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      <title>Pausania</title>
      <author>Francesco Saverio Salfi</author>
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    <extent>160 Kb in UTF-8</extent>
    <publicationStmt>
      <publisher>Biblioteca Italiana</publisher>
      <pubPlace>Roma</pubPlace>
      <date>2005</date>
      <idno>bibit001541</idno>
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        <p>Questa risorsa digitale è liberamente accessibile per uso
              personale o scientifico. Ogni uso commerciale è vietato</p>
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      <title>Collezione BibIt</title>
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      <bibl>
        <title>Teatrali contese</title>
        <title type="part">tomo</title>
        <author>Pagano, Francesco Mario</author>
        <editor id="ed">Granese, Alberto</editor>
        <publisher>Edisud</publisher>
        <pubPlace>Salerno</pubPlace>
        <date>1999</date>
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                    <p>Tutti i materiali paratestuali della fonte cartacea non riconducibili alla
                      responsabilità dell'autore dell'opera sono stati soppressi nella versione
                      digitale</p>
                  </samplingDecl>
                  <editorialDecl>
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                      <p>Livello medio: controllo a video con collazione con edizione di
                      riferimento</p>
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                      <p>I simboli di citazione e di discorso diretto presenti sulla fonte cartacea
                        sono stati rappresentati sulla versione digitale</p>
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                    <hyphenation eol="none">
                      <p>I trattini di sillabazione a fine riga sono stati soppressi e le parole
                        ricomposte</p>
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        <term>Letteratura teatrale</term>
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	<text>
		<front>
			<div1 n="Dedica">
				<epigraph>
					<q>
						<foreign lang="lat">
							<emph>Pausanias lacedaemonius, magnus homo
sed varius in omni genere vitae fuit:
nam ut virtutibus eluxit, sic vitiis est obrutus.
<bibl>CORN. NEP.</bibl>
							</emph>
						</foreign>
					</q>
				</epigraph>
				<head>
					<emph>A GUGLIELMO BRUNE GENERALISSIMO DELL'ARMATA D'ITALIA</emph>
				</head>
				<signed>FRANCO SALFI
</signed>
				<salute>SALUTE
</salute>
				<p>A te, non come a condottiere di eserciti, ma ad amico delle arti, io, come artista e quindi
amico tuo, benché oscuro e negletto, dono questa mia qual ch'ella siasi tragedia.
</p>
				<p>Ella, nata in Francia, forse non altro presenta che un'immagine, per quanto ho saputo,
verace di Sparta. Comeché la distanza de’ costumi sia di gran lunga maggiore di
quella de’ tempi, è stata sempre cosa utilissima riputata il richiamare alla memoria
degli uomini, degenerati o risorti, alcuni originali della veneranda antichità,
affinché, riguardando a que’ grandi esemplari, potessero di tanto approssimarsi
ad essi le copie, ove fosse pure sperabile a dì più felici o meno tristi imitarli.</p>
				<p>Io mi sono proposto di tratteggiare de’ personaggi spartani non già, nudi
affatto di passioni, quali è  piaciuto spesso dipignerli; ho però  tentato
d'improntare un certo carattere di spartanismo nelle loro debolezze e, quasi non dissi, nel
delitto medesimo.</p>
				<p>Pausania, insigne e per virtù e per vizi, presso a divenire tiranno, per non dire
piuttosto a voler divenirlo, forse non cessa di essere ancora spartano.</p>
				<p>Egli potrebbe insegnare una gran verità, utilissima in tutti i tempi ed a quante
nazioni fossero amiche e degne di libertà, che non bisogna cioè  né
nulla né troppo fidarsi negli uomini illustri e potenti.</p>
				<p>Ma possono qualche volta le armi quel che le arti dovrebbero sempre, ancorché poco
utilmente, tentare? o dovran sempre la licenza delle une e la viltà delle altre
cospirare a danno della virtù  e della ragione?… Oh noi veramente felici!
e tu non men grande! se amando le arti e dirigendo le armi di entrambe ti valga, come pur
tutti i buoni lo sperano, a solo e sempre combattere l'errore degl'ingannati che ordinariamente
gemono, e la sceleratezza degl'impostori che ordinariamente trionfano!</p>
				<closer>
					<dateline>Teatro patriotico di Milano,
<date>15  Fruttifero VIII.</date>
					</dateline>
				</closer>
			</div1>
			<castList>
				<head>PERSONAGGI</head>
				<castItem>
					<role>PAUSANIA</role>
				</castItem>
				<castItem>
					<role>TEANE</role>
				</castItem>
				<castItem>
					<role>EURISTIA</role>
				</castItem>
				<castItem>
					<role>EUDAMIDA</role>
				</castItem>
				<castItem>
					<role>ARCHIDAMO</role>
				</castItem>
				<castItem>
					<role>ARGILIO</role>
				</castItem>
				<castItem>
					<role>EFORI</role>
				</castItem>
				<castItem>
					<role>POPOLO</role>
				</castItem>
				<castItem>
					<role>GUARDIE</role>
				</castItem>
			</castList>
			<set>
				<p>
					<hi>Scena, il foro, poi la casa di Pausania, indi il tempio di Minerva Calcieca,
in Sparta.</hi>
				</p>
			</set>
		</front>
		<body>
			<div1 type="atto">
				<head>ATTO PRIMO</head>
				<div2 type="scena">
					<head>
						<emph>SCENA PRIMA</emph>
					</head>
					<stage>ARCHIDAMO, EUDAMIDA</stage>
					<stage>Foro di Sparta</stage>
					<sp>
						<speaker>EMONTE</speaker>
						<l>Giugni, Eudamida, in tempo. In questo punto</l>
						<l>Dalla Troade a noi torna il messaggio,</l>
						<l>Dagli efori spedito. Ivi in Golona</l>
						<l>Cercò Pausania; e l'ordine supremo</l>
						<l>Di Sparta gli recò, di appresentarsi</l>
						<l part="I">Immantinente agli efori.</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>EUDAMIDA</speaker>
						<l part="F">Ned altro</l>
						<l>Ei veder seppe, Archidamo, che valga</l>
						<l>A raffermare o dileguar cotesti</l>
						<l part="I">Rinascenti sospetti?</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>ARCHIDAMO</speaker>
						<l part="F">Ei troppo vide</l>
						<l>Che non mentì finor la fama: che aspro</l>
						<l>Pausania or più, non che spartani, or tutti</l>
						<l>Sprezza gli usi di Sparta, e quegli adotta</l>
						<l>Della Persia nemica. Abito e culto</l>
						<l>E costumi ei cangiò: persiana veste</l>
						<l>Mollemente il ricopre; egizi o medi</l>
						<l>Gli fan servil corteggio; a mensa e’ siede </l>
						<l>Splendida sì, che ognun ne abborre; insomma,</l>
						<l>Nella pompa, ne’ sensi e più nell'opre,</l>
						<l>Anzi che re di Sparta, ancorché tale</l>
						<l>Ei più non sia, non più spartano, uom servo</l>
						<l>Della corte di Serse omai rassembra!</l>
						<l>Aggiugne ancora, aver per tutto udito</l>
						<l>Che del Peloponneso e dell'Eubea</l>
						<l>Più lidi ei corse e molti ei vide occulti</l>
						<l>Della spartana libertà nemici;</l>
						<l>E, quel che importa il piú, fra questi ei vide</l>
						<l>L'uom della Grecia il più temuto e scaltro,</l>
						<l>Temistocle, nemico ognor di Sparta,</l>
						<l>Ed or, poiché da Atene era proscritto,</l>
						<l part="I">Di Grecia tutta aspro nemico.</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>EUDAMIDA</speaker>
						<l part="F">Io quasi</l>
						<l>Son fuor di me! Che intesi? – E qual mai  stolto</l>
						<l part="I">Disegno ei nutrir può?</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>ARCHIDAMO</speaker>
						<l part="F">Quel che ognor meco</l>
						<l>Temono i buoni: ch'egli Sparta abborra,</l>
						<l>Che le leggi ne sprezzi e che turbarne</l>
						<l part="I">Mediti in cor la libertà….</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>EUDAMIDA</speaker>
						<l part="F">Che dici?</l>
						<l>Nel tuo strano timor tu sempre eccedi!</l>
						<l>Né più rammenti che in Platea per lui</l>
						<l>Il sostegno miglior de’ Persi, il fero</l>
						<l>Mardonio, cadde e seco trasse immensa</l>
						<l>De’ barbari ruina? che per lui</l>
						<l>Riconquistati fur Bisanzio e Cipro</l>
						<l>Ed Ellesponto? e che a quest'ora forse</l>
						<l>La greca libertà sarebbe spenta,</l>
						<l part="I">Se Pausania non era?</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>ARCHIDAMO</speaker>
						<l part="F">Io ne rammento,</l>
						<l>Più che nol pensi tu, le imprese prime</l>
						<l>E quanto egli era un dì; quindi io più temo</l>
						<l>Le sue stesse virtù, le glorie, il nome.</l>
						<l>Fosse spartano ancor, com'egli è grande!</l>
						<l>E chi non è tutto spartan, nemico</l>
						<l>Di Sparta egli è. – Mel credi: è già gran tempo</l>
						<l>Che Pausania degenera da’ suoi.</l>
						<l>Non più di libertate; amor di regno</l>
						<l>Gli s'intravede in core. Il reo presagio</l>
						<l>Io già ne scorsi, allor che di Platea</l>
						<l>Tutto a sé trar l'onor pretese, e strano</l>
						<l>Consecrar quindi un monumento in Delfo,</l>
						<l>Più che al merto de’ Greci, al suo nascente</l>
						<l>Orgoglio. Ei d'allor più che re di Sparta,</l>
						<l>Despota apparve quasi. E degna pena</l>
						<l>Sparta ben n'ebbe; ché l'impero, ond'ella</l>
						<l>Godea sul mar, la Grecia tutta, in tempo</l>
						<l part="I">Ammutinata, a torle giunse.</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>EUDAMIDA</speaker>
						<l part="F">Oh! taci</l>
						<l>L'infausto caso; e,  più che altrui, ne incolpa</l>
						<l>La seduttrice Atene, ognor bramosa</l>
						<l>Di primeggiar fra noi. – Ma, qual che fosse</l>
						<l>Di ci?? cagion vera, il fio pagonne</l>
						<l>Pausania già: tosto il suo nome in Delfo</l>
						<l>Fu per noi scancellato; e, quel che debbe</l>
						<l>Più spaventar qual sia despota, Sparta</l>
						<l>Alfin di re la dignità gli tolse.</l>
						<l>Scacciato indi dal trono, e quasi errando</l>
						<l>In volontario esiglio, or di’: non soffre</l>
						<l part="I">De’ suoi trascorsi ammenda grave?</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>ARCHIDAMO</speaker>
						<l part="F">Ei nuovo</l>
						<l>Desio può trarne di vendetta; e forse</l>
						<l part="I">Di tal brama or si pasce!</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>EUDAMIDA</speaker>
						<l part="F">E quai potrebbe</l>
						<l part="I">Mezzi tentar?</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>ARCHIDAMO</speaker>
						<l part="F">Tranne il consiglio, tutti</l>
						<l>Può Serse offrirgli; né il consiglio manca,</l>
						<l part="I">Se Pausania a lui serve.</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>EUDAMIDA</speaker>
						<l part="F">Or odi accusa</l>
						<l>Prodotta sempre e non provata mai!</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>ARCHIDAMO</speaker>
						<l>Perché, a rischio di Sparta, in lui si volle,</l>
						<l>Piucché punirne i nuovi errori, i prischi</l>
						<l part="I">Suoi merti riconoscere.</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>EUDAMIDA</speaker>
						<l part="F">Più giusto</l>
						<l>Di’ che finor n'eran le glorie certe,</l>
						<l>Dubbia l'accusa; ed a punirlo quindi</l>
						<l part="I">Troppo lievi gl'indizi.</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>ARCHIDAMO</speaker>
						<l part="F">E son mai lievi,</l>
						<l>Ove la patria è minacciata e teme?</l>
						<l>E che? vuoi tu che il suo disegno sia</l>
						<l>Punito, allor che l'arrestarlo è vano?</l>
						<l>Che nel sen della Grecia ei l'armi porti</l>
						<l>Della Persia e de’ barbari? ch'ei regni</l>
						<l>Tiranno in Sparta? e allor che spenti noi</l>
						<l>Pria che servi cadrem, punirlo speri?</l>
						<l>Questa incauta ragion, che tu pur saggia</l>
						<l>Credi nel giudicar, dove ci tragga,</l>
						<l part="I">Eudamida, nol vedi?</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>EUDAMIDA</speaker>
						<l part="F">Io veggio or dove</l>
						<l>Lo zelo tuo trarci potria! – Tu temi</l>
						<l>La straniera tirannide e non questa</l>
						<l>Tirannide peggior che il tuo soverchio</l>
						<l>Zelo introdur potria fra noi? Che fora</l>
						<l>Di nostra libertà, se degli altrui</l>
						<l>Sospetti ingiusti vittime sovente</l>
						<l>I migliori cadessero? se vili,</l>
						<l>Mentiti, incerti, irrequieti sempre</l>
						<l>Ne rendesse il terrore? Abbiasi questa</l>
						<l>Ragion l'Asia avvilita, ov'è sol legge</l>
						<l>Il timor di chi regna e di chi serve;</l>
						<l>Sparta non già. Le nostre leggi, il sai,</l>
						<l>Perchè all'invidia altrui si ponga un freno,</l>
						<l>Di qual sia fallo a noi chieggon le prove</l>
						<l>Chiare ognor più quanto è maggiore il lustro</l>
						<l>Di chi si accusa; e fin ch'eforo in Sparta</l>
						<l>Io con voi seggo a condannar qualsia</l>
						<l>Spartano, mai non indurrammi altrui</l>
						<l>Mal fondato sospetto o timor vano.</l>
						<l>Chè, se tu invece prove certe addurne</l>
						<l>Oggi agli efori sappia e innanzi a Sparta</l>
						<l>L'accusato convincerne, vedrai</l>
						<l part="I">Se io primo allor saprò dannarlo.</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>ARCHIDAMO</speaker>
						<l part="F">E certe,</l>
						<l>Più che nol brami, oggi ne avrai tu prove.</l>
						<l>Pausania omai tardar non dee; l'udremo</l>
						<l>Efori noi. Più che altri, infin gli Dei</l>
						<l>Sapran mostrarci in tanto rischio il vero.</l>
						<l>E vedrai forse, Eudamida, né invano</l>
						<l>Lo spero, quanto alla comun salute</l>
						<l>Giovi di Sparta il cangiar modo e stile</l>
						<l part="I">Nel giudicar de’ re!</l>
					</sp>
				</div2>
				<div2 type="scena">
					<head>
						<emph>SCENA SECONDA</emph>
					</head>
					<stage>EUDAMIDA</stage>
					<sp>
						<speaker>EUDAMIDA</speaker>
						<l part="F">Fervido troppo</l>
						<l>Di libertà, troppo oltr'ei teme. – Sparta</l>
						<l>Qual può danno temer? Veglian gli Dei,</l>
						<l>Veglian le leggi, ogni spartan pur veglia;</l>
						<l>E avvenir può che io sol'oggi traveda</l>
						<l>Di Sparta a danno? e che impunito vada</l>
						<l>Chi di tradirla in ver si attenti?… Oh! viene</l>
						<l part="I">La madre di Pausania.</l>
					</sp>
				</div2>
				<div2 type="scena">
					<head>
						<emph>SCENA TERZA</emph>
					</head>
					<stage>EUDAMIDA, TEANE</stage>
					<sp>
						<speaker>TEANE</speaker>
						<l part="F">Un solo istante,</l>
						<l>Eudamida, deh! soffri che alle tue</l>
						<l>Gravi cure io ti tolga. Ah! tu conforta</l>
						<l>Una madre che trema! – Intorno io sento</l>
						<l>Sorda una voce mormorar, che desta</l>
						<l>Sull'assente Pausania ancor gli antichi</l>
						<l>Sospetti odiosi. Se ciò a madre incresca,</l>
						<l>Che ama più che altri il figlio e più che il figlio</l>
						<l>La patria sua, tu il pensa! Eppur finora</l>
						<l>Lusingando io mi gia che fosse questa</l>
						<l>Voce di volgo, instabile e fugace,</l>
						<l>Che spesso non risparmia anco i migliori.</l>
						<l>Ma, ad onta delle mie lusinghe, io sento</l>
						<l>Che al giudizio degli efori supremo</l>
						<l>Deggia Pausania esporsi. – Or, deh! se lece</l>
						<l>A madre il ricercarne ed anzi tempo</l>
						<l>A te darne contezza, or tu mi togli</l>
						<l>Dall'incertezza orribile in cui vivo!</l>
						<l>È ver quanto io finor ne udii? Ritorna</l>
						<l>Pausania qui? Sparta lo chiama? giusti</l>
						<l part="I">Son pur gli altrui sospetti?…</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>EUDAMIDA</speaker>
						<l part="F">Oh Ciel! che chiedi? –</l>
						<l>Men tristo annunzio, e di te degno, io darti,</l>
						<l>Donna, vorrei; vorrei pur dir che a tue</l>
						<l>Virtù spartane appien risponda il figlio;</l>
						<l part="I">Ma contra il ver che dir poss'io?…</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>TEANE</speaker>
						<l part="F">T'intesi!</l>
						<l part="I">Dunque mio figlio è reo?</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>EUDAMIDA</speaker>
						<l part="F">Tal, io nol credo;</l>
						<l>E forse ei tal non è. Ma di lui tanti</l>
						<l>Sorgon sospetti, ch'è mestier ch'ei stesso</l>
						<l part="I">Venga in Sparta a smentirli.</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>TEANE</speaker>
						<l part="F">E qual può nuova</l>
						<l>Rea cagion riprodurli? Erano un tempo,</l>
						<l>Se non giusti, opportuni. Egli era illustre,</l>
						<l>Possente e re, liberator di Sparta</l>
						<l>E della Grecia intera, e  trono ed armi</l>
						<l>E fama ei possedeva. Or'è privato,</l>
						<l>Inerme, oscuro, di ogni mezzo privo,</l>
						<l>Costretto quasi a fuggir Sparta e i suoi,</l>
						<l>A cercar lunge un qualche asilo… Ed avvi</l>
						<l>Chi ne sospetta ancora? E che può mai</l>
						<l>Aver tentato, chè ei soffrir qui deggia</l>
						<l>Il giudizio degli efori? Il Ciel tolga</l>
						<l>Che io degli efori biasmi il rigor giusto!</l>
						<l>Ma nel misero stato, in cui sperava</l>
						<l>Io già ch'ei dileguar potesse i primi</l>
						<l>Sospetti altrui, qual gli si puote ancora</l>
						<l part="I">Nuovo disegno apporre?</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>EUDAMIDA</speaker>
						<l part="F">Esser potrebbe</l>
						<l>Vano il sospetto ancor; pur v'ha chi teme</l>
						<l>Ch'ei, più che a Sparta, a’ suoi nemici or serva.</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>TEANE</speaker>
						<l part="I">Misero!… – Ed onde ciò?</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>EUDAMIDA</speaker>
						<l part="F">D’ modi strani,</l>
						<l>Che per legge non men che per costume</l>
						<l part="I">Sparta detesta, e ch'egli ostenta.</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>TEANE</speaker>
						<l part="F">E a tale</l>
						<l>Dimenticar potria d'esser mio figlio</l>
						<l>E, più che mio, figlio di Sparta? Io tremo</l>
						<l>Solo in pensarlo! – Eudamida, e tu il credi?</l>
						<l>Deggio temerne anch'io? Deh! tu dilegua</l>
						<l>Oppur conferma il mio timor. Tel giuro,</l>
						<l>E a voi lo giuro ancor, Numi tremendi</l>
						<l>Di Sparta: se mai noto il reo disegno</l>
						<l>Fosse a me di Pausania, io più del figlio</l>
						<l>Non mi rammenterei; tu mi vedresti</l>
						<l>Abbandonarlo al suo destino e all'ira</l>
						<l>Giusta di Sparta; insomma, io non sarei</l>
						<l>Madre più mai, sarei spartana. Ah! pria</l>
						<l>Che mi tragga in error la mia materna</l>
						<l>Pietà, tu mi assecura; e mi consiglia,</l>
						<l>Se Sparta o il figlio mio difender deggia.</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>EUDAMIDA</speaker>
						<l>Modera il tuo timor. Le nostre leggi</l>
						<l>Difenderan Sparta non men che il figlio.</l>
						<l>Mentre qui staran gli efori, secure</l>
						<l>Staranno ognor la libertà comune</l>
						<l>E l'innocenza altrui privata. Io spero</l>
						<l>Che abbian questa in Pausania ancor gli Dei</l>
						<l>Serbata intera; e ch'egli intera possa</l>
						<l>Agli efori mostrarla, e smentir quindi</l>
						<l>Gli altrui sospetti. Almen tu il merti. Calma</l>
						<l>Il tuo soverchio affanno; or nel consiglio</l>
						<l>Degli efori ti affida; e,  più che in esso,</l>
						<l>Nell'alme leggi di Licurgo affida</l>
						<l part="I">Sparta non men che il figlio tuo.</l>
					</sp>
				</div2>
				<div2 type="scena">
					<head>
						<emph>SCENA QUARTA</emph>
					</head>
					<stage>TEANE</stage>
					<sp>
						<speaker>TEANE</speaker>
						<l part="F">Potessi</l>
						<l>Calmare in parte il mio timore! Ei cresce,</l>
						<l>Quanto io più cerco soffocarlo! Ahi lassa!</l>
						<l>E di me che saria, se mai nel figlio</l>
						<l>Un nemico di Sparta io difendessi?</l>
						<l>Se fosse ver!… – Deh! qual vicenda io soffro</l>
						<l>Di amor, di speme e d'incertezza? Io l'amo;</l>
						<l>E a dubitar, malgrado mio, comincio!…</l>
						<l>Se il dubbio sol m'inorridisce! ah! pria</l>
						<l>Che diventi per me fatal certezza,</l>
						<l>Deh! voi, pietosi Dei, questi cadenti</l>
						<l part="I">Miei dì troncate…</l>
					</sp>
				</div2>
				<div2 type="scena">
					<head>
						<emph>SCENA QUINTA</emph>
					</head>
					<stage>TEANE, EURISTIA</stage>
					<sp>
						<speaker>EURISTIA</speaker>
						<l part="F">Ah corri, o donna… In punto</l>
						<l>Pausania arriva… Io n'ebbi avviso appena</l>
						<l>E ratta venni a qui cercarti. Io deggio,</l>
						<l>Come nel duol, pur nella gioia averti</l>
						<l>Compagna: unite ad abbracciar corriamo,</l>
						<l part="I">Io lo sposo e tu il figlio.</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>TEANE</speaker>
						<l part="F">E tu di gioia</l>
						<l>Mi parli, Euristia, in questo dì! né sai</l>
						<l>Quanto per noi riuscir potria  funesto?</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>EURISTIA</speaker>
						<l>Io so che meco ognor tu sospiravi</l>
						<l>Sull'assenza del figlio; e che agli Dei</l>
						<l>Preghi finor porgevi, ond'egli a Sparta</l>
						<l part="I">E a’ lari suoi tornasse alfin.</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>TEANE</speaker>
						<l part="F">Ma preghi</l>
						<l>Non porsi io mai, perch'ei tornasse quale</l>
						<l>A dar conto di sè Sparta lo chiama.</l>
						<l>Il suo ritorno, ch'io finor bramai,</l>
						<l>Or mi spaventa, Euristia! E tu pur vuoi</l>
						<l>Ch'io corra ad incontrarlo? – Ad incontrarlo</l>
						<l>Corsi io la prima un dì; ma, allor, dal campo,</l>
						<l>Sparso di polve e di sangue nemico,</l>
						<l>Liberator di Grecia egli tornava;</l>
						<l>Allor me pur seguian le alme donzelle</l>
						<l>Spartane; e in nome della patria, eterna</l>
						<l>Gli offrian corona, e più, l'amor di Sparta;</l>
						<l>E fra i comuni applausi io lo serrava</l>
						<l>Tra le mie braccia e di materno pianto</l>
						<l>Pur lo bagnava; ed era allor quel pianto</l>
						<l>Pianto di gioia… – Oh tempi! oh giorno!… Il figlio</l>
						<l>Or torna, è ver; ma a trionfar non torna;</l>
						<l>Sul proprio scudo omai non torna estinto,</l>
						<l>Perch'io ne baci le ferite e lieta</l>
						<l>Del mio pianto le avvivi. Ei torna, oh quanto</l>
						<l>Da quel di pria diverso! odioso a’ buoni,</l>
						<l>A’ più sospetto ed a me stessa quasi;</l>
						<l>E, quel che più d'alto terror mi stringe!</l>
						<l part="I">E chi sa, se innocente…</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>EURISTIA</speaker>
						<l part="F">Ohimè! che dici?</l>
						<l>Del figlio tuo tu ancor diffidi? e il danni,</l>
						<l part="I">Pria che pronunzin gli efori?</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>TEANE</speaker>
						<l part="F">Se in core</l>
						<l>Tu mi leggessi, appien vedresti, o donna,</l>
						<l>Qual dura pena è a me l'aver del figlio</l>
						<l>Il minor dubbio! Inorridita l'alma</l>
						<l>Rifugge; e il dubbio, oh Ciel! più ognor l'incalza! –</l>
						<l>Eppure in sì misero stato io l'amo</l>
						<l>E di sì intenso amor che spesso temo</l>
						<l>Non sia pari all'amor che a Sparta io deggio! –</l>
						<l>Né però creder tu che a me sì dolga</l>
						<l>Che altri di lui sospetti e che il sospetto</l>
						<l>Non valga egli a distruggere. Non duolmi</l>
						<l>Neppur ch'ei sia punito e con la vita</l>
						<l>In un la fama ei perda. Estinto ancora,</l>
						<l>Potria chiarirsi un dì la sua innocenza</l>
						<l>E tornar caro a Sparta il nome suo.</l>
						<l>Credimi, Euristia: io sarei lieta appieno</l>
						<l>Della morte del figlio, ov'ella Sparta</l>
						<l>Far potesse tranquilla e foss'io certa</l>
						<l>Dell'innocenza sua. – Ma se mai vero</l>
						<l part="I">Fosse il delitto!…</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>EURISTIA</speaker>
						<l part="F">Ah! nol sarà. Più volte</l>
						<l>Ei trionfò della calunnia iniqua;</l>
						<l part="I">Trionferà pur questa volta.</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>TEANE</speaker>
						<l part="F">Ed io,</l>
						<l>Al par di te, lo spero e il bramo; e il Cielo</l>
						<l>Ne prego; e sol di questa speme or vivo!</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>EURISTIA</speaker>
						<l>Dunque si vada ad incontrarlo. Almeno,</l>
						<l>Da tutti omai negletto, a’ fianchi suoi</l>
						<l part="I">La sposa ei veggia e la sua madre.</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>TEANE</speaker>
						<l part="F">E Sparta</l>
						<l>Che direbbe di noi? La sua innocenza</l>
						<l>Mostri egli pria; l'amor di madre io quindi</l>
						<l>Gli mostrerò. – Più che nol pensi, o donna,</l>
						<l>Difenderlo io vorrei; vorrei del figlio,</l>
						<l>E di Sparta non men, l'oltraggio e il danno</l>
						<l>Io stessa prevenir… Ma non potrebbe</l>
						<l>Ancor tradirmi la pietà?… – Deh! vieni</l>
						<l>Meco nel tempio. Il cor chiede consiglio;</l>
						<l>Né può sperarlo che dal Cielo. Andiamo;</l>
						<l>Chi sa?… malgrado mio, lieto un presagio</l>
						<l part="I">Mi parla in cor!… Deh! vieni.</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>EURISTIA</speaker>
						<l part="F">Ad obbedirti</l>
						<l>Son presta. – Eppur, me misera! mi uccide</l>
						<l part="I">Lo starmi ancor da lui divisa!</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>TEANE</speaker>
						<l part="F">I Numi</l>
						<l>Odan pria per la patria i nostri voti;</l>
						<l>Quindi pel figlio e per lo sposo. – Oh! fossi</l>
						<l>Di sua innocenza appien secura! Io stessa,</l>
						<l>Più che altri, ne farei, di Sparta a vista,</l>
						<l part="I">Piena difesa.</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>EURISTIA</speaker>
						<l part="F">Il Ciel tuoi voti accolga!</l>
					</sp>
				</div2>
			</div1>
			<div1 type="atto">
				<head>ATTO SECONDO</head>
				<div2 type="scena">
					<head>
						<emph>SCENA PRIMA</emph>
					</head>
					<stage>PAUSANIA, EURISTIA, ARGILIO</stage>
					<sp>
						<speaker>PAUSANIA</speaker>
						<l>Euristia, va; non mi seguir… – Già siamo</l>
						<l>Al tribunal degli efori. Io qui deggio</l>
						<l>Udire il mio destino. A che vuoi meco</l>
						<l part="I">Divider l'onta, a cui mi espongo?</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>EURISTIA</speaker>
						<l part="F">Sparta</l>
						<l>Sa già che sposo a me tu sei, ch'io ti amo;</l>
						<l>Sappia quindi ch'io voglio il tuo qualsia</l>
						<l part="I">Fero destin divider teco.</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>PAUSANIA</speaker>
						<l part="F"> Ad altri</l>
						<l>Tempi, deh! serba le tue cure. Il mio</l>
						<l>Periglio a sostenere or basto io solo.</l>
						<l>Gli efori qui mi appellano; pria che altri</l>
						<l part="I">Udir lor voglio; e il deggio.</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>PAUSANIA</speaker>
						<l part="F">Un qualche istante</l>
						<l>Pur riveder potevi i lari tuoi</l>
						<l>Deserti; e quivi riabbracciare il figlio;</l>
						<l>E la tua madre consolar, che palpita</l>
						<l part="I">Sul tuo destino!</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>PAUSANIA</speaker>
						<l part="F">Il vedi. In tale stato</l>
						<l>Io non godrei del figlio; e della madre</l>
						<l part="I">Accrescerei l'affanno.</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>EURISTIA</speaker>
						<l part="F">Oh! se veduti</l>
						<l>Gli avessi tu! Pargoleggiando l'uno</l>
						<l>E articolando di Pausania il nome,</l>
						<l>Par che dal Cielo il padre suo reclami.</l>
						<l>E l'altra, ognor fra nuovi dubbi incerta,</l>
						<l>Gli altrui sospetti esaminar non osa;</l>
						<l>Ed or li teme, or li condanna; e sempre</l>
						<l>Più t'ama e reo non sa temerti. – Or dianzi</l>
						<l>Io la seguii di Pallade nel tempio;</l>
						<l>E, più che fiori, ella spargea sull'ara</l>
						<l>Le sue materne lagrime; e tremante,&gt;</l>
						<l>Il gran Nume abbracciando, “a te, dicea,</l>
						<l>Pria Sparta io raccomando e poscia il figlio;</l>
						<l>Tu quei sensi magnanimi in lui serba</l>
						<l>Ch'io gl'istillai col latte; ed innocente</l>
						<l>Torni alla patria sua, torni alla madre</l>
						<l>Qual ne partiva allor che ratto corse</l>
						<l>De’ barbari a sgombrar la Grecia intera”.</l>
						<l>Così pregava; e il suo spartano prego</l>
						<l>Gìan ripetendo quante all'ara intorno</l>
						<l>Stavan supplici madri; e il suo materno</l>
						<l>Pianto pur tutte a lagrimar movea!</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>PAUSANIA</speaker>
						<l>Meglio, o donna, a’ suoi voti unisci i tuoi.</l>
						<l>Che giova lo star qui? La mia giust'ira</l>
						<l>E l'onta ingiusta accrescerebbe. Lascia</l>
						<l>Ch'io primo e solo il rio furore affronti</l>
						<l>Degli efori. Ancor paghi essi non sono</l>
						<l>Di avermi tolto onori e trono e fama;</l>
						<l>Di avermi astretto a lasciar Sparta e quanto</l>
						<l>Io vi avea di più caro; e, se il potessi,</l>
						<l part="I">Ad abborrirla quasi…</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>EURISTIA</speaker>
						<l part="F">Ohimè! quali odo</l>
						<l part="I">Strani sensi da te?</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>PAUSANIA</speaker>
						<l part="F">Né strani estimi</l>
						<l part="I">Tu gli oltraggi ch'io soffro?</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>EURISTIA</speaker>
						<l part="F">È ver; ma denno</l>
						<l>Gli efori, il sai, di Sparta adempier l'alte,</l>
						<l>Divine leggi. Al par di queste ei denno</l>
						<l>Mostrarsi inesorabili; eppur vidi</l>
						<l>Alcun di lor sul tuo destin dolersi;</l>
						<l>E sperar meco che smentir tu possa</l>
						<l>Gli accusatori tuoi. La tua giust'ira</l>
						<l>Modera omai. – Tu sai che, se pur troppo</l>
						<l>Della sua libertà Sparta è gelosa,</l>
						<l>Non è men giusta. Qual vincesti un tempo</l>
						<l>I tuoi nemici in campo e la comune</l>
						<l>Libertà difendesti, i tuoi nemici</l>
						<l>Vinci or non meno e l'innocenza tua</l>
						<l>Magnanimo difendi. Al popol mostra</l>
						<l>Che sei spartano; e il popol tutto udrai,</l>
						<l>Se non suo re, suo cittadin chiamarti;</l>
						<l part="I">E forse ancor…</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>PAUSANIA</speaker>
						<l part="F">Che speri mai? Più volte</l>
						<l>Finora assolto io fui. – Ma di’: sul trono</l>
						<l part="I">Mi vedi or tu?</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>EURISTIA</speaker>
						<l part="F"> Che parli? E avrebbe il trono</l>
						<l>Rassicurata più la tua innocenza?</l>
						<l>Oh! non l'avessi mai goduto, mai</l>
						<l>Questo poter sì necessario e sempre</l>
						<l>Dal popolo temuto! or tu saresti</l>
						<l>Forse men grande e più stimato al certo!</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>PAUSANIA</speaker>
						<l>Cessa; non più. Qual sia il periglio, lascia</l>
						<l>A me la mia difesa. – Oggi salvarmi,</l>
						<l>Ad onta ancor de’ miei nemici, io spero; –</l>
						<l>Ma dagli efori no, da me lo spero.</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>EURISTIA</speaker>
						<l part="I">Misera me!… tu fai tremarmi!</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>PAUSANIA</speaker>
						<l part="F">E sei</l>
						<l part="I">Spartana tu?</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>EURISTIA</speaker>
						<l part="F">Pur troppo, io sento, ahi lassa!</l>
						<l>Che moglie io sono! L'ira tua soverchia</l>
						<l part="I">Tremar mi fa!</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>PAUSANIA</speaker>
						<l part="F">Dunque il cimento evita.</l>
						<l>Va’; conforta la madre; al figlio assisti. –</l>
						<l>Nol vedi? appieno in me securo io stommi.</l>
						<l>Ad onta del periglio in cui mi trovo,</l>
						<l>Maggior de’ miei nemici ancor mi sento!</l>
						<l>Va’; più non ti odo; lasciami; l'impongo.</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>EURISTIA</speaker>
						<l>Oh momento terribile!… Pietosi</l>
						<l>Numi, se io più nol posso, ah, voi sovr'esso</l>
						<l>Vegliate almeno; a voi, com'io finora</l>
						<l>L'amor suo vero, or l'innocenza affido.</l>
					</sp>
				</div2>
				<div2 type="scena">
					<head>
						<hi rend="Italic">SCENA SECONDA</hi>
					</head>
					<stage>PAUSANIA, ARGILIO</stage>
					<sp>
						<speaker>PAUSANIA</speaker>
						<l>Tu mi compiangi, Argilio? Ah! vieni; abbraccia,</l>
						<l>Se non il re, l'amico tuo. Se fidi,</l>
						<l>Qual mi se’ tu, mi saran gli altri, io degno</l>
						<l>D'invidia più che di pietà m'estimo. –</l>
						<l>Ma dimmi or tu: Sparta di me che pensa?</l>
						<l>Che più sperano i miei? Del tutto han forse</l>
						<l part="I">Obliato il mio nome?</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>ARGILIO</speaker>
						<l part="F">Il popol, fero</l>
						<l>Della sua piena libertà, sovente</l>
						<l>Beve gli altrui sospetti; e tu ben sai</l>
						<l>Che ogni gran nome oblia, s'egli alcun danno</l>
						<l>Giugne a temerne. Il tuo valor, le tue</l>
						<l>Stesse virtù più sospettar lo fanno;</l>
						<l>E se tiranno or te non crede, ei teme</l>
						<l>Ch'esserlo alfin tu voglia, e più, che il possa;</l>
						<l>E par tua colpa sola esser tu stato</l>
						<l>Un dì possente e re. – Fremono intanto</l>
						<l>I fidi tuoi; ma tacciono fremendo.</l>
						<l>Essi finor non osano mostrarsi</l>
						<l>Tuoi difensori e condannar la strana</l>
						<l>Rigidezza degli efori; ma cauti</l>
						<l>Attendono l'istante, in cui le accuse</l>
						<l>Altrui smentir tu possa; e nella tua</l>
						<l>La difesa tentar di quanti prodi</l>
						<l>Sdegnano or quasi di servir più Sparta</l>
						<l>Per non esserne alfin, qual tu, puniti.</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>PAUSANIA</speaker>
						<l>Se de’ migliori io regno in cor, del volgo</l>
						<l>I sospetti non men che il rigor sprezzo</l>
						<l>Degli efori. Per uso il volgo adotta</l>
						<l>Anco i pensieri di chi regna; e forse</l>
						<l>Gli efori qui regnar non potran sempre.</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>ARGILIO</speaker>
						<l>E chi attentar potria la lor suprema</l>
						<l>Autorità? Dopo i suoi Numi, Sparta</l>
						<l>Non rispetta che gli efori; il senato</l>
						<l>Opporsi a lor non osa; i re non sono</l>
						<l>Che degli efori schiavi; or tutta, insomma,</l>
						<l part="I">Sta negli efori Sparta!</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>PAUSANIA</speaker>
						<l part="F">E alcun non freme</l>
						<l>Contra questo degli efori usurpato</l>
						<l>Dispotico potere? A Sparta diede</l>
						<l>Licurgo mai questi arbitri? Non sono</l>
						<l>L'opra di un cieco popolar consiglio,</l>
						<l>Che gli ordini di Sparta e di Licurgo</l>
						<l>Le leggi annulla?… E libera si crede?</l>
						<l>Oh inaudita viltà?… Per questi or suda</l>
						<l>Fra le armi lo Spartan; servono a questi</l>
						<l>E cittadini e re. Né giova; colpa</l>
						<l>È altrui merto. Da che regnan essi,</l>
						<l>Leggi non più, non libertà, non dritti,</l>
						<l>Sparta più non esiste! – Ed io con gli altri</l>
						<l>Soffrirlo ancor dovrei? dovrei vedermi</l>
						<l>Di re, qual era, or vil così?… Non mai.</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>ARGILIO</speaker>
						<l>Frena il trasporto. Ove tu stai, non vedi?</l>
						<l>Sparta in te sol volto ha lo sguardo; e gli atti,</l>
						<l>I tuoi pensieri sospettosa osserva.</l>
						<l>In questo punto gli efori qui denno</l>
						<l>Assolverti o punirti. Il tuo periglio</l>
						<l>Deh! più tu non accrescere. La tua</l>
						<l>Sola innocenza appien l'odio altrui spenga.</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>PAUSANIA</speaker>
						<l>La mia innocenza e il mio soffrir non fece</l>
						<l>Che render Sparta ognor più ingrata e questi</l>
						<l part="I">Efori iniqui più…</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>ARGILIO</speaker>
						<l part="F">Gli efori io veggio</l>
						<l>Venir!… lor segue taciturno e fero</l>
						<l part="I">Lungo stuolo di popolo!…</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>PAUSANIA</speaker>
						<l part="F">Qual onta?… –</l>
						<l>Va’; cerca, Argilio, i fidi miei; ritenta</l>
						<l>L'antica fede e la pietà novella.</l>
						<l>Lascia a me il resto. Di spartan mi avanza,</l>
						<l>Se tutto alfin perdei, quanto ancor basti</l>
						<l>Di quest'istante a sostener l'oltraggio!</l>
					</sp>
				</div2>
				<div2 type="scena">
					<head>
						<hi rend="Italic">SCENA TERZA</hi>
					</head>
					<stage>
						<p>PAUSANIA, EUDAMIDA, ARCHIDAMO, EFORI <hi>che si vanno collocando al loro
	seggio,</hi>
						</p>
						<p>POPOLO<hi>che rispettosamente ristà a loro intorno
	</hi>
						</p>
					</stage>
					<sp>
						<speaker>ARCHIDAMO</speaker>
						<l>Popolo, e voi quanti qui state, udite. –</l>
						<l>Pausania è questi ch'io vi addito, un tempo</l>
						<l>Già vostro re; dal trono indi scacciato </l>
						<l>E da ammenda più grave assolto forse.</l>
						<l>Sospetto ancor di nuove trame, ei torna</l>
						<l>Qui da Golona e si appresenta a Sparta,</l>
						<l>Onde ragion delle opre sue dar piena. –</l>
						<l>Il maggior dritto che abbia Sparta è questo:</l>
						<l>Giudicare i suoi re; dal trono al foro</l>
						<l>Trarli privati; e li dannar, s'è d'uopo. –</l>
						<l>Oh! fosse a questo tribunal presente</l>
						<l>Ogni popolo oppresso! ad esser grande</l>
						<l>E libero da Sparta apprenderebbe.</l>
						<l>Chè vera libertà mal regge dove</l>
						<l>Chi a distruggerla aspiri esser non possa</l>
						<l>Dalle leggi punito; e se una volta</l>
						<l>Avvien ch'ella si perda o ne si tolga,</l>
						<l>Forza non v'ha, non v'ha ragion che basti</l>
						<l>A riacquistarla appien… Ma, pria che a Sparta</l>
						<l>Un tanto danno avvenga, il Ciel punisca</l>
						<l>Non pur chi l'osi, chi, più vil, lo soffra! –</l>
						<l>Odi, Pausania, or tu. Sparta, gelosa</l>
						<l>Di sue leggi non men che de’ suoi puri</l>
						<l>Natii costumi, ancor di te diffida.</l>
						<l>Le opre tue dubbie e i non spartani modi</l>
						<l>Già da più tempo in te sogguarda. Omai</l>
						<l>L'alta accusa rinnova e te vuol reo</l>
						<l>Di empie mire tiranniche; ma, pria</l>
						<l>Che il tuo destin pronunzi, ella udir vuole,</l>
						<l>Qual dee, le tue discolpe; e a sè ti chiama.</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>PAUSANIA</speaker>
						<l>Il messaggio degli efori io conobbi;</l>
						<l>Ed agli efori io venni. Udrò coteste</l>
						<l>Novelle accuse e smentirò, qual soglio,</l>
						<l>Gli accusatori miei. Così potessi</l>
						<l>Vederli ancor puniti! – Eppur, lo spero;</l>
						<l>Se qui, più che altri, omai regnan le leggi.</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>ARCHIDAMO</speaker>
						<l>Dove or se’ tu, più non rammenti? o torni</l>
						<l>Cangiato sì che più non sai che Sparta</l>
						<l>Non adora che i Numi e le sue leggi?</l>
						<l>Or sappi tu che delle leggi in nome</l>
						<l part="I">Per gli efori ti parla.</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>PAUSANIA</speaker>
						<l part="F"> Ed io gli ascolto.</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker> ARCHIDAMO</speaker>
						<l part="I">– Narra: perché Sparta lasciasti?</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>PAUSANIA</speaker>
						<l part="F">Io volli</l>
						<l>Torle un oggetto di livor, di sprezzo.</l>
						<l>E poi ch'io re non era, esser soldato</l>
						<l>Spontaneo elessi, pria che oziar fra’ lari</l>
						<l part="I">Inutile e negletto.</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>ARCHIDAMO</speaker>
						<l part="F">Alcun nemico</l>
						<l part="I">Hai tu di Sparta conosciuto?</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>PAUSANIA</speaker>
						<l part="F">Molti</l>
						<l>A Platea ne conobbi, allor ch'io Sparta</l>
						<l part="I">E la Grecia salvai.</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>ARCHIDAMO</speaker>
						<l part="F">Né mai vedesti</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>ARCHIDAMO</speaker>
						<l part="I">Temistocle?</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>PAUSANIA</speaker>
						<l part="F">Lo vidi allor che vinse</l>
						<l>La persa armata a Salamina; il vidi</l>
						<l>In Sparta allor che del Pireo difese </l>
						<l>Le ancor nascenti mura; e in Argo io volli</l>
						<l>Vedere in lui qual ne compensi Atene</l>
						<l>Le sublimi virtù, le utili imprese;</l>
						<l>E apprender quindi qual si possa all'uopo</l>
						<l>La ingiustizia de’ suoi soffrir tranquillo.</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>ARCHIDAMO</speaker>
						<l>Né ad altro fin Temistocle, ned altri</l>
						<l part="I">Tu frequentasti mai?</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>PAUSANIA</speaker>
						<l part="F">Se il sai, lo svela</l>
						<l part="I">Tu, che mi accusi.</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>ARCHIDAMO</speaker>
						<l part="F">E perché tu scegliesti</l>
						<l>Quasi nel sen dell'Asia a tuo soggiorno</l>
						<l part="I">La remota Golona?</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>PAUSANIA</speaker>
						<l part="F">Ivi lontano</l>
						<l>Da Sparta io più, da’ suoi sospetti eterni</l>
						<l part="I">Vie più securo io mi credea.</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>ARCHIDAMO</speaker>
						<l part="F">Speravi</l>
						<l>Che di Sparta vegliante ivi lo sguardo</l>
						<l>Non ti giugnesse? e che potesse quindi</l>
						<l>Conspirar teco ognor più cauto il Perso?</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>PAUSANIA</speaker>
						<l>Il Perso, è ver, me frequentò; ma nota</l>
						<l>La cagion n'era. – Omai favola al mondo</l>
						<l>Reso per opra vostra, ei volle spesso</l>
						<l>Riconoscere in me, benché dal trono</l>
						<l>Espulso, di Mardonio il vincitore,</l>
						<l>Il difensor di Grecia tutta; e forse,</l>
						<l>Se non dell'odio suo, dell'ira vostra</l>
						<l>Gli effetti in me commiserando, ei volle</l>
						<l>Un fero esemplo contemplar dell'alta</l>
						<l part="I">Spartana ingratitudine!</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>ARCHIDAMO</speaker>
						<l part="F">Spartano</l>
						<l>S'eri tu ancor, tu stesso in te gli effetti</l>
						<l>Di nostra libertà mostrar dovevi;</l>
						<l>E qual da’ re di Persia a’ re di Sparta </l>
						<l>Spazio corra infinito; e che i re sono</l>
						<l>Qui soggetti alle leggi e non tiranni,</l>
						<l>Quai gl'idolatra altrove il mondo schiavo. –</l>
						<l>Ma tu, pria che ad altrui mostrare i veri</l>
						<l>Usi di Sparta liberi, i servili</l>
						<l>Della Persia apprendevi. Erano quindi</l>
						<l>Barbari i modi tuoi; l'abito medo;</l>
						<l>Egizio il tuo corteggio; orientali</l>
						<l>La mensa e il fasto; e per dir tutto in una,</l>
						<l>Satellite di corte eri tu vile!</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>ARCHIDAMO</speaker>
						<l>A’ rimproveri tuoi breve io rispondo. –</l>
						<l>Della Persia e de’ barbari i costumi</l>
						<l>Sovente appresi e ne imitai sol quanto</l>
						<l>A dignità di re fosse conforme;</l>
						<l>Né sconvenisse a cittadin di Sparta. –</l>
						<l>L'Egizio a me servia, perché l'Ilota,</l>
						<l>Condannato a servir da noi Spartani,</l>
						<l>Risparmiar volli.– E mi si torce a fallo</l>
						<l>Or l'apparenza, perché mancan l'opre?</l>
						<l>Un'usanza innocente è il mio delitto?</l>
						<l>E, perch'io trassi già l'abito medo,</l>
						<l part="I">Meno Spartan son io?</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>ARCHIDAMO</speaker>
						<l part="F">Così rammenti</l>
						<l part="I">Di Licurgo le leggi?</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>PAUSANIA</speaker>
						<l part="F">Io ne rammento</l>
						<l>Che opra sua non son gli efori; ch'ei tutta</l>
						<l>Pose ne’  re la maestà di Sparta.</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>ARCHIDAMO</speaker>
						<l>E perché i re del gran Licurgo l'opra</l>
						<l>Non attentasser mai, Sparta la pose</l>
						<l>Alla guardia degli efori; né questi</l>
						<l>Ti avrian di re la dignità mai tolta,</l>
						<l>Se violata pria tu non l'avessi.</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>PAUSANIA</speaker>
						<l>Io violata l'ebbi allor ch'io solo</l>
						<l>Salvai la Grecia intera e a Sparta diedi</l>
						<l>Fra le greche città la gloria prima. –</l>
						<l>Ma, s'è ragion che la memoria omai</l>
						<l>Ne pera, pria che me, punite questi</l>
						<l>Illustri monumenti che a voi diero</l>
						<l>Le spoglie di Platea, l'oro de’ Persi,</l>
						<l>Le mie vittorie. Io guiderdon già n'ebbi</l>
						<l>Allor che il trono mi fu tolto e vita</l>
						<l>Mi si lasciò, perché più sempre io soffra</l>
						<l part="I">Nuovi oltraggi e più gravi.</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>ARCHIDAMO</speaker>
						<l part="F">Or ti credevi</l>
						<l>Che, perché tu la Grecia un dì salvasti,</l>
						<l>Tiranneggiarla quindi impunemente</l>
						<l>Potessi tu? Perché l'eroe ne fosti,</l>
						<l>Esserne debbi il despota? e le leggi</l>
						<l>E gli ordini turbarne? e muti e vili</l>
						<l>Applaudirti dovrian gli efori e Sparta?</l>
						<l>Chi de’ tiranni non arresta il primo</l>
						<l>Passo è già schiavo. – Or mira: il popol freme</l>
						<l>E, fremendo, in suon d'ira il tuo destino</l>
						<l part="I">Pronunzia quasi…</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>PAUSANIA</speaker>
						<l part="F">E ben; che tarda? Immoli</l>
						<l>Questa vittima sacra all'odio vostro,</l>
						<l>Cui zelo voi di libertà nomate. –</l>
						<l>Popolo, sì, pria ch'io più reo diventi </l>
						<l>Per opra lor, qual ch'ella sia, reclamo</l>
						<l>La sentenza da te. D'innanzi il reo</l>
						<l>Ti sta; chiara è l'accusa; è suo delitto</l>
						<l>L'altrui livor. Si danni omai. Null'altro</l>
						<l>Mi avanza or più che una spregevol vita;</l>
						<l>Ed il tormela or fia la minor pena.</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>ARCHIDAMO</speaker>
						<l>Pena, l'avrai, non pur da noi, da quanti </l>
						<l>Amin la Grecia e le sue leggi; eterno </l>
						<l>L'odio ti avrai di quanti odiar sapranno</l>
						<l>E tiranni e tirannide! – E di questi,</l>
						<l>Non che di Sparta in nome, io primo, a vista</l>
						<l>Di quanti or mi odon qui, l'alta sentenza</l>
						<l part="I">Pronunzio…</l>
					</sp>
				</div2>
				<div2 type="scena">
					<head>
						<hi rend="Italic">SCENA QUARTA</hi>
					</head>
					<stage>PAUSANIA, EUDAMIDA, ARCHIDAMO, TEANE, EFORI, POPOLO <hi rend="Italic">e</hi>
	GUARDIE</stage>
					<sp>
						<speaker>TEANE</speaker>
						<l part="F">Ah! no; – pria che si danni il figlio,</l>
						<l>Efori, deh! vi piaccia ancor per poco</l>
						<l part="I">Udir la madre.</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>PAUSANIA</speaker>
						<l part="M">Oh! qual incontro?…</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>ARCHIDAMO</speaker>
						<l part="F">Loco</l>
						<l>A femminil lamento, il sai, non dassi</l>
						<l part="I">Unque fra noi.</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>TEANE</speaker>
						<l part="F">Né femminil lamento</l>
						<l>A voi qui reco. Assai di Sparta gli usi</l>
						<l part="I">E le leggi io rispetto.</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>EUDAMIDA</speaker>
						<l part="F">E Sparta anch'essa</l>
						<l>Le tue virtù, donna, rispetta. – Frena,</l>
						<l>Archidamo, il tuo zelo. Ella capace</l>
						<l>Di sedurci non è. – Donna, che chiedi?</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>TEANE</speaker>
						<l>Ch'io stessa il figlio mio difender possa. –</l>
						<l>Spartani, ah! no, della materna inchiesta</l>
						<l>Non vi prenda stupore. è strano il caso;</l>
						<l>Ma non men strana è la cagion! Se certa</l>
						<l>Del disegno foss'io che a lui s'imputa,</l>
						<l>Spartani, or contra lui, voi le tremende</l>
						<l>Leggi di Sparta reclamar mi udreste.</l>
						<l>Ma, ad onta degli altrui sospetti, ond'era</l>
						<l>Quasi anch'io tratta a sospettarne, il core</l>
						<l>A pro del figlio sì forte mi parla</l>
						<l>Che, più che di natura, io riconosco</l>
						<l>Ne’ moti strani suoi l'occulto impulso</l>
						<l>Del Cielo! e forse io non m'inganno. – Or dianzi</l>
						<l>Io nel tempio di Pallade i miei voti</l>
						<l>Per la mia patria offriva; e pur tremava</l>
						<l>Sulla sorte del figlio: allor che strana </l>
						<l>Luce improvvisa i dubbi miei rischiara!</l>
						<l>Sparve il timor; speme sottentra e quasi</l>
						<l>Certezza che innocente egli pur sia</l>
						<l>Del temuto delitto. A tai presagi</l>
						<l>Fatta secura in me, l'ara abbandono</l>
						<l>Di Pallade; e sollecita io qui corro</l>
						<l>A difendere il figlio. – Or, sia pur questo</l>
						<l>L'alto voler del Ciel, che per la madre</l>
						<l>Sia Pausania difeso; o inganno sia</l>
						<l>Di materna pietà, che al Ciel l'ascrive,</l>
						<l>Efori, deh! mi udite, onde rimorso</l>
						<l>Non resti in me di avere un dì negletto</l>
						<l>Quest'ufficio qualsia del figlio a scampo.</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>PAUSANIA</speaker>
						<l>Ancorché forse invan, di me già diedi,</l>
						<l part="I">Donna, ragion; che speri più?</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>TEANE</speaker>
						<l part="F">Dar questo</l>
						<l>Sfogo al mio core; e abbandonarti poscia</l>
						<l>Alle leggi di Sparta e degli Dei.</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>EUDAMIDA</speaker>
						<l>Gli efori omai ti ascoltano. Difendi,</l>
						<l>Tu madre, il figlio; efori noi, le leggi</l>
						<l part="I">Difenderem.</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>TEANE</speaker>
						<l part="F">Spartani, io non difendo</l>
						<l>Gli strani modi suoi, né quanto in esso</l>
						<l>Della rigida Sparta offende il guardo</l>
						<l>E i sinceri costumi. Anch' io nel biasmo</l>
						<l>Altamente con voi. Ma ch'ei col Perso</l>
						<l>Contra Sparta conspiri, efori, io mai</l>
						<l>Nol crederò. Troppo il delitto è strano</l>
						<l>Per un spartan, che a libertà sol nacque,</l>
						<l>Che per essa pugnò!… Salvato ei dunque</l>
						<l>Avria la Grecia intera, onde poi farla</l>
						<l>Schiava d'un re? vinto i nemici avrebbe,</l>
						<l>Perché indi al vinto il vincitor servisse?</l>
						<l>Ed obbedisse ei stesso a chi tremava</l>
						<l>Un tempo al nome suo? – Potea, nol niego,</l>
						<l>Ambizion sedurlo e più l'esemplo</l>
						<l>Dell'oriental tirannide; ma quali</l>
						<l>Prove, Spartani, a voi finor ne diede?</l>
						<l>Soffrite or deh! ch'io le rammenti. – Egli era</l>
						<l>Già vostro re; vi spiacque il suo comando;</l>
						<l>E al giudizio degli efori il depose.</l>
						<l>Privato indi divenne; e di onor privo,</l>
						<l>Spontaneo ei corse a militar nel campo.</l>
						<l>Si rinnovan le accuse; ed ei, chiamato</l>
						<l>Da voi, qui torna a dar di sè pur conto.</l>
						<l>Né tanto basta a dileguar qual sia</l>
						<l>Dubbio nelle opre sue? S'ei contra Sparta</l>
						<l>Pur conspirasse, agli ordini di Sparta</l>
						<l>Avrebbe egli obbedito? avria sperato,</l>
						<l>Piucché dal perso re, da voi difesa</l>
						<l>Ed asilo e mercede? – Ed a sì chiari</l>
						<l>Segni di sua innocenza, avvi chi desta</l>
						<l>Ancor gli altrui sospetti! E non può questi</l>
						<l>Destar, piucché zelo di patria vero,</l>
						<l>Astio e livor di sue virtudi? – Sparta,</l>
						<l>Efori, io non accuso. Io so che in essa</l>
						<l>Non sogliono allignar sì tristi affetti.</l>
						<l>Ma spargerli non può l'invida Atene,</l>
						<l>Perché i costumi nostri interi, ch'ella</l>
						<l>D'imitar sdegna, almen corrompa? e oscuri</l>
						<l>L'onor di quegli eroi ch'ella più teme?… –</l>
						<l>Ma io forse il figlio oltre il dover difendo.</l>
						<l>Eppur gli Dei ne attesto: io reo nol credo;</l>
						<l>E spero che nè tal voglia oggi Sparta</l>
						<l>Riconoscerlo intera. Chè, se falsa</l>
						<l>Pietà mi avesse illuso, il suo destino,</l>
						<l>Efori, proferite; e se, qual madre</l>
						<l>Finor difesi il figlio, ancor nel vostro</l>
						<l>Giudizio, qual ch'ei sia, saprò spartana</l>
						<l>L'alto consiglio rispettar di Sparta.</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>EUDAMIDA</speaker>
						<l>Donna, al tuo dir di alto stupor compresi,</l>
						<l>Quanti qui stanno, io veggio! Ancor che madre,</l>
						<l>Tu spartana favelli! Or, perché chiara,</l>
						<l>Come la tua virtù, non è del figlio</l>
						<l>La contesa innocenza? – Al ben di Sparta </l>
						<l>Era l'esame necessario; e giusto</l>
						<l>Il giudizio ne fia: ché amor del retto,</l>
						<l>Non invidia o pietà, noi tutti move;</l>
						<l>E prova il popol tutto avranne piena. –</l>
						<l>Efori, or parlo a voi, se a me concede</l>
						<l>L'età di aprir miei sensi il primo. Udito</l>
						<l>Noi di Pausania abbiam le accuse a un tempo</l>
						<l>E le discolpe. Alto il delitto io veggio;</l>
						<l>Ma non pari al delitto ancor le prove.</l>
						<l>Queste da voi sol chieggo e quai le chiede</l>
						<l>Da noi la legge; e fin che tai non le offra</l>
						<l>Una più grave indagine del vero,</l>
						<l>Ned innocente appien, ned appien reo</l>
						<l>Oserò giudicarlo. – Io penso intanto</l>
						<l>Che si consulti anco il senato, e sia</l>
						<l>Oggi di tanta lite anch'esso a parte.</l>
						<l>E vegga infine il popolo, qualora</l>
						<l>A voi pur piaccia, ch'il senato intero,</l>
						<l>Al suo cospetto, di Pausania ad una</l>
						<l>L'innocenza proclami od il castigo.</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>ARCHIDAMO</speaker>
						<l>Oh! qual mezzo proponi? Esser funesto</l>
						<l part="I">Potria cotesto indugio!</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>EUDAMIDA</speaker>
						<l part="F">Un solo istante</l>
						<l>Sparta perder non puote; e l'innocenza</l>
						<l>Altrui vie più assicura. – Efori, io dissi</l>
						<l>Il voto mio; se v'ha cui spiaccia, schietto</l>
						<l part="I">Favelli. – Il vedi? ognun l'approva.</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>ARCHIDAMO</speaker>
						<l part="F">Dunque</l>
						<l>Pausania qui da noi si chiama, ond'abbia,</l>
						<l>Più che in altrui, negli efori difesa?</l>
						<l>E il senato consulti? ed ei conspiri</l>
						<l part="I">Qui securo fra noi?</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>EUDAMIDA</speaker>
						<l part="F">Sparta l'osserva.</l>
						<l>Che puoi temer? Se il suo disegno è vero,</l>
						<l>Occulto qui restar non può; ne attesto,</l>
						<l>Più che i vindici Dei, le nostre leggi. –</l>
						<l>Pausania, dal senato il tuo destino</l>
						<l part="I">Attendi or tu.</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>PAUSANIA</speaker>
						<l part="F">Qual ch'egli sia, pur sempre</l>
						<l>Pari opporgli saprò la mia costanza.</l>
						<l>Tutto da Sparta a tollerare appresi.</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>EUDAMIDA</speaker>
						<l>E Sparta ancor magnanima rispetta</l>
						<l>Le glorie tue, che tu disprezzi or forse.</l>
						<l>Ella potrebbe a ria prigion pur trarti;</l>
						<l>Ma alla madre ti affida. – Or tu sovr'esso,</l>
						<l>Donna, più che altri, veglia; e ti rammenta</l>
						<l>Che il tuo più lieve error potrebbe a danno</l>
						<l part="I">Della patria tornare!</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>TEANE</speaker>
						<l part="F">Ah! peran pria</l>
						<l>La madre e il figlio in un, che il minor danno</l>
						<l>Per mia cagione avvenga! – Efori, io spero,</l>
						<l>E lo prometto a voi, del figlio in nome,</l>
						<l>Che, se di lui qualche sospetto avanzi,</l>
						<l> Non pur co’ detti suoi, saprà coll'opre</l>
						<l part="I">Smentirlo appieno.</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>EUDAMIDA</speaker>
						<l part="F">Ed io l'augurio accetto.</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>ARCHIDAMO</speaker>
						<l part="I">Or via; si tronchi ogni altro indugio.</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>EUDAMIDA</speaker>
						<l part="F">Tosto</l>
						<l>Si raduni il senato; e il popol tutto</l>
						<l part="I">Si appelli al gran consesso.</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>TEANE</speaker>
						<l part="F">Oh giorno!… Io spero;</l>
						<l>Eppur non cesso di tremare!… – Oh figlio!…</l>
						<l>Abbracciarlo io vorrei; nè l'oso ancora!…</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>PAUSANIA</speaker>
						<l>Ognun me sdegna! e a nuovi affronti espormi</l>
						<l>Io deggio ancora? – eppur soffrirlo io deggio!</l>
					</sp>
				</div2>
			</div1>
			<div1 type="atto">
				<head>ATTO TERZO</head>
				<div2 type="scena">
					<head>
						<hi rend="Italic">SCENA PRIMA</hi>
					</head>
					<stage>PAUSANIA, ARGILIO</stage>
					<stage>
						<hi>Casa di Pausania</hi>
					</stage>
					<sp>
						<speaker>PAUSANIA</speaker>
						<l>Oh! vieni, Argilio. Alfin siam soli. Io deggio</l>
						<l>Un gran mistero confidarti… – Or dimmi:</l>
						<l>Poss' io dell'amistà, della tua fede</l>
						<l part="I">Una prova tentar?</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>ARGILIO</speaker>
						<l part="F">Che di’? Se basta</l>
						<l>A tuo scampo il mio sangue, appien ti spiega.</l>
						<l>Dopo i tuoi tanti benefizi, il sai,</l>
						<l part="I">Sacra è a te la mia vita.</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>PAUSANIA</speaker>
						<l part="F">Omai tu vedi</l>
						<l>Tutto il mio stato orribile! Ridotto</l>
						<l>Ad essere la favola de’ Greci</l>
						<l>E l'orror de’ Spartani; esposto sempre</l>
						<l>Ad esser vilipeso, e ingiustamente</l>
						<l>Accusato e punito; astretto infine</l>
						<l>Quasi a più non sentir quei sacri affetti,</l>
						<l>Che natura ed amor mi avean da prima</l>
						<l>Nel cor trasfusi; a mia difesa estrema</l>
						<l>Altro mezzo io non trovo che sperarla</l>
						<l part="I">Da miei nemici…</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>ARGILIO</speaker>
						<l part="M">Oh Ciel!…</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>PAUSANIA</speaker>
						<l part="F">Tu ti conturbi?</l>
						<l>E n'hai ragion; non men turbato io sono! –</l>
						<l>Ma altro mezzo io non veggio: o condannato</l>
						<l>Dagli efori, vilmente io perir deggio;</l>
						<l>O salvezza sperar dal Perso stesso,</l>
						<l>Che al nome mio, più che di Grecia al nome,</l>
						<l part="I">Tremava un dì!</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>ARGILIO</speaker>
						<l part="F">Che intesi? – Erano dunque</l>
						<l part="I">Giusti i sospetti?</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>PAUSANIA</speaker>
						<l part="F">Un dì non eran tali,</l>
						<l>Priaché di Sparta ingrata il rigor troppo</l>
						<l>Non m'inducesse a vendicarmi. Oh! quanto</l>
						<l>A me costò questo tremendo passo!…</l>
						<l>Se mi leggessi in cor!… – Ma, che più giova?</l>
						<l>Tutto è deciso già. Dell'opra il meglio</l>
						<l>Oggi affidare in te sol deggio. – Prendi</l>
						<l>Tu questo foglio. Della persa armata</l>
						<l>Al sommo duce, ad Artabazo tosto</l>
						<l>Recarlo debbi; ei non ignora il resto.</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>ARGILIO</speaker>
						<l>Deh! se ti affidi in me, tutto mi svela:</l>
						<l part="I">Qual mai disegno è il tuo?…</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>PAUSANIA</speaker>
						<l part="F">Di vendicarmi;</l>
						<l>Di me salvare e quanti esser pon meco</l>
						<l>Perseguitati ingiustamente all'ombra</l>
						<l>D'una mentita libertà. – Sol duolmi</l>
						<l>Che l'opra io da me sol compier non possa!</l>
						<l>Che da un barbaro vil, da me più volte</l>
						<l>Vinto, sperar deggia io soccorso!… – L'onta</l>
						<l>Forse il successo ammenderà. Troppo oltre</l>
						<l>La mente e il cor de’ più questo sovverte</l>
						<l>Di libertà delirio strano! è forza,</l>
						<l>Qual che il mezzo ne sia, porvi un riparo.</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>ARGILIO</speaker>
						<l>E speri tu  che un tanto ben si lasci</l>
						<l>Rapir la Grecia? Sia ragion, sia inganno,</l>
						<l>Del sangue suo l'alimentò finora;</l>
						<l>Tutti vivon per essa e in essa i Greci.</l>
						<l>Da che di libertà pugnaro all'ombra,</l>
						<l>Qual di Dario o di Serse immensa forza</l>
						<l part="I">Potè mai soggiogarli?</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>PAUSANIA</speaker>
						<l part="F">È ver; ma stanchi</l>
						<l>Son molti alfin di più pugnar per essa;</l>
						<l>Né fra noi manca chi l'abborre in core! –</l>
						<l>Tu vedi a quanti oltraggi e danni or questa </l>
						<l>Di libertà larva fallace esponga </l>
						<l>Spesso i migliori! Or l'un partito, or l'altro</l>
						<l>Cade e trionfa. Egualità si vanta,</l>
						<l>Dritto, ragion mai sempre; ed alla forza</l>
						<l>Di pochi, o più sagaci o più potenti,</l>
						<l>Servono i molti. Libertà si appella</l>
						<l>Il venir parteggiando; il farsi guerra;</l>
						<l>L'illudersi a vicenda; e tutti infine</l>
						<l>Tiranneggiar l'un dopo l'altro. Quindi</l>
						<l>Or i suo’ eroi proscrive Atene; or danna</l>
						<l>Sparta i suoi re; né alcun pur v'ha che all'ombra</l>
						<l>Di questa libertà, se non mercede,</l>
						<l>Pace almen trovi e sicurezza. In somma,</l>
						<l>Ella è cara a chi regna; odiosa a quanti</l>
						<l>All'altrui libertà servon delusi. –</l>
						<l>Io non invan finor corsi privato</l>
						<l>Di Grecia i lidi; e già conspiran meco</l>
						<l>Della Grecia i migliori. Offre Corinto</l>
						<l>I suoi più ricchi; e i suoi più saggi Atene.</l>
						<l>Fra gli altri ancor Temistocle congiura!</l>
						<l>Dell'armata, che un tempo a vincer trassi,</l>
						<l>Una parte me segue; e, più che ogni altri,</l>
						<l>I Messeni me seguono e gl'Iloti,</l>
						<l part="I">Di più servire impazienti.</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>ARGILIO</speaker>
						<l part="F">Nato</l>
						<l>Fra questi anch'io, sebben di Sparta l'aspro</l>
						<l>Giogo sopporti, inorridisco al fero,</l>
						<l>Terribile cimento a cui ti esponi!</l>
						<l>Dal popolo osservato, a’ molti inviso,</l>
						<l>Dagli efori accusato, giudicarti</l>
						<l part="I">Debbe or’ ora il senato!…</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>PAUSANIA</speaker>
						<l part="F">Io del senato</l>
						<l>Con l'oro della Persia ho già gran parte</l>
						<l>Sedotta a mia difesa; e perciò, grave</l>
						<l>Del gran disegno, or qui securo io torno.</l>
						<l>Nel grado, nel mio nome, e più mi affido</l>
						<l>Nel rispetto opportun, che a me le leggi</l>
						<l>Di Sparta ancor concedono. – Frattanto</l>
						<l>Milita l'altro re da noi lontano.</l>
						<l>Nulla io qui temo; or da me pende il tutto. –</l>
						<l>Lungo l'euboiche spiagge alto veleggia</l>
						<l>La persa armata. Tripartita offrirsi</l>
						<l>Debbe a Corinto, Atene e Gitio; e tutta</l>
						<l>Sommovere la Grecia in un istante.</l>
						<l>Già inoltrata è l'impresa a tal che invano</l>
						<l>Più tenterei ritrarmene. Da Sparta</l>
						<l>Il segno io darne deggio; e il segno è questo. –</l>
						<l>Va’; vola; occulto ad Artabazo il reca.</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>ARGILIO</speaker>
						<l part="I">Deh! più cauto, se il puoi…</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>PAUSANIA</speaker>
						<l part="F">Non è più tempo.</l>
						<l>Ogni consiglio è inutile o dannoso;</l>
						<l>Un punto che si perda, io son perduto!</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>ARGILIO</speaker>
						<l>Il tuo periglio or mi spaventa!… Io tremo</l>
						<l part="I">Solo per te!</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>PAUSANIA</speaker>
						<l part="F">Tu perdermi o salvarmi</l>
						<l part="I">Puoi solo…</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>ARGILIO</speaker>
						<l part="M">E che far deggio?…</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>PAUSANIA</speaker>
						<l part="F">Obbedir ratto. –</l>
						<l>Se mi ami ancor, se vuoi salvarmi, parti;</l>
						<l>Cerca Artabazo; in te mi affido e in lui.</l>
						<l>Dalla tua fé la mia salvezza or pende.</l>
					</sp>
				</div2>
				<div2 type="scena">
					<head>
						<hi rend="Italic">SCENA SECONDA</hi>
					</head>
					<stage>PAUSANIA</stage>
					<sp>
						<speaker>PAUSANIA</speaker>
						<l>Ei per me trema! ed io di lui non meno,</l>
						<l>Ma per più forte, alta cagion pur tremo!</l>
						<l>Fero un rimorso dentro il cor mi grida,</l>
						<l>Quanto più Sparta io miro! – Oh sacro nome</l>
						<l>Di patria! oh innato, inestinguibil, vero</l>
						<l>Amor di libertà!… potessi almeno</l>
						<l>Obliarti un istante! io ti risento</l>
						<l>Più forte ancor, quanto più cerco invano</l>
						<l>Di soffocarti e d’ingannar me stesso!…</l>
						<l>Oh! stato mio crudele, orrendo!… Io Sparta</l>
						<l>Oso tradire; e, mio malgrado, io l’amo! –</l>
						<l>E che amar posso in lei che non mi offenda?</l>
						<l>Qui ‘l mio trono io perdei; qui l’odio regna</l>
						<l>De’ miei persecutori; ognor qui soffro</l>
						<l>Peggior del primo il novo oltraggio; Sparta</l>
						<l>Infin da’ cinque è dominata; ed io</l>
						<l>Dagli eraclidi nato, io, che già salva</l>
						<l>Resi la Grecia e Sparta illustre, io deggio</l>
						<l>Di questi efori ognor soffrir l’orgoglio,</l>
						<l>Che di virtù mentita ammantano essi?…</l>
						<l>Pur troppo! essi mi han tratto a questo passo;</l>
						<l>E lor punir degg’io del mio delitto… –</l>
						<l part="I">Oh! giugne Euristia!</l>
					</sp>
				</div2>
				<div2 type="scena">
					<head>
						<hi rend="Italic">SCENA TERZA</hi>
					</head>
					<stage>PAUSANIA, EURISTIA</stage>
					<sp>
						<speaker>EURISTIA</speaker>
						<l part="F">Invan finor te cerco,</l>
						<l>Pausania. Un solo istante ancor concesso</l>
						<l>Non m’è di teco trattenermi! Alfine</l>
						<l>Tu sospirato a’ lari tuoi ritorni;</l>
						<l>Né ancor riabbracci i tuoi? né della sposa,</l>
						<l part="I">Né del figlio più chiedi?</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>PAUSANIA</speaker>
						<l part="F">Invan finor te cerco,</l>
						<l>È ver… lo veggio…</l>
						<l>Il mio destino anco il piacer mi toglie</l>
						<l>Di trattenermi almen fra’ miei più cari.</l>
						<l>Alla difesa mia, che quella acchiude</l>
						<l>Pur di voi tutti, or solo inteso, ad altri</l>
						<l>Affetti loco io dar non oso. Or solo</l>
						<l>Sento il periglio in cui mi trovo! e fora</l>
						<l>Danno comun se altro pensier volgessi. –</l>
						<l>L’alto giudizio ancor su me sospeso</l>
						<l>Sta; nel senato a mi oltraggiar di nuovo</l>
						<l part="I">Omai si pensa; e chi sa forse?…</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>EURISTIA</speaker>
						<l part="F">Ah! cessi</l>
						<l>L’infausto augurio! Ad or ad or più veggio</l>
						<l>Il turbine svanir, che sul tuo capo</l>
						<l>Già tremendo apparia. Se fosse vero</l>
						<l>Il reo pensier che a te s’imputa, or dianzi</l>
						<l>Ti avrian dannato gli efori; eppur cauti</l>
						<l>Non osan giudicarti, ed al senato</l>
						<l>Han dell’incerta lite il fin commesso.</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>PAUSANIA</speaker>
						<l>E forse, onde men torni onta più grave. –</l>
						<l>Chi sa qual trama or mi si ordisce? Or forse</l>
						<l>Nuove insidie si tentano al mio nome!…</l>
						<l part="I">E speri tu ne’ miei nemici?</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>EURISTIA</speaker>
						<l part="F">Io spero</l>
						<l>Nelle leggi di Sparta e nella somma</l>
						<l>Equità del senato; e, più che in altro,</l>
						<l>Nell’innocenza tua… Ma, tu più fremi?</l>
						<l>Un profondo pensier ti appar sul ciglio,</l>
						<l part="I">Che fa tremarmi!… Ohimè! che pensi?…</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>PAUSANIA</speaker>
						<l part="F">Nulla</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>EURISTIA</speaker>
						<l part="I">Deh! ti spiega alla moglie.</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>PAUSANIA</speaker>
						<l part="F">E che dir posso</l>
						<l>Che a te pur non sia noto? Or di’: potrei</l>
						<l>Tutto premer l’orror di quest’istante?</l>
						<l>Esser lieto io potrei qui, dove il guardo</l>
						<l>Alzar non oso, ch’io non veggia intorno</l>
						<l>Le antiche glorie e il mio presente danno? –</l>
						<l>E per più pena io star qui deggio! mira</l>
						<l>Destino! Almen finora orbo del trono,</l>
						<l>Da me proscritto, in volontario esiglio</l>
						<l>Miei tristi dì traeva; a tutti ignoto</l>
						<l>Quasi, il trono perduto almen non stava</l>
						<l>Innanzi a me; ned io soffria lo sguardo</l>
						<l part="I">Insultatore…</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>EURISTIA</speaker>
						<l part="F">E qui tranquillo in vece</l>
						<l>Viver non puoi di tua famiglia in seno?</l>
						<l>Scarco di quel poter che rende odiosi</l>
						<l>Anco i migliori, chi l’onor può torti,</l>
						<l>Che ogni altr’onor vince d’assai, di vero</l>
						<l>Cittadino spartan? Più re non sei;</l>
						<l>Ma figlio sei, consorte e padre. In quanti</l>
						<l>Affetti virtuosi or puoi la pace</l>
						<l>Tua ricercar fra noi? chi più del figlio,</l>
						<l>Chi della sposa più temperar puote</l>
						<l part="I">Del tuo cor l’amarezza?</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>PAUSANIA</speaker>
						<l part="F">Un altro istante</l>
						<l>Scegli perciò. Da troppo gravi cure</l>
						<l>Oppresso, or più vi attristerei presente. –</l>
						<l>Perché turbar vuoi la tua pace, e indarno?</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>EURISTIA</speaker>
						<l>E pace aver poss’io, se non l’ho teco?</l>
						<l>Io piango e spero e prego il Ciel che mostri</l>
						<l>La tua innocenza; e in te Sparta rivegga</l>
						<l part="I">Un cittadino, un figlio…</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>PAUSANIA</speaker>
						<l part="F">In me non puote</l>
						<l>Sparta or veder che un re sprezzato e inulto. –</l>
						<l>Con essa ancor, deh! tu mi sprezza; oblia</l>
						<l>Lo sposo e il padre; al figlio assisti invece;</l>
						<l>E a me di me lascia il pensier… Per ora</l>
						<l>In me veder non dei che un infelice…</l>
					</sp>
				</div2>
				<div2 type="scena">
					<head>
						<hi rend="Italic">SCENA QUARTA</hi>
					</head>
					<stage>EURISTIA</stage>
					<sp>
						<speaker>EURISTIA</speaker>
						<l>Misera me!… Qual preme in sen profondo</l>
						<l>Rancore? Ei parla; e par che ad altro intenda!</l>
						<l>Egli me sfugge; e del fuggir pretesti</l>
						<l>Mendica vani! Io più non veggio in lui</l>
						<l>Lo sposo, il padre;… e lo spartan fors’anco!… –</l>
						<l>Solo timor non è quel che l’affanna!</l>
						<l>Forse… che penso? anche il sospetto?… Ahi lassa!</l>
						<l>Perché nel cor di chi più si ama il guardo</l>
						<l part="I">Legger non puote?… –</l>
					</sp>
				</div2>
				<div2 type="scena">
					<head>
						<hi rend="Italic">SCENA QUINTA</hi>
					</head>
					<stage>EURISTIA, ARGILIO</stage>
					<sp>
						<speaker>EURISTIA</speaker>
						<l part="F">Argilio! … Ohimè!…turbato</l>
						<l part="I">A che vieni?… che cerchi?…</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>ARGILIO</speaker>
						<l part="F">Accorri;… ah! salva</l>
						<l part="I">Pausania or tu…</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>EURISTIA</speaker>
						<l part="F">Che avvenne mai?… Dannollo</l>
						<l part="I">Il senato?…</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>ARGILIO</speaker>
						<l part="F">Non già; ma, se tu all’uopo</l>
						<l part="I">Pur non ti adopri, egli è perduto…</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>EURISTIA</speaker>
						<l part="F">E come?…</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>ARGILIO</speaker>
						<l>Certo è il delitto: contra Sparta ei stesso</l>
						<l part="I">Conspira…</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>EURISTIA</speaker>
						<l part="M">Oh! che di’ tu?…</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>ARGILIO</speaker>
						<l part="F">Dal suo periglio</l>
						<l>Invan tentai dianzi ritrarlo. Fermo</l>
						<l>Nel suo fero proposto, ei nulla ascolta;</l>
						<l>E me destina suo messaggio occulto</l>
						<l>Ad Artabazo… Io per lui tremo!… eppure</l>
						<l>Mezzo non vidi allor che di obbedirgli</l>
						<l>O di tradirlo. Or, pensa tu, s’io mai</l>
						<l>Di tradirlo capace esser potea!</l>
						<l>Quindi pieno il pensier del suo periglio,</l>
						<l>Mi appresto a secondarlo. – Era io già fuori</l>
						<l>Da queste mura appena che una voce</l>
						<l>Più che mortale mi risuona intorno!</l>
						<l>Già mi parea che vindici di Sparta</l>
						<l>Gl’Iddii mi minacciassero, se ardissi</l>
						<l>Di più inoltrarmi… La lena mi manca!</l>
						<l>Il piè vacilla! ed a gran pena io posso</l>
						<l>Una via ritentar che qui mi guidi.</l>
						<l>E te qui cerco, ond’io l’orror ti mostri</l>
						<l>Del suo periglio; e tu, se il puoi, lo salvi.</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>EURISTIA</speaker>
						<l>Che intesi?… E creder deggio?… e fia mai vero?…</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>ARGILIO</speaker>
						<l>Così nol fosse! – Ma, se a me nol credi,</l>
						<l>Credilo al foglio, ch’io recar doveva</l>
						<l>Ad Artabazo. A te l’affido. – Or l’ira</l>
						<l>Di Pausania su me tutta ricaggia!</l>
						<l>Contento io son del mio destin, se io posso</l>
						<l part="I">Per opra tua salvarlo almeno.</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>EURISTIA</speaker>
						<l part="F">Io tremo</l>
						<l>Sol nell’aprirlo! or che sarà, se il leggo? –</l>
						<l>“Pausania ad Artabazo. Io sono in Sparta.</l>
						<l>Gli efori non ardiscono dannarmi.</l>
						<l>Molti giuran difesa, altri vendetta.</l>
						<l>Son presti i miei; né la mia assenza ha in essi</l>
						<l>Il fervor primo intepidito. Or compi</l>
						<l>Tu il resto; ed io di più mertar son certo</l>
						<l>Di Sparta il trono, l’amistà di Serse</l>
						<l>E la man di sua figlia, a me promessa”.</l>
						<l>La mano di sua figlia!… Oh Dei!… la mano</l>
						<l>Di una barbara vile e l’abborrita</l>
						<l>Amistà d’un tiranno; infin, l’iniqua</l>
						<l>Ambizion d’un trono, a tal può trarlo</l>
						<l>Terribile attentato?… Oh Ciel! che lessi?…</l>
						<l>Argilio, e tu lo credi? e n’hai tu prove</l>
						<l>Più certe?… Ahimè! che cerco?… e non son queste</l>
						<l>Le note sue? Non leggo io stessa in questo</l>
						<l>Foglio il delitto, di sua mano  espresso?</l>
						<l>E più che in questo foglio, io nol leggea</l>
						<l>Nel suo torbido ciglio e ne’ suoi feri,</l>
						<l>Confusi detti?… Ed io l’amava! ed io</l>
						<l>Pur tremava per lui! Vedi compenso,</l>
						<l>Ch’ei rende all’amor mio! Fero mi sfugge,</l>
						<l>Mi ripudia, mi oblia!… Ma, che non puote,</l>
						<l>Chi di tradir la patria sua non teme?</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>ARGILIO</speaker>
						<l>Numi! che feci? – Deh! più saggia or, donna,</l>
						<l part="I">Previeni il suo periglio.</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>EURISTIA</speaker>
						<l part="F">E che? vorresti</l>
						<l>Ch’io difendessi un perfido, che immola</l>
						<l>Ad una vil nemica e patria e sposa?</l>
						<l>Che al di lei cocchio oriental me forse</l>
						<l>Danna sprezzata ancella?… io, che spartana?…</l>
						<l>Oh! non più udito oltraggio!… E tu vorresti</l>
						<l>Ch’io lo soffrissi?… Io deggio sol di Sparta</l>
						<l>E de’ suoi Numi abbandonarlo all’ira;…</l>
						<l>Dovrei punirlo io stessa… Ohimè! che dico?</l>
						<l>E di tanta virtù sarei capace?</l>
						<l>Potrei dimenticar ch’egli è mio sposo?</l>
						<l>Ch’è pur mio figlio il figlio suo?… Deh! scusa</l>
						<l>Il turbamento mio… Che dir, che farmi</l>
						<l>Non so!… son fuor di me! Più che al mio grave</l>
						<l>Affronto, io fremo al suo delitto!… Eppure,</l>
						<l>Nel tumulto de’ sensi, io sento appieno</l>
						<l>Che maggior de’ miei torti amor mi arresta!…</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>ARGILIO</speaker>
						<l>Ed arrestare anch’esso amor non puote</l>
						<l part="I">E ritenerlo dal delitto?…</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>EURISTIA</speaker>
						<l part="F">– E credi</l>
						<l>Ch’ei riconosca ancor dell’amor mio</l>
						<l>La voce? che udir voglia i preghi miei?</l>
						<l>Che a Sparta, a’ suoi, che a me ritornar possa</l>
						<l>Pentito appieno?… Ah! di’: scorgesti in lui</l>
						<l>Della virtù sua prisca un qualche segno?</l>
						<l>Se non di me, si risovvenne almeno</l>
						<l part="I">Del figlio suo?… Tutto mi narra.</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>ARGILIO</speaker>
						<l part="F">Tranne</l>
						<l>Il suo disegno, a me tutt’altro ei tacque.</l>
						<l>Eppur la guerra, ch’ei nel cor premeva</l>
						<l>Invan, mostrava appien ch’egli non era</l>
						<l>Nato al delitto… – Infin, pria che sia vano,</l>
						<l>Sull’orlo del periglio or, deh! l’arresta.</l>
						<l>Più che il tuo sdegno, ei pietà merta. Io spero</l>
						<l>Tutto dall’opra tua. – Ma, il tempo stringe!…</l>
						<l>Dall’ira sua nel vicin tempio io fuggo.</l>
						<l>Va, prega, piangi; e tu salvarlo or tenta.</l>
					</sp>
				</div2>
				<div2 type="scena">
					<head>
						<hi rend="Italic">SCENA SESTA</hi>
					</head>
					<stage>EURISTIA</stage>
					<sp>
						<speaker>EURISTIA</speaker>
						<l>Salvarlo!… e bastar ponno i preghi e il pianto</l>
						<l>Di una moglie tradita? E qual mi resta</l>
						<l>Arme miglior, se a ciò non basta il pianto?…</l>
						<l>Si tenti almen;… si vada… Oh Ciel! non l’oso!</l>
						<l>Una gelida man mi stringe il core!</l>
						<l>E se di speme un lampo sol balena,</l>
						<l>Tanto maggior mi si offre il suo delitto</l>
						<l>Ch’io più di pria dispero e tremo!… Ahi lassa!</l>
						<l part="I">Che mai farò?… chi mi consiglia?</l>
					</sp>
				</div2>
				<div2 type="scena">
					<head>
						<hi rend="Italic">SCENA stageTIMA</hi>
					</head>
					<stage>EURISTIA, TEANE</stage>
					<sp>
						<speaker>EURISTIA</speaker>
						<l part="F">Oh madre!…</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>TEANE</speaker>
						<l>Figlia, deh! meco appien ti allegra!… Assolto</l>
						<l>Fu Pausania in senato… – Ohimè!… l’eccesso</l>
						<l>Della gioia mi opprime!… – Intenti i padri</l>
						<l>Stavano all’ alt’ accusa; e il popol tutto</l>
						<l>Dintorno udia ferocemente muto</l>
						<l>La gran causa di Sparta. Ancor più fero</l>
						<l>Archidamo parlò; ma, poiché a’ lievi</l>
						<l>Sospetti altrui non rispondean le prove</l>
						<l>E all’altrui vista io pur mi offersi, incerta</l>
						<l>Della patria e del figlio, udissi un grido</l>
						<l>Del senato e del popolo concorde,</l>
						<l>Che i sospetti condanna e il figlio assolve.</l>
						<l>Deh! vieni or meco a ricercarne. Io posso</l>
						<l>Senza rimorso or riabbracciarlo e tutti</l>
						<l>Sfogare i miei finor repressi affetti!…</l>
						<l>Ma, tu sospiri?… ohimè! qual importuno</l>
						<l part="I">Turbamento t’invade?…</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>EURISTIA</speaker>
						<l part="M">Oh madre!…</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>TEANE</speaker>
						<l part="F">Parla:</l>
						<l part="I">Che vuoi tu dir?…</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>EURISTIA</speaker>
						<l part="F">Che siam tradite entrambe!…</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>TEANE</speaker>
						<l part="I">Da chi?… segui…</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>EURISTIA</speaker>
						<l part="F">– Non posso!… Oh Ciel!… – Tu stessa</l>
						<l part="I">Leggi ed apprendi il resto.</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>TEANE</speaker>
						<l part="F">E qual mistero?… –</l>
						<l>“Pausania ad Artabazo”… – Oh! qual mi assale</l>
						<l>Orror di morte?… Oh sventurata madre!… –</l>
						<l part="I">Chi ti diè questo foglio?</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>EURISTIA</speaker>
						<l part="M">Argilio…</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>TEANE</speaker>
						<l part="F">Quando?…</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>EURISTIA</speaker>
						<l part="I">Or dianzi…</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>TEANE</speaker>
						<l part="M" n="1">Dove?…</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>EURISTIA</speaker>
						<l part="M" n="2">In questo loco…</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>TEANE</speaker>
						<l part="F">E quale</l>
						<l part="I">Ragion lo mosse?…</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>EURISTIA</speaker>
						<l part="F">Amor, pietà, rispetto</l>
						<l part="I">Di Pausania e di Sparta…</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>TEANE</speaker>
						<l part="F">In un Ilota</l>
						<l>Tanta virtù! Chi ‘l crederebbe?… Oh Sparta!</l>
						<l>Ti ama uno schiavo e ti tradisce il figlio!…</l>
						<l>Figlio!… che dissi? In lui veder non deggio</l>
						<l>Che il nemico di Sparta, il mio nemico!…</l>
						<l>E il popol dianzi pur me stessa udia</l>
						<l>La difesa pigliarne! ed io serviva</l>
						<l>Al suo vil tradimento?… – Euristia, ah! piangi,</l>
						<l>Piangi a ragion la tua, la mia sventura!</l>
						<l>Rea son io pur di un tanto eccesso; ei nacque</l>
						<l>Da questo seno; ei del mio sangue è parte;</l>
						<l>E innocente il credea! credeva iniqui</l>
						<l>Gli accusatori suoi! complice quasi</l>
						<l>Era io del suo misfatto!… Oh scorno!… Oh! nata</l>
						<l>Non foss’io mai, poiché da me dovea</l>
						<l>Nascer di Grecia il traditor più vile!</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>EURISTIA</speaker>
						<l>Lassa! a’ tuoi detti io tremo or più! Consiglio</l>
						<l>Da te sperava e tu il mio orror più accresci!</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>TEANE</speaker>
						<l>Di’: l’avresti creduto ch’io nel figlio,</l>
						<l>Ch’era un dì la mia speme, il mio sostegno,</l>
						<l>L’amor di Sparta e l’idolo de’ Greci,</l>
						<l>Veder dovessi alfin, non che di Sparta,</l>
						<l>L’infamia della Grecia, il mio rossore?</l>
						<l>Ed in qual punto?… Allor ch’io lo credea</l>
						<l>Assolto e quasi di ogni colpa intero!… –</l>
						<l>Onnipossenti Dei, perché sì lunga</l>
						<l>Vita mi concedeste? Or non avrei</l>
						<l>Veduto almen la mia vergogna eterna.</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>EURISTIA</speaker>
						<l>Or qual si puote al mio dolore e al tuo,</l>
						<l>Al periglio comun pronto riparo</l>
						<l part="I">Implorar dagli Dei?…</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>TEANE</speaker>
						<l part="F">Quel che tu meco,</l>
						<l>Che ogni Spartano implorar dee, che il figlio,</l>
						<l>S’ei fosse tal, ne implorerebbe ancora;</l>
						<l>Lo scempio de’ nemici, la vendetta</l>
						<l part="I">Di Sparta…</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>EURISTIA</speaker>
						<l part="M">Oh! che di’ mai?…</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>TEANE</speaker>
						<l part="F">Che tutto io sento</l>
						<l>L'orror di questo dì! che madre io sono,</l>
						<l>Benchè Spartana; che, s’è d’uopo, tutti</l>
						<l>Deggio alla patria omai del cor gli affetti</l>
						<l>Sacrificare…Oh giorno! Oh Sparta!… Oh! quale</l>
						<l>Sacrificio terribile a me chiedi!… –</l>
						<l part="I">Ma, il tempo preme!… Andiam…</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>EURISTIA</speaker>
						<l part="M">E dove?…</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>TEANE</speaker>
						<l part="F">Il solo</l>
						<l>Mezzo a tentar che or resta; e ch’il Ciel forse</l>
						<l part="I">M’inspira in questo punto!</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>EURISTIA</speaker>
						<l part="F">E qual?… ti spiega…</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>TEANE</speaker>
						<l>Vieni e me imita; un punto sol potrebbe</l>
						<l>Nuocere a Sparta… – Avrem poi il tempo entrambe,</l>
						<l>Io di piangere il figlio e tu lo sposo…</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>EURISTIA</speaker>
						<l>Oh! quai mi annuncia il cor nuove sventure!</l>
					</sp>
				</div2>
			</div1>
			<div1 type="atto">
				<head>ATTO QUARTO</head>
				<div2 type="scena">
					<head>
						<hi rend="Italic">SCENA PRIMA</hi>
					</head>
					<stage>PAUSANIA</stage>
					<stage>[<hi>Vestibulo del tempio di Minerva Calcieca</hi>]</stage>
					<sp>
						<speaker>PAUSANIA</speaker>
						<l>In questo tempio Argilio entrar fu visto. –</l>
						<l>Qual presagio mi turba? E qual può fargli</l>
						<l>Strana cagion procrastinare il mio</l>
						<l part="I">Messaggio, a lui commesso? – Entriam…</l>
					</sp>
				</div2>
				<div2 type="scena">
					<head>
						<hi rend="Italic">SCENA SECONDA</hi>
					</head>
					<stage>PAUSANIA, TEANE, EURISTIA</stage>
					<sp>
						<speaker>TEANE</speaker>
						<l part="F">T’arresta,</l>
						<l>Pausania; ansante io te qui cerco; grata</l>
						<l part="I">Per me novella udir tu debbi.</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>PAUSANIA</speaker>
						<l part="F">E quale?…</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>TEANE</speaker>
						<l>Qual forse tu non ti aspettavi. – Assolto</l>
						<l>Già fosti dal senato. I suoi sospetti</l>
						<l>Sparta depone; e ancor vederti spera</l>
						<l>Nonché spartan, qual eri un dì, ma degno</l>
						<l>Di risalir sul trono onde scendesti.</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>PAUSANIA</speaker>
						<l>Io so che Sparta ognor mi accusa e assolve,</l>
						<l part="I">Per dannarmi di nuovo.</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>TEANE</speaker>
						<l part="F">E sai ch’io forse,</l>
						<l>Più che altri, a favor tuo l’ancor sospesa</l>
						<l>Sentenza io trassi? e che, lo sguardo appena</l>
						<l>In me rivolse il popolo e il senato,</l>
						<l>La tua innocenza proclamata ad una</l>
						<l part="I">Voce si udì?</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>PAUSANIA</speaker>
						<l part="F">Lode agli Dei! La mia</l>
						<l>Salvezza, più che agli efori e al senato,</l>
						<l part="I">Deggio a te, madre.</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>TEANE</speaker>
						<l part="F">– Or dimmi: dal senato,</l>
						<l>Dagli efori, da me questo mertavi</l>
						<l part="I">Strano favor?…</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>PAUSANIA</speaker>
						<l part="F">Che sento?… E che dir vuoi?…</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>TEANE</speaker>
						<l>Che finor m’ingannasti; che tu Sparta</l>
						<l>Tradisci allor che ti perdona; e ch’io</l>
						<l>Era già presso a divenir ministra</l>
						<l>Del tradimento tuo, quando punirti</l>
						<l>Sparta doveva ed accusarti io prima.</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>PAUSANIA</speaker>
						<l part="I">Chi mi tradì?…</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>TEANE</speaker>
						<l part="F">Tu stesso. – Il riconosci?…</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>PAUSANIA</speaker>
						<l part="I">Oh Ciel!…</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>TEANE</speaker>
						<l part="F">Tu fremi al tuo delitto!… ed hai</l>
						<l>Potuto concepirlo? E chi fu l’empio,</l>
						<l>Che ti sedusse? Or di’: ti avea cresciuto</l>
						<l>A tanto io mai? Degli avi io sol ti avea</l>
						<l>Mostro l’alto cammino; e ad emularne</l>
						<l>Le glorie eri tu giunto. Io ti dicea</l>
						<l>Cogli altri pur l’onor di Sparta e mio,</l>
						<l>Il terror de’ nemici!… E tu speravi</l>
						<l>Di Licurgo annientar la più grand’opra,</l>
						<l>Il miglior don che fatto il Ciel ne avesse,</l>
						<l>La nostra libertà, cui tu dovevi</l>
						<l>Le tue virtù, le glorie tue, te stesso? –</l>
						<l>E un tant’eccesso avrian gli Dei sofferto?</l>
						<l>E se gli Dei di Sparta un solo istante</l>
						<l>L’avessero obliata e favorito</l>
						<l>Il tuo disegno orribile; speravi</l>
						<l>Tu su la patria tua regnar tiranno? –</l>
						<l>Priaché sovr’essa, tu regnato avresti</l>
						<l>Sulle ceneri sue; le madri,  i figli</l>
						<l>Pria trucidati avrebbero, che schiavi</l>
						<l>Vederli d’un tiranno; e tutti ad una</l>
						<l>Sepolti si sarian fra le ruine</l>
						<l>Della spartana libertà!… Tu stesso</l>
						<l>Festi più volte un sì terribil voto!</l>
						<l>Ed or, da te degenere, tu sei</l>
						<l>Il suo maggior nemico, il mio rossore,</l>
						<l>L’obbrobrio della Grecia?… Ah! no; ripara</l>
						<l>Tu stesso al suo periglio. Ancor tu puoi</l>
						<l>Salvar la patria e, in parte almen, tua fama.</l>
						<l>L’onor del pentimento or sol ti resta.</l>
						<l>Ed a ciò vengo e ti consiglio e prego,</l>
						<l>E per l’ultima volta. Al duolo immenso,</l>
						<l>Che tu mi rechi, il vedi, io pur non posso</l>
						<l>Sopravviver di molto. Ah! pria ch’io muoia,</l>
						<l>Ti riveggia spartano anche una volta!</l>
						<l>Solo conforto, che morendo io possa</l>
						<l>Meco trar nella tomba! Ancor non abbia,</l>
						<l>Poiché là fra gli estinti io sarò teco,</l>
						<l>Il rossor di fuggirti ombra nemica.</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>EURISTIA</speaker>
						<l>Pausania, ah! sì; di madre a’ preghi il pianto</l>
						<l>Unisce ancor la moglie tua, che sprezzi</l>
						<l>E che pur ti ama. Io per te tremo! a vista</l>
						<l>Del tuo periglio i torti miei non oso</l>
						<l>Rimproverarti. Alfin, se il vuoi, mi oblia;</l>
						<l>Tutto da te soffrir saprò, pur ch’io</l>
						<l>In te non veggia il traditor di Sparta;</l>
						<l>E il suo non men che il tuo periglio in tempo</l>
						<l>Pur tu prevenga. Al mio terror, deh! credi.</l>
						<l>Impunito gli Dei non soffriranno</l>
						<l>Il tradimento tuo. Chi men tu pensi,</l>
						<l>E forse ancor de’ tuoi più cari, a Sparta</l>
						<l>Saprà farlo palese. E allor qual mai</l>
						<l>Tu lasceresti a’ tuoi fatal retaggio</l>
						<l>Di obbrobrio e di dolor?… Figlio infelice!…</l>
						<l>Che gli risponderò, quand’ei del padre</l>
						<l>Mi chiederà? gli narrerò le tante</l>
						<l>Imprese tue; dirò che tu salvasti</l>
						<l>Tutta la Grecia un dì;… ma, non si dica</l>
						<l>Che chi tradì la patria era suo padre.</l>
						<l>Non abbia ei stesso a maledir la tomba,</l>
						<l>Che dee serbar le tue ceneri odiose.</l>
						<l>Previeni un tanto orror; previeni il tuo,</l>
						<l>Il periglio comune; e i torti miei,</l>
						<l>Di cui nel cor l’atrocità pur tutta</l>
						<l>Sento, in nome di Sparta, io ti perdono.</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>TEANE</speaker>
						<l>Infelice! tu taci? E non ti scuote</l>
						<l>Il pianto della moglie, il mio consiglio</l>
						<l>E più, la patria tua, che ancor ti chiama,</l>
						<l>E contra te da te difesa attende?</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>PAUSANIA</speaker>
						<l>Qual terribile assalto?… E che far deggio?…</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>TEANE</speaker>
						<l>La trama rea, che ordisti tu, tu stesso</l>
						<l part="I">Tosto annientare e i rei punirne…</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>PAUSANIA</speaker>
						<l part="F">E come?…</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>TEANE</speaker>
						<l>Ecco l’unico mezzo; io tel’addito.</l>
						<l>Vien meco avanti agli efori; tu stesso,</l>
						<l>Di Sparta a vista, il tuo delitto accusa;</l>
						<l>E contra i rei, contra te stesso implora</l>
						<l part="I">Delle leggi il poter…</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>PAUSANIA</speaker>
						<l part="F">Che di’ tu mai?</l>
						<l>Ch’io mi offra volontario a’ miei più feri</l>
						<l>Persecutori, che mi han tratto a questo</l>
						<l>Disperato cimento? Io per lor deggio</l>
						<l>Sparta tradire e non sperar difesa</l>
						<l part="I">Che da’ nemici suoi!…</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>TEANE</speaker>
						<l part="F">Perfido! e quale</l>
						<l>Sia pur forte cagion, potea sì vile</l>
						<l>Giustificar nero attentato? E vita</l>
						<l>E pace e fama ed innocenza, tutto</l>
						<l part="I">Alla patria non debbi?</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>PAUSANIA</speaker>
						<l part="F">E patria è questa,</l>
						<l>Da che regnan qui gli efori? Non servi</l>
						<l>Tu stessa qui? Non torna a te pur l’onta</l>
						<l part="I">Degli oltraggi ch’io soffro?…</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>TEANE</speaker>
						<l part="F">Oh Ciel! tu tenti</l>
						<l>Ancor la mia virtù? Servo tu nomi</l>
						<l>Chi alle leggi obbedisce? E sei spartano?…</l>
						<l>No; tiranno se’ tu! Tu non traspiri</l>
						<l>Che avidità di regno, odio di leggi,</l>
						<l part="I">Favor di servitù!…</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>PAUSANIA</speaker>
						<l part="F">Più che nol pensi,</l>
						<l>Odio il servaggio; e perciò tento i torti</l>
						<l>Miei vendicare. Io veggio appien che involve</l>
						<l>La mia vendetta ancor di Sparta il danno.</l>
						<l>E assai men duole! e nel mio cor ne fremo!</l>
						<l>Ma a tal son già che invan più mi trarrei</l>
						<l>Dall’opra, ch’io di te non men abborro!</l>
						<l>Ti basti or sol che del mio stato io tutto</l>
						<l>Veggio l’orror; che odio me stesso; ch’empio</l>
						<l>Destin mi spinge al mio delitto; ch’io</l>
						<l>Invan più arresterei l’alta congiura,</l>
						<l part="I">Già vicina a scoppiar…</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>TEANE</speaker>
						<l part="F">Che sento? E speri</l>
						<l>Che si possa compir la perfida opra? –</l>
						<l>Se il senato, se gli efori, se Sparta</l>
						<l>Perseverasser nell’inganno, se altri</l>
						<l>Non ardisse accusarti, se gli Dei</l>
						<l>Abbandonar volessero un istante</l>
						<l>La patria al furor tuo; credi tu, ch’io,</l>
						<l>Più che gli Dei, gli efori e Sparta, il tuo</l>
						<l>Prevenir non saprei disegno iniquo? –</l>
						<l>Di’: mi conosci tu? Se me non spegni,</l>
						<l>Tutto invan tenti. A secondar l’impresa</l>
						<l>T’è forza omai sacrificar me prima;</l>
						<l>E in questo sen, che ti diè vita, tutto</l>
						<l>L’occulto stile immergere, che tieni</l>
						<l>Contra Sparta impugnato; e del mio sangue,</l>
						<l>Onde sei parte, e braccio e panni intinto,</l>
						<l>Spiegare a’ tuoi della congiura il cenno;</l>
						<l>E tal mostrarti al primo slancio degno</l>
						<l>De’  tuoi, del trono; infin, tiranno intero… –</l>
						<l>Ecco un ferro; ecco il petto… E che? ti arresti?</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>EURISTIA</speaker>
						<l>Qual nel suo sguardo, oh Ciel! virtù sfavilla,</l>
						<l>Che ad ammirarla ed a tremar mi sforza?</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>PAUSANIA</speaker>
						<l part="I">Oh momento terribile!…</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>TEANE</speaker>
						<l part="F">L’estremo</l>
						<l>Esser dee questo ad ambo. Io tel ripeto:…</l>
						<l>Sacrifica tua madre o sei perduto.</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>PAUSANIA</speaker>
						<l part="I">Che mi proponi tu?…</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>TEANE</speaker>
						<l part="F">Dissi. Risolvi.</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>PAUSANIA</speaker>
						<l>E che poss’io risolvere? Nol vedi</l>
						<l>Che il delitto mi tragge a suo talento;</l>
						<l>Che invan più reggo al suo furor; che un Dio,</l>
						<l>Di me maggior, m’invade, a Sparta avverso;</l>
						<l part="I">Ch’io più non sono in me?…</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>TEANE</speaker>
						<l part="F">Dunque hai deciso?</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>PAUSANIA</speaker>
						<l part="I">Necessario è il delitto…</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>EURISTIA</speaker>
						<l part="M">Ahi lassa!…</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>TEANE</speaker>
						<l part="F">E speri</l>
						<l part="I">Eseguirlo?…</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>PAUSANIA</speaker>
						<l part="M" n="1">O perire…</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>EURISTIA</speaker>
						<l part="M" n="2">Ah! cessa…</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>TEANE</speaker>
						<l part="F">– Oh figlio!…</l>
						<l part="I">A qual passo mi sforzi?…</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>PAUSANIA</speaker>
						<l part="F">Ad abborrirmi…</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>TEANE</speaker>
						<l>Oh patria! oh Sparta! oh mio dover!… – Si vada…</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>EURISTIA</speaker>
						<l part="I">Dove così smarrita?…</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>TEANE</speaker>
						<l part="F">Ove gli Dei,</l>
						<l part="I">Ove Sparta mi appella…</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>EURISTIA</speaker>
						<l part="F">Ohimè! che pensi?…</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>TEANE</speaker>
						<l>Dare un esempio alle spartane madri:</l>
						<l>Sparta salvare e poi morir di duolo!</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>EURISTIA</speaker>
						<l>Ove il dolor ti tragge?… oh Ciel! ti arresta…</l>
					</sp>
				</div2>
				<div2 type="scena">
					<head>
						<hi rend="Italic">SCENA TERZA</hi>
					</head>
					<stage>PAUSANIA</stage>
					<l>Qual da’ suoi detti risoluti spira</l>
					<l>Insolita minaccia?… e chi sa quale</l>
					<l>Minacci or danno, irreparabil forse?… –</l>
					<l>Che possa contra il figlio ancor la madre?…</l>
					<l>Sia che si vuol, più consultar non deggio;</l>
					<l>Dessi eseguir. Saprà il periglio all’uopo</l>
					<l>Offerirmi uno scampo; infin, la vita</l>
					<l>Al mio disegno è sacra. – Or sol mi grava</l>
					<l>Che trionfino gli efori; ch’io sia</l>
					<l>Di lor mano punito; che a lor deggia</l>
					<l>Soggiacer forse invendicato!… – A quale</l>
					<l part="I">Cimento, Argilio, or tu mi esponi?…</l>
				</div2>
				<div2 type="scena">
					<head>
						<hi rend="Italic">SCENA QUARTA</hi>
					</head>
					<stage>PAUSANIA, ARGILIO</stage>
					<sp>
						<speaker>PAUSANIA</speaker>
						<l part="F">Omai</l>
						<l>Ti vendica, Pausania. Ecco, l’asilo</l>
						<l>Abbandono, se il vuoi. – Del tuo periglio</l>
						<l>è ver, son reo; ma per salvarti il sono.</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>PAUSANIA</speaker>
						<l>Che mai festi, infelice? Allor che tutta</l>
						<l>Era riposta in te la mia salvezza,</l>
						<l>Tu mi tradisci? tu?… né l’ira mia</l>
						<l part="I">Temesti almen?…</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>ARGILIO</speaker>
						<l part="F">Io sol temetti l’ira</l>
						<l>Del Ciel, di Sparta; e più per te, lo giuro,</l>
						<l>Che per me la temetti. Il Nume stesso</l>
						<l>Ne chiamo in testimon, ch’io qui venìa</l>
						<l>Ad implorare in mio soccorso. Tutto</l>
						<l>Ad Euristia svelai, perch’io sperava</l>
						<l>Ch’ella, a te moglie, più di me potesse</l>
						<l>Trarti dal tuo disegno e in un dal tuo</l>
						<l part="I">Periglio aperto.</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>PAUSANIA</speaker>
						<l part="F">E tu maggior lo rendi!</l>
						<l>Tutto or noto è alla madre; ed io più temo</l>
						<l part="I">La sua virtù che l’odio altrui.</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>ARGILIO</speaker>
						<l part="F">Che dici?</l>
						<l part="I">E che temerne dei?</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>PAUSANIA</speaker>
						<l part="F">Ciò che inspirarle</l>
						<l>Potria furor di libertà, feroce</l>
						<l>Zelo di patria, ira di Numi. – Ell’ama,</l>
						<l>Più che suo figlio, Sparta! E ciò non basta</l>
						<l part="I">Perché temerne or tutto io deggia?…</l>
					</sp>
				</div2>
				<div2 type="scena">
					<head>
						<hi rend="Italic">SCENA QUINTA</hi>
					</head>
					<stage>PAUSANIA, ARGILIO, EURISTIA</stage>
					<sp>
						<speaker>EURISTIA</speaker>
						<l part="F">Io torno!…</l>
						<l part="I">Pausania!… ohimè!…</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>PAUSANIA</speaker>
						<l part="M">Che avvenne mai?…</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>EURISTIA</speaker>
						<l part="F">Ti salva;…</l>
						<l>Teane… oh Ciel!… la madre tua;… tremante</l>
						<l>Io stessa or or la vidi;…  e non udiva</l>
						<l>Più le mie voci, il pianto mio;… parea</l>
						<l>Che un Nume la guidasse! e un Nume al certo</l>
						<l>Le offre Eudamida incontro. Risoluta</l>
						<l>Sull’istante l’arresta e gli appresenta</l>
						<l>Il tuo foglio esecrabile. – Qual possa</l>
						<l>Danno venirne, ohimè! tu il pensa. Incerta</l>
						<l>Quindi a te corro… Or, deh! qual puoi tu scampo</l>
						<l part="I">Al tuo periglio opporre?</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>PAUSANIA</speaker>
						<l part="F">Io veggio alfine</l>
						<l>Ch’è sol mio scampo il non sperarne alcuno.</l>
						<l>Col mio periglio il mio furor più cresce!</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>EURISTIA</speaker>
						<l part="I">Lassa! che dici mai?…</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>PAUSANIA</speaker>
						<l part="F">Che ancor di nuovi</l>
						<l>Eccessi ho d’uopo; che, a smentir l’accusa,</l>
						<l>Forza è  ch’io tolga omai l’unica prova,</l>
						<l>Che affermarla potria; che pera, in somma,</l>
						<l part="I">L’autor del danno mio…</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>EURISTIA</speaker>
						<l part="M">Che fai?…</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>PAUSANIA</speaker>
						<l part="F">Cominci</l>
						<l part="I">Da te la mia vendetta…</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>EURISTIA</speaker>
						<l part="M">Ah! no…</l>
					</sp>
				</div2>
				<div2 type="scena">
					<head>
						<hi rend="Italic">SCENA SESTA</hi>
					</head>
					<stage>PAUSANIA, ARGILIO, EURISTIA,TEANE, EUDAMIDA, <hi rend="Italic">altri</hi> EFORI
<hi rend="Italic">e</hi> GUARDIE
</stage>
					<sp>
						<speaker>EUDAMIDA</speaker>
						<l part="F">Ti arresta…</l>
						<l>Gli efori omai ti osservano. – Deponi</l>
						<l part="I">Quel ferro or tu; Sparta l’impone.</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>PAUSANIA</speaker>
						<l part="F">E a Sparta</l>
						<l part="I">Io sol lo rendo.</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>EUDAMIDA</speaker>
						<l part="F">E che tentavi, o stolto?…</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>PAUSANIA</speaker>
						<l>Un perfido punir, che al rio disegno</l>
						<l>Serve de’ miei nemici; che conspira</l>
						<l>Contra il mio nome; che gli altrui sospetti</l>
						<l part="I">Cerca destar…</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>EUDAMIDA</speaker>
						<l part="F">Pausania, e che? di nuovo</l>
						<l>Speri ingannarci tu? Certo è il delitto;</l>
						<l part="I">Manifeste le prove…</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>PAUSANIA</speaker>
						<l part="F">E chi l’afferma?</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>EUDAMIDA</speaker>
						<l>Argilio, il foglio, i tuoi più cari, quanto</l>
						<l>Dintorno ti rimprovera, e più, il tuo</l>
						<l part="I">Disperato furore…</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>PAUSANIA</speaker>
						<l part="F">E prestar fede</l>
						<l>A un Ilota puoi tu? Da’ servi dunque</l>
						<l>La securtà de’ cittadini or pende?</l>
						<l>Qual fede accordan lor le nostre leggi?</l>
						<l>Non puote il foglio aver mentito ei stesso?</l>
						<l>E peso accresce alla menzogna vile</l>
						<l>L’altrui stupor, lo sdegno mio!… Qual nuovo</l>
						<l>Stil di perdermi è questo? Ancor mi appello</l>
						<l>Alle leggi di Sparta, a’ dritti sacri</l>
						<l>De’ cittadini suoi. – Ché, se uno schiavo</l>
						<l>Non può, né dee convincermi, chi fia</l>
						<l part="I">Che osi accusarmi innanzi a voi?</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>TEANE</speaker>
						<l part="F"> Tua madre.</l>
						<l>Io, che finor ti amai, che ti credea</l>
						<l>Spartano e figlio mio, che ti difesi</l>
						<l>Agli efori ed a Sparta, ancor, s’è d’uopo,</l>
						<l>Il tuo delitto accuso; ed il gran Giove,</l>
						<l>Che qui ti udia, vendicator ne attesto.</l>
						<l>Avanti a questo Nume, or dianzi ei stesso</l>
						<l>Non osava negarlo; e a farne ammenda,</l>
						<l>In parte almeno, indurlo invan potero</l>
						<l>Il pianto della moglie, il mio consiglio,</l>
						<l>I suoi tardi rimorsi… – Efori, alfine</l>
						<l part="I">Egli è convinto.</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>EURISTIA</speaker>
						<l part="F">Misera! che festi?…</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>TEANE</speaker>
						<l>Il mio dover. – Compiete, efori, il vostro.</l>
						<l>Io più figlio non ho; solo a voi Sparta</l>
						<l>Or raccomando. A voi l’onor si aspetta</l>
						<l>Omai rivendicarne; a me la mia</l>
						<l>Debolezza ammendare… Io più non reggo!</l>
						<l>Deh! tu mi assisti;… io piango e ne arrossisco!…</l>
						<l part="I">Il pianto almen si celi altrove…</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>EURISTIA</speaker>
						<l part="F">E il pianto</l>
						<l>Può in noi sfogare l’immenso dolore?</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>PAUSANIA</speaker>
						<l part="I">La sua virtù mi abbatte or sol!</l>
					</sp>
				</div2>
				<div2 type="scena">
					<head>
						<hi rend="Italic">SCENA stageTIMA</hi>
					</head>
					<stage>PAUSANIA, EUDAMIDA, ARGILIO <hi rend="Italic">altri</hi> EFORI <hi rend="Italic">e</hi>
GUARDIE</stage>
					<sp>
						<speaker>EUDAMIDA</speaker>
						<l part="F">Oh eccelsa!</l>
						<l>Oh magnanima donna! – E tu da’ suoi</l>
						<l>Sensi, Pausania, tralignar potesti?</l>
						<l>Qual mai potè sedurti a tanto eccesso</l>
						<l part="I">Fera cagion?…</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>PAUSANIA</speaker>
						<l part="F"> La maestà suprema</l>
						<l>Di re, per voi sol vilipesa; i dritti</l>
						<l>Del mio sangue usurpati; infin, l’iniqua</l>
						<l>Mercè che all’opre mie per voi raccolsi.</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>EUDAMIDA</speaker>
						<l>Di questo tempio esci tu dunque. Innanzi</l>
						<l>Al popol tutto a reclamar non meno</l>
						<l>I dritti tuoi che a vendicar tuoi torti</l>
						<l>Vieni, se l’osi tu. Quivi io ti appello,</l>
						<l>Di Sparta in nome. Allor vedrai, se come</l>
						<l>Sparta finora a te dannar fu lenta,</l>
						<l>Con pari senno il suo indugiare ammendi. –</l>
						<l>Seguimi, Argilio. – E voi del tempio al varco</l>
						<l part="I">Vegliate a guardia.</l>
					</sp>
				</div2>
				<div2 type="scena">
					<head>
						<hi rend="Italic">SCENA OTTAVA</hi>
					</head>
					<stage>PAUSANIA</stage>
					<sp>
						<speaker>PAUSANIA</speaker>
						<l part="F">A qual estremo, avverso</l>
						<l>Fato, mi spingi e mi abbandoni? – Omai</l>
						<l>Che spero? Io veggio appien che il Ciel, più che altri,</l>
						<l>Sparta difende! E ben; sia questo tempio</l>
						<l>Più che a me asilo, in un prigione e tomba!</l>
					</sp>
				</div2>
			</div1>
			<div1 type="atto">
				<head>ATTO QUINTO</head>
				<div2 type="scena">
					<head>
						<hi rend="Italic">SCENA PRIMA</hi>
					</head>
					<stage>PAUSANIA</stage>
					<stage>
						<hi>Interno del tempio di Minerva Calcieca</hi>
					</stage>
					<sp>
						<speaker>PAUSANIA</speaker>
						<l>Dove mi ascondo?… Misero! io non veggio</l>
						<l>Che l’orror del delitto a me dintorno! –</l>
						<l>Oh tempio! oh giorni! oh venerando Nume</l>
						<l>Di Sparta! A te qui le mie glorie offriva;</l>
						<l>Io qui cercava del mio cor la pace…</l>
						<l>Ed or qui, più che altrove, e nel silenzio</l>
						<l>Di queste mura, tremenda m’incalza</l>
						<l>La minaccia di Sparta!… Ove un asilo?…</l>
						<l>Ove sperar più calma?… Eterni Dei,</l>
						<l>Perché l’aspetto del delitto intero,</l>
						<l>Come or lo veggio, appien nol vidi allora</l>
						<l>Che il reo disegno impresi? Or non sarei</l>
						<l>L’orror del Ciel, de’ Greci e di me stesso! –</l>
					</sp>
				</div2>
				<div2 type="scena">
					<head>
						<hi rend="Italic">SCENA SECONDA</hi>
					</head>
					<stage>PAUSANIA, EURISTIA</stage>
					<sp>
						<speaker>PAUSANIA</speaker>
						<l part="I">Oh! chi si avanza?… Oh Ciel!… tu qui?..</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>EURISTIA</speaker>
						<l part="F">Deh! vieni.</l>
						<l>Se finor me fuggisti, or, deh! mi segui,</l>
						<l>Pria che più cresca il tuo periglio. In arme</l>
						<l>Ferocemente tacito trascorre</l>
						<l>Da tutte parti il popolo. Al senato</l>
						<l>Volano i padri e gli efori. Tra ferri</l>
						<l>Molti de’ tuoi più cari or tradur vidi.</l>
						<l>Sparta non spira che silenzio e morte!</l>
						<l>Ma, da che or tutti a sua difesa intenti</l>
						<l>Vegliano, pria che il tumulto più ingrossi,</l>
						<l>E te qui colga, quest’istante afferra.</l>
						<l>Fuggi il tuo rischio; va’; ti offra un asilo,</l>
						<l>Poi ch’io nol deggio, la tua nuova sposa.</l>
						<l>Purché tu a Sparta danno alcun non rechi,</l>
						<l>Dall’ira sua ti salvi ella, che il puote.</l>
						<l part="I">Salvati ovunque ed io son paga.</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>PAUSANIA</speaker>
						<l part="F">Oh nuovo</l>
						<l>Rimprovero mortale!… E il grave oltraggio</l>
						<l part="I">Vendichi or tu così?</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>EURISTIA</speaker>
						<l part="F">Finor pur troppo</l>
						<l>Il mio trasporto m’ingannò! La prima</l>
						<l part="I">Io t’accusai!…</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>PAUSANIA</speaker>
						<l part="F">Sparta servisti. Io suo</l>
						<l>Era non men che tuo nemico. – Or sappi</l>
						<l>Che ad oltraggiarti, non amor; me trasse</l>
						<l>Ambizion, vendetta. Io strinsi quindi</l>
						<l>L’amicizia di Serse e n’eran pegno</l>
						<l part="I">Di sua figlia le nozze…</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>EURISTIA</speaker>
						<l part="F">Or non è tempo</l>
						<l>Di rammentare i torti miei. Ti salva,</l>
						<l>E gli oblio tutti. – Ancor, chi sa? potresti</l>
						<l>Servir la patria, e far del tuo delitto</l>
						<l>Intera ammenda; e sospirato alfine</l>
						<l>Tornare a Sparta e alla tua moglie. Il primo</l>
						<l>Fra i Greci tu non sei che, da’ suoi lari</l>
						<l>Esule errando, abbiano Atene e Sparta</l>
						<l>In seno accolto; e nelle glorie nuove</l>
						<l>Dimenticato i primi oltraggi. – Ah! vieni,</l>
						<l>Priaché te cerchin gli efori; almen tenta</l>
						<l>L’ultimo scampo, qual ch’ei sia. Per mezzo</l>
						<l>Il popol fero io ti aprirò la strada;</l>
						<l>Io sarò schermo all’ire altrui… Deh! cerca</l>
						<l part="I">La tua salvezza altrove.</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>PAUSANIA</speaker>
						<l part="F">E come? e dove?</l>
						<l>Che non m’insegua il mio delitto sempre? –</l>
						<l>Va’; mi lascia al mio fato. Io più non posso</l>
						<l>Meglio Sparta servir che del misfatto</l>
						<l>Punito in me, lasciando a lei l’esemplo.</l>
						<l>Più che la pena, or la mia vita abborro</l>
						<l>Obbrobriosa, vile. Omai ti basti</l>
						<l>Che spartano io morrò, se tal non vissi.</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>EURISTIA</speaker>
						<l part="I">Che di’?…</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>PAUSANIA</speaker>
						<l part="F">Non più; la tua virtù richiama:</l>
						<l>Mira in me, non lo sposo; il tuo nemico,</l>
						<l part="I">Il nemico di Sparta.</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>EURISTIA</speaker>
						<l part="F">Ah! tal non sei,</l>
						<l part="I">Poiché il tuo fallo appien conosci.</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>PAUSANIA</speaker>
						<l part="F">E vuoi</l>
						<l>Che il castigo io ne fugga? io che finora</l>
						<l>Fuggir non seppi il mio delitto? – Vanne;</l>
						<l>Deh! veglia or tu sul figlio; a lui rammenta</l>
						<l>Che un dì innocente era io l’amor di Sparta;</l>
						<l>Che,  reo, l’orror poi ne divenni; apprenda</l>
						<l>Dalle virtù, da’ falli miei, qual deggia</l>
						<l>Crescere a Sparta ed ammendar del padre</l>
						<l>L’infamia immensa. E tu, che mi perdoni,</l>
						<l>La morte no, la mia vergogna or piangi!</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>EURISTIA</speaker>
						<l>Con questi sensi, sol di Sparta degni,</l>
						<l part="I">Come tradirla tu potesti?</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>PAUSANIA</speaker>
						<l part="F">Intera</l>
						<l>Mal si conserva la virtù sul trono!</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>EURISTIA</speaker>
						<l part="I">Oh! qual tumulto?…</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>PAUSANIA</speaker>
						<l part="F">“Al traditor” si grida.</l>
						<l>Odi voce del popolo, che il mio</l>
						<l part="I">Destino affretta!</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>EURISTIA</speaker>
						<l part="M" n="1">Ah! no…</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>PAUSANIA</speaker>
						<l part="M" n="2">Che fai?…</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>EURISTIA</speaker>
						<l part="F">Perdono…</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>PAUSANIA</speaker>
						<l>E speri tu spartana! il mio perdono?</l>
						<l>E chi fra noi tant’osa, che non sia</l>
						<l part="I">Delle leggi nemico?</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>EURISTIA</speaker>
						<l part="F">Io più non veggio</l>
						<l>Che il tuo periglio! Il Ciel sa ben se io Sparta</l>
						<l>Rispetto; ma per te sì tremo, ahi lassa!</l>
						<l part="I">Che quasi oblio d’esser spartana!…</l>
					</sp>
				</div2>
				<div2 type="scena">
					<head>
						<hi rend="Italic">SCENA TERZA</hi>
					</head>
					<stage>PAUSANIA</stage>
					<sp>
						<speaker>PAUSANIA</speaker>
						<l part="F">Oh fero!…</l>
						<l>Oh terribile istante!… Omai si affretti</l>
						<l>Il mio destin qualsia. Troppo mi grava!… –</l>
						<l>Ma, ché non corro ad incontrarlo io stesso?</l>
						<l>Perché non offro al popolo, che freme,</l>
						<l>La vittima ch’ei chiede?… Or via; si vada…</l>
					</sp>
				</div2>
				<div2 type="scena">
					<head>
						<hi rend="Italic">SCENA QUARTA</hi>
					</head>
					<stage>PAUSANIA, TEANE</stage>
					<sp>
						<speaker>PAUSANIA</speaker>
						<l part="I">Che veggio?… Oh madre!…</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>TEANE</speaker>
						<l part="F">E son più madre?… Ah! taci</l>
						<l>Quel fatal nome, ch’è l’onta mia eterna!</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>PAUSANIA</speaker>
						<l>Dunque vendica te, la patria, i Numi,</l>
						<l part="I">Quanti oltraggiai.</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>TEANE</speaker>
						<l part="F">Sparta lo dee. – Fuggirti</l>
						<l>Io sol dovrei; ma una secreta forza,</l>
						<l>Ma una mano invisibile mi tragge,</l>
						<l>Pur mio malgrado, a inorridir con teco</l>
						<l>Sul tuo destino. – Almen cos?otessi</l>
						<l>In me punir l’involontaria colpa</l>
						<l>Di averti amato e generato a danno</l>
						<l>Di Grecia tutta ed a mio scorno eterno.</l>
						<l>Sparta almen veggia che, s’io te difesi</l>
						<l>Del tuo delitto ignara, or che appien certa</l>
						<l>Ne sono, al suo giudizio e al tuo castigo</l>
						<l>Fò plauso io stessa… Ah! possano gli Dei</l>
						<l>Inspirarmi perciò virtù che basti! –</l>
						<l>Ma in questo tempio a che tu resti? Forse</l>
						<l>Di Sparta sol, non de’ suoi Numi or temi</l>
						<l>L’irata vista? Oppur da lor tu speri</l>
						<l>Quella pietà che non avesti, ingrato,</l>
						<l>Di me tu mai, nè più da alcun tu merti?</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>PAUSANIA</speaker>
						<l>E qual poss’io danno temer, che agguagli</l>
						<l>Della mia vita odiosa un solo istante?</l>
						<l>Più che altro, i miei rimorsi or fan di Sparta</l>
						<l>Vendetta piena. Altro io non temo. – Asilo</l>
						<l>No, dagli Dei non chieggo; io sol ne imploro,</l>
						<l>Al disperato strazio mio conforto,</l>
						<l part="I">Il sospeso castigo.</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>TEANE</speaker>
						<l part="F">E in questo punto</l>
						<l>L’implorano pur teco le spartane</l>
						<l>Madri, che meco un dì la tua salvezza</l>
						<l part="I">Sovente ne imploravano.</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>PAUSANIA</speaker>
						<l part="F">Esaudite</l>
						<l>Tutte già sono. Più che tu non pensi,</l>
						<l>Son dagli Dei punito. È il mio delitto</l>
						<l>Il carnefice mio. Desso mi toglie,</l>
						<l>Non che la vita, la mia gloria, il nome,</l>
						<l>L’amor de’ Greci, il tuo… Ma, deh! se un giorno</l>
						<l>Seppi tanto mertar, se Sparta amai,</l>
						<l>Se un tempo io fui degno di te; se infine</l>
						<l>Maggior del mio delitto è il mio rimorso,</l>
						<l>Deh! riconosci il figlio e lo compiangi…</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>TEANE</speaker>
						<l>Misero!… In te non veggio più che l’onta</l>
						<l>Di Sparta e mia! Mio figlio eri tu allora</l>
						<l>Che per la nostra libertà pugnavi;</l>
						<l>Che meco in questo tempio e a questo Nume</l>
						<l>Offrivi per la patria i voti tuoi. –</l>
						<l>Deh! quante volte in questo tempio, cinto</l>
						<l>Di trionfali allori un dì ti udia</l>
						<l>Sparta, il popolo, il Cielo!… Omai rimira</l>
						<l>Qual ti circonda spettacolo odioso!</l>
						<l>De’ tanti eroi, del cui bel numero uno</l>
						<l>Eri pur tu, contempla ancor gli eterni</l>
						<stage>
							<p>
								<hi>Distacca un pugnale da uno de’ monumenti, nel quale stava sospeso</hi>
							</p>
						</stage>
						<l part="I">Monumenti… – Che veggio?</l>
						<l part="F">Or di’conosci</l>
						<l part="I">Tu questo brando?…</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>PAUSANIA</speaker>
						<l part="M">Egli era mio.</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>TEANE</speaker>
						<l part="F">– Rappreso</l>
						<l>Ancor v’è il sangue che in Platea spargesti!…</l>
						<l part="I">Lo vedi?…</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>PAUSANIA</speaker>
						<l part="M">Oh vista!…</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>TEANE</speaker>
						<l part="F">E ti rammenti il giorno</l>
						<l>Che a questo Nume tu il sacravi? Io stessa</l>
						<l>A te daccanto stava; e il popol tutto</l>
						<l>Dintorno ti applaudia, non che di Sparta,</l>
						<l>Di Grecia eroe, liberator, sostegno!…</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>PAUSANIA</speaker>
						<l part="I">In qual punto il rammenti?…</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>TEANE</speaker>
						<l part="F">E tu giuravi…</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>PAUSANIA</speaker>
						<l>Di oprarlo a pro di Sparta e a danno sempre</l>
						<l part="I">De’ suoi nemici…</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>TEANE</speaker>
						<l part="F">E il giuramento hai pieno?…</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>PAUSANIA</speaker>
						<l part="I">Adempierlo ancor posso.</l>
						<stage>
							<p>
								<hi>Strappa il pugnale di mano alla madre, e risolutamente si ferisce.</hi>
							</p>
						</stage>
						<l part="F">– Ecco nel figlio</l>
						<l>Il nemico di Sparta omai punito!…</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>TEANE</speaker>
						<l part="I">Oh figlio!…</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>PAUSANIA</speaker>
						<l part="F">Oh madre!… Di pietade un lampo</l>
						<l>In te pur vidi! …io son contento. – Or solo,</l>
						<l>Se alfin mertai la tua pietà, deh! narra</l>
						<l>Il pentimento mio; salva il mio nome…</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>TEANE</speaker>
						<l>Più non resisto!… Il mio dover compiei…</l>
						<l>Sparta, perdona omai queste, ch’io verso,</l>
						<l>Lagrime di dolor nel sangue suo. –</l>
						<l>Deh! perché non moristi allor che il sangue</l>
						<l>Per la patria versavi? Io pur versato</l>
						<l>Avrei nel sangue tuo pianto di gioia!…</l>
					</sp>
				</div2>
				<div2 type="scena">
					<head>
						<hi rend="Italic">SCENA QUINTA</hi>
					</head>
					<stage>PAUSANIA, TEANE, EUDAMIDA, ARCHIDAMO, EFORI <hi rend="Italic">e</hi> GUARDIE</stage>
					<sp>
						<speaker>ARCHIDAMO</speaker>
						<l part="I">Odi la tua condanna…</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>EUDAMIDA</speaker>
						<l part="F">Oh Ciel!… che veggio?…</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>PAUSANIA</speaker>
						<l>Vendicata la patria;… e il suo nemico</l>
						<l>Di mia man trucidato. – Or sappia Sparta</l>
						<l>Che alta di regno irresistibil brama</l>
						<l>M’ingannò, mi sedusse;… che per farmi</l>
						<l>Tiranno io qui schiavo d’un re divenni,</l>
						<l>Che, mentr’era io spartan, tremava in trono…</l>
						<l>Ma se in parte ammendar puote il delitto</l>
						<l>Questo sangue ch’io verso, al nome mio</l>
						<l>Perdoni almeno;… o ne ricordi quanto</l>
						<l>Basti perch’ella non si affidi mai</l>
						<l>Ne’ potenti e ne’ re…. Madre!… la sposa…</l>
						<l>Ti affido… e il figlio… Or salva è Sparta… Io moro!</l>
					</sp>
					<sp>
						<speaker>EUDAMIDA</speaker>
						<l>– Si muri il tempio profanato. Al volgo</l>
						<l>Tutto si taccia; e qui sepolto resti</l>
						<l>Lo scandalo di Sparta e l’empio caso.</l>
					</sp>
					<trailer>FINE</trailer>
				</div2>
				</div1>
				</body>
				<back>
				<div1 n="DISCORSO DELL’AUTORE INTORNO LA PRESENTE TRAGEDIA">
					<head>
						<hi rend="Italic">
DISCORSO DELL’AUTORE INTORNO LA PRESENTE TRAGEDIA, DIRETTO ALLA SOCIETÀ DEL TEATRO PATRIOTICO
DI MILANO.</hi>
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					<p>Ecco la prima e sola tragedia ch’io vi presento stampata, fra le molte ch’io già
sperava potervi presentare a quest’ora. Erano già molti anni ch’io mi occupava
fortemente di esse; e sempre più conoscendo a prova la difficoltà somma di
spingerle alla loro minima imperfezione possibile, malgrado delle insinuazioni de’ pochi,
i quali ne affrettavan la stampa, io seppi rispettare assai più il severo giudizio
dell’autore che il favorevole compatimento degli uditori e de’ leggitori. Lusingandole
intanto della remota speranza di pubblicarle e condannandole alla tortura instancabile della
lima, dopo aver meco percorso le varie vicende della rivoluzione, fecero esse naufragio in
Napoli, dove erano state per la più parte disegnate o prodotte. Esse soggiacquero alla
più orribile crisi che avessero mai cagionata il furore di un re e il vandalismo di un
popolazzo, fatto dalla natura e dall’arte per degnamente obbedirgli.
</p>
					<p>È pur sorprendente come io, ricercato avidamente dalla vendetta di un tiranno, che
fissa la storia di questo secolo per la sceleratezza del suo carattere, abbia salvato questo
avanzo di vita, per piangere la perdita di tanti amici, degni già di miglior sorte, come
oramai di più pronta vendetta. Malgrado il sacrifizio di tante vittime insigni, la cui
memoria mi starà eterna nel cuore, malgrado il fato infelice della mia patria, che hanno
affrettato la perfidia de’ pochi e la credulità de’ molti, io non posso
dissimulare il dolore di aver perduto i miei letterari travagli, che, se non erano stati
dettati da un genio creatore, che in me non è, l’erano certamente dalla verità e
dalla virtù, che non ho tradite giammai.</p>
					<p>Mi sia permesso di far questo sfogo nel seno di una società, a cui non meno io che
quanto mi apparteneva le appartenevamo, e che per le mie tragedie, quali elle si fossero,
cominciava ad interessarsi. Nel numero di queste io contava l’<title>Alessandro d’Epiro</title>
che, sfuggendo la minaccia di un oracolo, ne incontra inevitabilmente il destino fra i popoli
bruzii, i quali seppero esercitare i doveri della vendetta contra i diritti della conquista.Vi
era ancora la <title>Giovanna</title>, regina di Napoli, strangolata da Carlo Durazzo, suo
nipote, eccitato a quest’opera pia dalla corte pontificia, che puniva i delitti de’ re
con altri delitti, come gli Dei della Grecia punivano gli Edipi, i Tiesti e gli Atridi. Per
tacer delle altre, io ho fra queste tragedie perduta ancor quella de’
<title>Trenta tiranni</title> di Atene, la quale doveva servire all’aprimento del nostro teatro,
se il nuovo ordine di cose non l’avesse vietato. Ella avrebbe
richiamato alla memoria degl’Italiani non degenerati la trista influenza di Lisandro e di
Sparta sulla libertà della Grecia e massimamente di Atene; e quindi molti ricordi
avrebbe dati, non meno opportuni a’ tempi che a’ nostri bisogni.</p>
					<p>Checché sia e possa esser di queste, appena arrivato a godere di un asilo in Francia,
ho cercato ritentar le mie forze e ritogliere, se pur mi venisse fatto, una parte de’
miei pensieri a quei barbari saccheggiatori, che disonorano il secolo ed il paese che gli ha
prodotti. Il primo saggio del mio ricominciato sperimento si è la presente tragedia,
cui m’è riuscito di porre finalmente in asstageto e di dar quindi alla luce dopo una
serie di bizzarre vicende. Essa era stata sulle prime disegnata in Napoli; di là
emigrato, ne fu tentata in Milano la prima esecuzione; rifuggito indi in Francia, fu
ricomposta in Marsiglia; riperduta finalmente in Lione, fu di là riprincipiata,
ritornando in Italia, dove per la quarta volta è stata rimessa a fine. Ed ecco la
principale cagione per cui,  memore di tante perdite e temendo di perderla ancora, mi sono
proposto di subito affidarla alle stampe contra il tremendo precetto della novennale
correzione; per quindi correggerla a miglior tempo, qualora io lo potessi, e degna pur di
correzione foss’ella riputata dal pubblico.</p>
					<p>Qualunque ella sia, sarà sempre una prova, almeno presso di voi, dello zelo sincero
col quale concorro all’interesse vostro, se quello è dell’arti teatrali, alla cui
perfezione pare che sia o debba essere unicamente destinato il nostro istituto. Perloché
io mi aspetto dalla direzione di questo quei lumi ulteriori, che possano un giorno rendere
questa tragedia di voi più degna e l’autore più utile al pubblico.</p>
					<p>La rappresentazione è uno de’ mezzi più sicuri per giudicare massimamente
dell’effetto di una tragedia. Spesse volte n’è regolarissimo il piano, ben definiti
i caratteri, l’azione economicamente promossa, lo stile conveniente, la versificazione felice;
ma tutti questi pregi mancano di quella specie di vita, che sola animando l’azione, i
caratteri, lo stile, i versi, le parole medesime, rianima sempre più l’interesse non
pur di chi legge, ma di chi ascolta. La più parte delle tragedie italiane può
somministrare copioso argomento di lode a chi voglia aver la pena di comentarle; ma riescono
intollerabili sulle scene a chi voglia per poco sperimentarne il successo. Il Signorelli ha
ripieni stagete volumi della <title>Storia de’ teatri</title>; e pure molte cose ha
obliate, che meritavan di esserlo, come le tante che ne sono state rammemorate. Ma quante
delle tragedie, da lui lette o lodate nel suo gabinetto, sarebbero sulle scene altamente
fischiate e derise? Io non pretendo perciò di negare alcune bellezze di dettaglio, che
pur troppo ci si distinguono; io qui parlo dell’insieme di una tragedia e di quella vita che
dee animarla.</p>
					<p>Risulta quindi il più gran vantaggio che gl’italiani scrittori di tragedie e di
commedie possano ricavare dal vostro instituto. Venendo queste commesse alle vostre cure e
da voi minutamente analizzate e rappresentate decentemente, si possono nelle prove ragionate
e metodiche, e più nelle precise rappresentazioni che ne farete, rilevarne i difetti
ed anche i rimedi opportuni de’ quali corresse loro bisogno. I migliori scrittori hanno
pur troppo sentito di quanta utilità riuscirebbe loro l’avere un teatro ben ordinato,
per farvi i primi sperimenti de’ loro travagli; e chi ha potuto usarne non ha tralasciato
di ritoccarli e di portarli a quel punto che la sola rappresentazione decente poteva loro
indicare.</p>
					<p>Spesso una parola di meno o di più, o qua piuttosto che là collocata, è
capace di produrre un effetto prodigioso. Ne sono un’evidente dimostrazione il
<emph>
							<foreign lang="fr">Qu'il mourût</foreign>
						</emph> di Pier Corneille
nell’<title>Orazio</title>; il <emph>
							<foreign lang="fr">Vous changez de visage</foreign>
						</emph>
! di Racine nel <title>Mitridate</title>; il <emph>
							<foreign lang="fr">Vous pleurez</foreign>
						</emph>
! di Voltaire nella <title>Zaira</title>. Se ben si risguarda, l’incantesimo della scena di
Fedra, obbligata a manifestare la sua incestuosa passione, è dovuto in gran parte al
collocamento artificioso di certe parole più in un luogo che in un altro. Che ne
avverrebbe se certe semplici !amazioni, che pure potrebbero traslocarsi altrove senza
pregiudizio dell’intelligenza, non fossero là dove riescono di
un’efficacia straordinaria? Niuno ha maneggiato questo artificio più maestrevolmente
di Alfieri. Tante volte il pedante, che tutto freddamente compassa alla misura di un certo
ritmo epico od elegiaco o d’un certo iperbato retoricale, non sa rilevare quanta forza inspiri
alla declamazione un epiteto o un avverbio, che chiuda un senso qualunque e fissi l’aumento
dell’azione o la qualità del soggetto; e quindi spesso disprezza quei vezzi che
non sa riconoscere. Per darne un esempio, qual forza non aggiugne la voce sempre nel fine
di quel verso notissimo, che così bene diffinisce i nobili, non che di Roma, di tutti i
luoghi e di tutti i tempi?
<q>“Or superbi, or umili, e infami sempre”</q>.
Infinite bellezze di questa specie prestano i dialoghi di Alfieri a quel declamatore, il
quale sappia pescarle attentamente e più opportunamente valersene.</p>
					<p>Alcuni momenti di azione e di spettacolo non possono facilmente bene immaginarsi, né,
bene immaginati, ancor bene eseguirsi, se non si applichino severamente alla scena. Da tale
difficoltà è nato forse il precetto che non permette ad alcuni troppo scrupolosi
di dialogizzare con la quarta persona; pedantismo che ci avrebbe privati delle migliori scene
dell’<title>Atalia</title> del Racine, del quinto atto della <title>Rodoguna</title> di Pier
Corneille e di tante altre scene, spezialmente nelle commedie. In queste è più
volte riuscito mirabile l’intreccio di più interlocutori, animato in una scena medesima.
Ne hanno usato con prudenza e successo il Molière e il Goldoni; ma più di ogni
altro ne ha abusato il Liveri, che spesso sacrificava a quest’artificio, per altro ingegnoso
ove sia parcamente adoperato, e l’interesse dell’azione principale e l’attenzione o interrotta
o dissipata degli ascoltanti.</p>
					<p>I versi, che spesso sono riputati tanto migliori quanto sono più fluidi e scorrevoli
o risonanti e magnifici, riescono meno agevoli a declamarsi e quasi a maneggiarsi, come si
dovrebbe, da chi dee declamarli. Quindi addiviene che quei versi, che più piacevolmente
si leggono, declamati non producono lo stesso effetto, per non potersi evitare quella troppa
armonia, che spesso svela il troppo artificio del versificatore a danno della passione, e
più spesso violenta e stanca il declamatore, che invano si affanna di nasconderla o
di modificarla. Il verso tragico dovrebbe sostenere la delamazione, ma non trascinarla. Gli
antichi forse vi provvedevano coi giambi. I versificatori italiani, avendo tentato d’imitare
un ritmo simile ed essendo infelicemente riusciti, il Gravina colla sua languida versificazione
e il Martello con una pretta imitazione degli emistichi francesi, si sono convenuti nell’uso
degli endecasillabi. Ma, poiché versi cosiffatti aveano servito decentemente a sostenere
il suono, quando della tromba epica, quando della lira armoniosa e quando dell’elegia
lamentevole, se ne doveva meglio diffinire una nuova specie, vie più adattata all’uso
del dialogo tragico, al quale pare che non dovrebbero esserlo i versi epici, lirici ed elegiaci.
Alfieri ha ottimamente compresa questa rimarchevole differenza; e ne ha pur tentata e qualche
volta spinta forse troppo oltre l’applicazione.</p>
					<p>Ma tutte queste teorie o conjetture dovrebbero soggiacere a replicati sperimenti, per
giudicare della verità di esse e più dell’utilità della loro applicazione.
Ed ecco dove i nostri sforzi dovrebbero particolarmente risguardare. Insomma, le pruove che
delle tragedie e delle commedie sarete per fare, non come far le sogliono i dilettanti per
inutile passatempo o i pretesi attori italiani per venale necessità, voi potrete e
dovrete fornire moltissimi lumi, teoretici e pratici, de’ quali potranno opportunamente
giovarsi gli autori non meno che gli attori. Da un tale esercizio metodico ed analitico può
l’Italia promettersi un regolare progresso in un’arte, quanto difficile, altrettanto presso di
noi trascurata. Il genio di una lingua ricca di modi e di armonia imitativa, la docilità
degli organi vocali, che le obbediscono, un genere di versificazione modificabile all’infinito,
tutti questi ed altri pregi moltissimi possono assicurarle quel grado di perfezione che hanno
tutte le altre arti in Italia; ma che la declamazione non avrà giammai, finché
uomini forniti di spirito e di sentimento, capaci di sentire con forza le passioni e
d’imprimerle egualmente negli altri, non ci si applichino seriamente. La Francia vanta i Baron,
i Brizard, i le Kain, le Champmeslè, le le Couvreur, le Dumesnil, le Clairon, e tante e
tanti altri; ma quali de’ suoi può metter l’Italia a linea di questi? Ella vanta
all’incontro a dì nostri i Canova, i Ceracchi, gli Appiani, i Morghen, i Volpato, i
Rosaspina, i Longhi, gli Albertolli, i Gonzaga, gli Antolini ecc. in genere di pittura, di
scultura, di bulino, d’architettura; ma in genere di declamazione non può forse additare
se non se Petronio Zanarini, come il solo fenomeno, il quale, mostrando di quanto gli restino
indietro gli attori italiani, mostra altresì di quanto potrebbero andare avanti, se
volessero e sapessero emularne i talenti e più la morale, senza di cui tutti gli altri
talenti non otterrebbero mai un pieno successo.</p>
					<p>Da quanto finora si è per me ragionato, chiaramente risultano e la natura e la
utilità della nostra liberale instituzione. Dirigendomi a voi per la prima volta, io
non poteva non occuparvi per un momento in queste idee, che promettono a voi gloria,
instruzione e diletto al pubblico, prosperità alle arti; tanto più che da queste
idee, alimentate e fecondate da voi, io mi aspetto quell’efficace cooperazione, che dee
incoraggiarmi non meno a correggere la presente tragedia che a ricomporre le altre perdute. E
daché di queste non posso per ora parlarvi, permettetemi ancora ch’io vi trattenga
alquanto sulla prima rinata, che io vi presento. Io credo mio dovere, come socio vostro, il
deporre nel vostro seno le prime idee archetipe di questa, perché giudichiate nel
tempo stesso e della giustezza del disegno e del successo dell’esecuzione.</p>
					<p>Il nome di Pausania, re di Sparta, famoso per le sue vittorie e le sue vicende, è
troppo noto perché io ne parli di vantaggio; ed io credo che la prima scena ne richiami
quanto basti perché i leggitori e gli uditori ne sieno agevolmente instruiti. Tucidide
e Cornelio Nipote lo hanno caratterizzato con le tinte dell’orgoglio il più intollerabile
e della più smodata ambizione.</p>
					<p>Chi non ignora i vizi e l’attentato di Pausania non può ignorare la virtù della
madre, per alcuni nominata Teano, cui Nipote ha raccomandata alla memoria degli uomini liberi
per la sola azione di aver gittato la prima pietra nel murarsi il tempio, nel quale erasi il
figlio rifuggito. Quest’unico straordinario tratto che della vita di lei si conserva,
m’inspirò la prima idea di formare il disegno di una madre spartana e quindi dell’intera
tragedia.</p>
					<p>Io sento di aver dato tanta di virtù a Pausania e di passione alla madre, quanto non
ne han dato all’uno gli storici particolari di esso, né dato avrebbero all’altra i
panegiristi delle donne spartane. Io temeva che, altramente operando, pregiudicassi non meno
alla prevenzione, che di Sparta si ha, che all’effetto della tragedia, a cui debbon servire
le passioni e i delitti medesimi.</p>
					<p>Mi pareva, quanto a Pausania, che fosse troppo strano a’ bei tempi di Sparta un certo
carattere di assoluta ambizion tirannesca, quale forse sarebbe convenuto a qualunque
altro greco, che spartano non fosse. Ho perciò tratteggiato Pausania più
dall’aspetto dell’orgoglio, passione fierissima e capace di produrre egualmente de’ gran
delitti e delle grandi virtù. Risentendo e dovendo ei perciò risentire assai
vivamente la umiliazione di esser destituito dalla dignità di re, né scorgendo
altra via di rivendicare le sue pretenzioni, si trova come impegnato suo malgrado a conspirare
con Serse contra Sparta e la Grecia. Ciò non ostante non l’abbandona mai il sentimento
di patria e più di quell’indipendenza natia, che in certo modo sviluppa in lui i suoi
delitti, i suoi rimorsi, il suo pentimento. Egli dovrebbe esser fiero e quando congiura e
quando si rimorde e quando si pente; ed io ho voluto e tentato farlo comparir tale; ché,
se tal non appaia, più che al disegno, all’esecuzione si ascriva.</p>
					<p>Potrebbe ad alcuno parere anche strano ch’egli rilevi qualche volta gli abusi della
libertà con troppa sollecitudine, da fare intravedere più l’artificio
dell’autore che l’interesse dell’interlocutore. Ma forse cesserà siffatta stranezza,
qualora attentamente si consideri lo stato delle cose di Sparta, la condizione degl’ Iloti e
il malcontento di coloro che di ordinario stimano cattivo il governo, che li punisce o
trascura. E poi si sa che, volendo Pausania e dovendo attirare alla sua parte gl’ Iloti,
non poteva altramente tentarli che lusingandoli, secondo che Nipote asserisce, con la speranza
di libertà; e quando questa si promette a’ più che non l’hanno, non può
darsi che col sacrificio de’ pochi, i quali ne abusano a danno di quelli. Potrebbe finalmente
bastare ch’ei non era in sé persuaso di quanto cercava persuadere ad altrui; e che egli
insomma riesce a sedur gli altri, ma non sé medesimo, odiando i suoi giudici, ma
rispettando sempre la libertà e la patria.</p>
					<p>Per la stessa ragione ho inteso di modellare sullo stesso torno la dinunzia del disegno di
Pausania, fatta per Argilio. Tucidide e Nipote ci assicurano ch’egli tradì Pausania per
amore della propria vita; e bene stava questo contegno ad un ilota originario. Nella presente
tragedia Argilio perde Pausania per volere unicamente salvarlo, agitato da una specie di
timore religioso, cui gl’inspira l’idea di Sparta e di libertà.</p>
					<p>Siffatte modificazioni, oltre il giovare assaissimo all’interesse de’ caratteri ed
all’effetto della tragedia, dovrebbero parere convenienti altresì al carattere ed al
costume degli Spartani, pe’ quali siamo tanto vantaggiosamente e forse a ragion
prevenuti. Io almeno ho opinato a questo modo.</p>
					<p>Per lo contrario e’ potrebbe giudicarsi altramente del carattere di Teano e di Euristia,
nelle quali le passioni di madre e di moglie si sviluppano a tale da urtar forse la prevenzione
di coloro i quali, se non hanno mentito affatto parlando delle mogli e delle madri spartane,
hanno almeno voluto generalizzare ciò che non apparteneva se non se alla stranezza di
alcuni individui o di certi tempi degenerati. La natura o non si è potuta violentare
a quel segno che costoro avrebbero voluto darci ad intendere o,  se l’è stata per
qualche tempo, ella ha dovuto ben tosto rimettersi fra quei confini, cui costituiscono il
vero ed il verosimile. Per quanto Licurgo abbia studiato di spogliare l’amor coniugale della
gelosia, o per dir meglio de’ trasporti di questa, e la materna pietà di una tenerezza
corruttrice; per quanto alcune spose ed alcune madri, in conseguenza di questi princ?, ne
abbiano qualche volta abusato per fanatismo ed entusiasmo, Euristia è pur moglie e
Teano è pur madre. Contuttociò l’una è più moglie che spartana e
l’altra è più spartana che madre; o almeno avrei voluto ch’esse  pur tali
riuscissero.</p>
					<p>Nulla dico de’ due efori messi in azione; essi amano e rispettano la libertà e
più le leggi che ne prevengon l’abuso. L’uno però è moderato; impaziente
l’altro: ma servono entrambi, ancorché per mezzi diversi, ad un fine medesimo,
cioè alla sicurezza pubblica; e non già a fini diversi od opposti, che
ordinariamente sostituiscono alla repubblica le fazioni distruggitrici dell’unità
e della forza politica.</p>
					<p>Ritornando al carattere di Teano, contra del quale reagiscono più efficacemente gli
altri caratteri della tragedia, per insvilupparne tutta l’attività, mi si permetta di
osservare che la virtù di spartana e la passione di madre stanno alle prese e
cominciano a collidersi quasi col cominciare della tragedia. Quanto dovesse un tale impegno
riuscire difficile, si potrebbe agevolmente rilevare dal considerare che il Voltaire, avendo
voluto agitare un simile contrasto altamente tragico nel <title>Bruto</title>, non ne ha
occupato dell’intera tragedia che il solo atto quinto; non essendo gli altri atti destinati
che al contrasto che soffre Tito fra l’amore di patria e quello di Tullia. Il severo Alfieri
ha richiamato lo stesso argomento e, rendendolo per alcuni riguardi assai più romano che
il Voltaire, ha dato più luogo all’agitazione di Bruto, e ne ha cavati due atti ripieni
di calore e di passione. Ma i tre atti  precedenti non si occupano che nello stabilire in Roma
la nascente libertà e nel difenderla dagli attacchi esterni, che le vanno minacciando i
Tarquini, e dalle seduzioni ed insidie interne, che le viene ordendo Mamilio. Di modo che mi
è paruto, rileggendo e raffrontando le due tragedie, che l’unità di oggetto e
d’interesse si rilevasse più nel <title>Bruto</title> di Voltaire che in quello di
Alfieri.</p>
					<p>Nel primo l’ambasciatore Aronte si presenta subito in iscena e manifesta il suo disegno di
riordire o di confermar la congiura e di avvolgere nel di lei seno il giovinetto Tito. Tito
dal principio combatte contra tutte le passioni violente del suo cuore e le molteplici insidie
de’ satelliti de’ Tarquini, finché succumbe e si perde. Non così
avviene nel secondo dell’ambasciatore Mamilio, che non prima del terzo atto tenta la seduzione
di Tiberio e di Tito, la quale non prima d’allora desta il principale interesse sulla sorte di
Bruto. Sino allora non siam presi che da profondo dolore nel mirare opportunamente il cadavere
sanguinoso della violata Lucrezia, o da altissima meraviglia nel vedere svilupparsi i sentimenti
sublimi di vendetta o di libertà; ma quanto maggiore impressione siffatte cose producono,
altrettanto pare troppo ritardato o non troppo connesso l’avvenimento principale, al cui
interesse debbono tutti gli altri rapidamente ed efficacemente concorrere.</p>
					<p>Io non ardirei di richiamare un tale paragone con la mia tragedia, se ciò non fosse
per mostrare altrui l’esempio di questi due grandi ed originali scrittori, quanto fosse ardua
cosa il cavare da un simile argomento materia bastante a formarne un’intera tragedia, senza
che ad episodi estranei si fosse punto ricorso. La virtù spartana e l’amore materno di
Teano reagiscono dal principio sino alla fine; come e quanto, e se non molto infelicemente,
lo dicano coloro che avranno il piacere o la noia di leggerla o di ascoltarla.</p>
					<p>Io non ho inteso per questo di voler giustificare i difetti di questa qualunque tragedia.
Molti ce ne ha, che il tempo, la tranquillità e la sperienza potranno opportunamente
correggere, oltre gli altri moltissimi, cui è dato rilevare a coloro che attentamente
la leggeranno o pazientemente l’ascolteranno. È cosa omai risaputa che la perfezione
è un fenomeno nelle cose drammatiche, e nelle tragedie massimamente; ed è forse
la meno imperfetta sol quella che sappia il più interessare fra le altre. Ed ecco il
perché, malgrado a’ tanti difetti del soggetto e dell’artificio, l’<title>Edipo re</title>
sarà sempre la migliore tragedia di Sofocle; l’<title>Ifigenia</title>, l’<title>Alceste</title>
e l’<title>Ippolito</title> le migliori di Euripide; la <title>Mirra</title> fra le tante di
Alfieri ecc. Perloché ad essere giusto in un genere tanto difficile, si dovrebbe essere
più o meno indulgente per quelle tragedie che più o meno interessassero delle altre;
e specialmente se alcuno de’ loro difetti, che pur troppo di questa specie ve n’ha, tendessero
in certo modo ad animare ed accrescere l’interesse predominante dell’azione. Io spero di
sottomettere al vostro giudizio alcune mie idee sul metodo della censura drammatica e
forse all’occasione che verrà da voi destinato un giornale per questo oggetto. I trascorsi
altrui, rilevati a tempo e giudiziosamente biasimati o tollerati, offrono la miglior guida a
coloro che volessero e sapessero profittarne.</p>
					<p>Spetta adunque a voi il tollerare quei difetti che sono qualche volta inevitabili e qualche
altra utili e quasi necessari al progredimento del soggetto; e il rilevare quegli altri de’
quali  io possa giovarmi, correggendoli da tempo in tempo. La tragedia presente è
ormai più vostra che mia, come lo saranno tutte quelle altre che le succederanno con
più profitto, mercè gli sforzi di coloro che già travagliano in questo
genere. Insomma dall’instituto vostro si aspetta il pubblico quell’analisi ragionata sulle
opere degli antichi e moderni scrittori drammatici, la quale sempre più prepari ed
assicuri il giudizio ed il gusto di coloro che fra voi ardiranno calzare il coturno od il
socco. Allora conciliando nella maniera più efficace, e forse non ancora usitata, la
pratica e la teorica, si verrebbe coll’aiuto di amendue a quel grado di perfettibilità,
al quale non ci approssimeremo giammai, finché non conspirino insieme allo stesso
scopo il teatro e la scuola.</p>
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</TEI.2>
