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      <title>Ottave estravaganti della Gerusalemme liberata</title>
      <author>Torquato Tasso</author>
    </titleStmt>
    <extent>41 Kb in UTF-8</extent>
    <publicationStmt>
      <publisher>Biblioteca Italiana</publisher>
      <pubPlace>Roma</pubPlace>
      <date>2003</date>
      <idno>bibit001468</idno>
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        <p>Questa risorsa digitale è liberamente accessibile per uso
              personale o scientifico. Ogni uso commerciale è vietato</p>
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      <title>Collezione BibIt</title>
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      <bibl>
        <title>Gerusalemme liberata</title>
        <author>Tasso, Torquato</author>
        <editor id="ed">Caretti, Lanfranco</editor>
        <publisher>A. Mondadori</publisher>
        <pubPlace>Milano</pubPlace>
        <date>1983</date>
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                    <p>Tutti i materiali paratestuali della fonte cartacea non riconducibili alla
                      responsabilità dell'autore dell'opera sono stati soppressi nella versione
                      digitale</p>
                  </samplingDecl>
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                      <p>Livello medio: controllo a video con collazione con edizione di
                      riferimento</p>
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                      <p>I simboli di citazione e di discorso diretto presenti sulla fonte cartacea
                        sono stati rappresentati sulla versione digitale</p>
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                      <p>I trattini di sillabazione a fine riga sono stati soppressi e le parole
                        ricomposte</p>
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        <term>851.4 - POESIA ITALIANA. 1542-1585</term>
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      <item>Validazione</item>
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<text>
<body>
<div1 type="parte">
<head>VI<hi rend="sup">1</hi></head>

<lg type="ottava">
<head>a</head>

<l>Ma via più miserabile è lo stato</l>
<l>di quei che son rinchiusi entro le mura:</l>
<l>veggion machine farsi in più d’un lato</l>
<l>e d’altezza tremenda e di figura;</l>
<l>e poi ch’ a molti il cibo è già mancato</l>
<l>ch’è più caro per uso e per natura,</l>
<l>cerca la fame insolite vivande</l>
<l>e faria saporose anco le ghiande.</l>
</lg>

<lg type="ottava">
<head>b</head>

<l>Però che quando in que’ confini apparse</l>
<l>il vincitore essercito cristiano,</l>
<l>non potette alcun frutto anco ritrarse</l>
<l>da le biade immature e culte in vano,</l>
<l>e furon l’anno inanzi avare e scarse</l>
<l>le terre e misto dièr con loglio il grano.</l>
<l>Ben il re vettovaglia avea raccolta</l>
<l>quanta averne poté, ma non fu molta;</l>
</lg>

<lg type="ottava">
<head>c</head>
<l>e quel che ne raccolse egli comparte</l>
<l>a i soldati e al popolo robusto,</l>
<l>che le vigilie e l’opere di Marte</l>
<l>sostener possa e gir di ferro onusto.</l>
<l>Al debil veglio o poca o nulla parte</l>
<l>fa l’inclemenza del tiranno ingiusto;</l>
<l>né men consente (come è stil di guerra)</l>
<l>ch’escano fuor de l’assediata terra.</l>
</lg>

<lg type="ottava">
<head>d</head>
<l>E dice anzi voler che l’innocente</l>
<l>plebe l’inutil alma essali e spire</l>
<l>che dar notizia a la nemica gente</l>
<l>di lor difetto, ond’ella prenda ardire.</l>
<l>Ad or ad or l’imagine dolente</l>
<l>di morte uom vede ovunque gli occhi gire,</l>
<l>ed ode un mormorio flebile e cheto</l>
<l>accusar quell’iniquo empio decreto.</l>
</lg>

<lg type="ottava">
<head>e</head>
<l>Dimostra alcun pallida faccia e scema,</l>
<l>occhi cavi ed oscuri, essangui vene;</l>
<l>la man langue e la voce, e ’l capo trema,</l>
<l>e mal le gravi membra il piè sostiene.</l>
<l>Ma più d’ogn’altra la vecchiezza estrema</l>
<l>e l’acerbetta etade a patir viene,</l>
<l>onde tal volta in su le nude strade</l>
<l>(miserabile corpo), alcun ne cade.</l>
</lg>

<lg type="ottava">
<head>f</head>
<l>Un fatale spavento entra nel core</l>
<l>di chi ciò mira, e un giel corre per l’ossa;</l>
<l>ma raro è quel che l’altrui morte onore</l>
<l>d’alquante amiche lacrime e di fossa.</l>
<l>La pietà superata è dal timore,</l>
<l>l’umanità da’ petti umani è scossa;</l>
<l>così stando le cose, intollerante</l>
<l>al re se ’n venne e disse il fero Argante:</l>
</lg>

<lg type="ottava">
<head>g</head>
<l>– E insin a quando sosterrem noi questa</l>
<l>vergogna di sì lento e vile assedio?</l>
<l>Mancherà tosto il cibo, e non ci resta</l>
<l>fuor che ’l ferro e l’ardire alcun rimedio,</l>
<l>e tu pur ci tien chiusi in sì molesta</l>
<l>dimora, ove il digiun n’uccida e ’l tedio,</l>
<l>e pèra con la vita il nostro onore,</l>
<l>ch’uom morendo di fame infame more.</l>
</lg>
</div1>

<div1 type="parte">
<head>VI<hi rend="sup">2</hi></head>

<lg type="ottava">
<head>a</head>
<l>Or qui giungendo Argante altero grida</l>
<l>in voce di terrore e di spavento;</l>
<l>e sovra sua ragion, di morte sfida</l>
<l>ciascun che di pugnare abbia talento.</l>
<l>Il normando Engerlano, il qual confida</l>
<l>rintuzzargli l’orgoglio e l’ardimento,</l>
<l>dal capitan d’irne primiero ottiene,</l>
<l>e s’arma gonfio di fallace spene.</l>
</lg>

<lg type="ottava">
<head>b</head>
<l>Una schiera de’ Franchi anco s’appresta</l>
<l>ed accompagna il suo campione in guerra:</l>
<l>quegli e questi la lancia a un tempo arresta</l>
<l>e sotto l’arme si raccoglie e serra.</l>
<l>Fère Engerlano il gran nemico in testa,</l>
<l>ma quegli lui con maggior colpo atterra,</l>
<l>sì che langue il normando e del suo ardire</l>
<l>la gloria premio fu, pena il morire.</l>
</lg>

<lg type="ottava">
<head>c</head>
<l>A la destra la spada, al capo toglie</l>
<l>il vincitor circasso il ferreo pondo;</l>
<l>e tutto altier de l’acquistate spoglie,</l>
<l>sprezza i cristiani e tiene a vile il mondo.</l>
<l>Spinto da generose ardite voglie</l>
<l>Roberto di Norgalle uscì secondo;</l>
<l>ma ruppe l’asta indarno, e fu nel collo</l>
<l>ferito sì che diè l’ultimo crollo.</l>
</lg>

<lg type="ottava">
<head>d</head>
<l>La fredda mano e ’l grave corpo essangue</l>
<l>d’arme spogliati fur come di vita;</l>
<l>e mentre egli morendo in terra langue,</l>
<l>Argante gli altri minacciando invita:</l>
<l>– Ecco, – dicea – cristiani, il vostro sangue,</l>
<l>ecco le spoglie de la coppia ardita:</l>
<l>or chi verrà che sovra me si creda</l>
<l>di vendicargli e racquistar la preda? –</l>
</lg>

<lg type="ottava">
<head>e</head>
<l>Con sì fatte parole a la vendetta</l>
<l>de’ magnanimi Franchi il core accende.</l>
<l>Già Clotareo è in arcione, e solo aspetta</l>
<l>il cenno di Goffredo e l’asta prende,</l>
<l>e se ne va così che ’n minor fretta</l>
<l>libero pardo a salti il corso stende;</l>
<l>l’altro incontra gli move, e in mezzo al campo</l>
<l>ferìrsi a gli elmi, e parve uscirne un lampo.</l>
</lg>
</div1>

<div1 type="parte">
<head>VI<hi rend="sup">3</hi></head>

<lg type="ottava">
<head>a</head>
<l>Da l’altra parte Amore, a cui soggiace</l>
<l>la ragion divenuta inerme e frale,</l>
<l>crebbe gli incendi e rinovò la face,</l>
<l>trattò le piaghe ed aguzzò lo strale.</l>
<l>– Ciò ch’io comando – disse – e ch’a me piace</l>
<l>è legge e forza, e contrastar non vale;</l>
<l>però miei detti ascolta, e per tua scusa</l>
<l>me solo incolpa e mia potenza accusa. –</l>
</lg>

<lg type="ottava">
<head>b</head>
<l>Ma qual viltà sì d’ogni ardir ti spoglia</l>
<l>e qual ti fingi vincitor crudele?</l>
<l>Non sai com’egli al tuo doler si doglia,</l>
<l>come compianga al pianto, a le querele?</l>
<l>Crudel sei tu, che con sì pigra voglia</l>
<l>movi a portar salute al tuo fedele.</l>
<l>Temi forse ch’ei finga? Ah, pur mostrai</l>
<l>suo core a te! Perché più tardi omai?</l>
</lg>
</div1>

<div1 type="parte">
<head>VI<hi rend="sup">4</hi></head>

<lg type="ottava">
<head>a</head>
<l>– Vanne pur lieta ov’io t’invito e prendi</l>
<l>per iscorta il mio nume e ’l tuo desio,</l>
<l>ché l’alme leggi di natura offendi,</l>
<l>non pur me, se repugni al voler mio;</l>
<l>quivi di mansueto amante attendi</l>
<l>care accoglienze e parlar dolce e pio.</l>
<l>Ciò ti prometto, e ti prometto insieme</l>
<l>beatissimo fin d’ogni tua speme. –</l>
</lg>

<lg type="ottava">
<head>b</head>
<l>O d’Amor eloquenza! al fin dispone</l>
<l>costei partirsi come il ciel s’annera,</l>
<l>ché le piaghe sanar del gran campione</l>
<l>con l’arte ond’è sì dotta in breve spera.</l>
<l>Né men poscia confida esser cagione</l>
<l>che si disturbi la battaglia fera</l>
<l>rivelando ch’a l’ultima ruina</l>
<l>è la gente assediata assai vicina,</l>
</lg>

<lg type="ottava">
<head>c</head>
<l>perché le manca il cibo, onde morire</l>
<l>o di ferro o di fame a lei conviene,</l>
<l>o pur d’indegna servitù soffrire</l>
<l>l’inusitato giogo e le catene;</l>
<l>sì ch’è follia, non generoso ardire,</l>
<l>s’egli co’ disperati in guerra viene,</l>
<l>che, poi che ’n pregio il viver più non hanno,</l>
<l>cambiar vorrian ciò che di perder sanno.</l>
</lg>
</div1>

<div1 type="parte">
<head>VI<hi rend="sup">5</hi></head>

<lg type="ottava">
<head>a</head>
<l>Amor, ma tu che gli intricati giri</l>
<l>del cieco labirinto aprir potesti,</l>
<l>ardita industria in quel bel petto spiri</l>
<l>e ’l modo de l’uscir le manifesti,</l>
<l>e fai piana la strada a’ suoi desiri</l>
<l>ove Fortuna non la turbi e infesti.</l>
<l>Consiglia Amor costei che l’armi invole</l>
<l>di cui cinta Clorinda andarne suole.</l>
</lg>

<lg type="ottava">
<head>b</head>
<l>L’armi tanto temute ed onorate</l>
<l>nel campo de’ pagani e nel francese,</l>
<l>con le quai vista fa molte fiate</l>
<l>far la nobil guerriera illustri imprese,</l>
<l>dal loco ove riporsi erano usate</l>
<l>furtivamente la donzella prese;</l>
<l>ch’uscir senza divieto è quasi certa</l>
<l>sotto le false imagini coperta.</l>
</lg>

<lg type="ottava">
<head>c</head>
<l>Quinci in disparte un fido servo appella</l>
<l>e gli dice: – Un destriero or mi prepara,</l>
<l>né di ciò per tuo cenno o per favella</l>
<l>s’aveggia alcun, se mia salute hai cara,</l>
<l>ch’io vuo’ fuggir da gente iniqua e fella</l>
<l>fra cui la vita mia mal si ripara;</l>
<l>ben tutto saprai tu, ma ’l mio rifugio</l>
<l>non richiede al partir più lungo indugio. –</l>
</lg>
</div1>

<div1 type="parte">
<head>VI<hi rend="sup">6</hi></head>

<lg type="ottava">
<l>Il portiere ubidisce e cala il ponte;</l>
<l>né la donzella ad uscir fuori è lenta,</l>
<l>e volge indietro ad or ad or la fronte</l>
<l>ché d’esser ritenuta anco paventa.</l>
<l>Ma come scesi furo a’ piè del monte,</l>
<l>la sollecita cura e ’l dubbio allenta,</l>
<l>e la faccia turbata e di duol piena</l>
<l>di lieto affetto adorna e rasserena.</l>
</lg>
</div1>

<div1 type="parte">
<head>VI<hi rend="sup">7</hi></head>

<lg type="ottava">
<head>a</head>
<l>Così parlando tanto spazio acquista</l>
<l>che ben discerne le minute cose;</l>
<l>la spoglia, che parea neve non mista,</l>
<l>chiara un bel raggio a i riguardanti espose.</l>
<l>Fu da duo cavalier per sorte vista,</l>
<l>che Tancredi in quel lato a guardia pose</l>
<l>fuori del vallo, e questi eran germani</l>
<l>e de gli altri custodi e capitani.</l>
</lg>

<lg type="ottava">
<head>b</head>
<l>Poliferno ed Alcandro, a cui già fue</l>
<l>da Clorinda in su gli occhi il padre ucciso:</l>
<l>or veggendo apparir qui l’armi sue,</l>
<l>di veder proprio lei fu loro aviso.</l>
<l>Sorse l’ira e lo sdegno in ambidue,</l>
<l>né potendo frenar moto improviso</l>
<l>gridaro – A l’arme! ecco Clorinda – e ratti</l>
<l>l’aste aventaro in lei da l’odio tratti.</l>
</lg>

<lg type="ottava">
<head>c</head>
<l>Alcandro ch’è più fervido d’ingegno</l>
<l>ad alcuno de’ suoi subito dice:</l>
<l>– Poi ch’è l’officio nostro a noi ritegno,</l>
<l>fate voi la vendetta in nostra vice:</l>
<l>seguitela, uccidetela, ché ’l segno</l>
<l>in tanta occasion passar ben lice;</l>
<l>pur che sia morta o presa, io non ricuso</l>
<l>sprezzar le leggi militari e l’uso. –</l>
</lg>
</div1>

<div1 type="parte">
<head>VI<hi rend="sup">8</hi></head>

<lg type="ottava">
<head>a</head>
<l>Fugge la miserella, e que’ feroci</l>
<l>seguon pur quelle vie ch’ella calpesta,</l>
<l>e i servi suoi ne’ corridor veloci</l>
<l>dispersi vanno, onde soletta resta.</l>
<l>Tancredi al suon de l’arme e de le voci</l>
<l>(ché prossima ha la tenda) allor si desta,</l>
<l>e la cagion ne chiede e tal l’intende</l>
<l>che ’n periglio Clorinda esser comprende.</l>
</lg>

<lg type="ottava">
<head>b</head>

<l>Basta sol questo a lui; nulla rileva</l>
<l>come stia poi ne l’altre cose il vero,</l>
<l>che o trarla d’ogni rischio egli voleva</l>
<l>o di farla sua preda è suo pensiero.</l>
<l>Le membra non ben sane ancor solleva</l>
<l>e chiede a’ suoi ministri arme e destriero,</l>
<l>e seguendo il romore e l’orme nove</l>
<l>rapidamente a tutto corso il move.</l>
</lg>
</div1>

<div1 type="parte">
<head>VII<hi rend="sup">9</hi></head>

<lg type="ottava">
<head>a</head>

<l>Cader ferrata porta udì stridendo</l>
<l>tosto che ’l piè dentro la soglia mise.</l>
<l>Si rivolse Tancredi al suono orrendo</l>
<l>ed in atto di sdegno indi sorrise,</l>
<l>e disse: – Non convien, se ’l ver comprendo,</l>
<l>che quinci agevolmente uscir m’avise.</l>
<l>Ma sia che può; so ben che questa mia</l>
<l>spada aperse talor più chiusa via. –</l>
</lg>

<lg type="ottava">
<head>b</head>
<l>Sparita è la sua scorta ed egli, incerto</l>
<l>dove ne vada o sia, la strada prende,</l>
<l>e per calle poggiando angusto ed erto</l>
<l>perviene ove un cortile ampio si stende.</l>
<l>Qui mira ad un balcone uom già coperto</l>
<l>tutto d’acciar, che ’l suo venire attende,</l>
<l>salvo ch’ambe le mani e ’l capo ha nudo,</l>
<l>e parla in atto minaccioso e crudo.</l>
</lg>
</div1>

<div1 type="parte">
<head>VII<hi rend="sup">10</hi></head>

<lg type="ottava">

<l>Il simulacro ad Oradin favella,</l>
<l>ch’era di saettar maestro esperto:</l>
<l>– O famoso Oradin, che le quadrella</l>
<l>drizzi come a te piace a segno certo,</l>
<l>soffrirai tu che sol per sorte fella</l>
<l>si moia cavalier di sì gran merto?</l>
<l>che pèra il nostro Argante, e che riporte</l>
<l>quell’empio can l’onor de la sua morte? –</l>
</lg>
</div1>

<div1 type="parte">
<head>VII<hi rend="sup">11</hi></head>

<lg type="ottava">

<l>La qual giunta là dove a mezzo il colle</l>
<l>l’altre sue genti la guerriera mise,</l>
<l>mentre ir fra loro a ripararsi volle,</l>
<l>le confuse in tal modo e le divise</l>
<l>che quando poi lo stuol cristiano urtolle,</l>
<l>non ressero a l’incontro e fur conquise,</l>
<l>e con la lingua e con l’ardita mano</l>
<l>tentò Clorinda d’arrestarle in vano.</l>
</lg>
</div1>

<div1 type="parte">
<head>VIII<hi rend="sup">12</hi></head>

<lg type="ottava">

<l>Tutta è conversa in lui la turba ultrice,</l>
<l>tante ire e tanti ferri han solo un segno,</l>
<l>nulla fu man non certa o non felice</l>
<l>saetta o non in lui sfogato sdegno.</l>
<l>Così di strali è pien che non ne lice</l>
<l>trar sangue: il sangue ha negli strai ritegno;</l>
<l>né per molte ferite il corpo è brutto,</l>
<l>anzi una piaga sola è il corpo tutto.</l>
</lg>
</div1>

<div1 type="parte">
<head>VIII<hi rend="sup">13</hi></head>

<lg type="ottava">
<head>a</head>
<l>Ma perché sappi tu qual sia la mano</l>
<l>cui si deve la spada e la vendetta,</l>
<l>mirala, e vedi ben che del profano</l>
<l>sangue de’ circoncisi è tinta e infetta.</l>
<l>Tal rimarrà, ch’ogni argomento vano</l>
<l>sarà per farla luminosa e netta</l>
<l>fuori d’un solo, ed è che ’n toccar quella</l>
<l>destra fatal verrà lucida e bella.</l>
</lg>

<lg type="ottava">
<head>b</head>
<l>E perché forse il cavalier, ch’a fine</l>
<l>solo potrà recar l’alta aventura,</l>
<l>fia lontano dal campo in peregrine</l>
<l>contrade, avrai lunga fatica e dura.</l>
<l>Pur caro esser ti dée che ti destine</l>
<l>il Ciel ministro di sì nobil cura."</l>
<l>Or mentre io le sue voci intento ascolto,</l>
<l>fui da miracol novo a sé rivolto.</l>
</lg>
</div1>

<div1 type="parte">
<head>VIII<hi rend="sup">14</hi></head>

<lg type="ottava">

<l>E dopo vari affanni e casi vari,</l>
<l>ch’assai lungo sarebbe a dirvi il tutto,</l>
<l>molte piaggie varcate e molti mari,</l>
<l>salvo la man di Dio m’ha qui condutto</l>
<l>perché di Sveno e de’ compagni chiari</l>
<l>per me tu resti pienamente instrutto,</l>
<l>e la prova si faccia onde si veda</l>
<l>a chi l’alta ventura il Ciel conceda.</l>
</lg>
</div1>

<div1 type="parte">
<head>VIII<hi rend="sup">15</hi></head>

<lg type="ottava">
<head>a</head>

<l>Ma tu ch’a le fatiche ed al periglio</l>
<l>ne la milizia ancor resti del mondo,</l>
<l>devi gioir de’ lor trionfi e ’l ciglio</l>
<l>render, quanto conviene, omai giocondo.</l>
<l>Or mostra a noi quel ferro che vermiglio</l>
<l>anco è del sangue de’ pagani immondo,</l>
<l>e la prova si faccia in cui si scerna</l>
<l>il gran secreto de la mente eterna. –</l>
</lg>

<lg type="ottava">
<head>b</head>

<l>A quel parlar si scinse il cavaliero</l>
<l>la cara spada che penseagli a lato,</l>
<l>in cui le tempre e l’artificio altero</l>
<l>vincean le gemme ond’è il bel pomo ornato.</l>
<l>A tentar la ventura esser primiero</l>
<l>volse Goffredo e indarno ebbe tentato,</l>
<l>ché macchia indi non tolse; ond’ei, che scorse</l>
<l>ch’altrui si riserbava, altrui la porse.</l>
</lg>

<lg type="ottava">
<head>c</head>

<l>A Raimondo la diede; ed ei la tenne</l>
<l>alquanto pur, né di color la mosse;</l>
<l>ed al minor Buglione indi se ’n venne,</l>
<l>ma qual data gli fu, cotal restosse.</l>
<l>L’un Guido e l’altro poi la prova fenne,</l>
<l>Ruggier, Gerniero e Stefano provosse,</l>
<l>e ’l fedele Odoardo; e poi da’ primi</l>
<l>in van girò sin ch’ella giunse a gli imi.</l>
</lg>

<lg type="ottava">
<head>d</head>

<l>Carlo, il dano guerrier, che di sua spene</l>
<l>si vede escluso, assai pensoso resta,</l>
<l>ché senza molto indugio a lui conviene</l>
<l>seguir sua dura e faticosa inchiesta,</l>
<l>e novi monti forse e nove arene</l>
<l>passar fra gente barbara ed infesta.</l>
<l>Non però si sgomenta, anzi a’ perigli</l>
<l>del viaggio apparecchia arme e consigli.</l>
</lg>

<lg type="ottava">
<head>e</head>

<l>E di Tancredi e del gran zio richiede</l>
<l>se lungi sian dal campo ed in qual terra,</l>
<l>ma di Rinaldo più, ché ’n lui più fede</l>
<l>dimostra aver che in altro illustre in guerra.</l>
<l>– Questi – dicea – fia de la spada erede,</l>
<l>s’un mio fisso pensiero in me non erra,</l>
<l>però che lui sovra ogni duce egregio</l>
<l>ebbe già Sveno in maraviglia e ’n pregio;</l>
</lg>

<lg type="ottava">
<head>f</head>

<l>e per compagno già ne l’arme eletto</l>
<l>se l’avea con la speme e co ’l desire:</l>
<l>seco primo a i gran rischi esporre il petto</l>
<l>e seco ne voleva ultimo uscire,</l>
<l>e ’l duol comune aver seco e ’l diletto,</l>
<l>il riposo e ’l sudor, la pace e l’ire.</l>
<l>Ahi! qual stata saria la coppia ardita</l>
<l>s’era d’amor tanta virtude unita? –</l>
</lg>
</div1>

<div1 type="parte">
<head>VIII<hi rend="sup">16</hi></head>

<lg type="ottava">
<head>b</head>

<l>Le quali pur dopo difficil cura</l>
<l>fornite omai por si poteano in uso.</l>
<l>E perché inteso avea ch’entro a le mura</l>
<l>portata è vettovaglia al popol chiuso,</l>
<l>acciò che dal silenzio e da l’oscura</l>
<l>notte non sia di novo egli deluso,</l>
<l>doppia le guardie a i più secreti passi</l>
<l>onde si vien per alte rupi e vassi.</l>
</lg>

<lg type="ottava">
<head>c</head>

<l>E udito avendo ancor che grande schiera</l>
<l>d’Arabi non lontana indi si posa,</l>
<l>ove una valle solitaria e nera</l>
<l>nel suo riposto orror la tiene ascosa,</l>
<l>la qual portar di notte aiuto spera</l>
<l>contra ’l digiuno a la città bramosa,</l>
<l>con violenza sùbita e improvisa</l>
<l>di doppia gente prevenirla avisa.</l>
</lg>
</div1>

<div1 type="parte">
<head>X<hi rend="sup">17</hi></head>

<lg type="ottava">

<l>Partimmo noi quel giorno, e ignobil villa</l>
<l>ieri albergo ci diè quindi vicino;</l>
<l>ma quando in oriente arde e sfavilla</l>
<l>la stella messaggiera del mattino,</l>
<l>sovra l’uso mortal chiara e tranquilla</l>
<l>voce per l’aria udimmo: – Ite al camino,</l>
<l>o neghittosi, anzi il diurno lampo,</l>
<l>ch’ora d’uopo è di voi nel vostro campo. –</l>
</lg>
</div1>

<div1 type="parte">
<head>X<hi rend="sup">18</hi></head>

<lg type="ottava">
<head>a</head>

<l>Fatale è qui Rinaldo. Ite e lustrate</l>
<l>le terre intorno e i più riposti mari,</l>
<l>ove sotto altri segni il sol la state</l>
<l>reca, e le brume, e i dì torbidi e chiari.</l>
<l>Qui, qui (Dio qui lui chiede) il rimenate:</l>
<l>invitti senza lui son gli aversari. –</l>
<l>Così ragiona, e ciascun altro insieme</l>
<l>suoi detti approva e in suon concorde freme.</l>
</lg>

<lg type="ottava">
<head>b</head>

<l>Sol tace il pio Goffredo; e non che spiaccia</l>
<l>a lui che si richiami il cavaliero,</l>
<l>ma volge a i modi, e come ciò si faccia</l>
<l>con maggior dignità, dubbio il pensiero.</l>
<l>Sorge intanto la notte, e su la faccia</l>
<l>de la terra distende il velo nero.</l>
<l>Vansene gli altri e dan le membra al sonno,</l>
<l>ma i suoi pensieri in lui dormir non ponno.</l>
</lg>

<lg type="ottava">
<head>c</head>

<l>Al fin quando si specchia a la marina</l>
<l>l’alba sorgente e sparge il dolce gielo,</l>
<l>e che l’anima vaga e peregrina</l>
<l>è meno affissa al suo terrestre velo,</l>
<l>Goffredo ormai dormendo i lumi inchina</l>
<l>e con l’ali d’un sogno è alzato al cielo.</l>
<l>Pargli in un puro e candido sereno</l>
<l>starsi di stelle e d’or cosparso e pieno.</l>
</lg>
</div1>

<div1 type="parte">
<head>XIV<hi rend="sup">19</hi></head>

<lg type="ottava">

<l>Esso è diletto al Ciel: per lui s’attende</l>
<l>ch’un lungo ordin d’eroi l’Europa onori;</l>
<l>a’ quai non pur si serba ove il Po fende</l>
<l>perpetuo imperio e non caduchi onori,</l>
<l>ma il premio ch’a virtù nuda si rende:</l>
<l>gli si debbono qui palme ed allori,</l>
<l>talché regnar l’aventurosa prole</l>
<l>vedrà, sotto si miri o sovra, il sole.</l>
</lg>
</div1>

<div1 type="parte">
<head>XIV<hi rend="sup">20</hi></head>

<lg type="ottava">

<l>Sorge e non vuol Goffredo indugio porre</l>
<l>a ciò ch’appresso il Ciel par che comandi,</l>
<l>ma nel suo padiglion fece raccòrre</l>
<l>de l’oste i duci e i cavalier più grandi.</l>
<l>E ciascun seco in un parer concorre</l>
<l>che ’l forte errante a richiamar si mandi;</l>
<l>onde eletto è da lui ch’a quel ne vada</l>
<l>Carlo, che recò già l’estrania spada.</l>
</lg>
</div1>

<div1 type="parte">
<head>XV<hi rend="sup">21</hi></head>

<lg type="ottava">

<l>Restò Pelusio indietro ed a mancina</l>
<l>la nave il corso aventuroso volse,</l>
<l>e vide come il Nilo a la marina</l>
<l>per sette porte il gran tributo accolse.</l>
<l>Vide a Canopo la città vicina</l>
<l>che dal gran fondatore il nome tolse</l>
<l>e Faro, isola già che in alto lunge</l>
<l>dal lido giacque, al lido or si congiunge.</l>
</lg>
</div1>

<div1 type="parte">
<head>XV<hi rend="sup">22</hi></head>

<lg type="ottava">

<l>– Dunque – replica Ubaldo – il sommo Sole</l>
<l>che fra noi scese a illuminar le carte</l>
<l>raggio alcuno di sé largir non vuole</l>
<l>a questa che del mondo è sì gran parte? –</l>
<l>Risponde: – Il vulgo misero che cole</l>
<l>or dèi bugiardi, e non ha civil arte,</l>
<l>fia rivolgendo gli anni anco ridutto</l>
<l>al vero culto e nobilmente instrutto. –</l>
</lg>
</div1>

<div1 type="parte">
<head>XV<hi rend="sup">23</hi></head>

<lg type="ottava">
<head>a</head>

<l>Così parlava, e le non corse strade</l>
<l>solca fra l’occidente e ’l mezzogiorno.</l>
<l>Già son dove ogni stella sorge e cade</l>
<l>e sempre gira egual la notte e ’l giorno.</l>
<l>Qui miete l’anno le mature biade</l>
<l>due volte, e doppio ha il verno il suo ritorno;</l>
<l>vanno innanzi scorrendo, e già lor sorge</l>
<l>il polo cui l’Europa unqua non scorge.</l>
</lg>

<lg type="ottava">
<head>b</head>

<l>Miran quasi duo nuvoli di molte</l>
<l>luci in un congregate, e in mezzo a quelle</l>
<l>girar con angustissime rivolte</l>
<l>due pigre e brune e picciolette stelle;</l>
<l>e sovra lor, di croce in forma accolte,</l>
<l>quattro più grandi luminose e belle:</l>
<l>– Eccovi i lumi opposti al freddo Plaustro,</l>
<l>che qui segnano – disse – il polo d’Austro.–</l>
</lg>

<lg type="ottava">
<head>c</head>

<l>Miran duo merghi indi con l’ale molli</l>
<l>quasi radendo andar l’onda marina.</l>
<l>La fatal donna a i duo guerrier mostrolli</l>
<l>per segno che la ripa è già vicina.</l>
<l>Ed ecco di lontano oscuri i colli</l>
<l>scopron de l’umil terra peregrina;</l>
<l>lor nel petto un desio subito viene</l>
<l>di lasciar l’acque e di calcar l’arene.</l>
</lg>
</div1>

<div1 type="parte">
<head>XV<hi rend="sup">24</hi></head>

<lg type="ottava">
<head>a</head>

<l><gap/><add resp="ed">.................................</add></l>
<l>E la memoria di tant’opre in breve</l>
<l>ne gli abissi d’oblio tuffar si deve.</l>
</lg>

<lg type="ottava">
<head>b</head>

<l>E questo ei vuol, perché la gloria integra</l>
<l>del gran trovato il trovator poi n’aggia;</l>
<l>ma de l’oblivion tacita e negra</l>
<l>ancor tempo verrà ch’altri la traggia,</l>
<l>e la spieghi volando per l’allegra</l>
<l>aura soave che dal sol s’irraggia,</l>
<l>quando ancor fia chi rinovelli e cante</l>
<l>la giusta guerra e le fatiche sante.</l>
</lg>

<lg type="ottava">
<head>c</head>

<l>E ciò sarà ne’ secoli maligni</l>
<l>che per tutto fia svelto il mirto e ’l lauro,</l>
<l>e muti languiran su ’l Tebro i cigni</l>
<l>e in Arno e in Mincio e in Taro e in Metauro.</l>
<l>Solo fra i corni del gran Po ferrigni</l>
<l>avranno i nidi più belli che d’auro,</l>
<l>avranno gli antri e l’acque e l’ombra e l’erba:</l>
<l>oh glorioso chi gli accoglie e serba! –</l>
</lg>

<lg type="ottava">
<head>d</head>

<l>Così dicendo e trascorrendo, il legno</l>
<l>la fatal duce a un promontorio accosta.</l>
<l>Gli inospitali Antropofàgi il regno</l>
<l>han quivi, e quindi stesa è la gran costa</l>
<l>per lunghissimo tratto incontra ’l segno</l>
<l>al quale è l’Orsa d’Aquilone opposta,</l>
<l>benché talor si pieghi alquanto e torca</l>
<l>verso le parti dove il sol si corca.</l>
</lg>

<lg type="ottava">
<head>e</head>

<l>Giungon poi dove un fiume al mar confina,</l>
<l>che tante dal gran vaso acque diffonde</l>
<l>che ’l ceruleo color de la marina</l>
<l>segna un lungo sentier di torbide onde.</l>
<l>Né il Danubio sì grande o ’l Po dechina,</l>
<l>né quel che ’l fonte a l’un de’ poli asconde</l>
<l>ed a l’altro la foce, né sì grande</l>
<l>l’Eufrate o ’l Gange mai si gonfia e spande.</l>
</lg>

<lg type="ottava">
<head>f</head>

<l>Sette isolette ha ne la bocca e tiene</l>
<l>più suso una provincia infra due corna,</l>
<l>ricca di preziose argentee vene</l>
<l>ond’ella ha il nome e ’l fiume anco n’adorna.</l>
<l>La lunga spiaggia de le salse arene</l>
<l>non è di borgo o di castello adorna:</l>
<l>rare case e disperse, e spesso scorti</l>
<l>son da lor fiumi e promontori e porti.</l>
</lg>

<lg type="ottava">
<head>g</head>

<l>Venner dopo gran corso al sen che detto</l>
<l>ha di San Giulian l’Ibero audace:</l>
<l>loco a’ legni opportun, se non che ’l letto</l>
<l>pieno di sirti e innavigabil giace.</l>
<l>Si volser quivi a un improviso obietto</l>
<l>(è di Tifei, d’Enceladi ferace</l>
<l>quivi la terra): orribili muggianti</l>
<l>scopron su ’l lido i Patagon giganti.</l>
</lg>

<lg type="ottava">
<head>h</head>

<l>Era in Gemelli il sol quando più breve</l>
<l>qui l’ombra annotta e i dì maggiori alluma,</l>
<l>ma là ’ve il suo valor non si riceve</l>
<l>verna stagion di tenebre e di bruma.</l>
<l>Scopron da lunge al fin monti di neve</l>
<l>carichi, ov’ella mai non si consuma;</l>
<l>poi tra lor chiuso il varco angusto appare</l>
<l>che parte il mar del sud da l’altro mare.</l>
</lg>

<lg type="ottava">
<head>i</head>

<l>Spettacol quivi al nostro mondo ignoto</l>
<l>vider di strana e d’incredibil caccia:</l>
<l>volare un pesce, un altro girne a nòto.</l>
<l>Fugge il volante, il notatore il caccia</l>
<l>e ne l’ombra ch’è in acqua osserva il moto</l>
<l>che quel fa in aria e segue ognor la traccia,</l>
<l>fin che quel, che non regge a volo il peso</l>
<l>per lungo spazio, in mar cadendo è preso.</l>
</lg>

<lg type="ottava">
<head>l</head>

<l>Escon del breve stretto ad oceano</l>
<l>vasto ed immenso il qual co’ venti ha tregua,</l>
<l>sì ch’onda pur non disagguaglia il piano</l>
<l>cui stabil calma e quasi eterna adegua.</l>
<l>Or perché ’l corso, che da senno umano</l>
<l>retto non è, rapidamente segua,</l>
<l>spinge sempre soave e sempre eguale</l>
<l>gli aventurosi erranti aura fatale.</l>
</lg>

<lg type="ottava">
<head>m</head>

<l>A destra è lungo tratto, e quivi è il Guito</l>
<l>e co ’l ricco Perù l’aurea Castiglia;</l>
<l>ma la nave seguendo il manco lito</l>
<l>vèr la terra anco ignota il camin piglia,</l>
<l>e trova un mar sì d’isole fornito</l>
<l>che l’Egeo con le Cicladi somiglia.</l>
<l>E già da che lasciàr l’arene ibere</l>
<l>eran dieci albe scorse e dieci sere.</l>
</lg>

<lg type="ottava">
<head>n</head>

<l>Loco è in quell’erme piagge assai riposto:</l>
<l>porto con l’arti sue natura il rende.</l>
<l>Si curva il lido, e tra due corna ascosto</l>
<l>fa un ampio seno; un’isola il difende,</l>
<l>ch’a lui la fronte e ’l tergo a l’onda ha opposto</l>
<l>che vien da l’alto e la respinge e fende.</l>
<l>Quivi e quindi è gran rupe e torreggianti</l>
<l>fan duo gran scogli segni a i naviganti.</l>
</lg>

<lg type="ottava">
<head>o</head>

<l>Tacciono sotto i mar securi in pace,</l>
<l>sovra ha di negre selve opaca scena;</l>
<l>contra pendente una spelunca giace,</l>
<l>d’edere e d’ombre e di dolci acque amena.</l>
<l>Fune non lega qui, né co ’l tenace</l>
<l>morso le stanche navi ancora frena;</l>
<l>qui in vece de le vele e de le sarte</l>
<l>raccolse ella le chiome a l’aura sparte.</l>
</lg>
</div1>

<div1 type="parte">
<head>XV<hi rend="sup">25</hi></head>

<lg type="ottava">

<l>Fermàrsi a’ piè de l’alpe infin che chiuso</l>
<l>fu da l’ombre notturne l’orizonte,</l>
<l>e i suoi splendori a pena ebbe diffuso</l>
<l>il sol, de l’aurea luce eterno fonte,</l>
<l>e rigò il ciel di rai, ch’ambo: – Là suso, –</l>
<l>gridàr – già tempo è di salire il monte. –</l>
<l>Ma lor su ’l cominciar l’erta attraversa</l>
<l>fèra serpendo orribile e diversa.</l>
</lg>
</div1>

<div1 type="parte">
<head>XV<hi rend="sup">26</hi></head>

<lg type="ottava">
<head>a</head>

<l>Siede su ’l lago e imperioso i mari</l>
<l>vagheggia e i monti ampio palagio adorno;</l>
<l>tramutar vede le stagioni e in vari</l>
<l>volti sotto apparir la notte e ’l giorno.</l>
<l>Egli è in stabil riposom e da’ contrari</l>
<l>sì gioia accresce al suo dolce soggiorno</l>
<l>come è soave il rimirar da terra</l>
<l>nave che ’n mar cruccioso aggira ed erra.</l>
</lg>

<lg type="ottava">
<head>b</head>

<l>Non hanno (sì il desio gli affretta e punge)</l>
<l>essi a tante vaghezze alcun riguardo,</l>
<l>poi che ’l mostro custode appar da lunge</l>
<l>su la gran porta in minaccievol guardo.</l>
<l>D’uomo è in lui quel di sopra, a cui congiunge</l>
<l>poscia da’ fianchi in giù membra di pardo,</l>
<l>salvo che serpentina orribil coda</l>
<l>nel deretano suo ripiega e snoda.</l>
</lg>

<lg type="ottava">
<head>c</head>

<l>Con quella fère impetuoso e crudo</l>
<l>sì che ne fende e f¢ra il ferro e i marmi.</l>
<l>Elmo non ha, non ha corazza o scudo</l>
<l>che ne la pugna l’assecuri e l’armi,</l>
<l>ma la velocitate al corpo ignudo</l>
<l>e la destrezza sua vaglion per armi:</l>
<l>tre dardi ha ne la destra, e la ritorta</l>
<l>spada di fina tempra al fianco porta.</l>
</lg>

<lg type="ottava">
<head>d</head>

<l>Contra gli armati duo sol con sì fatte</l>
<l>difese vien, né l’orme in terra imprime;</l>
<l>e correria sovra le spighe, intatte</l>
<l>lasciando lor le tremolanti cime,</l>
<l>e porteria per mezzo ’l mar le ratte</l>
<l>piante su l’onde tumide sublime,</l>
<l>senza punto bagnarle. Or come fue</l>
<l>vicin, lanciò l’armi volanti sue.</l>
</lg>

<lg type="ottava">
<head>e</head>

<l>E di tre colpi i duo guerrier con esse</l>
<l>percosse: piagò Ubaldo a mezzo ’l petto,</l>
<l>Carlo non piagò già, però che resse</l>
<l>due punte, onde fu colto, il forte elmetto.</l>
<l>Quinci d’intorno a lor tesse e ritesse</l>
<l>suoi corsi in giro, e fende a suo diletto;</l>
<l>e sono spesso anco colpiti a un punto,</l>
<l>ché l’un la coda e l’altro il ferro ha giunto.</l>
</lg>

<lg type="ottava">
<head>f</head>

<l>Non se fosser tra mille in mezzo accolti</l>
<l>fòran sì lor battuti i petti e i fianchi,</l>
<l>le cave tempie, i larghi omeri e i volti,</l>
<l>come un sol gli combatte e gli ha già stanchi.</l>
<l>Essi, non mai cogliendo e sempre colti,</l>
<l>temon che indarno sparso il vigor manchi;</l>
<l>giunger le spalle e far costretti furo</l>
<l>ciascun co ’l petto e il tergo altrui securo.</l>
</lg>

<lg type="ottava">
<head>g</head>

<l>Con tutto ciò per sì diverse strade</l>
<l>or l’uno or l’altro assale e sì repente,</l>
<l>e in lor de’ colpi la tempesta cade</l>
<l>de le doppie armi sì grave e frequente,</l>
<l>c’hanno al parar più ch’al ferir le spade</l>
<l>con tutte l’arti de lo schermo intente;</l>
<l>e se nulla temenza han di morire,</l>
<l>n’han dubbio almen, né scema il dubbio ardire.</l>
</lg>

<lg type="ottava">
<head>h</head>

<l>Ubaldo al fine argomentò con arte</l>
<l>nova vincer la dubbia aspra contesa:</l>
<l>il rotto scudo suo gitta in disparte</l>
<l>sì ch’abbia la sinistra atta a far presa;</l>
<l>quando la coda poi ch’incide e parte</l>
<l>le dure piastre è sovra lui discesa,</l>
<l>l’afferra sì che ’l mostro a sé non puote</l>
<l>ritrarla, e ferma le veloci rote.</l>
</lg>

<lg type="ottava">
<head>i</head>

<l>L’una stringe la coda e l’altra mano</l>
<l>difende ambi duo lor da le percosse;</l>
<l>ché tentò il mostro di troncar, ma in vano,</l>
<l>or l’una or l’altra; in van si torse e scosse:</l>
<l>rotar non può, non gir da lor lontano,</l>
<l>né da far resistenza have armi o posse,</l>
<l>talché senza contrasti e senza schermi</l>
<l>fesse e trafitte son le membra inermi.</l>
</lg>

<lg type="ottava">
<head>l</head>

<l>Carlo tre volte a lui la spada immerse</l>
<l>dove l’umano era al ferin consorte,</l>
<l>ed altrettante il capo e più gli aperse,</l>
<l>e bastava assai meno a la sua morte.</l>
<l>Poi co ’l compagno suo l’orme converse,</l>
<l>già curata sua piaga, invèr le porte;</l>
<l>e quando presso fur, lucido e vago</l>
<l>trasse allettando a sé lor vista il lago.</l>
</lg>
</div1>

<div1 type="parte">
<head>XV<hi rend="sup">27</hi></head>

<lg type="ottava">

<l>Tutta quell’acqua poscia insieme accolta</l>
<l>mormorando se ’n va tra vaghe sponde,</l>
<l>e chi mira invaghisce e chi l’ascolta</l>
<l>co ’l dolce suono e con le lucide onde;</l>
<l>e sovra ambe le rive è così folta</l>
<l>l’ombra che scende in lor da verdi fronde,</l>
<l>e così alta l’erba ivi s’estolle</l>
<l>che seggio esser non può più fresco o molle.</l>
</lg>
</div1>

<div1 type="parte">
<head>XV<hi rend="sup">28</hi></head>

<lg type="ottava">

<l>La dolce vista de le due sì belle</l>
<l>ignude intenerì que’ fieri petti,</l>
<l>sì che fermàrsi a riguardarle; ed elle</l>
<l>seguian oltre infingendo i lor diletti,</l>
<l>scoprendo alcuna ad or ad or di quelle</l>
<l>parti secrete che più gli occhi alletti.</l>
<l>Una alfin n’esce, e tutte senza velo</l>
<l>spiega le nude sue bellezze al cielo.</l>
</lg>
</div1>

<div1 type="parte">
<head>XVII<hi rend="sup">29</hi></head>

<lg type="ottava">
<head>a</head>

<l><gap/><add resp="ed">..........................................</add></l>
<l>Vince senza pugnar: de’ vinti suoi</l>
<l>no ’l sapendo trionfa; or che fia poi?</l>
</lg>

<lg type="ottava">
<head>b</head>

<l>Che sarà poi, quando del dolce riso</l>
<l>spieghi i tesori e de’ begli occhi i lampi?</l>
<l>chi non sarà dal suo parlar conquiso?</l>
<l>chi fia ch’a quei suoi vezzi invitto scampi,</l>
<l>quand’ella, armata di pietate il viso,</l>
<l>oppugni l’alme e intorno a i cor s’accampi,</l>
<l>quand’ella adopri fulminando insieme</l>
<l>le machine d’Amor: diletto e speme?</l>
</lg>
</div1>

<div1 type="parte">
<head>XVII<hi rend="sup">30</hi></head>

<lg type="ottava">
<head>a</head>

<l><gap/><add resp="ed">...........................................</add></l>
<l>ché piaga di tua mano e di tuo strale</l>
<l>uccidendo sarebbe anco vitale.</l>
</lg>

<lg type="ottava">
<head>b</head>

<l>Quanto, oh quanto t’inganni! O vuoi severa,</l>
<l>o vuoi clemente dar pena o perdono,</l>
<l>clementissima sei, dolce guerriera,</l>
<l>s’uccidi tu: chiami castigo il dono.</l>
<l>Per l’altrui ferro il tuo nemico pèra;:</l>
<l>atto de l’ira tua ministro io sono:</l>
<l>il capo io troncherò di quel Rinaldo,</l>
<l>benché diaspro fosse o ferro saldo.</l>
</lg>
</div1>

<div1 type="parte">
<head>XVII<hi rend="sup">31</hi></head>

<lg type="ottava">
<head>a</head>

<l>Così n’andaro infin ch’al sol novello</l>
<l>mille tende poteano omai vedere,</l>
<l>e spettacolo in cima altero e bello</l>
<l>faceva il tremolar de le bandiere.</l>
<l>Quel che scòrti gli avea, sublime augello,</l>
<l>non rivolò vèr le celesti sfere;</l>
<l>ma giù discese, e del fatal campione</l>
<l>posò su l’elmo ove il cimier si pone.</l>
</lg>

<lg type="ottava">
<head>b</head>

<l>E qui s’affisse; e qui immobil divenne</l>
<l>(mirabil mostro) un gran cimier d’argento.</l>
<l>Ma par ch’al volo apparecchiarsi accenne,</l>
<l>par che del cielo ancor abbia talento;</l>
<l>in cotal atto l’argentate penne</l>
<l>dispiega, e tien lo sguardo al sole intento.</l>
<l>Conosciuto è Rinaldo, e già precorre</l>
<l>la fama; e certo poscia il nunzio corre.</l>
<l/>
</lg>
</div1>
</body>
</text>
</TEI.2>
