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      <title>Poesie campestri</title>
      <author>Ippolito Pindemonte</author>
    </titleStmt>
    <extent>70 Kb in UTF-8</extent>
    <publicationStmt>
      <publisher>Biblioteca Italiana</publisher>
      <pubPlace>Roma</pubPlace>
      <date>2003</date>
      <idno>bibit001489</idno>
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        <p>Questa risorsa digitale è liberamente accessibile per uso
              personale o scientifico. Ogni uso commerciale è vietato</p>
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      <title>Collezione BibIt</title>
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      <bibl>
        <title>Prose e poesie campestri</title>
        <author>Pindemonte, Ippolito</author>
        <editor id="ed">Ferraris, Angiola</editor>
        <publisher>Fogola</publisher>
        <pubPlace>Torino</pubPlace>
        <date>1990</date>
        <note>Ripr. dell'ed.: Verona : Mainardi, 1817</note>
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                    <p>Tutti i materiali paratestuali della fonte cartacea non riconducibili alla
                      responsabilità dell'autore dell'opera sono stati soppressi nella versione
                      digitale</p>
                  </samplingDecl>
                  <editorialDecl>
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                      <p>Livello medio: controllo a video con collazione con edizione di
                      riferimento</p>
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                      <p>I simboli di citazione e di discorso diretto presenti sulla fonte cartacea
                        sono stati rappresentati sulla versione digitale</p>
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                    <hyphenation eol="none">
                      <p>I trattini di sillabazione a fine riga sono stati soppressi e le parole
                        ricomposte</p>
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                  </editorialDecl>
    <editorialDecl><p>Il testo originale della poesia LA MELANCONIA presenta degli spazi bianchi di rientro dei versi di varia lunghezza che non sono stati codificati.</p></editorialDecl><classDecl><taxonomy id="CDD"><bibl>Classificazione Decimale Dewey</bibl></taxonomy><taxonomy id="CGB"><bibl>Classificazione generi BibIt</bibl></taxonomy></classDecl></encodingDesc>
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      <date>700</date>
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    <langUsage><language id="ita">Italiano</language></langUsage>
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        <term>853.6 - NARRATIVA ITALIANA. 1748-1814</term>
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        <term>Poesia</term>
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      <date>Data sconosciuta anteriore al 2000</date>
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        <name>Domitilla Olivieri</name>
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<div1 type="poesia">
<head>LA SOLITUDINE</head>
<lg type="non-definito">
<lg>
<l>	Pien d'un caro pensier, che mi rapiva,</l>
<l>Giunto io mi vidi ove sorgean d'antica</l>
<l>Magion gli avanzi su deserta riva.</l>
</lg><lg>
<l>	Cinge le mura intorno alta l'ortica,</l>
<l>E tra le vie della cornice infranta</l>
<l>L'arbusto fischia, e tremola la spica.</l>
</lg><lg>
<l>	Scherza in cima la vite, o ad altra pianta</l>
<l>In giù cadendo si congiunge e allaccia,</l>
<l>E di ghirlande il nudo sasso ammanta:</l>
</lg><lg>
<l>	E con verde di musco estinta faccia</l>
<l>Sculto Nume qui giace, e l'umil rovo</l>
<l>Là gran pilastro rovesciato abbraccia.</l>
</lg><lg>
<l>	M'arresto; e poi tra la folt'erba movo:</l>
<l>Troppo di cardo o spina al piè non cale,</l>
<l>E nel vóto palagio ecco mi trovo.</l>
</lg><lg>
<l>	Stillan le volte, e per l'aperte sale</l>
<l>Passa ululando l'Aquilon, né tace</l>
<l>Nel cavo sen dell'oziose scale.</l>
</lg><lg>
<l>	E pender dalle travi odo loquace</l>
<l>Nido, entro cui tenera madre stassi</l>
<l>I frutti del suo amor covando in pace.</l>
</lg><lg>
<l>	Quindi sul campo con gli erranti passi,</l>
<l>Per via diversa dalla prima, io torno.</l>
<l>Veggo persona tra i cespugli e i sassi.</l>
</lg><lg>
<l>	Sedea sovra il maggior masso, che un giorno</l>
<l>Sorse nobil meta d'alta colonna:</l>
<l>Abbarbicata or gli è l'edera intorno.</l>
</lg><lg>
<l>	M'appresso; ed era ossequiabil Donna:</l>
<l>Scendea sul petto il crine in due diviso,</l>
<l>E bianca la copria semplice gonna.</l>
</lg><lg>
<l>	Par che lo sguardo al ciel rivolto e fiso</l>
<l>Nelle nubi si pasca, e tutta pósi</l>
<l>L'alma rapita nel beato viso.</l>
</lg><lg>
<l>	Chi sei? le dico; ed ella, i rai pensosi</l>
<l>Chinando, Solitudine m'appello:</l>
<l>Diva, sempre io t'onorai, risposi.</l>
</lg><lg>
<l>	Mettea dal mento appena il fior novello;</l>
<l>Ed uscendo, tu sai che parlo il vero,</l>
<l>Dal folleggiar d'un giovanil drappello,</l>
</lg><lg>
<l>	In disparte io traeva; e se un sentiero</l>
<l>Muto e solingo a me s'apria, per esso</l>
<l>Mi lasciava condur dal mio pensiero.</l>
</lg><lg>
<l>	Poscia delle città lodai più spesso</l>
<l>Rustico asilo, e più che loggia ed arco,</l>
<l>Piacquemi un largo faggio e un brun cipresso.</l>
</lg><lg>
<l>	Questo so ben: ma che sovente al varco</l>
<l>Un Nume t'aspettò, pur mi rammento,</l>
<l>Rispose, e che per te sonar fe' l'arco.</l>
</lg><lg>
<l>	E stato fora allor parlar col vento</l>
<l>Il parlarti de' campi, e morte stato</l>
<l>Far un passo lontan dal tuo tormento.</l>
</lg><lg>
<l>	Ma tutto de' tuoi giorni era il gran fato</l>
<l>Seguir la tua giovine Maga, e meno</l>
<l>Curar la vita, che lo starle a lato,</l>
</lg><lg>
<l>	E dal torbido sempre, o dal sereno</l>
<l>Lume degli occhi suoi pendendo, berne</l>
<l>L'incendioso lor dolce veleno.</l>
</lg><lg>
<l>	È vero, è ver: ma chi mirar l'eterne</l>
<l>Può in man d'Amor terribili quadrella,</l>
<l>E non alcuna in mezzo al cor tenerne,</l>
</lg><lg>
<l>	S'egli al fianco si pon d'una donzella,</l>
<l>Che ad una fronte, che qual astro raggia,</l>
<l>Giunga in sé stessa ogni virtù più bella,</l>
</lg><lg>
<l>	Che modesta ci sembri, e non selvaggia,</l>
<l>Varia, né mai volubile, che l'ore</l>
<l>Viva tra i libri, e pur rimanga saggia?</l>
</lg><lg>
<l>	Ora l'età, l'esperienza, e il core</l>
<l>Già stanco, ed il pensier, che ad altro è vólto,</l>
<l>Di me stesso potran farmi signore.</l>
</lg><lg>
<l>	Sorrise allor sorriso tal, che al volto</l>
<l>Senza tor maestà crebbe dolcezza,</l>
<l>La casta Diva; e così dir l'ascolto:</l>
</lg><lg>
<l>	Molti di me seguir punge vaghezza;</l>
<l>Ma vidi ognor, come a poche alme infondo</l>
<l>Fiamma verace della mia bellezza.</l>
</lg><lg>
<l>	Alcun mi segue, perché scorge immondo</l>
<l>Di vizi e di viltà quantunque ei mira:</l>
<l>Questi non ama me, detesta il Mondo.</l>
</lg><lg>
<l>	Non ama me, chi del suo Prence l'ira</l>
<l>Contro destossi, ed in romita villa</l>
<l>Esule volontario il piè ritira;</l>
</lg><lg>
<l>	Ma la luce del trono, onde scintilla</l>
<l>Su lui non balza, egli odia, odia l'aspetto</l>
<l>Del felice rival, che ne sfavilla.</l>
</lg><lg>
<l>	Non chi la lontananza d'un oggetto</l>
<l>Piange, che prima il fea contento e pago,</l>
<l>E gli trasse partendo il cor del petto;</l>
</lg><lg>
<l>	Ma d'un romito ciel si mostra vago,</l>
<l>Per poter vagheggiar libero e oscuro</l>
<l>Pinta nell'aere l'adorata imago.</l>
</lg><lg>
<l>	Questi voti d'un cor, che non è puro,</l>
<l>Odio; e di lui, che in me cerca me stessa,</l>
<l>Solo gli altari e i sagrifizi io curo.</l>
</lg><lg>
<l>	Ma quanto a pochi è dagli Dei concessa</l>
<l>Alma, che sol di sé si nutre e pasce?</l>
<l>Che ogni dì, che a lei spunta, è sempre dessa?</l>
</lg><lg>
<l>	Che ognor vive a sé cara? Uom, che le ambasce</l>
<l>Del rimorso, torcendo in sé la vista,</l>
<l>Paventerà, questi per me non nasce.</l>
</lg><lg>
<l>	Questi sol qualche ben nel vario acquista</l>
<l>Tumulto, perché in lui strugge e disperde</l>
<l>La conoscenza di sé stesso trista.</l>
</lg><lg>
<l>	Ma su lucido colle, o per la verde</l>
<l>Notte d'un bosco, co' pensieri insieme,</l>
<l>E co' suoi dolci sogni, in cui si perde,</l>
</lg><lg>
<l>	Passeggia il mio fedele, e duol nol preme,</l>
<l>Se faccia d'uom non gli vien contro alcuna,</l>
<l>Perché sé stesso ritrovar non teme;</l>
</lg><lg>
<l>	E nel silenzio della notte bruna</l>
<l>Estatiche fissar gode le ciglia</l>
<l>Nel tuo volto soave, o argentea Luna;</l>
</lg><lg>
<l>	E per l'ampia degli astri aurea famiglia</l>
<l>Gode volar, di Mondo in Mondo passa,</l>
<l>Passa di meraviglia in meraviglia.</l>
</lg><lg>
<l>	Levando allor la fronte trista e bassa,</l>
<l>Deh! grido, se ti spiace il culto mio,</l>
<l>E che pensi di me, saper mi lassa.</l>
</lg><lg>
<l>	Il tuo culto sprezzar, no, non poss'io:</l>
<l>Ma scosso appena dalle gialle fronde</l>
<l>Avrà l'Autunno il lor ramo natio,</l>
</lg><lg>
<l>	Che tu darai le spalle a queste sponde,</l>
<l>E d'altro filo tesserai la vita</l>
<l>Ove Città sovrana esce dell'onde.</l>
</lg><lg>
<l>	Né però dal tuo core andrà sbandita</l>
<l>La voglia di tornare al bosco e al campo,</l>
<l>Tosto che torni la stagion fiorita.</l>
</lg><lg>
<l>	E se nol vieta di due ciglia il lampo,</l>
<l>Se una dolce eloquenza non ti lega,</l>
<l>Ti rivedrò; né temo d'altro inciampo.</l>
</lg><lg>
<l>	Ciò detto, in piè levossi; ed io: Deh! spiega,</l>
<l>Se ancor mi s'apparecchia al core un dardo.</l>
<l>Ella già mossa: Il labbro tuo mi prega</l>
</lg><lg>
<l>	Di quel, che dubbio pende anco al mio sguardo.</l>
</lg>
</lg>
</div1>

<div1 type="poesia">
<head>AL CAVALIERE CLEMENTINO VANNETTI</head>
<opener><salute>A Roveredo.</salute></opener>

<lg type="endecasillabo-sciolto">
<l>O Clementino, del cadente onore</l>
<l>Dell'Italico stil fermo sostegno,</l>
<l>Sotto qual ombra le lunghe ore estive</l>
<l>Vai sagace ingannando? Obblìo ti prese</l>
<l>Di Pindo amato? O la sonante cetra</l>
<l>Scotendo vai, pien di furor giocondo,</l>
<l>E immemore del tuo fedele Amico,</l>
<l>Che né lieto, né mesto, per le belle</l>
<l>Avesane colline si raggira</l>
<l>E legge tua gentil Prosa, che adorna</l>
<l>Del chiaro tuo concittadin le Rime?</l>
<l>Scuri cipressi, che a quel colle in cima</l>
<l>Fate dell'Eremita al sacro albergo</l>
<l>Di triste, e pur soavi ombre corona;</l>
<l>Sapete voi, se dell'Amico il nome</l>
<l>Odon queste fontane e queste rupi,</l>
<l>O che l'oriental Sole dispieghi</l>
<l>Tutta la pompa dell'ardente luce,</l>
<l>O che in partendo le montane cime</l>
<l>Pinga ed inauri di più dolce foco.</l>
<l>Sapete ancor, se dal frondoso ramo</l>
<l>Staccai per altri le sonore corde</l>
<l>Dal dì, che la pietosa arte di Coo</l>
<l>Dure leggi m'impose, e vietò il caro</l>
<l>Succo dell'uva, allegrator dell'alme,</l>
<l>E di note Febée maestro altero.</l>
<l>Ma tazza colma di salubre latte</l>
<l>Mi viene innanzi sul mattin rosato,</l>
<l>E sul caldo meriggio in gelid'acque</l>
<l>Mi raccapriccio: indi m'assido a mensa,</l>
<l>Non che frugal, presso che nuda, e quale</l>
<l>Non disdiria d'uom penitente al labbro.</l>
<l>Oh! quando fia che ritornare io veggia</l>
<l>(Come tutta di brame e di speranze</l>
<l>Si regge, e si mantien nostra natura)</l>
<l>Autunno pampinoso, il qual per mano</l>
<l>Tenga, e rimeni a me l'alma Salute,</l>
<l>Vaga Dea, se a noi mostra il roseo volto,</l>
<l>Dea, se da noi l'asconde, ancor più vaga.</l>
<l>Liete vendemmie allor faremo: al suono</l>
<l>De' crepitanti cembali, ed a quella</l>
<l>Di rurale canzon grazia selvaggia,</l>
<l>Con Lalage, e con Delia, unite al coro</l>
<l>Delle contadinelle, quasi Dive</l>
<l>Tra mortali fanciulle, allegri balli</l>
<l>Condur saprò: di Bacco i rossi doni</l>
<l>Succederanno ai candidi di Pale,</l>
<l>E allor fia tempo da stancar la cetra.</l>
<l>Intanto giovi a me questo securo,</l>
<l>Che ingannare non sa, viver tranquillo,</l>
<l>E i piacer solitari, onde son cinto;</l>
<l>Contento pur, se alle mie nari il grato</l>
<l>Odor dell'ammontata erba recisa</l>
<l>Recan le passeggiere aure cortesi;</l>
<l>Se al vicin faggio, sotto conscia notte,</l>
<l>Memore l'usignuol farà ritorno,</l>
<l>Non imparate a scior musiche voci,</l>
<l>Gli amor suoi gorgheggiando, e i miei diletti.</l>
<l>Qualunque vita, sia ridente, o grave,</l>
<l>Tumultuosa, o cheta, oscura, o chiara,</l>
<l>Porta in sé stessa i suoi piaceri, e il folle,</l>
<l>Che d'altri beni vuole ornarla, sempre</l>
<l>Del piacer troverà maggior l'affanno.</l>
<l>O cieca stirpe di Prometeo, quando</l>
<l>Di gridar cesserai contro le date</l>
<l>Sorti ineguali? Un comun senso, Amico,</l>
<l>E un contento comune havvi non meno,</l>
<l>Ed in ogni destin, quant'uomo il puote,</l>
<l>Felice è l'uom; sol che virtù non fugga:</l>
<l>Virtù, Ninfa bellissima, che a tazze</l>
<l>Bee, dove nulla mai d'amaro ha il dolce,</l>
<l>Che del par gode se riceve, o dona.</l>
<l>Danzar la vedi? Un fortunato evento</l>
<l>Coronò l'opra, che da lei tentossi.</l>
<l>Ebbe triste novelle? Oscura dogiia</l>
<l>Non spiega in fronte; e se talvolta piange,</l>
<l>Non è letizia d'altra Ninfa, o riso</l>
<l>Che più soave di quel pianto sia,</l>
<l>Di quel pianto, onde torna anche più bella.</l>
<l>Suda, né stanca è mai; ricca, ma parca,</l>
<l>Fruisce il ben, né però sazia resta.</l>
<l>Nulla le manca: ché bramar non puote,</l>
<l>Ch'esser più bella ancora, e sol che l'aggia</l>
<l>Bramato, ei basta; già più bella è fatta.</l>
</lg>
</div1>

<div1 type="poesia">
<head>AL SIGNOR GUGLIELMO PARSONS</head>
<head>GENTILUOMO INGLESE</head>
<opener><salute>A Firenze.</salute></opener>

<lg type="endecasillabo-sciolto">
<l>Concittadin di Pope, e di Miltono</l>
<l>Degno concittadin, che d'Arno in riva</l>
<l>Guidi per mano le Britanne Muse,</l>
<l>E col bel suon delle straniere voci</l>
<l>Ogni attonita svegli eco Toscana,</l>
<l>O Guglielmo, mia cura, e in questa verde,</l>
<l>Ov'or men vivo, solitaria piaggia,</l>
<l>Lungo alla pensierosa alma soggetto,</l>
<l>M'è dolce il flebil suon d'un ruscel lento,</l>
<l>Dolce la gaia musica del bosco,</l>
<l>Ma più dolci a me fur quell'auree tutte,</l>
<l>Che volar festi a me, Delfiche note,</l>
<l>Cui bella cortesia del nettar suo</l>
<l>Sparse, e sparse amistà, ch'è ancor più bella.</l>
<l>Perché la stessa via correr non posso,</l>
<l>E volarmene a te? Certo se l'anno</l>
<l>Cocente, e l'arte del figliuol d'Apollo,</l>
<l>Cui di mia vita vacillante in mano</l>
<l>Bo posto il fren, me scolorito e magro</l>
<l>Non consigliasse alla quiete, e il puro</l>
<l>A respirar de' campi aere odorato,</l>
<l>Certo non mi starei; ma lunge i piani</l>
<l>Lombardi, e in cima d'Apennin ventoso,</l>
<l>Date a' pronti corsier tutte le briglie,</l>
<l>Or sarei teco. O colli ameni, o rive</l>
<l>Care alle Grazie, al Genio Italo, all'Arti,</l>
<l>O già d'Ausonia, anzi del Mondo Atene,</l>
<l>Vaga Fiorenza, e agli occhi miei pel nuovo</l>
<l>Ospite tuo gentile ora più vaga,</l>
<l>Ben godrei rivederti, e la tua sacra</l>
<l>Ribaciar terra, che cotanta polve</l>
<l>Chiude di man famose, onde parlanti</l>
<l>Uscìan le tele, uscìa ne' bronzi e marmi</l>
<l>Il pensier degli eroi fuso e scolpito.</l>
<l>Felice chi ammirar può l'opre grandi,</l>
<l>E di grande città l'aure respira,</l>
<l>La bella degl'ingegni, e al vulgo ignota</l>
<l>Vita vivendo. Ma felice ancora</l>
<l>Chi del bel di natura il core acceso</l>
<l>Sua gioia umìle, e che nessun gl'invidia,</l>
<l>Cela sotto le fresche ombre romite,</l>
<l>E or curvo su le prische illustri carte</l>
<l>I morti ascolta, e l'età scorse vive,</l>
<l>Or pensoso tra il dolce orror de' boschi</l>
<l>Rintraccia ogni dover del Saggio in terra,</l>
<l>Si raffronta con sé, tien sempre il mezzo,</l>
<l>E a viver caro a sé medesmo impara:</l>
<l>O quando regna la stellata Notte,</l>
<l>Tra i penduli dal ciel lucidi Mondi</l>
<l>Fa spaziar la liber'alma, ad essa</l>
<l>Ravvisar la sua patria, e creder certo</l>
<l>A que' lidi, a que' porti il suo ritorno.</l>
<l>E pur giocondo mi sarebbe, o nato</l>
<l>A me da sì remota isola Amico,</l>
<l>Amoreggiar con teco la soave</l>
<l>Terribil Diva d'Amatunta, or molle</l>
<l>Nel Greco marmo e respirante, ed ora</l>
<l>Ne' Veneti color tepida e viva.</l>
<l>Quindi le logge passeggiar di Pitti</l>
<l>Braccio con braccio, e del maggior Fiammingo</l>
<l>Condannando ammirar le tinte audaci,</l>
<l>E quai veggiamo a Silia, ed a Quartilla</l>
<l>Tutti raccesi di cinabro i volti.</l>
<l>Ma dove lascio io te, non pinta, o sculta,</l>
<l>Ma viva e vera d'Albiòn Minerva,</l>
<l>Che ora di tua presenza orni il natio</l>
<l>Nido del Precursor del tuo Neutono?</l>
<l>Scarco mi sentirei del mortal peso,</l>
<l>Se Fortuna tra voi terzo mi fesse,</l>
<l>Qual già mi feo sovra l'Adriache sponde,</l>
<l>Dolce ed amara rimembranza! Oh come</l>
<l>Correria pronta la mia mano al plettro</l>
<l>Presso all'inclita Donna, e a quel, che donna</l>
<l>Giunse a chiamarla sua, Spirto canoro,</l>
<l>Sovra le cui nettaree labbra, e sotto</l>
<l>Le cui tremole dita ogni più bella</l>
<l>Spinta e fiorisce Italica armonia.</l>
<l>Men dunque io stupirò, se in mezzo a tanta</l>
<l>Aura Castalia, che a te spira intorno,</l>
<l>Le neghittose ali Febée riapri.</l>
<l>Ma loderò, che alle lusinghe sordo</l>
<l>De' Piacer, che sì dolce han la favella,</l>
<l>La qual sotto del molle Adriaco cielo</l>
<l>T'era forse nel core alquanto scesa,</l>
<l>Drizzi a più bello ed onorato segno</l>
<l>Quella mente, che a te, solo de' vaghi</l>
<l>Per favellar misteriosi nulla,</l>
<l>Onde suo dire il gentil Mondo intesse,</l>
<l>Non t'infuse nel capo il tuo Pianeta.</l>
<l>E loderò, che il più bel fior traendo</l>
<l>Dall'opre di Natura, una sovrana</l>
<l>Ideale beltà ti formi, e questa</l>
<l>Purissimo amator vagheggi e inchini,</l>
<l>E quindi passi a riguardarla in tela,</l>
<l>O in marmo espressa, e a meditar com'arte</l>
<l>La sua madre e maestra emuli e vinca:</l>
<l>Né pago ancora, i lavor suoi più rari</l>
<l>Celebri in carte, che non temon notte.</l>
<l>Seguì, Guglielmo: contra i tanti mali</l>
<l>Della vita mortal gli Dei pietosi</l>
<l>Non ci dier forse le celesti Muse?</l>
<l>Ma se movi talor per via solinga,</l>
<l>Al raggio amico di tacente Luna,</l>
<l>O tra le Imperiali erbe, o tra quelle</l>
<l>Di Boboli Dedaleo, e in folta selva</l>
<l>Con piè non consapevole ti metti,</l>
<l>Mormorando tuoi sensi, e col pensiero</l>
<l>Tutto levato sovra il corso umano,</l>
<l>Chi sa che al guardo non ti s'offra un'Ombra,</l>
<l>Qual ben saresti di mirar contento?</l>
<l>Coteste rive dal Britanno Omero</l>
<l>Fur viste, e amate; e nel divin suo canto</l>
<l>Suona, e ognor sonerà Fiesole, ed Arno,</l>
<l>Ed i ruscei di Vallombrosa, e il nome</l>
<l>Del gran Saggio d'Etruria. Oh se la grande</l>
<l>Alma onorata veder puoi, ritienla</l>
<l>Tu che puoi farlo, e per me ancor le parla.</l>
<l>Dille, come tra l'acque, e all'odoroso</l>
<l>Pezzo del suo cantato Eden io vado</l>
<l>Con piacer redivivo errando sempre:</l>
<l>Come spesso a veder torno e ritorno</l>
<l>Quelle caste bellezze, ond'ei le membra</l>
<l>Infiorar seppe dell'angelica Eva;</l>
<l>Gli atti, le grazie, e il portamento, e quella</l>
<l>Non finta ritrosìa, pudor non finto,</l>
<l>Ritrosìa dolce, e lusinghier pudore,</l>
<l>Ed i sospir non falseggiati, e ad arte</l>
<l>Gli occhi non volti, o meditato il riso;</l>
<l>E tanti vezzi d'innocenza pieni,</l>
<l>Leggiadrie tanto pure, o sieda, o mova,</l>
<l>O parli, o taccia, o stia pensosa, o lieta:</l>
<l>E dille al fin, come in un Eden vero,</l>
<l>Suoi canti udendo, la mia stanza io muto.</l>
</lg>
</div1>

<div1 type="poesia">
<head>ALLA LUNA</head>
<lg type="ode">

<lg>
<head>I.</head>
<l>	Grato al piacer, che move</l>
<l>Da te, vergine Diva, e in sen mi piove,</l>
<l>Te canterò: m'insegna</l>
<l>Deh tu quell'armonia,</l>
<l>Che del pudico indegna</l>
<l>Orecchio tuo non sia,</l>
<l>Che parte stillar possa in cor del Saggio</l>
<l>Di quel dolce, ond'è pieno il tuo bel raggio.</l>
</lg>

<lg>
<head>II.</head>
<l>	Oh quante volte il giorno</l>
<l>Insultai col desìo del tuo ritorno!</l>
<l>L'Ore in oscuro ammanto,</l>
<l>E con viole ai crini,</l>
<l>T'imbrigliavano intanto</l>
<l>I destrieri divini,</l>
<l>E su l'apparecchiata argentea biga</l>
<l>Il Silenzio salìa, tuo fido auriga.</l>
</lg>

<lg>
<head>III.</head>
<l>	Perché sola ti vede,</l>
<l>Sola l'ignaro vulgo in ciel ti crede:</l>
<l>Ma il Riposo, la Calma,</l>
<l>Del meditar Vaghezza,</l>
<l>Ogni Piacer dell'alma,</l>
<l>La gioconda Tristezza,</l>
<l>E la Pietà, con dolce stilla all'occhio,</l>
<l>Ti stanno taciturne intorno al cocchio.</l>
</lg>

<lg>
<head>IV.</head>
<l>	Cieco io divenga, s'io</l>
<l>Di levare a te lascio il guardo mio:</l>
<l>O che in cammin notturno</l>
<l>Per fosca ombrata sponda</l>
<l>Vegga il tuo viso eburno</l>
<l>Splender tra fronda e fronda,</l>
<l>O sieda in riva di tranquillo fiume,</l>
<l>Che l'onde sue rincrespi entro il tuo lume.</l>
</lg>

<lg>
<head>V.</head>
<l>	Meglio, se in riva a un lago</l>
<l>Custode più fedel della tua imago.</l>
<l>Talor quell'onda blanda,</l>
<l>Tuo specchio, ti consiglia,</l>
<l>Quando la tua ghirlanda</l>
<l>Di ligustro, e giunchiglia,</l>
<l>Se turbolla per via rabido vento,</l>
<l>Tu ricomponi con la man d'argento.</l>
</lg>

<lg>
<head>VI.</head>
<l>	Steso sul verde margo</l>
<l>D'obblìo soave ogn'altro loco io spargo.</l>
<l>Quai care ivi memorie</l>
<l>Trovo de' miei prim'anni,</l>
<l>Quai trovo antiche storie</l>
<l>De' miei giocondi affanni!</l>
<l>Ah no, che Amor d'ogni dolcezza avaro</l>
<l>Sempre non mesce i nappi suoi d'amaro.</l>
</lg>

<lg>
<head>VII.</head>
<l>	E ancor che a quella unita</l>
<l>Di Zelinda or non più sia la mia vita,</l>
<l>Con bel piacer ritorna</l>
<l>Spesso a quel giorno il core,</l>
<l>Che pria la vide, adorna</l>
<l>Di grazia e di pudore,</l>
<l>Cortese, e grave il guardo e la favella,</l>
<l>Luna, quale sei tu, modesta, e bella.</l>
</lg>

<lg>
<head>VIII.</head>
<l>	Ma se la faccia pura</l>
<l>Talora involvi d'una nube oscura,</l>
<l>E ripercuoton l'onde</l>
<l>Luce più scarsa, e mesta,</l>
<l>E annerasi ogni fronde</l>
<l>Della muta foresta,</l>
<l>Più l'alma è trista, e sotto nube anch'essa</l>
<l>D'atri pensier si riconcentra oppressa.</l>
</lg>

<lg>
<head>IX.</head>
<l>	Allor, come dubbiosa,</l>
<l>Ed instabile qui giri ogni cosa;</l>
<l>Come, Dea sorda e forte,</l>
<l>Necessità qui regni,</l>
<l>E sieno al fin di morte</l>
<l>Preda i più bei disegni,</l>
<l>L'alma volgendo va gelida e bruna.</l>
<l>Esci, ah tosto esci di tua nube, o Luna.</l>
</lg>

<lg>
<head>X.</head>
<l>	Te ricomparsa appena,</l>
<l>Torna teco a brillar l'alma serena.</l>
<l>Qual d'Oriente vaga</l>
<l>Sposa, che il vel rimova,</l>
<l>Onde ogni volta piaga</l>
<l>Nel suo Signor fa nova:</l>
<l>Tal esci dalla tua veste superba</l>
<l>Per quelle tue lucenti orme, che serba.</l>
</lg>

<lg>
<head>XI.</head>
<l>	Mutasi allor la negra</l>
<l>Scena in un punto, e terra, e ciel s'allegra:</l>
<l>E con piacer l'erbette,</l>
<l>Pria tutte a brun dipinte,</l>
<l>Mirano le caprette</l>
<l>In pallid'or ritinte;</l>
<l>Gli occhi sovra le cose errar già ponno,</l>
<l>Ed è più bello di natura il sonno.</l>
</lg>

<lg>
<head>XII.</head>
<l>	Volge stagion talora</l>
<l>Che in ciel t'incontri con l'altera Aurora.</l>
<l>Placida Dea, tu poco</l>
<l>A pugnar seco aspiri,</l>
<l>Ma cedi pronta il loco,</l>
<l>E il raggio tuo ritiri,</l>
<l>Paga che tanto a lei dell'emisfero</l>
<l>Men lungo sia, che non a te, l'impero.</l>
</lg>

<lg>
<head>XIII.</head>
<l>	Però che alquanto albeggia</l>
<l>Pria quella Diva, e alquanto indi rosseggia:</l>
<l>Ma tosto il Sol l'ha colta,</l>
<l>Tosto per lui dell'aria</l>
<l>La signorìa l'è tolta:</l>
<l>Trapassa solitaria,</l>
<l>Sconosciuta trapassa entro il suo velo</l>
<l>Nel color tinto, in cui si tinge il cielo.</l>
</lg>

<lg>
<head>XIV.</head>
<l>	O al lume tuo sereno</l>
<l>Sieda l'Estate, discoperta il seno,</l>
<l>O il Verno assiderato</l>
<l>Vada i tuoi rai cercando,</l>
<l>Alcun tepor bramato</l>
<l>Quasi trovar sognando,</l>
<l>Così tu mia sia destra, inno canoro</l>
<l>Batterà sino a te le penne d'oro.</l>
</lg>

<lg>
<head>XV.</head>
<l>	E allor che infermo e stanco</l>
<l>Trarrò nelle giornate ultime il fianco,</l>
<l>Che al tuo silenzio opaco</l>
<l>Mi fia l'errar fatica,</l>
<l>Mi fia la selva, e il laco</l>
<l>Solo delizia antica,</l>
<l>Nel mio ritiro un de' tuoi rai discenda,</l>
<l>E sul bianco mio crin dolce risplenda.</l>
</lg>
</lg>
</div1>

<div1 type="poesia">
<head>ALLA SALUTE</head>
<lg type="canzone">
<lg>
<l>	Figlia del Ciel, da quella</l>
<l>Gran mano uscita, allor che l'uom n'usciva,</l>
<l>Chi fia cotanto bella,</l>
<l>Che di beltà teco contenda, o Diva?</l>
<l>Sono le guance tue porpora viva,</l>
<l>Grande a mirar diletto,</l>
<l>Agile è il piè, sereno</l>
<l>L'occhio, e la fronte, e pieno</l>
<l>Di naturale orgoglio il colmo petto,</l>
<l>Ed aprirsi, e brillar suol nel tuo viso,</l>
<l>Qual fiore in prato, e in cielo stella, il riso.</l>
</lg><lg>
<l>	In quella prima etade,</l>
<l>Non che mover preghiera, e templi alzarti,</l>
<l>Cieco alla tua beltade</l>
<l>Né rivolgeasi pur l'uomo a mirarti.</l>
<l>Ma poi che aperto il fatal vaso, e sparti</l>
<l>Fur su la terra i mali,</l>
<l>Di te com'ei s'accese!</l>
<l>Come a seguir ti prese!</l>
<l>Te giusta ira premea contro i mortali,</l>
<l>E d'allor cominciasti a far che scenda</l>
<l>Frequente sul tuo viso invida benda.</l>
</lg><lg>
<l>	Sorsero poi superbe</l>
<l>Rocche e città; ma più, che l'alte mura,</l>
<l>Piace a te il campo, e l'erbe,</l>
<l>Piace l'intatta vergine natura.</l>
<l>Qui sovente ti fai, Dea sobria e pura,</l>
<l>All'arator dappresso</l>
<l>Tra Fatica, cui mille</l>
<l>Escon del petto stille,</l>
<l>E Pace, che ognor serba un volto istesso:</l>
<l>Qui la gota a fanciul del tuo cinabro</l>
<l>Colorir godi, o a villanella il labro.</l>
</lg><lg>
<l>	Mentre in lucente gonna,</l>
<l>Ma con tremuli nervi, e cor non sano,</l>
<l>Ricca nobile donna</l>
<l>Dalla città ti chiama, e chiama invano.</l>
<l>D'arcane tazze a lei medica mano</l>
<l>Invan mesce conforto,</l>
<l>Invan fra tepid'acque</l>
<l>Nuda discese e giacque:</l>
<l>Disfiorata è la guancia, e l'occhio è morto,</l>
<l>Cui par non basti a ravvivar l'usata</l>
<l>Di mentir tuoi color polve rosata.</l>
</lg><lg>
<l>	Ti chiamò Dea nemica</l>
<l>L'umana gente, e il labbro tuo rispose:</l>
<l>Sai, che più destra e amica</l>
<l>M'ebber de' padri tuoi le dure spose.</l>
<l>Sai, che raro io sedei sovra le rose</l>
<l>Del molle Sibarita:</l>
<l>Cinta di pelli intatte,</l>
<l>E un nappo in man di latte,</l>
<l>Più spesso sovra il carro errai del Scita.</l>
<l>Mentre la madre il fanciullin tuffava,</l>
<l>Per le fredde del Tanai onde io notava.</l>
</lg><lg>
<l>	Deh qua rivolgi il passo,</l>
<l>E la schiera fedel ti cinga il fianco,</l>
<l>Il buon Vigor, non lasso</l>
<l>Del vagar mai, del meditar mai stanco,</l>
<l>Quella, cui fosco dì par sempre bianco,</l>
<l>Ed è Letizia il nome,</l>
<l>E il Gioco, e il Riso, e terzo</l>
<l>Il moltiforme Scherzo,</l>
<l>Con Venere creduti, io non so come,</l>
<l>Poi che quei tre, chiedo alla Dea perdono,</l>
<l>Se teco ella non è, con lei non sono.</l>
</lg><lg>
<l>	Te fuggono le meste</l>
<l>Veglie, cui pioggia i sonni invan prepara,</l>
<l>Te le Nause moleste,</l>
<l>Cui non è tazza che non sembri amara.</l>
<l>Vienne: il campestre loco, e questa avara</l>
<l>Mia mensa, o Dea, ti chiama;</l>
<l>Né alcun de' tuoi nemici</l>
<l>Hanno queste pendici,</l>
<l>Tema inquieta, impaziente Brama,</l>
<l>Né Amor, né Gelosia, che in suo tormento</l>
<l>Spalanca cento lumi, e orecchie cento.</l>
</lg><lg>
<l>	L'Ira né men, ch'esangui</l>
<l>Or ha le guance, or tutta in foco è tinta,</l>
<l>E non l'Invidia, d'angui</l>
<l>Che si rivolgon contra lei, ricinta.</l>
<l>O tu di natio minio i labbri pinta,</l>
<l>Tu vita sei del Mondo:</l>
<l>Ma, senza te, nel Saggio</l>
<l>Langue il celeste raggio,</l>
<l>E il lungo meditar torna ingiocondo,</l>
<l>Ma d'un Monarca in man pesa lo scettro,</l>
<l>Ma di man cade ad un Poeta il plettro.</l>
</lg>
</lg>
</div1>

<div1 type="poesia">
<head>LA MELANCONIA</head>
<lg type="ode">
<lg>

<head>I.</head>
<l>Fonti, e colline</l>
<l>	Chiesi agli Dei:</l>
<l>	M'udiro al fine,</l>
<l>	Pago io vivrò.</l>
<l>		Né mai quel fonte</l>
<l>			Co' desir miei,</l>
<l>			Né mai quel monte</l>
<l>			Trapasserò.</l>
</lg>

<lg>
<head>II.</head>
<l>Gli onor che sono?</l>
<l>	Che val ricchezza?</l>
<l>	Di miglior dono</l>
<l>	Vommene altier:</l>
<l>		D'un'alma pura,</l>
<l>			Che la bellezza</l>
<l>			Della Natura</l>
<l>			Gusta, e del Ver.</l>
</lg>

<lg>
<head>III.</head>
<l>Né può di tempre</l>
<l>	Cangiar mio fato:</l>
<l>	Dipinto sempre</l>
<l>	Il ciel sarà.</l>
<l>		Ritorneranno</l>
<l>			I fior nel prato</l>
<l>			Sin che a me l'anno</l>
<l>			Ritornerà.</l>
</lg>

<lg>
<head>IV.</head>
<l>Melanconia,</l>
<l>	Ninfa gentile,</l>
<l>	La vita mia</l>
<l>	Consegno a te.</l>
<l>		I tuoi piaceri</l>
<l>			Chi tiene a vile,</l>
<l>			Ai piacer veri</l>
<l>			Nato non è.</l>
</lg>

<lg>
<head>V.</head>
<l>O sotto un faggio</l>
<l>	Io ti ritrovi</l>
<l>	Al caldo raggio</l>
<l>	Di bianco ciel;</l>
<l>		Mentre il pensoso</l>
<l>			Occhio non movi</l>
<l>			Dal frettoloso</l>
<l>			Noto ruscel:</l>
</lg>
<lg>
<head>VI.</head>
<l>O che ti piaccia</l>
<l>	Di dolce Luna</l>
<l>	L'argentea faccia</l>
<l>	Amoreggiar;</l>
<l>		Quando nel petto</l>
<l>			La Notte bruna</l>
<l>			Stilla il diletto</l>
<l>			Del meditar:</l>
</lg>

<lg>
<head>VII.</head>
<l>Non rimarrai,</l>
<l>	No, tutta sola:</l>
<l>	Me ti vedrai</l>
<l>	Sempre vicin.</l>
<l>		Oh come è bello</l>
<l>			Quel di viola</l>
<l>			Tuo manto, e quello</l>
<l>			Sparso tuo crin!</l>
</lg>

<lg>
<head>VIII.</head>
<l>Più dell'attorta</l>
<l>	Chioma, e del manto,</l>
<l>	Che roseo porta</l>
<l>	La Dea d'Amor:</l>
<l>		E del vivace</l>
<l>			Suo sguardo oh quanto</l>
<l>			Più il tuo mi piace</l>
<l>			Contemplator!</l>
</lg>

<lg>
<head>IX.</head>
<l>Mi guardi amica</l>
<l>	la tua pupilla</l>
<l>	Sempre, o pudica</l>
<l>	Ninfa gentil;</l>
<l>		E a te, soave</l>
<l>			Ninfa tranquilla,</l>
<l>			Fia sacro il grave</l>
<l>			Nuovo mio stil.</l>
</lg>
</lg>
</div1>

<div1 type="poesia">
<head>LA GIOVINEZZA</head>
<lg type="non-definito">
<lg>

<head>I.</head>
<l>	Di folto e largo faggio</l>
<l>Sotto l'intreccio verde,</l>
<l>Per cui varcando perde</l>
<l>Il più cocente raggio,</l>
<l>Un bel mattin di Maggio</l>
<l>Vidi posare il fianco</l>
<l>Bellissima una Donna:</l>
<l>Il color della gonna</l>
<l>Era purpureo, e bianco.</l>
</lg>

<lg>
<head>II.</head>
<l>	In questo, e in quel colore</l>
<l>La guancia si tingea:</l>
<l>Nelle pupille ardea</l>
<l>Un tremolo fulgore.</l>
<l>Par che il seren del core</l>
<l>Su la fronte si spanda,</l>
<l>E passi in chi la mira;</l>
<l>E intorno al crin le gira</l>
<l>Di rose una ghirlanda.</l>
</lg>

<lg>
<head>III.</head>
<l>	È dunque invan ch'io scampo,</l>
<l>Amor, dalla tua mano,</l>
<l>Ed io qui fuggo invano</l>
<l>Della tua face il lampo.</l>
<l>Se tra la selva e il campo</l>
<l>S'offron tai rischi al ciglio,</l>
<l>Per pace invan qui movo,</l>
<l>Poi che maggior non trovo</l>
<l>Nelle città periglio.</l>
</lg>

<lg>
<head>IV.</head>
<l>	Levossi allora, e il viso,</l>
<l>Come se letto intero</l>
<l>Avesse il mio pensiero,</l>
<l>Colei vestì d'un riso.</l>
<l>Poi, guardandomi fiso,</l>
<l>Fece volar tal suono:</l>
<l>Non dubitar, più mai</l>
<l>Tu non mi rivedrai,</l>
<l>La Giovinezza io sono.</l>
</lg>

<lg>
<head>V.</head>
<l>	E volte a me le spalle</l>
<l>Si pose tosto in via.</l>
<l>Degli occhi io la seguìa,</l>
<l>Ch'iva di valle in valle;</l>
<l>E lei veggendo il calle</l>
<l>Premer con gran prestezza,</l>
<l>Né su la propria traccia</l>
<l>Rivolger mai la faccia,</l>
<l>Dissi: è la Giovinezza.</l>
</lg>

<lg>
<head>VI.</head>
<l>	Dunque i bei dì fuggiro?</l>
<l>Io Primavera ovunque</l>
<l>Volgo le ciglia dunque,</l>
<l>Fuor che in me stesso, or miro?</l>
<l>Ragion, con te m'adiro:</l>
<l>Quel volator selvaggio</l>
<l>Canta, e non sente affanno,</l>
<l>Che tolto gli abbia un anno</l>
<l>Il ritornato Maggio.</l>
</lg>

<lg>
<head>VII.</head>
<l>	Del tempo ancor non giunto,</l>
<l>Di quel per sempre scorso</l>
<l>Né tema, né rimorso</l>
<l>Lo tiranneggia punto.</l>
<l>D'amico, o di congiunto</l>
<l>Nell'imbianchito crine,</l>
<l>Nel viso trasformato</l>
<l>Non legge il proprio fato,</l>
<l>Non legge il proprio fine.</l>
</lg>

<lg>
<head>VIII.</head>
<l>	Ma tal meco rampogna</l>
<l>Usa un pensier: Son questi</l>
<l>Gli affetti alti ed onesti,</l>
<l>A cui tuo spirto agogna?</l>
<l>Deh gli occhi util vergogna</l>
<l>Ti schiuda, e le Compagne</l>
<l>Riguarda omai di quella</l>
<l>Bellissima Donzella,</l>
<l>Che ora da te si piagne.</l>
</lg>

<lg>
<head>IX.</head>
<l>	Una di queste getta</l>
<l>Qua e là gli sguardi ognora,</l>
<l>Muta spesso dimora,</l>
<l>Ed Incostanza è detta.</l>
<l>Vedi quell'altra? In fretta</l>
<l>Tutto far suol, né, come</l>
<l>Su la mal nota strada</l>
<l>Pianti il suo piè, mai bada,</l>
<l>Ed Imprudenza ha nome.</l>
</lg>

<lg>
<head>X.</head>
<l>	Ah tolgano le stelle,</l>
<l>Che, partita la Diva,</l>
<l>Teco su questa riva</l>
<l>Rimangano le Ancelle.</l>
<l>Tutte l'età son belle:</l>
<l>E la Saggezza vera</l>
<l>Gode, benché sul crine</l>
<l>Biancheggino le brine,</l>
<l>Gioconda Primavera.</l>
</lg>
</lg>
</div1>

<div1 type="parte">
<head>LE QUATTRO PARTI DEL GIORNO</head>

<div2 type="poesia">
<head>IL MATTINO</head>

<lg type="non-definito">
<lg type="ottava">
<head>I.</head>
<l>	Candido Nume, che rosato ha il piede,</l>
<l>E di Venere l'astro in fronte porta,</l>
<l>Il bel Mattino sorridente riede,</l>
<l>Del già propinquo Sol messaggio e scorta.</l>
<l>Fuggì dinanzi a lui Notte, che or siede</l>
<l>Sovra l'occidentale ultima porta,</l>
<l>Con man traendo a sé da tutto il cielo,</l>
<l>E in sé stesso piegando il fosco velo.</l>
</lg>

<lg type="ottava">
<head>II.</head>
<l>	E intorno a lei s'affollano battendo</l>
<l>Fantasmi e Larve le dipinte piume,</l>
<l>E gli Amori, che lagnansi fuggendo</l>
<l>Del sollecito troppo e chiaro lume.</l>
<l>Più non s'indugi: sovra il colle ascendo?</l>
<l>O in riva calerò del vicin fiume?</l>
<l>Scelgo la via, che monta, e movo in fretta</l>
<l>Il Sole ad incontrar su quella vetta.</l>
</lg>

<lg type="ottava">
<head>III.</head>
<l>	Oh quali mi sent'io per le colline</l>
<l>Fresche fresche venir dolci aure in volto,</l>
<l>E ciò portar che accorte pellegrine</l>
<l>Tra gli odor più soavi hanno raccolto!</l>
<l>Pare che Voluttà l'aureo suo crine</l>
<l>Abbia testè disviluppato e sciolto,</l>
<l>E sparsa l'immortal fragranza intorno,</l>
<l>Ond'è superbo il giovinetto giorno.</l>
</lg>

<lg type="ottava">
<head>IV.</head>
<l>	Non Voluttà, che dal procace aspetto,</l>
<l>Dal sen nudo, e da gli occhi ebbrezza spira:</l>
<l>Ma quella, che lo sguardo in sé ristretto</l>
<l>O tiene, o a riguardar modesto il gira,</l>
<l>Cui tra bei veli appena il colmo petto,</l>
<l>Come Luna tra nube, uscir si mira,</l>
<l>E che sparse ha le man de' fior più gai,</l>
<l>Che spesso odora, e non isfronda mai.</l>
</lg>

<lg type="ottava">
<head>V.</head>
<l>	Più non regna il Silenzio: ecco d'armenti,</l>
<l>D'augei cantori mille voci e mille,</l>
<l>Di carri cigolìo, gridar di genti,</l>
<l>Onde i campi risuonano e le ville;</l>
<l>Mentre con iterati ondeggiamenti</l>
<l>Scoppian le mattutine aeree squille,</l>
<l>E gemer s'ode delle braccia nude</l>
<l>Sotto all'alterno martellar l'incude.</l>
</lg>

<lg type="ottava">
<head>VI.</head>
<l>	Par sia Natura, quando il ciel raggiorna.</l>
<l>Di mano allora del gran Mastro uscita,</l>
<l>O almen ci appar di tal freschezza adorna,</l>
<l>Che ben dirla un potria ringiovenita.</l>
<l>Ma oimè che splende alquanto, e più non torna</l>
<l>Il soave mattin di nostra vita.</l>
<l>Splende, e non torna più quella, che infiora</l>
<l>Gli anni prima dell'uom, sì dolce aurora.</l>
</lg>

<lg type="ottava">
<head>VII.</head>
<l>	D'alte speranze infiora, e d'alte voglie,</l>
<l>D'aurati sogni, e di felici inganni.</l>
<l>Quella poi viene, che l'incanto scioglie,</l>
<l>Grave alla faccia, al portamento, ai panni,</l>
<l>Quella Filosofia, per cui l'uom coglie</l>
<l>Nuova felicità conforme agli anni,</l>
<l>E un ben, se certo più, meno vivace,</l>
<l>Una tranquilla, sì, ma fredda pace.</l>
</lg>

<lg type="ottava">
<head>VIII.</head>
<l>	Benché ancor celi l'infiammata fronte</l>
<l>Il Sol dietro a quel giogo alto ed alpestro,</l>
<l>Pur su le nubi, che dell'orizzonte</l>
<l>Rosseggian qua e là nel sen cilestro,</l>
<l>Pur lo vegg'io del contrapposto monte</l>
<l>Su l'indorato vertice silvestro,</l>
<l>Pur... Ma ve' ch'egli è sorto, e che dal polo</l>
<l>Scaccia ogni nube, ed imperar vuol solo.</l>
</lg>

<lg type="ottava">
<head>IX.</head>
<l>	Felice impero! Quanto bello ei luce,</l>
<l>E in che soave maestà serena!</l>
<l>Maestà di gentil Monarca o Duce,</l>
<l>Che l'occhio ammirator ferisce appena.</l>
<l>Come di un vivid'oro e d'una luce</l>
<l>Tremolante e azzurrina egli balena!</l>
<l>Poi la ristringe alquanto, e purga affatto,</l>
<l>Onde men grande, e più lucente è fatto.</l>
</lg>

<lg type="ottava">
<head>X.</head>
<l>	Io ti saluto e inchino, o di Natura</l>
<l>Custode, e ad occhio uman visibil Dio.</l>
<l>Che senza te fora la terra? oscura</l>
<l>Mole cadente nell'orror natio.</l>
<l>Questa de' prati a me cara verzura,</l>
<l>Questi ombrosi passeggi a chi degg'io?</l>
<l>Chi Primavera di bei fior corona?</l>
<l>Chi di tante ricchezze orna Pomona?</l>
</lg>

<lg type="ottava">
<head>XI.</head>
<l>	Pur raro a te lo sguardo, e l'alma ingrata,</l>
<l>O Re del Mondo, il mortal basso intende.</l>
<l>Vive notturno, e in camera dorata,</l>
<l>Quasi a te in onta, mille faci accende:</l>
<l>Le cene allunga, e quando la rosata</l>
<l>Luce ne' suoi bicchier fere e risplende,</l>
<l>Questa luce, che or me di gioia ingombra,</l>
<l>L'odia, e la fugge, e cerca il sonno, e l'ombra.</l>
</lg>

<lg type="ottava">
<head>XII.</head>
<l>	E pur quel caro a lui nettare acceso,</l>
<l>Che su i colmi bicchier gli ondeggia e gioca,</l>
<l>Ha da te quella grazia, e da te preso</l>
<l>Ha quel nobile ardir, di cui s'infoca.</l>
<l>Pur maturo da te quell'òr si è reso,</l>
<l>Che su le vesti sue divide, e loca,</l>
<l>E quel diamante, che polisce e intaglia,</l>
<l>La man ne ingemma, e gli occhi al vulgo abbaglia.</l>
</lg>

<lg type="ottava">
<head>XIII.</head>
<l>	Ché qual rosseggi, rimanendo il Maggio,</l>
<l>Nella rosa, e biancheggi entro i ligustri,</l>
<l>Tu sei, che in loro imprigionando un raggio,</l>
<l>Il diamante e il rubin colori e illustri.</l>
<l>Smani dietro le gemme altri men saggio:</l>
<l>Che son, senz'opra di sculture industri?</l>
<l>Ma senz'arte o lavor vergine rosa</l>
<l>Molcer due sensi può, bella e odorosa.</l>
</lg>

<lg type="ottava">
<head>XIV.</head>
<l>	Vidi talor la tua infocata sfera</l>
<l>Uscir della tranquilla onda marina,</l>
<l>E vidi l'Oceàn, che specchio t'era,</l>
<l>Tutto acceso di luce porporina.</l>
<l>Pregai che l'increspasse aura leggiera,</l>
<l>E nuova meraviglia ebbi vicina:</l>
<l>Scorsi di più color l'onde ripiene.</l>
<l>E noi tanto dell'Arte amiam le scene?</l>
</lg>

<lg type="ottava">
<head>XV.</head>
<l>	Di sì vago e mirabile oriente</l>
<l>Spesso godei, quand'io solcava il mare:</l>
<l>Pur non vorrei la dolce erba presente</l>
<l>Col soggiorno cambiar dell'onde amare.</l>
<l>Qui pur del Sole i rai veggo sovente,</l>
<l>Mentre da foglie e rami egli traspare,</l>
<l>Rapirne il verde, e a me condur tesoro</l>
<l>Di liquidi smeraldi, e d'ostro, e d'oro.</l>
</lg>

<lg type="ottava">
<head>XVI.</head>
<l>	Il rugiadoso prato, che biancheggia,</l>
<l>Tutto al levar del Sol s'ingemma e brilla.</l>
<l>Il rivo d'uno sguardo il Sol dardeggia,</l>
<l>E il rio volge in ogni onda una favilla.</l>
<l>Erge de' fiumi ancor la muta greggia</l>
<l>Talvolta al Sol l'attonita pupilla,</l>
<l>E il Sole anch'ella, in sua letizia muta,</l>
<l>Quanto i belanti, e i volator, saluta.</l>
</lg>

<lg type="ottava">
<head>XVII.</head>
<l>	Congiungo a queste anch'io la mia favella,</l>
<l>E de' miei colli errando per le cime,</l>
<l>Con meraviglia della villanella,</l>
<l>Che l'estasi mia vede, alzo le rime,</l>
<l>Fin che lunghe son l'ombre, e i campi bella</l>
<l>Varietà d'aureo, e di scuro imprime,</l>
<l>E l'azzurro del ciel vincono i monti,</l>
<l>Che lunge in faccia mia levan le fronti.</l>
</lg>

<lg type="ottava">
<head>XVIII.</head>
<l>	Meglio che tra cittade angusta e bruna,</l>
<l>Volano al puro aere aperto i carmi:</l>
<l>Qui Cirra in ogni colle, ed in ciascuna</l>
<l>Fonte Permesso rimirar qui parmi.</l>
<l>Forse giunge il mio canto in parte alcuna,</l>
<l>Bench'io voglia tra lochi ermi celarmi:</l>
<l>Che non giungano, o Silvia, a te sue note,</l>
<l>Benché romito, non bramar chi puote?</l>
</lg>

<lg type="ottava">
<head>XIX.</head>
<l>	Così appunto in quest'ora alma e vitale,</l>
<l>Che il Sol de' primi rai l'etere inonda,</l>
<l>Lodoletta montante, che su l'ale</l>
<l>Si libra, e nuota nella lucid'onda,</l>
<l>Vibra il suo canto solitaria, e tale</l>
<l>D'aureo lume Oceàno la circonda,</l>
<l>Che si toglie allo sguardo, e in quello avvolta</l>
<l>Nessun la vede, e da ciascun s'ascolta.</l>
</lg>

<lg type="ottava">
<head>XX.</head>
<l>	Oh, com'è questo ciel, sia tale il core!</l>
<l>E più non ne rannuvoli il sereno</l>
<l>O follìa, che par senno, o dolce errore,</l>
<l>Che offre tazza d'ambrosia, ed è veleno.</l>
<l>Sol chieggo, che alle corte ed ultim'ore,</l>
<l>Quando vien l'anno della vita meno,</l>
<l>Quello almen tra i miei sensi, alle cui porte</l>
<l>Sta l'alma per vedere, io serbi forte.</l>
</lg>

<lg type="ottava">
<head>XXI.</head>
<l>	Ma s'io, ciò, Sole, ascolta ancor, s'io mai</l>
<l>Alla madre cessar l'omaggio antico</l>
<l>Di rispetto e d'amore, o ne' suoi guai</l>
<l>Dovessi un dì non ascoltar l'amico;</l>
<l>Se fosse per levar non finti lai,</l>
<l>Senza un sospiro mio, l'egro mendico,</l>
<l>O da me in vista nulla men dogliosa</l>
<l>L'orfano per partire, o l'orba sposa;</l>
</lg>

<lg type="ottava">
<head>XXII.</head>
<l>	Possano d'improvviso entro un eterno</l>
<l>Orror notturno gli occhi miei tuffarsi,</l>
<l>Ed al tuo, sacro Sol, lume superno,</l>
<l>Di trovarlo non degni, invan girarsi:</l>
<l>Né più quindi apparisca a me l'alterno</l>
<l>Delle varie stagion rinnovellarsi,</l>
<l>Né sul pallido ciel mirar vicino</l>
<l>Goda il ritorno del gentil Mattino.</l>
</lg>
</lg>
</div2>

<div2 type="poesia">
<head>IL MEZZOGIORNO</head>
<lg type="non-definito">

<lg type="ottava">
<head>I.</head>
<l>	Là 've gode uno stuol di folte piante</l>
<l>Ramo con ramo unir, fronda con fronda,</l>
<l>Ora condur mi piace il passo errante,</l>
<l>E del fiume vicin premer la sponda:</l>
<l>Del fiume, a cui di verde ombra tremante</l>
<l>Quelle spargendo van la rapid'onda,</l>
<l>Mentre sul pinto suol tessono un arco,</l>
<l>Che alle fiamme del ciel chiude ogni varco.</l>
</lg>

<lg type="ottava">
<head>II.</head>
<l>	Di meriggiar tra il folto ban pur costume</l>
<l>Ora i più vispi volator canori:</l>
<l>Ma tema alcuna dell'ardente lume</l>
<l>Non turba, o farfallette, i vostri errori.</l>
<l>Parte battendo in faccia al Sol le piume</l>
<l>Fa varia pompa di pitture e d'ori,</l>
<l>Parte di fiore in fiore si trastulla,</l>
<l>Come se tutto lor piacesse, e nulla.</l>
</lg>

<lg type="ottava">
<head>III.</head>
<l>	Ed ora, che l'acuto ardor del giorno</l>
<l>Fuori all'erbe ed ai fior l'ambrosia tragge,</l>
<l>Non più carche di cera, ma ritorno</l>
<l>Fanno gravi di mel le pecchie sagge.</l>
<l>Farfallette oziose, il meglio adorno</l>
<l>Cedete a lor di queste verdi piagge:</l>
<l>Questa è gente operosa, e le giornate</l>
<l>Spende in util fatica; e voi scherzate.</l>
</lg>

<lg type="ottava">
<head>IV.</head>
<l>	Rassomigliate voi quelle donzelle,</l>
<l>Che, non salendo all'onor mai di donne,</l>
<l>Godon sol di mostrarsi ornate e belle,</l>
<l>E di vari color spiegar le gonne:</l>
<l>Ma gareggian le industri api con quelle,</l>
<l>Che, delle case lor vere colonne,</l>
<l>Sudano in bei lavori, e i frutti sanno</l>
<l>Mostrar delle lor cure al fin dell'anno.</l>
</lg>

<lg type="ottava">
<head>V.</head>
<l>	Sediam: della stagion non tempra il foco</l>
<l>Anche il solo mirar dell'onda fresca,</l>
<l>Su la cui faccia il ventolin del loco</l>
<l>La punta all'ali sue bagna e rinfresca?</l>
<l>Onda, che la città vedrai tra poco,</l>
<l>Dì, prego, al dolce Idalio mio, ch'ei n'esca;</l>
<l>Lasci le ignite mura, e un giorno almeno</l>
<l>Tenti qui meco all'amistade in seno.</l>
</lg>

<lg type="ottava">
<head>VI.</head>
<l>	Che s'egli manca, e qua non drizza il piede,</l>
<l>Solo non io però vivo quest'ore:</l>
<l>Ché meco all'ospitale ombra qui siede</l>
<l>O il divin dell'Eridano cantore,</l>
<l>O quel, su le cui carte ancor si vede</l>
<l>Arder la più gentil fiamma d'amore,</l>
<l>Qual mai non arse in uom dopo, né prima,</l>
<l>Né fu versata così dolce in rima.</l>
</lg>

<lg type="ottava">
<head>VII.</head>
<l>	Tale è l'incanto de' celesti carmi,</l>
<l>Tal dolcezza nel sen mi serpe ed erra,</l>
<l>Che un nuovo Mondo allor mi cinge, e parmi</l>
<l>Nuove forme vestir l'aere e la terra.</l>
<l>Già tutto mi s'avviva: i tronchi, i marmi,</l>
<l>Ogni erba e fronda un'anima rinserra;</l>
<l>L'onda d'amor, d'amor mormora l'aura,</l>
<l>E intenerito il cor chiede una Laura.</l>
</lg>

<lg type="ottava">
<head>VIII.</head>
<l>	Né men con l'altro di vagar mi giova</l>
<l>Per abitata, o per solinga strada,</l>
<l>E veder dame, e cavalieri in prova</l>
<l>Di cortesia venir, venir di spada,</l>
<l>Mostri di forma inusitata e nova,</l>
<l>Castel, che sorga d'improvviso, o cada,</l>
<l>Opre d'incanto, ove maggior si chiude,</l>
<l>Che tosto non appar, senso e virtude.</l>
</lg>

<lg type="ottava">
<head>IX.</head>
<l>	Poi rivolgo lo sguardo, e sul pendio</l>
<l>Della collina, ove son d'oro i campi,</l>
<l>Le falci in man de' mietitor vegg'io,</l>
<l>Sotto il pendulo Sol, dar lampi e lampi.</l>
<l>Ma tu, buon mietitor, frena il desio,</l>
<l>E non dolerti, che di man ti scampi,</l>
<l>E alle povere man della pudica</l>
<l>Spigolatrice resti alcuna spica.</l>
</lg>

<lg type="ottava">
<head>X.</head>
<l>	Se, tua mercede, sostener nel verno</l>
<l>Potrà sé stessa tra le angustie avvolta,</l>
<l>Solleverà di te prece all'Eterno,</l>
<l>Che sempre quella d'un cor grato ascolta:</l>
<l>Ed anco di stagion nemica a scherno</l>
<l>La nuova tua s'indorerà ricolta,</l>
<l>E vedrai, che la tua d'altrui pietade,</l>
<l>Più che le piogge e il Sol, giova alle biade.</l>
</lg>

<lg type="ottava">
<head>XI.</head>
<l>	Or leggendo talor mi piace ancora</l>
<l>Qualche bella d'amore istoria finta,</l>
<l>Cui di dolce eloquenza orna e colora</l>
<l>Penna in anglici inchiostri, o in franchi tinta.</l>
<l>Qui più d'una mia propria, e più talora</l>
<l>D'una vicenda tua chiara e distinta,</l>
<l>Zenofila gentil, legger m'è avviso;</l>
<l>E di lagrime dolci aspergo il viso.</l>
</lg>

<lg type="ottava">
<head>XII.</head>
<l>	O tu, tu, la cui sorte ai destin miei</l>
<l>Parea pur che dovesse ir sempre unita,</l>
<l>Chi detto avrebbe un dì, ch'io condurrei</l>
<l>Dalla tua sì diversa or la mia vita?</l>
<l>Mentr'io questo ragiono, appena sei</l>
<l>Tu forse di tue piume al giorno uscita,</l>
<l>Ed ora siedi al lungo specchio, dove</l>
<l>Mediti nuove fogge, e piaghe nuove.</l>
</lg>

<lg type="ottava">
<head>XIII.</head>
<l>	Visita un dì le mie romite sponde:</l>
<l>Ecco venirti ad incontrar per via</l>
<l>Con le più rosee frutta, e le più bionde</l>
<l>Le forosette della villa mia.</l>
<l>T'attende questo Zefiro, che l'onde</l>
<l>Agitar del tuo crin forse desia,</l>
<l>E più che da' fior suoi, spera diletto</l>
<l>Da quanto ti fiorisce in volto e in petto.</l>
</lg>

<lg type="ottava">
<head>XIV.</head>
<l>	Meravigliando Cromi al dì novello</l>
<l>Parmi immobile star sovra l'aratro,</l>
<l>Veggendo il campo rivestito e bello,</l>
<l>Ove prima giacea più nudo ed atro.</l>
<l>Sai, gli dirò, qual magico pennello</l>
<l>Questo di colli rabbellì teatro?</l>
<l>Vedi tu questa rosa, e là quel giglio?</l>
<l>La mano qui posò, là volse il ciglio.</l>
</lg>

<lg type="ottava">
<head>XV.</head>
<l>	Frutto de' suoi sorrisi, e non del Sole,</l>
<l>È quest'aere sì lucido e sereno.</l>
<l>De' fiati suoi, non d'erbe e di viole,</l>
<l>Frutto è quest'aere di fragranza pieno.</l>
<l>Un dolce resto delle sue parole</l>
<l>Ondeggia ancor del liquid'aere in seno.</l>
<l>Deh serbi a lungo di quel suon la traccia,</l>
<l>E taccia intanto il rivo, e il bosco taccia.</l>
</lg>
</lg>
</div2>

<div2 type="poesia">
<head>LA SERA</head>
<lg type="non-definito">

<lg type="ottava">
<head>I.</head>
<l>	Immagine di questa umana vita,</l>
<l>Che siccome al suo fin più s'avvicina,</l>
<l>Più del cammin par correre spedita</l>
<l>Quel resto, che dal Ciel le si destina,</l>
<l>È il Sol, quando con bella dipartita,</l>
<l>Ch'è ritorno ad altrui, ratto declina,</l>
<l>E tinge il muro del ritiro mio</l>
<l>D'un roseo raggio, che par dirmi: Addio.</l>
</lg>

<lg type="ottava">
<head>II.</head>
<l>	Dalla sua grotta in sen d'atra foresta,</l>
<l>Ove condusse il dì chiuso e lontano,</l>
<l>Esce il Silenzio, e della grave testa</l>
<l>Ai suoi ministri accenna, e della mano;</l>
<l>Onde subito il cocchio a lui s'appresta,</l>
<l>Sul qual benché qua e là discorra il piano,</l>
<l>Pur né di calpestìo mai, né di ruote,</l>
<l>Né di sferza romor l'aura percuote.</l>
</lg>

<lg type="ottava">
<head>III.</head>
<l>	Ma tanto ancora ei dominar non pare,</l>
<l>Che non susurro alcun fera gli orecchi.</l>
<l>E or pur la villanella a quelle chiare</l>
<l>Fonti, che sul mattin le furo specchi,</l>
<l>Per attigner s'affretta, e al cigolare</l>
<l>Cantando va degli ondeggianti secchi:</l>
<l>Mentre forse da un lato è chi la mira,</l>
<l>E dal ruvido cor su lei sospira.</l>
</lg>

<lg type="ottava">
<head>IV.</head>
<l>	Dalla capanna in ruote bianche ed adre,</l>
<l>Dolce al villan richiamo, il fumo ascende,</l>
<l>Dalla capanna, ove solerte madre</l>
<l>A preparar la parca cena intende:</l>
<l>Mentre il fanciullo corre incontro, e al padre</l>
<l>La faccia innalza, e le ginocchia prende,</l>
<l>E arcani amor va balbettando: stanco</l>
<l>Quel più non sente e travagliato il fianco.</l>
</lg>

<lg type="ottava">
<head>V.</head>
<l>	E il figlio in alto leva, ed entro viene;</l>
<l>E il minor fratellin tolto, ed assiso,</l>
<l>L'un sul ginocchio, e in braccio l'altro tiene,</l>
<l>Di cui la mano scherzagli sul viso;</l>
<l>La madre ora al bollir dell'olle piene,</l>
<l>Ed ora a quei tre cari ha l'occhio fiso;</l>
<l>E già la mensa lor fuma, non senza</l>
<l>I due sali miglior, fame e innocenza.</l>
</lg>

<lg type="ottava">
<head>VI.</head>
<l>	O bella Sera, amabil Dea fra mille,</l>
<l>Che non suonano i miei versi più dolce,</l>
<l>E il gentile tuo viso, e le pupille,</l>
<l>Onde melanconia spira sì dolce,</l>
<l>E il crin, che ambrosia piove a larghe stille,</l>
<l>E quel, che l'aure rinfrescando molce,</l>
<l>Respiro della tua bocca rosata,</l>
<l>Che non ho per lodar voce più grata?</l>
</lg>

<lg type="ottava">
<head>VII.</head>
<l>	Ma o sia che rompa d'improvviso un nembo,</l>
<l>Che a te spruzzi il bel crin, la Primavera,</l>
<l>O il sen nuda, e alla veste alzando il lembo</l>
<l>L'Estate incontro a te mova leggiera,</l>
<l>O che Autunno di foglie il casto grembo</l>
<l>Goda a te ricolmar, te, dolce Sera,</l>
<l>Canterò pur; s'io mai potessi l'ora</l>
<l>Tanto o quanto allungar di tua dimora.</l>
</lg>

<lg type="ottava">
<head>VIII.</head>
<l>	Già torna a casa il cacciator vagante.</l>
<l>Ah sì crudo piacer me non invita,</l>
<l>L'innocente a mirar pinto volante</l>
<l>Cader dall'alto, e in ciel lasciar la vita,</l>
<l>O a sentirlo non morto e palpitante</l>
<l>Tre le mie calde e sanguinose dita.</l>
<l>Più mi piace, campestre cavaliero,</l>
<l>Sul mio bruno vagar ratto destriero.</l>
</lg>

<lg type="ottava">
<head>IX.</head>
<l>	Vien dalla stalla; ei rode il ferreo morso,</l>
<l>E trema impaziente in ogni vena:</l>
<l>Mille de' passi suoi prima del corso</l>
<l>Perde, e in cor batte la lontana arena.</l>
<l>Vedelo poi volar con me sul dorso</l>
<l>Fanciulla, che dell'occhio il segue appena,</l>
<l>Vede sotto ai suoi piè la bianca polve,</l>
<l>Che s'alza a globi, e la via tutta involve.</l>
</lg>

<lg type="ottava">
<head>X.</head>
<l>	E talor gioverà per vie novelle</l>
<l>Porlo, e piagge tentar non tocche avanti;</l>
<l>Perdermi volontario, e di donzelle</l>
<l>Smarrite in bosco, e di guerrieri erranti</l>
<l>I lunghi casi e le vicende belle</l>
<l>Volger nell'alma, e sognar larve e incanti:</l>
<l>Poi, riuscendo al noto calle e trito,</l>
<l>Goder del nuovo discoperto sito.</l>
</lg>

<lg type="ottava">
<head>XI.</head>
<l>	Ma già il Sole a mirar non resta loco,</l>
<l>Che in quelle nubi, a cui l'instabil seno</l>
<l>Splende di fuggitiva ambra e d'un foco,</l>
<l>Che al torcer sol d'un guardo mio vien meno.</l>
<l>Par che il colle s'abbassi; e a poco a poco</l>
<l>Fugge da sotto all'occhio ogni terreno:</l>
<l>Già manca, già la bella scena verde</l>
<l>Entro a grand'ombra si ritira e perde.</l>
</lg>

<lg type="ottava">
<head>XII.</head>
<l>	Oh così dolcemente della fossa</l>
<l>Nel tacito calar sen tenebroso,</l>
<l>E a poco a poco ir terminando io possa</l>
<l>Questo viaggio uman caro, e affannoso.</l>
<l>Ma il dì, che or parte, riederà: quest'ossa</l>
<l>Io più non alzerò dal lor riposo;</l>
<l>Né il prato, e la gentil sua varia prole</l>
<l>Rivedrò più, né il dolce addio del Sole.</l>
</lg>

<lg type="ottava">
<head>XIII.</head>
<l>	Forse per questi ameni colli un giorno</l>
<l>Moverà Spirto amico il tardo passo,</l>
<l>E chiedendo di me, del mio soggiorno,</l>
<l>Sol gli fia mostro senza nome un sasso</l>
<l>Sotto quell'elce, a cui sovente or torno</l>
<l>Per dar ristoro al fianco errante e lasso,</l>
<l>Or pensoso ed immobile qual pietra,</l>
<l>Ed or voci febée vibrando all'etra.</l>
</lg>

<lg type="ottava">
<head>XIV.</head>
<l>	Mi coprirà quella stess'ombra morto,</l>
<l>L'ombra, mentr'io vivea, sì dolce avuta,</l>
<l>E l'erba, de' miei lumi ora conforto,</l>
<l>Allor sul capo mi sarà cresciuta.</l>
<l>Felice te, dirà fors'ei, che scorto</l>
<l>Per una strada, è ver, solinga e muta,</l>
<l>Ma donde in altro suol meglio si varca,</l>
<l>Giungesti quasi ad ingannar la Parca.</l>
</lg>

<lg type="ottava">
<head>XV.</head>
<l>	L'alme stolte nodrir non aman punto</l>
<l>Il pensier della loro ultima sorte,</l>
<l>E che solo ogni dì morendo appunto</l>
<l>Può fuggirsi il morir, non fansi accorte.</l>
<l>Così divien come invisibil punto</l>
<l>Il confin della vita e della morte;</l>
<l>Onde insieme compor quasi n'è dato</l>
<l>Di questo, e del venturo un solo stato.</l>
</lg>
</lg>
</div2>

<div2 type="poesia">
<head>LA NOTTE</head>
<lg type="non-definito">

<lg type="ottava">
<head>I.</head>
<l>	Già sorse, ed ogni stella in ciel dispose</l>
<l>Notte con mano rugiadosa e bruna;</l>
<l>Piena nell'orbe suo splende, e le cose</l>
<l>Di soave color tinge la Luna;</l>
<l>E della villa, e delle popolose</l>
<l>Città la gente si rinserra e aduna:</l>
<l>Ma qui su questa rupe, ond'uom non veggio,</l>
<l>Signor del Mondo abbandonato, io seggio.</l>
</lg>

<lg type="ottava">
<head>II.</head>
<l>	Come nella Natura, che sospende</l>
<l>Ogni opra agli occhi, è la quiete augusta!</l>
<l>Come da un cor, che la sua voce intende,</l>
<l>Questo silenzio universal si gusta!</l>
<l>Universale, se non quanto il fende</l>
<l>Cupo tenor di musica locusta,</l>
<l>E romorosi più nella profonda</l>
<l>Quiete o rio tra i sassi, o al vento fronda.</l>
</lg>

<lg type="ottava">
<head>III.</head>
<l>	Insieme con le fresche aure notturne</l>
<l>Volan le dolci Calme, e i bei Riposi,</l>
<l>E i Geni, che dormir nelle diurne</l>
<l>Ore, e godon vegliar co' cieli ombrosi,</l>
<l>E con sordo aleggiar le taciturne</l>
<l>Gioie tranquille, ed i Piacer pensosi:</l>
<l>Mentre su colle e pian disteso giace</l>
<l>Quell'orror bello, che attristando piace.</l>
</lg>

<lg type="ottava">
<head>IV.</head>
<l>	Quale nella rapita alma s'imprime</l>
<l>Forza di melanconico diletto!</l>
<l>Com'è gentile a un tempo, ed è sublime</l>
<l>Del gran teatro, ove ora son, l'aspetto!</l>
<l>Qui non s'ascolta, è ver, sospiri e rime</l>
<l>Da non virile uscir musico petto,</l>
<l>È ver, qui non s'ammira in pinta scena</l>
<l>O danzar Ninfa, o gorgheggiar Sirena.</l>
</lg>

<lg type="ottava">
<head>V.</head>
<l>	Né qui gran sale d'immortal lavoro</l>
<l>Sorgon, dove le faci a mille a mille</l>
<l>S'addoppian ne' cristalli, illustran l'oro,</l>
<l>E l'aria tutta accendon di faville;</l>
<l>Ed in giostra venire osan tra loro</l>
<l>Tremule gemme, e cupide pupille:</l>
<l>Regna lo scherzo, e il riso, ed ire, e paci,</l>
<l>Care più, se più son l'ire vivaci.</l>
</lg>

<lg type="ottava">
<head>VI.</head>
<l>	Mirabile è ciò tutto; e di quel bene,</l>
<l>Che dal Mondo gentil tanto s'apprezza,</l>
<l>E di quelle, ch'ei dice utili pene,</l>
<l>Me pur nell'età mia punse vaghezza.</l>
<l>So i misteri d'un ballo, e delle cene</l>
<l>La non vulgare ed erudita ebbrezza;</l>
<l>So di quanta ventura è l'andar vinto</l>
<l>Da due ciglia, due guance, e un cor dipinto.</l>
</lg>

<lg type="ottava">
<head>VII.</head>
<l>	Ma o ch'io vaneggi in questi giorni meno,</l>
<l>O che or di follia saggia in preda io sia</l>
<l>(Ché per necessità dell'uom terreno</l>
<l>Forse s'annida ognor qualche follia),</l>
<l>Questo pian fosco, questo ciel sereno,</l>
<l>La visibil di tanti astri armonia,</l>
<l>D'ogni scena, o palagio, e di quel raro,</l>
<l>Che mai l'arte offrir possa, è a me più caro.</l>
</lg>

<lg type="ottava">
<head>VIII.</head>
<l>	E parmi nuocer men quella che in loco</l>
<l>Notturno, sì, ma liber'aura nasce,</l>
<l>Che la chiusa, di cui l'avido foco</l>
<l>Delle infinite fiaccole si pasce.</l>
<l>Perché la danza, e dell'incerto gioco</l>
<l>Duran così le ricercate ambasce,</l>
<l>Che ogni fiamma, al mancar dell'esca pura,</l>
<l>Languendo accuserà le infide mura.</l>
</lg>

<lg type="ottava">
<head>IX.</head>
<l>	Quindi ogni guancia al fin pallida e smunta,</l>
<l>Più che per colpa del vegliar, del ballo:</l>
<l>Né val, se ad arte colorita ed unta</l>
<l>Fu prima in faccia al consiglier cristallo,</l>
<l>Che sotto il rosso ancor trapela e spunta</l>
<l>Vittorioso il crudel bianco e il giallo,</l>
<l>E, come stelle d'annebbiato cielo,</l>
<l>Le infelici pupille appanna un velo.</l>
</lg>

<lg type="ottava">
<head>X.</head>
<l>	Deh splendan sempre a me le care stelle</l>
<l>In così puro ciel, come or le miro!</l>
<l>Mentr'io su l'ali del pensiero a quelle</l>
<l>M'ergo, che tragge ignota forza in giro,</l>
<l>E nelle terre incognite e novelle,</l>
<l>Audace pellegrino, entro e m'aggiro,</l>
<l>Veggo abitanti, e sovra tutto impressa</l>
<l>Con vario stil la Sapienza istessa.</l>
</lg>

<lg type="ottava">
<head>XI.</head>
<l>	E se, fermando l'instancabil passo,</l>
<l>Per quel di Mondo in Mondo alto viaggio,</l>
<l>Dal freddo Urano estremo il guardo abbasso,</l>
<l>La terra scorgo, e quest'uman legnaggio,</l>
<l>Come oscuro il potente, il grande basso,</l>
<l>Semplice il dotto, e mi par folle il saggio!</l>
<l>Come vario, ma l'uom sempre vegg'io</l>
<l>Sotto la scorza dell'Eroe, del Dio!</l>
</lg>

<lg type="ottava">
<head>XII.</head>
<l>	Ma quale dal vicin secreto bosco</l>
<l>Soavissimo canto si dischiuse?</l>
<l>Dolce usignuol, la voce tua conosco,</l>
<l>Che il suo nettare sempre in me diffuse.</l>
<l>Sempre io t'amai; tristo è il tuo genio e fosco,</l>
<l>E te compagno lor dicon le Muse:</l>
<l>Ebbi genio conforme io pure in sorte,</l>
<l>Ed entrai giovinetto a quella corte.</l>
</lg>

<lg type="ottava">
<head>XIII.</head>
<l>	Pera chi al bosco tuo t'invola, e udirti</l>
<l>Crede rinchiuso in carcere molesto!</l>
<l>Cantor non compro tra gli allori e i mirti</l>
<l>Udir ti dee; ché il tuo teatro è questo.</l>
<l>Solo di terra, e ciel può convenirti</l>
<l>Tacito aspetto, e dolcemente mesto,</l>
<l>E libero varcar di ramo in ramo:</l>
<l>Schiavo, e avvilito alcun veder non amo.</l>
</lg>

<lg type="ottava">
<head>XIV.</head>
<l>	Tu, benché l'ombre da presenza rotte</l>
<l>Non sien di Luna, o d'astro alcun, pur suoli</l>
<l>Tesser musiche voci, e della Notte</l>
<l>L'orror più tenebroso orni e consoli.</l>
<l>Ambo il canto innalziam tra rupi e grotte,</l>
<l>Paghi, quantunque non uditi e soli:</l>
<l>Ché non cerca il piacer nell'altrui lode,</l>
<l>Chi al proprio cor di soddisfar sol gode.</l>
</lg>

<lg type="ottava">
<head>XV.</head>
<l>	O Notte, antica Deità, che nata</l>
<l>Sei pria del Sole, e più del Sol vivrai,</l>
<l>Venerata da me, da me cantata,</l>
<l>Fin ch'io respiri aura di vita, andrai.</l>
<l>In quella prima età, chiusa e celata</l>
<l>Tra un manto oscuro tutto e senza rai,</l>
<l>Stavi oziosa, e nel pensoso ingegno</l>
<l>Volgendo i fasti del vicin tuo regno.</l>
</lg>

<lg type="ottava">
<head>XVI.</head>
<l>	Poi sorta, e in cocchio d'ebano, frenando</l>
<l>Sei destrier bruni con la manca mano,</l>
<l>E con la destra argenteo scettro alzando,</l>
<l>Regina uscisti fuor dell'Oceàno,</l>
<l>Coronata di stelle, e dispiegando</l>
<l>Manto gemmato per l'etereo vano,</l>
<l>E con impressa nella fronte nera</l>
<l>La soave di Cintia argentea sfera.</l>
</lg>

<lg type="ottava">
<head>XVII.</head>
<l>	Salve, gran Dea: te da sue torri onora</l>
<l>L'osservator d'arcani vetri armato,</l>
<l>Se mai qualche tua gemma ignota ancora</l>
<l>Nel velo, o nel crin tuo scoprir gli è dato.</l>
<l>Ma tutta rimirarti, e tutte a un'ora</l>
<l>Goder le tue bellezze è a me più grato.</l>
<l>Notte, de' vati, e cor teneri amica,</l>
<l>Coroni il nome tuo la mia fatica.</l>
</lg>
</lg>
</div2>
</div1>

<div1 type="poesia">
<head>LAMENTO D'ARISTO</head>
<argument><p>IN MORTE DI GIUSEPPE TORELLI</p></argument>
<lg type="non-definito">

<lg type="endecasillabo-sciolto">
<l>	Stracciò dal crine il mirto, onde solea</l>
<l>La poetica fronte Aristo ornarsi;</l>
<l>Aristo d'ermi campi, e d'erme selve</l>
<l>Fatto pensoso abitator: dal crine</l>
<l>Quelle stracciossi allegre frondi, e il colle</l>
<l>Salì rapidamente, alla cui vetta</l>
<l>Sorgon bruni cipressi, ond'è ricinto</l>
<l>Del pallido Eremita il sacro albergo,</l>
<l>Ed un ramo ne svelse, e intorno al capo</l>
<l>Sel girò, se l'avvinse; indi si fece</l>
<l>Sedil d'un sasso, di rincontro a balze</l>
<l>Di grato orror dipinte; e poi che alquanto</l>
<l>Con la mente vagò da sé lontano,</l>
<l>Trasse lungo dal core imo un sospiro,</l>
<l>E tai sensi innalzar l'udì la Notte,</l>
<l>Che già in fosco tingea la terra, e il cielo.</l>
</lg>

<lg type="ottava">
<head>I.</head>
<l>	Queste del gufo, il qual duolsi alla Luna,</l>
<l>Non son le voci flebili, allungate,</l>
<l>Che nel silenzio della notte bruna</l>
<l>Ad un oppresso cor giungon sì grate?</l>
<l>O pensieroso augel, di ria fortuna</l>
<l>Portator ti accusò la vecchia etate:</l>
<l>Ma udito, se ver fosse il detto antico,</l>
<l>T'avrei la notte, in ch'io perdea l'Amico.</l>
</lg>

<lg type="ottava">
<head>II.</head>
<l>	Spirto gentil, la solitaria vita,</l>
<l>E questi, ov'io mi chiusi, ermi soggiorni,</l>
<l>Fanno che alla mia scorsa età fiorita</l>
<l>Con la memoria, e a te più spesso io torni:</l>
<l>Ma da rimorso ho l'anima ferita,</l>
<l>Ché dappoi che tu vivi eterni giorni,</l>
<l>Mille e più volte il Sole uscìo dall'Indo,</l>
<l>Né ti sparsi su l'urna un fior di Pindo.</l>
</lg>

<lg type="ottava">
<head>III.</head>
<l>	Pur chi di te sovra il mio canto avea</l>
<l>Dritto maggior, che al fianco mio prendesti</l>
<l>Spesso il più erto della via Dircéa,</l>
<l>E me, che vacillava, in piè reggesti?</l>
<l>Forse a chiaro d'onor segno io giungea,</l>
<l>Se tu givi più tardo in fra i Celesti:</l>
<l>Forse con gli anni tuoi Morte superba</l>
<l>Anco la gloria mia recise in erba.</l>
</lg>

<lg type="ottava">
<head>IV.</head>
<l>	Or più di questa gloria io non mi curo,</l>
<l>Ché un nulla al fine la conobbi anch'essa.</l>
<l>Un ben più assai, che quel non è, sicuro</l>
<l>Alma, che sa cercar, trova in sé stessa.</l>
<l>Mia delizia è il sedermi, ove d'oscuro</l>
<l>Bosco cader vegg'io l'ombra più spessa,</l>
<l>Ove con interrotto e tardo passo</l>
<l>Mormora un roco rio tra sasso e sasso.</l>
</lg>

<lg type="ottava">
<head>V.</head>
<l>	Come, se fossi meco in questi colli,</l>
<l>Lieto vedresti i pensier fermi e gravi</l>
<l>Tu, che spesso dai vani un tempo e molli</l>
<l>Con dolce improverar mi richiamavi;</l>
<l>E della schiavitù degli amor folli</l>
<l>Sciorre l'incatenata alma tentavi.</l>
<l>Io, benché amante del mio mal, la mano</l>
<l>Baciava, che volea tornarmi sano.</l>
</lg>

<lg type="ottava">
<head>VI.</head>
<l>	Ma no, non fu con la mortal tua vesta</l>
<l>Il suon per me della tua voce spento.</l>
<l>Entro mi parla, e chiara e manifesta</l>
<l>Dal fondo alzarsi del mio cor la sento.</l>
<l>Tale sovente, o non diversa inchiesta</l>
<l>Le movo: È morte così fier tormento?</l>
<l>È l'arrestarsi nell'uman viaggio</l>
<l>Duro così? Non è, risponde, al Saggio.</l>
</lg>

<lg type="ottava">
<head>VII.</head>
<l>	Ed in vista dei ben falsi, e di quanto</l>
<l>È nel Mondo d'errore e di follia,</l>
<l>Di bassa ambizion, d'inutil vanto,</l>
<l>Festoso ei dal suo fral si disciorria:</l>
<l>Ma l'amistà, ma l'amor fido alquanto</l>
<l>Fanno al suo dipartir l'alma restìa,</l>
<l>Onde ai più cari suoi, languido e tardo</l>
<l>Rivolge indietro, e sospiroso un guardo.</l>
</lg>

<lg type="ottava">
<head>VIII.</head>
<l>	Con quest'ultimo sguardo io m'incontrai,</l>
<l>Che al tuo letto di morte era dappresso,</l>
<l>E sì tenacemente lo serbai</l>
<l>Da indi in qua negli occhi fidi impresso,</l>
<l>Che non pur ch'io vedessi oggetto mai,</l>
<l>Che fitto si restasse in lor, com'esso,</l>
<l>Ma quel, che ho innanzi, con sì vivi tocchi</l>
<l>Forse non si colora a me negli occhi.</l>
</lg>

<lg type="ottava">
<head>IX.</head>
<l>	Oh fatal sempre e amara rimembranza,</l>
<l>Ma cui non posso far ch'io non sia tratto!</l>
<l>Ogni più debil luce di speranza</l>
<l>Quel primo orribil dì fu spenta a un tratto,</l>
<l>Che il fisico gentil nell'egra stanza</l>
<l>Venuto, e messo di chi ascolta in atto,</l>
<l>Toccò la vena, e di presaga stilla</l>
<l>L'amica a un tempo inumidì pupilla.</l>
</lg>

<lg type="ottava">
<head>X.</head>
<l>	Tutto allor mi s'offrì l'eccidio mio</l>
<l>Compendiato in quel funesto segno.</l>
<l>Rapido cresce il fatal morbo, ed io</l>
<l>Con l'arti inefficaci invan mi sdegno.</l>
<l>Il la voce talvolta al cielo invio:</l>
<l>Più che d'eletti spirti il sommo regno,</l>
<l>Forse non ha, per tante macchie immondo,</l>
<l>Mestier di virtuosi esempi il Mondo?</l>
</lg>

<lg type="ottava">
<head>XI.</head>
<l>	Mentr'io sì fatte cose in cor favello</l>
<l>Presso i cari origlier (già Notte andava,</l>
<l>Né maggior lume ivi splendea di quello,</l>
<l>Che scarso e tristo una lucerna dava)</l>
<l>Ecco a un tratto veder parmi un drappello,</l>
<l>Che al doloroso letto intorno stava,</l>
<l>Di molto in vista ragguardevol donne:</l>
<l>Ma con viso piangente, e fosche gonne.</l>
</lg>

<lg type="ottava">
<head>XII.</head>
<l>	Eran le Sagge, a cui vien posto il nome</l>
<l>Dalle onorate lor belle fatiche,</l>
<l>Critica, Geometria con sciolte chiome,</l>
<l>Poesia, Storia, e le Favelle antiche.</l>
<l>Gìansi tra lor riconfortando, come</l>
<l>S'usa in fortuna ugual tra fide amiche:</l>
<l>Ma il fean così, che più che dar, di loro</l>
<l>L'una all'altra parea chieder ristoro.</l>
</lg>

<lg type="ottava">
<head>XIII.</head>
<l>	Poi dal letto scostarsi, e d'improvviso</l>
<l>Le veggo in fila dall'un canto porsi,</l>
<l>Come a dar loco, riguardando fiso</l>
<l>Verso la porta, ov'io pur l'occhio torsi;</l>
<l>E la soglia varcar Donna di viso</l>
<l>Maraviglioso, e d'atto augusto io scorsi,</l>
<l>Che al tetto giunge con la fronte, e intorno</l>
<l>Raggia dalle pupille un aureo giorno.</l>
</lg>

<lg type="ottava">
<head>XIV.</head>
<l>	Come vi lampeggiasse, il loco tutto</l>
<l>D'un tremolo fulgor si rivestiva.</l>
<l>Pur la nobile Donna avvolta in lutto</l>
<l>Tenea la faccia: or che saria giuliva?</l>
<l>Ma d'ogni pianto era il bel volto asciutto,</l>
<l>Dolente, sì, ma qual conviensi a Diva;</l>
<l>Tal che il duol nel suo viso, e in un del vinto</l>
<l>Duolo il trionfo si vedea dipinto.</l>
</lg>

<lg type="ottava">
<head>XV.</head>
<l>	Alle bende del crine, ed a quel bianco</l>
<l>Velo, che ricopria le membra ignude,</l>
<l>Alla catena, ond'è sventura ir franco,</l>
<l>Temprata d'ôr su non mortale incude,</l>
<l>E all'aurea chiave, che pendea dal fianco,</l>
<l>Ove sculto appariva <emph>il Ciel dichiude</emph>,</l>
<l>Religion conobbi, e un sacro orrore</l>
<l>Mi sentii l'imo ricercar del core.</l>
</lg>

<lg type="ottava">
<head>XVI.</head>
<l>	Ma mentre veggo, che all'amico letto</l>
<l>Ha la celeste Donna il piè rivolto,</l>
<l>E ch'io già del ginocchio in terra metto,</l>
<l>Da quella dolce vision fui tolto.</l>
<l>Egli morìa; ma con sicuro aspetto</l>
<l>Attendea l'ora, che l'avria disciolto:</l>
<l>Non io così, ch'era a soffrir men forte</l>
<l>Quella, che mia parea più, che sua morte.</l>
</lg>

<lg type="ottava">
<head>XVII.</head>
<l>	Se la pompa feral di quella sera</l>
<l>Romper non vidi l'orride tenebre</l>
<l>Col tetro lume della bianca cera,</l>
<l>Né il sacro udii di pace inno funebre,</l>
<l>Qual pro, se tutto nell'orecchio m'era,</l>
<l>Tutto innanzi mi stava alle palpebre?</l>
<l>Se della tomba sua ne' sentier bui,</l>
<l>Benché lontano, io discendea con lui?</l>
</lg>

<lg type="ottava">
<head>XVIII.</head>
<l>	Poscia in me tal provai lugubre senso,</l>
<l>Come dal ciel mi fosse il Sol caduto;</l>
<l>Né che restasse mai notturno io penso</l>
<l>Viandante in cammin deserto e muto,</l>
<l>Com'io rimasi, né tra mare immenso,</l>
<l>Senz'ago conduttor, nocchier perduto:</l>
<l>Ed anche in mezzo a cittadino stuolo</l>
<l>Gran tempo andò, ch'esser mi parve solo.</l>
</lg>

<lg type="endecasillabo-sciolto">
<head>XIX.</head>
<lg>
<l>	Ma tu, che ove non è fiamma, né gelo,</l>
<l>Godi, e di stella in stella ora t'aggiri,</l>
<l>Queste ricevi, che ti mando in cielo,</l>
<l>Non so s'io debba dir lodi, o sospiri.</l>
<l>Io sempre Notte pregherò, che il velo</l>
<l>Stenda, e nessuna in ciel nube si miri,</l>
<l>Quasi or vederti, Anima grande e bella,</l>
<l>Mi paia in una, ora in un'altra stella.</l>
</lg><lg>
<l>	Così Aristo cantò: poscia dond'era</l>
<l>Toglieva il male riposato fianco,</l>
<l>Scendea dal colle, e a sua magion voltava</l>
<l>Tra le compagne ombre notturne il passo:</l>
<l>Ma sentia poco raddolcita in core</l>
<l>Dal balsamo febéo l'antica piaga.</l>
</lg>
</lg>
</lg>
</div1>
</body>
</text>
</TEI.2>
