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      <title>La locandiera</title>
      <author>Carlo Goldoni</author>
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    <extent>223 Kb in UTF-8</extent>
    <publicationStmt>
      <publisher>Biblioteca Italiana</publisher>
      <pubPlace>Roma</pubPlace>
      <date>2003</date>
      <idno>bibit001280</idno>
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        <p>Questa risorsa digitale è liberamente accessibile per uso
              personale o scientifico. Ogni uso commerciale è vietato</p>
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      <title>Collezione BibIt</title>
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        <title>Carlo Goldoni : teatro</title>
        <title type="part">La locandiera, La sposa persiana, Il campiello, Gl'innamorati, I rusteghi, Le smanie per la villeggiatura</title>
        <author>Goldoni, Carlo</author>
        <editor id="ed">Pieri, Marzia</editor>
        <publisher>Einaudi</publisher>
        <pubPlace>Torino</pubPlace>
        <date>1991</date>
        <note>Fa parte di: Il Teatro Italiano : 4 : Teatro del Settecento</note>
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                    <p>Tutti i materiali paratestuali della fonte cartacea non riconducibili alla
                      responsabilità dell'autore dell'opera sono stati soppressi nella versione
                      digitale</p>
                  </samplingDecl>
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                      <p>Livello medio: controllo a video con collazione con edizione di
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                      <p>I simboli di citazione e di discorso diretto presenti sulla fonte cartacea
                        sono stati rappresentati sulla versione digitale</p>
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                      <p>I trattini di sillabazione a fine riga sono stati soppressi e le parole
                        ricomposte</p>
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    <editorialDecl><p>Quando nell'originale cartaceo nella lista dei personaggi la medesima descrizione era attribuita a più di un personaggio con una parentesi graffa, la descrizione è stata ripetuta per ciascun personaggio cui era stata attribuita.</p></editorialDecl><classDecl><taxonomy id="CDD"><bibl>Classificazione Decimale Dewey</bibl></taxonomy><taxonomy id="CGB"><bibl>Classificazione generi BibIt</bibl></taxonomy></classDecl></encodingDesc>
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      <date>700</date>
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        <term>852.6 - LETTERATURA DRAMMATICA ITALIANA. 1748-1814</term>
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        <term>Letteratura teatrale</term>
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<text>
<front>
<div1 type="dedica">
<opener><salute><hi rend="sc">ALL' ILLUSTRISSIMO E CLARISSIMO SIGNOR SENATORE</hi>
GIULIO RUCELLAI <hi rend="sc">PATRIZIO FIORENTINO CAVALIERE DELL'ORDINE DI S. STEFANO, SEGRETARIO DELLA GIURISDIZIONE ECC.</hi></salute></opener>

<p><emph>Quando mi proposi nell'animo, Illustrissimo Signor Senatore, di 
consagrare a Voi una delle mie Commedie, a solo fine di decorare le 
Opere mie con un sí illustre venerato Nome, non pensai, che ciò fare 
da me dovevasi, accompagnando la Commedia medesima con una
rispettosa Lettera. Ora, ch'io prendo la penna in mano per farlo,
conosco quanto malagevole cosa sia lo scrivere ad un Personaggio, quale 
Voi siete, riguardevole per tanti titoli, e per tante ragioni, unendosi in 
Voi tre qualità eccellenti, di perfetto Ministro di saggio Filosofo, e di 
eruditissimo Letterato. Della prima qualità insigne, che vale a dire, 
dell'onorevole presente carico, che sostenete, non è da me il favellarne,
Eco facendo soltanto alle voci comuni che vi applaudiscono, e a 
quelle ancor più precisamente, che dalla Cesarea Corte derivano,
potendosi dir di Voi, che quelli unicamente amici Vostri non sieno, li 
quali nemici sono della venta, e della ragione. Del modo Vostro savissimo
di pensare, della letteratura, ed erudivano Vostra, posso con 
maggior fondamento fra me medesimo ragionare, poiché ammesso 
avendomi Voi benignamente all'amabile conversazione Vostra, deggio
con verità asserire, non essermi da Voi alcuna fiata diviso, senza 
l'acquisto di qualche fondata massima, di qualche erudizione novella. 
Il felicissimo talento Vostro, oltre il dono di una facile, e viva penetrazione,
ha quello ancora di una perfetta comunicativa, onde chi ha la 
fortuna di poter conversare con Voi, non si ferma soltanto nell'ammirarvi,
ma ne riporta profitto. Voi sapete agli studi più seri unire i più 
dilettevoli, avete parlato meco della Commedia in una maniera, che 
mi ha sorpreso, ed ho raccolto dai Vostri ragionamenti delle cognizioni
maggiori, dei pensamenti nuovi, delle massime e delle notizie, che 
mi hanno arricchito la fantasia, ed illuminato la mente.</emph></p>
<p><emph>Con questo picciolissimo cenno di quanto ho potuto scorgere in 
Voi di luminoso, e di grande ragionevole non sarà poi l'apprensione 
mia d'inviare a Voi, per iscorta della Commedia, che vi presento,
quest'umile, riverente mio Foglio?
Io non ho il dono, che Voi avete di restringere il molto in poco, manca 
a me quel brio, quella vivacità, quella prontezza di spirito, che brilla 
nei Vostri ragionamenti, ed egualmente s'ammira ne' Vostri scritti; 
onde conoscendo me stesso, e l'altissima sproporzione, che da Voi mi 
allontana, arrossisco nel comparirvi dinanzi, rozzo nello stile qual sono,
e scarsissimo di concetti.</emph></p>
<p><emph>Pure fia necessario, che qualche cosa io vi scriva, raccomandando 
alla protezione Vostra questa Commedia mia, eh e ha per titolo</emph>
<title>La Locandiera</title>. <emph>Fatto questo, lo che in due sole righe consiste,
miglior consiglio reputo per me certamente fermar la penna, anzi che
sconciatamente adoprarla. Volea parlarvi della Commedia medesima, che vi 
presento, ma s' ella ha qualche cosa di buono lo rileverete Voi assai 
meglio di quel ch' io vaglia a descriverla; e vanamente studierei di
giustificarla nei suoi difetti poiché questi da Voi saranno con fondamento,
a mio rossor conosciuti. Spero bene, ciò non ostante, essere da Voi 
compatito per due ragioni: la prima, perche un Cavaliere benignissimo,
ed amoroso Voi siete, il quale quanto più e dotto, sa maggiormente
le imperfezioni degli uomini condonare, ed in secondo luogo, perché
niuno meglio di Voi sa conoscere quanto malagevole cosa sia la 
formazione di una Commedia, e a quante Leggi vada ella soggetta, e 
quanto facilmente nel dipingere la natura si possano prendere degli 
abbagli. Se dunque non ho coraggio di favellare di me come arrischiarmi
potrei a ragionare qualche poco di Voi? In una lettera che 
precede, e dedica, ed offerisce un Opera, qualunque siasi, pare
necessarissimo l'elogio del Mecenate. Io mi confesso volonteroso di farlo, 
ma incapace di mettere la volontà mia in effetto. Entrar io non posso, 
senza confondermi nelle dignità nelle glorie dell antichissima Vostra
Famiglia, e molto meno delle infinite eroiche Virtù che vi odornano
ragionare potrei. Appresi sin da principio difficilissimo cotale 
impegno. Ho empito un Foglio non saprei dire io medesimo di quai 
parole. Inutili forse tutte fuori di queste ultime, colle quali vi chiedo 
dell'ardir mio umilmente perdono, raccomando me, e la Commedia 
mia all'altissima Protezione Vostra, e con profondissimo ossequio 
umilmente m inchino.</emph></p>
<p><emph>Di V. S. lllustriss. e Clariss.
Umiliss. Devotiss. e Obbligatiss. Serv.</emph></p>
<closer><signed>CARLO GOLDONI</signed></closer>
</div1>
<prologue>
<head>L'AUTORE A CHI LEGGE</head>
<p>Fra tutte le Commedie da me sinora composte, starei per
dire essere questa la più morale, la più utile, la più
istruttiva. Sembrerà ciò essere un paradosso a chi soltanto
vorrà fermarsi a considerare il carattere della
<title>Locandiera</title>, e dirà anzi non aver io dipinto altrove una
donna più lusinghiera, più pericolosa di questa. Ma chi
rifletterà al carattere e agli avvenimenti del Cavaliere,
troverà un esempio vivissimo della presunzione avvilita, ed
una scuola che insegna a fuggire i pericoli, per non
soccombere alle cadute.</p>
<p>Mirandolina fa altrui vedere come s'innamorano gli uomini.
Principia a entrar in grazia del disprezzator delle donne,
secondandolo nel modo suo di pensare, lodandolo in quelle
cose che lo compiacciono, ed eccitandolo perfino a biasimare
le donne istesse. Superata con ciò l'avversione che aveva il
Cavaliere per essa, principia a usargli delle attenzioni,
gli fa delle finezze studiate, mostrandosi lontana dal
volerlo obbligare alla gratitudine. Lo visita, lo serve in
tavola, gli parla con umiltà e con rispetto, e in lui
veggendo scemare la ruvidezza, in lei s'aumenta l'ardire.
Dice delle tronche parole, avanza degli sguardi, e senza
ch'ei se ne avveda, gli dà delle ferite mortali. Il
pover'uomo conosce il pericolo, e lo vorrebbe fuggire, ma la
femmina accorta con due lagrimette l'arresta, e con uno
svenimento l'atterra, lo precipita, l'avvilisce. Pare
impossibile, che in poche ore un uomo possa innamorarsi a
tal segno: un uomo, aggiungasi, disprezzator delle donne,
che mai ha seco loro trattato; ma appunto per questo più
facilmente egli cade, perché sprezzandole senza conoscerle,
e non sapendo quali sieno le arti loro, e dove fondino la
speranza de' loro trionfi, ha creduto che bastar gli dovesse
a difendersi la sua avversione, ed ha offerto il petto
ignudo ai colpi dell'inimico.</p>
<p>Io medesimo diffidava quasi a principio di vederlo
innamorato ragionevolmente sul fine della Commedia, e pure,
condotto dalla natura, di passo in passo, come nel la
Commedia si vede, mi è riuscito di darlo vinto al fine
dell'Atto secondo.</p>
<p>Io non sapeva quasi cosa mi fare nel terzo, ma venutomi in
mente, che sogliono coteste lusinghiere donne, quando vedono
ne' loro lacci gli amanti, asprarmente trattarli, ho voluto
dar un esempio di questa barbara crudeltà, di questo
ingiurioso disprezzo con cui si burlano dei miserabili che
hanno vinti, per mettere in orrore la schiavitù che si
procurano gli sciagurati, e rendere odioso il carattere
delle incantatrici Sirene. La Scena dello stirare allora
quando la Locandiera si burla del Cavaliere che languisce,
non muove gli animi a sdegno contro colei, che dopo averlo
innamorato l'insulta? Oh bello specchio agli occhi della
gioventù! Dio volesse che io medesimo cotale specchio avessi
avuto per tempo, che non avrei veduto ridere del mio pianto
qualche barbara Locandiera. Oh di quante Scene mi hanno
provveduto le mie vicende medesime!... Ma non è il luogo
questo né di vantarmi delle mie follie, né di pentirmi delle
mie debolezze. Bastami che alcun mi sia grato della lezione
che gli offerisco. Le donne che oneste sono, giubileranno
anch'esse che si smentiscano codeste simulatrici, che
disonorano il loro sesso, ed esse femmine lusinghiere
arrossiranno in guardarmi, e non m'importa che mi dicano
nell'incontrarmi: che tu sia maledetto!</p>
<p>Deggio avvisarvi, Lettor carissimo, di una picciola
mutazione, che alla presente Commedia ho fatto. Fabrizio, il
cameriere della Locanda, parlava in veneziano, quando si
recitò la prima volta; l'ho fatto allora per comodo del
personaggio, solito a favellar da Brighella; ove l'ho
convertito in toscano, sendo disdicevole cosa introdurre
senza necessità in una Commedia un linguaggio straniero. Ciò
ho voluto avvertire, perché non so come la stamperà il
Bettinelli; può essere ch'ei si serva di questo mio
originale, e Dio lo voglia, perché almeno sarà a dover
penneggiato. Ma lo scrupolo ch'ei si è fatto di stampare le
cose mie come io le ho abbozzate, lo farà trascurare anche
questa comodità.</p></prologue>
<castList>
<head>Personaggi</head>
<castItem type="role"><role><emph>Il Cavaliere di Ripafratta</emph> </role></castItem>
<castItem type="role"><role><emph>Il Marchese di Forlipopoli</emph></role></castItem>
<castItem type="role"><role><emph>Il Conte d'Albafiorita</emph></role></castItem>
<castItem type="role"><role><emph>Mirandolina,</emph></role> <roleDesc>locandiera</roleDesc> </castItem>
<castItem type="role"><role><emph>Ortensia,</emph></role> <roleDesc>comica</roleDesc> </castItem>
<castItem type="role"><role><emph>Dejanira,</emph></role> <roleDesc>comica</roleDesc> </castItem>
<castItem type="role"><role><emph>Fabrizio,</emph></role> <roleDesc>cameriere di locanda</roleDesc> </castItem>
<castItem type="role"><roleDesc><emph>Servitore</emph> del Cavaliere</roleDesc></castItem>
<castItem type="role"><roleDesc><emph>Servitore</emph> del Conte</roleDesc></castItem>
</castList>
<set><p>La Scena si rappresenta in Firenze.</p></set>
</front>
<body>
<div1 type="atto">
<head>Atto primo</head>
<div2 type="scena">
<head>Scena prima</head>
<stage>Sala di locanda</stage>
<stage><emph>Il Marchese di Forlipopoli ed il Conte D'Albafiorita</emph></stage>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>Fra voi, e me vi è qualche differenza.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CONTE</speaker> <p>Sulla locanda tanto vale il vostro denaro, quanto
vale il mio.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>Ma se la locandiera usa a me delle distinzioni, mi
si convengono più che a voi.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CONTE</speaker> <p>Per qual ragione?
</p>
</sp>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>Io sono il marchese di Forlipopoli.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CONTE</speaker> <p>Ed io sono il conte d'Albafiorita.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>Sì, conte! Contea comprata.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CONTE</speaker> <p>Io ho comprata la contea, quando voi avete venduto
il marchesato.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>Oh basta: son chi sono, e mi si deve portar
rispetto.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CONTE</speaker> <p>Chi ve lo perde il rispetto? Voi siete quello, che
con troppa libertà parlando...
</p>
</sp>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>Io sono in questa locanda, perché amo la
locandiera. Tutti lo sanno, e tutti devono rispettare una
giovane, che piace a me.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CONTE</speaker> <p>Oh quest'è bella! Voi mi vorreste impedire, che io
non amassi Mirandolina? Perché credete, ch'io sia in
Firenze? Perché credete, ch'io sia in questa locanda?
</p>
</sp>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>Oh bene. Voi non farete niente.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CONTE</speaker> <p>Io no, e voi sì?
</p>
</sp>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>Io sì, e voi no, io son chi sono. Mirandolina ha
bisogno della mia protezione.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CONTE</speaker> <p>Mirandolina ha bisogno di denari, e non di
protezione.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>Denari?... non ne mancano.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CONTE</speaker> <p>Io spendo uno zecchino il giorno, signor Marchese,
e la regalo continuamente.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>Ed io quel che fo non lo dico.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CONTE</speaker> <p>Voi non lo dite, ma già si sa.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>Non si sa tutto.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CONTE</speaker> <p>Sì, caro signor Marchese, si sa. I camerieri lo
dicono. Tre paoletti, il giorno.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>A proposito di camerieri; vi è quel cameriere, che
ha nome Fabrizio, mi piace poco. Parmi, che la locandiera lo
guardi assai di buon occhio.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CONTE</speaker> <p>Può essere, che lo voglia sposare. Non sarebbe cosa
mal fatta. Sono sei mesi, che è morto il di lei padre. Sola
una giovane alla testa d'una locanda si troverà imbrogliata.
Per me, se si marita, le ho promesso trecento scudi.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>Se si mariterà, io sono il suo protettore, e farò
io... E so io quello, che farò.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CONTE</speaker> <p>Venite qui: facciamola da buoni amici. Diamole
trecento scudi per uno.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>Quel che io faccio, lo faccio segretamente, e non
me ne vanto. Son chi sono. Chi è di là?</p> <stage>(<emph>chiama</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>CONTE</speaker> <p>(Spiantato! povero, e superbo!).</p> <stage>(<emph>da sé</emph>)</stage>
</sp>
</div2>
<div2 type="scena">
<head>Scena seconda</head>
<stage><emph>Fabrizio e detti</emph></stage>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>Mi comandi signore?</p> <stage>(<emph>al Marchese</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>Signore? Chi ti ha insegnato la creanza?
</p>
</sp>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>La perdoni.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CONTE</speaker> <p>Ditemi: come sta la padroncina?</p> <stage>(<emph>a Fabrizio</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>Sta bene, illustrissimo.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>È alzata dal letto?
</p>
</sp>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>Illustrissimo sì.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>Asino.
</p>
</sp>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>Perché, illustrissimo signore?
</p>
</sp>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>Che cos'è questo illustrissimo?
</p>
</sp>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>È il titolo, che ho dato anche a quell'altro
cavaliere.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>Tra lui, e me, vi è qualche differenza.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CONTE</speaker> <p>Sentite?</p> <stage>(<emph>a Fabrizio</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>(Dice la verità. Ci è differenza; me ne accorgo nei
conti).</p> <stage>(<emph>piano al Conte</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>Di' alla padrona, che venga da me, che le ho da
parlare.
</p>
</sp>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>Eccellenza sì. Ho fallato questa volta?
</p>
</sp>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>Va bene. Sono tre mesi, che lo sai; ma sei un
impertinente.
</p>
</sp>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>Come comanda, Eccellenza.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CONTE</speaker> <p>Vuoi vedere la differenza, che passa fra il
Marchese, e me?
</p>
</sp>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>Che vorreste dire?
</p>
</sp>
<sp><speaker>CONTE</speaker> <p>Tieni. Ti dono uno zecchino. Fa', che anch'egli te
ne doni un altro.
</p>
</sp>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>Grazie, illustrissimo.</p> <stage>(<emph>al Conte</emph>)</stage> <p>Eccellenza...</p>
<stage>(<emph>al Marchese</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>Non getto il mio, come i pazzi. Vattene.
</p>
</sp>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>Illustrissimo signore, il Cielo la benedica.</p> <stage>(<emph>al Conte</emph>)</stage> <p>Eccellenza. (Rifinito. Fuor del suo paese non
vogliono esser titoli per farsi stimare, vogliono esser
quattrini).</p> <stage>(<emph>da sé, parte</emph>)</stage>
</sp>
</div2>
<div2 type="scena">
<head>Scena terza</head>
<stage><emph>Il Marchese ed il Conte</emph></stage>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>Voi credete di soverchiarmi con i regali, ma non
farete niente. Il mio grado val più di tutte le vostre
monete.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CONTE</speaker> <p>Io non apprezzo quel che vale, ma quello, che si
può spendere.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>Spendete pure a rotta di collo. Mirandolina non fa
stima di voi.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CONTE</speaker> <p>Con tutta la vostra gran nobiltà, credete voi di
essere da lei stimato? Vogliono esser denari.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>Che denari? Vuol esser protezione. Esser buono in
un incontro di far un piacere.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CONTE</speaker> <p>Sì esser buoni in un incontro di prestar cento
doppie.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>Farsi portar rispetto bisogna.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CONTE</speaker> <p>Quando non mancano denari tutti rispettano.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>Voi non sapete quel che vi dite.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CONTE</speaker> <p>L'intendo meglio di voi.
</p></sp>
</div2>
<div2 type="scena">
<head>Scena quarta</head>
<stage><emph>Il Cavaliere di Ripafratta dalla sua camera, e detti.</emph></stage>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Amici, che cos'è questo romore? Vi è qualche
dissensione fra di voi altri?
</p>
</sp>
<sp><speaker>CONTE</speaker> <p>Si disputava sopra un bellissimo punto.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>Il Conte disputa meco sul merito della Nobiltà.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CONTE</speaker> <p>Io non levo il merito alla Nobiltà; ma sostengo,
che per cavarsi dei capricci, vogliono esser denari.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Veramente, Marchese mio...
</p>
</sp>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>Orsù, parliamo d'altro.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Perché siete venuti a simil contesa?
</p>
</sp>
<sp><speaker>CONTE</speaker> <p>Per un motivo il più ridicolo della terra.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>Sì, bravo! il Conte mette tutto in ridicolo.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CONTE</speaker> <p>Il signor Marchese ama la nostra locandiera. Io
l'amo ancor più di lui. Egli pretende corrispondenza come un
tributo alla sua nobiltà. Io la spero come una ricompensa
alle mie attenzioni. Pare a voi, che la questione non sia
ridicola?
</p>
</sp>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>Bisogna sapere con quanto impegno io la proteggo.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CONTE</speaker> <p>Egli la protegge, ed io spendo.</p> <stage>(<emph>al Cavaliere</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>In verità non si può contendere per ragione alcuna,
che lo meriti meno. Una donna vi altera, vi scompone? Una
donna? che cosa mai mi convien sentire! Una donna? Io
certamente non vi è pericolo, che per le donne abbia che dir
con nessuno. Non le ho mai amate, non le ho mai stimate, e
ho sempre creduto, che sia la donna per l'uomo una infermità
insopportabile.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>In quanto a questo poi, Mirandolina ha un merito
estraordinario.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CONTE</speaker> <p>Sin qua il signor Marchese ha ragione. La nostra
padroncina della locanda è veramente amabile.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>Quando l'amo io, potete credere, che in lei vi sia
qualche cosa di grande.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CONTE</speaker> <p>Non averei speso più di mille scudi in pochi mesi,
se non conoscessi, che sono bene impiegati.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>In verità mi fate ridere. Che mai può avere di
stravagante costei, che non sia comune all'altre donne?
</p>
</sp>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>Ha un tratto nobile, che incatena.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CONTE</speaker> <p>È bella, parla bene, veste con pulizia, è di un
ottimo gusto.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Tutte cose, che non vagliono un fico. Sono tre
giorni, ch'io sono in questa locanda, e non mi ha fatto
specie veruna.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CONTE</speaker> <p>Guardatela, e forse ci troverete del buono.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Eh, pazzia! L'ho veduta benissimo. È una donna come
l'altre.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>Non è come l'altre, ha qualche cosa di più. Io che
ho praticate le prime dame, non ho trovato una donna, che
sappia unire come questa, la gentilezza, e il decoro.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CONTE</speaker> <p>Cospetto di bacco! Io era avvezzo con pochi paoli,
a battere a tante porte. Ho speso tanto con costei, e non ho
potuto toccarle un dito.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Arte, arte sopraffina. Poveri gonzi! Le credete, eh?
A me non la farebbe. Donne? Alla larga tutte quante elle
sono.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CONTE</speaker> <p>Non siete mai stato innamorato?
</p>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Mai, né mai lo sarò. Hanno fatto il diavolo per
darmi moglie, né mai l'ho voluta.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>Ma siete unico della vostra casa; non volete
pensare alla successione?
</p>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Ci ho pensato più volte, ma quando considero, che
per aver figliuoli mi converrebbe soffrire una donna, mi
passa subito la volontà.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CONTE</speaker> <p>Che volete voi fare delle vostre ricchezze?
</p>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Godermi quel poco, che ho con i miei amici.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>Bravo, Cavaliere, bravo; ci goderemo.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CONTE</speaker> <p>E alle donne non volete dar nulla?
</p>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Niente affatto. A me non ne mangiano sicuramente.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CONTE</speaker> <p>Ecco la nostra padrona. Guardatela, se non è
adorabile.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Oh la bella cosa! Per me stimo più di lei quattro
volte un bravo cane da caccia.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>Se non la stimate voi, la stimo io.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Ve la lascio, se fosse più bella di Venere.
</p></sp>
</div2>
<div2 type="scena">
<head>Scena quinta</head>
<stage><emph>Mirandolina e detti.</emph></stage>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>M'inchino a questi cavalieri. Chi mi domanda di
lor signori?
</p>
</sp>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>Io vi domando, ma non qui.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Dove mi vuole, Eccellenza?
</p>
</sp>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>Nella mia camera.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Nella sua camera? Se ha bisogno di qualche cosa,
verrà il cameriere a servirla.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>(Che dite di quel contegno?).</p> <stage>(<emph>al Cavaliere</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>(Quello, che voi chiamate contegno, io lo chiamerei
temerità, impertinenza).</p> <stage>(<emph>al Marchese</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>CONTE</speaker> <p>Cara Mirandolina, io vi parlerò in pubblico, non vi
darò l'incomodo di venire nella mia camera. Osservate questi
orecchini. Vi piacciono?
</p>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Belli.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CONTE</speaker> <p>Sono diamanti, sapete?
</p>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Oh, gli conosco. Me ne intendo anch'io dei
diamanti.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CONTE</speaker> <p>E sono al vostro comando.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>(Caro amico, voi li buttate via).</p> <stage>(<emph>piano al Conte</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Perché mi vuol ella donare quegli orecchini?
</p>
</sp>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>Veramente sarebbe un gran regalo! Ella ne ha de'
più belli al doppio.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CONTE</speaker> <p>Questi son legati alla moda. Vi prego riceverli per
amor mio.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>(Oh che pazzo!).</p> <stage>(<emph>da sé</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>No, davvero, signore...
</p>
</sp>
<sp><speaker>CONTE</speaker> <p>Se non gli prendete, mi disgustate.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Non so che dire... mi preme tenermi amici gli
avventori della mia locanda. Per non disgustare il signor
Conte, gli prenderò.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>(Oh che forca!).</p> <stage>(<emph>da sé</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>CONTE</speaker> <p>(Che dite di quella prontezza di spirito?).</p> <stage>(<emph>al Cavaliere</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>(Bella prontezza! Ve gli mangia, e non vi ringrazia
nemmeno).</p> <stage>(<emph>al Conte</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>Veramente, signor Conte, vi siete acquistato un
gran merito. Regalare una donna in pubblico per vanità!
Mirandolina, vi ho da parlare a quattr'occhi fra voi, e me;
son cavaliere.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>(Che arsura! Non gliene cascano).</p> <stage>(<emph>da sé</emph>)</stage> <p>Se
altro non mi comandano, io me n'anderò.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Ehi! padrona. La biancheria, che mi avete dato, non
mi gusta. Se non ne avete di meglio mi provvederò.</p> <stage>(<emph>con disprezzo</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Signore, ve ne sarà di meglio. Sarà servita, ma
mi pare che la potrebbe chiedere con un poco di gentilezza.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Dove spendo il mio denaro, non ho bisogno di far
complimenti.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CONTE</speaker> <p>Compatitelo. Egli è nemico capitale delle donne.</p> <stage>(<emph>a Mirandolina</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Eh, che non ho bisogno di essere da lei compatito.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Povere donne! che cosa le hanno fatto? Perché
così crudele con noi, signor Cavaliere?
</p>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Basta così. Con me non vi prendete maggior
confidenza. Cambiatemi la biancheria. La manderò a prender
pel servitore. Amici vi sono schiavo.</p> <stage>(<emph>parte</emph>)</stage>
</sp>
</div2>
<div2 type="scena">
<head>Scena sesta</head>
<stage><emph>Il Marchese, il Conte E Mirandolina</emph></stage>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Che uomo salvatico! Non ho veduto il compagno.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CONTE</speaker> <p>Cara Mirandolina, tutti non conoscono il vostro
merito.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>In verità, son così stomacata del suo mal
procedere, che or ora lo licenzio a dirittura.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>Sì; e se non vuol andarsene, ditelo a me, che lo
farò partire immediatamente. Fate pur uso della mia
protezione.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CONTE</speaker> <p>E per il denaro, che aveste a perdere, io supplirò,
e pagherò tutto. (Sentite, mandate via anche il Marchese,
che pagherò io).</p> <stage>(<emph>piano a Mirandolina</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Grazie, signori miei, grazie. Ho tanto spirito,
che basta per dire ad un forestiere, ch'io non lo voglio, e
circa all'utile, la mia locanda non ha mai camere in ozio.
</p></sp>
</div2>
<div2 type="scena">
<head>Scena settima</head>
<stage><emph>Fabrizio e detti.</emph></stage>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>Illustrissimo, c'è uno, che la domanda.</p> <stage>(<emph>al Conte</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>CONTE</speaker> <p>Sai chi sia?
</p>
</sp>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>Credo, ch'egli sia un legatore di gioie.
(Mirandolina, giudizio; qui non istate bene).</p> <stage>(<emph>piano a Mirandolina, e parte</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>CONTE</speaker> <p>Oh sì, mi ha da mostrare un gioiello. Mirandolina,
quegli orecchini, voglio che gli accompagniamo.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Eh no, signor Conte...
</p>
</sp>
<sp><speaker>CONTE</speaker> <p>Voi meritate molto, ed io i denari non gli stimo
niente. Vado a vedere questo gioiello. Addio, Mirandolina;
signor Marchese, la riverisco.</p> <stage>(<emph>parte</emph>)</stage>
</sp>
</div2>
<div2 type="scena">
<head>Scena ottava</head>
<stage><emph>Il Marchese e Mirandolina</emph></stage>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>(Maledetto Conte! Con questi suoi denari mi
ammazza).</p> <stage>(<emph>da sé</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>In verità il signor Conte s'incomoda troppo.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>Costoro hanno quattro soldi, e gli spendono per
vanità, per albagia. Io gli conosco, so il viver del mondo.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Eh il viver del mondo, lo so ancor io.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>Pensano, che le donne della vostra sorta si
vincano con i regali.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>I regali non fanno male allo stomaco.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>Io crederei di farvi un'ingiuria, cercando di
obbligarvi con i donativi.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Oh certamente il signor Marchese non mi ha
ingiuriato mai.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>E tali ingiurie non ve le farò.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Lo credo sicurissimamente.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>Ma, dove posso, comandatemi.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Bisognerebbe, ch'io sapessi, in che cosa può
Vostra Eccellenza?
</p>
</sp>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>In tutto. Provatemi.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Ma, verbigrazia, in che?
</p>
</sp>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>Per bacco! Avete un merito, che sorprende.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Troppe grazie, Eccellenza.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>Ah! direi quasi uno sproposito. Maledirei quasi la
mia Eccellenza.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Perché, signore?
</p>
</sp>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>Qualche volta mi auguro di essere nello stato del
Conte.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Per ragione forse de' suoi danari?
</p>
</sp>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>Eh! Che denari! Non gli stimo un fico. Se fossi un
conte ridicolo come lui...
</p>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Che cosa farebbe?
</p>
</sp>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>Cospetto del diavolo... vi sposerei.</p> <stage>(<emph>parte</emph>)</stage>
</sp>
</div2>
<div2 type="scena">
<head>Scena nona</head>
<stage><emph>Mirandolina sola</emph></stage>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Uh, che mai ha detto! L'eccellentissimo signor
marchese Arsura mi sposerebbe? E pure se mi volesse sposare,
vi sarebbe una piccola difficoltà. Io non lo vorrei. Mi
piace l'arrosto, e del fumo, non so che farne. Se avessi
sposati tutti quelli, che hanno detto volermi, oh, averei
pure tanti mariti! Quanti arrivano a questa locanda, tutti
di me s'innamorano, tutti mi fanno i cascamorti; e tanti, e
tanti mi esibiscono di sposarmi a dirittura. E questo signor
Cavaliere, rustico come un orso, mi tratta sì bruscamente?
Questi è il primo forestiere capitato alla mia locanda, il
quale non abbia avuto piacere di trattare con me. Non dico,
che tutti in un salto s'abbiano a innamorare; ma
disprezzarmi così? è una cosa, che mi muove la bile
terribilmente. È nemico delle donne? Non le può vedere?
Povero pazzo! Non averà ancora trovato quella, che sappia
fare. Ma la troverà. La troverà. E chi sa, che non l'abbia
trovata? Con questi per l'appunto mi ci metto di picca.
Quei, che mi corrono dietro, presto presto m'annoiano. La
nobiltà non fa per me. La ricchezza la stimo, e non la
stimo. Tutto il mio piacere consiste in vedermi servita,
vagheggiata, adorata. Questa è la mia debolezza, e questa è
la debolezza di quasi tutte le donne. A maritarmi non ci
penso nemmeno; non ho bisogno di nessuno; vivo onestamente,
e godo la mia libertà. Tratto con tutti, ma non m'innamoro
mai di nessuno. Voglio burlarmi di tante caricature d'amanti
spasimati; e voglio usar tutta l'arte per vincere, abbattere
e conquassare quei cuori barbari, e duri, che son nemici di
noi, che siamo la miglior cosa che abbia prodotto al mondo
la bella madre natura.
</p></sp>
</div2>
<div2 type="scena">
<head>Scena decima</head>
<stage>
<emph>Fabrizio e detta.</emph></stage>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>Ehi, padrona.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Che cosa c'è?
</p>
</sp>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>Quel forestiere, che è alloggiato nella camera di
mezzo grida della biancheria; dice che è ordinaria, e che
non la vuole.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Lo so, lo so. Lo ha detto anche a me, e lo voglio
servire.
</p>
</sp>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>Benissimo. Venitemi dunque a metter fuori la roba,
che gliela possa portare.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Andate, andate, gliela porterò io.
</p>
</sp>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>Voi, gliela volete portare?
</p>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Sì, io.
</p>
</sp>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>Bisogna, che vi prema molto questo forestiere!
</p>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Tutti mi premono. Badate a voi.
</p>
</sp>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>(Già me n'avvedo. Non faremo niente. Ella mi
lusinga; ma non faremo niente).</p> <stage>(<emph>da sé</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>(Povero sciocco! Ha delle pretensioni. Voglio
tenerlo in speranza, perché mi serva con fedeltà).</p> <stage>(<emph>da sé</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>Si è sempre costumato, che i forestieri gli serva
io.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Voi con i forestieri siete un po' troppo ruvido.
</p>
</sp>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>E voi siete un poco troppo gentile.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>So quel che fo, non ho bisogno di correttori.
</p>
</sp>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>Bene, bene. Provvedetevi di cameriere.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Perché, signor Fabrizio? è disgustato di me?
</p>
</sp>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>Vi ricordate voi, che cosa ha detto a noi due
vostro padre, prima ch'egli morisse?
</p>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Sì; quando mi vorrò maritare, mi ricorderò di
quel che ha detto mio padre.
</p>
</sp>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>Ma io sono delicato di pelle, certe cose non le
posso soffrire.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Ma che credi tu ch'io mi sia? Una frasca? Una
civetta? Una pazza? Mi maraviglio di te. Che voglio fare io
dei forestieri, che vanno, e vengono? Se gli tratto bene, lo
fo per mio interesse, per tener in credito la mia locanda.
De' regali non ne ho bisogno; per far all'amore? Uno mi
basta; e questo non mi manca; e so chi merita, e so quello,
che mi conviene. E quando vorrò maritarmi... mi ricorderò di
mio padre. E chi mi averà servito bene, non potrà lagnarsi
di me. Son grata. Conosco il merito... Ma io non son
conosciuta. Basta, Fabrizio, intendetemi, se potete.</p> <stage>(<emph>parte</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>Chi può intenderla è bravo davvero. Ora pare che la
mi voglia, ora che la non mi voglia. Dice che non è una
frasca, ma vuol far a suo modo. Non so che dire. Staremo a
vedere. Ella mi piace, le voglio bene, accomoderei con essa
i miei interessi per tutto il tempo di vita mia. Ah!
bisognerà chiuder un occhio, e lasciar correre qualche cosa.
Finalmente i forestieri vanno, e vengono. Io resto sempre.
Il meglio sarà sempre per me.</p> <stage>(<emph>parte</emph>)</stage>
</sp>
</div2>
<div2 type="scena">
<head>Scena undicesima</head>
<stage>Camera del Cavaliere</stage>
<stage><emph>Il Cavaliere ed un Servitore</emph></stage>
<sp><speaker>SERVITORE</speaker> <p>Illustrissimo, hanno portato questa lettera.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Portami la cioccolatta.</p> <stage>(<emph>Il Servitore parte</emph>)</stage>
<stage>(<emph>Il Cavaliere apre la lettera</emph>)</stage> <p><emph>Siena, primo Gennaio 1753</emph> (Chi scrive?). <emph>Orazio Taccagni. Amico carissimo. La tenera amicizia, che a voi mi lega, mi rende sollecito ad avvisarvi essere necessario il vostro ritorno in patria. È morto il conte Manna...</emph>
(Povero cavaliere! Me ne dispiace). <emph>Ha lasciato la sua unica figlia nubile erede di centocinquanta mila scudi. Tutti gli amici vostri vorrebbero, che toccasse a voi una tal fortuna, e vanno maneggiando.</emph> Non s'affatichino per me,
che non ne voglio saper nulla. Lo sanno pure, ch'io non
voglio donne per i piedi. E questo mio caro amico, che lo sa
più d'ogni altro, mi secca peggio di tutti.</p> <stage>(<emph>straccia la lettera</emph>)</stage> <p>Che importa me di centocinquanta mila scudi?
Finché son solo mi basta meno. Se fossi accompagnato, non mi
basterebbe assai più. Moglie a me! Piuttosto una febbre
quartana.
</p></sp>
</div2>
<div2 type="scena">
<head>Scena dodicesima</head>
<stage><emph>Il Marchese e detto.</emph></stage>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>Amico, vi contentate, ch'io venga a stare un poco
con voi?
</p>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Mi fate onore.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>Almeno fra me, e voi possiamo trattarci con
confidenza; ma quel somaro del Conte, non è degno di stare
in conversazione con noi.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Caro Marchese compatitemi; rispettate gli altri, se
volete essere rispettato voi.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>Sapete il mio naturale. Io fo le cortesie a tutti,
ma colui non lo posso soffrire.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Non lo potete soffrire, perché vi è rivale in amore?
Vergogna! Un cavaliere della vostra sorta innamorarsi d'una
locandiera! Un uomo savio, come siete voi, correr dietro a
una donna!
</p>
</sp>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>Cavaliere mio; costei mi ha stregato.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Oh! pazzie! debolezze! Che stregamenti! Che vuol
dire, che le donne non mi stregheranno? Le loro
fattucchierie consistono nei loro vezzi, nelle loro
lusinghe, e chi ne sta lontano, come fo io, non ci è
pericolo, che si lasci ammaliare.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>Basta! ci penso, e non ci penso; quel che mi dà
fastidio, e che m'inquieta, è il mio fattor di campagna.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Vi ha fatto qualche porcheria?
</p>
</sp>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>Mi ha mancato di parola.
</p></sp>
</div2>
<div2 type="scena">
<head>Scena tredicesima</head>
<stage><emph>Il Servitore con una cioccolata, e detti.</emph></stage>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Oh mi dispiace... Fanne subito un'altra.</p> <stage>(<emph>al Servitore</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>SERVITORE</speaker> <p>In casa per oggi non ce n'ho altra, illustrissimo.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Bisogna, che ne provveda. Se vi degnate di questa...</p> <stage>(<emph>al Marchese</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <stage>(<emph>Prende la cioccolata, e si mette a berla senza complimenti, seguitando poi a discorrere e bere, come segue</emph>)</stage> <p>Questo mio fattore come io vi diceva...</p> <stage>(<emph>beve</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>(Ed io resterò senza).</p> <stage>(<emph>da sé</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>Mi aveva promesso mandarmi con l'ordinario...</p>
<stage>(<emph>beve</emph>)</stage> <p>venti zecchini...</p> <stage>(<emph>beve</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>(Ora viene con una seconda stoccata).</p> <stage>(<emph>da sé</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>E non me gli ha mandati...</p> <stage>(<emph>beve</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Gli manderà un'altra volta.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>Il punto sta... il punto sta...</p> <stage>(<emph>finisce di bere</emph>)</stage> <p>Tenete.</p> <stage>(<emph>dà la chicchera al Servitore</emph>)</stage> <p>Il punto
sta, che sono in un grande impegno, e non so come fare.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Otto giorni più, otto giorni meno...
</p>
</sp>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>Ma voi, che siete cavaliere, sapete quel che vuol
dire il mantener la parola. Sono in impegno; e... corpo di
bacco! Darei delle pugna in Cielo.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Mi dispiace di vedervi scontento. (Se sapessi come
uscirne con riputazione!).</p> <stage>(<emph>da sé</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>Voi, avreste difficoltà per otto giorni, di farmi
il piacere?
</p>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Caro Marchese, se potessi, vi servirei con il core;
se ne avessi, ve li averei esibiti a dirittura. Ne aspetto,
e non ne ho.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>Non mi darete ad intendere d'esser senza denari?
</p>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Osservate. Ecco tutta la mia ricchezza. Non arrivano
a due zecchini.</p> <stage>(<emph>mostra uno zecchino e varie monete</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>Quello è uno zecchino d'oro.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Sì, è l'ultimo; non ne ho più.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>Prestatemi quello, che vedrò intanto...
</p>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Ma io poi...
</p>
</sp>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>Di che avete paura? Ve lo renderò.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Non so che dire; servitevi.</p> <stage>(<emph>gli dà lo zecchino</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>Ho un affar di premura... amico; obbligato per
ora: ci rivedremo a pranzo.</p> <stage>(<emph>prende lo zecchino, e parte</emph>)</stage>
</sp>
</div2>
<div2 type="scena">
<head>Scena quattordicesima</head>
<stage><emph>Il Cavaliere solo.</emph></stage>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Bravo! Il signor Marchese mi voleva frecciare a
venti zecchini, e poi si è contentato di uno. Finalmente uno
zecchino non mi preme di perderlo, e se non me lo rende, non
mi verrà più a seccare. Mi dispiace più che mi ha bevuto la
mia cioccolata. Che indiscretezza! Che asinità! E poi... son
chi sono. Son cavaliere. Oh garbatissimo cavaliere!</p>
</sp>
</div2>
<div2 type="scena">
<head>Scena quindicesima</head>
<stage><emph>Mirandolina colla biancheria, e detto.</emph></stage>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Permette illustrissimo?</p> <stage>(<emph>entrando con qualche soggezione</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Che cosa volete?</p> <stage>(<emph>con asprezza</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Ecco qui della biancheria migliore.</p> <stage>(<emph>s'avanza un poco</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Bene. Mettetela lì.</p> <stage>(<emph>accenna il tavolino</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>La supplico almeno degnarsi vedere se è di suo
genio.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Che roba è?
</p>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Le lenzuola sono di rensa.</p> <stage>(<emph>s'avanza ancor più</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Rensa?
</p>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Sì signore, di dieci paoli al braccio. Osservi.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Non pretendevo tanto. Bastavami qualche cosa meglio
di quel che mi avete dato.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Questa biancheria l'ho fatta per personaggi di
merito; per quelli, che la sanno conoscere; e in verità,
illustrissimo, la do per esser lei, ad un altro non la
darei.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>«Per esser lei!» Solito complimento.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Osservi il servizio di tavola.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Oh! Queste tele di Fiandra, quando si lavano perdono
assai. Non vi è bisogno, che le insudiciate per me.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Per un cavaliere della sua qualità, non guardo a
queste piccole cose. Di queste salviette, ne ho parecchie, e
le serberò per V.S. illustrissima.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>(Non si può però negare, che costei non sia una
donna obbligante).</p> <stage>(<emph>da sé</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>(Veramente ha una faccia burbera da non piacergli
le donne).</p> <stage>(<emph>da sé</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Dare la biancheria al mio cameriere, o ponetela lì,
in qualche luogo. Non vi è bisogno, che v'incomodiate per
questo.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Oh io non m'incomodo mai, quando servo cavalieri
di sì alto merito.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Bene, bene, non occorr'altro. (Costei vorrebbe
adularmi. Donne? Tutte così).</p> <stage>(<emph>da sé</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>La metterò nell'arcova.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Sì, dove volete.</p> <stage>(<emph>con serietà</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>(Oh! vi è del duro. Ho paura di non far niente).</p> <stage>(<emph>da sé; va a riporre la biancheria</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>(I gonzi sentono queste belle parole, credono a chi
le dice, e cascano).</p> <stage>(<emph>da sé</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>A pranzo, che cosa comanda?</p> <stage>(<emph>ritornando senza la biancheria</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Mangerò quello, che vi sarà.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Vorrei pur sapere il suo genio. Se le piace una
cosa più dell'altra, lo dica con libertà.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Se vorrò qualche cosa, lo dirò al cameriere.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Ma in queste cose gli uomini non hanno
l'attenzione, e la pazienza, che abbiamo noi altre donne. Se
le piacesse qualche intingoletto, qualche salsetta,
favorisca di dirlo a me.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Vi ringrazio; ma né anche per questo verso, vi
riuscirà di far con me quello che avete fatto col Conte, e
col Marchese.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Che dice della debolezza di quei due cavalieri?
Vengono alla locanda per alloggiare, e pretendono poi di
voler far all'amore colla locandiera. Abbiamo altro in testa
noi, che dar retta alle loro ciarle. Cerchiamo di fare il
nostro interesse; se diamo loro delle buone parole, lo
facciamo per tenerli a bottega, e poi, io principalmente
quanto vedo che si lusingano, rido come una pazza.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Brava! Mi piace la vostra sincerità.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Oh! non ho altro di buono, che la sincerità.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Ma però con chi vi fa la corte sapete fingere.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Io fingere? Guardimi il Cielo. Domandi un poco a
quei due signori, che fanno gli spasimati per me, se ho mai
dato loro un segno d'affetto. Se ho mai scherzato con loro
in maniera, che si potessero lusingare con fondamento. Non
gli strapazzo, perché il mio interesse non lo vuole, ma poco
meno. Questi uomini effemminati non gli posso vedere.
Siccome abborrisco anche le donne, che corrono dietro agli
uomini. Vede? Io non sono una ragazza. Ho qualche annetto;
non son bella, ma ho avuto delle buone occasioni; eppure non
ho mai voluto maritarmi, perché stimo, infinitamente la mia
libertà.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Oh sì, la libertà è un gran tesoro.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>E tanti la perdono scioccamente.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>So ben io quel che faccio. Alla larga.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Ha moglie V.S. illustrissima?
</p>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Il Cielo me ne liberi. Non voglio donne.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Bravissimo. Si conservi sempre così. Le donne,
signore... Basta a me non tocca a dirne male.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Voi siete per altro la prima donna, ch'io senta
parlar così.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Le dirò: noi altre locandiere, vediamo, e
sentiamo delle cose assai; e in verità compatisco quegli
uomini, che hanno paura del nostro sesso.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>(È curiosa costei).</p> <stage>(<emph>da sé</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Con permissione di V.S. illustrissima.</p> <stage>(<emph>finge voler partire</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Avete premura di partire?
</p>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Non vorrei esserle importuna.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>No, mi fate piacere; mi divertite.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Vede, signore? Così fo con gli altri. Mi
trattengo qualche momento; sono piuttosto allegra, dico
delle barzellette per divertirli, ed essi subito credono...
Se la m'intende, e' mi fanno i cascamorti.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Questo accade, perché avete buona maniera.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Troppa bontà, illustrissimo.</p> <stage>(<emph>con una riverenza</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Ed essi s'innamorano.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Guardi, che debolezza! Innamorarsi subito di una
donna!
</p>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Questa io non l'ho mai potuta capire.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Bella fortezza! Bella virilità! Avvilirsi subito
per due smorfiette.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Debolezze! Miserie umane!
</p>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Questo è il vero pensare degli uomini. Signor
Cavaliere, mi porga la mano.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Perché volete, ch'io vi porga la mano?
</p>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Favorisca; si degni; osservi; sono pulita.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Ecco la mano.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Questa è la prima volta, che ho l'onore d'aver
per la mano un uomo, che pensa veramente da uomo.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Via, basta così.</p> <stage>(<emph>ritira la mano</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Ecco. Se io avessi preso per la mano uno di que'
due signori sguaiati, averebbe tosto creduto, ch'io
spasimassi per lui. Sarebbe andato in deliquio. Non darei
loro una semplice libertà, per tutto l'oro del mondo. Non
sanno vivere. Oh benedetto il conversare alla libera! senza
attacchi, senza malizia, senza tante ridicole scioccherie.
Illustrissimo, perdoni la mia impertinenza. Dove posso
servirla, mi comandi con autorità, e avrò per lei
quell'attenzione, che non ho mai avuto per alcuna persona di
questo mondo.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Per qual motivo avete tanta parzialità per me?
</p>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Perché, oltre il suo merito, oltre la sua
condizione, sono almeno sicura, che con lei posso trattare
con libertà, senza sospetto, che voglia fare cattivo uso
delle mie attenzioni, e che mi tenga in qualità di serva,
senza tormentarmi con pretensioni ridicole, con caricature
affettate.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>(Che diavolo ha costei di stravagante, ch'io non
capisco!).</p> <stage>(<emph>da sé</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>(Il satiro si anderà a poco a poco
addomesticando).</p> <stage>(<emph>da sé</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Orsù, se avete da badare alle cose vostre, non
restate per me.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Sì signore, vado ad attendere alle faccende di
casa. Queste sono i miei amori, i miei passatempi. Se
comanderà qualche cosa, manderò il cameriere.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Bene... Se qualche volta verrete anche voi, vi
vederò volentieri.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Io veramente non vado mai nelle camere dei
forestieri, ma da lei ci verrò qualche volta.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Da me... Perché?
</p>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Perché, illustrissimo signore, ella mi piace
assaissimo.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Vi piaccio io?
</p>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Mi piace, perché non è effemminato, perché non è
di quelli che s'innamorano. (Mi caschi il naso se avanti
domani non l'innamoro).</p> <stage>(<emph>da sé, parte</emph>)</stage>
</sp>
</div2>
<div2 type="scena">
<head>Scena sedicesima</head>
<stage><emph>Il Cavaliere solo.</emph></stage>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Eh! So io quel che fo. Colle donne? Alla larga.
Costei sarebbe una di quelle, che potrebbero farmi cascare
più delle altre. Quella verità, quella scioltezza di dire, è
cosa poco comune. Ha un non so che di estraordinario; ma non
per questo mi lascierei innamorare. Per un poco di
divertimento, mi fermerei piuttosto con questa, che con
un'altra. Ma per far all'amore? Per perdere la libertà? Non
vi è pericolo. Pazzi, pazzi, quelli che s'innamorano delle
donne.</p> <stage>(<emph>parte</emph>)</stage>
</sp>
</div2>
<div2 type="scena">
<head>Scena diciassettesima</head>
<stage>Altra camera di locanda</stage>
<stage><emph>Ortensia, Dejanira, Fabrizio</emph></stage>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>Che restino servite qui, illustrissime. Osservino
quest'altra camera. Quella per dormire, e questa per
mangiare, per ricevere, per servirsene come comandano.
</p>
</sp>
<sp><speaker>ORTENSIA</speaker> <p>Va bene, va bene. Siete voi padrone, o cameriere?
</p>
</sp>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>Cameriere, ai comandi di V.S. illustrissima.
</p>
</sp>
<sp><speaker>DEJANIRA</speaker> <p>(Ci dà delle illustrissime).</p> <stage>(<emph>piano a Ortensia, ridendo</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>ORTENSIA</speaker> <p>(Bisogna secondare il lazzo). Cameriere?
</p>
</sp>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>Illustrissima.
</p>
</sp>
<sp><speaker>ORTENSIA</speaker> <p>Dite al padrone, che venga qui, voglio parlar con
lui per il trattamento.
</p>
</sp>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>Verrà la padrona, la servo subito. (Chi diamine
saranno queste due signore così sole? All'aria, all'abito
paiono dame).</p> <stage>(<emph>da sé, parte</emph>)</stage>
</sp>
</div2>
<div2 type="scena">
<head>Scena diciottesima</head>
<stage><emph>Dejanira e Ortensia</emph></stage>
<sp><speaker>DEJANIRA</speaker> <p>Ci dà dell'illustrissime. Ci ha creduto due dame.
</p>
</sp>
<sp><speaker>ORTENSIA</speaker> <p>Bene. Così ci tratterà meglio.
</p>
</sp>
<sp><speaker>DEJANIRA</speaker> <p>Ma ci farà pagare di più.
</p>
</sp>
<sp><speaker>ORTENSIA</speaker> <p>Eh, circa i conti, averà da fare con me. Sono degli
anni assai, che cammino il mondo.
</p>
</sp>
<sp><speaker>DEJANIRA</speaker> <p>Non vorrei, che con questi titoli, entrassimo in
qualche impegno.
</p>
</sp>
<sp><speaker>ORTENSIA</speaker> <p>Cara amica siete di poco spirito. Due commedianti,
avezze a far sulla scena da contesse, da marchese, e da
principesse, avranno difficoltà a sostenere un carattere
sopra di una locanda?
</p>
</sp>
<sp><speaker>DEJANIRA</speaker> <p>Verranno i nostri compagni, e subito ci
sbianchiranno.
</p>
</sp>
<sp><speaker>ORTENSIA</speaker> <p>Per oggi non possono arrivare a Firenze. Da Pisa a
qui in navicello, vi vogliono almeno tre giorni.
</p>
</sp>
<sp><speaker>DEJANIRA</speaker> <p>Guardate che bestialità! Venire in navicello!
</p>
</sp>
<sp><speaker>ORTENSIA</speaker> <p>Per mancanza di lugagni. È assai, che siamo venute
noi in calesse.
</p>
</sp>
<sp><speaker>DEJANIRA</speaker> <p>È stata buona quella recita di più, che abbiamo
fatto.
</p>
</sp>
<sp><speaker>ORTENSIA</speaker> <p>Sì, ma se non istavo io alla porta non si faceva
niente.
</p></sp>
</div2>
<div2 type="scena">
<head>Scena diciannovesima</head>
<stage><emph>Fabrizio e dette.</emph></stage>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>La padrona or ora sarà a servirle.
</p>
</sp>
<sp><speaker>ORTENSIA</speaker> <p>Bene.
</p>
</sp>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>Ed io le supplico a comandarmi. Ho servito altre
dame; mi darò l'onor di servir con tutta attenzione anche le
signorie loro illustrissime.
</p>
</sp>
<sp><speaker>ORTENSIA</speaker> <p>Occorrendo, mi varrò di voi.
</p>
</sp>
<sp><speaker>DEJANIRA</speaker> <p>(Ortensia queste parti le fa benissimo).</p> <stage>(<emph>da sé</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>Intanto le supplico, illustrissime signore,
favorirmi il loro riverito nome per la consegna.</p> <stage>(<emph>tira fuori un calamaio ed un libriccino</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>DEJANIRA</speaker> <p>(Ora viene il buono).
</p>
</sp>
<sp><speaker>ORTENSIA</speaker> <p>Perché ho da dar il mio nome?
</p>
</sp>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>Noi altri locandieri, siamo obbligati a dar il
nome, il casato, la patria, e la condizione di tutti i
passeggieri, che alloggiano alla nostra locanda. E se non lo
facessimo, meschini noi.
</p>
</sp>
<sp><speaker>DEJANIRA</speaker> <p>(Amica i titoli sono finiti).</p> <stage>(<emph>da sé</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>ORTENSIA</speaker> <p>Molti daranno anche il nome finto.
</p>
</sp>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>In quanto a questo poi, noi altri scriviamo il
nome, che ci dettano, e non cerchiamo di più.
</p>
</sp>
<sp><speaker>ORTENSIA</speaker> <p>Scrivete. La baronessa Ortensia del Poggio,
palermitana.
</p>
</sp>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>(Siciliana? Sangue caldo).</p> <stage>(<emph>scrivendo</emph>)</stage> <p>Ella,
illustrissima?</p> <stage>(<emph>a Dejanira</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>DEJANIRA</speaker> <p>Ed io... (Non so che mi dire).
</p>
</sp>
<sp><speaker>ORTENSIA</speaker> <p>Via, contessa Dejanira, dategli il vostro nome.
</p>
</sp>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>La supplico.</p> <stage>(<emph>a Dejanira</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>DEJANIRA</speaker> <p>Non l'avete sentito?</p> <stage>(<emph>a Fabrizio</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>L'illustrissima signora contessa Dejanira....</p>
<stage>(<emph>scrivendo</emph>)</stage> <p>Il cognome?
</p>
</sp>
<sp><speaker>DEJANIRA</speaker> <p>Anche il cognome?</p> <stage>(<emph>a Fabrizio</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>ORTENSIA</speaker> <p>Sì, dal Sole, romana.</p> <stage>(<emph>a Fabrizio</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>Non occorr'altro. Perdonino l'incomodo. Ora verrà
la padrona. (L'ho io detto, che erano due dame? Spero, che
farò de' buoni negozi. Mancie non ne mancheranno).</p> <stage>(<emph>parte</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>DEJANIRA</speaker> <p>Serva umilissima della signora Baronessa.
</p>
</sp>
<sp><speaker>ORTENSIA</speaker> <p>Contessa a voi m'inchino.</p> <stage>(<emph>si burlano vicendevolmente</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>DEJANIRA</speaker> <p>Qual fortuna mi offre la felicissima congiuntura
di rassegnarvi il mio profondo rispetto?
</p>
</sp>
<sp><speaker>ORTENSIA</speaker> <p>Dalla fontana del vostro cuore, scaturir non
possono, che torrenti di grazie.
</p></sp>
</div2>
<div2 type="scena">
<head>Scena ventesima</head>
<stage><emph>Mirandolina e dette.</emph></stage>
<sp><speaker>DEJANIRA</speaker> <p>Madama, voi mi adulate.</p> <stage>(<emph>ad Ortensia, con caricatura</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>ORTENSIA</speaker> <p>Contessa, al vostro merito si converrebbe assai più.</p> <stage>(<emph>fa lo stesso</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>(Oh, che dame cerimoniose!).</p> <stage>(<emph>da sé, in disparte</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>DEJANIRA</speaker> <p>(Oh quanto mi vien da ridere!).</p> <stage>(<emph>da sé</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>ORTENSIA</speaker> <p>Zitto; è qui la padrona.</p> <stage>(<emph>piano a Dejanira</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>M'inchino a queste dame.
</p>
</sp>
<sp><speaker>ORTENSIA</speaker> <p>Buon giorno, quella giovane.
</p>
</sp>
<sp><speaker>DEJANIRA</speaker> <p>Signora padrona, vi riverisco.</p> <stage>(<emph>a Mirandolina</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>ORTENSIA</speaker> <p>Ehi!</p> <stage>(<emph>fa cenno a Dejanira, che si sostenga</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Permetta ch'io le baci la mano.</p> <stage>(<emph>ad Ortensia</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>ORTENSIA</speaker> <p>Siete obbligante.</p> <stage>(<emph>le dà la mano</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>DEJANIRA</speaker> <stage>(<emph>Ride da sé</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Anche ella, illustrissima.</p> <stage>(<emph>chiede la mano a Dejanira</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>DEJANIRA</speaker> <p>Eh, non importa...
</p>
</sp>
<sp><speaker>ORTENSIA</speaker> <p>Via, gradite le finezze di questa giovane. Datele la
mano.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>La supplico.
</p>
</sp>
<sp><speaker>DEJANIRA</speaker> <p>Tenete.</p> <stage>(<emph>le dà la mono, si volta, e ride</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Ride, illustrissima? Di che?
</p>
</sp>
<sp><speaker>ORTENSIA</speaker> <p>Che cara Contessa! Ride ancora di me. Ho detto uno
sproposito, che l'ha fatta ridere.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>(Io giuocherei, che non son dame. Se fossero
dame, non sarebbero sole).</p> <stage>(<emph>da sé</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>ORTENSIA</speaker> <p>Circa il trattamento, converrà poi discorrere.</p> <stage>(<emph>a Mirandolina</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Ma! Sono sole? Non hanno cavalieri, non hanno
servitori, non hanno nessuno?
</p>
</sp>
<sp><speaker>ORTENSIA</speaker> <p>Il Barone mio marito...
</p>
</sp>
<sp><speaker>DEJANIRA</speaker> <stage>(<emph>Ride forte</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Perché ride, signora?</p> <stage>(<emph>a Dejanira</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>ORTENSIA</speaker> <p>Via, perché ridete?
</p>
</sp>
<sp><speaker>DEJANIRA</speaker> <p>Rido del Barone di vostro marito.
</p>
</sp>
<sp><speaker>ORTENSIA</speaker> <p>Sì, è un cavaliere giocoso; dice sempre delle
barzellette; verrà quanto prima col conte Orazio, marito
della Contessina.
</p>
</sp>
<sp><speaker>DEJANIRA</speaker> <stage>(<emph>Fa forza per trattenersi da ridere</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>La fa ridere anche il signor Conte?</p> <stage>(<emph>a Dejanira</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>ORTENSIA</speaker> <p>Ma via, Contessina, tenetevi un poco nel vostro
decoro.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Signore mie, favoriscano in grazia. Siamo sole,
nessuno ci sente. Questa contea, questa baronia, sarebbe
mai...
</p>
</sp>
<sp><speaker>ORTENSIA</speaker> <p>Che cosa vorreste voi dire? Mettereste in dubbio la
nostra nobiltà?
</p>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Perdoni, illustrissima, non si riscaldi, perché
farà ridere la signora Contessa.
</p>
</sp>
<sp><speaker>DEJANIRA</speaker> <p>Eh via, che serve?
</p>
</sp>
<sp><speaker>ORTENSIA</speaker> <p>Contessa, Contessa!</p> <stage>(<emph>minacciandola</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Io so, che cosa voleva dire, illustrissima.</p> <stage>(<emph>a Dejanira</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>DEJANIRA</speaker> <p>Se l'indovinate, vi stimo assai.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Voleva dire: Che serve, che fingiamo d'esser due
dame, se siamo due pedine? Ah! non è vero?
</p>
</sp>
<sp><speaker>DEJANIRA</speaker> <p>E che sì, che ci conoscete?</p> <stage>(<emph>a Mirandolina</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>ORTENSIA</speaker> <p>Che brava commediante! Non è buona da sostenere un
carattere.
</p>
</sp>
<sp><speaker>DEJANIRA</speaker> <p>Fuori di scena io non so fingere.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Brava, signora Baronessa; mi piace il di lei
spirito. Lodo la sua franchezza.
</p>
</sp>
<sp><speaker>ORTENSIA</speaker> <p>Qualche volta mi prendo un poco di spasso.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Ed io amo infinitamente le persone di spirito.
Servitevi pure nella mia locanda, che siete padrone; ma vi
prego bensì, se mi capitassero persone di rango, cedermi
quest'appartamento, ch'io vi darò dei camerini assai comodi.
</p>
</sp>
<sp><speaker>DEJANIRA</speaker> <p>Sì, volentieri.
</p>
</sp>
<sp><speaker>ORTENSIA</speaker> <p>Ma io, quando spendo il mio denaro, intendo volere
esser servita come una dama, e in questo appartamento ci
sono, e non me ne anderò.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Via, signora Baronessa, sia buona... Oh! Ecco un
cavaliere, che è alloggiato in questa locanda. Quando vede
donne, sempre si caccia avanti.
</p>
</sp>
<sp><speaker>ORTENSIA</speaker> <p>È ricco?
</p>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Io non so i fatti suoi.
</p></sp>
</div2>
<div2 type="scena">
<head>Scena ventunesima</head>
<stage><emph>Il Marchese e dette.</emph></stage>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>È permesso? Si può entrare?
</p>
</sp>
<sp><speaker>ORTENSIA</speaker> <p>Per me è padrone.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>Servo di lor signore.
</p>
</sp>
<sp><speaker>DEJANIRA</speaker> <p>Serva umilissima.
</p>
</sp>
<sp><speaker>ORTENSIA</speaker> <p>La riverisco divotamente.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>Sono forestiere?</p> <stage>(<emph>a Mirandolina</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Eccellenza sì. Sono venute ad onorare la mia
locanda.
</p>
</sp>
<sp><speaker>ORTENSIA</speaker> <p>(È un'Eccellenza! Capperi!).</p> <stage>(<emph>da sé</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>DEJANIRA</speaker> <p>(Già Ortensia lo vorrà per sé).</p> <stage>(<emph>da sé</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>E chi sono queste signore?</p> <stage>(<emph>a Mirandolina</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Questa è la baronessa Ortensia del Poggio; e
questa la contessa Dejanira dal Sole.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>Oh compitissime dame!
</p>
</sp>
<sp><speaker>ORTENSIA</speaker> <p>E ella, chi è, signore?
</p>
</sp>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>Io sono il marchese di Forlipopoli.
</p>
</sp>
<sp><speaker>DEJANIRA</speaker> <p>(La locandiera vuol seguitare a far la commedia).</p> <stage>(<emph>da sé</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>ORTENSIA</speaker> <p>Godo aver l'onore di conoscere un cavaliere così
compito.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>Se vi potessi servire, comandatemi. Ho piacere che
siate venute ad alloggiare in questa locanda. Troverete una
padrona di garbo.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Questo cavaliere è pieno di bontà. Mi onora della
sua protezione.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>Sì, certamente. Io la proteggo; e proteggo tutti
quelli, che vengono nella sua locanda; e se vi occorre
nulla, comandate.
</p>
</sp>
<sp><speaker>ORTENSIA</speaker> <p>Occorrendo, mi prevarrò delle sue finezze.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>Anche voi, signora Contessa, fate capitale di me.
</p>
</sp>
<sp><speaker>DEJANIRA</speaker> <p>Potrò ben chiamarmi felice, se avrò l'alto onore
di essere annoverata nel ruolo delle sue umilissime serve.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>(Ha detto un concetto da commedia).</p> <stage>(<emph>ad Ortensia</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>ORTENSIA</speaker> <p>(Il titolo di contessa l'ha posta in soggezione).</p>
<stage>(<emph>a Mirandolina</emph>)</stage>
<stage>(<emph>Il Marchese tira fuori di tasca un bel fazzoletto di seta, lo spiega, e finge volersi asciugar la fronte</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Un gran fazzoletto, signor Marchese!
</p>
</sp>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>Ah! Che ne dite? È bello? Sono di buon gusto io?</p>
<stage>(<emph>a Mirandolina</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Certamente è di ottimo gusto.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>Ne avete più veduti di così belli?</p> <stage>(<emph>ad Ortensia</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>ORTENSIA</speaker> <p>È superbo. Non ho veduto il compagno. (Se me lo
donasse, lo prenderei).</p> <stage>(<emph>da sé</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>Questo viene da Londra.</p> <stage>(<emph>a Dejanira</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>DEJANIRA</speaker> <p>È bello, mi piace assai.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>Son di buon gusto io?
</p>
</sp>
<sp><speaker>DEJANIRA</speaker> <p>(E non dice a' vostri comandi).</p> <stage>(<emph>da sé</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>M'impegno, che il Conte non sa spendere. Getta via
il denaro, e non compra mai una galanteria di buon gusto.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Il signor Marchese conosce, distingue, sa, vede,
intende.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <stage>(<emph>Piega il fazzoletto con attenzione</emph>)</stage> <p>Bisogna
piegarlo bene, acciò non si guasti. Questa sorta di roba,
bisogna custodirla con attenzione. Tenete.</p> <stage>(<emph>lo presenta a Mirandolina</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Vuole, ch'io lo faccia mettere nella sua camera?
</p>
</sp>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>No. Mettetelo nella vostra.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Perché nella mia?
</p>
</sp>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>Perché... ve lo dono.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Oh, Eccellenza, perdoni...
</p>
</sp>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>Tant'è. Ve lo dono.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Ma io non voglio...
</p>
</sp>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>Non mi fate andar in collera.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Oh, in quanto a questo poi; il signor Marchese lo
sa; io non voglio disgustar nessuno. Acciò non vada in
collera, lo prenderò.
</p>
</sp>
<sp><speaker>DEJANIRA</speaker> <p>(Oh che bel lazzo!).</p> <stage>(<emph>ad Ortensia</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>ORTENSIA</speaker> <p>(E poi dicono delle commedianti!).</p> <stage>(<emph>a Dejanira</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>Ah! Che dite? Un fazzoletto di quella sorta, l'ho
donato alla mia padrona di casa.</p> <stage>(<emph>ad Ortensia</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>ORTENSIA</speaker> <p>È un cavaliere generoso.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>Sempre così.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>(Questo è il primo regalo, che mi ha fatto; e non
so come abbia avuto questo fazzoletto).</p> <stage>(<emph>da sé</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>DEJANIRA</speaker> <p>Signor Marchese, se ne trovano di quei fazzoletti
in Firenze? Avrei volontà d'averne uno compagno.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>Compagno di quello sarà difficile. Ma vedremo.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>(Brava la signora Contessina).</p> <stage>(<emph>da sé</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>ORTENSIA</speaker> <p>Signor Marchese, voi che siete pratico della città,
fatemi il piacere di mandarmi un bravo calzolaro, perché ho
bisogno di scarpe.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>Sì, vi manderò il mio.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>(Tutte alla vita; ma non sanno, che non ve n'è
uno per la rabbia).</p> <stage>(<emph>da sé</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>ORTENSIA</speaker> <p>Caro signor Marchese favorirà tenerci un poco di
compagnia.
</p>
</sp>
<sp><speaker>DEJANIRA</speaker> <p>Favorirà a pranzo con noi.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>Sì, volentieri. (Ehi Mirandolina, non abbiate
gelosia son vostro, già lo sapete).
</p>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>(S'accomodi pure; ho piacere che si diverta).</p> <stage>(<emph>al Marchese</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>ORTENSIA</speaker> <p>Voi sarete la nostra conversazione.
</p>
</sp>
<sp><speaker>DEJANIRA</speaker> <p>Non conosciamo nessuno. Non abbiamo altri che voi.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>Oh care le mie damine! Vi servirò di cuore.
</p></sp>
</div2>
<div2 type="scena">
<head>Scena ventiduesima</head>
<stage><emph>Il Conte e detti</emph></stage>
<sp><speaker>CONTE</speaker> <p>Mirandolina, io cercava di voi.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Son qui con queste dame.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CONTE</speaker> <p>Dame? M'inchino umilmente.
</p>
</sp>
<sp><speaker>ORTENSIA</speaker> <p>Serva divota. (Questo è un guasco più badial di
quell'altro).</p> <stage>(<emph>piano a Dejanira</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>DEJANIRA</speaker> <p>(Ma io non sono buona per miccheggiare).</p> <stage>(<emph>piano ad Ortensia</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>(Ehi! Mostrare al Conte il fazzoletto).</p> <stage>(<emph>piano a Mirandolina</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Osservi, signor Conte, il bel regalo che mi ha
fatto il signor Marchese.</p> <stage>(<emph>mostra il fazzoletto al Conte</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>CONTE</speaker> <p>Oh me ne rallegro! Bravo, signor Marchese.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>Eh niente, niente. Bagatelle. Riponetelo via; non
voglio che lo dichiate. Quel che fo non s'ha da sapere.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>(Non s'ha da sapere, e me lo fa mostrare. La
superbia contrasta con la povertà).</p> <stage>(<emph>da sé</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>CONTE</speaker> <p>Con licenza di queste dame, vorrei dirvi una
parola.</p> <stage>(<emph>a Mirandolina</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>ORTENSIA</speaker> <p>S'accomodi con libertà.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>Quel fazzoletto in tasca lo manderete a male.</p> <stage>(<emph>a Mirandolina</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Eh lo riporrò nella bambagia, perché non si
ammacchi!
</p>
</sp>
<sp><speaker>CONTE</speaker> <p>Osservate questo piccolo gioiello di diamanti.</p> <stage>(<emph>a Mirandolina</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Bello assai.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CONTE</speaker> <p>È compagno degli orecchini, che vi ho donato.</p> <stage>(<emph>Ortensia e Dejanira osservano, e parlano piano fra loro</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Certo, è compagno, ma è ancora più bello.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>(Sia maledetto il Conte, i suoi diamanti, i suoi
denari, e il suo diavolo, che se lo porti).</p> <stage>(<emph>da sé</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>CONTE</speaker> <p>Ora, perché abbiate il fornimento compagno; ecco
ch'io vi dono il gioiello.</p> <stage>(<emph>a Mirandolina</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Non lo prendo assolutamente.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CONTE</speaker> <p>Non mi farete questa mala creanza.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Oh! delle male creanze non ne faccio mai. Per non
disgustarla, lo prenderò.</p> <stage>(<emph>Ortensia e Dejanira parlano come sopra, osservando la generosità del Conte</emph>)</stage> <p> Ah! Che ne dice
signor Marchese? Questo gioiello non è galante?
</p>
</sp>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>Nel suo genere il fazzoletto è più di buon gusto.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CONTE</speaker> <p>Sì, ma da genere, a genere vi è una bella distanza.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>Bella cosa! Vantarsi in pubblico di una grande
spesa.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CONTE</speaker> <p>Sì, sì, voi fate i vostri regali in segreto.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>(Posso ben dire con verità questa volta, che fra
due litiganti il terzo gode).</p> <stage>(<emph>da sé</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>E così, damine mie sarò a pranzo con voi.
</p>
</sp>
<sp><speaker>ORTENSIA</speaker> <p>Quest'altro signore chi è?</p> <stage>(<emph>al Conte</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>CONTE</speaker> <p>Sono il conte d'Albafiorita per obbedirvi.
</p>
</sp>
<sp><speaker>DEJANIRA</speaker> <p>Capperi! È una famiglia illustre, io la conosco.</p> <stage>(<emph>anch'ella s'accosta al Conte</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>CONTE</speaker> <p>Sono a' vostri comandi.</p> <stage>(<emph>a Dejanira</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>ORTENSIA</speaker> <p>È qui alloggiato?</p> <stage>(<emph>al Conte</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>CONTE</speaker> <p>Sì, signora.
</p>
</sp>
<sp><speaker>DEJANIRA</speaker> <p>Si trattiene molto?</p> <stage>(<emph>al Conte</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>CONTE</speaker> <p>Credo di sì.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>Signore mie, sarete stanche di stare in piedi,
volete ch'io vi serva nella vostra camera?
</p>
</sp>
<sp><speaker>ORTENSIA</speaker> <p>Obbligatissima.</p> <stage>(<emph>con disprezzo</emph>)</stage> <p> Di che paese è
signor Conte?
</p>
</sp>
<sp><speaker>CONTE</speaker> <p>Napolitano.
</p>
</sp>
<sp><speaker>ORTENSIA</speaker> <p>Oh! Siamo mezzi patriotti. Io sono palermitana.
</p>
</sp>
<sp><speaker>DEJANIRA</speaker> <p>Io son romana; ma sono stata a Napoli, e appunto
per un mio interesse desiderava parlare con un cavaliere
napolitano.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CONTE</speaker> <p>Vi servirò, signore. Siete sole? Non avete uomini?
</p>
</sp>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>Ci sono io, signore, e non hanno bisogno di voi.
</p>
</sp>
<sp><speaker>ORTENSIA</speaker> <p>Siamo sole, signor Conte. Poi vi diremo il perché.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CONTE</speaker> <p>Mirandolina?
</p>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Signore?
</p>
</sp>
<sp><speaker>CONTE</speaker> <p>Fate preparare nella mia camera per tre. Vi
degnerete di favorirmi?</p> <stage>(<emph>ad Ortensia e Dejanira</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>ORTENSIA</speaker> <p>Riceveremo le vostre finezze.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>Ma io sono stato invitato da queste dame.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CONTE</speaker> <p>Esse sono padrone di servirsi, come comandano, ma
alla mia piccola tavola in più di tre non ci si sta.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>Vorrei vedere anche questa...
</p>
</sp>
<sp><speaker>ORTENSIA</speaker> <p>Andiamo, andiamo, signor Conte. Il signor Marchese
ci favorirà un'altra volta.</p> <stage>(<emph>parte</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>DEJANIRA</speaker> <p>Signor Marchese, se trova il fazzoletto, mi
raccomando.</p> <stage>(<emph>parte</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>Conte, Conte, voi me la pagherete.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CONTE</speaker> <p>Di che vi lagnate?
</p>
</sp>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>Son chi sono, e non si tratta così. Basta... Colei
vorrebbe un fazzoletto? Un fazzoletto di quella sorta? Non
l'averà. Mirandolina, tenetelo caro. Fazzoletti di quella
sorta non se ne trovano. Dei diamanti se ne trovano, ma dei
fazzoletti di quella sorta non se ne trovano.</p> <stage>(<emph>parte</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>(Oh che bel pazzo!).</p> <stage>(<emph>da sé</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>CONTE</speaker> <p>Cara Mirandolina, avrete voi dispiacere, ch'io
serva queste due dame?
</p>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Niente affatto, signore.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CONTE</speaker> <p>Lo faccio per voi. Lo faccio per accrescer utile,
ed avventori alla vostra locanda, per altro io son vostro, è
vostro il mio cuore, e vostre sono le mie ricchezze, delle
quali disponetene liberamente, che io vi faccio padrona.</p> <stage>(<emph>parte</emph>)</stage>
</sp>
</div2>
<div2 type="scena">
<head>Scena ventitreesima</head>
<stage><emph>Mirandolina sola</emph></stage>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Con tutte le sue ricchezze, con tutti li suoi
regali, non arriverà mai ad innamorarmi; e molto meno lo
farà il Marchese colla sua ridicola protezione. Se dovessi
attaccarmi ad uno di questi due, certamente lo farei con
quello, che spende più. Ma non mi preme né dell'uno, né
dell'altro. Sono in impegno d'innamorar il cavaliere di
Ripafratta, e non darei un tal piacere per un gioiello il
doppio più grande di questo. Mi proverò; non so, se averò
l'abilità, che hanno quelle due brave comiche, ma mi
proverò. Il Conte, ed il Marchese frattanto, che con quelle
si vanno trattenendo mi lasceranno in pace; e potrò a mio
bell'agio trattar con il Cavaliere. Possibile ch'ei non
ceda? Chi è quello, che possa resistere ad una donna, quando
le dà tempo di poter far uso dell'arte sua? Chi fugge non
può temer d'esser vinto, ma chi si ferma, chi ascolta, e se
ne compiace, deve, o presto, o tardi a suo dispetto cadere.</p> <stage>(<emph>parte</emph>)</stage>
</sp>
</div2></div1>
<div1 type="atto">
<head>Atto secondo</head>
<div2 type="scena">
<head>Scena prima</head>
<stage>Camera del Cavaliere, con tavola apparecchiata per il
pranzo e sedie.</stage>
<stage><emph>Il Cavaliere ed il suo Servitore, poi Fabrizio. Il
Cavaliere passeggia con un libro. Fabrizio mette la zuppa in
tavola.</emph></stage>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>Dite al vostro padrone, se vuol restare servito,
che la zuppa è in tavola.</p> <stage>(<emph>al Servitore</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>SERVITORE</speaker> <p>Glielo potete dire anche voi.</p> <stage>(<emph>a Fabrizio</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>È tanto stravagante, che non gli parlo niente
volentieri.
</p>
</sp>
<sp><speaker>SERVITORE</speaker> <p>Eppure non è cattivo. Non può veder le donne, per
altro cogli uomini è dolcissimo.
</p>
</sp>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>(Non può veder le donne? Povero sciocco! Non
conosce il buono).</p> <stage>(<emph>da sé, parte</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>SERVITORE</speaker> <p>Illustrissimo se comanda, è in tavola.</p> <stage>(<emph>Il Cavaliere mette giù il libro, e va a sedere a tavola</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Questa mattina parmi che si pranzi prima del solito.</p>
<stage>(<emph>al Servitore, mangiando</emph>)</stage>
<stage>(<emph>Il Servitore dietro la sedia del Cavaliere, col tondo sotto il braccio</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>SERVITORE</speaker> <p>Questa camera è stata servita prima di tutte. Il
signor conte d'Albafiorita strepitava, che voleva essere
servito il primo, ma la padrona ha voluto, che si desse in
tavola prima a V.S. illustrissima.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Sono obbligato a costei per l'attenzione che mi
dimostra.
</p>
</sp>
<sp><speaker>SERVITORE</speaker> <p>È una assai compita donna, illustrissimo. In tanto
mondo, che ho veduto, non ho trovato una locandiera più
garbata di questa.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Ti piace eh?</p> <stage>(<emph>voltandosi un poco indietro</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>SERVITORE</speaker> <p>Se non fosse per far torto al mio padrone, vorrei
venire a stare con Mirandolina per cameriere.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Povero mammalucco! Che cosa vorresti, ch'ella
facesse di te?</p> <stage>(<emph>gli dà il tondo, ed egli lo muta</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>SERVITORE</speaker> <p>Una donna di questa sorta, la vorrei servir come un
cagnolino.</p> <stage>(<emph>va per un piatto</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Per bacco! Costei incanta tutti. Sarebbe da ridere,
che incantasse anche me! Orsù domani me ne vado a Livorno.
S'ingegni per oggi, se può, ma si assicuri, che non sono sì
debole. Avanti, ch'io superi l'avversion per le donne ci
vuol altro.
</p></sp>
</div2>
<div2 type="scena">
<head>Scena seconda</head>
<stage><emph>Il Servitore col lesso ed un altro piatto, e detto.</emph></stage>
<sp><speaker>SERVITORE</speaker> <p>Ha detto la padrona, che se non le piacesse il
pollastro, le manderà un piccione.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Mi piace tutto. E questo che cos'è?
</p>
</sp>
<sp><speaker>SERVITORE</speaker> <p>Dice la padrona, ch'io le sappia dire se a V.S.
illustrissima piace questa salsa, che l'ha fatta ella colle
sue mani.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Costei mi obbliga sempre più.</p> <stage>(<emph>l'assaggia</emph>)</stage> <p> È
preziosa. Dille che mi piace, che la ringrazio.
</p>
</sp>
<sp><speaker>SERVITORE</speaker> <p>Glielo dirò, illustrissimo.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Vaglielo a dir subito.
</p>
</sp>
<sp><speaker>SERVITORE</speaker> <p>Subito. (Oh che prodigio! Manda un complimento a
una donna!).</p> <stage>(<emph>da sé, parte</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>È una salsa squisita. Non ho sentita la meglio.</p>
<stage>(<emph>va mangiando</emph>)</stage> <p>Certamente, se Mirandolina farà così, averà
sempre de' forestieri. Buona tavola, buona biancheria. E poi
non si può negare, che non sia gentile; ma quel che più
stimo in lei è la sincerità. Oh quella sincerità è pure la
bella cosa! Perché non posso io vedere le donne? Perché sono
finte, bugiarde, lusinghiere. Ma quella bella sincerità...
</p></sp>
</div2>
<div2 type="scena">
<head>Scena terza</head>
<stage><emph>Il Servitore e detto.</emph></stage>
<sp><speaker>SERVITORE</speaker> <p>Ringrazia V.S. illustrissima della bontà, che ha
di aggradire le sue debolezze.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Bravo, signor cerimoniere, bravo.
</p>
</sp>
<sp><speaker>SERVITORE</speaker> <p>Ora sta facendo colle sue mani un altro piatto; ma
non so dire, che cosa sia.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Sta facendo?
</p>
</sp>
<sp><speaker>SERVITORE</speaker> <p>Sì signore.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Dammi da bere.
</p>
</sp>
<sp><speaker>SERVITORE</speaker> <p>La servo.</p> <stage>(<emph>va a prendere da bere</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Orsù, con costei bisognerà corrispondere con
generosità. È troppo compita; bisogna pagare il doppio.
Trattarla bene, ma andar via presto.</p> <stage>(<emph>Il Servitore gli presenta da bere</emph>)</stage> <p> Il Conte è andato a pranzo?</p> <stage>(<emph>beve</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>SERVITORE</speaker> <p>Illustrissimo sì, in questo momento. Oggi fa
trattamento. Ha due dame a tavola con lui.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Due dame? Chi sono?
</p>
</sp>
<sp><speaker>SERVITORE</speaker> <p>Sono arrivate a questa locanda, poche ore sono. Non
so chi sieno.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Le conosceva il Conte?
</p>
</sp>
<sp><speaker>SERVITORE</speaker> <p>Credo di no; ma appena le ha vedute, le ha invitate
a pranzo seco.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Che debolezza! Appena vede due donne subito
s'attacca. Ed esse accettano. E sa il Cielo chi sono; ma
sieno quali esser vogliono, sono donne, e tanto basta. Il
Conte si rovinerà certamente. Dimmi; il Marchese è a tavola?
</p>
</sp>
<sp><speaker>SERVITORE</speaker> <p>È uscito di casa, e non si è ancora veduto.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>In tavola.</p> <stage>(<emph>fa mutare il tondo</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>SERVITORE</speaker> <p>La servo.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>A tavola con due donne! Oh che bella compagnia!
Colle loro smorfie, mi farebbero passar l'appetito.
</p></sp>
</div2>
<div2 type="scena">
<head>Scena quarta</head>
<stage><emph>Mirandolina con un tondo in mano, ed il Servitore, e
detto</emph>.</stage>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>È permesso?
</p>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Chi è di là?
</p>
</sp>
<sp><speaker>SERVITORE</speaker> <p>Comandi.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Leva là quel tondo di mano.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Perdoni. Lasci, ch'io abbia l'onore di metterlo
in tavola colle mie mani.</p> <stage>(<emph>mette in tavola la vivanda</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Questo non è offizio vostro.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Oh signore, chi son io? Una qualche signora? Sono
una serva di chi favorisce venire alla mia locanda.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>(Che umiltà!).</p> <stage>(<emph>da sé</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>In verità, non avrei difficoltà di servire in
tavola tutti, ma non lo faccio per certi riguardi: non so
s'ella mi capisca. Da lei vengo senza scrupoli, con
franchezza.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Vi ringrazio. Che vivanda è questa?
</p>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Egli è un intingoletto fatto colle mie mani.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Sarà buono. Quando lo avete fatto voi, sarà buono.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Oh! troppa bontà, signore. Io non so far niente
di bene. Ma bramerei saper fare, per dar nel genio ad un
cavalier sì compito.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>(Domani a Livorno).</p> <stage>(<emph>da sé</emph>)</stage> <p> Se avete che fare, non
istate a disagio per me.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Niente, signore; la casa è ben provveduta di
cuochi, e servitori. Avrei piacer di sentire, se quel piatto
le dà nel genio.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Volentieri, subito.</p> <stage>(<emph>lo assaggia</emph>)</stage> <p> Buono, prezioso.
Oh che sapore! Non conosco che cosa sia.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Eh, io signore, ho de' segreti particolari.
Queste mani sanno far delle belle cose!
</p>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Dammi da bere.</p> <stage>(<emph>al Servitore, con qualche passione</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Dietro questo piatto, signore, bisogna beverlo
buono.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Dammi del vino di Borgogna.</p> <stage>(<emph>al Servitore</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Bravissimo. Il vino di Borgogna è prezioso.
Secondo me per pasteggiare è il miglior vino, che si possa
bere.</p> <stage>(<emph>Il Servitore presenta la bottiglia in tavola, con un bicchiere</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Voi siete di buon gusto in tutto.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>In verità, che poche volte m'inganno.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Eppure questa volta, voi v'ingannate.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>In che, signore?
</p>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>In credere, ch'io meriti d'essere da voi distinto.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Eh, signor Cavaliere...</p> <stage>(<emph>sospirando</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Che cosa c'è? Che cosa sono questi sospiri?</p>
<stage>(<emph>alterato</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Le dirò: delle attenzioni ne uso a tutti, e mi
rattristo, quando penso, che non vi sono, che ingrati.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Io non vi sarò ingrato.</p> <stage>(<emph>con placidezza</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Con lei non pretendo di acquistar merito, facendo
unicamente il mio dovere.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>No, no, conosco benissimo... Non sono cotanto rozzo,
quanto voi mi credete. Di me non averete a dolervi.</p> <stage>(<emph>versa il vino nel bicchiere</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Ma... signore... io non l'intendo.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Alla vostra salute.</p> <stage>(<emph>beve</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Obbligatissima; mi onora troppo.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Questo vino è prezioso.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Il Borgogna è la mia passione.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Se volete, siete padrona.</p> <stage>(<emph>le offerisce il vino</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Oh! Grazie, signore.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Avete pranzato?
</p>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Illustrissimo sì.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Ne volete un bicchierino?
</p>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Io non merito queste grazie.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Davvero, ve lo do volentieri.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Non so che dire. Riceverò le sue finezze.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Porta un bicchiere.</p> <stage>(<emph>al Servitore</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>No, no, se mi permette; prenderò questo.</p> <stage>(<emph>prende il bicchiere del Cavaliere</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Oibò. Me ne sono servito io.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Beverò le sue bellezze.</p> <stage>(<emph>ridendo</emph>)</stage>
<stage>(<emph>Il Servitore mette l'altro bicchiere nella sottocoppa</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Eh galeotta!</p> <stage>(<emph>versa il vino</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Ma: è qualche tempo che ho mangiato; ho timore,
che mi faccia male.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Non vi è pericolo.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Se mi favorisse un bocconcino di pane.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Volentieri. Tenete.</p> <stage>(<emph>le dà un pezzo di pane</emph>)</stage>
<stage>(<emph>Mirandolina col bicchiere in una mano, e nell'altra il pane, mostra di stare in disagio, e non saper come fare la zuppa</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Voi state in disagio! Volete sedere?
</p>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Oh! Non son degna di tanto, signore.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Via, via, siamo soli. Portale una sedia.</p> <stage>(<emph>al Servitore</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>SERVITORE</speaker> <p>(Il mio padrone vuol morire; non ha mai fatto
altrettanto).</p> <stage>(<emph>da sé; va a prendere la sedia</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Se lo sapessero il signor Conte, ed il signor
Marchese, povera me!
</p>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Perché?
</p>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Cento volte mi hanno voluto obbligare a bere
qualche cosa, o a mangiare, e non ho mai voluto farlo.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Via, accomodatevi.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Per obbedirla.</p> <stage>(<emph>siede, e fa la zuppa nel vino</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Senti.</p> <stage>(<emph>al Servitore, piano</emph>)</stage> <p> (Non lo dire a
nessuno, che la padrona sia stata a sedere alla mia tavola).
</p>
</sp>
<sp><speaker>SERVITORE</speaker> <p>(Non dubiti).</p> <stage>(<emph>piano</emph>)</stage> <p> (Questa novità mi
sorprende).</p> <stage>(<emph>da sé</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Alla salute di tutto quello, che dà piacere al
signor Cavaliere.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Vi ringrazio, padroncina garbata.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Di questo brindisi alle donne non ne tocca.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>No? perché?
</p>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Perché so, che le donne non le può vedere.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>È vero, non le ho mai potute vedere.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Si conservi sempre così.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Non vorrei...</p> <stage>(<emph>si guarda dal Servitore</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Che cosa, signore?
</p>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Sentite.</p> <stage>(<emph>le parla nell'orecchio</emph>)</stage> <p> (Non vorrei, che
voi mi faceste mutar natura).
</p>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Io, signore? Come?
</p>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Va' via.</p> <stage>(<emph>al Servitore</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>SERVITORE</speaker> <p>Comanda in tavola?
</p>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Fammi cucinare due ova, e quando sono cotte,
portale.
</p>
</sp>
<sp><speaker>SERVITORE</speaker> <p>Come le comanda le ova?
</p>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Come vuoi, spicciati.
</p>
</sp>
<sp><speaker>SERVITORE</speaker> <p>(Ho inteso. il padrone si va riscaldando).</p> <stage>(<emph>da sé, parte</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Mirandolina, voi siete una garbata giovine.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Oh signore, mi burla.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Sentite. Voglio dirvi una cosa vera, verissima, che
ritornerà in vostra gloria.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>La sentirò volentieri.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Voi siete la prima donna di questo mondo, con cui ho
avuto la sofferenza di trattar con piacere.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Le dirò, signor Cavaliere; non già ch'io meriti
niente; ma alle volte si danno questi sangui, che
s'incontrano. Questa simpatia, questo genio si dà anche fra
persone, che non si conoscono. Anch'io provo per lei quello,
che non ho sentito per alcun altro.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Ho paura, che voi mi vogliate far perdere la mia
quiete.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Oh via, signor Cavaliere, se è un uomo savio,
operi da suo pari. Non dia nelle debolezze degli altri. In
verità, se me n'accorgo, qui non ci vengo più. Anch'io mi
sento un non so che di dentro, che non ho più sentito; ma
non voglio impazzire per uomini, e molto meno per uno, che
ha in odio le donne; e che forse, forse, per provarmi, e poi
burlarsi di me, viene ora con un discorso nuovo a tentarmi;
signor Cavaliere, mi favorisca un altro poco di Borgogna.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Eh! Basta...</p> <stage>(<emph>versa il vino in un bicchiere</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>(Sta lì, lì per cadere).</p> <stage>(<emph>da sé</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Tenete.</p> <stage>(<emph>le dà il bicchiere col vino</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Obbligatissima. Ma ella non beve?
</p>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Sì, beverò. (Sarebbe meglio, ch'io mi ubriacassi. Un
diavolo scaccerebbe l'altro).</p> <stage>(<emph>da sé, versa il vino nel suo bicchiere</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Signor Cavaliere.</p> <stage>(<emph>con vezzo</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Che c'è?
</p>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Tocchi.</p> <stage>(<emph>gli fa toccare il bicchiere col suo</emph>)</stage>
<p>Che vivano i buoni amici.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Che vivano.</p> <stage>(<emph>un poco languente</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Viva... chi si vuol bene... senza malizia tocchi.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>E viva...
</p></sp>
</div2>
<div2 type="scena">
<head>Scena quinta</head>
<stage><emph>Il Marchese e detti.</emph></stage>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>Son qui ancor io. E che viva?
</p>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Come, Signor Marchese?</p> <stage>(<emph>alterato</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>Compatite, amico. Ho chiamato. Non c'è nessuno.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Con sua licenza...</p> <stage>(<emph>vuol andar via</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Fermatevi.</p> <stage>(<emph>a Mirandolina</emph>)</stage> <p> Io non mi prendo con
voi cotanta libertà.</p> <stage>(<emph>al Marchese</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>Vi domando scusa. Siamo amici. Credeva che foste
solo. Mi rallegro vedervi accanto alla nostra adorabile
padroncina. Ah! Che dite? Non è un capo d'opera?
</p>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Signore, io era qui per servire il signor
Cavaliere. Mi è venuto un poco di male, ed egli mi ha
soccorso con un bicchierin di Borgogna.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>È Borgogna quello?</p> <stage>(<emph>al Cavaliere</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Sì, è Borgogna.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>Ma di quel vero?
</p>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Almeno l'ho pagato per tale.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>Io me n'intendo. Lasciate che lo senta, e vi saprò
dire se è, o se non è.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Ehi!</p> <stage>(<emph>chiama</emph>)</stage>
</sp>
</div2>
<div2 type="scena">
<head>Scena sesta</head>
<stage><emph>Il Servitore colle ova, e detti.</emph></stage>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Un bicchierino al Marchese.</p> <stage>(<emph>al Servitore</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>Non tanto piccolo il bicchierino. Il Borgogna non
è liquore. Per giudicarne bisogna beverne a sufficienza.
</p>
</sp>
<sp><speaker>SERVITORE</speaker> <p>Ecco le ova.</p> <stage>(<emph>vuol metterle in tavola</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Non voglio altro.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>Che vivanda è quella?
</p>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Ova.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>Non mi piacciono.</p> <stage>(<emph>il Servitore le porta via</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Signor Marchese, con licenza del signor
Cavaliere, senta quell'intingoletto fatto colle mie mani.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>Oh sì. Ehi? Una sedia.</p> <stage>(<emph>Il Servitore gli reca una sedia e mette il bicchiere sulla sottocoppa</emph>)</stage> <p> Una forchetta.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Via, recagli una posata.</p> <stage>(<emph>il Servitore la va a prendere</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Signor Cavaliere, ora sto meglio. Me n'anderò.</p> <stage>(<emph>s'alza</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>Fatemi il piacere, restate ancora un poco.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Ma signore, ho da attendere a' fatti miei; e poi
il signor Cavaliere...
</p>
</sp>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>Vi contentate, ch'ella resti ancora un poco?</p> <stage>(<emph>al Cavaliere</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Che volete da lei?
</p>
</sp>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>Voglio farvi sentire un bicchierino di vin di
Cipro, che da che siete al mondo, non avrete sentito il
compagno. E ho piacere, che Mirandolina lo senta, e dica il
suo parere.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Via, per compiacere il signor Marchese, restate.</p> <stage>(<emph>a Mirandolina</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Il signor Marchese mi dispenserà.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>Non volete sentirlo?
</p>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Un'altra volta, Eccellenza.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Via, restate.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Me lo comanda?</p> <stage>(<emph>al Cavaliere</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Vi dico, che restiate.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Obbedisco.</p> <stage>(<emph>siede</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>(Mi obbliga sempre più).</p> <stage>(<emph>da sé</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>Oh che roba! Oh che intingolo! Oh che odore! Oh
che sapore!</p> <stage>(<emph>mangiando</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>(Il Marchese averà gelosia, che siate vicina a me).</p> <stage>(<emph>piano a Mirandolina</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>(Non m'importa di lui né poco, né molto).</p> <stage>(<emph>piano al Cavaliere</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>(Siete anche voi nemica degli uomini?).</p> <stage>(<emph>piano a Mirandolina</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>(Come ella lo è delle donne).</p> <stage>(<emph>come sopra</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>(Queste mie nemiche si vanno vendicando di me).</p> <stage>(<emph>come sopra</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>(Come, signore?).</p> <stage>(<emph>come sopra</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>(Eh, furba! Voi vedrete benissimo...).</p> <stage>(<emph>come sopra</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>Amico, alla vostra salute.</p> <stage>(<emph>beve il vino di Borgogna</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>E bene? Come vi pare?
</p>
</sp>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>Con vostra buona grazia, non val niente. Sentirete
il mio vin di Cipro.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Ma dov'è questo vino di Cipro?
</p>
</sp>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>L'ho qui, l'ho portato con me, voglio che ce lo
godiamo; ma! È di quello! Eccolo.</p> <stage>(<emph>tira fuori una bottiglia assai piccola</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Per quel che vedo, signor Marchese, non vuole,
che il suo vino ci vada alla testa.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>Questo? Si beve a goccie, come lo spirito di
melissa. Ehi? Li bicchierini.</p> <stage>(<emph>apre la bottiglia</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>SERVITORE</speaker> <stage>(<emph>Porta de' bicchierini da vino di Cipro</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>Eh son troppo grandi. Non ne avete de' più
piccoli?</p> <stage>(<emph>copre la bottiglia colla mano</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Porta quei da rosolio.</p> <stage>(<emph>al Servitore</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Io credo, che basterebbe odorarlo.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>Uh caro! Ha un odor, che consola.</p> <stage>(<emph>lo annusa</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>SERVITORE</speaker> <stage>(<emph>Porta tre bicchierini sulla sottocoppa</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <stage>(<emph>Versa pian piano, e non empie li bicchierini, poi lo dispensa al Cavaliere, a Mirandolina, e l'altro per sé, turando bene la bottiglia</emph>)</stage> <p> Che nettare! Che ambrosia!
Che manna distillata!</p> <stage>(<emph>bevendo</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>(Che vi pare di questa porcheria?).</p> <stage>(<emph>a Mirandolina, piano</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>(Lavature di fiaschi).</p> <stage>(<emph>al Cavaliere, piano</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>Ah! Che dite?</p> <stage>(<emph>al Cavaliere</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Buono, prezioso.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>Ah! Mirandolina, vi piace?
</p>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Per me, signore, non posso dissimulare; non mi
piace, lo trovo cattivo, e non posso dir, che sia buono.
Lodo chi sa fingere. Ma chi sa fingere in una cosa, saprà
fingere nell'altre ancora.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>(Costei mi dà un rimprovero; non capisco il perché).</p> <stage>(<emph>da sé</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>Mirandolina, voi di questa sorta di vini non ve ne
intendete. Vi compatisco. Veramente il fazzoletto, che vi ho
donato, l'avete conosciuto, e vi è piaciuto, ma il vin di
Cipro non lo conoscete.</p> <stage>(<emph>finisce di bere</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>(Sente come si vanta?).</p> <stage>(<emph>al Cavaliere, piano</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>(Io non farei così).</p> <stage>(<emph>a Mirandolina, piano</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>(Il di lei vanto sta nel disprezzare le donne).</p> <stage>(<emph>come sopra</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>(E il vostro nel vincere tutti gli uomini).</p> <stage>(<emph>come sopra</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>(Tutti no).</p> <stage>(<emph>con vezzo al Cavaliere</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>(Tutti sì).</p> <stage>(<emph>con qualche passione, piano a Mirandolina</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>Ehi! Tre bicchierini politi.</p> <stage>(<emph>al Servitore, il quale glieli porta sopra una sottocoppa</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Per me non ne voglio più.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>No, no, non dubitate; non faccio per voi.</p> <stage>(<emph>mette del vino di Cipro nei tre bicchierini</emph>)</stage> <p> Galantuomo, con
licenza del vostro padrone, andate dal conte d'Albafiorita e
ditegli per parte mia, forte, che tutti sentano, che lo
prego di assaggiare un poco del mio vino di Cipro.
</p>
</sp>
<sp><speaker>SERVITORE</speaker> <p>Sarà servita. (Questo non gli ubriaca certo).</p> <stage>(<emph>da sé; parte</emph>)
</stage>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Marchese, voi siete assai generoso.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>Io? Domandatelo a Mirandolina.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Oh certamente!
</p>
</sp>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>L'ha veduto il fazzoletto il Cavaliere?</p> <stage>(<emph>a Mirandolina</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Non lo ha ancora veduto.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>Lo vedrete.</p> <stage>(<emph>al Cavaliere</emph>)</stage> <p> Questo poco di
balsamo me lo salvo per questa sera.</p> <stage>(<emph>ripone la bottiglia con un dito di vino avanzato</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Badi, che non gli faccia male, signor Marchese.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>Eh! Sapete, che cosa mi fa male?</p> <stage>(<emph>a Mirandolina</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Che cosa?
</p>
</sp>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>I vostri begli occhi.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Davvero?
</p>
</sp>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>Cavaliere mio, io sono innamorato di costei
perdutamente.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Me ne dispiace.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>Voi non avete mai provato amor per le donne? Oh,
se lo provaste, compatireste ancora me!
</p>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Sì, vi compatisco.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>E son geloso, come una bestia. La lascio stare
vicino a voi, perché so chi siete; per altro non lo
soffrirei per cento mila doppie.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>(Costui principia a seccarmi).</p> <stage>(<emph>da sé</emph>)</stage>
</sp>
</div2>
<div2 type="scena">
<head>Scena settima</head>
<stage><emph>Il Servitore con una bottiglia sulla sottocoppa, e detti.</emph></stage>
<sp><speaker>SERVITORE</speaker> <p>Il signor Conte ringrazia V.E. e le manda questa
bottiglia di vino di Canarie.</p> <stage>(<emph>al Marchese</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>Oh, oh, vorrà mettere il suo vin di Canarie, col
mio vino di Cipro? Lascia vedere. Povero pazzo! È una
porcheria, lo conosco all'odore.</p> <stage>(<emph>s'alza, e tiene la bottiglia in mano</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Assaggiatelo prima.</p> <stage>(<emph>al Marchese</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>Non voglio assaggiar niente. Questa è una
impertinenza, che mi fa il Conte, compagna di tante altre.
Vuol sempre starmi al di sopra. Vuol soverchiarmi, vuol
provocarmi, per farmi far delle bestialità. Ma, giuro al
Cielo, ne farò una, che varrà per cento. Mirandolina, se non
lo cacciate via, nasceranno delle cose grandi, sì nasceranno
delle cose grandi. Colui è un temerario. Io son chi sono, e
non voglio soffrire simili affronti.</p> <stage>(<emph>parte, e porta via la bottiglia</emph>)</stage>
</sp>
</div2>
<div2 type="scena">
<head>Scena ottava</head>
<stage><emph>Il Cavaliere, Mirandolina ed il Servitore</emph></stage>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Il povero Marchese è pazzo.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Se a caso mai la bile gli facesse male, ha
portato via la bottiglia per ristorarsi.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>È pazzo, vi dico. E voi lo avete fatto impazzare.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Sono io di quelle, che fanno impazzare gli
uomini?
</p>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Sì, voi siete...</p> <stage>(<emph>con affanno</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Signor Cavaliere, con sua licenza.</p> <stage>(<emph>s'alza</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Fermatevi.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Perdoni; io non faccio impazzare nessuno.</p> <stage>(<emph>andando</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Ascoltatemi.</p> <stage>(<emph>s'alza, ma resta alla tavola</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Scusi.</p> <stage>(<emph>andando</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Fermatevi, vi dico.</p> <stage>(<emph>con imperio</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Che pretende da me?</p> <stage>(<emph>con alterezza voltandosi</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Nulla.</p> <stage>(<emph>si confonde</emph>)</stage> <p> Beviamo un altro bicchier di
Borgogna.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Via, signore, presto, presto, che me ne vada.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Sedete.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>In piedi, in piedi.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Tenete.</p> <stage>(<emph>con dolcezza le dà il bicchiere</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Faccio un brindisi, e me ne vado subito. Un
brindisi che mi ha insegnato mia nonna.</p>
<lg>
<l>Viva Bacco, e viva Amore: </l>
<l>L'uno, e l'altro ci consola; </l>
<l>Uno passa per la gola, </l>
<l>L'altro va dagli occhi al cuore. </l>
<l>Bevo il vin, cogli occhi poi... </l>
<l>Faccio quel che fate voi. </l></lg> 
<stage>(<emph>parte</emph>)</stage>
</sp>
</div2>
<div2 type="scena">
<head>Scena nona</head>
<stage><emph>Il Cavaliere, ed il Servitore</emph></stage>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Bravissima, venite qui; sentite. Ah malandrina! Se
n'è fuggita. Se n'è fuggita, e mi ha lasciato cento diavoli,
che mi tormentano.
</p>
</sp>
<sp><speaker>SERVITORE</speaker> <p>Comanda le frutta in tavola?</p> <stage>(<emph>al Cavaliere</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Va' al diavolo ancor tu.</p> <stage>(<emph>il Servitore parte</emph>)</stage>
<p>«Bevo il vin; cogli occhi poi, faccio quel che fate voi?»
Che brindisi misterioso è questo? Ah maledetta, ti conosco!
Mi vuoi abbattere, mi vuoi assassinare. Ma lo fa con tanta
grazia! Ma sa così bene insinuarsi... Diavolo, diavolo me la
farai tu vedere? No, anderò a Livorno. Costei non la voglio
più rivedere. Che non mi venga più tra i piedi.
Maledettissime donne! Dove vi sono donne, lo giuro, non vi
anderò mai più.</p> <stage>(<emph>parte</emph>)</stage>
</sp>
</div2>
<div2 type="scena">
<head>Scena decima</head>
<stage>Camera del Conte.
<emph>Il Conte D'Albafiorita, Ortensia e Dejanira</emph></stage>
<sp><speaker>CONTE</speaker> <p>Il marchese di Forlipopoli è un carattere
curiosissimo. È nato nobile, non si può negare; ma fra suo
padre, e lui hanno dissipato tutto, ed ora non ha appena da
vivere. Tuttavolta gli piace fare il grazioso.
</p>
</sp>
<sp><speaker>ORTENSIA</speaker> <p>Si vede, che vorrebbe essere generoso, ma non ne ha.
</p>
</sp>
<sp><speaker>DEJANIRA</speaker> <p>Dona quel poco, che può, e vuole, che tutto il
mondo lo sappia.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CONTE</speaker> <p>Questo sarebbe un bel carattere per una delle
vostre commedie.
</p>
</sp>
<sp><speaker>ORTENSIA</speaker> <p>Aspetti, che arrivi la compagnia, e che si vada in
teatro, e può darsi, che ce lo godiamo.
</p>
</sp>
<sp><speaker>DEJANIRA</speaker> <p>Abbiamo noi dei personaggi, che per imitar i
caratteri sono fatti a posta.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CONTE</speaker> <p>Ma se volete, che ce lo godiamo, bisogna, che con
lui seguitiate a fingervi dame.
</p>
</sp>
<sp><speaker>ORTENSIA</speaker> <p>Io lo farò certo. Ma Dejanira, subito dà di bianco.
</p>
</sp>
<sp><speaker>DEJANIRA</speaker> <p>Mi vien da ridere, quando i gonzi mi credono una
signora.
</p>
</sp>
<sp><speaker>ORTENSIA</speaker> <p>Andate, che siete una bella dritta.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CONTE</speaker> <p>Con me, avete fatto bene a scoprirvi. In questa
maniera mi date campo di poter far qualche cosa in vostro
vantaggio.
</p>
</sp>
<sp><speaker>ORTENSIA</speaker> <p>Il signor Conte, sarà il nostro protettore.
</p>
</sp>
<sp><speaker>DEJANIRA</speaker> <p>Siamo amiche, goderemo unitamente le di lei
grazie.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CONTE</speaker> <p>Vi dirò, care mie. Vi parlerò con sincerità. Vi
servirò, dove potrò farlo, ma ho un certo impegno, che non
mi permetterà frequentare la vostra casa.
</p>
</sp>
<sp><speaker>ORTENSIA</speaker> <p>Ha qualche amoretto il signor Conte?
</p>
</sp>
<sp><speaker>CONTE</speaker> <p>Sì; ve lo dirò in confidenza. La padrona della
locanda.
</p>
</sp>
<sp><speaker>ORTENSIA</speaker> <p>Capperi! Veramente una gran signora! Mi maraviglio
di lei signor Conte, che si perda con una locandiera!
</p>
</sp>
<sp><speaker>DEJANIRA</speaker> <p>Sarebbe minor male, che si compiacesse di
impiegare le sue finezze per una comica.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CONTE</speaker> <p>Il far all'amor con voi altre, per dirvela, mi
piace poco. Ora ci siete, ora non ci siete.
</p>
</sp>
<sp><speaker>ORTENSIA</speaker> <p>Non è meglio così, signore? In questa maniera, anzi
non si eternano le amicizie, e gli uomini non si rovinano.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CONTE</speaker> <p>Ma io, tant'è, sono impegnato; le voglio bene, e
non la vo' disgustare.
</p>
</sp>
<sp><speaker>DEJANIRA</speaker> <p>Ma che cosa ha di buono costei?
</p>
</sp>
<sp><speaker>CONTE</speaker> <p>Oh! Ha del buono assai.
</p>
</sp>
<sp><speaker>ORTENSIA</speaker> <p>Ehi, Dejanira. È bella, rossa.</p> <stage>(<emph>fa cenno che si belletta</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>CONTE</speaker> <p>Ha un grande spirito.
</p>
</sp>
<sp><speaker>DEJANIRA</speaker> <p>Oh, in materia di spirito, la vorreste metter con
noi?
</p>
</sp>
<sp><speaker>CONTE</speaker> <p>Ora basta. Sia come esser si voglia; Mirandolina mi
piace, e se volete la mia amicizia, avete a dirne bene,
altrimenti fate conto di non avermi mai conosciuto.
</p>
</sp>
<sp><speaker>ORTENSIA</speaker> <p>Oh signor Conte, per me dico, che Mirandolina è una
dea Venere.
</p>
</sp>
<sp><speaker>DEJANIRA</speaker> <p>Sì, sì, è vero. Ha dello spirito, parla bene.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CONTE</speaker> <p>Ora mi date gusto.
</p>
</sp>
<sp><speaker>ORTENSIA</speaker> <p>Quando non vuol altro, sarà servito.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CONTE</speaker> <p>Oh! Avete veduto quello, ch'è passato per sala?</p>
<stage>(<emph>osservando dentro la scena</emph>)</stage> <p> Ed è andato verso la cucina?
</p>
</sp>
<sp><speaker>ORTENSIA</speaker> <p>L'ho veduto.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CONTE</speaker> <p>Quello è un altro bel carattere da commedia.
</p>
</sp>
<sp><speaker>ORTENSIA</speaker> <p>In che genere?
</p>
</sp>
<sp><speaker>CONTE</speaker> <p>È uno, che non può vedere le donne.
</p>
</sp>
<sp><speaker>DEJANIRA</speaker> <p>Oh che pazzo!
</p>
</sp>
<sp><speaker>ORTENSIA</speaker> <p>Avrà qualche brutta memoria di qualche donna.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CONTE</speaker> <p>Oibò; non è mai stato innamorato. Non ha mai voluto
trattar con donne. Le sprezza tutte, e basta dire ch'egli
disprezza ancora Mirandolina.
</p>
</sp>
<sp><speaker>ORTENSIA</speaker> <p>Poverino! Se mi ci mettessi attorno io, scommetto,
che lo farei cambiare oppinione.
</p>
</sp>
<sp><speaker>DEJANIRA</speaker> <p>Veramente una gran cosa! Questa è un'impresa che
la vorrei pigliare sopra di me.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CONTE</speaker> <p>Sentite, amiche. Così per puro divertimento. Se vi
dà l'animo di innamorarlo, da cavaliere vi faccio un bel
regalo.
</p>
</sp>
<sp><speaker>ORTENSIA</speaker> <p>Io non intendo essere ricompensata per questo; lo
farò per mio spasso.
</p>
</sp>
<sp><speaker>DEJANIRA</speaker> <p>Se il signor Conte vuol usarci qualche finezza,
non l'ha da fare per questo. Sinché arrivano i nostri
compagni ci divertiremo un poco.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CONTE</speaker> <p>Dubito, che non farete niente.
</p>
</sp>
<sp><speaker>ORTENSIA</speaker> <p>Signor Conte, ha ben poca stima di noi.
</p>
</sp>
<sp><speaker>DEJANIRA</speaker> <p>Non siamo vezzose come Mirandolina; ma finalmente
sappiamo qualche poco il viver del mondo.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CONTE</speaker> <p>Volete, che lo mandiamo a chiamare?
</p>
</sp>
<sp><speaker>ORTENSIA</speaker> <p>Faccia come vuole.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CONTE</speaker> <p>Ehi? Chi è di là?</p>
</sp>
</div2>
<div2 type="scena">
<head>Scena undicesima</head>
<stage><emph>Il Servitore del Conte, e detti.</emph></stage>
<sp><speaker>CONTE</speaker> <p>Di' al cavaliere di Ripafratta, che favorisca venir
da me, che mi preme parlargli.</p> <stage>(<emph>al Servitore</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>SERVITORE</speaker> <p>Nella sua camera so, che non c'è.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CONTE</speaker> <p>L'ho veduto andar verso la cucina. Lo troverai.
</p>
</sp>
<sp><speaker>SERVITORE</speaker> <p>Subito.</p> <stage>(<emph>parte</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>CONTE</speaker> <p>(Che mai è andato a far verso la cucina? Scommetto,
che è andato a strapazzare Mirandolina, perché gli ha dato
mal da mangiare).</p> <stage>(<emph>da sé</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>ORTENSIA</speaker> <p>Signor Conte, io aveva pregato il signor Marchese,
che mi mandasse il suo calzolaio, ma ho paura di non
vederlo.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CONTE</speaker> <p>Non pensate altro. Vi servirò io.
</p>
</sp>
<sp><speaker>DEJANIRA</speaker> <p>A me aveva il signor Marchese promesso un
fazzoletto. Ma! ora me lo porta!
</p>
</sp>
<sp><speaker>CONTE</speaker> <p>De' fazzoletti ne troveremo.
</p>
</sp>
<sp><speaker>DEJANIRA</speaker> <p>Egli è, che ne avevo proprio di bisogno.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CONTE</speaker> <p>Se questo vi gradisce, siete padrona. È pulito.</p> <stage>(<emph>le offre il suo di seta</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>DEJANIRA</speaker> <p>Obbligatissima alle sue finezze.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CONTE</speaker> <p>Oh! Ecco il Cavaliere. Sarà meglio, che
sostenghiate il carattere di dame, per poterlo meglio
obbligare ad ascoltarvi per civiltà. Ritiratevi un poco in
dietro, che se vi vede, fugge.
</p>
</sp>
<sp><speaker>ORTENSIA</speaker> <p>Come si chiama?
</p>
</sp>
<sp><speaker>CONTE</speaker> <p>Il cavaliere di Ripafratta; toscano.
</p>
</sp>
<sp><speaker>DEJANIRA</speaker> <p>Ha moglie?
</p>
</sp>
<sp><speaker>CONTE</speaker> <p>Non può vedere le donne.
</p>
</sp>
<sp><speaker>ORTENSIA</speaker> <p>È ricco?</p> <stage>(<emph>ritirandosi</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>CONTE</speaker> <p>Sì. Molto.
</p>
</sp>
<sp><speaker>DEJANIRA</speaker> <p>È generoso?</p> <stage>(<emph>ritirandosi</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>CONTE</speaker> <p>Piuttosto.
</p>
</sp>
<sp><speaker>DEJANIRA</speaker> <p>Venga, venga.</p> <stage>(<emph>si ritira</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>ORTENSIA</speaker> <p>Tempo, e non dubiti.</p> <stage>(<emph>si ritira</emph>)</stage>
</sp>
</div2>
<div2 type="scena">
<head>Scena dodicesima</head>
<stage><emph>Il Cavaliere e detti.</emph></stage>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Conte, siete voi, che mi volete?
</p>
</sp>
<sp><speaker>CONTE</speaker> <p>Sì; io v'ho dato il presente incomodo.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Che cosa posso far per servirvi?
</p>
</sp>
<sp><speaker>CONTE</speaker> <p>Queste due dame, hanno bisogno di voi.</p> <stage>(<emph>gli addita le due donne, le quali subito s'avanzano</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Disimpegnatemi. Io non ho tempo di trattenermi.
</p>
</sp>
<sp><speaker>ORTENSIA</speaker> <p>Signor Cavaliere; non intendo di recargli incomodo.
</p>
</sp>
<sp><speaker>DEJANIRA</speaker> <p>Una parola, in grazia, signor Cavaliere.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Signore mie, vi supplico perdonarmi. Ho un affar di
premura.
</p>
</sp>
<sp><speaker>ORTENSIA</speaker> <p>In due parole vi sbrighiamo.
</p>
</sp>
<sp><speaker>DEJANIRA</speaker> <p>Due paroline, e non più, signore.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>(Maledettissimo Conte!).</p> <stage>(<emph>da sé</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>CONTE</speaker> <p>Caro amico, due dame che pregano; vuole la civiltà,
che si ascoltino.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Perdonate. In che vi posso servire?</p> <stage>(<emph>alle donne, con serietà</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>ORTENSIA</speaker> <p>Non siete voi toscano, signore?
</p>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Sì, signora.
</p>
</sp>
<sp><speaker>DEJANIRA</speaker> <p>Avrete degli amici in Firenze.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Ho degli amici, e ho de' parenti.
</p>
</sp>
<sp><speaker>DEJANIRA</speaker> <p>Sappiate, signore... Amica, principiate a dir voi.</p> <stage>(<emph>ad Ortensia</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>ORTENSIA</speaker> <p>Dirò, signor Cavaliere... Sappia, che un certo
caso...
</p>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Via, signore vi supplico. Ho un affar di premura.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CONTE</speaker> <p>Orsù, capisco, che la mia presenza vi dà
soggezione. Confidatevi con libertà al cavaliere, ch'io vi
levo l'incomodo.</p> <stage>(<emph>partendo</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>No, amico, restate.... sentite...
</p>
</sp>
<sp><speaker>CONTE</speaker> <p>So il mio dovere. Servo di lor signore.</p> <stage>(<emph>parte</emph>)</stage>
</sp>
</div2>
<div2 type="scena">
<head>Scena tredicesima</head>
<stage><emph>Ortensia, Dejanira ed il Cavaliere</emph></stage>
<sp><speaker>ORTENSIA</speaker> <p>Favorisca, sediamo.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Scusi non ho volontà di sedere.
</p>
</sp>
<sp><speaker>DEJANIRA</speaker> <p>Così rustico colle donne?
</p>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Favoriscano dirmi, che cosa vogliono.
</p>
</sp>
<sp><speaker>ORTENSIA</speaker> <p>Abbiamo bisogno del vostro aiuto, della vostra
protezione, della vostra bontà.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Che cosa vi è accaduto?
</p>
</sp>
<sp><speaker>ORTENSIA</speaker> <p>Dirò, Signore... Dejanira; principiate voi.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>(Oh mi seccano!).
</p>
</sp>
<sp><speaker>DEJANIRA</speaker> <p>I nostri mariti ci hanno abbandonate.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Abbandonate? Come! Due dame abbandonate? Chi sono i
vostri mariti?</p> <stage>(<emph>con alterezza</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>DEJANIRA</speaker> <p>Amica, non vado avanti sicuro.</p> <stage>(<emph>ad Ortensia</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>ORTENSIA</speaker> <p>(È tanto indiavolato, che or ora mi confondo ancor
io).</p> <stage>(<emph>da sé</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Signore, vi riverisco.</p> <stage>(<emph>in atto di partire</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>ORTENSIA</speaker> <p>Come! Così ci trattate?
</p>
</sp>
<sp><speaker>DEJANIRA</speaker> <p>Un cavaliere tratta così?
</p>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Perdonatemi. Io son uno, che amo assai la mia pace.
Sento due dame abbandonate dai loro mariti. Qui ci saranno
degl'impegni non pochi; io non sono atto a' maneggi. Vivo a
me stesso, Dame riveritissime, da me non potete sperare né
consiglio, né aiuto.
</p>
</sp>
<sp><speaker>ORTENSIA</speaker> <p>Oh via dunque; non lo tenghiamo più in soggezione il
nostro amabilissimo cavaliere.
</p>
</sp>
<sp><speaker>DEJANIRA</speaker> <p>Sì, parliamogli con sincerità.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Che nuovo linguaggio è questo?
</p>
</sp>
<sp><speaker>ORTENSIA</speaker> <p>Noi, non siamo dame.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>No?
</p>
</sp>
<sp><speaker>DEJANIRA</speaker> <p>Il signor Conte ha voluto farvi uno scherzo.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Lo scherzo è fatto. Vi riverisco.</p> <stage>(<emph>vuol partire</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>ORTENSIA</speaker> <p>Fermatevi un momento.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Che cosa volete?
</p>
</sp>
<sp><speaker>DEJANIRA</speaker> <p>Degnateci per un momento della vostra amabile
conversazione.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Ho che fare. Non posso trattenermi.
</p>
</sp>
<sp><speaker>ORTENSIA</speaker> <p>Non vi vogliamo già mangiar niente.
</p>
</sp>
<sp><speaker>DEJANIRA</speaker> <p>Non vi leveremo la vostra riputazione.
</p>
</sp>
<sp><speaker>ORTENSIA</speaker> <p>Sappiamo, che non potete vedere le donne.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Se lo sapete, l'ho a caro. Vi riverisco.</p> <stage>(<emph>vuol partire</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>ORTENSIA</speaker> <p>Ma, sentire; noi non siamo donne, che possano darvi
ombra.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Chi siete?
</p>
</sp>
<sp><speaker>ORTENSIA</speaker> <p>Diteglielo voi, Dejanira.
</p>
</sp>
<sp><speaker>DEJANIRA</speaker> <p>Glielo potete dire anche voi.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Via, chi siete?
</p>
</sp>
<sp><speaker>ORTENSIA</speaker> <p>Siamo due commedianti.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Due commedianti! Parlate, parlate, che non ho più
paura di voi. Sono ben prevenuto in favore dell'arte vostra.
</p>
</sp>
<sp><speaker>ORTENSIA</speaker> <p>Che vuol dire? Spiegarevi.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>So, che fingete in scena e fuori di scena; e con tal
prevenzione non ho paura di voi.
</p>
</sp>
<sp><speaker>DEJANIRA</speaker> <p>Signore, fuori di scena, io non so fingere.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Come si chiama ella? La signora Sincera?</p> <stage>(<emph>a Dejanira</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>DEJANIRA</speaker> <p>Io mi chiamo...
</p>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>È ella la signora Buona lana?</p> <stage>(<emph>ad Ortensia</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>ORTENSIA</speaker> <p>Caro signor Cavaliere...
</p>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Come si diletta di miccheggiare?</p> <stage>(<emph>ad Ortensia</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>ORTENSIA</speaker> <p>Io non sono...
</p>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>I gonzi come li tratta lei?</p> <stage>(<emph>a Dejanira</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>DEJANIRA</speaker> <p>Non son di quelle...
</p>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Anch'io so parlar in gergo.
</p>
</sp>
<sp><speaker>ORTENSIA</speaker> <p>Oh che caro signor Cavaliere!</p> <stage>(<emph>vuol prenderlo per un braccio</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Basse le cere.</p> <stage>(<emph>dandole nelle mani</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>ORTENSIA</speaker> <p>Diamine! Ha più del contrasto, che del cavaliere.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Contrasto, vuol dir contadino. Vi ho capito. E vi
dirò, che siete due impertinenti.
</p>
</sp>
<sp><speaker>DEJANIRA</speaker> <p>A me questo?
</p>
</sp>
<sp><speaker>ORTENSIA</speaker> <p>A una donna della mia sorte?
</p>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Bello quel viso trionfato.</p> <stage>(<emph>ad Ortensia</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>ORTENSIA</speaker> <p>(Asino!).</p> <stage>(<emph>parte</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Bello quel tuppè finto!</p> <stage>(<emph>a Dejanira</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>DEJANIRA</speaker> <p>(Maledetto!).</p> <stage>(<emph>parte</emph>)</stage>
</sp>
</div2>
<div2 type="scena">
<head>Scena quattordicesima</head>
<stage><emph>Il Cavaliere, poi il di lui Servitore</emph></stage>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Ho trovata ben io la maniera di farle andare. Che si
pensavano? Di tirarmi nella rete? Povere sciocche! Vadano
ora dal Conte, e gli narrino la bella scena. Se erano dame,
per rispetto mi conveniva fuggire; ma quando posso, le donne
le strapazzo col maggior piacere del mondo. Non ho però
potuto strapazzare Mirandolina. Ella mi ha vinto, con tanta
civiltà, che mi trovo obbligato quasi ad amarla. Ma è donna;
non me ne voglio fidare. Voglio andar via. Domani anderò
via. Ma se aspetto a domani? Se vengo questa sera a dormir a
casa, chi mi assicura, che Mirandolina non finisca di
rovinarmi?</p> <stage>(<emph>pensa</emph>)</stage> <p> Sì; facciamo una risoluzione da uomo.
</p>
</sp>
<sp><speaker>SERVITORE</speaker> <p>Signore?
</p>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Che cosa vuoi?
</p>
</sp>
<sp><speaker>SERVITORE</speaker> <p>Il signor Marchese è nella di lei camera, che
l'aspetta, perché desidera di parlargli.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Che vuole codesto pazzo? Denari non me ne cava più
di sorto. Che aspetti, e quando sarà stracco di aspettare,
se n'anderà. Va' dal cameriere della locanda e digli, che
subito porti il mio conto.
</p>
</sp>
<sp><speaker>SERVITORE</speaker> <p>Sarà obbedita.</p> <stage>(<emph>in atto di partire</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Senti. Fa', che da qui a due ore siano pronti i
bauli.
</p>
</sp>
<sp><speaker>SERVITORE</speaker> <p>Vuol partir forse?
</p>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Sì. Portami qui la spada, ed il cappello, senza che
se n'accorga il Marchese.
</p>
</sp>
<sp><speaker>SERVITORE</speaker> <p>Ma se mi vede fare i bauli?
</p>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Dica ciò che vuole. M'hai inteso.
</p>
</sp>
<sp><speaker>SERVITORE</speaker> <p>(Oh, quanto mi dispiace andar via per causa di
Mirandolina!).</p> <stage>(<emph>da sé, parte</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Eppur è vero. Io sento nel partire di qui una
dispiacenza nuova, che non ho mai provata. Tanto peggio per
me, se vi restassi. Tanto più presto mi convien partire. Sì,
donne, sempre più dirò male di voi; sì, voi ci fate del
male, ancora quando ci volete fare del bene.
</p></sp>
</div2>
<div2 type="scena">
<head>Scena quindicesima</head>
<stage><emph>Fabrizio e detto.</emph></stage>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>È vero signore, che vuole il conto?
</p>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Sì, l'avete portato?
</p>
</sp>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>Adesso la padrona lo fa.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Ella fa i conti?
</p>
</sp>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>Oh sempre ella. Anche quando viveva suo padre.
Scrive, e sa far di conto meglio di qualche giovane di
negozio.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>(Che donna singolare è costei!).</p> <stage>(<emph>da sé</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>Ma vuol ella andar via così presto?
</p>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Sì, così vogliono i miei affari.
</p>
</sp>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>La prego di ricordarsi del cameriere.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Portate il conto, e so quello, che devo fare.
</p>
</sp>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>Lo vuol qui il conto?
</p>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Lo voglio qui; in camera per ora non ci vado.
</p>
</sp>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>Fa bene; in camera sua vi è quel seccatore del
signore Marchese. Carino! Fa l'innamorato della padrona. Ma
può leccarsi le dita. Mirandolina deve esser mia moglie.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Il conto.</p> <stage>(<emph>alterato</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>La servo subito.</p> <stage>(<emph>parte</emph>)</stage>
</sp>
</div2>
<div2 type="scena">
<head>Scena sedicesima</head>
<stage><emph>Il Cavaliere solo</emph></stage>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Tutti sono invaghiti di Mirandolina. Non è
maraviglia, se ancor io principiava sentirmi accendere. Ma
anderò via; supererò questa incognita forza... Che vedo?
Mirandolina? Che vuole da me? Ha un foglio in mano. Mi
porterà il conto. Che cosa ho da fare? Convien soffrire
quest'ultimo assalto. Già da qui a due ore io parto.
</p></sp>
</div2>
<div2 type="scena">
<head>Scena diciassettesima</head>
<stage><emph>MIRANDOLINA con un foglio in mano, e detto.</emph></stage>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Signore.</p> <stage>(<emph>mestamente</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Che c'è, Mirandolina?
</p>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Perdoni.</p> <stage>(<emph>stando indietro</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Venite avanti.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Ha domandato il suo conto; l'ho servita.</p> <stage>(<emph>mestamente</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Date qui.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Eccolo.</p> <stage>(<emph>si asciuga gli occhi col grembiale, nel dargli il conto</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Che avete? Piangete?
</p>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Niente, signore, mi è andato del fumo negli
occhi.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Del fumo negli occhi? Eh! basta... quanto importa il
conto?</p> <stage>(<emph>legge</emph>)</stage> <p> Venti paoli? In quattro giorni un
trattamento sì generoso; venti paoli?
</p>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Quello è il suo conto.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>E i due piatti particolari, che mi avete dato questa
mattina non ci sono nel conto?
</p>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Perdoni. Quel, ch'io dono, non lo metto in conto.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Me gli avete voi regalati?
</p>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Perdoni la libertà. Gradisca per un atto di...</p> <stage>(<emph>si copre, mostrando di piangere</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Ma che avete?
</p>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Non so se sia il fumo, o qualche flussione di
occhi.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Non vorrei, che aveste patito, cucinando per me
quelle due preziose vivande.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Se fosse per questo, lo soffrirei...
volentieri...</p> <stage>(<emph>mostra trattenersi di piangere</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>(Eh, se non vado via!)</p> <stage>(<emph>da sé</emph>)</stage> <p> Orsù tenete. Queste
sono due doppie. Godetele per amor mio... e compatitemi...</p>
<stage>(<emph>s'imbroglia</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <stage>(<emph>Senza parlare, cade come svenuta sopra una sedia</emph>)</stage> <p>Mirandolina? Ahimè! Mirandolina? È
svenuta. Che fosse innamorata di me? Ma così presto? E
perché no? Non sono io innamorato di lei? Cara
Mirandolina... Cara? Io cara ad una donna? Ma se è svenuta
per me. Oh come tu sei bella! Avessi qualche cosa per farla
rinvenire. Io che non pratico donne, non ho spiriti, non ho
ampolle. Chi è di là? Vi è nessuno? Presto.... Anderò io.
Poverina! Che tu sia benedetta!</p> <stage>(<emph>parte, e poi ritorna</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Ora poi è caduto affatto. Molte sono le nostre
armi, colle quali si vincon gli uomini. Ma quando sono
ostinati, il colpo di riserva sicurissimo è uno svenimento.
Torna, torna.</p> <stage>(<emph>si mette come sopra</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <stage>(<emph>Torna con un vaso d'acqua</emph>)</stage> <p>Eccomi, eccomi. E non
è ancor rinvenuta. Ah, certamente costei mi ama!</p> <stage>(<emph>la spruzza, ed ella si va movendo</emph>)</stage> <p> Spruzzandole l'acqua in
viso, dovrebbe rinvenire. Animo, animo. Son qui, cara. Non
partirò più per ora.
</p></sp>
</div2>
<div2 type="scena">
<head>Scena diciottesima</head>
<stage><emph>Il Servitore colla spada e cappello, e detti.</emph></stage>
<sp><speaker>SERVITORE</speaker> <p>Ecco la spada, ed il cappello.</p> <stage>(<emph>al Cavaliere</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Va' via.</p> <stage>(<emph>al Servitore, con ira</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>SERVITORE</speaker> <p>I bauli...
</p>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Va' via, che tu sia maledetto.
</p>
</sp>
<sp><speaker>SERVITORE</speaker> <p>Mirandolina...
</p>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Va', che ti spacco la testa.</p> <stage>(<emph>lo minaccia col vaso; il Servitore parte</emph>)</stage> <p> E non rinviene ancora? La fronte le
suda. Via, cara Mirandolina, fatevi coraggio, aprite gli
occhi. Parlatemi con libertà.
</p></sp>
</div2>
<div2 type="scena">
<head>Scena diciannovesima</head>
<stage><emph>Il Marchese ed il Conte, e detti.</emph></stage>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>Cavaliere?
</p>
</sp>
<sp><speaker>CONTE</speaker> <p>Amico?
</p>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>(Oh maledetti!).</p> <stage>(<emph>va smaniando</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>Mirandolina.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Oimè!</p> <stage>(<emph>s'alza</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Io l'ho fatta rinvenire.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CONTE</speaker> <p>Mi rallegro, signor Cavaliere.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>Bravo quel signore, che non può vedere le donne.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Che impertinenza?
</p>
</sp>
<sp><speaker>CONTE</speaker> <p>Siete caduto?
</p>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Andate al diavolo quanti siete.</p> <stage>(<emph>getta il vaso in terra, e lo rompe verso il Conte ed il Marchese, e parte furiosamente</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>CONTE</speaker> <p>Il Cavaliere è diventato pazzo.</p> <stage>(<emph>parte</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>Di questo affronto voglio soddisfazione.</p> <stage>(<emph>parte</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>L'impresa è fatta. Il di lui cuore è in fuoco, in
fiamma, in cenere. Restami solo per compiere la mia
vittoria, che si renda pubblico il mio trionfo, a scorno
degli uomini presontuosi, e ad onore del nostro sesso.</p> <stage>(<emph>parte</emph>)</stage>
</sp>
</div2></div1>
<div1 type="atto">
<head>Atto terzo</head>
<div2 type="scena">
<head>Scena prima</head>
<stage>Camera di Mirandolina con tavolino e biancheria da stirare.</stage>
<stage><emph>Mirandolina, poi Fabrizio</emph></stage>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Orsù, l'ora del divertimento è passata. Voglio
ora badare a' fatti miei. Prima che questa biancheria si
prosciughi del tutto, voglio stirarla. Ehi, Fabrizio?
</p>
</sp>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>Signora.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Fatemi un piacere. Portatemi il ferro caldo.
</p>
</sp>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>Signora sì.</p> <stage>(<emph>con serietà, in atto di partire</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Scusate, se do a voi questo disturbo.
</p>
</sp>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>Niente, signora. Finché io mangio il vostro pane
son obbligato a servirvi.</p> <stage>(<emph>vuol partire</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Fermatevi; sentire. Non siete obbligato a
servirmi in queste cose; ma so che per me lo fate
volentieri, ed io... basta non dico altro.
</p>
</sp>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>Per me vi porterei l'acqua colle orecchie. Ma vedo,
che tutto è gettato via.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Perché gettato via? Sono forse un'ingrata?
</p>
</sp>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>Voi non degnate i poveri uomini. Vi piace troppo la
nobiltà.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Uh povero pazzo! Se vi potessi dir tutto! Via,
via, andatemi a pigliar il ferro.
</p>
</sp>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>Ma se ho veduto io con questi miei occhi...
</p>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Andiamo, meno ciarle. Portatemi il ferro.
</p>
</sp>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>Vado, vado. Vi servirò, ma per poco.</p> <stage>(<emph>andando</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Con questi uomini, più che loro si vuol bene, si
fa peggio.</p> <stage>(<emph>mostrando parlar da sé, ma per esser sentita</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>Che cosa avete detto?</p> <stage>(<emph>con tenerezza, tornando indietro</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Via, mi portare questo ferro?
</p>
</sp>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>Sì, ve lo porto. (Non so niente. Ora la mi tira su,
ora la mi butta giù. Non so niente).</p> <stage>(<emph>da sé, parte</emph>)</stage>
</sp>
</div2>
<div2 type="scena">
<head>Scena seconda</head>
<stage><emph>Mirandolina, poi il Servitore del Cavaliere</emph>.</stage>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Povero sciocco! Mi ha da servire a suo marcio
dispetto. Mi par di ridere a far che gli uomini facciano a
modo mio. E quel caro signor Cavaliere, ch'era tanto nemico
delle donne? Ora, se volessi, sarei padrona di fargli fare
qualunque bestialità.
</p>
</sp>
<sp><speaker>SERVITORE</speaker> <p>Signora Mirandolina.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Che c'è, amico?
</p>
</sp>
<sp><speaker>SERVITORE</speaker> <p>Il mio padrone la riverisce, e manda a vedere come
sta.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Ditegli, che sto benissimo.
</p>
</sp>
<sp><speaker>SERVITORE</speaker> <p>Dice così, che beva un poco di questo spirito di
melissa, che le farà assai bene.</p> <stage>(<emph>le dà una boccetta d'oro</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>È d'oro questa boccetta?
</p>
</sp>
<sp><speaker>SERVITORE</speaker> <p>Sì signora, d'oro, lo so di sicuro.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Perché non mi ha dato lo spirito di melissa,
quando mi è venuto quell'orribile svenimento?
</p>
</sp>
<sp><speaker>SERVITORE</speaker> <p>Allora questa boccetta egli non l'aveva.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Ed ora, come l'ha avuta?
</p>
</sp>
<sp><speaker>SERVITORE</speaker> <p>Sentite. In confidenza. Mi ha mandato ora a chiamar
un orefice, l'ha comprata, e l'ha pagata dodici zecchini; e
poi mi ha mandato dallo speziale a comprar lo spirito.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Ah, ah, ah.</p> <stage>(<emph>ride</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>SERVITORE</speaker> <p>Ridete?
</p>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Rido, perché mi manda il medicamento, dopo che
son guarita del male.
</p>
</sp>
<sp><speaker>SERVITORE</speaker> <p>Sarà buono per un'altra volta.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Via, ne beverò un poco per preservativo.</p> <stage>(<emph>beve</emph>)</stage>
<p>Tenete, ringraziatelo.</p> <stage>(<emph>gli vuol dar la boccetta</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>SERVITORE</speaker> <p>Oh! la boccetta è vostra.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Come mia?
</p>
</sp>
<sp><speaker>SERVITORE</speaker> <p>Sì. Il padrone l'ha comprata a posta.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>A posta per me?
</p>
</sp>
<sp><speaker>SERVITORE</speaker> <p>Per voi; ma zitto.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Portategli la sua boccetta, e ditegli che lo
ringrazio.
</p>
</sp>
<sp><speaker>SERVITORE</speaker> <p>Eh via.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Vi dico, che gliela portiate, che non la voglio.
</p>
</sp>
<sp><speaker>SERVITORE</speaker> <p>Gli volete far quest'affronto?
</p>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Meno ciarle. Fate il vostro dovere. Tenete.
</p>
</sp>
<sp><speaker>SERVITORE</speaker> <p>Non occorr'altro. Gliela porterò. (Oh che donna!
Ricusa dodici zecchini! Una simile non l'ho più ritrovata, e
durerò fatica a trovarla).</p> <stage>(<emph>da sé, parte</emph>)</stage>
</sp>
</div2>
<div2 type="scena">
<head>Scena terza</head>
<stage><emph>Mirandolina, poi Fabrizio</emph></stage>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Uh è cotto, stracotto, e biscottato. Ma siccome
quel che ho fatto con lui, non l'ho fatto per interesse,
voglio ch'ei confessi la forza delle donne, senza poter
dire, che sono interessate, e venali.
</p>
</sp>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>Ecco qui il ferro.</p> <stage>(<emph>sostenuto, col ferro da stirare in mano</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>È ben caldo?
</p>
</sp>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>Signora sì, è caldo; così foss'io abbruciato.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Che cosa vi è di nuovo?
</p>
</sp>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>Questo signor Cavaliere manda le ambasciate, manda
i regali. Il servitore me l'ha detto.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Signor sì, mi ha mandato una boccettina d'oro, ed
io gliel'ho rimandata indietro.
</p>
</sp>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>Gliel'avete rimandata indietro?
</p>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Sì, domandatelo al servitore medesimo.
</p>
</sp>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>Perché gliel'avete rimandata indietro?
</p>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Perché... Fabrizio... non dica... Orsù non
parliamo altro.
</p>
</sp>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>Cara Mirandolina, compatitemi.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Via, andate, lasciatemi stirare.
</p>
</sp>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>Io non v'impedisco di fare...
</p>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Andatemi a preparare un altro ferro, e quando è
caldo, portatelo.
</p>
</sp>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>Sì, vado. Credetemi, che se parlo...
</p>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Non dite altro. Mi fate venire la rabbia.
</p>
</sp>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>Sto cheto. (Ell'è una testolina bizzarra, ma le
voglio bene).</p> <stage>(<emph>da sé, parte</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Anche questa è buona. Mi faccio merito con
Fabrizio d'aver ricusata la boccetta d'oro del Cavaliere.
Questo vuol dir saper vivere, saper fare, saper profittare
di tutto, con buona grazia, con pulizia, con un poco di
disinvoltura. In materia d'accortezza, non voglio, che si
dica, ch'io faccio torto al sesso.</p> <stage>(<emph>va stirando</emph>)</stage>
</sp>
</div2>
<div2 type="scena">
<head>Scena quarta</head>
<stage><emph>Il Cavaliere e detta</emph>.</stage>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>(Eccola. Non ci volevo venire, e il diavolo mi ci ha
strascinato).</p> <stage>(<emph>da sé, indietro</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>(Eccolo, eccolo).</p> <stage>(<emph>lo vede colla coda dell'occhio, e stira</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Mirandolina?
</p>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Oh signor Cavaliere! Serva umilissima.</p> <stage>(<emph>stirando</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Come state?
</p>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Benissimo per servirla.</p> <stage>(<emph>stirando senza guardarlo</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Ho motivo di dolermi di voi.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Perché, signore?</p> <stage>(<emph>guardandolo un poco</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Perché avete ricusato una piccola boccettina, che vi
ho mandato.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Che voleva, ch'io ne facessi?</p> <stage>(<emph>stirando</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Servirvene nelle occorrenze.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Per grazia del Cielo, non sono soggetta agli
svenimenti. Mi è accaduto oggi quello, che non mi è accaduto
mai più.</p> <stage>(<emph>stirando</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Cara Mirandolina... non vorrei esser io stato
cagione di quel funesto accidente.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Eh sì ho timore, che ella appunto ne sia stata la
causa.</p> <stage>(<emph>stirando</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Io? Davvero?</p> <stage>(<emph>con passione</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Mi ha fatto bere quel maledetto vino di Borgogna,
e mi ha fatto male.</p> <stage>(<emph>stirando con rabbia</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Come? Possibile?</p> <stage>(<emph>rimane mortificato</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>È così senz'altro. In camera sua non ci vengo
mai più.</p> <stage>(<emph>stirando</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>V'intendo. In camera mia non ci verrete più? Capisco
il mistero. Sì, lo capisco. Ma veniteci, cara, che vi
chiamerete contenta.</p> <stage>(<emph>amoroso</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Questo ferro è poco caldo; ehi, Fabrizio? se
l'altro ferro è caldo portatelo.</p> <stage>(<emph>forte verso la scena</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Fatemi questa grazia, tenete questa boccetta.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>In verità, signor Cavaliere, dei regali io non ne
prendo.</p> <stage>(<emph>con disprezzo, stirando</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Gli avete pur presi dal conte d'Albafiorita.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Per forza. Per non disgustarlo.</p> <stage>(<emph>stirando</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>E vorreste fare a me questo torto? e disgustarmi?
</p>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Che importa a lei, che una donna la disgusti? Già
le donne non le può vedere.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Ah, Mirandolina! ora non posso dire così.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Signor Cavaliere, a che ora fa la luna nuova?
</p>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Il mio cambiamento non è lunatico. Questo è un
prodigio della vostra bellezza, della vostra grazia.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Ah, ah, ah.</p> <stage>(<emph>ride forte, e stira</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Ridete?
</p>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Non vuol che rida? Mi burla, e non vuol ch'io
rida?
</p>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Eh furbetta! Vi burlo eh? Via prendete questa
boccetta.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Grazie, grazie.</p> <stage>(<emph>stirando</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Prendetela, o mi farete andare in collera.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Fabrizio, il ferro.</p> <stage>(<emph>chiamando forte, con caricatura</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>La prendete, o non la prendete?</p> <stage>(<emph>alterato</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Furia, furia.</p> <stage>(<emph>prende la boccetta, e con disprezzo la getta nel paniere della biancheria</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>La gettate così?
</p>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Fabrizio!</p> <stage>(<emph>chiama forte, come sopra</emph>)</stage>
</sp>
</div2>
<div2 type="scena">
<head>Scena quinta</head>
<stage><emph>Fabrizio col ferro, e detti.</emph></stage>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>Son qua.</p> <stage>(<emph>vedendo il Cavaliere, s'ingelosisce</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>È caldo bene?</p> <stage>(<emph>prende il ferro</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>Signora sì.</p> <stage>(<emph>sostenuto</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Che avete, che mi parete turbato?</p> <stage>(<emph>a Fabrizio, con tenerezza</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>Niente, padrona, niente.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Avete male?</p> <stage>(<emph>come sopra</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>Datemi l'altro ferro, se volete, che lo metta nel
fuoco.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>In verità, ho paura, che abbiate male.</p> <stage>(<emph>come sopra</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Via, dategli il ferro, e che se ne vada.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Gli voglio bene, sa ella a Fabrizio. È il mio
cameriere fidato.</p> <stage>(<emph>al Cavaliere</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>(Non posso più).</p> <stage>(<emph>da sé, smaniando</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Tenete, caro, scaldatelo.</p> <stage>(<emph>dà il ferro a Fabrizio</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>Signora padrona...</p> <stage>(<emph>con tenerezza</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Via, via, presto.</p> <stage>(<emph>lo scaccia</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>(Che vivere è questo! Sento, che non posso più).</p> <stage>(<emph>da sé, parte</emph>)</stage>
</sp>
</div2>
<div2 type="scena">
<head>Scena sesta</head>
<stage><emph>Il Cavaliere e Mirandolina</emph></stage>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Gran finezze, signora, al suo cameriere!
</p>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>E per questo, che cosa vorrebbe dire?
</p>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Si vede, che ne siete invaghita.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Io innamorata di un cameriere? Mi fa un bel
complimento, signore; non sono di sì cattivo gusto io.
Quando volessi amare, non getterei il mio tempo sì
malamente.</p> <stage>(<emph>stirando</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Voi meritereste l'amore di un re.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Del re di spade, o del re di coppe?</p> <stage>(<emph>stirando</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Parliamo sul serio, Mirandolina, e lasciamo gli
scherzi.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Parli pure, che io l'ascolto.</p> <stage>(<emph>stirando</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Non potreste per un poco lasciar di stirare?
</p>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Oh perdoni! Mi preme allestire questa biancheria
per domani.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Vi preme dunque quella biancheria più di me?
</p>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Sicuro.</p> <stage>(<emph>stirando</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>E ancora lo confermate?
</p>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Certo. Perché di questa biancheria me ne ho da
servire, e di lei non posso far capitale di niente.</p> <stage>(<emph>stirando</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Anzi potete dispor di me con autorità.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Eh che ella non può vedere le donne.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Non mi tormentate più. Vi siete vendicata a
bastanza. Stimo voi, stimo le donne, che sono della vostra
sorte, se pur ve ne sono. Vi stimo, vi amo, e vi domando
pietà.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Sì signore, glielo diremo.</p> <stage>(<emph>stirando in fretta, si fa cadere un manicotto</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <stage>(<emph>Leva di terra il manicotto, e glielo dà</emph>)</stage>
<p>Credetemi...
</p>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Non s'incomodi.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Voi meritate di esser servita.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Ah, ah, ah.</p> <stage>(<emph>ride forte</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Ridete?
</p>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Rido, perché mi burla.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Mirandolina, non posso più.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Le vien male?
</p>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Sì, mi sento mancare.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Tenga il suo spirito di melissa.</p> <stage>(<emph>gli getta con disprezzo la boccetta</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Non mi trattate con tanta asprezza. Credetemi, vi
amo, ve lo giuro.</p> <stage>(<emph>vuol prenderle la mano, ed ella col ferro lo scotta</emph>)</stage> <p> Aimè!
</p>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Perdoni; non l'ho fatto apposta.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Pazienza! Questo è niente. Mi avete fatto una
scottatura più grande.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Dove, signore?
</p>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Nel cuore.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Fabrizio.</p> <stage>(<emph>chiama ridendo</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Per carità, non chiamate colui.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Ma se ho bisogno dell'altro ferro.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Aspettate... (ma no...) chiamerò il mio servitore.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Eh pensi lei. Fabri...</p> <stage>(<emph>vuol chiamar Fabrizio</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Giuro al Cielo, se viene colui gli spacco la testa.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Oh, questa è bella! Non mi potrò servire della
mia gente?
</p>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Chiamate un altro; colui non lo posso vedere.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Mi pare ch'ella si avanzi un poco troppo, signor
Cavaliere.</p> <stage>(<emph>si scosta dal tavolino col ferro in mano</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Compatitemi... son fuor di me.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Anderò io in cucina, e sarà contento.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>No, cara, fermatevi.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>È una cosa curiosa questa.</p> <stage>(<emph>passeggiando</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Compatitemi.</p> <stage>(<emph>le va dietro</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Non posso chiamar chi voglio?</p> <stage>(<emph>passeggia</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Lo confesso. Ho gelosia di colui.</p> <stage>(<emph>le va dietro</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>(Mi vien dietro come un cagnolino).</p> <stage>(<emph>da sé, passeggiando</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Questa è la prima volta ch'io provo, che cosa sia
amore.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Nessuno mi ha mai comandato.</p> <stage>(<emph>camminando</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Non intendo di comandarvi; vi prego.</p> <stage>(<emph>la segue</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Che cosa vuole da me?</p> <stage>(<emph>voltandosi con alterezza</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Amore, compassione, pietà.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Un uomo, che stamattina non poteva veder le
donne, oggi chiede amore, e pietà? Non gli abbado, non può
essere, non gli credo. (Crepa, schiatta, impara a
disprezzare le donne).</p> <stage>(<emph>da sé, parte</emph>)</stage>
</sp>
</div2>
<div2 type="scena">
<head>Scena settima</head>
<stage><emph>Cavaliere solo</emph>.</stage>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Oh maledetto il punto, in cui ho principiato a mirar
costei! Son caduto nel laccio, e non vi è più rimedio. Nasca
quel che sa nascere, di qui non parto senza qualche ristoro
alla mia passione. Lo comprerò a qualunque costo, anche a
costo della mia vita medesima, e se Mirandolina, dopo avermi
innamorato a tal segno, sarà crudele con me, giuro al Cielo,
sarò risoluto con lei.
</p></sp>
</div2>
<div2 type="scena">
<head>Scena ottava</head>
<stage><emph>Il Marchese e detto.</emph></stage>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>Cavaliere, voi mi avete insultato.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Compatitemi, fu un accidente.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>Mi maraviglio di voi.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Finalmente il vaso non vi ha colpito.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>Una gocciola d'acqua mi ha macchiato il vestito.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Torno a dir, compatitemi.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>Questa è una impertinenza.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Non l'ho fatto apposta. Compatitemi per la terza
volta.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>Voglio soddisfazione.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Se non volete compatirmi, se volete soddisfazione,
son qui, non ho soggezione di voi.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>Ho paura che questa macchia non voglia andar via;
questo è quello, che mi fa andare in collera.</p> <stage>(<emph>cangiandosi</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Quando un cavaliere vi chiede scusa, che pretendete
di più?</p> <stage>(<emph>con isdegno</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>Se non l'avete fatto a malizia, lasciamo andare.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Vi dico, che son capace di darvi qualunque
soddisfazione.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>Via, non parliamo altro.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Cavaliere malnato.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>Oh questa è bella! A me è passata la collera, e
voi ve la fate venire.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Ora per l'appunto mi avete trovato in buona luna.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>Vi compatisco; so che male avete.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>I fatti vostri io non gli ricerco.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>Signor inimico delle donne, ci siete caduto eh?
</p>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Io? Come?
</p>
</sp>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>Sì, siete innamorato...
</p>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Sono il diavolo, che vi porti.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>Che serve nascondersi?...
</p>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Lasciatemi stare, che giuro al Cielo ve ne farò
pentire.</p> <stage>(<emph>parte</emph>)</stage>
</sp>
</div2>
<div2 type="scena">
<head>Scena nona</head>
<stage><emph>Marchese solo.</emph></stage>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>È innamorato, si vergogna, e non vorrebbe, che si
sapesse. Ma forse non vorrà, che si sappia perché ha paura
di me; averà soggezione a dichiararsi per mio rivale. Mi
dispiace assaissimo di questa macchia; se sapessi come fare
a levarla. Queste donne sogliono avere della terra da levar
le macchie.</p> <stage>(<emph>osserva nel tavolino e nel paniere</emph>)</stage> <p> Bella
questa boccetta! Che sia d'oro, o di princisbech. Eh, sarà
di princisbech; se fosse d'oro non la lascerebbero qui; se
vi fosse dell'acqua della regina, sarebbe buona per levar
questa macchia.</p> <stage>(<emph>apre, odora e gusta</emph>)</stage> <p> È spirito di
melissa. Tant'e tanto sarà buono. Voglio provare.
</p></sp>
</div2>
<div2 type="scena">
<head>Scena decima</head>
<stage><emph>Dejanira e detto.</emph></stage>
<sp><speaker>DEJANIRA</speaker> <p>Signor Marchese, che fa qui solo? Non favorisce
mai?
</p>
</sp>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>Oh signora Contessa. Veniva or ora per riverirla.
</p>
</sp>
<sp><speaker>DEJANIRA</speaker> <p>Che cosa stava facendo?
</p>
</sp>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>Vi dirò. Io sono amantissimo della pulizia. Voleva
levare questa piccola macchia.
</p>
</sp>
<sp><speaker>DEJANIRA</speaker> <p>Con che, signore?
</p>
</sp>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>Con questo spirito di melissa.
</p>
</sp>
<sp><speaker>DEJANIRA</speaker> <p>Oh perdoni, lo spirito di melissa non serve, anzi
farebbe venire la macchia più grande.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>Dunque, come ho da fare?
</p>
</sp>
<sp><speaker>DEJANIRA</speaker> <p>Ho io un segreto per cavar le macchie.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>Mi farete piacere a insegnarmelo.
</p>
</sp>
<sp><speaker>DEJANIRA</speaker> <p>Volentieri. M'impegno con uno scudo far andar via
quella macchia, che non si vedrà nemmeno dove sia stata.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>Vi vuole uno scudo?
</p>
</sp>
<sp><speaker>DEJANIRA</speaker> <p>Sì, signore, vi pare una grande spesa?
</p>
</sp>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>È meglio provare lo spirito di melissa.
</p>
</sp>
<sp><speaker>DEJANIRA</speaker> <p>Favorisca; è buono quello spirito?
</p>
</sp>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>Prezioso: sentite.</p> <stage>(<emph>le dà la boccetta</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>DEJANIRA</speaker> <p>Oh io ne so fare del meglio.</p> <stage>(<emph>assaggiandolo</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>Sapete fare degli spiriti?
</p>
</sp>
<sp><speaker>DEJANIRA</speaker> <p>Sì, signore, mi diletto di tutto.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>Brava, damina, brava. Così mi piace.
</p>
</sp>
<sp><speaker>DEJANIRA</speaker> <p>Sarà d'oro questa boccetta?
</p>
</sp>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>Non volete? È oro sicuro. (Non conosce l'oro dal
princisbech).</p> <stage>(<emph>da sé</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>DEJANIRA</speaker> <p>È sua signor Marchese?
</p>
</sp>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>È mia, e vostra, se comandate.
</p>
</sp>
<sp><speaker>DEJANIRA</speaker> <p>Obbligatissima alle sue grazie.</p> <stage>(<emph>la mette via</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>Eh! so che scherzate.
</p>
</sp>
<sp><speaker>DEJANIRA</speaker> <p>Come? Non me l'ha esibita?
</p>
</sp>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>Non è cosa da vostra pari. È una bagattella. Vi
servirò di cosa migliore, se ne avete voglia.
</p>
</sp>
<sp><speaker>DEJANIRA</speaker> <p>Oh, mi maraviglio! È anche troppo. La ringrazio,
signor Marchese.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>Sentite. In confidenza. Non è oro. È princisbech.
</p>
</sp>
<sp><speaker>DEJANIRA</speaker> <p>Tanto meglio. La stimo più, che se fosse oro. E
poi quel, che viene dalle sue mani è tutto prezioso.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>Basta. Non so che dire; servitevi, se vi degnate.
(Pazienza! Bisognerà pagarla a Mirandolina. Che cosa può
valere? Un filippo?).</p> <stage>(<emph>da sé</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>DEJANIRA</speaker> <p>Il signor Marchese è un cavalier generoso.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>Mi vergogno a regalar queste bagattelle. Vorrei,
che quella boccetta fosse d'oro.
</p>
</sp>
<sp><speaker>DEJANIRA</speaker> <p>In verità pare propriamente oro.</p> <stage>(<emph>la tira fuori, e la osserva</emph>)</stage> <p> Ognuno s'ingannerebbe.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>È vero, chi non ha pratica dell'oro, s'inganna;
ma io lo conosco subito.
</p>
</sp>
<sp><speaker>DEJANIRA</speaker> <p>Anche al peso par, che sia oro.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>E pur non è vero.
</p>
</sp>
<sp><speaker>DEJANIRA</speaker> <p>Voglio farla vedere alla mia compagna.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>Sentite, signora Contessa, non la fate vedere a
Mirandolina. È una ciarliera. Non so, se mi capite.
</p>
</sp>
<sp><speaker>DEJANIRA</speaker> <p>Intendo benissimo. La fo vedere solamente ad
Ortensia.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>Alla Baronessa?
</p>
</sp>
<sp><speaker>DEJANIRA</speaker> <p>Sì, sì, alla Baronessa.</p> <stage>(<emph>ridendo parte</emph>)</stage>
</sp>
</div2>
<div2 type="scena">
<head>Scena undicesima</head>
<stage><emph>Il Marchese, poi il Servitore del Cavaliere</emph></stage>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>Credo, che se ne rida, perché mi ha levato con
quel bel garbo la boccettina. Tant'era, se fosse stata
d'oro. Manco male, che con poco l'aggiusterò. Se Mirandolina
vorrà la sua boccetta, gliela pagherò, quando ne averò.
</p>
</sp>
<sp><speaker>SERVITORE</speaker> <stage>(<emph>Cerca sul tavolino</emph>)</stage> <p>Dove diamine sarà questa
boccetta?
</p>
</sp>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>Che cosa cercate galantuomo?
</p>
</sp>
<sp><speaker>SERVITORE</speaker> <p>Cerco una boccettina di spirito di melissa. La
signora Mirandolina la vorrebbe. Dice che l'ha lasciata qui,
ma non la ritrovo.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>Era una boccettina di princisbech?
</p>
</sp>
<sp><speaker>SERVITORE</speaker> <p>No signore, era d'oro.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>D'oro?
</p>
</sp>
<sp><speaker>SERVITORE</speaker> <p>Certo che era d'oro. L'ho veduta comprar io per
dodici zecchini.</p> <stage>(<emph>cerca</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>(Oh povero me!)</p> <stage>(<emph>da sé</emph>)</stage> <p> Ma come lasciar così una
boccetta d'oro?
</p>
</sp>
<sp><speaker>SERVITORE</speaker> <p>Se l'è scordata, ma io non la trovo.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>Mi pare ancora impossibile, che fosse d'oro.
</p>
</sp>
<sp><speaker>SERVITORE</speaker> <p>Era oro, gli dico. L'ha forse veduta V.E.?
</p>
</sp>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>Io?... Non ho veduto niente.
</p>
</sp>
<sp><speaker>SERVITORE</speaker> <p>Basta. Le dirò, che non la trovo. Suo danno. Doveva
mettersela in tasca.</p> <stage>(<emph>parte</emph>)</stage>
</sp>
</div2>
<div2 type="scena">
<head>Scena dodicesima</head>
<stage><emph>Il Marchese, poi il Conte</emph></stage>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>Oh povero marchese di Forlipopoli! Ho donata una
boccetta d'oro, che val dodici zecchini, e l'ho donata per
princisbech. Come ho da regolarmi in un caso di tanta
importanza? Se ricupero la boccetta dalla Contessa, mi fo
ridicolo presso di lei; se Mirandolina viene a scoprire
ch'io l'abbia avuta, è in pericolo il mio decoro. Son
cavaliere. Devo pagarla. Ma non ho danari.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CONTE</speaker> <p>Che dite, signor Marchese della bellissima novità?
</p>
</sp>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>Di qual novità?
</p>
</sp>
<sp><speaker>CONTE</speaker> <p>Il cavaliere selvatico, il disprezzator delle donne
è innamorato di Mirandolina.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>L'ho caro. Conosca suo malgrado il merito di
questa donna; veda che io non m'invaghisco di chi non
merita; e peni, e crepi per gastigo della sua impertinenza.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CONTE</speaker> <p>Ma se Mirandolina gli corrisponde?
</p>
</sp>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>Ciò non può essere. Ella non farà a me questo
torto. Sa chi sono. Sa cosa ho fatto per lei.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CONTE</speaker> <p>Io ho fatto per essa, assai più di voi. Ma tutto è
gettato. Mirandolina coltiva il cavaliere di Ripafratta; ha
usato verso di lui quelle attenzioni, che non ha praticato
né a voi, né a me; e vedesi che, colle donne, più che si fa,
meno si merita, e che burlandosi esse di chi le adora,
corrono dietro a chi le disprezza.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>Se ciò fosse vero... ma non può essere.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CONTE</speaker> <p>Perché non può essere?
</p>
</sp>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>Vorreste mettere il Cavaliere a confronto di me?
</p>
</sp>
<sp><speaker>CONTE</speaker> <p>Non l'avete veduta voi stesso sedere alla di lui
tavola? Con noi ha praticato mai un atto di simile
confidenza? A lui biancheria distinta. Servito in tavola
prima di tutti. Le pietanze gliele fa ella colle sue mani. I
servidori vedono tutto, e parlano. Fabrizio freme di
gelosia. E poi quello svenimento, vero, o finto, che fosse,
non è segno manifesto d'amore?
</p>
</sp>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>Come? Al Cavalier biancheria da tavola nuova, e a
me salviette con tante di buche? A lui si fanno gl'intingoli
saporiti, e a me carnaccia di bue, e minestra di riso lungo?
Sì, è vero, questo è uno strapazzo al mio grado, alla mia
condizione.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CONTE</speaker> <p>Ed io, che ho speso tanto per lei?
</p>
</sp>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>Ed io, che la regalava continuamente? Le ho fino
dato da bere di quel mio vino di Cipro così prezioso. Il
Cavaliere non averà fatto con costei una minima parte di
quello, che abbiamo fatto noi.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CONTE</speaker> <p>Non dubitate, che anch'egli l'ha regalata.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>Sì? Che cosa le ha donato?
</p>
</sp>
<sp><speaker>CONTE</speaker> <p>Una boccettina d'oro con dello spirito di melissa.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>(Oimè!)</p> <stage>(<emph>da sé</emph>)</stage> <p> Come lo avete saputo?
</p>
</sp>
<sp><speaker>CONTE</speaker> <p>Il di lui servidore l'ha detto al mio.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>(Sempre peggio. Entro in un impegno col
Cavaliere).</p> <stage>(<emph>da sé</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>CONTE</speaker> <p>Vedo, che costei è un'ingrata; voglio assolutamente
lasciarla. Voglio partire or ora da questa locanda indegna.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>Sì, fate bene, andate.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CONTE</speaker> <p>E voi, che siete un cavaliere di tanta riputazione,
dovreste partire con me.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>Ma... dove dovrei andare?
</p>
</sp>
<sp><speaker>CONTE</speaker> <p>Vi troverò io un alloggio. Lasciate pensare a me.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>Quest'alloggio... sarà per esempio...
</p>
</sp>
<sp><speaker>CONTE</speaker> <p>Andremo in casa di un mio paesano. Non spenderemo
nulla.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>Basta, siete tanto mio amico, che non posso dirvi
di no.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CONTE</speaker> <p>Andiamo, e vendichiamoci di questa femmina
sconoscente.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>Sì, andiamo. (Ma come sarà poi della boccetta? Son
cavaliere, non posso fare una mal'azione).</p> <stage>(<emph>da sé</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>CONTE</speaker> <p>Non vi pentite, signor Marchese, andiamo via di
qui. Fatemi questo piacere, e poi comandatemi dove posso,
che vi servirò.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>Vi dirò. In confidenza, ma che nessuno lo sappia.
Il mio fattore mi ritarda qualche volta le mie rimesse...
</p>
</sp>
<sp><speaker>CONTE</speaker> <p>Le avete forse da dar qualche cosa?
</p>
</sp>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>Sì, dodici zecchini.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CONTE</speaker> <p>Dodici zecchini? Bisogna che sia dei mesi che non
pagate.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>Così è, le devo dodici zecchini. Non posso di qua
partire senza pagarla. Se voi mi faceste il piacere...
</p>
</sp>
<sp><speaker>CONTE</speaker> <p>Volentieri. Eccovi dodici zecchini.</p> <stage>(<emph>tira fuori la borsa</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>Aspettate. Ora che mi ricordo, sono tredici.
(Voglio rendere il suo zecchino anche al Cavaliere).</p> <stage>(<emph>da sé</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>CONTE</speaker> <p>Dodici, o tredici, è lo stesso per me. Tenete.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>Ve li renderò quanto prima.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CONTE</speaker> <p>Servitevi quanto vi piace. Danari a me non me ne
mancano; e per vendicarmi di costei, spenderei mille doppie.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>Sì, veramente è un'ingrata. Ho speso tanto per
lei, e mi tratta così.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CONTE</speaker> <p>Voglio rovinare la sua locanda. Ho fatto andar via
anche quelle due commedianti.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>Dove sono le commedianti?
</p>
</sp>
<sp><speaker>CONTE</speaker> <p>Erano qui: Ortensia e Dejanira.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>Come! Non sono dame?
</p>
</sp>
<sp><speaker>CONTE</speaker> <p>No. Sono due comiche. Sono arrivati i loro
compagni, e la favola, è terminata.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>(La mia boccetta!)</p> <stage>(<emph>da sé</emph>)</stage> <p> Dove sono alloggiate?
</p>
</sp>
<sp><speaker>CONTE</speaker> <p>In una casa vicino al teatro.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>(Vado subito a ricuperare la mia boccetta).</p> <stage>(<emph>da sé, parte</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>CONTE</speaker> <p>Con costei mi voglio vendicare così. Il Cavaliere
poi, che ha saputo fingere per tradirmi, in altra maniera me
ne renderà conto.</p> <stage>(<emph>parte</emph>)</stage>
</sp>
</div2>
<div2 type="scena">
<head>Scena tredicesima</head>
<stage>Camera con tre porte.</stage>
<stage><emph>Mirandolina sola</emph>,</stage>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Oh meschina me! Sono nel brutto impegno! Se il
Cavaliere mi arriva sto fresca. Si è indiavolato
maladettamente. Non vorrei, che il diavolo lo tentasse di
venir qui. Voglio chiudere questa porta.</p> <stage>(<emph>serra la porta da dove è venuta</emph>)</stage> <p> Ora principio quasi a pentirmi di quel, che
ho fatto. È vero, che mi sono assai divertita nel farmi
correr dietro a tal segno un superbo, un disprezzator delle
donne; ma ora che il satiro è sulle furie, vedo in pericolo
la mia riputazione, e la mia vita medesima. Qui mi convien
risolvere qualche cosa di grande. Son sola, non ho nessuno
dal cuore, che mi difenda. Non ci sarebbe altri, che quel
buon uomo di Fabrizio, che in un tal caso mi potesse
giovare. Gli prometterò di sposarlo... Ma... prometti,
prometti, si stancherà di credermi... Sarebbe quasi meglio,
ch'io lo sposassi davvero. Finalmente con un tal matrimonio
posso sperar di mettere al coperto il mio interesse, e la
mia riputazione, senza pregiudicare alla mia libertà.
</p></sp>
</div2>
<div2 type="scena">
<head>Scena quattordicesima</head>
<stage><emph>Il Cavaliere di dentro, e detta; poi Fabrizio. Il
Cavaliere batte per di dentro alla porta.</emph></stage>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Battono a questa porta: chi sarà mai?</p>
<stage>(<emph>s'accosta</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Mirandolina.</p> <stage>(<emph>di dentro</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>(L'amico è qui).</p> <stage>(<emph>da sé</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Mirandolina, apritemi.</p> <stage>(<emph>come sopra</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>(Aprirgli? Non sono sì gonza). Che comanda,
signor Cavaliere?
</p>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Apritemi.</p> <stage>(<emph>di dentro</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Favorisca andare nella sua camera, e mi aspetti,
che or ora sono da lei.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Perché non volete aprirmi?</p> <stage>(<emph>come sopra</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Arrivano de' forestieri. Mi faccia questa grazia,
vada, che or ora sono da lei.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Vado: se non venite, povera voi.</p> <stage>(<emph>parte</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Se non venite, povera voi? Povera me, se vi
andassi. La cosa va sempre peggio. Rimediamoci, se si può.
È andato via?</p> <stage>(<emph>guarda al buco della chiave</emph>)</stage> <p> Sì, sì, è
andato. Mi aspetta in camera; ma non vi vado. Ehi? Fabrizio.</p>
<stage>(<emph>ad un'altra porta</emph>)</stage> <p> Sarebbe bella, che ora Fabrizio si
vendicasse di me, e non volesse... Oh non vi è pericolo. Ho
io certe manierine, certe occhiatine, certe smorfiette, che
bisogna, che caschino, se fossero di macigno. Fabrizio?</p>
<stage>(<emph>chiama ad un'altra porta</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>Avete chiamato?
</p>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Venite qui; voglio farvi una confidenza.
</p>
</sp>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>Son qui.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Sappiate, che il cavaliere di Ripafratta si è
scoperto innamorato di me.
</p>
</sp>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>Eh, me ne son accorto.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Sì? Ve ne siete accorto? Io in verità, non me ne
sono mai avveduta.
</p>
</sp>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>Povera semplice! Non ve ne siete accorta! Non avete
veduto quando stiravate col ferro, le smorfie, che vi
faceva? La gelosia, che aveva di me?
</p>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Io che opero senza malizia, prendo le cose con
indifferenza. Basta; ora mi ha dette certe parole, che in
verità, Fabrizio, mi hanno fatto arrossire.
</p>
</sp>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>Vedete; questo vuol dire, perché siete una giovane
sola, senza padre, senza madre, senza nessuno. Se foste
maritata, non anderebbe così.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Orsù capisco, che dite bene; ho pensato di
maritarmi.
</p>
</sp>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>Ricordatevi di vostro padre.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Sì, me ne ricordo.
</p></sp>
</div2>
<div2 type="scena">
<head>Scena quindicesima</head>
<stage><emph>Il Cavaliere di dentro e detti. Il Cavaliere batte alla
porta dove era prima.</emph></stage>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Picchiano.</p> <stage>(<emph>a Fabrizio</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>Chi è che picchia?</p> <stage>(<emph>forte verso la porta</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Apritemi.</p> <stage>(<emph>di dentro</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Il Cavaliere.</p> <stage>(<emph>a Fabrizio</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>Che cosa vuole?</p> <stage>(<emph>s'accosta per aprirgli</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Aspettate ch'io parta.
</p>
</sp>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>Di che avete timore?
</p>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Caro Fabrizio; non so, ho paura della mia onestà.</p> <stage>(<emph>parte</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>Non dubitate, io vi difenderò.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Apritemi giuro al Cielo.</p> <stage>(<emph>di dentro</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>Che comanda, signore? Che strepiti sono questi? In
una locanda onorata non si fa così.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Apri questa porta.</p> <stage>(<emph>si sente che la sforza</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>Cospetto del diavolo! Non vorrei precipitare.
Uomini, chi è di là? Non ci è nessuno?</p>
</sp>
</div2>
<div2 type="scena">
<head>Scena sedicesima</head>
<stage><emph>Il Marchese ed il Conte dalla porta di mezzo, e detti.</emph></stage>
<sp><speaker>CONTE</speaker> <p>Che c'è?</p> <stage>(<emph>sulla porta</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>Che rumore è questo?</p> <stage>(<emph>sulla porta</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>Signori, li prego; il signor cavaliere di
Ripafratta vuole sforzar quella porta.</p> <stage>(<emph>piano, che il Cavaliere non senta</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Aprimi, o la getto abbasso.</p> <stage>(<emph>di dentro</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>Che sia diventato pazzo? Andiamo via.</p> <stage>(<emph>al Conte</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>CONTE</speaker> <p>Apritegli.</p> <stage>(<emph>a Fabrizio</emph>)</stage> <p> Ho volontà per appunto di
parlar con lui.
</p>
</sp>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>Aprirò; ma le supplico...
</p>
</sp>
<sp><speaker>CONTE</speaker> <p>Non dubitate. Siamo qui noi.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>(Se vedo niente, niente, me la colgo).</p> <stage>(<emph>da sé</emph>)</stage>
<stage>(<emph>Fabrizio apre, ed entra il Cavaliere</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Giuro al Cielo, dov'è?
</p>
</sp>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>Chi cerca, signore?
</p>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Mirandolina dov'è?
</p>
</sp>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>Io non lo so.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>(L'ha con Mirandolina. Non è niente).</p> <stage>(<emph>da sé</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Scellerata, la troverò.</p> <stage>(<emph>s'incammina, e scopre il Conte e il Marchese</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>CONTE</speaker> <p>Con chi l'avete?</p> <stage>(<emph>al Cavaliere</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>Cavaliere, noi siamo amici.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>(Oimè! Non vorrei per tutto l'oro del mondo, che
nota fosse questa mia debolezza).</p> <stage>(<emph>da sé</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>Che cosa vuole, signore, dalla padrona?
</p>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>A te non devo rendere questi conti. Quando comando
voglio esser servito. Pago i miei denari per questo, e giuro
al Cielo, ella averà che fare con me.
</p>
</sp>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>V.S. paga i suoi denari per essere servito nelle
cose lecite, e oneste, ma non ha poi da pretendere, la mi
perdoni, che una donna onorata...
</p>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Che dici tu? Che sai tu? Tu non entri ne' fatti
miei. So io quel che ho ordinato a colei...
</p>
</sp>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>Le ha ordinato di venire nella sua camera.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Va' via, briccone, che ti rompo il cranio.
</p>
</sp>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>Mi maraviglio di lei.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>Zitto.</p> <stage>(<emph>a Fabrizio</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>CONTE</speaker> <p>Andate via.</p> <stage>(<emph>a Fabrizio</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Vattene via di qui.</p> <stage>(<emph>a Fabrizio</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>Dico, signore...</p> <stage>(<emph>riscaldandosi</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>Via.</p> <stage>(<emph>lo caccia via</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>CONTE</speaker> <p>Via.</p> <stage>(<emph>lo caccia via</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>(Corpo di bacco! Ho proprio voglia di precipitare).</p> <stage>(<emph>da sé, parte</emph>)</stage>
</sp>
</div2>
<div2 type="scena">
<head>Scena diciassettesima</head>
<stage><emph>Il Cavaliere, il Marchese ed il Conte</emph></stage>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>(Indegna! Farmi aspettar nella camera?).</p> <stage>(<emph>da sé</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>(Che diamine ha?).</p> <stage>(<emph>piano al Conte</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>CONTE</speaker> <p>(Non lo vedete? È innamorato di Mirandolina).
</p>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>(E si trattiene con Fabrizio? E parla seco di
matrimonio?).</p> <stage><emph> (da sé</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>CONTE</speaker> <p>(Ora è il tempo di vendicarmi).</p> <stage>(<emph>da sé</emph>)</stage> <p> Signor
Cavaliere, non conviene ridersi delle altrui debolezze,
quando si ha un cuor fragile come il vostro.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Di che intendete voi di parlare?
</p>
</sp>
<sp><speaker>CONTE</speaker> <p>So, da che provengono le vostre smanie.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Intendete voi di che parli?</p> <stage>(<emph>alterato, al Marchese</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>Amico, io non so niente.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CONTE</speaker> <p>Parlo di voi, che col pretesto di non poter
soffrire le donne, avete tentato rapirmi il cuore di
Mirandolina, ch'era già mia conquista.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Io?</p> <stage>(<emph>alterato, verso il Marchese</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>Io non parlo.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CONTE</speaker> <p>Voltatevi a me, a me rispondete. Vi vergognate
forse di aver mal proceduto?
</p>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Io mi vergogno d'ascoltarvi più oltre, senza dirvi,
che voi mentite.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CONTE</speaker> <p>A me una mentita?
</p>
</sp>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>(La cosa va peggiorando).</p> <stage>(<emph>da sé</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Con qual fondamento potete voi dire?... (Il Conte
non sa ciò, che si dica).</p> <stage>(<emph>al Marchese, irato</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>Ma io non me ne voglio impicciare.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CONTE</speaker> <p>Voi, siete un mentitore.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>Vado via.</p> <stage>(<emph>vuol partire</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Fermatevi.</p> <stage>(<emph>lo trattiene per forza</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>CONTE</speaker> <p>E mi renderete conto...
</p>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Sì, vi renderò conto... Datemi la vostra spada.</p> <stage>(<emph>al Marchese</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>Eh via; acquietatevi tutti due. Caro Conte, cosa
importa a voi, che il Cavaliere ami Mirandolina?...
</p>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Io l'amo? Non è vero; mente chi lo dice.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>Mente?... La mentita non viene a me. Non sono io
che lo dico.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Chi dunque?
</p>
</sp>
<sp><speaker>CONTE</speaker> <p>Io lo dico, e lo sostengo, e non ho soggezione di
voi.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Datemi quella spada.</p> <stage>(<emph>al Marchese</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>No, dico.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Siete ancora voi mio nemico?
</p>
</sp>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>Io sono amico di tutti.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CONTE</speaker> <p>Azioni indegne son queste. Azioni da traditori, da
gente infame.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Oh giuro al Cielo!</p> <stage>(<emph>leva la spada al Marchese, la quale esce col fodero</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>Non mi perdete il rispetto.</p> <stage>(<emph>al Cavaliere</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Se vi chiamate offeso, darò soddisfazione anche a
voi.</p> <stage>(<emph>al Marchese</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>Via; siete troppo caldo. (Mi dispiace...).</p> <stage>(<emph>da sé, rammaricandosi</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>CONTE</speaker> <p>Io voglio soddisfazione.</p> <stage>(<emph>si mette in guardia</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Ve la darò.</p> <stage>(<emph>vuol levar il fodero, e non può</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>Quella spada non vi conosce...
</p>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Oh maledetta!</p> <stage>(<emph>sforza per cavarlo</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>Cavaliere; non farete niente...
</p>
</sp>
<sp><speaker>CONTE</speaker> <p>Non ho più sofferenza.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Eccola.</p> <stage>(<emph>cava la spada, e vede essere mezza lama</emph>)</stage>
<p>Che è questo?
</p>
</sp>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>Mi avete rotta la spada.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Il resto dov'è? Nel fodero non v'è niente.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>Sì, è vero; l'ho rotta nell'ultimo duello; non me
ne ricordavo.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Lasciatemi provveder d'una spada.</p> <stage>(<emph>al Conte</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>CONTE</speaker> <p>Giuro al Cielo, voi non mi fuggirete di mano.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Che fuggire? Ho cuore di farvi fronte anche con
questo pezzo di lama.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>È lama di Spagna, non ha paura.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CONTE</speaker> <p>Non tanta bravura, signor gradasso.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Sì, con questa lama.</p> <stage>(<emph>s'avventa verso il Conte</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>CONTE</speaker> <p>Indietro.</p> <stage>(<emph>si pone in difesa</emph>)</stage>
</sp>
</div2>
<div2 type="scena">
<head>Scena diciottesima</head>
<stage><emph>Mirandolina, Fabrizio e detti.</emph></stage>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>Alto, alto, padroni.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Alto, signori miei, alto.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>(Ah maledetta!).</p> <stage>(<emph>vedendo Mirandolina</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Povera me! Colle spade?
</p>
</sp>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>Vedete? Per causa vostra.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Come per causa mia?
</p>
</sp>
<sp><speaker>CONTE</speaker> <p>Eccolo lì il signor Cavaliere. È innamorato di
voi.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Io innamorato? Non è vero; mentite.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Il signor Cavaliere innamorato di me? Oh no,
signor Conte, ella s'inganna. Posso assicurarla, che
certamente s'inganna.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CONTE</speaker> <p>Eh che siete voi pur d'accordo...
</p>
</sp>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>Si sa; si vede...
</p>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Che si sa? Che si vede?</p> <stage>(<emph>alterato, verso il Marchese</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>Dico che quando è, si sa... Quando non è non si
vede.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Il signor Cavaliere innamorato di me? Egli lo
nega, e negandolo in presenza mia, mi mortifica, mi
avvilisce, e mi fa conoscere la sua costanza, e la mia
debolezza. Confesso il vero, che se riuscito mi fosse
d'innamorarlo, avrei creduto di fare la maggior prodezza del
mondo. Un uomo che non può vedere le donne, che le
disprezza, che le ha in mal concetto, non si può sperare
d'innamorarlo. Signori miei, io sono una donna schietta, e
sincera; quando devo dir, dico, e non posso celare la
verità. Ho tentato d'innamorare il signor Cavaliere, ma non
ho fatto niente. È vero signore? Ho fatto, ho fatto, e non
ho fatto niente.</p> <stage>(<emph>al Cavaliere</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>(Ah! Non posso parlare).</p> <stage>(<emph>da sé</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>CONTE</speaker> <p>Lo vedete? Si confonde.</p> <stage>(<emph>a Mirandolina</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>Non ha coraggio di dir di no.</p> <stage>(<emph>a Mirandolina</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Voi non sapete quel che vi dite.</p> <stage>(<emph>al Marchese, irato</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>E sempre l'avete con me.</p> <stage>(<emph>Al Cavaliere, dolcemente</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Oh il signor Cavaliere non s'innamora. Conosce
l'arte. Sa la furberia delle donne: alle parole non crede;
delle lagrime non si fida. Degli svenimenti poi se ne ride.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Sono dunque finte le lagrime delle donne, sono
mendaci gli svenimenti?
</p>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Come? Non lo sa, o finge di non saperlo?
</p>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Giuro al Cielo! Una tal finzione meriterebbe uno
stile nel cuore.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Signor Cavaliere, non si riscaldi, perché questi
signori, diranno, ch'è innamorato davvero.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CONTE</speaker> <p>Sì, lo è, non lo può nascondere.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>Si vede negli occhi.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>No, non lo sono.</p> <stage>(<emph>irato al Marchese</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>E sempre con me.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>No signore, non è innamorato. Lo dico, lo
sostengo, e son pronta a provarlo.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>(Non posso più).</p> <stage>(<emph>da sé</emph>)</stage> <p> Conte ad altro tempo mi
troverete provveduto di spada.</p> <stage>(<emph>getta via la mezza spada del Marchese</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>Ehi! la guardia costa denari.</p> <stage>(<emph>la prende di terra</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Si fermi, signor Cavaliere, qui ci va della sua
riputazione. Questi signori credono ch'ella sia innamorato;
bisogna disingannarli.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Non vi è questo bisogno.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Oh sì signore; vi è. Si trattenga un momento.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>(Che far intende costei?).</p> <stage>(<emph>da sé</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Signori, il più certo segno d'amore è quello
della gelosia, e chi non sente la gelosia, certamente non
ama. Se il signor Cavaliere mi amasse, non potrebbe
soffrire, ch'io fossi d'un altro, ma egli lo soffrirà, e
vedranno...
</p>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Di chi volete voi essere?
</p>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Di quello a cui mi ha destinato mio padre.
</p>
</sp>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>Parlate forse di me?</p> <stage>(<emph>a Mirandolina</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Sì, caro Fabrizio, a voi in presenza di questi
cavalieri, vo' dar la mano di sposa.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>(Oimè! Con colui? non ho cuor di soffrirlo).</p> <stage>(<emph>da sé, smaniando</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>CONTE</speaker> <p>(Se sposa Fabrizio, non ama il Cavaliere).</p> <stage>(<emph>da sé</emph>)</stage> <p> Sì, sposatevi, e vi prometto trecento scudi.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>Mirandolina, è meglio un ovo oggi, che una gallina
domani. Sposatevi ora, e vi do subito dodici zecchini.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Grazie, signori, non ho bisogno di dote. Sono una
povera donna senza grazia, senza brio, incapace di innamorar
persone di merito. Ma Fabrizio mi vuol bene, ed io in questo
punto alla presenza loro lo sposo...
</p>
</sp>
<sp><speaker>CAVALIERE</speaker> <p>Sì, maledetta, sposati a chi tu vuoi. So, che tu
m'ingannasti, so che trionfi dentro di te medesima d'avermi
avvilito, e vedo sin dove vuoi cimentare la mia tolleranza.
Meriteresti, che io pagassi gli inganni tuoi con un pugnale
nel seno; meriteresti, ch'io ti strappassi il cuore, e lo
recassi in mostra alle femmine lusinghiere, alle femmine
ingannatrici. Ma ciò sarebbe un doppiamente avvilirmi. Fuggo
dagli occhi tuoi; maladico le tue lusinghe, le tue lagrime,
le tue finzioni; tu mi hai fatto conoscere qual infausto
potere abbia sopra di noi il tuo sesso, e mi hai fatto a
costo mio imparare, che per vincerlo non basta no
disprezzarlo, ma ci conviene fuggirlo.</p> <stage>(<emph>parte</emph>)</stage>
</sp>
</div2>
<div2 type="scena">
<head>Scena diciannovesima</head>
<stage><emph>Mirandolina, il Conte, il Marchese e Fabrizio</emph></stage>
<sp><speaker>CONTE</speaker> <p>Dica ora di non essere innamorato.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>Se mi dà un'altra mentita, da cavaliere lo sfido.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Zitto, signori, zitto. È andato via, e se non
torna, e se la cosa mi passa così, posso dire di essere
fortunata. Pur troppo, poverino, mi è riuscito
d'innamorarlo, e mi son messa ad un brutto rischio. Non ne
vo' saper altro. Fabrizio, vien qui, caro, dammi la mano.
</p>
</sp>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>La mano? Piano un poco, signora. Vi dilettate di
innamorar la gente in questa maniera, e credete ch'io vi
voglia sposare?
</p>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Eh via pazzo! È stato uno scherzo, una
bizzarria, un puntiglio. Ero fanciulla, non avevo nessuno,
che mi comandasse. Quando sarò maritata, so io quel che
farò.
</p>
</sp>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>Che cosa farete?</p>
</sp>
</div2>
<div2 type="scena">
<head>Scena ultima</head>
<stage><emph>Il Servitore del Cavaliere e detti</emph></stage>
<sp><speaker>SERVITORE</speaker> <p>Signora padrona, prima di partire son venuto a
riverirvi.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Andate via?
</p>
</sp>
<sp><speaker>SERVITORE</speaker> <p>Sì. Il padrone va alla posta. Fa attaccare: mi
aspetta colla roba, e ce ne andiamo a Livorno.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Compatite, se non vi ho fatto...
</p>
</sp>
<sp><speaker>SERVITORE</speaker> <p>Non ho tempo da trattenermi. Vi ringrazio, e vi
riverisco.</p> <stage>(<emph>parte</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Grazie al Cielo, è partito. Mi resta qualche
rimorso; certamente è partito con poco gusto. Di questi
spassi non me ne cavo mai più.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CONTE</speaker> <p>Mirandolina, fanciulla, o maritata che siate, sarò
lo stesso per voi.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>Fate pur capitale della mia protezione.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Signori miei, ora che mi marito, non voglio
protettori, non voglio spasimati, non voglio regali. Sin ora
mi sono divertita, e ho fatto male, e mi sono arrischiata
troppo, e non lo voglio fare mai più. Questi è mio marito...
</p>
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<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>Ma piano, signora...
</p>
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<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Che piano? Che cosa c'è? Che difficoltà ci sono?
Andiamo. Datemi quella mano.
</p>
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<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>Vorrei che facessimo prima i nostri patti.
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<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Che patti? Il patto è questo; o dammi la mano, o
vattene al tuo paese.
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</sp>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>Vi darò la mano... ma poi...
</p>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Ma poi, sì caro, sarò tutta tua; non dubitare di
me, ti amerò sempre, sarai l'anima mia.
</p>
</sp>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>Tenete, cara, non posso più.</p> <stage>(<emph>le dà la mano</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>(Anche questa è fatta).</p> <stage>(<emph>da sé</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>CONTE</speaker> <p>Mirandolina, voi siete una gran donna, voi avete
l'abilità di condur gli uomini dove volete.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>Certamente la vostra maniera obbliga
infinitamente.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Se è vero, ch'io possa sperar grazie da lor
signori, una ne chiedo loro per ultimo.
</p>
</sp>
<sp><speaker>CONTE</speaker> <p>Dite pure.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>Parlate.
</p>
</sp>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>(Che cosa mai adesso domanderà?).</p> <stage>(<emph>da sé</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Li supplico per atto di grazia, a provvedersi
d'un'altra locanda.
</p>
</sp>
<sp><speaker>FABRIZIO</speaker> <p>(Brava; ora vedo, che la mi vuol bene).</p> <stage>(<emph>da sé</emph>)</stage>
</sp>
<sp><speaker>CONTE</speaker> <p>Sì, vi capisco, e vi lodo. Me n'anderò, ma dovunque
io sia, assicuratevi della mia stima.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>Ditemi; avete voi perduta una boccettina d'oro?
</p>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Sì signore.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MARCHESE</speaker> <p>Eccola qui. L'ho io ritrovata, e ve la rendo.
Partirò per compiacervi, ma in ogni loco fate pur capitale
della mia protezione.
</p>
</sp>
<sp><speaker>MIRANDOLINA</speaker> <p>Queste espressioni mi saran care, nei limiti
della convenienza, e dell'onestà. Cambiando stato, voglio
cambiar costume; e lor signori ancora profittino di quanto
hanno veduto, in vantaggio, e sicurezza del loro cuore; e
quando mai si trovassero in occasioni di dubitare, di dover
cedere, di dover cadere, pensino alle malizie imparate, e si
ricordino della Locandiera.
</p></sp>
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</text>
</TEI.2>
