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      <title>Erminia</title>
      <author>Giacomo Leopardi</author>
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      <publisher>Biblioteca Italiana</publisher>
      <pubPlace>Roma</pubPlace>
      <date>2004</date>
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              personale o scientifico. Ogni uso commerciale è vietato</p>
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      <title>Collezione BibIt</title>
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        <title>Tutte le opere</title>
        <author>Leopardi, Giacomo</author>
        <editor id="ed">Felici, Lucio</editor>
        <publisher>Lexis Progetti Editoriali</publisher>
        <pubPlace>Roma</pubPlace>
        <date>1998</date>
        <note>L'edizione elettronica fa riferimento al testo Giacomo Leopardi, Tutte le opere, a cura di W. Binni-E. Ghidetti, I, Firenze, Sansoni 1989.</note>
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                    <p>Tutti i materiali paratestuali della fonte cartacea non riconducibili alla
                      responsabilità dell'autore dell'opera sono stati soppressi nella versione
                      digitale</p>
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                      <p>Livello medio: controllo a video con collazione con edizione di
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                      <p>I simboli di citazione e di discorso diretto presenti sulla fonte cartacea
                        sono stati rappresentati sulla versione digitale</p>
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                      <p>I trattini di sillabazione a fine riga sono stati soppressi e le parole
                        ricomposte</p>
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        <term>858.7 - MISCELLANEA ITALIANA. 1814-1859</term>
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<head>ERMINIA</head>

<p>Fa notte e 'l campo è lungi e non conviene Errar per questi boschi estrania donna Al buio or che d'armati e di sospetti Pieno è 'l paese e più questi dintorni. E. Gli è 'l monte e la città ch'adombra il sole. Ma ben di qui vegg'io rosse le cime De le mura e de' tetti e de le torri. V. Or guata e ve'com'oriente è bruno E bruni tutti i colli opposti al sole: Quei son gli ultimi rai; mentre si corca Batte lassù ne l'alto. Ei starà poco Ad annottar. Ch'io giunga al campo è forza Quanto più tosto io possa. Or tu più lungi Non andar che qui presso un abituro D'agricoltor veggio a sinistra, e forse Non troveresti un altro in queste bande. Qui riparar potrai per questa notte Tanto ch'io giunga al campo ed a Goffredo E a gli altri capitani esponga quello Che d'esplorare ingiunto hammi Tancredi. Ritornerò su l'alba, e com'hai voglia, A lui ricondurrotti. E. Oimè credea Vederlo questa sera, e tu mel nieghi. Oimè lascia ch'io venga: ei non c'è rischio, Veruno. o se pur c'è, non sarà grande. Passato ho tante notti ec.</p>
<p>Vanno trovano il vecchio colla moglie e uno de' figli. Vafr. li saluta, espone il caso, acconsente il vecchio cortesemente, dice Vafr. partendo e ringraziandoli Ambo ec. e non daravvi impaccio. Poco le basta e partirà dimani Com'io venga a ritorla in su l'aurora. Parte. Accoglienze. E. Quest'è la tua famiglia? Vecchio. È questa Com'al ciel piace, e questa è la mia donna Quest'è l'un de' figliuoi ec. Poi la trattiene mostrandogli i campi danneggiati dalla guerra vicina additandogli questa pianta guasta tagliata ec. lamentandosi ma senza amarezza placidamente, raccontandogli, l'altro giorno vennero e corsero giù per questo ec. dietro a una pecora ec. Ingiunge alla moglie di portarla dentro a veder la casa col figlio, dicendole, adagiatevi, offrendole da sedere che sarà stanca ec. anche prima cioè tosto arrivata. perchè vede venire il gregge coll'altro figlio o figlia, e quando l'avrà fatto ricoverare sarà con loro. Arriva lo palpa ec. Che ha quest'agnella ec. Lo ricovera. Soldati a cavallo. Domandano da bere, frutti ec. Gliene dà. Beati voi, la vostra vita è un zucchero. La nostra è penosissima. Che fatica è la vostra? Noi sì. Ecco oggi s'è presa Gerusalemme, e mentre gli altri stan dentro e fanno chi sa quanto bottino, a noi tocca andare ad esplorare. ci spiace ch'è vicino il comandante della nostra squadra in una via poco lontana, dove l'abbiamo da raggiungere, che ci gastigherebbe se vi portassimo via di più, quantunque sarebbe tanto ragionevole. Partono. Erminia e gli altri. Qualche trattenim. scambievole. E. Fate il vostro ordinario, non voglio servirvi d'impedim. a nulla. Quindi il canto de' due fanciulli. Kempis, Luna viaggiatrice. Beltà in in mezzo alla natura, alla campagna. Lepri che saltano fuor dei loro covili nelle selve ec. e ballano al lume della luna, onde ingannano il cacciatore co' loro vestigi, e i cani, Mosco, Canto degli agricoltori per le ville. Vecchio. Cantaci quell'aria forestiera che ora è qui di moda, ovvero che ci fu cantata da colui che passò ec. già che sovente Suol più gradire altrui quel ch'è più nuovo. Già tu per certo Antiochia loco Non averai tra le città felici. La figlia del re che ne sarà fatto. Per quella mi dolgo Oimè quant'era bella! ahi tristi noi. E. Piange. Vecchio. Che avete? E. Ahi ahi ec. Molte misere donne in Asia furo Ma quanto me nessuna. O figliuoli miei cari io voglio a voi Narrar. ec. Io sono ec. racconto intero e confidenziale. Pianto comune tra loro per le disgrazie dell'Asia e della guerra. Raccontando nomina Tancredi ma non dice che sia italiano. Nel discorso seguente capita com'è naturale di dire il vecchio che è presa Gerus. quel giorno, saputolo ec. e dal romore e le grida ec. E. Sapete niente di quel Cav. o capitano italiano che ec. ec. combattè con Argante e promise di tornare al 6sto giorno ec. Vecchio. Io so che qualche tempo fa Argante uccise un gran Cav. (duce, condottiere) Cristiano di che ne fu gran pianto ec. E. E come si chiamava? Tancredi? Vecc. Tancredi? io non so ben. Tancredi? parmi Ch'egli sia desso. E. Li manda a casa come può. Vuol restare a goder la notte e la campagna di fuori ec. ricusando le offerte ec. Suoi lamenti secondo la cartina. O nubi o piante ec. ah voi non sapete quanto io sia miserabile, ec. Vecchio. S'affaccia al balcone sentendo piangere e sospirare. Dubita che sia Erminia. O quanto mi dorrebbe, perchè l'ama di cuore per le sue sventure, bontà ec. scende. Colloquio. Armi di lontano splendenti. Soldati vengono ec. Par che portino un morto. Vecchio. consiglia ed Erminia accetta di entrare in casa per non esporsi. Vengono. E. si ferma fra la curiosità e la paura sulla porta. Raccontano come l'han trovato che bisogna averne cura, veder se vive ec. e son venuti a lui perch'era più vicino al luogo dove ha combattuto e ucciso Argante che la città. N'abbia cura perch'è Tancredi. E. sbalza. Suoi pianti ec. Opposizioni degli altri ec. il vecchio gl'informa. Tancr. si scuote. Dove sono ec. che è questo sangue? e chi è questa donna? ec. ec. ec. risposte d'E. che si manifesta. si scopre l'inganno tra Tancr. e Dudone del vecchio. E. informa Tancr. della missione di Vafr. e delle nuove che porta e com'ella sia venuta ec. con lui ec. Imbrunendo la notte (giacchè tutto si può esser passato tra il tramontare e i crepuscoli) si scoprono tutto intorno. ai colli opposti a Gerus. i fuochi dell'armata Egiz. Domani si combatterà. Tancr. qui dunque non siamo sicuri. Saremmo s'io non mi trovassi in questo stato. Così s'inviano a Gerusalemme.</p>
<p>Teocrito. Tragedie greche. Nini. Alfieri (Mirra Ottavia Antìgone Merope Sofonisba) Bentivoglio. Marchetti. Remigio. Maffei (Merope). Aminta. Caro. Alamanni. Rucellai. Baldi (Nautica).</p></div1>

<div1><head>SUPPLEMENTO ALL'ABBOZZO DELL'ERMINIA</head>

<p>Parmi che sia quel desso. Povera Antiochia, già te per certo Non conteran fra le città beate. Si avverta che la domanda di Erminia al vecchio intorno a Tancredi segua la nuova ch'egli le dà della presa di Gerusalemme per togliere l'inverisimiglianza ch'ella non sappia di Tancredi quelle cose che potea saper Vafrino, il quale gliele avrebbe certo dette, e perciò si badi ch'ella non si mostri ignorante di quello che deve aver saputo da Vafrino. Vicino è 'l monte e la città ch'è sopra. E n'adombrano il sol c'hanno a le spalle – De le torri e de' tetti e de le mura. </p></div1></body></text></TEI.2>
