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    <titleStmt>
      <title>Rime per Lucrezia Bendidio</title>
      <author>Torquato Tasso</author>
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    <extent>133 Kb in UTF-8</extent>
    <publicationStmt>
      <publisher>Biblioteca Italiana</publisher>
      <pubPlace>Roma</pubPlace>
      <date>2007</date>
      <idno>bibit001217</idno>
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        <p>Questa risorsa digitale è liberamente accessibile per uso
              personale o scientifico. Ogni uso commerciale è vietato</p>
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      <title>Collezione BibIt</title>
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        <title>Tutte le opere</title>
        <author>Tasso, Torquato</author>
        <editor id="ed">Quondam, Amedeo</editor>
        <publisher>Lexis Progetti Editoriali</publisher>
        <pubPlace>Roma</pubPlace>
        <date>1997</date>
        <note>L'edizione elettronica fa riferimento al testo a cura di L. De Vendittis, Torino, Einaudi 1965.</note>
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                    <p>Tutti i materiali paratestuali della fonte cartacea non riconducibili alla
                      responsabilità dell'autore dell'opera sono stati soppressi nella versione
                      digitale</p>
                  </samplingDecl>
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                      <p>Livello medio: controllo a video con collazione con edizione di
                      riferimento</p>
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                      <p>I simboli di citazione e di discorso diretto presenti sulla fonte cartacea
                        sono stati rappresentati sulla versione digitale</p>
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                      <p>I trattini di sillabazione a fine riga sono stati soppressi e le parole
                        ricomposte</p>
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      <date>500</date>
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        <term>Poesia</term>
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<div1 type="poesia" n="1. Vere fûr queste gioie e questi ardori">
<argument><p>Questo primo sonetto è quasi proposizione de l'opera: nel quale il poeta dice di meritar lode d'essersi pentito tosto del suo vaneggiare, ed essorta gli amanti col suo essempio che ritolgano ad Amore la signoria di se medesimi.</p></argument>
<lg><l>Vere fûr queste gioie e questi ardori</l>
<l>ond'io piansi e cantai con vario carme,</l>
<l>che poteva agguagliar il suon de l'arme</l>
<l>e de gli eroi la gloria e i casti amori:</l></lg>
<lg><l>e se non fu de' più ostinati cori</l>
<l>ne' vani affetti il mio, di ciò lagnarme</l>
<l>già non devrei, ché più laudato parme</l>
<l>il ripentirsi, ove onestà s'onori.</l></lg>
<lg><l>Or con l'essempio mio gli accorti amanti,</l>
<l>leggendo i miei diletti e 'l van desire,</l>
<l>ritolgano ad Amor de l'alme il freno.</l></lg>
<lg><l>Pur ch'altri asciughi tosto i caldi pianti</l>
<l>ed a ragion talvolta il cor s'adire,</l>
<l>dolce è portar voglia amorosa in seno.</l></lg></div1>
<div1 type="poesia" n="2. Era de l'età mia nel lieto aprile">
<argument><p>Descrive la bellezza de la sua donna e il principio del suo amore, il quale fu ne la sua prima giovinezza.</p></argument>
<lg><l>Era de l'età mia nel lieto aprile,</l>
<l>e per vaghezza l'alma giovinetta</l>
<l>gìa ricercando di beltà ch'alletta,</l>
<l>di piacer in piacer, spirto gentile:</l></lg>
<lg><l>quando m'apparve donna assai simìle</l>
<l>ne la sua voce a candida angeletta;</l>
<l>l'ali non mostrò già, ma quasi eletta</l>
<l>sembrò per darle al mio leggiadro stile:</l></lg>
<lg><l>miracol novo! ella a' miei versi ed io</l>
<l>circondava al suo nome altere piume;</l>
<l>e l'un per l'altro andò volando a prova.</l></lg>
<lg><l>Questa fu quella il cui soave lume</l>
<l>di pianger solo e di cantar mi giova,</l>
<l>e i primi ardori sparge un dolce oblio.</l></lg></div1>
<div1 type="poesia" n="3. Su l'ampia fronte il crespo oro lucente">
<argument><p>Su lo stesso soggetto.</p></argument>
<lg><l>Su l'ampia fronte il crespo oro lucente</l>
<l>sparso ondeggiava, e de' begli occhi il raggio</l>
<l>al terreno adducea fiorito maggio</l>
<l>e luglio a i cori oltre misura ardente:</l></lg>
<lg><l>nel bianco seno Amor vezzosamente</l>
<l>scherzava, e non osò di fargli oltraggio;</l>
<l>e l'aura del parlar cortese e saggio</l>
<l>fra le rose spirar s'udia sovente.</l></lg>
<lg><l>Io, che forma celeste in terra scorsi,</l>
<l>rinchiusi i lumi e dissi: Ahi, come è stolto</l>
<l>sguardo che 'n lei sia d'affissarsi ardito!</l></lg>
<lg><l>Ma de l'altro periglio non m'accòrsi:</l>
<l>ché mi fu per le orecchie il cor ferito</l>
<l>e i detti andaro ove non giunse il volto.</l></lg></div1>
<div1 type="poesia" n="4. Avean gli atti soavi e 'l vago aspetto">
<argument><p>Dimostra come l'amore acceso in lui da l'aspetto de la sua donna fosse accresciuto dal suo canto.</p></argument>
<lg><l>Avean gli atti soavi e 'l vago aspetto</l>
<l>già rotto il gelo ond'armò sdegno il core;</l>
<l>e le vestigia de l'antico ardore</l>
<l>io conoscea dentro al cangiato petto;</l></lg>
<lg><l>e di nudrire il mal prendea diletto</l>
<l>con l'esca dolce d'un soave errore:</l>
<l>sì mi sforzava il lusinghiero Amore,</l>
<l>che s'avea ne' begli occhi albergo eletto.</l></lg>
<lg><l>Quando ecco un novo canto il cor percosse,</l>
<l>e spirò nel suo foco, e più cocenti</l>
<l>fece le fiamme placide e tranquille:</l></lg>
<lg><l>né crescer mai né sfavillar a' venti</l>
<l>così vidi giammai faci commosse,</l>
<l>come l'incendio crebbe e le faville.</l></lg></div1>
<div1 type="poesia" n="5. Colei che sovra ogni altra amo ed onoro">
<argument><p>Dice d'aver veduta la sua donna su le rive de la Brenta e descrive poeticamente i miracoli che facea la sua bellezza.</p></argument>
<lg><l>Colei che sovra ogni altra amo ed onoro</l>
<l>fiori coglier vid'io su questa riva;</l>
<l>ma non tanti la man cogliea di loro</l>
<l>quanti fra l'erbe il bianco piè n'apriva.</l></lg>
<lg><l>Ondeggiavano sparsi i bei crin d'oro,</l>
<l>ond'Amor mille e mille lacci ordiva;</l>
<l>e l'aura del parlar dolce ristoro</l>
<l>era del foco che de gli occhi usciva.</l></lg>
<lg><l>Fermò suo corso il rio, pur come vago</l>
<l>di fare specchio a quelle chiome bionde</l>
<l>di se medesmo ed a que' dolci lumi;</l></lg>
<lg><l>e parea dire: – A la tua bella imago,</l>
<l>se pur non degni solo il re de' fiumi,</l>
<l>rischiaro, o donna, queste placid'onde –.</l></lg></div1>
<div1 type="poesia" n="6. Io mi credea sotto un leggiadro velo">
<argument><p>Séguita a mostrar con altra metafora come avvisando di trovar la sua donna senza difesa fosse da lei vinto e superato.</p></argument>
<lg><l>Io mi credea sotto un leggiadro velo</l>
<l>trovar inerme e giovenetta donna</l>
<l>tenera a' prieghi, o pur in treccia e 'n gonna,</l>
<l>come era allor che parvi al sol di gelo:</l></lg>
<lg><l>ma, scoperto l'ardor ch'a pena io celo</l>
<l>e 'l possente desio ch'in me s'indonna,</l>
<l>s'indurò come suole alta colonna</l>
<l>o scoglio o selce al più turbato cielo.</l></lg>
<lg><l>E lei, d'un bel diaspro avvolta, io vidi</l>
<l>di Medusa mostrar l'aspetto e l'arme,</l>
<l>tal ch'i' divenni pur gelato e roco;</l></lg>
<lg><l>e dir voleva, e non volea ritrarme,</l>
<l>mentre era fuori un sasso e dentro un foco:</l>
<l>Spetrami, o donna, in prima, e poi m'ancidi.</l></lg></div1>
<div1 type="poesia" n="7. Giovene incauto e non avvezzo ancora">
<argument><p>Descrive come ne l'età giovenile, per l'inesperienza, fosse preso dal piacer d'una gentilissima e nobil fanciulla.</p></argument>
<lg><l>Giovene incauto e non avvezzo ancora</l>
<l>rimirando a sentir dolcezza eguale,</l>
<l>non temea i colpi di quel raro strale</l>
<l>che di sua mano Amor polisce e dora.</l></lg>
<lg><l>Né pensai che favilla in sì breve ora</l>
<l>alta fiamma accendesse ed immortale;</l>
<l>ma prender, come augel ch'impenna l'ale,</l>
<l>giovenetta gentil credea talora.</l></lg>
<lg><l>Però tesi tra' fior d'erba novella</l>
<l>vaghe reti, sfogando i tristi lai</l>
<l>per lei, che se n'andò leggiera e snella;</l></lg>
<lg><l>e 'n gentil laccio i' sol preso restai,</l>
<l>e mi fûro i suoi guardi arme e quadrella</l>
<l>e tutte fiamme gli amorosi rai.</l></lg></div1>
<div1 type="poesia" n="8. Donna, sovra tutte altre a voi conviensi">
<argument><p>Scherza intorno al nome de la sua donna.</p></argument>
<lg><l>Donna, sovra tutte altre a voi conviensi,</l>
<l>se LUCE e RETI suona, il vostro nome;</l>
<l>perché m'abbaglio a lo splendor del viso</l>
<l>e caggio poi con gli abbagliati sensi</l>
<l>al dolce laccio; e da le bionde chiome</l>
<l>legato sono, e da la man conquiso</l>
<l>che basta a la vittoria inerme e nuda;</l>
<l>più bella e casta ov'è men fera e cruda.</l></lg></div1>
<div1 type="poesia" n="9. Se d'Amor queste son reti e legami">
<argument><p>Mostra quanta dolcezza sia ne le pene amorose.</p></argument>
<lg><l>Se d'Amor queste son reti e legami,</l>
<l>oh com'è dolce l'amoroso impaccio!</l>
<l>Se questo è 'l cibo ov'io son preso al laccio,</l>
<l>come son dolci l'esche e dolci gli ami!</l></lg>
<lg><l>Quanta dolcezza a gl'inveschiati rami</l>
<l>il vischio aggiunge ed a l'ardore il ghiaccio!</l>
<l>Quanto è dolce il soffrir s'io penso e taccio</l>
<l>e dolce il lamentar ch'altri non ami!</l></lg>
<lg><l>Quanto soavi ancor le piaghe interne;</l>
<l>e lacrime stillar per gli occhi rei,</l>
<l>e d'un colpo mortal querele eterne!</l></lg>
<lg><l>Se questa è vita, io mille al cor tôrrei</l>
<l>ferite e mille, e tante gioie averne;</l>
<l>se morte, sacro a morte i giorni miei.</l></lg></div1>
<div1 type="poesia" n="10. Mira, Fulvio, quel sol di novo apparso">
<argument><p>Al signor Fulvio Viani.</p></argument>
<lg><l>Mira, Fulvio, quel sol di novo apparso</l>
<l>come sua deità ne mostra fuore!</l>
<l>Mira di quanta luce e quanto ardore</l>
<l>quest'aere intorno e questa terra ha sparso!</l></lg>
<lg><l>Qual dea l'inchina tu, ch'angusto e scarso</l>
<l>fòra a' gran merti suoi mortale onore:</l>
<l>io per me vo' ch'anzi l'altar d'Amore</l>
<l>le sia in vittima il cor sacrato ed arso.</l></lg>
<lg><l>Ed or dentro la mente un tempio l'ergo</l>
<l>ove sua forma il mio pensier figura</l>
<l>e di Lucrezia il nome incide e segna:</l></lg>
<lg><l>e in guardia eletta di sì degno albergo</l>
<l>sederà la mia fè candida e pura</l>
<l>perch'a gli altri desir rinchiuso il tegna.</l></lg></div1>
<div1 type="poesia" n="11. Fulvio, qui posa il mio bel sole, allora">
<argument><p>Nel medesimo soggetto.</p></argument>
<lg><l>Fulvio, qui posa il mio bel sole, allora</l>
<l>che l'altro fa ne l'Ocean soggiorno;</l>
<l>qui poscia appar quand'apre Febo il giorno,</l>
<l>Febo, che n'è di lei nunzio ed aurora;</l></lg>
<lg><l>e quinci prima uscire il vid'io fora</l>
<l>di vermiglio splendor le membra adorno;</l>
<l>e se quei per ministre ha l'ore intorno,</l>
<l>questi Amore e le Grazie ha seco ognora.</l></lg>
<lg><l>Or com'è che qui presso a chi vi guarda</l>
<l>s'offran di fior sì vaghe forme e nove</l>
<l>né sian arsi da lui qual solfo od esca?</l></lg>
<lg><l>Lasso, egli dolce i fior nutre e rinfresca</l>
<l>con la virtù che da' begli occhi piove,</l>
<l>e solo avvien che i cor distrugga ed arda!</l></lg></div1>
<div1 type="poesia" n="12. Mentre adorna costei di fiori e d'erba">
<argument><p>Mostra che la sua donna, benché fosse vestita in abito giovenile assai leggiadro, non merita d'esser numerata tra le ninfe, ma è più tosto degna di celeste onore.</p></argument>
<lg><l>Mentre adorna costei di fiori e d'erba</l>
<l>le rive e i campi, ogni tranquillo fonte</l>
<l>parea dir mormorando: – A questa fronte</l>
<l>si raddolcisce il mio cristallo e serba.</l></lg>
<lg><l>Se non disdegna pur ninfa superba</l>
<l>riposto seggio ove il sol poggi o smonte,</l>
<l>ed ogni verde selva ogni erto monte</l>
<l>par che l'inviti a la stagion acerba.</l></lg>
<lg><l>Ma sembrò voce uscir tra' folti rami:</l>
<l>– Donna con si gentile e caro sdegno</l>
<l>non è nata fra boschi o poggi ed acque;</l></lg>
<lg><l>ma perché 'l mondo la conosca ed ami</l>
<l>scesa è dal cielo in terra, e dove nacque</l>
<l>di sua bellezza onor celeste è degno –.</l></lg></div1>
<div1 type="poesia" n="13. Lasciar nel ghiaccio o ne l'ardore il guanto">
<argument><p>Si lamenta che la sua donna non lasci il guanto.</p></argument>
<lg><l>Lasciar nel ghiaccio o ne l'ardore il guanto</l>
<l>Amor più non solea,</l>
<l>da poi che preso e 'n suo poter m'avea</l>
<l>nel laccio d'oro ond'io mi glorio e vanto.</l></lg>
<lg><l>Mentr'io n'andava ancor libero e scarco</l>
<l>il candor m'abbagliò di bianca neve</l>
<l>sì che non rimirai la rete e i nodi:</l>
<l>poi che fui còlto e di spedito e leve</l></lg>
<lg><l>tornai grave e impedito e caddi al varco,</l>
<l>coperse il mio diletto e 'n feri modi</l>
<l>sdegnò la bella man preghiere e lodi.</l></lg>
<lg><l>Ahi, crudel mano, ahi, fera invida spoglia,</l>
<l>chi fia che la raccoglia</l>
<l>né sdegni i baci e l'amoroso pianto?</l></lg></div1>
<div1 type="poesia" n="14. Occhi miei lassi, mentre ch'io vi giro">
<argument><p>Invita gli occhi a rimirar la sua donna.</p></argument>
<lg><l>Occhi miei lassi, mentre ch'io vi giro</l>
<l>nel volto in cui pietà par che c'inviti,</l>
<l>pregovi siate arditi</l>
<l>pascendo insieme il vostro e mio desiro.</l></lg>
<lg><l>Che giova esser accorti e morir poi</l>
<l>d'amoroso digiun, non sazi a pieno,</l>
<l>e fortuna lasciar ch'è sì fugace?</l>
<l>Questo sì puro e sì dolce sereno</l>
<l>potria turbarsi in un momento, e voi</l>
<l>veder là guerra ov'è tranquilla pace.</l>
<l>Occhi, mirate, or che n'affida e piace</l>
<l>il lampeggiar dei bei lumi cortesi,</l>
<l>con mille amori accesi</l>
<l>mille dolcezze, senza alcun martiro.</l></lg></div1>
<div1 type="poesia" n="15. Dov'è del mio servaggio il premio, Amore?">
<argument><p>In questo dialogo fra il poeta e l'Amore si dimostra come ne gli occhi de la sua donna sia il premio de la sua servitù.</p></argument>
<lg><l>– Dov'è del mio servaggio il premio, Amore?</l>
<l>– In que' begli occhi al fin dolce tremanti.</l>
<l>– E chi v'innalza il paventoso core?</l>
<l>– Io: ma con l'ali de' pensier costanti.</l>
<l>– E s'ei s'infiamma in quel sereno ardore?</l>
<l>– Il tempran lagrimette e dolci pianti.</l>
<l>– Ahi, vola ed arde e di suo stato è incerto!</l>
<l>– Soffra, che nel soffrire è degno merto.</l></lg></div1>
<div1 type="poesia" n="16. Se mi doglio talor ch'in van io tento">
<argument><p>Descrive maravigliosamente i miracoli che fa la sua donna con la sua bellezza, per la quale tutti i dolori si convertono in piacere, e l'altre passioni nel suo contrario.</p></argument>
<lg><l>Se mi doglio talor ch'in van io tento</l>
<l>d'alzar verso le stelle un bel desio,</l>
<l>penso: – Piace a Madonna il dolor mio –;</l>
<l>però d'ogni mia doglia io son contento.</l></lg>
<lg><l>E se l'acerba morte allor pavento,</l>
<l>dico: – Non è, se vuole, il fin sì rio –;</l>
<l>tal che del suo voler son vago anch'io</l>
<l>e chiamo il mio destino e tardo e lento.</l></lg>
<lg><l>Non cresce il male, anzi 'l contrario avviene,</l>
<l>s'ella raddoppia l'amorosa piaga</l>
<l>e sana l'alma con sue dolci pene.</l></lg>
<lg><l>Miracolo è maggior che d'arte maga,</l>
<l>trasformar duolo e tema in gioia e spene</l>
<l>e dar salute ove più forte impiaga.</l></lg></div1>
<div1 type="poesia" n="17. Bella è la donna mia se del bel crine">
<argument><p>Loda la bellezza de la sua donna e particolarmente quella de la bocca.</p></argument>
<lg><l>Bella è la donna mia se del bel crine</l>
<l>l'oro al vento ondeggiar avvien ch'io miri,</l>
<l>bella se volger gli occhi in vaghi giri</l>
<l>o le rose fiorir tra neve e brine;</l></lg>
<lg><l>e bella dove poggi, ove s'inchine,</l>
<l>dov'orgoglio l'inaspra a' miei desiri;</l>
<l>belli sono i suoi sdegni e quei martiri</l>
<l>che mi fan degno d'onorato fine.</l></lg>
<lg><l>Ma quella c'apre un dolce labro e serra</l>
<l>porta de' bei rubin sì dolcemente</l>
<l>è beltà sovra ogn'altra altera ed alma;</l></lg>
<lg><l>porta gentil de la prigion de l'alma,</l>
<l>onde i messi d'Amor escon sovente</l>
<l>e portan dolce pace e dolce guerra.</l></lg></div1>
<div1 type="poesia" n="18. Tra 'l bianco viso e 'l molle e casto petto">
<argument><p>Loda la gola de la sua donna.</p></argument>
<lg><l>Tra 'l bianco viso e 'l molle e casto petto</l>
<l>veggio spirar la calda e bianca neve</l>
<l>e dolce e vaga, onde tra spazio breve</l>
<l>riman lo sguardo dal piacer astretto:</l></lg>
<lg><l>e, s'egli mai trapassa ad altro obietto</l>
<l>là dove lungo amore ei sugge e beve</l>
<l>e dove caro premio al fin si deve</l>
<l>ch'adempia le sue grazie e 'l mio diletto,</l></lg>
<lg><l>cupidamente or quinci riede or quindi</l>
<l>a rimirar come il natio candore</l>
<l>dal candor peregrin sia fatto adorno:</l></lg>
<lg><l>– E mandino a te – dico – Arabi ed Indi</l>
<l>pregiate conche e dal tuo novo onore</l>
<l>perdan le perle con lor dolce scorno –.</l></lg></div1>
<div1 type="poesia" n="19. Quella candida via sparsa di stelle">
<argument><p>Loda il petto de la sua donna.</p></argument>
<lg><l>Quella candida via sparsa di stelle</l>
<l>che 'n ciel gli dèi ne la gran reggia adduce,</l>
<l>men chiara assai di questa a me riluce</l>
<l>che guida pur l'alme di gloria ancelle.</l></lg>
<lg><l>Per questa ad altra reggia a vie più belle</l>
<l>viste il desio trapassa: Amor è duce,</l>
<l>e di ciò ch'al pensier al fin traluce</l>
<l>vuol che securo fra me sol favelle.</l></lg>
<lg><l>Gran cose il cor ne dice, e s'alcun suono</l>
<l>fuor se n'intende, è da' sospir confuso;</l>
<l>ma non tacciono in tanto i vaghi sguardi.</l></lg>
<lg><l>E paion dirli: – Ahi! qual ventura o dono</l>
<l>quello che a te non è coperto e chiuso</l>
<l>rivela a noi, mentre n'avvampi ed ardi! –</l></lg></div1>
<div1 type="poesia" n="20. De la vostra bellezza il mio pensiero">
<argument><p>Dice che il pensiero gli descrive la bellezza de la sua donna e s'unisce con lei in guisa che gliela rende sempre presente.</p></argument>
<lg><l>De la vostra bellezza il mio pensiero</l>
<l>vago, men bello stima ogn'altro obietto;</l>
<l>e se di mille mai finge un aspetto</l>
<l>per agguagliarlo a voi, non giunge al vero:</l></lg>
<lg><l>ma se l'idolo vostro ei forma intero</l>
<l>prende da sì bell'opra in sé diletto,</l>
<l>e 'n lui pur giunge forze al primo affetto</l>
<l>la nova maraviglia e 'l magistero.</l></lg>
<lg><l>Fermo è dunque d'amarvi; e se ben v'ama,</l>
<l>in se stesso ed in voi non si divide,</l>
<l>ma con voi ne l'amar s'unisce in guisa</l></lg>
<lg><l>che non sete da lui giammai divisa</l>
<l>per tempo o loco; e mentre ei spera e brama</l>
<l>vi mira e mirerà qual prima ei vide.</l></lg></div1>
<div1 type="poesia" n="21. Donna, crudel fortuna a me ben vieta">
<argument><p>Parla con la sua donna ne la sua partita, dicendo che se la fortuna gl'impedisce di seguitarla non può impedire il suo pensiero il qual la segue e la vede per tutto.</p></argument>
<lg><l>Donna, crudel fortuna a me ben vieta</l>
<l>seguirvi e 'n queste sponde or mi ritiene,</l>
<l>ma 'l pronto mio pensier non è chi frene</l>
<l>che sol riposa quanto in voi s'acqueta.</l></lg>
<lg><l>Questo vi scorge ora pensosa or lieta,</l>
<l>or solcar l'onde, ora segnar l'arene</l>
<l>ed ora piagge ed or campagne amene</l>
<l>su 'l carro si com'ei corresse a meta.</l></lg>
<lg><l>E nel materno albergo ancor vi mira,</l>
<l>fra soavi accoglienze e 'n bel sembiante,</l>
<l>partir fra le compagne i baci e 'l riso.</l></lg>
<lg><l>Poi, quasi messaggier che porti avviso,</l>
<l>riede e ferma nel cor lo spirto errante</l>
<l>tal che di dolce invidia egli sospira.</l></lg></div1>
<div1 type="poesia" n="22. Tasson, qui dove il Medoaco scende">
<argument><p>Al signor Conte Ercole Tassone, dicendo che per la lontananza de la sua donna è mancata la sua luce ma non il suo ardore.</p></argument>
<lg><l>Tasson, qui dove il Medoaco scende</l>
<l>a dar tributo d'acque dolci al mare,</l>
<l>al crud'Amor d'onde turbate e amare</l>
<l>da me tributo non minor si rende;</l></lg>
<lg><l>e tra queste ombre, ove non luce e splende</l>
<l>raggio che le mie notti apra e rischiare,</l>
<l>cerco il mio Sol, né suo vestigio appare</l>
<l>se non l'ardore onde mill'alme accende;</l></lg>
<lg><l>che scorgo appresso il foco, ovunque io guardo,</l>
<l>che già diffuse sua beltà fra noi,</l>
<l>e descritto si legge in mille carte.</l></lg>
<lg><l>Lasso! ei ben volle in sua memoria parte</l>
<l>di quel lasciarne ond'uom si strugge ed arde,</l>
<l>ma tutti portò seco i raggi suoi.</l></lg></div1>
<div1 type="poesia" n="23. Io non posso gioire">
<argument><p>Ne la lontananza de la sua donna dice di non poter avere alcun piacer lontano da lei se non quello ch'egli sente nel patir per lei.</p></argument>
<lg><l>Io non posso gioire</l>
<l>lunge da voi, che siete il mio desire;</l>
<l>ma 'l mio pensier fallace</l>
<l>passa monti e campagne e mari e fiumi;</l>
<l>e m'avvicina e sface</l>
<l>al dolce foco de' be' vostri lumi;</l>
<l>e 'l languir sì mi piace</l>
<l>ch'infinito diletto ho nel martire.</l></lg></div1>
<div1 type="poesia" n="24. Già non son io contento">
<argument><p>Nel medesimo soggetto.</p></argument>
<lg><l>Già non son io contento</l>
<l>lunge da voi, che sete il mio tormento,</l>
<l>in così dolce modo</l>
<l>m'arde il pensier; ma s'egli a voi mi giunge</l>
<l>io vi rimiro ed odo</l>
<l>allora più vicin che son più lunge,</l>
<l>ed amo ed ardo e godo</l>
<l>più del mio foco se maggior il sento.</l></lg></div1>
<div1 type="poesia" n="25. Come vivrò ne le mie pene, Amore">
<argument><p>Ad Amore, nel medesimo soggetto.</p></argument>
<lg><l>Come vivrò ne le mie pene, Amore,</l>
<l>sì lunge dal mio core,</l>
<l>se la dolce memoria non m'aita</l>
<l>di lei ch'è la mia vita?</l>
<l>Dolce memoria e spene,</l>
<l>imaginata vista e caro obietto,</l>
<l>voi siete il mio diletto</l>
<l>la mia vita e 'l mio bene;</l>
<l>ma pur mezzo son io tra morto e vivo,</l>
<l>poi che del cor son privo.</l></lg></div1>
<div1 type="poesia" n="26. Se 'l mio core è con voi, come desia">
<argument><p>A la sua donna, nel medesimo soggetto.</p></argument>
<lg><l>Se 'l mio core è con voi, come desia,</l>
<l>dov'è l'anima mia?</l>
<l>Credo sia col pensiero: e 'l pensier vago</l>
<l>è con la bella imago; </l>
<l>e l'imagine bella</l>
<l>de la vostra bellezza è ne la mente</l>
<l>viva e vera e presente</l>
<l>e vi spira e favella:</l>
<l>ma pur senza il mio core è la mia vita</l>
<l>dolente e sbigottita.</l></lg></div1>
<div1 type="poesia" n="27. Pensier, che mentre di formarmi tenti">
<argument><p>Ragiona col suo pensiero pregandolo che cessi da le sue operazioni e che consenta che il sogno gli rappresenti la sua donna.</p></argument>
<lg><l>Pensier, che mentre di formarmi tenti</l>
<l>l'amato volto e come sai l'adorni,</l>
<l>tutti da l'opre lor togli e distorni</l>
<l>gli spirti lassi al tuo servigio intenti,</l></lg>
<lg><l>dal tuo lavoro omai cessa, e consenti</l>
<l>che 'l cor s'acqueti e 'l sonno a me ritorni,</l>
<l>prima che Febo, omai vicino, aggiorni</l>
<l>queste ombre oscure co' bei raggi ardenti.</l></lg>
<lg><l>Deh! non sai tu che più sembiante al vero</l>
<l>sovente 'l sogno il finge e me 'l colora,</l>
<l>e l'imagine ha pur voce soave?</l></lg>
<lg><l>Ma tu più sempre rigido e severo</l>
<l>il figuri a la mente, ed ei talora</l>
<l>la ritragge al mio cor pietosa e grave.</l></lg></div1>
<div1 type="poesia" n="28. Giacea la mia virtù vinta e smarrita">
<argument><p>Dice che essendo vinto dal dolore gli apparve in sogno la sua donna e lo racconsolò.</p></argument>
<lg><l>Giacea la mia virtù vinta e smarrita</l>
<l>nel duol, ch'è sempre in sua ragion più forte,</l>
<l>quando pietosa di sì dura sorte</l>
<l>venne in sogno madonna a darle aita;</l></lg>
<lg><l>e ristorò gli spirti, e 'n me sopita</l>
<l>la doglia a nova speme aprì le porte:</l>
<l>e così ne l'imagine di morte</l>
<l>trovò l'egro mio cor salute e vita.</l></lg>
<lg><l>Ella, volgendo gli occhi in dolci giri,</l>
<l>parea che mi dicesse: – A che pur tanto,</l>
<l>o mio fedel, t'affliggi e ti consumi?</l></lg>
<lg><l>E perché non fai tregua a' tuoi sospiri,</l>
<l>e 'n queste amate luci asciughi il pianto?</l>
<l>Speri forse d'aver più fidi lumi? –</l></lg></div1>
<div1 type="poesia" n="29. Onde, per consolarne i miei dolori">
<argument><p>Nel medesimo soggetto.</p></argument>
<lg><l>Onde, per consolarne i miei dolori,</l>
<l>vieni, o sogno, pietoso al mio lamento?</l>
<l>Tal ch'al tuo dolce inganno omai consento</l>
<l>cinto di vaghe imagini e d'errori.</l></lg>
<lg><l>Le care gemme e i preziosi odori</l>
<l>dove furasti, e i raggi e l'aure e 'l vento,</l>
<l>per farmi nel languire almen contento,</l>
<l>pur come un de le Grazie o de gli Amori?</l></lg>
<lg><l>Forse involasti al ciel tua luce, e 'l sole</l>
<l>teco m'apparve? E dal fiorito grembo</l>
<l>parte sentia spirar gigli e viole;</l></lg>
<lg><l>e sentia, quasi fiamma ch'al ciel vole,</l>
<l>la bella mano, e quasi fresco nembo</l>
<l>sospiri e soavissime parole.</l></lg></div1>
<div1 type="poesia" n="30. Aura, ch'or quinci intorno scherzi e vole">
<argument><p>Prega l'aura che porti le sue parole a la sua donna.</p></argument>
<lg><l>Aura, ch'or quinci intorno scherzi e vole</l>
<l>fra 'l verde crin de' mirti e de gli allori,</l>
<l>e destando ne' prati vaghi fiori</l>
<l>con dolce furto un caro odor n'invole,</l></lg>
<lg><l>deh, se pietoso spirto in te mai suole</l>
<l>svegliarsi, lascia i tuoi lascivi errori,</l>
<l>e colà drizza l'ali ove Licori</l>
<l>stampa in riva del fiume erbe e viole.</l></lg>
<lg><l>E nel tuo molle sen questi sospiri</l>
<l>porta e queste querele alte amorose</l>
<l>là 've già prima i miei pensier n'andaro.</l></lg>
<lg><l>Potrai poi quivi a le vermiglie rose</l>
<l>involar di sue labbra odor più caro</l>
<l>e riportarlo in cibo ai miei desiri.</l></lg></div1>
<div1 type="poesia" n="31. Amor, tu vedi, e non hai duolo o sdegno">
<argument><p>Si lamenta con Amore che la sua donna abbia preso marito, e la prega che non si sdegni d'essere amata e celebrata da lui.</p></argument>
<lg><l>Amor, tu vedi, e non hai duolo o sdegno,</l>
<l>ch'al giogo altrui madonna il collo inchina:</l>
<l>anzi ogni tua ragion da te si cede.</l>
<l>Altri ha pur fatto, oimè, quasi rapina</l>
<l>del mio dolce tesoro; or qual può degno</l>
<l>premio agguagliar la mia costante fede?</l>
<l>Qual più sperar ne lice ampia mercede</l>
<l>de la tua ingiusta man, s'in un sol punto</l>
<l>hai le ricchezze tue diffuse e sparte?</l>
<l>anzi pur chiuse in parte</l>
<l>ove un sol gode ogni tuo ben congiunto.</l>
<l>Ben folle è chi non parte</l>
<l>omai lunge da te, ché tu non puoi</l>
<l>pascer se non di furto i servi tuoi.</l></lg>
<lg><l>Ecco già dal tuo regno il piè rivolgo,</l>
<l>regno crudo e 'nfelice: ecco io già lasso</l>
<l>qui le ceneri sparte e 'l foco spento.</l>
<l>Ma tu mi segui e mi raggiungi, ahi lasso!;</l>
<l>mentre del mal sofferto in van mi dolgo,</l>
<l>ch'ogni corso al tuo volo è pigro e lento.</l>
<l>Già via più calde in sen le fiamme i' sento</l>
<l>e via più gravi a' piè lacci e ritegni;</l>
<l>e come a servo fuggitivo e 'ngrato,</l>
<l>qui, sotto al manco lato,</l>
<l>d'ardenti note il cor m'imprimi e 'l segni</l>
<l>del nome a forza amato;</l>
<l>e perch'arroge al duol ch'è in me sì forte</l>
<l>formi al pensier ciò che più noia apporte.</l></lg>
<lg><l>Ch'io scorgo in riva al Po Letizia e Pace</l>
<l>scherzar con Imeneo, che 'n dolce suono</l>
<l>chiama la turba a' suoi diletti intesa.</l>
<l>Liete danze vegg'io, che per me sono</l>
<l>funebri pompe, ed una istessa face</l>
<l>ne l'altrui nozze e nel mio rogo accesa;</l>
<l>e, come Aurora in oriente ascesa,</l>
<l>donna apparir, che vergognosa in atto</l>
<l>i rai de' suoi begli occhi a sé raccoglia,</l>
<l>e ch'altri un bacio toglia</l>
<l>pegno gentil del suo bel viso intatto,</l>
<l>e i primi fior ne coglia,</l>
<l>que' che già cinti d'amorose spine</l>
<l>crebber vermigli infra le molli brine.</l></lg>
<lg><l>Tu ch'a que' fiori, Amor, d'intorno voli</l>
<l>qual ape industre e 'n lor ti pasci e cibi</l>
<l>e ne sei così vago e così parco,</l>
<l>deh, come puoi soffrir ch'altri delibi</l>
<l>umor sì dolce e 'l caro mèl t'involi?</l>
<l>Non hai tu da ferir saette ed arco?</l>
<l>Ben fosti pronto in saettarmi al varco</l>
<l>allor che per vaghezza incauto venni</l>
<l>là 've spirar tra le purpuree rose</l>
<l>sentii l'aure amorose;</l>
<l>e ben piaghe da te gravi io sostenni,</l>
<l>ch'aperte e sanguinose</l>
<l>ancor dimostro a chi le stagni e chiuda;</l>
<l>ma trovo chi l'inaspra ognor più cruda.</l>
<l>Lasso! il pensier ciò che dispiace e duole</l>
<l>a l'alma inferma or di ritrar fa prova</l>
<l>e più s'interna in tante acerbe pene.</l>
<l>Ecco la bella donna, in cui sol trova</l>
<l>sostegno il core, or, come vite suole</l>
<l>che per se stessa caggia, altrui s'attiene:</l>
<l>qual edera negletta or la mia spene</l>
<l>giacer vedrassi, s'egli pur non lice</l>
<l>che s'appoggi a colei ch'un tronco abbraccia.</l>
<l>Ma tu, ne le cui braccia</l>
<l>cresce vite sì bella, arbor felice,</l>
<l>poggia pur, né ti spiaccia</l>
<l>ch'augel canoro intorno a' vostri rami,</l>
<l>l'ombra sol goda e più non speri o brami.</l></lg>
<lg><l>Né la mia donna, perché scaldi il petto</l>
<l>di nuovo amore, il nodo antico sprezzi,</l>
<l>che di vedermi al cor già non l'increbbe:</l>
<l>od essa che l'avvinse essa lo spezzi;</l>
<l>però ch'omai disciorlo, in guisa è stretto,</l>
<l>né la man stessa che l'ordìo potrebbe.</l>
<l>E se pur, come volle, occulto crebbe</l>
<l>il suo bel nome entro i miei versi accolto</l>
<l>quasi in fertil terreno arbor gentile,</l>
<l>or seguirò mio stile,</l>
<l>se non disdegna esser cantato e còlto</l>
<l>da la mia penna umìle;</l>
<l>e d'Apollo ogni dono in me fia sparso</l>
<l>s'Amor de le sue grazie a me fu scarso.</l>
<l>Canzon, sì l'alma è ne' tormenti avvezza,</l>
<l>che, se ciò si concede, ella confida</l>
<l>paga restar ne le miserie estreme.</l>
<l>Ma se di questa speme</l>
<l>avvien che 'l debil filo alcun recida,</l>
<l>deh, tronchi un colpo insieme,</l>
<l>ch'io 'l bramo e 'l chiedo, al viver mio lo stame</l>
<l>e l'amoroso mio duro legame.</l></lg></div1>
<div1 type="poesia" n="32. Amor, colei che verginella amai">
<argument><p>Ragiona con Amore andando a ritrovare la sua donna.</p></argument>
<lg><l>Amor, colei che verginella amai</l>
<l>doman credo veder novella sposa,</l>
<l>simil, se non m'inganno, a còlta rosa</l>
<l>che spieghi il seno aperto a' caldi rai.</l></lg>
<lg><l>Ma chi la colse non vedrò giammai</l>
<l>ch'al cor non geli l'anima gelosa;</l>
<l>e s'alcun foco di pietade ascosa</l>
<l>il ghiaccio può temprar, tu solo il sai.</l></lg>
<lg><l>Misero! ed io là corro ove rimiri</l>
<l>fra le brine del volto e 'l bianco petto</l>
<l>scherzar la mano avversa a' miei desiri!</l></lg>
<lg><l>Or come esser potrà ch'io viva e spiri,</l>
<l>se non m'accenna alcun pietoso affetto</l>
<l>che non fian sempre vani i miei sospiri?</l></lg></div1>
<div1 type="poesia" n="33. Io veggio in cielo scintillar le stelle">
<argument><p>Camminando di notte prega le stelle che guidino il suo corso.</p></argument>
<lg><l>Io veggio in cielo scintillar le stelle</l>
<l>oltre l'usato e lampeggiar tremanti,</l>
<l>come ne gli occhi de' cortesi amanti</l>
<l>noi rimiriam talor vive facelle.</l></lg>
<lg><l>Aman forse là suso, o pur son elle</l>
<l>pietose a' nostri affanni, a' nostri pianti?</l>
<l>mentre scorgon le insidie e i passi erranti</l>
<l>là dove altri d'Amor goda e favelle?</l></lg>
<lg><l>Cortesi luci, se Leandro in mare</l>
<l>o traviato peregrin foss'io</l>
<l>non mi sareste di soccorso avare:</l></lg>
<lg><l>così vi faccia il sol più belle e chiare,</l>
<l>siate nel dubbio corso al desir mio</l>
<l>fide mie duci e scorte amate e care.</l></lg></div1>
<div1 type="poesia" n="34. Fuggite, egre mie cure, aspri martiri">
<argument><p>Appressandosi a la sua donna dice a' suoi pensieri ed a' suoi affanni che si partano da lui.</p></argument>
<lg><l>Fuggite, egre mie cure, aspri martiri,</l>
<l>sotto il cui peso giacque oppresso il core,</l>
<l>ché per albergo or mi destina Amore</l>
<l>di nova speme e di più bei desiri.</l></lg>
<lg><l>Sapete pur che, quando avvien ch'io miri</l>
<l>gli occhi infiammati di celeste ardore,</l>
<l>non sostenete voi l'alto splendore</l>
<l>né 'l fiammeggiar di que' cortesi giri,</l></lg>
<lg><l>quale stormo d'augei notturno e fosco</l>
<l>battendo l'ali innanzi al dì che torna</l>
<l>a rischiarar questa terrena chiostra.</l></lg>
<lg><l>E già, se a' certi segni il ver conosco,</l>
<l>vicino è il sol che le mie notti aggiorna,</l>
<l>e veggio Amor che me l'addita e mostra.</l></lg></div1>
<div1 type="poesia" n="35. Veggio, quando tal vista Amor impetra">
<argument><p>Dice che quando vede la sua donna rimane così contento de la sua cortesia, che si scorda tutti i tormenti sopportati per lei.</p></argument>
<lg><l>Veggio, quando tal vista Amor impetra,</l>
<l>sovra l'uso mortal madonna alzarsi,</l>
<l>tal che rinchiude le gran fiamme ond'arsi</l>
<l>meraviglia e per tema il cor impetra.</l></lg>
<lg><l>Tace la lingua allor e 'l piè s'arretra</l>
<l>e son muti i sospiri accesi e sparsi,</l>
<l>ma nel volto potrebbe ancor mirarsi</l>
<l>l'affetto impresso quasi in bianca petra.</l></lg>
<lg><l>Ben essa il legge e con soavi accenti</l>
<l>m'affida, e, forse perché ardisca e parle,</l>
<l>di sua divinità parte si spoglia.</l></lg>
<lg><l>Ma sì quell'atto adempie ogni mia voglia,</l>
<l>ch'io non ho che cercar né che narrarle,</l>
<l>e per un riso oblìo mille tormenti.</l></lg></div1>
<div1 type="poesia" n="36. Questa rara bellezza opra è de l'alma">
<argument><p>Chiede, quasi maravigliando, quel che sia bellezza e mostra di non saperlo ma di sentirne solo gli effetti.</p></argument>
<lg><l>Questa rara bellezza opra è de l'alma</l>
<l>che vi fa così bella e 'n voi traluce</l>
<l>qual da puro cristallo accesa luce?</l>
<l>È sua nobil vittoria e quasi palma?</l></lg>
<lg><l>O gloria od arte e magistero è d'alma</l>
<l>natura? o don celeste? o raggio e duce</l>
<l>ch'al vero sole, onde parti, conduce,</l>
<l>ed aggravar no 'l può terrena salma?</l></lg>
<lg><l>Le sembianze e i pensier, gli alti costumi</l>
<l>tutti paion celesti, e s'io n'avvampo</l>
<l>non par ch'indi mi strugga e mi distempre:</l></lg>
<lg><l>lontano io gelo, ed ombre oscure e fumi</l>
<l>par ch'io rimiri: in così dolci tempre</l>
<l>de' begli occhi me illustra il chiaro lampo!</l></lg></div1>
<div1 type="poesia" n="37. Non fra parole e baci invido muro">
<argument><p>Si duole d'uno impedimento e d'una interposizione che cerchi di spaventarlo e gli minacci infelicità.</p></argument>
<lg><l>Non fra parole e baci invido muro</l>
<l>più s'interpose o fra sospiri e pianti,</l>
<l>o mar turbato a' duo infelici amanti</l>
<l>quando troppo l'un fece Amor sicuro;</l></lg>
<lg><l>o nube ch'a noi renda il ciel men puro</l>
<l>e la notturna e bianca luce ammanti,</l>
<l>o terra che le copra i bei sembianti,</l>
<l>o luna che ne faccia il sole oscuro;</l></lg>
<lg><l>o dolor d'altro intoppo, a' suoi pensieri</l>
<l>rotto nel mezzo il volo, alcun sostenne</l>
<l>perché volar più non presuma o speri,</l></lg>
<lg><l>quanto io di quel ch'a' miei troncò le penne:</l>
<l>e benché sian di lor costanza alteri,</l>
<l>par che nel pianto d'affondarli accenne.</l></lg></div1>
<div1 type="poesia" n="38. Stavasi Amor quasi in suo regno assiso">
<argument><p>Dice d'aver veduto Amore ne gli occhi de la sua donna, il quale gli aveva comandato che non cantasse più le vittorie d'altrui ma quelle di lei e la sua propria servitù.</p></argument>
<lg><l>Stavasi Amor quasi in suo regno assiso</l>
<l>nel seren di due luci ardenti ed alme,</l>
<l>mille famose insegne e mille palme</l>
<l>spiegando in un sereno e chiaro viso;</l></lg>
<lg><l>quando rivolto a me, ch'intento e fiso</l>
<l>mirava le sue ricche e care salme:</l>
<l>– Or canta – disse – come i cori e l'alme</l>
<l>e 'l tuo medesmo ancora abbia conquiso;</l></lg>
<lg><l>né s'oda risonar l'arme di Marte</l>
<l>la voce tua, ma l'alta e chiara gloria</l>
<l>e i divin pregi nostri e di costei –.</l></lg>
<lg><l>Così addivien che ne l'altrui vittoria</l>
<l>canti mia servitute e i lacci miei</l>
<l>e tessa de gli affanni istorie in carte.</l></lg></div1>
<div1 type="poesia" n="39. Erba felice, che già in sorte avesti">
<argument><p>Loda l'erba mandatagli in dono e coltivata da la sua donna, facendone comparazione con quella per la quale Glauco si trasmutò.</p></argument>
<lg><l>Erba felice, che già in sorte avesti</l>
<l>di vento in vece e di temprato sole</l>
<l>il raggio de' begli occhi accorti onesti</l>
<l>e l'aura di dolcissime parole,</l></lg>
<lg><l>e sotto amico ciel lieta crescesti,</l>
<l>e qualor più la terra arsa si duole</l>
<l>pronta a scemar il fero ardor vedesti</l>
<l>la bella man che l'alme accender sòle;</l></lg>
<lg><l>ben sei tu dono avventuroso e grato</l>
<l>ond'addolcisca il molto amaro e sazio</l>
<l>il digiuno amoroso in parte i' renda:</l></lg>
<lg><l>già, novo Glauco, in ampio mar mi spazio</l>
<l>d'immensa gioia, e 'n più tranquillo stato</l>
<l>quasi mi par ch'immortal forma i' prenda.</l></lg></div1>
<div1 type="poesia" n="40. La terra si copria d'orrido velo">
<argument><p>Essendo la terra coperta di neve come suole esser il carnevale, vide passar la sua donna, e passando parve che si rasserenasse il tempo: le quali cose poeticamente descrive.</p></argument>
<lg><l>La terra si copria d'orrido velo</l>
<l>e le falde di neve a mille a mille</l>
<l>cadeanle in grembo (onde a sì pria rapille</l>
<l>sott'altra forma il dio che nacque in Delo),</l></lg>
<lg><l>quand'ecco i' scorgo in vivo foco il gelo</l>
<l>cangiarsi e 'n fiamme le cadenti stille,</l>
<l>e qual gemma ch'al lume arda e sfaville</l>
<l>splender le nubi e serenarsi il cielo.</l></lg>
<lg><l>Mentre in altrui sì strani effetti ancora</l>
<l>risguardo, in me gli provo, e 'l ghiaccio sfarsi</l>
<l>sento e le nubi de' miei duri sdegni.</l></lg>
<lg><l>Allor gridai: – Deh, che 'l bel sole ond'arsi</l>
<l>s'appressa e vanno innanzi a lui tal segni</l>
<l>come va innanzi a l'altro sol l'aurora –.</l></lg></div1>
<div1 type="poesia" n="41. Come va innanzi a l'altro sol l'aurora">
<lg><l>Come va innanzi a l'altro sol l'aurora</l>
<l>e da gli agi i mortali a l'opre invita,</l>
<l>così que' segni a la penosa vita</l>
<l>mi richiamar da la quiete allora;</l></lg>
<lg><l>e qual nel suo venir l'alba colora</l>
<l>di purpureo splendor l'aria smarrita,</l>
<l>tal la mia faccia, ancor che scolorita</l>
<l>l'avesse il verno, rossa apparve fora;</l></lg>
<lg><l>e 'n quella guisa che 'l vermiglio suole</l>
<l>cangiarsi in rancio quando Apollo è giunto,</l>
<l>mutò poi vista a l'apparir del sole:</l></lg>
<lg><l>sentissi intanto il cor dolce compunto</l>
<l>da gli sguardi e dal suon de le parole</l>
<l>che l'andaro a ferir quasi in un punto.</l></lg></div1>
<div1 type="poesia" n="42. Quel d'eterna beltà raggio lucente">
<argument><p>Dice a la sua donna d'esser acceso da la sua beltà ne la maggior asprezza del verno.</p></argument>
<lg><l>Quel d'eterna beltà raggio lucente</l>
<l>che v'infiora le guance e gli occhi alluma</l>
<l>in questa nubilosa e fredda bruma</l>
<l>scalda la mia gelata e pigra mente;</l></lg>
<lg><l>e sveglia al core un desiderio ardente</l>
<l>onde, qual nuovo augel che l'ale impiuma,</l>
<l>volar vorrebbe e quasi leve piuma</l>
<l>quinci il pensier quindi il voler ei sente.</l></lg>
<lg><l>E volerla dove le stelle e 'l sole</l>
<l>vedria vicine, e co' soavi giri</l>
<l>fra sé l'agguaglieria de gli occhi vostri:</l></lg>
<lg><l>ma perch'ella talor comete e mostri</l>
<l>d'orribil foco e nembi in ciel rimiri,</l>
<l>pur alto intende e si confida e vole.</l></lg></div1>
<div1 type="poesia" n="43. A' servigi d'Amor ministro eletto">
<argument><p>Invitato da la sua donna a tenerle lo specchio, descrive quell'atto poeticamente.</p></argument>
<lg><l>A' servigi d'Amor ministro eletto</l>
<l>lucido specchio anzi 'l mio sol reggea,</l>
<l>e specchio intanto a le mie luci io fea</l>
<l>d'altro più chiaro e più gradito oggetto.</l></lg>
<lg><l>Ella al candido viso ed al bel petto</l>
<l>vaga di sua beltà gli occhi volgea,</l>
<l>e le dolci arme, onde di morte è rea,</l>
<l>d'affinai contra me prendea diletto.</l></lg>
<lg><l>Poi come terse fiammeggiar le vide</l>
<l>vèr me girolle e dal sereno ciglio</l>
<l>al cor volò più d'un pungente strale;</l></lg>
<lg><l>ma non previdi allor tanto periglio.</l>
<l>Or, se madonna a' suoi ministri è tale,</l>
<l>quali fian le piaghe onde i rubelli ancide?</l></lg></div1>
<div1 type="poesia" n="44. Chiaro cristallo a la mia donna offersi">
<argument><p>Tornò un'altra volta a mostrar lo specchio a la sua donna, e descrive la sua bellezza e il compiacimento ch'avea di mirarsi.</p></argument>
<lg><l>Chiaro cristallo a la mia donna offersi</l>
<l>sì ch'ella vide la sua bella imago</l>
<l>qual di formarla il mio pensiero è vago</l>
<l>e qual procuro di ritrarla in versi.</l></lg>
<lg><l>Ella da tanti pregi e sì diversi</l>
<l>non volse il guardo di tal vista pago,</l>
<l>gli occhi mirando e 'l molle avorio e vago</l>
<l>e l'oro de' bei crin lucidi e tersi.</l></lg>
<lg><l>E parca fra sé dir: – Ben veggio aperta</l>
<l>l'alta mia gloria e di che dolci sguardi</l>
<l>questa rara bellezza accenda il foco! –</l></lg>
<lg><l>Così, ben che 'l credesse in prima un gioco,</l>
<l>mirando l'armi ond'io fuggii sì tardi</l>
<l>de le piaghe del cor si fe' più certa.</l></lg></div1>
<div1 type="poesia" n="45. Non ho sì caro il laccio ond'al consorte">
<argument><p>Dice d'aver più caro il legame tolto a la sua donna, di quello che lega il corpo con l'anima.</p></argument>
<lg><l>Non ho sì caro il laccio ond'al consorte</l>
<l>de la vita mortal l'alma s'avvinse,</l>
<l>come quel ch'or me lega, e voi già strinse,</l>
<l>già vago e dolce or duro nodo e forte:</l></lg>
<lg><l>né quel famoso ch'al figliuol diè morte</l>
<l>del barbaro monile il collo cinse</l>
<l>lieto così quando il nemico estinse,</l>
<l>com'io di quel che v'ha le chiome attorte.</l></lg>
<lg><l>Ti cede, Amor, Natura: e non si sdegna</l>
<l>ch'ella ordisca fra 'l nodo e 'l tuo non rompa</l>
<l>morte e con l'alma in ciel si privilegi.</l></lg>
<lg><l>E se gli altrui sepolcri illustre pompa</l>
<l>orna di vincitrice altera insegna,</l>
<l>per la servil catena il mio si pregi.</l></lg></div1>
<div1 type="poesia" n="46. Amor, se fia giammai che dolce i' tocchi">
<argument><p>Offerisce ad Amore in voto una bendella di seta involata a la sua donna.</p></argument>
<lg><l>Amor, se fia giammai che dolce i' tocchi</l>
<l>il terso avorio de la bianca mano,</l>
<l>e 'l lampeggiar del riso umile e piano</l>
<l>veggia da presso e 'l folgorar de gli occhi,</l></lg>
<lg><l>e notar possa come quindi scocchi</l>
<l>lo stral tuo dolce e mai non parta in vano,</l>
<l>e come al cor dal bel sembiante umano</l>
<l>d'amorose dolcezze un nembo fiocchi;</l></lg>
<lg><l>fia tuo questo lacciuol ch'annodo al braccio</l>
<l>non pur, ma vie più stretto il cor n'involgo:</l>
<l>caro furto, ond'il crin madonna avvolse.</l></lg>
<lg><l>Gradisci il voto, ché più forte laccio</l>
<l>da man più dotta ordito altri non tolse;</l>
<l>né per che a te lo doni indi mi sciolgo.</l></lg></div1>
<div1 type="poesia" n="47. Non è questa la mano">
<argument><p>Ballando con la sua donna desidera di fare amorosa vendetta de la sua mano ch'egli teneva stretta.</p></argument>
<lg><l>Non è questa la mano</l>
<l>che tante e sì mortali</l>
<l>avventò nel mio cor fiammelle e strali?</l>
<l>Ecco che pur si trova</l>
<l>fra le mie man ristretta</l>
<l>né forza od arte per fuggir le giova,</l>
<l>né tien face o saetta</l>
<l>che da me la difenda.</l>
<l>Giusto è ben ch'io ne prenda,</l>
<l>Amor, qualche vendetta,</l>
<l>e se piaghe mi diè baci le renda.</l></lg></div1>
<div1 type="poesia" n="48. Amor l'alma m'allaccia">
<argument><p>Non avendo ardire di parlar con la sua donna nel ballo, prega Amore che sciolga i legami de la lingua e raddoppi quelli del core.</p></argument>
<lg><l>Amor l'alma m'allaccia</l>
<l>di dolci aspre catene:</l>
<l>non mi doglio io per ciò, ma ben l'accuso</l>
<l>che mi leghi ed affrene</l>
<l>la lingua a ciò ch'io taccia</l>
<l>anzi a madonna timido e confuso</l>
<l>e 'n mia ragion deluso.</l>
<l>Sciogli, pietoso Amore,</l>
<l>la lingua, e se non vuoi</l>
<l>che mi stringa un sol men de' lacci tuoi</l>
<l>tanti n'aggiungi in quella vece al core.</l></lg></div1>
<div1 type="poesia" n="49. Questa è pur quella che percote e fiede">
<argument><p>Ballando di nuovo con la sua donna si lamenta che il ballo abbia si tosto fine.</p></argument>
<lg><l>Questa è pur quella che percote e fiede</l>
<l>con dolce colpo che n'ancide e piace</l>
<l>man ne' furti d'Amor dotta e rapace,</l>
<l>e fa del nostro cor soavi prede.</l></lg>
<lg><l>Del leggiadretto guanto omai si vede</l>
<l>ignuda e bella, e, se non è fallace,</l>
<l>s'offre inerme a la mia, quasi di pace</l>
<l>pegno gentile e di sicura fede.</l></lg>
<lg><l>Lasso! ma tosto par ch'ella si penta</l>
<l>mentr'io la stringo, e si sottragge e scioglie</l>
<l>al fin de l'armonia ch'i passi allenta.</l></lg>
<lg><l>Deh! come altera l'odorate spoglie</l>
<l>riveste, e la mia par che vi consenta.</l>
<l>Oh fugaci diletti! oh certe doglie!</l></lg></div1>
<div1 type="poesia" n="50. Perché Fortuna ria spieghi le vele">
<argument><p>Nel medesimo soggetto.</p></argument>
<lg><l>Perché Fortuna ria spieghi le vele</l>
<l>ne l'Egeo tempestoso o nel Tirreno</l>
<l>e mi dimostri il mar di seno in seno</l>
<l>non mi farà men vostro o men fedele;</l></lg>
<lg><l>né perché, voi facendo a me crudele,</l>
<l>sferzi il destriero e gli rallenti il freno,</l>
<l>e mi porti fra l'Alpe o lungo il Reno,</l>
<l>o 'n bosco o 'n valle mi nasconda e cele.</l></lg>
<lg><l>Anzi in donna gentil bella pietate</l>
<l>stimo un tormento a lato al dolce sdegno</l>
<l>de gli occhi vostri che di foco armate.</l></lg>
<lg><l>Luci divine, onde perir sostegno,</l>
<l>quand'io torno a morir non mi scacciate,</l>
<l>perché a la morte ed a la gloria io vegno.</l></lg></div1>
<div1 type="poesia" n="51. Mentre ne' cari balli in loco adorno">
<argument><p>Si lamenta de la sua donna, che, ballandosi il ballo del torchio, con estinguerlo ponesse fine al ballo.</p></argument>
<lg><l>Mentre ne' cari balli in loco adorno</l>
<l>si traean le notturne e placide ore,</l>
<l>face, che nel suo foco accese Amore,</l>
<l>lieto n'apriva a mezza notte il giorno;</l></lg>
<lg><l>e da candide man vibrata intorno</l>
<l>spargea faville di sì puro ardore,</l>
<l>che pareva apportar gioia ed onore</l>
<l>a' pochi eletti, a gli altri invidia e scorno;</l></lg>
<lg><l>quando a te data fu, man cruda e bella,</l>
<l>e da te presa e spenta, e ciechi e mesti</l>
<l>restar mill'occhi a lo sparir d'un lume.</l></lg>
<lg><l>Ahi, come allor cangiasti arte e costume:</l>
<l>tu, ch'accender solei l'aurea facella,</l>
<l>tu, ministra d'Amor, tu l'estinguesti!</l></lg></div1>
<div1 type="poesia" n="52. O nemica d'Amor, che sì ti rendi">
<argument><p>Contro una donna attempata, la qual prendendo importunamente commiato aveva interrotto un bel trattenimento.</p></argument>
<lg><l>O nemica d'Amor, che sì ti rendi</l>
<l>schiva di quel ch'altrui dà pace e vita</l>
<l>e dolce schiera a' dolci giochi unita</l>
<l>dispregi e parti e lui turbi ed offendi,</l></lg>
<lg><l>se de l'altrui bellezza invidia prendi</l>
<l>mentre i tuoi danni a rimembrar t'invita,</l>
<l>ché non t'ascondi omai sola e romita</l>
<l>e 'n umil cameretta i giorni spendi?</l></lg>
<lg><l>Ché non conviensi già tra le felici</l>
<l>squadre d'Amor e tra il diletto e 'l gioco</l>
<l>in donna antica imagine di morte.</l></lg>
<lg><l>Deh, fuggi il sole e cerca in chiuso loco,</l>
<l>come notturno augel, gli orrori amici:</l>
<l>né qui timor la tua sembianza apporte.</l></lg></div1>
<div1 type="poesia" n="53. D'onde ne vieni, o cor, timido e solo">
<argument><p>Parla col suo core e 'l consiglia a far ritorno a la sua donna.</p></argument>
<lg><l>– D'onde ne vieni, o cor, timido e solo,</l>
<l>così tutto ferito e senza piume?</l>
<l>– Da que' begli occhi il cui spietato lume</l>
<l>le penne m'infiammò ne l'alto volo.</l></lg>
<lg><l>– Torna al suo petto. Or questo ingombra il duolo,</l>
<l>né scacciato da lei raccôr presume.</l>
<l>– Non posso, né volar ho per costume</l>
<l>senza quell'ali ond'io mi spazio a volo.</l></lg>
<lg><l>– L'ale ti rifaranno i miei desiri,</l>
<l>anzi pur tuoi, ché 'l tuo piacer le spiega.</l>
<l>– E s'avvien che non m'oda o che s'adiri?</l></lg>
<lg><l>– Batti a le porte e chiama e piangi e prega.</l>
<l>– Già m'ergo e mi son aure i miei sospiri,</l>
<l>e morrò s'ella è sorda o s'ella il niega.</l></lg></div1>
<div1 type="poesia" n="54. Come la ninfa sua fugace e schiva">
<argument><p>Assomiglia il suo dolce pensiero amoroso, che non è mescolato con gli altri amarissimi, al favoloso Alfeo, che passando sotto il mare per congiungersi con Aretusa non mescola l'acque salse con le dolci.</p></argument>
<lg><l>Come la ninfa sua fugace e schiva,</l>
<l>che si converte in fonte e pur s'asconde,</l>
<l>l'innamorato Alfeo per vie profonde</l>
<l>segue e trapassa occulto ad altra riva,</l></lg>
<lg><l>ed irrigando pallidetta oliva</l>
<l>co' bei doni se 'n va di fiori e fronde</l>
<l>e non mesce le salse a le dolci onde</l>
<l>e dal mar non sentito in sen le arriva:</l></lg>
<lg><l>così l'anima mia, che si disface,</l>
<l>cerca pur di madonna, e lode e canto</l>
<l>le porta in dono ed amorosa pace;</l></lg>
<lg><l>ma le dolcezze sue non turba in tanto</l>
<l>fra mille pene il mio pensier seguace</l>
<l>passando un mar di tempestoso pianto.</l></lg></div1>
<div1 type="poesia" n="55. Se la saetta, Amor, ch'al lato manco">
<argument><p>Prega Amore che non voglia percuotere il delicato petto de la sua donna d'egual ferita, ma di dolcissima piaga amorosa.</p></argument>
<lg><l>Se la saetta, Amor, ch'al lato manco</l>
<l>m'impiaga in guisa ch'io languisco a morte,</l>
<l>fosse dolce così com'ella è forte,</l>
<l>direi: – Pungi, signor, il molle fianco:</l></lg>
<lg><l>ché di pregare e di seguir m'ha stanco</l>
<l>mentre fugge costei per vie distorte! –</l>
<l>Ma temo, oimè, che per malvagia sorte</l>
<l>ella non pèra, or ch'io son frale e manco.</l></lg>
<lg><l>Deh! goda, prego, al dilettoso male,</l>
<l>e tinta in soavissima dolcezza</l>
<l>sia la ferita e quel dorato strale.</l></lg>
<lg><l>A me quanto è di grave e di mortale:</l>
<l>dà mille gioie a lei; se pur disprezza</l>
<l>gioir l'alma gentil di piaga eguale.</l></lg></div1>
<div1 type="poesia" n="56. Se mi trasporta a forza ov'io non voglio">
<argument><p>Dice che partendosi da la sua donna non potrà vedere o imaginar cosa ch'agguagli la dolcezza d'un suo sdegno o la bellezza d'un suo disprezzo.</p></argument>
<lg><l>Se mi trasporta a forza ov'io non voglio</l>
<l>mia fortuna che fa cavalli e navi,</l>
<l>che farò da voi lunge, occhi soavi,</l>
<l>benché talor vi turbi ira ed orgoglio?</l></lg>
<lg><l>Vedrò cosa giammai che 'l mio cordoglio</l>
<l>e tante pene mie faccia men gravi?</l>
<l>O starò solo ove s'inondi e lavi</l>
<l>verde colle, ermo lido e duro scoglio?</l></lg>
<lg><l>Tu, pensier fido, e tu, sogno fallace,</l>
<l>fronte mi formerai tanto serena,</l>
<l>o 'n lieto riso sì amorosa pace,</l></lg>
<lg><l>o ninfa o dea sovra l'incolta arena,</l>
<l>se non val ciò ch'in altre alletta o piace</l>
<l>dolce un suo sdegno, un bel disprezzo a pena?</l></lg></div1>
<div1 type="poesia" n="57. Tu vedi, Amor, come trapassi e vole">
<argument><p>Appressandosi l'ora de la sua partita, prega la sua donna che volgendo gli occhi nel cielo fermi il suo corso.</p></argument>
<lg><l>Tu vedi, Amor, come trapassi e vole</l>
<l>col dì la vita e 'l fin prescritto arrive;</l>
<l>né trovo scampo onde la morte io schive,</l>
<l>ché non s'arresta a i nostri preghi il sole.</l></lg>
<lg><l>Ma, se pietosa mi riguarda e vuole</l>
<l>serbar madonna in me sue glorie vive,</l>
<l>i begli occhi, onde al ciel l'ira prescrive,</l>
<l>drizzi vèr lui, pregando, e le parole.</l></lg>
<lg><l>Ché, del suon vago e de la vista, il corso</l>
<l>fermerà Febo ed allungando il giorno</l>
<l>mi fia scemo il dolore e spazio aggiunto.</l></lg>
<lg><l>Ma chi m'affida, oimè, ch'al fin, compunto</l>
<l>a l'alto paragon d'invidia e scorno</l>
<l>ei non rallenti a' suoi destrieri il morso?</l></lg></div1>
<div1 type="poesia" n="58. Sentiva io già correr di morte il gelo">
<argument><p>Togliendo commiato da la sua donna, sentiva dolore simile a quello che si sente ne la morte, ma fu racconsolato da le sue parole.</p></argument>
<lg><l>Sentiva io già correr di morte il gelo</l>
<l>di vena in vena ed arrivarmi al core,</l>
<l>e folta pioggia di perpetuo umore</l>
<l>m'involgea gli occhi in tenebroso velo,</l></lg>
<lg><l>quando vid'io con sì pietoso zelo</l>
<l>la mia donna cangiar volto e colore,</l>
<l>che non pur addolcir l'aspro dolore</l>
<l>ma potea fra gli abissi aprirmi il cielo.</l></lg>
<lg><l>– Vattene – disse; – e se 'l partir t'è grave</l>
<l>non sia tardo il ritorno, e serba in tanto</l>
<l>del mio cor teco l'una e l'altra chiave –.</l></lg>
<lg><l>Così il dolore in noi forza non have</l>
<l>e siam quasi felici ancor nel pianto:</l>
<l>o medicina del languir soave!</l></lg></div1>
<div1 type="poesia" n="59. Lunge da voi, ben mio">
<argument><p>Lontano da la sua donna dice di non esser più quel ch'egli era ma l'ombra sua.</p></argument>
<lg><l>Lunge da voi, ben mio,</l>
<l>non ho vita né core e non son io.</l>
<l>Non sono, oimè!, non sono</l>
<l>quel ch'altra volta fui, ma un'ombra mesta,</l>
<l>un lagrimevol suono,</l>
<l>una voce dolente; e ciò mi resta</l>
<l>solo per vostro dono:</l>
<l>ma resta il male onde morir desio.</l></lg></div1>
<div1 type="poesia" n="60. Lunge da voi, mio core">
<argument><p>Dice di morir mille volte mentre è lontano da la sua donna: però chiama felice chi muore una sola.</p></argument>
<lg><l>Lunge da voi, mio core,</l>
<l>mille volte m'uccide il mio dolore.</l>
<l>Perché la mia partita</l>
<l>mi tolse l'alma; e s'io ripenso in lei</l>
<l>mi ritoglie la vita,</l>
<l>e tutti sono morti i pensier miei.</l>
<l>Oh miseria infinita!</l>
<l>È quel felice ch'una volta more.</l></lg></div1>
<div1 type="poesia" n="61. Or che lunge me si gira il sole">
<argument><p>Continua ne l'istesso soggetto mostrando d'aver infinito dolore per la lontananza de la sua donna; onde è ragionevole ch'ella sia tanto pietosa quanto egli è dolente.</p></argument>
<lg><l>Or che lunge me si gira il sole</l>
<l>e la sua lontananza a me fa verno,</l>
<l>lontan da voi, che del pianeta eterno</l>
<l>imagin sete, questo cor si dole</l>
<l>in tenebre vivendo oscure e sole;</l>
<l>e non si leva mai né si nasconde</l>
<l>sì mesto il sol ne l'onde,</l>
<l>che non sia cinto di più fosco orrore</l>
<l>l'infelice mio core;</l>
<l>né si perpetui rivi han gli alti monti</l>
<l>come i duo caldi e lacrimosi fonti.</l></lg>
<lg><l>Fonti profondi son d'amare vene</l>
<l>quelli ond'io porto sparso il seno e 'l volto</l>
<l>è 'nfinito il dolor che dentro accolto</l>
<l>si sparge in caldo pianto e si mantene,</l>
<l>né scema una giammai di tante pene</l>
<l>perch'il mio core in dolorose stille</l>
<l>le versi a mille a mille;</l>
<l>ma, s'io piango e mi dolgo, ei più m'invoglia</l>
<l>di lacrime e di doglia;</l>
<l>onde l'amor gradito esser dovrebbe,</l>
<l>che senza fin, come il dolor, s'accrebbe.</l></lg>
<lg><l>E s'alcun di mercede o di pietate</l>
<l>obligo mai vi stringe, esser non deve</l>
<l>circoscritto da fine angusto e breve;</l>
<l>perch'è ragion che sì pietosa abbiate,</l>
<l>com'io dolente, l'alma e no 'l celiate.</l>
<l>Felice il mio dolor se 'l duro affetto</l>
<l>si v'ammollisse il petto,</l>
<l>ch'a me voi ne mandaste i messaggieri</l>
<l>d'amor, dolci pensieri!</l>
<l>Ma per continua prova ei non vi spetra</l>
<l>ché sete quasi dura e fredda pietra.</l></lg>
<lg><l>Né pur due lagrimette ancor de' lumi,</l>
<l>crudel, vi trassi; e, s'al partir mostraste</l>
<l>doglia o pietà d'opre gentili o caste,</l>
<l>quest'è fera cagion ch'io mi consumi</l>
<l>e mi distempri in lagrimosi fiumi.</l>
<l>Forse talor, di me fra voi pensando,</l>
<l>dite: – Ei si strugge amando;</l>
<l>ma non fia ch'ei mi piaccia o tanto o quanto</l>
<l>per amore o per pianto;</l>
<l>e vana speme l'error suo lusinga</l>
<l>qual d'uom che l'ombre in sogno abbracci e stringa –.</l></lg>
<lg><l>Ma siate pur crudel quanto a voi piace,</l>
<l>che, s'al candido petto io mai non toglio</l>
<l>tutto il freddo rigore e l'aspro orgoglio,</l>
<l>né voi torrete a me quel che mi sface</l>
<l>mortai dolore o quell'amor vivace;</l>
<l>né mi torrete mai che bella e viva</l>
<l>non vi formi e descriva,</l>
<l>per voi dolce stimando ogni mia sorte</l>
<l>e dolce ancor la morte,</l>
<l>s'avverrà mai che per voi bella e cruda</l>
<l>Amor quest'occhi lacrimando chiuda.</l></lg>
<lg><l>Vanne, mesta canzone,</l>
<l>ov'è lieta madonna; e, s'ella gira</l>
<l>i begli occhi senz'ira,</l>
<l>dille che l'amor mio sempre s'avanza</l>
<l>nudrito di memoria e di speranza.</l></lg></div1>
<div1 type="poesia" n="62. Non sarà mai ch'impressa in me non reste">
<argument><p>Scrive ad un suo amico il quale l'incitava a risguardare molte leggiadre gentildonne che erano in una grande e lieta festa, ch'egli non lascerà mai d'amar la sua donna né s'invaghirà d'altra.</p></argument>
<lg><l>Non sarà mai ch'impressa in me non reste</l>
<l>l'imagin bella o d'altra il cor s'informe,</l>
<l>né che, là dove ogni altro affetto dorme,</l>
<l>novo spirto d'amor in lui si deste;</l></lg>
<lg><l>né men sarà ch'io volga gli occhi a queste</l>
<l>di terrene beltà caduche forme,</l>
<l>per disviar i miei pensier da l'orme</l>
<l>d'una bellezza angelica e celeste.</l></lg>
<lg><l>Dunque, perché destar fiamme novelle</l>
<l>cerchi dal falso e torbido splendore</l>
<l>che 'n mille aspetti qui vago riluce?</l></lg>
<lg><l>Deh, sappi omai, che spente ha sue facelle</l>
<l>per ciascun'altra e' strali ottusi Amore,</l>
<l>e che sol nel mio sole è vera luce.</l></lg></div1>
<div1 type="poesia" n="63. Dopo così spietato e lungo scempio">
<argument><p>Dice d'aver fatto indarno esperienza se lo star lontano da la sua donna poteva risanarlo de l'infermità amorosa, e conchiude che la dimenticanza sola potrebbe esser buon rimedio a questo male.</p></argument>
<lg><l>Dopo così spietato e lungo scempio</l>
<l>e tante sparse lagrime e lamenti</l>
<l>io non estinguo le mie fiamme ardenti</l>
<l>né parte ancor de' miei desiri adempio.</l></lg>
<lg><l>E s'intoppo non fusse ingiusto ed empio,</l>
<l>al fonte di pietate avrei già spenti</l>
<l>gl'interni ardori; e pur ne' miei tormenti</l>
<l>novo Tantalo fui con fero essempio.</l></lg>
<lg><l>Perché, fuggendo, non scemò favilla</l>
<l>de la febbre amorosa in tanta sete,</l>
<l>anzi al cor ne senti' più calde faci.</l></lg>
<lg><l>E dritto è ben ch'io fugga onde fugaci</l>
<l>e cerchi dove sparga umor di Lete</l>
<l>omai più dolce fonte e più tranquilla.</l></lg></div1>
<div1 type="poesia" n="64. Era aspro e duro (e sofferte sì lunge">
<argument><p>Si pente d'aver troppo magnificamente parlato de la sua sofferenza mentre è stato lontano da la sua donna, e prega Amore che, se nel tormento è merito, non cessi di tormentarlo.</p></argument>
<lg><l>Era aspro e duro (e sofferte sì lunge</l>
<l>da que' begli occhi e dal sereno ciglio</l>
<l>i' mi die' vanto) un grave e duro essiglio</l>
<l>scevro d'amor, che l'alme insieme aggiunge.</l></lg>
<lg><l>Or ch'ei mi sfida e qual più a dentro punge</l>
<l>saetta vibra, e quasi fero artiglio</l>
<l>per farmi il fianco infermo e 'l sen vermiglio</l>
<l>la mano adopra che risana ed unge,</l></lg>
<lg><l>péntomi de' miei detti e folle il vanto</l>
<l>e 'l mio fermo sperar torna fallace;</l>
<l>né superbo mi fa la penna o 'l canto.</l></lg>
<lg><l>Ardimi, signor mio, con viva face</l>
<l>e trafiggimi il cor senza mio pianto,</l>
<l>perché merto è il martire ov'ei si tace.</l></lg></div1>
<div1 type="poesia" n="65. Per figurar madonna al senso interno">
<argument><p>Dice al suo pensiero che nel formare l'imagine de la sua donna vorrà insieme assomigliar Prometeo e l'avoltoio che gli rode il cuore.</p></argument>
<lg><l>Per figurar madonna al senso interno</l>
<l>dove tôrrai, pensier, l'ombre e i colori?</l>
<l>Come dipingerai candidi fiori</l>
<l>o rose sparse in bianca falda il verno?</l></lg>
<lg><l>Potrai volar su nel sereno eterno</l>
<l>ed al più bel di tanti almi splendori</l>
<l>involar pura luce e puri ardori,</l>
<l>la vendetta del cielo avendo a scherno?</l></lg>
<lg><l>Qual Prometeo darai l'alma e la voce</l>
<l>a l'idol nostro e quasi umano ingegno,</l>
<l>e tu insieme sarai l'augel feroce</l></lg>
<lg><l>che pasce il core e ne fa strazio indegno,</l>
<l>vago di quel che più diletta e noce?</l>
<l>O t'assicura Amor di tanto sdegno?</l></lg></div1>
<div1 type="poesia" n="66. Amai vicino; or ardo, e le faville">
<argument><p>Accenna la cagione per la quale egli, lontano da la sua donna, non solo conserva ma accresce l'amore.</p></argument>
<lg><l>Amai vicino; or ardo, e le faville</l>
<l>porto nel seno onde s'infiamma il foco;</l>
<l>e non l'estingueria tempo né loco</l>
<l>ben ch'io cercassi mille parti e mille:</l></lg>
<lg><l>ché nel vago pensier, luci tranquille,</l>
<l>più l'accendete e a voi di ciò cal poco,</l>
<l>e le mie piaghe ancor prendete a gioco</l>
<l>con quella bianca man che sola aprille.</l></lg>
<lg><l>Né lontananza oblio m'induce al core,</l>
<l>ne' più colti paesi o i più selvaggi,</l>
<l>ma tenace memoria e fero ardore;</l></lg>
<lg><l>perché v'adombro in lauri, in mirti e 'n faggi:</l>
<l>l'altre bellezze, ove m'insidia Amore,</l>
<l>sono imagini vostre e vostri raggi.</l></lg></div1>
<div1 type="poesia" n="67. L'alma vaga di luce e di bellezza">
<argument><p>Dice che l'anima sua, vaga di luce, vola al cielo, ma poi, allettata dall'esca de' piaceri, si torna a pascere nel volto de la sua donna.</p></argument>
<lg><l>L'alma vaga di luce e di bellezza</l>
<l>ardite spiega al ciel l'ale amorose,</l>
<l>ma sì le fa l'umanità gravose</l>
<l>che le dechina a quel ch'in terra apprezza;</l></lg>
<lg><l>e de' piaceri a la dolce esca avvezza</l>
<l>ove in candido volto Amor la pose</l>
<l>tra bianche perle e mattutine rose</l>
<l>par che non trovi altra maggior dolcezza;</l></lg>
<lg><l>e fa quasi augellin ch'in alto s'erga</l>
<l>e poi discenda al fin ov'altri il cibi,</l>
<l>e quasi volontario s'imprigioni;</l></lg>
<lg><l>e fra tanti del ciel graditi doni</l>
<l>si gran diletto par che in voi delibi</l>
<l>ch'in voi solo si pasce e solo alberga.</l></lg></div1>
<div1 type="poesia" n="68. Anima errante, a quel sereno intorno">
<argument><p>Parla con l'anima come non fosse con esso lui ma col suo diletto, invitandola a tornare al suo corpo, il quale per sé è freddo ed immobile, acciò che insieme possano ritornare a la sua donna.</p></argument>
<lg><l>– Anima errante, a quel sereno intorno</l>
<l>tu lieta spazii e 'n que' soavi giri:</l>
<l>io non so come viva e come spiri</l>
<l>aspettando dolente il tuo ritorno.</l></lg>
<lg><l>Fra tanto senza sole e negro il giorno,</l>
<l>senza stelle la notte avvien ch'io miri;</l>
<l>e son più de l'arene i miei desiri</l>
<l>e solo ho doglia dentro e doglia intorno.</l></lg>
<lg><l>Alma, deh, riedi, e col tuo dolce lume</l>
<l>riscalda questo freddo e grave incarco.</l>
<l>– Torniamo, e so ch'aspetta Amore al varco –.</l></lg>
<lg><l>– Dolce sarà morir di strale e d'arco,</l>
<l>dolce stillare il gelo in caldo fiume,</l>
<l>dolce a quel foco incenerir le piume! –</l></lg></div1>
<div1 type="poesia" n="69. Amando, ardendo, a la mia donna io chiesi">
<argument><p>Narra poeticamente come per guiderdone de l'amore gli fossero dati alcuni capelli avvolti ne l'oro.</p></argument>
<lg><l>Amando, ardendo, a la mia donna io chiesi</l>
<l>premio a la fede e refrigerio al foco</l>
<l>per cui piansi e cantai; or, fatto roco,</l>
<l>temo non siano i miei lamenti intesi.</l></lg>
<lg><l>Ella duo crini, ove i suoi lacci ha tesi</l>
<l>e dove intrica Amor quasi per gioco,</l>
<l>mi diè ne l'oro avvolti, e, in picciol loco</l>
<l>grand'incendio nascosto, io più m'accesi.</l></lg>
<lg><l>Facea 'l riso più bello il suo rossore</l>
<l>e 'l suo rossore il riso, e 'n dolci modi</l>
<l>era stretto il mio cor d'ardenti nodi.</l></lg>
<lg><l>Io dissi: – Sotto l'aura è vivo ardore;</l>
<l>ma, se non posso amar s'ei non m'infiamma,</l>
<l>pur che viva l'amor, viva la fiamma –.</l></lg></div1>
<div1 type="poesia" n="70. Fra mille strali, onde Fortuna impiaga">
<argument><p>Dice che fra gl'infiniti colpi de la nemica fortuna appena è conosciuto quello d'Amore.</p></argument>
<lg><l>Fra mille strali, onde Fortuna impiaga</l>
<l>il mio cor sì che per ferita nova</l>
<l>spazio non resta, oimè!, loco ritrova</l>
<l>cara d'Amor saetta e cara piaga.</l></lg>
<lg><l>Né l'alma ancor de la salute è vaga;</l>
<l>ché, se ben ella di sanar fa prova</l>
<l>ogni altro colpo, or d'inasprir le giova</l>
<l>quella dolce percossa, e se n'appaga.</l></lg>
<lg><l>Ma sì chiusa e secreta in sé la serba</l>
<l>ch'Amore stesso ancor non se n'accorge</l>
<l>né fra ben mille colpi il suo discerne.</l></lg>
<lg><l>Lasso! e Fortuna, che le pene interne</l>
<l>non vede e sol di pianto i rivi scorge,</l>
<l>sua stima l'opra e se 'n va più superba.</l></lg></div1>
<div1 type="poesia" n="71. Io vidi un tempo di pietoso affetto">
<argument><p>Dice d'aver veduto altre volte la sua donna assai pietosa, ma ora per occulta cagione se gli mostra così crudele che egli n'aspetta la morte.</p></argument>
<lg><l>Io vidi un tempo di pietoso affetto</l>
<l>la mia nemica ne' sembianti ornarsi</l>
<l>e l'alte fiamme, in cui di sùbito arsi,</l>
<l>nudrir con le speranze e col diletto.</l></lg>
<lg><l>Ora non so perché la fronte e 'l petto</l>
<l>usa di sdegno e di fierezza armarsi,</l>
<l>e con guardi vèr me turbati e scarsi</l>
<l>guerra m'indìce; ond'io sol morte aspetto.</l></lg>
<lg><l>Ah, non si fidi alcun perché sereno</l>
<l>volto l'inviti e piano il calle mostri,</l>
<l>Amor, nel regno tuo spiegar le vele!</l></lg>
<lg><l>Così l'infido mar placido il seno</l>
<l>scopre a' nocchieri incauti, e poi crudele</l>
<l>gli affonda e perde infra gli scogli e i mostri.</l></lg></div1>
<div1 type="poesia" n="72. Quanto più ne l'amarvi io son costante">
<argument><p>Dimostra la sua antica costanza e la nuova incostanza de la sua donna esser molto diverse.</p></argument>
<lg><l>Quanto più ne l'amarvi io son costante</l>
<l>e nel mostrar ne gli occhi aperto il core,</l>
<l>tanto nel finger voi che 'l puro ardore</l>
<l>non veggiate ne gli occhi e nel sembiante.</l></lg>
<lg><l>Che farò dunque? andrò pur anco avante</l>
<l>e in questo mar del mio nemico Amore</l>
<l>la nave crederò del mio dolore</l>
<l>ad Euro adverso, disperato amante?</l></lg>
<lg><l>O sembrerò nocchier, che poggia ed orza</l>
<l>ne l'onde d'Adria alterna o nel Tirreno,</l>
<l>mutando il corso ov'è soverchia forza,</l></lg>
<lg><l>ma per turbato cielo e per sereno</l>
<l>prender con ogni vento al fin si sforza</l>
<l>sol un tranquillo porto un dolce seno?</l></lg></div1>
<div1 type="poesia" n="73. Vissi: e la prima etate Amore e Speme">
<argument><p>Ne la disperazione de la grazia de la sua donna chiama la Morte.</p></argument>
<lg><l>Vissi: e la prima etate Amore e Speme</l>
<l>mi facean via più bella e più fiorita;</l>
<l>or la speranza manca, anzi la vita</l>
<l>che di lei si nudria, s'estingue insieme.</l></lg>
<lg><l>Né quel desio che si nasconde e teme</l>
<l>può dar conforto a la virtù smarrita;</l>
<l>e toccherei di morte a me gradita,</l>
<l>se non posso d'amor, le mete estreme.</l></lg>
<lg><l>O Morte, o posa in ogni stato umano,</l>
<l>secca pianta son io che fronda a' venti</l>
<l>più non dispiega e pur m'irrigo in vano.</l></lg>
<lg><l>Deh, vien, Morte soave, a' miei lamenti,</l>
<l>vieni, o pietosa, e con pietosa mano</l>
<l>copri questi occhi e queste membra algenti.</l></lg></div1>
<div1 type="poesia" n="74. O più crudel d'ogni altra, e pur men cruda">
<argument><p>Spera il poeta che, essendo la crudeltà de la sua donna superata da la bellezza, possa al fine esser vinta da la pietà.</p></argument>
<lg><l>O più crudel d'ogni altra, e pur men cruda</l>
<l>a gli occhi miei che bella e men guerrera,</l>
<l>fostù, quanto sei bella, acerba e fera</l>
<l>perché questi occhi lacrimando i' chiuda!</l></lg>
<lg><l>Ma quando io veggo la man bianca ignuda</l>
<l>e la sembianza umilemente altera,</l>
<l>dico a l'anima vaga: – Ardisci e spera</l>
<l>ch'esser non può ch'ogni mio prego escluda.</l></lg>
<lg><l>Però se crudeltà cotanto perde</l>
<l>da la bellezza in lei, sarà pur anco</l>
<l>vinta da la pietà che v'è nascosa –.</l></lg>
<lg><l>Così l'amor, pensando, in me rinverde</l>
<l>or sazio no, ma d'aspettar già stanco</l>
<l>ch'omai vi faccia la beltà pietosa.</l></lg></div1>
<div1 type="poesia" n="75. Poiché madonna sdegna">
<argument><p>Prega Amore che, poiché la sua donna sdegna di rimirarlo, gl'insegni alcuna arte con la quale possa involarle qualche sguardo.</p></argument>
<lg><l>Poiché madonna sdegna,</l>
<l>fuor d'ogni suo costume,</l>
<l>volger in me de' suoi begli occhi il sole,</l>
<l>qualch'arte, Amor, m'insegna,</l>
<l>ond'io del vago lume</l>
<l>alcun bel raggio ascosamente invole:</l>
<l>né giusto fia che teco ella se 'n doglia;</l>
<l>ché, se furòmmi il core,</l>
<l>fia 'l mio furto minore</l>
<l>quando in dolce vendetta un guardo i' toglia.</l></lg></div1>
<div1 type="poesia" n="76. Vedrò da gli anni in mia vendetta ancora">
<argument><p>Mostra di sperare che il tempo debba far le sue vendette contro la sua donna, in guisa ch'ella ne la vecchiezza debba pentirsi d'averlo sprezzato e desiderar d'essere celebrata da lui.</p></argument>
<lg><l>Vedrò da gli anni in mia vendetta ancora</l>
<l>far di queste bellezze alte rapine,</l>
<l>vedrò starsi negletto e bianco il crine</l>
<l>che la natura e l'arte increspa e dora;</l></lg>
<lg><l>e su le rose, ond'ella il viso infiora,</l>
<l>spargere il verno poi nevi e pruine:</l>
<l>così il fasto e l'orgoglio avrà pur fine</l>
<l>di costei, ch'odia più chi più l'onora.</l></lg>
<lg><l>Sol penitenza allor di sua bellezza</l>
<l>le rimarrà, vedendo ogni alma sciolta</l>
<l>de gli aspri nodi suoi ch'ordìa per gioco;</l></lg>
<lg><l>e, se pur tanto or mi disdegna e sprezza,</l>
<l>poi bramerà, ne le mie rime accolta,</l>
<l>rinnovellarsi qual fenice in foco.</l></lg></div1>
<div1 type="poesia" n="77. Quando avran queste luci e queste chiome">
<argument><p>Dice a la sua donna che quando ella sarà vecchia non rimarrà d'amarla.</p></argument>
<lg><l>Quando avran queste luci e queste chiome</l>
<l>perduto l'oro e le faville ardenti,</l>
<l>e l'arme de' begli occhi or sì pungenti</l>
<l>saran dal tempo rintuzzate e dome,</l></lg>
<lg><l>fresche vedrai le piaghe mie, né, come</l>
<l>in te le fiamme, in me gli ardori spenti;</l>
<l>e rinnovando gli amorosi accenti</l>
<l>alzerò questa voce al tuo bel nome.</l></lg>
<lg><l>E 'n guisa di pittor che il vizio emende</l>
<l>del tempo, mostrerò ne gli alti carmi</l>
<l>le tue bellezze in nulla parte offese:</l></lg>
<lg><l>fia noto allor ch'a lo spuntar de l'armi</l>
<l>piaga non sana e l'esca un foco apprende</l>
<l>che vive quando spento è chi l'accese.</l></lg></div1>
<div1 type="poesia" n="78. Quando vedrò nel verno il crine sparso">
<argument><p>Dice che quando egli sarà vecchio non resterà d'amare e di celebrar la sua donna.</p></argument>
<lg><l>Quando vedrò nel verno il crine sparso</l>
<l>aver di neve e di pruina algente,</l>
<l>e 'l seren del mio giorno, or sì lucente,</l>
<l>col fior de gli anni miei fuggito e sparso;</l></lg>
<lg><l>al tuo bel nome io non sarò più scarso</l>
<l>de le mie lodi o de l'affetto ardente,</l>
<l>né fian dal gelo intepidite o spente</l>
<l>quelle fiamme amorose ond'io son arso.</l></lg>
<lg><l>Ma, se rassembro augel palustre e roco,</l>
<l>cigno parrò lungo il tuo nobil fiume</l>
<l>ch'abbia l'ore di morte omai vicine;</l></lg>
<lg><l>e quasi fiamma, che vigore e lume</l>
<l>ne l'estremo riprenda, innanzi al fine</l>
<l>risplenderà più chiaro il vivo foco.</l></lg></div1>
<div1 type="poesia" n="79. Benché Fortuna al desir mio rubella">
<argument><p>Mostra la costanza ne l'amore e la fermezza nel proponimento.</p></argument>
<lg><l>Benché Fortuna al desir mio rubella</l>
<l>ognor si mostri e dispietato Amore,</l>
<l>e l'altrui sdegno, donna, e 'l mio dolore</l>
<l>faccian turbata la mia vita e fella;</l></lg>
<lg><l>non può sorte crudele o fera stella</l>
<l>far men costante in adorarvi il core,</l>
<l>né pur men chiaro il mio soave ardore</l>
<l>con pianti o con sospiri onda o procella;</l></lg>
<lg><l>né torcer mai da l'immortale obietto</l>
<l>l'anima innamorata a cui l'affisse</l>
<l>il suo piacer, né la respinse orgoglio:</l></lg>
<lg><l>perché vostra sarà, com'ella visse,</l>
<l>sino a la morte, e per intenso affetto</l>
<l>volli una volta e disvoler non voglio.</l></lg></div1>
<div1 type="poesia" n="80. Qualor madonna i miei lamenti accoglie">
<argument><p>Mostra che così lo sdegno come la pietà de la sua donna lo sprona ad amare.</p></argument>
<lg><l>Qualor madonna i miei lamenti accoglie</l>
<l>e mostra di gradire il foco ond'ardo,</l>
<l>sprona il desio, che, più di tigre o pardo,</l>
<l>veloce allor da la ragion mi scioglie;</l></lg>
<lg><l>ma se temprando l'infiammate voglie</l>
<l>di sdegno s'arma e vibra irato sguardo,</l>
<l>già far non può quel corso pigro e tardo,</l>
<l>ma par che più m'affretti e più m'invoglie:</l></lg>
<lg><l>perché l'orgoglio s'addolcisce e prende</l>
<l>sembianza di pietate, e 'n quel sereno</l>
<l>sono tranquilli ancor gli sdegni e l'ire.</l></lg>
<lg><l>Or chi fia mai ch'arresti il mio desire</l>
<l>s'egualmente lo spinge e pronto il rende</l>
<l>con sembiante virtù lo sprone e 'l freno?</l></lg></div1>
<div1 type="poesia" n="81. Costei, che su la fronte ha sparsa al vento">
<argument><p>Assomiglia a la Fortuna la sua donna, la quale egli aveva veduta co' capegli sparsi su la fronte.</p></argument>
<lg><l>Costei, che su la fronte ha sparsa al vento</l>
<l>l'errante chioma d'òr, Fortuna pare;</l>
<l>anzi è vera Fortuna, e può beare</l>
<l>e misero può far il più contento.</l></lg>
<lg><l>Dispensatrice no d'oro o d'argento</l>
<l>o di gemme che mandi estraneo mare,</l>
<l>ma tesori d'Amor, cose più care,</l>
<l>fura, dona, o ritoglie in un momento.</l></lg>
<lg><l>Cieca non già, ma solo a' miei martiri</l>
<l>par che s'infinga tale, e cieco uom rende</l>
<l>con due luci serene e sfavillanti.</l></lg>
<lg><l>Chiedi qual sia la rota ove gli amanti</l>
<l>travolve e 'l corso lor ferma e sospende?</l>
<l>La rota fanno or de' begli occhi i giri.</l></lg></div1>
<div1 type="poesia" n="82. Cercate i fonti e le secrete vene">
<argument><p>Ne l'andata de la sua donna a Comacchio invita poeticamente le ninfe ad onorarla.</p></argument>
<lg><l>Cercate i fonti e le secrete vene</l>
<l>de l'ampia terra, o ninfe, e ciò ch'asconda</l>
<l>di prezioso il mar ch'intorno inonda,</l>
<l>i salsi lidi e le minute arene;</l></lg>
<lg><l>e portatelo a lei, che tal se 'n viene</l>
<l>ne la voce e nel volto a l'alta sponda</l>
<l>qual vi parve la dea che di feconda</l>
<l>spuma già nacque, o pur vaghe sirene.</l></lg>
<lg><l>Ma di coralli e d'òr, di perle e d'ostri</l>
<l>qual don sarà che per sì schivo gusto,</l>
<l>paga di se medesma, ella non sdegni,</l></lg>
<lg><l>se non han pregio i vostri antichi regni</l>
<l>o straniero o natìo, che 'n spazio angusto</l>
<l>ella molto più bello in sé no 'l mostri?</l></lg></div1>
<div1 type="poesia" n="83. Re de gli altri superbo, altero fiume">
<argument><p>Al Po, essortandolo poeticamente a ricuperare la sua donna la quale era andata a Comacchio.</p></argument>
<lg><l>Re de gli altri superbo, altero fiume,</l>
<l>che qualor esci del tuo regno e vaghi</l>
<l>atterri ciò ch'opporsi a te presume,</l>
<l>e l'ime valli e l'alte piagge allaghi:</l></lg>
<lg><l>vedi gli dèi marini e 'l lor costume,</l>
<l>gli dèi, di nobil preda ognor più vaghi,</l>
<l>rapir costei, ch'era tua gloria e lume,</l>
<l>quasi il tributo usato or non li appaghi.</l></lg>
<lg><l>Omai solleva incontra il mar tiranno</l>
<l>i tuoi seguaci, e, pria ch'ad altro aspiri,</l>
<l>racquista il sol che qui s'annida e nacque.</l></lg>
<lg><l>Osa pur; ché mille occhi omai ti dànno</l>
<l>mille fiumi in soccorso e i lor sospiri</l>
<l>gli potranno infiammar le rive e l'acque.</l></lg></div1>
<div1 type="poesia" n="84. I freddi e muti pesci usati omai">
<argument><p>Descrive con modi poetici e meravigliosi la bellezza de la sua donna assomigliandola al sole.</p></argument>
<lg><l>I freddi e muti pesci usati omai</l>
<l>d'arder qui sono e di parlar d'amore,</l>
<l>e tu, che 'l vento e l'onde acqueti, or sai</l>
<l>come rara bellezza accenda il core,</l></lg>
<lg><l>poi ch'in voi lieti spiega i dolci rai</l>
<l>il sol che fu di queste sponde onore,</l>
<l>il chiaro sol cui più dovete assai</l>
<l>ch'a l'altro uscito del sen vostro fuore.</l></lg>
<lg><l>Ché quegli, ingrato, a cui non ben sovviene</l>
<l>com'è da voi nudrito e come accolto,</l>
<l>v'invola il meglio e lascia 'l salso e 'l greve;</l></lg>
<lg><l>ma questi con le luci alme e serene</l>
<l>v'affina e purga e rende il dolce 'l leve,</l>
<l>ed assai più vi dà che non v'è tolto.</l></lg></div1>
<div1 type="poesia" n="85. Sceglieva il mar perle, rubini ed oro">
<argument><p>Segue le medesime descrizioni.</p></argument>
<lg><l>Sceglieva il mar perle, rubini ed oro,</l>
<l>che quasi care spoglie e ricche prede</l>
<l>di tante sue vittorie ancor possiede</l>
<l>e del suo proprio e suo maggior tesoro,</l></lg>
<lg><l>per donarlo a costei che Giove in toro</l>
<l>cangiar farebbe e per baciarle il piede;</l>
<l>e mentre bagna più l'arena o cede,</l>
<l>parea dir, mormorando, in suon canoro:</l></lg>
<lg><l>– O ninfa, o dea, non de l'oscuro fondo</l>
<l>uscita ma del ciel, che mia fortuna</l>
<l>placida rendi allor che tutta imbruna,</l></lg>
<lg><l>te seguo in vece di mia vaga luna:</l>
<l>deh, non fuggir se pur m'avanzo e inondo,</l>
<l>ché lascio i doni e torno al mio profondo –.</l></lg></div1>
<div1 type="poesia" n="86. Palustri valli ed arenosi lidi">
<argument><p>Prima chiede a' lidi ed a' porti del mare che gli insegnino ove la sua donna sia a pescare; poi mostra di veder tirar la rete.</p></argument>
<lg><l>Palustri valli ed arenosi lidi,</l>
<l>aure serene, acque tranquille e quete,</l>
<l>marini armenti, e voi che fatti avete</l>
<l>a verno più soave i cari nidi;</l></lg>
<lg><l>elci frondose, amici porti e fidi,</l>
<l>chi, tra le pescatrici accorte e liete,</l>
<l>dove han già tesa con Amor la rete,</l>
<l>sarà ch'i passi erranti or drizzi e guidi?</l></lg>
<lg><l>Veggio la donna, anzi la vita mia,</l>
<l>e 'l fune avvolto a la sua bianca mano</l>
<l>che trar l'alme co' pesci ancor potria,</l></lg>
<lg><l>e 'l dolce riso lampeggiar lontano,</l>
<l>mentre il candido piè lavar desia</l>
<l>e bagna il mar ceruleo lembo in vano.</l></lg></div1>
<div1 type="poesia" n="87. Non son più Belvedere">
<argument><p>[A la villa di Belvedere, mentre la sua donna era a Comacchio].</p></argument>
<lg><l>Non son più Belvedere,</l>
<l>ma Belveder già mi facea colei</l>
<l>che bel veder se ne portò con lei.</l></lg>
<lg><l>Or sono vista sconsolata e scura</l>
<l>e manca il verde a gl'infelici rami</l>
<l>e l'ombre a queste fronde:</l>
<l>e, come piace a la crudel ventura,</l>
<l>benché sfogare il mio dolore i' brami,</l>
<l>è secco il fonte e l'onde,</l>
<l>né piango e non ho d'onde.</l>
<l>Chi le lagrime rende a gli occhi miei,</l>
<l>ché pianger sempre e lagrimar dovrei?</l></lg></div1>
<div1 type="poesia" n="88. M'apre talor madonna il suo celeste">
<argument><p>Dice che la pietà la quale egli vede ne gli occhi de la sua donna non è vera pietà ma crudeltà, che prende quella sembianza per ingannarlo.</p></argument>
<lg><l>M'apre talor madonna il suo celeste</l>
<l>riso fra perle e bei rubini ardenti,</l>
<l>e l'orecchio inchinando a' miei lamenti</l>
<l>di vago affetto il ciglio adorna e veste;</l></lg>
<lg><l>ma non avvien però ch'in lei si deste</l>
<l>alcun breve dolor de' miei tormenti,</l>
<l>anzi la cetra e i miei non rozzi accenti,</l>
<l>e me disprezza e le mie voglie oneste.</l></lg>
<lg><l>Né pietà vera ne' begli occhi accoglie</l>
<l>ma crudeltà, ch'in tal sembianza or mostri</l>
<l>perché l'alma ingannata arda e consumi.</l></lg>
<lg><l>Specchi del cor, fallaci infidi lumi,</l>
<l>ben conosciamo in voi gl'inganni vostri;</l>
<l>ma che pro, se schifarli Amor ci toglie?</l></lg></div1>
<div1 type="poesia" n="89. Mentre madonna s'appoggiò pensosa">
<argument><p>Chiama felice un'ape, la quale avea morso un labbro de la sua donna mentre ch'ella dopo lungo passeggiare sedeva in un giardino.</p></argument>
<lg><l>Mentre madonna s'appoggiò pensosa</l>
<l>dopo i suoi lieti e volontari errori</l>
<l>al fiorito soggiorno, i dolci umori</l>
<l>depredò, susurrando, ape ingegnosa;</l></lg>
<lg><l>e ne' labri nudria l'aura amorosa</l>
<l>al sol de gli occhi suoi perpetui fiori,</l>
<l>e volando a' dolcissimi colori,</l>
<l>ella sugger pensò vermiglia rosa.</l></lg>
<lg><l>Ah, troppo bello error, troppo felice!</l>
<l>Quel ch'a l'ardente ed immortal desio</l>
<l>già tant'anni si nega, a lei pur lice.</l></lg>
<lg><l>Vile ape, Amor, cara mercè rapio:</l>
<l>che più ti resta, s'altri il mèl n'elice,</l>
<l>da temprar il tuo assenzio e 'l dolor mio?</l></lg></div1>
<div1 type="poesia" n="90. Mentre nubi di sdegno">
<argument><p>Dice a la sua donna che mentre gli si mostrò sdegnata poté soffrire il foco, ma ora che se gli mostra pietosa non può sopportarlo, laonde...</p></argument>
<lg><l>Mentre nubi di sdegno</l>
<l>fra' vostri occhi e 'l mio core</l>
<l>fûro interposte, egli soffrì l'ardore.</l>
<l>Or che chiaro si gira</l>
<l>il sol di quei bei lumi</l>
<l>forz'è che si consumi</l>
<l>l'anima esposta a sì gran foco ignuda.</l>
<l>Poiché dunque può l'ira</l>
<l>temprar sì ardente face</l>
<l>più che pietà non face,</l>
<l>siatemi, prego, per pietà più cruda.</l></lg></div1>
<div1 type="poesia" n="91. Io veggio, o parmi, quando in voi m'affiso">
<argument><p>Mostra d'essersi avveduto d'un nuovo amore de la sua donna ne la pallidezza e ne' sospiri; ma di non sapere appunto quale egli sia.</p></argument>
<lg><l>Io veggio, o parmi, quando in voi m'affiso</l>
<l>un desio che v'accende ed innamora</l>
<l>a quel vago pallor che discolora</l>
<l>le rose e i gigli del fiorito viso;</l></lg>
<lg><l>e dove lampeggiava un dolce riso</l>
<l>languidi e rochi mormorar talora</l>
<l>odo i fidi messaggi e l'aria e l'ôra</l>
<l>ch'aura appunto mi par di paradiso.</l></lg>
<lg><l>E ben io, vago di saper novella</l>
<l>de' secreti del core, il ver ne spio;</l>
<l>ma questo solo par che si riveli:</l></lg>
<lg><l>– Quel che ci move è giovenil desio –.</l>
<l>Pur qual bellezza invogli alma sì bella</l>
<l>solo ella il sa, che vuoi ch'altrui si celi.</l></lg></div1>
<div1 type="poesia" n="92. Come il nocchier da gl'infiammati lampi">
<argument><p>Dice di predir la sua fortuna nel volto de la sua donna, come il nocchiero nell'aspetto de le stelle.</p></argument>
<lg><l>Come il nocchier da gl'infiammati lampi,</l>
<l>dal sol nascente o da la vaga luna,</l>
<l>da nube che la cinga oscura e bruna</l>
<l>o che d'intorno a lei sanguigna avvampi,</l></lg>
<lg><l>conosce il tempo in cui si fugga e scampi</l>
<l>nembo o procella torbida importuna</l>
<l>o si creda a l'incerta aspra fortuna</l>
<l>il caro legno per gli ondosi campi;</l></lg>
<lg><l>così nel variar del vostro ciglio</l>
<l>or nubilo or sereno avvien ch'io miri</l>
<l>or segno di salute or di periglio;</l></lg>
<lg><l>ma stabile aura non mi par che spiri;</l>
<l>ond'io sovente prendo altro consiglio</l>
<l>e raccolgo le vele a' miei desiri.</l></lg></div1>
<div1 type="poesia" n="93. Disdegno e gelosia">
<argument><p>Dice che disdegno e gelosia gli tolgono la vista de la sua donna.</p></argument>
<lg><l>Disdegno e gelosia,</l>
<l>vostri custodi, donna, e miei nemici,</l>
<l>fan gli occhi miei famelici e mendici.</l>
<l>Ed insieme col raggio</l>
<l>de' bei vostr'occhi i bei cortesi detti</l>
<l>pien di spirti e d'affetti</l>
<l>mi toglie de' duo dardi il doppio oltraggio:</l>
<l>ond'io, lasso, d'intorno</l>
<l>a le guardate mura</l>
<l>erro la notte solitario e il giorno,</l>
<l>qual cacciator ch'insidi</l>
<l>d'errante fera i boscherecci nidi.</l>
<l>Ma non vuol mia ventura</l>
<l>ch'involi senza pena; onde divegno</l>
<l>preda di predator, d'arciero il segno.</l></lg></div1>
<div1 type="poesia" n="94. Quel vago affetto ch'io conobbi a pena">
<argument><p>Mostra d'essersi accorto a più certi segni de lo amor de la sua donna.</p></argument>
<lg><l>Quel vago affetto ch'io conobbi a pena</l>
<l>dianzi nel pallor vostro e ne' sospiri,</l>
<l>or in lieto color par che si miri</l>
<l>e 'n voce pur di placida sirena;</l></lg>
<lg><l>ma non so, lasso, a cui sì cara e piena</l>
<l>di dolcezza risuoni e gioia spiri,</l>
<l>e per chi sono accesi i suoi desiri;</l>
<l>per me non già, che gelo in ogni vena.</l></lg>
<lg><l>Né vi miro mai, donna, e non v'ascolto</l>
<l>che fuor l'aspetto e dentro il cor non muti</l>
<l>ripien di voglie timide e gelose;</l></lg>
<lg><l>e conosco ben io ch'a me rivolto</l>
<l>s'oscura il dolce lume e che sdegnose</l>
<l>son le parole e 'n loro anco i saluti.</l></lg></div1>
<div1 type="poesia" n="95. Piante, frondose piante">
<argument><p>Si duole di un dono altrui gradito da la sua donna.</p></argument>
<lg><l>Piante, frondose piante</l>
<l>che tra le foglie e i fiori</l>
<l>nutriste i frutti in bel giardino adorno;</l>
<l>e tu, di Flora amante,</l>
<l>che ne' felici amori</l>
<l>soavemente sospiravi intorno;</l>
<l>sole, ch'in quel soggiorno</l>
<l>spiegasti i dolci raggi;</l>
<l>fiume, che i tronchi e l'erbe</l>
<l>fai più liete e superbe</l>
<l>girando spesso i liquidi viaggi,</l>
<l>odi, ch'io mi querelo,</l>
<l>odilo, o terra o cielo!</l></lg>
<lg><l>Madonna prende i doni</l>
<l>d'amante insidioso</l>
<l>ed a' nemici occulti apre la via;</l>
<l>e gusta (or mi perdoni)</l>
<l>dolce veneno ascoso</l>
<l>nel caro cibo che fuggir dovria.</l>
<l>Mortal dolcezza e ria,</l>
<l>deh, non l'ingombri il petto:</l>
<l>e s'attoscar Natura</l>
<l>volle alma così pura,</l>
<l>fe' la mia morte ne l'altrui diletto.</l>
<l>Natura, iniqua maga,</l>
<l>del mio dolor s'appaga.</l></lg>
<lg><l>E tu, crudel, ne ridi;</l>
<l>ma rugiade fûr quelle</l>
<l>de la bell'alba, e pianto dolce e chiaro.</l>
<l>E, per ch'io più diffidi,</l>
<l>le mie nemiche stelle</l>
<l>sul dono lagrimâr, che fu sì caro.</l>
<l>Dono a me solo amaro,</l>
<l>che mi strugge, pensando,</l>
<l>ed a me sol crudele,</l>
<l>che suggo assenzio e fele;</l>
<l>dove ti colse il mio nemico, o quando?</l>
<l>O don, che m'uccidesti,</l>
<l>dove, dove nascesti?</l></lg>
<lg><l>Amor, se dentro a' rami</l>
<l>volavi, come augello,</l>
<l>piagar dovevi di mortal ferita;</l>
<l>or per ch'io me 'n richiami,</l>
<l>sol dispietato e fello</l>
<l>ti mostri a me, c'ho sì dogliosa vita.</l>
<l>Qual pianta è sì gradita,</l>
<l>in cui vi colga i frutti?</l>
<l>Se d'odioso germe</l>
<l>son le speranze inferme</l>
<l>e la mia fede e i miei sospiri e i lutti,</l>
<l>qual sì lontana terra,</l>
<l>che 'l mar divide o serra?</l></lg>
<lg><l>Canzone, io sono il tronco e le mie fronde</l>
<l>son mille miei desiri,</l>
<l>e i pomi aspri martiri.</l></lg></div1>
<div1 type="poesia" n="96. Donna, quanto più a dentro">
<argument><p>Dice a la sua donna che, quanto più conosce del suo core, tanto meno gli presta credenza.</p></argument>
<lg><l>Donna, quanto più a dentro</l>
<l>conobbi il vostro core,</l>
<l>tanto a darvi credenza io non più tardo,</l>
<l>né stimo quel di fòre;</l>
<l>io dico un vago inchino, un dolce sguardo,</l>
<l>un dir: – Nel foco io ardo –,</l>
<l>un scolorir di viso,</l>
<l>un dolente sospiro, un lieto riso.</l></lg></div1>
<div1 type="poesia" n="97. A chi creder degg'io">
<argument><p>Parla con Amore, dicendo di non voler credere più a le parole che a' fatti.</p></argument>
<lg><l>A chi creder degg'io</l>
<l>se vani sono i detti</l>
<l>e 'l vento se ne porta le parole?</l>
<l>Non a le voci sole,</l>
<l>che scompagnate sian da veri effetti,</l>
<l>Amor, crederò mai;</l>
<l>ma tanto or temo, quanto già sperai.</l>
<l>Amor, se vuoi ch'io creda,</l>
<l>convien che 'l core altrui ne' fatti veda.</l></lg></div1>
<div1 type="poesia" n="98. Quel puro ardor che da i lucenti giri">
<argument><p>Si duole che la gelosia abbia contaminata la dolcezza e la soavità ch'egli sentiva ne l'amare.</p></argument>
<lg><l>Quel puro ardor che da i lucenti giri</l>
<l>de l'anima immortale in me discese,</l>
<l>sì soave alcun tempo il cor m'accese</l>
<l>che nel pianto ei gioiva e ne' sospiri,</l></lg>
<lg><l>come minacci Amor, come s'adiri,</l>
<l>quali sian le vendette e qual l'offese</l>
<l>per prova seppi allor, né più s'intese</l>
<l>che beassero altrui pene e martiri.</l></lg>
<lg><l>Or ch'empia gelosia s'usurpa il loco</l>
<l>ove sedeva Amor solo in disparte</l>
<l>e fra le dolci fiamme il ghiaccio mesce,</l></lg>
<lg><l>m'è l'incendio noioso e 'l dolor cresce</l>
<l>si ch'io ne pèro, ahi, lasso! Or con quale arte</l>
<l>se temprato è dal gel più m'arde il foco?</l></lg></div1>
<div1 type="poesia" n="99. Geloso amante apro mill'occhi e giro">
<argument><p>Descrive in se medesimo la natura e la sollecitudine de' gelosi.</p></argument>
<lg><l>Geloso amante apro mill'occhi e giro</l>
<l>e mille orecchi ad ogni suono intenti,</l>
<l>e sol di cieco orror larve e spaventi,</l>
<l>quasi animal ch'adombre, odo e rimiro.</l></lg>
<lg><l>S'apre un riso costei, se 'n dolce giro</l>
<l>lieta rivolge i begli occhi lucenti,</l>
<l>se cinta di pietà gli altrui lamenti</l>
<l>accoglie e move un detto od un sospiro,</l></lg>
<lg><l>temo ch'altri ne goda e che m'invole</l>
<l>l'aura e la luce, e ben mi duol che spieghi</l>
<l>raggio di sua bellezza in alcun lato.</l></lg>
<lg><l>Si nieghi a me pur ch'a ciascun si pieghi;</l>
<l>ché, quando altrui non splenda il mio bel sole,</l>
<l>ne le tenebre ancor sarò beato.</l></lg></div1>
<div1 type="poesia" n="100. O ne l'amor che mesci">
<argument><p>[Nel medesimo soggetto].</p></argument>
<lg><l>O ne l'amor che mesci</l>
<l>d'amar novo sospetto,</l>
<l>o sollecito dubbio e fredda tema,</l>
<l>che pensando t'accresci</l>
<l>e t'avanzi nel petto</l>
<l>quanto la speme si dilegua e scema;</l>
<l>s'amo beltà suprema,</l>
<l>angelici costumi</l>
<l>e sembianti celesti</l>
<l>e portamenti onesti</l>
<l>per ch'avvien che temendo io mi consumi?</l>
<l>e che mi strugga e roda,</l>
<l>s'altri li mira e loda?</l></lg>
<lg><l>Già difetto non sei</l>
<l>de la gentil mia donna,</l>
<l>ché nulla manca in lei se non pietate;</l>
<l>e temer non devrei</l>
<l>ch'ove onestà s'indonna</l>
<l>regnasse Amor fra voglie aspre e gelate:</l>
<l>pur la sua gran beltate</l>
<l>ch'altrui si rasserena</l>
<l>e lo mio picciol merto</l>
<l>mi fa dubbioso e 'ncerto,</l>
<l>tal che sei colpa mia, non sol mia pena:</l>
<l>sei colpa e pena mia,</l>
<l>o cruda Gelosia.</l></lg>
<lg><l>E me stesso n'accuso</l>
<l>ch'al mio martir consento</l>
<l>sol per troppo voler, per troppo amare;</l>
<l>e quel che dentro è chiuso</l>
<l>con cento lumi e cento</l>
<l>veder i' bramo, e non sol ciò ch'appare.</l>
<l>Luci serene e chiare,</l>
<l>soavi e cari detti,</l>
<l>riso benigno e lieto,</l>
<l>che fa nel più secreto</l>
<l>albergo l'alma fra celati affetti?</l>
<l>Fra gli occulti pensieri</l>
<l>che vuol? ch'io tema o speri?</l></lg>
<lg><l>Voi, sospiri cortesi</l>
<l>e fidi suoi messaggi,</l>
<l>a chi ve 'n gite, a cui portate or pace?</l>
<l>Deh, mi fusser palesi</l>
<l>vostri dolci viaggi,</l>
<l>e quel che nel suo core ascende e tace!</l>
<l>Oimè, che più le piace</l>
<l>valore o chiara fama,</l>
<l>o bella giovinezza,</l>
<l>o giovenil bellezza,</l>
<l>o più sangue reale onora ed ama!</l>
<l>Ma, se d'amor s'appaga,</l>
<l>forse del nostro è vaga.</l></lg>
<lg><l>È il mio vero ed ardente,</l>
<l>e per timor non gela,</l>
<l>né s'estingue per ira o per disdegno,</l>
<l>e cresce ne la mente</l>
<l>s'egli si copre o cela:</l>
<l>però, se rade volte ascoso il legno,</l>
<l>ben di pietade è degno</l>
<l>e degni di mercede</l>
<l>sono i pensier miei lassi.</l>
<l>Così solo io l'amassi</l>
<l>come il mio vivo foco ogni altro eccede,</l>
<l>ché non temerei sempre</l>
<l>in disusate tempre.</l></lg>
<lg><l>Né solo il dolce suono</l>
<l>e l'accorte parole</l>
<l>di che seco ragiona e i bei sembianti,</l>
<l>ma spesso il lampo e 'l tuono</l>
<l>e l'aura e 'l vento e 'l sole</l>
<l>mi fan geloso e gli altri divi erranti.</l>
<l>Temo i celesti amanti:</l>
<l>e se ne l'aria io veggio</l>
<l>o nube vaga o nembo,</l>
<l>dico: – Or le cade in grembo</l>
<l>la ricca pioggia –; e col pensier vaneggio,</l>
<l>che spesso ancor m'adombra</l>
<l>duci ed eroi ne l'ombra.</l></lg>
<lg><l>Canzon, pria mancherà fiume per verno</l>
<l>che nel mio dubbio core</l>
<l>manchi per gelo amore.</l></lg></div1>
<div1 type="poesia" n="101. Donai me stesso: e, se sprezzaste il dono">
<argument><p>Rende la cagione perché più tosto abbia mandato a donare il ritratto de la donna che il suo medesimo.</p></argument>
<lg><l>Donai me stesso: e, se sprezzaste il dono,</l>
<l>che donarvi più caro or vi potrei?</l>
<l>La mia immagine no, ch'a gli occhi miei</l>
<l>tanto è molesta quanto lunge i' sono.</l></lg>
<lg><l>Tal che quasi d'amarmi io vi perdono</l>
<l>benché sian tutti amori i pensier miei;</l>
<l>né fuor ch'un bel sembiante altro saprei</l>
<l>donar, perché 'l gradiste; e quel vi dono.</l></lg>
<lg><l>In voi finite almen vostri desiri</l>
<l>né li torca vaghezza ad altro obbietto,</l>
<l>ch'è men bello di voi dovunque io miri.</l></lg>
<lg><l>Sol geloso mi faccia il vostro aspetto,</l>
<l>ch'amando il piacer vostro e i miei martiri,</l>
<l>amerete il mio amore e 'l mio sospetto.</l></lg></div1>
<div1 type="poesia" n="102. Quella secreta carta, ove l'interno">
<argument><p>Si duole che le sue lettere siano mostrate con suo disprezzo, sperando dal suo sdegno altrettanto piacere quanto gli prometteva l'amore.</p></argument>
<lg><l>Quella secreta carta, ove l'interno</l>
<l>e chiuso affetto mio, ch'adorno in rime,</l>
<l>in poche note e 'n puro stil s'esprime,</l>
<l>voi dimostrando mi prendeste a scherno.</l></lg>
<lg><l>Né solo con questi occhi omai discerno</l>
<l>che mal gradite il mio cantar sublime,</l>
<l>ma con essi vegg'io come e' si stime</l>
<l>favola vile e con mio sdegno eterno.</l></lg>
<lg><l>Or quanto di voi speri, Amor se 'l vede,</l>
<l>mentre ei guarda e consente, e se n'infinge,</l>
<l>che riveliate i miei pensier segreti.</l></lg>
<lg><l>Ma par che sdegno anco sperar mi vieti</l>
<l>quel ch'io sperava e dolce a l'alma or finge</l>
<l>la vendetta via più d'ogni mercede.</l></lg></div1>
<div1 type="poesia" n="103. Bella guerriera mia, se 'l vostro orgoglio">
<argument><p>Dice che, se a la sua donna sono cari i suoi martiri, de' quali egli per suo amore si compiace, al fine le sarà cara ancora la sua morte.</p></argument>
<lg><l>Bella guerriera mia, se 'l vostro orgoglio</l>
<l>e la vostra bellezza in voi son pari,</l>
<l>né questi versi avete in pregio o cari</l>
<l>ma le mie pene, io men languir non voglio;</l></lg>
<lg><l>e mi piace 'l dolor quando io mi doglio,</l>
<l>e dolcezza sent'io d'affanni amari,</l>
<l>occhi di grazia e di pietate avari,</l>
<l>nel farsi un molle petto un duro scoglio.</l></lg>
<lg><l>E se l'esser ingrata è 'l vostro onore,</l>
<l>or, se vi pare, i miei sospiri e' pianti</l>
<l>non sian più fiori omai d'occulto amore;</l></lg>
<lg><l>ma de la fede a' miei pensier costanti</l>
<l>morte sia il frutto, e di passarmi il core</l>
<l>una candida man si glorii e vanti.</l></lg></div1>
<div1 type="poesia" n="104. Mal gradite mie rime, in vano spese">
<argument><p>Si duole d'una repulsa nel ballo e pensa di vendicarsi.</p></argument>
<lg><l>Mal gradite mie rime, in vano spese</l>
<l>per onorar donna leggiadra e bella,</l>
<l>ch'altrui fedele, a me spietata e fella</l>
<l>nega la man che già m'avvinse e prese.</l></lg>
<lg><l>Aspre repulse, or fia che tante offese</l>
<l>sostenga e celi or questa ingiuria or quella</l>
<l>né scuota il giogo ancor l'anima ancella</l>
<l>e non estingua le sue fiamme accese?</l></lg>
<lg><l>Dunque, se amando i' parea già canoro,</l>
<l>or disdegnando sarò muto e roco</l>
<l>né d'armarne oserò lo stile e i carmi?</l></lg>
<lg><l>Ché queste ancor pungenti e fervide armi</l>
<l>come quadrella son di lucido oro:</l>
<l>ma la superba or se le prende a gioco.</l></lg></div1>
<div1 type="poesia" n="105. S'arma lo Sdegno, e 'n lunga schiera e folta">
<argument><p>Descrive la vittoria de lo Sdegno e il suo trionfo.</p></argument>
<lg><l>S'arma lo Sdegno, e 'n lunga schiera e folta</l>
<l>pensier di gloria e di virtù raccoglie</l>
<l>mentre ei per la ragion la spada toglie,</l>
<l>ch'è in lucide arme di diamante involta.</l></lg>
<lg><l>Ecco la turba già importuna e stolta</l>
<l>sparsa cader de le discordi voglie,</l>
<l>e de' miei sensi e di nemiche spoglie</l>
<l>leggiadra pompa anzi 'l trionfo accolta.</l></lg>
<lg><l>Bellezza ad arte incolta, atti soavi,</l>
<l>finta pietà, sdegno tenace e duro</l>
<l>e querele e lusinghe in dolci accenti,</l></lg>
<lg><l>ed accoglienze liete e meste e gravi</l>
<l>de la nemica mia l'arme già fûro,</l>
<l>or son trofei di que' guerrieri ardenti.</l></lg></div1>
<div1 type="poesia" n="106. Costei, ch'asconde un cor superbo ed empio">
<argument><p>Assomiglia la condizione de la sua donna a quella di colui ch'arse il tempio di Diana Efesia.</p></argument>
<lg><l>Costei, ch'asconde un cor superbo ed empio</l>
<l>sotto cortese angelica figura,</l>
<l>m'arde di foco ingiusto e si procura</l>
<l>fama da' miei lamenti e dal mio scempio;</l></lg>
<lg><l>e prender vuol da quella mano essempio</l>
<l>che troppo iniqua osò, troppo secura,</l>
<l>per farsi illustre in ogni età futura,</l>
<l>struggere antico e glorioso tempio.</l></lg>
<lg><l>Ma non fia ver che ne' sospiri ardenti</l>
<l>suoni il suo nome, e rimarrà sepolta</l>
<l>del suo error la memoria e del suo strale;</l></lg>
<lg><l>ché gloria ella n'avrà s'i miei tormenti</l>
<l>faranno istoria, e fia vendetta eguale</l>
<l>lasciarla in un silenzio eterno avvolta.</l></lg></div1>
<div1 type="poesia" n="107. Arsi gran tempo, e del mio foco indegno">
<argument><p>Nel medesimo soggetto: mostra di sperare la vendetta nel silenzio e ne l'oblivione.</p></argument>
<lg><l>Arsi gran tempo, e del mio foco indegno</l>
<l>esca fu sol vana bellezza e frale;</l>
<l>e qual palustre augello il canto e l'ale</l>
<l>volsi, di fango asperse, ad umil segno.</l></lg>
<lg><l>Or, che può gelo d'onorato sdegno</l>
<l>spegner la face e quell'ardor mortale,</l>
<l>con altra fiamma più s'inalza e sale</l>
<l>sovra le stelle il mio non pigro ingegno.</l></lg>
<lg><l>Lasso! e conosco ben che quanto io dissi</l>
<l>fu voce d'uom cui ne' tormenti astringa</l>
<l>giudice ingiusto a traviar dal vero</l></lg>
<lg><l>Perfida, ancor ne la tua fraude io spero,</l>
<l>che, dove pria giacesti, ella ti spinga</l>
<l>ne gli oscuri d'oblio profondi abissi.</l></lg></div1>
<div1 type="poesia" n="108. Non più crespo oro o d'ambra tersa e pura">
<argument><p>Mostra d'accorgersi del suo inganno e di manifestarlo.</p></argument>
<lg><l>Non più crespo oro o d'ambra tersa e pura</l>
<l>stimo le chiome che 'l mio laccio ordiro,</l>
<l>e nel volto e nel seno altro non miro</l>
<l>ch'ombra de la beltà che poco dura:</l></lg>
<lg><l>fredda la fiamma è già, sua luce oscura,</l>
<l>senza grazia de gli occhi il vago giro:</l>
<l>deh, come i miei pensier tanto invaghiro,</l>
<l>lasso, e chi la ragione o sforza o fura?</l></lg>
<lg><l>Fero inganno d'Amor, l'inganno ornai</l>
<l>tessendo in rime sì leggiadri fregi</l>
<l>a la crudel ch'indi più bella apparve.</l></lg>
<lg><l>Ecco, i' rimovo le mentite larve:</l>
<l>or ne le proprie tue sembianze omai</l>
<l>ti veggia il mondo e ti contempli e pregi!</l></lg></div1>
<div1 type="poesia" n="109. Mentre soggetto al tuo spietato regno">
<argument><p>Mostra di temer più le lusinghe che la crudeltà de la sua donna.</p></argument>
<lg><l>Mentre soggetto al tuo spietato regno</l>
<l>vissi, ove ricondurmi, Amor, contendi,</l>
<l>via più de le procelle e de gl'incendi</l>
<l>temea pur l'ombra d'un tuo leve sdegno:</l></lg>
<lg><l>or che ritratto ho il cor da giogo indegno</l>
<l>l'arme ardenti de l'ira in van riprendi</l>
<l>e 'n van tanti vèr me folgori spendi,</l>
<l>né di mille tuoi colpi un fere il segno.</l></lg>
<lg><l>Vibra pur l'arme tue, faccia l'estremo</l>
<l>d'ogni tua possa orgoglio ed onestate,</l>
<l>nulla curo io se tuoni o pur saetti.</l></lg>
<lg><l>Così mai d'amor lampo o di pietate</l>
<l>non veggio più, né speme il core alletti;</l>
<l>ché mansueta lei, non fera, io temo.</l></lg></div1>
<div1 type="poesia" n="110. Ah! quale angue infernale, in questo seno">
<argument><p>Si duole d'aver offeso la sua donna, come di gravissima colpa.</p></argument>
<lg><l>Ah! quale angue infernale, in questo seno</l>
<l>serpendo, tanto in lui veneno accolse?</l>
<l>E chi formò le voci e chi disciolse</l>
<l>a la mia folle ardita lingua il freno,</l></lg>
<lg><l>sì che turbò madonna e 'l bel sereno</l>
<l>de la sua luce in atra nebbia involse?</l>
<l>Quel ferro ch'Efialte al ciel rivolse</l>
<l>vinse il mio stile o pareggiollo almeno.</l></lg>
<lg><l>Or qual arena sì deserta o folto</l>
<l>bosco sarà tra l'alpi ov'io m'invole</l>
<l>da la mia vista solitario e vago?</l></lg>
<lg><l>O come ardisco or di mirare il sole,</l>
<l>se le bellezze sue sprezzai nel volto</l>
<l>de la mia donna, quasi in propria imago?</l></lg></div1>
<div1 type="poesia" n="111. Mentre al tuo giogo io mi sottrassi, Amore">
<argument><p>Tornando sotto il giogo, di nuovo ne spera fama e riputazione.</p></argument>
<lg><l>Mentre al tuo giogo io mi sottrassi, Amore,</l>
<l>e fui ribello al tuo ch'è giusto regno,</l>
<l>m'ebbe fortuna ingiuriosa a sdegno</l>
<l>tronca la via di bello e d'alto onore;</l></lg>
<lg><l>tal ch'io muto consiglio, e dono il core,</l>
<l>sacro la verde età, sacro l'ingegno</l>
<l>a le saette; ah! non ti spiaccia il segno,</l>
<l>che non si volge al trapassar de l'ore.</l></lg>
<lg><l>Né trovar lo potrai da Battro a Tile</l>
<l>più costante a' tuoi colpi o dolci o 'nfesti:</l>
<l>e tu gloria n'avrai, signor gentile,</l></lg>
<lg><l>io pregio e fama, e dì men foschi e mesti;</l>
<l>e teco muterà suo duro stile</l>
<l>sorte nemica a' miei desiri onesti.</l></lg></div1>
<div1 type="poesia" n="112. Queste or cortesi ed amorose lodi">
<argument><p>Dice ch'Amore è cagione de la incostanza de le sue passioni.</p></argument>
<lg><l>Queste or cortesi ed amorose lodi</l>
<l>de la mia donna, or duri aspri lamenti,</l>
<l>mie voci no, ma son d'Amore accenti;</l>
<l>dunque incolpane Amore, o tu che l'odî.</l></lg>
<lg><l>Amor, che molti gira in vari modi</l>
<l>a la vita serena avversi venti,</l>
<l>tra gli occhi miei bramosi e i suoi lucenti</l>
<l>mesce brame e temenze e sdegni ed odi.</l></lg>
<lg><l>Per questi, che 'l mio cor ne' miei sospiri</l>
<l>sparge quasi vapori, un sol turbato</l>
<l>veggio ne l'aria del bel viso oscura;</l></lg>
<lg><l>e chiamo instabil lei cangiand'io stato,</l>
<l>e la chiamo vèr me spietata e dura</l>
<l>ove molle e pietosa altrui rimiri.</l></lg></div1>
<div1 type="poesia" n="113. Quel generoso mio guerriero interno">
<argument><p>Introduce lo Sdegno a contender con Amore avanti la Ragione.</p></argument>
<lg><l>Quel generoso mio guerriero interno,</l>
<l>ch'armato in guardia del mio core alberga</l>
<l>pur come duce di guerrieri eletti,</l>
<l>a lei, ch'in cima siede ove il governo</l>
<l>ha di nostra natura e tien la verga,</l>
<l>ch'al ben rivolge gli uni e gli altri affetti,</l>
<l>accusa quel ch'a i suoi dolci diletti</l>
<l>l'anima invoglia, vago e lusinghiero:</l>
<l>– Donna, del giusto impero</l>
<l>c'hai tu dal ciel, che ti creò sembiante</l>
<l>a la virtù che regge</l>
<l>i vaghi errori suoi con certa legge,</l>
<l>non fui contrario ancora o ribellante,</l>
<l>né mai trascorrer parmi</l>
<l>sì che non possa a tuo voler frenarmi.</l></lg>
<lg><l>Ma ben presi per te l'armi sovente</l>
<l>contra il desio, quando da te si scioglie</l>
<l>ed a' richiami tuoi l'orecchie ha sorde,</l>
<l>e, qual di varie teste empio serpente,</l>
<l>se medesmo divide in molte voglie</l>
<l>rapide tutte e cupide ed ingorde,</l>
<l>e sovra l'alma stride e fischia e morde,</l>
<l>sì che dolente ella sospira e geme</l>
<l>e di perirne teme.</l>
<l>Queste sono da me percosse e dome,</l>
<l>e molte ne recido,</l>
<l>ne fiacco molte e lui non anco uccido:</l>
<l>ma le rinnova ei poscia e, non so come,</l>
<l>via più tosto ch'augello</l>
<l>o le piume o i tronchi rami arbor novello.</l></lg>
<lg><l>Ben il sai tu, che sovra il fosco senso</l>
<l>nostro riluci sì da l'alta sede</l>
<l>come il sol che rotando esce di Gange;</l>
<l>e sai come il desio piacere intenso</l>
<l>in quelle sparge, ond'ei l'anima fiede,</l>
<l>profonde piaghe e le riapre e l'ange;</l>
<l>e sai come si svolga e come cange</l>
<l>di voglia in voglia al trasformar d'un viso,</l>
<l>quando ivi lieto un riso</l>
<l>o quando la pietà vi si dimostra,</l>
<l>o pur quando talora</l>
<l>qual viola il timor ei vi colora,</l>
<l>o la bella vergogna ivi s'inostra;</l>
<l>e sai come si suole</l>
<l>raddolcir anco al suon de le parole.</l></lg>
<lg><l>E sai se quella che sì altera e vaga</l>
<l>si mostra in varie guise, e 'n varie forme</l>
<l>quasi nuovo e gentil mostro si mira,</l>
<l>per opra di natura o d'arte maga</l>
<l>se medesma e le voglie ancor trasforme</l>
<l>de l'alma nostra che per lei sospira.</l>
<l>Lasso! qual brina al sole o dove spira</l>
<l>tepido vento si discioglie il ghiaccio,</l>
<l>tal ancor io mi sfaccio</l>
<l>spesso a' begli occhi ed a la dolce voce;</l>
<l>e, mentre si dilegua</l>
<l>il mio vigor, pace io concedo o tregua</l>
<l>al mio nemico; e quanto è men feroce</l>
<l>tanto più forte il sento,</l>
<l>e volontario a' danni miei consento.</l></lg>
<lg><l>Consento che la speme, onde ristoro</l>
<l>per mia natura prendo e mi rinfranco</l>
<l>e nel dubbio m'avanzo e nel periglio,</l>
<l>torca da l'alto obietto a' bei crin d'oro</l>
<l>o la raggiri al molle avorio e bianco</l>
<l>ed a quel volto candido e vermiglio;</l>
<l>o la rivolga al variar del ciglio,</l>
<l>quasi fosse di lui la spene ancella</l>
<l>e fatta a me ribella.</l>
<l>Ma non avvien che il traditor s'acqueti;</l>
<l>anzi del cor le porte</l>
<l>apre e dentro ricetta estranie scorte</l>
<l>e fora messi invia scaltri e secreti;</l>
<l>e, s'io del ver m'avveggio,</l>
<l>me prender tenta e te cacciar di seggio –.</l></lg>
<lg><l>Così dic'egli, al seggio alto converso</l>
<l>di lei che palma pur dimostra e lauro;</l>
<l>e 'l dolce lusinghier così risponde:</l>
<l>– Alcun non fu de' miei consorti avverso</l>
<l>per sacra fame a te di lucido auro</l>
<l>ch'ivi men s'empie ov'ella più n'abonde;</l>
<l>né per brama d'onor ch'i tuoi confonde</l>
<l>ordini giusti. E s'io rara bellezza</l>
<l>seguii sol per vaghezza,</l>
<l>tu sai ch'a gli occhi desiosi apparse</l>
<l>donna così gentile</l>
<l>nel mio più lieto e più felice aprile</l>
<l>che 'l giovinetto cor subito n'arse:</l>
<l>per questa al piacer mossi</l>
<l>rapidamente e dal tuo fren mi scossi.</l></lg>
<lg><l>Forse, io no 'l niego, incauto allor piagai</l>
<l>l'alma; e se quelle piaghe a lei fûr gravi,</l>
<l>ella se 'l sa tanto il languir le piace,</l>
<l>e per sì bella donna anzi trar guai</l>
<l>toglie che medicine ha sì soavi,</l>
<l>che gioir d'altra, e ne' sospir no 'l tace.</l>
<l>Ma questo altero mio nemico audace,</l>
<l>che per leve cagion, quando più scherza,</l>
<l>se stesso infiamma e sferza,</l>
<l>in quella fronte più del ciel serena</l>
<l>a pena vide un segno</l>
<l>d'irato orgoglio e d'orgoglioso sdegno</l>
<l>e d'avverso desire un'ombra a pena,</l>
<l>che schernito si tenne,</l>
<l>e del dispregio sprezzator divenne.</l></lg>
<lg><l>Quanto ei superbì poscia e 'n quante guise</l>
<l>fu crudel sovra me, già vinto e lasso</l>
<l>nel corso e per repulse sbigottito,</l>
<l>il dica ei che mi vinse e non m'ancise;</l>
<l>se 'n glorii pur ch'io gloriare il lasso.</l>
<l>Questo io dirò, ch'ei folle, e non ardito,</l>
<l>incontra quel voler che teco unito</l>
<l>tale ognor segue chiare interne luci</l>
<l>qual io gli occhi per duci,</l>
<l>non men che sovra 'l mio l'armi distrinse;</l>
<l>perché 'l vedea sì vago</l>
<l>de la beltà d'una celeste imago</l>
<l>come foss'io, né lui da me distinse;</l>
<l>né par che ben s'avveda</l>
<l>che siam qua' figli de l'antica Leda.</l></lg>
<lg><l>Non siam però gemelli: ei di celeste,</l>
<l>io nacqui poscia di terrena madre;</l>
<l>ma fu il padre l'istesso, o così stimo:</l>
<l>e ben par ch'egualmente ambo ci deste</l>
<l>un raggio di beltà, che di leggiadre</l>
<l>forme adorna e colora il terren limo</l>
<l>Egli s'erge sovente, ed a quel primo</l>
<l>eterno mar d'ogni bellezza arriva</l>
<l>ond'ogni altro deriva:</l>
<l>io caggio, e 'n questa umanità m'immergo:</l>
<l>pur a voci canore</l>
<l>tal volta ed a soave almo splendore</l>
<l>d'occhi sereni mi raffino ed ergo,</l>
<l>per dargli senza assalto</l>
<l>le chiavi di quel core in cui t'essalto.</l></lg>
<lg><l>E con quel fido tuo, che d'alto lume</l>
<l>scòrto si move, anch'io raccolgo e mando</l>
<l>sguardi e sospiri, miei dolci messaggi.</l>
<l>Per questi egli talor con vaghe piume</l>
<l>n'esce, e tanto s'inalza al ciel volando</l>
<l>che lascia a dietro i tuoi pensier più saggi.</l>
<l>Altre forme più belle ad altri raggi</l>
<l>di più bel sol vagheggia; ed io felice</l>
<l>sarei, com'egli dice,</l>
<l>se tutto unito a lui seco m'alzassi:</l>
<l>ma la grave e mortale</l>
<l>mia natura mi stanca in guisa l'ale,</l>
<l>ch'oltre i begli occhi rado avvien ch'i' passi.</l>
<l>Con lor tratta gl'inganni</l>
<l>il tuo fedel seguace, e no 'l condanni.</l></lg>
<lg><l>Ma s'a te non dispiace, alta regina,</l>
<l>che là donde in un tempo ambo partiste,</l>
<l>egli rapido torni e varchi il cielo,</l>
<l>condotto no, ma da virtù divina</l>
<l>rapto, di forme non intese o viste;</l>
<l>a me, che nacqui in terra, e 'n questo velo</l>
<l>vago d'altra bellezza, e non te 'l celo,</l>
<l>perdona, ove talor troppo mi stringa</l>
<l>con lui che mi lusinga.</l>
<l>Forse ancora avverrà ch'a poco a poco</l>
<l>di non bramarlo impari,</l>
<l>e col voler mi giunga e mi rischiari</l>
<l>a' rai del suo celeste e puro foco,</l>
<l>come nel ciel riluce</l>
<l>Castore unito a l'immortal Polluce –.</l></lg>
<lg><l>Canzon, così l'un nostro affetto e l'altro</l>
<l>davanti a lei contende</l>
<l>ch'ambo li regge, e la sentenza attende.</l></lg></div1>
<div1 type="poesia" n="114. Sdegno, debil guerrier, campione audace">
<argument><p>Parla col suo Sdegno confortandolo che si renda ad Amore.</p></argument>
<lg><l>Sdegno, debil guerrier, campione audace,</l>
<l>tu me sotto arme rintuzzate e frali</l>
<l>conduci in campo, ov'è d'orati strali</l>
<l>armato Amore e di celeste face.</l></lg>
<lg><l>Già si spezza il tuo ferro e già si sface</l>
<l>qual vetro o gelo al ventilar de l'ali:</l>
<l>che fia s'attendi il foco o l'immortali</l>
<l>saette? ah troppo incauto, ah chiedi pace!</l></lg>
<lg><l>Grido io mercè, tendo la man che langue,</l>
<l>chino il ginocchio e porgo inerme il seno:</l>
<l>se pugna ei vuol, pugni per me pietade.</l></lg>
<lg><l>Ella palma n'acquisti o morte almeno,</l>
<l>ché, se stilla di pianto al sen gli cade</l>
<l>fia vittoria il morir, trionfo il sangue.</l></lg></div1>
<div1 type="poesia" n="115. Perché tormenti il tormentoso petto">
<argument><p>Parla con Amore e gli domanda perché sempre accresce le sue amorose passioni.</p></argument>
<lg><l>Perché tormenti il tormentoso petto</l>
<l>e pur trafiggi il mio trafitto core?</l>
<l>Perché le pene con le pene, Amore,</l>
<l>e 'l dolor cresci col dolente affetto?</l></lg>
<lg><l>Perché giungendo vai co 'l tuo diletto</l>
<l>piaghe a le piaghe ed a l'ardore ardore?</l>
<l>Perché raddoppi i colpi e 'l tuo furore</l>
<l>ch'io per morir con men vergogna aspetto?</l></lg>
<lg><l>Non esser di pietà, fanciul, sì parco</l>
<l>che non ho loco da ferite nove</l>
<l>e 'ndegna è d'uom già vinto alta vittoria.</l></lg>
<lg><l>Te seguitiamo e siam tua preda: altrove</l>
<l>spendi omai le saette e tendi l'arco,</l>
<l>ché 'l salvar l'innocente è vera gloria.</l></lg></div1>
<div1 type="poesia" n="116. Allor che ne' miei spirti intepidissi">
<argument><p>Attribuisce a la lepidezza de l'amore l'imperfezione de la poesia ed assomiglia se medesimo a la cetra ed Amore al musico.</p></argument>
<lg><l>Allor che ne' miei spirti intepidissi</l>
<l>quel ch'accendete voi soave foco,</l>
<l>pigro divenni augel di valle e roco</l>
<l>e vile e grave a me medesmo io vissi:</l></lg>
<lg><l>nulla poscia d'amor cantai né scrissi,</l>
<l>e s'alcun detto i' ne formai da gioco</l>
<l>n'ebbi scorno tal volta, e basso e fioco</l>
<l>garrir non chiaro e nobil carme udissi.</l></lg>
<lg><l>Come cetra son io discorde, o come</l>
<l>lira cui dotta mano o rozza or tocchi</l>
<l>e dia noia o diletto in vario suono;</l></lg>
<lg><l>e dolce il canto è sol nel vostro nome,</l>
<l>e poetando sol di sì begli occhi</l>
<l>mi detta Amor quanto io di lui ragiono.</l></lg></div1>
<div1 type="poesia" n="117. Chi serrar pensa a' pensier vili il core">
<argument><p>Mostra che da la vista de la sua donna ne gli animi nasce un amore ch'a guisa di foco ci purga d'ogni indegnità.</p></argument>
<lg><l>Chi serrar pensa a' pensier vili il core</l>
<l>apra in voi gli occhi e i doni in mille sparsi</l>
<l>uniti in voi contempli, e 'n lui crearsi</l>
<l>sentirà nove brame e novo amore:</l></lg>
<lg><l>ma, se passar nel seno estremo ardore</l>
<l>sente da gli occhi di pietà sì scarsi,</l>
<l>non s'arretri o difenda, ove in ritrarsi</l>
<l>non è salute o 'n far difesa onore:</l></lg>
<lg><l>anzi, sì come già vergini sacre</l>
<l>nobil fiamma nudrîr, aggiunga ei sempre</l>
<l>l'esca soave al suo vivace foco:</l></lg>
<lg><l>ché, dolcezze soffrendo amare ed acre</l>
<l>e quasi Alcide ardendo, a poco a poco</l>
<l>cangerà le sue prime umane tempre.</l></lg></div1>
<div1 type="poesia" n="118. Dal più bel velo ch'ordì mai Natura">
<argument><p>[Nel medesimo soggetto].</p></argument>
<lg><l>Dal più bel velo ch'ordì mai Natura</l>
<l>traspare un raggio di virtude ardente</l>
<l>come da nube suol candida e pura</l>
<l>tal volta a mezzo giorno il sol lucente;</l></lg>
<lg><l>e come questo da valle ima e scura</l>
<l>in miglior parte altrui scorge sovente,</l>
<l>così quello per via piana e sicura</l>
<l>quinci ne guida al vero almo oriente.</l></lg>
<lg><l>Dunque, Lucrezia, il bel ch'in voi riluce</l>
<l>chi brama alzarsi al ciel dal chiostro umano</l>
<l>miri ognor fisso e quel prenda in suo duce;</l></lg>
<lg><l>ma d'aquila abbia il guardo e del mondano</l>
<l>fango purgato, ché cotanta luce</l>
<l>non potrebbe soffrir occhio mal sano.</l></lg></div1>
<div1 type="poesia" n="119. Aprite gli occhi, o gente egra mortale">
<argument><p>Invita ciascuno a contemplare la bellezza e l'armonia de la sua donna.</p></argument>
<lg><l>Aprite gli occhi, o gente egra mortale,</l>
<l>in questa saggia e bella alma celeste,</l>
<l>che di sì pura umanità si veste</l>
<l>a gli angelici spirti in vista eguale.</l></lg>
<lg><l>Vedete come a Dio s'inalza e l'ale</l>
<l>spiega verso le stelle ardite e preste;</l>
<l>come il sentier vi segna e fuor di queste</l>
<l>valli di pianto al ciel s'inalza e sale.</l></lg>
<lg><l>Udite il canto suo ch'altro pur suona</l>
<l>che voce di sirena e 'l mortal sonno</l>
<l>sgombra de l'alme pigre e i pensier bassi.</l></lg>
<lg><l>Udite come d'alto a voi ragiona:</l>
<l>seguite me, ch'errar meco non ponno,</l>
<l>peregrini del mondo, i vostri passi.</l></lg></div1>
<div1 type="poesia" n="120. Uom di non pure fiamme acceso il core">
<argument><p>Parlando con Amore dice che l'amore onesto non deve esser celato ma solamente il lascivo.</p></argument>
<lg><l>Uom di non pure fiamme acceso il core,</l>
<l>che lor ministra esca terrena immonda,</l>
<l>chiuda il suo foco in parte ima e profonda</l>
<l>e non risplenda il torbido splendore:</l></lg>
<lg><l>ma chi infiammato di celeste ardore</l>
<l>purga il pensier in viva face e 'n onda,</l>
<l>non è ragion che le faville asconda</l>
<l>senza parlar, né tu 'l consenti, Amore.</l></lg>
<lg><l>Che s'altri, tua mercè, s'affina e terge,</l>
<l>vuoi ch'il mondo 'l conosca ed indi impare</l>
<l>quanto in virtù di que' begli occhi or puoi;</l></lg>
<lg><l>e s'alcun pur il cela, insieme i tuoi</l>
<l>più degni fatti in cieco oblio sommerge</l>
<l>e de l'alte tue glorie invido appare.</l></lg></div1>
<div1 type="poesia" n="121. Io non cedo in amar, donna gentile">
<argument><p>Si gloria d'amore e di fede segreta.</p></argument>
<lg><l>Io non cedo in amar, donna gentile,</l>
<l>a chi mostra di fuor l'interno affetto,</l>
<l>perché 'l mio si nasconda in mezzo 'l petto</l>
<l>né co' fior s'apra del mio novo aprile.</l></lg>
<lg><l>Co' vaghi sguardi e col sembiante umile,</l>
<l>co' detti sparsi in variando aspetto,</l>
<l>altri si veggia al vostro amor soggetto</l>
<l>e co' sospiri e con leggiadro stile;</l></lg>
<lg><l>e quando gela il cielo e quando infiamma</l>
<l>e quando parte il sole e quando riede</l>
<l>vi segua, come il can selvaggia damma;</l></lg>
<lg><l>ch'io se nel cor vi cerco, altri no 'l vede;</l>
<l>e sol mi vanto di nascosa fiamma</l>
<l>e sol mi glorio di secreta fede.</l></lg></div1>
<div1 type="poesia" n="122. Donna, sete ben degna">
<lg><l>Donna, sete ben degna</l>
<l>che di mugghiar per voi con bianco pelo</l>
<l>non sdegni fra gli armenti il re del cielo;</l>
<l>e sete degna ancora</l>
<l>che la sua bella sposa</l>
<l>sia per voi sì gelosa,</l>
<l>come per lei che 'l grand'Egitto adora.</l>
<l>Così potessi anch'io</l>
<l>in voi tant'occhi aprire</l>
<l>quanti Argo aperse in Io,</l>
<l>per appagar, mirando, il mio desire;</l>
<l>però che i miei due soli</l>
<l>non veggon tutti i rai de' vostri soli.</l></lg></div1>
<div1 type="poesia" n="123. Flaminio, quel mio vago ardente affetto">
<argument><p>Scrivendo al signor Flaminio Delfino scopre la tiepidezza del suo amore, ma soggiunge che per esser diminuito l'ardore non era diminuita la gratitudine.</p></argument>
<lg><l>Flaminio, quel mio vago ardente affetto</l>
<l>che spesso ad altro suon ch'a quel di squille</l>
<l>destar soleami e mille volte e mille</l>
<l>mi bagnò il seno e mi cangiò l'aspetto,</l></lg>
<lg><l>non m'invaghisce più di van diletto,</l>
<l>né più raccende in me fiamme e faville,</l>
<l>né turba il sonno, né d'amare stille</l>
<l>mi sparge il viso impallidito e 'l petto.</l></lg>
<lg><l>Pur di nobile donna in me conservo</l>
<l>onorata memoria, e le mie pene</l>
<l>libro e le grazie sue con giusta lance.</l></lg>
<lg><l>Ma, se gradì Lucrezia il cor già servo,</l>
<l>libero l'ami ancor quanto conviene,</l>
<l>né sprezzi le mie dolci antiche ciance.</l></lg></div1>
<div1 type="poesia" n="124. Quel ch'io nudrii per voi nel molle petto">
<argument><p>[Nel medesimo soggetto].</p></argument>
<lg><l>Quel ch'io nudrii per voi nel molle petto,</l>
<l>non solo fu desio, ma fero ardore</l>
<l>ed insolito foco e gran furore</l>
<l>che turbò l'alma e mi vi fe' soggetto;</l></lg>
<lg><l>e ciascun mio sospiro ed ogni detto</l>
<l>formò chi resse imperioso il core,</l>
<l>e tutti i passi miei scorgeva Amore</l>
<l>che mi fea vaneggiar per alto obietto:</l></lg>
<lg><l>né v'avea colpa il vostro almo sembiante</l>
<l>né de' begli occhi lo splendor sereno,</l>
<l>ma solo il mio tiranno e 'l mio pensiero.</l></lg>
<lg><l>Or voi men aspro ma più fermo impero</l>
<l>avrete in me, ché quanto avvampo io meno</l>
<l>tanto in servirvi sarò più costante.</l></lg></div1>
<div1 type="poesia" n="125. Al bel de' bei vostri occhi, ond'arde Amore">
<argument><p>Prega la sua donna che non le spiaccia ch'egli canti e pianga per lei.</p></argument>
<lg><l>Al bel de' bei vostri occhi, ond'arde Amore</l>
<l>e Febo splende, e l'uno e l'altro spira</l>
<l>spirto che l'alme al ciel rapisce e tira,</l>
<l>era intento il mio guardo e fiso 'l core:</l></lg>
<lg><l>indi attendeva in me sol quel furore</l>
<l>ond'altri, poetando, a gloria aspira,</l>
<l>ma doppio venne e 'l cor sì ne delira</l>
<l>che stima senno il forsennato errore.</l></lg>
<lg><l>Lasso, ben d'eloquenza in me feconda</l>
<l>vena s'aprì, ma sorse anco di pianto</l>
<l>fonte, che 'l dolce mescolò d'amaro.</l></lg>
<lg><l>Or, se più questa in me che quella abbonda,</l>
<l>d'essere insieme a voi non sia discaro</l>
<l>onorata di lagrime e di canto.</l></lg></div1>
<div1 type="poesia" n="126. Tre gran donne vid'io ch'in esser belle">
<argument><p>Loda la bellezza di tre sorelle, in ciascuna de le quali riconosce l'imagine de la più bella; e vagheggiandole tutte assomiglia se stesso a l'idolatra.</p></argument>
<lg><l>Tre gran donne vid'io ch'in esser belle</l>
<l>mostran disparità, ma somigliante;</l>
<l>sì che ne gli atti e 'n ogni lor sembiante</l>
<l>scrive Natura: – Noi siam tre sorelle –.</l></lg>
<lg><l>Ben ciascuna io lodai, pur l'una d'elle</l>
<l>mi piacque sì ch'io ne divenni amante,</l>
<l>ed ancor fia ch'io ne sospiri e cante</l>
<l>e 'l mio foco e 'l suo nome alzi a le stelle.</l></lg>
<lg><l>Lei sol vagheggio, e se pur l'altre io miro</l>
<l>vo cercando in altrui quel c'ha di vago,</l>
<l>e ne gl'idoli suoi vien ch'io l'adore;</l></lg>
<lg><l>ma cotanto somiglia al ver l'imago,</l>
<l>ch'erro, e dolc'è l'error: pur ne sospiro</l>
<l>come d'ingiusta idolatria d'Amore.</l></lg></div1>
<div1 type="poesia" n="127. Le donne illustri che 'l mio duol temprato">
<argument><p>Assomiglia a le tre Grazie tre donne le quali egli aveva vedute baciarsi insieme.</p></argument>
<lg><l>Le donne illustri che 'l mio duol temprato</l>
<l>pur con la vista di soavi baci</l>
<l>certo fûr quelle tre per cui tu piaci,</l>
<l>madre d'Amore, e tempri il pianto amaro;</l></lg>
<lg><l>fra lor scherzava il tuo fanciul più caro</l>
<l>vibrando strali ed amorose faci,</l>
<l>e 'l Gioco e 'l Riso e gli altri lor seguaci</l>
<l>avea d'intorno e sol l'Inganno a paro.</l></lg>
<lg><l>Punto il cor da tre piaghe, or sol per l'una</l>
<l>gode languir, che fe' la punta d'oro;</l>
<l>l'altre non sdegna, ma non tanto apprezza.</l></lg>
<lg><l>E pur che l'una lieta o due di loro</l>
<l>mostrino il volto a me pien di bellezza,</l>
<l>l'asconda l'altra e sia grazia o fortuna.</l></lg></div1>
<div1 type="poesia" n="128. Quel prigioniero augel, che dolci e scorte">
<argument><p>Paragona la sua infelicità con la morte d'un papagallo che era stato caro a la sua donna.</p></argument>
<lg><l>Quel prigioniero augel, che dolci e scorte</l>
<l>note apprendea dal tuo soave canto,</l>
<l>morendo in sen ti giacque, e dal tuo pianto</l>
<l>bello onore ebbe poi: felice morte!</l></lg>
<lg><l>Io, cigno in mia prigion (né scorno apporte</l>
<l>s'ardito è pur ne la mia lingua il vanto),</l>
<l>quel che mi detta Amore imparo e canto</l>
<l>ma con diversa e più dogliosa sorte.</l></lg>
<lg><l>Muoio sovente, e 'l modo è via più fero;</l>
<l>perché al martir rinasco, e 'n sì bel grembo</l>
<l>non però trovo mai tomba o feretro;</l></lg>
<lg><l>e i lumi ch'irrigâr con largo nembo</l>
<l>un che passò da gl'Indi a noi straniero,</l>
<l>scarsi mi son, né stilla io più n'impetro</l></lg></div1>
<div1 type="poesia" n="129. Qual più rara e gentile">
<argument><p>Assomiglia la sua donna a diverse meraviglie.</p></argument>
<lg><l>Qual più rara e gentile</l>
<l>opra è de la natura o meraviglia,</l>
<l>quella più mi somiglia</l>
<l>la donna mia ne' modi e ne' sembianti.</l>
<l>Dove fra dolci canti</l>
<l>corre Meandro o pur Caistro inonda</l>
<l>la torta obliqua sponda,</l>
<l>un bianco augel parer fa roco e vile</l>
<l>nel più canoro aprile</l>
<l>ogni altro che diletti a meraviglia:</l>
<l>ma questa mia, che 'l bel candore eccede</l>
<l>de' cigni, or che se 'n riede</l>
<l>la primavera candida e vermiglia,</l>
<l>l'aria addolcisce co' soavi accenti</l>
<l>e queta i venti – col suo vago stile.</l></lg>
<lg><l>Un animal terreno,</l>
<l>ch'è bianco sì che vince ogni bianchezza</l>
<l>ed ogn'altra bellezza,</l>
<l>morir più tosto che bruttarsi elegge.</l>
<l>Però, come si legge,</l>
<l>è preso, e, per vestirne i duci illustri,</l>
<l>le sue tane palustri</l>
<l>d'atro limo son cinte; e morto almeno</l>
<l>pregio ha di seno in seno,</l>
<l>e per donna leggiadra ancor s'apprezza:</l>
<l>così la fera mia, perché s'adorni,</l>
<l>la vergogna e gli scorni</l>
<l>più che la morte è di fuggire avvezza;</l>
<l>né macchia il crudo arcier le care spoglie</l>
<l>mentre raccoglie – e sparge il suo veleno.</l></lg>
<lg><l>In Grecia un fonte instilla,</l>
<l>se labbra asciutte bagna il freddo umore,</l>
<l>profondo oblio nel core;</l>
<l>l'altro bevuto fa contrari effetti,</l>
<l>e 'n duo vari soggetti</l>
<l>sì mirabil virtù dimostra il cielo:</l>
<l>così questa, onde gelo,</l>
<l>fonte d'ogni piacer chiara e tranquilla</l>
<l>con una breve stilla</l>
<l>tôr la memoria può d'ogni dolore</l>
<l>e tender poi d'ogni passata gioia,</l>
<l>per temprar quella noia</l>
<l>onde perturba le sue paci Amore.</l>
<l>Oh, vivo fonte, anzi pur fonti vivi</l>
<l>con mille rivi – ond'ei via più sfavilla!</l></lg>
<lg><l>Se non è vana in tutto</l>
<l>l'antica fama che pur dura e suona,</l>
<l>tra que' che fan corona</l>
<l>nasce un bel fior che sembra un lucid'oro</l>
<l>e vince ogni tesoro,</l>
<l>perché gloria ei produce e chiaro nome</l>
<l>a chi n'orna le chiome;</l>
<l>né mai di sponda o di terreno asciutto</l>
<l>nacque sì nobil frutto.</l>
<l>Ed un fior di bellezza in queste rive</l>
<l>s'odora, e di mostrar ei nulla è scarso</l>
<l>l'oro disciolto e sparso</l>
<l>ch'erra soavemente e l'aure estive;</l>
<l>ma di sua gloria coronato a l'ombra</l>
<l>così m'adombra – che m'è dolce il tutto.</l></lg>
<lg><l>Ne l'arabico mare</l>
<l>è con un altro fior, come di rosa,</l>
<l>pianta maravigliosa,</l>
<l>che lui comprime anzi che nasca il sole;</l>
<l>poi dispiegarlo suole</l>
<l>quando egli vibra in oriente i raggi</l>
<l>per sì lunghi viaggi;</l>
<l>e di nuovo il raccoglie, allor che pare</l>
<l>cader ne l'onde amare.</l>
<l>Tal questa donna, in cui beltà germoglia</l>
<l>e leggiadria fiorisce, al sol nascente</l>
<l>nel lucido oriente</l>
<l>par ch'i suoi biondi crini apra e discioglie;</l>
<l>poi ne l'occaso astringe aurei capelli</l>
<l>più di lui belli, – e sol velata appare.</l></lg>
<lg><l>Una pietra de' Persi</l>
<l>co' raggi d'oro al sol bianca risplende</l>
<l>e quinci il nome prende,</l>
<l>e del bel lume del sovran pianeta</l>
<l>rassembra adorna e lieta:</l>
<l>così la pietra mia nel dì riluce,</l>
<l>e la serena luce</l>
<l>e 'l dolce fiammeggiar i' non soffersi</l>
<l>quando gli occhi v'apersi.</l>
<l>Ma segue un'altra poi de la sorella</l>
<l>il corso vago e di sue belle forme</l>
<l>par che tutta s'informe</l>
<l>e di sue corna, e quindi ancor s'appella:</l>
<l>tal lei veggio indurarsi ascosa in parte</l>
<l>se torna o parte – fa sentier diversi.</l></lg>
<lg><l>Canzon, ch'io non divegna</l>
<l>fra tante meraviglie un muto sasso</l>
<l>solo è cagione Amor, che grazia impetra</l>
<l>da la mia nobil pietra:</l>
<l>e spero andarne così passo passo,</l>
<l>e pur quasi d'un marmo esce la voce</l>
<l>che manco nuoce – ov'è chi men disdegna.</l></lg>
</div1>
</body>
</text>
</TEI.2>
