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    <titleStmt>
      <title>Versi (ed. Bologna 1826)</title>
      <author>Giacomo Leopardi</author>
    </titleStmt>
    <extent>35 Kb in UTF-8</extent>
    <publicationStmt>
      <publisher>Biblioteca Italiana</publisher>
      <pubPlace>Roma</pubPlace>
      <date>2004</date>
      <idno>bibit001190</idno>
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        <p>Questa risorsa digitale è liberamente accessibile per uso
              personale o scientifico. Ogni uso commerciale è vietato</p>
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      <title>Collezione BibIt</title>
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      <bibl>
        <title>Tutte le opere</title>
        <author>Leopardi, Giacomo</author>
        <editor id="ed">Felici, Lucio</editor>
        <publisher>Lexis Progetti Editoriali</publisher>
        <pubPlace>Roma</pubPlace>
        <date>1998</date>
        <note>L'edizione elettronica fa riferimento al testo Giacomo Leopardi, Canti, ed. critica a cura di D. de Robertis, Milano, Il Polifilo 1984.</note>
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                    <p>Tutti i materiali paratestuali della fonte cartacea non riconducibili alla
                      responsabilità dell'autore dell'opera sono stati soppressi nella versione
                      digitale</p>
                  </samplingDecl>
                  <editorialDecl>
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                      <p>Livello medio: controllo a video con collazione con edizione di
                      riferimento</p>
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                      <p>I simboli di citazione e di discorso diretto presenti sulla fonte cartacea
                        sono stati rappresentati sulla versione digitale</p>
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                      <p>I trattini di sillabazione a fine riga sono stati soppressi e le parole
                        ricomposte</p>
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        <term>851.7 - POESIA ITALIANA. 1814-1859</term>
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<text>
<body>
<div1>
<head>L'INFINITO.</head>


<argument><p>Idillio I.</p></argument>
<lg type="non-definito">
<l>Sempre caro mi fu quest'ermo colle,</l>
<l>E questa siepe, che da tanta parte</l>
<l>De l'ultimo orizzonte il guardo esclude.</l>
<l>Ma sedendo e mirando, interminato</l>
<l>Spazio di là da quella, e sovrumani</l>
<l>Silenzi, e profondissima quiete</l>
<l>Io nel pensier mi fingo; ove per poco</l>
<l>Il cor non si spaura. E come il vento</l>
<l>Odo stormir tra queste piante, io quello</l>
<l>Infinito silenzio a questa voce</l>
<l>Vo comparando: e mi sovvien l'eterno,</l>
<l>E le morte stagioni, e la presente</l>
<l>E viva, e 'l suon di lei. Così tra questa</l>
<l>Infinità s'annega il pensier mio:</l>
<l>E 'l naufragar m'è dolce in questo mare.</l>
</lg>
</div1>
<div1>
<head>LA SERA DEL GIORNO FESTIVO.</head>

<argument><p>Idillio II.</p></argument>
<lg type="non-definito">

<l>Dolce e chiara è la notte e senza vento,</l>
<l>E queta in mezzo a gli orti e in cima a i tetti</l>
<l>La luna si riposa, e le montagne</l>
<l>Si discopron da lungi. O donna mia,</l>
<l>Già tace ogni sentiero, e pei balconi</l>
<l>Rara traluce la notturna lampa:</l>
<l>Tu dormi, chè t'accolse agevol sonno</l>
<l>Ne le tue chete stanze; e non ti morde</l>
<l>Cura nessuna; e già non pensi o stimi</l>
<l>Quanta piaga m'apristi in mezzo al petto.</l>
<l>Tu dormi: io questo ciel, che sì benigno</l>
<l>Appare in vista, a salutar m'affaccio,</l>
<l>E l'antica Natura onnipossente,</l>
<l>Che mi fece a l'affanno. A te la speme</l>
<l>Nego, mi disse, anche la speme; e d'altro</l>
<l>Non brillin gli occhi tuoi fuor che di pianto.</l>
<l>Questo dì fu solenne: or da' trastulli</l>
<l>Prendi riposo; e forse ti rimembra</l>
<l>In sogno a quanti oggi piacesti, e quanti</l>
<l>Piacquero a te: non io certo giammai</l>
<l>Ti ricorro al pensiero. Intanto io chieggio</l>
<l>Quanto a viver mi resti, e qui per terra</l>
<l>Mi getto, e grido, e fremo. Oh giorni orrendi</l>
<l>In così verde etate! Ahi, per la via</l>
<l>Sento non lunge il solitario canto</l>
<l>De l'artigian, che riede a tarda notte,</l>
<l>Dopo i sollazzi, al suo povero ostello;</l>
<l>E fieramente mi si stringe il core</l>
<l>A pensar come tutto al mondo passa</l>
<l>E quasi orma non lascia. Ecco è fuggito</l>
<l>Il dì festivo, ed al festivo il giorno</l>
<l>Volgar succede, e si travolge il tempo</l>
<l>Ogni umano accidente. Or dov'è 'l suono</l>
<l>Di que' popoli antichi? or dov'è 'l grido</l>
<l>De' nostri avi famosi, e 'l grande impero</l>
<l>Di quella Roma, e l'armi e 'l fragorio</l>
<l>Che n'andò per la terra e l'oceano?</l>
<l>Tutto è silenzio e pace, e tutto cheto</l>
<l>È 'l mondo, e più di lor non si favella.</l>
<l>Ne la mia prima età, quando s'aspetta</l>
<l>Bramosamente il dì festivo, or poscia</l>
<l>Ch'egli era spento, io doloroso e desto</l>
<l>Premea le piume; e per la muta notte</l>
<l>Questo canto ch'udia per lo sentiero</l>
<l>Lontanando morire a poco a poco,</l>
<l>Al modo istesso mi stringeva il core.</l>
</lg>
</div1>
<div1>
<head>LA RICORDANZA.</head>


<argument><p>Idillio III.</p></argument>
<lg type="non-definito">
<l>O graziosa luna, io mi rammento</l>
<l>Che, or volge un anno, io sopra questo poggio</l>
<l>Venia carco d'angoscia a rimirarti:</l>
<l>E tu pendevi allor su quella selva</l>
<l>Siccome or fai, che tutta la rischiari.</l>
<l>Ma nebuloso e tremulo dal pianto</l>
<l>Che mi sorgea sul ciglio, a le mie luci</l>
<l>Il tuo volto apparia; chè travagliosa</l>
<l>Era mia vita: ed è, nè cangia stile,</l>
<l>O mia diletta luna. E pur mi giova</l>
<l>La ricordanza, e 'l noverar l'etate</l>
<l>Del mio dolore. Oh come grato occorre</l>
<l>Il sovvenir de le passate cose,</l>
<l>Ancor che triste, e ancor che il pianto duri.</l>
</lg>
</div1>
<div1>
<head>IL SOGNO.</head>


<argument><p>Idillio IV.</p></argument>
<lg type="non-definito">
<l>Era il mattino, e tra le chiuse imposte</l>
<l>Per lo balcone insinuava il sole</l>
<l>Ne la mia cieca stanza i primi raggi,</l>
<l>Quando in su l'ora che più leve il sonno</l>
<l>E più soave le pupille adombra,</l>
<l>Stettemi allato e riguardommi in viso</l>
<l>Il simulacro di colei che amore</l>
<l>Prima insegnommi, e poi lasciommi in pianto.</l>
<l>Morta non mi parea, ma trista e quale</l>
<l>De gl'infelici è la sembianza. Al capo</l>
<l>Appressommi la destra, e sospirando,</l>
<l>Vivi tu, disse, e ricordanza alcuna</l>
<l>Serbi di noi? Donde, risposi, e come</l>
<l>Vieni o cara beltà? Quanto, deh quanto</l>
<l>Di te mi dolse e duol: nè che tu fossi</l>
<l>Mai per saperlo io mi credeva; e questo</l>
<l>M'era cagion di più crudele affanno.</l>
<l>Ma sei tu per lasciarmi un'altra volta?</l>
<l>Certo ch'io 'l temo. Or dimmi, e che t'avvenne?</l>
<l>Se' tu quella di prima? E che ti strugge</l>
<l>Internamente? Obblivion ricopre</l>
<l>I tuoi pensieri, e gli avviluppa il sonno;</l>
<l>Disse colei. Son morta, e mi vedesti</l>
<l>L'ultima volta, è già gran tempo. Immensa</l>
<l>Doglia m'oppresse a queste voci il petto.</l>
<l>Ella seguì: nel fior de gli anni estinta,</l>
<l>Quando è 'l viver più dolce, e pria che 'l core</l>
<l>Certo si renda com'è tutta indarno</l>
<l>L'umana speme. A desiar colei</l>
<l>Che d'ogni affanno il tragge, ha poco andare</l>
<l>L'egro mortal; ma sconsolata arriva</l>
<l>La morte a i giovanetti, e duro è 'l fato</l>
<l>Di quella speme cui la tomba estingue.</l>
<l>Vano è 'l saper quel che natura asconde</l>
<l>A gl'inesperti de la vita, e molto</l>
<l>A l'immatura sapienza il cieco</l>
<l>Dolor prevale. Oh sfortunata, oh cara,</l>
<l>Taci, taci, diss'io, chè tu mi schianti</l>
<l>Con questi detti il cor. Dunque se' morta</l>
<l>O mia diletta, ed io son vivo, ed era</l>
<l>Pur fisso in ciel che quei sudori estremi</l>
<l>Cotesta cara e tenerella salma</l>
<l>Provar dovesse, a me restasse intera</l>
<l>Questa misera spoglia? Oh quante volte</l>
<l>In ripensar che più non vivi, e mai</l>
<l>Non avverrà ch'io ti ritrovi al mondo,</l>
<l>Creder nol posso. Ahi ahi, che cosa è questa</l>
<l>Che morte s'addimanda? Oggi per prova</l>
<l>Intenderlo potessi, e 'l capo inerme</l>
<l>A gli atroci del fato odii sottrarre.</l>
<l>Giovane son, ma si consuma e perde</l>
<l>La giovanezza mia come vecchiezza;</l>
<l>La qual pavento, e pur m'è lunge assai.</l>
<l>Ma poco da vecchiezza si discorda</l>
<l>Il fior de l'età mia. Nascemmo al pianto,</l>
<l>Disse, ambedue; felicità non rise</l>
<l>Al viver nostro; e dilettossi il Cielo</l>
<l>De' nostri affanni. Or se di pianto il ciglio,</l>
<l>Soggiunsi, e di pallor velato il viso</l>
<l>Per la tua dipartita, e se d'angoscia</l>
<l>Porto gravido il cor; dimmi: d'amore</l>
<l>Già non favello; ma pietà alcuna</l>
<l>Del tuo misero amante in sen ti nacque</l>
<l>Mentre vivesti? Io disperando allora</l>
<l>E sperando traea le notti e i giorni;</l>
<l>Oggi nel vano dubitar si stanca</l>
<l>La mente mia. Che se una volta pure</l>
<l>Mercè ti strinse di mia negra vita,</l>
<l>Consentimi ch'io 'l sappia e mi soccorra</l>
<l>La rimembranza or che 'l futuro è tolto</l>
<l>A i nostri giorni. E quella: ti conforta,</l>
<l>O sventurato. Io di pietade avara</l>
<l>Non ti fui mentre vissi, ed or non sono,</l>
<l>Chè fui misera anch'io. Non far querela</l>
<l>Di questa infelicissima fanciulla.</l>
<l>Per le sventure nostre, e per l'amore</l>
<l>Che mi strugge, esclamai; per lo diletto</l>
<l>Nome di giovanezza e la perduta</l>
<l>Speme de i nostri dì, concedi o cara,</l>
<l>Che la tua destra io tocchi. Ed ella, in atto</l>
<l>Soave e tristo, la porgeva. Or mentre</l>
<l>Di baci la ricopro, e d'affannosa</l>
<l>Dolcezza palpitando a l'anelante</l>
<l>Seno la stringo, di sudore il volto</l>
<l>Ferveva e 'l petto, ne le fauci stava</l>
<l>La voce, al guardo traballava il giorno.</l>
<l>Quando colei teneramente affissi</l>
<l>Gli occhi ne gli occhi miei, già scordi o caro,</l>
<l>Disse, che di beltà son fatta ignuda?</l>
<l>E tu d'amore, o sfortunato, indarno</l>
<l>Ti scaldi e fremi. Or finalmente addio.</l>
<l>Nostre misere menti e nostre salme</l>
<l>Son disgiunte in eterno. A me non vivi</l>
<l>E mai più non vivrai: già ruppe il fato</l>
<l>L'amor che mi giurasti. Allor d'angoscia</l>
<l>Gridar volendo, e spasimando, e pregne</l>
<l>Di sconsolato pianto le pupille,</l>
<l>Dal sonno mi disciolsi. Ella ne gli occhi</l>
<l>Pur mi restava, e ne l'incerto raggio</l>
<l>Del Sol vederla io mi credeva ancora.</l>
</lg>
</div1>
<div1>
<head>LO SPAVENTO NOTTURNO.</head>


<argument><p>Idillio V.</p></argument>
<sp><speaker><emph>Alceta</emph></speaker><lg><l>Odi, Melisso: io vo' contarti un sogno</l>
<l>Di questa notte, che mi torna a mente</l>
<l>In riveder la luna. Io me ne stava</l>
<l>A la finestra che risponde al prato,</l>
<l>Guardando in alto: ed ecco a l'improvviso</l>
<l>Distaccasi la luna; e mi parea</l>
<l>Che quanto nel cader s'approssimava,</l>
<l>Tanto crescesse al guardo; infin che venne</l>
<l>A dar di colpo in mezzo al prato; ed era</l>
<l>Grande quanto una secchia, e di scintille</l>
<l>Vomitava una nebbia, che stridea</l>
<l>Sì forte come quando un carbon vivo</l>
<l>Ne l'acqua immergi e spegni. Anzi a quel modo</l>
<l>La luna, come ho detto, in mezzo al prato</l>
<l>Si spegneva, annerando, a poco a poco;</l>
<l>E ne fumavan l'erbe intorno intorno.</l>
<l>Allor mirando in ciel, vidi rimaso</l>
<l>Come un barlume o un'orma, anzi una nicchia,</l>
<l>Ond'ella fosse svelta: in guisa ch'io</l>
<l>N'accapricciava; e ancor non m'assicuro.</l></lg></sp>
<sp><speaker><emph>Melisso</emph></speaker>
<lg><l>E bene hai che temer, chè agevol cosa</l>
<l>Fora cader la luna in sul tuo campo.</l></lg></sp>
<sp><speaker><emph>Alceta</emph></speaker>
<lg><l>Chi sa? non veggiam noi spesso di state</l>
<l>Cader le stelle?</l></lg></sp>
<sp><speaker><emph>Melisso</emph></speaker><lg><l>Egli ci ha tante stelle,</l>
<l>Che picciol danno è cader l'una o l'altra</l>
<l>Di loro, e mille rimaner. Ma sola</l>
<l>Ha questa luna in ciel, che da nessuno</l>
<l>Cader fu vista mai se non in sogno.</l>
</lg></sp>
</div1>
<div1>
<head>LA VITA SOLITARIA.</head>


<argument><p>Idillio VI.</p></argument>
<lg type="non-definito">
	<l>La mattutina pioggia, allor che l'ale</l>
<l>Battendo esulta ne la chiusa stanza</l>
<l>La gallinella, ed al balcon s'affaccia</l>
<l>L'abitator de' campi, e il Sol che nasce</l>
<l>I suoi trepidi rai fra le cadenti</l>
<l>Stille tramanda, a la capanna mia</l>
<l>Dolcemente picchiando, mi risveglia;</l>
<l>E sorgo, e i lievi nugoletti, e 'l primo</l>
<l>De gli augelli susurro, e l'aura fresca,</l>
<l>E le ridenti piagge benedico;</l>
<l>Poichè voi, cittadine infauste mura,</l>
<l>Vidi e conobbi assai, dove si piglia</l>
<l>Lo sventurato a scherno; e sventurato</l>
<l>Io nacqui, e tal morrò, deh tosto! Alcuna</l>
<l>Benchè scarsa pietà pur mi concede</l>
<l>Natura in questi lochi, un giorno oh quanto</l>
<l>Verso me più cortese! E tu pur volgi</l>
<l>Da i miseri lo sguardo; e tu, sdegnando</l>
<l>Le sciaure e gli affanni, a la reina</l>
<l>Felicità servi o Natura. In cielo,</l>
<l>In terra amico a gl'infelici alcuno</l>
<l>E rifugio non resta altro che il pianto.</l>
</lg>
<lg type="non-definito">
	<l>Talor m'assido in solitaria parte,</l>
<l>Sopra un rialto, al margine d'un lago</l>
<l>Di taciturne piante incoronato.</l>
<l>Ivi quando il meriggio in ciel si volve,</l>
<l>La sua tranquilla imago il Sol dipinge,</l>
<l>Ed erba o foglia non si crolla al vento,</l>
<l>E non onda incresparsi, e non cicala</l>
<l>Strider, nè batter penna augello in ramo,</l>
<l>Nè farfalla ronzar, nè voce o moto</l>
<l>Da presso nè da lunge odi nè vedi.</l>
<l>Tien quelle rive altissima quiete;</l>
<l>Ond'io quasi me stesso e 'l mondo obblio</l>
<l>Sedendo immoto; e già mi par che sciolte</l>
<l>Giaccian le membra mie, nè spirto o senso</l>
<l>Più le commova, e lor quiete antica</l>
<l>Co' silenzi del loco si confonda.</l>
</lg>
<lg type="non-definito">
	<l>Amore amore, assai lungi volasti</l>
<l>Dal petto mio, che fu sì caldo un giorno,</l>
<l>Anzi rovente. Con sua fredda mano</l>
<l>Lo strinse la sciaura, e in ghiaccio è volto</l>
<l>Nel fior de gli anni. Mi sovviene il tempo</l>
<l>Che mi scendesti in seno. Era quel dolce</l>
<l>E irrevocabil tempo, allor che s'apre</l>
<l>Al guardo giovanil questa infelice</l>
<l>Scena del mondo, e gli sorride in vista</l>
<l>Di paradiso. Al garzoncello il core</l>
<l>Di vergine speranza e di desio</l>
<l>Balza nel petto; e già s'accinge a l'opra</l>
<l>Di questa vita come a danza o gioco</l>
<l>Il misero mortal. Ma non sì tosto,</l>
<l>Amor, di te m'accorsi, e 'l viver mio</l>
<l>Fortuna avea già rotto, ed a questi occhi</l>
<l>Non altro convenia che 'l pianger sempre.</l>
<l>Pur se talvolta per le piagge apriche,</l>
<l>Su la tacita aurora o quando al sole</l>
<l>Brillano i tetti e i poggi e le campagne,</l>
<l>Scontro di vaga donzelletta il viso;</l>
<l>O qualor ne la placida quiete</l>
<l>D'estiva notte, il vagabondo passo</l>
<l>Di rincontro a le ville soffermando,</l>
<l>L'erma terra contemplo, e di fanciulla</l>
<l>Che a l'opra di sua man la notte aggiunge</l>
<l>Odo sonar ne le romite stanze</l>
<l>L'arguto canto; a palpitar si move</l>
<l>Questo mio cor di sasso: ahi, ma ritorna</l>
<l>Tosto al ferreo sopor; ch'è fatto estrano</l>
<l>Ogni moto soave al petto mio.</l>
</lg>
<lg type="non-definito">
	<l>O cara Luna, al cui tranquillo raggio</l>
<l>Danzan le lepri ne le selve; e duolsi</l>
<l>A la mattina il cacciator, che trova</l>
<l>L'orme intricate e false, e da i covili</l>
<l>Error vario lo svia; salve o benigna</l>
<l>De le notti reina. Infesto scende</l>
<l>Il raggio tuo fra macchie e balze o dentro</l>
<l>A deserti edifici, in su l'acciaro</l>
<l>Del pallido ladron ch'a teso orecchio</l>
<l>Il fragor de le rote e de' cavalli</l>
<l>Da lungi osserva o il calpestio de' piedi</l>
<l>Sul tacito sentier; poscia improvviso</l>
<l>Col suon de l'armi e con la rauca voce</l>
<l>E col funereo ceffo il core agghiaccia</l>
<l>Al passegger, cui semivivo e nudo</l>
<l>Lascia in breve tra' sassi. Infesto occorre</l>
<l>Per le contrade cittadine il bianco</l>
<l>Tuo lume al drudo vil che de gli alberghi</l>
<l>Va radendo le mura e la secreta</l>
<l>Ombra seguendo, e resta, e si spaura</l>
<l>De le ardenti lucerne e de gli aperti</l>
<l>Balconi. Infesto a le malvage menti,</l>
<l>A me sempre benigno il tuo cospetto</l>
<l>Sarà per queste piagge, ove non altro</l>
<l>Che lieti colli e spaziosi campi</l>
<l>M'apri a la vista. Ed io soleva ancora,</l>
<l>Bench'innocente io fossi, il tuo vezzoso</l>
<l>Raggio accusar ne gli abitati lochi,</l>
<l>Quand'ei m'offriva al guardo umano e quando</l>
<l>Umani volti al mio guardo scopria.</l>
<l>Or sempre loderollo, o ch'io ti miri</l>
<l>Veleggiar tra le nubi, o che serena</l>
<l>Dominatrice de l'etereo campo</l>
<l>Questa flebil riguardi umana sede.</l>
<l>Me spesso rivedrai solingo e muto</l>
<l>Errar pe' boschi e per le verdi rive,</l>
<l>O seder sovra l'erbe, assai contento</l>
<l>Se lena e core a sospirar m'avanza.</l>
</lg>
</div1>
<div1>
<head>ELEGIA I.</head>
<lg type="terzina">
	<l>Tornami a mente il dì che la battaglia</l>
<l>D'amor sentii la prima volta, e dissi:</l>
<l>Ahimè, se quest'è amor, com'ei travaglia!</l>
</lg>
<lg type="terzina">
<l>	Che gli occhi al suol tuttora intenti e fissi,</l>
<l>Io mirava colei ch'a questo core</l>
<l>Primiera il varco ed innocente aprissi.</l>
</lg>
<lg type="terzina">
	<l>Ahi come mal mi governasti, amore!</l>
<l>Perchè seco dovea sì dolce affetto</l>
<l>Recar tanto desio, tanto dolore?</l>
</lg>
<lg type="terzina">
	<l>E non sereno, e non intero e schietto,</l>
<l>Anzi pien di travaglio e di lamento</l>
<l>Al cor mi discendea tanto diletto?</l>
</lg>
<lg type="terzina">
	<l>Dimmi, tenero core, or che spavento,</l>
<l>Che angoscia era la tua fra quel pensiero</l>
<l>Presso al qual t'era noia ogni contento?</l>
</lg>
<lg type="terzina">
	<l>Quel pensier che nel dì, che lusinghiero</l>
<l>Ti si offeriva ne la notte, quando</l>
<l>Tutto quieto parea ne l'emispero.</l>
</lg>
<lg type="terzina">
	<l>Ma tu inquieto, e felice e miserando,</l>
<l>M'affaticavi in su le piume il fianco,</l>
<l>Ad ogni or fortemente palpitando.</l>
</lg>
<lg type="terzina">
	<l>E dove io tristo ed affannato e stanco</l>
<l>Gli occhi al sonno chiudea, come per febre</l>
<l>Rotto e deliro il sonno venia manco.</l>
</lg>
<lg type="terzina">
	<l>Oh come viva in mezzo a le tenebre</l>
<l>Sorgea la dolce imago, e gli occhi chiusi</l>
<l>La contemplavan sotto a le palpebre!</l>
</lg>
<lg type="terzina">
	<l>Oh come soavissimi diffusi</l>
<l>Moti per l'ossa mi serpeano, oh come</l>
<l>Mille ne l'alma instabili, confusi</l>
</lg>
<lg type="terzina">
	<l>Pensieri mi si volgean! qual tra le chiome</l>
<l>Talor de' boschi zefiro scorrendo,</l>
<l>Un lungo, incerto susurrar ne prome.</l>
</lg>
<lg type="terzina">
	<l>E mentre io taccio, e mentre io non contendo,</l>
<l>Che dicevi o mio cor, che si partia</l>
<l>Quella per che penando ivi e battendo?</l>
</lg>
<lg type="terzina">
	<l>Il cuocer non più tosto io mi sentia</l>
<l>De la vampa d'amor, che 'l venticello</l>
<l>Che l'aleggiava, volossene via.</l>
</lg>
<lg type="terzina">
	<l>Senza sonno i' giacea sul dì novello,</l>
<l>E i destrier che dovean farmi deserto,</l>
<l>Battean la zampa sotto al patrio ostello.</l>
</lg>
<lg type="terzina">
	<l>Ed io timido e cheto ed inesperto,</l>
<l>Ver lo balcone al buio protendea</l>
<l>L'orecchio avido e l'occhio indarno aperto,</l>
</lg>
<lg type="terzina">
	<l>La voce ad ascoltar, se ne dovea</l>
<l>Di quelle labbra uscir, ch'ultima fosse;</l>
<l>La voce, ch'altro il fato, ahi, mi togliea.</l>
</lg>
<lg type="terzina">
	<l>Quante volte plebea voce percosse</l>
<l>Il dubitoso orecchio, e un gel mi prese,</l>
<l>E 'l core in forse a palpitar si mosse!</l>
</lg>
<lg type="terzina">
	<l>E poi che finalmente mi discese</l>
<l>La cara voce al core, e de' cavai</l>
<l>E de le rote il fragorio s'intese;</l>
</lg>
<lg type="terzina">
	<l>Orbo rimaso allor, mi rannicchiai</l>
<l>Palpitando nel letto e, chiusi gli occhi,</l>
<l>Strinsi il cor con la mano, e sospirai.</l>
</lg>
<lg type="terzina">
	<l>Poscia traendo i tremuli ginocchi</l>
<l>Stupidamente per la muta stanza,</l>
<l>Ch'altro sarà, dicea, che 'l cor mi tocchi?</l>
</lg>
<lg type="terzina">
	<l>Amarissima allor la ricordanza</l>
<l>Locommisi nel petto, e mi serrava</l>
<l>Ad ogni voce il core, a ogni sembianza.</l>
</lg>
<lg type="terzina">
	<l>E lunga doglia il sen mi ricercava,</l>
<l>Com'è quando a distesa Olimpo piove</l>
<l>Malinconicamente e i campi lava.</l>
</lg>
<lg type="terzina">
	<l>Ned io ti conoscea, garzon di nove</l>
<l>E nove Soli, in questo a pianger nato</l>
<l>Quando facevi, amor, le prime prove.</l>
</lg>
<lg type="terzina">
	<l>Quando in ispregio ogni piacer, nè grato</l>
<l>M'era de' campi il riso, o de l'aurora</l>
<l>Queta il silenzio, o il verdeggiar del prato.</l>
</lg>
<lg type="terzina">
	<l>Anche di gloria amor taceami allora</l>
<l>Nel petto, cui scaldar tanto solea,</l>
<l>Chè di beltade amor vi fea dimora.</l>
</lg>
<lg type="terzina">
	<l>Nè gli occhi a i noti studi io rivolgea,</l>
<l>E quelli m'apparian vani per cui</l>
<l>Vano ogni altro desir creduto avea.</l>
</lg>
<lg type="terzina">
	<l>Deh come mai da me sì vario fui;</l>
<l>E tanto amor mi tolse un altro amore?</l>
<l>Deh quanto, in verità, vani siam nui!</l>
</lg>
<lg type="terzina">
	<l>Solo il mio cor piaceami, e col mio core,</l>
<l>In un perenne ragionar sepolto,</l>
<l>A la guardia seder del mio dolore.</l>
</lg>
<lg type="terzina">
	<l>E l'occhio a terra chino o in se raccolto,</l>
<l>Di riscontrarsi fuggitivo e vago</l>
<l>Nè in leggiadro soffria nè in turpe volto:</l>
</lg>
<lg type="terzina">
	<l>Chè la illibata, la candida imago</l>
<l>Contaminar temea sculta nel seno;</l>
<l>Come per soffio tersa onda di lago.</l>
</lg>
<lg type="terzina">
	<l>E quel di non aver goduto appieno</l>
<l>Pentimento, che l'anima ci grava,</l>
<l>E 'l piacer che passò cangia in veleno,</l>
</lg>
<lg type="terzina">
	<l>Per li fuggiti dì mi stimolava</l>
<l>Tuttora il sen: chè la vergogna il duro</l>
<l>Suo morso in questo cor già non oprava.</l>
</lg>
<lg type="terzina">
	<l>Al Cielo, a voi, gentili anime, io giuro</l>
<l>Che voglia non m'entrò bassa nel petto,</l>
<l>Ch'arsi di foco intaminato e puro.</l>
</lg>
<lg type="terzina">
	<l>Vive quel foco ancor, vive l'affetto,</l>
<l>Spira nel pensier mio la bella imago,</l>
<l>Da cui, se non celeste, altro diletto</l>
</lg>
<lg type="non-definito">
	<l>Giammai non ebbi, e sol di lei m'appago.</l>
</lg>
</div1>
<div1>
<head>ELEGIA II</head>
<lg type="terzina">
	<l>Dove son? dove fui? che m'addolora?</l>
<l>Ahimè ch'io la rividi, e che giammai</l>
<l>Non avrò pace al mondo insin ch'io mora.</l>
</lg>
<lg type="terzina">
	<l>Che vidi, o Ciel, che vidi, e che bramai!</l>
<l>Perchè vacillo? e che spavento è questo?</l>
<l>Io non so quel ch'io fo nè quel ch'oprai.</l>
</lg>
<lg type="terzina">
	<l>Fugge la luce, e 'l suolo ch'i' calpesto</l>
<l>Ondeggia e balza, in guisa tal ch'io spero</l>
<l>Ch'egli sia sogno e ch'i' non sia ben desto.</l>
</lg>
<lg type="terzina">
	<l>Ahimè ch'io veglio, e quel che sento è il vero;</l>
<l>Vero è ch'anzi morrò ch'al guardo mio</l>
<l>Sorga sereno un dì su l'emispero.</l>
</lg>
<lg type="terzina">
	<l>Meglio era ch'i' morissi avanti ch'io</l>
<l>Rivedessi colei che in cor m'ha posto</l>
<l>Di morire un asprissimo desio:</l>
</lg>
<lg type="terzina">
	<l>Ch'allor le membra in pace avrei composto;</l>
<l>Or fia con pianto il fin de la mia vita,</l>
<l>Or con affanno al mio passar m'accosto.</l>
</lg>
<lg type="terzina">
	<l>O Cielo o Cielo, io ti domando aita.</l>
<l>Che far debb'io? conforto altro non vedo</l>
<l>Al mio dolor, che l'ultima partita.</l>
</lg>
<lg type="terzina">
	<l>Ahi ahi, chi l'avria detto? appena il credo:</l>
<l>Quel ch'io la notte e 'l dì pregar soleva</l>
<l>E sospirar, m'è dato, e morte chiedo.</l>
</lg>
<lg type="terzina">
	<l>Quanto sperar, quanto gioir mi leva</l>
<l>E spegne un punto sol! com'egli è scuro</l>
<l>Questo dì che sì vago io mi fingeva!</l>
</lg>
<lg type="terzina">
	<l>Amore, io ti credetti assai men duro</l>
<l>Allor che desiai quel che m'ha fatto</l>
<l>Miser fra quanti mai saranno o furo.</l>
</lg>
<lg type="terzina">
	<l>Già t'ebbi in seno; ed in error m'ha tratto</l>
<l>La rimembranza: indarno oggi mi pento,</l>
<l>E meco indarno e teco, amor, combatto.</l>
</lg>
<lg type="terzina">
	<l>Ma lieve a comportar quello ch'io sento</l>
<l>Fora, sol ch'anco un poco io di quel volto</l>
<l>Dissetar mi potessi a mio talento.</l>
</lg>
<lg type="terzina">
	<l>Ora il più rivederla oggi m'è tolto,</l>
<l>Ella si parte; e m'ha per sempre un giorno</l>
<l>In miseria amarissima sepolto.</l>
</lg>
<lg type="terzina">
	<l>Intanto io grido, e qui vagando intorno,</l>
<l>Invan la pioggia invoco e la tempesta</l>
<l>Acciò che la ritenga al mio soggiorno.</l>
</lg>
<lg type="terzina">
	<l>Pure il vento muggia ne la foresta,</l>
<l>E muggia tra le nubi il tuono errante,</l>
<l>In sul dì, poi che l'alba erasi desta.</l>
</lg>
<lg type="terzina">
	<l>O care nubi, o cielo, o terra, o piante,</l>
<l>Parte la donna mia; pietà, se trova</l>
<l>Pietate al mondo un infelice amante.</l>
</lg>
<lg type="terzina">
	<l>Or prorompi o procella, or fate prova</l>
<l>Di sommergermi o nembi, insino a tanto</l>
<l>Che 'l sole ad altre terre il dì rinnova.</l>
</lg>
<lg type="terzina">
	<l>S'apre il ciel, cade il soffio, in ogni canto</l>
<l>Posan l'erbe e le frondi, e m'abbarbaglia</l>
<l>Le luci il crudo Sol pregne di pianto.</l>
</lg>
<lg type="terzina">
	<l>Io veggio ben ch'a quel che mi travaglia</l>
<l>Nessuno ha cura; io veggio che negletto,</l>
<l>Ignoto, il mio dolor mi fiede e taglia.</l>
</lg>
<lg type="terzina">
	<l>Segui, m'ardi, mi strazia, a tuo diletto</l>
<l>Spegnimi o Ciel; se già non prima il core</l>
<l>Di propria mano io sterpomi dal petto.</l>
</lg>
<lg type="terzina">
	<l>O donna, e tu mi lasci; e questo amore</l>
<l>Ch'io ti porto, non sai, nè te n'avvisa</l>
<l>L'angoscia di mia fronte e lo stupore.</l>
</lg>
<lg type="terzina">
	<l>Così pur sempre; e non sia mai divisa</l>
<l>Teco mia doglia; e tu d'amor lontana</l>
<l>Vivi beata sempre ad una guisa.</l>
</lg>
<lg type="terzina">
	<l>Deh giammai questa cruda e questa insana</l>
<l>Angoscia non la tocchi: a me si dia</l>
<l>Sempre doglia infinita e soprumana.</l>
</lg>
<lg type="terzina">
	<l>Intanto io per te piango, o donna mia,</l>
<l>Che m'abbandoni, ed io solo rimagno</l>
<l>Del mio spietato affetto in compagnia.</l>
</lg>
<lg type="terzina">
	<l>Che penso? che farò? di chi mi lagno?</l>
<l>Poi che seguir nè ritener ti posso,</l>
<l>Io disperatamente anelo e piagno.</l>
</lg>
<lg type="terzina">
	<l>E piangerò quando lucente e rosso</l>
<l>Apparrà l'oriente e quando bruno,</l>
<l>Fin che 'l peso carnal non avrò scosso.</l>
</lg>
<lg type="terzina">
	<l>Nè tu saprai ch'io piango, e che digiuno</l>
<l>De la tua vista, io mi disfaccio; e morto,</l>
<l>Da te non avrò mai pianto nessuno.</l>
</lg>
<lg type="non-definito">
	<l>Così vivo e morrò senza conforto.</l>
</lg>
</div1>
<div1>
<head>EPISTOLA.</head>


<epigraph><p><emph>Al conte Carlo Pepoli.</emph></p></epigraph>
<lg type="non-definito">
	<l>Questo affannoso e travagliato sonno</l>
<l>Che noi vita nomiam, come sopporti,</l>
<l>Pepoli mio? di che speranze il core</l>
<l>Vai sostentando? in che pensieri, in quanto</l>
<l>O gioconde o moleste opre dispensi</l>
<l>L'ozio che ti lasciàr gli avi remoti,</l>
<l>Grave retaggio e faticoso? È tutta,</l>
<l>In ogni umano stato, ozio la vita,</l>
<l>Se quell'oprar, quel procurar che a degno</l>
<l>Obbietto non intende o che a l'intento</l>
<l>Giunger mai non potria, ben si conviene</l>
<l>Ozioso nomar. La schiera industre</l>
<l>Cui franger glebe o curar piante ed erbe</l>
<l>Vede l'alba tranquilla e vede il vespro,</l>
<l>S'oziosa dirai, da che sua vita</l>
<l>È per campar la vita, e per se sola</l>
<l>La vita a l'uom non ha pregio nessuno,</l>
<l>Dritto e vero dirai. Le notti e i giorni</l>
<l>Tragge in ozio il nocchiero; ozio il perenne</l>
<l>Sudar ne le officine; ozio le vegghie</l>
<l>Son de' guerrieri e 'l perigliar ne l'armi;</l>
<l>E 'l mercatante avaro in ozio vive:</l>
<l>Chè non a se, non ad altrui, la bella</l>
<l>Felicità, cui solo agogna e cerca</l>
<l>La natura mortal, veruno acquista</l>
<l>Per cura o per sudor, vegghia o periglio.</l>
<l>Pure a l'aspro desire onde i mortali</l>
<l>Già sempre infin dal dì che 'l mondo nacque,</l>
<l>D'esser beati sospiraro indarno,</l>
<l>Di medicina in loco apparecchiate</l>
<l>Ne la vita infelice avea Natura</l>
<l>Necessità diverse, a cui non senza</l>
<l>Opra e pensier si provvedesse, e pieno,</l>
<l>Poi che lieto non può, corresse il giorno</l>
<l>A l'umana famiglia; onde agitato</l>
<l>E confuso il desio, men loco avesse</l>
<l>Al travagliarne il cor. Così de' bruti</l>
<l>La progenie infinita, a cui pur solo,</l>
<l>Nè men vano che a noi, vive nel petto</l>
<l>Desio d'esser beati; a quello intenta</l>
<l>Che a lor vita è mestier, di noi men tristo</l>
<l>Condur sappiamo e malgradito il tempo,</l>
<l>Nè la lentezza accagionar de l'ore.</l>
<l>Ma noi, che 'l viver nostro all'altrui mano</l>
<l>Provveder commettiamo, una più grave</l>
<l>Necessità, cui provveder non puote</l>
<l>Altri che noi, già senza tedio e pena</l>
<l>Non adempiam: necessitate, io dico,</l>
<l>Di consumar la vita: improba, invitta</l>
<l>Necessità, cui non tesoro accolto,</l>
<l>Non di greggi divizia, o pingui campi,</l>
<l>Non aula puote e non purpureo manto</l>
<l>Sottrar l'umana prole. Or s'altri, a sdegno</l>
<l>I vòti anni prendendo, e la superna</l>
<l>Luce odiando, l'omicida mano,</l>
<l>I tardi fati a prevenir condotto,</l>
<l>In se stesso non torce; al duro morso</l>
<l>De la brama insanabile che invano</l>
<l>Felicità richiede, esso da tutti</l>
<l>Lati cercando, mille inefficaci</l>
<l>Medicine procaccia, onde quell'una</l>
<l>Che Natura apprestò, mal si compensa.</l>
</lg>
<lg type="non-definito">
	<l>Lui de le vesti e de le chiome il culto</l>
<l>E de gli atti e de i passi, e i vani studi</l>
<l>Di cocchi e di cavalli, e le frequenti</l>
<l>Sale, e le piazze romorose, e gli orti</l>
<l>E le ville e i teatri, e giochi e feste</l>
<l>Tengon la notte e 'l giorno; a lui non parte</l>
<l>Mai da le labbra il riso; ahi, ma nel petto,</l>
<l>Ne l'imo petto, grave, salda, immota</l>
<l>Come colonna adamantina, siede</l>
<l>Noia immortale, incontro a cui non puote</l>
<l>Vigor di giovanezza, e non la crolla</l>
<l>Dolce parola di rosato labbro,</l>
<l>E non lo sguardo tenero, tremante,</l>
<l>Di due nere pupille, il caro sguardo,</l>
<l>La più degna del Ciel cosa mortale.</l>
</lg>
<lg type="non-definito">
	<l>Altri, quasi a fuggir volto la trista</l>
<l>Umana sorte, in cangiar terre e climi</l>
<l>La età spendendo, e mari e poggi errando</l>
<l>Tutto l'orbe trascorre, ogni confine</l>
<l>De gli spazi che a l'uom ne gl'infiniti</l>
<l>Campi del Tutto la Natura aperse,</l>
<l>Peregrinando aggiunge. Ahi ahi, s'asside</l>
<l>Su l'alte prue la negra cura, e sotto</l>
<l>Ogni clima, ogni ciel, si chiama indarno</l>
<l>Felicità, vive tristezza e regna.</l>
</lg>
<lg type="non-definito">
	<l>Avvi chi le crudeli opre di marte</l>
<l>Si elegge a passar l'ore, e nel fraterno</l>
<l>Sangue la man tinge per ozio; ed avvi</l>
<l>Chi d'altrui danni si conforta, e pensa</l>
<l>Con far misero altrui far se men tristo,</l>
<l>Sì che nocendo usar procaccia il tempo.</l>
<l>E chi virtute o sapienza ed arti</l>
<l>Perseguitando, e chi la propria gente</l>
<l>Conculcando e l'estrane, o di remoti</l>
<l>Lidi turbando la quiete antica</l>
<l>Col mercatar, con l'armi e con le frodi,</l>
<l>La destinata sua vita consuma.</l>
</lg>
<lg type="non-definito">
	<l>Te più mite disio, cura più dolce</l>
<l>Regge nel fior di gioventù, nel bello</l>
<l>April de gli anni, altrui giocondo e primo</l>
<l>Dono del Ciel, ma grave, amaro, infesto</l>
<l>A chi patria non ha. Te punge e move</l>
<l>Studio del vero, e di ritrarre in carte</l>
<l>Il bel che raro e scarso e fuggitivo</l>
<l>Appar nel mondo, e quel che più benigna</l>
<l>Di Natura e del Ciel, fecondamente</l>
<l>A noi la vaga fantasia produce</l>
<l>E 'l nostro proprio error. Ben mille volte</l>
<l>Fortunato colui che la caduca</l>
<l>Virtù del caro immaginar non perde</l>
<l>Per volger d'anni; a cui serbare eterna</l>
<l>La gioventù del cor diedero i fati;</l>
<l>Che ne la ferma e ne la stanca etade,</l>
<l>Così come solea ne l'età verde,</l>
<l>In suo chiuso pensier natura abbella,</l>
<l>Morte, deserto avviva. A te conceda</l>
<l>Tanta ventura il Ciel; ti faccia un tempo</l>
<l>La favilla che 'l petto oggi ti scalda,</l>
<l>Di poesia canuto amante. Io tutti</l>
<l>De la prima stagione i dolci inganni</l>
<l>Mancar già sento, e dileguar da gli occhi</l>
<l>Le dilettose immagini, che tanto</l>
<l>Amai, che sempre infino a l'ora estrema</l>
<l>Mi fieno, a ricordar, bramate e piante.</l>
<l>Or quando al tutto irrigidito e freddo</l>
<l>Questo petto sarà, nè de gli aprichi</l>
<l>Campi il sereno e solitario riso,</l>
<l>Nè de gli augelli mattutini il canto</l>
<l>Di primavera, nè per colli e piagge</l>
<l>Sotto limpido ciel tacita luna</l>
<l>Commoverammi il cor; quando mi fia</l>
<l>Ogni beltate o di natura o d'arte,</l>
<l>Fatta inanime e muta; ogni alto senso,</l>
<l>Ogni tenero affetto, ignoto e strano;</l>
<l>Del mio solo conforto allor mendico,</l>
<l>Altri studi men dolci, in ch'io riponga</l>
<l>L'ingrato avanzo de la ferrea vita,</l>
<l>Eleggerò. L'acerbo vero, i ciechi</l>
<l>Destini investigar de le mortali</l>
<l>E de l'eterne cose; a che prodotta,</l>
<l>A che d'affanni e di miserie carca</l>
<l>L'umana stirpe; a quale ultimo intento</l>
<l>Lei spinga il Fato e la Natura; a cui</l>
<l>Tanto nostro dolor diletti o giovi;</l>
<l>Con quali ordini e leggi a che si volva</l>
<l>Questo arcano Universo; il qual di lode</l>
<l>Colmano i saggi, io d'ammirar son pago.</l>
</lg>
<lg type="non-definito">
	<l>In questo specolar gli ozi traendo</l>
<l>Verrò; chè conosciuto, ancor che tristo,</l>
<l>Ha suoi diletti il vero. E se del vero</l>
<l>Ragionando talor, fieno a le genti</l>
<l>O mal grati i miei detti o non intesi,</l>
<l>Non mi dorrò, chè già del tutto il vago</l>
<l>Desio di Gloria antico in me fia spento:</l>
<l>Vana Diva non pur, ma di Fortuna</l>
<l>E del Fato e d'Amor, Diva più cieca.</l>
</lg>
</div1>
</body>
</text>
</TEI.2>
