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<TEI.2>
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            <title>Argomenti di elegie</title>
            <author>Giacomo Leopardi</author>
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         <extent>7590 Kb in UTF-8</extent>
         <publicationStmt>
            <publisher>Biblioteca Italiana</publisher>
            <pubPlace>Roma</pubPlace>
            <date>2008</date>
            <idno>bibit001672</idno>
            <availability>
               <p>Questa risorsa digitale è liberamente accessibile per uso
                        personale o scientifico. Ogni uso commerciale è vietato</p>
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            <title>Collezione BibIt</title>
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            <bibl>
               <title>Tutte le opere</title>
               <author>Leopardi, Giacomo</author>
               <editor id="ed">Felici, Lucio</editor>
               <publisher>Lexis Progetti Editoriali</publisher>
               <pubPlace>Roma</pubPlace>
               <date>1998</date>
               <note>L'edizione elettronica fa riferimento al testo Giacomo Leopardi Tutte le opere, a cura di W. Binni-E. Ghidetti, I; Firenze: Sansoni, 1989.</note>
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         <samplingDecl>
            <p>Tutti i materiali paratestuali della fonte cartacea non riconducibili alla
                responsabilità dell'autore dell'opera sono stati soppressi nella versione
                digitale</p>
         </samplingDecl>
         <editorialDecl>
            <correction method="silent" status="medium">
               <p>Livello medio: controllo a video con collazione con edizione di
                        riferimento</p>
            </correction>
            <quotation form="data" marks="all">
               <p>I simboli di citazione e di discorso diretto presenti sulla fonte cartacea
                        sono stati rappresentati sulla versione digitale</p>
            </quotation>
            <hyphenation eol="none">
               <p>I trattini di sillabazione a fine riga sono stati soppressi e le parole
                        ricomposte</p>
            </hyphenation>
         </editorialDecl>
         <classDecl>
            <taxonomy id="CGB">
               <bibl>Classificazione generi BibIt</bibl>
            </taxonomy>
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            <date>800</date>
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         <langUsage>
            <language id="ita">Italiano</language>
         </langUsage>
         <textClass>
            <keywords scheme="CGB">
               <term>Poesia</term>
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            <date>Data sconosciuta anteriore al 2000</date>
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               <name>LEXIS</name>
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            <item>Digitalizzazione</item>
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            <item>Correzione linguistica</item>
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            <date>2006-06-19T00:00:00.000+01:00</date>
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               <name>Carla Deiana</name>
               <name>BIBIT</name>
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            <date>2007-02-07T00:00:00.000+01:00</date>
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               <name>Carla Deiana</name>
               <name>BIBIT</name>
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            <item>Validazione</item>
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      <body>
         <div1 n="Argomento di un'Elegia">
            <head>1</head>
            <head>ARGOMENTO DI UN’ELEGIA</head>
            <p>Io giuro al cielo. ec. O donna ec. nè tu per questo ec. io m’immagino quel
                    momento. ec. Non ho mai provato che soffra chi comparisce innanzi ec. essendo
                    ec. <foreign lang="grc">ἐρώμενος</foreign>.
                    ec. giacchè io sinchè la vidi non <foreign lang="grc">λ</foreign>'amai.
                    io gelo e tremo solo in pensarvi or che sarà ec. Che posso io fare <foreign lang="grc">περ τε</foreign>? che
                    soffrire che <foreign lang="grc">τι</foreign> sia utile. Benchè
                    io già <foreign lang="grc">ἠρώμην
                        σου</foreign> (che così si è detto nella prima
                    Elegia) non era ben deciso nè conosceva l’<foreign lang="grc">αμωρη</foreign> quand’io <foreign lang="grc">τι</foreign> compariva innanzi.</p>
         </div1>
         <div1 n="D'un altra">
            <head>2</head>
            <head>D’UN ALTRA</head>
            <p>Oggi finisco il ventesim’anno. Misero me che ho fatto? Ancora nessun fatto
                    grande. Torpido giaccio tra le mura paterne. Ho amato <foreign lang="grc">τε σωλα</foreign>, O mio
                    core. ec. non ho sentito passione non mi sono agitato ec. fuorchè per la morte
                    che mi minacciava. ec. Oh che fai? Pur sei grande ec. ec. ec. Sento gli urti
                    tuoi ec. Non so che vogli. che mi spingi a cantare a fare nè so che, ec. Che
                    aspetti? Passerà la gioventù e il bollore ec. Misero ec. E come <foreign lang="grc">πιακερώ</foreign>
                    a <foreign lang="grc">τε</foreign> senza grandi fatti? ec. ec.
                    ec. O patria o patria mia ec. che farò non posso spargere il sangue per te che
                    non esisti più. ec. ec. ec. che farò di grande? come piacerò a te? in che opera
                    per chi per qual patria spanderò i sudori i dolori il sangue mio?</p>
         </div1>
         <div1 n="D'un altra">
            <head>3</head>
            <head>D’UN ALTRA</head>
            <p>Non sai ch’io <foreign lang="grc">τ</foreign>'amo, ec. O campi o fiori
                    ec. ec. Ma non importa ec. Mi basta di soffrire <foreign lang="grc">περ θε</foreign>. Non ti sognasti
                    mai, non desiderasti non pensasti d’essere amata ec. Non merito che tu <foreign lang="grc">μ</foreign>'ami ec. Mi basta il mio dolore la purità de’
                    miei pensieri l’ardore la infelicità dell’amor mio. Non te lo manifesto per non
                    gittar sospetti in te che non crederesti pienamente alla purità ec. Nato al
                    pianto mi contento anche in questo amore d’essere infelicissimo.</p>
         </div1>
         <div1>
            <head>4</head>
            <lg>
               <l>Io giuro al ciel che rivedrò la mia</l>
               <l>Donna lontana ond’il mio cor non tace</l>
               <l>Ancor posando e palpitar desia. </l>
            </lg>
            <lg>
               <l>Giuro che perderò questa mia pace</l>
               <l>Un’altra volta poi ch’il pianger solo</l>
               <l>Per lei tuttora e ’l sospirar mi piace. </l>
            </lg>
         </div1>
         <div1>
            <head>5</head>
            <p>Elegia di un innamorato in mezzo a una tempesta che si getta in mezzo ai venti e
                    prende piacere dei pericoli che gli crea il temporale ed egli stesso errando per
                    burroni ec. E infine rimettendosi la calma e spuntando il sole e tornando gli
                    uccelli al canto (dove si potrebbono porre quelle terzine ch’io ho segnate ne’
                    pensieri) si lagna che tutto si riposa e calma fuorchè il suo cuore. Anche si
                    potranno intorno al serenarsi del cielo usare le immagini del Canto secondo e
                    quarto della mia Cantica. Io vedo ec. Gli uccei girarsi basso per la valle: Poco
                    può star che s’alzi una tempesta. Donna io non ispero che tu mi possa amar mai:
                    povero me non mi amare no, non lo merito, infelicissimo non ho altro altro che
                    questo povero cuore, non mi ami, non mi curi, non ho speranza nessuna: Oh s’io
                    potessi morire! oh turbini ec. Ecco comincia a tonare: venite qua, spingetelo o
                    venti il temporale su di me. Voglio andare su quella montagna dove vedo che le
                    querce si movono e agitano assai. Poi giungendo il nembo sguazzi fra l’acqua e i
                    lampi e il vento ec. e partendo lo richiami. </p>
         </div1>
      </body>
   </text>
</TEI.2>
