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      <title>Relazione di Germania (1738)</title>
      <author>Nicolò Erizzo</author>
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      <publisher>Biblioteca Italiana</publisher>
      <pubPlace>Roma</pubPlace>
      <date>2005</date>
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      <title>Collezione BibIt</title>
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        <title>Relazioni di ambasciatori veneti al Senato : tratte dalle migliori edizioni disponibili e ordinate cronologicamente</title>
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        <author>Firpo, Luigi</author>
        <publisher>Bottega d'Erasmo</publisher>
        <pubPlace>Torino</pubPlace>
        <date>1965</date>
        <note>Il volume quarto va dal 1658 al 1793.</note>
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                      responsabilità dell'autore dell'opera sono stati soppressi nella versione
                      digitale</p>
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                        sono stati rappresentati sulla versione digitale</p>
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<div1 n="Relazione di Germania (1738).">
<head>Relation des Nicolo' Erizzo. 1738.</head>
<opener><salute>Serenissimo Prencipe. </salute></opener>
<p>Arduo in ogni circostanza sarebbe riuscito alla tenuità mia di 
formare relazione della Corte Cesarea, dove per sola obbedienza alle 
Sovrane Publiche disposizioni mi convenne servire, ma arduissimo mi 
ridonda questo impegno per la qualità delle moleste contingenze, 
tra quali ho consumato il mio Ministero.</p>
<p>In fatti tutto il corso del medesimo è stato una continuata non 
mai interrotta concatenazione, di gravi, malagevoli, et importanti 
affari, quando tutte l'apparenze davano ragionevole addito di 
sperare, che avesse anzi ad esser quieto, e tranquillo.</p>
<p>Mentre in quei giorni appunto veniva di manifestarsi la segnatura 
de' Preliminari di pace, convenuti tra Cesare, et il Cristianissimo, 
avvenimento che sarà in ogni tempo memorabile non solo per il 
segretto, con che corse col mezzo d'Emissario Francese in Vienna 
questo riguardevole maneggio; ma molto più, perchè fù introdotto, 
e stabilito dalla sola Francia, senza previa partecipazione de' suoi 
Collegati, del destino de' quali si fece quella Corona a suo 
piacimento dispoticamente arbitra.</p>
<p>Quali siano state le particolari circostanze di questo così 
strepitoso successo, l'Eccellentissimo Senato lo ha con mirabile 
esattezza rillevato dalla benemerita relazione dell'Eccellentissimo 
Signor Cavalier Foscarini mio ossequiato Predecessore; ond' io mi 
farò solo a descrivere l'occorso posteriormente a' Preliminari, 
mettendo in vista quali siano doppo questo successo le massime della 
Corte Cesarea verso gl'altri Prencipi, per indi passare all'altro 
argomento ugualmente grave dell'intrapresa guerra contro Turchi, 
rissoluzione per la verità generosa assai, ma che con ragione ha 
sopreso l'Europa tutta, quale con difficoltà sapeva persuadersi, 
che l'Imperatore, che si trovava con forze poco meno che 
annichilate, e con l'Errario totalmente esausto per il 
considerabilissimo impegno sostenuto sin' a quei momenti, potesse 
spontanearnente immergersi in un nuovo niente minore pericoloso 
cimento.</p>
<p>Stabiliti dunque, com' è noto i Preliminari nel principio 
d'Ottobre del 1735, il che cominciò a venir in luce 
alquanti giorni doppo seguita la partenza del Signor de la Beaune, 
ch' ebbe il merito di maneggiarli, fù oppinione anche di più 
sensati, che con ciò avessero ad <foreign lang="lat">immediate</foreign> cessare le 
molestie della guerra, e che prontamente si dovessero con vantaggio 
universale manifestare li desiderati effetti della repacificazione.</p>
<p>Nè può imputarsi a diffetto di sano pensamento, se anco seggetti 
illuminatissimi così opinorono, mentre pareva poco meno, che 
inverisimile, che tale importante negoziazione potesse esser stata 
intrapresa dalla sola Francia, senza averne fatta previa 
communicazione ad' Alleati sì riguardevoli.</p>
<p>Ma il successo palesò l'equivoco preso, et a Vostre Eccellenze 
toccò pur troppo ad esperimentarlo, poichè da questa trattazione 
particolare maneggiata, e conclusa tra Cesare et il Cristianissimo, 
che lasciò il destino degl'affari involto tra incertezze, e 
difficoltà derivorono calamità non lievi, e disturbi non 
indiferenti all'Italia.</p>
<p>Appena gionto io a quella Corte potei anche fortunatamente 
penetrare, che così avenirebbe, avendo ne' primi dispacij accennato 
che con dolore scuoprivo, che non era così vicino il momento della 
bramata supporta quiete, mentre poteva tenersi per cosa indubitata, 
che nel formare li Preliminari le due sole Potenze vi avevano avuto 
ingerenza, aggiongendo in oltre, che stabiliti li medesimi 
frettolosamente senza esser stati diggeriti varij importanti punti 
questo necessariamente portarebbe delle lunghe dilazioni 
nell'esecuzione.
In fatti premendo a Cesare la conservazione di Mantova già ridotta 
a stretto termine, il riguardevole corpo di truppe, che 
nell'attualità del maneggio calò (si vuole non senza cognizione 
della Francia) nella Provincia non avendo territorio ove ricovrarsi, 
dovette necessariamente prender alloggio sopra i Stati Pontificij, e
sopra quelli di Vostra Serenità, trattenendosi poscia sopra i 
medesimi per lungo tratto di tempo sin' a tanto, che seguirono 
l'evacuazioni di quelli, che dovevano ritornare in potestà de' 
Cesarei, il che seguì a grado a grado, non senza fatica, e dopo 
molte tergiversazioni posto con artificio a campo per i proprij fini 
da' stessi Francesi, con tutto che fossero stati li soli promotori 
della quiete.</p>
<p>Quali, e quante siano state nel frattempo le pressanti commissioni 
dell'Eccellentissimo Senato per procurare il solievo de' Publici 
Stati, e quale sia stato l'impegno, e la maniera, con che mi 
sono adoperato per conseguirne l'effetto, i miei riverentissimi 
dispacij ne fanno un'ampla testimonianza.</p>
<p>Sebbene però la qualità delle molestissime congionture ha voluto 
che non cessino con la dovuta prontezza tali intollerabili 
vessazioni, devo non ostante per la verità, come lo scrissi 
assicurare Vostre Eccellenze, che qualunque volta mi convenne, o 
trattare questo delicato punto con Ministri, o presentarmi in 
espressa Audienza del Monarca, io ebbi sempre occasione di rillevare 
un vero, e non dissimulato rincrescimento di aver ad inferir un sì 
grave incomodo ad un Prencipe amico, e così benemerito, et un 
sincero desiderio di dar pronto termine ad un sì grande disturbo, 
scusando quanto accadeva con la fatalità delle circostanze, con 
l'inaspettata prorogata dilazione del convenuto, con le gelosie di 
nuovi anfrati minacciati singolarmente dalla Spagna, e con la 
necessità di aver sito capace per trattenere le truppe, 
promettendo, che tosto, che seguisse la promessa evacuazione si 
manifestarebbe la rettitudine delle massime, che nutrivansi, e ciò 
con prelazione agl'altri Prencipi, ch' erano similmente sottoposti a 
tale sciagura.</p>
<p>Così anche restò stante le mie sollecitudini con pontualità 
adempito, essendonsi nel fratempo riuscito di far argine, e di 
render Vani gl'ufficij del Nuncio Apostolico, il quale di continuo 
lagnandosi acerbamente del molto maggior numero di milizie esistenti 
nel Stato Pontificio, procurava non senza interposizione del Signor 
l'Etang, Ministro di Francia, qualche solievo, quale non poteva aver 
luoco senza il maggior aggravio de' territorij Veneti.</p>
<p>Non potevano poi gl'ordini della Corte esser al certo nè più 
precisi, nè più positivi, onde contenere nella dovuta disciplina 
le truppe, e quando in qualche incontro ebbi motivo d'avvanzare 
indolenze per alcuna molestia pratticata, ho ritrovato la più 
desirabile prontezza in prescrivere la necessaria moderazione 
consegnando a me medesimo in più incontri le lettere per i Cesarei 
Comandanti con l'incarico, e dandomene in contrasegno di maggior 
pontualità le copie umiliate da me più volte a Vostra Serenità, 
aggiungendomi in oltre, che se avessi fatto particolare menzione del 
nome degl'Ufficiali, sarebbero stati con esemplarità coretti, il 
che mi lusingo anche, che non mi sarebbe stato malagevole di 
conseguire, se Vostre Eccellenze avessero trovato a proposito di 
darmene notizia, mentre è costante, ch' ho scoperto in questo 
proposito un vivissimo desiderio in tutti i Ministri di 
sodisfare le giuste Publiche premure.</p>
<p>Ugualmente oserei aver sperato, et ebbi il corraggio di replicarlo 
forse troppo frequentemente, che se mi fossero pervenute le 
convenienti individuali informazioni di tratto in tratto del 
diffetto de' pagamenti, ch' andava sucedendo, mi sarebbe sortito se 
non di ottenerne la pronta sodisfazione, di andarne almeno 
conseguendo degl'esborsi in diffalco.</p>
<p>Che questa mia lusinga non fosse totalmente varia, può recarne una 
non indiferente testimonianza l'aver io potuto indurre la Corte ne' 
principij del mio Ministero ad esborsarmi mille cechini in conto di 
ciò fù somministrato dallo Stato all'Armata Cesarea, all'ora che 
con prudente consiglio, quale non mancò per altro da' suoi emoli 
d'esser molto criticato il Maresciallo Conte di Konigsech per 
presservarla da un imminente pericolo, la condusse salva nel Tirolo, 
facendo una ritirata così onorevole in poca distanza de' nemici, 
senza la benchè minima perdita.</p>
<p>Ma per Publica fattalità non essendovi mai stato caso di rilevare 
il vero importar de' crediti de' sudditi, e non avendo lo 
commissione, che di dolermi in genere de' diffetti, non mi fù 
permesso di convincere i Ministri, i quali sopra le relazioni 
degl'Ufficiali asserivano non esservi le esagerate mancanze, dovendo 
per tanto il mio zelo restar in questo proposito inofficioso.</p>
<p>Non lo fù però in progresso sopra lo stesso importante argomento, 
mentre doppo consumati inutilmente quasi due anni nella Provincia 
senza poter ottenere dalla malitia de' Commandanti Cesarei la tante 
volte ordinata liquidazione de' crediti, rimesso poscia negl'ultimi 
momenti del mio impiego il maneggio alla mia debolezza, potei nel 
breve intervallo di poco più d'un mese concluderlo, e ciò a fronte 
di tanti ostacoli ritrovati, e degl'impedimenti promossi sino dal 
Noncio Pontiticio; rilevatosi dal medesimo quanto operavo, il che 
non poteva restar occulto per aver dovuto trattare non solo con li 
Ministri della Conferenza, ma con tutti quelli del Consiglio di 
guerra, dell'altro d'Italia, e della Camera, cercò di farne 
sospendere la conclusione, proffessando non esser giusto, ch' 
andasse disgiunta da quello egli trattava per una stessa causa in 
rissarcimento del credito del Stato Pontificio; la condizione 
del quale era stata per la verità molto più infelice, poichè a 
tanti altri mali, che portò seco la lunga permanenza del maggior 
numero di truppe, vi s'aggiunse una giornaliera corrisponsione di 
soldo alle medesime sempre contribuito, non ostante le pressanti non 
interrotte rimostranze pratticate con la sua naturale efficace 
energia dal fervido Prelato.</p>
<p>Fù al certo effetto della somma Publica prudenza di concorrere 
nell'ossequioso mio suggerimento, acconsentendo, che potessi 
proponere, che l'Eccellentissimo Senato in gratia agl'impegni della 
fastidiosa guerra contro Turchi, si contentarebbe, che il pagamento 
avesse a seguire doppo il termine della medesima.</p>
<p>Una simile esibizione fù accolta con molto gradimento dalla Corte, 
che la qualificò per un testimonio ben evidente dell'amicizia di 
Vostre Eccellenze, e ciò coadjuvò mirabilmente a facilitare il 
mallagevole negotio.</p>
<p>Con tale condizione dunque è formata in termini precisi 
l'auttentica carta d'obligazione, e cessate che siano le prescrite 
gravissime molestie, e doppo lasciato quel discreto respiro che 
parerà alla prudenza di Vostre Eccellenze è in loro mano un 
documento, onde poter ottenere questo stabilito rissarcimento, il 
quale raggionevolmente non riuscirà difficile, sì per esser la 
facenda passata con tutta la solennità nel concretarla, come 
perchè può aversi sicurezza, ch' il zelo, e la virtù di quel 
soggetto, che n'averà in all'ora l'incarico, saprà far uso delle 
tanto solide raggioni che concorrono in questo proposito. Haverà 
per tanto lo Stato di Vostra Serenità in all'ora il vantaggio di 
esigere a solievo de' sofferti incomodi la non tenue summa di 
fiorini duecento milla, e se dagl'altri Prencipi, che si sono 
trovati nello stesso caso in riguardo a' sudditi Veneti è stato 
già supplito a simili debiti col dinaro alla mano, può non ostante 
riputarsi abbondantemente compensata la dilazione toleratasi per un 
motivo così onesto, dalla molto maggiore summa, che si ritraerà, 
poichè stando sopra i prezzi eccedenti, e per il vero non poco 
indiscretti, ricercati dagl'interressati, venirà a conseguirsi un 
55 per cento, quando per conto della Francia non si è cavato, che 
un dieci, per la Spagna un vinti all'incirca, e per la Savoja un 
nove. </p>
<p>Ma in questa facenda quello è, da considerarsi sopra tutto, e 
molto più del vantaggio, che ne rissulta a' sudditi, si è il 
Publico decoro, e l'esempio introdotto a differenza dell'antepassata 
neutralità, nella quale pochissimo per non dir nulla è stato 
somministrato da Cesarei, grandissimi in progresso sono stati 
per motivo dell'uguaglianza gl'avanzi per conto della Francia, et 
prodigiose le summe, delle quali sono andate in resto le Potenze 
contendenti, per lo che non è stato possibile, con tutto che la 
materia sia stata con tanta insistenza, e con tanta efficacia 
maneggiata alle Corti, et al congresso di pace di ottenere il minimo 
rissarcimento.</p>
<p>È certo, che la condizione dello Stato di Vostra Serenità in 
quest' ultimo incontro è stata incomparabilmente meno sfortunata 
del passato, e che li Prencipi belligeranti hanno dato a vedere, 
quanto loro importava, che l'Eccellentissimo Senato si mantenesse 
nella sua stabilita neutralità, poichè non sono di lunga mano 
occorsi i passati sensibilissimi inconvenienti.</p>
<p>Questa notabile, e così proficua diversità deve singolarmente 
ascriversi alla prudenza delle publiche direzioni, le quali nel 
dichiarare la stabilita massima, hanno saputo prendere le più 
opportune disposizioni, et è in oltre costante, che deve 
attribuirsi non picolo merito di aver divertito molti disordini alla 
singolare desterità dei soggetti deputati a conferire con li 
Ministri esteri.</p>
<p>È desiderabilissimo, che non naschino più nell'avvenire disturbi 
nella Provincia, e piacerà a Dio per la sua misericordia di tenerli 
lontani, ma essendo pur troppo la vicenda delle cose umane soggetta 
ad infinite variazioni, e potendo l'insaziabile ingordiggia de' 
Prencipi promovere nuove turbolenze, quando questo succedesse, e che 
le Publiche massime per avventura fossero le medesime, sarebbe senza 
dubbio molto consentaneo all'interesse di Vostra Serenità et al 
bene del suo Stato, che nel render nota a' Prencipi la sua 
determinazione Vostre Eccellenze procurassero d'accompagnarla con 
quelle condizioni, e con quelle clausule, che fossero valevoli ad 
assicurare la loro dignità, mentre con tali preavertenze può 
confidarsi, che si procederà con maggior riguardo nel timore di dar 
addito a nuovi consigli.</p>
<p>Quando prevalesse un così fatto dubbio negl'animi de' Prencipi, e 
che si concepisce sospetto, che la Republica potesse, non venendo 
osservate le stabilite condizioni, scuotersi con qualche generosa 
rissoluzione, io tengo per fermo, per quello ch' ho potuto scuoprire 
nel Ministero di Vienna, che si studiarebbe di usar tutti i mezzi, 
onde allontanare i motivi delle displicenze, importando alla stessa 
troppo, ch' il Senato nelle combustioni d'Italia si mantenga neutro 
per gl'infiniti, e decisivi comodi, che ritrae dalla situazione de' 
Publici Stati.</p>
<p>Non posso poi a questo passo tralasciare di accennare con 
ossequio l'esposto più volte, cioè che non è sempre il migliore 
consiglio per allontanare i disturbi, quello di pratticare soverchie 
agevolezze, o di usare inopportune dissimulazioni, mentre un simile 
contegno somministra anzi addito a prosseguire senza riflesso con 
nuove ricerche, e con nuovi tentativi, concependo lusinga, che già 
o quelle saranno concesse, o questi tollerati.</p>
<p>Ho potuto conoscere questa verità col fatto, e non posso negare 
d'aver spesso veduto con dolore accordato a questa parte quello, che 
già mi era riuscito di persuadere, che non poteva concedersi. 
essendo certissimo, che dalla facilità esperimentata in alcune 
circostanze, si sono da' Commandanti Cesarei prese in alcun caso 
rissoluzioni non poco osservabili.</p>
<p>Sopra ogn' altra riflessibile, è stata quella nell'incontro del 
regresso delle truppe, avendo il Generale Botta osato d'incaminarne 
una qualche portione, oltre il convenutosi solennemente per vie non 
acconsentite. Espostesi da me per Publico commando allo stesso 
Monarca le convenienti querelle, il che cercai d'eseguire con 
sentimenti addattati alla Publica dignità, potei rilevare dalla 
voce di quel giustissimo Prencipe sensi pienissimi di sincero 
dispiacere e di disaprovazione all'accaduto, avendo <foreign lang="lat">immediate</foreign>, 
e con quella celerità, che non è familiare in quella Corte, 
ordinato, che vi fosse posto il possibile compenso, esprimendosi in 
oltre, che in maggior testimonio della sua rettitudine sarebbe 
coretto quello che fosse stato il vero auttore del trapasso.</p>
<p>Scrissi anche a Vostre Eccellenze di avere fondamenti non incerti 
per sperarlo, ma è parso all'innata Publica clemenza di sorpassare 
questo punto, il quale per altro non sarebbe stato inofficioso per 
documentare nell'avvenire li Commandanti Cesarei, e per insinuare 
loro d'astenersi dal prender arbitrij di questa natura. Non ostante 
però che Vostra Serenità non abbia creduto, che si avanzino 
ulteriori reclami, nè che s'insista sopra la sodisfazione, non è 
andato il Botta affatto esente da qualche correzione, avendo esso 
medesimo, come lo ha rifferto ne' suoi benemeriti dispacij, detto 
all'Eccellentissimo Signore Cavalier Ambrasciator Zeno ch' egli 
appunto per quel successo non era stato sin' all'ora compreso nella 
promozione de' reggimenti.</p>
<p>A questo nicchio m'accade opportuno di parlare del passaggio
delle truppe Cesaree per i Publici Stati. La positura dei medesimi 
è tale, che quando non si usi la via del mare, sopra di che ad 
altro passo averò motivo d'accennare qualche cosa, questi transiti 
pur troppo dovranno seguire per i territorij di Vostra Serenità, 
riuscendo troppo lunga, e troppo incomoda quella de' Griggioni, ch' 
è la sola che in caso diverso potrebbe pratticarsi.</p>
<p>Tali essendo dunque le circostanze della cosa, non può che 
cercarsi il modo di possibilmente minorar il grave disturbo, perciò 
l'Eccellentissimo Senato ha sempre procurato, che sij pratticata la 
sola strada di Campara, come quella, che libera in un sol giorno i 
sudditi dall'incomodo. Mi è anco riuscito a fronte di grandissime 
difficoltà, promosse dagl'Ufficiali di conseguire, che la stessa 
sij di nuovo sostituita all'altra trovata da' Cesarei più commoda 
di Bussolengo, ottenendo in oltre non senza fattica, che a 
differenza d'una lunga pratica introdotta doppo l'antepassata 
neutralità si debba in vece di quietanze, che si rilasciavano pagar 
col soldo alla mano tutto quello viene somministrato, metodo, dal 
quale importa molto di non cominciar a declinare, mentr' è fuor di 
dubbio, che potendo si ritornarebbe in che volontieri all'usitata 
pratica di dilationare i pagamenti.</p>
<p>Non posso poi in questo proposito di transiti tacere 
all'Eccellentissimo Senato un mio dubbio; di somma premura di Vostra 
Serenità è stato sempre d'impedire singolarmente, che seguano per 
il Friuli, poichè oltre alla qualità poco felice di quei 
territorij, vi è l'importante riflesso della lunghissima stazione, 
che tenendo questa strada le truppe, devono per necessità fare 
sopra il Publico Stato. In ogni occasione, ed anche nell'ultima il 
punto è stato sostenuto con tanto vigore, che si è anche 
frastornata la concepita idea, servendone di testinionio ben 
manifesto l'ottenuta retrocessione di 4.000 Croati già incaminati 
per quella volta.</p>
<p>Ma fatalmente senza alcuna previa negoziazione, all'ora che Cesare 
pensò all'improviso di rimandare nell'atto della signatura de' 
Preliminari truppe nella Provincia in soccorso della Città di 
Mantova, se ne sono inviate ad oggetto d'accorrere prontamente al 
bisogno per tutte le parti, così che per la prima volta si è 
calcata anche quella del Friuli, e toccò a me ad incontrarle in 
cammino.</p>
<p>La dissimulazione usata in tall' incontro in gratia alla 
specialità della congiontura, ma molto più il non avervi in 
effetto ritrovati i decantati ostacoli per i flumi, e per i 
torrenti, nè rinvenuto l'esagerato diffetto di forraggi, sono stati 
li motivi per i quali nel regresso si è ricercato di usare anche 
questa via; l'avervi però per prudenti riguardi Vostra Serenità 
acconsentito può pur troppo esser cagione, che in caso di nuovi 
moti nella Provincia si sostenga con vigore di aver a valersene. 
Varie sono, le raggioni, che lo persuaderanno, il maggior commodo 
de' paesi ereditarij, restando in questo modo diviso tra varie 
Provincie il peso, qual in presente sofre sola quella del Tirolo, 
l'aver esperimentato il caminino agevole, e fornito del bisogno, la 
confidenza di riuscire nella dimanda per l'esempio decorso, et il 
poter in tal guisa accorrere con maggior prontezza all'esigenze 
della Provincia, mentre non avendo, ch' una via apperta, è di 
necessità non tanto per rifflesso A paese altrui, il quale forse 
non si averebbe, quanto per il proprio di andar compartendo le 
marchie.</p>
<p>Che si coltivi una simile idea, n'è un indizio assai chiaro, la 
massima stabilita nel consiglio di guerra intorno alla distribuzione 
nei quartieri delle truppe, quale averebbe avuto luogo, se cessata 
la guerra d'Italia non fosse insorta l'altra d'Ungheria. Erasi 
dunque determinato di distribuirne un non scarso numero nella 
Stiria, e nella Carinthia, e ciò con oggetto di poter accorrere da 
tutti i lati con prontezza al soccorso dei Stati d'Italia, nel caso 
di qualche molesta insorgenza; quanto è fattalmente accaduto nella 
recente invasione, appunto per non esservi un corpo di truppe a 
portata di passarvi prontamente, ha indotto il consiglio di guerra a 
questa determinazione, quale terminato, che sia il bisogno presente 
è molto verisimile, ch' essendo accompagnata da oggetti di 
essenziale importanza si riduca in all'ora ad effetto.</p>
<p>Da ciò la singolare maturità di Vostra Serenità distinguerà 
molto malagevole di poter in tal caso frastornare il passaggio per 
il Friuli, e se nel regresso per esigerlo si sono poste in vista le 
premure dell'Ungheria, si metteranno in tali circostanze a campo per 
ricercarlo quelle dell'Italia.</p>
<p>Singolarmente ciò riuscirà difficile in proposito della 
Cavalleria, mentre per quello sia all'Infanteria, che si trovasse 
aquartierata in quelle parti, ogni qual volta continuasse la tenuta 
dissimulazione intorno al Golfo è molto verisimile, che la maggior 
parte fosse imbarcata a Trieste, strada senza comparazione più 
comoda, meno dispendiosa, e ben spesso più sollecita.</p>
<p>Come però l'Eccellentissimo Senato si è dimostrato in ogni 
tempo, et anche pocchi anni prima di quest' ultima guerra 
estremamente geloso della giurisdizione, e del dominio del suo 
Golfo, e ch' ha sempre in passato palesati sentimenti di ripugnanza, 
e di rincrescimento, quando o si è meditato, o si è eseguito alcun 
trasporto di milizie per mare, o che si sono nello stesso introdotti 
bastimenti armati, così quando, il che partecipai a Vostre 
Eccellenze con opportuna prevenzione, richiedendo instruzioni, si è 
concepita l'idea di far traghettare una portione di milizie, si ebbe 
una grande cura di tenermela occulta nel dubbio di poter incontrare 
le solite difficoltà.</p>
<p>Ma poscia che si vidde, il che non mancò di partecipar alla Corte 
il Prencipe Pio Ambasciatore Cesareo, che santa era la Publica 
premura del pronto solievo del Stato, che vi era massima di non 
promovere sopra di ciò alcun rifflesso, questo si praticò in 
all'ora senza alcun riguardo, e senza nè meno avvanzarne alcun 
motivo.</p>
<p>Bensì dopo avendo il Marchese Pallavicino insinuato, che 
riuscirebbe di molta opportunità, e vantaggio, se gl'imbarchi 
seguissero a Chioza, ne fù fatta dall'Ambasciator Cesareo la 
positiva dimanda. </p>
<p>All'ora fù, che l'Eccellentissimo Senato si scosse altamente, e 
che mi ordinò di dichiarare in termini positivi, che ciò era 
inadmissibile. Per quanto però sopra le relazioni avute da' 
Commandanti, che dimostravano evidentemente l'utilità del proggetto 
si tramasse di poterlo eseguire, pure la forza e la giustizia delle 
publiche ragioni, che non permettevano di sorpassare un punto così 
delicato, e di tanto pericolose conseguenze per l'avvenire poterono 
farne abbandonare la concepita idea.</p>
<p>Ma poi da questa Publica giustissima ripugnanza derrivò il 
pensiero di far uso per questa traduzione della Bocca di Goro, al 
che avendo il Papa con incredibile prontezza, e con pari ilarità 
d'animo annuito, così per far cosa grata alla Corte Cesarea, e con 
ciò interressarla per un oggetto di tanta sua premura nella 
presservazione de' suoi pretesi dritti in quelle parti, come per 
aquistare con tale concessione un titolo, che non aveva, ciò 
unitamente al punto del comercio, che gli sta tanto a cuore, è la 
cagione per cui l'imperatore s'è indotto a prendere parte nelle 
vertenze che corrono tra i Pontificij, e la Republica. La qualità 
della materia non mi permette di poter sopra li stessi diffondermi, 
et accennarò solamente, che non ostante alla grande 
impressione, ch' ha fatto il rifiuto dell'imbarco in Chioza, e 
l'averlo conseguito a Goro, ho potuto durante il mio ministero 
impedire, che non sortiscano il bramato fine, li maneggi efficaci, e 
mi sia lecito dire insidiosi pratticati dagl'Ecclesiastici per 
avelenare la facenda.</p>
<p>Già che mi è convenuto parlando de' passaggi delle milizie, 
raggionare del Golfo, è mio debito rifferire a Publica cognizione 
di aver rilevato con sicurezza, che li stessi ministri all'occasione 
di trattare tra loro questo argomento, si sono spiegati di non 
comprendere, come all'improviso la Republica abbia totalmente 
cangiate in questo particolare l'antiche sue massime, non avendo 
tall' uno di essi lasciato di rifflettere, che ciò gli recava tanto 
maggior meraviglia, quando si risoveniva con quanto impegno, e con 
quanta costanza, non ostante alla viva premura del Senato di aver 
per compagno Cesare nella guerra contro li Turchi l'Eccellentissimo 
Signor Cr. e Procurator Grimani per commissione Publica sostenne, 
che nel trattato di rinovazione dell'Alleanza fosse inserito un 
articolo, con cui precisamente restasse dichiarato, che non fosse 
lecito all'Imperatore di far traghettare milizie per il Golfo se non 
durante quella guerra contro gl'Ottomani.</p>
<p>Quella per la verità è stata la confessione più auttentica, ch' 
abbia giammai in alcun tempo fatto la Casa d'Austria del legitimo 
Dominio di Vostra Serenità, et è certo, che questo, oltre 
all'antichissimo dritto è un documento molto insigne per poter 
prettendere un giorno di volerlo sostennere, con tutto che per dirla 
l'averlo lasciato così lungamente innofficioso n'abbia alquanto 
infirmato il valore.</p>
<p>Doppo d'aver esposto l'occorso in seguito alla signatura de' 
Preliminari affluente all'interesse di Vostre Eccellenze, io passo a 
rifferire ciò è accaduto in riguardo de' Prencipi, che sono stati 
compartecipi delle ultime rivoluzioni.</p>
<p>Posto dunque termine alla guerra innaspettatamente e nel modo noto, 
fù studio della Corte di Vienna di farlo tosto transpirare, con 
tutto che la Francia avesse desiderato, che ciò non si manifestasse 
così presto, onde poter maneggiare prima della publicazione i suoi 
Alleati, prevedendo molto bene, che tanto la Spagna quanto il Duca 
di Savoja non mancarebbero di scuottersi, quando pervenisse a loro 
cognizione, che la facenda si era conclusa senz' alcuna loro 
partecipazione.</p>
<p>Di questa direzione de' Cesarei non mancò anche la Francià 
di palesarne qualche rissentimento, col motivare, che una tale 
innoportuna propalazione veniva a difficuitare la conclusione del 
negocio.</p>
<p>Ma premeva troppo all'Imperatore di poner le cose in stato tale, 
onde assicurare, che non potessero seguir alterazioni dal canto 
della Francia, et in fatti la vera maniera per conseguire questo 
fine, era d'insinuare negl'animi de' Collegati un invincibile 
diffidenza per le cose occorse, come anche successe.</p>
<p>Tuttavia bramando pure li Francesi di conservare l'amicizia con la 
Savoja, e volendo procedere col Cattolico con tutti li maggiori 
riguardi, onde mantenere una buona corrispondenza con quella Corona, 
e levar i motivi di nuove turbolenze all'Europa, non vi fù 
tentativo, che non si metesse in opera dal Cardinal di Fleury per 
riuscire in questo suo assunto, dal che nel principio singolarmente 
derivò la lentezza de' maneggi, e tal volta il contegno della 
Francia il tale, che il ministero di Vienna non potè a meno di non 
concepire gelosie, e di dubitare di poca sincerità di massime.</p>
<p>Sopra tutto riuscì strano, che doppo che la Spagna si palesò 
renitente ad annuire al convenuto, l'armata Francese si sij tenuta 
in situazione tale, che lasciò comodo a' Spagnuoli di potersi 
rittirare sicuramente, senza che potessero esser inseguiti da' 
Cesarei, parendo loro, che la condotta della Francia in quest' 
occasione dovesse esser stata uguale a quella già tenuta 
dall'Inghilterra, all'ora che segnatosi dalla Regina Anna il suo 
trattato separatamente fece senz' altro ritirare le sue truppe, 
lasciando quelle de' suoi Collegati esposte al loro destino.</p>
<p>Non si potè poi in progresso vedere con indiferenza, che si 
continuasse ad impedire, che si facessero quei tentativi, che posti 
in uso si lusingavano fossero riusciti di molto giovamento.</p>
<p>Ma non ostante al dimostrato rincrescimento, non uscì giammai la 
Francia dalle concepite misure, e fù suo studio di andar 
protrahendo la deffinizione de' suoi affari sin' a tanto, che quasi 
nello stesso tempo sono state ridotte a termine le negoziazioni con 
gl'altri.</p>
<p>Intanto essa nel fratempo non mancò di promovere le proprie 
convenienze, et il suo particolar interesse, tanto col procurare il 
decoro del Suocero, nel modo dell'abdicazione della Corona, quanto 
coll'approffittarsi di considerabili corrisponsioni, così nel Reno, 
come in Italia.</p>
<p>Questi maneggi però, quali per altro non consumorono breve 
tempo, non furono il vero motivo delle dilazioni per la consegna de' 
Stati occupati.</p>
<p>Ma la vera e precipua origine di tanti tergiversazioni è stata 
quella di voler conseguire <foreign lang="lat">immediate</foreign> il possesso intiero della 
Lorena.</p>
<p>Tall' era stata la prima idea del Cardinal di Fleury, quando 
introdusse maneggio di pace con Cesare, essendo certissimo, che 
grandissimi furono sopra di ciò li dibattimenti, non avendo però 
l'Imperatore saputo indursi in all'ora a sottoscrivere ad una 
condizione così riguardevole, mostrò il Cardinale di 
contentarsene.</p>
<p>Ma ben presto apparve, ch' intanto quell' illustre Porporato non 
insistè nel principio sopra di quest' articolo In quanto 
gl'importasse sopra ogn' altra cosa di assicurare a buon conto che 
quei Stati avessero a pervenire un giorno certamente nel possesso 
della Monarchia.</p>
<p>In fatti non tardò la Francia a farne una positiva ricerca, ed io 
non tralasciai subito di partecipare a Vosta Serenità, che sopra di 
ciò versavano singolarmente le negoziazioni del Signor di Theil, e 
sebbene dall'istessa Corte di Parigi per più mesi pervenivano 
avvisi totalmente opposti, scrissi non ostante sempre con fermezza 
all'Eccellentissimo Senato, che gl'affari dal canto di quella Corona 
non si ridurrebbero giammai ad un intiero compimento, se non quando 
si acconsentisse da Cesare, ed anche la Lorena seguisse subito il 
destino del Ducato di Bar, senz' attendere la morte del Gran Duca.</p>
<p>Per indurre la Corte di Vienna ad un passo di sì grande momento, 
non vi fù argomento, che non si adoperasse. Si considerò che 
dovendo andar unissona la cessione de' Stati occupati dalla Francia 
alla consegna del Ducato di Bar, ciò Sarebbe necessariamente un 
motivo di molta dilazione per le grandi difficoltà che 
s'incontrarebbero nel distinguere quello spettasse veramente al 
Stato medesimo, che stando le cose in questa incertezza, potevano 
insorgere nel progresso difficoltà capaci d'intorbidare nuovamente 
la quiete d'Europa; il vero mezzo per assicurarla costante et 
inalterabile esser quello di cedere addirittura anche la Lorena, che 
già sino ch' il Duca andasse al possesso della Toscana, sarebbe 
corrisposto l'annuo valore delle rendite. Come poi ne' Preliminari 
era stato convenuto, che spettasse a Cesare d'esborsare ogn' anno al 
Duca di Lorena l'importare di quelle del Ducato di Bar, sin' a tanto 
che giongesse il sopracitato caso, così la Francia per 
maggiormente impegnar la Corte di Vienna a secondare le sue premure, 
esibì di prendere sopra di sè anche questo pagamento, passo che 
non fù indiferente per facilitare la conclusione, essendosi con 
sodisfazione dato mano ad un ripiego, che solevava da un non lieve 
aggravio l'abattuto erario; niente in somma si trascurò per 
espuguare l'animo dell'Imperatore come seguì.</p>
<p>Sembrerà per altro inverisimile, che siasi disposto de' Stati di 
un Prencipe senza averne prima ricercato il suo concorso, ma pur è 
costantissimo che quest' è accaduto in tall' incontro. In fatti se 
ha recato all'Europa grande meraviglia, che durante la vita de' 
Prencipi proprietarij, siasi con esempio nuovo prima fatto il famoso 
partaggio della Monarchia di Spagna, che indi con la quadruplice 
Alleanza siasi disposto dalla Toscana e de' Ducati di Parma e di 
Piacenza, che in seguito di ciò siansi avvanti la morte de' 
possessori inviate guarniggioni per assicurarsi di quei Stati, tanto 
maggiore per la verità è lo stupore, che deve produrre, ch' un 
Prencipe, il quale possedeva un Stato da secoli Patrimonio della sua 
famiglia, ne resti privato per componer vertenze a lui estranee con 
dover rimanere senz' alcun dominio, sin' a tanto che si apra il caso 
di aver con la mancanza dell'attuale possessore un altro paese.</p>
<p>Che però questa disposizione sia effettivamente seguita in questa 
guisa ne somministra una testimonianza indubitata un capitolo della 
convenzione stabilita tra l'imperatore et il Cristianissimo, con cui 
è dichiarito, che la pronta rinuncia della Lorena abbia ad esser 
effettuata, o da Cesare, o dal Duca di Lorena, espediente preso per 
non essersi sin' all'ora potuto conseguire il di lui assenso.</p>
<p>La supposizione, in che si stava che un Prencipe, la di cui casa 
col matrimonio della primogenita Arciduchessa veniva prescielta alla 
grande eredità di quella d'Austria fosse per incontrare senza 
ripugnanza le Cesaree compiacenze, fù causa, che non si pensò 
prima di eseguirlo di ricercar il suo concorso, e parve in oltre non 
poco strano a Cesare di aver incontrate le non attese difficoltà; 
lunga non ostante fù la resistenza del Duca, chiedendo che almeno 
in grazia di questo sagrificio gli fosse per sua sicurezza assignato 
altro Stato, onde averne a godere il possesso sin' a tanto, che si 
aprisse il caso della successione della Toscana.</p>
<p>Ma con tutto che una disposizione provisionale non veniva in 
sostanza a pregiudicare lo stabilito con la pragmatica Sanzione, 
pure tanta è la premura di Cesare di mantenerla inalterabile, 
e tale il dubbio concepito che ciò potesse in qualche parte 
offenderne il suo valore, che non vi fù modo, ch' abbi saputo 
indursi a questo passo, e solo acconsentì di dar al Duca per una 
specie di compenso il Governo delle Fiandre col dichiararlo Vicario 
generale delle medesime.</p>
<p>Dovette dunque egli alla fine con estremo suo dolore firmare l'atto 
di rinuncia de' suoi Stati sottoscrivendo anche a quello de' suoi 
Beni Allodiali con contentarsi delle promesse della Francia 
d'interressarsi, onde all'incontro avesse esso a conseguire quelli 
della Toscana, e l'unico retaggio, che gli rimase dell'antico suo 
dominio fù di poter conservar in perpetuo il titolo e l'armi de' 
Ducati di Lorena e di Bar. Egli non volle però mai discendere a 
questo passo, se non doppo conseguite in autentica forma le cessioni 
e le garantie delli Rè di Spagna e di Napoli, e doppo che uscito le 
truppe Spagnuole presero l'Imperiali possesso della Toscana.</p>
<p>Volevano i Francesi per una maggior cautella esigere un'uguale 
rinuncia dal Prencipe Carlo, e consecutivamente da tutti quei altri, 
ch' hanno dritto sopra quei Stati, ma essendo stati inutili 
gl'esperimenti adoperati a questo oggetto fù creduto di sorpassare 
questo punto.</p>
<p>In tal maniera per tanto è pervenuto il possesso della Lorena alla 
Francia, cosa da tanto tempo tentata inutilmente et in particolare 
sotto li due antecedenti regni di Ludovico XIII, e di Ludovico XIV.</p>
<p>Quando ebbe principio l'ultima guerra, il motivo, o il pretesto 
della quale fù di sostennere sopra il Trono di Polonia il Rè 
Stanislao, non poteva di certo mai credersi, che da ciò potesse 
accadere, che la Lorena dovesse passar in mano della Francia, come 
tanto meno poteva supponersi, che avesse questa ad esser una 
consequenza del matrimonio, così disuguale, che fece il 
Cristianissimo con la figlia di chi non poteva qualificarsi, che per 
un privato.</p>
<p>Questo successo però fa conoscere evidentemente, come ben spesso 
Dio si serve di mezzi estraordinarij, et impreveduti per deludere la 
vana politica degl'huomini.</p>
<p>È per altro vero, che di tempo in tempo con varij trattati la 
Francia si era già non solo appropriata di parte de' Stati della 
Lorena, ma aveva in oltre in suo potere li tre Vescovati della 
medesima dippendenti, e l'uso delle stradde Reggie, poneva 
all'occasione di guerre nelle Città proprij pressidij, et essendo 
vietato a quei Duchi l'errezione d'alcuna fortezza, la loro 
sovranità era in sostanza accompagnata da ristrettive molto 
considerabili.</p>
<p>Con tutto che questo avvenimento abbi all'estremo dispiaciuto a 
molti Prencipi della Germania, che con mal occhio vedono, che la 
Francia abbia congionto a' vasti suoi Patrimonij un Stato così 
importante, è stato tuttavia tolerato da ogn' uno con quiete, pochi 
essendo stati quelli, ch' abbino osato di far nel proposito qualche 
considerazione.</p>
<p>Per togliere però in qualche modo il motivo alla displicenza, che 
ciò cagionava, e per impedire, che la Francia non possa un giorno 
intavolare pretese per antichi Titoli de' Duchi, che non mancava, si 
è esatto un solenne impegno, che non sarà mai per prettendere 
alcuna soggettione, da chi in ora il Duca non la prettendeva, e che 
sarà data tutta la sicurezza possibile contro ogni idea di 
riunione, non dovendo nè pur avere, come lo aveva il Duca di 
Lorena, noto nelle Diete dell'Imperio. In oltre essendovi alcune 
terre inclavate ne' Stati de' Prencipi della Germania, si è 
stabilita la spedizione di Commissarij per concambiarle, onde levar 
l'occasione a possibili dissidij. </p>
<p>In prezzo di così importante cessione due sono le condizioni 
ottenute dalla Corte Cesarea, l'una che la Francia garantisca 
l'esecuzione dello stabilito ne' Preliminari con gl'altri Prencipi; 
l'altra ch' è di molto maggior consequenza, che si constituisca 
garante della famosa pragmatica Sanzione, e ciò con la clausula di 
<foreign lang="lat">toties quoties, e contra quoscunque</foreign>, e con inserirvi la 
precisa dichiarazione, che per tale garantia Cesare era condisceso 
alle condizioni della presente pace.</p>
<p>È questa pragmatica Sanzione, come è noto all'Eccellentissimo 
Senato la legge promulgata dal presente Imperatore nel 
1713, con cui viene prescritto l'ordine della sua 
successione nel caso di estinzione della linea mascolina. A norma di 
ciò fù statuito nel 1621 dall'Imperatore Ferdinando 
II che volle, che a diferenza della pratica sin' all'ora, tutta ha 
sua eredità spettasse al solo Primogenito. Il regnante Monarca 
dichiarò, che stessamente la Primogenita delle figlie dovesse sola 
succedere alla vasta eredità della Casa d'Austria, e doppo di essa 
il Primogenito de' suoi figli.</p>
<p>L'Imperatore è così invaghito di questa massima, et è tale 
la sua passione di procurarne dal canto suo l'esecuzione, che non vi 
è cosa che non abbia posto in opera per assicurarla, essendo 
altresì certo che sorpassato per questa causa qualsisia riguardo, 
ne sono da ciò derivate fatalissime consequenze.</p>
<p>Non contento per tanto di far ricevere e giurare questa sua legge 
sollennemente da' suoi Stati, e da' suoi Regni, ha cercato oltre il 
concluso dell'Imperio, per convalidarla maggiormente, ch' anche li 
più riguardevoli Prencipi dell'Europa se ne dichiarino garanti, e 
quasi che questo genere d'impegni abbia all'occasione ad esser 
inalterabile, o che tra gl'altri esempij non dovesse documentare 
l'accaduto per la successione della Monarchia di Spagna, a fronte 
delle tanto solenni rinuncie fatte dal Re di Francia, Cesare in 
gratia a queste garantie ha acconsentito a punti di somma 
importanza.</p>
<p>Per ottenere quella della Moscovia, si è fatto il trattato di 
1726, in vigore del quale è derivato l'obligo 
d'entrare nella presente tanto fastidiosa guerra contro Turchi.</p>
<p>Per conseguire l'altra dell'Inghilterra ha sottoscritto alle 
convenzioni ch' hanno lasciato, che Pressidij Spagnuòi contro il 
convenuto nella quadruplice Alleanza passino nella Toscana, e ne' 
Stati di Parma e di Piacenza, il che ha servito di pretesto alla 
venuta della loro Armata in Italia, che poscia contro ogni 
espettazione si è congionta con gl'altri nemici dell'Imperatore. 
Finalmente per esigere il concorso dell'Ellettore di Sassonia, si è 
preso l'impegno di colocarlo sopra il trono di Polonia, ed 
assisterlo a fronte delle premure della Francia, che volevano 
rimpiazzarvi il Suocero del loro Rè, dal che ha avuto origine 
l'ultima dolorosa e fatale guerra.</p>
<p>Anco la Spagna col trattato di pace stabilito nel 1723 
col mezzo del Riperda aveva contratti positivi impegni a favore di 
questa pragmatica Sanzione, ma variate le cose per quanto viene di 
accadere, ben lungi, che n'abbi rinovato l'impegno, ch' anzi 
nell'accedere a' Preliminarij, eccettuò positivamente l'articolo 
sesto, che riguarda questo punto.</p>
<p>Sono per altro note le manifeste dichiarazioni fatte contro questa 
pragmatica Sanzione dall'Elettore di Baviera. Proffessa questo 
Prencipe non solo per i titoli, che gli derivano dal matrimonio 
della seconda dell'Arciduchesse figlie del defunto Imperatore 
Giuseppe, ma in oltre, per un patto di famiglia, che prettende vi 
sij, come si tilla (sic) familiarmente in Germania tra la sua 
e la Casa d'Austria, di dover avere una considerabile parte 
nell'eredità, in caso d'estinzione della linea mascolina, e mostra 
rissoluzione di voler far al caso uso delle sue ragioni.</p>
<p>È fuor di dubbio, che in passato teneva questo Prencipe 
grandissimi motivi di lusinga di esser all'occasione validamente 
appoggiato dalla Francia, essendo noti, quali erano li stretti 
vincoli e gl'impegni di quella Corona verso la famiglia di Baviera. 
Vi è anco chi crede, che non ostante allo stabilito recentemente vi 
possa esser in questo proposito qualche secreta convenzione, non 
sembrando quasi verisimile, che di si fatta maniera il 
Ciistianissimo abbia totalmente abbandonate le convenienze di un 
Prencipe, il quale anco nell'ultime congionture non gl'è riuscito 
con la sua direttione inutile. Ma dall'altra parte sono così 
precisi gl'obblighi, che viene di contraere con la Corte di Sienna, 
che non sa vedersi, come questo possa combinarsi.</p>
<p>In qualunque maniera succedendo la morte dell'Imperatore senza 
maschi, può pur troppo temersi con fondamento, che grande sarà la 
tragedia che si apprirà in tal caso, non ostante tutte le 
precauzioni prese, e tutti li passi fatti, essendo molto verisimile, 
che l'istessa Casa di Sassonia, ch' ha in solenne forma riconosciuta 
la Pragmatica, e che viene d'esser tanto beneficata, abbia ad 
entrare a parte dei torbidi, facendo valere le ragioni provenienti 
dalla moglie Arciduchessa Primogenita Giuseppina.</p>
<p>Dopo fatti questi cenni sopra un argomento di sua natura di molto 
momento, e capace di promovere un giorno considerabile 
sconvoglimento nell'Europa, passo a render conto de' sentimenti, ch' 
in adesso hanno luogo riguardo agl'altri Prencipi. Rifferirò prima 
quelli che militano verso la Francia.</p>
<p>Sembra però poco meno ch' impossibile, ch' una Potenza stata in 
tutti i tempi qualificata e considerata per emula della Casa 
d'Austria, e con la quale vi sono state tante e tante occasioni di 
contenzioni e di guerre, ora venghi riguardata conte il principale 
pressidio et il precipuo appogio, e pur tale è il fatto.</p>
<p>Prevale nel Ministero una massima per verità molto razionevole, 
che sin' a tanto le due Corti passeranno assieme d'accordo e con 
buona armonia, o sia molto difficile ch' insorgano novità capaci di 
perturbare la quiete, o che nascendone sij molto agevole in tal caso 
di poterle con facilità render vane et inofficiose.</p>
<p>Avendo per tanto luogo questa opinione, ne susseguita, che 
dal canto dell'Imperatore si ponga in opera tutto lo studio per 
manifestare una sincera amicizia, e per darne tutte le maggiori 
prove.</p>
<p>In fatti vi non è materia politica, in cui non si ricorra e non si 
communichi ogni cosa alla Francia, prendendo il suo consiglio e 
procedendo di concerto. Tutte le direzioni corse doppo la signatura 
de' Preliminari comprobano manifestamente questa verità.</p>
<p>È costante, che poi, quanto siasi tentato dalla Spagna dopo tale 
successo, come esponerò più estesamente in appresso d'introdurre 
particolare maneggio, non solo non è stato mai possibile, che 
Cesare vi acconsentì, ma per mostrare sicurità, tutte le 
proposizioni avvanzate dal Cattolico sono state prontamente 
communicate al Cardinale, volendo ch' ogni cosa passi per le sue 
mani.</p>
<p>Nè solamente per quello attiene a' Preliminari vi è questa buona 
intelligenza con la Francia, ma ella è uguale in tutti gl'altri 
affari, di ciò ne fà prova il trattato concluso assieme per 
presservar a' Genovesi il dominio della Corsica. Il dubbio concepito 
che quel Teodoro ricevesse nascostamente assistenze da qualche 
riguardevole Potenza, la quale con questa via indiretta meditasse di 
rendersi Padrona di quell'Isola, è stata la cagione, per cui 
l'Imperatore e la Francia spontaneamente e senza esserne ricereati 
da' Genovesi hanno dichiarato di constituirsi garanti di quel Stato, 
concertando d'inviarvi truppe per metter a dovere i ribelli, il che 
di concerto fù eseguito solamente dalla Francia, stante l'impegno 
di Cesare per la guerra contro il Turco.</p>
<p>È poi notabile, che col trattato medesimo si è pure dichiarato, 
di garantire a' Genovesi non solo la Corsica, ma il rimanente 
degl'altri loro Stati. Ciò si è fatto per poner freno all'idee 
ambiziose del Duca di Savoja, il quale, come ve n'erano indizij 
assai fondati, ruminava nell'animo col pretesto di discrepanze, che 
tiene con quella Republica d'impossessarsi d'alcune sue terre. Che 
tale veramente fosse la di lui intenzione, lo manifestò egli 
medesimo non avendo saputo, quando si rese noto il sopradetto 
trattato dissimulare la sua sorpresa et il suo rincrescimento, 
facendone avvanzare querelle al Cardinal Fleury, col lagnarsi, che 
con ciò venivano a confiscarsegli le giuste sue pretensioni, al che 
rispose quel riputatissimo soggetto, che avendone di tali, si 
sarebbe egli adoperato, onde senza venir ad altri esperimenti gli 
fosse resa ragione.</p>
<p>Altro testimonio della perfetta corrispondenza, che passa tra 
la Corte di Vienna e la Francia, (cosa che non lascia di recare 
molta meraviglia) è l'unione, con che vengono maneggiati gl'affari 
spettanti alla successione di Juliers e di Berghue. Contro le 
massime sempre coltivate d'impedire l'ingerenza di quella Corona 
negl'interessi dell'Imperio, ora si è desiderata compagna, e tutte 
le negoziazioni sono fatte di concerto. Si vuole anzi che il 
Cristianissimo con speciale convenzione abbi preso impegno di 
sostenere le prettensioni sopra quell'eredità del Prencipe di 
Sulsbac contro i proffessati titoli di dritto del Re di Prussia. È 
questo un negozio di grande importanza, e se non si rinveniranno 
temperamenti per componerlo prima della morte dell'Ellettore 
Palatino, ch' è assai avvanzato in età, possono pur troppo 
suscitarsi in Germania turbolenze di grave momento. Le mire delle 
due unite Potenze tendono a guadagnar tempo, e si vorrebbe perciò 
stabilir a buon conto un accordo provisionale, onde allontanare le 
vie di fatto. Per assicurare maggiormente il punto, si procura di 
condurre nell'istesso impegno l'Inghilterra e l'Olanda, ma sin' ad' 
ora non è stato possibile di convenire nelle condizioni. Anche il 
Rè di Polonia, come Ellettore di Sassonia, prettende di aver parte 
in quella successione, sin' adesso però li movimenti di questo 
Prencipe non danno una certa tal qual pena.
Non può finalmente esservi maggior testimonianza di questa vera et 
intrinseca intelligenza con Francesi, che l'essersi a' medesimi 
affidato il gravissimo maneggio della reconciliazione con la Porta 
Ottomana, quando è noto anche per l'accaduto in questi recenti 
tempi quale, e di che natura sia l'amicizia, che passa tra la 
Francia, e la Porta. Di questo argomento però mi risservo a parlare 
all'ora, che rifferirò ciò attienne alla corrente guerra.</p>
<p>Oltre a tutto questo vi è chi suppone vi siano secrete convenzioni 
col Cristianissimo attinenti al caso dell'elezione di Rè de' 
Romani.</p>
<p>Come la cosa in fatti sia, per quanto io abbia procurato coll' uso 
della maggior attenzione d'indagare quanto emerge sopra un punto di 
tanta consequenza, devo confessare, che non sono gionto il grado di 
scuoprirlo.</p>
<p>Non è lontano dal verisimile, che Cesare abbia colto 
l'opportunità di questa congiontura per esigere impegni della 
Francia, et essendovene, può tenersi per indubitato, che questi 
sono a favore della Casa di Lorena, ma che poi come è stato 
tante volte disseminato possa esser vicino il momento, in cui abbia 
a maneggiarsi nell'Imperio l'ellezione di un Rè de' Romani, e che 
questo abbia ad effettivamente riddursi per ora all'atto, io oso 
asserire con franchezza, che ciò non è probabile, e che ciò per 
adesso non può certamente seguire. Eletto che fosse una volta un 
Prencipe in Rè de' Romani, egli è senza contradizione il 
presuntivo Imperatore, et il successo è irreparabile. Perciò come 
mai è possibile, che sin' a tanto, che Cesare non perda 
intieramente per l'avvanzata sua età la lusinga d'aver prole 
mascolina, egl'abbia a promovere un successore all'Imperio, e farsi 
in tal modo auttore di privare la propria discendenza di quella 
cospicua dignità, che possede da tanti secoli la sua famiglia.</p>
<p>Anche l'Imperatore Leopoldo dovette passar alle terze nozze prima 
di aver maschi. L'Imperatrice sebbene in età consistente, è fatta 
però così pingue, e così cagionevole, che pur troppo ben spesso 
dà a temere di sua vita, il che se mai per disposizione divina 
sfortunatamente succedesse, tutte le ragioni persuadono, che Sua 
Maestà prenderebbe un'altra moglie, se non per inclinazione, per 
secondare i stimoli, e le premure, ch' efficacissime averebbe de' 
suoi vassalli, i quali con ardentissimi voti sospirano un Arciduca, 
prevedendo molto bene di dover, non essendovene incontrare calamità 
molto considerabili.</p>
<p>Io dunque replicarò ch' è vana l'opinione di quelli, che credono, 
vi sij in presente idea di far dichiarare un Rè de' Romani, e che 
raggionevolmente questo da Cesare non sarà promosso, che nel caso 
di sopraindicato, restando del resto molto dubbioso, se per onorare 
la figlia, abbiasi in allora a procurare, che resti prescielto il 
Duca di Lorena, nel che possono esservi per la nascità, (non 
ostante l'esempio di Carlo V, per altro assai diverso) notabili 
difficoltà, o se si divisarà di far scieglier il Primogenito ch' 
avesse.</p>
<p>Per levare però anche in questo proposito qualunque motivo alle 
contestazioni è universale desiderio, che i parti dell'Arciduchessa 
seguano in Corte; tuttavia questa Principessa mostra premura d'aver 
a seguir il marito all'or che passi prender possesso de' suoi Stati 
in Toscana; il che sarebbe anco seguito prima di mia partenza, se la 
di lui generosa rissoluzione di trasferirsi in Ungheria non nè 
avesse frastornata l'idea. Con dolore lascierà Cesare staccarsi la 
figlia, che con giustizia ama teneramente per l'insigne sue doti, e 
per esser la sua presuntiva erede, ma non ostante non vi formerà 
opposizione.</p>
<p>Bensì è molto probabile, che andando il Gran Duca, posti, 
ch' abbia in assetto quei affari, sia per restituirsi presto alla 
Corte, replicando, poi di tratto in tratto i suoi viaggi.</p>
<p>Da tutte le cose di sopra enunciate dunque può ragionevolmente 
argomentarsi non verisimile, che per ora possa alterarsi la presente 
perfetta armonia tra Cesare et il Cristianissimo. Prevaleva anche in 
passato l'oppinione, che il Cardinal di Fleury non fosse giammai per 
allontanarsi dalle sue massime pacifiche, e questa confidenza 
coltivata dalle relazioni de' principali Ministri che avevano 
servito a quella Corte fù in gran parte cagione, che si sono 
trascurate l'opportune disposizioni. Non ostante però, che 
l'accaduto abbi fatto conoscere l'inganno preso, pure scusandosi 
l'occorso con la qualità delle circostanze, gode in adesso quel 
conspicuo Porporato una tal fede appresso il Ministero di Vienna, 
che viene considerato per instromento principale della quiete.</p>
<p>Rincresce assai, e me n'hanno ben spesso tenuto proposito i 
Ministri, che per la grave età sua non possa esser lunga la di lui 
vita, temendo, che col cambiamento dei Ministro possino anche 
cangiarsi le massime, e conturbarsi la tranquillità; perciò 
desiderarebbero, che Sua Eminenza introducesse nell'administrazione 
degl'affari alcuno di sentimenti uguali a' suoi, e per quanto questo 
sij un punto assai delicato da maneggiarsi, non si lascia 
d'avvanzare con desterità e con vie indirette convenienti 
insinuazioni, facendogli comprendere quale gloria sarebbe del suo 
nome di aver non solo data la pace con le sue direzioni all'Europa, 
ma di aver anche saputo trovar modo con la sua prudenza di 
stabilirla doppo la sua morte.</p>
<p>In tanto grande è stata la gioia palesata nel veder allontanato il 
Guarda Sigilli riputato di spiriti torbidi e poco inclinato a 
Cesare, essendovi anzi opinione del che per altro non ho sufficienti 
rincontri, che li Cesarei abbiano cooperato alla di lui disgrazia 
per aver sospettato, e forse non affatto irragionevolmente, ch' egli 
s'impiegasse per far abortire la recente conclusa Pace.</p>
<p>Ma se queste sono le massime ch' hanno luogo in riguardo alla 
Francia, sono molto diverse quelle, che si nutrono verso la Spagna. </p>
<p>Non poteva persuadersi la Corte di Vienna, che sussistendo 
gl'impegni d'una solenne non lontana pace, e doppo tante connivenze 
usate sì per le investiture eventuali come per l'importante punto 
de' pressidij Spagnuoli, fosse il Cattolico per muovere l'armi. Il 
successo però parve una soprafazione, e tanto più che il Conte di 
Montemar all'arrivo suo in Italia con l'esercito, aveva 
positivamente, protestato non aver la sua venuta altro oggetto, che 
quello d'assicurare la Persona et i Stati destinati all'Infante Don 
Carlo.</p>
<p>L'occorso per tanto, è l'essersi conosciuto con esperienza che la 
Regina Elisabetta facendo poco caso degl'impegni contratti, pensa 
unicamente di cogliere opportunità per ingrandire i figli, sono 
motivi per quali è molto difficile, che si possano per ora 
stabilire tra le due Corone legami di soda amicizia.</p>
<p>Avendo dunque luoco questo sentimento, non vi è stato mai modo, 
che il Cattolico possa riuscire nel tentativo d'introdurre 
negoziazione separata, essendosi dal canto de' Cesarei ferinanente 
sostenuto, che tutto doveva passare per mezzo della Francia senza 
ch' abbiano fatto effetto le tante lusinghe avvanzate per allettare.</p>
<p>È poi noto quanto tempo è passato prima che si vogli admettere in 
Vienna l'Ambasciatore Fuenclara nonostante alle asseveranze, che si 
davano dal medesimo, ch' al suo arrivo tutto sarebbe facilmente 
composto, nè si volle riceverlo, se non doppo saputasi l'uscita 
delle truppe Spagnuole dalla Toscana. A questa estraordinaria 
Ambasciata per altro non è stato tutta via corrisposto con la 
missione d'alcun Ministro alla Corte di Madrid, direttione, che 
dimostra chiaramente, non esser per anco estinti li semi delle 
passate displicenze. Molti uomini savij però averebbero desiderato 
che la condotta di Cesare fosse stata in questo proposito diversa, 
poichè questo modo di proceder indica in certa forma sprezzo, e 
genera senza dubbio irritamento, et anche questo può servire un 
giorno di pretesto per promovere nuovi disturbi.</p>
<p>Non ha in seguito contribuito poco a coltivare alienazione d'animo 
la condotta assai fervida del predecessor Ambasciator di Fuenclara, 
il quale per il vero col suo contegno ha dato a conoscere, che non 
era Ministro addattato alla congiontura.</p>
<p>Infatti le discrepanze vertenti tra le due Corti non hanno in 
vigore de' suoi maneggi nella benchè minima parte migliorato. 
Consistono queste singolarmente sopra il punto degl'Allodiali di 
Parma e di Toscana, prettendendo, che non ostante le cessioni 
il trattato di famiglia concluso col Gran Duca avesse ad aver luoco, 
e nella proffessata dovuta restituzione dell'Artiglieria, quella che 
fù presa da' Cesarei, all'ora che abbandonatosi il Parmeggiano 
senza farne consegna (direzione qualificata misteriosa) li 
Spagnuolì asportavano.</p>
<p>L'Eccellentissimo Senato ha presente per altro alla sua memoria 
quanti siano stati li subterfugi, e le dilazioni pratticate per 
differire l'uscita dalla Toscana abbandonata fortunatamente solo 
poco tempo avvanti la morte del Gran Duca, quale succedendo prima, 
poteva poner in grande contingenza questa grave facenda. Vostra 
Serenità sa pure quante, e quali siano state le negoziazioni, onde 
ridurre il Cattolico all'accettazione de' Preliminari, al che alla 
fine annuì, ma con precisa dichiarazione di accedervi unicamente 
secondo il loro contenuto litterale, e con la note eccezione 
dell'articolo sesto; eccezione riuscita sensibile sì per il 
positivo impegno preso in tal proposito col trattato del 
1725, come per destimersi da ciò, che si meditino un 
giorno dissegni poco favorevoli agl'interessi della discendenza 
Cesarea.</p>
<p>La garantia della Spagna per tanto non s'estende se non per i Stati 
di Parma e di Piacenza ceduti all'Imperatore, e per quelli del 
Granducato di Toscana, rinunciato al Duca di Lorena, avendo il 
Cattolico in concambio conseguita da' predetti Prencipi un'uguale 
garantia per li Regni di Napoli e di Sicilia.</p>
<p>Ceduti li medesimi a favore del Rè Don Carlo, non s'è avuto del 
resto avvertenza di dichiarare in termini chiari, che succedendo un 
giorno questo Prencipe alla Monarchia di Spagna, cosa molto 
probabile per ritrovarsi tuttavia dopo dieci anni di matrimonio il 
Prencipe d'Asturies senza figli, questi due Regni abbino (come era 
stato proveduto per li Stati di Parma, Piacenza e Toscana) a passar 
in potestà di uno degl'altri Infanti, così che non ostante qualche 
equivoca espressione inserita nella convenzione, è molto 
verisimile, che in tale stato di cose si prettenda, che debbano 
rimanere, come lo erano in passato uniti al rimanente de' Dominij 
della Spagna, punto di non poca consequenza. Quante erano 
l'opportunità, e quali li vantaggi, che derivavano a Cesare dal 
possesso di quei Regni, Vostra Serenità lo ha diffusamente rilevato 
dalla mirabile relazione del mio Eccellentissimo Predecessore, ed io 
a questo passo non posso, ch' aggiongere, ch' ogni giorno più se ne 
riconosce la perdita e s'augumenta il desiderio di poterli 
ricuperare. Con tutto questo l'indole della Corte di Vienna 
portata per natura all'otio, difficilmente s'indurrà la prima a 
promover alterazioni nel convenuto; bensì se al tempo della 
signatura dei Preliminari li Francesi avessero lasciato agire 
liberamente li Cesarei, quella era l'impresa, sopra cui si meditava, 
non mancando solecitazioni de' Napoletani non intieramente contenti 
del nuovo Governo.</p>
<p>Altra ommissione ben più esenziale vi è stata del canto de' 
Cesarei nello stabilimento de' Preliminari, del che in presente, ma 
fuor di tempo se ne sono avveduti col rincrescimento di non potervi 
più ponere compenso. Ella è di non aver procurato, il che forse 
non sarebbe riuscito mal'agevole d'ottennere da' Francesi la 
riunione alla Toscana de' Porti della medesima.</p>
<p>L'averli lasciati tutti in potestà del Rè di Napoli è cosa molto 
importante, e della quale possono in progresso derivare disturbi di 
momento, mentre col pretesto de' Pressidij, il numero de' quali nè 
pure si è avuto attenzione di limitare in conformità del 
pratticato nella quadruplice Alleanza, resta aperto a' Spagnuoli 
l'adito di poter inviarvi copiose truppe, quali dandosi mano con 
quelle de' Regni di Napoli e di Sicilia, possono esser in stato di 
eseguire all'improviso quei dissegni, che non è impossibile che si 
coltivino, cercando un tempo a fronte delle cessioni, che 
professaranno estorte dalla necessità della congiontura di far 
valere i dritti della successione.</p>
<p>Continua intanto il Rè Carlo ad usare li titoli de' Stati ceduti, 
e ciò non senza interno rincresciniento di Cesare, che per altro 
non ha per anco fatto sopra di questo alcuna dimostrazione, 
conoscendo, che anche ciò doveva avvertirsi all'occasione del 
convenuto col Signor la Beaume.</p>
<p>L'istessa dissimulazione usa la Corte in proposito di Piombino, non 
fattasi intorno al medesimo alcuna menzione ha principiato la Spagna 
che lo qualifichi suo Feudo a fortificarlo; con tutto che però il 
Duca di Lorena, temendone le consequenze, abbia mostrato desiderio 
vi fosse posto compenso, l'Imperatore ha tuttavia creduto non esser 
questo il momento di promovere una questione che poteva produrre 
disturbi. Non è impossibile, che siano per insorgerne sopra 
l'Investitura di Sienna, che si sostienne doversi rilasciare dalla 
Spagna.</p>
<p>Non ostante poi alla poca inclinazione manifestata dalla Corte 
Cesarea in maniera assai palese verso la Cattolica pure questa, o 
non avendendosene, o giovandogli di far supponere, che non se 
n'accorgeva si diede per molti mesi li più efficaci movimenti 
per conseguire il matrimonio della secondagenita Arciduchessa 
Marianna per l'Infante Don Carlo.</p>
<p>Questa idea, com' è à publica cognizione, era da moltissimi anni 
vaggheggiata, et è fama non mal fondata, che la Regina Elisabetta 
l'abbia concepita sin dal tempo della stipulazione del trattato di 
Vienna così vantaggioso per Cesare. È anche fuor di dubbio che 
l'eximia desterità del Conte di Konigsegg, che rissiedè dopo la 
conclusione di quella pace in figura d'Ambasciatore a Madrid, non 
lasciò per lusingare l'animo di quella Principessa, e per tenerla 
congionta d'interessi col suo Padrone, di coltivare con industria 
questa speranza, sopra di che scrissi tante volte a Vostra Serenità 
sostenendo quella legazione.</p>
<p>Ora con tutto che col tempo apparve, ch' erano vane le concepite 
lusinghe, e che la mossa dell'ultima guerra introdusse 
quell'esacerbazione d'animo, che non può andar disgiunta de' simili 
successi la Spagna, ne fece far col mezzo dell'Ambasciator Fuenclara 
positiva ricerca.</p>
<p>L'esser però quest' un affare di molta importanza, e di cui non 
ostante il concluso matrimonio con la Prencipessa di Sassonia può 
rinovarsene per l'Infante Don Filippo il maneggio, merita ch' io 
rimetta a riverita cognizione di Vostra Serenità quali ne siano le 
circostanze.</p>
<p>Per giunger dunque al bramato fine l'Ambasciator Cattolico espose 
in replicate sessioni a' Ministri della conferenza l'ardente 
desiderio del suo Padrone, già che teniva di felicemente 
ristabilirsi pace di stringere la più perfetta amicizia col più 
stretto vincolo unione, onde assicurare con ciò la quiete d'Europa, 
e singolarmente la tranquillità dell'Italia.</p>
<p>Che li passati dispiaceri avevano principalmente avuto origine dal 
non esser stati con chiarezza da' reciprochi Ministri rischiarati li 
communi sentimenti de' Prencipi. Esser per questo tanto più 
necessario di procurare siano tolti di mezzo i segni de' sospetti, e 
delle dissensioni, che tuttavia essistessero, avergli perciò la sua 
Corte commesso di sollecitare il suo arrivo a Vienna, onde appianare 
le difficoltà vertenti intorno l'esecuzione de' Preliminari, 
incaricandolo positivamente di non urtare ne' passati scogli. Non 
parer però che vi sia mezzo più addattato per consolidare non solo 
una perenne amicizia, ma per stabilire in oltre una strettissima 
unione, che quello delle nozze dell'Arciduchessa secondogenita col 
Rè delle due Sicilie, che questo ridondarebbe in vantaggio 
commune di tutto il mondo Cristiano, et in una più ferma diffesa 
della Publica tranquillità, che stabilito prima d'ogn' altra cosa 
questo punto non solamente sarebbe facilissima strada di terminare 
le vertenze, ma che di più Sua Maestà Cattolica in contrasegno di 
questa strettissima unione offeriva dinari, soldati e navi per la 
corrente guerra con il Turco, tenendo egli poteri per convenire 
facilmente, che per altro l'ettà del Rè delle due Sicilie era 
tale, che non potevano più differirsi le sue nozze, essendo da 
tanti anni Infecondo il letto del Prencipe d'Asturies, desiderarsi 
perciò una pronta risposta, e senz' alcuna ambiguità, non essendo 
conveniente, che per tale circostanza si vada procrastinando con 
vane lusinghe, che quando poi anche la risposta non corrispondesse 
agl'ardenti voti del suo Monarca, era Sua Maestà non ostante in 
animo d'osservare quanto ultimamente si era stabilito.</p>
<p>A questa esposizione dell'Ambasciatore giudicò la Corte opportuno, 
onde non potesse esservi equivoco nel rilevarla di rispondere in 
scritto, et io potei in all'ora inviarne a Vostra Serenità una 
copia. La sostanza fù sentirsi con estrema consolazione 
l'asseveranze date di conservare sempre intiera la pace ristabilita, 
che Cesare dal canto suo amantissimo della publica quiete, e 
Principe sempre molto attaceato agl'impegni una volta presi, non 
recederà giammai da quello è, dovuto da un fedelissimo amico; il 
che all'occasioni era parato di comprobare con certissimi argomenti; 
che perciò con prontissimo affetto e con pari candore 
corrispondenti ad ogni sorte d'ufficio sì del Rè di Spagna, come 
di quello delle due Sicilie, che per parte sua si levarebbe tutto 
ciò potesse seminare sospetti, e che sarà molto opportuno, ch' 
anche dal canto loro si scansino quelle cose, che non possono far a 
meno di non lasciare sospesi, et inquieti i Prencipi, che in tal 
modo vi sarebbe una stabile quiete non pur dell'Italia, ma di tutto 
il mondo Cristiano; esser superfluo parlare delle cose passate, 
quali con l'ultima pace doveranno esser sepolte in un'eterna 
dimenticanza, nè doversi applicare d'ambe le parti, che a non dar 
per l'avvenire occasioni di disgusti. </p>
<p>Che per quello sia poi il punto delle nozze, apprezzare Cesare 
sommamente il singolare affetto, che con così chiaro indizio 
manifestava il Cattolico. Conoscere, che non poteva ritrovare un 
genero di più sublime dignità, e perciò con sentimenti pieni di 
gratitudine ripassare sempre nella mente una tal sorte offerta alla 
figlia ma che come in cose di gran momento, com' era quella di 
che si trattava, non doveva tanto consigliarsi l'affetto paterno, 
quanto riguardare, e pesare ciò, che conviene alla tranquillità et 
al bene comune di tutta l'Europa, e specialmente de' Regni e Dominij 
proprij, così giustamente la prima attenzione di Sua Maestà era 
stata quella di non mancare ad alcuno de' mezzi giudicati necessarij 
da' principali Prencipi d'Europa; a questa regola com' a certa base 
appoggiarsi i trattati conclusi gl'anni addietro, che da' predetti 
trattati però Sua Maestà molto s'allontanerebbe, se nello stato 
presente delle cose disponesse della figliuola; ch' al desiderio per 
tanto di colocarla così felicemente, doveva anteponer l'attenzione, 
che deve aver a' Popoli suoi sudditi, et alla quiete di tutta 
l'Europa, non permettendo questa di affrettare queste nozze, che 
sono soggette a tanti avvenimenti. Confidar però, che non ostante 
nulla si toglierà a quella amicizia, et unione, la quale Sua 
Maestà desidera perpetua, che quello restava da discutersi 
amichevolmente era di tal natura, che poteva essendovi reciproca 
buona volontà esser deciso facilmente giudicandosi, che possa 
cooperare molto ad ottenere il gran bene dall'unione delle due Corti 
di valersi dell'opera del Cristianissimo, che sin' ora si era con 
tanto frutto adoperato.</p>
<p>Così non ostante alla qualità delle scabrose congionture, et 
all'oblazione di generosi soccorsi, che sarebbero riusciti molto 
opportuni, si è con buona maniera lasciato travedere non esservi 
inclinazione di concorrere al ricercato matrimonio. Il centro de' 
concerti presi nel proposito è stato introdotto non solo per 
minorare in qualche parte il senso del rifiuto, ma per esservi in 
fatti un particolare articolo secreto nella convenzione fatta nel 
1731 con l'Inghilterra. All'ora che questa Potenza si 
costituì garante della Pragmatica Sanzione promise Cesare, che si 
averebbe avuto riguardo di non maritare le figlie con Prencipi, che 
fossero capaci di promovere disturbi all'Europa.</p>
<p>Con tutto che però la Spagna averebbe dovuto comprendere esservi 
una manifesta alienazione di secondare in questo proposito le sue 
premure, pure non tralasciò per questo di prosseguire col maggior 
fervore l'instanze, e di avalorarle con maggiori promesse. Non 
mancavano anche di quelli oltre a' Spagnuoli, il credito de' quali 
per altro in presente è quasi intieramente scemato alla Corte, che 
si affatticavano di tenere vive le vane speranze deIl'Ambasciator 
Fuenclara, il quale s' erà imaginato di poter con i mezzi ch' aveva 
in mano espugnare tutte le difficoltà. Per il vero non ommise 
cosa alcuna valevole a pervenire al suo fine, essendosi sino ridotto 
con universale osservazione e contro la prattica sin' all'ora tenuta 
dagl'Ambasciatori, d'intervenire per coltivarlo nell'assemblee del 
signore Bertestein, Segretario di Stato, ch' è persona della 
seconda nobiltà. Il quale godeva per altro al mio tempo favore ben 
distinto appresso il Monarca, che prestava gran credito a' suoi 
consigli, e ch' era il depositario de' più occulti arcani.</p>
<p>Ma come sempre scrissi a Vostra Serenità, dovevano questi maneggi, 
per quanto efficaci fossero, e per quanto fossero accompagnati da 
grandi allettamenti, i quali nelle ardue congionture in che si 
versava, non erano in fatti indifferenti, riuscire inofficiosi, 
mentre oltre ad una naturale invincibile alienazione avuta in ogni 
tempo da Cesare in questo proposito vie più accresciuta doppo 
l'ultima rottura, militava in contrario un riflesso di somma 
consequenza, per cui era quasi impossibile che ciò potesse 
effettuarsi. Succedendo questo matrimonio è manifesto, che restava 
apperto l'addito, e somministrato il modo di poter un giorno 
infrangere la tanto prediletta Pragmatica Sanzione, poichè a fronte 
delle più solenni rinuncie, esibite di farsi, poteva tenersi per 
indubitato, ch' all'occasione la Spagna non averebbe mancato di far 
valere li titoli, che da ciò gli derivavino, con che si preparava 
alla Primogenita, materia onde dover all'ora incontrare un 
pericoloso cimento.</p>
<p>Quest' è la ragione sopra tutte l'altre principalissima, per cui 
dovevano necessariamente abortire tutti li maneggi, e se per 
aventura fossero ripigliati a favore dell'Infante Don Filippo, 
concorrendo li medesimi riguardi, può ragionevolmente supponersi 
che uguale ne sarebbe lo fortunato esito. Li Ministri stessi della 
Conferenza, tenendomi sopra di questo particolare più volte 
proposito, mi dissero in via confidente precisamente, che se mai 
l'Imperatore avesse pensato di colocare una delle figlie con la Casa 
di Spagna, contro di che vi erano infiniti riflessi di prudenza e di 
Stato, savebbe stato conveniente che questa fosse stata la 
Primogenita; poichè così s'averebbe potuto sperare che la grande 
eredità fosse rimasta unita, ma che accordando la seconda, questo 
era un voler preparare la materia per far che certamente rimanesse 
divisa.</p>
<p>Non ostante poi che sembra la Francia per promuovere la grandezza 
della propria famiglia avesse dovuto desiderare l'effettuazione 
di questo matrimonio, tuttavia, o sia che non vedesse con 
soddisfazione la linea cadetta a divenire sì riguardevole, o sia 
ch' in fatti il Cardinale temesse, che ciò fosse per servir di 
fomento alla Spagna per turbare un giorno la tranquillità 
dell'Europa; è certo che non solo non ha coadjuvato all'istanze del 
Cattolico, ma che anzi ha fatto comprendere, e non indiferentemente, 
che non riuscirebbe di suo piacere, che questo avesse luoco. 
Sensibile in tanto estremamente è riuscito all'Ambasciatore 
Fuenclara, che ogni cosa in questo proposito sij stata prontamente 
communicata al Ministro di Francia, parendogli, che la Corte non 
dovesse corrispondere in sì fatta maniera ad un atto di stima così 
distinto dimostrato dal suo Padrone.</p>
<p>Quale per altro abbia ad esser il destino di quella Principessa, 
ch' è gia pervenuta agl'anni virili, e che dimostra d'esser di 
genio molto savio, ed ornata oltre la belezza di spirito assai 
gratioso non vi è, chi sin' ad ora possa deciderlo con fondamento, 
sembrando solo verisimile, che si possa dilazionare a dargli sposo, 
sino che si vegga stabilita la successione mascolina della sorella.</p>
<p>Grandissimo desiderio di conseguirla per il Prencipe ha palesato, e 
palesa tuttavia l'Elettore di Baviera, e molti principali Ministri 
non solo, ma l'Universale degli Austriaci propende estremamente a 
secondare le di lui premure, essendo il Duca in grandissima 
riputazione appresso la nazione, et usando egli grande studio 
d'andarla coltivando. L'animo di Cesare però vi ripugna sì per 
l'interesse sempre dimostrato da quella famiglia per la Francia; sì 
perchè con ciò venirebbero a maggiormente prendere vigore le 
pretensioni di quel Prencipe, che come ho adittato di sopra, non 
tendono a niente meno ch' a voler una gran parte dell'eredità. 
Questo rifflesso per tanto può esser sempre un grande ostacolo a 
questo matrimonio, e quest' è stato il motivo, per cui nel 
principio della presente guerra contro gl'Ottomani si è recreduto 
di far uso delle offerte dell'Elettore, il quale esibiva 
considerabili soccorsi, dubitando che con tal occasione volesse 
inestare maneggi intorno allo stesso. Il bisogno poi e l'urgenze 
hanno fatto superare in progresso questi riguardi ricevendo truppe 
senza, che si sappia per altro, che ciò sij stato accompagnato da 
verun impegno nel delicato proposito. I tempi e le congionture, a' 
quali sono necessitati ben spesso li Prencipi di ubbidire, cangiano 
però frequentemente le massime anco più radicate.</p>
<p>Quando restasse escluso il Bavaro e che non si meditasse 
sopra il Sassone, intorno a che pure non mancano considerazioni, 
onde non poter supponere così agevole questo successo pare, che la 
maggior probabilità sij a favore del Prencipe Carlo di Lorena.</p>
<p>L'aver Cesare collocata la Primogenita in matrimonio col Duca, con 
che ha fatto conoscere essere quella la famiglia sopra ogn' altra 
prediletta, il desiderare, che la medesima sij l'universale erede 
de' suoi riguardevoli Stati, l'esser questo un mezzo per minorare se 
non altro i pericoli de' pravi disturbi, che possono al caso esser 
promossi, e la dimestichezza, con che a differenza di quello si è 
sempre pratticato dalla Casa d'Austria, si lascia che l'Arciduchessa 
tratti col Prencipe Carlo, sono tutte ragioni che fanno credere 
molto verisimile, ch' egli sij il soggetto di cui mirino l'idee et 
l'inclinazione dell'Imperatore, e tanto più è probabile che ciò 
accada, quando non si vedessero a nascere maschi dal primo letto.</p>
<p>A fronte però degl'enunciati motivi, che così persuadono, non 
pare a tall' uno senza questa ultima circostanza ragionevole, che 
Cesare possa rissolversi di dar la figlia ad un Prencipe, che non 
avendo altro apanaggio, che quello, che gli viene corrisposto dalla 
generosità del fratello, non averebbe doppo la sua morte modo di 
provedere i figlioli della convenienta sussistenza.</p>
<p>È per tanto oppinione d'uomini assai savij, che per oviare questo 
inconveniente si possa succedendo questo matrimonio far seguire la 
rinuncia del Duca di Lorena a favore del fratello e della di lui 
discendenza della Toscana.</p>
<p>Oltre all'esser questo molto verisimile per la circostanza del 
caso, concorrono molte ragioni politiche per far supponere, che 
altri Prencipi difficilmente potranno permettere, che pervenendo la 
Casa di Lorena alla grande eredità di quella d'Austria, possa anco 
rittenere congionta la Toscana. Di ciò ne sono anche già apparsi 
contrasegni non indiferenti, essendo fuor di dubbio, ch' il Signor 
Dutheil non lasciò di promovere qualche discorso sopra la delicata 
facenda, quale veniva pure per quanto era loro convesso fomentato 
sotto mano da' Fiorentini, i quali di mal animo vederebbero, che la 
loro Patria assuefatta ad esser sede d'un Prencipe, divenisse in tal 
modo una Provincia.</p>
<p>Doppo aver parlato intorno al matrimonio di questa Prencipessa, 
già che l'occassione vi ha dato motivo, continuerò a render conto 
delle massime della Corte di Vienna in riguardo agl'altri Prencipi.</p>
<p>Come però l'altra Potenza ch' ha congionte l'armi sue 
nell'ultima guerra contro Cesare, è stata il Duca di Savoja, così 
è questo nicchio accennato quanto ho potuto scuoprire intorno a 
questo proposito.</p>
<p>Credo dunque di non ingannarmi asserendo, che grandissima è 
l'alienazione di tutto il Ministero contro quel Sovrano, poichè si 
conosce con l'esperienze, che perseverando in esso le massime 
paterne, e scordatosi affatto, che doveva singolarmente all'Alleanza 
stabilita nel 1703 con l'Imperatore Leopoldo il 
considerabile augumento del suo dominio, egli in sostanza senza 
ponersi in pena di osservare alcuna legge non pensa che a promovere 
per tutte le vie il suo interesse.</p>
<p>L'essersi poi preso a nome del suo Ministro l'investitura nel 
momento, che non solo machinava di muover l'armi, ma che aveva già 
stabilita una lega per poterlo eseguire , è stato un passo così 
avanzato e così lontano da quelle onestà, con che pare che li 
Prencipi abbino a regolarsi, che questo ha dato motivo in aggiunta a 
tante cose precedenti, che se ne concepisca una pessima opinione, e 
che si comprenda, che non vi è addito di far alcun fondamento sopra 
la di lui amicizia. Egli però con difficoltà potrà nuovamente 
rimettersi in una sincera corrispondenza con Cesare, e le di lui 
direzioni saranno sempre osservate con gelosia, supponendosi ch' 
esso niente curando i più sacri impegni, miri unicamente a 
constituirsi più potente, e che perciò coglierà tutte 
l'opportunità onde rendersi Padrone del rimanente dello Stato di 
Milano, del quale fortunatamente ne possede in ora una così 
considerabile parte.</p>
<p>Che tali siano li sentimenti verso questo Prencipe, non ha saputo 
trattenersi d'esprimerlo l'istesso Cancelliere di Corte, con tutto 
che egli sij Ministro di consumata esperienza, e per ciò assuefatto 
a usare all'occassioni anco più difficili una prudente 
dissimulazione.</p>
<p>Avendo un certo Signor Nainis stato già tempo Agente in Vienna del 
Duca partecipata la vicina comparsa dell'Inviato Conte Canale, col 
soggiungere lusingarsi il Duca, che Cesare vorebbe scordare le cose 
passate, e rimettere una perfetta corrispondenza, rispose che Sua 
Maestà dal suo canto non mancherebbe conforme al suo costurne 
d'osservar i trattati, ma che non era poi così facile, che potesse 
perdere la memoria dell'accaduto.</p>
<p>Con altro concetto indicante un'apperta aversione contro questo 
Prencipe, uscì ragionando meco in familiare discorso il Conte 
Staremberg, Ministro pure della conferenza, soggetto 
riputatissimo e per l'ettà sua, e per il suo credito, e per il 
favore, che gode appresso il Monarca, che ha in lui un'intiera 
confidenza. Egli parlando del Duca, già disse produrre la Casa di 
Savoja da due secoli in qua all'in circa Prencipi d'indole così 
inquieta e per nature talmente inclinati a mancar di fede, che per 
il bene dell'Europa converebbe, che tutti gl'altri si congiongessero 
assiente per privarla de' Stati che possedeva, riducendola in 
positura di non poter più nuocere a chi si sia.</p>
<p>Le discrepanze per altro, che alla mia partenza restavano indecise 
consistevano sopra il possesso di Saraval, preteso dal Duca, come 
dippendente dal Tortonese, e sopra alcuni altri Feudi compresi 
secondo l'oppinione sua in quelli delle Langhe.</p>
<p>Anche in questo proposito la Corte di Vienna nel stabilire i 
Preliminari, non avendo avute presenti alla memoria l'informazioni 
ricevute intorno a' medesimi, ha senz' altro promesso di ceder le 
Langhe in conformità della nota presentata nel 1732 
dal Commendatore Solari, e nella stessa veramente vi sono li Feudi, 
sopra quali cade in presente questione.</p>
<p>Essendo però il maneggio nelle mani della Francia può credersi 
sarà presto ridotto a termine, e che sarà per accedere al trattato 
anco senza la Spagna, quando questa perseveri nella sua ripugnanza.</p>
<p>Non può per altro negarsi, che non ostante che la Francia abbia 
segnata la prima convenzione, senza previa cognizione di questo 
Prencipe non abbi però avuto grande studio di procurare al medesimo 
condizioni molto vantaggiose et onorifiche. Tali senza dubbio devono 
qualificarsi così quella della scielta delle due Provincie tra le 
tre nominate, l'altra molto importante di poter a suo beneplacito
fortificare ne' Paesi cedutigli quelle piazze che più giudicasse a 
proposito per sua diffesa.
Considerabilmente poi è raffredata la buona intelligenza, che in 
passato era con le Potenze marritime, l'esser state queste otiose
spettatrici delle disaventure accadute, e l'aver costantemente 
recreduto d'entrar a parte della grande querella, sono motivi, per i 
quali Cesare si proffessò poco contento delle direzioni di questi 
Prencipi, e per locche è in gran parte scemata l'antica confidenza.</p>
<p>Si prettendeva dall'Imperatore, che in vigore de' trattati, e 
singolarmente di quello d'Utrecht, con cui l'Inghilterra e l'Olanda 
s'erano constituite garanti de' Stati posseduti in Italia, fossero 
obligate a prestar aiuti valevoli a divertire la loro 
invasione, ma quei Prencipi fermi nel sostenere, ch' essendo occorse 
tutte l'alterazioni, a causa d'un motivo forastiero, quall' era 
quello dell'impegno preso spontaneamente e senz' alcuna loro 
conoscenza negl'affari di Polonia a favore del Sassone, non volero 
giammai uscire dai termini de' buoni ufficij.
Questi però per niente riuscirono graditi, e sempre s'insistè, 
acciò depponendo la figura de' mediatori prendessero l'altra, che 
si credeva più conveniente di Alleati. Per ciò da' Cesarei non 
furono secondati i progetti da loro esibiti di repacificazione, et 
anzi con molta sodisfazione s'è abbracciato l'occasione 
somministrata da' Francesi d'escludere le due Potenze da' maneggi di 
pace.
In fatti è fuor di dubbio, che non fattosi alcun caso delle 
proposizioni da loro avvanzate per li Preliminari, furono poi questi 
maneggiati, e conchiusi senza loro precedente partecipazione, e con 
condizioni molto diverse da quelle prodotte da loro, così 
stessamente il rimanente delle negoziazioni fù stabilito senza la 
benchè minima loro ingerenza, il che a quei Prencipi è riuscito 
estremamente acerbo.
Averebbero almeno desiderato quelle Potenze, che per dar intiero 
compimento alla grande facenda, fosse stato convocato un congresso, 
e che ad esse fosse conferito se non altro l'apparente onore della 
mediazione. Ma concorde in ciò fù la massima e l'interesse del 
Cristianissimo e di Cesare d'evitarne l'unione, mentre con tutto che 
con uno de' Capitoli fosse già in chiari termini dichiarato, che 
nel medesimo non avessero ad intervenire, che li Prencipi 
interessati, e che non potessero esser poste a campo materie 
estrane, si temeva però, che aprendosi un Congresso si tentasse di 
farlo, il che non averebbe lasciato di promover disturbi, quali per 
aventura potevano esser animati da qualche Potenza, alla quale per i 
suoi fini giova fornir occasione a novità.
Sarebbe al certo stato probabile, che così l'Inghilterra come 
l'Olanda avessero in tal incontro validamente rinforzate le loro 
instanze, onde fosse annullato il quarto articolo della Pace di 
Risvich. Modificando questo in qualche parte i privileggi conseguiti 
ne' trattati precedenti da' Protestanti a favore della loro 
Religione, non vi è mezzo, che non adoperino por la sua abolizione, 
colta però l'opportunità delle circostanze avevano li medesimi 
estorte da Cesare nell'ultimo recente caso un positivo impegno 
in tale proposito. Promossa per tanto dalla Corte, ma solo per 
appagare l'apparenza la facenda all'occasione de' maneggi, avendo il 
Signor Dutheil prottestato, che ricercatosi dal Cristianissimo in 
all'ora in prezzo di tante restituzioni unicamente quell'articolo 
non permetterebbe, che fosse alterato, questo diede motivo 
all'Imperatore di lasciare come tramava la cosa giacente, essendo 
più indubitato, ed occultamente, Sua Maestà fomentò 
l'opposizioni, del che non lasciorono di avedersene li Prottestanti. </p>
<p>Per non negligere poi affatto le Potenze maritime, doppo aver già 
nel progresso loro, partecipato i preliminari si comunicò pur alle 
medesime l'intiero proietto del trattato, il che per manifestare 
tanto più l'intrinseca unione con la Francia si è eseguito da' 
reciprochi Ministri congiontamente.</p>
<p>Nel far questa partecipazione si spesero concetti tali, che 
indicorono in qualche maniera premura, che le due Potenze avessero a 
divenire partecipi del convenuto, ma la loro risposta mal corrispose 
il desiderio, e chiaramente fece comprendere il senso concepito per 
il metodo, con che gl'affari erano proceduti. Spesi dunqne 
sentimenti di ringratiamento per la comunicazione, dichiarorono, ch' 
intorno alla brama di sapere, se volevano prendere parte, et in qual 
maniera in questo trattato, come non trovavano nel proietto cosa 
alcuna riguardante li loro interessi, e come non erano informate, 
se, e sin' a qual grado gl'Alleati rispettivi delle Potenze 
contendenti possano esser disposti di accedere a qnesto trattato, 
così non potevano per adesso far altro, che di palesare la loro 
sodisfazione per un avvenimento sì desiderato, come era quello del 
quale veniva loro fatta la confidenza.</p>
<p>Sebbene questa risposta non dia argomento di lusinga siano le 
Potenze maritime per assumere certo tal qual impegno in quest' 
affare, pure dagl'Uomini più savij si crede, ch' al più tardi 
saranno rinovate l'insinuazioni, doppo che li Prencipi interessati 
averanno acceduto al trattato, al qual tempo appunto pare, che si 
siano risservate di spiegarsi più precisamente.</p>
<p>In fatti importando molto al Duca di Lorena la loro garantia, ha 
desiderato che tra gl'oblighi assunti della Francia, vi sia quello 
di haver a prendere tutte le misure più convenevoli, onde la 
Toscana venga garantita da quei Prencipi, che con precedenti 
trattati avevano contratto un simile impegno per la Lorena. Se 
poi siano le sopradette Potenze per costituirsi garanti di questa 
pace, ciò apparirà in progresso. In tanto è certo, che non vi è 
apparenza, che voglino più assumer a favore della Casa d'Austria un 
impegno simile contratto nel principio dei secolo per la successione 
della Spagna, quale riuscì loro così grave per gl'enormi 
dispendij, a' quali dovettero succombere.</p>
<p>Non militano più quelle ragioni, ch' in all'ora ne furono il vero 
motivo, et essendosi veduto con l'esperienza delle cose avvenute 
posteriormente ch' è vano temere, che le due Monarchie di Francia, 
e di Spagna operino con tanta congiunzione di massima, come se 
fossero una sola, conoscono, che non vi è ragione per aver ad 
implicarsi senz' alcun benefizio in imbarazzi di sì fatta natura. 
Singolarmente è verisimile, che ne saranno alieni gl'Ollandesi, i 
quali non sanno scordarsi, che l'Imperatore con la nota introduzione 
della Compagnia d'Ostenda, e con l'efficacissimo impegno palesato di 
sostenerla ha tentato d'inferire loro gravissimi pregiudizij. Hanno 
poi vive le piaghe de' debiti contratti nell'ultima guerra, ch' 
hanno poco meno che snervato la loro Republica.</p>
<p>Quando tratterò in seguito dell'argomento della corrente guerra 
con i Turchi, aggiongerò quello che farà conoscere, ed in fatti 
non sussiste più con le Potenze maritime la prima perfetta 
intelligenza.</p>
<p>Per quello sia alli Re di Svezia, Danimarca e Prussia, con ognuno 
de' medesimi corre buona amicizia non solo, ma in oltre vi sono 
trattati per corrisponsione occorendo di truppe, avendo di più li 
due ultimi promessa la garantia della Pragmatica Sanzione.</p>
<p>In riguardo all'universale de' Prencipi della Germania non mancando 
a Cesare mezzi per sparger sopra i medesimi beneficenze, grand' è 
l'arbitrio, ch' ha sopra i loro voti nella Dieta di Ratisbona, dove 
in sostanza quasi tutte le rissoluzioni succedono in conformità 
delle sue premure. Solo dal canto delli trè Elettori Palatino, 
Bavaro e di Colonia, sogliono in alcune delle più importanti 
occasioni mettersi a campo opposizioni, tra quali la più 
riguardevole, che manifesta il poco favorevole animo loro è stata 
quella della Pragmatica.</p>
<p>Verso la Corte di Roma, come esimia è la pietà del Monarca, così 
a tutto ciò concerne la religione vi dà Sua Maestà mano con tutto 
il fervore, provando un sincero rincrescimento di essere tal volta 
per indispensabili motivi politici obligato a procedere con 
qualche riguardo, onde non promovere occasioni dì dispiaccre 
a' Prottestanti, il numero de' quali è così riguardevole, e così 
potente nell'Imperio. Per quello poi riguarda gl'affari di Stato, 
questi non si lasciano di sostenner col maggiore impegno.</p>
<p>Inutili per tanto sono riuscite sin' ad ora l'efficacissime 
rimostranze tante volte replicate, onde far valere i pretesi titoli 
della Santa Sede sopra i Ducati di Parma e di Piacenza.</p>
<p>È noto, che sin da quando con la quadruplice Alleanza è stato 
disposto in mancanza della Linea mascolina di Parma di quei Stati in 
beneficio de' figli della Regina Elisabetta, il Pontefice Clemente 
Undecimo prottestò in forma solenne contra tale disposizione, 
proffessando, che in tal caso dovessero quei Feudi devolversi alla 
Chiesa. Tali protteste furono anche rinovate in varij tempi 
successivi nell'occasione di tutti li trattati posteriori, ne' quali 
si è fatta menzione di questa facenda, et è a cognizione di tutti 
li passi fatti specialmente doppo la morte dell'ultimo Duca, 
essendosi da per tutto affissi Cedoloni, onde palesar dissenso, e 
mantenere possibilmente le proffessate raggioni. Stessamente non si 
è ommessa veruna diligenza per procurare in tale proposito favore, 
et assistenza appresso il Cardinale di Fleury; tutto ciò però 
essendo stato vano, e conoscendo molto bene il Papa non esser 
possibile, che l'Imperatore gionga mai a grado di lasciargliene la 
proprietà, mentre veniva d'acquistarle il possesso in rissarcimento 
de' Stati perduti, usò tutta l'industria, onde indurlo a 
qualificarli per Feudi della Santa Sede, con riconoscere il suo 
diretto Dominio. Per conseguire questo concorso, è anche costante, 
che Sua Santità ha sino esibito d'accordare, ch' estinguendosi la 
linea mascolina dell'Imperatore avessero quei Ducati a correr il 
destino prescritto a favore delle figlie per il rimanente delli 
Stati coll' ordine della Pragmatica Sanzione.</p>
<p>Ma ben lungi che tutti questi tentativi abbiano partorito il minimo 
effetto, ch' anzi per dimostrare palesamente, che per niente si 
considerano le professate raggioni del Pontefice, e per farne 
perdere affatto la speranza, si è reso noto alla Dieta di 
Ratisbona, che con la pace si aveva ricuperato il dritto 
dell'Imperio sopra quei Ducati.</p>
<p>Vi è, anco un'idea d'incorporarli in quello di Milano, onde con 
ciò rimettere in qualche maniera le dolorose considerabili 
smembrazioni, a' quali si è dovuto per necessità acconsentire, ma 
ciò non era stato eseguito prima di mia partenza, con tutto 
che la superiore loro amministrazione, che dipende dal Consiglio 
d'Italia, il quale doppo all'ultime rivoluzioni è stato sostituito 
all'altro abolito di Spagna sia raccommandata unitamente al Ducato 
di Mantova, il Governatore di Milano.</p>
<p>Vedendo però il Papa inofficiosi tali suoi sperimenti, procurò in 
progresso per altra via d'ottennerne il possesso: valsosi per tanto 
delle presenti esigenze di Cesare, fece esibire dal Nonzio Passionei 
summa riguardevole di soldo, acciò quei Stati venissero rinunciati 
alla Santa Sede; ma non ostante l'urgenza del bisogno, che non può 
esser maggiore la proposta, non solo non fù ricevuta, ma ella si è 
intesa con irritamento, parendo oltre modo strano, che Sua Santità 
in vece di somministrare quei soccorsi, ch' erano dovuti alla 
qualità della congiuntura facesse uso di simile opportunità per 
privare l'Imperatore di quei Stati.</p>
<p>Se poi non vi è probabilità, che quei Ducati siano alienati a 
favore del Papa, tanto più è inverisimile, che come ne correvano 
le disseminazioni, questo possa succedere a beneficio della Spagna. 
Che lo abbia quella Corona a procurare, ciò può tenersi per 
indubitato, nè dovrà riuscir di meraviglia se ponerà in uso a 
quest' oggetto tutti i mezzi. Di tali idee n' è saggio non 
indifferente il conservare tuttavia il Rè Carlo con li titoli di 
Toscana, anco quelli di Parma, e di Piacenza, sopra di che s'è 
ommesso di prendere nel trattato alcun provedimento. Ma che poi 
Cesare mai possa rissolversi a simile passo, infinite sono le 
ragioni, che persuadono in contrario, facendolo si privarebbero li 
Cesarei della libera communicazione, che con questo mezzo si è tra 
il Milanese, e la Toscana, augumentarebbero la potenza d'un Prencipe 
così sospetto nella Provincia, e gli darebbero motivo di tenere 
nella medesima ancora maggior numero di truppe col pericolo di 
quelle fattali conseguenze, che ben si prevedono.</p>
<p>Coi Preliminari per altro Cesare à dato secondando i desiderij del 
Cardinal di Fleury un contrassegno del suo buon animo verso la Santa 
Seda, coll' aver acconsentito, che s'inserisca ne' medesimi un 
articolo, che dichiara, che non prettenderà giammai la 
desincamerazione di Castro, e di Ronchilgione; è noto senza che 
l'accenni, quali sono state le vicende di questa facenda riuscita ai 
tempi decorsi così strepitosa, e nella quale la Republica stessa 
prese tanta parte.</p>
<p>Il fatto pero è, che sebbene quei Fondi dippendevano 
antichamente da' Ducchi di Parma, pure non sono della stessa natura 
del rimanente de' loro Stati, e perciò la Chiesa non può 
prettendere come tali sopra di stessi dritto; non è per tanto fuor 
di proposito di temere, ch' un giorno la Spagna per le ragioni della 
Regina, ch' è l'ultima della Famiglia Farnese possa sopra di ciò 
promovere inquietudini.</p>
<p>Del resto il Papa con oggetto di stringere la più perfetta 
corrispondenza con Cesare procura d'allettarlo con quel mezzo, ch' 
appresso lui è cosi valido del Commercio. Di tratto in tratto ho 
anche umiliato sopra di questo particolare a publica cognizione i 
maneggi, e le proposizioni intavolate dall'Abbate Tosques. Sin' al 
momento di mia partenza la cosa rimaneva tuttavia senza certa tal 
qual conclusione, insistendo tra gl'altri punti la Corte di Roma 
singolarmente sopra quello, che li Cesarei dovessero far uso per i 
Stati di Lombardia de' soli sali di Cernia, sopra di che grandi 
erano le difficoltà, che s'incontravano.</p>
<p>Importerà però molto che Vostra Serenità resti informata di 
quanto anderà in progresso accadendo circa questo proietto di 
Comercio, il quale stabilindosi non può essere, che con pregiudicio 
di quello di questa piazza, e con maggior augumento di Trieste e 
d'Ancona. </p>
<p>Tutto il male deriva fattalmente della Bocca di Goro, e 
dall'essersi da qualche tempo in qua fatalmente per la qualità 
delle circostanze abbandonato ogni rifflesso sopra il Golfo.</p>
<p>Per quello sia alle massime, in che ho lasciato la Corte in 
riguardo a Vostra Serenità sarebbero state le migliori, che mai 
s'avessero potuto desiderare, se l'inopportuna sopravenenza della 
presenta guerra contro gl'Ottomani, della quale ragionerò in altro 
luogo, non avesse in qualche parte raffredate l'ottime disposizioni, 
che vi erano. A renderle tali, avevano mirabilmente contribuito 
l'ultime turbolenze insorte nella Provincia. </p>
<p>La fede religiosa, con che fù mantenuta la dichiarata neutralità, 
le tante agevolezze, e li tanti comodi ritratti con Publico consenso 
delli Stati Veneti, il non haver l'Eccellentissimo Senato per 
qualsisia molesta circostanza, in che s'è, trovato Cesare variato 
consiglio resistendo con costanza a tutti gl'invitti, hanno levato 
dall'animo de' Cesarei il sospetto prima concepito, che preseverando 
nelle massime de' Maggiori, non amasse la Republica la grandezza di 
Cesare nella Provincia, essendosi anzi generata opinione 
diversa, giudicandosi in presente che Vostre Eccellenze siano 
persuase, che giovi al loro interesse, che l'Imperatore sij potente 
nelle Provincia, onde poter occorrendo far fronte a quei tentativi, 
che potessero esser promossi dall'ambizione di qualch' altro 
Prencipe. In fatti prevale nel Ministero il sentimento, che la 
sicurezza, e la salute della medesima dipenda unicamente da questo, 
nè si tralasciò d'indicarmelo appertamente, quando lagnandomi 
della permanenza delle truppe sopra i territorij di Vostra Serenità 
ricercavo con efficazia, che ne restassero solevati.</p>
<p>Se non fossero per tanto così familiari, e così frequenti le 
contestazioni per i confini, nel che comprendo pure quelle ben 
fastidiose per il fiume Tartaro, che sono coltivate da chi meno lo 
doverebbe, rare sarebbero le occasioni di reciproche amarezze fra li 
due Principati; ma la lunga estesa, che per ogni lato circonda il 
Stato Veneto, et il genio non affatto tranquillo d'ambi li sudditi, 
produce necessariamente spesso disturbi, e tal volta di non poco 
momento. Le relazioni però, che per lo più provengono alterate da' 
Dicasterij, quali sono con vigore sostenute dagl'interessati, fanno 
che la Corte è prevenuta dalla falsa opinione, che i Veneti siano 
quelli, che tentino le novità, perciò difficilissimo riesce 
togliere quest' inganno, e non si dura poca fatica per ottennere, 
che sijno vietate l'operazioni di fatto, proffessandosi ch' 
altrimenti grandi sarebbero i loro pregiuditij. Mostra bensì Cesare 
di bramare, che vi sij posto compenso, e per questo ben sovente 
replica il bisogno di terminare in forma solida col mezzo de' 
Commissarii tali vertenze, al che pure l'Eccellentissimo Senato s'è 
in ogni incontro dichiarato pronto. Sono anche stati eletti più 
volte reciprocamente soggetti a quest' ufficio, ma poi per varie 
sopravenienze n'è stata sospesa la spedizione. E però molto 
probabile, che cessata la presente guerra e le correnti disgrazie 
del male contaggioso, abbia a procurarsi, che questo abbia a ridursi 
ad effetto, ma l'esempio dell'accaduto doppo il Congresso tenuto nel 
1710, per le differenze tra Folgoretani e Lastraroli, 
non lascia addito di lusinga che nè pur questo sij il mezzo 
addatato per metter in quiete questa facenda, potendosi temere, che 
se le decisioni saranno favorevoli a' sudditi di Vostre Eccellenze 
si recreda, come si fece in quei caso di rattificarle.</p>
<p>È poi universale l'oppinione, che all'Eccellentissimo Senato 
riesca sensibile qualunque augumento del commercio de' Littorali 
Austriaci, per questo si crede, che le Publiche applicazioni 
siano dirette per tutte le vie possibili ad impedirlo.</p>
<p>Appasionatissimo però il Monarca sopra di questo punto, egli 
continuamente medita alle maniere di megliorarlo. Qualunque persona 
perciò di qual condizione si sia, che si avisa di proponer projetti 
di tal natura viene ammessa a frequenti Audienze, e sono ordinati 
esami soltra tutte le proposizioni per quanto siano ideali. Sopra 
tutti gode favore per questo motivo apresso Sua Maesta il noto 
Cervella, ch' è pervenuto a quel grado, a cui al certo per la vile 
sua nascità non poteva sperare di giongere.</p>
<p>Egl' è quello, che somministra giornalmente nuovi argomenti di 
speranze. In ora anima singolarmente quelli che possono derivare dal 
stabilire una convenzione col Papa, e v'accoppia lusinghe de' 
maggiore vantaggi, che possono scaturire dall'attrovarsi Livorno in 
mano del Duca di Lorena, del resto la perdita delli Regni di Napoli 
e di Sicilia ha estremamente variate le misure, et al presente dalli 
riscontri, ch' ho potuto avere il Porto di Trieste non si trova in 
stato di floridezza.</p>
<p>Da molti anni in qua per altro la Provincia del Tirolo desidera di 
far con lo Stato di Vostra Serenità un nuovo trattato di Comercio, 
ricercando alterazione dell'antiche convenzioni fatte con 
l'Arciducali per la Stadella di Verona. Quest' è una materia 
incaminata da qualche tempo, e della quale ne furono promossi 
efficaci ragionamenti, versandovi però gravissimo Magistrato 
attualmente, io non m'internerò a parlarne, accennando solo, che li 
Tirolesi in proposito di Comercio, hanno massime diametralmente 
opposte a quelle de' Littorali Austriaci, e ch' il loro traffico non 
può migliorare senza pregiudizio di questi.</p>
<p>Il Prencipe poi in Italia, che da Cesare viene considerato con la 
più distinta partialità è il Duca di Modena. L'interesse 
manifestato sempre in auttentica forma dal deffonto, il quale per 
voler star attaccato alla Casa d'Austria, ha dovuto nell'ultime due 
guerre sofferire tanti danni, et andar esule da' suoi Stati, e la 
premura in ogni tempo palesata dall'Imperatrice Amalia tanta 
congionta di sangue con quella famiglia, sotto raggioni, per le 
quali si sono usati verso il Duca atti di molto aggradimento. </p>
<p>Tale può calcolarsi la gratiosa investitura della Contea di 
Novellara, et il promesso matrimonio per il Prencipe Ereditario 
dell'Erede del Prencipato di Massa. Con ciò però quel 
Prencipe viene a dilattare non poco il suo Stato. In gratia sua in 
oltre si è ommesso di risservare nell'ultimo trattato, come si era 
pratticato in quello di Baden, l'esame sopra il Ducato della 
Mirandola delle raggioni dei Duca, che n'era il possessore.</p>
<p>Il suo matrimonio con la Prencipessa d'Orleans è stato, causa, che 
anche la Francia vi concorra di buon animo. Per sola formalità 
bensì si è convenuto, che sarebbe resa giustizia alla Casa di 
Guastalla, intorno alle pretensioni, che proffessa dì aver sopra il 
Ducato di Mantova, al che per altro non è giammai sperabile, che 
l'Imperatore sia per rissolversi, che solo quando vi venisse a 
forza, e per una indispensabile necessità astretto.</p>
<p>Mi sono risservato a rifferire in questa seconda parte 
dell'imperfetta mia relazione, quanto attiene alla Moscovia per 
aggiongere ciò, che concerne l'intrapresa guerra contro il Turco, e 
quello è andato accadendo sin' al tempo della mia partenza, così 
in riguardo alle negoziazioni corse in questa grave facenda, come in 
riguardo al maneggio dell'armi, e se anche questa estesa riuscirà 
alquanto prolissa Vostra Serenità vorrà condonarlo, amando meglio 
d'incorrere nella nota di noioso, che di ommettere le individuali 
circostanze d'un gravissimo negozio, nel quale l'Eccellentissimo 
Senato ha sì grande correlatione, tanto per gl'inviti ricevuti, 
quanto per le conseguenze dell'avvenire, importando estremamente, 
secondo pare alla mia debolezza al suo riverito interesse di avere 
sotto l'occhio le più distinte circostanze delle dirrettioni, e 
massime della Corte di Vienna sopra questo così riguardevole 
argomento.</p>
<p>Essendo dunque in Cesare la passione predominante, come ho 
diffusamente esposto di sopra il punto della Pragmatica Sanzione, ha 
giudicato di non poter preparare, alla medesima un Presidio più 
valido, che quello d'una Potenza così riguardevole com' è la 
Moscovia, per tanto questo è stato il motivo principale, per cui ha 
pensato di collegarsi nell'anno 1726 con la Czarina, 
essendosi valso per conseguir il suo fine del mezzo del Conte di 
Biron in presente Duca di Curlandia, persona molto auttorevole 
appresso quella Sovrana, e dell'opera del Conte d'Osterman soggetto 
oriondo di Germania, e che gode appresso la medesima favore 
distintissimo. </p>
<p>Con questo trattato si è stabilito una costante, mutua e 
perpetua amicizia tra li due Imperij con la reciproca garantia de' 
Stati posseduti in Europa, e con debito all'uno d'accorrere alla 
diffesa dell'altro, quando fosse per qualsisia causa attaccato 
ostilmente da chi si sia; fù per tanto convenuto di prestare 
scambievolmente occorendo un soccorso di 30.000 mila Uomini è di 
dovere, se lo richiedesse la necessità, doppo riusciti inutili 
gl'ufficij, dichiarare la guerra all'agressore con impegno di non 
far pace senza il conseguito risarcimento dei suo Alleato per li 
danni sofferti, e senza un intiero consenso della Parte contraente.</p>
<p>Ad oggetto poi di rendere tanto maggiormente indissolubile questa 
convenzione, come Cesare era acceduto alli due trattati stabiliti 
dalla Russia con la Svezia, e con la Danimarca, così la Czarina si 
dichiarò compartecipe della pace da lui conclusa con la Spagna.</p>
<p>Quest' è la sostanza di questa famosa Alleanza, dalla quale 
dippende l'impegno preso da Cesare nella guerra, che tuttavia 
continua contro la Potenza Ottomana.</p>
<p>Grandi però et in fatti considerabili erano le molestie et i danni 
rissentiti dalla Russia, doppo col trattato del Prut tanto onorifico 
per li Turchi, quanto vergognoso per li Russi la piazza d'Asoff si 
trovava in mano de' Musulmani, e per molti anni la Moscovia aveva di 
tratto in tratto avvanzate fortissime querelle ricercando 
rissarcimento per il passato e riparo per l'avvenire con prottestare 
di non poter in caso diverso soffrire più lungamente simili 
aggravij, ma non ostante a tali rimostranze validamente appogiate 
da' Ministri delle Potenze maritime state Mediatrici della Pace, e 
dal Cesareo, che metteva in vista gl'impegni dell'Aleanza del suo 
Padrone, la Porta procedendo con continue tergiversazioni, et ora 
negando i Succesi, et ora proffessando di non dover esser 
responsabile delle direzioni de' Tartari, Nazione inquieta et 
intolerante di subordinazione, non solo non si rissolse mai di 
togliere i motivi delle displicenze, m'anzi prestò sempre se bene 
per lo più con vie indirette aiuto ai perturbatori della quiete, 
procurando sotto mano di coltivar i loro trappassi.</p>
<p>Conosciutosi perciò da' Russi non esser sperabile di conseguire 
per la via del maneggio raggione, e non potendo ormai più tollerare 
tant' oltraggi, presero la rissoluzione di vendicarsene col muovere 
l'armi, e per farlo con maggior confidenza di buon esito colsero 
l'opportunità dell'impegno della Porta contro i Persiani 
avendo con Tamas Kulican fatta convenzione di non concludere 
giammai pace che unitamente.</p>
<p>Tutto questo di tratto in tratto fù dalla Czarina con fede 
partecipato alla Corte Cesarea con mostrare confidenza di vedere in 
tal caso adempiti li contratti impegni. Cesare però nel tempo 
stesso ch' assicurava della sua costanza nel mantenerli continuò a 
dissuadere quanto mai seppe la mossa dell'armi, rifflettendo a' 
pericoli, a quali si poteva andar incontro, e considerando quanto 
incerto fosse il fondamento da farsi sopra le promesse de' Persiani, 
non lasciò stessamente di poner in vista, ch' una simile mossa di 
guerra potrebbe esser causa, che fosse differita l'esecuzione de' 
Preliminari, mentre si cercarebbe di cogliere vantaggi da tale 
opportunità, ma se il riguardo della guerra, in cui l'Imperatore 
era implicato, potè persuadere la Czarina a dilazionare sino alla 
loro signatura, non fù poi possibile di trattenerla doppo firmati 
d'avvantaggio.</p>
<p>All'improviso per tanto fece entrare il suo esercito nello Stato 
Ottomano, e con tutto che nell'atto d'eseguirla rese la rissoluzione 
nota a Cesare, ella non ostante non lasciò di sorprendere, e di 
dispiacere, essendosi da quel primo momento conosciuto non possibile 
di poter evitare un nuovo impegno.</p>
<p>In fatti prontamente fù chiamato Cesare all'adempimento de' suoi 
impegni, instandosi con efficacia, perchè in vigore de' medesimi 
fossero non solo avvanzati alla Porta ufficij valevoli a dar le 
necessarie sodisfazioni, ma perchè in oltre fosse prottestata in 
termini chiari la necessità di dover altrimenti unir l'armi proprie 
alle Russiane, sollecitando nello stesso tempo, che si andassero 
facendo i convenienti preparativi per esser in positura di muover 
occorrendo la guerra.</p>
<p>Ponderatasi la gravissima materia in varie serie sessioni per 
esaminare se questo veramente fosse il caso foederis, fù non senza 
però grande dibattimento qualificato per tale, riputandosi per vera 
infrazione di pace dal canto di Turchi, non tanto le pratticate 
incursioni de' Tartari, quanto l'ingresso d'un armata intiera, che 
aveva transitato per li Stati della Russia contro la volontà della 
medesima.</p>
<p>Voto dunque della Conferenza fù di avvanzar prima ufficij, e di 
far il possibile per promovere il componimento, per indi dovere 
quando riuscisse vana l'interposizione, prendere quelle ulteriori 
determinazioni, che fossero ricorcate dalla qualità degl'impegni.</p>
<p>Fù per tanto senza fraposizione di tempo ordinato al 
Ressidente Talman di giustificar in ampia forma la direzione de' 
Russi, e di dimostrare la necessità d'accordare sodisfazioni, onde 
levar a Cesare l'occasione d'avere ad alterare la quiete. Con queste 
dichiarazioni si credette di sodisfare non solo al proprio debito 
verso la Czarina, ma si giudicò in oltre, che questo fosse il vero 
mezzo per indurre li Turchi alla repacificazione. A quest' ufficij 
poi andorono accopiate disposizioni opportune, mentre si stabilì di 
formare senza rittardo un accampamento di 40 mila Uomini 
nell'Ungheria, richiamate per questo oggetto truppe dall'Italia.</p>
<p>Non tardò in questo frattempo la Russia di publicare con un 
manifesto le proprie raggioni; col medesimo cercò con molto studio 
di far apparire la premura avuta di mantenere la pace a fronte delle 
notabilissime infrattioni pratticate dopo il trattato del Prut, 
essersi neglette le tante rimostranze avvanzate, aver la Porta presa 
parte contro il tenore de' trattati negl'affari di Persia con 
occupazione di piazze, et in particolare di Ardevit, che serviva di 
barriera alle tre Potenze, e ciò in tempo, che la Russia con 
oggetto di toglier qualunque sospetto d'idea di dilattazione di 
dominio nella Giorgia aveva restituite a Persiani molte città alle 
sponde del Caspio di antico loro dominio, inserendovi pure la 
condizione, ch' avessero a rimaner sempre in loro potestà, e che 
all'occasione di trattato di pace con la Porta, la Moscovia dovesse 
esservi compresa, come amica commune, ch' introdottosi quest' 
articolo da' Persiani nelle loro negoziazioni la medesima prottestò 
di non volervi in alcuna maniera acconsentire, mentre considerava la 
Russia, come una Potenza neinica, contro la quale aveva determinato 
di muover la guerra; che dunque essendo le rimostranze, e le 
proteste riuscite senza effetto, li danni non risarciti, nè fatto 
alcun provedimento per ripararli, vedendo il farsi in tutte le 
Provincie grandissimi apparati, ed il Kam di Posto Fisso alle 
frontiere, aveva per tutti questi motivi trovato indispensabile di 
sfodrare l'armi col solo oggetto di procurare una sodisfazione 
proportionata a tante violenze, e perdite, e di ristabilire la pace 
con condizioni capaci di garantire nel modo più solido la 
sicurezza, de' Stati, e de' sudditi; che se però la Porta fosse 
nella medesima disposizione di quiete, la Russia era pronta di 
darvi la mano con spedire suoi Plenipotentiarij a confini.</p>
<p>Esseguì il Talman in tanto in Costantipopoli le sue commissioni, 
ma lo fece nel principio con maggior vivacità di quello si averebbe 
desiderato, mentre non solo sostenne con efficacia la giustizia 
dell'armi Russe, ma tra le lamentazioni v'inorpellò anche motivi di 
disgusti dal canto della sua Corte per varie pretese violazioni 
doppo il trattalo di Passarovitz, contegno, che non piacque, e che 
si ordinò di modificare, prescrivendosi egli di mettere bensì in 
vista le convenienze de' Russi, e gl'oblighi della Legga, ma di 
astenersì da tutto quello potesse promovere irritamento, studiando 
d'indurre i Turchi ad una pronta repacificazione.</p>
<p>Questi anche al primo avviso dell'infrattione della pace usando un 
estremo artificio, parlorono col Ministro Cesareo con insolita 
docilità, mostrando premura d'un sollecito accomodamento e bramando 
che per pervenirvi con prontezza a fine così Cesare come le Potenze 
maritime s'interponessero per promoverlo.</p>
<p>L'aver però i Turchi palesato in all'ora un sì grande desiderio 
alla pace, fece supponere tanto a Cesarei, quanto a Moscoviti, ch' 
abbattuto l'Imperio Ottomano per le gravi perdite sofferte nella 
guerra di Persia, non essendo in positura di sostenerne altra, 
fossero accommodandosi alla congiuntura per accordare le ricereate 
sodisfazioni.</p>
<p>Tale opinione per tanto di debolezza non solo contribuì a 
fomentare le lusinghe concepite da' Russi, ma fù in oltre cagione 
ch' alquanti tra Cesarei non avessero un crescimento, che le cose 
s'andassero implicando nella lusinga di poter con questa occasione 
cogliere proffitto, e rimettere in qualche parte le perdite 
ultimamente sofferte.</p>
<p>A questo sentimento anche sin dal principio propendeva nell'animo 
suo il Monarca, il quale per lunga serie d'anni assuefatto a non 
interrotte felicità, et a dar, in certo modo agl'altri la legge, 
non poteva con tranquillità tolerare un sì grande cambiamento e 
bramava in conseguenza opportunità per ricuperare la primiera 
riputazione; ma pensavano ben diversamente quasi tutti li Ministri 
della Conferenza, a' quali faceva orrore il solo dubbio, ch' avesse 
ad intraprendersi una nuova guerra, quando vi era una reale inopia 
di mezzi, e quando la costituzione dell'armata era così infelice, 
che non vi era addito di poterla rimettere nel necessario vigore.</p>
<p>Faceva in oltre grandissima impressione negl'animi il sapersi 
la pessima costituzione delle fortiticazioni delle piazze 
d'Ungheria, e singolarmente di Belgrado, il quale nonostante 
l'impiego di summe molto riguardevoli de' sussidij somministrati a 
quest' oggetto dal Pontefice, non era in positura d'incontrare 
occorrendo il cimento d'una diffesa.</p>
<p>L'universale poi, della nazione non era persuaso che questa fosse 
l'occasione di poter infrangere la tregua con la Porta, e perciò 
venivane senz' alcun riguardo fatti pronostici d'infelici successi.</p>
<p>In tanto versando la grande facenda tra queste ambiguità, fecero i 
Russi non considerabili progressi nella Crimea con l'acquisto, e la 
distruzione di Precop, et in seguito con l'occupazione d'Assoff.</p>
<p>Questi avvenimenti però produssero pessimi effetti, mentre da un 
canto resero più fastosi li Russi, i quali allettati dalla 
felicità di tali progressi, presero da ciò argomento di sperare 
nuovi vantaggi, e dall'altro accrebbero l'irritamento della Porta, 
che conobbe non esservi altra maniera por riparare le sue perdite, 
che di sostennere con impegno la dovuta restituzione del perduto, e 
di procurare di vendicarsi con l'armi.</p>
<p>Preseverando però Cesare nella brama della quiete, conferì al 
Ressidente Talman il grado d'Ambasciatore Estraordinario, espediente 
preso per togliere quei ostacoli, che fece il medesimo supponere 
poter insorger nella negoziazione con gl'Ambasciatori d'Inghilterra, 
e d'Olanda.</p>
<p>Gli fù però prescritto di non sfodrare il nuovo carattere, se non 
nel caso di aver unitamente ad entrare nella discussione della 
grande materia, ma impatiente egli di rivestire un grado così 
decoroso, e di tanto utile, non tardò a manifestarsi per tale.</p>
<p>Anche i Turchi intanto con una specie di manifesto resero nota 
tutti i Prencipi la grave sopravenienza, addossando a' Russi la 
causa dell'ingiusta perturbazione della quiete. In quello diretto al 
Pressidente di guerra Cesareo accennorono particolarinente che 
l'operatosi da' Tartari non era un motivo sufficiente per muover 
l'armi, proffessando, che se si fosse proceduto per via amicabile, 
la Porta averebbe dato le convenienti sodisfazioni, fecero grandi 
lamentazioni per essersi principiate le ostilità senza previa 
intimazione di guerra, e si espressero, che con tutto questo 
erano disposti a rimettere la tranquillità, esser però ugualmente 
parati a stabilire la pace, che a sostennere la guerra, e che ciò 
dippendeva dalle misure, che fossero per prendere i Russi.</p>
<p>Se pressanti poi furono le commissioni rilasciate al Talman, 
perchè studiasse di persuadere a' Turchi di dar pronto termine alla 
molesta vertenza, niente meno efficaci furono gl'incarichi al Conte 
d'Olstein a Peterbourg, onde insinuasse sentimenti di quiete alla 
Czarina. Per indurla ad assentirvi se gli fece considevare, che la 
dilazione de' Stati anzi ch' esserle di vantaggio, poteva 
ridondargli di danno, esser giusto prettendere l'abolizione della 
pace del Prut, e voler mantenere il possesso d'Asoff; con che veniva 
formato un argine alle incursioni de' Tartari, ma non tornar a conto 
d'estender acquisti nella Crimea, che non potevano sostenersi, e che 
sarebbero una continua semente di dissidij.</p>
<p>Si riflettesse a' casi passati, ne' quali per aver voluto 
prosseguire con troppo impegno la guerra, erano occorse le note 
sciagure, niente esservi di più agevole, che Persiani convenissero 
separatamente, non esser pur inverisimile, che la Svezia, quale 
poteva aver secreti fomenti da qualche Potenza poco partiale 
(alludendo alla Francia per la parte presa negl'affari di Polonia), 
fosse prevalendosi dalle opportunità per procurare di rimettere le 
perdite in altri tempi sofferte.</p>
<p>Con questi et altri argomenti si studiò di espugnare l'animo di 
quella Principessa, ma essa si mostrò bensì con le parole 
inclinata alle pace, ma in fatti apparve manifestamente avere 
intenzione di continuare la guerra, e non cessò per tanto di 
stimolare, onde questa s'intraprendesse anco dal canto di Cesare 
senza lasciarsi tenere a bada dagl'Ottomani, i quali simulatamente 
spendevano sentimenti pacifici per adormentare.</p>
<p>Stando le cose in questa positura, la grande materia fù di nuovo 
aggitata molto efficacemente in Vienna, e con varietà di consigli. 
Chi voleva allontanato il caso della guerra, riffletteva non ancora 
stabilita la pace; esser i Spagnuoli tuttavia in Toscana, cercando 
prettesti per non uscirne, cosa suceederebbe se l'Imperatore fosse 
implicato in un nuovo impegno. Non esser nè pur evacuate le 
differenze con la Savoja, esser indubitato, che quel Prencipe 
annellava opportunità per invader il rimanente del Milanese, 
exister per anco truppe Francesi nella Provincia, e non ostante le 
dichiarazioni di quella Corona, sapersi, che per l'antica sempre 
coltivata l'amicizia questa facenda non gli riuscirebbe 
indifferente, e non esser fuor di proposito, che sotto mano 
suscitasse qualche altra Potenza per promovere una diversione. Esser 
noto quanto operò Lodovico XIV, il quale senza causa attaccò 
l'Imperatore Leopoldo, onde non potesse prosseguir i progressi 
contro gl'Ottomani. Esser a cognizione di tutti, e recente la 
direzione tenuta da' Spagnuoli nell'ultima guerra, che furono 
cagione, che si dovette arenare il corso delle vittorie, e
precipitare la conclusione della pace; ch' entrando in guerra non
v'era chi potesse pronosticare, quale avesse ad esser il termine 
della medesima, quali gl'avenimenti; la Potenza Ottomana per quanto 
fosse abbattuta per il lungo impegno con la Persia, pur esser sempre 
formidabile, et aver mezzi per sostenere il nuovo cimento. Esser 
vicino l'arrivo in Costantinopoli di un Ambasciatore Persiano, 
probabilissimo, che quei affari si componessero, non ostante le 
asseveranze del Sach Mudir di non far la pace separata; che sciolti 
li Turchi da quella guerra potrebbero all'ora far uso di tutte le 
loro forze; che se anco l'esito nel presente incontro fosse 
fortunato, e fossero astretti i Turchi di sottoscriver ad una pace, 
radicata restarebbe senza dubbio nel loro animo la memoria del 
successo, procurandone all'opportunità la vendetta, e che 
trovandosi Cesare implicato in altri impegni, non poteva sapersi sin 
dove potessero giongere le perdite. Doversi per tanto bensì far 
tutte le dimostrazioni per far credere a' Russi, che volevansi 
adempire gl'oblighi della Lega, e per far supponere agl'Ottomani, 
che non convenendo si sfodrerebbero l'armi, ma che in fatti non 
doveva prendersi questa rissoluzione, se non in caso di estrema 
necessità.</p>
<p>All'incontro chi aveva l'animo inclinato all'armi esagerava 
l'opportunità, che mai più si presentarebbe simile occasione.</p>
<p>Esser la Porta da più anni impegnata nella guerra di Persia, 
riuscita tanto grave, e tanto incommoda. Esser vano temerne un 
vicino componimento, sì per i vincoli d'alleanza, v'erano tra le 
due Monarchie, come perchè l'interesse particolare di Culican non 
accordava, che potese pensare alla repacificazione, non potersi 
abbandonare li Russi senza mancamento di fede, esser quella 
un'alleanza troppo utile, per non averla a coltivare col 
maggior studio per i vantaggi, che potevano sperarsene.</p>
<p>Averne dati reali contrasegni con la spedizione del ricercato 
soccorso al Reno, et esservi tutto il fondamento per confidare in 
ogn' incontro un uguale corrispondenza. Dover premere assai far 
apparire appresso Turchi questa unione di consigli e di massime, 
poichè questo servirebbe di gran freno per impedire l'esecuzione 
delle lore prave idee.</p>
<p>Esser probabile non solo, ma quasi sicuro, che se Turchi vedessero, 
che non sussisteva più questa perfetta intelligenza tra li due 
Imperij farebbero uso delle congionture per riparare le passate 
perdite, il che stava loro tanto a cuore, che sebbene in presente 
usavano dissimulazione in riguardo al corpo di truppe Cesaree posto 
alle frontiere, pur in progresso non mancarebbero di palesarne il 
loro rissentimento, mentre tale direzione impediva, che potessero 
far uso di tutte le loro forze, essendo costretti di tener a quella 
parte un corpo d'osservazione, ch' il modo però, che si teneva, 
dispiaceva a' Turchi, e non sodisfaceva a' Russi. Esservi facilità 
d'acquisti, la guerra non poter esser lunga, mentre Turchi sarebbero 
obligati di segnare prontamente la pace. Quella d'Ungheria non esser 
di lunga mano dispendiosa come quella d'Italia, potersi sostennere 
con poco incomodo, e questo compensato con gl'acquisti. Esservi in 
oltre il pericolo, non entrando Cesare a parte della querella, ch' i 
Russi divenissero Padroni di Provincie confinanti a' Paesi soggetti 
all'Imperatore, le quali essendo della stessa Religione, questa 
maggiore loro potenza, e questa vicinanza potrebbe un giorno esser 
argomento di non indifferente gelosia.</p>
<p>Sempre più però l'Imperatore inclinava ad intraprendere la 
guerra, al che vi era stimolato dal Secretario di Stato Partestein, 
e dal Prencipe d'Ilbersausen, il quale salito tutto ad un tempo in 
grado di molte favore appresso il Monarca faceva confidare vantaggi 
molto considerabili, e se bene egli fosse un soggetto di poca per 
non dir di niuna esperienza, non avendo militato, che nell'ultima 
guerra d'Italia, e nel solo posto di Capitano, nella quale per altro 
diede saggi di valore pure per la sua attività accompagnata da 
grande  vivacità era arrivato in stato, che negligendosi in 
certo modo il Pressidente di guerra Conte di Konisegh passavano per 
le sue mani le cose più importanti.</p>
<p>La facenda passò anche tanto avanti, che fù non senza fondamento
il dubbio, che potessero in quel steso inverno prendersi quarti 
nello Stato Ottomano, ma soprevenuto nel mezzo a queste perplessità 
l'improviso, e molesto aviso della conclusa pace con la Persia,
si lasciarono da parte simili pensieri, et all'ora quelli, ch' erano
stati alieni dalla guerra confermandosi sempre più nello stesso 
sentimento, averebbero desiderato, che non si avesse con tanta 
prontezza dichiarato, che fosse questo effettivamente il caso 
foederis. Si rinforzorono però l'insinuazioni appresso la Czarina 
eccitandola a dar mano a tutto ciò, che potesse promovere il gran 
bene della pace, sempre però uguale quella Sovrana nel suo contegno 
si mostrò bensì pronta di acconsentirvi nelle misure iudicate nel 
suo manifesto, ma intorno alle pretese sodisfazioni continuò a 
contenersi in termini universali, insistendo poi, perchè con la 
mossa dell'armi restassero adempiti gl'impegni della Lega.</p>
<p>In tali anfransi (sic) gionse una lettera dei Primo Visir al 
Pressidente di guerra concepita con pienissimi sentimenti verso 
l'Imperatore, esaltando la fede usata, prottestando di voler 
conservare una pace costante non solo con esso, ma con tutti 
gl'altri Prencipi confinanti.</p>
<p>Grandi poi furono l'esagerazioni contro li Moscoviti sì per la 
guerra intrapresa, come per non esservi spediti alle frontiere li 
Plenipotentiarij conforme all'impegno preso nella lettera del Conte 
d'Ostermann; esser non ostante la Porta inclinata a ristabilire la 
pace, quando fosse onesta; con sodisfazione vedere, che Cesare 
s'interponeva per promoverla; non dover in fatti gl'Ottomani esser i 
primi ad avanzare proposizioni, essendo questo ufficio de' Russi 
violatori della Pace; che tuttavia essendosi l'Ostermann spiegato 
esser necessarie sodisfazioni per il passato, e sicurezza per 
l'avvenire; egli considerava, che li Russi avevano abbondantemente 
ottenuto il primo punto con li considerabili danni inferiti a' 
Tartari, e con la devastazione della Crimea, e che per l'avvenire la 
sicurezza doveva conforme all'universale costume consistere 
nella fede de' trattati.
Questo foglio del Primo Visir si lasciò senza risposta qualche 
tempo, impiegatosi questo sì nell'insinuare a' Russi moderazione di 
consigli, come nell'assicurarsi, che non componendosi la vertenza 
non sarebbero essi per rivogliere tutte le loro forze contro la 
Crimea, poichè in tal modo lasciandone i Turchi la diffesa a' 
Tartari, l'impeto intiero della guerra si sarebbe convertito contro 
li Stati Cesarei.
Havutesi però le più piene asseveranze in questo proposito, e non 
essendo per altro stato possibile di ritraere dalla Czarina altre 
dichiarazioni, che quelle già palesate in termini universali, fù 
formata finalmente dal Presidente di Guerra la risposta; con questa 
dichiarò il rincrescimento di Cesare per la molesta sopravenienza, 
il suo vivissimo desiderio di rinvenire temperamenti, la 
disposizione d'interponere ufficij per promovere la quiete, la 
propensione di prolungare il termine della pace, come appunto già 
tempo la Porta mostrò di bramare, ma ch' acciò questo succedesse, 
era necessario dar le convenienti sodisfazioni alla Moscovia, la 
quale non aveva altrimenti violata la prima la pace, essendo anzi 
costante, ch' era stata aggradita, del che oltre all'evidenza del 
fatto ne faceva un'incontrastabile prova l'intercetta Plenipotenza, 
che del resto prosseguendo la rottura, Cesare si trovava con i 
vincoli della tante volte palesata alleanza in necessità di 
prendere misure corrispondenti alla medesima.
Ad oggetto poi di giustificare la sua direzione, e di preparare 
gl'animi a tutto quello potesse succedere in progresso, giudicò 
opportuno la Corte di comunicare la positura di questo fastidioso 
affare a' principali Prencipi dell'Europa, tra quali fù compresa la 
Francia, con studio di palesare con ciò la sincera riconciliazione, 
et a motivo di manifestare la Cesarea moderatione, la quale non 
lasciandosi invaghire dall'opportunità dell' occasione pensava 
unicamente a rimettere la quiete.
In quell'incontro alla partecipazione avvanzata a Vostra Serenità 
furono aggionti rifflessi, et eccitamenti tendenti ad insinuare la 
convenienza di prendere occorrendo eguali misure, et i Ministri 
introducendo meco frequenti ragionamenti si spiegorono non entrar 
essi ad esaminar quali, e sin dove si estendessero gl'impegni della 
Republica, ma esser al certo del suo interesse di star 
occulata, che movendo Cesare la guerra non poteva il Senato vederla 
con indifferenza per le conseguenze, e che speravasi una grata 
corrispondenza per le cose passate.</p>
<p>Le Potenze maritime poi, ch' erano state mediatrici tanto della 
pace del Prut, quanto di quella di Passirovitz, furono da Cesare 
eccitate ad interponere i loro ufficij per procurare la 
repacificazione; si mostrorono quelle Potenze disposte 
d'intraprendere la mediazione, quando però precedesse la dovuta 
ricerca da tutte le parti interessate. I Turchi poi col mezzo di 
lettere scritte dal Primo Visir ne fecero anche la dimanda, e 
l'Imperatore dichiarò di aggradirla, ma la Czarina usando termini 
ufficiosi non volle in quel principio avanzarsi d'avantaggio, con 
tutto questo così l'Inghilterra come l'Olanda munirono i loro 
Ambasciatori di pieni Poteri con commissione però di non farne uso, 
se prima non ne venissero ricercati con le forme dovute, dovendo non 
ostante nel frattempo impiegare buoni Ufficij.</p>
<p>In tanto trovandosi il Primo Visir al Campo, desiderò d'aver 
appresso di sè l'Ambasciatore Talman, a motivo che questo genere 
d'affari non poteva maneggiarsi per via di lettere, et egli vi si 
trasferì. Poco doppo presero così eccitati da quel Primario 
Ministro gl'Anglolandi la stessa risoluzione.</p>
<p>Il contegno però tenuto in quell'occassione dall'Ambasciatore
Calchoen non fù tale, ch' incontrasse intieramente nella 
sodisfazione della Corte Cesarea, essendovi stati nuovi inditij non 
indiferenti per dover dubitare, ch' egli più tosto ch' insinuare 
quiete, fomentasse anzi la discordia, indotto a ciò per quello si 
credette non solo dalla naturale sua propensione sempre proffessata 
verso gl'Ottomani, m' anche dalla gelosia concepita per l'ingerenza 
aveva nella negoziazione l'Ambasciatore Talman, temendo ch' egli 
solo Potesse aver il merito dell'accomodamento. In sorte poscia poco 
dopo le note di lui discrepanze con l'Ambasciatore d'Inghilterra, e 
perseverando la Czarina nel dissentire da mediazione alcuna volendo, 
ch' i suoi affari fossero trattati da' proprij Ministri, scarsa fù 
la parte, che quei due Ministri ebbero in questo maneggio.</p>
<p>Premendo però a Cesare, che seguisse il componimento, eccitò la 
Francia di promoverlo, al che quasi nello stesso tempo quella Corona 
fù stimolata dalla Porta, et il Cardinale con soddisfazione 
incontrò i desiderij dell'Imperatore, prendendo così 
ingerenza in un affare, nel quale giammai nell'occasioni decorse i 
Rè Cristianissimi erano stati adoperati dalla Casa d'Austria. 
Averebbero però desiderato i Francesi, che li Cesarei desistessero 
del far preparativi, et il Signor Dottor Theil, che si trovava 
tuttavia in Vienna non tralasciava di rifflettere, ch' un simile 
contegno poteva generare irritamento negl'Ottomani, et allontanare 
la quiete, ma non si crede consentaneo di adherire a questi suoi 
rifflessi, come nè pur si giudicò conveniente di sugerire una 
sospensione d'armi a' Russi dal medesimo per altro qualificata per 
molto opportuna.</p>
<p>Non può poi abbastanza dirsi qual senso ebbero le Potenze maritime 
d'aver per compagna nel maneggio di questo negozio la Francia, e 
perchè veniva con ciò notabilmente minorata la gloria sempre avuta 
di essere le sole mediatrici, e perchè temerono di poter in 
progresso esser intieramente escomiate. Ma con tutto che il loro 
dispiacere non rimanesse occulto, pure ciò non impedì che si 
seguitasse la presa rissoluzione, anzi posso asserire con qualche 
sicurezza, che restando impresso nella Corte il rincrescimento per i 
negati soccorsi nell'ultima guerra, non ostante il preteso loro 
obligo si bramava internamente occasioni, che scemassero la loro 
riputazione, e perciò non si vidde di mal occhio, che la Czarina 
palesasse disposizione di non volerle per mediatrici.</p>
<p>Pervenuta in tanto la risposta dell'Eccellentissimo Senato alle 
prime apperture, con cui Vostra Serenità dichiaro, che facendo il 
dovuto caso delle considerazioni Cesaree, intorno li possibili 
avvenimenti, prendeva le necessarie precauzioni per cuoprire le 
proprie frontiere, e per preparare le convenienti disposizioni, 
riuscirono questi sentimenti in allora grati, essendosi da tali 
espressioni concepita non poca lusinga di aver in caso di rottura 
compagna la Republica.</p>
<p>Appena poi ricevuta la lettera del Pressidente di Guerra, 
prosseguendo i Turchi nella dissimulazione di manifestare desiderio 
alla tranquillità, devennero alla nomina de' Plenipotenziarij con 
scielgere pure per luoco del congresso Saroka alle frontiere della 
Moldavia. In oltre il primo Visir scrisse un secondo foglio al Conte 
di Konisegg; se però l'espressioni verso l'Imperatore furono 
nell'antecedente abbondanti, in questo lo furono pienissime, 
contenendo desiderare la Porta non solo rinovata la pace con Cesare, 
ma che per assicurarla maggiormente, et affine di corroborare tanto 
più l'amicizia, et una reciproca confidenza vi fosse un 
frequente commercio di lettere, onde poter comunicare assieme 
gl'affari d'importanza. Grandissime per altro furono le querelle 
contro li Russi, caricando la loro condotta con termini molto 
ingiuriosi et offensivi. Si disse trovarsi la Porta in positura di 
sostennere per molti anni la guerra, et in stato di ripettere la 
sodisfazione del tradimento usato, ma che con tutto questo per 
incontrare le premure di Cesare, abbandonava simili pensieri, 
aspettando di saper da lui il modo, con che la pace potesse farsi 
con dignità, e decoro dell'Imperio Ottomano. Esser nota l'alleanza 
tra Cesare, e la Russia, ma credere fosse stata stabilita senza 
pregiudizio di chi si sia, e che essendo posteriore al trattato di 
tregua, che vi era tra li due Imperij, non aveva forza d'alterarlo.</p>
<p>Accordar l'esecuzione del convenuto co' Russi, ma parere che 
intrapresa da' medesimi la guerra, avessero violati gl'articoli 
delle Lega, e che percio non vi fosse debito di prestare loro 
assistenza.</p>
<p>Il contenuto di questo foglio apparve assai osservabile, e dal 
medesimo spiccò chiaramente l'artificio, e la dissimulazione, con 
che procedevano li Turchi, mentre ommettendo qualunque risposta alle 
dichiarazioni avvanzate dalla Corte, non fecero sopra di questo 
punto il minimo cenno, e con studio finissimo anzi procurorono di 
dimostrare premura di conservare con Cesare l'amicizia, e confidenza 
nella di lui rettitudine.</p>
<p>Furono però così acerbi, e tanto offensivi li concetti spesi dal 
Primo Visir contro li Moscoviti, che la Corte Cesarea temendo con 
ragione, che pervenendo a notizia della Czarina, potessero 
maggiormente animarla alla prossecuzione della Guerra, giudicò 
opportuno nella partecipazione fatta della lettera di modificarli 
alquanto.</p>
<p>Sebbene poi da questa maniera di procedere de' Turchi cominciò la 
Corte a perdere le lusinghe concepite d' un vicino componimento, 
pure si rinovorono con tutta la maggiore efficacia li stimoli a 
Peterbourgh, onde quella Sovrana moderasse le sue idee, e spiegasse 
sin dove in fatti giungevano le sue prettensioni, ma niente 
declinando essa dal preso sistema, non fù possibile ritrahere, che 
sentimenti universali di desiderio, di quiete e di voler 
sodisfazioni per il passato, e sicurezza per l'avvenire.</p>
<p>In tanto non formatasi per anco risposta al primo Visir, 
sopravvenne altro suo foglio, che terminò di togliere qualunque 
speranza di pace.</p>
<p>Uguali le dichiarazioni intorno all'Imperatore, e gl'eccittamenti 
per la prolungazione della tregua si spiegò quel Primario Ministro 
parergli molto decoroso a' Russi se la Porta scordando le gravi, 
offese ricevute desistesse dall'esigere, come per altro era giusto, 
rissarcimento per li considerabili danni prafficati nella Crimea, 
esser necessario prima di passar ad un congresso di stabilire li 
Preliminari, mentre per altro potrebbe succedere, che con poca 
dignità de' Prencipi avesse a sciogliersi senza conclusione, che 
per Preliminare poi doveva seguire la restituzione d'Asoff, occupato 
con inganno prima della dichiarazione della guerra.</p>
<p>Credette la Corte d'occultare per all'ora la ricevuta di questa 
terza lettera, non avendone fatta nella sua risposta al Primo Visir 
il Pressidente di Guerra alcuna menzione.</p>
<p>Perseverando dunque nella premura d'insinuare la quiete s'espresse 
non esser più conveniente riandare le cose passate, il che non 
poteva, ch' esacerbare gl'animi et allontanare vie più la pace; 
esser noto che la Porta non ostante a' stimoli tante volte ricevuti, 
non aveva mai voluto prima d'ora scuoprire le sue intenzioni.</p>
<p>Non esser indecoroso a' Prencipi accomodarsi alle congionture, e 
non esservi gloria maggiore, che quella di risparmiare l'effusione 
di tanto sangue umano. Esser desiderosissimo Cesare di rinovare la 
pace, ma ciò non poter andar disgiunto dallo ristabilimento di 
quella con li Russi; doversi perciò di nuovo dichiarare, che non 
aveva egli ad esser considerato più in figura di mediatore, ma come 
parte. Esser la Moscovia disposta alla pace, e non mancar, se non 
l'unione de' Plenipotentiarij, onde poterla concludere.</p>
<p>Poco dopo poi la Corte partecipò tanto alla Francia, ch' alle 
Potenze maritime la strana pretensione degl'Ottomani di voler 
restituito Asoff, indicando non esser sperabile, che la Czarina 
potesse indursi ad un simile passo, e che per consequenza ne 
susseguitava la dura necessità di dover intraprendere la guerra. 
Instò per tanto perchè quei Prencipi si adoperassero con tutto il 
fervore, onde far conoscer a' Turchi esser senza questa condizione 
vana la lusinga di rimettere la quiete, e che non acconsentendo a 
tale cessione venivano ad augumentare il numero de' loro nemici. </p>
<p>Secondando però cadauno de' predetti Prencipi le premure 
Cesaree diedero a' proprij Ministri ordini corrispondenti, 
incaricandoli d'aggiongere rifflessi del pericolo di maggiori 
perdite, a' quali s'esponevano, prosseguendo l'impegno della guerra.
Da cadauno de' sopradetti Ambasciatori fù eseguito l'incarico, ma 
specialmente quello di Francia lo adempì con la più desiderabile 
pontualìtà, avendo dichiarato in termini positivi ricercare 
l'interesse del la Porta, di dar un pronto termine alla querella per 
oviare maggiori disgrazie, che se per aventura nutrisse speranze di 
nuove perturbazioni in Europa, che distraere potessero l'Imperatore, 
s'ingannava molto, mentre firmata tra Prencipi Cristiani la 
repacificazione, la Francia si trovava nell'impegno di farla 
mantenere inalterabile.
Stando la facenda in questi termini, e prevedendosi ormai 
inevitabile il cimento dell'armi, rinovò Cesare le sue premure per 
aver Vostra Serenità compagna.
Postisi per tanto in vista li tentativi pratticati, e che tuttavia 
pratticava per promovere la repacificazione, dichiarò esser le cose 
ridotte a grado di non poter più differirsi le dovute assistenze 
alla Potenza Alleata, che disprezzate dalla Porta le tante amorevoli 
persuasioni avvanzate, aveva da lungo tempo manifestata la pravità 
dell'animo suo verso li Prencipi Cristiani suoi vicini, et esser per 
ciò indispensabile di preparare la guerra, che richiesta sin dal 
principio la Republica di adempire, venendo il caso con fede 
agl'oblighi della Lega, e non potendosi ormai più sperare la quiete 
era constretto d'instare con tutta la forza per una pronta 
dichiarazione consona alle sue ricerche; svanir con l'ultima lettera 
del Primo Visir le concepite speranze; insister lo stesso per 
l'unione del Congresso a Saroka, Paese Ottomano, e chiedere per 
preliminare la restituzione d'Asoff; esser però facile di 
comprendere, che la Czarina non sarebbe giammai per sottoscrivere a 
condizioni così ingiuste; desiderare perciò di sapere cosa poteva 
aspettare dalla Republica sua prediletta Alleata; confidar conforme 
agl'impegni non solo, ma in grata corrispondenza dell'operato in suo 
Pressidio di esigere le dovute assistenze, promettendo in tale caso 
un uguale contegno in tutte le circostanze dell'avvenire.
Indi con altro foglio il Pressidente di guerra palesò al Primo 
Visir estremo stupore dell'ingiusta pretesa restituzione, esser la 
Porta solita di trattare sopra il piede dell'<foreign lang="lat">uti 
possidetis</foreign>, non esser ranionevole di voler alterare in questa 
occasione il metodo solito, nè potersi dir, che la Porta perdesse 
il suo decoro, e la sicurezza, restando quella Piazza in mano de' 
Russi, giacchè li medesimi l'avevano precedentemente posseduta per 
così lungo tempo.</p>
<p>Non esser possibile, che senza questa condizione la Czarina potesse 
sottoscriver ad un trattato, e che tampoca la sua dignità 
acconsentiva ch' il Congresso fosse convocato in Paese Ottomano, 
essendo conveniente, che ciò seguisse in qualche luoco della 
Polonia Paese neutro. Bramarsi da Cesare la pace, ma esser rissoluto 
di non rinovarla senza la Moscovia; che per altro era costretto in 
vigore della sua Lega di dar principio alla guerra. Si ordinò in 
oltre, all'Ambasciator Talman di prottestare che non essendo le 
differenze composte, o vicine a componersi dentro il mese d'Aprile, 
darebbesi cominciamento all'ostilità.</p>
<p>In tanto avendo la Publica prudenza trovato opportuno di 
dilazionare per qualche spazio le savie sue determinazioni sopra 
l'importantissimo argomento, toccò alla mia debolezza di andar 
temperando il senso, che ciò produsse, e mi riuscì anche 
d'aquietare animi, che più dall'ora principiavano ad esacerbarsi.</p>
<p>Finalmente gionse la tanto attesa deliberazione del Senato, et 
eseguendo lo le Publiche Sovrane Commissioni, doppo giustificata con 
convenienti mottivi la dilazione fraposta, esposi, che chiamato il 
Senato all'adempimento per il presente caso della Sacra Lega, 
trattandosi di materia della più esenziale importanza dipendente 
dalla vera, et ingenua significazione della medesima segnata nel 
1684 confirmata nel 1716 e finalmente 
corroborata con due Capitoli declaratorij, l'uno in Passarovitz 
firmato, l'altro in Vienna, doppo avervi prestato li più maturi 
rifflessi, mi ordinava di dichiarare, riguardare la Republica come 
il più pretioso de' suoi monumenti la Sacra diffensiva Alleanza, 
riputata la stessa in ogni tempo di tale utilità, che per meritarla 
non esitò sorpassando qualunque importante considerazione che 
poteva persuadere il contrario di assumere in all'ora una sì lunga 
e pericolosa guerra; aver anche il Senato esperimentato molto 
favorevole questa tanto stimata Alleanza nel 1716 
quando si compiacque Cesare coll'imparegiabile sua fede di 
sostennere la causa della Religione. Aver Iddio benedetto la 
rettitudine delle sue intenzioni con tante vittorie, e con 
considerabile dilatazione di dominio, ch' insorta in presente 
la guerra fra la Moscovia e la Porta, l'Imperatore sempre fedele ne' 
suoi impegni aveva fatti dichiarare in Costantinopoli gl'oblighi 
della Lega da lui stipulata con la Czarina, ch' in questa 
sittuazione però, e circostanza particolare di cose non poteva il 
Senato che rivogliersi all'imparegiabile equità di Sua Maestà con 
vivo desiderio, che si compiaccia di considerare, e conoscere 
gl'oblighi dippendenti dal trattato della Sacra Lega sopraccenata 
per la religiosa, e fedele osservanza, della quale sarà in ogni 
tempo la Republica per palesare con tutte le più evidenti prove la 
dovuta prontezza e costanza, compromettendosi eguale giusta 
corrispondenza, che doppo poi aver supplito a questa parte, per 
quello sia alle particolari esigenze della Russia con la Porta, 
dovevo aggiongere, che facendosi dal Senato il dovuto riflesso alle 
prendenti considerazioni di Sua Maestà per li casi possibili 
dell'avvenire, tutto che si ricavasse qualche motivo di speranza 
dall'osservarsi esser sortito alla medesima d'indurre la Czarina 
all'elezione de' Plenipotenziarij con dichiarazione anche di averli 
muniti di moderate instruzioni, e dal vedersi, che pur gl'altri 
della Porta, e delle Potenze maritime s'incaminavano per maneggiare 
la pace, non lasciava non ostante il Senato d'accudire col maggior 
impegno alla precustodia delle sue frontiere, attenzione voluta 
dall'esenzialità delle congionture.</p>
<p>Per quanto però Vostre Eccellenze con tal ufficio avessero 
palesato chiaramente la loro intenzione, pure, o che tate sij stata 
l'intelligenza data lui da' Ministri, o che artificiosamente abbiano 
voluto farla così supponere, la maggior parte de' medesimi mostrò 
di non comprendere se veramente la Republica intendeva di voler o no 
assumere la querella, parendo ad alcuni, che l'espressioni fossero 
tali, che prima di prender una positiva determinazione Vostra 
Serenità divisasse di star osservando quello accadeva, non essendo 
pure mancato chi credette, che questa ambiguità avesse in oggetto 
di regolarsi a misura degl'accidenti.</p>
<p>Quasi tutti poi s'espressero esser questa una materia da non 
doversi esaminare così scrupolosamente, ch' il fatto era, esser 
interresse della Republica, entrando Cesare in guerra contro il 
Turco d'intraprenderla stessamente, che volendosi ne' trattati 
trovare pretesti per non eseguire i suoi oblighi non mancava giammai 
luoco all'interpretazione, trattarsi in questo negozio di causa 
comune, doversi aver grande attenzione, che li Turchi non possano 
persuadersi, che potrà riuscir loro di disunire tra sè 
stessi li Prencipi Cristiani, e di aver con ciò campo di attaccarli 
separatamente.</p>
<p>Molto sinistra inoltre, et assai diversa dalla Publica intenzione 
fù l'interpretazione data all'ultima parte dell'ufficio delli 
possibili casi dell'avenire, essendosi detto, che da ciò si 
comprendeva la Republica voler tenersi in libertà di esaminare 
quali erano li casi, ne' quali dovesse in vigore della Lega 
assistere l'Imperatore, andarne per tanto in necessaria conseguenza, 
che l'istesso aveva dritto Cesare di far dal suo canto. Ciò però 
dar adito di poter sempre ritrovare suterfugij per prettendere, che 
quello non fosse il caso, e così di poter esimersi dall'impegno, 
rendendo in tal maniera inofficiosa l'Alleanza; non esservi niente 
di più facile nelle guerre, ch' insorgevano, che di sostennere, che 
uno sij stato più tosto l'Agressore che l'altro, e vedersene 
giornalieri esempij essendo purtroppo recente l'interpretazione data 
a' trattati nell'ultima guerra dalle Potenze Maritime. Rincrescere 
però sopra tutto l'ultima parte dell'ufficio, prevedendosi che con 
ciò la Republica avendo manifestate le sue intenzioni, aveva 
somministrato pur a Cesare un' Arma assai valida per scansarsi 
all'occasione. ch' essa fosse nuovamente attaccata dalla Potenza 
Ottomana.</p>
<p>Vedendosi però da me la strana spiegazione si dava alle Publiche 
deliberazioni, nulla ommisi per comprovare non esser altrimenti 
conforme al supposto equivoche, et esser in oltre per intiero 
uniformi alla giustizia, spiegare assai chiaramente il Senato la sua 
determinazione col prottestare di voler mantenere religiosamente, e 
con tutta la costanza gl'impegni della Lega.</p>
<p>Esser una sufficiente prova dell'animo suo la spontanea generosa 
risoluzione presa nel 1684 di dichiarare la guerra 
agl'Ottomani. Che se non perseverasse lo stesso sincero sentimento 
d'unione, non averebbe con tanta premura desiderato all'occasione 
della Pace di Passarovitz, che questa perpetua Lega si rendesse nota 
a' Turchi esserne un altro evidente testimonio l'occorso nel 
1733 all'ora che seguitando il Senato l'usitato costume 
nell'ellevazione al Trono del presente Sultano, rinovata la sua 
Pace, con tutto che non vi fosse il minimo cambiamento da quella di 
Passarovitz, trascurando qualunque riflesso di possibili fastidiose 
conseguenze, non aveva però voluto rattificare il trattato stesso, 
se non doppo averne data a Cesare un'esatta cognizione. Aver in quel 
caso il Senato per esuberante sicurezza di Sua Maestà, e per 
dar un nuovo testimonio dell'inalterabile sua fede firmato il noto 
Capitolo declaratorio; in presente poi assicurare non solo in voce, 
ma in iscritto la sua costanza. Come potersi dunque credere, che la 
Republica con la sua risposta volesse risservarsi la facoltà 
d'interprettare a suo piacimento il trattato. Non potervi esser un 
contrassegno più auttentico del candore del Senato, che quello di 
rivogliersi allo stesso Cesare, onde con la sua equità riconoscesse 
quali siano veramente gl'oblighi dippendenti dalla Sacra Lega. Che 
s'esaminasse però se non prendendo la Republica parte in una guerra 
derrivante dalle particolari vertenze attinenti alla Russia mancasse 
o direttamente, o indirittamente alle sue obligazioni, si esaminasse 
pure se questo fosse uno di quei sutterfuggi soliti tal volta a 
ritrovarsi dagl'Alleati in casi simili. Il solo titolo 
nell'occasione presente della Sacra Lega decidere senz' entrar in 
altro esame del suo contenuto. Il trattato di Lega tra Cesare, e la 
Czarina esser un Trattato prodotto dalli particolari interressi 
delle due Potenze, stabilito molti anni doppo la Sacra Lega, et 
anche di non poco posteriore alla pace di Passarovitz; la Republica 
non esser nè pur all'ora stata chiamata alla cognizione del 
medesimo; non esservi nello stesso compreso il suo nome, non 
parlarsi nello stesso della Sacra Lega. Non esser per tanto questo 
un voler dar un troppo scrupuloso esame alle cose, ma esser un fatto 
incontrastabile, ch' appariva dalla sola, e semplice lettura de' 
trattati, ch' in fatti conoscendosi così da Cesare, come dalla 
Czarina queste verità non si avevano mai avvisato di chiamar la 
Republica a far passi alla Porta sopra le correnti emergenze.</p>
<p>Non poter perciò la Republica esser riconventita di questa sua 
direzione, che se anzi la medesima fosse esaminata dalla Corte senza 
prevenzione, conoscerebbe, ch' oltre all'esser corrispondente alla 
ragione et alla giustizia, ella era pur addattata all'istesso 
Cesareo interesse, si riflettesse se poteva giovare, ch' il contegno 
publico fosse in questa occasione differente, quali sarebbero in tal 
caso gl'effetti e le conseguenze. Esser già partiti li 
Plenipotenziarij Turchi per il Congresso, incaminati li Russi, 
trovarsi gl'Ambasciatori Anglollandi al Campo del Primo Visir 
solecitando a tutto potere la pace; adoperarsi per questo stesso 
fine con tutta l'efficacia l'Ambascintore di Francia; non desistere 
il Ministro Cesareo di persuadere la quiete con accompagnare la sua 
interposizione con valide proteste; palesar i Turchi desiderio 
di ristabilire la tranquillità; bramarlo Cesare ardentemente non 
ostante alli tanti dispendij fatti: potersi dunque dar, o che non 
avesse motivo di far la guerra, o che se si dovesse Principiarla 
fosse di breve durata, non parendo, che fossero i Turchi in positura 
di poterla sostennere lungamente; si riffletesse però se in questa 
circostanza di cose tornasse nè pur a conto di Cesare, che la 
Republica, che non vi era in alcun modo tenuta vi prendesse parte; 
che facendolo ciò non potrebbe ch' allontanare la conclusione della 
tanto bramata pace, poichè chi poteva prevedere quali sarebbero in 
questo caso le rissoluzioni della Porta giustamente irritata per 
veder, ch' un Prencipe, ch' aveva seco pace, senz' alcun particolare 
motivo di querella, senz' alcun vincolo di Lega, prendesse 
sulfureamente, e senz' alcun precedente passo una simile 
determinazione, quando l'istesso Cesare a fronte degl'impegni d'una 
dichiarata Lega aveva differito, e differiva tanto a moversi col 
prudente, e salutare oggetto di procurare la concordia; esser 
indubitato, che se la Porta per dissipare il presente turbine fosse 
per aventura astretta di segnare con precipitio la Pace, non 
lascierebbe poscia in breve tempo di cogliere l'opportunità di 
piombare all'improviso sopra la Republica inerme, et imparata; che 
in all'ora quali le fattali conseguenze per la Cristianità tutta, 
che Cesare stesso ne rissentirebbe il grave peso, poichè sarebbe 
per la fede de' suoi trattati astretto ad intraprendere una nuova 
guerra, si vedesse dunque, se quello, ch' aveva in ora l'apparenza 
d'un qualche bene non fosse in sostanza per ridondare in un 
gravissimo male.</p>
<p>Venendo poscia alla sinistra interpretazione data alla clausula dei 
casi dell'avvenire, dissi esser questo un articolo intieramente 
separato da ciò concerne li pretesi impegni della Republica per la 
Sacra Lega; dirsi dunque, che per quello sia all'esigenze della 
Russia con la Porta, facendosi il dovuto riflesso alle prudenti 
considerazioni per li casi possibili dell'avvenire, il Senato non 
ostante le speranze di vicina pace non lasciava d'accudire col 
maggior impegno alla precustodia delle sue frontiere, ciò per 
niente riguardare gl'oblighi dell'Alleanza, nè con ciò potersi 
suponere, che succedendo occasione dipendente dalla medesima, la 
Republica volesse in certo modo risservarsi all'ora la cognizione 
d'esaminare, se fosse, o se non fosse obligata di assistere Cesare, 
quei termini de' possibili casi dell'avvenire riguardare per tanto 
la presente guerra, e non mai il caso della Sacra Lega. Ch' il 
Senato averebbe in fatti senza alcuna nota potuto abbandonare 
intieramente questa ultima parte, et attenersi solo all'apposita 
risposta attinente la natura de' suoi impegni, ma che stante li 
rifflessi avvanzati da Cesare della necessità di prendere le 
convenienti precauzioni s'era creduto di far tale cenno.</p>
<p>La forza di queste ragioni fu tale, che sebbene li Ministri non
volero confessarlo appertamente, riconobbero non ostante, che la
Republica non entrando in guerra, non mancava li suoi oblighi, e che
stando le cose in tali termini, una condotta diversa sarebbe 
pregiudiciale, si espressero poi persuasi, che se Cesare movesse 
l'armi, e che continuasse l'impegno, la Publica prudenza 
conoscerebbe inevitabile di far lo stesso, così procedendo le cose 
con felicità, come infelicemente.</p>
<p>In questo frattempo un'altra lettera del Primo Visir rinovò in 
qualche parte le perdute speranze di vicina quiete, mentre con la 
stessa dichiarò, che sopra le asseveranze avanzate da Cesare di 
esservi la più desiderabile disposizione nella Russia di devenire 
ad un trattato di pace, e sopra le dichiarazioni, che non aveva 
prettensioni offensive alla dignità dell'Imperio Ottomano, si 
tralasciava d'insistere sopra il previo stabilimento de' 
Preliminari, spedirsi per tanto prontamente li Plenipotentiarij, e 
contentarsi, ch' invece di Saroka fosse il Congresso convocato in 
sito dipendente della Polonia.</p>
<p>Anche in quest' incontro prosseguendo li Turchi nell'usata 
dissimulazione non fecero la benchè minima indolenza sopra le 
proteste dell'Imperatore, ingegnandosi anzi di palesare il vivissimo 
desiderio di confirmare maggiormente per molto tempo la tregua.</p>
<p>Avanzando però la stagione, e presosi positivo impegno con la 
Czarina, quando non vi fosse una probabile lusinga di vicina pace, e 
che si sapesse la sua Armata gionta al Bog di dar stessamente 
principio alle ostilità, prosseguitisi con tutto il maggior impegno 
gl'apparati, dichiarò finalmente l'Imperatore il Maresciallo 
Sechendorff per supremo Commandante. Aveva avuto nell'anno 
precedente la direttione delle truppe in Ongaria il Maresciallo 
Palfì, ma per la grave sua età non fù qualificato capace di tanto 
peso, se pure la vera ragione di questo cambiamento non è stata, 
ch' essendo egli uomo libero e sincero non abbiano piaciuto le 
relazioni date dell'infelice positura dell'Armata, e tanto più, che 
speditosi per confronte il Sechendorff, rifferse ch' era molto 
diversa. Tale elezione però riportò tutt' altro ch' applauso. Si 
aveva per la verità questo soggetto conciliato, servendo altri 
Prencipi qualche credito militare, e da qualche tempo anche serviva 
nelle truppe Cesaree non senza lode, ma non avendo mai avuto il 
Primario Commando, non veniva dall'universale qualificato atto a 
tanto impegno, et in oltre grandi furono le mormorazioni, ch' 
intraprendendosi una guerra contro il Turco, che non veniva 
approvata dalla Nazione, e che dall'Ufficialità s'incontrava con 
estremo abborimento si avesse prescielto contro la pratica sempre 
tenuta dalla Casa d'Austria un Protestante, facendosi sopra di ciò 
pessimi augurij intorno all'esito degl'affari.</p>
<p>In questo frattempo dichiaratosi dal Duca di Lorena il suo 
desiderio di far la campagna, studiò l'Imperatore col consiglio de' 
suoi Ministri di dissuaderlo mentre conoscevasi di quali conseguenze 
era esponere un Prencipe, in cui concorrevano tanti riguardi ad un 
tanto cimento, ma fermo esso nel suo generoso proposito, si dovette 
prestarvi l'assenso, e stabilì come fece d'andar all'Armata come 
volontario.</p>
<p>Tra li preparativi poi che si faceva, fù presa risoluzione di 
fabricare quattro navi, il che mediante l'instancabile assistenza 
del Marchese Pallavicino fù eseguito sopra il Danubio fuori delle 
porte di Vienna con incredibile celerità.</p>
<p>Il non aver però Vostra Serenità creduto di poter concedere per 
quei lavori Operarij, partorì non lieve displicenza, quale cercai, 
ma inutilmente di temperare. Il fatto dispiacque, e per sè medesimo 
stante l'urgenza, che se ne teneva, e perchè si credette non avervi 
annuito la Republica per non dar argomento di sospetti a' Turchi.</p>
<p>Stavasi intanto con estraordinaria impazienza attendendendo 
l'effetto dell'ultime ordinate dichiarazioni, quando con grande 
rincrescimento e grave sorpresa della Corte gionsero avisi 
dell'Ambasciatore Talman, che nel timore che potessero 
promovere tale irritamento ne' Turchi, che s'avessero astenuto 
di transferirsi al Congresso, egli aveva giudicato opportuno di 
non presentare il foglio del Pressidente di guerra; il che mi 
riuscì non ostante all'arcano così che si custodì il successo di 
penetrare con quella buona fortuna, con che potei di tempo in tempo 
andar con prevenzione avisando Vostra Serenità di tutto quello 
accadette in questo gravissimo affare. Non è per altro meraviglia, 
se con difficoltà da molti vi sia stata prestata credenza, mentre 
per la verità un tanto arbitrio non sembra verisimile.</p>
<p>La direzione fù disaprovata dal Ministero, sì perchè prevaleva 
nello stesso l'opinione, ch' una simile protesta avesse potuto 
indurre più facilmente li Turchi alla reconciliazione, sì perchè 
premeva che succedendo la necessità della rottura, non potesse la 
Porta aver motivo di rimproverare mancamento di fede. Fù dunque 
commesso al Talman di consegnare senz' alcun ritardo il foglio.</p>
<p>Ma già cessate le speranze di un pronto accomodamento, si prese la 
rissoluzione di dar principio all'ostilità. Il sentimento de' 
soggetti più esperimentati, e di quelli ch' avevano appreso il 
mestiere dell'armi sotto il glorioso Prencipe Eugenio, che 
fattalmente cessò di vivere nell'anno precedente, era che dandosi 
la necessaria precustodia alle Provincie confinanti agl'Ottomani, 
tutto il nervo dell'Armata operasse unitamente, ma la premura del 
Prencipe Ilbersausen, il di cui favore appresso il Monarca era 
gionto al supremo grado, di aver il Commando d'un corpo separato, e 
le vane lusinghe insinuate di riguardevoli acquisti nella Bossina, 
Provincia tanto opportuna a' Stati Cesarei, furono la fatale 
cagione, per cui si prese la tanto pregiudiciale determinazione di 
dividere in più parti l'esercito, e di dover tentare in varii 
luochi conquiste.</p>
<p>Con tali massime dunque ebbe principio la guerra, il che seguì 
anco prima, che si sapesse giusto il concertato, che li Russi 
fossero pronti al Bog, non essendosi creduto di poter maggiormente 
differire stante la staggione ormai troppo avanzata.</p>
<p>Fuori che pocchi stati sempre di parere d'intraprenderla, tutto il 
rimanente n'era alienissimo, ma prevalse in Cesare la confidenza di 
aver in breve tempo ad estendere considerabilmente il suo dominio, e 
che la guerra dovesse esser breve, credendo fermamente, che 
vedendolo li Turchi impegnato, dovessero sottoscrivere con prontezza 
alla Pace con la solita condizione dell'<foreign lang="lat">uti possidetis</foreign>.</p>
<p>Sino però da' primi momenti s'incontrorono innatese difficoltà, 
che diedero motivo ad infelici pronostici, mentre per incessanti 
pioggie seguirono tali inondazioni, che convenne non solo 
dilazionare di qualche giorno il stabilito ingresso nel Paese 
Ottomano, ma quello più importa, e che in gran parte decise 
dell'esito della campagna, ciò obligò di cangiare le prese misure, 
et invece di passar all'opportunissimo acquisto di Vidino, per 
locchè si erano fatte le disposizioni, fù di mestieri di meditare 
a quello di Nissa.</p>
<p>In tanto nell'atto di cominciare l'ostilità volendo Cesare render 
palesi al mondo le ragioni, che lo persuadevano a muovere la guerra, 
lo fece con un manifesto, al quale per maggiormente far apparire il 
costante avuto impegno di rimettere tra le due Potenze contendenti 
la pace, aggionse le varie lettere ricevute, e scritte al Primo 
Visir.</p>
<p>La sostanza del medesimo è stata, che avanzata la stagione senza 
che la Porta avesse voluto prevalersi del benefficio del tempo per 
componere le vertenze, non poteva più Cesare differire senza 
mancamento di fede di assistere una sua fedele, e costante Alleata 
con una potente diversione; che li Turchi riuscirebbero ne' loro 
dissegni, se nell'incerta espettazione della pace gl'Alleati 
rimanessero otiosi nel tempo proprio per assicurarsene con la via 
dell'Armi, che con l'Imperatore, come la Czarina si consumarebbero 
in inutili spese sino a tanto, che la Porta averebbe il comodo di 
augumentare le forze, doppo di che non gli mancarebbero pretesti per 
rompere le negoziazioni, con le quali fossero stati tenuti a bada, 
ch' oltre tante accertate notizie, che lo assicuravono, lo 
manifestava il tenore della terza lettera del Primo Visir, che 
denotava quanto sij lontana la Porta della pace, e quanto in 
conseguenza si renda indispensabile, che Cesare intraprenda la 
guerra, persistere però sentimenti pacifici, sempre palesati, che 
sforzato a muover l'Armi, era parato di deponerle tosto, che li 
Turchi sottoscrivino a condizioni di pace giuste, e ragionevoli, non 
aver idee vaste, nè prettendere di abbattere la Potenza Ottomana, 
ch' adempendo con fedeltà li suoi impegni verso la Russia, non si 
allontanava nelle sue dimande dalla naturale sua moderazione. Il 
solo suo fine esser di meglio provedere alla sua sicurezza, e non di 
prepararsi il modo di perturbare quella degl'altri; dipendere 
unicamente dalla Porta di approffittarsi al più presto di 
disposizioni così favorevoli, le dilazioni esser state nocive per 
il passato, che lo sarebbero stessamente in avvenire, e che la Porta 
potrà tanto meno giustificarle, quanto non ignora i sentimenti 
dell'Imperatore spiegati più precisamente nell'ultima lettera del 
Pressidente di guerra.</p>
<p>Questo manifesto fù communicato a tutti li Prencipi, e come 
non ignorava la Corte, ch' alla Francia non potevano che rincrescere 
li pericoli a' quali veniva esposto l'Imperio Ottomano, così fù 
scritta una lettera al Cardinale di Fleury con la quale scusando la 
precisa necessità della rissoluzione se gli davano possitive 
asseveranze, ch' in fatti non aveva in animo Cesare di pensar a 
grandi acquisti, e che già, che contro sua voglia era stato 
strascinato a muover l'Armi non prettendeva per conto suo, che di 
acquistare quello, che fosse valevole a rimettere li tanti dispendij 
dovuti farsi.</p>
<p>Non fù per altro sola communicazione quella, che si fece a Vostra 
Serenità, ma proffessandosi, che le risposte fin all'ora avute 
fossero involute, e tali, che non si giongeva a comprendere la loro 
vera significazione, fù precisamente chiamata la Republica a 
prestare la dovuta assistenza, sostenendo, che questa era dovuta per 
gl'impegni della Sacra Lega, per quelli rinovati nel 
1716, e per le dichiarazioni fatte nel 1733; 
con argomenti però assai sottili si prettese dimostrare, ch' in 
questo caso l'Imperatore non poteva dirsi l'Agressore, si mostrò 
confidenza di rinvenire una pronta corrispondenza nel Senato, non 
lasciandosi d'introdurre concetti indicanti il senso avuto per la 
negativa data degl'Operarij, e si concluse con una specie di 
protesta, che se si recredesse dal canto Publico di adempire al 
preteso debito, anche Cesare si chiamarebbe per l'avvenire 
disobligato.</p>
<p>Avendo però Vostre Eccellenze sopra di questo nuovo eccitamento 
dichiarata la loro volontà col spiegare più chiaramente quanto 
avevano già espresso, non posso a sufficienza esprimere con quale 
irritamento furono intese dal Ministero le Publiche deliberazioni. 
Non vi fù più in all'ora questione, che la risposta fosse 
involuta, et oscura, ma anzi da tutti la si confessò per troppo 
chiara. Con tutto che poi non potessero apertamente sostenere che la 
Republica mancasse a' suoi impegni, conoscendo molto bene nel loro 
interno non esservi in fatti il caso della Lega, non lasciorono non 
ostante di proffessare, che trattandosi d'una guerra contro la 
Porta, in cui Cesare era impegnato, doveva anche la Republica senza 
tanto scrupolizare entrarvi. Dissero che la Lega fatta con la 
Moscovia tendeva al bene comune, dover tutti i Prencipi confinanti 
della Potenza Ottomana prendervi parte, trattandosi dell'interesse 
commune, esigere questo, ch' i Turchi vedessero uniformità di 
consigli, e di direzioni, mentre ciò era il vero modo per 
impedir l'esecuzione delle loro prave idee. Unico loro studio esser 
di dividere tra se li Prencipi Cristiani, onde poterli aggradire 
separatamente, e così cogliere sopra cadauno di essi vantaggi, 
tornar a conto più d'ogn' altro alla Republica questa unione; poter 
molto facilmente succedere il caso, che la medesima si trovasse in 
bisogno d'assistenze, com' era successo in passato, e che al certo 
non ne riceverebbe se nell'occasione presente rimanesse otiosa 
spettatrice dell'incendio. A questo passo non mancorono di spendere 
concetti alquanto acerbi sopra la pace perpetua stabilita, e sopra 
le vane lusinghe, ch' avevano luoco della sua durazione. 
Richiamorono alla memoria le tante guerre fatte dalla Porta Ottomana 
alla Republica non ostante i trattati di pace, e che mancasse ogni 
pretesto di violarli, che così succederebbe in avvenire, e che la 
Republica con dolore si troverebbe in all'ora sola esposta alle 
invasioni della Porta Ottornana. In somma a chiare note si 
spiegorono, che poteva tenersi da qui avanti per inane l'Alleanza.</p>
<p>Quanto mi sij affatticato per mortificare quest' ardore, e per 
procurare di far comprendere, ch' a torto si dava una sì sinistra 
interpretazione alle Publiche deliberazioni, l'Ecellentissimo Senato 
lo ha inteso da' miei imperfettissimi dispacij. Mio studio è stato 
di giustificare non solo la ragionevolezza, e la giustizia della 
rissoluzione, ma in oltre di sostenere, che per niente con ciò 
venivano ad alterarsi gl'impegni della Sacra Lega, qual era ferma 
intenzione del Senato di voler dal suo canto osservare con la 
maggior costanza nella sicurezza di aver a ritrovare un uguale, 
grata corrispondenza nell'avvenire.</p>
<p>Adoperai per quest' oggetto tutti gl'argomenti già usati, e ch' è 
inutile di ripettere, avendo particolarmente cercato di levare la 
fattale opinione invalsa, che Vostra Serenità in riguardo alla 
stabilita pace perpetua con la Porta, non avesse più in animo di 
adempire alle sue obbligazioni. Richiamai perciò alla memoria de' 
Ministri, quali furono le Publiche direzioni in quell'incontro. Non 
potersi dir, che quella fosse una novità, mentre nella pace di 
Passarovitz stabilita col Sultano Predecessore vi era 
un'espressione, che faceva l'istesso effetto di perpetuità, essendo 
dichiarato, che la pace dovesse durare sin' alla durazione del di 
lui Imperio. Come dunque potersi suponere, che venendo il caso della 
Lega fosse per mendicare pretesti per scansare l'esecuzione 
de' suoi oblighi; che se mai la Porta, il che Dio non permetterebbe, 
fosse la prima ad aggradire l'Imperatore, non tarderebbe la 
Republica un momento come prottestava anche in presente di muover la 
guerra, ma non poter esser riconvertita, se entrato Cesare ad 
assumerne una, ch' in riguardo alla Republica era totalmente 
forastiera, et in cui non aveva il benchè minimo debito, non 
credesse di dovergli devenire compagna.</p>
<p>Ma con tutto che non si seppe giammai incontrare di fronte la forza 
di queste ragioni, e che tal volta stretti d'argomenti tanto solidi 
non potessero li Ministri dispensarsi dal conoscere la giustizia 
della Publica causa, pure stando sempre sopra principij vaghi, et 
inconcludenti, continuorono ad indicare, che il Senato non adempiva 
al suo obligo, e che per suo interesse doveva devenire partecipe 
della guerra.</p>
<p>Furono nello stesso tempo avvanzate anche al Rè di Polonia 
insinuazioni di adempire alle obligazioni della Sacra Lega, con 
tutto che per altro non se ne avesse alcuna speranza per la 
costituzione di quel governo. In fatti le risposte furono bensì 
officiose, ma dichiarò quel Rè dipendere qualunque rissoluzione 
nel proposito della convocazione della Dieta. In quel stesso tempo 
però la Porta riconosciuto il Rè Augusto vi aveva spedito un suo 
Ministro, il quale oltre questa commissione, ebbe anco quella di dar 
piene asseveranze d'amicizia, e di assicurarsi, come anche seguì di 
quella della Polonia.</p>
<p>Grand' è il partito, che gl'Ottomani hanno in quel Regno, che per 
quanto vuole la fama viene coltivato con quei mezzi, che sogliono 
esser molto validi appresso quella Nazione, onde anche questo in 
aggionta al metodo, con che procedere devono le deliberazioni 
servirà sempre di grand' ostacolo per poter sperare d'impegnare li 
Polacchi ad intraprender una guerra. In fatti è toccato a Vostre 
Eccellenze a provarne i dolorosi effeti nell'ultima fattale 
occasione, in cui non ostante al debito preciso, ch' avevano per la 
Sacra Lega, stettero otiosi spettatori delle Publiche disgrazie 
niente avendo giovato in quell'incontro la buona disposizione del 
padre del presente Monarca.</p>
<p>Conoscendo però Cesare non esser sperabile di conseguire dal Rè 
Augusto come Sovrano di Polonia aiuti, si rivolse al medesimo per 
ottennere li patuiti come Elettore di Sassonia. Con un trattato 
stabilito per promovere la sua elezione a quella Monarchia, assunse
egli impegno di dover in caso d'aggressione de' Stati 
Austriaci fornire un soccorso d'ottomilla Uomini; ora pretese la 
Corte d'esser in dritto d'esigerlo in quest' occasione. A questa 
ricerca però si tributò il Rè Augusto, proffessando di non avere 
nella presente occasione alcun debito. Cambiato poscia il metodo 
della dimanda, somministrò il Rè Augusto ottomille Uomini, 
soccorso non riuscito inutile, essendosi per la verità diportati in 
una calda occasione al Timoch valorosamente.</p>
<p>S'incaminò intanto l'esercito commandato dal Sechendorff verso 
Nissa, riducendo in poter suo senza incontrare resistenza tutto quel 
lungo tratto di paese; con l'istessa felicità pervenne pur in 
potestà de' Cesarei quell'importante piazza, non avendo nè meno 
atteso quel Commandante l'arrivo dell'Artiglieria grossa per 
rendersi.</p>
<p>Come la Porta non era persuasa a fronte delle proteste più volte 
avvanzate, che l'Imperatore intraprendesse la guerra, così 
trascurò le convenienti disposizioni. La sorpresa dimostrata da 
quel Passà all'approssimarsi de' Cesarei, e la confidenza, con che 
sin' a quell'ultimo momento i mercanti Turchi continuorono ad 
esercitar il loro commercio denotorono manifestamente questa 
verità.</p>
<p>Un così felice successo non potutosi giammai sperare così 
solecito, s'intese con estraordinaria esultanza, e diede argomento 
di grandissime speranze, di molto maggiori progressi. Tali anche 
potevano ragionevolmente confidarsi, se per fatalità non fossero 
stati interrotti questi buoni principij dalle direzioni prese 
posteriormente.</p>
<p>La prima determinazione fù di passar all'acquisto di Vidino, qual 
è anche fama che fosse seguito felice se facendo buon uso 
dell'opportunità se n'avesse con prontezza intrapreso l'assedio, 
mentre quella piazza era igualmente mal proveduta, scarso il 
pressidio, e grande la costernazione per l'avvenimento di Nissa. Si 
spedirono per il vero subito a quella volta alquanti reggimenti con 
la persona medesima del Principe Carlo di Lorena, e con 
considerabili proviggioni, e si divisò di seguitare col rimanente 
dell'esercito, ma doppo consumato inutilmente non breve spatio di 
tempo, e ciò non senza nota del Commandante fù all'improviso 
cambiata idea, e richiamate le truppe già colà pervenute, si 
stabilì di passare in Bossina per rimettere le disaventure 
incontrate, con che si perdette il frutto della campagna, non 
essendosi fatto altro acquisto in quella Provincia, che di Utiza, 
che non costò poco sangue. Principale causa di questa rissoluzione 
fù per accorrere al soccorso del Prencipe d'Jbersausen, al quale 
toccò di provare quanto diverso sia il far proietti dal ponerli in 
esecuzione, mentre ben lungi di ritrovare nella Bosina le supposte 
facilità incontrò grandissimi ostacoli. In più incontri per tanto 
li Cesarei furono dalla ferocia di quei Popoli, non solo respinti e 
battuti, ma intrapreso l'assedio di Banjaluka, piazza per altro non 
riguardevole, dovette doppo sofferto molto danno ritirarsi 
precipitosamente nello Stato Cesareo et indi rimanere per il 
rimanente della campagna otioso.</p>
<p>Più fortunato fù l'esito nella Valacchia e nella Transilvania, 
dove il deffonto Generale Francesco Vallis potè senza certo tal 
qual ostacolo dilattarsi in quei territtorij, che sono del resto 
quasi tutti apperti.</p>
<p>In tanto dilationato artificiosamente l'arrivo de' Plenipotentiarij 
Russi al Congresso, quali però vi capitorono prima degl'Ottomani, 
che per la solita loro elatezza vollero giongervi gl'ultimi, si 
seppe il strepitoso acquisto dell'importante piazza d'Osakoff 
eseguito dal Maresciallo di Munich con il noto modo estraordinario, 
che sarà in ogni tempo memorabile. È però certissimo, che non 
ostante alla felicità del successo non fù universalmente approvata 
la direzione di quel per altro valoroso Commandante, poichè espose 
in quell'incontro tutto l'esercito ad un manifestissimo pericolo, e 
se l'esito non corrispondeva, la Monarchia Russa poteva patirne 
conseguenze forse più fatali di quelle già provate dal Zaro 
Pietro, che lo constrinsero a segnarle la tanto disavantaggiosa pace 
del Prut.</p>
<p>Ma grandissimi furono i danni rissentiti dalla sua Armata, e tali, 
che sebbene l'acquisto seguì verso la metà di Luglio, dovette 
sospendere il corso delle meditate intraprese, e ritornarsene 
prontamente nella Ukrania, direzione riuscita molto sensibile alla 
Corte Cesarea, che con ciò vidde mancare una così potente 
diversione col pericolo di dover sostennere tutto l'empito de' 
Nemici. Preso in fatti li Turchi da questo animo passorono alla 
ricupera di Nissa.</p>
<p>Cominciò però il congresso quasi nello stesso momento, che 
pervenne a' Plenipotentiarij Turchi l'aviso delle cominciate 
ostilità de' Cesarei, ma per quanto la notizia riuscisse loro 
dolorosa, e li sorprendesse, pure non ne palesorono nel principio 
alcun rissentimento, prosseguendo anzi a spendere concetti soavi. 
<foreign lang="lat">Immediate</foreign> però apparì il loro artificio, avendo esibite 
plenipotenze diffettive, che qualificavano l'Imperatore non già 
come parte interressata, ma come mediatore, al qual difetto posero 
compenso col proddurne altre.</p>
<p>Dopo non breve altercazione intorno a chi doveva esser il primo a 
far proposizioni, si persuasero i Russi di produrre le loro dimande, 
che furono di ritenere l'acquistato sin' all'ora, e ciò 
acquistassero sin' alla conclusione della pace, che fosse loro 
ceduta la Crimea, che nissuna delle due Potenze potesse tener 
bastimenti armati nel Marnero, e che vi fosse facoltà di reprimere 
con la forza le molestie de' Tartari senza infrattione della pace. 
Non ostante alla qualità di questi proposizioni proffessorono i 
Plenipotentiarij non far maggiori dimande la sua Sovrana per la 
moderazione del suo animo, accennando che sarebbero anche state in 
presente minori, se li Turchi avessero data pronta mano a' proietti 
di pace doppo l'acquisto d'Asoff, che fatte però gravi spese per la 
campagna, era giusto, che venissero in qualche modo rissarcite.</p>
<p>Intesesi queste ricerche da' Ministri Turchi fù uguale la loro 
sorpresa, e la loro comozione, tuttavia doppo calde esagerazioni 
sopra l'accaduto, chiusero il loro ragionamento, dicendo, che 
confidavano quando vi fosse intenzione ne' Russi di rimettere la 
pace, cambiate le proposizioni, non essendo per altro possibile di 
accordare quello, ch' offendeva troppo la dignità della Porta.</p>
<p>Adoperatisi anche li Plenipotentiarij Cesarei nell'insinuare a' 
Russi di discendere senza stancheggi alle possibili facilità, onde 
potesse incaminarsi il gran bene della pace, furono in una seconda 
conferenza in qualche parte regolate le prime dimande.</p>
<p>Recedendo però dalla pretesa del possesso della Crimea, chiesero 
in concambio l'isola di Taman, con che veniva la Russia a conseguire 
l'intiero dominio della Palude Meotide, ricercando facoltà di poter 
tenere nella medesima bastimenti armati, che la piazza frontiera de' 
Turchi alla parte opposta dell'Isola fosse Keers; ricercorono in 
oltre la cessione di Kimburn, e la formazione d'una linea per 
barriera de' due Imperij così sopra il Boristene, come verso il 
Mare morto, proffessando con ciò stabilirsi la ricercata 
sicurezza per il avvenire, e rendere perpetua la pace.</p>
<p>Anche li Cesarei fecero le loro proposizioni, e furono che li 
limiti tra la Vallacchia Imperiale, e l'Ottomana fossero il fiume 
Dombrovizza, che se prima della conclusione del trattato, Vidino 
cadesse in loro potere rimanesse in potestà dell'Imperatore, con le 
suo fortificazioni, e con un conveniente territorio, del quale li 
confini fossero la Palanka sopra il Fiunte Lom, che non essendo poi 
stata quella fortezza presa, avesse ad esser demolita, dovendo la 
città col suo territorio esser ceduto a Cesare nella positura in 
che si trovava al tempo del trattato di Passarovitz, ch' essendo 
già Nissa in mano de' Cesarei ne sarebbero fissati i confini a 
mezza strada verso Soffia, restando pure a' medesimi tutto quello 
fosse stato occupato nella Servia Ottomana, che reciprocamente 
sarebbe restituito alla Porta tutto l'occupato nella Vallacchia al 
di là di Dombrovizza, e così pure tutti i luochi presi nella 
Moldavia a condizione però, che la Porta cedesse all'Imperatore 
Biak e Novi, piazze ch' infatti sarebbero state molto opportune per 
cuoprire, et assicurare il dominio della Croatia, inoltre chiesero 
regolazione del trattato di commercio stabilito con la pace di 
Passarovitz proffessando che il convenuto fosse in grave pregiudizio 
de' Cesarei.</p>
<p>Non ostante l'irritamento concepito da' Turchi contro Cesarei per 
l'improvisa non attesa aggressione seppero però in all'ora 
dissimulare, e senza ricusar le ricerche, parlando sempre con la 
solita soavità si esentorono dal formare positiva risposta; stante 
poi il seguito cambiamento del Primo Visir dichiarorono di esser in 
necessità di sapere le di lui intenzioni, e di rilevare quella del 
Sultano, a quest' oggetto però s'incaminò prima verso 
Costantinopoli il Dragomano Gicca, et indi uno de' Plenipotenziarij.</p>
<p>In tanto sospese le conferenze, non per questo cessorono i discorsi 
sopra il grave negozio tra li reciprochi Dragomani, col mezzo de' 
quali si ricavò non esser verisimile, che la Porta potesse 
acconsentire a simili proposizioni. da' quei coloquij si rilevò in 
oltre lo studio de' Turchi di procurare di dividere tra loro 
gl'Alleati, dando speranze facendolo di accordare condizioni 
favorevoli. Singolarmente li tentativi come dal principio erano 
sempre stati, furono diretti a separare dall'Alleanza l'Imperatore, 
ma nulla si ommise dagl'Alleati per disingannarli sopra di questo 
punto, e vedendo, che con artificio gl'Ottomani procuravano di 
dilazionare le risposte, coll'oggetto di tener a bada fù 
dichiarato, che non esibendole dentro Ottobre, intendevano di esser 
in piena libertà di poter far ulteriori ricerche.</p>
<p>Ma se li Turchi erano sin' all'ora proceduti con dissimulazione 
congiorono molto discorso all'aviso dello sfortunato esito 
dell'assedio di Banialuka, e delli tre infelici successi dell'Armi 
Cesaree in Bossina. Cominciorono dunque a dolersi acerbamente per 
l'ingiusta infrazione di pace proffessando di esser stati tenuti a 
bada dall'Ambasciator Talman, e facendo grandissime lamentazioni per 
l'artificiosa dilazione usata nella consegna dell'ultima lettera del 
Pressidente di guerra.</p>
<p>La sfortuna però, con che prosseguì la campagna, et il non 
essersi riportati li suposti vantaggi, furono mottivi, che 
persuasero l'Imperatore a bramare ardentemente la conclusione della 
pace, e tal fù la sua premura di concluderla prontamente, ch' 
avendo inteso, che gl'Ottomani s'incaminavano verso Nissa, 
abbandonate le concepite idee, è cosa certa, che ordinò a' suoi 
Plenipotenziarij di esibire la cessione di quella piazza, e di tutto 
l'acquistato, e di ricercare la sola rinovazione del trattato di 
Passarovitz con qualche regolazione dell'articolo del commercio, 
purchè seguisse la pace con la Moscovia, dalla quale protestò di 
non volersi giammai separare.</p>
<p>Nello stesso tempo avvanzò le più efficaci insinuazioni alla 
Czarina, acciò per promovere un tanto bene temperasse le sue 
dimande, e si persuadesse di restituire Osakoff, rifflettendogli che 
la Russia non poteva conservare quella piazza senza grandissimo 
dispendio, esser difficilissimo da poter per la sua lunga distanza 
soccorrerla, che sarebbe un continuo motivo di amarezze, e senza la 
ricupera della quale non era possibile, che la Porta potesse giammai 
persuadersi di segnare un trattato, ma quella Sovrana ben lungi di 
rissolversi di sottoscrivere a questa esibizione, che suponeva fosse 
per rendere più elata nelle sue pretensioni la Porta, stimolava 
anzi che si pensasse a prosseguire con tutto il maggior vigore la 
guerra, come il vero mezzo per sforzare li Turchi alla 
repacificazione.</p>
<p>In tanto Nissa fù miseramente resa, riaquistata da' Turchi con 
l'istessa felicità, che l'avevano occupata i Cesarei. Prima però 
ne giongesse l'aviso, e prima che si sapesse da' Turchi la 
disposizione di Cesare di restituirla fù sulfureamente 
sciolto da' medesimi il congresso doppo esibite le loro dimande 
senza nè pur voler accordare tempo di ricevere dalle respettive 
Corti sopra le medesime la risposta.</p>
<p>Queste furono in riguardo all'Imperatore, ch' avesse a rinovarsi il 
trattato di Passarowitz in tutte le sue circostanze senza la minima 
alterazione. </p>
<p>Per quello poi sia alla Moscovia, si espressero, che prima della 
convocazione del congresso la Porta era stata assicurata da Cesare, 
non aver la Russia intrapreso la guerra con oggetto di dilatare 
dominio; aver parimente l'Ambasciator Talman assicurato che nel 
congresso da' Russi sarebbero state fatte proposizioni tali, che 
tutta l'Europa averebbe avuto motivo di applaudire alla moderazione 
e desinteratezza di quella Potenza; che però se le parole dette da 
quel Ministro erano vere, e se vi era una vera intenzione per la 
Pace, questa potrebbe facilmente ristabilirsi con il piano, che 
veniva da loro proposto; che per le prime proposizioni avvanzate il 
desiderio d'ambe le parti consisteva unicamente nell'aver quiete, et 
esservi modo di poterla assicurare; che ad oggetto però, che ambi 
li Prencipi potessero goderla, faceva di mestieri di stabilire in 
tre luochi tre linee, e siano barriere, e questo esser tutto quello 
a che poteva condiscendere la Porta per rimettere la bramata pace.</p>
<p>Che la prima di dette barriere doveva esser formata di qua del 
fiume Boch cominciando dalli confini della Polonia sino 
all'imboccatura di detto fiume, che va a sboccare nel fiume Nieper, 
dovendo tanto la Russia trasportare in altri siti da quei luochi li 
suoi Cosachi, quanto la Porta i suoi Tartari.</p>
<p>Che per confini della Russia restassero Kiovia e Vassileau, ch' 
avessero a servire per i sudditi della Porta di passaggio, e per la 
loro città de' confini Bender, e Osakoff con ordine a reciprochi 
Commandanti di procedere con armonia, che in questo modo tanto li 
Cosacchi, quanto li Tartari, lasciando quei luochi vuoti, ogn' una 
delle parti averebbe una sufficiente sicurezza, e ch' inoltre in 
questa maniera anche li sudditi della Polonia rimanevano liberi da' 
latrocinij così frequenti de' Cosacchi.</p>
<p>La seconda linea dover esser formata dalla parte del fiume Nieper 
verso l'Oriente, et anche questa ricercarsi come cosa molto 
giovevole alla presservazione della quiete. Dover questa 
barriera cominciare dirimpetto dell'Isola Siceza verso al 
Settentrione sin' al confine stabilito nel 1714, con 
dichiaiazione che li luochi di detta linea verso Settentrione 
avessero a rimanere in potestà della Russia sin' al fiume Tanai, e 
quelli all'incontro verso il mezzo giorno appartenere alla Porta 
sin' allo scaturigine del fiume Benda, che va ad imboccare il Mare 
d'Asoff, dovendo tutte le città, palanche e vilaggi giacenti fra le 
mentovate linee esser disfatti e li reciprochi sudditi trasportati 
altrove, che in tal modo l'Ukrania della Russia, et altri luochi 
confinanti, come pure la Crimea, sarebbero coperti con ogni 
sicurtà, nè vi sarebbe da temere di nuove inquietudini capaci 
d'alterare la tranquillità.</p>
<p>La terza barriera dover formarsi verso l'Oriente, cominciando dalla 
Pallanca Islum sin' all'imboccatura del fiume Cuban, che le città, 
e pallanche situate fra le due linee, che in quei siti dovevano 
farsi, dovessero esser distrutte con un uguale sopra detto trasporto 
de' sudditi, che per conservare però i popoli di Stagai, et i 
Cerchesi, la Porta potrebbe in un luoco di Cuban a suo piacimento 
fabricar una città, e così parimenti la Russia al fiume Tanai 
convertire in città una delle due pallanche, che ha in queste 
parti.</p>
<p>Con tali proposizioni, e non con altre esser la Porta pronta di 
segnar la pace, e di perpetuarla, essendo in fatti in tal modo 
ridotte le cose in positura di poter confidare, che cessi in 
avvenire qualunque motivo di nuova discrepanza.</p>
<p>Incredibile fù la sorpresa nell'intendere non solo la qualità 
delle condizioni ricercate, ma che senza nè pur voler aspettare di 
sentire il modo, con che fossero state intese dalle respettivi Corti 
li Plenipotentiarij Turchi non ostante le riflessioni fatte loro 
pervenire dagl'Alleati avessero senza pratticare le consuete 
officiosità abbandonato bruscamente il congresso, e questa 
estraordinaria rissoluzione denotò manifestamente quanto fossero 
alieni dalla pace; così che perdute le speranze sin' a quel giorno 
invalse d'un vicino accomodamento, non si pensò, che a rinvenire i 
mezzi per poter far preparativi corrispondenti al bisogno per la 
campagna ventura, mettendosi a quest' effetto in opera tutte le 
maggiori diligenze.</p>
<p>Adossandosi però la colpa del mall' esito de' successi 
all'irregolare condotta del Maresciale Sechendorf, fù lo stesso 
richiamato per render conto delle sue direzioni, et al suo arrivo 
assignategli guardie per sua custodia, et interdicendogli la 
communicazione con chi si sia, fù ordinata contra la di lui persona 
una vigorosa formazione di processo, passo che non lasciò da quelli 
della sua religione d'esser molto criticato, spargendosi, ch' 
appunto in odio della medesima veniva prestato fede all'ingiuste 
imputazioni adossategli.</p>
<p>Anche contro il Generale Doxat, che rese senza alcuna diffesa 
l'importante piazza di Nissa fù commandata la più rigorosa 
inquisizione, e toccò a quest' Ufficiale, riputato sin' a quel 
giorno di credito, non ostante le mormorazioni correvano per la 
sopraintendenza avuta delle fortificazioni di Belgrado, di portare 
con ignomimoso suplizio la pena di questa sua fattalissima condotta.</p>
<p>Varij altri pure non andorono esenti da osservazioni, e tra questi 
l'istesso Prencipe d'Ibersausen, uno de' principali auttori della 
guerra, et auttore del fatalissiino consiglio di dividere le forze, 
del quale derivorono senza dubbio le maggiori disgrazie, ma contro 
di questo non si divenne ad alcuna positiva determinazione, e solo 
la pena risentita fù di decadere dall'aura, a cui era senz' alcun 
merito salito per solo favore del Monarca, e per la prottezione 
avuta dal Segretario di Stato Bartestein, che fù il precipuo 
istromento per constituirlo in quella figura.</p>
<p>Conoscendosi poi i pregiudicij rissentiti per la differita scielta 
al primo anno del supremo Commandante che non restò dichiarato
che verso il fine di Maggio, si devenne in Novembre alla nomina del
medesimo. Perseverando però il Duca di Lorena nel sentimento di
voler passare all'esercito, fù egli prescielto al grande impiego, 
ma perchè per quanto dasse questo riguardevole Prencipe Erede 
d'insigni Eroi tutti li maggiori contrasegni d'esser dotato di quel 
valore, ch' è proprio della sua nascita, non poteva non ostante 
esser munito della necessaria esperienza, fù dichiarato Commandante 
ad latus il Maresciallo Conte di Konigsegg, soggetto che patì la 
nota crisi per il ritiro dell'Armata in Tirolo, ma che fù in questo 
caso giudicato il solo capace di poter sostennere un tanto peso. Si 
diedero nello stesso tempo li convenienti ordini per disporiere il 
bisognevole, così per l'unione delle reclute come per il 
provedimento del dinaro, e con tuttochè li Stati fossero estenuati 
per tanti esorbitanti a' gravij sofferti, pure si trovò ne' sudditi 
la dovuta prontezza, così per somministrar gente, come per 
contribuir soldo, ma il numero dell'armata per le infirmità, 
per le morti, per le dissertioni e per li successi militari si 
trovò ridotto ad una tale decadenza che pur troppo si conobbe esser 
non solo malagevole, ma impossibile costituirla in positura atta a 
promovere vantaggi, così che con questa fatale prevenzione si andò 
incontro alla seconda campagna. Con tutto questo si sperò, che con 
l'inverno cessando le malatie, e ch' essendovi una miglior direzione 
potessero rimettersi gl'affari.</p>
<p>Provatosi col fatto il danno prodotto dalla separazione dell'Armata 
in varij corpi, et in tante piccole partite, si stabilì massima, 
che fuori che quello era indispensabile per la tutella de' Stati, il 
nervo dell'esercito dovesse operare unitamente, et inoltre si 
determinò di far tutto il possibile per condurre i Turchi ad una 
battaglia, giudicato questo il vero mezzo per riportare vantagi, et 
per necessitarli di concludere la pace.</p>
<p>Il General Botta poi fù spedito a Peterbourgh per concertare 
l'operazioni della campagna, e per assicurarsi, che non seguirebbe 
nell'anno venturo così solecito il ritiro de' Russi, stato di tanto 
pregiudicio a' Cesarei.</p>
<p>Prevedendo dunque indispensabile la continuazione della guerra 
rissolse Cesare di nuovamente ricercare aiuto dalla Republica. Ciò 
si fece col mezzo di un rescritto consignatomi pocchi momenti prima 
di mia partenza, in cui si espose che sebbene le replicate risposte 
ricevute dal Senato non avevano corrisposto alla Cesarea 
espettazione, non si aveva sin' all'ora insistito per speranza di 
vicina pace; svanita quella, e l'esito dell'armi per varij accidenti 
riuscito diverso dal temutosi da' stessi Turchi esser talmente 
accresciuto il loro fasto, che disprezzate le giustissime condizioni 
proposte senz' attendere ulteriore risposta, avevano rotto con 
minaccie il Congresso; insistere non solo per la restituzione 
dell'occupato da' Russi, ma non vergognarsi di voler ristretti li 
Confini di quella Potenza, oltre l'accordatosi ne' tempi per essa 
calamitosi; da ciò doversi concludere, che i Turchi o volevano 
constringere Cesare a continuare lungamente la guerra, o che si 
rompa la sua lega con la Russia. Questo vincolo esser diretto al 
beneficio commune della Cristianità, et alla commune sicurezza, et 
esser stato estremamente desiderato nell'incontro dalla conclusione 
della sacra lega. Non esser sperabile, che i Russi vincitori 
potessero accomodarsi a così dure condizioni, nè possibile si 
riducessero alla restituzione d'Asoff, antico loro 
Propugnaculo doppo averlo riacquistato con immense spese per 
vendicarsi di tanti danni ricevuti, che sarebbero irreparabili per 
l'avvenire, se ritornasse quella piazza in potestà de' Turchi.</p>
<p>Occuparsi il Rè di Francia con molto merito per ristabilire anche 
la quiete d'Oriente, conoscendo che non facendosi la pace 
nell'inverno si doverebbe combattere non già più per estensione di 
confini, ma per difesa del Cristianissiino, che perciò ad oggetto 
d'indurre il Primo Visir alla quiete tra gl'altri stimoli il 
Cardinale nella sua lettera accennava, ch' altrimenti molti Prencipi 
Cristiani entrarebbero a parte della guerra, che non ostante a 
questo, Cesare non aveva ommesso, nè ommetterebbe di tentare tutto 
per promovere la pace, ch' essendovi però tutti li contrasegni, ch' 
i Turchi ne fossero alieni, l'Imperatore a norma della sacra lega 
rinovata nell'anno 1716 e corroborata nella 
dichiarazione fatta a Passarovitz, ricercava di nuovo con amicissime 
parole, e con ogni possibile premura l'assistenza della Republica.</p>
<p>Che se sin' ad ora poteva esservi stato dubbio, se fosse, o no 
venuto il caso della lega, non vi era al presente alcuna ragione di
dubitarlo, poichè Sua Maestà sollennemente dichiarava esser dal 
suo canto contenta di rinovare e prorogare la pace di Passarovitz, e 
dipendere dalla Porta di rimettere la quiete, che non volendolo far 
non restava altro modo, che di prosseguire la guerra, che quelli, 
ch' in presente non vi erano impegnati, non potevano aspettar altro 
beneficio che del tempo, et esser indubitato, che combattendo li 
Prencipi Cristiani ad uno ad uno resteranno vinti; esser per tanto 
in questa positura di cose inutile di perdersi in esami, se nelle 
condizioni della lega si abbia o no preveduto ad un tal caso, 
perciò giudicarsi superfluo ripettere le cose già altre volte 
allegate, promettendosi dalla Republica le dovute assistenze per il 
sacro nodo della lega, per la dovuta corrispondenza dal praticatosi 
da Sua Maestà con sommo affetto in riguardo alla medesima, e per 
quello sarebbe in avvenire per li maggiori suoi vantaggi, quando la 
Republica si trovasse in caso diverso in grave pericolo.</p>
<p>Varie in aggiunta furono le considerazioni avvanzatemi in quest' 
ultima occasione da' Ministri, alcuno de' quali si mostrò persuaso 
che alla fine prosseguendo la guerra, la Republica vi prenderebbe 
parte, così precedendo con felicità come infelicemente, nel primo 
caso per coglier proffitti dall'opportunità, essendomi stati 
fatti cenni positivi, che ciò singolarmente sarebbe seguito, se 
l'Armi Cesaree avessero fatti progressi in Bossina, mentre non 
poteva esser dell'interresse de' Veneti, che l'Imperatore si 
dilattasse con progressi in quelle Provincie, nell'altro caso poi 
perchè non gli conveniva di lasciare soggiacere Cesare a perdite, 
poichè queste col tempo non potevano ridondare ch' in suo danno.</p>
<p>Non ostante poi il scioglimento del Congresso perseverò 
grandissimo il desiderio nella Corte di promovere la quiete, 
riponendo per tanto la maggior, et anzi unica confidenza 
nell'interposizione della Francia, fù inviata una memoria 
instruttiva all'Ambasciator Marchese Villanova, onde potesse 
incaminare le negoziazioni.</p>
<p>In questa fù studio principale di giustificare le direzioni tenute 
prima d'intraprendere la guerra, mettendo in vista l'operato per 
divertirla, senza che si fosse mai fatto uso dell'opportunità. Ciò 
apparire così dalle lettere scritte, come ricevute, delle quali con 
ingiustizia la Porta professava inscienza. È noto a Vostra 
Serenità come lo avisai ch' il nuovo Primo Visir negò che la Porta 
sapesse esser seguito un tale commercio di lettere.</p>
<p>Come poi in quella scritta dal medesimo Primo Visir al Cardinale di 
Fleury veniva detto precisamente aver il Talman date sempre piene 
asseveranze della premura di Cesare di voler mantenere la pace, 
così nell'instruzione inviata al Marchese Villanova si dichiarò 
ch' il Talman averebbe senza dubbio aggito contro li suoi ordini, e 
contro l'instruzioni teneva, se avesse dato le indicate speranze, 
che questo sarebbe stato operare contro il fine della Corte 
Imperiale, ch' era d'indurre la Porta al punto di sodisfare la 
Russia, e non di fortificarla nell'alienazione di pratticarlo.</p>
<p>Non esser però possibile, ch' egli potesse aver tenuto un 
linguaggio totalmente opposto al tenore delle lettere, e che se 
l'avesse fatto, come mai la Porta poteva prestare fede a ciò era 
contradetto da dichiarazioni così precise.</p>
<p>La conclusione per altro fù desiderare Sua Maestà ardentemente la 
pace, averlo fatto apparire con la direzione tenuta per quindeci 
mesi prima di sfodrare l'armi, che sebbene le prime sue 
dimande fossero molto moderate in riguardo alle circostanze d'all' 
ora i suoi Plenipotenziarij avevano non ostante insinuato a quelli 
della Porta, et al suo Dragomano non trattarsi di estendere un poco 
più, o un poco meno la confinazione, ma solo della perfetta 
sicurezza della quiete commune, onde non potesse in avvenire esservi 
alcun motivo di sospetto; che speravasi, che gl'Ambasciatori Turchi 
avessero proposto alcun altro espediente, invece dell'esibito da' 
Cesarei, e che tosto che l'Imperatore era stato informato, ch' il 
Reiseffendi insisteva principalmente sopra la restituzione di Nissa, 
proffessando che quella piazza servisse più ad inquietare la Porta, 
che a cuoprire le proprie frontiere, Sua Maestà aveva risolto 
d'acconsentirvi, il che era seguito prima di sapersi l'attacco di 
quella piazza.</p>
<p>Aver gl'Ambasciatori Cesarei ricevuto questa commissione doppo 
sciolto il Congresso, essendosi pure ordinata sopra questo piede la 
risposta alla chiamata della resa fatta dal Bassà, ch' assediò 
quella piazza. Tutte queste misure pacifiche esser statte corotte 
dalla strana, et inaudita rissoluzione della Porta; alla medesima 
esser stati assegnati quaranta giorni per rissolvere sopra le 
dimande degl'Alleati; aver essa all'opposto commandato a' suoi 
Ambasciatori il sciolgimento del Congresso; quando li Ministri delle 
Potenze Alleate non si trovassero muniti di facoltà di 
sottoscrivere alla proposizione facevano, che il metodo, et il 
costume stabilito in simil genere di negoziazioni ricercavano di 
lasciare almeno tempo a' Plenipotenziarij sufficiente per consultare 
le proprie Corti, che se si avesse tenuto questo metodo, si averebbe 
avuto pocchi giorni doppo informazione deila predetta risposta, 
risposta che quanto alle ricerche della Corte Imperiale accordava 
tutto quello, che la Porta ragionevolmente poteva prettendere 
dall'Imperatore.</p>
<p>Non esser in fatti questa sua facilità sufficiente per la 
conclusione della pace, dovendo l'opera esser commune con la Russia; 
lusingarsi invano li Turchi di seminare divisione tra le due Corti, 
fine, che denotano manifestamente in tutte le loro direzioni, ch' 
oltre la buona fede, che regola il contegno degl'Alleati, questa 
premura stessa della Porta di dividerli, doveva unirli più che mai 
per loro commune sicurezza, e diffesa, ma ch' almeno non vi 
sarebbero stati altri ostacoli da superare, che quelli procedevano 
dalla grande differenza vi era tra l'esibizioni della Porta, e 
l'ultime dimande della Czarina, che come queste dimande sono fondate 
sopra l'acostomato principio in simili occasioni, che la Czarina 
offeriva di levare qualunque motivo d'inquietudine alla Porta, e che 
l'Imperatore non aveva alcuna repugnanza di rendere anco Utziza, 
et il suo distretto per facilitare la pace, così si averebbe potuto 
credere non malagevole di conciliare anche li spiriti sopra il 
rimanente, la maniera brusca però, con che la Porta aveva rotto il 
Congresso avere rotte tutte le misure pacifiche, che non ostante il 
fine di Cesare non tendeva ad altro che d'assicurare la 
tranquillità Publica, che avendo dunque come Alleato della Czarina 
preso parte alla guerra, non la faceva, che contro la sua volontà, 
e per esservi stato forzato dalla Porta, non saper dividersi dalla 
sua fedel Alleata, e che non si lascierà mai direttamente, nè 
indirettamente indurre ad una negoziazione separata, ch' essendo 
ugualmente la Czarina disposta alla repacificazione non teneva, 
ch' alla Porta di promovere questo bene, che ripigliandosi le 
Conferenze, quella Sovrana farebbe apparire tutte le più 
desiderabili facilità, e che l'Imperatore dal suo canto per 
dimostrare la sua moderazione e la sua vera inclinazione per la 
pace, era pronto di concluderla sopra il piede del trattato di 
Passarovitz, che approssimandosi l'inverno Cesare si astenirebbe 
volontieri dall'ostilità, quando però dall'altro canto si 
pratticasse lo stesso con dichiarazione, che tutto quello, che 
potesse riguardare o direttamente o indirettamente la pace, avesse 
ad esser trattato a Nimieroff, e congiontamente tra l'Imperatore, e 
la Czarina.</p>
<p>Di tutto questo restò prontamente avvisata la Czarina, a cui 
dichiarò Cesare di esser persuaso, che non poteva in alcuna maniera 
acconsentire alle tanto indiscrette dimande degl'Ottomani, et in 
fatti erano di natura che sarebbero ridondate in grave pregiudicio 
della Corte Cesarea se fossero state ricevute, mentre non solo 
ducevano la Russia a peggiore condizione di quella infelicissima, in 
cui si trovò doppo la perdita della battaglia dei Prut, ma avendo 
luoco le proposte linee con formar in quei Paesi deserti, cessando 
alla Moscovia i pericoli della nuova aggressione, e resa poco meno 
ch' impossibile la marchia a' loro eserciti, veniva in conseguenza 
l'Imperatore a rimaner quasi affatto privato di una così 
riguardevole diversione, e valida assistenza.</p>
<p>Dall'occorso però sin' all'ora, e dalle positive 
dichiarazioni commandate anche doppo le disaventure della campagna, 
apparì evidenternente la costante determinazione di Cesare di voler 
mantenere con tutta la maggior costanza i vincoli della sua lega.</p>
<p>Quello possa per accidenti ch' insorgessero in seguito succedere in 
questo proposito non si può decidere tuttavia senza una precisa 
indispensabile neccessità, o per qualche sopravenenza di nuova 
guerra, che chiamasse altrove gl'impegni, o per gravissime 
disgrazie, che riducessero in grave pericolo, o perchè operando i 
Russi in Paesi remoti mancasse intieramente il beneffizio della 
diversione, Jo per quanto ho potuto scuoprire col mezzo delle più 
accurate indagazioni, credo fermamente che l'Imperatore prosseguirà 
a fronte del pessimo stato, in che si trova nel preso impegno, nè 
sarà per segnare che unitamente la pace; alcuni però averebbero 
desiderato, che accomodandosi alle congiunture dasse mano a' 
proietti, che non tralasciavansi di avvanzare in più parti li 
Turchi, ma non ostante, all'estrema premura, ch' è andata 
augumentando alla giornata di terminare la guerra, si considerò ch' 
il far una pace separata liberava bensì dal presente imbarazzo, ma 
che dannosissime sarebbero le conseguenze dell'avvenire, mentre si 
veniva in tal modo doppo tutto quello si era fatto a perdere per 
sempre l'amicizia della Russia, e molto instabile sarebbe la 
reconciliazione con i Turchi, i quali non mancherebbero di cogliere 
l'opportunità per vendicarsi dell'ingiurie ricevute.</p>
<p>L'accaduto poi al Congresso avendo dimostrato quanto sarebbe 
stato proficuo, che vi fossero stati in quell'occasione Ministri 
Mediatori, li quali averebbero con la loro interposizione potuto 
impedire sul fuoco il scioglimento del Congresso, Cesare persuadendo 
moderazione di prettensioni fece pure comprendere alla Russia di 
qual giovamento sarebbe, che cangiasse in questo particolare di 
massima, et insinuò, ch' unitamente alle Potenze Maritime, sarebbe 
opportuno di adoperare in quest' Ufficio la Francia, Potenza tanto 
auttorevole appresso la Porta, e che si mostrava così inclinata a 
promovere questo gran bene.</p>
<p>Quest' era la constituzione infelice degl'affari, quando mi sono 
staccato dalla Corte di Vienna, avendo sin dall'ora indicato a 
Vostra Serenità non esser possibile, che non dovesse seguire, come 
in fatti successe la campagna seguente.</p>
<p>Essendo poi state le Publiche prudentissime deliberazioni 
sopra le nuove instanze simili alle precedenti, Jo crederei mancare 
alla parte più esenziale di questa per altro troppo diffusa 
relazione se tralasciassi d'aggiongere alcune considerazioni intorno 
l'effetto prodotto dalla Publica direzione, et intorno le 
conseguenze, che possono derivarne.</p>
<p>La verità del fatto è, che se nel principio la Corte mostrò di 
esser persuasa, che la Republica per debito della perpetua Alleanza 
avesse ad unire nella presente occasione le sue Armi, ha dovuto in 
progresso per la solidità delle ragioni adotte (con tutto che non 
s'abbia mai voluto confessarlo appertamente) comprendere ch' in 
fatti la Publica obligazione non s'estendeva sino a questo grado; ma 
non ostante questo è stata sempre massima di sostenere con 
argomenti obliqui, che la Republica per le cose corse, per la 
gratitudine dell'operatosi nell'ultima guerra dall'Imperatore, per 
il bene rissultava alla sacra lega, per l'unione con la Moscovia, 
per il vantaggio ridondava da tale congionzione ai communi 
interressi, e per non lasciare che Cesare snervasse le sue forze, 
fosse in necessità di prendervi parte.</p>
<p>Il non averlo però fatto non ostante al pericoloso cimento, in cui 
l'Imperatore si ritrovava, ha generato negl'animi sentimenti poco 
favorevoli in riguardo alla Republica, et Jo tradirei la mia 
amatissima Patria se non ripetessi lo scritto più volte in questo 
proposito ne' miei imperfetti Dispacij, cioè, che con tutto che per 
giustizia non possa prettendersi, che con la condotta tenuta, siasi 
dal Publico canto violata la fede de' trattati, e non ostante le 
tanto ample, e piene dichiarazioni fatte di volerli mantenere 
all'occasione, venendo però il caso, che Dio per sua misericordia 
vorrà tenere lontano di una nuova guerra, è pur troppo probabile 
che l'Imperatore non sarà per intraprendere la Publica diffesa.</p>
<p>Nell'ultimo incontro a fronte dell'evidenza dell'impegno, che non 
ammetteva alcuna benchè minima dubbietà intorno al debito di 
prestar la convenuta assistenza, si è dilazionato a farlo per non 
breve tempo, e si è voluto stabilire una nuova convenzione con 
condizioni così gravose, tanto maggiormente però la Publica 
prudenza conoscerà ciò è facile, succedesse nella costituzione 
presente della facenda, e doppo il proffessato per altro 
irragionevole disgusto.</p>
<p>Oltre a questo vi sono altre due ragioni potentissime che lo 
persuadono; l'una è, che se a fronte delli tanto considerabili 
vantaggi riportati nella guerra precedente dall'Armi Imperiali 
nell'Ungheria vi è stata una tanta, et incredibile alienazione 
nell'universale della Milizia e dell'Officialità d'intraprendere la 
presente, ora poi che con l'infelicità de' successi con le tante 
malatie sofferte, e con la distruzione dell'Armata, si è provato 
quali siano li pericoli, e li danni di una tale guerra qualificata 
sino a quel giorno di facile riuscita, e di vantaggio anzi che di 
pregiudicio può tenersi per fermo, che fuori d'un estrema, et 
indispensabile necessità l'Imperatore non si ridurrà mai ad 
entrare di nuovo in un così pericoloso cimento. L'altra ragione è 
poi, che non possedendo più Sua Maestà i Regni di Napoli, per la 
conservazione de' quali gl'importava di non lasciare la Republica 
esposta al pericolo di poter perdere la riguardevole Piazza di 
Corfù cessa il principale motivo, per cui poteva confidarsi di 
ottennere la sua assistenza.</p>
<p>Quando per altro succederà la rinovazione della pace tra li due 
Imperij ne viene in conseguenza la conclusione di un nuovo trattato 
così che non sussisterà più quello di Passarovitz, e per tanto 
saranno in certo modo posti in oblivìone gl'articoli del medesimo.</p>
<p>Ora fra questi vi è quello tanto desiderato da Vostra Serenità, 
che mette in vista agl'Ottomani la sussistenza della sacra lega 
perpetua. Trattando sopra quest' argomento meco li Ministri Cesarei 
non mancorono di rilevarmene le conseguenze, accennandomi, che non 
sarebbero nel nuovo trattato comprese, che le sole Potenze 
belligeranti, e che per tanto con ciò averebbe tanto maggiormente 
luogo la concepita speranza de' Turchi, che non sussisti più questa 
perpetua Alleanza. Io però scrivendo all'Eccellentissimo Senato, 
osai sopra di ciò avvanzare quei rifflessi che mi parvero addattati 
all'importanza della materia. Pareva alla mia debolezza, che per 
togliere da Cesare qualunque sospetto che vi fosse in Vostre 
Eccellenze intenzione, come dalla Corte si sosteneva, di voler 
interpretar i casi dell'Alleanza, fosse a proposito d'esibire che 
tanto erano diverse le Publiche massime, quanto si desiderava anzi 
inserito nel nuovo trattato un uguale Articolo, mi sembrava 
rissultarne da questo contegno due buoni effetti, l'uno di 
assicurare con un testimonio tanto autentico la Corte Cesarea della 
Publica fede, avertandosi nello stesso tempo della sua, l'altro di 
disingannare, i Turchi delle loro vane lusinghe, che possono in 
fatti esser state avvalorate dalle direzioni tenute nelle correnti 
emergenze, ma l'Eccellentissimo Senato con l'incomparabile sua 
prudenza non ha giudicato conveniente di prendere intorno a ciò 
alcuna determinazione; senza però allontanarmi dalla dovuta 
modestia, non posso dispensarmi di considerare, che avendo lasciate 
nella mia partenza le cose nella positura esposta, e rimanendo per 
le relazioni avutesi sin' ad' ora dall'Eccellentissimo Successore 
nello stesso stato il Publico serviggio esige all'opportunità di 
far qualche passo, ad eggetto di sincerarsi sopra questo importante 
punto. Se per tanto per aventura si credesse che la ricerca al 
Congresso di un simile articolo potesse produrre osservazione 
appresso la Porta, et introdurre pericolosi sospetti, mi parerebbe 
ch' almeno fosse conveniente, rinovata che sij la pace, di chiamare 
l'Imperatore ad una positiva dichiarazione, se in fatti intende che 
tutta via sussisti come n' è persuasa la Republica, la sacra 
diffensiva lega assicurandosene con una nuova convenzione. Del resto 
restando la cosa abbandonata all'incertezza ne succederà pur 
troppo, che venendo Cesare aggredito dalla Porta, il che può 
temersi, mentre gl'Ottomani secondando le loro massime coglieranno 
senza dubbio l'opportunità di vendicare la pretesa infratione, si 
proffesserà esser la Republica obligata di rendersi compagna 
dell'impegno, nè potrà farsi a meno d'intraprenderlo senza grave 
nota della Publica fede, ch' all'incontro se la medesima, come può 
arrivare venirà assalita, la Corte Cesarea coll'irragionevole 
pretesto della direzione tenuta questa volta, prettenderà d'esser 
disobligata da qualunque assistenza. Questo è quello ch' Jo per 
debito di cittadino, e per scarico del mio dovere devo esponere. Sta 
però alla sempre uguale maturità dell'Eccellentissimo Senato di 
ponderare un argomento di tanta conseguenza, non potendo Jo ch' 
estendere fervidissimi voti a Dio Signore, perchè le deliberazioni, 
come succede sempre, corispondino all'interresse dell'adoratissima 
nostra comune Patria.</p>
<p>Compagni poi nel corso della mia Ambasciata mi furono gl'amatissimi 
miei due figlioli, Nicolò priino e Nicolò secondo, ch' è la sola 
prole mascolina che Dio ha voluto darmi. Sebbene fossero ancora in 
età tenera, pure senza riflesso al maggior aggravio gli ho voluti 
meco, onde potessero andarsi rendendo capaci di servire un giorno 
alla Patria. Posso assicurare con verità di non aver risparmiato a 
quest' oggetto attenzione alcuna, et ho anche la consolazione che la 
loro permanenza in una così gran Corte non sia riuscita inutile 
alla loro educazione.</p>
<p>In figura di Segretario Reggio ho havuto il Fedelissimo Gioan 
Gobbi, il quale per tutte le dotti che l'accompagnano, e per il modo 
con che si è contenuto, è intieramente degno del Publico 
aggradimento, avendo in lui ritrovato tutte quelle parti, che si 
rendono necessarie per sostennere con virtù il faticoso suo 
impiego.</p>
<p>Di me, Prencipe Serenissimo, nulla dirò; saranno però compensate 
largamente le mie fatiche, i miei dispendij, et il zelo con che nel 
scabroso Ministero ho cercato di servire, se Vostra Serenità si 
degnerà di compatire con la sua clemenza le mie divotissime 
direzioni.</p>
<closer><dateline>Venezia, 7 Ottobre 1738.</dateline>
<signed>Nicolò Erizzo, Cavaliere ritornato dall'Ambasciata Cesarea.</signed></closer></div1></body></text></TEI.2>
