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      <title>Guerra de' topi e delle rane (1821-1822)</title>
      <author>Giacomo Leopardi</author>
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    <extent>22 Kb in UTF-8</extent>
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      <publisher>Biblioteca Italiana</publisher>
      <pubPlace>Roma</pubPlace>
      <date>2003</date>
      <idno>bibit001589</idno>
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        <p>Questa risorsa digitale è liberamente accessibile per uso
              personale o scientifico. Ogni uso commerciale è vietato</p>
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      <title>Collezione BibIt</title>
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        <title>Tutte le opere</title>
        <author>Leopardi, Giacomo</author>
        <editor id="ed">Felici, Lucio</editor>
        <publisher>Lexis Progetti Editoriali</publisher>
        <pubPlace>Roma</pubPlace>
        <date>1998</date>
        <note>L'edizione elettronica fa riferimento al testo Giacomo Leopardi, Tutte le opere, a cura di W. Binni-E. Ghidetti, I, Firenze, Sansoni 1989.</note>
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                    <p>Tutti i materiali paratestuali della fonte cartacea non riconducibili alla
                      responsabilità dell'autore dell'opera sono stati soppressi nella versione
                      digitale</p>
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                      <p>Livello medio: controllo a video con collazione con edizione di
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                      <p>I simboli di citazione e di discorso diretto presenti sulla fonte cartacea
                        sono stati rappresentati sulla versione digitale</p>
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                      <p>I trattini di sillabazione a fine riga sono stati soppressi e le parole
                        ricomposte</p>
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        <term>858.7 - MISCELLANEA ITALIANA. 1814-1859</term>
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<div1><head>CANTO 1</head>

<lg><l>Mentre a novo m'accingo arduo lavoro,</l>
<l>O Muse, voi da l'Eliconie cime</l>
<l>Scendete a me ch'il vostro aiuto imploro:</l>
<l>Datemi vago stil, carme sublime:</l>
<l>Antica lite io canto, opre lontane,</l>
<l>La Battaglia de' topi e de le rane.</l></lg>
<lg><l>Su le ginocchia ho le mie carte; or fate</l>
<l>Che nota a ogni mortal sia l'opra mia,</l>
<l>Che salva giunga alla più tarda etate</l>
<l>Per vostro dono, e che di quanto fio</l>
<l>Che su le carte a voi sacrale io scriva</l>
<l>La fama sempre e la memoria viva.</l></lg>
<lg><l>I nati già dal suol vasti giganti</l>
<l>Di que' topi imitò la razza audace:</l>
<l>Di nobil foco accesi, ira spiranti</l>
<l>Vennero al campo; e se non è mendace</l>
<l>Il grido ch'oggi ancor va per la terra,</l>
<l>Questo l'origin fu di quella guerra.</l></lg>
<lg><l>Un topo un dì, fra' topi il più leggiadro,</l>
<l>Venne d'un lago a la fangosa sponda:</l>
<l>Campato allor d'un gatto astuto e ladro,</l>
<l>Acchetava il timor con la fresch'onda:</l>
<l>Mentre beveva, un garrulo ranocchio</l>
<l>Dal pigro stagno a lui rivolse l'occhio.</l></lg>
<lg><l>Se gli fece vicino e a dirgli prese:</l>
<l>"A che venisti e d'onde o forestiero?</l>
<l>Di che gente sei tu, di che paese?</l>
<l>Che famiglia è la tua? narrami il vero;</l>
<l>Chè se da ben conoscerotti e umano,</l>
<l>Valicar ti farò questo pantano.</l></lg>
<lg><l>Io guida ti sarò, meco verrai</l>
<l>A le mie terre ed al palazzo mio;</l>
<l>Quivi ospitali e ricchi doni avrai,</l>
<l>Chè Gonfiagote il principe son io;</l>
<l>Ho ne lo stagno autorità sovrana,</l>
<l>E m'obbedisce e venera ogni rana.</l></lg>
<lg><l>La Donna già mi partoria de l'acque</l>
<l>Che, per amor, col mio gran padre Limo</l>
<l>Un giorno in riva a l'Eridan si giacque:</l>
<l>Ma vago sei tu pur: s'io bene estimo,</l>
<l>Qualche rara virtude in te si cela.</l>
<l>Schietto ragiona, e l'esser tuo mi svela."</l></lg>
<lg><l>"Amico," disse il topo, "e che mai brami?</l>
<l>Non è Dio che m'ignori, augello o uomo,</l>
<l>E tu dunque non sai come mi chiami?</l>
<l>Or bene, Rubabriciole io mi nomo:</l>
<l>Il mio buon padre Rodipan s'appella,</l>
<l>Topo di fino pel, d'anima bella.</l></lg>
<lg><l>Mia madre è Leccamacine, la figlia</l>
<l>Del rinomato re Mangiaprosciutti.</l>
<l>Con gioia universal de la famiglia</l>
<l>Mi partorì dentro una buca, e tutti</l>
<l>I più squisiti cibi, e noci e fichi</l>
<l>Furo il mio pasto a que' bei giorni antichi.</l></lg>
<lg><l>Ma come vuoi che amico tuo diventi,</l>
<l>Se di noi sì diversa è la natura?</l>
<l>Tu di sguazzar ne l'acqua ti contenti;</l>
<l>Ogni miglior vivanda è mia pastura;</l>
<l>Di quanto mangia l'uom gustare ho in uso,</l>
<l>E non è parte ov'io non ficchi il muso.</l></lg>
<lg><l>Rodo il più bianco pane e il meglio cotto,</l>
<l>Che dal suo cesto la mia fame invita,</l>
<l>Buoni bocconi di focaccia inghiotto</l>
<l>Di granella di sesamo condita,</l>
<l>E fette di prosciutto e fegatelli</l>
<l>Con bianca veste ingrassanmi i budelli.</l></lg>
<lg><l>Non si tosto è premuto il dolce latte,</l>
<l>Ch'assaggio il cacio fabbricato appena;</l>
<l>Frugo cucine e visito pignatte</l>
<l>E quanto a l'uomo apprestasi da cena:</l>
<l>È mio qualunque cibo inzuccherato,</l>
<l>Che Giove stesso invidia al mio palato.</l></lg>
<lg><l>Non pavento di Marte il fiero aspetto,</l>
<l>E se pugnar si dee non fuggo o tremo.</l>
<l>De l'uomo anco talor balzo nel letto,</l>
<l>De l'uom ch'è sì membruto, e pur nol temo;</l>
<l>Anzi pian pian gli vo rodendo il piede,</l>
<l>E quei segue a dormir, nè se n'avvede.</l></lg>
<lg><l>Due cose io temo; lo sparvier maligno</l>
<l>E il gatto ch'è per noi sempre in agguato.</l>
<l>S'avvien che il topo cada in quell'ordigno</l>
<l>Che trappola si chiama, egli è spacciato;</l>
<l>Ma più che mai del gatto abbiam paura:</l>
<l>Arte non val con lui, non val fessura.</l></lg>
<lg><l>Non mangio ravanelli o zucche o biete;</l>
<l>Questi cibi non fan per lo mio dente.</l>
<l>E pur ne l'acqua voi null'altro avete:</l>
<l>Ben volentieri ve ne fo presente."</l>
<l>Rise la rana e disse: "Hai molta boria,</l>
<l>Ma dal ventre ti vien tutta la gloria.</l></lg>
<lg><l>Hanno i ranocchi ancor leggiadre cose</l>
<l>E ne gli stagni loro e fuor de l'onde.</l>
<l>Ciascun di noi sopra le rive erbose</l>
<l>Scherza a suo grado, o nel pantan s'asconde,</l>
<l>Perch'a la razza mia dal ciel fu dato</l>
<l>Notar ne l'acqua e saltellar nel prato.</l></lg>
<lg><l>Saper vuoi se 'l notar piaccia o non piaccia?</l>
<l>Montami su la schiena: abbi giudizio,</l>
<l>Sta saldo, e al collo gettami le braccia,</l>
<l>Che non t'abbi a cadere in precipizio:</l>
<l>Così verrai per quest'ignota via</l>
<l>Senza rischio nessuno a casa mia."</l></lg>
<lg><l>Così dicendo gli omeri gli porse.</l>
<l>Balzovvi il sorcio e con le mani il collo</l>
<l>Del ranocchio abbracciò che via sen corse,</l>
<l>E sopra il tergo seco trasportollo.</l>
<l>Ridea da prima il topo malaccorto,</l>
<l>Che si vedeva ancor vicino al porto.</l></lg>
<lg><l>Ma poi che in mezzo del pantan trovossi</l>
<l>E che la ripa omai vide lontana,</l>
<l>Conobbe il rischio, si pentì, turbossi,</l>
<l>Forte co' piè stringevasi a la rana,</l>
<l>Piangendo si dolea, svelleva i crini,</l>
<l>Il suo fallo accusava ed i destini.</l></lg>
<lg><l>Voti a Giove facea, pregava il cielo</l>
<l>Che soccorso gli desse in quell'estremo,</l>
<l>Sudava tutto, e ne gocciava il pelo;</l>
<l>Stese la coda in acqua, e, come un remo,</l>
<l>Dietro se la traea, girando l'occhio</l>
<l>Ora alla riva opposta ora al ranocchio.</l></lg>
<lg><l>Pallido alfin gridò: "Che reo cammino,</l>
<l>Che strada è questa mai! quando a la meta,</l>
<l>Deh quando arriverem? Quel bue divino</l>
<l>Così non conduceva Europa in Creta</l>
<l>Portandola per mar sopra la schiena,</l>
<l>Com'ora a casa sua questi mi mena."</l></lg>
<lg><l>Dicea, quand'ecco fuor de la sua tana</l>
<l>Con alto collo un serpe esce a fior d'onda:</l>
<l>Il topo inorridì, gelò la rana,</l>
<l>Ma questa giù ne l'acqua si profonda,</l>
<l>Fugge il periglio, e il topo sventurato</l>
<l>Lascia al talento de l'avverso fato.</l></lg>
<lg><l>Disteso ondeggia, e vòlto sottosopra</l>
<l>Il meschinel teneramente stride;</l>
<l>Col corpo e co le zampe invan s'adopra</l>
<l>Di sostenersi a galla: or quando vide</l>
<l>Ch'era già molle, e che il suo proprio pondo</l>
<l>Del lago già lo trascinava al fondo,</l></lg>
<lg><l>Co' calci la mortale onda spingendo,</l>
<l>Disse con fioca voce: "Alfin sei pago,</l>
<l>Barbaro Gonfiagote. Intendo, intendo</l>
<l>I tradimenti tuoi: su questo lago</l>
<l>Mi traesti per vincermi ne i flutti,</l>
<l>Chè vano era assalirmi a piedi asciutti.</l></lg>
<lg><l>Tu mi cedevi in lotta e al corso, e m'hai</l>
<l>Qua condotto a morir per nera invidia:</l>
<l>Ma da gli Dei giusta mercede avrai;</l>
<l>I topi puniran la tua perfidia;</l>
<l>Veggio le schiere, veggio l'armi e l'ira;</l>
<l>Vendicato sarò." Si dice, e spira.</l></lg></div1>

<div1><head>CANTO 2</head>

<lg><l>Leccapiatti, che allor sedea sul lido,</l>
<l>Fu spettator de l'infelice evento;</l>
<l>S'accapricciò, mise in vederlo un grido,</l>
<l>Corse a recar la nova, e in un momento</l>
<l>Di corruccio magnanimo e di sdegno</l>
<l>Tutto quanto avvampò de' topi il regno.</l></lg>
<lg><l>Banditori n'andàr per ogni parte</l>
<l>Chiamando i sorci a general consiglio.</l>
<l>Concorde si levò grido di Marte,</l>
<l>Mentre di Rodipan l'estinto figlio</l>
<l>Nel mezzo del pantan giacea supino,</l>
<l>Nè per anco a la ripa era vicino.</l></lg>
<lg><l>Tutti quel giorno appresso di buon'ora</l>
<l>Levarsi e a casa andàr di Rodipane.</l>
<l>Gli sedevano intorno, e quegli allora</l>
<l>Alzossi e prese a dire: "Ahi triste rane</l>
<l>Che a me recaro atroce, immenso affanno,</l>
<l>A voi tutti però comune è il danno.</l></lg>
<lg><l>Sciagurato ch'io son! tre figli miei</l>
<l>Sul più bello involò morte immatura:</l>
<l>Per lo ribaldo gatto un ne perdei;</l>
<l>Lo si aggraffò ch'uscia d'una fessura:</l>
<l>La trappola, con cui feroce e scaltro</l>
<l>L'uom fa strage di noi, men tolse un altro.</l></lg>
<lg><l>Restava il terzo, quel sì prode e vago,</l>
<l>A me sì caro ed a la moglie mia.</l>
<l>Da Gonfiagote a naufragar nel lago</l>
<l>Questi fu tratto. E che badiamo? Or via</l>
<l>Usciam contro le rane, armiamci in fretta.</l>
<l>Peran tutte, chè giusta è la vendetta."</l></lg>
<lg><l>Taciuto ch'ebbe il venerando topo,</l>
<l>Fecer plauso gli astanti al suo discorso;</l>
<l>"Armi," gridaro, "a l'armi"; e pronto a l'uopo</l>
<l>Venne di Marte il solito soccorso,</l>
<l>Che le persone a far via più sicure</l>
<l>L'esercito fornì de l'armature.</l></lg>
<lg><l>Di cortecce di fava aperte e rotte</l>
<l>In un punto si fer gli stivaletti</l>
<l>(Rosa giusto l'avean quell'altra notte);</l>
<l>Di canne s'aiutàr pe' corsaletti,</l>
<l>Di cuoio per legarle, e fu d'un gatto</l>
<l>Che scorticato avean da lungo tratto.</l></lg>
<lg><l>Gli scudi fur di quelle audaci schiere</l>
<l>Unti coperchi di lucerne antiche;</l>
<l>Gusci di noce furo elmi e visiere;</l>
<l>Aghi fur lance. Alfin d'aste e loriche</l>
<l>E d'elmi e di tutt'altro apparecchiata,</l>
<l>In campo uscì la poderosa armata.</l></lg>
<lg><l>De le ranocchie il popolo si scosse</l>
<l>A la triste novella. Uscito in terra;</l>
<l>E mentre consultavano qual fosse</l>
<l>L'improvvisa cagion di quella guerra,</l>
<l>Ecco venir Montapignatte il saggio,</l>
<l>Figlio del semideo Scavaformaggio.</l></lg>
<lg><l>Piantossi fra la turba, e la cagione</l>
<l>Di sua venuta espose in questi accenti:</l>
<l>"Uditori, l'eccelsa nazione</l>
<l>De' topi splendidissimi e potenti</l>
<l>Nunzio di guerra a le ranocchie invia</l>
<l>E le disfida per la bocca mia.</l></lg>
<lg><l>Rubabriciole vider co i lor occhi</l>
<l>In mezzo al lago, ove lo trasse a morte</l>
<l>Gonfiagote il re vostro. Or de' ranocchi</l>
<l>Quale ha più saldo cor, braccio più forte,</l>
<l>S'armi tosto e a pugnar venga con noi."</l>
<l>E detto questo fe' ritorno a i suoi.</l></lg>
<lg><l>Ne' ranocchi un tumulto allor si desta,</l>
<l>Di Gonfiagote il rege ognun si dole,</l>
<l>Trema e palpita ognun per la sua testa,</l>
<l>Nè l'amara disfida accettar vuole:</l>
<l>Ma de la funestissima novella</l>
<l>Per consolargli il re così favella.</l></lg>
<lg><l>"Cacciate, rane mie, questi timori,</l>
<l>Ch'io, come tutti voi, sono innocente;</l>
<l>Non date fede a i topi mentitori.</l>
<l>Ben so che certo sorcio impertinente;</l>
<l>Del notar che voi fate emulo e vago,</l>
<l>Si mise a l'acqua e s'affogò nel lago.</l></lg>
<lg><l>Nol vidi tuttavia quando annegossi,</l>
<l>Nè la cagione io fui de la sua morte.</l>
<l>Ma di color che a nocervi son mossi</l>
<l>Non è la razza vostra assai più forte?</l>
<l>Corriamo a l'arme, e de lo sciocco ardire</l>
<l>Ne la battaglia avrannosi a pentire.</l></lg>
<lg><l>Udite attentamente il pensier mio.</l>
<l>Ben armati porremci su la riva</l>
<l>Tutti là dov'ertissimo è il pendio.</l>
<l>Aspetteremo i topi, e quando arriva</l>
<l>La loro armata, tutti lor da l'alto</l>
<l>Costringeremo a far ne l'acqua un salto.</l></lg>
<lg><l>Così fuor d'ogni rischio in un sol giorno</l>
<l>Distruggerem l'esercito nemico,</l>
<l>Nè fia chi dal pantan faccia ritorno.</l>
<l>Date orecchio pertanto a quel che dico:</l>
<l>In assetto poniamci allegramente,</l>
<l>Chè sbrigheremci or or di quella gente."</l></lg>
<lg><l>Ubbidiscono a gara e con le foglie</l>
<l>De le malve si fanno gli schinieri;</l>
<l>Bieta da far corazze ognun raccoglie,</l>
<l>Cavoli ognun disveste a far brocchieri,</l>
<l>Di chiocciole ricopresi la testa,</l>
<l>E a far da mezza picca un giunco appresta.</l></lg>
<lg><l>Mentre vestita già con fiero volto</l>
<l>Sta l'armata sul lido e i topi attendo,</l>
<l>Giove a lo stuol de' numi in cielo accolto</l>
<l>Le due falangi addita, e a parlar prende:</l>
<l>"Vedete colaggiù quei tanti e tanti,</l>
<l>Emuli de' centauri e de' giganti?</l></lg>
<lg><l>Verran presto a le botte. Or chi di voi</l>
<l>Per li topi starà chi per le rane?</l>
<l>Giuro, o Palla che i topi aiutar vuoi,</l>
<l>Che presso a l'are tue si fan le tane,</l>
<l>Usano a i sacrifizi esser presenti,</l>
<l>E col naso t'onorano e co' denti."</l></lg>
<lg><l>Rispose quella: "O padre, assai t'inganni:</l>
<l>S'andasser tutti a casa di Plutone,</l>
<l>Per me non fiaterei, chè mille danni</l>
<l>Fanno a' miei templi, e guastan le corone</l>
<l>Che i devoti consacrano al mio nume,</l>
<l>E suggon l'olio, che si spegne il lume.</l></lg>
<lg><l>Ma quel che più mi scotta e quel che mai</l>
<l>Non m'uscirà di mente, è che persino</l>
<l>Mi rosero il mio velo. Io ne filai</l>
<l>La sottil trama. Era gentile e fino;</l>
<l>Ch'io l'avea pur tessuto: e già mel trovo</l>
<l>Tutto forato e guasto, ancor che novo.</l></lg>
<lg><l>Il peggio è poi ch'ognor mi sta dintorno</l>
<l>Il cucitor che vuol la sua mercede:</l>
<l>Pagar non posso, e quegli tutto il giorno</l>
<l>Mi viene appresso e la mercè mi chiede.</l>
<l>La trama, che già fecimi prestare,</l>
<l>Oggi nè tender posso nè pagare.</l></lg>
<lg><l>Ma i lor difetti hanno le rane ancora,</l>
<l>E pur troppo una sera io lo provai.</l>
<l>Ritornata dal campo a la tard'ora,</l>
<l>Stanchissima a posar mi collocai;</l>
<l>Ma dormir non potei nè chiuder gli occhi</l>
<l>Dal gracidare eterno de' ranocchi.</l></lg>
<lg><l>Vegliar dovei con fiero duol di testa</l>
<l>Fin quando spunta la diurna luce,</l>
<l>Allor che il gallo svegliasi e fa festa.</l>
<l>Orsù verun di noi schermo nè duce</l>
<l>Si faccia di costor che in guerra vanno:</l>
<l>Abbiasi chicchessia vittoria o danno.</l></lg>
<lg><l>Ferito esser potria da quelle schiere</l>
<l>Un nume ancor se fosse ivi presente.</l>
<l>Meglio è fuggire il rischio, ed a sedere</l>
<l>Star mirando la pugna allegramente."</l>
<l>Disse Palla: e a gli Dei piacque il consiglio:</l>
<l>Così piegaro a la gran lite il ciglio.</l></lg></div1>

<div1><head>CANTO 3</head>

<lg><l>Eran le squadre avverse a fronte a fronte,</l>
<l>E de le grida bellicose il suono</l>
<l>Per la valle eccheggiava e per lo monte;</l>
<l>Rotava il Padre un lungo immenso tuono,</l>
<l>E con le trombe lor mille zanzare</l>
<l>De la pugna il segnal vennero a dare.</l></lg>
<lg><l>Strillaforte primier fattosi avanti</l>
<l>Leccaluomo feria d'un colpo d'asta.</l>
<l>Non muor, ma su le zampe tremolanti</l>
<l>Lo sfortunato a reggersi non basta:</l>
<l>Cade, e a Fangoso Sbucatore intanto</l>
<l>Passa il corpo da l'uno a l'altro canto.</l></lg>
<lg><l>Quei tra la polve si ravvolge, e more;</l>
<l>Ma Bietolaio co l'acerba lancia</l>
<l>Trafigge al buon Montapignatte il core.</l>
<l>Mangiapan Moltivoce ne la pancia</l>
<l>Percosse e a terra lo mandò supino.</l>
<l>Mette uno strido e poi spira il meschino.</l></lg>
<lg><l>Godipalude allor d'ira s'accende,</l>
<l>Vendicarlo promette e un sasso toglie,</l>
<l>L'avventa, e Sbucator nel collo prende,</l>
<l>Ma per di sotto Leccaluomo il coglie</l>
<l>Improvviso con l'asta, e per la milza</l>
<l>(Spettacol miserando) te l'infilza.</l></lg>
<lg><l>Vuol fuggir Mangiacavoli lontano</l>
<l>De la baruffa, e sdrucciola ne l'onda;</l>
<l>Poco danno per lui, ma nel pantano</l>
<l>Leccaluomo traea da l'alta sponda,</l>
<l>Che rotto, insanguinato, e sopra l'acque</l>
<l>Spargendo le budella estinto giacque.</l></lg>
<lg><l>Paludano ammazzò Scavaformaggio;</l>
<l>Ma vedendo venir Foraprosciutti</l>
<l>Giacincanne perdessi di coraggio,</l>
<l>Lasciò lo scudo e si lanciò ne i flutti.</l>
<l>Intanto Godilacqua un colpo assesta</l>
<l>Al re Mangiaprosciutti ne la testa.</l></lg>
<lg><l>Lo coglie con un sasso, e a lui pel naso</l>
<l>Stilla il cervello e il suol di sangue intride.</l>
<l>Leccapiatti in veder l'orrendo caso</l>
<l>Giacinelfango d'una botta uccide.</l>
<l>Ma Rodiporro che di ciò s'avvede</l>
<l>Tira Fiutacucine per un piede.</l></lg>
<lg><l>Da l'erto lo precipita nel lago,</l>
<l>Seco si getta e gli si stringe al collo;</l>
<l>Finchè nol vede morto non è pago:</l>
<l>Se non che Rubamiche vendicollo.</l>
<l>Corse a Fanghin, d'una lanciata il prese</l>
<l>A mezza la ventresca, e lo distese.</l></lg>
<lg><l>Vaperlofango un po' di fango coglie,</l>
<l>E a Rubamiche lo saetta in faccia</l>
<l>Di motto ch'il veder quasi gli toglie.</l>
<l>Crepa il sorcio di stizza, urla e minaccia,</l>
<l>E con un gran macigno al buon ranocchio</l>
<l>Spezza la destra gamba ed il ginocchio.</l></lg>
<lg><l>Gracidante s'accosta allor pian piano,</l>
<l>E al vincitor ne l'epa un colpo tira.</l>
<l>Ei cade e sotto la nemica mano</l>
<l>Versa gli entragni insanguinati e spira</l>
<l>Ciò visto Mangiagran, da la paura</l>
<l>Lascia la pugna, e di fuggir procura.</l></lg>
<lg><l>Ferito e zoppo, a gran dolore e stento,</l>
<l>Saltando si ritragge da la riva,</l>
<l>Dilungasi di cheto, e lento e lento</l>
<l>Per buona sorte a un fossatello arriva.</l>
<l>Ne la zampa fra tanto a Gonfiagote</l>
<l>Rodipan vibra un colpo, e la percote.</l></lg>
<lg><l>Ma zoppicando il ranocchione accorto</l>
<l>Fugge, e d'un salto piomba nel pantano.</l>
<l>Il topo che l'avea creduto morto,</l>
<l>Stupisce, arrabbia, e gli sta sopra invano,</l>
<l>Chè del piagato re fatto avveduto</l>
<l>Correa Porricolore a dargli aiuto.</l></lg>
<lg><l>Avventa questi un colpo a Rodipane,</l>
<l>Ma non gli passa manco la rotella.</l>
<l>Così fra' topi indomiti e le rane</l>
<l>La zuffa tuttavia si rinnovella,</l>
<l>Quando improvviso un fulmine di guerra</l>
<l>Su le triste ranocchie si disserra.</l></lg>
<lg><l>Giunse a la mischia il prence Rubatocchi,</l>
<l>Giovane d'alto cor, d'alto legnaggio,</l>
<l>Particolar nemico de' ranocchi,</l>
<l>Degno figliuol d'Insidiapane il saggio,</l>
<l>Il più forte de' topi ed il più vago,</l>
<l>Che di Marte parea la viva imago.</l></lg>
<lg><l>Questi sul lido in rilevato loco</l>
<l>Si pone, e a' topi suoi grida e schiamazza;</l>
<l>Aduna i forti, e giura che fra poco</l>
<l>De le ranocchie estinguerà la razza.</l>
<l>E lo faria da ver: ma il padre Giove</l>
<l>A pietà de le misere si move.</l></lg>
<lg><l>"Oimè," dice a gli Dei, "che veggio in terra?</l>
<l>Rubatocchi il figliuol d'Insidiapane</l>
<l>Distrugger vuol con ostinata guerra</l>
<l>Tutta quanta la specie de le rane;</l>
<l>E forze avria da farlo ancor che solo;</l>
<l>Ma Palla e Marte spediremo a volo."</l></lg>
<lg><l>"E che pensiero è il tuo?" Marte rispose:</l>
<l>"Con gente di tal sorta io non mi mesco.</l>
<l>Per me, padre, non fanno queste cose,</l>
<l>E s'anco vo' provar, non ci riesco;</l>
<l>Nè la sorella mia dal ciel discesa</l>
<l>Faria miglior effetto in quest'impresa.</l></lg>
<lg><l>Tutti piuttosto discendiamo insieme:</l>
<l>Ma certo basteranno i dardi tuoi.</l>
<l>I dardi tuoi che tutto il mondo teme,</l>
<l>Ch'Encelado atterraro e i mostri suoi,</l>
<l>Scaglia de' topi ne l'ardita schiera,</l>
<l>E a gambe la darà l'armata intera."</l></lg>
<lg><l>Disse, e Giove acconsente e un dardo afferra;</l>
<l>Avventa prima il tuon ch'assordi e scota</l>
<l>Da' più robusti cardini la terra;</l>
<l>Indi lo strale orribilmente rota,</l>
<l>Lo scaglia, e fu quel campo in un momento</l>
<l>Pien di confusione e di spavento.</l></lg>
<lg><l>Ma il topo, che non ha legge nè freno,</l>
<l>Poco da poi torna da capo, e tosto</l>
<l>Vanno in rotta i nemici e vengon meno.</l>
<l>Ma Giove che salvargli ad ogni costo</l>
<l>Deliberato avea, truppa alleata</l>
<l>A rincorar mandò la vinta armata.</l></lg>
<lg><l>Venner certi animali orrendi e strani</l>
<l>Di specie sopra ogni altra ossosa e dura;</l>
<l>Gli occhi nel petto avean, fibre per mani,</l>
<l>Il tergo risplendente per natura,</l>
<l>Curve branche, otto piè, curva la testa,</l>
<l>Obliquo il camminar, d'osso la vesta.</l></lg>
<lg><l>Granchi, detti son essi, e a la battaglia</l>
<l>Lo scontraffatto stuolo appena è giunto</l>
<l>Che si mette fra' topi, abbranca, taglia,</l>
<l>Rompe, straccia, calpesta. Ecco in in punto</l>
<l>Sconfitto il vincitor, la rana il caccia,</l>
<l>E quel che la seguia fuga e minaccia.</l></lg>
<lg><l>Quei code e piè troncavano col morso,</l>
<l>E fecero un macello innanzi sera,</l>
<l>Fiaccando ogni arma ostil con l'aspro dorso,</l>
<l>E già cadeva il Sol, quando la schiera</l>
<l>De' topi si ritrasse afflitta e muta;</l>
<l>E fu la guerra in un sol dì compiuta.</l></lg></div1></body></text></TEI.2>
