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      <title>Gerusalemme liberata</title>
      <author>Torquato Tasso</author>
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    <extent>868 Kb in UTF-8</extent>
    <publicationStmt>
      <publisher>Biblioteca Italiana</publisher>
      <pubPlace>Roma</pubPlace>
      <date>2003</date>
      <idno>bibit001501</idno>
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        <p>Questa risorsa digitale è liberamente accessibile per uso
              personale o scientifico. Ogni uso commerciale è vietato</p>
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      <title>Collezione BibIt</title>
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        <title>Gerusalemme liberata</title>
        <author>Tasso, Torquato</author>
        <editor id="ed">Caretti, Lanfranco</editor>
        <publisher>A. Mondadori</publisher>
        <pubPlace>Milano</pubPlace>
        <date>1992</date>
      </bibl>
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                    <p>Tutti i materiali paratestuali della fonte cartacea non riconducibili alla
                      responsabilità dell'autore dell'opera sono stati soppressi nella versione
                      digitale</p>
                  </samplingDecl>
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                      <p>Livello medio: controllo a video con collazione con edizione di
                      riferimento</p>
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                      <p>I simboli di citazione e di discorso diretto presenti sulla fonte cartacea
                        sono stati rappresentati sulla versione digitale</p>
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                      <p>I trattini di sillabazione a fine riga sono stati soppressi e le parole
                        ricomposte</p>
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        <term>851.4 - POESIA ITALIANA. 1542-1585</term>
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        <name>Marco Fucini e Sonia Sabelli</name>
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        <name>Elena Pierazzo</name>
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<text>
<front>
<div1 type="dedica">
<p rend="sc">
GERUSALEMME LIBERATA POEMA EROICO DEL SIGNOR TORQUATO TASSO AL SERENISSIMO SIGNORE IL SIGNOR DONNO ALFONSO II D'ESTE DUCA DI FERRARA
</p>
</div1>
</front>
<body>
<div1 type="canto">
<head rend="sc">CANTO PRIMO</head>
<lg type="ottava">
<head>1</head>
<l>Canto l'arme pietose e 'l capitano</l>
<l>che 'l gran sepolcro liberò di Cristo.</l>
<l>Molto egli oprò co 'l senno e con la mano, </l>
<l>molto soffrì nel glorioso acquisto; </l>
<l>e in van l'Inferno vi s'oppose, e in vano </l>
<l>s'armò d'Asia e di Libia il popol misto. </l>
<l>Il Ciel gli diè favore, e sotto a i santi </l>
<l>segni ridusse i suoi compagni erranti. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>2 </head>
<l>O Musa, tu che di caduchi allori </l>
<l>non circondi la fronte in Elicona, </l>
<l>ma su nel cielo infra i beati cori </l>
<l>hai di stelle immortali aurea corona, </l>
<l>tu spira al petto mio celesti ardori, </l>
<l>tu rischiara il mio canto, e tu perdona </l>
<l>s'intesso fregi al ver, s'adorno in parte </l>
<l>d'altri diletti, che de' tuoi le carte. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>3 </head>
<l>Sai che là corre il mondo ove più versi </l>
<l>di sue dolcezze il lusinghier Parnaso, </l>
<l>e che 'l vero, condito in molli versi, </l>
<l>i più schivi allettando ha persuaso. </l>
<l>Così a l'egro fanciul porgiamo aspersi </l>
<l>di soavi licor gli orli del vaso: </l>
<l>succhi amari ingannato intanto ei beve, </l>
<l>e da l'inganno suo vita riceve. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>4 </head>
<l>Tu, magnanimo Alfonso, il qual ritogli </l>
<l>al furor di fortuna e guidi in porto </l>
<l>me peregrino errante, e fra gli scogli </l>
<l>e fra l'onde agitato e quasi absorto, </l>
<l>queste mie carte in lieta fronte accogli, </l>
<l>che quasi in voto a te sacrate i' porto. </l>
<l>Forse un dì fia che la presaga penna </l>
<l>osi scriver di te quel ch'or n'accenna. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>5 </head>
<l>E' ben ragion, s'egli averrà ch'in pace </l>
<l>il buon popol di Cristo unqua si veda, </l>
<l>e con navi e cavalli al fero Trace </l>
<l>cerchi ritòr la grande ingiusta preda, </l>
<l>ch'a te lo scettro in terra o, se ti piace, </l>
<l>l'alto imperio de' mari a te conceda. </l>
<l>Emulo di Goffredo, i nostri carmi </l>
<l>intanto ascolta, e t'apparecchia a l'armi. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>6 </head>
<l>Già 'l sesto anno volgea, ch'in oriente </l>
<l>passò il campo cristiano, a l'alta impresa; </l>
<l>e Nicea per assalto, e la potente </l>
<l>Antiochia con arte avea già presa. </l>
<l>L'avea poscia in battaglia incontra gente </l>
<l>di Persia innumerabile difesa, </l>
<l>e Tortosa espugnata; indi a la rea </l>
<l>stagion diè loco, e 'l novo anno attendea. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>7 </head>
<l>E 'l fine omai di quel piovoso inverno </l>
<l>che fea l'arme cessar, lunge non era; </l>
<l>quando da l'alto soglio il Padre eterno, </l>
<l>ch'è ne la parte più del ciel sincera, </l>
<l>e quanto è da le stelle al basso inferno, </l>
<l>tanto è più in su de la stellata spera, </l>
<l>gli occhi in giù volse, e in un sol punto e in una </l>
<l>vista mirò ciò ch'in sé il mondo aduna. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>8 </head>
<l>Mirò tutte le cose, ed in Soria </l>
<l>s'affisò poi ne' principi cristiani; </l>
<l>e con quel guardo suo ch'a dentro spia </l>
<l>nel più segreto lor gli affetti umani, </l>
<l>vide Goffredo che scacciar desia </l>
<l>de la santa città gli empi pagani, </l>
<l>e pien di fé, di zelo, ogni mortale </l>
<l>gloria, imperio, tesor mette in non cale. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>9 </head>
<l>Ma vede in Baldovin cupido ingegno, </l>
<l>ch'a l'umane grandezze intento aspira: </l>
<l>vede Tancredi aver la vita a sdegno, </l>
<l>tanto un suo vano amor l'ange e martira: </l>
<l>e fondar Boemondo al novo regno </l>
<l>suo d'Antiochia alti princìpi mira, </l>
<l>e leggi imporre, ed introdur costume </l>
<l>ed arti e culto di verace nume; </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>10 </head>
<l>e cotanto internarsi in tal pensiero, </l>
<l>ch'altra impresa non par che più rammenti: </l>
<l>scorge in Rinaldo e animo guerriero </l>
<l>e spirti di riposo impazienti; </l>
<l>non cupidigia in lui d'oro o d'impero, </l>
<l>ma d'onor brame immoderate, ardenti: </l>
<l>scorge che da la bocca intento pende </l>
<l>di Guelfo, e i chiari antichi essempi apprende. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>11 </head>
<l>Ma poi ch'ebbe di questi e d'altri cori </l>
<l>scòrti gl'intimi sensi il Re del mondo, </l>
<l>chiama a sè da gli angelici splendori </l>
<l>Gabriel, che ne' primi era secondo. </l>
<l>E' tra Dio questi e l'anime migliori </l>
<l>interprete fedel, nunzio giocondo: </l>
<l>giù i decreti del Ciel porta, ed al Cielo </l>
<l>riporta de' mortali i preghi e 'l zelo. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>12 </head>
<l>Disse al suo nunzio Dio: – Goffredo trova, </l>
<l>e in mio nome di' lui: perché si cessa? </l>
<l>perché la guerra omai non si rinova </l>
<l>a liberar Gierusalemme oppressa? </l>
<l>Chiami i duci a consiglio, e i tardi mova </l>
<l>a l'alta impresa: ei capitan fia d'essa. </l>
<l>Io qui l'eleggo; e 'l faran gli altri in terra, </l>
<l>già suoi compagni, or suoi ministri in guerra. – </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>13 </head>
<l>Così parlogli, e Gabriel s'accinse </l>
<l>veloce ad esseguir l'imposte cose: </l>
<l>la sua forma invisibil d'aria cinse </l>
<l>ed al senso mortal la sottopose. </l>
<l>Umane membra, aspetto uman si finse, </l>
<l>ma di celeste maestà il compose; </l>
<l>tra giovene e fanciullo età confine </l>
<l>prese, ed ornò di raggi il biondo crine. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>14 </head>
<l>Ali bianche vestì, ch'han d'or le cime, </l>
<l>infaticabilmente agili e preste. </l>
<l>Fende i venti e le nubi, e va sublime </l>
<l>sovra la terra e sovra il mar con queste. </l>
<l>Così vestito, indirizzossi a l'ime </l>
<l>parti del mondo il messaggier celeste: </l>
<l>pria sul Libano monte ei si ritenne, </l>
<l>e si librò su l'adeguate penne; </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>15 </head>
<l>e vèr le piaggie di Tortosa poi </l>
<l>drizzò precipitando il volo in giuso. </l>
<l>Sorgeva il novo sol da i lidi eoi, </l>
<l>parte già fuor, ma 'l più ne l'onde chiuso; </l>
<l>e porgea matutini i preghi suoi </l>
<l>Goffredo a Dio, come egli avea per uso; </l>
<l>quando a paro co 'l sol, ma più lucente, </l>
<l>l'angelo gli apparì da l'oriente; </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>16 </head>
<l>e gli disse: – Goffredo, ecco opportuna </l>
<l>già la stagion ch'al guerreggiar s'aspetta; </l>
<l>perché dunque trapor dimora alcuna </l>
<l>a liberar Gierusalem soggetta? </l>
<l>Tu i principi a consiglio omai raguna, </l>
<l>tu al fin de l'opra i neghittosi affretta. </l>
<l>Dio per lor duce già t'elegge, ed essi </l>
<l>sopporran volontari a te se stessi. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>17 </head>
<l>Dio messaggier mi manda: io ti rivelo </l>
<l>la sua mente in suo nome. Oh quanta spene </l>
<l>aver d'alta vittoria, oh quanto zelo </l>
<l>de l'oste a te commessa or ti conviene! – </l>
<l>Tacque; e, sparito, rivolò del cielo </l>
<l>a le parti più eccelse e più serene. </l>
<l>Resta Goffredo a i detti, a lo splendore, </l>
<l>d'occhi abbagliato, attonito di core. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>18 </head>
<l>Ma poi che si riscote, e che discorre </l>
<l>chi venne, chi mandò, che gli fu detto, </l>
<l>se già bramava, or tutto arde d'imporre </l>
<l>fine a la guerra ond'egli è duce eletto. </l>
<l>Non che 'l vedersi a gli altri in Ciel preporre </l>
<l>d'aura d'ambizion gli gonfi il petto, </l>
<l>ma il suo voler più nel voler s'infiamma </l>
<l>del suo Signor, come favilla in fiamma. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>19 </head>
<l>Dunque gli eroi compagni, i quai non lunge </l>
<l>erano sparsi, a ragunarsi invita; </l>
<l>lettere a lettre, e messi a messi aggiunge, </l>
<l>sempre al consiglio è la preghiera unita; </l>
<l>ciò ch'alma generosa alletta e punge, </l>
<l>ciò che può risvegliar virtù sopita, </l>
<l>tutto par che ritrovi, e in efficace </l>
<l>modo l'adorna sì che sforza e piace. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>20 </head>
<l>Vennero i duci, e gli altri anco seguiro, </l>
<l>e Boemondo sol qui non convenne. </l>
<l>Parte fuor s'attendò, parte nel giro </l>
<l>e tra gli alberghi suoi Tortosa tenne. </l>
<l>I grandi de l'essercito s'uniro </l>
<l>(glorioso senato) in dì solenne. </l>
<l>Qui il pio Goffredo incominciò tra loro, </l>
<l>augusto in volto ed in sermon sonoro: </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>21 </head>
<l>– Guerrier di Dio, ch'a ristorar i danni </l>
<l>de la sua fede il Re del Cielo elesse, </l>
<l>e securi fra l'arme e fra gl'inganni </l>
<l>de la terra e del mar vi scòrse e resse, </l>
<l>sì ch'abbiam tante e tante in sì pochi anni </l>
<l>ribellanti provincie a lui sommesse, </l>
<l>e fra le genti debellate e dome </l>
<l>stese l'insegne sue vittrici e 'l nome, </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>22 </head>
<l>già non lasciammo i dolci pegni e 'l nido </l>
<l>nativo noi (se 'l creder mio non erra), </l>
<l>né la vita esponemmo al mare infido </l>
<l>ed a i perigli di lontana guerra, </l>
<l>per acquistar di breve suono un grido </l>
<l>vulgare e posseder barbara terra, </l>
<l>ché proposto ci avremmo angusto e scarso </l>
<l>premio, e in danno de l'alme il sangue sparso. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>23 </head>
<l>Ma fu de' pensier nostri ultimo segno </l>
<l>espugnar di Sion le nobil mura, </l>
<l>e sottrarre ai cristiani al giogo indegno </l>
<l>di servitù così spiacente e dura, </l>
<l>fondando in Palestina un novo regno, </l>
<l>ov'abbia la pietà sede secura; </l>
<l>né sia chi neghi al peregrin devoto </l>
<l>d'adorar la gran tomba e sciòrre il voto. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>24 </head>
<l>Dunque il fatto sin ora al rischio è molto, </l>
<l>più che molto al travaglio, a l'onor poco, </l>
<l>nulla al disegno, ove o si fermi o vòlto </l>
<l>sia l'impeto de l'armi in altro loco. </l>
<l>Che gioverà l'aver d'Europa accolto </l>
<l>sì grande sforzo, e posto in Asia il foco, </l>
<l>quando sia poi di sì gran moti il fine </l>
<l>non fabriche di regni, ma ruine? </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>25 </head>
<l>Non edifica quei che vuol gl'imperi </l>
<l>su fondamenti fabricar mondani, </l>
<l>ove ha pochi di patria e fé stranieri </l>
<l>fra gl'infiniti popoli pagani, </l>
<l>ove ne' Greci non conven che speri, </l>
<l>e i favor d'Occidente ha sì lontani; </l>
<l>ma ben move ruine, ond'egli oppresso </l>
<l>sol costrutto un sepolcro abbia a se stesso. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>26 </head>
<l>Turchi, Persi, Antiochia (illustre suono </l>
<l>e di nome magnifico e di cose) </l>
<l>opre nostre non già, ma del Ciel dono </l>
<l>furo, e vittorie fur meravigliose. </l>
<l>Or se da noi rivolte e torte sono </l>
<l>contra quel fin che 'l donator dispose, </l>
<l>temo ce 'n privi, e favola a le genti </l>
<l>quel sì chiaro rimbombo al fin diventi. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>27 </head>
<l>Ah non sia alcun, per Dio, che sì graditi </l>
<l>doni in uso sì reo perda e diffonda! </l>
<l>A quei che sono alti princìpi orditi </l>

<l>di tutta l'opra il filo e 'l fin risponda. </l>
<l>Ora che i passi liberi e spediti, </l>
<l>ora che la stagion abbiam seconda, </l>
<l>ché non corriamo a la città ch'è mèta </l>
<l>d'ogni nostra vittoria? e che più 'l vieta? </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>28 </head>
<l>Principi, io vi protesto (i miei protesti </l>
<l>udrà il mondo presente, udrà il futuro, </l>
<l>l'odono or su nel Cielo anco i Celesti): </l>
<l>il tempo de l'impresa è già maturo; </l>
<l>men diviene opportun più che si resti, </l>
<l>incertissimo fia quel ch'è securo. </l>
<l>Presago son, s'è lento il nostro corso, </l>
<l>avrà d'Egitto il Palestin soccorso. – </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>29 </head>
<l>Disse, e a i detti seguì breve bisbiglio; </l>
<l>ma sorse poscia il solitario Piero, </l>
<l>che privato fra' principi a consiglio </l>
<l>sedea, del gran passaggio autor primiero: </l>
<l>– Ciò ch'essorta Goffredo, ed io consiglio, </l>
<l>né loco a dubbio v'ha, sì certo è il vero </l>
<l>e per sé noto: ei dimostrollo a lungo, </l>
<l>voi l'approvate, io questo sol v'aggiungo: </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>30 </head>
<l>se ben raccolgo le discordie e l'onte </l>
<l>quasi a prova da voi fatte e patite, </l>
<l>i ritrosi pareri, e le non pronte </l>
<l>e in mezzo a l'esseguire opre impedite, </l>
<l>reco ad un'altra originaria fonte </l>
<l>la cagion d'ogni indugio e d'ogni lite, </l>
<l>a quella autorità che, in molti e vari </l>
<l>d'opinion quasi librata, è pari. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>31 </head>
<l>Ove un sol non impera, onde i giudìci </l>
<l>pendano poi de' premi e de le pene, </l>
<l>onde sian compartite opre ed uffici, </l>
<l>ivi errante il governo esser conviene. </l>
<l>Deh! fate un corpo sol de' membri amici,   </l>
<l>fate un capo che gli altri indrizzi e frene, </l>
<l>date ad un sol lo scettro e la possanza, </l>
<l>e sostenga di re vece e sembianza. – </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>32 </head>
<l>Qui tacque il veglio. Or quai pensier, quai petti </l>
<l>son chiusi a te, sant'Aura e divo Ardore? </l>
<l>Inspiri tu de l'Eremita i detti, </l>
<l>e tu gl'imprimi a i cavalier nel core; </l>
<l>sgombri gl'inserti, anzi gl'innati affetti </l>
<l>di sovrastar, di libertà, d'onore, </l>
<l>sì che Guglielmo e Guelfo, i più sublimi, </l>
<l>chiamàr Goffredo per lor duce i primi. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>33 </head>
<l>L'appovàr gli altri: esser sue parti denno </l>
<l>deliberar e comandar altrui. </l>
<l>Imponga ai vinti legge egli a suo senno, </l>
<l>porti la guerra e quando vòle e a cui; </l>
<l>gli altri, già pari, ubidienti al cenno </l>
<l>siano or ministri de gl'imperii sui. </l>
<l>Concluso ciò, fama ne vola, e grande </l>
<l>per le lingue de gli uomini si spande. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>34 </head>
<l>Ei si mostra a i soldati, e ben lor pare </l>
<l>degno de l'alto grado ove l'han posto, </l>
<l>e riceve i saluti e 'l militare </l>
<l>applauso, in volto placido e composto. </l>
<l>Poi ch'a le dimostranze umili e care </l>

<l>d'amor, d'ubidienza ebbe risposto, </l>
<l>impon che 'l dì seguente in un gran campo </l>
<l>tutto si mostri a lui schierato il campo. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>35 </head>
<l>Facea ne l'oriente il sol ritorno, </l>
<l>sereno e luminoso oltre l'usato, </l>
<l>quando co' raggi uscì del novo giorno </l>
<l>sotto l'insegne ogni guerriero armato, </l>
<l>e si mostrò quanto poté più adorno </l>
<l>al pio Buglion, girando il largo prato. </l>
<l>S'era egli fermo, e si vedea davanti </l>
<l>passar distinti i cavalieri e i fanti. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>36 </head>
<l>Mente, de gli anni e de l'oblio nemica, </l>
<l>de le cose custode e dispensiera, </l>
<l>vagliami tua ragion, sì ch'io ridica </l>
<l>di quel campo ogni duce ed ogni schiera: </l>
<l>suoni e risplenda la lor fama antica, </l>
<l>fatta da gli anni omai tacita e nera; </l>
<l>tolto da' tuoi tesori, orni mia lingua </l>
<l>ciò ch'ascolti ogni età, nulla l'estingua. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>37 </head>
<l>Prima i Franchi mostràrsi: il duce loro </l>
<l>Ugone esser solea, del re fratello. </l>
<l>Ne l'Isola di Francia eletti foro, </l>
<l>fra quattro fiumi, ampio paese e bello. </l>
<l>Poscia ch'Ugon morì, de' gigli d'oro </l>
<l>seguì l'usata insegna il fer drappello </l>
<l>sotto Clotareo, capitano egregio, </l>
<l>a cui, se nulla manca, è il nome regio. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>38 </head>
<l>Mille son di gravissima armatura, </l>
<l>sono altrettanti i cavalier seguenti, </l>
<l>di disciplina a i primi e di natura </l>
<l>e d'arme e di sembianza indifferenti; </l>
<l>normandi tutti, e gli ha Roberto in cura, </l>
<l>che principe nativo è de le genti. </l>
<l>Poi duo pastor de' popoli spiegaro </l>
<l>le squadre lor, Guglielmo ed Ademaro. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>39 </head>
<l>L'uno e l'altro di lor, che ne' divini </l>
<l>uffici già trattò pio ministero, </l>
<l>sotto l'elmo premendo i lunghi crini, </l>
<l>essercita de l'arme or l'uso fero. </l>
<l>Da la città d'Orange e da i confini </l>
<l>quattrocento guerrier scelse il primiero; </l>
<l>ma guida quei di Poggio in guerra l'altro, </l>
<l>numero egual, né men ne l'arme scaltro. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>40 </head>
<l>Baldovin poscia in mostra addur si vede </l>
<l>co' Bolognesi suoi quei del germano, </l>
<l>ché le sue genti il pio fratel gli cede </l>
<l>or ch'ei de' capitani è capitano. </l>
<l>Il conte di Carnuti indi succede, </l>
<l>potente di consiglio e pro' di mano; </l>
<l>van con lui quattrocento, e triplicati </l>
<l>conduce Baldovino in sella armati. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>41 </head>
<l>Occupa Guelfo il campo a lor vicino, </l>
<l>uom ch'a l'alta fortuna agguaglia il merto; </l>
<l>conta costui per genitor latino </l>
<l>de gli avi Estensi un lungo ordine e certo. </l>
<l>Ma german di cognome e di domino, </l>
<l>ne la gran casa de' Guelfoni è inserto: </l>
<l>regge Carinzia, e presso l'Istro e 'l Reno </l>
<l>ciò che i prischi Suevi e i Reti avièno. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>42 </head>
<l>A questo, che retaggio era materno, </l>
<l>acquisti ei giunse gloriosi e grandi. </l>
<l>Quindi gente traea che prende a scherno </l>
<l>d'andar contra la morte, ov'ei comandi: </l>
<l>usa a temprar ne' caldi alberghi il verno, </l>
<l>e celebrar con lieti inviti i prandi. </l>
<l>Fur cinquemila a la partenza, e a pena </l>
<l>(de' Persi avanzo) il terzo or qui ne mena. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>43 </head>
<l>Seguia la gente poi candida e bionda </l>
<l>che tra i Franchi e i Germani e 'l mar si giace, </l>
<l>ove la Mosa ed ove il Reno inonda, </l>
<l>terra di biade e d'animai ferace; </l>
<l>e gl'insulani lor, che d'alta sponda </l>
<l>riparo fansi a l'ocean vorace: </l>
<l>l'ocean che non pur le merci e i legni, </l>
<l>ma intere inghiotte le cittadi e i regni. </l>

</lg>
<lg type="ottava">
<head>44 </head>
<l>Gli uni e gli altri son mille, e tutti vanno </l>
<l>sotto un altro Roberto insieme a stuolo. </l>
<l>Maggior alquanto è lo squadron britanno; </l>
<l>Guglielmo il regge, al re minor figliuolo. </l>
<l>Sono gl'Inglesi sagittari, ed hanno </l>
<l>gente con lor ch'è più vicina al polo: </l>
<l>questi da l'alte selve irsuti manda </l>
<l>la divisa dal mondo ultima Irlanda. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>45 </head>
<l>Vien poi Tancredi, e non è alcun fra tanti </l>
<l>(tranne Rinaldo) o feritor maggiore, </l>
<l>o più bel di maniere e di sembianti, </l>
<l>o più eccelso ed intrepido di core. </l>
<l>S'alcun'ombra di colpa i suoi gran vanti </l>
<l>rende men chiari, è sol follia d'amore: </l>
<l>nato fra l'arme, amor di breve vista, </l>
<l>che si nutre d'affanni, e forza acquista. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>46 </head>
<l>E' fama che quel dì che glorioso </l>
<l>fe' la rotta de' Persi il popol franco, </l>
<l>poi che Tancredi al fin vittorioso </l>
<l>i fuggitivi di seguir fu stanco, </l>
<l>cercò di refrigerio e di riposo </l>
<l>a l'arse labbia, al travagliato fianco, </l>
<l>e trasse ove invitollo al rezzo estivo </l>
<l>cinto di verdi seggi un fonte vivo. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>47 </head>
<l>  Quivi a lui d'improviso una donzella  </l>
<l>tutta, fuor che la fronte, armata apparse: </l>
<l>era pagana, e là venuta anch'ella </l>
<l>per l'istessa cagion di ristorarse. </l>
<l>Egli mirolla, ed ammirò la bella </l>
<l>sembianza, e d'essa si compiacque, e n'arse. </l>
<l>Oh meraviglia! Amor, ch'a pena è nato,  </l>
<l>già grande vola, e già trionfa armato. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>48 </head>
<l>Ella d'elmo coprissi, e se non era </l>
<l>ch'altri quivi arrivàr, ben l'assaliva. </l>
<l>Partì dal vinto suo la donna altera, </l>
<l>ch'è per necessità sol fuggitiva; </l>
<l>ma l'imagine sua bella e guerriera </l>
<l>tale ei serbò nel cor, qual essa è viva; </l>
<l>e sempre ha nel pensiero e l'atto e 'l loco </l>
<l>in che la vide, esca continua al foco. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>49 </head>
<l>E ben nel volto suo la gente accorta </l>
<l>legger potria: &lt;&lt;Questi arde, e fuor di spene&gt;&gt;; </l>
<l>così vien sospiroso, e così porta </l>
<l>basse le ciglia e di mestizia piene. </l>
<l>Gli ottocento a cavallo, a cui fa scorta, </l>
<l>lasciàr le piaggie di Campagna amene, </l>
<l>pompa maggior de la natura, e i colli </l>
<l>che vagheggia il Tirren fertili e molli. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>50 </head>
<l>Venian dietro ducento in Grecia nati, </l>
<l>che son quasi di ferro in tutto scarchi: </l>
<l>pendon spade ritorte a l'un de' lati, </l>
<l>suonano al tergo lor faretre ed archi; </l>
<l>asciutti hanno i cavalli, al corso usati, </l>
<l>a la fatica invitti, al cibo parchi: </l>
<l>ne l'assalir son pronti e nel ritrarsi, </l>
<l>e combatton fuggendo erranti e sparsi. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>51 </head>
<l>Tatin regge la schiera, e sol fu questi </l>
<l>che, greco, accompagnò l'arme latine. </l>
<l>Oh vergogna! oh misfatto! or non avesti </l>
<l>tu, Grecia, quelle guerre a te vicine? </l>
<l>E pur quasi a spettacolo sedesti, </l>
<l>lenta aspettando de' grand'atti il fine. </l>
<l>Or, se tu se' vil serva, è il tuo servaggio </l>
<l>(non ti lagnar) giustizia, e non oltraggio. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>52 </head>
<l>Squadra d'ordine estrema ecco vien poi </l>
<l>ma d'onor prima e di valor e d'arte. </l>
<l>Son qui gli aventurieri, invitti eroi, </l>
<l>terror de l'Asia e folgori di Marte. </l>
<l>Taccia Argo i Mini, e taccia Artù que' suoi </l>
<l>erranti, che di sogni empion le carte; </l>
<l>ch'ogni antica memoria appo costoro </l>
<l>perde: or qual duce fia degno di loro? </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>53 </head>
<l>Dudon di Consa è il duce; e perché duro </l>
<l>fu il giudicar di sangue e di virtute, </l>
<l>gli altri sopporsi a lui concordi furo, </l>
<l>ch'avea più cose fatte e più vedute. </l>
<l>Ei di virilità grave e maturo, </l>
<l>mostra in fresco vigor chiome canute; </l>
<l>mostra, quasi d'onor vestigi degni, </l>
<l>di non brutte ferite impressi segni. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>54 </head>
<l>Eustazio è poi fra i primi; e i propri pregi </l>
<l>illustre il fanno, e più il fratel Buglione. </l>
<l>Gernando v'è, nato di re norvegi, </l>
<l>che scettri vanta e titoli e corone. </l>
<l>Ruggier di Balnavilla infra gli egregi </l>
<l>la vecchia fama ed Engerlan ripone; </l>
<l>e celebrati son fra' più gagliardi </l>
<l>un Gentonio, un Rambaldo e duo Gherardi. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>55 </head>
<l>Son fra' lodati Ubaldo anco, e Rosmondo </l>
<l>del gran ducato di Lincastro erede; </l>
<l>non fia ch'Obizzo il Tosco aggravi al fondo </l>
<l>chi fa de le memorie avare prede, </l>
<l>né i tre frati lombardi al chiaro mondo </l>
<l>involi, Achille, Sforza e Palamede, </l>
<l>o 'l forte Otton, che conquistò lo scudo </l>
<l>in cui da l'angue esce il fanciullo ignudo. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>56 </head>
<l>Né Guasco né Ridolfo a dietro lasso, </l>
<l>né l'un né l'altro Guido, ambo famosi, </l>
<l>non Eberardo e non Gernier trapasso </l>
<l>sotto silenzio ingratamente ascosi. </l>
<l>Ove voi me, di numerar già lasso, </l>
<l>Gildippe ed Odoardo, amanti e sposi, </l>
<l>rapite? o ne la guerra anco consorti, </l>
<l>non sarete disgiunti ancor che morti! </l>
</lg>
<lg type="ottava">

<head>57 </head>
<l>Ne le scole d'Amor che non s'apprende? </l>
<l>Ivi si fe' costei guerriera ardita: </l>
<l>va sempre affissa al caro fianco, e pende </l>
<l>da un fato solo l'una e l'altra vita. </l>
<l>Colpo che ad un sol noccia unqua non scende, </l>
<l>ma indiviso è il dolor d'ogni ferita; </l>
<l>e spesso è l'un ferito, e l'altro langue, </l>
<l>e versa l'alma quel, se questa il sangue. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>58 </head>
<l>Ma il fanciullo Rinaldo, e sovra questi </l>
<l>e sovra quanti in mostra eran condutti, </l>
<l>dolcemente feroce alzar vedresti </l>
<l>la regal fronte, e in lui mirar sol tutti. </l>
<l>L'età precorse e la speranza, e presti </l>
<l>pareano i fior quando n'usciro i frutti; </l>

<l>se 'l miri fulminar ne l'arme avolto, </l>
<l>Marte lo stimi; Amor, se scopre il volto. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>59 </head>
<l>Lui ne la riva d'Adige produsse </l>
<l>a Bertoldo Sofia, Sofia la bella </l>
<l>a Bertoldo il possente; e pria che fusse </l>
<l>tolto quasi il bambin da la mammella, </l>
<l>Matilda il volse, e nutricollo, e instrusse </l>
<l>ne l'arti regie; e sempre ei fu con ella, </l>
<l>sin ch'invaghì la giovanetta mente </l>
<l>la tromba che s'udia da l'oriente. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>60 </head>
<l>Allor (né pur tre lustri avea forniti) </l>
<l>fuggì soletto, e corse strade ignote; </l>
<l>varcò l'Egeo, passò di Grecia i liti, </l>
<l>giunse nel campo in region remote. </l>
<l>Nobilissima fuga, e che l'imìti </l>
<l>ben degna alcun magnanimo nepote. </l>
<l>Tre anni son che è in guerra, e intempestiva </l>
<l>molle piuma del mento a pena usciva. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>61 </head>

<l>Passati i cavalieri, in mostra viene </l>
<l>la gente a piede, ed è Raimondo inanti. </l>
<l>Regea Tolosa, e scelse infra Pirene </l>
<l>e fra Garona e l'ocean suoi fanti. </l>
<l>Son quattromila, e ben armati e bene </l>
<l>instrutti, usi al disagio e toleranti; </l>
<l>buona è la gente, e non può da più dotta </l>
<l>o da più forte guida esser condotta. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>62 </head>
<l>Ma cinquemila Stefano d'Ambuosa </l>
<l>e di Blesse e di Turs in guerra adduce. </l>
<l>Non è gente robusta o faticosa, </l>
<l>se ben tutta di ferro ella riluce. </l>
<l>La terra molle, lieta e dilettosa, </l>
<l>simili a sé gli abitator produce. </l>
<l>Impeto fan ne le battaglie prime, </l>
<l>ma di leggier poi langue, e si reprime. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>63 </head>
<l>Alcasto il terzo vien, qual presso a Tebe </l>
<l>già Capaneo, con minaccioso volto: </l>
<l>seimila Elvezi, audace e fera plebe, </l>
<l>da gli alpini castelli avea raccolto, </l>
<l>che 'l ferro uso a far solchi, a franger glebe, </l>
<l>in nove forme e in più degne opre ha vòlto; </l>
<l>e con la man, che guardò rozzi armenti, </l>
<l>par ch'i regni sfidar nulla paventi. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>64 </head>
<l>Vedi appresso spiegar l'alto vessillo </l>
<l>co 'l diadema di Piero e con le chiavi. </l>
<l>Qui settemila aduna il buon Camillo </l>
<l>pedoni, d'arme rilucenti e gravi, </l>
<l>lieto ch'a tanta impresa il Ciel sortillo, </l>
<l>ove rinovi il prisco onor de gli avi, </l>
<l>o mostri almen ch'a la virtù latina </l>
<l>o nulla manca, o sol la disciplina. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>65 </head>
<l>Ma già tutte le squadre eran con bella </l>
<l>mostra passate, e l'ultima fu questa, </l>
<l>quando Goffredo i maggior duci appella, </l>
<l>e la sua mente a lor fa manifesta: </l>
<l>– Come appaia diman l'alba novella </l>
<l>vuo' che l'oste s'invii leggiera e presta, </l>
<l>sì ch'ella giunga a la città sacrata, </l>
<l>quanto è possibil più, meno aspettata. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>66 </head>
<l>Preparatevi dunque ed al viaggio </l>
<l>ed a la pugna e a la vittoria ancora. – </l>
<l>Questo ardito parlar d'uom così saggio </l>
<l>sollecita ciascuno e l'avvalora. </l>
<l>Tutti d'andar son pronti al nuovo raggio, </l>
<l>e impazienti in aspettar l'aurora. </l>
<l>Ma 'l provido Buglion senza ogni tema </l>
<l>non è però, benché nel cor la prema. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>67 </head>
<l>Perch'egli avea certe novelle intese </l>
<l>che s'è d'Egitto il re già posto in via </l>
<l>inverso Gaza, bello e forte arnese </l>
<l>da fronteggiar i regni di Soria. </l>
<l>Né creder può che l'uomo a fere imprese </l>
<l>avvezzo sempre, or lento in ozio stia; </l>
<l>ma, d'averlo aspettando aspro nemico, </l>
<l>parla al fedel suo messaggiero Enrico: </l>

</lg>
<lg type="ottava">
<head>68 </head>
<l>– Sovra una lieta saettia tragitto </l>
<l>vuo' che tu faccia ne la greca terra. </l>
<l>Ivi giunger dovea (così m'ha scritto </l>
<l>chi mai per uso in avisar non erra) </l>
<l>un giovene regal, d'animo invitto, </l>
<l>ch'a farsi vien nostro compagno in guerra: </l>
<l>prence è de' Dani, e mena un grande stuolo </l>
<l>sin da i paesi sottoposti al polo. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>69 </head>
<l>Ma perché 'l greco imperator fallace </l>
<l>seco forse userà le solite arti, </l>
<l>per far ch'o torni indietro o 'l corso audace </l>
<l>torca in altre da noi lontane parti, </l>
<l>tu, nunzio mio, tu, consiglier verace, </l>
<l>in mio nome il disponi a ciò che parti </l>
<l>nostro e suo bene, e di' che tosto vegna, </l>
<l>ché di lui fòra ogni tardanza indegna. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>70 </head>
<l>Non venir seco tu, ma resta appresso </l>
<l>al re de' Greci a procurar l'aiuto, </l>
<l>che già più d'una volta a noi promesso </l>
<l>e per ragion di patto anco è dovuto. – </l>
<l>Così parla e l'informa, e poi che 'l messo </l>
<l>le lettre ha di credenza e di saluto, </l>
<l>toglie, affrettando il suo partir, congedo, </l>
<l>e tregua fa co' suoi pensier Goffredo. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>71 </head>
<l>Il dì seguente, allor ch'aperte sono </l>
<l>del lucido oriente al sol le porte, </l>
<l>di trombe udissi e di tamburi un suono, </l>
<l>ond'al camino ogni guerrier s'essorte. </l>
<l>Non è sì grato a i caldi giorni il tuono </l>
<l>che speranza di pioggia al mondo apporte, </l>
<l>come fu caro a le feroci genti </l>
<l>l'altero suon de' bellici instrumenti. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>72 </head>
<l>Tosto ciascun, da gran desio compunto, </l>
<l>veste le membra de l'usate spoglie, </l>
<l>e tosto appar di tutte l'arme in punto, </l>
<l>tosto sotto i suoi duci ogn'uom s'accoglie, </l>
<l>e l'ordinato essercito congiunto </l>
<l>tutte le sue bandiere al vento scioglie: </l>
<l>e nel vessillo imperiale e grande </l>
<l>la trionfante Croce al ciel si spande. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>73 </head>
<l>Intanto il sol, che de' celesti campi </l>
<l>va più sempre avanzando e in alto ascende, </l>
<l>l'arme percote e ne trae fiamme e lampi </l>
<l>tremuli e chiari, onde le viste offende: </l>
<l>L'aria par di faville intorno avampi, </l>
<l>e quasi d'alto incendio in forma splende, </l>
<l>e co' feri nitriti il suono accorda </l>
<l>del ferro scosso e le campagne assorda. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>74 </head>
<l>Il capitan, che da' nemici agguati </l>
<l>le schiere sue d'assecurar desia, </l>
<l>molti a cavallo leggiermente armati </l>
<l>a scoprire il paese intorno invia; </l>
<l>e inanzi i guastatori avea mandati, </l>
<l>da cui si debbe agevolar la via, </l>
<l>e i vòti luoghi empire e spianar gli erti, </l>
<l>e da cui siano i chiusi passi aperti. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>75 </head>
<l>Non è gente pagana insieme accolta, </l>
<l>non muro cinto di profonda fossa, </l>
<l>non gran torrente, o monte alpestre, o folta </l>
<l>selva, che 'l lor viaggio arrestar possa. </l>
<l>Così de gli altri fiumi il re tal volta, </l>
<l>quando superbo oltra misura ingrossa, </l>
<l>sovra le sponde ruinoso scorre, </l>
<l>né cosa è mai che gli s'ardisca opporre. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>76 </head>
<l>Sol di Tripoli il re, che 'n ben guardate </l>
<l>mura, genti, tesori ed arme serra, </l>
<l>forse le schiere franche avria tardate, </l>
<l>ma non osò di provocarle in guerra. </l>
<l>Lor con messi e con doni anco placate </l>
<l>ricettò volontario entro la terra, </l>
<l>e ricevé condizion di pace, </l>
<l>sì come imporle al pio Goffredo piace. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>77 </head>
<l>Qui del monte Seir, ch'alto e sovrano </l>
<l>da l'oriente a la cittade è presso, </l>
<l>gran turba scese de' fedeli al piano </l>
<l>d'ogni età mescolata e d'ogni sesso: </l>
<l>portò suoi doni al vincitor cristiano, </l>
<l>godea di mirarlo e in ragionar con esso, </l>
<l>stupia de l'arme pellegrine; e guida </l>
<l>ebbe da lor Goffredo amica e fida. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>78 </head>
<l>Conduce ei sempre a le maritime onde </l>
<l>vicino il campo per diritte strade, </l>
<l>sapendo ben che le propinque sponde </l>
<l>l'amica armata costeggiando rade, </l>
<l>la qual può far che tutto il campo abonde </l>
<l>de' necessari arnesi e che le biade </l>
<l>ogni isola de' Greci a lui sol mieta, </l>
<l>e Scio pietrosa gli vendemmi e Creta. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>79 </head>
<l>Geme il vicino mar sotto l'incarco </l>
<l>de l'alte navi e de' più levi pini, </l>
<l>sì che non s'apre omai securo varco </l>
<l>nel mar Mediterraneo a i saracini; </l>
<l>ch'oltra quei c'ha Georgio armati e Marco </l>
<l>ne' veneziani e liguri confini, </l>
<l>altri Inghilterra e Francia ed altri Olanda, </l>
<l>e la fertil Sicilia altri ne manda. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>80 </head>
<l>E questi, che son tutti insieme uniti </l>
<l>con saldissimi lacci in un volere, </l>
<l>s'eran carchi e provisti in vari liti </l>
<l>di ciò ch'è d'uopo a le terrestri schiere, </l>
<l>le quai, trovando liberi e sforniti </l>
<l>i passi de' nemici a le frontiere, </l>
<l>in corso velocissimo se 'n vanno </l>
<l>là 've Cristo soffrì mortale affanno. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>81 </head>
<l>Ma precorsa è la fama, apportatrice </l>
<l>de' veraci romori e de' bugiardi, </l>
<l>ch'unito è il campo vincitor felice, </l>
<l>che già s'è mosso e che non è chi 'l tardi; </l>
<l>quante e quai sian le squadre ella ridice, </l>
<l>narra il nome e 'valor de' più gagliardi, </l>
<l>narra i lor vanti, e con terribil faccia </l>
<l>gli usurpatori di Sion minaccia. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>82 </head>
<l>E l'aspettar del male è mal peggiore, </l>
<l>forse, che non parrebbe il mal presente; </l>
<l>pende ad ogn'aura incerta di romore </l>
<l>ogni orecchia sospesa ed ogni mente; </l>
<l>e un confuso bisbiglio entro e di fore </l>
<l>trascorre i campi e la città dolente. </l>
<l>Ma il vecchio re ne' già vicin perigli </l>
<l>volge nel dubbio cor feri consigli. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>83 </head>
<l>Aladin detto è il re, che, di quel regno </l>
<l>novo signor, vive in continua cura: </l>
<l>uom già crudel, ma 'l suo feroce ingegno </l>
<l>pur mitigato avea l'età matura. </l>
<l>Egli, che de' Latini udì il disegno </l>
<l>c'han d'assalir di sua città le mura, </l>
<l>giunge al vecchio timor novi sospetti, </l>
<l>e de' nemici pave e de' soggetti. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>84 </head>
<l>Però che dentro a una città commisto </l>
<l>popolo alberga di contraria fede: </l>
<l>la debil parte e la minore in Cristo, </l>
<l>la grande e forte in Macometto crede. </l>
<l>Ma quando il re fe' di Sion l'acquisto, </l>
<l>e vi cercò di stabilir la sede, </l>
<l>scemò i publici pesi a' suoi pagani, </l>
<l>ma più gravonne i miseri cristiani. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>85 </head>
<l>Questo pensier la ferità nativa, </l>
<l>che da gli anni sopita e fredda langue, </l>
<l>irritando inasprisce, e la ravviva </l>
<l>sì ch'assetata è più che mai di sangue. </l>
<l>Tal fero torna a la stagion estiva </l>
<l>quel che parve nel gel piacevol angue, </l>
<l>così leon domestico riprende </l>
<l>l'innato suo furor, s'altri l'offende. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>86 </head>
<l>&lt;&lt;Veggio&gt;&gt; dicea &lt;&lt;de la letizia nova </l>
<l>veraci segni in questa turba infida; </l>
<l>il danno universal solo a lei giova, </l>
<l>sol nel pianto comun par ch'ella rida; </l>
<l>e forse insidie e tradimenti or cova, </l>
<l>rivolgendo fra sé come m'uccida, </l>
<l>o come al mio nemico, e suo consorte </l>
<l>popolo, occultamente apra le porte. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>87 </head>
<l>Ma no 'l farà: prevenirò questi empi </l>
<l>disegni lor, e sfogherommi a pieno. </l>
<l>Gli ucciderò, faronne acerbi scempi, </l>
<l>svenerò i figli a le lor madri in seno, </l>
<l>arderò loro alberghi e insieme i tèmpi, </l>
<l>questi i debiti roghi a i morti fièno; </l>
<l>e su quel lor sepolcro in mezzo a i voti </l>
<l>vittime pria farò de' sacerdoti.&gt;&gt; </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>88 </head>
<l>Così l'iniquo fra suo cor ragiona, </l>
<l>pur non segue pensier sì mal concetto; </l>
<l>ma s'a quegli innocenti egli perdona, </l>
<l>è di viltà, non di pietade effetto, </l>
<l>ché s'un timor a incrudelir lo sprona, </l>
<l>il ritien più potente altro sospetto: </l>
<l>troncar le vie d'accordo, e de' nemici </l>
<l>troppo teme irritar l'arme vittrici. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>89 </head>
<l>Tempra dunque il fellon la rabbia insana, </l>
<l>anzi altrove pur cerca ove la sfoghi; </l>
<l>i rustici edifici abbatte e spiana, </l>
<l>e dà in preda a le fiamme i culti luoghi; </l>
<l>parte alcuna non lascia integra o sana </l>
<l>ove il Franco vi pasca, ove s'alloghi; </l>
<l>turba le fonti e i rivi, e le pure onde </l>
<l>di veneni mortiferi confonde. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>90 </head>
<l>Spietatamente è cauto, e non oblia </l>
<l>di rinforzar Gierusalem fra tanto. </l>
<l>Da tre lati fortissima era pria, </l>
<l>sol verso Borea è men secura alquanto, </l>
<l>ma da' primi sospetti ei le munia </l>
<l>d'alti ripari il suo men forte canto, </l>
<l>e v'accogliea gran quantitade in fretta </l>
<l>di gente mercenaria e di soggetta. </l>
</lg>
</div1>
<div1 type="canto">
<head rend="sc">CANTO SECONDO</head>
<lg type="ottava">
<head>1 </head>
<l>Mentre il tiranno s'apparecchia a l'armi, </l>
<l>soletto Ismeno un dì gli s'appresenta, </l>
<l>Ismen che trar di sotto a i chiusi marmi </l>
<l>può corpo estinto, e far che spiri e senta, </l>
<l>Ismen che al suon de' mormoranti carmi </l>
<l>sin ne la reggia sua Pluton spaventa, </l>
<l>e i suoi demon ne gli empi uffici impiega </l>
<l>pur come servi, e gli discioglie e lega. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>2 </head>
<l>Questi or Macone adora, e fu cristiano, </l>
<l>ma i primi riti anco lasciar non pote; </l>
<l>anzi sovente in uso empio e profano </l>
<l>confonde le due leggi a sé mal note, </l>
<l>ed or da le spelonche, ove lontano </l>
<l>dal vulgo essercitar suol l'arti ignote, </l>
<l>vien nel publico rischio al suo signore: </l>
<l>a re malvagio consiglier peggiore. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>3 </head>
<l>– Signor, – dicea – senza tardar se 'n viene </l>
<l>il vincitor essercito temuto, </l>
<l>ma facciam noi ciò che a noi far conviene: </l>
<l>darà il Ciel, darà il mondo a i forti aiuto. </l>
<l>Ben tu di re, di duce hai tutte piene </l>
<l>le parti, e lunge hai visto e proveduto. </l>
<l>S'empie in tal guisa ogn'altro i propri uffici, </l>
<l>tomba fia questa terra a' tuoi nemici. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>4 </head>
<l>Io, quanto a me, ne vegno, e del periglio </l>
<l>e de l'opre compagno, ad aiutarte: </l>
<l>ciò che può dar di vecchia età consiglio, </l>
<l>tutto prometto, e ciò che magica arte. </l>
<l>Gli angeli che dal Cielo ebbero essiglio </l>
<l>constringerò de le fatiche a parte. </l>
<l>Ma dond'io voglia incominciar gl'incanti </l>
<l>e con quai modi, or narrerotti avanti. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>5 </head>
<l>Nel tempio de' cristiani occulto giace </l>
<l>un sotterraneo altare, e quivi è il volto </l>
<l>di Colei che sua diva e madre fece </l>
<l>quel vulgo del suo Dio nato e sepolto. </l>
<l>Dinanzi al simulacro accesa face </l>
<l>continua splende; egli è in un velo avolto. </l>
<l>Pendono intorno in lungo ordine i voti </l>
<l>che vi portano i creduli devoti. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>6 </head>
<l>Or questa effigie lor, di là rapita, </l>
<l>voglio che tu di propria man trasporte </l>
<l>e la riponga entro la tua meschita: </l>
<l>io poscia incanto adoprerò sì forte </l>
<l>ch'ognor, mentre ella qui fia custodita, </l>
<l>sarà fatal custodia a queste porte; </l>
<l>tra mura inespugnabili il tuo impero </l>
<l>securo fia per novo alto mistero. – </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>7 </head>
<l>Sì disse, e 'l persuase; e impaziente </l>
<l>il re se 'n corse a la magion di Dio, </l>
<l>e sforzò i sacerdoti, e irriverente </l>
<l>il casto simulacro indi rapio; </l>
<l>e portollo a quel tempio onde sovente </l>
<l>s'irrita il Ciel co 'l folle culto e rio. </l>
<l>Nel profan loco e su la sacra imago </l>
<l>sussurrò poi le sue bestemmie il mago. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>8 </head>
<l>Ma come apparse in ciel l'alba novella, </l>
<l>quel cui l'immondo tempio in guardia è dato </l>
<l>non rivide l'imagine dov'ella </l>
<l>fu posta, e in van cerconne in altro lato. </l>
<l>Tosto n'avisa il re, ch'a la novella </l>
<l>di lui si mostra feramente irato, </l>
<l>ed imagina ben ch'alcun fedele </l>
<l>abbia fatto quel furto, e che se 'l cele. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>9 </head>
<l>O fu di man fedele opra furtiva, </l>
<l>o pur il Ciel qui sua potenza adopra, </l>
<l>che di Colei ch'è sua regina e diva </l>
<l>sdegna che loco vil l'imagin copra: </l>
<l>ch'incerta fama è ancor se ciò s'ascriva </l>
<l>ad arte umana od a mirabil opra; </l>
<l>ben è pietà che, la pietade e 'l zelo </l>
<l>uman cedendo, autor se 'n creda il Cielo. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>10 </head>
<l>Il re ne fa con importuna inchiesta </l>
<l>ricercar ogni chiesa, ogni magione, </l>
<l>ed a chi gli nasconde o manifesta </l>
<l>il furto o il reo, gran pene e premi impone. </l>
<l>Il mago di spiarne anco non resta </l>
<l>con tutte l'arti il ver; ma non s'appone, </l>
<l>ché 'l Cielo, opra sua fosse o fosse altrui, </l>
<l>celolla ad onta de gl'incanti a lui. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>11 </head>
<l>Ma poi che 'l re crudel vide occultarse </l>
<l>quel che peccato de' fedeli ei pensa, </l>
<l>tutto in lor d'odio infellonissi, ed arse </l>
<l>d'ira e di rabbia immoderata immensa. </l>
<l>Ogni rispetto oblia, vuol vendicarse, </l>
<l>segua che pote, e sfogar l'alma accensa. </l>
<l>– Morrà, – dicea – non andrà l'ira a vòto, </l>
<l>ne la strage comune il ladro ignoto. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>12 </head>
<l>Pur che 'l reo non si salvi, il giusto pèra </l>
<l>e l'innocente; ma qual giusto io dico? </l>
<l>è colpevol ciascun, né in loro schiera </l>
<l>uom fu giamai del nostro nome amico. </l>
<l>S'anima v'è nel novo error sincera, </l>
<l>basti a novella pena un fallo antico. </l>
<l>Su su, fedeli miei, su via prendete </l>
<l>le fiamme e 'l ferro, ardete ed uccidete. – </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>13 </head>
<l>Così parla a le turbe, e se n'intese </l>
<l>la fama tra' fedeli immantinente, </l>
<l>ch'attoniti restàr, sì gli sorprese </l>
<l>il timor de la morte omai presente; </l>
<l>e non è chi la fuga o le difese, </l>
<l>lo scusar o 'l pregare ardisca o tente. </l>
<l>Ma le timide genti e irrisolute </l>
<l>donde meno speraro ebber salute. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>14 </head>
<l>Vergine era fra lor di già matura </l>
<l>verginità, d'alti pensieri e regi, </l>
<l>d'alta beltà; ma sua beltà non cura, </l>
<l>o tanto sol quant'onestà se 'n fregi. </l>
<l>E' il suo pregio maggior che tra le mura </l>

<l>d'angusta casa asconde i suoi gran pregi, </l>
<l>e de' vagheggiatori ella s'invola </l>
<l>a le lodi, a gli sguardi, inculta e sola. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>15 </head>
<l>Pur guardia esser non può ch'in tutto celi </l>
<l>beltà degna ch'appaia e che s'ammiri; </l>
<l>né tu il consenti, Amor, ma la riveli </l>
<l>d'un giovenetto a i cupidi desiri. </l>
<l>Amor, ch'or cieco, or Argo, ora ne veli </l>
<l>di benda gli occhi, ora ce gli apri e giri, </l>
<l>tu per mille custodie entro a i più casti </l>
<l>verginei alberghi il guardo altrui portasti. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>16 </head>
<l>Colei Sofronia, Olindo egli s'appella, </l>
<l>d'una cittate entrambi e d'una fede. </l>
<l>Ei che modesto è sì com'essa è bella, </l>
<l>brama assai, poco spera, e nulla chiede; </l>
<l>né sa scoprirsi, o non ardisce; ed ella </l>
<l>o lo sprezza, o no 'l vede, o non s'avede. </l>
<l>Così fin ora il misero ha servito </l>
<l>o non visto, o mal noto, o mal gradito. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>17 </head>
<l>S'ode l'annunzio intanto, e che s'appresta </l>
<l>miserabile strage al popol loro. </l>
<l>A lei, che generosa è quanto onesta, </l>
<l>viene in pensier come salvar costoro. </l>
<l>Move fortezza il gran pensier, l'arresta </l>
<l>poi la vergogna e 'l verginal decoro; </l>
<l>vince fortezza, anzi s'accorda e face </l>
<l>sé vergognosa e la vergogna audace. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>18 </head>
<l>La vergine tra 'l vulgo uscì soletta, </l>
<l>non coprì sue bellezze, e non l'espose, </l>
<l>raccolse gli occhi, andò nel vel ristretta, </l>
<l>con ischive maniere e generose. </l>
<l>Non sai ben dir s'adorna o se negletta, </l>
<l>se caso od arte il bel volto compose. </l>
<l>Di natura, d'Amor, de' cieli amici </l>
<l>le negligenze sue sono artifici. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>19 </head>
<l>Mirata da ciascun passa, e non mira </l>
<l>l'altera donna, e innanzi al re se 'n viene. </l>
<l>Né, perché irato il veggia, il piè ritira, </l>
<l>ma il fero aspetto intrepida sostiene. </l>
<l>– Vengo, signor, – gli disse – e 'ntanto l'ira </l>
<l>prego sospenda e 'l tuo popolo affrene: </l>
<l>vengo a scoprirti, e vengo a darti preso </l>
<l>quel reo che cerchi, onde sei tanto offeso. – </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>20 </head>
<l>A l'onesta baldanza, a l'improviso </l>
<l>folgorar di bellezze altere e sante, </l>
<l>quasi confuso il re, quasi conquiso, </l>
<l>frenò lo sdegno, e placò il fer sembiante. </l>
<l>S'egli era d'alma o se costei di viso </l>
<l>severa manco, ei diveniane amante; </l>
<l>ma ritrosa beltà ritroso core </l>
<l>non prende, e sono i vezzi esca d'Amore. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>21 </head>
<l>Fu stupor, fu vaghezza, e fu diletto, </l>
<l>s'amor non fu, che mosse il cor villano. </l>
<l>– Narra – ei le dice – il tutto; ecco, io commetto </l>
<l>che non s'offenda il popol tuo cristiano. – </l>
<l>Ed ella: – Il reo si trova al tuo cospetto: </l>
<l>opra è il furto, signor, di questa mano; </l>
<l>io l'imagine tolsi, io son colei </l>
<l>che tu ricerchi, e me punir tu déi. – </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>22 </head>
<l>Così al publico fato il capo altero </l>
<l>offerse, e 'l volse in sé sola raccòrre. </l>
<l>Magnanima menzogna, or quand'è il vero </l>
<l>sì bello che si possa a te preporre? </l>
<l>Riman sospeso, e non sì tosto il fero </l>
<l>tiranno a l'ira, come suol, trascorre. </l>
<l>Poi la richiede: – I' vuo' che tu mi scopra </l>
<l>chi dié consiglio, e chi fu insieme a l'opra. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>23 </head>
<l>– Non volsi far de la mia gloria altrui </l>
<l>né pur minima parte; – ella gli dice </l>
<l>– sol di me stessa io consapevol fui, </l>
<l>sol consigliera, e sola essecutrice. </l>
<l>– Dunque in te sola – ripigliò colui </l>
<l>– caderà l'ira mia vendicatrice. – </l>
<l>Diss'ella: – E' giusto: esser a me conviene, </l>
<l>se fui sola a l'onor, sola a le pene. – </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>24 </head>
<l>Qui comincia il tiranno a risdegnarsi; </l>
<l>poi le dimanda: – Ov'hai l'imago ascosa? </l>
<l>– Non la nascosi, – a lui risponde – io l'arsi, </l>
<l>e l'arderla stimai laudabil cosa; </l>
<l>così almen non potrà più violarsi </l>
<l>per man di miscredenti ingiuriosa. </l>
<l>Signore, o chiedi il furto, o 'l ladro chiedi: </l>
<l>quel no 'l vedrai in eterno, e questo il vedi. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>25 </head>
<l>Benché né furto è il mio, né ladra i' sono: </l>
<l>giust'è ritòr ciò ch'a gran torto è tolto. – </l>
<l>Or, quest'udendo, in minaccievol suono </l>
<l>freme il tiranno, e 'l fren de l'ira è sciolto. </l>
<l>Non speri più di ritrovar perdono </l>
<l>cor pudico, alta mente e nobil volto; </l>
<l>e 'ndarno Amor contr'a lo sdegno crudo </l>
<l>di sua vaga bellezza a lei fa scudo. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>26 </head>
<l>Presa è la bella donna, e 'ncrudelito </l>
<l>il re la danna entr'un incendio a morte. </l>
<l>Già 'l velo e 'l casto manto a lei rapito, </l>
<l>stringon le molli braccia aspre ritorte. </l>
<l>Ella si tace, e in lei non sbigottito, </l>
<l>ma pur commosso alquanto è il petto forte; </l>
<l>e smarrisce il bel volto in un colore </l>
<l>che non è pallidezza, ma candore. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>27 </head>
<l>Divulgossi il gran caso, e quivi tratto </l>
<l>già 'l popol s'era: Olindo anco v'accorse. </l>
<l>Dubbia era la persona e certo il fatto; </l>
<l>venia, che fosse la sua donna in forse. </l>
<l>Come la bella prigioniera in atto </l>
<l>non pur di rea, ma di dannata ei scorse, </l>
<l>come i ministri al duro ufficio intenti </l>
<l>vide, precipitoso urtò le genti. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>28 </head>
<l>Al re gridò: – Non è, non è già rea </l>
<l>costei del furto, e per follia se 'n vanta. </l>
<l>Non pensò, non ardì, né far potea </l>
<l>donna sola e inesperta opra cotanta. </l>
<l>Come ingannò i custodi? e de la Dea </l>
<l>con qual arti involò l'imagin santa? </l>
<l>Se 'l fece, il narri. Io l'ho, signor, furata. – </l>
<l>Ahi! tanto amò la non amante amata. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>29 </head>
<l>Soggiunse poscia: – Io là, donde riceve </l>
<l>l'alta vostra meschita e l'aura e 'l die, </l>
<l>di notte ascesi, e trapassai per breve </l>
<l>foro tentando inaccessibil vie. </l>
<l>A me l'onor, la morte a me si deve: </l>
<l>non usurpi costei le pene mie. </l>
<l>Mie son quelle catene, e per me questa </l>
<l>fiamma s'accende, e 'l rogo a me s'appresta. – </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>30 </head>
<l>Alza Sofronia il viso, e umanamente </l>
<l>con occhi di pietade in lui rimira. </l>
<l>– A che ne vieni, o misero innocente? </l>
<l>qual consiglio o furor ti guida o tira? </l>
<l>Non son io dunque senza te possente </l>
<l>a sostener ciò che d'un uom può l'ira? </l>
<l>Ho petto anch'io, ch'ad una morte crede </l>
<l>di bastar solo, e compagnia non chiede. – </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>31 </head>
<l>Così parla a l'amante; e no 'l dispone </l>
<l>sì ch'egli si disdica, e pensier mute. </l>
<l>Oh spettacolo grande, ove a tenzone </l>
<l>sono Amore e magnanima virtute! </l>
<l>ove la morte al vincitor si pone </l>
<l>in premio, e 'l mal del vinto è la salute! </l>
<l>Ma più s'irrita il re quant'ella ed esso </l>
<l>è più costante in incolpar se stesso. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>32 </head>
<l>Pargli che vilipeso egli ne resti, </l>
<l>e ch'in disprezzo suo sprezzin le pene. </l>
<l>– Credasi – dice – ad ambo; e quella e questi </l>
<l>vinca, e la palma sia qual si conviene. – </l>
<l>Indi accenna a i sergenti, i quai son presti </l>
<l>a legar il garzon di lor catene. </l>
<l>Sono ambo stretti al palo stesso; e vòlto </l>
<l>è il tergo al tergo, e 'l volto ascoso al volto. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>33 </head>
<l>Composto è lor d'intorno il rogo omai, </l>
<l>e già le fiamme il mantice v'incita, </l>
<l>quand'il fanciullo in dolorosi lai </l>
<l>proruppe, e disse a lei ch'è seco unita: </l>
<l>– Quest'è dunque quel laccio ond'io sperai </l>
<l>teco accoppiarmi in compagnia di vita? </l>
<l>questo è quel foco ch'io credea ch'i cori </l>
<l>ne dovesse infiammar d'eguali ardori? </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>34 </head>
<l>Altre fiamme, altri nodi Amor promise, </l>
<l>altri ce n'apparecchia iniqua sorte. </l>
<l>Troppo, ahi! ben troppo, ella già noi divise, </l>
<l>ma duramente or ne congiunge in morte. </l>
<l>Piacemi almen, poich'in sì strane guise </l>
<l>morir pur déi, del rogo esser consorte, </l>
<l>se del letto non fui; duolmi il tuo fato, </l>
<l>il mio non già, poich'io ti moro a lato. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>35 </head>
<l>Ed oh mia sorte aventurosa a pieno! </l>
<l>oh fortunati miei dolci martìri! </l>
<l>s'impetrarò che, giunto seno a seno, </l>
<l>l'anima mia ne la tua bocca io spiri; </l>
<l>e venendo tu meco a un tempo meno, </l>
<l>in me fuor mandi gli ultimi sospiri. – </l>
<l>Così dicea piangendo. Ella il ripiglia </l>
<l>soavemente, e 'n tai detti il consiglia: </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>36 </head>
<l>– Amico, altri pensieri, altri lamenti, </l>
<l>per più alta cagione il tempo chiede. </l>
<l>Chè non pensi a tue colpe? e non rammenti </l>
<l>qual Dio prometta a i buoni ampia mercede? </l>
<l>Soffri in suo nome, e fian dolci i tormenti, </l>
<l>e lieto aspira a la suprema sede. </l>
<l>Mira 'l ciel com'è bello, e mira il sole </l>
<l>ch'a sé par che n'inviti e ne console. – </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>37 </head>
<l>Qui il vulgo de' pagani il pianto estolle: </l>
<l>piange il fedel, ma in voci assai più basse. </l>
<l>Un non so che d'inusitato e molle </l>
<l>par che nel duro petto al re trapasse. </l>
<l>Ei presentillo, e si sdegnò; né volle </l>
<l>piegarsi, e gli occhi torse, e si ritrasse. </l>
<l>Tu sola il duol comun non accompagni, </l>
<l>Sofronia; e pianta da ciascun, non piagni. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>38 </head>
<l>Mentre son in tal rischio, ecco un guerriero </l>
<l>(ché tal parea) d'alta sembianza e degna; </l>
<l>e mostra, d'arme e d'abito straniero, </l>
<l>che di lontan peregrinando vegna. </l>
<l>La tigre, che su l'elmo ha per cimiero, </l>
<l>tutti gli occhi a sé trae, famosa insegna, </l>
<l>insegna usata da Clorinda in guerra; </l>
<l>onde la credon lei, né 'l creder erra. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>39 </head>
<l>Costei gl'ingegni feminili e gli usi </l>
<l>tutti sprezzò sin da l'età più acerba: </l>
<l>a i lavori d'Aracne, a l'ago, a i fusi </l>
<l>inchinar non degnò la man superba. </l>
<l>Fuggì gli abiti molli e i lochi chiusi, </l>
<l>ché ne' campi onestate anco si serba; </l>
<l>armò d'orgoglio il volto, e si compiacque </l>
<l>rigido farlo, e pur rigido piacque. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>40 </head>
<l>Tenera ancor con pargoletta destra </l>
<l>strinse e lentò d'un corridore il morso; </l>
<l>trattò l'asta e la spada, ed in palestra </l>
<l>indurò i membri ed allenogli al corso. </l>
<l>Poscia o per via montana o per silvestra </l>
<l>l'orme seguì di fer leone e d'orso; </l>
<l>seguì le guerre, e 'n esse e fra le selve </l>
<l>fèra a gli uomini parve, uomo a le belve. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>41 </head>
<l>Viene or costei da le contrade perse </l>
<l>perch' a i cristiani a suo poter resista, </l>
<l>bench'altre volte ha di lor membra asperse </l>
<l>le piaggie, e l'onda di lor sangue ha mista. </l>
<l>Or quivi in arrivando a lei s'offerse </l>
<l>l'apparato di morte a prima vista. </l>
<l>Di mirar vaga e di saper qual fallo </l>
<l>condanni i rei, sospinge oltre il cavallo. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>42 </head>
<l>Cedon le turbe, e i duo legati insieme </l>
<l>ella si ferma a riguardar da presso. </l>
<l>Mira che l'una tace e l'altro geme, </l>
<l>e più vigor mostra il men forte sesso. </l>
<l>Pianger lui vede in guisa d'uom cui preme </l>
<l>pietà, non doglia, o duol non di se stesso; </l>
<l>e tacer lei con gli occhi al ciel sì fisa </l>
<l>ch'anzi 'l morir par di qua giù divisa. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>43 </head>
<l>Clorinda intenerissi, e si condolse </l>
<l>d'ambeduo loro e lagrimonne alquanto. </l>
<l>Pur maggior sente il duol per chi non duolse, </l>
<l>più la move il silenzio e meno il pianto. </l>
<l>Senza troppo indugiare ella si volse </l>
<l>ad un uom che canuto avea da canto: </l>
<l>– Deh! dimmi: chi son questi? ed al martoro </l>
<l>qual gli conduce o sorte o colpa loro? – </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>44 </head>
<l>Così pregollo, e da colui risposto </l>
<l>breve ma pieno a le dimande fue: </l>
<l>Stupissi udendo, e imaginò ben tosto </l>
<l>ch'ugualmente innocenti eran que' due. </l>
<l>Già di vietar lor morte ha in sé proposto, </l>
<l>quanto potranno i preghi o l'arme sue. </l>
<l>Pronta accorre a la fiamma, e fa ritrarla, </l>
<l>che già s'appressa, ed a i ministri parla: </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>45 </head>
<l>– Alcun non sia di voi che 'n questo duro </l>
<l>ufficio oltra seguire abbia baldanza, </l>
<l>sin ch'io non parli al re: ben v'assecuro </l>
<l>ch'ei non v'accuserà de la tardanza. – </l>
<l>Ubidiro i sergenti, e mossi furo </l>
<l>da quella grande sua regal sembianza. </l>
<l>Poi verso il re si mosse, e lui tra via </l>
<l>ella trovò che 'ncontra lei venia. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>46 </head>
<l>– Io son Clorinda: – disse – hai forse intesa </l>
<l>talor nomarmi; e qui, signor, ne vegno </l>
<l>per ritrovarmi teco a la difesa </l>
<l>de la fede comune e del tuo regno. </l>
<l>Son pronta, imponi pure, ad ogni impresa: </l>
<l>l'alte non temo, e l'umili non sdegno; </l>
<l>voglimi in campo aperto, o pur tra 'l chiuso </l>
<l>de le mura impiegar, nulla ricuso. – </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>47 </head>
<l>Tacque; e rispose il re: – Qual sì disgiunta </l>
<l>terra è da l'Asia, o dal camin del sole, </l>
<l>vergine gloriosa, ove non giunta </l>
<l>sia la tua fama, e l'onor tuo non vole? </l>
<l>Or che s'è la tua spada a me congiunta, </l>
<l>d'ogni timor m'affidi e mi console: </l>
<l>non, s'essercito grande unito insieme </l>
<l>fosse in mio scampo, avrei più certa speme. </l>
</lg>
<lg type="ottava">

<head>48 </head>
<l>Già già mi par ch'a giunger qui Goffredo </l>
<l>oltra il dover indugi; or tu dimandi </l>
<l>ch'impieghi io te: sol di te degne credo </l>
<l>l'imprese malagevoli e le grandi. </l>
<l>Sovr'a i nostri guerrieri a te concedo </l>
<l>lo scettro, e legge sia quel che comandi. – </l>
<l>Così parlava. Ella rendea cortese </l>
<l>grazie per lodi, indi il parlar riprese: </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>49 </head>
<l>– Nova cosa parer dovrà per certo </l>
<l>che preceda a i servigi il guiderdone; </l>
<l>ma tua bontà m'affida: i' vuo' ch'in merto </l>
<l>del futuro servir que' rei mi done. </l>
<l>In don gli chieggio; e pur, se 'l fallo è incerto, </l>
<l>gli danna inclementissima ragione; </l>
<l>ma taccio questo, e taccio i segni espressi </l>
<l>onde argomento l'innocenza in essi. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>50 </head>
<l>E dirò sol ch'è qui comun sentenza </l>
<l>che i cristiani togliessero l'imago; </l>
<l>ma discordo io da voi, né però senza </l>
<l>alta ragion del mio parer m'appago. </l>
<l>Fu de le nostre leggi irriverenza </l>
<l>quell'opra far che persuase il mago: </l>
<l>ché non convien ne' nostri tèmpi a nui </l>
<l>gl'idoli avere, e men gl'idoli altrui. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>51 </head>
<l>Dunque suso a Macon recar mi giova </l>
<l>il miracol de l'opra, ed ei la fece </l>
<l>per dimostrar ch'i tempi suoi con nova </l>
<l>religion contaminar non lece. </l>
<l>Faccia Ismeno incantando ogni sua prova, </l>
<l>egli a cui le malie son d'arme in vece; </l>
<l>trattiamo il ferro pur noi cavalieri: </l>
<l>quest'arte è nostra, e 'n questa sol si speri. – </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>52 </head>
<l>Tacque, ciò detto; e 'l re, bench'a pietade </l>
<l>l'irato cor difficilmente pieghi, </l>
<l>pur compiacer la volle; e 'l persuade </l>
<l>ragione, e 'l move autorità di preghi. </l>
<l>– Abbian vita – rispose – e libertade, </l>
<l>e nulla a tanto intercessor si neghi. </l>
<l>Siasi questa o giustizia over perdono, </l>
<l>innocenti gli assolvo, e rei gli dono. – </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>53 </head>
<l>  Così furon disciolti. Aventuroso </l>
<l>ben veramente fu d'Olindo il fato, </l>
<l>ch'atto poté mostrar che 'n generoso </l>
<l>petto al fine ha d'amore amor destato. </l>
<l>Va dal rogo a le nozze; ed è già sposo </l>
<l>fatto di reo, non pur d'amante amato. </l>
<l>Volse con lei morire: ella non schiva, </l>
<l>poi che seco non muor, che seco viva. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>54 </head>
<l>Ma il sospettoso re stimò periglio </l>
<l>tanta virtù congiunta aver vicina; </l>
<l>onde, com'egli volse, ambo in essiglio </l>
<l>oltra i termini andàr di Palestina. </l>
<l>Ei, pur seguendo il suo crudel consiglio, </l>
<l>bandisce altri fedeli, altri confina. </l>
<l>Oh come lascian mesti i pargoletti </l>
<l>figli, e gli antichi padri e i dolci letti! </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>55 </head>
<l>Dura division! scaccia sol quelli </l>
<l>di forte corpo e di feroce ingegno; </l>
<l>ma il mansueto sesso, e gli anni imbelli </l>

<l>seco ritien, sì come ostaggi, in pegno. </l>
<l>Molti n'andaro errando, altri rubelli </l>
<l>fèrsi, e più che 'l timor potè lo sdegno. </l>
<l>Questi unìrsi co' Franchi, e gl'incontraro </l>
<l>a punto il dì che 'n Emaùs entraro. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>56 </head>
<l>Emaùs è città cui breve strada </l>
<l>da la regal Gierusalem disgiunge, </l>
<l>ed uom che lento a suo diporto vada, </l>
<l>se parte matutino, a nona giunge. </l>
<l>Oh quant'intender questo a i Franchi aggrada! </l>
<l>Oh quanto più 'l desio gli affretta e punge! </l>
<l>Ma perch'oltra il meriggio il sol già scende, </l>
<l>qui fa spiegare il capitan le tende. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>57 </head>
<l>L'avean già tese, e poco era remota </l>
<l>l'alma luce del sol da l'oceano, </l>
<l>quando duo gran baroni in veste ignota </l>
<l>venir son visti, e 'n portamento estrano. </l>
<l>Ogni atto lor pacifico dinota </l>
<l>che vengon come amici al capitano. </l>
<l>Del gran re de l'Egitto eran messaggi, </l>
<l>e molti intorno avean scudieri e paggi. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>58 </head>
<l>Alete è l'un, che da principio indegno </l>
<l>tra le brutture de la plebe è sorto; </l>
<l>ma l'inalzaro a i primi onor del regno </l>
<l>parlar facondo e lusinghiero e scòrto, </l>
<l>pieghevoli costumi e vario ingegno </l>
<l>al finger pronto, a l'ingannare accorto: </l>
<l>gran fabro di calunnie, adorne in modi </l>
<l>novi, che sono accuse, e paion lodi. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>59 </head>
<l>L'altro è il circasso Argante, uom che straniero </l>
<l>se 'n venne a la regal corte d'Egitto; </l>
<l>ma de' satrapi fatto è de l'impero, </l>
<l>e in sommi gradi a la milizia ascritto: </l>
<l>impaziente, inessorabil, fero, </l>
<l>ne l'arme infaticabile ed invitto, </l>
<l>d'ogni dio sprezzatore, e che ripone </l>
<l>ne la spada sua legge e sua ragione. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>60 </head>
<l>Chieser questi udienza ed al cospetto </l>
<l>del famoso Goffredo ammessi entraro, </l>
<l>e in umil seggio e in un vestire schietto </l>
<l>fra' suoi duci sedendo il ritrovaro; </l>
<l>ma verace valor, benché negletto, </l>
<l>è di se stesso a sé fregio assai chiaro. </l>
<l>Picciol segno d'onor gli fece Argante, </l>
<l>in guisa pur d'uom grande e non curante. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>61 </head>
<l>Ma la destra si pose Alete al seno, </l>
<l>e chinò il capo, e piegò a terra i lumi, </l>
<l>e l'onorò con ogni modo a pieno </l>
<l>che di sua gente portino i costumi. </l>
<l>Cominciò poscia, e di sua bocca uscièno </l>
<l>più che mèl dolci d'eloquenza i fiumi; </l>
<l>e perché i Franchi han già il sermone appreso </l>
<l>de la Soria, fu ciò ch'ei disse inteso. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>62 </head>
<l>– O degno sol cui d'ubudire or degni </l>
<l>questa adunanza di famosi eroi, </l>
<l>che per l'adietro ancor le palme e i regni </l>
<l>da te conobbe e da i consigli tuoi, </l>
<l>il nome tuo, che non riman tra i segni </l>
<l>d'Alcide, omai risuona anco fra noi, </l>
<l>e la fama d'Egitto in ogni parte </l>
<l>del tuo valor chiare novelle ha sparte. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>63 </head>
<l>  Né v'è fra tanti alcun che non le ascolte </l>
<l>come egli suol le meraviglie estreme, </l>
<l>ma dal mio re con istupore accolte </l>
<l>sono non sol, ma con diletto insieme; </l>
<l>e s'appaga in narrarle anco a le volte, </l>
<l>amando in te ciò ch'altri invidia e teme: </l>
<l>ama il valore, e volontario elegge </l>
<l>teco unirsi d'amor, se non di legge. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>64 </head>
<l>Da sì bella cagion dunque sospinto, </l>
<l>l'amicizia e la pace a te richiede, </l>
<l>e 'l mezzo onde l'un resti a l'altro avinto </l>
<l>sia la virtù s'esser non può la fede. </l>
<l>Ma perché inteso avea che t'eri accinto </l>
<l>per iscacciar l'amico suo di sede, </l>
<l>volse, pria ch'altro male indi seguisse, </l>
<l>ch'a te la mente sua per noi s'aprisse. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>65 </head>
<l>E la sua mente è tal, che s'appagarti </l>
<l>vorrai di quanto hai fatto in guerra tuo, </l>
<l>né Giudea molestar, né l'altre parti </l>
<l>che ricopre il favor del regno suo, </l>
<l>ei promette a l'incontro assecurarti </l>
<l>il non ben fermo stato. E se voi duo </l>
<l>sarete uniti, or quando i Turchi e i Persi </l>
<l>potranno unqua sperar di riaversi? </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>66 </head>
<l>Signor, gran cose in picciol tempo hai fatte </l>
<l>che lunga età porre in oblio non pote: </l>
<l>esserciti, città, vinti, disfatte, </l>
<l>superati disagi e strade ignote, </l>
<l>sì ch'al grido o smarrite o stupefatte </l>
<l>son le provincie intorno e le remote; </l>

<l>e se ben acquistar puoi novi imperi, </l>
<l>acquistar nova gloria indarno speri. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>67 </head>
<l>Giunta è tua gloria al sommo, e per l'inanzi </l>
<l>fuggir le dubbie guerre a te conviene, </l>
<l>ch'ove tu vinca, sol di stato avanzi, </l>
<l>né tua gloria maggior quinci diviene; </l>
<l>ma l'imperio acquistato e preso inanzi </l>
<l>e l'onor perdi, se 'l contrario aviene. </l>
<l>Ben gioco è di fortuna audace e stolto </l>
<l>por contra il poco e incerto il certo e 'l molto. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>68 </head>
<l>Ma il consiglio di tal cui forse pesa </l>
<l>ch'altri gli acquisti a lungo ancor conserve, </l>
<l>e l'aver sempre vinto in ogni impresa, </l>
<l>e quella voglia natural, che ferve </l>
<l>e sempre è più ne' cor più grandi accesa, </l>
<l>d'aver le genti tributarie e serve, </l>
<l>faran per aventura a te la pace </l>
<l>fuggir, più che la guerra altri non face. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>69 </head>
<l>T'essorteranno a seguitar la strada </l>
<l>che t'è dal fato largamente aperta, </l>
<l>a non depor questa famosa spada, </l>
<l>al cui valore ogni vittoria è certa, </l>
<l>sin che la legge di Macon non cada, </l>
<l>sin che l'Asia per te non sia deserta: </l>
<l>dolci cose ad udir e dolci inganni </l>
<l>ond'escon poi sovente estremi danni. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>70 </head>
<l>Ma s'animosità gli occhi non benda, </l>
<l>né il lume oscura in te de la ragione, </l>
<l>scorgerai, ch'ove tu la guerra prenda, </l>
<l>hai di temer, non di sperar cagione, </l>
<l>ché fortuna qua giù varia a vicenda </l>
<l>mandandoci venture or triste or buone, </l>
<l>ed a i voli troppo alti e repentini </l>
<l>sogliono i precipizi esser vicini. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>71 </head>
<l>Dimmi: s'a' danni tuoi l'Egitto move, </l>
<l>d'oro e d'arme potente e di consiglio, </l>
<l>e s'avien che la guerra anco rinove </l>
<l>il Perso e 'l Turco e di Cassano il figlio, </l>
<l>quai forze opporre a sì gran furia o dove  </l>
<l>ritrovar potrai scampo al tuo periglio? </l>
<l>T'affida forse il re malvagio greco </l>
<l>il qual da i sacri patti unito è teco? </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>72 </head>
<l>La fede greca a chi non è palese? </l>
<l>Tu da un sol tradimento ogni altro impara, </l>
<l>anzi da mille, perché mille ha tese </l>
<l>insidie a voi la gente infida, avara. </l>
<l>Dunque chi dianzi il passo a voi contese, </l>
<l>per voi la vita esporre or si prepara? </l>
<l>chi le vie che comuni a tutti sono </l>
<l>negò, del proprio sangue or farà dono? </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>73 </head>
<l>Ma forse hai tu riposta ogni tua speme </l>
<l>in queste squadre ond'ora cinto siedi. </l>
<l>Quei che sparsi vincesti, uniti insieme </l>
<l>di vincer anco agevolmente credi, </l>
<l>se ben son le tue schiere or molto sceme </l>
<l>tra le guerre e i disagi, e tu te 'l vedi; </l>
<l>se ben novo nemico a te s'accresce </l>
<l>e co' Persi e co' Turchi Egizi mesce. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>74 </head>
<l>Or quando pure estimi esser fatale </l>
<l>che non ti possa il ferro vincer mai, </l>
<l>siati concesso, e siati a punto tale </l>
<l>il decreto del Ciel qual tu te 'l fai; </l>
<l>vinceratti la fame: a questo male </l>
<l>che rifugio, per Dio, che schermo avrai? </l>
<l>Vibra contra costei la lancia, e stringi </l>
<l>la spada, e la vittoria anco ti fingi. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>75 </head>
<l>Ogni campo d'intorno arso e distrutto </l>
<l>ha la provida man de gli abitanti, </l>
<l>e 'n chiuse mura e 'n alte torri il frutto </l>
<l>riposto, al tuo venir più giorni inanti. </l>
<l>Tu ch'ardito sin qui ti sei condutto, </l>
<l>onde speri nutrir cavalli e fanti? </l>
<l>Dirai: &lt;&lt;L'armata in mar cura ne prende.&gt;&gt; </l>
<l>Da i venti dunque il viver tuo dipende? </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>76 </head>
<l>Comanda forse tua fortuna a i venti, </l>
<l>e gli avince a sua voglia e gli dislega? </l>
<l>e 'l mar ch'a i preghi è sordo ed a i lamenti, </l>
<l>te sol udendo, al tuo voler si piega? </l>
<l>O non potranno pur le nostre genti, </l>
<l>e le perse e le turche unite in lega, </l>
<l>così potente armata in un raccòrre </l>
<l>ch'a questi legni tuoi si possa opporre? </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>77 </head>
<l>Doppia vittoria a te, signor, bisogna, </l>
<l>s'hai de l'impresa a riportar l'onore. </l>
<l>Una perdita sola alta vergogna </l>
<l>può cagionarti e danno anco maggiore: </l>
<l>ch'ove la nostra armata in rotta pogna </l>
<l>la tua, qui poi di fame il campo more; </l>
<l>e se tu sei perdente, indarno poi </l>
<l>saran vittoriosi i legni tuoi. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>78 </head>
<l>Ora se in tale stato anco rifiuti </l>
<l>co 'l gran re de l'Egitto e pace e tregua, </l>
<l>(diasi licenza al ver) l'altre virtuti </l>
<l>questo consiglio tuo non bene adegua. </l>
<l>Ma voglia il Ciel che 'l tuo pensier si muti, </l>
<l>s'a guerra è vòlto, e che 'l contrario segua, </l>
<l>sì che l'Asia respiri omai da i lutti, </l>
<l>e goda tu de la vittoria i frutti. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>79 </head>
<l>Né voi che del periglio e de gli affanni </l>
<l>e de la gloria a lui sète consorti, </l>
<l>il favor di fortuna or tanto inganni </l>
<l>che nove guerre a provocar v'essorti. </l>
<l>Ma qual nocchier che da i marini inganni </l>
<l>ridutti ha i legni a i desiati porti, </l>
<l>raccòr dovreste omai le sparse vele, </l>
<l>né fidarvi di novo al mar crudele. – </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>80 </head>
<l>Qui tacque Alete, e 'l suo parlar seguiro </l>
<l>con basso mormorar que' forti eroi; </l>
<l>e ben ne gli atti disdegnosi apriro </l>
<l>quanto ciascun quella proposta annoi. </l>
<l>Il capitan rivolse gli occhi in giro </l>
<l>tre volte e quattro, e mirò in fronte i suoi, </l>
<l>e poi nel volto di colui gli affisse </l>
<l>ch'attendea la risposta, e così disse: </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>81 </head>
<l>– Messaggier, dolcemente a noi sponesti </l>
<l>ora cortese, or minaccioso invito. </l>
<l>Se 'l tuo re m'ama e loda i nostri gesti, </l>
<l>è sua mercede, e m'è l'amor gradito. </l>
<l>A quella parte poi dove protesti </l>
<l>la guerra a noi del paganesmo unito, </l>
<l>risponderò, come da me si suole, </l>
<l>liberi sensi in semplici parole. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>82 </head>
<l>Sappi che tanto abbiam sin or sofferto </l>
<l>in mare, in terra, a l'aria chiara e scura, </l>
<l>solo acciò che ne fosse il calle aperto </l>
<l>a quelle sacre e venerabil mura, </l>
<l>per acquistarne appo Dio grazia e merto </l>
<l>togliendo lor di servitù sì dura, </l>
<l>né mai grave ne fia per fin sì degno </l>
<l>esporre onor mondano e vita e regno; </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>83 </head>
<l>ché non ambiziosi avari affetti </l>
<l>ne spronaro a l'impresa, e ne fur guida </l>
<l>(sgombri il Padre del Ciel da i nostri petti </l>
<l>peste sì rea, s'in alcun pur s'annida; </l>
<l>né soffra che l'asperga, e che l'infetti </l>
<l>di venen dolce che piacendo ancida), </l>
<l>ma la sua man ch'i duri cor penètra </l>
<l>soavemente, e gli ammollisce e spetra. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>84 </head>
<l>Questa ha noi mossi e questa ha noi condutti, </l>
<l>tratti d'ogni periglio e d'ogni impaccio; </l>
<l>questa fa piani i monti e i fiumi asciutti, </l>
<l>l'ardor toglie a la state, al verno il ghiaccio; </l>
<l>placa del mare i tempestosi flutti, </l>
<l>stringe e rallenta questa a i venti il laccio; </l>
<l>quindi son l'alte mura aperte ed arse, </l>
<l>quindi l'armate schiere uccise e sparse; </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>85 </head>
<l>quindi l'ardir, quindi la speme nasce, </l>
<l>non da le frali nostre forze e stanche, </l>
<l>non da l'armata, e non da quante pasce </l>
<l>genti la Grecia e non da l'arme franche. </l>
<l>Pur ch'ella mai non ci abbandoni e lasce, </l>
<l>poco dobbiam curar ch'altri ci manche. </l>
<l>Chi sa come difende e come fère, </l>
<l>soccorso a i suoi perigli altro non chere. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>86 </head>
<l>Ma quando di sua aita ella ne privi, </l>
<l>per gli error nostri o per giudizi occulti, </l>
<l>chi fia di noi ch'esser sepulto schivi </l>
<l>ove i membri di Dio fur già sepulti? </l>
<l>Noi morirem, né invidia avremo a i vivi; </l>
<l>noi morirem, ma non morremo inulti, </l>
<l>né l'Asia riderà di nostra sorte,  </l>
<l>né pianta fia da noi la nostra morte. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>87 </head>
<l>Non creder già che noi fuggiam la pace </l>
<l>come guerra mortal si fugge e pave, </l>
<l>ché l'amicizia del tuo re ne piace, </l>
<l>né l'unirci con lui ne sarà grave; </l>
<l>ma s' al suo impero la Giudea soggiace, </l>
<l>tu 'l sai; perché tal cura ei dunque n'have? </l>
<l>De' regni altrui l'acquisto ei non ci vieti, </l>
<l>e regga in pace i suoi tranquilli e lieti. – </l>

</lg>
<lg type="ottava">
<head>88 </head>
<l>Così rispose, e di pungente rabbia </l>
<l>la risposta ad Argante il cor trafisse; </l>
<l>nè 'l celò già, ma con enfiate labbia </l>
<l>si trasse avanti al capitano e disse: </l>
<l>– Chi la pace non vuol, la guerra s'abbia, </l>
<l>ché penuria giamai non fu di risse; </l>
<l>e ben la pace ricusar tu mostri, </l>
<l>se non t'acqueti a i primi detti nostri. – </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>89 </head>
<l>Indi il suo manto per lo lembo prese, </l>
<l>curvollo e fenne un seno; e 'l seno sporto, </l>
<l>così pur anco a ragionar riprese </l>
<l>via più che prima dispettoso e torto: </l>
<l>– O sprezzator de le più dubbie imprese, </l>
<l>e guerra e pace in questo sen t'apporto: </l>
<l>tua sia l'elezione; or ti consiglia </l>
<l>senz'altro indugio, e qual più vuoi ti piglia. – </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>90 </head>
<l>L'atto fero e 'l parlar tutti commosse </l>
<l>a chiamar guerra in un concorde grido, </l>
<l>non attendendo che risposto fosse </l>
<l>dal magnanimo lor duce Goffrido. </l>
<l>Spiegò quel crudo il seno e 'l manto scosse, </l>
<l>ed: – A guerra mortal – disse – vi sfido –; </l>
<l>e 'l disse in atto sì feroce ed empio </l>
<l>che parve aprir di Giano il chiuso tempio. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>91 </head>
<l>Parve ch'aprendo il seno indi traesse </l>
<l>il Furor pazzo e la Discordia fera, </l>
<l>e che ne gli occhi orribili gli ardesse </l>
<l>la gran face d'Aletto e di Megera. </l>
<l>Quel grande già che 'ncontra il cielo eresse </l>
<l>l'alta mole d'error, forse tal era; </l>
<l>e in cotal atto il rimirò Babelle </l>
<l>alzar la fronte e minacciar le stelle. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>92 </head>
<l>Soggiunse allor Goffredo: – Or riportate </l>
<l>al vostro re che venga, e che s'affretti, </l>
<l>che la guerra accettiam che minacciate; </l>
<l>e s'ei non vien, fra 'l Nilo suo n'aspetti. – </l>
<l>Accomiatò lor poscia in dolci e grate </l>
<l>maniere, e gli onorò di doni eletti. </l>
<l>Ricchissimo ad Alete un elmo diede </l>
<l>ch'a Nicea conquistò fra l'altre prede. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>93 </head>
<l>Ebbe Argante una spada; e 'l fabro egregio </l>
<l>l'else e 'l pomo le fe' gemmato e d'oro, </l>
<l>con magistero tal che perde il pregio </l>
<l>de la ricca materia appo il lavoro. </l>
<l>Poi che la tempra e la ricchezza e 'l fregio </l>
<l>sottilmente da lui mirati foro, </l>
<l>disse Argante al Buglion: – Vedrai ben tosto </l>
<l>come da me il tuo dono in uso è posto. – </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>94 </head>
<l>Indi tolto il congedo, è da lui ditto </l>
<l>al suo compagno: – Or ce n'andremo omai, </l>
<l>io a Gierusalem, tu verso Egitto, </l>
<l>tu co 'l sol novo, io co' notturni rai, </l>
<l>ch'uopo o di mia presenza, o di mio scritto </l>
<l>esser non può colà dove tu vai. </l>
<l>Reca tu la risposta, io dilungarmi </l>
<l>quinci non vuo', dove si trattan l'armi. – </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>95 </head>
<l>Così di messaggier fatto è nemico, </l>
<l>sia fretta intempestiva o sia matura: </l>
<l>la ragion de le genti e l'uso antico </l>
<l>s'offenda o no, né 'l pensa egli, nè 'l cura. </l>
<l>Senza risposta aver, va per l'amico </l>
<l>silenzio de le stelle a l'alte mura, </l>
<l>d'indugio impaziente, ed a chi resta </l>
<l>già non men la dimora anco è molesta. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>96 </head>
<l>Era la notte allor ch'alto riposo </l>
<l>han l'onde e i venti, e parea muto il mondo. </l>
<l>Gli animai lassi, e quei che 'l mar ondoso </l>
<l>o de' liquidi laghi alberga il fondo, </l>
<l>e chi si giace in tana o in mandra ascoso, </l>
<l>e i pinti augelli, ne l'oblio profondo </l>
<l>sotto il silenzio de' secreti orrori </l>
<l>sopian gli affanni e raddolciano i cori. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>97 </head>
<l>Ma né 'l campo fedel, né 'l franco duca </l>
<l>si discioglie nel sonno, o almen s'accheta, </l>
<l>tanta in lor cupidigia è che riluca </l>
<l>omai nel ciel l'alba aspettata e lieta, </l>
<l>perché il camin lor mostri, e li conduca </l>
<l>a la città ch'al gran passaggio è mèta. </l>
<l>Mirano ad or ad or se raggio alcuno </l>
<l>spunti, o si schiari de la notte il bruno. </l>
</lg>
</div1>
<div1 type="canto">
<head rend="sc">CANTO TERZO</head>
<lg type="ottava">
<head>1 </head>
<l>Già l'aura messaggiera erasi desta </l>
<l>a nunziar che se ne vien l'aurora; </l>
<l>ella intanto s'adorna, e l'aurea testa </l>
<l>di rose colte in paradiso infiora, </l>
<l>quando il campo, ch'a l'arme omai s'appresta, </l>
<l>in voce mormorava alta e sonora, </l>
<l>e prevenia le trombe; e queste poi </l>
<l>dièr più lieti e canori i segni suoi. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>2 </head>
<l>Il saggio capitan con dolce morso </l>
<l>i desideri lor guida e seconda, </l>
<l>ché più facil saria svolger il corso </l>
<l>presso Cariddi a la volubil onda, </l>
<l>o tardar Borea allor che scote il dorso </l>
<l>de l'Appennino, e i legni in mare affonda. </l>
<l>Gli ordina, gl'incamina, e 'n suon gli regge </l>
<l>rapido sì, ma rapido con legge. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>3 </head>
<l>Ali ha ciascuno al core ed ali al piede, </l>
<l>né del suo ratto andar però s'accorge; </l>
<l>ma quando il sol gli aridi campi fiede </l>
<l>con raggi assai ferventi e in alto sorge, </l>
<l>ecco apparir Gierusalem si vede, </l>
<l>ecco additar Gierusalem si scorge, </l>
<l>ecco da mille voci unitamente </l>
<l>Gierusalemme salutar si sente. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>4 </head>
<l>Così di naviganti audace stuolo, </l>
<l>che mova a ricercar estranio lido, </l>
<l>e in mar dubbioso e sotto ignoto polo </l>
<l>provi l'onde fallaci e 'l vento infido, </l>
<l>s'al fin discopre il desiato suolo, </l>
<l>il saluta da lunge in lieto grido, </l>
<l>e l'uno a l'altro il mostra, e intanto oblia </l>
<l>la noia e 'l mal de la passata via. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>5 </head>
<l>Al gran piacer che quella prima vista </l>
<l>dolcemente spirò ne l'altrui petto, </l>
<l>alta contrizion successe, mista </l>
<l>di timoroso e riverente affetto. </l>
<l>Osano a pena d'inalzar la vista </l>
<l>vèr la città, di Cristo albergo eletto, </l>
<l>dove morì, dove sepolto fue, </l>
<l>dove poi rivestì le membra sue. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>6 </head>
<l>Sommessi accenti e tacite parole, </l>
<l>rotti singulti e flebili sospiri </l>
<l>de la gente ch'in un s'allegra e duole, </l>
<l>fan che per l'aria un mormorio s'aggiri </l>
<l>qual ne le folte selve udir si suole </l>
<l>s'avien che tra le frondi il vento spiri, </l>
<l>o quale infra gli scogli o presso a i lidi </l>
<l>sibila il mar percosso in rauchi stridi. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>7 </head>
<l>Nudo ciascuno il piè calca il sentiero, </l>
<l>ché l'essempio de' duci ogn'altro move, </l>
<l>serico fregio o d'or, piuma o cimiero </l>
<l>superbo dal suo capo ognun rimove; </l>
<l>ed insieme del cor l'abito altero </l>
<l>depone, e calde e pie lagrime piove. </l>
<l>Pur quasi al pianto abbia la via rinchiusa, </l>
<l>così parlando ognun se stesso accusa: </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>8 </head>
<l>– Dunque ove tu, Signor, di mille rivi </l>
<l>sanguinosi il terren lasciasti asperso, </l>
<l>d'amaro pianto almen duo fonti vivi </l>
<l>in sì acerba memoria oggi io non verso? </l>
<l>Agghiacciato mio cor, ché non derivi </l>
<l>per gli occhi e stilli in lagrime converso? </l>
<l>Duro mio cor, ché non ti spetri e frangi? </l>
<l>Pianger ben merti ognor, s'ora non piangi. – </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>9 </head>
<l>De la cittade intanto un ch'a la guarda </l>
<l>sta d'alta torre, e scopre i monti e i campi, </l>
<l>colà giuso la polve alzarsi guarda, </l>
<l>sì che par che gran nube in aria stampi: </l>
<l>par che baleni quella nube ed arda, </l>
<l>come di fiamma gravida e di lampi; </l>
<l>poi lo splendor de' lucidi metalli </l>
<l>distingue, e scerne gli uomini e i cavalli. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>10 </head>
<l>Allor gridava: – Oh qual per l'aria stesa </l>
<l>polvere i' veggio! oh come par che splenda! </l>
<l>Su, suso, o cittadini, a la difesa </l>
<l>s'armi ciascun veloce, e i muri ascenda: </l>
<l>già presente è il nemico. – E poi, ripresa </l>
<l>la voce: – Ognun s'affretti, e l'arme prenda; </l>
<l>ecco, il nemico è qui: mira la polve </l>
<l>che sotto orrida nebbia il ciel involve. – </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>11 </head>
<l>I semplici fanciulli, e i vecchi inermi, </l>
<l>e 'l vulgo de le donne sbigottite, </l>
<l>che non sanno ferir né fare schermi, </l>
<l>traean supplici e mesti a le meschite. </l>
<l>Gli altri di membra e d'animo più fermi </l>
<l>già frettolosi l'arme avean rapite. </l>
<l>Accorre altri a le porte, altri a le mura; </l>
<l>il re va intorno, e 'l tutto vede e cura. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>12 </head>
<l>Gli ordini diede, e poscia ei si ritrasse </l>
<l>ove sorge una torre infra due porte, </l>
<l>sì ch'è presso al bisogno; e son più basse </l>
<l>quindi le piaggie e le montagne scorte. </l>
<l>Volle che quivi seco Erminia andasse, </l>
<l>Erminia bella, ch'ei raccolse in corte </l>
<l>poi ch'a lei fu da le cristiane squadre </l>
<l>presa Antiochia, e morto il re suo padre. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>13 </head>
<l>Clorinda intanto incontra a i Franchi è gita: </l>
<l>molti van seco, ed ella a tutti è inante; </l>
<l>ma in altra parte, ond'è secreta uscita, </l>
<l>sta preparato a le riscosse Argante. </l>
<l>La generosa i suoi seguaci incita </l>
<l>co' detti e con l'intrepido sembiante: </l>
<l>– Ben con alto principio a noi conviene –  </l>
<l>dicea – fondar de l'Asia oggi la spene. – </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>14 </head>
<l>Mentre ragiona a i suoi, non lunge scorse </l>
<l>un franco stuol addur rustiche prede, </l>
<l>che, com'è l'uso, a depredar precorse; </l>
<l>or con greggie ed armenti al campo riede. </l>
<l>Ella vèr lor, e verso lei se 'n corse </l>
<l>il duce lor, ch'a sé venir la vede. </l>
<l>Gardo il duce è nomato, uom di gran possa, </l>
<l>ma non già tal ch'a lei resister possa. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>15 </head>
<l>Gardo a quel fero scontro è spinto a terra </l>
<l>in su gli occhi de' Franchi e de' pagani, </l>
<l>ch'allor tutti gridàr, di quella guerra </l>
<l>lieti augùri prendendo, i quai fur vani. </l>
<l>Spronando adosso a gli altri ella si serra, </l>
<l>e val la destra sua per cento mani. </l>
<l>Seguìrla i suoi guerrier per quella strada </l>
<l>che spianàr gli urti, e che s'aprì la spada. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>16 </head>
<l>Tosto la preda al predator ritoglie; </l>
<l>cede lo stuol de' Franchi a poco a poco, </l>
<l>tanto ch'in cima a un colle ei si raccoglie, </l>
<l>ove aiutate son l'arme dal loco. </l>
<l>Allor, sì come turbine si scioglie </l>
<l>e cade da le nubi aereo fuoco, </l>
<l>il buon Tancredi, a cui Goffredo accenna, </l>
<l>sua squadra mosse, ed arrestò l'antenna. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>17 </head>
<l>Porta sì salda la gran lancia, e in guisa </l>
<l>vien feroce e leggiadro il giovenetto, </l>
<l>che veggendolo d'alto il re s'avisa </l>
<l>che sia guerriero infra gli scelti eletto. </l>
<l>Onde dice a colei ch'è seco assisa, </l>
<l>e che già sente palpitarsi il petto: </l>
<l>– Ben conoscer déi tu per sì lungo uso </l>
<l>ogni cristian, benchè ne l'arme chiuso. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>18 </head>
<l>Chi è dunque costui, che così bene </l>
<l>s'adatta in giostra, e fero in vista è tanto? – </l>
<l>A quella, in vece di risposta, viene </l>
<l>su le labra un sospir, su gli occhi il pianto. </l>
<l>Pur gli spirti e le lagrime ritiene, </l>
<l>ma non così che lor non mostri alquanto: </l>
<l>ché gli occhi pregni un bel purpureo giro </l>
<l>tinse, e roco spuntò mezzo il sospiro. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>19 </head>
<l>Poi gli dice infingevole, e nasconde </l>
<l>sotto il manto de l'odio altro desio: </l>
<l>– Oimè! ben il conosco, ed ho ben donde </l>
<l>fra mille riconoscerlo deggia io, </l>
<l>ché spesso il vidi i campi e le profonde </l>
<l>fosse del sangue empir del popolo mio. </l>
<l>Ahi quanto è crudo nel ferire! a piaga </l>
<l>ch'ei faccia, erba non giova od arte maga. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>20 </head>
<l>Egli è il prence Tancredi: oh prigioniero </l>
<l>mio fosse un giorno! e no 'l vorrei già morto; </l>
<l>vivo il vorrei, perch'in me desse al fero </l>
<l>desio dolce vendetta alcun conforto. – </l>
<l>Così parlava, e de' suoi detti il vero </l>
<l>da chi l'udiva in altro senso è torto; </l>
<l>e fuor n'uscì con le sue voci estreme </l>
<l>misto un sospir che 'ndarno ella già preme. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>21 </head>
<l>Clorinda intanto ad incontrar l'assalto </l>
<l>va di Tancredi, e pon la lancia in resta. </l>
<l>Ferìrsi a le visiere, e i tronchi in alto </l>
<l>volaro e parte nuda ella ne resta; </l>
<l>ché, rotti i lacci a l'elmo suo, d'un salto </l>
<l>(mirabil colpo!) ei le balzò di testa; </l>
<l>e le chiome dorate al vento sparse, </l>
<l>giovane donna in mezzo 'l campo apparse. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>22 </head>
<l>Lampeggiàr gli occhi e folgoràr gli sguardi, </l>
<l>dolci ne l'ira; or che sarian nel riso? </l>
<l>Tancredi, a che pur pensi? a che pur guardi? </l>
<l>non riconosci tu l'altero viso? </l>
<l>Quest'è pur quel bel volto onde tutt'ardi; </l>
<l>tuo core il dica, ov'è il suo essempio inciso. </l>
<l>Questa è colei che rinfrescar la fronte </l>
<l>vedesti già nel solitario fonte. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>23 </head>
<l>Ei ch'al cimiero ed al dipinto scudo </l>
<l>non badò prima, or lei veggendo impètra; </l>
<l>ella quanto può meglio il capo ignudo </l>
<l>si ricopre, e l'assale; ed ei s'arretra. </l>
<l>Va contra gli altri, e rota il ferro crudo; </l>
<l>ma però da lei pace non impetra, </l>
<l>che minacciosa il segue, e: – Volgi – grida; </l>
<l>e di due morti in un punto lo sfida. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>24 </head>
<l>Percosso, il cavalier non ripercote, </l>
<l>né sì dal ferro riguardarsi attende, </l>
<l>come a guardar i begli occhi e le gote </l>
<l>ond'Amor l'arco inevitabil tende. </l>
<l>Fra sé dicea: &lt;&lt;Van le percosse vote </l>
<l>talor, che la sua destra armata stende; </l>
<l>ma colpo mai del bello ignudo volto </l>
<l>non cade in fallo, e sempre il cor m'è colto.&gt;&gt; </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>25 </head>
<l>Risolve al fin, benché pietà non spere, </l>
<l>di non morir tacendo occulto amante. </l>
<l>Vuol ch'ella sappia ch'un prigion suo fère </l>
<l>già inerme, e supplichevole e tremante; </l>
<l>onde le dice: – O tu, che mostri avere </l>
<l>per nemico me sol fra turbe tante, </l>
<l>usciam di questa mischia, ed in disparte </l>
<l>i' potrò teco, e tu meco provarte. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>26 </head>
<l>Così me' si vedrà s'al tuo s'agguaglia </l>
<l>il mio valore. – Ella accettò l'invito: </l>
<l>e come esser senz'elmo a lei non caglia, </l>
<l>già baldanzosa, ed ei seguia smarrito. </l>
<l>Recata s'era in atto di battaglia </l>
<l>già la guerriera, e già l'avea ferito, </l>
<l>quand'egli: – Or ferma, – disse – e siano fatti </l>
<l>anzi la pugna de la pugna i patti. – </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>27 </head>
<l>Fermossi, e lui di pauroso audace </l>
<l>rendé in quel punto il disperato amore. </l>
<l>– I patti sian, – dicea – poi che tu pace </l>
<l>meco non vuoi, che tu mi tragga il core. </l>
<l>Il mio cor, non più mio, s'a te dispiace </l>
<l>ch'egli più viva, volontario more: </l>
<l>è tuo gran tempo, e tempo è ben che trarlo </l>
<l>omai tu debbia, e non debb'io vietarlo. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>28 </head>
<l>Ecco io chino le braccia, e t'appresento </l>
<l>senza difesa il petto: or ché no 'l fiedi? </l>
<l>vuoi ch'agevoli l'opra? i' son contento </l>
<l>trarmi l'usbergo or or, se nudo il chiedi. – </l>
<l>Distinguea forse in più duro lamento </l>
<l>i suoi dolori il misero Tancredi, </l>
<l>ma calca l'impedisce intempestiva </l>
<l>de' pagani e de' suoi che soprarriva. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>29 </head>
<l>Cedean cacciati da lo stuol cristiano </l>
<l>i Palestini, o sia temenza od arte. </l>
<l>Un de' persecutori, uomo inumano, </l>
<l>videle sventolar le chiome sparte, </l>
<l>e da tergo in passando alzò la mano </l>
<l>per ferir lei ne la sua ignuda parte; </l>
<l>ma Tancredi gridò, che se n'accorse, </l>
<l>e con la spada a quel gran colpo occorse. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>30 </head>
<l>Pur non gì tutto in vano, e ne' confini </l>
<l>del bianco collo il bel capo ferille. </l>
<l>Fu levissima piaga, e i biondi crini </l>
<l>rosseggiaron così d'alquante stille, </l>
<l>come rosseggia l'or che di rubini </l>
<l>per man d'illustre artefice sfaville. </l>
<l>Ma il prence infuriato allor si strinse </l>
<l>addosso a quel villano, e 'l ferro spinse. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>31 </head>
<l>Quel si dilegua, e questi acceso d'ira </l>
<l>il segue, e van come per l'aria strale. </l>
<l>Ella riman sospesa, ed ambo mira </l>
<l>lontani molto, né seguir le cale, </l>
<l>ma co' suoi fuggitivi si ritira: </l>
<l>talor mostra la fronte e i Franchi assale; </l>
<l>or si volge or rivolge, or fugge or fuga, </l>
<l>né si può dir la sua caccia né fuga. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>32 </head>
<l>Tal gran tauro talor ne l'ampio agone, </l>
<l>se volge il corno a i cani ond'è seguito, </l>
<l>s'arretran essi; e s'a fuggir si pone, </l>
<l>ciascun ritorna a seguitarlo ardito. </l>
<l>Clorinda nel fuggir da tergo oppone </l>
<l>alto lo scudo, e 'l capo è custodito. </l>
<l>Così coperti van ne' giochi mori </l>
<l>da le palle lanciate i fuggitori. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>33 </head>
<l>Già questi seguitando e quei fuggendo </l>
<l>s'erano a l'alte mura avicinati, </l>
<l>quando alzaro i pagani un grido orrendo </l>
<l>e indietro si fur subito voltati; </l>
<l>e fecero un gran giro, e poi volgendo </l>
<l>ritornaro a ferir le spalle e i lati. </l>
<l>E intanto Argante giù movea dal monte </l>
<l>la schiera sua per assalirgli a fronte. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>34 </head>
<l>Il feroce circasso uscì di stuolo, </l>
<l>ch'esser vols'egli il feritor primiero, </l>
<l>e quegli in cui ferì fu steso al suolo, </l>
<l>e sossopra in un fascio il suo destriero; </l>
<l>e pria che l'asta in tronchi andasse a volo, </l>
<l>molti cadendo compagnia gli fèro. </l>
<l>Poi stringe il ferro, e quando giunge a pieno </l>
<l>sempre uccide od abbatte o piaga almeno. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>35 </head>
<l>Clorinda, emula sua, tolse di vita </l>
<l>il forte Ardelio, uom già d'età matura, </l>
<l>ma di vecchiezza indomita, e munita </l>
<l>di duo gran figli, e pur non fu secura, </l>
<l>ch'Alcandro, il maggior figlio, aspra ferita </l>
<l>rimosso avea da la paterna cura, </l>
<l>e Poliferno, che restogli appresso, </l>
<l>a gran pena salvar poté se stesso. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>36 </head>
<l>Ma Tancredi, dapoi ch'egli non giunge </l>
<l>quel villan che destriero ha più corrente, </l>
<l>si mira a dietro, e vede ben che lunge </l>
<l>troppo è trascorsa la sua audace gente. </l>
<l>Vedela intorniata, e 'l corsier punge </l>
<l>volgendo il freno, e là s'invia repente; </l>
<l>ned egli solo i suoi guerrier soccorre, </l>
<l>ma quello stuol ch'a tutt'i rischi accorre: </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>37 </head>
<l>quel di Dudon aventurier drapello, </l>
<l>fior de gli eroi, nerbo e vigor del campo. </l>
<l>Rinaldo, il più magnanimo e il più bello, </l>
<l>tutti precorre, ed è men ratto il lampo. </l>
<l>Ben tosto il portamento e 'l bianco augello </l>
<l>conosce Erminia nel celeste campo, </l>
<l>e dice al re, che 'n lui fisa lo sguardo: </l>
<l>– Eccoti il domator d'ogni gagliardo. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>38 </head>
<l>Questi ha nel pregio de la spada eguali </l>
<l>pochi, o nessuno; ed è fanciullino ancora. </l>
<l>Se fosser tra' nemici altri sei tali, </l>
<l>già Soria tutta vinta e serva fòra; </l>
<l>e già domi sarebbono i più australi </l>
<l>regni, e i regni più prossimi a l'aurora; </l>
<l>e forse il Nilo occultarebbe in vano </l>
<l>dal giogo il capo incognito e lontano. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>39 </head>
<l>Rinaldo ha nome; e la sua destra irata </l>
<l>teman più d'ogni machina le mura. </l>
<l>Or volgi gli occhi ov'io ti mostro, e guata </l>
<l>colui che d'oro e verde ha l'armatura. </l>
<l>Quegli è Dudone, ed è da lui guidata </l>
<l>questa schiera, che schiera è di ventura: </l>
<l>è guerrier d'alto sangue e molto esperto, </l>
<l>che d'età vince e non cede di merto. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>40 </head>
<l>Mira quel grande, ch'è coperto a bruno; </l>
<l>è Gernando, il fratel del re norvegio; </l>
<l>non ha la terra uom più superbo alcuno, </l>
<l>questo sol de' suoi fatti oscura il pregio. </l>
<l>E son que' duo che van sì giunti in uno, </l>
<l>e c'han bianco il vestir, bianco ogni fregio, </l>
<l>Gildippe ed Odoardo, amanti e sposi, </l>
<l>in valor d'arme e in lealtà famosi. – </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>41 </head>
<l>Così parlava, e già vedean là sotto </l>
<l>come la strage più e più s'ingrosse, </l>
<l>ché Tancredi e Rinaldo il cerchio han rotto </l>
<l>benché d'uomini denso e d'armi fosse; </l>
<l>e poi lo stuol, ch'è da Dudon condotto, </l>
<l>vi giunse, ed aspramente anco il percosse. </l>
<l>Argante, Argante stesso, ad un grand'urto </l>
<l>di Rinaldo abbattuto, a pena è surto. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>42 </head>
<l>Né sorgea forse, ma in quel punto stesso </l>
<l>al figliuol di Bertoldo il destrier cade; </l>
<l>e restandogli sotto il piede oppresso, </l>
<l>convien ch'indi a ritrarlo alquanto bade. </l>
<l>Lo stuol pagan fra tanto, in rotta messo, </l>
<l>si ripara fuggendo a la cittade. </l>
<l>Soli Argante e Clorinda argine e sponda </l>
<l>sono al furor che lor da tergo inonda. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>43 </head>
<l>Ultimi vanno, e l'impeto seguente </l>
<l>in lor s'arresta alquanto, e si reprime, </l>
<l>sì che potean men perigliosamente </l>
<l>quelle genti fuggir che fuggean prime. </l>
<l>Segue Dudon ne la vittoria ardente </l>
<l>i fuggitivi, e 'l fer Tigrane opprime </l>
<l>con l'urto del cavallo, e con la spada </l>
<l>fa che scemo del capo a terra cada. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>44 </head>
<l>Né giova ad Algazarre il fino usbergo, </l>
<l>ned a Corban robusto il forte elmetto, </l>
<l>chè 'n guisa lor ferì la nuca e 'l tergo </l>
<l>che ne passò la piaga al viso, al petto. </l>
<l>E per sua mano ancor del dolce albergo </l>
<l>l'alma uscì d'Amurate e di Meemetto, </l>
<l>e del crudo Almansor; né 'l gran circasso </l>
<l>può securo da lui mover un passo. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>45 </head>
<l>Freme in se stesso Argante, e pur tal volta </l>
<l>si ferma e volge, e poi cede pur anco. </l>
<l>Al fin così improviso a lui si volta, </l>
<l>e di tanto rovescio il coglie al fianco, </l>
<l>che dentro il ferro vi s'immerge, e tolta </l>
<l>è dal colpo la vita al duce franco. </l>
<l>Cade; e gli occhi, ch'a pena aprir si ponno, </l>
<l>dura quiete preme e ferreo sonno. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>46 </head>
<l>Gli aprì tre volte, e i dolci rai del cielo </l>
<l>cercò fruire e sovra un braccio alzarsi, </l>
<l>e tre volte ricadde, e fosco velo </l>
<l>gli occhi adombrò, che stanchi al fin serràrsi. </l>
<l>Si dissolvono i membri, e 'l mortal gelo </l>
<l>inrigiditi e di sudor gli ha sparsi. </l>
<l>Sovra il corpo già morto il fero Argante </l>
<l>punto non bada, e via trascorre inante. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>47 </head>
<l>Con tutto ciò, se ben d'andar non cessa, </l>
<l>si volge a i Franchi, e grida: – O cavalieri, </l>
<l>questa sanguigna spada è quella stessa </l>
<l>che 'l signor vostro mi donò pur ieri; </l>
<l>ditegli come in uso oggi l'ho messa, </l>
<l>ch'udirà la novella ei volentieri. </l>
<l>E caro esser gli dée che 'l suo bel dono </l>
<l>sia conosciuto al paragon sì buono. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>48 </head>
<l>Ditegli che vederne omai s'aspetti </l>
<l>ne le viscere sue più certa prova; </l>
<l>e quando d'assalirne ei non s'affretti, </l>
<l>verrò non aspettato ove si trova. – </l>
<l>Irritati i cristiani a i feri detti, </l>
<l>tutti vèr lui già si moveano a prova; </l>
<l>ma con gli altri esso è già corso in securo </l>
<l>sotto la guardia de l'amico muro. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>49 </head>
<l>I difensori a grandinar le pietre </l>
<l>da l'alte mura in guisa incominciaro, </l>
<l>e quasi innumerabili faretre </l>
<l>tante saette a gli archi ministraro, </l>
<l>che forza è pur che 'l franco stuol s'arretre; </l>
<l>e i saracin ne la cittade entraro. </l>
<l>Ma già Rinaldo, avendo il piè sottratto </l>
<l>al giacente destrier, s'era qui tratto. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>50 </head>
<l>Venia per far nel barbaro omicida </l>
<l>de l'estinto Dudone aspra vendetta, </l>
<l>e fra' suoi giunto alteramente grida: </l>
<l>– Or qual indugio è questo? e che s'aspetta? </l>
<l>poi ch'è morto il signor che ne fu guida, </l>
<l>ché non corriamo a vendicarlo in fretta? </l>
<l>Dunque in sì grave occasion di sdegno </l>
<l>esser può fragil muro a noi ritegno? </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>51 </head>
<l>Non, se di ferro doppio o d'adamante </l>
<l>questa muraglia impenetrabil fosse, </l>
<l>colà dentro securo il fero Argante </l>
<l>s'appiatteria de le vostr'alte posse: </l>
<l>andiam pure a l'assalto! – Ed egli inante </l>
<l>a tutti gli altri in questo dir si mosse, </l>
<l>ché nulla teme la secura testa </l>
<l>o di sasso o di strai nembo o tempesta. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>52 </head>
<l>Ei crollando il gran capo, alza la faccia </l>
<l>piena di sì terribile ardimento, </l>
<l>che sin dentro a le mura i cori agghiaccia </l>
<l>a i difensor d'insolito spavento. </l>
<l>Mentre egli altri rincora, altri minaccia, </l>
<l>sopravien che reprime il suo talento; </l>
<l>ché Goffredo lor manda il buon Sigiero </l>
<l>de' gravi imperii suoi nunzio severo. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>53 </head>
<l>Questi sgrida in suo nome il troppo ardire, </l>
<l>e incontinente il ritornar impone: </l>
<l>– Tornatene, – dicea – ch'a le vostr'ire </l>
<l>non è il loco opportuno o la stagione; </l>
<l>Goffredo il vi comanda. – A questo dire </l>
<l>Rinaldo si frenò, ch'altrui fu sprone, </l>
<l>benché dentro ne frema, e in più d'un segno </l>
<l>dimostri fuore il mal celato sdegno. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>54 </head>
<l>Tornàr le schiere indietro, e da i nemici </l>
<l>non fu il ritorno lor punto turbato; </l>
<l>né in parte alcuna de gli estremi uffici </l>
<l>il corpo di Dudon restò fraudato. </l>
<l>Su le pietose braccia i fidi amici </l>
<l>portàrlo, caro peso ed onorato. </l>
<l>Mira intanto il Buglion d'eccelsa parte </l>
<l>de la forte cittade il sito e l'arte. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>55 </head>
<l>Gierusalem sovra duo colli è posta </l>
<l>d'impari altezza, e vòlti fronte a fronte. </l>
<l>Va per lo mezzo suo valle interposta, </l>
<l>che lei distingue, e l'un da l'altro monte. </l>
<l>Fuor da tre lati ha malagevol costa, </l>
<l>per l'altro vassi, e non par che si monte; </l>
<l>ma d'altissime mura è più difesa </l>
<l>la parte piana, e 'ncontra Borea è stesa. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>56 </head>
<l>La città dentro ha lochi in cui si serba </l>
<l>l'acqua che piove, e laghi e fonti vivi; </l>
<l>ma fuor la terra intorno è nuda d'erba, </l>
<l>e di fontane sterile e di rivi. </l>
<l>Né si vede fiorir lieta e superba </l>
<l>d'alberi, e farne schermo a i raggi estivi, </l>
<l>se non se in quanto oltra sei miglia un bosco </l>
<l>sorge d'ombre nocenti orrido e fosco. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>57 </head>
<l>Ha da quel lato donde il giorno appare </l>
<l>del felice Giordan le nobil onde; </l>
<l>e da la parte occidental, del mare </l>
<l>Mediterraneo l'arenose sponde. </l>
<l>Verso Borea è Betèl, ch'alzò l'altare </l>
<l>al bue de l'oro, e la Samaria; e donde </l>
<l>Austro portar le suol piovoso nembo,  </l>
<l>Betelèm che 'l gran parto ascose in grembo. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>58 </head>
<l>Or mentre guarda e l'alte mura e 'l sito </l>
<l>de la città Goffredo e del paese, </l>
<l>e pensa ove s'accampi, onde assalito </l>
<l>sia il muro ostil più facile a l'offese, </l>
<l>Erminia il vide, e dimostrollo a dito </l>
<l>al re pagano, e così a dir riprese: </l>
<l>– Goffredo è quel, che nel purpureo ammanto </l>
<l>ha di regio e d'augusto in sé cotanto. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>59 </head>
<l>Veramente è costui nato a l'impero, </l>
<l>sì del regnar, del comandar sa l'arti, </l>
<l>e non minor che duce è cavaliero, </l>
<l>ma del doppio valor tutte ha le parti; </l>
<l>né fra turba sì grande uom più guerriero </l>
<l>o più saggio di lui potrei mostrarti. </l>
<l>Sol Raimondo in consiglio, ed in battaglia </l>
<l>sol Rinaldo e Tancredi a lui s'agguaglia. – </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>60 </head>
<l>Risponde il re pagan: – Ben ho di lui </l>
<l>contezza, e 'l vidi a la gran corte in Francia, </l>
<l>quand'io d'Egitto messaggier vi fui, </l>
<l>e 'l vidi in nobil giostra oprar la lancia; </l>
<l>e se ben gli anni giovenetti sui </l>
<l>non gli vestian di piume ancor la guancia, </l>
<l>pur dava a i detti, a l'opre, a le sembianze, </l>
<l>presagio omai d'altissime speranze; </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>61 </head>
<l>presagio ahi troppo vero! – E qui le ciglia </l>
<l>turbate inchina, e poi l'inalza e chiede: </l>
<l>– Dimmi chi sia colui c'ha pur vermiglia </l>
<l>la sopravesta, e seco a par si vede. </l>

<l>Oh quanto di sembianti a lui somiglia! </l>
<l>se ben alquanto di statura cede. </l>
<l>– E' Baldovin, – risponde – e ben si scopre </l>
<l>nel volto a lui fratel, ma più ne l'opre. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>62 </head>
<l>Or rimira colui che, quasi in modo </l>
<l>d'uom che consigli, sta da l'altro fianco: </l>
<l>quegli è Raimondo, il qual tanto ti lodo </l>
<l>d'accorgimento, uom già canuto e bianco. </l>
<l>Non è chi tesser me' bellico frodo </l>
<l>di lui sapesse, o sia latino o franco; </l>
<l>ma quell'altro più in là, ch'orato ha l'elmo, </l>
<l>del re britanno è il buon figliuol Guglielmo. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>63 </head>
<l>V'è Guelfo seco, e gli è d'opre leggiadre </l>
<l>emulo, e d'alto sangue e d'alto stato: </l>
<l>ben il conosco a le sue spalle quadre, </l>
<l>ed a quel petto colmo e rilevato. </l>
<l>Ma 'l gran nemico mio tra queste squadre </l>
<l>già riveder non posso, e pur vi guato; </l>
<l>io dico Boemondo il micidiale, </l>
<l>distruggitor del sangue mio reale. – </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>64 </head>
<l>Così parlavan questi; e 'l capitano, </l>
<l>poi ch'intorno ha mirato, a i suoi discende; </l>
<l>e perché crede che la terra in vano </l>
<l>s'oppugneria dov'il più erto ascende, </l>
<l>contra la porta Aquilonar, nel piano </l>
<l>che con lei si congiunge, alza le tende; </l>
<l>e quinci procedendo infra la torre </l>
<l>che chiamano Angolar gli altri fa porre. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>65 </head>
<l>Da quel giro del campo è contenuto </l>
<l>de la cittade il terzo, o poco meno, </l>
<l>che d'ogn'intorno non avria potuto </l>
<l>(cotanto ella volgea) cingerla a pieno; </l>
<l>ma le vie tutte ond'aver pote aiuto </l>
<l>tenta Goffredo d'impedirle almeno, </l>
<l>ed occupar fa gli opportuni passi </l>
<l>onde da lei si viene ed a lei vassi. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>66 </head>
<l>Impon che sian le tende indi munite </l>
<l>e di fosse profonde e di trinciere, </l>
<l>che d'una parte a cittadine uscite, </l>
<l>da l'altra oppone a correrie straniere. </l>
<l>Ma poi che fur quest'opre fornite, </l>
<l>vols'egli il corpo di Dudon vedere, </l>
<l>e colà trasse ove il buon duce estinto </l>
<l>da mesta turba e lagrimosa è cinto. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>67 </head>
<l>Di nobil pompa i fidi amici ornaro </l>
<l>il gran ferètro ove sublime ei giace. </l>
<l>Quando Goffredo entrò, le turbe alzaro </l>
<l>la voce assai più flebile e loquace; </l>
<l>ma con volto né torbido né chiaro </l>
<l>frena il suo affetto il pio Buglione, e tace. </l>
<l>E poi che 'n lui pensando alquanto fisse </l>
<l>le luci ebbe tenute, al fin sì disse: </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>68 </head>
<l>– Già non si deve a te doglia né pianto, </l>
<l>ché se mori nel mondo, in Ciel rinasci; </l>
<l>e qui dove ti spogli il mortal manto </l>
<l>di gloria impresse alte vestigia lasci. </l>
<l>Vivesti qual guerrier cristiano e santo, </l>
<l>e come tal sei morto; or godi, e pasci </l>
<l>in Dio gli occhi bramosi, o felice alma, </l>
<l>ed hai del bene oprar corona e palma. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>69 </head>
<l>Vivi beata pur, ché nostra sorte, </l>
<l>non tua sventura, a lagrimar n' invita, </l>
<l>poscia ch'al tuo partir sì degna e forte </l>
<l>parte di noi fa co 'l tuo piè partita. </l>
<l>Ma se questa, che 'l vulgo appella morte, </l>
<l>privati ha noi d'una terrena aita, </l>
<l>celeste aita ora impetrar ne puoi </l>
<l>che 'l Ciel t'accoglie infra gli eletti suoi. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>70 </head>
<l>E come a nostro pro veduto abbiamo </l>
<l>ch'usavi, uom già mortal, l'arme mortali, </l>
<l>così vederti oprare anco speriamo, </l>
<l>spirto divin, l'arme del Ciel fatali. </l>
<l>Impara i voti omai, ch'a te porgiamo, </l>
<l>raccòrre, e dar soccorso a i nostri mali: </l>
<l>indi vittoria annunzio; a te devoti </l>
<l>solverem trionfando al tempio i voti. – </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>71 </head>
<l>Così diss'egli; e già la notte oscura </l>
<l>avea tutti del giorni i raggi spenti, </l>
<l>e con l'oblio d'ogni noiosa cura </l>
<l>ponea tregua a le lagrime, a i lamenti. </l>
<l>Ma il capitan, ch' espugnar mai le mura </l>
<l>non crede senza i bellici tormenti, </l>
<l>pensa ond'abbia le travi, ed in quai forme </l>
<l>le machine componga; e poco dorme. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>72 </head>
<l>Sorse a pari co 'l sole, ed egli stesso </l>
<l>seguir la pompa funeral poi volle. </l>
<l>A Dudon d'odorifero cipresso </l>
<l>composto hanno un sepolcro a piè d'un colle, </l>
<l>non lunge a gli steccati; e sovra ad esso </l>
<l>un'altissima palma i rami estolle. </l>
<l>Or qui fu posto, e i sacerdoti intanto </l>
<l>quiete a l'alma gli pregàr co 'l canto. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>73 </head>
<l>Quinci e quindi fra i rami erano appese </l>
<l>insegne e prigioniere arme diverse, </l>
<l>già da lui tolte in più felici imprese </l>
<l>a le genti di Siria ed a le perse. </l>
<l>De la corazza sua, de l'altro arnese, </l>
<l>in mezzo il grosso tronco si coperse. </l>
<l>&lt;&lt;Qui&gt;&gt; vi fu scritto poi &lt;&lt;giace Dudone: </l>
<l>onorate l'altissimo campione.&gt;&gt; </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>74 </head>
<l>Ma il pietoso Buglion, poi che da questa </l>
<l>opra si tolse dolorosa e pia, </l>
<l>tutti i fabri del campo a la foresta </l>
<l>con buona scorta di soldati invia. </l>
<l>Ella è tra valli ascosa, e manifesta </l>
<l>l'avea fatta a i Francesi uom di Soria. </l>
<l>Qui per troncar le machine n'andaro, </l>
<l>a cui non abbia la città riparo. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>75 </head>
<l>L'un l'altro essorta che le piante atterri, </l>
<l>e faccia al bosco inusitati oltraggi. </l>
<l>Caggion recise da i pungenti ferri </l>
<l>le sacre palme e i frassini selvaggi, </l>
<l>i funebri cipressi e i pini e i cerri, </l>
<l>l'elci frondose e gli alti abeti e i faggi, </l>
<l>gli olmi mariti, a cui talor s'appoggia </l>

<l>la vite, e con piè torto al ciel se 'n poggia. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>76 </head>
<l>Altri i tassi, e le quercie altri percote, </l>
<l>che mille volte rinovàr le chiome, </l>
<l>e mille volte ad ogni incontro immote </l>
<l>l'ire de' venti han rintuzzate e dome; </l>
<l>ed altri impone a le stridenti rote </l>
<l>d'orni e di cedri l'odorate some. </l>
<l>Lasciano al suon de l'arme, al vario grido, </l>
<l>e le fère e gli augei la tana e 'l nido. </l>
</lg>
</div1>
<div1 type="canto">
<head rend="sc">CANTO QUARTO</head>
<lg type="ottava">
<head>1 </head>
<l>Mentre son questi a le bell'opre intenti, </l>
<l>perché debbiano tosto in uso porse, </l>
<l>il gran nemico de l'umane genti </l>
<l>contra i cristiani i lividi occhi torse; </l>
<l>e scorgendogli omai lieti e contenti, </l>
<l>ambo le labra per furor si morse, </l>
<l>e qual tauro ferito il suo dolore, </l>
<l>versò mugghiando e sospirando fuore. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>2 </head>
<l>Quinci, avendo pur tutto il pensier vòlto </l>
<l>a recar ne' cristiani ultima doglia, </l>
<l>che sia, comanda, il popol suo raccolto </l>
<l>(concilio orrendo!) entro la regia soglia; </l>
<l>come sia pur leggiera impresa, ahi stolto!, </l>
<l>il repugnare a la divina voglia: </l>
<l>stolto, ch'al Ciel s'agguaglia, e in oblio pone </l>
<l>come di Dio la destra irata tuone. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>3 </head>
<l>Chiama gli abitator de l'ombre eterne </l>
<l>il rauco suon de la tartarea tromba. </l>
<l>Treman le spaziose atre caverne, </l>
<l>e l'aer cieco a quel romor rimbomba; </l>
<l>né sì stridendo mai da le superne </l>
<l>regioni del cielo il folgor piomba, </l>
<l>né sì scossa giamai trema la terra </l>
<l>quando i vapori in sen gravida serra. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>4 </head>
<l>Tosto gli dèi d'Abisso in varie torme </l>
<l>concorron d'ogn'intorno a l'alte porte. </l>
<l>Oh come strane, oh come orribil forme! </l>
<l>quant'è ne gli occhi lor terrore e morte! </l>
<l>Stampano alcuni il suol di ferine orme, </l>
<l>e 'n fronte umana han chiome d'angui attorte, </l>
<l>e lor s'aggira dietro immensa coda </l>
<l>che quasi sferza si ripiega e snoda. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>5 </head>
<l>Qui mille immonde Arpie vedresti e mille </l>
<l>Centauri e Sfingi e pallide Gorgoni, </l>
<l>molte e molte latrar voraci Scille, </l>
<l>e fischiar Idre e sibilar Pitoni, </l>
<l>e vomitar Chimere atre faville, </l>
<l>e Polifemi orrendi e Gerioni; </l>
<l>e in novi mostri, e non più intesi o visti, </l>
<l>diversi aspetti in un confusi e misti. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>6 </head>
<l>D'essi parte a sinistra e parte a destra </l>
<l>a seder vanno al crudo re davante. </l>
<l>Siede Pluton nel mezzo, e con la destra </l>
<l>sostien lo scettro ruvido e pesante; </l>
<l>né tanto scoglio in mar, né rupe alpestra, </l>
<l>né pur Calpe s'inalza o 'l magno Atlante, </l>
<l>ch'anzi lui non paresse un picciol colle, </l>
<l>sì la gran fronte e le gran corna estolle. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>7 </head>
<l>Orrida maestà nel fero aspetto </l>
<l>terrore accresce, e più superbo il rende: </l>
<l>rosseggian gli occhi, e di veneno infetto </l>
<l>come infausta cometa il guardo splende, </l>
<l>gl'involve il mento e su l'irsuto petto </l>
<l>ispida e folta la gran barba scende, </l>
<l>e in guisa di voragine profonda </l>
<l>s'apre la bocca d'atro sangue immonda. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>8 </head>
<l>Qual i fumi sulfurei ed infiammati </l>
<l>escon di Mongibello e 'l puzzo e 'l tuono, </l>
<l>tal de la fera bocca i negri fiati, </l>
<l>tale il fetore e le faville sono. </l>
<l>Mentre ei parlava, Cerbero i latrati </l>
<l>ripresse, e l'Idra si fe' muta al suono; </l>
<l>restò Cocito, e ne tremàr gli abissi, </l>
<l>e in questi detti il gran rimbombo udissi: </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>9 </head>
<l>– Tartarei numi, di seder più degni </l>
<l>là sovra il sole, ond'è l'origin vostra, </l>
<l>che meco già da i più felici regni </l>
<l>spinse il gran caso in questa orribil chiostra, </l>
<l>gli antichi altrui sospetti e i feri sdegni </l>
<l>noti son troppo, e l'alta impresa nostra; </l>
<l>or Colui regge a suo voler le stelle, </l>
<l>e noi siam giudicate alme rubelle. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>10 </head>
<l>Ed in vece del dì sereno e puro, </l>
<l>de l'aureo sol, de gli stellati giri, </l>
<l>n'ha qui rinchiusi in questo abisso oscuro, </l>
<l>né vuol ch'al primo onor per noi s'aspiri; </l>
<l>e poscia (ahi quanto a ricordarlo è duro! </l>
<l>quest'è quel che più inaspra i miei martìri) </l>
<l>ne' bei seggi celesti ha l'uom chiamato, </l>
<l>l'uom vile e di vil fango in terra nato. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>11 </head>
<l>Né ciò gli parve assai; ma in preda a morte, </l>
<l>sol per farne più danno, il figlio diede. </l>
<l>Ei venne e ruppe le tartaree porte, </l>
<l>e porre osò ne' regni nostri il piede, </l>
<l>e trarne l'alme a noi dovute in sorte, </l>
<l>e riportarne al Ciel sì ricche prede, </l>
<l>vincitor trionfando, e in nostro scherno </l>
<l>l'insegne ivi spiegar del vinto Inferno. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>12 </head>
<l>Ma che rinovo i miei dolor parlando? </l>
<l>Chi non ha già le ingiurie nostre intese? </l>
<l>Ed in qual parte si trovò, né quando, </l>
<l>ch'egli cessasse da l'usate imprese? </l>
<l>Non più déssi a l'antiche andar pensando, </l>
<l>pensar dobbiamo a le presenti offese. </l>
<l>Deh! non vedete omai com'egli tenti </l>
<l>tutte al suo culto richiamar le genti? </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>13 </head>
<l>Noi trarrem neghittosi i giorni e l'ore, </l>
<l>né degna cura fia che 'l cor n'accenda? </l>
<l>e soffrirem che forza ognor maggiore </l>
<l>il suo popol fedele in Asia prenda? </l>
<l>e che Giudea soggioghi? e che 'l suo onore, </l>
<l>che 'l nome suo più si dilati e stenda? </l>
<l>che suoni in altre lingue, e in altri carmi </l>
<l>si scriva, e incida in novi bronzi e marmi? </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>14 </head>
<l>Che sian gl'idoli nostri a terra sparsi? </l>
<l>ch'i nostri altari il mondo a lui converta? </l>
<l>ch'a lui sospesi i voti,  a lui sol arsi </l>
<l>siano gl'incensi, ed auro e mirra offerta? </l>
<l>ch'ove a noi tempio non solea serrarsi, </l>
<l>or via non resti a l'arti nostre aperta? </l>
<l>che di tant'alme il solito tributo </l>
<l>ne manchi, e in vòto regno alberghi Pluto? </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>15 </head>
<l>Ah! non fia ver, ché non sono anco estinti </l>
<l>gli spirti in voi di quel valor primiero, </l>
<l>quando di ferro e d'alte fiamme cinti </l>
<l>pugnammo già contra il celeste impero. </l>
<l>Fummo, io no 'l nego, in quel conflitto vinti, </l>
<l>pur non mancò virtute al gran pensiero. </l>
<l>Diede che che si fosse a lui vittoria: </l>
<l>rimase a noi d'invitto ardir la gloria. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>16 </head>

<l>Ma perché più v'indugio? Itene, o miei </l>
<l>fidi consorti, o mia potenza e forze: </l>
<l>ite veloci, ed opprimete i rei </l>
<l>prima che 'l lor poter più si rinforze; </l>
<l>pria che tutt'arda il regno de gli Ebrei, </l>

<l>questa fiamma crescente omai s'ammorze; </l>
<l>fra loro entrate, e in ultimo lor danno </l>
<l>or la forza s'adopri ed or l'inganno. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>17 </head>
<l>Sia destin ciò ch'io voglio: altri disperso </l>
<l>se 'n vada errando, altri rimanga ucciso, </l>
<l>altri in cure d'amor lascive immerso </l>
<l>idol si faccia un dolce sguardo e un riso. </l>
<l>Sia il ferro incontra 'l suo rettor converso </l>
<l>da lo stuol ribellante e 'n sé diviso: </l>
<l>pèra il campo e ruini, e resti in tutto </l>
<l>ogni vestigio suo con lui distrutto. – </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>18 </head>
<l>Non aspettàr già l'alme a Dio rubelle </l>
<l>che fosser queste voci al fin condotte; </l>
<l>ma fuor volando a riveder le stelle </l>
<l>già se n'uscian da la profonda notte, </l>
<l>come sonanti e torbide procelle </l>
<l>che vengan fuor de le natie lor grotte </l>
<l>ad oscurar il cielo, a portar guerra </l>
<l>a i gran regni del mar e de la terra. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>19 </head>
<l>Tosto, spiegando in vari lati i vanni, </l>
<l>si furon questi per lo mondo sparti, </l>
<l>e 'ncominciaro a fabricar inganni </l>
<l>diversi e novi, e ad usar lor arti. </l>
<l>Ma di' tu, Musa, come i primi danni </l>
<l>mandassero a i cristiani e di quai parti; </l>
<l>tu 'l sai, e di tant'opra a noi sì lunge </l>
<l>debil aura di fama a pena giunge. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>20 </head>
<l>Reggea Damasco e le città vicine </l>
<l>Idraote, famoso e nobil mago, </l>
<l>che fin da' suoi prim'anni a l'indovine </l>
<l>arti si diede, e ne fu ognor più vago. </l>
<l>Ma che giovàr, se non poté del fine </l>
<l>di quella incerta guerra esser presago? </l>
<l>Ned aspetto di stelle erranti o fisse, </l>
<l>né risposta d'inferno il ver predisse. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>21 </head>
<l>Giudicò questi (ahi, cieca umana mente, </l>
<l>come i giudizi tuoi son vani e torti!) </l>
<l>ch' a l'essercito invitto d'Occidente </l>
<l>apparecchiasse il Ciel ruine e morti; </l>
<l>però, credendo che l'egizia gente </l>
<l>la palma de l'impresa al fin riporti, </l>
<l>desia che 'l popol suo ne la vittoria </l>
<l>sia de l'acquisto a parte e de la gloria. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>22 </head>
<l>Ma perché il valor franco ha in grande stima, </l>
<l>di sanguigna vittoria i danni teme; </l>
<l>e va pensando con qual arte in prima </l>
<l>il poter de' cristiani in parte sceme, </l>
<l>sì che più agevolmente indi s'opprima </l>
<l>de le sue genti e de l'egizie insieme: </l>
<l>in questo suo pensier il sovragiunge </l>
<l>l'angelo iniquo, e più l'instiga e punge. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>23 </head>
<l>Esso il consiglia, e gli ministra i modi </l>
<l>onde l'impresa agevolar si pote. </l>
<l>Donna a cui di beltà le prime lodi </l>
<l>concedea l'Oriente, è sua nepote: </l>
<l>gli accorgimenti e le più occulte frodi </l>
<l>ch'usi o femina o maga a lei son note. </l>
<l>Questa a sé chiama e seco i suoi consigli </l>
<l>comparte, e vuol che cura ella ne pigli. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>24 </head>
<l>Dice: – O diletta mia, che sotto biondi </l>
<l>capelli e fra sì tenere sembianze </l>
<l>canuto senno e cor viril ascondi, </l>
<l>e già ne l'arti mie me stesso avanze, </l>
<l>gran pensier volgo; e se tu lui secondi, </l>
<l>seguiteran gli effetti a le speranze. </l>
<l>Tessi la tela ch'io ti mostro ordita, </l>
<l>di cauto vecchio essecutrice ardita. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>25 </head>
<l>Vanne al campo nemico: ivi s'impieghi </l>
<l>ogn'arte feminil ch'amore alletti. </l>
<l>Bagna di pianto e fa' melati i preghi, </l>
<l>tronca e confondi co' sospiri i detti: </l>
<l>beltà dolente e miserabil pieghi </l>
<l>al tuo volere i più ostinati petti. </l>
<l>Vela il soverchio ardir con la vergogna, </l>
<l>e fa' manto del vero a la menzogna. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>26 </head>
<l>Prendi, s'esser potrà, Goffredo a l'esca </l>
<l>de' dolci sguardi e de' be' detti adorni </l>
<l>sì ch'a l'uomo invaghito omai rincresca </l>
<l>l'incominciata guerra, e la distorni. </l>
<l>Se ciò non puoi, gli altri più grandi adesca: </l>
<l>menagli in parte ond'alcun mai non torni. – </l>
<l>Poi distingue i consigli; al fin le dice: </l>
<l>– Per la fé, per la patria il tutto lice. – </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>27 </head>
<l>La bella Armida, di sua forma altera </l>
<l>e de' doni del sesso e de l'etate, </l>
<l>l'impresa prende, e in su la prima sera </l>
<l>parte e tien sol vie chiuse e celate; </l>
<l>e 'n treccia e 'n gonna feminile spera </l>
<l>vincer popoli invitti e schiere armate. </l>
<l>Ma son del suo partir tra 'l vulgo ad arte </l>
<l>diverse voci poi diffuse e sparte. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>28 </head>
<l>Dopo non molti dì vien la donzella </l>
<l>dove spiegate i Franchi avean le tende. </l>
<l>A l'apparir de la beltà novella </l>
<l>nasce un bisbiglio e 'l guardo ognun v'intende </l>
<l>sì come là dove cometa o stella, </l>
<l>non più vista di giorno, in ciel risplende; </l>
<l>e traggon tutti per veder chi sia </l>
<l>sì bella peregrina, e chi l'invia. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>29 </head>
<l>Argo non mai, non vide Cipro o Delo </l>
<l>d'abito o di beltà forme sì care: </l>
<l>d'auro ha la chioma, ed or dal bianco velo </l>
<l>traluce involta, or discoperta appare. </l>
<l>Così, qualor si rasserena il cielo, </l>
<l>or da candida nube il sol traspare, </l>
<l>or da la nube uscendo i raggi intorno </l>
<l>più chiari spiega e ne raddoppia il giorno. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>30 </head>
<l>Fa nove crespe a l'aura il crin disciolto, </l>
<l>che natura per sé rincrespa in onde; </l>
<l>stassi l'avaro sguardo in sé raccolto, </l>
<l>e i tesori d'amore e i suoi nasconde. </l>
<l>Dolce color di rose in quel bel volto </l>
<l>fra l'avorio si sparge e si confonde, </l>
<l>ma ne la bocca, onde esce aura amorosa, </l>
<l>sola rosseggia e semplice la rosa. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>31 </head>
<l>Mostra il bel petto le sue nevi ignude, </l>
<l>onde il foco d'Amor si nutre e desta. </l>
<l>Parte appar de le mamme acerbe e crude, </l>
<l>parte altrui ne ricopre invida vesta: </l>
<l>invida, ma s'a gli occhi il varco chiude, </l>
<l>l'amoroso pensier già non arresta, </l>
<l>ché non ben pago di bellezza esterna </l>
<l>ne gli occulti secreti anco s'interna. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>32 </head>
<l>Come per acqua o per cristallo intero </l>
<l>trapassa il raggio, e no 'l divide o parte, </l>
<l>per entro il chiuso manto osa il pensiero </l>
<l>sì penetrar ne la vietata parte. </l>
<l>Ivi si spazia, ivi contempla il vero </l>
<l>di tante meraviglie a parte a parte; </l>
<l>poscia al desio le narra e le descrive, </l>
<l>e ne fa le sue fiamme in lui più vive. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>33 </head>
<l>Lodata passa e vagheggiata Armida </l>
<l>fra le cupide turbe, e se n'avede. </l>
<l>No 'l mostra già, benché in suo cor ne rida, </l>
<l>e ne disegni alte vittorie e prede. </l>
<l>Mentre, sospesa alquanto, alcuna guida </l>
<l>che la conduca al capitan richiede, </l>
<l>Eustazio occorse a lei, che del sovrano </l>
<l>prioncipe de le squadre era germano. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>34 </head>
<l>Come al lume farfalla, ei si rivolse </l>
<l>a lo splendor de la beltà divina, </l>
<l>e rimirar da presso i lumi volse </l>
<l>che dolcemente atto modesto inchina; </l>
<l>e ne trasse gran fiamma e la raccolse </l>
<l>come da fuoco suole esca vicina, </l>
<l>e disse verso lei, ch'audace e baldo </l>
<l>il fea de gli anni e de l'amore il caldo: </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>35 </head>
<l>– Donna, se pur tal nome a te conviensi, </l>
<l>ché non somigli tu cosa terrena, </l>
<l>né v'è figlia d'Adamo in cui dispensi </l>
<l>cotanto il Ciel di sua luce serena, </l>
<l>che da te si ricerca? ed onde viensi? </l>
<l>qual tua ventura o nostra or qui ti mena? </l>
<l>Fa' che sappia chi sei, fa' ch'io non erri </l>
<l>ne l'onorarti; e s'è ragion, m'atterri. – </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>36 </head>
<l>Risponde: – Il tuo lodar troppo alto sale, </l>
<l>né tanto in suso il merto nostro arriva. </l>
<l>Cosa vedi, signor, non pur mortale, </l>
<l>ma già morta a i diletti, al duol sol viva; </l>
<l>mia sciagura mi spinge in loco tale, </l>
<l>vergine peregrina e fuggitiva. </l>
<l>Ricovro al pio Goffredo, e in lui confido, </l>
<l>tal va di sua bontate intorno il grido. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>37 </head>
<l>Tu l'adito m'impetra al capitano, </l>
<l>s'hai, come pare, alma cortese e pia. – </l>
<l>Ed egli. – E' ben ragion ch'a l'un germano </l>
<l>l'altro ti guidi, e intercessor ti sia. </l>
<l>Vergine bella, non ricorri in vano </l>
<l>non è vile appo lui la grazia mia; </l>
<l>spender tutto potrai, come t'aggrada, </l>
<l>ciò che vaglia il suo scettro o la mia spada. – </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>38 </head>
<l>Tace, e la guida ove tra i grandi eroi </l>
<l>allor dal vulgo il pio Buglion s'invola. </l>
<l>Essa inchinollo riverente, e poi </l>
<l>vergognosetta non facea parola. </l>
<l>Ma quei rossor, ma quei timori suoi </l>
<l>rassecura il guerriero e riconsola, </l>
<l>sì che i pensati inganni al fine spiega </l>
<l>in suon che di dolcezza i sensi lega. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>39 </head>
<l>– Principe invitto, – disse – il cui gran nome </l>
<l>se 'n vola adorno di sì ricchi fregi </l>
<l>che l'esser da te vinte e in guerra dome </l>
<l>recansi a gloria le provincie e i regi, </l>
<l>noto per tutto è il tuo valor; e come </l>
<l>sin da i nemici avien che s'ami e pregi, </l>
<l>così anco i tuoi nemici affida, e invita </l>
<l>di recarti e d'impetrarne aita. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>40 </head>
<l>Ed io, che nacqui in sì diversa fede </l>
<l>che tu abbassasti e ch'or d'opprimer tenti, </l>
<l>per te spero acquistar la nobil sede </l>
<l>e lo scettro regal de' miei parenti; </l>
<l>e s'altri aita a i suoi congiunti chiede </l>
<l>contra il furor de le straniere genti, </l>
<l>io, poi che 'n lor non ha pietà più loco, </l>
<l>contra il mio sangue il ferro ostile invoco. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>41 </head>
<l>Io te chiamo, in te spero; e in quella altezza </l>
<l>puoi tu sol pormi onde sospinta io fui, </l>
<l>né la tua destra esser dée meno avezza </l>
<l>di sollevar che d'atterrar altrui, </l>
<l>né meno il vanto di pietà si prezza </l>
<l>che 'l trionfar de gl'inimici sui; </l>
<l>e s'hai potuto a molti il regno tòrre, </l>
<l>fia gloria egual nel regno or me riporre. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>42 </head>
<l>Ma se la nostra fé varia ti move </l>
<l>a disprezzar forse i miei preghi onesti, </l>
<l>la fé, c'ho certa in tua pietà, mi giove, </l>
<l>né dritto par ch'ella delusa resti. </l>
<l>Testimone è quel Dio ch'a tutti è Giove </l>
<l>ch'altrui più giusta aita unqua non désti. </l>
<l>Ma perché il tutto a pien intenda, or odi </l>
<l>le mie sventure insieme e l'altrui frodi. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>43 </head>
<l>Figlia i' son d'Arbilan, che 'l regno tenne </l>
<l>del bel Damasco e in minor sorte nacque, </l>
<l>ma la bella Cariclia in sposa ottenne, </l>
<l>cui farlo erede del suo imperio piacque. </l>
<l>Costei co 'l suo morir quasi prevenne </l>
<l>il nascer mio, ch'in tempo estinta giacque </l>
<l>ch'io fuor uscia de l'alvo; e fu il fatale </l>
<l>giorno ch'a lei diè morte, a me natale. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>44 </head>
<l>Ma il primo lustro a pena era varcato </l>
<l>dal dì ch'ella spogliossi il mortal velo, </l>
<l>quando il mio genitor, cedendo al fato, </l>
<l>forse con lei si ricongiuse in Cielo, </l>
<l>di me cura lassando e de lo stato </l>
<l>al fratel, ch'egli amò con tanto zelo </l>
<l>che, se in petto mortal pietà risiede, </l>
<l>esser certo dovea de la sua fede. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>45 </head>
<l>Preso dunque di me questi il governo, </l>
<l>vago d'ogni mio ben si mostrò tanto </l>
<l>che d'incorrotta fé, d'amor paterno </l>
<l>e d'immansa pietade ottenne il vanto, </l>
<l>o che 'l maligno suo pensiero interno </l>
<l>celasse allor sotto contrario manto, </l>
<l>o che sincere avesse ancor le voglie, </l>
<l>perch'al figliuol mi destinava in moglie. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>46 </head>
<l>Io crebbi, e crebbe il figlio; e mai né stile </l>
<l>di cavalier, né nobil arte apprese, </l>
<l>nulla di pellegrino o di gentile </l>
<l>gli piacque mai, né mai troppo alto intese; </l>
<l>sotto diforme aspetto animo vile, </l>
<l>e in cor superbo avare voglie accese: </l>
<l>ruvido in atti, ed in costume è tale </l>
<l>ch'è sol ne' vizi a se medesmo uguale. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>47 </head>
<l>Ora il mio buon custode ad uom sì degno </l>
<l>unirmi in matrimonio a sé prefisse, </l>
<l>e farlo del mio letto e del mio regno </l>
<l>consorte; e chiaro a me più volte il disse. </l>
<l>Usò la lingua e l'arte, usò l'ngegno </l>
<l>perché 'l bramato effetto indi seguisse, </l>
<l>ma promessa da me non trasse mai, </l>
<l>anzi ritrosa ognor tacqui o negai. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>48 </head>
<l>Partissi alfin con un sembianto oscuro, </l>
<l>onde l'empio suo cor chiaro trasparve; </l>
<l>e ben l'istoria del mio mal futuro </l>
<l>leggergli scritta in fronte allor mi parve, </l>
<l>Quinci i notturni miei riposi furo </l>
<l>turbati ognor da strani sogni e larve, </l>
<l>ed un fatale orror ne l'alma impresso </l>
<l>m'era presagio de'miei danni espresso. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>49 </head>
<l>Spesso l'ombra materna a me s'offria,</l>
<l>pallida imago e dolorosa in atto,</l>
<l>quanto diversa, oimè!, da quel che pria</l>
<l>visto altrove il suo volto avea ritratto!</l>
<l>«Fuggi, figlia,» dicea «morte sí ria</l>
<l>che ti sovrasta omai, pàrtiti ratto,</l>
<l>già veggio il tòsco e 'l ferro in tuo sol danno </l>
<l>apparecchiar dal perfido tiranno.» </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>50 </head>
<l>Ma che giovava, oimè!, che del periglio </l>
<l>vicino omai fosse presago il core, </l>
<l>s'irresoluta in ritrovar consiglio </l>
<l>la mia tenera età rendea il timore? </l>
<l>Prender fuggendo volontario essiglio, </l>
<l>e ignuda uscir del patrio regno fuore, </l>
<l>grave era sì ch'io fea minore stima </l>
<l>di chiuder gli occhi ove gli apersi in prima. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>51 </head>
<l>Temea, lassa!, la morte, e non avea </l>
<l>(chi 'l crederia?) poi di fuggirla ardire; </l>
<l>e scoprir la mia tema anco temea, </l>
<l>per non affrettar l'ore al mio morire. </l>
<l>Così inquieta e torbida traea </l>
<l>la vita in un continuo martìre, </l>
<l>qual uom ch'aspetti che su 'l collo ignudo </l>
<l>ad or ad or gli caggia il ferro crudo. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>52 </head>
<l>In tal mio stato, o fosse amica sorte </l>
<l>o ch'a peggio mi serbi il mio destino, </l>
<l>un de' ministri de la regia corte, </l>
<l>che 'l re mio padre s'allevò bambino, </l>
<l>mi scoperse che 'l tempo a la mia morte </l>
<l>dal tiranno prescritto era vicino, </l>
<l>e ch'egli a quel crudele avea promesso </l>
<l>di porgermi il venen quel giorno stesso. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>53 </head>
<l>E mi soggiunse poi ch'a la mia vita, </l>
<l>sol fuggendo, allungar poteva il corso; </l>
<l>e poi ch'altronde io non sperava aita, </l>
<l>pronto offrì se medesmo al mio soccorso, </l>
<l>e confortando mi rendé sì ardita </l>
<l>che del timor non mi ritenne il morso, </l>
<l>sì ch'io non disponessi a l'aer cieco, </l>
<l>la patria e 'l zio fuggendo, andarne seco. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>54 </head>
<l>Sorse la notte oltra l'usato oscura, </l>
<l>che sotto l'ombre amiche ne coperse, </l>
<l>onde con due donzelle uscii secura, </l>
<l>compagne elette a le fortune averse; </l>
<l>ma pure indietro a le mie patrie mura </l>
<l>le luci io rivolgea di pianto asperse, </l>
<l>né de la vista del natio terreno </l>
<l>potea, partendo, saziarle a pieno. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>55 </head>
<l>Fea l'istesso camin l'occhio e 'l pensiero, </l>
<l>e mal suo grado il piede inanzi giva, </l>
<l>sì come nave ch'improviso e fero </l>
<l>turbine scioglia da l'amata riva. </l>
<l>La notte andammo e 'l dì seguente intero </l>
<l>per lochi ov'orma altrui non appariva; </l>
<l>ci ricovrammo in un castello al fine </l>
<l>che siede del mio regno in su 'l confine. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>56 </head>
<l>E' d'Aronte il castel, ch'Aronte fue </l>
<l>quel che mi trasse di periglio e scòrse. </l>
<l>Ma poiché me fuggito aver le sue </l>
<l>mortali insidie il traditor s'accorse, </l>
<l>acceso di furor contr'ambedue, </l>
<l>le sue colpe medesme in noi ritorse; </l>
<l>ed ambo fece rei di quell'eccesso </l>
<l>che commetter in me volse egli stesso. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>57 </head>
<l>Disse ch'Aronte i' avea con doni spinto </l>
<l>fra sue bevande a mescolar veneno </l>
<l>per non aver, poi ch'egli fosse estinto, </l>
<l>chi legge mi prescriva o tenga a freno; </l>
<l>e ch'io, seguendo un mio lascivo istinto, </l>
<l>volea raccòrmi a mille amanti in seno. </l>
<l>Ahi, che fiamma del ciel anzi in me scenda, </l>
<l>santa onestà, ch'io le tue leggi offenda! </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>58 </head>
<l>Ch'avara fame d'oro e sete insieme </l>
<l>del mio sangue innocente il crudo avesse, </l>
<l>grave m'è sì; ma via più il cor mi preme </l>
<l>che 'l mio candido onor macchiar volesse. </l>
<l>L'empio, che i popolari impeti teme, </l>
<l>così le sue menzogne adorna e tesse </l>
<l>che la città, del ver dubbia e sospesa, </l>
<l>sollevata non s'arma a mia difesa. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>59 </head>
<l>Né, perch'or sieda nel mio seggio e 'n fronte </l>
<l>già gli risplenda la regal corona, </l>
<l>pone alcun fine a i miei gran danni, a l'onte, </l>
<l>sì la sua feritate oltra lo sprona. </l>
<l>Arder minaccia entro 'l castello Aronte, </l>
<l>se di proprio voler non s'imprigiona; </l>
<l>ed a me, lassa!, e 'nsieme a i miei consorti </l>
<l>guerra annunzia non pur, ma strazi e morti. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>60 </head>
<l>Ciò dice egli di far perché dal volto </l>
<l>così lavarsi la vergogna crede, </l>
<l>e ritornar nel grado, ond'io l'ho tolto, </l>
<l>l'onor del sangue e de la regia sede; </l>
<l>ma il timor n'è cagion che non ritolto </l>
<l>gli sia lo scettro ond'io son vera erede, </l>
<l>ché sol s'io caggio por fermo sostegno </l>
<l>con le ruine mie pote al suo regno. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>61 </head>
<l>E ben quel fine avrà l'empio desire </l>
<l>che già il tiranno ha stabilito in mente, </l>
<l>e saran nel mio sangue estinte l'ire </l>
<l>che dal mio lagrimar non fiano spente, </l>
<l>se tu no 'l vieti. A te rifuggo, o sire, </l>
<l>io misera fanciulla, orba, innocente; </l>
<l>e questo pianto, ond'ho i tuoi piedi aspersi, </l>
<l>vagliami sì che 'l sangue io poi non versi. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>62 </head>
<l>Per questi piedi ond' i superbi e gli empi </l>
<l>calchi, per questa man che 'l dritto aita, </l>
<l>per l'alte tue vittorie, e per que' tèmpi </l>
<l>sacri cui désti e cui dar cerchi aita, </l>
<l>il mio desir, tu che puoi solo, adempi </l>
<l>e in un co 'l regno a me serbi la vita </l>
<l>la tua pietà; ma pietà nulla giove, </l>
<l>s'anco te il dritto e la ragion non move. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>63 </head>
<l>Tu, cui concesse il Cielo e dielti il fato </l>
<l>voler il giusto e poter ciò che vuoi, </l>
<l>a me salvar la vita, a te lo stato </l>
<l>(ché tuo fia s'io 'l ricovro) acquistar puoi. </l>
<l>Fra numero sì grande a me sia dato </l>
<l>diece condur de' tuoi più forti eroi, </l>
<l>ch'avendo i padri amici e 'l popol fido, </l>
<l>bastan questi a ripormi entro al mio nido. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>64 </head>
<l>Anzi un de' primi, a la cui fé commessa </l>
<l>è la custodia di secreta porta, </l>
<l>promette aprirla e ne la reggia stessa </l>
<l>porci di notte tempo, e sol m'essorta </l>
<l>ch'io da te cerchi alcuna aita; e in essa, </l>
<l>per picciola che sia, si riconforta </l>
<l>più che s'altronde avesse un grande stuolo, </l>
<l>tanto l'insegne estima e 'l nome solo. – </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>65 </head>
<l>Ciò detto, tace; e la risposta attende </l>
<l>con atto che 'n silenzio ha voce e preghi. </l>
<l>Goffredo il dubbio cor volve e sospende </l>
<l>fra pensier vari, e non sa dove il pieghi. </l>
<l>Teme i barbari inganni, e ben comprende </l>
<l>che non è fede in uom ch'a Dio la neghi. </l>
<l>Ma d'altra parte in lui pietoso affetto </l>
<l>si desta, che non dorme in nobil petto. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>66 </head>
<l>Né pur l'usata sua pietà natia </l>
<l>vuol che costei de la sua grazia degni, </l>
<l>ma il muove utile ancor, ch'util gli fia </l>
<l>che ne l'imperio di Damasco regni </l>
<l>chi da lui dipendendo apra la via </l>
<l>ed agevoli il corso a i suoi disegni, </l>
<l>e genti ed arme gli ministri ed oro </l>
<l>contra gli Egizi e chi sarà con loro. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>67 </head>
<l>Mentre ei così dubbioso a terra vòlto </l>
<l>lo sguardo tiene, e 'l pensier volve e gira, </l>
<l>la donna in lui s'affisa, e dal suo volto </l>
<l>intenta pende e gli atti osserva e mira; </l>
<l>e perché tarda oltra 'l suo creder molto </l>
<l>la risposta, ne teme e ne sospira. </l>
<l>Quegli la chiesta grazia al fin negolle, </l>
<l>ma diè risposta assai cortese e molle: </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>68 </head>
<l>– S'in servigio di Dio, ch'a ciò n'elesse, </l>
<l>non s'impiegasser qui le nostre spade, </l>
<l>ben tua speme fondar potresti in esse </l>
<l>e soccorso trovar, non che pietade; </l>
<l>ma se queste sue greggie e queste oppresse </l>
<l>mura non torniam prima in libertade, </l>
<l>giusto non è, con iscemar le genti, </l>
<l>che di nostra vittoria il corso allenti. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>69 </head>
<l>Ben ti prometto (e tu per nobil pegno </l>
<l>mia fé ne prendi, e vivi in lei secura) </l>
<l>che se mai sottrarremo al giogo indegno </l>
<l>queste sacre ed al Ciel dilette mura, </l>
<l>di ritornarti al tuo perduto regno, </l>
<l>come pietà n'essorta, avrem poi cura. </l>
<l>Or mi farebbe la pietà men pio, </l>
<l>s'anzi il suo dritto io non rendessi a Dio. – </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>70 </head>
<l>A quel parlar chinò la donna e fisse </l>
<l>le luci a terra, e stette immota alquanto; </l>
<l>poi sollevolle rugiadose e disse, </l>
<l>accompagnando i flebil atti al pianto: </l>
<l>– Misera! ed a qual altra il Ciel prescrisse </l>
<l>vita mai grave ed immutabil tanto, </l>
<l>che si cangia in altrui mente e natura </l>
<l>pria che si cangi in me sorte sì dura? </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>71 </head>
<l>Nulla speme più resta, in van mi doglio: </l>
<l>non han più forza in uman petto i preghi. </l>
<l>Forse lece sperar che 'l mio cordoglio, </l>
<l>che te non mosse, il reo tiranno pieghi? </l>
<l>Né già te d'inclemenza accusar voglio </l>
<l>perché 'l picciol soccorso a me si neghi, </l>
<l>ma il Cielo accuso, onde il mio mal discende, </l>
<l>che 'n te pietate innessorabil rende. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>72 </head>
<l>Non tu, signor, né tua bontade è tale, </l>
<l>ma 'l mio destino è che mi nega aita. </l>
<l>Crudo destino, empio destin fatale, </l>
<l>uccidi omai questa odiosa vita. </l>
<l>L'avermi priva, oimè!, fu picciol male </l>
<l>de' dolci padri in lor età fiorita, </l>
<l>se non mi vedi ancor, del regno priva, </l>
<l>qual vittima al coltello andar cattiva. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>73 </head>
<l>Ché, poi che legge d'onestate e zelo </l>
<l>non vuol che qui sì lungamente indugi, </l>
<l>a cui ricovro intanto? ove mi celo? </l>
<l>o quai contra il tiranno avrò rifugi? </l>
<l>Nessun loco sì chiuso è sotto il cielo </l>
<l>ch'a l'òr non s'apra: or perché tanti indugi? </l>
<l>Veggio la morte, e se 'l fuggirla è vano, </l>
<l>incontro a lei n'andrò con questa mano. – </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>74 </head>
<l>Qui tacque, e parve ch'un regale sdegno </l>
<l>e generoso l'accendesse in vista; </l>
<l>e 'l piè volgendo di partir fea segno, </l>
<l>tutta ne gli atti dispettosa e trista. </l>
<l>Il pianto si spargea senza ritegno, </l>
<l>com'ira suol produrlo a dolor mista, </l>
<l>e le nascenti lagrime a vederle </l>
<l>erano a i rai del sol cristallo e perle. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>75 </head>
<l>Le guancie asperse di que' vivi umori </l>
<l>che giù cadean sin de la veste al lembo, </l>
<l>parean vermigli insieme e bianchi fiori, </l>
<l>se pur gli irriga un rugiadoso nembo, </l>
<l>quando su l'apparir de' primi albori </l>
<l>spiegano a l'aure liete il chiuso grembo; </l>
<l>e l'alba, che li mira e se n'appaga, </l>
<l>d'adornarsene il crin diventa vaga. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>76 </head>
<l>Ma il chiaro umor, che di sì spesse stille </l>
<l>le belle gote e 'l seno adorno rende, </l>
<l>opra effetto di foco, il qual in mille </l>
<l>petti serpe celato e vi s'apprende. </l>
<l>O miracol d'Amor, che le faville </l>
<l>tragge dal pianto, e i cor ne l'acqua accende! </l>
<l>Sempre sovra natura egli ha possanza, </l>
<l>ma in virtù di costei se stesso avanza. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>77 </head>
<l>Questo finto dolor da molti elice </l>
<l>lagrime vere, e i cor più duri spetra. </l>
<l>Ciascun con lei s'affligge, e fra sé dice: </l>
<l>&lt;&lt;Se mercé da Goffredo or non impetra, </l>
<l>ben fu rabbiosa tigre a lui nutrice, </l>
<l>e 'l produsse in aspr'alpe orrida pietra </l>
<l>o l'onda che nel mar si franga e spuma: </l>
<l>crudel, che tal beltà turba e consuma.&gt;&gt; </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>78 </head>
<l>Ma il giovenetto Eustazio, in cui la face </l>
<l>di pietade e d'amore è più fervente, </l>
<l>mentre bisbiglia ciascun altro, e tace, </l>
<l>si tragge avanti e parla audacemente: </l>
<l>– O germano e signor, troppo tenace </l>
<l>del suo primo proposto è la tua mente, </l>
<l>s'al consenso comun, che brama e prega, </l>
<l>arrendevole alquanto or non si piega. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>79 </head>
<l>Non dico io già che i principi, ch'a cura </l>
<l>si stanno qui de' popoli soggetti, </l>
<l>torcano il piè da l'oppugnate mura, </l>
<l>e sian gli uffici lor da lor negletti; </l>
<l>ma fra noi, che guerrier siam di ventura, </l>
<l>senz'alcun proprio peso e meno astretti </l>
<l>a le leggi de gli altri, elegger diece </l>
<l>difensori del giusto a te ben lece; </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>80 </head>
<l>ch'al servigio di Dio già non si toglie </l>
<l>l'uom ch'innocente vegine difende, </l>
<l>ed assai care al Ciel son quelle spoglie </l>
<l>che d'ucciso tiranno altri gli appende. </l>
<l>Quando dunque a l'impresa or non m'invoglie </l>
<l>quell'util certo che da lei s'attende, </l>
<l>mi ci muove il dover, ch'a dar tenuto </l>
<l>è l'ordin nostro a le donzelle aiuto. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>81 </head>
<l>Ah! non sia ver, per Dio, che si ridica </l>
<l>in Francia, o dove in pregio è cortesia, </l>
<l>che si fugga da noi rischio o fatica </l>
<l>per cagion così giusta o così pia. </l>
<l>Io per me qui depongo elmo e lorica, </l>
<l>qui mi scingo la spada, e più non fia </l>
<l>ch'adopri indegnamente arme o destriero, </l>
<l>o 'l nome usurpi mai di cavaliero. – </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>82 </head>
<l>Così favella; e seco in chiaro suono </l>
<l>tutto l'ordine suo concorde freme, </l>
<l>e chiamando il consiglio utile e buono </l>
<l>co' preghi il capitan circonda e preme. </l>
<l>– Cedo, – egli disse allora – e vinto sono </l>
<l>al concorso di tanti uniti insieme; </l>
<l>abbia, se parvi, il chiesto don costei, </l>
<l>da i vostri sì, non da i consigli miei. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>83 </head>
<l>Ma se Goffredo di credenza alquanto </l>
<l>pur trova in voi, temprate i vostri affetti. – </l>
<l>Tanto ei sol disse, e basta lor ben tanto </l>
<l>perché ciascun quel che concede accetti. </l>
<l>Or che non può di bella donna il pianto, </l>
<l>ed in lingua amorosa i dolci detti? </l>
<l>Esce da vaghe labra aurea catena </l>
<l>che l'alme a suo voler prende ed affrena. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>84 </head>
<l>Eustazio lei richiama, e dice: – Omai </l>
<l>cessi, vaga donzella, il tuo dolore, </l>
<l>ché tal da noi soccorse in breve avrai </l>
<l>qual par che più 'l richieggia il tuo timore. – </l>
<l>Serenò allora i nubilosi rai </l>
<l>Armida, e sì ridente apparve fuore </l>
<l>ch'innamorò di sue bellezze il cielo </l>
<l>asciugandosi gli occhi co 'l bel velo. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>85 </head>
<l>Rendé lor poscia, in dolci e care note, </l>
<l>grazie per l'alte grazie a lei concesse, </l>
<l>mostrando che sariano al mondo note </l>
<l>mai sempre, e sempre nel suo core impresse; </l>
<l>e ciò che lingua esprimer ben non pote, </l>
<l>muta eloquenza ne' suoi gesti espresse, </l>
<l>e celò sotto sì mentito aspetto </l>
<l>il suo pensier ch'altrui non diè sospetto. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>86 </head>
<l>Quinci vedendo che fortuna arriso </l>
<l>al gran principio di sue frodi avea, </l>
<l>prima che 'l suo pensier le sia preciso, </l>
<l>dispon di trarre al fin opra sì rea, </l>
<l>e far con gli atti dolci e co 'l bel viso </l>
<l>più che con l'arti lor Circe o Medea, </l>
<l>e in voce di sirena a i suoi concenti </l>
<l>addormentar le più svegliate menti. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>87 </head>
<l>Usa ogn'arte la donna, onde sia colto </l>
<l>ne la sua rete alcun novello amante; </l>
<l>né con tutti, né sempre un stesso volto </l>
<l>serba, ma cangia a tempo atti e sembiante. </l>
<l>Or tien pudica il guardo in sé raccolto, </l>
<l>or lo rivolge cupido e vagante: </l>
<l>la sferza in quegli, il freno adopra in questi, </l>
<l>come lor vede in amar lenti o presti. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>88 </head>
<l>Se scorge alcun che dal suo amor ritiri </l>
<l>l'alma, e i pensier per diffidenza affrene, </l>
<l>gli apre un benigno riso, e in dolci giri </l>
<l>volge le luci in lui liete e serene; </l>
<l>e così i pigri e timidi desiri </l>
<l>sprona, ed affida la dubbiosa spene, </l>
<l>ed infiammando l'amorose voglie </l>
<l>sgombra quel gel che la paura accoglie. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>89 </head>
<l>Ad altri poi, ch'audace il segno varca </l>
<l>scòrto da cieco e temerario duce, </l>
<l>de' cari detti e de' begli occhi è parca, </l>
<l>e in lui timore e reverenza induce. </l>
<l>Ma fra lo sdegno, onde la fronte è carca, </l>
<l>pur anco un raggio di pietà riluce, </l>
<l>sì ch'altri teme ben, ma non dispera, </l>
<l>e più s'invoglia quanto appar più altera. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>90 </head>
<l>Stassi tal volta ella in disparte alquanto </l>
<l>e 'l volto e gli atti suoi compone e finge </l>
<l>quasi dogliosa, e in fin su gli occhi il pianto </l>
<l>tragge sovente e poi dentro il respinge; </l>
<l>e con quest'arti a lagrimar intanto </l>
<l>seco mill'alme semplicette astringe, </l>
<l>e in foco di pietà strali d'amore </l>
<l>tempra, onde pèra a sì fort'arme il core. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>91 </head>
<l>Poi, sì come ella a quei pensier s'invole </l>
<l>e novella speranza in lei di deste, </l>
<l>vèr gli amanti il piè drizza e le parole, </l>
<l>e di gioia la fronte adorna e veste; </l>
<l>e lampeggiar fa, quasi un doppio sole, </l>
<l>il chiaro sguardo e 'l bel riso celeste </l>
<l>su le nebbie del duolo oscure e folte, </l>
<l>ch'avea lor prima intorno al petto accolte. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>92 </head>
<l>Ma mentre dolce parla e dolce ride, </l>
<l>e di doppia dolcezza inebria i sensi, </l>
<l>quasi dal petto lor l'alma divide, </l>
<l>non prima usata a quei diletti immensi. </l>
<l>Ahi crudo Amor, ch'ugualmente n'ancide </l>
<l>l'assenzio e 'l mèl che tu fra noi dispensi, </l>
<l>e d'ogni tempo egualmente mortali </l>
<l>vengon da te le medicine e i mali! </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>93 </head>
<l>Fra sì contrarie tempre, in ghiaccio e in foco, </l>
<l>in riso e in pianto, e fra paura e spene, </l>
<l>inforsa ogni suo stato, e di lor gioco </l>
<l>l'ingannatrice donna a prender viene; </l>
<l>e s'alcun mai con suon tremante e fioco </l>
<l>osa parlando d'accennar sue pene, </l>
<l>finge, quasi in amor rozza e inesperta, </l>
<l>non veder l'alma ne' suoi detti aperta. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>94 </head>
<l>O pur le luci vergognose e chine </l>
<l>tenendo, d'onestà s'orna e colora, </l>
<l>sì che viene a celar le fresche brine </l>
<l>sotto le rose onde il bel viso infiora, </l>
<l>qual ne l'ore più fresche e matutine </l>
<l>del primo nascer suo veggiam l'aurora; </l>
<l>e 'l rossor de lo sdegno insieme n'esce </l>
<l>con la vergogna, e si confonde e mesce. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>95 </head>
<l>Ma se prima ne gli atti ella s'accorge </l>
<l>d'uom che tenti scoprir l'accese voglie, </l>
<l>or gli s'invola e fugge, ed or gli porge </l>
<l>modo onde parli e in un tempo il ritoglie; </l>
<l>così tutto il dì in vano error lo scorge </l>
<l>stanco, e deluso poi di speme il toglie. </l>
<l>Ei si riman qual cacciator ch'a sera </l>
<l>perda al fin l'orma di seguita fèra. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>96 </head>
<l>Queste fur l'arti onde mill'alme e mille </l>
<l>prender furtivamente ella poteo, </l>
<l>anzi pur furon l'arme onde rapille </l>
<l>ed a forza d'Amor serve le feo. </l>
<l>Qual meraviglia or fia s'il fero Achille </l>
<l>d'Amor fu preda, ed Ercole e Teseo, </l>
<l>s'ancor chi per Giesù la spada cinge </l>
<l>l'empio ne' lacci suoi talora stringe? </l>
</lg>
</div1>
<div1 type="canto">
<head rend="sc">CANTO QUINTO</head>
<lg type="ottava">
<head>1 </head>
<l>Mentre in tal guisa i cavalieri alletta </l>
<l>ne l'amor suo l'insidiosa Armida, </l>
<l>né solo i diece a lei promessi aspetta </l>
<l>ma di furto menarne altri confida, </l>
<l>volge tra sé Goffredo a cui commetta </l>
<l>la dubbia impresa ov'ella esser dée guida, </l>
<l>ché de gli aventurier la copia e 'l merto </l>
<l>e 'l desir di ciascuno il fanno incerto. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>2 </head>
<l>Ma con provido aviso al fin dispone </l>
<l>ch'essi un di loro scelgano a sua voglia, </l>
<l>che succeda al magnanimo Dudone </l>
<l>e quella elezion sovra sé toglia. </l>
<l>Così non averrà ch'ei dia cagione </l>
<l>ad alcun d'essi che di lui si doglia, </l>
<l>e insieme mostrerà d'aver nel pregio, </l>
<l>in cui deve a ragion, lo stuolo egregio. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>3 </head>
<l>A sé dunque li chiama, e lor favella: </l>
<l>– Stata è da voi la mia sentenza udita, </l>
<l>ch'era non di negare a la donzella, </l>
<l>ma di darle in stagion matura aita. </l>
<l>Di novo or lo propongo, e ben pote ella </l>
<l>esser dal parer vostro anco seguita, </l>
<l>ché nel mondo mutabile e leggiero </l>
<l>costanza è spesso il variar pensiero. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>4 </head>
<l>Ma se stimate ancor che mal convegna </l>
<l>al vostro grado rifiutar periglio, </l>
<l>e se pur generoso ardire sdegna </l>
<l>quel che troppo gli par cauto consiglio, </l>
<l>non sia ch'involontari io vi ritegna, </l>
<l>né quel che già vi diedi or mi ripiglio; </l>
<l>ma sia con esso voi, com'esser deve, </l>
<l>il fren del nostro imperio lento e leve. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>5 </head>
<l>Dunque lo starne o 'l girne i' son contento </l>
<l>che dal vostro piacer libero penda: </l>
<l>ben vuo' che pria facciate al duce spento </l>
<l>successor novo, e di voi cura ei prenda, </l>
<l>e tra voi scelga i diece a suo talento; </l>
<l>non già di diece il numero trascenda, </l>
<l>ch'in questo il sommo imperio a me riservo: </l>
<l>non fia l'arbitrio suo per altro servo. – </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>6 </head>
<l>Così disse Goffredo; e 'l suo germano, </l>
<l>consentendo ciascun, risposta diede: </l>
<l>– Sì come a te conviensi, o capitano, </l>
<l>questa lenta virtù che lunge vede, </l>
<l>così il vigor del core e de la mano, </l>
<l>quasi debito a noi, da noi si chiede. </l>
<l>E saria la matura tarditate, </l>
<l>ch'in altri è providenza, in noi viltate. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>7 </head>
<l>E poi che 'l rischio è di sì leve danno </l>
<l>posto in lance co 'l pro che 'l contrapesa, </l>
<l>te permettente, i diece eletti andranno </l>
<l>con la donzella a l'onorata impresa. – </l>
<l>Così conclude, e con sì adorno inganno </l>
<l>cerca di ricoprir la mente accesa </l>
<l>sotto altro zelo; e gli altri anco d'onore </l>
<l>fingon desio quel ch'è desio d'amore. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>8 </head>
<l>Ma il più giovin Buglione, il qual rimira </l>
<l>con geloso occhio il figlio di Sofia, </l>
<l>la cui virtute invidiando ammira </l>
<l>che 'n sì bel corpo più cara venia, </l>
<l>no 'l vorrebbe compagno, e al cor gli inspira </l>
<l>cauti pensier l'astuta gelosia, </l>
<l>onde, tratto il rivale a sé in disparte, </l>
<l>ragiona a lui con lusinghievol arte: </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>9 </head>
<l>– O di gran genitor maggior figliuolo, </l>
<l>che 'l sommo pregio in arme hai giovenetto, </l>
<l>or chi sarà del valoroso stuolo, </l>
<l>di cui parte noi siamo, in duce eletto? </l>
<l>Io, ch'a Duson famoso a pena, e solo </l>
<l>per l'onor de l'età, vivea soggetto; </l>
<l>io, fratel di Goffredo, a chi più deggio </l>
<l>cedere omai? se tu non sei, no 'l veggio. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>10 </head>
<l>Te, la cui nobiltà tutt'altre agguaglia, </l>

<l>glorie e merito d'opre a me prepone, </l>
<l>né sdegnerebbe in pregio di battaglia </l>
<l>minor chiamarsi anco il maggior Buglione. </l>
<l>Te dunque in duce bramo, ove non caglia </l>
<l>a te di questa sira esser campione, </l>
<l>né già cred'io che quell'onor tu curi </l>
<l>che da' fatti verrà notturni e scuri; </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>11 </head>
<l>né mancherà qui loco ove s'impieghi </l>
<l>con più lucida fama il tuo valore. </l>
<l>Or io procurerò, se tu no 'l neghi, </l>
<l>ch'a te concedan gli altri il sommo onore; </l>
<l>ma perché non so ben dove si pieghi </l>
<l>l'irresoluto mio dubbioso core, </l>
<l>impetro or io da te, ch'a voglia mia </l>
<l>o segua poscia Armida o teco sia. – </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>12 </head>
<l>Qui tacque Eustazio, e questi estremi accenti </l>
<l>non proferì senza arrossarsi in viso, </l>
<l>e i mal celati suoi pensier ardenti </l>
<l>l'altro ben vide, e mosse ad un sorriso; </l>
<l>ma perch'a lui colpi d'amor più lenti </l>
<l>non hanno il petto oltra la scorza inciso, </l>
<l>né molto impaziente è di rivale, </l>
<l>né la donzella di seguir gli cale </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>13 </head>
<l>ben altamente ha nel pensier tenace </l>
<l>l'acerba morte di Dudon scolpita, </l>
<l>e si reca a disnor ch'Argante audace </l>
<l>gli soprastia lunga stagion in vita; </l>
<l>e parte di sentir anco gli piace </l>
<l>quel parlar ch'al dovuto onor l'invita, </l>
<l>e 'l giovenetto cor s'appaga e gode </l>
<l>del dolce suon de la verace lode. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>14 </head>
<l>Onde così rispose: – I gradi primi </l>
<l>più meritar che conseguir desio, </l>
<l>né, pur che me la mia virtù sublimi, </l>
<l>di scettri altezza invidiar degg'io; </l>
<l>ma s'a l'onor mi chiami, e che lo stimi </l>
<l>debito a me, non ci verrò restio, </l>
<l>e caro esser mi dée che sia dimostro </l>
<l>sì bel segno da voi del valor nostro. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>15 </head>
<l>Dunque io no 'l chiedo e no 'l rifiuto; e quando </l>
<l>duce io pur sia, sarai tu de gli eletti. – </l>
<l>Allor il lascia Eustazio, e va piegando </l>
<l>de' suoi compagni al suo voler gli affetti; </l>
<l>ma chiede a prova il principe Gernando </l>
<l>quel grado, e bench'Armida in lui saetti, </l>
<l>men può nel cor superbo amor di donna </l>
<l>ch'avidità d'onor che se n'indonna. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>16 </head>
<l>Sceso Gernando è da' gran re norvegi, </l>
<l>che di molte provincie ebber l'impero; </l>
<l>e le tante corone e' scettri regi </l>
<l>e del padre e de gli avi il fanno altero. </l>
<l>Altero è l'altro de' suoi propri pregi </l>
<l>più che de l'opre che i passati fèro, </l>
<l>ancor che gli avi suoi cento e più lustri </l>
<l>stati sian chiari in pace e 'n guerra illustri. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>17 </head>
<l>Ma il barbaro signor, che sol misura </l>
<l>quanto l'oro o 'l dominio oltre si stenda, </l>
<l>e per sé stima ogni virtute oscura </l>
<l>cui titolo regal chiara non renda, </l>
<l>non può soffrir che 'n ciò ch'egli procura </l>
<l>seco di merto il cavalier contenda, </l>
<l>e se ne cruccia sì ch'oltra ogni segno </l>
<l>di ragione il trasporta ira e disdegno. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>18 </head>
<l>Tal che 'l maligno spirito d'Averno, </l>
<l>ch'in lui strada sì larga aprir si vede, </l>
<l>tacito in sen gli serpe ed al governo </l>
<l>de' suoi pensieri lusingando siede. </l>
<l>E qui più sempre l'ira e l'odio interno </l>
<l>inacerbisce, e 'l cor stimola e fiede; </l>
<l>e fa che 'n mezzo a l'alma ognor risuona </l>
<l>una voce ch'a lui così ragiona: </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>19 </head>
<l>&lt;&lt;Teco giostra Rinaldo: or tanto vale </l>
<l>quel suo numero van d'antichi eroi? </l>
<l>Narri costui, ch'a te vuol farsi eguale, </l>
<l>le genti serve e i tributari suoi; </l>
<l>mostri gli scettri, e in dignità regale </l>
<l>paragoni i suoi morti a i vivi tuoi. </l>
<l>Ah quanto osa un signor d'indegno stato, </l>
<l>signor che ne la serva Italia è nato! </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>20 </head>
<l>Vinca egli o perda omai, ché vincitore </l>
<l>fu insino allor ch'emulo tuo divenne, </l>
<l>che dira il mondo? (e ciò fia sommo onore): </l>
<l>“Questi già con Gernando in gara venne”. </l>
<l>Poteva a te recar gloria e splendore </l>
<l>il nobil grado che Dudon pria tenne; </l>
<l>ma già non meno esso da te n'attese: </l>
<l>costui scemò suo pregio allor che 'l chiese. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>21 </head>
<l>E se, poi ch'altri più non parla o spira, </l>
<l>de' nostri affari alcuna cosa sente, </l>
<l>come credi che 'n Ciel di nobil ira </l>
<l>il buon vecchio Dudon si mostri ardente, </l>
<l>mentre in questo superbo i lumi gira </l>
<l>ed al suo temerario ardir pon mente, </l>
<l>che seco ancor, l'età sprezzando e 'l merto, </l>
<l>fanciullo osa agguagliarsi ed inesperto? </l>
</lg>
<lg type="ottava">

<head>22 </head>
<l>E l'osa pure e 'l tenta, e ne riporta </l>
<l>in vece di castigo onor e laude, </l>
<l>e v'è chi ne 'l consiglia e ne l'essorta </l>
<l>(o vergogna comune!) e chi gli applaude. </l>
<l>Ma se Goffredo il vede, e gli comporta </l>
<l>che di ciò ch'a te déssi egli ti fraude, </l>
<l>no 'l soffrir tu; né già soffrirlo déi, </l>
<l>ma ciò che puoi dimostra e ciò che sei.&gt;&gt; </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>23 </head>
<l>Al suon di queste voci arde lo sdegno </l>
<l>e cresce in lui quasi commossa face; </l>
<l>né capendo nel cor gonfiato e pregno, </l>
<l>per gli occhi n'esce e per la lingua audace. </l>
<l>Ciò che di riprensibile e d'indegno </l>
<l>crede in Rinaldo, a suo disnor non tace; </l>
<l>superbo e vano il finge, e 'l suo valore </l>
<l>chiama temerità pazza e furore. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>24 </head>
<l>E quanto di magnanimo e d'altero </l>
<l>e d'eccelso e d'illustre in lui risplende, </l>
<l>tutto adombrando con mal arti il vero, </l>
<l>pur come vizio sia, biasma e riprende, </l>
<l>e ne ragiona sì che 'l cavaliero, </l>
<l>emulo suo, publico il suon n'intende; </l>
<l>non però sfoga l'ira o si raffrena </l>
<l>quel cieco impeto in lui ch'a morte il mena, </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>25 </head>
<l>ché 'l reo demon che la sua lingua move </l>
<l>di spirto invece, e forma ogni suo detto, </l>
<l>fa che gl'ingiusti oltraggi ognor rinove, </l>
<l>esca aggiungendo a l'infiammato petto. </l>
<l>Loco è nel campo assai capace, dove </l>
<l>s'aduna sempre un bel drappello eletto, </l>
<l>e quivi insieme in torneamenti e in lotte </l>
<l>rendon le membra vigorose e dotte. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>26 </head>
<l>Or quivi, allor che v'è turba più folta, </l>
<l>pur, com'è suo destin, Rinaldo accusa, </l>
<l>e quasi acuto strale in lui rivolta </l>
<l>la lingua, del venen d'Averno infusa; </l>
<l>e vicino è Rinaldo e i detti ascolta, </l>
<l>né pote l'ira omai tener più chiusa, </l>
<l>ma grida: – Menti –, e adosso a lui si spinge, </l>
<l>e nudo ne la destra il ferro stringe. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>27 </head>
<l>Parve un tuono la voce, e 'l ferro un lampo </l>
<l>che di folgor cadente annunzio apporte. </l>
<l>Tremò colui, né vide o fuga o scampo </l>
<l>da la presente irreparabil morte; </l>
<l>pur, tutto essendo testimonio il campo, </l>
<l>fa sembianti d'intrepido e di forte, </l>
<l>e 'l gran nemico attende, e 'l ferro tratto </l>
<l>fermo si reca di difesa in atto. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>28 </head>
<l>Quasi in quel punto mille spade ardenti </l>
<l>furon vedute fiammeggiar insieme, </l>
<l>ché varia turba di mal caute genti </l>
<l>d'ogn'intorno v'accorre, e s'urta e preme. </l>
<l>D'incerte voci e di confusi accenti </l>
<l>un suon per l'aria si raggira e freme, </l>
<l>qual s'ode in riva al mare, ove confonda </l>
<l>il vento i suoi co' mormorii de l'onda. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>29 </head>
<l>Ma per le voci altrui già non s'allenta </l>
<l>ne l'offeso guerrier l'impeto e l'ira. </l>
<l>Sprezza i gridi e i ripari e ciò che tenta </l>
<l>chiudergli il varco, ed a vendetta aspira; </l>
<l>e fra gli uomini e l'armi oltre s'aventa, </l>
<l>e la fulminea spada in cerchio gira, </l>
<l>sì che le vie si sgombra e solo, ad onta </l>
<l>di mille difensor, Gernando affronta. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>30 </head>
<l>E con la man, ne l'ira anco maestra, </l>
<l>mille colpi vèr lui drizza e comparte: </l>
<l>or al petto, or al capo, or a la destra </l>
<l>tenta ferirlo, or a la manca parte, </l>
<l>e impetuosa e rapida la destra </l>
<l>è in guisa tal che gli occhi inganna e l'arte, </l>
<l>tal ch'improvisa e inaspettata giunge </l>
<l>ove manco si teme, e fère e punge. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>31 </head>
<l>Né cessò mai sin che nel seno immersa </l>
<l>gli ebbe una volta e due la fera spada. </l>
<l>Cade il meschin su la ferita, e versa </l>
<l>gli spirti e l'alma fuor per doppia strada. </l>
<l>L'arme ripone ancor di sangue aspersa </l>
<l>il vincitor, né sovra lui più bada; </l>
<l>ma si rivolge altrove, e insieme spoglia </l>
<l>l'animo crudo e l'adirata voglia. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>32 </head>
<l>Tratto al tumulto il pio Goffredo intanto, </l>
<l>vede fero spettacolo improviso: </l>
<l>steso Gernando, il crin di sangue e 'l manto </l>
<l>sordido e molle, e pien di morte il viso, </l>
<l>ode i sospiri e le querele e 'l pianto </l>
<l>che molti fan sovra il guerrier ucciso. </l>
<l>Stupido chiede: – Or qui, dove men lece, </l>
<l>chi fu ch'ardì cotanto e tanto fece? – </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>33 </head>
<l>Arnalto, un de' più cari al prence estinto, </l>
<l>narra (e 'l caso in narrando aggrava molto) </l>
<l>che Rinaldo l'uccise e che fu spinto </l>
<l>da leggiera cagion d'impeto stolto, </l>
<l>e che quel ferro, che per Cristo è cinto, </l>
<l>ne' campioni di Cristo avea rivolto, </l>
<l>e sprezzato il suo impero e quel divieto </l>
<l>che fe' pur dianzi e che non è secreto; </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>34 </head>
<l>e che per legge è reo di morte e deve, </l>
<l>come l'editto impone, esser punito, </l>
<l>sì perché il fallo in se medesmo è grave, </l>
<l>sì perché in loco tale gli è seguito; </l>
<l>e che se d'error suo perdon riceve, </l>
<l>fia ciascun altro per l'essempio ardito, </l>
<l>e che gli offesi poi quella vendetta </l>
<l>vorranno far ch'a i giudici s'aspetta; </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>35 </head>
<l>onde per tal cagion discordie e risse </l>
<l>germoglieran fra quella parte e questa. </l>
<l>Rammentò i merti dell'estinto, e disse </l>
<l>tutto ciò ch'o pietate o sdegno desta. </l>
<l>Ma s'oppose Tancredi e contradisse, </l>
<l>e la causa del reo dipinse onesta. </l>
<l>Goffredo ascolta, e in rigida sembianza </l>
<l>porge più di timor che di speranza. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>36 </head>
<l>Soggiunse allor Tancredi. – Or ti sovegna, </l>
<l>saggio signor, chi sia Rinaldo e quale: </l>
<l>qual per se stesso onor gli si convegna, </l>
<l>e per la stirpe sua chiara e regale, </l>
<l>e per Guelfo suo zio. Non dée chi regna </l>
<l>nel castigo con tutti esser eguale: </l>
<l>vario è l'istesso error ne' gradi vari, </l>
<l>e sol l'egualità giusta è co' pari. – </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>37 </head>
<l>Risponde il capitan: – Da i più sublimi </l>
<l>ad ubidire imparino i più bassi. </l>
<l>Mal, Tancredi, consigli e male stimi </l>
<l>se vuoi ch'i grandi in sua licenza io lassi. </l>
<l>Qual fòra imperio il mio s'a vili ed imi, </l>
<l>sol duce de la plebe, io commandassi? </l>
<l>Scettro impotente e vergognoso impero: </l>
<l>se con tal legge è dato, io più no 'l chero. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>38 </head>
<l>Ma libero fu dato e venerando, </l>
<l>né vuo' ch'alcun d'autorità lo scemi. </l>
<l>E so ben io come si deggia e quando </l>
<l>ora diverse impor le pene e i premi, </l>
<l>ora, tenor d'egualità serbando, </l>
<l>non separar da gli infimi i supremi. – </l>
<l>Così dicea; né rispondea colui, </l>
<l>vinto da riverenza, a i detti sui. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>39 </head>
<l>Raimondo, imitator de la severa </l>
<l>rigida antichità, lodava i detti. </l>
<l>– Con quest'arti – dicea – chi bene impera </l>
<l>si rende venerabile a i soggetti, </l>
<l>ché già non è disciplina intera </l>
<l>ov'uom perdono e non castigo aspetti. </l>
<l>Cade ogni regno, e ruinosa è senza </l>
<l>la base del timor ogni clemenza. – </l>

</lg>
<lg type="ottava">
<head>40 </head>
<l>Tal ei parlava, e le parole accolse </l>
<l>Tancredi, e più fra lor non si ritenne, </l>
<l>ma vèr Rinaldo immantinente volse </l>
<l>un suo destrier che parve aver le penne. </l>
<l>Rinaldo, poi ch'al fer nemico tolse </l>
<l>l'orgoglio e l'alma, al padiglion se 'n venne. </l>
<l>Qui Tancredi trovollo, e de le cose </l>
<l>dette e risposte a pien la somma espose. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>41 </head>
<l>Soggiunse poi: – Bench'io sembianza esterna </l>
<l>del cor non stimi testimon verace, </l>
<l>ché 'n parte troppo cupa e troppo interna </l>
<l>il pensier de' mortali occulto giace, </l>
<l>pur ardisco affermar, a quel ch'io scerna </l>
<l>nel capitan ch'in tutto anco no 'l tace, </l>
<l>ch'egli ti voglia a l'obligo soggetto </l>
<l>de' rei comune e in suo poter ristretto. – </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>42 </head>
<l>Sorrise allor Rinaldo, e con un volto </l>
<l>in cui tra 'l riso lampeggiò lo sdegno: </l>
<l>– Difenda sua ragion ne' ceppi involto </l>
<l>chi servo è – disse – o d'esser servo è degno. </l>
<l>Libero i' nacqui e vissi, e morrò sciolto </l>
<l>pria che man porga o piede a laccio indegno: </l>
<l>usa a la spada è questa destra ed usa </l>
<l>a le palme, e vil nodo ella ricusa. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>43 </head>
<l>Ma s'a i meriti miei questa mercede </l>
<l>Goffredo rende e vuol impregionarme </l>
<l>pur com'io fosse un uom del vulgo, e crede </l>
<l>a carcere plebeo legato trarme, </l>
<l>venga egli o mandi, io terrò fermo il piede. </l>
<l>Giudici fian tra noi la sorte e l'arme: </l>
<l>fera tragedia vuol che s'appresenti </l>
<l>per lor diporto a le nemiche genti. – </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>44 </head>
<l>Ciò detto, l'armi chiede; e 'l capo e 'l busto </l>
<l>di finissimo acciaio adorno rende </l>
<l>e fa del grande scudo il braccio onusto, </l>
<l>e la fatale spada al fianco appende, </l>
<l>e in sembiante magnanimo ed augusto, </l>
<l>come folgore suol, ne l'arme splende. </l>
<l>Marte, e' rassembra te qualor dal quinto </l>
<l>cielo di ferro scendi e d'orror cinto. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>45 </head>
<l>Tancredi intanto i feri spirti e 'l core </l>
<l>insuperbito d'ammollir procura. </l>
<l>– Giovene invitto, – dice – al tuo valore </l>
<l>so che fia piana ogn'erta impresa e dura, </l>
<l>so che fra l'arme sempre e fra 'l terrore </l>
<l>la tua eccelsa virtute è più secura; </l>
<l>ma non consenta Dio ch'ella si mostri </l>
<l>oggi sì crudelmente a' danni nostri. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>46 </head>
<l>Dimmi, che pensi far? vorrai le mani </l>
<l>del civil sangue tuo dunque bruttarte? </l>
<l>e con le piaghe indegne de' cristiani </l>
<l>trafigger Cristo, ond'ei son membra e parte? </l>
<l>Di transitorio onor rispetti vani, </l>
<l>che qual onda del mar se 'n viene e parte, </l>
<l>potranno in te più che la fede e 'l zelo </l>
<l>di quella gloria che n'eterna in Cielo? </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>47 </head>
<l>Ah non, per Dio!, vinci te stesso e spoglia </l>
<l>questa feroce tua mente superba. </l>
<l>Cedi! non fia timor, ma santa voglia, </l>
<l>ch'a questo ceder tuo palma si serba. </l>
<l>E se pur degna ond'altri essempio toglia </l>
<l>è la mia giovenetta etate acerba, </l>
<l>anch'io fui provocato, e pur non venni </l>
<l>co' fedeli in contesa e mi contenni; </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>48 </head>
<l>ch'avend'io preso di Cilicia il regno, </l>
<l>e l'insegne spiegatevi di Cristo, </l>
<l>Baldovin sopragiunse, e con indegno </l>
<l>modo occupollo e ne fe' vile acquisto; </l>
<l>ché, mostrandosi amico ad ogni segno, </l>
<l>del suo avaro pensier non m'era avisto. </l>
<l>Ma con l'arme però di ricovrarlo </l>
<l>non tentai poscia, e forse i' potea farlo. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>49 </head>
<l>E se pur anco la prigion ricusi </l>
<l>e i lacci schivi, quasi ignobil pondo, </l>
<l>e seguir vuoi l'opinioni e gli usi </l>
<l>che per leggi d'onore approva il mondo, </l>
<l>lascia qui me ch'al capitan ti scusi, </l>
<l>e 'n Antiochia tu vanne a Boemondo, </l>
<l>ché né sopporti in questo impeto primo </l>
<l>a' suoi giudizi assai securo stimo. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>50 </head>
<l>Ben tosto fia, se pur qui contra avremo </l>
<l>l'arme d'Egitto o d'altro stuol pagano, </l>
<l>ch'assai più chiaro il tuo valore estremo </l>
<l>n'apparirà mentre sarai lontano; </l>
<l>e senza te parranne il campo scemo, </l>
<l>quasi corpo cui tronco è braccio o mano. – </l>
<l>Qui Guelfo sopragiunge e i detti approva, </l>
<l>e vuol che senza indugio indi si mova. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>51 </head>
<l>A i lor consigli la sdegnosa mente </l>
<l>de l'audace garzon si volge e piega, </l>
<l>tal ch'egli di partirsi immantinente </l>
<l>fuor di quell'oste a i fidi suoi non nega. </l>
<l>Molta intanto è concorsa amica gente, </l>
<l>e seco andarne ognun procura e prega; </l>
<l>egli tutti ringrazia e seco prende </l>
<l>sol duo scudieri, e su 'l cavallo ascende. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>52 </head>
<l>Parte, e porta un desio d'eterna ed alma </l>
<l>gloria ch'a nobile core è sferza e sprone; </l>
<l>a magnanime imprese intent'ha l'alma </l>
<l>ed insolite cose oprar dispone: </l>
<l>gir fra i nemici, ivi o cipresso o palma </l>
<l>acquistar per la fede ond'è campione, </l>
<l>scorrer l'Egitto, e penetrar sin dove </l>
<l>fuor d'incognito fonte il Nilo move. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>53 </head>
<l>Ma Guelfo, poi che  'l giovene feroce </l>
<l>affrettato al partir preso ha congedo, </l>
<l>quivi non bada, e se ne va veloce </l>
<l>ove egli stima ritrovar Goffredo, </l>
<l>il qual, come lui vede, alza la voce: </l>
<l>– Guelfo, – dicendo – a punto or te richiedo, </l>
<l>e mandato ho pur ora in varie parti </l>
<l>alcun de' nostri araldi a ricercarti. – </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>54 </head>
<l>Poi fa ritrarre ogn'altro, e in basse note </l>
<l>ricomincia con lui grave sermone: </l>
<l>– Veracemente, o Guelfo, il tuo nepote </l>
<l>troppo trascorre, ov'ira il cor gli sprone, </l>
<l>e male addursi a mia credenza or pote </l>
<l>di questo fatto suo giusta cagione. </l>
<l>Ben caro avrò ch'ella ci rechi tale, </l>
<l>ma Goffredo con tutti è duce uguale; </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>55 </head>
<l>e sarà del legitimo e del dritto </l>
<l>custode in ogni caso e difensore, </l>
<l>serbando sempre al giudicare invitto </l>
<l>da le tiranne passioni il core. </l>
<l>Or se Rinaldo a violar l'editto </l>
<l>e de la disciplina il sacro onore </l>
<l>costretto fu, come alcun dice, a i nostri </l>
<l>giudizi venga ad inchinarsi, e 'l mostri. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>56 </head>
<l>A sua retenzion libero vegna: </l>
<l>questo, ch'io posso, a i merti suoi consento. </l>
<l>Ma s'egli sta ritroso e se ne sdegna </l>
<l>(conosco quel suo indomito ardimento), </l>
<l>tu di condurlo a proveder t'ingegna </l>
<l>ch'ei non isforzi uom mansueto e lento </l>
<l>ad esser de le leggi e de l'impero </l>
<l>vendicator, quanto è ragion, severo. – </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>57 </head>
<l>Così disse egli; e Guelfo a lui rispose: </l>
<l>– Anima non potea d'infamia schiva </l>
<l>voci sentir di scorno ingiuriose, </l>
<l>e non farne repulsa ove l'udiva. </l>
<l>E se l'oltraggiatore a morte ei pose, </l>
<l>chi è che meta a giust'ira prescriva? </l>
<l>chi conta i colpi o la dovuta offesa, </l>
<l>mentre arde la tenzon, misura e pesa? </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>58 </head>
<l>Ma quel che chiedi tu, ch'al tuo soprano </l>
<l>arbitrio il garzon venga a sottoporse, </l>
<l>duolmi ch'esser non può, ch'egli lontano </l>
<l>da l'oste immantinente il passo torse. </l>
<l>Ben m'offro io di provar con questa mano </l>
<l>a lui ch'a torto in falsa accusa il morse, </l>
<l>o s'altri v'è di sì maligno dente, </l>
<l>ch'ei punì l'onta ingiusta giustamente. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>59 </head>
<l>A ragion, dico, al tumido Gernando </l>
<l>fiaccò le corna del superbo orgoglio. </l>
<l>Sol, s'egli errò, fu ne l'oblio del bando; </l>
<l>ciò ben mi pesa, ed a lodar no 'l toglio. – </l>
<l>Tacque, e disse Goffredo: – Or vada errando, </l>
<l>e porti risse altrove; io qui non voglio </l>
<l>che sparga seme tu di nove liti: </l>
<l>deh, per Dio, sian gli sdegni anco forniti. – </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>60 </head>
<l>Di procurare il suo soccorso intanto </l>
<l>non cessò mai l'ingannatrice rea. </l>
<l>Pregava il giorno, e ponea in uso quanto </l>
<l>l'arte e l'ingegno e la beltà potea; </l>
<l>ma poi, quando stendendo il fosco manto </l>
<l>la notte in occidente il dì chiudea, </l>
<l>tra duo suoi cavalieri e due matrone </l>
<l>ricovrava in disparte al padiglione. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>61 </head>
<l>Ma benché sia mastra d'inganni, e i suoi </l>
<l>modi gentili e le maniere accorte, </l>
<l>e bella sì che 'l ciel prima né poi </l>
<l>altrui non diè maggior bellezza in sorte, </l>
<l>tal che del campo i più famosi eroi </l>
<l>ha presi d'un piacer tenace e forte; </l>
<l>non è però ch'a l'esca de' diletti </l>
<l>il pio Goffredo lusingando alletti. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>62 </head>
<l>In van cerca invaghirlo, e con mortali </l>
<l>dolcezze attrarlo a l'amorosa vita, </l>
<l>ché qual saturo augel, che non si cali </l>
<l>ove il cibo mostrando altri l'invita, </l>
<l>tal ei sazio del mondo i piacer frali </l>
<l>sprezza, e se 'n poggia al  Ciel per via romita, </l>
<l>e quante insidie al suo bel volo tende </l>
<l>l'infido amor, tutte fallaci rende. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>63 </head>
<l>Né impedimento alcun torcer da l'orme </l>
<l>pote, che Dio ne segna, i pensier santi. </l>
<l>Tentò ella mill'arti, e in mille forme </l>
<l>quasi Proteo novel gli apparse inanti, </l>
<l>e desto Amor, dove più freddo ei dorme, </l>
<l>avrian gli atti dolcissimi e i sembianti, </l>
<l>ma qui (grazie divine) ogni sua prova </l>
<l>vana riesce, e ritentar non giova. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>64 </head>
<l>La bella donna, ch'ogni cor più casto </l>
<l>arder credeva ad un girar di ciglia, </l>
<l>oh come perde  or l'alterezza e 'l fasto! </l>
<l>e quale ha di ciò sdegno e meraviglia! </l>
<l>Rivolger le sue forze ove contrasto </l>

<l>men duro trovi al fin si riconsiglia, </l>
<l>qual capitan ch'inespugnabil terra </l>
<l>stanco abbandoni, e porti altrove guerra. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>65 </head>
<l>Ma contra l'arme di costei non meno </l>
<l>si mostrò di Tancredi invitto il core, </l>
<l>però ch'altro desio gli sgombra il seno, </l>
<l>né vi può loco aver novello ardore; </l>
<l>ché sì come da l'un l'altro veneno </l>
<l>guardar ne suol, tal l'un da l'altro amore. </l>
<l>Questi soli non vinse: o molto o poco </l>
<l>avampò ciascun altro al suo bel foco. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>66 </head>
<l>Ella, se ben si duol che non succeda </l>
<l>sì pienamente il suo disegno e l'arte, </l>
<l>pur fatto avendo così nobil preda </l>
<l>di tanti eroi, si riconsola in parte. </l>
<l>E pria che di sue frodi altri s'aveda, </l>
<l>pensa condurgli in più secura parte, </l>
<l>ove gli stringa poi d'altre catene </l>
<l>che non son quelle ond'or presi li tiene. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>67 </head>
<l>E sendo giunto il termine che fisse </l>
<l>il capitano a darle alcuno soccorso, </l>
<l>a lui se 'n venne riverente e disse: </l>
<l>– Sire, il dì stabilito è già trascorso, </l>
<l>e se per sorte il reo tiranno udisse </l>
<l>ch'i' abbia fatto a l'arme tue ricorso, </l>
<l>prepareria sue forze a la difesa, </l>
<l>né così agevol poi fòra l'impresa. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>68 </head>
<l>Dunque, prima ch'a lui tal nova apporti </l>
<l>voce incerta di fama o certa spia, </l>
<l>scelga la tua pietà fra i tuoi più forti </l>
<l>alcuni pochi, e meco or or gli invia, </l>
<l>ché se non mira il Ciel con occhi torti </l>
<l>l'opre mortali o l'innocenza oblia, </l>
<l>sarò riposta in regno, e la mia terra </l>
<l>sempre avrai tributaria in pace e in guerra. – </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>69 </head>
<l>Così diceva, e 'l capitano a i detti </l>
<l>quel che negar non si potea concede, </l>
<l>se ben, ov'ella il suo partir affretti, </l>
<l>in sé tornar l'elezion ne vede; </l>
<l>ma nel numero ognun de' diece eletti </l>
<l>con insolita instanza esser richiede, </l>
<l>e l'emulazion che 'n lor si desta </l>
<l>più importuni li fa ne la richiesta. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>70 </head>
<l>Ella, che 'n essi mira aperto il core, </l>
<l>prende vedendo ciò novo argomento, </l>
<l>e su 'l lor  fianco adopra il rio timore </l>
<l>di gelosia per ferza e per tormento; </l>
<l>sapendo ben ch'al fin s'invecchia Amore </l>
<l>senza quest'arti e divien pigro e lento, </l>
<l>quasi destrier che men veloce corra </l>
<l>se non ha chi lui segua e chi 'l precorra. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>71 </head>
<l>E in tal modo comparte i detti sui </l>
<l>e 'l guardo lusinghiero e 'l dolce riso, </l>
<l>ch'alcun non è che non invidii altrui, </l>
<l>né il timor de la speme è in lor diviso. </l>
<l>La folle turba de gli amanti, a cui </l>
<l>stimolo è l'arte d'un fallace viso, </l>
<l>senza fren corre, e non li tien vergogna, </l>
<l>e loro indarno il capitan rampogna. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>72 </head>
<l>Ei ch'egualmente satisfar desira </l>
<l>ciascuna de le parti e in nulla pende, </l>
<l>se ben alquanto or di vergogna or d'ira </l>
<l>al vaneggiar de' cavalier s'accende, </l>
<l>poi ch'ostinati in quel desio li mira, </l>
<l>novo consiglio in accordarli prende: </l>
<l>– Scrivansi i vostri nomi ed in un vaso </l>
<l>pongansi, – disse – e sia giudice il caso. – </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>73 </head>
<l>Subito il nome di ciascun si scrisse, </l>
<l>e in picciol' urna posti e scossi foro, </l>
<l>e tratti a sorte; e 'l primo che n'uscisse </l>
<l>fu il conte di Pembrozia Artemidoro. </l>
<l>Legger poi di Gherardo il nome udisse, </l>
<l>ed uscì Vincilao dopo costoro: </l>
<l>Vincilao che, sì grave e saggio inante, </l>
<l>canuto or pargoleggia e vecchio amante. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>74 </head>
<l>Oh come il volto han lieto, e gli occhi pregni </l>
<l>di quel piacer che dal cor pieno inonda, </l>
<l>questi tre primi eletti, i cui disegni </l>
<l>la fortuna in amor destra seconda! </l>
<l>D'incerto cor, di gelosia dan segni </l>
<l>gli altri il cui nome avien che l'urna asconda, </l>
<l>e da la bocca pendon di colui </l>
<l>che spiega i brevi e legge i nomi altrui. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>75 </head>
<l>Guasco quarto fuor venne, a cui successe </l>
<l>Ridolfo ed a Ridolfo indi Olderico, </l>
<l>quinci Guglielmo Ronciglion si lesse, </l>
<l>e 'l bavaro Eberardo, e 'l franco Enrico. </l>
<l>Rambaldo ultimo fu, che farsi elesse </l>
<l>poi, fé cangiando, di Giesù nemico </l>
<l>(tanto pote Amor dunque?); e questi chiuse </l>
<l>il numero de' diece, e gli altri escluse. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>76 </head>
<l>D'ira, di gelosia, d'invidia ardenti, </l>
<l>chiaman gli altri Fortuna ingiusta e ria, </l>
<l>a te accusano, Amor, che le consenti </l>
<l>che ne l'imperio tuo giudice sia. </l>
<l>Ma perché instinto è de l'umane genti </l>
<l>che ciò che più si vieta uom più desia, </l>
<l>dispongon molti ad onta di fortuna </l>
<l>seguir la donna come il ciel s'imbruna. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>77 </head>
<l>Voglion sempre seguirla a l'ombra al sole, </l>
<l>e per lei combattendo espor la vita. </l>
<l>Ella fanne alcun motto, e con parole </l>
<l>tronche e dolci sospir a ciò gli invita, </l>
<l>ed or con questo ed or con quel si duole </l>
<l>che far convienle senza lui partita. </l>
<l>S'erano armati intanto, e da Goffredo </l>
<l>toglieano i diece cavalier congedo. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>78 </head>
<l>Gli ammonisce quel saggio a parte a parte </l>
<l>come la fé pagana è incerta e leve, </l>
<l>e mal securo pegno; e con qual arte </l>
<l>l'insidie e i casi aversi uom fuggir deve; </l>
<l>ma son le sue parole al vento sparte, </l>
<l>né consiglio d'uom sano Amor riceve. </l>
<l>Lor dà commiato al fine, e la donzella </l>
<l>non aspetta al partir l'alba novella. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>79 </head>
<l>Parte la vincitrice, e quei rivali </l>
<l>quasi prigioni al suo trionfo inanti </l>
<l>seco n'adduce, e tra infiniti mali </l>
<l>lascia la turba poi de gli altri amanti. </l>
<l>Ma come uscì la notte, e sotto l'ali </l>
<l>menò il silenzio e i levi sogni erranti, </l>
<l>secretamente, com'Amor gl'informa, </l>
<l>molti d'Armida seguitaron l'orma. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>80 </head>
<l>Segue Eustazio il primiero, e pote a pena </l>
<l>aspettar l'ombre che la notte adduce; </l>
<l>vassene frettoloso ove ne 'l mena </l>
<l>per le tenebre cieche un cieco duce. </l>
<l>Errò la notte tepida e serena; </l>
<l>ma poi ne l'apparir de l'alma luce </l>
<l>gli apparse insieme Armida e 'l suo drapello, </l>
<l>dove un borgo lor fu notturno ostello. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>81 </head>
<l>Ratto ei vèr lei si move, ed a l'insegna </l>
<l>tosto Rambaldo il riconosce, e grida </l>
<l>che ricerchi fra lor e perché vegna. </l>
<l>– Vengo – risponde – a seguitarne Armida, </l>
<l>ned ella avrà da me, se non la sdegna, </l>
<l>men pronta aita o servitù men fida. – </l>
<l>Replica l'altro: – Ed a cotanto onore, </l>
<l>di', chi t'elesse? – Egli soggiunse. – Amore. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>82 </head>
<l>Me scelse Amor, te la Fortuna: or quale </l>
<l>da più giusto elettore eletto parti? – </l>
<l>Dice Rambaldo allor: – Nulla ti vale </l>
<l>titolo falso, ed usi inutil arti; </l>
<l>né potrai de la vergine regale </l>
<l>fra i campioni legitimi meschiarti, </l>
<l>illegitimo servo. – E chi – riprende </l>
<l>cruccioso il giovenetto – a me il contende? </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>83 </head>
<l>– Io te 'l difenderò – colui rispose, </l>
<l>e feglisi a l'incontro in questo dire, </l>
<l>e con voglie egualmente in lui sdegnose </l>
<l>l'altro si mosse e con uguale ardire; </l>
<l>ma qui stese la mano, e si frapose </l>
<l>la tiranna de l'alme in mezzo a l'ire, </l>
<l>ed a l'uno dicea: – Deh! non t'incresca </l>
<l>ch'a te compagno, a me campion s'accresca. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>84 </head>
<l>S'ami che salva i' sia, perché mi privi </l>
<l>in sì grand'uopo de la nova aita? – </l>
<l>Dice a l'altro: – Opportuno e grato arrivi </l>
<l>difensor di mia fama e di mia vita; </l>
<l>né vuol ragion, né sarà mai ch'io schivi </l>
<l>compagnia nobil tanto e sì gradita. – </l>
<l>Così parlando, ad or ad or tra via </l>
<l>alcun novo campion le sorvenia. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>85 </head>
<l>Chi di là giunge e chi di qua, né l'uno </l>
<l>sapea de l'altro, e il mira bieco e torto. </l>
<l>Essa lieta gli accoglie, ed a ciascuno </l>
<l>mostra del suo venir gioia e conforto. </l>
<l>Ma già ne lo schiarir de l'aer bruno </l>
<l>s'era del lor partir Goffredo accorto, </l>
<l>e la mente, indovina de' lor danni, </l>
<l>d'alcun futuro mal par che s'affanni. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>86 </head>
<l>Mentre a ciò pur ripensa, un messo appare </l>
<l>polveroso, anelante, in vista afflitto, </l>
<l>in atto d'uom ch'altrui novelle amare </l>
<l>porti, e mostri il dolore in fronte scritto. </l>
<l>Disse costui: – Signor, tosto nel mare </l>
<l>la grande armata apparirà d'Egitto; </l>
<l>e l'aviso Guglielmo, il qual comanda </l>
<l>a i liguri navigli, a te ne manda. – </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>87 </head>
<l>Soggiunse a questo poi che, da le navi </l>
<l>sendo condotta vettovaglia al campo, </l>
<l>i cavalli e i cameli onusti e gravi </l>
<l>trovato aveano a mezza strada inciampo, </l>
<l>e ch'i lor difensori uccisi o schiavi </l>
<l>restàr pugnando, e nessun fece scampo, </l>
<l>da i ladroni d'Arabia in una valle </l>
<l>assaliti a la fronte ed a le spalle; </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>88 </head>
<l>e che l'insano ardire e la licenza </l>
<l>di que' barbari erranti è omai sì grande </l>
<l>ch'in guisa d'un diluvio intorno senza </l>
<l>ancun contrasto si dilata e spande, </l>
<l>onde convien ch'a porre in lor temenza </l>
<l>alcuna squadra di guerrier si mande, </l>
<l>ch'assecuri la via che da l'arene </l>
<l>del mar di Palestina al campo viene. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>89 </head>
<l>D'una in un'altra lingua in un momento </l>
<l>ne trapassa la fama e si distende, </l>
<l>e 'l vulgo de' soldati alto spavento </l>
<l>ha de la fame che vicina attende. </l>
<l>Il saggio capitan, che l'ardimento </l>
<l>solito loro in essi or non comprende, </l>
<l>cerca con lieto volto e con parole </l>
<l>come li rassecuri e  riconsole: </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>90 </head>
<l>– O per mille perigli e mille affanni </l>
<l>meco passati in quelle parti e in queste, </l>
<l>campion di Dio, ch'a ristorare i danni </l>
<l>de la cristiana sua fede nasceste; </l>
<l>voi, che l'arme di Persia e i greci inganni, </l>
<l>e i monti e i mari e 'l verno e le tempeste, </l>
<l>de la fame i disagi e de la sete </l>
<l>superaste, voi dunque ora temete? </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>91 </head>
<l>Dunque il Signor che v'indirizza e move, </l>
<l>già conosciuto in caso assai più rio, </l>
<l>non v'assecura, quasi or volga altrove </l>
<l>la man de la clemenza e 'l guardo pio? </l>
<l>Tosto un dì fia che rimembrar vi giove </l>
<l>gli scorsi affanni, e sciòrre i voti a Dio. </l>
<l>Or durate magnanimi, e voi stessi </l>
<l>serbate, prego, a i prosperi successi. – </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>92 </head>
<l>Con questi detti le smarrite menti </l>
<l>consola e con sereno e lieto aspetto, </l>
<l>ma preme mille cure egre e dolenti </l>
<l>altamente riposte in mezzo al petto. </l>
<l>Come possa nutrir sì varie genti </l>
<l>pensa fra la penuria e tra 'l difetto, </l>
<l>come a l'armata in mar s'opponga, e come </l>
<l>gli Arabi predatori affreni e dome. </l>
</lg>
</div1>
<div1 type="canto">
<head rend="sc">CANTO SESTO</head>
<lg type="ottava">
<head>1 </head>
<l>Ma d'altra parte l'assediate genti </l>
<l>speme miglior conforta e rassecura, </l>
<l>ch'oltra il cibo raccolto altri alimenti </l>
<l>son lor dentro portati a notte oscura, </l>
<l>e han munite d'arme e d'instrumenti </l>
<l>di guerra verso l'Aquilon le mura, </l>
<l>che d'altezza accresciute e sode e grosse </l>
<l>non mostran di temer d'urti o di scosse. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>2 </head>
<l>E 'l re pur sempre queste parti e quelle </l>
<l>lor fa inalzare e rafforzare i fianchi, </l>
<l>o l'aureo sol risplenda od a le stelle </l>
<l>ed a la luna il fosco ciel s'imbianchi; </l>
<l>e in far continuamente arme novelle </l>
<l>sudano i fabri affaticati e stanchi. </l>
<l>In sì fatto apparecchio intolerante </l>
<l>a lui se 'n venne, e ragionolli Argante: </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>3 </head>
<l>– E insino a quando ci terrai prigioni </l>
<l>fra queste mura in vile assedio e lento? </l>
<l>Odo ben io stridere incudi, e suoni </l>
<l>d'elmi e di scudi e di corazze sento, </l>
<l>ma non veggio a qual uso; e quei ladroni </l>
<l>scorrono i campi e i borghi a lor talento, </l>
<l>né v'è di noi chi mai lor passo arresti, </l>
<l>né tromba che dal sonno almen gli desti. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>4 </head>
<l>A lor né i prandi mai turbati e rotti, </l>
<l>né molestate son le cene liete, </l>
<l>anzi egualmente i dì lunghi e le notti </l>
<l>traggon con securezza e con quiete. </l>
<l>Voi da i disagi e da la fame indotti </l>
<l>a darvi vinti a lungo andar sarete </l>
<l>od a morirne qui, come codardi, </l>
<l>quando d'Egitto pur l'aiuto tardi. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>5 </head>
<l>Io per me non vuo' già ch'ignobil morte </l>
<l>i giorni miei d'oscuro oblio ricopra, </l>
<l>né vuo' ch'al novo dì fra queste porte </l>
<l>l'alma luce del sol chiuso mi scopra. </l>
<l>Di questo viver mio faccia la sorte </l>
<l>quel che già stabilito è là di sopra; </l>
<l>non farà già che senza oprar la spada </l>
<l>inglorioso e invendicato io cada. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>6 </head>
<l>Ma quando pur del valor vostro usato </l>
<l>così non fosse in voi spento ogni seme, </l>
<l>non di morir pugnando ed onorato, </l>
<l>ma di vita e di palma anco avrei speme. </l>
<l>A incontrare i nemici e 'l nostro fato </l>
<l>andianne pur deliberati insieme, </l>
<l>ché spesso avien che ne' maggior perigli </l>
<l>sono i più audaci gli ottimi consigli. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>7 </head>
<l>Ma se nel troppo osar tu non isperi, </l>
<l>né sei d'uscir con ogni squadra ardito, </l>
<l>procura almen che sia per duo guerrieri </l>
<l>questo tuo gran litigio or difinito. </l>
<l>E perch'accetti ancor più volentieri </l>
<l>il capitan de' Franchi il nostro invito, </l>
<l>l'arme egli scelga e 'l suo vantaggio toglia, </l>
<l>e le condizion formi a sua voglia. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>8 </head>
<l>Ché se 'l nemico avrà due mani ed una </l>
<l>anima solo, ancor ch'audace e fera, </l>
<l>temer non déi, per isciagura alcuna, </l>
<l>che la ragion da me difesa pèra. </l>
<l>Pote in vece di fato e di fortuna </l>
<l>darti la destra mia vittoria intera, </l>
<l>ed a te se medesma or porge in pegno </l>
<l>che se 'l confidi in lei salvo è il tuo regno. – </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>9 </head>
<l>Tacque e rispose il re: – Giovene ardente, </l>
<l>se ben me vedi in grave età senile, </l>
<l>non sono al ferro queste man sì lente, </l>
<l>né sì quest'alma è neghittosa e vile </l>
<l>ch'anzi morir volesse ignobilmente </l>
<l>che di morte magnanima e gentile, </l>
<l>quando io temenza avessi o dubbio alcuno </l>
<l>de' disagi ch'annunzii e del digiuno. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>10 </head>
<l>Cessi Dio tanta infamia! Or quel ch'ad arte </l>
<l>nascondo altrui, vuo' ch'a te sia palese. </l>
<l>Soliman di Nicea, che brama in parte </l>
<l>di vendicar le ricevute offese, </l>
<l>de gli Arabi le schiere erranti e sparte </l>
<l>raccolte ha fin dal libico paese, </l>
<l>e i nemici assalendo a l'aria nera </l>
<l>darne soccorso e vettovaglia spera. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>11 </head>
<l>Tosto fia che qui giunga; or se fra tanto </l>
<l>son le nostre castella oppresse e serve, </l>
<l>non ce ne caglia, pur che 'l regal manto </l>
<l>e la mia nobil reggia io mi conserve. </l>
<l>Tu l'ardimento e questo ardore alquanto </l>
<l>tempra, per Dio, che 'n te soverchio ferve, </l>
<l>ed opportuna la stagion aspetta </l>
<l>a la tua gloria ed a la mia vendetta. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>12 </head>
<l>Forse sdegnossi il saracino audace, </l>
<l>ch'era di Solimano emulo antico, </l>
<l>sì amaramente ora d'udir gli spiace </l>
<l>che tanto se 'n prometta il rege amico. </l>
<l>– A tuo senno – risponde – e guerra e pace </l>
<l>farai, signor: nulla di ciò più dico. </l>
<l>S'indugi pure, e Soliman s'attenda; </l>
<l>ei, che perdé il suo regno, il tuo difenda. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>13 </head>
<l>Vengane a te quasi celeste messo, </l>
<l>liberator del popolo pagano, </l>
<l>ch'io, quanto a me, bastar credo a me stesso, </l>
<l>e sol vuo' libertà da questa mano. </l>
<l>Or nel riposo altrui siami concesso </l>
<l>ch'io ne discenda a guerreggiar nel piano: </l>
<l>privato cavalier, non tuo campione, </l>
<l>verrò co' Franchi a singolar tenzone. – </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>14 </head>
<l>Replica il re: – Se ben l'ire e la spada </l>
<l>dovresti riserbare a miglior uso, </l>
<l>che tu sfidi però, se ciò t'aggrada, </l>
<l>alcun guerrier nemico, io non ricuso. – </l>
<l>Così gli disse, ed ei punto non bada: </l>
<l>– Va' – dice ad un araldo – or colà giuso, </l>
<l>ed al duce de' Franchi, udendo l'oste, </l>
<l>fa' queste mie non picciole proposte: </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>15 </head>
<l>ch'un cavalier, che d'appiattarsi in questo </l>
<l>forte cinto di muri a sdegno prende, </l>
<l>brama di far con l'armi or manifesto </l>
<l>quanto la sua possanza oltra si stende; </l>
<l>e ch'a duello di venirne è presto </l>
<l>nel pian ch'è fra le mura e l'alte tende </l>
<l>per prova di valore, e che disfida </l>
<l>qual più de' Franchi in sua virtù si fida; </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>16 </head>
<l>e che non solo è di pugnare accinto </l>
<l>e con uno e con duo del campo ostile, </l>
<l>ma dopo il terzo, il quarto accetta e 'l quinto, </l>
<l>sia di vulgare stirpe o di gentile: </l>
<l>dia, se vuol, la franchigia, e serva il vinto </l>
<l>al vincitor come di guerra è stile. – </l>
<l>Così gli impose, ed ei vestissi allotta </l>
<l>la purpurea de l'arme aurata cotta. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>17 </head>
<l>E poi che giunse a la regal presenza </l>
<l>del principe Goffredo e de' baroni, </l>
<l>chiese: – O signore, a i messaggier licenza </l>
<l>dassi tra voi di liberi sermoni? – </l>
<l>– Dassi, – rispose il capitano – e senza </l>
<l>alcun timor la tua proposta esponi. – </l>
<l>Riprese quegli: – Or si parrà se grata </l>
<l>o formidabil fia l'alta ambasciata. – </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>18 </head>
<l>E seguì poscia, e la difesa espose </l>
<l>con parole magnifiche ed altere. </l>
<l>Fremer s'udiro, e si mostràr sdegnose </l>
<l>al suo parlar quelle feroci schiere; </l>
<l>e senza indugio il pio Buglion rispose: </l>
<l>– Dura impresa intraprende il cavaliere; </l>
<l>e tosto io creder vuo' che glie ne incresca </l>
<l>sì che d'uopo non fia che 'l quinto n'esca. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>19 </head>
<l>Ma venga in prova pur, che d'ogn'oltraggio </l>
<l>gli offero campo libero e securo; </l>
<l>e seco pugnerà senza vantaggio </l>
<l>alcun de' miei campioni, e così giuro. – </l>
<l>Tacque, e tornò il re d'arme al suo viaggio </l>
<l>per l'orme ch'al venir calcate furo, </l>
<l>e non ritenne il frettoloso passo </l>
<l>sin che non diè risposta al fier circasso. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>20 </head>
<l>– Armati, – dice – alto signor; che tardi? </l>
<l>la disfida accettata hanno i cristiani, </l>
<l>e d'affrontarsi teco i men gagliardi </l>
<l>mostran desio, non che i guerrier soprani. </l>
<l>E mille i' vidi minacciosi sguardi, </l>
<l>e mille al ferro apparecchiate mani: </l>
<l>loco securo il duce a te concede. – </l>
<l>Così gli dice; e l'arme esso richiede, </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>21 </head>
<l>e se ne cinge intorno e impaziente </l>
<l>di scenderne s'affretta a la campagna. </l>
<l>Disse a Clorinda il re, ch'era presente: </l>
<l>– Giusto non è ch'ei vada e tu rimagna. </l>
<l>Mille dunque con te di nostra gente </l>
<l>prendi in sua securezza, e l'accompagna; </l>
<l>ma vada inanzi a giusta pugna ei solo, </l>
<l>te lunge alquanto a lui ritien lo stuolo. – </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>22 </head>
<l>Tacque ciò detto; e poi che furo armati, </l>
<l>quei del chiuso n'uscivano a l'aperto, </l>
<l>e giva inanzi Argante e de gli usati </l>
<l>arnesi in su 'l cavallo era coperto. </l>
<l>Loco fu tra le mura e gli steccati </l>
<l>che nulla avea di diseguale e d'erto: </l>
<l>ampio e capace, e parea fatto ad arte </l>
<l>perch'egli fosse altrui campo di Marte. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>23 </head>
<l>Ivi solo discese, ivi fermosse </l>
<l>in vista de' nemici il fero Argante, </l>
<l>per gran cor, per gran corpo e per gran posse </l>
<l>superbo e minaccievole in sembiante, </l>
<l>qual Encelado in Flegra, o qual mostrosse </l>
<l>ne l'ima valle il filisteo gigante; </l>
<l>ma pur molti di lui tema non hanno, </l>
<l>ch'anco quanto sia forte a pien non sanno. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>24 </head>
<l>Alcun però, dal pio Goffredo eletto </l>
<l>come il miglior, ancor non è fra molti. </l>
<l>Ben si vedean con desioso affetto </l>
<l>tutti gli occhi in Tancredi esser rivolti, </l>
<l>e dichiarato infra i miglior perfetto </l>
<l>dal favor manifesto era de' volti; </l>
<l>e s'udia non oscuro anco il bisbiglio, </l>
<l>e l'approvava il capitan co 'l ciglio. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>25 </head>
<l>Già cedea ciascun altro, e non secreto </l>
<l>era il volere omai del pio Buglione: </l>
<l>– Vanne, – a lui disse – a te l'uscir non vieto, </l>
<l>e reprimi il furor di quel fellone. – </l>
<l>E tutto in volto baldanzoso e lieto </l>
<l>per sì alto giudizio, il fer garzone </l>
<l>a lo scudier chiedea l'elmo e 'l cavallo, </l>
<l>poi seguito da molti uscia del vallo. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>26 </head>
<l>Ed a quel largo pian fatto vicino, </l>
<l>ov'Argante l'attende, anco non era, </l>
<l>quando in leggiadro aspetto e pellegrino </l>
<l>s'offerse a gli occhi suoi l'alta guerriera. </l>
<l>Bianche via più che neve in giogo alpino </l>
<l>avea le sopraveste, e la visiera </l>
<l>alta tenea dal volto; e sovra un'erta, </l>
<l>tutta, quanto ella è grande, era scoperta. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>27 </head>
<l>Già non mira Tancredi ove il circasso </l>
<l>la spaventosa fronte al cielo estolle, </l>
<l>ma move il suo destrier con lento passo, </l>
<l>volgendo gli occhi ov'è colei su 'l colle; </l>
<l>poscia immobil si ferma, e pare un sasso: </l>
<l>gelido tutto fuor, ma dentro bolle. </l>
<l>Sol di mirar s'appaga, e di battaglia </l>
<l>sembiante fa che poco or più gli caglia. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>28 </head>
<l>Argante, che non vede alcun ch'in atto </l>
<l>dia segno ancor d'apparecchiarsi in giostra: </l>
<l>– Da desir di contesa io qui fui tratto; – </l>
<l>grida – or chi viene inanzi, e meco giostra? – </l>
<l>L'altro, attonito quasi e stupefatto, </l>
<l>pur là s'affissa e nulla udir ben mostra. </l>
<l>Ottone inanzi allor spinge il destriero, </l>
<l>e ne l'arringo vòto entrò primiero. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>29 </head>
<l>Questi un fu di color cui dianzi accese </l>
<l>di gir contra il pagano alto desio; </l>
<l>pur cedette a Tancredi, e 'n sella ascese </l>
<l>fra gli altri che seguìrlo e seco uscio. </l>
<l>Or veggendo sue voglie altrove intese </l>
<l>e starne lui quasi al pugnar restio, </l>
<l>prende, giovene audace e impaziente, </l>
<l>l'occasione offerta avidamente; </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>30 </head>
<l>e veloce così che tigre o pardo </l>
<l>va men ratto talor per la foresta, </l>
<l>corre a ferire il saracin gagliardo, </l>
<l>che d'altra parte la lancia arresta. </l>
<l>Si scote allor Tancredi, e dal suo tardo </l>
<l>pensier, quasi da un sonno, al fin si desta, </l>
<l>e grida ei ben: – La pugna è mia; rimanti. – </l>
<l>Ma troppo Ottone è già trascorso inanti. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>31 </head>
<l>Onde si ferma; e d'ira e di dispetto </l>
<l>avampa dentro, e fuor qual fiamma è rosso, </l>
<l>perch'ad onta si reca ed a difetto </l>
<l>ch'altri si sia primiero in giostra mosso. </l>
<l>Ma intanto a mezzo al corso in su l'elmetto </l>
<l>dal giovin forte è il saracin percosso; </l>
<l>egli a l'incontro a lui co 'l ferro nudo </l>
<l>fende l'usbergo, e pria rompe lo scudo. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>32 </head>
<l>Cade il cristiano, e ben è il colpo acerbo, </l>
<l>poscia ch'avien che da l'arcion lo svella. </l>
<l>Ma il pagan di più forza e di più nerbo </l>
<l>non cade già, né pur si torce in sella; </l>
<l>indi con dispettoso atto superbo </l>
<l>sovra il caduto cavalier favella: </l>
<l>– Renditi vinto, e per tua gloria basti </l>
<l>che dir potrai che contra me pugnasti. – </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>33 </head>
<l>– No, – gli risponde Otton – fra noi non s'usa </l>
<l>così tosto depor l'arme e l'ardire; </l>
<l>altri del mio cader farà la scusa, </l>
<l>io vuo' far la vendetta o qui morire. – </l>
<l>In sembianza d'Aletto e di Medusa </l>
<l>freme il circasso, e par che fiamma spire: </l>
<l>– Conosci or – dice – il mio valor a prova, </l>
<l>poi che la cortesia sprezzar ti giova. – </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>34 </head>
<l>Spinge il destrier in questo, e tutto oblia </l>
<l>quanto virtù cavaleresca chiede. </l>
<l>Fugge il franco l'incontro e si desvia, </l>
<l>e 'l destro fianco nel passar gli fiede, </l>
<l>ed è sì grave la percossa e ria </l>
<l>che 'l ferro sanguinoso indi ne riede; </l>
<l>ma che pro, se la piaga al vincitore </l>
<l>forza non toglie e giunge ira e furore? </l>
</lg>
<lg type="ottava">

<head>35 </head>
<l>Argante il corridor dal corso affrena, </l>
<l>e indietro il volge; e così tosto è vòlto, </l>
<l>che se n'accorge il suo nemico a pena, </l>
<l>e d'un grand'urto a l'improviso è colto. </l>
<l>Tremar le gambe, indebolir la lena, </l>
<l>sbigottir l'alma e impallidir il volto </l>
<l>fègli l'aspra percossa, e frale e stanco </l>
<l>sovra il duro terren battere il fianco. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>36 </head>
<l>Ne l'ira Argante infellonisce, e strada </l>
<l>sovra il petto del vinto al destrier face; </l>
<l>e: – Così – grida – ogni superbo vada, </l>
<l>come costui che sotto i piè mi giace. – </l>
<l>Ma l'invitto Tancredi allor non bada, </l>
<l>ché l'atto crudelissimo gli spiace, </l>
<l>e vuol che 'l suo valor con chiara emenda </l>
<l>copra il suo fallo e, come suol, risplenda. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>37 </head>
<l>Fassi inanzi gridando: – Anima vile, </l>

<l>che ancor ne le vittorie infame sei, </l>
<l>qual titolo di laude alto e gentile </l>
<l>da modi attendi sì scortesi e rei? </l>
<l>Fra i ladroni d'Arabia o fra simìle </l>
<l>barbara turba avezzo esser tu déi. </l>
<l>Fuggi la luce, e va' con l'altre belve </l>
<l>a incrudelir ne' monti e tra le selve. – </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>38 </head>
<l>Tacque; e 'l pagano, al sofferir poco uso, </l>
<l>morde le labra e di furor si strugge. </l>
<l>Risponder vuol, ma il suono esce confuso </l>
<l>sì come strido d'animal che rugge; </l>
<l>o come apre le nubi ond'egli è chiuso </l>
<l>impetuoso il fulmine, e se 'n fugge, </l>
<l>così pareva a forza ogni suo detto </l>
<l>tonando uscir da l'infiammato petto. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>39 </head>
<l>Ma poi ch'in ambo il minacciar feroce </l>
<l>a vicenda irritò l'orgoglio e l'ira, </l>
<l>l'un come l'altro rapido e veloce, </l>
<l>spazio al corso prendendo, il destrier gira. </l>
<l>Or qui, Musa, rinforza in me la voce, </l>
<l>e furor pari a quel furor m'inspira, </l>
<l>sì che non sian de l'opre indegni i carmi </l>
<l>ed esprima il mio canto il suon de l'armi. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>40 </head>
<l>Posero in resta e dirizzaro in alto </l>
<l>i duo guerrier le noderose antenne; </l>
<l>né fu di corso mai, né fu di salto, </l>
<l>né fu mai tal velocità di penne, </l>
<l>nè furia uguale a quella ond'a l'assalto </l>
<l>quinci Tancredi e quindi Argante venne. </l>
<l>Rupper l'aste su gli elmi, e volàr mille </l>
<l>tronconi e scheggie e lucide faville. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>41 </head>
<l>Sol de i colpi il rimbombo intorno mosse </l>

<l>l'immobil terra, e risonàrne i monti; </l>
<l>ma l'impeto e 'l furor de le percosse </l>
<l>nulla piegò de le superbe fronti. </l>
<l>L'uno e l'altro cavallo in guisa urtosse </l>
<l>che non fur poi cadendo a sorger pronti. </l>
<l>Tratte le spade, i gran mastri di guerra </l>
<l>lasciàr le staffe e i piè fermaro in terra. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>42 </head>
<l>Cautamente ciascuno a i colpi move </l>
<l>la destra, a i guardi l'occhio, a i passi il piede; </l>
<l>si reca in atti vari, in guardie nove: </l>
<l>or gira intorno, or cresce inanzi, or cede, </l>
<l>or qui ferire accenna e poscia altrove, </l>
<l>dove non minacciò ferir si vede, </l>
<l>or di sé discoprir alcuna parte </l>
<l>e tentar di schernir l'arte con l'arte. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>43 </head>
<l>De la spada Tancredi e de lo scudo </l>
<l>mal guardato al pagan dimostra il fianco; </l>
<l>corre egli per ferirlo, e intanto nudo </l>
<l>di riparo si lascia il lato manco. </l>
<l>Tancredi con un colpo il ferro crudo </l>
<l>del nemico ribatte, e lui fère anco; </l>
<l>né poi, ciò fatto, in ritirarsi tarda, </l>
<l>ma si raccoglie e si ristringe in guarda. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>44 </head>
<l>Il fero Argante, che se stesso mira </l>
<l>del proprio sangue suo macchiato e molle, </l>
<l>con insolito orror freme e sospira, </l>
<l>di cruccio e di dolor turbato e folle; </l>
<l>e portato da l'impeto e da l'ira, </l>
<l>con la voce la spada insieme estolle, </l>
<l>e torna per ferire, ed è di punta </l>
<l>piagato ov'è la spalla al braccio giunta. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>45 </head>
<l>Qual ne l'alpestri selve orsa, che senta </l>
<l>duro spiedo nel fianco, in rabbia monta, </l>
<l>e contra l'arme se medesma aventa </l>
<l>e i perigli e la morte audace affronta, </l>
<l>tale il circasso indomito diventa: </l>
<l>giunta or piaga a la piaga, ed onta a l'onta, </l>
<l>e la vendetta far tanto desia </l>
<l>che sprezza i rischi e le difese oblia. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>46 </head>
<l>E congiungendo a temerario ardire </l>
<l>estrema forza e infaticabil lena, </l>
<l>vien che sì impetuoso il ferro gire </l>
<l>che ne trema la terra e 'l ciel balena: </l>
<l>né tempo ha l'altro ond'un sol colpo tire, </l>
<l>onde si copra, onde respiri a pena, </l>
<l>né schermo v'è ch'assecurar il possa </l>
<l>da la fretta d'Argante e da la possa. </l>

</lg>
<lg type="ottava">
<head>47 </head>
<l>Tancredi, in sé raccolto, attende in vano </l>
<l>che de' gran colpi la tempesta passi. </l>
<l>Or v'oppon le difese, ed or lontano </l>
<l>se'n va co' giri e co' veloci passi; </l>
<l>ma poi che non s'allenta il fer pagano, </l>
<l>è forza al fin che trasportar si lassi, </l>
<l>e cruccioso egli ancor con quanta pote </l>
<l>violenza maggior la spada rote. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>48 </head>
<l>Vinta da l'ira è la ragione e l'arte, </l>
<l>e le forze il furor ministra e cresce. </l>
<l>Sempre che scende, il ferro o fora o parte </l>
<l>o piastra o maglia, e colpo in van non esce. </l>
<l>Sparsa è d'arme la terra, e l'arme sparte </l>
<l>di sangue, e 'l sangue co 'l sudor si mesce. </l>
<l>Lampo nel fiammeggiar, nel romor tuono, </l>
<l>fulmini nel ferir le spade sono. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>49 </head>
<l>Questo popolo e quello incerto pende </l>
<l>da sì novo spettacolo ed atroce, </l>
<l>e fra tema e speranza il fin n'attende, </l>
<l>mirando or ciò che giova, or ciò che noce; </l>
<l>e non si vede pur, né pur s'intende </l>
<l>picciol cenno fra tanti o bassa voce, </l>
<l>ma se ne sta ciascun tacito e immoto, </l>
<l>se non se in quanto ha il cor tremante in moto. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>50 </head>
<l>Già lassi erano entrambi, e giunti forse </l>
<l>sarian pugnando ad immaturo fine, </l>
<l>ma sì oscura la notte intanto sorse </l>
<l>che nascondea le cose anco vicine. </l>
<l>Quinci un araldo e quindi un altro accorse </l>
<l>per dipartirli, e li partiro al fine. </l>
<l>L'uno è il franco Arideo, Pindoro è l'altro, </l>
<l>che portò la disfida, uom saggio e scaltro. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>51 </head>
<l>I pacifici scettri osàr costoro </l>
<l>fra le spade interpor de' combattenti, </l>
<l>con quella securtà che porgea loro </l>
<l>l'antichissima legge de le genti. </l>
<l>– Sète, o guerrieri, – incominciò Pindoro – </l>
<l>con pari onor, di pari ambo possenti; </l>
<l>dunque cessi la pugna, e non sian rotte </l>
<l>le ragioni e 'l riposo de la notte. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>52 </head>
<l>Tempo è da travagliar mentre il sol dura, </l>
<l>ma ne la notte ogni animale ha pace, </l>
<l>e generoso cor non molto cura </l>
<l>notturno pregio che s'asconde e tace. – </l>
<l>Risponde Argante: – A me per ombra oscura </l>
<l>la mia battaglia abbandonar non piace, </l>
<l>ben avrei caro il testimon del giorno! </l>
<l>Ma che giuri costui di far ritorno! – </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>53 </head>
<l>Soggiunse l'altro allora: – E tu prometti </l>
<l>di tornar rimenando il tuo prigione, </l>
<l>perch'altrimenti non fia mai ch'aspetti </l>
<l>per la nostra contesa altra stagione. – </l>
<l>Così giuraro; e poi gli araldi, eletti </l>
<l>a presciver il tempo a la tenzone, </l>
<l>per dare spazio a le lor piaghe onesto, </l>
<l>stabiliro il mattin del giorno sesto. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>54 </head>
<l>Lasciò la pugna orribile nel core </l>
<l>de' saracini e de' fedeli impressa </l>
<l>un'alta meraviglia ed un orrore </l>
<l>che per lunga stagione in lor non cessa. </l>
<l>Sol de l'ardir si parla e del valore </l>
<l>che l'un guerriero e l'altro ha mostro in essa, </l>
<l>ma qual si debbia di lor due preporre, </l>
<l>vario e discordo il vulgo in sé discorre; </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>55 </head>
<l>e sta sospeso in aspettando quale </l>
<l>avrà la fera lite avenimento, </l>
<l>e se 'l furore a la virtù prevale </l>
<l>o se cede l'audacia a l'ardimento. </l>
<l>Ma più di ciascun altro a cui ne cale, </l>
<l>la bella Erminia n'ha cura e tormento, </l>
<l>che da i giudizi de l'incerto Marte </l>
<l>vede pender di sé la miglior parte. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>56 </head>

<l>Costei, che figlia fu del re Cassano </l>
<l>che d'Antiochia già l'imperio tenne, </l>
<l>preso il suo regno, al vincitor cristiano </l>
<l>fra l'altre prede anch'ella in poter venne. </l>
<l>Ma fulle in guisa allor Tancredi umano </l>
<l>che nulla ingiuria in sua balia sostenne; </l>
<l>ed onorata fu, ne la ruina </l>
<l>de l'alta patria sua, come reina. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>57 </head>
<l>L'onorò, la servì, di libertate </l>
<l>dono le fece il cavaliero egregio, </l>
<l>e le furo da lui tutte lasciate </l>
<l>le gemme e gli ori e ciò ch'avea di pregio. </l>
<l>Ella vedendo in giovanetta etate </l>
<l>e in leggiadri sembianti animo regio, </l>
<l>restò presa d'Amor, che mai non strinse </l>

<l>laccio di quel più fermo onde lei cinse. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>58 </head>
<l>Così se 'l corpo libertà riebbe, </l>
<l>fu l'alma sempre in servitute astretta. </l>
<l>Ben molto a lei d'abbandonar increbbe </l>
<l>il signor caro e la prigion diletta; </l>
<l>ma l'onestà regal, che mai non debbe </l>
<l>da magnanima donna esser negletta, </l>
<l>la constrinse a partirsi, e con l'antica </l>
<l>madre ricoverarsi in terra amica. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>59 </head>
<l>Venne a Gierusalemme, e quivi accolta </l>
<l>fu dal tiranno del paese ebreo; </l>
<l>ma tosto pianse in nere spoglie avolta </l>
<l>de la sua genitrice il fato reo. </l>
<l>Pur né 'l duol che le sia per morte tolta, </l>
<l>né l'essiglio infelice, unqua poteo </l>
<l>l'amoroso desio sveller dal core, </l>
<l>né favilla ammorzar di tanto ardore. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>60 </head>
<l>Ama ed arde la misera, e sì poco </l>
<l>in tale stato che sperar le avanza </l>
<l>che nudrisce nel sen l'occulto foco </l>
<l>di memoria via più che di speranza; </l>
<l>e quanto è chiuso in più secreto loco, </l>
<l>tanto ha l'incendio suo maggior possanza. </l>
<l>Tancredi al fine a risvegliar sua spene </l>
<l>sovra Gierusalemme ad oste viene. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>61 </head>
<l>Sbigottìr gli altri a l'apparir di tante </l>
<l>nazioni, e sì indomite e sì fere; </l>
<l>fe' sereno ella il torbido sembiante </l>
<l>e lieta vagheggiò le squadre altere, </l>
<l>e con avidi sguardi il caro amante </l>
<l>cercando gio fra quelle armate schiere. </l>
<l>Cercollo in van sovente ed anco spesso: </l>
<l>– Eccolo – disse, e 'l riconobbe espresso. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>62 </head>
<l>Nel palagio regal sublime sorge </l>
<l>antica torre assai presso a le mura, </l>
<l>da la cui sommità tutta si scorge </l>
<l>l'oste cristiana, e 'l monte e la pianura. </l>
<l>Quivi, da che il suo lume il sol ne porge </l>
<l>in sin che poi la notte il mondo oscura, </l>
<l>s'asside, e gli occhi verso il campo gira </l>
<l>e co' pensieri suoi parla e sospira. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>63 </head>

<l>Quinci vide la pugna, e 'l cor nel petto </l>
<l>sentì tremarsi in quel punto sì forte </l>
<l>che parea che dicesse: &lt;&lt;Il tuo diletto </l>
<l>è quegli là ch'in rischio è de la morte.&gt;&gt; </l>
<l>Così d'angoscia piena e di sospetto </l>
<l>mirò i successi de la dubbia sorte, </l>
<l>e sempre che la spada il pagan mosse, </l>
<l>sentì ne l'alma il ferro e le percosse. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>64 </head>
<l>Ma poi ch'il vero intese, e intese ancora </l>
<l>che dée l'aspra tenzon rinovellarsi, </l>
<l>insolito timor così l'accora </l>
<l>che sente il sangue suo di ghiaccio farsi. </l>
<l>Talor secrete lagrime e talora </l>
<l>sono occulti da lei gemiti sparsi: </l>
<l>pallida, essangue e sbigottita in atto, </l>
<l>lo spavento e 'l dolor v'avea ritratto. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>65 </head>
<l>Con orribile imago il suo pensiero </l>
<l>ad or ad or la turba e la sgomenta, </l>
<l>e via più che la morte il sonno è fero, </l>
<l>sì strane larve il sogno le appresenta. </l>
<l>Parle veder l'amato cavaliero </l>
<l>lacero e sanguinoso, e par che senta </l>
<l>ch'egli aita le chieda; e desta intanto, </l>
<l>si trova gli occhi e 'l sen molle di pianto. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>66 </head>
<l>Né sol la tema di futuro danno </l>
<l>con sollecito moto il cor le scote, </l>
<l>ma de le piaghe ch'egli avea l'affanno </l>
<l>è cagion che quetar l'alma non pote; </l>
<l>e i fallaci romor, ch'intorno vanno, </l>
<l>crescon le cose incognite e remote, </l>
<l>sì ch'ella avisa che vicino a morte </l>
<l>giaccia oppresso languendo il guerrier forte. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>67 </head>
<l>E però ch'ella da la madre apprese </l>
<l>qual più secreta sia virtù de l'erbe, </l>
<l>e con quai carmi ne le membra offese </l>
<l>sani ogni piaga e 'l duol si disacerbe </l>
<l>(arte che per usanza in quel paese </l>
<l>ne le figlie de i re par che si serbe), </l>
<l>vorria di sua man propria a le ferute </l>
<l>del suo caro signor recar salute. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>68 </head>
<l>Ella l'amato medicar desia, </l>
<l>e curar il nemico a lei conviene; </l>
<l>pensa talor d'erba nocente e ria </l>
<l>succo sparger in lui che l'avelene, </l>
<l>ma schiva poi la man vergine e pia </l>
<l>trattar l'arti maligne, e se n'astiene. </l>
<l>Brama ella almen ch'in uso tal sia vòta </l>
<l>di sua virtude ogn'erba ed ogni nota. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>69 </head>
<l>Né già d'andar fra la nemica gente </l>
<l>temenza avria, ché peregrina era ita, </l>
<l>e viste guerre e stragi avea sovente, </l>
<l>e scorsa dubbia e faticosa vita, </l>
<l>sì che per l'uso la feminea mente </l>
<l>sovra la natura è fatta ardita, </l>
<l>e di leggier non si conturba e pave </l>
<l>ad ogni imagin di terror men grave. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>70 </head>
<l>Ma più ch'altra cagion, dal molle seno </l>
<l>sgombra Amor temerario ogni paura, </l>
<l>e crederia fra l'ugne e fra 'l veneno </l>
<l>de l'africane belve andar secura; </l>
<l>pur se non de la vita, avere almeno </l>
<l>de la sua fama dée temenza e cura, </l>
<l>e fan dubbia contesa entro al suo core </l>
<l>duo potenti nemici, Onore e Amore. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>71 </head>
<l>L'un così le ragiona: &lt;&lt;O verginella, </l>
<l>che le mie leggi insino ad or serbasti, </l>
<l>io mentre ch'eri de' nemici ancella </l>
<l>ti conservai la mente e i membri casti; </l>
<l>e tu libera vuoi perder la bella </l>
<l>verginità ch'in prigionia guardasti? </l>
<l>Ahi! nel tenero cor questi pensieri </l>
<l>chi svegliar può? che pensi, oimè? che speri? </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>72 </head>
<l>Dunque il titolo tu d'esser pudica </l>
<l>sì poco stimi, e d'onestate il pregio, </l>
<l>che te n'andrai fra nazion nemica, </l>
<l>notturna amante, a ricercar dispregio? </l>
<l>Onde il superbo vincitor ti dica: </l>
<l>“Perdesti il regno, e in un l'animo regio; </l>
<l>non sei di me tu degna”, e ti conceda </l>
<l>vulgare a gli altri e mal gradita preda.&gt;&gt; </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>73 </head>
<l>Da l'altra parte il consiglier fallace </l>
<l>con tai lusinghe al suo piacer l'alletta: </l>
<l>&lt;&lt;Nata non sei già d'orsa vorace, </l>
<l>né d'aspro e freddo scoglio, o giovanetta, </l>
<l>ch'abbia a sprezzar d'Amor l'arco e la face </l>
<l>ed a fuggir ognor quel che diletta, </l>
<l>né petto hai tu di ferro o di diamante </l>
<l>che vergogna ti sia l'esser amante. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>74 </head>
<l>Deh! vanne omai dove il desio t'invoglia. </l>
<l>Ma qual ti fingi vincitor crudele? </l>
<l>Non sia com'egli al tuo doler si doglia, </l>
<l>come compianga al pianto, a le querele? </l>
<l>Crudel sei tu, che con sì pigra voglia </l>
<l>movi a portar salute al tuo fedele. </l>
<l>Langue, o fera ed ingrata, il pio Tancredi, </l>
<l>e tu de l'altrui vita a cura siedi! </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>75 </head>
<l>Sana tu pur Argante, acciò che poi </l>
<l>il tuo liberator sia spinto a morte: </l>
<l>così disciolti avrai gli oblighi tuoi, </l>
<l>e sì bel premio fia ch'ei ne riporte. </l>
<l>E' possibil però che non t'annoi </l>
<l>quest'empio ministero or così forte </l>
<l>che la noia non basti e l'orror solo </l>
<l>a far che tu di qua te 'n fugga a volo? </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>76 </head>
<l>Deh! ben fòra, a l'incontra, ufficio umano, </l>
<l>e ben n'avresti tu gioia e diletto, </l>
<l>se la pietosa tua medica mano </l>
<l>avicinassi al valoroso petto; </l>
<l>ché per te fatto il tuo signor poi sano </l>
<l>colorirebbe il suo smarrito aspetto, </l>
<l>e le bellezze sue, che spente or sono, </l>
<l>vagheggiaresti in lui quasi tuo dono. </l>

</lg>
<lg type="ottava">
<head>77 </head>
<l>Parte ancor poi ne le sue lodi avresti, </l>
<l>e ne l'opre ch'ei fèsse alte e famose, </l>
<l>ond'egli te d'abbracciamenti onesti </l>
<l>faria lieta, e di nozze aventurose. </l>
<l>Poi mostra a dito ed onorata andresti </l>
<l>fra le madri latine e fra le spose </l>
<l>là ne la bella Italia, ov'è la sede </l>
<l>del valor vero e de la vera fede.&gt;&gt; </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>78 </head>
<l>Da tai speranze lusingata (ahi stolta!) </l>
<l>somma felicitate a sé figura; </l>
<l>ma pur si trova in mille dubbi avolta </l>
<l>come partir si possa indi secura, </l>
<l>perché vegghian le guardie e sempre in volta </l>
<l>van di fuori al palagio e su le mura, </l>
<l>né porta alcuna, in tal rischio di guerra, </l>
<l>senza grave cagion mai si disserra. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>79 </head>
<l>Soleva Erminia in compagnia sovente </l>
<l>de la guerriera far lunga dimora. </l>
<l>Seco la vide il sol da l'occidente, </l>
<l>seco la vide la novella aurora; </l>
<l>e quando son del dì le luci spente, </l>
<l>un sol letto le accolse ambe talora: </l>
<l>e null'altro pensier che l'amoroso </l>
<l>l'una vergine a l'altra avrebbe ascoso. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>80 </head>
<l>Questo sol tiene Erminia a lei secreto </l>
<l>e s'udita da lei talor si lagna, </l>
<l>reca ad altra cagion del cor non lieto </l>
<l>gli affetti, e par che di sua sorte piagna. </l>
<l>Or in tanta amistà senza divieto </l>
<l>venir sempre ne pote a la compagna, </l>
<l>né stanza al giunger suo giamai si serra, </l>
<l>siavi Clorinda, o sia in consiglio o 'n guerra. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>81 </head>
<l>Vennevi un giorno ch'ella in altra parte </l>
<l>si ritrovava, e si fermò pensosa, </l>
<l>pur tra sé rivolgendo i modi e l'arte </l>
<l>de la bramata sua presenza ascosa. </l>
<l>Mentre in vari pensier divide e parte </l>
<l>l'incerto animo suo che non ha posa, </l>
<l>sospese di Clorinda in alto mira </l>
<l>l'arme e le sopraveste: allor sospira. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>82 </head>
<l>E tra sé dice sospirando: &lt;&lt;O quanto </l>
<l>beata è la fortissima donzella! </l>
<l>quant'io la invidio! e non l'invidio il vanto </l>
<l>o 'l feminil onor de l'esser bella. </l>
<l>A lei non tarda i passi il lungo manto, </l>
<l>né 'l suo valor rinchiude invida cella, </l>
<l>ma veste l'armi, e se d'uscirne agogna, </l>
<l>vassene e non la tien tema o vergogna. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>83 </head>
<l>Ah perché forti a me natura e 'l cielo </l>
<l>altrettanto non fèr le membra e 'l petto, </l>
<l>onde potessi anch'io la gonna e 'l velo </l>
<l>cangiar ne la corazza e ne l'elmetto? </l>
<l>Ché sì non riterrebbe arsura o gelo, </l>
<l>non turbo o pioggia il mio infiammato affetto, </l>
<l>ch'al sol non fossi ed al notturno lampo, </l>
<l>accompagnata o sola, armata in campo. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>84 </head>
<l>Già non avresti, o dispietato Argante, </l>
<l>co 'l mio signor pugnato tu primiero, </l>
<l>ch'io sarei corsa ad incontrarlo inante; </l>
<l>e forse or fòra qui mio prigioniero </l>
<l>e sosterria da la nemica amante </l>
<l>giogo di servitù dolce e leggiero, </l>
<l>e già per li suoi nodi i' sentirei </l>
<l>fatti soavi e alleggeriti i miei. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>85 </head>
<l>O vero a me da la sua destra il fianco </l>
<l>sendo percosso, e riaperto il core, </l>
<l>pur risanata in cotal guisa almanco </l>
<l>colpo di ferro avria piaga d'Amore; </l>
<l>ed or la mente in pace e 'l corpo stanco </l>
<l>riposariansi, e forse il vincitore </l>
<l>degnato avrebbe il mio cenere e l'ossa </l>
<l>d'alcun onor di lagrime e di fossa. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>86 </head>
<l>Ma lassa! i' bramo non possibil cosa, </l>
<l>e tra folli pensier in van m'avolgo; </l>
<l>io mi starò qui timida e dogliosa </l>
<l>com'una pur del vil femineo volgo. </l>
<l>Ah! non starò: cor mio, confida ed osa. </l>
<l>Perch'una volta anch'io l'arme non tolgo? </l>
<l>perché per breve spazio non portolle </l>

<l>sostener, benché sia debile e molle? </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>87 </head>
<l>Sì potrò, sì, ché mi farà possente </l>
<l>a tolerarne il peso Amor tiranno, </l>
<l>da cui spronati ancor s'arman sovente </l>
<l>d'ardire i cervi imbelli e guerra fanno. </l>
<l>Io guerreggiar non già, vuo' solamente </l>
<l>far con quest'armi un ingegnoso inganno: </l>
<l>finger mi vuo' Clorinda; e ricoperta </l>
<l>sotto l'imagin sua, d'uscir son certa. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>88 </head>
<l>Non ardirieno a lei far i custodi </l>
<l>de l'alte porte resistenza alcuna. </l>
<l>Io pur ripenso, e non veggio altri modi: </l>
<l>aperta è, credo, questa via sol una. </l>
<l>Or favorisca l'innocenti frodi </l>
<l>Amor che le m'inspira e la Fortuna. </l>
<l>E ben al mio partir commoda è l'ora, </l>
<l>mentre co 'l re Clorinda anco dimora.&gt;&gt; </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>89 </head>
<l>Così risolve; e stimolata e punta </l>
<l>da le furie d'Amor, più non aspetta, </l>
<l>ma da quella a la sua stanza congiunta </l>
<l>l'arme involate di portar s'affretta. </l>
<l>E far lo può, ché quando ivi fu giunta, </l>
<l>diè loco ogn'altro, e si restò soletta; </l>
<l>e la notte i suoi furti ancor copria, </l>
<l>ch'a i ladri amica ed a gli amanti uscia. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>90 </head>
<l>Essa veggendo il ciel d'alcuna stella </l>
<l>già sparso intorno divenir più nero, </l>
<l>senza fraporvi alcuno indugio appella </l>
<l>secretamente un suo fedel scudiero </l>
<l>ed una sua leal diletta ancella, </l>
<l>e parte scopre lor del suo pensiero. </l>
<l>Scopre il disegno de la fuga, e finge </l>
<l>ch'altra cagion a dipartir l'astringe. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>91 </head>
<l>Lo scudiero fedel sùbito appresta </l>
<l>ciò ch'al lor uopo necessario crede. </l>
<l>Erminia intanto la pomposa vesta </l>
<l>si spoglia, che le scende insino al piede, </l>
<l>e in ischietto vestir leggiadra resta </l>
<l>e snella sì ch'ogni credenza eccede; </l>
<l>né, trattane colei ch'a la partita </l>
<l>scelta s'avea, compagna altra l'aita. </l>
</lg>
<lg type="ottava">

<head>92 </head>
<l>Co 'l durissimo acciar preme ed offende </l>
<l>il delicato collo e l'aurea chioma, </l>
<l>e la tenera man lo scudo prende, </l>
<l>pur troppo grave e insopportabil soma. </l>
<l>Così tutta di ferro intorno splende, </l>
<l>e in atto militar se stessa doma. </l>
<l>Gode Amor ch'è presente, e tra sé ride, </l>
<l>come allor già ch'avolse in gonna Alcide. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>93 </head>
<l>Oh! con quanta fatica ella sostiene </l>
<l>l'inegual peso e move lenti i passi, </l>
<l>ed a la fida compagnia s'attiene </l>
<l>che per appoggio andar dinanzi fassi. </l>
<l>Ma rinforzan gli spirti Amore e spene </l>
<l>e ministran vigore a i membri lassi, </l>
<l>sì che giungono al loco ove le aspetta </l>
<l>lo scudiero, e in arcion sagliono in fretta. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>94 </head>
<l>Travestiti ne vanno, e la più ascosa </l>
<l>e più riposta via prendono ad arte, </l>
<l>pur s'avengono in molti e l'aria ombrosa </l>
<l>veggon lucer di ferro in ogni parte </l>
<l>ma impedir lor viaggio alcun non osa, </l>
<l>e cedendo il sentier ne va in disparte, </l>
<l>ché quel candido ammanto e la temuta </l>
<l>insegna anco ne l'ombra è conosciuta. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>95 </head>
<l>Erminia, benché quinci alquanto sceme </l>
<l>del dubbio suo, non va però secura, </l>
<l>ché d'essere scoperta a la fin teme </l>
<l>e del suo troppo ardir sente or paura; </l>
<l>ma pur, giunta a la porta, il timor preme </l>
<l>ed inganna colui che n'ha la cura. </l>
<l>– Io son Clorinda, – disse – apri la porta, </l>
<l>ché 'l re m'invia dove l'andare importa. – </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>96 </head>
<l>La voce feminil sembiante a quella </l>
<l>de la guerriera agevola l'inganno </l>
<l>(chi crederia veder armata in sella </l>
<l>una de l'altre ch'arme oprar non sanno?), </l>
<l>sì che 'l portier tosto ubidisce, ed ella </l>
<l>n'esce veloce e i duo che seco vanno; </l>
<l>e per lor securezza entro le valli </l>
<l>calando prendon lunghi obliqui calli. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>97 </head>
<l>Ma poi ch'Erminia in solitaria ed ima </l>
<l>parte si vede, alquanto il corso allenta, </l>
<l>ch'i primi rischi aver passati estima, </l>
<l>né d'esser ritenuta omai paventa. </l>
<l>Or pensa a quello a che pensato in prima </l>
<l>non bene aveva; ed or le s'appresenta </l>
<l>difficil più ch'a lei non fu mostrata </l>
<l>dal frettoloso suo desir, l'entrata. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>98 </head>
<l>Vede or che sotto il militar sembiante </l>
<l>ir tra feri nemici è gran follia; </l>
<l>né d'altra parte palesarsi, inante </l>
<l>ch'al suo signor giungesse, altrui vorria. </l>
<l>A lui secreta ed improvisa amante </l>
<l>con secura onestà giunger desia; </l>
<l>onde si ferma, e da miglior pensiero </l>
<l>fatta più cauta parla al suo scudiero: </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>99 </head>
<l>– Essere, o mio fedele, a te conviene </l>
<l>mio precursor, ma sii pronto e sagace. </l>
<l>Vattene al campo, e fa' ch'alcun ti mene </l>
<l>e t'introduca ove Tancredi giace, </l>
<l>a cui dirai che donna a lui ne viene </l>
<l>che gli apporta salute e chiede pace: </l>
<l>pace, poscia ch'Amor guerra mi move, </l>
<l>ond'ei salute, io refrigerio trove; </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>100 </head>
<l>e ch'essa ha in lui sì certa e viva fede </l>
<l>ch'in suo poter non teme onta né scorno. </l>
<l>Di' sol questo a lui solo; e s'altro ei chiede, </l>
<l>di' non saperlo e affretta il tuo ritorno. </l>
<l>Io (ché questa mi par secura sede) </l>
<l>in questo mezzo qui farò soggiorno. – </l>
<l>Così disse la donna, e quel leale </l>
<l>gìa veloce così come avesse ale. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>101 </head>
<l>E 'n guisa oprar sapea, ch'amicamente </l>
<l>entro a i chiusi ripari era raccolto, </l>
<l>e poi condotto al cavalier giacente, </l>
<l>che l'ambasciata udia con lieto volto; </l>
<l>e già lasciando ei lui, che ne la mente </l>
<l>mille dubbi pensier avea rivolto, </l>
<l>ne riportava a lei dolce risposta: </l>
<l>ch'entrar potrà, quanto più lice, ascosta. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>102 </head>
<l>Ma ella intanto impaziente, a cui </l>
<l>troppo ogni indugio par noioso e greve, </l>
<l>numera fra se stessa i passi altrui </l>
<l>e pensa: &lt;&lt;or giunge, or entra, or tornar deve&gt;&gt;. </l>
<l>E già sembra, e se ne duol, colui </l>
<l>men del solito assai spedito e leve. </l>
<l>Spingesi al fine inanti, e 'n parte ascende </l>
<l>onde comincia a discoprir le tende. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>103 </head>
<l>Era la notte, e 'l suo stellato velo </l>
<l>chiaro spiegava e senza nube alcuna, </l>
<l>e già spargea rai luminosi e gelo </l>
<l>di vive perle la sorgente luna. </l>
<l>L'innamorata donna iva co 'l cielo </l>
<l>le sue fiamme sfogando ad una ad una, </l>
<l>e secretari del suo amore antico </l>
<l>fea i muti campi e quel silenzio amico. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>104 </head>
<l>Poi rimirando il campo ella dicea: </l>
<l>– O belle a gli occhi miei tende latine! </l>
<l>Aura spira da voi che mi ricrea </l>
<l>e mi conforta pur che m'avicine; </l>
<l>così a mia vita combattuta e rea </l>
<l>qualche onesto riposo il Ciel destine, </l>
<l>come in voi solo il cerco, e solo parmi </l>
<l>che trovar pace io possa in mezzo a l'armi. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>105 </head>
<l>Raccogliete me dunque, e in voi si trove </l>
<l>quella pietà che mi promise Amore </l>
<l>e ch'io già vidi, prigioniera altrove, </l>
<l>nel mansueto mio dolce signore. </l>
<l>Né già desio di racquistar mi move </l>
<l>co 'l favor vostro il mio regale onore; </l>
<l>quando ciò non avenga, assai felice </l>
<l>io mi terrò, se 'n voi servir mi lice. – </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>106 </head>
<l>Così parla costei, che non prevede </l>
<l>qual dolente fortuna a lei s'appreste. </l>
<l>Ella era in parte ove per dritto fiede </l>
<l>l'armi sue terse il bel raggio celeste, </l>
<l>sì che da lunge il lampo lor si vede </l>
<l>co 'l bel candor che le circonda e veste, </l>
<l>e la gran tigre ne l'argento impressa </l>
<l>fiammeggia sì ch'ognun direbbe: &lt;&lt;E' dessa.&gt;&gt; </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>107 </head>
<l>Come volle sua sorte, assai vicini </l>
<l>molti guerrier disposti avean gli aguati; </l>
<l>e n'eran duci due fratei latini, </l>
<l>Alcandro e Poliferno, e fur mandati </l>
<l>per impedir che dentro a i saracini </l>
<l>greggie non siano e non sian buoi menati; </l>
<l>e se 'l servo passò, fu perché torse </l>
<l>più lunge il passo e rapido trascorse. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>108 </head>
<l>Al giovin Poliferno, a cui fu il padre </l>
<l>su gli occhi suoi già da Clorinda ucciso, </l>
<l>viste le spoglie candide e leggiadre, </l>
<l>fu di veder l'alta guerriera aviso, </l>
<l>e contra le irritò l'occulte squadre; </l>
<l>né frenando del cor moto improviso </l>
<l>(com'era in suo furor sùbito e folle) </l>
<l>gridò: – Sei morta –, e l'asta in van lanciolle. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>109 </head>
<l>Sì come cerva ch'assetata il passo </l>
<l>mova a cercar d'acque lucenti e vive, </l>
<l>ove un bel fonte distillar da un sasso </l>
<l>o vide un fiume tra frondose rive, </l>
<l>s'incontra i cani allor che 'l corpo lasso </l>
<l>ristorar crede a l'onde, a l'ombre estive, </l>
<l>volge indietro fuggendo, e la paura </l>
<l>la stanchezza obliar face e l'arsura; </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>110 </head>
<l>così costei, che de l'amor la sete, </l>
<l>onde l'infermo core è sempre ardente, </l>
<l>spegner ne l'accoglienze oneste e liete </l>
<l>credeva, e riposar la stanca mente, </l>
<l>or che contra gli vien chi glie 'l diviete, </l>
<l>e 'l suon del ferro e le minaccie sente, </l>
<l>se stessa e 'l suo desir primo abbandona, </l>
<l>e 'l veloce destrier timida sprona. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>111 </head>
<l>Fugge Erminia infelice, e 'l suo destriero </l>
<l>con prontissimo piede il suol calpesta. </l>
<l>Fugge ancor l'altra donna, e lor quel fero </l>
<l>con molti armati di seguir non resta. </l>
<l>Ecco che da le tende il buon scudiero </l>
<l>con tarda novella arriva in questa, </l>
<l>e l'altrui fuga ancor dubbio accompagna, </l>
<l>e gli sparge il timor per la campagna. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>112 </head>
<l>Ma il più saggio fratello, il quale anch'esso </l>
<l>la non vera Clorinda avea veduto, </l>
<l>non la volle seguir, ch'era men presso, </l>
<l>ma ne l'insidie sue s'è ritenuto; </l>
<l>e mandò con l'aviso al campo un messo </l>
<l>che non armento od animal lanuto, </l>
<l>né preda altra simìl, ma ch'è seguita </l>
<l>dal suo german Clorinda impaurita; </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>113 </head>
<l>e ch'ei non crede già, né 'l vuol ragione, </l>
<l>ch'ella, ch'è duce e non è sol guerriera, </l>
<l>elegga a l'uscir suo tale stagione </l>
<l>per opportunità che sia leggiera; </l>
<l>ma giudichi e comandi il pio Buglione, </l>
<l>egli farà ciò che da lui s'impera. </l>
<l>Giunge al campo tal nova, e se ne intende </l>
<l>il primo suon ne le latine tende. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>114 </head>
<l>Tancredi, cui dinanzi il cor sospese </l>
<l>quell'aviso primiero, udendo or questo, </l>
<l>pensa: &lt;&lt;Deh! forse a me venia cortese, </l>
<l>e 'n periglio è per me&gt;&gt;, né pensa al resto. </l>
<l>E parte prende sol del grave arnese, </l>
<l>monta a cavallo e tacito esce e presto; </l>
<l>e seguendo gli indizi e l'orme nove, </l>
<l>rapidamente a tutto corso il move. </l>
</lg>
</div1>
<div1 type="canto">
<head rend="sc">CANTO SETTIMO</head>
<lg type="ottava">
<head>1 </head>
<l>Intanto Erminia infra le ombrose piante </l>
<l>d'antica selva dal cavallo è scòrta, </l>
<l>né più governa il fren la man tremante, </l>
<l>e mezza quasi par tra viva e morta. </l>
<l>Per tante strade si raggira e tante </l>
<l>il corridor ch'in sua balia la porta, </l>
<l>ch'al fin da gli occhi altrui pur si dilegua, </l>
<l>ed è soverchio omai ch'altri la segua. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>2 </head>
<l>Qual dopo lunga e faticosa caccia </l>
<l>tornansi mesti ed anelanti i cani </l>
<l>che la fèra perduta abbian di traccia, </l>
<l>nascosta in selva da gli aperti piani, </l>
<l>tal pien d'ira e di vergogna in faccia </l>
<l>riedono stanchi i cavalier cristiani. </l>
<l>Ella pur fugge, e timida e smarrita </l>
<l>non si volge a mirar s'anco è seguita. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>3 </head>
<l>Fuggì tutta la notte, e tutto il giorno </l>
<l>errò senza consiglio e senza guida, </l>
<l>non udendo o vedendo altro d'intorno, </l>
<l>che le lagrime sue, che le sue strida. </l>
<l>Ma ne l'ora che 'l sol dal carro adorno </l>
<l>scioglie i corsieri e in grembo al mar s'annida, </l>
<l>giunse del bel Giordano a le chiare acque </l>
<l>e scese in riva al fiume, e qui si giacque. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>4 </head>
<l>Cibo non prende già, ché de' suoi mali </l>
<l>solo si pasce e sol di pianto ha sete; </l>
<l>ma 'l sonno, che de' miseri mortali </l>
<l>è co 'l suo dolce oblio posa e quiete, </l>
<l>sopì co' sensi i suoi dolori, e l'ali </l>
<l>dispiegò sovra lei placide e chete; </l>
<l>né però cessa Amor con varie forme </l>
<l>la sua pace turbar mentre ella dorme. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>5 </head>
<l>Non si destò fin che garrir gli augelli </l>
<l>non sentì lieti e salutar gli albori, </l>
<l>e mormorar il fiume e gli arboscelli, </l>
<l>e con l'onda scherzar l'aura e co i fiori. </l>
<l>Apre i languidi lumi e guarda quelli </l>
<l>alberghi solitari de' pastori, </l>
<l>e parle voce udir tra l'acqua e i rami </l>
<l>ch'a i sospiri ed al pianto la richiami. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>6 </head>
<l>Ma son, mentr'ella piange, i suoi lamenti </l>
<l>rotti da un chiaro suon ch'a lei ne viene, </l>
<l>che sembra ed è di pastorali accenti </l>
<l>misto e di boscareccie inculte avene. </l>
<l>Risorge, e là s'indrizza a passi lenti, </l>
<l>e vede un uom canuto a l'ombre amene </l>
<l>tesser fiscelle a la sua greggia a canto </l>
<l>ed ascoltar di tre fanciulli il canto. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>7 </head>
<l>Vedendo quivi comparir repente </l>
<l>l'insolite arme, sbigottìr costoro; </l>
<l>ma li saluta Erminia e dolcemente </l>
<l>gli affida, e gli occhi scopre e i bei crin d'oro: </l>
<l>– Seguite, – dice – aventurosa gente </l>
<l>al Ciel diletta, il bel vostro lavoro, </l>
<l>ché non portano già guerra quest'armi </l>
<l>a l'opre vostre, a i vostri dolci carmi. – </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>8 </head>
<l>Soggiunse poscia: – O padre, or che d'intorno </l>
<l>d'alto incendio di guerra arde il paese, </l>
<l>come qui state in placido soggiorno </l>
<l>senza temer le militari offese? </l>
<l>– Figlio, – ei rispose – d'ogni oltraggio e scorno </l>
<l>la mia famiglia e la mia greggia illese </l>
<l>sempre qui fur, né strepito di Marte </l>
<l>ancor turbò questa remota parte. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>9 </head>
<l>O sia grazia del Ciel che l'umiltade </l>
<l>d'innocente pastor salvi e sublime, </l>
<l>o che, sì come folgore non cade </l>
<l>in basso pian ma su l'eccelse cime, </l>
<l>così il furor di peregrine spade </l>
<l>sol de' gran re l'altere teste opprime, </l>
<l>né gli avidi soldati a preda alletta </l>
<l>la nostra povertà vile e negletta. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>10 </head>
<l>Altrui vile e negletta, a me sì cara </l>
<l>che non bramo tesor né regal verga, </l>
<l>né cura o voglia ambiziosa o avara </l>
<l>mai nel tranquillo del mio petto alberga. </l>
<l>Spengo la sete mia ne l'acqua chiara, </l>
<l>che non tem'io che di venen s'asperga, </l>
<l>e questa greggia e l'orticel dispensa </l>
<l>cibi non compri a la mia parca mensa. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>11 </head>
<l>Ché poco è il desiderio, e poco è il nostro </l>
<l>bisogno onde la vita si conservi. </l>
<l>Son figli miei questi ch'addito e mostro, </l>
<l>custodi de la mandra, e non ho servi. </l>
<l>Così me 'n vivo in solitario chiostro, </l>
<l>saltar veggendo i capri snelli e i cervi, </l>
<l>ed i pesci guizzar di questo fiume </l>
<l>e spiegar gli augelletti al ciel le piume. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>12 </head>
<l>Tempo già fu, quando più l'uom vaneggia </l>
<l>ne l'età prima, ch'ebbi altro desio </l>
<l>e disdegnai di pasturar la greggia; </l>
<l>e fuggii dal paese a me natio, </l>
<l>e vissi in Menfi un tempo, e ne la reggia </l>
<l>fra i ministri del re fui posto anch'io, </l>
<l>e benché fossi guardian de gli orti </l>
<l>vidi e conobbi pur l'inique corti. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>13 </head>
<l>Pur lusingato da speranza ardita </l>
<l>soffrii lunga stagion ciò che più spiace; </l>
<l>ma poi ch'insieme con l'età fiorita </l>
<l>mancò la speme e la baldanza audace, </l>
<l>piansi i riposi di quest'umil vita </l>
<l>e sospirai la mia perduta pace, </l>
<l>e dissi: &lt;&lt;O corte, a Dio.&gt;&gt; Così, a gli amici </l>
<l>boschi tornando, ho tratto i dì felici. – </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>14 </head>
<l>Mentre ei così ragiona, Erminia pende </l>
<l>da la soave bocca intenta e cheta; </l>

<l>e quel saggio parlar, ch'al cor le scende, </l>
<l>de' sensi in parte le procelle acqueta. </l>
<l>Dopo molto pensar, consiglio prende </l>
<l>in quella solitudine secreta </l>
<l>insino a tanto almen farne soggiorno </l>
<l>ch'agevoli fortuna il suo ritorno. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>15 </head>
<l>Onde al buon vecchio dice: – O fortunato, </l>
<l>ch'un tempo conoscesti il male a prova, </l>
<l>se non t'invidii il Ciel sì dolce stato, </l>
<l>de le miserie mie pietà ti mova; </l>
<l>e me teco raccogli in così grato </l>
<l>albergo ch'abitar teco mi giova. </l>
<l>Forse fia che 'l mio core infra quest'ombre </l>
<l>del suo peso mortal parte disgombre. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>16 </head>
<l>Ché se di gemme e d'or, che 'l vulgo adora </l>
<l>sì come idoli suoi, tu fossi vago, </l>
<l>potresti ben, tante n'ho meco ancora, </l>
<l>renderne il tuo desio contento e pago. – </l>
<l>Quinci, versando da' begli occhi fora </l>
<l>umor di doglia cristallino e vago, </l>
<l>parte narrò di sue fortune, e intanto </l>
<l>il pietoso pastor pianse al suo pianto. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>17 </head>
<l>Poi dolce la consola e sì l'accoglie </l>
<l>come tutt'arda di paterno zelo, </l>
<l>e la conduce ov'è l'antica moglie </l>
<l>che di conforme cor gli ha dato il Cielo. </l>
<l>La fanciulla regal di rozze spiglie </l>
<l>s'ammanta, e cinge al crin ruvido velo; </l>
<l>ma nel moto de gli occhi e de le membra </l>
<l>non già di boschi abitatrice sembra. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>18 </head>
<l>Non copre abito vil la nobil luce </l>
<l>e quanto è il lei d'altero e di gentile, </l>
<l>e fuor la maestà regia traluce </l>
<l>per gli atti ancor de l'essercizio umile. </l>
<l>Guida la greggia a i paschi e la riduce </l>
<l>con la povera verga al chiuso ovile, </l>
<l>e da l'irsute mamme il latte preme </l>
<l>e 'n giro accolto poi lo stringe insieme. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>19 </head>
<l>Sovente, allor che su gli estivi ardori </l>
<l>giacean le pecorelle a l'ombre assise, </l>
<l>ne la scorza de' faggi e de gli allori </l>
<l>segnò l'amato nome in mille guise, </l>
<l>e de' suoi strani ed infelici amori </l>
<l>gli aspri successi in mille piante incise, </l>
<l>e in rileggendo poi le proprie note </l>
<l>rigò di belle lagrime le gote. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>20 </head>
<l>Indi dicea piangendo: – In voi serbate </l>
<l>questa dolente istoria, amiche piante; </l>
<l>perché se fia ch'a le vostr'ombre grate </l>
<l>giamai soggiorni alcun fedele amante, </l>
<l>senta svegliarsi al cor dolce pietate </l>
<l>de le sventure mie sì varie e tante, </l>
<l>e dica: &lt;&lt;Ah troppo ingiusta empia mercede </l>
<l>diè Fortuna ed Amore a sì gran fede!&gt;&gt; </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>21 </head>
<l>Forse averrà, se 'l Ciel benigno ascolta </l>
<l>affettuoso alcun prego mortale, </l>
<l>che venga in queste selve anco talvolta </l>
<l>quegli a cui di me forse or nulla cale; </l>
<l>e rivolgendo gli occhi ove sepolta </l>
<l>giacerà questa spoglia inferma e frale, </l>
<l>tardo premio conceda a i miei martìri </l>
<l>di poche lagrimette e di sospiri; </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>22 </head>
<l>onde se in vita il cor misero fue, </l>
<l>sia lo spirito in morte almen felice, </l>
<l>e 'l cener freddo de le fiamme sue </l>
<l>goda quel ch'or godere a me non lice. – </l>
<l>Così ragiona a i sordi tronchi, e due </l>
<l>fonti di pianto da' begli occhi elice. </l>
<l>Tancredi intanto, ove fortuna il tira </l>
<l>lunge da lei, per lei seguir, s'aggira. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>23 </head>
<l>Egli, seguendo le vestigia impresse, </l>
<l>rivolse il corso a la selva vicina; </l>
<l>ma quivi da le piante orride e spesse </l>
<l>nera e folta così l'ombra dechina </l>
<l>che più non può raffigurar tra esse </l>
<l>l'orme novelle, e 'n dubbio oltre camina, </l>
<l>porgendo intorno pur l'orecchie intente </l>
<l>se calpestio, se romor d'armi sente. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>24 </head>
<l>E se pur la notturna aura percote </l>
<l>tenera fronde mai d'olmo o di faggio, </l>
<l>o se fèra od augello un ramo scote, </l>
<l>tosto a quel picciol suon drizza il viaggio. </l>
<l>Esce al fin de la selva, e per ignote </l>
<l>strade il conduce de la luna il raggio </l>
<l>verso un romor che di lontano udiva, </l>
<l>insin che giunse al loco ond'egli usciva. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>25 </head>
<l>Giunse ove sorgean da vivo sasso </l>
<l>in molta copia chiare e lucide onde, </l>
<l>e fattosene un rio volgeva a basso </l>
<l>lo strepitoso piè tra verdi sponde. </l>
<l>Quivi egli ferma addolorato il passo </l>
<l>e chiama, e sola a i gridi Ecco risponde; </l>
<l>e vede intanto con serene ciglia </l>
<l>sorger l'aurora candida e vermiglia. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>26 </head>
<l>Geme cruccioso, e 'n contra il Ciel si sdegna </l>
<l>che sperata gli neghi alta ventura; </l>
<l>ma de la donna sua, quand'ella vegna </l>
<l>offesa pur, far la vendetta giura. </l>
<l>Di rivolgersi al campo al fin disegna, </l>
<l>benché la via trovar non s'assecura, </l>
<l>ché gli sovien che presso è il dì prescritto </l>
<l>che pugnar dée co 'l cavalier d'Egitto. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>27 </head>
<l>Partesi, e mentre va per dubbio calle </l>
<l>ode un corso appressar ch'ognor s'avanza, </l>
<l>ed al fine spuntar d'angusta valle </l>
<l>vede uom che di corriero avea sembianza. </l>
<l>Scotea mobile sferza, e da le spalle </l>
<l>pendea il corno su 'l fianco a nostra usanza. </l>
<l>Chiede Tancredi a lui per quale strada </l>
<l>al campo de' cristiani indi si vada. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>28 </head>
<l>Quegli italico parla: – Or là m'invio </l>
<l>dove m'ha Boemondo in fretta spinto. – </l>
<l>Segue Tancredi lui che del gran zio </l>
<l>messaggio stima, e crede al parlar finto. </l>
<l>Giungono al fin là dove un sozzo e rio </l>
<l>lago impaluda, ed un castel n'è cinto, </l>
<l>ne la stagion che 'l sol par che s'immerga </l>
<l>ne l'ampio nido ove la notte alberga. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>29 </head>
<l>Suona il corriero in arrivando il corno, </l>
<l>e tosto giù calar si vede un ponte: </l>
<l>– Quando latin sia tu, qui far soggiorno </l>
<l>potrai – gli dice – in fin che 'l sol rimonte, </l>
<l>ché questo loco, e non è il terzo giorno, </l>
<l>tolse a i pagani di Cosenza il conte. – </l>
<l>Mira il loco il guerrier, che d'ogni parte </l>
<l>inespugnabil fanno il sito e l'arte. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>30 </head>
<l>Dubita alquanto poi ch'entro sì forte </l>
<l>magione alcuno inganno occulto giaccia; </l>
<l>ma come avezzo a i rischi de la morte, </l>
<l>motto non fanne, e no 'l dimostra in faccia, </l>
<l>ch'ovunque il guidi elezione o sorte, </l>
<l>vuol che securo la sua destra il faccia. </l>
<l>Pur l'obligo ch'egli ha d'altra battaglia </l>
<l>fa che di nova impresa or non gli caglia; </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>31 </head>
<l>sì ch'incontra al castello, ove in un prato </l>
<l>il curvo ponte si distende e posa, </l>
<l>ritiene alquanto il passo, ed invitato </l>
<l>non segue la sua scorta insidiosa. </l>
<l>Su 'l ponte intanto un cavaliero armato </l>
<l>con sembianza apparia fera e sdegnosa, </l>
<l>ch'avendo ne la destra il ferro ignudo </l>
<l>in suon parlava minaccioso e crudo: </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>32 </head>
<l>– O tu, che (siasi tua fortuna o voglia) </l>
<l>al paese fatal d'Armida arrive, </l>
<l>pensi indarno al fuggir; or l'arme spoglia </l>
<l>e porgi a i lacci suoi le man cattive, </l>
<l>ed entra pur ne la guardata soglia </l>
<l>con queste leggi ch'ella altrui prescrive, </l>
<l>né più sperar di riveder il cielo </l>
<l>per volger d'anni o per cangiar di pelo, </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>33 </head>
<l>se non giuri d'andar con gli altri sui </l>
<l>contra ciascun che da Giesù s'appella. – </l>
<l>S'affisa a quel parlar Tancredi in lui </l>
<l>e riconosce l'arme e la favella. </l>
<l>Rambaldo di Guascogna era costui </l>
<l>che partì con Armida, e sol per ella </l>
<l>pagan si fece e difensor divenne </l>
<l>di quell'usanza rea ch'ivi si tenne. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>34 </head>
<l>Di santo sdegno il pio guerrier si tinse </l>
<l>nel volto, e gli rispose: – Empio fellone, </l>
<l>quel Tancredi son io che 'l ferro cinse </l>
<l>per Cristo sempre, e fui di lui campione; </l>
<l>e in sua virtute i suoi rubelli vinse, </l>
<l>come vuo' che tu vegga al paragone, </l>
<l>ché da l'ira del Ciel ministra eletta </l>
<l>è questa destra a far in te vendetta. – </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>35 </head>
<l>Turbossi udendo il glorioso nome </l>
<l>l'empio guerriero, e scolorissi in viso. </l>
<l>Pur celando il timor, gli disse: – Or come, </l>
<l>misero, vieni ove rimanga ucciso? </l>
<l>Qui saran le tue forze oppresse e dome, </l>
<l>e questo altero tuo capo reciso; </l>
<l>e manderollo a i duci franchi in dono, </l>
<l>s'altro da quel che soglio oggi non sono. – </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>36 </head>
<l>Così dicea il pagano; e perché il giorno </l>
<l>spento era omai sì che vedeasi a pena, </l>
<l>apparìr tante lampade d'intorno </l>
<l>che ne fu l'aria lucida e serena. </l>
<l>Splende il castel come in teatro adorno </l>
<l>suol fra notturne pompe altera scena, </l>
<l>ed in eccelsa parte Armida siede, </l>
<l>onde senz'esser vista e ode e vede. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>37 </head>
<l>Il magnanimo eroe fra tanto appresta </l>
<l>a la fera tenzon l'arme e l'ardire, </l>
<l>né su 'l debil cavallo assiso resta </l>
<l>già veggendo il nemico a piè venire. </l>
<l>Vien chiuso ne lo scudo e l'elmo ha in testa, </l>
<l>la spada nuda, e in atto è di ferire. </l>
<l>Gli move incontra il principe feroce </l>
<l>con occhi torvi e con terribil voce. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>38 </head>
<l>Quegli con larghe rote aggira i passi </l>
<l>stretto ne l'arme, e colpi accenna e finge; </l>
<l>questi, se ben ha i membri infermi e lassi, </l>
<l>va risoluto e gli s'appressa e stringe, </l>
<l>e là donde Rambaldo a dietro fassi </l>
<l>velocissimamente egli si spinge, </l>
<l>e s'avanza e l'incalza, e fulminando </l>
<l>spesso a la vista gli drizza il brando. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>39 </head>
<l>E più ch'altrove impetuoso fère </l>
<l>ove più di vital formò natura, </l>
<l>a le percosse le minaccie altere </l>
<l>accompagnando, e 'l danno a la paura. </l>
<l>Di qua di là si volge, e sue leggiere </l>
<l>membra il presto guascone a i colpi fura, </l>
<l>e cerca or con lo scudo or con la spada </l>
<l>che 'l nemico furore indarno cada; </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>40 </head>
<l>ma veloce a lo schermo ei non è tanto </l>
<l>che più l'altro non sia pronto a l'offese. </l>
<l>Già spezzato lo scudo e l'elmo infranto </l>
<l>e forato e sanguigno avea l'arnese, </l>
<l>e colpo alcun de' suoi che tanto o quanto </l>
<l>impiagasse il nemico anco non scese; </l>
<l>e teme, e gli rimorde insieme il core </l>
<l>sdegno, vergogna, conscienza, amore. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>41 </head>
<l>Disponsi al fin con disperata guerra </l>
<l>far prova omai de l'ultima fortuna. </l>
<l>Gitta lo scudo, e a due mani afferra </l>
<l>la spada ch'è di sangue ancor digiuna; </l>
<l>e co 'l nemico suo si stringe e serra </l>
<l>e cala un colpo, e non v'è piastra alcuna </l>
<l>che gli resista sì che grave angoscia </l>
<l>non dia piagando a la sinistra coscia. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>42 </head>
<l>E poi su l'ampia fronte il ripercote </l>
<l>sì ch' il picchio rimbomba in suon di squilla; </l>
<l>l'elmo non fende già, ma lui ben scote, </l>
<l>tal ch'egli si rannicchia e ne vacilla. </l>
<l>Infiamma d'ira il principe le gote, </l>
<l>e ne gli occhi di foco arde e sfavilla; </l>
<l>e fuor de la visiera escono ardenti </l>
<l>gli sguardi, e insieme lo stridor de' denti. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>43 </head>
<l>Il perfido pagan già non sostiene </l>
<l>la vista pur di sì feroce aspetto. </l>
<l>Sente fischiare il ferro, e tra le vene </l>
<l>già gli sembra d'averlo e in mezzo al petto. </l>
<l>Fugge dal colpo, e 'l colpo a cader viene </l>
<l>dove un pilastro è contra il ponte eretto; </l>
<l>ne van le scheggie e le scintille al cielo, </l>
<l>e passa al cor del traditor un gelo, </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>44 </head>
<l>onde al ponte rifugge, e sol nel corso </l>
<l>de la salute sua pone ogni speme. </l>
<l>Ma 'l seguita Tancredi, e già su 'l dorso </l>
<l>la man gli stende e 'l piè co 'l piè gli preme, </l>
<l>quando ecco (al fuggitivo alto soccorso) </l>
<l>sparir le faci ed ogni stella insieme, </l>
<l>né rimaner a l'orba notte alcuna, </l>
<l>sotto povero ciel, luce di luna. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>45 </head>
<l>Fra l'ombre de la notte e de gli incanti </l>
<l>il vincitor no 'l segue più né 'l vede, </l>
<l>né può cosa vedersi a lato o inanti, </l>
<l>e muove dubbio e mal securo il piede. </l>
<l>Su l'entrare d'un uscio i passi erranti </l>
<l>a caso mette, né d'entrar s'avede, </l>
<l>ma sente poi che suona a lui di dietro </l>
<l>la porta, e 'n loco il serra oscuro e tetro. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>46 </head>
<l>Come il pesce colà dove impaluda </l>
<l>ne i seni di Comacchio il nostro mare, </l>
<l>fugge da l'onda impetuosa e cruda </l>
<l>cercando in placide acque ove ripare, </l>
<l>e vien che da se stesso ei si rinchiuda </l>
<l>in palustre prigion né può tornare, </l>
<l>ché quel serraglio è con mirabil uso </l>
<l>sempre a l'entrare aperto, a l'uscir chiuso; </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>47 </head>
<l>così Tancredi allor, qual che si fosse </l>
<l>de l'estrania prigion l'ordigno e l'arte, </l>
<l>entrò per se medesmo, e ritrovosse </l>
<l>poi là rinchiuso ov'uom per sé non parte. </l>
<l>Ben con robusta man la porta scosse, </l>
<l>ma fur le sue fatiche indarno sparte, </l>
<l>e voce intanto udì che: – Indarno – grida – </l>
<l>uscir procuri, o prigionier d'Armida. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>48 </head>
<l>Qui menerai (non temer già di morte) </l>
<l>nel sepolcro de' vivi i giorni e gli anni. – </l>
<l>Non risponde, ma preme il guerrier forte </l>
<l>nel cor profondo i gemiti e gli affanni, </l>
<l>e fra se stesso accusa Amor, la sorte, </l>
<l>la sua sciocchezza e gli altrui feri inganni; </l>
<l>e talor dice in tacite parole: </l>
<l>&lt;&lt;Leve perdita fia perdere il sole, </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>49 </head>
<l>ma di più vago sol più dolce vista, </l>
<l>misero! i' perdo, e non so già se mai </l>
<l>in loco tornerò che l'alma trista </l>
<l>si rassereni a gli amorosi rai.&gt;&gt; </l>
<l>Poi gli sovvien d'Argante, e più s'attrista </l>
<l>e: &lt;&lt;Troppo&gt;&gt; dice &lt;&lt;al mio dover mancai; </l>
<l>ed è ragion ch'ei mi disprezzi e scherna! </l>
<l>O mia gran colpa! o mia vergogna eterna!&gt;&gt; </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>50 </head>
<l>Così d'amor, d'onor cura mordace </l>
<l>quinci e quindi al guerrier l'animo rode. </l>
<l>Or mentre egli s'afflige, Argante audace </l>
<l>le molli piume di calcar non gode; </l>
<l>tanto è nel crudo petto odio di pace, </l>
<l>cupidigia di sangue, amor di lode, </l>
<l>che, de le piaghe sue non sano ancora, </l>
<l>brama che 'l sesto dì porti l'aurora. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>51 </head>
<l>La notte che precede, il pagan fero </l>
<l>a pena inchina per dormir la fronte; </l>
<l>e sorge poi che 'l cielo anco è sì nero </l>
<l>che non dà luce in su la cima al monte. </l>
<l>– Recami – grida – l'arme – al suo scudiero, </l>
<l>ed esso aveale apparecchiate e pronte: </l>
<l>non le solite sue, ma dal re sono </l>
<l>dategli queste, e prezioso è il dono. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>52 </head>
<l>Senza molto mirarle egli le prende </l>
<l>né dal gran peso è la persona onusta, </l>
<l>e la solita spada al fianco appende, </l>
<l>ch'è di tempra finissima e vetusta. </l>
<l>Qual con le chiome sanguinose orrende </l>
<l>splender cometa suol per l'aria adusta, </l>
<l>che i regni muta e i feri morbi adduce, </l>
<l>a i purpurei tiranni infausta luce; </l>
</lg>
<lg type="ottava">

<head>53 </head>
<l>tal ne l'arme ei fiammeggia, e bieche e torte </l>
<l>volge le luci ebre di sangue e d'ira. </l>
<l>Spirano gli atti feri orror di morte, </l>
<l>e minaccie di morte il volto spira. </l>
<l>Alma non è così secura e forte </l>
<l>che non paventi, ove un sol guardo gira. </l>
<l>Nuda ha la spada e la solleva e scote </l>
<l>gridando, e l'aria e l'ombre in van percote. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>54 </head>
<l>– Ben tosto – dice – il predator cristiano, </l>
<l>ch'audace è sì ch'a me vuole agguagliarsi, </l>
<l>caderà vinto e sanguinoso al piano, </l>
<l>bruttando ne la polve i crini sparsi; </l>
<l>e vedrà vivo ancor da questa mano </l>
<l>ad onta del suo Dio l'arme spogliarsi, </l>
<l>né morendo impetrar potrà co' preghi </l>
<l>ch'in pasto a' cani le sue membra i' neghi. – </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>55 </head>
<l>Non altramente il tauro, ove l'irriti </l>
<l>geloso amor co' stimuli pungenti, </l>
<l>orribilmente mugge, e co' muggiti </l>
<l>gli spirti in sé risveglia e l'ire ardenti, </l>
<l>e 'l corno aguzza a i tronchi, e par ch'inviti </l>
<l>con vani colpi a la battaglia i venti: </l>
<l>sparge co 'l piè l'arena, e 'l suo rivale </l>
<l>da lunge sfida  a guerra aspra e mortale. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>56 </head>
<l>Da sì fatto furor commosso, appella </l>
<l>l'araldo; e con parlar tronco gli impone: </l>
<l>– Vattene al campo, e la battaglia fella </l>
<l>nunzia a colui ch'è di Giesù campione. – </l>
<l>Quinci alcun non aspetta e monta in sella, </l>
<l>e fa condursi inanzi il suo prigione; </l>
<l>esce fuor de la terra, e per lo colle </l>
<l>in corso vien precipitoso e folle. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>57 </head>
<l>Dà fiato intanto al corno, e n'esce un suono </l>
<l>che d'ogn'intorno orribile s'intende </l>
<l>e 'n guisa pur di strepitoso tuono </l>
<l>gli orecchi e 'l cor de gli ascoltanti offende. </l>
<l>Già i principi cristiani accolti sono </l>
<l>ne la tenda maggior de l'altre tende: </l>
<l>qui fe' l'araldo sue disfide e incluse </l>
<l>Tancredi pria, né però gli altri escluse. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>58 </head>
<l>Goffredo intorno gli occhi gravi e tardi </l>
<l>volge con mente allor dubbia e sospesa, </l>
<l>né, perché molto pensi e molto guardi, </l>
<l>atto gli s'offre alcuno a tanta impresa. </l>
<l>Vi manca il fior de' suoi guerrier gagliardi: </l>
<l>di Tancredi non s'è novella intesa, </l>
<l>e lunge è Boemondo, ed ito è in bando </l>
<l>l'invitto eroe ch'uccise il fier Gernando. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>59 </head>
<l>Ed oltre i diece che fur tratti a sorte, </l>
<l>i migliori del campo e i più famosi </l>
<l>seguìr d'Armida le fallaci scorte, </l>
<l>sotto il silenzio de la notte ascosi. </l>
<l>Gli altri di mano e d'animo men forte </l>
<l>taciti se ne stanno e vergognosi, </l>
<l>né vi è chi cerchi in sì gran rischio onore, </l>
<l>ché vinta la vergogna è dal timore. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>60 </head>
<l>Al silenzio, a l'aspetto, ad ogni segno, </l>
<l>di lor temenza il capitan s'accorse, </l>
<l>e tutto pien di generoso sdegno </l>
<l>dal loco ove sedea repente sorse, </l>
<l>e disse: – Ah! ben sarei di vita indegno </l>
<l>se la vita negassi or porre in forse, </l>
<l>lasciando ch'un pagan così vilmente </l>
<l>calpestasse l'onor di nostra gente! </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>61 </head>
<l>Sieda in pace il mio campo, e da secura </l>
<l>parte miri ozioso il mio periglio. </l>
<l>Su su, datemi l'arme –; e l'armatura </l>
<l>gli fu recata in un girar di ciglio. </l>
<l>Ma il buon Raimondo, che in età matura </l>
<l>parimente maturo avea il consiglio, </l>
<l>e verdi ancor le forze a par di quanti </l>
<l>erano quivi, allor si trasse avanti, </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>62 </head>
<l>e disse a lui rivolto: – Ah non sia vero </l>
<l>ch'in un capo s'arrischi il campo tutto! </l>
<l>Duce sei tu, non semplice guerriero: </l>
<l>publico fòra e non privato il lutto. </l>
<l>In te la fé s'appoggia e 'l santo impero, </l>
<l>per te fia il regno di Babèl distrutto. </l>
<l>Tu il senno sol, lo scettro solo adopra; </l>
<l>ponga altri poi l'ardire e 'l ferro in opra. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>63 </head>
<l>Ed io, bench'a gir curvo mi condanni </l>
<l>la grave età, non fia che ciò ricusi. </l>
<l>Schivino gli altri i marziali affanni, </l>
<l>me non vuo' già che la vecchiezza scusi. </l>
<l>Oh! foss'io pur su 'l mio vigor de gli anni </l>
<l>qual sète or voi, che qui temendo chiusi </l>
<l>vi state e non vi move ira o vergogna </l>
<l>contra lui che vi sgrida e vi rampogna, </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>64 </head>
<l>e quale allora fui, quando al cospetto </l>
<l>di tutta la Germania, a la gran corte </l>
<l>del secondo Corrado, apersi il petto </l>
<l>al feroce Leopoldo e 'l posi a morte! </l>
<l>E fu d'alto valor più chiaro effetto </l>
<l>le spoglie riportar d'uom così forte, </l>
<l>che s'alcun or fugasse inerme e solo </l>
<l>di questa ignobil turba un grande stuolo. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>65 </head>
<l>Se fosse in me quella virtù, quel sangue, </l>
<l>di questo alter l'orgoglio avrei già spento. </l>
<l>Ma qualunque io mi sia, non però langue </l>
<l>il core in me, né vecchio anco pavento. </l>
<l>E s'io pur rimarrò nel campo essangue, </l>
<l>né il pagan di vittoria andrà contento. </l>
<l>Armarmi i' vuo': sia questo il dì ch'illustri </l>
<l>con novo onor tutti i miei scorsi lustri. – </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>66 </head>
<l>Così parla il gran vecchio, e sproni acuti </l>
<l>son le parole, onde virtù si desta. </l>
<l>Quei che fur prima timorosi e muti </l>
<l>hanno la lingua or baldanzosa e presta. </l>
<l>Né sol non v'è chi la tenzon rifiuti, </l>
<l>ma ella omai da molti a prova è chiesta; </l>
<l>Baldovin la domanda, e con Ruggiero </l>
<l>Guelfo, i due Guidi, e Stefano e Gerniero, </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>67 </head>
<l>e Pirro, quel che fe' il lodato inganno </l>
<l>dando Antiochia presa a Boemondo; </l>
<l>ed a prova richiesta anco ne fanno </l>
<l>Eberardo, Ridolfo e 'l pro' Rosmondo, </l>
<l>un di Scozia, un d'Irlanda, ed un britanno, </l>
<l>terre che parte il mar dal nostro mondo; </l>
<l>e ne son parimente anco bramosi </l>
<l>Gildippe ed Odoardo, amanti e sposi. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>68 </head>
<l>Ma sovra tutti gli altri il fero vecchio </l>
<l>se ne dimostra cupido ed ardente. </l>
<l>Armato è già; sol manca a l'apparecchio </l>
<l>de gli altri arnesi il fino elmo lucente. </l>
<l>A cui dice Goffredo: – O vivo specchio </l>
<l>del valor prisco, in te la nostra gente </l>
<l>miri e virtù n'apprenda: in te di Marte </l>
<l>splende l'onor, la disciplina e l'arte. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>69 </head>
<l>Oh! pur avessi fra l'etade acerba </l>
<l>diece altri di valor al tuo simìle, </l>
<l>come ardirei vincer Babèl superba </l>
<l>e la Croce spiegar da Battro a Tile. </l>
<l>Ma cedi or, prego, e te medesmo serba </l>
<l>a maggior opre e di virtù senile. </l>
<l>Pongansi poi tutti i nomi in un vaso, </l>
<l>come è l'usanza, e sia giudice il caso; </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>70 </head>
<l>anzi giudice Dio, de le cui voglie </l>
<l>ministra e serva è la fortuna e 'l fato. – </l>
<l>Ma non però dal suo pensier si toglie </l>
<l>Raimondo, e vuol anch'egli esser notato. </l>
<l>Ne l'elmo suo Goffredo i brevi accoglie; </l>
<l>e poi che l'ebbe scosso ed agitato, </l>
<l>nel primo breve che di là traesse, </l>
<l>del conte di Tolosa il nome lesse. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>71 </head>
<l>Fu il nome suo con lieto grido accolto, </l>
<l>né di biasmar la sorte alcun ardisce. </l>
<l>Ei di fresco vigor la fronte e 'l volto </l>
<l>riempie; e così allor ringiovenisce </l>
<l>qual serpe fier che in nove spoglie avolto </l>
<l>d'oro fiammeggi e 'n contra il sol si lisce. </l>
<l>Ma più d'ogn'altro il capitan gli applaude </l>
<l>e gli annunzia vittoria, e gli dà laude. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>72 </head>
<l>E la spada togliendosi dal fianco, </l>
<l>e porgendola a lui, così dicea: </l>
<l>– Questa è la spada che 'n battaglia il franco </l>
<l>rubello di Sassonia oprar solea, </l>
<l>ch'io già gli tolsi a forza, e gli tolsi anco </l>
<l>la vita allor di mille colpe rea; </l>
<l>questa, che meco ognor fu vincitrice, </l>
<l>prendi, e sia così teco ora felice. – </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>73 </head>
<l>Di loro indugio intanto è quell'altero </l>
<l>impaziente, e li minaccia e grida: </l>
<l>– O gente invitta, o popolo guerriero </l>
<l>d'Europa, un uomo solo è che vi sfida. </l>
<l>Venga Tancredi omai che par sì fero, </l>
<l>se ne la sua virtù tanto si fida; </l>
<l>o vuol, giacendo in piume, aspettar forse </l>
<l>la notte ch'altre volte a lui soccorse? </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>74 </head>
<l>Venga altri, s'egli teme; a stuolo a stuolo </l>
<l>venite insieme, o cavalieri, o fanti, </l>
<l>poi che di pugnar meco a solo a solo </l>
<l>non v'è fra mille schiere uom che si vanti. </l>
<l>Vedete là il sepolcro ove il figliuolo </l>
<l>di Maria giacque: or ché non gite avanti? </l>
<l>ché non sciogliete i voti? Ecco la strada! </l>
<l>A qual serbate uopo maggior la spada? – </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>75 </head>
<l>Con tali scherni il saracin atroce </l>
<l>quasi con dura sferza altrui percote, </l>

<l>ma più ch'altri Raimondo a quella voce </l>
<l>s'accende, e l'onte sofferir non pote. </l>
<l>La virtù stimolata è più feroce, </l>
<l>e s'aguzza de l'ira a l'aspra cote, </l>
<l>sì che tronca gli indugi e preme il dorso </l>
<l>del suo Aquilino, a cui diè 'l nome il corso. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>76 </head>
<l>Questo su 'l Tago nacque, ove talora </l>
<l>l'avida madre del guerriero armento, </l>
<l>quando l'alma stagion che n'innamora </l>
<l>nel cor le instiga il natural talento, </l>
<l>volta l'aperta bocca incontra l'òra, </l>
<l>raccoglie i semi del fecondo vento, </l>
<l>e de' tiepidi fiati (oh meraviglia!) </l>
<l>cupidamente ella concipe e figlia. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>77 </head>
<l>E ben questo Aquilin nato diresti </l>
<l>di quale aura del ciel più lieve spiri, </l>
<l>o se veloce sì ch'orma non resti </l>
<l>stendere il corso per l'arena il miri, </l>
<l>o se 'l vedi addoppiar leggieri e presti </l>
<l>a destra ed a sinistra angusti giri. </l>
<l>Sovra tal corridore il conte assiso </l>
<l>move a l'assalto, e volge al cielo il viso: </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>78 </head>
<l>– Signor, che tu drizzasti incontra l'empio </l>
<l>Golia l'arme inesperte in Terebinto, </l>
<l>sì ch'ei ne fu, che d'Israel fea scempio, </l>
<l>al primo sasso d'un garzone estinto; </l>
<l>tu fa' ch'or giaccia (e fia pari l'essempio) </l>
<l>questo fellon da me percosso e vinto, </l>
<l>e debil vecchio or la superbia opprima </l>
<l>come debil fanciul l'oppresse in prima. – </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>79 </head>
<l>Così pregava il conte, e le preghiere </l>
<l>mosse da la speranza in Dio secura </l>
<l>s'alzàr volando a le celesti spere, </l>
<l>come va foco al ciel per sua natura. </l>
<l>L'accolse il Padre eterno, e fra le schiere </l>
<l>de l'essercito suo tolse a la cura </l>
<l>un che 'l difenda, e sano e vincitore </l>
<l>da le man di quell'empio il tragga fuore. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>80 </head>
<l>L'angelo, che fu già custode eletto </l>
<l>da l'alta Providenza al buon Raimondo </l>
<l>insin dal primo dì che pargoletto </l>
<l>se 'n venne a farsi peregrin del mondo, </l>
<l>or che di novo il Re del Ciel gli ha detto </l>
<l>che prenda in sé de la difesa il pondo, </l>
<l>ne l'alta rocca ascende, ove de l'oste </l>
<l>divina tutte son l'arme riposte. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>81 </head>
<l>Qui l'asta si conserva onde il serpente </l>
<l>percosso giacque, e i gran fulminei strali, </l>
<l>e quegli ch'invisibili a la gente </l>
<l>portan l'orride pesti e gli altri mali; </l>
<l>e qui sospeso è in alto il gran tridente, </l>
<l>primo terror de' miseri mortali </l>
<l>quando egli avien che i fondamenti scota </l>
<l>de l'ampia terra, e le città percota. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>82 </head>
<l>Si vedea fiammeggiar fra gli altri arnesi </l>
<l>scudo di lucidissimo diamante, </l>
<l>grande che può coprir genti e paesi </l>
<l>quanti ve n'ha fra il Caucaso e l'Atlante; </l>
<l>e sogliono da questo esser difesi </l>
<l>principi giusti e città caste e sante. </l>
<l>Questo l'angelo prende, e vien con esso </l>
<l>occultamente al suo Raimondo appresso. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>83 </head>
<l>Piene intanto le mura eran già tutte </l>
<l>di varia turba, e 'l barbaro tiranno </l>
<l>manda Clorinda e molte genti instrutte, </l>
<l>che ferme a mezzo il colle oltre non vanno. </l>
<l>Da l'altro lato in ordine ridutte </l>
<l>alcune schiere di cristiani stanno, </l>
<l>e largamente a' duo campioni il campo </l>
<l>vòto riman fra l'uno e l'altro campo. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>84 </head>
<l>Mirava Argante, e non vedea Tancredi, </l>
<l>ma d'ignoto campion sembianze nove. </l>
<l>Facesi il conte inanzi, e : – Quel che chiedi, </l>
<l>è – disse a lui – per tua ventura altrove. </l>
<l>Non superbir però, ché me qui vedi </l>
<l>apparecchiato a riprovar tue prove, </l>
<l>ch'io di lui posso sostener la vice </l>
<l>o venir come terzo a me qui lice. – </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>85 </head>
<l>Ne sorride il superbo, e gli risponde: </l>
<l>– Che fa dunque Tancredi? e dove stassi? </l>
<l>Minaccia il ciel con l'arme, e poi s'asconde </l>
<l>fidando sol ne' suoi fugaci passi; </l>
<l>ma fugga pur nel centro e 'n mezzo l'onde, </l>
<l>ché non fia loco ove securo il lassi. – </l>
<l>– Menti – replica l'altro – a dir ch'uom tale </l>
<l>fugga da te, ch'assai di te più vale. – </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>86 </head>
<l>Freme il circasso irato, e dice: – Or prendi </l>
<l>del campo tu, ch'in vece sua t'accetto; </l>
<l>e tosto e' si parrà come difendi </l>
<l>l'alta follia del temerario detto. – </l>
<l>Così mossero in giostra, e i colpi orrendi </l>
<l>parimente drizzaro ambi a l'elmetto; </l>
<l>e 'l buon Raimondo ove mirò scontrollo, </l>
<l>né dar gli fece ne l'arcion pur crollo. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>87 </head>
<l>Da l'altra parte il fero Argante corse </l>
<l>(fallo insolito a lui) l'arringo in vano, </l>
<l>ché 'l difensor celeste il colpo torse </l>
<l>dal custodito cavalier cristiano. </l>
<l>Le labra il crudo per furor si morse, </l>
<l>e ruppe l'asta bestemmiando al piano. </l>
<l>Poi tragge il ferro, e va contra Raimondo </l>
<l>impetuoso al paragon secondo. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>88 </head>
<l>E 'l possente corsiero urta per dritto, </l>
<l>quasi monton ch'al cozzo il capo abbassa. </l>
<l>Schiva Raimondo l'urto, al lato dritto </l>
<l>piegando il corso, e 'l fère in fronte e passa. </l>
<l>Torna di novo il cavalier d'Egitto, </l>
<l>ma quegli pur di novo a destra il lassa, </l>
<l>e pur su l'elmo il coglie, e 'ndarno sempre </l>
<l>ché l'elmo adamantine avea le tempre. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>89 </head>
<l>Ma il feroce pagan, che seco vòle </l>
<l>più stretta zuffa, a lui s'aventa e serra. </l>
<l>L'altro, ch'al peso di sì vasta mole </l>
<l>teme d'andar co 'l suo destriero a terra, </l>
<l>qui cede, ed indi assale, e par che vole, </l>
<l>intorniando con girevol guerra, </l>
<l>e i lievi imperii il rapido cavallo </l>
<l>segue del freno, e non pone orma in fallo. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>90 </head>

<l>Qual capitan ch'oppugni eccelsa torre </l>
<l>infra paludi posta o in alto monte, </l>
<l>mille aditi ritenta, e tutte scorre </l>
<l>l'arti e le vie, cotal s'aggira il conte; </l>
<l>e poi che non può scaglia d'arme tòrre </l>
<l>ch'armano il petto e la superba fronte, </l>
<l>fère i men forti arnesi, ed a la spada </l>
<l>cerca tra ferro e ferro aprir la strada. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>91 </head>
<l>Ed in due parti o tre forate e fatte </l>
<l>l'arme nemiche ha già tepide e rosse, </l>
<l>ed egli ancor le sue conserva intatte, </l>
<l>né di cimier, né d'un sol fregio scosse. </l>
<l>Argante indarno arrabbia, a vòto batte </l>
<l>e spande senza pro l'ire e le posse; </l>
<l>non si stanca però, ma raddoppiando </l>
<l>va tagli e punte e si rinforza errando. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>92 </head>
<l>Al fin tra mille colpi il saracino </l>
<l>cala un fendente, e 'l conte è così presso </l>
<l>che forse il velocissimo Aquilino </l>
<l>non sottraggeasi e rimaneane oppresso; </l>
<l>ma l'aiuto invisibile vicino </l>
<l>non mancò lui di quel superno messo, </l>
<l>che stese il braccio e tolse il ferro crudo </l>
<l>sovra il diamante del celeste scudo. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>93 </head>
<l>Fragile è il ferro allor (ché non resiste </l>
<l>di fucina mortal tempra terrena </l>
<l>ad armi incorrottibili ed immiste </l>
<l>d'eterno fabro) e cade in su l'arena. </l>
<l>Il circasso, ch'andarne a terra ha viste </l>
<l>minutissime parti, il crede a pena; </l>
<l>stupisce poi, scorta la mano inerme, </l>
<l>ch'arme il campion nemico abbia sì ferme; </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>94 </head>
<l>e ben rotta la spada aver si crede </l>
<l>su l'altro scudo, onde è colui difeso, </l>
<l>e 'l buon Raimondo ha la medesma fede, </l>
<l>ché non sa già chi sia dal ciel disceso. </l>
<l>Ma però ch'egli disarmata vede </l>
<l>la man nemica, si riman sospeso, </l>
<l>ché stima ignobil palma e vili spoglie </l>
<l>quelle ch'altrui con tal vantaggio toglie. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>95 </head>
<l>– Prendi – volea già dirgli – un'altra spada –, </l>
<l>quando novo pensier nacque nel core, </l>
<l>ch'alto scorno è de' suoi dove egli cada, </l>
<l>che di publica causa è difensore. </l>
<l>Così né indegna a lui vittoria aggrada, </l>
<l>né in dubbio vuol porre il comune onore. </l>
<l>Mentre egli dubbio stassi, Argante lancia </l>
<l>il pomo e l'else a la nemica guancia, </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>96 </head>
<l>e in quel tempo medesmo il destrier punge </l>
<l>e per venirne a lotta oltra si caccia. </l>
<l>La percossa lanciata a l'elmo giunge, </l>
<l>sì che ne pesta al tolosan la faccia; </l>
<l>ma però nulla sbigottisce, e lunge </l>
<l>ratto si svia da le robuste braccia, </l>
<l>ed impiaga la man ch'a dar di piglio </l>
<l>venia più fera che ferino artiglio. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>97 </head>
<l>Poscia gira da questa a quella parte, </l>
<l>e rigirasi a questa indi da quella; </l>
<l>e sempre, e dove riede e donde parte, </l>
<l>fère il pagan d'aspra percossa e fella. </l>
<l>Quanto avea di vigor, quanto avea d'arte, </l>
<l>quanto può sdegno antico, ira novella, </l>
<l>a danno del circasso or tutto aduna, </l>
<l>e seco il Ciel congiura e la fortuna. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>98 </head>
<l>Quei di fine arme e di se stesso armato, </l>
<l>a i gran colpi resiste e nulla pave; </l>
<l>e par senza governo in mar turbato, </l>
<l>rotte vele ed antenne, eccelsa nave, </l>
<l>che pur contesto avendo ogni suo lato </l>
<l>tenacemente di robusta trave, </l>
<l>sdrusciti i fianchi al tempestoso flutto </l>
<l>non mostra ancor, né si dispera in tutto. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>99 </head>
<l>Argante, il tuo periglio allora tal era, </l>
<l>quando aiutarti Belzebù dispose. </l>
<l>Questi di cava nube ombra leggiera </l>
<l>(mirabil mostro) in forma d'uom compose; </l>
<l>e la sembianza di Clorinda altera </l>
<l>gli finse, e l'arme ricche e luminose: </l>
<l>diegli il parlare e senza mente il noto </l>
<l>suon de la voce, e 'l portamento e 'l moto. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>100 </head>
<l>Il simulacro ad Oradin, esperto </l>
<l>sagittario famoso, andonne e disse: </l>
<l>– O famoso Oradin, ch'a segno certo, </l>
<l>come a te piace, le quadrella affisse, </l>
<l>ah! gran danno saria s'uom di tal merto, </l>
<l>difensor di Giudea, così morisse, </l>
<l>e di sue spoglie il suo nemico adorno </l>
<l>securo ne facesse a i suoi ritorno. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>101 </head>
<l>Qui fa' prova de l'arte, e le saette </l>
<l>tingi nel sangue del ladron francese, </l>
<l>ch'oltra il perpetuo onor vuo' che n'aspette </l>
<l>premio al gran fatto egual dal re cortese. – </l>
<l>Così parlò, né quegli in dubbio stette, </l>
<l>tosto che 'l suon de le promesse intese; </l>
<l>da la grave faretra un quadrel prende </l>
<l>e su l'arco l'adatta, e l'arco tende. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>102 </head>
<l>Sibila il teso nervo, e fuore spinto </l>
<l>vola il pennuto stral per l'aria e stride, </l>
<l>ed a percoter va dove del cinto </l>
<l>si congiungon le fibbie e le divide; </l>
<l>passa l'usbergo, e in sangue a pena tinto </l>
<l>qui su si ferma e sol la pelle incide, </l>
<l>ché 'l celeste guerrier soffrir non volse </l>
<l>ch'oltra passasse, e forza al colpo tolse. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>103 </head>
<l>Da l'usbergo lo stral si tragge il conte </l>
<l>ed ispicciarne fuori il sangue vede; </l>
<l>e con parlar pien di minaccie ed onte </l>
<l>rimprovera al pagan la rotta fede. </l>
<l>Il capitan, che non torcea la fronte </l>
<l>da l'amato Raimondo, allor s'avede </l>
<l>che violato è il patto, e perché grave </l>
<l>stima la piaga, ne sospira e pave; </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>104 </head>
<l>e con la fronte le sue genti altere </l>
<l>e con la lingua a vendicarlo desta. </l>
<l>Vedi tosto inchinar giù le visiere, </l>
<l>lentare i freni e por le lancie in resta, </l>
<l>e quasi in un sol punto alcune schiere </l>
<l>da quella parte moversi e da questa. </l>
<l>Sparisce il campo, e la minuta polve </l>
<l>con densi globi al ciel s'inalza e volve. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>105 </head>
<l>D'elmi e scudi percossi e d'aste infrante </l>
<l>ne' primi scontri un gran romor s'aggira. </l>
<l>Là giacere un cavallo, e girne errante </l>
<l>un altro là senza rettor si mira; </l>
<l>qui giace un guerrier morto, e qui spirante </l>
<l>altri singhiozza e geme, altri sospira. </l>
<l>Fera è la pugna, e quanto più si mesce </l>
<l>e stringe insieme, più s'inaspra e cresce. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>106 </head>
<l>Salta Argante nel mezzo agile e sciolto, </l>
<l>e toglie ad un guerrier ferrata mazza; </l>
<l>e rompendo lo stuol calcato e folto, </l>
<l>la rota intorno e si fa larga piazza. </l>
<l>E sol cerca Raimondo, e in lui sol vòlto </l>
<l>ha il ferro e l'ira impetuosa e pazza, </l>
<l>e quasi avido lupo ei par che brame </l>
<l>ne le viscere sue pascer la fame. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>107 </head>
<l>Ma duro ad impedir viengli il sentiero </l>
<l>e fero intoppo, acciò che 'l corso ei tardi. </l>
<l>Si trova incontra Ormanno, e con Ruggiero </l>
<l>di Balnavilla un Guido e duo Gherardi. </l>
<l>Non cessa, non s'allenta, anzi è più fero </l>
<l>quanto ristretto è più da que' gagliardi, </l>
<l>sì come a forza da rinchiuso loco </l>
<l>se n'esce e move alte ruine il foco. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>108 </head>
<l>Uccide Ormanno, piaga Guido, atterra </l>
<l>Ruggiero infra gli estinti egro e languente, </l>
<l>ma contra lui crescon le turbe, e 'l serra </l>
<l>d'uomini e d'arme cerchio aspro e pungente. </l>
<l>Mentre in virtù di lui pari la guerra </l>
<l>si mantenea fra l'una e l'altra gente, </l>
<l>il buon duce Buglion chiama il fratello, </l>
<l>ed a lui dice: – Or movi il tuo drapello, </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>109 </head>
<l>e là dove battaglia è più mortale </l>
<l>vattene ad investir nel lato manco. – </l>
<l>Quegli si mosse, e fu lo scontro tale </l>
<l>ond'egli urtò de gli nemici al fianco, </l>
<l>che parve il popol d'Asia imbelle e frale, </l>
<l>né potè sostener l'impeto franco, </l>
<l>che gli ordini disperde, e co' destrieri </l>
<l>l'insegne insieme abbatte e i cavalieri. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>110 </head>
<l>Da l'impeto medesmo in fuga è vòlto </l>
<l>il destro corno; e non v'è alcun che faccia </l>
<l>fuor ch'Argante difesa, a freno sciolto </l>
<l>così il timor precipiti li caccia. </l>
<l>Egli sol ferma il passo e mostra il volto, </l>
<l>né chi con mani cento e cento braccia </l>
<l>cinquanta scudi insieme ed altrettante </l>
<l>spade movesse, or più faria d'Argante. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>111 </head>
<l>Ei gli stocchi e le mazze, egli de l'aste </l>
<l>e de' corsieri l'impeto sostenta; </l>
<l>e solo par che 'ncontra tutti baste, </l>
<l>ed ora a questo ed ora a quel s'aventa. </l>
<l>Peste ha le membra e rotte l'arme e guaste, </l>
<l>e sudor versa e sangue, e par no 'l senta. </l>
<l>Ma così l'urta il popol denso e 'l preme </l>
<l>ch'al fin lo svolge e seco il porta insieme. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>112 </head>
<l>Volge il tergo a la forza ed al furore </l>
<l>di quel diluvio che 'l rapisce e 'l tira; </l>
<l>ma non già d'uom che fugga ha i passi e 'l core, </l>
<l>s'a l'opre de la mano il cor si mira. </l>
<l>Serbano ancora gli occhi il lor terrore </l>
<l>e le minaccie de la solita ira; </l>
<l>e cerca ritener con ogni prova </l>
<l>la fuggitiva turba, e nulla giova. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>113 </head>
<l>Non può far quel magnanimo ch'almeno </l>
<l>sia lor fuga più tarda e più raccolta, </l>
<l>ché non ha la paura arte né freno, </l>
<l>né pregar qui né comandar s'ascolta. </l>
<l>Il pio Buglion, ch'i suoi pensieri a pieno </l>
<l>vede fortuna a favorir rivolta, </l>
<l>segue de la vittoria il lieto corso </l>
<l>e invia novello a i vincitor soccorso. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>114 </head>
<l>E se non che non era il dì che scritto </l>
<l>Dio ne gli eterni suoi decreti avea, </l>
<l>quest'era forse il dì che 'l campo invitto </l>
<l>de le sante fatiche al fin giungea. </l>
<l>Ma la schiera infernal, ch'in quel conflitto </l>
<l>la tirannide sua cader vedea, </l>
<l>sendole ciò permesso, in un momento </l>
<l>l'aria in nube ristrinse e mosse il vento. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>115 </head>
<l>Da gli occhi de'mortali un negro velo </l>
<l>rapisce il giorno e 'l sole, e par ch'avampi </l>
<l>negro via più ch'orror d'inferno il cielo, </l>
<l>così fiammeggia infra baleni e lampi. </l>
<l>Fremono i tuoni, e pioggia accolta in gelo </l>
<l>si versa, e i paschi abbatte e inonda i campi. </l>
<l>Schianta i rami il gran turbo, e par che crolli </l>
<l>non pur le quercie ma le rocche e i colli. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>116 </head>
<l>L'acqua in un tempo, il vento e la tempesta </l>
<l>ne gli occhi a i Franchi impetuosa fère, </l>
<l>e l'improvisa violenza arresta </l>
<l>con un terror quasi fatal le schiere. </l>
<l>La minor parte d'esse accolta resta </l>
<l>(ché veder non le puote) a le bandiere. </l>
<l>Ma Clorinda, che quindi alquanto è lunge, </l>
<l>prende opportuno il tempo e 'l destrier punge. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>117 </head>
<l>Ella gridava a i suoi: – Per noi combatte, </l>
<l>compagni, il Cielo, e la giustizia aita; </l>
<l>da l'ira sua le freccie nostre intatte </l>
<l>sono, e non è la destra indi impedita, </l>
<l>e ne la fronte solo irato ei batte </l>
<l>de la nemica gente impaurita, </l>
<l>e la scote de l'arme, e de la luce </l>
<l>la priva: andianne pur, ché 'l fato è duce. – </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>118 </head>
<l>Così spinge le genti, e ricevendo </l>
<l>sol nelle spalle l'impeto d'inferno, </l>
<l>urta i Francesi con assalto orrendo, </l>
<l>e i vani colpi lor si prende a scherno. </l>
<l>Ed in quel tempo Argante anco volgendo </l>
<l>fa de' gran vincitor aspro governo, </l>
<l>e quei lasciando il campo a tutto corso </l>
<l>volgono al ferro, a le procelle il dorso. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>119 </head>
<l>Percotono le spalle a i fuggitivi </l>
<l>l'ire immortali e le mortali spade, </l>
<l>e 'l sangue corre e fa, commisto a i rivi </l>
<l>de la gran pioggia, rosseggiar le strade. </l>
<l>Qui tra 'l vulgo de' morti e de' mal vivi </l>
<l>e Pirro e 'l buon Ridolfo estinto cade; </l>
<l>e toglie a questo il fier circasso l'alma, </l>
<l>e Clorinda di quello ha nobil palma. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>120 </head>
<l>Così fuggiano i Franchi, e di lor caccia </l>
<l>non rimaneano i Siri anco o i demoni. </l>
<l>Sol contra l'arme e contra ogni minaccia </l>
<l>di gragnuole, di turbini e di tuoni </l>
<l>volgea Goffredo la secura faccia, </l>
<l>rampognando aspramente i suoi baroni; </l>
<l>e, fermo anzi la porta il gran cavallo, </l>
<l>le genti sparse raccogliea nel vallo. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>121 </head>
<l>E ben due volte il corridor sospinse </l>
<l>contra il feroce Argante e lui ripresse, </l>
<l>ed altrettante il nudo ferro spinse </l>
<l>dove le turbe ostili eran più spesse; </l>
<l>al fin con gli altri insieme ei si ristrinse </l>
<l>dentro a i ripari, e la vittoria cesse. </l>
<l>Tornano allora i saracini, e stanchi </l>
<l>restan nel vallo e sbigottiti i Franchi. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>122 </head>
<l>Né quivi ancor de l'orride procelle </l>
<l>ponno a pieno schivar la forza e l'ira, </l>
<l>ma sono estinte or queste faci or quelle, </l>
<l>e per tutto entra l'acqua e 'l vento spira. </l>
<l>Squarcia le tele e spezza i pali, e svelle </l>
<l>le tende intere e lunge indi le gira; </l>
<l>la pioggia a i gridi, a i venti, a i tuon s'accorda </l>
<l>d'orribile armonia che 'l mondo assorda. </l>
</lg>
</div1>
<div1 type="canto">
<head rend="sc">CANTO OTTAVO</head>
<lg type="ottava">
<head>1 </head>
<l>Già cheti erano i tuoni e le tempeste </l>
<l>e cessato il soffiar d'Austro e di Coro, </l>
<l>e l'alba uscia de la magion celeste </l>
<l>con la fronte di rose e co' piè d'oro. </l>
<l>Ma quei che le procelle avean già deste </l>
<l>non rimaneansi ancor da l'arti loro, </l>
<l>anzi l'un d'essi, ch'Astragorre è detto, </l>
<l>così parlava a la compagna Aletto: </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>2 </head>
<l>– Mira, Aletto, venirne (ed impedito </l>
<l>esser non può da noi) quel cavaliero </l>
<l>che da le fere mani è vivo uscito </l>
<l>del sovran difensor del nostro impero. </l>
<l>Questi, narrando del suo duce ardito </l>
<l>e de' compagni a i Franchi il caso fero, </l>
<l>paleserà gran cose; onde è periglio </l>
<l>che si richiami di Bertoldo il figlio. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>3 </head>
<l>Sai quanto ciò rilevi e se conviene </l>
<l>a i gran princìpi oppor forza ed inganno. </l>
<l>Scendi tra i Franchi adunque, e ciò ch'a bene </l>
<l>colui dirà tutto rivolgi in danno: </l>
<l>spargi le fiamme e 'l tòsco entro le vene </l>
<l>del Latin, de l'Elvezio e del Britanno, </l>
<l>movi l'ire e i tumulti e fa' tal opra </l>
<l>che tutto vada il campo al fin sossopra. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>4 </head>
<l>L'opra è degna di te, tu nobil vanto </l>
<l>te 'n dèsti già dinanzi al signor nostro. – </l>
<l>Così le parla, e basta ben sol tanto </l>
<l>perché prenda l'impresa il fero mostro. </l>
<l>Giunto è su 'l vallo de' cristiani intanto </l>
<l>quel cavaliero il cui venir fu mostro, </l>
<l>e disse lor: – Deh, sia chi m'introduca </l>
<l>per mercede, o guerrieri, al sommo duca. – </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>5 </head>
<l>Molti scorta gli furo al capitano, </l>
<l>vaghi d'udir del peregrin novelle. </l>
<l>Egli inchinollo, e l'onorata mano </l>
<l>volea baciar che fa tremar Babelle; </l>
<l>– Signor, – poi dice – che con l'oceano </l>
<l>termini la tua fama e con le stelle, </l>
<l>venirne a te vorrei più lieto messo. – </l>
<l>Qui sospirava, e soggiungeva appresso: </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>6 </head>
<l>– Sveno, del re de' Dani unico figlio, </l>
<l>gloria e sostegno a la cadente etade, </l>
<l>esser tra quei bramò che 'l tuo consiglio </l>
<l>seguendo han cinto per Giesù le spade; </l>
<l>né timor di fatica o di periglio, </l>
<l>né vaghezza del regno, né pietade </l>
<l>del vecchio genitor, sì degno affetto </l>
<l>intepidìr nel generoso petto. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>7 </head>
<l>Lo spingeva un desio d'apprender l'arte </l>
<l>de la milizia faticosa e dura </l>
<l>da te, sì nobil mastro, e sentia in parte </l>
<l>sdegno e vergogna di sua fama oscura, </l>
<l>già di Rinaldo il nome in ogni parte </l>
<l>con gloria udendo in verdi anni matura; </l>
<l>ma più ch'altra cagione, il mosse il zelo </l>
<l>non del terren ma de l'onor del Cielo. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>8 </head>
<l>Precipitò dunque gli indugi, e tolse </l>
<l>stuol di scelti compagni audace e fero, </l>
<l>e dritto invèr la Tracia il camin volse </l>
<l>a la città che sede è de l'impero. </l>
<l>Qui il greco Augusto in sua magion l'accolse, </l>
<l>qui poi giunse in tuo nome un messaggiero. </l>
<l>Questi a pien gli narrò come già presa </l>
<l>fosse Antiochia, e come poi difesa; </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>9 </head>
<l>difesa incontra al Perso, il qual con tanti </l>
<l>uomini armati ad assediarvi mosse, </l>
<l>che sembrava che d'arme e d'abitanti </l>
<l>vòto il gran regno suo rimaso fosse. </l>
<l>Di te gli disse, e poi narrò d'alquanti </l>
<l>sin ch'a Rinaldo giunse, e qui fermosse; </l>
<l>contò l'ardita fuga, e ciò che poi </l>
<l>fatto di glorioso avea tra voi. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>10 </head>
<l>Soggiunse al fin come già il popol franco </l>
<l>veniva a dar l'assalto a queste porte; </l>
<l>e invitò lui ch'egli volesse almanco </l>
<l>de l'ultima vittoria esser consorte. </l>
<l>Questo parlare al giovenetto fianco </l>
<l>del fero Sveno è stimolo sì forte, </l>
<l>ch'ogn'ora un lustro pargli infra pagani </l>
<l>rotar il ferro e insanguinar le mani. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>11 </head>
<l>Par che la sua viltà rimproverarsi </l>
<l>senta ne l'altrui gloria, e se ne rode; </l>
<l>e ch'il consiglia e ch'il prega a fermarsi, </l>
<l>o che non l'essaudisce o che non l'ode. </l>
<l>Rischio non teme, fuor che 'l non trovarsi </l>
<l>de' tuoi gran rischi a parte e di tua lode; </l>
<l>questo gli sembra sol periglio grave, </l>
<l>de gli altri o nulla intende o nulla pave. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>12 </head>

<l>Egli medesmo sua fortuna affretta, </l>
<l>fortuna che noi tragge e lui conduce, </l>
<l>però ch'a pena al suo partire aspetta </l>
<l>i primi rai de la novella luce. </l>
<l>E' per miglior la via più breve eletta; </l>
<l>tale ei la stima, ch'è signor e duce, </l>
<l>né i passi più difficili o i paesi </l>
<l>schivar si cerca de' nemici offesi. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>13 </head>
<l>Or difetto di cibo, or camin duro </l>
<l>trovammo, or violenza ed or aguati; </l>
<l>ma tutti fur vinti i disagi, e furo </l>
<l>or uccisi i nemici ed or fugati. </l>
<l>Fatto avean ne' perigli ogn'uom securo </l>
<l>le vittorie e insolenti i fortunati, </l>
<l>quando un dì ci accampammo ove i confini </l>
<l>non lunge erano omai de' Palestini. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>14 </head>
<l>Quivi da i precursori a noi vien detto </l>
<l>ch'alto strepito d'arme avean sentito, </l>
<l>e viste insegne e indizi onde han sospetto </l>
<l>che sia vicino essercito infinito. </l>
<l>Non pensier, non color, non cangia aspetto, </l>
<l>non muta voce il signor nostro ardito, </l>
<l>benché molti vi sian ch'al fero aviso </l>
<l>tingan di bianca pallidezza il viso. </l>
</lg>
<lg type="ottava">

<head>15 </head>
<l>Ma dice: &lt;&lt;Oh quale omai vicina abbiamo </l>
<l>corona o di martirio o di vittoria! </l>
<l>L'una spero io ben più, ma non men bramo </l>
<l>l'altra ove è maggior merto e pari gloria. </l>
<l>Questo campo, o fratelli, ove or noi siamo, </l>
<l>fia tempio sacro ad immortal memoria, </l>
<l>in cui l'età futura additi e mostri </l>
<l>le nostre sepolture e i trofei nostri.&gt;&gt; </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>16 </head>
<l>Così parla, e le guardie indi dispone </l>
<l>e gli uffici comparte e la fatica. </l>
<l>Vuol ch'armato ognun giaccia, e non depone </l>
<l>ei medesmo gli arnesi o la lorica. </l>
<l>Era la notte ancor ne la stagione </l>
<l>ch'è più del sonno e del silenzio amica, </l>
<l>allor che d'urli barbareschi udissi </l>
<l>romor che giunse al cielo ed a gli abissi. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>17 </head>
<l>Si grida &lt;&lt;A l'armi! a l'armi!&gt;&gt;, e Sveno involto </l>
<l>ne l'armi inanzi a tutti oltre si spinge, </l>
<l>e magnanimamente i lumi e 'l volto </l>
<l>di color d'ardimento infiamma e tinge. </l>
<l>Ecco siamo assaliti, e un cerchio folto </l>
<l>da tutti i lati ne circonda e stringe, </l>
<l>e intorno un bosco abbiam d'aste e di spade </l>
<l>e sovra noi di strali un nembo cade. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>18 </head>
<l>Ne la pugna inegual (però che venti </l>
<l>gli assalitori sono incontra ad uno) </l>
<l>molti d'essi piagati e molti spenti </l>
<l>son da cieche ferite a l'aer bruno; </l>
<l>ma il numero de gli egri e de' cadenti </l>
<l>fra l'ombre oscure non discerne alcuno: </l>
<l>copre la notte i nostri danni, e l'opre </l>
<l>de la nostra virtute insieme copre. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>19 </head>
<l>Pur sì fra gli altri Sveno alza la fronte </l>
<l>ch'agevol cosa è che veder si possa, </l>
<l>e nel buio le prove anco son conte </l>
<l>a chi vi mira, e l'incredibil possa. </l>
<l>Di sangue un rio, d'uomini uccisi un monte </l>
<l>d'ogni intorno gli fanno argine e fossa; </l>
<l>e dovunque ne va, sembra che porte </l>
<l>lo spavento ne gli occhi, e in man la morte. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>20 </head>
<l>Così pugnato fu sin che l'albore </l>
<l>rosseggiando nel ciel già n'apparia. </l>
<l>Ma poi che scosso fu il notturno orrore </l>
<l>che l'orror de le morti in sé copria, </l>
<l>la desiata luce a noi terrore </l>
<l>con vista accrebbe dolorosa e ria, </l>
<l>ché pien d'estinti il campo e quasi tutta </l>
<l>nostra gente vedemmo omai destrutta. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>21 </head>
<l>Duomila fummo, e non siam cento. Or quando </l>
<l>tanto sangue egli mira e tante morti, </l>
<l>non so se 'l cuor feroce al miserando </l>
<l>spettacolo si turbi e si sconforti; </l>
<l>ma già no 'l mostra, anzi la voce alzando: </l>
<l>&lt;&lt;Seguiam&gt;&gt; ne grida &lt;&lt;que' compagni forti </l>
<l>ch'al Ciel lunge da i laghi averni e stigi </l>
<l>n'han segnati co 'l sangue alti vestigi.&gt;&gt; </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>22 </head>
<l>Disse, e lieto (credo io) de la vicina </l>
<l>morte così nel cor come al sembiante, </l>
<l>incontra alla barbarica ruina </l>
<l>portonne il petto intrepido e costante. </l>
<l>Tempra non sosterrebbe, ancor che fina </l>
<l>fosse e d'acciaio no, ma di diamante, </l>
<l>i feri colpi, onde egli il campo allaga, </l>
<l>e fatto è il corpo suo solo una piaga. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>23 </head>
<l>La vita no, ma la virtù sostenta </l>
<l>quel cadavero indomito e feroce. </l>
<l>Ripercote percosso e non s'allenta, </l>
<l>ma quanto offeso è più tanto più noce. </l>
<l>Quando ecco furiando a lui s'aventa </l>
<l>uom grande, c'ha sembiante e guardo atroce; </l>
<l>e dopo lunga ed ostinata guerra, </l>
<l>con l'aita di molti al fin l'atterra. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>24 </head>
<l>Cade il garzone invitto (ahi caso amaro!), </l>
<l>né v'è fra noi chi vendicare il possa. </l>
<l>Voi chiamo in testimonio, o del mio caro </l>
<l>signor sangue ben sparso e nobil ossa, </l>
<l>ch'allor non fui de la mia vita avaro, </l>
<l>né schivai ferro né schivai percossa; </l>
<l>e se piaciuto pur fosse là sopra </l>
<l>ch'io vi morissi, il meritai con l'opra. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>25 </head>
<l>Fra gli estinti compagni io sol cadei </l>
<l>vivo, né vivo forse è chi mi pensi; </l>
<l>né de' nemici più cosa saprei </l>
<l>ridir, sì tutti avea sopiti i sensi. </l>
<l>Ma poi che tornò il lume a gli occhi miei, </l>
<l>ch'eran d'atra caligine condensi, </l>
<l>notte mi parve, ed a lo sguardo fioco </l>
<l>s'offerse il vacillar d'un picciol foco. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>26 </head>
<l>Non rimaneva in me tanta virtude </l>
<l>ch'a discerner le cose io fossi presto, </l>
<l>ma vedea come quei ch'or apre or chiude </l>
<l>gli occhi, mezzo tra 'l sonno e l'esser desto; </l>
<l>e 'l duolo omai de le ferite crude </l>
<l>più cominciava a farmisi molesto, </l>
<l>ché l'inaspria l'aura notturna e 'l gelo </l>
<l>in terra nuda e sotto aperto cielo. </l>
</lg>

<lg type="ottava">
<head>27 </head>
<l>Più e più ognor s'avicinava intanto </l>
<l>quel lume e insieme un tacito bisbiglio, </l>
<l>sì ch'a me giunse e mi si pose a canto. </l>
<l>Alzo allor, bench' a pena, il debil ciglio </l>
<l>e veggio due vestiti in lungo manto </l>
<l>tener due faci, e dirmi sento: &lt;&lt;O figlio, </l>
<l>confida in quel Signor ch'a' pii soviene, </l>
<l>e con la grazia i preghi altrui previene.&gt;&gt; </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>28 </head>
<l>In tal guisa parlommi: indi la mano </l>
<l>benedicendo sovra me distese; </l>
<l>e sussurrò con suon devoto e piano </l>
<l>voci allor poco udite e meno intese. </l>
<l>&lt;&lt;Sorgi&gt;&gt;, poi disse; ed io leggiero e sano </l>
<l>sorgo, e non sento le nemiche offese </l>
<l>(oh miracol gentile!), anzi mi sembra </l>
<l>piene di vigor novo aver le membra. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>29 </head>
<l>Stupido lor riguardo, e non ben crede </l>
<l>l'anima sbigottita il certo e il vero; </l>
<l>onde l'un d'essi a me: &lt;&lt;Di poca fede, </l>
<l>che dubbii? o che vaneggia il tuo pensiero? </l>
<l>Verace corpo è quel che 'n noi si vede: </l>
<l>servi siam di Giesù, che 'l lusinghiero </l>
<l>mondo e 'l suo falso dolce abbiam fuggito, </l>
<l>e qui viviamo in loco erto e romito. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>30 </head>
<l>Me per ministro a tua salute eletto </l>
<l>ha quel Signor che 'n ogni parte regna, </l>
<l>ché per ignobil mezzo oprar effetto </l>
<l>meraviglioso ed alto egli non sdegna, </l>
<l>né men vorrà che sì resti negletto </l>
<l>quel corpo in cui già visse alma sì degna, </l>
<l>lo qual con essa ancor, lucido e leve, </l>
<l>e immortal fatto, riunir si deve. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>31 </head>
<l>Dico il corpo di Sveno a cui fia data </l>
<l>tomba, a tanto valor conveniente, </l>
<l>la qual a dito mostra ed onorata </l>
<l>ancor sarà da la futura gente. </l>
<l>Ma leva omai gli occhi a le stelle, e guata </l>
<l>là splender quella, come un sol lucente; </l>
<l>questa co' vivi raggi or ti conduce </l>
<l>là dove è il corpo del tuo nobil duce.&gt;&gt; </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>32 </head>
<l>Allor vegg'io che da la bella face, </l>
<l>anzi dal sol notturno, un raggio scende </l>
<l>che dritto là dove il gran corpo giace, </l>
<l>quasi aureo tratto di pennel, si stende; </l>
<l>e sovra lui tal lume e tanto face </l>
<l>ch'ogni sua piaga ne sfavilla e splende, </l>
<l>e subito da me si raffigura </l>
<l>ne la sanguigna orribile mistura. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>33 </head>
<l>Giacea, prono non già, ma come vòlto </l>
<l>ebbe sempre a le stelle il suo desire, </l>
<l>dritto ei teneva inverso il cielo il volto </l>
<l>in guisa d'uom che pur là suso aspire. </l>
<l>Chiusa la destra e 'l pugno avea raccolto </l>
<l>e stretto il ferro, e in atto è di ferire; </l>
<l>l'altra su 'l petto in modo umile e pio </l>
<l>si posa, e par che perdon chieggia a Dio. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>34 </head>
<l>Mentre io le piaghe sue lavo co 'l pianto </l>
<l>né però sfogo il duol che l'alma accora, </l>
<l>gli aprì la chiusa destra il vecchio santo, </l>
<l>e 'l ferro che stringea trattone fora: </l>
<l>&lt;&lt;Questa&gt;&gt; a me disse &lt;&lt;ch'oggi sparso ha tanto </l>
<l>sangue nemico, e n'è vermiglia ancora, </l>
<l>è come sai perfetta, e non è forse </l>
<l>altra spada che debba a lei preporse. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>35 </head>
<l>Onde piace là su che, s'or la parte </l>
<l>dal suo primo signor acerba morte, </l>
<l>oziosa non resti in questa parte, </l>
<l>ma di man passi in mano ardita e forte </l>
<l>che l'usi poi con egual forza ed arte, </l>
<l>ma più lunga stagion con lieta sorte; </l>
<l>e con lei faccia, perché a lei s'aspetta, </l>
<l>di chi Sveno le uccise aspra vendetta. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>36 </head>
<l>Soliman Sveno uccise, e Solimano </l>
<l>dée per la spada sua restarne ucciso. </l>
<l>Prendila dunque, e vanne ov'il cristiano </l>
<l>campo fia intorno a l'alte mura assiso; </l>
<l>e non temer che nel paese estrano </l>
<l>ti sia il sentier di novo anco preciso, </l>
<l>ché t'agevolerà per l'aspra via </l>
<l>l'alta destra di Lui ch'or là t'invia. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>37 </head>
<l>Quivi egli vuol che da cotesta voce, </l>
<l>che viva in te servò, si manifesti </l>
<l>la pietate, il valor, l'ardir feroce </l>
<l>che nel diletto tuo signor vedesti, </l>
<l>perché a segnar de la purpurea Croce </l>
<l>l'arme con tale essempio altri si desti, </l>
<l>ed ora e dopo un corso anco di lustri </l>
<l>infiammati ne sian gli animi illustri. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>38 </head>
<l>Resta che sappia tu chi sia colui </l>
<l>che deve de la spada esser erede. </l>
<l>Questi è Rinaldo, il giovenetto a cui </l>
<l>il pregio di fortezza ogn'altro cede. </l>
<l>A lui la porgi, e di' che sol da lui </l>
<l>l'alta vendetta il Cielo e 'l mondo chiede.&gt;&gt; </l>
<l>Or mentre io le sue voci intento ascolto, </l>
<l>fui da miracol novo a sé rivolto, </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>39 </head>
<l>ché là dove il cadavero giacea </l>
<l>ebbi improviso un gran sepolcro scorto, </l>
<l>che sorgendo rinchiuso in sé l'avea, </l>
<l>come non so né con qual arte sorto; </l>
<l>e in brevi note altrui vi si sponea </l>
<l>il nome e la virtù del guerrier morto. </l>
<l>Io non sapea da tal vista levarmi, </l>
<l>mirando ora le lettre ed ora i marmi. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>40 </head>
<l>&lt;&lt;Qui&gt;&gt; disse il vecchio &lt;&lt;appresso a i fidi amici </l>
<l>giacerà del tuo duce il corpo ascoso, </l>
<l>mentre gli spirti amando in Ciel felici </l>
<l>godon perpetuo bene e glorioso. </l>
<l>Ma tu co 'l pianto omai gli estremi uffici </l>
<l>pagato hai loro, e tempo è di riposo. </l>
<l>Oste mio ne sarai sin ch'al viaggio </l>
<l>matutin ti risvegli il novo raggio.&gt;&gt; </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>41 </head>
<l>Tacque, e per lochi ora sublimi or cupi </l>
<l>mi scòrse onde a gran pena il fianco trassi, </l>
<l>sin ch'ove pende da selvaggie rupi </l>
<l>cava spelonca raccogliemmo i passi. </l>
<l>Questo è il suo albergo: ivi fra gli orsi e i lupi </l>
<l>co 'l discepolo suo securo stassi, </l>
<l>ché difesa miglior ch'usbergo e scudo </l>
<l>è la santa innocenza al petto ignudo. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>42 </head>
<l>Silvestre cibo e duro letto porse </l>
<l>quivi a le membra mie posa e ristoro. </l>
<l>Ma poi ch'accesi in oriente scorse </l>
<l>i raggi del mattin purpurei e d'oro, </l>
<l>vigilante ad orar subito sorse </l>
<l>l'uno e l'altro eremita, ed io con loro. </l>
<l>Dal santo vecchio poi congedo tolsi </l>
<l>e qui, dov'egli consigliò, mi volsi. – </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>43 </head>
<l>Qui si tacque il tedesco, e gli rispose </l>
<l>il pio Buglione: – O cavalier, tu porte </l>
<l>dure novelle al campo e dolorose </l>
<l>onde a ragion si turbi e si sconforte, </l>
<l>poi che genti sì amiche e valorose </l>
<l>breve ora ha tolte e poca terra absorte, </l>
<l>e in guisa d'un baleno il signor vostro </l>
<l>s'è in un sol punto dileguato e mostro. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>44 </head>
<l>Ma che? felice è cotal morte e scempio </l>
<l>via più ch'acquisto di provincie e d'oro, </l>
<l>né dar l'antico Campidoglio essempio </l>
<l>d'alcun può mai sì glorioso alloro. </l>
<l>Essi del ciel nel luminoso tempio </l>
<l>han corona immortal del vincer loro: </l>
<l>ivi credo io che le sue belle piaghe </l>
<l>ciascun lieto dimostri e se n'appaghe. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>45 </head>
<l>Ma tu, che a le fatiche ed al periglio </l>
<l>ne la milizia ancor resti del mondo, </l>
<l>devi gioir de' lor trionfi, e 'l ciglio </l>
<l>render quanto conviene omai giocondo; </l>
<l>e perché chiedi di Bertoldo il figlio, </l>
<l>sappi ch'ei fuor de l'oste è vagabondo, </l>
<l>né lodo io già che dubbia via tu prenda </l>
<l>pria che di lui certa novella intenda. – </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>46 </head>
<l>Questo lor ragionar ne l'altrui mente </l>
<l>di Rinaldo l'amor desta e rinova, </l>
<l>e v'è chi dice: – Ahi! fra pagana gente </l>
<l>il giovenetto errante or si ritrova. – </l>
<l>E non v'è quasi alcun che non rammente, </l>
<l>narrando al dano, i suoi gran fatti a prova; </l>
<l>e de l'opere sue la lunga tela </l>
<l>con istupor gli si dispiega e svela. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>47 </head>
<l>Or quando del garzon la rimembranza </l>
<l>avea gli animi tutti inteneriti, </l>
<l>ecco molti tornar, che per usanza </l>
<l>eran d'intorno a depredare usciti. </l>
<l>Conducean questi seco in abbondanza </l>
<l>e mandre di lanuti e buoi rapiti </l>
<l>e biade ancor, benché non molte, e strame </l>
<l>che pasca de' corsier l'avida fame. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>48 </head>
<l>E questi di sciagura aspra e noiosa </l>
<l>segno portàr che 'n apparenza è certo: </l>
<l>rotta del buon Rinaldo e sanguinosa </l>
<l>la sopravesta ed ogni arnese aperto. </l>
<l>Tosto si sparse (e chi potria tal cosa </l>
<l>tener celata?) un romor vario e incerto. </l>
<l>Corre il vulgo dolente a le novelle </l>
<l>del guerriero e de l'arme, e vuol vedelle. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>49 </head>
<l>Vede, e conosce ben l'immensa mole </l>
<l>del grand'usbergo e 'l folgorar del lume, </l>
<l>e l'arme tutte ove è l'augel ch'al sole </l>
<l>prova i suoi figli e mal crede a le piume; </l>
<l>ché di vederle già primiere o sole </l>
<l>ne le imprese più grandi ebbe in costume, </l>
<l>ed or non senza alta pietate ed ira </l>
<l>rotte e sanguigne ivi giacer le mira. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>50 </head>
<l>Mentre bisbiglia il campo, e la cagione </l>
<l>de la morte di lui varia si crede, </l>
<l>a sé chiama Aliprando il pio Buglione, </l>
<l>duce di quei che ne portàr le prede, </l>
<l>uom di libera mente e di sermone </l>
<l>veracissimo e schietto, ed a lui chiede: </l>
<l>– Di' come e donde tu rechi quest'arme, </l>
<l>e di buono o di reo nulla celarme. – </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>51 </head>
<l>Gli rispose colui: – Di qui lontano </l>
<l>quanto in duo giorni un messaggiero andria, </l>
<l>verso il confin di Gaza un picciol piano </l>
<l>chiuso tra colli alquanto è fuor di via; </l>
<l>e in lui d'alto deriva e lento e piano </l>
<l>tra pianta e pianta un fiumicel s'invia, </l>
<l>e d'arbori e di macchie ombroso e folto </l>
<l>opportuno a l'insidie il loco è molto. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>52 </head>
<l>Qui greggia alcuna cercavam che fosse </l>
<l>venuta a i paschi de l'erbose sponde, </l>
<l>e in su l'erbe miriam di sangue rosse </l>
<l>giacerne un guerrier morto in riva a l'onde. </l>
<l>A l'arme ed a l'insegne ogn'uom si mosse, </l>
<l>che furon conosciute ancor che immonde. </l>
<l>Io m'appressai per discoprirgli il viso, </l>
<l>ma trovai ch'era il capo indi reciso. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>53 </head>
<l>Mancava ancor la destra, e 'l busto grande </l>
<l>molte ferite avea dal tergo al petto; </l>
<l>e non lontan, con l'aquila che spande </l>
<l>le candide ali, giacea il vòto elmetto. </l>
<l>Mentre cerco d'alcuno a cui dimande, </l>
<l>un villanel sopragiungea soletto </l>
<l>che 'ndietro il passo per fuggirne torse </l>
<l>subitamente che di noi s'accorse. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>54 </head>
<l>Ma seguitato e preso, a la richiesta </l>
<l>che noi gli facevamo, al fin rispose </l>
<l>che 'l giorno inanti uscir de la foresta </l>
<l>scorse molti guerrieri, onde ei s'ascose; </l>
<l>e ch'un d'essi tenea recisa testa </l>
<l>per le sue chiome bionde e sanguinose, </l>
<l>la qual gli parve, rimirando intento, </l>
<l>d'uom giovenetto e senza peli al mento; </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>55 </head>
<l>e che 'l medesmo poco poi l'avolse </l>
<l>in un zendado da l'arcion pendente. </l>
<l>Soggiunse ancor ch'a l'abito raccolse </l>
<l>ch'erano i cavalier di nostra gente. </l>
<l>Io spogliar feci il corpo, e sì me 'n dolse </l>
<l>che piansi nel sospetto amaramente, </l>
<l>e portai meco l'arme e lasciai cura </l>
<l>ch'avesse degno onor di sepoltura. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>56 </head>
<l>Ma se quel nobil tronco è quel ch'io credo, </l>
<l>altra tomba, altra pompa egli ben merta. – </l>
<l>Così detto, Aliprando ebbe congedo, </l>
<l>però che cosa non avea più certa. </l>
<l>Rimase grave e sospirò Goffredo; </l>
<l>pur nel tristo pensier non si raccerta, </l>
<l>e con più chiari segni il monco busto </l>
<l>conoscer vuole e l'omicida ingiusto. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>57 </head>
<l>Sorgea la notte intanto, e sotto l'ali </l>
<l>ricopriva del cielo i campi immensi; </l>
<l>e 'l sonno, ozio de l'alme, oblio de' mali, </l>
<l>lusingando sopia le cure e i sensi. </l>
<l>Tu sol punto, Argillan, d'acuti strali </l>
<l>d'aspro dolor, volgi gran cose e pensi, </l>
<l>né l'agitato sen né gli occhi ponno </l>
<l>la quiete raccòrre o 'l molle sonno. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>58 </head>
<l>Costui pronto di man, di lingua ardito, </l>
<l>impetuoso e fervido d'ingegno, </l>
<l>nacque in riva del Tronto e fu nutrito </l>
<l>ne le risse civil d'odio e di sdegno; </l>
<l>poscia in essiglio spinto, i colli e 'l lito </l>
<l>empié di sangue e depredò quel regno, </l>
<l>sin che ne l'Asia a guerreggiar se 'n venne </l>
<l>e per fama miglior chiaro divenne. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>59 </head>
<l>Al fin questi su l'alba i lumi chiuse; </l>
<l>né già fu sonno il suo queto e soave, </l>
<l>ma fu stupor ch'Aletto al cor gl'infuse, </l>
<l>non men che morte sia profondo e grave. </l>
<l>Son le interne sue virtù deluse </l>
<l>e riposo dormendo anco non have, </l>
<l>ché la furia crudel gli s'appresenta </l>
<l>sotto orribili larve e lo sgomenta. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>60 </head>
<l>Gli figura un gran busto, ond'è diviso </l>
<l>il capo e de la destra il braccio è mozzo, </l>
<l>e sostien con la manca il teschio inciso, </l>
<l>di sangue e di pallor livido e sozzo. </l>
<l>Spira e parla spirando il morto viso, </l>
<l>e 'l parlar vien co 'l sangue e co 'l singhiozzo: </l>

<l>– Fuggi, Argillan; non vedi omai la luce? </l>
<l>Fuggi le tende infami e l'empio duce. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>61 </head>
<l>Chi dal fero Goffredo e da la frode </l>
<l>ch'uccise me, voi, cari amici, affida? </l>
<l>D'astio dentro il fellon tutto si rode, </l>
<l>e pensa sol come voi meco uccida. </l>
<l>Pur, se cotesta mano a nobil lode </l>
<l>aspira, e in sua virtù tanto si fida, </l>
<l>non fuggir, no; plachi il tiranno essangue </l>
<l>lo spirto mio co 'l suo maligno sangue. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>62 </head>
<l>Io sarò teco, ombra di ferro e d'ira </l>
<l>ministra, e t'armerò la destra e 'l seno. – </l>
<l>Così gli parla, e nel parlar gli spira </l>
<l>spirito novo di furor ripieno. </l>
<l>Si rompe il sonno, e sbigottito ei gira </l>
<l>gli occhi gonfi di rabbia e di veneno; </l>
<l>ed armato ch'egli è, con importuna </l>
<l>fretta i guerrier d'Italia insieme aduna. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>63 </head>
<l>Gli aduna là dove sospese stanno </l>
<l>l'arme del buon Rinaldo, e con superba </l>
<l>voce il furore e 'l conceputo affanno </l>
<l>in tai detti divulga e disacerba: </l>
<l>– Dunque un popolo barbaro e tiranno, </l>
<l>che non prezza ragion, che fé non serba, </l>
<l>che non fu mai di sangue e d'or satollo, </l>
<l>ne terrà 'l freno in bocca e 'l giogo al collo? </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>64 </head>
<l>Ciò che sofferto abbiam d'aspro e d'indegno </l>
<l>sette anni omai sotto sì iniqua soma, </l>
<l>è tal ch'arder di scorno, arder di sdegno </l>
<l>potrà da qui a mill'anni Italia e Roma. </l>
<l>Taccio che fu da l'arme e da l'ingegno </l>
<l>del buon Tancredi la Cilicia doma, </l>
<l>e ch'ora il Franco a tradigion la gode, </l>
<l>e i premi usurpa del valor la frode. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>65 </head>
<l>Taccio ch'ove il bisogno e 'l tempo chiede </l>
<l>pronta man, pensier fermo, animo audace, </l>
<l>alcuno ivi di noi primo si vede </l>
<l>portar fra mille morti o ferro o face; </l>
<l>quando le palme poi, quando le prede </l>
<l>si dispensan ne l'ozio e ne la pace, </l>
<l>nostri in parte non son, ma tutti loro </l>
<l>i trionfi, gli onor, le terre e l'oro. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>66 </head>
<l>Tempo forse già fu che gravi e strane </l>
<l>ne potevan parer sì fatte offese; </l>
<l>quasi lievi or le passo: orrenda, immane </l>
<l>ferità leggierissime l'ha rese. </l>
<l>Hanno ucciso Rinaldo, e con l'umane </l>
<l>l'alte leggi divine han vilipese. </l>
<l>E non fulmina il Cielo? e non l'inghiotte </l>
<l>la terra entro la sua perpetua notte? </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>67 </head>
<l>Rinaldo han morto, il qual fu spada e scudo </l>
<l>di nostra fede; ed ancor giace inulto? </l>
<l>inulto giace, e su 'l terreno ignudo </l>
<l>lacerato il lasciaro ed insepulto. </l>
<l>Ricercate saper chi fosse il crudo? </l>
<l>A chi pote, o compagni, esser occulto? </l>
<l>Deh! chi non sa quanto al valor latino </l>
<l>portin Goffredo invidia e Baldovino? </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>68 </head>
<l>Ma che cerco argomenti? Il Cielo io giuro </l>
<l>(il Ciel che n'ode e ch'ingannar non lice), </l>
<l>ch'allor che si rischiara il mondo oscuro, </l>
<l>spirito errante il vidi ed infelice. </l>
<l>Che spettacolo, oimè, crudele e duro! </l>
<l>Quai frode di Goffredo a noi predice! </l>
<l>Io 'l vidi, e non fu sogno; e ovunque or miri, </l>
<l>par che dinanzi a gli occhi miei s'aggiri. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>69 </head>
<l>Or che faremo noi? dée quella mano, </l>
<l>che di morte sì ingiusta è ancora immonda, </l>
<l>reggerci sempre? o pur vorrem lontano </l>
<l>girne da lei, dove l'Eufrate inonda, </l>
<l>dove a popolo imbelle in fertil piano </l>
<l>tante ville e città nutre e feconda, </l>
<l>anzi a noi pur? Nostre saranno, io spero, </l>
<l>né co' Franchi comune avrem l'impero. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>70 </head>
<l>Andianne, e resti invendicato il sangue </l>
<l>(se così parvi) illustre ed innocente, </l>
<l>benché, se la virtù che fredda langue </l>
<l>fosse ora in voi quanto dovrebbe ardente, </l>
<l>questo che divorò, pestifero angue, </l>
<l>il pregio e 'l fior de la latina gente, </l>
<l>daria con la sua morte e con lo scempio </l>
<l>a gli atri mostri memorando essempio. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>71 </head>
<l>Io, io vorrei, se 'l vostro alto valore </l>
<l>quanto egli può, tanto voler osasse, </l>
<l>ch'oggi per questa man ne l'empio core, </l>
<l>nido di tradigion, la pena entrasse. – </l>
<l>Così parla agitato, e nel furore </l>
<l>e ne l'impeto suo ciascuno ei trasse. </l>
<l>– Arme! arme! – freme il forsennato, e insieme </l>
<l>la gioventù superba – Arme! arme! – freme. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>72 </head>
<l>Rota Aletto fra lor la destra armata, </l>
<l>e co 'l foco il venen ne' petti mesce. </l>
<l>Lo sdegno, la follia, la scelerata </l>
<l>sete del sangue ognor più infuria e cresce; </l>
<l>e serpe quella peste e si dilata, </l>
<l>e de gli alberghi italici fuor n'esce, </l>
<l>e passa fra gli Elvezi, e vi s'apprende, </l>
<l>e di là poscia a gli Inghilesi tende. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>73 </head>
<l>Né sol l'estrane genti avien che mova </l>
<l>il duro caso e 'l gran publico danno, </l>
<l>ma l'antiche cagioni a l'ira nova </l>
<l>materia insieme e nutrimento danno. </l>
<l>Ogni sopito sdegno or si rinova: </l>
<l>chiamano il popol franco empio e tiranno, </l>
<l>e in superbe minaccie esce diffuso </l>
<l>l'odio che non può starne omai più chiuso. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>74 </head>
<l>Così nel cavo rame umor che bolle </l>
<l>per troppo foco, entro gorgoglia e fuma; </l>
<l>né capendo in se stesso, al fin s'estolle </l>
<l>sovra gli orli del vaso, e inonda e spuma. </l>
<l>Non bastano a frenare il vulgo folle </l>
<l>que' pochi a cui la mente il vero alluma; </l>
<l>e Tancredi e Camillo eran lontani, </l>
<l>Guglielmo e gli altri in podestà soprani. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>75 </head>
<l>Corrono già precipitosi a l'armi </l>
<l>confusamente i popoli feroci, </l>
<l>e già s'odon cantar bellici carmi </l>
<l>sediziose trombe in fere voci. </l>
<l>Gridano intanto al pio Buglion che s'armi </l>
<l>molti di qua di là nunzi veloci, </l>
<l>e Baldovin inanzi a tutti armato </l>
<l>gli s'appresenta e gli si pone a lato. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>76 </head>
<l>Egli, ch'ode l'accusa, i lumi al cielo </l>
<l>drizza e pur come suole a Dio ricorre: </l>
<l>– Signor, tu che sai ben con quanto zelo </l>
<l>la destra mia del civil sangue aborre, </l>
<l>tu squarcia a questi de la mente il velo, </l>
<l>e reprimi il furor che sì trascorre; </l>
<l>e l'innocenza mia, che costà sopra </l>
<l>è nota, al mondo cieco anco si scopra. – </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>77 </head>
<l>Tacque, e dal Cielo infuso ir fra le vene </l>
<l>sentissi un novo inusitato caldo. </l>
<l>Colmo d'alto vigor, d'ardita spene </l>
<l>che nel volto si sparge e 'l fa più baldo, </l>
<l>e da' suoi circondato, oltre se 'n viene </l>
<l>contra chi vendicar credea Rinaldo; </l>
<l>né, perché d'arme e di minaccie ei senta </l>
<l>fremito d'ogni intorno, il passo allenta. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>78 </head>
<l>Ha la corazza indosso, e nobil veste </l>
<l>riccamente l'adorna oltra 'l costume. </l>
<l>Nudo è le mani e 'l volto, e di celeste </l>
<l>maestà vi risplende un novo lume: </l>
<l>scote l'aurato scettro, e sol con queste </l>
<l>arme acquetar quegli impeti presume. </l>
<l>Tal si mostra a coloro e tal ragiona, </l>
<l>né come d'uom mortal la voce suona: </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>79 </head>
<l>– Quali stolte minaccie e quale or odo </l>
<l>vano strepito d'arme? e chi il commove? </l>
<l>Così qui riverito e in questo modo </l>
<l>noto son io, dopo sì lunghe prove, </l>
<l>ch'ancor v'è chi sospetti e chi di frodo </l>
<l>Goffredo accusi? e chi l'accuse approve? </l>
<l>Forse aspettate ancor ch'a voi mi pieghi, </l>
<l>e ragioni v'adduca e porga preghi? </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>80 </head>
<l>Ah non sia ver che tanta indignitate </l>
<l>la terra piena del mio nome intenda. </l>
<l>Me questo scettro, me de l'onorate </l>
<l>opre mie la memoria e 'l ver difenda; </l>
<l>e per or la giustizia a la pietate </l>
<l>ceda, né sovra i rei la pena scenda. </l>
<l>A gli altri merti or questo error perdono, </l>
<l>ed al vostro Rinaldo anco vi dono. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>81 </head>
<l>Co 'l sangue suo lavi il comun difetto </l>
<l>solo Argillan, di tante colpe autore, </l>
<l>che, mosso a leggierissimo sospetto, </l>
<l>sospinti gli altri ha nel medesmo errore. – </l>
<l>Lampi e folgori ardean nel regio aspetto, </l>
<l>mentre ei parlò, di maestà, d'onore; </l>
<l>tal ch'Argillano attonito e conquiso </l>
<l>teme (chi 'l crederia?) l'ira d'un viso. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>82 </head>
<l>E 'l vulgo, ch'anzi irriverente, audace, </l>
<l>tutto fremer s'udia d'orgogli e d'onte, </l>
<l>e ch'ebbe al ferro, a l'aste ed a la face </l>
<l>che 'l furor ministrò, le man sì pronte, </l>
<l>non osa (e i detti alteri ascolta, e tace) </l>
<l>fra timor e vergogna alzar la fronte, </l>
<l>e sostien ch'Argillano, ancor che cinto </l>
<l>de l'arme lor, sia da' ministri avinto. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>83 </head>
<l>Così leon, ch'anzi l'orribil coma </l>
<l>con muggito scotea superbo e fero, </l>
<l>se poi vede il maestro onde fu doma </l>
<l>la natia ferità del core altero, </l>
<l>può del giogo soffrir l'ignobil soma </l>
<l>e teme le minaccie e 'l duro impero, </l>
<l>né i gran velli, i gran denti e l'ugne c'hanno </l>
<l>tanta in sé forza, insuperbire il fanno. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>84 </head>
<l>E' fama che fu visto in volto crudo </l>
<l>ed in atto feroce e minacciante </l>
<l>un alato guerrier tener lo scudo </l>
<l>de la difesa al pio Buglion davante, </l>
<l>e vibrar fulminando il ferro ignudo </l>
<l>che di sangue vedeasi ancor stillante: </l>
<l>sangue era forse di città, di regni, </l>
<l>che provocàr del Cielo i tardi sdegni. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>85 </head>
<l>Così, cheto il tumulto, ognun depone </l>
<l>l'arme, e molti con l'arme il mal talento; </l>
<l>e ritorna Goffredo al padiglione, </l>
<l>a varie cose, a nove imprese intento, </l>
<l>ch'assalir la cittate egli dispone </l>
<l>pria che 'l secondo o 'l terzo dì sia spento; </l>
<l>e rivedendo va l'incise travi </l>
<l>già in machine conteste orrende e gravi. </l>
</lg>
</div1>
<div1 type="canto">
<head rend="sc">CANTO NONO</head>
<lg type="ottava">
<head>1 </head>
<l>Ma il gran mostro infernal, che vede queti </l>
<l>que' già torbidi cori e l'ire spente, </l>
<l>e cozzar contra 'l fato e i gran decreti </l>
<l>svolger non può de l'immutabil Mente, </l>
<l>si parte, e dove passa i campi lieti </l>
<l>secca, e pallido il sol si fa repente; </l>
<l>e d'altre furie ancora e d'altri mali </l>
<l>ministra, a nova impresa affretta l'ali. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>2 </head>
<l>Ella, che dall'essercito cristiano </l>
<l>per industria sapea de' suoi consorti </l>
<l>il figliuol di Bertoldo esser lontano, </l>
<l>Tancredi e gli altri più temuti e forti, </l>
<l>disse: – Che più s'aspetta? or Solimano </l>
<l>inaspettato venga e guerra porti. </l>
<l>Certo (o ch'io spero) alta vittoria avremo </l>
<l>di campo mal concorde e in parte scemo. – </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>3 </head>
<l>Ciò detto, vola ove fra squadre erranti, </l>
<l>fattosen duce, Soliman dimora, </l>
<l>quel Soliman di cui non fu tra quanti </l>
<l>ha Dio rubelli, uom più feroce allora </l>
<l>né se per nova ingiuria i suoi giganti </l>
<l>rinovasse la terra, anco vi fòra. </l>
<l>Questi fu re de' Turchi ed in Nicea </l>
<l>la sede de l'imperio aver solea, </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>4 </head>
<l>e distendeva incontra a i greci lidi </l>
<l>dal Sangario al Meandro il suo confine, </l>
<l>ove albergàr già Misi e Frigi e Lidi, </l>
<l>e le genti di Ponto e le bitine; </l>
<l>ma poi che contra i Turchi e gli altri infidi </l>
<l>passàr ne l'Asia l'arme peregrine, </l>
<l>fur sue terre espugnate, ed ei sconfitto </l>
<l>ben fu due fiate in general conflitto. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>5 </head>
<l>Ma riprovata avendo in van la sorte </l>
<l>e spinto a forza dal natio paese, </l>
<l>ricoverò del re d'Egitto in corte, </l>
<l>ch'oste gli fu magnanimo e cortese; </l>
<l>ed ebbe a grado che guerrier sì forte </l>
<l>gli s'offrisse compagno a l'alte imprese, </l>
<l>proposto avendo già vietar l'acquisto </l>
<l>di Palestina a i cavalier di Cristo. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>6 </head>
<l>Ma prima ch'egli apertamente loro </l>
<l>la destinata guerra annunziasse, </l>
<l>volle che Solimano, a cui molto oro </l>
<l>diè per tal uso, gli Arabi assoldasse. </l>
<l>Or mentre ei d'Asia e dal paese moro </l>
<l>l'oste accogliea, Soliman venne e trasse </l>
<l>agevolmente a sé gli Arabi avari, </l>
<l>ladroni in ogni tempo o mercenari. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>7 </head>
<l>Così fatto lor duce, or d'ogni intorno </l>
<l>la Giudea scorre, e fa prede e rapine </l>
<l>sì che 'l venire è chiuso e 'l far ritorno </l>
<l>da l'essercito franco a le marine; </l>
<l>e rimembrando ognor l'antico scorno </l>
<l>e de l'imperio suo l'alte ruine, </l>
<l>cose maggior nel petto acceso volve, </l>
<l>ma non ben s'assecura o si risolve. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>8 </head>
<l>A costui viene Aletto, e da lei tolto </l>
<l>è 'l sembiante d'un uom d'antica etade: </l>
<l>vòta di sangue, empie di crespe il volto, </l>
<l>lascia barbuto il labro e 'l mento rade, </l>
<l>dimostra il capo in lunghe tele avolto, </l>
<l>la veste oltra 'l ginocchio al piè gli cade, </l>
<l>la scimitarra al fianco, e 'l tergo carco </l>
<l>de la faretra, e ne le mani ha l'arco. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>9 </head>
<l>– Noi – gli dice ella – or trascorriam le vòte </l>
<l>piaggie e l'arene sterili e deserte, </l>
<l>ove né far rapina omai si pote, </l>
<l>né vittoria acquistar che loda merte. </l>
<l>Goffredo intanto la città percote, </l>
<l>e già le mura ha con le torri aperte; </l>
<l>e già vedrem, s'ancor si tarda un poco, </l>
<l>in sin di qua le sue ruine e 'l foco. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>10 </head>
<l>Dunque accesi tuguri e greggie e buoi </l>
<l>gli alti trofei di Soliman saranno? </l>
<l>Così racquisti il regno? e così i tuoi </l>
<l>oltraggi vendicar ti credi e 'l danno? </l>
<l>Ardisci, ardisci; entro a i ripari suoi </l>
<l>di notte opprimi il barbaro tiranno. </l>
<l>Credi al tuo vecchio Araspe, il cui consiglio </l>
<l>e nel regno provasti e ne l'essiglio. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>11 </head>
<l>Non ci aspetta egli e non ci teme, e sprezza </l>
<l>gli Arabi ignudi in vero e timorosi, </l>
<l>né creder mai potrà che gente avezza </l>
<l>a le prede, a le fughe, or cotanto osi; </l>
<l>ma feri li farà la tua fierezza </l>
<l>contra un campo che giaccia inerme e posi. – </l>
<l>Così gli disse, e le sue furie ardenti </l>
<l>spirogli al seno, e si mischiò tra' venti. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>12 </head>
<l>Grida il guerrier, levando al ciel la mano: </l>
<l>– O tu, che furor tanto al cor m'irriti </l>
<l>(ned uom sei già, se ben sembiante umano </l>
<l>mostrasti), ecco io ti seguo ove m'inviti. </l>
<l>Verrò, farò là monti ov'ora è piano, </l>
<l>monti d'uomini estinti e di feriti, </l>
<l>farò fiumi di sangue. Or tu sia meco, </l>
<l>e tratta l'armi mie per l'aer cieco. – </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>13 </head>
<l>Tace, e senza indugiar le turbe accoglie </l>
<l>e rincora parlando il vile e 'l lento, </l>
<l>e ne l'ardor de le sue stesse voglie </l>
<l>accende il campo a seguitarlo intento. </l>
<l>Dà il segno Aletto de la tromba, e scioglie </l>
<l>di sua man propria il gran vessillo al vento. </l>
<l>Marcia il campo veloce, anzi sì corre </l>
<l>che de la fama il volo anco precorre. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>14 </head>
<l>Va seco Aletto, e poscia il lascia e veste, </l>
<l>d'uom che rechi novelle, abito e viso; </l>
<l>e ne l'ora che par che il mondo reste </l>
<l>fra la notte e fra 'l dì dubbio e diviso, </l>
<l>entra in Gierusalemme, e tra le meste </l>
<l>turbe passando al re dà l'alto aviso </l>
<l>del gran campo che giunge e del disegno, </l>
<l>e del notturno assalto e l'ora e 'l segno. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>15 </head>
<l>Ma già distendon l'ombre orrido velo </l>
<l>che di rossi vapor si sparge e tigne; </l>
<l>la terra in vece del notturno gelo </l>
<l>bagnan rugiade tepide e sanguigne; </l>
<l>s'empie di mostri e di prodigi il cielo, </l>
<l>s'odon fremendo errar larve maligne: </l>
<l>votò Pluton gli abissi, e la sua notte </l>
<l>tutta versò da le tartaree grotte. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>16 </head>
<l>Per sì profondo orror verso le tende </l>
<l>de gli inimici il fer Soldan camina; </l>
<l>ma quando a mezzo del suo corso ascende </l>
<l>la notte, onde poi rapida dechina, </l>
<l>a men d'un miglio, ove riposo prende </l>
<l>il securo Francese, ei s'avicina. </l>
<l>Qui fe' cibar le genti, e poscia d'alto </l>
<l>parlando confortolle al crudo assalto: </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head> 17 </head>
<l>– Vedete là di mille furti pieno </l>
<l>un campo più famoso assai che forte, </l>
<l>che quasi un mar nel suo vorace seno </l>
<l>tutte de l'Asia ha le ricchezze absorte? </l>
<l>Questo ora a voi (né già potria con meno </l>
<l>vostro periglio) espon benigna sorte: </l>
<l>l'arme e i destrier d'ostro guerniti e d'oro </l>
<l>preda fian vostra, e non difesa loro. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>18 </head>
<l>Né questa è già quell'oste onde la persa </l>
<l>gente e la gente di Nicea fu vinta, </l>
<l>perché in guerra sì lunga e sì diversa </l>
<l>rimasa n'è la maggior parte estinta; </l>
<l>e s'anco integra fosse, or tutta immersa </l>
<l>in profonda quiete e d'arme è scinta. </l>
<l>Tosto s'opprime chi di sonno è carco, </l>
<l>ché dal sonno a la morte è un picciol varco. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>19 </head>
<l>Su su, venite: io primo aprir la strada </l>
<l>vuo' su i corpi languenti entro a i ripari; </l>
<l>ferir da questa mia ciascuna spada, </l>
<l>e l'arti usar di crudeltate impari. </l>
<l>Oggi fia che di Cristo il regno cada, </l>
<l>oggi libera l'Asia, oggi voi chiari. – </l>
<l>Così gli infiamma a le vicine prove, </l>
<l>indi tacitamente oltre lor move. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>20 </head>
<l>Ecco tra via le sentinelle ei vede </l>
<l>per l'ombra mista d'una incerta luce, </l>
<l>né ritrovar, come secura fede </l>
<l>avea, pote improviso il saggio duce. </l>
<l>Volgon quelle gridando indietro il piede, </l>
<l>scorto che sì gran turba egli conduce, </l>
<l>sì che la prima guardia è da lor desta, </l>
<l>e com' può meglio a guerreggiar s'appresta. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>21 </head>
<l>Dan fiato allora a i barbari metalli </l>
<l>gli Arabi, certi omai d'esser sentiti. </l>
<l>Van gridi orrendi al cielo, e de' cavalli </l>
<l>co 'l suon del calpestio misti i nitriti. </l>
<l>Gli alti monti muggìr, muggìr le valli, </l>
<l>e risposer gli abissi a i lor muggiti, </l>
<l>e la face inalzò di Flegetonte </l>
<l>Aletto, e 'l segno diede a quei del monte. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>22 </head>
<l>Corre inanzi il Soldano, e giunge a quella </l>
<l>confusa ancora e inordinata guarda </l>
<l>rapido sì che torbida procella </l>
<l>da' cavernosi monti esce più tarda. </l>
<l>Fiume ch'arbori insieme e case svella, </l>
<l>folgore che le torri abbatta ed arda, </l>
<l>terremoto che 'l mondo empia d'orrore, </l>
<l>son picciole sembianze al suo furore. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>23 </head>
<l>Non cala il ferro mai ch'a pien non colga, </l>
<l>né coglie a pien che piaga anco non faccia, </l>
<l>né piaga fa che l'alma altrui non tolga; </l>
<l>e più direi, ma il ver di falso ha faccia. </l>
<l>E par ch'egli o s'infinga o non se 'n dolga </l>
<l>o non senta il ferir de l'altrui braccia, </l>
<l>se ben l'elmo percosso in suon di squilla </l>
<l>rimbomba e orribilmente arde e sfavilla. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>24 </head>
<l>Or quando ei solo ha quasi in fuga vòlto </l>
<l>quel primo stuol de le francesche genti, </l>
<l>giungono in guisa d'un diluvio accolto </l>
<l>di mille rivi gli Arabi correnti. </l>
<l>Fuggono i Franchi allora a freno sciolto, </l>
<l>e misto il vincitor va tra' fuggenti, </l>
<l>e con lor entra ne' ripari, e 'l tutto </l>
<l>di ruine e d'orror s'empie e di lutto. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>25 </head>
<l>Porta il Soldan su l'elmo orrido e grande </l>
<l>serpe che si dilunga e il collo snoda, </l>
<l>su le zampe s'inalza e l'ali spande, </l>
<l>e piega in arco la forcuta coda. </l>
<l>Par che tre lingue vibri e che fuor mande </l>
<l>livida spuma, e che 'l suo fischio s'oda. </l>
<l>Ed or ch'arde la pugna, anch'ei s'infiamma </l>
<l>nel moto, e fumo versa insieme e fiamma. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>26 </head>
<l>E si mostra in quel lume a i riguardanti </l>
<l>formidabil così l'empio Soldano, </l>
<l>come veggion ne l'ombra i naviganti </l>
<l>fra mille lampi il torbido oceano. </l>
<l>Altri danno a la fuga i piè tremanti, </l>
<l>danno altri al ferro intrepida la mano; </l>
<l>e la notte i tumulti ognor più mesce, </l>
<l>ed occultando i rischi, i rischi accresce. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>27 </head>
<l>Fra color che mostraro il cor più franco, </l>
<l>Latin, su 'l Tebro nato, allor si mosse, </l>
<l>a cui né le fatiche il corpo stanco, </l>
<l>né gli anni dome aveano ancor le posse. </l>
<l>Cinque suoi figli quasi eguali al fianco </l>
<l>gli erano sempre, ovunque in guerra ei fosse, </l>
<l>d'arme gravando, anzi il lor tempo molto, </l>
<l>le membra amcor crescenti e 'l molle volto. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>28 </head>
<l>Ed eccitati dal paterno essempio </l>
<l>aguzzavano al sangue il ferro e l'ire. </l>
<l>Dice egli loro: – Andianne ove quell'empio </l>
<l>veggiam ne' fuggitivi insuperbire, </l>
<l>né già ritardi il sanguinoso scempio, </l>
<l>ch'ei fa de gli altri, in voi l'usato ardire, </l>
<l>però che quello, o figli, è vile onore </l>
<l>cui non adorni alcun passato orrore. – </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>29 </head>
<l>Così feroce leonessa i figli, </l>
<l>cui dal collo la coma anco non pende </l>
<l>né con gli anni lor sono i feri artigli </l>
<l>cresciuti e l'arme de la bocca orrende, </l>
<l>mena seco a la preda ed a i perigli, </l>
<l>e con l'essempio a incrudelir gli accende </l>
<l>nel cacciator che le natie lor selve </l>
<l>turba e fuggir fa le men forti belve. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>30 </head>
<l>Segue il buon genitor l'incauto stuolo </l>
<l>de' cinque, e Solimano assale e cinge; </l>
<l>e in un sol  punto un sol consiglio, e un solo </l>
<l>spirito quasi, sei lunghe aste spinge. </l>
<l>Ma troppo audace il suo maggior figliuolo </l>
<l>l'asta abbandona e con quel fer si stringe, </l>
<l>e tenta in van con la pungente spada </l>
<l>che sotto il corridor morto gli cada. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>31 </head>
<l>Ma come a le procelle esposto monte, </l>
<l>che percosso da i flutti il mar sovraste, </l>
<l>sostien fermo in se stesso i tuoni e l'onte </l>
<l>del ciel irato e i venti e l'onde vaste, </l>
<l>così il fero Soldan l'audace fronte </l>
<l>tien salda incontra a i ferri e incontra a l'aste, </l>
<l>ed a colui che il suo destrier percote </l>
<l>tra i cigli parte il capo e tra le gote. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>32 </head>
<l>Aramante al fratel che giù ruina </l>
<l>porge pietoso il braccio, e lo sotiene. </l>
<l>Vana e folle pietà! ch'a la ruina </l>
<l>altrui la sua medesma a giunger viene, </l>
<l>ché 'l pagan su quel braccio il ferro inchina </l>
<l>ed atterra con lui chi lui s'attiene. </l>
<l>Caggiono entrambi, e l'un su l'altro langue </l>
<l>mescolando i sospiri ultimi e 'l sangue. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>33 </head>
<l>Quinci egli di Sabin l'asta recisa, </l>
<l>onde il fanciullo di lontan l'infesta, </l>
<l>gli urta il cavallo adosso e 'l coglie in guisa </l>
<l>che giù tremante il batte, indi il calpesta. </l>
<l>Dal giovenetto corpo uscì divisa </l>
<l>con gran contrasto l'alma, e lasciò mesta </l>
<l>l'aure soavi de la vita e i giorni </l>
<l>de la tenera età lieti ed adorni. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>34 </head>
<l>Rimanean vivi ancor Pico e Laurente, </l>
<l>onde arricchì un sol parto il genitore: </l>
<l>similissima coppia e che sovente </l>
<l>esser solea cagion di dolce errore. </l>
<l>Ma se lei fe' natura indifferente, </l>
<l>differente or la fa l'ostil furore: </l>
<l>dura distinzion ch'a l'un divide </l>
<l>dal busto il collo, a l'altro il petto incide. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>35 </head>
<l>Il padre, ah non più padre! (ahi fera sorte, </l>
<l>ch'orbo di tanti figli a un punto il face!), </l>
<l>rimira in cinque morti or la sua morte </l>
<l>e de la stirpe sua che tutta giace. </l>
<l>Né so come vecchiezza abbia sì forte </l>
<l>ne l'atroci miserie e sì vivace </l>
<l>che spiri e pugni ancor; ma gli atti e i visi </l>
<l>non mirò forse de' figliuoli uccisi, </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>36 </head>
<l>e di sì acerbo lutto a gli occhi sui </l>
<l>parte l'amiche tenebre celaro. </l>
<l>Con tutto ciò nulla sarebbe a lui, </l>
<l>senza perder se stesso, il vincer caro. </l>
<l>Prodigo del suo sangue, e de l'altrui </l>
<l>avidissimamente è fatto avaro; </l>
<l>né si conosce ben qual suo desire </l>
<l>paia maggior, l'uccidere o 'l morire. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>37 </head>
<l>Ma grida al suo nemico: – E' dunque frale </l>
<l>sì questa mano, e in guisa ella si sprezza, </l>
<l>che con ogni suo sforzo ancor non vale </l>
<l>a provocare in me la tua fierezza? – </l>
<l>Tace, e percossa tira aspra e mortale </l>
<l>che le piastre e le maglie insieme spezza, </l>
<l>e su 'l fianco gli cala e vi fa grande </l>
<l>piaga onde il sangue tepido si spande. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>38 </head>
<l>A quel grido, a quel colpo, in lui converse </l>
<l>il barbaro crudel la spada e l'ira. </l>
<l>Gli aprì l'usbergo, e pria lo scudo aperse </l>
<l>cui sette volte un duro cuoio aggira, </l>
<l>e 'l ferro ne le viscere gli immerse. </l>
<l>Il misero Latin singhiozza e spira, </l>
<l>con vomito alterno or gli trabocca </l>
<l>il sangue per la piaga, or per la bocca. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>39 </head>
<l>Come ne l'Apennin robusta pianta </l>
<l>che sprezzò d'Euro e d'Aquilon la guerra, </l>
<l>se turbo inusitato al fin la schianta, </l>
<l>gli alberi intorno ruinando atterra, </l>
<l>così cade egli, e la sua furia è tanta </l>
<l>che più d'un seco tragge a cui s'afferra; </l>
<l>e ben d'uom sì feroce è degno fine </l>
<l>che faccia ancor morendo alte ruine. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>40 </head>
<l>Mentre il Soldan sfogando l'odio interno </l>
<l>pasce un lungo digiun ne' corpi umani, </l>
<l>gli Arabi inanimiti aspro governo </l>
<l>anch'essi fanno de' guerrier cristiani: </l>
<l>l'inglese Enrico e 'l bavaro Oliferno </l>
<l>moiono, o fer Dragutte, a le tue mani; </l>
<l>a Gilberto, a Filippo, Ariadeno </l>
<l>toglie la vita, i quai nacquer sul Reno; </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>41 </head>
<l>Albazàr con la mazza abbatte Ernesto, </l>
<l>cade sotto Algazelle Otton di spada. </l>
<l>Ma chi narrar potria quel modo o questo </l>
<l>di morte, e quanta plebe ignobil cada? </l>
<l>Sin da quei primi gridi erasi desto </l>
<l>Goffredo, e non istava intanto a bada; </l>
<l>già tutto è armato, e già raccolto un grosso </l>
<l>drapello ha seco, e già con lor s'è mosso. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>42 </head>
<l>Egli, che dopo il grido udì il tumulto </l>
<l>che par che sempre più terribil suoni, </l>
<l>avisò ben che repentino insulto </l>
<l>esser dovea de gli Arabi ladroni; </l>
<l>ché già non era al capitano occulto </l>
<l>ch'essi intorno scorrean le regioni, </l>
<l>benchè non istimò che sì fugace </l>
<l>vulgo mai fosse d'assalirlo audace. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>43 </head>
<l>Or mentre egli ne viene, ode repente </l>
<l>– Arme! arme! – replicar da l'altro lato, </l>
<l>che in un tempo il cielo orribilmente </l>
<l>intonar di barbarico ululato. </l>
<l>Questa è Clorinda che del re la gente </l>
<l>guida a l'assalto, ed have Argante a lato. </l>
<l>Al nobil Guelfo, che sostien sua vice, </l>
<l>allor si volge il capitano e dice: </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>44 </head>
<l>– Odi qual novo strepito di Marte </l>
<l>di verso il colle e la città ne viene; </l>
<l>d'uopo là fia che 'l tuo valore e l'arte </l>
<l>i primi assalti de' nemici affrene. </l>
<l>Vanne tu dunque e là provedi, e parte </l>
<l>vuo' che di questi miei teco ne mene </l>
<l>con gli altri io me n'andrò da l'altro canto </l>
<l>a sostener l'impeto ostile intanto. – </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>45 </head>
<l>Così fra lor concluso, ambo gli move </l>
<l>per diverso sentiero egual fortuna. </l>
<l>Al colle Guelfo, e 'l capitan va dove </l>
<l>gli Arabi omai non han contesa alcuna. </l>
<l>Ma questi andando acquista forza, e nove </l>
<l>genti di passo in passo ognor raguna, </l>
<l>tal che già fatto poderoso e grande </l>
<l>giunge ove il fero Turco il sangue spande. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>46 </head>
<l>Così scendendo dal natio suo monte </l>
<l>non empie umile il Po l'angusta sponda, </l>
<l>ma sempre più, quanto è più lunge al fonte, </l>
<l>di nove forze insuperbito abonda; </l>
<l>sovra i rotti confini alza la fronte </l>
<l>di tauro, e vincitor d'intorno inonda, </l>
<l>e con più corna Adria respinge e pare </l>
<l>che guerra porti e non tributo al mare. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>47 </head>
<l>Goffredo, ove fuggir le impaurite </l>
<l>sue genti vede, accorre e le minaccia: </l>
<l>– Qual timor – grida – è questo? ove fuggite? </l>
<l>Guardate almen chi sia quel che vi caccia. </l>
<l>Vi caccia un vile stuol, che le ferite </l>
<l>né ricever né dar sa ne la faccia; </l>
<l>e se 'l vedranno incontra sé rivolto, </l>
<l>temeran l'arme lor del vostro volto. – </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>48 </head>
<l>Punge il destrier, ciò detto, e là si volve </l>
<l>ove di Soliman gli incendi ha scorti. </l>
<l>Va per mezzo del sangue e de la polve </l>
<l>e de' ferri e de' rischi e de le morti; </l>
<l>con la spada e con gli urti apre e dissolve </l>
<l>le vie più chiuse e gli ordini più forti, </l>
<l>e sossopra cader fa d'ambo i lati </l>
<l>cavalieri e cavalli, arme ed armati. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>49 </head>
<l>Sovra i confusi monti a salto a salto </l>
<l>de la profonda strage oltre camina. </l>
<l>L'intrepido Soldan che 'l fero assalto </l>
<l>sente venir, no 'l fugge e no 'l declina; </l>
<l>ma se gli spinge incontra, e 'l ferro in alto </l>
<l>levando per ferir gli s'avicina. </l>
<l>Oh quai duo cavalier or la fortuna </l>
<l>da gli estremi del mondo in prova aduna! </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>50 </head>
<l>Furor contra virtute or qui combatte </l>
<l>d'Asia in un picciol cerchio il grande impero. </l>
<l>Chi può dir come gravi e come ratte </l>
<l>le spade son? quanto il duello è fero? </l>
<l>Passo qui cose orribili che fatte </l>
<l>furon, ma le coprì quell'aer nero, </l>
<l>d'un chiarissimo sol degne e che tutti </l>
<l>siano i mortali a riguardar ridutti. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>51 </head>
<l>Il popol di Giesù, dietro a tal guida </l>
<l>audace or divenuto, oltre si spinge, </l>
<l>e de' suoi meglio armati a l'omicida </l>
<l>Soldano intorno un denso stuol si stringe. </l>
<l>Né la gente fedel più che l'infida, </l>
<l>né più questa che quella il campo tinge, </l>
<l>ma gli uni e gli altri, e vincitor e vinti, </l>
<l>egualmente dan morte e son estinti. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>52 </head>
<l>Come pari d'ardir, con forza pare </l>
<l>quinci Austro in guerra vien, quindi Aquilone, </l>
<l>non ei fra lor, non cede il cielo o 'l mare, </l>
<l>ma nube a nube e flutto a flutto oppone; </l>
<l>così né ceder qua, né là piegare </l>
<l>si vede l'ostinata aspra tenzone: </l>
<l>s'affronta insieme orribilmente urtando </l>
<l>scudo a scudo, elmo ad elmo e brando a brando. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>53 </head>
<l>Non meno intanto son feri i litigi </l>
<l>da l'altra parte, e i guerrier folti e densi. </l>
<l>Mille nuvole e più d'angeli stigi </l>
<l>tutti han pieni de l'aria i campi immensi, </l>
<l>e dan forza a i pagani, onde i vestigi </l>
<l>non è chi indietro di rivolger pensi; </l>
<l>e la face d'inferno Argante infiamma, </l>
<l>acceso ancor de la sua propria fiamma. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>54 </head>
<l>Egli ancor dal suo lato in fuga mosse </l>
<l>le guardie, e ne' ripari entrò d'un salto; </l>
<l>di lacerate membra empié le fosse, </l>
<l>appianò il calle, agevolò l'assalto, </l>
<l>sì che gli altri il seguiro e fèr poi rosse </l>
<l>le prime tende di sanguigno smalto. </l>
<l>E seco a par Clorinda o dietro poco </l>
<l>se 'n gio, sdegnosa del secondo loco. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>55 </head>
<l>E già fuggiano i Franchi allor che quivi </l>
<l>giunse Guelfo opportuno e 'l suo drapello, </l>
<l>e volger fe' la fronte a i fuggitivi </l>
<l>e sostenne il furor del popolo fello. </l>
<l>Così si combatteva, e 'l sangue in rivi </l>
<l>correa egualmente in questo lato e in quello. </l>
<l>Gli occhi fra tanto a la battaglia rea </l>
<l>dal suo gran seggio il Re del Ciel volgea. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>56 </head>
<l>Sedea colà dond'Egli e buono e giusto </l>
<l>dà legge al tutto e 'l tutto orna e produce </l>
<l>sovra i bassi confin del mondo angusto, </l>
<l>ove senso o ragion non si conduce; </l>
<l>e de l'Eternità nel trono augusto </l>
<l>risplendea con tre lumi in una luce. </l>
<l>Ha sotto i piedi il Fato e la Natura, </l>
<l>ministri umili, e 'l Moto e Chi 'l misura, </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>57 </head>
<l>e 'l Loco e Quella che, qual fumo o polve, </l>
<l>la gloria di qua giuso e l'oro e i regni, </l>
<l>come piace là su, disperde e volve, </l>
<l>né, diva, cura i nostri umani sdegni. </l>
<l>Quivi ei così nel suo splendor s'involve, </l>
<l>che v'abbaglian la vista anco i più degni: </l>
<l>d'intorno ha innumerabili immortali, </l>
<l>disegualmente in lor letizia eguali. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>58 </head>
<l>Al gran concento de' beati carmi </l>
<l>lieta risuona la celeste reggia. </l>
<l>Chiama Egli a sé Michele, il qual ne l'armi </l>
<l>di lucido adamante arde e lampeggia, </l>
<l>e dice lui: – Non vedi or come s'armi </l>
<l>contra la mia fedel diletta greggia </l>
<l>l'empia schiera d'Averno, e insin dal fondo </l>
<l>de le sue morti a turbar sorge il mondo? </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>59 </head>
<l>Va', dille tu che lasci omai le cure </l>
<l>de la guerra a i guerrier, cui ciò conviene, </l>
<l>né il regno de' viventi, né le pure </l>
<l>piaggie del ciel conturbi ed avenene. </l>
<l>Torni a le notti d'Acheronte oscure, </l>
<l>suo degno albergo, a le sue giuste pene; </l>
<l>quivi se stessa e l'anime d'abisso </l>
<l>crucii. Così commando e così ho fisso. – </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>60 </head>
<l>Qui tacque, e 'l duce de' guerrieri alati </l>
<l>s'inchinò riverente al divin piede; </l>
<l>indi spiega al gran volo i vanni aurati, </l>
<l>rapido sì ch'anco il pensiero eccede. </l>
<l>Passa il foco e la luce, ove i beati </l>
<l>hanno lor gloriosa immobil sede, </l>
<l>poscia il puro cristallo e 'l cerchio mira </l>
<l>che di stelle gemmato incontra gira; </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>61 </head>
<l>quinci, d'opre diversi e di sembianti, </l>
<l>da sinistra rotar Saturno e Giove </l>
<l>e gli altri, i quali esser non ponno erranti </l>
<l>s'angelica virtù gli informa e move, </l>
<l>vien poi da' campi lieti e fiammeggianti </l>
<l>d'eterno dì là donde tuona e piove, </l>
<l>ove se stesso il mondo strugge e pasce, </l>
<l>e ne le guerre sue more e rinasce. </l>
</lg>

<lg type="ottava">
<head>62 </head>
<l>Venia scotendo con l'eterne piume </l>
<l>la caligine densa e i cupi orrori; </l>
<l>s'indorava la notte al divin lume </l>
<l>che spargea scintillando il volto fuori. </l>
<l>Tale il sol ne le nubi ha per costume </l>
<l>spiegar dopo la pioggia i bei colori; </l>
<l>tal suol, fendendo il liquido sereno, </l>
<l>stella cader de la gran madre in seno. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>63 </head>
<l>Ma giunto ove la schiera empia infernale </l>
<l>il furor de' pagani accende e sprona, </l>
<l>si ferma in aria in su 'l vigor de l'ale, </l>
<l>e vibra l'asta, e così lor ragiona: </l>
<l>– Pur voi dovreste omai saper con quale </l>
<l>folgore orrendo il Re del mondo tuona, </l>
<l>o nel disprezzo e ne' tormenti acerbi </l>
<l>de l'estrema miseria anco superbi. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>64 </head>
<l>Fisso è nel Ciel ch'al venerabil segno </l>
<l>chini le mura, apra Sion le porte. </l>
<l>A che pugnar co 'l fato? a che lo sdegno </l>
<l>dunque irritar de la celeste corte? </l>
<l>Itene, maledetti, al vostro regno, </l>
<l>regno di pene e di perpetua morte; </l>
<l>e siano in quegli a voi dovuti chiostri </l>
<l>le vostre guerre ed i trionfi vostri. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>65 </head>
<l>Là incrudelite, là sovra i nocenti </l>
<l>tutte adoprate pur le vostre posse </l>
<l>fra i gridi eterni e lo stridor de' denti, </l>
<l>e 'l suon del ferro e le catene scosse. – </l>
<l>Disse, e quei ch'egli vide al partir lenti </l>
<l>con la lancia fatal pinse e percosse; </l>
<l>essi gemendo abbandonàr le belle </l>
<l>region de la luce e l'auree stelle, </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>66 </head>
<l>e dispiegàr verso gli abissi il volo </l>
<l>ad inasprir ne' rei l'usate doglie. </l>
<l>Non passa il mar d'augei sì grande stuolo </l>
<l>quando a i soli più tepidi s'accoglie, </l>
<l>né tante vede mai l'autunno al suolo </l>
<l>cader co' primi freddi aride foglie. </l>
<l>Liberato da lor, quella sì negra </l>
<l>faccia depone il mondo e si rallegra. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>67 </head>
<l>Ma non perciò nel disdegnoso petto </l>
<l>d'Argante vien l'ardire o 'l furor manco, </l>
<l>benché suo foco in lui non spiri Aletto, </l>
<l>né flagello infernal gli sferzi il fianco. </l>
<l>Rota il ferro crudel ove è più stretto </l>
<l>e più calcato insieme il popol franco; </l>
<l>miete i vili e i potenti, e i più sublimi </l>
<l>e più superbi capi adegua a gli imi. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>68 </head>
<l>Non lontana è Clorinda, e già non meno </l>
<l>par che di tronche membra il campo asperga. </l>
<l>Caccia la spada a Berlinghier nel seno </l>
<l>per mezzo il cor, dove la vita alberga, </l>
<l>e quel colpo a trovarlo andò sì pieno </l>
<l>che sanguinosa uscì fuor de le terga; </l>
<l>poi fère Albin là 've primier s'apprende </l>
<l>nostro alimento, e 'l viso a Gallo fende. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>69 </head>
<l>La destra di Gerniero, onde ferita </l>
<l>ella fu già, manda recisa al piano: </l>
<l>tratta anco il ferro, e con tremanti dita </l>
<l>semiviva nel suol guizza la mano. </l>
<l>Coda di serpe è tal, ch'indi partita </l>
<l>cerca d'unirsi al suo principio invano. </l>
<l>Così mal concio la guerriera il lassa, </l>
<l>poi si volge ad Achille e 'l ferro abbassa, </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>70 </head>
<l>e tra 'l collo e la nuca il colpo assesta; </l>
<l>e tronchi i nervi e 'l gorgozzuol reciso, </l>
<l>gio rotando a cader prima la testa, </l>
<l>prima bruttò di polve immonda il viso, </l>
<l>che giù cadesse il tronco; il tronco resta </l>
<l>(miserabile mostro) in sella assiso, </l>
<l>ma libero del fren con mille rote </l>
<l>calcitrando il destrier da sè lo scote. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>71 </head>
<l>Mentre così indomita guerriera </l>
<l>le squadre d'Occidente apre e flagella, </l>
<l>non fa d'incontra a lei Glidippe altera </l>
<l>de' saracini suoi strage men fella. </l>
<l>Era il sesso il medesmo, e simil era </l>
<l>l'ardimento e 'l valore in questa e in quella. </l>
<l>Ma far prova di lor non è lor dato, </l>
<l>ch'a nemico maggior le serba il fato. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>72 </head>
<l>Quinci una e quindi l'altra urta e sospinge, </l>
<l>né può la turba aprir calcata e spessa; </l>
<l>ma 'l generoso Guelfo allora stringe </l>
<l>contra Clorinda il ferro e le s'appressa, </l>
<l>e calando un fendente alquanto tinge </l>
<l>la fera spada nel bel fianco, ed essa </l>
<l>fa d'una punta a lui cruda risposta </l>
<l>ch'a ferirlo ne va tra costa e costa. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>73 </head>
<l>Doppia allor Guelfo il colpo e lei non coglie, </l>
<l>ch'a caso passa il palestino Osmida </l>
<l>e la piaga non sua sopra sé toglie, </l>
<l>la qual vien che la fronte a lui recida. </l>
<l>Ma intorno a Guelfo omai molta s'accoglie </l>
<l>di quella gente ch'ei conduce e guida; </l>
<l>e d'altra parte ancor la turba cresce, </l>
<l>sì che la pugna si confonde e mesce. </l>
</lg>

<lg type="ottava">
<head>74 </head>
<l>L'aurora intanto il bel purpureo volto </l>
<l>già dimostrava dal sovran balcone, </l>
<l>e in quei tumulti già s'era disciolto </l>
<l>il feroce Argillan di sua prigione; </l>
<l>e d'arme incerte il frettoloso avolto, </l>
<l>quali il caso gli offerse o triste o buone, </l>
<l>già se 'n venia per emendar gli errori </l>
<l>novi con novi merti e novi onori. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>75 </head>
<l>Come destrier che da le regie stalle, </l>
<l>ove a l'uso de l'arme si riserba, </l>
<l>fugge, e libero al fin per largo calle </l>
<l>va tra gli armenti o al fiume usato o a l'erba: </l>
<l>scherzan su 'l collo i crini, e su le spalle </l>
<l>si scote la cervice alta e superba, </l>
<l>suonano i piè nel corso e par ch'avampi, </l>
<l>di sonori nitriti empiendo i campi; </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>76 </head>
<l>tal ne viene Argillano: arde il feroce </l>
<l>sguardo, ha la fronte intrepida e sublime; </l>
<l>leve è ne' salti e sovra i piè veloce, </l>
<l>sì che d'orme la polve a pena imprime, </l>
<l>e giunto fra nemici alza la voce </l>
<l>pur com'uom che tutto osi e nulla stime: </l>
<l>– O vil feccia del mondo, Arabi inetti, </l>
<l>ond'è ch'or tanto ardire in voi s'alletti? </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>77 </head>
<l>Non regger voi de gli elmi e de gli scudi </l>
<l>sète atti il peso, o 'l petto armarvi e il dorso, </l>
<l>ma commettete paventosi e nudi </l>
<l>i colpi al vento e la salute al corso. </l>
<l>L'opere vostre e i vostri egregi studi </l>
<l>notturni son; dà l'ombra a voi soccorso. </l>
<l>Or ch'ella fugge, chi fia vostro schermo? </l>
<l>D'arme è ben d'uopo e di valor più fermo. – </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>78 </head>
<l>Così parlando ancor diè per la gola </l>
<l>ad Algazèl di sì crudel percossa </l>
<l>che gli secò le fauci, e la parola </l>
<l>troncò ch'a la risposta era già mossa. </l>
<l>A quel meschin sùbito orror invola </l>
<l>il lume, e scorre un duro gel per l'ossa: </l>
<l>cade, e co' denti l'odiosa terra </l>
<l>pieno di rabbia in su 'l morire afferra. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>79 </head>
<l>Quinci per vari casi e Saladino </l>
<l>ed Agricalte e Muleasse uccide, </l>
<l>e da l'un fianco a l'altro a lor vicino </l>
<l>con esso un colpo Aldiazìl divide; </l>
<l>trafitto a sommo il petto Ariadino </l>
<l>atterra, e con parole aspre il deride. </l>
<l>Ei, gli occhi gravi alzando a l'orgogliose </l>
<l>parole, in su 'l morir così rispose: </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>80 </head>
<l>– Non tu, chiunque sia, di questa morte </l>
<l>vincitor lieto avrai gran tempo il vanto; </l>
<l>pari destin t'aspetta, e da più forte </l>
<l>destra a giacer mi sarai steso a canto. – </l>
<l>Rise egli amaramente e: – Di mia sorte </l>
<l>curi il Ciel, – disse – or tu qui mori intanto </l>
<l>d'augei pasto e di cani –; indi lui preme </l>
<l>co 'l piede, e ne trae l'alma e 'l ferro insieme. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>81 </head>
<l>Un paggio del Soldan misto era in quella </l>
<l>turba di sagittari e lanciatori, </l>
<l>a cui non anco la stagion novella </l>
<l>il bel mento spargea de' primi fiori. </l>
<l>Paion perle e rugiade in su la bella </l>
<l>guancia irrigando i tepidi sudori, </l>
<l>giunge grazia la polve al crin incolto </l>
<l>e sdegnoso rigor dolce è in quel volto. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>82 </head>
<l>Sotto ha un destrier che di candore agguaglia </l>
<l>pur or ne l'Apennin caduta neve; </l>
<l>turbo o fiamma non è che roti o saglia </l>
<l>rapido sì come è quel pronto e leve. </l>
<l>Vibra ei, presa nel mezzo, una zagaglia, </l>
<l>la spada al fianco tien ritorta e breve, </l>
<l>e con barbara pompa in un lavoro </l>
<l>di porpora risplende intesta e d'oro. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>83 </head>
<l>Mentre il fanciullo, a cui novel piacere </l>
<l>di gloria il petto giovenil lusinga, </l>
<l>di qua turba e di là tutte le schiere, </l>
<l>e lui non è chi tanto o quanto stringa, </l>
<l>cauto osserva Argillan tra le leggiere </l>
<l>sue rote il tempo in che l'asta sospinga; </l>
<l>e, colto il punto, il suo destrier di furto </l>
<l>gli uccide e sovra gli è, ch'a pena è surto, </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>84 </head>
<l>ed al supplice volto, il qual in vano </l>
<l>con l'arme di pietà fea sue difese, </l>
<l>drizzò, crudel!, l'inessorabil mano, </l>
<l>e di natura il più bel pregio offese. </l>
<l>Senso aver parve e fu de l'uom più umano </l>
<l>il ferro, che si volse e piatto scese. </l>
<l>Ma che pro, se doppiando il colpo fero </l>
<l>di punta colse ove egli errò primiero? </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>85 </head>
<l>Soliman, che di là non molto lunge </l>
<l>da Goffredo in battaglia è trattenuto, </l>
<l>lascia la zuffa, e 'l destrier volve e punge </l>
<l>tosto che 'l rischio ha del garzon veduto; </l>
<l>e i chiusi passi apre co 'l ferro, e giunge </l>
<l>a la vendetta sì, non a l'aiuto, </l>

<l>perché vede, ahi dolor!, giacerne ucciso </l>
<l>il suo Lesbin, quasi bel fior succiso. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>86 </head>
<l>E in atto sì gentil languir tremanti </l>
<l>gli occhi e cader su 'l tergo il collo mira; </l>
<l>così vago è il pallore, e da' sembianti </l>
<l>di morte una pietà sì dolce spira, </l>
<l>ch'ammollì il cor che fu dur marmo inanti, </l>
<l>e 'l pianto scaturì di mezzo a l'ira. </l>
<l>Tu piangi, Soliman? tu, che destrutto </l>
<l>mirasti il regno tuo co 'l ciglio asciutto? </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>87 </head>
<l>Ma come vede il ferro ostil che molle </l>
<l>fuma nel sangue ancor del giovenetto, </l>
<l>la pietà cede, e l'ira avampa e bolle, </l>
<l>e le lagrime sue stagna nel petto. </l>
<l>Corre sovra Argillano e 'l ferro estolle, </l>
<l>parte lo scudo opposto, indi l'elmetto, </l>
<l>indi il capo e la gola; e de lo sdegno </l>
<l>di Soliman ben quel gran colpo è degno. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>88 </head>
<l>Né di ciò ben contento, al corpo morto </l>
<l>smontato dal destriero anco fa guerra, </l>
<l>quasi mastin che 'l sasso, ond'a lui porto </l>
<l>fu duro colpo, infellonito afferra. </l>
<l>Oh d'immenso dolor vano conforto </l>
<l>incrudelir ne l'insensibil terra! </l>
<l>Ma fra tanto de' Franchi il capitano </l>
<l>non spendea l'ire e le percosse invano. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>89 </head>
<l>Mille Turchi avea qui che di loriche </l>
<l>e d'elmetti e di scudi eran coperti, </l>
<l>indomiti di corpo a le fatiche, </l>
<l>di spirto audaci e in tutti i casi esperti; </l>
<l>e furon già de le milizie antiche </l>
<l>di Solimano, e seco ne' deserti </l>
<l>seguìr d'Arabia i suoi errori infelici, </l>
<l>ne le fortune averse ancora amici. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>90 </head>
<l>Questi ristretti insieme in ordin folto </l>
<l>poco cedeano o nulla al valor franco. </l>
<l>In questi urtò Goffredo, e ferì il volto </l>
<l>al fier Corcutte ed a Rosteno il fianco, </l>
<l>a Selìn da le spalle il capo ha sciolto, </l>
<l>troncò a Rossano il destro braccio e 'l manco; </l>
<l>né già soli costor, ma in altre guise </l>
<l>molti piagò di loro e molti uccise. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>91 </head>
<l>Mentre ei così la gente saracina </l>
<l>percote, e lor percosse anco sostiene, </l>
<l>e in nulla parte al precipizio inchina </l>
<l>la fortuna de' barbari e la spene, </l>
<l>nova nube di polve ecco vicina </l>
<l>che folgori di guerra in grembo tiene, </l>
<l>ecco d'arme improvise uscirne un lampo </l>
<l>che sbigottì de gli infedeli il campo. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>92 </head>
<l>Son cinquanta guerrier che 'n puro argento </l>
<l>spiegan la trionfal purpurea Croce. </l>
<l>Non io, se cento bocche e lingue cento </l>
<l>avessi, e ferrea lena e ferrea voce, </l>
<l>narrar potrei quel numero che spento </l>
<l>ne' primi assalti ha quel drapel feroce. </l>
<l>Cade l'Arabo imbelle, e 'l Turco invitto </l>
<l>resistendo e pugnando anco è trafitto. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>93 </head>
<l>L'orror, la crudeltà, la tema, il lutto, </l>
<l>van d'intorno scorrendo, e in varia imago </l>
<l>vincitrice la Morte errar per tutto </l>
<l>vedresti ed ondeggiar di sangue un lago. </l>
<l>Già con parte de' suoi s'era condutto </l>
<l>fuor d'una porta il re, quasi presago </l>
<l>di fortunoso evento; e quindi d'alto </l>
<l>mirava il pian soggetto e 'l dubbio assalto. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>94 </head>
<l>Ma come prima egli ha veduto in piega </l>
<l>l'essercito maggior, suona a raccolta, </l>
<l>e con messi iterati instando prega </l>
<l>ed Argante e Clorinda a dar di volta. </l>
<l>La fera coppia d'essequir ciò nega, </l>
<l>ebra di sangue e cieca d'ira e stolta; </l>
<l>pur cede al fine, e unite almen raccòrre </l>
<l>tenta le turbe e freno a i passi imporre. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>95 </head>
<l>Ma chi dà legge al vulgo ed ammaestra </l>
<l>la viltade e 'l timor? La fuga è presa. </l>
<l>Altri gitta lo scudo, altri la destra </l>
<l>disarma; impaccio è il ferro, e non difesa. </l>
<l>Valle è tra il piano e la città, ch'alpestra </l>
<l>da l'occidente al mezzogiorno è stesa; </l>
<l>qui fuggon essi, e si rivolge oscura </l>
<l>caligine di polve invèr le mura. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>96 </head>
<l>Mentre ne van precipitosi al chino, </l>
<l>strage d'essi i cristiani orribil fanno; </l>
<l>ma poscia che salendo omai vicino </l>
<l>l'aiuto avean del barbaro tiranno, </l>
<l>non vuol Guelfo d'alpestro erto camino </l>
<l>con tanto suo svantaggio esporsi al danno. </l>
<l>Ferma le genti; e 'l re le sue riserra, </l>
<l>non poco avanzo d'infelice guerra. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>97 </head>
<l>Fatto intanto ha il Soldan ciò che è concesso </l>
<l>fare a terrena forza, or più non pote; </l>
<l>tutto è sangue e sudore, e un grave e spesso </l>
<l>anelar gli ange il petto e i fianchi scote. </l>
<l>Langue sotto lo scudo il braccio oppresso, </l>
<l>gira la destra il ferro in pigre rote: </l>
<l>spezza, e non taglia; e divenendo ottuso </l>
<l>perduto il brando omai di brando ha l'uso. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>98 </head>
<l>Come sentissi tal, ristette in atto </l>
<l>d'uom che fra due sia dubbio, e in sé discorre </l>
<l>se morir debba, e di sì illustre fatto </l>
<l>con le sue mani altrui la gloria tòrre, </l>
<l>o pur, sopravanzando al suo disfatto </l>
<l>campo, la vita in securezza porre. </l>
<l>&lt;&lt;Vinca&gt;&gt; al fin disse &lt;&lt;il fato, e questa mia </l>
<l>fuga il trofeo di sua vittoria sia. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>99 </head>
<l>Veggia il nemico le mie spalle, e scherna </l>
<l>di novo ancora il nostro essiglio indegno, </l>
<l>pur che di novo armato indi mi scerna </l>
<l>turbar sua pace e 'l non mai stabil regno. </l>
<l>Non cedo io, no; fia con memoria eterna </l>
<l>de le mie offese eterno anco il mio sdegno. </l>
<l>Risorgerò nemico ognor più crudo, </l>
<l>cenere anco sepolto e spirto ignudo.&gt;&gt; </l>
</lg>
</div1>
<div1 type="canto">
<head rend="sc">CANTO DECIMO</head>
<lg type="ottava">
<head>1 </head>
<l>Così dicendo ancor vicino scorse </l>
<l>un destrier ch'a lui volse errante il passo; </l>
<l>tosto al libero fren la mano ei porse </l>
<l>e su vi salse, ancorch'afflitto e lasso. </l>
<l>Già caduto è il cimier ch'orribil sorse, </l>
<l>lasciando l'elmo inonorato e basso; </l>
<l>rotta è la sopravesta, e di superba </l>
<l>pompa regal vestigio alcun non serba. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>2 </head>
<l>Come dal chiuso ovil cacciato viene </l>
<l>lupo talor che fugge e si nasconde, </l>
<l>che, se ben del gran ventre omai ripiene </l>
<l>ha l'ingorde voragini profonde, </l>
<l>avido pur di sangue anco fuor tiene </l>
<l>la lingua e 'l sugge da le labra immonde, </l>
<l>tal ei se 'n gìa dopo il sanguigno strazio, </l>
<l>de la sua cupa fame anco non sazio. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>3 </head>
<l>E come è sua ventura, a le sonanti </l>
<l>quadrella, ond'a lui intorno un nembo vola, </l>
<l>a tante spade, a tante lancie, a tanti </l>
<l>instrumenti di morte alfin s'invola, </l>
<l>e sconosciuto pur camina inanti </l>
<l>per quella via ch'è più destra e sola; </l>
<l>e rivolgendo in sé quel che far deggia, </l>
<l>in gran tempesta di pensieri ondeggia. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>4 </head>
<l>Disponsi alfin di girne ove raguna </l>
<l>oste sì poderosa il re d'Egitto, </l>
<l>e giunger seco l'arme, e la fortuna </l>
<l>ritentar anco di novel conflitto. </l>
<l>Ciò prefisso tra sé, dimora alcuna </l>
<l>non pone in mezzo e prende il camin dritto, </l>
<l>ché sa le vie, né d'uopo ha di chi il guidi </l>
<l>di Gaza antica a gli arenosi lidi. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>5 </head>
<l>Né perché senta inacerbir le doglie </l>
<l>de le sue piaghe, e grave il corpo ed egro, </l>
<l>vien però che si posi e l'arme spoglie, </l>
<l>ma travagliando il dì ne passa integro. </l>
<l>Poi quando l'ombra oscura al mondo toglie </l>
<l>i vari aspetti e i color tinge in negro, </l>
<l>smonta e fascia le piaghe, e come pote </l>
<l>meglio, d'un'alta palma i frutti scote; </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>6 </head>
<l>e cibato di lor, su 'l terren nudo </l>
<l>cerca adagiare il travagliato fianco, </l>
<l>e la testa appoggiando al duro scudo </l>
<l>quetar i moti del pensier suo stanco. </l>
<l>Ma d'ora in ora a lui si fa più crudo </l>
<l>sentire il duol de le ferite, ed anco </l>
<l>roso gli è il petto e lacerato il core </l>
<l>da gli interni avoltoi, sdegno e dolore. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>7 </head>
<l>Alfin, quando già tutto intorno chete </l>
<l>ne la più alta notte eran le cose, </l>
<l>vinto egli pur da la stanchezza, in Lete </l>
<l>sopì le cure sue gravi e noiose, </l>
<l>e in una breve e languida quiete </l>
<l>l'afflitte membra e gli occhi egri compose; </l>
<l>e mentre ancor dormia, voce severa </l>
<l>gli intonò su l'orecchie in tal maniera: </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>8 </head>
<l>– Solima, Solimano, i tuoi sì lenti </l>
<l>riposi a miglior tempo omai riserva, </l>
<l>ché sotto il giogo di straniere genti </l>
<l>la patria ove regnasti ancor è serva. </l>
<l>In questa terra dormi, e non rammenti </l>
<l>ch'insepolte de' tuoi l'ossa conserva? </l>
<l>ove sì gran vestigio è del tuo scorno, </l>
<l>tu neghittoso aspetti il novo giorno? </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>9 </head>
<l>Desto il Soldan alza lo sguardo, e vede </l>
<l>uom che d'età gravissima a i sembianti </l>
<l>co 'l ritorto baston del vecchio piede </l>
<l>ferma e dirizza le vestigia erranti. </l>
<l>– E chi sei tu, – sdegnoso a lui richiede </l>
<l>– che fantasma importuno a i viandanti </l>
<l>rompi i brevi lor sonni? e che s'aspetta </l>
<l>a te la mia vergogna o la vendetta? </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>10 </head>
<l>– Io son un – risponde il vecchio – al quale </l>
<l>in parte è noto il tuo novel disegno, </l>
<l>e sì come uomo a cui di te più cale </l>
<l>che tu forse non pensi, a te ne vegno; </l>
<l>né il mordace parlare indarno é tale, </l>
<l>perché de la virtù cote è lo sdegno. </l>
<l>Prendi in grado, signor, che 'l mio sermone </l>
<l>al tuo pronto valor sia sferza e sprone. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>11 </head>
<l>Or perché, s'io m'appongo, esser dée vòlto </l>
<l>al gran re d'Egitto il tuo camino, </l>
<l>che inutilmente aspro viaggio tolto </l>
<l>avrai, s'inanzi segui, io m'indovino; </l>
<l>ché, se ben tu non vai, fia tosto accolto </l>
<l>e tosto mosso il campo saracino, </l>
<l>né loco è là dove s'impieghi e mostri </l>
<l>la tua virtù contra i nemici nostri. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>12 </head>
<l>Ma se 'n duce me prendi, entro quel muro, </l>
<l>che da l'arme latine è intorno astretto, </l>
<l>nel più chiaro del dì porti securo, </l>
<l>senza che spada impugni, io ti prometto. </l>
<l>Quivi con l'arme e co' disagi un duro </l>
<l>contrasto aver ti fia gloria e diletto; </l>
<l>difenderai la terra insin che giugna </l>
<l>l'oste d'Egitto a rinovar la pugna. – </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>13 </head>
<l>Mentre ei ragiona ancor, gli occhi e la voce </l>
<l>de l'uomo antico il fero turco ammira, </l>
<l>e dal volto e da l'animo feroce </l>
<l>tutto depone omai l'orgoglio e l'ira. </l>
<l>– Padre, – risponde – io già pronto e veloce </l>
<l>sono a seguirti: ove tu vuoi mi gira. </l>
<l>A me sempre miglior parrà il consiglio </l>
<l>ove ha più di fatica e di periglio. – </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>14 </head>
<l>Loda il vecchio i suoi detti; e perché l'aura </l>
<l>notturna avea le piaghe incrudelite, </l>
<l>un suo licor v'instilla, onde ristaura </l>
<l>le forze e salda il sangue e le ferite. </l>
<l>Quinci veggendo omai ch'Apollo inaura </l>
<l>le rose che l'aurora ha colorite: </l>
<l>– Tempo è – disse – al partir, ché già ne scopre </l>
<l>le strade il sol ch'altrui richiama a l'opre. – </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>15 </head>
<l>E sovra un carro suo, che non lontano </l>
<l>quinci attendea, co 'l fer niceno ei siede; </l>
<l>le briglie allenta, e con maestra mano </l>
<l>ambo i corsieri alternamente fiede. </l>
<l>Quei vanno sì che 'l polveroso piano </l>
<l>non ritien de la rota orma o del piede; </l>
<l>fumar li vedi ed anelar nel corso, </l>
<l>e tutto biancheggiar di spuma il morso. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>16 </head>
<l>Maraviglie dirò: s'aduna e stringe </l>
<l>l'aer d'intorno in nuvolo raccolto, </l>
<l>sì che 'l gran carro ne ricopre e cinge, </l>
<l>ma non appar la nube o poco o molto, </l>
<l>né sasso, che mural machina spinge, </l>
<l>penetraria per lo suo chiuso e folto; </l>
<l>ben veder ponno i duo dal curvo seno </l>
<l>la nebbia intorno e fuori il ciel sereno. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>17 </head>
<l>Stupido il cavalier le ciglia inarca, </l>
<l>ed increspa la fronte, e mira fiso </l>
<l>la nube e 'l carro ch'ogni intoppo varca </l>
<l>veloce sì che di volar gli è aviso. </l>
<l>L'altro, che di stupor l'anima carca </l>
<l>gli scorge a l'atto de l'immobil viso, </l>
<l>gli rompe quel silenzio e lui rappella, </l>
<l>ond'ei si scote e poi così favella: </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>18 </head>
<l>– O chiunque tu sia, che fuor d'ogni uso </l>
<l>pieghi natura ad opre altere e strane, </l>
<l>e spiando i secreti, entro al più chiuso </l>
<l>spazii a tua voglia de le menti umane, </l>
<l>s'arrivi co 'l saper, ch'è d'alto infuso, </l>
<l>a le cose remote anco e lontane, </l>
<l>deh! dimmi qual riposo o qual ruina </l>
<l>a i gran moti de l'Asia il Ciel destina. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>19 </head>
<l>Ma pria dimmi il tuo nome, e con qual arte </l>
<l>far cose tu sì inusitate soglia, </l>
<l>ché se pria lo stupor da me non parte, </l>
<l>com'esser può ch'io gli altri detti accoglia? – </l>
<l>Sorrise il vecchio, e disse: – In una parte </l>
<l>mi sarà leve l'adempir tua voglia. </l>
<l>Son detto Ismeno, e i Siri appellan mago </l>
<l>me che de l'arti incognite son vago. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>20 </head>
<l>Ma ch'io scopra il futuro e ch'io dispieghi </l>
<l>de l'occulto destin gli eterni annali, </l>
<l>troppo è audace desio, troppo alti preghi: </l>
<l>non è tanto concesso a noi mortali. </l>
<l>Ciascun qua giù le forze e 'l senno impieghi </l>
<l>per avanzar fra le sciagure e i mali, </l>
<l>ché sovente adivien che 'l saggio e 'l forte </l>
<l>fabro a se stesso è di beata sorte. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>21 </head>
<l>Tu questa destra invitta, a cui fia poco </l>
<l>scoter le forze del francese impero, </l>
<l>non che munir, non che guardar il loco </l>
<l>che strettamente oppugna il popol fero, </l>
<l>contra l'arme apparecchia e contra 'l foco: </l>
<l>osa, soffri, confida; io bene spero. </l>
<l>Ma pur dirò, perché piacer ti debbia, </l>
<l>ciò che oscuro vegg' io quasi per nebbia. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>22 </head>
<l>Veggio o parmi vedere, anzi che lustri </l>
<l>molti rivolga il gran pianeta eterno, </l>
<l>uom che l'Asia ornerà co' fatti illustri, </l>
<l>e del fecondo Egitto avrà il governo. </l>
<l>Taccio i pregi de l'ozio e l'arti industri, </l>
<l>mille virtù che non ben tutte io scerno; </l>
<l>basti sol questo a te, che da lui scosse </l>
<l>non pur saranno le cristiane posse, </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>23 </head>
<l>ma insin dal fondo suo l'imperio ingiusto </l>
<l>svelto sarà ne l'ultime contese, </l>
<l>e le afflitte reliquie entro uno angusto </l>
<l>giro sospinte e sol dal mar difese. </l>
<l>Questi fia del tuo sangue. – E qui il vetusto </l>
<l>mago si tacque, e quegli a dir riprese: </l>
<l>– O lui felice, eletto a tanta lode! – </l>
<l>E parte ne l'invidia e parte gode. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>24 </head>
<l>Soggiunse poi: – Girisi pur Fortuna </l>
<l>o buona o rea, come è là su prescritto, </l>
<l>ché non ha sovra me ragione alcuna </l>
<l>e non mi vedrà mai se non invitto. </l>
<l>Prima dal corso distornar la luna </l>
<l>e le stelle potrà, che dal diritto </l>
<l>torcere un sol mio passo. – E in questo dire </l>
<l>sfavillò tutto di focoso ardire. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>25 </head>
<l>Così gìr ragionando insin che furo </l>
<l>là 've presso vedean le tende alzarse. </l>
<l>Che spettacolo fu crudele e duro! </l>
<l>E in quante forme ivi la morte apparse! </l>
<l>Si fe' ne gli occhi allor torbido e scuro, </l>
<l>e di doglia il Soldano il volto sparse. </l>
<l>Ahi con quanto dispregio ivi le degne </l>
<l>mirò giacer sue già temute insegne! </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>26 </head>
<l>E scorrer lieti i Franchi, e i petti e i volti </l>
<l>spesso calcar de' suoi più noti amici, </l>
<l>e con fasto superbo a gli insepolti </l>
<l>l'arme spogliare e gli abiti infelici; </l>
<l>molti onorare in lunga pompa accolti </l>
<l>gli amati corpi de gli estremi uffici, </l>
<l>altri suppor le fiamme, e 'l vulgo misto </l>
<l>d'Arabi e Turchi a un foco arder ha visto. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>27 </head>
<l>Sospirò dal profondo, e 'l ferro trasse </l>
<l>e dal carro lanciossi e correr volle, </l>
<l>ma il vecchio incantatore a sé il ritrasse </l>
<l>sgridando, e raffrenò l'impeto folle; </l>
<l>e fatto che di novo ei rimontasse, </l>
<l>drizzò il suo corso al più sublime colle. </l>
<l>Così alquanto n'andaro, insin ch'a tergo </l>
<l>lasciàr de' Franchi il militare albergo. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>28 </head>
<l>Smontaro allor del carro, e quel repente </l>
<l>sparve; e presono a piedi insieme il calle </l>
<l>ne la solita nube occultamente </l>
<l>discendendo a sinistra in una valle, </l>
<l>sin che giunsero là dove al ponente </l>
<l>l'alto monte Siòn volge le spalle. </l>
<l>Quivi si ferma il mago e poi s'accosta </l>
<l>quasi mirando, a la scoscesa costa. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>29 </head>
<l>Cava grotta s'apria nel duro sasso, </l>
<l>di lunghissimi tempi avanti fatta; </l>
<l>ma disusando, or riturato il passo </l>
<l>era tra i pruni e l' erbe ove s'appiatta. </l>
<l>Sgombra il mago gli intoppi, e curvo e basso </l>
<l>per l'angusto sentiero a gir s'adatta, </l>
<l>e l'una man precede e il varco tenta, </l>
<l>l'altra per guida al principe appresenta. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>30 </head>
<l>Dice allora il Soldan: – Qual via furtiva </l>
<l>è questa tua, dove convien ch'io vada? </l>
<l>Altra forse miglior io me n'apriva, </l>
<l>se 'l concedevi tu, con la mia spada. – </l>
<l>– Non sdegnar, – gli risponde – anima schiva, </l>
<l>premer co 'l forte piè la buia strada, </l>
<l>ché già solea calcarla il grande Erode, </l>
<l>quel c'ha ne l'arme ancor sì chiara lode. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>31 </head>
<l>Cavò questa spelonca allor che porre </l>
<l>volse freno a i soggetti il re ch'io dico, </l>
<l>e per essa potea da quella torre, </l>
<l>ch'egli Antonia appellò dal chiaro amico, </l>
<l>invisibile a tutti il piè raccòrre </l>
<l>dentro la soglia del gran tempio antico, </l>
<l>e quindi occulto uscir de la cittate </l>
<l>e trarne genti ed introdur celate. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>32 </head>
<l>Ma nota è questa via solinga e bruna </l>
<l>or solo a me de gli uomini viventi. </l>
<l>Per questa andremo al loco ove raguna </l>
<l>i più saggi a conciglio e i più potenti </l>
<l>il re ch'al minacciar de la fortuna, </l>
<l>più forse che non dée, par che paventi. </l>
<l>Ben tu giungi a grand'uopo: ascolta e taci, </l>
<l>poi movi a tempo le parole audaci. – </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>33 </head>
<l>Così gli disse, e 'l cavaliero allotta </l>
<l>co 'l gran corpo ingombrò l'umil caverna, </l>
<l>e per le vie dove mai sempre annotta </l>
<l>seguì colui che 'l suo camin governa. </l>
<l>Chini pria se n'andàr, ma quella grotta </l>
<l>più si dilata quanto più s'interna, </l>
<l>sì ch'asceser con agio e tosto furo </l>
<l>a mezzo quasi di quell'antro oscuro. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>34 </head>
<l>Apriva allor un picciol uscio Ismeno, </l>
<l>e se ne gian per disusata scala </l>
<l>a cui luce mal certo e mal sereno </l>
<l>l'aer che giù d'alto spiraglio cala. </l>
<l>In sotterraneo chiostro al fin venieno, </l>
<l>e salian quindi in chiara e nobil sala. </l>
<l>Qui con lo scettro e co 'l diadema in testa </l>
<l>mesto sedeasi il re fra gente mesta. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>35 </head>
<l>Da la concava nube il turco fero </l>
<l>non veduto rimira e spia d'intorno, </l>
<l>e ode il re fra tanto, il qual primiero </l>
<l>incomincia così dal seggio adorno: </l>
<l>– Veramente, o miei fidi, al nostro impero </l>
<l>fu il trapassato assai dannoso giorno; </l>
<l>e caduti d'altissima speranza, </l>
<l>sol l'aiuto d'Egitto omai n'avanza. </l>

</lg>
<lg type="ottava">
<head>36 </head>
<l>Ma ben vedete voi quanto la speme </l>
<l>lontana sia da sì vicin periglio. </l>
<l>Dunque voi tutti ho qui raccolti insieme </l>
<l>perch'ognun porti in mezzo il suo consiglio. – </l>
<l>Qui tace, e quasi in bosco aura che freme </l>
<l>suona d'intorno un picciolo bisbiglio. </l>
<l>Ma con la faccia baldanzosa e lieta </l>
<l>sorgendo Argante il mormorare accheta. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>37 </head>
<l>– O magnanimo re, – fu la risposta </l>
<l>del cavaliero indomito e feroce </l>
<l>– perché ci tenti? e cosa a nullo ascosta </l>
<l>chiedi, ch'uopo non ha di nostra voce? </l>
<l>Pur dirò: sia la speme in noi sol posta; </l>
<l>e s'egli è ver che nulla a virtù noce, </l>
<l>di questa armiamci, a lei chiediamo aita, </l>
<l>né più ch'ella si voglia amiam la vita. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>38 </head>
<l>Né parlo io già così perch'io dispere </l>
<l>de l'aiuto certissimo d'Egitto, </l>
<l>ché dubitar, se le promesse vere </l>
<l>fian del mio re, non lece e non è dritto; </l>
<l>ma il dico sol perché desio vedere </l>
<l>in alcuni di noi spirto più invitto, </l>
<l>ch'egualmente apprestato ad ogni sorte </l>
<l>si prometta vittoria e sprezzi morte. – </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head> 39 </head>
<l>Tanto sol disse il generoso Argante </l>
<l>quasi uom che parli di non dubbia cosa. </l>
<l>Poi sorse in autorevole sembiante </l>
<l>Orcano, uom d'alta nobiltà famosa, </l>
<l>e già ne l'arme d'alcun pregio inante; </l>
<l>ma or congiunto a giovanetta sposa, </l>
<l>e lieto omai di figli, era invilito </l>
<l>ne gli affetti di padre e di marito. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>40 </head>
<l>Disse questi: – O signor, già non accuso </l>
<l>il fervor di magnifiche parole, </l>
<l>quando nasce d'ardir che star rinchiuso </l>
<l>tra i confini del cor non può né vòle; </l>
<l>però se 'l buon circasso a te per uso </l>
<l>troppo in vero parlar fervido sòle, </l>
<l>ciò si conceda a lui che poi ne l'opre </l>
<l>il medesmo fervor non meno scopre. </l>
</lg>

<lg type="ottava">
<head>41 </head>
<l>Ma si conviene a te, cui fatto il corso </l>
<l>de le cose e de' tempi han sì prudente, </l>
<l>impor colà de' tuoi consigli il morso </l>
<l>dove costui se ne trascorre ardente, </l>
<l>librar la speme del lontan soccorso </l>
<l>co'l periglio vicino, anzi presente, </l>
<l>e con l'arme e con l'impeto nemico </l>
<l>i tuoi novi ripari e 'l muro antico. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>42 </head>
<l>Noi (se lece a me dir quel ch'io ne sento) </l>
<l>siamo in forte città di sito e d'arte, </l>
<l>ma di machine grande e violento </l>
<l>apparato si fa da l'altra parte. </l>
<l>Quel che sarà, non so; spero e pavento </l>
<l>i giudizi incertissimi di Marte, </l>
<l>e temo che s'a noi più fia ristretto </l>
<l>l'assedio, al fin di cibo avrem difetto. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>43 </head>
<l>Però che quegli armenti e quelle biade </l>
<l>ch'ieri tu ricettasti entro le mura, </l>
<l>mentre nel campo a insanguinar le spade </l>
<l>s'attendea solo, e fu alta ventura, </l>
<l>picciol esca a gran fame, ampia cittade </l>
<l>nutrir mal ponno se l'assedio dura; </l>
<l>e forza è pur che duri, ancor che vegna </l>
<l>l'oste d'Egitto il dì ch'ella disegna </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>44 </head>
<l>Ma che fia se più tarda? Or sù, concedo </l>
<l>che tua speme prevegna e sue promesse; </l>
<l>la vittoria però, però non vedo </l>
<l>liberate, o signor, le mura oppresse. </l>
<l>Combattremo, o buon re, con quel Goffredo </l>
<l>e con que' duci e con le genti istesse </l>
<l>che tante volte han già rotti e dispersi </l>
<l>gli Arabi, i Turchi, i Soriani e i Persi. </l>
</lg>
<lg type="ottava">

<head>45 </head>
<l>E quali sian, tu 'l sai, che lor cedesti </l>
<l>sì spesso il campo, o valoroso Argante, </l>
<l>e sì spesso le spalle anco volgesti </l>
<l>fidando assai ne le veloci piante; </l>
<l>e 'l sa Clorinda teco ed io con questi </l>
<l>ch'un più de l'altro non convien si vante. </l>
<l>Né incolpo alcuno io già, ché vi fu mostro </l>
<l>quanto potea maggiore il valor nostro. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>46 </head>
<l>E dirò pur (benché costui di morte </l>
<l>bieco minacci e 'l vero udir si sdegni): </l>
<l>veggio portar da inevitabil sorte </l>
<l>il nemico fatale a certi segni, </l>
<l>né gente potrà mai, né muro forte </l>
<l>impedirlo così ch'al fin non regni; </l>
<l>ciò mi fa dir (sia testimonio il Cielo) </l>
<l>del signor, de la patria, amore e zelo. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>47 </head>
<l>Oh saggio il re di Tripoli, che pace </l>
<l>seppe impetrar da i Franchi e regno insieme! </l>
<l>Ma il Soldano ostinato o morto or giace, </l>
<l>o pur servil catena il piè gli preme, </l>
<l>o ne l'essiglio timido e fugace </l>
<l>si va serbando a le miserie estreme; </l>
<l>e pur, cedendo parte, avria potuto </l>
<l>parte salvar co' doni e co 'l tributo. – </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>48 </head>
<l>Così diceva, e s'avolgea costui </l>
<l>con giro di parole obliquo e incerto, </l>
<l>ch'a chieder pace, a farsi uom ligio altrui </l>
<l>già non ardia di consigliarlo aperto. </l>
<l>Ma sdegnoso il Soldano i detti sui </l>
<l>non potea omai più sostener coperto, </l>
<l>quando il mago gli disse: – Or vuoi tu darli </l>
<l>agio, signor, ch'in tal materia parli? </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>49 </head>
<l>– Io per me – gli risponde – or qui mi celo </l>
<l>contra mio grado, e d'ira ardo e di scorno. – </l>
<l>Ciò disse a pena, e immantinente il velo </l>
<l>de la nube, che stesa è lor d'intorno, </l>
<l>si fende e purga ne l'aperto cielo, </l>
<l>ed ei riman nel luminoso giorno, </l>
<l>e magnanimamente in fero viso </l>
<l>rifulge in mezzo, e lor parla improviso: </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>50 </head>
<l>– Io, di cui si ragiona, or son presente, </l>
<l>non fugace e non timido Soldano, </l>
<l>ed a costui ch'egli è codardo e mente </l>
<l>m'offero di provar con questa mano. </l>
<l>Io che sparsi di sangue ampio torrente, </l>
<l>che montagne di strage alzai su 'l piano, </l>
<l>chiuso nel vallo de' nemici e privo </l>
<l>al fin d'ogni compagno, io fuggitivo? </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>51 </head>
<l>Ma se più questi o s'altri a lui simìle, </l>
<l>a la sua patria, a la sua fede infido, </l>
<l>motto osa far d'accordo infame e vile, </l>
<l>buon re, sia con tua pace, io qui l'uccido. </l>
<l>Gli agni e i lupi fian giunti in un ovile </l>
<l>e le colombe e i serpi in un sol nido, </l>
<l>prima che mai di non discorde voglia </l>
<l>noi co' Francesi alcuna terra accoglia. – </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>52 </head>
<l>Tien su la spada, mentre ei sì favella, </l>
<l>la fera destra in minaccievol atto. </l>
<l>Riman ciascuno a quel parlar, a quella </l>
<l>orribil faccia, muto e stupefatto. </l>
<l>Poscia con vista men turbata e fella </l>
<l>cortesemente inverso il re s'è tratto: </l>
<l>– Spera, – gli dice – alto signor, ch'io reco </l>
<l>non poco aiuto: or Solimano è teco. – </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>53 </head>
<l>Aladin, ch'a lui contra era già sorto, </l>
<l>risponde: – Oh come lieto or qui ti veggio </l>
<l>diletto amico! Or del mio stuol ch'è morto </l>
<l>non sento il danno; assai temea di peggio. </l>
<l>Tu lo mio stabilire e in tempo corto </l>
<l>puoi ridrizzar il tuo caduto seggio, </l>
<l>se 'l Ciel no 'l vieta. – Indi le braccia al collo, </l>
<l>così detto, gli stese e circondollo. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>54 </head>
<l>Finita l'accoglienza, il re concede </l>
<l>il suo medesmo soglio al gran niceno. </l>
<l>Egli poscia a sinistra in nobil sede </l>
<l>si pone, ed al suo fianco alluoga Ismeno, </l>
<l>e mentre seco parla ed a lui chiede </l>
<l>di lor venuta, ed ei risponde a pieno, </l>
<l>l'alta donzella ad onorar in pria </l>
<l>vien Solimano; ogn'altro indi seguia. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>55 </head>
<l>Seguì fra gl'altri Ormusse, il qual la schiera </l>
<l>di quegli Arabi suoi a guidar tolse; </l>
<l>e mentre la battaglia ardea più fera, </l>
<l>per disusate vie così s'avolse </l>
<l>ch'aiutando il silenzio e l'aria nera </l>
<l>lei salva al fin nella città raccolse, </l>
<l>e con le biade e con rapiti armenti </l>
<l>aita porse a l'affamate genti. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>56 </head>
<l>Sol con la faccia torva e disdegnosa </l>
<l>tacito si rimase il fer circasso, </l>
<l>a guisa di leon quando si posa, </l>
<l>girando gli occhi e non movendo il passo. </l>
<l>Ma nel Soldan feroce alzar non osa </l>
<l>Orcano il volto, e 'l tien pensoso e basso. </l>
<l>Così a conciglio il palestin tiranno </l>
<l>e 'l re de' Turchi e i cavalier qui stanno. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>57 </head>
<l>Ma il pio Goffredo la vittoria e i vinti </l>
<l>avea seguiti, e libere le vie, </l>
<l>e fatto intanto a i suoi guerrieri estinti </l>
<l>l'ultimo onor di sacre essequie e pie; </l>
<l>ed ora a gli altri impon che siano accinti </l>
<l>a dar l'assalto nel secondo die, </l>
<l>e con maggiore e più terribil faccia </l>
<l>di guerra i chiusi barbari minaccia. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>58 </head>
<l>E perché conosciuto avea il drapello, </l>
<l>ch'aiutò lui contra la gente infida, </l>
<l>esser de' suoi più cari ed esser quello </l>
<l>che già seguì l'insidiosa guida, </l>
<l>e Tancredi con lor, che nel castello </l>
<l>prigion restò de la fallace Armida, </l>
<l>ne la presenza sol de l'Eremita </l>
<l>e d'alcuni più saggi a sé gli invita; </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>59 </head>
<l>e dice lor: – Prego ch'alcun racconti </l>
<l>de' vostri brevi errori il dubbio corso, </l>
<l>e come poscia vi strovaste pronti </l>
<l>in sì grand'uopo a dar sì gran soccorso. – </l>
<l>Vergognando tenean basse le fronti, </l>
<l>ch'era al cor picciol fallo amaro morso. </l>
<l>Al fin del re britanno il chiaro figlio </l>
<l>ruppe il silenzio, e disse alzando il ciglio: </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>60 </head>
<l>– Partimmo noi che fuor de l'urna a sorte </l>
<l>tratti non fummo, ognun per sé nascoso, </l>
<l>d'Amor, no 'l nego, le fallaci scorte </l>
<l>seguendo e d'un bel volto insidioso. </l>
<l>Per vie ne trasse disusate e torte </l>
<l>fra noi discordi, e in sé ciascun geloso. </l>
<l>Nutrian gli amori e i nostri sdegni (ahi! tardi </l>
<l>troppo il conosco) or parolette, or guardi. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>61 </head>
<l>Al fin giungemmo al loco ove già scese </l>
<l>fiamma dal cielo in dilatate falde, </l>
<l>e di natura vendicò l'offese </l>
<l>sovra le genti in mal oprar sì salde. </l>
<l>Fu già terra feconda, almo paese, </l>
<l>or acque son bituminose e calde </l>
<l>e steril lago; e quanto ei torpe e gira, </l>
<l>compressa è l'aria e grave il puzzo spira. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>62 </head>
<l>Questo è lo stagno in cui nulla di greve </l>
<l>si getta mai che giunga insino al basso, </l>
<l>ma in guisa pur d'abete o d'orno leve </l>
<l>l'uom vi sornuota e 'l duro ferro e 'l sasso. </l>
<l>Siede in esso un castello, e stretto e breve </l>
<l>ponte concede a' peregrini il passo. </l>
<l>Ivi n'accolse, e non so con qual arte </l>
<l>vaga è là dentro e ride ogni sua parte. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>63 </head>
<l>V'è l'aura molle e 'l ciel sereno e lieti </l>
<l>gli alberi e i prati e pure e dolci l'onde, </l>
<l>ove fra gli amenissimi mirteti </l>
<l>sorge una fonte e un fiumicel diffonde: </l>
<l>piovono in grembo a l'erbe i sonni queti </l>
<l>con un soave mormorio di fronde, </l>
<l>cantan gli augelli: i marmi io taccio e l'oro </l>
<l>meravigliosi d'arte e di lavoro. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>64 </head>
<l>Apprestar su l'erbetta, ov'è più densa </l>
<l>l'ombra e vicino al suon de l'acque chiare, </l>
<l>fece di sculti vasi altera mensa </l>
<l>e ricca di vivande elette e care. </l>
<l>Era qui ciò ch'ogni stagion dispensa, </l>
<l>ciò che dona la terra o manda il mare, </l>
<l>ciò che l'arte condisce; e cento belle </l>
<l>servivano al convito accorte ancelle. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>65 </head>
<l>Ella d'un parlar dolce e d'un bel riso </l>
<l>temprava altrui cibo mortale e rio. </l>
<l>Or mentre ancor ciascuno a mensa assiso </l>
<l>beve con lungo incendio un lungo oblio, </l>
<l>sorse e disse: &lt;&lt;Or qui riedo.&gt;&gt; E con un viso </l>
<l>ritornò poi non sì tranquillo e pio. </l>
<l>Con una man picciola verga scote, </l>
<l>tien l'altra un libro, e legge in basse note. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>66 </head>
<l>Legge la maga, ed io pensiero e voglia </l>
<l>sento mutar, mutar vita ed albergo. </l>
<l>(Strana virtù!) novo pensier m'invoglia: </l>
<l>salto ne l'acqua, e mi vi tuffo e immergo. </l>
<l>Non so come ogni gamba entro s'accoglia, </l>
<l>come l'un braccio e l'altro entri nel tergo, </l>
<l>m'accorcio e stringo, e su la pelle cresce </l>
<l>squamoso il cuoio; e d'uom son fatto un pesce. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>67 </head>
<l>Così ciascun de gli altri anco fu vòlto </l>
<l>e guizzò meco in quel vivace argento. </l>
<l>Quale allor mi foss'io, come di stolto </l>
<l>vano e torbido sogno, or me 'n rammento. </l>
<l>Piacquele al fin tornarci il proprio volto; </l>
<l>ma tra la meraviglia e lo spavento </l>
<l>muti eravam, quando turbata in vista </l>
<l>in tal guisa ne parla e ne contrista: </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>68 </head>
<l>&lt;&lt;Ecco, a voi noto è il mio poter&gt;&gt;  ne dice </l>
<l>&lt;&lt;e quanto sopra voi l'imperio ho pieno. </l>
<l>Pende dal mio voler ch'altri infelice </l>
<l>perda in prigione eterna il ciel sereno, </l>
<l>altri divenga augello, altri radice </l>
<l>faccia e germogli nel terrestre seno, </l>
<l>o che s'induri in selce, o in molle fonte </l>
<l>si liquefaccia, o vesta irsuta fronte. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>69 </head>
<l>Ben potete schivar l'aspro mio sdegno, </l>
<l>quando servire al mio piacer v'aggrade: </l>
<l>farvi pagani, e per lo nostro regno </l>
<l>contra l'empio Buglion mover le spade.&gt;&gt; </l>
<l>Ricusàr tutti e aborrìr l'indegno </l>
<l>patto; solo a Rambaldo il persuade. </l>
<l>Noi (ché non val difesa) entro una buca </l>

<l>di lacci avolse ove non è che luca. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>70 </head>
<l>Poi nel castello istesso a sorte venne </l>
<l>Tancredi, ed egli ancor fu prigioniero. </l>
<l>Ma poco tempo in carcere ci tenne </l>
<l>la falsa maga; e (s'io n'intesi il vero) </l>
<l>di seco trarne da quell'empia ottenne </l>
<l>del signor di Damasco un messaggiero, </l>
<l>ch'al re d'Egitto in don fra cento armati </l>
<l>ne conduceva inermi e incatenati. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>71 </head>
<l>Così ce n'andavamo; e come l'alta </l>
<l>providenza del Cielo ordina e move, </l>
<l>il buon Rinaldo, il qual più sempre essalta </l>
<l>la gloria sua con opre eccelse e nove, </l>
<l>in noi s'aviene, e i cavalieri assalta </l>
<l>nostri custodi e fa l'usate prove: </l>
<l>gli uccide e vince, e di quell'arme loro </l>
<l>fa noi vestir che nostre in prima foro. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>72 </head>
<l>Io 'l vidi, e 'l vider questi; e da lui porta </l>
<l>ci fu la destra, e fu sua voce udita. </l>
<l>Falso è il romor che qui risuona e porta </l>
<l>sì rea novella, e salva è la sua vita; </l>
<l>ed oggi è il terzo dì che con la scorta </l>
<l>d'un peregrin fece da noi partita </l>
<l>per girne in Antiochia, e pria depose </l>
<l>l'arme che rotte aveva e sanguinose. – </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>73 </head>
<l>Così parlava, e l'Eremita intanto </l>
<l>volgeva al cielo l'una e l'altra luce. </l>
<l>Non un color, non serba un volto: oh quanto </l>
<l>più sacro e venerabile or riluce! </l>
<l>Pieno di Dio, rapto dal zelo, a canto </l>
<l>a l'angeliche menti ei si conduce; </l>
<l>gli si svela il futuro, e ne l'eterna </l>
<l>serie de gli anni e de l'età s'interna </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>74 </head>
<l>e la bocca sciogliendo in maggior suono </l>
<l>scopre le cose altrui ch'indi verranno. </l>
<l>Tutti conversi a le sembianze, al tuono </l>
<l>de l'insolita voce attenti stanno. </l>
<l>– Vive – dice – Rinaldo, e l'altre sono </l>
<l>arti e bugie di feminile inganno. </l>
<l>Vive, e la vita giovanetta acerba </l>
<l>a più mature glorie il Ciel riserba. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>75 </head>
<l>Presagi sono e fanciulleschi affanni </l>
<l>questi ond'or l'Asia lui conosce e noma. </l>
<l>Ecco chiaro vegg'io, correndo gli anni, </l>
<l>ch'egli s'oppone a l'empio Augusto e 'l doma </l>
<l>e sotto l'ombra de gli argentei vanni </l>
<l>l'aquila sua copre la Chiesa e Roma, </l>
<l>che de la fèra avrà tolte a gli artigli; </l>
<l>e ben di lui nasceran degni i figli. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>76 </head>
<l>De' figli i figli, e chi verrà da quelli, </l>
<l>quinci avran chiari e memorandi essempi; </l>
<l>e da' Cesari ingiusti e da' rubelli </l>
<l>difenderan le mitre e i sacri tèmpi. </l>
<l>Premer gli alteri e sollevar gli imbelli, </l>
<l>difender gli innocenti e punir gli empi, </l>

<l>fian l'arti lor: così verrà che vole </l>
<l>l'aquila estense oltra le vie del sole. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>77 </head>
<l>E dritto è ben che, se 'l ver mira e 'l lume, </l>
<l>ministri a Pietro i folgori mortali. </l>
<l>U' per Cristo si pugni, ivi le piume </l>
<l>spiegar dée sempre invitte e trionfali, </l>
<l>ché ciò per suo nativo alto costume  </l>
<l>dielle il Cielo e per leggi a lei fatali. </l>
<l>Onde piace là su che in questa degna </l>
<l>impresa, onde partì, chiamato vegna. – </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>78 </head>
<l>Qui dal soggetto vinto il saggio Piero </l>
<l>stupido tace, e 'l cor ne l'alma faccia </l>
<l>troppo gran cose de l'estense altero </l>
<l>valor ragiona, onde tutto altro spiaccia. </l>
<l>Sorge intanto la notte, e 'l velo nero </l>
<l>per l'aria spiega e l'ampia terra abbraccia; </l>
<l>vansene gli altri e dan le membra al sonno, </l>
<l>ma i suoi pensieri in lui dormir non ponno. </l>
</lg>
</div1>
<div1 type="canto">
<head rend="sc">CANTO UNDICESIMO</head>
<lg type="ottava">
<head>1 </head>
<l>Ma 'l capitan de le cristiane genti, </l>
<l>vòlto avendo a l'assalto ogni pensiero, </l>
<l>giva apprestando i bellici instrumenti </l>
<l>quando a lui venne il solitario Piero; </l>
<l>e trattolo in disparte, in tali accenti </l>
<l>gli parlò venerabile e severo: </l>
<l>– Tu movi, o capitan, l'armi terrene, </l>
<l>ma di là non cominci onde conviene. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>2 </head>
<l>Sia dal Cielo il principio; invoca inanti </l>
<l>ne le preghiere publiche e devote </l>
<l>la milizia de gli angioli e de' santi, </l>
<l>che ne impetri vittoria ella che puote. </l>
<l>Preceda il clero in sacre vesti, e canti </l>
<l>con pietosa armonia supplici note; </l>
<l>e da voi, duci gloriosi e magni, </l>
<l>pietate il vulgo apprenda e n'accompagni. – </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>3 </head>
<l>Così gli parla il rigido romito, </l>
<l>e 'l buon Goffredo il saggio aviso approva: </l>
<l>– Servo – risponde – di Giesù gradito, </l>
<l>il tuo consiglio di seguir mi giova. </l>
<l>Or mentre i duci a venir meco invito, </l>
<l>tu i Pastori de' popoli ritrova, </l>
<l>Guglielmo ed Ademaro, e vostra sia </l>
<l>la cura de la pompa sacra e pia. – </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>4 </head>
<l>Nel seguente mattino il vecchio accoglie </l>
<l>co' duo gran sacerdoti altri minori, </l>
<l>ov'entro al vallo tra sacrate soglie </l>
<l>soleansi celebrar divini onori. </l>
<l>Quivi gli altri vestìr candide spoglie, </l>
<l>vestìr dorato ammanto i duo Pastori </l>
<l>che bipartito sovra i bianchi lini </l>
<l>s'affibbia al petto, e incoronaro i crini. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>5 </head>
<l>Va Piero solo inanzi e spiega al vento </l>
<l>il segno riverito in Paradiso, </l>
<l>e segue il coro a passo grave e lento </l>
<l>in duo lunghissimi ordini diviso. </l>
<l>Alternando facean doppio concento </l>
<l>in supplichevol canto e in umil viso, </l>
<l>e chiudendo le schiere ivano a paro </l>
<l>i principi Guglielmo ed Ademaro. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>6 </head>
<l>Venia poscia il Buglion, pur come è l'uso </l>
<l>di capitan senza compagno a lato; </l>
<l>seguiano a coppia i duci, e non confuso </l>
<l>seguiva il campo in lor difesa armato. </l>
<l>Sì procedendo se n'uscia del chiuso </l>
<l>de le trinciere il popolo adunato, </l>
<l>né s'udian trombe o suoni altri feroci </l>
<l>ma di pietate e d'umiltà sol voci. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>7 </head>
<l>Te Genitor, te Figlio eguale al Padre, </l>
<l>e te che d'ambo uniti amando spiri, </l>
<l>e te d'Uomo e di Dio vergine Madre </l>
<l>invocano propizia a i lor desiri; </l>
<l>o Duci, e voi che le fulgenti squadre </l>
<l>del ciel movete in triplicati giri, </l>
<l>o Divo, e te che de la diva fronte </l>
<l>la monda umanità lavasti al fonte, </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>8 </head>
<l>chiamano; e te che sei pietra e sostegno </l>
<l>de la magion di Dio fondato e forte, </l>
<l>ove ora il novo successor tuo degno </l>
<l>di grazia e di perdono apre le porte, </l>
<l>e gli altri messi del celeste regno </l>
<l>che divulgàr la vincitrice morte, </l>
<l>e quei che 'l vero a confermar seguiro, </l>
<l>testimoni di sangue e di martiro; </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>9 </head>
<l>quegli ancor la cui penna o la favella </l>
<l>insegnata ha del Ciel la via smarrita, </l>
<l>e la cara di Cristo e fida ancella </l>
<l>ch'elesse il ben de la più nobil vita; </l>
<l>e le vergini chiuse in casta cella </l>
<l>che Dio con alte nozze a sé marita; </l>
<l>e quell'altre magnanime a i tormenti, </l>
<l>sprezzatrici de' regi e de le genti. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>10 </head>
<l>Così cantando, il popolo devoto </l>
<l>con larghi giri si dispiega e stende, </l>
<l>e drizza a l'Oliveto il lento moto, </l>
<l>monte che da l'olive il nome prende, </l>
<l>monte per sacra fama al mondo noto, </l>
<l>ch'oriental contra le mura ascende, </l>
<l>e sol da quelle il parte e ne 'l discosta </l>
<l>la cupa Giosafà ch'in mezzo è posta. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>11 </head>
<l>Colà s'invia l'essercito canoro, </l>
<l>e ne suonan le valli ime e profonde </l>
<l>e gli alti colli e le spelonche loro, </l>
<l>e da ben mille parti Ecco risponde, </l>
<l>e quasi par che boscareccio coro </l>
<l>fra quegli antri si celi e in quelle fronde, </l>
<l>sì chiaramente replicar s'udia </l>
<l>or di Cristo il gran nome, or di Maria. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>12 </head>
<l>D'in su le mura ad ammirar fra tanto </l>
<l>cheti si stanno e attoniti i pagani </l>
<l>que' tardi avolgimenti e l'umil canto, </l>
<l>e l'insolite pompe e i riti estrani. </l>
<l>Poi che cessò de lo spettacol santo </l>
<l>la novitate, i miseri profani </l>
<l>alzàr le strida; e di bestemmie e d'onte </l>
<l>muggì il torrente e la gran valle e 'l monte. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>13 </head>
<l>Ma da la casta melodia soave </l>
<l>la gente di Giesù però non tace, </l>
<l>né si volge a que' gridi o cura n'have </l>
<l>più che di stormo avria d'augei loquace; </l>
<l>né perché strali aventino, ella pave </l>
<l>che giungano a turbar la santa pace </l>
<l>di sì lontano, onde a suo fin ben pote </l>
<l>condur le sacre incominciate note. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>14 </head>
<l>Poscia in cima del colle ornan l'altare </l>
<l>che di gran cena al sacerdote è mensa, </l>
<l>e d'ambo i lati luminosa appare </l>
<l>sublime lampa in lucid'oro accensa. </l>
<l>Quivi altre spoglie, e pur dorate e care, </l>
<l>prende Guglielmo, e pria tacito pensa, </l>
<l>indi con chiaro suon la voce spiega, </l>
<l>se stesso accusa e Dio ringrazia e prega. </l>
</lg>
<lg type="ottava">

<head>15 </head>
<l>Umili intorno ascoltano i primieri, </l>
<l>le viste i più lontani almen v'han fisse. </l>
<l>Ma poi che celebrò gli alti misteri </l>
<l>del puro sacrificio: – Itene – ei disse; </l>
<l>e in fronte alzando a i popoli guerrieri </l>
<l>la man sacerdotal, li benedisse. </l>
<l>Allor se 'n ritornàr le squadre pie </l>
<l>per le dianzi da lor calcate vie. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>16 </head>
<l>Giunti nel vallo e l'ordine disciolto, </l>
<l>si rivolge Goffredo a sua magione, </l>
<l>e l'accompagna stuol calcato e folto </l>
<l>insino al limitar del padiglione. </l>
<l>Quivi gli altri accommiata indietro vòlto, </l>
<l>ma ritien seco i duci il pio Buglione, </l>
<l>e li raccoglie a mensa, e vuol ch'a fronte </l>
<l>di Tolosa gli sieda il vecchio conte. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>17 </head>
<l>Poi che de' cibi natural amore </l>
<l>fu in lor ripresso e l'importuna sete, </l>
<l>disse a i duci il gran duce: – Al novo albore </l>
<l>tutti a l'assalto voi pronti sarete: </l>
<l>quel fia giorno di guerra e di sudore, </l>
<l>questo sia d'apparecchio e di quiete. </l>
<l>Dunque ciascun vada al riposo, e poi </l>
<l>se medesmo prepari e i guerrier suoi. – </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>18 </head>
<l>Tolser essi congedo, e manifesto </l>
<l>quinci gli araldi a suon di trombe fèro </l>
<l>ch'essere a l'arme apparecchiato e presto </l>
<l>dée con la nova luce ogni guerriero. </l>
<l>Così in parte al ristoro e in parte questo </l>
<l>giorno si diede a l'opre ed al pensiero, </l>
<l>sin che fe' nova tregua a la fatica </l>
<l>la cheta notte, del riposo amica. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>19 </head>
<l>Ancor dubbia l'aurora ed immaturo </l>
<l>ne l'oriente il parto era del giorno, </l>
<l>né i terreni fendea l'aratro duro </l>
<l>né fea il pastore a i prati anco ritorno; </l>
<l>stava tra i rami ogni augellin securo, </l>
<l>e in selva non s'udia latrato o corno, </l>
<l>quando a cantar la mattutina tromba </l>
<l>comincia: – A l'arme! – A l'arme! – il ciel rimbomba </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>20 </head>
<l>– A l'arme! a l'arme! – subito ripiglia </l>
<l>il grido universal di cento schiere. </l>
<l>Sorge il forte Goffredo e già non piglia </l>
<l>la gran corazza usata o le schiniere; </l>
<l>ne veste un'altra ed un pedon somiglia </l>
<l>in arme speditissime e leggiere; </l>
<l>e indosso avea già l'agevol pondo, </l>
<l>quando gli sovragiunse il buon Raimondo. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>21 </head>
<l>Questi, veggendo armato in cotal modo </l>
<l>il capitano, il suo pensier comprese: </l>
<l>– Ov'è – gli disse – il grave usbergo e sodo? </l>
<l>ov'è, signor, l'altro ferrato arnese? </l>
<l>perché sei parte inerme? Io già non lodo </l>
<l>che vada con sì debili difese. </l>
<l>Or da tai segni in te ben argomento </l>
<l>che sei di gloria ad umil mèta intento. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>22 </head>
<l>Deh! che ricerchi tu? privata palma </l>
<l>di salitor di mura? Altri le saglia, </l>
<l>ed esponga men degna ed util alma </l>
<l>(rischio debito a lui) ne la battaglia; </l>
<l>tu riprendi, signor, l'usata salma </l>
<l>e di te stesso a nostro pro ti caglia. </l>
<l>L'anima tua, mente del campo e vita, </l>
<l>cautamente per Dio sia custodita. – </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>23 </head>
<l>Qui tace, ed ei risponde: – Or ti sia noto </l>
<l>che quando in Chiaramonte il grande Urbano </l>
<l>questa spada mi cinse, e me devoto </l>
<l>fe' cavalier l'onnipotente mano, </l>
<l>tacitamente a Dio promisi in voto </l>
<l>non pur l'opera qui di capitano, </l>
<l>ma d'impiegarvi ancor, quando che fosse, </l>
<l>qual privato guerrier l'arme e le posse. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>24 </head>
<l>Dunque, poscia che fian contra i nemici </l>
<l>tutte le genti mie mosse e disposte, </l>
<l>e ch'a pieno adempito avrò gli uffici </l>
<l>che son dovuti al principe de l'oste, </l>
<l>ben è ragion (né tu, credo, il disdici) </l>
<l>ch'a le mura pugnando anch'io m'accoste, </l>

<l>e la fede promessa al Cielo osservi: </l>
<l>egli mi custodisca e mi conservi. – </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>25 </head>
<l>Così concluse, e i cavalier francesi </l>
<l>seguìr l'essempio e i duo minor Buglioni; </l>
<l>gli altri principi ancor men gravi arnesi </l>
<l>parte vestiro e si mostràr pedoni. </l>
<l>Ma i pagani fra tanto erano ascesi </l>
<l>là dove a i sette gelidi Trioni </l>
<l>si volge e piega a l'occidente il muro, </l>
<l>che nel più facil sito è men securo. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>26 </head>
<l>Però ch'altronde la città non teme </l>
<l>de l'assalto nemico offesa alcuna. </l>
<l>Quivi non pur l'empio tiranno insieme </l>
<l>il forte vulgo e gli assoldati aduna, </l>
<l>ma chiama ancora a le fatiche estreme </l>
<l>fanciulli e vecchi l'ultima fortuna; </l>
<l>e van questi portando a i più gagliardi </l>
<l>calce e zolfo e bitume e sassi e dardi. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>27 </head>
<l>E di machine e d'arme han pieno inante </l>
<l>tutto quel muro a cui soggiace il piano, </l>
<l>e quinci in forma d'orrido gigante </l>
<l>da la cintola in su sorge il Soldano, </l>
<l>quindi tra' merli il minaccioso Argante </l>
<l>torreggia, e discoperto è di lontano, </l>
<l>e in su la torre altissima Angolare </l>
<l>sovra tutti Clorinda eccelsa appare. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>28 </head>
<l>A costei la faretra e 'l grave incarco </l>
<l>de l'acute quadrella al tergo pende. </l>
<l>Ella già ne le mani ha preso l'arco, </l>
<l>e già lo stral v'ha su la corda e 'l tende; </l>
<l>e desiosa di ferire, al varco </l>
<l>la bella arciera i suoi nemici attende. </l>
<l>Tal già credean la vergine di Delo </l>
<l>tra l'alte nubi saettar dal cielo. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>29 </head>
<l>Scorre più sotto il re canuto a piede </l>
<l>da l'una a l'altra porta, e 'n su le mura </l>
<l>ciò che prima ordinò cauto rivede </l>
<l>e i difensor conforta e rassecura; </l>
<l>e qui genti rinforza e là provede </l>
<l>di maggior copia d'arme, e 'l tutto cura. </l>
<l>Ma se ne van l'afflitte madri al tempio </l>
<l>a ripregar nume bugiardo ed empio. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>30 </head>
<l>– Deh! spezza tu del predator francese </l>
<l>l'asta, Signor, con la man giusta e forte; </l>
<l>e lui, che tanto il tuo gran nome offese, </l>
<l>abbatti e spargi sotto l'alte porte. – </l>
<l>Così dicean, né fur le voci intese </l>
<l>là giù tra 'l pianto de l'eterna morte. </l>
<l>Or mentre la città s'appresta e prega, </l>
<l>le genti e l'arme il pio Buglion dispiega. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>31 </head>
<l>Tragge egli fuor l'essercito pedone </l>
<l>con molta providenza e con bell'arte, </l>
<l>e contra il muro ch'assalir dispone </l>
<l>obliquamente in duo lati il comparte. </l>
<l>Le baliste per dritto in mezzo pone </l>
<l>e gli altri ordigni orribili di Marte, </l>
<l>onde in guisa di fulmini si lancia </l>
<l>vèr le merlate cime or sasso, or lancia. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>32 </head>
<l>E mette in guardia i cavalier de' fanti </l>
<l>da tergo, e manda intorno i corridori. </l>
<l>Dà il segno poi de la battaglia, e tanti </l>
<l>i sagittari sono e i frombatori </l>
<l>e l'arme da le machine volanti, </l>
<l>che scemano fra i merli i difensori. </l>
<l>Altri v'è morto e 'l loco altri abbandona; </l>
<l>già men folta del muro è la corona. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>33 </head>
<l>La gente franca impetuosa e ratta </l>
<l>allor quanto più puote affretta i passi; </l>
<l>e parte scudo a scudo insieme adatta, </l>
<l>e di quegli un coperchio al capo fassi, </l>
<l>e parte sotto machine s'appiatta, </l>
<l>che fan riparo al grandinar de' sassi; </l>
<l>ed arrivando al fosso, il cupo e 'l vano </l>
<l>cercano empirne ed adeguarlo al piano. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>34 </head>
<l>Non era il fosso di palustre limo </l>
<l>(ché no 'l consente il loco) o d'acqua molle, </l>
<l>onde l'empieno ancor che largo ed imo, </l>
<l>le pietre e i fasci e gli arbori e le zolle. </l>
<l>L'audacissimo Alcasto intanto il primo </l>
<l>scopre la testa ed una scala estolle, </l>
<l>e no 'l ritien dura gragnuola o pioggia </l>
<l>di fervidi bitumi, e su vi poggia. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>35 </head>
<l>Vedeasi in alto il fier elvezio asceso </l>
<l>mezzo l'aereo calle aver fornito, </l>
<l>segno a mille saette, e non offeso </l>
<l>d'alcuna sì che fermi il corso ardito; </l>
<l>quando un sasso ritondo e di gran peso, </l>
<l>veloce come di bombarda uscito, </l>
<l>ne l'elmo il coglie e il risospinge a basso; </l>
<l>e 'l colpo vien dal lanciator circasso. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>36 </head>
<l>Non è mortal, ma grave il colpo e 'l salto </l>
<l>sì ch'ei stordisce, e giace immobil pondo. </l>
<l>Argante allor in suon feroce ed alto: </l>
<l>– Caduto è il primo, or chi verrà secondo? </l>
<l>Ché non uscite a manifesto assalto, </l>
<l>appiattati guerrier, s'io non m'ascondo? </l>
<l>Non gioveranvi le caverne estrane, </l>
<l>ma vi morrete come belve in tane. – </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>37 </head>
<l>Così dice egli, e per suo dir non cessa </l>
<l>la gente occulta, e tra i ripari cavi </l>
<l>e sotto gli alti scudi unita e spessa </l>

<l>le saette sostiene e i pesi gravi; </l>
<l>già gli arieti a la muraglia appressa, </l>
<l>machine grandi e smisurate travi, </l>
<l>c'han testa di monton ferrata e dura: </l>
<l>temon le porte il cozzo, e l'alte mura. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>38 </head>
<l>Gran mole intanto è di là su rivolta </l>
<l>per cento mani al gran bisogno pronte, </l>
<l>che sovra la testugine più folta </l>
<l>ruina, e par che vi trabocchi un monte; </l>
<l>e de gli scudi l'union disciolta, </l>
<l>più d'un elmo vi frange e d'una fronte, </l>
<l>e ne riman la terra sparsa e rossa </l>
<l>d'arme, di sangue, di cervella e d'ossa. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>39 </head>
<l>L'assalitore allor sotto al coperto </l>
<l>de le machine sue più non ripara, </l>
<l>ma da i ciechi perigli al rischio aperto </l>
<l>fuori se n'esce e sua virtù dichiara. </l>
<l>Altri appoggia le scale e va per l'erto, </l>
<l>altri percote i fondamenti a gara. </l>
<l>Ne crolla il muro, e ruinoso i fianchi </l>
<l>già fesso mostra a l'impeto de' Franchi. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>40 </head>
<l>E ben cadeva a le percosse orrende </l>
<l>che doppia in lui l'espugnator montone, </l>
<l>ma sin da' merli il popolo il difende </l>
<l>con usata di guerra arte e ragione, </l>
<l>ch'ovunque la gran trave in lui si stende </l>
<l>cala fasci di lana e li frapone; </l>
<l>prende in sé le percosse e fa più lente </l>
<l>la materia arrendevole e cedente. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>41 </head>
<l>Mentre con tal valor s'erano strette </l>
<l>l'audaci schiere a la tenzon murale, </l>
<l>curvò Clorinda sette volte, e sette </l>
<l>rallentò l'arco e n'aventò lo strale; </l>
<l>e quante in giù se ne volàr saette, </l>
<l>tante s'insanguinaro il ferro e l'ale. </l>
<l>Non di sangue plebeo ma del più degno, </l>
<l>ché sprezza quell'altera ignobil segno. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>42 </head>
<l>Il primo cavalier ch'ella piagasse </l>
<l>fu l'erede minor del rege inglese. </l>
<l>Da' suoi ripari a pena il capo ei trasse </l>
<l>che la mortal percossa in lui discese, </l>
<l>e che la destra man non gli trapasse </l>
<l>il guanto de l'acciar nulla contese; </l>
<l>sì che inabile a l'arme ei si ritira </l>
<l>fremendo, e meno di dolor che d'ira. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>43 </head>
<l>Il buon conte d'Ambuosa in ripa al fosso, </l>
<l>e su la scala poi Clotareo il franco: </l>
<l>quegli morì trafitto il petto e 'l dosso, </l>
<l>questi da l'un passato a l'altro fianco. </l>
<l>Sospingeva il monton, quando è percosso </l>
<l>al signor de' Fiamminghi il braccio manco, </l>
<l>sì che tra via s'allenta, e vuol poi trarne </l>
<l>lo strale, e resta il ferro entro la carne. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>44 </head>
<l>A l'incauto Ademar, ch'era da lunge </l>
<l>la fera pugna a riguardar rivolto, </l>
<l>la fatal canna arriva e in fronte il punge. </l>
<l>Stende ei la destra al loco ove l'ha colto, </l>
<l>quando nova saetta ecco sorgiunge </l>
<l>sovra la mano e la confige al volto; </l>
<l>onde egli cade, e fa del sangue sacro </l>
<l>su l'arme feminili ampio lavacro. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>45 </head>
<l>Ma non lungi da' merli a Palamede, </l>
<l>mentre ardito disprezza ogni periglio </l>
<l>e su per gli erti gradi indrizza il piede, </l>
<l>cala il settimo ferro al destro ciglio, </l>
<l>e trapassando per la cava sede </l>
<l>e tra i nervi de l'occhio esce vermiglio </l>
<l>diretro per la nuca; egli trabocca </l>
<l>e more a' piè de l'assalita rocca. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>46 </head>
<l>Tal saetta costei. Goffredo intanto </l>
<l>con novo assalto i difensori opprime. </l>
<l>Avea condotto ad una porta a canto </l>
<l>de le machine sue la più sublime. </l>
<l>Questa è torre di legno, e s'erge tanto </l>
<l>che può del muro pareggiar le cime; </l>

<l>torre che grave d'uomini ed armata, </l>
<l>mobile è su le rote e vien tirata. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>47 </head>
<l>Viene aventando la volubil mole </l>
<l>lancie e quadrella, e quanto più s'accosta, </l>
<l>e come nave in guerra a nave suole, </l>
<l>tenta d'unirsi a la muraglia opposta; </l>
<l>ma chi lei guarda ed impedir ciò vuole, </l>
<l>l'urta la fronte e l'una e l'altra costa, </l>
<l>la respinge con l'aste e le percote </l>
<l>or con le pietre i merli ed or le rote. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>48 </head>
<l>Tanti di qua, tanti di là fur mossi </l>
<l>e sassi e dardi ch'oscuronne il cielo. </l>
<l>S'urtàr duo nembi in aria, e là tornossi </l>
<l>talor respinto, onde partiva, il telo. </l>
<l>Come di fronde sono i rami scossi </l>
<l>da la pioggia indurata in freddo gelo </l>
<l>e ne caggiono i pomi anco immaturi, </l>
<l>così cadeano i saracin da i muri, </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>49 </head>
<l>però che scende in lor più greve il danno, </l>
<l>che di ferro assai meno eran guerniti. </l>
<l>Parte de' vivi ancora in fuga vanno, </l>
<l>de la gran mole al fulminar smarriti. </l>
<l>Ma quel che già fu di Nicea tiranno </l>
<l>vi resta, e fa restarvi i pochi arditi; </l>
<l>e 'l fero Argante a contraporsi corre, </l>
<l>presa una trave, a la nemica torre, </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>50 </head>
<l>e da sé la respinge e tien lontana </l>
<l>quanto l'abete è lungo e 'l braccio forte. </l>
<l>Vi scende ancor la vergine sovrana, </l>
<l>e de' perigli altrui si fa consorte. </l>
<l>I Franchi intanto a la pendente lana </l>
<l>le funi recideano e le ritorte </l>
<l>con lunghe falci, onde cadendo a terra </l>
<l>lasciava il muro disarmato in guerra. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>51 </head>
<l>Così la torre sovra, e più di sotto </l>
<l>l'impetuoso il batte aspro ariete, </l>
<l>onde comincia omai forato e rotto </l>
<l>a discoprir le interne vie secrete. </l>
<l>Essi non lunge il capitan condotto </l>
<l>al conquassato e tremulo parete, </l>
<l>nel suo scudo maggior tutto rinchiuso </l>
<l>che rade volte ha di portar in uso. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>52 </head>
<l>E quivi cauto rimirando spia, </l>
<l>e scender vede Solimano a basso </l>
<l>e porsi a la difesa ove s'apria </l>
<l>tra le ruine il periglioso passo, </l>
<l>e rimaner della sublime via </l>
<l>Clorinda in guardia e 'l cavalier circasso. </l>
<l>Così guardava, e già sentiasi il core </l>
<l>tutto avampar di generoso ardore. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>53 </head>
<l>Onde rivolto dice al buon Sigiero, </l>
<l>che gli portava un altro scudo e l'arco: </l>
<l>– Ora mi porgi, o fedel mio scudiero, </l>
<l>cotesto men gravoso e grande incarco, </l>
<l>ché tenterò di trapassar primiero </l>
<l>su i dirupati sassi il dubbio varco; </l>
<l>e tempo è ben che qualche nobil opra </l>
<l>de la nostra virtute omai si scopra. – </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>54 </head>
<l>Così mutato scudo a pena disse, </l>
<l>quando a lui venne una saetta a volo, </l>
<l>e ne la gamba il colse e la trafisse </l>
<l>nel più nervoso, ove è più acuto il duolo. </l>
<l>Che di tua man, Clorinda, il colpo uscisse, </l>
<l>la fama il canta, e tuo l'onor n'è solo; </l>
<l>se questo dì servaggio e morte schiva </l>
<l>la tua gente pagana, a te s'ascriva. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>55 </head>
<l>Ma il fortissimo eroe, quasi non senta </l>
<l>il mortifero duol de la ferita, </l>
<l>dal cominciato corso il piè non lenta, </l>
<l>e monta su i dirupi e gli altri invita. </l>
<l>Pur s'avede egli poi che no 'l sostenta </l>
<l>la gamba, offesa troppo ed impedita, </l>
<l>e ch'inaspra agitando ivi l'ambascia, </l>
<l>onde sforzato alfin l'assalto lascia. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>56 </head>
<l>E chiamando il buon Guelfo a sé con mano, </l>
<l>a lui parlava: – Io me ne vo constretto: </l>
<l>sostien persona tu di capitano </l>
<l>e di mia lontananza empi il difetto. </l>
<l>Ma picciol'ora io vi starò lontano: </l>
<l>vado e ritorno. – E si partia, ciò detto; </l>
<l>ed ascendendo in un leggier cavallo, </l>
<l>giunger non può che non sia visto al vallo. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>57 </head>
<l>Al dipartir del capitan, si parte </l>
<l>e cede il campo la fortuna franca. </l>
<l>Cresce il vigor ne la contraria parte, </l>
<l>sorge la speme e gli animi rinfranca; </l>
<l>e l'ardimento co 'l favor di Marte </l>
<l>ne' cor fedeli e l'impeto già manca: </l>
<l>già corre lento ogni lor ferro al sangue, </l>
<l>e de le trombe istesse il suono langue. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>58 </head>
<l>E già tra' merli a comparir non tarda </l>
<l>lo stuol fugace che 'l timor caccionne, </l>
<l>e mirando la vergine gagliarda, </l>
<l>vero amor de la patria arma le donne. </l>
<l>Correr le vedi e collocarsi in guarda </l>
<l>con chiome sparse e con succinte gonne, </l>
<l>e lanciar dardi e non mostrar paura </l>
<l>d'esporre il petto per l'amate mura. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>59 </head>
<l>E quel ch'a i Franchi più spavento porge, </l>
<l>e 'l toglie a i difensor de la cittade, </l>
<l>è che 'l possente Guelfo (e se n'accorge </l>
<l>questo popol e quel) percosso cade. </l>
<l>Tra mille il trova sua fortuna e scòrge </l>
<l>d'un sasso il corso per lontane strade; </l>
<l>e da sembiante colpo al tempo stesso </l>
<l>colto è Raimondo, onde giù cade anch'esso. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>60 </head>
<l>Ed aspramente allor anco fu punto </l>
<l>ne la proda del fosso Eustazio ardito. </l>
<l>Né in questo a i Franchi fortunoso punto </l>
<l>contra lor da' nemici è colpo uscito </l>
<l>(che n'uscìr molti) onde non sia disgiunto </l>
<l>corpo da l'alma o non sia almen ferito. </l>
<l>E in tal prosperità via più feroce </l>
<l>divenendo il circasso, alza la voce: </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>61 </head>
<l>– Non è questa Antiochia, e non è questa </l>
<l>la notte amica a le cristiane frodi. </l>
<l>Vedete il chiaro sol, la gente desta, </l>
<l>altra forma di guerra ed altri modi. </l>
<l>Dunque favilla in voi nulla più resta </l>
<l>de l'amor de la preda e de le lodi, </l>
<l>che sì tosto cessate e sète stanche </l>
<l>per breve assalto, o Franchi no, ma Franche? – </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>62 </head>
<l>Così ragiona, e in guisa tal s'accende </l>
<l>ne le sue furie il cavaliero audace </l>
<l>che quell'ampia città ch'egli difende </l>
<l>non gli par campo del suo ardir capace, </l>
<l>e si lancia a gran salti ove si fende </l>
<l>il muro e la fessura adito face; </l>
<l>ed ingombra l'uscita, e grida intanto </l>
<l>a Soliman che si vedeva a canto: </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>63 </head>
<l>– Soliman, ecco il loco ed ecco l'ora </l>
<l>che del nostro valor giudice fia. </l>
<l>Che cessi? o di che temi? or costà fora </l>
<l>cerchi il pregio sovran chi più 'l desia. – </l>
<l>Così gli disse, e l'uno e l'altro allora </l>
<l>precipitosamente a prova uscia; </l>
<l>l'un da furor, l'altro da onor rpito </l>
<l>e stimolato dal feroce invito. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>64 </head>
<l>Giunsero inaspettati ed improvisi </l>
<l>sovra i nemici, e in paragon mostràrsi; </l>
<l>e da lor tanti furo uomini uccisi, </l>
<l>e scudi ed elmi dissipati e sparsi, </l>
<l>e scale tronche ed arieti incisi, </l>
<l>che di lor parave quasi un monte farsi, </l>
<l>e mescolati a le ruine alzaro, </l>
<l>in vece del caduto, alto riparo. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>65 </head>
<l>La gente che pur dianzi ardì salire </l>
<l>al pregio eccelso di mural corona, </l>
<l>non ch'or d'entrar ne la cittate aspire, </l>
<l>ma sembra a le difese anco mal buona; </l>
<l>e cede al nuovo assalto, e in preda a l'ire </l>
<l>de' duo guerrier le machine abbandona, </l>
<l>ch'ad altra guerra omai saran mal atte </l>
<l>tanto è 'l furor che le percote e batte. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>66 </head>
<l>L'uno e l'altro pagan, come il trasporta </l>
<l>l'impeto suo, già più e più trascorre; </l>
<l>già 'l foco chiede a i cittadini, e porta </l>
<l>duo pini fiammeggianti invèr la torre. </l>
<l>Cotali uscir da la tartarea porta </l>
<l>sogliono, e sottosopra il mondo porre, </l>
<l>le ministre di Pluto empie sorelle, </l>
<l>lor ceraste scotendo e lor facelle. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>67 </head>
<l>Ma l'invitto Tancredi, il qual altrove </l>
<l>confortava a l'assalto i suoi latini, </l>
<l>tosto che vide l'incredibil prove, </l>
<l>e la gemina fiamma e i duo gran pini, </l>
<l>tronca in mezzo le voci, e presto move </l>
<l>a frenar il furor de' saracini; </l>
<l>e tal del suo valor dà segno orrendo </l>
<l>che chi vinse e fugò fugge or perdendo. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>68 </head>
<l>Così de la battaglia or qui lo stato </l>
<l>co 'l variar de la fortuna è vòlto, </l>
<l>e in questo mezzo il capitan piagato </l>
<l>ne la gran tenda sua già s'è raccolto </l>
<l>co 'l buon Sigier, con Baldovino a lato, </l>
<l>de i mesti amici in gran concorso e folto; </l>
<l>ei che s'affretta e di tirar s'affanna </l>
<l>de la piaga lo stral, rompe la canna, </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>69 </head>
<l>e la via più vicina e più spedita </l>
<l>a la cura di lui vuol che si prenda, </l>
<l>scoprasi ogni latebra a la ferita </l>
<l>e largamente si risechi e fenda. </l>
<l>– Rimandatemi in guerra, onde fornita </l>
<l>non sia co 'l dì prima ch'a lei mi renda. – </l>
<l>Così dice; e premendo il lungo cerro </l>
<l>d'una gran lancia, offre la gamba al ferro. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>70 </head>
<l>E già l'antico Eròtimo, che nacque </l>
<l>in riva al Po, s'adopra in sua salute, </l>
<l>il qual de l'erbe e de le nobil acque </l>
<l>ben conosceva ogni uso, ogni virtute; </l>
<l>caro a le Muse ancor, ma si compiacque </l>
<l>ne la gloria minor de l'arti mute; </l>
<l>sol curò tòrre a morte i corpi frali, </l>
<l>e potea far i nomi anco immortali. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>71 </head>
<l>Stassi appoggiato, e con secura faccia </l>
<l>freme immobile al pianto il capitano. </l>
<l>Quegli in gonna succinto e da le braccia </l>
<l>ripiegato il vestir, leggiero e piano </l>
<l>or con l'erbe potenti in van procaccia </l>
<l>trarne lo strale, or con la dotta mano; </l>
<l>e con la destra il tenta e co 'l tenace </l>
<l>ferro il va riprendendo, e nulla face. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>72 </head>
<l>L'arte sue non seconda ed al disegno </l>
<l>par che per nulla via fortuna arrida; </l>
<l>e nel piagato eroe giunge a tal segno </l>
<l>l'aspro martìr che n'è quasi omicida. </l>
<l>Or qui l'angiol custode, al duol indegno </l>
<l>mosso di lui, colse dittamo in Ida: </l>
<l>erba crinita di purpureo fiore </l>

<l>c'have in giovani foglie alto valore. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>73 </head>
<l>E ben mastra natura a le montane </l>
<l>capre n'insegna la virtù celata, </l>
<l>qualor vengon percosse e lor rimane </l>
<l>nel fianco affissa la saetta alata. </l>
<l>Questa, benché da parti assai lontane, </l>
<l>in un momento l'angelo ha recata, </l>
<l>e non veduto entro le mediche onde </l>
<l>de gli apprestati bagni il succo infonde, </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>74 </head>
<l>e del fonte di Lidia i sacri umori </l>
<l>e l'odorata panacea vi mesce. </l>
<l>Ne sparge il vecchio la ferita, e fuori </l>
<l>volontario per sé lo stral se n'esce </l>
<l>e si ristagna il sangue; e già i dolori </l>
<l>fuggono da la gamba e 'l vigor cresce. </l>
<l>Grida Eròtimo allor: – L'arte maestra </l>
<l>te non risana o la mortal mia destra, </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>75 </head>
<l>maggior virtù ti salva; un angiol, credo, </l>
<l>medico per te fatto, è sceso in terra, </l>
<l>ché di celeste mano i segni vedo: </l>
<l>prendi l'arme; che tardi? e riedi in guerra. – </l>
<l>Avido di battaglia il pio Goffredo </l>
<l>già ne l'ostro le gambe avolge e serra, </l>
<l>e l'asta crolla smisurata, e imbraccia </l>
<l>il già deposto scudo e l'elmo allaccia. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>76 </head>
<l>Uscì dal chiuso vallo, e si converse </l>
<l>con mille dietro a la città percossa: </l>
<l>sopra di polve il ciel gli si coperse, </l>
<l>tremò sotto la terra al moto scossa; </l>
<l>e lontano appressar le genti averse </l>
<l>d'alto il miraro, e corse lor per l'ossa </l>
<l>un tremor freddo e strinse il sangue in gelo. </l>
<l>Egli alzò tre fiate il grido al cielo. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>77 </head>
<l>Conosce il popol suo l'altera voce </l>
<l>e 'l grido eccitator de la battaglia, </l>
<l>e riprendendo l'impeto veloce </l>
<l>di novo ancora a la tenzon si scaglia. </l>
<l>Ma già la coppia de i pagan feroce </l>
<l>nel rotto accolta s'è della muraglia, </l>
<l>difendendo ostinata il varco fesso </l>
<l>dal buon Tancredi e da chi vien con esso. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>78 </head>
<l>Qui disdegnoso giunse e minacciante </l>
<l>chiuso ne l'arme il capitan di Francia, </l>
<l>e 'n su la prima giunta al fero Argante </l>
<l>l'asta ferrata fulminando lancia. </l>
<l>Nessuna mural machina si vante </l>
<l>d'aventar con più forza alcuna lancia. </l>
<l>Tuona per l'aria la nodosa trave, </l>
<l>v'oppon lo scudo Argante e nulla pave. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>79 </head>
<l>S'apre lo scudo al frassino pungente, </l>
<l>né la dura corazza anco il sostiene, </l>
<l>ché rompe tutte l'arme, e finalmente </l>
<l>il sangue saracino a sugger viene. </l>
<l>Ma si svelle il circasso (e 'l duol non sente) </l>
<l>da l'arme il ferro affisso e da le vene, </l>
<l>e 'n Goffredo il ritorce: – A te – dicendo </l>
<l>– rimando il tronco, e l'armi tue ti rendo. – </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>80 </head>
<l>L'asta, ch'offesa or porta ed or vendetta, </l>
<l>per lo noto sentier vola e rivola, </l>
<l>ma già colui non fère ove è diretta, </l>
<l>ch'egli si piega e 'l capo al colpo invola; </l>
<l>coglie il fedel Sigiero, il qual ricetta </l>
<l>profondamente il ferro entro la gola, </l>
<l>né gli rincresce, del suo caro duce </l>
<l>morendo in vece, abbandonar la luce. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>81 </head>
<l>Quasi in quel punto Soliman percote </l>
<l>con una scelce il cavalier normando; </l>
<l>e questi  al colpo si contorce e scote </l>
<l>e cade giù come paleo rotando. </l>
<l>Or più Goffredo sostener non pote </l>
<l>l'ira di tante offese, e impugna il brando; </l>
<l>e sovra la confusa alta ruina </l>
<l>ascende, e move omai guerra vicina. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>82 </head>
<l>E ben ei vi facea mirabil cose, </l>
<l>e contrasti seguiano aspri e mortali, </l>
<l>ma fuor uscì la notte e 'l mondo ascose </l>
<l>sotto il caliginoso orror de l'ali; </l>
<l>e l'ombre sue pacifiche interpose </l>
<l>fra tante ire de' miseri mortali,  </l>
<l>sì che cessò Goffredo e fe' ritorno. </l>
<l>Cotal fine ebbe il sanguinoso giorno. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>83 </head>
<l>Ma pria che 'l pio Buglione il campo ceda, </l>
<l>fa indietro riportar gli egri e i languenti, </l>
<l>e già non lascia a' suoi nemici in preda </l>
<l>l'avanzo de' suoi bellici tormenti; </l>
<l>pur salva la gran torre avien che rieda, </l>
<l>primo terror de le nemiche genti, </l>
<l>come che sia da l'orrida tempesta </l>
<l>sdruscita anch'essa in alcun loco e pesta. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>84 </head>
<l>Da' gran perigli uscita ella se 'n viene </l>
<l>giungendo a loco omai di securezza. </l>
<l>Ma qual nave talor ch'a vele piene </l>
<l>corre il mar procelloso e l'onde sprezza, </l>
<l>poscia in vista del porto o su l'arene </l>
<l>o su i fallaci scogli un fianco spezza; </l>
<l>o qual destrier passa le dubbie strade </l>
<l>e presso al dolce albergo incespa e cade; </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>85 </head>
<l>tale inciampa la torre, e tal da quella </l>
<l>parte che volse a l'impeto de' sassi </l>
<l>frange due rote debili, sì ch'ella </l>
<l>ruinosa pendendo arresta i passi. </l>
<l>Ma le suppone appoggi e la puntella </l>
<l>lo stuol che la conduce e seco stassi, </l>
<l>insin che i pronti fabri intorno vanno </l>
<l>saldando in lei d'ogni sua piaga il danno. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>86 </head>
<l>Così Goffredo impone, il qual desia </l>
<l>che si racconci inanzi al novo sole, </l>
<l>ed occupando questa e quella via </l>
<l>dispon le guardie intorno a l'alta mole; </l>
<l>ma 'l suon ne la città chiaro s'udia </l>
<l>di fabrili instrumenti e di parole, </l>
<l>e mille si vedean fiaccole accese, </l>
<l>onde seppesi il tutto o si comprese. </l>
</lg>
</div1>
<div1 type="canto">
<head rend="sc">CANTO DODICESIMO</head>
<lg type="ottava">
<head>1 </head>
<l>Era la notte, e non prendean ristoro </l>
<l>co 'l sonno ancor le faticose genti: </l>
<l>ma qui vegghiando nel fabril lavoro </l>
<l>stavano i Franchi a la custodia intenti, </l>
<l>e là i pagani le difese loro </l>
<l>gian rinforzando tremule e cadenti </l>
<l>e reintegrando le già rotte mura, </l>
<l>e de' feriti era comun la cura. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>2 </head>
<l>Curate al fin le piaghe, e già fornita </l>
<l>de l'opere notturne era qualcuna; </l>
<l>e rallentando l'altre, al sonno invita </l>
<l>l'ombra omai fatta più tacita e bruna. </l>
<l>Pur non accheta la guerriera ardita </l>
<l>l'alma d'onor famelica e digiuna, </l>
<l>e sollecita l'opre ove altri cessa. </l>
<l>Va seco Argante, e dice ella a se stessa: </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>3 </head>
<l>&lt;&lt;Ben oggi il re de' Turchi e 'l buon Argante </l>
<l>fèr meraviglie inusitate e strane, </l>
<l>ché soli uscìr fra tante schiere e tante </l>
<l>e vi spezzàr le machine cristiane. </l>
<l>Io (questo è il sommo pregio onde mi vante) </l>

<l>d'alto rinchiusa oprai l'arme lontane, </l>
<l>saggittaria, no 'l nego, assai felice. </l>
<l>Dunque sol tanto a donna e più non lice? </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>4 </head>
<l>Quanto me' fòra in monte od in foresta </l>
<l>a le fère aventar dardi e quadrella, </l>
<l>ch'ove il maschio valor si manifesta </l>
<l>mostrarmi qui tra cavalier donzella! </l>
<l>Ché non riprendo la feminea vesta, </l>
<l>s'io ne son degna e non mi chiudo in cella?&gt;&gt; </l>
<l>Così parla tra sé; pensa e risolve </l>
<l>al fin gran cose ed al guerrier si volve: </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>5 </head>
<l>– Buona pezza è, signor, che in sé raggira </l>
<l>un non so che d'insolito e d'audace </l>
<l>la mia mente inquieta: o Dio l'inspira, </l>
<l>o l'uom del suo voler suo Dio si face. </l>
<l>Fuor del vallo nemico accesi mira </l>
<l>i lumi; io là n'andrò con ferro e face </l>
<l>e la torre arderò: vogl'io che questo </l>
<l>effetto segua, il Ciel poi curi il resto. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>6 </head>
<l>Ma s'egli averrà pur che mia ventura </l>
<l>nel mio ritorno mi rinchiuda il passo, </l>
<l>d'uom che 'n amor m'è padre a te la cura </l>
<l>e de le care mie donzelle io lasso. </l>
<l>Tu ne l'Egitto rimandar procura </l>
<l>le donne sconsolate e 'l vecchio lasso. </l>
<l>Fallo per Dio, signor, ché di pietate </l>
<l>ben è degno quel sesso e quella etate. – </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>7 </head>
<l>Stupisce Argante, e ripercosso il petto </l>
<l>da stimoli di gloria acuti sente. </l>
<l>– Tu là n'andrai, – rispose – e me negletto </l>
<l>qui lascierai tra la vulgare gente? </l>
<l>E da secura parte avrò diletto </l>
<l>mirar il fumo e la favilla ardente? </l>
<l>No, no; se fui ne l'arme a te consorte, </l>
<l>esser vo' ne la gloria e ne la morte. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>8 </head>
<l>Ho core anch'io che morte sprezza e crede </l>
<l>che ben si cambi con l'onor la vita. </l>
<l>– Ben ne fèsti – diss'ella – eterna fede </l>
<l>con quella tua sì generosa uscita. </l>
<l>Pure io femina sono, e nulla riede </l>
<l>mia morte indanno a la città smarrita; </l>
<l>ma se tu cadi (tolga il Ciel gli augùri), </l>
<l>or chi sarà che più difenda i muri? – </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>9 </head>
<l>Replicò il cavaliero: – Indarno adduci </l>
<l>al mio fermo voler fallaci scuse. </l>
<l>Seguirò l'orme tue, se mi conduci; </l>
<l>ma le precorrerò, se mi ricuse. – </l>
<l>Concordi al re ne vanno, il qual fra i duci </l>
<l>e fra i più saggi suoi gli accolse e chiuse. </l>
<l>Incominciò Clorinda: – O sire, attendi </l>
<l>a ciò che dir voglianti, e in grado il prendi. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>10 </head>
<l>Argante qui (né sarà vano il vanto) </l>
<l>quella machina eccelsa arder promette. </l>
<l>Io sarò seco, ed aspettiam sol tanto </l>
<l>che stanchezza maggiore il sonno allette. – </l>
<l>Sollevò il re le palme, e un lieto pianto </l>
<l>giù per le crespe guancie a lui cadette; </l>
<l>e: – Lodato sia tu, – disse – che a i servi </l>
<l>tuoi volgi gli occhi e 'l regno anco mi servi. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>11 </head>
<l>Né già sì tosto caderà, se tali </l>
<l>animi forti in sua difesa or sono. </l>
<l>Ma qual poss'io, coppia onorata, eguali </l>
<l>dar a i meriti vostri o laude o dono? </l>
<l>Laudi la fama voi con immortali </l>
<l>voci di gloria, e 'l mondo empia del suono. </l>
<l>Premio v'è l'opra stessa, e premio in parte </l>
<l>vi fia del regno mio non poca parte. – </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>12 </head>
<l>Sì parla il re canuto, e si ristringe </l>
<l>or questa or quel teneramente al seno. </l>
<l>Il Soldan, ch'è presente e non infinge </l>
<l>la generosa invidia onde egli è pieno, </l>
<l>disse: – Né questa spada in van si cinge; </l>
<l>verravvi a paro o poco dietro almeno. – </l>
<l>– Ah! – rispose Clorinda – andremo a questa </l>
<l>impresa tutti? e se tu vien, chi resta? – </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>13 </head>
<l>Così gli disse, e con rifiuto altero </l>
<l>già s'apprestava a ricusarlo Argante; </l>
<l>ma 'l re il prevenne, e ragionò primiero </l>
<l>a Soliman con placido sembiante: </l>
<l>– Ben sempre tu, magnanimo guerriero, </l>
<l>ne ti mostrasti a te stesso sembiante, </l>
<l>cui nulla faccia di periglio unquanco </l>
<l>sgomentò, né mai fosti in guerra stanco. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>14 </head>
<l>E so che fuora andando opre faresti </l>
<l>degne di te; ma sconvenevol parmi </l>
<l>che tutti usciate, e dentro alcun non resti </l>
<l>di voi che sète i più famosi in armi. </l>
<l>Né men consentirei ch'andasser questi </l>
<l>(ché degno è il sangue lor che si risparmi), </l>
<l>s'o men util tal opra o mi paresse </l>
<l>che fornita per altri esser potesse. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>15 </head>
<l>Ma poi che la gran torre in sua difesa </l>
<l>d'ogni intorno le guardie ha così folte </l>
<l>che da poche mie genti esser offesa </l>
<l>non pote, e inopportuno è uscir con molte, </l>
<l>la coppia che s'offerse a l'alta impresa, </l>
<l>e 'n simil rischio si trovò più volte, </l>
<l>vada felice pur, ch'ella è ben tale </l>
<l>che sola più che mille insieme vale. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>16 </head>
<l>Tu, come al regio onor più si conviene, </l>
<l>con gli altri, prego, in su le porte attendi; </l>
<l>e quando poi (ché n'ho secura spene) </l>
<l>ritornino essi e desti abbian gli incendi, </l>
<l>se stuol nemico seguitando viene, </l>
<l>lui risospingi e lor salva e difendi. – </l>
<l>Così l'un re diceva, e l'altro cheto </l>
<l>rimaneva al suo dir, ma non già lieto. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>17 </head>
<l>Soggiunse allora Ismeno: – Attender piaccia </l>
<l>a voi, ch'uscir dovete, ora più tarda, </l>
<l>sin che di varie tempre un misto i' faccia </l>
<l>ch'a la machina ostil s'appigli e l'arda. </l>
<l>Forse allora averrà che parte giaccia </l>
<l>di quello stuol che la circonda e guarda. – </l>
<l>Ciò fu concluso, e in sua magion ciascuno </l>
<l>aspetta il tempo al gran fatto opportuno. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>18 </head>
<l>Depon Clorinda le sue spoglie inteste </l>
<l>d'argento e l'elmo adorno e l'arme altere, </l>
<l>e senza piuma o fregio altre ne veste </l>
<l>(infausto annunzio!) ruginose e nere, </l>
<l>però che stima agevolmente in queste </l>
<l>occulta andar fra le nemiche schiere. </l>
<l>E' quivi Arsete eunuco, il qual fanciulla </l>
<l>la nudrì da le fasce e da la culla, </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>19 </head>
<l>e per l'orme di lei l'antico fianco </l>
<l>d'ogni intorno traendo, or la seguia. </l>
<l>Vede costui l'arme cangiate, ed anco </l>
<l>del gran rischio s'accorge ove ella gìa, </l>
<l>e se n'affligge, e per lo crin che bianco </l>
<l>in lei servendo ha fatto e per la pia </l>
<l>memoria de' suo' uffici instando prega </l>
<l>che da l'impresa cessi; ed ella il nega. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>20 </head>
<l>Onde ei le disse alfin: – Poi che ritrosa </l>
<l>sì la tua mente nel suo mal s'indura </l>
<l>che né la stanca età, né la pietosa </l>
<l>voglia, né i preghi miei, né il pianto cura, </l>
<l>ti spiegherò più oltre, e saprai cosa </l>
<l>di tua condizion che t'era oscura; </l>
<l>poi tuo desir ti guidi o mio consiglio. – </l>
<l>Ei segue, ed ella inalza attenta il ciglio. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>21 </head>
<l>– Resse già d'Etiopia, e forse regge </l>
<l>Senapo ancor con fortunato impero, </l>
<l>il qual del figlio di Maria la legge </l>
<l>osserva, e l'osserva anco il popol nero. </l>
<l>Quivi io pagan fui servo e fui tra gregge </l>
<l>d'ancelle avolto in feminil mestiero, </l>
<l>ministro fatto de la regia moglie </l>
<l>che bruna è sì, ma il bruno il bel non toglie. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>22 </head>
<l>N'arde il marito, e de l'amore al foco </l>
<l>ben de la gelosia s'agguaglia il gelo. </l>
<l>Si va in guisa avanzando a poco a poco </l>
<l>nel tormentoso petto il folle zelo </l>
<l>che da ogn'uom la nasconde, e in chiuso loco </l>
<l>vorria celarla ai tanti occhi del cielo. </l>
<l>Ella, saggia ed umil, di ciò che piace </l>
<l>al suo signor fa suo diletto e pace. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>23 </head>
<l>D'una pietosa istoria e di devote </l>
<l>figure la sua stanza era dipinta. </l>
<l>Vergine, bianca il bel volto e le gote </l>
<l>vermiglia, è quivi presso un drago avinta. </l>
<l>Con l'asta il mostro un cavalier percote: </l>
<l>giace la fèra nel suo sangue estinta. </l>
<l>Quivi sovente ella s'atterra, e spiega </l>
<l>le sue tacite colpe e piange e prega. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>24 </head>
<l>Ingravida fra tanto, ed espon fuori </l>
<l>(e tu fosti colei) candida figlia. </l>
<l>Si turba; e de gli insoliti colori, </l>
<l>quasi d'un novo mostro, ha meraviglia. </l>
<l>Ma perché il re conosce e i suoi furori, </l>
<l>celargli il parto al fin si riconsiglia, </l>
<l>ch'egli avria dal candor che in te si vede </l>
<l>argomentato in lei non bianca fede. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>25 </head>
<l>Ed in tua vece una fanciulla nera </l>
<l>pensa mostrargli, poco inanzi nata. </l>
<l>E perché fu la torre, ove chius'era, </l>
<l>da le donne e da me solo abitata, </l>
<l>a me, che le fui servo e con sincera </l>
<l>mente l'amai, ti diè non battezzata; </l>
<l>né già poteva allor battesmo darti, </l>
<l>ché l'uso no 'l sostien di quelle parti. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>26 </head>
<l>Piangendo a me ti porse, e mi commise </l>
<l>ch'io lontana a nudrir ti conducessi. </l>
<l>Chi può dire il suo affanno, e in quante guise </l>
<l>lagnossi e raddoppiò gli ultimi amplessi? </l>
<l>Bagnò i baci di pianto, e fur divise </l>
<l>le sue querele da i singulti spessi. </l>
<l>Levò alfin gli occhi, e disse: &lt;&lt;O Dio, che scerni </l>
<l>l'opre più occulte, e nel mio cor t'interni, </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>27 </head>
<l>s'immaculato è questo cor, s'intatte </l>
<l>son queste membra e 'l marital mio letto, </l>
<l>per me non prego, che mille altre ho fatte </l>
<l>malvagità: son vile al tuo cospetto; </l>
<l>salva il parto innocente, al qual il latte </l>
<l>nega la madre del materno petto. </l>
<l>Viva, e sol d'onestate a me somigli; </l>
<l>l'essempio di fortuna altronde pigli. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>28 </head>
<l>Tu, celeste guerrier, che la donzella </l>
<l>togliesti del serpente a gli empi morsi, </l>
<l>s'accesi ne' tuo' altari umil facella, </l>
<l>s'auro o incenso odorato unqua ti porsi, </l>
<l>tu per lei prega, sì che fida ancella </l>
<l>possa in ogni fortuna a te raccòrsi.&gt;&gt; </l>
<l>Qui tacque; e 'l cor le si rinchiuse e strinse, </l>
<l>e di pallida morte si dipinse. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>29 </head>
<l>Io piangendo ti presi, e in breve cesta </l>
<l>fuor ti portai, tra fiori e frondi ascosa; </l>
<l>ti celai da ciascun, che né di questa </l>
<l>diedi sospizion né d'altra cosa. </l>
<l>Me n'andai sconosciuto; e per foresta </l>
<l>caminando di piante orride ombrosa, </l>
<l>vidi una tigre, che minaccie ed ire </l>
<l>avea ne gli occhi, incontr'a me venire. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>30 </head>
<l>Sovra un arbore i' salsi e te su l'erba </l>
<l>lasciai, tanta paura il cor mi prese. </l>
<l>Giunse l'orribil fèra, e la superba </l>
<l>testa volgendo, in te lo sguardo intese. </l>
<l>Mansuefece e raddolcio l'acerba </l>
<l>vista con atto placido e cortese; </l>
<l>lenta poi s'avicina e ti fa vezzi </l>
<l>con la lingua, e tu ridi e l'accarezzi; </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>31 </head>
<l>ed ischerzando seco, al fero muso </l>
<l>la pargoletta man secura stendi. </l>
<l>Ti porge ella le mamme e, come è l'uso </l>
<l>di nutrice, s'adatta, e tu le prendi. </l>
<l>Intanto io miro timido e confuso, </l>
<l>come uom faria novi prodigi orrendi. </l>
<l>Poi che sazia ti vede omai la belva </l>
<l>del suo latte, ella parte e si rinselva; </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>32 </head>
<l>ed io giù scendo e ti ricolgo, e torno </l>
<l>là 've prima fur vòlti i passi miei, </l>
<l>e preso in picciol borgo alfin soggiorno, </l>
<l>celatamente ivi nutrir ti fei. </l>
<l>Vi stetti in sin che 'l sol correndo intorno </l>
<l>portò a i mortali e diece mesi e sei. </l>
<l>Tu con lingua di latte anco snodavi </l>
<l>voci indistinte, e incerte orme segnavi. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>33 </head>
<l>Ma sendo io colà giunto ove dechina </l>
<l>l'etate omai cadente a la vecchiezza, </l>
<l>ricco e sazio de l'or che la regina </l>
<l>nel partir diemmi con regale ampiezza, </l>
<l>da quella vita errante e peregrina </l>
<l>nella patria ridurmi ebbi vaghezza, </l>
<l>e tra gli antichi amici in caro loco </l>
<l>viver, temprando il verno al proprio foco. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>34 </head>
<l>Partomi, e vèr l'Egitto onde son nato, </l>
<l>te conducendo meco, il corso invio, </l>
<l>e giungo ad un torrente, e riserrato </l>
<l>quinci da i ladri son, quindi dal rio. </l>
<l>Che debbo far? te, dolce peso amato, </l>
<l>lasciar non voglio, e di campar desio. </l>
<l>Mi gitto a nuoto, ed una man ne viene </l>
<l>rompendo l'onda e te l'altra sostiene. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>35 </head>
<l>Rapidissimo è il corso, e in mezzo l'onda </l>
<l>in se medesma si ripiega e gira; </l>
<l>ma, guinto ove più volge e si profonda, </l>
<l>in cerchio ella mi torce e giù mi tira. </l>
<l>Ti lascio allor, ma t'alza e ti seconda </l>
<l>l'acqua, e secondo a l'acqua il vento spira, </l>
<l>e t'espon salva in su la molle arena; </l>
<l>stanco, anelando, io poi vi giungo a pena. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>36 </head>
<l>Lieto ti prendo; e poi la notte, quando </l>
<l>tutte in alto silenzio eran le cose, </l>
<l>vidi in sogno un guerrier che minacciando </l>
<l>a me su 'l volto il ferro ignudo pose. </l>
<l>Imperioso disse: &lt;&lt;Io ti comando </l>
<l>ciò che la madre sua primier t'impose: </l>
<l>che battezzi l'infante; ella è diletta </l>
<l>del Cielo, e la sua cura a me s'aspetta. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>37 </head>
<l>Io la guardo e difendo, io spirto diedi </l>
<l>di pietate a le fère e mente a l'acque. </l>
<l>Misero te s'al sogno tuo non credi, </l>
<l>ch'è del Ciel messaggiero.&gt;&gt; E qui si tacque. </l>
<l>Svegliaimi e sorsi, e di là mossi i piedi </l>
<l>come del giorno il primo raggio nacque; </l>
<l>ma perché mia fé vera e l'ombre false </l>
<l>stimai, il tuo battesmo non mi calse, </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>38 </head>
<l>né de i preghi materni; onde nudrita </l>
<l>pagana fosti, e 'l vero a te celai. </l>
<l>Crescesti, e in arme valorosa e ardita </l>
<l>vincesti il sesso e la natura assai: </l>
<l>fama e terre acquistasti, e qual tua vita </l>
<l>sia stata poscia tu medesma il sai; </l>
<l>e sai non men che servo insieme e padre </l>
<l>io t'ho seguita fra guerriere squadre. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>39 </head>
<l>Ier poi su l'alba, a la mia mente oppressa </l>
<l>d'alta quiete e simile a la morte, </l>
<l>nel sonno s'offerì l'imago stessa, </l>
<l>ma in più turbata vista e in suon più forte: </l>
<l>&lt;&lt;Ecco,&gt;&gt; dicea &lt;&lt;fellon, l'ora s'appressa </l>
<l>che dée cangiar Clorinda e vita e sorte: </l>
<l>mia sarà mal tuo grado, e tuo fia il duolo.&gt;&gt; </l>
<l>Ciò disse, e poi n'andò per l'aria a volo. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>40 </head>
<l>Or odi dunque tu che 'l Ciel minaccia </l>
<l>a te, diletta mia, strani accidenti. </l>
<l>Io non so; forse a lui vien che dispiaccia </l>
<l>ch'altri impugni la fé de' suoi parenti. </l>
<l>Forse è la vera fede. Ah! giù ti piaccia </l>
<l>depor quest'arme e questi spirti ardenti. – </l>
<l>Qui tace e piagne; ed ella pensa e teme, </l>
<l>ch'un altro simil sogno il cor le preme. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>41 </head>
<l>Rasserenando il volto, al fin gli dice: </l>
<l>– Quella fé seguirò che vera or parmi, </l>
<l>che tu co 'l latte già de la nutrice </l>
<l>sugger mi fèsti e che vuoi dubbia or farmi; </l>
<l>né per temenza lascierò, né lice </l>
<l>a magnanimo cor, l'impresa e l'armi, </l>
<l>non se la morte nel più fer sembiante </l>
<l>che sgomenti i mortali avessi inante. – </l>
</lg>

<lg type="ottava">
<head>42 </head>
<l>Poscia il consola; e perché il tempo giunge </l>
<l>ch'ella deve ad effetto il vanto porre, </l>
<l>parte e con quel guerrier si ricongiunge </l>
<l>che si vuol seco al gran periglio esporre. </l>
<l>Con lor s'aduna Ismeno, e instiga e punge </l>
<l>quella virtù che per se stessa corre; </l>
<l>e lor porge di zolfo e di bitumi </l>
<l>due palle, e 'n cavo rame ascosi lumi. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>43 </head>
<l>Escon notturni e piani, e per lo colle </l>
<l>uniti vanno a passo lungo e spesso, </l>
<l>tanto che a quella parte ove s'estolle </l>
<l>la machina nemica omai son presso. </l>
<l>Lor s'infiamman gli spirti, e 'l cor ne bolle </l>
<l>né può tutto capir dentro a se stesso: </l>
<l>gli invita al foco, al sangue, un fero sdegno. </l>
<l>Grida la guardia, e lor dimanda il segno. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>44 </head>
<l>Essi van cheti inanzi, onde la guarda </l>
<l>– A l'arme! a l'arme! – in alto suon raddoppia; </l>
<l>ma più non si nasconde e non è tarda </l>
<l>al corso allor la generosa coppia. </l>
<l>In quel modo che fulmine o bombarda </l>
<l>co 'l lampeggiar tuona in un punto e scoppia, </l>
<l>movere ed arrivar, ferir lo stuolo, </l>
<l>aprirlo e penetrar, fu un punto solo. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>45 </head>
<l>E forza è pur che fra mill'arme e mille </l>
<l>percosse il lor disegno al fin riesca. </l>
<l>Scopriro i chiusi lumi, e le faville </l>
<l>s'appreser tosto a l'accensibil esca, </l>
<l>ch'a i legni poi l'avolse e compartille. </l>
<l>Chi può dir come serpa e come cresca </l>
<l>già da più lati il foco? e come folto </l>
<l>turbi il fumo a le stelle il puro volto? </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>46 </head>
<l>Vedi globi di fiamme oscure e miste </l>
<l>fra le rote del fumo in ciel girarsi. </l>
<l>Il vento soffia, e vigor fa ch'acquiste </l>
<l>l'incendio e in un raccolga i fochi sparsi. </l>
<l>Fère il gran lume con terror le viste </l>
<l>de' Franchi, e tutti son presti ad armarsi. </l>
<l>La mole immensa, e sì temuta in guerra, </l>
<l>cade, e breve ora opre sì lunghe atterra. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>47 </head>
<l>Due squadre de' cristiani intanto al loco </l>
<l>dove sorge l'incendio accorron pronte. </l>
<l>Minaccia Argante: – Io spegnerò quel foco </l>
<l>co 'l vostro sangue –, e volge lor la fronte. </l>
<l>Pur ristretto a Clorinda, a poco a poco </l>
<l>cede, e raccoglie i passi a sommo il monte. </l>
<l>Cresce più che torrente a lunga pioggia </l>
<l>la turba, e li rincalza e con lor poggia. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>48 </head>
<l>Aperta è l'Aurea porta, e quivi tratto </l>
<l>è il re, ch'armato il popol suo circonda, </l>
<l>per raccòrre i guerrier da sì gran fatto, </l>
<l>quando al tornar fortuna abbian seconda. </l>
<l>Saltano i due su 'l limitare, e ratto </l>
<l>diretro ad essi il franco stuol v'inonda, </l>
<l>ma l'urta e scaccia Solimano; e chiusa </l>
<l>è poi la porta, e sol Clorinda esclusa. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>49 </head>
<l>Sola esclusa ne fu perché in quell'ora </l>
<l>ch'altri serrò le porte ella si mosse, </l>
<l>e corse ardente e incrudelita fora </l>
<l>a punir Arimon che la percosse. </l>
<l>Punillo; e 'l fero Argante avisto ancora </l>
<l>non s'era ch'ella sì trascorsa fosse, </l>
<l>ché la pugna e la calca e l'aer denso </l>
<l>a i cor togliea la cura, a gli occhi il senso. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>50 </head>
<l>Ma poi che intepidì la mente irata </l>
<l>nel sangue del nemico e in sé rinvenne, </l>
<l>vide chiuse le porte e intorniata </l>
<l>sé da' nemici, e morta allor si tenne. </l>
<l>Pur veggendo ch'alcuno in lei non guata, </l>
<l>nov'arte di salvarsi le sovenne. </l>
<l>Di lor gente s'infinge, e fra gli ignoti </l>
<l>cheta s'avolge; e non è chi la noti. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>51 </head>
<l>Poi, come un lupo tacito s'imbosca </l>
<l>dopo occulto misfatto, e si desvia, </l>
<l>da la confusion, da l'aura fosca </l>
<l>favorita e nascosa, ella se 'n gìa. </l>
<l>Solo Tancredi avien che lei conosca; </l>
<l>egli quivi è sorgiunto alquanto pria; </l>
<l>vi giunse allor ch'essa Arimon uccise: </l>
<l>vide e segnolla, e dietro a lei si mise. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>52 </head>
<l>Vuol ne l'armi provarla: un uom la stima </l>
<l>degno a cui sua virtù si paragone. </l>
<l>Va girando colei l'alpestre cima </l>
<l>verso altra porta, ove d'entrar dispone. </l>
<l>Segue egli impetuoso, onde assai prima </l>
<l>che giunga, in guisa avien che d'armi suone, </l>
<l>ch'ella si volge e grida: – O tu, che porte, </l>
<l>che corri sì? – Risponde: – E guerra e morte. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>53 </head>
<l>– Guerra e morte avrai; – disse – io non rifiuto </l>
<l>darlati, se la cerchi –, e ferma attende. </l>
<l>Non vuol Tancredi, che pedon veduto </l>
<l>ha il suo nemico, usar cavallo, e scende. </l>
<l>E impugna l'uno e l'altro il ferro acuto, </l>
<l>ed aguzza l'orgoglio e l'ire accende; </l>
<l>e vansi a ritrovar non altrimenti </l>
<l>che duo tori gelosi e d'ira ardenti. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>54 </head>
<l>Degne d'un chiaro sol, degne d'un pieno </l>
<l>teatro, opre sarian sì memorande. </l>
<l>Notte, che nel profondo oscuro seno </l>
<l>chiudesti e ne l'oblio fatto sì grande, </l>
<l>piacciati ch'io ne 'l tragga e 'n bel sereno </l>
<l>a le future età lo spieghi e mande. </l>
<l>Viva la fama loro; e tra lor gloria </l>
<l>splenda del fosco tuo l'alta memoria. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>55 </head>
<l>Non schivar, non parar, non ritirarsi </l>
<l>voglion costor, né qui destrezza ha parte. </l>
<l>Non danno i colpi or finti, or pieni, or scarsi: </l>
<l>toglie l'ombra e 'l furor l'uso de l'arte. </l>
<l>Odi le spade orribilmente urtarsi </l>
<l>a mezzo il ferro, il piè d'orma non parte; </l>
<l>sempre è il piè fermo e la man sempre in moto, </l>
<l>né scende taglio in van, né punta a vòto. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>56 </head>
<l>L'onta irrita lo sdegno a la vendetta, </l>
<l>e la vendetta poi l'onta rinova; </l>
<l>onde sempre al ferir, sempre a la fretta </l>
<l>stimol novo s'aggiunge e cagion nova. </l>
<l>D'or in or più si mesce e più ristretta </l>
<l>si fa la pugna, e spada oprar non giova: </l>
<l>dansi co' pomi, e infelloniti e crudi </l>
<l>cozzan con gli elmi insieme e con gli scudi. </l>
</lg>
<lg type="ottava">

<head>57 </head>
<l>Tre volte il cavalier la donna stringe </l>
<l>con le robuste braccia, ed altrettante </l>
<l>da que' nodi tenaci ella si scinge, </l>
<l>nodi di fer nemico e non d'amante. </l>
<l>Tornano al ferro, e l'uno e l'altro il tinge </l>
<l>con molte piaghe; e stanco ed anelante </l>
<l>e questi e quegli al fin pur si ritira, </l>
<l>e dopo lungo faticar respira. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>58 </head>
<l>L'un l'altro guarda, e del suo corpo essangue </l>
<l>su 'l pomo de la spada appoggia il peso. </l>
<l>Già de l'ultima stella il raggio langue </l>
<l>al primo albor ch'è in oriente acceso. </l>
<l>Vede Tancredi in maggior copia il sangue </l>
<l>del suo nemico, e sé non tanto offeso. </l>
<l>Ne gode e superbisce. Oh nostra folle </l>
<l>mente ch'ogn'aura di fortuna estolle! </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>59 </head>
<l>Misero, di che godi? oh quanto mesti </l>
<l>fiano i trionfi ed infelice il vanto! </l>
<l>Gli occhi tuoi pagheran (se in vita resti) </l>
<l>di quel sangue ogni stilla un mar di pianto. </l>
<l>Così tacendo e rimirando, questi </l>
<l>sanguinosi guerrier cessaro alquanto. </l>
<l>Ruppe il silenzio al fin Tancredi e disse, </l>
<l>perché il suo nome a lui l'altro scoprisse: </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>60 </head>
<l>– Nostra sventura è ben che qui s'impieghi </l>
<l>tanto valor, dove silenzio il copra. </l>
<l>Ma poi che sorte rea vien che ci neghi </l>
<l>e lode e testimon degno de l'opra, </l>
<l>pregoti (se fra l'arme han loco i preghi) </l>
<l>che 'l tuo nome e 'l tuo stato a me tu scopra, </l>
<l>acciò ch'io sappia, o vinto o vincitore, </l>
<l>chi la mia morte o la vittoria onore. – </l>
</lg>

<lg type="ottava">
<head>61 </head>
<l>Risponde la feroce: – Indarno chiedi </l>
<l>quel c'ho per uso di non far palese. </l>
<l>Ma chiunque io mi sia, tu inanzi vedi </l>
<l>un di quei due che la gran torre accese. – </l>
<l>Arse di sdegno a quel parlar Tancredi, </l>
<l>e: – In mal punto il dicesti; – indi riprese </l>
<l>– il tuo dir e 'l tacer di par m'alletta, </l>
<l>barbaro discortese, a la vendetta. – </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>62 </head>
<l>Torna l'ira ne' cori, e li trasporta, </l>
<l>benché debili in guerra. Oh fera pugna, </l>
<l>u'l'arte in bando, u' già la forza è morta, </l>
<l>ove, in vece, d'entrambi il furor pugna! </l>
<l>Oh che sanguigna e spaziosa porta </l>
<l>fa l'una e l'altra spada, ovunque giugna, </l>
<l>ne l'arme e ne le carni! e se la vita </l>
<l>non esce, sdegno tienla al petto unita. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>63 </head>
<l>Qual l'alto Egeo, perché Aquilone o Noto </l>
<l>cessi, che tutto prima il volse e scosse, </l>
<l>non s'accheta ei però, ma 'l suono e 'l moto </l>
<l>ritien de l'onde anco agitate e grosse, </l>
<l>tal, se ben manca in lor co 'l sangue vòto </l>
<l>quel vigor che le braccia a i colpi mosse, </l>
<l>serbano ancor l'impeto primo, e vanno </l>
<l>da quel sospinti a giunger danno a danno. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>64 </head>
<l>Ma ecco omai l'ora fatale è giunta </l>
<l>che 'l viver di Clorinda al suo fin deve. </l>
<l>Spinge egli il ferro nel bel sen di punta </l>
<l>che vi s'immerge e 'l sangue avido beve; </l>
<l>e la veste, che d'or vago trapunta </l>
<l>le mammelle stringea tenera e leve, </l>
<l>l'empie d'un caldo fiume. Ella già sente </l>

<l>morirsi, e 'l piè le manca egro e languente. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>65 </head>
<l>Segue egli la vittoria, e la trafitta </l>
<l>vergine minacciando incalza e preme. </l>
<l>Ella, mentre cadea, la voce afflitta </l>
<l>movendo, disse le parole estreme; </l>
<l>parole ch'a lei novo uno spirto ditta, </l>
<l>spirto di fé, di carità, di speme: </l>
<l>virtù ch'or Dio le infonde, e se rubella </l>
<l>in vita fu, la vuole in morte ancella. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>66 </head>
<l>– Amico, hai vinto: io ti perdon...perdona </l>
<l>tu ancora, al corpo no, che nulla pave, </l>
<l>a l'alma sì; deh! per lei prega, e dona </l>
<l>battesmo a me ch'ogni mia colpa lave. – </l>
<l>In queste voci languide risuona </l>
<l>un non so che di flebile e soave </l>
<l>ch'al cor gli scende ed ogni sdegno ammorza, </l>
<l>e gli occhi a lagrimar gli invoglia e sforza. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>67 </head>
<l>Poco quindi lontan nel sen del monte </l>
<l>scaturia mormorando un picciol rio. </l>
<l>Egli v'accorse e l'elmo empié nel fonte, </l>
<l>e tornò mesto al grande ufficio e pio. </l>
<l>Tremar sentì la man, mentre la fronte </l>
<l>non conosciuta ancor sciolse e scoprio. </l>
<l>La vide, la conobbe, e restò senza </l>
<l>e voce e moto. Ahi vista! ahi conoscenza! </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>68 </head>
<l>Non morì già, ché sue virtuti accolse </l>
<l>tutte in quel punto e in guardia al cor le mise, </l>
<l>e premendo il suo affanno a dar si volse </l>
<l>vita con l'acqua a chi co 'l ferro uccise. </l>
<l>Mentre egli il suon de' sacri detti sciolse, </l>
<l>colei di gioia trasmutossi, e rise; </l>
<l>e in atto di morir lieto e vivace, </l>
<l>dir parea: &lt;&lt;S'apre il cielo; io vado in pace.&gt;&gt; </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>69 </head>
<l>D'un bel pallore ha il bianco volto asperso, </l>
<l>come a' gigli sarian miste viole, </l>
<l>e gli occhi al cielo affisa, e in lei converso </l>
<l>sembra per la pietate il cielo e 'l sole; </l>
<l>e la man nuda e fredda alzando verso </l>
<l>il cavaliero in vece di parole </l>
<l>gli dà pegno di pace. In questa forma </l>
<l>passa la bella donna, e par che dorma. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>70 </head>
<l>Come l'alma gentile uscita ei vede, </l>
<l>rallenta quel vigor ch'avea raccolto; </l>
<l>e l'imperio di sé libero cede </l>
<l>al duol già fatto impetuoso e stolto, </l>
<l>ch'al cor si stringe e, chiusa in breve sede </l>
<l>la vita, empie di morte i sensi e 'l volto. </l>
<l>Già simile a l'estinto il vivo langue </l>
<l>al colore, al silenzio, a gli atti, al sangue. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>71 </head>
<l>E ben la vita sua sdegnosa e schiva, </l>
<l>spezzando a forza il suo ritegno frale, </l>
<l>la bella anima sciolta al fin seguiva, </l>
<l>che poco inanzi a lei spiegava l'ale; </l>
<l>ma quivi stuol de' Franchi a caso arriva, </l>
<l>cui trae bisogno d'acqua o d'altro tale, </l>
<l>e con la donna il cavalier ne porta, </l>
<l>in sé mal vivo e morto in lei ch'è morta. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>72 </head>
<l>Però che 'l duce loro ancor discosto </l>
<l>conosce a l'arme il principe cristiano, </l>
<l>onde v'accorre, e poi ravisa tosto </l>
<l>la vaga estinta, e duolsi al caso strano. </l>
<l>E già lasciar non volle a i lupi esposto </l>
<l>il bel corpo che stima ancor pagano, </l>
<l>ma sovra l'altrui braccia ambi li pone, </l>
<l>e ne vien di Tancredi al padiglione. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>73 </head>
<l>A fatto ancor nel piano e lento moto </l>
<l>non si risente il cavalier ferito; </l>
<l>pur fievolmente geme, e quinci è noto </l>
<l>che 'l suo corso vital non è fornito. </l>
<l>Ma l'altro corpo tacito ed immoto </l>
<l>dimostra ben che n'è lo spirto uscito. </l>
<l>Così portati, è l'uno a l'altro appresso; </l>
<l>ma in differente stanza al fine è messo. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>74 </head>
<l>I pietosi scudier già sono intorno </l>
<l>con vari uffici al cavalier giacente, </l>
<l>e già se 'n riede a i languidi occhi il giorno, </l>
<l>e le mediche mani e i detti ei sente; </l>
<l>ma pur dubbiosa ancor del suo ritorno, </l>
<l>non s'assecura attonita la mente. </l>
<l>Stupido intorno ei guarda, e i servi e 'l loco </l>
<l>al fin conosce; e dice afflitto e fioco: </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>75 </head>
<l>– Io vivo? io spiro ancora? e gli odiosi </l>
<l>rai miro ancor di questo infausto die? </l>
<l>Dì testimon de' miei misfatti ascosi, </l>
<l>che rimprovera a me le colpe mie! </l>
<l>Ahi! man timida e lenta, or ché non osi, </l>
<l>tu che sai tutte del ferir le vie, </l>
<l>tu, ministra di morte empia ed infame, </l>
<l>di questa vita rea troncar lo stame? </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>76 </head>
<l>Passa pur questo petto, e feri scempi </l>
<l>co 'l ferro tuo crudel fa' del mio core; </l>
<l>ma forse, usata a' fatti atroci ed empi, </l>
<l>stimi pietà dar morte al mio dolore. </l>
<l>Dunque i' vivrò tra memorandi essempi </l>
<l>misero mostro d'infelice amore: </l>
<l>misero mostro, a cui sol pena è degna </l>
<l>de l'immensa impietà la vita indegna. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>77 </head>
<l>Vivrò fra i miei tormenti e le mie cure, </l>
<l>mie giuste furie, forsennato, errante; </l>
<l>paventerò l'ombre solinghe e scure </l>
<l>che 'l primo error mi recheranno inante, </l>
<l>e del sol che scoprì le mie sventure, </l>
<l>a schivo ed in orrore avrò il sembiante. </l>
<l>Temerò me medesmo; e da me stesso </l>
<l>sempre fuggendo, avrò me sempre appresso. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>78 </head>
<l>Ma dove, oh lasso me!, dove restaro </l>
<l>le reliquie del corpo e bello e casto? </l>
<l>Ciò ch'in lui sano i miei furor lasciaro, </l>
<l>dal furor de le fère è forse guasto. </l>
<l>Ahi troppo nobil preda! ahi dolce e caro </l>
<l>troppo e pur troppo prezioso pasto! </l>
<l>ahi sfortunato! in cui l'ombre e le selve </l>
<l>irritaron me prima e poi le belve. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>79 </head>
<l>Io pur verrò là dove sète; e voi </l>
<l>meco avrò, s'anco sète, amate spoglie. </l>
<l>Ma s'egli avien che i vaghi membri suoi </l>
<l>stati sian cibo di ferine voglie, </l>
<l>vuo' che la bocca stssa anco me ingoi, </l>
<l>e 'l ventre chiuda me che lor raccoglie: </l>
<l>onorata per me tomba e felice, </l>
<l>ovunque sia, s'esser con lor mi lice. – </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>80 </head>
<l>Così parla quel misero, e gli è detto </l>
<l>ch'ivi quel corpo avean per cui si dole: </l>
<l>rischiarar parve il tenebroso aspetto, </l>
<l>qual le nube un balen che passe e vole; </l>
<l>e da i riposi sollevò del letto </l>
<l>l'inferma de le membra e tarda mole; </l>
<l>e traendo a gran pena il fianco lasso, </l>
<l>colà rivolse vacillando il passo. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>81 </head>
<l>Ma come giunse, e vide in quel bel seno, </l>
<l>opera di sua man, l'empia ferita, </l>
<l>e quasi un ciel notturno anco sereno </l>
<l>senza splendor la faccia scolorita, </l>
<l>tremò così che ne cadea, se meno </l>
<l>era vicina la fedele aita. </l>
<l>Poi disse: – Oh viso che puoi far la morte </l>
<l>dolce, ma raddolcir non puoi mia sorte! </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>82 </head>
<l>Oh bella destra che 'l soave pegno </l>
<l>d'amicizia e di pace a me porgesti! </l>
<l>quali or, lasso!, vi trovo? e qual ne vegno? </l>
<l>E voi, leggiadre membra, or non son questi </l>
<l>del mio ferino e scelerato sdegno </l>
<l>vestigi miserabili e funesti? </l>
<l>Oh di par con la man luci spietate: </l>
<l>essa le piaghe fe', voi le mirate. </l>

</lg>
<lg type="ottava">
<head>83 </head>
<l>Asciutte le mirate? or corra, dove </l>
<l>nega d'andare il pianto, il sangue mio. – </l>
<l>Qui tronca le parole, e come il move </l>
<l>suo disperato di morir desio, </l>
<l>squarcia le fasce e le ferite, e piove </l>
<l>da le sue piaghe essacerbate un rio; </l>
<l>e s'uccidea, ma quella doglia acerba, </l>
<l>co 'l trarlo di se stesso, in vita il serba. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>84 </head>
<l>Posto su 'l letto, e l'anima fugace </l>
<l>fu richiamata a gli odiosi uffici. </l>
<l>Ma la garrula fama omai non tace </l>
<l>l'aspre sue angoscie e i suoi casi infelici. </l>
<l>Vi tragge il pio Goffredo, e la verace </l>
<l>turba v'accorre de' più degni amici. </l>
<l>Ma né grave ammonir, né pregar dolce </l>
<l>l'ostinato de l'alma affanno molce. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>85 </head>
<l>Qual in membro gentil piaga mortale </l>
<l>tocca s'inaspra e in lei cresce il dolore, </l>
<l>tal da i dolci conforti in sì gran male </l>
<l>più inacerbisce medicato il core. </l>
<l>Ma il venerabil Piero, a cui ne cale </l>
<l>come d'agnella inferma al buon pastore, </l>
<l>con parole gravissime ripiglia </l>
<l>il vaneggiar suo lungo, e lui consiglia: </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>86 </head>
<l>– O Tancredi, Tancredi, o da te stesso </l>
<l>troppo diverso e da i princìpi tuoi, </l>
<l>chi sì t'assorda? e qual nuvol sì spesso </l>
<l>di cecità fa che veder non puoi? </l>
<l>Questa sciagura tua del Cielo è un messo; </l>
<l>non vedi lui? non odi i detti suoi? </l>
<l>che ti sgrida, e richiama a la smarrita </l>
<l>strada che pria segnasti e te l'addita? </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>87 </head>
<l>A gli atti del primiero ufficio degno </l>
<l>di cavalier di Cristo ei ti rappella, </l>
<l>che lasciasti per farti (ahi cambio indegno!) </l>
<l>drudo d'una fanciulla a Dio rubella. </l>
<l>Seconda aversità, pietoso sdegno </l>
<l>con leve sferza di là su flagella </l>
<l>tua folle colpa, e fa di tua salute </l>
<l>te medesmo ministro; e tu 'l rifiute? </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>88 </head>
<l>Rifiuti dunque, ahi sconoscente!, il dono </l>
<l>del Ciel salubre e 'ncontra lui t'adiri? </l>
<l>Misero, dove corri in abbandono </l>
<l>a i tuoi sfrenati e rapidi martìri? </l>
<l>Sei giunto, e pendi già cadente e prono </l>
<l>su 'l precipizio eterno; e tu no 'l miri? </l>
<l>Miralo, prego, e te raccogli, e frena </l>
<l>quel dolor ch'a morir doppio ti mena. – </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>89 </head>
<l>Tace, e in colui de l'un morir la tema </l>
<l>poté de l'altro intepidir la voglia. </l>
<l>Nel cor dà loco a que' conforti, e scema </l>
<l>l'impeto interno de l'interna doglia, </l>
<l>ma non così che ad or ad or non gema </l>
<l>e che la lingua a lamentar non scioglia, </l>
<l>or seco parlando, or con la sciolta </l>
<l>anima che dal Ciel forse l'ascolta. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>90 </head>
<l>Lei nel partir, lei nel tornar del sole </l>
<l>chiama con voce stanca, e prega e plora, </l>
<l>come usignuol cui 'l villan duro invole </l>
<l>dal nido i figli non pennuti ancora, </l>
<l>che in miserabil canto afflitte e sole </l>
<l>piange le notti, e n'empie i boschi e l'òra. </l>
<l>Al fin co 'l novo dì rinchiude alquanto </l>
<l>i lumi, e 'l sonno in lor serpe fra 'l pianto. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>91 </head>
<l>Ed ecco in sogno di stellata veste </l>
<l>cinta gli appar la sospirata amica: </l>
<l>bella assai più, ma lo splendor celeste </l>
<l>orna e non toglie la notizia antica; </l>
<l>e con dolce atto di pietà le meste </l>
<l>luci par che gli asciughi, e così dica: </l>
<l>&lt;&lt;Mira come son bella e come lieta, </l>
<l>fedel mio caro, e in me tuo duolo acqueta. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>92 </head>
<l>Tale i' son, tua mercé: tu me da i vivi </l>
<l>del mortal mondo, per error togliesti; </l>
<l>tu in grembo a Dio fra gli immortali e divi, </l>
<l>per pietà, di salir degna mi fèsti. </l>
<l>Quivi io beata amando godo, e quivi </l>
<l>spero che per te loco anco s'appresti, </l>
<l>ove al gran Sole e ne l'eterno die </l>
<l>vagheggiarai le sue bellezze e mie. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>93 </head>
<l>Se tu medesmo non t'invidii il Cielo </l>
<l>e non travii co 'l vaneggiar de' sensi </l>
<l>vivi e sappi ch'io t'amo, e non te 'l celo, </l>
<l>quanto più creatura amar conviensi.&gt;&gt; </l>
<l>Così dicendo, fiammeggiò di zelo </l>
<l>per gli occhi, fuor del mortal uso accensi; </l>
<l>poi nel profondo de' suoi rai si chiuse </l>
<l>e sparve, e novo in lui conforto infuse. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>94 </head>
<l>Consolato ei si desta e si rimette </l>
<l>de' medicanti a la discreta aita, </l>
<l>e intanto sepellir fa le dilette </l>
<l>membra ch'informò già la nobil vita. </l>
<l>E se non fu di ricche pietre elette </l>
<l>la tomba e da man dedala scolpita, </l>
<l>fu scelto almeno il sasso, e chi gli diede </l>
<l>figura, quanto il tempo ivi concede. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>95 </head>
<l>Quivi da faci in lungo ordine accese </l>
<l>con nobil pompa accompagnar la feo, </l>
<l>e le sue arme, a un nudo pin sospese, </l>
<l>vi spiegò sovra in forma di trofeo. </l>
<l>Ma come prima alzar le membra offese </l>
<l>nel dì seguente il cavalier poteo, </l>
<l>di riverenza pieno e di pietate </l>
<l>visitò le sepolte ossa onorate. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>96 </head>
<l>Giunto a la tomba, ove al suo spirto vivo </l>
<l>dolorosa prigione il Ciel prescrisse, </l>
<l>pallido, freddo, muto, e quasi privo </l>
<l>di movimento, al marmo gli occhi affise. </l>
<l>Al fin, sgorgando un lagrimoso rivo, </l>
<l>in un languido: –oimè! – proruppe, e disse: </l>
<l>– O sasso amato ed onorato tanto, </l>
<l>che dentro hai le mie fiamme e fuori il pianto, </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>97 </head>
<l>non di morte sei tu, ma di vivaci </l>
<l>ceneri albergo, ove è riposto Amore; </l>
<l>e ben sento io da te l'usate faci, </l>
<l>men dolci sì, ma non men calde al core. </l>
<l>Deh! prendi i miei sospiri, e questi baci </l>
<l>prendi ch'io bagno di doglioso umore; </l>
<l>e dalli tu, poi ch'io non posso, almeno </l>
<l>a le amate reliquie c'hai nel seno </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>98 </head>
<l>Dalli lor tu, ché se mai gli occhi gira </l>
<l>l'anima bella a le sue belle spoglie, </l>
<l>tua pietate e mio ardir non avrà in ira, </l>
<l>ch'odio o sdegno là su non si raccoglie. </l>
<l>Perdona ella il mio fallo, e sol respira </l>
<l>in questa speme il cor fra tante doglie. </l>
<l>Sa ch'empia è sol la mano; e non l'è noia </l>
<l>che, s'amando lei vissi, amando moia. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>99 </head>
<l>E amando morrò: felice giorno, </l>
<l>quando che sia; ma più felice molto, </l>
<l>se come errando or vado a te d'intorno, </l>
<l>allor sarò dentro al tuo grembo accolto. </l>
<l>Faccian l'anime amiche in Ciel soggiorno, </l>
<l>sia l'un cenere e l'altro in un sepolto; </l>
<l>ciò che 'l viver non ebbe, abbia la morte. </l>
<l>Oh se sperar ciò lice, altera sorte! – </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>100 </head>
<l>Confusamente si bisbiglia intanto </l>
<l>del caso reo ne la rinchiusa terra. </l>
<l>Poi s'accerta e divulga, e in ogni canto </l>
<l>de la città smarrita il romor erra </l>
<l>misto di gridi e di femineo pianto; </l>
<l>non altramente che se presa in guerra </l>
<l>tutta ruini, e 'l foco e i nemici empi </l>
<l>volino per le case e per li tèmpi. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>101 </head>
<l>Ma tutti gli occhi Arsete in sé rivolve, </l>
<l>miserabil di gemito e d'aspetto. </l>
<l>Ei come gli altri in lagrime non solve </l>
<l>il duol, ché troppo è d'indurato affetto; </l>
<l>ma i bianchi crini suoi d'immonda polve </l>
<l>si sparge e brutta, e fiede il volto e 'l petto. </l>
<l>Or mentre in lui vòlte le turbe sono, </l>
<l>va in mezzo Argante e parla in cotal suono: </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>102 </head>
<l>– Ben volev'io, quando primier m'accorsi </l>
<l>che fuor si rimanea la donna forte, </l>
<l>seguirla immantinente; e ratto corsi </l>
<l>per correr seco una medesma sorte. </l>
<l>Che non feci o non dissi? o quai non porsi </l>
<l>preghiere al re che fèsse aprir le porte? </l>
<l>Ei me pregante, e contendente invano, </l>
<l>con l'imperio affrenò c'ha qui soprano. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>103 </head>
<l>Ahi! che s'io allora usciva, o dal periglio </l>
<l>qui ricondotta la guerriera avrei, </l>
<l>o chiusi, ov'ella il terren fe' vermiglio, </l>
<l>con memorabil fine i giorni miei. </l>
<l>Ma che potevo io più? parve al consiglio </l>
<l>de gli uomini altramete e de gli dèi: </l>
<l>ella morì di fatal morte, ed io </l>
<l>quant'or conviensi a me già non oblio. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>104 </head>
<l>Odi, Gierusalem, ciò che prometta </l>
<l>Argante; odi 'l tu, Cielo; e se in ciò manco, </l>
<l>fulmina su 'l mio capo: io la vendetta </l>
<l>giuro di far ne l'omicida franco, </l>
<l>che per la costei morte a me s'aspetta, </l>
<l>né questa spada mai depor dal fianco </l>
<l>insin ch'ella a Tancredi il cor non passi </l>
<l>e 'l cadavero infame a i corvi lassi. – </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>105 </head>
<l>Così disse egli, e l'aure popolari </l>
<l>con applauso seguìr le voci estreme; </l>
<l>e imaginando sol, temprò gli amari </l>
<l>l'aspettata vendetta in quel che geme. </l>
<l>Oh vani giuramenti! ecco contrari </l>
<l>seguir tosto gli effetti a l'alta speme, </l>
<l>e cader questi in tenzon pari estinto </l>
<l>sotto colui ch'ei fa già preso e vinto. </l>
</lg>
</div1>
<div1 type="canto">
<head rend="sc">CANTO TREDICESIMO</head>
<lg type="ottava">
<head>1 </head>
<l>Ma cadde a pena in cenere l'immensa </l>
<l>machina espugnatrice de le mura, </l>
<l>che 'n sé novi argomenti Ismen ripensa </l>
<l>perché più resti la città secura; </l>
<l>onde a i Franchi impedir ciò che dispensa </l>
<l>lor di materia il bosco egli procura, </l>
<l>onde contra Sion battuta e scossa </l>
<l>torre nova rifarsi indi non possa. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>2 </head>
<l>Sorge non lunge a le cristiane tende </l>
<l>tra solitarie valli alta foresta, </l>
<l>foltissima di piante antiche, orrende, </l>
<l>che spargon d'ogni intorno ombra funesta. </l>
<l>Qui, ne l'ora che 'l sol più chiaro splende, </l>
<l>è luce incerta e scolorita e mesta, </l>
<l>quale in nubilo ciel dubbia si vede </l>
<l>se 'l dì a la notte o s'ella a lui succede. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>3 </head>
<l>Ma quando parte il sol, qui tosto adombra </l>
<l>notte, nube, caligine ed orrore </l>
<l>che rassembra infernal, che gli occhi ingombra </l>
<l>di cecità, ch'empie di tema il core; </l>
<l>né qui gregge od armenti a' paschi, a l'ombra </l>
<l>guida bifolco mai, guida pastore, </l>
<l>né v'entra peregrin, se non smarrito, </l>
<l>ma lunge passa e la dimostra a dito. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>4 </head>
<l>Qui s'adunan le streghe, ed il suo vago </l>
<l>con ciascuna di lor notturno viene; </l>
<l>vien sovra i nembi, e chi d'un fero drago, </l>
<l>e chi forma d'un irco informe tiene: </l>
<l>concilio infame, che fallace imago </l>
<l>suol allettar di desiato bene </l>
<l>a celebrar con pompe immonde e sozze </l>
<l>i profani conviti e l'empie nozze. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>5 </head>
<l>Così credeasi, ed abitante alcuno </l>
<l>dal fero bosco mai ramo non svelse; </l>
<l>ma i Franchi il violàr, perch'ei sol uno </l>
<l>somministrava lor machine eccelse. </l>
<l>Or qui se 'n venne il mago, e l'opportuno </l>
<l>alto silenzio de la notte scelse, </l>
<l>de la notte che prossima successe, </l>
<l>e suo cerchio formovvi e i segni impresse. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>6 </head>
<l>E scinto e nudo un piè nel cerchio accolto, </l>
<l>mormorò potentissime parole. </l>
<l>Girò tre volte a l'oriente il volto, </l>
<l>tre volte a i regni ove dechina il sole, </l>
<l>e tre scosse la verga ond'uom sepolto </l>
<l>trar de la tomba e dargli il moto sòle, </l>
<l>e tre co 'l piede scalzo il suol percosse; </l>
<l>poi con terribil grido il parlar mosse: </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>7 </head>
<l>– Udite, udite, o voi che da le stelle </l>
<l>precipitàr giù i folgori tonanti: </l>
<l>sì voi che le tempeste e le procelle </l>
<l>movete, abitator de l'aria erranti, </l>
<l>come voi che a le inique anime felle </l>
<l>ministri sète de li eterni pianti; </l>
<l>cittadini d'Averno, or qui v'invoco, </l>
<l>e te, signor de' regni empi del foco. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>8 </head>
<l>Prendete in guardia questa selva, e queste </l>
<l>piante che numerate a voi consegno. </l>
<l>Come il corpo è de l'alma albergo e veste, </l>
<l>così d'alcun di voi sia ciascun legno, </l>
<l>onde il Franco ne fugga o almen s'arreste </l>
<l>ne' primi colpi, e tema il vostro sdegno. – </l>
<l>Disse, e quelle ch'aggiunse orribil note, </l>
<l>lingua, s'empia non è, ridir non pote. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>9 </head>
<l> A quel parlar le faci, onde s'adorna </l>
<l>il seren de la notte, egli scolora; </l>
<l>e la luna si turba e le sue corna </l>
<l>di nube avolge, e non appar più fora. </l>
<l>Irato i gridi a raddoppiar ei torna: </l>
<l>– Spirti invocati, or non venite ancora? </l>
<l>onde tanto indugiar? forse attendete </l>
<l>voci ancor più potenti o più secrete? </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>10 </head>
<l>Per lungo disusar già non si scorda </l>
<l>de l'arti crude il più efficace aiuto; </l>
<l>e so con lingua anch'io di sangue lorda </l>
<l>quel nome proferir grande e temuto, </l>
<l>a cui né Dite mai ritrosa o sorda </l>
<l>né trascurato in ubidir fu Pluto. </l>
<l>Che sì?...che sì?... – Volea pur dir, ma intanto </l>
<l>conobbe ch'esseguito era lo 'ncanto. </l>

</lg>
<lg type="ottava">
<head>11 </head>
<l>Venieno innumerabili, infiniti </l>
<l>spirti, parte che 'n aria alberga ed erra, </l>
<l>parte di quei che son dal fondo usciti </l>
<l>caliginoso e tetro de la terra; </l>
<l>lenti e del gran divieto anco smarriti, </l>
<l>ch'impedì loro il trattar l'arme in guerra, </l>
<l>ma già venirne qui lor non si toglie </l>
<l>e ne' tronchi albergare e tra le foglie. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>12 </head>
<l>Il mago, poi ch'omai nulla più manca </l>
<l>al suo disegno, al re lieto se 'n riede: </l>
<l>– Signor, lascia ogni dubbio e 'l cor rinfranca, </l>
<l>ch'omai secura è la regal tua sede, </l>
<l>né potrà rinovar più l'oste franca </l>
<l>l'alte machine sue com'ella crede. – </l>
<l>Così gli dice, e poi di parte in parte </l>
<l>narra i successi de la magica arte. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>13 </head>
<l>Soggiunse appresso: – Or cosa aggiungo a queste </l>

<l>fatte da me ch'a me non meno aggrada. </l>
<l>Sappi che tosto nel Leon celeste </l>
<l>Marte co 'l sol fia ch'ad unir si vada, </l>
<l>né tempreran le fiamme lor moleste </l>
<l>aure, o nembi di pioggia o di rugiada, </l>
<l>ché quanto in cielo appar, tutto predice </l>
<l>aridissima arsura ed infelice; </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>14 </head>
<l>onde qui caldo avrem qual l'hanno a pena </l>
<l>gli adusti Nasamoni o i Garamanti. </l>
<l>Pur a noi fia men grave in città piena </l>
<l>d'acque e d'ombre sì fresche e d'agi tanti, </l>
<l>ma i Franchi in terra asciutta e non amena </l>
<l>già non saranlo a tolerar bastanti; </l>
<l>e pria domi dal cielo, agevolmente </l>
<l>fian poi sconfitti da l'egizia gente. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>15 </head>
<l>Tu vincerai sedendo, e la fortuna </l>
<l>non cred'io che tentar più ti convegna. </l>
<l>Ma se 'l circasso alter che posa alcuna </l>
<l>non vuole e, benché onesta, anco la sdegna, </l>
<l>t'affretta come sòle e t'importuna, </l>
<l>trova modo pur tu ch'a freno il tegna, </l>
<l>ché molto non andrà che 'l Cielo amico </l>
<l>a te pace darà, guerra al nemico. – </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>16 </head>
<l>Or questo udendo il re, ben s'assecura, </l>
<l>sì che non teme le nemiche posse. </l>
<l>Già riparate in parte avea le mura </l>
<l>che de' montoni l'impeto percosse; </l>
<l>con tutto ciò non rallentò la cura </l>
<l>di ristorarle, ove sian rotte o smosse. </l>
<l>Le turbe tutte, e cittadine e serve, </l>
<l>s'impiegan qui: l'opra continua ferve. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>17 </head>
<l>Ma in questo mezzo il pio Buglion non vòle </l>
<l>che la forte cittade in van si batta, </l>
<l>se non è prima la maggior sua mole </l>
<l>ed alcuna altra machina rifatta. </l>
<l>E i fabri al bosco invia che porger sòle </l>
<l>ad uso tal pronta materia ed atta. </l>
<l>Vanno costor su l'alba a la foresta, </l>
<l>ma timor novo al suo apparir gli arresta. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>18 </head>
<l>Qual semplice bambin mirar non osa </l>
<l>dove insolite larve abbia presenti, </l>
<l>o come pave ne la notte ombrosa, </l>
<l>imaginando pur mostri e portenti, </l>
<l>così temean, senza saper qual cosa </l>
<l>siasi quella però che gli sgomenti, </l>
<l>se non che 'l timor forse a i sensi finge </l>
<l>maggior prodigi di Chimera o Sfinge. </l>

</lg>
<lg type="ottava">
<head>19 </head>
<l>Torna la turba, e misera e smarrita </l>
<l>varia e confonde sì le cose e i detti </l>
<l>ch'ella nel riferir n'è poi schernita, </l>
<l>né son creduti i mostruosi effetti. </l>
<l>Allor vi manda il capitano ardita </l>
<l>e forte squadra di guerrieri eletti, </l>
<l>perché sia scorta a l'altra e 'n esseguire </l>
<l>i magisteri suoi le porga ardire. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>20 </head>
<l>Questi, appressando ove lor seggio han posto </l>
<l>gli empi demoni in quel selvaggio orrore, </l>
<l>non rimiràr le nere ombre sì tosto, </l>
<l>che lor si scosse e tornò ghiaccio il core. </l>
<l>Pur oltra ancor se 'n gian, tenendo ascosto </l>
<l>sotto audaci sembianti il vil timore; </l>
<l>e tanto s'avanzàr che lunge poco </l>
<l>erano omai da l'incantato loco. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>21 </head>
<l>Esce allor de la selva un suon repente </l>
<l>che par rimbombo di terren che treme, </l>
<l>e 'l mormorar de gli Austri in lui si sente </l>
<l>e 'l pianto d'onda che fra scogli geme. </l>
<l>Come rugge il leon, fischia il serpente, </l>
<l>come urla il lupo e come l'orso freme </l>
<l>v'odi, e v'odi le trombe, e v'odi il tuono: </l>
<l>tanti e sì fatti suoni esprime un suono. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>22 </head>
<l>In tutti allor s'impallidìr le gote </l>
<l>e la temenza a mille segni apparse, </l>
<l>né disciplina tanto o ragion pote </l>
<l>ch'osin di gire inanzi o di fermarse, </l>
<l>ch'a l'occulta virtù che gli percote </l>
<l>son le difese loro anguste e scarse. </l>
<l>Fuggono al fine; e un d'essi, in cotal guisa </l>
<l>scusando il fatto, il pio Buglion n'avisa: </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>23 </head>
<l>– Signor, non è di noi chi più si vante </l>
<l>troncar la selva, ch'ella è sì guardata </l>
<l>ch'io credo (e 'l giurerei) che in quelle piante </l>
<l>abbia la reggia sua Pluton traslata. </l>
<l>Ben ha tre volte e più d'aspro diamante </l>
<l>ricinto il cor chi intrepido la guata; </l>
<l>né senso v'ha colui ch'udir s'arrischia </l>
<l>come tonando insieme rugge e fischia. – </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>24 </head>
<l>Così costui parlava. Alcasto v'era </l>
<l>fra molti che l'udian presente a sorte: </l>
<l>l'uom di temerità stupida e fera, </l>
<l>sprezzator de' mortali e de la morte; </l>
<l>che non avria temuto orribil fèra, </l>
<l>né mostro formidabile ad uom forte, </l>
<l>né tremoto, né folgore, né vento, </l>
<l>né s'altro ha il mondo più di violento. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>25 </head>
<l>Crollava il capo e sorridea dicendo: </l>
<l>– Dove costui non osa, io gir confido; </l>
<l>io sol quel bosco di troncar intendo </l>
<l>che di torbidi sogni è fatto nido. </l>
<l>Già no 'l mi vieterà fantasma orrendo </l>
<l>né di selva o d'augei fremito o grido, </l>
<l>o pur tra quei sì spaventosi chiostri </l>
<l>d'ir ne l'inferno il varco a me si mostri. – </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>26 </head>
<l>Cotal si vanta al capitano, e tolta </l>
<l>da lui licenza il cavalier s'invia; </l>
<l>e rimira la selva, e poscia ascolta </l>
<l>quel che da lei novo rimbombo uscia, </l>
<l>né però il piede audace indietro volta </l>
<l>ma securo e sprezzante è come pria; </l>
<l>e già calcato avrebbe il suol difeso, </l>
<l>ma gli s'oppone (o pargli) un foco acceso. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>27 </head>
<l>Cresce il gran foco, e 'n forma d'alte mura </l>
<l>stende le fiamme torbide e fumanti: </l>
<l>e ne cinge quel bosco, e l'assecura </l>
<l>ch'altri gli arbori suoi non tronchi e schianti. </l>
<l>Le maggiori sue fiamme hanno figura </l>
<l>di castelli superbi e torreggianti, </l>
<l>e di tormenti bellici ha munite </l>
<l>le rocche sue questa novella Dite. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>28 </head>
<l>Oh quanti appaion mostri armati in guarda </l>
<l>de gli alti merli e in che terribil faccia! </l>
<l>De' quai con occhi biechi altri il riguarda, </l>
<l>e dibattendo l'arme altri il minaccia. </l>
<l>Fugge egli al fine, e ben la fuga è tarda, </l>
<l>qual di leon che si ritiri in caccia, </l>
<l>ma pure è fuga; e pur gli scote il petto </l>
<l>timor, sin a quel punto ignoto affetto. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>29 </head>
<l>Non s'avide esso allor d'aver temuto, </l>
<l>ma fatto poi lontan ben se n'accorse; </l>
<l>e stupor n'ebbe e sdegno, e dente acuto </l>
<l>d'amaro pentimento il cor gli morse. </l>
<l>E, di trista vergogna acceso e muto, </l>
<l>attonito in disparte i passi torse, </l>
<l>ché quella faccia alzar, già sì orgogliosa, </l>
<l>ne la luce de gli uomini non osa. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>30 </head>
<l>Chiamato da Goffredo, indugia e scuse </l>
<l>trova a l'indugio, e di restarsi agogna. </l>
<l>Pur va, ma lento; e tien le labra chiuse </l>
<l>o gli ragiona in guisa d'uom che sogna. </l>
<l>Diffetto e fuga il capitan concluse </l>
<l>in lui da quella insolita vergogna, </l>
<l>poi disse: – Or ciò che fia? forse prestigi </l>
<l>son questi o di natura alti prodigi? </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>31 </head>
<l>Ma s'alcun v'è cui nobil voglia accenda </l>
<l>di cercar que' salvatici soggiorni, </l>
<l>vadane pure, e la ventura imprenda </l>
<l>e nunzio almen più certo a noi ritorni. – </l>
<l>Così disse egli, e la gran selva orrenda </l>
<l>tentata fu ne' tre seguenti giorni </l>
<l>da i più famosi; e pur alcun non fue </l>
<l>che non fuggisse a le minaccie sue. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>32 </head>
<l>Era il prence Tancredi intanto sorto </l>
<l>a seppellir la sua diletta amica, </l>
<l>e benché in volto sia languido e smorto </l>
<l>e mal atto a portar elmo o lorica, </l>
<l>nulla di men, poi che 'l bisogno ha scorto, </l>
<l>ei non ricusa il rischio o la fatica, </l>
<l>ché 'l cor vivace il suo vigor trasfonde </l>
<l>al corpo sì che par ch'esso n'abbonde. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>33 </head>
<l>Vassene il valoroso in sé ristretto, </l>
<l>e tacito e guardingo, al rischio ignoto, </l>
<l>e sostien de la selva il fero aspetto </l>
<l>e 'l gran romor del tuono e del tremoto; </l>
<l>e nulla sbigottisce, e sol nel petto </l>
<l>sente, ma tosto il seda, un picciol moto. </l>
<l>Trapassa, ed ecco in quel silvestre loco </l>
<l>sorge improvisa la città del foco. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>34 </head>
<l>Allor s'arretra, e dubbio alquanto resta </l>
<l>fra sé dicendo: &lt;&lt;Or qui che vaglion l'armi? </l>
<l>Ne le fauci de' mostri, e 'n gola a questa </l>
<l>devoratrice fiamma andrò a gettarmi? </l>
<l>Non mai la vita, ove cagione onesta </l>
<l>del comun pro la chieda, altri risparmi, </l>
<l>ma né prodigo sia d'anima grande </l>
<l>uom degno; e tale è ben chi qui la spande. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>35 </head>
<l>Pur l'oste che dirà, s'indarno i' riedo? </l>
<l>qual altra selva ha di troncar speranza? </l>
<l>Né intentato lasciar vorrà Goffredo </l>
<l>mai questo varco. Or s'oltre alcun s'avanza, </l>
<l>forse l'incendio che qui sorto i' vedo </l>
<l>fia d'effetto minor che di sembianza; </l>
<l>ma seguane che pote.&gt;&gt; E in questo dire, </l>
<l>dentro saltovvi. Oh memorando ardire! </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>36 </head>
<l>Né sotto l'arme già sentir gli parve </l>
<l>caldo o fervor come di foco intenso; </l>
<l>ma pur, se fosser vere fiamme o larve, </l>
<l>mal poté giudicar sì tosto il senso, </l>
<l>perché repente a pena tocco sparve </l>
<l>quel simulacro, e giunse un nuvol denso </l>
<l>che portò notte e verno; e 'l verno ancora </l>
<l>e l'ombra dileguossi in picciol ora. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>37 </head>
<l>Stupido sì, ma intrepido rimane </l>
<l>Tancredi; e poi che vede il tutto cheto, </l>
<l>mette securo il piè ne le profane </l>
<l>soglie e spia de la selva ogni secreto. </l>
<l>Né più apparenze inusitate e strane, </l>
<l>né trova alcun fra via scontro o divieto, </l>
<l>se non quanto per sé ritarda il bosco </l>
<l>la vista e i passi inviluppato e fosco. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>38 </head>
<l>Al fine un largo spazio in forma scorge </l>
<l>d'anfiteatro, e non è pianta in esso, </l>
<l>salvo che nel suo mezzo altero sorge, </l>
<l>quasi eccelsa piramide, un cipresso. </l>
<l>Colà si drizza, e nel mirar s'accorge </l>
<l>ch'era di vari segni il tronco impresso, </l>
<l>simili a quei che in vece usò di scritto </l>
<l>l'antico già misterioso Egitto. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>39 </head>
<l>Fra i segni ignoti alcune note ha scorte </l>
<l>del sermon di Soria ch'ei ben possede: </l>
<l>&lt;&lt;O tu che dentro a i chiostri de la morte </l>
<l>osasti por, guerriero audace, il piede, </l>
<l>deh! se non sei crudel quanto sei forte, </l>
<l>deh! non turbar questa secreta sede. </l>
<l>Perdona a l'alme omai di luce prive: </l>
<l>non dée guerra co' morti aver chi vive.&gt;&gt; </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>40 </head>
<l>Così dicea quel motto. Egli era intento </l>
<l>de le brevi parole a i sensi occulti: </l>
<l>fremere intanto udia continuo il vento </l>
<l>tra le frondi del bosco e tra i virgulti, </l>
<l>e trarne un suon che flebile concento </l>
<l>par d'umani sospiri e di singulti, </l>
<l>e un non so che confuso instilla al core </l>
<l>di pietà, di spavento e di dolore. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>41 </head>
<l>Pur tragge al fin la spada, e con gran forza </l>
<l>percote l'alta pianta. Oh meraviglia! </l>
<l>manda fuor sangue la recisa scorza, </l>
<l>e fa la terra intorno a sé vermiglia. </l>
<l>Tutto si raccapriccia, e pur rinforza </l>
<l>il colpo e 'l fin vederne ei si consiglia. </l>
<l>Allor, quasi di tomba, uscir ne sente </l>
<l>un indistinto gemito dolente, </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>42 </head>

<l>che poi distinto in voci: – Ahi! troppo – disse </l>
<l>– m'hai tu, Tancredi, offeso; or tanto basti. </l>
<l>Tu dal corpo che meco e per me visse, </l>
<l>felice albergo già, mi discacciasti: </l>
<l>perché il misero tronco, a cui m'affisse </l>
<l>il mio duro destino, anco mi guasti? </l>
<l>Dopo la morte gli aversari tuoi, </l>
<l>crudel, ne' lor sepolcri offender vuoi? </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>43 </head>
<l>Clorinda fui, né sol qui spirto umano </l>
<l>albergo in questa pianta rozza e dura, </l>
<l>ma ciascun altro ancor, franco o pagano, </l>
<l>che lassi i membri a piè de l'alte mura, </l>
<l>astretto è qui da novo incanto e strano, </l>
<l>non so s'io dica in corpo o in sepoltura. </l>
<l>Son di sensi animati i rami e i tronchi, </l>
<l>e micidial sei tu, se legno tronchi. – </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>44 </head>
<l>Qual l'infermo talor ch'in sogno scorge </l>
<l>drago o cinta di fiamme alta Chimera, </l>
<l>se ben sospetta o in parte anco s'accorge </l>
<l>che 'l simulacro sia non forma vera, </l>
<l>pur desia di fuggir, tanto gli porge </l>
<l>spavento la sembianza orrida e fera, </l>
<l>tal il timido amante a pien non crede </l>
<l>a i falsi inganni, e pur ne teme e cede. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>45 </head>
<l>E, dentro, il cor gli è in modo tal conquiso </l>
<l>da vari affetti che s'agghiaccia e trema, </l>
<l>e nel moto potente ed improviso </l>
<l>gli cade il ferro, e 'l manco è in lui la tema. </l>
<l>Va fuor di sé: presente aver gli è aviso </l>
<l>l'offesa donna sua che plori e gema, </l>
<l>né può soffrir di rimirar quel sangue, </l>
<l>né quei gemiti udir d'egro che langue. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>46 </head>
<l>Così quel contra morte audace core </l>
<l>nulla forma turbò d'alto spavento, </l>
<l>ma lui che solo è fievole in amore </l>
<l>falsa imago deluse e van lamento. </l>
<l>Il suo caduto ferro intanto fore </l>
<l>portò del bosco impetuoso vento, </l>
<l>sì che vinto partissi; e in su la strada </l>
<l>ritrovò poscia e ripigliò la spada. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>47 </head>

<l>Pur non tornò, né ritentando ardio </l>
<l>spiar di novo le cagioni ascose. </l>
<l>E poi che giunto al sommo duce unio </l>
<l>gli spirti alquanto e l'animo compose, </l>
<l>incominciò: – Signor, nunzio son io </l>
<l>di non credute e non credibil cose. </l>
<l>Ciò che dicean de lo spettacol fero </l>
<l>e del suon paventoso, è tutto vero. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>48 </head>
<l>Meraviglioso foco indi m'apparse, </l>
<l>senza materia in un istante appreso, </l>
<l>che sorse e dilatando un muro farse </l>
<l>parve, e d'armati mostri esser difeso. </l>
<l>Pur vi passai, ché né l'incendio m'arse, </l>
<l>né dal ferro mi fu l'andar conteso. </l>
<l>Vernò in quel punto ed annottò; fe' il giorno </l>
<l>e la serenità poscia ritorno. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>49 </head>
<l>Di più dirò: ch'a gli alberi dà vita </l>
<l>spirito uman che sente e che ragiona. </l>
<l>Per prova sollo; io n'ho la voce udita </l>
<l>che nel cor flebilmente anco mi suona. </l>
<l>Stilla sangue de' tronchi ogni ferita, </l>
<l>quasi di molle carne abbian persona. </l>
<l>No, no, più non potrei (vinto mi chiamo ) </l>
<l>né corteccia scorzar, né sveller ramo. – </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>50 </head>
<l>Così dice egli, e 'l capitano ondeggia </l>
<l>in gran tempesta di pensieri intanto. </l>
<l>Pensa s'egli medesmo andar là deggia </l>
<l>(che tal lo stima) a ritentar l'incanto, </l>
<l>o se pur di materia altra proveggia </l>
<l>lontana più, ma non difficil tanto. </l>
<l>Ma dal profondo de' pensieri suoi </l>
<l>l'Eremita il rappella, e dice poi: </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>51 </head>
<l>– Lascia il pensier audace: altri conviene </l>
<l>che de le piante sue la selva spoglie. </l>
<l>Già già la fatal nave a l'erme arene </l>
<l>la prora accosta e l'auree vele accoglie; </l>
<l>già, rotte l'indegnissime catene, </l>
<l>l'aspettato guerrier dal lido scioglie; </l>
<l>non è lontana omai l'ora prescritta </l>
<l>che sia presa Sion, l'oste sconfitta. – </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>52 </head>
<l>Parla ei così, fatto di fiamma in volto, </l>
<l>e risuona più ch'uomo in sue parole. </l>
<l>E 'l pio Goffredo a pensier novi è vòlto, </l>
<l>ché neghittoso già cessar non vòle. </l>
<l>Ma nel Cancro celeste omai raccolto </l>
<l>apporta arsura inusitata il sole, </l>
<l>ch'a i suoi disegni, a i suoi guerrier nemica, </l>
<l>insopportabil rende ogni fatica. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>53 </head>
<l>Spenta è del cielo ogni benigna lampa; </l>
<l>signoreggiano in lui crudeli stelle, </l>
<l>onde piove virtù ch' informa e stampa </l>
<l>l'aria d'impression maligne e felle. </l>
<l>Cresce l'ardor nocivo, e sempre avampa </l>
<l>più mortalmente in queste parti e in quelle; </l>
<l>a giorno reo notte più rea succede, </l>
<l>e dì peggior di lei dopo lei vede. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>54 </head>
<l>Non esce il sol giamai, ch'asperso e cinto </l>
<l>di sanguigni vapori entro e d'intorno </l>
<l>non mostri ne la fronte assai distinto </l>
<l>mesto presagio d'infelice giorno; </l>
<l>non parte mai che in rosse macchie tinto </l>
<l>non minacci egual noia al suo ritorno, </l>
<l>e non inaspri i già sofferti danni </l>
<l>con certa tema di futuri affanni. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>55 </head>
<l>Mentre li raggi poi d'alto diffonde, </l>
<l>quanto d'intorno occhio mortal si gira, </l>
<l>seccarsi i fiori e impallidir le fronde, </l>
<l>assetate languir l'erbe rimira, </l>
<l>e fendersi la terra e scemar l'onde, </l>
<l>ogni cosa del ciel soggetta a l'ira, </l>
<l>e le sterili nubi in aria sparse </l>
<l>in sembianza di fiamme altrui mostrarse. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>56 </head>
<l>Sembra il ciel ne l'aspetto atra fornace </l>
<l>né cosa appar che gli occhi almen ristaure: </l>
<l>ne le spelonche sue Zefiro tace, </l>
<l>e 'n tutto è fermo il vaneggiar de l'aure; </l>
<l>solo vi soffia (e par vampa di face) </l>
<l>vento che move da l'arene maure, </l>
<l>che, gravoso e spiacente, e seno e gote </l>
<l>co' densi fiati ad or ad or percote. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>57 </head>
<l>Non ha poscia la notte ombre più liete, </l>
<l>ma del caldo del sol paiono impresse, </l>
<l>e di travi di foco e di comete </l>
<l>e d'altri fregi ardenti il velo intesse. </l>
<l>Né pur, misera terra, a la tua sete </l>
<l>son da l'avara luna almen concesse </l>
<l>sue rugiadose stille, e l'erbe e i fiori </l>
<l>bramano indarno i lor vitali umori. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>58 </head>
<l>Da le notti inquiete il dolce sonno </l>
<l>bandito fugge, e i languidi mortali </l>
<l>lusingando ritrarlo a sé no 'l ponno; </l>
<l>ma pur la sete è il pessimo de' mali, </l>
<l>però che di Giudea l'iniquo donno </l>
<l>con veneni e con succhi aspri e mortali </l>
<l>più de l'inferna Stige e d'Acheronte </l>
<l>torbido fece e livido ogni fonte. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>59 </head>
<l>E il picciol Siloè, che puro e mondo </l>
<l>offria cortese a i Franchi il suo tesoro, </l>
<l>or di tepide linfe a pena il fondo </l>
<l>arido copre e dà scarso ristoro; </l>
<l>né il Po, qualor di maggio è più profondo, </l>
<l>parria soverchio a i desideri loro, </l>
<l>né 'l Gange o 'l Nilo, allor che non s'appaga </l>
<l>de' sette alberghi, e 'l verde Egitto allaga. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>60 </head>
<l>S'alcun giamai tra frondeggianti rive </l>
<l>puro vide stagnar liquido argento, </l>
<l>o giù precipitose ir acque vive </l>
<l>per alpe o 'n piaggia erbosa a passo lento, </l>
<l>quelle al vago desio forma e descrive </l>
<l>e ministra materia al suo tormento, </l>
<l>ché l'imagine lor gelida e molle </l>
<l>l'asciuga e scalda e nel pensier ribolle. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>61 </head>
<l>Vedi le membra de' guerrier robuste, </l>
<l>cui né camin per aspra terra preso, </l>
<l>né ferrea salma onde gìr sempre onuste, </l>
<l>né domò ferro a la lor morte inteso, </l>
<l>ch'or risolute e dal calor aduste </l>
<l>giacciono a se medesme inutil peso; </l>
<l>e vive ne le vene occulto foco </l>
<l>che pascendo le strugge a poco a poco. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>62 </head>
<l>Langue il corsier già sì feroce, e l'erba </l>
<l>che fu suo caro cibo a schifo prende, </l>
<l>vacilla il piede infermo, e la superba </l>
<l>cervice dianzi or giù dimessa pende; </l>
<l>memoria di sue palme or più non serba, </l>
<l>né più nobil di gloria amor l'accende: </l>
<l>le vincitrici spoglie e i ricchi fregi </l>
<l>par che quasi vil soma odii e dispregi. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>63 </head>
<l>Languisce il fido cane, ed ogni cura </l>
<l>del caro albergo e del signor oblia, </l>
<l>giace disteso ed a l'interna arsura </l>
<l>sempre anelando aure novelle invia; </l>
<l>ma s'altrui diede il respirar natura </l>
<l>perché il caldo del cor temprato sia, </l>
<l>or nulla o poco refrigerio n'have, </l>
<l>sì quello onde si spira è denso e grave. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>64 </head>
<l>Così languia la terra, e 'n tale stato </l>
<l>egri giaceansi i miseri mortali, </l>
<l>e 'l buon popol fedel, già disperato </l>
<l>di vittoria, temea gli ultimi mali; </l>
<l>e risonar s'udia per ogni lato </l>
<l>universal lamento in voci tali: </l>
<l>– Che più spera Goffredo o che più bada, </l>
<l>sì che tutto il suo campo a morte cada? </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>65 </head>
<l>Deh! con quai forze superar si crede </l>
<l>gli alti ripari de' nemici nostri? </l>
<l>onde machine attende? ei sol non vede </l>
<l>l'ira del Cielo a tanti segni mostri? </l>
<l>de la sua mente aversa a noi fan fede </l>
<l>mille novi prodigi e mille mostri, </l>
<l>ed arde a noi così che minore uopo </l>
<l>di refrigerio ha l'Indo o l'Etiopo. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>66 </head>
<l>Dunque stima costui che nulla importe </l>
<l>che n'andiam noi, turba negletta, indegna, </l>
<l>vili ed inutili alme, a dura morte, </l>
<l>perch'ei lo scettro imperial mantegna? </l>
<l>Cotanto dunque fortunata sorte </l>
<l>rassembra quella di colui che regna, </l>
<l>che ritener si cerca avidamente </l>
<l>a danno ancor de la soggetta gente? </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>67 </head>
<l>Or mira d'uom c'ha il titolo di pio </l>
<l>providenza pietosa, animo umano: </l>
<l>la salute de' suoi porre in oblio </l>
<l>per conservarsi onor dannoso e vano; </l>
<l>e veggendo a noi secchi i fonti e 'l rio, </l>
<l>per sè l'acque condur fa dal Giordano, </l>
<l>e fra pochi sedendo a mensa lieta, </l>
<l>mescolar l'onde fresche al vin di Creta. – </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>68 </head>
<l>Così i Franchi diecan; ma 'l duce greco, </l>
<l>che 'l lor vessillo è di seguir già stanco, </l>
<l>– Perché morir qui? – disse – e perché meco </l>
<l>far che la schiera mia ne vegna manco? </l>
<l>Se ne la sua follia Goffredo è cieco, </l>
<l>siasi in suo danno e del suo popol franco; </l>
<l>a noi che noce? – E senza tòr licenza, </l>
<l>notturna fece e tacita partenza. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>69 </head>
<l>Mosse l'essempio assai, come al dì chiaro </l>
<l>fu noto: e d'imitarlo alcun risolve. </l>
<l>Quei che seguìr Clotareo ed Ademaro </l>
<l>e gli altri duci ch'or son ossa e polve, </l>
<l>poi che la fede che a color giuraro </l>
<l>ha disciolto colei che tutto solve, </l>
<l>già trattano di fuga, e già qualcuno </l>
<l>parte furtivamente a l'aer bruno. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>70 </head>
<l>Ben se l'ode Goffredo e ben se 'l vede, </l>
<l>e i più aspri rimedi avria ben pronti, </l>
<l>ma gli schiva ed aborre; e con la fede </l>
<l>che faria stare i fiumi e gir i monti, </l>
<l>devotamente al Re del mondo chiede </l>
<l>che gli apra omai de la sua grazia i fonti: </l>
<l>giunge le palme, e fiammeggianti in zelo </l>
<l>gli occhi rivolge e le parole al Cielo: </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>71 </head>
<l>– Padre e Signor, s'al popol tuo piovesti </l>
<l>già le dolci rugiade entro al deserto, </l>
<l>s'a mortal mano già virtù porgesti </l>
<l>romper le pietre e trar del monte aperto </l>
<l>un vivo fiume, or rinovella in questi </l>
<l>gli stessi essempi; e s'ineguale è 'l merto, </l>
<l>adempi di tua grazia i lor difetti, </l>
<l>e giovi lor che tuoi guerrier sian detti. – </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>72 </head>
<l>Tarde non furon già queste preghiere </l>
<l>che derivàr da giusto umil desio, </l>
<l>ma se 'n volaro al Ciel pronte e leggiere </l>
<l>come pennuti augelli inanzi a Dio. </l>
<l>Le accolse il Padre eterno, ed a le schiere </l>
<l>fedeli sue rivolse il guardo pio; </l>
<l>e di sì gravi lor rischi e fatiche </l>
<l>gli increbbe, e disse con parole amiche: </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>73 </head>
<l>– Abbia sin qui sue dure e perigliose </l>
<l>aversità sofferte il campo amato, </l>
<l>e contra lui con armi ed arti ascose </l>
<l>siasi l'inferno e siasi il mondo armato. </l>
<l>Or cominci novello ordin di cose, </l>
<l>e gli si volga prospero e beato. </l>
<l>Piova; e ritorni il suo guerriero invitto, </l>
<l>e venga a gloria sua l'oste d'Egitto. – </l>
</lg>

<lg type="ottava">
<head>74 </head>
<l>Così dicendo, il capo mosse; e gli ampi </l>
<l>cieli tremaro e i lumi erranti e i fissi, </l>
<l>e tremò l'aria riverente, e i campi </l>
<l>de l'oceano, e i monti e i ciechi abissi. </l>
<l>Fiammeggiare a sinistra accesi lampi </l>
<l>fur visti, e chiaro tuono insieme udissi. </l>
<l>Accompagnan le genti il lampo e 'l tuono </l>
<l>con allegro di voci ed alto suono. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>75 </head>
<l>Ecco sùbite nubi, e non di terra </l>
<l>già per virtù del sole in alto ascese, </l>
<l>ma giù del ciel, che tutte apre e disserra </l>
<l>le porte sue, veloci in giù discese: </l>
<l>ecco notte improvisa il giorno serra </l>
<l>ne l'ombre sue, che d'ogni intorno ha stese. </l>
<l>Segue la pioggia impetuosa, e cresce </l>
<l>il rio così che fuor del letto n'esce. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>76 </head>
<l>Come talor ne la stagione estiva, </l>
<l>se dal ciel pioggia desiata scende, </l>
<l>stuol d'anitre loquaci in secca riva </l>
<l>con rauco mormorar lieto l'attende, </l>
<l>e spiega l'ali al freddo umor, né schiva </l>
<l>alcuna di bagnarsi in lui si rende, </l>
<l>e là 've in maggior fondo ei si raccoglia, </l>
<l>si tuffa e spegne l'assetata voglia; </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>77 </head>
<l>così gridando, la cadente piova </l>
<l>che la destra del Ciel pietosa versa, </l>
<l>lieti salutan questi; a ciascun giova </l>
<l>la chioma averne non che il manto aspersa: </l>
<l>chi bee ne' vetri e chi ne gli elmi a prova, </l>
<l>chi tien la man ne la fresca onda immersa, </l>
<l>chi se ne spruzza il volto e chi le tempie, </l>
<l>chi scaltro a miglior uso i vasi n'empie. </l>
</lg>

<lg type="ottava">
<head>78 </head>
<l>Né pur l'umana gente or si rallegra </l>
<l>e dei suoi danni a ristorar si viene, </l>
<l>ma la terra, che dianzi afflitta ed egra </l>
<l>di fessure le membra avea ripiene, </l>
<l>la pioggia in sé raccoglie e si rintegra, </l>
<l>e la comparte a le più interne vene, </l>
<l>e largamente i nutritivi umori </l>
<l>a le piante ministra, a l'erbe, a i fiori; </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head> 79 </head>
<l>ed inferma somiglia a cui vitale </l>
<l>succo le interne parti arse rinfresca, </l>
<l>e disgombrando la cagion del male, </l>
<l>a cui le membra sue fur cibo ed esca, </l>
<l>la rinfranca e ristora e rende quale </l>
<l>fu ne la sua stagion più verde e fresca; </l>
<l>tal ch'obliando i suoi passati affanni </l>
<l>le ghirlande ripiglia e i lieti panni. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>80 </head>
<l>Cessa la pioggia al fine e torna il sole, </l>
<l>ma dolce spiega e temperato il raggio, </l>
<l>pien di maschio valor, sì come sòle </l>
<l>tra 'l fin d'aprile e 'l cominciar di maggio. </l>
<l>Oh fidanza gentil, chi Dio ben cole, </l>
<l>l'aria sgombrar d'ogni mortale oltraggio, </l>
<l>cangiare a le stagioni ordine e stato, </l>
<l>vincer la rabbia de le stelle e 'l fato. </l>
</lg>
</div1>
<div1 type="canto">
<head rend="sc">CANTO QUATTORDICESIMO</head>
<lg type="ottava">
<head>1 </head>
<l>Usciva omai dal molle e fresco grembo </l>
<l>de la gran madre sua la notte oscura, </l>
<l>aure lievi portando e largo nembo </l>
<l>di sua rugiada preziosa e pura; </l>
<l>e scotendo del vel l'umido lembo, </l>
<l>ne spargeva i fioretti e la verdura, </l>
<l>e i venticelli, dibattendo l'ali, </l>
<l>lusingavano il sonno de' mortali. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>2 </head>
<l>Ed essi ogni pensier che 'l dì conduce </l>
<l>tuffato aveano in dolce oblio profondo. </l>
<l>Ma vigilando ne l'eterna luce </l>
<l>sedeva al suo governo il Re del mondo, </l>
<l>e rivolgea dal Cielo al franco duce </l>
<l>lo sguardo favorevole e giocondo; </l>
<l>quinci a lui ne inviava un sogno cheto </l>
<l>perché gli rivelasse alto decreto. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>3 </head>
<l>Non lunge a l'auree porte ond'esce il sole </l>

<l>è cristallina porta in oriente, </l>
<l>che per costume inanti aprir si sòle </l>
<l>che si dischiuda l'uscio al dì nascente. </l>
<l>Da questa escono i sogni, i quai Dio vòle </l>
<l>mandar per grazia a pura e casta mente; </l>
<l>da questa or quel ch'al pio Buglion discende </l>
<l>l'ali dorate inverso lui distende. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>4 </head>
<l>Nulla mai vision nel sonno offerse </l>
<l>altrui sì vaghe imagini o sì belle </l>
<l>come ora questa a lui, la qual gli aperse </l>
<l>i secreti del cielo e de le stelle; </l>
<l>onde, sì come entro uno speglio, ei scerse </l>
<l>ciò che là suso è veramente in elle. </l>
<l>Pareagli esser traslato in un sereno </l>
<l>candido e d'auree fiamme adorno e pieno; </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>5 </head>
<l>e mentre ammira in quell'eccelso loco </l>
<l>l'ampiezza, i moti, i lumi e l'armonia, </l>
<l>ecco cinto di rai, cinto di foco, </l>
<l>un cavaliero incontra a lui venia, </l>
<l>e 'n suono, a lato a cui sarebbe roco </l>
<l>qual più dolce è qua giù, parlar l'udia: </l>
<l>– Goffredo, non m'accogli? e non ragione </l>
<l>al fido amico? or non conosci Ugone? – </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>6 </head>
<l>Ed ei gli rispondea: – Quel novo aspetto </l>
<l>che par d'un sol mirabilmente adorno, </l>
<l>da l'antica notizia il mio intelletto </l>
<l>sviat'ha sì che tardi a lui ritorno. – </l>
<l>Gli stendea poi con dolce amico affetto </l>
<l>tre fiate le braccia al collo intorno, </l>
<l>e tre fiate invan cinta l'imago </l>
<l>fuggia, qual leve sogno od aer vago. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>7 </head>
<l>Sorridea quegli, e: – Non già, come credi, – </l>
<l>dicea – son cinto di terrena veste: </l>
<l>semplice forma e nudo spirto vedi </l>
<l>qui cittadin de la città celeste. </l>
<l>Questo è tempio di Dio: qui son le sedi </l>
<l>de' suoi guerrieri, e tu avrai loco in queste. </l>
<l>– Quando ciò fia? – rispose – il mortal laccio </l>
<l>sciolgasi omai, s'al restar qui m'è impaccio. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>8 </head>
<l>– Ben – replicogli Ugon – tosto raccolto </l>
<l>ne la gloria sarai de' trionfanti; </l>
<l>pur militando converrà che molto </l>
<l>sangue e sudor là giù tu versi inanti. </l>
<l>Da te prima a i pagani esser ritolto </l>
<l>deve l'imperio de' paesi santi, </l>
<l>e stabilirsi in lor cristiana reggia </l>
<l>in cui regnare il tuo fratel poi deggia. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>9 </head>
<l>Ma perché più lo tuo desir s'avvive </l>
<l>ne l'amor di qua su, più fiso or mira </l>
<l>questi lucidi alberghi e queste vive </l>
<l>fiamme che mente eterna informa e gira, </l>
<l>e 'n angeliche tempre odi le dive </l>
<l>sirene e 'l suon di lor celeste lira. </l>
<l>China – poi disse (e gli additò la terra) </l>
<l>– gli occhi a ciò che quel globo ultimo serra. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>10 </head>
<l>Quanto è vil la cagion ch'a la virtude </l>
<l>umana è colà giù premio e contrasto! </l>
<l>in che picciolo cerchio e fra che nude </l>
<l>solitudini è stretto il vostro fasto! </l>
<l>Lei come isola il mare intorno chiude, </l>
<l>e lui, ch'or ocean chiamat'è or vasto, </l>
<l>nulla eguale a tai nomi ha in sé di magno, </l>
<l>ma è bassa palude e breve stagno. – </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>11 </head>
<l>Così l'un disse; e l'altro in giuso i lumi </l>
<l>volse, quasi sdegnando, e ne sorrise, </l>
<l>ché vide un punto sol, mar, terre e fiumi, </l>
<l>che qui paion distinti in tante guise, </l>
<l>ed ammirò che pur a l'ombre, a i fumi, </l>
<l>la nostra folle umanità s'affise, </l>
<l>servo imperio cercando e muta fama, </l>
<l>né miri il ciel ch'a sé n'invita e chiama. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>12 </head>
<l>Onde rispose: – Poi ch'a Dio non piace </l>
<l>dal mio carcer terreno anco disciorme, </l>
<l>prego che del camin, ch'è men fallace </l>
<l>fra gli errori del mondo, or tu m'informe. – </l>
<l>– E' – replicogli Ugon – la via verace </l>
<l>questa che tieni; indi non torcer l'orme: </l>
<l>sol che richiami dal lontano essiglio </l>
<l>il figliuol di Bertoldo io ti consiglio. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>13 </head>
<l>Perché se l'alta Providenza elesse </l>
<l>te de l'impresa sommo capitano, </l>
<l>destinò insieme ch'egli esser dovesse </l>
<l>de' tuoi consigli essecutor soprano. </l>
<l>A te le prime parti, a lui concesse </l>
<l>son le seconde: tu sei capo, ei mano </l>
<l>di questo campo; e sostener sua vece </l>
<l>altrui non pote, e farlo a te non lece. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>14 </head>
<l>A lui sol di troncar non fia disdetto </l>
<l>il bosco c'ha gli incanti in sua difesa; </l>
<l>e da lui il campo tuo che, per difetto </l>
<l>di gente, inabil sembra a tanta impresa, </l>
<l>e par che sia di ritirarsi astretto, </l>
<l>prenderà maggior forza a nova impresa; </l>
<l>e i rinforzati muri e d'Oriente </l>
<l>supererà l'essercito possente. – </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>15 </head>
<l>Tacque, e 'l Buglion rispose: – Oh quanto grato </l>
<l>fòra me che tornasse il cavaliero! </l>
<l>Voi che vedete ogni pensier celato, </l>
<l>sapete s'amo lui, se dico il vero. </l>
<l>Ma di', con quai proposte od in qual lato </l>
<l>si deve a lui mandarne il messaggiero? </l>
<l>Vuoi ch'io preghi o comandi? e come questo </l>
<l>atto sarà legitimo ed onesto? – </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>16 </head>
<l>Allor ripigliò l'altro: – Il Rege eterno, </l>
<l>che te di tante somme grazie onora, </l>
<l>vuol che da quegli onde ti diè il governo </l>
<l>tu sia onorato e riverito ancora. </l>
<l>Però non chieder tu (né senza scherno </l>
<l>forse del sommo imperio il chieder fòra), </l>
<l>ma richiesto concedi; ed al perdono </l>
<l>scendi degli altrui preghi al primo suono. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>17 </head>
<l>Guelfo ti pregherà (Dio sì l'inspira) </l>
<l>ch'assolva il fer garzon di quell'errore </l>
<l>in cui trascorse per soverchio d'ira, </l>
<l>sì che al campo egli torni ed al suo onore. </l>
<l>E bench'or lunge il giovene delira </l>
<l>e vaneggia ne l'ozio e ne l'amore, </l>
<l>non dubitar però che 'n pochi giorni </l>
<l>opportuno a grand'uopo ei non ritorni; </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>18 </head>
<l>che 'l vostro Piero, a cui lo Ciel comparte </l>
<l>l'alta notizia de' secreti sui, </l>
<l>saprà drizzare i messaggieri in parte </l>
<l>ove certe novelle avran di lui, </l>
<l>e sarà lor dimostro il modo e l'arte </l>
<l>di liberarlo e di condurlo a vui. </l>
<l>Così al fin tutti i tuoi compagni erranti </l>
<l>ridurrà il Ciel sotto i tuoi segni santi. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>19 </head>
<l>Or chiuderò il mio dir con una breve </l>
<l>conclusion che so ch'a te fia cara: </l>
<l>sarà il tuo sangue al suo commisto, e deve </l>
<l>progenie uscirne gloriosa e chiara. – </l>
<l>Qui tacque, e sparve come fumo leve </l>
<l>al vento o nebbia al sole arida e rara; </l>
<l>e sgombrò il sonno, e gli lasciò nel petto </l>
<l>di gioia e di stupor confuso affetto. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>20 </head>
<l>Apre allora le luci il pio Buglione </l>
<l>e nato vede e già cresciuto il giorno, </l>
<l>onde lascia i riposi, e sovrapone </l>
<l>l'arme a le membra faticose intorno. </l>
<l>E poco stante a lui nel padiglione </l>
<l>venieno i duci al solito soggiorno, </l>
<l>ove a consiglio siedono, e per uso </l>
<l>ciò ch'altrove si fa quivi è concluso. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>21 </head>
<l>Quivi il buon Guelfo, che 'l novel pensiero </l>
<l>infuso avea ne l'inspirata mente, </l>
<l>incominciando a ragionar primiero </l>
<l>disse a Goffredo: – O principe clemente, </l>
<l>perdono a chieder ne vegn'io, ch'in vero </l>
<l>è perdon di peccato anco recente, </l>
<l>onde potrà parer per aventura </l>
<l>frettolosa dimanda ed immatura; </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>22 </head>
<l>ma pensando che chiesto al pio Goffredo </l>
<l>per lo forte Rinaldo è tal perdono, </l>
<l>e riguardando a me che in grazia il chiedo </l>
<l>che vile a fatto intercessor non sono, </l>
<l>agevolmente d'impetrar mi credo </l>
<l>questo ch'a tutti fia giovevol dono. </l>
<l>Deh! consenti ch'ei rieda e che, in ammenda </l>
<l>del fallo, in pro comune il sangue spenda. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>23 </head>
<l>E chi sarà, s'egli non è, quel forte </l>
<l>ch'osi troncar le spaventose piante? </l>
<l>chi girà incontra a i rischi de la morte </l>
<l>con più intrepido petto e più costante? </l>
<l>Scoter le mura ed atterrar le porte </l>
<l>vedrailo, e salir solo a tutti inante. </l>
<l>Rendi al tuo campo omai, rendi per Dio </l>
<l>lui ch'è sua alta speme e suo desio. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>24 </head>
<l>Rendi il nipote a me, sì valoroso </l>
<l>e pronto essecutor rendi a te stesso; </l>
<l>né soffrir ch'egli torpa in vil riposo, </l>
<l>ma rendi insieme la sua gloria ad esso. </l>
<l>Segua il vessillo tuo vittorioso, </l>
<l>sia testimonio a sua virtù concesso, </l>
<l>faccia opre di sé degne in chiara luce </l>
<l>e rimirando te maestro e duce. – </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>25 </head>
<l>Così pregava e ciascun altro i preghi </l>
<l>con favorevol fremito seguia. </l>
<l>Onde Goffredo allor, quasi egli pieghi </l>
<l>la mente a cosa non pensata in pria, </l>
<l>– Come esser può – dicea – che grazia i' neghi </l>
<l>che da voi si dimanda e si desia? </l>
<l>Ceda il rigore, e sia ragione e legge </l>
<l>ciò che 'l consenso universale elegge. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>26 </head>
<l>Torni Rinaldo, e da qui inanzi affrene </l>
<l>più moderato l'impeto de l'ire, </l>
<l>e risponda con l'opre a l'alta spene </l>
<l>di lui concetta ed al comun desire. </l>
<l>Ma il richiamarlo, o Guelfo, a te conviene: </l>
<l>frettoloso egli fia, credo, al venire; </l>
<l>tu scegli il messo, e tu l'indrizza dove </l>
<l>pensi che 'l fero giovene si trove. – </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>27 </head>
<l>Tacque, e disse sorgendo il guerrier dano: </l>
<l>– Esser io chieggio il messaggier che vada, </l>
<l>né ricuso camin dubbio o lontano </l>
<l>per far il don de l'onorata spada. – </l>
<l>Questi è di cor fortissimo e di mano, </l>
<l>onde al buon Guelfo assai l'offerta aggrada: </l>
<l>vuol che sia l'un de' messi e che sia l'altro </l>
<l>Ubaldo, uom cauto ed aveduto e scaltro. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>28 </head>
<l>Veduti Ubaldo in giovenezza e cerchi </l>
<l>vari costumi avea, vari paesi, </l>
<l>peregrinando da i più freddi cerchi </l>
<l>del nostro mondo a gli Etiopi accesi, </l>
<l>e come uom che virtute e senno merchi, </l>
<l>le favelle, l'usanze e i riti appresi; </l>
<l>poscia in matura età da Guelfo accolto </l>
<l>fu tra' compagni, e caro a lui fu molto. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>29 </head>
<l>A tai messaggi l'onorata cura </l>
<l>di richiamar l'alto campion si diede; </l>
<l>e gli indrizzava Guelfo a quelle mura </l>
<l>tra cui Boemondo ha la sua regia sede, </l>
<l>ché per publica fama, e per secura </l>
<l>opinion, ch'egli vi sia si crede. </l>
<l>Ma 'l buon romito, che lor mal diretti </l>
<l>conosce, entra fra loro e turba i detti, </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>30 </head>
<l>e dice: – O cavalier, seguendo il grido </l>
<l>de la fallace opinion vulgare, </l>
<l>duce seguite temerario e infido </l>
<l>che vi fa gire indarno e traviare. </l>
<l>Or d'Ascalona nel propinquo lido </l>
<l>itene, dove un fiume entra nel mare. </l>
<l>Quivi fia che v'appaia uom nostro amico: </l>

<l>credete a lui; ciò che diravvi, io 'l dico. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>31 </head>
<l>Ei molto per sé vede, e molto intese </l>
<l>del preveduto vostro alto viaggio </l>
<l>(già gran tempo ha) da me: so che cortese </l>
<l>altrettanto vi fia quanto egli è saggio. – </l>
<l>Così lor disse: e più da lui non chiese </l>
<l>Carlo o l'altro che seco iva messaggio, </l>
<l>ma furo ubidienti a le parole </l>
<l>che spirito divin dettar gli suole. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>32 </head>
<l>Preser commiato, e sì il desio gli sprona </l>
<l>che, senza indugio alcun posti in camino, </l>
<l>drizzaro il lor corso ad Ascalona, </l>
<l>dove a i lidi si frange il mar vicino. </l>
<l>E non udian ancor come risuona </l>
<l>il roco ed alto fremito marino, </l>
<l>quando giunsero a un fiume il qual di nova </l>
<l>acqua accresciuto è per novella piova, </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>33 </head>
<l>sì che non può capir dentro al suo letto, </l>
<l>e se 'n va più che stral corrente e presto. </l>
<l>Mentre essi stan sospesi, a lor d'aspetto </l>
<l>venerabile appare un vecchio onesto, </l>
<l>coronato di faggio, in lungo e schietto </l>
<l>vestir che di lin candido è contesto. </l>
<l>Scote questi una verga, e 'l fiume calca </l>
<l>co' piedi asciutti e contra il corso il valca. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>34 </head>
<l>Sì come soglion là vicino al polo, </l>
<l>s'avien che 'l verno i fiumi agghiaccia e indure, </l>
<l>correr su 'l Ren le villanelle a stuolo </l>
<l>con lunghi strisci e sdrucciolar secure, </l>
<l>così ei ne vien sovra l'instabil suolo </l>
<l>di queste acque non gelide e non dure; </l>
<l>e tosto colà giunse onde in lui fisse </l>
<l>tenean le luci i due guerrieri, e disse: </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>35 </head>
<l>– Amici, dura e faticosa inchiesta </l>
<l>seguite; e d'uopo è ben ch'altri vi guidi, </l>
<l>ché 'l cercato guerrier lunge è da questa </l>
<l>terra in paesi incogniti ed infidi. </l>
<l>Quanto, oh quanto de l'opra anco vi resta! </l>
<l>quanti mar correrete e quanti lidi! </l>
<l>E convien che si stenda il cercar vostro </l>
<l>oltre i confini ancor del mondo nostro. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>36 </head>
<l>Ma non vi spiaccia entrar ne le nascose </l>
<l>spelonche ov'ho la mia secreta sede, </l>
<l>ch'ivi udrete da me non lievi cose </l>
<l>e ciò ch'a voi saper più si richiede. – </l>
<l>Disse, e ch'a lor dia loco a l'acqua impose; </l>
<l>ed ella tosto si ritira e cede, </l>
<l>e quinci e quindi di montagna in guisa </l>
<l>curvata pende e 'n mezzo appar divisa. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>37 </head>
<l>Ei, presili per man, ne le più interne </l>
<l>profondità sotto del rio lor mena. </l>
<l>Debile e incerta luce ivi si scerne, </l>
<l>qual tra boschi di Cinzia ancor non piena; </l>
<l>ma pur gravide d'acque ampie caverne </l>
<l>veggiono, onde tra noi sorge ogni vena </l>
<l>la qual rampilli in fonte, o in fiume vago </l>
<l>discorra, o stagni o si dilati in lago. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>38 </head>
<l>E veder ponno onde il Po nasca ed onde </l>
<l>Idaspe, Gange, Eufrate, Istro derivi, </l>
<l>ond'esca pria la Tana; e non asconde </l>
<l>gli occulti suoi princìpi il Nilo quivi. </l>
<l>Trovano un rio più sotto, il qual diffonde </l>
<l>vivaci zolfi e vaghi argenti e vivi; </l>
<l>questi il sol poi raffina, e 'l licor molle </l>
<l>stringe in candide masse e in auree zolle. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>39 </head>
<l>E miran d'ogni intorno il ricco fiume </l>
<l>di care pietre il margine dipinto; </l>
<l>onde, come a più fiaccole s'allume, </l>
<l>splende quel loco, e 'l fosco orror n'è vinto. </l>
<l>Quivi scintilla con ceruleo lume </l>
<l>il celeste zafiro ed il giacinto; </l>
<l>vi fiammeggia il carbonchio, e luce il saldo </l>
<l>diamante, e lieto ride il bel smeraldo. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>40 </head>
<l>Stupidi i guerrier vanno, e ne le nove </l>
<l>cose sì tutto il lor pensier s'impiega </l>
<l>che non fanno alcun motto. Al fin pur move </l>
<l>la voce Ubaldo e la sua scorta prega: </l>
<l>– Deh, padre, dinne ove noi siamo ed ove </l>
<l>ci guidi, e tua condizion ne spiega, </l>
<l>ch'io non so se 'l ver miri o sogno od ombra, </l>
<l>così alto stupore il cor m'ingombra. – </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>41 </head>
<l>Risponde: – Sète voi nel grembo immenso </l>
<l>de la terra, che tutto in sé produce; </l>
<l>né già potreste penetrar nel denso </l>
<l>de le viscere sue senza me duce. </l>
<l>Vi scòrgo al mio palagio, il qual accenso </l>
<l>tosto vedrete di mirabil luce. </l>
<l>Nacqui io pagan, ma poi ne le sant'acque </l>
<l>rigenerarmi a Dio per grazia piacque. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>42 </head>
<l>Né in virtù fatte son d'angioli stigi </l>
<l>l'opere mie meravigliose e conte </l>
<l>(tolga Dio ch'usi note o suffumigi </l>
<l>per isforzar Cocito e Flegetonte), </l>
<l>ma spiando me 'n vo da' lor vestigi </l>
<l>qual in sé virtù celi o l'erba o 'l fonte, </l>
<l>e gli altri arcani di natura ignoti </l>
<l>contemplo, e de le stelle i vari moti. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>43 </head>
<l>Però che non ognor lunge dal cielo </l>
<l>tra sotterranei chiostri è la mia stanza, </l>
<l>ma su 'l Libano spesso e su 'l Carmelo </l>
<l>in aerea magion fo dimoranza; </l>
<l>ivi spiegansi a me senza alcun velo </l>
<l>Venere e Marte in ogni lor sembianza, </l>
<l>e veggio come ogn'altra o presto o tardi </l>
<l>roti, o benigna o minaccievol guardi. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>44 </head>
<l>E sotto i piè mi veggio or folte or rade </l>
<l>le nubi, or negre ed or pinte da Iri; </l>
<l>e generar le pioggie e le rugiade </l>
<l>risguardo, e come il vento obliquo spiri, </l>
<l>come il folgor s'infiammi e per quai strade </l>
<l>tortuose in giù rispinto ei si raggiri; </l>
<l>scorgo comete e fochi altri sì presso </l>
<l>che soleva invaghir già di me stesso. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>45 </head>
<l>Di me medesmo fui pago cotanto </l>
<l>ch'io stimai già che 'l mio saper misura </l>
<l>certa fosse e infallibile di quanto </l>
<l>può far l'alto Fattor de la natura; </l>
<l>ma quando il vostro Piero al fiume santo </l>
<l>m'asperse il crine e lavò l'alma impura, </l>
<l>drizzò più su il mio guardo, e 'l fece accorto </l>
<l>ch'ei per se stesso è tenebroso e corto. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>46 </head>
<l>Conobbi allor ch'augel notturno al sole </l>
<l>è nostra mente a i rai del primo Vero, </l>
<l>e di me stesso risi e de le fole </l>
<l>che già cotanto insuperbir mi fèro; </l>
<l>ma pur seguito ancor, come egli vòle, </l>
<l>le solite arti e l'uso mio primiero. </l>
<l>Ben son in parte altr'uom da quel ch'io fui, </l>
<l>ch'or da lui pendo e mi rivolgo a lui, </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>47 </head>
<l>e in lui m'acqueto. Egli comanda e insegna, </l>
<l>mastro insieme e signor sommo e sovrano, </l>
<l>né già per nostro mezzo oprar disdegna </l>
<l>cose degne talor de la sua mano. </l>
<l>Or sarà cura mia ch'al campo vegna </l>
<l>l'invitto eroe dal suo carcer lontano, </l>
<l>ch'ei la m'impose; e già gran tempo aspetto </l>
<l>il venir vostro, a me per lui predetto. – </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>48 </head>
<l>Così con lor parlando, al loco viene </l>
<l>ov'egli ha il suo soggiorno e 'l suo riposo. </l>
<l>Questo è in forma di speco e in sé contiene </l>
<l>camare e sale, grande e spazioso. </l>
<l>E ciò che nudre entro le ricche vene </l>
<l>di più chiaro la terra e prezioso, </l>
<l>splende ivi tutto; ed ei n'è in guisa ornato </l>
<l>ch'ogni suo fregio è non fatto, ma nato. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>49 </head>
<l>Non mancàr qui cento ministri e cento </l>
<l>che accorti e pronti a servir gli osti foro, </l>
<l>né poi in mensa magnifica d'argento </l>
<l>mancàr gran vasi e di cristallo e d'oro; </l>
<l>ma quando sazio il natural talento </l>
<l>fu de' cibi e la sete estinta in loro: </l>
<l>– Tempo è ben – disse a i cavalieri il mago </l>
<l>– che 'l maggior desir vostro omai sia pago. – </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>50 </head>
<l>Quivi ricominciò: – L'opre e le frodi </l>
<l>note in parte a voi son de l'empia Armida: </l>
<l>come ella al campo venne, e con quai modi </l>
<l>molti guerrier ne trasse e lor fu guida. </l>
<l>Sapete ancor che di tenaci nodi </l>
<l>gli avinse poscia, albergatrice infida, </l>
<l>e ch'indi a Gaza gli inviò con molti </l>
<l>custodi, e che tra via furon disciolti. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>51 </head>
<l>Or vi narrerò quel ch'appresso occorse, </l>
<l>vera istoria da voi non anco intesa. </l>
<l>Poi che la maga rea vide ritòrse </l>
<l>la preda sua, già con tant'arte presa, </l>
<l>ambe le mani per dolor si morse </l>
<l>e fra sé disse di disdegno accesa: </l>
<l>&lt;&lt;Ah! vero unqua non fia che d'aver tanti </l>
<l>miei prigion liberati egli si vanti. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>52 </head>
<l>Se gli altri sciolse, ei serva ed ei sostegna </l>
<l>le pene altrui serbate e 'l lungo affanno; </l>
<l>né questo anco mi basta: i' vo' che vegna </l>
<l>su gli altri tutti universale il danno.&gt;&gt; </l>
<l>Così tra sé dicendo, ordir disegna </l>
<l>questo ch'or udirete iniquo inganno. </l>
<l>Viensene al loco ove Rinaldo vinse </l>
<l>in pugna i suoi guerrieri, e parte estinse. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>53 </head>
<l>Quivi egli avendo l'arme sue deposto, </l>
<l>indosso quelle d'un pagan si pose; </l>
<l>forse perché bramava irsene ascosto </l>
<l>sotto insegne men note e men famose. </l>
<l>Prese l'armi la maga, e in esse tosto </l>
<l>un tronco busto avolse e poi l'espose; </l>
<l>l'espose in ripa a un fiume ove doveva </l>
<l>stuol de' Franchi arrivar, e 'l prevedeva. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>54 </head>
<l>E questo antiveder potea ben ella </l>
<l>che mandar mille spie solea d'intorno, </l>
<l>onde spesso del campo avea novella </l>
<l>e s'altri indi partiva o fea ritorno; </l>
<l>oltre che con gli spirti anco favella </l>
<l>sovente, e fa con lor lungo soggiorno. </l>
<l>Collocò dunque il corpo morto in parte </l>
<l>molto opportuna a sua ingannevol arte. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>55 </head>
<l>Non lunge un sagacissimo valletto </l>
<l>pose, di panni pastorai vestito, </l>
<l>e impose lui ciò ch'esser fatto o detto </l>
<l>fintamente doveva; e fu essequito. </l>
<l>Questi parlò co' vostri, e di sospetto </l>
<l>sparse quel seme in lor ch'indi nutrito </l>
<l>fruttò risse e discordie, e quasi al fine </l>
<l>sediziose guerre e cittadine. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>56 </head>
<l>Ché fu, com'ella disegnò, creduto </l>
<l>per opra del Buglion Rinaldo ucciso, </l>
<l>benché alfine il sospetto a torto avuto </l>
<l>del ver si dileguasse al primo aviso. </l>
<l>Cotal d'Armida l'artificio astuto </l>
<l>primieramente fu qual io diviso. </l>
<l>Or udirete ancor come seguisse </l>
<l>poscia Rinaldo, e quel ch'indi avenisse. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>57 </head>
<l>Qual cauta cacciatrice, Armida aspetta </l>
<l>Rinaldo al varco. Ei su l'Oronte giunge, </l>
<l>ove un rio si dirama e, un'isoletta </l>
<l>formando, tosto a lui si ricongiunge; </l>
<l>e 'n su la riva una colonna eretta </l>
<l>vede, e un picciol battello indi non lunge. </l>
<l>Fisa egli tosto gli occhi al bel lavoro </l>
<l>del bianco marmo e legge in lettre d'oro: </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>58 </head>
<l>&lt;&lt;O chiunque tu sia, che voglia o caso </l>
<l>peregrinando adduce a queste sponde, </l>
<l>meraviglie maggior l'orto o l'occaso </l>
<l>non ha di ciò che l'isoletta asconde. </l>
<l>Passa, se vuoi vederla.&gt;&gt; E' persuaso </l>
<l>tosto l'incauto a girne oltra quell'onde; </l>
<l>e perché mal capace era la barca, </l>
<l>gli scudieri abbandona ed ei sol varca. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>59 </head>
<l>Come è là giunto, cupido e vagante </l>
<l>volge intorno lo sguardo, e nulla vede </l>
<l>fuor ch'antri ed acque e fiori ed erbe e piante, </l>
<l>onde quasi schernito esser si crede; </l>
<l>ma pur quel loco è così lieto e in tante </l>
<l>guise l'alletta ch'ei si ferma e siede, </l>
<l>e disarma la fronte e la ristaura </l>
<l>al soave spirar di placid'aura. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>60 </head>
<l>Il fiume gorgogliar fra tanto udio </l>
<l>con novo suono, e là con gli occhi corse, </l>
<l>e mover vide un'onda in mezzo al rio </l>
<l>che in se stessa si volse e si ritorse; </l>
<l>e quinci alquanto d'un crin biondo uscio, </l>
<l>e quinci di donzella un volto sorse, </l>
<l>e quinci il petto e le mammelle, e de la </l>
<l>sua forma infin dove vergogna cela. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>61 </head>
<l>Così dal palco di notturna scena </l>
<l>o ninfa o dea, tarda sorgendo, appare. </l>
<l>Questa, benché non sia vera sirena </l>
<l>ma sia magica larva, una ben pare </l>
<l>di quelle che già presso a la tirrena </l>
<l>piaggia abitàr l'insidioso mare; </l>
<l>né men ch'in viso bella, in suono è dolce, </l>
<l>e così canta, e 'l cielo e l'aure molce: </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>62 </head>
<l>&lt;&lt;O giovenetti, mentre aprile e maggio </l>
<l>v'ammantan di fiorite e verdi spoglie, </l>
<l>di gloria e di virtù fallace raggio </l>
<l>la tenerella mente ah non v'invoglie! </l>
<l>Solo chi segue ciò che piace è saggio, </l>
<l>e in sua stagion de gli anni il frutto coglie. </l>
<l>Questo grida natura. Or dunque voi </l>
<l>indurarete l'alma a i detti suoi? </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>63 </head>
<l>Folli, perché gettate il caro dono, </l>
<l>che breve è sì, di vostra età novella? </l>
<l>Nome, e senza soggetto idoli sono </l>
<l>ciò che pregio e valore il mondo appella. </l>
<l>La fama che invaghisce a un dolce suono </l>
<l>voi superbi mortali, e par sì bella, </l>
<l>è un'ecco, un sogno, anzi del sogno un'ombra, </l>
<l>ch'ad ogni vento si dilegua e sgombra. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>64 </head>
<l>Goda il corpo sicuro, e in lieti oggetti </l>
<l>l'alma tranquilla appaghi i sensi frali; </l>
<l>oblii le noie andate, e non affretti </l>
<l>le sue miserie in aspettando i mali. </l>
<l>Nulla curi se 'l ciel tuoni o saetti, </l>
<l>minacci egli a sua voglia e infiammi strali. </l>
<l>Questo è saver, questa è felice vita: </l>
<l>sì l'insegna natura e sì l'addita.&gt;&gt; </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>65 </head>
<l>Sì canta l'empia, e 'l giovenetto al sonno </l>
<l>con note invoglia sì soavi e scorte. </l>
<l>Quel serpe a poco a poco e si fa donno </l>
<l>sovra i sensi di lui possente e forte; </l>
<l>né i tuoni omai destar, non ch'altri, il ponno </l>
<l>da quella queta imagine di morte. </l>
<l>Esce d'aguato allor la falsa maga </l>
<l>e gli va sopra, di vendetta vaga. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>66 </head>
<l>Ma quando in lui fissò lo sguardo e vide </l>
<l>come placido in vista egli respira, </l>
<l>e ne' begli occhi un dolce atto che ride, </l>
<l>benché sian chiusi (or che fia s'ei li gira?), </l>
<l>pria s'arresta sospesa, e gli s'asside </l>
<l>poscia vicina, e placar sente ogn'ira </l>
<l>mentre il risguarda; e 'n su la vaga fronte </l>
<l>pende omai sì che par Narciso al fonte. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>67 </head>
<l>E quei ch'ivi sorgean vivi sudori </l>
<l>accoglie lievemente in un suo velo, </l>
<l>e con un dolce ventillar gli ardori </l>
<l>gli va temprando de l'estivo cielo. </l>
<l>Così (chi 'l crederia?) sopiti ardori </l>
<l>d'occhi nascosi distempràr quel gelo </l>
<l>che s'indurava al cor più che diamante, </l>
<l>e di nemica ella divenne amante. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>68 </head>
<l>Di ligustri, di gigli e de le rose </l>
<l>le quai fiorian per quelle piaggie amene, </l>
<l>con nov'arte congiunte, indi compose </l>
<l>lente ma tenacissime catene. </l>
<l>Queste al collo, a le braccia, a i piè gli pose: </l>
<l>così l'avinse e così preso il tiene; </l>
<l>quinci, mentre egli dorme, il fa riporre </l>
<l>sovra un suo carro, e ratta il ciel trascorre. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>69 </head>
<l>Né già ritorna di Damasco al regno, </l>
<l>né dove ha il suo castello in mezzo a l'onde; </l>
<l>ma ingelosita di sì caro pegno, </l>
<l>e vergognosa del suo amor, s'asconde </l>
<l>ne l'oceano immenso, ove alcun legno </l>
<l>rado, o non mai, va de le nostre sponde, </l>
<l>fuor tutti i nostri lidi; e quivi eletta </l>
<l>per solinga sua stanza è un'isoletta. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>70 </head>
<l>Un'isoletta la qual nome prende </l>
<l>con le vicine sue da la Fortuna. </l>
<l>Quinci ella in cima a una montagna ascende </l>
<l>disabitata e d'ombre oscura e bruna, </l>
<l>e per incanto a lei nevose rende </l>
<l>le spalle e i fianchi, e senza neve alcuna </l>
<l>gli lascia il capo verdeggiante e vago, </l>
<l>e vi fonda un palagio appresso un lago, </l>
</lg>
<lg type="ottava">

<head>71 </head>
<l>ove in perpetuo april molle amorosa </l>
<l>vita seco ne mena il suo diletto. </l>
<l>Or da così lontana e così ascosa </l>
<l>prigion trar voi dovete il giovenetto, </l>
<l>e vincer de la timida e gelosa </l>
<l>le guardie, ond'è difeso il monte e 'l tetto; </l>
<l>e già non mancherà chi là vi scòrga, </l>
<l>e chi per l'alta impresa arme vi porga. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>72 </head>
<l>Trovarete, del fiume a pena sorti, </l>
<l>donna giovin di viso, antica d'anni, </l>
<l>ch'a i lunghi crini in su la fronte attorti </l>
<l>fia nota ed al color vario de' panni. </l>
<l>Questa per l'alto mar fia che vi porti </l>
<l>più ratta che non spiega aquila i vanni, </l>
<l>più che non vola il folgore; né guida </l>
<l>la trovareta al ritornar men fida. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>73 </head>
<l>A piè del monte ove la maga alberga, </l>
<l>sibilando strisciar novi pitoni </l>
<l>e cinghiali arrizzar l'aspre lor terga </l>
<l>ed aprir la gran bocca orsi e leoni </l>
<l>vedrete; ma scotendo una mia verga, </l>
<l>temeranno appressarsi ove ella suoni. </l>
<l>Poi via maggior (se dritto il ver s'estima) </l>
<l>si troverà il periglio in su la cima. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>74 </head>
<l>Un fonte sorge in lei che vaghe e monde </l>
<l>ha l'acque sì che i riguardanti asseta; </l>
<l>ma dentro a i freddi suoi cristalli asconde </l>
<l>di tòsco e stran malvagità secreta, </l>
<l>ch'un picciol sorso di sue lucide onde </l>
<l>inebria l'alma tosto e la fa lieta, </l>
<l>indi a rider uom move, e tanto il riso </l>
<l>s'avanza alfin ch'ei ne rimane ucciso. </l>
</lg>
<lg type="ottava">

<head>75 </head>
<l>Lunge la bocca disdegnosa e schiva </l>
<l>torcete voi da l'acque empie omicide, </l>
<l>né le vivande poste in verde riva </l>
<l>v'allettin poi, né le donzelle infide </l>
<l>che voce avran piacevole e lasciva </l>
<l>e dolce aspetto che lusinga e ride; </l>
<l>ma voi, gli sguardi e le parole accorte </l>
<l>sprezzando, entrate pur ne l'alte porte. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>76 </head>
<l>Dentro è di muri inestricabil cinto </l>
<l>che mille torce in sé confusi giri, </l>
<l>ma in breve foglio io ve 'l darò distinto, </l>
<l>sì che nessun error fia che v'aggiri. </l>
<l>Siede in mezzo un giardin del labirinto </l>
<l>che par che da ogni fronde amore spiri; </l>
<l>quivi in grembo a la verde erba novella </l>
<l>giacerà il cavaliero e la donzella. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>77 </head>
<l>Ma come essa lasciando il caro amante </l>
<l>in altra parte il piede avrà rivolto, </l>
<l>vuo' ch'a lui vi scopriate, e d'adamante </l>
<l>un scudo ch'io darò gli alziate al volto, </l>
<l>sì ch'egli vi si specchi, e 'l suo sembiante </l>
<l>veggia e l'abito molle onde fu involto, </l>
<l>ch'a tal vista potrà vergogna e sdegno </l>
<l>scacciar dal petto suo l'amor indegno. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>78 </head>
<l>Altro che dirvi omai nulla m'avanza </l>
<l>se non ch'assai securi ir ne potrete </l>
<l>e penetrar de l'intricata stanza </l>
<l>ne le più interne parti e più secrete, </l>
<l>perché non fia che magica possanza </l>
<l>a voi ritardi il corso o 'l passo viete; </l>
<l>né potrà pur, cotal virtù vi guida, </l>
<l>il giunger vostro antiveder Armida. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>79 </head>
<l>Né men secura da gli alberghi suoi </l>
<l>l'uscita vi sarà poscia e 'l ritorno. </l>
<l>Ma giunge omai l'ora del sonno, e voi </l>
<l>sorger diman dovete a par co 'l giorno. – </l>
<l>Così lor disse, e li menò dopoi </l>
<l>ove essi avean la notte a far soggiorno. </l>
<l>Ivi lasciando lor lieti e pensosi, </l>
<l>si ritrasse il buon vecchio a i suoi riposi. </l>
</lg>
</div1>
<div1 type="canto">
<head rend="sc">CANTO QUINDICESIMO</head>
<lg type="ottava">
<head>1 </head>
<l>Già richiamava il bel nascente raggio </l>
<l>a l'opre ogni animal ch'in terra alberga, </l>
<l>quando venendo a i due guerrieri il saggio </l>
<l>portò il foglio e lo scudo e l'aurea verga. </l>
<l>– Accingetevi – disse – al gran viaggio </l>
<l>prima che 'l dì, che spunta, omai più s'erga. </l>
<l>Eccovi qui quanto ho promesso e quanto </l>
<l>può de la maga superar l'incanto. – </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>2 </head>
<l>Erano essi già sorti e l'arme intorno </l>
<l>a le robuste membra avean già messe, </l>
<l>onde per vie che non rischiara il giorno </l>
<l>tosto seguono il vecchio, e son l'istesse </l>
<l>vestigia ricalcate or nel ritorno </l>
<l>che furon prima nel venire impresse; </l>
<l>ma giunti al letto del suo fiume: – Amici, </l>
<l>io v'accommiato: – ei disse – ite felici. – </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>3 </head>
<l>Gli accoglie il rio ne l'alto seno, e l'onda </l>
<l>soavemente in su gli spinge e porta, </l>
<l>come suol inalzar leggiera fronda </l>
<l>la qual da violenza in giù fu torta, </l>
<l>e poi gli espon sovra la molle sponda. </l>
<l>Quinci miràr la già promessa scorta, </l>
<l>vider picciola nave e in poppa quella </l>
<l>che guidar li dovea fatal donzella. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>4 </head>
<l>Crinita fronte essa dimostra, e ciglia </l>
<l>cortesi e favorevoli e tranquille; </l>
<l>e nel sembiante a gli angioli somiglia, </l>
<l>tanta luce ivi par ch'arda e sfaville. </l>
<l>La sua gonna or azzurra ed or vermiglia </l>
<l>diresti, e si colora in guise mille, </l>
<l>sì ch'uom sempre diversa a sé la vede </l>
<l>quantunque volte a riguardarla riede. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>5 </head>
<l>Così piuma talor, che di gentile </l>
<l>amorosa colomba il collo cinge, </l>
<l>mai non si scorge a se stessa simile, </l>
<l>ma in diversi colori al sol si tinge. </l>
<l>Or d'accesi rubin sembra un monile, </l>
<l>or di verdi smeraldi il lume finge, </l>
<l>or insieme gli mesce, e varia e vaga </l>
<l>in cento modi i riguardanti appaga. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>6 </head>
<l>– Entrate, – dice – o fortunati, in questa </l>
<l>nave ond'io l'ocean secura varco, </l>
<l>cui destro è ciascun vento, ogni tempesta </l>
<l>tranquilla, e lieve ogni gravoso incarco. </l>
<l>Per ministra e per duce or me vi appresta </l>
<l>il mio signor, del favor suo non parco. – </l>
<l>Così parlò la donna, e più vicino </l>
<l>fece poscia a la sponda il curvo pino. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>7 </head>
<l>Come la nobil coppia ha in sé raccolta, </l>
<l>spinge la ripa e gli rallenta il morso, </l>
<l>ed avendo la vela a l'aure sciolta, </l>
<l>ella siede al governo e regge il corso. </l>
<l>Gonfio è il torrente sì ch'a questa volta </l>
<l>i navigli portar ben può su 'l dorso, </l>
<l>ma questo è sì leggier che 'l sosterrebbe </l>
<l>qual altro rio per novo umor men crebbe. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>8 </head>
<l>Veloce sovra il natural costume </l>
<l>spingon la vela inverso il lido i venti: </l>
<l>biancheggian l'acque di canute spume, </l>
<l>e rotte dietro mormorar le senti. </l>
<l>Ecco giungono omai là dove il fiume </l>
<l>queta in letto maggior l'onde correnti, </l>
<l>e ne l'ampie voragini del mare </l>
<l>disperso o divien nulla o nulla appare. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>9 </head>
<l>A pena ha tocco la mirabil nave </l>
<l>de la marina allor turbata il lembo, </l>
<l>che spariscon le nubi e cessa il grave </l>
<l>Noto che minacciava oscuro nembo: </l>
<l>spiana i monti de l'onde aura soave </l>
<l>e solo increscpa il bel ceruleo grembo, </l>
<l>e d'un dolce seren diffuso ride </l>
<l>il ciel, che sé più chiaro unqua non vide. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>10 </head>
<l>Trascorse oltre Ascalona ed a mancina </l>
<l>andò la navicella invèr ponente, </l>
<l>e tosto a Gaza si trovò vicina </l>
<l>che fu porto di Gaza anticamente, </l>
<l>ma poi, crescendo de l'altrui ruina, </l>
<l>città divenne assai grande e possente; </l>
<l>ed eranvi le piaggie allor ripiene </l>
<l>quasi d'uomini sì come d'arene. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>11 </head>
<l>Volgendo il guardo a terra i naviganti </l>
<l>scorgean di tende numero infinito: </l>
<l>miravan cavalier, miravan fanti </l>
<l>ire e tornar da la cittade al lito, </l>
<l>e da cameli onusti e da elefanti </l>
<l>l'arenoso sentier calpesto e trito; </l>
<l>poi del porto vedean ne' fondi cavi </l>
<l>sorte e legate a l'ancore le navi, </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>12 </head>
<l>altre spiegar le vele, e ne vedieno </l>
<l>altre i remi trattar veloci e snelle, </l>
<l>e da essi e da' rostri il molle seno </l>
<l>spumar percosso in queste parti e in quelle. </l>
<l>Disse la donna allor: – Benché ripieno </l>
<l>il lido e 'l mar sia de le genti felle, </l>
<l>non ha insieme però le schiere tutte </l>
<l>il potente tiranno anco ridutte. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>13 </head>
<l>Sol dal regno d'Egitto e dal contorno </l>
<l>raccolte ha queste, or le lontane attende, </l>
<l>ché verso l'oriente e 'l mezzogiorno </l>
<l>il vasto imperio suo molto si stende. </l>
<l>Sì che sper'io che prima assai ritorno </l>
<l>fatto avrem noi che mova egli le tende: </l>
<l>egli o quel ch'in sua vece esser soprano </l>
<l>de l'essercito suo de' capitano. – </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>14 </head>
<l>Mentre ciò dice, come aquila sòle </l>
<l>tra gli altri augelli trapassar secura </l>
<l>e sorvolando ir tanto appresso il sole </l>
<l>che nulla vista più la raffigura, </l>
<l>così la nave sua sembra che vole </l>
<l>tra legno e legno, e non ha tema o cura </l>
<l>che vi sia chi l'arresti o chi la segua; </l>
<l>e da lor s'allontana e si dilegua. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>15 </head>
<l>E 'n un momento incontra Raffia arriva, </l>
<l>città la qual in Siria appar primiera </l>
<l>a chi d'Egitto move; indi a la riva </l>
<l>sterilissima vien di Rinocera. </l>
<l>Non lunge un monte poi le si scopriva </l>
<l>che sporge sovra 'l mar la chioma altera </l>
<l>e i piè si lava ne l'instabil onde, </l>
<l>che l'ossa di Pompeo nel grembo asconde. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>16 </head>
<l>Poi Damiata scopre, e come porte </l>
<l>al mar tributo di celesti umori </l>
<l>per sette il Nilo sue famose porte </l>
<l>e per cento altre ancor foci minori; </l>
<l>e naviga oltre la città dal forte </l>
<l>greco fondata a i greci abitatori, </l>
<l>ed oltra Faro, isola già che lunge </l>
<l>giacque dal lido, al lido or si congiunge. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>17 </head>
<l>Rodi e Creta lontane inverso al polo </l>
<l>non scerne, e pur lungo Africa se 'n viene, </l>
<l>su 'l mar culta e ferace, a dentro solo </l>
<l>fertil di mostri e d'infeconde arene. </l>
<l>La Marmarica rade, e rade il suolo </l>
<l>dove cinque cittadi ebbe Cirene. </l>
<l>Qui Tolomitta e poi con l'onde chete </l>
<l>sorger si mira il fabuloso Lete. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>18 </head>
<l>La maggior Sirte a' naviganti infesta, </l>
<l>trattasi in alto, invèr le piaggie lassa, </l>
<l>e 'l capo di Giudeca indietro resta, </l>
<l>e la foce di Magra indi trapassa. </l>
<l>Tripoli appar su 'l lido, e 'ncontra a questa </l>
<l>giace Malta fra l'onde occulta e bassa; </l>
<l>e poi riman con l'altre Sirti a tergo </l>
<l>Alzerbe, già de' Lotofagi albergo. </l>
</lg>

<lg type="ottava">
<head>19 </head>
<l>Nel curvo lido poi Tunisi vede </l>
<l>che d'ambo i lati del suo golfo ha un monte: </l>
<l>Tunisi, ricca ed onorata sede </l>
<l>a par di quante n'ha Libia più conte. </l>
<l>A lui di costa la Sicilia siede, </l>
<l>ed il gran Lilibeo gli inalza a fronte. </l>
<l>Or quivi addita la donzella a i due </l>
<l>guerrieri il loco ove Cartagin fue. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>20 </head>
<l>Giace l'alta Cartago: a pena i segni </l>
<l>de l'alte sue ruine il lido serba. </l>
<l>Muoiono le città, muoiono i regni, </l>
<l>copre i fasti e le pompe arena ed erba, </l>
<l>e l'uom d'esser mortal par che si sdegni: </l>
<l>oh nostra mente cupida e superba! </l>
<l>Giungon quinci a Biserta, e più lontano </l>
<l>han l'isola de' Sardi a l'altra mano. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>21 </head>
<l>Trascorser poi le piaggie ove i Numidi </l>
<l>menàr già vita pastorale erranti. </l>
<l>Trovàr Bugia ed Algeri, infami nidi </l>
<l>di corsari, ed Oràn trovàr più inanti; </l>
<l>e costeggiàr di Tingitana i lidi, </l>
<l>nutrice di leoni e d'elefanti, </l>
<l>ch'or di Marocco è il regno, e quel di Fessa; </l>
<l>e varcàr la Granata incontro ad essa. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>22 </head>
<l>Son già là dove il mar fra terra inonda </l>
<l>per via ch'esser d'Alcide opra si finse; </l>
<l>e forse è ver ch'una continua sponda </l>
<l>fosse, ch'alta ruina in due distinse. </l>
<l>Passovvi a forza l'oceano, e l'onda </l>
<l>Abila quinci e quindi Calpe spinse; </l>
<l>Spagna e Libia partio con foce angusta: </l>
<l>tanto mutar può lunga età vetusta! </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>23 </head>
<l>Quattro volte era apparso il sol ne l'orto </l>
<l>da che la nave si spiccò dal lito, </l>
<l>né mai (ch'uopo non fu) s'accolse in porto, </l>
<l>e tanto del camino ha già fornito. </l>
<l>Or entra ne lo stretto e passa il corto </l>
<l>varco, e s'ingolfa in pelago infinito. </l>
<l>Se 'l mar qui è tanto ove il terreno il serra, </l>
<l>che fia colà dov'egli ha in sen la terra? </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>24 </head>
<l>Più non si mostra omai tra gli alti flutti </l>
<l>la fertil Gade e l'altre due vicine. </l>
<l>Fuggite son le terre e i lidi tutti: </l>
<l>de l'onda il ciel, del ciel l'onda è confine. </l>
<l>Diceva Ubaldo allor: – Tu che condutti </l>
<l>n'hai, donna, in questo mar che non ha fine, </l>
<l>di' s'altri mai qui giunse, o se più inante </l>
<l>nel mondo ove corriamo have abitante. – </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>25 </head>
<l>Risponde: – Ercole, poi ch'uccisi i mostri </l>
<l>ebbe di Libia e del paese ispano, </l>
<l>e tutti scòrsi e vinti i lidi vostri, </l>
<l>non osò di tentar l'alto oceano: </l>
<l>segnò le mète, e 'n troppo brevi chiostri </l>
<l>l'ardir ristrinse de l'ingegno umano; </l>
<l>ma quei segni sprezzò ch'egli prescrisse, </l>
<l>di veder vago e di saper, Ulisse. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>26 </head>
<l>Ei passò le Colonne, e per l'aperto </l>
<l>mare spiegò de' remi il volo audace; </l>
<l>ma non giovogli esser ne l'onde esperto, </l>
<l>perché inghiottillo l'ocean vorace, </l>
<l>e giacque co 'l suo corpo anco coperto </l>
<l>il suo gran caso, ch'or tra voi si tace. </l>
<l>S'altri vi fu da' venti a forza spinto, </l>
<l>o non tornovvi o vi rimase estinto; </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>27 </head>
<l>sì ch'ignoto è 'l gran mar che solchi: ignote </l>
<l>isole mille e mille regni asconde; </l>
<l>né già d'abitator le terre han vòte, </l>
<l>ma son come le vostre anco feconde: </l>
<l>son esse atte al produr, né steril pote </l>
<l>esser quella virtù che 'l sol n'infonde. – </l>
<l>Ripiglia Ubaldo allor: – Del mondo occulto, </l>
<l>dimmi quai sian le leggi e quale il culto. – </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>28 </head>
<l>Gli soggiunse colei: – Diverse bande </l>
<l>diversi han riti ed abiti e favelle: </l>
<l>altri adora le belve, altri la grande </l>
<l>comune madre, il sole altri e le stelle; </l>
<l>v'è chi d'abominevoli vivande </l>
<l>le mense ingombra scelerate e felle. </l>
<l>E 'n somma ognun che 'n qua da Calpe siede </l>
<l>barbaro è di costume, empio di fede. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>29 </head>
<l>– Dunque – a lei replicava il cavaliero </l>
<l>– quel Dio che scese a illuminar le carte </l>
<l>vuol ogni raggio ricoprir del vero </l>
<l>a questa che del mondo è sì gran parte? </l>
<l>– No, – rispose ella – anzi la fé di Piero </l>
<l>fiavi introdotta ed ogni civil arte; </l>
<l>né già sempre sarà che la via lunga </l>
<l>questi da' vostri popoli disgiunga. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>30 </head>
<l>Tempo verrà che fian d'Ercole i segni </l>
<l>favola vile a i naviganti industri, </l>
<l>e i mar riposti, or senza nome, e i regni </l>
<l>ignoti ancor tra voi saranno illustri. </l>
<l>Fia che 'l più ardito allor di tutti i legni </l>
<l>quanto circonda il mar circondi e lustri, </l>
<l>e la terra misuri, immensa mole, </l>
<l>vittorioso ed emulo del sole. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>31 </head>
<l>Un uom de la Liguria avrà ardimento </l>
<l>a l'incognito corso esporsi in prima; </l>
<l>né 'l minaccievol fremito del vento, </l>
<l>né l'inospito mar, né 'l dubbio clima, </l>
<l>né s'altro di periglio o di spavento </l>
<l>più grave e formidabile or si stima, </l>
<l>faran che 'l generoso entro a i divieti </l>
<l>d'Abila angusti l'alta mente accheti. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>32 </head>
<l>Tu spiegherai, Colombo, a un nuovo polo </l>
<l>lontane sì le fortunate antenne, </l>
<l>ch'a pena seguirà con gli occhi il volo </l>
<l>la fama c'ha mille occhi e mille penne. </l>
<l>Canti ella Alcide e Bacco, e di te solo </l>
<l>basti a i posteri tuoi ch'alquanto accenne, </l>
<l>ché quel poco darà lunga memoria </l>
<l>di poema dignissima e d'istoria. – </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>33 </head>
<l>Così disse ella; e per l'ondose strade </l>
<l>corre al ponente e piega al mezzogiorno, </l>
<l>e vede come incontra il sol giù cade </l>
<l>e come a tergo lor rinasce il giorno. </l>
<l>E quando a punto i raggi e le rugiade </l>
<l>la bella aurora seminava intorno, </l>
<l>lor s'offrì di lontano oscuro un monte </l>
<l>che tra le nubi nascondea la fronte. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>34 </head>
<l>E 'l vedean poscia procedendo avante, </l>
<l>quando ogni nuvol già n'era rimosso, </l>
<l>a l'acute piramidi sembiante, </l>
<l>sottile invèr la cima e 'n mezzo grosso, </l>
<l>e mostrarsi talor così fumante </l>
<l>come quel che d'Encelado è su 'l dosso </l>
<l>che per propria natura il giorno fuma </l>
<l>e poi la notte il ciel di fiamme alluma. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>35 </head>
<l>Ecco altre isole insieme, altre pendici </l>
<l>scoprian alfin, men erte ed elevate; </l>
<l>ed eran queste l'isole Felici, </l>
<l>così le nominò la prisca etate, </l>
<l>a cui tanto stimava i cieli amici </l>
<l>che credea volontarie e non arate </l>
<l>quivi produr le terre, e 'n più graditi </l>
<l>frutti non culte germogliar le viti. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>36 </head>
<l>Qui non fallaci mai fiorir gli olivi </l>
<l>e 'l mèl dicea stillar da l'elci cave, </l>
<l>e scender giù da lor montagne i rivi </l>
<l>con acque dolci e mormorio soave, </l>
<l>e zefiri e rugiade i raggi estivi </l>
<l>temprarvi sì che nullo ardor v'è grave; </l>
<l>e qui gli elisi campi e le famose </l>
<l>stanze de le beate anime pose. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>37 </head>
<l>A queste or vien la donna, ed: – Omai sète </l>
<l>al fin del corso – lor dicea – non lunge. </l>
<l>L'isole di Fortuna ora vedete, </l>
<l>di cui gran fama a voi ma incerta giunge. </l>
<l>Ben son elle feconde e vaghe e liete, </l>
<l>ma pur molto di falso al ver s'aggiunge. – </l>
<l>Così parlando, assai presso si fece </l>
<l>a quella che la prima è de le diece. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>38 </head>
<l>Carlo incomincia allor: – Se ciò concede, </l>
<l>donna, quell'alta impresa ove ci guidi, </l>
<l>lasciami omai por ne la terra il piede </l>
<l>e veder questi inconosciuti lidi, </l>
<l>veder le genti e 'l culto di lor fede </l>
<l>e tutto quello ond'uom saggio m'invìdi, </l>
<l>quando mi gioverà narrar altrui </l>
<l>le novità vedute e dir: &lt;&lt;Io fui!&gt;&gt; – </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>39 </head>
<l>Gli risponde colei: – Ben degna invero </l>
<l>la domanda è di te, ma che poss'io, </l>
<l>s'egli osta inviolabile e severo </l>
<l>il decreto de' Cieli al bel desio? </l>
<l>ch'ancor vòlto non è lo spazio intero </l>
<l>ch'al grande scoprimento ha fisso Dio, </l>
<l>né lece a voi da l'ocean profondo </l>
<l>recar vera notizia al vostro mondo. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>40 </head>
<l>A voi per grazia e sovra l'arte e l'uso </l>
<l>de' naviganti ir per quest'acque è dato, </l>
<l>e scender là dove è il guerrier rinchiuso </l>
<l>e ridurlo del mondo a l'altro lato. </l>
<l>Tanto vi basti, e l'aspirar più suso </l>
<l>superbir fòra e calcitrar co 'l fato. – </l>
<l>Qui tacque, e già parea più bassa farsi </l>
<l>l'isola prima e la seconda alzarsi. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>41 </head>
<l>Ella mostrando gìa ch'a l'oriente </l>
<l>tutte con ordin lungo eran dirette, </l>
<l>e che largo è fra lor quasi egualmente </l>
<l>quello spazio di mar che si frammette. </l>
<l>Pònsi veder d'abitatrice gente </l>
<l>case e culture ed altri segni in sette; </l>
<l>tre deserte ne sono, e v'han le belve </l>
<l>securissima tana in monti e in selve. </l>
</lg>

<lg type="ottava">
<head>42 </head>
<l>Luogo è in una de l'erme assai riposto, </l>
<l>ove si curva il lido e in fuori stende </l>
<l>due larghe corna, e fra lor tiene ascosto </l>
<l>un ampio sen, e porto un scoglio rende, </l>
<l>ch'a lui la fronte e 'l tergo a l'onda ha opposto </l>
<l>che vien da l'alto e la respinge e fende. </l>
<l>S'inalzan quinci e quindi, e torreggianti </l>
<l>fan due gran rupi segno a' naviganti. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>43 </head>
<l>Tacciono sotto i mar securi in pace; </l>
<l>sovra ha di negre selve opaca scena, </l>
<l>e 'n mezzo d'esse una spelonca giace, </l>
<l>d'edera e d'ombre e di dolci acque amena. </l>
<l>Fune non lega qui, né co 'l tenace </l>
<l>morso le stanche navi ancora frena. </l>
<l>La donna in sì solinga e queta parte </l>
<l>entrava, e raccogliea le vele sparte. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>44 </head>
<l>– Mirate – disse poi – quell'alta mole </l>
<l>ch'a quel gran monte in su la cima siede. </l>
<l>Quivi fra cibi ed ozio e scherzi e fole </l>
<l>torpe il campion de la cristiana fede. </l>
<l>Voi con la guida del nascente sole </l>
<l>su per quell'erto moverete il piede; </l>
<l>né vi gravi il tardar, però che fòra, </l>
<l>se non la matutina, infausta ogn'ora. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>45 </head>
<l>Ben co 'l lume del dì ch'anco riluce </l>
<l>insino al monte andar per voi potrassi. – </l>
<l>Essi al congedo de la nobil duce </l>
<l>poser nel lido desiato i passi, </l>
<l>e ritrovàr la via ch'a lui conduce </l>
<l>agevol sì ch'i piè non ne fur lassi; </l>
<l>ma quando v'arrivàr, da l'oceano </l>
<l>era il carro di Febo anco lontano. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>46 </head>
<l>Veggion che per dirupi e fra ruine </l>
<l>s'ascende a la sua cima alta e superba, </l>
<l>e ch'è fin là di nevi e di pruine </l>
<l>sparsa ogni strada: ivi ha poi fiori ed erba. </l>
<l>Presso al canuto mento il verde crine </l>
<l>frondeggia, e 'l ghiaccio fede a i gigli serba </l>
<l>ed a le rose tenere: cotanto </l>
<l>puote sovra natura arte d'incanto. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>47 </head>
<l>I duo guerrier, in luogo ermo e selvaggio </l>
<l>chiuso d'ombre, fermàrsi a piè del monte; </l>
<l>e come il ciel rigò co 'l novo raggio </l>
<l>il sol, de l'aurea luce eterno fonte: </l>
<l>– Su su – gridaro entrambi, e 'l lor viaggio </l>
<l>ricominciàr con voglie ardite e pronte. </l>
<l>Ma esce non so donde, e s'attraversa </l>
<l>fèra serpendo orribile e diversa. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>48 </head>
<l>Inalza d'oro squallido squamose </l>
<l>le creste e 'l capo, e gonfia il collo d'ira, </l>
<l>arde ne gli occhi, e le vie tutte ascose </l>
<l>tien sotto il ventre, e tòsco e fumo spira; </l>
<l>or rientra in se stessa, or le nodose </l>
<l>ruote distende, e sé dopo sé tira. </l>
<l>Tal s'appresenta a la solita guarda, </l>
<l>né però de' guerrieri i passi tarda. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>49 </head>
<l>Già Carlo il ferro stringe e 'l serpe assale, </l>
<l>ma l'altro grida a lui: – Che fai? che tente? </l>
<l>per isforzo di man, con arme tale </l>
<l>vincer avisi il difensor serpente? – </l>
<l>Egli scote la verga aurea immortale </l>
<l>sì che la belva il sibilar ne sente, </l>
<l>e impaurita al suon, fuggendo ratta, </l>
<l>lascia quel varco libero e s'appiatta. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>50 </head>
<l>Più suso alquanto il passo a lor contende </l>
<l>fero leon che rugge e torvo guata, </l>
<l>e i velli arrizza, e le caverne orrende </l>
<l>de la bocca vorace apre e dilata. </l>
<l>Si sferza con la coda e l'ire accende, </l>
<l>ma non è pria la verga a lui mostrata </l>
<l>ch'un secreto spavento al cor gli agghiaccia </l>
<l>l'ira e 'l nativo orgoglio, e 'n fuga il caccia. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>51 </head>
<l>Segue la coppia il suo camin veloce, </l>
<l>ma formidabile oste han già davante </l>
<l>di guerrieri animai, vari di voce, </l>
<l>vari di moto, vari di sembiante. </l>
<l>Ciò che di mostruoso e di feroce </l>
<l>erra fra 'l Nilo e i termini d'Atlante </l>
<l>par qui tutto raccolto, e quante belve </l>
<l>l'Ercinia ha in sen, quante l'ircane selve. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>52 </head>
<l>Ma pur sì fero essercito e sì grosso </l>
<l>non vien che lor respinga o che resista, </l>
<l>anzi (miracol novo) in fuga è mosso </l>
<l>da un picciol fischio e da una breve vista. </l>
<l>La coppia omai vittoriosa il dosso </l>
<l>de la montagna senza intoppo acquista, </l>
<l>se non se in quanto il gelido e l'alpino </l>
<l>de le rigide vie tarda il camino. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>53 </head>
<l>Ma poi che già le nevi ebber varcate </l>
<l>e superato il discosceso e l'erto, </l>
<l>un bel tepido ciel di dolce state </l>
<l>trovaro, e 'l pian su 'l monte ampio ed aperto. </l>
<l>Aure fresche mai sempre ed odorate </l>
<l>vi spiran con tenor stabile e certo, </l>
<l>né i fiati lor, sì come altrove sòle, </l>
<l>sopisce o desta, ivi girando, il sole; </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>54 </head>
<l>né, come altrove suol, ghiacci ed ardori </l>
<l>nubi e sereni a quelle piaggie alterna, </l>
<l>ma il ciel di candidissimi splendori </l>
<l>sempre s'ammanta e non s'infiamma o verna, </l>
<l>e nudre a i prati l'erba, a l'erba i fiori, </l>
<l>a i fior l'odor, l'ombra a le piante eterna. </l>
<l>Siede su 'l lago e signoreggia intorno </l>
<l>i monti e i mari il bel palagio adorno. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>55 </head>
<l>I cavalier per l'alta aspra salita </l>
<l>sentiansi alquanto affaticati e lassi, </l>
<l>onde ne gian per quella via fiorita </l>
<l>lenti or movendo or fermando i passi. </l>
<l>Quando ecco un fonte, che a bagnar gli invita </l>
<l>l'asciutte labbia, alto cader da' sassi </l>
<l>e da una larga vena, e con ben mille </l>
<l>zampilletti spruzzar l'erbe di stille. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>56 </head>
<l>Ma tutta insieme poi tra verdi sponde </l>
<l>in profondo canal l'acqua s'aduna, </l>
<l>e sotto l'ombra di perpetue fronde </l>
<l>mormorando se 'n va gelida e bruna, </l>
<l>ma trasparente sì che non asconde </l>
<l>de l'imo letto suo vaghezza alcuna; </l>
<l>e sovra le sue rive alta s'estolle </l>
<l>l'erbetta, e vi fa seggio fresco e molle. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>57 </head>
<l>– Ecco il fonte del riso, ed ecco il rio </l>
<l>che mortali perigli in sé contiene. </l>
<l>Or qui tener a fren nostro desio </l>
<l>ed esser cauti molto a noi conviene: </l>
<l>chiudiam l'orecchie al dolce canto e rio </l>
<l>di queste del piacer false sirene, </l>
<l>così n'andrem fin dove il fiume vago </l>
<l>si spande in maggior letto e forma un lago. – </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>58 </head>
<l>Quivi de' cibi preziosi e cara </l>
<l>apprestata è una mensa in su le rive, </l>
<l>e scherzando se 'n van per l'acqua chiara </l>
<l>due donzellette garrule e lascive, </l>
<l>ch'or si spruzzano il volto, or fanno a gara </l>

<l>chi prima a un segno destinato arrive. </l>
<l>Si tuffano talor, e 'l capo e 'l dorso </l>
<l>scoprono alfin dopo il celato corso. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>59 </head>
<l>Mosser le natatrici ignude e belle </l>
<l>de' duo guerrieri alquanto i duri petti, </l>
<l>sì che fermàrsi a riguardarle; ed elle </l>
<l>seguian pur i loro giochi e i lor diletti. </l>
<l>Una intanto drizzossi, e le mammelle </l>
<l>e tutto ciò che più la vista alletti </l>
<l>mostrò, dal seno in suso, aperto al cielo; </l>
<l>e 'l lago a l'altre membra era un bel velo. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>60 </head>
<l>Qual matutina stella esce de l'onde </l>
<l>rugiadosa e stillante, o come fuore </l>
<l>spuntò nascendo già da le feconde </l>
<l>spume de l'ocean la dea d'amore, </l>
<l>tal apparve costei, tal le sue bionde </l>
<l>chiome stillavan cristallino umore. </l>
<l>Poi girò gli occhi, e pur allor s'infinse </l>
<l>que' duo vedere e in sé tutta si strinse; </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>61 </head>
<l>e 'l crin, ch'in cima al capo avea raccolto </l>
<l>in un sol nodo, immantinente sciolse, </l>
<l>che lunghissimo in giù cadendo e folto </l>
<l>d'un aureo manto i molli avori involse. </l>
<l>Oh che vago spettacolo è lor tolto! </l>
<l>ma non men vago fu chi loro il tolse. </l>
<l>Così da l'acque e da' capelli ascosa </l>
<l>a lor si volse lieta e vergognosa. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>62 </head>
<l>Rideva insieme e insieme ella arrossia, </l>
<l>ed era nel rossor più bello il riso </l>
<l>e nel riso il rossor che le copria </l>
<l>insino al mento il delicato viso. </l>
<l>Mosse la voce poi sì dolce e pia </l>
<l>che fòra ciascun altro indi conquiso: </l>
<l>– Oh fortunati peregrin, cui lice </l>
<l>giungere in questa sede alma e felice! </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>63 </head>
<l>Questo è il porto del mondo; e qui è il ristoro </l>
<l>de le sue noie, e quel piacer si sente </l>
<l>che già sentì ne' secoli de l'oro </l>
<l>l'antica e senza fren libera gente. </l>
<l>L'arme, che sin a qui d'uopo vi foro, </l>
<l>potete omai depor securamente </l>
<l>e sacrarle in quest'ombra a la quiete, </l>
<l>ché guerrier qui solo d'Amor sarete, </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>64 </head>
<l>e dolce campo di battaglia il letto </l>
<l>fiavi e l'erbetta morbida de' prati. </l>
<l>Noi menarenvi anzi il regale aspetto </l>
<l>di lei che qui fa i servi suoi beati, </l>
<l>che v'accorrà nel bel numero eletto </l>
<l>di quei ch'a le sue gioie ha destinati. </l>
<l>Ma pria la polve in queste acque deporre </l>
<l>vi piaccia, e 'l cibo a quella mensa tòrre. – </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>65 </head>
<l>L'una disse così, l'altra concorde </l>
<l>l'invito accompagnò d'atti e di sguardi, </l>
<l>sì come al suon de le canore corde </l>
<l>s'accompagnano i passi or presti or tardi. </l>
<l>Ma i cavalieri hanno indurate e sorde </l>
<l>l'alme a que' vezzi perfidi e bugiardi, </l>
<l>e 'l lusinghiero aspetto e 'l parlar dolce </l>
<l>di fuor s'aggira e solo i senso molce. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>66 </head>
<l>E se di tal dolcezza entro trasfusa </l>
<l>parte penètra onde il desio germoglie, </l>
<l>tosto ragion ne l'arme sue rinchiusa </l>
<l>sterpa e riseca le nascenti voglie. </l>
<l>L'una coppia riman vinta e delusa, </l>
<l>l'altra se 'n va, né pur congedo toglie. </l>
<l>Essi entràr nel palagio, esse ne l'acque </l>
<l>tuffàrsi: la repulsa a lor sì spiacque. </l>
</lg>
</div1>
<div1 type="canto">
<head>CANTO SEDICESIMO</head>
<lg type="ottava">
<head>1 </head>
<l>Tondo è il ricco edificio, e nel più chiuso </l>
<l>grembo di lui, ch'è quasi centro al giro, </l>
<l>un giardin v'ha ch'adorno è sovra l'uso </l>
<l>di quanti più famosi unqua fioriro. </l>
<l>D'intorno inosservabile e confuso </l>
<l>ordin di loggie i demon fabri ordiro, </l>
<l>e tra le oblique vie di quel fallace </l>
<l>ravolgimento impenetrabil giace. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>2 </head>
<l>Per l'entrata maggior (però che cento </l>
<l>l'ampio albergo n'avea) passàr costoro. </l>
<l>Le porte qui d'effigiato argento </l>
<l>su i cardini stridean di lucid'oro. </l>
<l>Fermàr ne le figure il guardo intento, </l>
<l>ché vinta la materia è dal lavoro: </l>
<l>manca il parlar, di vivo altro non chiedi; </l>
<l>né manca questo ancor, s'a gli occhi credi. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>3 </head>
<l>Mirasi qui fra le meonie ancelle </l>
<l>favoleggiar con la conocchia Alcide. </l>
<l>Se l'inferno espugnò, resse le stelle, </l>
<l>or torce il fuso; Amor se 'l guarda, e ride. </l>
<l>Mirasi Iole con la destra imbelle </l>
<l>per ischerno trattar l'armi omicide; </l>
<l>e indosso ha il cuoio del leon, che sembra </l>
<l>ruvido troppo a sì tenere membra. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>4 </head>
<l>D'incontra è un mare, e di canuto flutto </l>
<l>vedi spumanti i suoi cerulei campi. </l>
<l>Vedi nel mezzo un doppio ordine instrutto </l>
<l>di navi e d'arme, e uscir da l'arme i lampi. </l>
<l>D'oro fiammeggia l'onda, e par che tutto </l>
<l>d'incendio marzial Leucate avampi. </l>
<l>Quinci Augusto i Romani, Antonio quindi </l>
<l>trae l'Oriente: Egizi, Arabi ed Indi. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>5 </head>
<l>Svelte notar le Cicladi diresti </l>
<l>per l'onde, e i monti co i gran monti urtarsi; </l>
<l>l'impeto è tanto, onde quei vanno e questi </l>
<l>co' legni torreggianti ad incontrarsi. </l>
<l>Già volàr faci e dardi, e già funesti </l>
<l>sono di nova strage i mari sparsi. </l>
<l>Ecco (né punto ancor la pugna inchina) </l>
<l>ecco fuggir la barbara reina. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>6 </head>
<l>E fugge Antonio, e lasciar può la speme </l>
<l>de l'imperio del mondo ov'egli aspira. </l>
<l>Non fugge no, non teme il fier, non teme, </l>
<l>ma segue lei che fugge e seco il tira. </l>
<l>Vedresti lui, simile ad uom che freme </l>
<l>d'amore a un tempo e di vergogna e d'ira, </l>
<l>mirar alternamente or la crudele </l>
<l>pugna ch'è in dubbio, or le fuggenti vele. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>7 </head>
<l>Ne le latebre poi del Nilo accolto </l>
<l>attender par in grembo a lei la morte, </l>
<l>e nel piacer d'un bel leggiadro volto </l>
<l>sembra che 'l duro fato egli conforte. </l>
<l>Di cotai segni variato e scolto </l>
<l>era il metallo de le regie porte. </l>
<l>I due guerrier, poi che dal vago obietto </l>
<l>rivolser gli occhi, entràr nel dubbio tetto. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>8 </head>
<l>Qual Meandro fra rive oblique e incerte </l>
<l>scherza e con dubbio corso or cala or monta, </l>
<l>queste acque a i fonti e quelle al mar converte, </l>
<l>e mentre ei vien, sé che ritorna affronta, </l>
<l>tali e più inestricabili conserte </l>
<l>son queste vie, ma il libro in sé le impronta </l>
<l>(il libro, don del mago) e d'esse in modo </l>
<l>parla che le risolve, e spiega il nodo. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>9 </head>
<l>Poi che lasciàr gli aviluppati calli, </l>
<l>in lieto aspetto il bel giardin s'aperse: </l>
<l>acque stagnanti, mobili cristalli, </l>
<l>fior vari e varie piante, erbe diverse, </l>
<l>apriche collinette, ombrose valli, </l>
<l>selve e spelonche in una vista offerse; </l>
<l>e quel che 'l bello e 'l caro accresce a l'opre, </l>
<l>l'arte, che tutto fa, nulla si scopre. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>10 </head>
<l>Stimi (sì misto il culto è co 'l negletto) </l>
<l>sol naturali e gli ornamenti e i siti. </l>
<l>Di natura arte par, che per diletto </l>
<l>l'imitatrice sua scherzando imiti. </l>
<l>L'aura, non ch'altro, è de la maga effetto, </l>
<l>l'aura che rende gli alberi fioriti: </l>
<l>co' fiori eterni eterno il frutto dura, </l>
<l>e mentre spunta l'un, l'altro matura. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>11 </head>
<l>Nel tronco istesso e tra l'istessa foglia </l>
<l>sovra il nascente fico invecchia il fico; </l>

<l>pendono a un ramo, un con dorata spoglia, </l>
<l>l'altro con verde, il novo e 'l pomo antico; </l>
<l>lussureggiante serpe alto e germoglia </l>
<l>la torta vite ov'è più l'orto aprico: </l>
<l>qui l'uva ha in fiori acerba, e qui d'or l'have </l>
<l>e di piropo e già di nèttar grave. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>12 </head>
<l>Vezzosi augelli infra le verdi fronde </l>
<l>temprano a prova lascivette note; </l>
<l>mormora l'aura, e fa le foglie e l'onde </l>

<l>garrir che variamente ella percote. </l>
<l>Quando taccion gli augelli alto risponde, </l>
<l>quando cantan gli augei più lieve scote; </l>
<l>sia caso od arte, or accompagna, ed ora </l>
<l>alterna i versi lor la musica òra. </l>

</lg>
<lg type="ottava">
<head>13 </head>
<l>Vola fra gli altri un che le piume ha sparte </l>
<l>di color vari ed ha purpureo il rostro, </l>
<l>la lingua snoda in guisa larga, e parte </l>
<l>la voce sì ch'assembra il sermon nostro. </l>
<l>Questi ivi allor continovò con arte </l>
<l>tanta il parlar che fu mirabil mostro. </l>
<l>Tacquero gli altri ad ascoltarlo intenti, </l>
<l>e fermaro i susurri in aria i venti. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>14 </head>
<l>– Deh mira – egli cantò – spuntar la rosa </l>
<l>dal verde suo modesta e verginella, </l>
<l>che mezzo aperta ancora e mezzo ascosa, </l>
<l>quanto si mostra men, tanto è più bella. </l>
<l>Ecco poi nudo il sen già baldanzosa </l>
<l>dispiega; ecco poi langue e non par quella, </l>
<l>quella non par che desiata inanti </l>
<l>fu da mille donzelle e mille amanti. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>15 </head>
<l>Così trapassa al trapassar d'un giorno </l>
<l>de la vita mortale il fiore e 'l verde; </l>
<l>né perché faccia indietro april ritorno, </l>
<l>si rinfiora ella mai, né si rinverde. </l>
<l>Cogliam la rosa in su 'l mattino adorno </l>
<l>di questo dì, che tosto il seren perde; </l>
<l>cogliam d'amor la rosa: amiamo or quando </l>
<l>esser si puote riamato amando. – </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>16 </head>
<l>Tacque, e concorde de gli augelli il coro, </l>
<l>quasi approvando, il canto indi ripiglia. </l>
<l>Raddoppian le colombe i baci loro, </l>
<l>ogni animal d'amar si riconsiglia; </l>
<l>par che la dura quercia e 'l casto alloro </l>
<l>e tutta la frondosa ampia famiglia, </l>
<l>par che la terra e l'acqua e formi e spiri </l>
<l>dolcissimi d'amor sensi e sospiri. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>17 </head>
<l>Fra melodia sì tenera, fra tante </l>
<l>vaghezze allettatrici e lusinghiere, </l>
<l>va quella coppia, e rigida e costante </l>
<l>se stessa indura a i vezzi del piacere. </l>
<l>Ecco tra fronde e fronde il guardo inante </l>
<l>penetra e vede, o pargli di vedere, </l>
<l>vede pur certo il vago e la diletta, </l>
<l>ch'egli è in grembo a la donna, essa a l'erbetta. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>18 </head>
<l>Ella dinanzi al petto ha il vel diviso, </l>
<l>e 'l crin sparge incomposto al vento estivo; </l>
<l>langue per vezzo, e 'l suo infiammato viso </l>
<l>fan biancheggiando i bei sudor più vivo: </l>
<l>qual raggio in onda, le scintilla un riso </l>
<l>ne gli umidi occhi tremulo e lascivo. </l>
<l>Sovra lui pende; ed ei nel grembo molle </l>
<l>le posa il capo, e 'l volto al volto attolle </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>19 </head>
<l>e i famelici sguardi avidamente </l>
<l>in lei pascendo si consuma e strugge. </l>
<l>S'inchina, e i dolci baci ella sovente </l>
<l>liba or da gli occhi e da le labra or sugge, </l>
<l>ed in quel punto ei sospirar si sente </l>
<l>profondo sì che pensi: &lt;&lt;Or l'alma fugge </l>
<l>e 'n lei trapassa peregrina.&gt;&gt; Ascosi </l>
<l>mirano i duo guerrier gli atti amorosi. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>20 </head>
<l>Dal fianco de l'amante (estranio arnese) </l>
<l>un cristallo pendea lucido e netto. </l>
<l>Sorse, e quel fra le mani a lui sospese </l>
<l>a i misteri d'Amor ministro eletto. </l>
<l>Con luci ella ridenti, ei con accese, </l>
<l>mirano in vari oggetti un solo oggetto: </l>
<l>ella del vetro a sé fa specchio, ed egli </l>
<l>gli occhi di lei sereni a sé fa spegli. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>21 </head>
<l>L'uno di servitù, l'altra d'impero </l>
<l>si gloria, ella in se stessa ed egli in lei. </l>
<l>– Volgi, – dicea – deh volgi – il cavaliero </l>
<l>– a me quegli occhi onde beata bèi, </l>
<l>ché son, se tu no'l sai, ritratto vero </l>
<l>de le bellezze tue gli incendi miei; </l>
<l>la forma lor, la meraviglia a pieno </l>
<l>più che il cristallo tuo mostra il mio seno. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>22 </head>
<l>Deh! poi che sdegni me, com'egli è vago </l>
<l>mirar tu almen potessi il proprio volto; </l>
<l>ché il guardo il tuo, ch'altrove non è pago, </l>
<l>gioirebbe felice in sé rivolto. </l>
<l>Non può specchio ritrar sì dolce imago, </l>
<l>né in picciol vetro è un paradiso accolto: </l>
<l>specchio t'è degno il cielo, e ne le stelle </l>
<l>puoi riguardar le tue sembianze belle. – </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>23 </head>
<l>Ride Armida a quel dir, ma non che cesse </l>
<l>dal vagheggiarsi e da' suoi bei lavori. </l>
<l>Poi che intrecciò le chiome e che ripresse </l>
<l>con ordin vago i lor lascivi errori, </l>
<l>torse in anella i crin minuti e in esse, </l>
<l>quasi smalto su l'or, cosparse i fiori; </l>
<l>e nel bel sen le peregrine rose </l>
<l>giunse a i nativi gigli, e 'l vel compose. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>24 </head>
<l>Né 'l superbo pavon sì vago in mostra </l>
<l>spiega la pompa de l'occhiute piume, </l>
<l>né l'iride sì bella indora e inostra </l>
<l>il curvo grembo e rugiadoso al lume. </l>
<l>Ma bel sovra ogni fregio il cinto mostra </l>
<l>che né pur nuda ha di lasciar costume. </l>
<l>Diè corpo a chi non l'ebbe; e quando il fece, </l>
<l>tempre mischiò ch'altrui mescer non lece. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>25 </head>
<l>Teneri sdegni e placide e tranquille </l>
<l>repulse, e cari vezzi, e liete paci, </l>
<l>sorrise parolette, e dolci stille </l>
<l>di pianto, e sospir tronchi, e molli baci: </l>
<l>fuse tai cose tutte, e poscia unille </l>
<l>ed al foco temprò di lente faci, </l>
<l>e ne formò quel sì mirabil cinto </l>
<l>di ch'ella aveva il bel fianco succinto. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>26 </head>
<l>Fine alfin posto al vagheggiar, richiede </l>
<l>a lui commiato, e 'l bacia e si diparte. </l>
<l>Ella per uso il dì n'esce e rivede </l>
<l>gli affari suoi, le sue magiche carte. </l>
<l>Egli riman, ch'a lui non si concede </l>
<l>por orma o trar momento in altra parte, </l>
<l>e tra le fère spazia e tra le piante, </l>
<l>se non quanto è con lei, romito amante. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>27 </head>
<l>Ma quando l'ombra co i silenzi amici </l>
<l>rappella a i furti lor gli amanti accorti </l>
<l>traggono le notturne ore felici </l>
<l>sotto un tetto medesmo entro a quegli orti. </l>
<l>Ma poi che vòlta a più severi uffici </l>
<l>lasciò Armida il giardino e i suoi diporti, </l>
<l>i duo, che tra i cespugli eran celati, </l>
<l>scoprìrsi a lui pomposamente armati. </l>
</lg>
<lg type="ottava">

<head>28 </head>
<l>Qual feroce destrier ch'al faticoso </l>
<l>onor de l'arme vincitor sia tolto, </l>
<l>e lascivo marito in vil riposo </l>
<l>fra gli armenti e ne' paschi erri disciolto, </l>
<l>se 'l desta o suon di tromba o luminoso </l>
<l>acciar, colà tosto annitrendo è vòlto, </l>
<l>già già brama l'arringo e, l'uom su 'l dorso </l>
<l>portando, urtato riurtar nel corso; </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>29 </head>
<l>tal si fece il garzon, quando repente </l>
<l>de l'arme il lampo gli occhi suoi percosse. </l>
<l>Quel sì guerrier, quel sì feroce ardente </l>
<l>suo spirto a quel fulgor tutto si scosse, </l>
<l>benché tra gli agi morbidi languente, </l>
<l>e tra i piaceri ebro e sopito ei fosse. </l>
<l>Intanto Ubaldo oltra ne viene, e 'l terso </l>
<l>adamantino scudo ha in lui converso. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>30 </head>
<l>Egli al lucido scudo il guardo gira, </l>
<l>onde si specchia in lui qual siasi e quanto </l>
<l>con delicato culto adorno; spira </l>
<l>tutto odori e lascivie il crine e 'l manto, </l>
<l>e 'l ferro, il ferro aver, non ch'altro, mira </l>
<l>dal troppo lusso effeminato a canto: </l>
<l>guernito è sì ch'inutile ornamento </l>
<l>sembra, non militar fero instrumento. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>31 </head>
<l>Qual uom da cupo e grave sonno oppresso </l>
<l>dopo vaneggiar lungo in sé riviene, </l>
<l>tal ei tornò nel rimirar se stesso, </l>
<l>ma se stesso mirar già non sostiene; </l>
<l>giù cade il guardo, e timido e dimesso, </l>
<l>guardando a terra, la vergogna il tiene. </l>
<l>Si chiuderebbe e sotto il mare e dentro </l>
<l>il foco per celarsi, e giù nel centro. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>32 </head>
<l>Ubaldo incominciò parlando allora: </l>
<l>– Va l'Asia tutta e va l'Europa in guerra: </l>
<l>chiunque e pregio e brama e Cristo adora </l>
<l>travaglia in arme or ne la siria terra. </l>

<l>Te solo, o figlio di Bertoldo, fuora </l>
<l>del mondo, in ozio, un breve angolo serra; </l>
<l>te sol de l'universo il moto nulla </l>
<l>move, egregio campion d'una fanciulla. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>33 </head>
<l>Qual sonno o qual letargo ha sì sopita </l>
<l>la tua virtute? o qual viltà l'alletta? </l>
<l>Su su; te il campo e te Goffredo invita, </l>
<l>te la fortuna e la vittoria aspetta. </l>
<l>Vieni, o fatal guerriero, e sia fornita </l>
<l>la ben comincia impresa; e l'empia setta, </l>
<l>che già crollasti, a terra estinta cada </l>
<l>sotto l'inevitabile tua spada. – </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>34 </head>
<l>Tacque, e 'l nobil garzon restò per poco </l>
<l>spazio confuso e senza moto e voce. </l>
<l>Ma poi che diè vergogna a sdegno loco, </l>
<l>sdegno guerrier de la ragion feroce, </l>
<l>e ch'al rossor del volto un novo foco </l>
<l>successe, che più avampa e che più coce, </l>
<l>squarciossi i vani fregi e quelle indegne </l>
<l>pompe, di servitù misera insegne; </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>35 </head>
<l>ed affrettò il partire, e de la torta </l>
<l>confusione uscì del labirinto. </l>
<l>Intanto Armida de la regal porta </l>
<l>mirò giacere il fier custode estinto. </l>
<l>Sospettò prima, e si fu poscia accorta </l>
<l>ch'era il suo caro al dipartirsi accinto; </l>
<l>e 'l vide (ahi fera vista!) al dolce albergo </l>
<l>dar, frettoloso, fuggitivo il tergo. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>36 </head>
<l>Volea gridar: &lt;&lt;Dove, o crudel, me sola </l>
<l>lasci?&gt;&gt;, ma il varco al suon chiuse il dolore, </l>
<l>sì che tornò la flebile parola </l>
<l>più amara indietro a rimbombar su 'l core. </l>
<l>Misera! i suoi diletti ora le invola </l>
<l>forza e saper, del suo saper maggiore. </l>
<l>Ella se 'l vede, e invan pur s'argomenta </l>
<l>di ritenerlo e l'arti sue ritenta. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>37 </head>
<l>Quante mormorò mai profane note </l>
<l>tessala maga con la bocca immonda, </l>
<l>ciò ch'arrestar può le celesti rote </l>
<l>e l'ombre trar de la prigion profonda, </l>
<l>sapea ben tutte; e pur oprar non pote </l>
<l>ch'almen l'inferno al suo parlar risponda. </l>
<l>Lascia gli incanti, e vuol provar se vaga </l>
<l>e supplice beltà sia miglior maga. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>38 </head>
<l>Corre, e non ha d'onor cura o ritegno. </l>
<l>Ahi! dove or sono i suoi trionfi e i vanti? </l>
<l>Costei d'Amor, quanto egli è grande, il regno </l>
<l>volse e rivolse sol co 'l cenno inanti, </l>
<l>e così pari al fasto ebbe lo sdegno, </l>
<l>ch'amò d'essere amata, odiò gli amanti; </l>
<l>sé gradì sola, e fuor di sé in altrui </l>
<l>sol qualche effetto de' begli occhi sui. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>39 </head>
<l>Or negletta e schernita in abbandono </l>
<l>rimasa, segue pur chi fugge e sprezza; </l>
<l>e procura adornar co' pianti il dono </l>
<l>rifiutato per sé di sua bellezza. </l>
<l>Vassene, ed al piè tenero non sono </l>
<l>quel gelo intoppo e quella alpina asprezza; </l>
<l>e invia per messaggieri inanzi i gridi, </l>
<l>né giunge lui pria ch'ei sia giunto a i lidi. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>40 </head>
<l>Forsennata gridava. – O tu che porte </l>
<l>parte teco di me, parte ne lassi, </l>
<l>o prendi l'una o rendi l'altra, o morte </l>
<l>dà insieme ad ambe: arresta, arresta i passi, </l>
<l>sol che ti sian le voci ultime porte; </l>
<l>non dico i baci, altra più degna avrassi </l>
<l>quelli da te. Che temi, empio, se resti? </l>
<l>Potrai negar, poi che fuggir potesti. – </l>
</lg>
<lg type="ottava" rend="italic">
<head>41 </head>
<l>Dissegli Ubaldo allor: – Già non conviene </l>
<l>che d'aspettar costei, signor, ricusi; </l>
<l>di beltà armata e de' suoi preghi or viene, </l>
<l>dolcemente nel pianto amaro infusi. </l>
<l>Qual più forte di te, se le sirene </l>
<l>vedendo ed ascoltando a vincer t'usi? </l>
<l>così ragion pacifica reina </l>
<l>de' sensi fassi, e se medesma affina. –<note place="end" resp="ed" anchored="yes"><p>Tutti gli editori moderni conservano questa ottava (<emph>Dissegli Ubaldo...</emph>) benché non si trovi in B<hi rend="pedice">2</hi>. In O è tra quelle «rifiutate», mentre in alcuni manoscritti è cassata o reca un segno evidente di riprovazione. Fu dal T. ricuperata nella <hi rend="sc">CONQ.</hi> con qualche variante (XIII). Anch'io la conservo per non alterare un ordine ormai tradizionale, ma segnalo con il corsivo la sua “estravaganza” rispetto alle altre ottave. Seguo il testo di B1.</p></note> </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>42 </head>
<l>Allor ristette il cavaliero, ed ella </l>
<l>sovragiunse anelante e lagrimosa: </l>
<l>dolente sì che nulla più, ma bella </l>
<l>altrettanto però quanto dogliosa. </l>
<l>Lui guarda e in lui s'affisa, e non favella, </l>
<l>o che sdegna o che pensa o che non osa. </l>
<l>Ei lei non mira; e se pur mira, il guardo </l>
<l>furtivo volge e vergognoso e tardo. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>43 </head>
<l>Qual musico gentil, prima che chiara </l>
<l>altamente la voce al canto snodi, </l>
<l>a l'armonia gli animi altrui prepara </l>
<l>con dolci ricercate in bassi modi, </l>
<l>così costei, che ne la doglia amara </l>
<l>già tutte non oblia l'arti e le frodi, </l>
<l>fa di sospir breve concento in prima </l>
<l>per dispor l'alma in cui le voci imprima. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>44 </head>
<l>Poi cominciò: – Non aspettar ch'io preghi, </l>
<l>crudel, te, come amante amante deve. </l>
<l>Tai fummo un tempo; or se tal esser neghi, </l>
<l>e di ciò la memoria anco t'è greve, </l>
<l>come nemico almeno ascolta: i preghi </l>
<l>d'un nemico talor l'altro riceve. </l>
<l>Ben quel ch'io chieggio è tal che darlo puoi </l>
<l>e integri conservar gli sdegni tuoi. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>45 </head>
<l>Se m'odii, e in ciò diletto alcun tu senti, </l>
<l>non te 'n vengo a privar: godi pur d'esso. </l>
<l>Giusto a te pare, e siasi. Anch'io le genti </l>
<l>cristiane odiai, no 'l nego, odiai te stesso. </l>
<l>Nacqui pagana, usai vari argomenti </l>
<l>che per me fosse il vostro imperio oppresso; </l>
<l>te perseguii, te presi, e te lontano </l>
<l>da l'arme trassi in loco ignoto e strano. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>46 </head>
<l>Aggiunsi a questo ancor quel ch'a maggiore </l>
<l>onta tu rechi ed a maggior tuo danno: </l>
<l>t'ingannai, t'allettai nel nostro amore; </l>
<l>empia lusinga certo, iniquo inganno, </l>
<l>lasciarsi còrre il virginal suo fiore, </l>
<l>far de le sue bellezze altrui tiranno, </l>
<l>quelle ch'a mille antichi in premio sono </l>
<l>negate, offrire a novo amante in dono! </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>47 </head>
<l>Sia questa pur tra le mie frodi, e vaglia </l>
<l>sì di tante mie colpe in te il difetto </l>
<l>che tu quinci ti parta e non ti caglia </l>
<l>di questo albergo tuo già sì diletto. </l>
<l>Vattene, passa il mar, pugna, travaglia, </l>
<l>struggi la fede nostra: anch'io t'affretto. </l>
<l>Che dico nostra? ah non più mia! fedele </l>
<l>sono a te solo, idolo mio crudele. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>48 </head>
<l>Solo ch'io segua te mi si conceda: </l>
<l>picciola fra nemici anco richiesta. </l>
<l>Non lascia indietro il predator la preda; </l>
<l>va il trionfante, il prigionier non resta. </l>
<l>Ma fra l'altre tue spoglie il campo veda </l>
<l>ed a l'altre tue lodi aggiunga questa, </l>
<l>che la tua schernitrice abbia schernito </l>
<l>mostrando me sprezzata ancella a dito. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>49 </head>
<l>Sprezzata ancella, a chi fo più conserva </l>
<l>di questa chioma, or ch'a te fatta è vile? </l>
<l>Raccorcierolla: al titolo di serva </l>
<l>vuo' portamento accompagnar servile. </l>
<l>Te seguirò, quando l'ardor più ferva </l>
<l>de la battaglia, entro la turba ostile. </l>
<l>Animo ho bene, ho ben vigor che baste </l>
<l>a condurti i cavalli, a portar l'aste. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>50 </head>
<l>Sarò qual più vorrai scudiero o scudo: </l>
<l>non fia ch'in tua difesa io mi risparmi. </l>
<l>Per questo sen, per questo collo ignudo, </l>
<l>pria che giungano a te, passeran l'armi. </l>
<l>Barbaro forse non sarà sì crudo </l>
<l>che ti voglia ferir, per non piagarmi, </l>
<l>condonando il piacer de la vendetta </l>
<l>a questa, qual si sia, beltà negletta. </l>
</lg>

<lg type="ottava">
<head>51 </head>
<l>Misera! ancor presumo? ancor mi vanto </l>
<l>di schernita beltà che nulla impetra? – </l>
<l>Volea pur dir, ma l'interruppe il pianto </l>
<l>che qual fonte sorgea d'alpina pietra. </l>
<l>Prendergli cerca allor la destra o 'l manto, </l>
<l>supplichevole in atto, ed ei s'arretra, </l>
<l>resiste e vince; e in lui trova impedita </l>
<l>Amor l'entrata, il lagrimar l'uscita. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>52 </head>
<l>Non entra Amor a rinovar nel seno, </l>
<l>che ragion congelò, la fiamma antica; </l>
<l>v'entra pietate in quella vece almeno, </l>
<l>pur compagna d'Amor, benché pudica </l>
<l>e lui commove in guisa tal ch'a freno </l>
<l>può ritener le lagrime a fatica. </l>
<l>Pur quel tenero affetto entro restringe, </l>
<l>e quanto può gli atti compone e infinge. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>53 </head>
<l>Poi le risponde: – Armida, assai mi pesa </l>
<l>di te; sì potess'io, come il farei, </l>
<l>del mal concetto ardor l'anima accesa </l>
<l>sgombrarti: odii non son, né sdegni i miei, </l>
<l>né vuo' vendetta, né rammento offesa; </l>
<l>né serva tu, né tu nemica sei. </l>
<l>Errasti, è vero, e trapassasti i modi, </l>
<l>ora gli amori essercitando, or gli odi; </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>54 </head>
<l>ma che? son colpe umane e colpe usate: </l>
<l>scuso la natia legge, il sesso e gli anni. </l>
<l>Anch'io parte fallii; s' a me pietate </l>
<l>negar non vuo', non fia ch'io te condanni. </l>
<l>Fra le care memorie ed onorate </l>
<l>mi sarai ne le gioie e ne gli affanni, </l>
<l>sarò tuo cavalier quanto concede </l>
<l>la guerra d'Asia e con l'onor la fede. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>55 </head>
<l>Deh! che del fallir nostro or qui sia il fine </l>
<l>e di nostre vergogne omai ti spiaccia, </l>
<l>ed in questo del mondo ermo confine </l>
<l>la memoria di lor sepolta giaccia. </l>
<l>Sola, in Europa e ne le due vicine </l>
<l>parti, fra l'opre mie questa si taccia. </l>
<l>Deh! non voler che segni ignobil fregio </l>
<l>la tua beltà, tuo valor, tuo sangue regio. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>56 </head>
<l>Rimanti in pace, i' vado; a te non lice </l>
<l>meco venir, chi mi conduce il vieta. </l>
<l>Rimanti, o va per altra via felice, </l>
<l>e come saggia i tuoi consigli acqueta. – </l>
<l>Ella, mentre il guerrier così le dice, </l>
<l>non trova loco, torbida, inquieta; </l>
<l>già buona pezza in dispettosa fronte </l>
<l>torva riguarda, al fin prorompe a l'onte: </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>57 </head>
<l>– Né te Sofia produsse e non sei nato </l>
<l>de l'azio sangue tu; te l'onda insana </l>
<l>del mar produsse e 'l Caucaso gelato, </l>
<l>e le mammelle allattàr di tigre ircana. </l>
<l>Che dissimulo io più? l'uomo spietato </l>
<l>pur un segno non diè di mente umana. </l>
<l>Forse cambiò color? forse al mio duolo </l>
<l>bagnò almen gli occhi o sparse un sospir solo? </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>58 </head>
<l>Quali cose tralascio o quai ridico? </l>
<l>S'offre per mio, mi fugge e m'abbandona; </l>
<l>quasi buon vincitor, di reo nemico </l>
<l>oblia le offese, i falli aspri perdona. </l>
<l>Odi come consiglia! odi il pudico </l>
<l>Senocrate d'amor come ragiona! </l>
<l>O Cielo, o dèi, perché soffrir questi empi </l>
<l>fulminar poi le torri e i vostri tèmpi? </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>59 </head>
<l>Vattene pur, crudel, con quella pace </l>
<l>che lasci a me; vattene, iniquo, omai. </l>
<l>Me tosto ignudo spirto, ombra seguace </l>
<l>indivisibilmete a tergo avrai. </l>
<l>Nova furia, co' serpi e con la face </l>
<l>tanto t'agiterò quanto t'amai. </l>
<l>E s'è destin ch'esca del mar, che schivi </l>
<l>gli scogli e l'onde e che a la pugna arrivi, </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>60 </head>
<l>là tra 'l sangue e le morti egro giacente </l>
<l>mi pagherai le pene, empio guerriero. </l>
<l>Per nome Armida chiamerai sovente </l>
<l>ne gli ultimi singulti: udir ciò spero. – </l>
<l>Or qui mancò lo spirto a la dolente, </l>
<l>né quest'ultimo suono espresse intero; </l>
<l>e cadde tramortita e si diffuse </l>
<l>di gelato sudore, e i lumi chiuse. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>61 </head>
<l>Chiudesti i lumi, Armida; il Cielo avaro </l>
<l>invidiò il conforto a i tuoi martìri. </l>
<l>Apri, misera, gli occhi; il pianto amaro </l>
<l>ne gli occhi al tuo nemico or ché non miri? </l>
<l>Oh s'udir tu potessi, oh come caro </l>
<l>t'addolcirebbe il suon de' suoi sospiri! </l>

<l>Dà quanto ei pote, e prende (e tu no 'l credi!) </l>
<l>pietoso in vista gli ultimi congedi. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>62 </head>
<l>Or che farà? dée su l'ignuda arena </l>
<l>costei lasciar così tra viva e morta? </l>
<l>Cortesia lo ritien, pietà l'affrena, </l>
<l>dura necessità seco ne 'l porta. </l>
<l>Parte, e di lievi zefiri è ripiena </l>
<l>la chioma di colei che gli fa scorta. </l>
<l>Vola per l'alto mar l'aurata vela: </l>
<l>ei guarda il lido, e 'l lido ecco si cela. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>63 </head>
<l>Poi ch'ella in sé tornò, deserto e muto </l>
<l>quanto mirar poté d'intorno scorse. </l>
<l>– Ito se n'è pur, – disse – ed ha potuto </l>
<l>me qui lasciar de la mia vita in forse? </l>
<l>Né un momento indugiò, né un breve aiuto </l>
<l>nel caso estremo il traditor mi porse? </l>
<l>Ed io pur ancor l'amo, e in questo lido </l>
<l>invendicata ancor piango e m'assido? </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>64 </head>
<l>Che fa più meco il pianto? altr'arme, altr'arte </l>
<l>io non ho dunque? Ahi! seguirò pur l'empio, </l>
<l>né l'abisso per lui riposta parte, </l>
<l>né il ciel sarà per lui securo tempio. </l>
<l>Già 'l giungo, e 'l prendo, e 'l cor gli svello, e sparte </l>
<l>le membra appendo, a i dispietati essempio. </l>
<l>Mastro è di ferità? vuo' superarlo </l>
<l>ne l'arti sue...Ma dove son? che parlo? </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>65 </head>
<l>Misera Armida, allor dovevi, e degno </l>
<l>ben era, in quel crudele incrudelire </l>
<l>che tu prigion l'avesti; or tardo sdegno </l>
<l>t'infiamma, e movi neghittosa a l'ire. </l>
<l>Pur se beltà può nulla o scaltro ingegno, </l>
<l>non fia vòto d'effetto il mio desire. </l>
<l>O mia sprezzata forma, a te s'aspetta </l>
<l>(ché tua l'ingiuria fu) l'alta vendetta. </l>

</lg>
<lg type="ottava">
<head>66 </head>
<l>Questa bellezza mia sarà mercede </l>
<l>del troncator de l'essecrabil testa. </l>
<l>O miei famosi amanti, ecco si chiede </l>
<l>difficil sì da voi ma impresa onesta. </l>
<l>Io che sarò d'ampie ricchezze erede, </l>
<l>d'una vendetta in guiderdon son presta. </l>
<l>S'esser compra a tal prezzo indegna sono, </l>
<l>beltà, sei di natura inutil dono. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>67 </head>
<l>Dono infelice, io ti rifiuto; e insieme </l>
<l>odio l'esser reina e l'esser viva, </l>
<l>e l'esser nata mai; sol fa la speme </l>
<l>de la dolce vendetta ancor ch'io viva. – </l>
<l>Così in voci interrotte irata freme </l>
<l>e torce il piè da la deserta riva, </l>
<l>mostrando ben quanto ha furor raccolto, </l>
<l>sparsa il crin, bieca gli occhi, accesa il volto. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>68 </head>
<l>Giunta a gli alberghi suoi chiamò trecento </l>
<l>con lingua orrenda deità d'Averno. </l>
<l>S'empie il ciel d'atre nubi, e in un momento </l>
<l>impallidisce il gran pianeta eterno, </l>
<l>e soffia e scote i gioghi alpestri il vento. </l>
<l>Ecco già sotto i piè mugghiar l'inferno: </l>
<l>quanto gira il palagio udresti irati </l>
<l>sibili ed urli e fremiti e latrati. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>69 </head>
<l>Ombra più che di notte, in cui di luce </l>
<l>raggio misto non è, tutto il circonda, </l>
<l>se non se in quanto un lampeggiar riluce </l>
<l>per entro la caligine profonda. </l>
<l>Cessa al fin l'ombra, e i raggi il sol riduce </l>
<l>pallidi; né ben l'aura anco è gioconda, </l>
<l>né più il palagio appar, né pur le sue </l>
<l>vestigia, né dir puossi: &lt;&lt;Egli qui fue.&gt;&gt; </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>70 </head>
<l>Come imagin talor d'immensa mole </l>
<l>forman nubi ne l'aria e poco dura, </l>
<l>ché 'l vento la disperde o solve il sole, </l>
<l>come sogno se 'n va ch'egro figura, </l>
<l>così sparver gli alberghi, e restàr sole </l>
<l>l'alpe e l'orror che fece ivi natura. </l>
<l>Ella su 'l carro suo, che presto aveva, </l>
<l>s'assise, e come ha in uso al ciel si leva. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>71 </head>
<l>Calca le nubi e tratta l'aure a volo, </l>
<l>cinta di nembi e turbini sonori, </l>
<l>passa i lidi soggetti a l'altro polo </l>
<l>e le terre d'ignoti abitatori; </l>
<l>passa d'Alcide i termini, né 'l suolo </l>
<l>appressa de gli Espèri o quel de' Mori, </l>
<l>ma su i mari sospeso il corso tiene </l>
<l>insin che a i lidi di Soria perviene. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>72 </head>
<l>Quinci a Damasco non s'invia, ma schiva </l>
<l>il già sì caro de la patria aspetto, </l>
<l>e drizza il carro a l'infeconda riva </l>
<l>ove è tra l'onde il suo castello eretto. </l>
<l>Qui giunta, i servi e le donzelle priva </l>
<l>di sua presenza e sceglie ermo ricetto; </l>
<l>e fra vari pensier dubbia s'aggira, </l>
<l>ma tosto cede la vergogna a l'ira. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>73 </head>
<l>– Io n'andrò pur, – dice ella – anzi che l'armi </l>
<l>de l'Oriente il re d'Egitto mova. </l>
<l>Ritentar ciascun'arte e trasmutarmi </l>
<l>in ogni forma insolita mi giova, </l>
<l>trattar l'arco e la spada, e serva farmi </l>
<l>de' più potenti e concitargli a prova: </l>
<l>pur che le mie vendette io veggia in parte, </l>
<l>il rispetto e l'onor stiasi in disparte. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>74 </head>
<l>Non accusi già me, biasmi se stesso </l>
<l>il mio custode e zio che così volse. </l>
<l>Ei l'alma baldanzosa e 'l fragil sesso </l>
<l>a i non debiti uffici in prima volse; </l>
<l>esso mi fe' donna vagante, ed esso </l>
<l>spronò l'ardire e la vergogna sciolse: </l>
<l>tutto si rechi a lui ciò che d'indegno </l>
<l>fei per amore o che farò per sdegno. – </l>

</lg>
<lg type="ottava">
<head>75 </head>
<l>Così risolse, e cavalieri e donne, </l>
<l>paggi e sergenti frettolosa aduna; </l>
<l>e ne' superbi arnesi e ne le gonne </l>
<l>l'arte dispiega e la regal fortuna, </l>
<l>e in via si pone; e non è mai ch'assonne </l>
<l>o che si posi al sole od a la luna, </l>
<l>sin che non giunge ove le schiere amiche </l>
<l>coprian di Gaza le campagne apriche. </l>
</lg>
</div1>
<div1 type="canto">
<head rend="sc">CANTO DICIASSETTESIMO</head>
<lg type="ottava">
<head>1 </head>
<l>Gaza è città della Giudea nel fine, </l>
<l>su quella via ch'inver Pelusio mena, </l>
<l>posta in riva del mare, ed ha vicine </l>
<l>immense solitudini d'arena, </l>
<l>le quai, come Austro suol l'onde marine, </l>
<l>mesce il turbo spirante, onde a gran pena </l>
<l>ritrova il peregrin riparo o scampo </l>
<l>ne le tempeste de l'instabil campo. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>2 </head>
<l>Del re d'Egitto è la città frontiera, </l>
<l>da lui gran tempo inanzi a i Turchi tolta; </l>
<l>e però ch'opportuna e prossima era </l>
<l>a l'alta impresa ove la mente ha vòlta, </l>
<l>lasciando Egitto e la sua regia altera </l>
<l>qui traslato il gran seggio e qui raccolta </l>
<l>già da varie provincie insieme avea </l>
<l>l'innumerabil oste a l'assemblea. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>3 </head>
<l>Musa, quale stagione e qual là fosse </l>
<l>stato di cose or tu mi reca a mente: </l>
<l>qual arme il grande imperator, quai posse, </l>
<l>qual serva avesse e qual compagna gente, </l>
<l>quando del Mezzogiorno in guerra mosse </l>
<l>le forze e i regi e l'ultimo Oriente; </l>
<l>tu sol le schiere e i duci e sotto l'arme </l>
<l>mezzo il mondo raccolto, or puoi dettarme. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>4 </head>
<l>Poscia che ribellante al greco impero </l>
<l>si sottrasse l'Egitto e mutò fede, </l>
<l>del sangue di Macon nato un guerriero </l>
<l>se 'n fe' tiranno e vi fondò la sede. </l>
<l>Ei fu detto Califfo, e del primiero </l>
<l>chi n'ha lo scettro al nome anco succede. </l>
<l>Così per ordin lungo il Nilo i suoi </l>
<l>Faraon vide e i Tolomei dopoi. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>5 </head>
<l>Volgendo gli anni, il regno è stabilito </l>
<l>ed accresciuto in guisa tal che viene, </l>
<l>Asia e Libia ingombrando, al sirio lito </l>
<l>da' marmarici fini e da Cirene, </l>
<l>e passa a dentro incontra a l'infinito </l>
<l>corso del Nilo assai sovra Siene, </l>
<l>e quinci a le campagne inabitate </l>
<l>va de la sabbia e quindi al grande Eufrate. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>6 </head>
<l>A destra ed a sinistra in sé comprende </l>
<l>l'odorata maremma e 'l ricco mare, </l>
<l>e fuor de l'Eritreo molto si stende </l>
<l>incontra al sol che matutino appare. </l>
<l>L'imperio ha in sé gran forze, e più le rende </l>
<l>il re ch'or lo governa illustri e chiare, </l>
<l>ch'è per sangue signor, ma più per merto, </l>
<l>ne l'arti regie e militari esperto. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>7 </head>
<l>Questi or co' Turchi, or con le genti perse </l>
<l>più guerre fe': le mosse e le respinse; </l>
<l>fu perdente e vincente, e ne le averse </l>
<l>fortune fu maggior che quando vinse. </l>
<l>Poi che la grave età non più sofferse </l>
<l>de l'armi il peso, alfin la spada scinse; </l>
<l>ma non depose il suo guerriero ingegno, </l>
<l>e d'onor il desio vasto e di regno. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>8 </head>
<l>Ancor guerreggia per ministri, ed have </l>
<l>tanto vigor di mente e di parole </l>
<l>che de la monarchia la soma grave </l>
<l>non sembra a gli anni suoi soverchia mole. </l>
<l>Sparsa in minuti regni Africa pave </l>
<l>tutta al suo nome e 'l remoto Indo il cole, </l>
<l>e gli porge altri volontario aiuto </l>
<l>d'armate genti ed altri d'or tributo. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>9 </head>
<l>Tanto e sì fatto re l'arme raguna, </l>
<l>anzi pur adunate omai l'affretta </l>
<l>contra il sorgente imperio e la fortuna </l>
<l>franca, ne le vittorie omai sospetta. </l>
<l>Armida ultima vien: giunge opportuna </l>
<l>ne l'ora a punto a la rassegna eletta. </l>
<l>Fuor de le mura in spazioso campo </l>
<l>passa dinanzi a lui schierato il campo. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>10 </head>
<l>Egli in sublime soglio, a cui per cento </l>
<l>gradi eburnei s'ascende, altero siede: </l>
<l>e sotto l'ombra d'un gran ciel d'argento </l>
<l>porpora intesta d'or preme co 'l piede, </l>
<l>e ricco di barbarico ornamento </l>
<l>in abito regal splender si vede: </l>
<l>fan torti in mille fascie i bianchi lini </l>
<l>alto diadema in nova forma a i crini. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>11 </head>
<l>Lo scettro ha ne la destra, e per canuta </l>
<l>barba appar venerabile e severo; </l>
<l>e da gli occhi, ch'etade ancor non muta, </l>
<l>spira l'ardire e 'l suo vigor primiero, </l>
<l>e ben da ciascun atto è sostenuta </l>
<l>la maestà de gli anni e de l'impero. </l>
<l>Apelle forse o Fidia in tal sembiante </l>
<l>Giove formò, ma Giove allor tonante. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>12 </head>
<l>Stannogli, a destra l'un, l'altro a sinistra, </l>
<l>due satrapi, i maggiori: alza il più degno </l>
<l>la nuda spada, del rigor ministra, </l>
<l>l'altro il sigillo ha del suo ufficio in segno. </l>
<l>Custode un de' secreti, al re ministra </l>
<l>opra civil ne' grandi affar del regno, </l>
<l>ma prence de gli esserciti e con piena </l>
<l>possanza è l'altro ordinator di pena. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>13 </head>
<l>Sotto, folta corona al seggio fanno </l>
<l>con fedel guardia i suoi Circassi astati, </l>
<l>ed oltre l'aste hanno corazze ed hanno </l>
<l>spade lunghe e ricurve a l'un de' lati. </l>
<l>Così sedea, così scopria il tiranno </l>
<l>d'eccelsa parte i popoli adunati; </l>
<l>tutte a' suoi piè nel trapassar le schiere </l>
<l>chinan, quasi adorando, armi e bandiere. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>14 </head>
<l>Il popol de l'Egitto in ordin primo </l>
<l>fa di sé mostra, e quattro i duci sono: </l>
<l>duo de l'alto paese e duo de l'imo, </l>
<l>ch'è del celeste Nilo opera e dono. </l>
<l>Al mare usurpò il letto il fertil limo, </l>
<l>e rassodato al cultivar fu buono; </l>
<l>sì crebbe Egitto: oh quanto a dentro è posto </l>
<l>quel che fu lido a i naviganti esposto! </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>15 </head>
<l>Nel primiero squadron appar la gente </l>
<l>ch'abitò d'Alessandria il ricco piano, </l>
<l>ch'abitò il lido vòlto a l'occidente </l>
<l>ch'esser comincia omai lido africano. </l>
<l>Araspe è il duce lor, duce potente </l>
<l>d'ingegno più che di vigor di mano: </l>
<l>ei di furtivi aguati è mastro egregio, </l>
<l>e d'ogn'arte moresca in guerra ha il pregio. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>16 </head>
<l>Secondan quei che posti invèr l'aurora </l>
<l>ne la costa asiatica albergaro, </l>
<l>e li guida Arontèo cui nulla onora </l>
<l>pregio o virtù, ma i titoli fan chiaro. </l>
<l>Non sudò il molle sotto l'elmo ancora, </l>
<l>né matutine trombe anco il destaro, </l>
<l>ma da gli agi e da l'ombra a dura vita </l>
<l>intempestiva ambizion l'invita. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>17 </head>
<l>Quella che terza è poi, squadra non pare </l>
<l>ma un'oste immensa, e campi e lidi tiene; </l>
<l>non crederai ch'Egitto mieta ed are </l>
<l>per tanti, e pur da una città sua viene: </l>
<l>città, ch'a le provincie emula e pare, </l>
<l>mille cittadinanze in sé contiene. </l>

<l>Del Cairo i' parlo; indi il gran vulgo adduce, </l>
<l>vulgo a l'arme restio, Campsone il duce. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>18 </head>
<l>Vengon sotto Gazèl quei che le biade </l>
<l>segaron nel vicin campo fecondo, </l>
<l>e più suso insin là dove ricade </l>
<l>il fiume al precipizio suo secondo. </l>
<l>La turba egizia avea sol archi e spade, </l>
<l>né sosterria d'elmo o corazza il pondo: </l>
<l>d'abito è ricca, onde altrui vien che porte </l>
<l>desio di preda e non timor di morte. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>19 </head>
<l>Poi la plebe di Barca, e nuda, e inerme </l>
<l>quasi, sotto Alarcon passar si vede, </l>
<l>che la vita famelica ne l'erme </l>
<l>piaggie gran tempo sostentò di prede. </l>
<l>Con istuol manco reo ma inetto a ferme </l>
<l>battaglie, di Zumara il re succede; </l>
<l>quel di Tripoli poscia: e l'uno e l'altro </l>
<l>nel pugnar volteggiando è dotto e scaltro. </l>
</lg>
<lg type="ottava">

<head>20 </head>
<l>Diretro ad essi apparvero i cultori </l>
<l>de l'Arabia Petrea, de la Felice, </l>
<l>che 'l soverchio del gelo e de gli ardori </l>
<l>non sente mai, se 'l ver la fama dice; </l>
<l>ove nascon gl'incensi e gli altri odori, </l>
<l>ove rinasce l'immortal fenice, </l>
<l>ch'in quella ricca fabrica ch'aduna </l>
<l>a l'essequie, a i natali, ha tomba e cuna. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>21 </head>
<l>L'abito di costoro è meno adorno, </l>
<l>ma l'armi a quei d'Egitto han simiglianti. </l>
<l>Ecco altri Arabi poi, che di soggiorno </l>
<l>certo non sono stabili abitanti: </l>
<l>peregrini perpetui usano intorno </l>
<l>trarne gli alberghi e le cittadi erranti. </l>
<l>Han questi voci e feminil statura, </l>
<l>crin lungo e negro, e negra faccia e scura. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>22 </head>
<l>E gran canne indiane arman di corte </l>
<l>punte di ferro, e 'n su destrier correnti </l>
<l>diresti ben che un turbine lor porte, </l>
<l>se pur han turbo sì veloce i venti. </l>
<l>Da Siface le prime erano scòrte, </l>
<l>Aldino in guardia ha le seconde genti, </l>
<l>le terze guida Albiazàr ch'è fiero </l>
<l>omicida ladron, non cavaliero. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>23 </head>
<l>La turba è appresso che lasciate avea </l>
<l>l'isole cinte da l'arabiche onde, </l>
<l>da cui pescando già raccòr solea </l>
<l>conche di perle gravide e feconde. </l>
<l>Sono i Negri con lor su l'eritrea </l>

<l>marina posti a le sinistre sponde. </l>
<l>Quegli Agricalte e questi Osmida regge, </l>
<l>che schernisce ogni fede ed ogni legge. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>24 </head>
<l>Gli Etiòpi di Mèroe indi seguiro: </l>
<l>Mèroe, che quindi il Nilo isola face </l>
<l>ed Astrabora quinci, il cui gran giro </l>
<l>è di tre regni e di due fé capace. </l>
<l>Li conducea Canario ed Assimiro, </l>
<l>re l'uno e l'altro e di Macon seguace </l>
<l>e tributario al Califé; ma tenne </l>
<l>senza credenza il terzo e qui non venne. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>25 </head>
<l>Poi due regi soggetti anco venieno </l>
<l>con squadre d'arco armate e di quadrella: </l>
<l>un, soldano è d'Ormùs, che dal gran seno </l>
<l>persico è cinta, nobil terra e bella; </l>
<l>l'altro, di Boecan; questa è nel seno </l>
<l>del gran flusso marino isola anch'ella, </l>
<l>ma quando poi scemando il mar s'abbassa, </l>
<l>co 'l piede asciutto il peregrin vi passa. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>26 </head>
<l>Né te, Altamoro, entro al pudico letto </l>
<l>potuto ha ritener la sposa amata. </l>
<l>Pianse, percosse il biondo crine e 'l petto </l>
<l>per distornar la tua fatale andata: </l>
<l>– Dunque, – dicea – crudel, più che 'l mio aspetto, </l>
<l>del mar l'orrida faccia a te fia grata? </l>
<l>fia l'arme al braccio tuo più caro peso </l>
<l>che 'l picciol figlio a i dolci scherzi inteso? – </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>27 </head>
<l>E' questi re di Sarmacante; e 'l manco </l>
<l>ch'in lui si pregi, è il libero diadema, </l>
<l>così dotto è ne l'arme, e così franco </l>
<l>ardir congiunge a gagliardia suprema. </l>
<l>Saprallo ben (l'annunzio) il popol franco, </l>
<l>ed è ragion ch'insino ad or ne tema. </l>
<l>I suoi guerrieri indosso han la corazza, </l>
<l>la spada al fianco ed a l'arcion la mazza. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>28 </head>
<l>E poi al fin da gl'Indi e da l'albergo </l>
<l>de l'aurora venuto Adrasto il fero, </l>
<l>che di serpenti indosso ha per usbergo </l>
<l>il cuoio verde e maculato a nero, </l>
<l>e smisurato a un elefante il tergo </l>
<l>preme così come si suol destriero. </l>
<l>Gente guida costui di qua dal Gange </l>
<l>che si lava nel mar che l'Indo frange. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>29 </head>
<l>Ne la squadra che segue è scelto il fiore </l>
<l>de la regal milizia, e v'ha que' tutti </l>
<l>che con regal mercé, con degno onore, </l>
<l>e per guerra e per pace eran condutti, </l>
<l>ch'armati a securezza ed a terrore </l>
<l>vengono in su i destrier possenti instrutti; </l>
<l>e de' purpurei manti e de la luce </l>
<l>de l'acciaio e de l'oro il ciel riluce. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>30 </head>
<l>Fra questi è il crudo Alarco ed Odemaro </l>
<l>ordinator di squadre ed Idraorte, </l>
<l>e Rimedon che per l'audacia è chiaro, </l>
<l>sprezzator de' mortali e de la morte; </l>
<l>e Tigrane e Rapoldo il gran corsaro, </l>
<l>già de' mari tiranno; e Ormondo il forte, </l>
<l>e Marlabusto arabico a chi il nome </l>
<l>l'Arabie dièr che ribellanti ha dome. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>31 </head>
<l>Evvi Orindo, Arimon, Pirga, Brimarte </l>
<l>espugnator de le città, Sifante </l>
<l>domator de' cavalli; e  tu de l'arte </l>
<l>de la lotta maestro, Aridamante; </l>
<l>e Tisaferno, il folgore di Marte, </l>
<l>a cui non è chi d'agguagliar si vante </l>
<l>o se in arcione o se pedon contrasta, </l>
<l>o se rota la spada o corre l'asta. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>32 </head>
<l>Ma duce è un prence armeno il qual tragitto </l>
<l>al paganesmo ne l'età novella </l>
<l>fe' da la vera fede, ed ove ditto </l>
<l>fu già Clemente, ora Emiren s'appella; </l>
<l>per altro, uom fido e caro al re d'Egitto </l>
<l>sovra quanti per lui calcàr mai sella: </l>
<l>è duce insieme e cavalier soprano </l>
<l>per cor, per senno e per valor di mano. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>33 </head>
<l>Nessun più rimanea, quando improvisa </l>
<l>Armida apparve e dimostrò sua schiera. </l>
<l>Venia sublime in un gran carro assisa, </l>
<l>succinta in gonna e faretrata arciera; </l>
<l>e mescolato il novo sdegno in  guisa </l>
<l>co 'l natio dolce in quel bel volto s'era, </l>
<l>che vigor da le, e cruda ed acerbetta </l>
<l>par che minacci e minacciando alletta. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>34 </head>
<l>Somiglia il carro a quel che porta il giorno, </l>
<l>lucido di piropi e di giacinti; </l>
<l>e frena il dotto auriga al giogo adorno </l>
<l>quattro unicorni a coppia a coppia avinti. </l>
<l>Cento donzelle e cento paggi intorno </l>
<l>pur di faretra gli omeri van cinti, </l>
<l>ed a bianchi destrier premono il dorso </l>
<l>che sono al giro pronti e lievi al corso. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>35 </head>

<l>Segue il suo stuolo, ed Aradin con quello </l>
<l>ch'Idraote assoldò ne la Soria. </l>
<l>Come allor che 'l rinato unico augello </l>
<l>i suo' Etiòpi a visitar s'invia </l>
<l>vario e vago la piuma, e ricco e bello </l>
<l>di monil, di corona aurea natia, </l>
<l>stupisce il mondo, e va dietro ed a i lati, </l>
<l>meravigliando, essercito d'alati, </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>36 </head>
<l>così passa costei, meravigliosa </l>
<l>d'abito, di maniere e di sembiante. </l>
<l>Non è allor sì inumana o sì ritrosa </l>
<l>alma d'amor che non divegna amante. </l>
<l>Veduta a pena e in gravità sdegnosa, </l>
<l>invaghir può genti sì varie e tante; </l>
<l>che sarà poi, quando in più lieto viso </l>
<l>co' begli occhi lusinghi e co'l bel riso? </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>37 </head>
<l>Ma poi ch'ella è passata, il re de' regi </l>
<l>comanda ch'Emireno a sé ne vegna, </l>
<l>ché lui preporre a tutti i duci egregi </l>
<l>e duce farlo universal disegna. </l>
<l>Quel, già presago, a i meritati pregi </l>
<l>con fronte vien che ben del grado è degna: </l>
<l>la guardia de' Circassi in due si fende </l>
<l>e gli fa strada al seggio, ed ei v'ascende; </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>38 </head>
<l>e chino il capo e le ginocchia, al petto </l>
<l>giunge la destra. Il re così gli dice: </l>
<l>– Te' questo scettro; a te, Emiren, commetto </l>
<l>le genti, e tu sostieni in lor mia vice, </l>
<l>e porta, liberando il re soggetto, </l>
<l>su' Franchi l'ira mia vendicatrice. </l>
<l>Va', vedi e vinci; e non lasciar de' vinti </l>
<l>avanzo, e mena presi i non estinti. – </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>39 </head>
<l>Così parlò il tiranno, e del soprano </l>
<l>imperio il cavalier la verga prese: </l>
<l>– Prendo scettro, signor, d'invitta mano, – </l>
<l>disse – e vo co' tuo' auspici a l'alte imprese, </l>

<l>e spero, in tua virtù, tuo capitano, </l>
<l>de l'Asia vendicar le gravi offese; </l>
<l>né tornerò se vincitor non torno, </l>
<l>e la perdita avrà morte, non scorno. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>40 </head>

<l>Ben prego il Ciel che, s'ordinato male </l>
<l>(ch'io già no 'l credo) di là su minaccia, </l>
<l>tutta su 'l capo mio quella fatale </l>
<l>tempesta accolta di sfogar gli piaccia; </l>
<l>e salvo rieda il campo, e 'n trionfale </l>
<l>più che in funebre pompa il duce giaccia. – </l>
<l>Tacque, e seguì co' popolari accenti </l>
<l>misto un gran suon de' barbari instrumenti. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>41 </head>
<l>E fra le grida e i suoni in mezzo a densa </l>
<l>nobile turba il re de' re si parte; </l>
<l>e giunto a la gran tenda, a lieta mensa </l>
<l>raccoglie i duci e siede egli in disparte, </l>
<l>ond'or cibo, or parole altrui dispensa, </l>
<l>né lascia inonorata alcuna parte. </l>
<l>Armida a l'arte sue ben trova loco </l>
<l>quivi opportun fra l'allegrezza e 'l gioco. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>42 </head>
<l>Ma già tolte le mense, ella che vede </l>
<l>tutte le viste in sé fisse ed intente, </l>
<l>e ch'a' segni ben noti omai s'avede </l>
<l>che sparso è il suo venen per ogni mente, </l>
<l>sorge e si volge al re da la sua sede </l>
<l>con atto insieme altero e riverente, </l>
<l>e quanto può magnanima e feroce </l>
<l>cerca parer nel volto e ne la voce. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>43 </head>
<l>– O re supremo, – dice – anch'io ne vegno </l>
<l>per la fé, per la patria ad impiegarmi. </l>
<l>Donna son io, ma regal donna: indegno </l>
<l>già di reina il guerreggiar non parmi. </l>
<l>Usi ogn'arte regal chi vuol il regno, </l>
<l>dansi a l'istessa man lo scettro e l'armi; </l>
<l>saprà la mia (né torpe al ferro o langue) </l>
<l>ferir e trar da le ferite il sangue. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>44 </head>
<l>Né creder che sia questo il dì primiero </l>
<l>ch'a ciò nobil m'invoglia alta vaghezza, </l>
<l>ché in pro di nostra legge e del tuo impero </l>
<l>son io già prima a militar avezza. </l>
<l>Ben rammentar déi tu s'io dico il vero, </l>
<l>ché d'alcun'opra nostra hai pur contezza, </l>
<l>e sai che molti de' maggior campioni </l>
<l>che dispieghin la Croce io féi prigioni. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>45 </head>
<l>Da me presi ed avinti, e da me furo </l>
<l>in magnifico dono a te mandati; </l>
<l>ed ancor si stariano in fondo oscuro </l>
<l>di perpetua prigion per te guardati, </l>
<l>e saresti ora tu via più securo </l>
<l>di terminar vincendo i tuoi gran piati, </l>
<l>se non che 'l fier Rinaldo, il qual uccise </l>
<l>i miei guerrieri, in libertà li mise. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>46 </head>
<l>Chi sia Rinaldo, è noto; e qui di lui </l>
<l>lunga istoria di cose anco si conta: </l>
<l>questo è il crudel ond'aspramente fui </l>
<l>offesa poi, né vendicata ho l'onta; </l>
<l>onde sdegno e ragione aggiunge i sui </l>
<l>stimoli, e più mi rende a l'arme pronta. </l>
<l>Ma qual sia la mia ingiuria, a lungo detta </l>
<l>saravvi; or tanto basti: io vuo' vendetta. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>47 </head>
<l>E la procurerò, ché non invano </l>
<l>soglion portarne ogni saetta i venti, </l>
<l>e la destra del Ciel di giusta mano </l>
<l>drizza l'arme talor contra i nocenti; </l>
<l>ma s'alcun fia ch'al barbaro inumano </l>
<l>tronchi il capo odioso e me 'l presenti, </l>
<l>a grado avrò questa vendetta ancora, </l>
<l>benché fatta da me più nobil fòra, </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>48 </head>
<l>a grado sì che gli sarà concessa </l>
<l>quella ch'io posso dar maggior mercede: </l>
<l>me d'un tesor dotata e di me stessa </l>
<l>in moglie avrà, s'in guiderdon mi chiede. </l>
<l>Così ne faccio qui stabil promessa, </l>
<l>così ne giuro inviolabil fede. </l>
<l>Or s'alcun è che stimi i premi nostri </l>
<l>degni del rischio, parli e si dimostri. – </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>49 </head>
<l>Mentre la donna in guisa tal favella, </l>
<l>Adrasto affigge in lei cupidi gli occhi: </l>
<l>– Tolga il Ciel – dice poi – che le quadrella </l>
<l>nel barbaro omicida unqua tu scocchi, </l>
<l>ché non è degno un cor villano, o bella </l>
<l>saettatrice, che tuo colpo il tocchi. </l>
<l>Atto de l'ira tua ministro sono, </l>
<l>ed io del capo suo ti farò dono. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>50 </head>
<l>Io sterparogli il core, io darò in pasto </l>
<l>le membra lacerate a gli avoltoi. – </l>
<l>Così parlava l'indiano Adrasto, </l>
<l>né soffrì Tisaferno i vanti suoi: </l>
<l>– E chi sei, – disse – tu, che sì gran fasto </l>
<l>mostri, presente il re, presenti noi? </l>
<l>Forse è qui tal ch'ogni tuo vanto audace </l>
<l>supererà co' fatti, e pur si tace. – </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>51 </head>
<l>Rispose l'indo fero: – Io mi son uno </l>
<l>ch'appo l'opre il parlare ho scarso e scemo. </l>
<l>Ma s'altrove che qui così importuno </l>
<l>parlavi, tu parlavi il detto estremo. – </l>
<l>Seguito avrian, ma raffrenò ciascuno </l>
<l>dimostrando la destra il re supremo. </l>
<l>Disse ad Armida poi: – Donna gentile, </l>
<l>ben hai tu cor magnanimo e virile; </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>52 </head>
<l>e ben sei degna a cui suoi sdegni ed ire </l>
<l>l'uno e l'altro di lor conceda e done, </l>
<l>perché tu poscia a voglia tua le gire </l>
<l>contra quel forte predator fellone. </l>
<l>Là fian meglio impiegate, e 'l vostro ardire </l>
<l>là può chiaro mostrarsi in paragone. – </l>
<l>Tacque, ciò detto; e quegli offerta nova </l>
<l>fecero a lei di vendicarla a prova. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>53 </head>
<l>Né quelli pur, ma qual più in guerra è chiaro </l>
<l>la lingua al vanto ha baldanzosa e presta. </l>
<l>S'offerser tutti a lei, tutti giuraro </l>
<l>vendetta far su l'essecrabil testa, </l>
<l>tante contra il guerrier ch'ebbe sì caro </l>
<l>armi or costei commove e sdegni desta. </l>
<l>Ma esso, poi ch'abbandonò la riva, </l>
<l>felicemente al gran corso veniva. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>54 </head>
<l>Per le medesme vie ch'in prima corse, </l>
<l>la navicella indietro si raggira; </l>
<l>e l'aura, ch'a le vele il volo porse, </l>
<l>non men seconda al ritornar vi spira. </l>
<l>Il giovenetto or guarda il polo e l'Orse </l>
<l>ed or le stelle rilucenti mira, </l>
<l>via de l'opaca notte, or fiumi e monti </l>
<l>che sporgono sul mar l'alpestre fronti; </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>55 </head>
<l>or lo stato del campo, or il costume </l>
<l>di varie genti investigando intende. </l>
<l>E tanto van per le salate spume, </l>
<l>che lor da l'orto il quarto sol risplende; </l>
<l>e quando mai n'è disparito il lume, </l>
<l>la nave terra finalmente prende. </l>
<l>Disse la donna allor: – Le palestine </l>
<l>piaggie son qui: qui del viaggio è il fine. – </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>56 </head>
<l>Quinci i tre cavalier su 'l lito spose, </l>
<l>e sparve in men che non si forma un detto. </l>
<l>Sorgea la notte intanto, e de le cose </l>
<l>confondea i vari aspetti un solo aspetto. </l>
<l>E in quelle solitudini arenose </l>
<l>essi veder non ponno o muro o tetto, </l>
<l>né d'uomo o di destriero appaion l'orme </l>

<l>o d'altro pur che del camin gli informe. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>57 </head>
<l>Poi che stati sospesi alquanto foro, </l>
<l>mossero i passi e dièr le spalle al mare. </l>
<l>Ed ecco di lontano a gli occhi loro </l>
<l>un non so che di luminoso appare, </l>
<l>che con raggi d'argento e lampi d'oro </l>
<l>la notte illustra e fa l'ombre più rare. </l>
<l>Essi ne vanno allor contra la luce, </l>
<l>e già veggion che sia quel che sì luce. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>58 </head>
<l>Veggiono a un grosso tronco armi novelle </l>
<l>incontra i raggi de la luna appese, </l>
<l>e fiammeggiar, più che nel ciel le stelle, </l>
<l>gemme ne l'elmo aurato e ne l'arnese; </l>
<l>e scoprono a quel lume imagin belle </l>
<l>nel grande scudo in lungo ordine stese. </l>
<l>Presso, quasi custode, un vecchio siede </l>
<l>che contra lor se 'n va, come li vede. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>59 </head>
<l>Ben è da' due guerrier riconosciuto </l>
<l>di saggio amico il venerabil volto. </l>
<l>Ma, poi che ricevé lieto saluto </l>
<l>e ch'ebbe lor cortesemente accolto, </l>
<l>al giovenetto, il qual tacito e muto </l>
<l>il riguardava, il ragionar rivolto: </l>
<l>–Signor, te sol – gli disse – io qui soletto </l>
<l>in cotal ora desiando aspetto, </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>60 </head>
<l>ché, se no 'l sai, ti sono amico; e quanto </l>
<l>curi le cose tue chiedilo a questi, </l>
<l>ch'essi, scòrti da me, vinser l'incanto </l>
<l>ove tua vita misera traesti. </l>
<l>Or odi i detti miei, contrari al canto </l>
<l>de le sirene, e non ti sian molesti, </l>
<l>ma gli serba nel cor fin che distingua </l>
<l>meglio a te il ver più saggia e santa lingua. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>61 </head>
<l>Signor, non sotto l'ombra in piaggia molle </l>
<l>tra fonti e fior, tra ninfe e tra sirene, </l>
<l>ma in cima a l'erto e faticoso colle </l>
<l>de la virtù riposto è il nostro bene. </l>
<l>Chi non gela e non suda e non s'estolle </l>
<l>da le vie del piacer, là non perviene. </l>
<l>Or vorrai tu lungi da l'alte cime </l>
<l>giacer, quasi tra valli augel sublime? </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>62 </head>
<l>T'alzò natura inverso il ciel la fronte, </l>
<l>e ti diè spirti generosi ed alti, </l>
<l>perché in su miri e con illustri e conte </l>
<l>opre te stesso al sommo pregio essalti; </l>
<l>e ti diè l'ire ancor veloci e pronte, </l>
<l>non perché l'usi ne' civili assalti, </l>
<l>né perché sian di desideri ingordi </l>
<l>elle ministre, ed a ragion discordi, </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>63 </head>
<l>ma perché il tuo valore, armato d'esse, </l>
<l>più fero assalga gli aversari esterni, </l>
<l>e sian con maggior forza indi ripresse </l>
<l>le cupidigie, empi nemici interni. </l>
<l>Dunque ne l'uso per cui fur concesse </l>
<l>l'impieghi il saggio duce e le governi, </l>
<l>ed a suo senno or tepide or ardenti </l>
<l>le faccia, ed or le affretti ed or le allenti. – </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>64 </head>
<l>Così parlava; e l'altro, attento e cheto </l>
<l>a le parole sue d'alto consiglio, </l>
<l>fea de' detti conserva, e mansueto </l>
<l>volgeva a terra e vergognoso il ciglio. </l>
<l>Ben vide il mago veglio il suo secreto, </l>
<l>e gli soggiunse: – Alza la fronte, o figlio, </l>
<l>e in questo scudo affissa gli occhi omai, </l>
<l>ch'ivi de' tuoi maggior l'opre vedrai. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>65 </head>
<l>Vedrai de gli avi il divulgato onore, </l>
<l>lunge precorso in loco erto e solingo; </l>
<l>tu dietro anco riman', lento cursore, </l>
<l>per questo de la gloria illustre arringo. </l>
<l>Su su, te stesso incita: al tuo valore </l>
<l>sia sferza e spron quel ch'io colà dipingo. – </l>
<l>Così diceva; e 'l cavalier affisse </l>
<l>lo sguardo là, mentre colui sì disse. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>66 </head>
<l>Con sottil magistero in campo angusto </l>
<l>forme infinite espresse il fabro dotto. </l>
<l>Del sangue d'Azio, glorioso, augusto </l>
<l>l'ordin vi si vedea, nulla interrotto: </l>
<l>vedeasi dal roman fonte vetusto </l>
<l>i suoi rivi dedur puro e incorrotto. </l>
<l>Stan coronati i principi d'alloro, </l>
<l>mostra il vecchio le guerre e i pregi loro. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>67 </head>
<l>Mostragli Caio, allor ch'a strane genti </l>
<l>va prima in preda il già inclinato impero, </l>
<l>prendere il fren de' popoli volenti </l>
<l>e farsi d'Esti il principe primiero, </l>
<l>ed a lui ricovrarsi i men potenti </l>
<l>vicini a cui rettor facea mestiero. </l>
<l>Poscia, quando ripassa il varco noto, </l>
<l>a gli inviti d'Onorio, il fero goto, </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>68 </head>
<l>e quando sembra che più avampi e ferva </l>
<l>di barbarico incendio Italia tutta, </l>
<l>e quando Roma, prigioniera e serva, </l>
<l>sin dal profondo teme esser destrutta, </l>
<l>mostra ch'Aurelio in libertà conserva </l>
<l>la gente sotto al suo scettro ridutta. </l>
<l>Mostragli poi Foresto che s'oppone </l>
<l>a l'unno regnator de l'Aquilone. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>69 </head>
<l>Ben si conosce al volto Attila il fello, </l>
<l>ché con occhi di drago ei par che guati, </l>
<l>ed ha faccia di cane, ed a vedello </l>
<l>dirai che ringhi e udir credi i latrati; </l>
<l>poi vinto il fero in singolar duello </l>
<l>mirasi rifuggir fra gli altri armati, </l>
<l>e la difesa d'Aquilea poi tòrre </l>
<l>il buon Foresto, de l'Italia Ettorre. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>70 </head>
<l>Altrove è la sua morte, e 'l suo destino </l>
<l>è destin de la patria. Ecco l'erede </l>
<l>del padre grande il gran figlio Acarino, </l>
<l>ch'a l'italico onor campion succede. </l>
<l>Cedeva a i fati, e non a gli Unni, Altino, </l>
<l>poi riparava in più secura sede; </l>
<l>poi raccoglieva una città di mille </l>
<l>in val di Po case disperse in ville. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>71 </head>
<l>Contra il gran fiume ch'in diluvio ondeggia </l>
<l>muniasi, e quindi la città sorgea </l>
<l>che ne' futuri secoli la reggia </l>
<l>de' magnanimi Estensi esser dovea. </l>
<l>Par che rompa gli Alani e che si veggia </l>
<l>contra Odoacro aver fortuna rea, </l>
<l>e morir per l'Italia: oh nobil morte, </l>
<l>che de l'onor paterno il fa consorte! </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>72 </head>
<l>Cader seco Alforisio, ire in essiglio </l>
<l>Azzo si vede e 'l suo fratel con esso, </l>
<l>e ritornar con l'arme e co 'l consiglio, </l>
<l>dapoi che fu il tiranno erulo oppresso. </l>
<l>Trafitto di saetta il destro ciglio, </l>
<l>segue l'estense Epaminonda appresso; </l>
<l>e par lieto morir, poscia che 'l crudo </l>
<l>Totila è vinto e salvo il caro scudo. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>73 </head>
<l>Di Bonifacio parlo; e fanciulletto </l>
<l>premea Valerian l'orme del padre: </l>
<l>già di destra viril, viril di petto, </l>
<l>cento no 'l sostenean gotiche squadre. </l>
<l>Non lunge, ferocissimo in aspetto, </l>
<l>fea contra Schiavi Ernesto opre leggiadre; </l>
<l>ma inanzi a lui l'intrepido Aldoardo </l>
<l>da Monscelce escludeva il re lombardo. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>74 </head>
<l>Enrico v'era e Berengario; e dove </l>
<l>spiega il gran Carlo la sua augusta insegna, </l>
<l>par ch'egli il primo feritor si trove, </l>
<l>ministro o capitan d'impresa degna. </l>
<l>Poi segue Lodovico, e quegli il move </l>
<l>contra il nipote ch'in Italia regna: </l>
<l>ecco in battaglia il vince e 'l fa prigione; </l>
<l>eravi poi co' cinque figli Ottone. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>75 </head>
<l>V'era Almerico; e si vedea già fatto </l>
<l>de la città, donna del Po, marchese. </l>
<l>Devotamente il ciel riguarda, in atto </l>
<l>di contemplante, il fondator di chiese. </l>
<l>D'incontra Azzo secondo avean ritratto </l>
<l>far contra Berengario aspre contese; </l>
<l>e dopo un corso di fortuna alterno </l>
<l>vinceva, e de l'Italia avea il governo. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>76 </head>
<l>Vedi Alberto il figliuolo ir fra' Germani </l>
<l>e colà far le sue virtù sì note, </l>
<l>che, vinti in giostra e vinti in guerra i Dani, </l>
<l>genero il compra Otton con larga dote. </l>
<l>Vedigli a tergo Ugon, quel ch'a' Romani </l>
<l>fiaccar le corna impetuoso pote, </l>
<l>e che marchese de l'Italia fia </l>
<l>detto e Toscana tutta avrà in balia. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>77 </head>
<l>Poscia Tedaldo, e Bonifacio a canto </l>
<l>di Beatrice sua poi v'era espresso. </l>
<l>Non si vedea virile erede a tanto </l>
<l>retaggio a sì gran padre esser successo. </l>
<l>Seguia Matelda, ed adempia ben quanto </l>
<l>difetto par nel numero e nel sesso, </l>
<l>ché può la saggia e valorosa donna </l>
<l>sovra corone e scettri alzar la gonna. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>78 </head>
<l>Spira spiriti maschi il nobil volto, </l>
<l>mostra vigor più che viril lo sguardo: </l>
<l>là configea i Normanni, e 'n fuga vòlto </l>
<l>si dileguava il già invitto Guiscardo; </l>
<l>qui rompea Enrico il quarto, ed a lui tolto </l>
<l>offriva al tempio imperial stendardo; </l>
<l>qui riponea il pontefice soprano </l>
<l>nel gran soglio di Pietro in Vaticano. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>79 </head>
<l>Poi vedi, in guisa d'uom ch'onori ed ami, </l>
<l>ch'or l'è al fianco Azzo il quinto, or la seconda. </l>
<l>Ma d'Azzo il quarto in più felici rami </l>
<l>germogliava la prole alma e feconda. </l>
<l>Va dove par che la Germania il chiami </l>
<l>Guelfo il figliuol, figliuol di Cunegonda; </l>
<l>e 'l buon germe roman con destro fato </l>
<l>è ne' campi bavarici traslato. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>80 </head>
<l>Là d'un gran ramo estense ei par ch'inesti </l>
<l>l'arbore di Guelfon, ch'è per sé vieto, </l>
<l>quel ne' suoi Guelfi rinovar vedresti </l>
<l>scettri e corone d'or, più che mai lieto, </l>
<l>e co 'l favor de' bei lumi celesti </l>
<l>andar poggiando, e non aver divieto: </l>
<l>già confina co 'l ciel, già mezza ingombra </l>
<l>la gran Germania, e tutta anco l'adombra. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>81 </head>
<l>Ma ne' suoi rami italici fioriva </l>

<l>bella non men la regal pianta a prova. </l>
<l>Bertoldo qui d'incontra a Guelfo usciva, </l>
<l>qui Azzo il sesto i suoi prischi rinova. </l>
<l>Questa è la serie de gli eroi che viva </l>
<l>nel metallo spirante par si mova. </l>
<l>Rinaldo sveglia, in rimirando, mille </l>
<l>spirti d'onor da le natie faville, </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>82 </head>
<l>e d'emula virtù l'animo altèro </l>
<l>commosso avampa, ed è rapito in guisa </l>
<l>che ciò che imaginando ha nel pensiero, </l>
<l>città abbattuta e presa e gente uccisa, </l>
<l>pur, come sia presente e come vero, </l>
<l>dinanti a gli occhi suoi vedere avisa; </l>
<l>e s'arma frettoloso, e con la spene </l>
<l>già la vittoria usurpa e la previene. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>83 </head>
<l>Ma Carlo, il quale a lui del regio erede </l>
<l>di Dania già narrata avea la morte, </l>
<l>la destinata spada allor gli diede: </l>
<l>– Prendila, – disse –e sia con lieta sorte, </l>
<l>e solo in pro de la cristiana fede </l>
<l>l'adopra, giusto e pio non men che forte; </l>
<l>e fa del primo suo signor vendetta </l>
<l>che t'amò tanto, e ben a te s'aspetta. – </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>84 </head>
<l>Rispose egli al guerriero: – A i cieli piaccia </l>
<l>che la man che la spada ora riceve, </l>
<l>con lei del suo signor vendetta faccia: </l>
<l>paghi con lei ciò che per lei si deve. – </l>
<l>Carlo, rivolto a lui con lieta faccia, </l>
<l>lunghe grazie ristrinse in sermon breve. </l>
<l>Ma lor s'offriva il mago, ed al viaggio </l>
<l>notturno l'affrettava il nobil saggio. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>85 </head>
<l>– Tempo è – dicea – di girne ove t'attende </l>
<l>Goffredo e 'l campo, e ben giungi opportuno. </l>
<l>Or n'andiam pur, ch'a le cristiane tende </l>
<l>scorger ben vi saprò per l'aer bruno. – </l>
<l>Così dice egli, e poi su 'l carro ascende </l>
<l>e lor v'accoglie senza indugio alcuno; </l>
<l>e rallentando a' suoi destrieri il morso </l>
<l>gli sferza, e drizza a l'oriente il corso. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>86 </head>
<l>Taciti se ne gian per l'aria nera, </l>
<l>quando al garzon si volge il veglio e dice: </l>
<l>– Veduto hai tu de la tua stirpe altera </l>
<l>i rami e la vetusta alta radice; </l>
<l>e se ben ella da l'età primiera </l>
<l>stata è fertil d'eroi madre e felice, </l>
<l>non è né fia di partorir mai stanca, </l>
<l>ché per vecchiezza in lei virtù non manca. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>87 </head>
<l>E come tratto ho fuor del fosco seno </l>
<l>de l'età prisca i primi padri ignoti, </l>
<l>così potessi ancor scoprire a pieno </l>
<l>ne' secoli a venire i tuoi nepoti, </l>
<l>e pria ch'essi apran gli occhi al bel sereno </l>
<l>di questa luce, farli al mondo noti! </l>
<l>ché de' futuri eroi già non vedresti </l>
<l>l'ordin men lungo, o pur men chiari i gesti. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>88 </head>
<l>Ma l'arte mia per sé dentro al futuro </l>
<l>non scorge il ver che troppo occulto giace, </l>
<l>se non caliginoso e dubbio e scuro, </l>
<l>quasi lunge, per nebbia, incerta face; </l>
<l>e se cosa qual certo io m'assecuro </l>
<l>affermarti, non sono in questo audace, </l>
<l>ch'io l'intesi da tal che senza velo </l>
<l>i secreti talor scopre del Cielo. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>89 </head>
<l>Quel ch'a lui rivelò luce divina </l>
<l>e ch'egli a me scoperse, io a te predico: </l>
<l>&lt;&lt;Non fu mai greca o barbara o latina </l>
<l>progenie, in questo o nel buon tempo antico, </l>
<l>ricca di tanti eroi quanti destina </l>
<l>a te chiari nepoti il Cielo amico, </l>
<l>ch'agguaglieran qual più chiaro si noma </l>
<l>di Sparta, di Cartagine e di Roma. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>90 </head>
<l>Ma fra gli altri&gt;&gt; mi disse &lt;&lt;Alfonso io sceglio, </l>
<l>primo in virtù ma in titolo secondo, </l>
<l>che nascer dée quando, corrotto e veglio, </l>
<l>povero fia d'uomini illustri il mondo; </l>
<l>questo fia tal che non sarà chi meglio </l>
<l>la spada usi o lo scettro, o meglio il pondo </l>
<l>o de l'arme sostegna o del diadema, </l>
<l>gloria del sangue tuo, gemma suprema. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>91 </head>
<l>Darà, fanciullo, in varie imagin fere </l>
<l>di guerra, i segni di valor sublime: </l>
<l>fia terror de le selve e de le fère, </l>
<l>e ne gli arringhi avrà le lodi prime; </l>
<l>poscià riporterà da pugne vere </l>
<l>palme vittoriose e spoglie opime, </l>
<l>e sovente averrà che 'l crin si cigna </l>
<l>or di lauro, or di quercia, or di gramigna. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>92 </head>
<l>De la matura età pregi men degni </l>
<l>non fiano stabilir pace e quiete, </l>
<l>mantener fra sue città l'arme e i regni </l>
<l>di possenti vicin tranquille e chete, </l>
<l>nutrire e fecondar l'arti e gl'ingegni, </l>
<l>celebrar giochi illustri e pompe liete, </l>
<l>librar con giusta lance e pene e premi, </l>
<l>mirar da lunge e preveder gli estremi. </l>

</lg>
<lg type="ottava">
<head>93 </head>
<l>Oh s'avenisse mai che contra gli empi </l>
<l>che tutte infesteran le terre e i mari, </l>
<l>e de la pace in quei miseri tempi </l>
<l>daran le leggi a i popoli più chiari, </l>
<l>duce se 'n gisse a vendicare i tèmpi </l>
<l>da lor distrutti e i violati altari, </l>
<l>qual ei giusta faria grave vendetta </l>
<l>su 'l gran tiranno e su l'iniqua setta! </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>94 </head>
<l>Indarno a lui con mille schiere armate </l>
<l>quinci il Turco opporriasi e quindi il Mauro, </l>
<l>ch'egli portar potrebbe oltre l'Eufrate, </l>
<l>ed oltre i gioghi del nevoso Tauro </l>
<l>ed oltre i regni ov'è perpetua state, </l>
<l>la Croce e 'l bianco augello e i gigli d'auro, </l>
<l>e per battesmo de le nere fronti </l>
<l>del gran Nilo scoprir le ignote fonti.&gt;&gt; </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>95 </head>
<l>Così parlava il veglio, e le parole </l>
<l>lietamente accoglieva il giovenetto, </l>
<l>che del pensier de la futura prole </l>
<l>un tacito piacer sentia nel petto. </l>
<l>L'alba inanti sorgea nunzia del sole, </l>
<l>e 'l ciel cangiava in oriente aspetto, </l>
<l>e su le tende già potean vedere </l>
<l>da lunge il tremolar de le bandiere. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>96 </head>
<l>Ricominciò di novo allora il saggio: </l>
<l>– Vedete il sol che vi riluce in fronte, </l>
<l>e vi discopre con l'amico raggio </l>
<l>le tende e 'l piano e la cittade e 'l monte. </l>
<l>Securi d'ogni intoppo e d'ogni oltraggio </l>
<l>io scòrti v'ho fin qui per vie non conte; </l>
<l>potete senza guida ir per voi stessi </l>
<l>omai; né lece a me che più m'appressi. – </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>97 </head>
<l>Così tolse congedo, e fe' ritorno </l>
<l>lasciando i cavalier ivi pedoni; </l>
<l>ed essi pur contra il nascente giorno </l>
<l>seguìr lor strada e gìr a i padiglioni. </l>
<l>Portò la fama e divulgò d'intorno </l>
<l>l'aspettato venir dei tre baroni, </l>
<l>e inanzi ad essi al pio Goffredo corse, </l>
<l>che per raccòrli dal suo seggio sorse. </l>
</lg>
</div1>
<div1 type="canto">
<head rend="sc">CANTO DICIOTTESIMO</head>
<lg type="ottava">
<head>1 </head>
<l>Giunto Rinaldo ove Goffredo è sorto </l>
<l>ad incontrarlo, incominciò: – Signore, </l>
<l>a vendicarmi del guerrier ch'è morto </l>
<l>cura mi spinge di geloso onore; </l>
<l>e s'io n'offesi te, ben disconforto </l>
<l>ne sentii poscia e penitenza al core. </l>
<l>Or vegno a' tuoi richiami, ed ogni emenda </l>
<l>son pronto a far, che grato a te mi renda. – </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>2 </head>
<l>A lui ch'umil gli s'inchinò, le braccia </l>
<l>stese al collo Goffredo e gli rispose: </l>
<l>– Ogni trista memoria omai si taccia, </l>
<l>e pongansi in oblio l'andate cose. </l>
<l>E per emenda io vorrò sol che faccia, </l>
<l>quai per uso faresti, opre famose; </l>
<l>e 'n danno de' nemici e 'n pro de' nostri </l>
<l>vincer convienti de la selva i mostri. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>3 </head>
<l>L'antichissima selva, onde fu inanti </l>
<l>de' nostri ordigni la materia tratta, </l>
<l>qual si sia la cagione, ora è d'incanti </l>
<l>secreta stanza e formidabil fatta, </l>
<l>né v'è chi legno di troncar si vanti, </l>
<l>né vuol ragion che la città si batta </l>
<l>senza tali instrumenti: or colà dove </l>
<l>paventan gli altri, il tuo valor si prove. – </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>4 </head>
<l>Così disse egli, e il cavalier s'offerse </l>
<l>con brevi detti al rischio, a la fatica; </l>
<l>ma ne gli atti magnanimi si scerse </l>
<l>ch'assai farà, benché non molto ei dica. </l>
<l>E verso gli altri poi lieto converse </l>
<l>la destra e 'l volto a l'accoglienza amica: </l>
<l>qui Guelfo, qui Tancredi, e qui già tutti </l>
<l>s'eran de l'oste i principi ridutti. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>5 </head>
<l>Poi che le dimostranze oneste e care </l>
<l>con que' soprani egli iterò più volte, </l>
<l>placido affabilmente e popolare </l>
<l>l'altre genti minori ebbe raccolte. </l>
<l>Non saria già più allegro il militare </l>
<l>grido o le turbe intorno a lui più folte </l>
<l>se, vinto l'Oriente e 'l Mezzogiorno, </l>
<l>trionfando n'andasse in carro adorno. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>6 </head>
<l>Così ne va sino al suo albergo, e siede, </l>
<l>in cerchio quivi a i cari amici a canto, </l>
<l>e molto lor risponde e molto chiede </l>
<l>or de la guerra, or del silvestre incanto. </l>
<l>Ma quando ognun partendo agio lor diede, </l>
<l>così gli disse l'Eremita santo: </l>
<l>– Ben gran cose, signor, e lungo corso </l>
<l>(mirabil peregrino) errando hai scorso. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>7 </head>
<l>Quanto devi al gran Re che 'l mondo regge! </l>
<l>Tratto egli t'ha da l'incantate soglie: </l>
<l>ei te smarrito agnel fra le sue gregge </l>
<l>or riconduce e nel suo ovil accoglie, </l>
<l>e per la voce del Buglion t'elegge </l>
<l>secondo essecutor de le sue voglie. </l>
<l>Ma non conviensi già ch'ancor profano </l>
<l>ne' suoi gran magisteri armi la mano, </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>8 </head>
<l>ché sei de la caligine del mondo </l>
<l>e de la carne tu di modo asperso </l>
<l>che 'l Nilo o 'l Gange o l'ocean profondo </l>
<l>non ti potrebbe far candido e terso. </l>
<l>Sol la grazia del Ciel quanto hai d'immondo </l>
<l>può render puro: al Ciel dunque converso, </l>
<l>riverente perdon richiedi e spiega </l>
<l>le tue tacite colpe, e piangi e prega. – </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>9 </head>
<l>Così gli disse; e quel prima in se stesso </l>
<l>pianse i superbi sdegni e i folli amori, </l>
<l>poi chinato a' suoi piè mesto e dimesso </l>
<l>tutti scoprigli i giovenili errori. </l>
<l>Il ministro del Ciel, dopo il concesso </l>
<l>perdono, a lui dicea: – Co' novi albori </l>
<l>ad orar te n'andrai là su quel monte </l>
<l>ch'al raggio matutin volge la fronte. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>10 </head>
<l>Quivi al bosco t'invia, dove cotanti </l>
<l>son fantasmi ingannevoli e bugiardi. </l>
<l>Vincerai (questo so) mostri e giganti, </l>
<l>pur ch'altro folle error non ti ritardi. </l>
<l>Deh! né voce che dolce o pianga o canti, </l>
<l>né beltà che soave o rida o guardi, </l>
<l>con tenere lusinghe i cor ti pieghi, </l>
<l>ma sprezza i finti aspetti e i finti preghi. – </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>11 </head>
<l>Così il consiglia; e 'l cavalier s'appresta, </l>
<l>desiando e sperando, a l'alta impresa. </l>
<l>Passa pensoso il dì, pensosa e mesta </l>
<l>la notte; e pria ch'in ciel sia l'alba accesa, </l>
<l>le belle arme si cinge, e sopravesta </l>
<l>nova ed estrania di color s'ha presa, </l>
<l>e tutto solo e tacito e pedone </l>
<l>lascia i compagni e lascia il padiglione. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>12 </head>
<l>Era ne la stagion ch'anco non cede </l>
<l>libero ogni confin la notte al giorno, </l>
<l>ma l'oriente rosseggiar si vede </l>
<l>ed anco è il ciel d'alcuna stella adorno; </l>
<l>quando ei drizzò vèr l'Oliveto il piede, </l>
<l>con gli occhi alzati contemplando intorno </l>
<l>quinci notturne e quindi mattutine </l>
<l>bellezze incorrottibili e divine. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>13 </head>
<l>Fra se stesso pensava: &lt;&lt;Oh quante belle </l>
<l>luci il tempio celeste in sé raguna! </l>
<l>Ha il suo gran carro il dì, l'aurate stelle </l>
<l>spiega la notte e l'argentata luna; </l>
<l>ma non è chi vagheggi o questa o quelle, </l>
<l>e miriam noi torbida luce e bruna </l>
<l>ch'un girar d'occhi, un balenar di riso, </l>
<l>scopre in breve confin di fragil viso.&gt;&gt; </l>
</lg>

<lg type="ottava">
<head>14 </head>
<l>Così pensando, a le più eccelse cime </l>
<l>ascese; e quivi, inchino e riverente, </l>
<l>alzò il pensier sovra ogni ciel sublime </l>
<l>e le luci fissò ne l'oriente: </l>
<l>– La prima vita e le mie colpe prime </l>
<l>mira con occhio di pietà clemente, </l>
<l>Padre e Signor, e in me tua grazia piovi, </l>
<l>sì che 'l mio vecchio Adam purghi e rinovi. – </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>15 </head>
<l>Così pregava, e gli sorgeva a fronte </l>
<l>fatta già d'auro la vermiglia aurora </l>
<l>che l'elmo e l'arme e intorno a lui del monte </l>
<l>le verdi cime illuminando indora; </l>
<l>e ventillar nel petto e ne la fronte </l>
<l>sentia gli spirti di piacevol òra, </l>
<l>che sovra il capo suo scotea dal grembo </l>
<l>de la bell'alba un rugiadoso nembo. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>16 </head>
<l>La rugiada del ciel su le sue spoglie </l>
<l>cade, che parean cenere al colore, </l>
<l>e sì l'asperge che 'l pallor ne toglie </l>
<l>e induce in esse un lucido candore; </l>
<l>tal rabbellisce le smarrite foglie </l>
<l>a i matutini geli arido fiore, </l>
<l>e tal di vaga gioventù ritorna </l>
<l>lieto il serpente e di novo or s'adorna. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>17 </head>
<l>Il bel candor de la mutata vesta </l>
<l>egli medesmo riguardando ammira, </l>
<l>poscia verso l'antica alta foresta </l>
<l>con secura baldanza i passi gira. </l>
<l>Era là giunto ove i men forti arresta </l>
<l>solo il terror che di sua vista spira; </l>
<l>pur né spiacente a lui né pauroso </l>
<l>il bosco par, ma lietamente ombroso. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>18 </head>

<l>Passa più oltre, e ode un suono intanto </l>
<l>che dolcissimamente si diffonde. </l>
<l>Vi sente d'un ruscello il roco pianto </l>
<l>e 'l sospirar de l'aura infra le fronde </l>
<l>e di musico cigno il flebil canto </l>
<l>e l'usignol che plora e gli risponde, </l>
<l>organi e cetre e voci umane in rime: </l>
<l>tanti e sì fatti suoni un suono esprime. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>19 </head>
<l>Il cavalier, pur come a gli altri aviene, </l>
<l>n'attendeva un gran tuon d'alto spavento, </l>
<l>e v'ode poi di ninfe e di sirene, </l>
<l>d'aure, d'acque, d'augei dolce concento, </l>
<l>onde meravigliando il piè ritiene, </l>
<l>e poi se 'n va tutto sospeso e lento; </l>
<l>e fra via non ritrova altro divieto </l>
<l>che quel d'un fiume trapassante e cheto. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>20 </head>
<l>L'un margo e l'altro del bel fiume, adorno </l>
<l>di vaghezze e d'odori, olezza e ride. </l>
<l>Ei stende tanto il suo girevol corno </l>
<l>che tra 'l suo giro il gran bosco s'asside, </l>
<l>né pur gli fa dolce ghirlanda intorno, </l>
<l>ma un canaletto suo v'entra e 'l divide: </l>
<l>bagna egli il bosco e 'l bosco il fiume adombra </l>
<l>con bel cambio fra lor d'umore e d'ombra. </l>
</lg>

<lg type="ottava">
<head>21 </head>
<l>Mentre mira il guerriero ove si guade, </l>
<l>ecco un ponte mirabile appariva: </l>
<l>un ricco ponte d'or che larghe strade </l>
<l>su gli archi stabilissimi gli offriva. </l>
<l>Passa il dorato varco, e quel giù cade </l>
<l>tosto che 'l piè toccato ha l'altra riva; </l>
<l>e se ne 'l porta in giù l'acqua repente, </l>
<l>l'acqua ch'è d'un bel rio fatta un torrente. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>22 </head>
<l>Ei si rivolge e dilatato il mira </l>
<l>e gonfio assai quasi per nevi sciolte, </l>
<l>che 'n se stesso volubil si raggira </l>
<l>con mille rapidissime rivolte. </l>
<l>Ma pur desio di novitade il tira </l>
<l>a spiar tra le piante antiche e folte, </l>
<l>e 'n quelle solitudini selvagge </l>
<l>sempre a sé nova meraviglia il tragge. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>23 </head>
<l>Dove in passando le vestigia ei posa, </l>
<l>par ch'ivi scaturisca o che germoglie: </l>
<l>là s'apre il giglio e qui spunta la rosa, </l>
<l>qui sorge un fonte, ivi un ruscel si scioglie, </l>
<l>e sovra e intorno a lui la selva annosa </l>
<l>tutta parea ringiovenir le foglie; </l>
<l>s'ammolliscon le scorze e si rinverde </l>
<l>più lietamente in ogni pianta il verde. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>24 </head>
<l>Rugiadosa di manna era ogni fronda, </l>
<l>e distillava de le scorze il mèle, </l>
<l>e di novo s'udia quella gioconda </l>
<l>strana armonia di canto e di querele; </l>
<l>ma il coro uman, ch'a i cigni, a l'aura, a l'onda </l>
<l>facea tenor, non sa dove si cele: </l>
<l>non sa veder chi formi umani accenti </l>
<l>né dove siano i musici stromenti. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>25 </head>
<l>Mentre il riguarda, e fede il pensier nega </l>
<l>a quel che 'l senso gli offeria per vero, </l>
<l>vede un mirto in disparte, e là si piega </l>
<l>ove in gran piazza termina un sentiero. </l>
<l>L'estranio mirto i suoi gran rami spiega, </l>
<l>più del cipresso e de la palma altero, </l>
<l>e sovra tutti gli arbori frondeggia; </l>
<l>ed ivi par del bosco esser la reggia. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>26 </head>
<l>Fermo il guerrier ne la gran piazza, affisa </l>
<l>a maggior novitate allor le ciglia. </l>
<l>Quercia gli appar che per se stessa incisa </l>
<l>apre feconda il cavo ventre e figlia, </l>
<l>e n'esce fuor vestita in strana guisa </l>
<l>ninfa d'età cresciuta (oh meraviglia!); </l>
<l>e vede insieme poi cento altre piante </l>
<l>cento ninfe produr dal sen pregnante. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>27 </head>
<l>Quai le mostra la scena o quai dipinte </l>
<l>tal volta rimiriam dèe boscareccie, </l>
<l>nude le braccia e l'abito succinte, </l>
<l>con bei coturni e con disciolte treccie, </l>
<l>tali in sembianza si vedean le finte </l>
<l>figlie de le selvatiche corteccie; </l>
<l>se non che in vece d'arco o di faretra, </l>
<l>chi tien leuto, e chi viola o cetra. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>28 </head>
<l>E cominciàr costor danze e carole, </l>
<l>e di se stesse una corona ordiro </l>
<l>e cinsero il guerrier, sì come un sòle </l>
<l>esser punto rinchiuso entro il suo giro. </l>
<l>Cinser la pianta ancora, e tai parole </l>
<l>nel dolce canto lor da lui s'udiro: </l>
<l>– Ben caro giungi in queste chiostre amene, </l>
<l>o de la donna nostra amore e spene. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>29 </head>
<l>Giungi aspettato a dar salute a l'egra, </l>
<l>d'amoroso pensiero arsa e ferita. </l>
<l>Questa selva che dianzi era sì negra, </l>
<l>stanza conforme a la dolente vita, </l>
<l>vedi che tutta al tuo venir s'allegra </l>
<l>e 'n più leggiadre forme è rivestita. – </l>
<l>Tale era il canto; e poi dal mirto uscia </l>
<l>un dolcissimo tuono, e quel s'apria. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>30 </head>
<l>Già ne l'aprir d'un rustico sileno </l>
<l>meraviglie vedea l'antica etade, </l>
<l>ma quel gran mirto da l'aperto seno </l>
<l>imagini mostrò più belle e rade: </l>
<l>donna mostrò ch'assomigliava a pieno </l>
<l>nel falso aspetto angelica beltade. </l>
<l>Rinaldo guata, e di veder gli è aviso </l>
<l>le sembianze d'Armida e il dolce viso. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>31 </head>
<l>Quella lui mira in un lieta e dolente: </l>
<l>mille affetti in un guardo appaion misti. </l>
<l>Poi dice: – Io pur ti veggio, e finalmente </l>
<l>pur ritorni a colei da chi fuggisti. </l>
<l>A che ne vieni? a consolar presente </l>
<l>le mie vedove notti e i giorni tristi? </l>
<l>o vieni a mover guerra, a discacciarme, </l>
<l>che mi celi il bel volto e mostri l'arme? </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>32 </head>
<l>giungi amante o nemico? Il ricco ponte </l>
<l>io già non preparava ad uom nemico, </l>
<l>né gli apriva i ruscelli, i fior, la fonte, </l>
<l>sgombrando i dumi e ciò ch'a' passi è intrico. </l>
<l>Togli questo elmo omai, scopri la fronte </l>
<l>e gli occhi a gli occhi miei, s'arrivi amico; </l>
<l>giungi i labri a le labra, il seno al seno, </l>
<l>porgi la destra a la mia destra almeno. – </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>33 </head>
<l>Seguia parlando, e in bei pietosi giri </l>
<l>volgeva i lumi e scoloria i sembianti, </l>
<l>falseggiando i dolcissimi sospiri </l>
<l>e i soavi singulti e i vaghi pianti, </l>
<l>tal che incauta pietade a quei martìri </l>
<l>intenerir potea gli aspri diamanti; </l>
<l>ma il cavaliero, accorto sì, non crudo, </l>
<l>più non v'attende, e stringe il ferro ignudo. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>34 </head>
<l>Vassene al mirto; allor colei s'abbraccia </l>
<l>al caro tronco, e s'interpone e grida: </l>
<l>– Ah non sarà mai ver che tu mi faccia </l>
<l>oltraggio tal, che l'arbor mio recida! </l>
<l>Deponi il ferro, o dispietato, o il caccia </l>
<l>pria ne le vene a l'infelice Armida: </l>
<l>per questo sen, per questo cor la spada </l>
<l>solo al bel mirto mio trovar può strada. – </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>35 </head>
<l>Egli alza il ferro, e 'l suo pregar non cura; </l>
<l>ma colei si trasmuta (oh novi mostri!) </l>
<l>sì come avien che d'una altra figura, </l>
<l>trasformando repente, il sogno mostri. </l>
<l>Così ingrossò le membra, e tornò oscura </l>
<l>la faccia e vi sparìr gli avori e gli ostri; </l>
<l>crebbe in gigante altissimo, e si feo </l>
<l>con cento armate braccia un Briareo. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>36 </head>
<l>Cinquanta spade impugna e con cinquanta </l>
<l>scudi risuona, e minacciando freme. </l>
<l>Ogn'altra ninfa ancor d'arme s'ammanta, </l>
<l>fatta un ciclope orrendo; ed ei non teme: </l>
<l>raddoppia i colpi a la difesa pianta </l>
<l>che pur, come animata, a i colpi geme. </l>
<l>Sembran de l'aria i campi i campi stigi, </l>
<l>tanti appaion in lor mostri e prodigi. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>37 </head>
<l>Sopra il turbato ciel, sotto la terra </l>
<l>tuona: e fulmina quello, e trema questa; </l>
<l>vengono i venti e le procelle in guerra, </l>
<l>e gli soffiano al volto aspra tempesta. </l>
<l>Ma pur mai colpo il cavalier non erra, </l>
<l>né per tanto furor punto s'arresta; </l>
<l>tronca la noce: è noce, e mirto parve. </l>
<l>Qui l'incanto fornì, sparìr le larve. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>38 </head>
<l>Tornò sereno il cielo e l'aura cheta, </l>
<l>tornò la selva al natural suo stato: </l>
<l>non d'incanti terribile né lieta, </l>
<l>piena d'orror ma de l'orror innato. </l>
<l>Ritenta il vincitor s'altro più vieta </l>
<l>ch'esser non possa il bosco omai troncato; </l>
<l>poscia sorride, e fra sé dice: &lt;&lt;Oh vane </l>
<l>sembianze! e folle chi per voi rimane!&gt;&gt; </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>39 </head>
<l>Quinci s'invia verso le tende, e intanto </l>
<l>colà gridava il solitario Piero: </l>
<l>– Già vinto è de la selva il fero incanto, </l>
<l>già se 'n ritorna il vincitor guerriero: </l>
<l>vedilo. – Ed ei da lunge in bianco manto </l>
<l>comparia venerabile e severo, </l>
<l>e de l'aquila sua l'argentee piume </l>
<l>splendeano al sol d'inusitato lume. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>40 </head>
<l>Ei dal campo gioioso alto saluto </l>
<l>ha con sonoro replicar di gridi; </l>
<l>e poi con lieto onore è ricevuto </l>
<l>dal pio Buglione, e non è chi l'invìdi. </l>
<l>Disse al duce il guerriero: – A quel temuto </l>
<l>bosco n'andai, come imponesti e 'l vidi: </l>
<l>vidi, e vinsi gli incanti; or vadan pure </l>
<l>le genti là, ché son le vie secure. – </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>41 </head>
<l>Vassi a l'antica selva, e quindi è tolta </l>
<l>materia tal qual buon giudicio elesse; </l>
<l>e bench'oscuro fabro arte non molta </l>
<l>por ne le prime machine sapesse, </l>
<l>pur artefice illustre a questa volta </l>
<l>è colui ch'a le travi i vinchi intesse: </l>
<l>Guglielmo, il duce ligure, che pria </l>
<l>signor del mare corseggiar solia; </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>42 </head>
<l>poi sforzato a ritrarsi ei cesse i regni </l>
<l>al gran naviglio saracin de' mari, </l>
<l>ed ora al campo conducea da i legni </l>
<l>e le maritime arme e i marinari; </l>
<l>ed era questi infra i più industri ingegni </l>
<l>ne' mecanici ordigni uom senza pari, </l>
<l>e cento seco avea fabri minori, </l>
<l>di ciò ch'egli disegna essecutori. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>43 </head>
<l>Costui non solo incominciò a comporre </l>
<l>catapulte, balliste ed arieti, </l>
<l>onde a le mura le difese tòrre </l>
<l>possa e spezzar le sode alte pareti; </l>
<l>ma fece opra maggior: mirabil torre </l>
<l>ch'entro di pin tessuta era e d'abeti, </l>
<l>e ne le cuioia avolto ha quel di fuore </l>
<l>per ischermirsi da lanciato ardore. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>44 </head>
<l>Si commette la mole e ricompone </l>
<l>con sottili giunture in un congiunta, </l>
<l>e la trave che testa ha di montone </l>
<l>da l'ime parti sue cozzando spunta; </l>
<l>lancia dal mezzo un ponte, e spesso il pone </l>
<l>su l'opposta muraglia a prima giunta, </l>
<l>e fuor da lei su per la cima n'esce </l>
<l>torre minor ch'in suso è spinta e cresce. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>45 </head>

<l>Per le facili vie destra, e corrente </l>
<l>sovra ben cento sue volubil rote, </l>
<l>gravida d'arme e gravida di gente, </l>
<l>senza molta fatica ella gir pote. </l>
<l>Stanno le schiere in rimirando intente </l>
<l>la prestezza de' fabri e l'arti ignote, </l>
<l>e due torri in quel punto anco son fatte </l>
<l>de la prima ad imagine ritratte. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>46 </head>
<l>Ma non eran fra tanto a i saracini </l>
<l>l'opre ch'ivi si fean del tutto ascoste, </l>
<l>perché ne l'alte mura a i più vicini </l>
<l>lochi le guardie ad ispiar son poste. </l>
<l>Questi gran salmerie d'orni e di pini </l>
<l>vedean dal bosco esser condotte a l'oste, </l>
<l>e machine vedean; ma non a pieno </l>
<l>riconoscer la forma indi potieno. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>47 </head>
<l>Fan lor machine anch'essi e con molt'arte </l>
<l>rinforzano le torri e la muraglia, </l>
<l>e l'alzaron così da quella parte </l>
<l>ov'è men atta a sostener battaglia, </l>
<l>ch'a lor credenza omai sforzo di Marte </l>
<l>esser non può ch'ad espugnarla vaglia; </l>
<l>ma sovra ogni difesa Ismen prepara </l>
<l>copia di fochi inusitata e rara. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>48 </head>
<l>Mesce il mago fellon zolfi e bitume, </l>
<l>che dal lago di Sodoma ha raccolto; </l>
<l>e fu, credo, in inferno, e dal gran fiume </l>
<l>che nove volte il cerchia anco n'ha tolto. </l>
<l>Così fa che quel foco e puta e fume, </l>
<l>e che s'aventi fiammeggiando al volto. </l>
<l>E ben co' feri incendi egli s'avisa </l>
<l>di vendicar la cara selva incisa. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>49 </head>
<l>Mentre il campo a l'assalto e la cittade </l>
<l>s'apparecchia in tal modo a le difese, </l>
<l>una colomba per l'aeree strade </l>
<l>vista è passar sovra lo stuol francese, </l>
<l>che non dimena i presti vanni e rade </l>
<l>quelle liquide vie con l'ali tese; </l>
<l>e già la messaggiera peregrina </l>
<l>da l'alte nubi a la città s'inchina, </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>50 </head>
<l>quando di non so d'onde esce un falcone </l>
<l>d'adunco rostro armato e di grand'ugna </l>
<l>che fra 'l campo e le mura a lei s'oppone. </l>
<l>Non aspetta ella del crudel la pugna; </l>
<l>quegli, d'alto volando, al padiglione </l>
<l>maggior l'incalza e par ch'omai l'aggiugna, </l>
<l>ed al tenero capo il piede ha sovra: </l>
<l>essa nel grembo al pio Buglion ricovra. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>51 </head>
<l>La raccoglie Goffredo, e la difende; </l>
<l>poi scorge, in lei guardando, estrania cosa, </l>
<l>ché dal colle ad un filo avinta pende </l>
<l>rinchiusa carta, e sotto un'ala ascosa. </l>
<l>La disserra e dispiega, e bene intende </l>
<l>quella ch'in sé contien non lunga prosa: </l>
<l>&lt;&lt;Al signor di Giudea&gt;&gt; dice lo scritto </l>
<l>&lt;&lt;invia salute il capitan d'Egitto. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>52 </head>
<l>Non sbigottir, signor: resisti e dura </l>
<l>insino al quarto o insino al giorno quinto, </l>
<l>ch'io vengo a liberar coteste mura, </l>
<l>e vedrai tosto il tuo nemico vinto.&gt;&gt; </l>
<l>Questo il secreto fu che la scrittura </l>
<l>in barbariche note avea distinto </l>
<l>dato in custodia al portator volante, </l>
<l>ché tai messi in quel tempo usò il Levante. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>53 </head>
<l>Libera il prence la colomba; e quella, </l>
<l>che de' secreti fu rivelatrice, </l>
<l>come esser creda al suo signor rubella, </l>
<l>non ardì più tornar nunzia infelice. </l>
<l>Ma il sopran duce i minor duci appella, </l>
<l>e lor mostra la carta e così dice: </l>
<l>– Vedete come il tutto a noi riveli </l>
<l>la providenza del Signor de' cieli. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>54 </head>
<l>Già più da ritardar tempo non parmi: </l>
<l>nova spianata or cominciar potrassi, </l>
<l>e fatica e sudor non si risparmi </l>
<l>per superar d'inverso l'Austro i sassi. </l>
<l>Duro fia sì far colà strada a l'armi, </l>
<l>pur far si può: notato ho il loco e i passi. </l>
<l>E ben quel muro che assecura il sito, </l>
<l>d'arme e d'opre men deve esser munito. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>55 </head>
<l>Tu, Raimondo, vogl'io che da quel lato </l>
<l>con le machine tue le mura offenda, </l>
<l>vuo' che de l'arme mie l'alto apparato </l>
<l>contra la porta Aquilonar si stenda </l>
<l>sì che il nemico il vegga ed ingannato </l>
<l>indi il maggior impeto nostro attenda; </l>
<l>poi la gran torre mia, ch'agevol move, </l>
<l>trascorra alquanto e porti guerra altrove. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>56 </head>
<l>Tu drizzarai, Camillo, al tempo stesso </l>
<l>non lontana da me la terza torre. – </l>
<l>Tacque; e Raimondo, che gli siede appresso </l>
<l>e che, parlando lui, fra sé discorre, </l>
<l>disse: – Al consiglio da Goffredo espresso </l>
<l>nulla giunger si pote e nulla tòrre. </l>
<l>Lodo solo, oltra ciò, ch'alcun s'invii </l>
<l>nel campo ostil ch'i suoi secreti spii, </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>57 </head>
<l>e ne ridica il numero e 'l pensiero, </l>
<l>quanto raccòr potrà, certo e verace. – </l>
<l>Sogiunge allor Tancredi: – Ho un mio scudiero </l>
<l>che a questo uffizio di propor mi piace: </l>
<l>uom pronto e destro e sovra i piè leggiero, </l>
<l>audace sì, ma cautamente audace, </l>
<l>che parla in molte lingue, e varia il noto </l>
<l>suon de la voce e 'l portamento e 'l moto. – </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>58 </head>
<l>Venne colui, chiamato; e poi ch'intese </l>
<l>ciò che Goffredo e 'l suo signor desia, </l>
<l>alzò ridendo il volto ed intraprese </l>
<l>la cura e disse: – Or or mi pongo in via. </l>
<l>Tosto sarò dove quel campo tese </l>
<l>le tende avrà, non conosciuta spia; </l>
<l>vuo' penetrar di mezzodì nel vallo, </l>
<l>e numerarvi ogn'uomo, ogni cavallo. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>59 </head>
<l>Quanta e qual sia quell'oste, e ciò che pensi </l>
<l>il duce loro, a voi ridir prometto: </l>
<l>vantomi in lui scoprir gli intimi sensi </l>
<l>e i secreti pensier trargli del petto. – </l>
<l>Così parla Vafrino e non trattiensi, </l>
<l>ma cangia in lungo manto il suo farsetto, </l>
<l>e mostra fa del nudo collo, e prende </l>
<l>d'intorno al capo attorcigliate bende; </l>
</lg>
<lg type="ottava">

<head>60 </head>
<l>la faretra s'adatta e l'arco siro, </l>
<l>e barbarico sembra ogni suo gesto. </l>
<l>Stupiron quei che favellar l'udiro </l>
<l>ed in diverse lingue esser sì presto </l>
<l>ch'egizio in Menfi o pur fenice in Tiro </l>
<l>l'avria creduto e quel popolo e questo. </l>
<l>Egli se 'n va sovra un destrier ch'a pena </l>
<l>segna nel corso la più molle arena. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>61 </head>
<l>Ma i Franchi, pria che 'l terzo dì sia giunto, </l>
<l>appianaron le vie scoscese e rotte, </l>
<l>e fornìr gli instromenti anco in quel punto, </l>
<l>ché non fur le fatiche unqua interrotte; </l>
<l>anzi a l'opre de' giorni avean congiunto, </l>
<l>togliendola al riposo, anco la notte, </l>
<l>né cosa è più che ritardar li possa </l>
<l>dal far l'estremo omai d'ogni lor possa. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>62 </head>
<l>Del dì cui de l'assalto il dì successe, </l>
<l>gran parte orando il pio Buglion dispensa; </l>
<l>e impon ch'ogn'altro i falli suoi confesse </l>
<l>e pasca il pan de l'alme a la gran mensa. </l>
<l>Machine ed arme poscia ivi più spesse </l>
<l>dimostra ove adoprarle egli men pensa; </l>
<l>e 'l deluso pagan si riconforta, </l>
<l>ch'oppor le vede a la munita porta. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>63 </head>
<l>Co 'l buio de la notte è poi la vasta </l>
<l>agil machina sua colà traslata </l>
<l>ove è men curvo il muro e men contrasta, </l>
<l>ch'angulosa non fa parte e piegata. </l>
<l>E d'in su 'l colle a la città sovrasta </l>
<l>Raimondo ancor con la sua torre armata, </l>
<l>la sua Camillo a quel lato avicina </l>
<l>che dal Borea a l'occaso alquanto inchina. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>64 </head>
<l>Ma come furo in oriente apparsi </l>
<l>i matutini messaggier del sole, </l>
<l>s'avidero i pagani (e ben turbàrsi) </l>
<l>che la torre non è dove esser sòle; </l>
<l>e miràr quinci e quindi anco inalzarsi </l>
<l>non più veduta una ed un'altra mole, </l>
<l>e in numero infinito anco son viste </l>
<l>catapulte, monton, gatti e balliste. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>65 </head>
<l>Non è la turba de' pagan già lenta </l>
<l>a trasportarne là molte difese </l>
<l>ove il Buglion le machine appresenta, </l>
<l>da quella parte ove primier l'attese. </l>
<l>Ma il capitan, ch'a tergo aver rammenta </l>
<l>l'oste d'Egitto, ha quelle vie già prese; </l>
<l>e Guelfo e i due Roberti a sé chiamati: </l>
<l>– State – dice – a cavallo in sella armati </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>66 </head>
<l>e procurate voi che, mentre ascendo </l>
<l>colà dove quel muro appar men forte, </l>
<l>schiera non sia che sùbita venendo </l>
<l>s'atterghi a gli occupati e guerra porte. – </l>
<l>Tacque, e già da tre lati assalto orrendo </l>
<l>movon le tre sì valorose scorte; </l>
<l>e da tre lati ha il re sue genti opposte, </l>
<l>che riprese quel dì l'arme deposte. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>67 </head>
<l>Egli medesmo al corpo omai tremante </l>
<l>per gli anni, e grave del suo proprio pondo, </l>
<l>l'arme, che disusò gran tempo inante, </l>
<l>circonda, e se ne va contra Raimondo. </l>
<l>Solimano a Goffredo e 'l fero Argante </l>
<l>al buon Camillo oppon, che di Beoemondo </l>
<l>seco ha il nipote; e lui fortuna or guida, </l>
<l>perché 'l nemico a sé dovuto uccida. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>68 </head>
<l>Incominciaro a saettar gli arcieri </l>
<l>infette di veneno arme mortali, </l>
<l>ed adombrato il ciel par che s'anneri </l>
<l>sotto un immenso nuvolo di strali. </l>
<l>Ma con forza maggior colpi più feri </l>
<l>ne venian da le machine murali: </l>
<l>indi gran palle uscian marmoree e gravi, </l>
<l>e con punta d'acciar ferrate travi. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>69 </head>
<l>Par fulmine ogni sasso, e così trita </l>
<l>l'armatura e le membra a chi n'è colto, </l>
<l>che gli toglie non pur l'alma e la vita, </l>
<l>ma la forma del corpo anco e del volto. </l>
<l>Non si ferma la lancia a la ferita; </l>
<l>dopo il colpo, del corso avanza molto: </l>
<l>entra da un lato e fuor per l'altro passa </l>
<l>fuggendo, e nel fuggir la morte lassa. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>70 </head>
<l>Ma non togliea però da la difesa </l>
<l>tanto furor le saracine genti: </l>
<l>contra quelle percosse avean già tesa </l>
<l>pieghevol tela e cose altre cedenti; </l>
<l>l'impeto, che 'n lor cade, ivi contesa </l>
<l>non trova, e vien che vi si fiacchi e lenti; </l>
<l>essi, ove miran più la calca esposta, </l>
<l>fan con l'arme volanti aspra risposta. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>71 </head>
<l>Con tutto ciò d'andarne oltre non cessa </l>
<l>l'assalitor, che tripartito move; </l>
<l>e chi va sotto gatti, ove la spessa </l>
<l>gragnuola di saette indarno piove, </l>
<l>e chi le torri a l'alto muro appressa </l>
<l>che da sé loro a suo poter rimove: </l>
<l>tenta ogni torre omai lanciare il ponte, </l>
<l>cozza il monton con la ferrata fronte. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>72 </head>
<l>Rinaldo intanto irresoluto bada, </l>
<l>ché quel rischio di sé degno non era, </l>
<l>e stima onor plebeo quand'egli vada </l>
<l>per le comuni vie co 'l vulgo in schiera. </l>
<l>E volge intorno gli occhi, e quella strada </l>
<l>sol gli piace tentar ch'altri dispera. </l>
<l>Là dove il muro più munito ed alto </l>
<l>in pace stassi, ei vuol portar assalto. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>73 </head>
<l>E volgendosi a quegli, i quai già furo </l>

<l>guidati da Dudon, guerrier famosi: </l>
<l>– Oh vergogna, – dicea – che là quel muro </l>
<l>fra cotant'arme in pace or si riposi! </l>
<l>Ogni rischio al valor sempre è securo, </l>
<l>tutte le vie son piane a gli animosi: </l>
<l>moviam là guerra, e contra a i colpi crudi </l>
<l>facciam densa testugine di scudi. – </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>74 </head>
<l>Giunsersi tutti seco a questo detto; </l>
<l>tutti gli scudi alzàr sovra la testa, </l>
<l>e gli uniron così che ferreo tetto </l>
<l>facean contra l'orribile tempesta. </l>
<l>Sotto il coperchio il fero stuol ristretto </l>
<l>va di gran corso, e nulla il corso arresta, </l>
<l>ché la soda testugine sostiene </l>
<l>ciò che di ruinoso in giù ne viene. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>75 </head>
<l>Son già sotto le mura: allor Rinaldo </l>
<l>scala drizzò di cento gradi e cento, </l>
<l>e lei con braccio maneggiò sì saldo </l>
<l>ch'agile è men picciola canna al vento. </l>
<l>Or lancia o trave, or gran colonna o spaldo </l>
<l>d'alto discende: ei non va su più lento; </l>
<l>ma, intrepido ed invitto ad ogni scossa, </l>
<l>sprezzaria, se cadesse, Olimpo ed Ossa. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>76 </head>
<l>Una selva di strali e di ruine </l>
<l>sostien su 'l dosso, e su lo scudo un monte: </l>
<l>scote una man le mura a sé vicine, </l>
<l>l'altra sospesa in guardia è de la fronte. </l>
<l>L'essempio a l'opre ardite e pellegrine </l>
<l>spinge i compagni: ei non è sol che monte, </l>
<l>che molti appoggian seco eccelse scale; </l>
<l>ma 'l valore e la sorte è diseguale. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>77 </head>
<l>More alcuno, altri cade: egli sublime </l>
<l>poggia, e questi conforta e quei minaccia; </l>
<l>tanto è già in su che le merlate cime </l>
<l>pote afferrar con le distese braccia. </l>
<l>Gran gente allor vi trae; l'urta, il reprime, </l>
<l>cerca precipitarlo, e pur no 'l caccia. </l>
<l>Mirabil vista! a un grande e fermo stuolo </l>
<l>resister può, sospeso in aria, un solo. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>78 </head>
<l>E resiste e s'avanza e si rinforza; </l>
<l>e come palma suol cui pondo aggreva, </l>
<l>suo valor combattuto ha maggior forza </l>
<l>e ne la oppression più si solleva. </l>
<l>E vince alfin tutti i nemici, e sforza </l>
<l>l'aste e gli intoppi che d'incontro aveva; </l>
<l>e sale il muro e 'l signoreggia, e 'l rende </l>
<l>sgombro e securo a chi diretro ascende. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>79 </head>
<l>Ed egli stesso a l'ultimo germano </l>
<l>del pio Buglion, ch'è di cadere in forse, </l>
<l>stesa la vincitrice amica mano, </l>
<l>di salirne secondo aita porse. </l>
<l>Fra tanto erano altrove al capitano </l>
<l>varie fortune e perigliose occorse; </l>
<l>ch'ivi non pur fra gli uomini si pugna, </l>
<l>ma le machine insieme anco fan pugna. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>80 </head>
<l>Su 'l muro aveano i Siri un tronco alzato </l>
<l>ch'antenna un tempo esser solea di nave, </l>
<l>e sovra lui co 'l capo aspro e ferrato </l>
<l>per traverso sospesa è grossa trave; </l>
<l>e indietro quel da canapi tirato, </l>
<l>poi torna inanti impetuoso e grave: </l>
<l>talor rientra nel suo guscio, ed ora </l>
<l>la testugin rimanda il collo fora. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>81 </head>
<l>Urtò la trave immensa, e così dure </l>
<l>ne la torre addoppiò le sue percosse </l>
<l>che le ben teste in lei salde giunture </l>
<l>lentando aperse, e la respinse e scosse. </l>
<l>La torre a quel bisogno armi secure </l>
<l>avea già in punto, e due gran falci mosse </l>
<l>ch'aventate con arte incontra al legno </l>
<l>quelle funi tagliàr ch'eran sostegno. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>82 </head>
<l>Qual gran sasso talor, ch'o la vecchiezza </l>
<l>solve da un monte o svelle ira de' venti, </l>
<l>ruinoso dirupa, e porta e spezza </l>
<l>le selve e con le case anco gli armenti, </l>
<l>tal giù traea da la sublime altezza </l>
<l>l'orribil trave e merli ed arme e genti; </l>
<l>diè la torre a quel moto uno e due crolli, </l>
<l>tremàr le mura e rimbombaro i colli. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>83 </head>
<l>Passa il Buglion vittorioso inanti </l>
<l>e già le mura d'occupar si crede, </l>
<l>ma fiamme allora fetide e fumanti </l>
<l>lanciarsi incontra immantinente ei vede; </l>
<l>né dal sulfureo sen fochi mai tanti </l>
<l>il cavernoso Mongibel fuor diede, </l>
<l>né mai cotanti ne gli estivi ardori </l>
<l>piovve l'indico ciel caldi vapori. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>84 </head>
<l>Qui vasi e cerchi ed aste ardenti sono, </l>
<l>qual fiamma nera e qual sanguigna splende. </l>
<l>L'odore appuzza, assorda il bombo e 'l tuono </l>
<l>accieca il fumo, il foco arde e s'apprende. </l>
<l>L'umido cuoio alfin saria mal buono </l>
<l>schermo a la torre, a pena or la difende. </l>
<l>Già suda e si rincrespa; e se più tarda </l>
<l>il soccorso del Ciel, conven pur ch'arda. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>85 </head>
<l>Il magnanimo duce inanzi a tutti </l>
<l>stassi, e non muta né color né loco; </l>
<l>e quei conforta che su i cuoi asciutti </l>
<l>versan l'onde apprestate incontra al foco. </l>
<l>In tale stato eran costor ridutti, </l>
<l>e già de l'acque rimanea lor poco, </l>
<l>quando ecco un vento, ch'improviso spira, </l>
<l>contra gli autori suoi l'incendio gira. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>86 </head>
<l>Vien contra al foco il turbo; e indietro vòlto </l>
<l>il foco ove i pagan le tele alzàro, </l>
<l>quella molle materia in sé raccolto </l>
<l>l'ha immantinente, e n'arde ogni riparo. </l>
<l>Oh glorioso capitano! oh molto </l>
<l>dal gran Dio custodito, al gran Dio caro! </l>
<l>A te guerreggia il Cielo; ed ubidenti </l>
<l>vengon, chiamati a suon di trombe, i venti. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>87 </head>
<l>Ma l'empio Ismen, che le sulfuree faci </l>
<l>vide da Borea incontra sé converse, </l>
<l>ritentar volle l'arti sue fallaci </l>
<l>per sforzar la natura e l'aure averse, </l>
<l>e fra due maghe, che di lui seguaci </l>
<l>si fèr, su 'l muro a gli occhi altrui s'offerse; </l>
<l>e torvo e nero e squallido e barbuto </l>
<l>fra due furie parea Caronte o Pluto. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>88 </head>
<l>Già il mormorar s'udia de le parole </l>
<l>di cui teme Cocito e Flegetonte, </l>
<l>già si vedea l'aria turbar e 'l sole </l>
<l>cinger d'oscuri nuvoli la fronte, </l>
<l>quando aventato fu da l'alta mole </l>
<l>un gran sasso, che fu parte d'un monte; </l>
<l>e tra lor colse sì ch'una percossa </l>
<l>sparse di tutti insieme il sangue e l'ossa. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>89 </head>
<l>In pezzi minutissimi e sanguigni </l>
<l>si disperser così l'inique teste, </l>
<l>che di sotto a i pesanti aspri macigni </l>
<l>soglion poco le biade uscir più peste. </l>
<l>Lasciàr gemendo i tre spirti maligni </l>
<l>l'aria serena e 'l bel raggio celeste, </l>

<l>e se 'n fuggìr tra l'ombre empie infernali. </l>
<l>Apprendete pietà quinci, o mortali. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>90 </head>
<l>In questo mezzo, a la città la torre, </l>
<l>cui da l'incendio il turbine assecura, </l>
<l>s'avicina così che può ben porre </l>
<l>e fermare il suo ponte in su le mura; </l>
<l>ma Solimano intrepido v'accorre, </l>
<l>e 'l passo angusto di tagliar procura, </l>
<l>e doppia i colpi: e ben l'avria reciso; </l>
<l>ma un'altra torre apparse a l'improviso. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>91 </head>
<l>La gran mole crescente oltra i confini </l>
<l>de' più alti edifici in aria passa. </l>
<l>Attoniti a quel mostro i saracini </l>
<l>restàr, vedendo la città più bassa. </l>
<l>Ma il fero turco, ancor ch'in lui ruini </l>
<l>di pietre un nembo, il loco suo non lassa; </l>
<l>né di tagliar il ponte anco diffida, </l>
<l>e gli altri che temean rincora e sgrida. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>92 </head>
<l>S'offerse a gli occhi di Goffredo allora, </l>
<l>invisibile altrui, l'agnol Michele </l>
<l>cinto d'armi celesti; e vinto fòra </l>
<l>il sol da lui, cui nulla nube vele. </l>
<l>– Ecco, – disse – Goffredo, è giunta l'ora </l>
<l>ch'esca Siòn di servitù crudele. </l>
<l>Non chinar, non chinar gli occhi smarriti; </l>
<l>mira con quante forze il Ciel t'aiti. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>93 </head>
<l>Drizza pur gli occhi a riguardar l'immenso </l>
<l>essercito immortal ch'è in aria accolto, </l>
<l>ch'io dinanzi torrotti il nuvol denso </l>
<l>di vostra umanità, ch'intorno avolto </l>
<l>adombrando t'appanna il mortal senso, </l>
<l>sì che vedrai gli ingudi spirti in volto; </l>
<l>e sostener per breve spazio i rai </l>
<l>de l'angeliche forme anco potrai. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>94 </head>
<l>Mira di quei che fur campion di Cristo </l>
<l>l'anime fatte in Cielo or cittadine, </l>
<l>che pugnan teco e di sì alto acquisto </l>
<l>si trovan teco al glorioso fine. </l>
<l>Là 've ondeggiar la polve e 'l fumo misto </l>
<l>vedi e di rotte moli alte ruine, </l>
<l>tra quella folta nebbia Ugon combatte </l>

<l>e de le torri i fondamenti abbatte. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>95 </head>
<l>Ecco poi là Dudon, che l'alta porta </l>
<l>Aquilonar con ferro e fiamma assale: </l>
<l>ministra l'arme a i combattenti, essorta </l>
<l>ch'altri su monti, e drizza e tien le scale. </l>
<l>Quel ch'è su 'l colle, e 'l sacro abito porta </l>
<l>e la corona a i crin sacerdotale, </l>
<l>è il pastore Ademaro, alma felice: </l>
<l>vedi ch'ancor vi segna e benedice. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>96 </head>
<l>Leva più in su l'ardite luci, e tutta </l>
<l>la grande oste del ciel congiunta guata. – </l>
<l>Egli alzò il guardo, e vide in un ridutta </l>
<l>milizia innumerabile ed alata. </l>
<l>Tre folte squadre, ed ogni squadra instrutta </l>
<l>in tre ordini gira e si dilata; </l>
<l>ma si dilata più quanto più in fòri </l>
<l>i cerchi son: son gli intimi e i minori. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>97 </head>
<l>Qui chinò vinti i lumi e gli alzò poi, </l>
<l>né lo spettacol grande ei più rivide; </l>
<l>ma riguardando d'ogni parte i suoi, </l>
<l>scorge che a tutti la vittoria arride. </l>
<l>Molti dietro a Rinaldo illustri eroi </l>
<l>saliano; ei già salito i Siri uccide. </l>
<l>Il capitan, che più indugiar si sdegna, </l>
<l>toglie di mano al fido alfier l'insegna, </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>98 </head>
<l>e passa primo il ponte, ed impedita </l>
<l>gli è a mezzo il corso dal Soldan la via. </l>
<l>Un picciol ponte è campo ad infinita </l>
<l>virtù, ch'in pochi colpi ivi apparia. </l>
<l>Grida il fer Solimano: – A l'altrui vita </l>
<l>dono e consacro io qui la vita mia. </l>
<l>Tagliate, amici, a le mie spalle or questo </l>
<l>ponte, ché qui non facil preda i' resto. – </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>99 </head>
<l>Ma venirne Rinaldo in volto orrendo </l>
<l>e fuggirne ciascun vedea lontano: </l>
<l>– Or che farò? se qui la vita spendo, </l>
<l>la spando – disse – e la disperdo invano. – </l>
<l>E, in sé nove difese anco volgendo, </l>
<l>cedea libero il passo al capitano, </l>
<l>che minacciando il segue e de la santa </l>
<l>Croce il vessillo in su le mura pianta. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>100 </head>
<l>La vincitrice insegna in mille giri </l>
<l>alteramente si rivolge intorno; </l>
<l>e par che in lei più riverente spiri </l>
<l>l'aura, e che splenda in lei più chiaro il giorno; </l>
<l>ch'ogni dardo, ogni stral ch'in lei si tiri, </l>
<l>o la declini, o faccia indi ritorno: </l>
<l>par che Siòn, par che l'opposto monte </l>
<l>lieto l'adori, e inchini a lei la fronte. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>101 </head>
<l>Allor tutte le squadre il grido alzaro </l>
<l>de la vittoria altissimo e festante, </l>
<l>e risonaro i monti e replicaro </l>
<l>gli ultimi accenti; e quasi in quello istante </l>
<l>ruppe e vinse Tancredi ogni riparo </l>
<l>che gli aveva a l'incontro opposto Argante, </l>
<l>e lanciando il suo ponte anch'ei veloce </l>
<l>passò nel muro e v'inalzò la Croce. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>102 </head>
<l>Ma verso il mezzogiorno, ove il canuto </l>
<l>Raimondo pugna e 'l palestin tiranno, </l>
<l>i guerrier di Guascogna anco potuto </l>
<l>giunger la torre a la città non hanno, </l>
<l>ché 'l nerbo de le genti ha il re in aiuto </l>
<l>ed ostinati a la difesa stanno; </l>
<l>e se ben quivi il muro era men fermo, </l>
<l>di machine v'avea maggior lo schermo. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>103 </head>
<l>Oltra che men ch'altrove in questo canto </l>
<l>la gran mole il sentier trovò spedito, </l>
<l>né tanto arte poté che pur alquanto </l>
<l>di sua natura non ritegna il sito. </l>
<l>Fu l'alto segno di vittoria intanto </l>
<l>da i difensori e da i Guasconi udito, </l>
<l>ed avisò il tiranno e 'l tolosano </l>
<l>che la città già presa è verso il piano, </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>104 </head>
<l>Onde Raimondo a i suoi: – Da l'altra parte, – </l>
<l>grida – o compagni, è la città già presa. </l>
<l>Vinta ancor ne resiste? or soli a parte </l>
<l>non sarem noi di sì onorata presa? – </l>
<l>Ma il re cedendo alfin di là si parte </l>
<l>perch'ivi disperata è la difesa, </l>
<l>e se 'n rifugge in loco forte ed alto </l>
<l>ove egli spera sostener l'assalto. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>105 </head>
<l>Entra allor vincitore il campo tutto </l>
<l>per le mura non sol, ma per le porte; </l>
<l>ch'è già aperto, abbattuto, arso e destrutto </l>
<l>ciò che lor s'opponea rinchiuso e forte. </l>
<l>Spazia l'ira del ferro; e va co 'l lutto </l>
<l>e con l'orror, compagni suoi, la morte. </l>
<l>Ristagna il sangue in gorghi, e corre in rivi </l>
<l>pieni di corpi estinti e di mal vivi. </l>
</lg>
</div1>
<div1 type="canto">
<head rend="sc">CANTO DICIANNOVESIMO</head>
<lg type="ottava">
<head>1 </head>
<l>Già la morte o il consiglio o la paura </l>
<l>da le difese ogni pagano ha tolto, </l>
<l>e sol non s'è da l'espugnate mura </l>
<l>il pertinace Argante anco rivolto. </l>
<l>Mostra ei la faccia intrepida e secura </l>
<l>e pugna pur fra gli inimici avolto, </l>
<l>più che morir temendo esser respinto; </l>
<l>e vuol morendo anco parer non vinto. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>2 </head>
<l>Ma sovra ogn'altro feritore infesto </l>
<l>sovragiunge Tancredi e lui percote. </l>
<l>Ben è il circasso a riconoscer presto </l>
<l>al portamento, a gli atti, a l'arme note, </l>
<l>lui che pugnò già seco, e 'l giorno sesto </l>
<l>tornar promise, e le promesse ìr vòte, </l>
<l>Onde gridò: – Così la fé, Tancredi, </l>
<l>mi servi tu? così a la pugna or riedi? </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>3 </head>
<l>Tardi riedi, e non solo; io non rifiuto </l>
<l>però combatter teco e riprovarmi, </l>
<l>benché non qual guerrier, ma qui venuto </l>
<l>quasi inventor di machine tu parmi. </l>
<l>Fatti scudo de' tuoi, trova in aiuto </l>

<l>novi ordigni di guerra e insolite armi, </l>
<l>ché non potrai da le mie mani, o forte </l>
<l>de le donne uccisor, fuggir la morte. – </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>4 </head>
<l>Sorrise il buon Tancredi un cotal riso </l>
<l>di sdegno, e in detti alteri ebbe risposto: </l>
<l>– Tardo è il ritorno mio, ma pur aviso </l>
<l>che frettoloso ti parrà ben tosto, </l>
<l>e bramerai che te da me diviso </l>
<l>o l'alpe avesse o fosse il mar fraposto; </l>
<l>e che del mio indugiar non fu cagione </l>
<l>tema o viltà, vedrai co 'l paragone. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>5 </head>
<l>Vienne in disparte pur tu ch'omicida </l>
<l>sei de' giganti solo e de gli eroi: </l>
<l>l'uccisor de le femine ti sfida. – </l>
<l>Così gli dice; indi si volge a i suoi </l>
<l>e fa ritrarli da l'offesa, e grida: </l>
<l>– Cessate pur di molestarlo or voi, </l>
<l>ch'è proprio mio più che comun nemico </l>
<l>questi, ed a lui mi stringe obligo antico. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>6 </head>
<l>– Or discendine giù, solo o seguito </l>
<l>come più vuoi; – ripiglia il fer circasso </l>
<l>– va' in frequentato loco od in romito, </l>
<l>ché per dubbio o svantaggio io non ti lasso. – </l>
<l>Sì fatto ed accettato il fero invito, </l>
<l>movon concordi a la gran lite il passo: </l>
<l>l'odio in un gli accompagna, e fa il rancore </l>
<l>l'un nemico de l'altro or difensore. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>7 </head>
<l>Grande è il zelo d'onor, grande il desire </l>
<l>che Tancredi del sangue ha del pagano, </l>
<l>né la sete ammorzar crede de l'ire </l>
<l>se n'esce stilla fuor per l'altrui mano; </l>
<l>e con lo scudo il copre, e: – Non ferire – </l>
<l>grida a quanti rincontra anco lontano; </l>
<l>sì che salvo il nimico infra gli amici </l>
<l>tragge da l'arme irate e vincitrici. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>8 </head>
<l>Escon de la cittade e dan le spalle </l>
<l>a i padiglion de le accampate genti, </l>
<l>e se ne van dove un girevol calle </l>
<l>li porta per secreti avolgimenti; </l>
<l>e ritrovano ombrosa angusta valle </l>
<l>tra più colli giacer, non altrimenti </l>
<l>che se fosse un teatro o fosse ad uso </l>
<l>di battaglie e di caccie intorno chiuso. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>9 </head>
<l>Qui si fermano entrambi, e pur sospeso </l>
<l>volgeasi Argante a la cittade afflitta. </l>
<l>Vede Tancredi che 'l pagan difeso </l>
<l>non è di scudo, e 'l suo lontano ei gitta. </l>
<l>Poscia lui dice: – Or qual pensier t'ha preso? </l>
<l>pensi ch'è giunta l'ora a te prescritta? </l>
<l>S'antivedendo ciò timido stai, </l>
<l>è 'l tuo timore intempestivo omai. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>10 </head>
<l>– Penso – risponde – a la città del regno </l>
<l>di Giudea antichissima regina, </l>
<l>che vinta or cade, e indarno esser sostegno </l>
<l>io procurai de la fatal ruina, </l>
<l>e ch'è poca vendetta al mio disdegno </l>
<l>il capo tuo che 'l Ciel or mi destina. – </l>
<l>Tacque, e incontra si van con gran risguardo, </l>
<l>ché ben conosce l'un l'altro gagliardo. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>11 </head>
<l>E' di corpo Tancredi agile e sciolto, </l>
<l>e di man velocissimo e di piede; </l>
<l>sovrasta a lui con l'alto capo, e molto </l>
<l>di grossezza di membra Argante eccede. </l>
<l>Girar Tancredi inchino in sé raccolto </l>
<l>per aventarsi e sottentrar si vede; </l>
<l>e con la spada sua la spada trova </l>
<l>nemica, e 'n disviarla usa ogni prova. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>12 </head>
<l>Ma disteso ed eretto il fero Argante </l>
<l>dimostra arte simile, atto diverso. </l>
<l>Quanto egli può, va co 'l gran braccio inante </l>
<l>e cerca il ferro no, ma il corpo averso. </l>
<l>Quel tenta aditi novi in ogni instante, </l>
<l>questi gli ha il ferro al volto ognor converso: </l>
<l>minaccia, e intento a proibirgli stassi </l>
<l>furtive entrate e sùbiti trapassi. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>13 </head>
<l>Così pugna naval, quando non spira </l>
<l>per lo piano del mare Africo o Noto, </l>
<l>fra due legni ineguali egual si mira, </l>
<l>ch'un d'altezza preval, l'altro di moto: </l>
<l>l'un con volte e rivolte assale e gira </l>
<l>da prora a poppa, e si sta l'altro immoto; </l>
<l>e quando il più leggier se gli avicina, </l>
<l>d'alta parte minaccia alta ruina. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>14 </head>
<l>Mentre il latin di sottentrar ritenta </l>
<l>sviando il ferro che si vede opporre, </l>
<l>vibra Argante la spada e gli appresenta </l>
<l>la punta a gli occhi; egli al riparo accorre, </l>
<l>ma lei sì presta allor, sì violenta </l>
<l>cala il pagan che 'l difensor precorre </l>
<l>e 'l fere al fianco; e visto il fianco infermo, </l>
<l>grida: – Lo schermitor vinto è di schermo. – </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>15 </head>
<l>Fra lo sdegno Tancredi e la vergogna </l>
<l>si rode, e lascia i soliti riguardi, </l>
<l>e in cotal guisa la vendetta agogna </l>
<l>che sua perdita stima il vincer tardi. </l>
<l>Sol risponde co 'l ferro a la rampogna </l>
<l>e 'l drizza a l'elmo, ove apre il passo a i guardi. </l>
<l>Ribatte Argante il colpo, e risoluto </l>
<l>Tancredi a mezza spada è già venuto. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>16 </head>
<l>Passa veloce allor co 'l piè sinestro </l>
<l>e con la manca al dritto braccio il prende, </l>
<l>e con la destra intanto il lato destro </l>
<l>di punte mortalissime gli offende. </l>
<l>– Questa – diceva – al vincitor maestro </l>
<l>il vinto schermidor risposta rende. – </l>
<l>Freme il circasso e si contorce e scote, </l>
<l>ma il braccio prigionier ritrar non pote. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>17 </head>
<l>Alfin lasciò la spada a la catena </l>
<l>pendente, e sotto al buon latin si spinse. </l>
<l>Fe' l'istesso Tancredi, e con gran lena </l>
<l>l'un calcò l'altro e l'un l'altro ricinse; </l>
<l>né con più forza da l'adusta arena </l>
<l>sospese Alcide il gran gigante e strinse, </l>
<l>di quella onde facean tenaci nodi </l>
<l>le nerborute braccia in vari modi. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>18 </head>
<l>Tai fur gli avolgimenti e tai le scosse </l>
<l>ch'ambi in un tempo il suol presser co 'l fianco. </l>
<l>Argante, od arte o sua ventura fosse, </l>
<l>sovra ha il braccio migliore e sotto il manco. </l>
<l>Ma la man ch'è più atta a le percosse </l>
<l>sottogiace impedita al guerrier franco; </l>
<l>ond'ei, che 'l suo svantaggio e 'l rischio vede, </l>
<l>si sviluppa da l'altro e salta in piede. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>19 </head>
<l>Sorge più tardi e un gran fendente, in prima </l>
<l>che sorto ei sia, vien sopra al saracino. </l>
<l>Ma come a l'Euro la frondosa cima </l>
<l>piega e in un tempo la solleva il pino, </l>
<l>così lui sua virtute alza e sublima </l>
<l>quando ei n'è già per ricader più chino. </l>
<l>Or ricomincian qui colpi a vicenda: </l>
<l>la pugna ha manco d'arte ed è più orrenda. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>20 </head>
<l>Esce a Tancredi in più d'un loco il sangue, </l>
<l>ma ne versa il pagan quasi torrenti. </l>
<l>Già ne le sceme forze il furor langue, </l>
<l>sì come fiamma in deboli alimenti. </l>
<l>Tancredi che 'l vedea co 'l braccio essangue </l>
<l>girar i colpi ad or ad or più lenti, </l>
<l>dal magnanimo cor deposta l'ira, </l>
<l>placido gli ragiona e 'l piè ritira: </l>
</lg>

<lg type="ottava">
<head>21 </head>
<l>– Cedimi, uom forte, o riconoscer voglia </l>
<l>me per tuo vincitore o la fortuna; </l>
<l>né ricerco da te trionfo o spoglia, </l>
<l>né mi riserbo in te ragione alcuna. – </l>
<l>Terribile il pagan più che mai soglia, </l>
<l>tutte le furie sue desta e raguna; </l>
<l>risponde: – Or dunque il meglio aver ti vante </l>
<l>ed osi di viltà tentare Argante? </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>22 </head>
<l>Usa la sorte tua, ché nulla io temo </l>
<l>né lascierò la tua follia impunita. – </l>
<l>Come face rinforza anzi l'estremo </l>
<l>le fiamme, e luminosa esce di vita, </l>
<l>tal riempiendo ei d'ira il sangue scemo </l>
<l>rinvigorì la gagliardia smarrita, </l>
<l>e l'ore de la morte omai vicine </l>
<l>volse illustrar con generoso fine. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>23 </head>
<l>La man sinistra a la compagna accosta, </l>
<l>e con ambe congiunte il ferro abbassa; </l>
<l>cala un fendente, e benché trovi opposta </l>
<l>la spada ostil, la sforza ed oltre passa, </l>
<l>scende a la spalla, e giù di costa in costa </l>
<l>molte ferite in un sol punto lassa. </l>
<l>Se non teme Tancredi, il petto audace </l>
<l>non fe' natura di timor capace. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>24 </head>
<l>Quel doppia il colpo orribile, ed al vento </l>
<l>le forze e l'ire inutilmente ha sparte, </l>
<l>perché Tancredi, a la percossa intento, </l>
<l>se ne sottrasse e si lanciò in disparte. </l>
<l>Tu, dal tuo peso tratto, in giù co 'l mento </l>
<l>n'andasti, Argante, e non potesti aitarte: </l>
<l>per te cadesti, aventuroso in tanto </l>
<l>ch'altri non ha di tua caduta il vanto. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>25 </head>
<l>Il cader dilatò le piaghe aperte, </l>
<l>e 'l sangue espresso dilagando scese. </l>
<l>Punta ei la manca in terra, e si converte </l>
<l>ritto sovra un ginocchio a le difese. </l>
<l>– Renditi – grida, e gli fa nove offerte, </l>
<l>senza noiarlo, il vincitor cortese. </l>
<l>Quegli di furto intanto il ferro caccia </l>
<l>e su 'l tallone il fiede, indi il minaccia. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>26 </head>
<l>Infuriossi allor Tancredi, e disse: </l>
<l>– Così abusi, fellon, la pietà mia? – </l>
<l>Poi la spada gli fisse e gli rifisse </l>
<l>ne la visiera, ove accertò la via. </l>
<l>Moriva Argante, e tal moria qual visse: </l>
<l>minacciava morendo e non languia. </l>
<l>Superbi, formidabili e feroci </l>
<l>gli ultimi moti fur, l'ultime voci. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>27 </head>
<l>Ripon Tancredi il ferro, e poi devoto </l>
<l>ringrazia Dio del trionfal onore; </l>
<l>ma lasciato di forze ha quasi vòto </l>
<l>la sanguigna vittoria il vincitore. </l>
<l>Teme egli assai che del viaggio al moto </l>
<l>durar non possa il suo fievol vigore; </l>
<l>pur s'incamina, e così passo passo </l>
<l>per le già corse vie move il piè lasso. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>28 </head>
<l>Trar molto il debil fianco oltra non pote </l>
<l>e quanto più si sforza più s'affanna, </l>
<l>onde in terra s'asside e pon le gote </l>
<l>su la destra che par tremula canna. </l>
<l>Ciò che vedea pargli veder che rote, </l>
<l>e di tenebre il dì già gli s'appanna. </l>
<l>Al fin isviene; e 'l vincitor dal vinto </l>
<l>non ben saria nel rimirar distinto. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>29 </head>
<l>Mentre qui segue la solinga guerra, </l>
<l>che privata cagion fe' così ardente, </l>
<l>l'ira de' vincitor trascorre ed erra </l>
<l>per la città su 'l popolo nocente. </l>
<l>Or chi giamai de l'espugnata terra </l>
<l>potrebbe a pien l'imagine dolente </l>
<l>ritrarre in carte od adeguar parlando </l>
<l>lo spettacolo atroce e miserando? </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>30 </head>
<l>Ogni cosa di strage era già pieno, </l>
<l>vedeansi in mucchi e in monti i corpi avolti: </l>
<l>là i feriti su i morti, e qui giacieno </l>
<l>sotto morti insepolti egri sepolti. </l>
<l>Fuggian premendo i pargoletti al seno </l>
<l>le meste madri co' capegli sciolti, </l>
<l>e 'l predator, di spoglie e di rapine </l>
<l>carco, stringea le vergini nel crine. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>31 </head>
<l>Ma per le vie ch'al più sublime colle </l>
<l>saglion verso occidente, ond'è il gran tempio, </l>
<l>tutto del sangue ostile orrido e molle </l>
<l>Rinaldo corre e caccia il popolo empio. </l>
<l>La fera spada il generoso estolle </l>
<l>sovra gli armati capi e ne fa scempio; </l>
<l>è schermo frale ogn'elmo ed ogni scudo: </l>
<l>difesa è qui l'esser de l'armi ignudo. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>32 </head>
<l>Sol contra il ferro il nobil ferro adopra, </l>
<l>e sdegna ne gli inermi esser feroce; </l>
<l>e que' ch'ardir non armi, arme non copra, </l>
<l>caccia co 'l guardo e con l'orribil voce. </l>
<l>Vedresti, di valor mirabil opra, </l>
<l>come or disprezza, ora minaccia, or noce, </l>
<l>come con rischio disegual fugati </l>
<l>sono egualmente pur nudi ed armati. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>33 </head>
<l>Già co 'l più imbelle vulgo anco ritratto </l>
<l>s'è non picciolo stuol del più guerriero </l>
<l>nel tempio che, più volte arso e disfatto, </l>
<l>si noma ancor, dal fondator primiero, </l>
<l>di Salamone; e fu per lui già fatto </l>
<l>di cedri, d'oro e di bei marmi altero. </l>
<l>Or non sì ricco già, pur saldo e forte </l>
<l>è d'alte torri e di ferrate porte. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>34 </head>
<l>Guinto il gran cavaliero ove raccolte </l>
<l>s'eran le turbe in loco ampio e sublime, </l>
<l>trovò chiuse le porte e trovò molte </l>
<l>difese apparecchiate in su le cime. </l>
<l>Alzò lo sguardo orribile e due volte </l>
<l>tutto il mirò da l'alte parti a l'ime, </l>
<l>varco angusto cercando, ed altrettante </l>
<l>il circondò con le veloci piante. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>35 </head>
<l>Qual lupo predatore a l'aer bruno </l>
<l>le chiuse mandre insidiando aggira, </l>
<l>secco l'avide fauci, e nel digiuno </l>
<l>da nativo odio stimulato e d'ira, </l>
<l>tale egli intorno spia d'adito alcuno </l>
<l>(piano od erto che siasi) aprir si mira; </l>
<l>si ferma alfin ne la gran piazza, e d'alto </l>
<l>stanno aspettando i miseri l'assalto. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>36 </head>
<l>In disparte giacea (qual che si fosse </l>
<l>l'uso a cui si serbava) eccelsa trave, </l>
<l>né così alte mai, né così grosse </l>
<l>spiega l'antenne sue ligura nave. </l>
<l>Vèr la gran porta il cavalier la mosse </l>
<l>con quella man cui nessun pondo è grave </l>
<l>e recandosi lei di lancia in modo </l>
<l>urtò d'incontro impetuoso e sodo. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>37 </head>
<l>Restar non può marmo o metallo inanti </l>
<l>al duro urtare, al riurtar più forte. </l>
<l>Svelse dal sasso i cardini sonanti, </l>
<l>ruppe i serragli ed abbatté le porte. </l>
<l>Non l'ariete di far più si vanti, </l>
<l>non la bombarda, fulmine di morte. </l>
<l>Per la dischiusa via la gente inonda </l>
<l>quasi un diluvio, e 'l vincitor seconda. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>38 </head>
<l>Rende misera strage atra e funesta </l>
<l>l'alta magion che fu magion di Dio. </l>
<l>O giustizia del Ciel, quanto men presta </l>
<l>tanto più grave sovra il popol rio! </l>
<l>Dal tuo secreto proveder fu desta </l>
<l>l'ira ne' cori pietosi, e incrudelio. </l>
<l>Lavò co 'l sangue suo l'empio pagano </l>
<l>quel tempio che già fatto avea profano. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>39 </head>
<l>Ma intanto Soliman vèr la gran torre </l>
<l>ito se n'è che di David s'appella, </l>
<l>e qui fa de' guerrier l'avanzo accòrre, </l>
<l>e sbarra intorno e questa strada e quella; </l>
<l>e 'l tiranno Aladino anco vi corre. </l>
<l>Come il Soldan lui vede, a lui favella: </l>
<l>– Vieni, o famoso re, vieni; e là sovra </l>
<l>a la rocca fortissima ricovra, </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>40 </head>
<l>ché dal furor de le nemiche spade </l>
<l>guardar vi puoi la tua salute e 'l regno. </l>
<l>– Oimé, – risponde –oimé, che la cittade </l>
<l>strugge dal fondo suo barbaro sdegno, </l>
<l>e la mia vita e 'l nostro imperio cade. </l>
<l>Vissi, e regnai; non vivo più, né regno. </l>
<l>Ben si può dir: &lt;&lt;Noi fummo.&gt;&gt; A tutti è giunto </l>
<l>l'ultimo dì, l'inevitabil punto. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>41 </head>
<l>– Ov'è, signor la tua virtute antica? – </l>
<l>disse il Soldan tutto cruccioso allora. </l>
<l>– Tolgaci i regni pur sorte nemica, </l>
<l>ché 'l regal pregio è nostro e 'n noi dimora. </l>
<l>Ma colà dentro omai da la fatica </l>
<l>le stanche e gravi tue membra ristora. – </l>
<l>Così gli parla, e fa che si raccoglia </l>
<l>il vecchio re ne la guardata soglia. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>42 </head>
<l>Egli ferrata mazza a due man prende </l>
<l>e si ripon la fida spada al fianco, </l>
<l>e stassi al varco intrepido e difende </l>
<l>il chiuso de le strade al popol franco. </l>
<l>Eran mortali le percosse orrende: </l>
<l>quella che non uccide, atterra almanco. </l>
<l>Già fugge ognun da la sbarrata piazza, </l>
<l>dove appressar vede l'orribil mazza. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>43 </head>
<l>Ecco da fera compagnia seguito </l>
<l>sopragiungeva il tolosan Raimondo. </l>
<l>Al periglioso passo il vecchio ardito </l>
<l>corse, e sprezzò di quei gran colpi il pondo. </l>
<l>Primo ei ferì, ma invano ebbe ferito; </l>
<l>non ferì invano il feritor secondo, </l>
<l>ch'in fronte il colse, e l'atterrò co 'l peso </l>
<l>supin, tremante, a braccia aperte e steso. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>44 </head>
<l>Finalmente ritorna anco ne' vinti </l>
<l>la virtù che 'l timore avea fugata, </l>
<l>e i Franchi vincitori o son rispinti </l>
<l>o pur caggiono uccisi in su l'entrata. </l>
<l>Ma il Soldan, che giacere infra gli estinti </l>
<l>il tramortito duce a i piè si guata, </l>
<l>grida a i suoi cavalier: – Costui sia tratto </l>
<l>dentro a le sbarre e prigionier sia fatto. – </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>45 </head>
<l>Si movon quelli ad esseguir l'effetto, </l>
<l>ma trovan dura e faticosa impresa </l>
<l>perché non è d'alcun de' suoi negletto </l>
<l>Raimondo, e corron tutti in sua difesa. </l>
<l>Quinci furor, quindi pietoso affetto </l>
<l>pugna, né vil cagione è di contesa: </l>
<l>di sì grand'uom la libertà, la vita, </l>
<l>questi a guardar, quegli a rapir invita. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>46 </head>
<l>Pur vinto avrebbe a lungo andar la prova </l>
<l>il Soldano ostinato a la vendetta, </l>
<l>ch'a la fulminea mazza oppor non giova </l>
<l>o doppio scudo o tempra d'elmo eletta; </l>
<l>ma grande aita a i suoi nemici e nova </l>
<l>di qua di là vede arrivare in fretta, </l>
<l>ché da duo lati opposti in un sol punto </l>
<l>il sopran duce e 'l gran guerriero è giunto. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>47 </head>
<l>Come pastor, quando fremendo intorno </l>
<l>il vento e i tuoni e balenando i lampi </l>
<l>vede oscurar di mille nubi il giorno, </l>
<l>ritrae le greggie da gli aperti campi, </l>
<l>e sollecito cerca alcun soggiorno </l>
<l>ove l'ira del ciel securo scampi, </l>
<l>ei co 'l grido indrizzando e con la verga </l>
<l>le mandre inanti, a gli ultimi s'atterga; </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>48 </head>
<l>così il pagan, che già venir sentia </l>
<l>l'irreparabil turbo e la tempesta </l>
<l>che di fremiti orrendi il ciel feria </l>
<l>d'arme ingombrando e quella parte e questa, </l>
<l>le custodite genti inanzi invia </l>
<l>ne la gran torre, ed egli ultimo resta: </l>
<l>ultimo parte, e sì cede al periglio </l>
<l>ch'audace appare in provido consiglio. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>49 </head>
<l>Pur a fatica avien che si ripari </l>
<l>dentro a le porte, e le riserra a pena </l>
<l>che già, rotte le sbarre, a i limitari </l>
<l>Rinaldo vien, né quivi anco s'affrena. </l>
<l>Desio di superar chi non ha pari </l>
<l>in opra d'arme, e giuramento il mena; </l>
<l>ché non oblia che in voto egli promise </l>
<l>di dar morte a colui che 'l dano uccise. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>50 </head>
<l>E ben allor allor l'invitta mano </l>
<l>tentato avria l'inespugnabil muro, </l>
<l>né forse colà dentro era il Soldano </l>
<l>dal fatal suo nemico assai securo; </l>
<l>ma già suona a ritratta il capitano, </l>
<l>già l'orizonte d'ogni intorno è scuro. </l>
<l>Goffredo alloggia ne la terra, e vòle </l>
<l>rinovar poi l'assalto al novo sole. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>51 </head>
<l>Diceva a i suoi lietissimo in sembianza: </l>
<l>– Favorito ha il gran Dio l'armi cristiane: </l>
<l>fatto è 'l sommo de' fatti, e poco avanza </l>
<l>de l'opra e nulla del timor rimane. </l>
<l>La torre (estrema e misera speranza </l>
<l>de gli infedeli) espugnarem dimane. </l>
<l>Pietà fra tanto a confortar v'inviti </l>
<l>con sollecito amor gli egri e i feriti. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>52 </head>
<l>Ite, e curate quei c'han fatto acquisto </l>
<l>di questa patria a noi co 'l sangue loro. </l>

<l>Ciò più conviensi a i cavalier di Cristo, </l>
<l>che desio di vendetta o di tesoro. </l>
<l>Troppo, ahi! troppo di strage oggi s'è visto, </l>
<l>troppa in alcuni avidità de l'oro; </l>
<l>rapir più oltra, e incrudelir i' vieto. </l>
<l>Or divulghin le trombe il mio divieto. – </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>53 </head>
<l>Tacque, e poi se n'andò là dove il conte </l>
<l>riavuto dal colpo anco ne geme. </l>
<l>Né Soliman con meno ardita fronte </l>
<l>a i suoi ragiona, e 'l duol ne l'alma preme: </l>
<l>– Siate, o compagni, di fortuna a l'onte </l>
<l>invitti insin che verde è fior di speme, </l>
<l>ché sotto alta apparenza di fallace </l>
<l>spavento oggi men grave il danno giace. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>54 </head>
<l>Prese i nemici han sol le mura e i tetti </l>
<l>e 'l vulgo umil, né la cittade han presa, </l>
<l>ché nel capo del re, ne' vostri petti, </l>
<l>ne le man vostre è la città compresa. </l>
<l>Veggio il re salvo e salvi i suoi più eletti, </l>
<l>veggio che ne circonda alta difesa. </l>
<l>Vano trofeo d'abbandonata terra </l>
<l>abbiansi i Franchi; al fin perdran la guerra. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>55 </head>
<l>E certo i' son che perderanla alfine, </l>
<l>ché ne la sorte prospera insolenti </l>
<l>fian vòlti a gli omicidi, a le rapine </l>
<l>ed a gli ingiuriosi abbracciamenti; </l>
<l>e saran di leggier tra le ruine, </l>
<l>tra gli stupri e le prede, oppressi e spenti, </l>
<l>se in tanta tracotanza omai sorgiunge </l>
<l>l'oste d'Egitto, e non pote esser lunge. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>56 </head>
<l>Intanto noi signoreggiar co' sassi </l>
<l>potrem de la città gli alti edifici, </l>
<l>ed ogni calle onde al Sepolcro vassi </l>
<l>torràn le nostre machine a i nemici. – </l>
<l>Così, vigor porgendo a i cori già lassi, </l>
<l>la speme rinovò ne gli infelici. </l>
<l>Or mentre qui tai cose eran passate, </l>
<l>errò Vafrin tra mille schiere armate. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>57 </head>
<l>A l'essercito avverso eletto in spia, </l>
<l>già dechinando il sol, partì Vafrino; </l>
<l>e corse oscura e solitaria via </l>
<l>notturno e sconosciuto peregrino. </l>
<l>Ascalona passò che non uscia </l>
<l>dal balcon d'oriente anco il mattino; </l>
<l>poi quando è nel meriggio il solar lampo, </l>
<l>a vista fu del poderoso campo. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>58 </head>
<l>Vide tende infinite e ventillanti </l>
<l>stendardi in cima azzurri e persi e gialli, </l>
<l>e tante udì lingue discordi e tanti </l>
<l>timpani e corni e barbari metalli </l>
<l>e voci di cameli e d'elefanti, </l>
<l>tra 'l nitrir de' magnanimi cavalli, </l>
<l>che fra sé disse: &lt;&lt;Qui l'Africa tutta </l>
<l>translata viene e qui l'Asia è condutta.&gt;&gt; </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>59 </head>
<l>Mira egli alquanto pria come sia forte </l>
<l>del campo il sito, e qual vallo il circonde; </l>
<l>poscia non tenta vie furtive e torte, </l>
<l>né dal frequente popolo s'asconde, </l>
<l>ma per dritto sentier tra regie porte </l>
<l>trapassa, ed or dimanda ed or risponde. </l>
<l>A dimande, a risposte astute e pronte </l>
<l>accoppia baldanzosa audace fronte. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>60 </head>
<l>Di qua di là sollecito s'aggira </l>
<l>per le vie, per le piazze e per le tende. </l>
<l>I guerrier, i destrier, l'arme rimira, </l>
<l>l'arti e gli ordini osserva e i nomi apprende. </l>
<l>Né di ciò pago, a maggior cose aspira: </l>
<l>spia gli occulti disegni e parte intende. </l>
<l>Tanto s'avolge, e così destro e piano, </l>
<l>ch'adito s'apre al padiglion soprano. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>61 </head>
<l>Vede, mirando qui, sdruscita tela, </l>
<l>ond'ha varco la voce, onde si scerne, </l>
<l>che là proprio risponde ove son de la </l>
<l>stanza regal le ritirate interne, </l>
<l>sì che i secreti del signor mal cela </l>
<l>ad uom ch'ascolti da le parti esterne. </l>
<l>Vafrin vi guata e par ch'ad altro intenda, </l>
<l>come sia cura sua conciar la tenda. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>62 </head>
<l>Stavasi il capitan la testa ignudo, </l>
<l>le membra armato e con purpureo ammanto. </l>
<l>Lunge due paggi avean l'elmo e lo scudo: </l>
<l>preme egli un'asta e vi s'appoggia alquanto. </l>
<l>Guardava un uom di torvo aspetto e crudo, </l>
<l>membruto ed alto, il qual gli era da canto. </l>
<l>Vafrino è attento e, di Goffredo a nome </l>
<l>parlar sentendo, alza gli orecchi al nome. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>63 </head>
<l>Parla il duce a colui: – Dunque securo </l>
<l>sei così tu di dar morte a Goffredo? – </l>
<l>Risponde quegli: – Io sonne, e 'n corte giuro </l>
<l>non tornar mai se vincitor non riedo. </l>
<l>Preverrò ben color che meco furo </l>
<l>al congiurare; e premio altro non chiedo </l>
<l>se non ch'io possa un bel trofeo de l'armi </l>
<l>drizzar nel Cairo, e sottopor tai carmi: </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>64 </head>
<l>&lt;&lt;Queste arme in guerra al capitan francese, </l>
<l>distruggitor de l'Asia, Ormondo trasse </l>
<l>quando gli trasse l'alma, e le sospese </l>
<l>perché memoria ad ogni età ne passe.&gt;&gt; </l>
<l>– Non fia – l'altro dicea – che 'l re cortese </l>
<l>l'opera grande inonorata lasse: </l>
<l>ben ei darà ciò che per te si chiede, </l>
<l>ma congiunta l'avrai d'alta mercede. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>65 </head>
<l>Or apparecchia pur l'arme mentite, </l>
<l>che 'l giorno omai de la battaglia è presso. </l>
<l>– Son – rispose – già preste. – E qui, fornite </l>
<l>queste parole, e 'l duce tacque ed esso. </l>
<l>Restò Vafrino a le gran cose udite </l>
<l>sospeso e dubbio, e rivolgea in se stesso </l>
<l>qual arti di congiura e quali sieno </l>
<l>le mentite arme, e no 'l comprese a pieno. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>66 </head>
<l>Indi partissi e quella notte intera </l>
<l>desto passò, ch'occhio serrar non volse; </l>
<l>ma quando poi di novo ogni bandiera </l>
<l>a l'aure matutine il campo sciolse, </l>
<l>anch'ei marciò con l'altra gente in schiera, </l>
<l>fermossi anch'egli ov'ella albergo tolse, </l>
<l>e pur anco tornò di tenda in tenda </l>
<l>per udir cosa onde il ver meglio intenda. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>67 </head>
<l>Cercando, trova in sede alta e pomposa </l>
<l>fra cavalieri Armida e fra donzelle, </l>
<l>che stassi in sé romita e sospirosa: </l>
<l>fra sé co' suoi pensier par che favelle. </l>
<l>Su la candida man la guancia posa, </l>
<l>e china a terra l'amorose stelle. </l>
<l>Non sa se pianga o no: ben può vederle </l>
<l>umidi gli occhi e gravidi di perle. </l>

</lg>
<lg type="ottava">
<head>68 </head>
<l>Vedele incontra il fero Adrasto assiso </l>
<l>che par ch'occhio non batta e che non spiri, </l>
<l>tanto da lei pendea, tanto in lei fiso </l>
<l>pasceva i suoi famelici desiri. </l>
<l>Ma Tisaferno, or l'uno or l'altro in viso </l>
<l>guardando, or vien che brami, or che s'adiri; </l>
<l>e segna il nobil volto or di colore </l>
<l>di rabbioso disdegno ed or d'amore. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>69 </head>
<l>Scorge poscia Altamor, ch'in cerchio accolto </l>
<l>fra le donzelle alquanto era in disparte. </l>
<l>Non lascia il desir vago a freno sciolto, </l>
<l>ma gira gli occhi cupidi con arte: </l>
<l>volge un guardo a la mano, uno al bel volto, </l>
<l>talora insidia più guardata parte, </l>
<l>e là s'interna ove mal cauto apria </l>
<l>fra due mamme un bel vel secreta via. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>70 </head>
<l>Alza alfin gli occhi Armida, e pur alquanto </l>
<l>la bella fronte sua torna serena; </l>
<l>e repente fra i nuvoli del pianto </l>
<l>un soave sorriso apre e balena. </l>
<l>– Signor, – decea – membrando il vostro vanto </l>
<l>l'anima mia pote scemar la pena, </l>
<l>ché d'esser vendicata in breve aspetta, </l>
<l>e dolce è l'ira in aspettar vendetta. – </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>71 </head>
<l>Risponde l'indian: – La fronte mesta </l>
<l>deh, per Dio! rasserena, e 'l duolo alleggia, </l>
<l>ch'assai tosto averrà che l'empia testa </l>
<l>di quel Rinaldo a piè tronca ti veggia, </l>
<l>o menarolti prigionier con questa </l>
<l>ultrice mano, ove prigion tu 'l chieggia. </l>
<l>Così promisi in voto. – Or l'altro ch'ode, </l>
<l>moto non fa, ma tra suo cor si rode. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>72 </head>
<l>Volgendo in Tisaferno il dolce sguardo: </l>
<l>– Tu, che dici, signor? – colei soggiunge. </l>
<l>Risponde egli infingendo: – Io che son tardo </l>
<l>seguiterò il valor così da lunge </l>
<l>di questo tuo terribile e gagliardo. – </l>
<l>E con tai detti amaramente il punge. </l>
<l>Ripiglia l'indo allor: – Ben è ragione </l>
<l>che lunge segua e tema il paragone. – </l>
</lg>

<lg type="ottava">
<head>73 </head>
<l>Crollando Tisaferno il capo altero, </l>
<l>disse: – Oh foss'io signor del mio talento! </l>
<l>libero avessi in questa spada impero! </l>
<l>ché tosto ei si parria chi sia più lento. </l>
<l>Non temo io te né tuoi gran vanti, o fero; </l>
<l>ma il Cielo e l'inimico Amor pavento. – </l>
<l>Tacque; e sorgeva Adrasto a far disfida, </l>
<l>ma la prevenne e s'interpose Armida. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>74 </head>
<l>Diss'ella: – O cavalier, perché quel dono, </l>
<l>donatomi più volte, anco togliete? </l>
<l>Miei campion sète voi, pur esser buono </l>
<l>dovria tal nome a por tra voi quiete. </l>
<l>Meco s'adira chi s'adira: io sono </l>
<l>ne l'offese l'offesa, e voi 'l sapete. – </l>
<l>Così lor parla, e così avien che accordi </l>
<l>sotto giogo di ferro alme discordi. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>75 </head>
<l>E' presente Vafrino e 'l tutto ascolta, </l>
<l>e sottrattone il vero indi si toglie. </l>
<l>Spia de l'alta congiura, e lei ravvolta </l>
<l>trova in silenzio e nulla ne raccoglie. </l>
<l>Chiedene improntamente anco tal volta, </l>
<l>e la difficoltà cresce e le voglie. </l>
<l>Or qui lasciar la vita egli è disposto, </l>
<l>o riportarne il gran segreto ascosto. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>76 </head>
<l>Mille e più vie d'accorgimento ignote, </l>
<l>mille ripensa inusitate frodi, </l>
<l>e pur con tutto ciò non gli son note </l>
<l>de l'occulta congiura e l'arme e i modi. </l>
<l>Fortuna alfin (quel che per sé non pote) </l>
<l>isviluppò d'ogni suo dubbio i nodi, </l>
<l>si ch'ei distinto e manifesto intese </l>
<l>come l'insidie al pio Buglion sian tese. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>77 </head>
<l>Era tornato ov'è pur anco assisa </l>
<l>fra' suoi campioni la nemica amante, </l>
<l>ch'ivi opportun l'investigarne avisa </l>
<l>ove traean genti sì varie e tante. </l>
<l>Or qui s'accosta a una donzella, in guisa </l>
<l>che par che v'abbia conoscenza inante; </l>
<l>par v'abbia d'amistade antica usanza, </l>
<l>e ragiona in affabile sembianza. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>78 </head>
<l>Egli dicea, quasi per gioco: – Anch'io </l>
<l>vorrei d'alcuna bella esser campione, </l>
<l>e troncar pensarei co 'l ferro mio </l>
<l>il capo o di Rinaldo o del Buglione. </l>
<l>Chiedila pure a me, se n'hai desio, </l>
<l>la testa d'alcun barbaro barone. – </l>
<l>Così comincia, e pensa a poco a poco </l>
<l>a più grave parlar ridur il gioco. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>79 </head>
<l>Ma in questo dir sorrise, e fe' ridendo </l>
<l>un cotal atto suo nativo usato. </l>
<l>Una de l'altre allor qui sorgiungendo </l>
<l>l'udì, guardollo, e poi gli venne a lato; </l>
<l>disse: – Involarti a ciascun'altra intendo, </l>
<l>né ti dorrai d'amor male impiegato. </l>
<l>Il mio campion t'eleggo; ed in disparte, </l>
<l>come a mio cavalier, vuo' ragionarte. – </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>80 </head>
<l>Ritirollo, e parlò: – Riconosciuto </l>
<l>ho te, Vafrin; tu me conoscer déi. – </l>
<l>Nel cor turbossi lo scudiero astuto, </l>
<l>pur si rivolse sorridendo a lei: </l>
<l>– Non t'ho (che mi sovenga) unqua veduto, </l>
<l>e degna pur d'esser mirata sei. </l>
<l>Questo so ben, ch'assai vario da quello </l>
<l>che tu dicesti è il nome ond'io m'appello. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>81 </head>
<l>Me su la piaggia di Biserta aprica </l>
<l>Lesbin produsse, e mi nomò Almanzorre. – </l>
<l>Tosto, disse ella: – Ho conoscenza antica </l>
<l>d'ogn'esser tuo, né già mi voglio apporre. </l>
<l>Non ti celar da me, ch'io sono amica, </l>
<l>ed in tuo pro vorrei la vita esporre. </l>
<l>Erminia son, già di re figlia, e serva </l>
<l>poi di Tancredi a un tempo, e tua conserva. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>82 </head>
<l>Ne la dolce prigion, due lieti mesi </l>
<l>pietoso prigionier m'avesti in guarda, </l>
<l>e mi servisti in bei modi cortesi. </l>
<l>Ben dessa i' son, ben dessa i' son; riguarda. – </l>
<l>Lo scudier, come pria v'ha gli occhi intesi, </l>
<l>la bella faccia a ravvisar non tarda. </l>
<l>– Vivi – ella soggiungea – da me securo: </l>
<l>per questo ciel, per questo sol te 'l giuro. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>83 </head>
<l>Anzi pregar ti vo' che, quando torni, </l>
<l>mi riconduca a la prigion mia cara. </l>
<l>Torbide notti e tenebrosi giorni, </l>
<l>misera, vivo in libertate amara. </l>
<l>E se qui per ispia forse soggiorni, </l>
<l>ti si fa incontro alta fortuna e rara: </l>
<l>saprai da me congiure, e ciò ch'altrove </l>
<l>malagevol sarà che tu ritrove. – </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>84 </head>
<l>Così gli parla, e intanto ei mira e tace; </l>
<l>pensa a l'essempio de la falsa Armida. </l>
<l>&lt;&lt;Femina è cosa garrula e fallace: </l>
<l>vòle e disvòle; è folle uom che se 'n fida.&gt;&gt; </l>
<l>Sì tra sé volge. – Or, se venir ti piace, – </l>
<l>alfin le disse – io ne sarò tua guida. </l>
<l>Sia fermato tra noi questo e conchiuso, </l>
<l>serbisi il parlar d'altro a miglior uso. – </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>85 </head>
<l>Gli ordini danno di salire in sella </l>
<l>anzi il mover del campo allora allora. </l>
<l>Parte Vafrin dal padiglione, ed ella </l>
<l>si torna a l'altre e alquanto ivi dimora. </l>
<l>Di scherzar fa sembianza e pur favella </l>
<l>del campion novo, e se ne vien poi fora; </l>
<l>viene al loco prescritto e s'accompagna, </l>
<l>ed escon poi del campo a la campagna. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>86 </head>
<l>Già eran giunti in parte assai romita </l>
<l>e già sparian le saracine tende, </l>
<l>quando ei le disse: – Or di' come a la vita </l>
<l>del pio Goffredo altri l'insidie tende. – </l>
<l>Allor colei de la congiura ordita </l>
<l>l'iniqua tela a lui dispiega e stende. </l>
<l>– Son – gli divisa – otto guerrier di corte, </l>
<l>tra' quali il più famoso è Ormondo il forte. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>87 </head>
<l>Questi (che che lor mova, odio o disegno) </l>
<l>han conspirato, e l'arte lor fia tale: </l>
<l>quel dì ch'in lite verrà d'Asia il regno </l>
<l>tra' due gran campi in gran pugna campale, </l>
<l>avran su l'arme de la Croce il segno, </l>
<l>e l'arme avranno a la francesca; e quale </l>
<l>la guardia di Goffredo ha bianco e d'oro </l>
<l>il suo vestir, sarà l'abito loro. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>88 </head>
<l>Ma ciascun terrà cosa in su l'elmetto </l>
<l>che noto a i suoi per uom pagano il faccia. </l>
<l>Quando fia poi rimescolato e stretto </l>
<l>l'un campo e l'altro, elli porransi in traccia, </l>
<l>e insidieranno al valoroso petto </l>
<l>mostrando di custodi amica faccia; </l>
<l>e 'l ferro armato di veneno avranno, </l>
<l>perché mortal sia d'ogni piaga il danno. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>89 </head>
<l>E perché fra' pagani anco risassi </l>
<l>ch'io so vostr'usi ed arme e sopraveste, </l>
<l>fèr che le false insegne io divisassi; </l>
<l>e fui costretta ad opere moleste. </l>
<l>Queste son le cagion che 'l campo io lassi: </l>
<l>fuggo l'imperiose altrui richieste; </l>
<l>schivo ed aborro in qual si voglia modo </l>
<l>contaminarmi in atto alcun di frodo. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>90 </head>
<l>Queste son le cagion, ma non già sole. – </l>
<l>E qui si tacque, e di rossor si tinse </l>
<l>e chinò cli occhi, e l'ultime parole </l>
<l>ritener volle e non ben le distinse. </l>
<l>Lo scudier, che da lei ritrar pur vòle </l>
<l>ciò ch'ella vergognando in sé ristrinse, </l>
<l>– Di poca fede, – disse – or perché cele </l>
<l>le più vere cagioni al tuo fedele? – </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>91 </head>
<l>Ella dal petto un gran sospiro apriva, </l>
<l>e parlava con suon tremante e roco: </l>
<l>– Mal guardata vergogna intempestiva </l>
<l>vattene omai, non hai tu qui più loco; </l>
<l>a che pur tenti, o in van ritrosa, o schiva, </l>
<l>celar co 'l foco tuo d'amor il foco? </l>
<l>Debiti fur questi rispetti inante, </l>
<l>non or che fatta son donzella errante. – </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>92 </head>
<l>Soggiunse poi: – La notte a me fatale </l>
<l>ed a la patria mia che giacque oppressa, </l>
<l>perdei più che non parve; e 'l mio gran male </l>
<l>non ebbi in lei, ma derivò da essa. </l>
<l>Leve perdita è il regno, io co 'l regale </l>
<l>mio alto stato anco perdei me stessa: </l>
<l>per mai non ricovrarla, allor perdei </l>
<l>la mente, folle, e 'l core e i sensi miei. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>93 </head>
<l>Vafrin, tu sai che timidetta accorsi, </l>
<l>tanta strage vedendo e tante prede, </l>
<l>al tuo signor e mio, che prima i' scorsi </l>
<l>armato por ne la mia reggia il piede; </l>
<l>e chinandomi a lui tai voci porsi: </l>
<l>&lt;&lt;Invitto vincitor, pietà, mercede! </l>
<l>non prego io te per la mia vita: il fiore </l>
<l>salvami sol del veginale onore.&gt;&gt; </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>94 </head>
<l>Egli, la sua porgendo a la mia mano, </l>
<l>non aspettò che 'l mio pregar fornisse: </l>
<l>&lt;&lt;Vergine bella, non ricorri in vano, </l>
<l>io ne sarò tuo difensor&gt;&gt; mi disse. </l>
<l>Allor un non so che soave e piano </l>
<l>sentii ch'al cor mi scese e vi s'affisse </l>
<l>che serpendomi poi per l'alma vaga, </l>
<l>non so come, divenne incendio e piaga. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>95 </head>
<l>Visitommi poi spesso, e 'n dolce suono </l>
<l>consolando il mio duol, meco si dolse. </l>
<l>Dicea: &lt;&lt;L'intera libertà ti dono&gt;&gt;, </l>
<l>e de le spoglie mie spoglia non volse. </l>
<l>Oimé! che fu rapina e parve dono, </l>
<l>ché rendendomi a me da me mi tolse. </l>
<l>Quel mi rendé ch'è via men caro e degno, </l>
<l>ma s'usurpò del core a forza il regno. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>96 </head>
<l>Mal amor si nasconde. A te sovente </l>
<l>desiosa chiedea del mio signore. </l>
<l>Veggendo i segni tu d'inferma mente: </l>
<l>&lt;&lt;Erminia,&gt;&gt; mi dicesti &lt;&lt;ardi d'amore.&gt;&gt; </l>
<l>Io te 'l negai, ma un mio sospiro ardente </l>
<l>fu più verace testimon del core; </l>
<l>e 'n vece forse della lingua, il guardo </l>
<l>manifestava il foco onde tutt'ardo. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>97 </head>
<l>Sfortunato silenzio! avessi almeno </l>
<l>chiesta allor medicina al gran martìre, </l>
<l>s'esser poscia dovea lentato il freno, </l>
<l>quando non giovarebbe, al mio desire. </l>
<l>Partimmi in somma, e le mie piaghe in seno </l>
<l>portai celate e ne credei morire. </l>
<l>Al fin cercando al viver mio soccorso, </l>
<l>mi sciolse amor d'ogni rispetto il morso; </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>98 </head>
<l>sì ch'a trovarne il mio signor io mossi </l>
<l>ch'egra mi fece e mi potea far sana. </l>
<l>Ma tra via fero intoppo attraversossi </l>
<l>di gente inclementissima e villana. </l>
<l>Poco mancò che preda lor non fossi, </l>
<l>pur in parte fuggimmi erma e lontana; </l>
<l>e colà vissi in solitaria cella, </l>
<l>cittadina de' boschi e pastorella. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>99 </head>
<l>Ma poi che quel desio che fu ripresso </l>
<l>molti dì per la tema anco risorse, </l>
<l>tornami ritentando al loco stesso, </l>
<l>la medesma sciagura anco m'occorse. </l>
<l>Fuggir non potei già, ch'era omai presso </l>
<l>predatrice masnada e troppo corse. </l>
<l>Così fui presa, e quei che mi rapiro </l>
<l>Egizi fur ch'a Gaza indi se 'n giro, </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>100 </head>
<l>e 'n don menàrmi al capitano, a cui </l>
<l>diedi di me contezza, e 'l persuasi </l>
<l>sì ch'onorata e inviolata fui </l>
<l>quei dì che con Armida ivi rimasi. </l>

<l>Così venni più volte in forza altrui, </l>
<l>e me 'n sottrassi. Ecco i miei duri casi. </l>
<l>Pur le prime catene anco riserva </l>
<l>la tante volte liberata e serva. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>101 </head>
<l>Oh, pur colui che circondolle intorno </l>
<l>a l'alma, sì che non fia chi le scioglia, </l>
<l>non dica: &lt;&lt;Errante ancella, altro soggiorno </l>
<l>cércati pure&gt;&gt;, e me seco non voglia; </l>
<l>ma pietoso gradisca il mio ritorno </l>
<l>e ne l'antica mia prigion m'accoglia! – </l>
<l>Così diceagli Erminia, e insieme andaro </l>
<l>la notte e 'l giorno ragionando a paro. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>102 </head>
<l>Il più usato sentier lasciò Vafrino, </l>
<l>calle cercando o più securo o corto. </l>
<l>Giunsero in loco a la città vicino </l>
<l>quando è il sol ne l'occaso e imbruna l'orto, </l>
<l>e trovaron di sangue atro il camino; </l>
<l>e poi vider nel sangue un guerrier morto </l>
<l>che le vie tutte ingombra, e la gran faccia </l>
<l>tien volta al cielo e morto anco minaccia. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>103 </head>
<l>L'uso de l'arme e 'l portamento estrano </l>
<l>pagàn mostràrlo, e lo scudier trascorse; </l>
<l>un altro alquanto ne giacea lontano </l>
<l>che tosto a gli occhi di Vafrino occorse. </l>
<l>Egli disse fra sé: &lt;&lt;Questi è cristiano.&gt;&gt; </l>
<l>Più il mise poscia il vestir bruno in forse. </l>
<l>Salta di sella e gli discopre il viso, </l>
<l>ed: – Oimé, – grida – è qui Tancredi ucciso. – </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>104 </head>
<l>A riguardar sovra il guerrier feroce </l>
<l>la male aventurosa era fermata, </l>
<l>quando dal suon de la dolente voce </l>
<l>per lo mezzo del cor fu saettata. </l>
<l>Al nome di Tancredi ella veloce </l>
<l>accorse in guisa d'ebra e forsennata. </l>
<l>Vista la faccia scolorita e bella, </l>
<l>non scese no, precipitò di sella; </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>105 </head>
<l>e in lui versò d'inessicabil vena </l>
<l>lacrime e voce di sospiri mista: </l>
<l>– In che misero punto or qui mi mena </l>
<l>fortuna? a che veduta amara e trista? </l>
<l>Dopo gran tempo i' ti ritrovo a pena, </l>
<l>Tancredi, e ti riveggio e non son vista: </l>
<l>vista non son da te benché presente, </l>
<l>e trovando ti perdo eternamente. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>106 </head>
<l>Misera! non credea ch'a gli occhi miei </l>
<l>potessi in alcun tempo esser noioso. </l>
<l>Or cieca farmi volentier torrei </l>
<l>per non vederti, e riguardar non oso. </l>
<l>Oimé, de' lumi già sì dolci e rei </l>
<l>ov'è la fiamma? ov'è il bel raggio ascoso? </l>
<l>de le fiorite guancie il bel vermiglio </l>
<l>ov'è fuggito? ov'è il seren del ciglio? </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>107 </head>
<l>Ma che? squallido e scuro anco mi piaci. </l>
<l>Anima bella, se quinci entro gire, </l>
<l>s'odi il mio pianto, a le mie voglie audaci </l>
<l>perdona il furto e 'l temerario ardire: </l>
<l>da le pallide labra i freddi baci, </l>
<l>che più caldi sperai, vuo' pur rapire; </l>
<l>parte torrò di sue ragioni a morte, </l>
<l>baciando queste labra essangui e smorte. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>108 </head>
<l>Pietosa bocca che solevi in vita </l>
<l>consolar il mio duol di tue parole, </l>
<l>lecito sia ch'anzi la mia partita </l>
<l>d'alcun tuo caro bacio io mi console; </l>
<l>e forse allor, s'era a cercarlo ardita, </l>
<l>quel davi tu ch'ora conven ch'invole. </l>
<l>Lecito sia ch'ora ti stringa e poi </l>
<l>versi lo spirto mio fra i labri tuoi. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>109 </head>
<l>Raccogli tu l'anima mia seguace, </l>
<l>drizzala tu dove la tua se 'n gio. – </l>
<l>Così parla gemendo, e si disface </l>
<l>quasi per gli occhi, e par conversa in rio. </l>
<l>Rivenne quegli a quell'umor vivace </l>
<l>e le languide labra alquanto aprio: </l>
<l>aprì le labra e con le luci chiuse </l>
<l>un suo sospir con que' di lei confuse. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>110 </head>
<l>Sente la donna il cavalier che geme, </l>
<l>e forza è pur che si conforti alquanto: </l>
<l>– Apri gli occhi, Tancredi, a queste estreme </l>
<l>essequie – grida – ch'io ti fo co 'l pianto; </l>
<l>riguarda me che vuo' venirne insieme </l>
<l>la lunga strada e vuo' morirti a canto. </l>
<l>Riguarda me, non te 'n fuggir sì presto: </l>
<l>l'ultimo don ch'io ti dimando è questo. – </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>111 </head>
<l>Apre Tancredi gli occhi e poi gli abbassa </l>
<l>torbidi e gravi, ed ella pur si lagna. </l>
<l>Dice Vafrino a lei: – Questi non passa: </l>
<l>curisi adunque prima, e poi si piagna. – </l>
<l>Egli il disarma, ella tremante e lassa </l>
<l>porge la mano a l'opere compagna, </l>
<l>mira e tratta le piaghe e, di ferute </l>
<l>guidice esperta, spera indi salute. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>112 </head>
<l>Vede che 'l mal da la stanchezza nasce </l>
<l>e da gli umori in troppa copia sparti. </l>
<l>Ma non ha fuor ch'un velo onde gli fasce </l>
<l>le sue ferite, in sì solinghe parti. </l>
<l>Amor le trova inusitate fasce, </l>
<l>e di pietà le insegna insolite arti: </l>
<l>l'asciugò con le chiome e rilegolle </l>
<l>pur con le chiome che troncar si volle, </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>113 </head>
<l>però che 'l velo suo bastar non pote </l>
<l>breve e sottile a le sì spesse piaghe. </l>
<l>Dittamo e croco non avea, ma note </l>
<l>per uso tal sapea potenti e maghe. </l>
<l>Già il mortifero sonno ei da sé scote, </l>
<l>già può le luci alzar mobili e vaghe. </l>
<l>Vede il suo servo, e la pietosa donna </l>
<l>sopra si mira in peregrina gonna. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>114 </head>
<l>Chiede: – O Vafrin, qui come giungi e quando? </l>
<l>E tu chi sei, medica mia pietosa? – </l>
<l>Ella, fra lieta e dubbia sospirando, </l>
<l>tinse il bel volto di color di rosa: </l>
<l>– Saprai – rispose – il tutto, or (te 'l comando </l>
<l>come medica tua) taci e riposa. </l>
<l>Salute avrai, prepara il guiderdone. – </l>
<l>Ed al suo capo il grembo indi suppone. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>115 </head>
<l>Pensa intanto Vafrin come a l'ostello </l>

<l>agiato il porti anzi più fosca sera, </l>
<l>ed ecco di guerrier giunge un drapello: </l>
<l>conosce ei ben che di Tancredi è schiera. </l>
<l>Quando affrontò il circasso e per appello </l>
<l>di battaglia chiamollo, insieme egli era; </l>
<l>non seguì lui perché non volse allora, </l>
<l>poi dubbioso il cercò de la dimora. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>116 </head>
<l>Seguian molti altri la medesma inchiesta, </l>
<l>ma ritrovarlo avien che lor succeda. </l>
<l>De le stesse lor braccia essi han contesta </l>
<l>quasi una sede ov'ei s'appoggi e sieda. </l>
<l>Disse Tancredi allora: – Adunque resta </l>
<l>il valoroso Argante a i corvi in preda? </l>
<l>Ah per Dio non si lasci, e non si frodi </l>
<l>o de la sepoltura o de le lodi. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>117 </head>
<l>Nessuna a me co 'l busto essangue e muto </l>
<l>riman più guerra; egli morì qual forte, </l>
<l>onde a ragion gli è quell'onor devuto </l>
<l>che solo in terra avanzo è de la morte. – </l>
<l>Così da molti ricevendo aiuto </l>
<l>fa che 'l nemico suo dietro si porte. </l>
<l>Vafrino al fianco di colei si pose, </l>
<l>sì come uom sòle a le guardate cose. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>118 </head>
<l>Soggiunse il prence: – A la città regale, </l>
<l>non a le tende mie, vuo' che si vada, </l>
<l>ché s'umano accidente a questa frale </l>
<l>vita sovrasta, è ben ch'ivi m'accada; </l>
<l>ché 'l loco ove morì l'Uomo immortale </l>
<l>può forse al Cielo agevolar la strada, </l>
<l>e sarà pago un mio pensier devoto </l>
<l>d'aver peregrinato al fin del voto. – </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>119 </head>
<l>Disse, e colà portato egli fu posto </l>
<l>sovra le piume, e 'l prese un sonno cheto. </l>
<l>Vafrino a la donzella, e non discosto, </l>
<l>ritrova albergo assai chiuso e secreto. </l>
<l>Quinci s'invia dov'è Goffredo, e tosto </l>
<l>entra, ché non gli è fatto alcun divieto, </l>
<l>se ben allor de la futura impresa </l>
<l>in bilance i consigli appende e pesa. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>120 </head>
<l>Del letto, ove la stanca egra persona </l>
<l>posa Raimondo, il duce è su la sponda, </l>
<l>e d'ogn'intorno nobile corona </l>
<l>de' più potenti e più saggi il circonda. </l>
<l>Or, mentre lo scudiero a lui ragiona, </l>
<l>non v'è chi d'altro chieda o chi risponda. </l>
<l>– Signor, – dicea – come imponesti, andai </l>
<l>tra gli infedeli e 'l campo lor cercai. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>121 </head>
<l>Ma non aspettar già che di quell'oste </l>
<l>l'innumerabil numero ti conti. </l>
<l>I' vidi ch' al passar le valli ascoste </l>
<l>sotto e' teneva e i piani tutti e i monti; </l>
<l>vidi che dove giunga, ove s'accoste, </l>
<l>spoglia la terra e secca i fiumi e i fonti, </l>
<l>perché non bastan l'acque a la lor sete, </l>
<l>e poco è lor ciò che la Siria miete. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>122 </head>
<l>Ma sì de' cavalier, sì de' pedoni </l>
<l>sono in gran parte inutili le schiere: </l>
<l>gente che non intende ordini o suoni, </l>
<l>né tringe ferro e di lontan sol fère. </l>
<l>Ben ve ne sono alquanti eletti e buoni </l>
<l>che seguite di Persia han le bandiere, </l>
<l>e forse squadra anco migliore è quella </l>
<l>che la squadra immortal del re s'appella. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>123 </head>
<l>Ella è detta immortal perché difetto </l>
<l>in quel numero mai non fu pur d'uno, </l>
<l>ma empie il loco vòto e sempre eletto </l>
<l>sottentra uom novo ove ne manchi alcuno. </l>
<l>Il capitan del campo, Emiren detto, </l>
<l>pari ha in senno e valor pochi o nessuno, </l>
<l>e gli commanda il re che provocarti </l>
<l>debba a pugna campal con tutte l'arti. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>124 </head>
<l>Né credo già ch'al dì secondo tardi </l>
<l>l'essercito nemico a comparire. </l>
<l>Ma tu, Rinaldo, assai conven che guardi </l>
<l>il capo, ond'è fra lor tanto desire, </l>
<l>ché i più famosi in arme e i più gagliardi </l>
<l>gli hanno incontra arrotato il ferro e l'ire; </l>
<l>perché Armida se stessa in guiderdone </l>
<l>a qual di loro il troncherà propone. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>125 </head>

<l>Fra questi è il valoroso e nobil perso: </l>
<l>dico Altamoro, il re di Sarmacante. </l>
<l>Adrasto v'è, c'ha il regno suo là verso </l>
<l>i confin de l'aurora ed è gigante, </l>
<l>uom d'ogni umanità così diverso </l>
<l>che frena per cavallo un elefante. </l>
<l>V'è Tisaferno, a cui ne l'esser prode </l>
<l>concorde fama dà sovrana lode. – </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>126 </head>
<l>Così dice egli, e 'l giovenetto in volto </l>
<l>tutto scintilla ed ha ne gli occhi il foco. </l>
<l>Vorria già tra' nemici esser avolto, </l>
<l>né cape in sé, né ritrovar può loco. </l>
<l>Quinci Vafrino al capitan rivolto: </l>
<l>– Signor, – soggiunse – il sin qui detto è poco; </l>
<l>la somma de le cose or qui si chiuda: </l>
<l>impugneransi in te l'arme di Giuda. – </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>127 </head>
<l>Di parte in parte poi tutto gli espose </l>
<l>ciò che di fraudolente in lui si tesse: </l>
<l>l'arme e 'l venen, l'insegne insidiose, </l>
<l>il vanto udito, i premi e le promesse. </l>
<l>Molto chiesto gli fu, molto rispose; </l>
<l>breve tra lor silenzio indi successe, </l>
<l>poscia inalzando il capitano il ciglio </l>
<l>chiede a Raimondo: – Or qual'è il tuo consiglio? – </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>128 </head>
<l>Ed egli: – E' mio parer ch'a i novi albori, </l>
<l>come concluso fu, più non s'assaglia, </l>
<l>ma si stringa la torre, onde uscir fuori </l>
<l>quel ch'è là dentro a suo piacer non vaglia, </l>
<l>e posi il nostro campo e si ristori </l>
<l>fra tanto ad uopo di maggior battaglia. </l>
<l>Pensa tu poi s'è meglio usar la spada </l>
<l>con forza aperta o 'l gir tenendo a bada. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>129 </head>
<l>Mio giudizio è però che a te convegna </l>
<l>di te stesso curar sovra ogni cura, </l>
<l>ché per te vince l'oste e per te regna. </l>
<l>Chi senza te l'indrizza e l'assecura? </l>
<l>E perché i traditor non celi insegna, </l>
<l>mutar l'insegne a' tuoi guerrier procura. </l>
<l>Così la fraude a te palese fatta </l>
<l>sarà da quel medesmo in chi s'appiatta. – </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>130 </head>
<l>Risponde il capitan: – Come hai per uso, </l>
<l>mostri amico voler e saggia mente; </l>
<l>ma quel che dubbio lasci, or fia conchiuso. </l>
<l>Uscirem contra a la nemica gente, </l>
<l>né già star deve in muro o 'n vallo chiuso </l>
<l>il campo domator de l'Oriente. </l>
<l>Sia da quegli empi il valor nostro esperto </l>
<l>ne la più aperta luce, in loco aperto. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>131 </head>
<l>Non sosterran de le vittorie il nome, </l>
<l>non che de' vincitor l'aspetto altero, </l>
<l>non che l'arme; e lor forze saran dome, </l>
<l>fermo stabilimento al nostro impero. </l>
<l>La torre o tosto renderassi o, come </l>
<l>altri no 'l vieti, il prenderla è leggiero. – </l>
<l>Qui il magnanimo tace e fa partita, </l>
<l>ché 'l cader de le stelle al sonno invita. </l>
</lg>
</div1>
<div1 type="canto">
<head rend="sc">CANTO VENTESIMO</head>
<lg type="ottava">
<head>1 </head>
<l>Già il sole avea desti i mortali a l'opre, </l>
<l>già diece ore del giorno eran rascorse, </l>
<l>quando lo stuol ch'a la gran torre è sopre </l>
<l>un non so che da lunge ombroso scorse, </l>
<l>quasi nebbia ch'a sera il mondo copre, </l>
<l>e ch'era il campo amico al fin s'accorse, </l>
<l>che tutto intorno il ciel di polve adombra </l>
<l>e i colli sotto e le campagne ingombra. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>2 </head>

<l>Alzano allor da l'alta cima i gridi </l>
<l>insino al ciel l'assediate genti, </l>
<l>con quel romor che da i traci lidi </l>
<l>vanno a stormi le gru ne' giorni algenti </l>
<l>e tra le nubi a più tiepidi lidi </l>
<l>fuggon stridendo inanzi a i freddi venti, </l>
<l>ch'or la giunta speranza in lor fa pronte </l>
<l>la mano al saettar, la lingua a l'onte. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>3 </head>
<l>Ben s'avisaro i Franchi onde de l'ire </l>
<l>l'impeto novo e 'l minacciar procede, </l>
<l>e miran d'alta parte; ed apparire </l>
<l>il poderoso campo indi si vede. </l>
<l>Sùbito avampa il generoso ardire </l>
<l>in que' petti feroci e pugna chiede. </l>
<l>La gioventute altera accolta insieme: </l>
<l>– Dà – grida – il segno, invitto duce –, e freme. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>4 </head>
<l>Ma nega il saggio offrir battaglia inante </l>
<l>a i novi albori e tien gli audaci a freno, </l>
<l>né pur con pugna instabile e vagante </l>
<l>vuol che si tentin gl'inimici almeno. </l>
<l>– Ben è ragion – dicea – che dopo tante </l>
<l>fatiche un giorno io vi ristori a pieno. – </l>
<l>Forse ne' suoi nemici anco la folle </l>
<l>credenza di se stessi ei nudrir volle. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>5 </head>
<l>Si prepara ciascun, de la novella </l>
<l>luce aspettando cupido il ritorno. </l>
<l>Non fu mai l'aria sì serena e bella </l>
<l>come a l'uscir del memorabil giorno: </l>
<l>l'alba lieta rideva, e parea ch'ella </l>
<l>tutti i raggi del sole avesse intorno; </l>
<l>e 'l lume usato accrebbe, e senza velo </l>
<l>volse mirar l'opere grandi il cielo. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>6 </head>
<l>Come vide spuntar l'aureo mattino, </l>
<l>mena fuori Goffredo il campo instrutto. </l>
<l>Ma pon Raimondo intorno al palestino </l>
<l>tiranno e de' fedeli il popol tutto </l>
<l>che dal paese di Soria vicino </l>
<l>a' suoi liberator s'era condutto: </l>
<l>numero grande; e pur non questo solo, </l>
<l>ma di Guasconi ancor lascia uno stuolo. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>7 </head>
<l>Vassene, e tal è in vista il sommo duce </l>
<l>ch'altri certa vittoria indi presume. </l>
<l>Novo favor del Cielo in lui riluce </l>
<l>e 'l fa grande ed augusto oltra il costume: </l>
<l>gli empie d'onor la faccia e vi riduce </l>
<l>di giovenezza il bel purpureo lume, </l>
<l>e ne l'atto de gli occhi e de le membra </l>
<l>altro che mortal cosa egli rassembra. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>8 </head>
<l>Ma non lunge se 'n va che giunge a fronte </l>
<l>de l'attendato essercito pagano, </l>
<l>e prender fa, ne l'arrivar, un monte </l>
<l>ch'egli ha da tergo e da sinistra mano; </l>
<l>e l'ordinanza poi, larga di fronte, </l>
<l>di fianchi angusta, spiega inverso il piano, </l>
<l>stringe in mezzo i pedoni e rende alati </l>
<l>con l'ale de' cavalli entrambi i lati. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>9 </head>
<l>Nel corno manco, il qual s'appressa a l'erto </l>
<l>de l'occupato colle e s'assecura, </l>
<l>pon l'un e l'altro prencipe Roberto, </l>
<l>dà le parti di mezzo al frate in cura. </l>
<l>Egli a destra s'alluoga, ove è l'aperto </l>
<l>e 'l periglioso più de la pianura, </l>
<l>ove il nemico, che di gente avanza, </l>
<l>di circondarlo aver potea speranza. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>10 </head>
<l>E qui i suoi Loteringhi e qui dispone </l>
<l>le meglio armate genti e le più elette, </l>
<l>qui tra cavalli arcieri alcun pedone </l>
<l>uso a pugnar tra' cavalier framette. </l>
<l>Poscia d'aventurier forma un squadrone </l>
<l>e d'altri altronde scelti, e presso il mette; </l>
<l>mette loro in disparte al lato destro, </l>
<l>e Rinaldo ne fa duce e maestro. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>11 </head>
<l>Ed a lui dice: – In te, signor, riposta </l>
<l>la vittoria e la somma è de le cose. </l>
<l>Tieni tu la tua schiera alquanto ascosta </l>
<l>dietro a queste ali grandi e spaziose. </l>
<l>Quando appressa il nemico, e tu di costa </l>
<l>l'assali e rendi van quanto e' propose. </l>
<l>Proposto avrà, se 'l mio pensier non falle, </l>
<l>girando a i fianchi urtarci ed a le spalle. – </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>12 </head>
<l>Quindi sovra un corsier di schiera in schiera </l>
<l>parea volar tra' cavalier, tra' fanti. </l>
<l>Tutto il volto scopria per la visiera: </l>
<l>fulminava ne gli occhi e ne' sembianti. </l>
<l>Confortò il dubbio e confermò chi spera </l>
<l>ed a l'audace rammentò i suoi vanti </l>
<l>e le sue prove al forte: a chi maggiori </l>
<l>gli stipendi promise, a chi gli onori. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>13 </head>
<l>Al fin colà fermossi ove le prime </l>
<l>e più nobili squadre erano accolte, </l>
<l>e cominciò da loco assai sublime </l>
<l>parlare, ond'è rapito ogn'uom ch'ascolte. </l>
<l>Come in torrenti da l'alpestri cime </l>
<l>soglion giù derivar le navi sciolte, </l>
<l>così correan volubili e veloci </l>
<l>da la sua bocca le canore voci. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>14 </head>
<l>– O de' nemici di Giesù flagello, </l>
<l>campo mio, domator de l'Oriente, </l>
<l>ecco l'ultimo giorno, ecco pur quello </l>
<l>che già tanto bramaste omai presente. </l>
<l>Né senza alta cagion ch'il suo rubello </l>
<l>popolo or si raccolga il Ciel consente: </l>
<l>ogni vostro nimico ha qui congiunto </l>
<l>per fornir molte guerre in un sol punto. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>15 </head>
<l>Noi raccorrem molte vittorie in una, </l>
<l>né fia maggiore il rischio o la fatica. </l>
<l>Non sia, non sia tra voi temenza alcuna </l>
<l>in veder così grande oste nimica, </l>
<l>ché discorde fra sé mal si raguna </l>
<l>e ne gli ordini suoi se stessa intrica, </l>
<l>e di chi pugni il numero fia poco: </l>
<l>mancherà il core a molti, a molti il loco. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>16 </head>
<l>Quei che incontra verranci, uomini ignudi </l>
<l>fian per lo più, senza vigor, senz'arte, </l>
<l>che dal lor ozio o da i servili studi </l>
<l>sol violenza or allontana e parte. </l>
<l>Le spade omai tremar, tremar gli scudi, </l>
<l>tremar veggio l'insegne in quella parte, </l>
<l>conosco i suoni incerti e i dubbi moti: </l>
<l>veggio la morte loro a i segni noti. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>17 </head>
<l>Quel capitan che cinto d'ostro e d'oro </l>
<l>dispon le squadre, e par sì fero in vista, </l>
<l>vinse forse talor l'Arabo o 'l Moro, </l>
<l>ma 'l suo valor non fia ch'a noi resista. </l>
<l>Che farà, benché saggio, in tanta loro </l>
<l>confusione e sì torbida e mista? </l>
<l>Mal noto è, credo, e mal conosce i sui, </l>
<l>ed a pochi può dir: &lt;&lt;Tu fosti, io fui.&gt;&gt; </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>18 </head>
<l>Ma capitano i' son di gente eletta: </l>
<l>pugnammo un tempo e trionfammo insieme, </l>
<l>e poscia un tempo a mio voler l'ho retta. </l>
<l>Di chi di voi non so la patria o 'l seme? </l>
<l>quale spada m'è ignota? o qual saetta, </l>
<l>benché per l'aria ancor sospesa treme, </l>
<l>non saprei dir se franca o se d'Irlanda, </l>
<l>e quale a punto il braccio è che la manda? </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>19 </head>
<l>Chiedo solite cose: ognun qui sembri </l>
<l>quel medesmo ch'altrove i' l'ho già visto; </l>
<l>e l'usato suo zelo abbia, e rimembri </l>
<l>l'onor suo, l'onor mio, l'onor di Cristo. </l>
<l>Ite, abbattete gli empi; e i tronchi membri </l>
<l>calcate, e stabilite il santo acquisto. </l>
<l>Ché più vi tengo a bada? assai distinto </l>
<l>ne gli occhi vostri il veggio: avete vinto. – </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>20 </head>
<l>Parve che nel fornir di tai parole </l>
<l>scendesse un lampo lucido e sereno, </l>
<l>come tal volta estiva notte sòle </l>
<l>scoter dal manto suo stella o baleno. </l>
<l>Ma questo creder si potea che 'l sole </l>
<l>giuso il mandasse dal più interno seno; </l>
<l>e parve al capo irgli girango, e segno </l>
<l>alcun pensollo di futuro regno. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>21 </head>
<l>Forse (se deve infra celesti arcani </l>
<l>prosuntuosa entrar lingua mortale) </l>
<l>agnol custode fu che da i soprani </l>
<l>cori discese, e 'l circondò con l'ale. </l>
<l>Mentre ordinò Goffredo i suoi cristiani </l>
<l>e parlò fra le schiere in guisa tale, </l>
<l>l'egizio capitan lento non fue </l>
<l>ad ordinare, a confortar le sue. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>22 </head>
<l>Trasse le squadre fuor, come veduto </l>
<l>fu da lunge venirne il popol franco, </l>
<l>e fece anch'ei l'essercito cornuto, </l>
<l>co' fanti in mezzo e i cavalieri al fianco. </l>
<l>E per sé il corno destro ha ritenuto, </l>
<l>e prepose Altamoro al lato manco; </l>
<l>Muleasse fra loro i fanti guida, </l>
<l>e in mezzo è poi de la battaglia Armida. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>23 </head>
<l>Co 'l duce a destra è il re de gli Indiani </l>
<l>e Tisaferno e tutto il regio stuolo. </l>
<l>Ma dove stender può ne' larghi piani </l>
<l>l'ala sinistra più spedito il volo, </l>
<l>Altamoro ha i re persi e i re africani </l>
<l>e i duo che manda il più fervente suolo. </l>
<l>Quinci le frombe e le balestre e gli archi </l>
<l>esser tutti dovean rotati e scarchi. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>24 </head>
<l>Così Emiren gli schiera, e corre anch'esso </l>
<l>per le parti di mezzo e per gli estremi: </l>
<l>per interpreti or parla, or per se stesso, </l>
<l>mesce lodi e rampogne e pene e premi. </l>
<l>Talor dice ad alcun: – Perché dimesso </l>
<l>mostri, soldato, il volto? e di che temi? </l>
<l>che pote un contra cento? io mi confido </l>
<l>sol con l'ombra fugarli e sol co 'l grido. – </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>25 </head>
<l>Ad altri: – O valoroso, or via con questa </l>
<l>faccia a ritòr la preda a noi rapita. – </l>
<l>L'imagine ad alcuno in mente desta, </l>
<l>glie la figura quasi e glie l'addita, </l>
<l>de la pregante patria e de la mesta </l>
<l>supplice famigliuola sbigottita. </l>
<l>– Credi – dicea – che la tua patria spieghi </l>
<l>per la mia lingua in tai parole i preghi: </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>26 </head>
<l>&lt;&lt;Guarda tu le mie leggi, e i sacri tèmpi </l>
<l>fa' ch'io del sangue mio non bagni e lavi; </l>
<l>assecura le vergini da gli empi, </l>
<l>e i sepolcri e le ceneri de gli avi.&gt;&gt; </l>
<l>A te, piangendo i lor passati tempi, </l>
<l>mostran la bianca chioma i vecchi gravi, </l>

<l>a te la moglie le mammelle e 'l petto, </l>
<l>le cune e i figli e 'l marital suo letto. – </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>27 </head>
<l>A molti poi dicea: – L'Asia campioni </l>
<l>vi fa de l'onor suo; da voi s'aspetta </l>
<l>contra que' pochi barbari ladroni </l>
<l>acerba, ma giustissima vendetta. – </l>
<l>Così con arti varie, in vari suoni </l>
<l>le varie genti a la battaglia alletta. </l>
<l>Ma già tacciono i duci, e le vicine </l>
<l>schiere non parte omai largo confine. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>28 </head>
<l>Grande e mirabil cosa era il vedere </l>
<l>quando quel campo e questo a fronte venne </l>
<l>come, spiegate in ordine le schiere, </l>
<l>di mover già, già d'assalire accenne; </l>
<l>sparse al vento ondeggiando ir le bandiere </l>
<l>e ventolar su i gran cimier le penne: </l>
<l>abiti e fregi, imprese, arme e colori, </l>
<l>d'oro e di ferro al sol lampi e fulgori. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>29 </head>
<l>Sembra d'alberi densi alta foresta </l>
<l>l'un campo e l'altro, di tant'aste abbonda. </l>
<l>Son tesi gli archi e son le lancie in resta, </l>
<l>vibransi i dardi e rotasi ogni fionda; </l>
<l>ogni cavallo in guerra anco s'appresta; </l>

<l>gli odii e 'l furor del suo signor seconda, </l>
<l>raspa, batte, nitrisce e si raggira, </l>
<l>gonfia le nari e fumo e foco spira. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>30 </head>
<l>Bello in sì bella vista anco è l'orrore, </l>
<l>e di mezzo la tema esce il diletto. </l>
<l>Né men le trombe orribili e canore </l>
<l>sono a gli orecchi lieto e fero oggetto. </l>
<l>Pur il campo fedel, benché minore, </l>
<l>par di suon più mirabile e d'aspetto, </l>
<l>e canta in più guerriero e chiaro carme </l>
<l>ogni sua tromba, e maggior luce han l'arme. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>31 </head>
<l>Fèr le trombe cristiane il primo invito, </l>
<l>risposer l'altre ed accettàr la guerra. </l>
<l>S'inginocchiaro i Franchi e riverito </l>
<l>da lor fu il Cielo, indi baciàr la terra. </l>
<l>Decresce in mezzo il campo; ecco è sparito: </l>
<l>l'un con l'altro nemico omai si serra. </l>
<l>Già fera zuffa è ne le corna, e inanti </l>
<l>spingonsi già con lor battaglia i fanti. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>32 </head>
<l>Or chi fu il primo feritor cristiano </l>
<l>che facesse d'onor lodati acquisti? </l>
<l>Fosti, Gildippe, tu che 'l grande ircano, </l>
<l>che regnava in Ormùs, prima feristi </l>
<l>(tanto di gloria a la feminea mano </l>
<l>concesse il Cielo) e 'l petto a lui partisti. </l>
<l>Cade il trafitto, e nel cadere egli ode </l>
<l>dar gridando i nemici al colpo lode. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>33 </head>
<l>Con la destra viril la donna stringe, </l>
<l>poi c'ha rotto il troncon, la buona spada, </l>
<l>e contra i Persi il corridor sospinge </l>
<l>e 'l folto de le schiere apre e dirada. </l>
<l>Coglie Zopiro là dove uom si cinge </l>
<l>e fa che quasi bipartito ei cada, </l>
<l>poi fèr la gola e tronca al crudo Alarco </l>
<l>de la voce e del cibo il doppio varco. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>34 </head>
<l>D'un mandritto Artaserse, Argeo di punta, </l>
<l>l'uno atterra stordito e l'altro uccide. </l>
<l>Poscia i pieghevol nodi, ond'è congiunta </l>
<l>la manca al braccio, ad Ismael recide. </l>
<l>Lascia, cadendo, il fren la man disgiunta, </l>
<l>su gli orecchi al destriero il colpo stride; </l>
<l>ei, che si sente in suo poter la briglia, </l>
<l>fugge a traverso e gli ordini scompiglia. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>35 </head>
<l>Questi e molti altri, ch'in silenzio preme </l>
<l>l'età vetusta, ella di vita toglie. </l>
<l>Stringonsi i Persi e vanle adosso insieme, </l>
<l>vaghi d'aver le gloriose spoglie. </l>
<l>Ma lo sposo fedel, che di lei teme, </l>
<l>corre in soccorso a la diletta moglie. </l>
<l>Così congiunta, la concorde coppia </l>
<l>ne la fida union le forze addoppia. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>36 </head>
<l>Arte di schermo nova e non più udita </l>
<l>a i magnanimi amanti usar vedresti: </l>
<l>oblia di sé la guardia, e l'altrui vita </l>
<l>difende intentamente e quella e questi. </l>
<l>Ribatte i colpi la guerriera ardita </l>
<l>che vengono al suo caro aspri e molesti; </l>
<l>egli a l'arme a lei dritte oppon lo scudo, </l>
<l>v'opporria, s'uopo fosse, il capo ignudo. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>37 </head>
<l>Propria l'altrui difesa, e propria face </l>
<l>l'uno e l'altro di lor l'altrui vendetta. </l>
<l>Egli dà morte ad Artabano audace, </l>
<l>per cui di Boecàn l'isola è retta, </l>
<l>e per l'istessa mano Alvante giace, </l>
<l>ch'osò pur di colpir la sua diletta. </l>
<l>Ella fra ciglio e ciglio ad Arimonte, </l>
<l>che 'l suo fedel battea, partì la fronte. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>38 </head>
<l>Tal fean de' Persi strage, e via maggiore </l>
<l>la fea de' Franchi il re di Sarmacante, </l>
<l>ch'ove il ferro volgeva o 'l corridore, </l>
<l>uccideva, abbattea cavallo o fante. </l>
<l>Felice è qui colui che prima more, </l>
<l>né geme poi sotto il destrier pesante, </l>
<l>perché il destrier, se da la spada resta </l>
<l>alcun mal vivo avanzo, il morde e pesta. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>39 </head>
<l>Riman da i colpi d'Altamoro ucciso </l>
<l>Brunellone il membruto, Ardonio il grande. </l>
<l>L'elemtto a l'uno e 'l capo è sì diviso </l>
<l>ch'ei ne pende su gli omeri a due bande. </l>
<l>Trafitto è l'altro insin là dove il riso </l>
<l>ha suo principio, e 'l cor dilata e spande, </l>
<l>talché (strano spettacolo ed orrendo!) </l>
<l>ridea sforzato e si moria ridendo. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>40 </head>
<l>Né solamente discacciò costoro </l>
<l>la spada micidial dal dolce mondo, </l>
<l>ma spinti insieme a crudel morte foro </l>
<l>Gentonio, Guasco, Guido e'l buon Rosmondo. </l>
<l>Or chi narrar potria quanti Altamoro </l>
<l>n'abbatte, e frange il suo destrier co 'l pondo? </l>
<l>chi dire i nomi de le genti uccise? </l>
<l>chi del ferir, chi del morir le guise? </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>41 </head>
<l>Non è chi con quel fero omai s'affronte, </l>
<l>né chi pur lunge d'assalirlo accenne. </l>
<l>Sol rivolse Gildippe in lui la fronte, </l>
<l>né da quel dubbio paragon s'astenne. </l>
<l>Nulla Amazone mai su 'l Termodonte </l>
<l>imbracciò scudo o maneggiò bipenne </l>
<l>audace sì, com'ella audace inverso </l>
<l>al furor va del formidabil perso. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>42 </head>

<l>Ferillo ove splendea d'oro e di smalto </l>
<l>barbarico diadema in su l'elmetto, </l>
<l>e 'l ruppe e sparse, onde il superbo ed alto </l>
<l>suo capo a forza egli è chinar constretto. </l>
<l>Ben di robusta man parve l'assalto </l>
<l>al re pagano, e n'ebbe onta e dispetto, </l>
<l>né tardò in vendicar l'ingiurie sue, </l>
<l>ché l'onta e la vendetta a un tempo fue. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>43 </head>
<l>Quasi in quel punto in fronte egli percosse </l>
<l>la donna di percossa in modo fella </l>
<l>che d'ogni senso e di vigor la scosse: </l>
<l>cadea, ma 'l suo fedel la tenne in sella. </l>
<l>Fortuna loro o sua virtù pur fosse, </l>
<l>tanto bastogli e non ferì più in ella, </l>
<l>quasi leon magnanimo che lassi, </l>
<l>sdegnado, uom che si giaccia, e guardi e passi. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>44 </head>
<l>Ormondo intanto, a le cui fere mani </l>
<l>era commessa la spietata cura, </l>
<l>misto con false insegne è fra' cristiani, </l>
<l>e i compagni con lui di sua congiura; </l>
<l>così lupi notturni, i quai di cani </l>
<l>mostrin sembianza, per la nebbia oscura </l>
<l>vanno a le mandre e spian come in lor s'entre, </l>
<l>la dubbia coda ristringendo al ventre. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>45 </head>
<l>Giansi appressando, e non lontano al fianco </l>
<l>del pio Goffredo il fer pagan si mise. </l>
<l>Ma come il capitan l'orato e 'l bianco </l>
<l>vide apparir de le sospette assise: </l>
<l>– Ecco – gridò – quel traditor che franco </l>
<l>cerca mostrarsi in simulate guise, </l>
<l>ecco i suoi congiurati in me già mossi. – </l>
<l>Così dicendo, al perfido aventossi. </l>
</lg>

<lg type="ottava">
<head>46 </head>
<l>Mortalmente piagollo, e quel fellone </l>
<l>non fère, non fa schermo e non s'arretra; </l>
<l>ma, come inanzi a gli occhi abbia 'l Gorgone </l>
<l>(e fu cotanto audace), or gela e impètra: </l>
<l>Ogni spada ed ogn'asta a lor s'oppone, </l>
<l>e si vòta in lor soli ogni faretra. </l>
<l>Va in tanti pezzi Ormondo e i suoi consorti, </l>
<l>che 'l cadavero pur non resta a i morti. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>47 </head>
<l>Poi che di sangue ostil si vede asperso, </l>
<l>entra in guerra Goffredo, e là si volve </l>
<l>ove appresso vedea che 'l duce perso </l>
<l>le più ristrette squadre apre e dissolve, </l>
<l>sì che 'l suo stuolo omai n'andria disperso </l>
<l>come anzi l'Austro l'africana polve. </l>
<l>Vèr lui si drizza, e i suoi sgrida e minaccia; </l>
<l>e fermando chi fugge, assal chi caccia. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>48 </head>
<l>Comincian qui le due feroci destre </l>
<l>pugna qual mai non vide Ida né Xanto. </l>
<l>Ma segue altrove aspra tenzon pedestre </l>
<l>fra Baldovino e Muleasse intanto, </l>
<l>né ferve men l'altra battaglia equestre </l>
<l>appresso il colle, a l'altro estremo canto, </l>
<l>ove il barbaro duce de le genti </l>
<l>pugna in persona e seco ha i duo potenti. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>49 </head>
<l>Il rettor de le turbe e l'un Roberto </l>
<l>fan crudel zuffa, e lor virtù s'agguaglia. </l>
<l>Ma l'indian de l'altro ha l'elmo aperto, </l>
<l>e l'arme tuttavia gli fende e smaglia. </l>
<l>Tisaferno non ha nemico certo </l>
<l>che gli sia paragon degno in battaglia, </l>
<l>ma scorre ove la calca appar più folta, </l>
<l>e mesce varia uccisione e molta. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>50 </head>
<l>Così si combatteva, e 'n dubbia lance </l>
<l>co 'l timor le speranze eran sospese. </l>
<l>Pien tutto il campo è di spezzate lance, </l>
<l>di rotti scudi e di troncato arnese, </l>
<l>di spade a i petti, a le squarciate pance </l>
<l>altre confitte, altre per terra stese, </l>
<l>di corpi, altri supini, altri co' volti, </l>
<l>quasi mordendo il suolo, al suol rivolti. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>51 </head>
<l>Giace il cavallo al suo signore appresso, </l>
<l>giace il compagno appo il compagno estinto, </l>
<l>giace il nemico appo il nemico, e spesso </l>
<l>su 'l morto il vivo, il vincitor su 'l vinto. </l>
<l>Non v'è silenzio e non v'è grido espresso, </l>
<l>ma odi un non so che roco e indistinto: </l>
<l>fremiti di furor, mormori d'ira, </l>
<l>gemiti di chi langue e di chi spira. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>52 </head>
<l>L'arme, che già sì liete in vista foro, </l>
<l>faceano or mostra paventosa e mesta: </l>
<l>perduti ha i lampi il ferro, i raggi l'oro, </l>
<l>nulla vaghezza a i bei color più resta. </l>
<l>Quanto apparia d'adorno e di decoro </l>
<l>ne' cimieri e ne' fregi, or si calpesta; </l>
<l>la polve ingombra ciò ch'al sangue avanza, </l>
<l>tanto i campi mutata avean sembianza. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>53 </head>
<l>Gli Arabi allora, e gli Etiòpi e i Mori, </l>
<l>che l'estremo tenean del lato manco, </l>
<l>giansi spiegando e distendendo in fòri, </l>
<l>giravan poi de gli inimici al fianco; </l>
<l>ed omai sagittari e frombatori </l>
<l>molestavan da lunge il popol franco, </l>
<l>quando Rinaldo e 'l suo drapel si mosse, </l>
<l>e parve che tremoto e tuono fosse. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>54 </head>
<l>Assimiro di Mèroe infra l'adusto </l>
<l>stuol d'Etiopia era il primier de' forti. </l>
<l>Rinaldo il colse ove s'annoda al busto </l>
<l>il nero collo, e 'l fe' cader tra' morti. </l>
<l>Poich'eccitò de la vittoria il gusto </l>
<l>l'appetito del sangue e de le morti </l>
<l>nel fero vincitore, egli fe' cose </l>
<l>incredibili, orrende e monstruose. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>55 </head>
<l>Diè più morti che colpi, e pur frequente </l>
<l>de' suoi gran colpi la tempesta cade. </l>
<l>Qual tre lingue vibrar sembra il serpente, </l>
<l>ché la prestezza d' una il persuade, </l>
<l>tal credea lui la sbigottita gente </l>
<l>con la rapida man girar tre spade. </l>
<l>L'occhio al moto deluso il falso crede, </l>
<l>e 'l terrore a que' mostri accresce fede. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>56 </head>
<l>I libici tiranni e i negri regi </l>
<l>l'un nel sangue de l'altro a morte stese. </l>
<l>Dièr sovra gli altri i suoi compagni egregi, </l>
<l>che d'emulo furor l'essempio accese. </l>
<l>Cadeane con orribili dispregi </l>
<l>l'infedel plebe, e non facea difese. </l>
<l>Pugna questa non è, ma strage sola, </l>
<l>ché quinci oprano il ferro, indi la gola. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>57 </head>
<l>Ma non lunga stagion volgon la faccia, </l>
<l>ricevendo le piaghe in nobil parte. </l>
<l>Fuggon le turbe, e sì il timor le caccia </l>
<l>ch'ogni ordinanza lor scompagna e parte. </l>
<l>Ma segue pur senza lasciar la traccia </l>
<l>sin che l'ha in tutto dissipate e sparte, </l>
<l>poi si raccoglie il vincitor veloce </l>
<l>che sovra i più fugaci è men feroce. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>58 </head>
<l>Qual vento, a cui s'oppone o selva o colle, </l>
<l>doppia ne la contesa i soffi e l'ira, </l>
<l>ma con fiato più placido e più molle </l>
<l>per le campagne libere poi spira; </l>
<l>come fra scogli il mar spuma e ribolle, </l>
<l>e ne l'aperto onde più chete aggira, </l>
<l>così quanto contrasto avea men saldo, </l>
<l>tanto scemava il suo furor Rinaldo. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>59 </head>
<l>Poi che sdegnossi in fuggitivo dorso </l>
<l>le nobil ire ir consumando invano, </l>
<l>verso la fanteria voltò il suo corso, </l>
<l>ch'ebbe l'Arabo al fianco e l'Africano, </l>
<l>or nuda è da quel lato, e chi soccorso </l>
<l>dar le doveva o giace od è lontano. </l>
<l>Vien da traverso, e le pedestri schiere </l>
<l>la gente d'arme impetuosa fère. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>60 </head>
<l>Ruppe l'aste e gli intoppi, il violento </l>
<l>impeto vinse e penetrò fra esse, </l>
<l>le sparse e l'atterrò; tempesta o vento </l>
<l>men tosto abbatte le pieghevol messe. </l>
<l>Lastricato co 'l sangue è il pavimento </l>
<l>d'arme e di membra perforate e fesse; </l>
<l>e la cavalleria correndo il calca </l>
<l>senza ritegno, e fera oltra se 'n valca. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>61 </head>
<l>Giunse Rinaldo ove su 'l carro aurato </l>
<l>stavasi Armida in militar sembianti, </l>
<l>e nobil guardia avea da ciascun lato </l>
<l>de' baroni seguaci e de gli amanti. </l>
<l>Noto a più segni, egli è da lei mirato </l>
<l>con occhi d'ira e di desio tremanti: </l>
<l>ei si tramuta in volto un cotal poco, </l>
<l>ella si fa di gel, divien poi foco. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>62 </head>
<l>Declina il carro il cavaliero e passa, </l>
<l>e fa sembiante d'uom cui d'altro cale; </l>
<l>ma senza pugna già passar non lassa </l>
<l>il drapel congiurato il suo rivale. </l>
<l>Chi il ferro stringe in lui, chi l'asta abbassa; </l>
<l>ella stessa in su l'arco ha già lo strale: </l>
<l>spingea le mani, e incrudelia lo sdegno, </l>
<l>ma le placava e n'era amor ritegno. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>63 </head>
<l>Sorse amor contra l'ira, e fe' palese </l>
<l>che vive il foco suo ch'ascoso tenne. </l>
<l>La man tre volte a saettar distese, </l>
<l>tre volte essa inchinolla e si ritenne. </l>
<l>Pur vinse al fin lo sdegno, e l'arco tese </l>
<l>e fe' volar del suo quadrel le penne. </l>
<l>Lo stral volò, ma con lo strale un voto </l>
<l>sùbito uscì, che vada il colpo a vòto. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>64 </head>
<l>Torria ben ella che il quadrel pungente </l>
<l>tornasse indietro, e le tornasse al core; </l>
<l>tanto poteva in lei, benché perdente </l>
<l>(or che potria vittorioso?), Amore. </l>
<l>Ma di tal suo pensier poi si ripente, </l>
<l>e nel discorde sen cresce il furore. </l>
<l>Così or paventa ed or desia che tocchi </l>
<l>a pieno il colpo, e 'l segue pur con gli occhi. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>65 </head>
<l>Ma non fu la percossa in van diretta </l>
<l>ch'al cavalier su 'l duro usbergo è giunta, </l>
<l>duro ben troppo a feminil saetta, </l>
<l>che di pungere in vece ivi si spunta. </l>
<l>Egli le volge il fianco; ella, negletta </l>
<l>esser credendo, e d'ira arsa e compunta, </l>
<l>scocca l'arco più volte e non fa piaga: </l>
<l>e mentre ella saetta, Amor lei piaga. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>66 </head>
<l>&lt;&lt;Sì dunque impenetrabile è costui,&gt;&gt; </l>
<l>fra sé dicea &lt;&lt;che forza ostil non cura? </l>
<l>Vestirebbe mai forse i membri sui </l>
<l>di quel diaspro ond'ei l'alma ha sì dura? </l>
<l>Colpo d'occhio o di man non pote in lui, </l>
<l>di tai tempre è il rigor che lo assecura; </l>
<l>e inerme io vinta sono, e vinta armata: </l>
<l>nemica, amante, egualmente sprezzata. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>67 </head>
<l>Or qual arte novella e qual m'avanza </l>
<l>nova forma in cui possa anco mutarmi? </l>
<l>Misera! e nulla aver degg'io speranza </l>
<l>ne' cavalieri miei, ché veder parmi, </l>
<l>anzi pur veggio, a la costui possanza </l>
<l>tutte le forze frali e tutte l'armi.&gt;&gt; </l>
<l>E ben vedea de' suoi campioni estinti </l>
<l>altri giacerne, altri abbattuti e vinti. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>68 </head>
<l>Soletta a sua difesa ella non basta, </l>
<l>e già le pare esser prigiona e serva; </l>
<l>né s'assecura (e presso l'arco ha l'asta) </l>
<l>ne l'arme di Diana o di Minerva. </l>
<l>Qual è il timido cigno a cui sovrasta </l>
<l>co 'l fero artiglio l'aquila proterva, </l>
<l>ch'a terra si rannicchia e china l'ali, </l>
<l>i suoi timidi moti eran cotali. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>69 </head>
<l>Ma il principe Altamor, che sino allora </l>
<l>fermar de' Persi procurò lo stuolo </l>
<l>(ch'era già in piega e 'n fuga ito se 'n fòra, </l>
<l>ma 'l ritenea, bench'a fatica, ei solo), </l>
<l>or tal veggendo lei ch'amando adora, </l>
<l>là si volge di corso, anzi di volo, </l>
<l>e 'l suo onor abbandona e la sua schiera: </l>
<l>pur che costei si salvi, il mondo pèra. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>70 </head>
<l>Al mal difeso carro egli fa scorta </l>
<l>e co 'l ferro le vie gli sgombra inante, </l>
<l>ma da Rinaldo e da Goffredo è morta </l>
<l>e fugata sua schiera in quell'istante. </l>
<l>Il misero se 'l vede e se 'l comporta </l>
<l>assai miglior che capitano, amante. </l>
<l>Scorge Armida in securo, e torna poi, </l>
<l>intempestiva aita, a i vinti suoi, </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>71 </head>
<l>ché da quel lato de' pagani il campo </l>
<l>irreparabilmente è sparso e sciolto; </l>
<l>ma da l'opposto, abbandonando il campo </l>
<l>a gli infedeli, i nostri il tergo han vòlto. </l>
<l>Ebbe l'un de' Roberti a pena scampo, </l>
<l>ferito dal nemico il petto e 'l volto, </l>
<l>l'altro è prigion d'Adrasto. In cotal guisa </l>
<l>la sconfitta egualmente era divisa. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>72 </head>
<l>Prende Goffredo allor tempo opportuno: </l>
<l>riordina sue squadre e fa ritorno </l>
<l>senza indugio a la pugna; e così l'uno </l>
<l>viene ad urtar ne l'altro intero corno. </l>
<l>Tinto se 'n vien di sangue ostil ciascuno, </l>
<l>ciascun di spoglie trionfali adorno. </l>
<l>La vittoria e l'onor vien da ogni parte, </l>
<l>sta dubbia in mezzo la Fortuna e Marte. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>73 </head>
<l>Or mentre in guisa tal fera tenzone </l>
<l>è tra 'l fedel essercito e 'l pagano, </l>
<l>salse in cima a la torre ad un balcone </l>
<l>e mirò, benché lunge, il fer Soldano; </l>
<l>mirò, quasi in teatro od in agone, </l>
<l>l'aspra tragedia de lo stato umano: </l>
<l>i vari assalti e 'l fero orror di morte, </l>
<l>e i gran giochi del caso e de la sorte. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>74 </head>
<l>Stette attonito alquanto e stupefatto </l>
<l>a quelle prime viste; e poi s'accese, </l>
<l>e desiò trovarsi anch'egli in atto </l>
<l>nel periglioso campo a l'alte imprese. </l>
<l>Né pose indugio al suo desir, ma ratto </l>
<l>d'elmo s'armò, ch'aveva ogn'altro arnese: </l>
<l>– Su su, – gridò – non più, non più dimora: </l>
<l>convien ch'oggi si vinca o che si mora. – </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>75 </head>
<l>O che sia forse il proveder divino </l>
<l>che spira in lui la furiosa mente, </l>
<l>perché quel giorno sian del palestino </l>
<l>imperio le reliquie in tutto spente; </l>
<l>o che sia ch'a la morte omai vicino </l>
<l>d'andarle incontra stimolar si sente, </l>
<l>impetuoso e rapido disserra </l>
<l>la porta, e porta inaspettata guerra. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>76 </head>
<l>E non aspetta pur che i feri inviti </l>
<l>accettino i compagni; esce sol esso, </l>
<l>e sfida sol mille nimici uniti, </l>
<l>e sol fra mille intrepido s'è messo. </l>
<l>Ma da l'impeto suo quasi rapiti </l>
<l>seguon poi gli altri ed Aladino stesso. </l>
<l>Chi fu vil, chi fu cauto, or nulla teme: </l>
<l>opera di furor più che di speme. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>77 </head>
<l>Quei che prima ritrova il turco atroce </l>
<l>caggiono a i colpi orribili improvisi, </l>
<l>e in condur loro a morte è sì veloce </l>
<l>ch'uom non li vede uccidere, ma uccisi. </l>
<l>Da i primieri a i sezzai, di voce in voce, </l>
<l>passa il terror, vanno i dolenti avisi, </l>
<l>tal che 'l vulgo fedel de la Soria </l>
<l>tumultuando già quasi fuggia. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>78 </head>
<l>Ma con men di terrore e di scompiglio </l>
<l>l'ordine e 'l loco suo fu ritenuto </l>
<l>dal Guascon, benché prossimo al periglio </l>
<l>a l'improviso ei sia colto e battuto. </l>
<l>Nessun dente giamai, nessun artiglio </l>
<l>o di silvestre o d'animal pennuto </l>
<l>insanguinossi in mandra o tra gli augelli, </l>
<l>come la spada del pagan tra quelli. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>79 </head>
<l>Sembra quasi famelica e vorace, </l>
<l>pasce le membra quasi e 'l sangue sugge. </l>
<l>Seco Aladin, seco lo stuol seguace </l>
<l>gli assediatori suoi percote e strugge. </l>
<l>Ma il buon Raimondo accorre ove disface </l>
<l>Soliman le sue squadre e già no 'l fugge, </l>
<l>se ben la fera destra ei riconosce </l>
<l>onde percosso ebbe mortali angosce. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>80 </head>
<l>Pur di novo l'affronta e pur ricade, </l>
<l>pur ripercosso ove fu prima offeso; </l>
<l>e colpa è sol de la soverchia etade, </l>
<l>a cui soverchio è de' gran colpi il peso. </l>
<l>Da cento scudi fu, da cento spade </l>
<l>oppugnato in quel tempo anco e difeso. </l>
<l>Ma trascorre il Soldano, o che se 'l creda </l>
<l>morto del tutto, o 'l pensi agevol preda. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>81 </head>
<l>Sovra gli altri ferisce e tronca e svena, </l>
<l>e 'n poca piazza fa mirabil prove; </l>
<l>ricerca poi, come furor il mena, </l>
<l>a nova uccision materia altrove. </l>
<l>Qual da povera mensa a ricca cena </l>
<l>uom stimolato dal digiun si move, </l>
<l>tal vanne a maggior guerra ov'egli sbrame </l>
<l>la sua di sangue infuriata fame. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>82 </head>
<l>Scende egli giù per le abbattute mura </l>
<l>e s'indirizza a la gran pugna in fretta. </l>
<l>Ma 'l furor ne' compagni e la paura </l>
<l>riman ch'i suoi nemici han già concetta; </l>
<l>e l'una schiera d'asseguir procura </l>
<l>quella vittoria ch'ei lasciò imperfetta, </l>
<l>l'altra resiste sì, ma non è senza </l>
<l>segno di fuga omai la resistenza. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>83 </head>
<l>Il Guascon ritirandosi cedeva, </l>
<l>ma se ne gìa disperso il popol siro. </l>
<l>Eran presso a l'albergo ove giaceva </l>
<l>il buon Tancredi, e i gridi entro s'udiro. </l>
<l>Dal letto il fianco infermo egli solleva, </l>
<l>vien su la vetta e volge gli occhi in giro; </l>
<l>vede, giacendo il conte, altri ritrarsi, </l>
<l>altri del tutto già fugati e sparsi. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>84 </head>
<l>Virtù, ch'a'valorosi unqua non manca, </l>
<l>perché languisca il corpo fral non langue, </l>
<l>ma le piagate membra in lui rinfranca </l>
<l>quasi in vece di spirito e di sangue. </l>
<l>Del gravissimo scudo arma ei la manca, </l>
<l>e non par grave il peso al braccio essangue. </l>
<l>Prende con l'altra man l'ignuda spada </l>
<l>(tanto basta a l'uom forte) e più non bada. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>85 </head>
<l>Ma giù se 'n viene e grida: – Ove fuggite, </l>
<l>lasciando il signor vostro in preda altrui? </l>
<l>dunque i barbari chiostri e le meschite </l>
<l>spiegheran per trofeo l'arme di lui? </l>
<l>Or, tornando in Guascogna, al figlio dite </l>
<l>che morì il padre onde fuggiste vui. – </l>
<l>Così lor parla, e 'l petto nudo e infermo </l>
<l>a mille armati e vigorosi è schermo. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>86 </head>
<l>E co 'l grave suo scudo, il qual di sette </l>
<l>dure cuoia di tauro era composto </l>
<l>e che a le terga poi di tempre elette </l>
<l>un coperchio d'acciaio ha sopraposto, </l>
<l>tien da le spade e tien da le saette, </l>
<l>tien da tutte arme il buon Raimondo ascosto, </l>
<l>e co 'l ferro i nemici intorno sgombra </l>
<l>sì che giace securo e quasi a l'ombra. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>87 </head>
<l>Respirando risorge in tempo  poco </l>
<l>sotto il fido riparo il vecchio accolto, </l>
<l>e si sente avampar di doppio foco, </l>
<l>di sdegno il core e di vergogna il volto; </l>
<l>e drizza gli occhi accesi a ciascun loco </l>
<l>per riveder quel fero onde fu colto, </l>
<l>ma no 'l vedendo freme, e far prepara </l>
<l>ne' seguaci di lui vendetta amara. </l>
</lg>

<lg type="ottava">
<head>88 </head>
<l>Ritornan gli Aquitani e tutti insieme </l>
<l>seguono il duce al vendicarsi intento. </l>
<l>Lo stuol ch'inanzi osava tanto, or teme: </l>
<l>audacia passa ov'era pria spavento. </l>
<l>Cede chi rincalzò; chi cesse, or preme: </l>
<l>così varian le cose in un momento. </l>
<l>Ben fa Raimondo or sua vendetta, e sconta </l>
<l>pur di sua man con cento morti un'onta. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>89 </head>
<l>Mentre Raimondo il vergognoso sdegno </l>
<l>ne' più nobili capi sfogar tenta, </l>
<l>vede l'usurpator del nobil regno, </l>
<l>che fra' primi combatte, e gli s'aventa; </l>
<l>e 'l fère in fronte e nel medesmo segno </l>
<l>tocca e ritocca, e 'l suo colpir non lenta, </l>
<l>onde il re cade e con singulto orrendo </l>
<l>la terra ove regnò morde morendo. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>90 </head>
<l>Poich'una scorta è lunge e l'altra uccisa, </l>
<l>in color che restàr vario è l'affetto: </l>
<l>alcun, di belva infuriata in guisa, </l>
<l>disperato nel ferro urta co 'l petto; </l>
<l>altri, temendo, di campar s'avisa, </l>
<l>e là rifugge ov'ebbe pria ricetto. </l>
<l>Ma tra' fuggenti il vincitor commisto </l>
<l>entra, e fin pone al glorioso acquisto. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>91 </head>
<l>Presa è la rocca, e su per l'alte scale </l>
<l>chi fugge è morto o 'n su le prime soglie; </l>
<l>e nel sommo di lei Raimondo sale </l>
<l>e ne la destra il gran vessillo toglie, </l>
<l>e incontra a i due gran campi il trionfale </l>
<l>segno de la vittoria al vento scioglie. </l>
<l>Ma non già il guarda il fer Soldan che lunge </l>
<l>è di là fatto ed a la pugna giunge. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>92 </head>
<l>Giunge in campagna tepida e vermiglia </l>
<l>che d'ora in ora più di sangue ondeggia, </l>
<l>sì che il regno di morte omai somiglia </l>
<l>ch'ivi i trionfi suoi spiega e passeggia. </l>
<l>Vede un destrier che con pendente briglia, </l>
<l>senza rettor, trascorso è fuor di greggia; </l>
<l>gli gitta al fren la mano e 'l vòto dorso </l>
<l>montando preme e poi lo spinge al corso. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>93 </head>
<l>Grande ma breve aita apportò questi </l>
<l>a i saracini impauriti e lassi. </l>
<l>Grande ma breve fulmine il diresti </l>
<l>ch'inaspettato sopragiunga e passi, </l>
<l>ma del suo corso momentaneo resti </l>
<l>vestigio eterno in dirupati sassi. </l>
<l>Cento ei n'uccise e più, pur di due soli </l>
<l>non fia che la memoria il tempo involi. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>94 </head>
<l>Gildippe ed Odoardo, i casi vostri </l>
<l>duri ed acerbi e i fatti onesti e degni </l>
<l>(se tanto lice a i miei toscani inchiostri) </l>
<l>consacrerò fra' peregrini ingegni, </l>
<l>sì ch'ogn'età quasi ben nati mostri </l>
<l>di virtute e d'amor v'additi e segni, </l>
<l>e co 'l suo pianto alcun servo d'Amore </l>
<l>la morte vostra e le mie rime onore. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>95 </head>
<l>La magnanima donna il destrier volse </l>
<l>dove le genti distruggea quel crudo, </l>
<l>e di due gran fendenti a pieno il colse: </l>
<l>ferigli il fianco e gli partì lo scudo. </l>
<l>Grida il crudel, ch'a l'abito raccolse </l>
<l>chi costei fosse: – Ecco la putta e 'l drudo: </l>
<l>meglio per te s'avessi il fuso e l'ago, </l>
<l>ch'in tua difesa aver la spada e 'l vago. – </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>96 </head>
<l>Qui tacque, e di furor più che mai pieno </l>
<l>drizzò percossa temeraria e fera </l>
<l>ch'osò, rompendo ogn'arme, entrar nel seno </l>
<l>che de' colpi d'Amor segno sol era. </l>
<l>Ella, repente abbandonando il freno, </l>
<l>sembiante fa d'uom che languisca e pèra; </l>
<l>e ben se 'l vede il misero Odoardo, </l>
<l>mal fortunato difensor, non tardo. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>97 </head>
<l>Che far dée nel gran caso? Ira e pietade </l>
<l>a varie parti in un tempo l'affretta: </l>
<l>questa a l'appoggio del suo ben che cade, </l>
<l>quella a pigliar del percussor vendetta. </l>
<l>Amore indifferente il persuade </l>
<l>che non sia l'ira o la pietà negletta. </l>
<l>Con la sinistra man corre al sostegno, </l>
<l>l'altra ministra ei fa del suo disdegno. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>98 </head>
<l>Ma voler e poter che si divida </l>
<l>bastar non può contra il pagan sì forte </l>
<l>tal che non sostien lei, né l'omicida </l>
<l>de la dolce alma sua conduce a morte. </l>
<l>Anzi avien che 'l Soldano a lui recida </l>
<l>il braccio, appoggio a la fedel consorte, </l>
<l>onde cader lasciolla, ed egli presse </l>
<l>le membra a lei con le sue membra stesse. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>99 </head>
<l>Come olmo a cui la pampinosa pianta </l>
<l>cupida s'aviticchi e si marite, </l>
<l>se ferro il tronca o turbine lo schianta </l>
<l>trae seco a terra la compagna vite, </l>
<l>ed egli stesso il verde onde s'ammanta </l>
<l>le sfronda e pesta l'uve sue gradite, </l>
<l>par che se 'n dolga, e più che 'l proprio fato </l>
<l>di lei gl'incresca che gli more a lato; </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>100 </head>
<l>così cade egli, e sol di lei gli duole </l>
<l>che 'l Cielo eterna sua compagna fece. </l>
<l>Vorrian formar né pòn formar parole, </l>
<l>forman sospiri di parole in vece: </l>
<l>l'un mira l'altro, e l'un pur come sòle </l>
<l>si stringe a l'altro, mentre ancor ciò lece; </l>
<l>e si cela in un punto ad ambi il die, </l>
<l>e congiunte se 'n van l'anime pie. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>101 </head>
<l>Allor scioglie la Fama i vanni al volo, </l>
<l>le lingue al grido, e 'l duro caso accerta; </l>
<l>né pur n'ode Rinaldo il romor solo, </l>
<l>ma d'un messaggio ancor nova più certa. </l>
<l>Sdegno, dover, benivolenza e duolo </l>
<l>fan ch'a l'alta vendetta ei si converta, </l>
<l>ma il sentier gli attraversa e fa contrasto </l>
<l>su gli occhi del Soldano il grande Adrasto. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>102 </head>
<l>Gridava il re feroce: – A i segni noti </l>
<l>tu sei pur quegli al fin ch'io cerco e bramo: </l>
<l>scudo non è che non riguardi e noti, </l>
<l>ed a nome tutt'oggi invan ti chiamo. </l>
<l>Or solverò de la vendetta i voti </l>
<l>co 'l tuo capo al mio nume. Omai facciamo </l>
<l>di valor, di furor qui paragone, </l>
<l>tu nemico d'Armida ed io campione. – </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>103 </head>
<l>Così lo sfida, e di percosse orrende </l>
<l>pria su la tempia il fère, indi nel collo. </l>
<l>L'elmo fatal (ché non si può) non fende, </l>
<l>ma lo scote in arcion con più d'un crollo. </l>
<l>Rinaldo lui su 'l fianco in guisa offende </l>
<l>che vana vi saria l'arte d'Apollo: </l>
<l>cade l'uom smisurato, il rege invitto, </l>
<l>e n'è l'onore ad un sol colpo ascritto. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>104 </head>
<l>Lo stupor, di spavento e d'orror misto, </l>
<l>il sangue e i cori a i circostanti agghiaccia, </l>
<l>e Soliman, ch'estranio colpo ha visto, </l>
<l>nel cor si turba e impallidisce in faccia, </l>
<l>e chiaramente il suo morir previsto, </l>
<l>non si risolve e non sa quel che faccia; </l>
<l>cosa insolita in lui, ma che non regge </l>
<l>de gli affari qua giù l'eterna legge? </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>105 </head>
<l>Come vede talor torbidi sogni </l>
<l>ne' brevi sonni suoi l'egro o l'insano, </l>
<l>pargli ch'al corso avidamente agogni </l>
<l>stender le membra, e che s'affanni invano, </l>
<l>ché ne' maggiori sforzi a' suoi bisogni </l>
<l>non corrisponde il piè stanco e la mano, </l>
<l>scioglier talor la lingua e parlar vòle, </l>
<l>ma non seguon la voce o le parole; </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>106 </head>
<l>così allora il Soldan vorria rapire </l>
<l>pur se stesso a l'assalto e se ne sforza, </l>
<l>ma non conosce in sé le solite ire, </l>
<l>né sé conosce a la scemata forza. </l>
<l>Quante scintille in lui sorgon d'ardire, </l>
<l>tante un secreto suo terror n'ammmorza: </l>
<l>volgonsi nel suo cor diversi sensi, </l>
<l>non che fuggir, non che ritrarsi pensi. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>107 </head>
<l>Giunge all'irresoluto il vincitore, </l>
<l>e in arrivando (o che gli pare) avanza </l>
<l>e di velocitade e di furore </l>
<l>e di grandezza ogni mortal sembianza. </l>
<l>Poco ripugna quel; pur mentre more, </l>
<l>già non oblia la generosa usanza: </l>
<l>non fugge i colpi e gemito non spande, </l>
<l>né atto fa se non se altero e grande. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>108 </head>
<l>Poi che 'l Soldan, che spesso in lunga guerra </l>
<l>quasi novello Anteo cadde e risorse </l>
<l>più fero ognora, al fin calcò la terra </l>
<l>per giacer sempre, intorno il suon ne corse; </l>
<l>e Fortuna, che varia e instabil erra, </l>
<l>più non osò por la vittoria in forse, </l>
<l>ma fermò i giri, e sotto i duci stessi </l>
<l>s'unì co' Franchi e militò con essi. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>109 </head>
<l>Fugge, non ch'altri, omai la regia schiera </l>
<l>ov'è de l'Oriente accolto il nerbo. </l>
<l>Già fu detta immortale, or vien che pèra </l>
<l>ad onta di quel titolo superbo. </l>
<l>Emireno a colui c'ha la bandiera </l>
<l>tronca la fuga e parla in modo acerbo: </l>
<l>– Or se' tu quel ch'a sostener gli eccelsi </l>
<l>segni del mio signor fra mille i' scelsi? </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>110 </head>
<l>Rimedon, questa insegna a te non diedi </l>
<l>acciò che indietro tu la riportassi. </l>
<l>Dunque, codardo, il capitan tuo vedi </l>
<l>in zuffa co' nemici, e solo il lassi? </l>
<l>che brami? di salvarti? or meco riedi, </l>
<l>ché per la strada presa a morte vassi. </l>
<l>Combatta qui chi di campar desia: </l>
<l>la via d'onor de la salute è via. – </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>111 </head>
<l>Riede in guerra colui ch'arde di scorno. </l>
<l>Usa ei con gli altri poi sermon più grave: </l>
<l>talor minaccia e fère, onde ritorno </l>
<l>fa contra il ferro chi del ferro pave. </l>
<l>Così rintegra del fiaccato corno </l>
<l>la miglior parte, e speme anco pur have. </l>
<l>E Tisaferno più ch'altri il rincora, </l>
<l>ch'orma non torse per ritrarsi ancora. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>112 </head>
<l>Meraviglie quel dì fe' Tisaferno: </l>
<l>i Normandi per lui furon disfatti, </l>
<l>fe' di Fiammenghi strano empio governo, </l>
<l>Gernier, Ruggier, Gherardo a morte ha tratti. </l>
<l>Poi ch'a le mète de l'onor eterno </l>
<l>la vita breve prolungò co' fatti, </l>
<l>quasi di viver più poco gli caglia, </l>
<l>cerca il rischio maggior de la battaglia. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>113 </head>
<l>Vide ei Rinaldo; e benché omai vermigli </l>
<l>gli azzurri suoi color sian divenuti, </l>
<l>e insanguinati l'aquila gli artigli </l>
<l>e 'l rostro s'abbia, i segni ha conosciuti. </l>
<l>– Ecco – disse – i grandissimi perigli; </l>
<l>qui prego il Ciel che 'l mio ardimento aiuti, </l>
<l>e veggia Armida il desiato scempio: </l>
<l>Macon, s'io vinco, i' voto l'arme al tempio. – </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>114 </head>
<l>Così pregava, e le preghiere ìr vòte, </l>
<l>ché 'l sordo suo Macon nulla n'udiva. </l>
<l>Qual il leon si sferza e si percote </l>
<l>per isvegliar la ferità nativa, </l>
<l>tale ei suoi sdegni desta, ed a la cote </l>
<l>d'amor gli aguzza ed a le fiamme avviva. </l>
<l>Tutte sue forze aduna e si ristringe </l>
<l>sotto l'arme a l'assalto, e 'l destrier spinge. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>115 </head>
<l>Spinse il suo contra lui, che in atto scerse </l>
<l>d'assalitore, il cavalier latino. </l>
<l>Fe' lor gran piazza in mezzo e si converse </l>
<l>a lo spettacol fero ogni vicino. </l>
<l>Tante fur le percosse e sì diverse </l>
<l>de l'italico eroe, del saracino, </l>
<l>ch'altri per meraviglia obliò quasi </l>
<l>l'ire e gli affetti propri e i propri casi. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>116 </head>
<l>Ma l'un percote sol; percote e impiaga </l>
<l>l'altro, c'ha maggior forza, armi più ferme. </l>
<l>Tisaferno di sangue il campo allaga, </l>
<l>con l'elmo aperto e de lo scudo inerme. </l>
<l>Mira del suo campion la bella maga </l>
<l>rotti gli arnesi, e più le membra inferme, </l>
<l>e gli altri tutti impauriti in modo </l>
<l>che frale omai gli stringe e debil nodo. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>117 </head>
<l>Già di tanti guerrier cinta e munita, </l>
<l>or rimasa nel carro era soletta: </l>
<l>teme di servitute, odia la vita, </l>
<l>dispera la vittoria e la vendetta. </l>
<l>Mezza tra furiosa e sbigottita </l>
<l>scende, ed ascende un suo destriero in fretta; </l>
<l>vassene e fugge, e van seco pur anco </l>
<l>Sdegno ed Amor quasi due veltri al fianco. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>118 </head>
<l>Tal Cleopatra al secolo vetusto </l>
<l>sola fuggia da la tenzon crudele, </l>
<l>lasciando incontra al fortunato Augusto </l>
<l>ne' maritimi rischi il suo fedele, </l>
<l>che per amor fatto a se stesso ingiusto </l>
<l>tosto seguì le solitarie vele. </l>
<l>E ben la fuga di costei secreta </l>
<l>Tisaferno seguia, ma l'altro il vieta. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>119 </head>
<l>Al pagan, poi che sparve il suo conforto, </l>
<l>sembra ch'insieme il giorno e 'l sol tramonte, </l>
<l>ed a lui che 'l ritiene a sì gran torto </l>
<l>disperato si volge e 'l fiede in fronte. </l>
<l>A fabricar il fulmine ritorto </l>
<l>via più leggier cade il martel di Bronte, </l>
<l>e co 'l grave fendente in modo il carca </l>
<l>che 'l percosso la testa al petto inarca. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>120 </head>
<l>Tosto Rinaldo si dirizza ed erge </l>
<l>e vibra il ferro e, rotto il grosso usbergo, </l>
<l>gli apre le coste e l'aspra punta immerge </l>
<l>in mezzo 'l cor dove ha la vita albergo. </l>
<l>Tanto oltra va che piaga doppia asperge </l>
<l>quinci al pagano il petto e quindi il tergo, </l>
<l>e largamente a l'anima fugace </l>
<l>più d'una via nel suo partir si face. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>121 </head>
<l>Allor si ferma a rimirar Rinaldo </l>
<l>ove drizzi gli assalti, ove gli aiuti, </l>
<l>e de' pagan non vede ordine saldo, </l>
<l>ma gli stendardi lor tutti caduti. </l>
<l>Qui pon fine a le morti, e in lui quel caldo </l>
<l>disdegno marzial par che s'attuti. </l>
<l>Placido è fatto, e gli si reca a mente </l>
<l>la donna che fuggia sola e dolente. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>122 </head>
<l>Ben rimirò la fuga; or da lui chiede </l>
<l>pietà che n'abbia cura e cortesia, </l>
<l>e gli sovien che si promise in fede </l>
<l>suo cavalier quando da lei partia. </l>
<l>Si drizza ov'ella fugge, ov'egli vede </l>
<l>il piè del palafren segnar la via. </l>
<l>Giunge ella intanto in chiusa opaca chiostra </l>
<l>ch'a solitaria morte atta si mostra. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>123 </head>
<l>Piacquele assai che 'n quelle valli ombrose </l>
<l>l'orme sue erranti il caso abbia condutte. </l>
<l>Qui scese dal destriero e qui depose </l>
<l>e l'arco e la faretra e l'armi tutte. </l>
<l>– Armi infelici – disse – e vergognose, </l>
<l>ch'usciste fuor de la battaglia asciutte, </l>
<l>qui vi depongo; e qui sepolte state </l>
<l>poiché l'ingiurie mie mal vendicate. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>124 </head>
<l>Ah! ma non fia che fra tant'armi e tante </l>
<l>una di sangue oggi si bagni almeno? </l>
<l>S'ogn'altro petto a voi par di diamante, </l>
<l>osarete piagar feminil seno? </l>
<l>In questo mio, che vi sta nudo avante, </l>
<l>i pregi vostri e le vittorie sieno. </l>
<l>Tenero a i colpi è questo mio: ben sallo </l>
<l>Amor che mai non vi saetta in fallo. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>125 </head>
<l>Dimostratevi in me (ch'io vi perdono </l>
<l>la passata viltà) forti ed acute. </l>
<l>Misera Armida, in qual fortuna or sono, </l>
<l>se sol da voi posso sperar salute? </l>
<l>Poi ch'ogn'altro rimedio è in me non buono </l>
<l>se non sol di ferute a le ferute, </l>
<l>sani piaga di stral piaga d'amore, </l>
<l>e sia la morte medicina al core. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>126 </head>
<l>Felice me, se nel morir non reco </l>
<l>questa mia peste ad infettar l'inferno! </l>
<l>Restine Amor; venga sol Sdegno or meco </l>
<l>e sia de l'ombra mia compagno eterno, </l>
<l>o ritorni con lui dal regno cieco </l>
<l>a colui che di me fe' l'empio scherno, </l>
<l>e se gli mostri tal che 'n fere notti </l>
<l>abbia riposi orribili e 'nterrotti. – </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>127 </head>
<l>Qui tacque e, stabilito il suo pensiero, </l>
<l>strale sceglieva il più pungente e forte, </l>
<l>quando giunse e mirolla il cavaliero </l>
<l>tanto vicina a l'estrema sua sorte, </l>
<l>già compostasi in atto atroce e fero, </l>
<l>già tinta in viso di pallor di morte. </l>
<l>Da tergo ei se le aventa e 'l braccio prende </l>
<l>che già la fera punta al petto stende. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>128 </head>
<l>Si volse Armida e 'l rimirò improviso, </l>
<l>ché no 'l sentì quando da prima ei venne: </l>
<l>alzò le strida, e da l'amato viso </l>
<l>torse le luci disdegnosa e svenne. </l>
<l>Ella cadea, quasi fior mezzo inciso, </l>
<l>piegando il lento collo; ei la sostenne, </l>
<l>le fe' d'un braccio al bel fianco colonna </l>
<l>e 'ntanto al sen le rallentò la gonna, </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>129 </head>
<l>e 'l bel volto e 'l bel seno a la meschina </l>
<l>bagnò d'alcuna lagrima pietosa. </l>
<l>Qual a pioggia d'argento e matutina </l>
<l>si rabbellisce scolorita rosa, </l>
<l>tal ella rivenendo alzò la china </l>
<l>faccia, del non suo pianto or lagrimosa. </l>
<l>Tre volte alzò le luci e tre chinolle </l>
<l>dal caro oggetto, e rimirar no 'l volle. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>130 </head>
<l>E con man languidetta il forte braccio, </l>
<l>ch'era sostegno suo, schiva respinse; </l>
<l>tentò più volte e non uscì d'impaccio, </l>
<l>ché via più stretta ei rilegolla e cinse. </l>
<l>Al fin raccolta entro quel caro laccio, </l>
<l>che le fu caro forse e se n'infinse, </l>
<l>parlando incominciò di spander fiumi, </l>
<l>senza mai dirizzargli al volto i lumi. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>131 </head>
<l>– O sempre, e quando parti e quando torni </l>
<l>egualmente crudele, or chi ti guida? </l>
<l>Gran meraviglia che 'l morir distorni </l>
<l>e di vita cagion sia l'omicida. </l>
<l>Tu di salvarmi cerchi? a quali scorni, </l>
<l>a quali pene è riservata Armida? </l>
<l>Conosco l'arti del fellone ignote, </l>
<l>ma ben può nulla chi morir non pote. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>132 </head>
<l>Certo è scorno al tuo onor, se non s'addita </l>
<l>incatenata al tuo trionfo inanti </l>
<l>femina or presa a forza e pria tradita: </l>
<l>quest'è 'l maggior de' titoli e de' vanti. </l>
<l>Tempo fu ch'io ti chiesi e pace e vita, </l>
<l>dolce or saria con morte uscir de' pianti; </l>
<l>ma non la chiedo a te, ché non è cosa </l>
<l>ch'essendo dono tuo non mi sia odiosa. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>133 </head>
<l>Per me stessa, crudel, spero sottrarmi </l>
<l>a la tua feritade in alcun modo. </l>
<l>E, s'a l'incatenata il tòsco e l'armi </l>
<l>pur mancheranno e i precipizi e 'l nodo, </l>
<l>veggio secure vie che tu vietarmi </l>
<l>il morir non potresti, e 'l Ciel ne lodo. </l>
<l>Cessa omai da' tuoi vezzi. Ah! par ch'ei finga: </l>
<l>deh, come le speranze egre lusinga! – </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>134 </head>
<l>Così doleasi, e con le flebil onde, </l>
<l>ch'amor e sdegno da' begli occhi stilla, </l>
<l>l'affettuoso pianto egli confonde </l>
<l>in cui pudica la pietà sfavilla; </l>
<l>e con modi dolcissimi risponde: </l>
<l>– Armida, il cor turbato omai tranquilla: </l>
<l>non a gli scherni, al regno io ti riservo; </l>
<l>nemico no, ma tuo campione e servo. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>135 </head>
<l>Mira ne gli occhi miei, s'al dir non vuoi </l>
<l>fede prestar, de la mia fede il zelo. </l>
<l>Nel soglio, ove regnàr gli avoli tuoi, </l>
<l>riporti giuro; ed oh piacesse al Cielo </l>
<l>ch'a la tua mente alcun de' raggi suoi </l>
<l>del paganesmo dissolvesse il velo, </l>
<l>com'io farei che 'n Oriente alcuna </l>
<l>non t'agguagliasse di regal fortuna. – </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>136 </head>
<l>Sì parla e prega, e i preghi bagna e scalda </l>
<l>or di lagrime rare, or di sospiri; </l>
<l>onde sì come suol nevosa falda </l>
<l>dov'arda il sole o tepid'aura spiri, </l>
<l>così l'ira che 'n lei parea sì salda </l>
<l>solvesi e restan sol gli atri desiri. </l>
<l>– Ecco l'ancilla tua; d'essa a tuo senno </l>
<l>dispon, – gli disse – e le fia legge il cenno. – </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>137 </head>
<l>In questo mezzo il capitan d'Egitto </l>
<l>a terra vede il suo regal stendardo </l>
<l>e vede a un colpo di Goffredo invitto </l>
<l>cadere insieme Rimedon gagliardo </l>
<l>e l'altro popol suo morto e sconfitto; </l>
<l>né vuol nel duro fin parer codardo, </l>
<l>ma va cercando (e non la cerca invano) </l>
<l>illustre morte da famosa mano. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>138 </head>
<l>Contra il maggior Buglione il destrier punge, </l>
<l>ché nemico veder non sa più degno, </l>
<l>e mostra, ove egli passa, ove egli giunge, </l>
<l>di valor disperato ultimo segno. </l>
<l>Ma pria ch'arrivi a lui, grida da lunge: </l>
<l>– Ecco, per le tue mani a morir vegno; </l>
<l>ma tentarò ne la caduta estrema </l>
<l>che la ruina mia ti colga e prema. – </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>139 </head>
<l>Così gli disse, e in un medesmo punto </l>
<l>l'un verso l'altro per ferir si lancia. </l>
<l>Rotto lo scudo, e disarmato e punto </l>
<l>è 'l manco braccio al capitan di Francia; </l>
<l>l'altro da lui con sì gran colpo è giunto </l>
<l>sovra i confin de la sinistra guancia </l>
<l>che ne stordisce in su la sella, e mentre </l>
<l>risorger vuol, cade trafitto il ventre. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>140 </head>
<l>Morto il duce Emireno, omai sol resta </l>
<l>picciol avanzo del gran campo estinto. </l>
<l>Segue i vinti Goffredo e poi s'arresta, </l>
<l>ch'Altamor vede a piè di sangue tinto, </l>
<l>con mezza spada e con mezzo elmo in testa </l>
<l>da cento lancie ripercosso e cinto. </l>
<l>Grida egli a' suoi: – Cessate; e tu, barone, </l>
<l>renditi, io son Goffredo, a me prigione. – </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>141 </head>
<l>Colui che sino allor l'animo grande </l>
<l>ad alcun atto d'umiltà non torse, </l>
<l>ora ch'ode quel nome, onde si spande </l>
<l>sì chiaro il suon da gli Etiòpi a l'Orse, </l>
<l>gli risponde: – Farò quanto dimande, </l>
<l>ché ne sei degno; – e l'erme in man gli porse </l>
<l>– ma la vittoria tua sovra Altamoro </l>
<l>né di gloria fia povera, né d'oro. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>142 </head>
<l>Me l'oro del mio regno e me le gemme </l>
<l>ricompreran de la pietosa moglie. – </l>
<l>Replica a lui Goffredo: – Il Ciel non diemme </l>
<l>animo tal che di tesor s'invoglie. </l>
<l>Ciò che ti vien da l'indiche maremme </l>
<l>abbiti pure, e ciò che Persia accoglie, </l>
<l>ché de la vita altrui prezzo non cerco: </l>
<l>guerreggio in Asia, e non vi cambio o merco. – </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>143 </head>
<l>Tace, ed a' suoi custodi in cura dallo </l>
<l>e segue il corso poi de' fuggitivi. </l>
<l>Fuggon quegli a i ripari, ed intervallo </l>
<l>da la morte trovar non ponno quivi. </l>
<l>Preso è repente e pien di strage il vallo, </l>
<l>corre di tenda in tenda il sangue in rivi, </l>
<l>e vi macchia le prede e vi corrompe </l>
<l>gli ornamenti barbarici e le pompe. </l>
</lg>
<lg type="ottava">
<head>144 </head>
<l>Così vince Goffredo, ed a lui tanto </l>
<l>avanza ancor de la diurna luce </l>
<l>ch'a la città già liberata, al santo </l>
<l>ostel di Cristo i vincitor conduce. </l>
<l>Né pur deposto il sanguinoso manto, </l>
<l>viene al tempio con gli altri il sommo duce; </l>
<l>e qui l'arme sospende, e qui devoto </l>
<l>il gran Sepolcro adora e scioglie il voto.</l>
</lg>
</div1>
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</text>
</TEI.2>
