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      <title>Alle signore principesse di Ferrara</title>
      <author>Torquato Tasso</author>
    </titleStmt>
    <extent>69 Kb in UTF-8</extent>
    <publicationStmt>
      <publisher>Biblioteca Italiana</publisher>
      <pubPlace>Roma</pubPlace>
      <date>2006</date>
      <idno>bibit001315</idno>
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              personale o scientifico. Ogni uso commerciale è vietato</p>
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      <title>Collezione BibIt</title>
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      <bibl>
        <title>Alle signore Principesse di Ferrara</title>
        <author>Tasso, Torquato</author>
        <editor id="ed">Capra, Luciano</editor>
        <publisher>G. Corbo</publisher>
        <pubPlace>Ferrara [etc.]</pubPlace>
        <date>[1995]</date>
      </bibl>
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                    <p>Tutti i materiali paratestuali della fonte cartacea non riconducibili alla
                      responsabilità dell'autore dell'opera sono stati soppressi nella versione
                      digitale</p>
                  </samplingDecl>
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                      <p>Livello medio: controllo a video con collazione con edizione di
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                      <p>I simboli di citazione e di discorso diretto presenti sulla fonte cartacea
                        sono stati rappresentati sulla versione digitale</p>
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                      <p>I trattini di sillabazione a fine riga sono stati soppressi e le parole
                        ricomposte</p>
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<text>
<body>
<div1><head>Alle Signore Principesse di Ferrara</head>

<p>	Dedico a Vostre Eccellenze Illustrissime queste rime composte da me in quest'ultimi anni delle mie infelicità, accioché vedano che né la malignità degli huomini, né quella de la fortuna ha potuto tormi o la conoscenza del valore e merito loro o 'l desiderio di servirle e d'honorarle: e mi giova di credere che s'elle il conosceranno, il riconosceranno anchora, né lasseranno o 'l giuditio dell'intelletto o l'affetto della volontà senza alcun premio. Numererò nondimeno fra' premi maggiori, che si degnino che queste rime passino sotto la protettione del lor nome glorioso alla luce de gli huomini e del mondo. Nel quale quanto dureranno, tanto durerà un testimonio certissimo della virtù e grandezza loro e della servitù mia. Vivano felici.</p>
<p>	Di Vostre Eccellenze Illustrissime</p>
<p>	affezionatissimo Torquato Tasso.</p>

</div1><div1><head>1</head>

<argument><p>Sovra Madama Lucretia e la signora Donna Marfisa d'Este.</p></argument>

<lg>
	<l>Due donne Amor m'offerse illustri e rare,</l><l>
L'una qual mesto sol che si nasconda</l><l>
In nube a mezzo il ciel, l'altra gioconda</l><l>
Qual bella Aurora che si specchi in mare.</l>
</lg>
<lg>
	<l>La prima, che si copre e non appare,</l><l>
Non vuol che le sue glorie altri diffonda,</l><l>
S'ella i raggi raccoglie; e la seconda</l><l>
Vaga di sé gli altri invaghir mi pare.</l>
	</lg>
<lg>
<l>Ma né quella celar si può cotanto</l><l>
Che non traluca, e questa, anchor che stanchi</l><l>
Gli specchi, sua beltà tutta non vede.</l>
	</lg>
<lg>
<l>Io né tacer, come sdegnosa chiede,</l><l>
Posso de l'una e 'n dir de l'altra, il canto,</l><l>
Per soverchia materia, avien che manchi.</l>
</lg>
</div1><div1><head>2</head>

<lg>
<l>	Quella candida via cinta di stelle</l><l>
Ch'in cielo i divi a la gran Reggia adduce</l><l>
Men chiara assai di questa a me riluce</l><l>
Che pura e bianca va tra due mammelle.</l><l>
Per questa ad altra reggia, a vie più belle</l><l>
Viste il desir trapassa: Amore è duce,</l><l>
Ma di ciò ch'al pensier indi traluce</l><l>
Vuol che seco e fra me solo i' favelle.</l><l>
Gran cose il cor ne parla, e se pur fore</l><l>
N'esce alcun suon, è da sospir confuso.</l><l>
Né 'l guardo intanto disioso tace</l>
</lg>
<lg>
	<l>E dice, o sembra dir: cortese Amore</l><l>
Deh rendi me, com'è il pensier, audace</l><l>
Né quel ch' a lui si svela a me stia chiuso.</l>
</lg>
</div1><div1><head>3</head>

<lg>
	<l>La vita è duro agone, in cui se 'l santo</l><l>
Favor non arma e non rinforza il core,</l><l>
Per sé frale et inerme è quel valore</l><l>
Cui d'Adam preme il faticoso manto.</l>
</lg>
<lg>
	<l>Armato no, ma carco io di quel vanto</l><l>
Ch'invidia move, e di dannoso honore,</l><l>
Contra ho fortuna e 'l mondo e 'l proprio errore:</l><l>
Contra quei, ch'esser dovrianmi a canto.</l>
</lg>
<lg>
	<l>Error mio fu che l'una e l'altra luce</l><l>
Tardi al ciel volsi. Hor ciò ch'in pace e 'n calma</l><l>
Non feci, guerra e tempesta a far m'induce.</l>
</lg>
<lg>
	<l>Ma un raggio, o parmi, infin di là traluce:</l><l>
A lui m'inchino, e giungo palma a palma.</l><l>
O, pure ei sia per me Palla e Polluce.</l>
</lg>

</div1><div1><head>4</head>

<opener><salute>Al Signor Ferrante Carrafa, Marchese di San Lucido</salute></opener>
<lg>
	<l>Signor, ch'aperto in riva a questo mare</l><l>
Novo Hippocrene e via più dolce havete,</l><l>
Fra le vostre selvette ombrose e liete</l><l>
Mia fortuna non vuol che mi ripare.</l>
</lg>
<lg>
	<l>Lasso, per me non è tempio od altare</l><l>
Securo asilo, e speco ombre secrete</l><l>
Per me non have. Andrò presso le mete</l><l>
D'Alcide dunque o d'Alessandro a l'are?</l>
</lg>
<lg>
	<l>Ma che? Fuggirò Giove? A gli occhi suoi</l><l>
Qual mi nasconderà cortese Admeto?</l><l>
Meglio è cadendo accompagnar Fetonte:</l>
</lg>
<lg>
	<l>Forse, deposti i fulmini, e la fronte</l><l>
Placata, ancor pietoso e mansüeto</l><l>
M'udrà cantar se stesso e i prischi heroi.</l>
</lg>

</div1><div1><head>5</head>

<opener><salute>Alla S. E.</salute></opener>
<lg>
	<l>Non ho sì caro il nodo ond'al consorte</l><l>
Del suo corpo mortal l'alma s'avinse,</l><l>
Come quello ond'Amor teco mi strinse,</l><l>
Già dolce e vago, hora tenace e forte.</l>
</lg>
<lg>
	<l>Né quel pietoso ch'al figliuol diè morte</l><l>
Del barbaro monile il collo cinse</l><l>
Lieto così<emph>quando il nemico estinse,</emph></l><l>
<emph>Com'io di quel che v'ha le chiome attorte.</emph></l>
</lg>
<lg>
	<l><emph>Ti cede, Amor, Natura e non si sdegna</emph></l><l>
<emph>Ch'ella ordisca fral nodo e 'l tuo non rompa</emph></l><l>
<emph>Morte, e con l'alma in ciel porti tuoi pregi.</emph></l>
</lg>
<lg>
	<l><emph>E se gli altrui sepolchri illustre pompa</emph></l><l>
<emph>Orna di vincitrice altera insegna,</emph></l><l>
<emph>Per la servil catena il mio si pregi.</emph></l>
</lg>

</div1><div1><head>6</head>

<lg>
	<l>Viviamo, amiamci, o mia gradita Ielle.</l><l>
Hedra sia tu, che 'l caro tronco abbraccia:</l><l>
Baciami, e i baci e 'l numero [non] &lt;ne&gt; taccia</l><l>
Chi non ardisce annoverar le stelle.</l>
</lg>
<lg>
	<l>Bacinsi insieme l'alme nostre anch'elle.</l><l>
Fabro Amor sia che le distempre e sfaccia</l><l>
E d'ambe, in un confuse, una rifaccia,</l><l>
Che per un spirto sol spiri e favelle.</l>
</lg>
<lg>
	<l>Cara Salmace mia: come s'inesta</l><l>
L'una pianta ne l'altra, e sovra l'orno</l><l>
Verdeggia il pero, e l'un per l'altro è vago,</l>
</lg>
<lg>
	<l>Tale io n'andrò, de' tuoi colori adorno,</l><l>
Tale il tuo cor de' miei pensier si vesta,</l><l>
E comun sia fra noi la penna e l'ago.</l>
</lg>

</div1><div1><head>7</head>

<lg>
	<l>Ardi, Amor, se ti piace</l><l>
L'alma mia, nonch'il fianco,</l><l>
Ch'io non sarò di sofferir mai stanco,</l><l>
Ma sembri la tua face</l><l>
Folgor ch'a dentro passa</l><l>
E fuor di sé vestigio a pena lassa.</l><l>
Portino a me tuoi sdegni</l><l>
Anzi martir che segni,</l><l>
Pur se restar vestigi</l><l>
Debbon di quel martire onde m'affligi.</l>
</lg>
</div1><div1><head>8</head>

<lg>
	<l>Non s'aguagli ad Alcide</l><l>
Quel cigno che covò l'ova famose</l><l>
Co' due gemelli e con l'infauste spose;</l><l>
Che di più bella prole</l><l>
Egli have il [cielo] &lt;mondo&gt; adorno.</l><l>
E mentre sovra il sole</l><l>
Fa con gli dei soggiorno,</l><l>
Rimirando la terra e 'l suo bel velo,</l><l>
Dice: è per me la terra eguale al cielo.</l>
</lg>
</div1><div1><head>9</head>

<lg>
	<l>Di nettare amoroso ebro la mente</l><l>
Rapto fui né so come a chiusa chiostra</l><l>
E due belle d'Amor guerriere in giostra</l><l>
Vidi, con l'arme ond'egli è sì possente.</l>
</lg>
<lg>
	<l>Vidi ch'in dolce arringo alteramente</l><l>
Fer pria di lor beltà leggiadra mostra,</l><l>
Poi, movendosi incontra, ove s'inostra</l><l>
La bocca si ferir di bacio ardente.</l>
</lg>
<lg>
	<l>Sonaro i colpi e vi restaro i segni</l><l>
De' baci impressi. Amor deh, perch'a voto</l><l>
Tant'arme, e tai percosse usar da scherzo?</l>
</lg>
<lg>
	<l>Provinsi in vera pugna, e non si sdegni</l><l>
Scontro d'amante. Amor, me tuo devoto</l><l>
Opponi a l'una o fra le due fa terzo.</l>
</lg>

</div1><div1><head>10</head>

<argument><p>Nelle nozze della Signora Donna Marfisa d'Este.</p></argument>
<lg>
	<l>Già il notturno sereno</l><l>
Di vaga luce indora</l><l>
La stella che d'Amor scintilla e splende,</l><l>
E, rugiadosa il seno,</l><l>
I crin stillanti a l'ora</l><l>
Spiega la notte e 'l ricco vel distende.</l><l>
Ecco Himeneo già scende</l><l>
Trattando l'aria e i venti</l><l>
Con le dipinte piume,</l><l>
E mentre sparge il lume</l><l>
D'aurata face in mille raggi ardenti,</l><l>
Destro il ciel gli si gira</l><l>
E gli arride la terra e l'aura aspira.</l>
</lg>
<lg>
	<l>Ardon le piagge e l'onde</l><l>
Di legitimo foco</l><l>
Al lampeggiar de le celesti faci:</l><l>
S'ode tra fronde e fronde,</l><l>
Qual di colombo, un roco</l><l>
Dolce interrotto mormorar di baci.</l><l>
Con nodi più tenaci</l><l>
L'hedera il tronco abbraccia,</l><l>
E circondan le viti</l><l>
Gli infecondi mariti,</l><l>
Né in tana o 'n nido è chi solingo giaccia,</l><l>
Et in spelunca e 'n bosco</l><l>
Lassan l'ira i leoni e gli angui il tosco.</l>
</lg>
<lg><l>
	Santo dio che congiungi</l><l>
A l'opre de la vita</l><l>
Sotto giogo di fè concordi amanti,</l><l>
Che molle pungi et ungi</l><l>
Di mel poi la ferita,</l><l>
Sì che stilla per gli occhi in dolci pianti;</l><l>
Tu che d'unir ti vanti</l><l>
Entro un medesmo petto</l><l>
Pensier casti e lascivi,</l><l>
E vezzosi atti e schivi</l><l>
Tempri, mirabil fabro, in uno aspetto;</l><l>
Tu, dio, tu pungi il core</l><l>
In cui spuntò le sue quadrella Amore.</l>
</lg><lg><l>
	Questa bella guerrera,</l><l>
Ch'o contra Amor s'accinga</l><l>
O' per lui l'arme cinga, è vincitrice,</l><l>
Da l'amorosa schiera,</l><l>
Lunge se n' va solinga</l><l>
E ribellante in guisa di fenice.</l>
</lg>
</div1><div1><head>11</head>

<opener><salute>A la Reina di Francia</salute></opener>
<lg>
	<l>Nel tuo petto real da voci sparte</l><l>
De la mia fama, nacque il chiaro ardore</l><l>
E la fiamma ch'a me distrugge il core</l><l>
Da lo spirar di colorite carte.</l>
</lg><lg>
<l>
	Me dipinse la fama e vivo in parte</l><l>
Mi ti mostrò; te pinse alto pittore,</l><l>
E vivi espresse i raggi e lo splendore,</l><l>
Sì che natura sé scorge ne l'arte.</l>
</lg><lg><l>
	Così da finte imagini, non finto</l><l>
L'incendio mosse, e fer colori e suono</l><l>
Ciò ch'a pena farian lusinghe e sguardi.</l>
</lg><lg><l>
	O cari simulach&lt;r&gt;i, o nobil dono,</l><l>
Onde mi bei sì dolcemente et ardi,</l><l>
Che 'l viver bramo anzi che 'l foco estinto.</l>
</lg>

</div1><div1><head>12</head>

<opener><salute>A le Principesse di Ferrara.</salute></opener>
<lg>
	<l>O due figlie d'Alcide, onde s'oscura</l><l>
De le figlie di Leda ogni memoria,</l><l>
Che dier soggetto a vergognosa historia</l><l>
Et hebber pregio di bellezza impura.</l>
</lg><lg><l>
	Voi di beltà, di spirto e di natura</l><l>
Angeliche e divine, alta vittoria</l><l>
Havete contra i sensi, e vostra gloria</l><l>
Più del ciel chiara e più del sole è pura.</l>
</lg><lg><l>
	Io, fra cotanti turbini e procelle,</l><l>
Fra mostri e scogli, a voi mi volgo e grido</l><l>
Ed aspetto da voi soccorso e luce.</l>
</lg><lg><l>
	Guidate voi la mia barchetta al lido</l><l>
E discoprite a me, benigne stelle,</l><l>
Castore vostro e 'l vostro alto Polluce.</l>
</lg>
</div1><div1><head>13</head>

<opener><salute>Al Principe di Mantova.</salute></opener>
<lg>
	<l>Amore alma è del mondo, Amore è mente</l><l>
Che volge in ciel per corso obliquo il sole,</l><l>
e degli erranti dei l'altre carole</l><l>
Rende al celeste suon veloci e lente.</l>
</lg><lg><l>
	L'aria, l'acqua, la terra, il foco ardente,</l><l>
Misto a' gran membri dell'immensa mole</l><l>
Nudre il suo spirto; e s'huom s'allegra o dole</l><l>
Ei n'è cagione, o speri ancho o pavente.</l>
</lg><lg><l>
	Pur, benché tutto crei, tutto governi</l><l>
E per tutto risplenda e 'n tutto spiri,</l><l>
Più spiega in noi di sua possanza Amore;</l>
</lg><lg><l>
	E, disdegnando i cerchi alti et eterni,</l><l>
Posta ha la reggia sua ne' dolci giri</l><l>
De' bei vostri occhi, e 'l tempio ha nel mio core.</l>
</lg>
</div1><div1><head>14</head>

<opener><salute>A Donna Maria di Savoia et alle Signore sue compagne</salute></opener>
<lg>
	<l>Donne cortesi e belle</l><l>
Che con luce amorosa</l><l>
Gli occhi appagate et accendete i cori</l><l>
Quasi lucide stelle,</l><l>
Da questa notte ombrosa</l><l>
Sgombrate voi le tenebre e gli horrori.</l><l>
Sono a' celesti errori</l><l>
Vostri balli sembianti:</l><l>
E quando con sorriso</l><l>
Viso volgete a viso,</l><l>
Tai son gli aspetti de le stelle erranti,</l><l>
E virtù da voi piove</l><l>
Qual sovra noi Marte l'infonde e Giove.</l>
</lg><lg><l>
	A voi gli eterni lumi</l><l>
Han concesso il governo</l><l>
De l'alme humane e l'amoroso impero.</l><l>
Voi criate i costumi</l><l>
E voi nel petto interno</l><l>
Cangiate ad hora ad hor voglia e pensiero:</l><l>
S'io languisco e se pero,</l><l>
S'altri gioisce e gode,</l><l>
A voi s'ascriva, a voi</l><l>
Rechi gli affetti suoi</l><l>
Ciascun amante, e vi dia biasmo o lode;</l><l>
Ché, s'altri cangia stato,</l><l>
Gira co' giri de' vostri occhi il fato.</l>
</lg><lg><l>
	Voi, lontane dal sole,</l><l>
Da lui la luce havete,</l><l>
Et ei col suo splendor non vi nasconde,</l><l>
Ma le vostre carole,</l><l>
Dolci, amorose e liete,</l><l>
Tempra il suo moto, e 'l vostro al suo risponde.</l><l>
Care luci gioconde,</l><l>
Quale è stella nel cielo</l><l>
Che spiegasse giamai</l><l>
Sì puri e vaghi rai?</l><l>
Ma se nube o se nebbia a lor fa velo,</l><l>
Cela nebbia e vapore</l><l>
D'ira e di sdegno il vostro almo splendore.</l>
</lg><lg><l>
	O se sempre tranquille</l><l>
Fosser le luci vaghe,</l><l>
Qual indi attenderei vita felice.</l><l>
Ma che? Ne le faville</l><l>
Spirto d'Amor che vaghe</l><l>
Parria farfalla e non parria fenice,</l><l>
Perché solo al sol lice</l><l>
Destar foco vitale,</l><l>
Ove con breve pena</l><l>
L'alma morendo a pena,</l><l>
Rinasce e rinovella i membri e l'ale.</l><l>
Ma s'al sol non v'uguaglia</l><l>
Questo mio rozzo stil, nulla ve n' caglia.</l>
</lg><lg><l>
	Ché, s'egli è senza pari,</l><l>
Agli amanti è molesto</l><l>
E i dolci furti lor scopre e rivela.</l><l>
Gli altri lumi men chiari</l><l>
Son più cortesi in questo,</l><l>
Sì ch'amante di lor non si querela.</l><l>
Guida lor luce (e cela,</l><l>
Quando con l'ombre è mista)</l><l>
À diletti furtivi</l><l>
I vergognosi e schivi,</l><l>
A cui forse del sol spiace la vista.</l><l>
Questa lode m'insegna</l><l>
Darvi Amor, ch'in voi scherza e ch'in me regna.</l>
</lg><lg><l>
	Ma pur de l'altre è l'una</l><l>
Via più chiara e lucente,</l><l>
Sì che la stella de l'Amor somiglia,</l><l>
Che quando il ciel s'imbruna</l><l>
Risplende in occidente,</l><l>
Poi sorge inanzi l'alba aurea e vermiglia,</l><l>
E da le liete ciglia</l><l>
Dolci rugiade versa,</l><l>
Ond'i fioretti e l'herbe</l><l>
Si fan vaghe e superbe</l><l>
E par la terra di diamanti aspersa.</l><l>
A te le luci mie</l><l>
Volgo, o stella che chiudi et apri il die.</l>
</lg><lg><l>
	L'altre ben lodo e miro,</l><l>
Ma te canto e vagheggio,</l><l>
Te che degli occhi e del pensier sei segno:</l><l>
Co 'l tuo lume mi giro,</l><l>
E sol per gratia chieggio</l><l>
Vederti homai senz'ira e senza sdegno.</l><l>
Tu fecondar l'ingegno</l><l>
Puoi co 'l soave raggio</l><l>
E rinfrescar l'arsura</l><l>
Con la rugiada pura,</l><l>
Sì c'habbia frutti e fior l'aprile e 'l maggio,</l><l>
Onde poscia n'adorni</l><l>
Gli altari tuoi ne' festi alteri giorni.</l>
</lg><lg><l>
	Vattene, canzonetta, e fra le cinque</l><l>
Rimira la più bella.</l><l>
A lei t'inchina reverente ancella.</l>
</lg>

</div1><div1><head>15</head>

<opener><salute>Al Cardinal d'Este</salute></opener>
<lg>
	<l>Aspirava, Signor, novo Fetonte</l><l>
A gir su 'l carro de la luce, adorno</l><l>
De la mia gloria, et a portare il giorno</l><l>
Per l'alte vie del cielo a me non conte.</l>
</lg><lg><l>
	Quand'ecco i' vidi lampeggiar la fronte</l><l>
Di Giove irato e 'l ciel turbarsi intorno,</l><l>
E fulminato caddi, e nel mio scorno,</l><l>
Lasso, non mi celò fiume né fonte,</l>
</lg><lg><l>
	Né mi pianse sorella. Aspro e maligno</l><l>
Caso, ma pur ho voce ancho e parole</l><l>
Ond'io mi lagni in loco imo e palustre,</l>
</lg><lg><l>
	E forse fia che, tua mercede, in cigno</l><l>
Alfin mi volga, e 'l suo gran volo illustre</l><l>
Segua così da lunge inverso il sole.</l>
</lg>

</div1><div1><head>16</head>

<opener><salute>A Madama Lucretia d'Este.</salute></opener>
<lg>
	<l>Se 'l mio Marte non ha Ciprigna alcuna</l><l>
Che le scinga la spada e l'ore acqueti</l><l>
E, i torbidi pensier volgendo in lieti,</l><l>
Gli sereni la faccia oscura e bruna;</l>
</lg><lg><l>
	E se 'l mio Giove, allhor che strali aduna</l><l>
Contra chi vïolò gli alti decreti,</l><l>
Fanciul, che con gli scettri e co' divieti</l><l>
Scherzi, non ha, né gioia altra importuna;</l>
</lg><lg><l>
	Tu, suora sua, ch'in maestade e 'n senno</l><l>
Sei Giunon nova e Palla, almen de l'arm[e]&lt;i&gt;</l><l>
E de' fulmini lui pregando spoglia.</l>
</lg><lg><l>
	E mentre regge i popoli co 'l cenno,</l><l>
Fra' lor tributi i nostri ancho raccoglia,</l><l>
C'homaggio son di cor devoto i carmi.</l>
</lg>
</div1><div1><head>17</head>

<opener><salute>A le Signore Principesse di Ferrara</salute></opener>
<lg>
	<l>Figlie d'Alcide, ad immatura morte,</l><l>
Ch'importuna m'assal, chi fa divieto?</l><l>
Chi rompe o vince questo, o sia decreto</l><l>
De' regi, o sia del ciel, sì duro e forte?</l>
</lg><lg><l>
	Di cigno io nacqui, e pur non ebbi in sorte</l><l>
Fratel, ch'il dolce lume e 'l viver lieto</l><l>
Meco comparta; e 'ndarno essere Admeto</l><l>
Felice sperarei d'alta consorte.</l>
</lg><lg><l>
	Ma ch'ogni ira si stempri a' vostri sguardi</l><l>
Spero, e ch'i loro influssi in me possenti</l><l>
Sian più del ciel, s' in me pietà gli gira:</l>
</lg><lg><l>
	Ché Lucifero a voi sorger si mira</l><l>
Più tosto, Hespero a voi cader più tardi,</l><l>
Correr Boote e corsi il sol far lenti.</l>
</lg>
</div1><div1><head>18</head>
<lg>
	<l>Signor, da questo lacrimoso Egitto</l><l>
Che d'idoli e di mostri è sì fecondo</l><l>
E ch'io co 'l Nilo del mio pianto inondo</l><l>
Sotto aspro giogo acerbamente afflitto,</l>
</lg><lg><l>
	Uscir ben tento e fare a te tragitto,</l><l>
Ma chi mi sgrava, oi me, del servil pondo?</l><l>
Chi nel deserto e chi nel mar profondo</l><l>
M'affida e scorge, e segna il camin dritto?</l>
</lg><lg><l>
	Hor debbo a te, signor, manna et augelli</l><l>
Chieder per la mia fame, et osar tanto</l><l>
Che speri due colonne aver per guida.</l>
</lg><lg><l>
	Ma che non lece ad huom ch'in te confida?</l><l>
Tu i miracoli in me pur rinovelli,</l><l>
Onde in te me ne glorio e 'n me me n' vanto.</l>
</lg>
</div1><div1><head>19</head>
<lg>

	<l>L'ombra superba del crudel Pelide</l><l>
Chiese vergin illustre al campo argivo</l><l>
E 'ngorda del real sangue cattivo</l><l>
Su l'alta tomba in su 'l mattin si vide.</l>
</lg><lg><l>
	Scenda in suo scorno del pietoso Alcide</l><l>
L'alma cortese, e prigionier, che privo</l><l>
Quasi è di vita, in libertade e vivo</l><l>
Per gratia torni. Ecco a' miei preghi arride,</l>
</lg><lg><l>
	Ecco s'apre la terra, o pure è il cielo</l><l>
Che si disserra e che dal manco lato</l><l>
Lampeggia? O tuona il cielo, o 'l suol rimbomba.</l>
</lg><lg><l>
	Pur per nube veggio io, quasi per velo,</l><l>
Co'l padre il figlio in deità traslato</l><l>
Sovra aureo nembo, et odo un suon di tromba.</l></lg>

</div1><div1><head>20</head>

<opener><salute>A la Pietà, per Madama Lucretia d'Este</salute></opener>
<lg>
	<l>Santa Pietà, ch'in cielo</l><l>
Fra gli angelici chori</l><l>
Siedi beata e l'alme eterne e sante,</l><l>
Et accesa di zelo</l><l>
Scaldi gli alati Amori</l><l>
Di novo e dolce foco, e 'l primo amante!</l><l>
Sallo il ciel, che cotante</l><l>
Opre tue grandi e sole</l><l>
Vede; sassel la terra</l><l>
Ch'uscì per te di guerra</l><l>
E 'n grembo ricevè divina prole,</l><l>
Fatta al ciel gratiosa,</l><l>
Sì com'ancella ch'al signor si sposa.</l>
</lg><lg><l>
	Tu ti parti di rado</l><l>
Da la magione eterna</l><l>
Ch'è del sol luminosa e de le stelle,</l><l>
E prendi lieta a grado</l><l>
Per piagge ove non verna,</l><l>
Non turbate da nembi o da procelle,</l><l>
Sempre egualmente belle:</l><l>
Tu!, rimirando intorno</l><l>
Hor questo et hor quel giro,</l><l>
E 'l christallo e 'l zaffiro,</l><l>
L'un puro e l'altro d'alme luci adorno;</l><l>
E 'l bel foco e 'l bel latte,</l><l>
E 'l campo che trionfa e non combatte.</l>
</lg><lg><l>
	E s'affetto cortese</l><l>
Pur a scender t'induce</l><l>
Ne' regni che la morte ange e contrista,</l><l>
Sprezzi l'humil paese,</l><l>
Sprezzi l'incerta luce,</l><l>
Di tenebre e di nubi e d'ombre mista;</l><l>
Né puoi fermar la vista</l><l>
In cosa che t'appaghi,</l><l>
Ma ciò ch'ondeggia o gira,</l><l>
Ciò ch'eshala o che spira</l><l>
Sdegni egualmente, e i fissi segni e i vaghi.</l><l>
Sol ne gli humani aspetti</l><l>
Un non so ché divin par che t'alletti.</l>
</lg><lg><l>
	Hor discender ti piaccia</l><l>
Ov'io t'invito. Ah, vieni</l><l>
E vedrai forma a le celesti eguale,</l><l>
Donna, ch'in chiara faccia</l><l>
Vince i vostri sereni;</l><l>
Ch'angiol simiglia, e chiedi ove son l'ale:</l><l>
Che nel volto reale</l><l>
La maestà riserba</l><l>
Di chi l'alta sua imago</l><l>
V'impresse, e n'è sì vago</l><l>
Come, di specchio bel, giovin superba;</l><l>
C'ha il sol ne gli occhi, e 'n tempre</l><l>
Dolci, ond'huom ne gioisca e non si stempre;</l>
</lg><lg><l>
	Che del latte la strada</l><l>
Ha nel candido seno</l><l>
E l'oro de le stelle ha nel bel crine,</l><l>
Ne gli occhi la rugiada,</l><l>
Che dal volto sereno</l><l>
Spargon fra noi notturne e matutine;</l><l>
Che l'armonie divine</l><l>
Ha ne le dolci note,</l><l>
O facciano i concenti</l><l>
Gli alti angelici accenti,</l><l>
O 'l corso di veloci e pigre rote;</l><l>
Sì che, vistala in viso,</l><l>
Dirai: venendo a te m'imparadiso.</l>
</lg><lg><l>
	Ma de la nobil alma</l><l>
Chi narrerebbe i pregi?</l><l>
Senno, virtuti, alti costumi honesti!</l><l>
Tu, che corona e palma</l><l>
E di stelle aurei fregi</l><l>
Spesso gli eletti meritar vedesti,</l><l>
Fra' santi e fra' celesti</l><l>
Et angelici spirti</l><l>
Ripor puoi la ben nata</l><l>
Reale alma honorata,</l><l>
Che s'incorona qui di lauri e mirti</l><l>
E 'n ciel via più felice</l><l>
Fregio havrà ch' Arïanna o Berenice.</l>
</lg><lg><l>
	Ma tu sol manchi, forse,</l><l>
Nel bel petto, Pietate!</l><l>
E 'l choro fai di sue virtù imperfetto.</l><l>
E ben già se n'accorse</l><l>
Sin da la prima etate</l><l>
Stuol d'amanti, che n'arse e fu negletto:</l><l>
Perch'inasprissi il petto</l><l>
Di rigor così saldo</l><l>
Che diamante o dïaspro</l><l>
Non fu mai così aspro,</l><l>
Sì che d'Amor non penetrovvi il caldo</l><l>
Né tu, Pietà, v'entrasti,</l><l>
Se non dietro a' pensier pudichi e casti.</l>
</lg><lg><l>
	Hor prendi per iscorte</l><l>
Honestà, Cortesia,</l><l>
Bella Pietade!, e nel bel sen penetra,</l><l>
E la mia dura sorte</l><l>
In voce humile e pia</l><l>
Narra, e del petto il bel diamante spetra</l><l>
E gratia homai m'impetra</l><l>
Ch'a' mie&lt;i&gt; duri tormenti</l><l>
Non rivolga sì tardi</l><l>
I dolci honesti sguardi,</l><l>
E ch'inchini gli orecchi a' miei lamenti,</l><l>
E che 'l caro saluto</l><l>
Non discompagni dal cortese aiuto.</l>
</lg><lg><l>
	E perch'a pien consoli</l><l>
Il mio angoscioso stato,</l><l>
Ch'è di nova miseria estranio essempio,</l><l>
Rivolga i duo bei soli</l><l>
Nel gran fratello amato,</l><l>
E preghi fine al mio noioso scempio:</l><l>
Promettendo ch'al tempio</l><l>
De la sua eccelsa gloria</l><l>
Sospenderò devoto</l><l>
La mia fede per voto,</l><l>
Con segni eterni d'immortal memoria.</l><l>
E saran gli error miei</l><l>
Di sua real clemenza alti trofei.</l>
</lg><lg><l>
	Chi ti guida, canzone, o chi t'impiuma?</l><l>
Sol certo Amore e Fede.</l><l>
Vola dunque, e mercè!, grida, mercede!</l>
</lg>

</div1><div1><head>21</head>

<opener><salute>A le Signore Principesse di Ferrara.</salute></opener>
<lg>
	<l>O figlie di Renata,</l><l>
Io non parlo a la pira</l><l>
De' fratei che né pur la morte unio,</l><l>
Che di regnar mal nata</l><l>
Voglia e disdegno et ira,</l><l>
L'ombre, il cener, le fiamme anco partio;</l><l>
Ma parlo a voi, che pio</l><l>
Produsse e real seme,</l><l>
In uno istesso seno</l><l>
Quasi in fertil terreno</l><l>
Nate, e nudrite pargolette insieme,</l><l>
Come due belle piante</l><l>
Di cui serva è la terra e 'l cielo amante.</l>
</lg><lg><l>
	A voi parlo che, suore</l><l>
Del grand'Alfonso invitto,</l><l>
Avete onde sprezzar Giuno e Dïana</l><l>
Et ogni regio honore</l><l>
Di quelle ch'in Egitto</l><l>
Più ristrinse co' suoi legge profana:</l><l>
Chè, se moglie e germana</l><l>
Offrì chioma votiva</l><l>
Ch'ornò il ciel di faville,</l><l>
Voti vostri ben mille,</l><l>
Passando ove sua luce a pena arriva,</l><l>
Ardon nel primo cielo,</l><l>
Anzi il gran Sol, d'inestinguibil zelo.</l>
</lg><lg><l>
	A voi parlo in cui fanno</l><l>
Sì concorde armonia</l><l>
Honestà, senno, honor, bellezza e gloria;</l><l>
A voi spiego il mio affanno</l><l>
E de la pena mia</l><l>
Narro (e 'n parte, pia&lt;n&gt;gendo) acerba historia;</l><l>
Et in voi la memoria</l><l>
Di voi, di me rinovo,</l><l>
Vostri effetti cortesi</l><l>
Gli anni miei tra voi spesi,</l><l>
Qual son, qual fui, che chiedo, ove mi trovo,</l><l>
Chi mi guidò, chi chiuse:</l><l>
Lasso, chi m'affidò, chi mi deluse.</l>
</lg><lg><l>
	Queste cose piangendo</l><l>
A voi ramento, o prole</l><l>
D'heroi, di regi gloriosa e grande;</l><l>
E se nel mio lamento</l><l>
Scarse son le parole,</l><l>
Lagrime larghe il mio dolor vi spande.</l><l>
Cetre, trombe, ghirlande</l><l>
Misero piango, e piagno</l><l>
Studi, diporti et agi,</l><l>
Mense, logge, palagi,</l><l>
Ov'hor fui nobil servo et hor compagno;</l><l>
Libertade e salute</l><l>
E leggi, oimè, d'humanità perdute.</l>
</lg><lg><l>
	Da' nepoti d'Adamo,</l><l>
Oimé, chi mi divide</l><l>
E qual Circe mi spinge in fra le gregge?</l><l>
Oimé, ch'in tronco o 'n ramo</l><l>
Augel vien che s'annide</l><l>
E fera in tana anchor con miglior legge!</l><l>
Lor la natura regge</l><l>
E pure e dolci e fresche</l><l>
Lor porge l'acque il fonte,</l><l>
E 'l prato e 'l colle e 'l monte</l><l>
Non infette, salubri e facili esche,</l><l>
E 'l ciel libero e l'aura</l><l>
Lor luce e spira e lor scalda e ristaura.</l>
</lg><lg><l>
	Merto le pene, errai,</l><l>
Errai, confesso. E pure</l><l>
Rea fu la lingua: il cor si scusa e nega.</l><l>
Chiedo pietade homai,</l><l>
E s'a le mie sventure</l><l>
Non vi piegate voi, chi lor si piega?</l><l>
Lasso, chi per me prega</l><l>
Ne le fortune avverse</l><l>
Se voi mi sete sorde?</l><l>
Deh, se voler discorde</l><l>
In si grand'huopo mio vi fa diverse,</l><l>
In me tra voi l'essempio</l><l>
Di Metio si rinova e 'l duro scempio.</l>
</lg><lg><l>
	Quell'armonia sì nova</l><l>
Di virtù che vi face</l><l>
Sì belle, hor bei per me faccia concenti,</l><l>
Sì ch'a pietà commova</l><l>
Quel signor, per cui spiace</l><l>
Più la mia colpa a me ch'i miei tormenti,</l><l>
Lasso, benché cocenti!</l><l>
Ond'a' tanti e sì egregi</l><l>
Titoli di sue glorie,</l><l>
A tante sue vittorie,</l><l>
A tanti suoi trofei, tanti suoi fregi</l><l>
Questo s'aggiunga anchora:</l><l>
Perdono a chi l'offese et hor l'adora.</l>
</lg><lg><l>
	Canzon, virtude è là dov'i' t'invio,</l><l>
Meco non è fortuna:</l><l>
Se fé non hai, non hai tu scorta alcuna.</l>
</lg>

</div1><div1><head>22</head>
<lg>

	<l>Febo, l'arte tua doppia, altrui vitale,</l><l>
Noce a me sol: né le sonore corde</l><l>
Ch'a l'armonia de' dolci accenti accorde</l><l>
Meco usi tu, ma 'l tuo più infetto strale.</l>
</lg><lg><l>
	Quasi a novo Piton che tosco eshale</l><l>
Se guarda anchor, non pur se spira o morde,</l><l>
Ver me l'orecchie di pietate hai sorde,</l><l>
Se prego: hor l'esser tuo dunque che vale?</l>
</lg><lg><l>
	Pur se non solo a te note son l'herbe,</l><l>
Ma con esse anchor vita a' corpi infonde</l><l>
La cacciatrice de l'erranti belve,</l>
</lg><lg><l>
	Me morto avvive o vivo in vita serbe,</l><l>
Né 'n fonte a me (sia lungi il fato) e l'onde,</l><l>
Ma tra' monti si mostri e tra le selve.</l>
</lg>
</div1><div1><head>23</head>

<lg>
	<l>La man, ch'avolta entro odorate spoglie</l><l>
Più lor porge d'odor che non riceve</l><l>
E ch'ignuda arrossir fa poi la neve</l><l>
Mentre a lei di bianchezza il pregio toglie,</l>
</lg><lg><l>
	Mi starà sempre ascosa e le mie voglie</l><l>
Lunghe non fia ch'appaghi un guardo breve?</l><l>
S'avara esser di sé sempre mi deve,</l><l>
Il mio nodo vital perché non scioglie?</l>
</lg><lg><l>
	Bella e rigida man, se così parca</l><l>
Sei di pietà ch'il titolo disdegni</l><l>
Di mia liberatrice, a sì gran torto,</l>
</lg><lg><l>
	Prendi l'ufficio almen de la mia Parca,</l><l>
Ma cotal carme il mio sepolchro segni:</l><l>
Vive la fè, qui dove il corpo è morto.</l>
</lg>

</div1><div1><head>24</head>

<opener><salute>Al Signor Duca di Ferrara</salute></opener>
<lg>
	<l>Io pure al nome tuo dolce rischiaro</l><l>
La lingua, e 'n dir come sei saggio e forte</l><l>
Par che sovra le nubi aura mi porte:</l><l>
Ma tosto caggio in suon basso et amaro,</l>
</lg><lg><l>
	E s'alta tua pietà mio fato avaro</l><l>
Non vince, Alfonso invitto, e l'empia sorte,</l><l>
Gela mia lingua anzi il rigor di morte,</l><l>
C'homai mi verna, e sol pianger m'è caro.</l>
</lg><lg><l>
	Piango il morir, né piango il morir solo,</l><l>
Ma il modo, e la mia fé che mal rimbomba,</l><l>
Che co 'l nome veder sepolta parmi.</l>
</lg><lg><l>
	Né piramidi o mete o di Mausolo</l><l>
Mi saria di conforto haver la tomba,</l><l>
Ch'altre moli inalzar credea co' carmi.</l>
</lg>

</div1><div1><head>25</head>

<opener><salute>Al Signor Duca di Ferrara</salute></opener>
<lg>
	<l>Me novello Issïon rapido aggira</l><l>
La rota di Fortuna, e s'in sublime</l><l>
Parte m'inalza o pur se mi deprime,</l><l>
Sempre però m'afflige e mi martira.</l>
</lg><lg><l>
	Dianzi là suso, ov'entra il sole e spira</l><l>
L'aura più lieta tra frondose cime,</l><l>
Arsi, gelai, languii pregando in rime,</l><l>
Né scemai le mie pene o la vostra ira.</l>
</lg><lg><l>
	Hora, in carcer profondo, o son cresciuti</l><l>
I miei tormenti od è più acuto e forte</l><l>
Vecchio dolor, cui giro aspro sia cote.</l>
</lg><lg><l>
	O magnanimo Alfonso, a me si muti</l><l>
Non sol prigion, ma stato: e se mia sorte</l><l>
Rotar pur vuole, intorno a voi mi rote.</l>
</lg>

</div1><div1><head>26</head>
<lg>

	<l>Chi ripugna a le stelle in cui la sorte</l><l>
Tien fisso il capo, e sovra noi le piante?</l><l>
Io, non a guisa già d'empio gigante</l><l>
Ch'agli immortali osi, mortal, dar morte!</l>
</lg><lg><l>
	Ma come il ciel sovrano avien che porte</l><l>
Rapido seco ogni pianeta errante,</l><l>
Pur contra lui, c'ha forze in sé cotante,</l><l>
Fan gli altri i corsi lor per vie distorte,</l>
</lg><lg><l>
	Così per torte no, ma per diritte</l><l>
Strade, comunque mi deprima o giri</l><l>
Fortuna o 'l cielo, andrò dove conviensi.</l>
</lg><lg><l>
	Bench'il sol non mi splenda o l'aura spiri</l><l>
E languiscan gli spirti e i membri e i sensi,</l><l>
Le forze son de la mia fede invitte.</l>
</lg>

</div1><div1><head>27</head>

<lg>
	<l>Quel Greco che cantò gli errori e l'armi</l><l>
Zoppi e rugosi i preghi a noi dipinge,</l><l>
E sì l'imago al ver sembiante finge</l><l>
Che null'altra al suo ver più simil parmi.</l>
</lg><lg><l>
	Lasso, ch'il mio pregar mentre ne' carmi</l><l>
S'affina e terge e si misura e stringe,</l><l>
Vien crespo e vecchio e, s'al camin s'accinge,</l><l>
Par ch'i passi e 'l sudore egro risparmi,</l>
</lg><lg><l>
	Poi ch'al corso no' l move intenso affetto,</l><l>
E che tra riverenza e tra vergogna</l><l>
Teme l'alto cospetto e se n'arretra.</l>
</lg><lg><l>
	Se pietà regia incontro a quel ch'agogna</l><l>
Non fassi, e non adempie il mio difetto,</l><l>
Chi per me gratia chiede e chi l'impetra?</l>
</lg>

</div1><div1><head>28</head>
<lg>

	<l>O d'un sol grembo in un sol parto nate</l><l>
In terra, sì, ma di celeste seme,</l><l>
Secunssima fede, ardita speme,</l>
<l>Che dietro Amor, vostro fratel, volate!</l>
</lg><lg>
	<l>Egli entra in cielo e là fra le beate</l><l>
Alme, sovra gli erranti e le supreme</l><l>
Stelle s'asside: a voi d'entrare insieme</l><l>
Non lice, e 'l volo in su 'l confin fermate.</l>
</lg><lg><l>
	Deh, così, s'esser può, mai non vi serri</l><l>
Sua porta il ciel: su l'ali alte che, stese,</l><l>
Quinci giungono a l'Austro e quindi a l'Orse,</l>
</lg><lg><l>
	Portate il prego mio, ch'il piè si torse,</l><l>
Sì che, giungendo al mio signor cortese,</l><l>
De le sue gratie a me la man disserri.</l>
</lg>

</div1><div1><head>29</head>
<lg>

	<l>Ne la fredda stagion ch'il mondo agghiaccia</l><l>
Regnò già Borea. Austro hor così vi spira</l><l>
Ch'addolcisce il rigor de l'altro e l'ira</l><l>
E spesso oltre gli Sciti in fuga il caccia.</l>
</lg><lg><l>
	Di Zefiro ogni lode homai si taccia,</l><l>
Se ben di fior la terra ornar si mira,</l><l>
Ché né Clori da questo il piè ritira</l><l>
E Pomona co'l sen gli apre le braccia.</l>
</lg><lg><l>
	Aura celeste, il tuo soave spirto</l><l>
Spiri così ver me che ne ravvivi</l><l>
Il mio già secco lauro e secco mirto.</l>
</lg><lg><l>
	E mentre al mi' Alcinoo d'ogni bel fiore</l><l>
Tesso ghirlanda, alcun de' frutti estivi</l><l>
Sia ne' begli horti premio al mio sudore.</l>
</lg>

</div1><div1><head>30</head>

<opener><salute>A gli Heroi di Casa d'Este</salute></opener>
<lg>
	<l>Alme che già peregrinaste in terra</l><l>
Sotto membra d'Heroi vincendo i mostri</l><l>
E gli estrani purgando e i liti nostri</l><l>
E soggiogando aspri tiranni in guerra!</l>
</lg><lg><l>
	Hor che, raccolte in ciel che mai non erra,</l><l>
Le fere ancor tra gli stellanti chiostri</l><l>
Calcate, deh, che sembra a gli occhi vostri</l><l>
Quest'imo globo e l'ocean che 'l serra?</l>
</lg><lg><l>
	Piccola cosa e vil, ch'in sé comprenda</l><l>
Nulla di bel, se non l'opre e i vestigi</l><l>
Che l'ingegno immortal vi forma e stampa.</l>
</lg><lg><l>
	Gradite dunque che devota lampa</l><l>
Al vostro nome la mia fede accenda,</l><l>
Né turbo tema o Lethe o laghi stigi.</l>
</lg>

</div1><div1><head>31</head>

<opener><salute>Al Signor Duca di Ferrara</salute></opener>
<lg>
	<l>Quando nel ciel, tra mille aurate sedi</l><l>
Che piene son de' tuoi grandi avi illustri,</l><l>
T'inalzerà, dopo girar di lustri,</l>
</lg><lg><l>
	Chi comparte le pene e le mercedi,</l><l>
Sorger vedrai sotto gli invitti piedi</l><l>
Gl'imperi e poi cader quasi ligustri</l><l>
Frali, e capanne ti parran palustri</l><l>
Gli eccelsi tetti de' tuoi regi heredi,</l>
</lg><lg><l>
	Di Memfi e di Babel cadute e sparte</l><l>
Le maraviglie barbare, e sepolta</l><l>
Roma fra le ruine, onde s'ammira.</l>
</lg><lg><l>
	Solo in terra vedrai farsi le carte</l><l>
Del cielo imago, e 'n lor tua gloria accolta</l><l>
Qual vivo sol, se tua pietà m'aspira.</l>
</lg>

</div1><div1><head>32</head>
<lg>

	<l>Tolse a le fiamme il glorïoso Augusto</l><l>
La pietà che d'Achille aguaglia l'ira,</l><l>
Ond'anchor vive e cresce e luce e spira</l><l>
Fama l'incendio d'Ilion vetusto</l>
</lg><lg><l>
	Il mio signor, che 'l Mauro e l'Indo adusto</l><l>
Sovra chi vinse e resse il mondo ammira,</l><l>
Vorrà ch'accenda una medesma pira</l><l>
Fido parto innocente e padre ingiusto?</l>
</lg><lg><l>
	Errò il padre, il figliuol la fé scolpita</l><l>
In fronte porta e se ne gloria e vanta</l><l>
Come servo fedel di note impresso.</l>
</lg><lg><l>
	L'un piange anche il suo fallo e l'altro canta</l><l>
Il suo signor. Se l'una a l'altra vita</l><l>
S'inesta, ah!, vivano entrambe al ben promesso,</l>
</lg>

</div1><div1><head>33</head>
<lg>

	<l>De le barbare spoglie e de le tante</l><l>
Ricchezze d'Asia, honorar volle in parte</l><l>
Alessandro le muse e l'alte carte</l><l>
Ov'è sdegnoso Achille, Ulisse errante.</l>
</lg><lg><l>
	Né Babilonia giusto è che si vante,</l><l>
Né Caria o Memfi o la città di Marte</l><l>
D'haver riposte in più honorata parte</l><l>
Ceneri, ossa, reliquie illustri e sante.</l>
</lg><lg><l>
	Giudicò l'alto cor loco sol degno</l><l>
Degli aurei carmi l'or, ma che ne fece</l><l>
Via più nobile e bella in sé conserva.</l>
</lg><lg><l>
	Che tu raccolga i miei nel chiaro ingegno</l><l>
Fra' gran pensieri, a me chieder non lece.</l><l>
Basta ben lor se tua pietà gli serva.</l>
</lg>

</div1><div1><head>34</head>

<lg>
	<l>Chi con le fiamme qui di Flegetonte</l><l>
I fochi desti e 'l gran rogo ha costrutto?</l><l>
Questa d'oblio vorago alta e di lutto</l><l>
Si deriva da Lete o da qual fonte?</l>
</lg><lg><l>
	L'opre mie che sperai ch'illustri e conte</l><l>
Fossero in ogni etade al secol tutto,</l><l>
Chi n'accende e sommerge? è questo il frutto</l><l>
Ch'io colgo, o Febo, nel tuo fertil monte?</l>
</lg><lg><l>
	Secca tu gli atri stagni, e da Parnaso</l><l>
Corra a smorzar gl'incendii eterno fiume</l><l>
e n'apra un novo anchor novo Pegaso,</l>
</lg><lg><l>
	E fede impenni a l'ale mie le piume</l><l>
Sì che, lunge lassando il mesto occaso,</l><l>
Volino in orïente incontra il lume.</l>
</lg>

</div1><div1><head>35</head>

<argument><p>Tumuli d'Alfonso Primo</p></argument>
<lg>
	<l>Fermati o tu che passi: è qui sotterra</l><l>
Il grand'Alfonso, io dico il mortal velo,</l><l>
Ché 'l nome e l'alma termine non serra.</l><l>
Ma l'un riempie il mondo e l'altr[o]&lt;a&gt; il cielo.</l>
</lg><lg><l>
	Chi ripien d'humiltà qui non s'atterra</l><l>
Non ha d'amor, d'honor, di pietà zelo.</l><l>
E degli alti thesori è men la terra</l><l>
Avara, che di quel ch'entro a lei celo,</l>
</lg><lg><l>
	Men di quant'ossa a[n]&lt;u&gt;guste accese in pira</l><l>
Roma e di quelle ch'usurpò Linterno:</l><l>
Sol più stima il bel nome onde s'ingombra.</l>
</lg><lg><l>
	Non è, come si crede, il nome un'ombra.</l><l>
Mute e fosche son l'ombre: ei luce e spira,</l><l>
Gran simolachro del suo spirto eterno.</l>
</lg>

</div1><div1><head>36</head>
<lg>

	<l>Qui giace Alfonso, e piantò il sacro alloro</l><l>
Qui la Vittoria, e n'adombrò la tomba</l><l>
E qui l'ale dipose e questa tromba</l><l>
La Fama, onde il fe noto a l'Indo, al Moro.</l>
</lg><lg><l>
	Veggonsi al sol ne l'une e gemme et oro</l><l>
Splender qual varia suol piuma in colomba,</l><l>
Et odi l'altra anchor ch'alto rimbomba,</l><l>
Se fiato move lei d'Austro o di Choro.</l>
</lg><lg><l>
	Questa, ch'a destra volta in fredda pietra</l><l>
Lacrime stilla, è la Virtù, ch'altera,</l><l>
Più che Niobe di tanti, era d'un figlio.</l>
</lg><lg><l>
	Inalzò contra il ciel superba il ciglio,</l><l>
Ond'hor ne piange. E l'altro che s'impetra</l><l>
Seco, è l'honor: pur ancho spira, e spera.</l>
</lg>

</div1><div1><head>37</head>

<argument><p>Sovra la Colonna d'Hercole Primo</p></argument>
<lg>
	<l>Questa eccelsa colonna alzar propose</l><l>
La bella patria al suo gran padre Alcide:</l><l>
Vedi la base e l'opre alte e famose</l><l>
Onde con nere note ella s'incide.</l>
</lg><lg><l>
	Se poi non l'inalzò, man neghittose</l><l>
Non v'hebber colpa o ingrato oblio: ma vide</l><l>
Che due ne meritò, quai se le pose</l><l>
Hercole, ove i due monti il mar divide.</l>
</lg><lg><l>
	O pur giudicò lei caduco e frale</l><l>
Ruinoso sostegno al grave pondo</l><l>
De le sue glorie sì diverse e tante</l>
</lg><lg><l>
	E ch'egli solo a se medesmo eguale,</l><l>
Carco di sè, rassomigliare Atlante</l><l>
Potesse, o l'altro che sostenne il mondo.</l>
</lg>

</div1><div1><head>38</head>

<lg>
	<l>La colonna d'Alcide a sua memoria</l><l>
Destinata sostegno, in terra giace,</l><l>
Ma di Poro oltre i segni e di Siface</l><l>
Molte più belle n'inalzò la Gloria.</l>
</lg><lg><l>
	Né sol d'altari e tempi egli si gloria,</l><l>
Come l'antico o chi turbò la pace</l><l>
De l'Asia: ma di lui Febo non tace</l><l>
E gli appresta poemi alti et historia.</l>
</lg><lg><l>
	E dice: Habbia pur l'uno al mar divise</l><l>
Le vie tra' monti, e pesto l'altro il suolo</l><l>
Che s'accende di fiamme al lungo giorno;</l>
</lg><lg><l>
	Ch'altro che marmi al suo gran nome adorno.</l><l>
E se termine in terra a' lor si mise,</l><l>
Al suo gli metto in ciel questo e quel polo.</l>
</lg>

</div1><div1><head>39</head>
<lg>

	<l>Giace Hippolito qui: la toga d'ostro</l><l>
La spada ricoprì ma non la scinse</l><l>
E rinato sembrò se mai la strinse</l><l>
Il togato roman nel secol nostro.</l>
</lg><lg><l>
	Diè scrivendo et oprando a colto inchiostro</l><l>
Doppia materia. Odii civili estinse,</l><l>
Frenò cittadi, e guerre vide e vinse,</l>
<l>Resse purpurei padri in chiuso chiostro.</l>
</lg><lg><l>
	Pur meno altero fu de' suoi gran pregi</l><l>
Che de l'honor del buon fratel cortese,</l><l>
Che, se non ebbe trionfando alloro,</l>
</lg><lg><l>
	Nudrì l'arti, honorò gli ingegni egregi,</l><l>
Ne la città di ferro il secol d'oro</l><l>
Rinovò: lunge vide e 'n alto intese.</l>
</lg>

</div1><div1><head>40</head>

<lg>
	<l>Tu ch'i rostri navali e i fatti egregi</l><l>
Miri d'Alfonso e chiedi pur se 'l grande</l><l>
Suo nepote l'agguagli! Ecco i suoi fregi:</l><l>
Queste di giostra son palme e ghirlande;</l>
</lg><lg><l>
	Vedi di vera guerra illustri pregi,</l><l>
Lauri e frondi colà di sacre ghiande.</l><l>
Trofei, spoglie et insegne a' duci, a' regi</l><l>
Tolte, che 'l sangue tinge e l'aura spande.</l>
</lg><lg><l>
	Ne stupì Senna e là spiranti marmi</l><l>
Mertò su l'Istro, ove fermò l'impero</l><l>
Fermando il campo, e tenne i Thraci a bada.</l>
</lg><lg><l>
	E sì lo scettro accoppia e l'alta spada</l><l>
Ch'ove più splende, ivi più incerto parmi</l><l>
S'egli sia miglior duce o cavaliero.</l>
</lg>

</div1><div1><head>41</head>

<opener><salute>Per lo Signor Duca di Ferrara</salute></opener>
<lg>
	<l>Tra 'l primo Alfonso e 'l genitore Alcide</l><l>
Tacita di valor nascea contesa</l><l>
E dubbia la Virtute era, e sospesa</l><l>
La Gloria, ch'egualmente ad ambo arride.</l>
</lg><lg><l>
	Quando Natura che di ciò s'avide,</l><l>
Sempre a vincer se stessa oprando intesa</l><l>
Posossi, o parve, e lena indi ripresa,</l><l>
Disse, qual chi di sé molto si fide:</l>
</lg><lg><l>
	Dunque mie maraviglie in due soggetti</l><l>
Termine havran? Ma che più fare ardisco,</l><l>
Se quanto havea di bel tutto in lor misi?</l>
</lg><lg><l>
	Congiungerò ciò che fra due divisi:</l><l>
Ecco due di virtù diversi aspetti</l><l>
In un divin mirabil Giano unisco.</l>
</lg>

</div1><div1><head>42</head>

<opener><salute>Per gli Heroi della Casa d'Este</salute></opener>
<lg>
	<l>Tu che gli avi d'Alfonso e le diverse</l><l>
Insegne miri e gli habiti lor vari:</l><l>
Quando d'Heroi sì grandi e di sì chiari</l><l>
Ordin sì lungo a sé gli occhi converse?</l>
</lg><lg><l>
	Non la stirpe di lui ch'i monti aperse</l><l>
E navigolli e cavalcò sui mari,</l><l>
Non l'altra che sterpolla, a questa è pari:</l><l>
Qui son mille Alessandri e non v'ha Serse.</l>
</lg><lg><l>
	Taccia i Regi che 'l Bue cinser di tempi</l><l>
L'Egitto, né l'Eufrate in pregio serbi</l><l>
In fuggir sol vittorïosi i Parti.</l>
</lg><lg><l>
	Altro valor qui vedi, altr'arme, altr'arti</l><l>
Dare a' vinti perdon, legge a' superbi,</l><l>
Sollevar gl'innocenti e premer gli empi.</l>
</lg>

</div1><div1><head>43</head>

<lg>
	<l>Peregrin, che mirando i color muti</l><l>
Ammuti e divien quasi ombra fra l'ombre,</l><l>
Ben è ragion ch'alto stupor t'incombre,</l><l>
Che non ha maggior duci il mondo avuti.</l>
</lg><lg><l>
	Ma la memoria lor par che rifiuti</l><l>
Opera di pennel, che 'l vero adombre,</l><l>
E chieda stil che 'l fosco intorno sgombre</l><l>
E la lor luce in luce a trarre aiuti.</l>
</lg><lg><l>
	Chi degli anni rimove adunque il velo</l><l>
Onde quasi in real superba scena</l><l>
Splendon d'honor repente illustri lampe?</l>
</lg><lg><l>
	Theatro è il mondo, e soffre indugio a pena:</l><l>
Febo ben di desio par che n'avampe,</l><l>
Ma teme poi di far vergogna al cielo.</l>
</lg>

</div1><div1><head>44</head>

<lg>
	<l>Tra Giove in cielo e 'l mio Signore in terra</l><l>
Serva indivisa e messaggera accorta</l><l>
L'aquila vola, e l'una e l'altra porta</l><l>
De l'alte regge ogn'hor le si disserra.</l>
</lg><lg><l>
	Prende, se 'l grido è vero, ella sotterra</l><l>
L'arme sonanti e colà su le porta,</l><l>
E, fornitone il ciel, giù le riporta.</l><l>
Tuona in ciel Giove e tuona Alfonso in guerra.</l>
</lg><lg><l>
	E tonò l'Avo in non lontani campi,</l><l>
Quando al signor, che riportava estinto</l><l>
Pregio sol di cipresso, il diè di palma.</l>
</lg><lg><l>
	La vittoria successe invece d'alma</l><l>
E ravvivollo e vincitor fé il vinto.</l><l>
Hora ha il ciel maggior pregi o più bei lampi?</l>
</lg>

</div1><div1><head>45</head>

<opener><salute>A Napoli</salute></opener>
<lg><l>
	Real città, cui par non vede il sole</l><l>
Di beltà, di valor; ch'in sen rinchiudi</l><l>
Le ceneri honorate e gli ossi ignudi</l><l>
Di lei che mi produsse e fu tua prole!</l>
</lg><lg><l>
	Se di Marte non pur ne l'alte schole</l><l>
Avien che sotto l'arme anheli e sudi</l><l>
L'illustre popol tuo, ma i dolci studi</l><l>
Ammira e Palla e Febo in te si cole,</l>
</lg><lg><l>
	Me, che bevvi in Permesso e c'hor ne l'alta</l><l>
Academia m'assisi, hor ne l'oscuro</l><l>
Lic[i]&lt;e&gt;o osai spatiar, pregando aita:</l>
</lg><lg><l>
	Sì ch'il Signor ch'ogni mio carme essalta</l><l>
Torni a raccormi in servitù gradita,</l><l>
D'anni e di stil, ma più di fè maturo.</l>
</lg>

</div1><div1><head>46</head>

<lg>
	<l>Morì Vergilio in grembo a le Sirene,</l><l>
Nacque tra' Cigni. In me l'ordin si volga</l><l>
E me tra questi in tomba il Po raccolga</l><l>
Che pianser quelle, nato in su l'arene.</l>
</lg><lg><l>
	Nacqui a numero egual d'amare pene,</l><l>
Misero: il viver mio, deh non si sciolga</l><l>
Pria che di dolci studi i frutti colga</l><l>
E 'l gusto appaghi alcun sapor di bene.</l>
</lg><lg><l>
	Alta patria ov'io nacqui, almo paese</l><l>
Onde l'origin trassi, e quinci e quindi</l><l>
Porgete al mio Signor voi preghi, io lod[i]&lt;a&gt;.</l>
</lg><lg><l>
	Egli doppi le gratie, oblii le offese,</l><l>
Ma se n' rammenti il mondo e sonar s'oda</l><l>
Sua pietade e mia fè tra Scithi et Indi.</l>
</lg>

</div1><div1><head>47</head>

<lg>
	<l>Real città, ch'appoggi il nobil tergo</l><l>
A l'erto monte e 'ngombri i lieti campi</l><l>
E co' piè vaghi poi l'arene stampi</l><l>
E 'n mar fondi alte moli e forte albergo,</l>
</lg><lg><l>
	Poco ne le tue lodi io spatio e m'ergo,</l><l>
Ché temo il ciel turbato e i tuoni e i lampi</l><l>
E mi ricovro ove humiltà mi scampi</l><l>
E rado l'onde qual palustre mergo.</l>
</lg><lg><l>
	Ma s'osassi spiegar libero volo,</l><l>
Memfi, Babel, Corinto, Athene e Sparta</l><l>
T'havriano invidia, e chi domoll[o]&lt;e&gt; in guerra.</l>
</lg><lg><l>
	Tu gradisci il mio affetto: e quel ch'in terra</l><l>
Nel tempio de la fede adoro e colo</l><l>
Fa che le gratie sue meco comparta.</l>
</lg>

</div1><div1><head>48</head>

<lg><l>
	Fra mille lumi che la fama accende</l><l>
Di Carlo invitto all'immortal memoria,</l><l>
Questa picciola anchor face di gloria</l><l>
La mia devota mano orna e sospende.</l>
</lg><lg><l>
	Qui con brevi faville illustri splende</l><l>
L'una e l'altra magnanima vittoria</l><l>
Contra gli uni e gli altri empi, ond'ancho historia</l><l>
Nova, in antico stile, Europa attende.</l>
</lg><lg><l>
	Quinci i trofei di Libia, e lucon quindi</l><l>
Quei di Germania, e vedi in lei rinchiuso</l><l>
Istro non men che sia Bragada adusto.</l>
</lg><lg><l>
	Vedi scintillar vinti i Franchi e gli Indi:</l><l>
Ma quel ch'è qui raccolto in lume angusto</l><l>
Fia tosto un sole in mille rai diffuso.</l>
</lg>

</div1><div1><head>49</head>

<lg>
	<l>Di sostener qual novo Atlante il mondo</l><l>
Il magnanimo Carlo era ormai stanco.</l><l>
Vinte ho, dicea, genti non viste unquanco,</l><l>
Corsa la terra e corso il mar profondo,</l>
</lg><lg><l>
	Fatto il gran re de' Thraci a me secondo</l><l>
Preso e domato l'Africano e 'l Franco,</l><l>
Sopposto al ciel l'homero destro e 'l manco,</l><l>
Portando il peso a cui debbo esser pondo.</l>
</lg><lg><l>
	Quindi al fratel rivolto, al figlio quindi:</l><l>
Tuo l'alto imperio, disse, e tua la prisca</l><l>
Podestà sia sovra Germania e Roma</l>
</lg><lg><l>
	E tu sostien l'hereditaria soma</l><l>
Di tanti regni, e sia monarca a gli Indi:</l><l>
E quel che fra voi parto, Amore unisca.</l>
</lg>

</div1><div1><head>50</head>

<lg>
	<l>Quest'urna il velo pretïoso asconde</l><l>
Ch'interna ricoperse alma celeste,</l><l>
C'hora de' raggi di quel sol si veste</l><l>
Ch'al sol dà luce e non ha luce altronde.</l>
</lg><lg><l>
	Spargete arabi odor, leggiadre fronde,</l><l>
Narcisi e viole, o ninfe accorte e preste</l><l>
Su' bianchi marmi, mentre io verso queste</l><l>
Lagrime in loro e rigo il suol con l'onde.</l>
</lg><lg><l>
	Per sé germoglierà la terra i fiori,</l><l>
Per sé nasceranvi i lauri e i mirti,</l><l>
E i cigni al canto addolciranvi i venti</l>
</lg><lg><l>
	E 'l gran barbaro nome in dolci accenti</l><l>
Diffuso al mondo havrà perpetui honori</l><l>
Tra pellegrini ingegni e chiari spirti.</l>
</lg>

</div1><div1><head>51</head>

<opener><salute>Al Signor Scipion Gonzaga</salute></opener>
<lg>
	<l>Scipio, o pietade è morta od è bandita</l><l>
Da regi petti e nel celeste regno</l><l>
Tra divi alberga e prende il mondo a sdegno:</l><l>
O fia la voce del mio pianto udita.</l>
</lg><lg><l>
	Dunque la [nobil] &lt;santa&gt; fè sarà schernita</l><l>
Ch'è di mia libertà sì nobil pegno,</l><l>
Né fine havrà mai questo stratio indegno</l><l>
Che m'inforsa così tra morte e vita.</l>
</lg><lg><l>
	Questa è tomba de' vivi, ov'io son chiuso</l><l>
Cadavero spirante, e si disserra</l><l>
Solo il carcer de' morti. O divi, o cielo!</l>
</lg><lg><l>
	S'opre d'arte e d'ingegno, amore e zelo</l><l>
D'honore, han premio over perdono in terra,</l><l>
Deh, non sia, prego, il mio pregar deluso.</l>
</lg>

</div1><div1><head>52</head>

<opener><salute>A Madama Lucretia d'Este</salute></opener>
<lg>
	<l>La bella Hispana che nudriro in fasce</l><l>
Le Nimfe e vagheggiar l'Ibero e 'l Tago</l><l>
E 'l gran padre Ocean ne fu sì vago</l><l>
Com'è de l'Alba all'hor che da lei nasce,</l>
</lg><lg><l>
	In te spenta si noma, in te rinasce</l><l>
Sua bella e viva e glorïosa imago.</l><l>
A te l'un fiume e l'altro indora il vago</l><l>
Corno e mille delfini il mar ti pasce.</l>
</lg><lg><l>
	Perché talhor qual nova Dea de l'onde</l><l>
Su 'l carro triomfale i venti acqueti</l><l>
E rassereni i nembi e le procelle.</l>
</lg><lg><l>
	Ma rechi tu, Nettun sdegnando e Teti,</l><l>
L'origin tua più su ch'a l'alte stelle,</l><l>
Ch'in grembo a Giove il gran principio asconde.</l>
</lg>

</div1><div1><head>53</head>

<lg>
	<l>Saggia Minerva mia, ch'il fiero Marte</l><l>
Che forsennato pur vanneggia et erra</l><l>
Freni a tua voglia e, soggiogato in guerra,</l><l>
Spesso il rinchiudi in fosca e chiusa parte,</l>
</lg><lg><l>
	Se, come suol, senza ragion, senz'arte</l><l>
Ver me la spada furïoso afferra,</l><l>
Tu l'hasta opponi, e lui respinto a terra</l><l>
Reprimi e calca: io vergherò le carte.</l>
</lg><lg><l>
	O pur, qual già sotto l'eccelse mura</l><l>
Di Troia, contra lui, contra l'amante</l><l>
Ti[t]&lt;d&gt;ide tuo vittorïoso festi,</l>
</lg><lg><l>
	Tal me non di vil ferro o di diamante,</l><l>
Ma di belle immortali arme celesti</l><l>
Orna, affida, rinforza e rassicura.</l>
</lg>

</div1><div1><head>54</head>

<lg>
	<l>Giaceva esposto il peregrino Ulisse</l><l>
Mesto et ignudo sovra i lidi asciutti,</l><l>
Ch'agitato poc'anzi era dai flutti</l><l>
In cui lungo digiun sostenne e visse,</l>
</lg><lg><l>
	Quando, com'alta sorte a lui prescrisse,</l><l>
Donna real fin pose a' suoi gran lutti.</l><l>
Vattene agli horti ove perpetui frutti</l><l>
Ha il mio buon padre: ivi godrai — gli disse.</l>
</lg><lg><l>
	Misero!, a me dopo naufragi indegni</l><l>
Famelico gettato in fredda riva,</l><l>
Chi fia che mostri i regi tetti e gli horti,</l>
</lg><lg><l>
	Se tu non sei cui tanti preghi ho porti,</l><l>
O (qual chiamar ti debbo?) o donna, o diva?</l><l>
Dea, dea sei certo, i' ti conosco a' segni.</l>
</lg>

</div1><div1><head>55</head>

<lg>
	<l>Diva eloquenza, ch'ò raccolta in carmi</l><l>
Od in ampio sermon sciolta e vagante</l><l>
Freni e molci a tua voglia il vulgo errante</l><l>
Quando il furor fiamme ministra et armi,</l>
</lg><lg><l>
	Tu che d'ira i leon, tu che disarmi</l><l>
Di tosco i serpi e plachi il mar sonante,</l><l>
Tu che dai senso a l'insensate piante</l><l>
E traggi, com'a Thebe, i sassi e i marmi</l>
</lg><lg><l>
	Tu che nel canto anchor de le Sirene</l><l>
Dolce risuoni, a me perché non pieghi</l><l>
Un cor rigido più d'aspra colonna?</l>
</lg><lg><l>
	Tempra in mele i tuoi strai, sian strali i preghi,</l><l>
E prendi l'arme de la dotta Athene</l><l>
Contra costei, ch'è scinta in treccia e 'n gonna.</l>
</lg>

</div1><div1><head>56</head>

<opener><salute>A le Signore Principesse di Ferrara</salute></opener>
<lg>
	<l>Suore del grand'Alfonso, il terzo giro</l><l>
Ha già compiuto il gran pianeta eterno</l><l>
Ch'io da lo stratio afflitto e da lo scherno</l><l>
Di fortuna crudele, egro sospiro.</l>
</lg><lg><l>
	Lasso, vile et indegno è ciò che miro</l><l>
A me d'intorno, o ch'in altrui discerno.</l><l>
Bello è ben, s'io vi guardo, il petto interno.</l><l>
Ma che? Premi ha sol d'onta e di martiro.</l>
</lg><lg><l>
	Bello è sì che, veduto, al mondo essempio</l><l>
Fora d'honor: vi siete ambe scolpite,</l><l>
E vive e spira l'una e l'altra imago.</l>
</lg><lg><l>
	Pur d'idoli sì belli a pien non pago,</l><l>
Il ver desio; ma voi, lasso!, schernite</l><l>
La fede, e 'l cor, ch'è vostro altare e tempio.</l>
</lg>

</div1><div1><head>57</head>

<lg>
	<l>Già il Can micidïale e la nemea</l><l>
Belva superba, in ciel trofeo d'Alcide,</l><l>
Lassando a tergo, il sol colà s'asside</l><l>
Ove il raccoglie vergognosa Astrea.</l>
</lg><lg><l>
	E mentre del gran corso ella il ricrea</l><l>
Onde seco anhelar Piroo si vide,</l><l>
Con giusta lance l'ombre e 'l dì divide</l><l>
Che del ciel dianzi usurpator parea.</l>
</lg><lg><l>
	Vergine bella, il mio signore in terra</l><l>
Ha bilance a le tue ben somiglianti:</l><l>
Tu gliele desti e non le torse affetto.</l>
</lg><lg><l>
	Ma se vedesse ciò ch'il mio cor serra</l><l>
Diria: chi non perdona a i fidi amanti,</l><l>
In cui per fè s'adempie ogni difetto?</l>
</lg>

</div1><div1><head>58</head>

<lg>
	<l>Col giro homai de le stagioni eterno</l><l>
Riede quella in cui Bacco i frutti coglie</l><l>
E sostien l'olmo de la fertil moglie</l><l>
Maturi i parti, onde gioisce il verno.</l>
</lg><lg><l>
	Già per soverchio di liquore interno</l><l>
S'apron de l'uva le dorate spoglie.</l><l>
Che più tarda? A consolar le doglie</l><l>
Prema il vindemmiator nobil Falerno.</l>
</lg><lg><l>
	Co' generosi spirti i generosi</l><l>
Spirti questo conforti, e l'alte cure</l><l>
Del mio Signor volga di triste in liete.</l>
</lg><lg><l>
	Questo l'opre mie no!, ma le sciagure</l><l>
D'oblio cosparga e 'nduca almi riposi,</l><l>
Et insieme a me sia Permesso e Lete.</l>
</lg>

</div1><div1><head>59</head>

<lg>
	<l>Prema il bel Pausilippo e quel ch'asconde</l><l>
Ne le viscere sue l'empio gigante</l><l>
Da l'uve aurate humor, dolce spirante</l><l>
Spirto, che spirto a gli egri e vita infonde.</l>
</lg><lg><l>
	E da l'une agitato a l'altre sponde</l><l>
Il trasporti Nettuno, ove fra tante</l><l>
Prigioni astretto, in placido sembiante</l><l>
Quasi humil prigioniero acqueta l'onde.</l>
</lg><lg><l>
	Et ivi, all'hor ch'a' nubilosi giorni</l><l>
Paga de' Regni al mio Signor tributo</l><l>
(Di ch'egli sol va tra' mortali altero),</l>
</lg><lg><l>
	Di quel nettare alquanto in vita torni</l><l>
Le virtù mie (merto è di fè s'io spero)</l><l>
Sì ch'io sembri Arïon tra' pesci muti.</l>
</lg>

</div1><div1><head>60</head>

<lg>
	<l>Io son la Gelosia, c'hor mi rivelo</l><l>
D'Amor ministra, in dar tormento a' cori.</l><l>
Ma non discendo già dal terzo cielo,</l><l>
Dov'Amor regna: ché due son gli Amori,</l><l>
Né colà su può loco haver mio gelo,</l><l>
Tra le divine fiamme e i puri ardori.</l><l>
Non però da l'inferno a voi ne vegno,</l><l>
Ch'ivi Amor no, ma sol vive odio e sdegno.</l>
</lg><lg><l>
	Forma invisibil sono, e mio ricetto</l><l>
È non chiuso antro od horrida caverna,</l><l>
Ma lieta selva, od horto, o regio tetto,</l><l>
E spesso stanza de' cuor vostri interna:</l><l>
E formate ho le membra, e questo aspetto</l><l>
D'aria ben densa, e la sembianza esterna</l><l>
Di color vari ho così adorna e mista</l><l>
Che di Giunon l'ancella appaio in vista.</l>
</lg><lg><l>
	Questo che mi ricopre, onde traluce</l><l>
Parte però del petto bianco e terso,</l><l>
D'aria è bel velo e, posto in chiara luce,</l><l>
Prende sembiante ad hora ad hor diverso:</l><l>
Hor qual piropo al sol fiammeggia e luce,</l><l>
Hor nero, hor giallo, hor verde il vedi, hor perso,</l><l>
Né puoi certo affermar ch'egli sia tale,</l><l>
E di color sì vari anche son l'ale.</l>
</lg><lg><l>
	Gli homeri alati, alati anchora ho i piedi</l><l>
Sì che Mercurio e 'nsieme Amor simiglio,</l><l>
E ciascuna mia penna occhiuta vedi</l><l>
D'aureo color, di nero e di vermiglio.</l><l>
Pronta e veloce son più che non credi,</l><l>
Popol che miri. Il sa Venere, e 'l figlio,</l><l>
Leve fanciul, che fora un tardo veglio:</l><l>
Ma se posa e se dorme, io il movo e sveglio.</l>
</lg><lg><l>
	Questa c'ho ne la destra è di pungenti</l><l>
Spine, onde sferzo degli amanti il seno.</l><l>
Ben ho la sferza anchor d'empi serpenti</l><l>
Fatta e 'nfetta di gelido veneno,</l><l>
Ma su le disleali alme nocenti</l><l>
L'adopro, quai fur già Theseo e Bireno.</l><l>
L'invidia la mi diè, compagna fera</l><l>
Mia, non d'Amor: la diede a lei Megera.</l>
</lg><lg><l>
	Non son l'Invidia io, no (se ben simile</l><l>
Le son), come ha creduto il volgo errante.</l><l>
Fredde ambe siam, ma con diverso stile:</l><l>
Pigra ella move, io porto ale a le piante</l><l>
E mi scaldo nel volo; ella in huom vile,</l><l>
Io spesso albergo in cor di regio amante;</l><l>
Ella fel tutta, e mista io di dolzore;</l><l>
Ella figlia de l'odio, io de l'Amore</l>
</lg><lg><l>
	Me produsse la Tema, Amore il seme</l><l>
Vi sparse, e mi nudrì cura infelice.</l><l>
Fu il latte che mi diè, pianto, c'hor preme</l><l>
Giusto disdegno, hor van sospetto elice.</l><l>
Così il padre e la madre assembro insieme</l><l>
E 'n parte m'assomiglio a la nutrice,</l><l>
E 'l cibo anchor che nutricommi in fasce</l><l>
È quel che mi diletta e che mi pasce.</l>
</lg><lg><l>
	Di pianto anchor mi cibo e di pensiero</l><l>
E per dubbio m'avanzo e per disdegno</l><l>
E mi noia egualmente il falso e 'l vero</l><l>
E quel ch'apprendo in sen fisso ritegno.</l><l>
Né sì né no nel cor mi sona intiero,</l><l>
E varie larve a me stessa disegno:</l><l>
Disegnate le guasto e le riformo</l><l>
E 'n sul lavor mai non riposo o dormo.</l>
</lg><lg><l>
	Sempr'erro e ovumque i vado, i dubbi sono</l><l>
Sempre al mio fianco, e le speranze a lato:</l><l>
Ad ogni cenno adombro, ad ogni suono,</l><l>
A un batter di palpebre, a un trar di fiato.</l><l>
Tale è mia qualità quale io ragiono,</l><l>
Principi!, e voi cui di vedermi è dato:</l><l>
Et hora Amor, fra mille lampi e fochi</l><l>
vuol ch'io v'appaia ne' notturni giochi.</l>
</lg><lg><l>
	Perché, s'avien ch'al sonno i lumi stanchi</l><l>
La notte inchini e la quiete alletti,</l><l>
Io vi stia sempre stimolando a' fianchi</l><l>
E co 'l timor vi desti e co' sospetti:</l><l>
Ond'a la scena spettator non manchi,</l><l>
Né gli histrioni suoi restin negletti.</l><l>
Ma vien chi m'accomiata. Ecco io gli cedo</l><l>
Et invisibil qui tra voi mi siedo.</l>
</lg>

</div1><div1><head>61</head>

<opener><salute>Alle Signore Principesse di Ferrara</salute></opener>
<lg>
	<l>Già il lieto anno novello</l><l>
Da la man de l'amante</l><l>
Nel celeste Monton Venere prende</l><l>
E nel felice hostello</l><l>
Con sì lieto sembiante</l><l>
Gli occhi in lui volge, che d'amor l'accende:</l><l>
Et ei benigno splende,</l><l>
Ver lei converso, e mille,</l><l>
Dal lampeggiar del riso</l><l>
De l'uno e l'altro viso,</l><l>
Piovon d'alta virtù calde faville;</l><l>
E non par, come suole,</l><l>
Degli amor loro invidïoso il sole.</l>
</lg><lg><l>
	Al lor riso amoroso</l><l>
Giove arride, e s'allegra</l><l>
Ogn'altro dio del ciel, stabile e vago;</l><l>
Né tesse il vecchio sposo</l><l>
Ne la fucina negra</l><l>
Reti ond'avinca l'amatrice e 'l vago,</l><l>
Ma par ch'anch'ei sia pago</l><l>
De' suoi nobili scorni,</l><l>
E 'nsieme arme e monili</l><l>
Tempra e fregi gentili</l><l>
Ond'abbellisca sue vergogne ed orni.</l><l>
Fratanto acceso è in zelo</l><l>
D'amor l'aria, la terra, e l'acqua e 'l cielo.</l>
</lg><lg><l>
	La lor doppia virtute</l><l>
Infonde ardire e forza</l><l>
Ne gli augei, ne le fere e ne gli armenti.</l><l>
L'hispide coste hirsute</l><l>
Indura a dura scorza</l><l>
L'aspro cinghiale, e l'ire aguzza e i denti:</l><l>
Fiede co 'l corno i venti</l><l>
Il tauro, anzi l'assalto,</l><l>
E poi co 'l suo rivale</l><l>
Viene a pugna mortale,</l><l>
Tingendo i paschi di sanguigno smalto,</l><l>
Finché l'amata e 'l regno</l><l>
L'un cede, e parte, pien d'onta e di sdegno.</l>
</lg><lg><l>
	La generosa belva</l><l>
Erra, obliando i figli,</l><l>
Dietro il suo maschio (Amor le segna l'orme)</l><l>
Et han ne l'alta selva</l><l>
Via più feri gli artigli</l><l>
Le tigri infuriate, e l'orso informe.</l><l>
Né freddo o pigro dorme</l><l>
Spirto d'amor guerriero</l><l>
Nel cervo e, 'l suo natio</l><l>
Timor posto in oblio,</l><l>
Se n' va con fronte minacciosa altero,</l><l>
Né, come suol, sospetta,</l><l>
S'ode veltro latrar, fischiar saetta.</l>
</lg><lg><l>
	Che dirò de le linci?</l><l>
Che de' pardi dipinti?</l><l>
Che di tanti altri, Amor, timidi o forti?</l><l>
Se non che, mentre vinci,</l><l>
Tu rendi invitti i vinti,</l><l>
E, mentre ingarmi, gli ingannati accorti?</l><l>
O dolci vezzi e scorti,</l><l>
O bell'arme celesti,</l><l>
Ove maggiori effetti</l><l>
Che ne gli humani petti</l><l>
Op&lt;r&gt;ate? Od in quai, più che ne gli honesti?</l><l>
O qual è miglior esca</l><l>
Ove immortale ardor s'apprenda e cresca?</l>
</lg><lg><l>
	Di meza notte, il verno,</l><l>
À nembi, a le procelle</l><l>
Crede la vita il giovinetto audace</l><l>
E prende i flutti in scherno,</l><l>
Ch'a lui per molte stelle</l><l>
Vagliono i rai d'un'amorosa face</l><l>
E di questa a sé face</l><l>
Orse insieme e Polluce.</l><l>
E dal turbato vento</l><l>
A diffender è intento</l><l>
Con l'ale Amor la tremolante luce,</l><l>
E nel suo cielo ei pensa</l><l>
Che sia poi stella a gli amatori accensa.</l>
</lg><lg><l>
	Altri, ov'a pugna invita</l><l>
Il metallo canoro,</l><l>
Fa di sé ne' theatri altera mostra,</l><l>
Né ghirlanda fiorita</l><l>
Di fior d'argento e d'oro</l><l>
Il move, o ricco pregio altro di giostra,</l><l>
Ma quella, c'hor si mostra</l><l>
Vergine bella, et hora</l><l>
Con un bel vel s'asconde,</l><l>
Qual augellin tra fronde</l><l>
O 'n mar delfin, o 'n vaga nube Aurora,</l><l>
E ch'al pensier propone</l><l>
Altri premi, altro arringo, et altro agone.</l>
</lg><lg><l>
	Ne gli amori del mondo</l><l>
Sento ch'in me s'indonna</l><l>
Virtù ch'in tutte l'alme hor signoreggia,</l><l>
E co 'l desio m'ascondo</l><l>
Spesso in leggiadra gonna,</l><l>
Qual novo Achille entro feminea greggia:</l><l>
E sì il pensier vaneggia</l><l>
Che poi di veder parmi</l><l>
Chi militari spoglie</l><l>
Mi mostri e me n'invoglie,</l><l>
Et odo un suon di tromba e corro a l'armi.</l><l>
Alfin, del vero avista,</l><l>
L'alma il suo dolce error piange, e s'attrista.</l>
</lg><lg><l>
	Misero!, chi mi tragge</l><l>
Dal loco in cui Fortuna</l><l>
Via più spesso ch'Amor vien che saette?</l><l>
Oimè, chi mi sottragge</l><l>
A gli strali de l'una</l><l>
E de l'altro al ferir segno mi mette?</l><l>
Belle et al ciel dilette</l><l>
Suore, ch'a me sarete</l><l>
Donne non già, ma Dive</l><l>
Vere e presenti e vive,</l><l>
Udite i prieghi miei benigne e liete</l><l>
E guidate in arringo</l><l>
Me che scherzando incontra voi m'accingo.</l><l>
Canzon, in vago monte ire a diporto</l><l>
Ambe vedrai; di brama</l><l>
Campo qui no, ma sepoltura e fama.</l>
</lg>

</div1><div1><head>Appendice</head>

<opener><salute>Al serenissimo duca di Ferrara</salute></opener>
<lg>
	<l>O magnanimo figlio</l><l>
d'Alcide glorïoso,</l><l>
che 'l paterno valor ti lasci a tergo,</l><l>
a te che da l'esiglio</l><l>
prima in nobil riposo</l><l>
mi raccogliesti nel reale albergo,</l><l>
a te rivolgo ed ergo</l><l>
dal mio carcer profondo</l><l>
il cor, la mente e gli occhi,</l><l>
a te chino i ginocchi,</l><l>
a te le guance sol di pianto inondo,</l><l>
a te la lingua scioglio,</l><l>
teco ed a te, ma non di te mi doglio.</l>
</lg><lg><l>
	Volgi gli occhi clementi</l><l>
e vedrai, dove langue</l><l>
vil volgo ed egro per pietà raccolto,</l><l>
sotto tutti i dolenti</l><l>
il tuo già servo esangue</l><l>
gemer pieno di morte orrida il volto,</l><l>
fra mille pene avvolto,</l><l>
con occhi foschi e cavi,</l><l>
con membra immonde e brutte</l><l>
e cadenti ed asciutte</l><l>
de l'umor de la vita e stanche e gravi</l><l>
e 'nvidiar la vil sorte</l><l>
de gli altri cui pietà vien che conforte.</l>
</lg><lg><l>
	Per me pietate è spenta</l><l>
e cortesia smarrita,</l><l>
se 'n te, signor, non nasce e non si trova:</l><l>
lasso! qual me tormenta</l><l>
nova schiera infinita</l><l>
di mali! o che più mi diletta e giova?</l><l>
Ah! congiurate a prova</l><l>
in ciel le stelle, e 'n terra</l><l>
contra me son coloro</l><l>
che s'ornan d'ostro e d'oro,</l><l>
e contra il mio Parnaso ognun fa guerra:</l><l>
ed io pietà pur chiesi</l><l>
a mille, e te via piú d'ogn'altro offesi.</l>
</lg><lg><l>
	Ma che? Giove s'offende,</l><l>
ed offeso, co' voti</l><l>
si placa, onde depon poi l'arme e l'ire:</l><l>
ed io perché l'orrende</l><l>
saette tue che scoti</l><l>
sovra me mentre fiamma e sdegno spire,</l><l>
far non potrò che gire</l><l>
in più odiosa parte,</l><l>
rendendo i numi amici</l><l>
con voti e sacrifici,</l><l>
e 'n te onorando or Giove, or Febo, or Marte,</l><l>
ché tutte lor virtudi :</l><l>
nel tuo petto reale ed altre chiudi?</l>
</lg><lg><l>
	Ma non oso, signore,</l><l>
stender la lingua audace</l><l>
ne le tue lodi e dir gli scettri e l'arme,</l><l>
ché forse indegno onore</l><l>
a' tuoi pregi di pace</l><l>
e di guerra sarebbe il nostro carme;</l><l>
e io pavento e parme</l><l>
che 'l mio cantar t'annoi:</l><l>
onde, se ben del canto</l><l>
forse m'appago e vanto,</l><l>
temo, cigno infelice, i fulmin tuoi,</l><l>
e sol pronte le penne</l><l>
colà saran dove il tuo ciglio accenne.</l>
</lg><lg><l>
	Trova, canzon, il grande invitto duce</l><l>
fra le due suore assiso,</l><l>
ché 'l vedrai forse più clemente in viso.</l>
</lg></div1>
</body>
</text>
</TEI.2>
