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    <titleStmt>
      <title>Odi di Orazio (1809)</title>
      <author>Giacomo Leopardi</author>
    </titleStmt>
    <extent>63 Kb in UTF-8</extent>
    <publicationStmt>
      <publisher>Biblioteca Italiana</publisher>
      <pubPlace>Roma</pubPlace>
      <date>2004</date>
      <idno>bibit001662</idno>
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        <p>Questa risorsa digitale è liberamente accessibile per uso
              personale o scientifico. Ogni uso commerciale è vietato</p>
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      <title>Collezione BibIt</title>
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      <bibl>
        <title>Tutte le opere</title>
        <author>Leopardi, Giacomo</author>
        <editor id="ed">Felici, Lucio</editor>
        <publisher>Lexis Progetti Editoriali</publisher>
        <pubPlace>Roma</pubPlace>
        <date>1998</date>
        <note>L'edizione elettronica fa riferimento al testo Entro dipinta gabbia. Tutti gli scritti inediti, rari e editi 1809-1810 di Giacomo Leopardi, a cura di M. Corti, Milano, Bompiani 1972.</note>
      </bibl>
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                    <p>Tutti i materiali paratestuali della fonte cartacea non riconducibili alla
                      responsabilità dell'autore dell'opera sono stati soppressi nella versione
                      digitale</p>
                  </samplingDecl>
                  <editorialDecl>
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                      <p>Livello medio: controllo a video con collazione con edizione di
                      riferimento</p>
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                      <p>I simboli di citazione e di discorso diretto presenti sulla fonte cartacea
                        sono stati rappresentati sulla versione digitale</p>
                    </quotation>
                    <hyphenation eol="none">
                      <p>I trattini di sillabazione a fine riga sono stati soppressi e le parole
                        ricomposte</p>
                    </hyphenation>
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      <date>800</date>
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    <langUsage><language id="ita">Italiano</language></langUsage>
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        <term>Traduzioni e volgarizzamenti</term>
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      <date>Data sconosciuta anteriore al 2000</date>
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      <item>Digitalizzazione</item>
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        <name>Marco Fucini e Sonia Sabelli</name>
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        <name>Carla Deiana</name>
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      <item>Validazione</item>
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<text>
<front>
<head>tradotte da Giacomo Leopardi nell'anno decimo dell'età sua essendo Precettore D. Sebastiano Sanchini</head></front>
<body><div1>
<head>I</head>
<div2>
<head>ODE I A MECENATE</head>
<argument><p rend="italic">Varj sono i genj degli uomini. Orazio protestasi di amare la Poesia, e specialmente la Lirica.</p></argument>
<lg>
<l>O tu, l'origine che trai da' Principi,</l>
<l>Mio gran presidio, cara mia gloria;</l>
<l>Di polve olimpica esser sul cocchio</l>
<l>Coperti prendono altri delizia;</l>
<l>Altri la stabile meta fissatane</l>
<l>Non tocca, e il nobile trionfo innalzano</l>
<l>Ai Dei, che tengono dominio amplissimo</l>
<l>Di quanto vedesi in terra nascere.</l>
<l>Che se i volubili Romani vogliono</l>
<l>Questo ad amplissimi onori eleggere:</l>
<l>Quei, se nel proprio granajo accoglie</l>
<l>Quanto ne' Libici campi si semina,</l>
<l>Il qual dilettasi i campi patrii</l>
<l>Aprir col vomere, mai neppur d'Attalo</l>
<l>Colle dovizie potrai rimuoverlo,</l>
<l>Che sulla Cipria barca non navighi</l>
<l>Nocchiero pavido il Mirto pelago.</l>
<l>Mercante timido del vento d'Affrica,</l>
<l>Ch'a burasca eccita i flutti Icarii</l>
<l>E loda l'ozio, e le delizie:</l>
<l>Dipoi rifabbrica le navi lacere,</l>
<l>Sendo insoffribile di restar povero.</l>
<l>Quelli si trovano, che non disprezzano</l>
<l>Le tazze solide di vino Massico,</l>
<l>E nulla curano il giorno lucido</l>
<l>Sotto un verde albero stesi or trascorrere,</l>
<l>Ora all'origine di un fonte limpido.</l>
<l>A molti piacciono i campi bellici,</l>
<l>Lo squillo tremulo del metal fulgido</l>
<l>Col flauto unisono, e l'esecrabili</l>
<l>Guerre alle misere donne. Al ciel gelido</l>
<l>Sta chi dilettasi d'alpestre caccia,</l>
<l>E della moglie già si dimentica.</l>
<l>O i cani sorgere la cerva facciano</l>
<l>O il cignal rompere tenti gli ostacoli,</l>
<l>Che intorno cingonlo alti, e fortissimi.</l>
<l>Dei dotti uomini corona l'Edera</l>
<l>Ai Dei mi eguaglia, e il bosco gelido,</l>
<l>E i balli celeri di Ninfe, e Satiri,</l>
<l>Dal volgar popolo mi disuniscono:</l>
<l>Che se raccoglie Euterpe i zuffoli,</l>
<l>Piace a Polinnia la lira Lesbica.</l>
<l>Che se fra Lirici vati mi numeri,</l>
<l>Toccherò il culmine dell'alto Empireo.</l>
</lg>
</div2>
<div2>
<head>ODE SAFFICA A CESARE AUGUSTO</head>
<argument><p rend="italic">Enumera le calamità, che aveano afflitto i Romani per la strage di Cesare. Dice che il solo Ottavio potea ristorar la Repubblica.</p></argument>
<lg>
<l>Assai di neve, e grandin ruinosa</l>
<l>Giove versò sulla città latina,</l>
<l>E i tempj colla destra imperiosa</l>
<l>Mandò in ruina</l>
</lg>
<lg>
<l>Afflitte, e tinte di pallor le genti</l>
<l>Temer, che il secol tristo risorgesse</l>
<l>Di Pirra, che doleasi de' portenti,</l>
<l>Che morte impresse:</l>
</lg>
<lg>
<l>Allorchè il numeroso de' delfini</l>
<l>Stuolo condusse Proteo a pascolare,</l>
<l>E costrinse sugl'alti gioghi alpini</l>
<l>Esso ad andare.</l>
</lg>
<lg>
<l>I pesci si posar degli olmi in cima,</l>
<l>E le Damme sull'onde procellose</l>
<l>Contrario a quel, che far soleano in prima</l>
<l>Nuotar paurose.</l>
</lg>
<lg>
<l>Il biondo Tebro dall'Etrusca sponda</l>
<l>Rivolte l'onde, demolì il vetusto</l>
<l>Atrio Real con piena furibonda,</l>
<l>E un tempio augusto.</l>
</lg>
<lg>
<l>Mentre indulgente alla cruciosa Moglie</l>
<l>Furioso troppo il traboccante fiume</l>
<l>Volge a sinistra ad appagar sue voglie</l>
<l>Le ondose spume.</l>
</lg>
<lg>
<l>I pochi giovanetti ascolteranno,</l>
<l>Che i cittadini immersi in pianto amaro</l>
<l>Contro di loro istessi, a loro danno</l>
<l>Volser l'acciaro;</l>
</lg>
<lg>
<l>Lo stesso acciar per cui con miglior dritto</l>
<l>Perir doveva il fiero e crudo Perso,</l>
<l>Per cui cadere egli dovea trafitto,</l>
<l>Nel sangue immerso.</l>
</lg>
<lg>
<l>E qual de' Numi dell'imperio ai mali</l>
<l>Chiamar potrà il Roman con voce mesta?</l>
<l>Con quai prieghi le Vergini Vestali</l>
<l>Chiameran Vesta?</l>
</lg>
<lg>
<l>Dal gran Giove a chi mai sarà commesso</l>
<l>D'espiar sì gran colpa...? Or vieni vinto</l>
<l>Dai nostri prieghi, Apol, vieni tu stesso</l>
<l>Di nube cinto.</l>
</lg>
<lg>
<l>O discendi, Ericina, se tu il vuoi,</l>
<l>A cui scherzan d'intorno amore, e riso,</l>
<l>O, Marte, vieni tu, se a' figli tuoi</l>
<l>Rivolgi il viso;</l>
</lg>
<lg>
<l>Già sazio ahimè d'assai lunga tenzone,</l>
<l>O tu, che godi del fragor guerriero,</l>
<l>E del feroce altier Marso Pedone</l>
<l>Il volto fiero.</l>
</lg>
<lg>
<l>O tu, mutato il tuo divino aspetto</l>
<l>Vieni fra noi dalla magion de' Dei,</l>
<l>Mercurio, tu, che sei di Cesar detto</l>
<l>Vindice, e il sei</l>
</lg>
<lg>
<l>Abbi qui fra di noi lungo soggiorno,</l>
<l>Nè mai aura leggier t'innalzi a volo,</l>
<l>Nè nostre colpe affrettino il ritorno</l>
<l>All'alto Polo.</l>
</lg>
<lg>
<l>Quì d'alloro immortal cingi la chioma</l>
<l>Piacciati d'esser detto, e Prence, e Padre,</l>
<l>Non lasciar, che de' Medi inulte in Roma</l>
<l>Vadan le squadre.</l>
</lg>
</div2>
<div2>
<head>ODE III.<lb/>
A VIRGILIO, CHE PARTE PER ATENE</head>
<argument><p rend="italic">Gli augura felice navigazione, e dipoi si volge a condannare la temerità degli uomini.</p></argument>
<lg>
<l>Così la Dea possente</l>
<l>Di cipro, e i lucidi fratelli d'Elena,</l>
</lg>
<lg>
<l>Degli austri e il Dio fremente,</l>
<l>O nave, regganti, e il vento Iapiga.</l>
</lg>
<lg>
<l>Tu, a cui Maro è commesso,</l>
<l>Deh porta agli Attici confini incolume</l>
</lg>
<lg>
<l>La metà di me stesso.</l>
<l>Cinti di quercia, e acciaro triplice</l>
</lg>
<lg>
<l>Fur quei, che al burascoso</l>
<l>Mare affidarono il legno fragile,</l>
</lg>
<lg>
<l>Nè temero il furioso</l>
<l>Euro, nè l'Affrico, nè il noto torbido,</l>
</lg>
<lg>
<l>Che l'Adria tiene in sorte,</l>
<l>Ed è il prim'arbitro di tutto il pelago.</l>
</lg>
<lg>
<l>Forse temè la morte</l>
<l>Quegli, che intrepido vide i cerulei</l>
</lg>
<lg>
<l>Mostri, e il vasto Oceàno,</l>
<l>E i scogli orribili d'Acroceraunia?</l>
</lg>
<lg>
<l>Il Dio divise invano</l>
<l>Dal crudo pelago le terre stabili,</l>
</lg>
<lg>
<l>Se le navi imprudenti</l>
<l>I guadi varcano inaccessibili.</l>
</lg>
<lg>
<l>Le ardite umane genti</l>
<l>Qualunque tentano gran scelleraggine.</l>
</lg>
<lg>
<l>Il figlio di Giapeto</l>
<l>Con sacrilegio portocci i folgori.</l>
</lg>
<lg>
<l>Allor l'irrequieto</l>
<l>Stuol di malefiche febri ci afflissero;</l>
</lg>
<lg>
<l>Morte non più rattenne</l>
<l>Il passo celere. Pel cielo Dedalo</l>
</lg>
<lg>
<l>Volò con non sue penne,</l>
<l>E si aprì l'adito Ercole a Stigia.</l>
</lg>
<lg>
<l>Tutto noi far possiamo,</l>
<l>Il ciel medesimo tentiam di prendere;</l>
</lg>
<lg>
<l>Empj non permettiamo,</l>
<l>Che il grand'Egìoco deponga i fulmini.</l>
</lg>
</div2>
<div2>
<head>ODE IV</head>
<argument><p rend="italic">Espone a L. Sestio l'amenità della primavera, e la comune necessità di morire.</p></argument>
<lg>
<l>Torna la primavera, e il verno sciogliesi,</l>
<l>Tornan le navi all'acquietato mare;</l>
<l>Nè copre il gelo i prati, e più non godono</l>
<l>La greggia, ed il cultor oziosi stare.</l>
</lg>
<lg>
<l>Già guida i cori suoi la Cipria Venere,</l>
<l>Danzano e Grazie, e Ninfe al Cinzio lume;</l>
<l>E stanca de' Ciclopi il forte braccio</l>
<l>Nell'arse sue fucine il Lennio Nume.</l>
</lg>
<lg>
<l>Or giova il capo ombrar di fronda Idalia,</l>
<l>O di fior, che sbucciò dal suol ridente;</l>
<l>Ora ne' boschi a Fauno immolar devesi</l>
<l>L'errante capro, oppur l'agna innocente.</l>
</lg>
<lg>
<l>Morte di pallor tinta inesorabile</l>
<l>La strada batte con ugual suo piede</l>
<l>Di piccola casuccia miserabile,</l>
<l>E d'alti regi la superba sede.</l>
</lg>
<lg>
<l>Brieve vita speranza lunga vietaci,</l>
<l>O Sestio, ti sovrasta il rio Destino,</l>
<l>E l'angusta, infernal, Plutonia reggia;</l>
<l>Dove non più sarai Signor del vino.</l>
</lg>
</div2>
<div2>
<head>AD AGRIPPA<lb/>
V. ODE SAFFICA</head>
<argument><p rend="italic">Dice, che le sue lodi si doveano scrivere da Vario, che egli non era atto a questo.</p></argument>
<lg>
<l>Vario, cigno d'Omero emulatore</l>
<l>Ti dirà vincitore, e i tuoi guerrieri</l>
<l>Quanto fecer su' navi, e sui destrieri</l>
<l>D'opra, e valore</l>
</lg>
<lg>
<l>Fragil non scuoto a tanto vol le piume,</l>
<l>Nè il fiero Achille, nè l'erranti vele</l>
<l>Cantar d'Ulisse; o Pelope crudele</l>
<l>È mio costume</l>
</lg>
<lg>
<l>Verecondo pudor tanto mi vieta</l>
<l>E di Cesar le lodi, e le tue Clio</l>
<l>Non vuol che scemi mai col verso mio</l>
<l>Umil poeta.</l>
</lg>
<lg>
<l>Chi potrà pinger degnamente avvolto</l>
<l>Marte di forte usbergo, o l'immortale</l>
<l>Merion di polve negro, o a' Numi eguale</l>
<l>Titide accolto?</l>
</lg>
</div2>
<div2>
<head>A MUNAZIO PLANCO.<lb/>
ODE VI</head>
<argument><p rend="italic">Loda il contado Tiburtino anteponendolo alle altre terre.</p></argument>
<lg>
<l>Altri Rodi inclita con dotta Musa</l>
<l>Loda, oppur Efeso, o tra due mari</l>
<l>La bella, e fertile Corinto chiusa;</l>
<l>O i campi Tessali, che al ciel son cari.</l>
</lg>
<lg>
<l>Altri pur lodano Delfo sacrata</l>
<l>Al Nume Apolline, o Tebe a Bacco;</l>
<l>Altri da Pallade Atene amata</l>
<l>Cantan con nobile verso, e non fiacco.</l>
</lg>
<lg>
<l>Altri coronano di verde oliva</l>
<l>Il capo, e lodano Argo, che armenti</l>
<l>Nutre, e la fertile Micen. La Diva</l>
<l>Giunone onorano con bei concenti.</l>
</lg>
<lg>
<l>Non mi delizia tanto il paziente</l>
<l>Spartano nobile, ed il terreno</l>
<l>Itaco fertile, quanto il corrente</l>
<l>Fonte d'Albunea, e il presto Anieno.</l>
</lg>
<lg>
<l>Molto mi piacciono i bei giardini,</l>
<l>Che i fonti bagnano, ed i ruscelli,</l>
<l>E del bel Tivoli i verdi pini,</l>
<l>Sovra cui scherzano canori augelli.</l>
</lg>
<lg>
<l>Non sempre l'Affrico soffia piovoso,</l>
<l>Ma dal ciel torbido le nubi oscure</l>
<l>Sgombra; o Munazio, sempre affannoso</l>
<l>Tu non devi essere per le tue cure.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma ben ricordati con dolce vino</l>
<l>Fugar la torbida, grave fatica,</l>
<l>O salvi il nobile nome Latino,</l>
<l>O stai di Tivoli all'ombra amica.</l>
</lg>
<lg>
<l>Quando la patria Teucro fuggiva,</l>
<l>E il crudo, e barbaro, fiero suo Padre,</l>
<l>Cinge le tempia di verde uliva,</l>
<l>E così esprimesi alle sue squadre.</l>
</lg>
<lg>
<l>Andremo, Assidui compagni fidi,</l>
<l>Dovunque portaci la nostra sorte,</l>
<l>Andremo a estranei ignoti lidi</l>
<l>Sotto gli auspicij di Teucro forte:</l>
</lg>
<lg>
<l>Con l'infallibile voce divina</l>
<l>Febo promiseci, che in nuova terra</l>
<l>Potremo eriggere noi Salamina</l>
<l>E forte, e nobile, atta alla guerra.</l>
</lg>
<lg>
<l>O forti uomini, che più sventure</l>
<l>Con me medesimo già sopportato</l>
<l>Avete, i torbidi pensieri, e cure</l>
<l>Scacciate unanimi con vino grato:</l>
</lg>
<lg>
<l>Quando la lucida, e bianca Aurora</l>
<l>Vedrassi sorgere sull'orizonte,</l>
<l>Lieti trascorrere potremo allora</l>
<l>Del vasto pelago l'immenso fonte.</l>
</lg>
</div2>
<div2>
<head>A LIDIA.<lb/>
ODE VII</head>
<argument><p rend="italic">Rimprovera Lidia, che allontana Sibari dagli esercizj cavallereschi.</p></argument>
<lg>
<l>Lidia dimmi perchè con arti nere</l>
<l>Sibari perder vuoi?</l>
</lg>
<lg>
<l>Per qual cagion fugge dall'armi fiere</l>
<l>Intento a' scherzi tuoi?</l>
</lg>
<lg>
<l>Perchè la polve non sopporta; e il sole</l>
<l>Nè col freno lupato</l>
</lg>
<lg>
<l>Bellicoso i cavalli domar vuole</l>
<l>Privo del ferro a lato?</l>
</lg>
<lg>
<l>Perchè sempre paventa il Tebro biondo,</l>
<l>E fugge d'affrontare</l>
</lg>
<lg>
<l>L'Emol; che più d'atro veleno immondo</l>
<l>Evita di toccare?</l>
</lg>
<lg>
<l>Perchè le braccia per pugnar meschine</l>
<l>Livide portar sdegna?</l>
</lg>
<lg>
<l>Perchè non lancia il dardo oltre il confine,</l>
<l>E mai nel Disco regna?</l>
</lg>
<lg>
<l>Perchè si asconde, come Achil fu detto,</l>
<l>Che si ascondesse quando</l>
</lg>
<lg>
<l>Ilio di forte assedio un dì fu stretto</l>
<l>Per il furto nefando;</l>
</lg>
<lg>
<l>Poichè temeva, che a una cruda morte</l>
<l>Il traesser le squadre</l>
</lg>
<lg>
<l>De' Licj armati, e il grand'Ettore forte,</l>
<l>Lungi dalla sua madre.</l>
</lg>
</div2>
<div2>
<head>A TALIARCO<lb/>
ODE VIII</head>
<argument><p rend="italic">Lo esorta ad ingannare il verno con dolci trattenimenti.</p></argument>
<lg>
<l>Vedi, che il gelido Soratte è candido</l>
<l>Di neve rigida, e i boschi piegano</l>
<l>Dal gel, che a' fiumi l'onda</l>
<l>Rattien tra sponda, e sponda.</l>
</lg>
<lg>
<l>Il freddo scaccia ponendo provido</l>
<l>Le legna ad ardere, e non ti spiaccia</l>
<l>Grato versar il vino</l>
<l>Dal vaso tuo Sabino.</l>
</lg>
<lg>
<l>Del resto lascia la cura ai vigili</l>
<l>Numi, che acchetano i venti, e i turbini, lo</l>
<l>Nè più vedrai d'intorno</l>
<l>Crollar cipresso, ed orno.</l>
</lg>
<lg>
<l>Di cercar lascia qual sia per essere</l>
<l>Il doman; goditi quanto concedeti</l>
<l>Il fato buono, o rio;</l>
<l>E non disprezzar Clio.</l>
</lg>
<lg>
<l>Finchè discostasi da te vecchiaja</l>
<l>In lotta esercita le membra giovani,</l>
<l>E cogli amici intorno</l>
<l>Godi festoso il giorno.</l>
</lg>
</div2>
<div2>
<head>A MERCURIO<lb/>
ODE IX</head>
<lg>
<l>Mercurio, figlio del sublime Atlante,</l>
<l>Tu, che saggio, e facondo un dì addestrasti</l>
<l>Alla palestra gli uomini, e che tante</l>
<l>Genti educasti:</l>
</lg>
<lg>
<l>Te canterò nunzio agli Dei gradito,</l>
<l>Della Lira maestro, ed inventore,</l>
<l>E dello scaltro latrocinio ardito,</l>
<l>Nasconditore.</l>
</lg>
<lg>
<l>Quando, se non rendevi i buoi rapiti,</l>
<l>Ti fea minaccie spaventose Apollo;</l>
<l>Pose poi fine alle feroci liti</l>
<l>Senz'armi al collo,</l>
</lg>
<lg>
<l>Priamo Ilio lasciando ed i Troiani,</l>
<l>Dietro tua scorta inganna i fìeri Atridi,</l>
<l>E i Tessalici fuochi, e gli empj e insani</l>
<l>Argivi infidi.</l>
</lg>
<lg>
<l>Grato agli Dei spingi con verga d'oro</l>
<l>L'alme agli Elisj fertili, e sereni,</l>
<l>E gli empj ai fieri regni del martoro</l>
<l>Pietoso meni.</l>
</lg>
</div2>
<div2>
<head>AD AUGUSTO<lb/>
ODE X</head>
<argument><p rend="italic">Loda gli Dei, e gli Eroi, e dipoi Augusto.</p></argument>
<lg>
<l>Qual uomo, qual Eroe, qual alto Dio</l>
<l>Con l'aurea canterò cetra canora?</l>
<l>I vanti di chi mai ricanta o Clio,</l>
<l>L'eco sonora?</l>
</lg>
<lg>
<l>O nelle ombrose sponde di Elicona,</l>
<l>O sovra Pindo, o sovra l'Emo algente,</l>
<l>Ove pronta seguì Orfeo, che suona</l>
<l>Selva, che il sente.</l>
</lg>
<lg>
<l>Orfeo, che in man recando il plettro aurato,</l>
<l>I venti, e i flutti furibondi affrena,</l>
<l>E le quercie, in udir suo canto grato,</l>
<l>Dietro si mena.</l>
</lg>
<lg>
<l>Che pria dirò del Nume genitore</l>
<l>Che gli uomin'regge, e i Dei con legge eterna,</l>
<l>E terra, e mare con benigno amore,</l>
<l>Saggio governa?</l>
</lg>
<lg>
<l>Onde niente maggior gli nasce al mondo,</l>
<l>Nulla dipoi gli vien, ha nulla uguale;</l>
<l>Ma pure all'alto onore a lui secondo</l>
<l>Pallade sale.</l>
</lg>
<lg>
<l>A te Bacco guerriero ancor dò lode,</l>
<l>E te non taccio o Vergin'cacciatrice,</l>
<l>Nè te Febo terribil'per la prode</l>
<l>Saetta ultrice.</l>
</lg>
<lg>
<l>Dirò d'Alcide, e i Semidei di Leda,</l>
<l>L'un vince, ed ai destrier l'altro pon' freno,</l>
<l>Dei quali, se nel ciel l'astro risieda</l>
<l>Grato, e sereno,</l>
</lg>
<lg>
<l>Dai scogli l'onda vedesi cadere,</l>
<l>Fuggon' le nubi, e i procellosi venti</l>
<l>E i flutti cheti pel divin volere</l>
<l>Scorrono lenti.</l>
</lg>
<lg>
<l>Incerto or son se dir io debba il fiero</l>
<l>Romolo, o il quieto regno di Pompilio,</l>
<l>O l'invitto Catone, o Giunio altero,</l>
<l>O Scauro, e Attilio.</l>
</lg>
<lg>
<l>Con nobil gratitudine dovuta</l>
<l>Emilio canterò di sua grand'alma</l>
<l>Prodigo, allorchè i Peni ebbero avuta</l>
<l>La prode palma</l>
</lg>
<lg>
<l>Canto Fabricio, e Curio atto alla guerra</l>
<l>Con chioma incolta, e da miseria dura</l>
<l>Camillo nato abitator di terra</l>
<l>Povera, e oscura.</l>
</lg>
<lg>
<l>La fama di Marcello occulta cresce</l>
<l>Qual albero, che sorge in sulla balza</l>
<l>E qual fra l'altre stelle Cinzia n'esce</l>
<l>Giulio s'innalza.</l>
</lg>
<lg>
<l>O Giove, tu, che vegli al ben del mondo,</l>
<l>Cui vollero i Destin Cesare dato</l>
<l>Tu primo imperi, ed ei regna secondo</l>
<l>Da tutti amato.</l>
</lg>
<lg>
<l>Egli, o raffreni i Parti infesti al soglio,</l>
<l>O innanzi al carro tragga i Seri avvinti,</l>
<l>O domi il fiero, e ardimentoso orgoglio</l>
<l>Degl'Indi vinti;</l>
</lg>
<lg>
<l>Di te minore reggerà le genti</l>
<l>Tu il cielo scorrerai con le tonanti</l>
<l>Ruote, e ne' boschi scaglierai gli ardenti</l>
<l>Strali fumanti.</l>
</lg>
</div2>
<div2>
<head>A BRUTO<lb/>
ODE XI</head>
<argument><p rend="italic">Sotto l'allegoria di una nave parla alla Republica, e la distoglie dal rinovellare la civil guerra.</p></argument>
<lg>
<l>O Nave, i torbidi flutti ti debbono</l>
<l>Portar nel pelago. Che fai? deh attieniti</l>
<l>Al porto, il lato è privo</l>
<l>Di rematore attivo.</l>
</lg>
<lg>
<l>Vedi, che l'Affrico percuote l'albero,</l>
<l>Le antenne gemono, e al fiero Oceano</l>
<l>Non regge la carena,</l>
<l>Priva di sarte, e lena</l>
</lg>
<lg>
<l>Esse non valgono tue vele deboli,</l>
<l>Nè il Dio propizio ti è nel periglio,</l>
<l>Sebben del Ponto figlia</l>
<l>Sei, e di gran famiglia.</l>
</lg>
<lg>
<l>Tu vanti il genere, e il nome inutile;</l>
<l>Ma nocchier timido non fida in lucide</l>
<l>Navi; deh temi il mare</l>
<l>E coi venti lottare.</l>
</lg>
<lg>
<l>Tu che pria tedio mi davi, e smania</l>
<l>Or desiderio mi apporti vigile;</l>
<l>Deh scansa le sassose</l>
<l>Cicladi insidiose.</l>
</lg>
</div2>
<div2>
<head>ODE XII</head>
<argument><p rend="italic">Vaticinio di Nereo sulla ruina di Troja.</p></argument>
<lg>
<l>Mentre traevasi Paride Ideo</l>
<l>Su nave frigia Elena, i venti</l>
<l>Calma l'odibile Nume Nereo</l>
<l>Per dir gl'infausti eventi.</l>
</lg>
<lg>
<l>Quella alla patria meni insensato,</l>
<l>Che il Greco a prendere verrà inimico;</l>
<l>Tuo laccio a sciogliere, ed atterrato</l>
<l>Resterà Ilio antico.</l>
</lg>
<lg>
<l>Quanti son umidi d'arso sudore;</l>
<l>Ahi quante cadono genti Troiane:</l>
<l>Già l'elmo Pallade persecutore</l>
<l>Appresta, e le ire insane.</l>
</lg>
<lg>
<l>Invan pel Ciprio favor feroce</l>
<l>Il crine adultero ti acconcerai;</l>
<l>Lungi dal Cretico stral ch'a Imen nuoce</l>
<l>Cantando versi andrai.</l>
</lg>
<lg>
<l>Invan lo strepito schivi, ed Ajace:</l>
<l>Lordo di polvere sarà il lucente</l>
<l>Crin: volgi il ciglio a Ulisse audace,</l>
<l>Fatale alla tua gente.</l>
</lg>
<lg>
<l>Non vedi Nestore? Perseguitare</l>
<l>Già veggio Teucro, ed il guerriero</l>
<l>Stenel non abile meno a guidare</l>
<l>Il celere destriero</l>
</lg>
<lg>
<l>Vedrai Merione; ecco Diomede</l>
<l>Di te và in traccia d'ognun più forte.</l>
<l>Qual cervo trepido, se il lupo vede</l>
<l>Fugge temendo morte:</l>
</lg>
<lg>
<l>L'erba dimentica ognor tremante,</l>
<l>E tutto lascia. Tal tu da esso</l>
<l>Fuggirai pavido, ed anelante.</l>
<l>Tanto non hai promesso!</l>
</lg>
<lg>
<l>È ver, che ad Ilio sdegnato Achille</l>
<l>Prolunga i torbidi dì: ma soggetti</l>
<l>All'ira Argolica, e alle faville</l>
<l>Saran gl'Iliaci tetti.</l>
</lg>
</div2>
<div2>
<head>ODE XIII</head>
<argument><p rend="italic">Palinodia a Tindaride offesa da lui con giambi satirici.</p></argument>
<lg>
<l>Di bella madre figlia</l>
<l>Più bella ancor; quel fine</l>
<l>Darai, che tu desideri</l>
<l>A rime mie meschine.</l>
</lg>
<lg>
<l>E se ti aggrada gettale</l>
<l>In ampia ardente brace,</l>
<l>Ovver fra gli atri vortici</l>
<l>D'Oceano vorace.</l>
</lg>
<lg>
<l>Non così ne' sacrarij</l>
<l>Cibel l'animo scuote;</l>
<l>Nè tale Apollo Pizio</l>
<l>Infiamma il sacerdote;</l>
</lg>
<lg>
<l>Nè così Bacco aggirasi;</l>
<l>Nè tali i Coribanti</l>
<l>I timpani percuotono</l>
<l>Acuti, e risuonanti:</l>
</lg>
<lg>
<l>Come lo sdegno accendesi,</l>
<l>Sdegno, che non spaventa</l>
<l>Il folgore terribile,</l>
<l>Che Giove irato avventa;</l>
</lg>
<lg>
<l>Nè il duro ferro Illirico;</l>
<l>Nè torbida procella</l>
<l>Del tempestoso pelago,</l>
<l>Nè fiamma, o avversa stella.</l>
</lg>
<lg>
<l>Dicesi che Prometeo</l>
<l>Allorchè infonder volle</l>
<l>Il vegetale spirito</l>
<l>Nel primo fango molle;</l>
</lg>
<lg>
<l>Dell'ira acerba, e fervida</l>
<l>Di leon fiero, e insano</l>
<l>L'istinto volle inchiudere</l>
<l>Nel nostro petto umano.</l>
</lg>
<lg>
<l>Questa di stragi orribili</l>
<l>L'albergo di Tieste</l>
<l>Empì, e in questa sorsero</l>
<l>Quelle cagion funeste</l>
</lg>
<lg>
<l>Per cui vinte già caddero</l>
<l>Forti cittadi, e mura,</l>
<l>Dove or fra spini vedesi</l>
<l>Inospital pianura.</l>
</lg>
<lg>
<l>Dunque raffrena l'animo;</l>
<l>Me ancora il primo ardore</l>
<l>Tentò, e de' giambi celeri</l>
<l>Amar mi fè il furore.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma in cose dolci or voglio</l>
<l>Cangiare l'ira antica,</l>
<l>Soltanto che propizia</l>
<l>Tu mi ritorni, e amica.</l>
</lg>
</div2>
<div2>
<head>A TINDARIDE<lb/>
ODE XIV</head>
<argument><p rend="italic">La invita ad una sua villa.</p></argument>
<lg>
<l>Talora cangia con il Lucretile</l>
<l>Liceo, il celere Fauno, e dal fervido</l>
<l>Raggio, e dal freddo vento</l>
<l>Guarda l'errante armento.</l>
</lg>
<lg>
<l>De' capri fetidi le mogli cercano,</l>
<l>E timo, e foglie per boschi cogniti;</l>
<l>Nè temono serpenti;</l>
<l>Ovver lupi frementi.</l>
</lg>
<lg>
<l>Da dolce fistola bella Tindaride</l>
<l>Risuonar s'odono le valli d'Ustica,</l>
<l>Che in bel declivio scende,</l>
<l>Nè vi son rupi orrende.</l>
</lg>
<lg>
<l>I Dei proteggono mia pietà tenera,</l>
<l>Ed il poetico estro. In gran copia</l>
<l>Avrai ben rusticale</l>
<l>Dal corno liberale.</l>
</lg>
<lg>
<l>Con cetra Teja dirai Penelope,</l>
<l>E Circe splendida; e la canicola</l>
<l>Potrai fuggir, ascosa</l>
<l>In ampia valle erbosa</l>
</lg>
<lg>
<l>Qui potrai bevere sotto di un albero</l>
<l>Il vino Lesbio, nè il Semelejo</l>
<l>Bacco pugnar vedrai,</l>
<l>Nè gli empj temerai.</l>
</lg>
</div2>
<div2>
<head>A QUINTILIO VARO<lb/>
ODE XV</head>
<argument><p rend="italic">Loda il vino, ma ne detesta l'abuso.</p></argument>
<lg>
<l>Pria della vite non piantare altr'arbore,</l>
<l>O Varo, di Catillo al muro intorno,</l>
<l>O nel fertile suol del vago Tivoli:</l>
<l>Poichè dal fato i sobrij han' tristo il giorno.</l>
</lg>
<lg>
<l>Nè d'altronde scacciar può le molestie,</l>
<l>Cui l'aspra inopia, o la milizia spiace.</l>
<l>Dapoichè bebbe il vin', o bella Venere,</l>
<l>Chi te non loda, e te Bacco vivace?</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma la pugna Centaurea con i Lapiti,</l>
<l>Che per il vin' s'accese: e Bacco atroce</l>
<l>Ai Traci, ci ammonisce di por limite</l>
<l>Al vin', che smoderato a tutti nuoce.</l>
</lg>
<lg>
<l>Quando i Sitonj di goder desìano</l>
<l>Il lecito, e l'illecito confondono.</l>
<l>Non te, o sincero Bacco agitar voglio</l>
<l>Nè i misterj scoprir, che foglie ascondono.</l>
</lg>
<lg>
<l>Rattieni, o Bromio il corno Berecinzio,</l>
<l>E i timpani sonori, e il cieco amore</l>
<l>Umiglia, che tradisce, e fede, e gloria,</l>
<l>E mostra del secreto il tolto onore.</l>
</lg>
</div2>
<div2>
<head>A MECENATE<lb/>
ODE XVI</head>
<argument><p rend="italic">Lo invita ad una cena frugale.</p></argument>
<lg>
<l>Berrai, o Mecenate, il debol vino</l>
<l>In tazze anguste, quale in vaso Greco</l>
<l>Rinchiusi quando i plausi del Latino</l>
<l>Ripetè l'eco:</l>
</lg>
<lg>
<l>E rimbombò del Tevere la riva,</l>
<l>E il Vaticano monte ripetèo</l>
<l>Del popolo le grida, e gli alti evviva,</l>
<l>Che a te si feo.</l>
</lg>
<lg>
<l>Il cecubo tu bevi dal Caleno</l>
<l>Torchio spremuto; ma il mio vin'non nasce</l>
<l>Nel bel Falerno, nè il fecondo, e ameno</l>
<l>Formian lo pasce.</l>
</lg>
</div2>
<div2>
<head>ODE XVII</head>
<argument><p rend="italic">Elogio d'Apollo, e di Diana.</p></argument>
<lg>
<l>Cantate, o Vergini, la bella Cinzia,</l>
<l>Cantate, o giovani, il biondo Apolline,</l>
<l>E insiem l'alma Latona</l>
<l>Diletta al Dio, che tuona.</l>
</lg>
<lg>
<l>Lei che deliziasi de' fiumi taciti,</l>
<l>De' boschi ombriferi, e del fredd'Algido</l>
<l>Dell'Erimantee selve,</l>
<l>Nidi d'irsute belve</l>
</lg>
<lg>
<l>Voi Tempe, o giovani cantate, e il patrio</l>
<l>Delo, e d'Apolline l'omero carico</l>
<l>Della fraterna cetra,</l>
<l>E dell'arco, e faretra.</l>
</lg>
<lg>
<l>Questi dal popolo, e dal gran Cesare</l>
<l>Lungi i contagij terrà, che al Persico,</l>
<l>Ed al popol Brittanno</l>
<l>Pei vostri voti andranno.</l>
</lg>
</div2>
<div2>
<head>AD ARISTIO FUSCO<lb/>
ODE XVIII</head>
<argument><p rend="italic">Dice, che l'uomo dabbene in qualunque luogo è sicuro.</p></argument>
<lg>
<l>O Fusco, quei, che son di colpa netti</l>
<l>Uopo non han di Mauro stral', ne d'arco,</l>
<l>Nè di turcasso di saette carco,</l>
<l>E dardi infetti.</l>
</lg>
<lg>
<l>O si volgano al Caucaso gelato,</l>
<l>O alle sirti del mare procelloso,</l>
<l>O dove i campi bagna il favoloso</l>
<l>Idaspe, aurato.</l>
</lg>
<lg>
<l>Mentre per un dubbioso, ermo sentiero</l>
<l>Errando vò d'ogni pensier sgravato,</l>
<l>Inerme nel sabin bosco ho fugato</l>
<l>Un lupo fiero.</l>
</lg>
<lg>
<l>Mostro simil non ha Daunia guerriera</l>
<l>Nelle alte selve; non ha l'Affricana</l>
<l>Nutrice dei lion, piaggia inumana</l>
<l>Più cruda fiera.</l>
</lg>
<lg>
<l>Pommi in sterili terre, ove non hanno</l>
<l>Gli alberi estivo zeffiro fecondo,</l>
<l>Quai parti vaste dell'immenso mondo</l>
<l>Da Giove han danno</l>
</lg>
<lg>
<l>Pommi del sol sotto le ardenti ruote,</l>
<l>In' terra inospitale, ed infelice;</l>
<l>Sol la virtù sicuro, e insiem felice</l>
<l>Rendermi puote.</l>
</lg>
</div2>
<div2>
<head>A VIRGILIO<lb/>
ODE XIX</head>
<argument><p rend="italic">Conforta Virgilio inconsolabile per la morte di Quintilio Varo.</p></argument>
<lg>
<l>Per morte si crudele al giusto pianto</l>
<l>Qual confin si dee porre? ah tu m'inspira</l>
<l>I lamenti, o Melpomen, tu che il canto</l>
<l>Usi e la lira.</l>
</lg>
<lg>
<l>Quintilio in sonno eterno adunque siede?</l>
<l>Non troveran la veritade umile,</l>
<l>Od il pudore, o l'incorrotta fede</l>
<l>Uomo simile.</l>
</lg>
<lg>
<l>Egli morì da molti deplorato;</l>
<l>Ma da niun piucchè mai da te, o Virgilio,</l>
<l>E chiedi ai Numi invano il sospirato</l>
<l>Fedel Quintilio.</l>
</lg>
<lg>
<l>Benchè agli alberi udir faccia il tuo canto</l>
<l>Del Tracio Orfeo più dolcemente; il sangue</l>
<l>No, non ritorna al fral, terreno ammanto</l>
<l>Freddo, ed esangue;</l>
</lg>
<lg>
<l>Che già Mercurio spinse a stigia nera.</l>
<l>Dura è la legge; ma ben può pazienza</l>
<l>Rattemperare l'aspra sorte, fiera,</l>
<l>Senza clemenza.</l>
</lg>
</div2>
<div2>
<head>ODE XX</head>
<argument><p rend="italic">Prega le Muse a cantare Elio Lamia.</p></argument>
<lg>
<l>Amico alle Callìopi</l>
<l>Io nel cretense mare</l>
<l>Farò tema, e mestizia,</l>
<l>Ai zefiri portare.</l>
</lg>
<lg>
<l>Non curo, qual Re domini</l>
<l>La fredda Artica sponda,</l>
<l>E qual timore, e doglia</l>
<l>Nel cuor Tridate asconda.</l>
</lg>
<lg>
<l>Dotta Pimplea Meonia,</l>
<l>Cui piace il fresco fonte,</l>
<l>Circonda del mio Lamia</l>
<l>Con vaghi fior la fronte.</l>
</lg>
<lg>
<l>Senza di te non valgono</l>
<l>I versi miei; con metro</l>
<l>Canoro canta Lamia,</l>
<l>E con il Lesbio pletro.</l>
</lg>
<lg>
<l>Insiem cotesto cantino</l>
<l>Le dotte tue sorelle,</l>
<l>E con sonanti lirici</l>
<l>Celebrin Lamia anch'elle.</l>
</lg>
</div2>
<div2>
<head>ODE XXI<lb/>
AI COMPAGNI</head>
<argument><p rend="italic">Li esorta a non attaccar risse in mezzo al vino.</p></argument>
<lg>
<l>Dei Traci è proprio fra il vin combattere;</l>
<l>Tal uso barbaro devesi togliere,</l>
<l>E insiem tener lontane</l>
<l>Da Bacco l'armi insane.</l>
</lg>
<lg>
<l>Le spade Persiche no non convengono</l>
<l>Alle bottiglie, e faci splendide;</l>
<l>Le grida empie acchetate,</l>
<l>E il cubito posate.</l>
</lg>
</div2>
<div2>
<head>ODE XXII </head>
<argument><p rend="italic">Finge, che l'ombra di Archita Tarentino preghi un Nocchiero a gettare un pugno di polvere sopra il suo cadavere insepolto.</p></argument>
<lg>
<l>O Archita, che l'arena innumerabile</l>
<l>Misurasti, e la terra e la marina</l>
<l>Di poca polve il dono miserabile</l>
<l>Ti copre nell'Italica Matina.</l>
</lg>
<lg>
<l>Che giova a te mortale i campi aerei,</l>
<l>E le regioni del rotondo cielo</l>
<l>Aver trascorso con la mente impavida,</l>
<l>Se di morte cader dovevi al telo?</l>
</lg>
<lg>
<l>De' Numi commensal morì ancor Tantalo,</l>
<l>E Titone del cielo abitatore,</l>
<l>Morì Minosse d'ogni arcan partecipe,</l>
<l>Di nuovo Euforbo ha l'infernale orrore.</l>
</lg>
<lg>
<l>Sebbene con lo scudo al sacro tempio</l>
<l>Rapito mostri d'Ilio la sventura</l>
<l>Colui, che a tuo giudizio non fu ignobile</l>
<l>Indagator del vero, e di natura.</l>
</lg>
<lg>
<l>Di nulla diede all'atra morte, e barbara,</l>
<l>Se non de' nervi il misero potere.</l>
<l>Un egual notte ognun attende, e devesi</l>
<l>Una sol volta a morte soggiacere.</l>
</lg>
<lg>
<l>Altri a Marte concedono le Furie;</l>
<l>Cagion di morte è a' naviganti il mare;</l>
<l>Vecchj, e giovani al rogo ognor s'addensano,</l>
<l>Nè puotesi Proserpina evitare.</l>
</lg>
<lg>
<l>Me ancor sommerse nell'Oceano Illirico</l>
<l>L'austro seguace del furioso Orione</l>
<l>Non ti spiaccia, o Nocchier, gittar di polvere</l>
<l>Sull'ossa non sepolte una porzione.</l>
</lg>
<lg>
<l>La tempesta, che l'euro all'onde Esperie</l>
<l>Minaccia piombi sulla Venosina</l>
<l>Selva, e da Giove, e da Nettun propizio</l>
<l>Abbi per l'opra tua mercè divina.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma se non curi colpa tal commettere,</l>
<l>Che a' posteri sarà di pena acerba,</l>
<l>Fors'anco a te gastigo memorabile,</l>
<l>Per la fierezza tua già si riserba.</l>
</lg>
<lg>
<l>Invendicato io non sarò, con vittime</l>
<l>De' Numi l'ira non potrai placare,</l>
<l>Sebben ti affretti, breve tempo restati,</l>
<l>Polve gitta tre volte, e torna in mare.</l>
</lg>
</div2>
<div2>
<head>AD ICCIO<lb/>
ODE XXIII</head>
<argument><p rend="italic">Lo deride avendo lasciato lo studio della filosofia, per seguire le armi.</p></argument>
<lg>
<l>Iccio, alla ricca Arabia</l>
<l>Invidia porti, e appresti</l>
<l>Di Saba ai Regi indomiti</l>
<l>Conflitti aspri, e funesti:</l>
</lg>
<lg>
<l>E al Rege formidabile</l>
<l>Delle regioni Mede</l>
<l>Speri, di lacci stringere</l>
<l>Arditamente il piede.</l>
</lg>
<lg>
<l>Dimmi qual vergin barbara</l>
<l>Tu potrai far cattiva, lo</l>
<l>Che dello sposo amabile</l>
<l>Facesti in campo priva?</l>
</lg>
<lg>
<l>Qual de' fanciulli teneri</l>
<l>Perito a trattar l'arco</l>
<l>Il vin ti vorrà mescere,</l>
<l>Di grati unguenti carco?</l>
</lg>
<lg>
<l>Chi negherà che possano</l>
<l>Tornar agli alti monti,</l>
<l>E indietro il passo volgere</l>
<l>Il fiume Tebro, e i fonti?</l>
</lg>
<lg>
<l>Se di Panezio i nobili</l>
<l>Libri, e le dotte carte</l>
<l>Di Socrate, che furono</l>
<l>Cercate in ogni parte,</l>
</lg>
<lg>
<l>Cangiar vuoi nell'Ispanica</l>
<l>Forte lorica ardita.</l>
<l>Migliore ognun credevati</l>
<l>Nella trascorsa vita.</l>
</lg>
</div2>
<div2>
<head>ODE XXIV</head>
<argument><p rend="italic">Fa voti ad Apollo per godere una vecchiezza prosperosa.</p></argument>
<lg>
<l>Quali preghiere un vate</l>
<l>Alza ad Apol divino,</l>
<l>In tazze a lui sacrate</l>
<l>Libando il primo vino?</l>
</lg>
<lg>
<l>Non chiede il biondeggiante</l>
<l>De Sardi amico grano,</l>
<l>Ovver l'oro abbondante</l>
<l>Del fertile Indiano.</l>
</lg>
<lg>
<l>Non i calabri armenti</l>
<l>Vogliono i suoi desiri,</l>
<l>Ovvero i flutti lenti</l>
<l>Dello scorrevol Liri.</l>
</lg>
<lg>
<l>Con la falce calena</l>
<l>Tagli la pingue vite,</l>
<l>Nella sua vigna amena</l>
<l>Lui ch'ebbe sorte mite.</l>
</lg>
<lg>
<l>In ampio vaso, aurato</l>
<l>Bea pur nobil mercante</l>
<l>Il vino commutato</l>
<l>Con balsamo fragrante,</l>
</lg>
<lg>
<l>Ch'ogni anno il vasto mare</l>
<l>Solca con ferma nave,</l>
<l>E ognor di merci rare</l>
<l>Carca la rende, e grave.</l>
</lg>
<lg>
<l>Mi pascono le ulive,</l>
<l>Cicoria, erbe odorose,</l>
<l>Nè d'altro le mie vive</l>
<l>Voglie più son bramose.</l>
</lg>
<lg>
<l>Apol, non ti domando</l>
<l>Superba, ampia ricchezza,</l>
<l>Ma sol versi cantando</l>
<l>Passar la mia vecchiezza.</l>
</lg>
</div2>
<div2>
<head>ODE XXV</head>
<argument><p rend="italic">Si ravvede della sua incredulità e confessa il potere di Giove.</p></argument>
<lg>
<l>Raro de' Numi adorator già fui</l>
<l>Quando seguij filosofia malefica,</l>
<l>E per i falsi errai sentieri sui.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ora ritorno al pristino cammino;</l>
<l>Poichè Giove scagliando il ratto folgore</l>
<l>Col cocchio scorse il cielo alto, e divino;</l>
</lg>
<lg>
<l>Onde gli erranti fiumi, e il vasto mondo,</l>
<l>E l'Atlantèo confine, e Stige scuotesi,</l>
<l>E d'Averno l'odioso orror profondo.</l>
</lg>
<lg>
<l>Col forte braccio il saggio Nume scuote</l>
<l>L'orgoglio, e l'ambizione, e innalza gli umili,</l>
<l>E all'infimo il sublime uguagliar puote.</l>
</lg>
<lg>
<l>A questo la fortuna aspra, e rapace</l>
<l>La superba grandezza invola, e toglie,</l>
<l>E di donarla a quello si compiace.</l>
</lg>
</div2>
<div2>
<head>ALLA FORTUNA<lb/>
ODE XXVI</head>
<argument><p rend="italic">La prega, che salvi Cesare che muove guerra ai Brittanni.</p></argument>
<lg>
<l>O Dea, che d'Anzio</l>
<l>Proteggi il tempio,</l>
<l>E puoi rivolgere</l>
<l>Trionfo in scempio,</l>
<l>E ad uomo ignobile</l>
<l>Possanza dar.</l>
</lg>
<lg>
<l>Te chiama supplice</l>
<l>Il contadino,</l>
<l>E di Bitinia</l>
<l>Chi con il pino</l>
<l>Il vasto pelago</l>
<l>Vuole solcar.</l>
</lg>
<lg>
<l>Te invoca il nobile</l>
<l>Daco guerriero</l>
<l>Lo Scita i popoli</l>
<l>Il Lazio fiero</l>
<l>Le madri regie</l>
<l>E i crudi Rè:</l>
</lg>
<lg>
<l>Onde non ecciti</l>
<l>Le genti all'armi</l>
<l>Nè abbatter voglia</l>
<l>I sculti marmi</l>
<l>Col forte, e instabile</l>
<l>Nemico piè.</l>
</lg>
<lg>
<l>Sempre precedeti</l>
<l>Necessitate,</l>
<l>Con mano ferrea</l>
<l>Punte spietate</l>
<l>Portando, e maglio,</l>
<l>E adunco uncin.</l>
</lg>
<lg>
<l>Siegue fè nobile</l>
<l>Bianco–velata</l>
<l>Benchè la candida</l>
<l>Veste cangiata</l>
<l>Dall'alte reggie</l>
<l>E Torce il cammin.</l>
</lg>
<lg>
<l>Del volgo arretransi</l>
<l>Le meretrici;</l>
<l>Vuote le lucide</l>
<l>Tazze gli amici</l>
<l>Il giogo sdegnano</l>
<l>Empj portar.</l>
</lg>
<lg>
<l>Dea salva Cesare</l>
<l>Volto ai Brittanni,</l>
<l>E i nuovi giovani,</l>
<l>Che gravi danni</l>
<l>A Oriente portano,</l>
<l>E al rosso mar</l>
</lg>
<lg>
<l>Ahi che ci apportano</l>
<l>Giusto pudore</l>
<l>De' nostri l'opere,</l>
<l>Ed il furore,</l>
<l>E verso i tempij</l>
<l>L'alta empietà!</l>
</lg>
<lg>
<l>Il Dio terribile</l>
<l>Non pose freno</l>
<l>Agli empj giovani.</l>
<l>La spada almeno</l>
<l>Tempra, che agli Arabi</l>
<l>Fatal sarà.</l>
</lg>
</div2>
<div2>
<head>ODE XXVII</head>
<argument><p rend="italic">Si congratula con Plozio Numida del suo felice ritorno dalla Spagna.</p></argument>
<lg>
<l>Con grato incenso, e con sonanti lirici,</l>
<l>Con bue di basse corna</l>
</lg>
<lg>
<l>Rendansi grazie ai Dei scorta di Plozio,</l>
<l>Che dall'Iberia torna.</l>
</lg>
<lg>
<l>Gli amici abbraccia, e caramente stringesi</l>
<l>Il dolce Lamia al cuore,</l>
</lg>
<lg>
<l>Memore che affidati un dì già furono</l>
<l>Ad un sol precettore;</l>
</lg>
<lg>
<l>E la pretesta insiem cangiar. Con Cretica</l>
<l>Pietra un tal dì si segni;</l>
</lg>
<lg>
<l>Le tazze di liquor grato si colmino,</l>
<l>La gioja ovunque regni.</l>
</lg>
<lg>
<l>Basso non vinca la bibace Damali</l>
<l>Di Bacco nel contrasto;</l>
</lg>
<lg>
<l>Spargansi rose, il breve giglio, e l'appio,</l>
<l>Fra il saporoso pasto.</l>
</lg>
</div2>
<div2>
<head>ODE XXVIII</head>
<argument><p rend="italic">La fuga, e la morte di Cleopatra.</p></argument>
<lg>
<l>Or si beva, ora si tessa</l>
<l>Indefessa</l>
<l>Danza nobile, e giocosa,</l>
<l>E odorosa</l>
<l>Or facciam l'ara de' Numi</l>
<l>Con vivande, e con profumi.</l>
</lg>
<lg>
<l>Pria ad ognuno era vietato</l>
<l>Il vin grato</l>
<l>Trar dall'ampia cella antica,</l>
<l>Se nemica</l>
<l>Minacciava empia Regina</l>
<l>All'Imperio la ruina.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ebra per dolce fortuna</l>
<l>Ella aduna</l>
<l>Turba amica all'empio soglio,</l>
<l>Ma l'orgoglio</l>
<l>Scemò Cesar con carena,</l>
<l>Dall'incendio salva appena.</l>
</lg>
<lg>
<l>E diè gelido timore</l>
<l>Al furore,</l>
<l>Lei premendo, che lontano</l>
<l>Dal Romano</l>
<l>Regno gia pel vasto mare;</l>
<l>Onde il fier mostro annodare.</l>
</lg>
<lg>
<l>Come intorno a umil colomba</l>
<l>Nibbio romba,</l>
<l>E qual celer uom feroce</l>
<l>Il veloce</l>
<l>Lepre siegue in sulla balza;</l>
<l>Tal Cleopatra Augusto incalza:</l>
</lg>
<lg>
<l>Che di morte generosa</l>
<l>Desiosa,</l>
<l>Non paventa il ferreo brando,</l>
<l>Nè cercando</l>
<l>Và col pin la strada oscura,</l>
<l>Onde star da ognun sicura.</l>
</lg>
<lg>
<l>La giacente reggia mira;</l>
<l>Nobil ira</l>
<l>Nel suo petto ancor si accende,</l>
<l>In man prende</l>
<l>Mortal aspide, e nel seno</l>
<l>Chiude il fiero, atro veleno.</l>
</lg>
<lg>
<l>Morte cruda! atroce morte</l>
<l>Ma la forte</l>
<l>Donna sdegna esser portata,</l>
<l>Qual privata</l>
<l>Dal nemico popol fiero,</l>
<l>Nel trionfo avverso, e altiero.</l>
</lg>
</div2>
<div2>
<head>AL SERVO<lb/>
ODE XXIX</head>
<argument><p rend="italic">Gli comanda che prepari senza lusso il convito.</p></argument>
<lg>
<l>L'altiero fasto Persico</l>
<l>Ho in odio, o servo vigile;</l>
<l>Sdegno corone nobili</l>
<l>Strette da nastro roseo.</l>
<l>Non ricercar purpurei</l>
<l>Fiori in giardino fertile;</l>
<l>Sol voglio il mirto semplice,</l>
<l>Sol questo, o fante, aggradami.</l>
<l>Il mirto deve rendere</l>
<l>Contento me, che bevere</l>
<l>Il vino in tazze concave</l>
<l>Sotto una vite voglio.</l>
</lg>
</div2>
</div1>
<div1>
<head>II</head>
<div2>
<head>AD ASINIO POLLIONE<lb/><lb/>
ODE I</head>
<argument><p rend="italic">Lo avverte, che lasciata una tragedia, che scriveva sulla guerra civile, attenda piuttosto a riordinar la Repubblica.</p></argument>
<lg>
<l>L'aspra civile guerra</l>
<l>Da Metello destata, e le discordie,</l>
<l>Gli eccessi, l'empietadi,</l>
<l>Della sorte gli scherzi, e le amistadi</l>
<l>De' Principi nemici,</l>
<l>Ed il ferro bagnato</l>
<l>Di caldo sangue ancor non espiato,</l>
<l>Opera perigliosa,</l>
<l>Ora a cantare imprendi,</l>
<l>E muovi le tue piante</l>
<l>Sovra del fuoco ancora sfavillante.</l>
</lg>
<lg>
<l>La tragica Melpomene</l>
<l>Per poco lasci la dogliosa scena:</l>
<l>Poichè prudente avrai</l>
<l>Del regno proveduto ai tristi guai,</l>
<l>Calzar potrai 'l coturno,</l>
<l>Pollion, del Senatore,</l>
<l>E de' miseri rei fido tutore,</l>
<l>A cui già nel Dalmatico</l>
<l>Nobil trionfo altero</l>
<l>Diè gloria alta, e immortale</l>
<l>Un decoroso alloro trionfale.</l>
</lg>
<lg>
<l>Col minaccioso squillo</l>
<l>De' corni assordi le atterrite orecchie,</l>
<l>Già risuonar si sente</l>
<l>Delle trombe il metallo, ed il furente</l>
<l>Cavaliere atterrisce</l>
<l>De' ferri lo splendore,</l>
<l>Spirar sembrano i duci alto terrore</l>
<l>Di polve ricoperti;</l>
<l>Al tuo poter soccombe,</l>
<l>Sommesso il mondo intero,</l>
<l>Trattane l'alma di Catone altero.</l>
</lg>
<lg>
<l>L'aspra Saturnia Giuno,</l>
<l>E gli altri Numi all'Affricano amici,</l>
<l>Che dall'inulta terra</l>
<l>Partiro nella fiera, e cruda guerra;</l>
<l>Dei vincitori i figli</l>
<l>Vittime offriro irati</l>
<l>Ai mani di Giugurta invendicati.</l>
<l>Qual campo dal Latino</l>
<l>Sangue innondato l'empia</l>
<l>Guerra non fè palese;</l>
<l>E la ruina del Roman paese?</l>
</lg>
<lg>
<l>Qual mai vorago, o fiume</l>
<l>L'aspra guerra ignorò? Di stragi empiuto</l>
<l>Qual non fu Daunio mare?</l>
<l>Quale sponda di sangue rosseggiare</l>
<l>Non fu veduta? O Musa,</l>
<l>Lascia la nenia Cea</l>
<l>Ardita di trattar; nella Dircea</l>
<l>Oscura grotta, ombrosa,</l>
<l>Meco ti assidi amica,</l>
<l>E con più dolce lira</l>
<l>Gentili carmi a me, Calliope inspira.</l>
</lg>
</div2>
<div2>
<head>A SALLUSTIO CRISPO<lb/>
ODE II</head>
<argument><p rend="italic">Biasima l'avarizia, loda la generosità.</p></argument>
<lg>
<l>Crispo, che dell'oro chiuso</l>
<l>Sotto il suol, sei sprezzator,</l>
<l>Al metallo il sol buon uso</l>
<l>Dà il suo fulgido splendor.</l>
</lg>
<lg>
<l>Proculejo pel fraterno</l>
<l>Amor sempre viverà,</l>
<l>E la fama al ciel superno</l>
<l>Il suo nome innalzerà.</l>
</lg>
<lg>
<l>Avrai più potente impero</l>
<l>Le tue brame col domar,</l>
<l>Che se il Gado, e il Dauno fiero</l>
<l>Tu potessi assoggettar.</l>
</lg>
<lg>
<l>Sitibonda, e tormentosa</l>
<l>Cresce l'idrope, e il pallor,</l>
<l>Se non togliesi l'acquosa</l>
<l>Cruda causa del languor.</l>
</lg>
<lg>
<l>Benchè in soglio il fier Fraate</l>
<l>Nuovamente posto fu,</l>
<l>Non perciò fra le beate</l>
<l>Genti il pone alma Virtù;</l>
</lg>
<lg>
<l>Che confonde il menzognero</l>
<l>Volgo, e dona il degno allor,</l>
<l>E sicuro regno altero,</l>
<l>A colui, che sprezza l'or.</l>
</lg>
</div2>
<div2>
<head>A DELIO<lb/>
ODE III</head>
<argument><p rend="italic">Dice doversi essere eguale e nella prospera e nell'avversa fortuna.</p></argument>
<lg>
<l>O mortal Delio, un animo</l>
<l>Simil nell'aspre cose</l>
<l>Di custodir ricordati,</l>
<l>E nelle prosperose,</l>
<l>E il fren vigile, e attento</l>
<l>Ognor poni al contento</l>
</lg>
<lg>
<l>Morir tu devi, o siano</l>
<l>Tuoi dì mesti, e infelici,</l>
<l>O steso sulla tenera</l>
<l>Erba, e su i prati aprici</l>
<l>Beva il Falerno vino</l>
<l>Sotto di un pioppo, o pino;</l>
</lg>
<lg>
<l>Che insieme aman congiungere</l>
<l>L'ombra, e le verdi fronde.</l>
<l>Là dove in bel declivio</l>
<l>Scende il ruscel coll'onde,</l>
<l>E tortuoso scorre</l>
<l>Tu puoi l'unguento porre.</l>
</lg>
<lg>
<l>Là reca il vin, le fragili</l>
<l>Vaghe, e purpuree rose,</l>
<l>Finchè ciò ti permettono</l>
<l>Le Parche invidiose,</l>
<l>E l'immatura etate,</l>
<l>E le molestie odiate.</l>
</lg>
<lg>
<l>Partir dovrai da' nobili</l>
<l>Palagi, ed all'albergo</l>
<l>Campestre dovrai volgere</l>
<l>Non volontario il tergo,</l>
<l>Gli argenti, e i campi amati</l>
<l>Ad altro saran dati.</l>
</lg>
<lg>
<l>Non giova trar I'origine</l>
<l>Dal grande Inaco, antico,</l>
<l>O sotto il cielo gelido</l>
<l>Dormire, umil mendico,</l>
<l>Che il ricco, il vile, il forte</l>
<l>Soggiacer deve a morte.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ognuno ha il fin medesimo,</l>
<l>Ognor l'urna funesta</l>
<l>Si scuote, ed il naviglio</l>
<l>Ognun porta alla mesta</l>
<l>Magion di duolo eterno,</l>
<l>Al cupo, e nero Averno.</l>
</lg>
</div2>
<div2>
<head>A SETTIMIO<lb/>
ODE IV</head>
<argument><p rend="italic">Loda l'amenità di Tivoli e di Tarento.</p></argument>
<lg>
<l>O tu, che a' fieri Cantabri,</l>
<l>Ed agl'Iberi indomiti,</l>
<l>Non che alle Sirti inospite</l>
<l>Un dì vuoi meco andar:</l>
</lg>
<lg>
<l>Là dove con la fervida</l>
<l>Acqua alle stelle s'ergono</l>
<l>L'onde spumanti, e turgide</l>
<l>Del Mauritanio mar.</l>
</lg>
<lg>
<l>A mia vecchiezza languida,</l>
<l>Ed ai sudori bellici</l>
<l>Sollievo apporti il Tivoli,</l>
<l>Che il Greco già piantò.</l>
</lg>
<lg>
<l>Che se le Parche il vietano,</l>
<l>Ai campi Lacedemoni</l>
<l>Grati agli armenti, e fertili</l>
<l>Oltre il Galeso andrò.</l>
</lg>
<lg>
<l>Più questa terra piacemi</l>
<l>D'ogni altra, ove fruttifere</l>
<l>Le olive sono, e liquido</l>
<l>Soave, e biondo è il mel.</l>
</lg>
<lg>
<l>Qui primavera florida,</l>
<l>E zeffiri durevoli,</l>
<l>E moderate, e tepide</l>
<l>Brume concede il ciel.</l>
</lg>
<lg>
<l>Quivi l'Aulon pinguissimo</l>
<l>Di dolce succo gravide</l>
<l>Matura uve, che vincono</l>
<l>Ogni altra nel sapor.</l>
</lg>
<lg>
<l>Noi queste terre aspettano,</l>
<l>Ivi di giuste lagrime</l>
<l>Tu bagnerai mie ceneri,</l>
<l>Col debito dolor.</l>
</lg>
</div2>
<div2>
<head>A POMPEO VARO<lb/>
ODE V</head>
<argument><p rend="italic">Si congratula con esso del suo felice ritorno in patria dopo la guerra civile.</p></argument>
<lg>
<l>Tu, che sei tra miei più fidi,</l>
<l>Con cui vidi</l>
<l>Il crudel fato vicino,</l>
<l>Seguitando le Romane</l>
<l>Armi insane,</l>
<l>Torni al popol di Quirino?</l>
</lg>
<lg>
<l>Teco spesso il dì nojoso</l>
<l>Fei giojoso</l>
<l>Col vuotar lieto, e contento</l>
<l>Colme tazze, e il crine ungendo,</l>
<l>E spargendo</l>
<l>Di odoroso, Assirio unguento.</l>
</lg>
<lg>
<l>Teco vidi il fiero campo,</l>
<l>E lo scampo</l>
<l>A me diè fuga veloce,</l>
<l>Quando fu virtude vinta,</l>
<l>E respinta</l>
<l>Fu la gente aspra, e feroce.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ma Mercurio in nuvol nero</l>
<l>Al guerriero</l>
<l>Popol volle me atterrito</l>
<l>Toglier, te trasportò l'onda</l>
<l>Furibonda</l>
<l>Fra le turme, e il ferro ardito.</l>
</lg>
<lg>
<l>Dunque a Giove umil, devoto</l>
<l>Sciogli il voto,</l>
<l>E dipoi l'affaticato</l>
<l>Fianco posa sotto l'ombra,</l>
<l>Da te sgombra</l>
<l>La tristezza, e il tedio odiato.</l>
</lg>
<lg>
<l>Nei bicchier politi, e mondi</l>
<l>Vino infondi,</l>
<l>E l'unguento, che odor spande</l>
<l>Da capace conca e tersa</l>
<l>Lieto versa;</l>
<l>Chi di fior verdi ghirlande</l>
</lg>
<lg>
<l>Vorrà tesser? Citerea</l>
<l>Alma Dea</l>
<l>Cui darà il Lenèo comando?</l>
<l>Non sarò men di Baccante</l>
<l>Folleggiante,</l>
<l>Teco i calici vuotando.</l>
</lg>
</div2>
<div2>
<head>A VALGIO<lb/>
ODE VI</head>
<argument><p rend="italic">Lo consola per la morte di Miste suo figliuolo.</p></argument>
<lg>
<l>Non sempre, o Valgio amico, umori acquosi</l>
<l>Cadon dal cielo ad irrigar la terra,</l>
<l>Nè del mar Caspio i flutti procellosi</l>
<l>A' naviganti ognor fan cruda guerra.</l>
</lg>
<lg>
<l>Non sempre il gel cuopre l'Armene sponde,</l>
<l>Nè del Gargano l'alte quercie ognora</l>
<l>Scuote Aquilon, le verdeggianti fronde</l>
<l>Agli orni antichi lascia, egli talora.</l>
</lg>
<lg>
<l>Tu sempre piangi il giovinetto estinto</l>
<l>Nè alle lagrime pon vespero il freno,</l>
<l>O sorga, o dal maggior Pianeta vinto</l>
<l>Del mar si asconda nell'ondoso seno.</l>
</lg>
<lg>
<l>Nestore il saggio con sì gran dolore</l>
<l>Non deplorò del figlio suo la morte</l>
<l>Nè le Frigie sorelle, e il genitore</l>
<l>Pianser di Troilo in modo tal la sorte.</l>
</lg>
<lg>
<l>Lascia di lagrimare, e le divine</l>
<l>Cantiamo opre di Augusto, ed il Nifate,</l>
<l>E lo Scita racchiuso entro il confine,</l>
<l>E il fiume unito a genti debellate.</l>
</lg>
<lg>
<l>Che con minor ferocia entro l'ondoso</l>
<l>Profondo seno i vortici raggira,</l>
<l>Nè al cielo innalza il flutto suo spumoso,</l>
<l>E men terrore a' naviganti inspira.</l>
</lg>
</div2>
<div2>
<head>A LICINIO<lb/>
ODE VII</head>
<argument><p rend="italic">Dice che si deve amare uno stato mediocre di fortuna.</p></argument>
<lg>
<l>Vivrai lieto, o Licinio,</l>
<l>Se al mare non adidi</l>
<l>Tropp'alto il legno celere,</l>
<l>E se gli opposti lidi</l>
<l>Non radi ognor fuggendo la procella.</l>
<l>Lui, che mediocritade aurata, e bella</l>
<l>Puote goder la misera,</l>
<l>E ingrata povertate</l>
<l>Non soffre, ed ei non abita</l>
<l>In reggie invidiate.</l>
</lg>
<lg>
<l>Più spesso i venti scuotono</l>
<l>Le quercie alte, e frondose,</l>
<l>E più funeste cadono</l>
<l>Le torri rovinose;</l>
<l>E il Dio percuote l'alta rupe, altera.</l>
<l>Un saldo petto ognora e teme e spera.</l>
<l>Da, e toglie il verno gelido</l>
<l>Il gran Padre celeste.</l>
<l>Non sempre, o amico, torbide</l>
<l>Le cose sono, e meste.</l>
</lg>
<lg>
<l>Talvolta al suon di cetera</l>
<l>Discioglie Clio la voce;</l>
<l>Spesso depone Apolline</l>
<l>Il dardo suo veloce.</l>
<l>Nelle sventure tue devi animoso</l>
<l>Restar; se il vento amico, e prosperoso</l>
<l>Ai voti tuoi propizio</l>
<l>Spirar vedi talora,</l>
<l>Tu dei le vele turgide</l>
<l>Ammainare allora.</l>
</lg>
</div2>
<div2>
<head>ODE VIII</head>
<argument><p rend="italic">Manda imprecazioni ad un albero, dalla di cui caduta era stato quasi oppresso.</p></argument>
<lg>
<l>In fatal dì, o funesto</l>
<l>Arbore t'avvivò l'empio cultore,</l>
<l>A danno de' nipoti,</l>
<l>E del campo ad obbrobrio, e disonore.</l>
<l>Al miserabil genitor le tempia</l>
<l>Egli spezzò. Con l'empia</l>
<l>Destra trattò i veneni,</l>
<l>Versò sangue ospitale</l>
<l>Colui; che te piantò legno fatale</l>
<l>Nel mio fertile, e ameno, amico campo</l>
<l>Appena al tuo cader trovai lo scampo.</l>
</lg>
<lg>
<l>Il rischio mal prevede</l>
<l>L'alma de' l'uomo. L'Affrican paventa</l>
<l>Il Bosforo, nè altronde</l>
<l>Periglio alcuno a lor mai si presenta.</l>
<l>Teme de' Parti il piè veloce, e il dardo</l>
<l>Il duce aspro, e gagliardo;</l>
<l>Ma rapirà le genti</l>
<l>Morte improvisa. Ahi quanto</l>
<l>Vidi vicino il regno aspro di Pianto,</l>
<l>E il minaccioso Eaco, ed accigliato,</l>
<l>E insiem l'ameno Eliso avventurato.</l>
</lg>
<lg>
<l>Te vidi, o Alceo, che i scogli</l>
<l>Della guerra, e del mar, con aurea lìra</l>
<l>Lieto cantavi. Il nero</l>
<l>Popolo ammutolito i carmi ammira,</l>
<l>Le pugne, e i regi fuggitivi ascolta</l>
<l>Avidamente folta;</l>
<l>E l'idra istupidita</l>
<l>Stende gli orecchi attenti,</l>
<l>Ed odon dell'Eumenidi i serpenti;</l>
<l>Son ricreati i rei, nè insegue Orione</l>
<l>La paurosa lince, ed il lione.</l>
</lg>
</div2>
<div2>
<head>A POSTUMO<lb/>
ODE IX</head>
<argument><p rend="italic">La brevità della vita.</p></argument>
<lg>
<l>Oimè trapassa,</l>
<l>Postumo amico,</l>
<l>Con piè veloce,</l>
<l>Con presto corso</l>
<l>La breve età.</l>
<l>Nè morte indomita,</l>
<l>Ovver la squallida</l>
<l>Vecchiezza languida</l>
<l>Rattien la nobile</l>
<l>Degna pietà.</l>
</lg>
<lg>
<l>Non se trecento</l>
<l>Carnosi tori,</l>
<l>In ogni giorno</l>
<l>Offristi al crudo,</l>
<l>Fiero Pluton;</l>
<l>Potresti torcere</l>
<l>Il piè da' l'orrida</l>
<l>Riviera Stigia</l>
<l>Dalla Tartarea</l>
<l>Nera magion:</l>
</lg>
<lg>
<l>Che in se racchiude</l>
<l>L'ampio Gerione,</l>
<l>E a Tizio fiero</l>
<l>Ne' l'onda avversa</l>
<l>Pon duro fren.</l>
<l>Quelli, che vissero,</l>
<l>O Regi, o poveri</l>
<l>Il guado debbono</l>
<l>Varcare, e al Tartaro</l>
<l>Andare in sen.</l>
</lg>
<lg>
<l>Invano il forte</l>
<l>Marte, crudele</l>
<l>Fuggir vorremo;</l>
<l>Invan del mare</l>
<l>Il flutto insan;</l>
<l>Invano l'umido</l>
<l>Aquilon, rigido,</l>
<l>Nel verno gelido</l>
<l>Dai corpi languidi</l>
<l>Terrem lontan.</l>
</lg>
<lg>
<l>Vedrem Cocito,</l>
<l>Che pigro scorre,</l>
<l>Il Danao germe,</l>
<l>Ed il punito</l>
<l>Sisifo ancor.</l>
<l>Lasciar si debbono</l>
<l>Agj e dovizie,</l>
<l>Nè allor verrannoti</l>
<l>Dietro quegli alberi,</l>
<l>Che pianti ognor:</l>
</lg>
<lg>
<l>Fuorchè il ferale,</l>
<l>Mesto cipresso.</l>
<l>Di degno erede</l>
<l>Sarà quel vino,</l>
<l>Che avesti già.</l>
<l>Ed egli in nobile</l>
<l>Convito, regio</l>
<l>Con mano prodiga,</l>
<l>Da tazza concava</l>
<l>Lo verserà.</l>
</lg>
</div2>
<div2>
<head>ODE X</head>
<argument><p rend="italic">Contro il lusso del secolo.</p></argument>
<lg>
<l>Or già le moli splendide</l>
<l>Poca terra al villan lasciar potranno;</l>
<l>Più spaziosi e celeri</l>
<l>Del Lucrin lago i stagni ora saranno,</l>
<l>E il platano frondoso</l>
<l>Sorpasserà l'altero olmo ramoso.</l>
</lg>
<lg>
<l>Per il terreno fertile</l>
<l>Spargerà la viola amici odori,</l>
<l>E insiem col mirto semplice</l>
<l>Olezzeranno i coltivati fiori,</l>
<l>E il lauro verdeggiante</l>
<l>Farà riparo, ed ombra al sol raggiante.</l>
</lg>
<lg>
<l>No che così di Romolo</l>
<l>Non prescrisser le leggi, o del provetto</l>
<l>Caton l'esempio nobile.</l>
<l>Il privato poder poco, e ristretto</l>
<l>Fu già ma il comun censo</l>
<l>Allor si ritrovò grande, ed immenso.</l>
</lg>
<lg>
<l>No non giungeva il portico</l>
<l>Alla decempedal, lunga misura,</l>
<l>Allor non disprezzavasi</l>
<l>Ereditario cespo, e l'alte mura,</l>
<l>E i sacri tempj pel tesoro regio</l>
<l>Con pietre si munìan di raro pregio.</l>
</lg>
</div2>
<div2>
<head>A GROSFO<lb/>
ODE XI</head>
<argument><p rend="italic">Non bastar le ricchezze per esser tranquillo.</p></argument>
<lg>
<l>Pace richiede ai Numi</l>
<l>Nocchier da venti spinto, e da tempeste,</l>
<l>Tostochè vide dalle nubi infeste</l>
<l>La luna, e gli astri ascosi;</l>
<l>L'ozio domanda il bellicoso Trace,</l>
<l>L'ozio l'armata nazion Persiana</l>
<l>Cui donarla non può gemma indiana.</l>
<l>Non sgombran la tristezza</l>
<l>L'oro, e gli augusti consolari fasci,</l>
<l>Nè discacciar si può l'affanno e il duolo,</l>
<l>Che move intorno ai regj tetti il volo.</l>
</lg>
<lg>
<l>Mensa frugal conforto</l>
<l>Apporta a' l'uom, nè il gelido timore,</l>
<l>O rea cupidità turba il sopore.</l>
<l>Perchè nel breve tempo</l>
<l>Che a viver dassi a noi molto cerchiamo?</l>
<l>Perchè clima cangiam? chi può se stesso</l>
<l>Fuggir se in patria a lui non è concesso</l>
<l>Il piè ripor? L'affanno</l>
<l>Poggia sù navi, e il cavalier non lascia,</l>
<l>De' cervi più veloce, e del furioso</l>
<l>Affrico avverso ognora e tempestoso.</l>
</lg>
<lg>
<l>Un cuor contento, e lieto</l>
<l>Il torbido avvenir punto non cura,</l>
<l>E pago resta ognor di sua ventura,</l>
<l>E il duol col riso calma.</l>
<l>Niuno è felice appien. L'illustre Achille</l>
<l>Presta morte rapì, noja, e stanchezza</l>
<l>A Titone apportò lunga vecchiezza,</l>
<l>E a me daranno i Numi</l>
<l>Quello, che forse a te sarà negato.</l>
<l>Intorno a te muggisce il pingue armento,</l>
<l>E nitrisce il caval destro, e non lento.</l>
</lg>
<lg>
<l>Tu cinto vai di un panno</l>
<l>Di murice affricano asperso e tinto</l>
<l>Ville a me diè, che care mi saranno</l>
<l>Il fato amico, e l'Apollineo instinto</l>
<l>Mi accese entro del cuore</l>
<l>Con fuoco almo, e gentile,</l>
<l>E conoscer mi fece il volgo vile.</l>
</lg>
</div2>
<div2>
<head>A MECENATE<lb/>
ODE XII</head>
<argument><p rend="italic">Dice non volergli sopravvivere.</p></argument>
<lg>
<l>Perchè speme fedel co' tuoi lamenti</l>
<l>Il sen mi strazj con crudel ferita?</l>
<l>Dispiace a me, spiace agli Dei possenti,</l>
<l>Che tu debba primiero uscir di vita.</l>
</lg>
<lg>
<l>Che se ti rapirà più presto il Fato</l>
<l>Che far mai debbo, o amico? inoperoso,</l>
<l>Debole resterò, disanimato,</l>
<l>Nè giorno alcuno avrò lieto, e giojoso.</l>
</lg>
<lg>
<l>Delusa non sarà mia fedeltate,</l>
<l>Insieme varcherem la Stigia nera,</l>
<l>Nè mi spaventeran le Furie odiate,</l>
<l>Nè il centimano Gìa, nè la Chimera.</l>
</lg>
<lg>
<l>Così volle il Destino, e il sommo Giove:</l>
<l>O la Libra mi guardi, o lo Scorpione,</l>
<l>Che nel dì del natale i mali piove,</l>
<l>O il freddo Capricorno, o l'Orione.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ad ambedue convien l'amica stella:</l>
<l>Te liberò dal raggio empio, e feroce</l>
<l>Del Dio la protezion fulgida, e bella,</l>
<l>E il fato ritardò presto, e veloce.</l>
</lg>
<lg>
<l>Quando in teatro alzò la folta gente</l>
<l>Un lieto evviva: e me opprimea cadendo</l>
<l>Un arbore, ma fu Fauno presente,</l>
<l>Ed amico rattenne il colpo orrendo.</l>
</lg>
<lg>
<l>Ora in tempio novello ornato d'oro,</l>
<l>Su d'ara sacra, e con devota mano</l>
<l>Vittima rendi ai Numi un giovin toro;</l>
<l>Io svenerò un agnel mite, ed umano.</l>
</lg>
</div2>
<div2>
<head>ODE XIII</head>
<argument><p rend="italic">Ai Grandi, che dimenticati della morte non pongon termine al fabbricare, e a dilatare le possessioni.</p></argument>
<lg>
<l>Non auree volte nel mio tetto splendono,</l>
<l>Non l'avorio Indiano,</l>
</lg>
<lg>
<l>Nè travi Imezzie le colonne premono,</l>
<l>Scolte in sasso Affricano,</l>
</lg>
<lg>
<l>Nè ardito penetrai la reggia Attalica,</l>
<l>Qual ricco erede ignoto,</l>
</lg>
<lg>
<l>Nè l'ostro Argivo la consorte filami</l>
<l>Del cliente devoto.</l>
</lg>
<lg>
<l>Mi cerca il ricco, ed ho di fede, e vivido</l>
<l>Ingegno alta sorgente,</l>
</lg>
<lg>
<l>Nè più richiedo ai Numi, ovvero al nobile</l>
<l>Dolce amico possente:</l>
</lg>
<lg>
<l>Sono felice appien godendo placido</l>
<l>Del campo mio Sabino:</l>
</lg>
<lg>
<l>L'un dì respinge l'altro, e Cinzia vedesi</l>
<l>Mancar nel ciel divino.</l>
</lg>
<lg>
<l>Tu prossimo a morir di ciò scordevole</l>
<l>Innalzi moli altere,</l>
</lg>
<lg>
<l>E allarghi i lidi dove a Baja orribile</l>
<l>Guerra fan l'onde nere,</l>
</lg>
<lg>
<l>E non pone la terra immota, e stabile</l>
<l>Al tuo desir confine.</l>
</lg>
<lg>
<l>Tu svelli avaro ancor dal suolo i limiti</l>
<l>Delle ville vicine,</l>
</lg>
<lg>
<l>Ed oltrepassi de' clienti i termini,</l>
<l>E sono discacciati</l>
</lg>
<lg>
<l>Uomini, e donne, che nel grembo portano</l>
<l>I figlj ed i penati.</l>
</lg>
<lg>
<l>Eppur non hanno nell'oscuro Tartaro</l>
<l>Magione più sicura</l>
</lg>
<lg>
<l>I ricchi. Che più cerchi? ha eguale il povero,</l>
<l>E il Rè la sepoltura;</l>
</lg>
<lg>
<l>Nè Prometeo potè il nocchier corrompere</l>
<l>Del nero atro Cocito</l>
</lg>
<lg>
<l>Che freno pone al fiero, e crudo Tantalo,</l>
<l>Ed al suo germe ardito.</l>
</lg>
<lg>
<l>Egli chiamato, o no quei, che soffrirono</l>
<l>L'ingiusta povertate</l>
</lg>
<lg>
<l>Accoglie, e porta de' l'Eliso amabile</l>
<l>Alle sedi beate.</l>
</lg>
</div2>
<div2>
<head>ODE XIV</head>
<argument><p rend="italic">Lodi di Bacco.</p></argument>
<lg>
<l>Semelejo vid'io, credete, o posteri,</l>
<l>Alle ninfe insegnare i carmi ascoso,</l>
<l>E i Satiri le acute orecchie stendere.</l>
<l>Evoè, Bacco; torbido, e vinoso</l>
<l>Contento, e gioja invade a me la mente</l>
<l>E freme di te pieno il petto ardente.</l>
</lg>
<lg>
<l>Perdona, o Bromio, tu, che il tirso carico</l>
<l>D'edera in mano reggi, e di cantare</l>
<l>Del vino i fonti mi concedi, e gli alberi</l>
<l>Ricchi di mele, e il latte celebrare,</l>
<l>E le Baccanti, e il serto nuziale</l>
<l>Di tua consorte in ciel fatto immortale.</l>
</lg>
<lg>
<l>Non mi negar, che celebri di Penteo</l>
<l>La distrutta magione, e il Trace ucciso.</l>
<l>Tu i flutti domi, tu assoggetti il pelago,</l>
<l>E in luoghi alpestri tu di mosto intriso</l>
<l>Allacci con ritorte serpentine</l>
<l>Senza periglio alle Baccanti il crine.</l>
</lg>
<lg>
<l>Tu allorquando i giganti al ciel salivano</l>
<l>Reco scacciasti di Lion co' denti;</l>
<l>Benchè fosti creduto alle volubili</l>
<l>Danze atto solo; nondimen le ardenti</l>
<l>Guerre susciti, e fai nascer la pace</l>
<l>Possente mediator guerriero audace.</l>
</lg>
<lg>
<l>Nel regno di Pluton te vide Cerbero,</l>
<l>Ornato il capo d'aureo corno altero,</l>
<l>Nè ti oltraggiò, ma ti ubbidì la mobile,</l>
<l>Lunga coda agitando, e quando il nero</l>
<l>Tornasti a ripassar, tartareo fiume</l>
<l>Umil ti riverì qual alto Nume.</l>
</lg>
</div2>
<div2>
<head>ODE XV<lb/>
A MECENATE</head>
<argument><p rend="italic">La metamorfosi del Poeta in cigno.</p></argument>
<lg>
<l>Con le penne inusitate</l>
<l>Sopra il suol m'innalzerò,</l>
<l>E biforme ardito vate</l>
<l>Le cittadi io lascierò.</l>
</lg>
<lg>
<l>E per sempre il rio livore</l>
<l>Da me vinto ora sarà,</l>
<l>E il funesto aspro dolore</l>
<l>Da me ognor lontano andrà.</l>
</lg>
<lg>
<l>Non io figlio di mendico</l>
<l>Genitor potrò perir,</l>
<l>Nè di te diletto amico</l>
<l>All'Averno dovrò gir.</l>
</lg>
<lg>
<l>Già di scabra mi rivesto,</l>
<l>Aspra pelle, e in bianco augel</l>
<l>Son cangiato, agile, e presto</l>
<l>Già m'innalzo inverso il ciel.</l>
</lg>
<lg>
<l>Più di Dedalo veloce</l>
<l>Verso il Bosforo n'andrò,</l>
<l>E sciogliendo la mia voce</l>
<l>L'aspre Sirti io mirerò.</l>
</lg>
<lg>
<l>Mi vedranno il Daco altero,</l>
<l>E l'Asiatica nazion,</l>
<l>Sarò noto al dotto Ibero,</l>
<l>Ed al Gallo, ed al Gelon.</l>
</lg>
<lg>
<l>Cessa omai da' tuoi lamenti,</l>
<l>Dolce amico, e dal dolor,</l>
<l>Che de' funebri concenti</l>
<l>Più non curo il mesto onor.</l>
</lg>
</div2>
</div1>
</body>
</text>
</TEI.2>
