fama di questo uffizio, cioè dell'autorità di tribuno, ben collocato, cioè conferito a persona degna, quanto vi aggrada ella, cioè quanta letizia ne avete voi! <hi rend="italic">Gli</hi> vale <hi rend="italic">egli</hi>, ed è parola di ripieno. [v.12] <hi rend="italic">Cre'</hi>. Credi. [v.14] <hi rend="italic">E dice</hi>. Altri leggono <hi rend="italic">e' dice</hi>, assai meglio. <hi rend="italic">Ancor</hi>. Un'altra volta. Anche nell'avvenire.</note>
<lg>
<l>E se cosa di qua nel ciel si cura,</l>
<l>L'anime che lassù son cittadine,</l>
<l>Ed hanno i corpi abbandonati in terra,</l>
<l>Del lungo odio civil ti pregan fine,</l>
<l>Per cui la gente ben non s'assecura,</l>
<l>Onde 'l cammin a' lor tetti si serra,</l>
<l>Che fur già sì devoti, ed ora in guerra</l>
<l>Quasi spelunca di ladron son fatti,</l>
<l>Tal ch'a' buon solamente uscio si chiude;</l>
<l>E tra gli altari, e tra le statue ignude</l>
<l>Ogn'impresa crudel par che si tratti.</l>
<l>Deh quanto diversi atti!</l>
<l>Nè senza squille s'incomincia assalto,</l>
<l>Che per Dio ringraziar fur poste in alto.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">Cosa</hi>. Alcuna cosa. <hi rend="italic">Di qua</hi>. Di questa terra. <hi rend="italic">Si cura</hi>. È curata. [v.2] Vuol dire, le anime de' Santi i corpi dei quali riposano in Roma. [v.3] <hi rend="italic">Hanno i corpi abbandonati</hi>. Hanno lasciati i corpi. [vv.4-9] Ti pregano di por fine, o vero pregano Dio che ti conceda di por fine, alle lunghe discordie civili, per le quali essendo tolta alle persone ogni sicurezza, è chiusa loro la via di andare in pietosi peregrinaggi alle chiese di quei Santi, che furono già onorate sì devotamente, e ora per la guerra sono divenute come spelonche di ladri, in maniera che essendo esse occupate dai ribaldi, i buoni solamente ne sono esclusi. [v.10] <hi rend="italic">Ignude</hi>. Cioè spogliate dai ribaldi. [v.11] <hi rend="italic">Si tratti</hi>. Si maneggi. Si faccia. [v.12] <hi rend="italic">Diversi</hi>. Perversi. Sconvenevoli. Strani. <hi rend="italic">Atti</hi>. Fatti. Azioni. Andamenti. [vv.13-14] Nè s'incomincia battaglia, zuffa, senza toccar le campane, le quali furono poste in alto (che torna come dire, furono fabbricate) a effetto di ringraziare e lodare Iddio.</note>
<lg>
<l>Le donne lagrimose, e 'l vulgo inerme</l>
<l>Della tenera etate, e i vecchi stanchi,</l>
<l>C'hanno se in odio e la soverchia vita,</l>
<l>E i neri fraticelli e i bigi e i bianchi,</l>
<l>Con l'altre schiere travagliate e 'nferme,</l>
<l>Gridan: o signor nostro, aita, aita;</l>
<l>E la povera gente sbigottita</l>
<l>Ti scopre le sue piaghe a mille a mille,</l>
<l>Ch'Annibale, non ch'altri, farian pio.</l>
<l>E se ben guardi alla magion di Dio,</l>
<l>Ch'arde oggi tutta, assai poche faville</l>
<l>Spegnendo, fien tranquille</l>
<l>Le voglie, che si' mostran sì 'nfiammate;</l>
<l>Onde fien l'opre tue nel ciel laudate.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[vv.1-2] <hi rend="italic">E 'l vulgo inerme della tenera etate</hi>. E la inerme moltitudine dei fanciulli. [v.3] Che hanno in odio se stessi, e si dolgono della troppo lunga vita, che gli ha condotti a questi miseri tempi. [v.5] <hi rend="italic">Con l'altre schiere</hi>. E gli altri ordini di persone. [v.6] <hi rend="italic">Gridan</hi>. Ti gridano. [v.7] <hi rend="italic">E la povera gente</hi>. E la suddetta gente infelice. [v.9] Che moverebbero a pietà, non dico qualunque altro, ma eziandio Annibale, inimico mortale di Roma. [vv.10-13] E se guardi bene allo stato della casa di Dio (cioè di Roma, capo della Cristianità), che oggi è tutta avvolta in discordie e contese civili, vedrai che spegnendo solamente alcune molto poche faville, si ridurranno a tranquillità gli animi, che ora si mostrano sì accesi dagli odii. [v.14] <hi rend="italic">Fien</hi>. Saranno. <hi rend="italic">Laudate</hi>. Lodate. Dipende da <hi rend="italic">fien</hi>.</note>
<lg>
<l>Orsi, lupi, leoni, aquile e serpi</l>
<l>Ad una gran marmorea colonna</l>
<l>Fanno noia sovente, ed a se danno.</l>
<l>Di costor piagne quella gentil donna,</l>
<l>Che t'ha chiamato, acciocchè di lei sterpi</l>
<l>Le male piante, che fiorir non sanno.</l>
<l>Passato è già più che 'l millesim'anno</l>
<l>Che 'n lei mancar quell'anime leggiadre</l>
<l>Che locata l'avean là dov'ell'era.</l>
<l>Ahi nova gente oltra misura altera,</l>
<l>Irreverente a tanta ed a tal madre!</l>
<l>Tu marito, tu padre;</l>
<l>Ogni soccorso di tua man s'attende;</l>
<l>Che 'l maggior padre ad altr'opera intende.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] Armi, o vogliamo dire insegne gentilizie, degli Orsini e di altre case romane contrarie alla fazione dei Colonnesi; e si pigliano qui per le dette case e per la loro parte. [v.2] Similmente l'arme della casa Colonna significa essa casa e la sua fazione. [v.3] <hi rend="italic">A se</hi>. A se stessi. [v.4] <hi rend="italic">Di costor</hi>. Per causa di costoro. Cioè de' nemici dei Colonnesi. <hi rend="italic">Quella gentil donna</hi>. Cioè Roma. [v.5] <hi rend="italic">Chiamato</hi>. Cioè sollevato a cotesto uffizio. <hi rend="italic">Sterpi</hi>. Estirpi. Persona seconda. [v.8] <hi rend="italic">Che</hi>. Da che. <hi rend="italic">Quell'anime leggiadre</hi>. Quegli eccellenti uomini. [v.9] Che l'avevano levata a quel sì alto grado di potenza e di gloria. <hi rend="italic">Locata</hi>. Collocata. [v.10] <hi rend="italic">Ahi nova gente</hi>. Riprende i malvagi cittadini moderni di Roma. <hi rend="italic">Oltra misura altera</hi>. Oltremodo, smisuratamente, altiera. [v.11] <hi rend="italic">A tanta ed a tal madre</hi>. Cioè a Roma, vostra patria. [v.12] <hi rend="italic">Tu marito</hi>. Suppliscasi <hi rend="italic">le sei</hi> o <hi rend="italic">le hai ad essere</hi>. [v.13] <hi rend="italic">Di tua man</hi>. Dalla tua mano. [v.14] <hi rend="italic">Il maggior padre</hi>. Cioè il Papa, risedente allora in Avignone. <hi rend="italic">Ad altr'opera intende</hi>. Attende ad altro. Ha in capo altri pensieri.</note>
<lg>
<l>Rade volte adivien ch'all'alte imprese</l>
<l>Fortuna ingiuriosa non contrasti,</l>
<l>Ch'agli animosi fatti mal s'accorda.</l>
<l>Ora sgombrando 'l passo onde tu intrasti,</l>
<l>Fammisi perdonar molt'altre offese;</l>
<l>Ch'almen qui da se stessa si discorda:</l>
<l>Però che, quanto 'l mondo si ricorda,</l>
<l>Ad uom mortal non fu aperta la via</l>
<l>Per farsi, come a te, di fama eterno;</l>
<l>Che puoi drizzar, s'i' non falso discerno,</l>
<l>In stato la più nobil monarchia.</l>
<l>Quanta gloria ti fia</l>
<l>Dir: gli altri l'aitar giovine e forte;</l>
<l>Questi in vecchiezza la scampò da morte!</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">Adivien</hi>. Avviene. [v.2] <hi rend="italic">Ingiuriosa</hi>. Con ingiuste offese. [v.3] La quale, cioè la Fortuna, è poco amica ai fatti magnanimi. [v.4] Pure questa volta, aprendoti la via da venir, come hai fatto, a cotesta autorità del tribunato. <hi rend="italic">Onde</hi>. Per cui. <hi rend="italic">Intrasti</hi>. Entrasti. [v.5] Fa che io le perdoni molte sue male opere. [v.6] Poichè almeno in questa cosa ella si mostra diversa da se medesima, si scosta dalla sua consuetudine. [v.7] Perocchè, a memoria d'uomini. [vv.8-9] Nessuno mai ebbe tale occasione e opportunità di farsi famoso in eterno, siccome è questa che hai tu. [vv.10-11] Che puoi, se io non m'inganno, riporre in istato cioè in piede, la più nobile monarchia del mondo, cioè la monarchia romana. [v.13] <hi rend="italic">Dir</hi>. Che si dica. Se si dirà. <hi rend="italic">Gli altri</hi>. Cioè gli antichi Romani insigni. <hi rend="italic">L'aitar giovine e forte</hi>. Aiutarono questa monarchia quando ella era giovane e forte. [v.14] <hi rend="italic">Questi</hi>. Cioè Cola di Rienzo. <hi rend="italic">In vecchiezza</hi>. In tempo che ella era vecchia.</note>
<lg>
<l>Sopra 'l monte Tarpeo, Canzon, vedrai</l>
<l>Un cavalier ch'Italia tutta onora,</l>
<l>Pensoso più d'altrui che di se stesso.</l>
<l>Digli: un che non ti vide ancor da presso,</l>
<l>Se non come per fama uom s'innamora,</l>
<l>Dice che Roma ogni ora,</l>
<l>Con gli occhi di dolor bagnati e molli,</l>
<l>Ti chier mercè da tutti sette i colli.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.2] <hi rend="italic">Un cavalier</hi>. Cioè Cola di Rienzo. <hi rend="italic">Che</hi>. Accusativo. [v.4] <hi rend="italic">Un</hi>. Il poeta intende di se stesso. [v.5] Vuol dire: ma che è innamorato di te per fama. [v.8] <hi rend="italic">Chier</hi>. Chiede. <hi rend="italic">Mercè</hi>. Pietà.</note>
</div2>
<div2>
<head>10 (RVF 58)</head>
<argument><p>A messer Agapito, pregandolo di ricevere in sua memoria alcuni piccoli doni.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>La guancia, che fu già piangendo stanca,</l>
<l>Riposate su l'un, Signor mio caro;</l>
<l>E siate omai di voi stesso più avaro</l>
<l>A quel crudel che suoi seguaci imbianca.</l>
</lg>
<lg>
<l>Con l'altro richiudete da man manca</l>
<l>La strada a' messi suoi, ch'indi passaro;</l>
<l>Mostrandovi un d'agosto e di gennaro:</l>
<l>Perch'alla lunga via tempo ne manca</l>
</lg>
<lg>
<l>E col terzo bevete un suco d'erba</l>
<l>Che purghe ogni pensier che 'l cor afflige,</l>
<l>Dolce alla fine e nel principio acerba.</l>
</lg>
<lg>
<l>Me riponete ove 'l piacer si serba,</l>
<l>Tal ch'i' non tema del nocchier di Stige;</l>
<l>Se la preghiera mia non è superba.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">Ad un amico innamorato, o stato innamorato prima, mandandogli in dono certe cose, della cui qualità non abbiamo notizia certa e gl'interpreti non si accordano. [v.1] <hi rend="italic">La guancia</hi>. La vostra guancia. <hi rend="italic">Piangendo</hi>. Dal pianto. A forza di pianto. [v.2] <hi rend="italic">Su l'un</hi>. Sull'uno di questi doni che io vi mando. [v.4] <hi rend="italic">A quel crudel</hi>. Ad Amore. <hi rend="italic">Imbianca</hi>. Scolora. Fa pallidi e smorti. [v.5] <hi rend="italic">Con l'altro</hi>. Di questi doni. <hi rend="italic">Da man manca</hi>. Cioè dal lato del cuore. [v.6] <hi rend="italic">A' messi suoi</hi>. Cioè agli allettamenti, alle seduzioni, di Amore. <hi rend="italic">Indi</hi>. Per colà. Cioè per la via del cuore. [v.7] Mostrandovi di state e d'inverno uno stesso, sempre conforme a voi stesso. Cioè serbandovi sempre costante in tenere esclusi dal cuor vostro gli allettamenti di Amore. [v.8] Vuol dire: perchè a guadagnarci la beatitudine eterna, ci è da far molto, e il tempo che abbiamo è poco. [v.9] <hi rend="italic">Col terzo</hi>. Col terzo dono. <hi rend="italic">Suco</hi>. Succo. Sugo. [v.10] <hi rend="italic">Che</hi>. La quale erba. <hi rend="italic">Purghe</hi>. Purghi. Cioè sgombri dal cuore. [v.11] Dipende dal nome <hi rend="italic">erba</hi> del verso nono. [v.12] <hi rend="italic">Me</hi>. Cioè la memoria, il pensiero, di me. <hi rend="italic">Ove 'l piacer si serba</hi>. Cioè nella più cara parte del vostro cuore. [v.13] In modo che voi non mi abbiate a dimenticare eziandio per morte.</note>
</div2>
<div2>
<head>11 (RVF 92)</head>
<argument><p>Invita le donne e gli amanti a pianger seco la morte di Cino da Pistoia.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Piangete donne, e con voi pianga Amore;</l>
<l>Piangete amanti per ciascun paese;</l>
<l>Poi che morto è colui che tutto intese</l>
<l>In farvi, mentre visse al mondo, onore.</l>
</lg>
<lg>
<l>Io per me prego il mio acerbo dolore</l>
<l>Non sian da lui le lagrime contese,</l>
<l>E mi sia di sospir tanto cortese</l>
<l>Quanto bisogna a disfogare il core.</l>
</lg>
<lg>
<l>Piangan le rime ancor, piangano i versi,</l>
<l>Perchè 'l nostro amoroso messer Cino</l>
<l>Novellamente s'è da noi partito.</l>
</lg>
<lg>
<l>Pianga Pistoia e i cittadin perversi,</l>
<l>Che perdut'hanno sì dolce vicino;</l>
<l>E rallegres'il Cielo ov'ello è gito.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">In morte di Cino poeta da Pistoia. [v.2] <hi rend="italic">Per</hi>. In. [vv.3-4] <hi rend="italic">Tutto intese in farvi</hi>. Attese con ogni sua facoltà, con tutto l'animo, a farvi, a proccurarvi. <hi rend="italic">Mentre</hi>. Finchè. [v.5] <hi rend="italic">Per me</hi>. Quanto a me. [vv.6-8] Che non m'impedisca di piangere, e che mi lasci facoltà di sospirare quanto mi è di bisogno a sfogare il cuore. [v.11] <hi rend="italic">Novellamente</hi>. Di fresco. Testè. [v.12] <hi rend="italic">Perversi</hi>. Cino era stato cacciato in bando da quei di Pistoia. [v.13] <hi rend="italic">Vicino</hi>. Sta per <hi rend="italic">popolano, terrazzano</hi>. [v.14] <hi rend="italic">Rallegresi</hi>. Si rallegri. <hi rend="italic">Ello</hi>. Egli.</note>
</div2>
<div2>
<head>12 (RVF 98)</head>
<argument><p>Ad Orso dell'Anguillara, che doleasi di non poter ritrovarsi ad una giostra.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Orso, al vostro destrier si può ben porre</l>
<l>Un fren, che di suo corso indietro il volga,</l>
<l>Ma 'l cor chi legherà che non si sciolga,</l>
<l>Se brama onore, e 'l suo contrario abborre?</l>
</lg>
<lg>
<l>Non sospirate: a lui non si può torre</l>
<l>Suo pregio, perch'a voi l'andar si tolga;</l>
<l>Che, come fama pubblica divolga,</l>
<l>Egli è già là, che null'altro il precorre.</l>
</lg>
<lg>
<l>Basti che si ritrove in mezzo 'l campo</l>
<l>Al destinato dì, sotto quell'arme</l>
<l>Che gli dà il tempo, amor, virtute e 'l sangue;</l>
</lg>
<lg>
<l>Gridando: d'un gentil desire avvampo</l>
<l>Col signor mio, che non può seguitarme,</l>
<l>E del non esser qui si strugge e langue.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">Ad Orso dell'Anguillara, impedito di andare a una giostra. [v.3] <hi rend="italic">Il cor</hi>. Il vostro cuore. <hi rend="italic">Che</hi>. Sicchè. In modo che. [v.4] <hi rend="italic">Il suo contrario</hi>. Cioè il contrario dell'onore. [v.5] <hi rend="italic">A lui</hi>. Al vostro cuore. [v.6] <hi rend="italic">Perchè</hi>. Quantunque. <hi rend="italic">L'andar</hi>. Alla giostra. [v.7] <hi rend="italic">Divolga</hi>. Divulga. [v.8] Vuol dire: voi siete già là col desiderio e coll'animo, e nessun altro cavaliere vi ci ha prevenuto, ci è corso col desiderio e coll'animo prima di voi. <hi rend="italic">Egli</hi>. Cioè il vostro cuore. [v.9] <hi rend="italic">Che si ritrove</hi>. Che esso, cioè il vostro cuore, si ritrovi. [v.10] <hi rend="italic">Al</hi>. Nel. [v.11] <hi rend="italic">Il tempo</hi>. L'età giovanile. <hi rend="italic">Virtute</hi>. Valore. <hi rend="italic">E 'l sangue</hi>. E la nobiltà del sangue. [v.12] <hi rend="italic">Gridando</hi>. Dipende dalle parole <hi rend="italic">si ritrove</hi> del nono verso. <hi rend="italic">D'un gentil desire</hi>. Di un nobile desiderio. Cioè del desiderio d'onore. [v.13] <hi rend="italic">Col signor mio</hi>. Non altrimenti che, come ancora, e così ancora, il signor mio, cioè Orso. <hi rend="italic">Seguitarme</hi>. Seguitarmi. [v.14] E si strugge e langue dal dolore di non esser qui.</note>
</div2>
<div2>
<head>13 (RVF 103)</head>
<argument><p>A Stefano Colonna, perchè segua il corso di sua vittoria contro gli Orsini.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Vinse Annibal, e non seppe usar poi</l>
<l>Ben la vittoriosa sua ventura;</l>
<l>Però, Signor mio caro, aggiate cura</l>
<l>Che similmente non avvegna a voi.</l>
</lg>
<lg>
<l>L'orsa, rabbiosa per gli orsacchi suoi</l>
<l>Che trovaron di maggio aspra pastura,</l>
<l>Rode se dentro, e i denti e l'unghie indura</l>
<l>Per vendicar suoi danni sopra noi.</l>
</lg>
<lg>
<l>Mentre 'l novo dolor dunque l'accora,</l>
<l>Non riponete l'onorata spada,</l>
<l>Anzi seguite là dove vi chiama</l>
</lg>
<lg>
<l>Vostra fortuna dritto per la strada</l>
<l>Che vi può dar, dopo la morte ancora</l>
<l>Mille e mill'anni, al mondo onore e fama.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">Conforta Stefano Colonna a seguitar la vittoria avuta della fazione Orsina. [vv.1-2] <hi rend="italic">E non seppe usar poi ben</hi>. E poi non seppe usar bene. [v.3] <hi rend="italic">Aggiate</hi>. Abbiate. [v.4] <hi rend="italic">Similmente</hi>. Il simile. <hi rend="italic">Avvegna</hi>. Avvenga. [v.5] Intende della casa Orsini e della sua fazione. [v.6] <hi rend="italic">Di maggio</hi>. La rotta degli Orsini era stata di quel mese. [v.7] <hi rend="italic">Rode se dentro</hi>. Si rode internamente. [v.8] <hi rend="italic">Sopra noi</hi>. Cioè sopra la parte dei Colonnesi. Dipende da <hi rend="italic">vendicar</hi>. [v.9] <hi rend="italic">Mentre</hi>. Finchè. <hi rend="italic">Novo</hi>. Recente. <hi rend="italic">Dolor</hi>. Della sconfitta. [vv.11-12] <hi rend="italic">Anzi seguite là dove vi chiama vostra fortuna</hi>. Ma seguite la vostra fortuna là dove ella vi chiama.</note>
</div2>
<div2>
<head>14 (RVF 104)</head>
<argument><p>Alle virtù del Malatesta, ch'ei vuol render immortale scrivendo in sua lode.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>L'aspettata virtù, che 'n voi fioriva</l>
<l>Quando Amor cominciò darvi battaglia,</l>
<l>Produce or frutto che quel fiore agguaglia,</l>
<l>E che mia speme fa venire a riva.</l>
</lg>
<lg>
<l>Però mi dice 'l cor ch'io in carte scriva</l>
<l>Cosa onde 'l vostro nome in pregio saglia;</l>
<l>Che 'n nulla parte sì saldo s'intaglia,</l>
<l>Per far di marmo una persona viva.</l>
</lg>
<lg>
<l>Credete voi che Cesare o Marcello</l>
<l>O Paolo od African fossin cotali</l>
<l>Per incude giammai nè per martello?</l>
</lg>
<lg>
<l>Pandolfo mio, quest'opere son frali</l>
<l>Al lungo andar, ma 'l nostro studio è quello</l>
<l>Che fa per fama gli uomini immortali.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">A Pandolfo Malatesta, signor di Rimini. [v.1] <hi rend="italic">Fioriva</hi>. Cioè dava presagio di se. [v.2] Cioè, nella vostra giovanezza. <hi rend="italic">Cominciò darvi battaglia</hi>. Cominciò a farvi guerra. [v.4] E che verifica, adempie, reca ad effetto, la speranza che io aveva di voi. [v.6] <hi rend="italic">Onde</hi>. Per la quale. <hi rend="italic">Saglia</hi>. Salga. [v.7] <hi rend="italic">In nulla parte</hi>. Cioè in nessuna materia, in nessuna cosa. <hi rend="italic">Sì saldo</hi>. Così saldamente come in carte. [v.8] Quando anche una persona si faccia di marmo, cioè si ritragga in marmo, viva, cioè al vivo, al naturale, in modo che ella paia viva. [v.10] <hi rend="italic">Paolo</hi>. Paolo Emilio. <hi rend="italic">African</hi>. Scipione Affricano. <hi rend="italic">Fossin cotali</hi>. Fossero, cioè potessero divenire, cotali, cioè famosi come sono. [v.11] Per simulacri di bronzo o di marmo fabbricati in loro onore. <hi rend="italic">Incude</hi>. Incudine. [v.12] <hi rend="italic">Quest'opere</hi>. Cioè le statue e simili. [v.13] <hi rend="italic">Al lungo andar</hi>. Del tempo. <hi rend="italic">Nostro</hi>. Cioè degli scrittori.</note>
</div2>
<div2>
<head>15 (RVF 119)</head>
<argument><p>S'è innamorato della Gloria, perch'essa gli mostrerà la strada della Virtù.</p></argument>
<lg>
<l>Una donna più bella assai che 'l sole</l>
<l>E più lucente, e d'altrettanta etade,</l>
<l>Con famosa beltade,</l>
<l>Acerbo ancor, mi trasse alla sua schiera.</l>
<l>Questa in pensieri, in opre ed in parole</l>
<l>(Però ch'è delle cose al mondo rade),</l>
<l>Questa per mille strade</l>
<l>Sempre innanzi mi fu leggiadra, altera:</l>
<l>Solo per lei tornai da quel ch'i' era,</l>
<l>Poi ch'i' soffersi gli occhi suoi da presso:</l>
<l>Per suo amor m'er'io messo</l>
<l>A faticosa impresa assai per tempo,</l>
<l>Tal che s'i' arrivo al desiato porto,</l>
<l>Spero per lei gran tempo</l>
<l>Viver, quand'altri mi terrà per morto.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">Una donna</hi>. Significa la gloria. [v.2] <hi rend="italic">E d'altrettanta etade</hi>. E antica quanto lui, cioè quanto il sole. [v.3] Colla fama della sua bellezza. [v.4] Trasse me ancor giovinetto a seguitarla. [v.6] <hi rend="italic">Però che</hi>. Perocchè. <hi rend="italic">È</hi>. Ella è. <hi rend="italic">Delle cose</hi>. Del numero delle cose. <hi rend="italic">Rade</hi>. Rare. [v.8] <hi rend="italic">Innanzi mi fu</hi>. Mi precorse. Mi guidò. [vv.9-10] Solo per sua cagione e virtù, dopo ch'io ebbi forza di mirar gli occhi suoi da vicino, tornai, cioè mi cangiai, da quello ch'io era, lasciai la vita vana e torta de' miei primi anni. [v.12] <hi rend="italic">A faticosa impresa</hi>. Intendono il poema latino dell'Affrica. <hi rend="italic">Assai per tempo</hi>. Assai presto. In età fresca assai. [v.13] <hi rend="italic">Al desiato porto</hi>. A buon fine di quella impresa. [v.14] <hi rend="italic">Per lei</hi>. Per la detta impresa. [v.15] <hi rend="italic">Viver</hi>. Nella fama.</note>
<lg>
<l>Questa mia donna mi menò molt'anni</l>
<l>Pien di vaghezza giovenile ardendo,</l>
<l>Siccom'ora io comprendo,</l>
<l>Sol per aver di me più certa prova,</l>
<l>Mostrandomi pur l'ombra o 'l velo o' panni</l>
<l>Talor di se, ma 'l viso nascondendo;</l>
<l>Ed io, lasso, credendo</l>
<l>Vederne assai, tutta l'età mia nova</l>
<l>Passai contento, e 'l rimembrar mi giova.</l>
<l>Poi ch'alquanto di lei veggi'or più innanzi,</l>
<l>I' dico che pur dianzi,</l>
<l>Qual io non l'avea vista infin allora,</l>
<l>Mi si scoverse; onde mi nacque un ghiaccio</l>
<l>Nel core, ed evvi ancora,</l>
<l>E sarà sempre fin ch'i' le sia in braccio.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">Vuol dire che esso per molti anni conobbe solo la gloria passeggera e apparente, ma non la stabile e vera, conosciuta alla fine da lui poco prima. [v.2] <hi rend="italic">Vaghezza</hi>. Desiderio. <hi rend="italic">Ardendo</hi>. Ardente. Infiammato dell'amor di lei. [vv.3-4] Solamente, come ora io conosco, per aver più certa esperienza di me. [v.5] <hi rend="italic">Mostrandomi</hi>. Dipende dalle parole del primo verso della stanza, mi menò molt'anni. <hi rend="italic">Pur</hi>. Solo. <hi rend="italic">O'</hi>. O i. [v.8] <hi rend="italic">Assai</hi>. A sufficienza. <hi rend="italic">Nova</hi>. Giovanile. [v.9] <hi rend="italic">E 'l rimembrar</hi>. E il ricordarmene. <hi rend="italic">Mi giova</hi>. Mi piace. Mi diletta. [v.10] Poichè ora io veggo di lei alquanto più che per lo passato. [v.11] <hi rend="italic">Pur dianzi</hi>. Testè. Poco fa. [v.13] <hi rend="italic">Scoverse</hi>. Scoperse. Scoprì. <hi rend="italic">Un ghiaccio</hi>. Di maraviglia, spavento, riverenza e smania amorosa. [v.15] <hi rend="italic">E sarà</hi>. E vi sarà.</note>
<lg>
<l>Ma non mel tolse la paura o 'l gelo,</l>
<l>Che pur tanta baldanza al mio cor diedi,</l>
<l>Ch'i' le mi strinsi a' piedi</l>
<l>Per più dolcezza trar degli occhi suoi:</l>
<l>Ed ella, che rimosso avea già il velo</l>
<l>Dinanzi a' miei, mi disse: amico, or vedi</l>
<l>Com'io son bella; e chiedi</l>
<l>Quanto par si convenga agli anni tuoi.</l>
<l>Madonna, dissi, già gran tempo in voi</l>
<l>Posi 'l mio amor, ch'io sento or sì 'nfiammato;</l>
<l>Ond'a me in questo stato,</l>
<l>Altro volere o disvoler m'è tolto.</l>
<l>Con voce allor di sì mirabil tempre</l>
<l>Rispose, e con un volto,</l>
<l>Che temer e sperar mi farà sempre:</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[vv.1-2] Ma non ostante la paura e lo smarrimento, io presi pur tanto ardire. [v.6] <hi rend="italic">A' miei</hi>. Agli occhi miei. [v.8] <hi rend="italic">Par</hi>. Pare che. <hi rend="italic">Agli anni tuoi</hi>. Alla tua età. [v.9] <hi rend="italic">Gran tempo</hi>. Da gran tempo addietro. [v.12] <hi rend="italic">Altro</hi>. Cioè, cosa alcuna. Vuol dire: io non posso avere alcuna volontà propria, altra volontà che la vostra. [v.13] <hi rend="italic">Mirabil</hi>. Mirabili. <hi rend="italic">Tempre</hi>. Qualità. [v.14] <hi rend="italic">E con un volto</hi>. Suppliscasi <hi rend="italic">tale</hi>.</note>
<lg>
<l>Rado fu al mondo, fra così gran turba,</l>
<l>Ch'udendo ragionar del mio valore,</l>
<l>Non si sentisse al core,</l>
<l>Per breve tempo almen, qualche favilla:</l>
<l>Ma l'avversaria mia, che 'l ben perturba,</l>
<l>Tosto la spegne; ond'ogni vertù more,</l>
<l>E regna altro signore,</l>
<l>Che promette una vita più tranquilla.</l>
<l>Della tua mente Amor, che prima aprilla,</l>
<l>Mi dice cose veramente ond'io</l>
<l>Veggio che 'l gran desio</l>
<l>Pur d'onorato fin ti farà degno:</l>
<l>E come già se' de' miei rari amici,</l>
<l>Donna vedrai per segno,</l>
<l>Che farà gli occhi tuoi via più felici.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">Rado</hi>. Raro. <hi rend="italic">Fra così gran turba</hi>. Fra il tanto numero degli uomini. [v.2] <hi rend="italic">Ch'udendo</hi>. Chi, alcuno che, udendo. [v.4] <hi rend="italic">Qualche favilla</hi>. Di amore verso di me. [v.5] <hi rend="italic">L'avversaria mia</hi>. La Voluttà, o vero l'Ignavia, o altra tale. [v.7] <hi rend="italic">Altro signore</hi>. Intendono l'Ozio. [vv.9-12] Amore, che primo aprì la tua mente, il tuo ingegno, in verità me ne dice cose per le quali io veggo che il gran desiderio che tu hai di un fine onorato, ti farà degno una volta di conseguirlo. [vv.13-15] E in segno che tu sei già de' miei amici più cari, io ti vo' far vedere una donna, la cui vista ti darà più diletto assai che la mia.</note>
<lg>
<l>I' volea dir: quest'è impossibil cosa;</l>
<l>Quand'ella: or mira, e leva gli occhi un poco,</l>
<l>In più riposto loco</l>
<l>Donna ch'a pochi si mostrò giammai.</l>
<l>Ratto inchinai la fronte vergognosa,</l>
<l>Sentendo novo dentro maggior foco:</l>
<l>Ed ella il prese in gioco,</l>
<l>Dicendo: i' veggio ben dove tu stai.</l>
<l>Siccome 'l Sol co' suoi possenti rai</l>
<l>Fa subito sparir ogni altra stella,</l>
<l>Così par or men bella</l>
<l>La vista mia, cui maggior luce preme.</l>
<l>Ma io però da' miei non ti diparto;</l>
<l>Che questa e me d'un seme,</l>
<l>Lei davanti e me poi, produsse un parto.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">Quest'è impossibil cosa</hi>. È impossibile che la vista di altra donna mi piaccia più che la vostra. [v.2] <hi rend="italic">Mira, e leva gli occhi un poco</hi>. Leva gli occhi un poco e mira. [v.4] Significa la virtù. [v.5] <hi rend="italic">Ratto</hi>. Tosto, come io l'ebbi veduta. [v.6] <hi rend="italic">Dentro</hi>. Dentro di me. <hi rend="italic">Foco</hi>. Di amore verso quell'altra donna. [v.7] <hi rend="italic">Ella</hi>. La Gloria. [v.8] <hi rend="italic">Dove tu stai</hi>. Col pensiero. Coll'animo. Quello che tu pensi, che tu senti, che tu hai nel cuore. [v.13] Ma io non lascio perciò di tenerti per seguace ed amico mio. [vv.14-15] Significa che la vera gloria è compagna della virtù. <hi rend="italic">Questa</hi>. Questa donna. Cioè la Virtù. <hi rend="italic">D'un seme</hi>. Da un medesimo seme. <hi rend="italic">Lei davanti e me poi</hi>. Prima lei e poi me. Perchè la gloria vien dietro alla virtù, anzi procede da quella. <hi rend="italic">Un parto</hi>. Un medesimo parto.</note>
<lg>
<l>Ruppesi intanto di vergogna il nodo</l>
<l>Ch'alla mia lingua era distretto intorno</l>
<l>Su nel primiero scorno,</l>
<l>Allor quand'io del suo accorger m'accorsi;</l>
<l>E 'ncominciai: s'egli è ver quel ch'i' odo,</l>
<l>Beato il padre e benedetto il giorno</l>
<l>C'ha di voi 'l mondo adorno,</l>
<l>E tutto 'l tempo ch'a vedervi io corsi!</l>
<l>E se mai dalla via dritta mi torsi,</l>
<l>Duolmene forte, assai più ch'i' non mostro.</l>
<l>Ma se dell'esser vostro</l>
<l>Fossi degno udir più, del desir ardo.</l>
<l>Pensosa mi rispose, e così fiso</l>
<l>Tenne 'l suo dolce sguardo,</l>
<l>Ch'al cor mandò con le parole il viso:</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[vv.2-4] Che mi si era stretto intorno alla lingua, che mi aveva legata la lingua, in su quella prima confusione che io provai quando mi avvidi che la Gloria s'era avveduta dell'effetto cagionatomi dalla vista della Virtù. <hi rend="italic">Su nel</hi>. In sul. [v.5] <hi rend="italic">Egli</hi>. Voce riempitiva. <hi rend="italic">Quel ch'i' odo</hi>. Questo che voi mi dite. [v.7] Cioè che vi ha prodotte al mondo. <hi rend="italic">Adorno</hi>. Adornato. [v.8] <hi rend="italic">Ch'a vedervi io corsi</hi>. Cioè ch'io spesi in seguirvi. [v.9] <hi rend="italic">Dalla via dritta mi torsi</hi>. Lasciai di venir dietro a voi. [v.10] <hi rend="italic">Forte</hi>. Avverbio. [vv.11-12] Ma se fossi degno di avere qualche maggior contezza dell'essere di voi due, per me n'ho grandissimo desiderio. [v.15] <hi rend="italic">Che</hi>. Dipende da <hi rend="italic">così fiso. Al cor mandò</hi>. Mi stampò nel cuore. <hi rend="italic">Con le parole</hi>. Insieme colle sue parole. Non meno che le sue parole. <hi rend="italic">Il viso</hi>. Il suo viso.</note>
<lg>
<l>Siccome piacque al nostro eterno padre,</l>
<l>Ciascuna di noi due nacque immortale.</l>
<l>Miseri! a voi che vale?</l>
<l>Me' v'era che da noi fosse 'l difetto.</l>
<l>Amate, belle, gioveni e leggiadre</l>
<l>Fummo alcun tempo; ed or siam giunte a tale,</l>
<l>Che costei batte l'ale</l>
<l>Per tornar all'antico suo ricetto;</l>
<l>I' per me sono un'ombra: ed or t'ho detto</l>
<l>Quanto per te sì breve intender puossi.</l>
<l>Poi che i piè suoi fur mossi,</l>
<l>Dicendo: non temer ch'i' m'allontani,</l>
<l>Di verde lauro una ghirlanda colse,</l>
<l>La qual con le sue mani</l>
<l>Intorno intorno alle mie tempie avvolse.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">Al nostro eterno padre</hi>. Che è Dio. [v.3] <hi rend="italic">A voi</hi>. A voi mortali. <hi rend="italic">Che vale?</hi> Che giova la nostra eccellenza? [v.4] <hi rend="italic">Me'</hi>. Meglio. <hi rend="italic">V'era</hi>. Era per voi. <hi rend="italic">Che da noi fosse 'l difetto</hi>. Che il difetto fosse dalla nostra parte. Che noi fossimo meno perfette di quel che siamo; poichè voi non ci curate omai punto. [v.5] <hi rend="italic">Gioveni</hi>. Giovani. [v.6] <hi rend="italic">Alcun tempo</hi>. Già un tempo. Già per alcun tempo. <hi rend="italic">A tale</hi>. A termini tali. [v.7] <hi rend="italic">Costei</hi>. La Virtù. [v.8] <hi rend="italic">All'antico suo ricetto</hi>. Al cielo. [v.9] <hi rend="italic">Per me</hi>. Quanto a me. [v.10] Quanto si poteva dire così in ristretto. <hi rend="italic">Per te</hi>. Da te. <hi rend="italic">Puossi</hi>. Si può.</note>
<lg>
<l>Canzon, chi tua ragion chiamasse oscura,</l>
<l>Di': non ho cura, perchè tosto spero</l>
<l>Ch'altro messaggio il vero</l>
<l>Farà in più chiara voce manifesto.</l>
<l>Io venni sol per isvegliare altrui;</l>
<l>Se chi m'impose questo,</l>
<l>Non m'ingannò quand'io partii da lui.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">Chi</hi>. Se qualcuno. <hi rend="italic">Tua ragion</hi>. Il tuo tenore. O vero, la tua intenzione, il tuo senso. [v.2] <hi rend="italic">Non ho cura</hi>. Non me ne cale. Non fa caso. [v.3] <hi rend="italic">Altro messaggio</hi>. Cioè altra canzone, o altra scrittura qualunque, del mio poeta, sopra lo stesso argomento mio. <hi rend="italic">Il vero</hi>. Cioè l'intenzione, il sentimento del poeta. [v.4] <hi rend="italic">In più chiara voce</hi>. In più chiaro stile. Con un dir più chiaro. [v.5] <hi rend="italic">Per isvegliare altrui</hi>. Cioè per precorrere il detto messaggio, e preparare gli animi. [vv.6-7] Vuol dire: se l'autor mio non cambia proposito, se l'intenzione che egli ebbe quando mi compose, cioè di fare un'altra scrittura sopra il medesimo soggetto, della quale io fossi foriera, non è per rimaner senza esecuzione.</note>
</div2>
<div2>
<head>16 (RVF 120)</head>
<argument><p>A M. Antonio de' Beccari Ferrarese per acquetarlo e farlo certo ch'ei vive ancora.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Quelle pietose rime, in ch'io m'accorsi</l>
<l>Di vostro ingegno e del cortese affetto,</l>
<l>Ebben tanto vigor nel mio cospetto,</l>
<l>Che ratto a questa penna la man porsi,</l>
</lg>
<lg>
<l>Per far voi certo che gli estremi morsi</l>
<l>Di quella ch'io con tutto 'l mondo aspetto,</l>
<l>Mai non sentii; ma pur senza sospetto</l>
<l>Infin all'uscio del suo albergo corsi;</l>
</lg>
<lg>
<l>Poi tornai 'ndietro, perch'io vidi scritto</l>
<l>Di sopra 'l limitar, che 'l tempo ancora,</l>
<l>Non era giunto, al mio viver prescritto;</l>
</lg>
<lg>
<l>Bench'io non vi leggessi il dì nè l'ora.</l>
<l>Dunque s'acqueti omai 'l cor vostro afflitto;</l>
<l>E cerchi uom degno quando sì l'onora.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">A maestro Antonio de' Beccari da Ferrara, che aveva composta una Canzone sopra la morte, che vociferavasi, del poeta. [v.1] <hi rend="italic">In che</hi>. Nelle quali. Dalle quali. [v.2] <hi rend="italic">E del cortese affetto</hi>. E del vostro cortese affetto verso di me. [v.3] <hi rend="italic">Ebben</hi>. Ebbero. <hi rend="italic">Nel mio cospetto</hi>. Appresso di me. Nell'animo mio. [v.4] <hi rend="italic">Ratto</hi>. Tosto. [v.6] Cioè della Morte. <hi rend="italic">Con tutto 'l mondo</hi>. Come tutti gli altri. [v.7] <hi rend="italic">Senza sospetto</hi>. Senza avvedermene. Senza saperlo. Senza pensarlo. [v.8] Cioè sono stato in punto di morire. <hi rend="italic">Suo</hi>. Cioè della Morte. [vv.10-11] <hi rend="italic">Di sopra 'l limitar</hi>. Sopra il limitare. Di sopra dell'uscio. <hi rend="italic">Che 'l tempo ancora, non era giunto, al mio viver prescritto</hi>. Che ancor non era giunto il tempo prescritto, cioè il termine destinato, al mio vivere. [v.12] <hi rend="italic">Il dì nè l'ora</hi>. Cioè quando sarà la mia morte. [v.14] <hi rend="italic">Uom degno</hi>. Quale non sono io. <hi rend="italic">Quando sì l'onora</hi>. Quando vuole onorarlo così come avete onorato me nella vostra Canzone.</note>
</div2>
<div2>
<head>17 (RVF 128)</head>
<argument><p>A' Grandi d'Italia, eccitandoli a liberarla una volta dalla dura sua schiavitù.</p></argument>
<lg>
<l>Italia mia, benchè 'l parlar sia indarno</l>
<l>Alle piaghe mortali</l>
<l>Che nel bel corpo tuo sì spesse veggio,</l>
<l>Piacemi almen ch'e' miei sospir sien quali</l>
<l>Spera 'l Tevero e l'Arno,</l>
<l>E 'l Po, dove doglioso e grave or seggio.</l>
<l>Rettor del ciel, io cheggio</l>
<l>Che la pietà che ti condusse in terra,</l>
<l>Ti volga al tuo diletto almo paese:</l>
<l>Vedi, Signor cortese,</l>
<l>Di che lievi cagion che crudel guerra;</l>
<l>E i cor, che 'ndura e serra</l>
<l>Marte superbo e fero,</l>
<l>Apri tu, Padre, e 'ntenerisci e snoda;</l>
<l>Ivi fa che 'l tuo vero</l>
<l>(Qual io mi sia) per la mia lingua s'oda.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">Ai Signori d'Italia, riprendendoli delle loro guerre e nimicizie scambievoli, e del loro mal governo. [v.1] <hi rend="italic">Benchè 'l parlar sia indarno</hi>. Benchè le parole sieno inutili. [v.3] <hi rend="italic">Spesse</hi>. Cioè numerose. [vv.4-6] Piacemi almeno di far quello che la patria ragionevolmente si aspetta da un buono e pietoso figlio, che è di sospirare e rammaricarmi de' suoi mali. <hi rend="italic">Ch'e'</hi>. Che i. <hi rend="italic">E 'l Po, dove</hi>. E il Po, in riva al quale. <hi rend="italic">Seggio</hi>. Siedo. Abito. Mi trovo. [v.7] <hi rend="italic">Cheggio</hi>. Chiedo. [vv.8-9] Che quella misericordia che ti condusse a prender carne umana, ti muova a rimirar con occhio benigno la tua sacra e diletta Italia, sede del principe dei Cristiani. [v.11] Da quanto lievi cagioni che guerra crudele ci è nata. [v.15] <hi rend="italic">Ivi</hi>. In quei cori. <hi rend="italic">Il tuo vero</hi>. La verità che da te deriva, di cui tu sei fonte. [v.16] <hi rend="italic">Qual io mi sia</hi>. Qualunque io mi sia. Quantunque sia poco il mio valore. Per indegno ch'io sia.</note>
<lg>
<l>Voi cui fortuna ha posto in mano il freno</l>
<l>Delle belle contrade,</l>
<l>Di che nulla pietà par che vi stringa,</l>
<l>Che fan qui tante pellegrine spade?</l>
<l>Perchè 'l verde terreno</l>
<l>Del barbarico sangue si dipinga?</l>
<l>Vano error vi lusinga;</l>
<l>Poco vedete e parvi veder molto;</l>
<l>Che 'n cor venale amor cercate o fede.</l>
<l>Qual più gente possede,</l>
<l>Colui è più da' suoi nemici avvolto.</l>
<l>O diluvio raccolto</l>
<l>Di che deserti strani</l>
<l>Per innondar i nostri dolci campi!</l>
<l>Se dalle proprie mani</l>
<l>Questo n'avven, or chi fia che ne scampi?</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">Voi</hi>. O voi. Vocativo. [v.2] <hi rend="italic">Delle belle contrade</hi>. D'Italia. [v.3] <hi rend="italic">Di che</hi>. Delle quali. <hi rend="italic">Nulla</hi>. Nessuna. [v.4] Che hanno a far qui tanti soldati stranieri chiamati da voi? Accenna le genti di Lodovico il Bavaro, chiamate in Italia e prezzolate dai Ghibellini. [vv.5-6] Volete voi forse o sperate che questi Barbari spargano il loro sangue in servigio vostro? [vv.10-11] Qualunque di voi ha maggior copia di questa gente prezzolata, colui ha maggior quantità di nemici dintorno a se. [v.13] Da quali orridi e lontani paesi. [v.15] <hi rend="italic">Dalle proprie mani</hi>. Chiamando noi medesimi i nostri nemici. [v.16] <hi rend="italic">N'avven</hi>. Ci avviene. <hi rend="italic">Ne scampi</hi>. Ci scampi. Ci salvi.</note>
<lg>
<l>Ben provvide Natura al nostro stato</l>
<l>Quando dell'Alpi schermo</l>
<l>Pose fra noi e la tedesca rabbia;</l>
<l>Ma 'l desir cieco e 'ncontra 'l suo ben fermo</l>
<l>S'è poi tanto ingegnato,</l>
<l>Ch'al corpo sano ha procurato scabbia.</l>
<l>Or dentro ad una gabbia</l>
<l>Fere selvagge e mansuete gregge</l>
<l>S'annidan sì che sempre il miglior geme:</l>
<l>Ed è questo del seme,</l>
<l>Per più dolor, del popol senza legge,</l>
<l>Al qual, come si legge,</l>
<l>Mario aperse sì 'l fianco,</l>
<l>Che memoria dell'opra anco non langue,</l>
<l>Quando, assetato e stanco,</l>
<l>Non più bevve del fiume acqua, che sangue.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">Al nostro stato</hi>. Allo stato, al ben essere, dell'Italia. [v.2] <hi rend="italic">Dell'Alpi schermo</hi>. Il riparo delle Alpi. [v.4] Ma la vostra cupidigia e l'odio e le altre passioni cieche e ostinate contro il proprio bene. [v.6] <hi rend="italic">Al corpo sano</hi>. D'Italia. [v.7] Ora dentro ad una medesima gabbia, cioè in uno stesso paese, che è l'Italia. [v.8] <hi rend="italic">Fere selvagge</hi>. Vuol dire i soldati tedeschi. <hi rend="italic">Mansuete gregge</hi>. Vuol dir gl'Italiani. [vv.10-11] E per più nostro dolore e scorno, questa gente barbara che ci strazia, è della schiatta di quel popolo senza civiltà e senza governo. [v.13] <hi rend="italic">Sì</hi>. Sì fattamente. [v.14] Che ancora non langue la memoria di quella sconfitta. [v.15] <hi rend="italic">Assetato e stanco</hi>. Cioè Mario. [v.16] Andando al fiume per dissetarsi, non bevve più acqua che sangue. Vuol dire che il fiume fu tutto tinto del sangue dei Barbari.</note>
<lg>
<l>Cesare taccio, che per ogni piaggia</l>
<l>Fece l'erbe sanguigne</l>
<l>Di lor vene, ove 'l nostro ferro mise.</l>
<l>Or par, non so per che stelle maligne,</l>
<l>Che 'l Cielo in odio n'aggia:</l>
<l>Vostra mercè, cui tanto si commise:</l>
<l>Vostre voglie divise</l>
<l>Guastan del mondo la più bella parte.</l>
<l>Qual colpa, qual giudicio o qual destino,</l>
<l>Fastidire il vicino</l>
<l>Povero; e le fortune afflitte e sparte</l>
<l>Perseguire; e 'n disparte</l>
<l>Cercar gente, e gradire</l>
<l>Che sparga 'l sangue e venda l'alma a prezzo?</l>
<l>Io parlo per ver dire,</l>
<l>Non per odio d'altrui nè per disprezzo.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">Cesare taccio</hi>. Lascio star Cesare. Non farò qui parola di Cesare. [vv.2-3] <hi rend="italic">Fece l'erbe sanguigne di lor vene</hi>. Tinse l'erba del sangue delle loro vene. <hi rend="italic">Nostro</hi>. Cioè romano, italiano. [v.4] <hi rend="italic">Per che</hi>. Per quali. [v.5] <hi rend="italic">N'aggia</hi>. Ci abbia. [v.6] <hi rend="italic">Vostra mercè</hi>. Grazie a voi. Per grazia, per benefizio vostro. Ironia. Parla ai principi italiani. <hi rend="italic">Cui</hi>. Ai quali. <hi rend="italic">Tanto si commise</hi>. Fu commesso sì grande incarico, cioè il governo degli stati d'Italia. [v.7] Le vostre inimicizie e discordie. [v.8] Mettono a rovina la più bella parte del mondo, cioè l'Italia. [v.9] <hi rend="italic">Qual colpa</hi>. Di quelli che voi travagliate e perseguitate. <hi rend="italic">Giudicio</hi>. Qui significa giudizio divino, condannazione, gastigo, come in quel passo di Dante nel sesto del Purgatorio: <hi rend="italic">Giusto giudicio dalle stelle caggia Sovra 'l tuo sangue; e sia nuovo e aperto, Tal che 'l tuo successor temenza n'aggia</hi>. E medesimamente in latino <hi rend="italic">iudicium</hi> nel proemio delle Storie di Tacito: <hi rend="italic">nec enim unquam atrocioribus populi romani cladibus, magisve iustis iudiciis</hi> (cioè gastighi mandati dal cielo sopra i colpevoli di esse calamità) <hi rend="italic">adprobatum est, non esse cum deis securitatem nostram, esse ultionem</hi>. Dove chi non ha inteso il passo, ha letto <hi rend="italic">indiciis</hi>. [vv.10-12] Vi spinge a infastidire, a tribolare, il cittadino povero, e perseguire, cioè andar cercando e pigliando per forza, i suoi averi malmenati e dispersi. <hi rend="italic">Vicino</hi>. Cittadino. Popolano. <hi rend="italic">In disparte</hi>. Di fuori. Fuori d'Italia. [v.14] <hi rend="italic">L'alma</hi>. La vita. [v.15] <hi rend="italic">Per ver dire</hi>. Per dire il vero.</note>
<lg>
<l>Nè v'accorgete ancor, per tante prove,</l>
<l>Del bavarico inganno,</l>
<l>Che alzando 'l dito, con la morte scherza?</l>
<l>Peggio è lo strazio, al mio parer, che 'l danno.</l>
<l>Ma 'l vostro sangue piove</l>
<l>Più largamente; ch'altr'ira vi sferza.</l>
<l>Dalla mattina a terza</l>
<l>Di voi pensate, e vederete come</l>
<l>Tien caro altrui chi tien se così vile.</l>
<l>Latin sangue gentile,</l>
<l>Sgombra da te queste dannose some:</l>
<l>Non far idolo un nome</l>
<l>Vano, senza soggetto:</l>
<l>Che 'l furor di lassù, gente ritrosa</l>
<l>Vincerne d'intelletto,</l>
<l>Peccato è nostro e non natural cosa.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[vv.2-3] Che il Bavaro e la sua gente v'ingannano, i quali, cioè i Bavari, scherzano colla morte alzando il dito, cioè provocandola, come si fa con bestioline, per sollazzo, spingendo innanzi il dito e poi ritirandolo. Vuol dire: non vi accorgete che costoro non fanno altro che fingere alcune volte di venire alle mani coi vostri nemici, di porsi a pericolo, di arrischiar la vita per voi, ma in fatti si tengono sempre in sicuro, e schivano al tutto di combattere, o combattono da burla? [v.4] <hi rend="italic">Lo strazio</hi>. Cioè il giuoco, lo scherno, che fanno di voi questi Barbari. [v.6] <hi rend="italic">Largamente</hi>. Copiosamente. <hi rend="italic">Ch'altr'ira vi sferza</hi>. Cioè perchè voi siete animati in effetto da ira e da odio, e combattete da vero e per la causa vostra. [v.7] Cioè per un pochetto di tempo. O vero, in un'ora che voi siate sobri. [vv.8-9] <hi rend="italic">Di voi pensate</hi>. Pensate alle cose vostre, allo stato vostro. <hi rend="italic">Come tien caro altrui chi tien se così vile</hi>. Che conto possono tener di voi questi Barbari, quando essi fanno così poca stima di se medesimi, che vi hanno venduta a prezzo la vita propria. [v.10] Parla pure ai Signori d'Italia, ma in particolare a quei della parte ghibellina. [v.11] Cioè lèvati di dosso il peso di questi mercenari. O vero, della vana autorità imperiale. [vv.12-13] Credono che voglia accennare che il titolo imperiale di Lodovico non fosse legittimo. Io credo piuttosto che intenda in generale di quello che allora si diceva impero romano. Il poeta fu assai rimoto in questo proposito dalle opinioni di Dante. [vv.14-15] Che questa ira, questa malignità di lassù, cioè delle stelle, che una gente ritrosa, cioè dura, restia, povera d'intendimento, vinca noi, cioè gl'Italiani, di accortezza. Io non trovo altro luogo del nostro poeta dove l'avverbio <hi rend="italic">lassù</hi>, preso in senso figurato, sia posto altrimenti che parlando del cielo. Nondimeno gli altri comentatori spiegano: che l'esser noi vinti di accortezza dal furore, cioè dalla impetuosità inconsiderata e salvatica, di questa gente indocile e rozza di lassù, cioè del settentrione. [v.16] <hi rend="italic">Peccato è nostro</hi>. È colpa nostra.</note>
<lg>
<l>Non è questo 'l terren ch'i' toccai pria?</l>
<l>Non è questo 'l mio nido,</l>
<l>Ove nudrito fui sì dolcemente?</l>
<l>Non è questa la patria in ch'io mi fido,</l>
<l>Madre benigna e pia,</l>
<l>Che copre l'uno e l'altro mio parente?</l>
<l>Per Dio, questo la mente</l>
<l>Talor vi mova; e con pietà guardate</l>
<l>Le lagrime del popol doloroso,</l>
<l>Che sol da voi riposo,</l>
<l>Dopo Dio, spera: e, pur che voi mostriate</l>
<l>Segno alcun di pietate,</l>
<l>Virtù contra furore</l>
<l>Prenderà l'arme; e ha 'l combatter corto;</l>
<l>Che l'antico valore</l>
<l>Nell'italici cor non è ancor morto.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">Il terren ch'i' toccai pria</hi>. Il primo terreno ch'io ho toccato. [v.3] <hi rend="italic">Nudrito</hi>. Allevato. [v.4] <hi rend="italic">La patria in ch'io mi fido</hi>. La mia fida patria. [v.6] <hi rend="italic">Parente</hi>. Genitore. [v.7] <hi rend="italic">Per Dio</hi>. Per amor di Dio. Formola di preghiera. <hi rend="italic">Questo</hi>. Questi pensieri. Cioè quelli detti nella presente stanza fin qui. [vv.10-11] <hi rend="italic">Che sol da voi riposo, dopo Dio, spera</hi>. Che, dopo Dio, non ispera riposo da altri che da voi. <hi rend="italic">Pur che</hi>. Purchè. [v.13] La virtù italiana contro il furor tedesco. [v.14] <hi rend="italic">E fia 'l combatter corto</hi>. Vuol dire: e gl'Italiani non peneranno molto a ottener la vittoria. [v.16] <hi rend="italic">Nell'italici</hi>. Negl'italici.</note>
<lg>
<l>Signor, mirate come 'l tempo vola,</l>
<l>E sì come la vita</l>
<l>Fugge, e la morte n'è sovra le spalle.</l>
<l>Voi siete or qui: pensate alla partita;</l>
<l>Che l'alma ignuda e sola</l>
<l>Conven ch'arrive a quel dubbioso calle.</l>
<l>Al passar questa valle,</l>
<l>Piacciavi porre giù l'odio e lo sdegno,</l>
<l>Venti contrari alla vita serena;</l>
<l>E quel che 'n altrui pena</l>
<l>Tempo si spende, in qualche atto più degno,</l>
<l>O di mano o d'ingegno,</l>
<l>In qualche bella lode,</l>
<l>In qualche onesto studio si converta:</l>
<l>Così quaggiù si gode,</l>
<l>E la strada del ciel si trova aperta.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">Signor</hi>. Signori. [v.2] <hi rend="italic">E sì come</hi>. E mirate come. [v.3] <hi rend="italic">N'è</hi>. Ci è. <hi rend="italic">Sovra le spalle</hi>. Imminente. [v.4] <hi rend="italic">Qui</hi>. Al mondo. <hi rend="italic">Alla partita</hi>. Alla partenza dal mondo. Alla morte. [v.5] <hi rend="italic">Ignuda</hi>. Cioè spogliata del corpo. [v.6] <hi rend="italic">Conven</hi>. Conviene. <hi rend="italic">Arrive</hi>. Arrivi. <hi rend="italic">A quel dubbioso calle</hi>. Al passo dell'eternità. [v.7] Nel passare che fate per questo mondo. [v.8] <hi rend="italic">Porre giù</hi>. Deporre. Lasciare. [vv.10-11] <hi rend="italic">E quel che 'n altrui pena tempo si spende</hi>. E quel tempo che voi spendete, o che voi spendereste, in far male agli altri. <hi rend="italic">Atto</hi>. Fatto. Azione. Opera. [v.13] In qualche cosa bella e lodevole. [v.14] <hi rend="italic">Si converta</hi>. Si rivolga. Si adoperi. [v.15] <hi rend="italic">Quaggiù</hi>. In terra.</note>
<lg>
<l>Canzone, io t'ammonisco</l>
<l>Che tua ragion cortesemente dica;</l>
<l>Perchè fra gente altera ir ti conviene;</l>
<l>E le voglie son piene</l>
<l>Già dell'usanza pessima ed antica</l>
<l>Del ver sempre nemica.</l>
<l>Proverai tua ventura</l>
<l>Fra magnanimi pochi a chi 'l ben piace.</l>
<l>Di' lor: chi m'assicura?</l>
<l>I' vo gridando: pace, pace, pace.</l>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.2] <hi rend="italic">Tua ragion</hi>. Le tue ragioni. O vero, i tuoi sentimenti. Accusativo. <hi rend="italic">Dica</hi>. Persona seconda. Tu dica. [v.4] <hi rend="italic">Le voglie</hi>. Cioè gli animi. [v.7] Ti avventurerai. [v.8] <hi rend="italic">A chi</hi>. A cui. [v.9] <hi rend="italic">Chi</hi>. Chi di voi. <hi rend="italic">M'assicura</hi>. Cioè mi protegge, mi difende, o vero mi dà cuore che io possa parlare liberamente.</note>
</div2>
<div2>
<head>18 (RVF 136)</head>
<argument><p>Inveisce contro gli scandali che recava a que' tempi la Corte di Avignone.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Fiamma dal ciel su le tue trecce piova,</l>
<l>Malvagia, che dal fiume e dalle ghiande,</l>
<l>Per l'altru'impoverir se' ricca e grande;</l>
<l>Poi che di mal oprar tanto ti giova:</l>
</lg>
<lg>
<l>Nido di tradimenti, in cui si cova</l>
<l>Quanto mal per lo mondo oggi si spande;</l>
<l>Di vin serva, di letti e di vivande,</l>
<l>In cui lussuria fa l'ultima prova.</l>
</lg>
<lg>
<l>Per le camere tue fanciulle e vecchi</l>
<l>Vanno trescando, e Belzebub in mezzo,</l>
<l>Co' mantici e col foco e con gli specchi.</l>
</lg>
<lg>
<l>Già non fostu nudrita in piume al rezzo,</l>
<l>Ma nuda al vento, e scalza fra li stecchi;</l>
<l>Or vivi sì, ch'a Dio ne venga il lezzo.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">In biasimo della Corte di Roma. [vv.2-3] <hi rend="italic">Che dal fiume e dalle ghiande, per l'altru'impoverir se' ricca e grande</hi>. Che dal bere acqua alle fontane e dal cibarti di ghiande, cioè da principii poveri e semplici, sei divenuta ricca e grande con far povero altrui. [v.4] <hi rend="italic">Poi che</hi>. Dipende da sentimento del primo verso. <hi rend="italic">Ti giova</hi>. Ti piace. [v.5] <hi rend="italic">Si cova</hi>. Cioè si fabbrica, si produce. [v.8] <hi rend="italic">Fa l'ultima prova</hi>. Fa l'estremo del suo potere, tutto quel che ella può. Dimostra tutta la sua forza, ogni suo effetto. [v.10] <hi rend="italic">Trescando</hi>. Cioè lasciviando insieme. <hi rend="italic">Belzebub</hi>. Cioè il diavolo. [v.12] <hi rend="italic">Non fostu</hi>. Tu non fosti. <hi rend="italic">Nudrita</hi>. Allevata. <hi rend="italic">Al rezzo</hi>. All'ombra. [v.13] Ma in vita povera e dura. [v.14] Ora tu vivi in maniera, che io desidero che il puzzo delle tue sozzure giunga insino a Dio.</note>
</div2>
<div2>
<head>19 (RVF 137)</head>
<argument><p>Predice a Roma la venuta di un gran personaggio, che la ritornerà all'antica virtù.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>L'avara Babilonia ha colmo 'l sacco</l>
<l>D'ira di Dio, e di vizi empi e rei,</l>
<l>Tantò che scoppia; ed ha fatti suoi Dei,</l>
<l>Non Giove e Palla, ma Venere e Bacco.</l>
</lg>
<lg>
<l>Aspettando ragion mi struggo e fiacco:</l>
<l>Ma pur novo soldan veggio per lei,</l>
<l>Lo qual farà, non già quand'io vorrei,</l>
<l>Sol una sede; e quella fia in Baldacco.</l>
</lg>
<lg>
<l>Gl'idoli suoi saranno in terra sparsi,</l>
<l>E le torri superbe, al Ciel nemiche;</l>
<l>E suoi torrier di for, come dentr', arsi.</l>
</lg>
<lg>
<l>Anime belle e di virtute amiche</l>
<l>Terranno 'l mondo; e poi vedrem lui farsi</l>
<l>Aureo tutto e pien dell'opre antiche.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] <hi rend="italic">Avara</hi>. Avida. <hi rend="italic">Babilonia</hi>. Avignone, o la Corte romana, che allora risedeva in quella città. La chiama Babilonia con figura tratta, ad esempio di Dante, dall'Apocalissi di san Giovanni. <hi rend="italic">Ha colmo 'l sacco</hi>. Ha già empiuto il sacco. [v.2] Dipende dalle parole <hi rend="italic">ha colmo</hi>. Vuol dire che la Corte romana ha già tocco il sommo della perversità. [v.3] <hi rend="italic">Tanto che scoppia</hi>. Cioè il sacco. Dipende altresì dalle parole <hi rend="italic">ha colmo</hi>. [v.5] Vuol dire: ardo di desiderio di veder giustizia e vendetta di tanta malvagità. <hi rend="italic">E fiacco</hi>. E mi fiacco, cioè mi stanco. [vv.6-8] Il dottor Nott, letterato inglese, che ha pubblicato in Inghilterra un'edizione critica dei versi dell'antico Spencer, e che nel 1832 diede alla luce in Firenze <hi rend="italic">l'avventuroso Ciciliano</hi>, scrittura toscana del trecento, non più stampata; in una lettera che m'indirizzò nel 1831 a Roma, propose di questi versi, che nella prima edizione del presente Comento io non aveva potuto spiegare, un'interpretazione, che credo verissima: ed è questa. Il poeta perseverando sempre nella prima figura, come ha chiamato Avignone col nome di Babilonia, così dinota con quello di soldano o sultano il papa, e Roma con quello di Baldacco, cioè di Bagdad, ultima e stabile sedia de' califfi, cioè <hi rend="italic">vicari</hi> di Maometto, e capi della religione maomettana. E dice che verrà un nuovo soldano, cioè un nuovo papa (dove io credo che intenda qualcuno de' suoi Colonnesi), il quale farà una sola sede, lasciando Babilonia, cioè Avignone, e tornando a fermare la residenza sua e de' successori in Bagdad, cioè in Roma. <hi rend="italic">Non già quand'io vorrei</hi>. Non così presto come io vorrei. <hi rend="italic">Quella</hi>. Si riferisce a sede. [v.9] <hi rend="italic">Suoi</hi>. Di Babilonia. [v.10] <hi rend="italic">E le torri superbe</hi>. E saranno sparse in terra, cioè atterrate, le sue torri superbe, cioè i suoi palazzi magnifici. [v.11] E i guardiani o gli abitatori di quelle torri, cioè i signori di quei palagi, saranno arsi dal fuoco di fuori, come essi sono arsi dentro dalla concupiscenza. [v.13] <hi rend="italic">Terranno</hi>. Possederanno. Signoreggeranno. Governeranno. <hi rend="italic">Lui</hi>. Cioè il mondo. <hi rend="italic">Farsi</hi>. Divenire.</note>
</div2>
<div2>
<head>20 (RVF 138)</head>
<argument><p>Attribuisce le reità della Corte di Roma alle donazioni fattele da Costantino.</p></argument>
<lg>
<lg>
<l>Fontana di dolore, albergo d'ira,</l>
<l>Scola d'errori, e tempio d'eresia;</l>
<l>Già Roma, or Babilonia falsa e ria,</l>
<l>Per cui tanto si piagne e si sospira;</l>
</lg>
<lg>
<l>O fucina d'inganni, o prigion dira,</l>
<l>Ove 'l ben more, e 'l mal si nutre e cria;</l>
<l>Di vivi inferno; un gran miracol fia</l>
<l>Se Cristo teco al fine non s'adira.</l>
</lg>
<lg>
<l>Fondata in casta ed umil povertate,</l>
<l>Contra tuoi fondatori alzi le corna,</l>
<l>Putta sfacciata: e dov'hai posto spene?</l>
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<lg>
<l>Negli adulteri tuoi, nelle mal nate</l>
<l>Ricchezze tante? or Constantin non torna;</l>
<l>Ma tolga il mondo tristo che 'l sostene.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.3] <hi rend="italic">Già Roma, or Babilonia</hi>. Cioè, Roma per lo passato, ed ora Avignone, divenuto Babilonia di malvagità. [v.6] <hi rend="italic">E cria</hi>. E si cria, cioè si crea, si genera, si produce. [v.10] <hi rend="italic">Contra tuoi</hi>. Contra i tuoi. [v.11] <hi rend="italic">Dove</hi>. In che cosa. [v.12] <hi rend="italic">Negli adulteri tuoi</hi>. Intende dei malvagi Ecclesiastici. [vv.13-14] <hi rend="italic">Or Constantin non torna; ma tolga il mondo tristo che 'l sostene</hi>. Di questo luogo disperato da tutti i comentatori un giovane assai letterato in Firenze mi propose un'interpretazione ingegnosa molto, la quale io non ardisco nè abbracciare nè rifiutare, ma non mancherò di riferirla. Ricordava egli quei versi di Dante sopra Vanni Fucci nel ventesimoquinto dell'Inferno: <quote><emph>Al fine delle sue parole il ladro Le mani alzò con ambeduo le fiche, Gridando: togli, Dio, che a te le squadro</emph></quote>. Dove il verbo <hi rend="italic"><hi rend="italic">togli</hi></hi>, che non regge alcun caso espresso, significa: pigliati queste fiche che io ti fo in sul viso: maniera di estrema contumelia. Congetturava dunque che il presente luogo debba presupporsi accompagnato da quell'atto di cui parla Dante o da qualche figura che in sul foglio stesso lo rappresenti; e che il senso sia questo: ora Costantino non può tornare in sulla terra, e ritorsi le ricchezze che ti donò, come credo certo che farebbe se ritornasse; ma il mondo vile e dappoco, che sostiene, cioè sopporta, tanta tua scelleratezza, tolga, cioè piglisi queste fiche. La qualità satirica del Sonetto, e la materia sua scandalosa, potrebbero scusare la stravaganza di questo modo di scrivere, il quale non sarebbe però senza qualche esempio antico.</note>
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<head>21 (RVF 139)</head>
<argument><p>Lontano da' suoi amici, vola tra lor col pensiero, e vi si arresta col cuore.</p></argument>
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<l>Quanto più disiose l'ali spando</l>
<l>Verso di voi, o dolce schiera amica,</l>
<l>Tanto Fortuna con più visco intrica</l>
<l>Il mio volare, e gir mi face errando.</l>
</lg>
<lg>
<l>Il cor, che mal suo grado attorno mando,</l>
<l>È con voi sempre in quella valle aprica,</l>
<l>Ove 'l mar nostro più la terra implica:</l>
<l>L'altr'ier da lui partimmi lagrimando.</l>
</lg>
<lg>
<l>I' da man manca, e' tenne il cammin dritto;</l>
<l>I' tratto a forza, ed e' d'Amore scorto;</l>
<l>Egli in Gierusalem, ed io in Egitto.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma sofferenza è nel dolor conforto:</l>
<l>Che per lungo uso, già fra noi prescritto,</l>
<l>Il nostro esser insieme è raro e corto.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[vv.1-4] Vuol dire: amici miei cari, quanto più io desidero di esser con voi, tanto più la fortuna me lo impedisce, e mi sforza di andare pellegrinando. <hi rend="italic"><hi rend="italic">Tanto con più visco</hi></hi>. Con tanto più vischio. <hi rend="italic"><hi rend="italic">Face</hi></hi>. Fa. [v.5] <hi rend="italic"><hi rend="italic">Il cor</hi></hi>. Il mio cuore. <hi rend="italic"><hi rend="italic">Suo</hi></hi>. Della fortuna. <hi rend="italic">Attorno</hi>. Cioè fuori di me, in cerca di voi. [vv.6-7] <hi rend="italic">In quella valle aprica, ove 'l mar nostro più la terra implica</hi>. Il Castelvetro pensa che voglia dir di Venezia. [v.8] <hi rend="italic">Da lui</hi>. Cioè dal mio cuore, che è con voi, che è ritornato a star con voi. <hi rend="italic">Partimmi</hi>. Mi partii. [v.9] <hi rend="italic">I' da man manca</hi>. Io tenni il cammino da man manca. <hi rend="italic">E'</hi>. Cioè il mio cuore. <hi rend="italic">Dritto</hi>. Da man ritta. [v.10] <hi rend="italic">A forza</hi>. Per forza. Violentemente. <hi rend="italic">D'Amore</hi>. Da Amore. Cioè dall'amor di voi. <hi rend="italic">Scorto</hi>. Condotto. [v.11] Egli verso un luogo di libertà, ed io verso un luogo di schiavitù, che dovrebbe essere Avignone. [v.12] <hi rend="italic">Sofferenza</hi>. Pazienza. [v.13] <hi rend="italic">Fra noi</hi>. Cioè fra il mio cuore e me. <hi rend="italic">Prescritto</hi>. Cioè stabilito, inveterato.</note>
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<head>22 (RVF 166)</head>
<argument><p>Dichiara che s'e' avesse continuato nello studio, avrebbe ora la fama di gran poeta.</p></argument>
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<l>S'io fossi stato fermo alla spelunca</l>
<l>Là dov'Apollo diventò profeta,</l>
<l>Fiorenza avria fors'oggi il suo poeta,</l>
<l>Non pur Verona e Mantoa ed Arunca:</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma perchè 'l mio terren più non s'ingiunca</l>
<l>Dell'umor di quel sasso, altro pianeta</l>
<l>Conven ch'i' segua, e del mio campo mieta</l>
<l>Lappole e stecchi con la falce adunca.</l>
</lg>
<lg>
<l>L'oliva è secca, ed è rivolta altrove</l>
<l>L'acqua che di Parnaso si deriva,</l>
<l>Per cu'in alcun tempo ella fioriva.</l>
</lg>
<lg>
<l>Così sventura ovver colpa mi priva</l>
<l>D'ogni buon frutto; se l'eterno Giove</l>
<l>Della sua grazia sopra me non piove.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[vv.1-2] Se io avessi perseverato negli studi della poesia. <hi rend="italic">Alla spelunca</hi>. Alla spelonca delfica. <hi rend="italic">Là dove</hi>. Dove. Alla quale. [v.3] <hi rend="italic">Fiorenza</hi>. Mia patria. [v.4] Come lo hanno Verona, Mantova ed Arunca; la prima Catullo, la seconda Virgilio, l'altra Lucilio. <hi rend="italic">Non pur</hi>. Non solamente. [v.5] <hi rend="italic">Il mio terren</hi>. Vuol dire il mio ingegno. <hi rend="italic">Non s'ingiunca</hi>. Non si asperge. Non s'innaffia. Non è asperso, innaffiato. Veggasi la quarta Canzone della prima Parte, stanza terza, verso nono. [v.6] <hi rend="italic">Dell'umor di quel sasso</hi>. Dell'acqua del fonte castalio. <hi rend="italic">Altro pianeta</hi>. Altro destino. [v.9] <hi rend="italic">L'oliva</hi>. L'albero di Pallade. Vuol dir, la mia scienza. [v.11] <hi rend="italic">Per cui</hi>. Per la quale acqua. <hi rend="italic">In alcun tempo</hi>. Già un tempo. Già in altro tempo. <hi rend="italic">Ella</hi>. Cioè l'oliva. [vv.12-13] <hi rend="italic">Sventura ovver colpa</hi>. Mia sventura, o colpa mia o d'altri. <hi rend="italic">Mi priva d'ogni buon frutto</hi>. M'impedisce di fare alcun frutto buono. <hi rend="italic">L'eterno Giove</hi>. Il vero Giove. Cioè Dio.</note>
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<head>23 (RVF 232)</head>
<argument><p>De' gravi danni recati dall'ira non frenata, su gli esempi d'uomini illustri.</p></argument>
<lg>
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<l>Vincitor Alessandro l'ira vinse,</l>
<l>E fel minor in parte che Filippo:</l>
<l>Che li val se Pirgotele o Lisippo</l>
<l>L'intagliar solo, ed Apelle il dipinse?</l>
</lg>
<lg>
<l>L'ira Tideo a tal rabbia sospinse,</l>
<l>Che morend'ei si rose Menalippo:</l>
<l>L'ira cieco del tutto, non pur lippo,</l>
<l>Fatto avea Silla; all'ultimo l'estinse.</l>
</lg>
<lg>
<l>Sal Valentinian, ch'a simil pena</l>
<l>Ira conduce; e sal quei che ne more,</l>
<l>Aiace, in molti e po' in se stesso forte.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ira è breve furor; e chi nol frena,</l>
<l>È furor lungo che 'l suo possessore</l>
<l>Spesso a vergogna, e talor mena a morte.</l>
</lg>
</lg>
<note resp="aut" place="inter">[v.1] L'ira vinse il vittorioso Alessandro. [v.2] E lo fece inferiore in parte a Filippo suo padre. <hi rend="italic">Fel</hi>. Fecelo. Lo fece. [vv.3-4] <hi rend="italic">Che li val</hi>. Che gli vale. Che giova alla sua riputazione macchiata dagli effetti della sua iracondia. <hi rend="italic">Se Pirgotele o Lisippo l'intagliar solo</hi>. Se soli Pirgotele e Lisippo, intagliatori eccellenti, l'intagliarono, cioè lo ritrassero in marmo e in bronzo. <hi rend="italic">Ed Apelle</hi>. E se Apelle solo. [v.7] <hi rend="italic">Non pur</hi>. Non solo. Non che. [v.8] <hi rend="italic">All'ultimo</hi>. E finalmente. [v.9] <hi rend="italic">Sal</hi>. Sallo. <hi rend="italic">Che</hi>. Il quale. Accusativo. <hi rend="italic">A simil pena</hi>. Cioè a morte. [vv.10-11] <hi rend="italic">E sal quei che ne more, Aiace</hi>. E sallo Aiace, che ne muore, cioè che morì per ira. <hi rend="italic">In molti e po' in se stesso forte</hi>. Il quale rivolse, uccidendosi, contro se stesso quella mano ch'avea dato morte a tanti altri. [v.12] <hi rend="italic">Furor</hi>. Insania. Pazzia. <hi rend="italic">E chi</hi>. E se uno. [v.13] <hi rend="italic">Il suo possessore</hi>. Cioè l'adirato o l'iracondo.</note>
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<head>24 (RVF 322)</head>
<argument><p>Ringrazia Giacomo Colonna de' suoi sentimenti affettuosi verso di lui.</p></argument>
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<l>Mai non vedranno le mie luci asciutte,</l>
<l>Con le parti dell'animo tranquille,</l>
<l>Quelle note, ov'Amor par che sfaville,</l>
<l>E Pietà di sua man l'abbia construtte;</l>
</lg>
<lg>
<l>Spirto già invitto alle terrene lutte,</l>
<l>Ch'or su dal ciel tanta dolcezza stille,</l>
<l>Ch'allo stil onde Morte dipartille,</l>
<l>Le disviate rime hai ricondutte.</l>
</lg>
<lg>
<l>Di mie tenere frondi altro lavoro</l>
<l>Credea mostrarte. E qual fero pianeta</l>
<l>Ne 'nvidiò insieme? o mio nobil tesoro,</l>
</lg>
<lg>
<l>Chi 'nnanzi tempo mi t'asconde e vieta?</l>
<l>Che col cor veggio, e con la lingua onoro,</l>
<l>E 'n te, dolce sospir, l'alma s'acqueta.</l>
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</lg>
<note resp="aut" place="inter">Risposta a un Sonetto di Giacomo Colonna, fatta dopo la morte di quello. [vv.1-2] Io non vedrò mai cogli occhi asciutti nè coll'animo tranquillo, cioè senza piangere e senza commozione d'animo. [v.3] <hi rend="italic">Quelle note</hi>. Cioè quel tuo Sonetto. <hi rend="italic">Sfaville</hi>. Sfavilli. [v.4] <hi rend="italic">E Pietà</hi>. E pare che Pietà. [v.5] <hi rend="italic">Alle</hi>. Nelle. <hi rend="italic">Lutte</hi>. Lotte. Battaglie. [v.6] <hi rend="italic">Su</hi>. Di lassù. <hi rend="italic">Stille</hi>. Stilli. [vv.7-8] Vuol dire: che mi fai ripigliar l'usanza del poetare, tralasciata da me per la morte di Laura. <hi rend="italic">Che</hi>. Dipende dalle parole del verso innanzi, <hi rend="italic">tanta dolcezza. Onde</hi>. Dal quale. <hi rend="italic">Le disviate rime</hi>. Suppliscasi <hi rend="italic">mie</hi>. <hi rend="italic">Ricondutte</hi>. Ricondotte. [v.9] <hi rend="italic">Di mie tenere frondi</hi>. Cioè della mia facoltà poetica. Forse vuole accennare la sua incoronazione fatta in Campidoglio, della quale il Colonna nel suo Sonetto congratulavasi col poeta. <hi rend="italic">Altro lavoro</hi>. Altro prodotto, altro frutto, che queste presenti rime, questo mio Sonetto tristo. Pare che il poeta voglia dare ad intendere che egli avesse avuto in animo, mentre il Colonna era vivo, di fare qualche componimento poetico in sua lode; e che questo si accenni altresì nelle parole dell'undecimo verso, <hi rend="italic">ne 'nvidiò insieme</hi>. [v.10] <hi rend="italic">Credea</hi>. Io credeva. Io sperava. <hi rend="italic">Mostrarte</hi>. Mostrarti. <hi rend="italic">Pianeta</hi>. Destino. [v.11] <hi rend="italic">Ne 'nvidiò insieme</hi>. Ebbe parimente invidia a noi due, a te e a me. [v.12] <hi rend="italic">Innanzi tempo</hi>. Prima del tempo. [v.13] <hi rend="italic">Che</hi>. Relativo del nome <hi rend="italic">tesoro</hi>, o pure del pronome <hi rend="italic">ti</hi> del verso di sopra, o del <hi rend="italic">te</hi> del verso qui appresso. [v.14] <hi rend="italic">Dolce sospir</hi>. Vocativo. Mio dolce sospiro. Cioè mio desiderio, mio doloroso amore. Così chiama il Colonna morto. <hi rend="italic">L'alma</hi>. L'alma mia.</note>
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</text>
</TEI.2>
