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      <title>Il pellegrino apostolico</title>
      <author>Vincenzo Monti</author>
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    <extent>24 Kb in UTF-8</extent>
    <publicationStmt>
      <publisher>Biblioteca Italiana</publisher>
      <pubPlace>Roma</pubPlace>
      <date>2004</date>
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        <p>Questa risorsa digitale è liberamente accessibile per uso
              personale o scientifico. Ogni uso commerciale è vietato</p>
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      <title>Collezione BibIt</title>
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      <bibl>
        <title>Canti e poemi di Vincenzo Monti</title>
        <title type="part">v.</title>
        <author>Monti, Vincenzo</author>
        <editor id="ed">Carducci, Giosue</editor>
        <publisher>G. Barbera</publisher>
        <pubPlace>Firenze</pubPlace>
        <date>1886</date>
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                    <p>Tutti i materiali paratestuali della fonte cartacea non riconducibili alla
                      responsabilità dell'autore dell'opera sono stati soppressi nella versione
                      digitale</p>
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                      <p>Livello medio: controllo a video con collazione con edizione di
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                      <p>I simboli di citazione e di discorso diretto presenti sulla fonte cartacea
                        sono stati rappresentati sulla versione digitale</p>
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                      <p>I trattini di sillabazione a fine riga sono stati soppressi e le parole
                        ricomposte</p>
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        <term>851.6 - Poesia italiana. Periodo del rinnovamento, 1748-1814</term>
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<head>IL PELLEGRINO APOSTOLICO.<lb/>
POEMETTO IN OCCASIONE DEL VIAGGIO<lb/>
FATTO DA S.S PIO VI A VIENNA<lb/>
L'ANNO 1782.</head>
</front>




<body>
<div1><head>CANTO PRIMO.</head>
<lg>
<l>Sollecita nel ciel l'alba sorgea</l>
<l>Che su i flebili colli di Quirino</l>
<l>La gran partenza illuminar dovea;</l>
<l>E intrepido anelando al suo cammino</l>
<l>Già stavasi prostrato all'ara innante</l>
<l>Della chiesa l'augusto pellegrino.</l>
<l>La voce il gesto il mover delle piante</l>
<l>Non d'uom mortale, ma parea d'un dio:</l>
<l>Foco eran gli occhi, e foco era il sembiante.</l>
<l>Squallide e con lugùbre mormorío</l>
<l>Affollate le turbe in Vaticano</l>
<l>Traeansi a dirgli il doloroso addio;</l>
<l>Somiglianti ad un mar che da lontano</l>
<l>Fremer s'ode, o a gemente aura notturna</l>
<l>Che fa le selve lamentar pian piano.</l>
<l>Là dove nell'orror sacro dell'urna</l>
<l>Dorme di Pietro in sotterranea sede</l>
<l>L'apostolica polve taciturna,</l>
<l>Sul marmo trionfal sedea la Fede:</l>
<l>Più che la neve immacolato e schietto</l>
<l>Coprìala un velo dalla fronte al piede:</l>
<l>Ma la bellezza del celeste aspetto</l>
<l>Traspar più vaga da quel velo, e spira</l>
<l>Riverenza ed amor, tema e diletto.</l>
<l>Essa lo sguardo che penétra e gira</l>
<l>Fin sopra i cieli, e l'infernal trapassa</l>
<l>Ampia vorago di tormento e d'ira,</l>
<l>Profondamente sospirando abbassa,</l>
<l>E colla man la guancia si sostiene</l>
<l>Da pensier grave affaticata e lassa;</l>
<l>Ma di reina nel suo duol ritiene</l>
<l>La maestà pur anco, ed infiammarse</l>
<l>Il cuor si sente d'ardimento e spene.</l>
<l>Surse tosto, e sembrò nel suo levarse</l>
<l>La bianca nube che dal ciel caduta</l>
<l>Sul tabernacol folgorante apparse.</l>
<l>Corre all'eroe d'incontro, e lo saluta;</l>
<l>E, poichè in atto di gentil clemenza</l>
<l>Stettesi alquanto e riguardollo muta,</l>
<l>— O uom, disse, cui l'alta Intelligenza</l>
<l>Per me tragge a pugnar, per me che sono</l>
<l>Diva in ciel nata e d'immortal potenza,</l>
<l>Guardami, uom forte: io son che ti ragiono,</l>
<l>Io la figlia di Dio: guardami; e cura</l>
<l>D'un'afflitta ti prenda e del suo trono.</l>
<l>Piena è l'impresa di perigli e dura:</l>
<l>Ma fia bello il patir, begli i cimenti,</l>
<l>Se il mio spirto ti guida e t'assicura.</l>
<l>Le inspirate da me parole ardenti</l>
<l>Sono una spada che ferisce e sana,</l>
<l>E d'ambe parti penetrar la senti.</l>
<l>La ragion, che l'error doma ed appiana</l>
<l>E l'alme inonda de' bei raggi suoi,</l>
<l>È mia scorta e compagna, è mia germana.</l>
<l>Ella sul labbro degl'invitti eroi</l>
<l>Su la cui tomba io seggo, e per cui stetti</l>
<l>E del cui sangue mi nutría da poi,</l>
<l>Contro l'orgoglio degli umani affetti</l>
<l>Parlò sicura, e per le vie del vero</l>
<l>I cuor più schivi attrasse e gl'intelletti.</l>
<l>Or la mente dell'uom, per lo sentiero</l>
<l>Di fallace sofia, fattasi ancella</l>
<l>Di ree dottrine che vagar la fêro,</l>
<l>Somiglia a un mar cui torbido flagella</l>
<l>Assiduo soffio di contrario vento,</l>
<l>Che mesce il ciel coll'onda e la procella:</l>
<l>Ma su l'irato instabile elemento</l>
<l>E camminar su le tempeste io soglio,</l>
<l>Come sopra ben saldo pavimento.</l>
<l>Al mio grido pietoso al mio cordoglio</l>
<l>I mortali indurar l'alme sedotte,</l>
<l>E si formar nel petto un cuor di scoglio:</l>
<l>Ma uscir dal fianco delle balze rotte</l>
<l>I fonti io faccio limpidi e sinceri,</l>
<l>E traggo il giorno dalla fosca notte.</l>
<l>Per me confonde li Nabucchi alteri</l>
<l>Daniel fanciullo, e placan le tremanti</l>
<l>Donzelle gl'inflessibili Assueri.</l>
<l>Tu vanne, ardisci e parla. De' regnanti</l>
<l>Sta il cor nel pugno di quel Dio che frena</l>
<l>L'ale del lampo e i turbini sonanti. —</l>
<l>Disse; e sul volto dell'eroe serena</l>
<l>Rifulse, e raddoppiògli entro le ciglia</l>
<l>Mirabilmente del veder la lena.</l>
<l>Già più bianca si fea l'alba vermiglia</l>
<l>Ch'a tergo i corridor sentía del giorno:</l>
<l>Ei guarda, e il fere un'alta maraviglia.</l>
<l>D'ombrose vigne e di ruscelli adorno</l>
<l>Appargli un campo. Collinette apriche,</l>
<l>Verdi boschetti gli fan cerchio intorno.</l>
<l>Pascono al rezzo delle piante amiche</l>
<l>Ben cento greggi, e quinci e quindi ingombra</l>
<l>Fuma la spiaggia di capanne antiche.</l>
<l>L'aria era queta e di vapori sgombra:</l>
<l>Ma turbossi ad un tratto l'orizzonte,</l>
<l>E di pallore si coperse e d'ombra.</l>
<l>Pria diè vento la terra, e poi dal monte</l>
<l>Con orrendo silenzio orrenda emerse</l>
<l>Nube e giù scese in procellosa fonte.</l>
<l>Ahi quant'era terribile a vederse!</l>
<l>Di Dio lo spirto le gonfiava il grembo,</l>
<l>E tale al muto campo si converse.</l>
<l>E già squarciato d'ogni parte il lembo</l>
<l>Piovea grandine e fuoco: e palpitando</l>
<l>Fuggìan le genti dall'irato nembo.</l>
<l>Solo fra tanta tema un venerando</l>
<l>Pastor si stette, e denudò la testa,</l>
<l>Le palme al ciel pietosamente alzando.</l>
<l>Voce di tuono allor gridò: — T'arresta,</l>
<l>Angelo punitor: lungi la spada</l>
<l>Torci dal campo, e scendi alla foresta. —</l>
<l>Tacque: e il turbo al furor mutò la strada.</l>
<l>E qual recisa dalle curve ronche</l>
<l>Cader sul solco fa il villan la biada,</l>
<l>Tal fea quello balzar divelte e tronche</l>
<l>Le selve: e tutte per diversa via</l>
<l>Le fiere abbandonâr l'atre spelonche.</l>
<l>Cotal portento al pellegrin s'offría;</l>
<l>E mentre fise ei tienvi le pupille,</l>
<l>Dispar l'oggetto, e un altro lo disvía.</l>
<l>Immantinente ei mille vede e mille</l>
<l>Pronte a seguirlo angeliche figure</l>
<l>Affrettarsi e gittar lampi e faville.</l>
<l>Vede d'abisso le potenze oscure</l>
<l>Sbarrargli il passo, e in questo lato e in quello</l>
<l>Di fantasmi assalirlo e di paure.</l>
<l>Smunta il volto e con torvo occhio rubello</l>
<l>V'è l'invidia di lui vecchia nemica,</l>
<l>E primo degli eroi vanto e flagello:</l>
<l>V'è del vario Tarpéo tiranna antica</l>
<l>Maledicenza, che, il pugnal deposto,</l>
<l>L'anime di segreti odi nutrica:</l>
<l>V'è il falso zelo, che d'amor s'è posto</l>
<l>Una larva sul volto, e un cuor nel seno</l>
<l>Di demone crudel tiensi nascosto;</l>
<l>Ed altri mostri che diverse avieno</l>
<l>Di prudente virtù forme mentite</l>
<l>E le labbra stillanti di veleno.</l>
<l>Come alla voce di Gesù smarrite</l>
<l>Là nell'orto fatal caddero al suolo</l>
<l>Le turbe al grande tradimento uscite;</l>
<l>Così davanti al pellegrin d'un solo</l>
<l>Sguardo percosso sul negato calle</l>
<l>Cadde rovescio il temerario stuolo,</l>
<l>Che non osò seguirlo, ed alle spalle</l>
<l>A bestemmiar rimase e di sfacciato</l>
<l>Susurro empiè del Tevere la valle.</l>
<l>L'angel di Roma dalla fè chiamato</l>
<l>Alto allor si levò sul Vaticano,</l>
<l>E largo diede alla sua tromba il fiato;</l>
<l>Tromba a quelle simìl che del Giordano</l>
<l>Arrestâr l'onde stupefatte e fêro</l>
<l>Gerico rovinar spezzata al piano.</l>
<l>L'angelo della Senna e dell'Ibero,</l>
<l>E quel del Reno e quel dell'Alpi udillo,</l>
<l>E fecer plauso al difensor di Piero.</l>
<l>L'angel dell'Istro anch'esso al forte squillo</l>
<l>Destasi, e l'altro ad incontrar se 'n viene,</l>
<l>Pace gridando per lo ciel tranquillo.</l>
<l>Fin dentro il lago dell'eterne pene</l>
<l>Giunse il suon della tuba; e un cupo udissi</l>
<l>Doppio stridor di denti e di catene.</l>
<l>Trascorse ancor fra i lumi erranti e fissi:</l>
<l>E degli spirti a cui fur dati in cura</l>
<l>Forte l'orecchio rintronar sentissi.</l>
<l>Allor de Uriele più lucente e pura</l>
<l>Uscir del die la lampa imperatrice,</l>
<l>Bella nemica della notte oscura.</l>
<l>D'improvviso tepor dispensatrice</l>
<l>La gran face del sol tosto si mira</l>
<l>Rallegrar la pianura e la pendice.</l>
<l>Ovunque il passo imprime o il guardo gira</l>
<l>L'illustre viator, nuova virtude</l>
<l>Sente natura e la stagion respira.</l>
<l>Volea del verno le sembianze crude</l>
<l>Depor la terra innanzi tempo e presta</l>
<l>D'erbe e fiori ammantar le spiagge ignude;</l>
<l>Ogni arbor rinverdir volea la vesta,</l>
<l>E le nevi, del gel rotto il rigore,</l>
<l>Alle montagne liberar la testa:</l>
<l>Ma vietollo umiltà che del pastore</l>
<l>Venìa scorta e compagna; e intorno a lui</l>
<l>Parve del verno raddoppiar l'orrore.</l>
<l>Languido un'altra volta i raggi sui</l>
<l>Contrasse il sole, e il capo aureo lasciosse</l>
<l>Imbrunir da vapori erranti e bui.</l>
<l>Dal suo speco l'acquoso austro si mosse</l>
<l>E dalle nubi che la man stringea</l>
<l>E nevi e piogge furibondo scosse.</l>
<l>Tutta qual pria tornò contraria e rea</l>
<l>La gelata stagion, posta in obblìo</l>
<l>La deitade che passar dovea.</l>
<l>Le sue porte l'olimpo intanto aprío,</l>
<l>E calossi di fumo e foco mista</l>
<l>Nube che l'aria di fragranza empío:</l>
<l>L'ignea colonna imíta, che fu vista</l>
<l>Il ramingo guidar stanco Israello</l>
<l>Per lo deserto alla fatal conquista.</l>
<l>Ma la nube nel sen porta un drappello</l>
<l>D'invisibili altrui spirti moventi</l>
<l>Quale l'occhiute rote d'Ezechiello;</l>
<l>Spirti che di soavi almi concenti</l>
<l>Van ricreando l'aure innamorate</l>
<l>E raddolcendo della via gli stenti.</l>
<l>Pria le cure il travaglio e l'umiltate</l>
<l>Del buon pastor cantaro, che la vita</l>
<l>Pone in periglio per le agnelle amate:</l>
<l>Poi, stendendo a più grave arpa le dita,</l>
<l>Cantar quell'alto sdegno onde la terra</l>
<l>Fu sepolta nel pelago e punita;</l>
<l>E come l'arca fra l'orrenda guerra</l>
<l>Degl'irati elementi alto sul flutto</l>
<l>Galleggia e salva le montagne afferra:</l>
<l>Indi il roveto rammentar, che tutto</l>
<l>D'Orebbe apparve al pastorel famoso</l>
<l>Dalle fiamme ravvolto, e non distrutto:</l>
<l>Nè quel vello obliâr, che in rugiadoso</l>
<l>Molle terren su l'alba raccogliesti</l>
<l>Secco ed asciutto, o Gedeon dubbioso;</l>
<l>Onde di sangue madianito festi</l>
<l>Rosse le glebe, e di Giudea cattiva</l>
<l>Le pentite pupille alfin tergesti.</l>
<l>Tal era il canto e l'armonía festiva</l>
<l>Che al sacro pellegrino il cuor molcendo</l>
<l>Soavemente dalla nube usciva.</l>
<l>E già la balza del Soratte orrendo</l>
<l>Scoprìasi tutta, e nebuloso il piede</l>
<l>Il padre Tebro le venìa lambendo.</l>
<l>Dimentica del ciel spesso ivi riede</l>
<l>Di Silvestro a vagar l'ombra pensosa,</l>
<l>Innamorata dell'antica sede:</l>
<l>Onde il verno alla rupe erta e petrosa</l>
<l>Per riverenza a tanto ospite nume</l>
<l>Di nevi il capo più coprir non osa,</l>
<l>E zefiro gentil scuoter le piume</l>
<l>In sua stagion vi lascia, e folte al basso</l>
<l>Pender le spiche e tremolar sul fiume.</l>
<l>Sul limitar dello scavato sasso,</l>
<l>Ove al furor barbarico sottratto</l>
<l>Raccolse un tempo fuggitivo il passo,</l>
<l>Stavasi il veglio venerando in atto</l>
<l>D'uom che qualcuno attende e impaziente</l>
<l>Per soverchio aspettare omai s'è fatto;</l>
<l>Ed ecco che apparir vede repente</l>
<l>La portentosa nube, e più vicina</l>
<l>Farsi l'ascosa melodìa già sente.</l>
<l>Qual da un fiume talor la vespertina</l>
<l>Nebbia s'estolle, e dopo breve istante</l>
<l>Giù nella valle rotasi e declina;</l>
<l>Tal, la cima radendo delle piante,</l>
<l>D'un venticel portata in su le penne,</l>
<l>La celeste discese ombra aspettante.</l>
<l>Lieve d'incontro al pellegrin se 'n venne,</l>
<l>E lampeggiando in un gentil sorriso</l>
<l>Gli sfavillò su gli occhi e lo trattenne.</l>
<l>Videro dalle nubi l'improvviso</l>
<l>Splendor gli spirti ascosi, e ravvisaro</l>
<l>L'antico cittadin del paradiso.</l>
<l>Tosto il canto e le dolci arpe fermaro,</l>
<l>Chè agli atti al volto in lui desío cortese</l>
<l>Di favellar gran cose argomentaro.</l>
<l>S'appressâr tutte ad ascoltarlo intese</l>
<l>Quelle dive potenze. Allor di zelo</l>
<l>Fe l'ombra scintillar le labbra accese,</l>
<l>E a parlar cominciò. Spirti del cielo</l>
<l>Che dappresso l'udiste e di vostre ali</l>
<l>All'uman guardo gli faceste un velo,</l>
<l>Piacciavi di ridir, spirti immortali,</l>
<l>Ad un mortal le sue parole, e darmi</l>
<l>Lingua ed accenti al gran subbietto eguali</l>
<l>Se lice col pensier tanto levarmi.</l>
</lg></div1>
<div1><head>CANTO SECONDO.</head>
<lg>
<l>— Salve, l'ombra gridò, salve, aspettate</l>
<l>Buon pellegrino. Al tuo cammin felice</l>
<l>Arride folgorando il ciel placato.</l>
<l>Dio s'affacciò dall'orrida pendice</l>
<l>Dell'altissimo suo monte profondo</l>
<l>Che su l'altre montagne ha la radice:</l>
<l>Diede uno sguardo al sottoposto mondo</l>
<l>E il mondo vacillò. Cader sospinto</l>
<l>Temea del nulla nell'orror secondo.</l>
<l>La gran catena da cui pende avvinto</l>
<l>Scoteasi tutta, e alzarsi orribilmente</l>
<l>Parea la polve del creato estinto.</l>
<l>Càlmati, disse allor l'Onnipossente,</l>
<l>Càlmati, o mondo. — E al suon di sue parole</l>
<l>Quel tremendo fragor tacque repente.</l>
<l>Brillò sereno dall'olimpo il sole,</l>
<l>Riser campi e colline e in dolce aspetto</l>
<l>Si rabbellîr di rose e di viole.</l>
<l>O tu che calchi, ad alte imprese eletto,</l>
<l>Dell'eterno voler la traccia oscura,</l>
<l>Apri al mio dir l'orecchio e l'intelletto.</l>
<l>Non il silenzio sempre di natura</l>
<l>Nè dei venti la calma e delle stelle</l>
<l>I disegni di Dio compie e matura:</l>
<l>Talvolta ancor fra i lampi e le procelle</l>
<l>Più luminoso il suo pensier traluce</l>
<l>E le divine idee fansi più belle.</l>
<l>Ei padre e fonte d'inesausta luce</l>
<l>Pur circonda talor gli eterei troni</l>
<l>Di maestà caliginosa e truce;</l>
<l>Onde sotto il suo piè s'odono i tuoni</l>
<l>Ruggir profondamente e con baldanza</l>
<l>Mormorar le burrasche e gli aquiloni.</l>
<l>In questa di furor torba sembianza</l>
<l>Parla pur anco alla sua sposa, e il core</l>
<l>Col rigor ne cimenta e la costanza:</l>
<l>Quindi spesso le invía guerra e terrore;</l>
<l>Quindi gli affanni che funesti e rei</l>
<l>D'odio sembrano segno e son d'amore.</l>
<l>Nè da' barbari colli giebusei</l>
<l>Sempre il nemico turbine si scaglia</l>
<l>Che il raggio offusca di quegli occhi bei.</l>
<l>Nel seno di Sion fiera battaglia,</l>
<l>Fiero nembo si desta anco talora,</l>
<l>Che l'invitte sue torri urta e travaglia.</l>
<l>La bella Sulamite si scolora,</l>
<l>Che il vide rovinar su le fiorenti</l>
<l>Vigne d'Engaddi, e al ciel si volge e plora.</l>
<l>Odi il romor delle quadrighe ardenti</l>
<l>D'Aminadabbo irato, odi il bisbiglio</l>
<l>Dell'atterrito Giuda, odi i lamenti.</l>
<l>Tu che pietoso accorri al reo periglio</l>
<l>Della redenta Sulamite, e vai</l>
<l>In sul Danubio ad asciugarle il ciglio,</l>
<l>Cresci speme e coraggio; e senti omai</l>
<l>Come chiaro su te parla il destino</l>
<l>Là dell'abisso degli eterni rai.</l>
<l>Splenderà la tua gloria, o pellegrino,</l>
<l>Più che le chiome e le lucenti rote</l>
<l>Dell'astro che le porte apre al mattino.</l>
<l>D'intorno a te s'affolleran divote,</l>
<l>Siccome intorno al suo pastor le agnelle,</l>
<l>Le più barbare genti e più remote:</l>
<l>E tu la fè la caritade in elle</l>
<l>Accenderai col guardo e col sembiante,</l>
<l>Mille mietendo al ciel palme novelle.</l>
<l>Dietro a' tuoi passi estatica ed amante</l>
<l>Affrettarsi vedrai l'Europa intera,</l>
<l>L'orme baciando dell'auguste piante:</l>
<l>Dell'Istro la regal sponda guerriera</l>
<l>Vedrai di vele e popoli coperta</l>
<l>Vari di ciel di lingua e di maniera.</l>
<l>Come d'Orebbe la vallea deserta,</l>
<l>Quando piovve sul querulo Israele</l>
<l>Celeste cibo dalla nube aperta,</l>
<l>Tu pioverai sul popol tuo fedele</l>
<l>Lo spirto che securo a Pier già feo</l>
<l>Di Cafarnao calcar l'onda crudele;</l>
<l>Spirto che del Tesbite e d'Eliseo</l>
<l>Scaldò le invitte labbra, e tutta un giorno</l>
<l>La Palestina di portenti empieo.</l>
<l>Un'altra volta di Moabbo a scorno</l>
<l>Di Balamo la voce udrassi intanto</l>
<l>Con maraviglia risuonar d'intorno.</l>
<l>Quanto son belle le tue tende! oh quanto,</l>
<l>Alma Sion, leggiadro è il tuo stendardo,</l>
<l>E glorioso de' tuoi duci il vanto!</l>
<l>In Ascaln correa romor bugiardo,</l>
<l>Che in Babilonia ti dicea conversa</l>
<l>E schiava di tiranno empio e codardo;</l>
<l>Profanato l'altar, guasta e perversa</l>
<l>La tua dottrina, e te in un mar che bolle</l>
<l>Di sozzura e d'orror tutta sommersa.</l>
<l>Mentì l'orribil grido. Il tuo bel colle</l>
<l>Di fiori ancor si veste e d'arboscelli</l>
<l>Nudriti al fiato d'un'auretta molle.</l>
<l>I tuoi cedri famosi ancor son quelli:</l>
<l>Ancor son fresche per la rupe e monde</l>
<l>L'urne de' tuoi fatidici ruscelli.</l>
<l>Venite a dissetarvi alle bell'onde,</l>
<l>O mal accorte agnelle che succhiate</l>
<l>Del sozzo Egitto le cisterne immonde.</l>
<l>Quel buon Pastor che abbandonaste, ingrate,</l>
<l>Ecco ch'ei viene pellegrin pietoso</l>
<l>Fra' dirupi a cercarvi, o sconsigliate.</l>
<l>Egli è tutto sudante e polveroso:</l>
<l>Amor lo guida, Amor che al varco il prese</l>
<l>E tolse agli occhi suoi sonno e riposo.</l>
<l>Deh! voli una soave aura cortese,</l>
<l>Che dalla via gli tempri le fatiche</l>
<l>Fra le piene d'orror balze scoscese.</l>
<l>Stendete la vostr'ombra, o piante amiche:</l>
<l>E voi di fior spargetegli il sentiere,</l>
<l>O pastorelle del Saron pudiche.</l>
<l>Fra sì dolci d'amor note sincere</l>
<l>Verrai su l'Istro, e ti vedrai davanti</l>
<l>Le tedesche piegarsi aste e bandiere.</l>
<l>E le madri di gioia palpitanti</l>
<l>T'insegneran col dito ai pargoletti,</l>
<l>Con mille baci confondendo i pianti:</l>
<l>Ed essi delle madri al fianco stretti</l>
<l>Ti cercheran col guardo, e si dorranno</l>
<l>Che veloce trapassi e non aspetti,</l>
<l>Ed il picciolo mento allungheranno,</l>
<l>Onde sul folto della calca alzarse</l>
<l>Con avid'occhio e fanciullesco affanno.</l>
<l>Ecco intanto le grida raddoppiarse:</l>
<l>Ecco Giuseppe.... — A questo nome un foco</l>
<l>Del pellegrino sulle guance apparse:</l>
<l>Fu il cor che dentro si commosse, e poco</l>
<l>Di sè capace ritrovando il petto</l>
<l>Tentò co' balzi dilatarsi il loco.</l>
<l>Tenerezza e pietà, gioia e rispetto</l>
<l>Gli fêro assalto all'anima, e sul viso</l>
<l>Si spinser tutti con diverso affetto.</l>
<l>Del visibile fremito improvviso</l>
<l>S'avvide il parlator veglio canuto;</l>
<l>E il divin labbro aprendo ad un sorriso,</l>
<l>— Vedrai, seguìa, vedrai questo temuto</l>
<l>Eroe dell'Austria innanzi a cui vacilla</l>
<l>E stassi il mondo riverente e muto,</l>
<l>Non già truce il sembiante e la pupilla,</l>
<l>Qual sovente il mirâr la Molda e il Reno</l>
<l>Là tra il fumo di Marte e la favilla,</l>
<l>Ma placido gentil mite e sereno</l>
<l>Venirti incontro, e, come al padre il figlio,</l>
<l>Chinarsi, e palpitar stretto al tuo seno.</l>
<l>Oh palpiti d'amor non di periglio!</l>
<l>Oh regal bacio! oh memorando amplesso!</l>
<l>Oh d'alta providenza alto consiglio!</l>
<l>Le sue le tue virtù d'un nodo istesso</l>
<l>Si stringeranno, e si faran tra loro</l>
<l>Scambievole di rai dolce riflesso.</l>
<l>Aureo d'affetti l'amistà lavoro</l>
<l>Nelle vostr'alme tesserà, che poi</l>
<l>Fian del tempio di Dio base e decoro;</l>
<l>Finchè d'applausi carco, e degli eroi</l>
<l>Il più grande lasciando all'Istro in riva</l>
<l>Innamorato de' pensieri tuoi,</l>
<l>Alle contrade della tua giuliva</l>
<l>Difficil Roma tornerai lodato</l>
<l>Coll'invidia al tuo piè vinta e cattiva.</l>
<l>Ivi lungo di giorni ordin beato</l>
<l>Trarrai sicuro; e del tuo sacro impero</l>
<l>Salomon nuovo tranquillando il fato,</l>
<l>Auspice avventuroso e condottiero</l>
<l>Sarai del secol che s'appressa e chiede</l>
<l>Del tuo bel nome ornar l'anno primiero.</l>
<l>Questo è il voler di lui che al tuo cor diede</l>
<l>L'alto coraggio, e su l'avel lo scrisse</l>
<l>D'onde al sacro cammin movesti il piede. —</l>
<l>L'amica ambasciatrice ombra sì disse,</l>
<l>E girò gli occhi quai due soli: e il monte</l>
<l>Par che tutto di luce si vestisse,</l>
<l>Che poi si stese all'ultimo orizzonte;</l>
<l>E ne rise per giubilo la valle,</l>
<l>E traballonne d'Appennin la fronte;</l>
<l>Onde agitate su l'acute spalle</l>
<l>Si scomposer le nevi, e sciolte in fiumi</l>
<l>Giù per rotto dirupo aprirsi il calle.</l>
<l>Grondavan tutti delle balze i dumi,</l>
<l>E le colline rugiadose un nembo</l>
<l>Alzavan di gratissimi profumi.</l>
<l>Ma l'ombra già confusa erasi in grembo</l>
<l>Dell'angelica nube, che repente</l>
<l>Per abbracciarla avea squarciato il lembo.</l>
<l>Sparir la vide il pellegrin dolente,</l>
<l>E col guardo la nebbia accompagnando</l>
<l>Che portavala al cielo dolcemente,</l>
<l>Ed ambedue le palme alto levando,</l>
<l>— Padre, gridò, così t'involi, e lassi</l>
<l>Meco le cure del divin comando?</l>
<l>Meglio era che il mio corso anco mutassi.</l>
<l>Ma, se vuolsi che io resti e alle serene</l>
<l>Sedi d'Olimpo senza me tu passi,</l>
<l>Deh! narra a Pietro, se a incontrar ti viene,</l>
<l>Narra pietoso i miei disastri e tutte</l>
<l>Del suo fedele successor le pene. —</l>
<l>Disse; qual su l'erbe appaiono le stille</l>
<l>Delle nubi d'april scosse e produtte,</l>
<l>Che brillan tremolando a mille a mille</l>
<l>Davanti al sol che irradiale e percote,</l>
<l>Tal corse il pianto intorno alle pupille.</l>
<l>Si terse il pellegrin santo le gote;</l>
<l>E pien la mente della grande idea</l>
<l>Che inspirògli l'antico sacerdote,</l>
<l>Fiamme spargendo, ovunque il piè volgea,</l>
<l>D'amor di fede di pietà di zelo,</l>
<l>Corse oltre la gelata alpe Retea</l>
<l>Gli alti presagi ad avverar del cielo.</l></lg></div1></body></text></TEI.2>
