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      <title>Guerra dei topi e delle rane (1826)</title>
      <author>Giacomo Leopardi</author>
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    <extent>22 Kb in UTF-8</extent>
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      <publisher>Biblioteca Italiana</publisher>
      <pubPlace>Roma</pubPlace>
      <date>2004</date>
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        <p>Questa risorsa digitale è liberamente accessibile per uso
              personale o scientifico. Ogni uso commerciale è vietato</p>
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      <title>Collezione BibIt</title>
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        <title>Tutte le opere</title>
        <author>Leopardi, Giacomo</author>
        <editor id="ed">Felici, Lucio</editor>
        <publisher>Lexis Progetti Editoriali</publisher>
        <pubPlace>Roma</pubPlace>
        <date>1998</date>
        <note>L'edizione elettronica fa riferimento al testo Giacomo Leopardi, Tutte le opere, a cura di W. Binni-E. Ghidetti, I, Firenze, Sansoni 1989.</note>
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                    <p>Tutti i materiali paratestuali della fonte cartacea non riconducibili alla
                      responsabilità dell'autore dell'opera sono stati soppressi nella versione
                      digitale</p>
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                      <p>Livello medio: controllo a video con collazione con edizione di
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                      <p>I simboli di citazione e di discorso diretto presenti sulla fonte cartacea
                        sono stati rappresentati sulla versione digitale</p>
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                      <p>I trattini di sillabazione a fine riga sono stati soppressi e le parole
                        ricomposte</p>
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<div1><head>CANTO 1</head>

<lg><l>Sul cominciar del mio novello canto,</l>
<l>Voi che tenete l'eliconie cime</l>
<l>Prego, vergini Dee, concilio santo,</l>
<l>Che 'l mio stil conduciate e le mie rime:</l>
<l>Di topi e rane i casi acerbi e l'ire,</l>
<l>Segno insolito a i carmi, io prendo a dire.</l></lg>
<lg><l>La cetra ho in man, le carte in grembo: or date</l>
<l>Voi principio e voi fine a l'opra mia:</l>
<l>Per virtù vostra a la più tarda etate</l>
<l>Suoni, o Dive, il mio carme; e quanto fia</l>
<l>Che in questi fogli a voi sacrati io scriva,</l>
<l>In chiara fama eternamente viva.</l></lg>
<lg><l>I terrigeni eroi, vasti Giganti,</l>
<l>Di que' topi imitò la schiatta audace:</l>
<l>Di dolor, di furor caldi, spumanti</l>
<l>Vennero in campo: e se non è fallace</l>
<l>La memoria e 'l romor ch'oggi ne resta,</l>
<l>La cagion de la collera fu questa.</l></lg>
<lg><l>Un topo, de le membra il più ben fatto,</l>
<l>Venne d'un lago in su la sponda un giorno.</l>
<l>Campato poco innanzi era da un gatto</l>
<l>Ch'inseguito l'avea per quel dintorno:</l>
<l>Stanco, faceasi a ber, quando un ranocchio,</l>
<l>Passando da vicin, gli pose l'occhio.</l></lg>
<lg><l>E fatto innanzi, con parlar cortese,</l>
<l>"Che fai," disse "che cerchi o forestiero?</l>
<l>Di che nome sei tu, di che paese?</l>
<l>Onde vieni, ove vai? Narrami il vero:</l>
<l>Chè se buono e leal fia ch'i' ti veggia,</l>
<l>Albergo ti darò ne la mia reggia.</l></lg>
<lg><l>Io guida ti sarò: meco verrai</l>
<l>Per quest'umido calle al tetto mio:</l>
<l>Ivi ospitali egregi doni avrai;</l>
<l>Chè Gonfiagote il principe son io;</l>
<l>Ho ne lo stagno autorità sovrana,</l>
<l>E m'obbedisce e venera ogni rana.</l></lg>
<lg><l>Chè de l'acque la Dea mi partoriva,</l>
<l>Poscia ch'un giorno il mio gran padre Limo</l>
<l>Le giacque in braccio a l'Eridano in riva.</l>
<l>E tu m'hai del ben nato: a quel ch'io stimo,</l>
<l>Qualche rara virtude in te si cela:</l>
<l>Però favella, e l'esser tuo mi svela."</l></lg>
<lg><l>E 'l topo a lui: "Quel che saper tu brami</l>
<l>Il san gl'iddii, salto ogni fera, ogni uomo.</l>
<l>Ma poi che chiedi pur com'io mi chiami,</l>
<l>Dico che Rubabriciole mi nomo:</l>
<l>Il padre mio, signor d'anima bella,</l>
<l>Cor grande e pronto, Rodipan s'appella.</l></lg>
<lg><l>Mia madre è Leccamacine, la figlia</l>
<l>Del rinomato re Mangiaprosciutti.</l>
<l>Con letizia comun de la famiglia,</l>
<l>Mi partorì dentro una buca; e tutti</l>
<l>I più squisiti cibi, e noci e fichi,</l>
<l>Furo il mio pasto a que' bei giorni antichi.</l></lg>
<lg><l>Che d'ospizio consorte io ti diventi,</l>
<l>Esser non può: diversa è la natura.</l>
<l>Tu di sguazzar ne l'acqua ti contenti;</l>
<l>Ogni miglior vivanda è mia pastura;</l>
<l>Frugar per tutto, a tutto porre il muso,</l>
<l>E viver d'uman vitto abbiamo in uso.</l></lg>
<lg><l>Rodo il più bianco pan, ch'appena cotto,</l>
<l>Dal suo cesto, fumando, a se m'invita;</l>
<l>Or la tortella, or la focaccia inghiotto</l>
<l>Di granelli di sesamo condita;</l>
<l>Or la polenta ingrassami i budelli,</l>
<l>Or fette di prosciutto, or fegatelli.</l></lg>
<lg><l>Ridotto in burro addento il dolce latte,</l>
<l>Assaggio il cacio fabbricato appena;</l>
<l>Cerco cucine, visito pignatte</l>
<l>E quanto a l'uomo apprestasi da cena;</l>
<l>Ed or questo or quel cibo inzuccherato</l>
<l>Cred'io che Giove invidii al mio palato.</l></lg>
<lg><l>Nè pavento di Marte il fiero aspetto,</l>
<l>E se pugnar si dee, non fuggo o tremo.</l>
<l>De l'uomo anco talor balzo nel letto,</l>
<l>De l'uom ch'è sì membruto, ed io nol temo;</l>
<l>Anzi pian pian gli vo rodendo il piede,</l>
<l>E quei segue a dormir, nè se n'avvede.</l></lg>
<lg><l>Due cose io temo: lo sparvier maligno,</l>
<l>E 'l gatto, contra noi sempre svegliato.</l>
<l>S'avvien che 'l topo incorra in quell'ordigno</l>
<l>Che trappola si chiama, egli è spacciato;</l>
<l>Ma più che mai del gatto abbiam paura:</l>
<l>Arte non val con lui, non val fessura.</l></lg>
<lg><l>Non mangiam ravanelli o zucche o biete:</l>
<l>Questi cibi non fan pel nostro dente.</l>
<l>A voi, che di nell'altro vi pascete,</l>
<l>Di cor gli lascio e ve ne fo presente."</l>
<l>Rise la rana e disse: "Hai molta boria;</l>
<l>Ma dal ventre ti vien tutta la gloria.</l></lg>
<lg><l>Hanno i ranocchi ancor leggiadre cose</l>
<l>E ne gli stagni loro e fuor de l'onde:</l>
<l>Ciascun di noi su per le rive erbose</l>
<l>Scherza a sua posta o nel pantan s'asconde;</l>
<l>Però ch'al gener mio dal Ciel fu dato</l>
<l>Notar ne l'acqua e saltellar nel prato.</l></lg>
<lg><l>Saper vuoi se 'l notar piaccia o non piaccia?</l>
<l>Montami in su le spalle: abbi giudizio;</l>
<l>Sta' saldo; al collo stringimi le braccia,</l>
<l>Per non cader ne l'acqua a precipizio:</l>
<l>Così verrai per questa ignota via</l>
<l>Senza rischio nessuno a casa mia."</l></lg>
<lg><l>Così dicendo, gli omeri gli porse.</l>
<l>Balzovvi il sorcio, e con le mani il collo</l>
<l>Del ranocchio abbracciò, che ratto corse</l>
<l>Via da la riva, e seco trasportollo.</l>
<l>Rideva il topo, e rise il malaccorto</l>
<l>Finchè si vide ancor vicino al porto.</l></lg>
<lg><l>Ma quando in mezzo al lago ritrovossi</l>
<l>E videsi la ripa assai lontana,</l>
<l>Conobbe il rischio, si pentì, turbossi,</l>
<l>Fortemente stringevasi a la rana;</l>
<l>Sospirava, piangea, svelleva i crini</l>
<l>Or se stesso accusando, ora i destini.</l></lg>
<lg><l>Voti a Giove facea, pregava il Cielo</l>
<l>Che soccorso gli desse in quell'estremo,</l>
<l>Tutto bagnato di sudore il pelo.</l>
<l>Stese la coda in acqua, e come un remo</l>
<l>Dietro la si traea, girando l'occhio</l>
<l>Or a i lidi, or a l'onde, or al ranocchio.</l></lg>
<lg><l>E diceva tra se: "Che reo cammino,</l>
<l>Misero, è questo mai! quando a la meta,</l>
<l>Deh quando arriverem? Quel bue divino</l>
<l>A vie minor periglio Europa in Creta</l>
<l>Portò per mezzo il torbido oceano,</l>
<l>Che mi porti costui per un pantano."</l></lg>
<lg><l>E qui dal suo covil, con larghe rote,</l>
<l>Ecco un serpe acquaiolo esce a fior d'onda.</l>
<l>Irrigidisce il sorcio; e Gonfiagote</l>
<l>Là dove la palude è più profonda</l>
<l>Fugge a celarsi, e 'l topo sventurato</l>
<l>Abbandona fuggendo a l'empio fato.</l></lg>
<lg><l>Disteso a galla, e volto sottosopra,</l>
<l>Il miserel teneramente stride.</l>
<l>Fe' con la vita e con le zampe ogni opra</l>
<l>Per sostenersi; e poi, quando s'avvide</l>
<l>Ch'era già molle e che 'l suo proprio pondo</l>
<l>Forzatamente lo premeva al fondo;</l></lg>
<lg><l>Co' piedi la mortale onda spingendo</l>
<l>Disse in languidi accenti: "Or se' tu pago,</l>
<l>Barbaro Gonfiagote. Intendo intendo</l>
<l>L'arti e gl'inganni tuoi: su questo lago,</l>
<l>Vincermi non potendo a piedi asciutti,</l>
<l>Mi traesti per vincermi ne i flutti.</l></lg>
<lg><l>In lotta, al corso io t'avanzava; e m'hai</l>
<l>Tu condotto a morir per nera invidia.</l>
<l>Ma degno al fatto il guiderdone avrai;</l>
<l>Non senza pena andrà la tua perfidia.</l>
<l>Veggo le schiere, veggo l'armi e l'ira:</l>
<l>Vendicato sarò." Sì dice, e spira.</l></lg></div1>

<div1><head>CANTO 2</head>

<lg><l>Leccapiatti, ch'allor sedea sul lido,</l>
<l>Fu spettator de l'infelice evento.</l>
<l>S'accapricciò, mise in vederlo un grido,</l>
<l>Corse, ridisse il caso; e in un momento</l>
<l>Di corruccio magnanimo e di sdegno</l>
<l>Tutto quanto avvampò de' topi il regno.</l></lg>
<lg><l>Banditori correan per ogni parte</l>
<l>Chiamando i sorci a general consiglio.</l>
<l>Già concorde s'udia grido di Marte</l>
<l>Pria che di Rodipan l'estinto figlio,</l>
<l>Ch'in mezzo del pantan giacea supino</l>
<l>Cacciasser l'onde a i margini vicino.</l></lg>
<lg><l>Il giorno appresso, tutti di buon'ora</l>
<l>A casa si adunar di Rodipane.</l>
<l>Stavano intenti, ad udir presti. Allora</l>
<l>Rizzossi il vecchio e disse: "Ahi triste rane,</l>
<l>Che siete causa a me d'immenso affanno,</l>
<l>A noi tutti in comun, d'onta e di danno!</l></lg>
<lg><l>Ahi sfortunato me! tre figli miei</l>
<l>Sul più bello involò morte immatura.</l>
<l>Per gli artigli del gatto un ne perdei:</l>
<l>Lo si aggraffò ch'uscia d'una fessura.</l>
<l>Quel mal ordigno onde crudele e scaltro</l>
<l>L'uom fa strage di noi, men tolse un altro.</l></lg>
<lg><l>Restava il terzo, quel sì prode e vago,</l>
<l>A me sì caro ed a la moglie mia.</l>
<l>Questo le rane ad affogar nel lago</l>
<l>M'han tratto. Amici, orsù: prego: non sia</l>
<l>Tanta frode impunita: armiamci in fretta:</l>
<l>Peran tutte, chè giusta è la vendetta."</l></lg>
<lg><l>Taciuto ch'ebbe il venerando topo,</l>
<l>Fer plauso i circostanti al suo discorso;</l>
<l>"Armi", gridaro "a l'armi": e pronto a l'uopo</l>
<l>Venne di Marte il solito soccorso,</l>
<l>Che le persone a far vie più sicure</l>
<l>L'esercito fornì de l'armature.</l></lg>
<lg><l>Di cortecce di fava aperte e rotte</l>
<l>Prestamente si fer gli stivaletti</l>
<l>(Ròsa appunto l'avean quell'altra notte);</l>
<l>Di canne s'aiutar pe' corsaletti,</l>
<l>Di pelle per legarle, e fu d'un gatto</l>
<l>Che scorticato avean da lungo tratto.</l></lg>
<lg><l>Gli scudi fur de le novelle schiere</l>
<l>Unti coperchi di lucerne antiche;</l>
<l>Gusci di noce furo elmi e visiere;</l>
<l>Aghi fur lance. Alfin d'aste e loriche</l>
<l>E d'elmi e di tutt'altro apparecchiata,</l>
<l>In campo uscì la poderosa armata.</l></lg>
<lg><l>A l'udir la novella, si riscosse</l>
<l>Il popol de' ranocchi. Usciro in terra;</l>
<l>E mentre consultavano qual fosse</l>
<l>L'occasion de l'improvvisa guerra,</l>
<l>Ecco apparir Montapignatte il saggio,</l>
<l>Figlio del semideo Scavaformaggio.</l></lg>
<lg><l>Piantossi infra la calca, e la cagione</l>
<l>Di sua venuta espose in questi accenti:</l>
<l>"Uditori, l'eccelsa nazione</l>
<l>De' topi splendidissimi e potenti</l>
<l>Nunzio di guerra a le ranocchie invia,</l>
<l>E le disfida per la bocca mia.</l></lg>
<lg><l>Rubabriciole han visto co i lor occhi</l>
<l>Giacer sul lago, ove l'ha tratto a morte</l>
<l>Gonfiagote il re vostro. Or de' ranocchi</l>
<l>Quale ha più saldo cor, braccio più forte</l>
<l>Armisi e venga a battagliar con noi."</l>
<l>Disse, si volse e ritornò tra' suoi.</l></lg>
<lg><l>Qui ne' ranocchi un murmure si desta,</l>
<l>Un garbuglio, un romor. Questo si dole</l>
<l>Di Gonfiagote e trema per la testa,</l>
<l>Quello a la sfida acconsentir non vuole.</l>
<l>Ma de la molestissima novella</l>
<l>Per consolargli il re così favella:</l></lg>
<lg><l>"Zitto, ranocchie mie, non più romori:</l>
<l>Io, come tutti voi, sono innocente.</l>
<l>Non date fede a i topi mentitori:</l>
<l>So ben che certo sorcio impertinente,</l>
<l>Navigar presumendo al vostro modo,</l>
<l>Altro gli riuscì ch'andar nel brodo.</l></lg>
<lg><l>Nè per questo il vid'io quando annegossi,</l>
<l>Non ch'i' sia la cagion de la sua morte.</l>
<l>Ma di color ch'a nocerci son mossi</l>
<l>Non è la schiatta nostra assai più forte?</l>
<l>Corriamo a l'armi; e di suo cieco ardire</l>
<l>Vi so dir che 'l nemico hassi a pentire.</l></lg>
<lg><l>Udite attentamente il pensier mio.</l>
<l>Ben armati porremci su la riva</l>
<l>Là, dove rigidissimo è 'l pendio:</l>
<l>Aspetteremo i topi; e quando arriva</l>
<l>Quella marmaglia, la farem da l'alto</l>
<l>Far giù ne l'acqua allegramente un salto.</l></lg>
<lg><l>Così, fuor d'ogni rischio, in poca d'ora</l>
<l>Tutto quanto l'esercito nemico</l>
<l>Manderem senza sangue a la malora.</l>
<l>Date orecchio per tanto a quel ch'io dico,</l>
<l>Fornitevi a la pugna, e fate core,</l>
<l>Chè non siam per averne altro che onore."</l></lg>
<lg><l>Rendonsi a questi detti; e con le foglie</l>
<l>De le malve si fanno gli schinieri;</l>
<l>Bieta da far corazze ognun raccoglie,</l>
<l>Cavoli ognun disveste a far brocchieri;</l>
<l>Di chiocciola ciascun s'arma la testa,</l>
<l>E a far da mezza picca un giunco appresta.</l></lg>
<lg><l>Già tutta armata, e minacciosa in volto</l>
<l>Sta la gente in sul lido, e i topi attende;</l>
<l>Quando al coro de' numi in cielo accolto</l>
<l>Giove in questa sentenza a parlar prende:</l>
<l>"Vedete colaggiù quei tanti e tanti</l>
<l>Guerrieri, anzi Centauri, anzi Giganti?</l></lg>
<lg><l>Verran presto a le botte. Che chi di voi</l>
<l>Per li topi sarà? chi per le rane?</l>
<l>Palla, tu stai da' topi: e' son de' tuoi;</l>
<l>Chè presso a l'are tue si fan le tane,</l>
<l>Usano a i sacrifici esser presenti</l>
<l>E col naso t'onorano e co' denti."</l></lg>
<lg><l>Rispose quella: "O padre, assai t'inganni:</l>
<l>Vadan, per conto mio, tutti a Plutone;</l>
<l>Chè ne' miei tempii fanno mille danni,</l>
<l>Si mangian l'orzo, guastan le corone,</l>
<l>Mi succian l'olio, onde m'è spento il lume;</l>
<l>Talor anco lordato hanno il mio nume.</l></lg>
<lg><l>Ma quel che più mi scotta (e per insino</l>
<l>Che non me l'han pagata io non la inghiotto)</l>
<l>È che il vestito bianco, quel più fino,</l>
<l>Ch'io stessa avea tessuto, me l'han rotto,</l>
<l>Rotto e guasto così, che mel ritrovo</l>
<l>Trasformato in un cencio; ed era novo.</l></lg>
<lg><l>Il peggio è poi che mi sta sempre attorno</l>
<l>Il sarto pel di più de la mercede:</l>
<l>Ben sa ch'io non ho soldi; e tutto il giorno</l>
<l>Mi s'arruota a le coste e me ne chiede.</l>
<l>La trama, ch'una tal m'avea prestata,</l>
<l>Non ho renduto ancor nè l'ho pagata.</l></lg>
<lg><l>Ma non resta perciò ch'anco le rane</l>
<l>Non abbian vizi e pecche pur assai.</l>
<l>Una sera di queste settimane</l>
<l>Pur troppo a le mie spese io lo provai.</l>
<l>Sudato s'era in campo tra le botte</l>
<l>Dal far del giorno insino a tarda notte.</l></lg>
<lg><l>Postami per dormire un pocolino,</l>
<l>Ecco un crocchiare eterno di ranocchi</l>
<l>M'introna in guisa tal, ch'era il mattino</l>
<l>Già chiaro quando prima io chiusi gli occhi.</l>
<l>Or quanto a questa guerra, il mio parere</l>
<l>È lasciar fare e starcela a vedere.</l></lg>
<lg><l>Non saria fuor di rischio in quella stretta</l>
<l>Un nume ancor. Credete a me: la gente</l>
<l>Quand'è stizzita e calda, non rispetta</l>
<l>Più noi ch'un becco, un can che sia presente."</l>
<l>Disse Palla: a gli Dei piacque il consiglio.</l>
<l>Così piegaro a la gran lite il ciglio.</l></lg></div1>

<div1><head>CANTO 3</head>

<lg><l>Eran le squadre avverse a fronte a fronte,</l>
<l>E de le grida bellicose il suono</l>
<l>Per la valle eccheggiava e per lo monte;</l>
<l>Rotava il Padre un lungo immenso tuono,</l>
<l>E con le trombe lor mille zanzare</l>
<l>De la pugna il segnal vennero a dare.</l></lg>
<lg><l>Strillaforte primier fattosi avanti,</l>
<l>Leccaluom percotea d'un colpo d'asta.</l>
<l>Non muor, ma su le zampe tremolanti</l>
<l>Il poverino a reggersi non basta:</l>
<l>Cade; e a Fangoso Sbucatore intanto</l>
<l>Passa il corpo da l'uno a l'altro canto.</l></lg>
<lg><l>Volgesi il tristo infra la polve, e more:</l>
<l>Ma Bietolaio con l'acerba lancia</l>
<l>Trapassa al buon Montapignatte il core.</l>
<l>Mangiapan Moltivoce per la pancia</l>
<l>Trafora e lo conficca in sul terreno:</l>
<l>Mette il ranocchio un grido, e poi vien meno.</l></lg>
<lg><l>Godipalude allor d'ira s'accende,</l>
<l>Vendicarlo promette, e un sasso toglie,</l>
<l>L'avventa, e Sbucator nel collo prende:</l>
<l>Ma per di sotto Leccaluomo il coglie</l>
<l>Improvviso con l'asta, e ne la milza</l>
<l>(Spettacol miserando) te l'infilza.</l></lg>
<lg><l>Vuol fuggir Mangiacavoli lontano</l>
<l>Da la baruffa, e sdrucciola ne l'onda;</l>
<l>Poco danno per lui, ma nel pantano</l>
<l>Leccaluomo e' traea giù de la sponda,</l>
<l>Che rotto, insanguinato, e sopra l'acque</l>
<l>Spargendo le budella, orrido giacque.</l></lg>
<lg><l>Paludano ammazzò Scavaformaggio:</l>
<l>Ma vedendo venir Foraprosciutti,</l>
<l>Giacincanne perdessi di coraggio;</l>
<l>Lasciò lo scudo e si lanciò ne i flutti.</l>
<l>Intanto Godilacqua un colpo assesta</l>
<l>Al buon Mangiaprosciutti ne la testa.</l></lg>
<lg><l>Lo coglie con un sasso; e per lo naso</l>
<l>A lui stilla il cervello, e l'erba intride.</l>
<l>Leccapiatti al veder l'orrendo caso,</l>
<l>Giacinelfango d'una botta uccide;</l>
<l>Ma Rodiporro, che di ciò s'avvede,</l>
<l>Tira Fiutacucine per un piede.</l></lg>
<lg><l>Da l'erta lo precipita nel lago;</l>
<l>Seco si getta, e gli si stringe al collo;</l>
<l>Finchè nol vede morto, non è pago.</l>
<l>Se non che Rubamiche vendicollo:</l>
<l>Corse a Fanghin, d'una lanciata il prese</l>
<l>A mezzo la ventresca e lo distese.</l></lg>
<lg><l>Vaperlofango un po' di fango coglie,</l>
<l>E a Rubamiche lo saetta in faccia</l>
<l>Per modo che 'l veder quasi gli toglie.</l>
<l>Crepa di stizza, urla e minaccia;</l>
<l>E con un gran macigno al buon ranocchio</l>
<l>Spezza due gambe e stritola un ginocchio.</l></lg>
<lg><l>Gracidante s'accosta allor pian piano,</l>
<l>E al vincitor ne l'epa un colpo tira.</l>
<l>Quel cade, e sotto la nemica mano</l>
<l>Versa gli entragni insanguinati e spira.</l>
<l>Ciò visto Mangiagran, da la paura</l>
<l>Lascia la pugna, e di fuggir procura.</l></lg>
<lg><l>Ferito e zoppo, a gran dolore e stento,</l>
<l>Saltando, si ritragge da la riva;</l>
<l>Dilungasi di cheto e lento lento,</l>
<l>Finchè per sorte a un fossatello arriva.</l>
<l>Intanto Rodipane a Gonfiagote</l>
<l>Vibra una punta, e l'anca gli percote.</l></lg>
<lg><l>Ma zoppicando il ranocchione accorto</l>
<l>Fugge, e d'un salto piomba nel pantano.</l>
<l>Il topo, che l'avea creduto morto,</l>
<l>Stupisce, arrabbia, e gli sta sopra invano,</l>
<l>Chè del piagato re fatto avveduto,</l>
<l>Correa Colordiporro a dargli aiuto.</l></lg>
<lg><l>Avventa questi un colpo a Rodipane,</l>
<l>Ma non gli passa più che la rotella.</l>
<l>Così fra' topi indomiti e le rane</l>
<l>La zuffa tuttavia si rinnovella:</l>
<l>Quando improvviso un fulmine di guerra</l>
<l>Su le triste ranocchie si disserra.</l></lg>
<lg><l>Giunse a la mischia il prence Rubatocchi,</l>
<l>Giovane di gran cor, d'alto legnaggio;</l>
<l>Particolar nemico de' ranocchi;</l>
<l>Degno figliuol d'Insidiapane il saggio;</l>
<l>Il più forte de' topi ed il più vago,</l>
<l>Che di Marte parea la viva imago.</l></lg>
<lg><l>Questi sul lido in rilevato loco</l>
<l>Postosi, a' topi suoi grida e schiamazza;</l>
<l>Aduna i forti, e giura che fra poco</l>
<l>De le ranocchie estinguerà la razza.</l>
<l>E da ver lo faria; ma il padre Giove</l>
<l>A pietà de le misere si move.</l></lg>
<lg><l>"Oimè," dice agli Dei, "qui non si ciancia:</l>
<l>Rubatocchi, il figliuol d'Insidiapane,</l>
<l>Si dispon di mandare a spada e lancia</l>
<l>Tutta quanta la specie de le rane;</l>
<l>E 'l potria veramente ancor che solo:</l>
<l>Ma Palla e Marte spediremo a volo."</l></lg>
<lg><l>"Or che pensiero è il tuo?" Marte rispose:</l>
<l>"Con gente così fatta io non mi mesco.</l>
<l>Per me, padre, non fanno queste cose,</l>
<l>E s'anco vo' provar, non ci riesco:</l>
<l>Nè la sorella mia, dal ciel discesa,</l>
<l>Faria miglior effetto in quest'impresa.</l></lg>
<lg><l>Tutti piuttosto discendiamo insieme.</l>
<l>Ma basteranno, io penso, i dardi tuoi.</l>
<l>I dardi tuoi che tutto il mondo teme,</l>
<l>Ch'Encelado atterraro e i mostri suoi,</l>
<l>Scaglia de' topi ne l'ardita schiera;</l>
<l>E a gambe la darà l'armata intera."</l></lg>
<lg><l>Disse; e Giove acconsente, e un dardo afferra:</l>
<l>Avventa prima il tuon, ch'assordi e scota</l>
<l>E trabalzi da' cardini la terra;</l>
<l>Indi lo strale orribilmente rota;</l>
<l>Lo scaglia; e fu quel campo in un momento</l>
<l>Pien di confusione e di spavento.</l></lg>
<lg><l>Ma il topo, che non ha legge nè freno,</l>
<l>Poco da poi torna da capo, e tosto</l>
<l>Vanno in rotta i nemici e vengon meno.</l>
<l>Ma Giove, che salvarli ad ogni costo</l>
<l>Deliberato avea, gente alleata</l>
<l>A ristorar mandò la vinta armata.</l></lg>
<lg><l>Venner certi animali orrendi e strani,</l>
<l>Di razza sopra ogni altra ossosa e dura:</l>
<l>Gli occhi nel petto aventi, fibre per mani,</l>
<l>Il tergo risplendente per natura,</l>
<l>Curve branche, otto piè, doppia la testa,</l>
<l>Obliquo il camminar, d'osso la vesta.</l></lg>
<lg><l>Granchi son detti: e quivi a la battaglia</l>
<l>Lo scontraffatto stuol non prima è giunto</l>
<l>Che si mette fra' sorci, abbranca, taglia,</l>
<l>Rompe, straccia, calpesta. Ecco in un punto</l>
<l>Sconfitto il vincitor; la rana il caccia,</l>
<l>E quelli onde fuggia, fuga e minaccia.</l></lg>
<lg><l>A' granchi ogni arme si fiaccava in dorso:</l>
<l>Fero un guasto, un macello innanzi sera,</l>
<l>Mozzando or coda or zampa ad ogni morso.</l>
<l>E già cadeva il Sol, quando la schiera</l>
<l>De' topi si ritrasse afflitta e muta:</l>
<l>E fu la guerra in un sol dì compiuta.</l></lg></div1></body></text></TEI.2>
