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      <title>Memoria relativa alla provincia pisana (7 Maggio 1767)</title>
      <author>Francesco Maria Gianni</author>
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      <publisher>Biblioteca Italiana</publisher>
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      <date>2003</date>
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      <title>Collezione BibIt</title>
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        <title>Bollettino storico pisano</title>
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        <note>n. 33-35 (1964-1966), p. 417-432</note>
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                      responsabilità dell'autore dell'opera sono stati soppressi nella versione
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                        sono stati rappresentati sulla versione digitale</p>
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<head>Memoria relativa alla provincia pisana
<date value="17670507">7 Maggio 1767</date></head>
<p>
Dopo che la natura ha dimostrato sua providenza nella situazione e 
qualità del territorio pisano, nessun altro più giusto pensiero cader 
poteva nella mente benigna del governo toscano che di migliorare le 
condizioni della città e stato di Pisa col vigore della agricoltura.
<pb n="422"/>
Questo cardine originale del più vero commercio, sorgente 
unica della più costante ricchezza di uno Stato, principio infallibile di 
opulenza, meritava bene d'essere riguardato con occhio attento, quando 
in cercare modi di produrre un reale benefizio al paese e popolo pisano, 
fu providamente presa in mira la feconda terra et il traffico da essa 
derivante.
Senza raccontare i frutti abbondanti che tanti vasti paesi hanno trovati 
nell'applicazione della cultura della terra, ogn'uno facilmente si persuade 
che essa è il fondamento della sussistenza e conseguentemente il primo 
oggetto dell'industria umana, dunque la materia più feconda d'ogni 
traffico, il sostegno delle arti ed il primario richiamo della popolazione.
Sono tanto conosciute queste verità che, senza altra dimostrazione, 
ognuno dovrà applaudire il pensiero d'un governo benigno, che mostra 
tutta la più tenera paterna inclinazione a favorire il vantaggio della 
Provincia Pisana con incoraggiare la cultura del suo territorio, 
suscettibile di tanto miglioramento, quanto appunto se ne può bramare 
per convertire in opulento e commerciante un paese languente 
nell'abbandono e nella miseria, e perciò privo di elevata industria, senza 
un vivo commercio, anzi soggetto agli scapiti di tutta la passiva 
negoziazione con i forestieri, non conguagliata, quanto possibile sarebbe, 
dal proprio attivo sopra di loro.
Quanto lusinga l'aspetto d'un vasto terreno, ubertoso nella florida 
pianura e germogliante di ogni frutto nella collina, altrettanto attrista il 
trovarne una gran porzione deserto di abitazioni e popolo, e di quella 
buona parte soggetto in disastri delle inondazioni, e certa porzione 
finalmente perduta affatto sotto le acque palustri, quasi tutto l'anno 
stagnanti.
L'aria infetta e l'abbandono della coltivazione sono le conseguenze 
necessarie di una condizione sì fatale.
Nè per unica ragione di questo male reputar si deve l'inerzia del 
popolo pisano, come a prima vista crederebbe ognuno inteso degli 
dominj diversi che posseggono quel territorio, ma applicar conviene a 
tante altre varie cagioni che producono, di per se stesse, i perniciosi 
effetti sopra osservati e fomentano l'inerzia nel popolo, nè di rado anche 
originalmente la producono.
L'esperienza e l'osservazione dimostrano come la campagna pisana 
posseduta dagli Pisani istessi e da tutti quegli che, in simile condizione, 
di loro fanno la miglior parte del patrimonio in tali possessi, si trova per 
una gran parte totalmente bene coltivata e munita di rurali abitatori, e per 
altra porzione in tanto buono stato di cultura, quanto lo permette la 
situazione, il clima e lo stato attuale del commercio sopra ai prodotti 
della nostra terra.
Concludendo, i forestieri, che posseggono latifondi nel Pisano e vari 
patrimoni toscani, che hanno in pochi una bella parte del terreno, 
conservano la desolazione dell'agricoltura per tutte quelle ragioni, onde 
tali fenomeni d'economia si vedono comunemente accadere nelle 
amministrazioni vaste e lontane dalla vigilanza quotidiana degli propri 
padroni.
Conseguenza di questo principio, resultante dall'esperienza, sarà il 
progetto che verrà qui appresso disteso.
Ma per conservare l'ordine cade qui in acconcio di osservare come 
anche la sventurata circostanza in cui si trovano i Pisani, di non potere 
liberamente <pb n="423"/>
commerciare i prodotti della loro terra con i 
forestieri, contribuisce a tenere l'agricoltura ristretta in certi limiti e 
rinvigorisce la sussistenza dei danni già descritti.
Il rimediare a questo male sarà pure oggetto di provvedimenti che si 
vanno meditando per benefizio della città di Pisa e della sua campagna.
Dunque per la prima parte si avrà in mira l'aumento della coltivazione, 
delle raccolte e della popolazione.
E la seconda parte sarà destinata ad avere per oggetto il commercio dei 
prodotti, onde possano questi andar sempre migliorando e, per 
conseguenza, conservare ed aumentare quel popolo che, dal traffico di 
essi, ricaverà la sua sussistenza.
Il progettare benefizi allo Stato con il solo mezzo di aggravare l'erario 
regio, o diminuirgli le sue rendite, è un metodo troppo comunemente 
difficile alla riescita, e molte volte pernicioso allo Stato medesimo, ma il 
proporsi per sistema di non danneggiare l'interesse del sovrano e chiedere 
da lui la sola protezione e condescendenza a favorire il bene di una 
provincia, non può essere ragionevolmente disapprovato e senza 
temerità si può sperare l'intento d'una proposizione limitata a questi 
termini.
Tale è appunto il progetto di servirsi dei beni che lo Scrittoio delle 
Reali Possessioni gode nel Pisano, per dare il primo moto et il più 
efficace principio all'estensione dell'agricoltura, con sicurezza che ogni 
sinistro avvenimento dell'impresa, naturalmente previsibile, non possa 
portare all'interesse regio il minimo scapito effettivo d'entrata e che, 
all'incontro, la felice riescita della medesima debba produrre, oltre il 
bene del paese, anche un profitto effettivo alle rendite del sovrano, 
relativamente al loro stato attuale.
Un simile spirito di cautela per l'interesso regio e di sicurezza per il 
pubblico, referibile alla presente situazione, sarà la regola fondamentale 
delle proposizioni riguardanti il traffico dei prodotti di terra che 
somministrerà l'agricoltura pisana, e con queste vedute, moderate le 
necessarie dimande di estrazione, in forma che il vero benefizio del 
traffico non produca carestia, anzi assicuri alla città di Pisa la 
provvisione per la sussistenza d'un tempo che presentemente non è 
provveduto da tutta la attenzione dei tribunali d'Abbondanza e di Grascia.
E ripigliando a ragionare sul primo articolo, considerar conviene come 
lo Scrittojo predetto possieda vaste tenute nella campagna pisana;
Che, di tanto territorio, solamente la minor parte è ben coltivato e 
popolato;
Che il restante non è alluogato ai lavoratori, ma si amministra a mano, 
parte in forma di lavoria, per conto delle fattorie, e parte in forma di 
mezzaioli, quali altro non sono che contadini di altre fattorie, i quali 
prendono a lavorare un pezzo di terra delle fattorie imperiali e ne tirano 
la metà delle raccolte;
Che questa situazione e regolamento, come ognuno vede senza prove, 
produce piccolo utile all'azienda dello Scrittoio;
Che non potrebbe darglielo maggiore unito ad una più numerosa 
popolazione, senza una spesa enorme in fabbricar case da contadina e 
ridurre a buona cultura i terreni nominati.
Con questi principj di fatto veri sarà facile il vedere quanto 
converrebbe al sovrano il favorire l'esecuzione delle seguenti 
proposizioni, esaminate già da varie persone, che hanno bene 
considerata la campagna pisana e la situazione e condizioni della città e 
popolo di Pisa.
Qui viene promesso di dimostrare, qualora sieno permesse le opportune 
ricerche, <pb n="424"/>
che il progetto, ad ogni peggiore riescita, deve 
conservare al principe l'istessa sua rendita attuale ed aumentargliela poi 
in caso di buon successo, con l'aggiunta di una vera ricchezza e costante 
popolazione nelle parti più belle del territorio pisano.
Perciò viene proposto che sieno descritti tutti i terreni che lo Scrittoio 
possiede nel Pisano e separati quegli alluogati ai lavorati dagl'altri 
amministrati a mano et a mezzaioli, intendendosi segregate dal presente 
ragionamento quelle terre che servano alla razza dei cavalli di <abbr>S.</abbr> <abbr>M.</abbr> <abbr>I.</abbr> 
e le boscaglie destinate alla caccia.
Che i terreni alluogati e ridotti in forma di poderi, uniti con le loro 
respettive case, sieno lasciati allo Scrittoio nella loro attuale situazione, 
salvi quelli che fosse giudicato bene diminuire d'estensione per facilitare 
la migliore cultura.
Che quegli rimantenti, sopra dei quali cade il ragionamento, sieno 
misurati e distinti nella descrizione secondo i loro vocaboli e qualità, 
cioè: terreno sano, terreno sottoposto e terreno abbandonato; 
comprendendo in questa inspezione ogni sorte di terra, così lavorativa 
come a pastura e macchiosa, ed eccettuando dalle macchie quelle tenute 
unite, in cui si trovassero legnami da costruzione.
Dal resultato di questa operazione diverrà in chiaro quanti e quali 
terreni potranno servire al progetto.
E qualunque sieno, la proposizione che sopra di essi si raggira consiste 
nel progettare che <abbr>S.</abbr> <abbr>M.</abbr> <abbr>I.</abbr> gli conceda a livello, divisi in tante porzioni 
eguali, i terreni sani fra loro, e così fra loro, parimente, i sottoposti e 
quelli abbandonati, in forma che ogni livello di terreno sano contenga 
quaranta saccate di estensione;
di terreno sottoposto sessanta saccate;
di terreno abbandonato cento saccate;
con osservare una proporzionale compensazione in tutti quei casi, che la 
divisione de' beni portasse seco diverse qualità di terreno in un 
medesimo livello, secondo la classazione suddetta; e perciò ogni 
livellare pagherà lo stesso canone.
Sarà permesso a tutti concorrere ai livelli suddetti, ed esplicitamente 
anche agli ebrei.
Nessuna persona potrà ottenere a livello più di uno solo dei pezzi di 
terra che, secondo la descrizione suddetta, caderanno nell'allivellazione.
I livelli saranno costituiti in linea masculina, ed estinta quella, ogn'un 
potrà disporne, ma in tal caso il successore nel livello dovrà celebrare 
il contratto con lo Scrittoio e pagargli la quarta parte del fondo estimato, 
con dovere osservare i medesimi patti e godere i medesimi privilegi dei 
livellari originali.
Per la prima concessione di tali livelli lo Scrittoio non domanderà 
sborso alcuno in titolo di laudemio.
Ma ogni livellare sarà obbligato a fabbricare una casa da contadino.
Per questo effetto sarà fissata con un disegno e con un modello la 
struttura della casa.
Sarà accordato ai livellari tre anni di tempo ad averla fabbricata.
E per renderne più agevole la fabbricazione, più sollecita e meno 
dispendiosa, sarà stabilita in termini ristratti, ma lasciata ai livellari la 
libertà di edificarla d'ogni maggiore estensione che loro piacerà, 
purchè, dentro al termine di tre anni suddetti, una casa, non minore del 
disegno e modello prescritto, sia sopra quella terra.
Il canone sarà leggiero, e da doversi pagare in contanti allo Scrittoio, 
ma il fissarne la somma dependerà dagli spogli e calculazioni che 
converrà fare su i libri <pb n="425"/>
dello Scrittoio et altri offizi, come si 
dirà nel regolamento dopo proposti, in caso che non venga rigettato il 
progetto.
Per i primi tre anni delle condotte assegnati già alla fabbricazione 
delle case correrà il debito del canone, ma chi non avesse comodo di 
pagarlo annualmente, averà tempo di pagarlo in altri tre anni, decorsi i 
primi, ed allora ogni sei mesi la rata, oltre il canone allora corrente.
Fuori di questo triennio di indulto, si intenderanno ricaduti i livelli per 
l'arretrato pagamento di tre anni di canone, o della somma equivalente, e 
ciò senza intimazione, o altra formalità.
Parimente, non essendo compiti i patti suddetti nei tre anni dell'indulto, 
ricaderanno i livelli come sopra con tutti i miglioramenti fattivi, e sarà 
fatto conto delli deterioramenti, se ve ne fossero, oltre la restituzione dei 
frutti percetti.
Non potranno i livellari tirare i frutti dai terreni, nè quelli sementari, e 
respettivamente raccorre, se non dal giorno che averanno incominciato la 
fabbrica della casa, quantunque antecendentemente fosse stato fatto il 
contratto, ma sarà loro permesso il trasportare materiali, aprire fornaci 
sopra agli terreni e fare ogni altro atto preparatorio alla fabbrica.
Si ammetterà poi per incominciato l'edifizio subito che qualche 
porzione di muratura comparirà sopra a terra.
In ogni tempo dell'anno sarà permesso intraprendere il livello, e 
perciò accordato che tutti i frutti pendenti dei terreni allivellabili sieno 
ricevuti dai livellari per le stime con una diminuzione appresso di dieci 
per cento in segno di gratificazione, ma con il pronto pagamento.
Per l'esecuzione di dette stime saranno deputate notoriamente dallo 
Scrittoio più persone in Pisa, le quali dovranno farle d'accordo con il 
perito che ogni livellario potrà eleggere, compromettendo in essi la 
stima ed autorizzandogli all'elezione del terzo perito decisivo in caso di 
discordia.
Nè per terzo perito potrà essere eletto alcuno di quegli già destinati 
dallo Scrittoio per propri stimatori.
E se occorrerà allo Scrittoio vendere una quantità di bestiami d'ogni 
sorta, per cagione di trovarsi le pasture ristrette dall'instituzione dei 
livelli, ogni livellario sarà obbligato a prendere due capi vaccini e 
bufalini e due cavallini per le stime da farsi come sopra.
Non sarà per altro astretto a prenderne maggior quantità, e volendola, 
pur che ne occorra la vendita, sarà concessa nella stessa forma.
Coerentemente al proposto spirito di beneficienza, sarà accordato il 
tempo di un anno al pagamento dei bestiami che fossero stati ricevuti 
come sopra, tanto per patto, quanto per compra volontaria.
Ma chi ne farà il pronto pagamento, cioè dentro un mese dal dì della 
consegna, goderà uno sbasso di <num>5</num> per cento sulle stime fatte, come 
è detto sopra all'articolo dei frutti pendenti.
Chi vorrà prendere il livello e non possederà beni stabili nel territorio 
toscano, dovrà dare mallevadore per i frutti delli tre anni di indulto, in 
caso di inosservanza dei patti.
Sarà anche permesso il disporre dei livelli per qualunque atto tra vivi, 
ma in ciascuno di tali casi dovrà essere pagata allo Scrittoio la quarta.
<pb n="426"/>
Tutti quei livellari che, Dio non voglia, cadessero sotto il 
giudizio di concorso, graduatoria, o altro simile, per fallimento e debiti 
d'ogni sorta, non potranno perdere il livello, perchè questo capitale non 
deve essere sottoposto ad alcun'altra ipoteca, nè azione, fuori di quelle 
che competano allo Scrittoio, et ai livellari, o a chi gli rappresenterà 
mediante la successione e le contrattazioni che di tali livelli sono 
permesse.
Anche alle mani morte sarà permesso concorrere ai livelli, e la loro 
condotta sarà perpetua e con le condizioni e patti detti sopra.
Tutte quelle famiglie che abiteranno nelle nuove case dei livelli saranno 
esenti per cento anni dal dì della pubblicazione dalle leve forzate di 
milizie, ma verranno sempre ricevuti per volontari nelle truppe di 
Toscana e preferiti a tutti gl'altri forestieri.
Quelli poi che averanno presto tutto il loro livello in terreni 
abbandonati, e daranno riscontro d'avervi raccolto in un anno sacca 
dugento, o più, di qualunque grascia in granellame vi avessero 
seminato, saranno esenti per quell'anno dal pagamento del canone.
E se ogn'anno facessero una tale raccolta, ogn'anno respettivamente 
saranno gratificati con l'esenzione del canone, ma non più che per il 
corso di dieci anni consecutivi.
E per gratificare anche la fabbricazione delle case, <abbr>S.</abbr> <abbr>M.</abbr> <abbr>I.</abbr> ordinarà 
che, per tre anni dal dì della pubblicazione, le fornaci del contado 
pisano e le cotte dei materiali sieno sgravate della metà delle gabelle 
che pagano attualmente.
Oltre ai livelli che resulteranno dai terreni sopra indicati, rimanendo 
alcune spezzature, saranno queste pure concesse a livello separatamente 
a chi concorrerà con la maggiore e migliore offerta.
Dichiarando che, in questo caso, l'offerta di fabbricare una casa nel 
modo e termini degl'altri livellari sarà tenuta per la maggiore rispetto ai 
laudemi, pari le altre circonstanze.
E questi livelli, pure di spezzatura, goderanno gl'istessi privilegi, 
protezione promessa agl'altri.
Finalmente sarà pubblicato il piano fisso dei livelli con la definizione e 
denominazione dei terreni allivellabili, classati e divisi come porteranno 
le operazioni, e ciascuno che vorrà attendervi, potrà supplicare <abbr>S.</abbr> <abbr>M.</abbr> 
<abbr>I.</abbr> a concederli quel livello che troverà più confaciente, ed essa avrà 
tutti li benigni riguardi per graziare quelle persone, da cui crederà 
potere più facilmente ottenere l'intento di bennato benefizio alla 
campagna e popolo pisano.
Se le sopraddette proposizioni paressero troppo generali e succinte, ogni 
richiesta servirà per avere un più diffuso dettaglio.
Tutto poi quel che sembra mancante in questo piano generale rispetto 
alla maniera di eseguirlo, sarà speditamente somministrato con un 
regolamento a parte, che riguarderà l'economica amministrazione, 
perchè sieno premesse le necessarie ricerche, e sarà dimostrato 
nell'istesso tempo quanto vero sia che l'abbracciare quel che sopra è 
stato proposto, non solo conserverà al sovrano le sue entrate annuali 
nella presente loro situazione ad ogni peggiore riescita, ma anche glie 
l'aumenterà considerabilmente, se l'esito corrisponderà 
all'espettazione.
Ecco quanto si contiene nella prima parte del progetto immaginato per 
il fine di beneficare la Provincia Pisana con il mezzo dell'agricoltura.
<pb n="427"/>
Rimane adesso da esporre quanto è stato pensato per il fine 
consecutivo di procurare al popolo il commercio dei prodotti derivanti 
dalla coltivazione, senza aggravio dell'erario regio e con sicurezza alla 
provvisione necessaria alla sussistenza della città di Pisa.
Senza repetere le ragioni oramai ben note a tutti, si può affermare che 
il commercio dei prodotti deve unicamente sussistere mediante 
l'estrazione dei medesimi e per quest'istessa rinvigorire la cultura e 
l'abbondanza. Ma queste verità sono troppo facilmente riguardate come 
paradossi da chi sacrifica il ragionamento alla comune obiezione alla 
carestia.
Un paese di vasta estensione, graziato dalla natura di fertilità 
abondante, di clima perfetto, corredato di canali e fiumi navigabili, non 
meno che di strade agevolissime, situato presso di un porto e confinante 
al mare con una spiaggia, come è lo stato pisano, non deve temere la 
carestia.
Ma perchè questa fatale obiezione ha rovesciato finora ogni successo 
alle idee di commercio in materia di prodotti, sarà provvisto con questo 
progetto alla sussistenza della città di Pisa, nell'istesso tempo che si 
cerca l'estrazione delle sue grasce et il loro traffico.
E relativamente al promesso impegno di provvedere alla città di Pisa 
la sussistenza per un tempo non provvisto dei tribunali d'Abbondanza e di 
Grascia, ragioniamo un momento sulla presente situazione in questa 
materia, e così più facilmente si persuaderà il benefizio che si spera.
Le leggi dell'Abbondanza e della Grascia dalla loro prima istituzione, ed 
in tutte le successive riforme, egualmente che nelle più recenti 
disposizioni, dimostrano chiaramente lo spirito di conservare alla 
sussistenza dello Stato l'abbondanza dei viveri.
Questo lodevolissimo oggetto si riduce poi in fatto a due soli principii 
di amministrazione, cioè ad una provvisione d'olio e di grano, per un 
lato, e per l'altro, alla proibita estrazione dei generi.
L'ultimo sussiste nel generale di Toscana anche rispetto alla città di 
Pisa, perchè il sistema di interdetta estrazione null'altro richiede che la 
vigilanza delli esecutori, ma questa città rispettabile nel dominio 
toscano vive altronde senza alcuna pubblica provvisione di riserva in 
materia d'olio, e quasi egualmente in materia di grano.
Infatti nessuno conosce a Pisa un pubblico magazzino d'olio e pure il 
paese sussiste come la città di Firenze, dove quest'oggetto è uno dei 
principali articoli nella amministrazione della Grascia.
Del grano potrebbesi quasi dire l'istesso, benchè l'Abbondanza di 
Firenze vi abbia uno stabilimento per la provvista dei fornai, perchè in 
fatto nei magazzini di detta Abbondanza non vi si trova mai la 
provvisione di un anno intiero per lo spiano dei fornai, non che per il 
bisogno universale della città.
Senza tediarsi ad indurre conseguenze da questa situazione, ogn'uno, 
che poco conosca la materia, ne rileverà assai per decidere quanto poco 
effetto produchino alla città di Pisa gli regolamenti d'Abbondanza e di 
Grascia, e conseguentemente quanto meno meritino di esser considerate 
le obiezioni che verranno fatte al progetto dipendentemente da detti 
regolamenti.
Anzi bisognerà convenire d'un miglioramento alla condizione della 
città di Pisa mediante l'instituzione d'un magazzino di pubblica 
provvisione in materia di grano e d'olio, come si proporrà in appresso, 
per replica insuperabile a tutte le obiezioni <pb n="428"/>
di carestia che 
potessero esser fatte contro l'idea di estrazione all'uno e l'altro genere che 
è il fondamento alle presenti proposizioni.
Eccole in senso generale e succinto, ma sarà pronto altronde ogni più 
minuto chiarimento e dettaglio che ne venga richiesto.
Una compagnia d'interessati intraprenderà lo stabilimento d'un 
comodo magazzino in Pisa per la conservazione dell'olio con tutte le 
occorrenti adiacenze.
In luogo parimente adatto e proprio sarà il magazzino per il grano, o 
sia  granaio.
La compagnia sarà rappresentata da un complimentario che essa 
eleggerà.
Questo domanderà a fitto dal sovrano, occorrendo, qualche fabbrica a 
lui appartenente in Pisa, con pagargliene un annual canone fisso, con 
facoltà di ridurla all'uso necessario per il negozio.
La società si obbligherà di mantenere continuamente esistente in 
magazzino una quantità d'olio e grano, biade e legumi per il bisogno 
d'un anno, e questo verrà fissato dalli spogli et operazioni necessarie per 
conoscere l'annuale consumazione della città di Pisa in questi generi.
Il magazzino pertanto comprerà grano, biade, legumi et olio per la 
provvisione ed anche per arbitrio e nell'istessa forma potrà vendere tuti i 
generi.
Tanto la vendita che la compra in conto di provvisione sarà regolata a 
prezzi fissi e da stabilirsi con le operazioni necessarie per non cagionare 
al pubblico un aggravio, ma conservare nello stato attuale il prezzo nella 
sua sussistenza e salvare, nell'istesso tempo, un discreto utile al 
magazzino per l'impiego del rilevante capitale necessario al 
mantenimento della provvisione.
Con l'occasione delle suddette operazioni sarà fatta una speciale 
classazione dei generi referibile alla varietà dei prezzi.
In premio di un sì vantaggioso provvedimento di cui verrà beneficata 
la città di Pisa, la società impresaria del magazzino chiederà che gli 
siano accordate dette tratte libere di grano et olio, con una diminuzione 
delle gabelle necessaria alla felice negoziazione di tali generi, e perciò 
sarà distinta dal titolo di estrazione privilegiata, ed in questi termini 
essa resterà obbligata a mantenere i sopraddetti e seguenti patti.
Per la manutenzione della promessa esistente provvisione dovranno i 
due grascieri del pubblico di Pisa visitare i magazzini dell'olio e grano 
nel principio del loro offizio e nel corso del medesimo, potranno 
soddisfarsi ogni qual volta che loro piacesse, tanto circa alla qualità, 
che alla quantità, dei grani in provvisione, ma non sarà loro permessa 
inspezione sopra i libri e scritture del magazzino e sua società.
I tribunali saranno obbligati a dar ogn'anno al magazzino un duplicato 
autentico delle portate di olio e grano raccolto nel Pisano. Nessuno sarà 
obbligato comperare dal magazzino, e respettivamente vendergli, le 
grascie suddette, fuori che i fornai, quali dovranno provvedersi dei grani 
dal magazzino nell'istessa forma che adesso se ne provvedino 
dall'Abbondanza e con le dichiarazioni e vantaggi che saranno dettagliati 
a suo luogo.
E perciò l'estrazione privilegiata non deve rivelarsi in una privativa del 
magazzino, ma servire sempre di premio al benefizio della provvisione e 
di chi vi averà contribuito, così ogn'uno che della sua raccolta d'olio e 
grani dati in portata consegnerà al magazzino, et al prezzo fissato, quel 
tanto per cento che sarà stabilito dal <pb n="429"/>
calculo delle raccolte e 
della consumazione, otterrà una polizza d'estrazione privilegiata per il 
restante.
E non volendo detta polizza, o non occorrendogli per mancanza di 
riscontri, o altro, ad eseguire l'operazione, potrà vendere tutto a parte 
della sua rimanente raccolta al magazzino, ed in questo caso non più per 
tal porzione di prezzo fissato, ma a quello più conveniente, che verrà 
accordato tra il magazzino et il venditore.
Sarà anche in libertà di detto supposto proprietario il non prendere 
subito la polizza suddetta d'estrazione privilegiata e di domandarla poi in 
quel tempo che più li piaccia, purché sia dentro all'anno rurale, cioè, 
in materia d'olio, da giugno a tutto maggio, et in materia di grani, dal 
settembre a tutto agosto d'ogni anno.
Questa polizza potrà essere ceduta, permutata, venduta ed in 
qualunque forma contrattata da chiunque l'abbia ottenuta.
Ogni volta che alcuno vorrà vendere al magazzino olio e grano in 
conto di provvisione, non potrà essere ricusato, dentro i termini però 
del fissato ad un tanto per cento sulla portata delle raccolte, ed ogni altra 
vendita fuori di queste circostanze sarà contrattabile come è d'ogni una 
che segue alle piazze et ai mercati fra particolari.
Quando sarà portato al magazzino olio e grano per provvisione, potrà 
risquotersene la valuta subito, o col respiro di sei mesi.
Chi accetterà il respiro, riceverà fratanto un biglietto di credito dal 
magazzino, estinguibile nel termine suddetto, e chi vorrà il pronto 
pagamento, lo averà con lo sconto però di <num>5</num> per cento in ragione di 
anno.
I biglietti di questa sorta, non solo in ogni tempo del loro termine, 
saranno scontati dal magazzino istesso, ma anche nel commercio, 
potranno occere con tutta la fede, mentre <abbr>S.</abbr> <abbr>M.</abbr> <abbr>I.</abbr> ordinerà a tutti i 
camarlinghi e depositari di prenderli per la loro intera valuta, ma però 
solvendo, andrà a carico del compratore, non sia il rischio, ma solo 
l'incombenze dell'estrazione.
Né questi biglietti di credito averanno luogo che per le partite 
dependenti dall'acquisto di grano et olio in conto di provvisione, ed a tale 
effeto la formula di essi sarà concepita in maniera di fare resultare 
l'effettiva consegna dell'olio e grano, benchè alla cautela del pubblico 
sia sufficiente il mantenimento della provvisione.
Tali biglietti saranno esenti dalla legge della carta bollata e 
dall'esazione della gabella dei contratti.
Il magazzino ricompenserà annualmente la dogana di Pisa 
dell'importare delle gabelle che averebbe riscosse su quella quantità 
d'olio in cui sarà fissata la provvisione.
E tutto l'olio che si introdurrà in Pisa per questo conto sarà esente 
dalla gabella.
Ma tutto quello che introdurranno i particolari per vendere altrimenti, o 
per consumarlo, dovrà pagarla come segue attualmente.
Per l'uso di questa scrittura sarà proposto un regolamento che metta al 
coperto l'interesse della dogana e del magazzino nell'istesso tempo.
Quanto al grano non ha luogo questo ragionamento, perchè esso è 
esente dalla gabella d'introduzione in Pisa legge, purchè non sia 
forestiero.
E poichè l'istituzione del magazzino deve essere realmente utile al 
paese ed al commercio, il magazzino non goderà esenzione alcuna per il 
grano forestiero che introducesse in Pisa, ma per esso dovrà pagare 
come ogn'altro privato tutte le dovute gabelle e dazi.
Sarà dichiarato però che sotto nome di grano forestiero non 
s'intenderà se non <pb n="430"/>
quello proveniente da paesi fuori del dominio 
di Toscana, e ciò per spiegazione della legge della dogana di Pisa, in 
vigore della quale si reputano forestieri tutti grani, fuori di quelli raccolti 
nel territorio pisano.
Il magazzino farà negozi in genere d'olio e grani per la provvista 
obbligata e negozi d'arbitrio, tanto per estrazione privilegiata, quanto per 
vendita volontaria nello Stato.
La vendita in conto di provvisione, tanto d'olio, che di grano, si farà 
nella seguente maniera.
Ogni giorno alle ore da fissarsi sarà esposta nella pubblica piazza di 
Pisa una quantità d'olio da determinarsi e quello si venderà ad ogni 
misura et al prezzo fissato.
Altronde al magazzino sarà sempre aperta la vendita, tanto a minuto 
che all'ingrosso.
E perchè l'uso attuale delle misure che praticano i bottegai è stato 
spesso trovato fallace, e sottoposto ad una fraudazione agevolissima, il 
magazzino farà tutte le sue vendite a peso per maggior sodisfazione del 
pubblico.
Nelle contrattazioni poi d'arbitrio il magazzino si conterrà, e sarà 
riguardato come ogn'altro particolare negoziante, salva l'estrazione 
privilegiata.
<abbr>S.</abbr> <abbr>M.</abbr> <abbr>I.</abbr> permetterà di non disporre mai dei generi in provvisione per 
qualunque caso, etiam di truppe, o carestia, in altre parti della Toscana.
Sarà resa nota al pubblico la firma e nome del complimentario con un 
legale esemplare, che verrà portato ai tribunali di Pisa.
Il detto complimentario averà interesse nel negozio in proprio nome 
per scudi <num>10.000</num>, e non meno.
A ciascuno sarà permesso il prendervi interesse ai corpi, e chiunque si 
presenterà in tutti i tempi con un capitale non minore di scudi <num>2.000</num>, 
non solo sarà ricevuto, ma non potrà essere rifiutato, e ciò in 
dimostrazione del vero spirito d'utilità, che fa proporre lo stabilimento 
del magazzino, il quale deve essere un oggetto di cui ogni uno deve 
poterne profittare senza timore che possa mai divenire un articolo di 
monopolio esclusivo e gravoso al paese.
Se il sovrano vorrà esso pure produrvi interesse, non sarà in questo 
diverso da ogni altro particolare, e non averà nei conti alcuna 
distinzione di interesse, nè di azione.
Nella prima instituzione sarà ammesso qualunque interessato per ogni 
piccola somma.
E ciascuno potrà constituire il suo capitale in olio e grano, valutabile il 
prezzo di compra a provvisione.
Dal numero di tutti gli interessati saranno separati quelli che averanno il 
capitale non minore di scudi <num>6.000</num>, e questi interessati di primo grado 
comporranno una congregazione, la quale, con la maggior parte dei voti, 
deciderà di quanto occorra per il buon governo della azienda.
Non si potrà adunare altrove, fuori del luogo perciò destinato, e non 
potrà dare ordini contrarj al presente regolamento.
Dependerà da essa l'eleggere il complimentario ed a quello conferire la 
firma per la società.
Il complimentario avrà voto in congregazione come ogni altro membro 
di essa, fuori che quando si tratti di cose concernenti il di lui rendimento 
di conti.
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Questa società sarà privilegiata di tutte le qualità delle 
accomandite, secondo lo Statuto della Mercanzia di Firenze, e tutti gli 
interessati ne goderanno.
Le cause che potessero insorgere tra i particolari et il magazzino, e 
così quelle in cui il magazzino avesse qualunque interesse, saranno di 
cognizione dei Consoli di Mare, privativamente ad ogni altro tribunale.
Fra i negozi d'arbitrio che farà, il magazzino presterà ancora denari 
per le semente e raccolta in Maremma, nella medesima forma di ogni 
altro particolare; e questo pure sarà un benefizio alla campagna ed al 
traffico.
E tanto questo, quanto qualsivoglia altro negozio che verrà fatto dal 
complimentario predetto, sarà di tutto il valore per obbligare il capitale 
del magazzino e profittare a favor suo nell'istessa forma che ogni altro 
accomandatario può mercantilmente trafficare il capitale confidatogli.
Sin qui si contengono le esplicate memorie generali da servire di base 
allo stabilimento del suddetto magazzino, e benchè in ristretto, 
comparisce lo spirito di rettitudine e di commercio che è stato la regola 
del progetto. Se, ciò nonostante, fosse ricercato un più preciso 
dettaglio, o un qualche schiarimento a ciò che sembrasse oscuro, 
servirà un cenno perchè venga subito somministrato.
E chi dubitasse delle vantaggiose conseguenze che lo aspettano 
dall'esecuzione di questo piano, tanto in rapporto alla città e campagna 
di Pisa, quanto relativamente al traffico di Livorno, avrà di che 
sodisfarsi nella lettura di quanto verrà scritto a parte, sotto il titolo 
d'«Osservazioni sulla proposta allivellazione e consecutivo magazzino di 
provvisione in Pisa».
Finalmente, per regola di chi volesse prendere interesse nel negozio, 
sarà partecipata una catalogazione con cui si dimostrerà l'oggetto 
resultante dall'impiego del denaro in questa impresa, ma questo impegno, 
che richiede una laboriosa operazione, non sarà adempito prima che 
venga in chiaro se, nei presenti termini generali, il progetto incontrerà 
gradimento, ed in tal caso, nulla sarà risparmiato di più penoso per 
somministrare una compita sodisfazione.
Chi non restasse affatto persuaso dalla ragionevolezza delle soprascritte 
proposizioni, e volesse avere sopra qualcheduna un discarico delle 
ragioni onde sono state fatte, verrà compiaciuto con prontezza e 
sincerità.
Ed ogni uno, per ultimo, che trovasse alcuna cosa da opporre al presente 
piano, sarà ricevuto con gradimento, se aggiungerà, modererà, o 
distruggerà, con le sue annotazioni quel che non troverà buono e 
sodisfacente.
Dell'istessa gratitudine sia pure sicuro ogni altro che approvasse questa 
debole fatica prodotta da un principio di buon cuore, benchè concepita 
in uno scarso intelletto.
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</p></div1>
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</TEI.2>
